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BOLLETTINO UFFICIALE   DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA           DI PESCARA-PENNEANNO LX                       MMVIII - 2
Periodico                                                   Sede Legale:della Diocesi di Pescara                          ...
SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA  Messaggio al popolo australiano ed ai giovani pellegrini che prendono parte  alla Giornata Mon...
LA PAROLA DEL PAPA
MESSAGGIO AL POPOLO AUSTRALIANOED AI GIOVANI PELLEGRINI CHE PRENDONO PARTEALLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2008“Avret...
nei la gioia che hanno provato mediante la conoscenza e la sequela di Cristoe condividendo con gli altri l’amore che lo Sp...
DISCORSO AI GIOVANI    A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONE DELLA    XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ                  ...
Questa sera fissiamo la nostra attenzione sul “come” diventare testimoni.Abbiamo bisogno di conoscere la persona dello Spi...
Spirito! Ciò tradirebbe la natura della Chiesa quale Tempio vivo dello Spiri-to Santo (cfr 1 Cor 3,16). È lo Spirito infat...
allo Spirito di dirigerci, tanto maggiore sarà la nostra configurazione a Cristoe tanto più profonda la nostra immersione ...
lari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno dellaSantissima Trinità: unità come comunione, unità...
condivide se stesso come amore nello Spirito Santo. Che cosa d’altro pos-siamo sapere sulla base di questa intuizione? L’a...
Domani quello stesso dono dello Spirito verrà solennemente conferito ainostri candidati alla Cresima. Io pregherò: “Dona l...
OMELIA A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONEDELLA XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ                          (13 - 21 LUG...
Spirito Santo discende nuovamente, invocato nella solenne preghiera dellaChiesa, non solo per trasformare i nostri doni de...
Tuttavia questa forza, la grazia dello Spirito, non è qualcosa che possia-mo meritare o conquistare; possiamo solamente ri...
La forza dello Spirito Santo non ci illumina soltanto né solo ci consola.Ci indirizza anche verso il futuro, verso l’avven...
Anche la Chiesa ha bisogno di questo rinnovamento! Ha bisogno dellavostra fede, del vostro idealismo e della vostra genero...
Attraverso l’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa, pos-sa questa XXIII Giornata Mondiale della Gioventù es...
[Anche a voi, cari giovani amici di lingua tedesca, porgo il mio salutoaffettuoso! Lo Spirito Santo è uno spirito di comun...
angoli della terra. Nulla e nessuno lo potrà spegnere, poiché è disceso dalcielo. Questa è la vostra forza, cari giovani a...
Croce: PG 97, 1020). In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebrala festa dell’Esaltazione della santa Croce, ...
Crocifisso del Golgota è la nostra dignità di figli di Dio, offuscata dal pec-cato, che ci è resa? Volgiamo i nostri sguar...
do di Maria. Lasciamo che la Vergine istruisca pure noi e ci guidi sul cam-mino che conduce al Regno del Figlio suo!   Pro...
Cristo. In questa preghiera degli umili noi possiamo attingere grazie abbon-danti.    La presenza dei giovani a Lourdes è ...
ascoltare coloro che pretendono che noi siamo prigionieri del fato. Essa ciaccompagna con la sua presenza materna in mezzo...
MESSAGGIO AL SIGNOR JACQUES DIOUF,  DIRETTORE GENERALE DELLA F.A.O. IN OCCASIONEDELLA GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE...
Il primo impegno è quello di eliminare le ragioni che impediscono un ri-spetto autentico della dignità della persona. I me...
Si tratta di un impegno per la promozione di una giustizia sociale effettivanelle relazioni fra i popoli, che richiede a o...
MESSAGGIO PER LA GIORNATA                  DEL RINGRAZIAMENTO    “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35)   ...
attraverso la giustizia, con particolare riferimento alla destinazione univer-sale delle risorse alimentari.   Questo rich...
dalla disponibilità complessiva di cibo a livello globale, quanto dalla distri -buzione non equa delle capacità di produzi...
ciando le politiche monopolistiche delle grandi industrie agro-alimentari einfine promuovendo il benessere della famiglia ...
OMELIA NELLA SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE                    SANTA MESSA DI MEZZANOTTE                          Gioved...
la gloria! In che modo, infatti, la sua predilezione per l’uomo, la sua preoc-cupazione per lui potrebbe apparire più gran...
Nei Padri della Chiesa si può trovare un commento sorprendente circa ilcanto con cui gli angeli salutano il Redentore. Fin...
ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hannoil dono di un focolare domestico. Ai bambini ...
foresta si recano da Lui ed esultano. L’albero in Piazza san Pietro parla diLui, vuole trasmettere il suo splendore e dire...
MESSAGGIO URBI ET ORBI - NATALE 2008   “Apparuit gratia Dei Salvatoris nostri omnibus hominibus” (Tito 2,11).   Cari frate...
colga, pronunci il suo “sì”, come Maria, affinché il cuore sia rischiarato daun raggio di quella luce divina. Ad accoglier...
stabilità e di pace. Questa Luce attendono soprattutto i bambini di quei Pae-si e di tutti i Paesi in difficoltà, affinché...
OMELIA DURANTE LA CELEBRAZIONE DEI VESPRI E DELTE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO                         Mer...
ce di Maria e, mentre nel presepe ci soffermiamo a contemplare il Bambino,lo sguardo non può non volgersi riconoscente anc...
ma. Un particolare saluto indirizzo al Cardinale Vicario e al Sindaco, i qualientrambi hanno iniziato quest’anno le loro d...
Bollettino (II/2008)
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Anno 2008, II semestre

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  1. 1. BOLLETTINO UFFICIALE DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PESCARA-PENNEANNO LX MMVIII - 2
  2. 2. Periodico Sede Legale:della Diocesi di Pescara Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-PenneAnno LX - N° 2 Piazza Spirito Santo, 5Presidente: 65121 PESCARAS. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTIDirettore: Fotocomposizione e Stampa:Dott.ssa Lidia BASTI Tipografia MAX PRINTlidia.basti@poste.it 65016 MONTESILVANO (PE)Direttore Responsabile:Dott. Ernesto GRIPPO Rivista DiocesanaAmministratore: C.C.P. n° 16126658Can. Antonio DI GIULIO Periodico registrato presso il Tribunale di PescaraEditore: al n° 11/95 in data 24.05.1995Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Spedizione in abb. postale 50% PESCARA CURIA METROPOLITANA Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-4222571 - Fax 085-4213149 ARCIVESCOVADO Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-2058897
  3. 3. SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA Messaggio al popolo australiano ed ai giovani pellegrini che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008 ..................................................................... pag. 6 Discorso ai giovani a Sydney (Australia) in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù ................................................................... “ 8 Omelia a Sydney (Australia) in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù ... “ 15 Omelia per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes ............................................. “ 22 Messaggio al Signor Jaques Diouf, Direttore Generale della F.A.O. in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2008 ......................................... “ 28 Messaggio per la Giornata del Ringraziamento 2008 (Commissione Episcopale) .............. “ 31 Omelia nella Solennità del Natale del Signore - Santa Messa di mezzanotte ...................... “ 35 Messaggio Urbi et Orbi - Natale 2008 ................................................................................. “ 40 Omelia durante la celebrazione dei Vespri e del Te Deum di Ringraziamento per la fine dell’anno ............................................................................................................................. “ 43VITA DIOCESANA NOMINE Nomine e incardinazione ............................................................................................................ “ 50 VARIE Lineamenti di Vita Pastorale ...................................................................................................... “ 58 Necrologio del Sac. don Bruno Cassini ................................................................................... “ 70 Rogito per la morte e tumulazione di Mons. Antonio Iannucci .......................................... “ 71 Necrologio del Sac. don Palmerino Di Battista ...................................................................... “ 74 AMMINISTRAZIONE Errata Corrige ............................................................................................................................... “ 76 “RESTANDO FEDELE ALLA TERRA HA CERCATO LE COSE DELL’ALTO” S. E. Antonio Iannucci - TESTAMENTO .............................................................................. “ 79 Omelia per il funerale di S. E. Mons. Antonio Iannucci ...................................................... “ 86 MMVIII - 2
  4. 4. LA PAROLA DEL PAPA
  5. 5. MESSAGGIO AL POPOLO AUSTRALIANOED AI GIOVANI PELLEGRINI CHE PRENDONO PARTEALLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2008“Avrete forza nello Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (Atti, 1, 8) La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo sianocon tutti voi! Fra pochi giorni comincerò la mia visita apostolica nel vostroPaese per celebrare a Sydney la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.Attendo con ansia le giornate che trascorrerò con voi e, in particolare, le op-portunità di pregare e riflettere con i giovani di tutto il mondo. Innanzitutto, desidero esprimere apprezzamento a tutti coloro che hannoofferto molto del loro tempo, delle loro risorse e delle loro preghiere a so-stegno di questa celebrazione. Il Governo australiano e il Governo delloStato del Nuovo Galles del Sud, gli organizzatori di tutti gli eventi e i mem-bri della comunità imprenditoriale che hanno fornito la sponsorizzazione,tutti voi avete volentieri sostenuto questo evento e a nome dei giovani par-tecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù vi ringrazio sinceramente. Molti giovani hanno fatto grandi sacrifici per giungere in Australia e pre-go affinché vengano ricompensati abbondantemente. Le parrocchie, le scuo-le e le famiglie ospiti sono state molto generose nell’accogliere questi gio-vani visitatori e anche loro meritano il nostro ringraziamento e il nostro ap-prezzamento. “Avrete forza nello Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testi-moni” (Atti 1, 8). Questo è il tema della XXIII Giornata Mondiale dellaGioventù. Quanto il nostro mondo ha bisogno di una rinnovata effusionedello Spirito Santo! Molti non hanno ancora udito la Buona Novella di Ge-sù Cristo, mentre moltissimi, per varie ragioni, non hanno riconosciuto inessa la verità salvifica che sola può soddisfare gli aneliti più profondi del lo-ro cuore. Il salmista prega: “Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi lafaccia della terra” (Salmo 104, 30). Sono convinto del fatto che i giovani so-no chiamati a essere strumenti di quel rinnovamento, comunicando ai coeta- 6
  6. 6. nei la gioia che hanno provato mediante la conoscenza e la sequela di Cristoe condividendo con gli altri l’amore che lo Spirito riversa nei loro cuori, af-finché anche loro possano essere colmi di speranza e di rendimento di gra-zie per tutte le buone cose che hanno ricevuto da Dio, nostro Padre Celeste. Molti giovani oggi non hanno speranza. Sono perplessi di fronte allequestioni che si presentano loro con sempre maggiore urgenza in un mondoche confonde, e spesso non sanno a chi rivolgersi per ottenere delle rispo-ste. Vedono povertà e ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfida-ti dagli argomenti di quanti negano l’esistenza di Dio e così chiedono comerispondere. Osservano i gravi danni causati all’ambiente dall’avidità umanae lottano per trovare modi per convivere in armonia con la natura e con ilprossimo. Dove possono trovare risposte? Lo Spirito ci indica la via che conducealla vita, all’amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta a Gesù Cristo. Asant’Agostino si attribuisce quanto segue: “Se vuoi restare giovane, cercaCristo”. In Lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo gli obiettiviper i quali vale veramente la pena vivere, troviamo la forza di percorrere ilcammino che porterà a un mondo migliore. I nostri cuori sono inquieti fin-ché non trovano pace nel Signore, come afferma sant’Agostino all’iniziodelle Confessioni, la famosa narrazione della sua giovinezza. Prego affinchéil cuore dei giovani che si riuniranno a Sydney per la celebrazione dellaGiornata Mondiale della Gioventù trovi veramente pace nel Signore e cheessi siano colmi di gioia e fervore per diffondere la Buona Novella fra i loroamici, familiari e tutti quelli che incontreranno. Cari amici australiani, sebbene potrò trascorrere solo alcuni giorni nelvostro Paese e non potrò recarmi fuori da Sydney, il mio cuore raggiungevoi tutti, inclusi i malati e coloro che affrontano difficoltà di ogni genere. Anome di tutti i giovani, vi ringrazio ancora una volta per il sostegno dellamia missione e vi chiedo di continuare a pregare per loro in particolare. Nonmi resta che rinnovare il mio invito ai giovani di tutto il mondo a unirsi ame in Australia, la grande “terra meridionale dello Spirito Santo”. Attendocon ansia di incontrarvi là! Che Dio vi benedica tutti.Vaticano, 4 luglio 2008 7
  7. 7. DISCORSO AI GIOVANI A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONE DELLA XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (13 - 21 LUGLIO 2008) Ippodromo di Randwick Sabato, 19 luglio 2008 Carissimi giovani, ancora una volta, questa sera, abbiamo udito la grande promessa di Cri-sto – “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” – ed abbiamoascoltato il suo comando – “mi sarete testimoni… fino agli estremi confinidella terra” (At 1,8). Furono proprio queste le ultime parole che Gesù pro-nunciò prima della sua ascensione al cielo. Cosa abbiano provato gli Apo-stoli nell’udirle possiamo soltanto immaginarlo. Ma sappiamo che il loroprofondo amore per Gesù e la loro fiducia nella sua parola li spinse a radu-narsi e ad attendere; non ad attendere senza scopo, ma insieme, uniti nellapreghiera, con le donne e con Maria nella sala superiore (cfr At 1,14). Que-sta sera noi facciamo lo stesso. Radunati davanti alla nostra Croce che hatanto viaggiato e all’icona di Maria, sotto lo splendore celeste della costella-zione della Croce del Sud, noi preghiamo. Questa sera, io prego per voi eper i giovani di ogni parte del mondo. Lasciatevi ispirare dall’esempio deivostri Patroni! Accogliete nel vostro cuore e nella vostra mente i sette donidello Spirito Santo! Riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santonella vostra vita! L’altro giorno abbiamo parlato dell’unità e dell’armonia della creazionedi Dio e del nostro posto in essa. Abbiamo ricordato come, mediante ilgrande dono del Battesimo, noi, che siamo creati ad immagine e somiglian-za di Dio, siamo rinati, siamo divenuti figli adottivi di Dio, nuove creature.Ed è perciò come figli della luce di Cristo – simboleggiata dalle candele ac-cese che ora tenete in mano – che diamo testimonianza nel nostro mondo al-lo splendore che nessuna tenebra può vincere (cfr Gv 1,5). 8
  8. 8. Questa sera fissiamo la nostra attenzione sul “come” diventare testimoni.Abbiamo bisogno di conoscere la persona dello Spirito Santo e la sua pre-senza vivificante nella nostra vita. Non è cosa facile! In effetti, la varietà diimmagini che troviamo nella Scrittura a riguardo dello Spirito – vento, fuo-co, soffio – sono un segno della nostra difficoltà ad esprimere su di lui unanostra comprensione articolata. E tuttavia sappiamo che è lo Spirito Santoche, benché silenzioso e invisibile, offre direzione e definizione alla nostratestimonianza su Gesù Cristo. Voi già sapete che la nostra testimonianza cristiana è offerta ad un mon-do che per molti aspetti è fragile. L’unità della creazione di Dio è indebolitada ferite che vanno in profondità, quando le relazioni sociali si rompono oquando lo spirito umano è quasi completamente schiacciato mediante losfruttamento e l’abuso delle persone. Di fatto, la società contemporanea su-bisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che èper natura sua di corta visione, perché trascura l’intero orizzonte della verità– della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. Per sua natura il relativismonon riesce a vedere l’intero quadro. Ignora quegli stessi principi che ci ren-dono capaci di vivere e di crescere nell’unità, nell’ordine e nell’armonia. Qual è la nostra risposta, come testimoni cristiani, a un mondo diviso eframmentato? Come possiamo offrire la speranza di pace, di guarigione e diarmonia a quelle “stazioni” di conflitto, di sofferenza e di tensione attraver-so le quali voi avete scelto di passare con questa Croce della Giornata Mon-diale della Gioventù? L’unità e la riconciliazione non possono essere rag-giunte mediante i nostri sforzi soltanto. Dio ci ha fatto l’uno per l’altro (cfrGn 2,24) e soltanto in Dio e nella sua Chiesa possiamo trovare quell’unitàche cerchiamo. Eppure, a fronte delle imperfezioni e delle delusioni sia in-dividuali che istituzionali, noi siamo tentati a volte di costruire artificial-mente una comunità “perfetta”. Non si tratta di una tentazione nuova. Lastoria della Chiesa contiene molti esempi di tentativi di aggirare o scavalca-re le debolezze ed i fallimenti umani per creare un’unità perfetta, un’utopiaspirituale. Tali tentativi di costruire l’unità in realtà la minano! Separare lo SpiritoSanto dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa compro-metterebbe l’unità della comunità cristiana, che è precisamente il dono dello 9
  9. 9. Spirito! Ciò tradirebbe la natura della Chiesa quale Tempio vivo dello Spiri-to Santo (cfr 1 Cor 3,16). È lo Spirito infatti che guida la Chiesa sulla viadella piena verità e la unifica nella comunione e nelle opere del ministero(cfr Lumen gentium, 4). Purtroppo la tentazione di “andare avanti da soli”persiste. Alcuni parlano della loro comunità locale come di un qualcosa diseparato dalla cosiddetta Chiesa istituzionale, descrivendo la prima comeflessibile ed aperta allo Spirito, e la seconda come rigida e priva dello Spiri-to. L’unità appartiene all’essenza della Chiesa (cfr Catechismo della ChiesaCattolica, 813); è un dono che dobbiamo riconoscere e aver caro. Questasera preghiamo per il nostro proposito di coltivare l’unità: di contribuire adessa! di resistere ad ogni tentazione di andarcene via! Poiché è esattamentel’ampiezza, la vasta visione della nostra fede – solida ed insieme aperta,consistente e insieme dinamica, vera e tuttavia sempre protesa ad una cono-scenza più profonda – che possiamo offrire al nostro mondo. Cari giovani,non è forse a causa della vostra fede che amici in difficoltà o alla ricerca disenso nella loro vita si sono rivolti a voi? Siate vigilanti! Sappiate ascoltare!Attraverso le dissonanze e le divisioni del mondo, potete voi udire la voceconcorde dell’umanità? Dal bimbo derelitto di un campo nel Darfur ad unadolescente turbato, ad un genitore in ansia in una qualsiasi periferia, o for-se proprio ora dalle profondità del vostro cuore, emerge il medesimo gridoumano che anela ad un riconoscimento, ad un’appartenenza, all’unità. Chisoddisfa questo desiderio umano essenziale ad essere uno, ad essere immer-so nella comunione, ad essere edificato, ad essere guidato alla verità? LoSpirito Santo! Questo è il suo ruolo: portare a compimento l’opera di Cristo.Arricchiti dei doni dello Spirito, voi avrete la forza di andare oltre le visioniparziali, la vuota utopia, la precarietà fugace, per offrire la coerenza e lacertezza della testimonianza cristiana! Amici, quando recitiamo il Credo affermiamo: “Credo nello Spirito Santo,che è Signore e dà la vita”. Lo “Spirito creatore” è la potenza di Dio che dà lavita a tutta la creazione ed è la fonte di vita nuova e abbondante in Cristo. LoSpirito mantiene la Chiesa unita al suo Signore e fedele alla Tradizione apo-stolica. Egli è l’ispiratore delle Sacre Scritture e guida il Popolo di Dio allapienezza della verità (cfr Gv 16,13). In tutti questi modi lo Spirito è il “datoredi vita”, che ci conduce al cuore stesso di Dio. Così, quanto più consentiamo 10
  10. 10. allo Spirito di dirigerci, tanto maggiore sarà la nostra configurazione a Cristoe tanto più profonda la nostra immersione nella vita del Dio uno e trino. Questa partecipazione alla natura stessa di Dio (cfr 2 Pt,1,4) avviene,nello svolgersi dei quotidiani eventi della vita, in cui Egli è sempre presente(cfr Bar 3,38). Vi sono momenti, tuttavia, nei quali possiamo essere tentatidi ricercare un certo appagamento fuori di Dio. Gesù stesso chiese ai Dodi-ci: “Forse anche voi volete andarvene?” (Gv 6,67). Un tale allontanamentomagari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noiandare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha “parole divita eterna” (Gv 6,67-69). L’allontanamento da lui è solo un futile tentativodi fuggire da noi stessi (cfr S. Agostino, Confessioni VIII,7). Dio è con noinella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non di sfug-girla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatez-za, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole,a ciò che è vero. È lo Spirito che ci riporta alla comunione con la TrinitàSantissima! Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santis-sima Trinità. Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostraportata. E tuttavia quando ero ancora ragazzino, i miei genitori, come i vo-stri, mi insegnarono il segno della Croce e così giunsi presto a capire chec’è un Dio in tre Persone, e che la Trinità è al centro della fede e della vitacristiana. Quando crebbi in modo da avere una certa comprensione di DioPadre e di Dio Figlio - i nomi significavano già parecchio - la mia compren-sione della terza Persona della Trinità rimaneva molto carente. Perciò, dagiovane sacerdote incaricato di insegnare teologia, decisi di studiare i testi-moni eminenti dello Spirito nella storia della Chiesa. Fu in questo itinerarioche mi ritrovai a leggere, tra gli altri, il grande sant’Agostino. La sua comprensione dello Spirito Santo si sviluppò in modo graduale;fu una lotta. Da giovane aveva seguito il Manicheismo – uno di quei tentati-vi che ho menzionato prima, di creare un’utopia spirituale separando le cosedello spirito da quelle della carne. Di conseguenza, all’inizio egli era so-spettoso di fronte all’insegnamento cristiano sull’incarnazione di Dio. E tut-tavia la sua esperienza dell’amore di Dio presente nella Chiesa lo portò acercarne la fonte nella vita del Dio uno e trino. Questo lo portò a tre partico- 11
  11. 11. lari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno dellaSantissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole,unità come donante e dono. Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche.Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito. In un mondo in cui sia gli in-dividui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione,tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estenderee chiarire l’ambito della nostra testimonianza. Perciò con l’aiuto di sant’Agostino, cerchiamo di illustrare qualcosa del-l’opera dello Spirito Santo. Egli annota che le due parole “Spirito” e “San-to” si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina; in altre parole, aciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione. Per cui, sela caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Pa-dre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spiritoè l’unità. Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazionevicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’al-tro. Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia talecomprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una veraunità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignitàdelle altre persone. E neppure l’unità è semplicemente la somma totale deigruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di “definire” noi stessi. Difatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana sirealizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo al-l’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nelservizio degli uni agli altri. La seconda intuizione di Agostino – cioè, lo Spirito Santo come amoreche permane – discende dallo studio che egli fece della Prima Lettera disan Giovanni, là dove l’autore ci dice che “Dio è amore” (1 Gv 4,16). Ago-stino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insie-me, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica partico-lare dello Spirito Santo. Riflettendo sulla natura permanente dell’amore –“chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (ibid.) – Agostinosi chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole? E questa èla conclusione alla quale egli arriva: “Lo Spirito Santo fa dimorare noi inDio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio co-me amore!” (De Trinitate 15,17,31). È una magnifica spiegazione: Dio 12
  12. 12. condivide se stesso come amore nello Spirito Santo. Che cosa d’altro pos-siamo sapere sulla base di questa intuizione? L’amore è il segno della pre-senza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – an-che se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere “dello Spirito”. Dipiù: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile,ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere. Per sua natural’amore è durevole. Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulte-riore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore chedissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore cheporta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che perma-ne! La terza intuizione – lo Spirito Santo come dono - Agostino la deducedalla riflessione su un passo evangelico che tutti conosciamo ed amiamo: ilcolloquio di Cristo con la samaritana presso il pozzo. Qui Gesù si rivela co-me il datore dell’acqua viva (cfr Gv 4,10), che viene poi qualificata come loSpirito (cfr Gv 7,39; 1 Cor 12,13). Lo Spirito è “il dono di Dio” (Gv 4,10) –la sorgente interiore (cfr Gv 4,14) – che soddisfa davvero la nostra sete piùprofonda e ci conduce al Padre. Da tale osservazione Agostino conclude cheil Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo (cfr De Trinitate,15,18,32). Amici, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’o-pera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgenteperenne, egli offre niente di meno che se stesso. Osservando questo donoincessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia diuna mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere per-ché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro.Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai siesaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così chenon abbia più sete (cfr Gv 4,15)! Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare lameravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua naturadi datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalleintuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misu-ra; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra mis-sione! 13
  13. 13. Domani quello stesso dono dello Spirito verrà solennemente conferito ainostri candidati alla Cresima. Io pregherò: “Dona loro lo spirito di sapienzae di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà eriempili dello spirito del tuo santo timore”. Questi doni dello Spirito – cia-scuno dei quali, come ci ricorda san Francesco di Sales, è un modo per par-tecipare all’unico amore di Dio – non sono né un premio né un riconosci-mento. Sono semplicemente donati (cfr 1 Cor 12,11). Ed essi esigono daparte del ricevente soltanto una risposta: “Accetto”! Percepiamo qui qualco-sa del mistero profondo che è l’essere cristiani. Ciò che costituisce la nostrafede non è in primo luogo ciò che facciamo, ma ciò che riceviamo. Dopotutto, molte persone generose che non sono cristiane possono realizzare bendi più di ciò che facciamo noi. Amici, accettate di essere introdotti nella vitatrinitaria di Dio? Accettate di essere introdotti nella sua comunione d’amo-re? I doni dello Spirito che operano in noi imprimono la direzione e danno ladefinizione della nostra testimonianza. Orientati per loro natura all’unità, idoni dello Spirito ci vincolano ancor più strettamente all’insieme del Corpodi Cristo (cfr Lumen gentium, 11), mettendoci meglio in grado di edificarela Chiesa, per servire così il mondo (cfr Ef 4,13). Ci chiamano ad un’attivae gioiosa partecipazione alla vita della Chiesa: nelle parrocchie e nei movi-menti ecclesiali, nelle lezioni di religione a scuola, nelle cappellanie univer-sitarie e nelle altre organizzazioni cattoliche. Sì, la Chiesa deve crescerenell’unità, deve rafforzarsi nella santità, ringiovanirsi, e costantemente rin-novarsi (cfr Lumen gentium). 14
  14. 14. OMELIA A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONEDELLA XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (13 - 21 LUGLIO 2008) Ippodromo di Randwick Domenica, 20 luglio 2008 Cari amici, “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” (At 1,8). Abbia-mo visto realizzata questa promessa! Nel giorno di Pentecoste, come abbia-mo ascoltato nella prima lettura, il Signore risorto, seduto alla destra del Pa-dre, ha inviato lo Spirito sui discepoli riuniti nel Cenacolo. Per la forza diquesto Spirito, Pietro e gli Apostoli sono andati a predicare il Vangelo finoai confini della terra. In ogni età ed in ogni lingua la Chiesa continua a pro-clamare in tutto il mondo le meraviglie di Dio e invita tutte le nazioni e ipopoli alla fede, alla speranza e alla nuova vita in Cristo. In questi giorni anch’io sono venuto, come Successore di san Pietro, inquesta stupenda terra d’Australia. Sono venuto a confermare voi, miei gio-vani fratelli e sorelle, nella vostra fede e ad aprire i vostri cuori al poteredello Spirito di Cristo e alla ricchezza dei suoi doni. Prego perché questagrande assemblea, che unisce giovani “di ogni nazione che è sotto il cielo”(At 2,5), diventi un nuovo Cenacolo. Possa il fuoco dell’amore di Dio scen-dere a riempire i vostri cuori, per unirvi sempre di più al Signore e alla suaChiesa e inviarvi, come nuova generazione di apostoli, a portare il mondo aCristo! “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. Queste paroledel Signore Risorto hanno uno speciale significato per quei giovani che sa-ranno confermati, segnati con il dono dello Spirito Santo, durante questaSanta Messa. Ma queste parole sono anche indirizzate ad ognuno di noi, atutti coloro cioè che hanno ricevuto il dono dello Spirito di riconciliazione edella nuova vita nel Battesimo, che lo hanno accolto nei loro cuori come lo-ro aiuto e guida nella Confermazione e che quotidianamente crescono neisuoi doni di grazia mediante la Santa Eucaristia. In ogni Messa, infatti, lo 15
  15. 15. Spirito Santo discende nuovamente, invocato nella solenne preghiera dellaChiesa, non solo per trasformare i nostri doni del pane e del vino nel Corpoe nel Sangue del Signore, ma anche per trasformare le nostre vite, per faredi noi, con la sua forza, “un solo corpo ed un solo spirito in Cristo”. Ma che cosa è questo “potere” dello Spirito Santo? È il potere della vitadi Dio! È il potere dello stesso Spirito che si librò sulle acque all’alba dellacreazione e che, nella pienezza dei tempi, rialzò Gesù dalla morte. È il pote-re che conduce noi e il nostro mondo verso l’avvento del Regno di Dio. NelVangelo di oggi, Gesù annuncia che è iniziata una nuova era, nella quale loSpirito Santo sarà effuso sull’umanità intera (cfr Lc 4,21). Egli stesso, con-cepito per opera dello Spirito Santo e nato dalla Vergine Maria, è venuto tranoi per portarci questo Spirito. Come sorgente della nostra nuova vita inCristo, lo Spirito Santo è anche, in un modo molto vero, l’anima della Chie-sa, l’amore che ci lega al Signore e tra di noi e la luce che apre i nostri occhiper vedere le meraviglie della grazia di Dio intorno a noi. Qui in Australia, questa “grande terra meridionale dello Spirito Santo”,noi tutti abbiamo avuto un’indimenticabile esperienza della presenza e dellapotenza dello Spirito nella bellezza della natura. I nostri occhi sono statiaperti per vedere il mondo attorno a noi come veramente è: “ricolmo”, comedice il poeta “della grandezza di Dio”, ripieno della gloria del suo amorecreativo. Anche qui, in questa grande assemblea di giovani cristiani prove-nienti da tutto il mondo, abbiamo avuto una vivida esperienza della presen-za e della forza dello Spirito nella vita della Chiesa. Abbiamo visto la Chie-sa per quello che veramente è: Corpo di Cristo, vivente comunità d’amore,comprendente gente di ogni razza, nazione e lingua, di ogni tempo e luogo,nell’unità nata dalla nostra fede nel Signore risorto. La forza dello Spirito non cessa mai di riempire di vita la Chiesa! Attra-verso la grazia dei Sacramenti della Chiesa, questa forza fluisce anche nelnostro intimo, come un fiume sotterraneo che nutre lo spirito e ci attira sem-pre più vicino alla fonte della nostra vera vita, che è Cristo. Sant’Ignazio diAntiochia, che morì martire a Roma all’inizio del secondo secolo, ci ha la-sciato una splendida descrizione della forza dello Spirito che dimora dentrodi noi. Egli ha parlato dello Spirito come di una fontana di acqua viva chezampilla nel suo cuore e sussurra: “Vieni, vieni al Padre!” (cfr Ai Romani,6,1-9). 16
  16. 16. Tuttavia questa forza, la grazia dello Spirito, non è qualcosa che possia-mo meritare o conquistare; possiamo solamente riceverla come puro dono.L’amore di Dio può effondere la sua forza solo quando gli permettiamo dicambiarci dal di dentro. Noi dobbiamo permettergli di penetrare nella duracrosta della nostra indifferenza, della nostra stanchezza spirituale, del nostrocieco conformismo allo spirito di questo nostro tempo. Solo allora possia-mo permettergli di accendere la nostra immaginazione e plasmare i nostridesideri più profondi. Ecco perché la preghiera è così importante: la pre-ghiera quotidiana, quella privata nella quiete dei nostri cuori e davanti alSantissimo Sacramento e la preghiera liturgica nel cuore della Chiesa. Essaè pura ricettività della grazia di Dio, amore in azione, comunione con loSpirito che dimora in noi e ci conduce, attraverso Gesù, nella Chiesa, al no-stro Padre celeste. Nella potenza del suo Spirito, Gesù è sempre presentenei nostri cuori, aspettando quietamente che ci disponiamo nel silenzio ac-canto a Lui per sentire la sua voce, restare nel suo amore e ricevere la “for-za che proviene dall’alto”, una forza che ci abilita ad essere sale e luce peril nostro mondo. Nella sua Ascensione, il Signore risorto disse ai suoi discepoli: “Saretemiei testimoni... fino ai confini del mondo” (At 1,8). Qui, in Australia, rin-graziamo il Signore per il dono della fede, che è giunto fino a noi come untesoro trasmesso di generazione in generazione nella comunione della Chie-sa. Qui, in Oceania, ringraziamo in modo speciale tutti quegli eroici missio-nari, sacerdoti e religiosi impegnati, genitori e nonni cristiani, maestri e ca-techisti che hanno edificato la Chiesa in queste terre. Testimoni come laBeata Mary MacKillop, San Peter Chanel, il Beato Peter To Rot e molti al-tri! La forza dello Spirito, rivelata nelle loro vite, è ancora all’opera nelleiniziative di bene che hanno lasciato, nella società che hanno plasmato eche ora è consegnata a voi. Cari giovani, permettetemi di farvi ora una domanda. Che cosa lasceretevoi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze sufondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo levostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo chevuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concettodi libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati, la “forza” che loSpirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascereteai giovani che verranno? Quale differenza voi farete? 17
  17. 17. La forza dello Spirito Santo non ci illumina soltanto né solo ci consola.Ci indirizza anche verso il futuro, verso l’avvento del Regno di Dio. Chemagnifica visione di una umanità redenta e rinnovata noi scorgiamo nellanuova era promessa dal Vangelo odierno! San Luca ci dice che Gesù Cristoè il compimento di tutte le promesse di Dio, il Messia che possiede in pie-nezza lo Spirito Santo per comunicarlo all’intera umanità. L’effusione delloSpirito di Cristo sull’umanità è un pegno di speranza e di liberazione controtutto quello che ci impoverisce. Tale effusione dona nuova vista al cieco,manda liberi gli oppressi, e crea unità nella e con la diversità ( cfr Lc 4,18-19; Is 61,1-2). Questa forza può creare un mondo nuovo: può “rinnovare lafaccia della terra” (cfr Sal 104, 30)! Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, unanuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione diun mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, nonrespinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta. Una nuova era incui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero,aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il lorobene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberidalla superficialità, dall’apatia e dall’egoismo che mortificano le nostre ani-me e avvelenano i rapporti umani. Cari giovani amici, il Signore vi sta chie-dendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capa-ci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza pertutta l’umanità. Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! In molte nostre società, ac-canto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale: un vuo-to interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione.Quanti dei nostri contemporanei si sono scavati cisterne screpolate e vuote(cfr Ger 2,13) in una disperata ricerca di significato, di quell’ultimo signifi-cato che solo l’amore può dare? Questo è il grande e liberante dono che ilVangelo porta con sé: esso rivela la nostra dignità di uomini e donne creatiad immagine e somiglianza di Dio. Rivela la sublime chiamata dell’uma-nità, che è quella di trovare la propria pienezza nell’amore. Esso dischiudela verità sull’uomo, la verità sulla vita. 18
  18. 18. Anche la Chiesa ha bisogno di questo rinnovamento! Ha bisogno dellavostra fede, del vostro idealismo e della vostra generosità, così da poter es-sere sempre giovane nello Spirito (cfr Lumen gentium, 4). Nella secondaLettura di oggi, l’apostolo Paolo ci ricorda che ogni singolo Cristiano ha ri-cevuto un dono che deve essere usato per edificare il Corpo di Cristo. LaChiesa ha specialmente bisogno del dono dei giovani, di tutti i giovani. Essaha bisogno di crescere nella forza dello Spirito che anche adesso dona gioiaa voi giovani e vi ispira a servire il Signore con allegrezza. Aprite il vostrocuore a questa forza! Rivolgo questo appello in modo speciale a coloro cheil Signore chiama alla vita sacerdotale e consacrata. Non abbiate paura didire il vostro “sì” a Gesù, di trovare la vostra gioia nel fare la sua volontà,donandovi completamente per arrivare alla santità e facendo uso dei vostritalenti a servizio degli altri! Fra poco celebreremo il sacramento della Confermazione. Lo SpiritoSanto discenderà sui candidati; essi saranno “segnati” con il dono dello Spi-rito e inviati ad essere testimoni di Cristo. Che cosa significa ricevere il “si-gillo” dello Spirito Santo? Significa essere indelebilmente segnati, inaltera-bilmente cambiati, significa essere nuove creature. Per coloro che hanno ri-cevuto questo dono, nulla può mai più essere lo stesso! Essere “battezzati”nello Spirito significa essere incendiati dall’amore di Dio. Essersi “abbeve-rati” allo Spirito (cfr 1 Cor 12,13) significa essere rinfrescati dalla bellezzadel piano di Dio per noi e per il mondo, e divenire a nostra volta una fontedi freschezza per gli altri. Essere “sigillati con lo Spirito” significa inoltrenon avere paura di difendere Cristo, lasciando che la verità del Vangelo per-mei il nostro modo di vedere, pensare ed agire, mentre lavoriamo per iltrionfo della civiltà dell’amore. Nell’elevare la nostra preghiera per i confermandi, preghiamo anche per-ché la forza dello Spirito Santo ravvivi la grazia della Confermazione in cia-scuno di noi. Voglia lo Spirito riversare i suoi doni in abbondanza su tutti ipresenti, sulla città di Sydney, su questa terra di Australia e su tutto il suopopolo. Che ciascuno di noi sia rinnovato nello spirito di sapienza e d’intel-letto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà, spirito disanto timore di Dio! 19
  19. 19. Attraverso l’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa, pos-sa questa XXIII Giornata Mondiale della Gioventù essere vissuta come unnuovo Cenacolo, così che tutti noi, ardenti del fuoco dell’amore dello Spiri-to Santo, possiamo continuare a proclamare il Signore risorto e attrarre ognicuore a lui. Amen! *** Saluto di cuore i giovani di lingua italiana, ed estendo il mio affettuosopensiero a quanti sono originari dell’Italia e vivono in Australia. Al terminedi questa straordinaria esperienza di Chiesa, che ci ha fatto vivere una rin-novata Pentecoste, tornate a casa rinvigoriti dalla forza dello Spirito Santo.Siate testimoni di Cristo risorto, speranza dei giovani e dell’intera famigliaumana! Chers jeunes francophones, l’Esprit Saint est la source du message de Jé-sus-Christ et de son action salvifique. Il parle au cœur de chacun le langagequ’il comprend. La diversité des dons de l’Esprit vous fait comprendre la ri-chesse de grâces qui est en Dieu. Puissiez-vous vous ouvrir à son souffle !Puissiez-vous permettre son action en vous et autour de vous ! Vous vivrezainsi en Dieu et vous témoignerez que le Christ est le Sauveur que le mondeespère. [Cari giovani francofoni, lo Spirito Santo è la fonte del messaggio di Ge -sù Cristo e della sua azione salvifica. Parla al cuore di ognuno nella linguache ognuno comprende. La diversità dei doni dello Spirito vi fa capire laricchezza di grazie che è in Dio. Che possiate aprirvi al suo afflato! Chepossiate permettere la sua azione in voi e attorno a voi! Vivrete così in Dioe testimonierete che Cristo è il Salvatore che il mondo attende]. Auch euch, liebe junge Freunde deutscher Sprache, gilt mein herzlicherGruß. Der Heilige Geist ist ein Geist der Gemeinschaft und wirkt Verständi-gung und Kommunikation. Sprecht mit anderen über eure Hoffnungen undIdeale, und sprecht von Gott und mit Gott! Glücklich ist der Mensch, der inder Liebe Gottes und in der Liebe zum Nächsten lebt. Gottes Geist führe eu-ch auf Wegen des Friedens! 20
  20. 20. [Anche a voi, cari giovani amici di lingua tedesca, porgo il mio salutoaffettuoso! Lo Spirito Santo è uno spirito di comunione e permette compren -sione e comunicazione. Parlate agli altri delle vostre speranze e dei vostriideali e parlate di Dio e con Dio! Felice è l’uomo che vive nell’amore diDio e nell’amore del prossimo. Lo Spirito di Dio vi guidi lungo vie di pa -ce!]. Queridos jóvenes, en Cristo se cumplen todas las promesas de salvaciónverdadera para la humanidad. Él tiene para cada uno de vosotros un proyec-to de amor en el que se encuentra el sentido y la plenitud de la vida, y espe-ra de todos vosotros que hagáis fructificar los dones que os ha dado, siendosus testigos de palabra y con el propio ejemplo. No lo defraudéis. [Cari giovani, in Cristo si compiono tutte le promesse di salvezza veraper l’umanità. Egli ha per ognuno di voi un progetto di amore in cui si tro -vano il senso e la pienezza della vita, e si aspetta da tutti voi che facciatefruttificare i doni che vi ha dato, come suoi testimoni con le parole e con ilvostro esempio. Non lo deludete]. Amados jovens de língua portuguesa, queridos amigos em Cristo! Sabeisque Jesus não vos quer sozinhos; disse Ele: «Eu rogarei ao Pai e Ele vosdará outro Consolador para estar convosco para sempre, o Espírito da ver-dade (…) que vós conheceis, porque habita convosco e está em vós» (Jo 14,16-17). É verdade! Sobre vós desceu uma língua de fogo do Pentecostes: é avossa marca de cristãos. Mas não foi para a guardardes só para vós, porque«a manifestação do Espírito é dada a cada um para proveito comum» (1 Cor12, 7). Levai este Fogo santo a todos os cantos da terra. Nada e ninguém Opoderá apagar, porque desceu do céu. Tal é a vossa força, caros jovens ami-gos! Por isso, vivei do Espírito e para o Espírito! [Amati giovani di lingua portoghese, cari amici in Cristo! Sapete cheGesù non vuole che restiate soli. Egli dice: “Io pregherò il Padre ed egli vidarà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito diverità (...) Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi”(Gv 14, 16-17). È vero! Su di voi è discesa una lingua di fuoco della Pente -coste: è il vostro marchio di cristiani. Non dovete però conservarla solo pervoi, poiché “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spiritoper l’utilità comune” (1 Cor 12, 7). Portate questo Fuoco santo in tutti gli 21
  21. 21. angoli della terra. Nulla e nessuno lo potrà spegnere, poiché è disceso dalcielo. Questa è la vostra forza, cari giovani amici! Per questo vivete delloSpirito e per lo Spirito!]. OMELIA PER IL 150° ANNIVERSARIO DELLE APPARIZIONI DI LOURDES Prairie, Lourdes Domenica, 14 settembre 2008 Signori Cardinali, caro Mons. Perrier, cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari pellegrini, fratelli e sorelle, “Andate a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che si co -struisca una cappella”. È il messaggio che Bernadette ricevette dalla “bellaSignora” nell’apparizione del 2 marzo 1858. Da 150 anni i pellegrini nonhanno mai cessato di venire alla grotta di Massabielle per ascoltare il mes-saggio di conversione e di speranza che è loro rivolto. Ed anche noi, eccociqui stamane ai piedi di Maria, la Vergine Immacolata, per metterci alla suascuola con la piccola Bernadette. Ringrazio in modo particolare Mons. Jacques Perrier, Vescovo di Tarbese Lourdes, per la calorosa accoglienza che mi ha riservato e per le parolegentili che mi ha rivolto. Saluto i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi,i religiosi e le religiose, così come tutti voi, cari pellegrini di Lourdes, inspecial modo i malati. Siete venuti in grande numero a compiere questo pel-legrinaggio giubilare con me e ad affidare le vostre famiglie, i vostri parentied amici, e tutte le vostre intenzioni a Nostra Signora. La mia riconoscenzava anche alle Autorità civili e militari, che hanno voluto essere presenti aquesta Celebrazione eucaristica. “Quale mirabile cosa è mai il possedere la Croce! Chi la possiede, pos -siede un tesoro! (Sant’Andrea di Creta, Omelia X per l’Esaltazione della 22
  22. 22. Croce: PG 97, 1020). In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebrala festa dell’Esaltazione della santa Croce, il Vangelo che avete appena inte-so ci ricorda il significato di questo grande mistero: Dio ha tanto amato ilmondo da dare il suo Figlio unigenito, perché gli uomini siano salvati (cfrGv 3,16). Il Figlio di Dio s’è reso vulnerabile, prendendo la condizione diservo, obbedendo fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). È per lasua Croce che siamo salvati. Lo strumento di supplizio che, il Venerdì San-to, aveva manifestato il giudizio di Dio sul mondo, è divenuto sorgente divita, di perdono, di misericordia, segno di riconciliazione e di pace. “Per es -sere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso!” diceva sant’Ago -stino (Tract. in Johan.,XII,11). Sollevando gli occhi verso il Crocifisso,adoriamo Colui che è venuto per prendere su di sé il peccato del mondo edonarci la vita eterna. E la Chiesa ci invita ad elevare con fierezza questaCroce gloriosa affinché il mondo possa vedere fin dove è arrivato l’amoredel Crocifisso per gli uomini, per tutti gli uomini. Essa ci invita a renderegrazie a Dio, perché da un albero che aveva portato la morte è scaturita nuo-vamente la vita. È su questo legno che Gesù ci rivela la sua sovrana maestà,ci rivela che Egli è esaltato nella gloria. Sì, “Venite, adoriamolo!”. In mezzoa noi si trova Colui che ci ha amati fino a donare la sua vita per noi, Coluiche invita ogni essere umano ad avvicinarsi a Lui con fiducia. È questo grande mistero che Maria ci affida anche stamane, invitandoci avolgerci verso il Figlio suo. In effetti, è significativo che, al momento dellaprima apparizione a Bernadette, Maria introduca il suo incontro col segnodella Croce. Più che un semplice segno, è un’iniziazione ai misteri della fe-de che Bernadette riceve da Maria. Il segno della Croce è in qualche modola sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci diceche, nel mondo, c’è un amore più forte della morte, più forte delle nostredebolezze e dei nostri peccati. La potenza dell’amore è più forte del maleche ci minaccia. È questo mistero dell’universalità dell’amore di Dio per gliuomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes. Essa invita tutti gli uo-mini di buona volontà, tutti coloro che soffrono nel cuore o nel corpo, ad al-zare gli occhi verso la Croce di Gesù per trovarvi la sorgente della vita, lasorgente della salvezza. La Chiesa ha ricevuto la missione di mostrare a tutti questo viso di unDio che ama, manifestato in Gesù Cristo. Sapremo noi comprendere che nel 23
  23. 23. Crocifisso del Golgota è la nostra dignità di figli di Dio, offuscata dal pec-cato, che ci è resa? Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che cirenderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconci-liato. Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sof-ferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni ele discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumere-voli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo. Noi li affidiamo aMaria, Madre di Gesù e Madre nostra, presente ai piedi della Croce. Per accogliere nelle nostre vite questa Croce gloriosa, la celebrazione delGiubileo delle apparizioni di Nostra Signora di Lourdes ci fa entrare in uncammino di fede e di conversione. Oggi Maria viene incontro a noi per indi-carci le vie d’un rinnovamento della vita delle nostre comunità e di ciascunodi noi. Accogliendo il Figlio suo, che Ella ci presenta, siamo immersi in unasorgente viva in cui la fede può ritrovare un vigore nuovo, in cui la Chiesapuò fortificarsi per proclamare con sempre maggior audacia il mistero diCristo. Gesù, nato da Maria, è Figlio di Dio, unico salvatore di tutti gli uo-mini, che vive ed agisce nella sua Chiesa e nel mondo. La Chiesa è inviatadappertutto nel mondo per proclamare quest’unico messaggio ed invitare gliuomini ad accoglierlo mediante un’autentica conversione del cuore. Questamissione, che è stata affidata da Gesù ai suoi discepoli, riceve qui, in occa-sione di questo Giubileo, un soffio nuovo. Che al seguito dei grandi evange-lizzatori del vostro Paese, lo spirito missionario, che ha animato tanti uomi-ni e donne di Francia nel corso dei secoli, sia ancora la vostra fierezza e ilvostro impegno! Seguendo il percorso giubilare sulle orme di Bernadette, l’essenziale delmessaggio di Lourdes ci è ricordato. Bernadette è la maggiore di una fami-glia molto povera, che non possiede né sapere né potere, è debole di salute.Maria la sceglie per trasmettere il suo messaggio di conversione, di preghie-ra e di penitenza, in piena sintonia con la parola di Gesù: “Hai tenuto nasco -ste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt11,25). Nel loro cammino spirituale i cristiani sono chiamati essi pure a farfruttificare la grazia del loro Battesimo, a nutrirsi di Eucaristia, ad attingerenella preghiera la forza per testimoniare ed essere solidali con tutti i lorofratelli in umanità (cfr Omaggio alla Vergine Maria, Piazza di Spagna, 8 di-cembre 2007). È dunque una vera catechesi che ci è proposta sotto lo sguar- 24
  24. 24. do di Maria. Lasciamo che la Vergine istruisca pure noi e ci guidi sul cam-mino che conduce al Regno del Figlio suo! Proseguendo nella sua catechesi la “bella Signora” rivela il suo nome aBernadette: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Maria le rivela così la gra-zia straordinaria che ha ricevuto da Dio, quella di essere stata concepita sen-za peccato, perché “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48). Mariaè questa donna della nostra terra che s’è rimessa interamente a Dio e ha ri-cevuto da Lui il privilegio di dare la vita umana al suo eterno Figlio. “Sonola serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Essa èla bellezza trasfigurata, l’immagine dell’umanità nuova. Presentandosi cosìin una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamentodi piena libertà, fondata sul pieno riconoscimento della sua vera dignità.Questo privilegio riguarda anche noi, perché ci svela la nostra dignità di uo-mini e di donne, segnati certo dal peccato, ma salvati nella speranza, unasperanza che ci consente di affrontare la nostra vita quotidiana. È la stradache Maria apre anche all’uomo. Rimettersi completamente a Dio è trovare ilcammino della libertà vera. Perché volgendosi a Dio, l’uomo diventa sestesso. Ritrova la sua vocazione originaria di persona creata a sua immaginee somiglianza. Cari fratelli e sorelle, la vocazione primaria del santuario di Lourdes è diessere un luogo di incontro con Dio nella preghiera, e un luogo di servizioai fratelli, soprattutto per l’accoglienza dei malati, dei poveri e di tutte lepersone che soffrono. In questo luogo Maria viene a noi come la madre,sempre disponibile ai bisogni dei suoi figli. Attraverso la luce che emanadal suo volto, è la misericordia di Dio che traspare. Lasciamoci toccare dalsuo sguardo: esso ci dice che siamo tutti amati da Dio, mai da Lui abbando-nati! Maria viene a ricordarci che la preghiera, intensa e umile, confidente eperseverante, deve avere un posto centrale nella nostra vita cristiana. Lapreghiera è indispensabile per accogliere la forza di Cristo. “Chi prega nonspreca il suo tempo, anche se la situazione ha tutte le caratteristiche dell’e -mergenza e sembra spingere unicamente all’azione” (Enc. Deus caritas est,n. 36). Lasciarsi assorbire dalle attività rischia di far perdere alla preghierala sua specificità cristiana e la sua vera efficacia. La preghiera del Rosario,così cara a Bernadette e ai pellegrini di Lourdes, concentra in sé la profon-dità del messaggio evangelico. Ci introduce alla contemplazione del volto di 25
  25. 25. Cristo. In questa preghiera degli umili noi possiamo attingere grazie abbon-danti. La presenza dei giovani a Lourdes è anche una realtà importante. Cariamici, qui presenti stamattina intorno alla Croce della Giornata Mondialedella Gioventù, quando Maria ricevette la visita dell’Angelo, era una giova-ne ragazza di Nazaret che conduceva la vita semplice e coraggiosa delledonne del suo villaggio. E se lo sguardo di Dio si posò in modo particolaresu di lei, fidandosi di lei, Maria vuole dirvi ancora che nessuno di voi è in-differente per Dio. Egli posa il suo sguardo amoroso su ciascuno di voi e vichiama ad una vita felice e piena di senso. Non lasciatevi scoraggiare da-vanti alle difficoltà! Maria fu turbata all’annuncio dell’angelo venuto a dirleche sarebbe diventata la Madre del Salvatore. Essa sentiva quanto era debo-le di fronte alla onnipotenza di Dio. Tuttavia disse “sì” senza esitare. Grazieal suo “sì” la salvezza è entrata nel mondo, cambiando così la storia dell’u-manità. A vostra volta, cari giovani, non abbiate paura di dire “sì” alle chia-mate del Signore, quando Egli vi invita a seguirlo. Rispondete generosa-mente al Signore! Egli solo può appagare le aspirazioni più profonde delvostro cuore. Siete in molti a venire a Lourdes per un servizio attento e ge-neroso accanto ai malati o ad altri pellegrini, mettendovi così sulle orme diCristo servo. Il servizio reso ai fratelli e alle sorelle apre il cuore e rende di-sponibili. Nel silenzio della preghiera, sia Maria la vostra confidente, lei cheha saputo parlare a Bernadette rispettandola e fidandosi di lei. Maria aiuticoloro che sono chiamati al matrimonio a scoprire la bellezza di un amorevero e profondo, vissuto come dono reciproco e fedele! A coloro tra voi cheEgli chiama a seguirlo nella vocazione sacerdotale o religiosa, vorrei ridiretutta la felicità che vi è nel donare totalmente la propria vita a servizio diDio e degli uomini. Siano le famiglie e le comunità cristiane luoghi nei qua-li possano nascere e maturare solide vocazioni a servizio della Chiesa e delmondo! Il messaggio di Maria è un messaggio di speranza per tutti gli uomini eper tutte le donne del nostro tempo, di qualunque Paese siano. Amo invoca-re Maria come Stella della speranza (Enc. Spe salvi, n.50). Sulle strade del-le nostre vite, così spesso buie, lei è una luce di speranza che ci rischiara eci orienta nel nostro cammino. Mediante il suo “sì”, mediante il dono gene-roso di se stessa, ha aperto a Dio le porte del nostro mondo e della nostrastoria. E ci invita a vivere come lei in una speranza invincibile, rifiutando di 26
  26. 26. ascoltare coloro che pretendono che noi siamo prigionieri del fato. Essa ciaccompagna con la sua presenza materna in mezzo agli avvenimenti dellavita delle persone, delle famiglie e delle nazioni. Felici gli uomini e le don-ne che ripongono la loro fiducia in Colui che, nel momento di offrire la suavita per la nostra salvezza, ci ha donato sua Madre perché fosse nostra Ma-dre! Cari fratelli e sorelle, in questa terra di Francia, la Madre del Signore èvenerata in innumerevoli santuari, che manifestano così la fede trasmessa digenerazione in generazione. Celebrata nella sua Assunzione, essa è la Patro-na amata del vostro Paese. Sia sempre onorata con fervore in ciascuna dellavostra famiglie, nelle vostre comunità religiose e nelle parrocchie! VegliMaria su tutti gli abitanti del vostro bel Paese e sui pellegrini venuti nume-rosi da altri Paesi per celebrare questo Giubileo! Sia per tutti la Madre checirconda d’attenzione i suoi figli nelle gioie come nelle prove! Santa Maria,Madre di Dio e Madre nostra, insegnaci a credere, a sperare e ad amare conte. Indicaci la via verso il regno del tuo Figlio Gesù! Stella del mare, brillasu di noi e guidaci nel nostro cammino! (cfr Enc. Spe salvi, n.50). Amen. 27
  27. 27. MESSAGGIO AL SIGNOR JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELLA F.A.O. IN OCCASIONEDELLA GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE 2008 A Sua Eccellenza il signor Jacques Diouf Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura Il tema scelto quest’anno per la Giornata mondiale dell’Alimentazione,“La sicurezza alimentare mondiale: le sfide del cambiamento climatico edelle bioenerg i e”, permette di riflettere su ciò che è stato fatto nella lottacontro la fame e sugli ostacoli all’azione dell’Organizzazione delle NazioniUnite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) dinanzi alle nuove sfideche minacciano la vita della famiglia umana. Questa giornata si celebra in un momento particolarmente difficile per lasituazione alimentare mondiale, nel momento in cui la disponibilità di ali-menti sembra insufficiente rispetto al consumo e le condizioni climatichecontribuiscono a mettere in pericolo la sopravvivenza di milioni di uomini,donne e bambini, costretti ad abbandonare la loro terra per cercare di chealimentarsi. Queste circostanze implicano che, con la FAO, tutti possano ri-spondere in termini di solidarietà, con azioni libere da ogni condizionamen-to e realmente al servizio del bene comune. Lo scorso giugno, la Conferenza di alto livello è stata l’occasione per laFAO di ricordare alla comunità internazionale le sue responsabilità direttedi fronte all’insicurezza alimentare quando le forme di aiuto di base per lesituazioni d’urgenza rischiano di vedersi limitate. Nel messaggio che ho al-lora rivolto ai partecipanti, ho indicato la necessità di adottare “provvedi-menti coraggiosi, che non si arrendono di fronte alla fame e alla malnutri-zione, come si trattasse semplicemente di fenomeni endemici e senza solu-zione (Messaggio alla Conferenza di alto livello sulla sicurezza alimentaremondiale, 2 giugno 2008). 28
  28. 28. Il primo impegno è quello di eliminare le ragioni che impediscono un ri-spetto autentico della dignità della persona. I mezzi e le risorse di cui ilmondo dispone oggi possono fornire cibo sufficiente a soddisfare le neces-sità crescenti di tutti. I primi risultati degli sforzi compiuti per aumentare ilivelli globali di produzione di fronte alla carenza registrata nei recenti rac-colti lo dimostrano. Allora, perché non è possibile evitare che tante personesoffrano la fame fino alle conseguenze più estreme? I motivi di questa situa-zione, nella quale spesso coesistono abbondanza e penuria, sono numerosi.Si possono così ricordare la corsa al consumo che non si ferma nonostanteuna minore disponibilità di alimenti e impone riduzioni forzate alla capacitàalimentare delle regioni più povere del pianeta, o la mancanza di una vo-lontà decisa per concludere negoziati e per frenare gli egoismi di stati e digruppi di paesi, o ancora per mettere fine a quella “speculazione sfrenata”che condiziona i meccanismi dei prezzi e dei consumi. L’assenza di un’am-ministrazione corretta delle risorse alimentari causata dalla corruzione nellavita pubblica o gli investimenti crescenti in armamenti e in tecnologie mili-tari sofisticate a detrimento dei bisogni primari delle persone svolgono a lo-ro volta un ruolo importante. Questi motivi molto diversi trovano un’origine comune in un falso sensodei valori sui quali si dovrebbero fondare le relazioni internazionali, e inparticolare in quell’atteggiamento diffuso nella cultura contemporanea cheprivilegia solo la corsa ai beni materiali, dimenticando la vera natura dellapersona umana e le sue aspirazioni più profonde. Il risultato è, purtroppo,l’incapacità di molti di preoccuparsi dei bisogni dei poveri, di comprenderlie di ammettere la loro dignità inalienabile. Una campagna efficace contro lafame richiede dunque molto di più di un semplice studio scientifico per farfronte ai cambiamenti climatici o per destinare in primo luogo la produzioneagricola all’uso alimentare. È necessario, prima di tutto, riscoprire il signifi-cato della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria, apartire dal fondamento della vita familiare, fonte di amore e di affetto da cuiproviene il senso della solidarietà e della condivisione. Questo quadro ri-sponde alla necessità di costruire relazioni fra i popoli basate su una costan-te e autentica disponibilità, di rendere ogni paese capace di soddisfare le ne-cessità delle persone nel bisogno, ma anche di trasmettere l’idea di relazionifondate sullo scambio di conoscenze reciproche, di valori, di assistenza ra-pida e di rispetto. 29
  29. 29. Si tratta di un impegno per la promozione di una giustizia sociale effettivanelle relazioni fra i popoli, che richiede a ognuno di essere consapevole che ibeni del creato sono destinati a tutti e che nella comunità mondiale la vitaeconomica dovrebbe essere orientata verso la condivisione di questi beni,verso il loro uso duraturo e la giusta ripartizione dei benefici che ne derivano. Nel contesto mutevole delle relazioni internazionali, in cui sembrano au-mentare le incertezze e intravedersi nuove sfide, l’esperienza fino a qui ac-quisita dalla FAO - con quella delle altre istituzioni che operano nella lottacontro la fame - può svolgere un ruolo fondamentale per promuovere unmodo rinnovato di intendere la cooperazione internazionale. Una condizio-ne essenziale per aumentare i livelli di produzione, per garantire l’identitàdelle comunità indigene, e anche la pace e la sicurezza nel mondo, è di assi-curare l’accesso alla terra, favorendo così i lavoratori agricoli e promuoven-do i loro diritti. In tutti questi sforzi, la Chiesa cattolica vi è vicina, come testimonia l’at-tenzione con cui la Santa Sede segue l’attività della FAO dal 1948, soste-nendo costantemente i vostri sforzi, affinché possa proseguire l’impegno perla causa dell’uomo. Ciò significa concretamente l’apertura alla vita, il ri-spetto dell’ordine del creato e l’adesione ai principi etici che sono da sem-pre alla base del vivere sociale. Con questi auspici, invoco la Benedizione dell’Onnipotente su di lei, si-gnor direttore generale, così come su tutti i rappresentanti delle nazioni, af-finché possiate lavorare con generosità e senso della giustizia verso le per-sone più abbandonate. Dal Vaticano, 13 ottobre 2008 30
  30. 30. MESSAGGIO PER LA GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35) 9 novembre 2008 La parola del Vangelo ci ricorda che il pane dato al povero è dato a Gesùstesso. Egli lo riceve da noi, lo trasforma e ce lo ridona moltiplicato e arric-chito di nuova forza: è il “pane quotidiano”, che il Signore ci ha insegnato achiedere al Padre. I discepoli avevano implorato: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1).La risposta di Gesù rivela il suo dialogo profondo e concreto con il Padre:sintesi di una spiritualità incarnata, il Padre Nostro pone al centro la richie-sta del “pane quotidiano”. Il dialogo dell’uomo con Dio passa anche attraverso la richiesta di un be-ne primario come il pane, così come tutta la vita di Cristo ha attinto dalmondo rurale, in tante sue dimensioni, ispirazione per annunciare il Regnodi Dio. La Chiesa, seguendo l’insegnamento del Vangelo, non solo prega “daccioggi il nostro pane quotidiano” ma, sull’esempio del Signore che ha sfama-to la folla moltiplicando pani e pesci, si impegna in tutti i modi con innume-revoli iniziative di promozione umana e di condivisione, perché a nessunomanchi il necessario per vivere. È questo il motivo per cui oggi ci rivolgiamo al Padre fonte di ogni bene,anche di quelli offertici dalla terra, fiduciosi del suo intervento e del suoaiuto nell’impegnativa ricerca della via migliore per rendere giustizia a ogniuomo, cui spetta la possibilità di sostenersi con dignità attraverso l’accessoal cibo di cui ha bisogno per vivere. “Fondamentale è «sentire» la terra come «nostra casa comune» e sce -gliere, per una sua gestione a servizio di tutti, la strada del dialogo piutto -sto che delle decisioni unilaterali”. Questo invito, contenuto nel messaggiodel Santo Padre Benedetto XVI per la 41a Giornata Mondiale della Pace, cistimola a considerare anche quest’anno la Giornata del Ringraziamento co-me un’occasione di riflessione per contribuire alla realizzazione della pace 31
  31. 31. attraverso la giustizia, con particolare riferimento alla destinazione univer-sale delle risorse alimentari. Questo richiamo si colloca in un periodo segnato da un fenomeno, mani-festatosi negli ultimi anni con caratteristiche inedite e, per molti versi,drammatiche, che ha come risultante la crescita incontrollata dei prezzi deiprodotti alimentari. L’umanità sta vivendo una crisi alimentare non più limi-tata, come nel passato, a poche aree del pianeta, ma tendenzialmente estesaanche a quelle popolazioni da tempo considerate immuni da tale rischio. È importante saper dar ragione di questa crisi, evidenziandone anzituttole cause: mutamenti climatici, con il verificarsi di ripetuti fenomeni di sic-cità o inondazioni in aree importanti per la produzione di cereali, aumentodella domanda di cereali e mangimi da parte di Paesi emergenti, minore in-vestimento di cereali per alimentazione a beneficio di produzioni per bio-carburanti, crescita del prezzo e speculazioni finanziarie sul petrolio e sullederrate alimentari. Questa situazione determina una redistribuzione del red-dito tanto più odiosa, quanto più penalizzante per i Paesi poveri. Risulta quindi necessario, dopo averne evidenziate le cause, lavorare pertrovare gli strumenti idonei per risolvere questa situazione di ingiustizia.Tali strumenti dovranno necessariamente tenere conto dei valori ai quali fa-re riferimento, innanzitutto “il principio della destinazione universale deibeni che offre un fondamentale orientamento, morale e culturale, per scio -gliere il complesso e drammatico nodo che lega insieme crisi ambientale epovertà” (PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendiodella dottrina sociale della Chiesa, n. 482). Il segno compiuto da Gesù con la moltiplicazione dei pani e dei pesci of-ferti da un ragazzo rimasto sconosciuto (cfr Gv 6,9) indica chiaramente lavia della disponibilità alla condivisione come strada maestra per risolverenella giustizia il problema alimentare. Come altri settori che fanno riferimento alla convivenza umana, anchel’agricoltura deve essere considerata una componente essenziale del “benecomune”. Come, infatti, abbiamo affermato nella Nota pastorale Frutto del -la terra e del lavoro dell’uomo, “va riconosciuto che il problema della fa -me, con la sua drammatica rilevanza etica e politica, non dipende tanto 32
  32. 32. dalla disponibilità complessiva di cibo a livello globale, quanto dalla distri -buzione non equa delle capacità di produzione e da fattori di arretratezza eingiustizia economica e sociale, per i quali troppi esseri umani non hannoancora un adeguato accesso agli alimenti anche in aree e Paesi del mondoautosufficienti quanto alla produzione agricola” (n. 10). Con i mezzi di cui oggi l’umanità dispone, è moralmente inaccettabileche vi siano ancora migliaia di persone che muoiono di fame, restando in-soddisfatto il loro bisogno primario di accesso al cibo. Non meraviglia, per-ciò, che il Santo Padre sia intervenuto a più riprese sul tema della crisi ali-mentare mondiale, considerandolo “un problema sempre più grave che lacomunità internazionale fa grande fatica a risolvere” (Angelus, 25 maggio2008). Nel messaggio alla Conferenza di alto livello sulla sicurezza alimentaremondiale promossa dalla FAO a Roma dal 3 al 5 giugno scorso, BenedettoXVI ha affermato che “ogni persona ha diritto alla vita: pertanto, è neces -sario promuovere l’effettiva attuazione di tale diritto e si debbono aiutare lepopolazioni che soffrono per la mancanza di cibo a divenire gradualmentecapaci di soddisfare le proprie esigenze di un’alimentazione sufficiente esana”. Lo sviluppo dell’agricoltura e l’attenzione al mondo rurale devono essereben presenti a quanti sono chiamati a compiere scelte politiche di lungo re-spiro. A questo proposito, ancora nel messaggio alla FAO, cogliamo il mo-nito del Santo Padre, il quale ci ricorda che “vanno elaborate nuove strate -gie di lotta alla povertà e di promozione rurale. Ciò deve avvenire anche at -traverso processi di riforme strutturali, che consentano di affrontare le sfidedella medesima sicurezza e dei cambiamenti climatici; inoltre, occorre in -crementare la disponibilità del cibo valorizzando l’industriosità dei piccoliagricoltori e garantendone l’accesso al mercato”. A partire dalla cosiddetta “sovranità alimentare” e dal “primario diritto alcibo”, desideriamo incoraggiare tutti coloro che, a livello istituzionale o as-sociativo, come singoli e come comunità, si adoperano per contribuire allasoluzione di questo problema, rafforzando il ruolo dei piccoli coltivatori neiPaesi in via di sviluppo, incoraggiando i mercati locali e regionali, denun- 33
  33. 33. ciando le politiche monopolistiche delle grandi industrie agro-alimentari einfine promuovendo il benessere della famiglia rurale e in particolare delledonne. Non possiamo non concludere volgendo il nostro sguardo adorante al-l’Eucaristia, “pane vivo, disceso dal cielo” (Gv 6,51). Essa è per noi cristia-ni modello e fonte di autentica solidarietà: chi si nutre del Pane di Cristonon può restare indifferente dinanzi a chi, anche ai nostri giorni, è privo delpane quotidiano, nella sicura speranza che la preghiera del giusto non ri-marrà inascoltata, secondo le parole del salmista:“Il Signore rimane fedele per sempre,rende giustizia agli oppressi,dà il pane agli affamati.Il Signore libera i prigionieri,il Signore ridona la vista ai ciechi,il Signore rialza chi è caduto,il Signore ama i giusti,il Signore protegge i forestieri,egli sostiene l’orfano e la vedova,ma sconvolge le vie dei malvagi” (Sal 146,6-9) Roma, 11 luglio 2008 Festa di san Benedetto abate, patrono d’Europa La Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace 34
  34. 34. OMELIA NELLA SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE SANTA MESSA DI MEZZANOTTE Giovedì, 25 dicembre 2008 Cari fratelli e sorelle! “Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell’alto e si china a guardarenei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112],5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanzaagli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china verso il basso… Dio è im-mensamente grande e di gran lunga al di sopra di noi. È questa la primaesperienza dell’uomo. La distanza sembra infinita. Il Creatore dell’universo,Colui che guida il tutto, è molto lontano da noi: così sembra inizialmente.Ma poi viene l’esperienza sorprendente: Colui al quale nessuno è pari, che“siede nell’alto”, Questi guarda verso il basso. Si china in giù. Egli vede noie vede me. Questo guardare in giù di Dio è più di uno sguardo dall’alto. Ilguardare di Dio è un agire. Il fatto che Egli mi vede, mi guarda, trasformame e il mondo intorno a me. Così il Salmo continua immediatamente: “Sol-leva l’indigente dalla polvere…” Con il suo guardare in giù Egli mi solleva,benevolmente mi prende per mano e mi aiuta a salire, proprio io, dal bassoverso l’alto. “Dio si china”. Questa parola è una parola profetica. Nella not-te di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo. Ilchinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile.Egli si china – viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria dellastalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dioscende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipen-denza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore chetutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bi-sognoso dell’amore umano. Dio è nella stalla. Nell’Antico Testamento iltempio era considerato quasi come lo sgabello dei piedi di Dio; l’arca sacracome il luogo in cui Egli, in modo misterioso, era presente in mezzo agliuomini. Così si sapeva che sopra il tempio, nascostamente, stava la nubedella gloria di Dio. Ora essa sta sopra la stalla. Dio è nella nube della mise-ria di un bimbo senza albergo: che nube impenetrabile e tuttavia – nube del- 35
  35. 35. la gloria! In che modo, infatti, la sua predilezione per l’uomo, la sua preoc-cupazione per lui potrebbe apparire più grande e più pura? La nube del na-scondimento, della povertà del bambino totalmente bisognoso dell’amore, èallo stesso tempo la nube della gloria. Perché niente può essere più sublime,più grande dell’amore che in questa maniera si china, discende, si rende di-pendente. La gloria del vero Dio diventa visibile quando ci si aprono gli oc-chi del cuore davanti alla stalla di Betlemme. Il racconto del Natale secondo san Luca, che abbiamo appena ascoltatonel brano evangelico, ci narra che Dio ha un po’ sollevato il velo del suo na-scondimento dapprima davanti a persone di condizione molto bassa, davantia persone che nella grande società erano piuttosto disprezzate: davanti ai pa-stori che nei campi intorno a Betlemme facevano la guardia agli animali.Luca ci dice che queste persone “vegliavano”. Possiamo così sentirci richia-mati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e concrescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – arestare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed esservi preparati.Pertanto anche qui la parola significa forse più del semplice essere esterna-mente svegli durante l’ora notturna. Erano persone veramente vigilanti, nel-le quali il senso di Dio e della sua vicinanza era vivo. Persone che erano inattesa di Dio e non si rassegnavano all’apparente lontananza di Lui nella vi-ta di ogni giorno. Ad un cuore vigilante può essere rivolto il messaggio del-la grande gioia: in questa notte è nato per voi il Salvatore. Solo il cuore vi-gilante è capace di credere al messaggio. Solo il cuore vigilante può infon-dere il coraggio di incamminarsi per trovare Dio nelle condizioni di un bam-bino nella stalla. Preghiamo in quest’ora il Signore affinché aiuti anche noia diventare persone vigilanti. San Luca ci racconta inoltre che i pastori stessi erano “avvolti” dalla glo-ria di Dio, dalla nube di luce, si trovavano nell’intimo splendore di questagloria. Avvolti dalla nube santa ascoltano il canto di lode degli angeli: “Glo-ria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevo-lenza”. E chi sono questi uomini della sua benevolenza se non i piccoli, i vi-gilanti, quelli che sono in attesa, sperano nella bontà di Dio e lo cercanoguardando verso di Lui da lontano? 36
  36. 36. Nei Padri della Chiesa si può trovare un commento sorprendente circa ilcanto con cui gli angeli salutano il Redentore. Fino a quel momento – dico-no i Padri – gli angeli avevano conosciuto Dio nella grandezza dell’univer-so, nella logica e nella bellezza del cosmo che provengono da Lui e Lo ri-specchiano. Avevano accolto, per così dire, il muto canto di lode della crea-zione e l’avevano trasformato in musica del cielo. Ma ora era accaduta unacosa nuova, addirittura sconvolgente per loro. Colui di cui parla l’universo,il Dio che sostiene il tutto e lo porta in mano – Egli stesso era entrato nellastoria degli uomini, era diventato uno che agisce e soffre nella storia. Dalgioioso turbamento suscitato da questo evento inconcepibile, da questa se-conda e nuova maniera in cui Dio si era manifestato – dicono i Padri – eranato un canto nuovo, una strofa del quale il Vangelo di Natale ha conservatoper noi: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini”. Pos-siamo forse dire che, secondo la struttura della poesia ebraica, questo dop-pio versetto nei suoi due brani dice in fondo la stessa cosa, ma da un puntodi vista diverso. La gloria di Dio è nel più alto dei cieli, ma questa altezza diDio si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La suagloria è sulla terra, è la gloria dell’umiltà e dell’amore. E ancora: la gloriadi Dio è la pace. Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini nonvogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal finedella violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e concoloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà edell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entriin questo mondo. Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio –a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell’uomo re-sistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciatonella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bam-bino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – cidice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, or-mai potete soltanto amarmi. Con tali pensieri ci avviciniamo in questa notte al Bambino di Betlemme– a quel Dio che per noi ha voluto farsi bambino. Su ogni bambino c’è il ri-verbero del bambino di Betlemme. Ogni bambino chiede il nostro amore.Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini 37
  37. 37. ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hannoil dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usaticome soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatoridella riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria dellapornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti finnel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appellorivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di que-sti bambini; di fare tutto il possibile affinché la luce di Betlemme tocchi icuori degli uomini. Soltanto attraverso la conversione dei cuori, soltanto at-traverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la cau-sa di tutto questo male, può essere vinto il potere del maligno. Solo se cam-biano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno biso-gno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspet-tato è entrata nella nostra notte. E parlando del Bambino di Betlemme pensiamo anche alla località cherisponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissu-to e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pa-ce. Che cessino l’odio e la violenza. Che si desti la comprensione reciproca,si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere. Che scenda la pace dicui hanno cantato gli angeli in quella notte. Nel Salmo 96 [95] Israele, e con esso la Chiesa, lodano la grandezza diDio che si manifesta nella creazione. Tutte le creature vengono chiamate adaderire a questo canto di lode, e allora lì si trova anche l’invito: “Si rallegri-no gli alberi della foresta davanti al Signore che viene” (12s). La Chiesalegge anche questo Salmo come una profezia e, insieme, come un compito.La venuta di Dio a Betlemme fu silenziosa. Soltanto i pastori che vegliava-no furono per un momento avvolti nello splendore luminoso del suo arrivo epoterono ascoltare una parte di quel canto nuovo che era nato dalla meravi-glia e dalla gioia degli angeli per la venuta di Dio. Questo venire silenziosodella gloria di Dio continua attraverso i secoli. Là dove c’è la fede, dove lasua parola viene annunciata ed ascoltata, Dio raduna gli uomini e si dona lo-ro nel suo Corpo, li trasforma nel suo Corpo. Egli “viene”. E così si desta ilcuore degli uomini. Il canto nuovo degli angeli diventa canto degli uominiche, attraverso tutti i secoli in modo sempre nuovo, cantano la venuta di Diocome bambino e, a partire dal loro intimo, diventano lieti. E gli alberi della 38
  38. 38. foresta si recano da Lui ed esultano. L’albero in Piazza san Pietro parla diLui, vuole trasmettere il suo splendore e dire: Sì, Egli è venuto e gli alberidella foresta lo acclamano. Gli alberi nelle città e nelle case dovrebbero es-sere più di un’usanza festosa: essi indicano Colui che è la ragione della no-stra gioia – il Dio che viene, il Dio che per noi si è fatto bambino. Il canto dilode, nel più profondo, parla infine di Colui che è lo stesso albero della vitaritrovato. Nella fede in Lui riceviamo la vita. Nel Sacramento dell’Eucari-stia Egli si dona a noi – dona una vita che giunge fin nell’eternità. In que-st’ora noi aderiamo al canto di lode della creazione e la nostra lode è allostesso tempo una preghiera: Sì, Signore, facci vedere qualcosa dello splen-dore della tua gloria. E dona la pace sulla terra. Rendici uomini e donne del-la tua pace. Amen. 39
  39. 39. MESSAGGIO URBI ET ORBI - NATALE 2008 “Apparuit gratia Dei Salvatoris nostri omnibus hominibus” (Tito 2,11). Cari fratelli e sorelle, con le parole dell’apostolo Paolo rinnovo il gioiosoannuncio del Natale di Cristo: sì, oggi, “è apparsa a tutti gli uomini la graziadi Dio nostro Salvatore”! È apparsa! Questo è ciò che la Chiesa oggi celebra. La grazia di Dio,ricca di bontà e di tenerezza, non è più nascosta, ma “è apparsa”, si è mani-festata nella carne, ha mostrato il suo volto. Dove? A Betlemme. Quando?Sotto Cesare Augusto, durante il primo censimento, al quale fa cenno anchel’evangelista Luca. E chi è il rivelatore? Un neonato, il Figlio della VergineMaria. In Lui è apparsa la grazia di Dio Salvatore nostro. Per questo quelBambino si chiama Jehoshua, Gesù, che significa “Dio salva”. La grazia di Dio è apparsa: ecco perché il Natale è festa di luce. Non unaluce totale, come quella che avvolge ogni cosa in pieno giorno, ma un chia-rore che si accende nella notte e si diffonde a partire da un punto precisodell’universo: dalla grotta di Betlemme, dove il divino Bambino è “venutoalla luce”. In realtà, è Lui la luce stessa che si propaga, come ben raffigura-no tanti dipinti della Natività. Lui è la luce, che apparendo rompe la caligi-ne, dissipa le tenebre e ci permette di capire il senso ed il valore della nostraesistenza e della storia. Ogni presepe è un invito semplice ed eloquente adaprire il cuore e la mente al mistero della vita. È un incontro con la Vita im-mortale, che si è fatta mortale nella mistica scena del Natale; una scena chepossiamo ammirare anche qui, in questa Piazza, come in innumerevoli chie-se e cappelle del mondo intero, e in ogni casa dove è adorato il nome di Ge-sù. La grazia di Dio è apparsa a tutti gli uomini. Sì, Gesù, il volto del Dio-che-salva, non si è manifestato solo per pochi, per alcuni, ma per tutti. È ve-ro, nella umile disadorna dimora di Betlemme lo hanno incontrato pochepersone, ma Lui è venuto per tutti: giudei e pagani, ricchi e poveri, vicini elontani, credenti e non credenti… tutti. La grazia soprannaturale, per voleredi Dio, è destinata ad ogni creatura. Occorre però che l’essere umano l’ac- 40
  40. 40. colga, pronunci il suo “sì”, come Maria, affinché il cuore sia rischiarato daun raggio di quella luce divina. Ad accogliere il Verbo incarnato, in quellanotte, furono Maria e Giuseppe che lo attendevano con amore ed i pastori,che vegliavano accanto alle greggi (cfr Lc 2,1-20). Una piccola comunità,dunque, che accorse ad adorare Gesù Bambino; una piccola comunità cherappresenta la Chiesa e tutti gli uomini di buona volontà. Anche oggi coloroche nella vita Lo attendono e Lo cercano incontrano il Dio che per amore siè fatto nostro fratello; quanti hanno il cuore proteso verso di Lui desideranoconoscere il suo volto e contribuire all’avvento del suo Regno. Gesù stessolo dirà, nella sua predicazione: sono i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gliaffamati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, iperseguitati per la giustizia (cfr Mt 5,3-10). Questi riconoscono in Gesù ilvolto di Dio e ripartono, come i pastori di Betlemme, rinnovati nel cuoredalla gioia del suo amore. Fratelli e sorelle che mi ascoltate, a tutti gli uomini è destinato l’annunciodi speranza che costituisce il cuore del messaggio di Natale. Per tutti è natoGesù e, come a Betlemme Maria lo offrì ai pastori, in questo giorno la Chie-sa lo presenta all’intera umanità, perché ogni persona e ogni umana situa-zione possa sperimentare la potenza della grazia salvatrice di Dio, che solapuò trasformare il male in bene, che sola può cambiare il cuore dell’uomo erenderlo un’”oasi” di pace. Possano sperimentare la potenza della grazia salvatrice di Dio le numero-se popolazioni che ancora vivono nelle tenebre e nell’ombra di morte (cfrLc 1,79). La Luce divina di Betlemme si diffonda in Terrasanta, dove l’oriz-zonte sembra tornare a farsi cupo per gli israeliani e i palestinesi; si diffondain Libano, in Iraq e ovunque nel Medio Oriente. Fecondi gli sforzi di quantinon si rassegnano alla logica perversa dello scontro e della violenza e privi-legiano invece la via del dialogo e del negoziato, per comporre le tensioniinterne ai singoli Paesi e trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti chetravagliano la regione. A questa Luce che trasforma e rinnova anelano gliabitanti dello Zimbabwe, in Africa, stretti da troppo tempo nella morsa diuna crisi politica e sociale che, purtroppo, continua ad aggravarsi, come pu-re gli uomini e le donne della Repubblica Democratica del Congo, special-mente nella martoriata regione del Kivu, del Darfur, in Sudan, e della Soma-lia, le cui interminabili sofferenze sono tragica conseguenza dell’assenza di 41
  41. 41. stabilità e di pace. Questa Luce attendono soprattutto i bambini di quei Pae-si e di tutti i Paesi in difficoltà, affinché sia restituita speranza al loro avve-nire. Dove la dignità e i diritti della persona umana sono conculcati; dove gliegoismi personali o di gruppo prevalgono sul bene comune; dove si rischiadi assuefarsi all’odio fratricida e allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; do-ve lotte intestine dividono gruppi ed etnie e lacerano la convivenza; dove ilterrorismo continua a colpire; dove manca il necessario per sopravvivere;dove si guarda con apprensione ad un futuro che sta diventando sempre piùincerto, anche nelle Nazioni del benessere: là risplenda la Luce del Natale edincoraggi tutti a fare la propria parte, in spirito di autentica solidarietà. Seciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovi-na. Cari fratelli e sorelle, oggi “è apparsa la grazia di Dio Salvatore” (cfr Tt2,11), in questo nostro mondo, con le sue potenzialità e le sue debolezze, isuoi progressi e le sue crisi, con le sue speranze e le sue angosce. Oggi, ri-fulge la luce di Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo e figlio della Vergine Ma-ria: “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Per noi uomini e perla nostra salvezza discese dal cielo”. Lo adoriamo quest’oggi, in ogni ango-lo della terra, avvolto in fasce e deposto in una povera mangiatoia. Lo ado-riamo in silenzio mentre Lui, ancora infante, sembra dirci a nostra consola-zione: Non abbiate paura, “Io sono Dio, non ce n’è altri” (Is 45,22). Venite ame, uomini e donne, popoli e nazioni, venite a me, non temete: sono venutoa portarvi l’amore del Padre, a mostrarvi la via della pace. Andiamo, dunque, fratelli! Affrettiamoci, come i pastori nella notte diBetlemme. Dio ci è venuto incontro e ci ha mostrato il suo volto, ricco digrazia e di misericordia! Non sia vana per noi la sua venuta! Cerchiamo Ge-sù, lasciamoci attirare dalla sua luce, che dissipa dal cuore dell’uomo la tri-stezza e la paura; avviciniamoci con fiducia; con umiltà prostriamoci peradorarlo. Buon Natale a tutti! 42
  42. 42. OMELIA DURANTE LA CELEBRAZIONE DEI VESPRI E DELTE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO Mercoledì, 31 dicembre 2008 Cari fratelli e sorelle! L’anno che si chiude e quello che si annuncia all’orizzonte sono posti en-trambi sotto lo sguardo benedicente della Santissima Madre di Dio. Ci ri-chiama la sua materna presenza anche l’artistica scultura lignea policromaposta qui, accanto all’altare, che la raffigura in trono con il Bambino bene-dicente. Celebriamo i Primi Vespri di questa solennità mariana, e numerosisono in essi i riferimenti liturgici al mistero della divina maternità della Ver-gine. “O admirabile commercium! Meraviglioso scambio!”. Così inizia l’an-tifona del primo salmo, per poi proseguire: “Il Creatore ha preso un’anima eun corpo, è nato da una vergine”. “Quando in modo unico sei nato dallaVergine hai compiuto le Scritture”, proclama l’antifona del secondo salmo,a cui fanno eco le parole della terza antifona che ci ha introdotti al canticotratto dalla Lettera di Paolo agli Efesini: “Integra è la tua verginità, Madredi Dio: noi ti lodiamo, tu prega per noi”. La divina maternità di Maria vienesottolineata anche nella Lettura breve poc’anzi proclamata, che ripropone iben noti versetti della Lettera ai Galati: «Quando venne la pienezza del tem-po, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…perché ricevessimo l’adozionea figli» (Gal 4,4-5). Ed ancora, nel tradizionale Te Deum, che eleveremo altermine della nostra celebrazione dinanzi al Santissimo Sacramento solen-nemente esposto alla nostra adorazione, canteremo: “Tu, ad liberandum su -scepturus hominem, non horruisti Virginis uterum”, in italiano: “Tu, o Cri-sto, nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell’uomo”. Tutto dunque, questa sera, ci invita a volgere lo sguardo verso Colei che“accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò al mondo la vita” eproprio per questo – ricorda il Concilio Vaticano II - “viene riconosciuta eonorata come vera Madre di Dio” (Cost. Lumen gentium, 53). Il Natale diCristo, che in questi giorni commemoriamo, è interamente soffuso della lu- 43
  43. 43. ce di Maria e, mentre nel presepe ci soffermiamo a contemplare il Bambino,lo sguardo non può non volgersi riconoscente anche verso la Madre, checon il suo “sì” ha reso possibile il dono della Redenzione. Ecco perché iltempo natalizio porta con sé una profonda connotazione mariana; la nascitadi Gesù, uomo-Dio e la maternità divina di Maria sono realtà tra loro inscin-dibili; il mistero di Maria ed il mistero dell’unigenito Figlio di Dio che si fauomo, formano un unico mistero, dove l’uno aiuta a meglio comprenderel’altro. Maria Madre di Dio – Theotokos, Dei Genetrix. Fin dall’antichità, la Ma-donna venne onorata con questo titolo. In occidente, tuttavia, non si trovaper tanti secoli una specifica festa dedicata alla maternità divina di Maria.La introdusse nella Chiesa latina il Papa Pio XI nel 1931, in occasione del15° centenario del Concilio di Efeso, e la collocò all’11 ottobre. In tale datainiziò, nel 1962, il Concilio Ecumenico Vaticano II. Fu poi il servo di DioPaolo VI, nel 1969, riprendendo un’antica tradizione, a fissare questa solen-nità al primo gennaio. E nell’Esortazione apostolica Marialis cultus del 2febbraio 1974 spiegò il perché di questa scelta e la sua connessione con laGiornata Mondiale della Pace. “Nel ricomposto ordinamento del periodonatalizio – scrisse Paolo VI – ci sembra che la comune attenzione debba es-sere rivolta alla ripristinata solennità di Maria Ss Madre di Dio: essa… è de-stinata a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza e adesaltare la singolare dignità che ne deriva per la Madre santa…; ed è, altresì,un’occasione propizia per innovare l’adorazione al neonato Principe dellaPace, per riascoltare il lieto annuncio angelico (cfr Lc 2,14), per implorareda Dio, mediante la Regina della Pace, il dono supremo della pace” (n. 5 in:Insegnamenti di Paolo VI, XII 1974, pp. 105–106). Questa sera vogliamo porre nelle mani della celeste Madre di Dio il no-stro corale inno di ringraziamento al Signore per i benefici che lungo i pas-sati dodici mesi ci ha ampiamente concessi. Il primo sentimento, che nascespontaneo nel cuore questa sera, è proprio di lode e di azione di grazie a Co-lui che ci fa dono del tempo, preziosa opportunità per compiere il bene;uniamo la richiesta di perdono per non averlo forse sempre utilmente impie-gato. Sono contento di condividere questo ringraziamento con voi , cari fra-telli e sorelle, che rappresentate l’intera nostra Comunità diocesana, allaquale rivolgo il mio cordiale saluto, estendendolo a tutti gli abitanti di Ro- 44
  44. 44. ma. Un particolare saluto indirizzo al Cardinale Vicario e al Sindaco, i qualientrambi hanno iniziato quest’anno le loro diverse missioni – l’una spiritua-le e religiosa, l’altra civile ed amministrativa – al servizio di questa nostracittà. Il mio saluto si estende ai Vescovi Ausiliari, ai sacerdoti, alle personeconsacrate ed ai tanti fedeli laici qui convenuti, come pure alle Autorità pre-senti. Venendo nel mondo, il Verbo eterno del Padre ci ha rivelato la vici-nanza di Dio e la verità ultima sull’uomo e sul suo destino eterno; è venutoa restare con noi per essere il nostro insostituibile sostegno, specialmentenelle inevitabili difficoltà di ogni giorno. E questa sera la Vergine stessa ciricorda quale grande dono Gesù ci ha fatto con la sua nascita, quale prezio-so “tesoro” costituisce per noi la sua Incarnazione. Nel suo Natale Gesù vie-ne ad offrire la sua Parola come lampada che guida i nostri passi; viene adoffrire se stesso e di Lui, nostra certa speranza, dobbiamo saper rendere ra-gione nella nostra esistenza quotidiana, consapevoli che “solamente nel mi-stero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium etspes, 22). La presenza di Cristo è un dono che dobbiamo saper condividere con tut-ti. A questo mira lo sforzo che la Comunità diocesana sta conducendo per laformazione degli operatori pastorali, affinché siano in grado di risponderealle sfide che la cultura moderna pone alla fede cristiana. La presenza di nu-merose e qualificate istituzioni accademiche a Roma e le tante iniziativepromosse dalle parrocchie ci fanno guardare con fiducia al futuro del cri-stianesimo in questa città. L’incontro con Cristo, voi lo sapete bene, rinnoval’esistenza personale e ci aiuta a contribuire alla costruzione di una societàgiusta e fraterna. Ecco allora che, come credenti, si può dare un grande con-tributo anche per superare l’attuale emergenza educativa. Quanto mai utile èallora che cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per unaevangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana, capacidi comunicare a quanti più è possibile la ricchezza che scaturisce dall’in-contro con Cristo. Incoraggio per questo ogni componente della nostra Dio-cesi a proseguire il cammino intrapreso, attuando insieme il programma del-l’anno pastorale in corso, che mira appunto ad “educare alla speranza nellapreghiera, nell’azione, nella sofferenza”. In questi nostri tempi, segnati da incertezza e preoccupazione per l’avve-nire, è necessario sperimentare la viva presenza di Cristo. È Maria, Stella 45

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