BOLLETTINO UFFICIALE   DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA           DI PESCARA-PENNEANNO LXI                       MMIX - 1
Periodico                                                   Sede Legale:della Diocesi di Pescara                          ...
SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA  Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace  1° Gennaio 2009 ...............
SOMMARIOVITA DIOCESANA  NOMINE E DECRETI    Nomine ..........................................................................
LA PAROLA DEL PAPA
MESSAGGIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA            GIORNATA MONDIALE DELLA PACE                           1° GENNAIO 2009     ...
In tale prospettiva occorre avere, della povertà, una visione ampia ed ar-ticolata. Se la povertà fosse solo materiale, le...
quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di re-cente si sono affacciati sulla scena internazi...
stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia si indebolisce idanni ricadono inevitabilmente sui bambini. O...
gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle ener-gie necessarie per uscire, senza speciali aiut...
9. Nel campo del commercio internazionale e delle transazioni finanzia -rie, sono oggi in atto processi che permettono di ...
11. Da tutto ciò emerge che la lotta alla povertà richiede una cooperazio-ne sia sul piano economico che su quello giuridi...
cati, società civile e Stati. In particolare, la società civile assume un ruolocruciale in ogni processo di sviluppo, poic...
Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di essere orientata verso un obietti-vo di profonda solidarietà che miri al bene ...
gono le società » [20]. Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ognipersona di buona volontà, rivolgo pertanto allinizi...
OMELIA NELLA SOLENNITÀ             DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO         XLII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE                  ...
suo "nome". Proprio questo si è avverato in modo definitivo con l’Incarna-zione: la venuta del Figlio di Dio nella nostra ...
stalla dove Maria e Giuseppe avevano cercato rifugio, e di una mangiatoiain cui la Ve rgine aveva deposto il Neonato avvol...
accrescere gli armamenti. Da una parte si celebra la Dichiarazione Univer -sale dei Diritti dell’Uomo, e dall’altra si aum...
la povertà della nascita di Cristo a Betlemme, oltre che oggetto di adorazio-ne per i cristiani, è anche scuola di vita pe...
OMELIA NELLA SOLENNITÀ                 DELLEPIFANIA DEL SIGNORE                                Basilica Vaticana          ...
sopra il bambino, si fermò, e ciò poteva farlo soltanto una potenza che gliastri non hanno: prima, cioè, nascondersi, poi ...
a un certo punto, quello che si direbbe in linguaggio musicale un "assolo",un tema affidato ad un singolo strumento o ad u...
speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come inquelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro ...
noi. Della Parola di vita noi non siamo che servitori. Così Paolo concepivase stesso e il suo ministero: un servizio al Va...
OMELIA NELLA FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE   SANTA MESSA E BATTESIMO DEI BAMBINI                              Cappella S...
da percorrere in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da Lui ama-ti.    Cari amici, sono veramente contento ch...
abbandonati, se a Lui resteranno uniti. Preoccupatevi pertanto di educarlinella fede, di insegnar loro a pregare e a cresc...
OMELIA PER LA XIII GIORNATA                  DELLA VITA CONSACRATA           FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE        ...
Cristo" (1 Cor 11, 1). Che cosè infatti la vita consacrata se non unimitazio-ne radicale di Gesù, una totale "sequela" di ...
incrollabile basata sulle parole del suo Signore: "Ti basta la mia grazia; laforza infatti si manifesta pienamente nella d...
MESSAGGIO PER LA XVII GIORNATA                MONDIALE DEL MALATO   Cari fratelli e sorelle!   la Giornata Mondiale del Ma...
sa, infatti, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, "è la famiglia diDio nel mondo. In questa famiglia non deve ...
in particolare per la vita di chi è debole e in tutto e per tutto dipendente da-gli altri. Occorre affermare infatti con v...
glio di Dio fatto bambino. Nell’invocare su di voi e su ogni malato la mater-na protezione della Vergine Santa, Salute deg...
LETTERA SULLA REVOCA DELLA SCOMUNICA                    AI VESCOVI LEFEBVRIANI   Cari Confratelli nel ministero episcopale...
mento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace al-l’interno della Chiesa, è cosa che posso soltan...
livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinalein cui sono in questione il ministero e l’...
ranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Nel nostro tempo in cui in vaste zone dellaterra la fede è nel pericolo di spegnersi com...
tutte le sue conseguenze? Può essere totalmente errato l’impegnarsi per loscioglimento di irrigidimenti e di restringiment...
re e commentare il brano di Gal 5, 13 – 15. Ho notato con sorpresa l’imme-diatezza con cui queste frasi ci parlano del mom...
MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2009       "Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti,                        ...
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Il semestrale di documenti ufficiali dell'arcidiocesi di Pescara-Penne.
Anno 2009, I semestre

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Bollettino (I/2009)

  1. 1. BOLLETTINO UFFICIALE DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PESCARA-PENNEANNO LXI MMIX - 1
  2. 2. Periodico Sede Legale:della Diocesi di Pescara Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-PenneAnno LXI - N° 1 Piazza Spirito Santo, 5Presidente: 65121 PESCARAS. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTIDirettore: Fotocomposizione e Stampa:Dott.ssa Lidia BASTI Tipografia Grafica LTDlidia.basti@poste.it 65016 MONTESILVANO (PE)Direttore Responsabile:Dott. Ernesto GRIPPO Rivista DiocesanaAmministratore: C.C.P. n° 16126658Can. Antonio DI GIULIO Periodico registrato presso il Tribunale di PescaraEditore: al n° 11/95 in data 24.05.1995Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Spedizione in abb. postale 50% PESCARA CURIA METROPOLITANA Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-4222571 - Fax 085-4213149 ARCIVESCOVADO Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-2058897
  3. 3. SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 1° Gennaio 2009 ................................................................................................................. pag. 6 Omelia nella solennità di Maria S.S.ma Madre di Dio XLII Giornata Mondiale della Pace ....................................................................................... “ 16 Omelia nella solennità dell’Epifania del Signore .................................................................... “ 21 Omelia nella festa del Battesimo del Signore Santa Messa e Battesimo dei Bambini ................................................................................. “ 26 Omelia per la XIII Giornata della Vita Consacrata .............................................................. “ 29 Messaggio per la XVII Giornata Mondiale del Malato ....................................................... “ 32 Lettera sulla revoca della scomunica ai vescovi Lefebvriani .............................................. “ 36 Messaggio per la Quaresima 2009 ....................................................................................... “ 42 Messaggio per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù ............................................... “ 47 Messaggio all’Arcivescovo de L’Aquila in occasione del rito di suffragio per le vittime del terremoto .............................................. “ 53 Omelia nella Santa Messa del Crisma ............................................................................................. “ 55 Omelia nella Messa della Cena del Signore ................................................................................... “ 61 Omelia della Veglia Pasquale nella notte Santa ............................................................................ “ 66 Messaggio Urbi et Orbi - Pasqua 2009 ........................................................................................... “ 72 Omelia della domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore ............................................ “ 76 Visita alle zone terremotate dell’Abruzzo - 28 aprile 2009 ........................................................ “ 78 Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni ............................ “ 84 Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali ............................... “ 89 Lettera per l’indizione dell’anno sacerdotale in occasione del 150° Anniversario del “Dies Natalis” di Giovanni Maria Vianney ................................... “ 94 Omelia per l’apertura dell’anno sacerdotale nel 150° Anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney ........................................ “ 106 Preghiera per l’anno sacerdotale......................................................................................................... “ 111 MMIX - 1
  4. 4. SOMMARIOVITA DIOCESANA NOMINE E DECRETI Nomine ........................................................................................................................................... “ 114 Indulgenza Plenaria per l’anno Paolino ................................................................................... “ 116 Elenco degli alloggi per sacerdoti pensionati ......................................................................... “ 117 VARIE Necrologi (Sac. A. Pintori, Sac. G. Battisti, Sac. B. Cicconetti, Sac. C. Sisto Romiti) ...................... “ 120 AMMINISTRAZIONE Resoconto missionario in cifre (Anno 2008) ........................................................................... “ 128 Questue Imperate - Ove (Anno 2008) ....................................................................................... “ 144 MMIX - 1
  5. 5. LA PAROLA DEL PAPA
  6. 6. MESSAGGIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2009 COMBATTERE LA POVERTÀ, COSTRUIRE LA PACE 1. Anche allinizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti ilmio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sultema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato prede-cessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale dellaPace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazionedi povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la po-vertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, an-che armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di po-vertà. « Safferma... e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Gio-vanni Paolo II – unaltra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, in-tere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparitàtra ricchi e poveri sè fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamen-te più sviluppate. Si tratta di un problema che simpone alla coscienza del-lumanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone so-no tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguente-mente, lautentico ed armonico progresso della comunità mondiale » [1]. 2. In questo contesto, combattere la povertà implica unattenta conside -razione del complesso fenomeno della globalizzazione. Tale considerazioneè importante già dal punto di vista metodologico, perché suggerisce di uti-lizzare il frutto delle ricerche condotte dagli economisti e sociologi su tantiaspetti della povertà. Il richiamo alla globalizzazione dovrebbe, però, rive-stire anche un significato spirituale e morale, sollecitando a guardare ai po-veri nella consapevole prospettiva di essere tutti partecipi di un unico pro-getto divino, quello della vocazione a costituire ununica famiglia in cui tutti– individui, popoli e nazioni – regolino i loro comportamenti improntandoliai principi di fraternità e di responsabilità. 6
  7. 7. In tale prospettiva occorre avere, della povertà, una visione ampia ed ar-ticolata. Se la povertà fosse solo materiale, le scienze sociali che ci aiutanoa misurare i fenomeni sulla base di dati di tipo soprattutto quantitativo, sa-rebbero sufficienti ad illuminarne le principali caratteristiche. Sappiamo,però, che esistono povertà immateriali, che non sono diretta e automaticaconseguenza di carenze materiali. Ad esempio, nelle società ricche e pro-gredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale espirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverseforme di disagio nonostante il benessere economico. Penso, da una parte, aquello che viene chiamato il « sottosviluppo morale » [2] e, dallaltra, alleconseguenze negative del « supersviluppo » [3]. Non dimentico poi che,nelle società cosiddette « povere », la crescita economica è spesso frenatada impedimenti culturali, che non consentono un adeguato utilizzo delle ri-sorse. Resta comunque vero che ogni forma di povertà imposta ha alla pro-pria radice il mancato rispetto della trascendente dignità della persona uma-na. Quando luomo non viene considerato nellintegralità della sua vocazio-ne e non si rispettano le esigenze di una vera « ecologia umana » [4], si sca-tenano anche le dinamiche perverse della povertà, comè evidente in alcuniambiti sui quali soffermerò brevemente la mia attenzione. Povertà e implicazioni morali 3. La povertà viene spesso correlata, come a propria causa, allo sviluppodemografico. In conseguenza di ciò, sono in atto campagne di riduzionedelle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispet-tosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere re-sponsabilmente il numero dei figli [5] e spesso, cosa anche più grave, nonrispettosi neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambininon nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà leliminazionedei più poveri tra gli esseri umani. A fronte di ciò resta il fatto che, nel1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea dipovertà assoluta, mentre oggi tale percentuale è sostanzialmente dimezzata,e sono uscite dalla povertà popolazioni caratterizzate, peraltro, da un note-vole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone in evidenza che le ri-sorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenzadi una crescita della popolazione. Né va dimenticato che, dalla fine della se-conda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra è cresciuta di 7
  8. 8. quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di re-cente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze eco-nomiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie allelevatonumero dei loro abitanti. Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppatequelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità disviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ric-chezza e non come un fattore di povertà. 4. Un altro ambito di preoccupazione sono le malattie pandemiche quali,ad esempio, la malaria, la tubercolosi e lAIDS, che, nella misura in cui col-piscono i settori produttivi della popolazione, influiscono grandemente sulpeggioramento delle condizioni generali del Paese. I tentativi di frenare leconseguenze di queste malattie sulla popolazione non sempre raggiungonorisultati significativi. Capita, inoltre, che i Paesi vittime di alcune di talipandemie, per farvi fronte, debbano subire i ricatti di chi condiziona gli aiu-ti economici allattuazione di politiche contrarie alla vita. È soprattutto diffi-cile combattere lAIDS, drammatica causa di povertà, se non si affrontano leproblematiche morali con cui la diffusione del virus è collegata. Occorre in-nanzitutto farsi carico di campagne che educhino specialmente i giovani auna sessualità pienamente rispondente alla dignità della persona; iniziativeposte in atto in tal senso hanno gia dato frutti significativi, facendo diminui-re la diffusione dellAIDS. Occorre poi mettere a disposizione anche dei po-poli poveri le medicine e le cure necessarie; ciò suppone una decisa promo-zione della ricerca medica e delle innovazioni terapeutiche nonché, quandosia necessario, unapplicazione flessibile delle regole internazionali di prote-zione della proprietà intellettuale, così da garantire a tutti le cure sanitarie dibase. 5. Un terzo ambito, oggetto di attenzione nei programmi di lotta alla po-vertà e che ne mostra lintrinseca dimensione morale, è la povertà dei bam -bini. Quando la povertà colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le vit-time più vulnerabili: quasi la metà di coloro che vivono in povertà assolutaoggi è rappresentata da bambini. Considerare la povertà ponendosi dallaparte dei bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che li interes-sano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, limpegno edu-cativo, laccesso ai vaccini, alle cure mediche e allacqua potabile, la salva-guardia dellambiente e, soprattutto, limpegno a difesa della famiglia e della 8
  9. 9. stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia si indebolisce idanni ricadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata la dignitàdella donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i figli. 6. Un quarto ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare at-tenzione è la relazione esistente tra disarmo e sviluppo. Suscita preoccupa-zione lattuale livello globale di spesa militare. Come ho già avuto modo disottolineare, capita che « le ingenti risorse materiali e umane impiegate perle spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti disviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. Equesto va contro quanto afferma la stessa C a rta delle Nazioni Unite, cheimpegna la comunità internazionale, e gli Stati in particolare, a “promuove-re lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza interna-zionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondialiper gli armamenti” (art. 26) » [6]. Questo stato di cose non facilita, anzi ostacola seriamente il raggiungi-mento dei grandi obiettivi di sviluppo della comunità internazionale. Inol-tre, un eccessivo accrescimento della spesa militare rischia di accelerare unacorsa agli armamenti che provoca sacche di sottosviluppo e di disperazione,trasformandosi così paradossalmente in fattore di instabilità, di tensione e diconflitti. Come ha sapientemente affermato il mio venerato PredecessorePaolo VI, « lo sviluppo è il nuovo nome della pace » [7]. Gli Stati sono per-tanto chiamati ad una seria riflessione sulle più profonde ragioni dei conflit-ti, spesso accesi dallingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocri-tica. Se si giungerà ad un miglioramento dei rapporti, ciò dovrebbe consen-tire una riduzione delle spese per gli armamenti. Le risorse risparmiate po-tranno essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli piùpoveri e bisognosi: limpegno profuso in tal senso è un impegno per la paceallinterno della famiglia umana. 7. Un quinto ambito relativo alla lotta alla povertà materiale riguardalattuale crisi alimentare, che mette a repentaglio il soddisfacimento dei bi-sogni di base. Tale crisi è caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo,quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi e quindi dacarenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fron-teggiare le necessità e le emergenze. La malnutrizione può anche provocare 9
  10. 10. gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle ener-gie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di po-vertà. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze,provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sullanda-mento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumentodel divario tra ricchi e poveri. Cause principali di tale fenomeno sono senzadubbio, da una parte, il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concen-trano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dallaltra, la dina-mica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocementedei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei Paesipiù poveri. Capita così che la maggior parte della popolazione dei Paesi piùpoveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi piùbassi sia di prezzi più alti. Lotta alla povertà e solidarietà globale 8. Una delle strade maestre per costruire la pace è una globalizzazione fi-nalizzata agli interessi della grande famiglia umana [8]. Per governare laglobalizzazione occorre però una forte solidarietà globale [9] tra Paesi ric-chi e Paesi poveri, nonché allinterno dei singoli Paesi, anche se ricchi. Ènecessario un « codice etico comune » [10], le cui norme non abbiano soloun carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale inscrittadal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr Rm 2,14-15). Nonavverte forse ciascuno di noi nellintimo della coscienza lappello a recare ilproprio contributo al bene comune e alla pace sociale? La globalizzazioneelimina certe barriere, ma ciò non significa che non ne possa costruire dinuove; avvicina i popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea diper sé le condizioni per una vera comunione e unautentica pace. La margi-nalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscattonella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dal-le ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esseconnesse. La Chiesa, che è « segno e strumento dellintima unione con Dioe dellunità di tutto il genere umano », [11] continuerà ad offrire il suo con-tributo affinché siano superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giungaa costruire un mondo più pacifico e solidale. 10
  11. 11. 9. Nel campo del commercio internazionale e delle transazioni finanzia -rie, sono oggi in atto processi che permettono di integrare positivamente leeconomie, contribuendo al miglioramento delle condizioni generali; ma cisono anche processi di senso opposto, che dividono e marginalizzano i po-poli, creando pericolose premesse per guerre e conflitti. Nei decenni succes-sivi alla seconda guerra mondiale, il commercio internazionale di beni e diservizi è cresciuto in modo straordinariamente rapido, con un dinamismosenza precedenti nella storia. Gran parte del commercio mondiale ha inte-ressato i Paesi di antica industrializzazione, con la significativa aggiunta dimolti Paesi emergenti, diventati rilevanti. Ci sono però altri Paesi a bassoreddito, che risultano ancora gravemente marginalizzati rispetto ai flussicommerciali. La loro crescita ha risentito negativamente del rapido declino,registrato negli ultimi decenni, dei prezzi dei prodotti primari, che costitui-scono la quasi totalità delle loro esportazioni. In questi Paesi, per la granparte africani, la dipendenza dalle esportazioni di prodotti primari continuaa costituire un potente fattore di rischio. Vorrei qui rinnovare un appelloperché tutti i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al mercato mon-diale, evitando esclusioni e marginalizzazioni. 10. Una riflessione simile può essere fatta per la finanza, che concerneuno degli aspetti primari del fenomeno della globalizzazione, grazie allosviluppo dellelettronica e alle politiche di liberalizzazione dei flussi di de-naro tra i diversi Paesi. La funzione oggettivamente più importante della fi-nanza, quella cioè di sostenere nel lungo termine la possibilità di investi-menti e quindi di sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa subiscei contraccolpi negativi di un sistema di scambi finanziari – a livello nazio-nale e globale - basati su una logica di brevissimo termine, che perseguelincremento del valore delle attività finanziarie e si concentra nella gestionetecnica delle diverse forme di rischio. Anche la recente crisi dimostra comelattività finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente autoreferenzia-li e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. Lappiat-timento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo ter-mine riduce la capacità della finanza di svolgere la sua funzione di ponte trail presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunità diproduzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve ebrevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a bene-ficiarne durante le fasi di euforia finanziaria [12]. 11
  12. 12. 11. Da tutto ciò emerge che la lotta alla povertà richiede una cooperazio-ne sia sul piano economico che su quello giuridico che permetta alla comu-nità internazionale e in particolare ai Paesi poveri di individuare ed attuaresoluzioni coordinate per affrontare i suddetti problemi realizzando un effi-cace quadro giuridico per leconomia. Richiede inoltre incentivi alla crea-zione di istituzioni efficienti e partecipate, come pure sostegni per lottarecontro la criminalità e per promuovere una cultura della legalità. Daltraparte, non si può negare che le politiche marcatamente assistenzialiste sianoallorigine di molti fallimenti nellaiuto ai Paesi poveri. Investire nella for-mazione delle persone e sviluppare in modo integrato una specifica culturadelliniziativa sembra attualmente il vero progetto a medio e lungo termine.Se le attività economiche hanno bisogno, per svilupparsi, di un contesto fa-vorevole, ciò non significa che lattenzione debba essere distolta dai proble-mi del reddito. Sebbene si sia opportunamente sottolineato che laumentodel reddito pro capite non può costituire in assoluto il fine dellazione politi-co-economica, non si deve però dimenticare che esso rappresenta uno stru-mento importante per raggiungere lobiettivo della lotta alla fame e alla po-vertà assoluta. Da questo punto di vista va sgomberato il campo dallillusio-ne che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa ri-solvere il problema in maniera definitiva. In uneconomia moderna, infatti,il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità dicreare reddito presente e futuro. La creazione di valore risulta perciò un vin-colo ineludibile, di cui si deve tener conto se si vuole lottare contro la po-vertà materiale in modo efficace e duraturo. 12. Mettere i poveri al primo posto comporta, infine, che si riservi unospazio adeguato a una c o rretta logica economica da parte degli attori delmercato internazionale, ad una corretta logica politica da parte degli attoriistituzionali e ad una corretta logica partecipativa capace di valorizzare lasocietà civile locale e internazionale. Gli stessi organismi internazionali ri-conoscono oggi la preziosità e il vantaggio delle iniziative economiche del-la società civile o delle amministrazioni locali per la promozione del riscat-to e dellinclusione nella società di quelle fasce della popolazione che sonospesso al di sotto della soglia di povertà estrema e sono al tempo stesso dif-ficilmente raggiungibili dagli aiuti ufficiali. La storia dello sviluppo econo-mico del XX secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidatealla responsabilità degli uomini e alla creazione di positive sinergie tra mer- 12
  13. 13. cati, società civile e Stati. In particolare, la società civile assume un ruolocruciale in ogni processo di sviluppo, poiché lo sviluppo è essenzialmenteun fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile[13]. 13. Come ebbe ad affermare il mio venerato Predecessore Giovanni Pao-lo II, la globalizzazione « si presenta con una spiccata caratteristica di ambi-valenza » [14] e quindi va governata con oculata saggezza. Rientra in que-sta forma di saggezza il tenere primariamente in conto le esigenze dei pove-ri della terra, superando lo scandalo della sproporzione esistente tra i pro-blemi della povertà e le misure che gli uomini predispongono per affrontar-li. La sproporzione è di ordine sia culturale e politico che spirituale e mora-le. Ci si arresta infatti spesso alle cause superficiali e strumentali della po-vertà, senza raggiungere quelle che albergano nel cuore umano, come lavi-dità e la ristrettezza di orizzonti. I problemi dello sviluppo, degli aiuti e del-la cooperazione internazionale vengono affrontati talora senza un vero coin-volgimento delle persone, ma come questioni tecniche, che si esauriscononella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari,nello stanziamento di anonimi finanziamenti. La lotta alla povertà ha invecebisogno di uomini e donne che vivano in profondità la fraternità e siano ca-paci di accompagnare persone, famiglie e comunità in percorsi di autenticosviluppo umano. Conclusione 14. NellEnciclica Centesimus annus, Giovanni Paolo II ammoniva circala necessità di « abbandonare la mentalità che considera i poveri – persone epopoli – come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono diconsumare quanto altri hanno prodotto ». « I poveri – egli scriveva - chie-dono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere afrutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tuttipiù prospero » [15]. Nellattuale mondo globale è sempre più evidente che sicostruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ra-gionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentanoil conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa do-rata, ma con attorno il deserto o il degrado. La globalizzazione da sola è in-capace di costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e conflitti. 13
  14. 14. Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di essere orientata verso un obietti-vo di profonda solidarietà che miri al bene di ognuno e di tutti. In questosenso, la globalizzazione va vista come unoccasione propizia per realizzarequalcosa di importante nella lotta alla povertà e per mettere a disposizionedella giustizia e della pace risorse finora impensabili. 15. Da sempre la dottrina sociale della Chiesa si è interessata dei poveri.Ai tempi dellEnciclica Rerum novarum essi erano costituiti soprattutto da-gli operai della nuova società industriale; nel magistero sociale di Pio XI, diPio XII, di Giovanni XXIII, di Paolo VI e di Giovanni Paolo II sono statemesse in luce nuove povertà man mano che lorizzonte della questione so-ciale si allargava, fino ad assumere dimensioni mondiali [16]. Questo allar-gamento della questione sociale alla globalità va considerato nel senso nonsolo di unestensione quantitativa, ma anche di un approfondimento qualita-tivo sulluomo e sui bisogni della famiglia umana. Per questo la Chiesa,mentre segue con attenzione gli attuali fenomeni della globalizzazione e laloro incidenza sulle povertà umane, indica i nuovi aspetti della questionesociale, non solo in estensione, ma anche in profondità, in quanto concer-nenti lidentità delluomo e il suo rapporto con Dio. Sono principi di dottrinasociale che tendono a chiarire i nessi tra povertà e globalizzazione e adorientare lazione verso la costruzione della pace. Tra questi principi è il ca-so di ricordare qui, in modo particolare, l« amore preferenziale per i poveri» [17], alla luce del primato della carità, testimoniato da tutta la tradizionecristiana, a cominciare da quella della Chiesa delle origini (cfr At 4,32-36; 1Cor 16,1; 2 Cor 8-9; Gal 2,10). « Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi », scriveva nel1891 Leone XIII, aggiungendo: « Quanto alla Chiesa, essa non lascerà man-care mai e in nessun modo lopera sua » [18]. Questa consapevolezza ac-compagna anche oggi lazione della Chiesa verso i poveri, nei quali vedeCristo [19], sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato delPrincipe della pace agli Apostoli: « Vos date illis manducare – date loro voistessi da mangiare » (Lc 9,13). Fedele a questinvito del suo Signore, la Co-munità cristiana non mancherà pertanto di assicurare allintera famigliaumana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo perelargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare « gli stili di vita, i modellidi produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reg- 14
  15. 15. gono le società » [20]. Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ognipersona di buona volontà, rivolgo pertanto allinizio di un nuovo anno il cal-do invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto èconcretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti inconte-stabilmente vero lassioma secondo cui « combattere la povertà è costruirela pace ». Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008[1] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1.[2] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 19.[3] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 28.[4] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 38.[5] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 37 ; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Solli -citudo rei socialis, 25.[6] Benedetto XVI, Lettera al Cardinale Renato Raffaele Martino in occasione del semina-rio internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema< <Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale>>, 10 aprile 2008:LOsservatore Romano, 13.4.2008, p.8.[7] Lett. enc. Populorum progressio, 87.[8] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimum annus, 58.[9] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso allUdienza alle Acli, 27 aprile 2002, 4: Isegnamenti diGiovanni Paolo II, XXV, 1 [2002], 637.[10] Giovanni Paolo II, Discorso allAssemblea Plenaria della Pontificia Accademia delleScienze sociali, 27 aprile 2001, 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIV, 1 [2001], 802.[11] Comc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1.[12] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina socialedella Chiesa, 368.[13] Cfr ibid., 356.[14] Discorso nellUdienza a Dirigenti di sindacati di lavoratori e di grandi società, 2 mag-gio 2000, 3: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIII, 1 [2000], 726.[15] N. 28.[16] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 3.[17] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 42; cfr Idem, Lett. enc. Centesi -mus annus, 57.[18] Lett. enc. Rerum novarum, 45.[19] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 58.[20] Ibid. 15
  16. 16. OMELIA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO XLII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE Basilica Vaticana Giovedì, 1° gennaio 2009 Venerati Fratelli, Signori Ambasciatori, cari fratelli e sorelle! Nel primo giorno dell’anno, la divina Provvidenza ci raduna per una ce-lebrazione che ogni volta ci commuove per la ricchezza e la bellezza dellesue corrispondenze: il Capodanno civile s’incontra con il culmine dell’otta-va di Natale, in cui si celebra la Divina Maternità di Maria, e questo incon-tro trova una sintesi felice nella Giornata Mondiale della Pace. Nella lucedel Natale di Cristo, mi è gradito rivolgere a ciascuno i migliori auguri perl’anno appena iniziato. Li porgo, in particolare, al Cardinale Renato Raffae-le Martino ed ai suoi collaboratori del Pontificio Consiglio della Giustizia edella Pace, con speciale riconoscenza per il loro prezioso servizio. Li porgo,al tempo stesso, al Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, e all’in-tera Segreteria di Stato; come pure, con viva cordialità, ai Signori Amba-sciatori presenti oggi in gran numero. I miei voti fanno eco all’augurio cheil Signore stesso ci ha appena indirizzato, nella liturgia della Parola. UnaParola che, a partire dall’avvenimento di Betlemme, rievocato nella suaconcretezza storica dal Vangelo di Luca (2,16-21), e riletto in tutta la suaportata salvifica dall’apostolo Paolo (Gal 4,4-7), diventa benedizione per ilpopolo di Dio e per l’intera umanità. Viene così portata a compimento l’antica tradizione ebraica della benedi-zione (Nm 6,22-27): i sacerdoti d’Israele benedicevano il popolo "ponendosu di esso il nome" del Signore. Con una formula ternaria – presente nellaprima lettura – il sacro Nome veniva invocato per tre volte sui fedeli, qualeauspicio di grazia e di pace. Questa remota usanza ci riporta ad una realtàessenziale: per poter camminare sulla via della pace, gli uomini e i popolihanno bisogno di essere illuminati dal "volto" di Dio ed essere benedetti dal 16
  17. 17. suo "nome". Proprio questo si è avverato in modo definitivo con l’Incarna-zione: la venuta del Figlio di Dio nella nostra carne e nella storia ha portatouna irrevocabile benedizione, una luce che più non si spegne e che offre aicredenti e agli uomini di buona volontà la possibilità di costruire la civiltàdell’amore e della pace. Il Concilio Vaticano II ha detto, a questo riguardo, che "con l’incarnazio-ne il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" (Gaudium etspes, 22). Questa unione è venuta a confermare l’originario disegno diun’umanità creata ad "immagine e somiglianza" di Dio. In realtà, il Verboincarnato è l’unica immagine perfetta e consustanziale del Dio invisibile.Gesù Cristo è l’uomo perfetto. "In Lui - osserva ancora il Concilio - la natu-ra umana è stata assunta…, perciò stesso essa è stata anche in noi innalzataa una dignità sublime" (ibid.). Per questo la storia terrena di Gesù, culmina-ta nel mistero pasquale, è l’inizio di un mondo nuovo, perché ha realmenteinaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cri-sto, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologicama spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pa-zienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e per-correndo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilitànelle coscienze. Cari amici, questa è la via evangelica alla pace, la via che anche il Ve-scovo di Roma è chiamato a riproporre con costanza ogni volta che mettemano all’annuale Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. Percor-rendo questa strada occorre talvolta ritornare su aspetti e problematiche giàaffrontati, ma così importanti da richiedere sempre nuova attenzione. È ilcaso del tema che ho scelto per il Messaggio di quest’anno: "Combattere lapovertà, costru i re la pace". Un tema che si presta a un duplice ordine diconsiderazioni, che ora posso solo brevemente accennare. Da una parte lapovertà scelta e proposta da Gesù, dall’altra la povertà da combattere perrendere il mondo più giusto e solidale. Il primo aspetto trova il suo contesto ideale in questi giorni, nel tempo diNatale. La nascita di Gesù a Betlemme ci rivela che Dio ha scelto la povertàper se stesso nella sua venuta in mezzo a noi. La scena che i pastori videroper primi, e che confermò l’annuncio fatto loro dall’angelo, è quella di una 17
  18. 18. stalla dove Maria e Giuseppe avevano cercato rifugio, e di una mangiatoiain cui la Ve rgine aveva deposto il Neonato avvolto in fasce (cfr L c2,7.12.16). Questa povertà Dio l’ha scelta. Ha voluto nascere così – ma po-tremmo subito aggiungere: ha voluto vivere, e anche morire così. Perché?Lo spiega in termini popolari sant’Alfonso Maria de’ Liguori, in un canticonatalizio, che tutti in Italia conoscono: "A Te, che sei del mondo il Creatore,mancano panni e fuoco, o mio Signore. Caro eletto pargoletto, quanto que -sta povertà più m’innamora, giacché ti fece amor povero ancora". Ecco larisposta: l’amore per noi ha spinto Gesù non soltanto a farsi uomo, ma a far-si povero. In questa stessa linea possiamo citare l’espressione di san Paolonella seconda Lettera ai Corinzi: "Conoscete infatti – egli scrive – la graziadel Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi,perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (8,9). Testimoneesemplare di questa povertà scelta per amore è san Francesco d’Assisi. Ilfrancescanesimo, nella storia della Chiesa e della civiltà cristiana, costitui-sce una diffusa corrente di povertà evangelica, che tanto bene ha fatto e con-tinua a fare alla Chiesa e alla famiglia umana. Ritornando alla stupenda sin-tesi di san Paolo su Gesù, è significativo – anche per la nostra riflessioneodierna – che sia stata ispirata all’Apostolo proprio mentre stava esortando icristiani di Corinto ad essere generosi nella colletta in favore dei poveri.Egli spiega: "Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri,ma che vi sia uguaglianza" (8,13). È questo un punto decisivo, che ci fa passare al secondo aspetto: c’è unapovertà, un’indigenza, che Dio non vuole e che va "combattuta" – come di-ce il tema dell’odierna Giornata Mondiale della Pace; una povertà che impe-disce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; una po-vertà che offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia laconvivenza pacifica. In questa accezione negativa rientrano anche le formedi povertà non materiale che si riscontrano pure nelle società ricche e pro-gredite: emarginazione, miseria relazionale, morale e spirituale (cfr Messag -gio per la Giornata Mondiale della Pace 2009, 2). Nel mio Messaggio hovoluto ancora una volta, sulla scia dei miei Predecessori, considerare atten-tamente il complesso fenomeno della globalizzazione, per valutarne i rap-porti con la povertà su larga scala. Di fronte a piaghe diffuse quali le malat-tie pandemiche (ivi, 4), la povertà dei bambini (ivi, 5) e la crisi alimentare(i v i, 7), ho dovuto purtroppo tornare a denunciare l’inaccettabile corsa ad 18
  19. 19. accrescere gli armamenti. Da una parte si celebra la Dichiarazione Univer -sale dei Diritti dell’Uomo, e dall’altra si aumentano le spese militari, vio-lando la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna a ridurle al minimo(cfr art. 26). Inoltre, la globalizzazione elimina certe barriere, ma può co-struirne di nuove (Messaggio cit., 8), perciò bisogna che la comunità inter-nazionale e i singoli Stati siano sempre vigilanti; bisogna che non abbassinomai la guardia rispetto ai pericoli di conflitto, anzi, si impegnino a mantene-re alto il livello della solidarietà. L’attuale crisi economica globale va vistain tal senso anche come un banco di prova: siamo pronti a leggerla, nellasua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza acui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisio-ne profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modoconcertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltàfinanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto,la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni par-te del mondo. Occorre allora cercare di stabilire un "circolo virtuoso" tra la povertà "dascegliere" e la povertà "da combattere". Si apre qui una via feconda di fruttiper il presente e per il futuro dell’umanità, che si potrebbe riassumere così:per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e mi-naccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà, qualivalori evangelici e al tempo stesso universali. Più in concreto, non si puòcombattere efficacemente la miseria, se non si fa quello che scrive san Pao-lo ai Corinzi, cioè se non si cerca di "fare uguaglianza", riducendo il disli-vello tra chi spreca il superfluo e chi manca persino del necessario. Ciòcomporta scelte di giustizia e di sobrietà, scelte peraltro obbligate dall’esi-genza di amministrare saggiamente le limitate risorse della terra. Quandoafferma che Gesù Cristo ci ha arricchiti "con la sua povertà", san Paolo of-fre un’indicazione importante non solo sotto il profilo teologico, ma anchesul piano sociologico. Non nel senso che la povertà sia un valore in sé, maperché essa è condizione per realizzare la solidarietà. Quando Francescod’Assisi si spoglia dei suoi beni, fa una scelta di testimonianza ispirataglidirettamente da Dio, ma nello stesso tempo mostra a tutti la via della fiducianella Provvidenza. Così, nella Chiesa, il voto di povertà è l’impegno di al-cuni, ma ricorda a tutti l’esigenza del distacco dai beni materiali e il primatodelle ricchezze dello spirito. Ecco dunque il messaggio da raccogliere oggi: 19
  20. 20. la povertà della nascita di Cristo a Betlemme, oltre che oggetto di adorazio-ne per i cristiani, è anche scuola di vita per ogni uomo. Essa ci insegna cheper combattere la miseria, tanto materiale quanto spirituale, la via da per-correre è quella della solidarietà, che ha spinto Gesù a condividere la nostracondizione umana. Cari fratelli e sorelle, penso che la Vergine Maria si sia posta più di unavolta questa domanda: perché Gesù ha voluto nascere da una ragazza sem-plice e umile come me? E poi, perché ha voluto venire al mondo in una stal-la ed avere come prima visita quella dei pastori di Betlemme? La rispostaMaria l’ebbe pienamente alla fine, dopo aver deposto nel sepolcro il corpodi Gesù, morto e avvolto in fasce (cfr Lc 23,53). Allora comprese appieno ilmistero della povertà di Dio. Comprese che Dio si era fatto povero per noi,per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’in-gordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare lasmania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’ac-coglienza reciproca. A Maria, Madre del Figlio di Dio fattosi nostro fratel-lo, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera, perché ci aiuti a seguirne le or-me, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace, che è opusiustitiae. A Lei affidiamo il profondo desiderio di vivere in pace che saledal cuore della grande maggioranza delle popolazioni israeliana e palestine-se, ancora una volta messe a repentaglio dalla massiccia violenza scoppiatanella striscia di Gaza in risposta ad altra violenza. Anche la violenza, anchel’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – "dacombattere". Che esse non prendano il sopravvento! In tal senso i Pastori diquelle Chiese, in questi tristi giorni, hanno fatto udire la loro voce. Insiemead essi e ai loro carissimi fedeli, soprattutto quelli della piccola ma ferventeparrocchia di Gaza, deponiamo ai piedi di Maria le nostre preoccupazioniper il presente e i timori per il futuro, ma altresì la fondata speranza che,con il saggio e lungimirante contributo di tutti, non sarà impossibile ascol-tarsi, venirsi incontro e dare risposte concrete all’aspirazione diffusa a vive-re in pace, in sicurezza, in dignità. Diciamo a Maria: accompagnaci, celesteMadre del Redentore, lungo tutto l’anno che oggi inizia, e ottieni da Dio ildono della pace per la Terrasanta e per l’intera umanità. Santa Madre diDio, prega per noi. Amen. 20
  21. 21. OMELIA NELLA SOLENNITÀ DELLEPIFANIA DEL SIGNORE Basilica Vaticana Martedì, 6 gennaio 2009 Cari fratelli e sorelle! L’Epifania, la "manifestazione" del nostro Signore Gesù Cristo, è un mi-stero multiforme. La tradizione latina lo identifica con la visita dei Magi alBambino Gesù a Betlemme, e dunque lo interpreta soprattutto come rivela-zione del Messia d’Israele ai popoli pagani. La tradizione orientale, invece,privilegia il momento del battesimo di Gesù nel fiume Giordano, quandoegli si manifestò quale Figlio Unigenito del Padre celeste, consacrato dalloSpirito Santo. Ma il Vangelo di Giovanni invita a considerare "epifania" an-che le nozze di Cana, dove Gesù, mutando l’acqua in vino, "manifestò lasua gloria e i suoi discepoli credettero in lui" (Gv 2,11). E che dovremmodire noi, cari fratelli, specialmente noi sacerdoti della nuova Alleanza, cheogni giorno siamo testimoni e ministri dell’"epifania" di Gesù Cristo nellasanta Eucaristia? Tutti i misteri del Signore la Chiesa li celebra in questosantissimo e umilissimo Sacramento, nel quale egli al tempo stesso rivela enasconde la sua gloria. "Adoro te devote, latens Deitas" – adorando, pre-ghiamo così con san Tommaso d’Aquino. In questo anno 2009, che, nel 4° centenario delle prime osservazioni diGalileo Galilei al telescopio, è stato dedicato in modo speciale all’astrono-mia, non possiamo non prestare particolare attenzione al simbolo della stel-la, tanto importante nel racconto evangelico dei Magi (cfr Mt 2,1-12). Essierano con tutta probabilità degli astronomi. Dal loro punto di osservazione,posto ad oriente rispetto alla Palestina, forse in Mesopotamia, avevano no-tato l’apparire di un nuovo astro, ed avevano interpretato questo fenomenoceleste come annuncio della nascita di un re, precisamente, secondo le Sa-cre Scritture, del re dei Giudei (cfr Nm 24,17). I Padri della Chiesa hannovisto in questo singolare episodio narrato da san Matteo anche una sorta di"rivoluzione" cosmologica, causata dall’ingresso nel mondo del Figlio diDio. Ad esempio, san Giovanni Crisostomo scrive: "Quando la stella giunse 21
  22. 22. sopra il bambino, si fermò, e ciò poteva farlo soltanto una potenza che gliastri non hanno: prima, cioè, nascondersi, poi apparire di nuovo, e infine ar-restarsi" (Omelie sul Vangelo di Matteo, 7, 3). San Gregorio di Nazianzo af-ferma che la nascita di Cristo impresse nuove orbite agli astri (cfr Poemidogmatici, V, 53-64: PG 37, 428-429). Il che è chiaramente da intendersi insenso simbolico e teologico. In effetti, mentre la teologia pagana divinizza-va gli elementi e le forze del cosmo, la fede cristiana, portando a compi-mento la rivelazione biblica, contempla un unico Dio, Creatore e Signoredell’intero universo. È l’amore divino, incarnato in Cristo, la legge fondamentale e universaledel creato. Ciò va inteso invece in senso non poetico, ma reale. Così lo in-tendeva del resto lo stesso Dante, quando, nel verso sublime che conclude ilParadiso e l’intera Divina Commedia, definisce Dio "l’amor che move il so-le e l’altre stelle" (Paradiso, XXXIII, 145). Questo significa che le stelle, ipianeti, l’universo intero non sono governati da una forza cieca, non obbedi-scono alle dinamiche della sola materia. Non sono, dunque, gli elementi co-smici che vanno divinizzati, bensì, al contrario, in tutto e al di sopra di tuttovi è una volontà personale, lo Spirito di Dio, che in Cristo si è rivelato comeAmore (cfr Enc. Spe salvi, 5). Se è così, allora gli uomini – come scrive sanPaolo ai Colossesi – non sono schiavi degli "elementi del cosmo" (cfr Col2,8), ma sono liberi, capaci cioè di relazionarsi alla libertà creatrice di Dio.Egli è all’origine di tutto e tutto governa non alla maniera di un freddo edanonimo motore, ma quale Padre, Sposo, Amico, Fratello, quale Logos,"Parola-Ragione" che si è unita alla nostra carne mortale una volta per sem-pre ed ha condiviso pienamente la nostra condizione, manifestando la so-vrabbondante potenza della sua grazia. C’è dunque nel cristianesimo unapeculiare concezione cosmologica, che ha trovato nella filosofia e nella teo-logia medievali delle altissime espressioni. Essa, anche nella nostra epoca,dà segni interessanti di una nuova fioritura, grazie alla passione e alla fededi non pochi scienziati, i quali – sulle orme di Galileo – non rinunciano néalla ragione né alla fede, anzi, le valorizzano entrambe fino in fondo, nellaloro reciproca fecondità. Il pensiero cristiano paragona il cosmo ad un "libro" – così diceva anchelo stesso Galileo –, considerandolo come l’opera di un Autore che si espri-me mediante la "sinfonia" del creato. All’interno di questa sinfonia si trova, 22
  23. 23. a un certo punto, quello che si direbbe in linguaggio musicale un "assolo",un tema affidato ad un singolo strumento o ad una voce; ed è così importan-te che da esso dipende il significato dell’intera opera. Questo "assolo" è Ge-sù, a cui corrisponde, appunto, un segno regale: l’apparire di una nuovastella nel firmamento. Gesù è paragonato dagli antichi scrittori cristiani adun nuovo sole. Secondo le attuali conoscenze astrofisiche, noi lo dovremmoparagonare ad una stella ancora più centrale, non solo per il sistema solare,ma per l’intero universo conosciuto. In questo misterioso disegno, al tempostesso fisico e metafisico, che ha portato alla comparsa dell’essere umanoquale coronamento degli elementi del creato, è venuto al mondo Gesù: "na-to da donna" (Gal 4,4), come scrive san Paolo. Il Figlio dell’uomo riassumein sé la terra e il cielo, il creato e il Creatore, la carne e lo Spirito. È il centrodel cosmo e della storia, perché in Lui si uniscono senza confondersi l’Au-tore e la sua opera. Nel Gesù terreno si trova il culmine della creazione e della storia, ma nelCristo risorto si va oltre: il passaggio, attraverso la morte, alla vita eternaanticipa il punto della "ricapitolazione" di tutto in Cristo (cfr Ef 1,10). Tuttele cose, infatti – scrive l’Apostolo –, "sono state create per mezzo di lui e invista di lui" (Col 1,16). E proprio con la risurrezione dai morti Egli ha otte-nuto "il primato su tutte le cose" (Col 1,18). Lo afferma Gesù stesso appa-rendo ai discepoli dopo la risurrezione: "A me è stato dato ogni potere incielo e sulla terra" (Mt 28,18). Questa consapevolezza sostiene il camminodella Chiesa, Corpo di Cristo, lungo i sentieri della storia. Non c’è ombra,per quanto tenebrosa, che possa oscurare la luce di Cristo. Per questo neicredenti in Cristo non viene mai meno la speranza, anche oggi, dinanzi allagrande crisi sociale ed economica che travaglia l’umanità, davanti all’odio ealla violenza distruttrice che non cessano di insanguinare molte regioni del-la terra, dinanzi all’egoismo e alla pretesa dell’uomo di ergersi come dio dise stesso, che conduce talora a pericolosi stravolgimenti del disegno divinocirca la vita e la dignità dell’essere umano, circa la famiglia e l’armonia delcreato. Il nostro sforzo di liberare la vita umana e il mondo dagli avvelena-menti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futu-ro, conserva il suo valore e il suo senso – ho annotato nella già citata Enci-clica Spe salvi – anche se apparentemente non abbiamo successo o sembria-mo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili, perchè "è la grande 23
  24. 24. speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come inquelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire" (n. 35). La signoria universale di Cristo si esercita in modo speciale sulla Chiesa."Tutto infatti – si legge nella Lettera agli Efesini – [Dio] ha messo sotto isuoi piedi / e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il cor-po di lui, / la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose"(Ef 1,22-23). L’Epifania è la manifestazione del Signore, e di riflesso è lamanifestazione della Chiesa, perché il Corpo non è separabile dal Capo. Laprima lettura odierna, tratta dal cosiddetto Terzo Isaia, ci offre la prospettivaprecisa per comprendere la realtà della Chiesa, quale mistero di luce rifles-sa: "Alzati, rivestiti di luce – dice il profeta rivolgendosi a Gerusalemme –perché viene la tua luce, / la gloria del Signore brilla sopra di te" (Is 60,1).La Chiesa è umanità illuminata, "battezzata" nella gloria di Dio, cioè nelsuo amore, nella sua bellezza, nella sua signoria. La Chiesa sa che la propriaumanità, con i suoi limiti e le sue miserie, pone in maggiore risalto l’operadello Spirito Santo. Essa non può vantarsi di nulla se non nel suo Signore:non da lei proviene la luce, non è sua la gloria. Ma proprio questa è la suagioia, che nessuno potrà toglierle: essere "segno e strumento" di Colui che è"lumen gentium", luce dei popoli (cfr Conc. Vat. II, Cost. dogm. Lumengentium, 1). Cari amici, in questo anno paolino, la festa dell’Epifania invita la Chiesae, in essa, ogni comunità ed ogni singolo fedele, ad imitare, come fece l’A-postolo delle genti, il servizio che la stella rese ai Magi d’Oriente guidando-li fino a Gesù (cfr san Leone Magno, Disc. 3 per l’Epifania, 5: PL 54, 244).Che cos’è stata la vita di Paolo, dopo la sua conversione, se non una "corsa"per portare ai popoli la luce di Cristo e, viceversa, condurre i popoli a Cri-sto? La grazia di Dio ha fatto di Paolo una "stella" per le genti. Il suo mini-stero è esempio e stimolo per la Chiesa a riscoprirsi essenzialmente missio-naria e a rinnovare l’impegno per l’annuncio del Vangelo, specialmente aquanti ancora non lo conoscono. Ma, guardando a san Paolo, non possiamodimenticare che la sua predicazione era tutta nutrita delle Sacre Scritture.Perciò, nella prospettiva della recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, variaffermato con forza che la Chiesa e i singoli cristiani possono essere luce,che guida a Cristo, solo se si nutrono assiduamente e intimamente della Pa-rola di Dio. È la Parola che illumina, purifica, converte, non siamo certo 24
  25. 25. noi. Della Parola di vita noi non siamo che servitori. Così Paolo concepivase stesso e il suo ministero: un servizio al Vangelo. "Tutto io faccio per ilVangelo" – egli scrive (1 Cor 9,23). Così dovrebbe poter dire anche la Chie-sa, ogni comunità ecclesiale, ogni Vescovo ed ogni presbitero: tutto io fac-cio per il Vangelo. Cari fratelli e sorelle, pregate per noi, Pastori della Chie-sa, affinché, assimilando quotidianamente la Parola di Dio, possiamo tra-smetterla fedelmente ai fratelli. Ma anche noi preghiamo per voi, fedeli tut-ti, perché ogni cristiano è chiamato per il Battesimo e la Confermazione adannunciare Cristo luce del mondo, con la parola e la testimonianza della vi-ta. Ci aiuti la Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione, a portare a com-pimento insieme questa missione, e interceda per noi dal cielo san Paolo,Apostolo delle genti. Amen. 25
  26. 26. OMELIA NELLA FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE SANTA MESSA E BATTESIMO DEI BAMBINI Cappella Sistina Domenica, 11 gennaio 2009 Cari fratelli e sorelle! Le parole che l’evangelista Marco riporta all’inizio del suo Vangelo: "Tusei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento" (1,11) ci in-troducono nel cuore dell’odierna festa del Battesimo del Signore, con cui siconclude il tempo di Natale. Il ciclo delle solennità natalizie ci fa meditaresulla nascita di Gesù annunciata dagli angeli circonfusi dallo splendore lu-minoso di Dio; il tempo natalizio ci parla della stella che guida i Magi dal-lOriente fino alla casa di Betlemme, e ci invita a guardare il cielo che siapre sul Giordano mentre risuona la voce di Dio. Sono tutti segni tramite iquali il Signore non si stanca di ripeterci: "Sì, sono qui. Vi conosco. Vi amo.Cè una strada che da me viene a voi. E cè una strada che da voi sale a me".Il Creatore ha assunto in Gesù le dimensioni di un bambino, di un essereumano come noi, per potersi far vedere e toccare. Al tempo stesso, con que-sto suo farsi piccolo, Iddio ha fatto risplendere la luce della sua grandezza.Perché, proprio abbassandosi fino allimpotenza inerme dellamore, Egli di-mostra che cosa sia la vera grandezza, anzi, che cosa voglia dire essere Dio. Il significato del Natale, e più in generale il senso dellanno liturgico, èproprio quello di avvicinarci a questi segni divini, per riconoscerli impressinegli eventi d’ogni giorno, affinché il nostro cuore si apra all’amore di Dio.E se il Natale e lEpifania servono soprattutto a renderci capaci di vedere, adaprirci gli occhi e il cuore al mistero di un Dio che viene a stare con noi, lafesta del battesimo di Gesù ci introduce, potremmo dire, alla quotidianità diun rapporto personale con Lui. Infatti, mediante l’immersione nelle acquedel Giordano, Gesù si è unito a noi. Il Battesimo è per così dire il ponte cheEgli ha costruito tra sé e noi, la strada per la quale si rende a noi accessibile;è larcobaleno divino sulla nostra vita, la promessa del grande sì di Dio, laporta della speranza e, nello stesso tempo, il segno che ci indica il cammino 26
  27. 27. da percorrere in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da Lui ama-ti. Cari amici, sono veramente contento che anche quest’anno, in questogiorno di festa, mi sia data l’opportunità di battezzare dei bambini. Su di es-si si posa oggi il "compiacimento" di Dio. Da quando il Figlio unigenito delPadre si è fatto battezzare, il cielo è realmente aperto e continua ad aprirsi, epossiamo affidare ogni nuova vita che sboccia alle mani di Colui che è piùpotente dei poteri oscuri del male. Questo in effetti comporta il Battesimo:restituiamo a Dio quello che da Lui è venuto. Il bambino non è proprietà deigenitori, ma è affidato dal Creatore alla loro responsabilità, liberamente e inmodo sempre nuovo, affinché essi lo aiutino ad essere un libero figlio diDio. Solo se i genitori maturano tale consapevolezza riescono a trovare ilgiusto equilibrio tra la pretesa di poter disporre dei propri figli come se fos-sero un privato possesso plasmandoli in base alle proprie idee e desideri, el’atteggiamento libertario che si esprime nel lasciarli crescere in piena auto-nomia soddisfacendo ogni loro desiderio e aspirazione, ritenendo ciò unmodo giusto di coltivare la loro personalità. Se, con questo sacramento, ilneo-battezzato diventa figlio adottivo di Dio, oggetto del suo amore infinitoche lo tutela e difende dalle forze oscure del maligno, occorre insegnargli ariconoscere Dio come suo Padre ed a sapersi rapportare a Lui con atteggia-mento di figlio. E pertanto, quando, secondo la tradizione cristiana comeoggi facciamo, si battezzano i bambini introducendoli nella luce di Dio edei suoi insegnamenti, non si fa loro violenza, ma si dona loro la ricchezzadella vita divina in cui si radica la vera libertà che è propria dei figli di Dio;una libertà che dovrà essere educata e formata con il maturare degli anni,perché diventi capace di responsabili scelte personali. Cari genitori, cari padrini e madrine, vi saluto tutti con affetto e mi uni-sco alla vostra gioia per questi piccoli che oggi rinascono alla vita eterna.Siate consapevoli del dono ricevuto e non cessate di ringraziare il Signoreche, con l’odierno sacramento, introduce i vostri bambini in una nuova fa-miglia, più grande e stabile, più aperta e numerosa di quanto non sia quellavostra: mi riferisco alla famiglia dei credenti, alla Chiesa, una famiglia cheha Dio per Padre e nella quale tutti si riconoscono fratelli in Gesù Cristo.Voi dunque oggi affidate i vostri figli alla bontà di Dio, che è potenza di lu-ce e di amore; ed essi, pur tra le difficoltà della vita, non si sentiranno mai 27
  28. 28. abbandonati, se a Lui resteranno uniti. Preoccupatevi pertanto di educarlinella fede, di insegnar loro a pregare e a crescere come faceva Gesù e con ilsuo aiuto, "in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (cfr Lc2,52). Tornando ora al brano evangelico, cerchiamo di comprendere ancor piùquel che oggi qui avviene. Narra san Marco che, mentre Giovanni Battistapredica sulle rive del fiume Giordano, proclamando l’urgenza della conver-sione in vista della venuta ormai prossima del Messia, ecco che Gesù, con-fuso tra la gente, si presenta per essere battezzato. Quello di Giovanni è cer-to un battesimo di penitenza, ben diverso dal sacramento che istituirà Gesù.In quel momento, tuttavia, si intravede già la missione del Redentore poi-ché, quando esce dall’acqua, risuona una voce dal cielo e su di lui scende loSpirito Santo (cfr Mc 1,10): il Padre celeste lo proclama suo figlio predilettoe ne attesta pubblicamente l’universale missione salvifica, che si compiràpienamente con la sua morte in croce e la sua risurrezione. Solo allora, conil sacrificio pasquale, si renderà universale e totale la remissione dei peccati.Con il Battesimo non ci immergiamo allora semplicemente nelle acque delGiordano per proclamare il nostro impegno di conversione, ma si effonde sudi noi il sangue redentore del Cristo che ci purifica e ci salva. E’ l’amato Fi-glio del Padre, nel quale Egli ha posto il suo compiacimento, che ci riacqui-sta la dignità e la gioia di chiamarci ed essere realmente "figli" di Dio. Tra poco rivivremo questo mistero evocato dall’odierna solennità; i segnie simboli del sacramento del Battesimo ci aiuteranno a comprendere quelche il Signore opera nel cuore di questi nostri piccoli, rendendoli "suoi" persempre, dimora scelta del suo Spirito e "pietre vive" per la costruzione del-l’edificio spirituale che è la Chiesa. La Vergine Maria, Madre di Gesù, il Fi-glio amato di Dio, vegli su di loro e sulle loro famiglie, li accompagni sem-pre, perché possano realizzare fino in fondo il progetto di salvezza che conil Battesimo si compie nelle loro vite. E noi, cari fratelli e sorelle, accompa-gniamoli con la nostra preghiera; preghiamo per i genitori, i padrini e le ma-drine e per i loro parenti, perché li aiutino a crescere nella fede; preghiamoper tutti noi qui presenti affinché, partecipando devotamente a questa cele-brazione, rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo e rendiamo grazie alSignore per la sua costante assistenza. Amen! 28
  29. 29. OMELIA PER LA XIII GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE Basilica Vaticana Lunedì, 2 febbraio 2009 Signor Cardinale, venerati Fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle! Con grande gioia vi incontro al termine del Santo Sacrificio della Messa,in questa Festa liturgica che, da tredici anni ormai, riunisce religiosi e reli-giose per la Giornata della Vita Consacrata. Saluto cordialmente il Cardina-le Franc Rodé, con speciale riconoscenza a lui ed ai suoi collaboratori dellaCongregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apo-stolica per il servizio che rendono alla Santa Sede e a quello che chiamereiil "cosmo" della vita consacrata. Con affetto saluto i Superiori e le Superio-re generali qui presenti e tutti voi, fratelli e sorelle, che sul modello dellaVergine Maria portate nella Chiesa e nel mondo la luce di Cristo con la vo-stra testimonianza di persone consacrate. Faccio mie, in questo Anno Paoli-no, le parole dellApostolo: "Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ri-cordo di voi. Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a moti-vo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al pre-sente" (Fil 1, 3-5). In questo saluto, indirizzato alla comunità cristiana di Fi-lippi, Paolo esprime il ricordo affettuoso che egli conserva di quanti vivonopersonalmente il Vangelo e si impegnano a trasmetterlo, unendo alla curadella vita interiore la fatica della missione apostolica. Nella tradizione della Chiesa, san Paolo è stato sempre riconosciuto pa-dre e maestro di quanti, chiamati dal Signore, hanno fatto la scelta di unin-condizionata dedizione a Lui e al suo Vangelo. Diversi Istituti religiosiprendono da san Paolo il nome e da lui attingono unispirazione carismaticaspecifica. Si può dire che per tutti i consacrati e le consacrate egli ripete uninvito schietto e affettuoso: "Diventate miei imitatori, come io lo sono di 29
  30. 30. Cristo" (1 Cor 11, 1). Che cosè infatti la vita consacrata se non unimitazio-ne radicale di Gesù, una totale "sequela" di Lui? (cfr. Mt 19, 27-28). Ebbe-ne, in tutto ciò Paolo rappresenta una mediazione pedagogica sicura: imitar-lo nel seguire Gesù, carissimi, è via privilegiata per corrispondere fino infondo alla vostra vocazione di speciale consacrazione nella Chiesa. Anzi, dalla sua stessa voce possiamo conoscere uno stile di vita cheesprime la sostanza della vita consacrata ispirata ai consigli evangelici dipovertà, castità e obbedienza. Nella vita di povertà egli vede la garanzia diun annuncio del Vangelo realizzato in totale gratuità (cfr. 1 Cor 9, 1-23),mentre esprime, allo stesso tempo, la concreta solidarietà verso i fratelli nelbisogno. Al riguardo tutti conosciamo la decisione di Paolo di mantenersicon il lavoro delle sue mani e il suo impegno per la colletta a favore dei po-veri di Gerusalemme (cfr. 1 Ts 2, 9; 2 Cor 8-9). Paolo è anche un apostoloche, accogliendo la chiamata di Dio alla castità, ha donato il cuore al Signo-re in maniera indivisa, per poter servire con ancor più grande libertà e dedi-zione i suoi fratelli (cfr. 1 Cor 7, 7; 2 Cor 11, 1-2); inoltre, in un mondo nelquale i valori della castità cristiana avevano scarsa cittadinanza (cfr. 1 Cor6, 12-20), egli offre un sicuro riferimento di condotta. Quanto poi allobbe-dienza, basti notare che il compimento della volontà di Dio e l"assillo quo-tidiano, la preoccupazione per tutte le chiese" (2 Cor 11, 28) ne hanno ani-mato, plasmato e consumato lesistenza, resa sacrificio gradito a Dio. Tuttoquesto lo porta a proclamare, come scrive ai Filippesi: "Per me infatti il vi-vere è Cristo e il morire un guadagno" (Fil 1, 21). Altro aspetto fondamentale della vita consacrata di Paolo è la missione. Egli è tutto di Gesù per essere, come Gesù, di tutti; anzi, per essere Gesùper tutti: "Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno"(1 Cor 9, 22). A lui, così strettamente unito alla persona di Cristo, ricono-sciamo una profonda capacità di coniugare vita spirituale e azione missiona-ria; in lui le due dimensioni si richiamano reciprocamente. E così, possiamodire che egli appartiene a quella schiera di "mistici costruttori", la cui esi-stenza è insieme contemplativa ed attiva, aperta su Dio e sui fratelli persvolgere un efficace servizio al Vangelo. In questa tensione mistico-aposto-lica, mi piace rimarcare il coraggio dellApostolo di fronte al sacrificio nel-laffrontare prove terribili, fino al martirio (cfr. 2 Cor 11, 16-33), la fiducia 30
  31. 31. incrollabile basata sulle parole del suo Signore: "Ti basta la mia grazia; laforza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2 Cor 12, 9-10). Lasua esperienza spirituale ci appare così come la traduzione vissuta del mi-stero pasquale, che egli ha intensamente investigato ed annunciato comeforma di vita del cristiano. Paolo vive per, con e in Cristo. "Sono stato cro-cifisso con Cristo - egli scrive -, e non vivo più io, ma Cristo vive in me"(Gal 2, 20); e ancora: "per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guada-gno" (Fil 1, 21). Questo spiega perché egli non si stanchi di esortare a fare in modo che laparola di Cristo abiti in noi nella sua ricchezza (cfr. Col 3, 16). Questo fapensare allinvito a voi indirizzato dalla recente Istruzione su Il servizio del -lautorità e lobbedienza, a cercare "ogni mattina il contatto vivo e costantecon la Parola che in quel giorno è proclamata, meditandola e custodendolanel cuore come tesoro, facendone la radice dogni azione e il criterio primodogni scelta" (n. 7). Auspico, pertanto, che lAnno Paolino alimenti ancorpiù in voi il proposito di accogliere la testimonianza di san Paolo, meditan-do ogni giorno la Parola di Dio con la pratica fedele della lectio divina, pre-gando "con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine" (Col 3, 16). Egli viaiuti inoltre a realizzare il vostro servizio apostolico nella e con la Chiesacon uno spirito di comunione senza riserve, facendo dono agli altri dei pro-pri carismi (cfr. 1 Cor 14, 12), e testimoniando in primo luogo il carisma piùgrande che è la carità (cfr. 1 Cor 13). Cari fratelli e sorelle, lodierna liturgia ci esorta a guardare alla VergineMaria, la "Consacrata" per eccellenza. Paolo parla di Lei con una formulaconcisa ma efficace, che ne descrive la grandezza e il compito: è la "donna"da cui, nella pienezza dei tempi, è nato il Figlio di Dio (cfr. Gal 4, 4). Mariaè la madre che oggi al Tempio presenta il Figlio al Padre, dando seguito an-che in questo atto al "sì" pronunciato al momento dellAnnunciazione. Siaancora essa la madre che accompagna e sostiene noi, figli di Dio e figlisuoi, nel compimento di un servizio generoso a Dio e ai fratelli. A tal fine,invoco la sua celeste intercessione, mentre di cuore imparto la BenedizioneApostolica a tutti voi e alle vostre rispettive Famiglie religiose. 31
  32. 32. MESSAGGIO PER LA XVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO Cari fratelli e sorelle! la Giornata Mondiale del Malato, che ricorre il prossimo 11 febbraio,memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, vedrà le Comunitàdiocesane riunirsi con i propri Vescovi in momenti di preghiera, per riflette-re e decidere iniziative di sensibilizzazione circa la realtà della sofferenza.L’Anno Paolino, che stiamo celebrando, offre l’occasione propizia per sof-fermarsi a meditare con l’apostolo Paolo sul fatto che, "come abbondano lesofferenze del Cristo in noi, così per mezzo di Cristo abbonda anche la no-stra consolazione" (2 Cor 1,5). Il collegamento spirituale con Lourdes ri-chiama inoltre alla mente la materna sollecitudine della Madre di Gesù per ifratelli del suo Figlio "ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e af-fanni, fino a che non siano condotti nella patria beata" (Lumen gentium, 62). Quest’anno la nostra attenzione si volge particolarmente ai bambini, lecreature più deboli e indifese e, tra questi, ai bambini malati e sofferenti. Cisono piccoli esseri umani che portano nel corpo le conseguenze di malattieinvalidanti, ed altri che lottano con mali oggi ancora inguaribili nonostanteil progresso della medicina e l’assistenza di validi ricercatori e professioni-sti della salute. Ci sono bambini feriti nel corpo e nell’anima a seguito diconflitti e guerre, ed altri vittime innocenti dell’odio di insensate personeadulte. Ci sono ragazzi "di strada", privati del calore di una famiglia ed ab-bandonati a se stessi, e minori profanati da gente abietta che ne viola l’inno-cenza, provocando in loro una piaga psicologica che li segnerà per il restodella vita. Non possiamo poi dimenticare l’incalcolabile numero dei minoriche muoiono a causa della sete, della fame, della carenza di assistenza sani-taria, come pure i piccoli esuli e profughi dalla propria terra con i loro geni-tori alla ricerca di migliori condizioni di vita. Da tutti questi bambini si levaun silenzioso grido di dolore che interpella la nostra coscienza di uomini edi credenti. La comunità cristiana, che non può restare indifferente dinanzi a cosìdrammatiche situazioni, avverte l’impellente dovere di intervenire. La Chie- 32
  33. 33. sa, infatti, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, "è la famiglia diDio nel mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra permancanza del necessario" (25, b). Auspico, pertanto, che anche la GiornataMondiale del Malato offra l’opportunità alle comunità parrocchiali e dioce-sane di prendere sempre più coscienza di essere "famiglia di Dio", e le inco-raggi a rendere percepibile nei villaggi, nei quartieri e nelle città l’amore delSignore, il quale chiede "che nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessunmembro soffra perché nel bisogno" (ibid.). La testimonianza della carità faparte della vita stessa di ogni comunità cristiana. E fin dall’inizio la Chiesaha tradotto in gesti concreti i principi evangelici, come leggiamo negli Attidegli Apostoli. Oggi, date le mutate condizioni dell’assistenza sanitaria, siavverte il bisogno di una più stretta collaborazione tra i professionisti dellasalute operanti nelle diverse istituzioni sanitarie e le comunità ecclesiali pre-senti sul territorio. In questa prospettiva, si conferma in tutto il suo valoreun’istituzione collegata con la Santa Sede qual è l’Ospedale PediatricoBambino Gesù, che celebra quest’anno i suoi 140 anni di vita. Ma c’è di più. Poiché il bambino malato appartiene ad una famiglia chene condivide la sofferenza spesso con gravi disagi e difficoltà, le comunitàcristiane non possono non farsi carico anche di aiutare i nuclei familiari col-piti dalla malattia di un figlio o di una figlia. Sull’esempio del "Buon Sama-ritano" occorre che ci si chini sulle persone così duramente provate e si of-fra loro il sostegno di una concreta solidarietà. In tal modo, l’accettazione ela condivisione della sofferenza si traduce in un utile supporto alle famigliedei bambini malati, creando al loro interno un clima di serenità e di speran-za, e facendo sentire attorno a loro una più vasta famiglia di fratelli e sorellein Cristo. La compassione di Gesù per il pianto della vedova di Nain (cfr Lc7,12-17) e per l’implorante preghiera di Giairo (cfr Lc 8,41-56) costituisco-no, tra gli altri, alcuni utili punti di riferimento per imparare a condividere imomenti di pena fisica e morale di tante famiglie provate. Tutto ciò presup-pone un amore disinteressato e generoso, riflesso e segno dell’amore miseri-cordioso di Dio, che mai abbandona i suoi figli nella prova, ma sempre lirifornisce di mirabili risorse di cuore e di intelligenza per essere in grado difronteggiare adeguatamente le difficoltà della vita. La dedizione quotidiana e l’impegno senza sosta al servizio dei bambinimalati costituiscono un’eloquente testimonianza di amore per la vita umana, 33
  34. 34. in particolare per la vita di chi è debole e in tutto e per tutto dipendente da-gli altri. Occorre affermare infatti con vigore l’assoluta e suprema dignità diogni vita umana. Non muta, con il trascorrere dei tempi, l’insegnamento chela Chiesa incessantemente proclama: la vita umana è bella e va vissuta inpienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza. E’a Gesù crocifisso che dobbiamo volgere il nostro sguardo: morendo in croceEgli ha voluto condividere il dolore di tutta l’umanità. Nel suo soffrire peramore intravediamo una suprema compartecipazione alle pene dei piccolimalati e dei loro genitori. Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II,che dell’accettazione paziente della sofferenza ha offerto un esempio lumi-noso specialmente al tramonto della sua vita, ha scritto: "Sulla croce sta il«Redentore delluomo», lUomo dei dolori, che in sé ha assunto le sofferen-ze fisiche e morali degli uomini di tutti i tempi, affinché nellamore possanotrovare il senso salvifico del loro dolore e risposte valide a tutti i loro inter-rogativi" (Salvifici doloris, 31). Desidero qui esprimere il mio apprezzamento ed incoraggiamento alleOrganizzazioni internazionali e nazionali che si prendono cura dei bambinimalati, particolarmente nei Paesi poveri, e con generosità e abnegazione of-frono il loro contributo per assicurare ad essi cure adeguate e amorevoli. Ri-volgo al tempo stesso un accorato appello ai responsabili delle Nazioni per-ché vengano potenziate le leggi e i provvedimenti in favore dei bambini ma-lati e delle loro famiglie. Sempre, ma ancor più quando è in gioco la vita deibambini, la Chiesa, per parte sua, si rende disponibile ad offrire la sua cor-diale collaborazione nell’intento di trasformare tutta la civiltà umana in «ci-viltà dell’amore» (cfr Salvifici doloris, 30). Concludendo, vorrei esprimere la mia vicinanza spirituale a tutti voi, carifratelli e sorelle, che soffrite di qualche malattia. Rivolgo un affettuoso salu-to a quanti vi assistono: ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate,agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amorea curare e alleviare le sofferenze di chi è alle prese con la malattia. Un salu-to tutto speciale è per voi, cari bambini malati e sofferenti: il Papa vi ab-braccia con affetto paterno insieme con i vostri genitori e familiari, e vi assi-cura uno speciale ricordo nella preghiera, invitandovi a confidare nel mater-no aiuto dell’Immacolata Vergine Maria, che nel passato Natale abbiamoancora una volta contemplato mentre stringe con gioia tra le braccia il Fi- 34
  35. 35. glio di Dio fatto bambino. Nell’invocare su di voi e su ogni malato la mater-na protezione della Vergine Santa, Salute degli Infermi, a tutti imparto dicuore una speciale Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 2 Febbraio 2009 35
  36. 36. LETTERA SULLA REVOCA DELLA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI Cari Confratelli nel ministero episcopale! La remissione della scomunica ai quattro Vescovi, consacrati nell’anno1988 dall’Arcivescovo Lefebvre senza mandato della Santa Sede, per mol-teplici ragioni ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa Cattolica una di-scussione di una tale veemenza quale da molto tempo non si era più speri-mentata. Molti Vescovi si sono sentiti perplessi davanti a un avvenimentoverificatosi inaspettatamente e difficile da inquadrare positivamente nellequestioni e nei compiti della Chiesa di oggi. Anche se molti Vescovi e fedeliin linea di principio erano disposti a valutare in modo positivo la disposizio-ne del Papa alla riconciliazione, a ciò tuttavia si contrapponeva la questionecirca la convenienza di un simile gesto a fronte delle vere urgenze di una vi-ta di fede nel nostro tempo. Alcuni gruppi, invece, accusavano apertamenteil Papa di voler tornare indietro, a prima del Concilio: si scatenava così unavalanga di proteste, la cui amarezza rivelava ferite risalenti al di là del mo-mento. Mi sento perciò spinto a rivolgere a voi, cari Confratelli, una parolachiarificatrice, che deve aiutare a comprendere le intenzioni che in questopasso hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede. Spero dicontribuire in questo modo alla pace nella Chiesa. Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Wil-liamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discretodi misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente ma non legitti-mamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: comela smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revo-ca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino del-la Chiesa. Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicatoin un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un appa-rente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani edebrei fatti a partire dal Concilio – passi la cui condivisione e promozione findall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico. Chequesto sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un mo- 36
  37. 37. mento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace al-l’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente.Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediantel’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenzadel problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremoprestar più attenzione a quella fonte di notizie. Sono rimasto rattristato dalfatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio comestanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta al-l’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hannoaiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmo-sfera di amicizia e di fiducia, che – come nel tempo di Papa Giovanni PaoloII – anche durante tutto il periodo del mio pontificato è esistita e, grazie aDio, continua ad esistere. Un altro sbaglio, per il quale mi rammarico sinceramente, consiste nelfatto che la portata e i limiti del provvedimento del 21 gennaio 2009 non so-no stati illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della suapubblicazione. La scomunica colpisce persone, non istituzioni. Un’Ordina-zione episcopale senza il mandato pontificio significa il pericolo di uno sci-sma, perché mette in questione l’unità del collegio episcopale con il Papa.Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fi-ne di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritornoall’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non èstato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso sco-po a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ri-torno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espressoil loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà diPastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autoritàdottrinale e a quella del Concilio. Con ciò ritorno alla distinzione tra perso-na ed istituzione. La remissione della scomunica era un provvedimento nel-l’ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal pesodi coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre di-stinguere questo livello disciplinare dall’ambito dottrinale. Il fatto che laFraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, nonsi basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Frater-nità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri nonesercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi distinguere tra il 37
  38. 38. livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinalein cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancorauna volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, laFraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – an-che se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano inmodo legittimo alcun ministero nella Chiesa. Alla luce di questa situazione è mia intenzione di collegare in futuro laPontificia Commissione "Ecclesia Dei" – istituzione dal 1988 competenteper quelle comunità e persone che, provenendo dalla Fraternità San Pio X oda simili raggruppamenti, vogliono tornare nella piena comunione col Papa– con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Con ciò viene chiaritoche i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmentedottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II edel magistero post-conciliare dei Papi. Gli organismi collegiali con i quali laCongregazione studia le questioni che si presentano (specialmente la con-sueta adunanza dei Cardinali al mercoledì e la Plenaria annuale o biennale)garantiscono il coinvolgimento dei Prefetti di varie Congregazioni romane edei rappresentanti dell’Episcopato mondiale nelle decisioni da prendere.Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 –ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si se-gnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato allamemoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa.Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professatanel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive. Spero, cari Confratelli, che con ciò sia chiarito il significato positivo co-me anche il limite del provvedimento del 21 gennaio 2009. Ora però rimanela questione: Era tale provvedimento necessario? Costituiva veramente unapriorità? Non ci sono forse cose molto più importanti? Certamente ci sonodelle cose più importanti e più urgenti. Penso di aver evidenziato le prioritàdel mio Pontificato nei discorsi da me pronunciati al suo inizio. Ciò che hodetto allora rimane in modo inalterato la mia linea direttiva. La prima prio-rità per il Successore di Pietro è stata fissata dal Signore nel Cenacolo inmodo inequivocabile: "Tu … conferma i tuoi fratelli" (L c 22, 32). Pietrostesso ha formulato in modo nuovo questa priorità nella sua prima Lettera:"Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della spe- 38
  39. 39. ranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Nel nostro tempo in cui in vaste zone dellaterra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova piùnutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presentein questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasidio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto ricono-sciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo croci-fisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è cheDio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luceproveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, icui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più. Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: que-sta è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore diPietro in questo tempo. Da qui deriva come logica conseguenza che dobbia-mo avere a cuore l’unità dei credenti. La loro discordia, infatti, la loro con-trapposizione interna mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio.Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani – perl’ecumenismo – è incluso nella priorità suprema. A ciò si aggiunge la neces-sità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino diavvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle lo-ro immagini di Dio, verso la fonte della Luce – è questo il dialogo interreli-gioso. Chi annuncia Dio come Amore "sino alla fine" deve dare la testimo-nianza dell’amore: dedicarsi con amore ai sofferenti, respingere l’odio e l’i-nimicizia – è la dimensione sociale della fede cristiana, di cui ho parlatonell’Enciclica Deus caritas est. Se dunque l’impegno faticoso per la fede, per la speranza e per l’amorenel mondo costituisce in questo momento (e, in forme diverse, sempre) lavera priorità per la Chiesa, allora ne fanno parte anche le riconciliazioni pic-cole e medie. Che il sommesso gesto di una mano tesa abbia dato origine adun grande chiasso, trasformandosi proprio così nel contrario di una riconci-liazione, è un fatto di cui dobbiamo prendere atto. Ma ora domando: Era edè veramente sbagliato andare anche in questo caso incontro al fratello che"ha qualche cosa contro di te" (cfr Mt 5, 23s) e cercare la riconciliazione?Non deve forse anche la società civile tentare di prevenire le radicalizzazio-ni e di reintegrare i loro eventuali aderenti – per quanto possibile – nellegrandi forze che plasmano la vita sociale, per evitarne la segregazione con 39
  40. 40. tutte le sue conseguenze? Può essere totalmente errato l’impegnarsi per loscioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò chevi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme? Io stesso ho visto, negli annidopo il 1988, come mediante il ritorno di comunità prima separate da Romasia cambiato il loro clima interno; come il ritorno nella grande ed ampiaChiesa comune abbia fatto superare posizioni unilaterali e sciolto irrigidi-menti così che poi ne sono emerse forze positive per l’insieme. Può lasciar-ci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti,215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli an-dare alla deriva lontani dalla Chiesa? Penso ad esempio ai 491 sacerdoti.Non possiamo conoscere l’intreccio delle loro motivazioni. Penso tuttaviache non si sarebbero decisi per il sacerdozio se, accanto a diversi elementidistorti e malati, non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annun-ciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli,come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della ri-conciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi? Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concretaabbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate –superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc. Per amore della ve-rità devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze com-moventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura deicuori. Ma non dovrebbe la grande Chiesa permettersi di essere anche gene-rosa nella consapevolezza del lungo respiro che possiede; nella consapevo-lezza della promessa che le è stata data? Non dovremmo come buoni educa-tori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurar-ci di condurre fuori dalle strettezze? E non dobbiamo forse ammettere cheanche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si hal’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, alquale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamentescagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa– perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato conodio senza timore e riserbo. Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questalettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpreta- 40
  41. 41. re e commentare il brano di Gal 5, 13 – 15. Ho notato con sorpresa l’imme-diatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: "Che la libertànon divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la caritàsiate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezzain un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordetee divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli unigli altri!" Sono stato sempre incline a considerare questa frase come unadelle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certiaspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo "mordere e divorare"esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpre-tata. È forse motivo di sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Gala-ti? Che almeno siamo minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo im-parare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà? E che sempre di nuovodobbiamo imparare la priorità suprema: l’amore? Nel giorno in cui ho parla-to di ciò nel Seminario maggiore, a Roma si celebrava la festa della Madon-na della Fiducia. Di fatto: Maria ci insegna la fiducia. Ella ci conduce al Fi-glio, di cui noi tutti possiamo fidarci. Egli ci guiderà – anche in tempi turbo-lenti. Vorrei così ringraziare di cuore tutti quei numerosi Vescovi, che inquesto tempo mi hanno donato segni commoventi di fiducia e di affetto esoprattutto mi hanno assicurato la loro preghiera. Questo ringraziamento va-le anche per tutti i fedeli che in questo tempo mi hanno dato testimonianzadella loro fedeltà immutata verso il Successore di san Pietro. Il Signore pro-tegga tutti noi e ci conduca sulla via della pace. È un augurio che mi sgorgaspontaneo dal cuore in questo inizio di Quaresima, che è tempo liturgicoparticolarmente favorevole alla purificazione interiore e che tutti ci invita aguardare con speranza rinnovata al traguardo luminoso della Pasqua. Con una speciale Benedizione Apostolica mi confermo Dal Vaticano, 10 Marzo 2009 41
  42. 42. MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2009 "Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame" (Mt 4,2) Cari fratelli e sorelle! Allinizio della Quaresima, che costituisce un cammino di più intenso al-lenamento spirituale, la Liturgia ci ripropone tre pratiche penitenziali moltocare alla tradizione biblica e cristiana - la preghiera, lelemosina, il digiuno -per disporci a celebrare meglio la Pasqua e a fare così esperienza della po-tenza di Dio che, come ascolteremo nella Veglia pasquale, "sconfigge il ma-le, lava le colpe, restituisce linnocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti.Dissipa lodio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pa-ce" (Preconio pasquale). Nel consueto mio Messaggio quaresimale, vorreisoffermarmi questanno a riflettere in particolare sul valore e sul senso deldigiuno. La Quaresima infatti richiama alla mente i quaranta giorni di digiu-no vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missionepubblica. Leggiamo nel Vangelo: "Gesù fu condotto dallo Spirito nel deser-to, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni equaranta notti, alla fine ebbe fame" (Mt 4,1-2). Come Mosè prima di riceve-re le Tavole della Legge (cfr Es 34,28), come Elia prima di incontrare il Si-gnore sul monte Oreb (cfr 1 Re 19,8), così Gesù pregando e digiunando sipreparò alla sua missione, il cui inizio fu un duro scontro con il tentatore. Possiamo domandarci quale valore e quale senso abbia per noi cristiani ilprivarci di un qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile per il nostrosostentamento. Le Sacre Scritture e tutta la tradizione cristiana insegnanoche il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che ad essoinduce. Per questo nella storia della salvezza ricorre più volte linvito a di-giunare. Già nelle prime pagine della Sacra Scrittura il Signore comanda al-luomo di astenersi dal consumare il frutto proibito: "Tu potrai mangiare ditutti gli alberi del giardino, ma dellalbero della conoscenza del bene e delmale non devi mangiare perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamen-te dovrai morire" (Gn 2,16-17). Commentando lingiunzione divina, san Ba-silio osserva che "il digiuno è stato ordinato in Paradiso", e "il primo co- 42

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