Il modello di M. Tomasellosull’origine della comunicazione e le sue implicazioni per la clinicadei disturbi dello spettro ...
I) Introduzione• Disturbi dello Spettro Autistico (ASD):  disturbi del neurosviluppo fortemente  associati con compromissi...
• Circa il 20% delle persone con Autismo  sono nonverbali (usano meno di 5  parole nella vita quotidiana)(v. Lord et al. 2...
Due teorie: – MENTALIZZAZIONE e compromissioni   PRAGMATICHE – (Tager-Flusberg, 2000) – DEFICIT PROCEDURALE (PDH) e   comp...
II) LINGUAGGIO ECOMUNICAZIONE NEI DPS:LE EVIDENZE  • DIST PRAGMATICI  • DIST GRAMMATICALI
A) DIST. PRAGMATICI• PRAGMATICA: conoscenza pratica necessaria per  usare e interpretare appropriatamente il linguaggio  n...
A.1) GESTI COMUNICATIVINON VERBALI -Problemi nella comunicazione non verbale – (v. lavori di Mundy e coll.) – Mancanza di ...
– Ritardo nell’uso dei primi gesti (che implicano referenza  condivisa), rispetto a gesti tardivi (che implicano l’utilizz...
A2) ATTI LINGUISTICI• GRICE (1975)• ASD: deficit di Atti Linguistici (AL) che  enfatizzano l’interazione sociale ,  piutto...
– ASD simili a TD nell’uso di AL con la funzione di  richiedere, protestare, autoregolazione (“Non fare  questo”).– Assent...
A3) DISCORSOCONVERSAZIONALE• Deficit e atipie multilple• Conversazione con modalità unidirezionale,  monologica   – Ghaziu...
• Compromissione in prove di comunicazione   referenziale• Difficoltà nel giudicare la quantità di informazione   necessar...
A.4) PROSODIA• Timing, ritmo ed intonazione  dell’eloquio; uso pause, stressare  parole.• Deficit e atipie
A.5) INTERPRETAZIONE DELLINGUAGGIO NONLETTERALE• Problemi con frasi idiomatiche,  metafore, ironia, bugie, giochi di parol...
B) GRAMMATICA ELESSICO – Linguaggio: due abilità mentali Morfosintassi e Lessico   (Chomski, 1965, Pinker, 1994) – A) LESS...
B.1) ABILITA’GRAMMATICALISINTASSI• Compromissione Comprensione frasi  (uditiva e visiva)• Non tutti i sogg con ASD hanno q...
Compromissione PRODUZIONE sintattica:• ASD linguaggio spontaneo con minor  complessità grammaticale, rispetto a controlli ...
MORFOLOGIA – Morfologia derivazionale (creazione nuove   parole): non studi ! – Morfologia inflessionale (modificazione di...
• Studi sulla produzione, spontanea o elicitata, di  eloquio hanno evidenziato atipie nella produzione di  morfologica inf...
B.2) ABILITA’ LESSICALI• Buona la capacità di apprendere singole parole• Non compromissione in prove di comprensione  less...
Studi di neuroimaging• Memoria Procedurale e strutture SNC:  lobo frontale, gangli della base e  cervelletto• Memoria Dich...
• Studi neuroimmagini funzionali• ASD in prove di comprensione sintattica:• Maggior attivazione corteccia posteriore  temp...
• Studi RMN strutturali• ASD con dist linguaggio (e DSL):• Diminuzione volume nella corteccia  frontale sn (anche area di ...
Linguaggio “formulaic”Eloquio nei ASD:• Enunciati ripetitivi e stereotipati• Associazioni idiosincratiche suono-significat...
• LNGUAGGIO “FORMULAIC”• Sequenza prefabbricata di parole che sono  memorizzate e recuperate globalmente dalla  memoria.• ...
STUDI LONGITUDINALI• Siller M, Sigman M• J Autism Dev Disord. 2002 Apr;32(2):77-  89.• The behaviors of parents of childre...
• Studio focalizzato sul comportamento che i  caregivers dei bambini con autismo  mostrano durante le interazioni di gioco...
Due significativi risultati:  1) i caregivers di bambini con autismo    sincronizzano i loro comportamenti    all’attenzio...
Due significativi risultati:  2) I caregivers di bambini con autismo che    mostravano un livello più alto di    sincroniz...
• I dati suggeriscono una relazione tra  parental sensitivity e il successivo  sviluppo delle competenze comunicative nei ...
• Siller M, Sigman M.• Dev Psychol. 2008 Nov;44(6):1691-704• Modeling longitudinal change in the  language abilities of ch...
• Lo studio ha valutato i patterns di  trasformazioni longitudinali nelle abilità  linguistiche in 28 bambini con autismo,...
• A) la responsiveness dei bambini a stimoli  dell’altro per l’attenzione congiunta• B) la responsiveness dei genitori all...
• I dati supportano una visione socio-  pragmatica dell’acquisizione del linguaggio,  con particolare enfasi sull’importan...
Michael TOMASELLOOrigins of HumanCommunication (2008)• 1) LA COMUNICAZIONE INTENZIONALE  DEI PRIMATI• 2. LA COMUNICAZIONE ...
1) LA COMUNICAZIONEINTENZIONALE DEI PRIMATI• I primati (in particolare le grandi  scimmie) comunicano con i cospecifici  i...
• I primati utilizzano come GESTI:• MOVIMENTI DI INTENZIONE (es. “braccio  in alto” per avviare il gioco): abbreviazioni d...
• Tutti questi gesti sono  fondamentalmente DIADICI – finalizzati  a regolare l’interazione sociale  direttamente – e non ...
• Essi sono anche tutti, di base, “COMPETITIVI”,  finalizzati a permettere al Comunicatore di ottenere  qualcosa• (e non C...
• Molti primati (“linguistici”), quando interagiscono con  gli umani, apprendono a “indicare” oggetti che  richiedono/pret...
• Alla Compr e Produz di GESTI sottende  la capacità di comprendere  l’INTENZIONALITA’ INDIVIDUALE (gli  altri hanno Scopi...
2. LA COMUNICAZIONECOOPERATIVA UMANA• In contrasto con i primati, gli umani  iniziano a comunicare con gli altri in  modo ...
• Alla comunicazione cooperativa umana  sottende un’infrastruttura socio-  cognitiva che include anche la  comprensione de...
La comunicazione umana dipende  fondamentalmente da:– una cornice di attenzione congiunta (o  intersoggettiva) che fornisc...
– Motivazioni fondamentali dell’ Intenzionalità  Condivisa (cooperative) sono: AIUTARE e  CONDIVIDERE.– Nelle interazioni ...
– L’abilità di collaborare con l’altro in attività  condivise, implica la necessità di assicurarsi che il  Ricevente compr...
• Gesto DEITTICO (“additare”) per indirizzare  l’attenzione visiva dell’altro;• Gesto ICONICO (“mimare”) per indirizzare  ...
• Le attività comunicative delle altre specie animali  somigliano poco a questa struttura cooperativa.• La comunicazione c...
• La comunicazione LINGUISTICA ha  questa stessa struttura cooperativa, ma  con l’aggiunta del perspective-taking  inerent...
3) ORIGINIONTOGENETICHEL’ontogenesi della comunicazione gestuale degli infanti   prelinguistici, in particolare la DEITTIC...
• La gestualità DEITTICA appare, verso  gli 11-12 mesi, solo insieme  all’emergere delle abilità di  intenzionalità condiv...
• I Gesti ICONICI compaiono a  “rimorchio” dei primi gesti Deittici;  diminuiscono con l’emergenza del  linguaggio (a diff...
• Funzione comune di• 1) Gesti Deittici e Dimostrativi (es.  “questo”, “quello”)• 2) Gesti Iconici e Termini Semantici  (e...
• L’adattamento umano per la  co-intenzionalità emerge  ontogenicamente intorno ai 12 mesi,  quando due traiettorie evolut...
– l’abilità socio-cognitiva, generale dei  primati, di comprendere SCOPI e  PERCEZIONI degli altri ( e forse le  INTENZION...
• Quando questi due percorsi convergono, gli infanti  umani diventano capaci:• di creare OBIETTIVI CONDIVISI, in azioni  i...
L’EMERGENZA ONTOGENETICA DELLACOMUNICAZIONE COOPERATIVA• Gli infanti iniziano ad esprimere le loro  intenzioni comunicativ...
– INFORMARE, aiutare gli altri fornendogli  informazioni necessarie– CONDIVIDERE, semplicemente  condividendo interesse e ...
– I gesti DEITTICI sono analoghi TRIADICI  dei RICHIAMI DI ATTENZIONE dei primati– I gesti ICONICI sono analoghi TRIADICI ...
• Una serie di esperimenti suggerisce che questi atti  comunicativi precoci implicano una piena co-  intenzionalità,che in...
4) ORIGINI FILOGENETICHE• La comunicazione cooperativa umana è  emersa filogeneticamente come parte di  un più ampio adatt...
5) LA DIMENSIONEGRAMMATICALE• Convenzionalizzazione e trasmissione  culturale delle costruzioni linguistiche -  in base ad...
Grammatica– del RICHIEDERE– dell’INFORMARE– del CONDIVIDERE (nella NARRAZIONE)
GRAMMATICA DEL RICHIEDERE– Le grandi scimmie usano sequenze di gesti– Le grandi scimmie “linguistiche” sono capaci di  com...
GRAMMATICA DELL’INFORMARE• Funzione informativa e referenti lontani  necessitano di una “sintassi seria” per• A) identific...
GRAMMATICA DEL CONDIVIDERE E DEL             NARRARE• Motivazione condivisa e proferimenti per narrare  eventi dislocati n...
• Hutman T, Siller M, Sigman M  J Child Psychol Psychiatry. 2009;50(10):1255-63.• Mothers narratives regarding their child...
• Studio sulle differenze individuali correlate con il  comportamento materno sincronico (durante il gioco),  associato co...
• Il livello medio di sincronia, misurato con un  sistema di codifica microanalitica, è stato  confrontato tra gruppi form...
• Le caratteristiche dei bambini non sono risultate  correlate alla classificazione delle interviste o al  punteggio nella...
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Il modello di Tomasello sull'origine della comunicazione e le sue implicazioni per la clinica dei disturbi dello spettro autistico

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Il modello di Tomasello sull'origine della comunicazione e le sue implicazioni per la clinica dei disturbi dello spettro autistico.
Giovanni Valeri - Ospedale pediatrico Bambino Gesù - Roma

Castel Ivano (Trento) - 15/16 ottobre 2010

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Il modello di Tomasello sull'origine della comunicazione e le sue implicazioni per la clinica dei disturbi dello spettro autistico

  1. 1. Il modello di M. Tomasellosull’origine della comunicazione e le sue implicazioni per la clinicadei disturbi dello spettro autistico Giovanni Valeri, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma DAL GESTO ALLA PAROLA: LO SVILUPPO COMUNICATIVO NEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO Castel Ivano 15-16/10/2010
  2. 2. I) Introduzione• Disturbi dello Spettro Autistico (ASD): disturbi del neurosviluppo fortemente associati con compromissioni nel linguaggio e nella comunicazione.
  3. 3. • Circa il 20% delle persone con Autismo sono nonverbali (usano meno di 5 parole nella vita quotidiana)(v. Lord et al. 2006)Altri acquisiscono un linguaggio funzionale di vario grado, con profili molto eterogenei.
  4. 4. Due teorie: – MENTALIZZAZIONE e compromissioni PRAGMATICHE – (Tager-Flusberg, 2000) – DEFICIT PROCEDURALE (PDH) e compromissioni GRAMMATICALI – Morfo-sintassi (deficit) e Memoria Procedurale – Conoscenza lessicale (relativamente non compromessa) e Memoria Dichiarativa, – (Ullman 2004; 2005)
  5. 5. II) LINGUAGGIO ECOMUNICAZIONE NEI DPS:LE EVIDENZE • DIST PRAGMATICI • DIST GRAMMATICALI
  6. 6. A) DIST. PRAGMATICI• PRAGMATICA: conoscenza pratica necessaria per usare e interpretare appropriatamente il linguaggio nei contesti sociali.• A.1) GESTI COMUNICATIVI NON VERBALI• A2) ATTI LINGUISTICI• A3) DISCORSO CONVERSAZIONALE• A.4) PROSODIA• A.5) INTERPRETAZIONE DEL LINGUAGGIO NON LETTERALE
  7. 7. A.1) GESTI COMUNICATIVINON VERBALI -Problemi nella comunicazione non verbale – (v. lavori di Mundy e coll.) – Mancanza di AC attenzione condivisa (“comportamento usato per seguire o dirigere l’attenzione di un’altra persona verso un evento o un oggetto, per condividerne l’interesse”). – Rispondere all’AC (seguire lo sguardo dell’adulto o il pointing) – Iniziare l’AC (pointing, mostrare, triangolazione sguardo)
  8. 8. – Ritardo nell’uso dei primi gesti (che implicano referenza condivisa), rispetto a gesti tardivi (che implicano l’utilizzo degli oggetti)Charman, Drew et al, J Child Lang. 2003 Feb;30(1):213-36.Measuring early language development in preschool children with autism spectrum disorder using the MacArthur Communicative Development Inventory (Infant Form).– Comunicazione gesti intenzionali non verbali: gesti richiestivi ma non dichiarativi
  9. 9. A2) ATTI LINGUISTICI• GRICE (1975)• ASD: deficit di Atti Linguistici (AL) che enfatizzano l’interazione sociale , piuttosto che AL che regolano il comportamento dell’altro• (v. studi di Wheterby e coll.)
  10. 10. – ASD simili a TD nell’uso di AL con la funzione di richiedere, protestare, autoregolazione (“Non fare questo”).– Assenti AL con funzione sociale (commenti, mostrare, consapevolezza dell’ascoltatore, richiesta di informazioni)– ASD vs SLI (DSL): minor uso di enunciati affermativi o di consenso– ASD vs Down: raramente comunicano su oggetti che sono nel focus attentivo della propria madre
  11. 11. A3) DISCORSOCONVERSAZIONALE• Deficit e atipie multilple• Conversazione con modalità unidirezionale, monologica – Ghaziuddin et al, (1996): stile pedante negli Asperger• Problemi nel rispondere in modo adeguato alle domande (soprattutto se relative a eventi inusuali o a narrazioni personali),• Difficoltà nel uso di referenze non ambigue nella conversazione.
  12. 12. • Compromissione in prove di comunicazione referenziale• Difficoltà nel giudicare la quantità di informazione necessaria• Minori capacità di shifting quando ci sono fallimenti nella conversazione (RM vs AUT: risposte meno specifiche a richieste di chiarimento). Atipie nelle abilità narrative
  13. 13. A.4) PROSODIA• Timing, ritmo ed intonazione dell’eloquio; uso pause, stressare parole.• Deficit e atipie
  14. 14. A.5) INTERPRETAZIONE DELLINGUAGGIO NONLETTERALE• Problemi con frasi idiomatiche, metafore, ironia, bugie, giochi di parole, storie ambigue.• Difficoltà nell’inferire il significato inteso dal parlante o espressioni culturali specifiche.
  15. 15. B) GRAMMATICA ELESSICO – Linguaggio: due abilità mentali Morfosintassi e Lessico (Chomski, 1965, Pinker, 1994) – A) LESSICO Informazioni idiosincratiche devono essere memorizzate in un “dizionario mentale” (mental lexicon). Parole con relazione suono-significato arbitrario. – B) GRAMMATICA Regolarità del linguaggio; regole grammaticali, vincoli alla combinazione delle unità linguistiche. – La grammatica è compromessa nell’autismo, – mentre la conoscenza lessicale è relativamente intatta.
  16. 16. B.1) ABILITA’GRAMMATICALISINTASSI• Compromissione Comprensione frasi (uditiva e visiva)• Non tutti i sogg con ASD hanno questi deficit.• Studio su adulti ASD: accuratezza normale, ma anomalo tempo di reazione (Just, 2004)
  17. 17. Compromissione PRODUZIONE sintattica:• ASD linguaggio spontaneo con minor complessità grammaticale, rispetto a controlli con sviluppo tipico e atipico• Minor frequenza di enunciati nuovi, non- imitativi (vs TD e Down) e maggior uso di enunciati “formulaic”• compromissione in Test Ripetizione frasi (Produzione sintattica)
  18. 18. MORFOLOGIA – Morfologia derivazionale (creazione nuove parole): non studi ! – Morfologia inflessionale (modificazione di una parola in base al suo ruolo grammaticale)
  19. 19. • Studi sulla produzione, spontanea o elicitata, di eloquio hanno evidenziato atipie nella produzione di morfologica inflessionale (es. maggior omissione di morfemi inflessionali) .• Differenza nell’accuratezza e nel tempo di reazione tra ASD e controlli nelle forme regolari, ma non nelle forme irregolari.
  20. 20. B.2) ABILITA’ LESSICALI• Buona la capacità di apprendere singole parole• Non compromissione in prove di comprensione lessicale• Non compromissione nella produzione di parole singole• Difficoltà, variabile, nella “Denominazione Automatica Rapida” e nelle prove di Fluenza verbale• Non compromissione nella produzione di forme irregolari
  21. 21. Studi di neuroimaging• Memoria Procedurale e strutture SNC: lobo frontale, gangli della base e cervelletto• Memoria Dichiarativa e strutture SNC: temporo/parietali.
  22. 22. • Studi neuroimmagini funzionali• ASD in prove di comprensione sintattica:• Maggior attivazione corteccia posteriore temporo/parietale• Minor attivazione corteccia premotoria (sn), corteccia prefrontale dorso laterale, area di Broca, gangli della base (sn) e cervelletto (dx)
  23. 23. • Studi RMN strutturali• ASD con dist linguaggio (e DSL):• Diminuzione volume nella corteccia frontale sn (anche area di Broca)
  24. 24. Linguaggio “formulaic”Eloquio nei ASD:• Enunciati ripetitivi e stereotipati• Associazioni idiosincratiche suono-significato• Linguaggio eccessivamente letterale• Difficoltà nell’uso di pronomi e termini deittici• Ecolalia (immediata o differita)
  25. 25. • LNGUAGGIO “FORMULAIC”• Sequenza prefabbricata di parole che sono memorizzate e recuperate globalmente dalla memoria.• Deficit socio-pragmatico e/o compenso (tramite la memorizzazione - dichiarativa-) delle difficoltà grammaticali
  26. 26. STUDI LONGITUDINALI• Siller M, Sigman M• J Autism Dev Disord. 2002 Apr;32(2):77- 89.• The behaviors of parents of children with autism predict the subsequent development of their childrens communication..
  27. 27. • Studio focalizzato sul comportamento che i caregivers dei bambini con autismo mostrano durante le interazioni di gioco,• in particolar modo quanto il comportamento del caregiver sia sincronizzato con il focus attentivo del bambino e sulla sua attività.
  28. 28. Due significativi risultati: 1) i caregivers di bambini con autismo sincronizzano i loro comportamenti all’attenzione e alle attività dei loro figli in misura simile a quella di caregivers di bambini con ritardi di sviluppo (DD) e caregivers di bambini con sviluppo tipico (TD), appaiati per capacità linguistiche.
  29. 29. Due significativi risultati: 2) I caregivers di bambini con autismo che mostravano un livello più alto di sincronizzazione durante l’interazione di gioco, hanno figli che sviluppano una maggiore attenzione condivisa, e una maggiore competenza linguistica, in un periodo di 1, 10 e 16 anni, rispetto a bambini i cui caregivers mostravano un più basso livello di sincronizzazione iniziale.
  30. 30. • I dati suggeriscono una relazione tra parental sensitivity e il successivo sviluppo delle competenze comunicative nei bambini con autismo.• Implicazioni per interventi di parent training.
  31. 31. • Siller M, Sigman M.• Dev Psychol. 2008 Nov;44(6):1691-704• Modeling longitudinal change in the language abilities of children with autism: parent behaviors and child characteristics as predictors of change.
  32. 32. • Lo studio ha valutato i patterns di trasformazioni longitudinali nelle abilità linguistiche in 28 bambini con autismo, durante la prima e la seconda infanzia,• I risultati mostrano che la velocità dell’accrescimento linguistico era predetto, indipendentemente, da due fattori:
  33. 33. • A) la responsiveness dei bambini a stimoli dell’altro per l’attenzione congiunta• B) la responsiveness dei genitori all’attenzione e all’attività dei loro figli durante il gioco• Le relazioni predittive non potevano essere spiegate da variazioni iniziali in caratteristiche dello sviluppo globali, come: QI, Età Mentale, o abilità linguistiche.
  34. 34. • I dati supportano una visione socio- pragmatica dell’acquisizione del linguaggio, con particolare enfasi sull’importanza dei processi collaborativi attraverso i quali bambini e genitori negoziano significati condivisi.
  35. 35. Michael TOMASELLOOrigins of HumanCommunication (2008)• 1) LA COMUNICAZIONE INTENZIONALE DEI PRIMATI• 2. LA COMUNICAZIONE COOPERATIVA UMANA• 3 ORIGINI ONTOGENETICHE• 3 ORIGINI FILOGENETICHE• 5) LA DIMENSIONE GRAMMATICALE
  36. 36. 1) LA COMUNICAZIONEINTENZIONALE DEI PRIMATI• I primati (in particolare le grandi scimmie) comunicano con i cospecifici in modo più flessibile tramite i GESTI (rispetto le ESIBIZIONI VOCALI);• I GESTI implicano l’adattamento allo stato attenzionale del ricevente
  37. 37. • I primati utilizzano come GESTI:• MOVIMENTI DI INTENZIONE (es. “braccio in alto” per avviare il gioco): abbreviazioni di azioni sociali che divengono comunicative nell’ambito di uno specifico contesto interattivo;• RICHIAMI DI ATTENZIONE (es. “schiaffo in terra” per giocare): azioni che catturano l’attenzione dell’altro, in un’ampia varietà di contesti.
  38. 38. • Tutti questi gesti sono fondamentalmente DIADICI – finalizzati a regolare l’interazione sociale direttamente – e non TRIADICI, nel senso di riferirsi a entità esterne.
  39. 39. • Essi sono anche tutti, di base, “COMPETITIVI”, finalizzati a permettere al Comunicatore di ottenere qualcosa• (e non COOPERATIVI, nel senso di finalizzati a condividere stati psicologici).• I GESTI sono usati per RICHIEDERE. direttamente (MdI) o indirettamente (RdA) azioni da altri.
  40. 40. • Molti primati (“linguistici”), quando interagiscono con gli umani, apprendono a “indicare” oggetti che richiedono/pretendono, in modo triadico.• Ma queste “indicazioni” sono solo azioni imperative; esse non sono cooperative in senso umano (e possono anche non essere veramente referenziali),• Es.: i primati che indicano, non comprendono quando gli umani indicano loro per informarli.
  41. 41. • Alla Compr e Produz di GESTI sottende la capacità di comprendere l’INTENZIONALITA’ INDIVIDUALE (gli altri hanno Scopi e Percezioni).• Comunicatori e Riceventi hanno i loro fini comunicativi distinti, nel processo comunicativo, senza fini comuni condivisi
  42. 42. 2. LA COMUNICAZIONECOOPERATIVA UMANA• In contrasto con i primati, gli umani iniziano a comunicare con gli altri in modo COOPERATIVO.• Questa struttura cooperativa pervade tutti gli aspetti degli scambi comunicativi
  43. 43. • Alla comunicazione cooperativa umana sottende un’infrastruttura socio- cognitiva che include anche la comprensione della INTENZIONALITA’ CONDIVISA.• Abilità di “lettura ricorsiva della mente”, che permette fini congiunti e attenzione congiunta.
  44. 44. La comunicazione umana dipende fondamentalmente da:– una cornice di attenzione congiunta (o intersoggettiva) che fornisce la base comune necessaria per la referenza– le mutue assunzioni di cooperazione che generano sia inferenze rilevanti sia obbligazioni interpersonali.
  45. 45. – Motivazioni fondamentali dell’ Intenzionalità Condivisa (cooperative) sono: AIUTARE e CONDIVIDERE.– Nelle interazioni comunicative generano le tre Motivazioni fondamentali della com coop um:– 1) RICHIEDERE (chiedere aiuto)– 2) INFORMARE (offrire aiuto sotto forma di informazioni utili)– 3) CONDIVIDERE emozioni e atteggiamenti (creare legami sociali)
  46. 46. – L’abilità di collaborare con l’altro in attività condivise, implica la necessità di assicurarsi che il Ricevente comprenda il messaggio del Comunicatore, come questo lo intende.– Noi sappiamo insieme che entrambi siamo (e “dobbiamo”) essere cooperativi.– V. GRICE
  47. 47. • Gesto DEITTICO (“additare”) per indirizzare l’attenzione visiva dell’altro;• Gesto ICONICO (“mimare”) per indirizzare l’immaginazione dell’altro.• Base “naturale”:• GD: seguire la direzione dello sguardo altrui;• GI: interpretare come intenzionali le azioni altrui
  48. 48. • Le attività comunicative delle altre specie animali somigliano poco a questa struttura cooperativa.• La comunicazione cooperativa umana deriva, evoluzionisticamente, da un adattamento della intenzionalità condivisa (“co-intenzionalità”), che si manifesta in molte altre attività culturali umane.
  49. 49. • La comunicazione LINGUISTICA ha questa stessa struttura cooperativa, ma con l’aggiunta del perspective-taking inerente i simboli linguistici contrastivi: “rappresentazioni cognitive orientate/prospettiche”
  50. 50. 3) ORIGINIONTOGENETICHEL’ontogenesi della comunicazione gestuale degli infanti prelinguistici, in particolare la DEITTICITA’, dimostra il ruolo critico della co-intenzionalità:• La “cornice attenzionale” e il “terreno comune” (forma di vita- Wittgenstein; formati attenzionali congiunti - Bruner)• Le tre motivazioni fondamentali (richiedere, informare e condividere)• Con minor certezza l’”intenzione comunicativa” e le “norme cooperative”
  51. 51. • La gestualità DEITTICA appare, verso gli 11-12 mesi, solo insieme all’emergere delle abilità di intenzionalità condivisa nell’azione cooperativa (anche se molti prerequisiti sono già disponibili)
  52. 52. • I Gesti ICONICI compaiono a “rimorchio” dei primi gesti Deittici; diminuiscono con l’emergenza del linguaggio (a differenza dei gesti deittici), perché Gesti Iconici e Convenzionalità Linguistiche rappresentano entrambi modi simbolici di indicare i referenti
  53. 53. • Funzione comune di• 1) Gesti Deittici e Dimostrativi (es. “questo”, “quello”)• 2) Gesti Iconici e Termini Semantici (es. nomi e verbi).
  54. 54. • L’adattamento umano per la co-intenzionalità emerge ontogenicamente intorno ai 12 mesi, quando due traiettorie evolutive convergono:
  55. 55. – l’abilità socio-cognitiva, generale dei primati, di comprendere SCOPI e PERCEZIONI degli altri ( e forse le INTENZIONI e gli STATI ATTENTIVI degli altri).–– le abilità, unicamente umane, e le motivazioni a condividere STATI MENTALI con altri.
  56. 56. • Quando questi due percorsi convergono, gli infanti umani diventano capaci:• di creare OBIETTIVI CONDIVISI, in azioni intenzionali congiunte;• di impegnarsi in varie specie di attività attenzionali congiunte, le quali creano l’abilità di comprendere, secondo PROSPETTIVE MULTIPLE, una entità comune.
  57. 57. L’EMERGENZA ONTOGENETICA DELLACOMUNICAZIONE COOPERATIVA• Gli infanti iniziano ad esprimere le loro intenzioni comunicative intorno ai 12 mesi.• In aggiunta alle RICHIESTE cooperative gli infanti prelinguistici comunicano per altri due motivi di base:
  58. 58. – INFORMARE, aiutare gli altri fornendogli informazioni necessarie– CONDIVIDERE, semplicemente condividendo interesse e attenzione con altri al di fuori di eventi o azioni dichiarative.
  59. 59. – I gesti DEITTICI sono analoghi TRIADICI dei RICHIAMI DI ATTENZIONE dei primati– I gesti ICONICI sono analoghi TRIADICI dei MOVIMENTI DI INTENZIONE
  60. 60. • Una serie di esperimenti suggerisce che questi atti comunicativi precoci implicano una piena co- intenzionalità,che include• la partecipazione in cornici di attenzione congiunta (intersoggettiva) con prospettive differenti,• la partecipazione in attività congiunte con intenzioni e scopi congiunti• la comprensione delle intenzioni comunicative cooperative.
  61. 61. 4) ORIGINI FILOGENETICHE• La comunicazione cooperativa umana è emersa filogeneticamente come parte di un più ampio adattamento all’attività di collaborazione e alla vita culturale
  62. 62. 5) LA DIMENSIONEGRAMMATICALE• Convenzionalizzazione e trasmissione culturale delle costruzioni linguistiche - in base ad abilità cognitive generali, di intenzionalità condivisa e di imitazione - per le tre motivazioni comunicative fondamentali:
  63. 63. Grammatica– del RICHIEDERE– dell’INFORMARE– del CONDIVIDERE (nella NARRAZIONE)
  64. 64. GRAMMATICA DEL RICHIEDERE– Le grandi scimmie usano sequenze di gesti– Le grandi scimmie “linguistiche” sono capaci di combinare gesti con un unico fine comunicativo, e segmentano l’esperienza in EVENTO e PARTECIPANTE.– I proferimenti multi-unità sono usati quasi sempre con funzioni IMPERATIVE (implicano solo “tu-e-io nel qui-e-ora): non necessita un marcamento grammaticale complesso -> “sintassi semplice”
  65. 65. GRAMMATICA DELL’INFORMARE• Funzione informativa e referenti lontani necessitano di una “sintassi seria” per• A) identificare referenti assenti• B) marcare sintatticamente i ruoli dei Partecipanti• C) distinguere motivazioni informative e imperativi
  66. 66. GRAMMATICA DEL CONDIVIDERE E DEL NARRARE• Motivazione condivisa e proferimenti per narrare eventi dislocati nello spazio e nel tempo -> “sintassi elaborata”• A) marcare il tempo e correlare tra loro gli eventi• B) rintracciare i partecipanti attraverso eventi
  67. 67. • Hutman T, Siller M, Sigman M J Child Psychol Psychiatry. 2009;50(10):1255-63.• Mothers narratives regarding their child with autism predict maternal synchronous behavior during play..
  68. 68. • Studio sulle differenze individuali correlate con il comportamento materno sincronico (durante il gioco), associato con lo sviluppo del linguaggio nei bambini con autismo.• Studio su 67 bambini con autismo, di età inferiore ai 7 anni e le loro madri biologiche, valutate tramite due prove narrative:• - Insightfulness Assessment (Koren-Karie & Oppenheim, 1997)• Reaction to Diagnosis Interview (Pianta & Marvin, 1992).-
  69. 69. • Il livello medio di sincronia, misurato con un sistema di codifica microanalitica, è stato confrontato tra gruppi formato in base alle classificazioni basate sulle interviste delle madri.• La variazione nella sincronia materna è risultata correlata alla classificazione del Insightfulness Assessment, ma non a quella del Reaction to Diagnosis Interview.
  70. 70. • Le caratteristiche dei bambini non sono risultate correlate alla classificazione delle interviste o al punteggio nella sincronia materna.• La qualità della narrazione materna sul proprio figlio con autismo e la relazione con il bambino sono risultate associate con la variabilità nel comportamento materno sincronizzato durante il gioco.

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