Mythos

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Mythos

  1. 1. Esistono gli intraducibili? SEMINARIO INTERDISCIPLINARE 5 maggio 2009 RICCARDO PALMISCIANO Mythos/mito 1. Il mito come categoria universale Claude Lévi-Strauss, Anthropologie structurale, Paris 1958, p. 232 un mythe est perçu comme mythe par tout lecteur, dans le monde entier. 2. La nascita della mitologia B. de FONTENELLE, De l'origine des fables, 1724 Poiché i greci, con tutta la loro intelligenza, quando erano ancora un popolo nuovo non pensavano affatto in modo più ragionevole dei barbari americani, i quali erano con ogni evidenza un popolo molto giovane quando furono scoperti dagli spagnoli, c'è motivo di credere che gli americani avrebbero finito per pensare in modo altrettanto ragionevole dei greci, se ne avessero avuto la possibilità. Friederich Max MÜLLER, Lectures on the Science of Language: Second Series, 1863 I poeti greci hanno un'innata avversione per tutto ciò che è eccessivo o mostruoso. Eppure, essi attribuiscono ai propri dèi cose che farebbero inorridire il più selvaggio dei pellirosse … E' difficile trovare, nelle tribù più arretrate dell'Africa e dell'America, qualcosa di più orrido e ripugnante. Andrew LANG, Mythology, 1875 L'ufficio della mitologia come quot;scienzaquot; è di spiegare, insieme ad altri elementi in apparenza irrazionali contenuti nei miti, i punti seguenti: le storie selvagge e assurde sull'origine delle cose, degli uomine, del sole, delle stelle, degli animali, della morte e del mondo in generale; le avventure infami e ridicole degli dei; perché gli dei vengano presentati come esseri incestuosi, adulteri, assassini, ladri, crudeli e cannibali; perché assumano sembianze animali; le metamorfosi in piante, animali o stelle; le storie ripugnanti sul regno dei morti: le discese degli dei agli inferi e il loro ritorno da quei luoghi. 3. Mitologia e religione Paul DECHARME , Mythologie de la Grèce antique, 1879 Quando i Greci smettono di parlare la lingua mitologica, la loro idea di dio non è essenzialmente diversa dalla nostra. 4. Il significato del termine mythos presso i Greci W. Beck, s. v. mu'qoquot; in LfgrE, Göttingen 1993, coll. 271-278 Nel corpus epico 350 occorrenze con questi significati: 1) Discorso (257 occorrenze) A differenza di e[poquot; (epos), mu'qoquot; (mythos) si riferisce ad un'affermazione coerente, ad un uso della parola che prevede un piano, una progettazione. Il termine può essere usato per introdurre un discorso o per riferirsi ad un discorso concluso. 2) Altri significati: a) piano; b) discussione, decisione; c) vanteria; d) conversazione; e) decisione giuridica; f) giustificazione; g) messaggio; h) opinione; i) ordine; l) scusa; m) notizia; n) richiesta; o) abilità nel parlare; p) modo di parlare; q) parlare Altri significati nel periodo arcaico e classico: 3) Favola esopica Aesch. fr. 139 Radt w|d j ejsti; muvqwn tw'n Libustikw'n klevoquot; quot;così si dice nelle favole di Libiaquot;.
  2. 2. 2 Ar. pax 129-131 mu'qoquot; (mythos) è un sinonimo di lovgoquot; Aijswvpou quot;favola di Esopoquot; Plat. Alc.1, 123a kata; to;n Aijswvpou mu'qon o}n hJ ajlwvphx pro;quot; to;n levonta eipen quot;secondo la favola di Esopo che la volpe raccontò al leonequot; Arist. fr. 573 Rose kai; JAristotevlhquot; ejn th/' Samivwn politeiva/ eijpovnta fhsi;n aujto;n [scil. Ai[swpon] mu'qon hujdokimhkevnai, quot;e Aristotele nella Costituzione dei Sami disse che lui [cioè Esopo] aveva reso la favola un genere stimatoquot;. Arist. Mete. 2, 3, 356b13-15 tw'n Aijswvpou muvqwn quot;della favole di Esopoquot;. 4) Trama di una commedia o di una tragedia Arist. Poet. 1449b 5, 1450a 4, 1451a 16 5. L'opposizione (presunta) fra mythos e logos a) Mythos = Finzione (opp. lovgoquot; quot;verità storicaquot;) Pind. Ol. 1, 29; Nem. 7, 23; Plat. Phaed. 61b; Prot. 320c, 324d; Gorg. 523a; Tim. 26e; Socr. 46T1 Pind. Ol. 1, 28 s. Certo sono molti i portenti, e, io credo, anche le favole che raccontano i mortali (mu'qoi … brotw'n favtiquot;), intarsiate di iridescenti bugie, trasgredendo la verità, traggono in inganno. b) Senofane, fr. 1, 13-14 Gent.-Pr. crh; de; prw'ton me;n qeo;n uJmne;n ejuvfronaquot; a[ndraquot; eujfhvmoiquot; muvqoiquot; kai; kaqaroi'si lovgoiquot; In primo luogo bisogna che uomini di senno a Dio alzino le mani, e facciano racconti ispirati a pietà e pronuncino puri discorsi. c) Parmenide, fr. 8, 1-2 D.-K. … movnoquot; d j e[ti mu'qoquot; oJdoi'o leivpetai wJquot; e[stin … v. 50 ejn tw'/ soi pauvw pisto;n lovgon Resta solo un discorso della via: che quot;èquot; … v. 50 Qui pongo termine al discorso che si accompagna a certezza. d) Empedocle, fr. 17, 14-18 D.-K. Ascolta le mie parole (muvqwn klu'qi), conoscenze che nutrono la mente! Come anche prima ho detto, annunciando i confini del mio parlare (peivrata mu'qwn), duplice cosa dirò: ora l'Uno si accresce dai molti così da essere una cosa sola, ora anche si divide, così che dall'Uno vengano a essere i molti. e) Empedocle, fr. 23, 11 D.-K. Sappi chiaramente queste cose, udendo la parola che viene dal dio (qeou' pavra mu'qon). f) Ecateo di Mileto, Genealogie (scritte verso il 490 a.C.) FGrHist 1F1 JEkatai'oquot; Milhvsioquot; w|de muqei'tai: tavde gravfw, w{quot; moi dokei' ajlhqeva einai: oiJ ga;r JEllhvnwn lovgoi polloiv te kai; geloi'oi, wJquot; ejmoi; faivnontai, eijsivn. Così parla (mytheìtai) Ecateo di Mileto: scrivo queste cose come sembra a me che siano vere; infatti i discorsi (logoi) dei Greci, come appaiono a me, sono molti e risibili. 6. Il mythos senza varianti a) Pindaro, Peani, 6, 98ss., per le Teossenie di Delfi (trad. B. Gentili) Poi ch'ebbero composto nella tomba con molti compianti la spoglia gagliarda del Pelide, sui flutti del mare tornarono gli araldi portando da Sciro il fortissimo Neottolemo che d'Ilio distrusse la città. Ma non rivide la madre diletta né pei campi paterni i cavalli dei Mirmìdoni destando la schiera dal casco di bronzo. E giunse alla terra Molossia presso il Tòmaro e ai venti non seppe sfuggire né al dio
  3. 3. 3 lungisaettante dall'ampia faretra. Apollo giurò che l'uomo che uccise il vecchio Priamo mentre balzava all'altare domestico, non sarebbe tornato alla casa serena né giunto a vecchiezza di vita. E quando coi suoi sacerdoti venne a contesa pei dovuti onori, il dio l'uccise nel tempio presso il vasto ombelico della terra. b) Pindaro, Nemee, 7, 34 ss., per Sogene di Egina, vincitore nel pentathlon per ragazzi (trad. B.Gentili) E nel suolo di Pito giace Neottolemo poi ch'ebbe distrutta la citta di Priamo per cui molto patirono i Danai. Al suo ritorno, navigando fallì la rotta per Sciro; errabondi toccarono Efira. Regnò poco tempo in Molossia, ma la sua stirpe mantenne lo scettro regale. Poi venne al dio di Pito recando le ricche offerte delle primizie d'Ilio. Qui venuto a contesa per le carni delle vittime, un uomo lo uccise di coltello. Profonda fu la pena dei Delfi ospitali. Ma si compiva il suo destino; bisognava che alcuno degli Eacidi possenti dimorasse nel bosco antichissimo presso la ben costruita casa del dio, presiedendo con retta giustizia ai riti degli eroi e alle vittime opime. 7. Il mythos come racconto tradizionale (modo del racconto?) che si inserisce in un sistema Mito ed epos Mito e fiaba Mito e saga Mythos o mythoi? 8. L'intraducibilità alla rovescia: come tradurre in greco antico l'italiano mito? a) Arist. Rh, 2, 20, 1393b8-22 Stesicoro, quando gli Imeresi stavano scegliendo Falaride come stratego con poteri assoluti ed erano intenzionati ad affidargli le loro vite, dopo aver pronunciato altri argomenti raccontò loro un logos (lovgoquot;) secondo il quale: un cavallo occupava da solo un prato. Quando sopraggiunse un cervo che si mise a distruggere il pascolo, il cavallo, intenzionato a punire il cervo, chiese ad un uomo se poteva punirlo insieme a lui. Quello disse di sì, a patto che accettasse le briglie e lui potesse salirgli in groppa con le armi. Il cavallo accettò e quando l'uomo gli salì in groppa invece di infliggere una punizione al cervo diventò lo schiavo dell'uomo. La vicenda è raccontata anche da Conone (FGrHist 26 F1 (Narr.), 42), ma il tiranno è Gelone e la storia è definita ainos (ainoquot;). Anon. in Rh. 2, 20, 1393b8 (p. 125 Rabe), riferendosi al medesimo passo dice: lovgoquot; dev ejstin h[toi mu'qoquot;, oi|ovquot; ejstin oJ tou' Sthsicovrou. Quello che si trova in Stesicoro è un logos ovvero un mythos. b) Theo. Sm. p. 73 Hiller kai; oJ Libuko;quot; kai; oJ mu'qoquot; kai; oJ ainoquot; lovgoquot; levgetai E sia il mythos sia l'ainos libico è chiamato logos.
  4. 4. 4 Risposta in forma di mythos Il titolo della relazione prometteva una riflessione su come tradurre in italiano, o in una qualsiasi lingua moderna, il termine/concetto mythos e invece alla fine del discorso ci rendiamo conto che il problema è come rendere nel greco antico l'italiano mito. Immaginiamo questa scena. Uno studioso moderno del mito approda magicamente in una città o campagna greca nel V secolo a.C. È un pomeriggio di luglio e all'ombra di un albero un uomo sonnecchia aspettando che passi la canicola. Lo studioso lo avvicina trepidante e il greco subito chiede da quale polis esotica proviene quell'uomo abbigliato in un modo così buffo. Soddisfatta questa curiosità lo studioso, dopo un po' di convenevoli, gli chiede di raccontargli un mythos. E quello gli racconta una favola di Esopo. Interessante questa storiella -dice lo straniero-, ma adesso raccontami un vero mythos! Il greco guarda lo straniero (cosa vuoi che sappiano della nostra lingua questi barbari), poi per senso dell'ospitalità gli racconta di quando Leonida morì con i suoi soldati alle Termopili combattendo contro i Persiani. Il racconto è bello e ben eseguito e il greco suda per lo sforzo. Lo straniero è in imbarazzo. Fa i complimenti al narratore, poi gli chiede di raccontare un mythos sugli dèi o sugli eroi. Il greco si illumina e gli racconta della contesa fra Odisseo e Aiace per le armi di Achille. Si va bene, bello questo racconto, ma questo è epos. Epos? Mythos risponde il greco. Raccontami una storia sul mythos di un dio - incalza lo straniero. Paziente il greco comincia a raccontargli della furiosa battagli fra i Giganti e gli dèi olimpi. Lo studioso a questo punto lo ferma. Ma come? non senti una differenza fra le storie che hai raccontato? ti sembrano tutte uguali? E il greco, guardando con un occhio verso la chioma del pioppo che gli fa ombra: no, no hai ragione tu, non sono tutte uguali. Ma adesso scusami straniero. Devo andare dal medico. Mio figlio ha male al fegato. Io l'avrei portato a Epidauro, ma oggi ci sono degli uomini sapienti che dicono che quelle sugli dèi antichi sono tutte storie, ah scusami, volevo dire miti. Poi si allontana e pensa: logos, mythos, ainos, epos, ma chi se ne importa, quello che conta è che ho sempre avuto un racconto giusto per ogni occasione, prima di incontrare questo rompiscatole di straniero. BIBLIOGRAFIA W. Beck, s. v. mu'qoquot; in LfgrE, Göttingen 1993, coll. 271-278 M. Bettini, Mythos/Fabula, in F. Moretti, Il romanzo, III, Storia e geografia, Torino 2002, pp. 93 ss. J. Bremmer, What is a Greek Myth?, in J. Bremmer (Ed.), Interpretations of Greek Mythology, London- Sydney 1987, pp. 1-9 W. Burkert, Mito e rituale in Grecia, tr. it. Roma-Bari 1987 (Berkeley-Los Angeles 1979) C. Calame, Introduction: évanescence du mythe et réalité des formes narratives, in C. Calame (Ed.), Métamorphoses du mythe en Grèce antique, Genève 1988, pp. 7-14 C. Calame, Mito e storia nell'Antichità greca, Bari 19992 (Lausanne 1996) C. Calame, Poétique des mythes dans la Grèce antique, Paris 2000 M. Detienne, L'invention de la mythologie, Paris 1981 M. Detienne (Ed.), Il mito. Guida storica e critica, Roma-Bari 1975 L. Edmunds (Ed.), Approaches to Greek Myth, Baltimore-London 1991 (=1990) L. Edmunds, The Practice of Greek Mythology, in Edmunds 1991, pp. 1-20 H. Fränkel, Poesia e filosofia della Grecia antica, tr. it. Bologna 1997 (München 1962) B. Gentili- G. Paioni, Il mito greco. Atti del Convegno Internazionale (Urbino 7-12 maggio 1973), Roma 1977 F. Graf, Il mito in Grecia, tr. it. Roma-Bari 19882 (München- Zürich 1985) W. Hansen, Ariadne's Thread: A Guide to International Tales Found in Classical Literature, Ithaca-London 2002 G. S. Kirk, Myth: Its Meaning and Functions in Ancient and Other Cultures, Cambridge 1970 G. S. Kirk, The Nature of Greek Myth, Harmondsworth 1974 C. Lévi-Strauss, Antropologia strutturale, tr. it. Milano 2002a (Paris 1958) C. Lévi-Strauss, Mito e significato, tr. it. Milano 2002b (Toronto 1978) M. Lüthi, Volksmärchen und Volkssage, Bern 19753 M. Lüthi, Das Volksmärchen als Dichtung: Aesthetik und Anthropologie, Düsseldorf 1975 G. Nagy, Greek Mythology and Poetics, Ithaca N.Y.-London 1990 J. Peradotto, Classical Mythology. An Annotated Bibliographical Survey, Urbana 1973 V.Ja. Propp, Morfologia della fiaba, tr. it. Torino 2000 (=1966), ed. or. Leningrad 1928 G.-J. van Dijk, Ainoi, lovgoi, mu'qoi. Fables in Archaic, Classical and Hellenistic Greek Literature, Leiden- New York-Köln 1997 P. Veyne, I Greci hanno creduto ai loro miti?, tr. it. Bologna 2005 =1984 (ed. or. Paris 1983)
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