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A' pucundria
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A' pucundria

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  • 1. Francesca Cacciapuoti La SAUDADE portoghese, la SEHNSUCHT tedesca e ... l'APPUCUNDRIA napoletana Queste tre parole sono caratterizzate dall'assenza di un corrispondente esatto in altre lingue. La saudade è stata definita (o, meglio, non definita) in maniera vaga e sempre con ossimori “E' un male che piace, è un bene che si patisce” (F.M. De Melo). La Sehnsucht, altrettanto indefinita, è un sentimento meno passivo: è lo struggimento, la tensione verso qualcosa di infinito, lo smarrimento dell'uomo di fronte alla grandezza della natura, del cosmo. E l'appucundria? Il “dizionario dialettale napoletano” di A. Altamura la definisce come “Ipocondria, malinconia”, ma i napoletani sanno che quelle undici lettere racchiudono molto di più. Indefinita e senza un corrispondente in altre lingue come le altre due parole citate, l'appucundria è forse più simile alla saudade che alla Sehnsucht in quanto paralizzante e “subìta” da chi la prova, che in essa si crogiola. L'appucundria è, sì, malinconia, ma può essere anche nostalgia, noia, mal di vivere, mal d'amore, insoddisfazione, solitudine. Si differenzia dalla saudade perché resta nell'ambito intimo, personale; non è arrivata a diventare “vessillo” di un popolo (lo stereotipo dei napoletani, infatti, rimane quello di gente sempre allegra e pronta a scherzare su tutto). Se la saudade è nera e la Sehnsucht altrettanto nera di paura e smarrimento, ma anche rossa di passione e desiderio struggente, l'appucundria è forse grigia, come una giornata uggiosa. Ce ne parla così Pino Daniele in una splendida canzone: Appucundria me scoppia ogne minuto 'mpietto peccè passanno forte haje sconcecato 'o lietto appucundria 'e chi è sazio e dice ca è diuno appucundria 'e nisciuno …Appucundria 'e nisciuno. Pino Daniele, “Appucundria”, dall'album “Nero a metà” (1980) (Appucundria mi scoppia/ogni minuto nel petto/perchè passando forte/hai disfatto il letto/appucundria di chi è sazio/e dice che è digiuno/appucundria di nessuno/... Appucundria di nessuno)