2001: Odissea nello spazio<br />Analisi della sequenza: Star Gate<br />Cinema e Videoarte<br />Claudio Rivetti<br />
Il film<br />Diretto da Stanley Kubrick nel 1968, su sceneggiatura originale di Arthur Clarke.<br />Pietra miliare della f...
Star Gate<br />E’ una sequenza che consiste in un viaggio spaziale di una decina di minuti, intervallato da rare inquadrat...
Elementi cinematografici<br />Inquadrature di un attore protagonista, montate grazie a un raccordo di sguardo, che mediano...
Ma soprattutto c’è un forte rapporto di dipendenza con la scena successiva, in funzione della quale questa è costruita. <b...
Elementi da videoarte<br />Estranea al mondo del cinema è: l’assenza di narrazione e di uno sviluppo. <br />La sperimentaz...
Si avverte un’influenza da parte dell’avanguardia cinematografica<br />Futurista, raramente presente nei lungometraggi.<br...
La musica<br />Il brano ha uno stile molto personale, caratterizzato da un notevole utilizzo del cluster (gruppo di note d...
Nello stesso periodo anche film come Easy Rider (di Dennis Hopper, 1969) davano un ruolo di primo piano alla musica. <br /...
Per tutto il film rimane questo connubio fra musica e visivo.<br />Durante lo Star Gate però si avverte appieno la portata...
Conclusione<br />La sequenza potrebbe da un lato godere di un’autonomia dalla pellicola ed essere proiettata all’interno d...
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Analisi della relazione fra cinema e videoarte nella sequenza Star Gate.

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Claudio Rivetti - 2001: Odissea nello spazio

  1. 1. 2001: Odissea nello spazio<br />Analisi della sequenza: Star Gate<br />Cinema e Videoarte<br />Claudio Rivetti<br />
  2. 2. Il film<br />Diretto da Stanley Kubrick nel 1968, su sceneggiatura originale di Arthur Clarke.<br />Pietra miliare della fantascienza e una delle più ambiziose sperimentazioni nella storia del cinema.<br />Affronta il tema dell’evoluzione dell’essere umano, del rapporto con la macchina e del senso stesso dell’esistenza. La narrazione è essenzialmente visiva e connotata da una forte simbologia, nella quale spicca l’enigmatica presenza di un monolito nero.<br />
  3. 3. Star Gate<br />E’ una sequenza che consiste in un viaggio spaziale di una decina di minuti, intervallato da rare inquadrature del protagonista che lo compie.<br />Si colloca nella seconda parte del film, inserita fra due delle scene più famose della pellicola: lo spegnimento dell’intelligenza artificiale e quella finale all’interno dell’astronave.<br />
  4. 4. Elementi cinematografici<br />Inquadrature di un attore protagonista, montate grazie a un raccordo di sguardo, che mediano al coinvolgimento dello spettatore.<br />Sottile rapporto semantico con la sequenza precedente, che offre ulteriori coordinate di lettura.<br />Produzione di tipo cinematografico frutto di collaborazione, seppur Kubrick avesse un’estrema autonomia artistica. <br />Arthur Clarke<br />Stanley Kubrick<br />
  5. 5. Ma soprattutto c’è un forte rapporto di dipendenza con la scena successiva, in funzione della quale questa è costruita. <br />Star Gate è un viaggio inteso come una sorta di ricerca filosofica nell’universo, dove angoscia esistenziale e noia si mescolano, amplificando l’aspettativa del finale (che risponde con un nuovo interrogativo). <br />E’ un’operazione ambiziosa, che ritengo soltanto Samuel Beckett abbia compiuto in precedenza con altrettanta maestria nella letteratura, ma che si configura come un’invenzione narrativa.<br />
  6. 6. Elementi da videoarte<br />Estranea al mondo del cinema è: l’assenza di narrazione e di uno sviluppo. <br />La sperimentazione di un nuovo linguaggio video.<br />La difficoltà di fruizione e l’apertura interpretativa della sequenza, come d’altra parte tutto il film.<br />Una lentezza data dal montaggio quasi assente e dall’estrema dilatazione temporale<br />La comunicazione essenzialmente visiva, <br />priva di dialoghi.<br />
  7. 7. Si avverte un’influenza da parte dell’avanguardia cinematografica<br />Futurista, raramente presente nei lungometraggi.<br />L’uso espressivo del colore è quasi astratto.<br />Domina un <br />rapporto di simbiosi con <br />il brano musicale.<br />
  8. 8. La musica<br />Il brano ha uno stile molto personale, caratterizzato da un notevole utilizzo del cluster (gruppo di note dissonanti adiacenti suonate insieme). <br />Non è sfruttato come semplice sottofondo, ma gli viene conferito un ruolo di primo piano nella costruzione della sequenza.<br />Il pezzo è Atmospheres di GyorgyLigeti, del 1961.<br />Si tratta di una<br /> composizione per orchestra<br /> di musica colta contemporanea.<br />
  9. 9. Nello stesso periodo anche film come Easy Rider (di Dennis Hopper, 1969) davano un ruolo di primo piano alla musica. <br />Ci sono scene dove la narrazione è assente e <br />il montaggio in funzione di una colonna sonora composta dalle hit del momento.<br />Kubrick compie una operazione formalmente simile sincronizzando i movimenti delle sue astronavi alle note del Sul bel Danubio blu di Johann Strauss jr.<br />
  10. 10. Per tutto il film rimane questo connubio fra musica e visivo.<br />Durante lo Star Gate però si avverte appieno la portata innovatrice del regista nell’utilizzo dell’audio.<br />Viene a mancare la sincronizzazione del montaggio ed emerge una relazione più profonda fra il video e l’angoscia espressiva della composizione. Quest’ultima contribuisce a creare il senso di una scena dove l’emozione verso l’ignoto è il contenuto stesso. <br />Il risultato non ha precedenti nella storia del cinema, mentre si può ricondurre a una sperimentazione videoartistica volta a sondare le potenzialità del linguaggio audiovisivo.<br />
  11. 11. Conclusione<br />La sequenza potrebbe da un lato godere di un’autonomia dalla pellicola ed essere proiettata all’interno di una galleria d’arte.<br />Dall’altro, all’interno del film si inserisce come segmento di una ricerca comunicativa più ampia e complessa al confine con la videoarte<br />

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