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Claudio Melacarne, Valentina Mucciar...
Obiettivi del progetto
Il progetto Social Network e
Nuovi Apprendimenti (SONNA)
ha l’obiettivo di studiare le
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Il problema. “Tante mail, poco
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Ambiti di sperimentazione
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1.  Analisi dati qualitativi. Ovvero i vincoli organizzativi
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I confini della comunità
Il progetto mi interessa, ho già in Facebook molti colleghi con i quali posso parlare e
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La destinazione d’uso
La piattaforma “Sonna” che ci proponete di utilizzare è interessante ma per fare in
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Analisi dati qualitativi. Ovvero l’uso
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Analisi metodologica
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Riflessioni metodologiche
Come pensa un professionista
Come pensa il ricercatore ‘tradizionale’
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La ricerca trasformativa ‘imbroglia
implicitamente le carte’
Ricercatore
‘descrittivo’
Ricercatore
‘trasformativo’
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Grazie per l’attenzione
Bruni A., Modè D. (2011), 7+2: studiare le trame del lavoro in centrale operativa, Italian Journal of Science & Technology...
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Tecnologie performative e formazione

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Il rapporto tra tecnologie, apprendimento e innovazione organizzativa è stato per molti anni un ambito di ricerca sviluppato soprattutto dagli studi organizzativi. Da anni a queste ricerche si affiancano indagini interessanti promosse anche da aree scientifiche apparentemente lontane per tradizione e interessi, evento questo che ha generato un ampliamento degli oggetti di indagine e l’adozione di prospettive di ricerca più interdisciplinari e multisettoriali. Per esempio, all’interno del dibattito pedagogico, la rinnovata capacità di produrre dati empiricamente fondati ha generato nuovi oggetti di indagine e una più attenta tematizzazione del rapporto tra lo sviluppo personale, le pratiche lavorative e l’apprendimento organizzativo.
All’interno di questo scenario le tecnologie vengono descritte sempre più come boundary object, come oggetti culturalmente situati che danno la possibilità alle persone di produrre una conoscenza nuova e non determinabile a priori. Da prospettive teoriche in cui la tecnologia veniva interpretata anche come un ostacolo all’apprendimento, si è passati ad approcci che ne enfatizzano la funzione performativa e generativa.
L’esperienza di ricerca-formazione presentata si inserisce dentro questo backgroud teorico e nasce da un’esperienza di indagine finanziata su fondi PAR-FAS dalla Regione Toscana. Nella presentazione del lavoro saranno illustrati i risultati intermedi su due aspetti particolari: le condizioni organizzative che possono agevolare o ostacolare lo sviluppo di nuove competenze attraverso i social media nei luoghi di lavoro; l’impatto potenziale che queste possono avere nel sostenere l’apprendimento riflessivo e l’innovazione organizzativa. L’obiettivo della presentazione e quello di rendere ragione delle modalità con cui una tecnologia può diventare un trampolino di lancio per l’apprendimento, uno springboard organizzativo.

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  1. 1. Tecnologie performative. Come i soggetti modellano gli artefatti nei luoghi di lavoro Claudio Melacarne, Valentina Mucciarelli, Paolo Raviolo Catania, 17 settembre 2013
  2. 2. Obiettivi del progetto Il progetto Social Network e Nuovi Apprendimenti (SONNA) ha l’obiettivo di studiare le potenzialità degli ambienti sociali in rete per costruire e condividere conoscenza in modo innovativo.  
  3. 3. Il problema. “Tante mail, poco apprendimento” ¨  Un contesto tecnologicamente denso non è un contesto che produce più apprendimento (Wenger, 1998) ¨  Le tecnologie “non si impongono” (Es: cartella clinica informatizzata) (Gherardi, 2008) Non vi è dubbio che le tecnologie mediano l’apprendimento. Il problema è che la loro introduzione in una comunità non ci rassicura che questo obiettivo venga raggiunto. Il problema è come allineare gli apprendimenti rispetto alle esigenze delle persone, dell’organizzazione e del contesto. Mentre non vi sono dubbi sulle potenzialità delle tecnologie nel promuovere apprendimenti strumentali, restano aperti gli interrogativi circa l’impatto sugli apprendimento comunicativo o addirittura ‘critico-riflessivo’ Come organizzare e strutturare queste risorse per sostenere e non inibire il desiderio di migliorare la propria pratica di vita o di lavoro? Focus sui Social Network ! 1 2 3
  4. 4. La prospettiva adottata: tecnologie situate • Il focus: non più sulla tecnologia ma sul modo in cui viene utilizzata e sulle interazioni che ne scaturiscono • Engeström (1990) definisce tali strumenti Springboards (trampolini di lancio): non rappresentano la soluzione del problema ma l’inizio di un processo che può portare a qualche soluzione espansiva di tipo innovativo • Un B. O. collega gruppi di attori e diversi punti di vista e incorpora il significato assegnatogli dalle comunità
  5. 5. Le focalizzazioni, ovvero gli oggetti di indagine ¤  Impatto delle nuove tecnologie sulle pratiche quotidiane di vita e di lavoro ¤  Condizioni organizzative che permettono ad una tecnologia di diventare un boundary learning object ¤  Outcome di apprendimento ¤  Metodologica di ricerca
  6. 6. Ambiti di sperimentazione USL di Arezzo Strumenti di indagine: 30 interviste; 20 conversazioni informali; 10 focus group; 1500 questionari. Artefatto tecnologico basato su piattaforma Facebbok
  7. 7. Metodologia ¤  Action research. ¤  Chi  partecipa  è  un  co-­‐ricercatore   ¤  Vengono  condivisi  gli  ogge6  su  cui  lavorare   ¤  È  orientata  a  produrre  cambiamen:  compa:bili  con  le  condizioni  di  esercizio 1. Analisi del contesto e dei saperi situati 2. Progettazione dell’artefatto 3. Introduzione nella comunità 4. Supporto all’utilizzo 1. Costruzione dell’artefatto 2. Analisi del contesto 3. Rimodulazione di alcune parti dell’artefatto 4. Introduzione 5. Supporto all’utilizzo
  8. 8. Analisi dei dati e riflessioni
  9. 9. Tre aree di restituzione 1.  Analisi dati qualitativi. Ovvero i vincoli organizzativi 2.  Analisi dati qualitativi. Ovvero l’uso dei SN 3.  Analisi metodologica
  10. 10. Analisi dati qualitativi. Ovvero i vincoli organizzativi
  11. 11. Ciò che è “in” e “out” le pratiche d’uso […] sono un medico e lavoro in reparto, guardo la mia mail ogni due giorni solo la sera, alle 19.00. Ho dei colleghi che mi dicono sono spesso su Facebook, chattano e , insomma, sono sempre on-line. Ma non lavorano mai? Se lavori, come fai a usare così frequentemente internet e il web? (Medico, 60 anni, uomo) Perché dovrei cambiare la mia pratica di lavoro? Tempi/percezioni del lavoro
  12. 12. Segreti professionali. L’ovvietà normativa […] Chi può accedere a questa piattaforma e cosa ci chiedete di fare. Ci sono delle cose che non comunico mai con mail, sono troppo delicate. Tantomeno su facebook. Solo con alcune persone ne posso parlare, di loro mi fido (Infermiera, 50 anni, donna) Perché dovrei condividere i miei segreti e le mie idee? La fiducia (Bruni, Modè, 2011)
  13. 13. I confini della comunità Il progetto mi interessa, ho già in Facebook molti colleghi con i quali posso parlare e confrontarmi perché sono anche degli amici, sono persone per bene (Dottore, 55 anni, uomo) Perché devo cambiare la mia “cerchia di amici/colleghi”? Le comunità di pratica
  14. 14. La destinazione d’uso La piattaforma “Sonna” che ci proponete di utilizzare è interessante ma per fare in modo che venga utilizzata dentro la USL c’è bisogno di un’autorizzazione. Infatti alcuni mesi fa l’azienda ha vietato l’uso di Facebook al lavoro. Questa piattaforma utilizzando questo motore di ricerca, non potrebbe essere consultabile (Dirigente di area, 55 anni, uomo). Come impatta la tecnologia sul sistema di regole della comunità?
  15. 15. Analisi dati qualitativi. Ovvero l’uso dei SN
  16. 16. Attività sui SN
  17. 17. Motivazioni dell’utilizzo dei SN
  18. 18. Uso internet in compagnia
  19. 19. Le funzioni d’uso quotidiano riscontrate Pratiche esistenti considerate dagli utilizzatori come promettenti ¤  Funzione: catalogazione ¤  Uso: individuale ¤  Tipologia dell’interazione: utilizzatore/artefatto Pratiche non rilevate ¤  Funzione: costruzione della conoscenza ¤  Uso: collettivo/ collaborativo ¤  Tipologia dell’interazione: gruppo/comunità
  20. 20. Analisi metodologica ¤  L’apprendimento tramite SN è connesso: 1)alla funzione per cui l’artefatto è stato progettato; 2) all’uso che decide di farne l’’utilizzatore’; 3) all’obiettivo della pratica in cui è inserito (analisi clinica Vs chirurgo ovvero il sapere si trasmette per partecipazione); 4) alla conoscenza ‘personale’ della fonte (es: la validazione delle fonti) ¤  Le tecnologie migliorano solo alcune pratiche di lavoro Le nuove tecnologie, hanno migliorato il suo modo di lavorare? (Ricercatore) […] Per me no. Bisogna vedere in che ambito. Io ho dovuto fare delle richieste per avere dei mobili al distretto e fare richiesta comunque cartacea e telefonare non so quante volte. Non mi si sono abbreviati i tempi da quando ho ordinato una cosa a quando lo ricevo. Il computer non mi incide su questo, per fare i turni del personale il computer non mi aiuta. Posso usare il pc per fare formazione per rivedere una procedura, la cambio la modifico insieme ad altri operatori in alcuni casi mi può aiutare. Posso guardare il cartellino tramite intranet, non lo potevo fare prima, lo posso fare adesso quindi è chiaro che un impatto il computer ce l’ha, in alcuni casi in altri no (Medico) ¤  Formazione/Tecnologie/contesti di lavoro: un approccio più attento alla dimensione materiale delle comunità di pratica (ES: leggi sulla privacy, normativa interna alle organizzazioni, infrastruttura tecnologica esistente, ….)
  21. 21. Riflessioni metodologiche Come pensa un professionista Come pensa il ricercatore ‘tradizionale’ La proposta mi è utile a risolvere un problema? Che cosa intendono che faccia? Non ho tempo! Che contributo posso dare? C’è qualcuno che conosco in questo gruppo? Definisco il percorso da seguire Costruisco il campione e lo coinvolgo Fornisco lo strumento e raccolgo i dati La mia teoria deve essere messa alla prova
  22. 22. La ricerca trasformativa ‘imbroglia implicitamente le carte’ Ricercatore ‘descrittivo’ Ricercatore ‘trasformativo’ Sono interessato a capire le tue pratiche di lavoro! Posso studiarle? Puoi aiutarmi a capire come fare una determinata cosa? Nessuno meglio di te può raccontarmi. L’obiettivo della ricerca coincide con l’interesse degli attori del campo (contratto esplicito e concordato) L’obiettivo della ricerca non coincide necessariamente con l’interesse degli attori del campo (contratto implicito) Le tecnologie sono tracciabili. Impongono che vengano utilizzate
  23. 23. The end! Grazie per l’attenzione
  24. 24. Bruni A., Modè D. (2011), 7+2: studiare le trame del lavoro in centrale operativa, Italian Journal of Science & Technology Studies, 2(2), pp. 3-27. Clot, Y. (2006), La funzione psicologica del lavoro, trad. it., Roma: Carocci. Corbi, E. (2010), Prospettive pedagogiche tra costruttivismo e realismo, Napoli: Liguori. Cross J. (2006), Informal learning: rediscovering the natural pathways that inspire innovation and performance, San Francisco, CA: Pfeiffer. Dourish, P. (2001), Where the Action Is: The Foundations of Embodied Interaction. Cambridge, MIT Press. Engeström Y., Sannino A. (2010), Studies of expansive learning: Foundations, findings and future challenges, «Educational Research Review», n. 5, 2010, pp. 1-24. Fabbri, L. (2007), Comunità di pratiche e apprendimento riflessivo, Roma: Carocci. Gherardi, S. (a cura di) (2008). Apprendimento tecnologico e tecnologie di apprendimento. Bologna: il Mulino. Gherardi, S., Bruni, A. (2007), Studiare le pratiche lavorative, Bologna: il Mulino. Honneth, A. (2007), Reificazione, trad. it., Milano: Meltemi. Lave, J., Wenger, E. (2006), L’apprendimento situato. Dall’osservazione alla partecipazione attiva nei contesti sociali, trad. it., Trento: Erickson,. Marsick, V., Cederholm. L., Turner. E., Pearson. T. (1992), Action reflection learning, «Training and development«, volume 46, n. 8, pp. 63-66. Marsick, V., Davis-Manigaulte J., (2011), Sostenere lo sviluppo degli operatori nel settore dello sviluppo giovanile attraverso l'apprendimento critico riflessivo basato sull'azione, «Educational Reflective Practices», n. 1-2, pp. 7-38. Melacarne, C. (2011), Apprendimento e formazione nella vita quotidiana, Napoli: Liguori 2011. Mezirow, J., Taylor, E.W. (a cura di) (2011), Transformative Learning: theory to practice. Insights from Community, Workplace, and Higher Education, San Francisco: John Wiley. Mucciarelli, V. (2012), Gestione ‘critica’ del conflitto organizzativo e costruzione del sapere condiviso, «Educational Reflective Practices», n. 2, pp. 143-166. O’Neill, J., Marsick, V.J. (2007). Understanding action learning. New Understanding Action Learning: Theory into Practice, New York: American Management Association. Raviolo P. (2012). Adult education e social media. Strategie di apprendimento per le comunità professionali. Milano: FrancoAngeli. Rossi, B. (2011), L’organizzazione educativa. La formazione nei luoghi di lavoro, Roma: Carocci,. Selwyn N. (2003), “Apart from Technology: Understanding People’s non-use of Information and Communication Technologies in Everyday Life”, in Technology in Society, 25, pp. 99-116. Sternberg, R.J. (a cura di) (2000), Practical intelligence in everyday life, New York: Cambridge University Press. Suchman L., Blomberg J., Orr J.E. Trigg R. (1999), “Reconstructing Technologies as Social Practice”, in American Behavioural Scientist, vol. 43, 3, pp. 392-408. Suchman, L, (1987), Plans and situated actions: The problem of human-machine communication, Cambridge: Cambridge University Press. Wenger E. (2006), Comunità di pratica. Apprendimento, significato e identità, Milano: Raffaello Cortina. Wertsch, J. (1991), Voices of the mind: A sociocultural approach to mediated action, Cambridge: Harvard University Press. York, L., Marscik, V., O’Neil, J. (1999), “Action learning: Theoretical bases and varieties of practice”, in York, L., O’Neil, J., Marsick, V., Action learning: successful strategies for individual, team and organizational development, Berret- San Francisco: Koehler. Bibliografia
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