Roma 1 le origini

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  • 1. Roma dalle origini all’impero PROF.SSA MAGRI CINZIA
  • 2. LA LEGGENDA LA LEGGENDA di Roma, tramandataci dagli scritti di Tito Livio e di Virgilio, univa le origini latine alla discendenza greca e celebravano la glorificazione degli antenati dei Romani, di Augusto e della Gens Julia Enea, figlio di Venere, fugge da Troia, con il padre Anchise e il figlioletto Ascanio, la moglie Creusa, figlia del re Priamo, muore nellincendio della città Enea approda nel Lazio nel territorio di Laurentium (Pratica di Mare). Qui incontra i popoli autoctoni Latini, si scontra in duello e uccide Turno, re dei Rutuli, per la mano di Lavinia. Enea fonda la città di Lavinium, in onore della moglie.In seguito il figlio di Enea, Ascanio, fonda un’altra città di nome Alba Longasecondo Tito Livio trenta anni dopo la fondazione di Lavinio sulla quale regnarono isuoi discendenti per numerose generazioni dal XII allVIII sec. a.C quando divenne reAmulio, che aveva usurpato il trono al fratello Numitore
  • 3. “Dopo aver estromesso il fratello, Amulio inizia il suo regno. Egli commise un criminedietro laltro. I figli maschi del fratello li fece uccidere….. (Tito Livio Ab Urbe Condita) Amulio costrinse, infine, lunica figlia femmina del fratello, Rea Silvia, a diventare vestale e a fare quindi voto di castità, Tuttavia il dio Marte sinvaghì di lei e dopo averla posseduta con la forza in un bosco sacro, la rese madre dei gemelli Romolo e Remo Rea Silvia fu mandata a morte, Il fiume Aniene, dove il corpo fu gettato, ne ebbe pietà e la resuscitò. I due gemelli, in una cesta. furono affidati alla corrente nella parte più alta del fiume La cesta con i gemelli si arenò sulla riva, presso la palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio in un luogo chiamato Cermalus Il pastore Faustolo trovò i gemelli e decise di crescerli come suoi figli insieme alla moglie Acca Larenzia
  • 4. LUPA CAPITOLINA bronzo, custodito ai Musei Capitolini, si narra che allattòRomolo e Remo. Lantro della lupa era il leggendario lupercale sul colle Palatino.
  • 5. LA STORIAattraverso calcoli, non esenti da errori, sistabilì in modo convenzionale che Romavenne fondata il 21 aprile del 753 a.C.Sembra, da recenti savi, che il primo colleabitato sia stato il Campidoglio:vi sono tracce di insediamenti risalentiall’età del bronzo (1400 a.C.).Mentre sul Palatino era presente unafortificazione quadrata risalente all’VIIIsecolo a.C. (quella attribuita a Romolo)Fondamentale è stata:• la posizione strategica dei due collirispetto al Tevere,• il guado presso l’isola Tiberina• il NODO VIARIO (incrocio di percorsi diterra battuta) che si era formatonaturalmente fin dall’età del bronzo
  • 6. SALARIA VIA DEL SALE GABINA PRENESTINA VEIENTANA LABICANA VEIO Labicum (Monte Compatri) esisteva come sentiero sin dai tempi preistorici CASSIA AURELIA LAURENTINA ARDEATINA PORTUENSE OSTIENSE LAURENTIUM ARDEAPercorsi di collegamento da nord a sud del Tevere, battuti fin dall’età del bronzo
  • 7. I romani lastricano e utilizzano i vecchi percorsi e ne realizzano di nuovi, costruendo una efficiente rete stradaleLa mappa della rete stradale si trovava nel foro della capitale, incisa nel marmo. Chi ne aveva bisogno poteva farsi fare una copia del tratto che gli serviva
  • 8. Per i primi due secoli (dal 753 al 509) Roma fu governata da sette re:• Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio di origine latina• Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo di origine etrusca e grazie all’egemonia etrusca Roma assorbì gran parte della loro civiltà.Dal Campidoglio e dal colle Palatino Roma si estese ben presto ai sei collipiù vicini:• Aventino, Esquilino, Celio, Quirinale e ViminaIe
  • 9. ROMA NELL’ANNO DELLA SUA FONDAZIONE septimontium
  • 10. Durante la Monarchia tutto il potere era • del re • del Senato unassemblea formata di soli nobili detti «patrizi» discendenti dalle più antiche famiglie che si riunivano nella Curia Il resto della popolazione comprendeva • i plebei, anch essi cittadini liberi, ma privi di ogni potere politico • gli schiavi, ai quali era negato qualsiasi diritto.La Curia Iulia Foro Romano Con la cacciata di Tarquinio il Superbo, nel 509 a.c., si instaura a Roma la Repubblica, che durerà fino allavvento dellimpero, con Augusto, nel 27 a.c. Durante la Repubblica il governo era affidato ai «magistrati», sempre patrizi. Nel 494 a.c.i plebei, dopo la Secessio plebis, ebbero i loro rappresentanti nei tribuni della plebe
  • 11. Augusto (27 a. C. -14 d. C.) I riuscì a riportare la pace in tutto il territorio, ormai di notevolidimensioni, sottoposto al dominio di Roma. Dopo di lui, fino alla fine del II secolo, limpero -il più grande che lOccidente abbia mai avuto -ebbe un periodo di relativa tranquillità, guidato spesso da imperatori equilibrati e intelligenti. Rete di strade a Roma durante l’Impero di Traiano
  • 12. I Romani consideravano l’arte priva di finalità pratica Le arti e i pensieri filosofici erano ritenuti dai Romani perdite di tempo: essendo alle origini rozzi soldati esse portavano al rilassamento dei costumi e allabbandono delle tradizioni tramandate dagli antenati gli oggetti duso, fino all’età repubblicana erano costituiti da materiali poveri e caratterizzati da una modesta fattura la conquista della Magna Grecia e in seguito di Siracusa portò Roma a diretto contatto con larte Mater Matuta classica ed ellenistica.La grande affluenza di opere darte in Roma e il contatto con popolidiversissimi furono alle origini del fenomeno del collezionismo eclettico.
  • 13. Cicerone, avvocato, letterato e grande collezionista, in occasione delle sue arringhe contro Verre (accusato di furto di opere d’arte mentre era propretore della Sicilia) disse di Policleto di Argo: «Chi era mai?”• Sèneca il filosofo definì gli artisti «dispensatori di lusso»• Prudènzio, Il poeta latino cristiano, affermò che tre erano i mali di Roma: il paganesimo, la letteratura e le arti figurative.Larte romana si manifestò soprattutto nelle forme che rientravano nelleregole della tradizione:• nel ritratto, che trasmetteva realisticamente alle generazioni future le fattezze degli antenati ;• nelle grandi opere pubbliche realizzate per lutilità comune e dello Stato;• nei rilievi e nelle architetture onorarie che avevano la funzione di celebrare un evento o un personaggio
  • 14. A Roma non viene mai menzionato il nome di un artista perché:• prevalevano linteresse e l’utilità dello Stato• tutti gli artisti erano anonimi schiaviLe opere quindi vengono ricordate con il nome del console sottocui sono state eseguite, o con quello dellimperatore che ne promossela realizzazione o a cui furono dedicate. È così, ad esempio, cheparliamo di Acquedotto Claudio, Arco di Tito, Anfiteatro Flavio,Basilica di Massenzio, Terme di Caracalla. del magistrato che l’aveva fatta costruire
  • 15. I Romani utilizzarono potenti macchine da cantiere la gru Rilievo della tomba degli Hatèrii. Larchitettura greca basa le proprie tecniche costruttive sul sistema trilitico un architrave appoggiato su due piedrittiRomani sostituiscono il sistema trilitico con l’arco e la volta
  • 16. Chiave di volta L’ARCO • piedritti o pilastri sostegni verticali • conci insieme di elementi di pietraestradosso sagomata o di mattoni che compongono l’arco • chiave di volta è il concio centrale freccia posto nella parte più elevata dellarco intradoss (concio di chiave) o • piano di imposta il piano orizzontale da cui si comincia a costruire luce • intradosso ( o sesto) e estradosso: concio le linee curve che in basso e in alto delimitano l’arco • giunti raccordi di malta tra i conci piedritti • luce distanza tra i piedritti • freccia distanza tra il concio di chiave e il piano d’imposta constatata la formidabile resistenza, gli archi e le volte divennero gli elementi costruttivi fondamentali dell’architettura romana
  • 17. le linee radiali che separanoi conci si dicono giunti chevengono indirizzati a un • Durante le fasi di realizzazione dell’arco c’èunico ipotetico centro bisogno di una struttura in grado di sostenerlo: la centina o armatura • Dopo la posa in opera del concio di chiave, e quando la malta dei giunti è asciutta, si procede al disarmo
  • 18. regola del parallelogramma: la risultante di due forze applicate è data dalla diagonale del parallelogramma formato dai due vettori Nell’arco, grazie alla forma dei conci trapezoidali, questa regola si applica naturalmente, infatti il peso di ogni concio, a partire dal concio di chiave, si sommaForza dell’arco della volta e della cupola con il peso del muro sostenuto dall’arco, fino a scaricarlo sui piedrittiQuesta regola fa dell’arco una struttura resistente quanto il muro pieno e contemporaneamente permette passaggi e aperture
  • 19. Larco a tutto sesto (sesto è lantico nome del compasso), detto anche a pieno centro, forma un semicerchio ed è la tipologia più semplice di arco con il centro verso il quale convergono i giunti, sulla linea dimposta Larco venne utilizzato dagli architetti romani per marcare significativamente il ritmo degli edificiTipi di archi
  • 20. le volte coprono superfici maggiori rispetto agli archiLe volte più comunemente impiegate dai Romani furono: volta a botte, a vela,anulare, inoltre, fecero largo uso delle cupole per coprire spazi circolari
  • 21. TECNICHE COSTRUTTIVEle volte e gli archi spingono i propri sostegni verticali verso lesterno, indebolendo ipiedritti, quindi è necessario opporre una forte resistenza a questa spinta per questomotivo i Romani aumentano lo spessore delle murature.I Romani mescolavano ghiaia, sabbia, residui dilaterizio e pietrame con la malta si otteneval’opus caementiciun o calcestruzzo che dopol’essiccazione diventava un blocco resistentecome la pietra.Il calcestruzzo costituiva il riempimento dellospazio interposto fra due paramenti murari(muratura a sacco)
  • 22. I due paramenti murari, riempiti di opus caementicium, erano rifinitiPer le rifiniture i Romani svilupparono particolari tecniche murarie: opus incertum pietre di varie dimensioni disposte casualmente opus quadratum pietre tagliate a parallelepipedo disposte a 45° I opus reticulatum pietre a base quadrata disposte in diagonale opus spicatum a spiga o a spina di pesce: i mattoni sono inclinati a 45° opus mixtum opera mista: pietre e mattoni opus testaceum o latericium, di mattoni cotti malta idraulica o cocciopesto malta cementizia e laterizio, per un intonaco impermeabile
  • 23. Viabilità ExtraurbanaInizialmente i romani creano un sistema di strade territoriali che tendono a ricalcare e ricucirepercorsi preesistenti, ma alla fine del IV sec. inizia la costruzione di strade nuove che puntanoverso i nuovi comprensori di conquista fino a raggiungere i confini estremi dell’ImperoLe vie consolari (viae publicae o militares) o pretoriae nascono come strade militari ma diventanopresto i supporti della vita amministrativa e commerciale. Il loro tracciato rispecchia l’esigenza dicongiungere nel modo più rapido due poli di grande importanza territoriale.L’obiettivo di accorciare le distanze giustifica i grandi rettifili come quello della Via Appia, cherichiedono imponenti opere d’ingegneria come viadotti, ponti, gallerie
  • 24. antiche strade romane Le vie sono percorse regolarmente dal trasporto pubblico CURSUS per il quale sono predisposte le MUTATIONES dove si cambiano i cavalli, e le MANSIONES luoghi di ristoro, dove si pernotta, distanziate diversamente in rapporto alla difficoltà del tratto servito, e localizzate di preferenza presso punti critici come valichi
  • 25. Lungo i tratti suburbani si allineano i sepolcri, in particolare presso i crocevia, sorgono edicole dedicate alle divinità protettrici della Strada LARES VIALESI punti di partenza: a Roma il MILIARIUM AUREUME i punti di arrivo di arrivo di una strada sono tra i preferiti per la costruzione di un monumento: a Brindisi le colonne terminali dell’AppiaMILIARIUM AUREUM: la colonna marmorea rivestita di bronzo, posta presso l’umbilicusUrbis vero centro della città di Roma (omphalos greco), era considerata il punto di partenza ditutte le antiche strade. Tutte le distanze nellImpero romano venivano misurate rispetto aquesto punto. La colonna recava incise sulla superficie cilindrica, a lettere dorate, le distanzetra Roma e le principali città dellImpero
  • 26. VIABILITÀ URBANALa città quadrata o quadripartita nasce dall’accampamento romano: il CASTRUM dalll’incrocio del CARDINE e del DECUMANO massimi, costituisce il polo urbanoIl decumano est-ovest, è la più importante sia perché vi confluisce un numero maggiore di traversesia perché vi si localizzano le principali attività: in prossimità delle porte sono concentrateattrezzature e funzioni connesse con gli ITINERA, dogana, alberghi, posti di ristoro,abbeveratoi, scuderie; nei tratti intermedi si addensano le attività commerciali; nella partecentrale, che a volte svolge funzioni di Foro, prevalgono le attività civili, politiche eamministrative.Le strade urbane sono provviste di marciapiedi CREPIDINES ampi e alti per garantire il passaggioanche quando la carreggiata è invasa dalle acque con blocchi di pietra per l’attraversamentodella strada durante le grandi piogge, disposti in modo da non impedire il normale passo dei carri.I portici lungo le vie sono frequenti, e di norma corrispondono a serie di botteghe.Molto vario è l’arredamento stradale fisso. Le fontane, sbocchi terminali degli acquedotti pubblici,sono disseminate un po’ dovunque, con maggior frequenza agli incroci, dove si trovano anche are,cappelle, dipinti murali dedicati a varie divinità, e monumenti celebrativi di cittadini benemeriti.