Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2
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Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2

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Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2

Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2
restauro svolto durante il corso di restauro del legno dall'allievo Ugo Colasanti

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  • Scalpelli , pialetto e rasiera <br />

Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2 Restauro di un importante inginocchiatoio della Villa Medicea di Poggio a Caiano parte 1 di 2 Presentation Transcript

  • LA COMMITTENZA MEDICEA NELL’ARTE SACRA Un arredo che testimonia la fine del Barocco Toscano per seguire la più contemporanea esperienza del Barocchetto Romano A cura di: Ugo Colasanti Corso Bosso 2012-2013
  • INDICE Premessa Inquadramento storico e stilistico Tecniche costruttive adoperate Stato di conservazione Interventi di restauro Glossario
  • Ormai giunto alla fine del terzo anno di scuola, prima di incominciare a parlare del lavoro da me eseguito, vorrei ringraziare il Maestro Simone Beneforti e la scuola tutta per avermi permesso sempre di lavorare su arredi di primissima qualità. In questo ultimo anno mi è stato affidato il restauro di un importante inginocchiatoio di epoca tardo Barocca di appartenenza della famiglia Medici e attualmente conservato presso la Villa Medicea di Poggio a Caiano. Prima di arrivare a parlare del restauro è bene inquadrare l’oggetto nel suo periodo di riferimento. È per questo motivo che la mia indagine parte dalla spiegazione di tale stile, perché nasce, quali sono i suoi caratteri distintivi e come il Barocco si sia sviluppato in Toscana alla corte di Cosimo III dé Medici e qual è stato il contributo dell’artista Gian Battista Foggini, a cui con molta probabilità fu commissionata la realizzazione dell’oggetto.
  • INQUADRAMENTO STORICO E STILISTICO L’origine del termine BAROCCO pare risalga al portoghese aljofre barroco (perla scaramazza di forma irregolare); l’espressione, passata al francese, ha subito alluso a qualsiasi cosa dall’aspetto bizzarro. Diffuso in Europa nel XVII secolo il Barocco veniva giudicato “l’eccesso del ridicolo” e criticato come un periodo di degenerazione delle arti. Dal Concilio di Trento, svoltosi nel 1545, si apre un periodo di grandi cambiamenti e inquietudini religiose che durerà per circa vent’anni e prenderà il nome di Controriforma. Essa fu la risposta alla Riforma Protestante e mirò a rivoluzionare la Chiesa cattolica dal suo interno, partendo dal riordino dei propri simboli. Pertanto l’estetica barocca mira a forviare il sentimento religioso e a suscitare emozioni dinanzi alla sua monumentalità.
  • Caratterizzano lo stile barocco la ricerca del movimento, dell'energia, accentuando l'effetto drammatico delle opere attraverso i forti contrasti di luce e ombra sia delle sculture che delle pitture. Anche in architettura è evidente la ricerca del movimento attraverso superfici curve e ricche di elementi decorativi. I nuovissimi motivi in architettura influenzarono anche l'arte del mobile, dell'arredamento e della decorazione interna. In questi, comunque, il passaggio fu graduale in quanto alcuni mobili continuarono a mantenere le linee del manierismo. Alla fine del secolo tuttavia funzionalità e comodità saranno sacrificati al capriccio della fantasia, dell’ostentazione e del fasto. L’arredo iniziava ad avere proporzioni imponenti ed era pensato per sbalordire Gian Lorenzo Bernini, “David”, 1624, marmo, Galleria Borghese (Roma)
  • I mobili avevano una struttura di tipo architettonico, con straordinarie lavorazioni ad intaglio ed una decorazione suntuosa che attingeva a motivi classici e rinascimentali. Nel corso del secolo gli scambi commerciali, soprattutto con l’Estremo Oriente, fornirono agli artigiani grandi quantità di materiali esotici come tartaruga, madreperla, ebano e palissandro.
  • Il Barocco in Toscana Alla fine del Cinquecento i Granduchi avevano costituito a Firenze botteghe artistiche di beni di lusso con la speranza di rendere più magnificente la corte e stimolare un’economia in grave difficoltà. Tuttavia, anche se le botteghe medicee hanno prodotto mobili di grande qualità, il Barocco si è manifestato con esiti poco eccellenti. Appare evidente la ferma appartenenza alla scuola Manieristica del Gianbologna. Vere novità stilistiche appartenenti alla piena età Barocca si possono trovare solo dal 1670, anno in cui salì al trono Cosimo III de’Medici, penultimo Granduca di Toscana. Jan Frans van Douven : Cosimo III de’Medici Regnò per 53 anni, dal 1670 al 1723. Il suo regno fu caratterizzato da un forte declino politico ed economico, punteggiato dalle campagne persecutorie nei confronti degli ebrei e verso chiunque non si conformasse alla rigida morale cattolica. Spinto dal forte senso religioso, come stava accadendo a Roma in quell’epoca, cercò di ristrutturare il casato dei Medici, anche attraverso il rinnovamento stilistico che avanzava in quegli anni. Pertanto trovò in Gian Battista Foggini forte affinità creativa e stilistica.
  • Giovanni Battista Foggini (Firenze, 25 aprile 1652 – Firenze, 12 aprile 1725) fu architetto e scultore italiano, egli lavoro a firenze presso la bottega dello zio fino a quando, grazie all’interessamento del granduca Cosimo III de' Medici, nel 1673 fu inviato a Roma per entrare nell'Accademia. Ritornò a Firenze nel 1676 con un bagaglio di novità del barocco romano e nel 1685 Foggini fu nominato scultore di corte, iniziando cosi la prestigiosa carriera al servizio dei Medici. Pur operando prevalentemente nel territorio del Granducato di Toscana, egli non smise mai di aggiornarsi sulle novità romane, introducendo a Firenze alcuni elementi del prossimo stile Roccocò.
  • Cosimo III de Medici commissionò, durante il primo quarto del XVIII secolo, la realizzazione di un inginocchiatoio destinato alla corte medicea e collocato, come da inventario n. 5209 del 1911, nella cappella della Villa Medicea di Poggio a Caiano.
  • L’inginocchiatoio, da studi condotti dallo storico dell’arte Enrico Colle, riprende motivi decorativi disegnati dal Foggini per la corte degli ultimi Medici . Le guarnizioni bronzee, ad esempio, sono assai interessanti e potrebbero derivare da diversi studi per bocchette eseguiti dall'artista. Tali considerazioni, la linea mossa e la ricchezza decorativa dell'arredo, favoriscono un riferimento alla produzione Medicea avvenuta sotto la direzione del Foggini , tra il 1690 ed il 1725. In questi anni a Roma le tendenze artistiche si stavano trasformando, soprattutto grazie al contatto con la casa reale francese. Le corpose linee del Barocco si stavano alleggerendo spinte dalla moda francese del Rococò. Firenze aveva orami assimilato a pieno ma con gran ritardo le tendenze barocche.
  • Ciò, come detto, era avvenuto grazie all’opera di artisti come Gian Battista Foggini, che pur trovandosi in una città fortemente conservatrice, continuava ad avere contatti con i più grandi artisti romani. L’inginocchiatoio presenta forti linee barocche riscontrate nella mossa della predella inferiore e in quella superiore, dal disegno delle listre, dalla scelta dei legni nobili e dai tratti corposi dei sostegni laterali. Dunque le parti intagliate e dorate risultano esprimere quella corpulenza propria del Barocco romano, con elementi stilistici che accennano al contemporaneo barocchetto, come è possibile riscontrare nella forma del grembiale superiore, che riprende il motivo a conchiglia proprio del Rococò.
  • Tecniche costruttive Al fine di rendere più esplicative le tecniche costruttive nella realizzazione dell’inginocchiatoio, scomporremmo l’analisi in due momenti distintivi: momento 1 – realizzazione della predella inferiore e superiore; momento 2 – realizzazione delle parti intagliate. momento 1 La realizzazione delle predelle parte dalla struttura portante, che nel caso specifico è costituita da assi di pioppo longitudinali unite tra loro mediante colla a caldo. Tali assi vanno a formare i tavolati che risultano essere i piani orizzontali delle predelle
  • I piani sono uniti tra loro nella struttura verticale mediante traverse anch’esse costituite da un’ossatura di pioppo massello. Le quattro traverse, sono connesse tra loro mediante incastri a coda di rondine e unite ai piani mediante tasselli di legno.
  • A tale punto la struttura portante della predella superiore e di quella inferiore è completata e talvolta può essere anche l’unica esistente in un mobile, come nel caso di arredi quattrocenteschi. Proprio dall’epoca barocca in poi gli arredi diventano più complessi e con essi anche la loro realizzazione. Nell’ebanisteria vengono adoperati legni più pregiati, più difficili da reperire e molto più costosi. L’ossatura viene rivestita da lamine di circa 3 mm di essenze lignee nobili, tale tecnica ha il nome di listratura.
  • Da analisi macroscopica è deducibile che i legni adoperati per la costruzione delle predelle sono : Populus Alba. Denominazione: Pioppo Dalbergia nigra. Denominazione: Palissandro Rio Diospyros mindanaensis. Denominazione: Ebano Camagon Pioppo per la parte strutturale, legno di palissandro per le listre dei piani e delle traverse, e legno di ebano per le cornici; essendo queste due essenze lignee di facile riconoscibilità non è stato necessario effettuare ulteriori analisi. Tutte le listre sono state applicate al supporto di pioppo per mezzo di colla a caldo.
  • Il rivestimento delle traverse e dei bordi dei piani offre un esempio di alta ebanisteria, poiché tra le commettiture degli angoli vi è un senso di continuità dato dal taglio a quartabuono delle listre. Le cornici sono realizzate con un’anima di pioppo listrate con legno di ebano, testimonianza della rarità di tale legno nell’epoca di realizzazione dell’arredo, e nella destrezza dell’artigiano che lo realizzò.
  • momento 2 – realizzazione delle parti intagliate. I sostegni verticali delle due predelle, i quattro piedi d’appoggio, e le due decorazioni a grembiale, sono state realizzate con legno massello di tiglio. Tilia Parvifolia. Denominazione: Tiglio Per le due colonne laterali ed i due grembiali l’artigiano intagliatore è partito dalla sbozzatura di quadrelli di legno mediante sega, avvicinandosi il più possibile alla sagoma finale delle parti; per poi proseguire il lavoro di intaglio mediante scalpelli dritti e ricurvi, detti anche sgorbie
  • Per la realizzazione dei quattro piedi, l’artigiano è partito dalla tornitura di quattro dischi, che si avvicinassero il più possibile alla sagoma finale; per poi terminare il lavoro con le sgorbie. Le parti così ottenute, dopo una leggera levigatura, sono poi state dorate a guazzo mediante foglia d’oro.
  • Per la realizzazione delle bocchette in bronzo, l’artigiano è partito dalla realizzazione di un modello scultoreo in cera, tramutando in volumetrie il disegno preparatorio. Su tale modello in cera ha effettuato una camicia di argilla, lasciando dei fori per la colata di bronzo. Tale tecnica prende il nome di fusione a cera persa, in quanto durante la colata di bronzo fuso all’interno dello stampo in argilla il modello in cera scioglie. I bronzi sono stati successivamente dorati al mercurio, tecnica ormai soppiantata dalla doratura con bagno galvanico dopo la scoperta della tossicità del mercurio stesso.
  • Stato di Conservazione Da una prima analisi l’inginocchiatoio risulta complessivamente in un discreto stato di conservazione, presentando alcune delle classiche problematiche dovute all’ubicazione in contesto museale. Su tutte le superfici si presenta un grosso aggregato di particellato atmosferico;
  • le predelle presentano parti con mancanza di coesione fra il supporto di pioppo e la listratura sovrastante e macchie dovute a sgocciolature d’acqua, nonché sbiancamenti della vernice dovute all’esposizione alla luce; Particolare a luce diffusa del piano della predella superiore si rileva inoltre la presenza di lacune di listratura di palissandro nelle fasce dei piani; Particolare a luce radente della fascia del cassetto della predella superiore
  • e mancanze di porzioni delle cornici di ebano che connettono i piani orizzontali a quelli verticali; Tutte superfici sono interessate da fori di sfarfallamento ben visibili e presenza di rosume, dovuti ad un forte attacco da parte di insetti xilofagi.
  • Le parti intagliate e dorate a guazzo risultano parzialmente consumate e in alcuni punti senza coesione con il supporto ligneo, ed emergono parti assenti o addirittura mancanti; i quattro piedi intagliati e dorati a guazzo risultano anch’essi parzialmente consumati e le parti più esterne presentano ammaccature e rotture;
  • tutte le superfici dorate risultano particolarmente opache, poiché su di esse vi è presente un consistente strato di residui grassi ed untuosi, che hanno conglomerato particellato atmosferico.
  • Interventi di Restauro l’intervento di restauro è avvenuto secondo i criteri dell’ormai consolidata teoria conservativa, tesa al recupero della leggibilità dell’opera, mantenendo tuttavia la sua originalità e integrità fisica. Fasi Operative: - rimozione dei bronzi e successiva asportazione del particellato atmosferi - disinfestazione con antitarlo per legno: PER-XIL 10, composto di permetrina e solvente (isopor j), dato prima a pennello e poi a siringa, fino a completa imbibizione
  • dopo aver rimosso le parti intagliate dalle predelle, si è provveduto alla ricostruzione delle parti mancanti: la mancanza di un “chiocciolo” è stata integrata con un pezzo di legno di tiglio, uguale al legno originario, sagomato seguendo la linea del volume maggiore, ed incollato mediante colla a caldo (colla di bue); -
  • - le parti dorate presentavano residui untuosi che avevano conglomerato particellato atmosferico, pertanto è stato necessario provvedere alla loro pulitura utilizzando un’emulsione grassa neutra; Particolare di un chiocciolo intagliato, con visibile riscontro dei risultati della pulitura selettiva, dalla parte sinistra (non trattata) e la parte destra (emulsionata)
  • - gli eventuali residui di emulsione sono stati rimossi con cotone idrofilo White spirit;
  • - le mancanze nei piedi, non potendo essere ricolmate con legno, sono state ricostruite adoperando resina epossidica bi componente araldite SV 427; - il restauro è proseguito con le operazioni di doratura: le parti che presentavano mancanza di coesione con il supporto ligneo sono state fermate mediante colletta con rapporto 1:20 (1: colla di coniglio Lapin in grani – 20: acqua deionizzata) applicata a siringa e preceduta da imbibizione ad alcool per facilitare la penetrazione della colletta stessa;
  • - stesura dello stucco, con rapporti 1:13 (colla di coniglio e gesso di Bologna) sulle parti mancanti di doratura; - rasatura dello stucco con carta abrasiva molto fine (360); - stesura del bolo armeno con una colorazione che si avvicinasse il più possibile a quella originale;
  • - doratura a guazzo con foglia d’oro a 23 e ¾ Carati; la presa della foglia al bolo armeno è avvenuta per mezzo di acqua, che per scrupolo operativo è addizionata in rapporto 1:10 con colla di pesce già preparata (1:24), e qualche goccia di alcool etilico per sgrassare eventuali untuosità; - si è poi brunito l’oro nuovo mediante pietra d’agata;
  • - patinatura dell’oro nuovo, in modo da renderlo più similare nelle sue consumature e nella sua lucentezza a quello già esistente; tale operazione è stata effettuata mediante una miscela di alcool etilico denaturato 99%, pigmenti, cera d’api e cera carnauba. - Il restauro prosegue sulla lavorazione delle predelle, - la presenza di sgocciolature d’acqua e le sbiancature della vernice hanno reso indispensabile una pulitura selettiva a base di Solvent gel (100 ml di alcool, 20 ml di Ethomeen, 2 gr di Carbopol, poche gocce d’acqua);
  • - reintegrazione delle parti mancanti della listratura delle fasce dei piani con legno di palissandro rio;
  • - e nelle cornici con legno d’ebano;
  • - alla scollatura delle listre si è ovviato, dove possibile, mediante l’uso del termocauterio, riattivando la colla sottostante già esistente ; - nei casi in cui non era possibile riattivare la colla originaria in quanto insufficiente, si è intervenuti mediante foratura e iniezione di colla forte calda mediante siringa, in modo da non dover necessariamente rimuovere la listra dal supporto; - è stato necessario rimuovere piccole porzioni di cornici, che presentavano mancanza di coesione col supporto ligneo, pertanto sono state rincollate mediante colla a caldo;
  • - il restauro dell’inginocchiatoio volge al termine con le operazioni di finitura; stuccatura a finire (amalgama di gesso di Bologna, pigmenti e colla a caldo), - pertanto si è verniciato l’arredo utilizzando gomma lacca Angel, sciolta in alcool etilico denaturato al 99%.
  • - Nel rispetto della tradizione artigiana la stesura e la lucidatura della vernice è avvenuta per mezzo di tampone, olio di vasellina e polvere di pomice, partendo dalla vecchia patina originale; TAMPONE si è provveduto ad assemblare le due predelle con i montanti verticali, e si sono ricollocate le bocchette di bronzo dorato, dopo averle ripulite da una leggera ossidazione.