Approfondimento 21 maggio b

99 views
67 views

Published on

Published in: Business
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
99
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
11
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Approfondimento 21 maggio b

  1. 1. POSSIBILI INERBIMENTI IN VIGNA DELL’OLTREPO’ PAVESE AGGIORNAMENTO TRATTO DA: INERBIMENTO DEL VIGNETO La maggiore attenzione ai problemi di natura ambientale, l’esigenza di produzioni quantitativamente meno elevate e di qualità hanno spinto i viticoltori a rivedere le loro strategie di gestione del suolo dando all’inerbimento un ruolo di primo piano. L’inerbimento è una tecnica praticata da molto tempo, soprattutto nelle zone ad elevata piovosità e per lottare contro l’erosione dei vigneti in pendio. Oggi si sviluppa largamente anche in altri ambienti per rispondere agli obiettivi di controllo del vigore della vite, di conservazione del suolo, di economicità e qualità delle produzioni nel rispetto dell’ambiente. La “consociazione vite-prato” è infatti il modo più avanzato di produzione, di difesa della fertilità, di mantenimento degli equilibri vegetoproduttivi e ambientali con il minor impegno di interventi colturali ed è inoltre in grado di equilibrare l’interazione clima - vitigno - terreno. L’inerbimento deve essere considerato una vera e propria coltura consociata alla vite, ovviamente non rivolta a fini produttivi, ma alla gestione agronomica del suolo. Deve essere pertanto adeguatamente controllato in rapporto alla disponibilità idrica del terreno e all’attività di crescita della vite, in modo da regolare la competizione delle specie erbacee, in funzione del miglior risultato produttivo del vigneto. Per limitare la concorrenza con la vite, soprattutto in terreni poco fertili, nei primi anni è meglio inerbire solo una parte della superficie a vigneto, ad esempio un filare ogni 2 (25%), o a filari alterni (50% della superficie). INERBIMENTO DEL VIGNETO . Effetti positivi Si tratta di una tecnica di gestione del suolo dai vantaggi multipli. Protezione e fertilità del suolo: - limita il ruscellamento dell’acqua e il trascinamento del terreno nelle parti basse degli appezzamenti; è pertanto un mezzo di lotta efficace contro l’erosione dei vigneti in pendio; - arricchisce il tenero di s.o. favorendo indirettamente anche la struttura e la porosità dello stesso; - migliora la portanza, facilita quindi l’accessibilità dei mezzi meccanici in ogni momento in cui è necessario intervenire (trattamenti, vendemmia, ecc.) riducendo in modo sensibile la compattazione del terreno; - contiene i danni da asfissia radicale; - riattiva la microflora e la microfauna del suolo; - consente un controllo sullo sviluppo delle infestanti. Controlla in modo razionale la vigoria. Soprattutto in terreni fertili rappresenta lo strumento più efficace per ridurre la vigoria della vite e regolare la produzione favorendo: - un migliore agostamento dei tralci; - una migliore qualità della vendemmia. Si constata inoltre una serie di effetti positivi sulle condizioni nutritive del terreno:
  2. 2. - migliore traslocazione in profondità di elementi notoriamente poco mobili, come fosforo e potassio, ed un migliore assorbimento di microelementi per l’intensa attività di restituzione e di scambio che si instaura tra gli apparati radicali dell’erba e delle viti; - la presenza del cotico erboso determina, inoltre, una più regolare disponibilità nel tempo di elementi nutritivi; - si registra un “effetto tampone” con limitate oscillazioni periodiche nella disponibilità degli elementi, fenomeno questo particolarmente importante per l’azoto in quanto può, da un lato, limitare la sua lisciviazione, con conseguenze positive per l’ambiente e, dall’altro, frenarne gli eccessi in certe fasi del ciclo produttivo della vite (nella tarda estate in prossimità della raccolta). Inerbimento delle capezzagne per contrastare l’erosione. Discendono da ciò vantaggi di ordine fisiologico nutrizionale: - il contenimento della vegetazione (diminuzione del vigore) porta a una limitazione della superficie fogliare di conseguenza migliora l’esposizione dei grappoli alla luce; - l’apparato radicale della vite si sviluppa maggiormente in profondità; - si riduce perciò l’insorgenza di clorosi ed altre carenze; Andamento del contenuto di nitrato nei terreni lavorati ed inerbiti nel corso di diversi anni (Da Haynes, Goh 1980). Ruolo della sostanza organica. - si riducono gli attacchi di botrite, migliora così lo stato sanitario della vendemmia. Influenza in modo sostanziale la qualità dei mosti e dei vini: - anticipa la maturazione dell’uva; - favorisce la gradazione zuccherina; - aumenta la gradazione alcolica, abbassa l’acidità totale; - migliora la qualità e il contenuto in polifenoli e antociani (migliore qualità organolettica, migliore colorazione). Risulta quindi essere una tecnica più rispettosa per l’ambiente perché: - limita la lisciviazione dei fertilizzanti (nitrati) e dei prodotti fitosanitari; - riduce l’impiego di erbicidi; - stimola l’attività biologica (microrganismi, lombrichi, ecc.) grazie ad una migliore aerazione del suolo e alla presenza di sostanza organica; - rende più gradevole il paesaggio. Infine, da un punto di vista gestionale, è una soluzione meno costosa rispetto alle lavorazioni. Si ha, infatti, un abbassamento dei tempi di lavoro (potature verdi, secche…) in relazione alla minor vigoria ma, soprattutto, perché il taglio dell’erba eseguito 3-4 volte l’anno è più veloce dell’erpicatura o della fresatura e meno impegnativo sotto il profilo energetico. Effetti negativi Accanto ai notevoli effetti positivi appena visti, occorre tuttavia tener presente che l’inerbimento esercita una competizione idrica e nutritiva nei confronti della vite con possibili riflessi sulla sua attività vegetativa e produttiva. La competizione idrica costituisce un problema reale dove non è possibile l’irrigazione e negli ambienti caratterizzati da irregolari o scarse precipitazioni durante il periodo vegetativo. Tale aspetto assume diversa rilevanza non soltanto in rapporto alle caratteristiche climatiche di una determinata zona, ma anche, in misura non trascurabile, in relazione alla natura del terreno cioè alla sua capacità di ritenzione idrica. È tuttavia da tenere presente che il verificarsi di queste situazioni in modo più o meno accentuato dipende anche dal modo in cui l’inerbimento viene realizzato. L’inerbimento è uno strumento estremamente flessibile che consente al viticoltore una vasta gamma di opzioni. Può variare:
  3. 3. - la specie inerbita (specie spontanee, specie selezionate più o meno aggressive, miscugli di foraggere, miscugli di specie e varietà a bassi consumi); - l’entità della superficie inerbita (inerbimento totale, a file alterne, inerbimento del solo interfilare, larghezza della zona inerbita); - la durata nel tempo (permanente, temporaneo). Tecniche dell’inerbimento Il modo più semplice e più diffuso per ottenere lo sviluppo di un manto erboso sulla superficie di un vigneto è di lasciare crescere la flora spontanea e sottoporla a periodiche falciature. Spesso, tuttavia, le specie erbacee autoctone presentano alcuni limiti individuabili: - nella copertura lenta e non uniforme; - nella scarsa protezione contro erosione e compattamento; - nel sopravvento di specie molto esigenti per l’acqua ed elementi nutritivi.
  4. 4. TRATTO DA INERBIMENTO DEL VIGNETO. I VANTAGGI PER LA VIGNA. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Si parla tantissimo di inerbimento del vigneto che è forse una delle lavorazioni della vigna più facilmente riconoscibili per un non addetto ai lavori, ma cosa comporta l’adozione da parte di un’azienda vitivinicola di questa tecnica di coltivazione della vite? Nell’inerbimento artificiale si decide quali varietà di erbe seminare scegliendo quelle meno competitive per la vite, caratterizzate da crescita limitata che necessitano di pochissimi sfalci. Un buon miscuglio sottovigneto per un prato in vigna è composto da festuca rubra, loietto perenne ed una piccola parte di trifoglio repens. Per quanto riguarda i vantaggi essi sono molti. Vendiamo i 7 principali: l’inerbimento del vigneto crea una miglior maturazione dell’uva e del legno: si ottiene un’uva di migliore qualità l’inerbimento riduce marciumi e la possibilità di Botrytis (muffa grigia) in vigna l’inerbimento aiuta a combattere gli effetti erosivi del terreno l’inerbimento facilita la transitabilità del vigneto sia a piedi che con mezzi meccanici, praticamente indispensabile per la vendemmia meccanica l’inerbimento se da un lato entra in competizione dal punto di vista nutrizionale con la vite, dall’altro il terreno non lavorato permette lo sviluppo di radici superficiali in grado di assorbire i nutrimenti dallo strato di terreno più fertile. l’inerbimento del vigneto crea una migliore conservazione della sostanza organica nei suoli. l’inerbimento della vigna genera un acino più piccolo, più polifenoli Per concludere, la presenza di un prato in vigna facilita l’instaurarsi di un equilibrio biologico tra microrganismi e gli insetti del terreno. Nel primo periodo di inerbimento occorre aumentare un po’ le concimazioni azotate. L’inerbimento non è un rimedio universale ai problemi della vite è una tecnica di gestione che va applicata con intelligenza e cognizione di causa.
  5. 5. TRATTO DA: Inerbimento e qualità spesso vanno d’accordo, ma è importante gestire la competizione. L’erba nel vigneto: paure da fugare, errori da evitare (Maurizio Gily) L’inerbimento dei filari non è un rimedio universale ai problemi della vite, e non è un modo di trascurare il vigneto. E’ una tecnica di gestione, e va applicata con intelligenza e cognizione di causa, oppure facilmente genera insuccessi e conseguente frettoloso (e spesso ingiustificato) ritorno alla lavorazione. Questa premessa mi pare necessaria prima di affrontare uno dei temi più controversi della tecnica viticola moderna. In effetti l’inerbimento ha molti sostenitori tra i tecnici, molti meno tra gli agricoltori: un fatto piuttosto strano, che però ha la sua spiegazione. I detrattori si appellano talvolta alla tradizione: ma a ben vedere tale obiezione è fuori luogo, perché la viticoltura specializzata in Italia data soltanto alcuni decenni. Prima era quasi tutta promiscua, con l’interfila coltivato, quindi la competizione di altre specie con la vite era un fatto tranquillamente accettato, sia pure nel quadro di un’agricoltura di sussistenza. La massa di dati sperimentali esistenti sull’inerbimento e le sue conseguenze su produzione e qualità è tale da seppellirci. Una delle ultime ricerche è stata presentata nello scorso luglio da Schubert e Lovisolo dell’Università di Torino, su una prova condotta presso la Tenuta Cannona di Carpeneto. Anche questa prova, come numerose altre, conferma nella sostanza l’effetto positivo (anche se non sempre e comunque riscontrato) dell’inerbimento sulla qualità dell’uva, e l’effetto negativo sul vigore vegetativo e sull’entità della produzione. E questo ultimo fatto forse basta a spiegare la diffidenza di molti viticoltori. L’elenco dei “pro e contro” che segue, come tutti gli schemi, ha un valore indicativo: alcuni “vantaggi” potrebbero non essere tali in determinati casi, ad esempio in presenza di viti già poco vigorose. VANTAGGI DELL’INERBIMENTO: 1. meno vigore vegetativo, e quindi meno ombreggiamento e umidità nella zona dei grappoli; 2. miglior maturazione dell’uva e del legno; 3. meno lavoro per cimatura e sfogliatura; 4. miglior resistenza alle malattie e in particolare alla muffa grigia; 5. acino più piccolo, più polifenoli (più qualità nei vini rossi); 6. meno erosione, grave minaccia per la viticoltura di collina; 7. maggior portanza del suolo per transitare più facilmente dopo le piogge. Praticamente indispensabile per la vendemmia meccanica; 8. Migliore conservazione della sostanza organica nei suoli. SVANTAGGI DELL’INERBIMENTO: 1. minor produzione; 2. maggior sensibilità allo stress idrico; 3. maggior consumo di elementi nutritivi; 4. minor contenuto in azoto assimilabile e aminoacidi dei mosti, con conseguenti maggiori rischi di arresti di fermentazione; Mi preme sottolineare con particolare forza il problema dell’erosione, perché si tratta di uno dei più gravi e sottovalutati problemi della nostra viticoltura collinare. Tale sottovalutazione è tipica di tutto ciò che genera conseguenze non immediate, ma sul lungo periodo, e quindi sembra che non ci riguardi: l’economista J. Rifkin la chiama “mancanza di ecologia profetica”. In Italia ci sono colline dove, continuando a coltivare come si fa oggi, nell’arco di alcuni decenni la viticoltura sarà finita, per la scomparsa del suolo coltivabile. Gli eventi climatici estremi a cui stiamo assistendo con
  6. 6. sempre maggiore frequenza non faranno che accelerare il processo. Non è una profezia di sventura, ma un semplice calcolo basato su dati misurati. Ma torniamo all’inerbimento: se guardiamo ai numeri dell’elenco precedente i vantaggi superano gli svantaggi. Ma il problema principale, quello della competizione per l’acqua, è talmente importante che sulla bilancia conta almeno per tre. La nutrizione minerale può essere integrata attraverso la concimazione, la minor produzione può essere compensata dalla miglior qualità, il tenore azotato dei mosti può essere facilmente riequilibrato in vinificazione. Al contrario la mancanza d’acqua è, in una viticoltura asciutta, una cosa molto seria. Infatti se è vero che una situazione di limitato stress idrico risulta favorevole alla maturazione, perché indirizza la fisiologia della pianta verso l’accumulo di elaborati nel grappolo, uno stress troppo accentuato porta pregiudizio non solo alla quantità della produzione, ma anche alla stessa qualità dell’uva, e all’accumulo di sostanze di riserva nel tronco, con indebolimento generale della pianta e nei casi più gravi e su viti giovani persino la morte. Per questo le ultime annate, caratterizzate nella maggior parte dell’Italia da clima molto caldo e asciutto, almeno nella seconda parte dell’estate, hanno evidenziato problemi di questo tipo e quindi, comprensibilmente, non hanno portato a un aumento dei fautori dell’inerbimento. Le possibili conseguenze negative dell’inerbimento sono accentuate da alcuni ricorrenti errori di gestione, che esaminiamo, sempre in modo schematico e quindi con tutte le riserve del caso, nella seguente tabella: Inerbimento: gli errori più frequenti… … e le loro conseguenze Nutrizione azotata insufficiente (meno di 50-60 Deperimento vegetativo progressivo negli anni; kg/ha) riduzione di produzione; vini di corpo, ma a volte non equilibrati e di scarsa “freschezza” Inerbimento troppo esteso (tutta la superficie) Eccesso di competizione, vedi punto precedente. Tagli troppo frequenti Aumento del compattamento del suolo e aumento dell’evaporazione (perdita d’acqua), stress idrico. Taglio troppo basso Come il punto precedente, ma più gravi (vedi foto). Sarà meglio integrare questa scarna tabellina con alcune spiegazioni. L’inerbimento parziale In climi (o con andamenti stagionali) freschi e piovosi e con terreni di buona fertilità, la copertura totale del suolo con il cotico erboso non presenta problemi: ma negli altri casi è opportuno avere fasce non inerbite per ridurre la competizione. La tecnica più comune è quella di lasciare il sottofila lavorato o diserbato, per una larghezza che in genere va da 50 a 80 cm, e realizzare l’inerbimento solo nell’interfila. L’esposizione all’erosione è ridotta (a maggior ragione se il sottofila è diserbato) e il passaggio delle macchine avviene sul suolo inerbito. Esistono anche macchine che trinciano l’erba e la buttano nel sottofila a fare pacciamatura. Un’altra tecnica possibile, molto diffusa in Svizzera e in Germania, è quella dell’inerbimento a filari alterni, che può rappresentare in molti ambienti una buon compromesso tra inerbimento e lavorazione. Il ruolo della “biomassa” vegetale e il mantenimento del cotico E’ opportuno passare a trinciare l’erba non troppe volte, e non prima che questa abbia raggiunto un certo sviluppo. Così facendo, la massa vegetale sminuzzata crea uno strato di “pacciamatura” che è molto utile, perché riduce lo sviluppo dell’erba sottostante e quindi la competizione, limita l’evaporazione dal suolo e la perdita di sostanza organica. Il terreno, sotto questo strato, rimane più soffice e poroso e la microflora più attiva. Occorre considerare anche che la fioritura delle
  7. 7. graminacee fornisce alimento ai Fitoseidi, utili predatori che si nutrono anche di polline, quindi se possibile non intervenire in questa fase. Bisogna poi regolare l’altezza di lavoro degli organi lavoranti della “trincia” (martelli o coltelli) ad alcuni centimetri di altezza dal suolo (3-5): non devono assolutamente raschiare il suolo, bisogna evitare l’effetto “campo da bocce”, pena la perdita dei vantaggi dell’inerbimento e altri problemi, tra cui lentezza di lavoro, usura delle macchine, e rischio di incidenti: l’albero della “trincia” gira in senso contrario all’avanzamento delle ruote o cingoli e quindi gli organi potrebbero “sparare” oggetti in avanti, malgrado i sistemi di protezione. Quando e come inerbire, e quando tornare alla lavorazione Nei vigneti di nuovo impianto in genere si semina il tappeto, o si lascia insediare, dal terzo anno. La semina di un miscuglio appositamente studiato (in genere un misto di graminacee e leguminose), con caratteristiche di rusticità e bassa vigoria è, in generale, preferibile all’inerbimento spontaneo, sia perché di più rapido insediamento, soprattutto se le piogge danno una mano, sia perché nell’inerbimento spontaneo, soprattutto all’inizio, sono presenti specie molto competitive e a radice profonda. In alcuni casi e particolarmente nei vigneti sistemati a rittochino può essere consigliabile inerbire già dal primo anno, almeno su una fascia stretta, per limitare i rischi di erosione. In effetti le radici delle barbatelle non si allontano di molto e la competizione non è quindi così forte come si potrebbe credere. Nei vigneti in produzione, il passaggio dalla lavorazione all’inerbimento causa un calo vegetativo e produttivo, che può essere particolarmente vistoso nel secondo anno: non bisogna spaventarsi, la vite poi si adatta alla nuova situazione, se c’è buona gestione. Benché l’inerbimento aumenti molto la portanza del suolo, non si deve pensare che un suolo inerbito sia del tutto esente dal compattamento derivante dal passaggio delle macchine. Purtroppo le necessità relative ai trattamenti e alla gestione del verde fanno sì che nei filari di vite si passi con il trattore diverse volte all’anno, e talvolta con suolo umido o bagnato, e tali passaggi lasciano inevitabilmente il segno nella struttura del suolo: di meno nei suoli sabbiosi, di più in quelli limosi e argillosi. Il compattamento riduce la capacità del suolo di trattenere acqua e gli scambi gassosi tra il suolo e l’atmosfera: limita quindi fenomeni come la mineralizzazione dell’azoto e la perdita di anidride carbonica, la quale tende ad accumularsi nel suolo con possibili conseguenze negative tra cui, nei suoli calcarei, l’aumento della clorosi ferrica. Il compattamento è il principale motivo per cui può essere opportuna, periodicamente, la rottura del’inerbimento e il sollevamento del suolo. Il grado di compattamento può essere verificato e valutato con una semplice vanga o misurato con strumenti un po’ più sofisticati come il penetrometro. Le macchine che vorremmo (e che non ci sono) Abbiamo detto che l’inerbimento è una tecnica, e deve essere gestita. Poiché oggi ogni operazione è meccanizzata, gestire l’inerbimento vuol dire disporre di macchine ad hoc, che purtroppo, non sempre esistono. Il panorama offre un’ampia gamma di trinciasarmenti e trinciaerba, ormai collaudate e perfezionate, anche con bracci mobili per trinciare o lavorare contemporaneamente nel sottofila. Quindi sotto questo aspetto non c’è che l’imbarazzo della scelta. Quelle che invece mancano (o forse sono io che non ne sono a conoscenza, ma in questo caso mi prendo solo una parte della colpa, la restante è dei costruttori, che non informano) sono: Macchine per seminare. Le seminatrici “da campo” di oggi sono troppo grandi e non adatte allo scopo. Qualche costruttore ha proposto macchine ad hoc, molto belle ma molto sofisticate e quindi molto costose, difficili da ammortizzare per una operazione che viene fatta una tantum, se non in aziende molto grandi, che in Italia, come sappiamo, sono poche decine in tutto. Quanto meno dovrebbero esserci rivenditori disponibili al noleggio, come si fa per i miniescavatori e altre attrezzature per edilizia.
  8. 8. Macchine per la rottura dell’inerbimento in caso di siccità prolungata, in grado di recidere le radici lasciando in loco il cotico senza rivoltarlo, per limitare l’evaporazione e anche l’erosione in caso di forti temporali estivi. Macchine per la lavorazione che lascino il suolo in piano, ad esempio tramite organi i livellamento del suolo smosso. Nel caso di lavorazione sottofila, molte macchine “scalzano” il ceppo e creano un piccolo argine di terra tra la fascia inerbita e quella lavorata: questo argine crea ostacolo al corretto utilizzo della “trincia”. Gli estirpatori e ripper che operano un sollevamento parziale del suolo nell’interfila nel caso di rottura dell’inerbimento creano anche essi strisce di terra in rilievo rispetto al piano di campagna, con la conseguenza che prima di tornare all’uso della “trincia” è necessaria una ulteriore lavorazione di livellamento, che, comunque venga effettuata, danneggia la parte di cotico erboso che era stata risparmiata dalla ripuntatura. Macchine per l’arieggiamento del cotico. Attrezzature di questo tipo (bucatrici) esistono per i campi sportivi, ma non sono progettate per il vigneto, sono molto costose e per quanto ne sappiamo non sono mai state collaudate per questo utilizzo. Sappiamo che hanno la capacità di aumentare la capacità idrica dei suoli riducendo il compattamento, quindi potrebbero avere un elevato interesse. La conclusione è quindi quella che l’inerbimento è una pratica che anche in Italia, e soprattutto nel Nord, può avere, e ha, un elevato interesse nella produzione di vini di qualità. Ma non tutto è ancora stato fatto per ottimizzare questa tecnica.

×