10/2012              VINI BIOLOGICI E VINI SENZA SOLFOROSA, ECENTO              ARRIVATA LA NORMATIVA. CENTO VIGNE ITALIAV...
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D: La nostre ricerca di mercato sui vini bio ha messo il luce che il Consumatore e sensibile alleliminazionedei pesticidi ...
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Vini biologici e vini senza solforosa. E? arrivata la normativa. Cento Vigne Italia intervista Claudio Carnemolla, Presidente di FederBio, la Federazione italiana per l'agricoltura biologica

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Intervista federbio

  1. 1. 10/2012 VINI BIOLOGICI E VINI SENZA SOLFOROSA, ECENTO ARRIVATA LA NORMATIVA. CENTO VIGNE ITALIAVIGNEITALIA NE PARLA CON CLAUDIO CARNEMOLLA, PRESIDENTE DI FEDERBIO Intervista con il Presidente di FederBio | Vino Biologico
  2. 2. N el corso di un recente Convegno sui Vini Biologici (“Vini biologici e vini senza solforosa”, convegno conclusivo del progetto “Sviluppo e trasferimento di sistemi innovativi di produzione per la qualità e salubrità dei vini dei Castelli Romani” promosso dalla Federazione grazie al contributodella Regione Lazio e all’apporto scientifico dell’Università della Tuscia) organizzato da FederBio che si etenuto al SANA di Bologna nel mese di Settembre 2012, si e parlato del nuovo Regolamento CEE 203/2012che fa chiarezza definitiva sulla definizione di vino biologico anche in Italia. Nel nostro paese ce grandeattenzione al biologico ma per quanto riguarda il vino, i Consumatori sono restii allacquisto. Lo haevidenziato Federico Fazzuoli nel corso del Convegno della FederBio e lo ha confermato una nostra recentericerca di mercato condotta su un campione demoscopico di circa 500 soggetti. Noi di Cento Vigne Italiasiamo venuti nella Sede nazionale di FederBio a parlare di vino biologico con il Presidente della FederazionePaolo Carnemolla.D:Presidente Carnemolla, quando e nata FederBio e come si relaziona ai Produttori italiani di vino biologicoe biodinamico?R:FederBio e la Federazione settore più rappresentativa del settore biologico e biodinamico, nata nel 2005quando abbiamo deciso di federare appunto tutte quelle che sono le associazioni del settore. Quindiabbiamo le Associazioni dei Produttori (in UPBIO) che oggi sono circa 35 tra Organizzazioni dei Produttori eAssociazioni nazionali e regionali, Associazioni del settore trasformazione e distribuzione, Organismi dicertificazione, Settore servizi, quindi chi fa mezzi tecnici piuttosto che Fiere, Comunicazione, Associazioni diConsumatori e, ultime arrivate, anche le Associazioni di Tecnici e Ispettori del biologico. Siamo quindi lacasa comune del biologico e biodinamico italiano.D: Quale stata la reazione dei Produttori italiani di biologico e biodinamico allavvento della Federazione?R: E stata dura, sopratutto allinizio, mettere insieme molti soggetti con capacità molto ridotte dal punto divista delle rappresentanze, delle risorse e dellefficacia con operatività locale e abituati ad agireindividualmente. E’ stato impegnativo far comprendere che bisognava stare in un contenitore più ampiodove ci sono anche quelli che legittimamente, nel quotidiano, sia per un fatto commerciale che per altrimotivi, magari sono dalla parte opposta. Un ultimo passo fatto in questo senso è stata la costituzione diUpBio, Unione Nazionale dei Produttori biologici e biodinamici italiani, che sostanzialmente è la nostrasezione Soci Produttori: si sono raggruppate tutte le Associazioni di Produttori nazionali e regionali.LUnione si e data uno statuto e una sua autonomia come previsto dallo Statuto della Federazione e quindiadesso siamo alla fase due; c’è unassemblea la prossima settimana e stiamo cercando di far crescerequesta componente perché anche nel biologico come nellagricoltura tradizionale, il punto debole delsettore sono sempre i Produttori agricoliD: Parliamo del Consumatore. Noi abbiamo recentemente pubblicato su vari Social Network una ricerca dimercato che ha dimostrato lenorme disinformazione dei Consumatori tra vino biologico e vino biodinamico.Ci può spiegare in due parole la differenza?R: Per il biologico, fino alluscita del regolamento, esisteva un limite di norma che consentiva di etichettarevino prodotto con uve biologiche, con difficoltà nella valorizzazione del prodotto, per la provenienza delleuve da vigneto bio senza poter dir nulla sul lavoro fatto in cantina. Per la produzione biodinamica,è statofatto sin da subito un percorso intero di valorizzazione del prodotto. Adesso possiamo finalmente
  3. 3. cominciare a dire che il vino e biologico non solo perche le uve sono bio ma perche ce anche il lavoro incantina certificato.D: E questo lo prevede il Regolamento 203/2012. Parliamo di una norma comunitaria?R: Assolutamente sì. Tenete presente che ce un equivoco sul quale il nostro Ministero sta purtroppoinciampando da mesi perché in realtà il vino è sempre stato nel campo dellapplicazione della normativacomunitaria fin dal 1991 tantè che si è sempre certificato e etichettato vino prodotto da uve biologiche, malunica cosa che ci ha impedito di etichettare con la dicitura “biologico” il prodotto finito era che lallegatotecnico che riguardava la fase di cantina, quindi i prodotti da impiegare nella trasformazione, non siapplicava a vini da uve . Si applicava quindi paradossalmente ai vini da frutta che vanno di moda in NordEuropa ma non ai vini da uve. Con il regolamento 2030/2012 si è finalmente fatta chiarezza per cui il vino,che è sempre stato un prodotto certificabile, adesso è certificabile in tutta filiera. Quindi la differenza veraè che dallo scorso agosto il Produttore può usare il marchio europeo con la fogliolina verde e soprattutto lopuò etichettare vino biologicoD: Quindi la 203/2012 non fa più differenza tra vino biologico e biodinamicoR: La differenza sul regolamento non esiste nel senso che la normativa europea riguarda il prodottobiologico, quindi un prodotto biodinamico se vuole essere venduto nel circuito bio europeo deve chiamarsicomunque biologico. Dopodiché il Produttore può farlo certificare come biodinamico, per entrare nelcircuito commerciale Demeter. Il termine che viene protetto dal regolamento 203 e biologico e nonbiodinamico.D: Nel corso del Convegno FederBio al Sana di Bologna sui vini biologi abbiamo sentito che già ci sonomalumori tra i Produttori italiani perché molti di loro ritengono la norma troppo permissiva. Lei cosa nepensa?R: Sicuramente è vero per ciò che riguarda il versante dellanidride solforosa. LItalia ha portato avanti unabattaglia molto lunga e, secondo me, eccessivamente dispendiosa ed onerosa perché avere portato casauna piccola riduzione sulle percentuali di solforosa da utilizzare, ci ha poi precluso di portare a casa alcunesostanze come lisozima che avrebbero consentito di lavorare per ridurre realmente i solfiti e sicuramente ilrisultato finale scontenta tutti quelli che fino ad oggi sono sotto quei limiti o che addirittura stannocercando di produrre un vino completamente privo di solfiti. Dobbiamo però sempre considerare chequesta è una norma europea dentro la quale possono perfettamente convivere scelte commerciali o etichedi posizionamento di mercato che si collocano su ambiti diversi di qualità.D: Quindi una sorta di sottoregolamentazioneR: SI. L’obiezione è che un vino , prodotto senza solfiti o comunque modo ottenuto in maniera più coerentecon i principi del biologico può essere etichettato allo stesso modo di quello che semplicemente rispetta ilimiti del regolamento. Io rispondo che questo è vero ma non ci sono alternative se stiamo nell’ambito diuna normative europea, è il Produttore che deve fare la differenza e deve comunicare i valori e i plus delsuo vino. il consumatore che sceglie bio non lo fa solo per la presenza del logo europeo, è guidato da altremotivazioni ed è abituato a leggere le etichette e a informarsi.
  4. 4. D: La nostre ricerca di mercato sui vini bio ha messo il luce che il Consumatore e sensibile alleliminazionedei pesticidi per la coltivazione della vite ma ha le idee poco chiare sullutilizzo dellanidride solforosa ed isuoi effetti sullorganismoR: Sul tema dei pesticidi il Consumatore non si rende conto che al di là della bassa presenza del singoloprincipio attivo, il vino è uno di quei prodotti dove più si trova maggiore presenza di più principi attivi enessuno ha mai studiato fino ad oggi quale può essere leffetto combinato di queste sostanze. Quindi inrealtà, uno dei principali elemento qualificanti del vino biologico l’assenza di residui mentre in certi viniconvenzionali troviamo dei cocktail abbastanza preoccupanti di residui di pesticidi. La solforosa: Premettoche non si usa esclusivamente nei vini. Il Consumatore lo associa al vino perché lanidride solforosa è unprodotto tipicamente legato allenologia ma probabilmente se sapesse in quanti altri alimenti vieneimpiegata come conservante o anche solo per motivi estetici se ne preoccuperebbe assai di più. Esisteinfatti una dose massima giornaliera raccomandata e quindi siamo nel classico caso in cui il Consumatorenon è nemmeno messo nelle condizioni di sapere se il suo consumo complessivo è sopra o sotto la soglia,perché non è in grado di fare la somma e non basta conteggiare quella solo quella nel vino per dire alConsumatore: stai tranquillo. Invece è impiegata in moltissimi altri prodotti e quindi ci vorrebbe molta piùinformazione verso il Consumatore senza penalizzare il solo consumo di vino.D: Una domanda più da enologo: Si può eliminare completamente la solforosa dal vino e se sì, come si puògarantirne linvecchiamento?R: Io sono Agronomo, non sono un enologo, Dal nostro progetto abbiamo potuto vedere all’opera piccoleAziende a volte familiari, a volte poco strutturate dal punto di vista tecnologico, produrre un vino buonoche si conserva senza solforosa. Per fare questo ci vuole unottima gestione del prodotto dalla campagna,della raccolta, di tutte le fasi di vinificazione con delle tecnologie di buon livello e con l’assistenza di unenologo esperto e formato. certamente non si tratta di un percorso facile, non e sicuramente un percorsoper tutti e ce ancora molto da lavorare. Con questa prima esperienza di due anni di lavoro grazieall’apporto scientifico dell’Università della Tuscia e alla disponibilità di alcuni produttori della zona deiCastelli Romani, direi abbiamo raggiunto risultati buoni ma sicuramente non definitivi.Lalternativa esistente sono tecnologie estremamente costose che garantiscono la quasi assenza diossigeno con costi però elevatissimi. Paradossalmente è più facile ottenere un vino senza solforosatotalmente industriale e lo è molto meno se questo vino viene prodotto da aziende bio locali. E unacontraddizione che abbiamo dovuto gestire perché c’era il rischio che una normativa eccessivamentelimitante sull’impiego dei solfiti mettesse fuori mercato proprio i piccoli produttori bio.D: Passiamo alla domanda forse piu pregnante e quella che riguarda latteggiamanto del Consumatore cheappare interessato e sensibile al mondo del vino biologico ma non acquista questi vini con frequenza.Federico Fazzuoli nel corso del Convegno Sana della FederBio sui vini biologici ha affermato che ilConsumatore esprime dubbi sulle caratteristiche organolettiche di molti vini biologici. Questoatteggiamento e sto confermato dalla nostra ricerca. Che consiglio si sente di dare ai Produttori di vino bio?R: Innanzi tutto di stare sempre molto attenti anche alla qualita. Per molto tempo chi produceva vinobiologico si e accontentato di garantire il metodo di produzione indipendentemente , per certi versi, dalrisultato finale del prodotto e certe volte il vino era ai limiti della bevibilita e questo puo andare bene forseper un consumatore molto determinato e molto convinto ma non per chi vuole bere un vino buono se non
  5. 5. eccellente, oltre che bio. Non si puo pensare di conquistare un mercato normale con un prodotto che none accettabile dal punto di vista del gusto, oltetutto in un Paese come lItalia dove di vini eccellenti neabbiamo moltissimi. Quindi e totalmente illusorio pensare che un vino biologico si venda solo perche ebiologico. Questa e purtroppo una abitudine mentale che molti Produttori hanno avuto e che vasgombrata assolutamente. Ci vuole non solo la passione e la certificazione ma anche lenologo in cantina, civogliono gli investimenti e tutta lattenzione per poter produrre un buon vino. E quindi il Produttore che sideve avvicinare al Consumatore e non viceversa sopratutto se pensiamo che oggi anche il mondo del vinoconvenzionale sia sulla sostenibilita del vigneto, sia che sulluso della So2 sta facendo dei progressi e quindisi trovano vini convenzionali senza solforosa, con la differenza che questi sono vini che hannounattenzione verso la qualita che a volte i Produttori biologici e biodinamici non hanno.D: Lultima domanda riguarda la distribuzione: Cosa si puo consigliare ai Produttori di vino biologico percio che riguarda la strategia di comunicazione che noi vediamo comune perche i piccoli Produttori nonpossono arrivare allobiettivo da soli e quali sono i consigli in materia di distribuzione?R: Sul tema della comunicazione sono assolutamente daccordo, tante che sui progetti su cui abbiamodiscusso al Sana e che vorrebbe portare avanti FederBio abbiamo tentato di presentare un primo progettodi promozione il bando nazionale dell OCM vino scaduto lo scorso settembre di mettere insieme numeriadeguati senza però riuscirci. Forse era troppo presto, tuttavia il messaggio che vogliamo dare è chebisogna fare rete, bisogna condividere strategie, stumenti e risorse a dimensione nazionale, eventualmenteistituendo a livello nazionale un Consorzio o comunque una rete di imprese che si dedica alla tutela ed allapromozione del vino bio anche a livello internazionale. Su questo FederBio e assolutamente disponibile afare da collettore e catalizzatore per l’avvio di questa iniziativa anche perchè parliamo di Aziende chehanno una specificità produttiva e di mercato che le vede bene in un contenitore dedicato. La secondaindicazione è quella di lavorare sullestero e questo aspetto è, a maggior ragione, da affrontare insiemepiuttosto che singolarmente. In questo momento il mercato più interessante per il vino biologico è quelloestero, non solo i mercati tradizionali come la Germania e gli Stati Uniti ma penso alla Cina ed altri paesi chesi stanno aprendo molto al consumo del vino in generale e che vedono il biologico come un’eccellenza.Lintervista e stata realizzata presso la Sede Nazionale della FederBio a Bologna nel mese di Settembre2012Per informazioni: Cento Vigne Italia, Gian Piero Staffa gpstaffa@centovigneitalia.it

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