Reciclatori di Residui: una panoramica globale sul primo anello del riciclaggio
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Reciclatori di Residui: una panoramica globale sul primo anello del riciclaggio

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Co-Autrici: Cecilia Ruberto, Lucia Fernandez. Finanziato da www.cwgnet.net. ...

Co-Autrici: Cecilia Ruberto, Lucia Fernandez. Finanziato da www.cwgnet.net.
Waste Recyclers: a global view on the first ring of the chain of recycling. This dossier includes different articles from Argentinian, Indian, Brazilian, Romanian and Egyptian researchers-specialists on the topic of waste-picking

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Reciclatori di Residui: una panoramica globale sul primo anello del riciclaggio Reciclatori di Residui: una panoramica globale sul primo anello del riciclaggio Document Transcript

  • Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del riciclaggio a cura di: Cecilia Ruberto Lucia Fernández
  • Traduzioni: Cecilia Ruberto Gráfica: Lorena Díaz Lucia Fernández Con il sostegno di:* Collaborative Working Group in Solid Waste Management * Reorient Onlus * Retos al Sur Finito di stampare: Roma Italia Novembre 2008
  • Dedicato ai riciclatori mortinella discarica di città del Guatemala il 20 Giugno 2008.
  • Raccoglitori di residui: una panoramica globale sul primo anello del circuito del riciclaggioA cura di Lucia Fernandez Cecilia Ruberto Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del I riciclaggio
  • Un sincero ringraziamento alle associazioni che hanno sostenuto l’iniziativaIl CWG è una rete che mette insieme l’esperienza di partner diversi checollaborano per ilmiglioramento della gestione dei residui solidi urbani e le condizioni di vitadei poveri nelle cittàdei Paesi a medio basso-redditoSin dal 1995 il CWG organizza workshops per lo scambio di conoscenze eper implementare eaggiornare le conoscenze sulla gestione dei residui solidi urbani. Il lavorodella rete sviluppa unaserie di aspetti inerenti al tema inclusi quelli istituzionali, sociali, finanziarie tecnici.Contatti:Web: http://www.cwgnet.netVadianstrasse 42CH-9000 St.Gallen - SwitzerlandTel: +41 71 228 54 54 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del II riciclaggio
  • fax: +41 71 228 54 55Email: cwg.secretariat@skat.chL’associazione proponente Reorient Onlus attiva da più di tredici anni nelcampo dellacooperazione internazionale solidale e dell’educazione alla pace e allamondialità svolgendo attivitàdi progettazione e attuazione di programmi di sensibilizzazione eformazione su questi temi;collabora inoltre con diverse Botteghe del Commercio Equo e Solidale egestisce due sportelli diTurismo Responsabile. Partecipa attivamente al Tavolo dell’Altra Economiadi Roma tra i socifondatori del Consorzio della Città dell’Altra Economia, dove ha la sua sedeoperativa dal 2007.Contatti:Web: http://www.reorient.itVicolo dello Scavolino, 6100187 Romatel/fax +39.06.6780622 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del III riciclaggio
  • Sede operativa: Città dell’AltraeconomiaE-mail reorient@reorient.itRetos al Sur è un’associazione senza fini di lucro che si è costituitaall’inizio del 2006 presso la cittàdi Montevideo, Uruguay.La Cooperazione è uno strumento d’azione trasversale per questaassociazione, strumento concepitocome un’attività partecipata, che tende all’interscambio orizzontale tra lediverse culture,esperienze, comunità stili di vita e sogni.Contatti:Web: http://www.retosalsur.orgPerez Castellano 1424Montevideo- UruguayTel. (+598 2) 916 52 87Email: comunicacion@retosalsur.org Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del IV riciclaggio
  • PrologoLe discarica del mondo luogo di miseria e di speranza nel ventunesimo secolo.Riccardo Troisi , Reorient Onlus , ItaliaAdriana Goni Mazzitelli, Asociacion Retos al Sur ,UruguayRaccontare le storie di chi cerca tra i rifiuti delle discariche del mondo unasperanza , non è cosa facile. Oggi per milioni di persone, uomini e donneche hanno abbandonato campagne inospitali o villaggi senza futuro, con ilmiraggio di trovar fortuna nelle sempre più grasse metropoli del mondo,questo lavoro da una possibilità per sopravvivere divenendo una condizione“normale” di vita. L’incremento della produzione e dei consumi ha creatoenormi squilibri nella gestione dei rifiuti urbani: come ricorda WolfgangSachs, «la produzione genera sia ricchezza sia rifiuti e insieme allaglobalizzazione della produzione di ricchezza cresce anche la produzione dirifiuti». Sono sorte così vere e proprie “città discariche”. Quelle africanedella baraccopoli di Korogocho a Nairobi - più volte descritta da padreZanotelli - e quelle meno note di Kigali in Rwanda; ma anche nello Zambia,dove il 90 per cento di spazzatura non viene raccolto e si accumula nellestrade, mentre la discarica di Olososua, in Nigeria, accoglie ogni giornooltre mille camion di rifiuti.In Asia, a Manila, è tristemente famosa Payatas a Quezon City, unabaraccopoli dove vivono oltre 25 mila persone: è sorta sul pendio di unacollina di rifiuti, la “montagna fumante” dove adulti e bambini sicontendono materiali da rivendere. Ma c’è anche Paradise Village che non è Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del V riciclaggio
  • un villaggio turistico, bensì una bidonville cresciuta sopra un acquitrinodove gli allagamenti sono puntuali come le piogge monsoniche. E poi“Dumpsite Catmon”, la discarica sulla quale si è sviluppata la baraccopoliche sovrasta Paradise Village. In Cina, a Pechino, le discariche sono abitateda migliaia di persone che riciclano rifiuti illeciti, mentre l’India con i suoislums metropolitani è il paese più densamente popolato dai “sopravvissutidei rifiuti”. Eppure qualcosa sta cambiando. In alcuni casi la spazzatura èdiventata motivo di emancipazione sociale: al Cairo, in Egitto, i lavoratoridel settore informale - noti come zabbaleen - raccolgono un terzo dei rifiutidomestici, quasi un milione di tonnellate allanno, e riescono a riciclare edestinare al compostaggio più dell’80 percento del raccolto. Uno deidistretti, Mokattam, è diventato la sede di 700 piccole imprese per laraccolta dei rifiuti. In Brasile, dove le discariche a cielo aperto risparmianole aree turistiche per concentrarsi nelle periferie metropolitane, c’èl’esperienza dei ‘Catadores do lixo’: un movimento sociale organizzato incooperative che oggi impiegano migliaia di persone nella raccolta, nelriciclaggio e nello smaltimento dei rifiuti. La prima cooperativa, laCoopamare risale al 1989. L’esperienza di San Paolo si è trasferita nelMinas Gerais, a Belo Horizonte e nel Rio Grande do Sul. E a Buenos Aires,in Argentina, i “cartoneros” impegnati nella raccolta non ufficiale di rifiutisono stati per diversi anni i pionieri del riciclaggio: le loro cooperativeraccolgono più di 20 mila operatori e nelle scorse settimane sono statechiamate a partecipare a “rifiuti zero”, un ambizioso progetto governativoper riciclare entro il 2020 tutti i rifiuti solidi urbani.Esistono tante altre esperienze che solo in parte sono state raccontate inquesto lavoro, a testimoniare un movimento che sta crescendo e che occorresostenere con ogni sforzo e passione. La nostra associazione da qualche Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del VI riciclaggio
  • anno sta lavorando in Uruguay, per promuovere e rafforzare piccolecooperative di “clasficadores de residuos urbanos” a Montevideo, questolavoro ci ha confermato l’importanza di avviare progettualità mirateall’autopromozione sociale di queste realtà. Vivere dipendendo daquello che la società scarta, non è facile, ma questi volti chiedono di esserericonosciuti come lavoratori e lavoratrici ed ottenere gli stessi diritti di chi sidedica ad altri mestieri. Per molti di loro la dignità, pur vivendo tra i rifiuti,non è mai venuta meno: attende solo di essere riconosciuta. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del VII riciclaggio
  • Indice Pag.BIOGRAFIE AUTORIPoornima Chikarmane e Laxmi Narayan 6Pablo J. Schamber 7Reka Soos e Noemi Stanev 7Laila R. Iskandar 7Lucia Fernandez Gabard 8Cecilia Ruberto 9Pietro Luppi 9Presentazione 10Introduzione 11Associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa 21UNO SGUARDO GENERALE: 21Chi sono i Riciclatori, come lavorano e prospettive futuredi Cecilia RubertoLa gestione dei residui solidi urbani ed il ruolo dei waste pickers 22Waste picking and waste pickers 24Le caratteristiche del settore informale 27Come vivono? Come lavorano? 29Soluzioni più comunemente adottate nella politica di gestione dei 31 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 1 riciclaggio
  • residui solidi urbani nei paesi a basso medio-reddito e i loro limitiLa formazione di cooperative 38Ideologia del lavoro e diritti dei lavoratori 41Bibliografia 46Riferimenti pagine Web 48RIORGANIZZANDO IL DISORGANIZZATO: 49Il caso studio di Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat(l’unnione commerciale dei waste pickers)Di Poornima Chikarmane e Laxmi NarayanLa Nascita 49Strategia, forma organizzativa, governance e membership 54Le attività e il metodo 59Meccanismi istituzionali per la sicurezza sociale dei waste pickers 62Networking, Advocacy e Lobbying 64Bibliografia 69IL FENOMENO DEI CARTONEROS A BUENOS AIRES. 71Rotture, Continuità e nuove opportunità tra il management deirifiuti e l’industria di riciclaggiodi Pablo J. SchamberPresentazione: Definizioni (se possibile) degli ogiettivi 71L’obiettivo del cartonero 74Nascita delle attività dei cartoneros nella gestione dei residui solidi 76 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 2 riciclaggio
  • urbaniCollegando i circuiti 84Conclusioni 94Bibliografia 99IL SETTORE INFORMALE DEI RIFIUTI SOLIDI IN 102ROMANIAdi Reka Soos e Noemi StanevConcetti fondamentali 102Visione d’insieme 107Quantitativi e tipi di attività del settore informale 110Impatto socio-economico 114Effetti ambientali 115Interventi mirati al settore informale 117Problemi/ sfide con il sistema informale 123Fonti e riferimenti 126Bibliografia 127I RACCOGLITORI DI RIFIUTI DEL CAIRO 128di Laila R. IskandarBackground 128 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 3 riciclaggio
  • Il settore tradizionale e informale – il più grande datore di lavoro in 129Egitto per il trattamento dei rifiutiCrescita delle imprese di riciclaggio 131Forza lavoro 134Un sistema basato ed indirizzato dal mercato 135La privatizzazione tramite le multinazionali al Cairo 136Le preoccupazioni dei riciclatori dovute ai contratti internazionali 141Proposte di riorganizzazione 143RIUSO ED ECONOMIE POPOLARI IN EUROPA: IL CASO 147STUDIO ROMAdi Pietro LuppiAziendalismo ed economia popolare: due modelli a confronto 147Il caso studio “Roma” 155I rovistatori di cassonetto, Porta Portese e gli Antiquari 155Un mercato in boom che lotta per sopravvivere 159L’edilizia di fortuna 164Gli orti urbani 171Occupanti di case 176VERSO UNA RETE GLOBALE DI RICICLATORI 182di Lucia Fernandez GabardIntroduzione 182 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 4 riciclaggio
  • La dispersione come punto di partenza 183Convivenza di paradigmi 188La sfida dell’articolazione a diversi livelli 193La mappa Latinoamericana come processo 203Il Congresso Mondiale 209Conclusioni 212Bibliografia 216 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 5 riciclaggio
  • Notizie sugli AutoriRIORGANIZZANDO IL DISORGANIZZATO. India 2003Il caso studio di Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat (l’unionecommerciale dei waste pickers)Poornima Chikarmane: Laureata nel Master per Lavoro Sociale pressol’Università di Bombay. Assistente alla direzione (Lettrice) al SNDTWomen’s University. Fondatrice (con altri) del Kagad Kach PatraKashtakari Panchayat KKPKP (Associalzione di Wastepickers della città diPune) a dell’Alleanza Nazionale dei Wastepickers in IndiaMail: pchikarmane@gmail.com,Laxmi Narayan: Laureata nel Master per il Lavoro Sociale presso il TataInstitute of Social Sciences. Coordinatrice del Dipartimento per gli Adulti el’Educazione Continua (nel centro-sud di Pune) presso la SNDT Women’sUniversity. Segretaria del KKPKPMail: wastematterspune@gmail.com *****IL FENOMENO DEI CARTONEROS A BUENOS AIRES.Rotture, continuità e nuove opportunità tra il management dei rifiuti el’industria di riciclaggio. Argentina 2007Estratto dalla tesi di dottorato in Antropologia presso l’Università di BuenosAires "De los desechos a las mercancias. Etnografía del circuito delreciclaje en el conurbano bonaerense" aprile 2007. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 6 riciclaggio
  • Pablo J. Schamber: Antropologo. Docente Ricercatore presso l’UniversitàNazionale di Lanùs. Consulente per la gestione dei residui e i circuitiinformali di riciclaggio.Mail: pjschamber@hotmail.com / schamber@unla.edu.arContatti: (0054) 11-1541981069 / 11-47020696 *****SETTORE INFORMALE DEI RIFIUTI SOLIDI IN ROMANIA.Romania 2006Tratto da uno studio finanziato da GTZ e CWG, "Economic Impact ofInformal Sector Activities" (“L’impatto Economico delle Attività del SettoreInformale”)Noemi Stanev e Reka Soos: Master in Scienze Ambientali,specializzazione in Analisi dei sistemi economici e ambientali. Consulentinell’ambito Climatico, laureate nel Master per Lavoro Sociale pressol’“University change, Waste Management and Energy” di BombayMail: gp@greenpartners.roSito Web: www.greenpartners.roContatti: str. Fintinele 18, 400294 Cluj-Napoca, Romania. tel./fax +40(0)264 589291. telefono mobile (RO) +40 (0)740 554430 *****I RACCOGLITORI DI RIFIUTI DEL CAIRO. EgittoLaila R. Iskandar: dell’associazione Chairman CID è specializzata informazione e sviluppo, ha lavorato e lavora con organismi internazionalicome l’UNESCO, USAID, UNDP e molti altri. Il suo backgound culturale è Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 7 riciclaggio
  • costituito da studi di economia, di scienze politiche sia al Cairo che pressol’Università di Berkeley e presso la Columbia University. Ha lavorato pernumerosi programmi di successo a favore delle comunità di waste pickers.Lavora con i riciclatori del Cairo sin dal 1982, implementando azioni diformazione teconologica, di networking, di sostegno nei confronti delgoverno.Mail: laila@cid.com.egSito web: www.cid.com.eg *****VERSO UNA RETE GLOBALE DI RICICLATORI. Francia 2008Articolo che verrà pubblicato in “Retroscopio” Volume 2, “una miradasobre recuperadores urbanos de residuos de America Latina.”( “unosguardo sui riciclatori urbani di residui dell’America Latina”)Lucia Fernandez Gabard: formazione in Archittettura e Urbanismopresso la Facoltà di Architettura dell’Uruguay. Attualmente studia presso laScuola di Architettura di Grenoble (Francia): Master 1, città e territori.Specializzata nell’organizzazione dei riciclatori e costruzioni di reti.Fondatrice (insieme ad altri) della Rete Latinoamericana di Riciclatori ecollaboratrice (2003-2007) dell’ UCRUS (Unione dei Clasificadoresdell’Uruguay, sindacato)Mail: luciferviajando@gmail.comSito Web: www.recicladores.net ***** Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 8 riciclaggio
  • RACCOGLITORI DI RESIDUI. Italia 2008Uno sguardo generale: chi sono, come lavorano e prospettive future.Estratto dalla Tesi di Laurea Specialistica in Innovazione e Sviluppo:“Gestione dei Residui Solidi Urbani: il caso dell’Uruguay”Cecilia Ruberto: formazione in Scienze Sociali per la Cooperazione e loSviluppo presso l’Interfacoltà di Scienze Umanistiche e Scienze dellaComunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Collaboratricedell’organizzazione senza fini di lucro Reorient, da circa 4 anni sostiene ecollabora all’organizzarsi dei clasificadores dell’Uruguay attraversoprogetti di cooperazione. Lavora per la sensibilizzazione alla tematica inItalia.Mail: CeciliaRuberto@gmail.comBlog: www.villadelchancho.splinder.com *****RIUSO ED ECONOMIE POPOLARI IN EUROPA: IL CASOSTUDIO ROMA. Italia 2008L’articolo è stato elaborato appositamente come contributodell’associazione Occhio del Riciclone al progetto di diffusione einformazione del medesimo dossierPietro Luppi: responsabile del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone;Presidente di Occhio del Riciclone Italia. Esperto di economie popolari egestione dei rifiuti. Giornalista e autore di libri su tematiche ambientali,politiche e sociali.Mail: riusare@yahoo.itSito Web: www.occhiodelriciclone.com Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 9 riciclaggio
  • PresentazioneQuesto dossier è il risultato della collaborazione di diverse persone, èl’incontrarsi di realtà differenti e lontane che sentono fortemente un comunedenominatore nel lavoro che svolgono.Gli autori che hanno contribuito alla creazione del dossier con i loro articoli,sono dei super esperti dei temi affrontati che, condividendo l’idea di fondodi sensibilizzazione e informazione, hanno creato dei brevi sunti sulle realtàdi appartenenza, cercando di tracciare i contorni dei fenomeni affrontati,mantenendosi specifici, ma al tempo stesso semplici, tenendo presente cheper la maggior parte dei lettori questo tema non è chiaro nelle suesfaccettature, se non, addirittura, del tutto sconosciuto.Un sincero ringraziamento va a tutti gli autori che con entusiasmo eprontezza hanno risposto alla nostra richiesta di materiale per il dossier.Nella speranza di aver posto un primo tassello nella costituzione di unacoscienza e conoscenza sociale di una tematica responsabile e propositiva,auguriamo a tutti una buona lettura! *****Per ricevere una copia del dossier:www.reorient.itCeciliaRuberto@gmail.com Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 10 riciclaggio
  • IntroduzioneQuesta raccolta di scritti sul tema del waste picking, a cura di CeciliaRuberto e Lucia Fernandez Gabard, si propone di dare un proprio contributoal dibattito, oggi sempre più intenso, del riciclaggio come valore complessoche vede intersecarsi le 3 sfere dello sviluppo sostenibile: quella sociale,quella ambientale e quella economica.Da subito l’idea di intitolare l’elaborato “Raccoglitori di Residui. Unapanoramica globale sul primo anello della catena del riciclaggio” ci èsembrata assolutamente appropriata, infatti coglie il centro nevralgico,l’obiettivo principale di questo lavoro. La volontà di conoscere questo tipodi lavoratore, riconoscerne i “pregi e difetti”, il potenziale che oggi stainiziando ad esprimere, comporta il confrontarsi con tematicheestremamente complesse, come i diritti umani, i diritti dei lavoratori, quellidelle donne e quelli dei bambini, le tutele sanitarie, la richiesta di politicheche appoggino e non che occultino o peggio ancora reprimano.Il riciclaggio come fonte di lavoro, fonte economica, è la risposta coerentecon la necessità di sostenibilità ambientale ed ecologica, data la finitezzadelle risorse, l’aggravarsi di condizioni precarie di povertà fino ai limitidella dignità umana, il peggiorare delle condizioni ambientali.Si presenteranno le soluzioni nate spontaneamente dalla società chemaggiormente risente degli effetti dell’attuale modello di consumo.Si cercherà di analizzare come nascono queste propose e la loro validità,economica e ambientale, ma anche civile e sociale.Il dossier parte da una piattaforma condivisa da esperienze di paesi lontani ediversi che nonostante le differenze sono fortemente legate da valori Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 11 riciclaggio
  • omogenei, fortemente sentiti e, oggi, sempre più strutturati, che siconcretizzano in proposte rivolte ai politici, alle imprese, agli istitutiinternazionali come a quelli locali, e ancora più fortemente alla società ingenerale, al modo di pensare comune.Il primo articolo da me elaborato: “Raccoglitori di Residui, uno sguardogenerale, chi sono, come lavorano e prospettive future”, offre unapanoramica informativa generale del fenomeno, si definiscono lecaratteristiche che accomunano questo tipo di lavoratore, si introduce ilconcetto di settore informale, concetto complesso e non scevro diimplicazioni e complicazioni, estremamente affascinante da studiare quantodifficile da considerare, soprattutto a livello di politiche da mettere in atto.A seguire si affrontano molto velocemente quali sono stati e tutt’oggicontinuano ad essere gli atteggiamenti degli Stati o dei Comuni neiconfronti di questi lavoratori. Si affronta anche un tema centrale, che devefar parte del background di chi vuole avvicinarsi al tema dei riciclatori:l’ideologia del lavoratore. Grazie a questa ideologia condivisa è possibile ilconfronto transnazionale che oggi sta avvenendo, grazie a questo sentirecomune si stanno creando obbiettivi e attività condivise.L’articolo successivo, “RIORGANIZZANDO IL DISORGANIZZATO: ilcaso studio di Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat” ci espone lapeculiare esperienza di questo sindacato indiano che supporta i wastepickers, che nasce prestando un particolare sostegno alle donne contro gliabusi, le violazioni e le illegalità perpetrate nei loro confronti, da altri wastepickers, dalla popolazione, dalle forze di polizia, dagli intermediari, ecc. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 12 riciclaggio
  • L’attività svolta dal KKPKP è stata sin dall’inizio fondamentale per lanascita di una forte e sentita identità condivisa, di un senso di dignità inquanto essere umano lavoratore, vulnerabile, ma che combatte per i propridiritti universalmente riconosciuti.Grazie a questo sindacato che oggi conta 80.000 iscritti, la popolazioni hainiziato a sviluppare un “sympathy factor” cioè un sentimento di simpatia ecomprensione della realtà del waste picking. Ciò non è assolutamente unaquestione da poco, infatti come vedremo negli altri scritti, l’ostilità dellapopolazione è uno dei temi di discussione più sentiti. Inoltre il KKPKPpratica delle azioni di critica e discussione non violente costantemente inalleanza con altre organizzazioni grazie alla rete che ha creato, rendendosiuna parte integrante di un sistema di tutela molto diversificato, proprioabbracciando il principio, comune a tutti i waste pickers, che per miglioraree cambiare le condizioni è necessario agire a livello integrato in più ambiti,su più livelli, conoscendo bene le dinamiche e gli equilibri che esistono perpoterli poi trasformare. Per concludere, un altro aspetto molto interessante,che forse il lettore potrebbe approfondire attraverso studi più ampi, èl’attività di concessione di credito che svolge questo sindacato, che, ad oggi,ha portato dei risultati estremamente positivi, e, nonostante le difficoltàevidenziate nell’articolo, può essere concretamente una modalità perpermettere ai waste pickers di uscire dal circolo vizioso della carenza dicredito, e quindi da tutte le dinamiche di sfruttamento che si creano con chiinvece ha del credito (in sintesi: gli strozzini).Attraverso l’articolo di Laila Iskandler possiamo chiarire molti interrogativisul lavoro dei waste pickers, come effettivamente questi abbiano trovato neltempo delle dinamiche perfettamente funzionanti che permettono di Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 13 riciclaggio
  • sopravvivere e, come nel caso del Cairo, creare dei circoli di riuso e riciclosostenibili e proficui.Il contributo dell’autrice è fondamentale anche perché ci da uno spaccato dicosa accade se dai piani politici si decide univocamente per politiche digestione dei residui solidi urbani totalmente (o quasi) disinteressate alcoinvolgimento dei waste pickers. Quando il governo decide di affidare illavoro a delle società multinazionali (in questo caso, oltretutto, neancheindustrie egiziane) che non conoscono la realtà locale, ebbene accade ilcaos: le multinazionali o si devono ritirate (vedi l’esperienza di AMA)oppure non lavorano efficientemente, la popolazione è scontenta e lecondizioni dei waste pickers raggiungono livelli di criticità gravissimi, ilnumero dei waste pickers aumenta, il lavoro che svolgono si “de-professionalizza” e perde di valore economico, la povertà e la marginalità siacuiscono, e con queste, tutti i fattori socio-culturali che ne conseguono.Le fitte trame funzionali create dai waste pickers in anni di esperienza sispezzano e i 2 sistemi, quello formalmente riconosciuto (le multinazionali)e quello informale, ma disconosciuto, si contrastano e chi ne fa le spese nondobbiamo nemmeno sottolinearlo. Così una volta in più abbiamo un casoconcreto che dimostra quanto sia importante un discorso di pianificazioneintegrata e sostenibile per una politica di gestione dei residui che ponga alcentro della questione i riciclatori.A seguire lo studio di di Reka Soos che ci offre una panoramica sullaRomania, ci permette di capire quale sia un buon metodo di studio eapproccio al tema dei waste pickers: in primo luogo è bene studiareapprofonditamente questa fetta di popolazione, la sua composizione, il tipodi lavoro, come viene svolto e quanto frutta in termini economici. E’ bene Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 14 riciclaggio
  • delineare quali siano le problematiche sociali di queste persone. In Romaniaper esempio quasi l’80% dei waste pickers è costituito da Rom, questa è unapeculiarità non indifferente rispetto ad altri paesi. Questa popolazione èvista di mal occhio dalla popolazione e completamente invisibile agli occhidella politica, mentre dalle forze dell’ordine è combattuta con sfratti omisure di emergenza quasi ai limiti dell’illegalità.L’articolo si concentra così, oltre che sugli importanti effetti socio-ambientali ed economici delle attività dei waste pickers, anche sugliinterventi che ultimamente sono stati attuati a vantaggio delle comunità diriciclatori, ma soprattutto sulle problematiche oggi ancora irrisolte.L’analisi SWOT effettuata è uno strumento utile nello schematizzare edeffettuare i collegamenti approfonditi più ampiamente nell’articolo.E’ attraverso un’opportuna e molto chiara analisi dei cambiamenti storicidelle condizioni dei cartoneros di Buenos Aires che Pablo Schamber cispiega come la realtà attuale sia profondamente radicata nelletrasformazioni storiche e urbanistiche della città. Un tema di estremointeresse viene affrontato da questo autore: nel paragrafo “collegando icircuiti” si esemplificano i collegamenti molto importanti che esistono tracartoneros e intermediari e tra intermediari e industrie, come queste 3 sferesi influenzino direttamente in tempi velocissimi e comecontemporaneamente siano influenzate dalle scelte politiche ed economichedel paese. “Se l’industria dell’acciaio è in crisi, la stessa crisi si avverte trai raccoglitori di metallo. Se la domanda di materiale cartaceo aumenta, ilprezzo del materiale aumenterà e probabilmente aumenterà anche ilnumero di raccoglitori di carta (…) il business del riciclaggio ècaratterizzato da una struttura verticalizzata che vincola le fabbriche ai Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 15 riciclaggio
  • cartoneros” (Birkbeck, 1979: 386). Le industrie, a modo loro dipendonodagli intermediari, per questo spesso supportano economicamente questafascia di “piccolissimi imprenditori”, i cartoneros migliorano o peggioranoil loro potere d’acquisto in base alla quantità di materiale immesso nelcircuito: maggiore è il materiale che riescono a recuperare, minore è il suovalore, ma maggiore è la possibilità che venga acquistato dalle industrie,che nonostante le spese legate al trattamento di materiali non vergini,traggono il loro guadagno nell’usare materiale riciclato.Un altro aspetto molto importante è quello affrontato dall’autore con unosguardo limpido sulle centinaia di cooperative nate negli ultimi decenni inArgentina (e come in questo paese, in moltissimi paesi di tutto il mondo).Schamber sottolinea come effettivamente la maggior parte delle cooperativedi Buenos Aires, non rispettino le regole del proprio statuto di cooperativa,non siano auto-sostenibili, e fattore non di poca importanza, siano, lamaggior parte delle volte, il risultato della volontà di individui oorganizzazioni che per “aiutare” decidono di convincere i waste pickers acostituirsi in cooperativa, soprattutto per poter arrivare finanziamentipubblici e più spesso privati in loro favore: insomma spesso le cooperativedi waste pickers non sono costituite da questi ma da altri soggetti che nonappartengono al loro mondo. Schamber individua in questo fattore una dellecause della debolezza delle cooperative, della loro disorganizzazione: laproliferazione di cooperative non significa, come molti vogliono farcicredere semplificando fortemente questa complessa tematica, cheeffettivamente vi sia una presa di coscienza e un cambiamentonell’organizzazione lavorativa e quindi nelle logiche di lavoro deicartoneros. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 16 riciclaggio
  • Il caso studio italiano, a cura di Pietro Luppi, ci introduce a una realtà chepresenta punti di forti somiglianze e caratteristiche singolari che è quella diRoma.L’importanza di questo contributo è centrale proprio perché aggiunge unatematica che va di pari passo a quella del riciclo, cioè quella del riuso.Queste differenti attività hanno moltissimo in comune ed è bene non trattarel’una dimenticandosi dell’altra.Riuso e riciclo sono due aspetti molto importanti della cosiddetta economiainformale, come viene sottolineato anche nell’articolo de “una panoramicaglobale…” , questa economia a livello mondiale ma anche europeo ha unpeso importante nonostante la sua invisibilità.Per le caratteristiche delle politiche europee che hanno blindato la raccoltanelle discariche e nei cassonetti, oggi i rovistatori in Europa si dedicanosoprattutto al riuso. “Mentre la raccolta delle frazioni da riciclareindustrialmente é stata monopolizzata dalle aziende di igiene urbana sottopressione dell’industria affamata di materie prime seconde, la raccolta dimerci usate é rimasta in mano all’economia popolare. Mentre il settoreeconomico di riferimento della materia prima seconda é l’industria deigrandi capitali, lo sbocco del Riuso é la microimpresa dell’usato, dairigattieri agli operatori dei mercati delle pulci: un arcipelago, quest’ultimo,che rimane prevalentemente informale dal suo primo anello (la raccolta)fino all’ultimo (la distribuzione).” (Pietro Luppi, ibid.)L’articolo ci offre un caso studio molto complesso e ricco diinterconnessioni. La città di Roma è ricca di micro imprese che si occupanodel reperimento di materiali per il riuso, fino ad arrivare alla creazione di unricco mercato dell’usato e dell’antiquariato. Fino a pochi anni fa il suoepicentro si trovava nel mercato di Porta Portese, oggi a seguito di azioni di Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 17 riciclaggio
  • ridimensionamento, moltissimi venditori sono stati allontanati, apportando aquesto mercato un danno gravissimo, così come anche ai venditori che oggisi ritrovano sparpagliati in migliaia di piccoli mercati dell’usato.L’esperienza romana porta con sé lo studio di specifiche realtà a questacollegate: le abitazioni di fortuna, che oggi a Roma sono molte di più diquante si sia abituati a credere, sono espressione dell’economia informale edella cultura del riuso e oggi abbiamo degli esempi anche molto arditi, quasifamosi, di queste abitazioni.Un altro caso collegato è quello degli orti urbani e dell’agricoltura urbana: i“contadini urbani” coltivano appezzamenti non edificabili all’interno deglispazi verdi delle città, producendo cibo per la propria auto sussistenza, e, avolte, riuscendo anche a venderlo. Questo fenomeno, trascuratoampiamente, è stato valutato dalla FAO come molto importante: “la FAO,in una nota diffusa nel Giugno del 2005, afferma che l’agricoltura urbanacontribuisce ad aumentare la sicurezza alimentare nelle città, poiché riduceil peso della spesa alimentare. La produzione di cibo all’interno deiperimetri urbani garantisce inoltre l’offerta di cibo anche in caso diconflitto o grave crisi. Nel mondo il settore dell’agricoltura urbanaattualmente fornisce cibo a 700 milioni di cittadini: un quarto dellapopolazione urbana mondiale.” (P. Luppi ibid.)Come articolo conclusivo è stato scelto, non a caso, quello dell’autrice,nonché curatrice del dossier qui presente (insieme con Cecilia Ruberto)Lucia Fernandez Garbard. Questo approfondimento affronta l’argomentointorno al quale tutto il dossier gira: la creazione di reti, di dialogo, diconfronto tra waste pickers di tutto il mondo. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 18 riciclaggio
  • La molteplicità delle potenze desiderate è pensata dal basso come unafigura che faccia di sé un soggetto politico: la moltitudine. Questa stessamoltitudine però è molto meno omogenea poichè è il risultato di una sommadi potenze individuali, totalmente frantumate da antagonismi. 1 (LuciaFernandez ibid.)Nonostante la grande frammentazione di questi lavoratori, ovunque siritrovino, sia come lavoratori individuali che facenti parte di associazioni oassociazioni raggruppate in federazioni, ecc., oggi si sta iniziando asviluppare un dialogo, un confronto, e il valore aggiunto di questa novità èche il motore è proprio all’interno di questa fascia di lavoratori, chevogliono fortemente affermare i propri diritti/doveri difronte alla politica ealla coscienza pubblica mondiale.I movimenti a cui assistiamo sono su vari livelli e su tutte le scale didimensioni. Oggi dialogano riciclatori singoli, cooperative o associazioni diriciclatori, sindacati di riciclatori, federazioni; oggi si stanno creando erafforzando alleanze e reti regionali, interregionali e si punta alla creazionedi una rete globale: il primo passo si è fatto con il primo convegno mondialedei riciclatori avvenuto nello scorso marzo 2008 a a Bogotà in Colombia ilcui titolo è stato: “Riciclatori senza frontiere”.L’autrice ci offre una concreta panoramica del tipo di fermentoassociazionistico che negli ultimi decenni si sta consolidando: cooperative,associazioni, federazioni, sindacati, movimenti nazionali, reti in tutto ilmondo. E ci porta a scoprire l’importante processo che sottostà allacreazione della “mappa latinoamericana” di riciclatori. “A partire dal mesedi settembre 2007, diversi rappresentanti riciclatori coinvolti nel processo1 Ernesto Funes, “Il trattato politico di Baruch Spinoza, 1677: Potenza e passionedella moltitudine” Spinoza, Trattato Politico, pag. 22, edizione 2004 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 19 riciclaggio
  • di articolazione delle organizzazioni negli anni precedenti, hanno iniziato aviaggiare per il continente, esplorando nuovi territori e creando i nuovicontatti con nuove organizzazioni e direttamente con riciclatoriindividuali” (Lucia Fernandez, ibid.). Questo ha portato a una conoscenzaben dettagliata della realtà, ben difficile da conoscere, dei recicladores delleregioni dell’America Latina e del Centro America, spesso ricca diparticolari interessanti, grazie alle interviste fatte dagli stessi recicladoresinviati. Inoltre ha continuato un’opera di sensibilizzazione nei confronti diriciclatori che lavorano indipendentemente, che hanno iniziato adinteressarsi a una metodologia di lavoro più organizzata, a crederenell’utilità di una rete che supporti i propri bisogni e diritti a livellonazionale e globale. Insomma, si è avviato un lavoro di diffusione diinformazioni, di sostegno reciproco (dal basso), di condivisione che si ponedegli obiettivi importantissimi, gli incontri sono e saranno per il futurosempre più serrati e, come al solito, così come è la caratteristica principaledei riciclatori sia nel lavoro che nella loro ideologia in generale, si pongonoobiettivi concreti, a medio-breve termine. Crediamo che questa sia unastrada da percorrere che può condurre a buoni risultati, ma non priva diinsidie e difficoltà. Ancora una volta è proprio la volontà, l’impegno deirecicladores, i loro sacrifici e la loro forte desiderio di cambiamento chespronano la società civile, le associazioni che sostengono questi movimentie i politici che iniziano a comprendere queste dinamiche e a prevederemisure di appoggio.Speriamo che la lettura di questi articoli possa essere un primo passo perporsi delle domande, per iniziare percorsi di ricerca e di studio, per iniziarea confrontarsi su questo tema con qualche strumento in più. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 20 riciclaggio
  • Raccoglitori di residui Uno sguardo generale: chi sono, come lavorano e prospettive future.di Cecilia RubertoLe città continuano a ingigantirsi, le periferie che crescono intorno al centrodella città, cuore culturale ed economico, sono l’esempio vivente del luogodove si manifestano squilibri sociali, ingiustizie di ogni tipo e assenza dirispetto ecologico.Troppo spesso l’uomo tende a dimenticare l’importanza del vivere inarmonia con la natura, non tanto per una necessità spirituale, quantopiuttosto perché uomo e natura sono un binomio inseparabile, e leripercussioni del maltrattamento di quest’ultima ricadono direttamente suchi lo effettua..Oggi milioni di persone vivono sui rifiuti, vivono all’interno di discariche,vivono degli scarti della società del consumo, della società dello spreco,così definita da Guido Viale in un Mondo Usa e Getta.Il rifiuto è un qualcosa che noi cerchiamo disperatamente di eliminare, diallontanare da noi, ma che allo stesso tempo ci è familiare, ci perseguita,non vuole lasciarci. Il rifiuto è, ancora una volta, il substrato oscuro dellanostra civiltà, quel "corpo del reato" (reato di inquinamento) che nonriusciremo mai ad eliminare. La realtà dei cartoneros, dei waste pickers, deibasuriegos, degli hurgadores, dei magbabasurieros, dei catadores, deiwahis and zabbaleen (Egitto), dei waste pickers, degli scavengers, è una Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 21 riciclaggio
  • realtà nascosta, occultata sia culturalmente che politicamente; dunque èdifficile estrapolare dati statistici, è una realtà di marginalità, è periferia, èluogo di intrighi umani, economici, è luogo di nascita di disastri ambientaliche coinvolgono sia le persone che vi vivono all’interno e che chi, comenoi, vivendo all’esterno, crede di poterne rimanere indenne.“Costruivamo piramidi di rifiuti sopra e sotto la terra. Quanto piùpericolosi i rifiuti, tanto più a fondo cercavamo di seppellirli. La parolaplutonio viene da Plutone, dio dei morti e signore degli inferi” 2 .Osservando una discarica riusciamo a capire fino in fondo qual è il prezzoche dobbiamo pagare per il nostro tenore di vita, per i nostri comforts eprodotti di consumo. La discarica è qualcosa che dobbiamo nascondere, ilnostro lato meno piacevole; eppure è proprio per questa sua realtà brutale,senza infingimenti, che la discarica può rappresentare il luogo in cui noitutti raggiungiamo una presa di coscienza, dove finalmente decidiamo dinon accettare che milioni di esseri umani vivano nell’immondizia, dovedecidiamo di cambiare il nostro tipo di vita consumistica, assumendociveramente la responsabilità delle nostre azioni.1. La gestione dei residui solidi urbani ed il ruolo dei waste pickersLa gestione dei rifiuti solidi è una questione che coinvolge sempre di più gliabitanti delle aree urbane nei paesi più sviluppati e ancor di più nei paesi invia di sviluppo. Infatti nei paesi poveri non viene data priorità a questo2 Cfr. De Lillo Underworld, op. cit., pp. 111-12. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 22 riciclaggio
  • problema nelle politiche governative e ciò influisce negativamente su unasituazione che con il tempo tende ad aggravarsi, per le tonnellate di rifiutiabbandonati nelle strade, in continuo aumento, che producono un impattoambientale negativo causando l’inquinamento di acqua, terra e aria, oltrealla produzione di gas serra.La questione dei rifiuti e della loro eliminazione è ormai un problemaglobale che causa una spesa sociale ed economica per i governi, masoprattutto un costo ambientale notevole per le popolazioni locali. Nellagran parte dei casi la gestione dei rifiuti è lasciata in mano ai governi locali,ai comuni, che spesso la appaltano ai privati, ma in entrambi i casi laquestione è “risolta” con l’uso di inceneritori i cui effetti sono dannosi perla salute della popolazione circostante e per l’ambiente.Secondo le fonti della Banca Mondiale, è pratica comune per le cittàspendere cifre tra il 20% e il 50% dei propri fondi per la gestione dei rifiutisolidi urbani. Inoltre tra il 30% e il 60 % dei rifiuti totali prodotti sonolasciati non raccolti, in alcuni casi quasi l’80 % della raccolta, e ilnecessario per il trasporto è fuori servizio in attesa di manutenzione, lediscariche a cielo aperto, l’interramento e la pratica di bruciare i rifiutiattraverso l’uso di inceneritori sono ormai consuetudine nella gran parte deipaesi del globo terrestre.I waste pickers informali sono presenti in tutti i paesi poveri del mondo, apartire da paesi molto vicini, come l’Albania, la Romania, la Bulgaria (soloper fare un esempio), per continuare con gli Stati Uniti, fino ai paesidell’Africa, dell’America Latina, dell’India, dell’Indocina e via dicendo.Nei PVS oggi è stato valutato che il riciclo dei rifiuti è affidato soprattuttoal lavoro informale dei waste pickers. E’ stato stimato che nelle città dei Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 23 riciclaggio
  • PVS almeno il 2% della popolazione urbana sopravvive grazie al lavoronelle discariche e alla raccolta dell’immondizia dai cassonetti delle città,separandola e rivendendola alle industrie.Per il contatto giornaliero e costante con i rifiuti, con i cassonetti, i wastepickers sono generalmente associati dalla società a sporcizia, disagio,miseria, sono percepiti come fastidiosi, come simbolo di sottosviluppo earretratezza, e spesso come criminali. Cosicché l’ambiente che li circonda èloro ostile sia fisicamente che socialmente.2. Waste picking and waste pickers“I Waste Pickers sono delle entità semi-visibili e le operazioni diriciclo industriale sono attività invisibili in uno scenario urbano” 3 .Il lavoratori informali che recuperano i residui dalle strade odirettamente dalle discariche sono stati spinti verso le periferie dellecittà sin da quando iniziò a diffondersi per la prima volta questotipo di lavoro che, per le città Europee e per il Nord America, èstato individuato indicativamente nel periodo intorno al 1880 4 .Questi soggetti raccoglievano e vendevano il materiale in unaseconda catena di raccolta di rifiuti, da New York a Bangkok, daParigi a Tegucigalpa, da Melbourne a Harare, e da questa fonte siapprovvigionavano le industrie di auto, computers, giornali, libri,materiali da costruzione, vestiario e molti altri prodotti.3 Cfr. Rosario, 20044 Cfr. Melosi; Garbage in the City, Refuse, Reform and Enviroment, 1880-1980, Texas A&MPress, 1981 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 24 riciclaggio
  • La società ha sempre nutrito sentimenti simili e contrari neiconfronti dei waste pickers, che egualmente li costringevano allamarginalizzazione: da una parte provava ribrezzo per la sporcizia epietà per il tipo di lavoro che conducevano, dall’altra li riteneva“colpevoli”, rendendoli capro espiatorio per i problemi della città.Prima della modernizzazione del sistema di gestione dei rifiutisolidi urbani, i waste pickers o scavengers e i loro commerciantiproducevano la maggior parte dei materiali riutilizzati nelleindustrie. Poiché per la maggior parte delle volte non sono statiriconosciuti come elemento chiave in questi processi, con lamodernizzazione della gestione dei rifiuti solidi urbani hannorischiato di perdere, e molto spesso hanno perso, la materia primadel loro lavoro. Con la modernizzazione, nel senso comunementeinteso di innovazione tecnologica, incenerimento e non riutilizzodel materiale di scarto, i problemi sono divenuti ancor più grandi epiù profondi. Non sempre vengono percepite la stretta relazione chec’è tra il lavoro dei waste pickers informali e l’organizzazionedella gestione dei rifiuti istituzionale.Oggi la situazione è cambiata molto rispetto al 1880. Prima glistraccivendoli e i waste pikers erano soprattutto immigrati che, nelmigliore dei casi, sono poi entrati nell’economia formale,attualmente sono persone appartenenti a una fascia di popolazionemarginalizzata, povera, invisibile alle statistiche ufficiali, fuori daqualsiasi processo di cambiamento globale.I waste pickers oggi sono soggetti estremamente poveri cheprovvedono alla propria sussistenza e a quella della propriafamiglia raccogliendo residui dalle strade o dai depositi (discariche Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 25 riciclaggio
  • sia abusive che non) e rivendendoli a intermediari che a loro voltaprovvedono a vendere il tutto alle industrie che utilizzano questerisorse per la propria produzione.Di seguito riportiamo una schematizzazione del processo chesubisce il materiale recuperato. 53. Le caratteristiche del settore informaleNon è semplice dare una definizione operativa di “settore informale” proprioper l’incertezza dei suoi confini.5 Cfr. A.Scheimberg, J.Anschultz,A. Van de Klindert, Waste Pickers – Poor victims or wastemanagement professionals?, CWG Forum Kolkata, India, 2006. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 26 riciclaggio
  • Normalmente si superano queste difficoltà utilizzando, convenzionalmente,la definizione data dall’ILO 6 che individua le seguenti caratteristichespecifiche: Presenza di barriere all’entrata molto basse Utilizzo di risorse domestiche (locali) Prevalenza di conduzione familiare e lavoro minorile Predominanza di piccolissime imprese Utilizzo intenso della forza lavoro (labour-intensive) Acquisizione delle competenze al di fuori del sistema scolastico Utilizzo di mercati non soggetti a regolazione e controlloA volte l’illegalità di alcune attività è considerata un criterio caratteristicodel settore informale. Nonostante ciò la realtà vede costantementel’intersecarsi del formale con l’informale, sia per le attività illegali che perquelle legali. Di questo bisogna sempre tener conto.“Il lavoro informale non si esaurisce in forme di lavoro autonomo, checomunque ne costituisce la porzione maggiore. Esso è altresì lavorosubordinato. Soprattutto nei paesi sviluppati, il cosiddetto lavoro nero, oclandestino o sotterraneo o sommerso, consiste in attività di lavorosubordinate occultate per eludere il fisco, i contributi previdenziali e lenorme di legge e dei contratti collettivi di lavoro. Si registrano, in questesituazioni affinità e diversità rispetto a quella che propriamente vienechiamata economia informale.Sia l’area dell’informalità, caratteristica dei paesi in via di sviluppo, sial’area del sommerso si contrappongono a quella del settore ufficiale, più o6 International Labour Organization Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 27 riciclaggio
  • meno fortemente regolato e protetto. Sussiste, però, una differenza basilare,che non va trascurata allorché si prevedono strategie di recuperoall’ufficialità.Le attività dell’economia informale non obbediscono necessariamente aintenti elusivi, al deliberato proposito di non rispettare o distorcere le regolee le garanzie del lavoro. Quel che individua simili attività è soprattutto lacircostanza di non risultare coperte da disposizioni formali, o perchédifettano i presupposti economici per entrare nel campo di applicazione dellalegge o perché normative troppo restrittive ricacciano fuori coloro che nonsiano in grado, per carenze culturali e difetti di sostegno sociale, didistricarsi al loro interno. Certamente, l’economia informale è anche fruttodella volontà di sottrarsi agli obblighi di regole comuni e ai costi della tutela,ma non è dato ignorare il peso, preponderante, degli altri accennati fattori”. 7Il settore informale, che comprende gli aspetti di lavoro ed economiainformale ed insieme ad essi molti altri aspetti, non esiste mai isolatamenterispetto al settore formale. Infatti entrambi i settori sono strettamenteinterconnessi fra loro in vari modi attraverso il mercato dei beni e deiservizi.In genere le condizioni lavorative instabili creano instabili condizionieconomiche e instabili relazioni sociali dando luogo a frequenti e continuicambiamenti di lavoro. Sebbene i waste pickers lavorino sempre con i rifiutii loro accordi con le varie parti e le loro condizioni sono soggetti acambiamenti quasi quotidiani.7 Cfr. Giancarlo Perone (rappresentante governativo presso il Consiglio diamministrazione dell’OIL), Il Lavoro nell’Economia Informale, articolo alla pg. web:http://www.ilo.org/public/italian/region/eurpro/rome/newsletr/romenews_0306/06.htm Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 28 riciclaggio
  • Chi lavora nell’informalità è da un punto di vista lavorativo molto flessibile,sempre pronto a cambiamenti e riassestamenti da cui mai si tira indietro (nonpuò). Dietro a ciò si trova un’impressionante potenziale di improvvisazionea cui si associa un potenziale di innovazione non indifferente.Negli anni ’50 e ’60, il settore informale non è stato preso specificatamentein considerazione dalla maggior parte dei governi nello sviluppo delleproprie politiche. Questo ha fatto sì che aumentasse la discriminazione neiconfronti dei lavoratori del settore informale. Un risultato di questadiscriminazione, che in alcune dimensioni è maggiore ai giorni nostri, è lapossibilità che le entrate di queste attività siano così basse che spesso nongarantiscono la possibilità di soddisfare i bisogni primari del lavoratorestesso e della sua famiglia. Per coloro che appartengono a questo settore lamarginalizzazione fa sì che essi vengano totalmente isolati in esso, nonpotendo più aspirare a tornare nell’economia formale, per il poterepraticamente inesistente delle proprie risorse economiche, e, poiché lamarginalizzazione non è solo economica bensì soprattutto culturale esociale, per non dimenticare quella fisica (l’economia informale si sviluppaai margini fisici della società), l’impossibilità di dialogo e l’isolamento dalpiano visibile della regolarità è una costante, sebbene l’economia formalecome già accennato sopra, viva adagiandosi anche sopra a questo settore,spesso anche molto redditizio. E’ molto difficile rompere il circolo viziosoin cui sono costretti i lavoratori informali.4. Come vivono? Come lavorano?La maggior parte dei waste pickers utilizza la propria abitazione comeluogo per continuare la separazione dei rifiuti raccolti. Così nelle proprieabitazioni non solo si dorme e si vive, ma si svolge anche il proprio lavoro Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 29 riciclaggio
  • di separazione e classificazione. Questa caratteristica è diretta conseguenzadi una mancanza di luoghi appositi dove i waste pickers possano effettuareil proprio lavoro, dove possano lasciare i propri rifiuti separati in attesadella vendita, dove possano essere custoditi. Ha una valenza importanteanche la presenza dei cosiddetti intermediari, il cui lavoro è quello dicomprare i rifiuti separati dai waste pickers, ammucchiarli in aree di loroproprietà e venderli alle fabbriche. Gli intermediari hanno un potere moltoforte e spesso comprano a prezzi più bassi del giusto e, essendo proprietarianche delle bilance, spesso approfittano della loro posizione di vantaggio.Laddove non sussistono forme di aggregazione tra i waste pickers più omeno stabili, gli intermediari rendono i classificatori sempre più dipendentie legati a questo livello intermedio di commercio, che non prevede alcunaforma di tutela, anzi è molto vicino a delle forme di associazionismo al difuori della legalità.La produzione si sintetizza attraverso la presenza di due beni fondamentali:un mezzo di trasporto (carretto nelle migliori delle ipotesi) trainatodall’uomo stesso oppure dall’aiuto di animali ed i materiali riciclabili(generalmente carta, vetro, plastica, ferro, legno e derivati), che poiverranno venduti.Lo stile di vita comporta quindi una sovrapposizione dell’abitare e dellavorare così come una sovrapposizione di attività rurali (convivenza elavoro con animali) e attività con caratteristiche urbane. Così si parla diambiente rurbano, a metà tra il rurale e l’urbano. Durante il lavoro quasimai il classificatore utilizza guanti o attrezzature adatte alla raccolta dirifiuti, esponendosi a un contatto fisico con materiali sporchi, putrefatti eammuffiti: l’incidente sul lavoro è normalità. Polveri e fumi nocivi, siaggiungono e aggravano le condizioni della salute in questi luoghi. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 30 riciclaggio
  • Il lavoro con i rifiuti mette a rischio la salute di questi soggetti, che hannoaspettative di vita piuttosto scarse rispetto alla popolazione generale; aCittà del Messico i waste pickers hanno un’aspettativa di vita di 39 anni,mentre quella della popolazione in generale è di 67. Un altro studio 8 hadimostrato come in Egitto, al Cairo, gli Zabeleen hanno una mortalitàinfantile di 1:3 (durante il primo anno di vita muore un bambino ogni tre),statistica più alta di quella generale del paese. A Manila sono stateindividuate 35 specie diverse di malattie concentrate nella comunità dimagbabasuriegos, come per esempio colera, dissenteria, polmonite,malaria, infezioni cutanee, tubercolosi.Nonostante ciò i waste pickers non sono sempre i più poveri dei poveri,sebbene la loro occupazione sia considerata da tutti il gradino più bassodello status sociale.Molto probabilmente una delle cause del bassissimo reddito dei wastepickers è la presenza dei cosiddetti intermediari, cioè degli uomini areddito più elevato attraverso cui i waste pickers devono passare pervendere i propri prodotti alle industrie. Spesso esistono due o tre fasce diintermediari a reddito sempre più elevato che acquistando il prodotto aprezzi bassissimi hanno la possibilità di venderlo alle industrie perchédispongono dei mezzi per il trasporto dei prodotti. In genere il gruppo degliintermediari decide quanto vuole pagare il prodotto raccolto e lavato deiclasificadores ed essendo totalmente al di fuori da un mercato liberamenteconcorrenziale, detta legge. Il prodotto comprato a prezzi irrisori viene8 Cfr. G., Meyer, Waste Recycling as a Livehood in the Informal Sector – The Exemple of theRefuse collector in Cairo. Applied Geografy and Developement, 1987 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 31 riciclaggio
  • rivenduto al doppio, triplo o quadruplo ad altri intermediari più grandi odirettamente alle industrie.Schema gerarchie compravendita: Industria Intermediari Intermediari Intermediario Intermediario Intermediari Intermediario clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores clasificadores5. Soluzioni più comunemente adottate nella politica di gestione deiresidui solidi urbani nei Paesi a basso-medio reddito e i loro limitiLe soluzioni più comunemente apportate ai problemi di gestione dei rifiutisolidi urbani nelle città dei paesi più poveri hanno, in genere, le seguenticaratteristiche: Centralizzate e non diversificate: soluzioni che non distinguono laeterogeneità e i bisogni diversi a seconda dei differenti luoghi di intervento. Burocratizzate: con un approccio top-down, in genere con unascarsissima, se non nulla, partecipazione della popolazione. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 32 riciclaggio
  • Dotate di un approccio capital-intensive: che utilizza unatecnologia avanzata spesso importata dai paesi maggiormenteindustrializzati ed economicamente più agiati. Formali: soluzioni convenzionali che prendono in considerazionel’esistenza solo del settore formale, che decidono di ignorare l’esistenza e ilpossibile contributo positivo del settore informale dei waste pickers.Sovente le soluzioni qui indicate come più comuni considerano i rifiuti comeun problema e basta, non prendendo in considerazione la risorsa managerialeche potrebbe scaturire dai waste pickers.Gli approcci classici in genere falliscono quasi sempre in questi Paesi. Visono profonde differenze tra questi ultimi e i Paesi industrializzati in terminidi entrate economiche, standard di vita, disoccupazione, costituzione dischemi di comportamento, capitale disponibile e capacità istituzionali.Queste differenze, che possiamo di seguito riassumere in manierasemplificata, fanno sì che per molte volte e in Paesi e città differenti,costantemente falliscano i tentativi di risolvere il problema della gestione deirifiuti nei paesi più poveri.Le maggiori differenze tra i paesi economicamente avanzati e quelli piùpoveri possiamo identificarle brevemente (e senza effettuare una sintesiesaustiva):1) I Paesi industrializzati possono utilizzare una quantità di capitalerelativamente abbondante mantenendo i costi dei salari sempre relativamenteelevati, tutto all’opposto i Paesi a reddito più basso hanno manodopera nonspecializzata in abbondanza e a bassissimo costo e una scarsità di capitale.2) La morfologia fisica delle città nei paesi più poveri è spesso moltodifferente da quella dei paesi ad alto reddito. L’asperità delle strade, spesso Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 33 riciclaggio
  • strettissime o non asfaltate rende quasi impossibile un sistema di raccoltaclassico, con i camion che raccolgono immondizia dai cassonetti.3) Moltissime città dei paesi a basso reddito hanno un settore informalemolto dinamico e ben consolidato che si occupa di raccogliere, selezionare erivendere i rifiuti. Fanno parte di questo settore, disoccupati, immigrati,bambini, donne e individui con handicap.4) Vi è inoltre una differenza sostanziale nelle caratteristiche dei rifiutiprodotti. La quantità dei rifiuti generati tende sempre ad aumentare. Le cittàdei Paesi industrializzati ha tendenzialmente una maggiore produzione dirifiuti, negli Stati Uniti si produce circa 1,5 kg di rifiuti a persona al giorno;in Benin la produzione è di 124 gr per persona al giorno. Questi ultimi rifiutisono costituiti soprattutto da umido come frutta, verdura e resti di cibo nonimpacchettato e questo è molto diverso dai nostri tipi di scarti che sono densidi plastiche, metalli e materiali a maggior contenuto energetico.5) Le soluzioni spesso adottate per eliminare i rifiuti come inceneritori,compattatori e piani di compostaggio automatizzato, falliscono sovente siaper il loro elevato costo di funzionamento (e revisione) sia perché spessonecessitano di competenze troppo elevate per il loro funzionamento.In conclusione si potrebbe argomentare che i paesi a basso medio redditodevono mettere in atto approcci molto vicini all’opposto delle convenzionalipolitiche di gestione: delle soluzioni sostenibili devono creare lavoro,proteggere l’ambiente e promuovere la partecipazione attiva, è necessarioche venga preso in considerazione l’apporto positivo che in questo possonodare i waste pickers.In breve è giusto prendere in considerazione un sistema di gestione deiresidui commisurato alle forze che effettivamente i Paesi hanno, perchèquesto sia effettivamente sostenibile, il tutto in un’ottica di inclusione Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 34 riciclaggio
  • sociale e sostenibilità ambientale che bisogna sempre e comunqueperseguire.Analizzerò brevemente di seguito, i tipi di politiche finora adottate daigoverni dei PVS, concentrandomi maggiormente sull’ultimo tipo diatteggiamento, quello più maturo e responsabile, quello che appoggia larealtà dei clasificadores. Cercherò di fornire motivazioni ed esempiconcreti ove quest’ultimo tipo di atteggiamento ha avuto un ottimoimpatto, ha comportato realmente un miglioramento delle condizioni divita dei waste pickers e contemporaneamente un miglioramentoambientale, una diminuzione della conflittualità sociale e una serie diinnovazioni su cui è importante soffermarsi a riflettere.RepressioneLa visione dominante del waste picker come simbolo di un concentrato dicriminalità e povertà che vive degli scarti della società, fonte di disastrieconomici, sanitari e ambientali e simbolo della debolezza del paese, hafatto sì che moltissimi governi abbiano adottato, e tutt’oggi adottino,politiche di repressione, molte volte di una violenza eclatante attuatadirettamente sui waste pickers, come in Colombia con il paramilitari onelle Filippine, altre volte meno violenta e diretta sul loro lavoro, consequestro di carri, animali e con la proibizione di accedere nelle zonericche di risorse.Negazione Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 35 riciclaggio
  • In questo caso le autorità ignorano semplicemente l’esistenza ed il lavorodel raccoglitore di rifiuti, abbandonandolo a se stesso sotto ogni punto divista. Solo per far un esempio, queste dinamiche sono ricorrenti nellediscariche di Dakar in Senegal, di Bamako in Mali e di Cotonou in Benin.CollusioneI governi ufficiali a volte sviluppano con i waste pickers, o per meglio direi loro sfruttatori, gli intermediari, che possono a loro piacimento manovrarei waste pickers, un rapporto di sfruttamento e reciproco profitto e mutuaassistenza: queste relazioni sono tipiche del clientelismo. A Città delMessico questo tipo di relazioni sono estremamente evidenti, si sonocostituite durante gli ultimi decenni strutture clientelari molto forti a metàtra la legalità e l’illegalità che legano waste pickers, intermediari, industriee autorità locali con vincoli da cui è impossibile uscire. Gli intermediari, icaciques, pagano le autorità perché queste non considerino i loro abusi dipotere sui waste pickers. Il governo ottiene così sostegno economico epolitico dagli scavengers, e questi ultimi ottengono legittimità e stabilitànel loro operare da parte del governo. 9AppoggioI numerosi e ripetuti fallimenti della gestione dei rifiuti di tipo tecnologicoproposti da Stati Uniti e Europa ai Paesi più poveri, ha portato a unacambiamento nelle politiche di questi ultimi nei confronti dei waste9 Cfr. H., Castillo, La Sociedad de la Basura: Caciquismo Urbano en la Ciudad de Mexico.Second Edition. Mexico City: UNAM, 1990 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 36 riciclaggio
  • pickers. Riconoscendo i benefici economici, ambientali e sociali, i governihanno iniziato a cambiare il loro atteggiamento di osteggiamento,indifferenza o tolleranza, passando a un ruolo di appoggio, sostegno attivo.Le politiche di sostegno tendono a legalizzare i waste pickers, cheacquisiscono finalmente i propri diritti-doveri e le loro attività, aincoraggiare la formazione di cooperative o altre forme di associazionismo,firmando contratti per la raccolta differenziata e costituendo unapartnership a metà tra il pubblico e il privato tra autorità locali e wastepickers.L’idea di fornire un lavoro alternativo ai waste pickers è spessofallimentare, come gli stessi waste pickers tentano in continuazione dispiegarci, perché raramente è possibile trovare un lavoro che eguagli esuperi i costi e i benefici dati dalla raccolta e vendita di rifiuti.Molti waste pickers sono soddisfatti del loro lavoro, per il denaro cheriescono a guadagnare, perché possono lavorare senza sottostare a un“capo” e avere una grande flessibilità nel gestire il proprio lavoro. Inoltreuna grande percentuale di questi lavoratori non riuscirebbe a trovare unaltro lavoro nel settore informale a causa della scarsa istruzione, o per l’età(o troppo giovani o troppo vecchi).Se anche alcuni di questi lavoratori decidessero e potessero trovare unlavoro ufficialmente riconosciuto, vi sarebbero altri che entrerebbero asostituirli.Questo lavoro è legato alla povertà cronica, alla disoccupazione, alladomanda delle industrie di materiale da riciclare e all’assenza totale disicurezza e tutela per i poveri, e, poiché tutti questi fattori non accennano adiminuire, anzi continuano ad aumentare, è illogico sperare in unariduzione del numero di waste pickers. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 37 riciclaggio
  • Il puntare continuamente a voler far scomparire velocemente l’esistenza diquesti lavoratori ha sempre dimostrato come, nel migliore dei casi, ciòcomporti un effetto molto negativo sugli standard di vita dei clasificadores,aumentando le difficoltà e le emergenze economiche, sanitarie, ambientalie sociali di questa classe estremamente vulnerabile. Un esempio classicopuò essere la chiusura della discarica di Bogotà a seguito della costruzionedi un nuovo deposito più controllato. Ciò ha costretto i basuriegos atornare sulle strade per intercettare i rifiuti prima che venissero prelevati eportati alla discarica e questo ha impoverito ulteriormente questi lavoratoriche in una giornata potevano raccogliere molto meno materiale, dovendofare più di 8 km al giorno, spesso costretti a dormire direttamente in stradafino a quando non raggiungevano una quantità sufficiente di materiale. Laloro produttività è crollata così come i loro guadagni, per non dire di comeessi siano molto più a rischio per le strade ove vengono perseguitati sia dabande di delinquenti che dalla polizia. Esperienze simili sono innumerevoliin tutto il mondo.Una politica molto più responsabile e rispettosa dei diritti umani tende adaiutare i waste pickers a condurre un’esistenza migliore. Un supportoimportante è quello alla formazione di cooperative o associazionismo, perriacquisire potere decisionale.6. La formazione di cooperativeLe industrie dei paesi a basso medio reddito che utilizzano materialiriciclabili nella propria produzione incoraggiano e supportano l’esistenzadegli intermediari, o negozianti di residui: waste dealers, che sifrappongano tra i singoli lavoratori e loro, per avere così meno Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 38 riciclaggio
  • interlocutori, una maggiore quantità di prodotto in una volta sola e migliorequalità.La formazione di cooperative di waste pickers è una soluzione almonopolio degli intermediari e allo sfruttamento: non passare piùattraverso gli intermediari significa poter dividere un guadagno nettomaggiore, triplo, quadruplo e questo significa migliorare le propriecondizioni di vita e iniziare un ciclo positivo di investimento in questolavoro che può divenire più efficiente, produttivo, più organizzato ecertamente, potendo finalmente venire alla luce del giorno, più attento agliaspetti sanitari, ambientali, di sfruttamento minorile, ecc. Oggi questosembra l’unico modo per rompere il circolo vizioso in cui sono costretti iwaste pickers per riprendere il potere decisionale che spetta loro di diritto.I teorici parlano di un nuovo management dal basso: come potrete vederenon si parla solo di teorie ma di meccanismi che in molti paesi sonopraticati da diversi anni e hanno portato con sé un grande successosottolineato da una generale soddisfazione sociale, un miglioramento dellecondizioni di vita ed un generale miglioramento economico e ambientaledel paese.Le ONG hanno giocato, e a tutt’oggi giocano, un ruolo molto importantenell’assistere la formazione e l’avvio delle cooperative di waste pickers.Le cooperative appena nate sono molto vulnerabili proprio tenendopresente che contrastare l’enorme potere economico e di coercizione chehanno gli intermediari non è semplice. Le industrie, in genere, inizialmentesono sempre riluttanti a relazionarsi con un nuovo interlocutore, soprattuttose si tratta di una cooperativa nascente. Non dimentichiamo nemmeno leparticolarmente difficili dinamiche che in molti paesi sussistono tra Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 39 riciclaggio
  • autorità locali e intermediari, anche in questo caso le cooperative devonoriuscire a superare uno scoglio molto difficile.Il lasso di tempo in cui una cooperativa riesce a costituirsi può esserela chiave del suo successo. Per i waste pickers si possono creare dellefinestre di opportunità durante il cambiamento di un’amministrazione,soprattutto a livello locale. Un nuovo sindaco, soprattutto se rappresentantedi una fazione politica che prima era all’opposizione, sarà più disposto adappoggiare la formazione o l’esistenza di cooperative di waste pickers perdimostrare la propria concreta lotta contro la povertà e la marginalità. Unacampagna mediatica può puntare sull’impegno dei clasificadores alavorare duro per migliori condizioni di vita mettendo a disposizione dellacomunità un lavoro socialmente utile.Rischi e opportunità legate ai programmi di privatizzazione.Sia l’America Latina che l’Asia hanno condotto ambiziosi sforzi perridurre il ruolo dello Stato nell’economia del Paese (anche per poter ambirea una serie di fondi disposti dal WTO e dalla World Bank che ponevanoquesta come condizione come necessaria per potervi accedere). Molte cittàhanno privatizzato interamente o iniziato un processo di privatizzazionegraduale del sistema di gestione dei residui solidi urbani. Laprivatizzazione presenta sia rischi che opportunità per i waste pickers. Persoffermarci su un’opportunità interessante che si può creare, possiamonotare le possiblità che si aprono per le nuove cooperative di clasificadoresche possono offrire i propri servizi a pagamento ed entrare nel mercatoufficiale. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 40 riciclaggio
  • La privatizzazione rimane un fattore ad alto rischio se non effettuataadottando contemporaneamente politiche di riconoscimento dei wastepickers e il loro inserimento nel mercato e nella produzione nel campo delriciclaggio. Così condotta la privatizzazione comporta un ulterioreesclusione di questa popolazione assai vulnerabile e un nuovoimpoverimento, economico, culturale, sociale.7. Ideologia del lavoro e diritti dei lavoratori 10Caso studio: il ruolo dell’UCRUS (Sindacato dei Clasificadores) inUruguaySi dice sempre che i settori marginali della società non considerano il“lavoro”- secondo la definizione dell’economia classica e/o marxista- comeil centro della propria visione generale e della propria identità culturale.Questo punto di partenza non solo rende molto difficile il dialogo con lasocietà dominante, ma portano ad una quasi impossibile integrazionelavorativa e sociale fino a far scomparire praticamente le cause reali dellamarginalità in cui vivono questi settori.Per rendere l’idea dell’ideologia del lavoro dei clasificadores diMontevideo è sufficiente citare ciò che disse una clasificadora del quartiereFelipe Cardoso, che davanti a una domanda sulla possibile offerta di unposto di lavoro per il Comune come spazzina, rispose: “Qui noialtri nonvogliamo padroni, vogliamo essere padroni di noi stessi, se oggi decido dilavorare bene, se non voglio lavorare, non lavoro.” 11Senza dubbio non si può isolare questo elemento di caratterizzazione deiclasificadores dal resto. Nemmeno si può analizzare il punto senza10 Lucia Fernandez, Aspectos Culturales de los Clasificadores, Ideologìa del Trabajo11 Cfr. intervista di gruppo, El Pais, 3/10/2003 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 41 riciclaggio
  • considerare l’evoluzione della pratica nel quotidiano e delle idee, così comel’ingresso continuo in questo tipo di attività di persone con antecedentilavorativi nell’economia formale.Una prima differenziazione che l’UCRUS realizza nell’attività delclasificador come “strategia di sussistenza” è motivata sempre comereazione a forze esterne e dal desiderio di poter accedere a un lavoro comealternativa di libertà. 12 In questo modo i clasificadores vengono iscrittinell’analisi della realtà nella dicotomia “regno della necessità-regno dellalibertà” inserendo la loro situazione nel primo dei due poli. La loroposizione nella sfera della necessità permetterà il passaggio all’alternativadella libertà (in questo caso quasi letterale), perché sarebbe una strategia disopravvivenza e anche la migliore possibilità per non convertirsi indelinquenti contro la proprietà privata, in ladroni. E’ così che si avvalorapositivamente la strategia di sopravvivenza per il suo lato etico,significante, in sintonia con i valori della società dominante. Oltre aglieffetti di rivalutazione morale, questo tipo di rappresentazione del lavoro èuno strumento strategico di negoziazione con i decisori e con la societàformale.Naturalmente la moralizzazione della strategia di sussistenza non èsufficiente. Attualmente le condizioni lavorative dei clasificadores e le loropratiche non sono ricollegabili a tecniche lavorative accettabili, per questotutt’oggi i clasificadores sono lavoratori informali. In questo l’UCRUS ècoerente con le autorità municipali, sebbene non coincidano gli strumentiper perseguire il cambiamento. I clasificadores organizzati nel sindacato12 Barrera Sanitaria en Paso Carrasco. Vedi Anexo IV Documentales, N°2. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 42 riciclaggio
  • vedono la necessità e la possibilità di convertire l’informalità della strategiadi sopravvivenza in una categoria di lavoro riconosciuto formalmente.E’ importante, quindi, che da un punto di vista qualitativo, secondo laconcezione di lavoro manifestata dall’UCRUS, il lavoro dei clasificadoresnon venga equiparato a un tipo di lavoro astratto. Qualche volta qualcuno hachiesto: “I clasificadores continuerebbero a fare questo lavoro se avesserola possibilità di farne un altro?” Nel caso la risposta fosse affermativa, sidovrebbe specificare: “che caratteristiche dovrebbe avere questo altrolavoro?” Queste domande non sono cosa di poco conto e la risposta deiclasificadores dell’UCRUS sembra mostrare, secondo una prima analisi,che il lavoro dei clasificadores non è sostituibile con un altro lavoro cheoffra uguale retribuzione e stessa quantità di ore lavorative. In questo puntodi vista è radicato uno dei motivi del fallimento delle proposte lavorativefatte nel tempo ai clasificadores.Però, per arrivare a questa conclusione, è necessario osservare ilcambiamento che i clasificadores, oggi come oggi, hanno apportato alproprio lavoro. In altre parole la rappresentazione del lavoro deve essereinterpretata in una chiave diacronica, che guarda al futuro.Una prima metamorfosi è avvenuta nel passaggio dal piano meramente disussistenza al piano ambientale. Sebbene questo tipo di attività abbiaorigine da un bisogno primario, oggi è passato ad una caratteristica piùgenerale di protezione ambientale:“la classificazione è una risposta vitale che le società devono rispettare”;“se l’attività del clasificadores fosse protetta e appoggiata questa potrebbesvolgere un ruolo ecologico e di riscatto delle risorse che sono spessorisorse finite (come la carta) e che la maggior parte delle volte costituisconoun risparmio non indifferente per la società tutta”. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 43 riciclaggio
  • Non solo, come si vede, si avvalora l’argomento ecologico o ambientale maanche si incorpora in un discorso di produttività sociale, in questo caso perun discorso di risparmio generale. Per questo la società dovrebbe non soloaccettare legalmente l’esistenza dei clasificadores, ma anche appoggiarlieconomicamente.Una seconda metamorfosi va dal piano di sussistenza informale al pianodella produzione sociale.“Un’impresa di un paese con un’immagine realmente produttiva, non può inperiodi moderni e tantomeno oggi come oggi, permettersi la perdita divaluta per re-importare qualcosa che già è stato importato, per questo deverecuperare, riciclare; per di più questo paese ha un bisogno disperato dicreare nuove fonti di lavoro stabili. Questo è stato ed è ciò verso cui aspira el’ideale più profondo dell’obiettivo che il gruppo dell’UCRUS ha deciso diperseguire”;e ancora:“ Vogliamo fortemente avere il nostro ruolo nella parte iniziale della catenaproduttiva. Non intendiamo esser assorbiti dai servizi pubblici o privati chegià esistono. Inoltre reclamiamo che ci venga dato appoggio per cambiare lenostre condizioni di lavoro perché siano degne e più umane.” Qui il cambiodi argomentazioni è centrale. Non si parla più della questione ambientale,intesa come ecologismo dei paesi economicamente più ricchi (è chiaro nelriferimento al riuso e al riciclo nella prima parte di citazione). Direttamenteci si appella a una relazione costo-beneficio economico a livello nazionale(“non si possono perdere valute comprando ciò che già abbiamo) e lapriorità socio-economica di generare “fonti di lavoro stabile”. Tre sono lecondizioni per far sì che il lavoro dei clasificadores smetta di esseresolamente una strategia di sopravvivenza: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 44 riciclaggio
  • 1) stabilità lavorativa;2) vendibilità e utilità per la società contemporaneamente;3) condizioni lavorative dignitose.Per concludere, le informazioni disponibili per tentare di delineare qualisiano le caratteristiche dell’ideologia del lavoro nell’ambito deiclasificadores sembrano confermare il pregiudizio diffuso che vede lacentralità del soggetto sopra la visione di gruppo. Contemporaneamente, èimportante notare come, negli ultimi anni, vi sia un superamento dellavisione del concetto di lavoro individuale così come è inteso nelcapitalismo, che dimostra una capacità di visione del lavoro in un quadrotemporale più a lungo termine che vede compenetrare sia i fattori tipicidelle funzioni economiche classiche: tempo, ore di lavoro, ecc., sia unriconoscimento nell’ambito della società e una necessità di condizioni divita accettabili. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 45 riciclaggio
  • BibliografiaBauman, Zygmunt, Wasted Lives, Polity Press, Cambridge, 2004Bernstein, J. Alternative Approaches to Pollution Control and WasteManagement: Regulatory and Economic Instruments in Urban ManagementDiscussion Paper No. 3 Washington, DC, The World Bank, 1993.Calvino I., Le Città Continue, in Le Città Invisibili, Mondadori, Milano,1993Castillo, H. La Sociedad de la Basura: Caciquismo Urbano en la Ciudad deMéxico. UNAM, Mexico City, 1990DeLillo D.R., Underworld, Torino, Einaudi, 1997Guido Viale, Un Mondo Usa e Getta, Milano, Feltrinelli, 1994Hordijk, Aad Project Manager, Environmental Resources ManagementNetherlands, personal communications and field notes, Gouda, 2002Medina, M. Informal Recycling and Collection of Solid Wastes inDeveloping Countries: Issues and Opportunities. Tokyo: United NationsUniversity / Institute of Advanced Studies Working Paper No.24, Tokyo,1997Medina, M. Scavenging on the Border: A Study of the Informal RecyclingSector in Laredo, Texas, and Nuevo Laredo, Mexico. Ph. D. Dissertation,Yale University, Connecticut, 1997Medina, M. Waste picker Cooperatives in Developing Countries. BioCycle,Mexico City, 1998Sención, G., Informe a partir de los datos del Censo de Clasificadores,IMM,OSV, Luglio 2002 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 46 riciclaggio
  • Atti tratti dal Rapporto del “CWG (Collaborative Working Group onSolid Waste Management in Low and Middle-income Countries)International Workshop: WASH Workshop 2006”, 1-5 Febbraio,Kolkata, India, 2006Coad A., Private Sector Involvement in Solid Waste Management AvoidingProblems and Building on Successes, Paper No. 4Drescher S., Zurbrügg C., Decentralized composting: lessons learned andfuture potentials for meeting the Millennium Development Goals, PaperNo.72Rodi , Wiersma1, Capaciti building in solid waste management &engineering for achieving the Millennium Development Goals, Paper No.67Rouse J., Embracing not displacing: involving the informal sector inimproved solid waste management, Paper No. 19Scheinberg1 A., Anschütz J., van de Klundert A., Waste pickers: poorvictims or waste management professionalsPaper No. 56Spies S., Wehenpohl G., The informal sector in solid waste management –efficient part of a system or marginal and disturbing way of survival for thepoor?, Paper No. 35Wehenpohl G., Capacity building and networking in Municipal solidmanagement – Experiences from Mexico, lessons for other Countries?,Paper No. 64 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 47 riciclaggio
  • Riferimenti di pagine WebBlog “Villa del Chancho”: http://www.villadelchancho.splinder.comCEMPRE: www.cempre.org.brCollaborative Working Gorup on Solid Waste Management in Low andMiddle Income-countries: http://www.cwgnt.netDecrescita: http://www.decrescita.itGlobal Alliance for Incinerator Alternatives: http://www.no-burn.orgIndymedia Uruguay: http://www.uruguay.indymedia.orgInternational Network of Street Papers: http://www.street-papers.comKorogocho: http://www.korogocho.orgQuotidiano, Brecha: http:// www.brecha.com.uyQuotidiano, El Pais: http://www.elpais.com.uyRivista venduta dai Senza Tetto, Uruguay: http://factors.org.uy/inicioSwiss Resource Center and Consultancies for Developement:http://www.skat-foundation.orgWASTE, advisers on urban environment and development:http://www.waste.nlMovimento Nacional dos Catadores:http://www.movimentodoscatadores.org.br ***** Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 48 riciclaggio
  • Riorganizzando il disorganizzato: il caso studio di Kagad Kach Patra Kashtakare Panchayat (Il sindacato dei waste pickers) di Poornima Chikarmane e Laxmi NarayanQuesto caso studio documenta l’evoluzione avvenuta durante i 10 anni divita del Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat (il sindacato dei wastepickers) che ha la sua base presso la città di Pune, in India, e fa emergere isuoi caratteri distintivi in termini di ideologia, struttura e attività, a supportodella nostra teoria per la quale le attività e la metodologia con cui simettono in atto sono cruciali nell’empowerment dei poveri e nellarealizzazione dell’auspicata trasformazione delle loro organizzazioni.Inoltre approfondiremo il significato di “proprietà collettiva” (collectiveownership), partecipazione ed empowerment così come vengono intesi edutilizzati dall’organizzazione.1. La NascitaIl processo di organizzazione dei waste pickers precede l’attuale formazionedel sindacato.I waste pickers stessi e la loro percezione dei bisogni è stata centrale nelprocesso di organizzazione. I w.p. sono stati accompagnati nel loroconfronto con la realtà del presente e nel progressivo percorso di riflessionee analisi così da divenir loro stessi capaci di cristallizzare i bisogni critici, Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 49 riciclaggio
  • tanto importanti nel processo di riorganizzazione. Questo ha offerto anchela possibilità di stabilire rapporti stretti e duraturi tra gli stessi waste pickers.Normalmente, i poveri individuano i loro bisogni nel lavoro e nell’aumentodel credito. Questo similmente avviene con i waste pickers. Secondo lapropria concezione i w.p. non svolgono un “lavoro” bensì un “kachrachivadne” (rovistare tra i rifiuti). Il lavoro è inteso come una “attività sicurasvolta per lo stato o per una compagnia privata”. Il lavoro di riflessione eanalisi svolto dai waste pickers insieme con i tecnici che li hannoaccompagnati in questa rielaborazione è stato quello di focalizzarsi sullacomprensione del concetto di lavoro. Durante questo processo dielaborazione i w.p. hanno individuato il concetto di guadagno, divenutocentrale da quando in massa sono migrati nella città durante la siccità del1972.Allora, ancor più che oggi, le caste hanno ostacolato il loro automaticoaccesso a lavori di tipo pubblico. Lavorare nella costruzione è stataun’opzione che hanno rifiutato dicendo: “Chi vuole lavorare come operaio?I supervisori ti trattano come se fossi la loro moglie”. Così hanno deciso cheil waste-picking (la raccolta dei rifiuti) fosse più vantaggiosoeconomicamente del lavoro pubblico e più “libero” dalle molestie sessuali edai rapporti lavorativi di tipo servil-feudali con un compenso lavorativo acui erano soggetti nei villaggi da cui provenivano. Sono sempre staticonvinti dell’estrema difficoltà del conseguire un lavoro sicuro e chenessuno sarebbe stato capace di aiutarli nella conquista della loroaspirazione. I waste pikers non erano nemmeno interessati a programmi chegenerassero entrata nel mondo del lavoro che avrebbero potuto apportare uncambiamento occupazionale ed anche implicare in lungo e lento processo diapprendimento per nuove competenze ed abilità per sopravvivere nel Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 50 riciclaggio
  • mercato. I waste pikers erano interessati unicamente a un cambiamento neitermini e nelle condizioni del lavoro nel presente immediato. Questo puntodi vista è stato tradotto nella prospettiva del KKPKP 13 nella raccota dirifiuti e nelle strategie organizzative che da esso sono derivate.Allora gli interessi e/o le preoccupazioni dei waste pickers non osavanopensare a quando non ci sarebbero più stati secchioni dell’immondizia perle strade. I cassonetti ci sono sempre stati e per generazioni si è vissuto diquello. Ciò che sapevano era che dovevano strappar via i rifiuti daicontenitori prima che arrivassero cani e gatti randagi, mucche e parassiti,sapevano che il cattivo odore di rifiuti putrefatti sarebbe divenuto parteindivisibile del loro organo olfattivo; che i metalli e il vetro li avrebberopotuti ferire anche gravemente se non fossero stati attenti; che i materialiche provenivano dai secchioni già svuotati dei lavoratori statali erano statiprivati dei materiali di maggior valore; che la polizia li rastrellava in massaquando avvenivano dei furti nel quartiere; che i lavoratori impegnati nellamanutenzione del municipio spesso chiedevano loro “chai pani” (una sortadi “tassa”); che i cittadini si lamentavano del disordine e della sporcizia checreavano mentre tiravano fuori i rifiuti dai cassonetti e li dividevano; che icittadini li associavano a “sporcizia, delinquenza e feccia della terra”; chesolo i “malawari” (strozzini) gli accordavano dei prestiti; che ilcommerciante di rifiuti fissava arbitrariamente il prezzo dei materialidifferente a seconda del waste picker, che avrebbe tarato la bilancia a suopiacimento e che avrebbe pagato ancor meno dicendo che non erano statiperfettamente puliti o che erano troppo disordinati. Sanno anche chenessuno darà loro una pensione quando saranno troppo vecchi per lavorare;13 Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 51 riciclaggio
  • che i loro mariti mettono in dubbio la loro fedeltà e sovente le aspettano perpicchiarle; che i loro figli si vergognano di far sapere quale sial’occupazione delle proprie madri e per finire che se vogliono mangiare esfamare i propri familiari non potranno mai pensare di smettere di lavorareper riposarsi. Questi sono i punti centrali dei bisogni individuati dai wastepickers.Questo bisogno, così composto, è alla base del processo di riorganizzazioneche cerca di stabilire un’identità alternativa dei riciclatori come “lavoratori”riconosciuti ufficialmente come socialmente utili, economicamenteproduttivi e che apportano beneficio all’ambiente, e che cerca di cambiarele loro condizioni di vita e di lavoro. Le appartenenti a un gruppo di 30donne che portavano avanti questa campagna, affiancate da tecnici, hannoiniziato a convincere i propri colleghi che era tempo di alzare la testa, levarela voce e chiedere i propri diritti. Dalla loro esperienza sapevano che soloagendo collettivamente avrebbero potuto raggiungere i traguardi sperati. E’così che la formazione del KKPKP è stata una diretta conseguenzadell’evoluzione del processo di riorganizzazione.Fu organizzato un convegno di waste pickers sotto la guida del Dr. Adhav’sdagli attivisti del SNDT, da Mohan Nanavre, figlio di un w.p., dal leader delDalit Swayamsevak Sangh (un’orgaizzazione di Dalit che tutela i diritti).L’importanza del Dr. Adhav tra la popolazione povera si è andata definendonel corso di 30 anni di lavoro aumentando la credibilità degli sforzicompiuti.Il primo evento di questo genere, con la sua Convenzione firmata nelMaggio 1993, vide la partecipazione di 800 w.p. provenienti da tutta la città.La Convenzione ha portato alla luce una piattaforma in cui venivanoesposte le rimostranze dei waste pickers. Così più tardi si iniziò a parlare Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 52 riciclaggio
  • pubblicamente delle loro ingiuste e disumane condizioni di vita, dellecontinue incursioni della polizia divenute all’ordine del giorno. “Kachraamchya malkicha, nahi kunachya bapacha” (i rifiuti appartengono a noi nonchiunque) è divenuto lo slogan unificante. Quando le veniva chiesto cosapensava della Convenzione, Hirabai Shinde rispondeva alla stampa “Ataparyant amhi janavarat jama hoto, Baba Adhavanni amhala mansat anunbasavlay” (Fino ad oggi eravamo considerati come animali , Baba Adhav ciha portato qui per sedere tra gli esseri umani).Il documento della Convenzione asseriva che: il KKPKP (l’organizzazione di raccoglitori di rifiuti) sarebbe stata organizzata e registrata come un sindacato che rappresenta una identità collettiva e gli interessi dei raccoglitori di residui solidi urbani; i soci devono pagare una quota associativa annuale a supporto dell’organizzazione; sia uomini che donne che lavorano come raccoglitori possono esser eletti membri senza differenze di casta, religione o regione; l’organizzazione si impegna a utilizzare il metodo della resistenza non-violenta e della “satyagraha” contro le sfide delle ingiustizie sistematiche;Sebbene l’organizzazione non abbia offerto né promesso alcun beneficiotangibile o di servizi, ha dato la speranza che l’azione collettiva possa porrefine all’emarginazione e alle ingiustizie subite dai waste pickersindividualmente, così la risposta è stata incredibile. La notizia dellaConvenzione si è diffusa come un incendio indomabile attraverso la rete di Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 53 riciclaggio
  • riciclatori riuniti presso i siti di vendita dei rifiuti, presso le discariche,presso i cassonetti e presso i luoghi di separazione, e fu così che nacqueufficialmente la Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat.2. Strategia, forma organizzativa, governance e membershipStrategia organizzativa1) Il Sindacato raccoglie i riciclatori non legalmente riconosciuti e tutelati ei compratori itineranti, che sono i più poveri e i più marginalizzati tra lapopolazione urbana più povera. I w.p. sono stati trascurati da qualsiasi tipodi organizzazione o tentativo di sviluppo. I sindacati continuano ad esserpreoccupati unicamente dei lavoratori ad essi appartenenti; le ONGraramente hanno incontrato i waste pickers e in genere quando si aggiranonei pressi delle baraccopoli non li vedono visto che i riciclatori sono allavoro; infine le organizzazioni di Dalit sono piuttosto scettiche rispetto aun impegno in un qualcosa che, secondo la loro percezione, potrebbefortificare il legame che riconduce la casta a un tipo di occupazione.Un’altra ragione è stata che i waste pickers erano stati fino ad alloraconsiderati parte del “settore informale urbano”. Per la prima volta, avevanol’opportunità di rappresentare se stessi e correre il rischio di rimanere“fuori” qualora non lo avessero fatto.2) I waste pickers donne spesso lamentano il fatto che “ inizialmentepotevamo accedere a molti rifiuti di buona qualità. A quei tempi non vierano molti raccoglitori giovani. Oggi gli intermediari (compratoriitineranti) comprano i rifiuti cosicché i venditori li immagazzinano e lirivendono. Spesso gli uomini (waste pickers) che raccolgono i rifiuti dai Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 54 riciclaggio
  • cassonetti, escono la notte in bicicletta per la raccolta perciò quandoarriviamo noi non rimane nemmeno un pezzo di carta!”. Nonostante ciò, ledonne riconoscono che non ci deve essere né vi è alcun tipo di antagonismocon i waste pickers uomini. Riconoscono che anche gli uomini che lavoranoin quest’ambito sono poveri come loro e della stessa casta e in genere comeloro senza potere decisionale.3) Un approccio olistico che racchiude tutte le forme di lotta control’ingiustizia, l’ineguaglianza e l’esclusione sociale, nella sfera politico-economica. Il presupposto è che la povertà non è legata solo ai bisognieconomici ma anche alle sfere sociale, culturale e politica.4) L’utilizzo congiunto della lotta collettiva (mobilitazione/manifestazioni)e della messa in atto di concrete attività (ricostruzione e sviluppo dialternative). La base teorica risiede nella convinzione che lo sviluppo diattività come il credito cooperativo e lo stoccaggio di rifiuti avvenga, nonper sfidare le attività già consolidate e potenti, ma per supportare ilcoinvolgimento dei membri per cui i costi di un confronto diretto sonotroppo elevati.Forma organizzativaLa decisione di registrare il KKPKP come sindacato è legata al fatto che ilsindacato è l’associazione dei lavoratori per eccellenza, dunque è insito inquesta scelta il primo passo per confermare lo status di “lavoratori” deglistessi waste pickers.Ma questo non è stato l’unico motivo per cui si è scelta questa formaorganizzativa. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 55 riciclaggio
  • Come tutte le altre organizzazioni, il KKPK si deve relazionare con leistituzioni pubbliche (il Comune, il Dipartimento del Lavoro, ilDipartimento per l’Educazione, quello per il Welfare, la Polizia); con ivenditori di rifiuti; con i cittadini e le associazioni di quartiere; con le ONG,sindacati, associazioni per le donne e altre associazioni che lavorano asostegno dei più poveri. Il gruppo che ha reagito più fermamente a questotipo di forma organizzativa è stato il gruppo di riciclatori che vendono aldettaglio che hanno cercato di resuscitare la defunta associazioneAssociation of Scrap Traders mentre il KKPKP stava nascendo. Il tentativonon durò a lungo a causa della forte competizione interna.Differentemente dalla reazione dei waste pickers alle minacce perpetrate daivenditori perché non entrassero a far parte del KKPKP, minacce che spessoprevedevano incendi e intimidazioni fisiche, i venditori di rifiuti, cioè gliintermediari, sono sempre stati molto prudenti nei confronti del KKPKP.Questo era dovuto in parte al grande numero di waste pickers mobilitati ealla loro forza potenziale. Un’altra ragione era l’incapacità di misurare ilproprio potenziale economico-politico dovuto all’ovvia differenza socio-economica e culturale esistente tra i tecnici e i waste pickers. Dall’altraparte anche il KKPKP era diffidente nel relazionarsi con loro che avevanoun rapporto evidentemente minaccioso e generalmente riconosciuto comemolto vicino allo sfruttamento. I piccoli venditori di rifiuti peròdimostravano un background culturale simile a quello dei waste pickers.Inoltre avevano il vantaggio di aver iniziato già da molti anni un rapportogiornaliero con i waste pickers, già da generazioni, nel corso delle qualiavevano assistito i riciclatori in vari modi.Le condizioni assolutamente disumane in cui i waste pickers portano avantiil loro lavoro, la loro evidente vulnerabilità suscitano nel pensiero comune Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 56 riciclaggio
  • della popolazione sia sentimenti di lieve simpatia, che preoccupazione checolpevolezza. I waste pickers sono chiamati con nomi differenti,discriminati, sono stati resi vittime e si è abusato di loro, ma laagghiacciante situazione lavorativa non può esser accettata da alcuncittadino. Sebbene le condizioni lavorative degli operatori ecologici delComune siano molto simili, il fatto che essi vengano retribuiti dallo Statocostituisce una differenza essenziale per i cittadini.Il fattore “simpatia” come lo chiamiamo noi, è legato anche al fatto che iwaste pickers hanno pochi rapporti con altre parti della società a differenzadei lavoratori domestici per esempio che continuamente vivono tensioni coni propri datori di lavoro.Sebbene il KKPK sia un sindacato, e come tale tipicamente additato inmaniera stereotipata come “militante”, “distruttivo”, “irragionevole”,“violento” e “demagogico”, il fattore “simpatia” ha soppiantato le possibiliocchiate critiche. Il suggerimento “fai parte del Sindacato quindiparteciperai alla marcia di domani” si ripete periodicamente. E cosìvengono riconosciute basi accettabili alla lotta dei waste pickers per ipropri diritti. Il KKPKP ha, e tutt’oggi cerca di costruire consciamente esistematicamente, una sensibilizzazione tra la popolazione.Nel tempo il KKPKP, attraverso il suo lavoro e il suo caratteristicoapproccio ha costruito una sua credibilità attraverso il suo tipo diorganizzazione dimostratosi responsabile, che adotta un metodo efficace.Questa credibilità è stata costruita con metodi pacifici e disciplinati (marce,raduni, sit in, dimostrazioni). Diversamente dagli altri sindacati il KKPKPha sviluppato attività di tipo sociale come prestiti, educazione e supporto aibambini lavoratori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 57 riciclaggio
  • I membri del KKPKPIl Sindacato conta 5025 membri registrati. Tutti i membri prendono partealla programmazione e alle attività (riunioni, dimostrazioni, convenzioni,proteste). Ogni raccoglitore di rifiuti è a conoscenza dell’esistenza di questosindacato. Tutti i membri sono stati registrati formalmente (registrati isingoli partecipanti, i profili delle famiglie, il tipo di abitazione, i dettaglilavorativi), dal 2000 esiste un database informatico che contiene tutte questeinformazioni. Vi sono registri che tengono conto anche di chi cambia lavoroo muore. Inoltre i membri sono “censiti” anche in base a con qualefrequenza seguono le attività del Sindacato secondo la tabella che segue: Tipo di Membro Numero di w.p. Attivi: coinvolti attivamente in tutte 1700 le attività del Sindacato. Hanno pagato la quota associativa. Regolari: Partecipano alla maggior 800 parte delle attività. Hanno pagato la quota associativa. Poco costanti: Partecipano ad 1000 alcune attività, hanno pagato parte della quota. Non costanti: Partecipano ad 1000 alcune attività, non hanno pagato la quota. Riluttanti: Partecipano ad alcune 525 attività, non sono convinti del Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 58 riciclaggio
  • Sindacato; nessuna propensione a pagare la quota associative. Numero totale dei registrati 50253. Le attività e il metodoIl processo di empowerment che il KKPKP mette in atto si propone di farriflettere i waste pickers sulle problematiche delle loro attuali condizioni,analizzarle e, attraverso la propria esperienza e sensibilità, creare unaidentità collettiva, la cui forza influenzi le decisioni del proprio vivere.La metodologia adottata deriva da questo sentire comune e l’organizzazionecrea le opportunità che riflettano e analizzino se talune azioni sono più omeno vantaggiose. Talvolta sono portate avanti dai membri attività cherendono pubbliche lamentele, critiche e preoccupazioni. Altre volte lametodologia è di tipo più formale ed è portata avanti da personalità con unaformazione adeguata. Meno spesso si utilizzano i dati generati dalSindacato. Le riflessioni si concentrano sul coinvolgimento dei membri nelprocesso, il Sindacato è alla ricerca continua di nuove strade creative. Leattività sono in continua evoluzione e mosse dalla desiderio di cambiamentosia negli obbiettivi prefissati che nelle attività da realizzare.Mobilitazione collettiva per i bisogni fondamentaliIl KKPKP ritiene che il riconoscimento dei diritti è un traguardo necessarioma non è per se stesso sufficiente a cambiare le condizioni di vita. Ilcambiamento non è fornito automaticamente a coloro i cui diritti sono staticostantemente violati, grazie alla forza di combattere le ingiustizie. Questoavviene necessariamente attraverso un processo di dialogo individuale con Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 59 riciclaggio
  • coloro che perpetrano le ingiustizie, forti del fatto che non si è da soli, ma siha alle spalle un’organizzazione di massa. Questa mobilitazione non vuoleessere una generica dimostrazione di forza. Nel caso di altri tipi dilavoratori formali ed informali, queste proteste sono a danno dei propridatori di lavoro, mentre nell’ambito dei waste pickers quelli che pagano ilprezzo più elevato, per queste proteste sono proprio loro stessi.Mobilitazione per gli obiettivi economici: la prospettiva del KKPKPdella raccolta di rifiutiDifferentemente da altri paesi ad alto reddito, in India non vi èun’educazione alla raccolta differenziata, non vi è distinzione tra rifiutiorganici (e biodegradabili) e quelli riciclabili.La responsabilità dello Stato si limita al fornire i cassonetti e a trasportare escaricare i rifiuti in un sito (discarica) non dannoso alla salute pubblica. Néil Comune né lo Stato si occupano della raccolta differenziata. Così sonoproprio i waste pickers che si occupano di questo compito, vendendo irifiuti agli intermediari e guadagnando così l’essenziale per vivere.Legalmente i waste pickers non sono autorizzati a raccogliere i rifiuti.Quando i rifiuti vengono depositati nei cassonetti, questi divengono di“proprietà pubblica”.La mobilitazione per gli obiettivi socialiLa violenza contro le donne, il lavoro infantile, la scolarizzazione, ilmatrimonio infantile e le violenze domestiche sono tutti temi intorno aiquali il sindacato ha preso delle forti posizioni sin dall’inizio.Da un dichiarazione contro le violenze sessuali: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 60 riciclaggio
  • Changuna Ankush Gaikwad, una waste picker di 53 anni di Pammala, èstata una tra le tante waste pickers che hanno sfatato l’illusione che solo ledonne “giovani ed attraenti” vengono violentate. Ha raccontato di quantoun uomo di 28 anni ha forzato la porta della sua casa e l’ha violentata: fusconvolta da quanto accadde e così decise di iscriversi immediatamente alSindacato. Una veloce marcia di protesta fino alla Polizia di Duttawadi perdimostrare la gravità dell’accaduto spinse la Polizia ad agire. L’uomovenne arrestato, trascinato fuori dallo slum e accusato di violenza sessuale.Sebbene Changuna abbia dovuto affrontare il trauma, non è stata da sola,visto che la collettività del Sindacato si è stretta intorno a lei con fortesenso di solidarietà.(Fonte: documento non pubblicato del KKPKP)La mobilitazione per gli obiettivi politiciIl KKPKP non si mobilita indipendentemente, fa parte del AngamehnatiKashtakari Sangharsh Samiti (Comitato d’Azione dei Sindaco deiLavoratori Informali) rappresentato dal Dr. Adhav in Maharashtra. Lemobilitazioni, che avvengono attraverso manifestazioni, marce di protesta ealtre forme di eventi pubblici, soprattutto nei periodi precedenti le elezioni,sono contro la disgregazione (dei politici e dei partiti) e per lalegittimazione della richiesta proveniente dal settore informale dei propridiritti di portare avanti le proprie attività per vivere, della richiesta di unaprotezione legislativa e di una sicurezza sociale; contro il genocidio diGujarat e contro il disprezzo della polizia nei loro confronti. Lo slogan piùcomune è: "tumchi nivadnuk, amchi fasavnuk" (le vostre elezioni, il nostroinganno). Si sono anche svolte forme di educazione al voto in cui i Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 61 riciclaggio
  • candidati sono stati invitati a partecipare a un “domanda-risposta” con ilavoratori nelle piazze pubbliche e negli slums.Attività del KKPKPLe attività del Kagad Kach Patra Kashtakari Panchayat sono determinatedagli obiettivi individuati dai membri e gli stessi membri sono coloro che lemettono in atto, in proporzione con i costi (sia in termini di tempo che diordine economico). E’ piuttosto difficile e sono riluttanti a intraprenderequalsiasi azione a lungo termine i cui benefici ricadano su un numerorelativamente ristretto di membri, queste attività richiedono un grandedispiego di forze e una spesa economica non sostenibile. Le attività piùnumerose comprendono problematiche individuali; lo sviluppo dimeccanismi istituzionali per la sicurezza sociale, la creazione di piattaformedi rinnovamento socio-culturale; interventi nel mercato del commercio dirifiuti; advocacy e lobbying per la protezione legislativa.4. Meccanismi istituzionali per la sicurezza sociale dei waste pickersKagad Kach Patra Kashtakari Nagri Sahakari Pat Sanstha (Sostegnoattraverso il credito cooperativo)L’importanza dei programmi che forniscono credito cooperativo ai poveri èben definita e ampiamente documentata. Così come il buon funzionamentodelle clausole di rientro dei prestiti.Il KKPKP è formalmente riconosciuto sin dal 1997 come una istituzionefinanziaria (prestiti legati al credito-cooperativo) esclusivamente per ipropri iscritti. Diversamente dal Presidente e dal Segretario, tutti gli altri Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 62 riciclaggio
  • membri del tavolo decisionale, incluso il tesoriere, sono costituiti da wastepickers. Il Credito Cooperativo ha 2040 membri. Mentre le operazionifinanziarie sono gestite centralmente, per minimizzare i costi amministrativile operazioni avvengono con il supporto di gruppi di “auto-aiuto”. I rientrisono raccolti da un gruppo di responsabili e depositati tramite l’ufficio dellacooperativa. Anche i prestiti, approvati dal tavolo decisionale, vengonodistribuiti centralmente. Il prestito è estendibile al massimo per 3 volte iltotale concesso e 2 membri della cooperativa devono essere garanti. Illimite massimo dei prestiti è di 25000 Rs. Il tasso di interesse è 12% annuocon un’aggiunta di 12% di garanzia per la sicurezza sociale dei membri.Il Credito Cooperativo non ha ricevuto alcun tipo di assistenza economicaesterna per i primi 15 mesi di operazioni, fino al 31 Marzo 1999. L’interocapitale da prestare è stato costituito dai risparmi. Dal Maggio del 1999 unasomma di 300.000 (ottenuta da benefattori) è stata aggiunta al deposito.Sebbene la concessione di questo tipo di credito abbia diminuito lapercentuale di waste pickers che si affidano agli usurai attraverso canaliinformali, i malwaris (detentori di denaro) che sono estremamente vicini(anche fisicamente) continuano ad esser utilizzati, poiché sono piùimmediati. Attualmente i costi di transazione per chiedere un prestito alcredito cooperativo sono percepiti come costi troppo elevati.Negli anni iniziali la maggior parte degli interessi sui prestiti concessivenivano riutilizzati per altri prestiti. La maggior parte dei prestiti richiestierano per pagare la scuola secondaria ai propri figli o l’educazione pressoun college o per comprare cucine a gas o per comprare o riparare le propriecase.Per non dilungarmi troppo è sufficiente dire che attualmente sono entrati afar parte di questo tipo di credito 2040 membri; che si è potuto spartire un Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 63 riciclaggio
  • dividendo (tra i membri) grazie al rientro dei prestiti pari al 10% all’annosin dal primo anno di attività; il tasso di restituzione è molto positivo; tutti icosti di amministrazione e gestione sono coperti.5. Networking, Advocacy e LobbyingNetworkingI media hanno giocato un ruolo molto importante nel sottolineare ilcontributo del lavoro dei waste pickers all’ambiente e sono statifondamentali nel cambiare l’immagine stereotipata nel comune sentire. Siala stampa inglese che quella locale (regionale) sia i media elettronici sonosensibilizzati e sostenitori degli obiettivi rivendicati dai waste pickers e dalSindacato. Così il rapporto è stato piuttosto semplice. I mass media hannoprontamente dato spazio ad eventi come marce di protesta, manifestazionipubbliche e dimostrazioni, così come alle attività che il Sindacato svolge.Alleanze strategicheSebbene il Sindacato sia piuttosto focalizzato sulle esigenze dei wastepickers, riconosce che la realtà sociale e i suoi cambiamenti sono dati dauna interazione di fattori sociali, economici, politici e culturali. Per questoritiene di voler mantenere dei forti rapporti con altri tipi di movimenti egruppo sociali. Il KKPKP fa parte di una serie di alleanze quali ilAngamehnti Kashtakari Kruti Samiti (Comitato per l’Azione del LavoroInformale), Stree Mukti Andolan Sampark Samiti (Comitato perl’organizzazione delle Donne), l’ Action for the Rights of the Child, Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 64 riciclaggio
  • partecipa alla Campagna contro lo sfruttamento lavorativo infantile,partecipa ad azioni per diritti civili dei cittadini e dei gruppi ambientalisti.Protezione Legislativa (Advocacy)I waste pickers sono lavoratori informali indipendenti senza relazioni deltipo datore di lavoro-impiegato né con il Comune, né con gli Intermediari.Non sono pagati dal Comune e il loro guadagno è dato dalla compravenditacon l’intermediario, questo rapporto può deteriorare in “padrone-cliente”qualora diventi duraturo e l’intermediario sia ampiamente più forte delwaste picker. Perciò i waste pickers non sono tutelati dal diritto del lavoro etanto meno beneficiano delle formule di sicurezza sociale dalla leggedefinite. Vi sono diverse possibilità che sono state esploratesimultaneamente e il KKPKP ha deciso di non sceglierne una sola proprioper la caratteristica complessa dei bisogni dei riciclatori e il continuocambiamento di essi e delle condizioni circostanti. E’ auspicabile per ilfuturo, l’integrazione di questi lavoratori nel settore della raccoltadifferenziata dei residui solidi urbani attraverso un sistema di licenzepubbliche e private, iniziative e joint ventures (uno degli obiettivi delSindacato), che questa integrazione possa esser negoziata tenendo presente ibisogni e le tutele sociali.Descrizione del cambiamento socialeIn questo paragrafo conclusivo cercherò di delineare una mappa deicambiamenti avvenuti nel processo organizzativo del KKPKP. Già abbiamospiegato uno degli obiettivi più importanti che si è posto il Sindacato, cioèquello dell’emporwerment. Questo obiettivo, non è visto come un punto diarrivo, bensì come un processo che porta un cambiamento dello stato di Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 65 riciclaggio
  • totale deprivazione di peso sociale, culturale ed economico. Non è un puntod’arrivo bensì un processo di capacitazione.Il cambiamento sociale nel contesto precedentemente descritto ha unamolteplicità di dimensioni, si sviluppa a diversi livelli. Il cambiamento inuna sfera influenza il cambiamento in altre sfere. Il cambiamento si èverificato a differenti livelli: direttamente nelle condizioni dei lavoratori,nelle loro relazioni sociali, nelle condizioni materiali di vita ma anche nellapolitica dello Stato.Sebbene sia molto difficile schematizzare e soprattutto dimostrarenumericamente lo stato del cambiamento avvenuto nel tempo, tenteremo diseguito di fornire dati realistici di alcuni aspetti precedentementeidentificati.Indicatori numerici del gruppo 1. Passaggio da un lavoro individualista a una identità collettiva condivisa; 2. Aumento degli iscritti al Sindacato da 800 persone del 1993 a 5025 nel 2004; 3. Aumento dei fruitori del credito cooperativo: nel 1998 erano 200, nel 2004 sono divenuti 2050.Cambiamento nel livello di partecipazionePassaggio da una partecipazione passiva a una propositiva e attiva nellapianificazione, programmazione e implementazione. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 66 riciclaggio
  • Cambiamento nella coscienza1. Cambiamento della percezione del proprio essere: abbandono dell’idea di essere un “non-lavoratore”, rivendicazione in quanto “lavoratore produttivo”.2. Cambiamento nella percezione della propria debolezza, forti della forza del gruppo.3. Cambiamento della propria immagine come colui che subisce delle attività, richiesta volontaria di interventi e di leadership.4. Cambiamento nella percezione dell’istruzione come inutile, rivendicazione di questa come fondamentale per il futuro dei propri figli.5. Aumento della speranza di perseguire interessi culturali.6. Aumento della volontà di resistere alle violenze, alle umiliazioni e alle ingiustizie.7. Aumento della volontà di eliminare il matrimonio adolescenziale.Cambiamento nella percezione pubblica1. Aumento delle richieste di carta d’identità.2. Diminuzione delle incursioni delle Autorità pubbliche.3. Cambiamento della percezione pubblica del waste picker, non più come inutile, bensì come lavoratore che svolge una funzione di fornitore di servizi e protettore ambientale.4. Cambiamento della rappresentazione da parte dei media, offerta di un’immagine positiva.5. Riconoscimento da parte dello Stato dell’esistenza di questi lavoratori.Cambiamenti materiali Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 67 riciclaggio
  • 1. Aumento del risparmio e del credito concesso. Maggiore accesso al credito.2. Aumento della contrattazione con lo Stato e con gli intermediari.3. Fruizione dei benefici dell’assicurazione sanitaria.4. Aumento delle iscrizioni scolastiche dei figli dei riciclatori.5. Aumento della raccolta di materiale preventivamente differenziato.6. Programma del Governo per i giovani waste pickers. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 68 riciclaggio
  • Bibliografia:Bebbington, A., Lewis, D., Batterbury,S. and Olson,E. (2003) Of texts andpractices: organisational cultures and the practice of empowerment inWorld Bank funded programmes. London: SOASChikarmane, P,, Deshpande, M. and Narayan, L. (2001) Report of ScrapCollectors, Scrap Traders and Recycling Enterprises in Pune City. Geneva:International Labour OrganisationChikarmane, P., Narayan, L. and Phadnis, R., (1995) Study of Child Waste-pickers in Pune City. Unpublished: UNICEFCohen, R. (1998) Transnational social movements: An assessment. OxfordEdwards, M. and D.Hulme. (eds). (1996) NGOs: Performance andAccountability: Beyond the Magic Bullet. London: EarthscanGanz, M. (2001) The power of story. Draft paper. Harvard University.Gariff, A. (1998) Empowerment: Panacea, Slogan or Tool forTransformation? Occasional Paper Series No.5. Coventry: CoventryBuisiness SchoolHellman, J. The Riddle of New Social Movements: Who They Are andWhat They Do. (Source not known)Hickey,S., Mohan,G. (2003) Relocating participation within a radicalpolitics of development: citizenship and critical modernism, draft workingpaper. University of ManchesterJain, P. and Moore, M. (2003) What makes microcredit programmeseffective: Fashionable fallacies and workable realities. IDS Working Paper177. Sussex: IDSJones,E and SPEECH (2001) Of other spaces: Situating participatorypractices in South India. IDS Working Paper No.137. Sussex: IDS Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 69 riciclaggio
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  • Il fenomeno dei cartoneros a Buenos Aires. Rotture, continuità e nuove opportunità tra il management dei rifiuti e l’industria di riciclaggiodi Pablo J. SchamberPresentazioneDefinizioni (se possibile) degli obiettiviLa revisione dei concetti usati per menzionare i soggetti di intervento e distudio mostra come questi siano diversificati nelle argomentazioni su cui sibasa la definizione del problema. Partendo da ciò, dobbiamo sottolineareche i cartoneros non vogliono esser chiamati cirujas, infatti consideranoquesta epiteto un modo veloce per etichettarli come vagabondi e senza casa.Al contrario preferiscono esser chiamati recicladores, carreros (coloro cheguidano i carri), botelleros (raccoglitori di bottiglie) o cartoneros(raccoglitori di cartoni) 14 .L’associazione dei waste pickers ai vagabondi ha causato il rifiuto diricondurre questi lavoratori a dei semplici senza dimora. Il libro: “L’attesadel ciruja (rovistatore) a Piazza di Francia,” del giornalista Jorge Göittling 1514 Anche in altri paesi i raccoglitori informali di residui solidi urbani vengono etichettati connomi che non apprezzano. Per esempio in Uruguay i clasificadores (classificatori) rifiutano laformula comunemente adottata di hurgadores (coloro che rovistano) e in Colombiapreferiscono recicladores (riciclatori) e non gallinazos o buitres (avvoltoi).15 Questo articolo è stato pubblicato dal giornale Clarin il 27/06/2004, nella sezione“Occhiate”, e ha vinto il premio per i giornalisti Don Quijote, consegnato dal Re di Spagna. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 71 riciclaggio
  • ci offre una chiara panoramica su la differenza che sussiste tra queste duedefinizioni.E’ un breve racconto dove il personaggio principale rappresenta l’umanadecadenza urbana. Il protagonista indossa vestiti logori e dorme su unmaterasso di stracci fetidi nella piazza della città. In questa storia, Göittlingspiega come le condizioni di questa persona non fossero tali dalla nascita,bensì acquisite, spiega infatti come in passato avesse una famiglia e fossebenestante. A causa di circostanze sconosciute, il personaggio è caduto indepressione, fino alla follia e, preso da un senso di abbandono, la strada èdivenuta la sua unica casa.Göittling usa il termine “ciruja” per identificare le persone che vivono sullastrada. In questo caso, la strada è un parco, più precisamente “Piazza diFrancia” nel quartiere di Recolecta di Buenos Aires. Precisamente ilsignificato di ciruja in argentino è equiparabile alla parola spagnola “senzaradici”: sin techo cioè senza tetto, homeless. Sebbene questo termine siaspesso avvicinato ad altre espressioni argentine usate per vagabondo(linyera, aborrante, croto), in questo caso lo sviluppo di attivitàspecializzate particolari hanno creato una differenza fondamentale. SuarezDanero enumera così queste differenze: “Il ciruja smette di essere unvagabondo per diventare un cercatore di ossi”. Clemente Cimorra descrive icirujas come persone che vanno cercando utili pezzi di acciaio e metallo, easserisce: “Essere un ciruja è un lavoro che devi conoscere e praticare. Sepensi che un ciruja e un vagabondo siano la stessa cosa, ti sbagli di grosso”(Cimorra: 1943, 84 e 86).Riconoscere queste caratteristiche porta a differenziare profondamente unwaste picker da un vagabondo. Da questo punto di vista, possiamo dire cheil primo è una persona che raccoglie nelle discariche (Gobello 1999). Ma è Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 72 riciclaggio
  • anche colui che percorre le strade alla ricerca di pezzi gettati via, darivendere in un secondo momento (Conde 1998); o è anche una personaindigente che rovista nei cassonetti alla ricerca di qualcosa da rivendere(Teruggi 1998); o, infine, è una persona il cui lavoro consiste nelraccogliere stracci, cartoni, bottiglie, pezzi di vetro e qualsiasi altro pezzo dimateriale rivendibile o riutilizzabile dai sacchetti di rifiuti solidi urbani neisecchioni e nelle discariche (Espíndola 2002).Al contrario dei significati sopra elencati, questo modo di intendere cirujanon enfatizza il vagabondare o l’indigenza, piuttosto si sofferma sul tipo diattività che queste persone praticano per guadagnarsi da vivere: la raccoltadi residui riciclabili o ri-utilizzabili per le strade o nelle discariche conl’obiettivo del diretto utilizzo o della vendita.Entrambi i significati sono profondamente differenti. Da una parte, vieneutilizzato come sinonimo di vagabondo, senza tetto, dall’altra si parla di unoscavenger (rovistatore). Nonostante ciò essi vengono comunementeassociati. E’ anche vero che i raccoglitori informali di rifiuti non sonohomeless. Soffermarsi su queste differenze non è importante per unaquestione semantica, ma lo è soprattutto per una questione pragmatica: ènecessario per definire le sfere di influenza dell’amministrazione locale.Quale delle due si ritiene più consona quella dei servizi sociali o quella diun ufficio di management dei rifiuti?L’obiettivo del cartoneroRispondere a questaproblematica avrà delle Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 73 riciclaggio
  • conseguenze sulla qualità delle misure messe in atto dalle politichepubbliche. Gli studiosi e coloro che decidono le politiche generalmentepercepiscono come particolarmente problematica per ragioni sanitarie e permotivi di dignità umana gli ambienti di estrema emarginazione, ad altorischio di incidenti e insalubri associati alla raccolta di materiali riciclabili.Al contrario, chi percepisce la raccolta dei materiali riciclabili come uncontributo importante per riportare questi materiali in un circuito positivo diproduttività, ritiene necessario legittimare questa attività e pursottolineandone gli aspetti critici, suggerendo maggiori attività e interventipubblici. Inoltre, mentre gli uffici del governo considerano questo unproblema impermeabile, altre concezioni del waste picking illustrano comevi siano, al contrario, molti punti di accesso e spazi di influenza. Persviluppare delle responsabilità adeguate, una panoramica olistica deveprevedere questa diversa visione.La conoscenza delle circostanze e del contesto di questo fenomeno chestudiamo permette di trarre delle considerazioni sociologiche. Ad oggi èpraticamente impossibile immaginare la rete interna di una metropoli senzala presenza dei cartoneros, sebbene 10 anni fa questi fossero socialmenteinvisibili. Non venivano percepiti come un problema sociale, i giornali nonsi preoccupavano della loro esistenza, i vicini di quartiere non reclamavanoper politiche ad hoc e certo non comparivano in alcun punto delle agendepolitiche durante le elezioni dei candidati al governo, e coloro che sioccupavano delle politiche pubbliche per la gestione dei rifiuti solidi urbanisemplicemente li ignoravano. All’inizio del XXI secolo i waste pickers sonodivenuti involontariamente protagonisti dello scenario sociale: si ècominciato a considerarli come l’esempio eclatante e l’espressione diretta Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 74 riciclaggio
  • della marginalizzazione, dell’esclusione sociale, della disoccupazione, comeil segno della più grave crisi nella storia del Paese.Così, il fenomeno dei cartoneros è stato percepito come una nuova strategiadi risposta dei settori più sfavoriti per guadagnarsi da vivere. Nonostanteciò, l’attività dei cartoneros e il circuito produttivo a cui hanno dato vitanon è l’unica strategia messa in atto per combattere la disoccupazioneurbana. La prospettiva storica e strutturale di questo tema è stata analizzatain pubblicazioni di lingua spagnola (Schamber e Suarez 2002 e 2007) equeste indagini sono praticamente assenti nella letteratura inglese(Chronopoulos, 2006, García, 2007). Dopo i drammatici eventi del secolopassato, in cui sono state messe in atto politiche di repressione delfenomeno dei raccoglitori informali di residui, si è passati a studiarepolitiche di integrazione e spesso politiche di impiego di questi lavoratorinella raccolta e nell’eliminazione dei rifiuti non venduti alle industrie delriciclaggio venivano messe in atto contemporaneamente alla continuarepressione del fenomeno di raccolta “informale”.Per questa ragione, in questo articolo, cercherò di disegnare il corso storicoche inizia con i cirujas e gli atorrantes del mitico quartiere di La Rana diBuenos Aires, passa per i cartnoneros e i bolleteros di Ouema e arriva airiciclatori (attualmente quelli più numerosi).Cercherò di evidenziare i collegamenti esistenti tra le attività dei cartonerose i cambiamenti nella gestione dei residui solidi urbani, e i suoi antecedentinell’industria del riciclaggio. Con questo proposito descriverò lecaratteristiche generali delle attività, delle logiche e delle strategie usate daiwaste pickers, dai proprietari dei luoghi di rivendita e dalle industrie, i tre Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 75 riciclaggio
  • attori fondamentali che prendono parte al fenomeno di merchandise deirifiuti. 16Nascita delle attività dei cartoneros nella gestione dei residui solidi urbaniNel passato, liberarsi dei rifiuti era compito e responsabilità di ciascunabitante. Successivamente è divenuta questione pubblica, un problema adalta priorità per i governi locali. Quando Buenos Aires era una cittàcoloniale, gli abitanti gettavano i rifiuti in fossi scavati appositamente nellevicinanze, davanti o dietro alle proprie abitazioni o altre fosse sparse per lacittà. Queste fosse hanno continuate ad esistere anche dopo l’inizio diun’attività pubblica di raccolta dei rifiuti da parte dei carri del Comune.Questi carri portavano ciò che raccoglievano fino al luogo di raccolta, eriempivano con i rifiuti tutto il terreno. Alcuni anni dopo, dopo l’epidemiadi colera (1867) e di febbre gialla (1871) che colpirono gravemente la città,i secchioni dell’immondizia furono portati fuori dalla città in zonedisabitate o che non avessero un rilevante peso economico. Questo luogo fuchiamato “La Quema”. Verso alla seconda metà del XIX secolo si iniziò asperimentare diversi metodi di raccolta ed eliminazione dei rifiuti. Da unpunto di vista sanitario, i secchioni dell’immondizia venivano percepiti16 La maggior parte di questo articolo si basa sugli studi etnografici svolti a Buenos Aires tra il1999 e il 2005 per la tesi di dottorato “De los desechos a las mercancías. Antropología delreciclaje informal de los residuos en el Gran Buenos Aires” (Da rifiuti a merce, Antropologiadei processi di riciclaggio informale a Gran Buenos Aires) de la Università di Buenos Aires. Laparte storica si basa su abstracts di vario genere, rapporti ufficiali, rapporti effettuati dacommissioni interdisciplinari e da commissioni di esperti, cronache giornalistiche ed infine ilmio personale lavoro sul campo.I testi dello storico Angel Frignano (1998) e dell’antropologo Francisco Suarez (1998) sonostati delle guide indispensabili. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 76 riciclaggio
  • come agenti inquinanti, ma veniva percepito anche il potenziale cheavevano grazie alla quantità di materiale che poteva esser rivenduto.Dalla metà del XIX sec. il Municipal Record di Buenos Aires non solosottolineava che il management privato dei residui solidi urbani potevaessere una buona risposta per le entrate pubbliche, ma anche che ciò che eraufficialmente riconosciuto come “management dei rifiuti” o “i rovistatoridei rifiuti” apparivano come un tentativo di raccolta dei materiali prima chei carri del comune li prelevasse per portarli al deposito finale. La seguentecitazione illustra come il governo comunale nel 1877 giustificò la riduzionedella tassa di estrazione e ci offre alcuni parallelismi con gli eventirecenti. 17“L’estrazione dei rifiuti è stata offerta dal 20 Aprile al 31 Dicembre dal Sig.Vicente Micheley per un prezzo di 15.000 $ al mese. L’attività era piùproficua, ma ora, a causa dell’elevato numero di raccoglitori che vanno perle strade e prelevano i residui riciclabili dagli scatoloni dei vicini sotto lescale delle loro case, quando gli autocarri arrivano, la maggior parte derifiuti non è più presente” (Municipal Record, 1877).Come asseriscono alcune fonti, alla fine del XIX secolo circa tremilapersone potevano esser contate presso La Quema mentre rovistavano,scavavano tra i rifiuti alla ricerca di carta, pezzi di vetro, bottiglie, materialie ossa (Rivista Carad y Caretas 1899). Le ossa avevano un valore specialeperché potevano esser utilizzare per una molteplicità di beni diversi. Forse17 Questa citazione dimostra come alcune circostanze abbiano una continuità lungo la storia: leattività dei cartoneros sono state denunciate come illecite da svariate compagnie incaricatedella raccolta dei rifiuti tra il 2001 e il 2002. Queste compagnie hanno ricercato l’interventopubblico per ridurre la quantità dei rifiuti prelevati dai cartoneros. Un cartonero che hointervistato mi ha detto che la polizia l’ha costretta a lasciare il suo carro per passareall’autocarro ufficiale. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 77 riciclaggio
  • un osservatore inesperto ha notato delle somiglianze tra le procedure dimanipolazione delle ossa e le attività dei alcuni chirurghi (in spagnolocirujanos) e così ha inventato la parola ciruja per riferirsi ai waste picjkers.Presto si utilizzò questo termine per indicare un più vasto gruppo dipersone, che includeva anche i vagabondi. Anche il vetro era moltoprezioso. I riciclatori lo vendevano alle industrie e le bottiglie e i flaconierano richiesti dalle vinerie e alle industrie farmaceutiche.All’inizio del XX secolo, è emersa una nuova prospettiva del problema. Si èevidenziato che il metodo di bruciare i rifiuti non era sostenibile, ilcommercio dei prodotti riciclabili non era proficuo e i siti dei depositi eranosfruttati dai waste pickers. Così, si decise di bruciare tutti i rifiuti in grandifornaci chiamati “inceneritori” (usinas). La combustione dei rifiuti eraincompatibile con la raccolta di materiali riutilizzabili anche permotivazioni fisiche (questi materiali aiutavano la combustione) edeconomiche (per limitare il contatto dei lavoratori con i rifiuti). Nonostanteciò la raccolta di ogni genere di rifiuto è continuata, per le strade, nellediscariche o addirittura dagli inceneritori.Mentre aumentava la quantità dei rifiuti, aumentava la popolazione e lacapienza degli inceneritori non era sufficiente. Così i rifiuti venivanospostati in nuove discariche tutt’intorno alla città dove crescevano nuoveabitazioni precarie (“villas de emergencias”). Dopo il 1960 il governo diBuenos Aires ha sviluppato una serie di programmi per sradicare questebaraccopoli, includendo in progetti di sviluppo sanitario e sociale lediscariche, poiché la marginalizzazione sociale era associata ai rifiuti.Questo metodo di incenerimento non fu utilizzato a Buenos Aires Grande.Qui nacquero grandi discariche in proporzione alla crescita del numerodella popolazione e della nascita di nuove industrie. Alcune di queste Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 78 riciclaggio
  • discariche municipali erano nelle pianure o nelle zone in pendenza vicino aibacini dei fiumi Matanza, Luján e Reconquista (Chiozza 1983).Altre discariche apparirono nelle cave precedentemente usate per cuocere imattoni. Per un lungo periodo, grazie al processo di importazione dei beniriciclati (di sostituzione), i materiali riciclabili hanno mantenuto un buonprezzo conferendo dinamicità a queste attività di riciclaggio. Infatti, inquegli anni, si sono affermati due diversi tipi di riciclatori: da una parte ibotelleros (raccoglitori di bottiglie) che andavano lungo le strade di BuenosAires e Buenos Aires Grande con i carretti comprando bottiglie e carte-cartoni dagli abitanti dei quartieri, e dall’altra parte i chatarreros odepositeros (possessori di rimesse) che grazie ai loro depositi si sonoaffermati come collegamento fondamentale tra i raccoglitori di materiali ele industrie.Nel 1977 durante la dittatura è stato creato il CEAMSE (CoordinaciónEcológica Area Mertropolitana Sociedad del Estado). Questo organismoera preposto alla gestione dei residui solidi urbani. La nuova gestione vietòqualsiasi tipo di raccolta e dispose che la discarica fosse l’unico luogo dovepotessero esser depositati i rifiuti. Il luogo scelto fu presso AMBA (Areametropolitana di Buenos Aires) 18 .Questa politica comportò una crescita delle spese di raccolta dei rifiutisostenuta dalle Municipalità e dai cittadini e provocò l’esclusione socialedel numeroso settore dei riciclatori che non potevano più continuare con ilproprio lavoro. Questa politica derivava dalla volontà di trasformare la città18 L’ordinanza n°3356177 del Comune di Buenos Aires vietò la selezione, la divisione e lavendita o la manipolazione dei rifiuti domiciliari per le strade, e la legge 8782/77 del governodella Provincia di Buenos Aires propose di “sradicare il problema del wase picking che era ladiretta conseguenza dell’esistenza all’aria aperta e del metodo dell’incenerimento” La legge9111 regolò i luoghi di raccolta dei rifiuti e vietò la raccolta di questi anche in luoghi privati. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 79 riciclaggio
  • in una città residenziale, e a tal fine alcuni municipi di Buenos Aires Grandedovettero lasciare parte delle loro terre e sopportare espropri (Oszlak,1985).Nello stesso modo in cui i rifiuti furono spediti fuori dai confini della città,furono spostati molti abitanti che vi si erano precariamente stabiliti accantopresso le municipalità di Buenos Aires Grande. Il dipartimento comunaleper il Comune (Comisión Municipal de la Vivienda) giustificò questaespulsione di massa, sostenendo che questa gente era carente dellecondizioni igieniche e sanitarie necessarie per la vita urbana. (Hermite andBoivin 1985:125)L’eccessivo liberismo economico e la conseguente de-industrializzazionedel nostro paese ha indebolito i circuiti di welfare locali mentre lediscariche riempivano le terre con i rifiuti. Verso la metà degli anni ’90, alprimo segnale di crisi dell’occupazione e ricomparvero gradualmente iraccoglitori informali di materiali riciclabili. Lentamente e inesorabilmentedivennero un fenomeno evidente di una società che, fino ad allora, non liaveva mai presi seriamente in considerazione.Nel 2000, le attività di raccolta del settore informale per le strade di BuenosAires sono divenute molto più intense, molti giornali hanno iniziato aprestarvi attenzione. Per molte famiglie impoverite, la raccolte di materialiriciclabili lungo le strade o direttamente dalle case, da piccoli negozi o daedifici divenne l’entrata economica più importante.Una lunga ricerca di lavoro con esito negativo precedeva, normalmente, lascelta di dedicarsi a questa attività. Si iniziava girando intorno alle industriee agli edifici in costruzione non per trovare lavori temporanei bensìcercando resti abbandonati da rivendere nel circuito del riciclaggio. Inquesto modo, il bisogno di riciclo è stato percepito come un problema Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 80 riciclaggio
  • sociale e si è iniziato discuterne negli incontri pubblici e nei forum tenutidalle università e dalle ONG. Quell’anno il vagoni del treno che passava traLeón Suarez (Buenos Aires Grande) e la Stazione di Retiro (Buenos Aires)iniziavano ad esser pieni di pacchi con i materiali dei raccoglitori informali.La compagnia ferroviaria di Buenos Aires non ricevette ordine di fermarsie, in accordo con la richiesta portata avanti da una delle associazioni disoccorso, fu assegnato un treno esclusivamente per il trasporto dei materialiraccolti. Questo treno, chiamato il treno bianco, carica più di 400 personeogni giorno. (García, 2007)I raccoglitori iniziarono a associarsi in cooperative ed altri tipi diorganizzazione, soprattutto in alcuni quartieri di Buenos Aires Grande e ivecchi cirujas iniziarono a incontrare i nuovi cartoneros. I cartonerosavevano un passato di lavoro nelle industrie o nei negozi e alcuneesperienze nei sindacati dei lavoratori, alcuni erano stati rappresentanti diquartiere. Questo capitale sociale e culturale ha incoraggiato il processo diauto-organizzazione e alcune ONG, organizzazione governative e entitàinternazionali, le supportarono e dettero un appoggio economico-finanzario.Il progressivo aumento numerico dei cartoneros per le strade, fu, in granparte, causa diretta della recessione economica e della disoccupazione. Laclasse meno abbiente si trovava spesso senza lavoro anche temporaneo(come per esempio nell’edilizia o in posti di lavoro a tempo determinatoper persone di classe media, ecc.) normalmente conseguibili nel periodo distabilità economica.Un altro importante catalizzatore fu il dibattito finanziario, politico edeconomico alla fine del 2001, che comportò una svalutazione del peso e unagrande riduzione delle importazioni. Così il prezzo dei materiali riciclabiliaumentò, incoraggiando molte persone a divenire cartonero. Questo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 81 riciclaggio
  • lavoratore tipicamente urbano è andato via via acquisendo maggioreconsiderazione sociale e attenzione politica. Dal 1998 in avanti sui giornalidi Buenos Aires iniziarono ad apparire un numero crescente di articoli chesi riferivano ai cartoneros.Quantità di rifermenti sui giornali 25 20 Cantidad de notas 15 Clarín 10 La Nación 5 0 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Período (años) Fonte: l’autore, Pablo ShamberNel 2001, e specialmente nel 2002, i cartoneros hanno partecipato a moltidibattiti e riunioni tenuti da vari gruppi, sia con politici del governocoinvolti nella gestione dei rifiuti solidi urbani che con membri dicompagnie private, giornalisti, ricercatori sociali, cosicché i waste pickershanno potuto esprimere le loro idee e prospettive future. Una pietra miliarefondamentale è stata posta nel 2002 quando il Governo ha riconosciuto iraccoglitori informali come parte integrante del sistema di gestione deirifiuti solidi urbani (Legge n°992), abolendo le ordinanze stabilite nelpassato dalla dittatura che aveva criminalizzato il loro lavoro. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 82 riciclaggio
  • In accordo con la nuova legge, nel maggio del 2003 il governo locale hadato vita a un ufficio per regolarizzare l’attività: il Programma deiRaccoglitori Urbani (PRU).Nel 2005 la Legislazione della città di Buenos Aires ha emanato la LeggeIntegrata sulla gestione dei Rifiuti Solidi Urbani che è stata specificata eregolamentata dal Decreto 639 del maggio 2007. Questa Legge (conosciutacome “Basura Cero”) pianificava l’inserimento del settore informale diraccoglitori nel processo di raccolta e trasporto dei rifiuti e nelle attività diselezione nei centri (conosciuti come Centri Verdi). Tuttavia, questipropositi sono lontani dall’essersi realizzati a causa di molte e diversedifficoltà legate a qualsiasi processo di formalizzazione in mancanza di unbuon piano urbanistico con il rispetto dell’esistenza dei centri verdi. 19Collegando i CircuitiCartonerosCome sottolineato precedentemente, i riciclatori cercano, individuano eraccolgono i materiali riciclabili lasciati nelle discariche o per le strade.Alcuni di questi li ricevono direttamente da cosiddetti clienti. 2019 Mauricio Marci, in prossimo capo del Governo della città di Buenos Aires che assumerà lacarica il prossimo 10 Dicembre ha manifestato il suo disappunto nei confronti delle attività deicartnoeros riferendosi a loro come trasgressori di leggi: “dovrebbero esser messi ingalera…rubare i rifiuti per la strada è come aggredire qualcuno in un angolo..” (La Nación27/08/02).20 I cartoneros hanno come clienti abitanti del quartiere, portinai, commessi che tengono da unaparte alcuni materiali per darli direttamente a loro. Oltre a dare loro questi materiali pre-selezionati, a volte vengono dati anche abiti vecchi (o per esempio a Natale e Capodanno unabottiglia di vino). Spesso i clienti richiedono alcuni servizi ai cartoneros, come per esempiogiardinaggio o riparazioni. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 83 riciclaggio
  • Grazie a questo primo anello della catena, alcuni prodotti buttati viariacquistano un certo valore. E’ importante sottolineare che queste pratichecomportano un processo di precisa classificazione che il cartonerogeneralmente svolge nel proprio domicilio, e il materiale non vienerivenduto immediatamente dopo la fine della raccolta giornaliera. Questilavoratori ritornano a casa con i loro materiali e poi iniziano il lavoro diclassificazione e selezione. Generalmente tutta la famiglia partecipa aquest’attività e dopo 2 o 3 giorni (più spesso un periodo più lungo), imateriali accumulati e selezionati vengono rivenduti. Esistono anche alcunicartoneros che non separano e classificano il materiale a casa propria, mafiniscono il loro lavoro vendendo agli autocarri che prendono la merce inserata, sebbene questo sia un sistema abbastanza nuovo che si verificasoprattutto a Buenos Aires. In questo caso la classificazione avvieneimmediatamente o nell’attesa di vendere i materiali.La popolazione di riciclatori ha una composizione piuttosto eterogenea. E’un lavoro svolto da uomini e donne di età diverse, con differenti esperienzelavorative. Più di recente, tuttavia, vi è stato un aumento tra cartoneros digiovani e di donne, proprio per la caratteristica di questa attività di fornireun’entrata economica immediata.Tenendo di conto della particolare storia di questo lavoro, possiamo fardistinzione tra due tipi di riciclatori, anche durante i differenti periodi. Ilprimo tipo può esser chiamato “gruppo strutturale”, costituito da individuiche identificano la loro identità nell’essere cartonero. Questo gruppo ècostituito da chi, a causa dello spostamento dei rifiuti direttamente nellediscariche, è stato relegato a lavorare per le strade. E dai bambini che sindagli anni ’80 hanno iniziato ad accompagnare i propri genitori, hannoereditato questo lavoro e quindi fanno parte del gruppo strutturale. Così Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 84 riciclaggio
  • questo gruppo è composto sia da generazioni di cartoneros giovani che daanziani.Il secondo gruppo di riciclatori ha una natura più transitoria. E’costituito dapersone che hanno iniziato a fare questo lavoro negli anni ’90 comeconseguenza della perdita permanente di lavori stabili e migliori condizionidi vita. Il loro inserimento nell’ambiente del waste picking è strettamentecorrelato con la crisi economica e lavorativa.Oggi è possibile distinguere tra coloro che sono entrati più recentemente ecoloro che ne fanno parte da più tempo e che preferiscono questo lavoro adaltri per tutta una serie di vantaggi. I soggetti più giovani 21 sono entrati a farparte del secondo gruppo dopo il 2002 quando la svalutazione del pesoargentino e la diminuzione delle importazioni ha fatto aumentare il prezzoa cui i cartoneros potevano rivendere i loro materiali. In questo gruppol’entrata di questi nuovi giovani ha comportato una relativa stabilità delleentrate. Così come uomini e donne adulti, che preferiscono questo lavoro, logiudicano attraente per i suoi potenziali vantaggi.CooperativeSecondo i dati del PRU, il 98,1% dei cartoneros non appartiene ad alcunacooperativa o associazione. Ma la fiducia in questo tipo di organizzazione èpredominante nella opinione pubblica. E lo sono ugualmente molti pubblici21 La distribuzione per età è piuttosto varia. Le cifre registrate dal PRU indicano un numeromaggiore di giovani. Per esser legalmente riconosciuti l’età minima richiesta è di 14 anni. Ilgoverno di Buenos Aires denuncia formalmente il non rispetto della Convenzione dei Dirittidel Fanciullo (vedi Schamber 2207). Circa il 17% dei cartoneros è sotto i 18 anni. Il grupposeguente, compreso tra i 19 e i 29 anni è circa il 33% del totale. Partendo da qui le percentualidiminuiscono man mano che si alza l’età. Come stabiliscono le ricerche condotte daUNICEF/OIM nel 2004 il tasso di cartoneros sotto i 18 anni era del 48%. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 85 riciclaggio
  • ufficiali che sono responsabili per le politiche di gestione dei rifiuti solidiurbani. Infatti, la Legge 992 nella sua sezione V ha creato il CensimentoPermanente delle Cooperative e delle Piccole e Medie Imprese che lavoranonell’ambito dei residui solidi urbani (non è ancora stato implementato). Unodei primi punti della legge indicava che i cartoneros associati in cooperativesi sarebbero occupati della raccolta differenziata per un terzo di ognunadelle 6 zone della città. Così un piccolo numero di capi di cooperative hainiziato a raccontare delle proprie esperienze e questo ha rinforzato l’ideapubblica che il modello seguito maggiormente sia quello delle cooperativedi cartoneros.E’ importante riconoscere, tuttavia che, sebbene la raccolta informale dimateriali riciclabili è portata avanti da individui o famiglie autonome edindipendenti, già negli anni ’90 erano state presentate più di 30 domandeper costituirsi in cooperative all’Istituto Nazionale per l’Associazionismo ele Imprese Sociali (INAES), l’istituto responsabile del riconoscimentoformale delle imprese 22 . Sebbene la maggior parte delle cooperative sonostate immatricolate o stanno provando a conseguire il loro accreditamento, ènecessario precisare che questi gruppi non hanno ancora realmente iniziatoad operare in un circuito produttivo o con modalità proprie dellecooperative – e spesso non sono state costituite dagli stessi cartoneros.Come ho spiegato precedentemente l’immagazzinamanento e laclassificazione sono due delle principali attività dei cartoneros. La maggior22 Veronica Paiva (2004) ha fatto notare che tra il 1999 e il 2000 erano già state fondate lecooperative El Ceibo (nel quartiere Palermo), Reconquista (nel quartiere Tres de Febrero), ElOrejano (San Martín) e Renacer (La Matanza) e tra il 2000 e il 2002 sono state fondate: NuevoRumbo (Lomas de Zamora) Mujeres para la dignidad (Lavallol), Reciclado (Lanús) VillaBallester y La Perla (San Pedro). Tutte queste cooperative sono state sostenute dall’Istituto diFondi per Cooperative (IFC), uno spazio comune che mette a disposizione l’esperienzaorganizzativa e un supporto finanziario per un potenziale sviluppo futuro. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 86 riciclaggio
  • parte di loro classificano il materiale direttamente per le strade o a casa e lovendono immediatamente per minimizzare le quantità da tenere nel propriomagazzino.Tenendo presente questi due importanti passaggi del processo, i leaders e ipromotori delle cooperative si sono resi conto che per migliorare lafunzionalità delle cooperative, è necessario: 1) possedere un magazzino 2) possedere un capitale da investire per iniziare l’attivitàPossedere un magazzino faciliterebbe i cartoneros nel loro lavoro perchécosì potrebbero mettere insieme grandi quantità di materiali e potrebberobypassare l’intermediario, vendendo direttamente alle industrie i materialiprodotti. Un capitale iniziale permetterebbe loro di aspettare il momentogiusto per venderli in gran quantità, ottenendo così un prezzo più alto.Sebbene più di 50 cooperative si siano formate in un tempo relativamentebreve, la maggior parte di queste stanno ancora al loro primo step. Lamaggior parte delle energie di queste cooperative viene spesa nella ricercadi sussidi e donazioni da parte del governo o di fondazioni private perottenere sufficienti risorse iniziali. Per questa ragione, la mera esistenza dicooperative riconosciute ufficialmente non può esser ricondotta a un nuovomodello organizzativo di questi lavoratori.Mentre l’INAES offre un riconoscimento formale, ciò non si traducedirettamente in un veloce o effettivo inizio delle attività in tal senso. Inoltrenon dimentichiamo che talvolta alcuni membri di queste cooperative nonsono dei riciclatori. Infatti per ottenere un riconoscimento ufficiale dicooperativa di cartoneros non è obbligatorio essere effettivamente uncartonero. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 87 riciclaggio
  • DepositiL’anello successivo nella catena di raccolta e riciclo dei waste pickers ècostituita dai depositeros, cioè dai possessori dei depositi per i materialiselezionati pronti per la vendita. Questi soggetti rifiutano il nome con cuivengono chiamati usualmente, che è associato negativamente a un tipo diintermediario che sfrutta il lavoro dei cartoneros.Al contrario, oltre all’ulteriore classificazione (secondo diversi criteri) e allapreparazione definitiva dei materiali riciclati, questi effettuano un lavoromolto importante nella catena di produzione.Il raccoglitore di residui spesso vende i propri materiali a un unicocompratore o deposito, per questo generalmente i depositeros non sonospecializzati su un singolo materiale in particolare. L’immagazzinamento dimateriali diversi è dovuto alla necessità di attrarre quanti più venditoripossibili.Dall’altra parte, da quando i cartoneros sono divenuti i loro unici fornitori,non sono in grado di raccogliere una quantità sufficiente di un singolomateriale. Inoltre se un depositero non accetta i materiali che un cartonerogli porta, quest’ultimo sceglierà un’altra volta di portare i propri materiali aun altro deposito (dove può vendere tutti i suoi materiali) anche se i prezziche gli vengono fatti possono esser lievemente inferiori.La seconda fase consiste nel vendere i prodotti a negozi specializzati. Isoggetti che comprano vengono chiamati con nomi differenti a seconda delmateriale che comprano e vendono. Sono “chatarreros” (venditori diciarpame), “metaleros” (venditori di metallo), “plastiqueros” (venditori diplastica), “botelleros” (venditori di bottiglie), “vidrieros” (venditori divetro) e “recorteros” (venditori di carta e cartone). I rivenditori Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 88 riciclaggio
  • specializzati completano la preparazione del materiale pronto per l’uso delleindustrie. Essi hanno accordi con le grandi industrie perché possonorivendere grandi quantità di materiali e possono soddisfare la granderichiesta delle industrie. La carta ed il cartone vengono imballati, la plasticacompressa e le bottiglie lavate. Vi sono alcuni depositi che saltano questopassaggio e vendono direttamente alle industrie nelle condizioni richiesteperché possiedono ampi spazi per immagazzinare, hanno le macchine perimballare e i camion per portare la merce.Generalmente non vi sono sufficienti dati ufficiali per sapere quanti sono imagazzini presenti nei vari quartieri. Molti depositi, soprattutto se nonlavorano su larga scala, non hanno i permessi del comune e non risultanonegli elenchi ufficiali. Inoltre, coloro che hanno il permesso per farequest’attività, anche quando svolgono le stesse attività, spesso sonoclassificati in modi differenti 23Per questo, pur nella sua diversità, questa attività di immagazzinamento evendita ha una continuità storica importante. Alcuni ricercatori del PRUnell’Agosto del 2001 hanno trovato 73 negozi (venditori multipli ospecializzati) nella città di Buenos Aires, nei distretti di Pompeya, Soldati,Lugano, Chacarita e Paternal (Carlino, Jagüer and Schamber; Schamber ySuárez 2006). Questi siti non sono casuali, bensì sono le aree dovevenivano storicamente venduti i rifiuti per poi esser bruciati 24 .23 Nei distretti nei dintorni di Bs. Ar., vi sono altre difficoltà per il riconoscimento deimagazzini. La Legge 911/78 ha stabilito che il trattamento dei rifiuti è di competenzadistrettuale. La legge vieta l’immagazzinamento dei rifiuti all’aria aperta o in spazi chiusi(sezione 10). Nessuno ha il permesso di prendere i materiali dai cassonetti, nemmeno coloroche ufficialmente hanno il compito di pulire le strade (sezione 11).24 Una rassegna ha sottolineato come si 35 proprietari e venditori rappresentativi 24 di lorocommerciano con i cartoneros. In 17 casi questi ultimi forniscono fino all’80% dei materialiche ricevono. I restanti 6 prendono il materiale direttamente dove viene prodotto (per esempio,la carta dalle copisterie) o da piccoli negozi. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 89 riciclaggio
  • Ventidue dei ventinove magazzini che sono stati comprati dai cartoneroshanno aperto nel 2002, mentre quelli che sono stati aperti in altri posti sisono costituiti più recentemente. Quattro sono stati creati negli anni ’90,uno negli anni ’70 e gli altri negli anni ’60. Questa informazione, insiemecon altri dati, ci fa comprendere come la crescita della raccolta di materialiriciclabili durante gli anni ’90 e soprattutto a partire dal 2002 ha comportatocontemporaneamente l’apertura di nuovi magazzini multi-vendita, comeconseguenza di una forte domanda dalle industrie e la caduta delleimportazioni dopo la svalutazione.Le industrieFinalmente, i materiali giungono alle industrie e alle fabbriche dovevengono concretamente riciclati e diventano materiale utilizzabile per nuoviprodotti. Così la carta e il cartone diventano carta igienica, scatoloni, cartada imballaggio; il vetro diventa bottiglie o articoli in vetro come, peresempio, piatti, tazze, vasi per i fiori; la plastica diventa giocattoli perbambini, secchi, catinelle e i metalli vengono usati per fare oggetti necessarialle industrie, per le costruzioni, per l’elettricità o gli elettrodomestici, ecc.La grandezza e l’impatto di queste fabbriche sono diversificati. Alcunelavorano in reti locali, altre in gruppi transnazionali. Mentre portavo avantiquesto lavoro sul campo, ho notato una piccola fabbrica che producevagalleggianti per la pesca, filo per macchine da cucire e angoli per tubatureper l’acqua usate nelle cucine e nei bagni. Questa fabbrica aveva sede nelgarage della casa del proprietario, nel quartiere Lomas de Zamora. Vilavoravano il proprietario più altri 5 uomini. I materiali che usavano perprodurre li acquistavano da un deposito multi-prodotto. Ho anche visitato Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 90 riciclaggio
  • una fabbrica di carta igienica che molti consideravano piccola. Occupavauno spazio di 100 mq presso Tigre e consumava più o meno una balla dicarta all’ora (comprata da un rivenditore multi-prodotto presso GeneralPacheco) per circa 24 ore al giorno. Infine vi era la “Scrap Services”, unacompagnia che sviluppa progetti in larga scala. La Scrap Services usametalli provenienti da venditori specializzati (venditori di ciarpame).Nel circuito del riciclaggio informale, dai primi anelli di raccolta fino agliultimi anelli della produzione delle fabbriche, ogni passaggio menzionato èautonomo e indipendente da tutto il resto. Le industrie non hannomagazzini; i depositi non assumono cartoneros. Tuttavia, le diverse attivitàsono fortemente interconnesse, così che ogni cambiamento che avviene inuna di esse si ripercuote su tutte le altre. In uno studio pionieristico dove sianalizzavano le interconnessioni economiche dei diversi passaggi delriciclaggio della carta nel circuito di Cali (Colombia), Chris Birkbeck hastabilito che anche quando sembra che i cartoneros lavorino con moltaindipendenza, in realtà sono parte integrante di un sistema organizzativoindustriale. “Se l’industria dell’acciaio è in crisi, la stessa crisi si avverte tra i raccoglitori di metallo. Se la domanda di materiale cartaceo aumenta, il prezzo del materiale aumenterà e probabilmente aumenterà anche il numero di raccoglitori di carta (…) il business del riciclaggio è caratterizzato da una struttura verticalizzata che vincola le fabbriche ai cartoneros” (Birkbeck, 1979: 386). Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 91 riciclaggio
  • E’ chiaro che i cartoneros sono parte del sistema, che non è un sistemastatico e cresce progressivamente in grandezza e in complessità man manoche i materiali risalgono i vari passaggi di lavorazione.In questo circuito esistono diverse connessioni tra uomini d’affari ericiclatori. Un magazzino multi-raccolta (diversi tipi di materiali) puòoffrire un prestito ai cartoneros per la raccolta di rifiuti, o un depositospecializzato può finanziare l’acquisto degli acquirenti multi-prodotto. Nonè inusuale trovare casi in cui i livelli più alti supportano economicamente ilcircuito dei depositos offrendo macchinari e soldi per coprire le spese diavvio. Questi piccoli business fanno sì che il prodotto verrà infine vendutoalle fabbriche con uno scarsissimo margine di profitto. Dobbiamosottolineare che vi sono dei casi in cui degli ex-datori di lavoro hanno usatola propria esperienza lavorativa per sviluppare piccoli affari con l’aiuto deiloro ex-dipendenti 25 .Schematicamente, il circuito produttivo del riciclaggio può esser illustratonel modello che segue:25 Chris Birkbeck ha scoperto che il proprietario del negozio centrale che ha studiato erasostenuto da altri 6 negozi di sua proprietà e da altri 12 negozi, i cui proprietari avevano conlui un accordo verbale. E’ interessante sapere che per il negozio centrale, i negozi dislocatisembra producessero di più di quello principale, che non era minimamente preoccupato delleproprie entrate (Birkbeck 1979 – Versione spagnola di Klein e Tokman). Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 92 riciclaggio
  • INDUSTRIAS Lavado Molienda DE PO SIT OS E SPECIALIZ ADO S DEP ÓS ITO S PO LIRUB RO CART O NEROSConclusioniRecentemente si è verificata una generale crescita di consenso sullanecessità di alcuni bisogni ambientali, come la promozione di un minorespreco e di una minore produzione di residui solidi e rifiuti o la richiesta diuna maggior pratica di riuso e riciclo di materiali – non solo in quantopratiche eticamente giuste, ma anche come strategie per migliorare lecondizioni dei terreni usati come discariche. Questo tipo di interpretazionisono giustificate dai benefici economici apportati dal riciclaggio. In questocontesto, la percezione collettiva della presenza dei cartoneros nell’attivitàdi raccolta e riciclo, offre una possibilità di inserirli come attorifondamentali in questo dibattito. Mentre non vi è ancora un’idea precisa sucome raggiungere questo risultato, dobbiamo notare che il fenomenocartonero ha una lunga tradizione storica e ha resistito a tutte i tentativi piùo meno duri compiuti dai politici per eliminarli. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 93 riciclaggio
  • Bisogna notare che, sin dall’inizio, la politica di gestione dei residui solidiurbani di Buenos Aires ha mostrato alcune logiche di fondo che nel temposi sono andate rinforzando: - spostare i rifiuti fuori dalle aree urbane - emarginare i raccoglitori informali per ragioni di igiene e per nasconderne la presenza e per motivi economici - effettuare alcuni cambiamenti nella gestione dei siti di deposito dei rifiuti durante il periodo di crisi economico-sociale.La Legge del 1854 apparentemente faceva pensare che fossero possibili deicambiamenti; tuttavia i raccoglitori informali non furono integrati e inclusinelle attività di raccolta e nelle attività dei centri verdi. Come dettoprecedentemente, sono 3 i protagonisti fondamentali di questo circuito: icartoneros, i depositeros e le fabbriche. Sebbene formalmente questiprotagonisti siano autonomi, in realtà sono così interconnessi che ognicambiamento che avviene su uno di loro ha una ricaduta specifica suglialtri. Ogni politica pubblica che cerca di produrre dei cambiamentisignificativi a beneficio dei cartoneros deve esser coordinata con politichedirette anche agli altri due componenti del circuito. Per esempio,immagazzinare i materiali non può esser considerata un’attività “passiva” oprescindibile in questo circuito, infatti gioca un ruolo molto importante. Leindustrie sono attori attivi, che generano un’integrazione verticale attraversoil possedimento e i prestiti ai depositeros – mentre i cartoneros e lecooperative cercano di evitare queste dipendenze.Oltre ai benefici potenziali che le politiche pubbliche sul riciclaggiopossono produrre sulla protezione ambientale, il riciclaggio èprevalentemente un’attività economica. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 94 riciclaggio
  • L’importanza del riciclaggio da un punto di vista economico è giustificatasolo se alle industrie conviene comprare questo materiale piuttosto checomprarne di “vergine”. Il materiale riciclabile inoltre si trova in maggiorequantità rispetto a quello vergine e questo è il motivo per cui il suo prezzonon è altrettanto alto. Questa è la ragione per cui il suo prezzo non dovrebbemai superare quello del materiale che rimpiazza. Inoltre, il costo dellatrasformazione industriale è più alto di quello necessario se si usasseromateriali vergini. Di conseguenza, se il materiale riciclabile diventa costosoe scarso, il riciclaggio industriale non è conveniente. Mentre, al contrario, seè economico e abbondante, ve ne sarà molta domanda. Questa logica equesto modo con cui si forma il prezzo agiscono verticalmente lungo tuttigli anelli della catena.I promotori delle associazioni di cooperative di cartoneros, hanno avanzatoalcune proposte per1) ottenere guadagno dall’immagazzinamento dei materiali2) ottenere del capitale inizialePer questo motivo generalmente non introducono una logica organizzativacooperativa. Dietro il loro riconoscimento formale e l’informazione diffusadai media, la maggior parte delle cooperative mantengono la loro classicagestione ed impiegano tutte le energie nel cercare di ottenere un supportoeconomico dallo Stato o da gruppi privati. Perciò, la mera esistenza dicooperative ufficialmente riconosciute non può esser interpretata come unreale cambiamento nell’organizzazione dei cartoneros. Non sembra esisterealcun esempio di cooperativa costituita prevalentemente da riciclatori, chevenda i materiali con metodologie da cooperativa e che, come risultato,generi delle migliori condizioni economiche e opportunità per i singoliindividui. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 95 riciclaggio
  • Il lavoro del cartonero si basa soprattutto su strategie individuali di raccoltae vendita – che in molti casi vanno a contraddire direttamente gli obiettivitipici dei principi di una cooperativa.Infatti, molti lavorano in modo discontinuo, tentando di sopravvivere poichénon possono sperare di trovare altro tipo di lavoro. Nella memoria e nelvissuto di molte persone, vi è una mancanza di esperienza associativa – perquesto molti non credono possibili alcune proposte. Sebbene sia il Governoche le organizzazioni non governative cerchino di incoraggiare la nascita dicooperative, in primo luogo è necessario conoscere e comprendere lecircostanze reali ed evitare supposizioni astratte. Piuttosto spesso, questeorganizzazioni offrono credito affinché nascano nuove cooperative. Unrisultato significativo è quello che queste cooperative sopravvivono fintantoche coloro che le finanziano ottengono un profitto da loro investimenti.Poche cooperative (se non nessuna) riescono a raggiungere l’auto-sufficienza o la sostenibilità.Inoltre, ogni forma organizzativa che prova a ottenere introiti nell’ambitodella raccolta informale di residui solidi urbani non deve dimenticare lecaratteristiche attuali della struttura e le caratteristiche delle diverse attività.I cartoneros non riciclano, non immagazzinano e non comprano – lororaccolgono. Se la diversificata popolazione di cartoneros ha qualcosa incomune è l’attività di raccolta di materiali riciclabili. Ogni politica pubblicache si pone come obiettivo l’inclusione dei cartoneros nella gestione delleindustrie di riciclaggio dovrebbe iniziare a riconoscere che l’attività diraccolta è un’attività indipendente. Se esiste un interesse politico oideologico nello sviluppo vero delle cooperative, l’effetto di quest’interessesi dovrebbe ritrovare nella creazione di condizioni adeguate per queste. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 96 riciclaggio
  • Pensando che la chiusura delle discariche a cielo aperto potesse essere unasoluzione al problema della raccolta informale di residui, i governi e leorganizzazioni finanziarie internazionali hanno cercato di promuovere latrasformazione dei cartoneros in lavoratori nei piani di separazione ericiclaggio. Mentre questi piani vengono messi in atto e costruitinell’ambito di politiche che cercano di prevenire l’incenerimentoindiscriminato di rifiuti, è importante rendersi conto che questa alternativapuò esser valida solo in politiche di re-inserimento lavorativo deicartoneros presso città molto piccole. Nei centri urbani più grandi dove laquantità di cartoneros è superiore a qualche centinaia, questo tipo diproposta non è facilmente perseguibile, considerando il fatto che ladomanda di massa di lavoratori è inversamente proporzionale alla massimaefficienza del piano di gestione proposto.A mio avviso le politiche rivolte ai cartoneros devono partire da unconcetto olistico ed integrato della gestione dei residui – inclusi i varipassaggi del processo che inizia con la generazione dei rifiuti, fino al suodeposito finale nei siti preposti, minimizzando sia la quantità di rifiuti nonriciclabili che quelli riciclabili così che nel deposito finale ne arrivi unaquantità molto ridotta. Il Comune di Buenos Aires (e altre regioni) hainiziato a sviluppare una politica interessante – passi importanti devonoesser fatti con l’intento di inserire i cartoneros nel mercato del lavoro.Forse, in questo modo, si possono dare realmente delle alternative allacollettività dei riciclatori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 97 riciclaggio
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  • Settore informale dei rifiuti solidi in Romaniadi Reka Soos e Noemi StanevConcetti fondamentaliA ClujNapoca esistono tre tipi fondamentali di raccoglitori di rifiuti:raccoglitori di strada (street pickers), raccoglitori porta a porta (door-to-door collector) e raccoglitori della discarica (dump pickers). Ognuno diquesti gruppi presenta delle caratteristiche distintive: Raccoglitore di strada: raccoglie rifiuti riutilizzabili dai cassonetti delle famiglie o delle imprese per uso personale e/o per venderli. Raccoglitore porta a porta: raccoglie materiali di scarto riutilizzabili direttamente dalle famiglie per uso personale e/o per poter vendere questi materiali Raccoglitore di discarica: raccoglie rifiuti riutilizzabili direttamente nella discarica pubblica per uso personale e/o per rivenderli.I raccoglitori di strada sono il tipo di raccoglitori più eterogeneo, sono i piùnumerosi (2366), e possono essere raggiunti con grandissima difficoltà.Sembrano essere un gruppo molto disomogeneo. Tuttavia, vi sono alcunecaratteristiche che l differenziano rispetto agli altri raccoglitori: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 101 riciclaggio
  • - La maggior parte di loro ha altri modi per guadagnare oltre a quelloottenuto attraverso la vendita dei rifiuti riutilizzabili.- La maggior parte di loro appartiene ad una delle 3 seguenti categorie: Persone di etnia Rom con livelli scarsi di educazione e basse prospettive di impiego verso i quali vi è un pregiudizio piuttosto diffuso nella società. Sono di ogni età e sesso, svolgono questa attività più o meno costantemente, sia che vivano in città che nei villaggi limitrofi (e in questo caso viaggiano con i mezzi pubblici). Persone anziane pensionate da lungo tempo con pensioni talmente misere da non permettere di poter garantire nemmeno le necessità primarie di sopravvivenza. Sono di tutti i sessi e svolgono questa attività costantemente soprattutto per guadagnare qualche extra, raramente raccolgono per uso personale. Disoccupati o persone con salari molto bassi o assistenza sociale. Sono di ogni età e sesso e svolgono questa attività temporaneamente a seconta di quanto tempo ci voglia per essere inclusi in programmi di assistenza sociale o per avere nuovamente un impiego.- La maggior parte di loro non ha altro equipaggiamento se non unbastone, carretti da portare a mano, talvolta una bicicletta e ancora piùraramente con carri (traninati da bestiame).- Alcuni di loro effettuano la raccoltaa per le strade solo per usopersonale e non per vendere i materiali raccolti.- Lavorano per lo più soli o con membri della propria famiglia. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 102 riciclaggio
  • I raccoglitori porta a porta sono in numero minore (400) sono per lo piùpersone con qualche mezzo di trasporto (per lo più carri) che raccolgonodalle abitazioni (piuttosto che dagli appartamenti) e per lo più dai quartierialla periferia della città. La maggior parte torna regolarmente a raccoglieredalle stesse famiglie già conoscendo quali persone, di una certa zona,donano ai raccoglitori. Svolgono questa attività temporaneamente e moltoprobabilmente non è la loro maggior fonte di guadagno.I raccoglitori di discarica si differenziano dagli altri per il fatto cheraccolgono i residui solidi urbani da un solo sito, la discarica e molti di loroci vivono dentro o molto vicino. E’ più facile avere informazioni su di loroperchè sono concentrati in una sola area e quindi più facilmenteraggiungibili. E’ per questo motivo che sono il solo gruppo verso il qualesono diretti tentativi selettivi di aiuto (in termini di educazione, aiutialimentari, condizioni di vita, ecc...).Si concentrano a 5 chilometri dalla città nella discarica municipale di “PataRat”. Durante i dieci anni passati ai margini della discarica si è formata unacomunità di circa 400 persone che utilizza come mezzo di sussistenza laraccolta dei rifiuti. Attualmente vi sono 127 famiglie che vivono nelleimmediate vicinanze della discarica. In questa comunità ci sono circa 100bambini. La maggior parte delle persone della comunità ha perso il propriolavoro nel 1989 e, avendo un’istruzione limitata, non riesce a trovare unnuovo impiego. Allo stesso tempo, la maggior parte delle persone dellacomunità ha una carta d’identità che dimostra una residenza in altre partidel paese. L’area dove vivono appartiene a persone private o a compagnieperciò non hanno uno status legale li dove si trovano. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 103 riciclaggio
  • Una delle caratteristiche più rilevanti dei raccoglitori, specialmente dicoloro che vivono vicino alle discariche, è che la maggior parte proviene dadiverse regioni e non posseggono carte d’identità che provino una residenzanel paese dove si trova la discarica. Anche se le aree vicino alle discarichesono per lo più proprietà appartenenti a privati, nelle regioni delle rispettivediscariche, i raccoglitori costruiscono le proprie capanne su queste proprietào direttamente sulla discarica in modo di essere più vicini possibile allapropria fonte di attività che li sostenta.Nonostante il fatto che la polizia si presenti piuttosto raramente nelle zonedove vivono i raccoglitori, e tenti di spaventare le persone in modo da farleandar via dall’area della discarica, l’attitudine generale delle autorità è perlo più quella di ignorarli. La giustificazione al loro atteggiamento diindifferenza è che le persone che fanno questo lavoro dovrebbero andare acasa nei propri rispettivi paesi e cercare di trovare lavoro o chedereun’assistenza sociale nei paesi a cui appartengono. Dunque le autoritàchiudono un occhio nei confronti delle persone che risiedono illegalmentesulle discariche in cambio di non dover pesare sul proprio bilancio localefornendo una qualsiasi forma di assistenza sociale o impiego alternativo agliindividui che esercitano queste attività.Secondo la compagnia di servizi igenico-sanitari che opera nella discarica,altre 393 persone dalle comunità circostanti raccolgono rifiuti dalladiscarica. Delle 793 persone circa che raccolgono rifiuti nella discarica, da150 a 200 sono bambini. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 104 riciclaggio
  • L80% dei raccoglitori di discarica sono di etnia Rom. La popolazione Romin Romania, daltra parte, è considerata la più economicamente esocialmente emarginata nel paese e metà di essa vive sotto la soglia dipovertà. Secondo le statistiche ufficiali, in Romania vi sono 536.000 Rom. Icapi dei Rom tuttavia stimano che il loro numero è molto più grande eapprossima i 1.500.000. Secondo le statistiche ufficiali, solo un terzo dellapopolazione Rom ha un lavoro stabile e solo il 50 per cento dei bambini vaa scuola. Nella fascia di età superiore ai 45 anni, il 30 per cento dei Romnon sà leggere o scrivere. Vi è anche un numero molto numeroso di Romche non hanno carte didentità o certificati di nascita. Questo, daltra parte,gli impedisce di avere qualsiasi forma di assistenza da parte dello Stato,come lassistenza sociale o il sostegno ai figli, e gli impedisce di votare o dipoter acquistare o vendere proprietà. Perciò, sono "destinati" a lavorare nelsettore del lavoro nero, poichè la mancanza di documenti e di mezzifinanziari gli impedisce di ottenere un’occupazione nel settore formale,nell’area della gestione dei rifiuti o in qualsiasi altra area.Oltre le 793 persone che raccolgono rifiuti nella discarica, vi sono pochialtri gruppi di persone che raccolgono rifiuti temporaneamente. Pertanto,c’è un gruppo costituito da 20 a 50 famiglie di etnia Rom provenienti dauna certa parte del paese (paese di Hargita) che raccoglie metalli durantel’inverno per circa 5 mesi ogni anno. Questi ultimi vanno e vengono sempree lavorano in gruppi. Oltre a loro, ci sono circa 10 famiglie Rom chiamate i"Corturarii" (tradotto: quelli che vivono in tende), che sono gruppi dipersone nomadi che soggiornano nella discarica 5 settimane ogni annoraccogliendo rifiuti. Si collocano separatamente dalle altre persone che Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 105 riciclaggio
  • raccolgono e dai lavoratori dei servizi igienico-sanitari poichè consideratipericolosi.2. Visione d’insiemeBilancio di massa Bilancio di massa del settore informale Materiali Totale di rifiuti deviati al settore informale 4943 Totale di rifiuti persi attraverso il settore informale 0 Totale di materiali recuperati dal settore informale 14575 Totale di materiali disposti dal settore informale 0 Porta a porta 197 Rifiuti scaricati illegalmente 3095 3095 * Raccoglitori di strada 4746 4456 * Rifiuti raccolti nella discarica 6742 4880 * Rifiuti raccolti nella discarica e processati 2890 2210 * Rifiuti raccolti nella discarica e messi nelle carrozze 2600 2600 * Riutilizzati come cibo o vestiario 247Il bilancio di massa mostra valori più elevati per i rifiuti recuperati dalsettore informale rispetto ai rifiuti deviati al settore informale. La ragione diciò è che i materiali sono recuperati dallo smaltimento finale e ciò provocaun cicolo nel processo di flusso, il che significa che alcuni rifiuti sonotrattati due volte. Al fine di evitare il doppio conteggio dei rifiuti li abbiamo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 106 riciclaggio
  • esclusi dal quantitativo deviato al settore informale, perché li abbiamo giàcontati come deviate verso il settore formale.Tabella che mostra le relazioni, il numero di persone ad ogni livelloPrezzi per i rifiuti riciclabili a diversi livelli della catenaI prezzi non sono molto differenziati nel settore informale soprattutto acausa del fatto che vengono svolti pochi o nessun trattamento otrasformazione dei rifiuti. Lunica differenza di prezzi che abbiamo potutonotare è stata quella delle bottiglie PET a seconda che fossero vendute misteo processate in modo ordinato a seconda del colre e avento tolto i tappi.Dunque i prezzi seguenti sono offerti per tonnellata di rifiuti in base ainostri questionari e osservazioni:Rifiuti EuroCarta 16.81Metalli ferrosi 92.49 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 107 riciclaggio
  • Bottiglie PET così come sono 112.1Bottiglie PET divise per colore, 140.13senza tappoBottiglie PET processate portate 196.19dalle donne Rom vicino alladiscarica/Compagnia FallaIstituzioni chiaveNon vi sono istituzioni informali nel settore informale, dato che iraccoglitori di rifiuti non sono riuniti in alcun tipo di gruppo d’interesse ocooperativa. Vi sono tuttavia alcune istituzioni che soddisfano alcune delleloro specifiche esigenze ad esempio in termini di istruzione (Scuola no. 12nel quartiere vicino alla discarica che ha creato classi speciali per i bambiniRom con necessità didattiche speciali).Le parti interessate Raccoglitori di strada Raccoglitori di discarica Raccoglitori porta a porta Punti di raccolta Imprese di riciclaggio formali Operatore di discarica Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 108 riciclaggio
  • 3. Quantitativi e tipi di attività del settore informale Attività basate sul servizio o Non abbiamo potuto identificare alcuna attività basata sul servizio in città. Queste potrebbero essere svolte in scala molto ridotta attorno ai piccoli negozi dove potrebbe essere spazzata la strada, o smaltiti rifiuti in cambio di qualche pasto occasionale o di generi alimentari ma vi sono solo elementi aneddotici a riprova di ciò. o Vicino alla zona della discarica, tuttavia,abbiamo prove fondate di attività basate sul servizio. Vicino alla discarica una donna Roma ha una compagnia specializzata nel vendere rifiuti riciclabili. Compra rifiuti raccolti dalle persone della discarica e paga i prezzi più alti per le bottiglie PET processate (196 euro a tonnellata). Nello stesso tempo, occasionalmente fa credito alle persone della discarica per permettergli di comprarsi carrozze e cavalli e questi ultimi possono saldarle il debito raccogliendo rifiuti.. 26 Il recupero e il riciclaggio26 Information from one of the oldest employees of the sanitation company that operates thelandfill. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 109 riciclaggio
  • Raccoglitori di strada Totale di materiali immessi 4,622 tonnellate Totale dei materiali persi 166 tonnellateRaccoglitori di discarica Totale di materiali immessi 12,232 tonnellate Totale dei materiali persi 34 tonnellateAttività alla fonte (combustione, compostaggio, nutrire gli animali, ecc)Nel settore informale vi è una certa parte di rifiuti che viene raccolta per usopersonale come abbigliamento, generi alimentari, e cibo per bestiame.Le quantità sono le seguenti:Raccoglitori di strada 135 tonnellateRaccoglitori di discarica 34 tonnellateRaccoglitori porta a porta 78 tonnellateRaccolta primaria Recupero e riciclaggioCome sopra menzionato, nel caso della raccolta per strada, avviene solo laraccolta primaria. I raccoglitori di strada mettono insieme 4622 tonnellate dirifiuti l’anno di cui 135 tonnellate vengono usate per necessità personali(alimentazione, vestiario ecc.) e il restante di 4555 tonnellate viene vendutoai punti di raccolta. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 110 riciclaggio
  • I raccoglitori di discarica, d’altro canto, sono più diversificati. Alcuni di essiraccolgono e vendono rifiuti, altri raccolgono, processano e vendono, altriancora raccolgono, processano e trasportano ai punti di raccolta. Dunque lidescriveremo separatamente.Raccoglitori di discarica che raccolgono e vendonoLa larga maggioranza di raccoglitori di discarica raccolgono rifiuti (532), livendono direttamente a rappresentanti di compagnie di riciclaggio checomprano questi materiali direttamente alla discarica.Raccoglitori di discarica che raccolgono processano e vendonoC’è un altro gruppo di raccoglitori di discarica che raccolgono rifiuti, litrasportano in un’altra zona della discarica, li processano e quindi livendono a rappresentanti delle compagnie di riciclaggio che vengono alladiscarica.Raccoglitori di discarica che raccolgono trasportano e vendonoCi sono 25 raccoglitori nella discarica che posseggono carri trainati dacavalli. Un giorno a settimana trasportano i materiali raccolti e li vendono aipunti di raccolta che si trovano nelle vicinanze della discarica. Dunquequesti ultimi non trasportano soltanto materiali raccolti di persona ma anchequelli raccolti da altri che pagano per questo servizio di trasporto. Una corsaal più vicino centro di raccolta costa 4,2 Euro per una carrozza piena.D’altra parte, un carro può trasportare 12 balle di bottiglie PET ciè 12x40=480 chili di rifiuti. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 111 riciclaggio
  • Valorizzazione dei materialiNel settore informale ha luogo solo la raccolta e una quantità davverolimitata di processo base di riciclo. Quindi i raccoglitori informali vendonorifiuti ai punti di raccolta formali e alle compagnie di riciclaggio formali,altre attività non vengono svolte in questo settore.Smaltimento e perditeVi sono perdite minime nel settore informale poiché la raccolta è piuttostoefficiente e poiché non vi è virtualmente nessun processo dei rifiuti raccolti,possiamo affermare che quasi il 100% dei rifiuti raccolti è venduto outilizzato per esigenze personali. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 112 riciclaggio
  • 4. Impatto socio-economicoSono tre gli effetti socio-economico collegati alla raccolta informale dirifiuti:Effetti positivi - Persone socialmente ed economicamente emarginate, trovano un modo per mantenersi o per ottenere un entrata extra che agevola la loro sopravvivenza. - Nel caso dei raccoglitori di discarica, siccome vivono in gruppo in un’area concentrata, possono essere inclusi in alcuni programmi sociali educativi diretti alle loro peculiari esigenze.Effetti negativi - I raccoglitori di discarica vivono e lavorano in un’area dove vi sono gravi pericoli legati alla salute e al lavoro - Il lavoro dei raccoglitori informali non è regolamentato in alcun modo per quanto concerne la sicurezza e altre misure di precauzione - Una stragrande maggioranza di persone che vivono nella discarica hanno gravi problemi di salute - I bambini che crescono nella discarica non conoscono altro ambiente che quello in cui stanno crescendo e questo non si può considerare salutare sotto alcun punto di vista né appropriato a loro in termini di educazione e interazioni sociali. Ciò potrebbe significare un grave ostacolo ai loro futuri possibili tentativi di uscire da questo ambiente. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 113 riciclaggio
  • - Per uscire dall’area della discarica sarebbero necessari sacrifici estremamente alti, sia finanziari sia di formazione da poter iniziare a guadagnare con mezzi così diversi da quelli utilizzati abitualmente dalla maggior parte delle persone che lavora nella raccolta di materiali riciclabili nelle discariche, che a ben vedere, non hanno proprio delle alternative5. Effetti ambientali Effetti dell’estrazione e sostituzione di materie prime Vi è sostanzialmente una maggior quantità di rifiuti riutilizzabili raccolti e riciclati grazie al lavoro dei raccoglitori di rifiuti informali. In realtà, i raccoglitori informali accumulano il doppio dei rifiuti rispetto al quelli recuperati dal settore formale. Effetti del carico d’inquinamento e del carbonio atmosferico Alcune delle attività di trattamento e trasporto che il settore informale svolge determinano inquinamento. Il trasporto avviene con camion aperti e con carri, questo determina uno spargimento di letame ed è un fattore di disturbo a causa dell’odore. I raccoglitori di discarica nella loro attività di trattamento base, talvolta bruciano via la plastica attorno ai fili di rame e questo si traduce in inquinamento dell’aria. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 114 riciclaggio
  • I raccoglitori di strada quando frugano tra i rifiuti nei cassonetti spesso aprono buste di plastica di immondizia delle famigli che viene gettata via e sparsa attorno ai cassonetti sui marciapiedi.6. Interventi mirati al settore informaleStudiA Cluj-Napoca come detto precedentemente, vi è una consistente differenzatra i raccoglitori di strada e quelli di discarica. Per quanto ne sappiamo, adoggi non sono stati condotti studi rivolti ai raccoglitori di strada. D’altraparte i raccoglitori di discarica probabilmente grazie al fatto di essereconcentrati in gruppi e quindi più facilmente raggiungibili e visibili sonostati oggetto di alcuni studi. Eppure nessuno di questi studi ha offerto unaseppur remota soluzione ai loro problemi d’uscita .Possiamo dunque individuare i seguenti studi:1. Poichè la maggior parte delle persone che frugano tra i rifiuti nelladiscarica di Pata Rat sono di etnia Rom, sono state menzionate più volte instudi che hanno trattato il tema dell’educazione dei bambini Rom e il comeaffrontare in certe situazioni le circostanze peculiari dei bambini che vivonoattraverso la ricerca dei rifiuti al fine di migliorare e facilitare le loroopportunità di avere una più appropriata e adeguata educazione. Gli studipiù importanti che si sono occupati dell’educazione dei bambini del PataRat sono i seguenti: - Cace, Sorin, Aba Bleahu Dana Costin Sima, Alina Manole, Mihai Surdu. “Roma Children in Romania”. Rapporto di Ricerca. 1999 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 115 riciclaggio
  • - Chelcea Adina editore. The Social Assistance Magazine. “Edizione Speciale sulla Situazione della Popolazione Rom in Romania.” N°. 4- 5 2002 - “Roma Children and Their Families. – Socio-cultural Characteristics and Living Conditions”. Ro Media Publishing House: Bucharest, Romania, 2002.2. A nome dell’ILO e con la partecipazione della WASTE, la nostraazienda Green Partner ha scritto una relazione sul lavoro minorile diraccolta dei rifiuti e si è avvicinato a trattare questo problema a Cluj-Napoca, in Romania. I risultati di questa ricerca assieme a cinque similiresoconti effettuati in Cairo, Egitto; a Bangalore, in India; Bangkok,Tailandia, e nella città di Quezon, Filippine, e una revisione del piano dicondotta nei quartieri generali di WASTE sono state usate per fornire unavalutazione strategica e consigli all’ILO sul modo migliore di affrontare ilproblema dello sfruttamento dei bambini in questo settore.3. Studio antropologico: Tienke Stolk-Noordhof. RecommendationReport Pata Rat -In connessione con una ricerca per la laurea inAntropologia culturale. Agosto 2001.Interventi finanziati da donatori:Educazione: Open Society Foundation, WASDAS, Medicine SansFrontiere, Phare ha finanziato il centro diurnoLa scuola elementare Someseni No. 12Nel 1996, un’organizzazione non governativa francese Medecins sanFrontieres (M.S.F.) ha proposto l’iscrizione dei bambini di Pata Rat inclassi speciali. La proposta dell’organizzazione incontrò, a quel tempo, una Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 116 riciclaggio
  • grande resistenza da parte delle autorità, della comunità locale, dai genitoriRom, e della stessa scuola. Alla fine nel 1996 circa 40 studenti (di età tra i 9e i 15) vennero iscritti alla scuola. Ad oggi 63 dei 475 studenti vengonodalla comunità di “Pata Rat”. Questi studenti vengono iscritti in un sistemadi supporto scolastico, hanno un corso di studi adattato simile a quelloelaborato per gli studenti con difficoltà di apprensione. Dato che la maggiorparte dei bambini ha superato l’età scolastica quando vengono iscritti edatele loro terribili condizioni a casa il giusto approccio è sembrato essereun programma speciale che li aiutasse a mettersi in pari con gli altristudenti.Un modo attraverso il quale gli studenti e soprattutto le loro famiglievengono invogliati a frequentare la scuola è rendere subordinato allafrequenza scolastica il sostegno economico ai bambini. Tuttavia, comedescritto in precedenza, la cifra per il sostegno ai bambini offerta dallo statoè piuttosto esigua (5 euro) ogni mese. Un altro modo attraverso il quale lascuola “minaccia” i genitori a mandare i figli a scuola è inviare a casa deimediatori, la polizia che minaccia di multarli (anche se, per quanto nesappiamo, non esistono ammende che possano essere imposte a chi nonmanda i figli a scuola). Alcuni di coloro che raccolgono rifiuti nelladiscarica, tuttavia, affermano che questo è il motivo per cui mandano ipropri figli a scuola.Dopo dei negoziati tra la Open Society Foundation, la riluttante autoritàmunicipale e la scuola, è stata istituita una mezza pensione per gli studentiprovenienti dalla comunità di Pata Rat. Quindi dopo le lezioni, gli studentiricevono un pasto caldo e sono aiutati da un insegnante qualificato a fare ipropri compiti. Passano la mattina a scuola dalle 8 alle 12 tutti i giorni,quindi alla pensione fino alle 5 del pomeriggio. Si pensa che studiando in Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 117 riciclaggio
  • queste condizioni, i bambini possano passare ai programmi normali intempo. Oltre ai pasti e all’aiuto nei compiti, hanno delle lezioni di igienepersonale anche grazie agli sforzi della fondazione Rom Wassdas che haottenuto che la USAID finanziasse 4,500 USD specificatamente a questoproposito coprendo i costi del sapone, degli spazzolini da denti e deldentifricio. Inoltre, attraverso l’assistenza di diverse organizzazioniinternazionali, la scuola copre le spese dei libri e fornisce ciò di cui hannobisogno i bambini e talvolta essi ricevono aiuti come vestiti e ciboattraverso la scuola.Fondazioni come la Wassdas e talvolta la Open Society Foundation hannopagato un adulto della comunità per accompagnare i bambini all’andata e alritorno da scuola. Quest’uomo di fiducia e legato ai bambini è decedutoquesta primavera e finora non è stata trovata nessun’ altra persona che fossein grado di svolgere questo compito nella comunità.Centro diurno“Wonderland”Una più recente iniziativa comune della County Commission for theProtection of Children’s Rights in collaborazione con il Cluj County SchoolInspectorate, la Polizia de Cluj-Napoca, il Ministero per la Salute Pubblica,le autorità locali, e alcune ONG è il progetto PHARE che ha finanziato un179,000 Euro con cui è stato costruito un centro di assistenza diurno perbambini dai 3 ai 6 anni della comunità di Pata Rat nell’area industriale diSomeseni.Il centro di assistenza diurno ha iniziato a funzionare dal settembre 2003.Anche se il centro ha una capacità di 30 bambini e nella comunità di PataRat vi sono 45 bambini di età tra i 3 e i 6 anni, i capi del progetto hanno Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 118 riciclaggio
  • deciso di iscrivere al centro solo 14 bambini di 6 anni durante il primo anno.Hanno deciso ciò per essere in grado di concentrarsi su questi bambini alfine che questi ultimi fossero, per l’autunno 2004, in grado di frequentareclassi regolari con un programma normale.In realtà “Wonderland” funziona come un asilo con un orario esteso. Così ibambini passano le loro giornate lì ogni giorno dalle 9 alle 5. La lorogiornata inizia con una lezione di igiene personale seguita dalla colazione epoi dalle attività educative. Prima di andare a casa fanno anche il pranzo.Psicologi specializzati in formazione, 4 educatori, 2 assistenti sociali e 2assistenti sono impegnati nel lavoro con i bambini nel centro.Una volta finiti i fondi PHARE, la County Commission for the Protection ofChildren’s Rights coprirà le spese del funzionamento del centro.Fondazione di aiuto alle famiglieLa fondazione che sta avendo finanziamenti dai Paesi Bassi e dagli StatiUniti ha iniziato a lavorare con la comunità di Pata Rat dal lontano 1997.Allora, le loro iniziative erano limitate ad insegnare alle persone principifondamentali d’igiene, ad offrire una guida spirituale, razioni alimentari,medicinali e vestiti.Dal 2000, la fondazione ha acquistato una casa nelle vicinanze dellacomunità dove ha iniziato a tenere le masse e sono state avviate classi dilettura e scrittura anche per gli adulti.Più tardi, la fondazione per l’aiuto alle famiglie ha comprato una proprietàproprio vicino alla comunità Rom che è più vicina alla discarica, edall’aprile 2003 ha costruito un edificio multi-funzione chiamato the “NewLife Education Center” dove tengono le masse, hanno un ambulatoriomedico e una classe. Oltre a continuare classi di scrittura e lettura per gli Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 119 riciclaggio
  • adulti, organizzano due volte a settimana attività ricreative per i bambini(leggono e raccontano storie), una volta a settimana ognuno può avere unpasto gratuito al centro, e una volta a settimana un dottore visita chiunqueabbia bisogno di cure mediche.Un progetto importante della fondazione è stato quello di costruire unedificio con delle docce a cui i raccoglitori di rifiuti potessero accedere inmaniera gratuita.Attualmente la fondazione sta aiutando le famiglie nel costruire baracche dilegno in cui vivere al posto delle tende rattoppate che si sono costruiti dasoli con pezzi di legno, cartone e altri materiali.Attività dell’ ILOLa Romania ha ratificato le seguenti convenzioni in materia di lavorominorile: ILO Minimum Age Convention (no. 138) (convenzione per l’età minima), 1973 nel 1975 ILO Convention on the Worst Forms of Child Labor (convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile), 1999 nel 2000Inoltre, nel 2001 la Romania ha ratificato i protocolli opzionali dellaconvenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini in materia di venditadei bambini, prostituzione e pornografia infantile.Nel giugno 2000 la Romania ha firmato un memorandum d’intesa conl’ILO sulla base del quale è stata istituita una commissione direttivanazionale per l’eliminazione del lavoro minorile con la partecipazionedell’autorità nazionale per la protezione e adozione dei bambini, il Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 120 riciclaggio
  • Ministero del lavoro e solidarietà sociale, il Ministero della salute e dellafamiglia e il Ministero dell’educazione. Sono stati istituiti dipartimentispeciali per il lavoro minorile nell’ambito dell’autorità nazionale per laprotezione e l’adozione dei bambini, il Ministero del lavoro e dellasolidarietà sociale, l’ispettorato del lavoro ed è stato costituito un gruppoconsultivo nazionale sul lavoro minorile.Dunque le seguenti istituzioni statali in Romania sono responsabilidell’attuazione di politiche di protezione dei bambini nell’area del lavorominorile: l’Autorità Nazionale per la Protezione e Adozione dei Bambini, ilMinistero del Lavoro e Solidarietà Sociale, il Ministero della Salute e dellaFamiglia e il Ministero dell’Educazione. Secondo le leggi rumene, ad ognibambino al di sotto dell’età di 15 anni è proibito lavorare, mentre i bambinitra i 16 e i 18 anni possono lavorare qualora abbiano il consenso dei proprigenitori.I programmi speciali volti all’eradicazione del lavoro minorile portati avantifino ad ora includono: accrescere la capacità delle comunità Rom di ritirareI bambini Rom dalle strade e/o da lavori pericolosi in determinati settori;addestrare gli ufficiali di polizia all’Ispettorato Generale ad agire contro leforme peggiori di lavoro minorile; un programma integrato voltoall’eliminazione delle forme peggiori di lavoro minorile in tre areemetropolitane selezionate.Per quanto riguarda il lavoro minorile di raccolta di rifiuti, non sono statisviluppati specifici programmi fino ad oggi. Tuttavia, poiché la maggiorparte dei bambini impegnati nella raccolta di rifiuti sono di etnia Rom,possono essere stati inclusi in programmi rivolti alle comunità Rom cheindirettamente portano ad un loro minore coinvolgimento nelle attività diraccolta di rifiuti. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 121 riciclaggio
  • Auto-aiuto e organizzazioni politicheNon possiamo individuare iniziative di tipo auto-aiuto o organizzazionipolitiche rivolte ai raccoglitori di strada o di discarica a Cluj-Napoca.7. Problemi/ sfide con il sistema informale Dal punto di vista delle autorità formali - Problema maggiore: non riconoscono il sistema informale come un settore che porta dei benefici all’economia della città e di conseguenza non li vedono come partecipanti nel settore della gestione dei rifiuti. - Le autorità formali non considerano i raccoglitori di rifiuti come lavoratori affidabili e partner. Secondo il loro punto di vista la vera ragione per cui queste persone si occupano di raccogliere rifiuti è che amino la propria libertà di scegliere le ore e i tempi di lavoro. Quindi anche se a volte lavorano per 10-12 ore al giorno per lunghi periodi, quando hanno qualche soldo, smettono di lavorare e si bevono tutto. Dal punto di vista del settore informale ed i loro rappresentanti - I raccoglitori di rifiuti vedono il proprio lavoro come molto difficoltoso e ritengono che le autorità formali dovrebbero aiutarli ma non in termini di equipaggiamento e condizioni di lavoro, piuttosto con aiuti. - Loro stessi non vedono il proprio lavoro come un qualcosa che giovi all’economia e come attività che possa essere svolta legalmente. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 122 riciclaggio
  • analisi SWOT Conclusioni: problemi chiave e opportunitàIl settore informale si trova ad affrontare numerosi problemi e ostacoli maforse il problema chiave emerso è l’emarginazione sociale. La maggiorparte di queste persone appartiene all’etnia Rom. I Rom sono fortementediscriminati, soprattutto quelli che raccolgono i rifiuti. Il peggior lavoropossibile è: rovistare nell’immondizia per soldi.Le attività del settore informale sono redditizie. Se ci sarà modo di attrarrePunti di forza Punti di debolezza - Rischi per la salute - bassi tassi di ingresso - nessuna sicurezza sul lavoro - alta efficienza della - nessuna sicurezza raccolta (come visto - I raccoglitori si guardano dai fogli costo-ricavo) reiprocamente come competitori - piuttosto che come colleghi di lavoro e cooperatori - Nessuna organizzazioneOpportunità Minacce - Formare cooperative in - la chiusura della discarica e la dispersione modo da aumentare delle comunità che vivono di raccolta di l’influenza rifiuti - Migliorare le - l’aumento della raccolta differenziata in condizioni di lavoro tutta la città in un sistema chiuso per - Iniziare un processo di eliminare il frugare nei rifiuti ammodernamento Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 123 riciclaggio
  • l’attenzione e mobilitare le parti interessate al problema e se ci sarà unfuturo per il settore informale soprattutto in vista della modernizzazione, lasituazione di questo gruppo di persone o almeno di parte di esso, potràessere migliorata. La città è sul punto di scegliere soluzioni per la gestionedei rifiuti. Fin d’ora questi lavoratori formali del riciclaggio sono lasciatifuori dall’equazione, la programmazione avviene come se non ci fossero.Tuttavia, poiché non sono ancora state scelte delle soluzioni, ora vi è unamaggiore flessibilità nel sistema delle leggi da concepire un possibilescenario positivo rispetto a quando sarà stata scelta una soluzione per lagestione dei rifiuti e arruolati gli operatori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 124 riciclaggio
  • Fonti e riferimentiIndividui e organizzazioni consultati o intervistatiMr. Rufus Whynot, director, Family Aid FoundtionMs. Mirabella Popa Barna, field worker, social assistant, Family AidFoundationMr. Sorin Apostu, head of technical department, Cluj-Napoca City HallMr. Stefan Lucaciu, chief of technical services, technical department, Cluj-Napoca City HallMr. Abrudan, vice-head of City Hall Police, Cluj-Napoca City HallMr. Septimiu Sanmarghitan, director Environmental Protection AgencyAdriana Caprar, expert, waste management department EnvironmentalProtection AgencyMr. Ioan Veres, director and associate of Brantner Veres SA, SanitationCompanyMr. Christian Lampl, manager of Brantner Veres SA, Sanitation CompanyMs. Andrea Gyorgy, marketing director of Brantner Veres SA, SanitationCompanyHead of transport, Brantner Veres SA, Sanitation CompanyTruck loaders and other workers of Brantner Veres SA, SanitationCompanyValean Vasile, director, VALMAX, Sanitation CompanyAurel Pop, general director, REMAT Recycling CompanyDirector of FALA Recycling Company Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 125 riciclaggio
  • BIBLIOGRAFIAPiani di gestione dei rifiutiNational Waste Management Plan, NWMP, (2004) Ministry ofEnvironment and Waster, www.mmediu.roDraft Regional Waste Management Plan, RWMP (2006), RegionalEnvironmental Protection Agency, Cluj, www.arpmnv.roImplementation Plan for Directive 1999/31/EC on the Landfill of Wastehttp://www.mmediu.ro/integrare/comp2/2_1_etapa2_eng.htmRelazioni ufficialiAnnual Report on the State of the Environment in the County of Cluj, 2005(2006), Environmental Protection Agency Cluj, www.apmcluj.roEnvironmental Indicators – Report for 2005, Cluj-Napoca Agency forEnvironmental protection,http://www.apmcluj.ro/rapoarte_factori_mediu/raport_2005.docAnnual Statistic Report for the County of Cluj 2005, (2006), StatisticalOffice Cluj NapocaStudiStanev, Noemi et. al. Thematic Evaluation Report on Child Labor inScavanging (2004), Green Partners, study financed by the ILOTinneke Stolk Noordhof Uitsluiting bij de Roma van Dallas, august 2002,thesis, Utrecht University ***** Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 126 riciclaggio
  • I Raccoglitori di Rfiuti del Cairodi Laila R. Iskandar, CID Consulting, Cairo, Egitto1. BackgroundIl Cairo, con una popolazione stimata di 17 milioni, è una delle megacittàdel mondo. Produce giornalmente circa 14.000 tonnellate di rifiuti urbani.Un terzo di questi – 4.500 tonnellate – è quotidianamente gestita daitradizionali raccoglitori di rifiuti/riciclatori che hanno organizzato già dauna cinquantina d’anni una raccolta porta a porta, regolare e quotidiana deirifiuti delle famiglie. Li trasportano nelle loro case nei sobborghi dei rifiuti(intorno al Cairo ve ne sono cinque) e li dividono in materiali riciclabiliseparati: carta, cartone, plastica, stoffa, vetro, latta, alluminio e cibo, ossa dianimali, ecc. Un totale di 40.000 persone sono impegnate – direttamente oindirettamente – nella raccolta, trasporto, recupero, commercio e riciclaggiodei rifiuti di un terzo delle famiglie della città.I tradizionali raccoglitori e riciclatori di rifiuti del Cairo sono migrati dacirca 400 km a sud della città alla fine degli anni ’40 e all’inizio degli anni’50 e ora vivono in comunità informali. Hanno fatto un accordo con iwaahis (delle oasi dell’Egitto) per rilevare l’attività di raccolta e di trasportodei rifiuti delle famiglie. I waahis si erano organizzati nella raccolta dellacarta dalle case dei abitanti del Cairo dato che esisteva un mercato perquesta carta nei bagni pubblici della città e tra i tradizionali mercanti di foulmedammes (fave egiziane). L’accordo prevedeva che i raccoglitoricontinuassero a consegnare la carta ai waahis, mentre potevano tenere a Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 127 riciclaggio
  • proprio beneficio il cibo e ogni altro materiale. Essendo contadini,vedevano un profitto nel poter usare gli scarti alimentari per allevare glianimali, mentre vendevano i metalli e la plastica che aveva cominciato adapparire nei rifiuti delle case negli anni ’50.Fino al 1990, per raggiungere le case delle famiglie del Cairo si servivanodi carretti trainati da asini. Dal 1990 hanno cominciato a passare a mezzimeccanici. Sebbene la decisione di passare ai camion sia stata imposta dalleautorità, non fu data loro alcuna assistenza nel passaggio al nuovo sistema.Non fu garantito alcun credito per assisterli nell’acquisto dei loro camion.Non furono offerte né lezioni di guida né lezioni per comprendere i segnalistradali o un minimo di arabo di base. Ciononostante, essi presero ladecisione strategica di aderire al nuovo sistema e inventarono strategie peradattarvisi e continuare a operare.2. Il settore tradizionale e informale – il più grande datore di lavoro inEgitto per il trattamento dei rifiutiPer capire questa gente e il loro lavoro, è essenziale una comprensioneapprofondita dei differenti ruoli e funzioni dei raccoglitori tradizionali,dell’evoluzione del loro lavoro da persone che volevano nutrire i proprianimali e che dei rifiuti vedevano soltanto la parte organica, all’attualecomplessa rete di relazioni e interazioni che si è consolidata. Hanno messoin piedi collegamenti estremamente importanti con le industrie diriciclaggio vere e proprie e sono diventati protagonisti nel trattamento deirifiuti della città del Cairo, anche se non viene riconosciuta ufficialmente laloro importanza. Qui di seguito descriviamo questi ruoli: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 128 riciclaggio
  • I raccoglitori tradizionali di rifiuti (zabbaleen)I lavoratori tradizionali dei rifiuti raccolgono e riciclano l’85% di un terzodei rifiuti generati dagli abitanti del Cairo. Forniscono ai quartieri più ricchidel Cairo un servizio porta a porta ad una tariffa minima pagata da famigliee istituzioni e senza costi per il Governo. Le industrie di riciclaggio nei lorostabilimenti hanno sviluppato estesi legami in diverse direzioni in tutto ilpaese con gli altri mercati sia informali che formali. Oltre a raccogliere irifiuti indifferenziati delle famiglie, acquistano anche quelli differenziati daproduttori sia commerciali che istituzionali, così come da piccoli depositi eda intermediari. Questi materiali vengono venduti sia come prodotti finaliche come base per altre attività industriali su larga scala.Intermediari e mediatori di compravenditaQuesti vivono sia all’interno che all’esterno dei sobborghi ove si trovano lediscariche. Alcuni sono a loro volta stati raccoglitori di rifiuti e sono riuscitia acquisire sufficienti capitali da comprare lo spazio per stoccare grandiquantità di materiali da recupero.Commercianti all’ingrosso di materiali da recuperoQuesti comprano all’ingrosso dai piccoli commercianti che setacciano lestrade del Cairo e dagli intermediari che vivono nei sobborghi poveri dellediscariche. Sono venditori su larga scala, possiedono magazzini e spessosono specializzati in un unico tipo di materiale non organico. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 129 riciclaggio
  • Botteghe e imprese di riciclaggioQuesti sono i luoghi dove i rifiuti riciclabili vengono trasformati in prodottifinali riciclati o in materiali intermedi per ulteriori attività di riciclaggio. Lamaggior parte sono prive di licenza, piccole, a conduzione familiareall’interno dell’economia popolare. Sono quelle che acquistano i rifiutiseparati all’origine. La loro attività dipendono soprattutto dalle quantità dirifiuti differenziati che riescono a comprare e quindi dalle dimensioni delloro giro d’affari, che a loro volta, dipendono dai loro clienti nella catenadelle forniture alle grandi industrie.3. Crescita delle imprese di riciclaggioLe industrie di riciclaggio in Egitto sono cresciute, si sono diversificate esono aumentate di numero nel corso degli ultimi 20 anni. Gli anni ’80hanno portato a una spinta verso gli investimenti nelle piccole botteghe diriciclaggio in tutti i sobborghi del Cairo dove i raccoglitori tradizionalivivono. Le iniziative per portare avanti questi sforzi sono state sostenute dadonatori e agenzie di sviluppo che operavano attraverso le ONG locali.Dopo quella prima fase, ha preso il via la creazione di industrie diriciclaggio ed è cresciuta fino a diventare per grandezza la seconda fonte dioccupazione di questi quartieri 27 . Mentre nell’economia globale tra il 199627 “Community and Institutional Development, The Informal Solid Waste Sector in Egypt:Prospects for Formalization.” Studio condotto dal C.I.D. per la Fondazione Ford e supportatadall’ Istituto per l’Educazione Internazionale (IIE). Ottobre 2000. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 130 riciclaggio
  • e il 2000 la crescita economica era stagnante, l’economia informale delriciclaggio è cresciuta enormemente.Portiamo qui sotto come esempio il caso del sobborgo di riciclaggio diMokattam. Growth of Recycling Enterprises in Mokattam Recycling Settlement Cairo 1996-2000 Percentage 140 Growth 100 Number of 228 Enterprises 163 0 50 100 150 200 250 1996 2000La crescita delle industrie di riciclaggio nel settore informale è volata allestelle negli ultimi due decenni (Community and Institutional Development,2000). Dal 1996 al 2000, il numero di botteghe nel sobborgo deiraccoglitori di rifiuti di Mokattam è cresciuto del 40%. La media deilavoratori impiegati in ciascuna di queste botteghe era di 6 persone, ilnumero massimo di 20 persone. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 131 riciclaggio
  • ©Norbert SchillerQueste botteghe di riciclaggio si fondano sulla materia prima selezionatadai raccoglitori di rifiuti e venduta dagli intermediari e hanno attiratogiovani disoccupati, non specializzati, da ogni parte della città e del paese.La misura, lo scopo e le attività delle botteghe di riciclaggio varia. Alcune sispecializzano in un particolare momento del processo di riciclaggio, avendoinvestito in un’unica macchina. Altre hanno investimenti maggiori esvolgono un procedimento diversificato nel riciclaggio di alcuni tipi dimaterie prime. Producono sia prodotti finali che prodotti semilavorati. I loroclienti si trovano sia nel paese, che nella città, che nei mercati esteri (il PETè esportato in Cina). I semilavorati vengono venduti a fabbriche più grandi espesso a grandi industrie sia all’interno che nei dintorni del Cairo, così Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 132 riciclaggio
  • come a quelle sparse per il paese, come la 6th of October, la 10th diRamadam, l’Alexandria e la Suez.Un notevole numero di commercianti del settore formale è sempre piùattratto da questo mercato in espansione. Gli intermediari comprano su basesettimanale i materiali raccolti da raccoglitori di rifiuti. I commercianti diMokattam in genere sono specializzati in un unico tipo di materia, come ilvetro, i metalli o la plastica. In alcuni casi, sono ancor più specializzati epuntano su alcune sotto-categorie di questi materiali, come le bottiglie diplastica dell’acqua da riutilizzare o i contenitori di plastica compressa dariciclare. Depositano questi materiali in magazzini sparsi nel quartiere. Inmedia, serve circa una settimana per accumulare quantitativi abbastanzagrandi da venderli ai commercianti provenienti da altri mercati del paese ealle grande fabbriche. Hanno sviluppato una grande rete di clienti che sifidano della loro provata abilità nel consegnare i materiali richiesti conpuntualità.4. Forza lavoroLa maggior parte dei lavoratori del settore operano in situazioni nonregistrate. La media dei lavoratori che operano in un’impresa di raccolta deirifiuti, cioè il raccoglitore di rifiuti, più i membri della sua famiglia chelavorano senza essere pagati, più altri lavoratori che invece lo sono, che tuttiinsieme lavorano nella raccolta nelle strade e nella selezione delle materieprime, è di 7,4 persone.Il numero medio di lavoratori nelle imprese commerciali è di 4.6 lavoratoriper impresa e di 6.7 in ciascuna delle botteghe di riciclaggio. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 133 riciclaggio
  • La capacità di questo settore di creare lavoro non è raggiunta fino ad oggida nessun altro schema noto di creazione di posti lavoro. Labor in the Informal Solid Waste Sector in Mokattam Settlement, Cairo 2000 20% 31% 13% 36% Garbage Collectors Enterprises Recovery Process Trading Enterprises Recycling Enterprises5. Un sistema basato e indirizzato dal mercatoIn Egitto la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti è diretta dal mercato. Lacrescita di imprese formali nel settore negli ultimi 10 anni evidenzia lepotenziali opportunità di investimento formale nel riciclaggio. Ladocumentazione sui mercati dove vengono commerciati i rifiuti nonorganici indica gli aspetti concreti del settore del riciclaggio informale perquel che riguarda i tassi di riutilizzo (80%), la creazione di posti di lavoro(7.4 per tonnellata di rifiuti raccolti), i salari (i più alti nella città del Cairoper forza lavoro non specializzata – 25 L.E. al giorno nel 2004), la rispostaal mercato, la differenziazione nella produzione, la crescita economica Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 134 riciclaggio
  • (40% in 4 anni), i meccanismi di finanziamento ed l’espansione di industriedi sevizi secondari e di mercati che coprono l’intero paese.6. La privatizzazione tramite le multinazionali al CairoNel 2000 il Cairo ha messo sotto contratto delle compagnie internazionalicon l’incarico di gestire interamente il sistema integrato dei rifiuti. La cittàè stata divisa in quattro zone: Est, Ovest, Nord e Sud e ciascuna è statamessa a gara separatamente. Compagnie spagnole e italiane hanno vinto ilcontratto in tre zone: Est, Ovest e Nord, mentre l’autorità comunale hacreato una compagnia locale – la Cairo Cleansing and BeautificationAuthority (CCBA) – per occuparsi della zona Sud. La CCBA, era statafondata agli inizi degli anni ’80 per riconoscere i raccoglitori tradizionali dirifiuti (zabbaleen) e servire segmenti della città da loro ancora non coperti.Questa agenzia produce ulteriori servizi come la manutenzione dei parchi,la pulizia delle strade e l’illuminazione.L’intento della privatizzazione tramite multinazionali era quello dimigliorare i servizi relativi ai rifiuti, introdurre tecnologie avanzate nelsettore, ricorrere a un meccanismo in cui al pubblico non fosse lasciata lascelta di pagare per il servizio e proteggere la salute dei cittadini. E’ orachiaro che lo schema ha trascurato di una serie di importanti questioniattinenti a quest’intento, e principalmente: Il livello di vita di un gran numero di raccoglitori/riciclatori di rifiuti attualmente impegnati nel servizio (40.000) – un elemento critico per un’economia che soffre di alti tassi di disoccupazione, che cerca Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 135 riciclaggio
  • strategie di riduzione della povertà e schemi per la creazione di posti di lavoro; L’esperienza che i raccoglitori tradizionali di rifiuti avevano costruito in mezzo secolo di commercio; La natura basata e indirizzata dal mercato del sistema indigeno; Il contesto di povertà della città del Cairo; Le preferenze e le abitudini dei residenti/produttori di rifiuti; La capacità di supervisione da parte dell’autorità di governo responsabile del controllo e della gestione del contratto.Sono emerse molte lezioni specifiche per il contesto del Cairo, ma moltepossono anche essere generalizzate alla gestione dei rifiuti nel più ampiocontesto dei paesi a basso reddito. Ad esempio:Assenza di rispetto del contratto – una realtà di problemi per il lavoro e unaminaccia al livello di vitaAlle multinazionali viene richiesto di portare i rifiuti nei luoghi di raccoltafinali. Per far ciò hanno bisogno di avere una squadra di raccolta che non haun diritto acquisito nel riciclaggio dei rifiuti. Ciononostante, hannoincontrato difficoltà nell’attrarre nuovi partecipanti a questo commercio acausa dello stigma che lo qualifica. Non sono state capaci di assumere ilgran numero di raccoglitori che serviva per una grande città e perciò sonostate costrette a continuare ad affidarsi al servizio dei raccoglitoritradizionali di rifiuti. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 136 riciclaggio
  • I raccoglitori tradizionali di rifiuti nelle case restano la fonte principale dellaforza lavoro per questo commercio. Tuttavia, ciò che li fa lavorare a bassisalari, per lunghe ore e in difficili condizioni è il potenziale profittoottenibile attraverso i materiali riciclabili. L’Unità di Controllo delContratto della CCBA non multa le multinazionali per il persistere delriciclaggio al livello delle abitazioni dei raccoglitori i tradizionali. Se lofacesse, i raccoglitori tradizionali potrebbero smettere di lavorare o ri-trovare strade di raccolta informale al di fuori delle multinazionali,ricorrendo al loro consolidato rapporto con gli abitanti. Se accadesse laprima cosa, ne conseguirebbe una diminuzione nella forza lavoro cheporterebbe a una città notevolmente più sporca di prima che ci fossero icontratti con le multinazionali. Mentre, se si realizzasse la seconda ipotesi,il caos e il non rispetto del contratto sarebbero accompagnati da ulterioriprivazioni per i raccoglitori tradizionali e da multe per le compagnieinternazionali.I raccoglitori tradizionali portano ancora i rifiuti nelle proprie abitazioni e lidividono manualmente. Nutrono i propri animali con la porzione organica evendono/processano/rielaborano la porzione di secco. Nell’invitare leimprese internazionali, non sono stati proposti sistemi alternativi più evolutiper permettere ai raccoglitori tradizionali di continuare a riciclare e allecompagnie internazionali di collocare adeguate risorse umane per portaravanti il lavoro.La concorrenza per i rifiuti da parte degli rovistatoriGli abitanti del Cairo erano abituati da oltre cinquant’anni a riceverequotidianamente un servizio porta a porta da parte dei tradizionaliraccoglitori di immondizia. Le compagnie internazionali, cercando sistemi Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 137 riciclaggio
  • di riduzione dei costi, hanno disegnato e creato dei punti di raccolta deirifiuti. La disponibilità di rifiuti in luoghi pubblici ha portato all’emergenzadi una nuova classe di operatori informali nel settore, che frugano neicassonetti cercando oggetti particolari da riciclare. Costoro vendono i rifiutinon organici recuperati (cartone, plastica, metalli) agli intermediari chepossiedono i depositi. Questi a loro volta vendono a commercianti piùgrandi e questi ultimi alle industrie del settore formale. Questo fenomenoderiva dal contesto di povertà dei grandi agglomerati urbani ed è comune atutte le megacittà.Ciò ha portato alla comparsa in città di centinaia di carretti trainati da asinie a una situazione di mancanza di igiene intorno ai punti di raccolta deirifiuti dovuta all’immondizia sparsa dagli rovistatori. Nel 1990, in rispostaal crescente problema del traffico al Cairo e alla sua interferenza colturismo, il governatorato del Cairo ha proibito ai raccoglitori tradizionali(zabbaleen) di entrare in città con i carretti trainati dagli asini e li haobbligati a comprare dei camion. Nel 2004 la nuova schiera di rovistatoriemergenti ha cominciato a creare gli stessi problemi di prima del 1990 el’idea dei moderni servizi stranieri meccanizzati è stata sconfitta.La risposta degli abitanti al nuovo sistemaGli abitanti della città sono scontenti del servizio di punti di raccolta deirifiuti dato che risulta in una riduzione del precedente servizio quotidiano diraccolta porta a porta. Inoltre, i contenitori e la raccolta sono non per ognipalazzo, ma piuttosto ogni 3-4 palazzi. I cassonetti vengono buttati in giroper l’isolato, rubati e gli accattoni spargono intorno l’immondizia.Contemporaneamente, insieme alla riduzione nel livello del servizio, è statochiesto agli abitanti di pagare di più e i servizi di nettezza urbana sono stati Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 138 riciclaggio
  • caricati sulla bolletta elettrica. Molti hanno deciso di conservare il lororaccoglitore tradizionale con un rapporto informale pagandolo come primadella privatizzazione delle multinazionali, per evitare di portare giù fino a icassonetti i propri rifiuti da palazzi molto alti e di molti piani. Inutile a dirsi,ciò ha portato a una scontentezza anche maggiore di questo sistema, datoche adesso pagano due volte: una volta con la bolletta elettrica e la secondavolta, anche se informalmente e volontariamente, al raccoglitoretradizionale.Il sistema dei luoghi fissi di raccolta dei rifiuti non ha avuto successo ancheperché spesso non sono sufficienti per la quantità di rifiuti prodotti. Gliabitanti sono scontenti di avere i cassonetti vicino alle loro abitazioni per gliodori che emanano e per le malattie che possono portare. Spesso mandano ibambini a buttare l’immondizia e questo comporta che la depositinoaccanto, piuttosto che dentro ai cassonetti. E quando i cassonetti non sonoabbastanza vicini alle abitazioni, gli abitanti lasciano i rifiuti dappertuttonelle strade o nel primo spazio libero.La capacità delle Autorità Locali nel controllare e far rispettare i contrattiCon l’avvento dei contratti internazionali nei servizi di nettezza urbana,Alessandria e il Cairo hanno creato delle nuove Unità di Controllo permonitorare e assicurare il rispetto del contratto. Queste unità sono nuove,inesperte e prive di autorità. Attualmente, i ruoli dell’Unità del Cairo e diquella della CCBA non sono chiari e spesso si sovrappongono. Lecompagnie internazionali si lamentano di venire multate per violazioni cherientrano nei loro contratti e ritengono che l’Unità per il controllo delContratto non abbia sufficiente conoscenza dei contratti che esse hannofirmato. Inoltre, la CCBA si arroga il ruolo dell’Unità di Controllo del Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 139 riciclaggio
  • Contratto mettendo in dubbio la sua capacità di crescere in competenza eautorevolezza. Alcune Unità di Controllo non hanno neppure visto icontratti o i piani di lavoro che si suppone debbano controllare. Diconseguenza l’attività è frammentata, inefficiente e lascia le impreseinternazionali in balia di multe arbitrarie per atti che non sono in violazionedei contratti.7. Le preoccupazioni dei riciclatori informali dovute ai contrattiinternazionali.Perdita del lavoroLa preoccupazione principale dei raccoglitori tradizionali di rifiuti è laperdita del lavoro e l’esclusione dall’industria del riciclaggio – l’unica fonteper il sostentamento. Non sono interessati ad essere semplicemente unasquadra di raccoglitori, dato che ciò distruggerebbe la loro principale fontedi guadagno – il riciclaggio – e l’esperienza acquisita nei decenni passatinel corso di due generazioni. Il momento della separazione è quello piùefficiente nel riciclaggio dei rifiuti solidi. Se l’immondizia è distruttatramite la compattazione nel punto di raccolta, questo influiscenegativamente su tutta la catena.Lo sfruttamento dei raccoglitori da parte degli intermediariLa base contrattuale su cui le multinazionali assumono i raccoglitoritradizionali è nelle mani di pochi grandi intermediari che sono Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 140 riciclaggio
  • essenzialmente imprese di collocamento. Gli intermediari assumono moltepersone per raccogliere e trasportare i rifiuti nelle loro case dove continuanoa separare manualmente e a riciclare. Usano i propri camion, con o senza illogo della compagnia, indossano le proprie uniformi, non usanoequipaggiamento protettivo e raccolgono i rifiuti casalinghi alla porta degliappartamenti degli abitanti. La situazione attuale ha influito sullacondizione dei tradizionali raccoglitori di rifiuti nella seguente maniera: Ha aumentato la loro oppressione, dato che il prezzo per il servizio va ora all’attività legale dei pochi più forti che pagano ai raccoglitori una piccola parte di esso. Pochi raccoglitori hanno perso i loro tradizionali percorsi, ma la maggior parte continua a servire gli stessi clienti da molti anni e offre un servizio regolare. Dove hanno perso il lavoro ciò è dovuto ai portieri dei palazzi che ora offrono ai residenti il servizio di portare l’immondizia dagli appartamenti ai cassonetti. Per continuare a sopravvivere con i rifiuti, dato che i salari pagati dalle multinazionali agli intermediari che procurano i lavoratori e che li sfruttano non è sicuro che raggiungano i raccoglitori, i raccoglitori tradizionali fanno concorrenza alle compagnie multinazionali programmando i loro giri di raccolta prima di quelli delle multinazionali. Per integrare le diminuite quantità di rifiuti che raccolgono, entrano in concorrenza con i nuovi accattoni frugando anche loro nei cassonetti, finendo così per essere ridotti a diventare un Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 141 riciclaggio
  • disorganizzato gruppo di accattoni invece di una squadra altamente organizzata di raccoglitori/riciclatori. Mentre tradizionalmente avevano integrato il loro regolare giro per le case con un analogo giro di raccolta di rifiuti commerciali/istituzionali, hanno dovuto ora ingrandire di molto quest’ultimo per raccogliere rifiuti separati all’origine da piccoli negozi di alimentari, di materiali per stampanti, scuole, piccoli laboratori di metalli, fabbrichette di abbigliamento, macellai, ecc.8. Proposte di riorganizzazioneDagli anni ’50 ai ’70, mentre il Cairo cresceva, i raccoglitori tradizionali dirifiuti furono ripetutamente fatti traslocare dalle autorità in aree lontanedella periferia della città. Le politiche di allontanamento forzato sono unvivo ricordo delle loro vite. Dalla metà degli anni ’70, si sono stabiliti neiloro sobborghi e formano un anello di 5 insediamenti dei rifiuti intorno alCairo.L’esperienza di Mokattam testimonia la fattibilità di investimenti finanziarida parte della SME nel riciclaggio in Egitto, ma con un occhio alla salutedei lavoratori e alla protezione dei consumatori.Interventi programmati nel 1983 hanno portato alla creazione di piccoleindustrie di riciclaggio grazie ai fondi di un prestito rinnovabileamministrati da una ONG - Association of Garbage Collectors forCommunity Development. Altri interventi pianificati tramite un’altra ONG –la Association for the Protection of the Environment – hanno dimostrato chesi possono istituire imprese “pulite” di riciclaggio fondate su rifiuti separati Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 142 riciclaggio
  • all’origine (stracci e carta). La separazione all’origine dei rifiuti casalinghi èstata sperimentata in due quartieri del Cairo nel 1994 e si è dimostrata 28realizzabile . I risultati della ricerca sono stati utilizzati in un nuovomodello dimostrativo attivato nel 1998, nella città di Nuweiba, Sud Sinai eancora oggi proseguono sotto gli auspici di una terza ONG - Hemaya (EU/Social Fund for Development of Egypt).Attualmente, i raccoglitori tradizionali del Cairo stanno cercando direalizzare la raccolta differenziata dei rifiuti casalinghi divisi tra umido esecco. L’esperienza egiziana dimostra che questo è il modo più efficace dieffettuare quest’intervento. Ma si sono dovuti fermare perché aspettano lagaranzia di ottenere la porzione non organica dei rifiuti e mantenere il lorosostentamento tramite riciclaggio. Ciò non è garantito perché i contrattiinternazionali stabiliscano che i rifiuti appartengono alle compagniemultinazionali. Finché questo problema non avrà trovato una soluzione, lasituazione attuale resterà irrisolta. Perché l’impresa produttiva del riciclaggio possa esistere è necessario che l’intervento pubblico supporti il lavoro dei riciclatori, che debbono poter accedere alle risorse riciclabili. Fare contratti di gestione dei servizi di nettezza urbana con multinazionali o compagnie nazionali del settore, richiede di stilare contratti che abbiano una visione precisa di ciò che è giusto. I contratti devono garantire che il valore aggiunto del lavoro dei poveri verrà28 Assaad, Marie and Moharram, Ayman. Final Report on the Separation-at-Source SchemeAs Implemented by the Association for the Protection of the Environment. Submitted to theFord Foundation, January 1995 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 143 riciclaggio
  • protetto, dato che è la loro unica fonte di ricchezza, i poveri non hannoaltro che il loro lavoro per costruire un commercio e una qualità dellavita. Quando i contratti vengono scritti in modo da avere comeobiettivo soltanto l’eliminazione dei rifiuti dai paesi e dalle città, dannoun colpo tremendo a persone che vivono un’esistenza marginale fattadel proprio lavoro. La creazione di posti di lavoro nel settore dei rifiuti derivadall’appropriata tecnologia usata dai poveri nella raccolta e nelriciclaggio. La separazione manuale e le macchine semplici rendono ilsettore una fonte dinamica di lavoro e guadagno. Il compattamento deirifiuti e la separazione meccanizzata distruggono il valore della risorsadi base e la qualità della vita dei lavoratori. L’intero settore è indirizzato dai mercati sviluppati dagli operatoriinformali di rifiuti. Le politiche devono avere l’obiettivo di proteggeregli aspetti di mercato del commercio, piuttosto che burocratizzarsi inmodo da avere un minor numero di operatori e un maggior numero dimercati privi di reattività. Un lavoro decente è un diritto di ogni individuo, inclusi i poveri,gli analfabeti e i non specializzati. I riciclatori dei rifiuti debbono essereprotetti dal pericolo per la salute derivante dalla separazione dei rifiutimisti. Ciò si può ottenere con misure politiche che portino a unaseparazione all’origine dei rifiuti in due componenti soltanto – umido esecco – da parte delle famiglie e dei produttori di rifiuti commerciali eistituzionali. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 144 riciclaggio
  • Sfratti e traslochi forzati di lavoratori dei rifiuti comportano serie implicazioni negative sulla popolazione, il livello di vita e l’ambiente. Piuttosto che cercare di cacciare i lavoratori dei rifiuti dagli attuali quartieri, si dovrebbe cercare di migliorare le loro condizioni di vita, i loro metodi e il loro commercio. Il settore offre abbondanti opportunità per l’educazione degli adulti e il lifelong learning nelle aree della salute, del credito, del diritto, delle capacità professionali e tecniche, dell’organizzazione comunitaria, degli affari e così via.Se non vengono deliberatamente disegnate e osservate le misuresopradescritte, allora diventerà sempre più difficile superare il gap tra chi hae chi non ha e la rapida urbanizzazione farà crescere un numero sempremaggiore di persone marginalizzate che saranno costrette a vivere aimargini della società come accattoni operanti in condizioni subumane. Laquestione impone una revisione delle politiche sulla gestione dei rifiuti neipaesi non industrializzati, un più stretto dialogo con i gruppi locali collegatiai riciclatori tradizionali e una riforma dei sistemi della gestione dei rifiutinel Sud del mondo basata su un sistema centrato sulle persone, costruitosocialmente e socialmente responsabile per la pulizia dei paesi e delle città. ***** Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 145 riciclaggio
  • “Riuso ed Economie Popolari in Europa: il caso studio di Roma”di Pietro Luppi – Responsabile Centro di Ricerca Occhio del RicicloneAziendalismo ed economia popolare: due modelli a confrontoFino a qualche decennio fa in Europa (come oggi in America Latina, Africae Asia), la differenziazione degli scarti funzionava solo grazie alleeconomie informali e popolari. I materiali faticosamente raccolti venivanovenduti al peso per essere riciclati nelle industrie di allora, oppure, nel casodelle merci riusabili, distribuiti direttamente nei mercatini delle pulci o nellebotteghe rigattiere. Ieri in Europa come oggi in altri continenti, questosistema era caratterizzato da una difficoltà tecnica fondamentale: laseparazione “a valle” dei materiali. Ovvero la divisione degli stessi in unmomento successivo al conferimento, che avviene in maniera indistinta.Frugare in un mucchio di scarti indifferenziati é un’operazione lunga efaticosa: che lo si faccia su un marciapiede o presso una discarica noncontrollata, presso una cantina o in occasione di uno sgombero locali.Quando poi gli operatori sono specializzati solo in un singolo materiale, illavoro di selezione é solo parzialmente efficace e per essere esteso all’interagamma dei materiali riutilizzabili, deve essere ripetuto da più operatori sullostesso stock indifferenziato. La differenziata a valle, in ultima analisi, époco efficiente e per arrivare a livelli soddisfacenti (in alcune zone di CairoNord gli “Zabbaleen” differenziano l’80% degli scarti) richiede livelli Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 146 riciclaggio
  • complessi di organizzazione e articolazione, con costi di transazione(sopratutto di energia umana impiegata) troppo elevati rispetto ai benefici.Oltre alle difficoltà propriamente tecniche, il sistema della separazione avalle presenta inconvenienti dal punto di vista igienico: pelle e vierespiratorie di chi rovista sono esposti a patologie di ogni tipo; questoaccade in seguito alla presenza nell’indifferenziato di organico marcito maanche per le polveri accumulate su beni stoccati in luoghi sudici.Ci sono poi difficoltà legate allo status: il microimprenditore che si dedica araccogliere scarti é quasi sempre informale e pertanto non gode di nessundiritto. Questo lo colloca in fondo alla scala sociale e spesso il suo lavoronon viene percepito come tale da coloro che sono invece “ben integrati”.L’Europa ha vissuto un forte ridimensionamento delle economie popolaridel riutilizzo da quando le aziende d’igiene urbana (presenti in varie formefin dall’antica Grecia) hanno iniziato a occuparsi anche della differenziataoltre che della raccolta indistinta e dello spazzamento. Da quel momentol’istituzione di campane antirovistamento o della raccolta domiciliare hareso impraticabile i sistemi tradizionali di raccolta popolare, lasciando aisettori informali solo cantine e cassonetti stradali, ricchi di merci riusabilima poveri di frazioni riciclabili da rivendere al peso.Ma un duro colpo alle economie popolari del riutilizzo veniva già prodottoda altri elementi; uno di questi é stata la crescente messa in sicurezza dellediscariche, che fino a qualche decennio fa erano popolate di operosirovistatori in grado di selezionare ampie gamme di materiali. I rovistatorisono stati gradualmente espulsi. Fino al 1964 nello scarico di Rottole,vicino a Milano, 500 famiglie di spazzini vivevano facendo la “primacernita”di ben 36 tipologie merceologiche differenti. Negli stessi anni la Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 147 riciclaggio
  • discarica di Roma ospitava allevamenti di porci che si nutrivano dello scartoorganico; la retribuzione dei guardiani degli animali consisteva nelpermesso di rovistare minuziosamente nella montagna indifferenziata discarti.Nel caso italiano la raccolta differenziata ufficiale e “a monte” inizia inseguito al Decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, mariesce ad avere un forte impulso solo a partire dal 1997, quando il Dlgs22/97 (Decreto Ronchi) stabilisce soglie minime di differenziata 29 e,sopratutto, istituisce consorzi obbligatori di filiera 30 incaricati di avviare lefrazioni differenziate alle filiere industriali del riciclo. A oggi in Italia sisepara circa il 20% dei materiali; dell’ 80% dei rifiuti rimanenti, la maggiorparte continua a finire in discarica. In altri paesi, grazie a politiche piùefficienti (attuate grazie a una maggiore volontà politica e a una minorepresenza di ecomafie) si é potuti arrivare a ben altri livelli. Il capofila delladifferenziata in Europa é la Germania, che sfiora il 60% di rifiutidifferenziati. Trascinata dalle direttive europee, presto o tardi anche l’Italiapotrebbe avvicinarsi a questi risultati: le discariche messe in sicurezzasecondo i parametri comunitari diventeranno troppo costose, e l’anomaliadei contributi per le energie rinnovabili dirottati agli inceneritori é difficileda difendere.29 Ancora non raggiunte nonostante nella Finanziaria 2007 gli obiettivi siano stati alzatiulteriormente30 I sei consorzi di filiera (Comieco, Rilegno, Corepla, Coreve, Cial e CNA) sono coordinatidal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), il quale smista i soldi dell’Ecotassa imposta atutti i produttori e distributori di imballaggi. I consorzi di filiera sono obbligati ad acquistaredai Comuni le frazioni differenziate di Rifiuti Solidi Urbani e a corrispondere l’extracosto traraccolta indifferenziata e raccolta differenziata. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 148 riciclaggio
  • Ma torniamo all’economia popolare. In che misura il nuovo modello digestione dei rifiuti può garantire il medesimo livello di impiego di quelloprecedente? Su questo argomento non esistono stime puntuali, ma di certo il“blindamento” del ciclo dei rifiuti, nei paesi dove é avvenuto, ha prodottol’espulsione di milioni di lavoratori da questo settore. Laddove il modelloblindato ha implementato politiche serie di differenziata come il porta aporta spinto si sono potuti introdurre sistemi “labour intensive”; ma l’altolivello di meccanizzazione delle fasi successive alla raccolta non consentecomunque il pareggio con il sistema precedente, dove l’intero lavoro diselezione veniva fatto “ a mano”.Senza dubbio ci troviamo di fronte a due modelli opposti che sono inrapporto tra loro secondo una dinamica che non appartiene solo al settoredella raccolta e del riutilizzo dei materiali, bensì all’economia in generale inbase a un processo generalizzato. Tale processo, secondo una diffusavisione determinista, rappresenta la transizione verso la modernità.Agricoltura di autosussistenza che diventa agricoltura aziendale;ottimizzazione del lavoro che provoca eccedenza di manodopera, indottacosì a migrare nei centri urbani per essere impiegata nelle manifatture enelle industrie. Un fenomeno che inizia nell’ Inghilterra del XVIII secolo eche prosegue tuttora con forza nei paesi del Sud del mondo, continuando aprodurre una tendenza finora ininterrotta che nel 2007 ha portato lapopolazione mondiale urbana a superare quella residente nelle aree rurali. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 149 riciclaggio
  • Spesso l’economia popolare del riutilizzo nasce sull’onda di questoprocesso, e sembra a volte esserne un sottoprodotto: i migranti dallacampagna non trovando impiego nelle attività produttive delle città dannovita ad attività microimprenditoriali che non necessitano né di capitali né diinvestimenti iniziali. Un’eccedenza dell’eccedenza. Questa dinamica, benviva nel Sud del mondo, non é più la stessa nei paesi del Nord, i quali daqualche decennio vedono una nuova impennata dei raccoglitori informali,questa volta dovuta non alla migrazione interna dalle campagne, ma aiflussi migratori provenienti dai Balcani, dall’Europa dell’Est, dalNordafrica e dall’America Latina. Le eccedenze di manodopera dei paesidel Sud migrano in paesi più ricchi per diventare manodopera perl’agricoltura, per l’edilizia, per la manifattura, o per svolgere serviziprecedentemente garantiti dalle fasce deboli locali (ad esempio il lavoro dicolf). L’eccedenza di questa eccedenza diventa spesso economia informale,e una parte di essa si dedica alla raccolta e al riutilizzo degli scarti.Spesso si può osservare con chiarezza (sia nei paesi del Sud che nei paesidel Nord) che quando l’eccedenza dell’eccedenza non trova spazio ineconomie informali ma oneste, allora l’unico sbocco rimane lamicrocriminalità. Nel corso delle manifestazioni dei rovistatori dicassonetto tenutesi a Roma nell’Ottobre e nel Novembre del 2007, moltioperatori rom dichiaravano esplicitamente che essendo stati chiusi tutti imercatini delle pulci informali sarebbero stati costretti a praticare il furto;scelta obbligata almeno nel medio termine non essendo agevole l’accesso almercato del lavoro. L’esempio preso non é che uno tra gli innumerevoli Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 150 riciclaggio
  • indici che mostrano come la microcriminalità si sviluppi laddove sonoassenti altre alternative per la sopravvivenza.In Europa siamo abituati a considerare l’economia informale un fenomenomarginale per quanto molto visibile; ad accentuare una percezione di“lontananza” contribuisce il fatto che questi settori impiegano sopratutto imigranti e fasce alle quali non viene riconosciuta pienamente lacittadinanza, né a livello giuridico né a livello sociale. Secondo unaproiezione compiuta da Ares nel 2007 i lavoratori informali italianisarebbero 800.000 (l’1,5 % della popolazione).Nei paesi del Sud del mondo il settore informale assorbe invece in molticasi più del 50% degli occupati, e a essere priva di vera cittadinanza (anchese questa é giuridicamente riconosciuta) é spesso la maggioranza dellapopolazione. In questi paesi non sono infrequenti quote di raccoglitoriinformali di scarti che arrivano fino al 2-3% della popolazione totale.In Europa le percentuali di raccoglitori sono molto più esigue, ma il numerodei raccoglitori sta nuovamente crescendo, e a un ritmo molto rapido. Ognigrande città europea ospita oggi diverse migliaia di rovistatori.La grande maggioranza di essi non é più impiegata nella raccolta dimateriali per il riciclo, come avveniva in passato in Europa e come continuaad avvenire nei paesi del Sud: oggi in Europa si raccoglie sopratutto per ilRiuso, ovvero per il riutilizzo non industriale dei materiali. Il Riuso, chepopolarmente viene spesso confuso con il Riciclo, é il recupero delle coseche possono essere ancora usate così come sono: un comodino rimane un Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 151 riciclaggio
  • comodino e viene commercializzato come tale, un libro viene raccolto erivenduto in quanto libro, eccetera.Mentre la raccolta delle frazioni da riciclare industrialmente é statamonopolizzata dalle aziende di igiene urbana sotto pressione dell’industriaaffamata di materie prime seconde, la raccolta di merci usate é rimasta inmano all’economia popolare. Mentre il settore economico di riferimentodella materia prima seconda é l’industria dei grandi capitali, lo sbocco delRiuso é la microimpresa dell’usato, dai rigattieri agli operatori dei mercatidelle pulci: un arcipelago, quest’ultimo, che rimane prevalentementeinformale dal suo primo anello (la raccolta) fino all’ultimo (ladistribuzione).Per la filiera del Riuso la logica determinista della ”transizione allamodernità” non sembra funzionare molto: la domanda finale dell’usato élontana dalla saturazione e il settore sembra in grado di autotrasformarsi edi espandersi tanto indefinitamente quanto caoticamente. Si rifiuta didecadere e sembra anzi ben proiettato verso un proprio futuro. Aminacciarlo non é la dinamica del mercato bensì ostacoli esterni aquest’ultimo, come la repressione e l’impossibilità di accedere allo spaziopubblico.Sia nel Nord che nel Sud del mondo convivono quindi due modelli digestione ambientale, anche se con proporzioni differenti. Il primo modello écaratterizzato da disarticolazione, precarietà e inadeguatezza igienico-sanitaria, ma garantisce un fondamentale ruolo di assorbimento sociale edeconomico. Il secondo modello é articolato ed efficiente ma non può Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 152 riciclaggio
  • sostituire il ruolo sociale ed economico del primo; mentre offre materieprime seconde all’industria, nega le merci riusabili al settore dell’usato.Il primo modello é in auge nel Sud del mondo e viene minacciato dalletendenze “modernizzatrici”; il secondo modello é in auge nel Nord ma nonriesce a scalzare alcuni settori che nonostante tutto godono di ottima salute.La necessità di una sintesi sembra ovvia; ancor prima che frutto diconsiderazioni tecniche, questa sintesi potrebbe essere il frutto di dinamicheobbligate. A Città del Messico gli eredi del Rey de la Basura RafaelGutierrez Moreno gestiscono un esercito di decine di migliaia dipepenadores, che sommati al resto dei raccoglitori informali rappresentanoun blocco sociale ed economico molto difficile da scalzare con politichemodernizzatrici classiche. In Sudafrica e in India, ugualmente, chi vuoleintrodurre il modello occidentale di raccolta differenziata deve fare i conticon sindacati molto potenti. Anche quando la rappresentanza sindacale noné articolata al punto da fare pressione cosciente, spazzare via i settoriinformali del riutilizzo rischia di incrementare la “guerra sociale” prodottadal proliferare della microcriminalità. D’altronde uno Stato che vogliadefinirsi moderno é ormai obbligato a dotarsi di una gestione organizzatadei rifiuti, e in presenza di uno sviluppo industriale rendere trasparente edemerso il meccanismo di raccolta della materia prima seconda diviene unimperativo. Per queste ragioni molte amministrazioni locali iniziano acercare una via di mezzo tra i due modelli, e la legislazione colombiana si éposta all’avanguardia con un decreto (il 1501 del 2003) che stabilisce chegli amministratori locali colombiani devono introdurre la raccoltadifferenziata a partire dai recicladores de calle. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 153 riciclaggio
  • In Europa e Stati Uniti invece il fenomeno non viene riconosciuto dalleistituzioni, e le uniche politiche attuate sono repressive e mirano adistruggere tutti coloro che mettono in discussione il regime di monopolioassoluto delle aziende di igiene urbana. Dalle azioni contro chi rovista neicassonetti fino al rifiuto di cedere spazio pubblico, che costringe glioperatori dell’usato a permanere in condizioni di precarietà assoluta. Mal’emergenza sociale dovuta alla naturale pressione dei flussi migratori suipaesi del Nord sta generando un’estensione del fenomeno di taliproporzioni che renderà ineludibile la salvaguardia di queste sacche diassorbimento sociale. Sperando che il passaggio intermedio prima dicercare soluzioni di sintesi non sia, come avvenuto in America Latina, lapolitica della “Limpieza social” e degli squadroni della morte...IL CASO STUDIO DI ROMAI rovistatori di cassonetto, Porta Portese e gli AntiquariRoma ospita almeno 2300 microimprese dell’usato fondate 31sull’approvvigionamento di “rifiuti” o “rifiuti in potenza” . Per “rifiuti inpotenza” intendiamo tutti quegli scarti che vengono acquisiti dallamicroimpresa prima di entrare ufficialmente a far parte del flusso dei RifiutiSolidi Urbani; di questa categoria fanno parte le merci riusabili raccoltedagli svuotacantine e in generale da chi offre il servizio di sgombero locali.Gli individui conivolti nel lavoro delle microimprese secondo un stima31 Vedere “Impatti occupazionali di un Riuso sistemico nella città di Roma”, Occhio delRiciclone 2008; pag.59 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 154 riciclaggio
  • prudenziale sono almeno 4000 32 . La cifra salirebbe di qualche centinaio diunità se oltre agli ambulanti includessimo anche tutte le botteghe dirigattiere e i negozi in conto terzi.Tra rifiuti e rifiuti in potenza si possono individuare, in maniera consistente,materiali classificabili in macrocategorie merceologiche quali l’oggettistica,l’arredamento e gli articoli per la casa, gli elettrodomestici e gli accessorid’ufficio, l’elettronica (con una netta prevalenza di tv e computer), ilcartaceo (libri, fumetti e riviste), musica e video (cd, audiocassette evideocassette, dvd), i materiali e gli accessori per l’edilizia, la falegnameriae gli interni.All’interno di queste categorie é presente una quota significativa di pezzi diantiquariato, modernariato e collezionismo.Il settore che assorbe queste tipologie di beni usati é variegato e composito,e per questo motivo é utile dividerlo in almeno 4 macrocategorie scelte infunzione dei beni trattati:1) Operatori che trattano beni indifferenziati a basso costo (I)2) Operatori che trattano beni specifici a basso costo (SB)3) Operatori che trattano beni specifici ad alto costo (SA)Gli operatori I sono quelli che maggiormente hanno contatto con il flussodei rifiuti e con i rifiuti in potenza, e sempre più spesso sono la fonte diapprovvigionamento per le altre due categorie di operatori, gli SB e gli SA.Gli operatori I si distinguono dagli altri due gruppi perché non sonomonomerce. Nella categoria I rientrano tutti gli operatori che trattanooggetti non d’epoca ma anche merci specifiche (abbigliamento, libri usati,32 Idem Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 155 riciclaggio
  • antiquariato, modernariato, collezionismo, ecc...), che però vengono espostee vendute assieme ad altre merci. Gli operatori I si approvvigionano daicassonetti, dalle cantine e in generale selezionando merci dallo sgombero dilocali. Sono prevalentemente abusivi e oltre il 70% di loro lavora a lato deimercati rionali (1639 microimprese). Il rimanente 30% lavora presso imercatini “low cost” (come lo storico mercato di Porta Portese, i mercatinidell’usato spontanei, i mercatini dell’usato Rom e i cosiddetti“mercatini delbaratto”) e in misura minore presso i mercatini “high cost.Gli SB e i SA sono monomerce e si distinguono tra loro fondamentalmenteper i prezzi offerti al pubblico. Il maggiore prezzo della merce venduta daglioperatori SA non necessariamente comporta una maggiore qualità rispetto aquella trattata dagli SB. Anzi, come abbiamo accennato sopra, spesso lemerci hanno origine nei cassonetti e nelle cantine frequentati dagli operatoriI.Gli ambulanti del gruppo SB sono presenti solo nei mercatini “low cost”, ela grandissima maggioranza di essi lavora in stato di abusività presso ilmercato di Porta Portese. Anche se in misura nettamente inferiore aglioperatori I, si approvvigionano anch’essi direttamente da cassonetti ecantine. Ma l’accesso a queste fonti di approvvigionamento avviene più difrequente attraverso intermediari del gruppo I.Gli ambulanti SA lavorano quasi solo nei “mercatini high cost”,manifestazioni che a Roma come nel resto d’Italia sono in forteproliferazione. Solo raramente gli operatori SA attingono in maniera direttaai flussi di rifiuti o ai “rifiuti in potenza” ma spesso acquistano beniprovenienti da tali fonti avvalendosi dell’intermediazione di altri operatori.Gli ambulanti SA si distinguono dai negozianti della stessa categoria Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 156 riciclaggio
  • prevalentemente per le dimensioni delle merci che espongono. Mentrel’ambulante SA espone fondamentalmente oggettistica di piccole e mediedimensioni, il negoziante SA (l’antiquario classico) espone anche mobili eoggetti di grandi dimensioni.I tre grandi gruppi di operatori che abbiamo elencato sono a loro voltasuddivisi in gruppi che hanno dinamiche spesso molto differenti tra loro.Non solo: l’estrema disomogeneità delle filiere dell’usato consentirebbe,all’interno dei vari gruppi che compongono ognuno dei tre grandi gruppiche abbiamo identificato, l’individuazione di ulteriori sottogruppicaratterizzati da un ingente numero di sottodinamiche.Il seguente schema indica le principali categorie di operatori checompongono ciascuno dei tre gruppi.Gruppo I• Ambulanti• Ambulanti abusivi• Negozianti• Negozianti in conto terziGruppo SB• Ambulanti• Ambulanti abusivi• NegoziantiGruppo SA• Ambulanti Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 157 riciclaggio
  • • NegoziantiIl fatturato del settore dell’usato romano é di quasi 50 milioni di euroannui 33 : la soglia di fatturato che i parametri europei indicano per definireuna Grande Impresa. Di certo si tratta di una Grande Impresa “labourintensive”, dato che secondo gli stessi parametri europei la soglia minima dipersone impiegate associata a questo livello di fatturato é di 250 a frontedelle almeno 4000 persone impiegate dal settore dell’usato romano.L’abusivismo contribuisce al fatturato di questa Grande Impresa con quasi30 milioni di euro.Un mercato in boom che lotta per sopravvivereStrano a dirsi, ma il settore dell’usato romano, nonostante viva un vero eproprio boom, a causa dell’abusivismo forzato deve lottare per la suasopravvivenza. I mercatini delle pulci rom, quelli più riconducibili alleattività del rovistare nei cassonetti, sono potenzialmente in fortissimaespansione, ma i blitz dei vigili urbani e l’assenza di disponibilità nellacessione dello spazio pubblico toglie a questo settore gli spazi vitali disopravvivenza. L’incidenza dell’abusivismo tra gli ambulanti é dell’83%:quasi la totalità del settore. Ma in realtà la sommersione rasenta il 100% sesi considera sommerso il settore di coloro che fingono di essere amatorimentre in realtà sono professionisti.Gli ambulanti dell’usato vivono l’abusivismo come un impedimento eun’ossessione. L’incubo delle multe (sempre più salate), degli sgomberi e33 Vedere “Impatti occupazionali di un Riuso sistemico nella città di Roma”, Occhio delRiciclone 2008; pag.62 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 158 riciclaggio
  • del sequestro delle merci inculca negli operatori un senso di clandestinitàche per molti di essi, in assenza di alternative e spazi di legalità, si ètramutato ormai da tempo in frustrazione, disperazione e totale sfiducianelle istituzioni.L’Associazione Porta Portese, che rappresentando oltre la metà deglioperatori dell’usato dello storico mercato di Roma è la principaleassociazione di categoria degli ambulanti dell’usato della città, in una letteraaperta del 2004 all’allora Assessore al Commercio del Comune di RomaDaniela Valentini descrive efficacemente il problema. Riportiamo alcunistralci della lettera:“L’obiettivo delle nostre battaglie è il riconoscimento pieno della nostraattività di operatori da parte della pubblica amministrazione, e l’uscitadallo stato di precarietà che la condizione di abusivismo oggi, nostromalgrado, c’impone”.“ i problemi che scaturiscono dal mancato riconoscimento del mercato diPorta Portese da parte dell’amministrazione vanno da quello immediato econcreto di una sanzione da 5000 euro che riguarda i due terzi abbondantidel mercato, a quello del quotidiano domenicale il cui tessuto connettivodel mercato è costretto ad una salvaguardia continua da comportamenticriminali e sociopatici diffusi, a quello più generale che stanell’impossibilità oggettiva di poter fare del proprio lavoro un progetto divita”.“l’esigenza e l’urgenza di riconoscimento e riqualificazione del mercato,dovuta a una serie di concause che stanno erodendo proprio quei settoripiù vivaci del mercato, caratterizzati dalla vendita di merci usate, che Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 159 riciclaggio
  • conferiscono al mercato il suo tratto storico distintivo. Elenchiamo leprincipali.A fronte dell’ormai stabilizzata esplosione dei mercatini dell’usato, mancauna disciplina del settore che prenda atto e conferisca legalità e dignità aduna pratica commerciale ormai diffusa e strutturale nella formazione delreddito di migliaia di operatori, che sono costretti ad operare nell’ombra oa fingersi venditori saltuari, per obbedire alla normativa che riconosce soloil carattere hobbistico e amatoriale di questi lavori. Questa mancanza diregole finisce per deprofessionalizzare un’attività sempre più diffusa esempre meno amatoriale, viste le attuali condizioni del mercato del lavoro edata la continua perdita d’acquisto dei salari, e fornisce occasioni dispeculazione sul bisogno di reddito altrui da parte degli organizzatori deimercatini domenicali. In particolare, questo vuoto legislativo aggrava lacondizione di precarietà sopratutto di quegli operatori che operano conmaggior grado di continuità:è la situazione degli operatori di PortaPortese, che pagano lo scotto ele sanzioni dell’essere maggiormente espostialla più larga dimensione pubblica del fenomeno.Il meccanismo concorrenziale tra mercatini domenicali contribuisce altresìalla fuga di una discreta parte di operatori verso luoghi dove l’escamotagedell’essere venditori per hobby fornisce un sistema di copertura paralegaledella propria attività: questo processo, lungi dall’essere una pratica dimassa, è preoccupante nella misura in cui erode lo zoccolo duro dioperatori che tiene viva la tradizione più carateristica del mercato, e alungo termine, se si insiste con una politica di laissez-faire nel settore, puòdi fatto stravolgere e snaturare il delicato assetto del mercato”. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 160 riciclaggio
  • Anche gli ambulanti rom hanno protestato contro il loro abusivismo forzato.Il 28 Ottobre 2007 i rovistatori di cassonetto del mercatino di LungotevereDante, in occasione di una manifestazione che ebbe grande risaltomediatico, nel loro comunicato stampa scrissero le seguenti frasi:“Siamo Rom Khorakhané. Spesso ci si accusa di essere tutti ladri. Ma noinon abbiamo intenzione di rubare. Frugando nei cassonetti togliamo merciancora riutilizzabili dal flusso che poi raggiunge la discarica, e cosìfacendo offriamo un servizio alla città. - Chiediamo di essere regolarizzati perché il nostro lavoro onesto venga garantito. Siamo disponibili a individuare assieme all’amministrazione e ai suoi rappresentanti regole efficaci a far sparire del tutto il marginale fenomeno della ricettazione all’interno del mercatino - Chiediamo di poter accedere alle merci riusabili che si trovano nel flusso dei rifiuti senza dover frugare nei cassonetti. In presenza di un sistema di raccolta porta a porta gestito da AMA che comprenda anche la selezione del riusabile, siamo disponibili ad acquistare all’ingrosso ciò che oggi con tanta fatica prendiamo nei cassonetti.”A differenza dei cittadini italiani di etnia autoctona, i rom, anche quandohanno la cittadinanza, non riescono ad aprire spazi di trattativa e a far valere Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 161 riciclaggio
  • i loro diritti. Per questo motivo subiscono ogni genere di abuso. Non éinfrequente, in situazioni miste tra etnia autoctona ed etnia rom, assistere aodiose selezioni razziali che portano a una repressione mirata; nellaprimavera del 2005 il Presidente dell’Associazione Porta Portese, AntonioConti, ha denunciato l’espulsione dei nomadi dal mercato di Porta Portesecome un “grave atto repressivo condotto sulla base della selezione etnica”.Nell’Ottobre del 2007 durante un blitz illegale ordinato dal SindacoVeltroni, un corpo speciale di Vigili Urbani ha distrusse le merci di circa150 operatori del mercato di Porta Portese senza procedere a regolaresequestro e senza rilasciare verbali. Mentre gli operatori di etnia autoctonafurono lasciati a piede libero, un centinaio di rom che faceva esattamente lostesso mestiere ed esponeva frazioni merceologiche analoghe, fu invecefermato e portato in questura con le accuse di ricettazione e furto. I romespulsi da Porta Portese iniziarono così a cercare il loro spazio disopravvivenza a margine degli altri mercatini delle pulci, creando unsovraccarico in alcuni casi ingestibile. La minore gestibilità, sommata a unviolento clima di razzismo istituzionale, portò nel giro di un paio di mesialla chiusura di quasi tutti i mercatini rom della città (con l’eccezione di ViaLombroso e Piazzale Flaiano, quest’ultimo chiuso qualche mese dopo). Legiustificazioni addotte per i blitz della Polizia Municipale o per il ritiro delleautorizzazioni erano sempre le stesse: sporcizia e presenza di ricettatori.Motivazioni presentate in maniera meccanica anche nei contesti dove nonera evidente né la sporcizia né la presenza di ricettatori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 162 riciclaggio
  • L’edilizia di fortunaIl riuso non é solo commercio ma anche abitudine quotidiana di un numerocrescente di romani. Il fenomeno dell’edilizia di fortuna é infatti in fortecrescita e include il massiccio recupero di materiali edili o impropriamenteedili nonché di accessori per interni.Le baraccopoli di un tempoRoma un tempo non era poi così diversa da Lagos, San Paolo del Brasile oqualsiasi altra città del Sud del mondo: fino ai primi decenni del ‘900 unaparte considerevole dello spazio urbano della “città eterna” era infatticostituito da baraccopoli che arrivavano a costeggiare i quartieri più centralidella città. Nel corso degli anni, e sopratutto durante il fascismo, gliagglomerati di abitazioni di fortuna più centrali sono stati gradualmente rasial suolo per costruirci nuovi quartieri, spesso deportando gli abitantioriginari in zone più periferiche.Ma se nel dopoguerra la bidonville che si trovava nelle prossimità di Piazzadel Popolo non esisteva più, le baracche di Monte del Gallo continuavanocomunque a lambire il Vaticano rimanendo ben visibili fino a PiazzaGregorio VII, e una parte consistente delle aree limitrofe a quartieri oggireputati centrali o semicentrali erano caratterizzate dalla presenza di grandiinsediamenti di fortuna: il Mandrione, Bravetta, Valle Aurelia e ilQuarticciolo, sono solo alcune delle zone che fino a quarant’anni fa eranocaratterizzate da un caotico estendersi di costruzioni di fortuna e dalla quasitotale assenza di servizi e infrastrutture. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 163 riciclaggio
  • A Roma, come ovunque, la materia prima per costruire le baracche venivapescata nell’”immondizia”e tra i materiali di risulta dell’edilizia: fino aun’epoca relativamente recente, quindi, una parte importante degli abitantidi Roma viveva in abitazioni create parzialmente o totalmente riusandoscarti; e non di rado si trattava di scarti che anche se privi di un mercato diriferimento, potrebbero essere dignitosamente utilizzati non solo nellacostruzione di baracche ma anche per arredare dignitosamente abitazionipopolari.Un esempio significativo di riuso a fini di edilizia praticato nel dopoguerrapuò essere osservato ancora oggi presso la foce del Tevere: nella parte Norddel fiume c’è un villaggio di palafitte chiamato Passo della Sentinella, che sitrova sotto la giurisdizione di Fiumicino; nella parte Sud, invece, c’è unagglomerato di abitazioni di fortuna denominato Idroscalo, che fa parte diOstia ed è noto per essere il luogo dove Pierpaolo Pasolini è stato ucciso. Inentrambi gli insediamenti sono presenti forme di riuso immediatamentevisibili, come ad esempio molte pareti esterne o staccionate che sono ilfrutto evidente del collage di pezzi di legno delle più variegate provenienze,e forme di riuso meno visibili, come i muri delle case tirati su con mattoniricavati da macerie di altre costruzioni. Le macerie possono essere una verae propria miniera.Sergio Leoni, attuale proprietario del ristorante dove Pasolini consumò lasua ultima cena, vive all’Idroscalo fin da quando era bambino, neglianni’50, e ricorda con chiarezza l’opera di spolpamento delle macerie delvecchio idroporto, che era stato fatto esplodere dai tedeschi nel 1945 pernon lasciarlo nelle mani degli alleati che avanzavano. I mattoni, i tralicci dicemento armato e i tondini dell’idroscalo servirono non solo a edificarel’insediamento di fortuna tuttora presente nell’area, ma anche una Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 164 riciclaggio
  • baraccopoli molto più grande, che si snodava per parecchie centinaia dimetri lungo la strada che porta verso il centro di Ostia e attorno alla qualeora sorge un quartiere di moderne palazzine.Negli anni ’60 a Roma i materiali di risulta erano abbondanti: chi volevacostruire abitazioni improvvisate spesso si recava in uno dei capannonidove venivano distribuiti i resti della demolizione delle fabbriche che primasi trovavano dentro Roma e che venivano ricostruite fuori dalla città. In quelperiodo le bidonvilles erano ancora estesissime: secondo una stima del1969, in quell’anno le famiglie romane che vivevano nelle baracche erano16.000: un numero destinato a diminuire drasticamente negli anni seguenticon l’occupazione di migliaia di appartamenti sfitti e al successivoincremento della costruzione di case popolari, sopratutto in zoneultraperiferiche. Ma la diminuzione delle bidonville è frutto anche diun’altra dinamica: in alcune aree le abitazioni di fortuna vengonoristrutturate in maniera così efficace da non poter più essere consideratebaracche ma piuttosto villini abusivi; che naturalmente, a causa della lorostoria e della posizione nella quale sono ubicati, non devono essereassimilati in nessun modo al fenomeno dell’edilizia abusiva promosso dabenestanti evasori fiscali nei dintorni della città o nel litorale.Prima degli anni ’70 quindi, a causa di un estremo disagio abitativo, decinedi migliaia di romani vivevano in “case” frutto del riuso di materiali; prividi particolare coscienza ambientale, essi vivevano spontaneamente equotidianamente nella cultura del riuso. Una cultura che le stesse persone e iloro figli praticano tuttora nei quartieri popolari e all’interno delle caseoccupate, anche se in maniera meno integrale. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 165 riciclaggio
  • Roma: baracche e baraccopoli di oggiNegli ultimi anni, con il massiccio avvento di migranti, a Roma le baracchestanno tornando ad aumentare e le famiglie che vivono in abitazionirealizzate con materiali di scarto possono essere nuovamente quantificate inmigliaia.Rom di recente immigrazione, gruppi di albanesi, moldavi, polacchi, rumeni,nordafricani, senegalesi, indiani, bengalesi e a volte anche italianiindigenti, si annidano disperati negli interstizi dell’intera città trovandoriparo in rifugi di fortuna. I materiali più usati per costruire le nuovebaracche sono reti di materasso, lamiere, teli plastici abbandonati daicantieri, cartone, porte e altri scarti legnosi, che vengono scelti per forma edimensione a seconda della contingenza.A volte questi materiali vengono utilizzati per realizzare strutture messe inpiedi attorno a vecchie roulotte, che in questo modo divengono le camere daletto di spazi più ampi, comprensivi di cucina, sala da pranzo e soggiorno.Era il caso di Carlo Taradel, che fino al 2003 viveva in una baracca aTestaccio: attorno a una roulotte utilizzata per dormire e per riporreindumenti e altri effetti personali, aveva costruito una struttura retta su retida materasso fissate su pali della segnaletica stradale che erano statiabbandonati in quanto leggermente piegati; a coprire la struttura c’era untetto composto da vari materiali, tra i quali il principale era un grosso espesso telo di plastica recuperato al termine di uno dei festival dell’EstateRomana.Sulla riva del Tevere, all’altezza di Piazzale della Radio, c’è un piccoloassembramento di abitazioni di fortuna abitate da un gruppo di ragazzi Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 166 riciclaggio
  • nordafricani: qui, oltre alle onnipresenti reti da materasso, a fare da paretesono i materassi stessi, che sono rivestiti di cartoni sul lato esterno come suquello interno; il cartone è utilizzato anche per i tetti, ed è alternato a stratidi incerate e teli di plastica di diversa provenienza; a fornire una sommariaprotezione dall’umidità della nuda terra ci sono vecchie pedane di legno chequalche tempo fa ingombravano la strada nei pressi di un cassonetto.E come ovunque, anche a Roma non mancano i casi fuori dalla norma: inun’appartata area verde tra l’Aniene e la ferrovia una famiglia di slovacchiviveva, fino al Marzo del 2007, tra quattro pareti di bottiglie di vetro. Unostrato di bottiglie e uno di cemento, fino a due metri di altezza. Il can canLa scoperta della loro casa da parte di un fotografo dell’ANSA ha prodottoper qualche giorno un vero e proprio can can mediatico.A differenza di qualche decennio fa, oggi baraccati e baraccopoli sonomolto difficili da censire: gli insediamenti di fortuna vengonocontinuamente rasi al suolo e ricostruiti spontaneamente in altri luoghi. Finoagli anni ’70 i residenti delle bidonvilles erano prevalentemente italiani equindi godevano, anche se in maniera limitata, dei diritti di cittadinanza;oggi invece la maggior parte degli abitanti delle baracche non ha alcundiritto, in quanto straniera e priva di documenti. Mentre un tempo,smantellare una baraccopoli significava anche doversi porre il problema diun’alternativa (anche se inadeguata) per i residenti, oggi nella maggior partedei casi questo problema non si pone più. La mappa degli insediamenti difortuna romani oggi è in continuo mutamento. Quando uno spazio occupatoda baracche è necessario per sviluppare un progetto di qualsiasi natura, conpoche eccezioni, si procede con molta leggerezza allo sgombero, con ilrisultato che le baraccopoli si ricostituiscono rapidamente nello spaziovuoto più prossimo. Nell’area dell’ex-Snia Viscosa ,nel Dicembre del 2004, Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 167 riciclaggio
  • sono state rase al suolo le abitazioni di circa 700 migranti irregolari, che apartire dal giorno dopo hanno dovuto costruire rifugi in altre zone. Pochigiorni prima, nell’area dell’ex mattatoio di Testaccio era successo qualcosadi analogo: la Polizia Municipale, dopo un blitz dei Carabinieri, ha distruttole baracche dove vivevano cento persone, tra i quali molti bambini. Ora iprofughi del mattatoio vivono in baracche sparse tra le prossimità delmattatoio all’intero quartiere Ostiense. Destino analogo hanno avuto gli 800abitanti dell’insediamento di Villa Spada a Nuovo Salario, sgomberati nelFebbraio 2006 su pressione del comitato locale di Alleanza Nazionale. Ledemolizioni improvvise, per le centinaia di persone che vivono sulle rivedel Tevere, sono ormai un’abitudine: prima di ogni piena del fiume i vigiliurbani distruggono per precauzione tutte le costruzioni di fortuna chepotrebbero essere raggiunte dall’acqua, e i loro abitanti sono costretti aricostruirle ogni volta senza che mai nessuno si ponga il problema dirisolvere la loro emergenza abitativa. Ma questi sono solo pochi esempi inmezzo a un’infinità di episodi.Fino al 2006 esistevano due enormi campi Rom abusivi che ospitavanocirca mille persone ciascuno, il primo denominato Casilino 900, un tempoabitato da emigrati calabresi, e il secondo a Vicolo Savini, presso VialeMarconi. Gli abitanti delle due aree sono stati spostati in campi ubicati fuoridal Grande Raccordo Anulare e attrezzati dal Comune. Ma gli insediamentidi fortuna Rom, anche se in dimensioni più piccole, continuano asopravvivere in tutta la città; menzioniamo quelli di Monachina (Aurelia),della Foce dell’Aniene e di Tor di Quinto.Nonostante gli sgomberi siano all’ordine del giorno, a Roma gliinsediamenti di fortuna di una certa grandezza continuano comunque aessere numerosi: alcuni di essi sono presenti in zone apparentemente Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 168 riciclaggio
  • insospettabili come ad esempio i Fori romani (presso il Teatro Marcelllo) ole vicinanze di S.Gregorio al Celio e della Basilica di S.FrancescaRomana; non sono esentati neanche i Parioli, che ospitano un insediamentopresso la salita di S.Sebastiano.Ma la baraccopoli più grande della città non si trova né al centro né neiquartieri “bene”, bensì, come riferisce uno studio della Caritas, a Tor BellaMonaca, dove vivono millecinquecento migranti delle più disparateprovenienze. Altre baraccopoli a popolazione mista continuano a spuntarecome funghi ovunque ci sia spazio, citiamo come esempi Prato Maddaloni aLargo Preneste, i terreni dell’Università di Tor Vergata ai Giardinetti, maanche gli insediamenti di Ponte Mammolo e della Pineta di Castelfusano.Ma una delle difficoltà principali per chi tenta di censire con precisione gliabitanti delle baracche (oltre al fatto che gli insediamenti vengonosmantellati di continuo per poi rinascere in altri luoghi), è laframmentazione che nella maggior parte dei casi ormai caratterizza ilfenomeno. Oggi la maggior parte dei baraccati anziché vivere in grandiinsediamenti vive isolatamente, in nuclei di due o tre abitazioni e a volteaddirittura di una sola abitazione. Le casette arrangiate con gli scarti sonosparse ovunque e, nascoste nei fazzoletti di verde rimasti un pò dappertuttotra un isolato e l’altro, sorgono in ogni quartiere della città. Spesso sono glistessi abitanti delle baracche a evitare l’allargamento: Selim, unico a parlareitaliano in una famiglia di Rom accampata in un prato di Tor Bella Monaca,ci ha spiegato di aver cacciato tutti coloro che provavano ad accamparsinella medesima area. “Se diventiamo troppi” ci ha detto “diamo piùnell’occhio e ci cacciano prima. In sei anni la Polizia Municipale hadistrutto le nostre baracche cinque volte. L’ultima volta ci hanno dato giusto Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 169 riciclaggio
  • il tempo di uscire con i bambini e senza nulla in mano, e poi hanno bruciatotutto: siamo rimasti senza niente”.Gli orti urbaniTra coloro che hanno sviluppato la capacità di riusare materiali a fini edilinon vi sono solo gli abitanti di baracche ma anche coloro che potremmodefinire “contadini urbani”. Chi coltiva terreni non edificati all’interno dellacittà, infatti, utilizza quasi sempre infrastrutture realizzate a costo zerograzie al reimpiego di scarti.Prima del sopravvento del modernismo, che a Roma prende definitivamentepiede negli anni del fascismo, l’agricoltura urbana era diffusissima.D’altronde fin dal medioevo gli orti urbani erano parte integrantedell’urbanistica della maggior parte delle città europee. Non a caso sononumerosi gli studiosi che definiscono i centri urbani di quel periodo “cittàgiardino”. Una delle città italiane che meglio conserva, da questo punto divista, il suo paesaggio originario è Siena, dove è ancora possibile danumerosi siti del centro storico osservare vaste distese di terreno coltivatoall’interno dell’area urbana; in maniera meno visibile rispetto agli occhi diun turista, anche Roma conserva i suoi orti urbani: essi sono numerosissimie probabilmente quantificabili in migliaia; in prevalenza abusivi, si trovanonascosti in fazzoletti di terreno ancora non edificati in mezzo al mare dicemento dei quartieri più popolosi, oppure sorgono nella campagnacittadina, che in quella che qualcuno ha definito la “città a stella” penetranell’area metropolitana a partire da tutti i punti cardinali fino quasi alambire il centro. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 170 riciclaggio
  • Gli agricoltori urbani sono in parte gli ormai anziani ex-abitanti dellebaraccopoli di Roma, in parte sono i loro figli. Aumentano poi,esponenzialmente, i migranti che creano un orto attorno alla propria baraccaoppure curano orti urbani già esistenti, in qualità di assistenti o avendorilevato l’attività.Ogni orto urbano, generalmente, è dotato di una piccola costruzione dove ilcontadino si riposa, si ripara dal sole e dalla pioggia e, sopratutto, tiene isuoi attrezzi di lavoro. Queste capanne, che spesso si distinguono per laprecisione svizzera con la quale sono costruite, sono quasi esclusivamenterealizzate riusando scarti di vario genere.Armando Morzilli, che da qualche anno ha superato i settanta, è nato ecresciuto nella baracche che si estendevano tra S.Giovanni e il Quarticciolo;nei primi anni ’80 ha ottenuto l’assegnazione di una casa popolareall’undicesimo piano di una delle “torri” di Laurentino 38, ma abituato peroltre cinquant’anni a vivere al piano terra ora soffre di vertigini, e quandoc’è un temporale ha paura che le raffiche di vento facciano cadere il palazzoche lui, terrorizzato, sente oscillare pericolosamente. Per non vivere l’ultimaparte della sua vita nella paura, Armando si è costruito una baracca in unterreno demaniale che si trova proprio sotto casa sua, e lì passa il tempo,cucinando carne alla griglia in un forno realizzato dentro al vecchio cesto diuna lavatrice e giocando a carte con gli amici nel suo giardinetto circondatoda un recinto di reti da materasso.Le pareti della sua baracca/soggiorno sono schiene e ante di armadi rovinatiche sostituisce ogni volta che la costante tensione del vento e l’esposizionealla pioggia finiscono per sbriciolare il legno attorno ai chiodi che uniscono Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 171 riciclaggio
  • tra loro i pannelli improvvisati. La baracca di Armando si trova all’inizio diun sentiero che prosegue per qualche centinaio di metri scomparendo a uncerto punto tra le piante per poi sbucare in un paesaggio a tutti gli effettirurale: a un lato del sentiero c’è una folta fila di capanne ottenuterecuperando scarti, alle spalle delle quali scorre un ruscello la cui acquaviene utilizzata per l’irrigazione; dall’altro lato del sentiero c’è invecequalche ettaro di terreno coltivato abusivamente. A curare la terra è ungruppo di anziani che, ci ha raccontato Armando, fanno i contadini perpassare il tempo. Ma la perla di questo villaggio del riuso è il parco giochi,dove i nonni, come in qualsiasi altro giardino attrezzato, fanno giocare iloro nipotini e riposano prendendo il fresco. Vecchi tubi innocenti epneumatici sono le componenti con le quali è costruita l’altalena , mentre lepanchine non sono altro che comode reti da materasso del tipo più flessibile.Frammenti di mattonelle accuratamente selezionati vanno invece adelimitare le aiuole con i fiori, che conferiscono al giardino quel toccoestetico sufficiente ad affrancarlo definitivamente da ogni connotato difatiscenza.Se l’agricoltura urbana, per gli anziani che la praticano in parte è unpassatempo, in misura significativa risponde alla necessità di accedere a unavasta gamma di alimenti (prevalentemente ortaggi e uova), a prescinderedalle entrate monetarie, che spesso sono discontinue e insufficienti. Ma nontutti gli alimenti prodotti negli orti urbani sono destinati all’autoconsumo:una quota importante degli stessi viene venduta ai fruttivendoli di Roma ecostituisce così una fonte di guadagno per chi li produce. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 172 riciclaggio
  • Quando l’agricoltura urbana è orientata a ottenere entrate economiche,spesso non sono solo gli anziani a praticarla ma anche i loro figli e lefamiglie di questi ultimi.Per i contadini di nuova generazione, salvo eccezioni, l’agricoltura non èche un secondo lavoro: un’attività complementare che serve a sbarcare illunario garantendo qualche entrata aggiuntiva e un significativo risparmiosulle spese alimentari. I loro mestieri sono analoghi a quelli dei loro padri:manovali, facchini, scaricatori, ferraioli, operai edili, elettricisti, idraulici,venditori ambulanti e stracciaroli. A differenza dei loro padri e delle loromadri, non hanno vissuto la maggior parte della loro vita in baracca bensìnelle case popolari della periferia e dell’estrema periferia. Alcuni di essihanno preso parte ai movimenti di lotta per la casa assieme alle lorofamiglie quando erano bambini, e hanno ottenuto un’abitazione regolaresolo dopo molti anni di occupazione. Questi nuovi contadini vivono,sostanzialmente, un’esperienza di continuità con quanto vissuto dai loropadri.Negli ultimi anni però sta prendendo piede un ulteriore fenomeno:l’agricoltura urbana praticata dai migranti, i quali rilevano fazzoletti diterreno precedentemente coltivati da italiani, o ne occupano di nuovi.Citiamo il caso di un trentacinquenne kosovaro e della sua compagnalituana, i quali, conosciutisi e innamoratisi in Italia, hanno coronato il lorosogno di convivenza pur senza avere il denaro necessario a pagare l’affittodi un appartamento: dopo aver ripulito a fondo mezzo ettaro di terra cheormai da anni era adibito a discarica abusiva, hanno tagliato tutte le erbaccee vi hanno costruito la loro casetta di scarti, comprensiva di camera da letto,soggiorno, doccia e gabinetto artigianali e, naturalmente, un magazzino; Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 173 riciclaggio
  • attorno a questo piccolo “casale riciclato” un grande orto e due lungheaiuole piene di fiori incorniciate da una composizione di cocci scelti e dauna fantasia di oggetti recuperati. Quello che era un angolo di degrado tra lecase popolari di Primavalle ora è un parchetto del riuso il quale, se gli occhiche osservano non sono annebbiati dal pregiudizio, offre un immagine dipulizia ed è un piacevole esempio di industriosità e creatività.Gli orti urbani di Roma, essendo in buona parte abusivi, non sono facili daquantificare. Si tratta, comunque con certezza di un fenomeno quantificabilenell’ordine di qualche migliaio di microattività. Dimensioni che rendonol’agricoltura cittadina un settore produttivo di tutto rispetto. Se laproduzione di cibo all’interno della città può non avere, nel caso di Roma,particolare rilevanza finanziaria, ha una certa importanza strategica. LaFAO, in una nota diffusa nel Giugno del 2005, afferma che l’agricolturaurbana contribuisce ad aumentare la sicurezza alimentare nelle città, poichériduce il peso della spesa alimentare. La produzione di cibo all’interno deiperimetri urbani garantisce inoltre l’offerta di cibo anche in caso di conflittoo grave crisi. Nel mondo il settore dell’agricoltura urbana attualmentefornisce cibo a 700 milioni di cittadini: un quarto della popolazione urbanamondiale. Se nel contesto romano e italiano l’eventualità di emergenzealimentari non è considerata prevedibile a breve termine (anche se moltianalisti reputano probabile e relativamente prossima l’esplosione di un terzoconflitto mondiale), sviluppare l’agricoltura urbana sarebbe un buon modoper proteggersi da pericoli che potrebbero presentarsi nel medio e lungotermine. D’altronde anche se nessuno prevede un imminente attaccomilitare a Roma, l’Esercito Italiano protegge comunque la città mantenendonumerose basi in tutti i punti strategici dell’area metropolitana. Secondo lo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 174 riciclaggio
  • stesso principio di precauzione, Roma dovrebbe tutelarsi rafforzandol’agricoltura urbana per garantire la sicurezza alimentare in caso di conflittoo anche solo di gravi instabilità del mercato.Occupanti di caseDinamiche comunitarie e riusoL’Assessore regionale ai lavori pubblici e alle politiche della casa, BrunoAstorre, in un rapporto presentato nel Giugno del 2005 afferma che a Romale persone che vivono in case occupate sono 4000. Ma probabilmentequesta stima descrive solo una parte del fenomeno: nella città esistonoinfatti miriadi di occupazioni spontanee, compiute sopratutto da migrantisenza documenti, che nascono e muoiono senza che venga aperta nessunavertenza e che nessuna istituzione ne prenda atto. Va inoltre detto, ai fini delnostro studio, che a Roma esistono numerosi edifici i quali, legalmenteassegnati al termine di a un percorso di occupazione, mantengono alcunecaratteristiche della gestione comunitaria che, come vedremo, favorisconola pratica del riuso.Le occupazioni organizzate nascono in seguito a percorsi assembleari chepossono durare anche dei mesi. I partecipanti alle riunioni vengonocontattati mediante sportelli di assistenza all’emergenza abitativa, con ilvolantinaggio oppure con il passaparola. Nel periodo preparatorio ladisponibilità dei futuri occupanti viene messa in qualche modo alla prova,nel tentativo di compiere una selezione preventiva. Per essere ammessonella nuova “comunità” occorre infatti non solo essere presenti alle riunionipreparatorie, ma anche partecipare a tutte le iniziative previste dall’agenda Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 175 riciclaggio
  • del movimento di lotta per la casa al quale si aderisce: volantinaggi,manifestazioni, sit-in e, non di rado, anche picchetti antisfratto, picchettiantisgombero e blocchi stradali.A Roma le principali organizzazioni che occupano case sono tre: in ordinedi grandezza il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, ACTION e ilComitato Popolare di Lotta per la Casa 1 .A parte poche sfumature, questi gruppi adottano sistemi organizzativi e digestione interna molto simili fra di loro. Un elemento comune a tutte leoccupazioni è la presenza di un’assemblea che si riunisce di frequente e che,a seconda della composizione e dell’impostazione culturale degli occupanti,ha il ruolo di prendere decisioni o semplicemente di recepire le direttive chearrivano dai “responsabili”, che spesso formano un comitato separatoincaricato di governare la comunità.Vivere in occupazione, sopratutto all’inizio, è ben diverso che vivere in uncondominio: l’esigenza di difendere il luogo da eventuali interventi delleforze dell’ordine o di gruppi neofascisti rende necessaria un’organizzazioneferrea, quasi militare, che comprende inizialmente turni di tre, quattro oanche cinque persone che controllano il portone d’ingresso ventiquattro oresu ventiquattro e che, in caso di problemi, sono pronte a dare l’allarme. Neiprimi mesi di occupazione all’obbligo di partecipare ai “picchetti” si sommal’obbligo di “presenza”, indispensabile a garantire un’adeguata difesa delluogo e che prevede la possibilità di assentarsi dall’immobile occupato soloper lavorare o per questioni di emergenza. Centinaia di ore passate davanti1 Sono apparse negli ultimi anni anche alcune occupazioni di destra rigorosamente riservate aindividui di nazionalità italiana, ma il loro numero esiguo e il loro carattere prevalentementepolitico e simbolico non le rendono una realtà rilevante del movimento cittadino di lotta per lacasa. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 176 riciclaggio
  • al portone, tra bottiglie di birra e partite di carte, soffermandosi achiacchierare con chi entra e chi esce, producono tra gli occupanti unasocialità molto sviluppata; il senso di comunità è incrementato dallaparticolarità della situazione: chi si trova in occupazione spesso vince,grazie alla combattività e alla solidarietà del gruppo, il senso di umiliazionee frustrazione legato alla propria condizione di indigenza.Una dinamica di gruppo che favorisce, a tutti i livelli, la cooperazionespontanea.Quando si condivide un interesse o un bisogno, collaborare è utilissimo, senon indispensabile. E per chi, disperato e dopo lunghi periodi di improbabilicoabitazioni, trova finalmente uno spazio proprio dove trasferirsi, il piùimmediato bisogno è trovare, anche senza disponibilità di denaro, tuttol’occorrente per arredare la nuova abitazione: letti, materassi, mobili,utensili da cucina, elettrodomestici e quant’altro.La necessità generalizzata di ottenere beni a nessun costo generameccanismi interessanti, il primo dei quali è la ricerca collettiva di oggettiriusabili.Racconta Fidel: “Fin dal primo momento nel quale abbiamo occupato lascuola di Torre Maura abbiamo scoperto che c’erano varie fonti da cuiattingere per ottenere le cose che servivano per la nostra nuova casa. Leprime le abbiamo prese in una specie di discarica nella quale abbiamotrovato una marea di separè in ottime condizioni che ci sono serviti perdividere i letti uno dall’altro”.Pochi giorni dopo aver occupato una scuola abbandonata a Laurentina,nell’estate del 2000, Gianluca, Paola, Alessandro e Rossella raccontanoinvece di aver scavalcato le recinzioni di una palazzina vuota che qualcheanno prima ospitava uffici e di avervi trovato un gran numero di tavoli e Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 177 riciclaggio
  • sedie, di averle caricate a più riprese in due macchine e poi di averledistribuite tra gli occupanti. Furto o riuso? Giuridicamente un furto, maconcretamente un servizio all’ambiente, dato che l’arredamento residuodella palazzina abbandonata, come è prassi, sarebbe stato gettato tra i rifiutinon appena i locali dello stabile fossero stati ceduti a un nuovo inquilino. Inquegli stessi giorni, altri occupanti della stessa scuola, bisognosi di letti ematerassi, si organizzarono con il camion di un amico per raccogliere 25letti comprensivi di materasso che una cooperativa che sgombera localiavrebbe dovuto buttare. Il palazzo di Via Masurio Sabino, occupato nel2001, prima di ospitare le famiglie che tuttora vi abitano era una casermadell’Areonautica Militare e quindi, al momento dell’occupazione nondisponeva di cucine domestiche ma solo di grossi gabinetti con due o trelavabi ciascuno. Giovanni, uno degli occupanti, racconta: “Ciascuno di noidoveva rimediare il lavandino della cucina, con il rubinetto sopra. Allostesso tempo, però, ogni nucleo familiare aveva due o tre lavandini dabagno in più. Ho chiesto al ferraiolo di Via dei Gordiani se si poteva fareuno scambio: vendendogli l’ottone dei rubinetti al peso, sono riuscito adavere i soldi per comprare i lavandini per la cucina, sempre al peso. Unlavello di acciaio nuovo costa tra gli 80 e i 100 euro, io li ho pagati 5 eurol’uno!” Ogni anno a Roma si verificano innumerevoli episodi analoghi aquelli descritti, non solo nelle occupazioni organizzate ma anche in quellespontanee, che possiedono un tipo di socialità meno “strutturale”, masicuramente presente.Dopo il primo periodo di occupazione, nel quale serve tutto e subito, glioccupanti, al pari di ogni altro cittadino, continuano comunque ad avere lanecessità di soddisfare bisogni: si può voler cambiare un letto perché ilproprio, ormai troppo vecchio, si è spaccato; oppure ci si può trovare Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 178 riciclaggio
  • improvvisamente in carenza di magliette, golf, pantaloni o altri abiti; se ilfrigorifero funziona male va cambiato, e così via. E al pari di ogni altrocittadino, anche un occupante può avere la necessità di disfarsi, perqualsiasi ragione, di oggetti, di vestiti o di elettrodomestici.Ma chi occupa case, a differenza della maggioranza dei cittadini, quandodispone di un bene in eccesso molto difficilmente lo butta. Negli andronidelle occupazioni sono comuni messaggi come: “Chi vuole un frigo passi dame la sera all’ora di cena. Mario, IV piano scala C”. Oppure: “I vestitidietro al portone sono di chi gli servono”. A volte in un’occupazione sirendono disponibili beni che non sono necessari a nessun abitante dellostabile: in questi casi è frequente che, prima di arrivare all’estremasoluzione del cassonetto, scatti un passaparola tra le altre occupazioni delmedesimo network; e a recepire sono sopratutto quelle appena nate che,come abbiamo visto, hanno bisogno di tutto.Un’altra abitudine molto diffusa tra gli occupanti è quella della “caccia nelcassonetto” che, nella vita quotidiana, si traduce nell’attitudine costante,mentre si cammina per la strada, a gettare un occhio a ciò che si trovaaccanto ai cassonetti o che spunta visibilmente dal loro interno. Comodini,vestiti, televisori ed elettrodomestici, giocattoli, astucci pieni di penne equaderni utilizzati solo nella prima pagina...per ottenere questa quantità dicose utili è sufficiente avere un pò di pazienza e contrarre l’abitudine dilanciare uno sguardo laddove la maggior parte dei cittadini si aspetterebberodi trovare solo immondizia. Poi è solo una questione di tempo. Fidel,quando viveva nella scuola occupata di Viale di Torre Maura, quasi tutte lenotti passeggiava con Khaled alla ricerca di oggetti: “perlustravamo tutti isecchi, i vicoli, gli angoli. Trovavamo molte cose: frigoriferi, soprammobili,tazze di gabinetto e computer vecchi. Una volta abbiamo rivenduto un frigo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 179 riciclaggio
  • a una piotta e mezza 1 . Era praticamente nuovo e non faceva rumore. Non homai sentito in vita mia un frigo così silenzioso. Lo abbiamo trovato alsecchio della spazzatura. Un’altra volta c’era uno scatolone con untelevisore della Sony. Un bel televisore grande, con il telecomando e tuttoquanto. L’abbiamo portato a casa, abbiamo attaccato la spina, efunzionava”. *****1 150.000 lire Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 180 riciclaggio
  • Verso una rete globale di riciclatori 34di Lucia Fernandez GabardIntroduzioneNell’articolo che segue, per prima cosa analizzeremo due assi teoriciprincipali della tematica dei raccoglitori informali di residui (intesi come ilprimo anello della catena del recupero di materiali riciclabili) cheindividuano la percezione della società generale di questo fenomeno: da unlato visto come un problema da risolvere e dall’altro, al contrario, come unfenomeno da potenziare.Nella prima parte dell’articolo, partiremo dal termine dispersione, loanalizzeremo nel suo contesto storico recente, passeremo quindi a un brevesguardo sullo stato attuale degli attori coinvolti nella tematica deiresidui,attori sia locali che istituzionali.Il secondo asse di analisi insisterà sull’esistenza di una serie di paradigmidicotomici concernenti il lavoro dei riciclatori, da un lato il recenteparadigma dello sviluppo sostenibile e le sue implicazioni, e dall’altro letracce ancora presenti dell’ideologia igienista del XIX secolo.Quindi si passerà ad analizzare alcuni casi in America Latina e in Indiarelativamente all’articolazione sui diversi livelli di riciclatori, cioè come siarticolano questi singoli individui, quindi analizzeremo le loro origini e ivincoli esistenti tra i vari soggetti, con le rispettive connessioni stabilite fraloro. Le tematiche che affronteremo partono da un orizzonte di studio delle34 Articolo che verrà pubblicato anche nel volume 2 di Recicloscopio: Miradas sobrerecuperadores Urbanos de Residuos de America Latina. Argentina, 2008. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 181 riciclaggio
  • tematiche che si concentreranno sulle modalità di articolazione dei membridi studio, piuttosto che concentrarsi sulla localizzazione spaziale di questi.Si darà particolare importanza nell’analisi alle organizzazioni di secondagrandezza, sia per dimensioni organizzative che per produttività.Infine si presenteranno alcuni dati essenziali della Mappa Latinoamericanadelle Organizzazioni di Riciclatori recentemente pubblicata, come risultatodi un processo partecipato avvenuto prima del Congresso Mondiale deiRecicladores, tenutosi nel mese di Marzo del 2008 a Bogotà, in Colombia,evento di importanza cruciale per la sua grandezza che si è posto l’obiettivodi avvicinare al riciclatore una serie di attori diversi, dando una visibilitàsenza precedenti al tema partendo dal paradigma precedentementeillustrato: come presentare effettivamente questi lavoratori-reciclatori inquanto professionisti della salvaguardia dell’ambiente nell’era dellosviluppo sostenibile.2. La dispersione come punto di partenzaFig.1: Costellazioni di Tolomeo Fonte: Dürer. Per poter riconoscere nel cielo notturno alcune delle 88 costellazioni riconosciute dall’Unione astronomica Internazionale, è necessario saper identificare le Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 182 riciclaggio
  • stelle che compongono le varie figure. Più della metà di queste, però provengono dall’immaginazione dell’astronomo greco Tolomeo, che nel II secolo d. C. presentò un catalogo di 1022 stelle, tutte unite tramite lineeimmaginarie totalmente arbitratie, che le raggruppavano in 48 costellazioni, tutt’oggi riconosciute dal mondo Occidentale. Le persone che vivono nelle città possono vedere un numero molto ridotto di queste stelle a causa dell’eccessiva luce che riduce la visibilità degli astri meno lucenti.Come i greci migliaia di anni fa si dedicarono a dare una logica alle stellesparpagliate nella volta celeste, attraverso le costellazioni, chissà se oggi lanostra civiltà non stia cercando di fare lo stesso attraverso la sue moltepliciattività caotiche e disperse fino ai confini dell’oceano(LEWKOWICZ:2006; 208) soprattutto in questo nuovo XXI secolo in cuil’indebolimento dello storico potere degli Stati Nazione, ha lasciato spazio auna dispersione di materia umana(Ibid. 224).Mentre il modello di produzione moderno-fordista 35 a cui ci si è adeguati inmaggior parte durante il XX secolo, stava predisponendo uno schemaorganizzativo di vita strutturato in 8+8+8 (8 ore lavorative, 8 di sonno e 8 diriposo); oggi la logica di libero mercato (dove possiamo collocare imateriali riciclabili) così come la logica di dislocazione spaziale del lavoro,sommate allo sfaldamento del potere statale (Ibid. 220), ci hannosommerso, soprattutto hanno sommerso i paesi del Sud, a unaderegolamentazione delle nostre vite, ci hanno portato alla perdita delle35 Questo modello di organizzazione del lavoro si fondava su una divisione del processoproduttivo attraverso compiti e responsabilità, dove il lavoratore era controllato sia da un puntodi vista spaziale che giuridico (capo-fabbrica) Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 183 riciclaggio
  • nostre zone di lavoro, di vita e di consumo (e non esiste più il riposofordista).Il primo anello della catena di recupero, costituita da coloro chechiameremo riciclatori 36 , esemplifica perfettamente la realtà che hodescritto precedentemente, non solo perché è costituito soprattutto da nuovidisoccupati nell’Era della società del consumo, ma anche per le sue attivitàquotidiane: percorrere le strade per trovare materia prima per il propriolavoro, l’utilizzo delle proprie abitazioni (per la maggior parte di coloro chenon lavorano in gruppo) per effettuare la classificazione dei materiali, e lasuccessiva vendita di questi. La strada diviene un mero spazio “casa-lavoro” da percorrere, come si prevedeva nella Modernità, la casa smette diessere un luogo di riposo e quiete familiare, e generalmente il piacere ed ilconsumo si presentano durante la lunghe ore in cui si percorrono le stradedella città.Non è così possibile identificare in maniera scientifica quante ore ilriciclatore dedica al suo lavoro di raccolta e classificazione, tantomeno èpossibile controllare quali siano i clienti 37 da cui i riciclatori prendono imateriali, i percorsi che effettuano, a chi vendono i materiali classificati,dove vengono gettati i quelli inutilizzabili, ecc., soprattutto nelle grandimetropoli dei nostri giorni che sono più simili a megalopoli, dove vivono36 Vengono chiamati cartoneros in Argentina, clasificadores in Uruguay, catadores in Brasile,recicladores in Colombia, recolectores in Cile, buceadores a Cuba, pepenadores in Messiico,kachra chunne wali in India, Zabaleens in Egitto, wastepickers nel mondo anglosannone, ecc.37 Il termine cliente viene usato normalmente per indicare quelle persone, commercianti,istituzioni ecc, che regolarmente cedono i propri materiali (preselezionati o no) a determinatiriciclatori precedentemente individuati. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 184 riciclaggio
  • decine di migliaia di persone che si dedicano a questa attività: più del 1%della popolazione mondiale che vive in ambiente urbano.38E’ così che alcune delle maggiori sfide nell’affrontare il tema del riciclaggiodei rifiuti nelle grandi metropoli, si deve confrontare con la dispersioneterritoriale, ma anche con gli attori istituzionali coinvolti, e studiare nellasua completa trasversalità degli approcci e delle analisi.Dovremo pensare a partire dalle aree di residenza e di raccolta deiriciclatori, passando per la serie di depositi intermediari e i rispettivi sotto-depositi (lavanderie di nailon, magazzinieri periferici, lavoratori di pelli,ecc.) così come le industrie che lavorano il materiale ed infine coloro chegenerano i residui: comunità di quartiere, grandi superfici, commercianti,industrie, alberghi, navi da crociera, centri di studio, ecc, ognuno dei qualiha un interesse particolare e un legame diverso rispetto a quello lascia:alcuni con intenti di guadagno (vendendo i propri scarti a chi li raccoglie),altri con intenti ecologico-formativi (dando luogo a campagne disensibilizzazione per la separazione all’origine) e altri semplicemente senzaalcuno di questi interessi (lasciando quotidianamente sacchetti di rifiutimescolati).Tutti questi attori, in continuo dialogo commerciale e in continuo scambiodi denaro su media scala, generano una trama molto complessa edisorganica, con cui i riciclatori si confrontano quotidianamente creando deilegami diversi ai differenti anelli della catena, attraverso questo movimento38 Secondo le stime di diversi studi (OIL, GTZ, Banca Mondiale, ecc.) nel 2004, il numero diriciclatori era intorno all’1% nelle grandi metropoli (Bombay che contava 18 milioni di abitanticontava circa 170 mila wasste pickers, o Buenos Aires con 12 milioni e mezzo di abitanticontava 80 mila cartoneros secondo un documento prsentato alla Banca Mondiale daF.Grajales y R. Aiello “Social Aspects of Solid Waste Management: The experience inArgentina, del 7 Marzo 2005. Disponibile in Inglese:http://www.worldbank.org/urban/urbanforum2005/ulwpresentations/sw/aiello.pdf. Accesso3/06/2008) Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 185 riciclaggio
  • di raccolta e vendita di materiali, operando così come agenti dicollegamento, come punti di passaggio tra questi mondi differenti 39 , chealtrimenti forse neanche riuscirebbero ad entrare in contatto.Dall’altra parte il tema dei residui viene affrontato dalle Istituzioni e dallesotto strutture amministrative, soprattutto dai Comuni per la loro evidenteresponsabilità negli aspetti di raccolta e deposito finale dei residuidomiciliari, e dai Ministeri dell’Ambiente, della Tecnologia e dell’Industria,dello Sviluppo Sociale per le competenze che vanno dagli aspetti ambientalidel riciclaggio, fino agli aspetti che includono il comportamento sociale.In questa quadro frammentato vi sono anche quelle entità che oggichiamiamo imprese di responsabilità sociale, impegnate in questi ultimianni a sviluppare attività di inclusione anche nei settori più emarginatiincaricati della raccolta e della classificazione dei residui, inoltre vi sono lepiù conosciute Organizzazioni Non Governative, che si impegnano nelprimo anello della catena soprattutto nel supportare il rafforzamento dinuovi aspetti organizzativo-produttivi.Un’altra questione concerne il peso della disciplina del riciclo, studiata nonsono da diversi esperti scienziati ma anche da diversi punti di vista:Ingegneri e Chimici, per quanto riguarda come trattare i rifiuti e le lorocomponenti-derivati, Urbanisti e Architetti, per quanto riguarda gli aspettidi organizzazione e pianificazione territoriale, fino a tutto il ramo delleScienze Sociali ( Antropologia, Sociologia, Filosofia, Assistenza Sociale,ecc.) per quanto riguarda il ruolo degli attori coinvolti nella catena.39 Jáuregui J. 2005, “Sobre la ciudad que es necesario incluir en el mapa: el arquitecto comomapeador de conflictos” http://tantoville.blogspot.com/2005/08/sobre-la-ciudad-que-es-necesario.html ultimo accesso 12/05/08 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 186 riciclaggio
  • 3. Convivenza di paradigmiSin da quando si è iniziato a pianificare lo sviluppo urbano delle città, sidecise che i residui solidi urbani dovessero esser trasportati verso leperiferie, il più lontano possibile dalla vista dei cittadini, così come spiegal’editto di Francesco, re di Francia, dell’anno 1539: Art.15. Proibiamo a chiunque di svuotare o gettare per la strada paglia,immondizia, acqua di scarico, fanghiglia o altri materiali sporchi, bruciare questi per le strade, uccidere maiali e altro bestiame e richiediamo che, al contrario, questi materiali lerci vengano insacchettati e messi in ceste presso le proprie case e trattenuti fino a che non vengano ritirati per esser successivamente gettati lontano dalle cinta della città e dei sui dintorni. 40La mentalità moderna, nonostante sia posteriore di qualche secolo allaproibizione citata, è nata, secondo Zygmunt Bauman, con l’idea che ilmondo possa esser trasformato: la modernità è la non accettazione delmondo tale e quale a come è nel momento stesso e da qui la decisione dicambiarlo. La moderna forma di essere consiste in un cambiamentocompulsivo-ossessivo: respingere ciò che semplicemente”è”, in nome diquello che si potrebbe (che si percepisce come “si dovrebbe”) “esssere” alsuo posto.Questa generazione che ha iniziato a “spostare” il problema a cui prima ci siriferiva come un problema sanitario,ma questo perdura tutt’oggi comeparadigma delle nostre società: si occulta invece che risolverlo, ce se nedisfa invece che recuperarlo. Soprattutto per quanto riguarda azioni40 Laporte Dominique “Storia della Merda”, seconda ed. Edizioni Pre-texto 1989. pag.140 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 187 riciclaggio
  • centralizzate, statali, dove la raccolta e la disposizione finale dei rifiutihanno assunto, storicamente, quasi nella totalità, il controllo della gestionedei rifiuti delle città, lasciando gli aspetti concernenti il riuso e il riciclo allibero mercato, dove era possibile rivendere questi materiali o lasciarli agliattori auto poietici 41 messi in gioco.E così essendo fuori dal dominio specifico dell’amministrazioneistituzionale dei rifiuti, i riciclatori possono trovarsi ovunque, e soprattuttonei luoghi dove la produzione di ricchezza comporta anche maggiorisprechi. Transitando in questi spazi per la raccolta di materiale da riciclare,riescono a uscire da una vita che in altro modo sarebbe invisibile, invisibileal resto della società.Sicuramente, il sopra citato paradigma di igiene urbana, denominato nelXIX secolo Igienismo, e resuscitato alla fine del XX come ristrutturazione(gentrification) 42 , persiste oggi, nella nostra nascente era dello SviluppoSostenibile, dove si allontanano dal centro urbano non tanto i rifiuti, bensì isoggetti che si relazionano quotidianamente con questi,che si occupanodella loro raccolta e il loro successivo recupero.Le attività di raccolta in queste località ben distaccate dalle città, sembrache non sia stata ben accolta dalla maggior parte della popolazione, come41 Il termine auopoietico deriva dai biologi cileni Maturana e Varela e si è continuato ad usarenella letteratura del sociologo tedesco Luhmann, che lo considerò come un processo per ilquale un sistema definisce il suo stato futuro a partire dalle limitazioni di quello precedente.Luhmann mette così in relazione l’autopoiesi con l’auto-organizzazione e la auto-prodzionedelle società della contingente e del rischio.42 La parola gentrificazion è stata molto usata nel decennio degli anni ’90, quando i processi dirinnovazione e ristrutturazione delle aree centrali degradate vennero riportate in auge, a cuiiniziarono ad accedere cittadini di classe economica medio-alta, prendendo il posto di quellipoveri. Generalmente questi processi furono portati avanti da agenti imprenditoriali eistituzioni in alleanza con investitori privati. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 188 riciclaggio
  • dalle autorità competenti nel tema che ha cercato di trovare soluzionialternative: L’inversione della crescita urbana, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture è l’assunto prioritario dei governi nazionali e dei comuni. Sicuramente, quando questo coinvolge i cittadini più poveri, come coloro che vivono grazie ad economie informali, ci si rivolge a loro come sudici, che ostacolano lo sviluppo, antisociali ed indesiderabili. Mi riferisco ai venditori ambulanti, i raccoglitori di residui, i guidatori di bici-taxi, gliabitanti delle favelas, che vengono letteralmente tolti dai loro mercati, dalle strade e dalle case. Dall’altra parte, sono considerati come unici beneficiari della crescita delle infrastruttura macro-economica, quando gli studi mostrano che sono proprio loro che contribuiscono alla crescita economica dei propri paesi allo stesso modo delle grandi unioni commerciali. (BATH:2006). 43La problematica è molto complessa, le decisioni politiche vengono prese infunzione di ciò che viene richiesto dalla popolazione: vivere in città pulite,belle ed ordinate e una serie di altri aggettivi che partono dal menzionatopresupposto di progresso moderno come obiettivo. In questo modello iriciclatori sembra non possano esistere, essendo loro la personificazionedello sporco, del caotico 44 vengono così spinti verso le periferie urbane, lìdove nessuno li può vedere.43 “Cities are People”, discorso pronunciato da Ela Bhatt durante il World Class Cities and theUrban Informal Economy: Inclusive Planning for the Working Poor (Durban, South Africa, 24-25 Aprile 2006) Disponibile in ingl:http://www.wiego.org/news/events/UPC/Bhatt%20Cities%20are%20People.pdfUltimo accesso 23/04/08.44 “…non vedo ne ispettori comunali ne polizia quando passo per i cassonetti (..) questimaledetti che spargono l’immondizia all’inizio della strada e che lasciano come segnale che Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 189 riciclaggio
  • La definizione di ordine secondo il Dizionario di Inglese di Oxford è: lacondizione in cui tutto si trova nel suo spazio giusto e agisce nelle funzioniappropriate 45 .Forse questo ci può aiutare a comprendere il perché del continuo emassiccio tentativo dello Stato, affinchè i riciclatori smettano di lavorare instrada e diventino impiegati nelle piante di riciclaggio, pensando così diporre una soluzione al problema “estetico” e soprattutto “dispersivo”: comecontrollare queste persone di strano aspetto che si incontrano per le stradetutti i giorni, che portano sacchi pieni di materiale recuperabile e chegenerano una mimesi simbolica per il loro aspetto e per il loro lavoro.Andando ancora avanti con l’analisi di Bauman, la base su cui si produconoprogetti (nella sua più ampia accezione) parte dal presupposto che niente nelmondo esistente è come dovrebbe essere. Così l’obiettivo nell’ideazione diprogetti è aprire nuovi spazi per il “bene” e chiuderne per il “male”. Ilmale opera quindi come deterrente del progresso, e quando si tratta diprogettare nuove forme di convivenza umana, ciò che ferma il progressosono proprio gli esseri umani.In questo modo, il riciclatore viene visto come “un informale daformalizzare”, una conseguenza della povertà, che molesta sia esteticamenteche concretamente (creando traffico per esempio) i centri cittadini. Lepolitiche così facendo riducono il problema ai suoi aspetti fisico-visibili,sono passati per quel posto oggetti. La polizia e la municipale hanno orari di ufficio; questimalfattori lavorano nelle ore notturne o all’alba; in questo modo è impossibile controllarli earrestarli. E noi ne paghiamo le conseguenze la mattina seguente, dovendo lavorare ore extraper pulire la sporcizia”. Opinione di un iscritto al forum di discussione vistuale del portale dinotizie di Montevideocome a proposito del lavoro dei clasificadores. Disponibile in:http://www.montevideo.com.uy/notnoticias_59617_1.html ultimo accesso 06/07/200845 Bauman Zygmunt, Vidas Desperdicadas, Brasile 2005, Jorge Zahar Editore, pag. 42. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 190 riciclaggio
  • con conseguentemente attenzione nell’abbellire la città, la maggior partedelle volte reprimendo questo settore, come si osserva nei recenti: Sfratto violento dei cartoneros nel quartiere di Belgrano, Buenos Aires (febbraio 2008) Confisca dei carri a trazione animale, a Porto Alegre e a Montevideo (nel 2007 e nel 2008) Soppressione delle linee dei treni di trasporto per i cartoneros verso la capitale federale dell’Argentina (2007) Espulsione dei catadores attraverso le forze politiche nel centro di San Paolo (2006) Cambio delle licenze di raccolta dei reciclatori associati in imprese di raccolta meccanicizzata a Bogotà (2007) e a Nuova Deli (2008)Adesso possiamo finalmente interessarci ai reciclatori per il loro contributoambientale e economico e per le loro capacità di autogestione lavorativanell’epoca della disoccupazione, dove probabilmente possiamo potenziare illoro lavoro e comprendere un po’ meglio quale è il contributo cheapportano silenziosamente e non senza fatica al riciclo delle materie primescartate, così come la creazione di nuove modalità di auto impiego in tempidi assenza assoluta di stabilità lavorativa. Questo dev’esser inserito nelquadro dello sviluppo sostenibile. Questa sostenibilità si sviluppa all’internodel suo corpo teorico attraverso l’accettazione delle differenze comecondizione necessaria per reinserire nel corpo sociale ciò che primaabbandonava a se stesso. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 191 riciclaggio
  • Questo altro modo di vedere la stessa realtà si può associare a ciò cheSpinoza chiamava singolarità della potenza: la potenza intesa come ungrado di intensità che ci caratterizza ognuno singolarmente. Ciò che mipreme sottolineare, in questo nuovo concetto di Spinoza, della situazionepianificata, è che per quest’autore non esistono i concetti di bene o male, acui Bauman si riferiva precedentemente (secondo cui si strutturano iprocessi di organizzazione attuale delle nostre città),per Spinoza, il buono ètutto ciò che aumenta la potenza dell’essere e il male ciò che lo riduce.Ci troviamo difronte a una tensione tra due parti dicotomiche: un primoparadigma che opera nel campo dell’ordine e della mancanza e l’altro nellasicurezza e nella potenza.Tenteremo in queste pagine di pensare a come sarebbe potuto essere e comepotremmo cambiare le situazioni a partire a delle soluzioni ma anche (comefecero i greci con le stelle migliaia di anni fa) come riordinare dal caospotenziando certe identità singolari.4. La sfida dell’articolazione a diversi livelli La molteplicità delle potenze desiderate è pensata dal basso come una figura che faccia di sé un soggetto politico: la moltitudine. Questa stessamoltitudine però è molto meno omogenea poichè è il risultato di una somma di potenze individuali, totalmente frantumate da antagonismi. 46Esistono sin dagli ultimi decenni del passato XX secolo, diverse impresetipo associativo, che fecero ciò che per molti era praticamente impossibile:46 Ernesto Funes, “Il trattato politico di Baruch Spinoza, 1677: Potenza e passione dellamoltitudine” Spinoza, Trattato Politico, pag. 22, edizione 2004 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 192 riciclaggio
  • riunire soggetti che erano abituati a lavorare individualisticamene inimprese con obiettivi produttivi e sociali condivisi.La prima cooperativa in America Latina fu fondata nel 1962 nella città diMedellìn, in Colomba: la Cooperativa Antioqueña de Recolectores de Sub.Però a partire dagli anni ‘80 si sono cominciate a sviluppare il maggiornumero di associazioni in questo paese, che è stato il pioniere, seguito poidall’Equador dove nel 1980 è nata la Asociación de Recicladores deCochabamba e 3 anni più tardi la Corporazione ARUC della città diCuenca; fu poi il momento del Brasile che a partire dal 1989 con laCooperativa COOPAMARE a Pan Paolo e l’anno seguente l’AssociazioneASMARE a Belho Horizonte , così come altre 2 associazioni nelBotadero 47 di Assunzione del Paraguay: Asotravermu e Cocigapa create nel1991.Nel resto del continente (Argentina, Uruguay, Cile e Perù) si potevaosservare una crescita esponenziale a partire dall’anno 2000: in Argentina,le prime cooperative si formalizzarono tra il 1999 ed il 2000 48 (Paiva2004), così come vi furono diverse formazioni di cooperative a partire daquesta data sia in Perù che in Uruguay. I primi dati che risultano dallaMappa Latinoamericana delle Organizzazioni di Riciclatori 49 , mostrano chenell’anno 2007 in Perù ancora si stanno costituendo nuove associazionicome la “Asociación Los Tigres de Tablada”, nella parte metropolitana delPerù, così come in Uruguay nel solo biennio 2006 -2007 si sono formate 5delle 8 cooperative esistenti nella capitale del paese. Le più recenti sonostate Viejo Jorge (attualmente Felipe Cardozo); Coop. Independencia de la47 Come in questo paese viene chiamato il luogo di deposito finale dei rifiuti, ovvero ladiscarica.48 Cooperative El Ceibo, Reconquista, El Orejano, e RENASER.49 Vedi capitolo seguente: “Mappa Latinoamericana come Processo” Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 193 riciclaggio
  • Mujer, Coop. La Lucha, Coop. Bañados e Coop. Nuestro Sueño(actualmente desactivada), oltre alla cooperativa Juan Cacharpa, la primacooperativa autonoma di clasificadores fondata nel 2005, e le duecooperative antecedenti dell’orbita della ONG San Vincente: CRECOEL eCOCLAM (FERNANDEZ-PEREZ:2007).L’origine della maggior parte di tutte queste cooperative, sonogeneralmente legate alla volontà di agenti esterni al mondo del riciclaggio,sono legate all’appoggio che i riciclatori hanno ricevuto proprio a causadelle loro condizioni di estrema vulnerabilità ambientale e sociale a causadello scarso peso economico e politico che riceve la loro attività.Questo avvolora, almeno in parte, una discussione che parte dallaconsiderazione degli aspetti sociali e dei supporti tecnologici che sono statifondamentali per queste imprese, molti dei quali grazie a questo hannoavuto una crescita di indole simbolica (migliore autostima, miglioreimmagine di sè, appartenenza a un gruppo dove vi è ugalianza) politica(maggiore peso negli ambiti di discussione per ciò che concerne il lorolavoro) però le condizioni economico-produttive non hanno effettuato unsalto qualitativo importante, forse perchè il riciclatore non è stato compresocome un ingranagio di un sistema economico (Schamber, 2007) mapiuttosto come un attore a cui prestare attenzione per la sua vulnerabilitàsociale.D’altra parte, le organizzazioni chiamate da alcuni “di secondo ordine”ovvero “di media e grande scala” sono nate dal basso con diverse modalitànegli ultimi anni, e trattandosi di un processo estremamente dinamico, ègiusto nominare anche altri tipi: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 194 riciclaggio
  • a. Federazioni: Federación Ecológica de Cartoneros y Recicladores, FECyR (Federazione Ecologica di Cartoneros e Recicladores), in Argentina dell’anno 2006 costituitasi così dopo la scomparsa dell’ “Unión de Trabajadores Cartoneros de Argentina” U.TRA.CA, il Movimiento de Trabajadores Excluidos, M.T.E, la Cooperativa Ecológica de Recicladores del Bajo Flores, la Cooperativa “el Álamo”, Cooperativa la Nueva Esperanza, e l’ Asociación Amanecer de los Cartoneros, tutte della città di Buenos Aires e provincia. b. Sindacati 50 : Unión de Clasificadores de Residuos Urbanos Sólidos, UCRUS in Uruguay fondato nel 2002. Fino al 2005 questo sindacato non contava organizzazioni di prima grandezza, fino a quando dopo il secondo Congresso Latinoaamericano di Catadores a San Leopoldo del Brasile si formò la prima cooperativa di clasificadores, oggi sono 6 le cooperative che fanno parte di questo Sindacato c. Associazioni: Asociación de Recicladores de Bogota, ARB, costituita nel 1990 e composta da 23 associazioni esistenti nella stessa città che a sua volta fa parte dell’Associazione Nazionale dei Riciclatori della Colombia, ANR, formalizzata nel 1993 che è costituita da 11 organizzazioni regionali. d. Reti: la Red Catasampa, a San Paolo nata nel 2006, la Red Cataunidos presso Minas Gerais, Catabahia a Bahía, e la50 Nonostante in Cile esistano 3 organizzazioni sindacali registrate: il Sindicato derecuperadores de residuos sólidos de Talca, il Sindicato Independiente de Recolectores deMateriales Reciclables de Maipú, e il Sindicato Cartoneros Renacer, queste funzionano comestrutture di primo ordine poiché costituite da riciclatori individuali e non da organizzazioni eimprese associative. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 195 riciclaggio
  • CENTCOOP a Brasilia, ed infine la , Red de Santa Cruz di Sierra, in Bolivia, recentemente costituitasi nel maggio del 2008. e. Movimenti Nazionali: il Movimento Nazionale dei Catadores di Materiali Riciclabili del Brasile, è stato il primo a nascere nel 2001; il secondo è stato il Movimiento Nacional de Trabajadores Cartoneros Recicladores y Organizaciones Sociales, MNT CryOS dell’Argentina, formalizzato all’inizio del 2006, ed il più recente Movimiento de Recicladores del Perù, MRP, della seconda metà del 2007 ed il Movimiento de Recolectores del Chile, MNRC, del novembre 2007.Partendo dalla premessa che nessuna delle organizzazioni mensionateprecedentemente è realmente rappresentative numericamente 51 nèinteramente omogenea nelle composizione e ubicazione, tuttavia tuttequeste, hanno iniziato a intraprendere una strada di negoziazioni earticolazioni su larga scala, emergendo come interlocutori fondamentali delmondo del riciclaggio, e hanno iniziato a costituirsi e articolarsi nel mezzodell’informalità lavorativa e della disorganicità, generando discussioni ericonoscimenti concreti sul tema del riciclaggio e difendendo a ogni costo illavoro dei propri membri riciclatori, da tutte le azioni repressive condottecontro questo settore.Alcune presentano dei tratti più marcati di solidarietà organizzativa e di unaampia rappresentazione dei riciclatori come base: il MNCR-MNRC-MRP siè costituito in Movimento con un grande sforzo a seguito della volontà dimolti.51 Le organizzazioni di wastepickers costituiscono una piccola percentuale che va dall’1 al 20%a seconda del paese e e sono rappresentative degli esempi apportati in questo articolo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 196 riciclaggio
  • Nei casi più recenti del Cile e del Perù, grazie alla presenza e all’impulsodella ONG Ciudad Saludable si sono unite 15 associazioni di raccoglitorinell’area metropolitana ed hanno come sfida principale l’ampliamentodell’area geografica e il rafforzamento organizzativo del Movimento. Nelcaso cileno, con le iniziativ dell’ Asociación de Recolectores de la Serena(AREILS, la più antica del paese) e la ONG Casa de la Paz, che insiemecon la Fondazione Avina hanno effettuato nel 2007 l’unificazione di 16associazioni più piccole coprendo un territorio che va da Copiapò (Nord) aTemuco (Sud), mantenendo come con il Movimento del Perù l’importantesfida di consolidamento e ristrutturazione organizzativa.Nel suo specifico, il caso Argentino, si presta a complesse modalità dianalisi, per le sue peculiari differenze con gli altri paesi del continente,conta almeno 3 Movimenti di Cartoneros distinti: il Movimiento Nacionalde trabajadores Cartoneros MOCAR, il sopra citato MNT CryOS, ed ilMovimiento de Trabajadores Excluidos MTE, fortemente legato alleorganizzazioni di riciclatori. E’ difficile ritrovare alle origini di questichiarità e consistenza così come presentare gli attuali processi diaccrescimento con ampia partecipazione di base dei riciclatori, al contrario,sembra esser, come dimostrerà il brano che segue, un prodotto generato dauna sovra-struttura, a partire dalle intenzioni di un piccolo gruppo diindividui, che non fanno per forza il lavoro di riciclatori. L’8 Ottobre 2005, presso la città di Salta si sono riuniti i compagni dell’Associazione Luis Alberto Núñez de la ADS" (Associazione di Disoccupati di Salta), Héctor Balbastro della "Asociación de Obreros Desocupados de Santa Fe", e René Alberto Cruz della "Cooperativa Padilla Ltda.", con il fine di stabilire il “MNT CRyOS” Movimiento Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 197 riciclaggio
  • Nacional de Trabajadores Cartoneros, Recicladores y Organizaciones Sociales de Argentina (Movimento Nazionale di Lavoraori Cartoneros, Reciclatori e Organizzazioni Sociali dell’Argentina) 52E’ importante rimarcare il fatto che sebbene le finalità possano essercondivise da molte organizzazioni di secondo ordine presenti in in questopaese, i cammini attraverso cui si è costituito risultano ben poco articolatinel loro avvio, voluto piu che altro da una vasta gamma di attori a cui sta acuore la tematica dei cartoneros e in minor parte gli stessi cartoneros.Al contrario in Brasile, gli attori che provenivano dalla Caritas, dallaOAF 53 , dal Forum Lixto&Cidadania, UNICEF, dalla Fondazione Luterana,ecc.unirono 1700 catadores durante il Primo Congresso Nazionale deiCadadores del 2001, hanno reso possibile la creazione di un MovimentoNazionale così consistente nel suo processo che tutt’oggi continua il suolavoro e cresce, con l’appoggio di varie entità sia istituzionali che private(nel 2006 l’appoggiavano 44 cooperative, per un valore totale di 36 milionidi reali attraverso la Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale, 10milioni sono andate all’appoggio delle reti di cooperative e il commercioper la compagnia Petrobras durante l’anno 2007, e 31 milioni sono previstiper il biennio 2008-2010).52 Estratto da “Breve Historia del Movimiento de Cartoneros y Recicladores” (“Breve Storiadel Movimento dei Cartoneros e Riciclatori”)http://ar.geocities.com/movimientonacionalcartoneros/1_BreveHistoria.html ultimo accesso29/04/0853 L’Organizzazione dell’Aiuto Fraterno, è stata per anni il supporto di riferimento delMovimento Nazionale di Catadores del Brasiele, prima che questo si costituissegiuridicamente .e potesse dialogare direttamente con le istituuzioni Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 198 riciclaggio
  • A livello istituzionale, l’importanza raggiunta dal MNCR a partir dal ForumLixo&Cidadania del 2004 è dimostrata dalla formazione del ComitatoInterministeriale di Inclusione dei Catadores di Materiali Riciclabili, chevede presenti al suo interno: il Ministero della Scienza e della Teconologia,il Ministero dello Sviluppo e dell’Industria e del Commercio, il FondoNazionale per l’Ambiente, il Ministero delle Città e delllo Sviluppo Sociale.Un anno dopo la creazione di questo Comitato, si è deciso da parte delMNCR di effettuare uno studio per analizzare il costo generali dai siti dilavoro dei catadores; in questo studio è il presupposto per un progettomilionario voluto dal governo del Presidente Lula attraverso il Ministerodello Sviluppo Sociale, MDS, per lo sviluppo delle capacità professionalidel MNCR e il rafforzamento delle sue basi organiche (cooperative,associazioni e raccoglitori individuali) secondo il seguente schema: Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 199 riciclaggio
  • SCHEMA ORGANIZZATIVO MNCRFig. 2 – Schema di funzionamento del MNCR, Lucia Fernandez – fonte di consultazioneDebora Loli – MNCRNonostante il modello brasiliano risulti molto incoraggiante per la suastrutturazione interna e per ciò che si è raggiunto, tuttavia sono in corsovalutazioni di questi processi di articolazione di attori ed organizzazioni,sull’impatto rale a livello produttivo ed economico dei propri membri, conl’obiettivo di cercare la frattura esistente tra le organizzazioni di secondo Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 200 riciclaggio
  • ordine di tipo meramente politico-dialettico, passando attraverso unacomposizione di associazioni che sono legate tra loro da vincoli relazionalidi commercio e produzione, così come la difesa del lavoro e i pianisindacali.E’ così che i menzionati casi della RedCatasampa 54 a San Paolo e laCooperativa Cataunidos 55 a Minas Gerais, e CENTCOOP a Brasiliaoperano come reti di commercializzazione, generando centri di valoreaggregato del materiale a partire dalle cooperative di base e a loro voltasono membri del MNCR, dando dimostrazione di come le dimensionieconomico-produttive siano effettivamente integrate nei movimentipolitico-organizzativi.Entrambe le dimensioni si ritrovano in India, nel: SEWA che ha sviluppatola prima organizzazione sindacale, migliorando notevolmente le terribilicondizioni legate a abusi continui sui da parte delle autorità creando la castapiù svantaggiata dei waste pickers, così il SEWA, attraverso l’utilizzo diuniformi, carte di identificazione, partendo da tratti di identità comune hafatto sì che questi lavoratori iniziassero a vedersi e sentirsi parte di uncollettivo.54 Questa rete è di tipo intermedio, e a differenza del Movimento di Raccoglitori del Cile, puòesser visto a sua volta come una Rete di Associazioni di Scala Nazionale, la Red Catasampaopera principalmente nella regione di San Paolo, e conta 13 Cooperative Associate.55 Costituita da 9 associazioni, all’inizio era una grande cooperativa federata, e oggi èmaggiormente conosciuta come una Rete di Economia Solidaria e che si trova nelle regioni diBelo Horizonte, Betim, Brumadinho, Contagem, Ibirité, Igarapé, Itaúna, Nova Lima e Pará deMinas, articolandosi tra i suoi soci ha iniziato a inviare del materiale classificato all’Unità diLavorazione della Plastica, saltando così le catene di intermediari, realizzando così processi diindustrializzazione collettiva. Fonte:http://siteresources.worldbank.org/INTUSWM/Resources/463617-1190232794490/Dias.pdfUltimo accesso 20/04/08 Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 201 riciclaggio
  • Legandosi successivamente a imprese cooperative di base, dove l’obiettivodi migliorare la vendita e i prezzi dei materiali era centrale, supporta ladiminuzione dello sfruttamento da parte degli intermediari e di conseguenzail miglioramento delle entrate economiche dei waste pickers.Questa intersezione di dimensioni fa si che, tra le altre cose, questomovimento non rimanga un processo sommerso e isolato di base,generalmente con scopi economici, che vede come unico obiettivol’aumento di guadagni tramite l’associarsi, allo stesso vi sono movimenti diriciclatori che creano marce di protesta o conflitti politico-statali o alleanzameramente economiche (secondo gli indici di di spartizione che troviamo inquesto tipo di associazioni nate esclusivamente per il “guadagno”, si creanoalleanze con determinati partiti o entità per migliorare il livello di ingressoeconomico oppure si dedicano allo scontro costante con le autoritàgovernative).5. La mappa Latinoamericana come processoAll’inizio del 2005 nella città di San Leopoldo, in Brasile, è avvenuto ilsecondo Congresso Latinoamericano di Catadores di Materiali Riciclabili,dove parteciparono Argentina, Colombia, Uruguay e Cile, raddoppiando lapresenza avuta durante il primo congresso avvenuto in Brasile nella città diCaxias do Sul nel 2003 (erano presenti solo Argentina e Uruguay).A partire da questo momento è iniziato a formarsi una prima articolazionerappresentanti di organizzazioni di riclatori di questi 5 paesi, che miravanoalla costituzione di una Rete Latinoamericana di Organizzazioni diRiciclatori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 202 riciclaggio
  • Dopo due anni di comunicazioni a distanza e alcune riunionirappresentative (Buenos Aires 2005 e Bogotà 2006) sono arrivate offerte disolidarietà e appoggio internazionale nei confronti di problemi concreti(confisca dei carri, sfratti violenti, negoziazioni istituzionali) quindi si sonostabilite delle piattaformi di richiesta comuni venute dalle discussioni deiriciclatori, da investigazioni e delle richieste di soluzioni concrete. E’ statonel 2006 che la Fondazione Avina per lo Sviluppo Sostenibile in AmericaLatina, una delle prime a lavorare su questo tema in Brasile e in Cile, chiesedi partecipare attivamente nel processo di rafforzamento locale earticolazione interna delle organizzazioni dei riciclatoi attraverso duedistinti uffici nel resto del continente e con i diversi rappresentanti-socicoinvolti in questo processo.Nel novembre del 2006 si è svolto a Bogotà, Colombia, un Congressoorganizzato da questa stessa Fondazione Avina e dall’Associazione diRiciclatori di Bogotà, sull’articolazione fin’allora stabilita 56 e inquest’occasione si è deciso per un terzo congresso Latinoamericano.Si deve attendere il 2007 per vedere una nuova riunione rappresentativanella città di Santiago del Cile con i rappresentanti di organizzazioni didiversi paesi membri e tecnici della Fondazione Avina (parteciparonoColombia, Brasile e Cile) dove si definirono aspetti operativi interni dellaRete 57 e si è stabilita una alleanza di lavoro con la Rete di Donnedell’Economia Informale (WIEGO – India) e il Gruppo di Collaborazionenei Residui Solidi nei Paesi a Basso-Medio Reddito (CWG) attraverso i56 Presentazione di Lucía Fernández “Algunas cuestiones en la articulación de losrecicladores”57 Per esempio: Segreteria itinerante annuale con base presso La Serena del Cile, il riciclatoreExquiel Estay responsabile e Lucia Fernandez con figura di tecnica di sostegno. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 203 riciclaggio
  • membri che si occupano del Settore Informale (settore informale delriciclaggio)Sicuramente queste reti hanno un imprinting globale, la prima con una forteincidenza in Asia e in Africa fondamentalmente attraverso le organizzazionidi lavoratori dell’economia informale e i tecnici e la seconda con base inSvizzera e con membri di diversi continenti, con un profilo di sostegnotecnico e alleanzadi consultazione sul tema della gestione integrata deiresidui.Questa alleanza può esser vista principalemente come la realizzazione diuna presa di coscienza delle organizzazioni di riciclatori che esistono, chetende a fornire una serie di dati per la costituzione di mappe che riassumanole informazioni strategiche capaci di descrivere il potenziale (JAUREGUI2005) per lo sviluppo del terzo Congresso Latinoamericano, con l’obiettivodel Primo Congresso Mondiale di Ricicladores.E così che di è iniziato a sentire la necessità di una mappa globale delleorganizzazioni di ririclatori che segnalino esaustivamente ciò su cui primanon esisteva alcuna informazione chiara. A partire dal mese di settembre2007, diversi rappresentanti ricilatori coinvolti nel processo di articolazionedelle organizzazioni negli anni precedenti, hanno iniziato a viaggiare per ilcontinente, esplorando nuovi territori e creando i nuovi contatti con nuoveorganizzazioni con direttamente con riciclatori individuali. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 204 riciclaggio
  • Fig. 3 Immagine originale de Mapeo de Organizaciones de Recicladores-CWG-fonte:Lucia FernandezNella figura 3 si possono notare gli accordi con le diverse organizzazioni diriciclatori coinvolti, dove ognuno ha definito i propri rappresentanti per la Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 205 riciclaggio
  • realizzazione della raccolta dei dati nei differenti paesi 58 . E’ stata elaborata,congiuntamente con la mappa realizzata per l’Asia nello stesso periodo, unapiantina di rilevamento di informazioni di base per diffondere informazionie per dare il via agli inviti del primo Congresso Mondiale e al terzoCongresso Latinoamericano e l’elaborazione di informazioni corretteattraverso le informazioni e le percezioni ottenute tramite i viaggi deiriciclatori.Questo progetto-esercizio è sato un processo 59 molto importante per la suacaratteristica di inversione dei classici ruoli, solitamente il “tecnico-consulente” ricerca e coordina, insieme con altri di altri paesi per larealizzazione di un campione, in questo caso organizzativo, che diventi poiil prodotto della presentazione di un “Informe sulle Organizazioni diRiciclatori dell’America Latina. Al contrario, in questo caso, i tecnici 60coinvolti in questo processo sono stati al servizio e a disposizione delledecisioni prese dai riciclatori, generando una dinamica di rafforzamento epartecipazione di questi ultimi, che ha permesso tra l’altro il sentirsi parte diun progetto comune e l’esser protagonista di una sfida importante:identificare e sensibilizzare la popolazione con cui si entra in contatto allatematica del processi di organizzazione dei riciclatori e la socializzazione58 Exequiel Estay per AREILS Chile, Severino Lima per il MNCR Brasil, Silvio RuizGrisales, Maria Eugenia Duque, Myriam Herrera per l’ARB Colombia e Darío Castro perANR Colombia.59 Nel maggio 2008 si devono realizzare i viaggi nella zona del Centroamerica (Messico, Cuba,isaranno i primi, El Salvador, Nicaragua e Panama a seguito del Congresso Mondiale) si vuoleestendere il processo anche a Guatemala, Porto Rico e Costa Rica.60 La costituzione della mappa ha contato sull’appoggio degli uffici decentralizzati dellaFondazione Avina, che permisero per esempio l’assegnazione di un ammontare economico perle diverse organizzazioni per la realizzazione dei vari viaggi, così come una segreteria tecnicache ha coordinato l’entrata delle informazioni, la sintesi delle informazioni, l’elaborazionedella pianta di rilevamento dei dati coordinata con l’Asia e una diffusione virtuale iniziale deidati dei paesi da mappare. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 206 riciclaggio
  • al processo organizzativo a livello Latinoamericano e l’invito allapartecipazione al Congresso dei riciclatori nel mese di marzo 2008. (DaríoCastro, Presidente della Asociación de Recicladores de Colombia A.N.R-Visita Informale in Venezuela, novembre 2007).D’altra parte, i risultati principalmente ottenuti evidenziano da una parteinteressanti analisi e/o attività non previste originariamente comel’identificazione dei organizzazioni di intermediari o l’ostacolo da partedelle autorità comunali all’organizzazione dei riciclatori: Si sono identificati intermediari e riciclatori e riciclatrici non organizzati. Nella discariche vi è grave povertà, un elevato numero di reciclatori che però non hanno nessuna intenzione di organizzarsi e le organizzazioni che si incontrano sono solo quelle degli intermediari. (Darío Castro, visita alla discarica della città di Sancristobal, Venezuela e Identificazione della popolazione che lavora come - 9 novembre 2007). Nel momento in cui siè avvertita la necessità di una organizzazione formalmente e legalmente riconosciuta gli amministratori del Comune immediatamente hanno detto che non era assolutamente necessario che avrebero portato avanti accordi in maniera verbale e in nessun momento sarebbe stato necessario che i “guajeros” (i riciclatori) si organizzassero. (Maria Eugenia Duque, visita al Discarica di Guatemala, 8 gennaio 2008.)Sicuramente, il rilevamento dei dati attraverso la piantina proposta 61 nonpermette di apportare una quantità di informazioni sufficienti per una analisicompleta del fenomeno nel continente.61 La suddeetta cartina o piantina di rilevamento presentava una quantità di informazioni cosìraggruppate: Dati del Contatto, della organizzazione, attività ralizzate dall’organizzazionerilevata, alleanze storiche dell’organizzazioni e possibili alleanze future. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 207 riciclaggio
  • L’eterogeneità nella composizione di queste relazioni, ha fato sì che nelrilevamento dei dati realizzato su Perù, Cile, Equador o Guatemalainformazioni approfondite che vanno dalle quantità di residui raccolti perassociazioni alle alleanze storiche di queste, mentre in Bolivia, in Argentinae in Paraguay non si è sicuri se sia stata utilizzata la cartina di rilevamentocome strumento, poichè ha comportato mesi di discussioni tra gli attoriindividuati, visite alle officine ai terreni ecc.6. Il Congresso MondialeDal l’incontro,dall’afflusso di nomi, di categorie, di parole, di affermazioni qualcosa è nato. A partire da una idea precisa di provenienza indistinta, idee differenti che circolavano liberamente, qualcosa si sta componendo. Entriamo nel campo dell’immanenza, della concretezza, noi creiamo le nostre (la nostra) attività che ci danno forma; esistiamo. 62“Recicladores Sin Fronteras”(Riciclatori Senza Frontiera) è stato il nomeproposto nel workshop di preparazione del Congresso Mondiale deiRiciclatori, nella città di Giradot, Colombia nel mese di novembre 2007evento che si è svolto nel passato marzo 2008 nella città di Bogotà,Colombia.A questo evento hanno partecipato 35 paesi 63 di tutti i continenti e la suaconvocazione si è stata divulgata attraverso i contatti creati durante i lavori62 Lewkowicz Ignacio,2006 Pensar Sin Estado, La subjetividad en la era de la fluidez(“Pensare Senza lo Stato: La soggettività nell’era della fluidità”). pag 233. 1ª, Edizione. 2ªristampap. Buenos Aires: Paidós63 Paesi dell’Ameica Latina: Argentina, Cile, Perú, Haití, Brasile, Bolivia, Messico, PortoRico, Nicaragua, Costa Rica, Guatemala, Equador, Paraguay, Uruguay, Venezuela e Colombia. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 208 riciclaggio
  • per la costituzione della Mappa Globale delle Organizzazioni di Riciclatoried anche attraverso i canali più imprevedibili di contatti “virtuali” che ilmondo di Internet oggi permette. Nella società attuale, attraversata da conflitti di non-conoscenza tra lediverse parti che la compongono, il primo compito di un evento consiste nel riunire le differenti parti intorno a un tavolo di discussione per espimere le proprie posizioni già questo in se stesso costituisce un grande contributo nella ricerca di soluzioni (JAUREGUI:2005)Non hanno partecipato unicamente organizzazioni di riciclatori, durantequesti giorni a partire dal 1 al 4 marzo, hanno preso parte anche organismidel Governo, Agenzie Internazionali per la Cooperazione, ONG, Fondazionie Istituti di Ricerca hanno preso parte per dibattere intorno alle areetematiche di discussione proposte dal Congresso. 64Lo stesso si è ritrovato in un progetto più ampio di costituzione di una ReteMondiale di Riciclatori, proposto dalla prima menzionata Rete WIEGO, conl’appoggio e l’alleanza delle altre entità per la sua organizzazione tra cui peresempio la Fondazione Avina, il CWG e l’Associazione di Riciclatori diBogotà che ha oprato come Segreteria e Organizzazione Locale.La prima difficoltà incontrata per perseguire questo obiettivo è stata ladifferenza di avanzamento, dei tempi e di maturità dei processi diorganizzazioni avviati nei diversi continenti. Per esempio in Asia, l’India èmolto avanti in quanto a organizzazione dei riciclatori, non solo sul pianoPaesi dell’Afica: Sudafrica, Egitto, Kenya. Paesi dell’Asia: India, Filipine, Nepal, Cambogia,Indonesia, Hong Kong, Paesi del Nord America: EEUU, Canada. Pesi dell’Europa: Olanda,Svizzera, Germania, Spagna, Italia, Turchia, Inghilterra e Albania.64 Tutte le informazioni della convocazione così come sono state presentate all’evento sipossono tovare qui: www.recicladores.net Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 209 riciclaggio
  • locale bensì sull’intera aticolazione di tutto il paese intorno al tema, mentregli altri paesi sono piuttosto deboli per quanto riguarda questo processo,risulta così difficile pensare ad un’articolarsi di riciclatori individuali comerappresentanti di un paese, all’interno di una grande alleanza globale. Ilcaso dell’Africa è abbastanza simile, qui i riciclatori non hanno una stabileorganizzazione di base, così un articolazione modiale solo trarappresentanti, non forti di una stabile base organizzata, può diventarerischiosa e difficile.Proseguendo con il discorso originario di Lewkowicz, parlare di un “noicollettivo”, fa mancare consistenza ai componenti precedentementedeterminati. Il “noi collettivo” in momento ed epoca di fluidità come èl’attuale, non si può non appoggiare su degli assi strutturali che non sianola creazione di situazioni, si può chiamare “noi collettivo” ciò che sicompone a partire dagli incontri, e non a partire da elementi semplici. E’così che la sfida che sembra si sia instaurata a partire da questo grandeevento è lontana dal volersi porre come una cornice strutturante, bensì comeha detto in un’intervista Gustavo Plata Velasquez, un reciclatorecolombiano: a partire da questo momento comincia una nuova fase per lacomunità riciclatrice perchè sappiamo che seguiranno importantiprocessi.... 65Sebbene non sapiamo con certezza a quale tipo di processo Gustavo facesseriferimento, per certo ancora una volta, un evento dove partecipa unsoggetto che si incontra con altri, va a creare un “noi collettivo” che è senza65 Intervista realizzata per la Fundación Ecourbano di Entre Ríos, Argentina durante ilCongresso Gustavo Plata Velásquez, membro della Cooperativa Asidero, appartenente allaAsociación de Recicladores de Colombia. Disponibile http://www.ecourbano.org.ar/ (ultimoaccesso 26/05/2008) Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 210 riciclaggio
  • dubbio estremamente concreto: non è semplicemente una struttura (vuota).E questo “noi” continuando con Lewkowicz, ha la stessa difficolta diqualsiasi coesione in un sistema fluido: il continuo alterarsi dellecondizioni in cui ci si incontra. Per questo l’incontro non può esser unmomento di incontro in se stesso, bensì un processo dell’incontrarsipermanentemente.Un chiaro esempio che tutti abbiamo vissuto in un momento della nostravita sono le quantità di idee e progetti che vengon dall’incontrarsi, dalsemplice fatto di conoscersi e scambiarsi idee, anche per brevi momenti,senza dubbio la quotidianità è il più forte impulso di cambiamento.E così forse la cosa più importante è il valore simbolico della situazionesenza aspettarsi troppo di più. “Mi sembra che esista un “prima” e un“dopo” evento. Prima, eravamo un gruppo di stolti in questo mondo, cheaveva un sogno a livello nazionale, locale e regionale. Oggi siamo ungruppo a livello mondiale che cerca di rivendicare i diritti umani. Questastoria ci permette di entrare negli scenari, questo evento ci apre una stradache mai prima abbiamo percorso...Passiamo dall’esser invisibili alproporre un modello di sviluppo dove si tenga conto la partecipazione,l’organizzazione e prima di tutto i diritti e la passione sociale che abbiamoin Colombia, passione che i governi per cento anni hanno disconosciuto.”(Gustavo Plata Velásquez)7. Conclusioni 1) Logiche di concentrazione spazio-lavorative intorno alla tematica dell’informalità e dei residui sono le soluzioni presentate per il tema “problema dei riciclatori di residui”. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 211 riciclaggio
  • Dobbiamo ripensare le modalità di articolazione politica ed economica tra i riciclatori ( e non necessariamente con modalità accentrate) come alternative valide per migliorare le condizioni di vita, che prevede l’unione di un maggiorn numero di riciclatori (sia di gruppi che di individui). Questi possono così operare come organismi di dialogo con le autorità che si incontrano quando si devono cercare delle soluzioni a problematiche che preoccupano in gran parte la societò, trovando così dei punti di incontro favorevoli a più soggetti grazie alla ricerca congiunta di soluzioni.2) Le soluzioni che hanno portato alla creazione di “piante del riciclo” (con capannoni per il riciclo) sono viste la maggior parte delle volte con molto interesse da alcuni gruppi di riciclatori, generalmente coloro che sono più propensi ad organizzarsi lavorativamente, però si devono studiare i reali impatti e i risultati economici di questi imprendimenti, se si considera che le iniziative nate a partire da richieste del settore o ottenute attraverso gli organismi governativi, non sempre sono auto-sostenibili, se non addirittura, al contrario totalmente in balia dei sussidi esterni, e ciè è un rischio potenziale per l’autonomia e lo sviluppo del lavoro del riciclatore.3) I vincoli relazionali tra i membri delle organizzazioni di secondo ordine devono tendere ad esser complementari in entrambe le dimensioni; sindacale ed economica e perciò è fondamentale la solidarietà tra i membri e l’autonomia da fonti economiche o/o politiche esterne. Le alleanze desiderabili vanno da quelle possibili all’interno delle relazioni tra imprese di base del piccolissimo quartiere all’ articolarsi più complesso su scala Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 212 riciclaggio
  • nazionale è importante che si congiungano attraverso una rete di commercio e alleanze politche. 4) Le differenze di risultati nella Mappa Latinoamericana di Organizzazioni ci fanno riflettere sulle volontà-razionali scientifiche in cui siamo coinvolti in questo compito di accompagnamento e sostegno tecnico, così come devono riflettere le entità donatrici, a cui chiediamo di perseguire obiettivi “visibili” a breve termine, piuttosto che pianificare risultati a largo respiro. (IFAD:2000) senza prendere in considerazione le particolari dinamiche e i processi lavorativi e organizzativi dei riciclatori coinvolti. 5) La creazione di reti e/o articolazioni globali devono partire dalla premessa di una forte concretezza e responsabilità dei divrsi nodi- membri di base, questo permetterà di passare a processi relazionali tendenti all’elaborazione di piani lavorativi importanti, con impatti di medio e lungo termine e utilizzeranno gli eventi come momento di riferimento di un processo più ampio e consensuale.Se l’arbitrarietà dei greci nell’unire i punti più luminosi in costellazioni, ciha fatto riconoscere e dopo 2006 anni, tutt’oggi ci fa riconoscere lecostellazioni come “Orione”, il “Sagittario” e molte altre ancora, nellostesso modo dobbiamo comprendere che le articolazioni di riciclatori alivello locale, regionale o globale non sono composizioni arbitrarie e pocorappresentative numericamente di questo settore, quando queste dimostranotrasparenza e concretezza nei loro processi di costituzione e stabilità,possiamo vedere in loro alternative valide. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 213 riciclaggio
  • Lucia Fernandez ha accompagnato e sostenuto dal 2003 al 2008 i processi di Organizzazione Sindacale e Cooperativa dei clasificadores dell’Uruguay, è stata una delle prime responsabili della nascita e dellosviluppo della Rete Latinoamericana di Riciclatori negli ultimi tre anni e ha coordinato il Congresso Mondiale dei Riciclatori. Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 214 riciclaggio
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  • Raccoglitori di residui Una panoramica globale sul primo anello del circuito del 218 riciclaggio
  • autori:Poornima Chikarmane Lucia Fernandez Laila Iskander Pietro Luppi Lakshmi Narayan Cecilia Ruberto Pablo Schamber Reka Soos Noemi Stanev