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Lezione Infea Grosseto 3 Lezione Infea Grosseto 3 Presentation Transcript

  • Progetto INFEA – Grosseto Modulo Informatico Comunità virtuali Dott.ssa Caterina Policaro E-learning consultant [email_address] www.elearningtouch.it Grosseto, 5 marzo 2004
  • “ Se ho un problema, chiedo aiuto a chi probabilmente lo ha già affrontato; se mi viene data una soluzione e la comprendo, ho imparato una cosa nuova, se non mi viene data, provo a cercarla insieme ad altri che hanno (o potrebbero in futuro avere) il mio stesso problema .” G. Trentin Perché una community?
  • Communities of practices
    • Una comunità di pratica (COP) è un gruppo di persone che svolgono una qualsiasi attività affine ed interagiscono tra loro in modo informale.
    • La forte coesione e lo spirito di gruppo sono il filo rosso che tiene assieme queste aggregazioni sociali.
    • Per tale ragione le comunità di pratica possono nascere e svilupparsi spontaneamente in qualunque organizzazione, attraverso un processo di socializzazione finalizzato alla condivisione delle esperienze quotidiane e delle pratiche lavorative.
  • Comunità di pratica
    • Etienne Wenger, massima esperta internazionale sull'argomento, definisce le comunità di pratica utilizzando tre indicatori:
        • l'impegno in una qualsiasi attività comune le contraddistingue;
        • la forte coesione sociale le unisce;
        • la condivisione di una "cultura" specifica le mantiene attive.
  • Comunità di pratica - riferimenti
    • Etienne Wenger
        • LAVE J., WENGER E. (1990), Situated learning: legitimate peripheral partecipation ,Cambridge UK, Cambridge University press.
        • WENGER E. (1998) Communities of practice: learning as social system , in "Systems Thinker"; in formato elettronico http://www.co-i-l.com/ coil / knowledge -garden/ cop / lss . shtml .
        • WENGER E. (1998), Communities of practice: learning, meaning, and identity , Cambridge University press.
  • Caratteristiche distintive
    • Condivisione di “expertise” acquisite sul campo e mutuamente definite
    • Doppia dimensione, partecipativa e informativa
    • Organizzazione secondo attività e bisogni coagulati intorno a poche idee e compiti condivisi
    • Ruoli dei membri da novizio sino a esperto
    • Uso delle ITC per collaborare e comunicare
    • Apprendimento “situato”, non rispetto allo spazio-tempo, ma rispetto alle “pratiche” (intese come prassi lavorative)
    • Apprendimento come percorso dalla periferia fino al nucleo della comunità (Partecipazione periferica legittima)
  • Un modello
  • Ruoli
    • I ruoli ricoperti dai Membri non sono statici, ma legati al grado di autorevolezza (“stellette”) che si guadagnano sul campo e si mantengono nel tempo.
    • In prima battuta:
      • Partecipante Inattivo  Membro Novizio
      • Partecipante Attivo  Membro Organizzatore
      • Tutor  Membro Mediatore
      • Staff Tecnico  Membro Gestore
      • Progettista  Membro Coordinatore
      • Esperto  Membro Guru
    • Nuovi Ruoli:
      • Osservatori esterni
    • Comunicazione
        • Ricchezza di canali comunicativi asincroni e sincroni
        • Flessibilità nell’organizzazione dei flussi comunicativi
        • Presence awareness (instant messaging)
    • Produzione
        • Spazio di produzione cooperativa e di supporto ai membri
        • Gestione delle attività
        • Supporto all’innovazione
        • Supporto alla diffusione delle informazioni (Newsletter)
    • Memoria
        • Persistenza delle interazioni comunicative
        • Costruzione/Raffinamento delle ontologie
        • Organizzazione efficace per la ricerca delle informazione e la soluzione di problemi “classici”
    Caratteristiche tecnologiche
  • Ipotesi di modello Membri Attività Innovative Archivio Buone Pratiche Gestione della Conoscenza Tacita Comunicazione Interna ed Esterna
  • Definizione Le comunità di pratiche (community of practice o più semplicemente CoP) sono comunità costituite da un certo numero di persone che svolgendo, normalmente, attività similari si relazionano tra loro in modo spontaneo ed informale per condividere esperienze quotidiane e pratiche di lavoro. Alcuni esempi Numerosi sono gli esempi di comunità di pratiche e le aree dove esse possono nascere e prosperare. Ad esempio, una comunità di pratiche può essere costituita da docenti che si ritrovano a discutere della loro esperienza didattica o da personale amministrativo di una scuola che scambia opinioni e commenti su normative vecchie e nuove. CoPs
  • Quali sono le caratteristiche di una CoP Caratteristiche principali di una comunità di pratica sono: ? l’impegno in una attività comune ? la forte coesione sociale tra i partecipanti ? la condivisione di una “cultura” specifica Tutte e tre queste caratteristiche motivano fortemente i partecipanti a collaborare tra loro spinti dal desiderio di intraprendere un percorso di crescita comune. Non sono, dunque, solo e semplicemente un gruppo di persone che si incontrano durante una pausa, un gruppo di docenti che si incontrano in “Sala professori”, ma un gruppo di individui che condivide un “clima intellettuale” fatto di: ? un comune linguaggio ? un comune modo di esprimersi ? comuni aspirazioni e aspettative Il valore reale di una comunità di pratiche risiede proprio nel bagaglio di esperienze posseduto dai suoi membri, una conoscenza fatta di aspetti taciti difficilmente trasferibili in modo formale ma solo attraverso processi di socializzazione. Caratteristiche
  • Dove si formano le CoP? Una comunità di pratiche può nascere all’interno di gruppi già strutturati (ad esempio una scuola o una divisione aziendale) o in gruppi più ampi (ad esempio, una intera azienda o più scuole diverse) senza per questo creare una nuova struttura o una nuova unità funzionale in quanto la sua esistenza viene giustificata unicamente dal valore intrinseco che i membri le attribuiscono piuttosto che da attribuzioni di particolari compiti o strutture. Né, viceversa, una comunità di pratica può essere assimilata ad un semplice gruppo di persone, ad una semplice rete di individui in quanto essa non è fondata su un insieme di relazioni amicali o sociali, ma sulla sua capacità di creare un “ utile ” per i suoi membri: scambiare e creare conoscenza . CoPs
  • Gli assunti su cui si basano le CoP La “ pratica ” , intesa sia come il realizzarsi di una attività lavorativa sia come la metaconoscenza che la rende possibile, è il fondamento di una comunità di pratica. I processi di apprendimento sono situati rispetto a pratiche sociali, oltre che nello spazio e nel tempo. In altre parole, la costruzione di conoscenze non scaturisce da processi che avvengono solo nelle singole menti ma anche da una partecipazione individuale a pratiche socialmente strutturate (Mason). Imparare deriva, dunque, anche da continue transazioni del singolo con gli altri all’interno di comunità come accade ad un apprendista (Lave e Wenger) (vedi uu.dd. precedenti). L’individuo che entra da apprendista in una comunità di pratiche è un individuo che ha poche conoscenze; le conquisterà negli scambi con gli esperti, dapprima per compiti elementari e, successivamente, per compiti sempre più complessi. E’ da osservare, a questo proposito, che la progressiva acquisizione di conoscenze da parte dell’apprendista tramutandolo in esperto e facendolo traslare dalla “periferia” della comunità al “centro” della stessa ove è situato il nucleo forte, il nucleo esperto, assicura la dinamicità della comunità di pratiche nelle interazioni tra i suoi membri e con il mondo esterno. CoPs
  • Le comunità di pratiche presentano un ben definito ciclo di vita come mostrato da Wenger. Nella prima fase di sviluppo, denominata potenziale , gli individui, trovandosi di fronte alle problematiche tipiche della loro attività, “si guardano intorno” ricercando aiuti e disponibilità negli altri. Nella seconda fase , denominata di coesione , i membri potenziali delle comunità di pratiche negoziano la creazione e la propria appartenenza alla comunità di pratiche mettono in campo le proprie potenzialità. Nella terza fase , denominata attiva , si ha la massima attività della comunità di pratiche: i membri partecipano ad essa attivamente creando sempre nuovi artefatti, nuove relazioni ed interessi. Nella quarta fase , denominata di dispersione , i membri non partecipano più intensamente come nella fase precedente alla comunità anche se essa è ancora attiva come centro di conoscenza. Nella quinta ed ultima fase , denominata di memorizzazione , la comunità di pratiche non risulta più al centro degli interessi dei membri anche se essi la riportano come esperienza significativa. Ciclo di vita
  • All’interno delle comunità di pratiche sono riconoscibili le seguenti forme di leadership tacitamente riconosciute da tutti i membri: ? leadership degli esperti che rappresentano la figura alla quale guardano in prima battuta i membri periferici di una comunità di pratiche ? leadership degli organizzatori , riconosciuta a quei membri che svolgono al suo interno compiti organizzativi e che classificano e documentano le pratiche ? leadership dei comunicatori , riconosciuta a quei membri che riescono a relazionare una comunità di pratiche con altre comunità di pratiche e a chi mantiene i contatti con la struttura organizzativa. Forme di leadership
  • - la realizzazione di una INTRAPRESA COMUNE , intesa come tale dai suoi membri e negoziata nei suoi diversi aspetti - l’esistenza di un IMPEGNO RECIPROCO tra i membri, i quali si sentono legati da una comune identità all’interno di una determinata entità sociale - la presenza di un REPERTORIO CONDIVISO di risorse comuni sviluppato nel tempo, ossia “linguaggi, stili di azione, sensibilità, modalità ricorrenti di azione e pensiero” (E. Wenger) Tre caratteristiche essenziali
  • - bilanciare STANDARDIZZAZIONE delle procedure e SPECIFICITA’ delle pratiche - evitare i RISCHI DI ISTITUZIONALIZZAZIONE (i riconoscimenti formali snaturano le comunità) - comprendere le DINAMICHE PROFONDE e cercare di influenzarle positivamente (valorizzazione dei risultati e sostegno delle innovazioni) - realizzare forme di SOSTEGNO NON INTRUSIVO alle comunità (non “sottoporre i potenziali innovatori all’influenza restrittiva delle ipotesi dominanti”) Gestire la comunità di pratica
  • Etienne Wenger, massima esperta internazionale sull'argomento, definisce le comunità di pratica utilizzando tre indicatori: 1. l'impegno in una qualsiasi attività; 2. la forte coesione sociale che le unisce; 3. la condivisione di una "cultura" specifica. Il legame che si crea tra le persone che ne fanno parte è dovuto al fatto che tutti i partecipanti credono in quello che fanno: si impegnano in una attività collaborativa perché li accomuna un interesse, un obiettivo o una necessità che deve essere affrontata. La passione che pongono in ciò che realizzano insieme non si esaurisce però nel raggiungimento di un obiettivo prestabilito. La vera motivazione per cui queste persone sono propense a collaborare tra loro è data dalla voglia di intraprendere un percorso di crescita comune. Le comunità di pratica non sono quindi semplicemente un gruppo di lavoratori che si scambiano informazioni durante una pausa: sono un gruppo di persone che hanno una storia in comune. Esse condividono una "cultura, hanno un proprio linguaggio, un vocabolario e un modo di esprimersi che si crea con il passare del tempo. Il loro forte senso di coesione si sedimenta e rafforza grazie ad una stessa modalità di interpretazione degli eventi che si presentano. CoPs
  • Con il termine "pratica" si indica sia l'effettivo realizzarsi dell'attività lavorativa sia la metaconoscenza che rende quest'ultima possibile. Apprendere una pratica significa essere in grado di svolgere una attività con abilità e competenze che permettono di agire in modo veloce e allo stesso tempo efficiente. La pratica è il nucleo centrale delle comunità di pratica. In altre parole il valore reale delle comunità di pratica, il loro patrimonio condiviso, è proprio il loro bagaglio di expertise, la loro conoscenza acquisita sul campo . Questa conoscenza è fatta di aspetti taciti, cioè non sempre consapevoli ed espressi con chiarezza. Non è quindi facilmente formalizzabile né trasferibile attraverso procedure di formazione tradizionali. Per permettere che vi sia un reale apprendimento occorre che questa expertise sia interiorizzata attraverso un processo di socializzazione. … la Pratica…
  • Una rappresentazione grafica