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  1. 1. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 1 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147ARCHIVIO › LA GIORNATA10 maggio 2013 - ore 14:29Gli idioti di TwitterIl rapido declino della civiltà occidentale 140 caratteri per voltaNon c’è posto migliore di quella specie dimensa scolastica che sono i nuovi mediaper capire la twidiozia. Il Washington Post harecentemente pubblicato un pezzo sulla mortedel metronomo, che i musicisti stannorimpiazzando con applicazioni per iPhone chesvolgono la stessa funzione. L’intera storia eranata da una serie di 17 tweet, che il giornaleaveva pubblicato parola per parola (e poi ci sichiede perché la stampa sta morendo). C’è poiNick Bilton, lo scrittore del Bits Blog sul NewYork Times, che vive sul filo del rasoio dellaconnessione. O meglio, della disconnessione, dato che ha recentemente proclamato quantosia maleducato lasciare messaggi nella segreteria telefonica, che obbligano il destinatario aprendere in mano un telefono ed avere – preparatevi – una conversazione reale. Egli ignora imessaggi in segreteria del padre, e comunica con la madre, lo ammette senza vergogna,principalmente attraverso Twitter. Quanto sono disperati i giornalisti che provano a essere alpasso coi tempi? Basta guardare il giornalista esperto di media di Mediaite, Tommy Christopher.Nel 2010, ha fatto un live-tweeting del suo infarto, mentre i paramedici lo stavano salvando.“Dovevo essere io. Sto facendo il live-tweeting del mio attacco cardiaco. Provate a battermi!”.Sfortunatamente un sacco di persone ci stanno provando, a batterlo.Ecco una breve lista di quanto sia divenuta patologica la Twitterificazione del mondo: unospedale di Houston ha ritenuto necessario fare il live-tweeting di un’operazione chirurgica alcervello. Una classe di seconda elementare di Buffalo ha corretto i tweet dei giocatori di Nfl chepresentavano errori come esercizio di grammatica. Un hotel di Washington D.C., ha promessoun “maggiordomo dedicato ai social media” come parte del pacchetto da 47.000 dollari perl’inaugurazione del mandato di Obama, per fare la cronaca dell’esperienza in modo che “i vostriparenti ed amici possano seguire le vostre avventure su Twitter”. E protettori e prostitute delmondo reale adescano regolarmente su Twitter, forse pensando di potersi nascondere megliofra tutte le attention whore (quelle che hanno costantemente bisogno di attenzione perdimostrare al mondo di esistere, ndr) che lo popolano. I media britannici hanno annunciato lanomina da parte di David Cameron di uno “zar di Twitter”, che riceverà uno stipendio quasi paria quello dello stesso primo ministro. (Cameron una volta considerò l’opzione di un temporaneoshutdown di Twitter, dopo che orde di vandali lo avevano utilizzato per organizzarsi durante lerivolte del 2011). Le forze della Difesa israeliane sono divenute le prime forze militari adichiarare guerra via Twitter (contro Hamas). Il loro tweet di dichiarazione di guerra guadagnò430 retweet, non tanti quanti il loro messaggio “Happy #passover!” (Pasqua ebraica, Ndt): 434retweet. Quando Papa Benedetto, per Dio solo sa quale ragione, sentì la necessità di aprire unaccount, fu accolto da un tipico caldo benvenuto del tipo “vediamo di accogliere questo stronzocon un po’ di tweet di insulti”. Un pilastro di Twitter sono anche le bufale sulla morte dellecelebrità. Adam Sandler è morto circa quattro volte in quattro mesi nello stesso incidente disnowboard. Da non confondere con le minacce di morte su Twitter, un altro evergreen. Squadredella morte di Twitter hanno minacciato la vita di quasi chiunque, dal governatore del WisconsinScott Walker al commissario Nfl Roger Goodell. Lo stato dell’Ohio si dilettava ad annunciare leesecuzioni su Twitter. Mentre il “social media director” della città di Chicago (sì, ne hanno uno)decideva di occuparsi del tasso di omicidi fuori controllo chiedendo ai suoi follower di twittare leloro segnalazioni con l’hashtag #esechicago. (Ecco un’idea: #esechicago assumesse piùpoliziotti invece di social media director?)Pensate di non avere abbastanza follower su Twitter? Sembra che lo pensino anche BarackObama, Mitt Romney e Newt Gingrich, tutti accusati di aver gonfiato il numero dei loro followercon legioni di fake. Un web tool chiamato “Fake Follower Check” ha determinato che circa il 70per cento dei follower di Obama in realtà non esistevano. Ma se non vi scoraggia essere seguitida persone che non sono, parlando tecnicamente, persone, potete comprarli. Per poternescrivere una storia, Seth Stevenson di Slate ha comprato 27.000 falsi follower zombie per soli202 dollari da un non ben definito intermediario su Internet, che li ha procurati da un fornitore inIndia. Persino le persone false, tristemente, sono ormai in outsourcing.Mentre i twitteristi amano descrivere Twitter come traino della libertà, si fa poca menzione del0 Like 15091.1ValoreAttualeConsensoColle, governo, nomine: tuttocome prima?ACCESSO ABBONATIinfo@carlofavaretti.it•••••••••• EntraUTILITÀDimensione testoStampa larticoloCerca nel sitoSegnala a un amicoRead: NOWNOW LATERLATER
  2. 2. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 2 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147fatto che anche i cattivi ragazzi amano Twitter in quanto mezzo di propaganda, sorveglianza, eintimidazione. Al Qaida e i talebani sono su Twitter. La Cina ha lanciato un servizio simile, “RedTwitter”, per promuovere lo spirito rivoluzionario, anche se continua a utilizzare il buon vecchioTwitter per spiare e punire i suoi cittadini, condannando una donna a un anno di lavori forzatiper aver retwittato un post che derideva i cinesi che protestavano distruggendo prodottigiapponesi. Ovviamente, la maggior parte dei tweet non ti fa finire in prigione. La maggior parte,diciamolo, sono cazzate inconcludenti. E non fidatevi delle mie parole per questo. Fidatevi dellascienza. Un paper dei Proceedings of the National Academy of Sciences dichiara che oltre l’80per cento “dei post sui siti di social media (come Twitter) consistono semplicemente incomunicazioni delle proprie esperienze immediate”. I ricercatori di Rutgers hanno trovato che il51 per cento dei messaggi su Twitter postati da mobile erano messaggi “io, adesso”, e che l’80per cento dei tweet analizzati poteva essere classificato come “meformers” (informazioniriguardanti voi stessi). Dopo che Pear Analytics ha raccolto centinaia di tweet per duesettimane, e li ha raggruppati in sei categorie, il gruppo leader arrivava al 40,5 per cento ecorrispondeva a “chiacchiere inutili”. Persino gli utenti Twitter, in uno studio condotto daricercatori del Mit, Carnegie Mellon e Georgia Tech, hanno dichiarato che forse poco più di unterzo dei tweet che ricevono hanno davvero un valore. Anche se Twitter ha guadagnato circa140 milioni di dollari in introiti pubblicitari nel 2011, la loro più recente valutazione è stata fissataa un’allucinante cifra di 10 miliardi a causa delle aspettative sull’Ipo 2014. Datemi dello scettico(guardate il fallimento dell’Ipo di Facebook, nel 2012 circa), ma il vero valore di Twitter potrebbeessere stato colto al meglio dalla Annenberg School for Communication. Hanno intervistato1.900 soggetti, chiedendo se volessero pagare per Twitter. Il risultato? Un bel 0,00 per cento disì. Cioè NESSUNO.Non che questo freni i trionfalisti di Twitter per un solo secondo. In realtà, dopo tutta questacritica a Twitter nella quale mi sono invischiato, inizio a sentirmi poco gentile. Cercare Twidioti alungo tempo può far venire in mente Thoreau, che disse, “Ma guarda! Gli uomini sono diventatigli strumenti dei loro strumenti!”. Eppure, colpire la Twitidiozia da lontano sembra quasiassumere il tipo di comportamento che io stesso condanno su Twitter. Sono quindi andato in unposto dove sapevo avrei trovato la più grande concentrazione di trionfalisti di Twitter. Il postoche si fregia di essere stato il primo ad avere reso virale Twitter. Il posto dove uomini estrumenti sono praticamente indistinguibili gli uni dagli altri: il South by Southwest InteractiveFestival (SXSW) ad Austin.Negli anni Novanta, il SXSW era conosciuto per il tipo di atmosfera rilassata dove gli estetihipster in camicie da buzzurri con bottoni in madreperla potevano andare in giro a ingrassaremangiando punta di petto alla griglia e bevendo birra Lone Star, guardando il film indipendentesconosciuto o ascoltando la band senza contratto che stava per essere lanciata come nuovestar mondiali. Chi ci andava all’inizio mi dice che era carino, finché è durato. Il SXSW è orastracolmo di persone e ultra aziendale. In questi giorni, una “scoperta” musicale è imbattersi inLL Cool J che canta sul Jacked Stage, sponsorizzato da Doritos – un edificio costruito a formadi macchinetta distributrice di Doritos. Ma è cambiato anche qualcos’altro. Nel tempo nel qualeil mondo intero si è chiesto “perché pagare registi e musicisti per il loro lavoro, quandopossiamo guardarcelo su Youtube?”, la sezione Interactive del SXSW ha messo la quinta.Certo, i festival musicali e di film hanno il loro ampio seguito. Ma l’industria tecnologica hapraticamente conquistato tutto questo mondo, così come ha fatto con quasi tutti gli altri. Persinole rock star preistoriche vengono istruite dalle nuove rock star dell’industria tech, in edizionispeciali del Social Media Monthly, sul come dovrebbero “curare e condividere contenuti ognigiorno”.Quest’anno, il SXSW Interactive, con 25.000 partecipanti, ha avuto luogo durante cinque degliundici giorni del più ampio festival. […] Come qualsiasi altro culto religioso, ha il suo linguaggioimperscrutabile (parole come “ottimizzazione” e “curation” sono fra le prominenti). Quindi perstare al passo, ho consultato un po’ di “generatori di cazzate Web 2.0” online. Immagino che sequalcuno a un party chieda cosa faccio, io possa guadagnare un ragguardevole aumento distatus se dichiaro che digitalizzo tag-cloud per abilitare infomediari online e creo folksonomydata-drive con long-tail che controllano piattaforme rss con funzionalità intra-media installate.Non che qualcuno lo chieda, sono tutti troppo occupati a smerciare le loro cazzate Web 2.0.Che è anche una buona cosa, dato che il mio gergo è probabilmente già superato. Le cosevanno veloci, qui. Su una scala mobile di un centro congressi in centro, ho sentito (davvero!)una signora che diceva, in una conversazione normale, “L’innovazione dello scorso anno è laold news di quest’anno”.La mia missione è limitata. Non sono qui per ficcare il naso nelle stampanti 3D o nelle lenti acontatto intelligenti o in qualsiasi cosa sia la maledetta avanguardia del domani. Sono qui perpartecipare a ogni stupido evento su Twitter e i social media che riesco a trovare. Dato che isocial media sono arrivati molti cicli di innovazione fa, secondo il tempo del SXSW, è chiaroche, come un tumore inoperabile, sono destinati a rimanere. Potete vedere qualsiasi tipo di apppromossa qui, dall’app per iPhone “Hater” (condividi tutte le cose che odi con le persone cheami) all’app “Bang with Friends”, che dà al termine “social” un nuovo significato, dato chepromette di “trovare anonimamente frequentatori di SXSW che sono qui per la notte”. Ilproblema con la selezione dei panel sui social media è che sono dannatamente tanti. Neiquattro giorni nei quali li frequenterò da mattina a notte inoltrata, riuscirò a sentirne circa unquinto di quelli offerti. Quasi tutti hanno titoli pretenziosi quali “L’attivismo nero su Twitter, piùgrande dell’Hip Hop” o “One million strong: i social media e l’esercito americano”. Alla fine hoscoperto un uso meraviglioso di Twitter quando ho trovato le sparate di un gruppo di nerd chenon erano venuti al SXSW per puro disgusto, ma che twittavano, con l’hashtag#betterSXSWpanels, titoli di incontri fittizi quali “Come essere pretenzioso senza essereintelligente” o “La mia agenzia ha appena fatto un video Harlem Shake, e voi?”.Ovviamente, mi tocca stare al passo con i titoli finti di notte, sul mio laptop. Dopo tutto, non
  3. 3. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 3 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147oserei portare il mio Pc nella terra di iGadgetLandia come un filisteo, e non posso seguirli sulmio stupidophone – o, come uno sconvolto David Carr del New York Times lo ha chiamato dopoaverlo visto ad un party che aveva dato al suo hotel (il migliore della settimana, dato che avevaservito la punta di petto del Franklin Barbecue), “Guarda il tuo mammaphone!”. Nulla contro lemamme. Ma Carr ha ragione – il mio telefono non è sexy. E’ un vecchio cellulare a conchigliache mi porto appresso da un decennio, un’eternità nel mondo dei cellulari. Ho rifiutato lesuppliche del nostro capoufficio di prendermi uno smartphone. Non solo perché spero di evitareil braccialetto di monitoraggio elettronico che vedo che tutti gli altri invece portano. Ma anchecome meccanismo di auto-regolazione, in modo da ricordare che c’è ancora vita di persone incarne e ossa fuori da Internet. Almeno per il momento. Mentre cammino nel centro convegniper partecipare al mio primo panel, vedo che nessuno condivide la mia reticenza verso glismartphone. Ognuno usa il suo praticamente tutto il tempo. Hall e lounge intere sono silenziosedato che i loro abitanti si ignorano l’un l’altro, persi nel loro iMondo. Le teste piegate elievemente oscillanti come quelle degli studenti indotti in trance in una madrassa, i loro polliciche digitano alla velocità del pensiero, su Twitter, Foursquare e iHate e su qualsiasi altra delleloro app che va da l’Innovazione più Grande al Mondo a MySpace (il termine di derisioneuniversale per tutto ciò che è obsoleto) prima ancora che tu le abbia solo sentite nominare.Arrivo a una lezione con cinque minuti di anticipo, ma è già troppo tardi. La cavernosasala conferenze, che sembra contenere circa 500 persone, è piena. Diverse centinaia di altrepersone si affollano fuori dalla porta. Di fronte allo speaker che spunta dal corridoio, si siedonoin terra senza dire una parola e all’unisono, apparentemente un’unica coscienza collettiva.Iniziano a picchiettare coi pollici sui lori iPhone e iPad, facendo la cronaca diretta di ciò che dicelo speaker, o forse cercando nerd porn, o anche cercando se stessi su Google, chi lo sa? Perconquistare una folla di quest’entità e intensità, verrebbe da pensare che il panel sia intitolato“Una cura per il cancro, finalmente” o “Vedete questo sacco di soldi? – Prendetelo!”. No. Il titoloè “Come Twitter ha cambiato il nostro modo di vedere la Tv”. Prendo posto in terra in corridoio,con il resto del formicaio, per ascoltare Jenn Deering Davis, cofondatrice di Union Metrics. Sesiete appassionati Twidioti, potreste anche voler andare a vedervi tutti i live-tweet dellasessione, quindi tenete presente che questo è uno spoiler alert. Ne viene fuori che un sacco dipersone twittano mentre guardano la TV. Quello che i professionisti chiamano “esperienza disecondo schermo”. Davis è una di quelle persone che dicono “questo è interessante”, ogni voltache non ha nulla di interessante da dire. Quindi trova “interessante” che il teen drama “PrettyLittle Liars” sia lo show televisivo sul quale si twitta di più. E’ “interessante” anche che sia piùdifficile fare live-tweeting di “House of Cards”, dato che Netflix ha fatto uscire tutti e 13 gliepisodi della serie originale simultaneamente. Allo stesso modo è “interessante” che i doppiatoridi serie animate come “Archer” abbiano un account Twitter del loro personaggio, in modo dafarvi sentire di “essere parte della conversazione” attraverso una “relazione para-sociale” conun personaggio televisivo, anche se quel personaggio in realtà non esiste. E quando a “HawaiiFive O” hanno chiesto ai fan di votare un finale via Twitter, mostrandone uno per la costa est, euno differente per la costa ovest? Beh, questo è troppo anche per la Davis, in linea con la tvche si rivoluziona: “E’ affascinante”, dice, mescolando un po’ le carte. Dopo un’ora così, misento esaurito, come se le cellule cerebrali fossero morte e avessi un quoziente intellettivo paria 30. Chiedo a un australiano patito di tecnologia, seduto a gambe incrociate di fronte a me, setutti i panel sono così sovraffollati. “Certo – dice – tutto quello che ha un buon titolo, tipo ‘I 10modi migliori per diventare virali’, quel tipo di cose, beh devi essere lì davvero in anticipo”.“Hmm – rispondo, applicando le mie nuove conoscenze – Interessante”. Evan Fitzmaurice, unavvocato che vive ad Austin e mio amico di vecchia data, che recentemente è stato il TexasFilm Commissioner, ha partecipato a molti SXSW. Una sera a cena mi racconta che puressendo iperconnesso (“Devo connettermi a Matrix”) vede anche il rovescio della medaglia diquesta connessione perpetua. “Interrompi il pensiero naturale. Le cose non subiscono più unprocesso di gestazione. E’ tutto istantaneo, senza i benefici della riflessione. E tutto è detto avolume massimo, niente è più graduale. Tutto è uno strepitio”. Pur non essendo religioso, mi hadetto che quello che avrei visto al SXSW può essere riconosciuto da qualsiasi personareligiosa. “Cercano di sostituire la redenzione e la salvezza attraverso la religione con unareligione civile e una redenzione tecnologica – la promessa di una vita sublime a un livello piùalto”.In un caso però, la twidiozia cerca di portarleavanti entrambe. Partecipo ad una sessionedella domenica mattina chiamata “Tecnologiatrascendentale: Dio sta riavviando il mondo?”.E’ una discussione guidata da un barbutoMordechai Lightstone, con paramenti chassidici, inquanto direttore dei social media per il LubavitchNews Service, e Seth Cohen, direttore delleiniziative network alla Charles and LynnSchusterman Family Foundation. “Dio – diceCohen – era un programmatore. Era un hacker. Haideato un piano per il mondo”. Un elemento diquesto piano, dice, erano i Dieci Comandamenti. Anche se ora “siamo in una fase 2.0” . Ilnostro gruppo procede nell’analizzare l’essenza 2.0 di tutto. Cohen, anche se ebreo, si chiedecome sarebbe se la chiesa cattolica “avesse un chief technology officer” che dicesse “stiamoper riavviare la chiesa cattolica. E abbiamo deciso di avere qualcuno che progetti app ed abbiaun approccio tecnologico per cambiare il paradigma”. Un uomo seduto vicino a me vorrebbevedere “un Amazon della chiesa cattolica” dato che c’è un “problema di distribuzione di servizispecializzati” e vuol sapere come sarebbe la chiesa “portata a casa mia”. Un uomo con occhialispessi da geek dice che vede la Bibbia come il “primo grande esempio di opensourcing”. Cohen
  4. 4. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 4 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147aggiunge che pensa ci siano ancora profeti, dato che vede una “voce profetica” quando legge icommenti dei suoi amici alla sua pagina Facebook. Un altro gentiluomo dice che il suoproblema con la Bibbia è che non c’è “correzione degli errori”. Paul, ad esempio, era unomofobo, quindi gli piacerebbe vedere più gruppi di editing wiki-style. Una donna, che ha33.000 follower su Twitter, dice che scrive tweet in ebraico. Pensa che sia il modello del futuro,dato che “le persone non andranno più nei luoghi di culto”. Questo tipo di conversazionepotrebbe portare un credente come me a correre fra le braccia di Richard Dawkins. Se Dio stadavvero riavviando il mondo, spero che il suo hard drive vada in crash. Non tutti al SXSWpensano che 140 caratteri siano la risposta a tutto. Per alcuni, questo tipo di pensiero è troppolungo e scivoloso: i lessicografi della Oxford University Press hanno calcolato che il tweet medioè composto da 14,98 parole. E se una foto vale 1.000 parole, questo vuol dire che una foto valeanche 66,7 tweet. Perché, ovviamente, si possono condividere foto su Twitter. Questa potrebbeessere la direzione lungo la quale dovremmo dirigerci, dato che lo span di attenzione varestringendosi e le parole sono così… verbose. Ecco spiegato il motivo di panel come “Sorridi:alle persone piacciono più le tue foto delle parole”. Chas Edwards, il chief revenue officer diLuminate, ci dà numeri da far girare la testa: con così tante fotocamera da cellulare, il 10 percento di tutte le foto mai scattate sono state fatte negli scorsi dodici mesi; il 70 per cento di tuttal’attività sui social media include una foto; le persone che leggono le notizie sui giornali passanocirca 25 minuti a leggere, mentre le persone che leggono le notizie online ci passano in media70 secondi.Lezione: dobbiamo lavorare velocemente. Le parole sono lente. Le foto sono veloci. Mentreparla Chas, gran parte delle persone guardano nei loro iAbissi, digitando freneticamente.Osserva che “solo il 10 per cento di voi è davvero tutto preso da me. Ciò che spero è che ilrestante 90 per cento sia online, godendosi in modo più pieno questa esperienza, twittandola”.Non c’è modo per me di dire se lo stiano facendo, dato che sono bloccato nel disgustosomondo reale con il mio dumbphone. Ma mi dispiace per Chas. Forse dovrebbe pensare diparlare più velocemente. O di mandare in streaming la sua presentazione, divisa in piccoli pezziche i tweeps possano postare su Vine (l’app di Twitter per condividere video di sei secondi in untweet).Alcuni Twidioti sono facilitati nel prestare attenzione, soprattutto se riguarda loro stessi.Guardate Cory Booker, un politico così incredibilmente auto-celebrativo, così intento a“raccontare la mia verità al mondo”, così emblematico della nostra età di social media, chequasi sicuramente diventerà Presidente degli Stati Uniti un giorno. Se non starà twittando.Booker è il sindaco di Newark (mentre sto scrivendo questo pezzo, ha twittato 27.319 volte e ha1.382.151 follower). Booker, che è diventato un beniamino dei media (finirà per essere votatocome miglior speaker del SXSW), è un ruffiano sveglio, caloroso e incredibilmente efficace(mostratemi un altro politico su Twitter in America che segua 71.529 persone). Già una decinadi anni fa, quando Booker era un umile consigliere cittadino, ricevevo comunicati stampa sullasua festa di compleanno. Ma ora non è più confinato in stretti comunicati. Può dire la verità – lasua verità – anche 40 o 50 volte al giorno su Twitter. E quella verità è fra Cory Booker e i suoifollower, e chiunque lo retwitti. Parliamo di moltiplicatori di verità, qui. Ora, quando Booker habisogno di promuovere un’apparizione a un talk show o di citare Oprah Winfrey (“Il veroperdono è quando puoi dire, ‘Grazie di questa esperienza’”) o di aggiustare una buca della cuiesistenza ha sentito da un elettore su Twitter (potrebbe anche averlo sentito dal suo staff, seriuscissero a parlare quando non twitta), gli basta armare il suo cannone della verità a 140caratteri. Booker ci racconta che noi “siamo tutti fonti di informazione. Siamo media outlet”.Alcuni più degli altri. Fa trapelare che “ottiene più impressioni dai consumatori da un tweet algiorno di quanto non accada dal giornale nazionale”. Il che spiega perché, annuncia a unadeliziata platea SXSW, è cofondatore di #waywire, un servizio di condivisione di social-videoche fornisce le notizie importanti per te, così come parecchi dei video di Cory Booker. “Se vuoivedere la mia identità di microblog, ti basta sfogliare i miei tweet – ma ora puoi vedere anche lamia identità video,” dice Booker, prima di tornare a parlare di sé in terza persona. “Che videomusicali piacciono a Cory? Vai ai video che davvero lo stimolano. Questa mattina, ho twittato unvideo #waywire di Nina Simone”. (Non essendo un follower di Booker, me lo sono perso. Maquanto sarebbe bello se fosse la canzone della Simone del 1974 “Funkier than a Mosquito’sTweeter”. Che meravigliosa sinergia!).In tutto il SXSW, c’è una folla di Twidioti. A un panel sullo sport, “Integrare il digitalenell’esperienza di gioco dal vivo,” rappresentanti della Nba e della Nascar parlano di tutto, dafan che postano messaggi interattivi all’arena Jumbotron alla concessione di app per twittaredalla macchina durante una corsa (un pilota Nascar che ha twittato dall’abitacolo dopo unincidente Daytona500 ha guadagnato oltre 100.000 follower in due ore). Parlano di tutto tranneche di quello per il quale presumibilmente si va lì a fare – guardare una partita o una gara. O,piuttosto, “un’esperienza”, come questi amanti dell’IT chiamano le partite e le gare. Come diceJayne Bussman-Wise, il robotico direttore digitale del Brooklyn Nets/Barclays Center:“Monitoriamo l’analitica. Lavoriamo a stretto contatto con il nostro team di ricerca analitica. Tuttoquello che val la pena di mettere nel nostro sistema CRM… ascoltiamo le conversazioni suisocial e in qualche modo reagiamo”. L’espressione “Non tutto è gioco e divertimento” non è maistata più vera.A una sessione intitolata “Il Web ingarbugliato che lasciamo: la vita digitale dopo la morte,” ciavvisano di lasciare in ordine in nostri affari online. (Date quelle password ai vostri amati, datoche se resterete fulminati facendo cadere il vostro iPad nella vasca domani, come farà la vostrafamiglia ad accedere al vostro account Instagram?). Ma ci raccontano anche di una nuova appchiamata LivesOn, il logico finale della Twidiozia. E’ un servizio che studia il vostro feed Twitterpre-mortem, per gusti e sintassi, e continua poi a twittare in quella che si suppone sia la vostravoce dopo la morte. (Slogan aziendale: “Quando il tuo cuore smette di battere, continuerai atwittare”). Ma persino questo sembra non essere l’apice dell’assurdità. In una sessione di 90
  5. 5. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 5 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147minuti al Pete’s Dueling Piano Bar, ascolto un parterre pieno di grandi capi di agenziepubblicitarie che blaterano sul “Potere del microcontenuto e del marketing istantaneo”.Scherzano e si adulano chiassosamente, si interrompono l’un l’altro, si danno grandi pacchesulla schiena, sputano volgarità, e in generale si gonfiano come tacchini. E tutto questo percosa? Un singolo tweet di Oreo durante il black-out di 34 minuti del SuperBowl al Superdome diNew Orleans. Comprendendo molte delle persone del team che vi hanno partecipato (“mediaemergenti” che scrivono da posti come Mondelez International e 360i), il panel fornisce tutti i tipidi spacconate su “autenticità” e “identificazione di tutti gli stream rilevanti” e “una conversazioneveloce” e “marketing in tempo reale” e “trasformazione” e “momenti di preveggenza” e “occhi eorecchie… intercambiabili”. Il contenuto del tweet, si dovrebbe notare, non è mai stato neppurenominato. Non c’era bisogno di spiegarlo a questa folla di addetti ai lavori. Il tweet èsemplicemente “the Dunk in the Dark”. Spiegarlo ad una stanza piena di “addetti al marketing intempo reale” è come spiegare chi sia L. Ron Hubbard in una stanza piena di adepti diScientology, dato che pare sia, con molta probabilità, il tweet che ha salvato e/o rilanciatoun’intera industria. Un tweet che ha portato il Washington Post a chiedersi “Twitter puòrimpiazzare le pubblicità del SuperBowl?”. Se non lo conosceste (e io non lo conoscevo: comemolti degli Americani guardavo il SuperBowl, non il feed Twitter della Oreo, eccolo nella suainterezza: “Power out? No problem”. [“Senza luce? Nessun Problema”.] e un link portava a unafoto di un Oreo illuminato in una stanza buia con la tagline “You can still dunk in the dark”. [“puoisempre inzuppare (il biscotto) al buio”]. Un uso intelligente di pubblicità improvvisata in unmomento difficile? Certamente. Anche se dalla reazione di questa stanza e dei media (questiultimi sempre pronti a osannare qualsiasi cosa con il prefisso “social”) potreste pensare che siastata scoperta l’elettricità, o che sia stata inventata l’automobile. Ok, tutti tranne un solitarioeditorialista. Mark Ritson, associate professor di marketing alla Melbourne Business School, hascritto un editoriale per BRW, una rivista d’affari australiana, nei quali ha fatto una sorta dicalcoli a spanne. Quanto peso ha avuto in realtà il tweet Oreo, universalmente acclamato?Ebbene, Ritson immagina, Oreo aveva 65.000 follower al momento del tweet. Il tasso di click daparte dei follower ottenuti da un qualsiasi tweet è un mero 2 per cento. Analizzando i tassi diclick indotti e aggiungendo i retweet con la loro portata potenziale, ha stimato generosamenteche “the Dunk in the Dark” ha raggiunto circa 150.000 persone, in una nazione dove quest’annogià 80 milioni di persone mangiano gli Oreo, e dove le pubblicità tradizionali del SuperBowl (chefa anche Oreo) raggiungono un numero di visioni 250 volte superiore a quello del tweet Oreo.Consideriamo che il pubblico di Twitter, aggiungerei, è grande circa quanto la circolazione delFort Worth Star-Telegram. Ovvio, il tweet si è guadagnato spazio su tutti i tipi di media free, edera gratis in se stesso. Ma il problema di Ritson non era con Oreo. Era con tutti quei “pigrigiornalisti” che non sono riusciti a “vedere oltre il battage dei social media, per arrivare ainumeri che raccontano la vera storia”. Ovviamente il pezzo di Ritson si è guadagnato solo 125retweet. Nel paese dei ciechi, il più retwittato è il re. Con tutto il chiacchierare della creazione diuna cultura aziendale alla Oreo che ha permesso questo colpo di genio, non ero ancora sicurodi chi lo avesse scritto. Alla fine, ho messo all’angolo Steve Doan, senior associate brandmanager di Oreo. “Lo hai scritto tu?” gli ho chiesto. “Su, non fare il timido”. No, ha rispostoDoan. Ma era nella “war room”. E quante persone ci sono volute nella war room per realizzarel’evento culturale e letterario della nostra era, composto da 11 parole? “Una buona quindicina”,mi dice.Ecco, vi ho parlato dei twidioti per ampi tratti come seguaci di una setta – perché granparte lo sono – ci sono addirittura note di dissenso fra i discepoli. Frequento il panel“Twitter per uomini duri” con la partecipazione di molti dei marinai di “Deadliest Catch”, il realityshow di lunga data del Discovery Channel, sui pescatori di granchi che lavorano nel Mare diBering. Nonostante tutti i tweet dei capitani, approvati dal social media team della rete che glisvolazza attorno come babysitter digitali durante il SXSW, si può percepire il sentore di eresia.Questi sono uomini che fanno uno fra i lavori più pericolosi del mondo, e che fanno qualcosa diconcreto per vivere – tirar fuori cibo dall’oceano per dar da mangiare alle persone (anche sesotto lo sguardo attento delle telecamere di un reality show) – che sono stati trascinati qui incompagnia di social media guru, persone appiccicose alla ricerca di attenzione, e patitidell’Information Economy. Come dice un rauco Johnathan Hillstrand, capitano del Time Bandit,gli mancano i giorni nei quali nessuno della crew aveva uno smartphone. Ora, dice, “vanno ingiro senza guardare dove sono. Preferirei vederli drogati. Almeno guarderebbero fuori dallafottuta finestra”. Quando ho ritrovato Hillstrand e gli altri capitani più tardi quella sera alla festaper Deadliest Catch, lui mi ha confessato i suoi sentimenti per Twitter in modo piuttosto diretto:“Lo odio fottutamente. Ti porta via tutto il tempo, e le persone si aspettano che tu lo faccia. Mifaccio il culo a lavoro, mi manca solo un’altra attività multimediale da fare… vedo persone chevanno a pranzo, e almeno quattro di loro scriveranno tutto il tempo. E probabilmente andandovia scriveranno ‘un pranzo fantastico, facciamolo ancora’. E non hanno nemmeno parlato!”. Unasera, mi sono imbattuto in un amico, uno stratega di campagne di patrocinio di ritorno a D.C. albar dell’hotel. Nell’occhio di questo ciclone hipster, è difficile trovare una Budweiser fra le altrebirre artigianali da nome altisonante (“Saint Arnold’s Fancy Lawnmower”). Di conseguenza, ilwhiskey scorre a fiumi mentre ci raccontiamo i nostri punti di vista divergenti sulla Twitidiozia.Jake Brewer è membro del club degli appassionati di IT, chief strategy officer di Fisson Strategya Washington. Non prende troppo sul serio i social media. Eppure li prende abbastanza sulserio da suggerire che potrei essere un po’ più spassionato nel considerarli. I social media, dice,sono semplicemente uno strumento come un altro, una possibilità “di avere un’esperienzacondivisa a un livello finora impossibile”. C’è un lato oscuro in questo, ammette. “E sono gliesseri umani. Punto. Posso usare un coltello per tagliare il pane e servire un pasto grandioso.Posso anche pugnalarti però”.Jake, comunque, ammette che le persone sono assuefatte alla flebo di dopamina datadal Che Sta Succedendo Ora. I professionisti, dice, lo chiamano FOMO – fear of missing out,
  6. 6. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 6 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147paura di perdersi qualcosa. Di conseguenza, dice, le persone controllano sempre “cos’altrosuccede in comparazione all’essere solo se stessi”. O, come dice Douglas Rushkoff nel suolibro “Present Shock”: “La nostra cultura diventa un brusio entropico, statico, di chiunque cercadi catturare il momento che sfugge. La narratività e gli obiettivi sono annullati dalla nozionedistorta del reale e dell’immediato; il tweet, l’aggiornamento dello status”. Mentre io e Jakeparliamo, un uomo che erroneamente prendo per un hipster appassionato di tecnologia si fastrada fino a noi, non invitato. Il suo nome è Todd Butler, e sono spiazzato dalla sua schiettezzaquando inizia con “Le persone giudicano il successo sui social media non necessariamentedalla quantità del lavoro, ma da quanti lo seguono. Questo altera e diminuisce l’abilità dellepersone che vogliono davvero mettere della qualità in quel che fanno perché pensano ‘Anessuno interessa se è di qualità.’ Gli interessa se ottengono 5.000 like”. Jake si scusa ma haun altro appuntamento. Ma ora Todd ha la mia attenzione. Continua la conversazione,scusandosi per quello che sa potrebbe sembrare un abbigliamento da hipster, il cappello a tesalarga, la felpa con cappuccio sotto la giacca sportiva: “Onestamente, questo non è il modo in cuimi vesto di solito,” dice, “sembro un maledetto Don Draper quando vado a lavoro ogni giorno.Dovevo essere un hipster per questo”. Digital strategist, Todd ha anche appena lanciato un’appper iPhone chiamata “GONO”, che lui stesso descrive come “un’app per prendere decisioni inmodo social”. Permette agli utenti di mettere ai voti tutto quello che riguarda la loro vita, nellaloro rete sociale. “Cinque anni fa – spiega Todd – non mi sarebbe importato nulla di quello chegli altri pensavano della mia decisione di comprare una borsa o una macchina o di chiamareuna bionda o una brunetta. Ma ora più che mai, le persone sono propense a metterli su Twitter.Quindi questa app permette alle persone di avere una certa rassicurazione sul fatto che ilmondo approvi la loro decisione”. Gli dico che la sua app sembra un po’ cinica, come sefacesse affidamento sull’insicurezza di quelli che cercano costantemente l’approvazione deglialtri. Sono colpevole, ammette in modo trasparente. Ma è la realtà, anche se è una realtà di cuiride lui stesso. Todd mi sembra diverso da un trionfalista tech, e lo è. Nove anni fa, è statol’unico sopravvissuto ad un disastro aereo che ha ucciso la sua fidanzata e suo padre, il pilota.Quando cerco di esprimergli empatia, scrolla le spalle rassegnato e mi parla dei suoi denti finti edelle barre nel bacino. Anche se sembra felice e in salute, mi dice: “Ho fatto più plastiche io diqualsiasi altra ragazza che puoi conoscere”. Mi chiede se voglio vedere le foto dei rottami, eprima che io possa rispondere prende il suo tablet, e con nonchalance sfoglia foto di detriti dallascena dell’incidente. “Succede,” dice, controllando le emozioni. L’incidente sembra avergli datouna specie di direzione, un’urgenza che ha accelerato il suo metabolismo. Egli stesso un pilota,ha deciso di volare di nuovo. Ha viaggiato zaino in spalla per tutta l’Australia. Scalerà ilKilimangiaro quest’estate. E’ andato in Nepal, dove lavorano gli sviluppatori della sua app.Erano felici di vederlo, dato che “Kathmandu non è un grande hub per gli affari. E’ statodivertente. Mi hanno benedetto, mi hanno fatto sedere alla ruota della preghiera e tutte quellecose lì”. Todd stesso si lancia entusiasta ovunque il suo impulso lo porti. “Non mi faccio moltedomande sulle mie decisioni,” dice. Ma la sua social app mira a quella generazione dallacoscienza collettiva che spesso non sa nemmeno come vivere lontano dal costante,onnipresente eco del suo social network. “Puoi ripulire la cosa e dire quello che vuoi,” ammette.“Ma onestamente, questa app si concentra sul fatto che oggi, letteralmente, le persone nonvogliono prendere decisioni da sole. Piuttosto vanno su Twitter. Il termine migliore è‘paralizzato’: ‘non voglio prendere questa decisione finché non saprò che cosa ne pensano5000 persone anonime’”. Chi ha bisogno di essere sicuro del proprio punto di vista? Eccoperché gli dei del tech hanno inventato i like e i retweet. Non è che Todd non abbia idea di cosasia l’insicurezza. Compirà 30 anni durante il SXSW e dice candidamente che, pur essendobravo nel suo lavoro e sapendo ciò che fa, nelle parole dei veri tech-addicted, “Sono out! Hosolo 30 anni e mi sembra già di avere una crisi di mezz’età!”. Il suo mondo, il mondo tech equello della Twidiozia, sta cambiando per sempre. I suoi intern diciannovenni hanno delle ideesulla sua social app che a lui non sono venute. “Tutto si muove così in fretta”, dice. A volte,Todd preme il tasto pausa durante le sue maratone televisive di “Law & Order”. Sì, fa molto anniNovanta. “Ma è statico – dice – l’unica cosa che guardo che non cambia”. Mentre passano leore, e si diventa stucchevoli, parliamo di quegli uomini esagerati che hanno vissuto pienamenteil loro presente. Gary Cooper. Frank Sinatra. “Non gliene fregherebbe un cazzo di quello chepensi. Non sarebbero mai andati su questa app!” dice Todd. “Ed è questa la differenza. Adessoabbiamo Kim Kardashian”, che vive e muore attraverso il suo social network. La quindicesimadonna più seguita di Twitter ha persino chiesto ai suoi follower di scegliere la canzone per ilprimo ballo al suo matrimonio, e la canzone è durata all’incirca quanto il matrimonio stesso. E’tutto abbastanza stupido, dice Todd. Ma basta aspettare – diventerà ancora più stupido. I suoiintern lo hanno informato recentemente che Facebook e Twitter ormai sono passati –probabilmente perché ci sono troppe mamme cool e giornalisti di mezza età. Si preferisceInstagram, basato sulle foto. 140 caratteri? “Oh, sono fin troppi,” ride Todd. “Abbiamo trovato unmodo di rendere le cose ancora più facili. Prima, avresti twittato ‘Non mi piace come si fa icapelli Justin Bieber.’ Ora, puoi postare una foto dei capelli di Justin Bieber e creare l’hashtag‘Justin Bieber fa schifo’, ed ecco fatto”. “Semplifica davvero le cose – aggiunge, sardonico –Metti Robert Frost su Twitter e Forrest Gump su Instagram”. Dopo diversi giorni, finalmente hotrovato un panel che pone una domanda intrigante: “I social media ci fanno diventare pazzi?”. Ilverdetto, emanato da un paio di tizi social media della ditta Abelson Taylor, apparentemente è:no. I social media amplificano qualsiasi tipo di umore noi abbiamo, dicono. Le persone felicetendono a restare felici, le persone depresse, depresse. C’è una lunga serie di slide di unsondaggio che hanno condotto per sostenere questa tesi. Ha un po’ il sapore degli “scienziati”delle compagnie del tabacco che dicono che fumare aumenta la capacità polmonare. Nonimporta il fatto che dopo aver chiesto chi pensasse che i social media ci fanno impazzire, trequarti dei tech-addicted, iper-connessi componenti della folla al panel SXSW abbia alzato lamano dando risposta affermativa. E non importa che uno studio della Michigan State abbiarilevato che l’uso eccessivo di media, o del media multitasking, possa portare a sintomi
  7. 7. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 7 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147© - FOGLIO QUOTIDIANOassociati a depressione e ansietà.Uno scienziato della Oxford University ha detto che Facebook e Twitter stanno portandoal narcisismo estremo e a una “crisi d’identità” dei suoi utenti, mentre uno studio delNominet Trust ha trovato che quattro quinti dei genitori britannici hanno paura che i figlidiventino dipendenti dai siti di social networking. Uno studio della Western Illinois University,riportato dall’Atlantic, “ha trovato un’alta correlazione fra i risultati nell’Inventario dellaPersonalità Narcisistica e l’attività di Facebook”. Uno studio Retrevo ha mostrato che il 28 percento degli utilizzatori di un iPhone controlla/aggiorna Twitter prima di andare a dormire, mentreil 48 per cento lo fa dopo essersi messo a letto. Uno studio della Chicago University ha rilevatoche twittare può dare più assuefazione delle sigarette e dell’alcol, e che anche se il sonno e ilsesso possono essere delle urgenze più forti, le persone più facilmente cedono all’urgenza diandare sui social media. Ricercatori di un’università tedesca hanno trovato che una persona sutre fra chi ha visitato Facebook si è sentita più insoddisfatta della sua vita dopo, provandosentimenti quali invidia e insicurezza. Ed uno studio su 120.000 persone compiuto dall’aziendaVuclip ha rilevato che il 61 per cento degli uomini ha detto che il loro telefono era la prima cosache le persone avevano notato di loro (brutte notizie per me e il mio mammaphone). In effetti,un meetup SXSW al quale ho partecipato nel patio sul retro di un bar di Austin – intitolato “Iosono il mio social network” – ha dimostrato quanto è acuto questo problema. Dave Hepp,direttore creativo al CreativeFeed di New York, ha deciso di condurre quello che in questi giornipassa per un esperimento coraggioso e socialmente radicale: ha obbligato i partecipanti amettere giù i telefoni per 45 minuti, parlando fra loro. C’erano cartelloni in tutto il patio, consuggerimenti su come iniziare una conversazione per gli svantaggiati dal punto di vista dellerelazioni umane, come “Qual è la prima cosa che ti ricordi?”, o “Cosa volevi diventare una voltaadulto?”. Sono stati consegnati dei questionari, in modo che le persone catalogassero le loroconversazioni, obbligandoli ad ascoltare. Le persone si riuniscono in modo vario, i loro iPollici sicontraggono, desiderosi di toccare le loro appendici digitali recentemente amputate. Ma per lamaggior parte, la vecchia memoria muscolare della vita analogica torna gradualmente. Lepersone si presentano, si azzardano a intavolare qualche goffa conversazione, sentendosi pianpiano a loro agio a contatto con gli altri, come vittime di incidente che imparavano di nuovo acamminare. Dopo 15 minuti, erano in grado di sostenere quelle che sembravano connessioniumane reale. Nessuno guardava oltre la sua spalla in cerca di qualcuno di più importante, datoche parlare del proprio lavoro era proibito. Molti parlavano delle loro esperienze al SXSW. Dicome fosse impossibile avere conversazioni con gli iDistratti. Del come si sono seduti ai panel,ammirando i tweet live di persone che sapevano essere sedute lì vicino, e di come non abbianonemmeno pensato di presentarsi alla fine dei panel stessi. Keith Kurson, che lavora per AgogeInc. a San Francisco, mi racconta di come non sia mai, assolutamente mai disconnesso. L’altrogiorno, ha usato un’app che gli ha permesso di ordinare McDonald’s e una bottiglia di JackDaniels, con consegna dallo stesso ragazzo in bici. “Non ho mai dovuto lasciare il mio salotto!”,dice con strabiliato orrore. Il suo cellulare è sempre acceso. “Sono molto orgoglioso del miopersonal brand”, ammette. Ma un gruppo di suoi amici lascerà un club stasera, resterà sulmarciapiede e inizierà a chiedersi se andare al iHop attraverso hashtag, con gli amici a pochipassi. Ha risposto a messaggi durante il sesso, ammette, imbarazzato. Si strugge per gli anniOttanta, che vede come un’epoca dorata, “un mondo diverso … quando lasciavi il lavoro allavoro”. Keith ha 22 anni. Il suo amico, che lavora per GaymerConnect (un’azienda cheorganizza convention per i giocatori gay), è ancor più nichilista. Indossa un cappello di paglia eha una scritta fissata con un nastro “SONO UN COGLIONE - @MATTCONN” Chiedo a Matt ilperché. “Beh,” dice “ho promosso la mia roba tutta la settimana e mi sentivo proprio uncoglione, quindi ho deciso di essere onesto sulla cosa. Di tutti quelli che incontro al SXSW,nessuno in realtà ascolta quello che dici. Anche loro stanno promuovendo la loro merda. E iopromuovo la mia merda con loro. Ho twittato qualcosa oggi, ma penso di non farcela più. Tuttoquello che voglio è un lavoro in una caffetteria, o cose simili”.In un angolo del patio, ho origliato una effervescente donna di colore da Brooklynchiamata Kerry Coddett, che fa una serie di sketch comici sul Web, mentre conosceva unuomo di campagna dalle maniere un po’ rudi della Pennsylvania chiamato Andrew. Gli hachiesto la sua storia, e se fosse vero quello che aveva sentito – che tutti lì avevano un sacco difigli e prendevano metanfetamine. “Non è una vera e propria regola” ha risposto Andrewridendo. Gli ha poi raccontato una storia, che potrebbe essere la storia di quasi tutti qui. “Losai, è divertente – dice – Sono andata in Costa Rica per il mio compleanno. E ho guardato inalto e mi sono detta ‘Che cazzo sono quelle? Oh merda! Sono stelle!’ Non vedevo le stelle dacosì tanto tempo. Sai com’è… è triste”.di Matt Labash(Questo articolo è apparso sul Weekly Standard del 6 maggio ed è ripubblicato per gentileconcessione dell’editore. Traduzione di Marion Sarah Tuggey)Merlo Chicco, l’elefante e la mafiaCategorie articolo: Costume / Cultura / Media / Tecnologia /
  8. 8. 11/05/13 10:42Gli idioti di Twitter - [ Il Foglio.it › La giornata ]Pagina 8 di 8http://www.ilfoglio.it/soloqui/18147FOGLIO QUOTIDIANO soc. coop. – © Tutti i diritti sono riservati.P.IVA 03231770961 – Condizioni duso / PrivacyWeb Design: Hosting: Advertising:« Torna allarchivio completo per questa sezioneCrea il tuo Sito WebCrea.SitonLine.itScopri come crearlo in pochi minutiEffettua subito una prova gratuita!Google+www.google.com/+Condividi i Tuoi Pensieri, Link e Fotocon le Persone che Ami!Inserisci il tuo CVwww.Lavoro.Corriere.itTrova il lavoro fatto per te! Caricasubito il tuo CurriculumComè il tuo Inglese?www.wallstreet.itFai ora il test online, è gratis! Con noiimparare inglese è facile.Crea il tuo Sito GRATISwww.Webnode.itFai un sito in soli 3 passi e tutto Gratisper sempre!Stampa Rotativawww.preventivistampa.itConfronta fino a 5 Preventivi gratiscon un click. Risparmia Ora

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