Progetto a cura di                            Bonola Massimo, Contini Sabrina                  LA SOCIETÀ VALSESIANA IN ET...
Relazione metodologica:                              LA SOCIETÀ VALSESIANA IN ETÀ RISORGIMENTALE:                         ...
Infine, mentre questa prima parte di ricerche é stata realizzata interamente sui documenti degliArchivi Comunali (oggi dep...
I CENSIMENTI DELLA POPOLAZIONE IN PIEMONTE.Premessa storicadi M.B.La pratica del censimento moderno come strumento di cono...
VALDUGGIAIl nome di Valduggia deriverebbe dalla parte più antica del paese chiamata “Uggia”, che significaombra cagionata ...
estratto dal cimitero di S. Calepodio e donato da Mons.Giuseppe Eusanio Aquilano nel 1683 al par-roco Giovanni Battista Ar...
mente. Qui i fabbricati sono sparsi di qui e di là coperti a tegole o a paglia e l’insieme presenta pocacontinuità e scars...
Composizione nuclei familiari                                                                                             ...
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pari al 10%. A parità di valori troviamo poi le domestiche e le cucitrici, con 18 persone, pari al 5%per mestiere. A scala...
QUARONAQuarona è una delle più antiche parrocchie e comunità della Valsesia, sebbene sia circondata damontagne in tutti i ...
Composizione nuclei famigliariIl numero di famiglie presenti sul territorio quaronese nellanno 1858 era di 175 nuclei con ...
Professioni maschiliTra tutte le professioni praticate nel territorio quaronese abbiamo deciso di presentare solo quelleco...
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SABBIAInserito nel mandamento di Varallo (antica divisione amministrativa), Sabbia si presenta nel 1858come un semplice vi...
Per i nostri studi abbiamo preso in considerazione la popolazione del comune di Sabbia con le frazioniadiacenti quali Mass...
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ROSSARossa si presenta ancora oggi come un ridente paesino arrampicato sulle ripide pareti dellaValSermenza, o Val Piccola...
Composizione nuclei Famigliari                                                                                       1% 1%...
decoratori di case (4%), i pittori (3%), i falegnami (2%). Subito dopo c’erano i giovani studenti(13%) e i contadini (8%) ...
CAMPERTOGNOCampertogno nel 1858 con le sue frazioni Quare, Piana, Villa, Tetti, Carata, Otra, Rusa, Pianapontee Avigi, i s...
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Professioni maschiliPer quanto riguarda le professioni, i       418                           2% 2% 2%                    ...
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conformazione del suo territorio. Valduggia e Sabbia, i paesi più scarsamente alfabetizzati, hannoanche un tasso di migraz...
considerati, tranne il caso di Sabbia dove il 49% degli uomini é ancora dedito all’agricoltura. Ma aCampertogno, ad esempi...
sostanzialmente stabile e solo nel caso di Sabbia gli abitanti appaiono nettamente inferiori,crescendo poi gradualmente e ...
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La società valsesiana in età risorgimentale

  1. 1. Progetto a cura di Bonola Massimo, Contini Sabrina LA SOCIETÀ VALSESIANA IN ETÀ RISORGIMENTALE: FAMIGLIA, PROFESSIONI, MOBILITÀ E ALFABETIZZAZIONE NEI CENSIMENTI DI CINQUE COMUNI (1858) Abelli Chiara, Aghijabou Fatima, Alberti Silvia, Carmellino Chiara, Castionetti Clarissa,Debernardi Lorenzo, Fiorotto Celeste, Ghidoni Alessandro, Gilodi Mirjam, Gualino Rachele, Mattasoglio Andrea, Pomposelli Sara, Raiteri Paolo, Ruggeri Camilla, Vimercati Eleonora
  2. 2. Relazione metodologica: LA SOCIETÀ VALSESIANA IN ETÀ RISORGIMENTALE: FAMIGLIA, PROFESSIONI, MOBILITÀ E ALFABETIZZAZIONE NEI CENSIMENTI DI CINQUE COMUNI (1858)La ricerca che qui presentiamo é stata svolta con la metodologia propria delle ricerche storiched’archivio su materiali documentari dell’epoca, finora, a quanto ci risulta, mai studiati e quindiinediti.I dati sono stati raccolti su una piattaforma informatica per essere poi elaborati, nella seconda fase,al fine di far emergere gli aspetti oggetto dell’indagine, di realizzare calcoli e grafici, evidenziandocosì i risultati raggiunti. Si é trattato di una ricerca di storia sociale e demografica il cui obiettivo era individuato nellaconoscenza della società valsesiana in epoca risorgimentale attraverso lo strumento che lo Statostesso ha predisposto a questo scopo: il censimento della popolazione, nel nostro caso quello del1858, il più vicino alla data dell’unificazione nazionale. Sono stati quindi scelti cinque comuni della valle, in modo tale che rappresentassero un campionesignificativo della popolazione del territorio, avendo cura che la loro collocazione costituisse unaspecie di mappatura della valle sia nella parte alta (Campertogno, Rossa, Sabbia), sia in quellamedia ( Quarona) e bassa ( Valduggia); il totale della popolazione indagata nei cinque comuni érisultato quindi di 3967 individui, pari al 12% circa degli abitanti della valle, 32215 secondo i datiufficiali dello Stato sabaudo. Il gruppo di ricerca, composto da 15 studenti e due docenti, é statoquindi suddiviso in 5 sottogruppi, in modo che ciascuno di essi potesse, nella prima fase, dedicarsiad un solo paese, mentre nella successiva, i gruppi si sono riuniti per operare la comparazione deidati e trarre le conclusioni. All’interno della ricchissima mole dei dati ricavabili dai censimenti, ci siamo soffermati su alcuniaspetti di rilevanza sociale nei quali il dato storico, anche alla luce della vicenda complessiva dellavalle, risultasse particolarmente significativo. Essi sono: la dimensione dei nuclei famigliari, leprofessioni lavorative, la mobilità, che include il dato sull’emigrazione, e infine il livello dialfabetizzazione. I dati sulle professioni sono stati a loro volta elaborati distinguendo lapopolazione per genere, in quanto sono emerse differenze rilevanti tra l’ambito maschile e quellofemminile.
  3. 3. Infine, mentre questa prima parte di ricerche é stata realizzata interamente sui documenti degliArchivi Comunali (oggi depositati presso la sezione di Archivio di Stato di Varallo), sono stati poisvolti dei confronti con i dati, purtroppo parziali, di alcuni censimenti precedenti (1828, 1836,1848) conservati nei fondi archivistici della Viceintendenza della Valsesia, l’ufficio di governosabaudo del territorio valsesiano per tutto il periodo della Restaurazione. Tali confronti hannoconsentito, ad esempio, di evidenziare l’incremento tendenziale della popolazione e le sueoscillazioni in tutto il periodo pre-unitario. La popolazione della Valsesia risorgimentale ci é apparsa molto diversa da quella attuale, ma,proprio per questo, studiarla ha rappresentato un’occasione di incontro e confronto con una realtà“altra” di cui siamo tuttavia i discendenti e gli eredi, rendendoci più consapevoli del camminocompiuto in questi 150 anni, più attenti a osservare la dinamica fortemente evolutiva del nostropresente, più coraggiosi nell’affrontare con lucidità e fiducia le trasformazioni dei prossimi decenni.Con l’aspirazione di diventarne protagonisti e non soltanto di subirle passivamente.Varallo, aprile 2011Per il gruppo di ricerca i coordinatoriProf. Sabrina CòntiniProf. Massimo BonolaIl gruppo di ricerca desidera esprimere un cordiale ringraziamento al personale della sezione diVarallo dell’Archivio di Stato, Maria Grazia, Bruna e Oriella, che con pazienza e competenzahanno facilitato l’attività di ricerca sia nella fase preliminare di verifica della fattibilità sia inquella della successiva raccolta dei dati.
  4. 4. I CENSIMENTI DELLA POPOLAZIONE IN PIEMONTE.Premessa storicadi M.B.La pratica del censimento moderno come strumento di conoscenza dello stato e della mobilità dellapopolazione fu introdotto in Piemonte, allora incluso nell’ Impero Francese fino al confine dellaSesia, solo nel 1807, e, per la parte compresa tra Sesia e Ticino, inclusa la sponda sinistra dellaValsesia, con il Regno d’Italia napoleonico in quello stesso anno. Dopo l’avvio della Restaurazione, l’Intendenza Generale sabauda non ne continuòimmediatamente la pratica, ma li affidò parzialmente alle singole province, che ne effettuaronoalcuni sul finire degli anni venti, avvalendosi anche dell’aiuto dei parroci, mentre ancora si andavariordinando amministrativamente il territorio, procedendo, tra l’altro, alla soppressione dei nuoviComuni nati per volontà dell’Impero. Nel decennio successivo, l’amministrazione sabauda parveintenzionata ad affidare ai Parroci curati l’osservazione e la registrazione dello stato civile edanagrafe della popolazione, attraverso un accordo tra il Regno e la Santa Sede recepito dalle RegiePatenti del 20 giugno 1837, come di fatto era già avvenuto per secoli, a partire dal Rituale Romanodel 1614 ( ma per la Diocesi di Novara fin dal Sinodo Serbelloni del 1569) fino all’epoca deldominio napoleonico. Tuttavia, negli anni Quaranta Carlo Alberto invertì nuovamente questoorientamento, varando un grande progetto censitario a cura della Commissione Superiore diStatistica che partendo dall’anno 1848 doveva ripetersi sistematicamente ogni 10 anni. Talecensimento, il primo a fornire dati globali attendibili sulla popolazione del Piemonte, pur mostrandoil pregio di una rilevazione degli individui divisi per nuclei familiari, manca tuttavia dei requisiti dicontemporaneità e rileva la popolazione residente , ma non quella effettivamente presente. Il censimento del 1858, rilevato effettivamente alla notte del 31 dicembre 1857, é dunque il primocensimento globale della popolazione del regno intrapreso a cura del Ministero dell’Agricoltura,Industria e Commercio. Per la prima volta, l’esecuzione del censimento presenta i caratteri diistantaneità della rilevazione ed effettività della presenza, ovvero registra la popolazione di fattopresente nel luogo dato al momento del censimento; particolare cura viene dedicata alla rilevazionedell’emigrazione, nello Stato o all’estero, in particolar modo l’emigrazione periodica.
  5. 5. VALDUGGIAIl nome di Valduggia deriverebbe dalla parte più antica del paese chiamata “Uggia”, che significaombra cagionata dalle frondi degli alberi, l’opinione degli storici è che nei primi tempi fosse dettavalle una vasta selva ripiena di grossi e numerosi alberi che si estendevano sino al Sesia. Non è no-stra intenzione raccontare le origini o vicissitudini che passarono i nostri antenati, ma illustrare levarie indagini demografiche ed economiche che caratterizzarono lo sviluppo di questo borgo carat-terizzato da abitanti spiritosi, robusti, belli, allegri, amanti della libertà e del lavoro, morigerati, masoprattutto ricchi di fantasia, inventiva e di abilità straordinarie. Prima di tutto è opportuno dareun’occhiata al territorio di questa antica Parrocchia situata nel mandamento di Borgosesia, impor-tante Comune essendo il terzo borgo della Valsesia nonché capoluogo della Vallea, nel cui mezzosorgeva appunto questa terra illustre. Mostra molti aspetti di bellezza naturale e i suoi fabbricatisono tutti coperti a tegole o a piode circondati da piane e contrade tra cui si apre qualche piazzetta lacui più importante è quella su cui un lato sorge la casa comunale. Verso est scorre un torrente dettolo Strona, sormontato da un ponte a due archi e che tortuoso scorre lungo la valle sfociando poi nelSesia. Vi si giunge grazie a una strada comoda e carrozzabile che parte da Montrigone o che scendedalla Cremosina, nonché da altri viottoli che collegano le circostanti frazioni. La chiesa parrocchia-le, che si eleva nel mezzo del Borgo, intitolata a S.Giorgio, è a tre navate piuttosto scure, sostenuteda belle colonne di granito, con un presbiterio molto elevato ed ampio. In essa si trova uno dei piùlodati lavori ad olio di Bernardino Lanino, eseguito nel 1564, ed anche sulle pareti laterali Vi sonodue affreschi a lui attribuiti. Nella seconda cappella a destra riposa il corpo di S. Costanzo martire,
  6. 6. estratto dal cimitero di S. Calepodio e donato da Mons.Giuseppe Eusanio Aquilano nel 1683 al par-roco Giovanni Battista Arecco che lo lasciò alla sua chiesa. Sul muro della cappella di fronte si am-mira un affresco di Gaudenzio Ferrari. Rappresenta un presepio molto particolare che vuole espri-mere l’affetto che due genitori provano nell’accudire il proprio pargolo. La Vergine è genuflessa adadorare il suo Divin Bambino, mentre S.Giuseppe si abbassa per sollevarlo quasi a sostituirsi ad unadempimento della madre. Una giovane donna da un lato e un pastore dall’altra osservano commos-si la premura dell’anziano padre verso il bambino. La valle che circonda Valduggia non favoriscel’agricoltura per cui il suo popolo si è dedicata a diversi mestieri sia in patria che all’estero. Moltisono i calzolai, tolari o lavoranti in latta, falegnami, cartieri, fabbri-ferrai. Il carbone, la calce, il fie-no, la legna dei castagneti, qualche vitello, vino e pochi cereali, nonché legname da costruzione,sono i principale oggetti del commercio di questo comune. Quindi i valduggesi per trarre sostenta-mento necessario alla vita hanno le loro relazioni colle provincie di Novara, Vercelli, Casale, Lo-mellina, Ossola, Pallanza, Genova, Torino, Milano e molte altre.Sulla parte occidentale di Valduggia si erge su un altipiano LEBBIA.E’ forse una delle frazioni più ricche in quanto anche se gli abitanti si dedicano principalmente al-l’agricoltura e all’allevamento, riescono a vendere i loro prodotti in modo economicamente vantag-gioso. Gli edifici sono ricoperti a piode e a beule, vi si trovano anche belle case tra cui forse spiccaquella Zoia con porticato in colonnine di granito in vero stile Valsesiano, considerata bene storicodalle Belle Arti. La chiesa più importante è quella dedicata a S. Martino martire, ricca di affreschi edi statue, molto ben tenuta e assai frequentata. Le proprietà sono molto divise. Nessuno ha granditerreni, ma tutti hanno qualcosa. Le piantagioni più abbondanti sono il bosco ceduo, il castagno, laquercia, il faggio, l’ontano, il frassino, il pioppo, la betulla bianca, il nocciolo e la ginestra e il gine-pro. Patate e castagne sono le produzioni principali, poi vengono segale, panico, granoturco, fru-mento, orzo, noci, uve, legumi e frutta di mediocre qualità, tutti prodotti che vengono commercia-lizzati e venduti anche in altre regioni. L’erba del pascolo e il fieno sono un prodotto rilevante. Ol-tre ad allevare mucche proprie si tengono in inverno quelle di altri abitanti dell’alta Valsesia in cam-bio di una mercede. Lo stesso si fa con pecore e capre. La caccia è molto sviluppato e le prede sono:lepri, pernici, beccaccie, volpi, tordi, colombi selvatici, rari tassi, ricci o arricci porco, faine, scoiat-toli, ghiri. Si pescano nel torrentello che scorre a Lebbia Inferiore la trota, il ghiozzo, il varrone ogambero dello Strona.Ritornando nel centro di Valduggia, diviso da un breve tratto di strada bella e pianeggiante troviamoINVOZIO. Parrocchia e non Comune, è una frazione distante circa 500 passi dal centro comunaledislocato verso la Cremosina. Anticamente questa parrochia faceva parte del vicino borgo di Val-duggia, ma poi verso la metà del secolo XVIII a causa di litigi fra parrochi fu separata definitiva-
  7. 7. mente. Qui i fabbricati sono sparsi di qui e di là coperti a tegole o a paglia e l’insieme presenta pocacontinuità e scarsa bellezza. La valle ristretta tra due pendici è fertile solo da un lato per cui le atti-vità principali sono artigianali. Importantissima è la fonderia di campane, unica nella Valsesia e nelNovarese, e capace di produrne di così melodiose da essere vendute in tutta Italia. Detto opificio ap-partiene dal 1400 alla famiglia Mazzola e la prova è una campana del 1475 fusa per la parrocchiadi Luzzogno che riporta su di essa la M sormontata da una stella. La M è liniziale del cognome e lastella simboleggia la stella che guida e mantiene il lavoro della famiglia.Di rilievo è ZUCCARO distante circa 20 minuti da Invozio, Parrocchia, ma non Comune essendofrazione di Cellio. E’ situata a due terzi di una pendice che distende a Nord verso Valduggia. Il suonome forse è dovuto al fatto che Vi si coltivassero le canne da zucchero, essendo l’agricoltura l’atti-vità principale, esercitata soprattutto dalle donne. Gli edifici coperti a paglia sono piuttosto scomodie poveri anche se si trova qualche bella casa. La chiesa parrocchiale, con annessa l’allegra casa delparroco, sorge su un pianerottolo ed è dedicata ai SS. Andrea e Gaudenzio. E’ antichissima ed è sta-ta alzata verso la metà del XVII secolo. Sulla facciata Vi è un affresco del giudizio universale di au-tore ignoto che con serpenti, demoni cerberi e dannati sembrano voler impressionare i visitatori.L’interno è molto ampio, anche perché qui si riunivano i credenti di molte terre circostanti. In unacappella si trova l’urna con il corpo di S. Bonifacio martire, estratto dal cimitero di S. Calepodio edonato dal parroco Domenico De Luca. Molti degli abitanti di Zuccaro emigrarono in Lombardia enel Novarese per esercitare i mestieri di tolaro, sellaro, secchionaro e falegname. Chi rimaneva sidedicava ai campi o a tessere la tela.La Valllis Utiae, circondata interamente da alte creste di monti e dominata dal Monte Fenera, di for-maziona antidiluviana, presenta delle difficoltà di comunicazioni, anche a causa dell’angusto pas-saggio della Cremosina, ma non per questo ne è penalizzata. Le materie prime vengono importateagevolmente, soprattutto i filati di lana e cotone che alimenteranno una fiorente industria tessile (laRagno). Inoltre, anche grazie allo slancio economico dovuto all’Unità d’Italia si creeranno numero-se fonderie di metalli ed industrie di rubinetteria. Saranno proprio i settori meccanico e metalmecca-nico che faranno la fortuna di Valduggia e delle sue frazioni.La popolazione che abbiamo preso in considerazione nei nostri studi comprende Valduggia centro ele frazioni Lebbia e Zuccaro. Dalla nostra raccolta di dati è emerso che la popolazione di questazona nel 1858 comprendeva 849 individui, divisi in 183 famiglie con una media di 4,6 individui perfamiglia.
  8. 8. Composizione nuclei familiari 1; 1% C o m p o s iz io n e d e i n u cle i fam iliar iAbbiamo inoltre preso in 2; 1% 1; 1% 1 2; 1% 2; 1%considerazione la suddivisione 10; 5% 20; 11% 2 10; 5% 3in nuclei familiari, proposta dal 4 27; 15% 5censimento del 1858. Per nuclei 16; 9% 6familiari si intendevano i 7 8 14; 8%membri legati da un vincolo di 9 22; 12% 10parentela che abitavano nella 11 23; 13% 12stessa casa, ma comprendenti 33; 17% 13anche i servi e domestici e i 14membri della famiglia che risiedevano per motivi diversi in un altro centro urbano. Dai dati raccoltii nuclei familiari risultano 183, composti da un minimo di una persona sola a un massimo diquattordici persone. I nuclei formati da una persona sola erano 20 pari al 11%, mentre quelli formatida quattordici erano solo due, pari al 1%. Il gruppo più numeroso di nuclei familiari erano quello diquattro persone con 33 famiglie pari al 17%. Seguono le famiglie formate da due componenti cherisultano essere 27 nuclei, ossia il 15%; si seguito troviamo i nuclei composti da 3 persone con 22famiglie, pari al 12%. Nell’ordine la percentuale dei nuclei famigliari è la seguente: 23 famiglie con5 elementi, pari al 13%; 14 famiglie con 6 elementi, pari al 8%; 16 famiglie con 7 elementi, pari al8%; 10 famiglie con 8 elementi, pari al 5%; 10 famiglie con 9 elementi, pari al 5%; 2 famiglie con10 elementi, pari al 1%; 1 famiglia con 11 elementi, pari al 1%; 2 famiglie con 12 elementi, pari al1%; infine 1 famiglia con 13 elementi, pari al 1%.Alfabetizzazione Gli individui con alfabetizzazione positiva, ossia che hanno alfabetizzazione le competenze sia nello scrivere sia nel leggere, sono pari a 18% 360 unità corrispondente al 42 %. Quindi meno della metà 42% positivi della popolazione sa leggere e scrivere. Non molto lontana negativi parziali da questo dato è la percentuale della popolazione che non sa 40% né leggere né scrivere, cioè con alfabetizzazione negativa, pari a 333 individui, cioè il 40 %. Il restante 18 %, pari a148 elementi, comprende quelle persone che sono alfabetizzate solo parzialmente in quanto sanno oleggere o scrivere.
  9. 9. Professioni maschili Professioni Maschili 6; 2% AGRICOLO 14; 6% FALEGNAMELa possibilità di scelta delle professioni LATTAIO 4; 2% 35; 14% SARTOmaschili supera di gran lunga quelli 9; 4% LEGNAIOLO 9; 4% FERRAIOfemminili. Infatti abbiamo analizzato circa BOTTAIO 49; 20% 27; 11% TESSITORE50 lavori maschili, ma solo 15 meritano la STUDENTE 11; 4% CALZOLAIOnostra attenzione. Gli uomini totali erano 13; 5% 22; 9% CARTAIO 12; 5% ECCLESIASTICO378 individui, di cui 49 praticavano la 16; 6% FONDITORE 8; 3% PROPRIETARIO TERRIEROprofessione di cartaio, pari al 20%. La 13; 5% MURATOREpresenza di una consistente manodopera nel settore cartario è da collegarsi all’attività di tre antiche“folle” da carta (1848), di proprietà della famiglia Rasario, dislocate lungo il corso dello Strona e dicui parte degli edifici dismessi è ancora attualmente esistente. Troviamo poi tre mestieri che hannouna frequenza superiore a 20 persone: agricolo con 35 individui (14%), lattaio con 27 (11%) einfine il legnaiolo con 22 (9%). Poi seguono il ferraio con 16 persone (6%), proprietario terriero con14 (6%), a parità di individui il bottaio e il calzolaio con 13 persone (5%), solo 12 uomini eranostudenti, pari al 5%.; infine troviamo il sarto con 11 unità, pari al 4%. Tutti gli altri mestieri hannouna partecipazione inferiore a 10 individui.Professioni femminili Dai nostri studi è stato riscontrato che a Professioni Femminili 2; 1% Valduggia nel 1858 c’era un’ampia gamma 10; 3% AGRICOLA 14; 4% CARTAIA di scelta per quanto riguarda i lavori 18; 5% DOMESTICA femminili; abbiamo contato circa 20 37; 10% TESSITRICE tipologie diverse, che possono essere ridotte 3; 1% PROPRIETARIA TERRIERA 18; 5% CUCITRICE a 10 se si analizzano quelle a cui le donne si 4; 1% 251; 70% SARTA sono dedicate con maggior frequenza. SERVA Nonostante la varietà di lavori sia ampia, la BETTOLIERA maggior parte delle donne erano agricole,cioè contadine; infatti risultano essere 251, pari al 70%, su 470 donne totali. Un dato così elevatonon lo ritroviamo per nessun altro mestiere. Seguono poi le proprietarie terriere con 37 individui,
  10. 10. pari al 10%. A parità di valori troviamo poi le domestiche e le cucitrici, con 18 persone, pari al 5%per mestiere. A scalare si evidenziano lavori come la sarta e la serva rispettivamente con 14 (4%) e10 (3%) unità. Infine troviamo i mestieri di cartaia, tessitrice e bettoliera con 4, 3 e 2 persone, pariall’ 1% per ognuno.Emigrazione EmigratiI dati che abbiamo preso in considerazione sono statielaborati in base alla destinazione dello spostamento. 44 ; 5 %A Valduggia nel 1858 l’emigrazione coinvolgeva 44 Emig ratipersone, pari al 5%, su 849. La città con più emigrati Residen tivalduggesi era Torino con 6 elementi, ossia 22%.Seguono poi Novara e Genova rispettivamente con 4 805; 95%(15%) e 3 (12%) individui. Inoltre è emerso che 4persone, pari al 15%, si sono spostate in Lombardia, senza la specificazione della città, per esigenzelavorative. Ci sono altri luoghi di emigrazione più vicini a Valduggia come Borgosesia, Foresto oQuarona, ma tutti questi centri accolgono solo una persona per ognuno, pari al 4%. Le altre meted’emigrazione italiane sono Lesa, Milano, Pallanza e Vercelli (pari al 4% per centro abitativo).Infine troviamo un solo individuo che si è recato in Francia, pari al 4%. L’emigrazione in arearegionale era quindi prevalente, mentre era marginale quella all’estero. Luoghi dEmigrazione BORGOSESIA FORESTO FRANCIA 1; 4% 4% 1; LESA 1; 4% 1; 4% 1; 4% LOMBARDIA 6; 22% MILANO 4; 15% NOVARA GENOVA 1; 4% PALLANZA 1; 4% 1; 4% PRATO 1; 4% QUARONA 4; 15% 3; 12% TORINO VERCELLI
  11. 11. QUARONAQuarona è una delle più antiche parrocchie e comunità della Valsesia, sebbene sia circondata damontagne in tutti i suoi lati, tranne nella parte australe. Il comune era diviso in sole due frazioni,Vico e Valmaggiore. Il territorio di Quarona è bagnato dal Sesia, che lo divide da quellovicinissimo di Doccio ( non è distante più di cento metri), esso non aveva relazioni con Quarona inquanto divisi dal fiume Sesia; solo successivamente verrà costruito il ponte che unisce le duecomunità. Nel paese vi erano due parrocchie, una più nuova che si trova ancora oggi sotto ilpatrocinio di Sant’ Antonio Abate, ed una più antica dedicata a San Giovanni Battista. Laparrocchia più nuova non offre nulla di particolare ad eccezione di un’insigne reliquia e di unquadro rappresentante la Vergine con il Bambino, che è una delle più pregiate opere di GaudenzioFerrari. La chiesa più antica sorge invece su un monte ma fu abbandonata a causa della costruzionedella chiesa di Sant’Antonio, più facilmente raggiungibile dai fedeli. Tuttavia essa ci offre delleopere ragguardevoli dipinte da allievi di Ferrari. Al di sopra di questa antica chiesa si trova quelladedicata alla Beata Panesia, o Panacea; la giovane ragazza ha una storia singolare: essa perse lamadre all’età di tre anni e dovette quindi sopportare le barbarie della matrigna Margherita Gallogidi Locarno, la quale si adirava contro di lei perché gelosa delle sue virtù e della sua profonda fede;la sua scelleratezza si spinse a tal punto che decise di uccidere la giovane conficcandole in testa deifusi. Le spoglie della vergine furono trasportate a Ghemme dove si trovano tutt’oggi.
  12. 12. Composizione nuclei famigliariIl numero di famiglie presenti sul territorio quaronese nellanno 1858 era di 175 nuclei con unamedia di 4,5 individui per nucleofamigliare, costituiti non solo da Dimensione nuclei famigliari 2% 1%membri legati da vincoli di parentela 1% 1% 1 2ma anche da serve, domestici, nutrici 6% 15% 3etc. I nuclei più numerosi sono quelli 7% 4 5formati da una sola persona e sono 10% 9% 627(15%), quelli formati da due sono 7 817(10%) e quelli formati da tre sono 10% 12% 918 (10%). Le famiglie formate da 10 11quattro persone sono quelle più 12% 14% 12frequenti dopo quelle di un solo 13membro con 25 nuclei (14%). Vi sono poi le famiglie formate da cinque e sei persone che hanno unnumero di 21 nuclei ciascuna (pari al 12%). I nuclei composti da sette componenti sono 15 (9%),mentre quelle formate da otto sono 12 (7%). Seguono quelle composte da nove con 11 nuclei (6%),quelle composte da dieci che sono 2 (1%) e quelle da dodici che è soltanto 1(1%). Nel paese eranopresenti anche nuclei famigliari di dimensioni elevate, infatti cerano 4 famiglie composte da tredicipersone (2%) ed una sola famiglia composta da ben diciotto persone (1%). Dai dati è emerso che lapopolazione totale ammontava a 791 abitanti.AlfabetizzazioneIl numero di persone alfabetizzate era moltoelevato, infatti il 57 % della popolazione totalesapeva sia leggere che scrivere. Nonostante ciòanche il numero di analfabeti, per la maggiorparte donne, era abbastanza elevato infattiammontava al 38 % della popolazione, ilrestante 5% della popolazione sapeva sololeggere.
  13. 13. Professioni maschiliTra tutte le professioni praticate nel territorio quaronese abbiamo deciso di presentare solo quellecol maggior numero di individui partecipanti. In una popolazione di 791 individui, 391 eranomaschi, dei quali 91 (34%) svolgevano l’attività di contadino, il suolo infatti era molto produttivo.Vi si coltivavano le viti, e si facevano copiose raccolte di uve bianche. Vi erano poi altre dueprofessioni ampiamente praticate Profe ssioni maschili con tad inoquella del falegname con 39 4% 4% fale gna m eindividui (15%) e quella del 5% calzola iocalzolajo con 36 individui (13%). 6% 34% g es s ato reCon minor numero di persone vi tes s itore 6% b ottaioera l’attività di gessatore con 18 6% ferra ioindividui (7%), seguita dal carrettieretessitore e dal bottajo entrambe con 7% s ca lpe llino 15% b racciantenumero pari a 16 individui 13%ciascuna (6%). Seguono i ferrajicon 15 individui (6%), i carrettiericon 14 individui (5%), gli scalpellini con 12 individui (4%) e i braccianti con 11 individui (4%). Larestante popolazione maschile svolgeva attività quali il negoziante, il pescatore o l’imbiancatore lecui stime presentano un valore relativamente basso.Professioni femminiliCrea scalpore il fatto che in una comunità P ro fe s s io n i fe m m in iliabbastanza vasta vi fosse un numero maggiore didonne, le quali ammontavano a 400. Il numero di 6% 4% 7%professioni svolto dalle donne è minore rispetto a contadina bracc iantequelle maschili; tra le donne il mestiere dominante è dom es tic acertamente quello della contadina con 312 individui cuc itric e(83%), seguito da quello della bracciante con 25 83%individui (7%), della domestica con 22 individui(6%) e della cucitrice con 15 individui (4%). Le restanti professioni sono costituite da un numeromolto ridotto di individui.
  14. 14. EmigrazioneSu un paese di 791 abitanti 100 individui (12,6) risultano essere emigrati. La maggior parte diquesti 24 individui era emigrata a Torino, 7 individui (8%) a Milano, 6 individui (7%) a Novara, 5individui (6%) a Varallo (6%) e altre 5 (6%) a Lione. I quaronesi esercitavano varie professioni inPiemonte, a Milano, in Svizzera, e nel reame di Francia. Vi erano anche due persone che eranoemigrate in America
  15. 15. SABBIAInserito nel mandamento di Varallo (antica divisione amministrativa), Sabbia si presenta nel 1858come un semplice villaggio posizionato ad una elevata altitudine dalla quale è possibile scorgere ilMastallone, che bagna tutta la valle, e anche il fiume Sabiola, che ne è suo affluente.Il centro parrocchiale è costituito da numerose comunità poco più estese di un villaggio, fra le qualiricordiamo Costabella, Massera, Gabbio, Gattera, etc. Alcune di esse possono vantare la presenza diun piccolo oratorio dove celebrare il culto, mentre troviamo la chiesa parrocchiale sotto il titolo diSan Giovanni Battista, posta in una posizione piuttosto isolata, di contenuta ampiezza e decoro.Il territorio, rimasto piuttosto invariato nel corso del tempo, consisteva in un alternarsi di faldemontuose, valli, creste e burroni che lasciano poco spazio a ristretti campi nei quali viene lasciato apascolare un certo numero di bestie. Difatti possiamo apprendere come uno dei principali prodottidel terreno fosse il fieno, utilizzato per il mantenimento degli armenti.Il commercio non trova largo sviluppo, data soprattutto la posizione piuttosto inadatta del villaggio.Di conseguenza gli abitanti si applicano ai vari mestieri a seconda delle necessità: vediamo infatticome vi è un grande numero di tessitori, muratori e contadini.
  16. 16. Per i nostri studi abbiamo preso in considerazione la popolazione del comune di Sabbia con le frazioniadiacenti quali Massera, Erbareti, Salaro e frazioni minori.Dai dati è emerso che la popolazione della zona sopra citata nell’anno 1858 era composta da 659abitanti, suddivisi in 140 famiglie con una media di 4,7 individui per nucleo famigliare.Composizione nuclei famigliariPer lo studio dei nuclei famigliari, ovveroi membri appartenenti ad una stessafamiglia legati da vincoli di parentela manon solo (serve, domestici, nutrici, etc.),abbiamo preso in considerazione 140famiglie dell’anno 1858. I nucleirisultano composti da un minimo di unsolo componente ad un massimo diquattordici. I nuclei formati da una solapersona sono 14 ( 10%) mentre quelliformati da quattordici persone sono 2 (2%). I nuclei più frequenti sono quelli composti da due personecon 25 famiglie (16%). I nuclei composti da tre componenti sono 17 (13%) mentre quelli composti daquattro sono 20 (14%). Seguono quelli composti da cinque persone che corrispondono a 16 famiglie(11%), quelli composti da sette persone sono 9 (7%) mentre quelli da otto persone sono 11 (8%). Lefamiglie con nove persone sono 8 (5%) mentre quelle con dieci sono solo 2 (2%), così come quelle condodici individui. Infine vi è una sola famiglia composta da 11 abitanti (1%).AlfabetizzazioneSu una popolazione di 659 abitanti abbiamoriscontrato, per quanto riguardal’alfabetizzazione, i seguenti risultati: il 66% dellapopolazione, l’equivalente di 433 individui,presentava un’alfabetizzazione negativa, mentre il30%, pari a 195 individui, presentavaun’alfabetizzazione positiva. Il restante 4%,
  17. 17. rappresentante solo 29 individui, presenta una alfabetizzazione parziale, il che sta ad indicare ilpossesso o della capacità o di scrivere o di leggere.Professioni maschiliDelle 22 professioni maschili cheabbiamo individuato, riteniamo piùcorretto presentarne solo 7, ovveroquelle che presentano un maggiorenumero di individui partecipanti.La popolazione maschile ammontaalla cifra di 311 individui, dei quali137 (49%) svolgono l’attività dicontadino. Seguono i tessitori con 92individui (33%) e i muratori con 27individui (10%). In numero piùcontenuto troviamo 8 cebraii (3%), 5minusieri e 6 peltrari (2%; 2%) ed infine 3 calzolai (1%). La restante popolazione maschile praticavaprofessioni minori quali il pastore, il gessatore o il lattaio le cui stime presentano una percentuale quasinulla.Professioni FemminiliLe professioni femminili sono molto ridotte rispettoa quelle maschili nonostante la popolazione di sessofemminile ammonti a 348 individui. La causa èmolto probabilmente da ricercarsi nel fatto che lamaggioranza degli individui analfabeti era compostada donne.Prenderemo in considerazione solo tre professioni:la professione più praticata è sicuramente quelladella contadina con 342 individui (98%) a cuiseguono 2 tessitrici (1%) e 2 serve (1%). Le restanti
  18. 18. professioni presentano solo un individuo e sono la sarta, una sola maestra di scuola e una studentessadi ostetricia.EmigrazioneSul totale di 659 abitanti solo 11 individui sonoregistrati come emigrati, circa il 1.6%Le destinazioni sono quasi tutte nella zonacircostante o sempre nella zona regionale, mentrenon riscontriamo nessuna emigrazione all’estero.Circa 6 individui (55%) sono registrati comeemigrati a Boccioleto mentre due individui (18%)hanno scelto come destinazione Campagnola.Il restante 27% corrisponde a tre individui emigrati rispettivamente a Rimasco, Rocca (odiernaRoccapietra) e Novara.Una consistente percentuale, nel grafico non riportata, corrisponde a individui che da altre località,come Cravagliana o Sambughetto, sono emigrati e stabilitisi nel comune di Sabbia come residenti.
  19. 19. ROSSARossa si presenta ancora oggi come un ridente paesino arrampicato sulle ripide pareti dellaValSermenza, o Val Piccola, valle laterale a quella principale che segue il corso del fiume Sesia.Già a metà del XIX secolo Girolamo Lana sottolinea l’asperzza del territorio causata dalla suaposizione, ottimale per le coltivazioni ma complessa a causa dell’ erto pendio. La stessa chiesaparrocchiale, ricostruita ad inizio secolo per sostituire quella precedente che rischiava di crollare,viene edificata “nella maggior parte su di rupe, onde scansarne la rovina assai facile pel generalependìo”.A questa si accompagnano molte altre chiesette, sette per la precisione, che il Lanamenziona per gli affreschi e le decorazioni in esse contenuti tutti di grande bellezza e buonpennello. Le pareti scoscese della valle ospitano, tuttavia, fertili distese erbose perlopiù coltivate peril sostentamento delle singole famiglie o usate come pascoli per il bestiame. Pochi sono i prodottivenduti al di fuori del paese ( quasi esclusivamente prodotti dell’ allevamento bovino). Come nelresto della valle sono le donne ad occuparsi della terra mentre gli uomini, per la maggior parte“pittori”, “stuccatori”, “muratori”, preferiscono cercare lavoro all’ estero, in Savoia o Francia, dovevengono riconosciute personalità quali Fontana Antonio, De-Dominici Giuseppe e Raineri Luca.
  20. 20. Composizione nuclei Famigliari 1% 1%Il censimento del 1858 registra la presenza di 723 4% 1 2 2%individui sul territorio di Rossa, distribuiti (oltre che nel 2% 16% 3 4nucleo del paese vero e proprio, il “centro”) nelle 10%frazioni di “Fontane”, “ Casa di Secchi”, “Salerio”, 5 6 13%“Casa di Bianchi”, “Folecchio”, “Cerva”, “Raineri”, 9% 16 7 8“Piana” e “Montata”. Di questi abitanti 317 sonomaschi,406 femmine e vengono a costituire 12% 9 10 18%rispettivamente il 56% e il 44%e sono suddivisi in 166 12% 11 12nuclei famigliari. La media dei componenti per famigliaè di 4,2 abitanti ma si presentano anche alcuni, rari,nuclei famigliari costituiti da 10, 11, o 16 individui. Mentre questi ultimi nuclei rappresentano soloil 2% o l’1% del totale a costituire i numeri più ingenti sono nuclei di 1 abitante (16%), 2 abitanti(13%), 3 e 4 abitanti (entrambe 12%) e 5 abitanti(18%).AlfabetizzazioneRossa, nel 1858, si presenta come un paese fortemente 8%alfabetizzato poichè il numero di alfabetizatti positivi totali S a n n o le g g e re e s c r iv e r e(che sanno sia scrivere che leggere) si presenta come quello 32% A n a lf a b e t iprevalente ,59%della popolazione. Il restante 41% poi è 60% S a n n o le g g e redominato da un’ altrettanto notevole prevalenza di paesaniparzialmente alfabetizzati (o sanno scrivere o leggere) ,33%. Quindi rimane solo una minima parte completamenteanalfabeta, 8%.Professioni maschiliLe professioni maschili del paese si distinguono in Into na ca to re 4% 4% S tud e ntequanto poco variegate. Una fetta nettamente 8% F a le g na m esuperiore degli abitanti maschi era “intonacatore” 2% 3% O p e ra io fe rra io(60%) e molti erano, anche se in netta minoranza, 2% P itto re 1% C a lzo la iolavori collegati con gli “Intonacatori”, come i 2% 61% E ccle sia stico 13% C o nta d ino T e ssito re D e co ra to re d i ca se
  21. 21. decoratori di case (4%), i pittori (3%), i falegnami (2%). Subito dopo c’erano i giovani studenti(13%) e i contadini (8%) che aiutavano nei campi le donne(di cui si parlerà successivamente). Aqueste professioni se ne aggiungono alcune meno diffuse ma comunque presenti sul territorio:l’operaio ferraio (1%), il calzolaio (3%), l’ecclesiastico (2%) e il tessitore (4%).Professioni femminiliLe professioni femminili, invece, erano differentemente distribuite probabilmente a causa deldifferente grado di istruzione. A primeggiare tra 1% 1% 1% 3% 1% 1%le statistiche sono le contadine (92%) proprio 1% C o nta d inaperchè alla maggioranza di uomini che spesso S e rvaandavano a lavorare lontano da casa dovevano Istitutrice L a va nd a iacorrispondere altrettante donne che invece Mo d istarimanevano a lavorare la terra. Le altre Mug na ia S a rtaprofessioni sono presenti in un numero esiguo: P re stina ia 91%sarta (3%), serva (1%), istitutrice (1%), modista(1%), mugnaia (1%) e prestinaia (1%).EmigrazioneSul totale della popolazione di Rossa ad emigrare in 2%cerca di lavoro e fortuna è una minima percentuale. 2% 2% 2% F ra ncia 4% V a ra lloSui 723 abitanti sono circa 84 gli emigranti ( circa 4% S vizze ral’11,5% del totale). La maggioranza degli emigranti 2% A le ssa nd riasceglie la vicina ed appetibile Francia come meta, il 8% C e rva ro lo C ra va g lia na67 %. Ad essi si aggiungono più esigue percentuali 6% N o va ra 68%di emigranti all’estero : in Svizzera (8%) e in To rinoSavoia (2%). I restanti scelgono mete più vicine al G o zza no S a vo iapaese natale: Varallo (4%, soprattutto studenti),Alessandria (3%), Cervarolo (4%), Cravagliana(4%), Novara (2%), Torino (2%) e Gozzano (2%).
  22. 22. CAMPERTOGNOCampertogno nel 1858 con le sue frazioni Quare, Piana, Villa, Tetti, Carata, Otra, Rusa, Pianapontee Avigi, i suoi diciannove oratori e i suoi monumenti si presentava come uno dei centri piùimportanti e più significativi dellAlta Valsesia. Appartenente al mandamento di Scopa, deve il suonome alla valle Artogna, principale valle collaterale e antico feudo dellAbbazia di San NazaroSesia che si estende verso sudovest, con andamento sinuoso, per circa 15 km. La coltivazione dipatate, segale e canapa, la raccolta di noci e castagne, lallevamento di bovini, caprini e ovini, laproduzione di latte, burro e formaggio, lo sfruttamento dei boschi e dei numerosissimi alpeggi maanche la filatura, la tessitura e la lavorazione del legno e del ferro, erano le principali attività allabase delleconomia del paese.
  23. 23. Dallanalisi del registro della popolazione dellanno 1858 da noi effettuata, relativa al comune diCampertogno e alle sue numerose frazioni o cantoni o località quali Quare, Piana, Villa, Tetti,Carata, Rusa, Otra, Avigi e Pianaponte è emerso che, allepoca, la popolazione totale del paesedellAlta Valsesia comprendeva ben 945 individui di cui 418 maschi (44%) e 527 femmine (56%), aloro volta suddivisi in 249 nuclei familiari con una media di 3,7 soggetti a famiglia.Composizione nuclei familiari 1 Nuclei familiari 2 La suddivisione in nuclei familiari, cioè in gruppi 3 4 comprendenti non solo persone legate da vincoli 5 6 di parentela che abitavano nella medesima casa 7 8 ma anche i poco numerosi domestici, inservienti 9 10 e i membri della stessa famiglia che per motivi 11 12 diversi risiedevano in un altro centro urbano 13 14 proposta dal registro della popolazione del 1858, 15 ha permesso di individuarne 249 composti da unminimo di una persona (49) ad un massimo di quattordici( 1). Presenti anche nuclei familiaricostituiti da 2 persone (37), da tre persone (46), da quattro persone (34), da cinque persone (25), dasei persone (21), da sette persone (13), da otto persone (5), da nove persone (7), da 10 persone (3),da 11 persone (2), da 12 persone (2) e infine da 13 persone (1). Tre erano le case vuote inserite nelcensimento.AlfabetizzazioneNonostante più della metà della popolazione possedesse alfabetizzazione positiva (gli individui abilisia nello scrivere che nel leggere erano infatti 574 Alfabetizzazione.pari al 62%), numerosi erano comunque gliindividui in possesso di alfabetizzazione negativa 0%(incapaci sia di scrivere che di leggere erano infatti359 pari al 38%). Solamente un davvero esiguo 38% Positiva . Negativanumero di individui (2) possedeva infine Parziale 62%alfabetizzazione parziale, la capacità del soloscrivere oppure del solo leggere.
  24. 24. Professioni maschiliPer quanto riguarda le professioni, i 418 2% 2% 2% 12% 2% 4%individui maschi che abitavano il paese di CONTADINO FABBROCampertogno nel 1858 disponevano di un 8% SARTO SCULTOREampia scelta: le professioni maschili da noi MANOVALE MINUSIERErintracciate sono infatti una trentina. Vi erano 29% 10% CALZOLAIOinfatti numerosi gessatori (86, pari al 29%), FERRAIO MURATOREmuratori (52, pari al 18%), ferrai (32, pari 11% GESSATORE Altre professioniall11%), calzolai (29, pari al 10%), minusieri 18%(24, pari all8%), manovali (11, pari al 4%),scultori (7, pari al 2%), sarti (6, pari al 2%),fabbri (6, pari al 2 %), contadini (6, pari al 2%) e infine ottonai, impresari, pittori, studenti, soldati,assistenti, sottiladori, rivenditori, osti, indoratori, ebanisti, custodi, conducenti, ceraioli, carbonini,caffettieri ed agenti. Professioni femminili Dai dati da noi analizzati risulta che le ben 527 2% donne che costituivano il 56% della popolazione totale del paese di Campertogno non NESSUNA PROFESSIONE possedevano, a differenza degli uomini, una così LAVORATRICI vasta gamma di scelta per quanto concerne la loro professione ed il loro impiego. 517 donne, 98% pari al 98%, non praticavano infatti alcuna professione, mentre solo 10 ( il 2%) risultavanostudentesse (3), domestiche (5), sarte (1) ed ostesse (1).
  25. 25. EmigrazioneI dati presi in considerazione 1% 2%relativi allemigrazione sono stati 3% 2% 1% 3% Altre destinazionielaborati in base alla destinazione LIONEdello spostamento dei singoli 4% 30% AOSTA ST. ETIENNEindividui. A Campertogno, nel 6% CLERMONT1858, su di un totale di 945 LAPALISSEindividui, solamente un’esigua ANNENCI 11% MONTIERSparte (144, pari al 15%) risultano ALBERTVILLEcoinvolti nellemigrazione tanto PARIGI BOURGESdiffusa, all’epoca,sia in Alta che 13% 24% CARCOFOROin Bassa Valsesia che portò allaricerca di fortuna e di lavoro dipreferenza gli uomini, solo inpochi casi accompagnati dalle famiglie. Destinazione degli emigranti era, per la maggior parte, lavicina Francia ,soprattutto le regioni della Savoia, del Rodano e della Loira, con le città di Lione, StEtienne e Clermont( dove confluirono rispettivamente il 24%, l’11% e il 6% degli emigranti), diLapalisse il 4%, di Annency il 3%, di Montiers il 3%, di Albertville il 2%, di Parigi il 2%, diBourges l1% e infine di Aurillac, di Moulins e di Vichy. Destinazioni più vicine e menofrequentate sono invece state la Valle DAosta con il capoluogo, Aosta, che assorbì il 13%dellafflusso totale, Carcoforo, Varallo, Biella, Vallemosso, Cossato, Oleggio, Gozzano, Novara,Intra, Alessandria,Moncalieri, Torino,Milano, Mantova, Genova e Udine. L’emigrazione in arearegionale e nazionale era quindi marginale rispetto all’emigrazione rivolta all’estero.
  26. 26. LA DIVISIONE DEL LAVORO IN UNA VALLE ALPINA: ISTRUZIONE, PROFESSIONE ED EMIGRAZIONE DEGLI UOMINI, LAVORO AGRICOLO, FAMIGLIA E MARGINALITA’ SOCIALE NELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE.In un recente e illuminante studio sulla popolazione e sulle migrazioni alpine nell’Italia moderna,Lorenzetti e Merzario (2005) hanno nettamente diviso, e quasi contrapposto, il lavoro delle donne,pesante ma sostanzialmente non retribuito, al denaro derivato dalle professioni maschili,dall’emigrazione e da un più alto grado di istruzione. La nostra ricerca, pur su basi molto ristrette,ma concernente un campione sufficientemente alto della popolazione valsesiana a ridossodell’Unità Nazionale, ha cercato una conferma o una smentita di queste tesi, raggiungendo risultatiassai interessanti per la conoscenza del nostro territorio. Sotto il profilo della composizione delle famiglie, il primo dato da noi esaminato, i cinque comuniconsiderati si sono dimostrati abbastanza omogenei, denotando una media compresa tra i 4,2 e i 4,7membri per fuoco, con la sola eccezione di Campertogno che mostra una media inferiore, di 3,7membri. Va osservato inoltre che la media della valle, di 4,41 componenti per famiglia, risultava alcensimento del 1858 la più bassa dell’intero Piemonte sabaudo, essendo inferiore anche a quelle dialtre regioni montane del territorio piemontese. Non si può dire quindi che, sotto questo profilo, lamontagna valsesiana fosse allora una “fabbrica di uomini ad uso della pianura”, secondo la celebreespressione dello storico francese Braudel. Lo sviluppo della popolazione, di cui parleremo oltre, eche costituisce certamente uno dei grandi eventi dell’Ottocento, non é, o non é ancora, nella realtàvalsesiana, così marcato, anzi, la tendenza dei comuni orograficamente più a monte come Rossa eCampertogno é quella di contenere la popolazione ai livelli più bassi.
  27. 27. 5 4,7 4,5 4,6 4,2 4,4 4,5 4 3,7 3,5 3 2,5 2 1,5 1 0,5 0 sa Campertogno Sabbia Quarona Valduggia Piemonte os RFigura 1. Media nuclei famigliari Anche l’analisi del grado di istruzione, preso in considerazione nella nostra ricerca, offrecomparativamente interessanti spunti di riflessione. Mentre la media del Piemonte attesta, nel 1858,solo un 32% circa di alfabetizzazione completa ( leggere e scrivere), i paesi della nostra valle da noiesaminati mostrano una media nettamente più alta, con la sola eccezione di Sabbia dovel’alfabetizzazione si ferma al 30%. In questo caso la sorpresa é rappresentata dal fatto che i comunicon la più alta istruzione siano quelli dell’alta valle, Campertogno con il 62% e Rossa con il 59%,un dato che può collegarsi probabilmente con la più altra incidenza dell’emigrazione, come si vedràpiù oltre. Il paradosso delle comunità alpine “istruite” proposto da Viazzo (2000) rovesciando ipregiudizi precedenti sul carattere aculturale della civiltà di montagna, appare quindi pienamenteconfermato, evidenziando una percentuale di alfabetizzati quasi doppia rispetto alla campagnapiemontese. 70 62 59 57 60 50 42 40 30 32 30 20 10 0 o na a ia te sa gn gi bb on ro os ug rto Sa ua em R ld pe Q Va Pi am CFigura 2. Alfabetizzazione Il dato che rispecchia la percentuale di emigrazione sembra collegarsi proprio all’incidenzadell’alfabetizzazione, oltre che, naturalmente, alla posizione altimetrica del paese e alla
  28. 28. conformazione del suo territorio. Valduggia e Sabbia, i paesi più scarsamente alfabetizzati, hannoanche un tasso di migrazione più basso, rispettivamente il 5 % e l’ 1,6 % della popolazione, mentrequesta percentuale sale significativamente oltre il 10% a Rossa e Quarona per poi raggiungere il15% a Campertogno. Va rilevato, inoltre, che nei casi dei comuni più montani l’emigrazione sidirige verso l’estero (Francia, Svizzera) dove si va ad esercitare professioni redditizie e ricercate sulmercato del lavoro, mentre l’emigrazione di paesi come Valduggia, oltre a essere assai scarsa sirivolge prevalentemente all’ambito regionale e riguarda una manodopera scarsamente professionale.E’ inteso che, in ogni caso, l’emigrazione é fenomeno prettamente maschile e si ripercuote pertantosulla condizione sociale e lavorativa della donna, cui spetta, come si vedrà oltre, il lavoro agricoloquasi per intero. 16 15 14 12,6 11,5 12 10 8 6 5 4 2 1,6 0 Campertogno Rossa Sabbia Quarona ValduggiaFigura 3. Tasso di emigrazioneIn tutti i paesi considerati dalla nostra indagine sul censimento del 1858 le professioni maschilihanno dimostrato un alto grado di variabilità con alcuni casi di evidente specializzazione dovute asituazioni locali particolari o esigenze di emigrazione. A Valduggia, ad esempio, la nascenteindustria cartaria impiegava il 20% di tutta la manodopera maschile; a Rossa il 60 % dei maschidichiarava la professione di intonacatore; a Sabbia il 33 % svolgeva attività di tessitore; gessatori emuratori rappresentavano a Campertogno quasi la metà di tutte le professioni maschili, destinateevidentemente all’emigrazione. La filiera dei mestieri legati all’edilizia era certamente quella piùpraticata e facilmente collocabile sul mercato estero. Considerato questo elevato tasso di variabilità delle professioni maschili, l’unico dato che apparesignificativamente comparabile é quello degli individui dediti all’agricoltura, attività ancorauniversalmente diffusa in tutto il territorio della valle. In questo ambito i dati di genere sonoestremamente divergenti. La professione contadina é per i maschi residuale in quasi tutti i centri
  29. 29. considerati, tranne il caso di Sabbia dove il 49% degli uomini é ancora dedito all’agricoltura. Ma aCampertogno, ad esempio, solo il 2% dei lavoratori maschi coltivava la terra. Se si osserva il datodelle professioni femminili, la situazione appare completamente rovesciata: le contadine diCampertogno e Sabbia sono il 98 % delle donne, quelle di Rossa il 92 %, mentre a Valduggia eQuarona sono sopra il 70 %. Eccolo, il lavoro delle donne di montagna.Nell’ambito delle attività femminili non esiste praticamente variabilità se non in ambiti dimarginalità sociale ( serve, braccianti...); solo a Valduggia si segnala un 10% di donne che risultanoproprietarie e quindi in una posizione privilegiata, mentre poche altre concittadine cominciano adavviarsi verso il lavoro salariato nelle folle da carta. 120 100 80 Uomini 60 Donne 40 20 0 Campertogno Rossa Sabbia Quarona ValduggiaFigura 4. Addetti all’agricoltura Infine, qualche considerazione sull’incremento della popolazione, che abbiamo ricavato daiconfronti con tre altri censimenti del periodo pre-unitario, quelli del 1828, 1836 e 1848. Mentre lapopolazione di Valduggia e Quarona appare tendenzialmente in crescita, quella di Campertogno eRossa appare viceversa in decremento costante, suggerendo probabilmente l’avvio di un ciclonegativo, la cui flessione si é poi estesa per tutta la seconda parte del secolo e che riguarda, comesappiamo, soprattutto i comuni montani. La popolazione di Sabbia, invece, mostra un singolareelemento di staticità, oscillando di poche unità nell’arco di un trentennio. Ma in questo caso,considerati gli altri elementi emersi dall’analisi della popolazione di quel territorio, soprattutto lascarsa alfabetizzazione e l’emigrazione quasi nulla, riteniamo non sia un indice di stabilità ma distaticità, ovvero di una società ancora arcaica, poco dinamica e sostanzialmente bloccata sul propriomodello tradizionale di tipo agro-pastorale. Più problematico appare il confronto con i primi dati censitari della valle, quelli del censimentonapoleonico del 1806; infatti, in quell’occasione il comune di Campertogno veniva censito solo perla parte alla sinistra della Sesia e quindi risulta incompleto. La popolazione degli altri comuni da noiconsiderati risulta più elevata all’inizio del secolo a Quarona e Rossa, mentre Valduggia appare
  30. 30. sostanzialmente stabile e solo nel caso di Sabbia gli abitanti appaiono nettamente inferiori,crescendo poi gradualmente e costantemente fino al 1858. La popolazione complessiva della valle,di 27.035 abitanti, appare comunque nettamente inferiore ai rilevamenti del periodo successivo,indicando che la prima metà del secolo XIX é stato ancora, nel complesso, un periodo di crescitademografica, anche dei territori montani, pur con qualche oscillazione e disparità tra le diverserealtà comunali. BIBLIOGRAFIALa bibliografia comprende sia opere utilizzate per un inquadramento della situazione dei comuni aitempi del censimento del 1858, sia opere di statistica in senso proprio, dai quali sono stati derivatielementi di confronto con quelli desunti dai documenti d’archivio.CASALIS G., La Valsesia -Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati del Redi Sardegna, a cura della Biblioteca “Italo Grassi”del C.A.I. Varallo, Varallo 1999.LANA G., Guida ad una gita entro la Vallesesia, Merati, Novara 1840 (rist. anast. Libreria AlpinaDegli Esposti, Bologna 1972).LORENZETTI,L.- MERZARIO,R., Il fuoco acceso, Donzelli, Roma 2005.MOROZZO DELLA ROCCA, Saggio di Statistica della Valsesia, Varallo 1856.MUTTINI CONTI G., La popolazione del Piemonte nel XIX secolo, 2 voll., Torino 1962.RACCA G., Notizie statistiche e descrittive della Valsesia, Vigevano 1833.ISTAT Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991, Roma 1994.VIAZZO P.P., Il paradosso alpino, in LAlpe, n. 1, 2000, pp. 26-31.

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