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Questo sguardo originalissimo eppure così azzeccato sulla Commedia diDante non è sguardo di critico è sguardo di poeta e s...
Nell’affrontare il compito di presentare questo libro, mi sono resa conto diessere come una collina che tenta di raggiunge...
Già l’incontro tra Dante e Borges è particolare: nessuna biblioteca,nemmeno studi universitari; Borges inizia a leggere la...
Da allora Borges afferma di avere letto più volte la Commedia, divertendosianche a confrontare i diversi commenti; dunque ...
Innanzitutto commenta sempre o brani molto brevi o addirittura si ferma suterzine quando non su singoli versi. In questo, ...
Infine mi sembra che Borges, poeta lui stesso non dimentichiamolo, dia ascoltopiù che alla cultura, al suo sentimento, al ...
Nella Lettera a Can Grande della Scala,Dante stesso ha scritto che la Commediapuò essere interpretata come la vicendadell’...
Altro elemento da sottolineare per comprendere meglio l’approccio di Borgesè la figura di Dante personaggio. Questa prodig...
Due sono i saggi che si occupano di un singolo verso.Il primo è il verso 75 del XXXIII canto dell’Inferno: “Poscia più che...
In secondo luogo, e qui sta lilluminazione di Borges, il problema non è tantostorico (irrisolvibile, nessuno è sopravvissu...
Innanzi tutto bisogna pronunciarlo lentamente e, aggiungerei io, con unacerta indolente pensosità tutta orientale; infatti...
Il secondo gruppo di saggi riguarda brani più estesi caratterizzati da unparticolare pathos che, provato da Dante personag...
Ma tutto questo non basta a rendere l’orrore della situazione; il punto stanella interiorità del personaggio Dante: il nos...
A questa coppia d’amanti Borges dedicò un poesia, eccola:Inferno, V, 129(soli eravamo e senza alcun sospetto)Lasciano cade...
Non tradiscono MalatestaPerché il tradimento richiede un terzoed esistono solo loro due al mondo.Sono Paolo e Francescama ...
Sia nella poesia che nel saggio il centro della riflessione di Borges sta sia nelfatto che Paolo e Francesca sono verament...
La risposta a questo problema non è però in questo saggio, bensì in quellosull’incontro tra Dante e Beatrice nel Paradiso ...
Gli ultimi due saggi di Borges sono dedicati alla figura di Beatrice, a due                                               ...
Perché queste disarmonie che trasformano il sogno di Dante in un incubo,proprio alle soglie del Paradiso?L’illuminazione d...
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L’ultimo saggio che analizza quasi un intero canto è centrato sulla figura diUlisse, la cui vicenda è stata interpretata n...
Anche in questo caso Borges parte dal forte impatto emotivo che percorre tutta lavicenda di Ulisse e si pone la consueta d...
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Nel secondo, Borges parte dai canti XVIII e XIX del Paradiso ove apparel’aquila simbolo dell’impero composta, però, da mig...
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In terzo luogo bisognerebbe far leggere ai giovani i versi danteschi a voce alta,perché come dice Borges “Un buon verso no...
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Dante letto da Borges

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Presentazione del volume "Nove saggi danteschi" di Borges a cura di Maria Rosa Panté.
Illuminazioni di un poeta visionario sulla visione del poeta più grande: Dante.

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  1. 1. Lettura dei "Nove saggi danteschi" di Jorge Luis Borges “Immaginiamo, in una biblioteca orientale, un’illustrazione di molti secoli fa. (…) Nel tumulto delle sue forme, qualcuna – un albero che somiglia a un cono capovolto, minareti color vermiglio oltre un muro di ferro – richiama la nostra attenzione, poi da questa passiamo ad altre. Declina il giorno, si attenua la luce, e man mano che penetriamo nell’incisione comprendiamo che non c’è cosa sulla terra che non sia anche lì. Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà, la storia del passato e quella del futuro, le cose che ho avuto e quelle che avrò, tutto questo ci aspetta in qualche angolo di quel tranquillo labirinto… Ho immaginato un’opera magica, un’illustrazione che sia anche un microcosmo; il poema di Dante è questa illustrazione di vastità universale”.
  2. 2. Questo sguardo originalissimo eppure così azzeccato sulla Commedia diDante non è sguardo di critico è sguardo di poeta e scrittore, infatti chipresenta in questo modo il poema dantesco è Jorge Luis Borges, visionario egrandissimo scrittore argentino, ammiratore della Commedia di Dante. Ilbrano testè riportato è nel preambolo di un suo agile, ma importante libro,pubblicato presso Adelphi, che si intitola “Nove saggi danteschi”.Nonostante il titolo,più che di saggiparlerei diilluminazioni, ancheilluminazioniperché tali “saggi”sono brevissimi e piùche descrivere una tesicritica, illuminano edanno luce semprediversa ai già cangiantiversi danteschi.
  3. 3. Nell’affrontare il compito di presentare questo libro, mi sono resa conto diessere come una collina che tenta di raggiungere l’altezza del Monte Rosa, ilquale a sua volta guarda con ammirazione la cima più alta dell’Everest.Borges non si adonterà del paragone, perché, come vedremo, nutre quasiuna venerazione per l’opera dantesca, che più volte definisce il miglior librodi letteratura mai scritto.Nonostante ciò ho intrapreso anch’io un piccolo folle volo ed eccomi qui ainvitare alla lettura del libro di Borges.
  4. 4. Già l’incontro tra Dante e Borges è particolare: nessuna biblioteca,nemmeno studi universitari; Borges inizia a leggere la Divina Commedianel lento e solitario tragitto in tranvai tra la sua casa e la biblioteca in cuilavora. Si trovò in tasca, erano piccoli e maneggevoli, quei tre volumi, laCommedia tradotta in inglese, con testo italiano a fronte.Borges non si limita a leggere il testo inglese, ma prima legge in inglese unaterzina, poi la stessa in italiano e così fino alla fine del canto. Quindi dopoaver letto il canto intero in inglese, lo rilegge in italiano, rendendosi contodella insufficienza delle traduzioni, il che è abbastanza ovvio, ma ancheche, nel momento in cui Dante è abbandonato da Virgilio, proprio lì Borgesriesce a leggere direttamente il testo in italiano.Dice infatti: “A dire il vero non conosco l’italiano, non conosco altro italianoche quello che mi ha insegnato Dante e quello che mi ha insegnato Ariosto,quando, più tardi, ho letto il Furioso”.
  5. 5. Da allora Borges afferma di avere letto più volte la Commedia, divertendosianche a confrontare i diversi commenti; dunque i versi di Dante sono in qualchemodo entrati in lui, sono diventati parte di lui, della sua storia e della sua operaletteraria, tanto che questi nove saggi sono stati scritti per lo più negli anni ’40,ma sono stati pubblicati e riuniti in un volume molti anni dopo, poco prima dellamorte di Borges, quasi come un testamento.Ho già detto che più che alle corpose critiche cui siamo un po’ tutti abituati,questi saggi assomigliano a illuminazioni, brevi e intense… come ottiene Borgestale risultato?Innanzitutto commenta sempre o branimolto brevi o addirittura si ferma su terzinequando non su singoli versi. In questo,direi, ricalca una caratteristica eccezionaledi Dante che Borges aveva già descritto nelpreambolo dove, dopo la metafora dellastampa orientale, afferma che però quelloche colpisce nella Commedia di primoacchito non è tanto la grandiosità quanto la“varia e felice invenzione di dettagliprecisi” e qui cita alcune memorabilisimilitudini dantesche…
  6. 6. Innanzitutto commenta sempre o brani molto brevi o addirittura si ferma suterzine quando non su singoli versi. In questo, direi, ricalca una caratteristicaeccezionale di Dante che Borges aveva già descritto nel preambolo dove, dopo lametafora della stampa orientale, afferma che però quello che colpisce nellaCommedia di primo acchito non è tanto la grandiosità quanto la “varia e feliceinvenzione di dettagli precisi” e qui cita alcune memorabili similitudinidantesche…Inoltre si avvicina anche alla straordinaria facoltà della poesia della Commediache descrive un personaggio, lo inquadra, lo regala intero al lettore solo conpochi tratti: il personaggio travalica le scarne terzine in cui è contenuto e ciappare a tutto tondo, là dove il romanzo contemporaneo ha bisogno spesso dipagine e pagine.Borges si serve anche di una sua peculiarità cioè il collegamento, spesso originalee inaspettato, con altri testi letterari, con altre situazioni, che mostrano sia la suaraffinatissima cultura, sia la profondità con cui ha compreso e fatto suo il sacropoema…D’altra parte proprio la Commedia è una summa della cultura medievale e Danteha usato di tutte le fonti in suo possesso, spesso migliorandole, comunquesempre trasformandole e adattandole ai suoi fini letterari e non.
  7. 7. Infine mi sembra che Borges, poeta lui stesso non dimentichiamolo, dia ascoltopiù che alla cultura, al suo sentimento, al suo pathos; nei punti ove si sente piùcoinvolto, ove il pathos è più palpabile, ove l’emozione stride con il contenuto emagari porta più lontano della lettera, lì c’è da indagare: e così ecco i riferimenti aVirgilio, ai poeti antichi, a Paolo e Francesca, a Ugolino, a Ulisse, ma soprattutto aBeatrice!Nell’esaminare il testo dantesco, a mio avviso, Borges pone l’accento su un fattofondamentale: Dante credeva a quanto scriveva? Insomma per Dante l’aldilà eraproprio così?Giustamente Borges rileva che la Commedia è tanto convincente e coinvolgenteche il lettore la sente come reale, come se l’esperienza dantesca fosse un fattoveramente avvenuto.Questo è sicuramente un merito dell’intensità della scrittura dantesca la quale,però, non deve far dimenticare che Dante stesso e i commentatori più antichiponevano l’accento non sulla realtà, ma sulla visione, sull’aspetto metaforico,allegorico del racconto.
  8. 8. Nella Lettera a Can Grande della Scala,Dante stesso ha scritto che la Commediapuò essere interpretata come la vicendadell’uomo che, per i suoi meriti o demeriti,si fa creditore dei castighi o dellericompense divine; il viaggio è allegoriadel viaggio di ciascun uomo nella sua vita.Addirittura il figlio di Dante, Jacopo nelsuo commento disse che suo padre volevamostrare la vita dei peccatori attraversol’immagine dell’inferno, la vita deipenitenti attraverso l’immagine delpurgatorio e la vita dei giusti attraversol’immagine del paradiso.
  9. 9. Altro elemento da sottolineare per comprendere meglio l’approccio di Borgesè la figura di Dante personaggio. Questa prodigiosa trovata di Dante, che fa personaggiodi sé un personaggio le cui reazioni psichiche, convinzioni, emozioni esentimenti spesso contrastano con il Dante autore e soprattutto con l’Altrogrande protagonista dell’opera che è Dio, questa originale soluzione permettea Dante di risolvere molte contraddizioni che probabilmente aveva propriodentro di sé e offre a Borges un fertile terreno d’indagine. Infatti lo scrittoreargentino va proprio a indagare, come ho già detto, dove i sentimentidanteschi stridono con il giudizio divino (dantesco) presente nellaCommedia.Invece di ripercorrere i nove saggi così come appaiono nel libro, poichéquesto breve testo è un invito alla lettura dell’opera, farò dei cenni aglielementi più significativi e originali.Innanzitutto, a mio avviso, i saggi si possono suddividere in tre gruppi: - quelli che analizzano un singolo verso;2. - quelli che analizzano brani più lunghi con un particolare pathos siaper Dante che per il lettore;3. - quelli che collegano la Commedia ad opere di altre e diverseculture.
  10. 10. Due sono i saggi che si occupano di un singolo verso.Il primo è il verso 75 del XXXIII canto dell’Inferno: “Poscia più che ‘l dolorpotè ‘l digiuno”. Si tratta qui della vicenda di Ugolino, il verso in questione è digiunouno dei punti più controversi della Commedia. La critica contemporanea si èesercitata nella contesa se tale verso faccia intendere da parte di Ugolino unatto tremendo di cannibalismo o no. Per Borges questo è un falso problema,lo afferma proprio nel titolo del saggio. Innanzi tutto è un problema“recente”, i commentatori antichi non erano infatti sfiorati dal dubbio delcannibalismo, per loro Ugolino era morto di fame più che di dolore!
  11. 11. In secondo luogo, e qui sta lilluminazione di Borges, il problema non è tantostorico (irrisolvibile, nessuno è sopravvissuto nella terribile torre perraccontare come è andata), quanto estetico e letterario; la vera accezione delproblema è “Dante ha voluto che pensassimo che Ugolino si sia dato alcannibalismo? (…) Dante ha voluto non che lo pensassimo, ma che losospettassimo” questa è l’idea di Borges, infatti negare o affermare il terribilefatto è meno tremendo che intravederlo.Dante di Ugolino non sapeva molto di più di quanto traspare dalle sueterzine. Nella storia reale Ugolino ha fatto una volta per tutte una sceltaprecisa, scartando le altre. Nella poesia dantesca no, egli è fermato perl’eterno alle soglie di ciascuna possibilità: è questo un tema molto caro aBorges, la possibilità di molte scelte e molte vite…”Con due possibili agonielo ha sognato Dante e così lo sogneranno le generazioni future!”Il secondo verso preso in considerazione non colpisce Borges per la suaambiguità, per il suo “doppio” essere, ma per un gioco di specchi, di scatolecinesi che racchiude. Anche questo è un tema ricorrente nell’opera del grandescrittore argentino. Siamo in un’atmosfera tutt’affatto diversa, nel I canto delPurgatorio, verso 13: “Dolce color d’oriental zaffiro”, che Borges dice di avere zaffirosempre presente nella sua memoria.
  12. 12. Innanzi tutto bisogna pronunciarlo lentamente e, aggiungerei io, con unacerta indolente pensosità tutta orientale; infatti qui Dante suggerisce il coloredell’oriente attraverso la metafora dello zaffiro che, però, era considerato unapietra tipicamente orientale. Quindi nel suo nome c’è già l’oriente,quell’oriente delle "Mille e una notte" che Dante, pur senza averneconoscenza, ci fa intuire con la forza del verso. In questo modo si avvia ungioco reciproco di specchi che può ben essere infinito e che Borges confrontacon altri due esempi.Un verso di Byron “She walks in beauty/ like the night” (“Ella in beltàincede/ come la notte): qui il lettore deve immaginare una donna alta e brunache incede come la notte, che a sua volta è una donna alta e bruna ecc.Infine un verso di Browning in cui il poeta dice che la sua donna, ormaimorta, è metà uccello e metà angelo; ma un angelo è gia metà uccello e così sipropone una suddivisione che può essere interminabile…
  13. 13. Il secondo gruppo di saggi riguarda brani più estesi caratterizzati da unparticolare pathos che, provato da Dante personaggio, si estende anche allettore, in particolare a un lettore raffinato e finissimo quale Borges.È appena iniziato il temerario viaggio di Dante, da poco, quindi, si è unito alui come guida il poeta latino Virgilio, con cui il poeta toscano intreccerà unrapporto complesso. Se infatti Dante considera Virgilio sua guida e maestrodi poesia, questi è tuttavia inferiore al più giovane poeta in quanto non haconosciuto Cristo ed è quindi condannato al Limbo, cioè a un’esistenza senzaDio. Proprio questo luogo suscita in Borges e nel lettore una particolareemozione, perché?Innanzi tutto, se l’Inferno dantesco non è un luogo di per sé atroce, ma è unluogo dove avvengono fatti atroci, paradossalmente proprio nel tranquilloLimbo il luogo l’ambiente acquista un che di terribile. Borges definisce il IVcanto dell’Inferno e il castello del Limbo un caso perfetto di “orrore tranquilloe silenzioso”. L’orrore è infatti aggravato dal silenzio, in cui pesa la coscienzadi essere esclusi per l’eternità da Dio. A Borges questo castello fa venire inmente un “penoso museo delle cere”, felicissima definizione!
  14. 14. Ma tutto questo non basta a rendere l’orrore della situazione; il punto stanella interiorità del personaggio Dante: il nostro orrore è anche il suo. Egli sitrova in elevatissima compagnia, con Virgilio, Omero, Orazio, Lucano eOvidio; per Borges questi poeti sono anche proiezioni o figurazioni di Danteche si sapeva non inferiore a loro “in atto o in potenza”.E dunque?Ecco l’illuminazione inaspettata di Borges. Questi poeti sono “maestrinell’esercizio della loro arte e tuttavia sono nell’inferno perché Beatrice lidimentica”.Che è come dire che Dante, perdutaBeatrice senza alcuna speranza diriaverla (e non l’ha mai avuta!), sisente nell’orrore dell’abbandono, nelsilenzio, nell’assenza dell’essereamato che è come Dio.In effetti il tema dell’amore dantescoper Beatrice riaffiora in altri tre saggidi Borges, il primo è naturalmentequello di Paolo e Francesca.
  15. 15. A questa coppia d’amanti Borges dedicò un poesia, eccola:Inferno, V, 129(soli eravamo e senza alcun sospetto)Lasciano cadere il libro, ormai già sannoChe sono i personaggi del libro.(Lo saranno di un altro, l’eccelso,ma ciò ad essi non importa.)Adesso sono Paolo e FrancescaNon due amici che dividonoIl sapore di una favola.Si guardano con incredulo stupore.Le mani non si toccano.Hanno scoperto l’unico tesoro:hanno incontrato l’altro.
  16. 16. Non tradiscono MalatestaPerché il tradimento richiede un terzoed esistono solo loro due al mondo.Sono Paolo e Francescama anche la regina e il suo amantee tutti gli amanti esistitidal tempo di Adamo e la sua Evanel parto del Paradiso.Un libro, un sogno li avverteche sono forme di un sogno già sognatonelle terre di Bretagna.Altro libro farà che gli uomini,sogni essi pure, li sognino.
  17. 17. Sia nella poesia che nel saggio il centro della riflessione di Borges sta sia nelfatto che Paolo e Francesca sono veramente uno, sono uniti per l’eternità; sianella loro sostanza non tanto di essere reali quanto di sogni, cioè dipersonaggi poetici di un libro, anzi di almeno due libri: quello che stannoleggendo e quello di cui saranno veri protagonisti, cioè la Commedia.In effetti qualsiasi lettore percepisce, a mio parere, almeno due dissonanzenel canto. In primo luogo non sembra, nonostante tutto, che la loro sia unavera pena dal momento che comunque sono uniti per l’eternità: e chi èinnamorato sa che tutto ciò che si desidera è la compagnia dell’amato inqualsiasi condizione. In secondo luogo colpisce la sofferenza di Dante, lasua accorata partecipazione che addirittura gli procura un malessere fisico“caddi come corpo morto cade” che però stride con la condanna eterna cui i cadedue sono sottoposti.Ora a queste disarmonie molti hanno tentato di dare le più diverse risposte.Borges nella sua insiste soprattutto sulla sofferenza di Dante, sul veromotivo della sua partecipazione emotiva che si trasmette anche al lettore.
  18. 18. La risposta a questo problema non è però in questo saggio, bensì in quellosull’incontro tra Dante e Beatrice nel Paradiso Terrestre: Dante di fronte alladonna amata che, come vedremo è troppo severa e sfuggente, non può nonripensare con invidia ai due amanti che sono nell’inferno, ma sono uniti, mentrelui sente l’inferno della separazione dalla donna amata proprio quando sta perentrare con lei a visitare il Paradiso.Riguardo alla compassione di Dante che stride con la sua condanna è soprattuttointeressante il confronto che Borges stabilisce con la figura di Raskol’nikov,personaggio di Dostoevskij.Chiunque legga il libro di Dostoevskij si rendeconto che il suo protagonista, pur colpevole diassassinio, non ha agito liberamente in quanto, ilsuo atto è il risultato di una serie di circostanze ecosì per ogni azione umana, anche per quella diPaolo e Francesca. Dante comprende questo fatto,capisce che ogni punizione ha in sé unaingiustizia, ma giudica i due amanti e licondanna. Per Borges, Dante risolve questodilemma aldilà della logica; non capì, mapiuttosto “sentì” che le azioni degli uomini sononecessarie come pure l’eternità di beatitudine odi perdizione!
  19. 19. Gli ultimi due saggi di Borges sono dedicati alla figura di Beatrice, a due Beatricemomenti fondamentali nel rapporto tra Dante e la sua amata: cioè il primo el’ultimo incontro. È questa la parte che più mi ha colpito per la novità del puntodi vista. In primo luogo anche Beatrice, come gli altri personaggi danteschi, nonha perso nella sua trasfigurazione allegorica, la sua realtà storica di donna amatavanamente e poi addirittura perduta dal poeta.Quando Dante giunge alle soglie del Paradiso Terrestre e si volge per chiedere ilconsueto sostegno di Virgilio, non trova il caro amico, ritornato per sempre nelLimbo, ma vede la donna amata, Beatrice. Qualche critico ha affermato che, inrealtà, questo incontro nel Paradiso Terrestre fosse il nucleo del poema; Borgesva oltre e immagina che, perduta Beatrice, Dante giocò con la finzione perritrovarla, per mitigare la tristezza, insomma Dante avrebbe “edificato la triplicearchitettura del suo poema per introdurre questo incontro”.In questo incontro però vari elementi sono stridenti ed è proprio da questi cheBorges parte per condurre la sua analisi.In primo luogo, Dante viene subito umiliato da Beatrice.In secondo luogo la processione che accompagna la donna amata e che Dantevoleva bella è francamente brutta e complicata.Infine Beatrice si comporta con eccessiva severità.
  20. 20. Perché queste disarmonie che trasformano il sogno di Dante in un incubo,proprio alle soglie del Paradiso?L’illuminazione di Borges è che Dante, rifiutato per sempre da Beatrice, sogna sìBeatrice, ma severissima, ma inaccessibile, collocata in una processione brutta estrana. Dal penoso contrasto tra i sentimenti di Dante e quelli di Beatricenascono dunque gli stridori della visione. Proprio qui Borges, e probabilmenteDante, non può fare a meno di pensare a due amanti ben più fortunati,nonostante la condanna eterna, Paolo e Francesca.Del XXXI canto del paradiso, Borges scrive che vi sono i versi più "patetici" maiprodotti dalla letteratura.Con angoscia Dante ancora una volta cambiala sua guida, ancora una volta si volge e nonvede più l’amato viso di Beatrice, mal’amabile volto di un vegliardo, SanBernardo, sua ultima guida. Con angoscia,nonostante si trovi in paradiso, cercaBeatrice e finalmente la scorge in alto inmezzo agli altri beati, mentre per l’ultimavolta gli sorride, sempre più lontana.
  21. 21. Così orai; e quella, sì lontanaCome parea, sorrise e riguardommi;poi si tornò all’etterna fontana. fontanaBorges si chiede qual è il vero senso di questo sorriso. Di nuovo lo scrittoreargentino sostiene la sua idea che Dante abbia creato il suo poema perintrodurvi alcuni incontri con la donna amata.Il sentimento che prova secondo Borges è ben espresso da una poesia diChesterton in cui si parla di “incubi di piacere”. Insomma Dante “aveva immaginato questa scena, ma la consapevolezza che l’incontro era immaginario, alterò la visione”. L’addio di Beatrice avviene dunque in circostanze atroci, tanto più infernali perché si trovano nell’Empireo.
  22. 22. L’ultimo saggio che analizza quasi un intero canto è centrato sulla figura diUlisse, la cui vicenda è stata interpretata nei modi più diversi, non solo moltiUlissecritici si sono cimentati intorno alla figura dell’Ulisse dantesco (un esempio puòessere lo studioso russo Lotman), ma anche molti poeti si sono ispirati all’eroegreco, passando attraverso il mito omerico e la lettura di Dante (un esempioitaliano è Umberto Saba).Proprio per questo mi incuriosiva vedere quale altro tassello si potesseaggiungere a tale mosaico di studi.Mi sembra che l’illuminazione di Borgesnon deluda: va da sé che un capolavorocome la Commedia non può nonstimolare sempre nuove letture eriflessioni; lo stesso Borges, nel saggiofinale del suo libro, afferma che “Sonotanti anni che la Commedia miaccompagna, e so che se la leggerò domanivi troverò cose che finora non ho visto. Soche questo libro durerà ben oltre la miaveglia e le vostre veglie”.
  23. 23. Anche in questo caso Borges parte dal forte impatto emotivo che percorre tutta lavicenda di Ulisse e si pone la consueta domanda: perché Ulisse è condannato?Perché consigliere fraudolento o perché intraprese il folle viaggio? Lo scrittoreargentino più che rispondere alla giusta domanda insiste sul sentimento delprotagonista Dante.È certo che Ulisse ha intrapreso un viaggio folle, impossibile, ma l’angoscia, lapartecipazione palese di Dante sono quasi troppo profonde e intime. Dante nonè l’anti-Ulisse, anche se è colui che, al contrario dell’eroe greco, fa un viaggio“folle”, ma autorizzato da Dio. Per Borges, Dante è Ulisse: il folle volo del poeta Ulissetoscano è la scrittura del libro! Dante era teologo: chissà quante volte la stesuradella commedia gli sarà sembrata più pericolosa del viaggio di Ulisse!Che Dante sentisse il peso della scrittura di un libro così ardito è testimoniato inpiù parti della Commedia ad esempio nel discorso iniziale di Virgilio sullanecessità di intraprendere il viaggio e nel dialogo con Cacciaguida sullapubblicazione del libro; questi episodi adombrano il conflitto mentale di Dante,anzi per Borges, consciamente o no, anche il canto di Ulisse simboleggia taleconflitto, per questo la vicenda ha una tale tremenda forza.
  24. 24. Dante sentì di essere lo specchio di Ulisse e anche lui avrebbe meritato un simile castigo. “Aveva scritto il poema, ma aveva anche infranto le misteriose leggi della notte, di Dio, della Divinità”.Vengo ora al terzo gruppo di saggi in cui Borges mette a contatto laCommedia con testi di culture diverse, in realtà in tutti i branitroviamo queste corrispondenze, non ultimo l’Ulisse dantesco messoin relazione con capitano Achab, protagonista di Moby Dick; però indue saggi il tema prevalente è proprio questo confronto.Nel primo, Borges analizza alcune visioni ultraterrene che precedonoquella di Dante e che presentano numerose e impressionanti analogiecol testo dantesco. Su questo argomento un bellissimo libro è “Lanascita del Purgatorio” di Jacques Le Goff. Attraverso la sua analisiBorges semplicemente ci fa riflettere sul fatto che un grande librocome la Commedia non è l’isolato e casuale capriccio di un individuo,per quanto geniale sia.
  25. 25. Nel secondo, Borges parte dai canti XVIII e XIX del Paradiso ove apparel’aquila simbolo dell’impero composta, però, da migliaia di re giusti. L’aquilaparla con una sola voce e dice “io”, invece che “noi”. L’idea astratta d’unessere composto di altri esseri, oltre alla memorabile creazione dantesca, ne haprodotto un’altra forse addirittura superiore.Si tratta di un’opera scritta, intorno al 1100/1200, da Farid al-Din Attar,persiano, di religione Sufi che, abbandonata la ricchezza, dopo diversipellegrinaggi, si diede alla contemplazione di Dio e alla composizioneletteraria. In un poema immagina la ricerca da parte di numerosi uccelli delfamoso re degli uccelli chiamato Simurg, il cui nome significa 30 uccelli. Laloro ricerca è difficilissima e quando finalmente soltanto trenta, purificatidalle fatiche, trovano il Simurg si accorgono che essi stessi sono il Simurg equesto è ciascuno di loro e tutti loro.
  26. 26. Le differenze fra queste due creazioni sono interessanti: aquilaGli individui non si perdono in essaSimbolo momentaneo, coloro che tracciano il simbolo non smettono di esserechi sonoDietro l’aquila c’è il Dio individuale simurgGli uccelli che guardano il Simurg sono anche il SimurgL’ubiquo Simurg è inestricabileDietro il Simurg c’è il panteismo
  27. 27. Vorrei concludere quest’avventura indicando due o tre piste didattiche perdocenti alle prese con un testo dantesco meraviglioso, ma non sempre capitoda studenti talvolta un po’ troppo soffocati da pareri critici e spiegazionipignole; se crediamo nella potenza della poesia e soprattutto della poesiadantesca potremmo seguire i suggerimenti di Borges.In primo luogo Borges si definisce un lettore edonistico: insomma legge perpuro godimento, in modo quasi ingenuo; ha letto prima il testo e poicommenti e critiche.Non so quanto ciò sia possibile, ma far accostare un giovane alla Commediacome un semplice lettore sarebbe già un buon risultato.In secondo luogo, per affascinare il lettore, bisogna insistere sulla forza luogonarrativa della Commedia; il poema dantesco infatti racconta delle vicendeinserite nella più grande vicenda del viaggio; sospendere a metà certi cantipuò davvero creare suspence e attesa, e dunque voglia di continuare la lettura!
  28. 28. In terzo luogo bisognerebbe far leggere ai giovani i versi danteschi a voce alta,perché come dice Borges “Un buon verso non si lascia leggere a bassa voce o insilenzio. (…) Il verso esige di essere declamato. Il verso non dimentica di esserestato un’arte orale prima di essere un’arte scritta, non dimentica di essere statoun canto”.Concluderei il mio invito alla lettura di Borges che invita a leggere Dante conle parole dello scrittore argentino:”La Commedia è un libro che tutti dobbiamo leggere. Non farlo significaprovarci del dono più grande che la letteratura può offrirci, significacondannarci a uno strano ascetismo”.
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