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Salvaguardia riordino digitalizzazione archivio prampolini
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Salvaguardia riordino digitalizzazione archivio prampolini

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Rome's Visual Arts Research & Documentation Centre - located at MACRo museum - hosts over 140 archival units of a rare manuscripts fund by Italian artist Enrico Prampolini. The present document …

Rome's Visual Arts Research & Documentation Centre - located at MACRo museum - hosts over 140 archival units of a rare manuscripts fund by Italian artist Enrico Prampolini. The present document describes some preventive conservation issues, technical solutions, and standards to proceed to a full digitization of this fund. An English edition of this document will be posted soon.

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  • Hai colto in pieno la mia idea... ;-)
    Del resto, se si ipotizza l'applicabilità di un simile modello di procedura digitalizzata a contesti con minori risorse economiche (penso in particolare ai paesi dove più spesso mi trovo ad operare), la scelta del downsizing - e di soluzioni software FOSS! - è davvero obbligatoria...
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  • E' in effetti un documento molto interessante ed anche 'didattico'....
    e l'idea dei led mobili su supporti ad arco ha acceso fin da subito la mia curiosità. Senza comprare scanner da diverse migliaia di euro, è possibile migliorare le prestazioni di digitalizzazione e allo stesso tempo di conservazione attraverso l'utilizzo di materiale, per così dire, più casalingo.(pensando ad esempio che con 600 euro è possibile comprare una reflex digitale semi professionale).
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  • 1. CRDAV – Archivio Prampolini Salvaguardia, riordino e digitalizzazione delle carte dell’Archivio Prampolini conservato presso il CRDAV Schema operativoL’Archivio Prampolini, pervenuto al CRDAV con delibera del 1992 per donazione da parte deglieredi dell’artista, si compone – oltre che di circa 250 monografie, opuscoli ed estratti a stampa – di27 faldoni contenenti 143 fascicoli. Il materiale risale al periodo tra il 1912 ed il 1978 e comprendeappunti, corrispondenza, materiali preparatori e schizzi, come pure ritagli di quotidiani ed altromateriale a stampa e dattiloscritto.Il supporto cartaceo della maggior parte del materiale archivistico manoscritto è di scarsa qualità, eda maggior ragione questo può dirsi del materiale a stampa, pur se di epoca più recente. E’ statoriscontrato più di una volta, in occasione della consultazione dei materiali dell’archivio da partedegli utenti, che minuti frammenti cartacei tendono a distaccarsi dal materiale stesso.La conservazione del materiale archivistico del fondo, nell’attuale deposito del CRDAV, è benlungi dall’essere ottimale. A prescindere da una porta daccesso antifuoco difettosa, che risulta ingenere apribile anche senza chiavi, i documenti contenuti nei singoli fascicoli non sono infattiseparati l’uno dall’altro da fogli di carta priva di lignina e zolfo (acid-free paper), come sarebbenecessario per assicurare una buona conservazione preventiva. Inoltre, non vi è il necessario,costante monitoraggio delle condizioni termiche ed igrometriche, mentre non è previsto al momentoil routinario controllo della presenza di polveri e parassiti infestanti (di cui si possono riscontrarealcune tracce). Ciò nonostante, è la movimentazione del materiale e la sua manipolazione ai finidella consultazione da parte degli utenti a risultare l’elemento maggiormente critico.Proprio per ovviare a questo problema, il CRDAV aveva già ipotizzato di mettere in cantiere ladigitalizzazione dell’Archivio Prampolini. Se la prima fase ha visto la realizzazione delle schedecatalografiche per la banca data degli Archivi del Novecento, la digitalizzazione – progressiva e, inprospettiva, integrale – del materiale consentirà anzitutto la consultazione virtuale, con immediatied ovvi vantaggi per la salvaguardia dello stesso. Inoltre, la digitalizzazione permetterà pure, inprospettiva, la messa in rete totale o parziale dell’archivio, con una ben maggiore visibilità delfondo e della sua generale fruibilità.Sia le raccomandazioni di ICOM-CC (Rio de Janeiro, 2002), sia le note del Canadian ConservationInstitute, sia le best practices del V&A Museum ed altre istituzioni internazionali, sia infine ilrapporto tecnico della Commission Internationale de l’Eclairage (CIE 157:2004) suggeriscono diconsiderare il materiale in questione – per quanto riguarda il supporto cartaceo dei manoscritti,come pure per quanto riguarda invece supporto cartaceo e qualità degli inchiostri di stampa deiritagli di quotidiani – come particolarmente sensibili o, addirittura, come vulnerabili. In pratica, ciòsignifica prevedere per il materiale in questione un’esposizione ad un massimo di 50 lux, che puòandare da appena alcuni giorni fino ad un massimo di 10 settimane in un anno, con un intervallo diquattro anni ogni cinque di permanenza in un deposito buio .Ai fini della digitalizzazione, presupponendo una movimentazione accuratamente ridotta al minimodei materiali da digitalizzare – cosa che fa dunque escludere a priori un servizio di digitalizzazioneDr. Alessandro CalifanoCuratore – CRDAV (Roma, IT)califano.a@mclink.it
  • 2. CRDAV – Archivio Prampoliniextra moenia – e la loro conservazione al buio durante la massima parte del procedimento, due sonole opzioni possibili: a) Una scansione del materiale d’archivio con uno scanner di qualità professionale adatto a scansioni di formato A3 (doppio foglio protocollo). b) Una fotoriproduzione con attrezzatura fotografica digitale, con illuminazione diffusa a LED e con l’uso di cavalletto o banco ottico.La prima soluzione comporta un’esposizione di durata limitata ad una luminosità però improvvisa emolto concentrata, che può raggiungere i 5000 lux per un massimo valutabile in circa dieci minuti adocumento (quindi in totale poco più di 800 lux per il periodo di esposizione allo scanner), oltreall’esposizione alla luce ambientale nei momenti precedenti e seguenti la scansione stessa.La seconda soluzione comporta un’esposizione più prolungata ad una luminosità però nettamenteinferiore, per un totale che può quindi aggirarsi tra i 200 ed i 250 lux.A favore della seconda opzione, oltre alla qualità di riproduzione digitale potenzialmente piùelevata, vi sono l’assenza del calore della fonte luminosa, che si riscontra invece nello scanner,nonché il minore grado di manipolazione del materiale d’archivio per posizionarlo sul banco dilavoro fotografico, rispetto a quello necessario per il suo posizionamento sulla slitta di uno scanner,cui si va ad aggiungere la pressione che sul materiale eserciterebbe la copertura dello scannerstesso.A fronte di quanto sin qui esposto si ravvisa pertanto la necessità di predisporre presso il CRDAV –al fine di raggiungere lobiettivo considerato – un banco di lavoro fotografico in un locale riparato eil più possibile vicino al deposito del materiale archivistico da digitalizzare, provvedendo sia perl’illuminazione dell’ambiente, sia per l’illuminazione diffusa più intensa necessaria alle ripresefotografiche digitali, con un’illuminazione graduabile.Tale soluzione – specie se realizzata con fonti di illuminazione a LED – consente infatti di abbinareallo scarso assorbimento di energia un livello quasi nullo di raggi UV ed una fonte luminosa nonproduttrice di calore, consentendo quindi di contenere entro limiti del tutto accettabili i potenzialidanni arrecati in corso d’opera ai documenti del fondo.Roma, 16.11.2012 Alessandro CalifanoDr. Alessandro CalifanoCuratore – CRDAV (Roma, IT)califano.a@mclink.it

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