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Sicurezza e salute per lavoratori su videoterminali
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Sicurezza e salute per lavoratori su videoterminali Sicurezza e salute per lavoratori su videoterminali Presentation Transcript

  • DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008 N. 81 E DECRETO CORRETTIVO DEL 3 AGOSTO 2009, N. 106T.U. IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO Dr. Bruno Marzemin
  • DECRETO LEGISLATIVO 3 AGOSTO 2009 N. 106 Cos’è la sicurezza? È un equilibrio dinamico tra SECURITY e SAFETY Securitysentimento soggettivo di sicurezza nell’affrontare la nostra vita Safetyelementi di sicurezza esterni all’uomo (casco, guanti, scarpe..) 2
  • DEFINIZIONE DI LAVORATOREPERSONA CHE, INDIPENDENTEMENTE DAL TIPO DI CONTRATTO, SVOLGEUN’ATTIVITÀ LAVORATIVA NELL’AMBITO DELL’ORGANIZZAZIONE DI UN DATORE DI LAVORO PUBBLICO O PRIVATO, CON O SENZA RETRIBUZIONE, ANCHE AL SOLO FINE DI IMPARARE. RESTANO ESCLUSI GLI ADDETTI AI SERVIZI DOMESTICI E FAMILIARI. 3
  • DEFINIZIONE DI LAVORATORE Sono equiparati: • Il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto;• L’associato in partecipazione (art. 2549 e seguenti, codice civile); • I tirocinanti; • Gli allievi di istituti di istruzione ed universitari; • I partecipanti a corsi di formazione professionale; • I volontari di vario tipo; • I lavoratori di cui al D. Lgs. 468/97 (lavori socialmente utili). 4
  • DEFINIZIONE DI DATORE DI LAVORO E DI DIRIGENTE “Datore di lavoro”: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore …… o comunque il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione, ne ha la responsabilità in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. “Dirigente”: persona che, in ragione delle competenze professionali e poterigerarchici e funzionali adeguati, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa. 5
  • DEFINIZIONE DI PREPOSTOPersona che, con competenze professionali e nei limiti dei poterigerarchici e funzionali adeguati all’incarico conferitogli, sovrintendeall’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttivericevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratoried esercitando un funzionale potere di iniziativa. 6
  • VALUTAZIONE DEL RISCHIO L’assenza di pericoli è condizione essenziale per un lavoro sereno e sicuro…Tuttavia anche nelle attività di routine esiste sicuramente un rischio residuo.Il rischio zero non esiste, si parla di riduzione al minimo del rischio presente Pericolo proprietà intrinseca avente il potenziale di causare danno Rischio probabilità che un dato pericolo provochi danno 7
  • 8
  • EVOLUZIONE STORICA Il Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626 (e sue successive modifiche e integrazioni) nasce dallesigenza, riconosciuta a livello europeo,di integrare la sicurezza e la salute sul lavoro in tutte le fasi del processo produttivoe rappresenta il testo, di carattere generale, sul quale si basa lintera nuova legislazione in materia di prevenzione. 9
  • EVOLUZIONE STORICA Il decreto legislativo della 626 sulla sicurezza sul lavoro introduce alcune innovazioni nel campo della salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro senza sostituirsi alla disciplina precedente, ma cambia completamente limpostazione della tecnica di prevenzione. Si passa, infatti, da una normativa incentrata su un tipo di interventosostanzialmente "riparatorio" ad una focalizzata sulla prevenzione partecipata e sullinformazione. 10
  • EVOLUZIONE STORICAQuesta legge non riserva più la gestione della sicurezza al datore di lavoro e ai suoi più stretti collaboratori ma coinvolge tutti i lavoratori nella messa a punto del sistema di sicurezza, sancendo così il passaggio da un sistema incentrato sulle regole ad uno incentrato principalmente sulle singole persone. E’ previsto un intervento organico allinterno dellazienda nel coordinamento della prevenzione: • dalle tecnologie (in regola con i canoni di sicurezza) • ai lavoratori (con i rappresentanti per la sicurezza), • dalla struttura medica (che per le grandi aziende sarà obbligatorio prevedere al proprio interno) • ai segnali di sicurezza e alle stesse attrezzature di sicurezza. 11
  • EVOLUZIONE STORICA La legge è incentrata essenzialmente sullobbligo del datore di lavoro di portare a conoscenza dei propri dipendenti i rischi connessi alla prestazione lavorativa:"informare per prevenire e quindi ridurre al minimo i rischi". 12
  • EVOLUZIONE STORICA Le principali innovazioni introdotte dalla norma sono:- la costituzione allinterno dellazienda di un gruppo di lavoro "competente" identificato nel"Servizio di Prevenzione e Protezione";- lindividuazione di nuovi fattori di rischio;- la puntuale e costante informazione e formazione indirizzata ai lavoratori sui rischi presentinellattività;- la programmazione e pianificazione delle attività di prevenzione;-il coinvolgimento del lavoratore, che assume un ruolo attivonel sistema di prevenzione aziendale. 13
  • LA STRUTTURA DEL TESTO UNICO Titolo I – Principi comuni (61) Titolo II – Luoghi di lavoro (7) Titolo III – Attrezzature di lavoro e D.P.I. (19) Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili (73) Titolo V – Segnaletica (6) Titolo VI – Movimentazione manuale carichi (5) Titolo VII – Videoterminali (8) Titolo VIII – Agenti fisici (42) Titolo IX – Sostanze pericolose (45) Titolo X – Agenti biologici (21) Titolo XI – Atmosfere esplosive (11)Titolo XII – Disposizioni in materia penale e di procedura penale (6) Titolo XIII – Norme transitorie e finali (3) 14
  • IL CAMPO DI APPLICAZIONE • Tutti i settori, privati e pubblici, e tutte le tipologie di rischio; • Tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati eautonomi, e i soggetti ad essi equiparati, fermorestando quanto previsto dai commi successivi. … seguono varie precisazioni ed eccezioni 15
  • Gli Enti Pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza:•ISPESL (istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro)•INAIL (istituto nazionale per lassicurazione contro gli infortuni sul lavoro) •IPSEMA (istituto di previdenza per il settore marittimo) 16
  • INFORMAZIONE E ASSISTENZA— Regioni, tramite le ASL;— Ministero dell’interno, tramite i vigili del fuoco;— ISPESL;— Ministero del lavoro;— Ministero dello sviluppo economico (per settore estrattivo);— INAIL;— IPSEMA;— gli organismi paritetici;— gli Enti di patronato. Svolgono anche, mediante convenzioni, attività di informazione, consulenza, assistenza, formazione, promozione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle imprese artigiane, delle imprese agricole e delle piccole e medie imprese e delle rispettive associazioni dei datori di lavoro. 17
  • ATTIVITÀ PROMOZIONALINell’ambito della Commissione consultiva permanente, in coerenza con gli indirizzi individuatidal Comitato di indirizzo, sono definite le attività promozionali, con particolare riguardo a:-Finanziamento di progetti di investimento da parte di medie, piccole e micro imprese.Deve essere garantita la semplicità delle procedure.- Finanziamento di progetti formativi per piccole, medie e micro imprese- Finanziamento dell’attività degli istituti scolastici, universitari e di formazione professionale perl’inserimento di specifici percorsi formativi interdisciplinari 18
  • INTERPELLO Viene istituita una commissione per gli interpelli• Ad essa possono essere inoltrati tramite posta elettronica quesiti diordine generale sull’applicazione della normativa;• Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti costituiscono criteriinterpretativi e direttivi per l’esercizio dell’attività di vigilanza 19
  • LA VIGILANZA• È svolta dalla ASL e, per quanto di competenza, dai VV.FF.;• Settore minerario: Ministero dello sviluppo economico;• Industrie estrattive di 2^ categoria e acque minerali e termali: Regioni;• Il personale del Ministero del lavoro, ferme restando le sue competenze di legge, puòesercitare l’attività di vigilanza nelle seguenti attività:– Costruzioni edili o di genio civile …– Lavori medianti cassoni in aria compressa e lavori subacquei– Ulteriori attività a rischio particolarmente elevato da definirsi con successivo decreto… informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza della ASL. Resta momentaneamente ferma la specificità del settore marittimo, forze armate, polizia, VV. FF., giustizia e strutture penitenziarie. La vigilanza è esercitata nel rispetto del coordinamento di cui agli artt. 5 e 7 (Comitato di indirizzo e Comitati regionali di coordinamento). 20
  • VIGILANZA: SOSPENSIONE ATTIVITÀ Gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro possono adottare provvedimenti di sospensione di un’attività imprenditoriale se riscontrano: — PERSONALE IRREGOLARE > 20% — REITERATE VIOLAZIONI SU TEMPI E ORARIO DI LAVORO, — GRAVI E REITERATE VIOLAZIONI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA DEL LAVORO Su quest’ultimo punto possono intervenire anche gli organi di vigilanza delle ASL.Ne deriva un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazione a gare pubbliche (x max 2 anni) 21
  • LE MISURE GENERALI DI TUTELA • Valutazione di tutti i rischi • Programmazione della prevenzione• Eliminazione dei rischi o loro riduzione al minimo • Rispetto dei principi ergonomici • Riduzione dei rischi alla fonte • Sostituzione • Limitazione al minimo del n. esposti • Uso limitato di agenti chimici, fisici, biologici • Priorità delle misure di protezione collettiva • Controllo sanitario dei lavoratori 22
  • LE MISURE GENERALI DI TUTELA• Allontanamento del lavoratore per motivi sanitari e adibizione ad altra mansione (ove possibile) • Informazione e formazione dei lavoratori • Informazione e formazione dei dirigenti e preposti • Informazione e formazione dei RLS • Istruzioni adeguate ai lavoratori • Partecipazione e consultazione dei lavoratori • Partecipazione e consultazione dei RLS 23
  • LE MISURE GENERALI DI TUTELA• Programmazione delle misure volte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; • Misure di emergenza: • Uso di segnali di avvertimento e sicurezza; • Regolare manutenzione. 24
  • DELEGA DI FUNZIONI DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO (LIMITI E CONDIZIONI) • Atto scritto recante data certa; • Possesso da parte del delegato di tutti i requisiti di professionalità ed esperienza; • Attribuzione al delegato di tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo; • Attribuzione al delegato di autonomia di spesa; • Accettazione per iscritto della delega 25
  • OBBLIGHI NON DELEGABILI DEL DATORE DI LAVORO•Valutazione dei rischi e redazione del relativo documento•Designazione del Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione 26
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE • Nomina il medico competente • Designa preventivamente i lavoratori incaricati delle emergenze • Nell’affidare i compiti ai lavoratori, tiene conto delle loro capacità e condizioni • Fornisce ai lavoratori i DPI (sentiti RSPP e medico competente) • Prende le misure adeguate affinché solo i lavoratori che hanno ricevuto adeguataformazione e specifico addestramento accedano alle zone che espongano ad un rischio grave e specifico. 27
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE• Richiede l’osservanza da parte dei lavoratori delle norme vigenti e delle disposizioni aziendali; • Richiede al medico competente l’osservanza dei suoi obblighi; • Adotta le misure per il controllo del rischio in caso di emergenza, e dà istruzioni per l’abbandono del posto di lavoro o della zona pericolosa;• Informa il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave ed immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere. • Adempie agli obblighi di informazione, formazione e addestramento 28
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE• Si astiene dal richiedere ai lavoratori di riprendere l’attività in situazione di pericolo grave eimmediato;• Consente ai lavoratori di verificare, tramite il RLS, l’applicazione delle misure di sicurezza eprotezione della salute;• Consegna tempestivamente ai RLS (su richiesta) copia del documento di valutazione dei rischie gli consente l’accesso ai dati sugli infortuni;• Elabora il documento di valutazione dei rischi da interferenze e (su richiesta) ne consegnatempestivamente copia ai RLS 29
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE• Prende appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causarerischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno verificandoperiodicamente la perdurante assenza di rischio;• Comunica a INAIL o IPSEMA i dati relativi agli infortuni;• Consulta il RLS nelle ipotesi di cui all’art. 50;• Adotta le misure necessarie per prevenzione incendi, evacuazione e per il caso di pericolograve ed immediato secondo le disposizioni di cui all’art. 43 (gestione delle emergenze –disposizioni generali) 30
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE• Per appalti e subappalti: munisce i lavoratori di tessera di riconoscimento;• Nelle unità produttive > 15 lavoratori, convoca la riunione periodica di cui all’art. 35;• Aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi rilevantiper salute e sicurezza del lavoro o in relazione al grado di evoluzione della tecnica;• Comunica annualmente all’INAIL i nominativi dei RLS;• Vigila affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibitialla mansione specifica senza giudizio di idoneità. 31
  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO E DEL DIRIGENTE • Fornisce a SPP e medico competente informazioni su:– Natura dei rischi;– Organizzazione del lavoro, programmazione e attuazione delle misure preventive e protettive;– Descrizione di impianti e processi produttivi;– Dati su infortuni e malattie professionali;– Provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza (prevede più informazioni per medico competente) 32
  • GLI OBBLIGHI DEI PREPOSTI• Sovraintendono e vigilano sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori degli obblighi di leggee delle disposizioni aziendali e, in caso di persistenza dell’inosservanza, informano i direttisuperiori;• Verificano che solo i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone cheli espongono ad un rischio grave e specifico;• Richiedono l’osservanza delle misure adottate in caso di emergenza e danno istruzioni affinchéi lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o lazona pericolosa; 33
  • GLI OBBLIGHI DEI PREPOSTI• Informano del rischio possibile i lavoratori di un pericolo grave e immediato e le disposizioniprese e da prendere;• Si astengono, salvo motivate eccezioni, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attivitàin una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato.• Segnalano tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delleattrezzature di lavoro e dei DPI, sia ogni altra condizione di pericolo, delle quali venganoa conoscenza in base alla formazione ricevuta.• Frequentano appositi corsi di formazione. 34
  • GLI OBBLIGHI DEI LAVORATORI 35
  • I LAVORATORI DEVONO, IN PARTICOLARE …• Contribuire all’adempimento degli obblighi previsti;• Osservare le disposizioni e le istruzioni;• Utilizzare correttamente le attrezzature, le sostanze/preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, idispositivi di sicurezza;• Utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione; 36
  • I LAVORATORI DEVONO, IN PARTICOLARE …• segnalare immediatamente, a datore di lavoro, le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cuisopra, e qualsiasi eventuale situazione di pericolo, adoperandosi direttamente, in caso diurgenza, per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia alRLS;• non rimuovere o modificare, senza autorizzazione, i dispositivi di sicurezza/segnalazione/controllo;• non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre non di loro competenza o chepossano compromettere la sicurezza propria e altrui;• partecipare ai programmi di formazione e addestramento;• sottoporsi ai controlli sanitari;• i lavoratori di azienda in appalto o subappalto ed i lavoratori autonomi devono esporre tesseradi riconoscimento, con fotografia, generalità e indicazione del datore di lavoro. 37
  • IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO (RSPP) - COMPITI• L’individuazione dei fattori di rischio e valutazione dei rischi e all’individuazione delle misureper la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sullabase della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale.• Elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive e dei sistemi dicontrollo di tali misure;• Elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività;• Proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;• Partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza;• Fornisce ai lavoratori informazioni richieste dalla norma. 38
  • IL RESPONSABILE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (RLS)Il rappresentante dei lavoratori è eletto, in tutte le aziende o unitàproduttive, direttamente dai lavoratori al loro interno oppure, per aziende conpiù di quindici dipendenti, nellambito delle rappresentanze sindacali inazienda.Egli ha il compito di rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetticonnessi alla tutela della salute e sicurezza degli stessi, nei luoghi di lavoro.Il numero minimo dei rappresentanti dei lavoratori è il seguente:- 1 rappresentante nelle aziende sino a 200 dipendenti;- 3 rappresentanti nelle aziende da 201 a 1000 dipendenti;- 6 rappresentanti in tutte le altre aziende.Per poter assolvere a tale compito, il Rappresentante dei Lavoratori per laSicurezza ha diritto a una formazione particolare, concernente la normativa inmateria di sicurezza e salute e i rischi specifici esistenti nel proprio ambito dirappresentanza. 39
  • IL RESPONSABILE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (RLS)• Accede ai luoghi di lavoro;• E’ consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazionedei rischi, all’individuazione, programmazione, realizzazione e verifica dellaprevenzione nell’azienda;• È consultato sulla designazione degli addetti al servizio diprevenzione, all’attività di prevenzione incendi, al prontosoccorso, all’evacuazione dei lavoratori;• E’ consultato in merito all’organizzazione della formazione;• Riceve le informazioni e la documentazione inerente la valutazione dei rischie le misure di prevenzione. 40
  • DEFINIZIONE DI MEDICO COMPETENTE Persona in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all’art. 38, che:- collabora con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi;- è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria eper tutti gli altri compiti di cui al presente decreto. 41
  • OBBLIGHI DEL MEDICO COMPETENTE• Collabora con datore di lavoro e SPP alla valutazione dei rischi, anche ai fini di:– Programmazione della sorveglianza sanitaria;– Predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori;– Attività di formazione;– Attività di informazione;– Organizzazione del servizio di PS;– Attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo iprincipi della responsabilità sociale;• Programma ed effettua la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti infunzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;• Istituisce una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoro sottoposto a sorveglianza sanitaria.Nelle aziende >15 concorda col datore di lavoro il luogo di custodia;• Alla cessazione dell’incarico consegna al datore di lavoro la documentazione sanitaria in suopossesso. 42
  • OBBLIGHI DEL MEDICO COMPETENTE• Alla cessazione del rapporto di lavoro consegna al lavoratore la documentazione sanitaria insuo possesso e gli fornisce informazioni sulla necessità di conservazione;• Alla cessazione del rapporto di lavoro invia all’ISPESL per via telematica le cartelle sanitarie e dirischio nei casi previsti dal presente D. Lgs;• Il lavoratore può chiedere copia all’ISPESL anche attraverso il proprio medico di medicinagenerale;• Fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria e, nel caso diesposizioni ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamentisanitari anche dopo la cessazione dell’esposizione. Fornisce, a richiesta, informazioni analoghe aiRLS;• Informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria e su sua richiestagli rilascia copia della documentazione sanitaria;• In occasione della riunione periodica comunica per iscritto al datore di lavoro, al RSPP, ai RLS, irisultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria e fornisce indicazioni sul significato di dettirisultati; 43
  • OBBLIGHI DEL MEDICO COMPETENTE• Visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diversa stabilita in base allavalutazione dei rischi.Se cadenza diversa: informa il datore di lavoro per annotazione nel documento di valutazionedei rischi.• Partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori, i cui risultati glisono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria.• Comunica, mediante autocertificazione, il possesso di titoli e requisiti al Ministero della saluteentro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. 44
  • LA VALUTAZIONE DEI RISCHI: OGGETTO 45
  • LA VALUTAZIONE DEI RISCHI: IL DOCUMENTO Deve avere data certa e contenere:• Relazione sulla valutazione di tutti i rischi;• Specificazione dei criteri adottati;• Indicazione delle misure di prevenzione attuate e dei DPI adottati;• Il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli disicurezza;• L’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruolidell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui debbono essere assegnati unicamentesoggetti in possesso di adeguate competenze e poteri.• Indicazione del nominativo del RSPP, RLS o territoriale e del medico competente che ha partecipato allavalutazione del rischio.• Individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedonouna riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.• Il documento deve rispettare le indicazioni previste nei successivi Titoli. 46
  • LA VALUTAZIONE DEI RISCHI: MODALITÀ DI EFFETTUAZIONE• Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento in collaborazione con il RSPPe il medico competente, previa consultazione del RLS.• Valutazione e documento debbono essere rielaborati:– in occasione di modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro significativeai fini della salute e sicurezza dei lavoratori;– in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione;– a seguito di infortuni significativi;– quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenziano la necessità.A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate.• DVR (documento di valutazione del rischio) e DUVRI (documento unico valutazione rischiinterferenti) devono essere custoditi presso l’unità produttiva cui si riferiscono.• I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi sullabase di procedure standardizzate elaborate dalla Commissione consultiva permanente (salvoeccezioni previste) 47
  • MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E DI GESTIONE: DEFINIZIONEModello organizzativo e gestionale per la definizione e l’attuazione diuna politica aziendale per la salute e sicurezza, idoneo a prevenire ireati di cui agli artt. 589 e 590 (omicidio colposo e lesioni personalicolpose), terzo comma, del codice penale commessi con violazionedelle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro. 48
  • MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E DI GESTIONE Per avere efficacia ai sensi del D. Lgs.231/2001 deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi:–Al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi dilavoro, agenti chimici, fisici, biologici.–Alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure conseguenti.–Alle attività di natura organizzativa (emergenze, primo soccorso, appalti, riunioniperiodiche, consultazioni RLS).–Alle attività di sorveglianza sanitaria.–Alle attività di informazione e formazione dei lavoratori.–All’attività di vigilanza sul rispetto di procedure e istruzioni da parte dei lavoratori.–All’acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie per legge.–Alle verifiche periodiche dell’applicazione ed efficacia delle procedure adottate. 49
  • SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE• Il datore di lavoro organizza il SPP all’interno dell’azienda/unità produttiva, o incarica personeo servizi esterni.• Gli addetti e i responsabili, interni o esterni:– devono possedere le capacità e i requisiti professionali;– devono essere in numero sufficiente;– disporre di mezzi e tempo adeguati;– non possono subire pregiudizio a causa dell’attività svolta.• Nell’ipotesi di servizio interno, il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne con leconoscenze necessarie per integrare l’azione del servizio.• Il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di adeguate risorse interne.• Ove il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni non è esonerato dalla propriaresponsabilità.• Il servizio interno è obbligatorio in una serie di casi esplicitamente elencati:— Per le aziende con più unità produttive e per i gruppi di imprese, può essere istituito un unicoSPP, cui i datori di lavoro possono rivolgersi per l’istituzione del servizio e per la designazione diaddetti e responsabile. 50
  • SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE• Individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure per lasicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sullabase della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale.• Elaborazione delle misure preventive e protettive e i sistemi di controllo di tali misure.• Elaborazione delle procedure di sicurezza.• Proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori.• Partecipare alle consultazioni e alla riunione periodica.• Fornire ai lavoratori le informazioni cui hanno diritto. Il Servizio di prevenzione e protezione è utilizzato dal datore di lavoro 51
  • SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE: CAPACITÀ E REQUISITI PROFESSIONALI DI ADDETTI E RESPONSABILE• Devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti.• E’ necessario:– un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore;– attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione.• Può svolgere le funzioni di responsabile o addetto chi, pur privo dei suddetti titoli di studio, dimostri diaver svolto tali funzioni almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003 previo svolgimento dei suddetticorsi.• I possessori di lauree (specificamente indicate) sono esonerati dai corsi di formazione.• Ulteriori titoli di studio possono essere individuati in sede di conferenza Stato-regioni.• Responsabili e addetti sono tenuti a frequentare i corsi di aggiornamento (definiti dall’accordo Stato-regioni).• Per i componenti del servizio interno le competenze acquisite a seguito della formazione sono registratenel libretto formativo del cittadino.• … seguono indicazioni specifiche per istituti di istruzione, di formazione professionale ed universitari e per istituzionidell’alta formazione artistica … 52
  • SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE: CAPACITÀ E REQUISITI PROFESSIONALI DI ADDETTI E RESPONSABILE• Salvo nei casi formalmente previsti, il datore di lavoro può svolgere i compiti propri delSPP, primo soccorso, prevenzione incendi /evacuazione, nelle ipotesi di cui all’Allegato2, dandone preventiva informazione al RLS e alle seguenti condizioni:– Deve frequentare corsi di formazione di 16-48 ore, entro 12 mesi dall’entrata in vigore delpresente decreto.– Deve frequentare corsi di aggiornamento. 53
  • LA RIUNIONE PERIODICA• Nelle aziende/unità produttive > 15 il datore di lavoro, direttamente o tramite il SPP, indicealmeno una volta all’anno una riunione cui partecipano: – il datore di lavoro o un suo rappresentante; – il RSPP; – il medico competente, ove nominato; – il RLS.• Nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti:– il documento di valutazione dei rischi;– l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;– i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche,e l’efficacia dei DPI;– i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori. 54
  • LA RIUNIONE PERIODICA• Nel corso della riunione periodica possono essere individuati:– Codici di comportamento e buone prassi.– Obiettivi di miglioramento della sicurezza complessiva sulla base delle linee guida per unsistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.• La riunione ha inoltre luogo in occasione di significative variazioni dell’esposizione alrischio, compresa la programmazione e l’introduzione di nuove tecnologie.In queste ipotesi nelle unità produttive < 15 il RLS può chiedere la convocazione di un’appositariunione. • Della riunione deve esser redatto un verbale a disposizione dei partecipanti per la consultazione. 55
  • INFORMAZIONE: DEFINIZIONE 56
  • INFORMAZIONE AI LAVORATORI— Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione.– Sui rischi connessi all’attività dell’impresa in generale.– Sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione.– Sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure “emergenziali” (primo soccorso eprevenzione incendi).– Sui nominativi del responsabile e addetti SPP e del medico competente.• Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:– sui rischi specifici cui è esposto;– sui pericoli connessi all’uso di sostanze/preparati pericolosi;– sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate. • Queste informazioni devono essere fornite anche a lavoratori a domicilio e portieri. 57
  • INFORMAZIONE AI LAVORATORI— Il contenuto dell’ informazione deve essere facilmente comprensibile per ilavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze.— Per i lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensionedella lingua utilizzata nel percorso informativo. 58
  • FORMAZIONE: DEFINIZIONE 59
  • FORMAZIONE DEI LAVORATORI E DEI LORO RAPPRESENTANTI• Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente eadeguata, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento a:– concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzioneaziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;– rischi riferiti alle mansioni ed ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure diprevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.• Durata, contenuti minimi e modalità sono definiti mediante accordo in sede di Conferenzapermanente Stato/regioni, previa la consultazione delle parti sociali, entro 12 mesi.• Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione adeguata e sufficientesui rischi specifici di cui ai titoli del presente decreto successivi al I°. Ferme restando ledisposizioni già vigenti, anche questa formazione è definita mediante il suddetto accordo. 60
  • FORMAZIONE DEI LAVORATORI E DEI LORO RAPPRESENTANTI• La formazione e, ove previsto, l’addestramento, devono avvenire in occasione:– della costituzione del rapporto di lavoro o dell’inizio dell’utilizzazione in caso disomministrazione di lavoro;– del trasferimento o cambiamento di mansioni;– della introduzione di nuove attrezzature o nuove tecnologie, nuove sostanze/preparatipericolosi.• L’addestramento viene effettuato da persona esperta sul luogo di lavoro.• La formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta inrelazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi. 61
  • FORMAZIONE DEI LAVORATORI E DEI LORO RAPPRESENTANTI• I preposti ricevono a cura del datore di lavoro e in azienda, un’adeguata e specifica formazionee un aggiornamento periodico.• I contenuti della formazione comprendono:– Principali soggetti coinvolti e relativi obblighi.– Definizione e individuazione dei fattori di rischio.– Valutazione dei rischi.– Individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.• Il RLS ha diritto a una formazione particolare. Modalità, durata e contenuti sono stabiliti insede di contrattazione collettiva nazionale, nel rispetto dei seguenti contenuti minimi:– Principi giuridici comunitari e nazionali.– Legislazione generale e speciale.– Principali soggetti coinvolti e relativi obblighi.– Definizione e individuazione dei fattori di rischio.– Valutazione dei rischi.– Individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali.– Aspetti nomativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori.– Nozioni di tecnica della comunicazione. 62
  • FORMAZIONE DEI LAVORATORI E DEI LORO RAPPRESENTANTI•Durata minima dei corsi RLS: 32 ore iniziali, di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e leconseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, con verifica di apprendimento.•La contrattazione collettiva nazionale disciplina le modalità dell’obbligo di aggiornamentoperiodico, la cui durata non può essere inferiore a 4 ore annue (15-50 lavoratori) e a 8 ore annue(> 50 lavoratori)• La formazione dei lavoratori e dei RLS deve avvenire, in collaborazione con gli organismiparitetici ove presenti, durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici acarico dei lavoratori.• Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori edeve consentire loro di acquisire le competenze e conoscenze necessarie. Per i lavoratoriimmigrati, essa avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolareutilizzata per il percorsoformativo.• Le competenze acquisite a seguito dello svolgimento delle attività di formazione sonoregistrate nel libretto formativo del cittadino (D. Lgs. 276/2003).• Il contenuto del libretto formativo è considerato dal datore di lavoro ai fini dellaprogrammazione della formazione e di esso tengono conto gli organi di vigilanza. 63
  • ADDESTRAMENTO: DEFINIZIONE 64
  • SORVEGLIANZA SANITARIA: DEFINIZIONE 65
  • SORVEGLIANZA SANITARIA • La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente:– Nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle direttive europee e dalleindicazioni fornite dalla Commissione consultiva permanente.– Qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medicocompetente correlata ai rischi lavorativi. 66
  • LA SORVEGLIANZA SANITARIA COMPRENDE …• Visita medica preventiva per constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui illavoratore è destinato per valutare la sua idoneità alla mansione specifica.• Visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudiziodi idoneità alla mansione specifica di norma 1 volta all’anno (salvo diverse indicazioni normativeo diversa valutazione del medico competente).• L’organo di vigilanza può disporre, con provvedimento motivato, contenuti e periodicitàdiverse. 67
  • LA SORVEGLIANZA SANITARIA COMPRENDE … • Visita medica su richiesta del lavoratore. • Visita medica in occasione del cambio di mansione.• Visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa. 68
  • LA SORVEGLIANZA SANITARIA: ALTRE SPECIFICHE • Le visite mediche NON possono essere effettuate: – in fase preassuntiva; – per accertare stati di gravidanza; – negli altri casi vietati dalla normativa.• Le visite mediche comprendono:– Esami clinici e biologici.– Indagini diagnostiche.• Nei casi previsti dall’ordinamento le visite sono altresì finalizzate alla verifica di assenza dicondizioni di alcool-dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti. 69
  • LA SORVEGLIANZA SANITARIA: ALTRE SPECIFICHE• Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio.• Alla visita medica segue uno dei seguenti giudizi di idoneità:– idoneità;– idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;– inidoneità temporanea (con limiti temporali di validità);– inidoneità permanente.• Di tutti questi giudizi il medico competente informa per iscritto il datore di lavoro e illavoratore.• Avverso tutti questi giudizi è ammesso ricorso, entro 30 giorni, all’organo di vigilanzaterritorialmente competente, che può confermare, modificare o revocare. 70
  • IN CASO DI INIDONEITÀ• Il datore di lavoro attua le misure indicate dal medicocompetente e adibisce il lavoratore, ove possibile, ad altramansione.• Il lavoratore conserva comunque la retribuzione e laqualifica originarie. 71
  • LA SEGNALETICASISTEMI E MEZZI ANTINCENDIO EMERGENZA PRODOTTI PER LINQUINAMENTO E LA RACCOLTA DEI RIFIUTI 72
  • LA SEGNALETICASEGNALETICA DI SICUREZZASEGNALETICA STRADALEDISPOSITIVI PER LA PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI) 73
  • LA SEGNALETICA 74
  • ORGANISMI PARITETICI: DEFINIZIONE• Organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavorocomparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per:– programmazione di attività formative;– elaborazione e raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici;– sviluppo di azioni inerenti alla salute e sicurezza sul lavoro;– assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia;– ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento. 75
  • ORGANISMI PARITETICI• Sono prima istanza di riferimento in merito a controversie sull’applicazione dei diritti dirappresentanza, informazione e formazione.• Possono supportare le imprese nell’individuazione di soluzioni tecniche e organizzative direttea garantire e migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro.• Possono effettuare, purché dispongano di personale specializzato, sopralluoghi nelle aziendedi riferimento.• Trasmettono una relazione annuale ai comitati regionali di coordinamento.• Comunicano alle aziende ed agli organi di vigilanza i nominativi dei RLST (responsabili deilavoratori per la sicurezza territoriale). 76
  • SOSTEGNO ALLA PMI (PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA), AI RLST E ALLA PARITETICITÀ• Presso l’INAIL è costituito il fondo di sostegno alla piccola e media impresa, ai RLST e allapariteticità.• Opera a favore delle realtà in cui non sono costituiti sistemi di rappresentanza dei lavoratorie di pariteticità.• Ha come obiettivi:– Sostegno e finanziamento (per almeno il 50% del fondo) alle attività RLST, anche conriferimento alla formazione.– Finanziamento della formazione dei datori di lavoro delle piccole e medie imprese, dei piccoliimprenditori, dei lavoratori stagionali del settore agricolo e dei lavoratori autonomi.– Sostegno delle attività degli organismi paritetici. 77
  • SOSTEGNO ALLA PMI (PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA), AI RLST E ALLA PARITETICITÀ• Il fondo è finanziato:– da un contributo delle aziende prive di RLS pari a 2 ore/lavoratore;– dalle entrate derivanti dall’irrogazione delle sanzioni previste dal presente decreto per la parteeccedente quanto riscosso a seguito dell’irrogazione dalla previgente normativa abrogata nelcorso del 2007, incrementato del 10%;– con una quota delle risorse (attività di consulenza di ISPESL, INAIL e IPSEMA).• Il funzionamento del fondo è rimandato a un successivo decreto.• Il RLST territoriale redige una relazione annuale sull’attività svolta, da inviare al fondo. 78
  • DISPOSIZIONI PENALILe violazioni in materia al presente Testo unico si attuano attraverso: •Sanzioni; •Disposizioni in tema di processo penale. 79
  • LE ATTIVITÀ A RISCHIOIl fenomeno infortunistico è strettamente legato alle trasformazioni nelmercato del lavoro. Di conseguenza si affermano nuove patologie legate arischi emergenti. Tra questi emergono: le malattie legate al sistema muscoloscheletrico, le patologie associate a stress (burn- out, mobbing, malattiecardiovascolari), le patologie da sensibilizzazione o da contatto con agentibiologici e chimici.Anche la cancerosi professionale è un rischio emergente: si stima che nelnostro Paese i lavoratori esposti potenzialmente a sostanze cancerogene siapari al 24% degli occupati. Anche per far fronte al rischio della cancerosiprofessionale è stata redatta la legge 626/1994. Con essa sono stati introdottii principi di sostituzione e riduzione di sostanze cancerogene o mutagene allacui attuazione deve provvedere il datore di lavoro. 80
  • DIFFERENZA TRA INFORTUNIO E MALATTIA PROFESSIONALE 81
  • IL MOBBINGIl termine mobbing, deriva dal verbo inglese “to mob”, che significa:accerchiare, attaccare, aggredire in massa. Questo termine è ormai entratoa far parte del vocabolario del mondo del lavoro, rappresentando unfenomeno ampio e dagli effetti pericolosissimi sia per il lavoratore che ne ècolpito, sia per il benessere dell’intera società. Si tratta infatti di varicomportamenti aggressivi o subdoli messi in atto sul posto di lavoro ai dannidi un lavoratore. 82
  • IL MOBBINGNell’ambito lavorativo, la parola mobbing assume il significato di praticapersecutoria o, più in generale, di violenza psicologica perpetrata dal datoredi lavoro o da colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore (mobbizzato)per costringerlo alle dimissioni o comunque ad uscire dall’ambito lavorativo.Il mobbing è considerato dallInail malattia professionale.I motivi della persecuzione possono essere i più svariati:invidia, razzismo, diversità religiosa o culturale rispetto al gruppoprevalente, carrierismo sfrenato, o semplice gusto nel far del male ad un’altra persona. 83
  • IL MOBBING – GLI ELEMENTI IDENTIFICATIVI• la presenza di almeno due soggetti, il mobber (parte attiva) ed ilmobbizzato (parte passiva), che entrano in contrasto tra di loro;• l’attività vessatoria continua e duratura;• lo scopo di isolare la vittima sul posto di lavoro e/o di allontanarladefinitivamente o comunque di impedirle di esercitare un ruolo attivo sullavoro. 84
  • IL MOBBING – LE TIPOLOGIE• Il mobbing di tipo verticale è quello messo in atto da parte dei datori dilavoro verso i dipendenti per indurli a licenziarsi da soli, schivando cosìeventuali problemi di origine sindacale. Spesso si tratta di vere e proprie"strategie aziendali" per le quali è stato coniato il termine di “Bossing”; in talcaso sono i dirigenti dell’azienda ad agire.• Il mobbing di tipo orizzontale viene invece praticato dai colleghi di lavoroverso uno di loro per varie ragioni: per gelosia verso colleghi più capaci, pernecessità di alleviare lo stress da lavoro oppure per trovare un caproespiatorio su cui far ricadere le disorganizzazioni lavorative. 85
  • IL MOBBING – IN CIFRESecondo il monitoraggio effettuato dall’Ispesl, che ha aperto un centro dascolto sulfenomeno, sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime del mobbing su21 milioni di occupati, è più presente al Nord (65%), colpisce maggiormente le donne(52%).In ordine alla composizione, oltre il 70% lavora nella pubblica amministrazione.Sempre secondo lIspesl, il mobbing ha un costo molto elevato per il datore di lavoro:la produttività di un lavoratore cala infatti del 70%.Le categorie più esposte risultano gli impiegati con il 79%;seguono i diplomati con il 52%;infine i laureati con il 24%. 86
  • IL MOBBING – LE CAUSESi è evidenziato un legame causale con i problemi legati alloccupazione e alridimensionamento dellorganico.In particolare le ristrutturazioni delle aziende private e pubbliche, le fusionitra società dello stesso settore generano forti conflittualità e competitivitànellambiente di lavoro. Coloro che si trovano a svolgere le stesse mansionientrano in conflitto fra loro fino alleliminazione del più debole.La stessa evoluzione delle competenze professionali è fattore scatenante diatteggiamenti vessatori, i lavoratori più anziani e meno aggiornativengono indotti ad andarsene ed a lasciare il posto alle nuove giovaniprofessionalità, spesso ciò può avvenire proprio attraverso il mobbing. 87
  • IL BURN OUTSindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e da riduzionedelle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professionesi occupano della gente; reazione alla tensione emotiva cronica creata dalcontatto continuo con altri esseri umani, in particolare quando essi hannoproblemi o motivi di sofferenza. 88
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  • 90
  • IL CONCETTO DI SALUTE”La promozione della salute è il processo che permette alle persone diaumentare il controllo di sé e di migliorare la propria salute".LOMS continua: "questa prospettiva deriva da un concetto di salutecome il livello fino al quale un individuo o un gruppo sono in grado,da un lato direalizzare aspirazioni e soddisfare bisogni e dallaltro dimodificare o convivere con lambiente". (OMS, 1984: Health Promotion) 91
  • LA SALUTE SUL LUOGO DI LAVOROLe condizioni di benessere del lavoratore nell’ambiente informatico dipendono da: •comfort visivo; •ergonomia della postazione di lavoro; •stress. 92
  • SICUREZZA NELL’UTILIZZO DEI VIDEOTERMINALI (VDT)Videoterminali:con il termine videoterminale si intende uno schermo alfanumerico o grafico, a prescindere daltipo di procedimento di visualizzazione utilizzato.Posto di lavoro:per posto di lavoro al videoterminale si intende linsieme delle attrezzature munite divideoterminale, eventualmente con tastiera o altro sistema di immissione dati, il software, gliaccessori opzionali (stampante, modem, scanner), le suppellettili utilizzate (sedia, piano dilavoro) nonché lambiente immediatamente circostante.Lavoratore:il lavoratore soggetto a rischio videoterminale è colui che utilizza unattrezzatura munita divideoterminale, in modo sistematico o abituale, per almeno venti ore settimanali, dedotte lepause reviste per legge. 93
  • RISCHI CONNESSI ALL’USO DEL VDT Lattività lavorativa al videoterminale può causare linsorgenza di alcuni disturbi per la nostra salute quali:- disturbi allapparato oculo-visivo;- disturbi muscolo-scheletrici;- fattori stressanti psico-sociali. Tali effetti sono da mettere in relazione con:- la durata del lavoro svolto con attrezzature munite di VDT;- le caratteristiche del lavoro svolto con attrezzature munite di VDT;- le caratteristiche della postazione di lavoro e dellambiente circostante;- le caratteristiche dell‘hardware e del software. 94
  • REQUISITI DEL LUOGO DI LAVORO - L’AMBIENTE• Spazio di lavoro sufficiente per cambiamenti di posizione;• pareti di colore chiaro non riflettente;• temperatura e umidità confortevoli;• ricambi d’aria adeguati;• rumore ambientale contenuto e tale da non disturbare l’attenzione e lacomunicazione verbale. 95
  • REQUISITI DEL LUOGO DI LAVORO - L’ILLUMINAZIONE•Evitare abbagliamenti e riflessi su schermo e su altre attrezzature;•illuminazione sufficiente ma contenuta;•contrasto appropriato tra schermo e ambiente;•fonti luminose perpendicolari allo schermo (né di fronte, né alle spalle dell’operatore);•postazione distante almeno un metro dalle finestre;•finestre schermate con tende regolabili;•luci artificiali schermate. 96
  • IL POSTO DI LAVORO INTEGRATO ALL’AMBIENTEIl rapporto fra posto di lavoro e ambiente è condizionato principalmente da problemi di corretta illuminazione. Si hanno condizioni sfavorevoli di illuminazione con: 97
  • LO SCHERMOIl monitor deve avere le seguenti caratteristiche:- immagini stabili;- caratteri definibili e leggibili;- regolabilità del contrasto e della luminosità;- orientabilità nello spazio;-supporto autonomo regolabile purché solido e stabile.La regolazione del contrasto e della luminosità del carattere eladeguato posizionamento dello schermo rispetto alle fonti di lucesono la via migliore per prevenire i riflessi indesiderati.Gli schermi addizionali antiriflesso possono essere utili quando non èpossibile migliorare in alcun altro modo la visibilità dei caratteri.I filtri devono però essere mantenuti in buone condizioni di pulizia edevitare effetti tipo "specchio“. 98
  • AFFATICAMENTO VISIVOE utile eseguire, durante la giornata, alcuni esercizi molto sempliciche rilassano gli occhi:quando è possibile cercate di socchiudere le palpebre per 1 o 2 minutiin modo da evitare limpatto degli occhi con la luce.Ogni tanto volgete lo sguardo al perimetro del soffitto.Qualche volta distogliete lo sguardo dagli oggetti vicini e rivolgeteloverso quelli lontani (oltre i sei metri).Guardate, ad esempio, fuori dalla finestra, oppure un poster attaccatoalla parete, cercando di distinguere bene i dettagli delle immaginiosservate. 99
  • IL POSTO DI LAVORO - LA STAMPANTELe emissioni sonore di alcuni tipi di stampanti potrebbero essere inalcuni casi eccessivamente elevate, in questi casi le macchinedovranno essere situate fuori della stanza nella quale si lavora.Le stampanti così come le fotocopiatrici, utilizzano per stampare itoner che contengono al loro interno sostanze volatili cancerogene:garantire una sufficiente areazione nei locali dove sono situate lestampanti e le fotocopiatrici, e ricordarsi di lavarsi bene le maniogni qualvolta si venga a contatto con le polveri del toner (adesempio quando si inceppa la carta e siamo costretti ad “aprire” lastampante o la fotocopiatrice). 100
  • I DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICICause:degenerazione dei dischi della colonnavertebrale, affaticamento muscolare,infiammazione delle strutture tendinee.Sintomi:senso di pesantezza, fastidio, dolore, intorpidimento erigidità a collo, schiena, spalle, braccia e mani.Se si digita sulla tastiera senza appoggiare le braccia, aimuscoli affluisce meno sangue del necessario. Diconseguenza il muscolo, mal nutrito, si affatica e diventadolente.Se, invece, si digita sulla tastiera appoggiando gliavambracci, si evita laffaticamento del muscolo. 101
  • TAVOLO DI LAVOROIn particolare, per essere adeguato al lavoro, il tavolo deve avere queste caratteristiche:superficie: opaca, di colore chiara, ma non bianco;altezza del piano: se fissa, di 72 cm circa; se regolabile, deve garantire unescursione sia al disotto che al di sopra di tale misura.Spazio sotto il piano di lavoro:- in profondità: deve consentire lalloggiamento delle gambe semidistese;- in larghezza: deve consentire al sedile di infilarsi; consigliato un basso spessore del piano deltavolo. 102
  • TAVOLO DI LAVOROIl tavolo di supporto deve:- avere una superficie poco riflettente di colore chiaro;- essere stabile e sicuro;- essere ben dimensionato rispetto alle esigenze di lavoro;-consentire flessibilità nella disposizione dei diversi oggetti.Un tavolo non è adatto se:1. La sua superficie è di colore bianco puro (o scuro) e/o lucido.2. Se poco stabile e vibra all’uso. 103
  • COME REGOLARE IL SEDILEUn sedile può essere pericoloso se la superficie del piano è più ampia del basamento:infatti si può ribaltare se ci si siede in punta o se lo schienale si inclina troppo allindietro.Un sedile è poco pratico se per regolarlo occorre capovolgerlo o assumere posizioni del corpo"contorte”.Bisogna evitare di tenere lo schienale inclinato in avanti e, comunque, di lavorare a lungo coltronco flesso. Lo schienale può essere inclinato da 90° a 110° e può essere utile cambiarelinclinazione durante la giornata.Se lo schienale è basso bisogna evitare di inclinarlo a più di 110°. 104
  • UN SOFTWARE ERGONOMICO...Dovrebbe:• Essere adeguato alle mansioni da svolgere.• Essere di facile uso e adattabile ai livelli di conoscenza e di esperienza dell’utilizzatore.• Fornire ai lavoratori delle indicazioni sul loro svolgimento.• Fornire informazioni di un formato ed un ritmo adeguato agli operatori.• Adatto all’elaborazione delle informazioni da parte dell’uomo. 105
  • Grazie per l’attenzione! brunomarzemin@gmail.com Fine