Pappalardo Tesis Yasuni
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Pappalardo Tesis Yasuni Pappalardo Tesis Yasuni Document Transcript

  • IndiceIntroduzione 31 Conservazione della natura, biodiversità, conflitti ambientali 51.1 La biodiversità tra impatti antropici e paradigmi scientifici 51.2 Modelli di conservazione della biodiversità: strategie, centri di biodiversità ed aree protette 151.3 Foreste umide tropicali 241.4 Biodiversità: un approccio ecosistemico 291.5 Territorio, conflitti ambientali ed aree protette 362 Inquadramento geografico, ecosistemico e territoriale 462.1 Ecuador: geografia, biodiversità ed ecosistemi 462.2 Ecuador: società, comunità indigene, territorio 532.2.1 Aree Protette e territori indigeni 592.3 Area di studio 602.3.1 Regione Amazzonica Ecuadoriana: ecosistemi 602.3.2 La Riserva della Biosfera Yasuní: biodiversità e gestione dell’area protetta 662.3.3 La produzione petrolifera: impatti socio-ambientali 722.3.5 Vie di comunicazione terrestri all’interno dell’area di studio 792.3.6 Uso del territorio 822.3.7 Attori e poste in gioco 852.3.8 Definizione area di studio tramite analisi G.I.S. 933 Materiali e metodi 973.1 Indagine bibliografica e workshops sul campo 973.2 Attività di campo 983.2.1 Raccolta punti GPS 993.2.2 Interviste e raccolta dati da informatori privilegiati 1003.2.3 Problematiche di lavoro 103 1
  • 3.3 Sistemi Informativi Territoriali 1053.3.1 Cartografia tematica 1083.3.1 Immagini satellitari 1114 Risultati 1174.1 Introduzione 1174.2 Area di studio 1184.3 Input cartografici 1214.4 Carta tematica degli ecosistemi della RAE: input cartografico 1214.5 Sistemi idrografici della regione amazzonica ecuadoriana 1244.6 Comunità indigene, colonos e centri urbani: input cartografico 1284.7 Studio dei sistemi forestali amazzonici ed impatto antropico 1314.8 Ground truth, punti GPS e grafo stradale 1444.9 Via di comunicazione stradale Occidental Petroleum: analisi quantitativa 1454.10 Via Auca e bacino idrografico Curaray: analisi quantitativa e pattern di territorializzazione 1504.11 Riserva della Biosfera Yasuní (RBY) e produzione petrolifera: analisi geografica con approccio transcalare 1604.12 Installazioni per l’estrazione petrolifera e Riserva della Biosfera Yasuní: carta di densità 1654.13 Analisi comparativa ed overlay tra carta di densità delle installazioni petrolifere e Zona intervenida 1684.14 Risultati delle interviste ad informatori privilegiati 1715 Discussione e conclusioni 173Bibliografia 184Allegati 194Ringraziamenti 1982
  • Sic alid ex alio numquam desistet oriri Vitaque mancipio nulli datur, omnibus usu. (Lucrezio, De rerum natura)IntroduzioneIl lavoro di questa tesi nasce dall’esigenza personale di affrontare il tema dellaconservazione della natura nella sua complessità cercando di superare le barriere cheseparano l’uomo dall’ambiente per entrare nel vivo del problema.La ricerca è stata condotta in una delle venticinque regioni definite da Myers (2000)“centri di biodiversità” situata nella parte occidentale della foresta tropicaleamazzonica in un’area caratterizzata da un’elevata diversità biologica e dallapresenza di popolazioni indigene: La Riserva della Biosfera Yasuní.La scelta di tale area è legata sia alla volontà di consolidare le conoscenzenaturalistiche in una delle regioni più biologicamente sensibili del pianeta, sia aldesiderio di entrare in contatto con le comunità indigene che vi abitano percomprendere le problematiche che attraversano questa porzione di forestaamazzonica.L’area di studio, oltre ad essere stata istituita come Parco Nazionale IUCN (cat. II,IUCN, 1982), è inserita come area protetta all’interno dei programmi per laconservazione e lo sviluppo sostenibile dell’UNESCO (MAB, 1989, Man andBiosphere Program), costituendo per la comunità internazionale uno dei modelli piu’avanzati di compatibilità tra la tutela della biodiversità ad ogni livello organizzativo eattività umane sostenibili.Tuttavia, negli ultimi decenni, all’interno dell’area si sono sviluppate attivitàantropiche a carattere industriale legate prevalentemente alla produzione petroliferaed all’estrazione di legname per l’esportazione, influenzando sia i programminazionali ed internazionali per la conservazione della biodiversità, che le attivitàtradizionali e la vita stessa delle popolazioni indigene (Narvaez, 2004).Le attività per l’estrazione e la produzione petrolifera sono divise in aree lottizzateche si sovrappongono geograficamente alla Riserva della Biosfera ed ai territoriindigeni, producendo impatti sugli ecosistemi e sulle comunità locali che simanifestano nel cosiddetto conflitto ambientale (De Marchi, 2004).Cercando di mantenere un approccio ecosistemico sono state sviluppate sia attività dicampo che analisi quantitave di natura geografica, per approfondire le problematiche 3
  • socio-ambientali e verificare la compatibilità tra gli attuali modelli di conservazione ele attività industriali presenti nell’area.Lo scopo della tesi è stato quello di quantificare i cambiamenti della foresta umidatropicale per ciascuna formazione vegetale sostituita da attività antropiche,approfondire le dinamiche di interazione uomo-ambiente nell’area di studio everificare la sostenibilità socio-ambientale tra i modelli di gestione delle aree protettee la produzione petrolifera.Dopo aver sviluppato attività di campo volte ad acquisire dati geografici, rilievi GPSed informazioni raccolte tramite interviste non strutturate, sono state condotte, tramitel’uso di sistemi G.I.S. (Geographical Information Systems), analisi quantitative equalitative sulle relazioni spaziali tra le attività antropiche, gli ecosistemi, la Riservadella Biosfera Yasuní ed i territori indigeni. In particolare le analisi quantitativehanno preso in esame l’impatto antropico sulla copertura vegetale, lo stato diavanzamento delle vie di comunicazione terrestri all’interno della foresta primaria, ladensità delle installazioni petrolifere ed i pattern territoriali sviluppati dalle attivitàproduttive per l’estrazione petrolifera lungo un’asse stradale e dalle comunitàindigene Wuaorani e Quichua nell’area di influenza della Riserva della BiosferaYasuní.L’esperienza sul campo e le analisi quantitative prodotte hanno permesso dicomprendere come i diversi modi di percepire la natura e di tradurla in risorse dasfruttare possano portare a dimensioni di conflittualità ambientale tra i diversi attoriin gioco nel territorio.4
  • 1 Conservazione della natura, biodiversità, conflittiambientali1.1 La biodiversità tra impatti antropici e paradigmi scientificiAffrontare oggi il tema della conservazione della natura e delle sue risorse, nella suacomplessità, si rivela quasi sempre impresa ardua e spinosa, soprattutto se le analisivengono spinte in profondità e se si tratta l’argomento insieme alle moltepliciimplicazioni che esso comporta.Quando si parla di conservazione, specialmente nell’ambito delle scienze naturali,spesso ci si riferisce all’idea ampia di preservare la natura, nel senso di recuperarespecie botaniche o zoologiche dai processi di estinzione, oppure di proteggere un’aread’interesse naturalistico per riportarla al suo stato originario. Ciò che principalmentepreoccupa gli addetti ai lavori della conservazione sono la frammentazione deglihabitat ed il cosiddetto effetto margine che, per le conseguenti minacce per le specieed le biocenosi, sono fenomeni sempre più studiati e rappresentati dai modelli dellabiogeografia delle isole e vengono ricondotti, direttamente o indirettamente, adinterventi antropici in termini di riduzione areale (Primack, 2004, pp. 132-139).L’aumento dei tassi di riduzione della biodiversità e la degradazione degli habitatsono indiscutibilmente riconosciuti come problemi attuali, legati prevalentemente alleattività antropiche su scala locale e globale. Sovente però il dibattito interno allescienze naturali si torce intorno alla cosiddetta conservazione in situ o ex situ,affrontando le problematiche all’interno del paradigma meramente conservazionistalegato alla perdita di una specie o alla perdita di un habitat. Anche se sono passatioramai trent’anni dall’uscita del celebre libro di Myers (1979) dove l’immaginedell’arca che affonda poneva per la prima volta al centro del dibattito i numeri e lestime dei tassi d’estinzione, a volte sembra che l’approccio alla questione ambientalein termini di riduzione di biodiversità debba essere confinato ai soli specialisti delsettore, preoccupati della potenziale estinzione di una specie per la perditadell’oggetto di ricerca o del valore naturalistico della stessa. Qui si annida inoltre ilproblema sulle strategie della conservazione naturalistica intorno alla salvaguardia 5
  • delle specie; deve essa attuarsi in situ o ex situ? Nonostante l’importanza cherivestono i musei e gli orti botanici, specialmente in termini di didattica e di ricercaspecifica ex situ, le scienze naturali, da qualche decennio a questa parte, si sonotrovate un po’ in difficoltà rispetto alla conservazione della natura in termini organicie complessivi. Questo accade non solo per la galoppante importanza e “quotazione”che l’approccio genetico-biochimico della biologia molecolare sta avendo all’internodelle scienze naturali, ma anche perché quest’ultima, da un po’ di tempo a questaparte, è passata nello spettroscopio della “Scienza Contemporanea”, frantumandosi inmolte discipline specifiche, relative alla natura sensu lato, “molecolarizzandosi” eprivandosi di una visione olistica che forse oggi dovrebbe avere la conservazionedella natura all’interno della cosiddetta questione ambientale (Cini, 1994).Anche dalle lontane Galapagos, studiando i meccanismi di speciazione dei celebrifringuelli che hanno aperto la strada alla teoria di Darwin, Peter Grant, biologoevoluzionista, si pone il quesito: “What does it mean to be naturalist at the end of theXX Century?” (Cosa significa essere naturalista alla fine del XX secolo?) (1999).Forse lo stesso Grant, citando Gentry (1989, p. 127), si accorge, dalla prospettivadella biologia evoluzionistica, che “lo straordinario tasso di speciazione delle piantenel bosco umido tropicale del’Ecuador, è accompagnato da un altrettantostraordinario ed elevato tasso di estinzione di locali endemismi dovuto alladeforestazione. Non è solo l’eredità biologica dell’umanità che si impoverisce, maanche la nostra stessa eredità intellettuale che viene erosa quando questi unici e attivilaboratori di speciazione scompaiono dalla faccia della terra. Inoltre quelli di noi chesono interessati ai processi evolutivi hanno un incentivo aggiunto per preservare ilnostro pianeta dalla distruzione delle restanti foreste tropicali. Abbiamo bisogno delleforeste tropicali se vogliamo veramente capire i processi di speciazione ed evoluzioneche hanno fatto incrementare la diversità della vita sulla terra.” (Grant, 1999). Inquesto caso, sicuramente sentita nel profondo da parte di chi studia i processievolutivi e la biologia delle popolazioni, la perdita di biodiversità rappresenta un serioproblema da affrontare e da far emergere dalla specificità delle discipline scientifichedelle scienze naturali. A volte però la generica perdita di diversità biologica legataall’impatto delle attività antropiche sull’ambiente si infrange su due immagini6
  • speculari ma asimmetriche: strumento per coloro che riconoscono il suo valore intermini economici da un lato o giocattolo nel modo urbano e occidentale di guardarealla complessità dei viventi dall’altro (De Marchi, 2002). Talora sono gli stessinaturalisti e scienziati che proiettano sulla diversità biologica, in manierainconsapevolmente semplicistica e semplificata, questa seconda immagine.Quest’ultimo approccio alla biodiversità ed alla sua degradazione può in qualchemodo ricollegarsi al paradigma che ha condizionato la scienza moderna, diderivazione galileiana-newtoniana, che applica largamente il metodo riduzionistico,isolando i singoli fenomeni ed interpretandoli come catene lineari causa-effetto(Pignatti, Trezza, 2000 pp. 20-31). Si tratta dello stesso paradigma scientifico che hamantenuto separato l’uomo dall’ambiente e che ha considerato quest’ultimo come uncontenitore da cui è comodo sottrarre “risorse” e in cui scaricare rifiuti. Un paradigma(o approccio) sistemico considera invece l’ambiente come un ecosistema: un sistemaauto-organizzante che accumula ordine sotto forma di materia organica (bio-massa) edi specie viventi (biodiversità) (Pignatti, Trezza, 2000).E’ infatti nella tipologia di relazioni che intercorrono tra comunità umane edecosistemi che si traducono nelle varie forme d’uso delle risorse naturali che vannoricercati e riscoperti gli approcci per sviluppare modalità di conservazione dellanatura organiche e complessive. Le relazioni tra comunità umane ed ecosistemi, cheinsieme costituiscono un sistema bimodulare, sono di tipo verticale e senza dubbiodanno luogo a compromissioni di natura ambientale e diventano morfogenesi dellereti trofiche (Vallega, 1995, pp. 71-77).La biodiversità è invece da considerarsi quindi come diversità multiscalaredell’organizzazione biologica (geni, popolazioni, specie ed ecosistemi) e può essereconsiderata ad ogni scala geografica (locale, regionale e globale) e la suaconservazione dovrebbe avere un approccio ecosistemico che si orienti all’interno diquesta concezione.E’ dalla Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro all’interno dell’EarthSummit (1992), che si delineano misure a carattere internazionale per la protezionedella diversità biologica ad ogni livello ed il suo uso sostenibile. E’ ormai acquisitoche le attività antropiche stanno fondamentalmente, e spesso in modo irreversibile, 7
  • mutando la diversità della vita sul pianeta, e la maggior parte di questi cambiamenti sitraduce in perdita di biodiversità (M.A., 2005), che da allora diventa sempre più respublica, anche se con differenti interpretazioni ed approcci spesso discordanti.Semplicemente usando una chiave di lettura ecologica si ritiene che qualsiasiintervento umano su un elemento del sistema vivente ai diversi livelli diorganizzazione, data la struttura interattiva di questo, è destinato ad influenzare glielementi connessi dello stesso sistema, in modo tanto più incisivo quanto più forte èl’intervento e quanto più numerose e strette sono le connessioni al livello diorganizzazione gerarchica pertinente e, eventualmente con altri, con esso collegati(Buiatti, 2000).Rifacendosi ai lavori commissionati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)ad oltre 1300 scienziati per lo stato globale degli ecosistemi, (Global EcosystemAssessments, 2005), è comunque utile rilevare, solamente in riferimento alla perditadi biodiversità in termini di estinzioni biologiche, che i dati e le proiezioni future nonsono tra i più rassicuranti.Tra il 10% ed il 50% dei taxa studiati (mammiferi, uccelli, anfibi, conifere e cicadi)sono attualmente sotto minaccia di estinzione, basandosi sui criteriadell’International Union for Conservation of Nature (IUCN, 2001, in M.A., 2005).8
  • Fig. 1.1 Tassi di estinzione delle specie in tre intervalli temporali: passato lontano(documentazione fossile), passato recente (estinzioni registrate), futuro (basato su piu’modelli). Fonte: Millennium Ecosystem Assessment, 2005Premesso che la biodiversità ad ogni livello segue su scala planetaria un gradientelatitudinale aumentando verso le fasce tropicali (Primack, 2004, pp. 38-40) e che diconseguenza gli “ambienti” più ricchi si ritrovano nelle foreste pluviali, (WCMC,1992) il cui bioma rappresenta più della metà delle specie esistenti al mondo con ilsolo il 7% della superficie terrestre (Whitemore, 1990) costituendo la più granderiserva della storia evolutiva del pianeta (M.A., p. 87), urge sottolineare comeattraverso lo studio di un ampio range di gruppi tassonomici la grandezza dipopolazione e la diversità biologica sono in declino (M.A., 2005).Anche i centri di endemismo sono concentrati ai tropici; centri di endemismo relativiai taxa di uccelli, mammiferi ed anfibi tendono qui a sovrapporsi (IUCN 2004, Redlist od threatened Species. A Global Species Assments. IUCN, Gland, Switzerland). 9
  • Anche in termini di produttività, la quantità netta di carbonio fissata dalle piante(KgC/m2) con la fotosintesi, principale fonte di energia della biosfera (M.A., Forestand Woodland Systems, 2005), e di biomassa le foreste tropicali esprimono elevatilivelli comparati con le foreste di conifere in zone temperate e boreali.Fig. 1.2 Comparazione della diversità tra gli otto regni biogeografici:A) Ricchezza specifica; B) Endemismi (fonte: M.A., 2005)Mentre nel passato le forti spinte di cambiamento e di modulazione della diversitàall’interno della biosfera sono state guidate da processi estrinseci alla vita stessa,come i cambiamenti climatici, i movimenti tettonici, ed eventi extraterrestri nel casodel Terziario, gli attuali trend di cambiamento sia sulla biodiversità che sui ciclibiogeochimici ed idrologici naturali (Primack, 2004) risultano da processi intrinsecialla vita sulla Terra, e quasi esclusivamente legati alle attività antropiche: rapidi10
  • cambiamenti climatici, cambio d’uso dei suoli, sovrasfruttamento delle risorse,introduzione di specie alloctone invasive, agenti patogeni e inquinanti. Tali processi,che si legano tra loro in relazioni complesse e che spesso agiscono in manierasinergica, sono considerati come fattori antropogenici che danno impulso e guidano icambiamenti sopraccitati; tali processi sono conosciuti come anthropogenic directdrivers (M..A., 2005 cap. 4. Biodiversity, p. 96). Tra i più importanti impatti diretti epervasivi sulla biodiversità ricordiamo: la distruzione degli habitat (M.A., cap. 4), ilsovrasfruttamento delle risorse naturali, (M.A., 2005 cap. 4), l’introduzione di speciealloctone invasive (alien species) Primack, 2004), agenti patogeni (M.A., cap. 4Biodiversity, 2005) ed inquinanti ed infine, ma non irrilevante, i cambiamenticlimatici (M.A., cap. 9, 2005 ).L’evoluzione di nuove specie e l’estinzione di altre sono in sé un processo naturale.La diversità biologica, in termini di specie, che è attualmente presente rappresentaappena il 2% di quelle che sono vissute sulla terra (Primack, 2004). Attraverso itempi biologici di evoluzione, il cui ordine di grandezza è di milioni di anni, c’èsempre stato un netto eccesso di speciazione nei confronti dell’estinzione che haportato alla enorme diversità biologica sperimentata oggi sulla terra. Ciò che èimportante rilevare è che i processi di cambiamento che determinano ladegradazione/perdita di habitat, la riduzione della biodiversità ad ogni livello, ed icambiamenti climatici, condizionati direttamente dai sopraccitati anthropogenicdirect drivers, si svolgono su una scala temporale differente.E’ infatti all’interno della scala dei tempi storici, quella che racchiude l’evoluzioneculturale, tecnologica e socio-economica dell’Homo sapiens, che i processi ditrasformazione della biosfera, dell’idrosfera e della atmosfera (e inevitabilmente dellageosfera) acquistano un ritmo ed una velocità assai rilevante; sono state le grandiinnovazioni tecnologiche ed il loro uso dettato ed imposto dai sistemi politico-economici a diventare determinanti spartiacque all’interno della scala dei tempistorici (Rifkin, 2000).I tempi storici dell’uomo hanno attraversato le prime rivoluzioni tecnologiche delneolitico, in cui si sono sviluppate le prime attività agricole stazionarie, l’allevamentoe l’accumulo di proprietà, fino alla grande rivoluzione tecnologica-produttiva della 11
  • dell’era industriale. I ritmi dei tempi storici e dei tempi biologici sono stati traspostisu scale enormemente differenti: l’ordine di grandezza è di centinaia d’anni nel primocaso, di milioni o miliardi nel secondo. Con i modelli di sviluppo e di produzionedominanti e con l’attuale livello tecnologico impiegato, le capacità di modificareecosistemi, paesaggi e cicli biogeochimici sono notevolmente aumentate in funzionedel tempo e dello spazio. Il tempo sta quindi cambiando unità di misura nel rapportouomo-natura. La scala sottesa ai tempi storici dell’uomo è di tipo logaritmico,aumenta in serie geometrica, con crescita esponenziale. La scala dell’evoluzionebiologica invece è la misura dei processi evolutivi ed è dell’ordine di grandezza dimilioni/miliardi di anni (Tiezzi, 2001). Quando si affrontano le problematiche relativealla biodiversità, oltre alla sua dimensione multiscalare, il valore ecologico puramenteintrinseco si esprime anche attraverso la sua stessa storia, prodotto di una complessitàed un’evoluzione incredibili di tre miliardi e mezzo di sperimentazioni di forme divita (Shiva, 2001).Per meglio comprendere però da un’altra prospettiva, non escludente ma includente,la questione della biodiversità è opportuno approcciarsi ad essa con gli strumentianalitici propri della geografia della complessità (Turco, 1988).Se da un lato anche il rapporto del Millenium Ecosystem Assessments ha preso inesame e sviluppato numerose analisi quantitative degli impatti antropici sullabiodiversità prevalentemente a livello di specie e/o habitat, l’insieme dei fattori chedeterminano l’andamento dei processi causali sui sistemi ambientali è di più difficilevalutazione, specialmente se la scala è a livello di ecosistema o di meta-ecosistema.(De Marchi, 2000).Ecosistemi e società si evolvono nel tempo in relazioni reciproche che, interagendoportano alla costruzione dei sistemi complessi territoriali. L’interazione nel tempo enello spazio tra società ed ambiente da luogo ad un sistema bi-modulare i cuisottosistemi sono caratterizzati da una propria auto-organizzazione ed autonomia purmantenendo le capacità di interazione tra loro (Vallega, 1995).I sistemi territoriali sono quindi prodotti dalle interazioni continue e reciproche trasocietà umane ed ambiente e sono dipendenti da processi continui di produzione edistruzione di biodiversità ad ogni livello organizzativo. L’ecosistema originario deve12
  • ridurre i livelli di complessità naturale per poter consentire alla società di “erogare”servizi e beni utili (M.A, Ecosystem Services, 2005) in maniera costante e per poterriprodurre le azioni nel tempo. Tali operazioni si traducono in semplificazionidell’ecosistema: modificazioni delle caratteristiche fisiche del paesaggio perconsentire spostamenti, conversione in allevamenti o attività pastorizia, coltivazionidi solo alcune piante selezionate (monocolture), attività produttive, insediamenti (DeMarchi, 2000). Queste attività sono sempre state sviluppate nel corso della storiadell’uomo, ma con modulazioni notevoli in intensità ed estensione, specialmente apartire dal secolo scorso. E’ proprio all’interno di questi interventi antropici chevanno cercati i meccanismi ed i processi delle interfacce società-natura, cheinfluiscono sulla biodiversità e che direttamente o indirettamente costituisconoimpatti sui sistemi ambientali.I processi che esercitano in qualche modo influenza sulla biodiversità possono essereindividuati in meccanismi diretti ed indiretti che, per la loro genericità estandardizzazione possono essere utilizzati in diversi contesti territoriali. (De Marchi,2000).Sono state individuate sei famiglie di meccanismi diretti che agiscono sullabiodiversità e sei famiglie di meccanismi indiretti; Meccanismi diretti Meccanismi indiretti Organizzazione sociale Sfruttamento delle popolazioni naturali Crescita della popolazione Cambiamenti dell’agricoltura, della Modelli di consumo selvicoltura, della pesca Commercio globale Introduzione di organismi e patologie alloctone Sistemi economici e politiche incapaci di valutare il reale valore Inquinamento del suolo, dell’acqua dell’ambiente e delle risorse naturali e dell’atmosfera Modelli iniqui di proprietà e gestione dei flussi di benefici provenienti Cambiamenti climatici globali dall’uso e dalla conservazione delle risorse naturaliTab. 1.1 De Marchi (2000) 13
  • Come si evidenzia dalla tabella i meccanismi indiretti descrivono le attività socio-economiche, frutto delle strategie utilizzate dalle società nel relazionarsi conl’ambiente; i meccanismi indiretti agiscono sui meccanismi indiretti.E’ implicito che i meccanismi utilizzati sono stati generalizzati e che le dinamicheuomo-ambiente dipendono dal tipo di relazione tra società ed ambiente. Anche semolto spesso viene enfatizzata la crescita demografica come problema principale neiprocessi di perdita di biodiversità, è opportuno evidenziare che nell’insieme dellecause i meccanismi legati al mercato globale, ai sistemi economici,all’organizzazione sociale, alla ineguale distribuzione dei benefici delle risorse, aimodelli di consumo, sono fortemente responsabili nel determinare l’intensità el’estensione dei processi che influiscono sulla perdita di biodiversità (De Marchi,2000).I meccanismi indiretti sono strettamente collegati con le dinamiche di cambio dellacopertura ed uso del suolo (land cover/ land use). Questi due dinamiche appartengo adue modi distinti di percepire e descrivere le dinamiche di cambiamento dellamorfologia del suolo: land cover è spesso usato per lo stato fisico del suolo, spesso intermini di copertura vegetale o in analisi geomorfologiche (solitamente impiegatanell’ambito delle scienze naturali); land use invece rappresenta l’uso del suolo anchein termini qualitativi (impiegata in geografia, antropologia, pianificazione territoriale,economia). L’intreccio analitico dei due approcci, contemporaneamente consente unarappresentazione più completa delle dinamiche che interfacciano sistemasociale/sistema ambientale (De Marchi, 2000).Quando si affrontano le problematiche relative alla biodiversità quindi è utileeffettuare le analisi all’interno di un modello concettuale ecosistemico che collega illivelli della diversità dei viventi, le funzioni degli ecosistemi e le dinamiche landuse/land cover (De Marchi, 2000).14
  • 1.2 Modelli di conservazione della biodiversità:strategie, centri di biodiversità ed aree protette.La biologia della conservazione ha mantenuto per molto tempo un approccio di tipoclassico per salvaguardare la biodiversità, soprattutto a livello di specie e dipopolazione, esprimendo una prospettiva romantica e forse un po’ naive nelpreservare il maggior numero di specie nella maggior area possibile. Tale pensieroperò poco si concilia con l’uso delle risorse naturali, le popolazioni locali e con isistemi economici e produttivi odierni locali e globali.A causa di tali evidenze gli stessi biologi della popolazione hanno convalidato ilconcetto di Shaffer (1981) di minima popolazione vitale (MPV) definito come la “lapiù piccola popolazione isolata avente il 99% di probabilità di persistere per 1000anni nonostante gli effetti prevedibili di eventi demografici, ambientali e geneticicasuali e le catastrofi naturali”. Dopo aver definito il MPV, all’interno del qualevengono condotte stime quantitative sul numero di specie indispensabile per nonevolvere in processi di estinzione (dimensione della popolazione, tipo di habitat,cambiamenti ambientali), è stata introdotta “la minima area dinamica” (MAD), ossial’unità areale minima per garantire la minima popolazione vitale (Menges, 1991, inPrimack 2000). In questa definizione, oltre all’orientamento alla conservazioneimpostato unicamente a livello di specie, traspare anche l’impronta concettuale di tipodeterministico-riduzionista, che considera l’ambiente da proteggere come un sistemaisolato e descrive i fattori demografici ed ambientali determinabili in un meccanismolineare di probabilità (Cini, 1999).Tali concetti e studi per preservare la biodiversità a livello di specie si esprimono instrategie di conservazione del tipo in situ che permettono cioè di tutelare le specie e lepopolazioni all’interno del loro stesso habitat. Indubbiamente per gli obiettivi propri ecircoscritti della biologia della conservazione a livello di specie/popolazioni, è stata lastrategia più accolta, in quanto le specie sarebbero in grado in continuare i processievolutivi di adattamento all’interno del loro habitat selvatico.L’altra strategia di conservazione contemplata e praticata dai biologi è la cosiddettaconservazione ex situ, ossia portare le specie fuori dall’ecosistema nel quale vivevano 15
  • e si erano evolute per coltivarle/allevarle in condizioni artificiali: zoo, acquari, ortibotanici, banche del seme sono gli esempi più noti. (inserire la validità comestrumenti didattici )Se da un lato, ai fini limitati della biologia della conservazione e,nei casi estremi in cui le specie sono seriamente minacciate e versano in processiirreversibili di estinzione, la conservazione ex situ è una strategia forse comprensibile,dall’altro questa modalità è sovente al centro di critiche e dibattiti per le numeroseimplicazioni di carattere socio-economico che essa comporta.Risvolti delicati e complessi dal punto di vista socio-economico sono le banche delgermoplasma, dove vengono conservati e gestiti i patrimoni genetici di piante (nonsolo minacciate), provenienti dalla biodiversità locale selvatica di ogni regione delpianeta (specialmente dai PVS tropicali dove si concentra la maggior diversitàbiologica) e dai cultivar selezionati dalle popolazioni rurali. Tale argomento cheimplica doverose riflessioni sui diritti di proprietà, sull’accesso e sulla gestione dellerisorse fitogenetiche all’interno delle banche del germoplasma verrà approfondito nelparagrafo successivo.Rispetto alla conservazione ex situ è lo stesso Primack (1998) che, dalla suaprospettiva di biologo della conservazione, riconosce seri limiti biologici, genetici edetologici intrinseci alla strategia appena menzionata: per non incorrere in derivegenetiche e fenomeni di inbreeding le specie ex situ dovrebbero essere assainumerose (alcune centinaia); le specie conservate al di fuori dal loro ecosistemapossono costituire solo una parte del pool genico della popolazione poiché prelevatesolo in una certa area geografica; le popolazioni conservate negli zoo per moltegenerazioni possono adattarsi geneticamente alle condizioni artificiali; le speciezoologiche in cattività possono modificare la loro etologia e, qualora rilasciate innatura, avere difficoltà nel procacciarsi cibo, poiché in cattività non è stato maiappreso (Primack, 2004, pp. 246-260).Su scala globale la World Conservation Monitoring Center (WCMC), BirdlifeInternational e la Conservation International hanno individuato le aree prioritarie perconservazione della biodiversità a livello di specie e le maggiormente compromessesotto il profilo della degradazione degli habitat. Tali zone sono state chiamate centricaldi per la biodiversità, ossia biodiversity hotspot (Myers et al., 2000).16
  • I principi fondamentali per stabilire i biodiversity hotspot sono legati a due criteri: iltasso di endemismo e la perdita di habitat. Non avendo disponibilità di dati su unampio range tassonomico, per quanto riguarda il tasso di endemismo, sono state presein considerazione le piante vascolari, che devono rappresentare almeno lo 0,5% dellespecie finora note; per quanto concerne la perdita di habitat gli hotspots devono averperso almeno il 70% delle formazioni vegetali originarie (Myers et al., 2000).Su scala globale quindi sono stati al momento rilevati venticinque hotspots chesoddisfano questi requisiti e che coprono l’1,4% della superficie delle terre emerse.L’insieme dei venticinque hotspots costituisce il 44% delle piante vascolari sul totaledi quelle conosciute, il 28% delle specie di uccelli, il 30% delle specie di mammiferi,il 38% delle specie di rettili il 54% delle specie di anfibi (Myers et al., 2000).E’ importante segnalare come su venticinque hotspots 12 siano situati negli ambientidi foresta umida tropicale, tra cui l’area del mediterraneo e le Ande tropicali perl’elevato tasso di piante endemiche (13.000 specie pari al 4,3% e 20.000 specie, parial 6,7% della flora mondiale) sono state classificati come hyper-hotspots, ossiahotspots speciali (Primack, 2004 p. 311).All’interno della tassonomia conservazionista sono state classificate inoltre tre zonedi foresta umida tropicale che non avendo perso il 70% della vegetazione originalenon possono rientrare nella categoria biodiversity hotspots, pur contenendo oltre il15% delle specie vegetali mondiali; tali zone vengono denominate major wildernessareas, ossia grandi aree selvatiche incontaminate (Myers et al., 2000).Un’altra interessante classificazione che le organizzazioni conservazioniste hannoadottato è quella relativa ai Paesi dove è concentrata la maggior biodiversità a livellodi specie: i Paesi Megadiversi (Megadiversity Countries). Sono stati definiti 17 PaesiMegadiversi di cui cinque all’interno della foresta pluviale del bacino amazzonico(Primack, 2004, p. 313).Le discriminanti per la definizione di questi centri di biodiversità sono rispetto allabiodiversità a livello di specie e non di ecosistema. (Myers et al., 2000). 17
  • Fig. 1.3 Distribuizione dei Centri di Biodiversità (Biodiversity Hotspots) su scala globale.Fonte: Conservation International (2004)Per valutare lo stato di conservazione l’IUCN, attraverso metodi quantitativi, haelaborato un sistema di classificazione in base allo stato di rischio a cui le specie sonoesposte e generando le note categorie in cui racchiuderle. Sulla base di questedivisioni, attraverso il censimento delle specie minacciate, il WCMC hasuccessivamente redatto a livello mondiale le note liste rosse e le liste blu, ripartiteper aree geografico-politiche e suddivise per gruppi tassonomici.La minaccia di estinzione delle specie sollevata dall’IUCN e altre società scientifichenonchè l’emergere dei problemi ambientali legati alla riduzione di biodiversitàspecifica hanno dato impulso, nella seconda metà del secolo scorso, alla proposta ditrattati ed accordi che sono stati sottoscritti a livello nazionale ed internazionale. Alivello internazionale la prima ad essere approvata è la Convenzione di Washington,compilata nel 1973 dall’United Nation Environment Programme (UNEP), conosciutacome CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of WildFauna and Flora), che regolamenta esclusivamente il commercio transnazionale dispecie animali e vegetali sotto minaccia d’estinzione, e la convenzione di Bonn(1979), riguardante le specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica.18
  • A livello comunitario, per citare qualche esempio rilevante, è stata sottoscritta laDirettiva Uccelli 79/409/CEE e la Direttiva habitat 92/43/CEE.Questo tipo di approccio alla conservazione, oltre che ad essere riduttivo e pocoefficace, rivela i suoi limiti e le sue contraddizioni proprio per la difficoltà nelseparare concettualmente le specie dagli ecosistemi (Pignatti, Trezza, 2000). Perquesto parte delle organizzazioni conservazioniste hanno ritenuto necessario spostarel’attenzione sulla biodiversità nella sua dimensione multiscalare ed attuare strategieper la conservazione a livello di comunità/ecosistemi (Reid, 1992 in Primack, 2000).E’ attraverso un diverso approccio alla tutela della biodiversità che emergono nuoviaccordi internazionali per la conservazione, innalzando la protezione da livello dispecie ad habitat.Il primo accordo sulla protezione degli habitat è la Convenzione di RAMSAR (1971)che tutela le zone umide (wetlands), aree di notevole importanza ecologica per gliuccelli migratori; nel 2002 la Convenzione di Ramsar veniva sottoscritta da 133 paesisu 194.Nel 1979 viene stipulata la Convenzione di Berna per la conservazione della VitaSelvatica e dell’Ambiente Naturale in Europa, ratificata nel 2002 da 45 Paesi europeied africani, nonché dalla Comunità europea.Nello stesso periodo UNESCO, IUCN e Consiglio Internazionale per i Monumenti e iSiti, promuovono la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale eNaturale mondiale, mettendo in relazione il patrimonio biologico ed ecologico aquello culturale. Esempi nostrani di siti dichiarati “Patrimonio dell’Umanità” sonol’Orto Botanico di Padova o l’arcipelago delle isole Eolie.Gli strumenti impiegati per mettere in campo la conservazione, sia essa a livello dispecie o di habitat, si sono tradotte frequentemente nella delimitazione di parchi,riserve ed aree naturali protette. Così dalla realizzazione delle prime riserve in Africaagli inizi del XX secolo, create dai coloni inglesi per garantirsi la selvaggina nellebattute di caccia, al boom nella seconda metà del secolo scorso, dei parchi nazionali,pur con differenti propositi ed utilizzi, le aree naturali protette si sono rapidamentediffuse su scala mondiale (Adams, Hutton, 2007, pp. 152-156). 19
  • Il modello senz’altro più rappresentativo nell’ambito della conservazione, per tutto ilsecolo scorso, è stato il primo parco nazionale ufficialmente istituito negli Stati Unitinel 1872: the Yellowstone National Park. Il modello di tale parco si muoveconcettualmente intorno all’idea di delimitare un’area naturale “selvaggia” eoriginaria (the pristine nature) che deve essere distinta e fisicamente separatadall’ambiente esterno, comprese le attività umane. Da questo modello diconservazione traspare il paradigma del pensiero scientifico illuminista, dalla cuil’enfatizzazione della separazione tra uomo ed ambiente si sono sviluppati i concettidi riserve, parchi ed aree protette. In questo modello concettuale l’idea suprema edestrema di parco naturale è quella della “protezione integrale”, evitando qualunqueinterferenza o rumore di fondo di carattere antropico (Adams and Hutton, 2007).A partire dall’istituzione ufficiale del primo parco nazionale si sono rapidamentediffusi numerosi parchi nazionali su scala globale, facendo diventare il YellowstoneNational Park un typus ed un modello dominante per la creazione di aree naturaliprotette ispirate alla pristine nature.Proprio in seguito alla rapida ed enorme diffusione di parchi nazionali, riserve ed areeprotette worldwide ed al loro diverso utilizzo e finalità l’IUCN, tramite laCommissione Internazionale sui Parchi Nazionali ed Aree Protette (CNPPA), haritenuto opportuno riorganizzare e ridefinire il sistema di classificazione, pubblicandonel 1978 il primo rapporto su “Categorie, Obiettivi e Criteri”.Dopo una serie di revisioni ed aggiornamenti (Perth, 1990; Caracas 1992) l’IUCN haritenuto opportuno far chiarezza ridefinendo ed aggiornando (standardizzando) lecategorie relative alle aree protette pubblicando le linee guida come orientamento perle politiche internazionali e nazionali sull’istituzione di aree protette (IUCN, 1994).Le categorie contenute nel sistema di classificazione corrente dell’IUCN sisviluppano su una serie progressiva di aree protette (dalla categoria I alla VI) in baseal grado di protezione e di inclusività delle attività antropiche (IUCN, 1994). Mentrele categorie I e II rispecchiano il classico modello di parco nazionale, (da strictprotected reserve/wilderness area a national park) le suddivisioni di ordine superioremodulano progressivamente il flusso di prodotti e servizi di ecosistema, fino all’uso20
  • sostenibile degli ecosistemi naturali (dalla categoria III, monumenti naturali, allacategoria VI, aree protette con gestione sostenibile delle risorse) (IUCN, 1994).Le indicazioni contenute nelle linee guida dell’IUCN sull’istituzione e lacategorizzazione delle aree protette rimangono, tuttavia, dei semplici suggerimenti econsigli rispetto alle politiche ambientali che vengono sviluppate da ciascun Paese inbase anche a questioni squisitamente politiche e socio-economiche. Basti pensare che,secondo uno studio condotto dall’IUCN (1994), in Sudamerica l’84% delle areeprotette non corrisponde alle categorie sopraccitate.E’ all’interno della categoria VI definita dal CNPPA dell’IUCN che sono stateinserite le Riserve del Programma per l’Uomo e la Biosfera dell’UNESCO (Man andBiosphere Program, MAB). Tale programma è stato lanciato in via sperimentale agliinizi del 1970 e si è rivelato, almeno sulla carta, uno dei più avanzati tra i modelli diaree protette, delineando così un nuovo approccio alla conservazione della natura. Ilprogramma MAB infatti è “finalizzato ad integrare le attività umane, la protezionedell’ambiente naturale, la ricerca scientifica e l’ecoturismo nella stessa area” (Batisse,1997 in Primack, 2004), enfatizzando le relazioni reciproche tra uomo ed ambiente.In questo modo i protocolli di ricerca MAB concettualizzano e traducononell’istituzione delle Riserve della Biosfera modelli di compatibilità tra protezionedegli ecosistemi minacciati e lo sviluppo sostenibile a beneficio delle popolazionilocali, riconoscendo da un lato il ruolo dell’uomo nel modellare il paesaggio,dall’altro l’esigenza di trovare le modalità con cui l’uomo possa usare le risorsenaturali in modo sostenibile senza degradare l’ambiente (Primack, 2004, pp. 397-406).Anche per quanto riguarda il modello concettuale di “area protetta” i piani MABesprimono elementi decisamente innovativi. La riserva non è concepita come una“campana di vetro” che protegge gli ecosistemi isolandoli dall’ambiente circostante,bensì come un sistema che interagisce con il mondo circostante integrando nellagestione e nella pianificazione le esigenze e le culture delle popolazioni locali(Campagna UNESCO, Parigi, 1981). L’area protetta passa quindi da sistema isolato asistema aperto, permettendo scambi di “materia ed energia” con l’ambiente esterno,purché siano garantiti i meccanismi di sostenibilità ambientale e sociale. 21
  • Per strutturare questo modello di area protetta l’UNESCO ha stabilito dei criteri alfine di effettuare zonazioni (zoning) a diversi gradi di influenza antropica (vedi fig.5): un nucleo centrale (core area) a protezione integrale a causa dell’elevato grado disensibilità e di minaccia dell’ecosistema; una zona di rispetto (buffer zone) all’internodella quale sono consentite attività tradizionali (orti tradizionali, raccolta di prodottiforestali come frutti o piante medicinali) e attività di ricerca; un’area più esterna,(transition area) all’interno della quale sono concesse alcune forme di svilupposostenibile come progetti di agroecologia a piccola scala, uso di risorse a bassoimpatto ambientale ed attività di ricerca sperimentale. Questa zonazione consente daun lato di preservare alcuni paesaggi modellati dall’uomo e l’integrità degliecosistemi, dall’altro le zone cuscinetto possono aiutare ed facilitare la dispersionedegli animali ed il flusso genico tra il nucleo centrale e sistemi più esterni (Primack,2004, p. 345).Fig. 1.4 Modello di zonazione delle Riserve della Biosfera (da MAB France, modificato.)Così come le categorie delle aree protette (IUCN, 1994) le Riserve della Biosferasottostanno a giurisdizione e sovranità nazionale e sono state inserite all’interno dellaRete Mondiale delle Riserve della Biosfera (World Network of Biosphere Reserve);22
  • da quando è stato lanciato il Programma MAB a livello mondiale sono state istituite531 Riserve della Biosfera in 105 paesi (UNESCO, MAB, 2008).E’ opportuno inoltre sottolineare come questo modello avanzato di area protetta,nonostante le indicazioni dell’UNESCO e le numerose realizzazioni a livellomondiale, rimanga spesso un progetto virtuale che si scontra con le dinamicheterritoriali, con lo stato giuridico e con le condizioni polico-economiche dei Paesi nelquale è realizzato. All’interno della Riserva della Biosfera Yasuní (UNESCO, 1989)presa in esame come caso di studio, non si presenta alcuna caratterista dei ProgrammiMAB (David Romo, 2006, comunicazione personale) e non esiste nessuna zonazioneal suo interno. L’unica zonazione presente è quella effettuata dal Ministerodell’Energia che ha suddiviso la riserva in 12 aree per le attività estrattive legateproduzione petrolifera (vedi elaborazione GIS, fig. 2.6, pag 81).Fig. 1.5 Distribuzione delle Riserve della Biosfera su scala planetaria. Fonte: UNESCO– MAB1.3 Foreste umide tropicaliCome si è accennato nel paragrafo precedente il gradiente di biodiversità èlatitudinale ed aumenta dai poli alle zone temperate fino ai tropici, per raggiungerelapice nella fascia equatoriale dove si concentra la massima diversità biologica. 23
  • E’ alle basse latitudini che si sono sviluppate le foreste tropicali (Tropical MoistRainforest) che da un lato sono refugia estremamente importanti per la biodiversitàterrestre dall’altro una tra le componenti fondamentali nei sistemi biogeochimici dellaterra. Esse inoltre con le loro risorse naturali (fondamentalmente biodiversità eprodotti forestali), provvedono al sostentamento ed alla riproduzione sociale di moltepopolazioni locali, tra le quali considerevoli quote di popolazioni indigene.L’IUCN ha stimato che il 12,5% delle specie vegetali mondiali, il 44% degli uccelli,il 57% degli anfibi, l’87% dei rettili ed il 75% dei mammiferi sono seriamenteminacciati dalla crescente degradazione degli ecosistemi forestali tropicali (IUCN1996, 1997).Myers definisce la regione biogeografica della foresta umida tropicale come “forestesempreverdi, o parzialmente sempreverdi, in aree che ricevono non meno di 100 mmdi precipitazione mensile con un regime pluviometrico uniforme nel corso dell’annoed una temperatura annuale media di 24° Celsius; le formazioni vegetali si estendonosolitamente in aree al di sotto dei 1400 metri di quota ed, in esempi di foresta matura,è possibile distinguere diversi livelli di stratificazione” (Myers, 1980 in Perry, 1982).Attualmente i processi di deforestazione e la degradazione delle foreste coinvolgonol’8.5% dei rimanenti sistemi forestali naturali su scala globale, di cui circa la metàsono in Sudamerica (M.A., p. 75).Nel corso dei tempi storici le foreste, globalmente, hanno subito una imponenteriduzione e degradazione: negli ultimi tre secoli si sono ridotte approssimativamentedel 40% di cui 3/4 durante gli ultimi duecento anni (M.A., Drivers of EcosystemChange, 2005 p. 597).L’insieme delle attività antropiche infatti sta determinando processi di alterazionedella superficie terrestre ad un tasso ed una scala che non hanno precedenti nellastoria dell’uomo, concorrendo in magnitudo solamente con le transizioni dei periodiglaciali/interglaciali (NAS in Gutman et al., 2004); a tal proposito è moltosignificativo il termine coniato da alcuni scienziati per definire l’attuale Erageologica: l’Antropocene (Crutzen, 2005).E’ da tenere presente inoltre che i sistemi forestali, globalmente, giocano un ruolofondamentale nel ciclo del carbonio e conseguentemente nell’accelerazione e24
  • decelerazione dei cambiamenti climatici; secondo il terzo rapporto dell’InternationalPanel Climate Change (IPCC, in M.A., 2005) le proiezioni rispetto al riscaldamentoglobale (global warming) prevedono un innalzamento della temperatura tra i 1.4°-5.8° Celsius 2100, variazione molto più alta rispetto all’intervallo temporale 1990-2001 (IPCC., 2001 in M.A., 2005).Anche se va rilevato che in Europa e negli Stati Uniti il trend di disboscamento èstato invertito in parte grazie alla consapevolezza ed alle politiche ambientali diriforestazione, non si può dire lo stesso per quanto riguarda le foreste naturalitropicali. Il disboscamento di foreste primarie ai tropici continua con un tasso annualedi dieci milioni di ettari: un’area paragonabile alla Grecia, oppure tre volte il Belgio(M.A., 2005, p. 587).E’ infatti ampiamente confermato che da nessuna parte come ai tropici i processi dideforestazione legati al cambiamento d’uso del suolo ed alla copertura vegetale hannodirette implicazioni nel bilancio globale del budget di carbonio sulla base di modelli(Houghton et al., 2000 in M.A. 2005) e misure atmosferiche (Ciais et al., 1995, 1995,in M.A. 2005).Le attività legate al cambio di copertura vegetale ed uso del suolo (land cover e landuse) sono tra i principali processi antropogenici che, degradando e sostituendo leformazioni vegetali originarie, determinano un elevato impatto ambientale nellaforesta amazzonica, la cui conversione in terreni agricoli ed aree urbanizzate crea undisturbo ecologico a scala regionale e sovra regionale, anche a notevole distanza dallearee colpite (Walker, Solecki, 1999, in M.A., 2005).Pertanto la deforestazione tropicale è collegata ad attività antropiche comel’espansione della “frontiera” agricola che, richiedendo il cambio d’uso del suolo,conduce alla sostituzione della copertura forestale. A quest’ultima sono da aggiungerele attività estrattive quali lo sfruttamento del legname e l’estensione delleinfrastrutture produttive e di comunicazione terrestre (Gomez-Pompa, 1991, in M.A.,2005) che sempre più stanno coinvolgendo le foreste primarie tropicali. Leinfrastrutture di comunicazione stradali che si propagano all’interno della forestatropicale costituiscono il primo input di deforestazione, contemporaneamente,utilizzando l’asse stradale principale si attivano processi disboscamento ortogonale 25
  • dando luogo ad un doppio pettine. Lungo queste strade comincia la pratica“modernizzante” della foresta tropicale, portandosi dietro, a seconda dei casi, leattività produttive (De Marchi, 2004). Come verranno prese successivamente inesame all’interno del caso di studio nel cap. 6, queste pratiche di costruzione delterritorio lungo un’asse stradale portante rispecchiano le cosiddette logiche di terra(Bertoncin, 2004) e determinano un processo di territorializzazione per sostituzionedella foresta primaria lasciando spazio ad attività prevalentemente agricole edestrattive. I processi di colonizzazione agricolo-estrattiva lungo via principaleall’interno della foresta determinano l’apertura di processi ortogonali all’asseportante, dando come risultante un pattern a “spina di pesce”.Contrariamente al detto ecologico che “la diversità promuove stabilità” appare ormaiconfermato che i sistemi forestali ad elevata complessità, come le foreste tropicali,sono dinamicamente fragili e che può essere assai difficile rigenerarsi anche unpiccolo disturbo (May, 1975, in Perry, 1982).Dal punto di vista ecologico e della sostenibilità è fondamentale mettere in luce che lespecie arboree tropicali sembrano essere adattate alla riproduzione solamente sotto lecondizioni dello stato primario. Queste caratteristiche e la bassa densità delledifferenti specie per ettaro hanno portato alcuni ricercatori a concludere che le forestetropicali sono essenzialmente risorse non rinnovabili (Gomez-Pompa, 1991).Rispetto anche al caso di studio ed alle analisi sviluppate successivamente in questatesi è importante sottolineare come processi di cambiamento land use/land coverpresenti all’interno del bacino amazzonico abbiano un ruolo significante anche suscala globale, andando ad influenzare l’idrologia, il clima ed i cicli biogeochimiciglobali (Crutzen et al., in M.A., 2005).Anche se la deforestazione delle foreste tropicali è legata genericamente alle attivitàdi cambio d’uso del suolo e di copertura vegetale è importante distinguere tra attivitàlocali di coltivazione transitorie (shifting cultivation), tra cui la pratica slash-and-burn (taglia e brucia), e attività legate ai sistemi economici e produttivi globali. Traquesti le attività con ruolo importante nella deforestazione tropicale, presenti anchenell’area di studio successivamente presa in analisi, sono l’estrazione di legname aduso industriale (spesso da esportare a basso costo nei paesi occidentali ), la creazione26
  • di piantagioni industriali e monocolture intensive (piantagioni di palma da cocco,palma africana, cacao, albero della gomma, tek, etc.), grandi aree per gli allevamentibovini ed estrazione mineraria e petrolifera (Primack, 2004, pp. 122-123).L’intensità e l’estensione areale delle attività estrattive ed agro-industriali sopracitatesono direttamente collegate alle dinamiche economiche e produttive su scala localema soprattutto globale.E’ fondamentale ricordare inoltre che i sistemi forestali, specialmente nei Paesi in Viadi Sviluppo (PVS) delle zone tropicali, garantiscono con le loro risorse lasopravvivenza di molte popolazioni a tal punto che solamente la raccolta di prodottiforestali contribuisce al 50% del consumo alimentare (Cavedish, 2000, in Primack,2004). E quindi opportuno evidenziare come i popoli indigeni che vivono all’internodelle foreste tropicali abbiano ereditato un elevato patrimonio culturale di conoscenzedi natura ambientale e che la loro stessa sopravvivenza si basi sulla gestione dinumerose risorse biologiche utilizzate nell’ambito alimentare, medico e religioso.Una forte degradazione dell’ecosistema forestale o una sua riduzione areale laddovesi sovrappongono territori indigeni hanno importanti ricadute sulla loro stessa vita eriproduzione sociale. Tale impatto quindi, oltre ad essere di natura ambientale, hadelle serie implicazioni sulle popolazioni locali che, utilizzando sistemi e conoscenzetradizionali, hanno sviluppato un pacchetto di strategie diversificate, spessosostenibili, per sopravvivere (Shiva, 2001). 27
  • Fig. 1.6 Pattern di deforestazione. Nelle due immagini superiori il modello a spina di pesce, nelleinferiori la sua evoluzione. Amazzonia peruviana. Fonte: Google Earth.28
  • Fig. 1.7 Distribuzione dei sistemi forestali originali e rimanenti. (fonte: UNEP, 2004)1.4 Biodiversità: un approccio ecosistemicoIl superamento del modello conservazionista classico e del suo approccio allabiodiversità unicamente livello di specie comincerà ad avviarsi nei lavori sulla“questione ambientale” all’interno del Summit della Terra di Rio de Janeiro(UNCED, 1992). E’ qui infatti che, con la stesura della Convenzione sullaBiodiversità (CBD), la diversità biologica comincia ad assumere importanza nella suamultiscalarità (dai geni ai metaecosistemi) e nella sua complessità. Oltre allaprotezione della biodiversità a tutti i livelli, tra gli obiettivi principali dellaConvenzione vengono inseriti anche “l’uso durevole dei suoi componenti e laripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorsegenetiche […]” (CBD, 1992). Sono proprio questi due obiettivi che, introducendo perla prima volta l’importanza del concetto di sostenibilità della gestione della diversitàbiologica e dell’equa ripartizione dei benefici derivati dalle risorse genetiche dellespecie selvatiche e domestiche, aprono il dibattito sulla complicata questione dei 29
  • diritti su tali risorse (De Marchi, 2002). Tale problema entra nel merito delle strategieper la conservazione in situ ed ex situ.La conservazione della diversità biologica ex situ, ad esempio, è uno degli aspetti piùcontroversi e dibattuti non solo in termini di tutela delle specie minacciate, ma anchein termini di diritti di proprietà intellettuale. Il materiale genetico delle specievegetali, selvatiche o cultivar, viene conservato e gestito all’interno delle banche delgermoplasma sia per una “archiviazione” a scopi scientifici sia per incrementare lavariabilità genetica tramite incroci infraspecifici e l’impiego di tecnologie del DNAricombinante. Questi procedimenti sono indispensabili e assai preziosi per le industriefarmaceutiche, agro-alimentari e biotecnologiche che operano sulla produzione e sulmercato globale. I geni delle varietà locali o delle specie selvatiche fornisconosostanzialmente il materiale genetico e chimico di base per tali industrie. Nel passatole banche del germoplasma, coordinate dall’ente internazionale per l’agricoltura (ilConsultive Group in International Agricolture Research CGIAR) e localizzateprevalentemente nei PVS, raccoglievano gratuitamente semi e tessuti vegetali e liconsegnavano ai centri di ricerca ed alle industrie. I benefici e gli enormi profittioriginati dalla commercializzazione dei prodotti derivati dalle risorse biologiche nonvenivano ripartiti od indirizzati localmente.Non è cosa di poco conto rilevare che circa il 96% della variabilità geneticanecessaria a soddisfare la produzione farmaceutica, agricola e biotecnologica su scalaglobale provenga direttamente dai PVS delle fasce tropicali, laddove si concentra lamaggior parte della diversità biologica (Primack, 2004, pp. 246-262).La Convenzione sulla Biodiversità discussa a Rio de Janeiro ha pertanto innescato unacceso dibattito, specialmente tra i Paesi industrializzati ed i PVS che possiedono lerisorse biogenetiche, facendo emergere enormi difficoltà sulle misure da prendererispetto alla proprietà intellettuale sulle risorse biologiche (De Marchi, 2002 p.3). LaCBD è stata attualmente ratificata, non con poche riserve e complicazioni, da 170Paesi; il Congresso degli Stati Uniti ha notevolmente tardato a sottoscriverla a causadei limiti che venivano imposti alla crescente industria biotecnologica all’interno delpaese (Primack, 2004, p. 407).30
  • Nonostante la Convenzione sulla Diversità Biologica possa considerarsi unostrumento per la tutela dei diritti sulle risorse biogenetiche le misure da adottare nonsono facilmente attuabili alle banche del germoplasma istituite perlopiù nei PVS.Alcune ricerche infatti hanno dimostrato che circa il 65% del materiale geneticoraccolto nelle banche del seme e del germoplasma è privo delle certificazioni di basesui dati e sulle loro caratteristiche (Croucible group, 1995 p. 29).Un altro dei nodi che il CBD tramite l’organo decisionale (Conferenza delle Parti,COP) e l’Organo Sussidiario di Consulenza Scientifica e Tecnologica (SBTT) stacercando di scogliere è quello relativo alla perdita di biodiversità intesa come“riduzione qualitativa o quantitativa di componenti, a lungo termine o in manierapermanente, ed il loro potenziale di fornire beni e servizi che possono essere misuratia livello globale, regionale o nazionale” (COP VII/30, 2004).E’ proprio il potenziale della biodiversità di fornire beni e servizi, ben sintetizzatinell’insieme degli ecosystem services (Cap. Ecosystem Services, in MA 2005) che sitraduce nella capacità dell’ecosistema di soddisfare le esigenze delle società rurali edelle comunità indigene dei PVS.La stessa perdita di biodiversità, all’interno del rapporto Biodiversity acrossScenarios, viene considerata non solo come riduzione in servizi di ecosistema intermini di misure di abbondanza di specie, ma anche come erosione delle risorsegenetiche da cui dipendono le stesse attività di sussistenza delle società rurali (M.A.,2005, p. 403).E’ stato stimato che la biodiversità locale riesce soddisfare i nove decimi delfabbisogno di base per la sopravvivenza attraverso l’erogazione di ecosystemservices, di cui la metà non deriva direttamente da forme di agricoltura stabile oitinerante, ma da biodiversità conservata in orti semiselvatici, lungo le zone riparialidei fiumi o all’interno della stessa foresta umida tropicale.La biodiversità riesce quindi, localmente, a soddisfare le necessità basiche in terminidi cibo, medicine, piante aromatiche ed essere associata a valori culturali ed esteticiper le comunità rurali (Mooney, 1997). E’ con l’insieme delle conoscenze locali chele società rurali e le comunità indigene riescono a gestire le risorse biologiche. 31
  • L’insieme delle forme di gestione della biodiversità tramite modelli tradizionali cheintegrano l’uso dei saperi locali e tecnologia a basso impatto ambientale garantisconoalle società rurali di vivere al di sotto della capacità di carico degli ecosistemi locali, esono intrinsecamente ecologici (Shiva, 2001).Questo insieme di strategie diversificate, sviluppate per garantire la produzione eriproduzione sociale del territorio in ecosistemi locali a bassa capacità di carico comequelli della foresta umida tropicale (De Marchi, 2004) configurano quelli cheDasmann (1988) ha chiamato “Gente degli Ecosistemi”. Tale categoria vienecontrapposta a “Gente della Biosfera” che vive al di sopra delle capacità di caricodegli ecosistemi locali utilizzando “risorse provenienti da tutti gli ecosistemi dellaterra attraverso elevati costi energetici e materiali” (De Marchi, 2004). Se da un latonella “Gente degli Ecosistemi” la produzione e riproduzione sociale del territorio èbasata su un controllo prevalentemente simbolico sulle risorse naturali, dall’altronella “Gente della Biosfera” viene usata una strategia complessiva basata sulcontrollo materiale delle risorse, espansione dello spazio di raccolta ed alta possibilitàdi sostituzione sia dei prodotti che dei luoghi (De Marchi, 2002, p. 3). E’ in questomodo, ad esempio, che anche Paesi dichiarati “Megadiversi” come il Brasileottengono 2/3 delle calorie umane derivate da piante alimentari che provengono daspecie vegetali coltivate in altri continenti (Crucible group, 1995).In questo contesto si inserisce il ruolo delle strategie della conservazione ex situ edelle banche del germoplasma diventa ambiguo, in particolar modo per quellelocalizzate nei PVS.Un caso significativo è quello del Centro per il Miglioramento del Mais e delFrumento (International Maize and Wheat Improvement Centre, CIMMYT), situatoin Messico, che svolge attività di miglioramento della variabilità genetica di questicereali e la mette a disposizione delle industrie agroalimentari su scala globale. E’ inquesto modo che il 60% della varietà genetica del frumento per la produzione dellapasta italiana viene selezionata in Messico. E’ difficile quantificare globalmente qualesia il contributo economico in germoplasma ed in conoscenze locali provenienti daicontadini del Sud del Mondo per l’agricoltura dei Paesi industrializzati, ma alcunistudi eseguiti proprio sul CIMMYT hanno stimato che l’ammontare complessivo solo32
  • per le industrie agricole di USA, Australia, Nuova Zelanda ed Italia è di circa 1,5miliardi di dollari. Lo stesso meccanismo si riproduce nel caso dell’IstitutoInternazionale per la Ricerca sul Riso (International Rice Research Institute, IRRI),situato a Manila, dal quale provengono le varietà di riso coltivate in Italia (Mooney,1997, p. 53) e i cui benefici non tornano agli agricoltori filippini che hanno effettuatoil lavoro di selezione unendo i saperi locali alla diversità biologica vegetale (DeMarchi, 2002). Anche se i dati provengono da studi condotti in passato e non sonoaggiornati, esprimono comunque valori di tendenza e, su tali tematiche, va preso attoche non è facile reperire lavori recenti e pubblici.Lo stesso dispositivo, dalla scala locale a quella globale, coinvolge i processi per laproduzione di farmaci a livello industriale. Almeno 7000 principi attivi appartenentialla farmacopea occidentale (dall’aspirina alle pillole contraccettive) sono ottenuti daprocessi di chimica di sintesi da materiale vegetale ed il loro valore complessivo èstato stimato tra i 35.000 ed i 47.000 milioni di dollari (Croucible Group, 1995;UNEP 1992).La medicina tradizionale indigena, che coniuga i saperi locali con l’utilizzo dellerisorse biologiche nell’ambito della salute, contribuisce a quasi tre quarti dellaproduzione di farmaci a base vegetale disponibili oggi sul mercato (Rifkin, 1998).Numerosi sono i casi documentati, tra cui si riportano: il caso della pianta chiamatadagli indigeni della regione amazzonica ecuadoriana “Sangre de Drago” (Croton sp.,Euphorbiaceae), utilizzata nella medicina tradizionale e passata attraverso il canale“The healing forest” (una organizzazione no-profit per la conservazione dellabiodiversità e dei saperi indigeni) alla compagnia statunitense ShamanPharmaceuticals“ e trasformata in “semilavorato industriale” per l’industriafarmaceutica (Mooney 1997, p. 152; De Marchi, 2002) che nonostante gli accordi di“reciprocità” ha pagato con poche migliaia di dollari lo scambio; il caso del Barbasco(Clibadium silvestre, Asteraceae), una pianta ben conosciuta dalle popolazioniindigene amazzoniche ed usata nella medicina tradizionale ed in agricoltura, chel’impresa Foundation for Etnobiology ha brevettato e venduto alle compagniefarmaceutiche Zeneca e Glaxo; il caso dell’Ayahuasca (Banisteriopsis caapi,Malpighiaceae) usata nella medicina tradizionale e nelle ritualità shamanico-indigene 33
  • ecuadoriane, brevettata dall’International Plant Medicine Corporation (IPMC) eutilizzata come farmaco sperimentale nelle terapie psichiatriche; il celeberrimo casodel chinino, un principio attivo usato come farmaco nella prevenzione e nella curadella malaria, derivato da piante arboree ed arbustive tropicali del genere Cinchona(Raven, 1997, p. 574); il caso del curaro (chondrodendron tomentosum ) che, raccoltolungo le sponde del fiume Curaray (Amazzonia ecuadoriana) ed usato dallepopolazioni Wuaorani come veleno per stordire le prede, è diventato oggi unimportante anestetico chirurgico e distensivo muscolare.Il ruolo quindi di biologi, antropologi, chimici e farmacisti, diventa talvolta delicatoed esula dalle competenze disciplinari specifiche allorché i finanziamenti per laricerca provengono dalle grandi imprese che sponsorizzano spedizioni in tuttol’emisfero meridionale, in cerca di caratteristiche genetiche che potrebbero avere unvalore commerciale. L’insieme delle attività che derivano da “bioprospezioni”finalizzate a scopi commerciali è quello che Rifkin chiama “pirateria biologica”(Rifkin, 1998).Fig. 1.8 Preparazione dell’estratto di Ayauasca ( Banisteriopsi caapi), a cura di unoshamano Wuaorani, Ecuador.34
  • Il modo in cui i prodotti chimici del metabolismo secondario di molte specie vegetali(un meraviglioso esempio di coevoluzione biochimica delle piante con i loropredatori) si combina con le conoscenze locali delle popolazioni indigene trasforma larisorsa biogenetica in “semilavorato industriale” (Raven, 1997, p.573; De Marchi,2002).Tuttavia è doveroso segnalare che esistono rari esempi di conservazione e gestionepartecipativa delle risorse biogenetiche ex situ, come la banca del seme indianaNadvanja, che sono istituite per il beneficio delle comunità locali e la conservazionedella biodiversità (Shiva, 2001, p. 56).Sarà solo successivamente, nel quinto incontro a Montreal del SBTTA della CBD(2000), che si assumerà formalmente l’approccio ecosistemico come metodologiagenerale per la realizzazione della Convenzione sulla Diversità Biologicariconoscendo che “le società umane, con la loro diversità culturale sono unacomponente integrale del sistema” (SBSTTA, Montreal 2000).Questo è stato un cambiamento di paradigma molto importante anche per laconservazione della natura, determinando il passaggio dall’approccio alla biodiversitàa livello di specie all’approccio ecosistemico.Tra i punti cardine emersi nell’incontro del SBTT di Montreal viebe ribadito che lecomunità locali sono responsabili della biodiversità nel loro intorno e devono esseredirettamente coinvolte nei processi decisionali riguardo l’uso delle risorse naturali edevono prendere parte nella ripartizione dei benefici che ne conseguono.Anche il concetto di sostenibilità è stato rivisitato articolandolo su tre livelli:ambientale, economico e socio-culturale. Affinché la gestione di una risorsa naturalesia durevole, la sostenibilità deve essere mantenuta in tutti e tre gli ambiti. E’opportuno segnalare inoltre come, ai fini di una gestione sostenibile dellabiodiversità, vadano tenute in considerazione tutte le informazioni rilevanti,includendo le conoscenze scientifiche, le conoscenze indigene e tradizionali,l’innovazione e le pratiche ( SBSTTA, Montreal, 2000, De Marchi, 2002)Il tema della biodiversità e della sua conservazione quindi è difficilmente affrontabilecon un approccio a livello di specie o con atteggiamento riduzionistico, ma richiedeuna visione sistemica del ruolo della diversità biologica anche per le sue dinamiche 35
  • multiattoriali (De Marchi, 2002). La biodiversità infatti, oltre che ad inquadrarsi inuna dimensione multiscalare, è da collocarsi all’interno delle dinamiche multiattoriali,dove soggetti portatori di interessi, con differenti logiche d’agire utilizzano strategiediverse per effettuare un controllo, simbolico o materiale, sulla diversità biologica.(Bertoncin 2004, De Marchi, 2002).1.5 Territorio, conflitti ambientali ed aree protetteCome già è stato accennato nel precedente paragrafo, all’interno del processo aperto aRio de Janeiro della CBD (1992) la visione meccanicistica della natura vienesuperata: da semplice ambiente esterno, distaccato, giunge ad essere considerata unsistema complesso che “comprende i processi essenziali, le funzioni e le interazionitra organismi e il loro ambiente e tra ecosistemi, includendo le società umane comecomponente integrante degli ecosistemi” (SBSTTA, 2000). All’interno di questosistema complesso bimodulare è possibile riconoscere un modulo fisico, formatodalle componenti biotiche ed abiotiche, ed un modulo umano, costituito dai sistemisociali e dalla loro organizzazione, che si interfacciano e si influenzanoreciprocamente, creando un sistema bimodulare società-natura (Vallega 1990; 1995).Tale interfaccia società-ambiente configura le interazioni e le diverse forme di utilizzodelle risorse, ben rappresentate degli ecosystem services, servizi indispensabili per lariproduzione della vita delle comunità umane. Questo “punto di cerniera” tra modulofisico e modulo umano diventa lo spazio nel quale si strutturano i sistemi territoriali che,dotati di propria auto-organizzazione ed autonomia, costituiscono un sistema interagente(De Marchi, 2002). Il territorio quindi è considerato come sistema complesso cheinterfaccia società e natura mantenendo le caratteristiche proprie di sistema: multistabilità, resilienza, emergenza, auto-organizzazione ed omeostasi (Turco, 1988; Faggi,1991).E’ nel quadro della geografia umana, spazio di saldatura tra le discipline delle scienzenaturali e delle scienze sociali, e nell’approccio ecosistemico che si trovano gli strumenti36
  • analitici utili ad affrontare, nella complessità, la diversità biologica, la sua conservazionee la sua gestione.Conservazione e gestione della biodiversità determinano l’inserimento diquest’ultima in dinamiche di carattere territoriale facendola diventare “posta ingioco” per soggetti che hanno interessi e valori diversi e che attuano strategiedifferenti nel rapportarsi alle risorse naturali.Le strategie adottate nel binomio conservazione-gestione della biodiversità, per ledifferenti razionalità sociali connesse, possono comportare dinamiche conflittuali ocooperative tra i vari soggetti chiamati in causa. La biodiversità, per il suo valoremultiscalare, da semplice bene naturalistico da tutelare e proteggere si può evolverein “posta in gioco” contesa tra diversi soggetti. Questo è reso evidente, ad esempio,quando la si è paragonata a “semilavorato” per l’industria agro-alimentare ebiotecnologica, diventando materia vivente oggetto di controversie, da collocarsi piùin un’arena di contesa ambientale che in un ambito circoscritto alla conservazione. E’in questo modo che le comunità e le società rurali indiane, per tutelare i propri dirittisulla biodiversità, organizzando le proprie banche del germoplasma (Nadvanja,Shiva, 2001) tramite processi partecipativi e comunitari, producono una progettualitàalternativa a quella di altri soggetti (le industrie farmaceutiche, agroalimentari ebiotecnologiche), che si rende visibile attraverso la conflittualità ambientale. Inquesto caso la posta in gioco non è solamente la biodiversità a livello di specie o digeni, ma la sua associazione alle conoscenze locali che derivano da un altro modo dipercepire e usare la diversità biologica. Senza infatti i saperi sviluppati dallepopolazioni indigene nel loro modo di percepire e rappresentare la biodiversità ecostruire il territorio, le risorse genetiche sarebbero un insieme di codici e proteinesintetizzate non facilmente utilizzabili dall’industria farmaceutica, biotecnologica edagroalimentare (De Marchi, 2002).In entrambe le rappresentazioni la biodiversità diventa risorsa da sfruttare soloquando alla materia vivente viene attribuito un significato e le vengono associateproprietà e caratteristiche: se accanto ad una attribuzione di significato conoscitivo siassocia una progettualità si rende palese lo “scontro” tra due logiche differenti, ossiail sapere tradizionale ed il sapere scientifico. Turco (1988) usa una chiave di lettura 37
  • interessante e esemplificativa definendo “competenze” quelle del sistema tradizionalee “conoscenze” quelle del sistema codificato dalla modernità . Le prime si originanonella pratica, attraverso sperimentazioni, riscontri ed errori, le seconde attraversoprocessi verificati tramite il metodo scientifico, che spesso si basano sull’acquisizionedelle competenze delle società rurali e dei saperi locali.Le comunità indigene e le società rurali infatti mostrano quanto mai come esistanopercezioni diverse della natura e diversi modi di conoscerla e rappresentarla; se perun verso la si può considerare come una sommatoria di componenti biotiche,abiotiche e relazioni in uno spazio fisico dall’altro diventa una costruzione socialeche l’uomo costruisce edifica in un processo di esplorazione e conoscenza; “l’uomonon è spettatore, ma un attore, non sta fuori dal mondo, ma dentro. […] La naturaresta alla base di tutte le sue realizzazioni successive: è questo mondostraordinariamente complesso che egli scruta e che plasma, per farne alfine il luogodel suo abitare, una geografia, la sua dimora” (Faggi, Turco, 2001).E’ quindi dallo status più o meno consapevole di uomo-abitante che l’attore socialediventa il fondamento di ogni processo di costruzione del territorio (Bertoncin, 2004)e che, attraverso un valore che Hewitt chiama people’s geography si determinano ipossibili scenari di conflitto ambientale. Infatti, attraverso tendenze innate diaffettività dell’uomo verso il topos e il bios (alcuni autori la chiamano topofilia ebiofilia), la dimensione ambientale va oltre lo spazio geografico fisico-biologico,portando all’espressione di una posizione di rifiuto delle trasformazioni delle qualitànaturali di un luogo, causate da un cambio d’uso delle risorse, dall’alterazione delpaesaggio o dall’occupazione di uno spazio (Faggi, Turco, 2001 pp. 12-18; Primack2004, p.16).Tale rifiuto, concretamente, si può manifestare contro la costruzione diun’infrastruttura di trasporto, di un oleodotto, di un inceneritore o, paradossalmente,nella realizzazione o gestione di un’area naturale protetta. In entrambi i casi vengonosollevati i problemi di chi paga i costi e chi ne trae i benefici contrapponendo due opiù attori: un attore che trae i benefici della localizzazione, un altro che paga i costiambientali. In alcuni casi la dimensione può contrapporre una collettività più ampia,38
  • come uno stato, ad una più circoscritta, come una comunità locale. La localizzazioneporta benefici alla prima mentre fa pagare i costi ambientali alla seconda.Il conflitto ambientale, genericamente, ha come posta in gioco la natura, sensu lato, evede in competizione soggetti (gruppi, stati, imprese, comitati) che con strategie edinteressi diversi, devono soddisfare le proprie esigenze e necessità accedendo allerisorse naturali (Faggi, Turco, 2001 p. 11-75).Persino le strategie impiegate nella conservazione della natura attraverso l’istituzionedi parchi ed aree protette possono portare a dimensioni di conflittualità ambientale. Ilrifiuto si esplica non tanto per l’avversità ai programmi di conservazione, quanto perl’esclusione delle comunità locali dai processi decisionali, di pianificazione e gestionedell’area protetta. L’istituzione e la realizzazione di un’area protetta, solitamente,passa attraverso l’individuazione del valore ambientale da proteggere (specie, habitato ecosistema), sua perimetrazione fisica, e l’attuazione attraverso i processi giuridico-istituzionali del caso.La problematicità spesso consiste nella mancanza di processi preliminari, mafondamentali, di partecipazione e condivisione, che permettano alle richieste tecnico-scientifiche, giuridiche, politiche ed economiche di intrecciarsi con il consenso el’appoggio delle comunità locali (Faggi, Turco, pp. 13-14).E’ utile ricordare come anche sulla base dei concetti di pristine nature o wildernessarea, dominanti del pensiero conservazionista del secolo scorso, sia stato adottato ilYellostone National Park come modello di parco nazionale da esportare, con l’unicoobiettivo della conservazione e valorizzazione della “natura selvaggia” da preservareed escludendo di fatto le società rurali dalle modalità di gestione dell’area protetta senon persino dallo stesso spazio fisico nel quale vivevano (Holmes, 2007).Le società rurali, che spesso conoscono e vivono il loro status di uomo abitanteaffermando i valori della people’s geography, vengono quindi escluse dalla gestioneambientale dell’area protetta (talvolta anche manu militari o con dislocamenti forzatidalle aree protette), vedendosi negato l’accesso alle indispensabili risorse naturali.Questo processo di netta demarcazione e separazione degli spazi per la conservazionedelle wilderness areas e per le attività umane, conduce inevitabilmente al fatto che lecomunità non riescono ad accedere a quegli ecosystem services che per molto tempo 39
  • hanno permesso loro di produrre e riprodurre loro stesse e il territorio con cuiinteragivano. Le popolazioni indigene, in molti casi dei PVS, venivano attaccatemilitarmente o giuridicamente per essere espulse dall’area come viene riportato neicasi di studio di questo tipo in Africa: il Nechesar National Park e l’Omo NationalPark (Etiopia, 2004) la cui realizzazione ha comportato l’allontanamento fisico di500 persone e le ha costrette a re-insediarsi al di fuori di esso(Adams, Hutton, 2007).Nello studio di caso preso in esame in questa tesi, l’istituzione nel 1979 del ParcoNaturale Yasuní (IUCN, 1982) e il successivo innalzamento a livello di Riserva dellaBiosfera (1989) nella pianificazione e gestione dei programmi MAB (UNESCO,MAB, 2004), hanno comportato la ridefinizione dei territori indigeni Wuaorani eQuichua e la loro riubicazione delle comunità attraverso l’uso di elicotteri edislocamenti forzati. Tali dinamiche per la realizzazione della Riserva della BiosferaYasuní hanno innescato i primi segnali di rifiuto da parte degli attori locali indigeniverso la perimetrazione dell’area protetta (Vallejo, 2003 p. 40).In questi casi le aree naturali protette pongono importanti questioni da affrontare conun approccio sistemico: quali siano le comunità da escludere, tramite quale autorità,quali siano i benefici e verso chi siano indirizzati, e soprattutto a quali costi (Faggi,Turco, 2001).Le modalità di realizzazione delle aree protette, con le loro logiche territoriali emultiattoriali, diventano percorsi che portano a possibili scenari di conflittoambientale. Tali conflitti, oltre a coinvolgere due o più attori territoriali ed avere unao più “poste in gioco” legate alla natura, possono esprimersi in quelle che sonochiamate arene di contesa ambientale.Le arene di contesa sono degli spazi concettuali dove gli attori si esprimono edifendono i propri interessi, determinando le occasioni del conflitto e le modalitàprincipali attraverso cui questo si sviluppa (Faggi, Turco, 2001).La genesi dei conflitti ambientali passa spesso attraverso le arene di contesaambientale che sono in rapporto alle controversie ideologiche, scientifiche,giuridiche, economiche, politiche.Il conflitto ambientale sottende quindi un problema legato alla locazione fisica chetraduce una dinamica sociale generata da una geografia, ossia da una modalità di40
  • agire territoriale “che proietta sulla collettività, locale o più ampia, effetti più o menoprofondi o duraturi.” (Faggi, Turco, 2001).A volte queste due tipologie di rifiuto alle trasformazioni territoriali, siano esse per lacostruzione di infrastrutture o per la realizzazione di aree protette, si combinanodando luogo ad una vasta gamma di percorsi possibili e scenari di conflittoambientale.I conflitti ambientali presi in esame si contestualizzano nella Regione AmazzonicaEcuadoriana (RAE) e gravitano dentro ed intorno la Riserva della Biosfera Yasuníistituita nel 1989 (UNESCO, MAB, 2004). LEcuador, dichiarato Paese Megadiverso(WCMC, UNEP, 2004) e incluso nell’area definita biodiversity hotspot nelle Andetropicali (Primack, 2004), ha attualmente in corso ventidue conflitti ambientalidocumentati (Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali, CDCA, 2009)rivelandosi, per le poste messe in gioco, per gli attori e per il ruolo che ricopre alivello internazionale nella conservazione della biodiversità, un paese ad alta criticitàambientale e sociale (Fontaine, 2003). Le poste in gioco all’interno della RAEpossono essere per semplicità differenziate ma esse si intrecciano e si sovrappongononella complessità delle dinamiche territoriali, determinando una genesi del conflittoambientale articolata e complessa, con percorsi plurali e di diplomazia multipla (DeMarchi, p.108). Le poste in gioco dei conflitti ambientali sviluppati all’interno dellaRAE sono messe in relazione alle seguenti risorse naturali: le risorse forestali, lerisorse genetiche, le risorse idriche, le risorse minerarie, e le risorse idrocarburiche(Fontaine, 2004).Lo sviluppo delle attività petrolifere cominciato agli inizi del 1960 (Varea et al.,1997) con la costruzione della prima via di comunicazione terrestre (la Shell road,1962) che collegava la RAE alle Ande e il contemporaneo sviluppo dellacolonizzazione agricola della RAE (legge di Riforma Agraria e Colonizzazione,1967) promosso dallo stato ecuadoriano, hanno dato inizio a processi diterritorializzazione per sostituzione, basati principalmente su attività industrialiestrattive quali il legname ed il petrolio (Vallejo, 2003). L’espansione della frontierapetrolifera nell’Amazzonia ecuadoriana ed il degrado ambientale da essa provocato,documentato in numerosi studi nei PVS (Turco, 1997; OTCA, 2004; Narvaez 1996; 41
  • De Marchi 2004), costituisce, con l’avanzamento delle grandi infrastrutture dicomunicazione, uno dei direct drivers nei processi di degradazione degli ecosistemiforestali tropicali e nelle dinamiche di cambiamento in rapporto alle modalità landuse/land cover (Forest and Woodlands System, M.A. 2005, p. 607), alimentandol’ampliamento e l’intensificazione delle attività agricole e dell’estrazione di legnamead uso commerciale su piccola e grande scala (Narvaez, 2000). Gli indirect drivers(Forest and Woodlands Systems, M.A. 2005, p. 609) nei processi di degradazione econversione delle formazioni forestali sono da riferirsi alle dinamiche dei sistemisociali e alle politiche agricole ed economiche che esercitano un elevato grado diinfluenza sui direct drivers (si veda la tab. 1.0 pag. 9).All’interno dello spazio amazzonico ecuadoriano concorrono quindi, in manierasinergica, diversi processi di territorializzazione condotti dai diversi attorisintagmatici (Faggi, Turco, 2001), legati all’istituzione ed alla gestione della Riservadella Biosfera Yasuní, all’espansione della frontiera agricola ed all’insieme delleattività industriali per la produzione petrolifera (Narvaez, 1998).La conflittualità ambientale messa in relazione all’area protetta risale all’ istituzionedel Parco Yasuní nel 1979 (IUCN, 1982) la cui delimitazione si è sostanzialmentebasata sull’individuazione di ampie wilderness areas (con copertura vegetale“intoccata”) tramite voli aerei e fotointerpretazione, utilizzando un approccio alterritorio letteralmente desde arriba.(dall’alto) (Moran, 2005).In realtà tali ampie wilderness areas di “foresta vergine” erano utilizzate edattivamente modificate da diverse comunità umane che abitano la pianuraamazzonica, in particolare gli indigeni Wuaorani, Quechua, Shuar, Cofan e contadiniprovenienti da altre aree (i colonos) (Vallejo, 2003).Le pratiche di territorializzazione sviluppate dalle comunità locali amazzoniche sonoperò morbide e prevalentemente simboliche, mediate dal corpus di conoscenze ecompetenze sviluppate nel rapporto con l’ambiente naturale (De Marchi, 2004, p.140). Le attività delle comunità indigene amazzoniche, consistendo in agricolturaitinerante, caccia, pesca e raccolta, risultavano di poca incidenza sulle dinamiche landuse/ land cover (Brownrigg, 1997), pertanto non facilmente visibili o individuabilitramite immagini satellitari e fotografie aeree (Vallejo, 2003). La perimetrazione del42
  • Parco Nazionale Yasuní (1979) e la successiva Riserva della Biosfera, processocontemporaneo all’occupazione dello spazio amazzonico per lo sviluppo delle attivitàagricole e petrolifere della RAE (Narvaez, 1996), ha contribuito alla rotturadell’assetto territoriale e dell’integrità culturale delle popolazioni indigene portando,nel 1989, alle prime condizioni conflittuali tra gli attori coinvolti nell’area: comunitàindigene, militari, compagnie petrolifere, missionari (Vallejo, 2003).A seguito del boom delle attività petrolifere innescatosi con la scoperta di grandigiacimenti a partire dal 1970 (Fontaine, 2006) e della crisi del modello agro-esportatore ecuadoriano (Vallejo, 2003) si sviluppano sempre più le infrastrutture dicomunicazione terrestri e comincia a configurarsi il nuovo territorio amazzonico,tramite processi di “modernizzazione” di quell’area geografica costituita al 96% daforesta umida tropicale (Narvaez, 1996): installazioni ed industrie petrolifere,oleodotti e polidotti, centri per il processamento del greggio (vedi fig. 4.12) ed attivitàagricole commerciali e permanenti sviluppate su piccola e grande scala (Narvaez,2000).Il processo costruttivo di tale configurazione territoriale e l’occupazione dello spaziogeografico amazzonico, tramite l’assegnazione delle licenze d’uso del suolo per laproduzione petrolifera e la realizzazione del complesso infrastrutturale perl’estrazione, trasporto e smaltimento del petrolio, ha avuto notevoli implicazioni sottoil profilo ecologico e sociale che hanno fortemente contribuito allo sviluppo delconflitto che, con periodi di latenza e di visibilità, è al giorno d’oggi ancora inevoluzione (Narvaez 2000; Vallejo, 2003; Fontaine, 2004).Gli impatti ambientali della produzione petrolifera nell’Amazzonia ecuadoriana sonoprincipalmente legati alle deforestazione di circa il 30% delle formazioni forestalitropicali ed alla loro frammentazione (Gomez, 1991), all’inquinamento della reteidrografica e delle falde acquifere (Narvaez, 1996, p. 12; International WaterTribunal, 1994, in De Marchi, 2004), all’erosione del suolo ed alla perdita dibiodiversità (Haller et al., 2007; Narvaez 2000).Inoltre la colonizzazione della regione amazzonica, ed il suo processo unilaterale diintegrazione fisica e territoriale alla modernità ecuadoriana ha comportato ancheimpatti a livello sociale (Santos 1991, in Narvaez, 1996). L’espansione delle attività 43
  • produttive agricole e petrolifere e la costruzione di grandi infrastrutture dicomunicazione hanno dato impulso alla canalizzazione dei flussi migratori all’internodella RAE ed alle conseguenti nuove pratiche di territorializzazione nello spazioamazzonico (Narvaez, 1996).Se da un lato gli stessi impatti ambientali, soprattutto gli effetti sulle risorse idriche ebiologiche, hanno influenzato qualitativamente e quantitativamente gli ecosystemservices disponibili alle comunità locali, dall’altro il processo di territorializzazioneattraverso la rete viaria utilizzata per le attività produttive ha comportato unasovrapposizione tra le logiche d’agire differenti: quella delle popolazioni indigeneinfluenzata dalle logiche d’acqua e adattata al denso reticolo idrografico dei bacinifluviali amazzonici, l’altra dei nuovi attori che costruiscono il territorio lungo leinfrastrutture di comunicazione terrestri. (Bertocin, 2004). Quest’ultimo agireterritoriale determina lo sviluppo di processi di territorializzazione per sostituzione,nei quali le formazioni forestali originarie vengono sostituite attraverso laparcellizzazione per lagricoltura estensiva (prevalentemente monocolture di palmaafricana), nuove forme di agricoltura stabile e l’occupazione dello spazio fisicoimpiegato per le installazioni dell’industria petrolifera (De Marchi, 2004).Per la sua sovrapposizione geografica e territoriale ai processi appena descritti laRiserva della Biosfera Yasuní è, sia direttamente che indirettamente, coinvolta nelledinamiche del conflitto ambientale, trasformandola da area protetta a livellointernazionale in una delle poste in gioco nella complessità del conflitto.44
  • Fig. 1.9 Dayuma, buffer zone della Riserva della Biosfera Yasuní. Importante fuoriuscita dipetrolio causata dalla rottura di un oleodotto situato in prossimità del corpo d’acqua. (attività dicampo del 12/04/2006;-coordinate geografiche 0.646° Sud e 76.855° Ovest; sistema di riferimentoWGS84) 45
  • 2 Inquadramento geografico, ecosistemico e territoriale2.1 Ecuador: geografia, biodiversità ed ecosistemiL’Ecuador è un piccolo stato del Sudamerica che si affaccia sull’oceano pacifico e lacui superficie giace esattamente nell’intersezione tra l’equatore e la catena montuosadelle Ande. I limiti politico-amministrativi sono compresi tra le coordinategeografiche 1°21’06’’ Nord e 5°0’56’’ Sud e tra le longitudini 75°11’49’’ e 81°040’’Est. La superficie attuale è di 256.370 Km2 per la regione continentale e di 371 km2per la regione insulare che comprende l’arcipelago delle isole Galápagos, situatenell’oceano pacifico a 965 Km dalla costa ecuadoriana (FAO, 2000; IstitutoGeografico Militar de Ecuador, 2006). A causa delle storiche dispute territoriali conil confinante stato peruviano (dal 1941 al 1998), per il controllo dell’area amazzonicae dei giacimenti petroliferi situati nel sottosuolo della regione, i limiti di stato sulversante orientale sono stati ridefiniti nel 1998 con la cessione di 14.000 Km2 diforesta umida tropicale al Perù, portando l’Ecuador all’attuale estensione geografica.(MAE, 2008; Galeano, 1997).Nonostante la sua posizione geografica lo collochi all’interno della fascia equatorialeil clima dell’Ecuador varia enormemente da una regione all’altra a causa dellapresenza della Cordigliera delle Ande e dell’influenza delle correnti oceaniche freddedi Humboldt in estate e di quelle calde del Niño in inverno (McCoy, 2003, FAO,2000).I rilievi topografici dominanti sono costituiti dalla doppia catena montuosa delleAnde, la Cordigliera Occidentale e la Cordigliera Orientale, che dividono l’Ecuadorcontinentale in tre regioni biogeografiche distinte, caratterizzate da sistemi ecologici esociali differenti (MAE, 2008, FAO, 2000):- la regione pacifica, comunemente denominata La Costa- la regione interandina compresa tra la cordigliera occidentale e quella orientale,chiamata Sierra- la regione amazzonica che, estendendosi per tutta l’area ad est della Cordiglieradella Ande, viene chiamata el Oriente.46
  • Fig. 2.1 Ecuador: Immagine satellitare. (Fonte: NASA, World Wind) e quadro d’insieme(elaborazione G.I.S.)Fig. 2.2 Ecuador, le tre regioni biogeografiche: la Costa, la Sierra, lAmazzonia. (Fonte: MAE,2008) 47
  • La Costa rappresenta la porzione compresa tra l’Oceano Pacifico e la Cordiglieradelle Ande occidentali fino a 1.300 metri s.l.m., con una superficie relativamentepianeggiante, ad eccezione di piccole catene montuose regione presenta un climacaldo umido con precipitazioni annuali che oscillano tra i 355 mm nella partemeridionale a 6.000 mm nella parte settentrionale. La temperatura media varia tra i23° ed i 25° Celsius (MAE, 2008, FAO, 2000).La Sierra include le aree situate tra i 1300 metri s.l.m. e le cime, o il limite deighiacciai (da 3000 ad oltre 4000 metri s.l.m.), sia della Cordigliera occidentale che diquella orientale delle Ande che corrono tra loro parallele in direzione nord-sud. Laregione ricopre una superficie di 64.760 Km2 e la precipitazione annuale media è dicirca 1.500 mm con temperature medie che oscillano tra i 12° ed i 20° Celsius evariano notevolmente in funzione del gradiente altitudinale (MAE, 2008, FAO,2000).La Regione Amazzonica Ecuadoriana (RAE), o semplicemente Oriente, corrispondea tutta l’area compresa tra i 1.300 metri s.l.m. della Cordigliera Orientale delle Andefino al limite di stato con il Perù, costituendo la parte occidentale del bacino del Riodelle Amazzoni, di cui rappresenta il 2%. Con la sua estensione di 131.130 Km2l’Oriente amazzonico rappresenta quasi il 50% dell’intera superficie nazionale ed ècostituito prevalentemente da un denso bosco umido tropicale. A sua volta all’internodella RAE si possono distinguere due subregioni corrispondenti all’alto Oriente, tra i1300 ed i 600 metri s.l.m., con temperature medie di 20°C e precipitazioni di circa4500 mm/anno, ed il basso Oriente che, con temperature medie che superano i 24°C eprecipitazioni di circa 3200 mm/anno, si estende per tutta la pianura alluvionale. Inentrambe le subregioni il clima è considerato caldo umido tropicale (MAE, 2008;FAO, 2000).La Cordigliera andina presenta ventidue cime montuose con altitudini superiori ai4.200 metri s.l.m., di cui molte sono costituite da vulcani attivi o dormienti. Nell’areacompresa tra la Cordigliera Occidentale e quella Centrale si trova la celebre “stradadei vulcani”, chiamata in questo modo nel XIX secolo dal naturalista Alexander vonHumboldt, lungo la quale si individuano più di dieci edifici vulcanici, tra cui il48
  • Cotopaxi ed il Tungurauha (rispettivamente di 6.896 e 5.023 metri s.l.m.) consideratitra i più attivi al mondo (McCoy, 2003).Addizionalmente a questi tre sistemi biogeografici regionali si aggiunge la regioneinsulare, ossia l’Arcipelago delle Galápagos, costituita da tredici isole maggiori e seiisole minori. La regione è situata lungo la linea equatoriale e la genesi dell’arcipelagoè di origine vulcanica (MAE, 2008; FAO, 2000).Tutti i maggiori fiumi del reticolo idrografico ecuadoriano hanno origine nellaregione della Sierra, organizzandosi in due sistemi idrografici che si orientano o sulversante occidentale verso l’Oceano Pacifico, o sul versante orientale scorrendo nelgrande bacino idrografico del Rio delle Amazzoni.I principali fiumi che scorrono dalle Ande verso l’Oceano Pacifico sono:Guayas, Esmeraldas, Cañar, Macará, Chota. Quelli che drenano dai versanti delleAnde orientale diventando affluenti del Rio delle Amazzoni sono:Putumayo, Napo, Tigre, Pastaza, Santiago, Coca (MAE, 2008).La diversità degli elementi geografici, la variabilità climatica e la storia geologica delPaese hanno determinato l’esistenza di numerosi ecosistemi nei quali oggi siconcentra una tra le più elevate variabilità biologiche esistenti (ECOCIENCIA,IUCN, 2001).Dal punto di vista della biodiversità infatti l’Ecuador è stato inserito all’interno dellalista dei Megadiverse Countries (WCMC, UNEP, 2004), ossia tra i diciassette Paesicon più alta diversità biologica, a tal punto da occupare il primo posto al mondo sianella relazione tra specie di vertebrati su 1000 Km2 di superficie sia per il numero diendemismi di vertebrati sulla medesima unità areale (MAE, IUCN, 2001). Sempreall’interno dello stesso documento (WCMC, UNEP, 2004) l’Ecuador si colloca tra iprimi Paesi per numero assoluto di specie di anfibi, uccelli e farfalle (ECOCIENCIA,IUCN, 2001, p. 4).Riguardo alle piante vascolari sono state identificate 25.000 specie, di cui il 75%come piante autoctone e fra cui il 27.3% sono specie endemiche (ECOCIENCIA,IUCN, 2001)L’area compresa tra la Cordigliera occidentale e la pianura amazzonica rientra inoltretra i centri di biodiversità (biodiversity hotspots, vedi fig. 1.3) individuati da Myer 49
  • (2000) presentando, come caratteristiche discriminanti per suo riconoscimento dihotspots, lo 0.5% degli endemismi su scala globale e la perdita del 70% delleformazioni vegetali originarie.All’interno della regione continentale ecuadoriana si possono individuare sette biomiterrestri contemplati nella classificazione IUCN: il bosco umido tropicale, il boscosecco tropicale, la savana, il bosco montano, il paramo, la foresta di mangrovie ematorrales xerofitico (ECOCIENCIA, IUCN, 2001).I sistemi di classificazione relativi agli ecosistemi tropicali sono differenti e si basanosulle relazioni tra formazioni vegetali e componenti biotiche, componenti abiotiche,sistema climatico, fattori ambientali (temperatura, bilancio idrico), fattori edafici etopografici, composizione tassonomica dominante. Il sistema di classificazione piùutilizzato nel passato per descrivere gli ecosistemi tropicali su scala nazionale èquello proposto da Cañadas (1983) che si basava sul sistema bioclimatico diHoldridge (1947, 1967), configurando la tassonomia ecosistemica sulla base dellerelazioni tra le formazioni vegetali e il sistema climatico. Usando tale sistema diclassificazione Cañadas ha categorizzato venticinque ecosistemi individuati su scalanazionale (IUCN, ECOCIENCIA, 2001, p. 22). Recentemente sembra invece esseresempre più adottata la proposta di classificazione di Sierra (1999) che, appoggiandosisul sistema bioclimatico di Holdridge, presenta una struttura a livelli gerarchici che“basandosi su caratteristiche quantificabili a varie scale di dettaglio siano in grado didescrivere la struttura, la fenologia, la composizione della vegetazione e la suaorganizzazione in classi relativamente omogenee e uniche” (Sierra, 1999). Il sistemadi classificazione di Sierra si basa quindi su tre livelli gerarchici, ciascuno dei qualidefinisce progressivamente caratteri più ristretti delle unità di vegetazione (Sierra,1999). In questo modo oltre ad un sistema di classificazione standardizzato ericonosciuto dal Comitato Federale per i dati geografici degli Stati Uniti (FGDC1997, in Sierra, 1999) è stato prodotto uno studio cartografico basato su immaginisatellitari per monitorare lo stato delle formazioni vegetali rimanenti in Ecuador(ECOCIENCIA, IUCN, 2001; Sierra, 1999).I sistemi forestali originari nelle tre regioni biogeografiche (Costa, Sierra e Oriente)risultano essere infatti profondamente degradati, tantoché un documento del World50
  • Resource Institute (1989) ha stimato che nell’intero Paese ecuadoriano siano rimastecirca il 26% delle foreste primarie. Anche se altre analisi quantitative condotte sullacopertura forestale rimanente hanno prodotto valori dissimili, probabilmente a causadella diversa scala di studio (il 42% di Estrella nel 1993 ed il 49% di Sierra nel 1999),la deforestazione della foresta umida tropicale rimane oggi in Ecuador uno deiproblemi ambientali all’ordine del giorno (Rudel, 1996 in ECOCIENCIA, 2001).Nel sistema di classificazione degli ecosistemi proposto da Sierra (1999) il primolivello gerarchico è definito per le caratteristiche fisionomiche generali dellavegetazione, il secondo livello si riferisce a caratteristiche più dettagliate dellastruttura e fenologia (determinati principalmente su criteri ambientali), il terzo livellosi riconduce invece alle variazioni altitudinali della vegetazione, le relazioni con lecomponenti abiotiche del paesaggio e degli aspetti bioclimatici (Holdridge, 1967;ECOCIENCIA, IUCN, 2001, p. 23). Sulla base di tale sistema di classificazione sonostati ottenuti trentaquattro ecosistemi differenti presenti su scala nazionaleecuadoriana, di cui le classi più rappresentative sono: - Bosco sempreverde de tierras bajas de la amazonia; è l’ecosistema più esteso nella regione amazzonica, coprendo oltre il 70% dell’area. Le formazioni vegetali ricevono precipitazioni superiori ai 2000 mm/anno. - Bosco sempreverde inondabile de tierras bajas; sono ecosistemi caratterizzati da inondazioni legate ai ritmi di piena e di magra dei fiumi. - Bosco de neblina montano; questo ecosistema si estende tra i 2000 ed i 3000 metri s.l.m. Le formazioni vegetali presenti in questo ecosistema ricevono precipitazioni comprese tra i 500 ed i 2000 mm/anno ed hanno un regime termico tra i 10°ed i 12°C. - Matorral seco de tierras bajas; tale ecosistema si localizza nelle zone più interne della regione continentale ecuadoriana, presentando formazioni vegetali secche, spinose con piante arboree, disperse nell’area, che possono raggiungere i sei metri d’altezza. Questo ecosistema si colloca al di sotto dei 100 metri s.l.m. ed ha precipitazioni medie al di sotto di 200 mm/anno. - Bosco deciduo de tierras bajas; tale ecosistema è frequente nella Costa ed in un intervallo altitudinale tra i 50 ed i 600 metri s.l.m. Le condizioni climatiche 51
  • variano da un sito all’altro, purché le precipitazioni siano comprese tra i 50 ed i 300 mm/anno. - Matorral umido montano; questo ecosistema è tipico delle valli interandine umide comprese tra i 2.000 ed i 3.000 metri s.l.m. Le formazioni vegetali rappresentano oramai il 24% della copertura originaria poiché l’impatto antropico, specialmente legato ad attività agricole e di pastorizia, è stato rilevante. - Paramo; questo ecosistema è caratterizzato dalla presenza di vegetazione aperta, semiaperta, arbustiva ed occasionalmente boschiva. I paramos si trovano generalmente tra i 3.400 ed i 4.500 metri s.l.m e conformano tipicamente il paesaggio d’altura andino. Sono divisi in cinque tipologie differenti: paramo erbaceo, paramo de frailejones, paramo de almohadillas, paramo arbustivo e paramo secco. Tutte le tipologie di paramo sono legate alle caratteristiche ecologiche comuni, come l’alta radiazione ultravioletta, scarsità d’acqua, bassa pressione di ossigeno e basse temperature (Sierra 1999; ECOCIENCIA, IUCN, 2001).52
  • 2.2 Ecuador: società, comunità indigene, territorioL’Ecuador è una repubblica democratica presidenziale fondata nel 1830 in seguitoalle guerre d’indipendenza ed al successivo distaccamento dalla Repubblica dellaGran Colombia istituita da Simon Bolivar (Chiaramonti, 1992). Attualmenteall’interno del Paese ecuadoriano, secondo l’ultimo censimento INEC (IstitutoNazionale di Statistica) del 2001, risiedono 12.5 milioni di abitanti, con un tassodi crescita del 2-3% all’anno, di cui circa il 60% vive in aree urbanizzate (INEC,2001). A causa della forte crisi economica che ha coinvolto il Paese nell’ultimodecennio del novecento, l’Ecuador ha adottato ufficialmente il dollarostatunitense come moneta corrente abbandonando l’antica valuta ecuadoriana, ilSucre, che aveva perso oltre il 40% del suo valore. E’ stimato che circa il 30%della popolazione è economicamente attiva (INEC, 2001): la maggior parte ècostituita da emigranti in Paesi europei, principalmente la Spagna, che hannolasciato l’Ecuador nella grande ondata migratoria del 2000 (Fontaine, 2006).L’economia nazionale fino al 1960-1970 si è basata principalmente su attivitàcommerciali estrattive ed agricole, come la gomma e le piantagioni di banane ecacao, conferendo all’Ecuador un ruolo centrale nelle esportazioni di tali prodotti(Haller, 2007) in Sudamerica. Sarà la convergenza tra la crisi del modello agro-esportatore e la scoperta di consistenti giacimenti petroliferi nell’amazzoniaecuadoriana a determinare un’inversione di tendenza nelle attività produttive edeconomiche del piccolo paese sudamericano. Nel 1973 l’Ecuador entra a far partedell’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) implementandoenormemente le attività di prospezione ed estrazione di petrolio nell’Oriente. Gliintroiti delle esportazioni di greggio coprono oggi quasi il 55% del bilancioeconomico nazionale (Fontaine, 2006; Haller et al., 2007).Recentemente, in seguito all’imponente domanda del mercato globale, l’Ecuadorè diventato uno dei maggiori esportatori di gamberetti, i quali vengono prodotti inallevamenti intensivi di specie alloctone (camaroneras) sulla costa del Pacifico,all’interno degli ecosistemi a Mangrovie, protette dalla convenzione RAMSAR 53
  • sulle zone umide. Attualmente la produzione di gamberetti a fini commerciali rappresenta il 18,8% delle esportazioni ecuadoriane (Haller et al., p. 309). Il sistema produttivo ecuadoriano si basa quindi su attività estrattive ed agro- industriali, implicando un uso del suolo legato all’agricoltura intensiva e alla gestione di risorse non rinnovabili come il petrolio e l’estrazione di numerosi minerali (oro, stagno, zinco, piombo, rame, carbone, ferro) (FAO, 2000). USO DELLA TERRA SUPERFICIE (ha) PERCENTUALE Boschi naturali 11.473.000 42% Agricoltura e caccia 7.721.000 28% Suoli urbani non produttivi 5.096.000 18% Terre ad uso potenziale 2.578.000 9.53% forestale Allevamento di gamberi 93.000 0.34% Aree adibite a “saline” 19.000 0.07% TOTALE 27.058.000 100% Tab. 2.1 Ecuador: uso della terra e superficie utilizzata in Ecuador; all’interno della categoria “Boschi naturali” rientrano anche le aree in concessione per la produzione petrolifera. (Fonte: FAO, 2000) La popolazione dell’Ecuador è formata per il 52% da gruppi indigeni, per il 40% da meticci mentre il rimanente 8% è composto principalmente da gruppi etnici afrodiscendenti e di origine spagnola (FAO, 2000). La popolazione indigena e meticcia, nonostante le migrazioni verso le aree urbanizzate di tutto il Paese, vive prevalentemente nelle zone rurali della Costa, della Sierra e della RAE (ECOCIENCIA; 2001). COSTA SIERRA ORIENTE Awà Otavalo Cofàn Chachi Cayambe Sionas e Socoyas Tsachila Cotopaxi Quichuas dell’Amazzonia Afroecuadoriani Salasaca Wuaorani Epera Chimborazo Shuar Saraguro Záparos Cañar Achuar Tab. 2.2 Ecuador, gruppi indigeni divisi per comunità formalmente riconosciute dallo stato ecuadoriano (Fonte: FAO, 2000).54
  • La maggior parte delle popolazioni indigene ecuadoriane, nelle loro differenze epeculiarità, condividono le stesse problematiche principalmente legate allaquestione territoriale, all’accesso alle risorse naturali ed ai diritti su tali risorse(Brownrigg, 1996).Trattare la questione della biodiversità in Ecuador significa anche affrontare latematica della diversità culturale. Le popolazioni indigene hanno infatti stabilitorelazioni ancestrali con gli ecosistemi presenti sul territorio ecuadoriano,utilizzando gli ecosystem services derivati dalla biodiversità, e hanno sviluppatoconoscenze e competenze per gestirla senza comprometterla (ECOCIENCIA,IUCN, 2001).A maggior grado di biodiversità corrisponde un livello maggiore di complessitàdegli ecosistemi e ne consegue una maggior difficoltà nel conoscerli, interpretarlie gestirli (ECOCIENCIA, IUCN, 2001). Questa stessa complessità però ha datoimpulso ad un arricchimento delle conoscenze e delle competenze dellepopolazioni indigene, tramite modalità di adattamento specifiche, di rispostacreativa e differente in termini di tecnologie e di forme di organizzazione socio-culturali delle comunità locali. Tali relazioni modificano le forme di adattamentotra le comunità e la biodiversità. Anche se il sistema indigeno di uso del territoriosi fonda su principi e caratteristiche comuni a tutta la popolazione indigena, leattività sono sviluppate e modulate in maniera differenziata per essere in grado diutilizzare gli ecosystem services in base alla biodiversità specifica ed al potenzialeproduttivo dei vari ambienti naturali nei quali vivono (Brownrigg, 1996).La maggior parte dei gruppi indigeni e delle popolazioni locali utilizzacoltivazioni itineranti, più o meno intensamente, con la combinazione di attivitàdi caccia, raccolta e pesca. Riguardo alla biodiversità le conoscenze e competenzelocali sviluppate per soddisfare i propri bisogni sono molto elevate; è difficileeffettuare delle stime, ma si pensa che il numero di specie conosciute ed utilizzatedalle comunità sia compreso tra le 300-600 specie. Solamente nell’ambito dellamedicina tradizionale e nelle piante utilizzate per curare la malaria, in unacomunità dell’Amazzonia brasiliana, venivano segnalate un’ottantina di piante(Paoletti, 2001). Anche se non esistono studi con dati completi sulla conoscenza 55
  • della biodiversità nell’uso tradizionale, è significativo notare che alcune popolazioni amazzoniche come gli Yanomami (Venezuela), con un livello alto di integrità culturale e di adattamento all’ecosistema forestale, sappiano riconoscere 390 specie vegetali ed animali ad uso alimentare (Paoletti, 1999). Le piante più importanti utilizzate dalle popolazioni indigene e dalle società rurali ecuadoriane nella dieta alimentare, solo per citarne alcune, sono: yuca ( o manioca, Manihot sculenta), patate dolci (Ipomoea batatas), platano e banane (appartenenti alla famiglia delle Musaceae), taro potatoes (Colocasia esculenta), chonta (Iriartea deltoidea) e chontaduro (Bactris gasipaes e alberi da frutta (Moran, 2000). Le modalità di organizzazione della produzione, lo sviluppo di tecnologie, la formazione di sfere specifiche di conoscenze sommato al complesso sistema simbolico che ha regolato l’impiego di risorse, hanno reso possibile per millenni la gestione degli ecosistemi tropicali e allo stesso tempo la loro conservazione. A testimoniare questa gestione sostenibile delle risorse naturali è il fatto che, al momento, la maggior parte di foresta primaria rimasta in Ecuador si trova in aree geografiche appartenenti al territorio indigeno, ossia l’Amazzonia ecuadoriana. Le popolazioni indigene e le società rurali dell’Ecuador, nella loro eterogeneità culturale, sono dislocate territorialmente e si plasmano prevalentemente all’interno dei confini naturali delle regioni biogeogeografiche sopracitate. Le comunità locali della Costa (Agua, Chachi, Tsachila, Afroecuadoriane, Epera) si sono sviluppate ed adattate, ad esempio, in base agli ambienti naturali degli ecosistemi del bosco sempreverde de tierras bajas e del bosco sempreverde pedemontano della Cordigliera Occidentale delle Ande (vedi fig. 2.2 p. 47). La comunità indigena più numerosa è quella Chachi, la cui popolazione è stimata intorno alle otto mila persone e vivono nella parte nord-occidentale della Costa Esmeraldas, un una regione biogeografica che è la continuazione del Chocò (Colombia). Tale regione è il secondo biodiversity hotsposts riconosciuto in Ecuador (Primack, 2004). Le pratiche tradizionali sono legate all’agricoltura itinerante, alla pastorizia e taglio selettivo di piante arboree. La dieta alimentare si basa sul platano e sulla yuca; commercializzano cacao e caffè, così come canoe di56
  • legno e artigianato costruito con fibre vegetali. Il contesto ambientale di questapopolazione indigena è stato fortemente condizionato dalla penetrazione delleimprese di legname e dalla colonizzazione agraria. Gli ecosystem services derivatidalla biodiversità delle formazioni boschive e dai fiumi sono fortemente diminuitia causa delle pervasive attività estrattive, minando profondamente la basealimentare e proteica di questa popolazione. Molte comunità soffrono di malattietropicali come l’oncocercosi e la malaria (ECOCIENCIA, 2001).Le stesse problematiche coinvolgono le comunità indigene Tsachila che abitano ailimiti della provincia di Pichincha nella costa. Qui l’avanzata della colonizzazioneagricola e delle imprese agro-industriali ha prodotto la perdita quasi totale del loroterritorio ancestrale. Le attività tradizionali sono oggigiorno estremamente ridottee la loro vita è immersa nel commercio di bestiame, frutta tropicale e l’eserciziodella medicina tradizionale per fini commerciali. I pochi elementi culturali cheriescono a mantenere coesione etnica sono soprattutto legati alla lingua, il“tsafiqui” (ECOCIENCIA, 2001).Un’altra popolazione indigena della Costa che merita di essere menzionata èquella degli Awà. Queste popolazioni vivono nella parte nordoccidentale dellaregione, tra Esmeraldas e Carchi e il loro territorio si estende fino in Colombia.Sono approssimativamente intorno alle cinquemila unità e vivono tra gliecosistemi del bosco sempreverde basso montano (da 1300 a 1800 metri s.l.m) edel bosco montano de neblina (da 1800 a 3000 metri s.l.m.). La loro strategiaadattiva ha fatto sì che si spingessero in zone isolate lungo le fasce pedemontaneed i Paramos delle Ande Occidentali, dedicandosi a forme di agricolturaitineranti, caccia e raccolta di frutti. La costruzione di nuove strade nei loroterritori, le attività intensive per l’estrazione di legname dalle formazioni boschivee le pratiche agricole monocolturali stanno minacciando gli ecosistemi nei qualiabitano e quindi anche la loro stessa esistenza e cultura.Le popolazioni cosiddette afroecuadoriane, o afrodiscendenti, sono cominciate adarrivare in Ecuador durante il periodo della “tratta degli schiavi” dall’Africa e sisono insediate nelle zone litoranee della provincia di Esmeraldas, nella valle delrio Chota e nella zona nord della Sierra. Secondo alcuni le popolazioni 57
  • afrodiscendenti, organizzate in comunità locali, sono circa 500.000 ed hanno, in maniera eterogenea, sviluppato meccanismi di recupero e di valorizzazione del loro patrimonio culturale africano. Le comunità indigene della Sierra sono società multietniche che hanno adottato il Quichua, di origine pre-incaica, come lingua comune. Queste popolazioni abitano prevalentemente la parte settentrionale della Cordigliera delle Ande adattandosi agli ecosistemi d’altura (tra i 1.300 ed i 4.300 metri s.l.m). Tale adattamento ha permesso loro di sviluppare un’insieme di pratiche e competenze definite di “microverticalità”, che facilitano nell’integrazione con il pronunciato gradiente topografico dei versanti andini. In questo modo hanno sviluppato un’insieme di strategie tali da consentire l’agricoltura tradizionale in terrazzamenti, su diversi livelli climatici o la pratica della policoltura nel medesimo ecosistema. Anche se non tutta la popolazione della Sierra è contadina, la maggior parte delle società multietniche Quichua basano il loro sostentamento su attività legate all’agricoltura e all’artigianato, per i quali l’accesso alla terra è elemento essenziale per la sopravvivenza. Riguardo al sistema agricolo ed ai suoi modelli di produzione è importante rilevare che, nonostante le numerose riforme agrarie attuate, l’accesso alle terre e la loro distribuzione siano oggi problematiche importanti per la sopravvivenza e l’integrità delle comunità indigene. Il 2,2% della popolazione possiede più del 50% delle terre e che un terzo coltiva meno del 10% della superficie utilizzabile (Haller et al., 2007). Le popolazioni indigene e le comunità locali nel corso della storia sono state sottomesse e sfruttate in diversi gradi e forme di intervento (socio-culturali, tecnologiche, economiche e di conoscenza) che ne hanno modificato l’organizzazione sociale, le “cosmovisioni”, le pratiche culturali e le modalità di uso e di gestione delle risorse naturali, provocando ripercussioni sugli ecosistemi. A livello internazionale è la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), ratificata dall’Ecuador nel 1993, che ha permesso per la prima volta il riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali sulla biodiversità e le risorse naturali. E’ il Trattato 169 dell’ILO sulle popolazioni58
  • indigene e tribali (International Labour Organization, Ginevra 1989) a sancire a livello internazionale i loro diritti, anche se sarà solamente nel 2005 che il governo ecuadoriano adotterà ufficialmente l’approccio ecosistemico per la conservazione della biodiversità (Ministerio de Relaxiones Esteriores, de Comercio y Integracion, MRECI, 2005). Riguardo alle popolazioni locali (indigene e colonos) dell’Oriente amazzonico verrà dedicato un approfondimento nell’inquadramento territoriale dell’area di studio, dove verranno affrontate le problematiche relative alla Regione Amazzonica Ecuadoriana.2.2.1 Aree Protette e territori indigeniUno dei problemi sentiti da parte delle comunità locali indigene è la sovrapposizionedelle Aree Protette inserite nello SNAP ai territori indigeni. Delle ventitre areeprotette nella regione continentale dieci sono state realizzate nell’Orienteamazzonico. Secondo stime della CONFENAIE (Confederazione NazionalePopolazioni Indigene) i territori indigeni situati all’interno tali aree o nelle zoned’influenza adiacenti ad essi rappresentano circa il 20% dei territori indigenirivendicati nella RAE (vedi tab. 2.3, p. 60). La maggioranza di tali aree protette silocalizza nella zona nordorientale della RAE, laddove si sono concentrate le areeconcesse per attività industriali per la produzione petrolifera (Ecociencia, 2001).L’istituzione e la realizzazione di tali Aree Protette ha determinato una serie diconflitti tra i quali merita di essere trattato a parte quello rispetto alla proprietà legaledelle terre. Secondo la legge forestale vigente in Ecuador (art. 71 e art. 73) infattil’istituzione delle Aree Protette in territorio indigeno comporta l’acquisizione deidiritti di proprietà sulla terra ed impone la restrizione alla popolazione dell’uso e dellagestione delle risorse naturali (FAO, 2000).Come spesso accade la realizzazione di tali aree predisposte per la conservazionedella biodiversità non ha previsto né attuato il coinvolgimento delle comunità locali 59
  • né in fase di realizzazione né in quella gestionale, escludendo di fatto le popolazioniindigene dai processi decisionali e di pianificazione. Area Protetta Superficie Comunità indigene Popolazioni indigene (SNAP) (ha) che vivono che vivono nella zona all’interno dell’Area d’influenza dell’Area Protetta ProtettaP.N. El Condor 2.440 Shuar ShuarP.N. Llanganates 219.707 Assenti QuichuaP.N. Podocarpus 146.280 Assenti ShuarP.N. Sangay 517.765 Assenti Shuar e QuichuaP.N. Sumaco 205.249 Quichua QuichuaP.N. Yasuni 982.000 Quichua, Wuaorani, Quichua, Wuaorani, Shuar ShuarRiserva Biologica 4.613 Quichua QuichuaLimoncochaRiserva faunistica 603.380 Cofàn, Secoya, QuichuaCuyabeno Siona, QuichuaRiseva ecologica 120.000 Quichua QuichuaAntisanaRiserva Ecologica 403.103 6 gruppi indigeni 3 gruppi indigeniCayambe-CocaTab. 2.3 Relazioni tra popolazioni indigene ed Aree Protette appartenenti allo SNAP. (Fonte:Kingman e Ruiz in ECOCIENCIA, 2001)2.3 Area di studio2.3.1 Regione Amazzonica Ecuadoriana: ecosistemi.L’area di studio si inserisce nella Regiòn Amazònica Ecuadoriana (RAE) (el Oriente)che, con il 45% del territorio nazionale, ricopre all’area geografica che si colloca apartire dai 1.300 metri s.l.m. della fascia orientale della Cordigliera delle Ande perarrivare fino ai limiti di stato ad Est, ossia al confine con Perù e Colombia.All’interno della RAE si trovano circa la metà delle formazioni boschivedell’Ecuador, tra le quali la dominante è la foresta umida tropicale (MTF), e siconcentra circa il 40% della biodiversità del Paese (MAE, 2001).Il clima della RAE si caratterizza in base a due regimi pluviometrici:il primo segue l’asse nord-sud seguendo un’altimetria simile con precipitazioni mediecomprese tra i 4.000 mm ed i 2.000 mm annuali, diminuendo secondo il gradiente60
  • latitudinale; il secondo regime pluviometrico segue l’asse est-ovest ed haprecipitazioni comprese tra i 2.500 mm ed i 3.500 mm annui aumentando d’intensitàlungo la fascia pedemontana orientale delle Ande (ECORAE, 2002).A causa della diversità degli habitat, del clima e degli ecosistemi, la regioneamazzonica ecuadoriana (RAE) presenta un’elevata diversità biologica in ogni suolivello organizzativo. Il contributo in termini di biodiversità e di tasso di endemismodella RAE porta l’Ecuador ad essere riconosciuto come Paese Megadiverso(ECORAE, 2002)Per avere un’idea ci si può riferire al bacino idrografico del Rio Napo, dove sonostate classificate 470 specie di pesci, numero che supera i registri di qualunque altrosistema idrografico del mondo (IUCN, ECOCIENCIA, 2000).A seguire una breve descrizione degli ecosistemi presenti nella RAE (vedielaborazione G.I.S, carta degli ecosistemi, fig. 4.2, pag 123)Bosco sempreverde de tierras bajas de la AmazoniaQuesto ecosistema costituisce l’estensione più ampia della RAE e dell’intera Amazonbasin. Si estende su un’area di 1.492.858 ha e ricopre il 43% della RAE (ECORAE,2002). Include vegetazione su colline medianamente diseccate (ossia con incisioni diorigine fluviale) e boschi su terreni piani e ben drenati, non inondabili e in terrenipiani poco drenati. Sono formazioni boschive differenti, altamente eterogenee, conelevati indici di biodiversità (Sierra, 1999). Tali formazioni hanno una volta forestaleche può raggiungere i 30 metri di altezza e piante arboree emergenti che superano i40 metri, chiamati “alberi di tierra firme”. La tierra firme si distribuisce su terrenirelativamente piani di origine alluvionale o colluviale. Gran parte della vegetazionenaturale è stata tagliata, lasciando poche aree dove è presente l’ecosistema originario;è stato stimato che la biodiversità sui terreni piani ha il 40% in meno di specie checrescono in terreni collinari (ECORAE, 2002).Il suolo è fertile e, in alcuni casi, con drenaggio scarso. Il clima della tierra firme è daumido a molto umido tropicale (Holdrige, 1967); la temperatura oscilla tra i 23 ed i26 gradi Celsius e le precipitazioni annuali medie sono superiori a 3000 mm. La floracaratteristica è la seguente (Sierra, 1999): Iriartea deltoidea, Oenocarpus bataua(Aracaceae); Virola duckei e Otoba glycycarpa (Myristicaceae); Parkia multijuga 61
  • (Mimosaceae); Eschweilera coriaceae (Lecythidaceae); Pourouma minor e P. bicolor(Cecropiaceae).Bosco inondabile de tierras bajas por agua blancasSi estende su un’area di 129.288 ha costituendo il 3,78% della RAE. Si tratta diformazioni vegetali che sono ubicate nei terrazzi contigui ai grandi fiumi di acquablancas y claras, ossia con una grande quantità di sedimenti in sospensione. E’ piùcomunemente chiamata Varzea. La vegetazione arriva fino a 35 metri di altezza e,lungo le sponde dei grandi fiumi soggetti costantemente a piene, si formano stratiorizzontali di vegetazione in differenti stadi di successione (ECORAE, 2002).Dall’esterno è visibile e caratteristico uno strato erbaceo-arbustivo ove predominanoGynerium sagitatum, Tesaria integrifolia e Calliandra angustifolia; un secondo stratocostituito da Cecropia sp. organizzate a macchia densa lungo le zone ripariali delfiume, tra i 300 ed i 450 metri s.l.m; un terzo strato di bosco più stabile è costituitoprincipalmente da Ficus insípida e Calycophyllum spruceanum (Sierra, 1999). Ilsuolo è fertile ed in alcuni casi mal drenato, formato da superfici di spianamento. Ilclima è umido e molto umido tropicale con precipitazioni medie annuali di 3.000 mme la temperatura varia tra i 23 ed i 26 gradi Celsius (Holdrige, 1967). Questoecosistema si caratterizza per comunità vegetali di specie pioniere e colonizzatricilegate ad un flusso stagionale di inondazione. La vegetazione è quindi esposta aprocessi morfodinamici fluviali che originano sedimentazione progressiva. Si trovanospecie tra le quali: Amaranthus gracilis, Ageratum conyzoides, Tessaria integrifolia,Cassia reticulata, Cecropia membranacea, Cyperus ligularis, Fimbristylisdichotoma, F. littoralis, Kyllinga pumila, Torolinium odoratum, Alchorneacastaneifolia (Sierra, 1999).Bosco de tierras bajas de palmas y aguas negrasLa sua area è di 306.623 ha e rappresenta l’8,97% della RAE. Questo ecosistema ècomunemente noto come moretal o aguajal (Sierra, 1999). Occupa grandi estensionipiane, mal drenate, e pertanto fangose o inondabili per la maggior parte dell’anno. Leformazioni arboree raggiungono i 30 metri di altezza con sottobosco relativamentedenso. Buona parte dell’area è inondabile da fiumi di acque “nere”, ossia con moltomateriale organico in sospensione. Altri autori chiamano questo ecosistema igapò62
  • (Pourrut et al., 1995). Il suolo è fertile ed in alcuni casi mal drenato, formato dasuperfici di spianamento. Il clima è umido o molto umido tropicale con precipitazionimedie annue di 3.000 mm (Sierra, 1999). Le formazioni arboree appaionomarcatamente idromorfiche caratterizzate da Mauritia flexuosa associata adAstrocaryum sp, con una volta forestale tra i 25 ed i 30 metri (Sierra, 1999).Occupano i terrazzi fluviali umidi e con scarso drenaggio (ECORAE, 2002).Zona IntervenidaNella letteratura ecuadoriana il termine zona intervenida si riferisce ad un ambientedove la perdita di habitat un ecosistema dove l’impatto antropico ha determinato lasostituzione della copertura vegetale. L’ecosistema è fortemente degradato ed iprocessi antropici tendono alla modernizzazione ed all’urbanizzazione dello spazioamazzonico. Più comunemente nella letteratura ecuadoriana tale situazioneecosistemica viene definita zona intervenida, ossia un’area con elevato interventoantropico che ha modificato la struttura ecosistemica (ECORAE, 2002). La zonaintervenida ricopre all’interno della RAE una superficie di 555.043 ha checorrisponde al 16,25% dell’area. A causa della perdita di habitat tali aree non hannonessun valore ecologico e “si raccomanda di recuperare la loro attitudine naturale”(ECORAE 2002).GelidofitaSi estende per un’area di 2.601 ha che rappresenta lo 0,08% della RAE e si trovasopra i 4.700 metri s.l.m. Il paesaggio è dominato prevalentemente da muschi elicheni. Le piante fanerogame sono praticamente assenti o crescono nel sottosuolo. Latemperatura media annua è prossima allo zero Celsius (ECORAE, 2002)Páramo de almohadillasSi localizza tra i 4.000 e 4.500 metri s.l.m. All’interno dell’Oriente copre circa104.335 ha e rappresenta circa il 3% della regione amazzonica (ECORAE 20002).Le formazioni vegetali sono in prevalenza arbusti, piante a rosetta e de almohadilla (acuscino), tipiche del paramo andino (Sierra, 1999). Le forme arboree sono assairidotte in dimensioni ed appartengono al genere Polylepis ed Escallonia. I suoli sonopoveri e fortemente erosi ed il clima di questi ecosistemi è caratteristico del paramo 63
  • piovoso e del paramo molto piovoso. Le precipitazioni annuali medie sono tra i 1000ed i 1500 mm. La temperatura fluttua tra i 4 ed i 9 gradi Celsius (Holdrige, 1967).Páramo herbáceoQuesto ecosistema ricopre 54.345 ha, equivalente a 1,59% della RAE. La maggiorparte del paramo erbaceo si sviluppa tra i 3.400 e 4.000 metri s.l.m. Il suo limiteinferiore è sovente delimitato dalla Ceja Andina arbustiva laddove esiste l’ecosistemaoriginario, altrimenti la demarcazione coincide con aree deforestate sostituite concampi coltivati. Questa tipologia di paramo è dominata da piante erbacee del genereCalamagrostis e Festuca. Il suolo è a bassa fertilità, il substrato instabile eimpermeabile. La piovosità media annuale è tra 1 000 a 1 500 mm (Holdrige, 1967).Paramo de frailejonesQuesto ecosistema è caratterizzato da molte specie del genere Espeletia (Asteraceae)e si colloca tra i 3.500 ed i 3.700 metri s.l.m nella cordigliera orientale dell’Ecuador.Le specie piu’ rappresentative sono Azorella spp (Apiaceae); Espeletia pycnophyllassp angelensis; Espeletia pycnophylla ssp llanganatensis; Pentacalia andicola;Pentacalia spp; Diplostephium floribundum; Baccharis teindalensis; Werneriacrassa (Asteraceae) (ECORAE, 2002).Bosco di Neblina delle Ande orientaliSi ubica tra i 2.000 ed i 2.900 metri s.l.m. Gli alberi sono ricoperti da abbondantemuschio e sono numerose le epifite, specialmente le orchidee, felci e appartenenti allafamiglia delle Bromeliaceae, che qui esprimono la loro massima biodiversità insiemecon le Bambusoideae (ECORAE, 2002). Questo ecosistema si estende su un’area di109540 ha che equivale al 3,21% della RAE. Il clima è da temperato molto piovoso aparamo molto piovoso. La temperatura fluttua tra i 12 e i 18 gradi Celsius, e leprecipitazioni annuali medie arrivano a 3.000 mm (Holdrige, 1967).Bosco sempreverde alto montano delle Ande orientali.Ricopre un’area di 182.177 ha che rappresenta il 5.33% della regione amazzonicaecuadoriana. Si estende dai 2900 a 3.600 metri s.l.m..ed include la vegetazione ditransizione tra il bosco alto montano ed il paramo (Sierra, 1999). Il suolo è a bassafertilità ed il suo clima è compreso tra il piovoso-temperato al paramo molto piovoso.64
  • La temperatura oscilla tra i 12 ed i 18 gradi Celsius. La precipitazione annuale mediaè di 1500 mm (Holdrige, 1967).Bosco sempreverde basso montano della Cordigliera amazzonicaSi estende su un’area di 126.285 ha che rappresenta il 3,7% della RAE. La voltaforestale raggiunge i 20-30 metri di altezza il bosco è sempreverde e molto denso contre strati difficilmente separabili (ECORAE, 2002); Cedrela odorata risulta essere trale piante arboree emergenti. Si colloca tra i 1.300 e 1.700 metri s.l.m. ed il suo climaè classificato come molto umido temperato e piovoso temperato con temperature tra i12 ed i 18 gradi Celsius; le precipitazioni annuali medie oscillano tra i 1.500 ed i2.000 mm (Holdrige, 1967).Praterie della tierras bajas della AmazzoniaConsiste in formazioni vegetali galleggianti situate ai bordi delle lagune della pianuraamazzonica tra i 100 ed i 200 metri s.l.m.. Le associazioni erbacee sono dense epossono raggiungere anche i due metri di altezza. La maggior parte delle specie sonopiante acquatiche delle famiglie delle Araceae, Marantaceae, Thyphaceae (Sierra,1999). Il clima è analogo a quello della tierra firme.Matorral alto montano della Cordigliera amazzonica.Si estende su un’area di 2.335 ha e rappresenta appena lo 0,07% della RAE. Lavegetazione è tipo macchia e non superiore agli 8 metri di altezza e sono moltoabbondanti muschi e licheni; il tasso di endemismo è molto elevato (Sierra, 1999); ilsuolo è a bassa fertilità ed il clima oscilla tra il temperato molto piovoso a temperatoumido (Holdrige, 1967). In questo ecosistema si trovano molte specie ancorasconosciute delle famiglie Myrtaceae, Humiriaceae e Lauraceae. Il suolo è a bassafertilità. La temperatura oscilla tra i 12 ed i 18 gradi Celsius e le precipitazioniannuali medie sono di 1.500 mm (ECORAE, 2002).Bosco sempreverde pedemontano dell’AmazzoniaRicopre un’area di 138.058 ha che equivale al 4,04% della RAE. Tra i 600 ed i 1300metri si sviluppa una fascia ecotonica tra le specie amazzoniche ed andine (ECORAE,2002). La volta forestale di queste formazioni vegetali supera i 30 metri di altezza. Lepiante arboree emergenti appartengono al genere Dacryode (Sierra, 1999). Il caratteredi ecotono è dato dalla presenza di alcuni generi tipici delle Cordigliera andina come 65
  • Saurauia, Hedyosmum, Brunellia e Weinmannia (Ibid., 1999). La diversità biologicarelativa agli uccelli è decisamente alta: 465 specie che costituiscono più del 30% deltotale ecuadoriano (ECORAE, 2002). Il suolo ha una bassa fertilità ed il clima fluttuatra il molto umido subtropicale e piovoso tropicale con una temperatura tra i 18 ed i24 gradi e precipitazioni annuali al di sopra dei 2.000 mm (Holdrige, 1967).Bosco sempreverde basso montano delle Ande orientaliL’area è di 67.406 ha ed equivale all’1,97% della RAE estendendosi in un intervalloaltimetrico tra i 1.300 ed i 2.000 metri s.l.m. Le piante rampicanti sono menopresenti, mentre felci, orchidee ed i muschi diventano più abbondanti (ECORAE,2002). Il suolo presenta una bassa fertilità ed il clima è temperato molto piovoso otemperato umido; la temperatura oscilla tra i 12 e 18 gradi Celsius, con unaprecipitazione annuale media di 1.500mm (Holdrige, 1967).Le tipologie di ecosistemi appena discusse verranno riprese nel capitolo 4 dove sonostate sviluppate le analisi quantitative con il software G.I.S. prendendo in esame gliambienti naturali modificati dalle attività antropiche.2.3.2 La Riserva della Biosfera Yasuní: biodiversità e gestionedell’area protettaPer soddisfare le condizioni della conservazione in situ e l’uso sostenibile degliecosistemi naturali e della biodiversità il governo ecuadoriano ha istituito il SistemaNazionale delle Aree Protette (SNAP) attraverso il decreto esecutivo numero 74,approvato il 24 agosto 1981 (Ecociencia, IUCN, 2001) (vedi elaborazione G.I.S. fig.2.6 p. 81 ).Il Parco Nazionale Yasuní, grazie al supporto della Food and AgricoltureOrganization (FAO) e della United Nation Environment Programme (UNEP), è statoistituito nel 1979, appartiene al sistema SNAP ed insieme al territorio indigenoWuaorani costituisce la Riserva della Biosfera Yasuní (RBY) che, per la eccezionalediversità biologica e per il patrimonio culturale delle popolazioni indigene, è definita66
  • e riconosciuta nel 1989 all’interno del programma Man and Biosphere dell’UNESCO(Villaverde et al., 2005, p. 82).La RBY è situata a nordest dello stato ecuadoriano, tra i fiumi Rio Napo e RioCuraray, e copre approssimativamente 16800 km2 di cui circa 9800 km2 sono definiticome Parco Nazionale e 7000 km2 come riserva indigena Wuaorani (Villaverde etal., 2005, p. 34) (vedi elaborazione G.I.S. fig. 4.1 pag. 120).Inoltre Tramite il Decreto Esecutivo n° 552 del 1999 è stata creata, al fine di dareun’alta priorità di conservazione e tutela, un’area a “Riserva Integrale” di 7580 km2,denominata Zona Intangible, la quale definisce un limite all’interno del quale vivonoin isolamento volontario gruppi indigeni “non contattati” Tagaeri-Taromenane (vedielaborazione G.I.S. fig. 4.1 pag. 120), appartenenti all’etnia Wuaorani, che simantengono al di fuori dell’influenza del mondo culturale ed economico occidentale.All’interno di quest’area infatti è formalmente interdetta qualunque forma di attivitàestrattiva (Oilwatch, 2005).Il Parco Nazionale Yasuní (PNY), preso in esame dalla Commission on NationalPark and Protected Areas (CNPPA), rientra ufficialmente nella lista dei ParchiNazionali ed aree protette IUCN e, in quanto tale, nel 1979 è stato inserito nellacategoria II (IUCN, 1982, p. 196) designato legalmente come strict protected area(Naughton-Treves et al., 2006).Le formazioni vegetali presenti nella RBY appartengono al bioma del bosco umidotropicale (tropical moist forest, Holdridge 1967) di cui oltre l’80% dell’area èdominata dall’ecosistema tierras bajas de la Amazonia comunemente chiamato tierrafirme, e da terre inondabili por aguas blancas (Varzea) e por aguas negras (Igapò)(secondo il sistema di classificazione di Sierra, 1999) (vedi elaborazione G.I.S., fig.4.2 pag. 123).La R.B.Y. è collocata nella regione inserita tra i venticinque centri di biodiversità(biodiversity hotspots), denominata da Myers Tropical Andes (2000) ed è consideratauna delle aree geografiche con i più alti livelli di biodiversità dove si concentra ilmaggior numero di specie endemiche (Villaverde et al., 2005; ECOCIENCIA, IUCN,2001; Scientists concerned YNP, 2004). In particolare sono stati riscontrati alti livelli 67
  • di biodiversità per piante arboree, epifite, anfibi, rettili, pesci d’acqua dolce, uccelli,chirotteri ed insetti (ECOCIENCIA, IUCN, 2001).Su scala globale la parte occidentale dell’Amazon Basin è una delle 20 aree mondialiche contiene più di 3000 specie di piante vascolari su 10.000 Km2 di superficie(Gomez et al., 1991; Scientists concerned YNP, 2004).L’eccezionale biodiversità e tasso di endemismi presenti all’interno della RBY sonoprobabilmente da ricondursi alla teoria dei “rifugi forestali” del Pleistocene (thePleistocene Refugia Hypotesis) la quale ritiene che, all’interno di aree tropicali e sub-tropicali, le specie abbiano potuto sopravvivere ai drastici cambi climatici delQuaternario isolandosi e continuando i processi di speciazione (Mayr et O’Hara,1985).Complessivamente in tutta l’area della RBY sono state descritte e identificate 1813specie di piante arboree di cui 300 completamente nuove a cui tutt’oggi deve essereancora attribuito un nome scientifico (Ecociencia, 2001).Secondo gli studi condotti dalla Stazione Scientifica di Ricerca Yasuní (UniversitàCattolica di Quito, PUCE) sulla composizione e dinamica forestale, all’interno di unplot di 25 ha di area sono state censite 1.104 specie di piante arboree ed arbustive.Tale valore di diversità biologica è comparabile solamente con quelli del Lambir HillNational Park (Malaysia) dove sono state registrate 1.182 specie in un plot di 52 ha.(Pitman, 2002; vedi allegato pag. 195 ). Inoltre, solamente riferendosi ad un plot di unettaro prossimo alla Stazione per Ricerca sulla Biodiversità Tiputinì (TBS) nellaRBY, sono state registrate 644 specie di piante arboree. Nella RBY la diversitàspecifica si estende anche ad altri taxa vegetali, tra cui 313 specie di epifite (Kreft etal., 2004), 500 specie di liane (Valencia et al., 2002).Con 567 specie registrate la RBY è ugualmente tra i siti con più alta diversità neltaxon uccelli, di cui l’area protetta ha un ruolo chiave nella conservazione poiché essacontiene il 44% delle 1300 specie di uccelli documentate in Amazzonia, la regionecon il più alto numero di uccelli del mondo (Haffer, 1990 in Scientists concernedYNP, 2004).Anche rispetto ai mammiferi la RBY presenta valori di diversità elevati. Essa ospitacome minimo 173 specie di mammiferi che rappresentano circa il 40% delle specie68
  • presenti nell’Amazon Basin, tale valore è assai indicativo se si pensa che la RAEcostituisce solamente il 2% di superficie del bacino amazzonico. Nella Riserva dellaBiosfera in oggetto, tra l’altro si trovano 10 specie di primati non umani tra cuiAlouatta senicolus, Lagothrix lagotricha, e la nota spider monkey, ossia Atelesbelzebuth (Di Fiore, 2001).Lo stesso dicasi per i chirotteri: 81 specie documentate che rappresenta circa il 10%delle 986 specie note al mondo (Scientists concerned YNP, 2004). All’interno dellaRBY è stata registrata inoltre la presenza di 105 specie di anfibi e di 83 specie direttili, rappresentando, in termini di erpetofauna, la maggior diversità di tutto ilcontinente sudamericano (ECOCIENCIA, IUCN, 2001). Rispetto ciò è rilevante farpresente che la zona di Santa Cecilia, a nord della RBY, aveva il primato di diversitàin erpetofauna con la presenza di 177 specie, il cui habitat però è stato fortementedegradato dai processi di colonizzazione attivatisi lungo le vie di comunicazionedell’industria petrolifera (Read, 1996 in Scientists Concerned YNP, 2004).Anche se non esistono stime precise nella letteratura scientifica esistente, alcuniautori, tra cui Erwin, ritengono che in un ettaro di foresta umida della RBY possanoesserci più di 100 mila specie di insetti ed un numero come 6x1012 individui: la piùalta biodiversità in termini di insetti al momento nota. Moltissime di queste speciesono completamente nuove alla scienza e molti sono i generi che si stanno oggiscoprendo (Erwin in Scientists concerned YNP, 2004).Per la quantità di specie ad alta priorità di conservazione il World ConservationMonitoring Center, utilizzando le categorie IUCN, ha pubblicato nella Lista Rossamondiale numerose specie minacciate d’estinzione presenti all’interno della RBY.Tra i Gravemente minacciati (Critically endangered) a livello globale si segnala lalontra gigante (Pteuronura brasiliensis), il tricheco di Manatee (Trichecus inunguis)che vivono negli ambienti acquatici dei fiumi Yasuní e Pastaza (Carrera, 2006).Anche la CITES ha inserito all’interno delle Appendici I e II numerose specieminacciate, tra cui solo per menzionarne qualcuna, il delfino rosa di fiume (Ineageoffrensis), il puma (Puma concolor) ed il tapiro amazzonico (Tapirus terrestris).Per visualizzare in dettaglio, in base ai dati disponibili, l’elenco delle specie a rischio 69
  • ed il loro grado di minaccia tra i mammiferi, anfibi ed uccelli, in relazione allecategorie IUCN ed alle Appendici I e II cella CITES (vedi tab. 2 in allegati p. 195).Esiste dunque un contesto legislativo articolato in diversi gradi di protezione cheregolamenta i programmi per la conservazione e l’uso sostenibile delle risorsenaturali di tale area protetta. All’interno dello Stato ecuadoriano l’area geograficacorrispondente allo Yasuni, assimilabile alla categora National Park IUCN, èregolamentata dall’Istituto Ecuatoriano Forestales y de Areas Naturales y VidaSilvestre (INEFAN) che si interlaccia con il Ministero dell’Ambiente edell’Agricoltura; la riserva indigena che include il territorio indigeno Wuaorani èstata istituita per decreto legge ma non appartiene al Sistema Nazionale Aree Protette(SNAP); la cosiddetta zona intangibile, ad alta priorità di conservazione, ma collocataal di fuori del Sistema Nazionale delle Aree Protette.A livello internazionale l’insieme del territorio indigeno Wuaorani e il ParcoNazionale Yasuni vanno a costiture la Riserva della Biosfera del programma MAB.Nonostante l’elevato, seppur contraddittorio, complesso sistema di protezione dovutoalle peculiari caratteristiche dell’area di studio ed alla legislazione ecuadoriana,questa zona, situata nella parte occidentale dell’Amazzonia è stata condizionata daglienormi giacimenti petroliferi che ha nel sottosuolo determinando la suddivisione delterritorio in aree geometriche per la produzione petrolifera e sovrapponendo le areead altissima biodiversità con le aree per la produzione petrolifera. (vedi fig. 2.3 p. 71)70
  • Fig. 2.3 Biodiversità per numero di specie di mammiferi, uccelli ed anfibi nei continentiamericani. Sovrapposizione tra biodiversità, aree protette e concessioni petroliferenell’Amazzonia occidentale. (fonte: Ploseone, elaborazione di Finer, 2008) 71
  • 2.3.3 La produzione petrolifera: impatti socio-ambientali.Il petrolio nel suo intero ciclo di produzione è uno dei processi principali checonfigura il territorio amazzonico e, in particolare, per la sua intensità e densità,l’area di studio presa in esame (vedi fig. 4.2 p. 123). L’area di studio si collocaall’interno della più grande riserva petrolifera del territorio ecuadoriano, che coincidegeograficamente con la Regione Amazzonica Ecuadoriana (RAE) (Narvaez, 2001) eche oggi rappresenta uno degli spazi dove le arene di contesa ambientale trovanoespressione (Ortiz, 1999).La cosiddetta colonizzazione petrolifera della RAE è un processo multifattoriale cheè accompagnato da attività parallele che esercitano influenze dirette ed indirette nelterritorio amazzonico ecuadoriano (Fontaine 2003, 2006; Narvaez 1996).E’ infatti tramite le prime attività esplorative (peraltro di scarso successo) che lacompagnia petrolifera Shell nel 1937 costruisce la prima via di comunicazioneterrestre che unisce l’Oriente alle Sierra (Haller et al., 2007). Le attività produttiveperò hanno cominciato ad avere carattere industriale ed economico a partire dagliinizi del 1970, quando la compagnia statunitense Texaco ha cominciato a dislocarenella RAE le prime installazioni per l’estrazione e la produzione di petrolio(Kimerling, 1991).E’ in questo periodo che l’Ecuador intraprende la sua corsa per l’esplorazione e losfruttamento dei grandi giacimenti di combustibili fossili che si trovano nelsottosuolo dell’amazzonia ecuadoriana, realizzando l’insieme delle infrastrutture perpoter facilitare, sostenere ed implementare l’industria petrolifera (Fontaine, 2003).Nel 1971 infatti, dopo aver rilevato la presenza di enormi reservoir petrolifere, lostato ecuadoriano costruisce la seconda via di comunicazione terrestre tra Lago Agrioe Quito e, con l’aiuto economico e tecnico di numerose compagnie petrolifereinternazionali costruisce parallelamente l’oleodotto SOTE (Sistema de OleoductosTran Ecuatorianos) che permette il trasporto del petrolio greggio dalle piattaformed’estrazione e separazione (cracking) alle raffinerie situate sul litorale Pacifico(Haller, 2007). L’oleodotto SOTE affonda le sue radici nel sottosuolo dell’Orienteamazzonico e corre i suoi 500 Km di lunghezza elevandosi sulle Ande per trasportare72
  • il petrolio greggio fino al porto di Balao, nella provincia di Esmeraldas (Ortiz et al.,1995) (vedi elaborazione G.I.S., fig. 4.21 p. 161).La capacità di trasporto del SOTE è stata implementata di tre volte per far fronte aquello che l’Ecuador ha conosciuto come boom petrolero tra il 1970 ed il 2000,trasportando da 250.000 barili di greggio al giorno nel primo periodo fino ad arrivarea 400.000 barili/giorno nel 2005 (Fontaine, 2006).Fig. 2.4 Oleodotto SOTE, passo andino di PapallactaNel 1972 lo stato ecuadoriano è entrato nell’OPEC (Organization of PetroleumExporting Countries) per uscirne nel 1992 a causa della sovraproduzione e per averecceduto le quote di mercato (Narvaez, 2000).Con la continua e crescente domanda da parte dei mercati e l’avanzata della frontierapetrolifera nell’estremo Oriente, l’Ecuador ha ulteriormente implementato ilcomplesso infrastrutturale per il trasporto del greggio costruendo, tramite unconsorzio di compagnie transnazionali tra cui anche l’ENI-AGIP, l’Oleducto deCrudo Pesados (OCP, Oleodotto di Greggio Pesante), che dal territorio indigeno 73
  • Wuaorani all’interno della RBY si allaccia nella località andina di Baeza all’oledottoprincipale SOTE (Arco Oriente, 1999).Attualmente la produzione di petrolio supera i 400.000 barili al giorno che vanno acoprire quasi il 50% del PIB (Prodotto Interno Lordo) ed il 40% delle esportazionidello stato ecuadoriano (Fontaine, 2004).Per consentire le fasi di esplorazione e di sfruttamento dei giacimenti petroliferi lostato ecuadoriano, attraverso il Ministero dell’Energia, ha stabilito criteri e modalitàper il diritto di accesso al sottosuolo amazzonico (Narvaez, 1998).In questo modo, nonostante le numerose aree protette gestite e tutelate all’internodello SNAP (Sistema Nazionale per le Aree Protette, di competenza del Ministerodell’Ambiente) ed i territori indigeni tutelati dalla Costituzione ecuadoriana, l’Orienteamazzonico è stato suddiviso in numerosi lotti petroliferi (Oilwatch, 2005).Le concessioni petrolifere (Oil Blocks) per l’esplorazione e la produzione petroliferaricoprono oggi circa 7 milioni di ettari del suolo nazionale (vedi elaborazione G.I.S.,fig. 4.21, pag. 168) e, nel corso degli anni sono state assegnate a diverse compagniepetrolifere, spesso transnazionali, che hanno notevolmente influenzato il territorionella sua complessità, coinvolgendo Parchi Nazionali, Riserve della Biosfera,comunità locali (indigene e contadine) e territori indigeni legalmente assegnati dallostato.Circa il 60% della Regione Amazzonica Ecuadoriana è suddivisa in lotti petroliferiche si sovrappongono geograficamente al Sistema delle Aree Protette (vedielaborazione G.I.S, fig. 4.22 pag. 162), di cui la categoria Parques Nacionales èriconosciuta dallo stato ecuadoriano e descritta nelle linee guida dell’IUCN tra imodelli di conservazione e protezione dell’IUCN dei Parchi Nazionali (vedidocumento 1 in allegati p. 194).Allo stato attuale, per garantire le attività esplorative ed estrattive, dodici Oil Blockssi trovano all’interno della Riserva della Biosfera Yasuní, inclusa la buffer zone (vedielaborazione G.I.S., fig. 4.23 pag. 163).Gli impatti diretti ed indiretti della colonizzazione petrolifera dell’Amazzoniaecuadoriana sono molteplici e coinvolgono sia la sfera ambientale che quella sociale,74
  • coinvolgendo attori interni come le comunità locali (indigene e contadine) e lo statoecuadoriano ed attori esterni come le compagnie petrolifere.Gli impatti delle attività petrolifere cominciano dalla indispensabile fase esplorativasul campo, tramite la cosiddetta prospezione sismica (seismic prospection) (Ortiz,1995; Fontaine 2003, 2006; Haller et al., 2007). Per sviluppare tali attività vienespianata una porzione di foresta per costruire la base logistica, il primo eliporto, dacui tramite metodi geofisici a riflessione partono le prime linee, di 3 o 5 metri diampiezza, per costruire un graticolato di centinaia di km2 dove vengono posizionaticentinaia di geofoni. Dopo aver scavato fosse profonde 10-20 metri ed aver provocatoesplosioni di cariche di dinamite di 20 libbre ciascuna, si procede alle valutazionigeosismiche (Pieri, 1988; Kimmerling, 1996; workshops Quito 2006a; 2006b, 2006c,2008a interviste semistrutturate). Le esplosioni producono onde d’urto che vengonoriflesse e rifratte in maniera diversa e cambiano la loro velocità a seconda delladensità, consistenza e forma delle rocce nel sottosuolo; in questo modo è possibileindividuare pieghe anticlinali, diapiri ed elementi di discontinuità stratigrafica (Pieri,1988).La seconda fase è quella esplorativa vera e propria che, tramite la perforazione dipozzi denominati wildcats, (i pozzi pionieri), consente di individuare e delimitare icampi petroliferi in base ai risultati prodotti da tali piattaforme d’estrazione che“sondano” il sottosuolo per individuare i reservoir (Pipkin, 2007). Questa fase èindispensabile e delicata poiché solo attraverso valutazioni qualitative e quantitativedei dati provenienti dai wildcats le compagnie petrolifere decidono se procedere allafase estrattiva e produttiva. Le probabilità che i pozzi pionieri abbiano successo èmolto bassa. E’ stato calcolato che vi è solamente una possibilità su 50 che un pozzowildcat dia esito positivo. La probabilità migliora se si considerano tutti i pozzitrivellati, inclusi quelli relativi ai campi petroliferi conosciuti. Tra il 1970 ed il 2003,un pozzo su quattro è stato perforato con successo (Pipkin, 2007). Delle centinaia dipozzi presenti nella RAE buona parte sono wildcats (vedi elaborazione G.I.S., fig4.22 pag. 162)I reflui industriali vengono prodotti a partire da questo stadio del ciclo di produzionee per pratica diffusa vengono dispersi fosse o vasche non impermeabilizzate, o 75
  • semplicemente rilasciati nell’ambiente, senza nessun trattamento, come si vede nellafig. 2.4 all’interno dell’area di studio (Haller et al. 2007, Narvaez 1996, 2000;Oilwatch 2005; 2006a, 2006b, 2008, interviste semistrutturate sul campo).Fig. 2.4 Vasca di raccolta reflui dellindustria petrolifera, San CarlosL’impatto ambientale dell’industria petrolifera più rilevante è quello sui corpid’acqua (Narvaez 2000; Fontaine 2006; workshop Quito, 2006; intervistesemistrutturate sul campo 2006b, 2006d).Il petrolio estratto in Ecuador viene chiamato crudo poiché è una miscela di acqua distrato, gas di origine organica (dal CH4 al C4H10), di origine inorganica (H2S, CO2) esedimenti sciolti (prevalentemente sabbie e gesso). La composizione dell’acqua distrato presente nell’acquifero circostante il giacimento ha una composizione variabile,dipendendo dal tipo di rocce e dalle condizioni di temperatura e pressione che hannodeterminato la formazione del reservoir) (Narvaez, 2000). Se le rocce sono calcareeci si aspetta grandi quantità di calcio, magnesio, potassio ed altri elementi metallici inminor proporzione; se le rocce sono silicee saranno predominanti i silicati di sodio,potassio, calcio, magnesio (Fontaine 2006).76
  • Essendo l’acqua un importante solvente e provenendo da considerevoli profondità nelsottosuolo (3000-5000 metri) contiene inoltre metalli pesanti (come V, Ni, Al, Pb),composti organici a basso peso molecolare, differenti sali inorganici ed alcuni gascome anidride carbonica, ossigeno e azoto (Narvaez, 2000).Fig. 2.5 Fossa per lo smaltimento dei reflui industriali. Dayuma, 2008Se le rocce trappola contengono elementi radioattivi, le stesse acque di strato possonocontenerle. Sono presenti inoltre varie impurità in sospensione, la cui concentrazionepuò rendere l’acqua inutilizzabile anche a fini industriali (Narvaez, 2000).L’acqua petrolifera che fuoriesce dai pozzi d’estrazione inoltre contiene diversiadditivi chimici utilizzati dall’industria per agevolare ed ottimizzare le quantità digreggio da sfruttare (Narvaez, 2000) che viene veicolata attraverso polidotti verso icentri di processamento (Central Processing Facilities, vedi fig. 3.4 pag. 116).L’acqua che deriva complessivamente dalla produzione petrolifera viene chiamatanella letteratura scientifica ecuadoriana agua de formacion e rappresenta il principaleelemento diretto di contaminazione ambientale nella Regione AmazzonicaEcuadoriana (Haller et al., 2007). 77
  • L’agua de formacion viene estratta in proporzioni diverse variando a seconda del sitodi produzione petrolifera, ma rappresenta sempre la parte preponderante del fluidoestratto dal sottosuolo (Narvaez, 2000); in alcuni casi su 10 barili estratti 8 sonocostituiti da agua de formacion (Guerrero, 2008, comunicazione personale intervistasemistrutturata).La produzione petrolifera nella RAE è associata a 217.741 barili di agua deformacion al giorno (Narvaez, 2000) di cui, per le poche informazioni documentate,solamente la compagnia nazionale Petroecuador riversa 31.000 barili diarinell’ambiente (Narvaez, 1996, 2000).E’ infatti lo smaltimento delle acque reflue non trattate dell’industria petrolifera checostituisce l’impatto ambientale e sociale più rilevante il quale può determinare, nellasua complessità, la dimensione del conflitto ambientale.Anche se non sono state condotte molte indagini sull’inquinamento dei sistemiacquatici a causa delle difficoltà operative in loco, la letteratura esistente presenta deidati interessanti.E’ infatti la CORDAVI nel 1991 (Corporacion por la Defensa de la Vida) cheattraverso gli studi condotti sulle qualità delle acque dei bacini fluviali della zona diCoca e Lago Agrio, farà emergere la dimensione del conflitto ambientale amazzoniconell’arena di contesa giudiziaria, portando i risultati delle analisi all’InternationalWater Tribunal di Amsterdam (IWT) (De Marchi, 2004).Tali studi si sono focalizzati principalmente sugli impatti dell’industria petrolifera suicorsi d’acqua e sulle falde freatiche, facendo emergere elevati livelli d’inquinamento.I dati provenienti dall’esame di campioni d’acqua prelevati all’interno dei campipetroliferi hanno rivelato alte concentrazioni di sali e di idrocarburi policicliciaromatici esprimendo valori rispettivamente di 31 g/l e di 1000 ppm. A causadell’elevata densità di drenaggio dei bacini fluviali della RAE sono stati esaminatiinoltre campioni d’acqua provenienti da siti in prossimità dei campi petroliferi e anotevole distanza rivelando concentrazioni di idrocarburi da 10,196 a 0.23 mg/l neiluoghi più lontani (Varea, 1997, pp. 331-333). Il limite individuato della presenza diidrocarburi per la stabilità degli ecosistemi acquatici è di 0.004 mg/l (Narvaez, 2000).78
  • In un altro studio condotto nell’area di studio tra i corsi d’acqua del Rio Napo e RioCoca, dove le comunità locali bevono, pescano e si bagnano, attraverso l’analisi dicampioni d’acqua si sono riscontrate concentrazioni di idrocarburi da 100 a 10.000volte superiori ai limiti consentiti dall’Agenzia per la Protezione Ambientalestatunitense (EPA) (CDES, 1994; Hurtig et al., 1998).A seconda dello stadio del ciclo di produzione petrolifero vengono generati materialireflui differenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo.Ogni pozzo esplorativo perforato produce mediamente 4000 m3 di reflui industrialinon trattati che vengono deposti in fosse scavate nella terra chiamate in gergopiscinas (vedi fig 2.4 p. 76)Solamente all’interno dei Centri per il Processamento del petrolio greggio (CPF)vengono prodotti più di 16 milioni di litri di fluidi reflui ogni giorno, smaltitidirettamente nell’ambiente (Hurtig et al., 1998, p. 25-30).Nonostante non esistano ricerche specifiche condotte su vasta scala, gli impattiambientali diretti sulla biodiversità appaiono rilevanti. In accordo con gli studicondotti dalla CORDAVI all’interno delle formazioni boschive tropicali (TMF)direttamente a contatto con l’industria petrolifera (piattaforme di produzione, CPF,oleodotti) la perdita di flora è stata stimata intorno al 60% delle famiglie, al 71% deigeneri ed al 70% delle specie (Varea, 1997, p. 332).2.3.5 Vie di comunicazione terrestri all’interno dell’area di studioAll’interno del territorio amazzonico ecuadoriano i processi per lo sviluppo dellaproduzione petrolifera determinano impatti a catena per effetto di altre attività comel’agricoltura intensiva (ad esempio la Palma africana), il taglio legale ed illegale dilegname pregiato della foresta tropicale, la colonizzazione agraria campesina(Narvaez, 2000). 79
  • Le infrastrutture stradali costruite per l’esplorazione e la produzione petroliferarappresentano il principale fattore di migrazione e d’espansione dell’agricoltura nontradizionale all’interno dell’area di studio (Walsh et al., 2002).Solamente tra il 1985 ed il 1996 le compagnie petrolifere e lo stato ecuadorianohanno implementato la rete viaria della RAE del 400% portando da 1830 a 7250 Kml’estensione dei tracciati stradali all’interno della foresta umida tropicale (Scientistsconcerned YNP, 2004).Recenti studi hanno stimato che per ogni chilometro di strada costruita all’internodella foresta umida tropicale vengono deforestati 120 ettari, convertendo l’uso delsuolo in attività agricole permanenti.Le strade di maggior importanza dal punto di vista strutturale, di colonizzazioneagricola e di impatto ambientale che coinvolgono la RBY sono la Via Auca e la ViaMaxus.La Via Auca, finanziata e costruita dalla compagnia petrolifera Texaco rappresenta,storicamente, la prima grande “arteria” infrastrutturale di comunicazione terrestre pergarantire l’esplorazione e lo sfruttamento petrolifero all’interno della RAE (Haller,2007). Le prime attività per la costruzione dell’asse stradale all’interno della forestaumida tropicale risalgono al 1972 (Kimerling 1996) e nel corso di trent’anni èdiventata sia la dorsale portante per l’industria petrolifera sia la via principale dellacolonizzazione agricola delle popolazioni locali (vedi elaborazione G.I.S., fig. 3.1 p.112).E’ infatti attraverso la Via Auca e la sua fitta rete di senderos e caminos aperti nellaforesta primaria che gruppi indigeni e colonos si spostano per insediarsi nellecosiddette linee di colonizzazione all’interno della foresta primaria (Walsh et al.,2002).Riguardo a tali processi di colonizzazione petrolifera e successivamente agricola èutile considerare che la RAE ha perso durante questa fase di “modernizzazione” il7,2% di foresta primaria con un tasso di deforestazione che è aumentato dal 6.8% del1986 al 13.5% del 2001. La stessa Via Auca gioca un ruolo chiave in tali processi erappresenta attualmente l’avamposto tra i 14 maggiori fronti di deforestazione alivello mondiale (Myers, 1993).80
  • Gli impatti ambientali delle infrastrutture di comunicazione terrestre sugli ecosistemidella foresta umida tropicale sono ampiamente documentati nella letteraturascientifica e si articolano nella perdita di habitat legato alla deforestazione ed aiprocessi di territorializzazione per sostituzione della copertura vegetale, alladiffusione di agenti inquinanti (spesso per la costruzione di strade nella RAE vengonoutilizzati scarti della produzione petrolifera), l’effetto margine, frammentazione dipopolazioni ed altri elementi legati ad effetti visivi, acustici, e meccanici che possonoinfluenzare il comportamento degli animali e la loro distribuzione (Scientistsconcerned, 2004).Fig. 2.6 Elaborazione GIS: Ecuador, Sistema Aree Protette e concessioni petrolifere 81
  • 2.3.6 Uso del territorioNell’area interessata dallo studio di caso si intersecano logiche di uso eorganizzazione del territorio discordanti se a volte non contrapposte. Molte di questederivano dalla stessa storia di colonizzazione dell’Oriente e dai processi diintegrazione dello spazio amazzonico ad opera dello Stato ecuadoriano (Narvaez,1999).Lo stesso termine “oriente” con il quale viene definita è evocativo e lo colloca in unospazio simbolico dell’immaginario nazionale.Con le spedizioni esplorative dei conquistadores spagnoli come Francisco deOrellana (il primo uomo bianco che ha navigato il Rio Napo e che battezzò il Riodelle Amazzoni) crolla rapidamente il mito di El Dorado e si esauriscono lespedizioni dei “cacciatori” di oro e di diamanti. L’Amazzonia ecuadoriana diventa,per tutto il 1700 ed il 1800, per l’immaginario collettivo delle popolazioni urbane eper le politiche dello stato ecuadoriano, una periferia lontana e inaccessibile(Narvaez, 2000).La Regione Amazzonica Ecuadoriana, per le sue barriere naturali costituitedall’imponente catena montuosa delle Ande, era considerata fino alla metà delnovecento una zona remota e inospitale, una foresta umida fitta e densa nonfacilmente penetrabile abitata da temibili gruppi indigeni, gli Aucas, ossia i“selvaggi” (Cabodevilla, 1999).Il processo di integrazione della regione amazzonica alle logiche modernizzanti delloStato ecuadoriano è cominciato verso la metà del 1900 attraverso l’espansione deimercati mondiali che ha dato il via alla ricerca di nuove materie prime e di risorseenergetiche da sfruttare, con la necessità, allo stesso tempo, di diminuire la pressionedemografica nell’area andina (la Sierra), attraverso l’assegnazione di lotti agricoli, lefincas di 50 ha di terra, agli abitanti delle Ande perché andassero a colonizzare l’areaamazzonica.E’ così che, attraverso la legge di Riforma Agraria e di Colonizzazione (Ley deReforma Agraria y Colonizacion), lo stato ecuadoriano avvia di fatto l’integrazionedella RAE (Region Amazzonica Ecuadoriana) incentivando le migrazioni82
  • nell’Oriente attraverso l’assegnazione di parcelle di terreno ad uso agrario (Vallejo,2003). L’appropriazione dei terreni dell’Oriente amazzonico era libera, ma i titoli diproprietà venivano assicurati alla condizione di deforestare almeno la metà dei 50ettari occupati dai contadini che migravano nella RAE. Questi nuovi attori che siinseriscono nelle dinamiche territoriali migrando all’interno dello spazio amazzonicosono definiti colonos, e possono essere sia gruppi indigeni che meticci (Tapia, 2004).In questo modo venivano attivati i processi d’espansione della frontiera agricola inAmazzonia.A partire dalla scoperta dei primi reservoir petroliferi all’interno della RAE, tra il1920 ed il 1940 ad opera della compagnia Shell Oil, ma soprattutto nel 1972 tramitela compagnia Texaco insieme al Consorzio Ecuadoriano per l’Estrazione Petrolifera(CEPE) si attivano i processi di integrazione dell’Oriente intrecciandosi con lanecessità di mettere a produzione i giacimenti di combustibili fossili presenti nelsottosuolo amazzonico (Narvaez, 2000; De Marchi, 2004).Seguendo il processo di espansione della frontiera agricola e petrolifera è possibileosservare le dinamiche degli attori locali. Le popolazioni indigene, l’attore interno pereccellenza del sistema territoriale amazzonico, vengono in contatto nel corso dellastoria con missionari, esploratori, colonos dalla Sierra e dalla Costa (Tapia, 2004;Narvaez, 1996). Il sistema di organizzazione territoriale delle popolazioni indigene sifondava, sostanzialmente, sulla continuità dei territori ancestrali. Questo significa cheuna popolazione indigena occupava un’estensione molto ampia di territorioamazzonico che risultava quindi a bassa densità demografica, organizzandosi incomunità distribuite in ogni parte dei territori ancestrali. Lo spazio amazzonicodiventa territorio comunitario, di norma sufficiente per il sostentamento e lariproduzione sociale delle popolazioni indigene, attraverso un controllo simbolicodelle risorse naturali attuate attraverso pratiche tradizionali di agricoltura, caccia,pesca e raccolta (De Marchi, 2004).Nei periodi in cui le risorse interne al territorio comunitario diventavano insufficienti,gli appartenenti alla comunità potevano spostarsi nei territori contigui, ad uso comunetra le diverse comunità della stessa popolazione indigena. La logica secondo la qualele comunità si insediavano in un territorio seguiva le vie d’acqua, organizzandosi in 83
  • un sistema territoriale plasmato dai bacini idrografici amazzonici ed utilizzando icorsi d’acqua in ampio spettro di ordini gerarchici (Brownrigg, 1996; Marchetti 2000;Bertoncin, 2004).Nel corso della storia, con l’ingresso nel territorio amazzonico di attori esterni, sisono viste contrapposte sempre due logiche: quella degli attori esterni che cercavanodi accentrare le comunità indigene intorno ai pueblos (villaggi di colonizzazione nellaselva, di norma lungo i fiumi principali), e quella della maggior parte dellepopolazioni indigene che tentavano di fuggire a questa logica allontanandosi ancoradi più verso l’interno, verso le aree meno accessibili, seguendo corsi fluviali minori(Tapia, 2004).Tra gli attori esterni i colonos sono quelli che, pur determinanti nella trasformazionedel territorio amazzonico, si sono integrati in questo processo, venendo nel tempo acondividere con le popolazioni indigene stili di vita e usi del territorio (Moran, 2000).Una differenza determinante tra logiche indigene e logiche esterne si è verificata nelmomento in cui ha avuto luogo la lottizzazione delle concessioni petrolifere (OilBlocks) e la titolazione dei terreni ad uso agricolo nel territorio amazzonico:parcellizzazione contro continuità territoriale.Logiche di sfruttamento produttivo contro logiche di sostentamento. L’Orientediventa quindi lo spazio fisico che contiene le risorse naturali da sfruttare da partedelle compagnie statali o da appaltare a compagnie private nazionali e straniere, perl’estrazione prevalentemente di combustibili fossili, legname ed altri prodottiforestali. I processi di colonizzazione amazzonica vengono portati avanti attraverso laprogressiva costruzione di infrastrutture di comunicazione terrestre, attuata dallecompagnie petrolifere. La prima strada che collega l’Amazzonia ecuadoriana allaSierra risale al 1937, costruita dalla compagnia Shell Oil, e dà il via alla primariorganizzazione territoriale dei colonos nello spazio amazzonico ecuadoriano.E’ attraverso la costruzione di vie di comunicazione stradali pavimentate che haluogo la riorganizzazione territoriale della RAE, determinando processi diterritorializzazione per sostituzione della copertura vegetale (vedi elaborazione GIS.,fig. 3.1 pag 112) (De Marchi, 2004).84
  • Le logiche modernizzanti assunte come regola territoriale dall’attore statale e da attoriesterni come le compagnie petrolifere si sviluppano proprio a partire dalle principalidorsali di comunicazione terrestre, e si intrecciano con i processi di colonizzazioneagricola di cui i colonos sono attori protagonisti.2.3.7 Attori e poste in giocoAllo stato attuale, all’interno dell’area di studio, è presente una dinamica attorialecomplessa che non sempre consente di distinguere nettamente gli attori territoriali ingioco. Si tenterà comunque di interpretare e di categorizzare gli attori presentinell’area di studio in base agli interessi di cui sono portatori ed alle dinamiche checonfigurano il conflitto ambientale. Pertanto è operazione utile dividerli in attori“interni” ed “attori esterni” (Bertoncin, 2004).I principali attori interni si possono distinguere all’interno delle popolazioni locali(indigeni e colonos) e le amministrazioni locali. Lo Stato ecuadoriano in Amazzoniasi comporta invece come attore esterno, ed è a sua volta differenziato in istituzioniministeriali come il MAE (Ministero dell’Ambiente che gestisce il Parco Nazionaleed il territorio indigeno), il Ministero dell’Energia (che si occupa dellaregolamentazione delle attività petrolifere), le Forze Armate (che tramite il Ministerodella Difesa hanno influenze sulla compagnia petrolifera nazionale alla compagniapetrolifera statale Petroecuador) ed infine l’ECORAE (Ente per l’Eco-sviluppo dellaRegione Amazzonica Ecuadoriana) (Narvaez, 2004). Le diverse istituzioni attraversole quali si articola l’azione dello Stato sono portatrici di interessi diversi econtrastanti. Se da un lato il MAE e l’ECORAE dovrebbero garantire laconservazione della biodiversità e l’uso sostenibile delle risorse naturali all’internodelle aree protette, dall’altro lato Petroecuador ed il Ministero dell’Energia giocanoun ruolo egemone nella gestione delle riserve di combustibili fossili all’interno dellaRAE. In questa seconda faccia dell’attore statale si inserisce l’Esercito ecuadorianoche, all’interno del territorio amazzonico, gioca un ruolo non indifferente sia nel 85
  • controllo dei limiti di stato con il Peru’ sia nella salvaguardia delle politichepetrolifere nell’Amazzonia ecuadoriana. (Ortiz, 1999).Anche gli altri attori interni, le comunità indigene e i colonos, presentano logichecontraddittorie che portano a dinamiche territoriali alquanto differenti: una minoranzadelle comunità indigene e dei colonos diventa talvolta parte integrante delle logichedegli attori esterni, come le compagnie petrolifere transnazionali (Fontaine, 2003).Tra gli attori interni si possono ricordare le amministrazioni pubbliche locali, spessoin conflitto con lo Stato.La maggioranza delle comunità indigene e dei colonos presenti nell’area di studio èinvece un attore antagonista alle logiche di sfruttamento produttivo delle risorseenergetiche, di quelle agricole e forestali.Le comunità indigene e i colonos presenti nell’area di studio e direttamente oindirettamente azioni coinvolte nell’area di influenza della Riserva della Biosferasono le seguenti: - le popolazioni indigene Wuaorani - le popolazioni indigene Quichua - le popolazioni indigene Shuar - i contadini colonosLo spazio geografico corrispondente alla Riserva della Biosfera èapprossimativamente riconducibile è quello che è stato il territorio indigenoancestrale degli Wuaorani (Cabodevilla, 1999).Questo gruppo etnico storicamente ha sempre vissuto in isolamento anche rispettoalle altre popolazioni indigene. Solamente nel XIX secolo, quando è cominciata laricerca nell’Amazzonia di piante come il caucciù, è entrato in contatto con altreculture. Per le loro attività tradizionali gli Wuaorani necessitano di un territorio moltoesteso. Le attività sedentarie sono temporanee e praticate attraverso piccolecoltivazioni di yuca manioca (Mahinot sp.) e platano (banana, Musa sp.)Successivamente migrano in un altro punto della foresta tropicale per non esaurire lascarsa fertilità del suolo amazzonico. Prima di migrare in altre zone sono solitibruciare le proprie case e le piccole colture affinché, come dice un indigenoWuaorani “i nutrienti ritornino nel suolo”. Da quando ha preso piede la86
  • colonizzazione dell’Amazzonia ecuadoriana, il territorio indigeno Wuaorani ha subitonotevoli cambiamenti e riduzione areale a causa specialmente delle attività diesplorazione e sfruttamento petrolifero e di imprese di legname. Il ruolo dellarealizzazione del Parco Nazionale Yasuní e dell’istituzione della RBY nellaridefinizione del territorio indigeno Wuaorani non è stato indifferente, provocandonel 1989 dislocamenti via elicottero di numerose famiglie indigene (Vallejo, 2003).Inoltre la costruzione della Via Auca e l’espansione della frontiera petrolifera edagricola in quella zona hanno determinato un cambiamento culturale e geograficorilevante nella popolazione Wuaorani (Toledo, 2001).Le comunità indigene Quichua costituiscono il gruppo etnico più numeroso presentenell’area di influenza della Riserva della Biosfera. È un attore che si è inserito neiprocessi di colonizzazione agricola all’interno dell’area di studio insediandosi o lungole zone ripariali del basso Rio Napo o, utilizzando l’asse stradale portante della ViaAuca, sovrapponendosi ai territori indigeni Wuaorani. In entrambi i casi vive inpiccoli insediamenti nelle zone periferiche della RBY.Le popolazioni indigene Shuar, per la dinamica territoriale legata all’espansioneagricola e petrolifera, giocano un ruolo di colonos. Infatti hanno abbandonato, tra il1960 ed il 1970, i loro territori ancestrali nella fascia pedemontana per andare acolonizzare l’area orientale della RBY, nella zona della via Auca. La maggior partedelle comunità Shuar tuttavia non possiede titoli di proprietà sulle terre occupate. GliShuar, nonostante non abbiano mantenuto legami geografici con la loro terrad’origine, mantengono l’approccio indigeno nella gestione delle risorse naturali,sviluppando prevalentemente attività tradizionali legate a piccole colture itineranti,alla caccia, alla pesca ed alla raccolta (Haller et al., 2007).I colonos rappresentano gli attori interni “migranti” per antonomasia. La maggiorparte di loro sono contadini che sono stati trainati dalle politiche agrarie edeconomiche dello Stato ecuadoriano arrivando in Amazzonia solamente nel decenniosuccessivo alla riforma agraria. A ciascun colono venivano assegnati 50 ha di forestaprimaria di cui la metà doveva essere disboscata per legge (Narvaez, 1996). A partiredalla prima “linea di colonizzazione agricola” parallela all’asse stradale principale, siè successivamente creata una dinamica incontrollabile di occupazione di porzioni di 87
  • foresta che venivano disboscaste per il mercato del legname. Le politiche agrariepromosse dal governo ecuadoriano hanno anche innescato dinamiche di compra-vendita puramente speculativa delle terre titolate, andando a determinare la creazionesu piccola e grande scala di cooperative agricole di colonos organizzate in gradi elivelli differenti (Accion Ecologica, 2006).Le principali attività dei colonos sono legate a diverse forme di agricolturapermanente, principalmente legate alla produzione commerciale di caffè, cherappresenta circa il 70% degli introiti economici famigliari.Tra gli attori esterni antagonisti a quelli sopradescritti si ritrovano lo Stato e lestrutture conservazioniste presenti all’interno della RBY.L’Esercito ecuadoriano è direttamente collegato alla compagnia nazionale petroliferaPetroecuador e spesso collabora con le altre compagnie transazionali che hannoattività estrattive nella RAE (Narvaez, 1996).La presenza delle Forze Armate ecuadoriane dentro la RBY e nel suo intorno èpermanente attraverso il controllo delle vie d’accesso all’area. Giocano inoltre unruolo fondamentale nelle dinamiche del conflitto legato al Petrolio, intervenendo indifesa delle compagnie petrolifere (Haller et al., 2007; 2006, comunicazionepersonale; Guerrero, 2006 intervista semistrutturata).Tra gli attori interni, presenti nell’a area di studio, si collocano le organizzazioni perla conservazione e la ricerca scientifica: la Stazione Scientifica Yasunì (UniversitàCattolica di Quito, PUCE) e la Stazione di Biodiversità Tiputinì (Università SanFrancisco di Quito). La prima si trova sulle rive del fiume Tiputini lungo la viapetrolifera Maxus, ed utilizza come struttura base di ricerca una vecchia piattaformad’estrazione concessagli dalla compagnia Maxus (Riveira, 2006, intervistasemistrutturata). Attraverso un decreto amministrativo dell’INEFAN (IstitutoNacional Ecuatoriano Forestal y de Area Naturales) viene concesso alla PUCE lagestione amministrativa e tecnico-scientifica della stazione di ricerca che è statafinanziata nel primo periodo dalla compagnia Maxus e successivamente dalla Repsol,nuova concessionaria del Oil Block n° 16 (Oilwatch, 2005).L’Università Cattolica per sviluppare le sue attività di ricerca e di conservazionericeve mediamente dalla compagnia Repsol YPF tra i 40 ed i 60 milioni di dollari88
  • all’anno che sono da considerarsi un finanziamento vincolante (Romo, 2006,intervista semistrutturata). In questo senso la PUCE è responsabile delle strategie perla conservazione della biodiversità all’interno della RBY ma, in qualche modo, sicomporta come attore interno sinergico all’attore esterno rappresentato oggi dallacompagnia ispanico-argentina Repsol YPF, titolare della concessione petroliferanumero 16 (Oilwatch, 2005). La Stazione di biodiversità Tiputinì si trova anch’essaall’interno dell’Oil Block n° 16 gestito dalla Repsol e svolge attività di ricerca,educazione e conservazione. La dirigenza politica della Stazione Tiputinì non trovache ci siano incompatibilità tra le attività per la produzione petrolifera e laconservazione della biodiversità all’interno della RBY (Romo, 2006, intervistasemistrutturata).Gli attori esterni presenti nell’area di studio sono prevalentemente compagniepetrolifere multinazionali che hanno individuato nel sottosuolo della RBYun’opportunità di sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Nel corso degli ultimivent’anni si sono alternate diverse compagnie petrolifere in base alle politiche ed agliaccordi inter-governativi dello stato ecuadoriano (Fontaine, 2006). Tra quelle presentioggigiorno, all’interno dell’area di studio, è opportuno ricordare gli operatoriall’interno delle seguenti concessioni petrolifere:- Oil Block n° 16, gestito dal 1993 dalla compagnia Repsol YPF subentrata allaMaxus che ha avuto problemi d’immagine per una gestione dell’area interna allaRBY poco rispettosa dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni Wuaorani. (Riveira,2006, intervista semistrutturata). All’interno di questa concessione petrolifera è statacostruita, dall’omonima compagnia, la strada Via Maxus che penetra per 180 Km laforesta umida tropicale all’interno della RBY. Esercito ecuadoriano e guardie privatedella Repsol YPF controllano rigidamente l’accesso alla strada e quindi anche allaRBY interdicendo l’accesso a personae non gratae come ambientalisti oorganizzazioni conservazioniste non affini alla produzione petrolifera (Proano, 2006,intervista semistrutturata, 2006 osservazione diretta). - Oil Block n° 15, gestito fino al 2006 dalla compagnia statunitense Occidental Petroleum (OXY). La OXY Petroleum è stata responsabile della costruzione non autorizzata della strada petrolifera che si spinge all’interno della buffer 89
  • zone della RBY (vedi elaborazione G.I.S. fig. 4.12) (ENS, 2005). Per aver subappaltato la gestione della concessione a terzi è stata nel 2006 espulsa dall’Ecuador (Fontaine 2006, El Comercio, 2006). - Oil Block n° 10, gestito dalla compagnia italiana ENI-AGIP che è presente con attività di estrazione e produzione petrolifera dal 1987 con la compartecipazione del consorzio statunitense ARCO . Dal 1999 comincia le operazioni di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti petroliferi con il 100% del possesso della concessione. Avendo rilevato nello stesso anno notevoli quantità di petrolio da mettere in produzione, la compagnia italiana ha contribuito fortemente alla costruzione del nuovo oleodotto chiamato OCP (Oleoducto de Crudo Pesado). Il lotto petrolifero dell’ENI-AGIP è situato per la maggior parte all’interno del territorio indigeno Wuaorani nella Riserva della Biosfera Yasuní (Accion Ecologica, 2006; Oilwatch, 2006). - Oil Block n° 31 Petrobras, inserita per quasi la sua totalità all’interno del Parco Naturale Yasuní e del territorio indigeno Wuaorani. Il limite meridionale di questa concessione si sovrappone con la Zona Intangible, riserva “integrale” ad alta priorità di conservazione, dove vivono in isolamento i gruppi etnici Tagaeri-Tanomenane. La costruzione della terza strada petrolifera all’interno della RBY ha sollevato numerosi scienziati che hanno chiesto l’immediata interruzione dei lavori (Scientists concerned YNP, 2004). - Oil Block n° 14 e 17, gestito dall’impresa canadense Encana subentrata alla compagni francese ELF. Per poter consentire le attività di produzione ELF ha implementato la rete stradale della Via Auca e della Via Maxus, sviluppando ramificazioni fino all’interno della sua concessione. Dopo una fase che vedeva la compagnia Vintage Oil come operatore temporanea della concessione, i diritti di esplorazione e produzione passano all’impresa Encana che ha effettuato l’esplorazione con metodi geosismici su 170.000 ha di cui la metà dentro la RBY (OilWatch, 2005). - Oil Block ITT (Ishpingo-Taboncocha-Tiputini). Tale lotto petrolifero è di proprietà della compagnia nazionale Petroecuador e si ipotizza sia la più90
  • grande riserva petrolifera dell’Ecuador con 800.000 milioni di barili di petrolio nel sottosuolo. Al momento sono stati perforati quattro pozzi per la produzione e si sta progettando la costruzione di un oleodotto che trasporti il greggio dal fiume Tiputinì alla stazione petrolifera di Shushufindi. Nel 2007 il governo ecuadoriano, guidato da Correa, ha lanciato una campagna internazionale chiamata ITT-Yasunì che proponeva di non sfruttare gli enormi giacimenti petroliferi presenti nel sottosuolo. La proposta prevedeva che i governi del Nord del mondo comprassero i bond emessi dallo stato versando la metà dei soldi del greggio non estratto. La campagna oggigiorno non ha avuto buon esito (Proano, 2008, intervista semistrutturata; Ordonez, 2008, intervista semistrutturata).All’interno dell’area di studio, lungo i limiti meridionali della buffer zone dellaRBY, ci sono altre aree delimitate per lo sfruttamento dei giacimenti che, essendoancora in fase esplorativa, sono prive delle infrastrutture necessarie allaproduzione (vedi fig. 4.1 p. 120) (ECORAE, 2002).Gli attori esterni sopraccitati e l’attore statale rappresentato da Petroecuador sonoportatori di interessi esclusivamente legati allo sfruttamento delle risorse nonrinnovabili presenti all’interno dell’area di studio e giocano un ruolofondamentale nei processi di territorializzazione nell’Oriente amazzonicoecuadoriano.Gli attori interni, prevalentemente le comunità locali indigeno-campesine, sicontrappongono alle logiche eterocentrate degli attori esterni ma si organizzanonel territorio secondo dinamiche complesse e a volte contraddittorie. Alcuni attoriesterni infatti, come la Repsol YPF e l’ENI-AGIP, tramite l’organizzazione diprogetti “comunitari” e l’impiego della cosiddetta “tecnologia a basso impattoambientale”, hanno costruito altre forme di rapporto con alcune parti degli attoriinterni antagonisti, tra cui le comunità indigene Wuaorani dell’Oilblocks n°16 en°10, rendendo ancor più complessa la dinamica attoriale.Anche se non è cosa semplice identificare e definire le poste in gioco all’internodell’area di studio, perlomeno per quanto riguarda gli attori esterni e l’attorestatale causa gli interessi di cui sono portatori, è possibile rintracciarne una, legata 91
  • ai copiosi giacimenti di combustibili fossili presenti nel sottosuolo della regione amazzonica ecuadoriana (Fontaine 2006). Tale posta in gioco però non coincide con quella degli attori interni, indigeni e colonos, i quali contrappongono le loro logiche d’agire per conseguire rivendicazioni di carattere territoriale. Le arene di contesa ambientale derivate dallo sviluppo del conflitto all’interno dell’area di studio sono molteplici ed intrecciate tra loro, dislocandosi tra il piano giudiziario, quello della mobilitazione, e quello delle controversie scientifiche sugli impatti socio-ambientali della produzione petrolifera (Faggi, Turco, 2001). Gli attori interni, indigeni e colonos, in relazione sinergica con ONG ambientaliste come Accion Ecologica, hanno spesso portato la visibilità del conflitto a livello nazionale ed internazionale, come i numerosi ricorsi al Tribunale delle Garanzie Costituzionali (CGT) ed all’International Water Tribunal di Amsterdam (IWT) (Fontaine, 2006; De Marchi, 2004). A livello nazionale ed internazionale l’istituzione e la realizzazione del Parco Nazionale e della Riserva indigena Wuaorani (che sul piano internazionale assume valore legale di Riserva della Biosfera) hanno contribuito da un lato a portare l’attenzione sulla conservazione della biodiversità e del patrimonio culturale delle popolazioni indigene, dall’altro, insieme alla compartecipazione gestionale di alcune organizzazioni conservazioniste come Fundacion Natura, Wildlife Conservation Society (WCS) giocano un ruolo assai contraddittorio nella riduzione degli impatti ambientali e sociali della produzione petrolifera (Kimerling 1996; Oilwatch, 2005; Riveira, 2006, intervista semistrutturata; Proano, 2006, intervista semistrutturata, Martinez, 2006, intervista semistrutturata) La dimensione e l’evoluzione del conflitto ambientale che ne consegue sarà affrontata nel caso di studio tramite l’incrocio degli interessi in gioco e delle strategie dispiegate per conseguirli, utilizzando come metodo la sovrapposizione cartografica tra la geografia fisica e quella degli attori presenti sul territorio.92
  • 2.3.8 Definizione area di studio tramite analisi G.I.S.L’area di studio comprende il Parco Naturale Yasuní, il territorio indigeno Wuaorani,una buffer zone di 10 km dalla Riserva della Biosfera Yasuní, i bacini idrografici deifiumi Rio Napo e Rio Curaray nonché le principali vie di comunicazioni stradali, cittàed insediamenti antropici.Attraverso un’analisi critica e l’elaborazione cartografica del materiale acquisito,attraverso l’uso di software G.I.S. e l’esperienza diretta sul campo, si è convenutostabilire i limiti dell’area di studio per l’analisi territoriale, sulla base di tre processiimportanti che configurano e modificano il territorio dell’Oriente amazzonicoecuadoriano: - i limiti naturali definiti dai bacini idrografici - la Riserva della Biosfera Yasuní, inclusiva del Parco Naturale e territorio indigeno Wuaorani - le aree delle concessioni per la l’estrazione e la produzione petroliferaIl fitto reticolo idrografico dei rios amazzonici che si snodano all’interno della MoistTropical Forest (MTF) è uno dei fattori dominanti sia nei processi geomorfologici epedogenetici che nei processi di territorializzazione delle comunità indigeno-campesine e di altri attori presenti nell’area (De Marchi, 2004).Per questo motivo la scelta dei limiti dell’area di studio è stata operata anche sullabase dei bacini idrografici tra i quali il Rio Napo ed il Rio Curaray come limitinaturali e barriere semipermeabili della Riserva della Biosfera Yasuní e comeelemento strutturante del contesto amazzonico dell’area in questione.Per il suo fitto reticolo idrografico e per il ruolo che esso gioca nelle poste in giocodei conflitti ambientali dell’Amazon Basin l’acqua è elemento strutturante l’ambientee, nella sua relazione con la componente biotica dei produttori primari, caratterizzanel suo complesso il sistema ambientale amazzonico più di quanto possa farlo unasingola specie o la foresta (M. De Marchi, 2004).Il Rio Napo, con i suoi 1400 km di lunghezza, è uno degli affluenti più lunghi e conmaggior portata del Rio delle Amazzoni e, ad eccezione della suo tratto andino dicirca 250 km dove scorre su alveo roccioso e a ciottoli, si snoda nell’ampia pianura 93
  • alluvionale chiamata Varzea presentandosi, con un’ampiezza media di 1-3 km edando luogo ad oltre 120 isole fluviali (Gonzalez et al., p. 13).Oltre ai bacini idrografici del Rio Napo e del Rio Curaray ed i limiti della RBY comeprocessi determinanti il territorio amazzonico ecuadoriano sono state prese inconsiderazione le aree di concessione petrolifere che si intersecano geograficamentecon i suddetti limiti. Infatti nell’Oriente ecuadoriano (in Ecuador l’area geografica adEst della Cordigliera delle Ande è comunemente denominata come Oriente, ecoincide approssimativamente con lo spazio amazzonico includendo le province diSucumbíos, Orellana, Napo, Pastaza, Morona Santiago e Zamora-Chinchipe) ricopreuna superficie di oltre 135 000 km2 al di sotto dei quali si trovano i maggiorigiacimenti di petrolio.Le aree di licenza per l’estrazione e produzione petrolifera sono passate da circa 300mila ha inizialmente dati in concessione alla compagnia Texaco (1972), a 3,2 milioniha complessivi, ripartiti tra 12 macroimprese nazionali e transnazionali, suddividendogeometricamente l’Amazzonia ecuadoriana in 16 oil blocks da 200 mila ha ciascuno(Narvaez, 2000). Allo stato attuale dei 135.000 km2 di Amazzonia ecuadoriana circail 65% è stato suddiviso in aree di concessione per la produzione petrolifera (Fontaine2004).La definizione dell’area di studio si basa quindi sull’analisi geografica dei sopracitatitre processi di trasformazione del territorio amazzonico. Attraverso l’esaminazionedella cartografia tematica con software G.I.S. si è proceduto a compiere operazioni diintersezione geometrica tra le aree dei bacini idrografici, della RBY e delleconcessioni petrolifere, ottenendo la delimitazione dell’area di studio.Oltre a compiere operazioni di intersezione geometrica per definire i limiti dell’areasi è ritenuto opportuno creare una buffer zone di 10 km intorno al perimetro dellaRBY. E’ utile ricordare come, nonostante la RBY sia stata inserita nei programmiMAB dell’UNESCO, non siano mai state attuate sulla carta o sul campo operazioni dizoning sulla base dei criteri delle Riserve della Biosfera; all’interno della RBY vienequindi totalmente a mancare una zonazione in differenti gradi di influenza antropica(core area, buffer zone, transition zone) capace di conservare l’integrità degliecosistemi da un lato e di consentire attività tradizionali e forme di sviluppo94
  • sostenibile dall’altro. Infatti con i programmi MAB l’UNESCO configura un nuovoparadigma della conservazione della natura dove le aree protette non sono riserve diecosistemi isolate dall’ambiente circostante, bensì sistemi aperti che interagisconocon il mondo esterno integrando nella pianificazione territoriale esigenze, culture emodelli di gestione delle risorse tradizionali delle popolazioni locali (Primack, 2007).Sotto il profilo ecologico le zone cuscinetto possono essere utili a facilitare e favorirela dispersione delle specie e del flusso genico tra le aree centrali a protezioneintegrale (core area), le zone di transizione e l’ambiente circostante la Riserva dellaBiosfera (Primack, 2007, pp. 345-347).Non essendoci alcuna forma di zoning ufficiale all’interno della RBY è stato scelto dicreare un buffer areale intorno al perimetro della Riserva della Biosfera di 10 km e diassegnarli il valore concettuale di buffer zone, o zona de amortiguamento, comericonosciuto nel progetto di Legge Speciale art. 46 per la conservazione e l’usosostenibile della biodiversità in Ecuador che la definisce come “aree pubbliche,private o comunali adiacenti alle Areas Protegidas (AP) che contribuiscono allaconservazione ed all’integrità delle stesse” (Moscoso, 2003, p. 80).Tale zona de amortiguamento, o zona cuscinetto, è già stata elaborata e consideratacome zona d’influenza per la RBY rispetto ad attività antropogeniche che possonocostituire minaccia per la conservazione della biodiversità. In una ricerca conapproccio conservazionista elaborata con G.I.S. sull’abbondanza relativa dimammiferi di media e piccola taglia (> 1 Kg) in rapporto ai gradi di influenza,distribuzione ed intensità delle attività antropogeniche sulla RBY sono stati assegnatidiversi valori lineari per il buffer: 3 km per strade e aree deforestate, 10 km per gliinsediamenti urbani, 5 km per accampamenti di caccia illegale, 1 km per i pozzipetroliferi e 2 km per il taglio selettivo di alberi (Rios et al., 2006). Considerando laRBY come un sistema aperto e complesso e dopo aver preso in esame i sopracitatitematismi cartografici, si sono evidenziati molteplici gradi di accessibilità dipendentidalle reti di comunicazione (stradali, idriche o senderos nella selva), dai centri urbanie pueblos, dalle infrastrutture petrolifere e dalla dinamica dei sistemi sociali, pertantosi è convenuto stabilire in almeno 10 km il buffer d’influenza intorno alla RBY. Dieci 95
  • Km sono inoltre una distanza 10 km sono una distanza facilmente perricorribile apiedi attraverso la creazione di caminos e senderos (Moran, 2000).Nell’elaborazione con G.I.S. per la produzione dell’output cartografico dell’area distudio si sono inseriti inoltre alcuni elementi determinanti i sistemi socio-ambientalidello spazio amazzonico ecuadoriano tra cui: le città principali, insediamenticomunitari indigeni e colonos, le principali vie di comunicazione, le concessionipetrolifere, i limiti provinciali amministrativi. Si veda analisi G.I.S. dell’area di studionella (fig. 4.1 p. 120).Le informazioni geografiche utilizzate per l’elaborazione dell’area di studio sonostate ricompilate in base alla necessità di inquadrare il contesto amazzonicoecuadoriano per l’analisi del territorio, mettendo a fuoco sia le aree protette e lerisorse naturali, sia gli attori ed i processi di territorializzazione.96
  • 3 Materiali e Metodi3.1 Indagine bibliografica e workshops sul campoPrima di procedere all’inquadramento sistemico, all’analisi geografica e quantitativaall’interno dell’area di studio si è proceduto a un’indagine bibliograficamultidisciplinare e allo studio di numerosi testi scientifici esistenti (bibliografiascientifica e di settore, tesi di dottorato, letteratura grigia, fonti secondarie) prodottinell’ambito di ricerca sia sudamericano che nordeuropeo e nordamericano. Oltre adessere stata condotta in rete, l’indagine bibliografica è stata principalmente sviluppataed elaborata sul campo, a Quito, all’interno delle biblioteche e degli archividell’Università Cattolica, dell’Università San Francisco, della FacultadLatinoamericana Ciencias Sociales (FLACSO) sezione studi socio-ambientali, deldipartimento per la protezione ambientale della Provincia di Orellana, nonché pressoOrganizzazioni Non Governative (ONG) per la conservazione della natura(ECOCIENCIA, SIMBIOE, WALSH) ambientaliste (Acciòn Ecologica, rete indigenaAngel Shingre, Land is life). Per l’analisi geografica dell’area di studio e le attività dicampo si è mantenuto un approccio ecosistemico, pertanto l’indagine bibliografica èstata condotta prendendo in esame testi, ricerche e studi di caso sviluppati nell’ambitodell’ecologia del paesaggio, biologia della conservazione, geografia fisica, geografiaumana e sociale, geologia del petrolio, agro-ecologia, antropologia, etnobiologia,diritto ambientale, economia e politica.Durante il periodo di ricerca in Ecuador si è preso parte e si sono acquisiti i lavori deiseguenti workshops, indispensabili ai fini dell’analisi geografica: - “Wuaorani nel vortice della conservazione del Parco Naturale Yasuni”, prof. Ivan Narvaez, Istituto FLACSO, Quito. Data: 20/04/2006: - “Riserva della Biosfera Yasuni tra governance ambientale e governance energetica”, prof. Ivan Narvaez, Istituto FLACSO, Quito. Data: 20/06/2006 - “Petrolio e sviluppo sostenibile nell’Amazzonia ecuadoriana”, prof. G. Fontaine, Istituto FLACSO, Quito. Data: 26/07/2006 - “Amazzonia ecuadoriana: popolazioni indigene tra aree protette e produzione petrolifera.”, Università Politecnica Salesiana, Quito. Data: 30/06/2006 97
  • 3.2 Attività di campoDurante il periodo di permanenza in Ecuador (aprile-settembre 2006, gennaio 2008;vedi tabella 4.1) sono state condotte diverse attività di campo volte da un lato araccogliere dati utili all’analisi geografica quantitativa e a consolidare le conoscenzesull’Amazzonia, dall’altro ad approfondire ed investigare le cosiddette arene dicontesa ambientale (Faggi, Turco 2001, p. 25). Per questo la parte dell’analisi relativaai conflitti ambientali è stata sviluppata attraverso il metodo dell’intervista edell’osservazione partecipante sul campo, raccogliendo informazioni dirette dagliattori sintagmatici, ossia gli stakeholders organizzati con programmi per la difesa deiloro interessi (Faggi, Turco, 2001 p. 58) e recandosi all’interno dell’area di studio peracquisire esperienza sugli impatti socio-ambientali della produzione petroliferanell’Amazzonia ecuadoriana. Pertanto si è ritenuto di notevole importanza per laricerca visitare, all’interno dell’area di studio, le cosiddette vie del petrolio (ViaAuca, La Joya de los Sachas e la zona di Lago Agrio, vedi Fig. 3.1 p. 112), siti perl’estrazione petrolifera, centri per il processamento del petrolio greggio, ma anche lecomunità locali ed il territorio indigeno. Le visite in loco, le interviste e l’esperienzadiretta sono stati procedimenti fondamentali per raccogliere informazioni di primamano sui probabili impatti dell’industria petrolifera sia sull’ambiente che sullecomunità locali. Le attività di campo sono state organizzate con l’aiuto deldipartimento per la protezione ambientale della Provincia di Orellana, diOrganizzazioni Non Governative ambientaliste come Acción Ecologica,dell’Osservatorio per i diritti umani ed ambientali della città di Puerto Francisco diOrellana (El Coca) e della rete indigena Angel Shingre (El Coca).98
  • 3.2.1 Raccolta punti GPSTramite la tecnologia Global Positioning System (GPS) sono stati effettuati rilievi sulcampo all’interno dell’area di studio. Le vie di comunicazione stradale sono correlatecon il cambio di copertura vegetale e con la deforestazione della foresta amazzonica(Laurance et al., 2002) ed avendo considerevoli impatti sia dal punto di vistaecologico come la frammentazione degli habitat (Primack 2003, p. 133) che dal puntodi vista socio-ambientale (Fontaine, 2006) si è ritenuto opportuno percorrere laprincipale via petrolifera, la cosiddetta Via Auca, per raccogliere dati topografici conil GPS. La via Auca inoltre corre parallela alla Riserva della Biosfera Yasuní (RBY)ad una distanza media di 10-20 km ed alcune strade secondarie vi entrano all’interno.Dalla strada principale si propagano i processi di spostamento ed insediamentoantropico all’interno della foresta primaria, dando luogo alle cosiddette linee diprima, seconda e terza colonizzazione. La strada, solo parzialmente pavimentata e perla maggior parte fortemente dissestata, è stata percorsa per tutta la sua longitudinefino all’interno del territorio indigeno Wuaorani (80 km a sud della città di el Coca) elungo le sue ramificazioni laterali. I dati raccolti (trackpoint) con il dispositivo GPSsono stati convertiti con l’apposito software in formato .gpx ed in seguito esportati inshape files per l’elaborazione con software G.I.S.Si è ritenuto opportuno percorrere ed effettuare la raccolta di punti GPS lungo lastrada Via Auca. per ottenere un grafo stradale aggiornato dello stato di avanzamentodella più importante rete viaria petrolifera dell’Amazzonia ecuadoriana. Inoltre illavoro di rilievo sul campo è stato utile sia per verificare l’accuratezza dei datiacquisiti, sia per riportare, tramite l’osservazione partecipante, il modello diterritorializzazione secondo le logiche di terra (Bertoncin, 2005). 99
  • 3.2.2 Interviste e raccolta dati da informatori privilegiatiTramite il metodo dell’intervista si sono raccolte informazioni per quanto riguarda laparte dell’analisi qualitativa relativa ai modelli di protezione e gestione della RBY edai conflitti ambientali.La ricerca qualitativa è stata condotta attraverso interviste semi-strutturate e non-strutturate (P. Alasuutari, 1995) come strumento utile per esplorare le problematicheambientali e inquadrare le principali componenti della valutazione. Per la diversitàdelle parti e dei soggetti interpellati si è convenuto utilizzare il metodo dell’intervistasemi strutturata che ha permesso di far emergere i diversi approcci alla conservazionedella biodiversità, alla difesa delle aree protette e all’uso delle risorse naturali.Il metodo dell’intervista è stato strutturato non tanto in funzione di raccogliere dati subase campionaria, bensì di procedere ad un’indagine qualitativa individuando soggettie parti coinvolti nelle dinamiche territoriali in grado di approfondire, nellacomplessità e nel contesto naturale, le problematiche analizzate. Il metodo d’inchiestaqualitativa inoltre ha permesso di effettuare una triangolazione di dati nell’ambitodegli impatti socio-ambientali della produzione petrolifera e dei differenti modelli digestione delle risorse naturali.Le interviste sono state ripartite tra istituzioni, università e figure di competenza(biologi, geografi ed antropologi) che si occupano della conservazione e dellaprotezione della RBY ed alcuni tra gli attori responsabili delle dinamiche territorialiall’interno dell’area di studio. Il lavoro di inchiesta tramite intervista si è svoltopresso la città di Quito e sul campo in Amazzonia all’interno dell’area di studio. Sonostati interpellati alcuni rappresentanti delle comunità locali, della stazione scientificadi ricerca Tiputini dell’Università San Francisco, alcuni responsabili per la protezioneambientale delle compagnie petrolifere ed esponenti di ONG ecuadoriane.100
  • Persona Ruolo/Istituzione Note Temi trattati Data luogointervistataProf. David Biologia della Note stenografiche; Conservazione 07/07/2006 QuitoRomo conservazione, Univ. intervista semi- della biodiversità; S. Francisco, Quito; strutturata Riserve della co-direttore della Biosfera; Stazione Scientifica di Produzione Ricerca“Tiputini”, petrolifera Riserva della Biosfera all’interno di aree Yasuni protetteDott. Fabricio Biologo presso la Formato audio; Biodiversità; 20/05/2006 QuitoGuaman ONG Ecociencia intervista semi- comunità indigene; strutturata petrolio e conflitti ambientaliSig. Manuel Rappresentante Formato audio; Comunità indigena; 07/04/2006 PuertoMorocho organizzazione intervista petrolio; conflitti Murialdo, indigena CONAIE semistrutturata ambientali provincia di OrellanaDelfín Direttore del Note stenografiche, Gestione del Parco 05/04/2006 Città di ElOrdóñez dipartimento per la formato Nazionale Yasuni; Coca, protezione audio/video; processi 08/04/2006 provincia ambientale, Provincia intervista semi- partecipativi di di Orellana strutturata comunità locali; 12/01/2008 Orellana conflitti ambientaliDott. Jose Antropologo presso la Note stenografiche, Comunità indigene 21/05/2006 QuitoProaño ONG Acciòn formato audio della RBY; conflitti Ecologica, Intervista aperta; ambientali; 06/04/2006 Città di El responsabile delle intervista semi- produzione Coca relazioni con le strutturata petrolifera comunità indigene 05/01/2008 Quito nell’Amazzonia EcuadorianaDott. Bepi Direttore esecutivo Note stenografiche; Comunità indigene; 12/06/2006 QuitoTonello Fondo Ecuatoriano intervista libera programmi UNEP; Populorum Progresio programmi per la (FEPP) - protezione ambientaleSig. Remigio Responsabile per la Note stenografiche; Impatto ambientale; 27/06/2006 QuitoRiveira protezione ambientale intervista semi- conservazione della e le relazioni con gli strutturata biodiversità; Wuaorani per la relazioni compagnia petrolifera comunitarie REPSOL YPFSig.ra Maria Responsabile Formato audio; Produzione 06/04/2006 Citta di ElEspinoza osservatorio Diritti intervista semi- petrolifera; Coca, Umani strutturata comunità indigene; provincia Diritti umani ed di ambientali; OrellanaSig. John Vice sindaco del Formato audio; Comunità locali; 14/01/2008 ComuneGuerrero Municipio di Dayuma intervista semi- impatti socio- di strutturata ambientali della Dayuma, produzione provincia petrolifera di OrellanaComunità di Comunità locale Note stenografiche; Comunità locali; 10/01/2008 ComuneGarcia coinvolta nel conflitto formato audio/video Impatti socio- di GarciaMoreno ambientale Intervista non ambientali della Moreno, strutturata di gruppo produzione provincia petrolifera; di OrellanaTab. 3.1 Principali interviste raccolte sul campo da informatori privilegiati 101
  • Persona Ruolo/Istituzione Note Temi trattati Data luogointervistataEsperanza Presidente della ONG Note Impatti socio- 20/05/2006 QuitoMartinez Accion Ecologica stenografiche; ambientali formato audio dell’industria intervista semi- petrolifera; dinamiche strutturata del conflitto ambientale.Dott. Melissa Ricercatrice presso la Note Conservazione della 22/05/2006 QuitoMoreano Stazione Scientifica stenografiche, biodiversità, Yasuni, Università intervista semi- popolazioni indigene, Cattolica di Quito strutturata ricerca scientificaDott. Diego Geografo presso Note Sisitemi Territoriali 23/05/2006 QuitoAndrade l’Università Cattolica stenografiche, Informativi ed aree semi-strutturata protette in EcuadorSig. Diocles Responsabile Note Comunità indigene; 13/05/2006 Città di ElZambrano dell’Osservatorio per i stenografiche, conflitti ambientali; Coca diritti umani ed formato produzione petrolifera ambientali audio/video 05/01/2008 Intervista aperta; intervista semi- strutturataSig. Jorge Campesino colonos, Note Conflitto ambientale a 14/01/2008 Comune diClaudio arrestato a Dayuma in stenografiche; Dayuma, rapporto con Dayuma, seguito al blocco della formato le istituzioni provincia di Via Auca audio/video Orellana intervista liberaSIg. Diego Operaio della Formato Bonifica degli ambienti 14/1/2008 Comunità diEspinoza compagnia statale audio/video; forestali contaminati San Carlos, Petroecuador intervista semi- da idrocarburi. provincia di strutturata OrellanaDott.ssa Paula Geografa presso Note G.I.S. Comunità 24/05/2006Maldonado Ecociencia Stenografiche; indigene, Quito intervista semi- conservazione strutturataProf. Giovanni Docente di entomologia Note Conservazione della 28/05/2006 QuitoOnore presso l’Università stenografiche; biodiversità; gestione Cattolica di Quito intervista dei parchi naturali semistrutturataDott. Adolfo Medico specialista in Note Produzione petrolifera 20/05/2006 QuitoMaldonado medicina tropicale. ONG stenografiche; e salute umana in Accion Ecologica intervista Amazzonia. semistrutturataSig. Moy Rappresentante delle Formato audio; Riserva della Biosfera 18/01/2008 QuitoEnomenga comunità Wuaorani intervista Yasuni; Comunità semistrutturata indigene; petrolio; impatti socio- ambientaliSig. Guadalupe Sindaco della città di Note Processi di 14/5/2006 Città di ElLLori Coca stenografiche; partecipazione Coca formato audio comunitaria, gestione Intervista non forestale, relazioni con strutturata. lo StatoTab. 3.1 Principali interviste raccolte sul campo da informatori privilegiati102
  • 3.2.3. Problematiche di lavoroLe attività di campo si sono sempre svolte con l’accompagnamento diretto delleorganizzazioni locali e nazionali sopra citate che hanno seguito gli spostamentiall’interno dell’area e garantito l’accesso alle comunità locali indigeno-campesine.Tuttavia, durante gli spostamenti e i rilievi sul campo, si sono riscontrate alcunedifficoltà che hanno limitato l’attività di ricerca. E’ da registrare infatti come leproblematiche direttamente connesse alla conflittualità ambientale, specialmente inzone di produzione petrolifera, abbiano ridotto lo spettro di ricerca sul campo econdizionato profondamente la mobilità all’interno del territorio. L’area di studio inanalisi, inclusa la RBY, comprende attualmente quindici concessioni petrolifere ed èsituata in piena amazzonia ecuadoriana. L’accessibilità sia alla RBY che allecomunità locali al suo interno è possibile attraverso le vie fluviali oppure attraversol’unica via stradale pubblica costruita nel 1994 dalla compagnia petrolifera Maxus.(Finer 2008). Nonostante all’interno del Parco Nazionale Yasuní vi siano le stazioniscientifiche di ricerca dell’Università Cattolica e San Francisco di Quito, i permessi ele visite vengono filtrate dalle compagnie petrolifere titolari delle licenze per losfruttamento dei giacimenti. Le compagnie tendono a limitare, ed in alcuni casi adimpedire, l’accesso al Parco per studi e ricerche indipendenti sugli impatti socio-ambientali della produzione petrolifera. La compagnia REPSOL YPF, titolare dellaconcessione numero 16 (Oil Block 16), controlla direttamente l’accesso al ParcoNazionale Yasuni tramite checkpoints e presidi militari all’inizio della Via Maxus,impedendo di fatto il libero ingresso alla riserva della biosfera.In particolare l’accesso al Parco Nazionale Yasuni è praticamente interdetto, ofortemente limitato, a membri di ONG per il monitoraggio ambientale e per il rispettodei diritti umani (Accion Ecologica, Ecociencia, Amazon Watch) e a personalità ogruppi che hanno una reputazione avversa allo sfruttamento petrolifero. La parzialeentrata di visitatori all’interno del parco denota che valutazioni di impatto ambientale(VIA) e ricerche scientifiche indipendenti sono di fatto inesistenti e difficili dasviluppare (International Commission 2004). In molti casi quindi l’avvicinamentoalle infrastrutture petrolifere, ai pozzi d’estrazione ed in particolare alle vasche di 103
  • raccolta del petrolio fuoriuscito è stato difficoltoso e problematico. Va sottolineatoche l’accompagnamento delle organizzazioni locali all’interno dell’area di studio hapermesso di visitare molti siti abusivi per lo smaltimento di liquami ed acque diproduzione nell’ambiente e di poter riportare, tramite l’osservazione diretta, intervistee fotografie degli impatti socio-ambientali dello sfruttamento dei giacimentipetroliferi nell’amazzonia ecuadoriana. Nonostante l’insieme delle problematiche e ledifficoltà di lavoro sul campo si è riusciti a procedere all’indagine qualitativa, araccogliere dati ed a inquadrare nel vivo le dinamiche, gli attori e le poste in gioco deiconflitti ambientali. Pertanto le attività di campo sono state fondamentali ed hannoassunto prezioso valore nell’elaborazione e nel processamento dei dati geografici. Sito Ubicazione e lavoro sul Inquadramento Data campo territorialeOil Block: Via Auca. Percorrimento della Principale via diPetroecuador strada e raccolta punti GPS; comunicazione petrolifera 10-20 aprile visita alle infrastrutture in amazzonia; interseca la 2006 petrolifere (pozzi, piattaforme, buffer zone della RBY ed pompe, vasche di contenimento) entra nel territorio 17-01-2008 indigeno WuaoraniProvincia Comune di El Coca; visita ed La provincia copre laOrellana interviste a persone di maggior parte della 5-20 aprile competenza presso: superficie della RBY. Il 2006 dipartimento per la protezione Proyecto Bosque è ambientale della provincia di responsabile della Orellana; gestione forestale e della Proyecto Bosque; Osservatorio partecipazione per i diritti umani e ambientali; comunitaria; la rete Angel 4-10 sede della rete indigena Angel Shingre coinvolge ed gennaio Shingre organizza le comunità 2008 indigene presenti nel territorio.La Joya de los Buffer zone della RBY. A nord Zona ad alta criticità 07-04-2006Sachas della città di El Coca, zona con ambientale a causa del elevata densità di infrastrutture e boom petrolifero degli pozzi petroliferi. anni ’80-’90. Viaggio e visite nelle comunità Impatto antropico elevato locali. Osservazione diretta delle a causa della produzione fuoriuscite di petrolio. Interviste petrolifera e monocolture ai rappresentanti delle comunità di palma africana. Cambio locali. quasi totale della copertura vegetale ed uso del suolo.104
  • Comunità di Buffer Zone RBY. Km 26 della Comunità al centro del 06-04-2006Dayuma Via Auca. Visita alla comunità conflitto ambientale. ed interviste. Visita ai pozzi ed ai Comunità locale luoghi contaminati da petrolio. principalmente di colonos. 14-01-2008 Osservazione diretta. Zona ad alta densità di pozzi e infrastrutture petrolifere. Numerose fuoriuscite di petrolio.Comunità di Buffer Zone della RBY. Rio Comunità indigena 11-04-2006Murialdo Napo. Visita alla comunità Kichua. Luogo di ritrovo indigena. Interviste ed ed organizzazione delle osservazione diretta. reti indigene.Comunità del Buffer zone della RBY. Rio Comunità Kichua situata a 14-04-2006Bajo Huino Napo. Visita alla comunità 2-3 km dalle nuove indigena. Interviste ed installazioni petrolifere osservazione diretta. Visita alla della compagnia Perenco piattaforma petrolifera fluviale lungo le rive del Rio della compagnia Perenco Napo.Comunità di Buffer Zone. Via Auca a 10 km Comunità di colonos. 10-01-2008Garcia dalla città di El Coca. Visita alla Zona ad alta densità diMoreno comunità. Interviste ed pozzi ed infrastrutture osservazione diretta. petrolifere. Diretto coinvolgimento nel conflitto ambientale.Tab. 3.2 Attività di campo e luoghi visitati all’interno dell’area di studio3.3 Sistemi Informativi TerritorialiIl principale strumento utilizzato per l’analisi spaziale, quantitativa e geograficaall’interno dell’area di studio è il Sistema Informativo Territoriale (S.I.T), meglioconosciuto con l’acronimo inglese di Geographic Information System (G.I.S.).Tale sistema è costituito da un potente insieme di strumenti che permettono diimmagazzinare, ricercare, trasformare e rappresentare dati spaziali del mondo reale alfine di ottenere scopi specifici (Burrough, 1986 in Gomarasca, 2002). Per moltepliciproblematiche di natura territoriale, dalla gestione delle aree protette alle analisisocio-demografiche, i sistemi G.I.S. risultano essere oggigiorno un’insieme avanzatodi strumenti con elevate capacità di visualizzazione ed elaborazione di informazionigeoreferenziate, utili sia nella la ricerca scientifica che, a livello decisionale, nellapianificazione del territorio. Le tecnologie G.I.S. hanno inoltre notevoli potenzialitànell’analisi spaziale riuscendo a mettere in relazione gli attributi della base di dati con 105
  • la componente geografica rappresentata graficamente, andando a raffigurare unmodello del mondo reale (Gomarasca, 2000).Negli studi di natura ecosistemica va inoltre tenuto in considerazione come ledinamiche dei sistemi vegetali, dei processi di erosione dei suoli, dell’idrologiasotterranea e di superficie, ma anche di popolazione e di urbanizzazione sianoprocessi che mostrano la loro complessità in funzione del tempo e dello spazio,pertanto difficilmente riconducibili a modelli estremamente semplificati o ridotti aduna singola componente del sistema. Negli studi di tale natura è notevolmenteaumentato l’interesse verso i G.I.S. per simulare processi di dinamiche spaziali(Gimblett, 2002).Per la diversità tematica degli strati informativi e la possibilità di metterli in relazionetra loro spazialmente e temporalmente i sistemi G.I.S si sono rivelati assai utili neldescrivere i processi e le interazioni uomo-ambiente.Un approccio molto interessante alla complessità ecosistemica è quello dellaGeographical Information Science (GIScience). La GIScience, integrando lacomponente della teoria scientifica e dei sistemi d’informazione, attraversotecnologie di remote sensing, di statistiche e di analisi spaziali, di modeling esimulazione spaziale, di global positioning systems (GPS) e ovviamente di sistemiG.I.S. prende in esame le interazioni non lineari uomo-ambiente, enfatizzando inparticolare le dinamiche land use/land cover (Walsh, 2002).Tra le potenzialità della G.I.Science emerge quella di poter sviluppare analisi spazialidel territorio nella sua complessità integrando,oltre alle componenti bio-fisiche, datidi carattere antropologico, sociale, produttivo ed economico. In questo modo èpossibile configurare un’analisi sistemica in grado di poter descrivere un’area dalpunto di vista geografico anche in relazione alle dinamiche territoriali (Walsh, 2002).Alcuni dati geografici acquisiti sul campo derivano da processi locali di ParticipatoryG.I.S. (PGIS); i dati acquisiti sono stati effettuati con rilievi GPS e sono relativi allatitolazione delle terre ed alla loro assegnazione alle comunità locali amazzoniche. IlPGIS è una delle pratiche emergenti nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) che si basasul coinvolgimento delle comunità locali attraverso processi partecipativi per106
  • costruire sistemi informativi territoriali in grado di soddisfare le esigenze delle stesse(Rambaldi, 2006).L’indagine cartografica condotta sul campo e l’accesso a banche dati (datigeoreferenziati) hanno consentito l’acquisizione delle informazioni territoriali di baseutili ai fini delle analisi.In seguito all’acquisizione si è proceduto alla pre-elaborazione dei dati operandoconversioni tra proiezioni e sistemi di coordinate differenti, controlli di adiacenza,correzioni geometriche e controllo degli errori.La ricompilazione dei dati geografici è stata effettuata utilizzando il DatabaseManagement System (DBMS) relazionale integrato nel software G.I.S. che haconsentito di gestire operazioni di trasformazione, di ricerca, di manipolazione e diproduzione di nuovi dati di output.Tutti i dati bio-fisici, ecologici, geografici, antropici, socio-economici acquisiti sulcampo sono stati ricompilati ed integrati nel DBMS, creando un data storage che ègeograficamente e temporalmente referenziato e tematicamente differenziato.Per poter sviluppare le analisi spaziali e la produzione di nuovi output cartografici èstato utilizzato il software ArcGis versione 9.0 (ESRI) con il quale sono stati svolti iprocedimenti di ricompilazione dei dati geografici acquisiti, di analisi spaziale, diproduzione di carte tematiche, tabelle e grafici.Le principali funzioni e set di operatori utilizzati con il software ArcGis 9.0 perl’analisi spaziale sono stati: - Operazioni di georeferenziazione - Funzioni di misura per il calcolo di aree, lunghezze, distanze. - Set di operatori di “overlay mapping”, ossia di sovrapposizione cartografica: intersect, clip, union, erase. - Operazioni di buffering, ossia la creazione di aree di rispetto. - Operazioni di conversione: rasterizzazione e vettorializzazione. - Operazioni di density analysis, per il calcolo e la produzione di mappe di densità. 107
  • 3.3.1 Cartografia tematicaPer poter procedere allo studio geografico, all’interno della RAE, delle risorsenaturali, delle formazioni vegetali, degli ecosistemi, delle aree protette, dellepopolazioni indigene ma anche delle vie di comunicazione, delle infrastrutturepetrolifere e della parcellizzazione agraria è stato necessario svolgere un’accurataindagine cartografica in loco presso gli istituti e le organizzazioni competenti.Oltre all’acquisizione delle carte topografiche dell’amazzonia ecuadoriana in scala1:250 000 e 1:50 000 presso l’Istituto Geografico Militare (IGM) di Quito è statasvolta una raccolta di cartografia tematica in formato vettoriale (shape files) e raster edi dati geografici relativi all’area di studio presso istituzioni, università e NGOsecuadoriane. Per poter sviluppare l’analisi spaziale e lo studio dei conflitti ambientalie poterne tracciare traiettorie e scenari all’interno dell’area di studio sono stateraccolte e prese in esame numerose carte tematiche con dati georeferenziati inerenti aisistemi ecologici, sociali e produttivi, compilate sulle base delle componenti fisiche(suoli, bacini idrografici, geomorfologia, clima), biotiche (ecosistemi, formazionivegetali, biodiversità, copertura vegetale), antropiche (insediamenti, comunità,territori indigeni), economico-ecologiche (titolazione agraria, modelli di gestione eduso delle risorse, aree protette e parchi naturali, zonazioni economico-ecologiche) eproduttive (reti di comunicazione, infrastrutture economiche). Particolare attenzione èstata dedicata alle carte tematiche relative alla produzione petrolifera ed alleinfrastrutture per comprendere le dinamiche territoriali che portano allo sviluppo diconflitti ambientali.Dopo aver acquisito in loco la cartografia tematica, attraverso l’utilizzo di softwareGIS, si è proceduto alla presa in esame del materiale ed all’analisi critica dei datigeografici, effettuando dei controlli incrociati con le diverse fonti acquisite per laverifica di incongruenze o di gap nella base di dati geografica. Rispetto a questo, inmolti casi, sono stati utili i metadati inseriti nel materiale della cartografia tematicaacquisita che hanno dato informazione sull’origine dei dati geografici, sullametodologia, sulla scala, sul sistema di riferimento, proiezione e datum.108
  • La compilazione di cartografia tematica, derivata da fotografie aeree e remote sensinged elaborata con software G.I.S., è in Ecuador pratica assai diffusa, sia in ambiti diricerca istituzionali come Università e Ministeri, sia all’interno di NGOs e fondazioniper la conservazione della natura e lo sviluppo sostenibile; l’elaborazione ed ilprocessamento di dati georeferenziati delle componenti biofisiche e di quelle socio-economiche è sovente utilizzata infatti per pianificazioni territoriali, piani di gestionedi aree protette, zonazioni ecologiche-economiche, analisi land use/land cover nonchévalutazioni di impatto ambientale (VIA). Istituzioni Definizione Tematismi Ruolo data visitate dell’organizzazioneECORAE Istituto per l’eco- Componente fisica Promuovere lo sviluppo regionale Componente sviluppo sostenibile 06/05/2006 amazzonico; biotica nell’Amazzonia 15/06/2006 presidenza della Zonazione ecuadoriana e Repubblica ecologica - l’interculturalità economica Infrastrutture varieIGM Ecuador Istituto Geografico Carte topografiche 8/04/2006 MilitareMinisterio Energia Ministero Aree di Assegnazione delle 03/06/2006y Minas dell’Energia; concessione; licenze per lo catasto minierario e infrastrutture; sfruttamento concessioni pozzi e petrolifero petrolifere piattaforme;ECOCIENCIA Fondazione Formazioni Piano di gestione della 09/04/2006 Ecuadoriana per gli vegetali Riserva della Biosfera studi ecologici Ecosistemi Yasuni BiodiversitàSIMBIOE Società per la Aree protette Collaborazione della 04/04/2006 ricerca ed il Insediamenti gestione delle risorse monitoraggio della urbani forestali, Orellana. biodiversità Biodiversità ecuadoriana EcosistemiWALSH Environmental Comunità VIA per le compagnie 07/04/2006 Scientists and indigene petrolifere Engineers Wuaorani. Gestione aree protette Comunità indigene Kichua e colonos.Accion Ecologica NGOs Comunità Difesa dei diritti degli 10/06/2006 indigene e indigeni e delle aree colonos protetteDipartimento Provincia di Zonificazione Protezione ambientale 20/04/2006Ambientale, Orellana ecologica- su scala provinciale.Orellana economica Gestione forestale e 13/01/2008 Proprietà ed uso partecipazione delle risorse comunitaria.Tabella 3.3 – Istituzioni e organizzazioni visitate sul campo per l’acquisizione dellacartografia tematica e base di dati georeferenziati 109
  • In seguito alla raccolta dei materiali geografici si proceduto ad organizzare lacartografia tematica acquisita in una base di dati divisa in 6 campi (fonte, nome dellacarta, tematismo, categoria di primo livello, categoria di secondo livello, scala) e 250records per poter compiere l’analisi comparata e svolgere la ricompilazione dei datigeografici.La raccolta, l’organizzazione in database e l’analisi comparata sono state operazioninecessarie per ricompilare le carte ed i dati geografici al fine produrre una basecartografica tematica che includesse la rete ed i bacini idrografici, gli ecosistemi, leformazioni vegetali, la biodiversità e le specie più rappresentative, le comunitàindigeno-campesine, la titolazione delle terre, le vie di comunicazione, la produzionepetrolifera. Tematismo Fonte Scala Copertura Struttura Utilizzo geometricaLimiti Province:amministrativi ECORAE 1 : 100 000 RAE Poligono Area di studioSistema Carta SNAPNazionale Aree SIMBIOE 1 : 250 000 Ecuador Poligono Area di StudioProtette (SNAP) Carta petrolio Carta comunitàVie di ECORAE 1 : 250 000 Province: Area di studiocomunicazione Napo, Pastaza, Polilinea Carta petroliostradale Orellana, Carta comunità Sucumbios Carta titolazione terre Analisi Regione quantitativa:Sistemi forestali ECOCIENCIA 1 : 250 000 Amazzonica Poligono erosione sistemi Ecuadoriana forestali per RAE impatto antropicoEcosistemi ECORAE 1 : 250 000 Province: Poligono Carta ecosistemi Napo, Pastaza, Carta biodiversità Orellana, SucumbiosBacini Idrografici ECORAE 1 : 250 000 RAE Poligono Area di studio Carta sistemi idrograficiRete idrografica WALSH 1 : 250 000 RAE Polilinea Carta sistemi idrograficiAssegnazione Dip. Geografia 1 : 250 000 RAE Poligono Carta titolazionedelle terre Dip. Geography, delle terre North Carolina Analisi quantitativaComunità locali: RAE Punti Carta comunitàindigeni e indigene ecampesinos campesinosLicenze Min. Energia 1 : 250 000 Ecuador Poligono Carta petroliopetroliferePozzi petrolio Min. Energia 1 : 250 000 Ecuador Punti Carta petrolioCampi petrolio Min. Energia 1 : 250 000 RAE Poligono Carta PetrolioTab. 3.4 Elenco carte utilizzate per l’analisi quantitativa e input cartografici110
  • 3.3 Immagini satellitariOltre alla cartografia tematica digitale si è provveduto ad acquisire diverse immaginisatellitari per compiere operazioni di buffering sulle aree deforestate, lo studio el’analisi quantitativa di una via di comunicazione stradale per la produzionepetrolifera all’interno della Riserva della Biosfera Yasuni, ma anche di controllogeometrico in overlay sulle carte tematiche ricompilate e proiettate in altri sistemi diriferimento.Sono state utilizzate immagini Landsat 7 Enhanced Thematic Mapper Plus (ETM+)che per la loro risoluzione geometrica (da 15 a 30 metri/pixel) e risoluzione spettralesono particolarmente adatte per il monitoraggio della deforestazione regionale.In particolare sono state acquisite scene satellitari Landsat 7 ETM+ scaricate dal sitoGlobal Land Cover Facilities dell’Università di Maryland(http://glcf.umiacs.umd.edu) per il controllo geometrico e quello delle conversioni indifferenti sistemi di coordinate geografiche, nonché per la definizione cartograficadell’area di studio.La Società per la ricerca ed il monitoraggio della biodiversità ecuadoriana(SIMBIOE) ha provveduto a fornire immagini satellitari Landsat 5 TM del 1987 eLandsat 7 ETM+ del 2002, dalla stessa utilizzate per un’analisi diacronica sul cambiodelle copertura vegetale nella zona della cosiddetta “Via Auca”, la principale via dicomunicazione per le attività petrolifere della RAE. L’analisi diacronica acquisita inloco ha dato indicazioni sul trend di cambiamento della copertura vegetale dall’anno1987 all’anno 2002 cosicchè la scena Landsat 7 ETM+ (path 9, row 60; anno 2002) èstata utilizzata per costruire una area di rispetto (buffer) delle aree deforestate intornoalla strada e per produrre analisi quantitative all’interno della zona in analisi. 111
  • Fig. 3.1 Immagini Landsat ETM+ 2002 – Lago Agrio e Strada "Via Auca". Cambio dellacopertura e deforestazione del tipo “spina di pesce” (Elaborazione con G.I.S.)112
  • Sono state inoltre utilizzate scene satellitari disponibili sulla piattaforma GoogleEarth. Tali immagini mostrano in dettaglio una strada recentemente aperta all’internodella foresta primaria senza le autorizzazioni governative (ref) dalla compagniapetrolifera statunitense Occidental-Petroleum per lo sfruttamento dei giacimentipetroliferi nell’area contigua ed all’interno della buffer zone della RBY. Le scenesatellitari in questione sono state prodotte dalla Digital Globe Company e solorecentemente sono state pubblicate e rese gratuitamente disponibili tramite lapiattaforma software Google Earth. Le immagini sopracitate sono scene satellitariortorettificate acquisite dal satellite commerciale QuickBird sul quale è installato unsensore Multispectral con le seguenti bande spettrali (MS Channels): blue (450-520nm), green (520-600nm), red (630-690nm), near-IR (760-900nm). Le immaginiutilizzate per l’analisi spaziale, acquisite dal satellite Quickbird il 18 maggio 2003,sono due scene di 16,5 x 16,5 chilometri al suolo, con coordinate geografiche UTMdi 0.49225° Sud, 76.0639° Ovest e 0.6332° Sud, 76.0677° Ovest; coprono buonaparte della concessione petrolifera n. 15 (Oil Block 15) e alcune parti della RBY. Perla loro elevata risoluzione geometrica (2,4 metri/pixel al suolo) le due scene satellitarimostrano in maniera dettagliata sia l’intera rete stradale (che entra nella buffer zonedella RBY) sia l’insieme delle infrastrutture per l’estrazione ed il processamento delpetrolio greggio. 113
  • Fig. 3.2 Strada OXY Petroleum e buffer zone della RBY, immagine georeferenziata. (fonte: MSChannels, Quickbird, 18/05/2003)Per poter sviluppare l’analisi quantitativa con le sopracitate scene satellitari è statonecessario processare le immagini con i seguenti software:- Google Earth PRO 4.2- Photoshop CS2 (Adobe)- Arcgis 9.0Dopo essersi posizionati con lo strumento zoom di Google Earth a 237 metri dalsuolo sono stati salvati screenshots di tutto il tracciato stradale con risoluzione di1400x1217 dpi (dot per inch) fino alle sue appendici terminali. Si sono ottenuti 60screenshots che sono stati successivamente importati e processati con il programmaPhotoshop CS2 per ricostruire le scene satellitari che coprono la strada petrolifera.Con il file raster ottenuto si è in seguito passati alle operazioni di georeferenziazionecon il software ArcGis 9.0 per poter eseguire le operazioni di digitalizzazione edanalisi quantitative. Per le operazioni di georeferenziazione sono stati individuati con114
  • Google Earth otto punti ben riconoscibili all’interno dell’area, quindi si è procedutoall’inserimento manuale delle coordinate x ed y con ArcGis 9.0. Successivamente si èproceduto ad un controllo degli errori di georeferenziazione tramite operazioni dioverlay con altre carte tematiche acquisite, rilevando uno scarto di 10 metri circa. Pereffettuare i processi di georeferenziazione e l’analisi spaziale dell’area si è mantenutoil sistema di riferimento WGS84.Fig. 3.3 Screenshot su piattaforme petrolifere contigue ad importante alveo fluviale tipo braided.Immagine georeferenziata. (fonte: MS Channels, Quickbird, 18/05/2003) 115
  • Fig. 3.4 Screenshot del Centro di processamento del petrolio (CPF) della Occidental Petroleum lungo labuffer zone della RBY. (fonte: MS Channels, Quickbird, 18/05/2003)116
  • 4 Risultati4.1 IntroduzioneDopo aver effettuato la definizione dell’area di studio nell’Amazzonia ecuadoriana siè proceduto alle indagini quantitative utilizzando i software ArcGis 9.0 per le analisigeografiche e spaziali e Microsoft Excel 9.0 come foglio di calcolo per compilaretabelle e grafici. Utilizzando un approccio ecosistemico per l’indagine territoriale leanalisi quantitative si sono sviluppate approfondendo le problematiche ambientalinell’area della Riserva della Biosfera Yasuní, con particolare riferimento all’impattodelle attività antropiche sui sistemi forestali ed allo sviluppo dei conflitti legati all’usodelle risorse naturali.Se da un lato l’analisi quantitativa è stata orientata sul cambio di copertura vegetaleed uso del suolo (land cover) dall’altro si sono presi in esame i processi diterritorializzazione (Faggi, Turco, 2001) legati allo sfruttamento dei giacimenti edalla produzione petrolifera nello spazio amazzonico, laddove coesistono comunitàlocali (indigene e meticcie) ed aree protette istituite dall’UNESCO all’interno deiprogrammi MAB (Villaverde et al., 2005).In base alla disponibilità dei dati acquisiti, ossia immagini satellitari e cartetematiche, ed al ruolo che le vie di comunicazione stradali hanno nel cambio dicopertura vegetale ed uso del suolo (Walsh, Kelley, 2002) si è convenuto strutturarele analisi quantitative relative all’impatto antropico intorno ai principali accessiall’interno della foresta primaria. Pertanto le analisi quantitative di tipo landcover/land use in rapporto alle vie di comunicazione stradali sono state le seguenti: - analisi diacronica della copertura forestale e studio del rapporto tra attività antropiche e sistemi forestali - ground truth (“verifica al suolo”) e costruzione del grafo stradale tramite i punti GPS raccolti sul campo della principale rete viaria della RAE (Via Auca) - aree protette e produzione petrolifera: analisi geografica e quantitativa con approccio transcalare. 117
  • - digitalizzazione da immagini satellitari ed analisi quantitativa sulla strada petrolifera costruita illegalmente dalla compagnia Occidental Petroleum (Environment News Service, 16/02/2005). - calcolo della densità delle installazioni per l’estrazione petrolifera a scala macroregionale. - analisi comparativa a scala macroregionale tra la carta di densità delle installazioni petrolifere e la carta tematica delle aree con elevata degradazione degli habitat. - analisi quantitativa e comparativa dei modelli di territorializzazione nell’intorno della rete stradale Via Auca ed il bacino idrografico Curaray4.2 Area di studioL’elaborazione cartografica per la definizione dell’area di studio si è basata suiseguenti tematismi: - cartografia tematica dei sistemi amministrativi acquisiti in loco presso l’Istituto per l’eco-sviluppo della Regione Amazzonica Ecuadoriana (ECORAE); scala 1 : 250 000; datum Provisional South America 1956, Z18S. - Cartografia tematica delle aree protette appartenenti allo SNAP, acquisite in loco presso ECORAE; scala 1 : 250000; datum Provisional South America 1956, Z18S. - Cartografica tematica del sistema di comunicazione stradale; scala 1 : 250 000, fonte Geography Department of Carolina; datum Provisional South America 1956, Z17S. - Cartografica tematica dei campi petroliferi, pozzi, polidotti, raffinerie, Central Processing Facilities e infrastrutture petrolifere del Catasto petrolifero e della direzione nazionale delle risorse minerarie (DINAGE); scala 1:250 000, datum Provisional South America 1956, Z18S.118
  • - Cartografia tematica delle comunità indigene Wuaorani, Kichua e degli insediamenti di contadini colonos, acquisiti a Quito presso la Fundación Ecuatoriana de Estudios Ecológicos (ECOCIENCIA); scala 1:250 000, datum Provisional South America 1956, Z18S.- Cartografia tematica degli insediamenti urbani, acquisita presso la ONG Sociedad para la Investigaciòn y Monitoreo de la diversidàd Biologica Ecuatoriana (SIMBIOE); scala 1 250 000, datum Provisional South America 1956, Z18S (fonte: Odeplant)- Immagini satellitari Landsat ETM del 30 agosto 2000; sistema di riferimento WGS84, proiettata in PSAD1956, Z18S; (fonte: Global Land Cover Facilities) 119
  • Fig. 4.1 Elaborazione dellarea di studio: Riserva della Biosfera, comunità locali, limitiamministrativi, concessioni petrolifere, vie di comunicazione.120
  • 4.3 Input cartograficiAttraverso la ricompilazione dei dati geografici acquisiti sul campo sono stati prodottidegli input cartografici, ossia delle carte tematiche elaborate ad hoc, indispensabiliper l’analisi quantitativa, per la discussione sulle dinamiche territoriali e sui conflittiambientali: - carta tematica degli ecosistemi della regione amazzonica ecuadoriana (RAE). - carta tematica del sistema idrografico della RAE. - carta tematica della produzione petrolifera - carta delle popolazioni locali (indigene e campesinos meticce).4.4 Carta tematica degli ecosistemi della RAE: input cartografico.La carta tematica degli ecosistemi è stata prodotta ricompilando i dati geograficiacquisiti in loco presso l’Istituto per l’eco-sviluppo della regione amazzonica(ECORAE). I dati geografici presentano gap informativi dovuti ai cambiamenti deilimiti amministrativi della provincia di Napo ed Orellana, localizzati a cavallo delledue province. E’ stata inoltre riscontrata, nella base di dati ECORAE, unadisomogeneità nella raccolta dei dati, nella loro compilazione e nella metodologiautilizzata; anche i metadata si sono rivelati in gran parte carenti. Pertanto si èproceduto alla ricompilazione cartografica ed all’integrazione dei dati mancantieffettuando triangolazioni con i dati acquisiti in loco presso le ONG Ecociencia edAccion Ecologica.Si è quindi ottenuta la carta tematica degli ecosistemi della RAE utilizzata come inputcartografico per le analisi quantitative relative allo studio di vegetazione, delle reteviaria, delle aree protette e della produzione petrolifera. In particolare sono stati“estratti” i dati relativi alle aree con perdita o elevata degradazione degli habitat esostituzione della copertura vegetale, operando successivamente intersezionigeometriche per le analisi quantitative. 121
  • A causa della diversità degli habitat, del clima e degli ecosistemi, la regioneamazzonica ecuadoriana (RAE) presenta un’elevata diversità biologica in ogni suolivello organizzativo. Il contributo in termini di biodiversità e di tasso di endemismodella RAE porta l’Ecuador ad essere riconosciuto come Paese Megadiverso(Lindenmayer, Mark Burgman, 2005)Ad esempio, nel bacino idrografico del Rio Napo sono state classificate 470 specie dipesci, numero che supera i registri di qualunque altro sistema idrografico del mondo(IUCN, ECOCIENCIA, 2000).122
  • Fig. 4.2 Carta tematica degli ecosistemi della regione amazzonica ecuadoriana (RAE); al centro,evidenziato con il colore bianco, è visibile il gap informativo. 123
  • 4.5 Sistemi idrografici della regione amazzonica ecuadoriana.La cartografia tematica relativa al reticolo idrografico ed al bacino della regioneamazzonica ecuadoriana (RAE) è stata ricompilata utilizzando principalmente i datiministeriali dell’Istituto ecuadoriano per l’eco-sviluppo della regione amazzonica(ECORAE). A causa di gap negli strati informativi, in particolare nell’area dellaRiserva della biosfera Yasuní (RBY), è stato necessario procedere ad integrazioni condati acquisiti presso la Fondazione ecuadoriana per gli studi ecologici(ECOCIENCIA) e con la base di dati geografici della Corporazione per la ricerca edil monitoraggio della biodiversità ecuadoriana (SIMBIOE); è stata comunqueriscontrata anche in questo caso scarsa omogeneità sia nella raccolta dei datiidrografici che nella metodologia della compilazione degli stessi. Nonostante iprocedimenti di integrazione cartografica la copertura dei dati relativi al reticoloidrografico dell’area geografica nord-orientale della regione amazzonica è risultataparziale.L’elaborazione della carta dei sistemi idrografici è stata ritenuta indispensabile sia perl’analisi dei differenti modelli di territorializzazione (Faggi, Turco, 2001) sia perindividuare possibili implicazioni di carattere ambientale nelle aree in cui l’elevatadensità di strutture per la produzione petrolifera ha determinato un importanteinquinamento delle acque superficiali e risorgive, come riportato dal SecondoTribunale Internazionale delle Acque di Amsterdam nel 1992 (Second InternationalWater Tribunal, 1994 in De Marchi, 2004).Tramite l’osservazione diretta e le interviste raccolte sul campo è stata inoltreriscontrata un’elevata presenza di vasche di raccolta, senza struttureimpermeabilizzate e a “cielo aperto” (vedi immagine satellitare e fotografia effettuatasul campo, fig. 4.15 e 4.16 p.), di acque derivanti dalla produzione petrolifera inprossimità di corsi d’acqua e risorgive, nonché di numerose fuoriuscite di petroliogreggio e liquidi idrocarburici dai polidotti, direttamente riversati nell’ambiente.All’interno della carta dei sistemi idrografici sono stati quindi ricompilati i datiministeriali ECORAE relativi all’inquinamento delle acque, che coinvolgonoprincipalmente il bacino del Rio Napo, Rio Aguarico, Conduè e Bonduè.124
  • Nome fiume Area Km2 Livello di contaminazioneRio Aguarico 150.483 AltoRio Napo 107.000 AltoRio Conduè 12.142 AltoRio Duè 4.205 AltoTab. 4.1 Fiumi della Provincia di Orellana con presenza di agenti contaminanti (fonte:ECORAE, 2002)Tenendo in considerazione che la densità di drenaggio media dei fiumi dell’AmazonBasin è di circa 0.2-03 Km/Km2 (Muller, Cochonneau et al., 2000), è stata ritenutaoperazione opportuna individuare un’area campione (laddove i dati del reticolo eranocompleti) ed effettuare il calcolo dell’indice di densità di drenaggio per effettuare unacomparazione.L’area campione è stata individuata in prossimità della riserva della biosfera Yasuní enell’area con elevata densità di strutture petrolifere, nella zona di El Coca. Su un’areadi 2137 Km2 sono stati rilevati 1192 Km di reticolo idrografico, pertanto la densità didrenaggio è di 0.55 Km/Km2.Come si può rilevare dalla cartografia ricompilata, all’interno dell’area della regioneamazzonica (RAE), il sistema si evolve in un reticolo idrografico fittissimo (Strahler,1984) e presenta una tipologia di ramificazione di tipo dendritico.Tutti i bacini idrografici all’interno della Regione amazzonica ecuadoriana (RAE)appartengono al grande e complesso sistema idrografico di drenaggio del Rio delleAmazzoni; essi sono distribuiti in 7 grandi sottobacini che si formano principalmentenella fascia pedemontana della Cordigliera andina (Ministero dell’Ambiente, 2005) edella Cordigliera amazzonica (detta anche terza cordigliera).L’intero corso dei fiumi si sviluppa quindi dal complesso orografico andinoprocedendo da ovest verso est.L’area della regione amazzonica si divide, partendo dal limite con la Colombia, neiseguenti bacini idrografici: - Rio Putumayo - Rio Napo - Rio Tigre 125
  • - Rio Pastaza - Rio Morona - Rio Santiago - Rio MayoConsiderata l’elevata densità del reticolo idrografico è elemento interessanteriscontrare come le popolazioni locali, in particolar modo quelle indigene, tendono acostruire il territorio proprio attraverso ed intorno ai corsi d’acqua, come saràdiscusso nel paragrafo sui modelli di territorializzazione.126
  • Fig. 4.3 Carta del sistema idrografico: idrografia, bacini, fiumi contaminati e larea campione sucui si è calcolata la densità di drenaggio. 127
  • 4.6 Comunità indigene, colonos e centri urbani: input cartografico.All’interno dell’area di studio i sistemi sociali si sono organizzati lungo le vie dicomunicazione fluviali e terrestri. L’area fortemente urbanizzata è rappresentata dallazona compresa tra il Rio Napo ed il Rio Aguarico, all’interno della provincia diSucumbios, nell’Amazzonia ecuadoriana settentrionale prossima al confine con laColombia. Quest’area risulta, a partire dal secolo scorso, inserita all’interno deiprocessi di urbanizzazione legati alla colonizzazione dello spazio amazzonico inseguito alla riforma agraria ed al boom dell’industria petrolifera (Walsh et al., 2002).Pertanto in quest’area i sistemi sociali si strutturano in uno spazio amazzonico semprepiù modernizzato da reti stradali, colture estensive ed complessi infrastrutturalipetroliferi. In quest’area si sono sviluppati centri urbani e altamente popolati come ElCoca, Lago Agrio, Shushufindi, Las Joya de los Sachas ed altri centri minori. Lacosiddetta Via Auca ha dato luogo allo sviluppo di centri urbani minori legati alleattività petrolifere e agricole, con presenza di popolazioni con composizione etnicamista (colonos-quichua) (Vallejo, 2002).Le comunità indigene propriamente dette (Wuaorani e Quichua), presenti all’internodell’area di studio, sono localizzate prevalentemente nella parte meridionale dellastessa e si strutturano in villaggi ed insediamenti di piccole dimensioni lungo le viefluviali del bacino del Rio Napo e Rio Curaray.All’interno dell’area di studio è presente inoltre il territorio indigeno Wuaorani i qualihanno ricevuto, il 3 aprile 1990, il titolo legale dal governo ecuadoriano di RodrigoBorjia (Varea, 1997). Tale territorio indigeno costituisce la cosiddetta Riserva EtnicaWuaorani ricoprendo 612.560 ha dello spazio amazzonico ecuadoriano. Il territorioindigeno si plasma sul reticolo idrografico dei bacini idrografici dei seguenti fiumi:Cononaco, Yasuni, Shiripuno, Tiguino, Cuchiyacu, Curaray, Nushino, Tzapino,Tihueno e Manderoyaco. La Riserva Etnica Wuaorani è collocata all’interno delbacino nord-occidentale del rio delle Amazzoni, al di sotto di 300 metri s.l.m., edinclude le province amministrative di Napo e Pastaza.128
  • Sistemi sociali Territorio indigeno Wuaorani 7708.81 Km2 Comunità indigene Wuaorani 30 Comunità Quichua e colonos 46 Centri urbani 7Tab. 4.2 Sistemi sociali: estensione del territorio indigeno, numero di comunità indigenee meticcie, centri urbani. 129
  • Fig. 4.4 Organizzazione dei sistemi sociali nellarea di studio.130
  • 4.7 Studio dei sistemi forestali amazzonici ed impatto antropicoPer sviluppare questo studio sono state prese in esame le carte tematiche acquisitesul campo relative ai sistemi forestali della Regione Amazzonica Ecuadoriana(RAE). Dopo aver effettuato un’analisi comparativa e critica tra le carte tematicheacquisite presso l’istituzione ministeriale ECORAE e quelle delle ONG nongovernative (ECOCIENCIA, WALSH e SIMBIOE) che operano nel campo dellaconservazione della biodiversità e gestione delle aree protette, è stata ricavata labase di dati geografici su cui effettuare l’analisi quantitativa. A causa di gapinformativi dovuti ai cambiamenti dei limiti amministrativi tra le province diNapo, Orellana e Pastaza non è stato possibile utilizzare la base di datiministeriali di ECORAE ed è stato necessario compiere un’integrazione sia alivello cartografico che a livello di database. La base di dati geografici quindi è ilprodotto della ricompilazione delle carte tematiche sulla copertura vegetaleoriginaria e su quella rimanente acquisite dalla ONG ECOCIENCIA ed integratecon i dati ministeriali di ECORAE.La copertura vegetale originaria è intesa come quella precedente alla cosiddettacolonizzazione agricola nella RAE (ECOCIENCIA, 2002), quindi precedente alsecolo scorso, mentre la copertura rimanente è stata digitalizzata nel 2002(ECORAE, 2002). Pertanto il risultato dello studio risulta essere un’analisidiacronica di tipo land cover all’interno di tale intervallo temporale.Il sistema forestale dell’area di studio è definito da nove formazioni vegetalitipiche degli ecosistemi tropicali amazzonici (Sierra, 1999) che si estendono dallapianura alluvionale del Rio Napo con il Bosco Sempreverde de Tierras Bajas(l’ecosistema geograficamente predominante) alla fascia pedemontana e montanadel versante orientale della Cordigliera andina. Quest’ultime aree geografichesono coperte dalle tipiche formazioni vegetali d’altura, ossia dal BoscoSempreverde Pedemontano alle formazioni vegetali delle aree biogeografichealtitudine, ossia i Paramos (Sierra, 1999).Attraverso le funzioni di overlay di ArcGis, in particolare intersect e clip, sonostate eseguite adeguate intersezioni geometriche per procedere all’analisi spaziale; 131
  • inoltre sono stati sovrapposti i layer del Parco Nazionale Yasuni, il territorio indigeno Wuaorani e la buffer zone di 10 Km dalla RBY come componenti fondamentali dello studio. Dopo aver effettuato operazioni di clipping sull’area di studio precedentemente definita si sono eseguite funzioni di misura per calcolare le aree di ciascuna formazione vegetale. Seguono le ricompilazioni ed elaborazioni cartografiche (output cartografici), le tabelle ed i grafici.132
  • Fig. 4.5 Carta tematica della vegetazione originaria e rimanente 133
  • SISTEMI FORESTALI – COPERTURA ORIGINARIA AREA Km2Bosco Sempreverde de "Tierras Bajas" della Amazzonia 38641.15Bosco de "Tierras Bajas de Palmas y Aguas Negras" 3500.45Bosco Inondabile de "Tierras Bajas por Aguas Blancas" 2354.61Bosco Sempreverde Pedemontano della Amazzonia 1531.77Bosco Sempreverde basso montano Cordigliera Amazzonica 413.50Bosco Sempreverde montano della Cordigliera Amazzonica 58.12Prateria de "Tierras Bajas" della Amazzonia 42.00"Matorral" alto montano umido della Cordigliera della Amazzonia 7.63Paramo de Almohadillas 0.61Totale superficie Km2 46549.88 Tabella 4.3 Copertura vegetale originaria: formazioni vegetali ed calcolo delle aree134
  • Fig. 4.6 Copertura vegetale originarias 135
  • SISTEMI FORESTALI - COPERTURA RIMANENTE AREA Km2Bosco Sempreverde de "Tierras Bajas" della Amazzonia 33748.65Zona intervenida1 5819.70Bosco de "Tierras Bajas de Palmas y Aguas Negras" 3465.22Bosco Inondabile de "Tierras Bajas por Aguas Blancas" 1897.89Bosco Sempreverde Pedemontano della Amazzonia 1108.38Bosco Sempreverde basso montano Cordigliera Amazzonica 405.02Bosco Sempreverde montano della Cordigliera Amazzonica 58.12Prateria de "Tierras Bajas" della Amazzonia 38.62"Matorral" alto montano umido della Cordigliera della Amazzonia 7.63Paramo de Almohadillas 0.61Totale superficie Km2 46549.88Tab. 4.4 Copertura vegetale rimanente: formazioni vegetali e calcolo delle aree.Fig. 4.6 Rappresentazione della copertura vegetale rimanente136
  • 1 Zona Intervenida: termine spagnolo che si riferisce alle aree soggette ad un totalecambio di copertura vegetale ed uso del suolo con lo sviluppo di colture estensive,urbanizzazione ed industrializzazione; l’area, originariamente ricoperta da forestaprimaria, risulta ecologicamente degradata (cfr. immagini Landsat ETM+, fig 3.1) 137
  • Fig. 4.8 Carta tematica dell’impatto antropico su ciascuna formazione vegetale.138
  • I dati cartografici relativi a Zona intervenida sono stati geometricamente intersecaticon gli altri layer ottenendo le aree di impatto antropico su ciascuna formazionevegetale. L’impatto antropico consiste nelle aree di copertura originaria persa.EROSIONE SISTEMI VEGETALI PER IMPATTOANTROPICO AREA Km2Bosco Sempreverde de "Tierras Bajas" della Amazzonia 4892.5Bosco Inondabile de "Tierras Bajas por Aguas Blancas" 456.7Bosco Sempreverde Pedemontano della Amazzonia 423.4Bosco de "Tierras Bajas de Palmas y Aguas Negras" 35.2Bosco Sempreverde basso montano Cordigliera Amazzonica 8.5Prateria de "Tierras Bajas" della Amazzonia 3.4Tabella 4.5 Impatto antropico: perdita delle formazioni originarie e calcolo dellearee 139
  • EROSIONE SISTEMI VEGETALI PER IMPATTO ANTROPICO Bosco Sempreverde de "Tierras 0.61% 0.15% Bajas" della Amazzonia 0.06% 7.28% Bosco Inondabile de "Tierras Bajas por Aguas Blancas" 7.85% Bosco Sempreverde Pedemontano della Amazzonia Bosco de "Tierras B ajas de Palmas y Aguas Negras" 84.07% Bosco Sempreverde basso montano Cordigliera Amazzonica Prateria de "Tierras Bajas" della AmazzoniaFig. 4.9 Impatto antropico sulle differenti formazioni vegetali.EROSIONE SISTEMI VEGETALI PER IMPATTO copertura vegetale CoperturaANTROPICO originaria sostituita Km2 Km2Bosco Sempreverde de "Tierras Bajas" dellaAmazzonia 35997.78 4892.50Bosco Inondabile de "Tierras Bajas por AguasBlancas" 2277.22 456.71Bosco Sempreverde Pedemontano della Amazzonia 1531.77 423.39Bosco de "Tierras Bajas de Palmas y Aguas Negras" 3500.45 35.23Bosco Sempreverde basso montano CordiglieraAmazzonica 413.50 8.47Prateria de "Tierras Bajas" della Amazzonia 42.00 3.37Tabella 4.6 Comparazione tra le aree di copertura vegetale originaria e l’impattoantropico in termini di superficie su ciascuna formazione vegetale140
  • Km2 copertura vegetale originaria 40000 copertura vegetale sostituita 35000 30000 25000 20000 15000 10000 5000 0 B o sco B o sco B o sco B o sco de B o sco P rateria de Sempreverde Ino ndabile de Sempreverde "Tierras B ajas Sempreverde "Tierras B ajas" de "Tierras "Tierras B ajas P edemo ntano de P almas y basso della B ajas" della po r A guas della A guas Negras" mo ntano A mazzo nia A mazzo nia B lancas" A mazzo nia Co rdigliera A mazzo nicaFig. 4.10 Istogramma comparativo tra le formazioni vegetali originarie e le areesostituite. 141
  • 142 Bo sc oS em pre ve rd e sostituita originaria de "T ie Bo r ra sc sB oI aj a s 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% no "d nd el ab copertura vegetale copertura vegetale il e aA de ma "T zz i er on ras ia B Bo aj a sc sp o or Se Ag mp ua re s ve Bl rd an e ca Pe s" d em Bo on sc tan le aree con sostituzione della copertura. o o de de "T l la ier Am ra s Ba az zo Bo ja nia sc s o Se de Pa mp lm re as ve rd yA e gu ba as ss o m Ne on g ra tan s" oC or dig l ie Pr ra at Am eri a de az zo "T nic ie a rra s Ba ja s" de ll a A ma zz on ia Fig. 4.11 Istogramma comparativo in percentuale tra le formazioni vegetali originarie e
  • 4.8 Ground truth, punti GPS e grafo stradaleLe attività di campo all’interno dell’area di studio includono il rilievo GPS deltracciato stradale della cosiddetta via Auca. Tale strada è stata percorsa in tutta la sualunghezza e lungo le sue ramificazioni laterali cercando di giungere fino alle sueappendici terminali; la rete viaria è stata percorsa su un mezzo a quattro ruote,pertanto il rilievo GPS si è effettuato su strade pavimentate o in terra battuta. E’ statoritenuto opportuno rilevare dati GPS lungo la rete viaria sopraccitata per effettuare lacosiddetta ground truth, ossia una verifica al suolo delle informazioni geografiche espaziali.I dati GPS del tracciato (trackpoints) sono stati processati con il software ArcGis 9.0al fine di elaborare il grafo stradale della via di comunicazione. Il grafo stradaleottenuto dal processamento dei dati GPS raccolti sul campo è stato sottopostoall’analisi comparata con i tracciati viari della medesima via di comunicazione,acquisiti dall’ECORAE ed Ecociencia. Tale operazione si è svolta per quantificare ilgrado di evoluzione e di avanzamento all’interno della foresta primaria della strada inoggetto. 143
  • Fig. 4.12 Evoluzione del grafo stradale della Via Auca dall’anno 2002 all’anno2006144
  • 4.9 Via di comunicazione stradale Occidental Petroleum: analisiquantitativaTramite la piattaforma Google Earth è stata individuata la rete viaria petroliferacostruita illegalmente dalla Occidental Petreoleum (Environment News Service, 2005)che dalle zone ripariali del fiume Rio Napo si dirama in direzione della Riserva dellaBiosfera Yasuní entrando nella buffer zone (vedi fig. 6.11). Dopo aver individuatoun’area campione di 140 Km2 che include tutta la rete viaria strada sopracitata, dicoordinate geografiche UTM 0.49225°- 0.6332° Sud e 76.0677°-76.0639° Ovest,l’immagine, acquisita dal satellite QuickBird MS Channels in data 18/05/2003, è statageoreferenziata con ArcGis 9.0. Successivamente alla georeferenziazionedell’immagine si è proceduto alla digitalizzazione ed all’analisi spaziale delle vie dicomunicazione e delle infrastrutture petrolifere. L’analisi spaziale è stata effettuatatramite funzioni di misura dell’insieme infrastrutturale della Occidental Petroleum(tracciato stradale e strutture petrolifere) e delle intersezioni geometriche con leformazioni vegetali e la buffer zone della RBY. Tali operazioni hanno consentito disviluppare l’analisi quantitativa rispetto alle aree di superficie forestale persa, lalunghezza complessiva delle vie di comunicazione terrestri, delle infrastrutturepetrolifere e delle vasche di raccolta delle acque di produzione petrolifera (Haller,Blochlinger, John et al., 2007). Ciascuna operazione di misura è stata effettuata sia infunzione di un’analisi quantitativa dell’infrastruttura petrolifera all’interno dell’areacampione sia per compiere intersezioni geometriche con l’area della buffer zone dellaRiserva della Biosfera Yasuní.Il tracciato stradale è stato “aperto” all’interno foresta amazzonica primariaintersecando le seguenti formazioni vegetali: il bosco sempreverde di tierras bajas (otierra firme), il bosco inondabile por aguas blancas e il bosco de tierras bajas dePalmas y aguas negras. 145
  • Fig. 4.13 Infrastruttura per il processamento del petrolio greggio della OccidentalPetroleum: Central Processing Facilitis (CPF). (fonte: Panoramio su piattaformaGoogleEarth)146
  • Fig. 4.14 Rete viaria della compagnia petrolifera Occidental PetroleumL’analisi quantitativa ha prodotto i seguenti risultati: Area campione Buffer zone RBYLunghezza tracciato stradale 36.9 Km 14.4 KmLarghezza media del tracciato stradale 23 metri 21 metriLarghezza minima 10 metri 13 metriLarghezza massima 38 metri 38 metriSuperficie deforestata 162 ha 60 haSuperficie strutture petrolifere 110 ha 30 haTotale infrastrutture petrolifere 44 6Tab. 4.7 Operazioni di misura sul tracciato viario e intersezioni con la buffer zone 147
  • Per larghezza del tracciato stradale si intende la parte pavimentata, le banchine el’area disboscata contigua alla strada.La superficie deforestata è in riferimento all’area di foresta primaria che è statadisboscata per consentire l’apertura della via e la costruzione del tracciato stradale.Attraverso l’interpretazione delle immagini satellitari e l’osservazione diretta sulcampo è stato possibile inoltre individuare le vasche a “cielo aperto” di raccolta delleacque di produzione dell’industria petrolifera (Vallejo, 2003) presenti all’internodell’area: - 27 nell’area campione - 6 all’interno della buffer zone della RBYFig 4.15 Immagine georeferenziata - satellite commerciale Quick Bird MS cannel8/05/2003148
  • Fig. 4.16 Vasca di raccolta acqua di produzione petrolifera, 12 gennaio 2008, San Carlos(Prov. Orellana).Le vasche di raccolta contengono idrocarburi, alte concentrazioni di sali e metallipesanti (Hurtig, Sebastian, 2002). Le vasche di raccolta delle acqua di produzioneindividuate all’interno dell’area campione hanno le seguenti coordinate geograficheUTM: toxic pit SUD OVEST 1 0.52863° 76.0419° 2 0.517746° 76.0562° 3 0.506508° 76.0683° 4 0.498614° 76.0725 5 0.497968° 76.0726° 6 0.498059° 76.0728° 7 0.498087° 76.0729° 8 0.494628° 76.0764° 9 0.494779° 76.0759° 10 0.498308° 76.0751° 11 0.498374° 76.0754° 12 0.505384° 76.0849° 13 0.505999° 76.0852° 14 0.529202° 76.0779° 15 0.529751° 76.0793° 16 0.529121° 76.0792° 17 0.529124° 76.0793° 18 0.539529° 76.1006° 19 0.532183° 76.1241° 20 0.529062° 76.1286° 21 0.529044° 76.1288° 149
  • 22 0.529038° 76.1289° 23 0.529427° 76.1295° 24 0.55527° 76.0955° 25 0.555201° 76.0949° 26 0.583364° 76.0765° 27 0.589464° 76.0724°Tab. 4.8 Localizzazione tramite coordinate geografiche delle vasche di raccolta (acquedi produzione petrolifera); i valori sono espressi in millesimi di grado4.10 Via Auca e bacino idrografico Curaray: analisi quantitativa epattern di territorializzazione.All’interno dell’area di studio sono individuabili alcuni modelli di territorializzazionestrettamente correlati alle diverse tipologie di attività antropiche presenti nelterritorio. Utilizzando l’immagine satellitare Landsat ETM+ del 2002 (vedi fig 3.1, p.112)e la cartografia tematica ricompilata del sistema idrografico, della produzionepetrolifera e delle comunità locali, sono state focalizzate due aree territoriali: la zonadella Via Auca ed il bacino idrografico del Rio Curaray. Anche in questa sezionesono state inserite le componenti portanti dell’analisi territoriale: la Riserva dellaBiosfera Yasuní, le comunità locali, le vie di comunicazione (terrestre e fluviale) e laproduzione petrolifera (espressa in aree di concessione e numero di pozzi perl’estrazione). In dettaglio per sviluppare l’analisi quantitativa e comparata tra i duemodelli territoriali sopraccitati sono state prese in esame le seguenti componenti: - Parco nazionale Yasuní - Territorio indigeno Wuaorani (Riseva indigena) - Zona intangibile (riserva integrale) - Vie di comunicazione: la Via Auca ed il reticolo idrografico del bacino Rio Curaray - Centri urbani, insediamenti e comunità locali - Produzione petrolifera: numero e status dei pozzi per l’estrazione, le aree di concessione per l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio.Per poter ricavare il modello territoriale intorno alla via Auca in termini di estensionegeografica sono state prese in esame le immagini satellitari Landsat ETM+ (vedi fig.3.1, p. 112) e l’analisi quantitativa dello studio di vegetazione sviluppato nel150
  • paragrafo 6.1. Tramite l’interpretazione delle immagini satellitari, lo studio divegetazione prodotto, ma anche l’osservazione diretta sul campo si è convenutostabilire in 22 km di distanza lineare la zona di rispetto intorno alla via Auca. Il bufferdi 22 Km lineari è la distanza che intercorre tra l’asse principale della via Auca e gliimportanti elementi di cambiamento della copertura vegetale dovuti ai processi diinsediamento con elevato impatto antropico, che si sviluppano all’interno dellaforesta primaria de tierras bajas dell’Amazzonia.Per quanto riguarda l’area completamente interna alla RBY, di cui fa parte la zonaintangible, le vie di comunicazione terrestri sono marginali o del tutto assenti, e perinquadrare i sistemi di comunicazione presenti nel territorio è stato sufficienteindividuare la zona coincidente i limiti naturali del territorio, ossia il bacinoidrografico del fiume Curaray. 151
  • Fig. 4.17 Modelli territoriali a confronto: bacino idrografico Curaray e Via Auca152
  • L’analisi quantitativa e comparativa tra le due aree geografiche configura due distintimodelli territoriali (pattern territoriali) strutturati secondo le diverse razionalitàterritorializzanti (Turco, 1988) delineando così una forte contrapposizione: logiche diterra e logiche d’acqua (Bertoncin, 2004).Da un lato si ritrovano le pratiche “modernizzanti” del territorio che si sviluppano apartire da una via terrestre, l’asse stradale principale, intorno alla quale si articolano iprocessi di territorializzazione, dall’altro le vie di comunicazione adattate al fittoreticolo idrografico dei fiumi amazzonici. Dall’asse stradale principale si propaganoquindi i processi di colonizzazione agricola ortogonali secondo la tipica geometria aspina di pesce, corrispondenti alle pratiche di territorializzazione per sostituzione (DeMarchi, 2004).L’analisi comparativa tra i due pattern territoriali sopraccitati rivela lacontrapposizione tra logiche d’acqua e logiche di terra e diventa uno strumento utileper codificare il conflitto ambientale (De Marchi, 2004.).All’interno del bacino idrografico del fiume Curaray i sistemi sociali si organizzano esi riproducono lungo le vie di comunicazione fluviale conformando i piccoli villaggidelle comunità indigene Waorani e Quichua (vedi fig. 4.17 pag. 152). Nonostante labassa capacità di carico degli ecosistemi amazzonici l’enorme patrimonio diconoscenze olistiche delle comunità indigeno-campesine riesce ad assicurare laproduzione/riproduzione sociale del territorio (Neves, 1995) e le attività praticatenella gestione ambientale per rispondere ai bisogni alimentari e tecnologici si basanosu un pacchetto di strategie diversificate e scarsamente impattanti: agricoltureitineranti spesso basate sulla policoltura, pesca, caccia e raccolta (Ortiz, 1999). Perquesto le popolazioni locali indigene dell’Amazzonia hanno maturato un’elevataconoscenza dei sistemi ambientali, dalla tassonomia botanico-zoologica allesuccessioni ecologiche, sviluppando la costruzione di un territorio dove prevale ilcontrollo simbolico su quello materiale (De Marchi, 2004) e determinandoun’impronta più morbida sui sistemi forestali.Ed è proprio intorno ai sistemi idrologici che le comunità indigeno-campesinedell’Oriente amazzonico ecuadoriano costruiscono il territorio, attuando pratiche diterritorializzazione basate sulle mediazioni che pedologia e idrografia offrono nel 153
  • rapporto uomo-spazio (Turco, 1988, pp. 59-71) e adattando al bacino fluviale il lorosviluppo comunitario.Nell’analisi comparativa sono stati ricompilati i dati relativi alla demografia pereffettuare operazioni di calcolo della densità media tra i due modelli territoriali. Perottenere infine l’output cartografico i geodata demografici sono stati elaborati per laproduzione della carta tematica che rappresenti la densità in abitanti per Km2. I datirelativi alla densità di popolazione sono stati successivamente classificati in 7categorie progressive.Seguono gli output cartografici e i risultati delle analisi quantitative tra i due patternterritoriali eseguite con il software ArcGis 9.0 ed il foglio di calcolo Excel 9.0.All’interno delle due aree, attraverso operazioni di intersezione geometrica si ècondotta l’analisi quantitativa dei sistemi sociali: comunità indigene, meticcie e centriurbani. Quest’ultimi si riferiscono ad insediamenti “urbanizzati” presenti all’internodel territorio amazzonico. Centri urbani Comunità Wuaorani Comunità Quichua e colonosTerritorio “Via Auca” 25 6 4Territorio bacino Rio Curaray 12 13 22Tabe. 4.9 Comunità locali presenti allinterno del buffer (22 Km) Via Auca e del bacino del RioCurarayIl bacino idrografico del Rio Curaray ha un’estensione di 8024 Km2 mentre la zona dirispetto lungo la Via Auca ricopre 4683 Km2.La densità media di popolazione del bacino del Rio Curaray è di 2,28 abitanti per km2mentre, quella relativa alla zona di rispetto lungo la Via Auca 10,72 abitanti per Km2I dati geografici e numerici sulla demografia sono stati ricompilati dalle fontiministeriali dell’Istituto per l’ecosviluppo regionale amazzonico (ECORAE, 2002)che, a causa di cambiamenti dei limiti amministrativi, presentano gap nellasovrapposizione tra la Provincia Napo e Orellana.In seguito si è proceduto all’analisi quantitativa delle infrastrutture petrolifere intermini di concessioni (Oil Blocks) e pozzi installati per l’estrazione. Numero pozzi petroliferi154
  • Territorio Via Auca 318Territorio bacino idrografico Rio Curaray 34Tabella 4.10 Installazioni per lestrazione petrolifera: comparazione Via Auca e bacinodel Rio CurarayLa produzione petrolifera si articola in base alle concessioni d’area (oil blocks), aglioperatori assegnatari (ossia le compagnie petrolifere) e allo status d’operatività (infase d’esplorazione o in fase di produzione) (Narvaez, 2000) 155
  • Fig. 4.18 Densità di popolazione tra il bacino idrografico Curaray e la via Auca156
  • Oil Block OPERATORE STATUS AREA KM2 DESCRIZIONE 00 Petroecuador produzione 2294.17 Petroecuador 00 07 Keer - McGee produzione 489.16 Keer - McGee 07 14 Vintage produzione 184.32 Vintage 14 15 Occidental produzione 51.27 Occidental 15 17 Vintage produzione 186.03 Vintage 17 21 Keer - McGee produzione 298.10 Keer - McGee 21 30 Senza operatore esplorazione 638.64 Senza operatore 30 C Petroecuador produzione 134.845 Petroecuador C D Petroecuador produzione 39.89 Petroecuador D E Petroecuador produzione 315.51 Petroecuador ETabella 4.11 Concessioni petrolifere presenti allinterno del buffer Via AucaFig. 4.19 Aree delle concessioni petrolifere - territorio Via AucaCome evidenzia il grafico il 60% della superficie assegnata per la produzionepetrolifera è di proprietà della compagnia statale Petroecuador che è subentrata allaTexaco espulsa dall’Ecuador in seguito ai processi internazionali IWT edall’esplosione del conflitto ambientale con la celebre class action Aguinda-Texaco(De Marchi, 2004).In seguito si riportano i dati relativi alla produzione petrolifera all’interno del bacinoidrografico del Rio Curaray 157
  • Oil Blocks OPERATORE STATUS AREA Km2 DESCRIZIONE 10 Agip produzione 1389.00 Agip 10 21 Keer - McGee produzione 465.29 Keer - McGee 21 22 Senza operatore esplorazione 943.31 Senza operatore 22 30 Senza operatore esplorazione 1474.85 Senza operatore 30 32 Senza operatore esplorazione 94.00 Senza operatore 32 35 Senza operatore esplorazione 845.71 Senza operatore 35 37 Senza operatore esplorazione 655.19 Senza operatore 37 E Petroecuador produzione 25.41 Senza operatore ETabella 4.12 Concessioni petrolifere presenti allinterno del bacino idrograficoCurarayFig. 4.20 Rappresentazione delle concessioni petrolifere all’interno del bacinoidrografico CurarayCome emerge dalla ricompilazione dei dati le attività petrolifere sonoprevalentemente in fase esplorativa e, nonostante siano definiti i cosiddetti oil blocks,non ci sono le relative assegnazioni agli operatori.Oltre all’analisi quantitativa e comparativa tra i due territori in questione si èproceduto a operazioni di incrocio tra gli strati informativi relativi alle concessionipetrolifere e la Riserva della Biosfera, per quantificare il grado di sovrapposizione158
  • geografica. Singolarmente ciascuna delle due aree sopra analizzate è statasovrapposta alla RBY e quantificata la superficie e lo stato di operatività dellerispettive concessioni petrolifere.OIL BLOCKS OPERATORE STATUS AREA KM2 DESCRIZIONE 00 Petroecuador produzione 819.67 Petroecuador 00 07 Keer - McGee produzione 79.17 Keer - McGee 07 14 Vintage produzione 184.32 Vintage 14 15 Occidental produzione 2.18 Occidental 15 17 Vintage produzione 186.03 Vintage 17 21 Keer - McGee produzione 298.10 Keer - McGee 21 30 Senza operatore esplorazione 638.64 Senza operatore 30 C Petroecuador produzione 128.59 Petroecuador C D Petroecuador produzione 39.89 Petroecuador D E Petroecuador produzione 315.51 Petroecuador ETabella 4.13 Sovrapposizione delle concessioni petrolifere del buffer Via Auca sullaRBYOIL BLOCKS OPERATORE STATUS AREA KM2 DESCRIZIONE10 Agip produzione 1029.16 Agip 1021 Keer - McGee produzione 465.29 Keer - McGee 2122 Senza operatore esplorazione 612.33 senza operatore 2230 Senza operatore esplorazione 1030.78 senza operatore 3032 Senza operatore esplorazione 15.16 senza operatore 3235 Senza operatore esplorazione 668.70 senza operatore 3537 Senza operatore esplorazione 636.12 senza operatore 37E Petroecuador produzione 25.41 senza operatore ETabella 4.14 Sovrapposizione delle concessioni petrolifere del bacino Rio Curaray sullaRBY 159
  • 4.11 Riserva della Biosfera Yasuní (RBY) e produzione petrolifera:analisi geografica con approccio transcalare.E stato scelto di procedere allanalisi con un approccio territoriale transcalare a livellomacroregionale (P. Bonavero, 2005), considerando nellinsieme e nella complessità laregione amazzonica ecuadoriana (lOriente) come spazio di frontiera agricola edestrattiva. L’analisi geografica ha preso in esame, a tre scale spaziali differenti, laproduzione petrolifera in riferimento alle aree protette e alla RBY: dal complessodelle infrastrutture petrolifere e parchi naturali a scala nazionale (1:1000000), finoall’area di studio (1:100000), utilizzando la regione amazzonica ecuadoriana (RAE)come scala intermedia (1:250000).All’interno del complesso infrastrutturale petrolifero si sono individuati i seguentielementi:aree delle concessioni petrolifere (più comunemente Oil Blocks), strutture perl’estrazione ed il pompaggio del greggio (oil wells, ossia pozzi petroliferi), oleodotti epolidotti (pipe lines).L’analisi quantitativa è stata sviluppata a tre scale differenti prendendo in esame learee delle concessioni petrolifere e le superfici del Sistema Nazionale Aree Protette(SNAP). Oltre alle operazioni di calcolo areale, sono stati conteggiati i pozzipetroliferi e svolte operazioni di misura su oleodotti e polidotti. Una volta effettuatele sopracitate operazioni di misura sono state svolte funzioni di incrocio edintersezione geometrica con la Regione amazzonica ecuadoriana (RAE), l’area distudio e la Riserva della Biosfera Yasuni, utilizzando come “comun denominatore” ilcomplesso infrastrutturale petrolifero.Seguono gli output cartografici alle tre scale differenti ed i risultati delle analisiquantitative.160
  • Fig 4.21 Sistema Nazionale Aree Protette (SNAP) ed infrastrutture petrolifere. 161
  • Fig, 4.22 Regione Amazzonica Ecuadoriana (RAE), infrastrutture petrolifere e Riservadella Biosfera Yasuni.162
  • Fig. 4.23 Area di studio: Parco nazionale Yasuní, territorio indigeno Wuaorani ed infrastruttureper la produzione petrolifera. 163
  • Scala Regione Area di studio Riserva della nazionale amazzonica Biosfera Yasunì ecuadoriana (RAE)Concessioni petrolifere 75216 Km2 61543 Km2 38176 Km2 20246 Km2Pozzi per l’estrazione 990 990 936 235Polidotti (oil pipe lines) 2850 Km 1342 Km 1003 Km 315 KmCampi petroliferi Dato assente 916 Km2 916 Km2 421.8 Km2Tab. 4.15 Analisi quantitativa alle differenti scale : produzione petrolifera Ecuador RAE Area di Riserva della Sup. totale: Sup. studio Biosfera Yasunì 283.560 km² totale: Sup. totale: Sup tot.25384 105646 47740 km² km² km²Concessioni 26.52% 58.2% 79.9% 79.8%PetrolifereTab. 4.16 Concessioni petrolifere e percentuale di superficie coperta. Regione amazzonica ecuadoriana (RAE) "el Oriente" 42% 58% area concessioni petrolifere area senza concessioniFig. 4.24 Aree adibite alla produzione petrolifera: Regione amazzonica ecuadoriana(RAE) 105646 Km2; Oil Bloks 61543 Km2; Superficie senza concessioni: 44103 Km2164
  • Concessioni petrolifere (oil blocks ) e Riserva della Biosfera Yasuní. 2 Area totale RBY: 25384 Km 2 Oil Blocks Area Oil blocks : 20246 Km superficie non 20% concessionata 80%Fig. 425 Rapporto tra la superficie della RBY e le aree concessionate per la produzionepetrolifera4.12 Installazioni per l’estrazione petrolifera e Riserva della BiosferaYasuní: carta di densità.Dopo aver esaminato gli output cartografici derivati dalla ricompilazione dei datigeografici sulle installazioni per l’estrazione petrolifera ed aver rilevato l’elevataconcentrazione di pozzi all’interno dell’area di studio, in particolare in zone contiguealla RBY, è stato ritenuto opportuno procedere ad un calcolo di densità e elaborareuna carta tematica che rappresenti tali valori. Utilizzando come input cartografico lacarta delle installazioni per l’estrazione petrolifera su scala macroregionale (vedi fig.4.22 p. 162) sono state eseguite operazioni di overlay e funzioni density tramite ilsoftware ArcGis 9.0 per processare i dati geografici.Poiché l’area di studio è situata all’interno del bosco umido tropicale (bht)amazzonico e la RBY è stata dichiarata riserva della biosfera per l’elevato indice dibiodiversità, è stato ritenuto opportuno individuare in 100 km2 la superficie pereffettuare il calcolo di densità, ossia una distanza di 5.643 metri (raggio del buffer 165
  • puntuale) dalle installazioni petrolifere, impostando un output cell size di 800 metrilineari.Dopo aver convertito i dati vettoriali in dati raster si proceduto alla classificazione deivalori, selezionando 5 classi per rappresentazione cartografica.La carta di densità precedentemente elaborata ha espresso un’alta concentrazione diinstallazioni per l’estrazione petrolifera all’interno dell’area di studio. In particolare ladensità dei pozzi aumenta nelle zone contigue alla RBY (specialmente nel quadrantenord-ovest), è presente in ampie aree della buffer zone ed in numerosi casi è alta (da31 a 50 pozzi) persino all’interno della riserva della biosfera (vedi elaborazione GIS,fig. 4.26 p. 167).In seguito riportiamo l’output cartografico della carta di densità.166
  • Fig. 4.26 Densità delle installazioni petrolifere per lestrazione del petrolio greggio 167
  • 4.13 Analisi comparativa ed overlay tra carta di densità delleinstallazioni petrolifere e Zona intervenida.In base all’elaborazione delle carte ed all’analisi quantitativa dell’impatto delleattività antropiche sulla copertura vegetale e sulle infrastrutture petrolifere(concessioni, pozzi per l’estrazione, ed oleodotti) si è ritenuto opportuno verificare ilgrado di sovrapposizione tra i sopraccitati tematismi.Ipotizzando una relazione stretta, anche se non di linearità, tra la densità delleinstallazioni per l’estrazione del greggio e la cosiddetta zona intervenida, è statoritenuto utile effettuare un’analisi comparativa tra le due carte tematicheprecedentemente elaborate.Sono state ricompilate ed elaborate ad hoc le carte includendo i tematismisopraccitati ed aggiungendo su ciascuna il layer delle infrastrutture di comunicazioneterrestre.Successivamente sono state effettuate funzioni di overlay tra le due carte per valutaretramite il loro grado di sovrapponibilità le probabili relazioni territoriali.Come si può constatare dall’output cartografico della fig.4.28 si presenta una evidentesovrapposizione tra la copertura vegetale sostituita (fig. 4.27) e la densità dei pozziper l’estrazione petrolifera.Allo stesso tempo il complesso infrastrutturale di comunicazione viaria della RegioneAmazzonica Ecuadoriana (RAE) funge da matrice tra i processi che portano adattività estrattive dei giacimenti petroliferi e la deforestazione presente nell’area.168
  • Figure 4.27 Carta di densità delle installazioni petrolifere e carta della zona intervenidasu scala macroregionale. Analisi comparativa. 169
  • Figure 4.28 Sovrapposizione della carta di densità delle installazioni per lestrazionepetrolifera e la carta della zona interveniva su scala macroregionale170
  • 4.14 Risultati delle interviste ad informatori privilegiatiAttraverso interviste semi-strutturate e non-strutturate è stata sviluppata la partedell’analisi relativa all’indagine qualitativa volta ad esplorare ed approfondire leproblematiche legate ai modelli di conservazione della biodiversità e di gestione dellaRiserva della Biosfera Yasuní, alla produzione petrolifera ed ai conflitti ambientali.L’indagine qualititativa tramite intervista è stata in particolare utile sia comestrumento di integrazione dei dati difficilmente reperibili in letteratura, sia perraccogliere informazioni di prima mano dalle persone di competenza specifica edirettamente coinvolte nei temi sopraccitati. Le interviste, sviluppate tra la città diQuito e l’Oriente amazzonico, sono quindi state ripartite tra soggetti legati allagestione della RBY, alla produzione petrolifera ed a figure attive nelle dinamicheattoriali del conflitto ambientale. In alcuni casi il ruolo degli informatori privilegiatiintervistati ha avuto un elevato grado di sovrapposizione tra le attività diconservazione della biodiversità e le dinamiche del conflitto ambientale.Tra gli informatori privilegiati intervistati, nel merito della conservazione e neimodelli di gestione da attuare, sono emerse posizioni ed approcci differenti.Il ruolo delle Stazioni di Biodiversità all’interno della RBY dell’Università Cattolicae della San Francisco di Quito è stato fortemente criticato sia da ONG ambientalistecome Accion Ecologica, sia da parte dell’Osservatorio sui Diritti Umani edAmbientali della Provincia di Orellana. Tale critica è stata sollevata in quanto iprogetti di conservazione sviluppati dalle Università sopraccitate non includono nelleattività di gestione le comunità locali presenti nel territorio e tendono a far emergerela problematica ambientale solamente in termini di protezione di specie minacciate edi ricerca speculativa. Da parte di alcuni ricercatori delle stesse università è inoltreemerso come ci sia una relazione sinergica, sia in termini economici che in terminifunzionali, con alcune compagnie petrolifere. L’Università San Francisco el’Università Cattolica, tramite quanto emerso dalle interviste con il vice-direttoredella Stazione di Biodiversità Tiputini (David Romo) e con il responsabile dellacompagnia petrolifera Repsol YPF, ricevono finanziamenti ed agevolazioni logistichedalla medesima impresa transnazionale che li “ospita” all’interno della concessione 171
  • petrolifera n°10. Entrambe le stazioni scientifiche di ricerca, sono situate infatti intale lotto petrolifero e, da quanto constatato sul campo e tramite differenti intervistecon altri attori interni, non ritengono incompatibili le attività di esplorazione eproduzione petrolifera con i progetti di conservazione all’interno della RBY.Rispetto ai modelli di gestione della Riserva della Biosfera sono emerse posizioni edapprocci contrastanti. Da un lato le ONG legate alle Organizzazioni indigenerappresentate da Accion Ecologica e gli attori interni sensibili agli impatti socio-ambientali dell’industria petrolifera, dall’altro organizzazioni e corporazioniconservazioniste come WCS, Walsh e Fundacion Natura. Complessivamente non èrisultato chiaro il ruolo della RBY sia nella conservazione della biodiversità ad ognilivello organizzativo, sia nella gestione sostenibile delle risorse naturali.Dalle interviste con attori interni, come gli indigeni e i colonos delle comunità diDayuma e di Garcia Moreno, è stato possibile effettuare una triangolazione di daticon le informazioni geografiche acquisite nella cartografia tematica relativa alleinstallazioni petrolifere. Da quanto appreso tramite le interviste e le attività di campoci sono numerose incongruenze sulla dislocazione dei pozzi e sulle vasche di raccoltadei reflui. Per quanto è stato possibile raccogliere in termini di dati e di verifichetramite osservazione diretta, risultano presenti nell’area di influenza della RBY,numerosi pozzi e piscinas contenenti idrocarburi collocati all’interno dei territoricomunitari e che coinvolgono direttamente le aree degli orti tradizionali.Dall’intervista con il rappresentate della Repsol è inoltre emerso che la compagniagioca un ruolo chiave gestendo direttamente i processi di partecipazione dellecomunità Wuaorani e innescando dinamiche di frammentazione interna. Questo èstato reso possiibile sia coinvolgendo gli abitanti delle comunità nelle attivitàlavorative dell’industria petrolifera, sia attraverso intrecci relazionali con ONGconservazioniste come Fundacion Natura e la Wildlife Conservation Society.I risultati e i dati acquisiti tramite le interviste semistrutturate verranno utilizzati persviluppare la discussione.172
  • 5 Discussione e conclusioniLa discussione delle analisi G.I.S. è articolata sia su ciascuno dei risultati ottenutidalle sette indagini quantitative sia ponendo in relazione le stesse rispetto alledinamiche territoriali che coinvolgono la RBY e la sua area geografica d’influenzaall’interno della Regione Amazzonica Ecuadoriana (R.A.E).L’analisi G.I.S. ha preso in esame le relazioni spaziali tra le seguenti componentipresenti all’interno dell’area di studio: - la copertura forestale - la Riserva della Biosfera Yasuní (inclusa la buffer zone) - le infrastrutture di comunicazione terrestre - le infrastrutture petrolifere (concessioni, pozzi per l’estrazione, oleodotti e polidotti) - gli insediamenti antropici (centri urbani, comunità indigene e colonos)Tali componenti agiscono in maniera sinergica nella configurazione del territorioamazzonico esercitando influenza diretta ed indiretta sia sulle dinamiche dicambiamento sia della copertura vegetale che dell’uso del suolo.L’analisi diacronica della copertura forestale è stata effettuata tra le formazionivegetali originarie antecedenti ai processi di colonizzazione della R.A.E (Narvaez,2004) e la vegetazione rimanente elaborata dai dati geografici dell’Istituto per l’Eco-sviluppo della Regione Amazzonica, (ECORAE, 2002). I risultati cartograficimostrano come, all’interno dell’area di studio, le attività antropiche che hannodeterminato la sostituzione della copertura vegetale originaria si siano concentrateprevalentemente nello spazio geografico corrispondente al bioma della foresta umidatropicale (Tropical Moist Forest, TMF) ed, in maniera meno estesa, nella fasciapedemontana della Cordigliera delle Ande Orientali (vedi fig. 4.5). All’internodell’area di studio le attività antropiche hanno modificato l’84% della formazionevegetale tierra firme ed il 7.85% del bosco inondabile (vedi fig. 4.7), corrispondenticomplessivamente ad una riduzione areale di habitat rispettivamente di 4892 Km2nella prima formazione e di 456 Km2 nella seconda (tab. 4.5 e 4.6). La riduzioneareale propria di tali formazioni vegetali è riconducibile principalmente alle attività 173
  • produttive ed economiche che hanno dato impulso alla colonizzazionedell’Amazzonia ecuadoriana a partire dal 1970 (Fontaine, 2006). La coperturavegetale sostituita, ben espressa nella letteratura spagnola dal termine zonaintervenida per riferirsi agli habitat fortemente degradati dalle attività antropiche(ECORAE, 2002), rappresenta una superficie di 5819 Km2, la cui area geografica èinteramente sovrapponibile alle aree dove le attività petrolifere sono nella faseoperativa (vedi fig. 4.5 p. 133 ed fig. 4.1 p. 120).La sovrapposizione geografica della cosiddetta zona intervenida sulle aree dellaproduzione petrolifera mostra quindi come la relazione tra land cover e land use siamolto stretta, rendendo evidente come la sostituzione della copertura vegetale sia darelazionarsi al cambiamento d’uso del suolo, in questo caso principalmente riferitoalle attività petrolifere. Mettere in relazione land cover e land use è un’operazioneche permette di rappresentare in maniera più complessiva le dinamiche territoriali inbase alle interazioni uomo-ambiente (De Marchi, 2000).Come è reso evidente dall’elaborazione G.I.S. della figura 4.7, la zona intervenida siinterseca con la buffer zone della RBY fino ad estendersi all’interno del territorioindigeno Wuaorani dentro la RBY. Comparando l’immagine Landsat ETM+ del 2002(fig. 3.1) con la carta della zona intervenida si evince come ci sia corrispondenza trail cambiamento di copertura vegetale e la rete stradale denominata “Via Auca”, benvisibile nell’immagine satellitare sopraccitata.La Via Auca, finanziata e costruita dalla compagnia petrolifera Texaco, rappresenta laprima “arteria” infrastrutturale di comunicazione terrestre per l’esplorazione e losfruttamento dei giacimenti petroliferi all’interno dell’Amazzonia ecuadoriana(Haller, 2007). L’inizio dei lavori per la costruzione di questa strada risale al 1972(Kimerling, 1996) alla quale successivamente sono state affiancate le infrastrutturepetrolifere di trasporto (oleodotti e polidotti) diventando nel corso degli ultimitrent’anni sia la dorsale portante per il sistema economico-produttivo sia la principalevia per la colonizzazione agricola all’interno della foresta umida tropicale. E’ infattiattraverso la Via Auca e la sua fitta rete di senderos e caminos che indigeni e colonossi muovono per insediarsi all’interno della foresta primaria per intraprendere attivitàdi agricoltura stabile (Walsh, 2002).174
  • I risultati derivati dai rilievi GPS sul campo, condotti per effettuare la ground truthdei dati precedentemente acquisiti, mostrano quale sia l’evoluzione del tracciato dellavia Auca tra il 2002 ed il 2006 all’interno della foresta primaria, in zone contigue allaRBY. Il grafo stradale elaborato in base ai dati GPS evidenzia come nell’intervallotemporale di tre anni il tracciato della rete viaria sia aumentato di 80 km lineari,specialmente nelle sue ramificazioni sul versante orientale, fino ad intersecarsi con labuffer zone della RBY. I processi di deforestazione attivati dall’asse stradaleprincipale di tale via di comunicazione sono pertanto in rapida evoluzione e nonfacilmente controllabili.Come si può osservare dall’immagine satellitare Landsat ETM+ del 2002 (vedi fig.3.1 p. 112) dalla strada principale dipartono vie secondarie perpendicolari all’assestradale che penetrano all’interno della foresta primaria, facilitando i processi dideforestazione. Dalle vie secondarie perpendicolari all’asse stradale principale sievolvono successivamente senderos e caminos paralleli, andando a costituire lecosiddette “linee di colonizzazione” agricola (Zambrano, 2006, intervistasemistrutturata). Il pattern che si configura sulla copertura forestale è quello tipicodella deforestazione a “spina di pesce” che si evolve in funzione del tempo fino adissolversi in ununica area deforestata (Rudel, 1996).Considerando che l’area di studio è uno tra i 14 maggiori fronti di deforestazione almondo (Myers, 1993) e che per ogni chilometro lineare di strada costruita nellaforesta umida tropicale si perdono circa 120 ettari di bosco (Sierra 2003, in Scientistsconcerned YNP, 2004) si ritiene che la Via Auca, per la sua posizione geografica eper la rapida evoluzione del tracciato stradale, giochi un ruolo fondamentale neiprocessi di disboscamento, costituendo uno dei fattori di pressione più importantisulla RBY.Ritenendo quindi le vie di comunicazione terrestri come componenti fondamentaliche catalizzano i processi di deforestazione e di cambio d’uso del suolo, è statacondotta l’analisi quantitativa su un’altra strada che dalle zone ripariali del fiumeNapo si addentra nella buffer zone della RBY (vedi fig. 4.14, p. 117).Tale strada è stata costruita dalla compagnia statunitense Occidental Petroelum nel2005 per poter consentire le attività di esplorazione e di produzione petrolifera 175
  • all’interno dell’Oil Block n° 15. La costruzione e la realizzazione della Via Oxy èavvenuta senza alcuna autorizzazione governativa e pertanto è da ritenersicompletamente illegale (ENS, 2005). Nell’analisi quantitativa risulta che la retestradale ha una lunghezza complessiva di 36 km, di cui 14.4 km che si sviluppanodentro la buffer zone della RBY. La larghezza media del tracciato è di 23 metriinclusa la banchina e l’area disboscata contigua alla strada. Tutte le strade presentiall’interno della Regione Amazzonica Ecuadoriana sono state costruite da compagniepetrolifere per realizzare l’infrastruttura di comunicazione e di trasporto per losviluppo delle attività petrolifere, pertanto devono presentare una larghezza tale dasopportare il traffico pesante (autoarticolati, autocisterne, ruspe e macchinariindustriali) e l’installazione dei polidotti (Narvaez 2000; Guerrero 2008, intervistasemistrutturata).Dalle analisi quantitative condotte sulla strada sopramenzionata risulta che larealizzazione del tracciato stradale e delle infrastrutture petrolifere ha comportato laperdita netta di 162 ha di foresta primaria di cui 60 all’interno della buffer zone dellaRiserva della Biosfera Yasuní. Tramite l’interpretazione delle immagini satellitari e laverifica al suolo con le attività di campo sono state inoltre individuate le vasche diraccolta dei reflui industriali della produzione petrolifera. I risultati dell’analisi hannoportato all’individuazione di 27 vasche nell’area campione, di cui 6 scavate dentro labuffer zone della RBY. I reflui derivati dalla produzione petrolifera contengono alteconcentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti ed un’altapercentuale di sali (Narvaez, 2000). Le vasche di raccolta dei reflui industrialisolitamente non sono impermeabilizzate né ricoperte da alcuna struttura, pertantotramite le abbondanti precipitazioni e percolazione si disperdono nell’ambiente(Haller et al., 2007; Guerrero, 2006, Zambrano, 2006, 2008, Guaman, 2006, intervistesemistrutturata). Sebbene non esistano studi comprovati né analisi specifichesull’influenza di tali vasche di raccolta presenti all’interno dell’ecosistema dellaforesta umida tropicale, si ritiene che possano costituire un rilevante impattoambientale.176
  • Le infrastrutture di comunicazione prese in esame costituiscono due delle quattrostrade attualmente presenti nella foresta tropicale della RAE di cui la Via Aucarappresenta il principale fronte di deforestazione (Gutman, 2004)I risultati delle analisi quantitative sopraccitate danno indicazione anche sui possibiliimpatti ambientali. I primi impatti, che agiscono in maniera diretta sugli ecosistemiforestali dell’area di studio, sono costituiti dalla perdita di habitat legata allasuperficie deforestata per la costruzione medesima della strada e dalla possibilecontaminazione degli ambienti acquatici a causa dell’utilizzo di scarti grezzi derivatidal ciclo produttivo del petrolio ed utilizzati per la realizzazione ed il mantenimentostradale (Narvaez 2000; Oilwatch 2005). Anche se la riduzione areale non è di grandeentità la costruzione di strade ed oleodotti determina la frammentazione degli habitatinnescando una serie di eventi a catena nel complesso ecosistema tropicale chepossono minacciare le specie e le biocenosi. Questo può avvenire ad esempioinfluenzando gli spostamenti degli individui, dividendo le popolazioni ed impedendoil flusso genico tra le stesse (Gomez, 1991; Rudel 1996; Primack, 2004). Un altro tragli effetti della frammentazione consiste nel determinare una maggior vulnerabilitàdelle biocenosi all’invasione di specie alloctone ed infestanti, così come è statoosservato con le specie di liane infestanti della foresta amazzonica ecuadoriana. Laperdita d’areale diventa un corridoio solo per un determinato pool di specie di pianteche colonizzano i margini delle strade andando a modificare la composizionespecifica (Gomez, 1991, Rudel, 1996).Gli impatti ambientali indiretti delle strade sugli ecosistemi sono inveceprevalentemente legati alle dinamiche territoriali che vengono provocate dallacostruzione di un’infrastruttura di comunicazione terrestre all’interno della forestaumida tropicale. Oltre alla perdita netta della copertura vegetale infatti si determinanocambiamenti dell’uso del suolo e processi territoriali per sostituzione (De Marchi,2004)Le analisi quantitative successivamente sviluppate hanno preso in esame le relazionispaziali tra la produzione petrolifera e la Riserva della Biosfera Yasuní, effettuandol’indagine su tre scale differenti: Ecuador, Regione Amazzonica Ecuadoriana(R.A.E.) e area di studio (vedi analisi G.I.S. fig. 4.18, 4.19, 4.20 pp. 137-141). 177
  • Le componenti della produzione petrolifera quantificate sono state le seguenti: areeassegnate per l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti (Oil Blocks), pozzitrivellati, campi petroliferi e polidotti.I risultati evidenziano come sul territorio nazionale ci siano 752160 Km2 di areelottizzate per la produzione petrolifera di cui 61.543 Km2 giacciono all’interno dellaR.A.E. rappresentando rispettivamente il 26% della superficie ecuadoriana ed il 58%della Regione Amazzonica; tali percentuali raggiungono il 79.9% della superficiedell’area di studio ed il 79.8% della Riserva della Biosfera Yasuní (vedi tab. 4.15,4.16 pag. 164). Le infrastrutture di trasporto del petrolio greggio e dei refluiconsistono in oleodotti e polidotti che dai pozzi estrattivi dell’Oriente amazzonicogiungono sul litorale del Pacifico fino al porto di Balao, provincia di Esmeraldas, ovesono situate gli stabilimenti industriali per la raffinazione petrolifera (Fontaine,2003).Di 2.850 Km complessivi di tali infrastrutture di trasporto, 1.342 Km sono nellaR.A.E., 1000 Km all’interno dell’area di studio e 315 Km all’interno della Riservadella Biosfera Yasuní (vedi tab. 4.15, pag. 164). I dati disponibili per compierel’analisi quantitativa inoltre mostrano come di 916 Km2 di campi petroliferi circa lametà siano situati all’interno della RBY. Il totale dei pozzi crivellati perl’esplorazione, la produzione o la re-iniezione dei reflui petroliferi è di 990nell’Oriente amazzonico, 936 nell’area di studio e 235 all’interno della RBY.L’elevata quantità di trivellazioni nella regione amazzonica è dovuta al diffusoutilizzo di pozzi del tipo wildcats, ossia i pozzi esplorativi che, se danno esitoqualitativo e quantitativo positivo, portano alla delimitazione di un campo petrolifero.La necessità di condurre la prospezione direttamente sul campo tramite pozzi wildcatsè dovuta al fatto che le valutazioni per l’individuazione dei reservoir petroliferi sonodifficili da condurre tramite l’utilizzo di tecnologie di remote sensing, trovandosil’area al di sotto della fitta e stratificata copertura vegetale della foresta umidatropicale, l’interpretazione di immagini satellitari e fotografie aeree risultadifficoltosa (Jongsma, 2001). Pertanto la messa in produzione dei giacimenti quindi èaffidata prevalentemente alla prospezione geosismica (sismic prospection) ed alle178
  • trivellazioni dei pozzi wildcats, che presentano una possibilità su cinquanta disuccesso (Pipkin, 2007, pp. 387-393; Narvaez, 2000; Fontaine, 2006).Le analisi quantitative prodotte sulle relazioni spaziali tra la produzione petroliferaeffettuate sulle tre scale sopraccitate fanno risaltare un’elevata concentrazione delleattività produttive di tale natura nella parte orientale del Paese ecuadoriano ed inparticolare nell’area geografica dove si colloca la Riserva della Biosfera Yasuní (vedianalisi G.I.S., fig. 4.21, p. 161).Si è ritenuto opportuno quindi effettuare un’analisi quantitativa su tutti i pozzitrivellati all’interno dell’Amazzonia ecuadoriana, per ottenere una carta di densità ditali installazioni (vedi analisi G.I.S., fig. 6.23). Come si può osservare dal risultato, ladensità maggiore di pozzi è presente nella parte nord-occidentale contigua alla RBY,presentando valori estremamente elevati in alcune zone: da 31-51 fino a 100-184installazioni su 100 Km2. Anche all’interno della Riserva della Biosfera tuttavia ladensità dei pozzi petroliferi è elevata, mostrando valori modulati tra i 10 ed i 100pozzi su 100 km2 di area.Le successive analisi quantitative effettuate tramite funzioni di overlay tra la carta didensità dei pozzi e quella della copertura vegetale sostituita per attività antropicheriportano le relazioni geografiche che intercorrono tra la produzione petrolifera e ladegradazione di habitat. Come si evince infatti dall’analisi G.I.S. (fig. 4.27 p. 169 e4.28, p. 170) esistono relazioni spaziali dirette tra la densità dei pozzi e la cosiddettazona intervenida. Tali relazioni diventano ancor più strette con la sovrapposizione delnetwork stradale sviluppato all’interno dell’area della Regione AmazzonicaEcuadoriana (analisi G.I.S., fig. 4.27, p. 1.69). In tale carta la sovrapposizione delleinfrastrutture stradali nella parte amazzonica ha una rilevante corrispondenzageografica con la densità dei pozzi, mettendo in luce come le attività produttive legateall’estrazione petrolifera siano supportate da un’efficiente rete stradale. Lacombinazione tra queste due componenti determina l’insieme dei processi cheportano a dinamiche di cambiamento della copertura vegetale in rapporto all’uso delsuolo, in questo caso rappresentato, nella fase iniziale, dalle attività produttive disfruttamento dei combustibili fossili presenti nella Regione Amazzonica Ecuadoriana. 179
  • Si ritiene inoltre opportuno evidenziare come, attraverso la lettura dei risultati sulladensità dei pozzi, delle infrastrutture di comunicazione e di trasporto del petrolio(oleodotti e polidotti) presenti all’interno dell’area d studio, tali attività siano in statoavanzato di produttività specialmente nelle parte occidentale della RBY intersecandola buffer zone lungo la Via Auca, e sviluppandosi all’interno del territorio indigenoWuaorani.La dorsale portante dell’infrastruttura di trasporto del greggio, l’oleodotto SOTE, lacui costruzione risale al 1971 e le cui condizioni sono alquanto precarie ha presentatonumerose rotture che hanno comportato consistenti fuoriuscite di petrolio (vedianalisi G.I.S. fig. 6.19, pag. 139) (Narvaez, 2000; Oilwatch, 2005). Stime ufficialiriportano che solamente lungo l’oleodotto principale SOTE si siano verificate,nell’arco temporale di vent’anni, circa trenta importanti fuoriuscite di petrolio,riversando 400.000 barili nell’ambiente circostante, di cui la maggior parte all’internodell’ecosistema della foresta umida tropicale (Bravo, Martinez, 1993). Leinfrastrutture di trasporto del petrolio si estendono per 2850 km lineari sull’internosuolo ecuadoriano, di cui 1342 km coinvolgono la Regione Amazzonica Ecuadoriana(vedi tab. 4.16, p. 164). Le rotture strutturali delle infrastrutture di trasportopetrolifero riguardano tutta la rete presente sul territorio, inclusi gli oleodotti ed ipolidotti secondari e terziari che si snodano fino alle appendici terminali all’internodell’area di studio e della RBY (Narvaez, 2000). La documentazione di talifuoriuscite è lacunosa e spesso tende a minimizzare gli impatti sull’ambiente(Oilwatch, 2005; Accion Ecologica, 2006). Per quanto è emerso dalle indaginiqualitative tramite interviste semistrutturate effettuate sul campo e l’osservazionediretta è importante sottolineare come spesso le fuoriuscite e la dispersione di ingentiquantità di petrolio dagli oleodotti siano segnalate alle autorità competenti daicontadini e dagli indigeni che vivono sul posto (Ordonez 2006, 2008; Maldonado,2006; Llori, 2006; Zambrano, 2006, 2008, Guerrero, 2008). Oltre a non essere spessodocumentate in relazioni ufficiali delle istituzioni competenti la bonifica ed ilrecupero delle aree e dei terreni contaminati è spesso tardiva se non del tutto assente.La fig. 4.16 a p. 149 mostra un importante sversamento di petrolio fuoriuscito da unoleodotto secondario in località San Carlos, in prossimità della buffer zone della180
  • RBY, avvenuto nel 1992 per cui la compagnia titolare, la statunitense Texaco, non haprovveduto ad effettuare operazioni di bonifica e di indennizzo dei danni ambientali(Zambrano, 2008, intervista semistrutturata). Per quello che è stato possibile rilevaredall’acquisizione dei dati ufficiali e dalle fonti secondarie gli sversamenti di petroliodalle infrastrutture di trasporto sono all’ordine del giorno ed avvengono sull’interarete nazionale. Per dare un’idea della portata e della frequenza di tali fenomeni siriporta che lo scorso 25 febbraio a causa della rottura nella fascia pedemontanadell’oleodotto OCP, considerato a basso impatto ambientale in quanto alcuni trattisono interrati, sono stati riversati 15.000 barili di petrolio nell’ambiente,coinvolgendo il fittissimo reticolo idrografico del Rio Napo (El Comercio,27/2/2009). Lo sversamento, oltre a costituire un impatto ambientale di notevoleportata, ha coinvolto 47 comunità indigene che vivono lungo le zone ripariali del RioNapo e del Rio Coca, determinando a valle dei fiumi la sospensione per una settimanadell’erogazione idrica dell’acquedotto per i 70 mila abitanti della città di El Coca, (ElComercio, 28/2/2009).Figure 2 Fiume Rio Coca, importante sversamento di petrolio dalloleodotto OCP. (fonte: ElComercio, 27/2/2009)Le analisi quantitative prodotte condotte nello studio 4.10 aprono una finestra sualcune dinamiche territoriali che si sono sviluppate all’interno dell’area di studio. 181
  • Come è stato precedentemente discusso le infrastrutture di comunicazione terrestre,finanziate e costruite da attori esterni al territorio amazzonico (lo Stato e lecompagnie petrolifere), costituiscono i principali direct drivers nelle dinamiche dicambiamento della riduzione di habitat e della copertura vegetale. Oltre a ciò le viestradali costruite nella foresta primaria innescano processi di colonizzazione agraria,supportati dallo Stato e da imprese agricole, che vedono protagonisti gli attori interni,ossia indigeni e colonos, che migrano nelle nuove aree forestali accessibili per nuoviinsediamenti. E’ rispetto a queste due dinamiche che si sono configurati territoridifferenti nell’area della RBY.I risultati delle analisi quantitive condotte sulle vie di comunicazione terrestri efluviali mostrano modi diversi di costruire il territorio in base alle diverse logiche dipercepire la natura e le risorse. Le due aree prese in esame infatti rappresentano da unlato un territorio costruito intorno ad un asse stradale principale che veicola attivitàproduttive e tende ad accentrare le comunità in centri urbani, dall’altro un territorioconfigurato dai limiti naturali del bacino idrografico e plasmato sulle vie dicomunicazione fluviale.Il pattern territoriale della Via Auca, definito dal buffer derivato dall’asse stradalefino all’ultima linea di colonizzazione agricola all’interno della foresta primaria,presenta una superficie areale di 4683 km2 all’interno della quale sono presenti 25centri abitati, 6 comunità indigene Wuaorani e 4 comunità di Quichua e colonos. Ilterritorio configurato invece sul bacino del Rio Curaray presenta 12 centri urbani, 13comunità Wuaorani e 22 Comunità Quichua all’interno di un’area di 8.204 km2.Come si evince dalla carta di densità demografica prodotta i valori ottenuti sonoestremamente diversi: tra i 12 ed i 44 abitanti per km2 nel territorio della Via Auca etra i 0.44 ed i 6 abitanti per km2 nel bacino del Rio Curaray.I risultati ottenuti tra le due aree evidenziano due dinamiche territorialicompletamente differenti: da un lato la Via Auca, come modello di praticheterritoriali “modernizzanti” veicolate da un asse stradale principale che struttura ilterritorio sulla geografia della produzione petrolifera e dall’altro il bacino idrograficodel Rio Curaray come area naturale dove le popolazioni indigene Wuaorani e182
  • Quichua hanno costruito il territorio utilizzando il fitto reticolo idrografico del RioCuraray come principale via di comunicazione (vedi fig.4.17 p. 152).I risultati delle analisi quantitative svolte sui due pattern territoriali danno indicazionesu come si organizzino nell’amazzonia ecuadoriana i sistemi sociali rispetto ai centriabitati, alle vie di comunicazione, ed alle attività produttive presenti. Utilizzando lasovrapposizione cartografica tra la geografia fisica costituita dai bacini idrografici edalla copertura forestale su quella degli attori territoriali si denotano anche modidifferenti di percepire la natura di trarne risorse. Lungo la Via Auca è prevalso unterritorio della “produzione estrattiva” disegnata dall’attore statale, nel quale sonostati determinanti i processi di sostituzione, nell’area del bacino del Rio Curarayinvece logica sottesa è quella di un controllo simbolico delle risorse naturali.Nel territorio della “Via Auca” il 100% della superficie è lottizzato per le attivitàpetrolifere, di cui il 60% è gestito dall’attore statale Petroecuador, il 17% dallacompagnia, l’8% dalla Vintage e solamente il 14 percento è rappresentato da unaconcessione senza operatore (vedi tab. 4.11 e fig. 6.16. p. 132).All’interno del territorio del Rio Curaray invece il 68% delle concessioni sonoattualmente senza operatore, mentre il 23.57% è gestito dalla compagnia ENI-AGIP,il 7.90% dalla Keer-McGee ed lo 0.43% da Petroecuador.Questo può significare che allo stato attuale le attività produttive a carattere estrattivosono concentrate laddove è possibile strutturare un territorio secondo le logiche diterra trovandosi in conflitto con quelle comunità locali che si contrappongonoseguendo logiche d’acqua.In conclusione si ritiene che, nonostante la Riserva della Biosfera si basi su modelliavanzati di protezione, non ci siano oggi, nella complessità del territorio amazzonicoecuadoriano, le condizioni per poter attuare né strategie effettive di conservazione néattività sostenibili per l’ambiente. Anche se, come dice Myers (2000), “l’integritàdella biodiversità della foresta umida tropicale dipende dalla sua effettivaprotezione”, a volte superare la barriera che separa uomo ed ambiente consentirebbedi poter comprendere le dinamiche territoriali che portano al conflitto. 183
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  • AllegatiDocumento 1. Linee guida per la gestione delle aree protetteParchi Nazionali, II categoria:Protected area managed mainly for ecosystem protection and recreation; natural area ofland and/or sea, designated to (a) protect the ecological integrity of one or more ecosystemsfor present and future generations, (b) exclude exploitation or occupation inimical to thepurposes of designation of the area and (c) provide a foundation for spiritual, scientific,educational, recreational and visitor opportunities, all of which must be environmentally andculturally compatible. Objectives of Management1. to protect natural and scenic areas of national and international significance for spiritual,scientific, educational, recreational or tourist purposes;2. to perpetuate, in as natural a state as possible, representative examples of physiographicregions, biotic communities, genetic resources, and species, to provide ecological stabilityand diversity;3. to manage visitor use for inspirational, educational, cultural and recreational purposes at alevel which will maintain the area in a natural or near natural state;4. to eliminate and thereafter prevent exploitation or occupation inimical to the purposes ofdesignation;5. to maintain respect for the ecological, geomorphologic, sacred or aesthetic attributes whichwarranted designation; and6. to take into account the needs of indigenous people, including subsistence resource use, inso far as these will not adversely affect the other objectives of management. Guidance for Selectiona) The area should contain a representative sample of major natural regions, features orscenery, where plant and animal species, habitats and geomorphological sites are of specialspiritual, scientific, educational, recreational and tourist significance.b) The area should be large enough to contain one or more entire ecosystems not materiallyaltered by current human occupation or exploitation.Organizational ResponsibilityOwnership and management should normally be by the highest competent authority of thenation having jurisdiction over it. However, they may also be vested in another level ofgovernment, council of indigenous people, foundation or other legally established bodywhich has dedicated the area to long-term conservation.194
  • Fonte:United Nation Environmental Programme (UNEP)http://www.unep-wcmc.org, visitato il 08/12/2008Tab.1 Plot di ricerca del Center for tropical Forest Science (CTFS)Sito Paese Specie arboree (totale) Area (ha)Yasuní National Park Ecuador 1,104 25Lambir Hills National Park Malaysia 1,182 52Pasoh Forest Reserve Malaysia 816 50Khao Chong Wildlife Refuge Thailand 602 16Korup National Park Cameroon 494 50Okapi Faunal Reserve D. R. of Congo 446 40Palanan Wilderness Area Philippines 335 16Barro Colorado Island Panama 300 50Huai Kha Khaeng W. Thailand 251 50SanctuaryLa Planada Nature Reserve Colombia 228 25Sinharaia World Heritage Sri Lanka 204 25SiteLuquillo Experimental Forest Puerto Rico 138 16Mudumalai Wildlife Sanctuary India 71 50Fonte: CTFS, 2004, www.ctfs.si.edu.Tab.2 Riserva della Biosfera Yasuní: Specie minacciate secondo le categorieIUCN e le Appendici CITESNome volgare Nome comune Genere e IUCN IUCN CITES Spagnolo Inglese Specie L.R. L.R. Ecuador MondialeNutria gigante, Giant otter Pteronura CR EN ILobo de río brasiliensisManatí Amazonian Trichechus CR VU IAmazónico, manatee, inunguisVaca de agua Water cowVaca delAmazonasDelfín rosado, Amazon river Inia geoffrensis EN VU IIDelfín dolphin,Amazónico, Pink riverBufeo de río dolphin, BotoDelfín gris de Gray river Sotalia EN DD Irío, dolphin fluviatilisTucuxiGuanfando, Bush dog Speothos VU VU IPerro vinagre venaticusMono araña de White-bellied Ateles belzebuth VU VU IIvientre spideramarillo, monkey 195
  • MaquisapaRaposa de cola Bushy-tailed Glironia VU VU -peluda opossum venustaTigrillo chico Oncilla, Leopardus VU NT I Little spotted tigrinus catJaguar, Jaguar Panthera onca VU NT IPantera,TigreAmericanoPuma, Puma, Puma concolor VU NT IILeón Mountain lionamericanoChorongo, Common Lagothrix VU LC IIMono lanudo woolly lagotrichacomún, monkeyMono choroNutria común, Neotropical Lontra VU DD INutria river otter longicaudisNeotropical,Perro de río,Lobo de aguaTapir Amazonian Tapirus NT VU IIAmazónico, tapir terrestrisDantaRaposa de Water Chironectes NT NT -agua, opossum minimusZorra de agua,Comadreja deaguaRaposa chica Little rufous Marmosa lepida NT NT -radiante, mouseZorra chica opossumradianteGran falso Great false Vampyrum NT NT -vampiro vampire bat, spectrum Spectral vampireTigrillo, Ocelot Leopardus NT LC IOcelote pardalisTigrillo de cola Margay Leopardus NT LC Ilarga, wiediiBurricón,MargayChichico de Golden-mantle Saguinus NT LC IImanto dorado, tamarin tripartitusChichicoamarilloArmadillo Giant Priodontes DD EN Igigante, armadillo maximusArmadillotrueno,CutimboOso Giant anteater Myrmecophaga DD VU II196
  • hormiguero tridactylagigante,Oso banderónMurciélago de La Val’s Thyroptera DD VU -ventosas de sucker-footed lavaliLa Val batRaposa lanuda Amazonian Caluromys DD NT -Amazónica, woolly lanatusZorra lanuda opossumde orienteMurciélago Great big- Micronycteris DD NT -orejudo mayor eared bat, daviesi Davies’ big- eared batParahuaco Equatorial saki Pithecia DD LC IIecuatorial monkey aequatorialisCodici:CR = gravemente minacciato; EN = minacciato; VU = vulnerabile; NT = quasi a rischio; LC = rischio minimo; DD = datiinsufficientiFonte: Liste Rosse Mondiali (IUCN, 2004; Liste Rosse dei Mammiferi dell’Ecuador, 2001,Ministero dell’Ambiente, IUCN)Tab. 3 Riserva della Biosfera Yasuní: specie di anfibi minacciati secondo lecategorie IUCN e le Appendici CITES Genere e specie CITES IUCN – L.R. MondialiAtelopus spumarius Dati assenti VURhamphophryne festae Dati assenti NTAllobates femoralis Appendice II LCAllobates zaparo Appendice II LCDendrobates duellmani Appendice II LCDendrobates reticulates Appendice II LCDendrobates ventrimaculatus Appendice II LCEpipedobates bilinguis Appendice II LCEpipedobates hahneli Appendice II LCEpipedobates parvulus Appendice II LCCodici:VU = vulnerabile; NT = quasi a rischio; LC = rischio minimoFonte: IUCN, Conservation International, 2004; Global Amfibian Assessment, 2004 197
  • RingraziamentiDesidero ringraziare anzitutto la mia famiglia, mia madre e mio padre, perl’interminabile pazienza e per avermi regalato l’opportunità di accedere e terminarequesto travagliato, contorto percorso di studi.Ringrazio la fortuna, per avermi fatto conoscere Valentina ed il suo sorriso che mihanno accompagnato dall’inizio alla fine di questo sofferto lavoro.Non posso esimermi dal ringraziare ed abbracciare tutti quelli che ho conosciuto inEcuador; per avermi fatto conoscere l’Amazzonia ed i suoi abitanti, e per avermidato informazioni e passioni per costruire questo lavoro. Un grazie speciale a David,Diocles, Jose, Byron detto el Che, Delfin, Maria, John Guerrero, Diego Andrade,Edwin, Ivan Narvaez e a tutti gli altri che non posso qui menzionare.Un ringraziamento speciale a tutte le donne e gli uomini del colore della terra che hoconosciuto nell’amazzonia ecuadoriana. I loro occhi dal taglio indigeno mi hannoaperto il cammino e mi regalano tuttora il loro desiderio di dignità e libertà.Alla Comunità di Dayuma, colonos y Quichuas resistenti.Ringrazio l’emerito prof. Francesco Ferrarese, per avermi accompagnato nel mondodei G.I.S., per la sua timida ma irriverente simpatia, soprattutto per avermi sopportatointerminabili mesi in laboratorio. Adesso è finita. Forse.Ringrazio Chiara ed Andrea per l’enorme disponibilità e i preziosi consigli.Grazie ai miei compagni e alle mie compagne; quelli di ieri, quelli di oggi e didomani. Grazie, davvero, per avermi insegnato a camminare sognando, ad occhiaperti, un mondo migliore.198