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L'autoriproduzione dei semi antichi

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  • 1. L’autoriproduzione dei semi antichi Habitat Ecovillaggio, Gambassi Terme (FI) 10 marzo 2013Testi e relazione a cura del Dott. Di Gioia Fabio laureato in scienze e tecnologie agrarie presso la Facoltà dAgraria di FirenzeProgetto grafico e immagini di Samuele Pesce
  • 2. Cosa sono le varietà locali di specie erbacee?Con il termine di varietà locale si intendono tutte quellevarietà che essendosi evolute in un periodo di tempomolto ampio, hanno solitamente unelevata variabilitàgenetica specialmente quando sono mantenute nellaloro zona di origine e vengono coltivate attraversotecniche agricole tradizionali.
  • 3. Come si sono evolute nei secoli le varietà locali? Le varietà locali di specie erbacee si sono evolute nei secoli secondo 2 modalità:1) In base alle condizioni ambientali (clima, terreno, tipo di coltura, . presenza di parassiti ecc.)2) In maniera consapevole o inconsapevole da parte delluomo.a) In maniera consapevole era lagricoltore che poteva scegliere . per la riproduzione le piante migliori.b) In maniera inconsapevole l’evoluzione poteva essere il risultatodi pratiche agricole (tempo di semina o di raccolta), le qualipotevano favorire allinterno della popolazione la scelta soltanto dialcuni individui.
  • 4. La riproduzione delle specie erbaceeLa maggior parte delle piante erbacee si riproduce perseme, mentre soltanto una piccola parte di esse siriproduce per via vegetativa (patata, aglio e zafferano).
  • 5. Come avviene il passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttivaAlcune specie che si riproducono per seme possonopassare dalla fase vegetativa (in cui producono foglie erami) a quella riproduttiva (in cui producono fiori e frutti),senza la necessità che particolari stimoli esterni eambientali inducano cambiamenti fisiologici al lorointerno. Altre specie invece esigono di particolaricondizioni di fotoperiodo (lunghezza del giorno) e divernalizzazione (periodo di freddo) per poter passaredalla fase vegetativa a quella produttiva.
  • 6. Il fotoperiodoCon il termine di fotoperiodo, si intende la lunghezza elintensità del periodo di luce giornaliero che alcunepiante richiedono per poter produrre fiori e frutti.
  • 7. Classificazione delle piante in base al fotoperiodo In base al fotoperiodo le piante possono essere classificate in 3 gruppi diversi1) PIANTE LONGIDIURNE O A GIORNO LUNGO. Sono piante chefioriscono in periodi dellanno in cui le ore di luce superano quelle di buio.Per questo le piante longidiurne sono anche brevinotturne (Es. frumento,alcune varietà di cipolla, cicoria e alcune varietà di lattuga).2) PIANTE BREVIDIURNE O A GIORNO CORTO. Sono piante chefioriscono in periodi dellanno in cui le ore di buio superano quelle di luce.Per questo le piante brevidiurne sono anche longinotturne (Es. alcunevarietà di cipolla).3) PIANTE NEUTRODIURNE O A GIORNO INDIFFERENTE. Sono piantein cui la fioritura è indipendente dal numero di ore di luce (La maggior partedelle specie erbacee).
  • 8. La vernalizzazioneCon il termine di vernalizzazione, si intende quel periododi freddo in cui alcune specie vegetali devono esseresottoposte per poter produrre fiori e frutti.Tra le specie che hanno bisogno di un fabbisogno infreddo ricordiamo le piante biennali (sedani, prezzemolo,cavoli ecc.), ossia piante che producono foglie e rami al 1°anno di vita e fiori e frutti al 2° anno di vita. In altre specievegetali addirittura la vernalizzazione può operare unostimolo a fiore, già a livello delle prime fasi digerminazione del seme (cicoria e lattuga), mentre altre(frumento, orzo, farro e segale), necessitano di unosviluppo di avanzato della piante affinché il freddo possaesplicare la sua azione.
  • 9. Produzione delle sementi La produzione delle sementi può essere fatta essenzialmente attraverso due sistemi:1)L’acquisto2) L’autoriproduzione e la successiva raccolta del semedirettamente dalle piante coltivate in azienda.
  • 10. L’acquisto delle sementiLe sementi che vengono acquistate, possono essereriprodotte con successo dai coltivatori specialmente sequeste risultano varietà ad impollinazione libera oincrociata al fine di ottenere sementi definite ibride. Levarietà ibride di solito si ottengono dallincrocio di varietà(linee) sottoposte ad autofecondazione. I semi riprodottida varietà ibride producono piante con caratteristichemolto diverse da quelle tipiche della varietà ibridaoriginaria
  • 11. L’autoriproduzione delle sementiL’autoriproduzione delle sementi invece è stata quellatecnica riproduttiva che fin da secoli più antichi, ossiadalla nascita dellagricoltura nellepoca neolitica fino adoggi, ha permesso di propagare le varietà locali dispecie erbacee. Questa tecnica riproduttiva, consisteprincipalmente nel fare crescere una pianta, dalla cuiraccolta del seme fatto direttamente in azienda, èpossibile ottenere del materiale riproduttivo da utilizzarelanno successivo e riprodurlo allinfinito.
  • 12. Motivi dell’autoriproduzione delle sementi I motivi che possono spingere i coltivatori al mantenimento e alla selezione delle specie e varietà vegetali che normalmente coltivano in azienda possono dipendere:A) Dal mercato locale che richiede prodotti particolari (es. Fagiolo Zolfino, Cavolo NeroFiorentino, Fagiola Fiorentina, Zucchina Fiorentina, Melanzana Violetta Fiorentina,Pomodoro Costoluto Fiorentino, Pomodoro Canestrino di Lucca ecc.).B) Dal mantener vive alcune abitudini alimentari (emigranti provenienti dal Sud dItalia,che continuano a coltivare le varietà tipiche dei loro luoghi dorigine).C) Per ragioni economiche (evitare lacquisto di sementi, evitare eccessive speseaziendali).D) Per ragioni di pura conservazione che consistono nellinteresse a svolgere un lavorodi recupero e di riproduzione di specie e varietà vegetali a rischio destinzione.
  • 13. Tecniche d’isolamentoPer non perdere la purezza del seme e le caratteristichedi una determinata varietà, è necessario che attraversola riproduzione i genitori e i figli, abbiano le stessecaratteristiche esteriori corrispondenti. Per ottenerequesto occorre evitare che sulla pianta portaseme(femminile), giunga polline di altre varietà il qualedeterminerebbe un incrocio di vari caratteri e laconseguente perdita delle caratteristiche peculiari dellavarietà in oggetto. Per scongiurare eventuali fenomenidibridazione, possono essere adottate tecnichedisolamento opportune
  • 14. Le principali tecniche d’isolamentoA) ISOLAMENTO NELLO SPAZIOB) ISOLAMENTO NEL TEMPOC) ISOLAMENTO MECCANICOD) ISOLAMENTO DI SINGOLE PIANTEE) ISOLAMENTO DI UN GRUPPO DI PIANTEF) ISOLAMENTO CON INTRODUZIONE DINSETTI….IMPOLLINATORIG) FORMA DELLA PARCELLA CHE OSPITA LEPIANTE PORTASEMEH) TECNICHE DIMPOLLINAZIONE MANUALE
  • 15. Isolamento nello spazioIncroci tra varietà diverse possono essere evitatimantenendo queste separate ad una distanzaabbastanza elevata tale da prevenire contaminazionidovute allattività impollinatrice degli insetti o del vento.Quando si parla di isolamento spaziale bisogna tenerconto anche delle varietà coltivate negli orti o nei giardinidei vicini. Occorre inoltre essere certi che nella zona,almeno entro un certo raggio, non siano presenti speciee varietà indesiderate.
  • 16. Isolamento nello spazio: distanza tra le varie specie La distanza da adottare varia da specie a specie ma anche in base alla tipologia della zona di riproduzione variando a sua volta a seguito di molti fattori come:A) La dimensione della pianta femminileB) La densità degli impollinatoriC) La presenza di fonti alimentari alternative per gli….impollinatoriD) Lesistenza di barriere geografiche, vegetazionali eambientali
  • 17. Isolamento nello spazio: accorgimenti da adottareLa distanza tra diverse varietà deve tener conto anche didiverse componenti come:1) Il tipo dimpollinazione della pianta(autoimpollinazione o impollinazione incrociata).2) Il vettore del polline (insetti o vento).Inoltre per varietà che hanno caratteristiche morfologiche diverse (es: fagiolicon fiori bianchi e fagioli con fiori rossi, oppure peperoni dolci e piccanti), ladistanza deve essere maggiore di quella richiesta per varietà simili (duevarietà di fagioli con fiori bianchi e due varietà di peperoni piccanti). Mentrenel caso in cui si raccolgano semi sviluppati da frutti di piante poste alcentro e non ai margini della coltura, la distanza può essere ridotta.
  • 18. Isolamento nel tempoMolto spesso varietà della stessa specie possono fiorirein epoche leggermente spostate nel tempo. Questasituazione può essere dovuta a fattori genetici (escavolo primaticcio e tardivo o differenti tipi di cipolla),oppure può essere ottenuta anticipando o posticipandole epoche di semina o di trapianto in modo tale chevarietà della stessa specie, pur essendo coltivate vicinele une dalle altre, fioriscono in maniera asincrona cosìda evitare gli scambi di polline tra varietà diverse. Tra lespecie che possono essere isolate nel tempo possiamoricordare il mais, la cicoria e la lattuga.
  • 19. Isolamento nel tempo: separazione temporaleDue varietà con epoche di fioritura vicine o sovrappostepossono essere isolate nel tempo quando la stagione eil clima della zona non permettono le semine conalmeno 4 settimane dintervallo. Tuttavia condizioniclimatiche avverse nel periodo primaverile-autunnalepossono causare disformità di crescita e fioritura divarietà diverse, annullando di conseguenza lintervallodelle epoche di fioritura.
  • 20. Isolamento meccanicoLisolamento meccanico si basa sullutilizzazione dibarriere artificiali (serre, tunnel e reti) o di isolatori persingole piante fatti di materiale idoneo (tessuto nontessuto, garze, sacchetti di plastica ecc.), chescongiurano laccesso ai fiori di polline provenientedallesterno.
  • 21. Isolamento di singole pianteCon questa tecnica si tende a separare gli organiriproduttivi della pianta. Solitamente questa tecnicaviene utilizzata con piante ad autoimpollinazione perevitare eventuali incroci di pollini estranei, per eseguireincroci, nel caso del mais, o per evitare ibridazioni.Questa operazione può essere svolta ricorrendo a bustedi carta, tessuto non tessuto, tela grezza ecc. Econsigliabile evitare luso di buste di nylon o altromateriale che non consenta la traspirazione della pianta.
  • 22. Isolamento di un gruppo di piantePer effettuare questo tipo disolamento occorre costruireun telaio in metallo, legno o plastica, rivestito di retebianca, anche di materiale sintetico, che non consenta ilpassaggio dinsetti o del polline trasportato dal vento enon riduca troppo la luminosità allinterno della struttura,pur consentendo il passaggio dellaria, dellacqua e dellaluce. Gli isolatori per singole piante o per gruppi dipiante, devono essere spostati appena possibile (afecondazione avvenuta), per consentire la maturazioneallaperto dei frutti appena formati.
  • 23. Isolamento di un gruppo di piante: tipi di isolatoriGli isolatori possono essere:1) Fissi2) Mobili
  • 24. Isolamento di un gruppo di piante: isolatori mobiliSi ricorre ad un isolatore mobile quando si devonoisolare due varietà a fioritura contemporanea chenecessitano dellazione dinsetti per limpollinazione e losi utilizza a giorni alterni per le singole varietà. Questosistema tuttavia può causare una riduzione dellaproduzione del seme, perché limpollinazione nonavviene in maniera costante. Lalternanza degli isolatorideve proseguire fino a che non si è formato unsufficiente numero di frutti o fino alla fine della fioritura.
  • 25. Isolamento con introduzione d’insetti impollinatoriPer quanto riguarda questo tipo disolamento, ricordiamoche i migliori insetti impollinatori sono le api e i bombi,anche se per situazioni di confinamento in volumi ridottisi può ricorre con minori problemi alluso di mosche chesono più disponibili e facilmente manipolabili.
  • 26. Isolamento con introduzione d’insetti impollinatori: reperibilitàLe mosche possono essere acquistate allo stadio larvalecome esche per i pescatori. Nellisolatore vanno introdottele mosche adulte che possono essere catturate attraendolecon dei pezzetti di carne. Le mosche adulte a differenzadelle larve che si nutrono di carne sono glicifaghe cioè sialimentano di sostanze zuccherine che possono trovarenei fiori, favorendo di conseguenza limpollinazione. La lorovita è molto breve e ogni 3-4 giorni e per questo devonoessere sostituite. Anche i bombi possono essere acquistatie utilizzati per limpollinazione delle colture in serra.Tuttavia al pari delle api per sopravvivere essi hannobisogno della presenza dellintera colonia dappartenenza,completa di regina e di adeguate scorte di polline e miele.
  • 27. Forma della parcella che ospita le piante portasemeSe si verificano delle contaminazioni di polline estraneoper lazione del vento o degli insetti, è più probabile chequesto avvenga lungo il perimetro della parcella cheospite la pianta riproduttrice. Quindi se ad una parcelladi piante madri si cerca di dare una forma quadrata, siriduce notevolmente la possibilità che la parte piùinterna venga raggiunta da polline estraneo.
  • 28. Tecniche d’impollinazione manualeLe tecniche dimpollinazione manuale vengono usateprincipalmente per specie ad impollinazione entomofila,ma possono essere usate anche per specie adimpollinazione anemofila come il mais. La tecnicadimpollinazione manuale prevede il trasporto di pollineincontaminato da un fiore maschile ad un fiore femminilerecettivo e precedentemente aperto. Dopo chelimpollinazione manuale è stata effettuata, il fiore vaprotetto da possibili contaminazioni di pollini esterni.
  • 29. La selezione massaleLa selezione massale operata dalluomo dipende damolti fattori legati alle condizioni ambientali e sociali. Ingenerale questo tipo di selezione deve favorire quellepiante che presentano maggior vigore germinativo eproduttivo, produttività, resistenza e/o tolleranza aiparassiti e agli stress ambientali (siccità, freddo, caldoecc.).
  • 30. La selezione massale e la selezione artificialeDal punto di vista tecnico, la selezione massale adifferenza della selezione artificiale operata dalluomo,permette di mantenere intatta la variabilità genetica degliindividui riprodotti. Questo perché con tale tecnica, nonsi opera una scelta dei caratteri da selezionareallinterno della varietà (selezione artificiale), ma bensìuna scelta delle varietà migliori mantenendo diconseguenza inalterata la struttura geneticadellindividuo (selezione massale).
  • 31. Sistemi di selezione massalePer mantenere la variabilità genetica nelle coltureagricole e la selezione massale che ne deriva, dobbiamodistinguere le piante in base alla struttura genetica in:1) Diploidi2) Poliploidi
  • 32. Sistemi di selezione massale: specie diploidiPer le specie diploidi (organismi con corredocromosomico delle cellule costituito da due coppie dicromosomi omologhi), con cellule ad impollinazioneincrociata (entomofila o anemofila) come carota, cipolla,cocomero, zucca e zucchina, il numero di piantefemminili deve essere costituito da un campione di 40piante in modo da conservare tutti i geni che si trovanoin una percentuale maggiore del 10%. Per conservareinvece geni presenti in una percentuale più bassa del10% si troverebbero coltivare almeno 100 individui.
  • 33. Sistemi di selezione massale: specie poliploidiPer le specie poliploidi (organismi con cellule chepresentano più di due corredi cromosomici completi) adimpollinazione incrociata basta riprodurre poche pianteanche per salvare geni rari, ma in questo caso risultaanche più difficile mantenere sia la qualità che il tipospecifico. Invece per specie poliploidi adautofecondazione come pomodoro, peperone, fagiolo,fava e pisello, sono in massima parte omozigoti(organismi che presentano geni paterni e materniidentici) e quindi la raccolta del seme da pochi individui èsufficiente a mantenere le caratteristiche genetiche.
  • 34. Scelta delle pianteLe piante con caratteristiche esteriori non corrispondentiai caratteri varietali devono essere eliminate o separatedalle altre in modo che non possano impollinare gli altrifiori. Questo perché individui morfologicamente diversipossono essere andati incontro a mutazioni genetichetali da portare a caratteristiche favorevoli, cioè indurrecaratteri migliorativi. Quindi se possibile tali soggettidovrebbero essere riprodotti isolatamente e le sementitenute separate. Invece le piante ammalate, colpite dainsetti, funghi, batteri e virus devono essere eradicate.
  • 35. Scelta dei fruttiFra gli agricoltori è consuetudine scegliere per laproduzione di semi, i frutti che si formano sul primopalco di fruttificazione delle piante, specialmente per lespecie come il pisello, la fava, il pomodoro, lamelanzana e il peperone. Questo perché i frutti che siformano nel primo palco producono semi con maggioreenergia germinativa e con minore tendenzaallibridazione rispetto ai frutti posti sui palchi più alti.
  • 36. Raccolta dei semiI metodi per la raccolta dei semi, sono principalmente didue tipi a seconda se essi siano racchiusi in:1) Frutti carnosi2) Frutti secchi
  • 37. Semi ricavati da frutti carnosiIl processo di raccolta prevede una prima fase dove isemi vengono asportati dal frutto e successivamentelasciati fermentare con una parte dal succo della polpadel frutto. Tale processo di fermentazione è utile perdistruggere una serie di agenti patogeni che possonoessere trasmessi nelle successive fasi di crescita dellapianta. Terminato il periodo di fermentazione, i semivanno poi lavati e separati dai residui di polpa. Lavando isemi semplicemente con acqua, è possibile eliminareanche i semi non vitali, perché essi tendono agalleggiare.
  • 38. Semi ricavati da frutti carnosi: essiccazioneIl processo finale prevede lessiccazione del seme, ed èimportante che tale fase avvenga velocemente in mododa impedire eventuali germinazioni o marcescenze. Isemi vanno distesi su una superficie idonea (ceramica,vetro ecc.) evitando luso di carta, tessuti e plastica nonrigida, perché in questi casi è estremamente difficilerimuovere i semi e questi poi devono essere rigirati piùvolte al giorno. I semi dovranno poi essere asciugatiallaria, evitando lessiccazione in forno, perché possonoessere arrecati danni da temperature superiori ai 36 °C.Anche unesposizione diretta al sole può causare danniqualora la temperatura dei semi superi i 36 °C.
  • 39. Semi ricavati da frutti secchiI semi delle leguminose (fagioli, ceci, piselli ecc.), delleumbrellifere o apiacee (carote, prezzemolo, sedano ecc.) e dellecrucifere (cavoli, rape, ravanelli ecc.), vengono lasciati seccarein campo se le condizioni climatiche lo consentono. Quandosono maturi i frutti, le piante e le infruttescenze possono essereraccolte e posti definitivamente a seccare in luoghi riparati primadi procedere allestrazione del seme. Per separare i semi dallealtre parti vegetali secche, si può ricorrere alluso di strumenti dilegno (correggiato), allazione delle ruote gommate di un auto odi un trattore, o più semplicemente utilizzando mani e piedi.Successivamente le parti più fini possono essere separate daisemi attraverso la vagliatura e la ventilazione.
  • 40. Disinfezione dei semiLa disinfezione delle sementi è una pratica importanteper evitare di trasmettere e diffondere patogeni, comefunghi, batteri e virus alle generazioni successive. Ladisinfezione delle sementi può essere eseguita mediantein ricorso a:A) Acqua calda (attraverso l’uso di una friggitrice, unapentola e un termometro)B) Sostanze disinfettanti
  • 41. Vitalità di un semeLa vitalità dei semi è la caratteristica di un seme dimantenere inalterate le sue funzioni fisiologiche neltempo. Tale vitalità può dipende sia dalle caratteristicheintrinseche ed estrinseche (l’ambiente di coltivazione, latemperatura e l’umidità) della specie.
  • 42. Durata in anni di un semeIn base alla vitalità dei semi le specie erbacee possonoessere classificate:1) A vita breve (circa 3 anni es. cicoria e lattuga)2) A vita intermedia (circa 4 anni es. orzo, fagiolo, …segale, frumento e farro)3) A vita lunga (circa 5 anni e oltre es. cipolla, bietola,cece, cocomero, melone, zucca e zucchina, carota,lattuga, pomodoro, melanzana e mais).
  • 43. La germinabilità dei semiPer germinabilità si intende la probabilità in percentualeche un seme vitale dia origine ad una nuova pianta. Isemi riprodotti a livello familiare conservanomaggiormente la loro germinabilità se sono ben asciuttie se conservati in un contenitore a tenuta stagna. I duepiù grandi nemici della conservazione delle sementisono il calore e lumidità. Semi che vengono conservatiin ambienti dove sia la temperatura che lumidità sonomolto fluttuanti, perdono le loro proprietà germinative inbreve tempo.
  • 44. Conservazione dei semiI contenitori migliori per la conservazione delle sementi,sono quelli di vetro o i sacchetti usati per confezionare ilcaffè che contengono una lamina metallica allinterno,utile per preservare il prodotto dallumidità con ilvantaggio inoltre di poter essere sigillati sottovuoto. Unavolta messi i semi allinterno del contenitore, èimportante applicare unetichetta indicante la specie, lavarietà riprodotta e lanno di produzione.
  • 45. La legislazione sementiera: legge 1096/71In Italia come in tutti i paesi della Comunità Europea,limpiego delle sementi è regolato dalla legge sementiera1096 del 1971. La Legge istituisce anche il Registronazionale delle varietà, il quale a livello comunitarioconfluisce nel Catalogo Comunitario delle varietàvegetali. La legge sementiera, ormai applicata in tutti ipaesi aderenti, afferma che le sementi per esserecommercializzate è necessario che la varietà sia iscrittaal Registro Nazionale delle varietà o al CatalogoComunitario delle varietà.
  • 46. La legge 1096/71: come avviene l’iscrizione delle sementiLe varietà di cui si chiede liscrizione, devono possederedelle caratteristiche ben precise, ossia devono essere:A) Distinte tra di loro.B) Stabili dal punto di vista genetico.C) Sufficientemente omogenee.D) Possedere un valore agronomico o di utilizzosoddisfacente
  • 47. La legge 1096/71: perché le varietà antiche sono state escluse?Le varietà antiche, per la natura di come sono fatte, nonpossono avere tutte queste caratteristichecontemporaneamente. Questo perché le varietà anticheposseggono unampia base genetica, la quale risultadifficilmente superabile dal punto di vista agronomico nellerispettive zone dorigine della varietà, perché derivanti daun processo di selezione semplice attuata dagli agricoltorifin dalle epoche più antiche. Per questi motivi le varietàlocali, a causa di queste motivazioni pian piano nel corsodegli anni sono state abbandonate e soppiantate dallevarietà moderne oggi prevalentemente vendute dalleprincipali industrie sementiere e multinazionali del settore.
  • 48. Cosa è successo dopo?Verso la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90, quando ilprocesso di erosione genetica aveva ormai raggiunto livellidrammatici e la perdita delle risorse genetiche cominciavaad essere irreversibile, tutte le comunità internazionalicominciarono ad interrogarsi sul problema riguardante ilrecupero e la valorizzazione delle antiche varietà.Linterrogativo iniziò ad emergere a seguito di una serie diproblemi di carattere biologico, climatico e fitosanitario checominciavano a manifestare le varietà moderne a seguitoanche ai grossi cambiamenti demografici ed economici chetutto il Mondo stava subendo.
  • 49. Il rinnovato interesse per le varietà anticheLe varietà moderne, eccellenza della ricerca e delleMultinazionali, caratterizzate da una notevoleomogeneità ed uniformità genetica cominciarono a nonessere più adattabili ad un ambiente che in quegli annitendeva a modificarsi continuamente manifestandosi piùsuscettibili alle malattie e agli stress ambientali.Per questo si cominciò a ricercare nelle vecchie varietàe nelle risorse genetiche, quei caratteri ereditari egenetici che avrebbero permesso di superare questeproblematiche in un Mondo che stava attraversando deigrossi cambiamenti.
  • 50. La Convenzione della biodiversità del 1992Il problema della salvaguardia della biodiversità, è statosollevato allattenzione dellopinione pubblica e dellacomunità internazionale con la Convenzione sullaBiodiversità, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992. Essarappresenta il primo atto formale di impegno da parte ditutti i paesi Firmatari per la tutela delle risorse genetichevegetali sul proprio territorio. Gli obbiettivi dellaConvenzione si possono sintetizzate in 3 punti:1) Conservazione della biodiversità.2) Uso sostenibile delle risorse genetiche.3) Ripartizione dei benefici derivante dalla suautilizzazione.
  • 51. L’importanza della diversità biologicaLa Convenzione sulla Biodiversità, sottolinealimportanza della diversità biologica per lasopravvivenza delluomo e individua nelluso durevoledei suoi componenti uno dei obbiettivi principali che ognistato firmatario si impegna a svolgere attraverso dellepolitiche interne di sviluppo. La Convenzione sullaBiodiversità è stata firmata da 168 paesi, e di questi adoggi lhanno ratificata in 158. In Italia la ratifica èavvenuta con la Legge 124/1994.
  • 52. Il Trattato delle Risorse Fitogenetiche del 2001Alla Convenzione sulla Biodiversità, è seguita la stesuradi un altro documento internazionale di grandeimportanza sia in termini di principi che di effetti suipaesi firmatari. Si tratta del Trattato internazionale sullerisorse fitogenetiche per lalimentazione e lagricolturaadottato nel corso della riunione della FAO tenutasi aRoma il 3 novembre 2001. Questo documento, ratificatodallItalia con la Legge 101/2004 approfondisce ilcontenuto della Convenzione sulla Biodiversità, trattandoin maniera specifica le sole varietà locali facenti partedella storia agricola.
  • 53. Le Leggi Regionali sulla tutela della biodiversitàUna delle conseguenze più immediate che si sono avutea livello italiano, a seguito della ratifica del Trattato sulleRisorse Fitogenetiche, è stata lapprovazione di alcuniprogetti nazionali e interregionali sulla biodiversità.Alcune regioni italiane infatti si sono attivate attraversolemanazione di specifiche leggi regionali volte alla tuteladelle risorse genetiche autoctone di interesse agrario,zootecnico e forestale.
  • 54. Le regioni italiane con una legge di tutela della biodiversità A livello attuale sono 7 le regioni che hanno una propria legge Regione Legge Descrizione Toscana 50/1997 e 64/2004 “Tutela delle risorse genetiche autoctone” (1997), “Tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale” (2004). Lazio 1/2001 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario”. Umbria 25/2001 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario”. Friuli Venezia Giulia 11/2002 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario e forestale”. Marche 12/2003 “Tutela delle risorse genetiche animali e vegetali del territorio marchigiano”. Emilia - Romagna 1/2008 “Tutela del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario del territorio emiliano – romagnolo”. Basilicata 26/2008 “Tutela delle risorse genetiche autoctone vegetali ed animali di interesse agrario”.
  • 55. L’esempio della ToscanaLa regione Toscana è stata la prima ad emanare unalegge a difesa della biodiversità promulgando unanormativa sulla Tutela delle risorse genetiche autoctone(L.R. 50/1997). Dopo 7 anni di attività in questo ambito, èstato necessario ancora di più rafforzare lattività disalvaguardia della biodiversità, ed è per questo che laregione Toscana è riuscita a promulgare unaltra legge cherafforza e sostituisce la precedente, introducendo anche ilconcetto di valorizzazione delle varietà antiche. Per questosiamo arrivati alla costituzione della Legge Regionale64/2004 “Tutela e Valorizzazione del patrimonio di razze evarietà locali, dinteresse Agrario, Zootecnico e Forestale”.
  • 56. Gli strumenti di salvaguardia e valorizzazione della biodiversitàIl sistema regionale in cui si articola la legge, prevede due tipidintervento, di cui uno indirizzato verso la tutela e laltro indirizzatoverso la valorizzazione del patrimonio genetico locale.In favore della tutela delle razze e varietà locali, la legge regionale, haprevisto 4 strumenti collegati tra loro:1) Il Repertorio Regionale.2) La Banca Regionale del Germoplasma (per la conservazione ex….situ).3) I Coltivatori Custodi (per la conservazione in situ).4) La Rete di Conservazione e Sicurezza.In favore invece della valorizzazione delle razze e varietà locali, lalegge regionale, ha previsto 1 strumento molto importante:1) Il Contrassegno Regionale
  • 57. Le varietà da ConservazioneCon il termine di Varietà da Conservazione (introdotto nel 1998), siintendono tutte le varietà adatte alle condizioni locali e regionali,minacciate dal rischio destinzione per cui esiste un interesse allacommercializzazione delle sementi.Per questo possiamo affermare che il termine Varietà daConservazione è sinonimo di varietà locale a rischio destinzione. Lastessa Comunità Europea inoltre ha introdotto la possibilità discrizionedelle Varietà da Conservazione in unapposita sezione del Registronazionale delle varietà o del Catalogo Comunitario Europeo,rendendone di fatto possibile la loro commercializzazione. Questapossibilità discrizione molto importante per la salvaguardia delladiversità genetica, ha incontrato molti ostacoli in fase di attuazione,attribuibili alla mancanza di norme tecniche chiare e condivise.
  • 58. Il Registro Regionale delle Varietà da ConservazioneTuttavia mentre la Comunità Europea, si stavadibattendo su come iscrivere le varietà daconservazione al Registro delle varietà vegetali, laRegione Toscana, in seguito alla mancanza di unanormativa specifica per quanto riguarda tali varietà, edovendo affrontare nellambito del territorio tutte leproblematiche legate alla conservazione delle varietàantiche, introdusse uno strumento estremamenteinnovativo, culminato nella stesura del RegistroRegionale delle Varietà da Conservazione.
  • 59. Cosa prevedeva e perché è stato eliminato?La legge Toscana, cercò di collocare il Registro delleVarietà da Conservazione, nellambito della normativanazionale e comunitaria già esistente, ma con dei punti diforza in più che sono: il Repertorio Regionale, I ColtivatoriCustodi, la Banca Regionale del Germoplasma e la Rete diConservazione e Sicurezza.Tuttavia però in fase di redazione del regolamento diattuazione della legge regionale 64/2004, lart. 10 sulregistro regionale delle varietà da conservazione è statostralciato in quanto nel frattempo furono emanate dueDirettive comunitarie sulla possibilità di iscrivere le varietàda conservazione ai Registri per le varietà daconservazione.
  • 60. Il Registro delle Varietà da ConservazioneSecondo queste 2 Direttive, le varietà da conservazione, per essereiscritte al registro delle varietà da conservazione devono seguire unaprocedura di accettazione ufficiale la quale deve tener conto dispecifiche caratteristiche ed esigenze qualitative. In particolare si tieneconto dei risultati di valutazioni non ufficiali e delle conoscenzeacquisite con lesperienza pratica durante la coltivazione, lariproduzione e limpiego e anche una serie di descrizioni dettagliatedelle varietà e dei loro nomi comuni, così come sono stati notificatidagli Stati Membri. Da queste definizioni si evince chiaramente che levarietà da conservazione a livello normativo non possono per loronatura rispondere in maniera completa ai requisiti richiesti dallecomuni varietà agrarie. Per questo occorre fare alcune deroghe sullaloro omogeneità genetica e sul loro valore agronomico.
  • 61. La Direttiva CE 62/2008 sul Registro dellevarietà da conservazione per le specie agrarieQuesta direttiva è stata recepita dallo stato italiano con ilDlgs 149 del 29 ottobre 2009, e riguarda principalmentele varietà di specie agrarie (frumento, orzo, segale,mais, patata, foraggere, piante tintoree ecc.). In Italiasono ben 9 le varietà da conservazione di specie agrarie(in particolare mais) iscritte al registro omonimo.
  • 62. La Direttiva CE 145/2009 sul Registro dellevarietà da conservazione per le specie ortiveQuesta direttiva è stata invece recepita dallo statoitaliano con il Dlgs 267/2010 e riguarda principalmente levarietà di specie ortive (fagiolo, cece, pisello, pomodoro,melanzana, peperone, cocomero, melone, zucchina,zucca, cavolo, bietola, aglio, cipolla, cicoria, lattuga,carota, zafferano ecc.). In Italia sono ben 8 le varietà daconservazione di specie ortive iscritte al registroomonimo.
  • 63. Cosa manca ancora a livello legislativo?Quello che ancora manca a livello italiano (come statomembro dellUnione Europea) è il decreto attuativo chepermetterebbe di attuare e regolare lacommercializzazione delle sementi antiche, secondoquanto previsto dallArt. 19-bis della legge sementiera1096/71. La mancanza di questo decreto, tende habloccare attualmente la loro commercializzazione manon liscrizione al Registro delle Varietà daConservazione e leventuale scambio gratuito tra gliagricoltori
  • 64. Il caso Kokopelli e la sentenza del 12 luglio 2012La recente sentenza della Corte di Giustizia dellUnione Europea del12 luglio 2012, avviata a seguito della causa in Francia tra la dittasementiera Baumaux e lassociazione Kokopelli, evidenziachiaramente due fatti tra di loro molto importanti. Se da un lato perpoter commercializzare le sementi, occorre iscriverle al RegistroVarietale (così come è sancito dallobbligo imposto dalla leggesementiera), dallaltra si evidenzia come lattuale normativa europeasulle sementi, compresa anche quella che disciplina le Varietà daConservazione non sia più sufficiente a rappresentare levoluzionerapida che cè stata negli ultimi anni in agricoltura da parte deicoltivatori, dei ricercatori, dei tecnici, delle comunità e delle istituzioninei diversi territori per il recupero e la valorizzazione delle sementitradizionali.
  • 65. Prospettive futureGli interventi che possono essere messi in attoattualmente al fine di sbloccare questo stallo legislativoe di conseguenza permettere di nuovo la diffusione dellesementi antiche, si possono individuare sia in interventidi carattere istituzionale e pubblico e interventi di naturaprivata da parte degli agricoltori o comunque dellecomunità locali.
  • 66. Interventi di carattere istituzionale e pubblicoTra gli interventi di carattere istituzionale e pubblico ricordiamo:1) Il rafforzamento della Rete di Conservazione e Sicurezza.2) Favorire a livello italiano la legge per la tutela della biodiversità.3) Iscrivere le Varietà da Conservazione al registro.La registrazione risulta:a) Gratuita a costo 0 e con pochi mesi di attesa.b) Può essere fatta da qualsiasi agricoltore o associazione, purché venga …allegata alla domanda discrizione una descrizione botanica, storica e …bibliografica delle varietà tradizionale in oggetto.c) Lo scambio delle sementi resta comunque garantito, perché se non si …vendono non si entra nel campo di applicazione della legge.d) Liscrizione non determina la brevettazione della varietà (perché le varietà….locali sono di dominio pubblico), ma implica dei controlli di natura biologica…(germinabilità e vitalità dei semi), qualitativa e fitosanitaria.4) Favorire lapplicazione dellArt 19-bis della Legge Sementiera 1096/71
  • 67. Interventi di natura privataInfine tra gli interventi di natura privata o da parte dellecomunità locali ricordiamo:1) Incrementare i circuiti locali di produzione e consumo…e di vendita attraverso la filiera corta.2) Incentivare le iniziative di scambio delle sementi3) Favorire lautoriproduzione delle sementi tradizionali

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