La comunicazione pubblicitaria

5,463 views
5,081 views

Published on

l'evoluzione della comunicazione

0 Comments
6 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

No Downloads
Views
Total views
5,463
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
3
Actions
Shares
0
Downloads
104
Comments
0
Likes
6
Embeds 0
No embeds

No notes for slide
  • Insegnamento di Comunicazione Politica - Uniba
  • Insegnamento di Comunicazione Politica - Uniba
  • La comunicazione pubblicitaria

    1. 1. La Comunicazione Pubblicitarianella Pubblica Amministrazione DEFINIZIONI E RIFERIMENTI NORMATIVI
    2. 2. Pubblicità: Tentativi di definizione La pubblicità è una forma di comunicazione mediata, anzi uno strumento di comunicazione, che assume forme molto diverse e che appare sempre meno facile da definire. Ecco alcuni elementi caratterizzanti:  E’ a pagamento  E’ intenzionale (c’è un committente)  È finalizzata ad influenzare atteggiamenti, scelte e comportamenti di un determinato pubblico (target)  E’ sistematica (ha una sua programmazione nel tempo – campagna pubblicitaria)  Può utilizzare diversi mezzi (TV, Radio, stampa, affissioni, Internet, cellulari, telefono, lettere, etc..)
    3. 3. La pubblicità nella PA secondo la legge• Art. 41 d.leg 177/2005: Spese pubblicitarie degli enti pubblici• Direttiva DPCM 28/9/2009: criteri iterpretativi dell’art.41 d.leg 177/2005• Sito AGCOM per la comunicazione: www.agcom.it/entipubblici
    4. 4. Esercitazione:Leggere e comprenderela normativa Come viene programmata la spesa pubblicitaria nella vostra Camera?
    5. 5. La pubblicità ingannevole RIFERIMENTI DI LEGGE E CASI
    6. 6. La pubblicità ingannevoleLa prima definizione di pubblicità risale solo al 1992 quando, per legiferare intema di pubblicità ingannevole, il decreto legislativo n.74 del 1992 definiscecome pubblicità “qualunque forma di messaggio che sia diffuso,nell’esercizio di una attività economica, allo scopo di promuovere lavendita o il trasferimento di beni mobili o immobili, oppure la prestazionedi opere e servizi”.La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta
    7. 7. La pubblicità ingannevoleLa pubblicità ingannevole è "qualsiasi pubblicità che in qualunque modo,compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le personefisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa delsuo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamentoeconomico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere unconcorrente". decreto legislativo n.74 del 1992
    8. 8. Come fare confronti corretti?a) Non deve essere ingannevoleb) Deve confrontare beni o servizi similid) Il confronto deve avvenire in modo oggettivo su caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative del prodotto (incluso il prezzo).f) non deve creare confusione: marchi, denominazioni, segoi distintivi riconoscibili e non confondibili con altro.h) Non deve causare discredito o denigrazione al concorrente;j) per i prodotti con denominazione di origine, i prodotti devono avere la stessa denominazione;l) non deve trarre indebitamente vantaggio dalla notorietà del concorrenten) non deve presentare un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio o da una denominazione commerciale depositati
    9. 9. Il publi-redazionaleIl pubbliredazionale o articolo pubbliredazionale, è uninformazionepubblicitaria impaginata e redatta similarmente ad un normale articolo dellatestata giornalistica.Data la possibilità di confusione tra un normale articolo ed il publiredazionale, lalegge prevede che venga dichiarato esplicitamente come pubblicità, attraversola scritta "informazione pubblicitaria".Il termine pubbliredazionale viene spesso utilizzato, in forma dispregiativa, perindicare gli articoli redazionali il cui contenuto risulta essere palesementepromozionale per lazienda o il personaggio trattati nel testo.E’ da considerarsi un prodotto pubblicitario a tutti gli effetti anche se a contenutoinformativo e non sempre diretto a promuovere direttamente un prodotto, ma piùil tema in generale.
    10. 10. EsempioPubblicità di Prodotto (esempio dicampagna comparativa)
    11. 11. Pubblcità&Pubblicità OBIETTIVI E TIPOLOGIE DI CAMPAGNE
    12. 12. L’evoluzione della comunicazione pubblica in Italia
    13. 13. Le forme della comunicazione pubblica
    14. 14. Obiettivi secondo la legge  Obblighi di pubblicità per alcuni atti della PA  Tutti gli obiettivi previsti dalla legge ovvero: a) illustrare le attivita delle istituzioni e il loro funzionamento; b) illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di facilitarne lapplicazione; c) favorire laccesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza; d) promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale; e) favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonche la conoscenza dellavvio e del percorso dei procedimenti amministrativi; f) promuovere limmagine delle amministrazioni, nonche quella dellItalia, in Europa e nel mondo, conferendo visibilita ad eventi di importanza locale, regionale, nazionale ed internazionale.
    15. 15. Obiettivi diversi  Creare consapevolezza su nuovi prodotti/marche/servizi  Stimolare una domanda (pubblicità pionieristica)  Mantenere la fedeltà dei clienti (es. loyalty programs)  Combattere la concorrenza (es. pubblicità comparativa)  Stimolare le vendite (es. promozioni, campagne stagionali, invito alla prova, supporto alla distribuzione del nuovo punto vendita, etc..)  Sensibilizzare rispetto a temi di interesse sociale e pubblico  Propagandare un’idea politica
    16. 16. Tipologie di Campagne
    17. 17. Esercitazione:Capire target e obiettividi una campagnaSfogliate le rivistee i quotidiani cheavete e individuate Che tipo di campagne sono5 messaggi secondo voi?pubblicitari. Quale è il target?
    18. 18. Pubblicità istituzionale o corporateLa “marca” Banca Toscana cerca diesplodere il suo posizionamentoclassico come banca vicina ai temidella cultura e dell’arte perabbracciare anche un nuovo tema:quello della vicinanza alle persone.E’ una pubblicità istituzionale, non sipresentano servizi, ma valori.
    19. 19. Pubblicità di prodottoL’immagine aziendale fa da cornicealla presentazione di un prodottospecifico e di una promozionespeciale.
    20. 20. Pubblicità istituzionale
    21. 21. Campagna sociale
    22. 22. Pubblicità di prodottoIn questa pubblicità diprodotto si dà spazio allecaratteristiche/funzioniponendo l’accento sulvantaggio competitivo ovverola possibilità di supportaredue SIM.La presenza di un numeroverde o, come in altri casi, diindirizzi, permette dilocalizzare il punto venditacosì da supportare e facilitarela distribuzione.
    23. 23. Pubblicità di prodottoNel caso della pubblicità diprodotto, l’attenzione è rivoltaalla descrizione degli elementicaratterizzanti del prodottoche il committente ritienedifferenzianti rispetto aicompetitor.Nel caso specifico vengonoinfatti presentati i poteri dellalozione e le caratteristiche diconfezionamento(shampo+fiale) cherappresentano il vantaggiocompetitivo.
    24. 24. Pubblicità di prodotto
    25. 25. E voi?
    26. 26. Capire la comunicazione visiva LA MARCA E IL VISUAL
    27. 27. Cosa è una marca?Al contrario del marchio che è un concetto statico di natura giuridica, la marcaè un concetto astratto e dinamico.La marca è nella testa dei consumatori. Se un consumatore parla di NIKE non siriferisce solo ad unimpresa produttrice di articoli sportivi ma evoca un modo divivere e vestire sportivo, giovanile e di moda. La pubblicità è comunicazione dellamarca. MARCAValori, persone,immagini, idee, NIKE: NAMING o denomminazioneparole, stili di vita,luoghi, esperienze, LOGOricordi associati o MARCHIOdirettamente oindirettamente al Baffo= pittogrammamarchio
    28. 28. ESEMPIO: il Mulino Bianco LOGOAssociate liberamente 6parole al marchio “MulinoBianco”….Cosa vi viene in mente?I valori di una marca devono essere stabili nel tempo. namingOgni loro modificazione comunica “un nuovo posizionamento” ovvero nuove strategie e nuovi obiettivi.Le marche di successo che hanno fatto storia, sono rimaste coerenti nel tempo.
    29. 29. 1.Headline. Il titolo inserisceuninformazione ("personal") nellargomentodi cui si sta parlando e, ovviamente, lapromessa del successo.2. Visual. E’ la parte visiva del messaggio(solitamente fotografica). Deve esserecoerente nel tempo e coerente ai valori dellamarca.3. Informazione tecnica. Questa pagina,oltre che ad essere pubblicitaria, vuolecomunicare linformazione che la ditta saràpresente ad una manifestazione. E scritta inpiccolo e in un angolo per non disturbare labellezza della pagina.4. Sottotitolo. Ha la funzione disintetizzare il testo che segue.5. Testo (body copy). E abbastanza lungoperché, chi ha tempo e interesse, possaleggere ulteriori informazioni.
    30. 30. 6. Pack shot. E la foto che illustra ilprodotto di cui si parla. E posta in un angoloe in piccolo perché ormai è uno strumento dilavoro conosciuto e, probabilmente, ingrande e da sola, non avrebbe avuto lo stessoimpatto pubblicitario della donna.7. Marchio. Il marchio dellazienda moltevolte è scritto in caratteri e stili originali,inconfondibili.8. Logotipo. E un simbolo che caratterizzail marchio.9. Pay off. E la frase posta sotto a logodell’emittente che ne chiarisce la mission e lavision in pochissime parole.10. Indirizzo. Lindirizzo della sede italianadellazienda.
    31. 31. Esercitazione:Analizziamo alcunivisual per riconoscerne Riconsciamo e commentiamogli elementi marca, headline, body e visual in 2 esempi pubblicitari delle riviste che avete..
    32. 32. Il testimonial SIGNIFICATI E USI
    33. 33. Il testimonial: chi è più famoso? Il testimonialo la marca?
    34. 34. Pubblicità di Prodotto con testimonialNel caso della pubblicità diprodotto nel campo della moda,del lusso e della cosmesi èfrequente l’uso di testimonial chefunzionano da status symbol.
    35. 35. Campagna sociale con testimonial
    36. 36. Campagna sociale con testimonial
    37. 37. Da Telecom a Fastweb: la guerra deltestimoneL’associazione è facile.Velocità, corsa,Internet veloce.Prima testimonial perAlice di telecom Italia,Valentino è poipassato a Fastwebcome a dire “i piùveloci sono loro”.
    38. 38. Il testimonial E’ una figura capace di “connotare” il prodotto o la marca in modo immediato conferendogli valori che appartengono in realtà alla vita, storia, vissuto del testimonial. La biografia, le competenze professionali o altre informazioni personali (es. aspetti fisici, relazionali, vizi e virtù, etcc.) permettono di creare un collegamento con il prodotto rinforzando l’immagine positiva del prodotto. La popolarità del personaggio si somma e supporta il marchio (e viceversa). Il testimonial può anche non essere un personaggio pubblico, ma un “esperto/garante” (es. medico) se non addirittura un “utilizzatore” (es. donna/ uomo che usa una dentiera), che ha caratteristiche tali da poter “certificare” “dare credibilità” e “rafforzare” il messaggio della campagna innescando meccanismi “imitativi” e di “identificazione”.
    39. 39. Le fasi operativedi pianificazione FASI E SOGGETTI COINVOLTI
    40. 40. Le fasi operative: cosa esternalizzare?  Definizione degli obiettivi  Identificazione e qualificazione del target  Ideazione del messaggio  Selezione dei canali/mezzi  Sviluppo del piano media (tempi e budget)  Implementazione della campagna  Valutazione dell’efficaciaEsistono gradi diversi di esternalizzazione, ma le indicazioni strategiche (obiettivi e valutazioni sull’efficacia) spettano all’Ente
    41. 41. Obiettivi Gli obiettivi devono essere pochi, chiari, espliciti, misurabili (es. accrescere del x % in numero di utenti di un servizio o assicurare X partecipanti ad un evento) Valutare gli eventuali vincoli (tempi, budget, pericoli di sovraffollamento, etc..)
    42. 42. Il target: le informazioni necessarie 1. Distribuzione geografica 2. Fattori demografici (età, reddito, gruppo etnico, genere, livello di istruzione) 3. Fattori qualitativi. Sono elementi di volta in volta diversi, utili a capire l’atteggiamento e il rapporto con il prodotto/servizio/tema della campagna (es. professione, stili di vita, l’essere o non essere già cliente/acquirente del prodotto o di prodotti simili, etc..). 4. Fattori relativi alla scelta del mezzo. Come sono raggiungibili? Anzi come preferiscono essere raggiunti? Quando? Con quali mezzi?Le informazioni riguardo al pubblico di una campagna sono fondamentali per selezionare i canali e assicurarsi il successo dell’iniziativa.
    43. 43. Dove raccogliere i datiSOLUZIONE 1: rivolgendosi ad un CENTRO MEDIAIL CENTRO MEDIA ovvero ad un società (ce ne sono tante) intermediaria tra azienda e concessionaria di pubblicità (che a sua volta generalmente ha un mandato dagli editori) che si occupa di ottimizzare la pianificazione sui vari media del messaggio pubblicitario. Per fare ciò il Centro Media utilizza ricerche e software molto costosi che aiutano a comprendere meglio il comportamento del consumatore e il diverso atteggiamento degli stessi nei confronti dei mezzi di comunicazione e quindi la scelta degli stessi in funzione del target precedentemente identificato. Il Centro Media può (ma non necessariamente) comprare e ottimizzare l’acquisto degli stessi spazi in nome e per conto dell’ azienda stessa. Oppure può suggerire e consigliare all’ azienda (che in questo caso si occupa direttamente dell’ acquisto) la migliore trattativa nei confronti degli editori/concessionarie di pubblicità. Ovviamente si occupa anche di tutta la fase di post-campagna e di ritorno dagli investimenti pubblicitari sul consumo dei prodotti . Oltre a ciò vi è tutta la gestione del processo amministrativo con gli editori/concessionarie.
    44. 44. Dove raccogliere i datiSOLUZIONE 2: chiedere alle concessionarie o alle testateNella predisposizione di una campagna, per scegliere i mezzi giusti, è opportuno richiedere alle concessionarie di pubblicità o alle testate/emittenti i dati sul target dei lettori/ascoltatori.Altre informazioni si possono ricavare, al contrario da indagini sul proprio pubblico.Tramite questionari o focus group si può indagare, ad esempio, il rapporto degli utenti con i diversi mezzi di comunicazione e quali forme di pubblicità ritengono più gradite/efficaci da parte dell’ente.Tale rilevazione viene solitamente svolta nell’ambito delle Indagini sull’Awareness ovvero sul grado di conoscenza dei servizi/mission della Camera.
    45. 45. I soggetti della campagna
    46. 46. Il processo di pianificazione e i soggetti BRIEFE’ possibile:3.Interagire direttamentecon la concessionaria dipubblicità BRIEF BRIEF5.Avvalersi di un centromedia7.Avvalersi di un’agenziache curca anche lapianificazione 8con centromedia interno o esterno)Molti centri media ormaiaccorpano i servizidell’agenzia Emittente Radio/Tv, Testata, Sito
    47. 47. Esercitazione:Scrivere un brief Proviamo insieme a spiegare in poche righe cosa vogliamo…
    48. 48. Il brief ovvero comunicare gli obiettivi Obiettivi: siete voi a stabilirli non i creativi! Di che tipo di campagna si tratta? Chi sono i committenti? (es. campagna di promozione del servizio di conciliazione e arbitrato) Target: informazioni specifiche su CHI VOLETE RAGGIUNGERE (es. imprese di piccole dimensioni del settore abbigliamento interessate all’export su mercati esteri, che operano nella provincia di, potenzialmente interessate ai servizi di conciliazione in quanto…. ) Budget: informazione fondamentale per il centro media ovvero per chi fa la pianificazione degli spazi. Messaggio: lo elaboreranno i creativi, ma cosa dovrà esprimere lo decidete voi. Quali valori? Quale vantaggio competitivo si vuole comunicare? Informazioni di contesto: oltre alla campagna pubblicitaria, quali altri mezzi avete usato in passato o state già utilizzando per promuovere questo servizio? Avete eventi a tema in programma? Come viene comunicato il servizio attualmente? Chi lo gestisce? Cosa è importante sapere di voi/del servizio per comunicare efficacemente?
    49. 49. I mezziCiascun mezzo ha una sua specificità ed è più o meno efficace in base agliobiettivi strategici e al target della campagna.  TV (nazionale, locale, canali tematici, Web tv)  Radio  Stampa (nazionale, internazionale, locale, specializzata)  Affissioni (statiche e dinamiche)  Posta (direct mailing)  eMail  Cellulari  Telefono (teleselling)  Internet (banner, newsletter, annunci testuali, etc…)
    50. 50. Un confronto tra mezzi Affissione: è contestuale, localizzata, relativamente poco costosa, ideale per eventi, punti vendita e altri messaggi dove l’aspetto “luogo” è importante o dove l’emittente è locale. Le nuove affissioni “dinamiche” (su tram o taxi) consentono molta libertà di espressione. Radio: consente di profilare molto bene gli utenti, manca della componente visiva, ideale per messaggi dove l’audio è importante (es. voce testimonial nota), la credibilità è legata alla fedeltà degli ascoltatori, consente di attivare interazione con gli ascoltatori (es. premi fedeltà) Stampa: è un mezzo autorevole, è il mezzo ideale per conferire credibilità, può essere molto costosa se a diffusione nazionale o internazionale, buona la segmentazione del target. Molto letta ma meno autorevole e prestigiosa, seppur efficace a livello locale, è la free-press. TV: è molto costosa, è evocativa, importante la costruzione dello spot, indispensabile per campagne su vasta scala di brand image. Il digitale apre nuove opportunità e riduce i costi permettendo campagne video anche ad operatori minori. Internet: consente la massima segmentazione del target e la verifica continua dei risultati. Non è il luogo della comunicazione visiva, ma dell’informazione utile e della ricerca di interazione con il destinatario.
    51. 51. Il messaggio va declinato per mezzo Per una stessa campagna è opportuno declinare il messaggio sui diversi mezzi per sfruttare al massimo le capacità e le caratteristiche del canale
    52. 52. Istituzionale o di prodotto? Il confine èsempre più labile…La ricerca di nuovispazi e “interstizi” dicomunicazione.Campagna per i 50anni dell’UE.Il treno, simbolo delviaggio, delcollegamento fra paesiè sicuramente adattoa comunicare ilmessaggio dellacampagna.
    53. 53. L’efficacia della pubblicità COME MONITORARE LE CAMPAGNE
    54. 54. Dove colpire…Il messaggio pubblicitario parla all’istinto… Il messaggio pubblicitario deve come primo obiettivo “attirare l’attenzione”. Per farlo, la pubblicità da sempre punta a sollecitare l’attenzione del pubblico tramite la stimolazione dei sensi, in particolare due: LA VISTA: è il senso proprio di tutta la comunicazione visiva (tv, stampa, affissioni) L’UDITO: a volte sottovalutato. Nella pubblicità radiofonica il messaggio dovrebbe puntare solo su questo senso. A volte invece si ripropongono messaggi simili, non differenziati per canale.Con il sovraffollamento dei messaggi pubblicitari si sta facendo strada anche un nuovo approccio: l’experiential marketing, ovvero messaggi, eventi, situazioni in cui l’utente non è spettatore, ma fa esperienza della marca…
    55. 55. Un esempio “vecchio stile”La ricerca dell’attenzione dellospettatore attraverso il richiamo(implicito o esplicito) ai vizi/pauredell’uomo ovvero alla sferadell’istinto.Il richiamo sessuale è il piùfrequente e abusato. Seguono iriferimenti al piacere in generale(es. gustosità del prodotto).
    56. 56. Il Modello A.I.D.A. ATTIRARE LATTENZIONE = il messaggio si deve “vedere” più degli altri MANTENERE LINTERESSE = il messaggio deve parlare di cose “interessanti” per il destinatario che lo riceve SOLLECITARE IL DESIDERIO = il messaggio deve far leva sulle giuste motivazioni a cambiare idea, comportamento, generare desideri di acquisto INDURRE ALLAZIONE = si devono fornire informazioni/indicazioni sul dopo (es. dove poter trovare il prodotto/servizio, cosa fare, chi chiamare, chi votare, come poter contribuire, etc..) E’ un modello esemplificativo e forse semplicistico di come funziona il meccanismo pubblicitario, ma che è sempre opportuno tenere a mente.. Oggi, con l’aumentare dell’esposizione ai messaggi pubblicitari e lamaggiore familiarità con la comunicazione pubblicitaria, il rapporto causa- effetto che questo modello ipotizza è molto indebolito.
    57. 57. Oggi?Secondo Modello AIDA (modello causa-effetto “vedi la pubblicità-compri ilprodotto”) l’efficacia di una campagna pubblicitaria risiederebbe allora nella suacapacità di determinare l’acquisto.In realtà, con il moltiplicarsi dei messaggi pubblicitari e l’evoluzione delleabitudini di consumo, è venuta meno l’ipotesi (la cosiddetta “teoria forte”) cheassegnava alla pubblicità il potere di determinare in maniera diretta l’acquisto dibeni/prodotti.L’efficacia di una campagna pubblicitaria risiede piuttosto nella sua capacità digenerare un “goodwill” ovvero un pensiero positivo, una “simpatia”,letteralmente un “benevolenza” verso un prodotto, un servizio, un tema, unamarca ovvero verso l’oggetto/tema pubblicizzato.Un potere enorme, ma decisamente non determinante…
    58. 58. Strumenti di monitoraggio
    59. 59. Evoluzioni e Tendenze
    60. 60. Come rispondere al cambiamento
    61. 61. I nuovi spazi per l’affissione “dinamica”
    62. 62. Il digital signage: l’affissione prende vitaSecondo le previsionidella più famosaagenzia di pubblicità almondo – la leo burnett- saremo un popolo dischermi al plasma.
    63. 63. Pubblcità che si tocca
    64. 64. Nuove forme di pubblicitàServizio Wi-Fi gratuitosponsorizzato dallaToyota persottolineare il proprioimpegno perl’ambiente e, alcontempo,l’evoluzionetecnologica dei propriprodotti.Coerente con ilposizionamento dellanuova auto ibridaPRIUS.La tendenza dellaricerca di spazisempre nuovi dicomunicazionecollegati ad unesperienza piacevole.
    65. 65. La coerenza è tutto…L’elemento dellamargherita creacontinuità fra allestimentiin esterna ecomunicazionepubblicitaria sulla stampa.
    66. 66. Internet: dal banner alle keywordsIl messaggio giusto per Internet? Qualcosa diutile e contestuale
    67. 67. L’Augmented Reality
    68. 68. Pubblicità = coinvolgimentoLa ricerca del coinvolgimento del cliente(prosumer)
    69. 69. Le campagne tv EVOLUZIONI E STORIA
    70. 70. Le tappe della pubblicità televisiva in Italia:il caso “Carosello”Originale formula pubblicitaria italiana nata nel 1957 cheandò in onda fino al 1977 prima dello spettacolo serale.Era prevista una sigla di apertura, come si trattasse di unvero programma TV e ogni messaggio durava circa 135secondi.Erano in realtà piccoli skecth comici o fumetti che solo altermine presentavano il prodotto (il cosiddetto “codino” chenon poteva superare i 35 secondi). Ogni sera, le storieerano diverse, proprio come in uno sceneggiato a puntate.Gli autori non erano i creativi della pubblicità ma nomi notidel cinema e del teatro.Fu un tentativo di conciliare la nuova società dei consumicon la cultura nazionale dando alla pubblicità anche finipedagogici.
    71. 71. La pubblicità commerciale degli anni ‘80Già durante gli anni di Carosello la Rai aveva creato nuovi spazi commercialiprima dei telegiornali (“Intermezzi”, “Tic Tac”, “Break”, etc..) ma con la nascitadelle tv private che si sostengono proprio grazie agli introiti pubblicitari, lapubblicità conquista nuovi spazi lungo tutto il palinsesto televisivo epoi anche oltre, entrando a far parte integrante delle trasmissionitelevisive (es. telepromozioni).La struttura narrativa si internazionalizza. Punti forti: testimonial e colonnasonora.La pubblicità non è più un prodotto artistico-artigianale italiano ma è unprodotto creato dai creativi della pubblicità.
    72. 72. Esempio: attori nell’implementazione di unacampagna TV
    73. 73. Gli SPOT
    74. 74. Le telepromozioni
    75. 75. Le tele-vendite
    76. 76. Invito all’ascolto…
    77. 77. … grazie!E BUONA COMUNICAZIONE A TUTTI!

    ×