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Fabio Castronuovo - Intranet e la Enterprise 2.0
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Fabio Castronuovo - Intranet e la Enterprise 2.0

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L'obbiettivo e' quello di esporre gli aspetti cardine delle metodologie di knowledge management, sviluppando sia gli aspetti organizzativi che tecnici. In particolare vengono indagate le comunità di …

L'obbiettivo e' quello di esporre gli aspetti cardine delle metodologie di knowledge management, sviluppando sia gli aspetti organizzativi che tecnici. In particolare vengono indagate le comunità di pratica e le motivazioni che le rendono importanti per il business aziendale.

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  • Corretto Giacomo, per non appesantire avevo inserito la bibliografia in fondo che come vedi e' molto corposa.HO citato la tua presentazione knowledge management 2.0 tra le fonti la formattazione non rende giustizia Knowledge management 2.0 - Giacomo Mason
    Ad ogni modo grazie per la segnalazione faccio reinserire la presentazione con la bibliografia. Questa inserita era la draft mandata prima dell'evento.
    All right reserved e' ahime' un refuso giammai avrei applicato diritti su una presentazione con obbiettivo un workshop fatta prendendo molti spunti tra cui la bella presentazione fatta da te.
    Un saluto e scusa ancora per il disguido.
    Fabio
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  • Grazie Fabio, ma vedi, a parte il fatto che il libro che citi non l'ho scritto io (ma credo sia un problema di formattazione dell'elenco che hai caricato) la cosa funziona così: se prendi una slide di qualcuno e ne metti i contenuti - pari pari - in una tua presentazione dovresti, - in ogni slide - dire da dove l'hai presa. Per il resto no problem, se non il dettaglio che la tua presentazione finale è All right reserved. Ok, è vero, io non ho messo nella mia licenza creative commons l'opzione 'share alike', quindi puoi fare ciò che vuoi, tuttavia se hai preso così tanto sarebbe carino anche dare modo agli altri di prendere, o no? :-)
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  • Ciao Giacomo hai ragione sono familiari :-) temo sia andata su la versione senza bibliografia probabilmente e' stata caricata la versione draft, la presentazione finale aveva meno slide e la bibliografia finale, la faccio aggiornare e cmq allego qui di seguito la bibliografia.
    Grazie per la segnalazione
    Fabio

    Bibliografia Page  AA VV. “ Enterprise 2.0: la rivoluzione che viene dal Web”, Rapporto 2008, Osservatorio Enterprise 2.0, Politecnico di Milano, marzo 2008. Butera F. Il Castello e la Rete , Franco Angeli, Milano, 1991. Bernoff J., Li C. “ Harnessing the power of Social Applications”, MITSloan Management Review, Febbraio 2008 I. Nonaka – Guerrini e Associati, 1997 - The knowledge creating company R. Sica, E. Scotti – Apogeo, 2007 - KNowledge management 2.0 - Giacomo Mason - Community management. Processi informali, social networking e tecnologie Web 2.0 per coltivare la conoscenza nelle organizzazioni A. Lucchini – Apogeo, 2004 Intranet Teoria e pratica D. Banfi, L. Miranda – Apogeo, 2007 - Diventare manager 2.0. Come sfruttare al massimo la tecnologia nel lavoro quotidiano del manager M.Ruffolo - Tecnologie informatiche per la gestione della conoscenza e del capitale intellettuale
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  • Bravo Fabio, riconosco un'aria 'di famiglia' in alcune di queste slide, tu che dici?
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  • 1. Intranet e la Enterprise 2.0 La trasformazione della conoscenza aziendale da tacita in esplicita Fabio Castronuovo Better Software Firenze 6 Maggio
  • 2. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  2
  • 3. Una definizione del KM Operativamente, il km è un insieme di strumenti di gestione e di interventi abilitanti alla comunicazione e alla collaborazione, sulla cultura e sui comportamenti, a partire da una focalizzazione sulle pratiche di lavoro e allo scopo di creare un ambiente per favorire la creazione, lo scambio e il riutilizzo delle conoscenze necessarie nei processi di lavoro. Competenze Persone Organizzazione del Lavoro Tecnologie di supporto  Disegnare Knowledge  Emersione Best Practice  Strumenti che favoriscano Map aziendale di organizzazione del lo scambio, riutilizzo ed lavoro approfondimento delle  Individuare Knowledge conoscenze aziendali Leader e centri di  Creazione di una cultura competenza di knowledge sharing  Network fra i vari centri di supportata da processi competenza aziendali che aziendali fungono da veri e propri Hub di connessione per l’azienda Page  3
  • 4. Dai dati alla conoscenza La valorizzazione della conoscenza avviene attraverso l’abilitazione dell’impresa e dei suoi stakeholder a “leggere dati e informazioni” e a trasformarli in conoscenza utile al perseguimento dei propri obiettivi di business Applicazione Conoscenza Generazione Valore Conoscenza Elaborazione e lor Va Informazioni Organizzazione Dati Dati Raccolta dati Page  4
  • 5. Il ciclo di vita della conoscenza Elevato Impatto Futuro Elevato Impatto sul Business Page  5
  • 6. La spirale della conoscenza a Conoscenza esplicita Conoscenza tacita Esternalizzazione Socializzazione Conoscenza tacita da Conoscenza esplicita Internalizzazione Combinazione La creazione della conoscenza è un processo continuo di interazioni dinamiche fra conoscenza tacita ed esplicita. I quattro modi della conversione della conoscenza interagiscono nella spirale della creazione della conoscenza. La spirale diventa più grande dimensionalmente con l'alzarsi dei livelli organizzativi e può innescare nuove spirali di creazione della conoscenza Page  6
  • 7. Il Km a supporto del Business • Archiviazione e condivisione di documenti (es. strumenti di document management, memorie tecniche, società di progettazione e consulenza) • Condivisione delle pratiche di lavoro a partire dai processi (es. best practices di Texas Instruments) • Organizational identity, porta unica di accesso ai servizi e alle informazioni aziendali (es. intranet e portali, Etnoteam, Gillette, Ford) • Gestione e condivisione di conoscenze con i fornitori e i clienti (es. extranet, sistemi di customer knowledge management) Page  7
  • 8. Il Km a supporto del Business • Creazione e condivisione di conoscenza “non strutturata”a supporto delle comunità di pratiche (es. forum di discussione) • Ambienti di apprendimento (es. e-learning, Corporate University) • Case and risk management attivazione di reti di esperti dispersi geograficamente (es. ambienti di incontro virtuale, British Petroleum) • Ambienti di lavoro on line in cui le conoscenze e le risorse necessarie siano contestualizzate ai processi di lavoro (es. desktop, customer care) • Condivisione di conoscenze in ambienti sociali (es. large screens) Page  8
  • 9. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  9
  • 10. KM 1.0 Vs KM 2.0 KM 1.0 KM 2.0 Portali informativi Wiki Data base Blog Sistemi documentali Social network Ontologie e dizionari controllati Ranking Tagging Social bookmarking Page  10
  • 11. Obbiettivi del KM 2.0 Catturare l’intelligenza collettiva •Facilitare l’auto-formazione •Supportare i network già esistenti •Facilitare le relazioni professionali trasversali •Supportare la collaborazione informale •Mettere a fattor comune l’innovazione locale •Condividere il sapere diffuso •Aumentare la produzione di “sapere dal basso” •Rendere visibili i comportamenti emergenti Page  11
  • 12. Parole chiave del KM 2.0 IDENTITA’ Pensare alle persone e non alle funzioni Valorizzare i contributi individuali differenziandoli tra loro Associare i contenuti alle persone che li hanno prodotti Dare risalto ai tratti personali sia fuori che dentro l’ambito lavorativo RELAZIONI ogni contenuto è mediato da un rapporto tra persone E facile entrare in contatto rispetto alle proprie appartenenze professionali ed extra professionali Nel tempo si creano diversi network informali di persone che collaborano VISIBILITA’ DECISA DAL BASSO Apertura ai contenuti emergenti (più utili, più pertinenti, migliori) RICONOSCIMENTO Dare visibilità agli autori dei contenuti migliori Dare agli utenti la possibilità di definire quali sono i contenuti migliori Valorizzare i talenti che si manifestano all’interno del processo di crescita complessiva SERENDIPITY Trovare qualcosa mentre stai cercando altro Page  12
  • 13. La intranet come strumento di KM …. Alcune definizioni dal passato… Gruppo di applicazioni Infrastruttura che informatiche integrate supporta applicazioni destinate a fornire di business in supporto al grado di risolvere collaborative work… problemi o creare substrato tecnologico Opportunità. destinato a permettere …funge da interfaccia un reale ed efficace Per i dipendenti ai Knowledge Management Processi aziendali 1994 1999 2000 World 2004 W. Safire Gartner Group Wide Corporation Francesco Varanini Insieme composto Piattaforma in grado da una rete aziendale ci consegnare protetta…e dall’insieme le informazioni di applicazioni che necessarie a Attraverso e su di essa tutti i dipendenti Vengono eseguite per migliorare Sfruttando le il loro lavoro tecnologie tipiche dell’internetworking . Page  13
  • 14. Intranet 2.0 come Virtual WorkSpace Page  14
  • 15. Intranet 2.0 Intranet 1.0 Intranet 2.0 Rigidita’ e controllo Flessibilita’ ed apertura Difficolta d’utilizzo Facilita’ d’uso Scarsi aggiornamenti Aggiornamenti continui Poca personalizzazione Max Personalizzazione Approccio Top Down Approccio Bottom Up Alti costi di manutenzione Bassi costi di Manutenzione Noia Divertimento Page  15
  • 16. Intranet 2.0 – Strumenti e Strategie Intranet 1.0 Intranet 2.0 Corporate News Submit News Executive Speech Executive Blog Taxonomy Folksonomy Quick Polls Discussion Forums CMS Wikis Directories (A-Z) Tagging Sticky Content RSS Page  16
  • 17. Valorizzare l’identita’ nell’ Intranet 2.0 • Profili autocompilati di tutto il personale completi di elementi personali (Foto, hobby, ecc) • Persone e non solo ruoli • Associazione di ogni contenuto prodotto ad un profilo • Possibilità di fare ricerche avanzate nei profili (cercando progetti, hobby, expertise) Page  17
  • 18. Relazioni Intranet 1.0 Vs 2.0 2.0 1.0 Page  18
  • 19. Visibilita’ e riconoscimento Visibilita’ dal basso Sono le persone a: Votare i contenuti, Commentare i contenuti Scaricare/ aggiungere contenuti ai Preferiti, Taggare i contenuti Riconoscimento Sociale Sistemi di rating distribuito per ogni contenuto generato Premiazione della continuità e della partecipazione Sistema di generazione/selezione/candidatura di esperti Aumento del ranking per gli autori dei contenuti migliori Crescita progressiva di visibilità delle persone Riconoscimenti simbolici nel sito Questione di Serendipity Ogni oggetto è collegato ad altri oggetti Ogni oggetto è raggiungibile da percorsi diversi Ogni oggetto è classificato in molti modi Page  19 oggetto è collegato a un autore Ogni Ogni oggetto è filtrato, votato, ripubblicato da altri
  • 20. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  20
  • 21. Enterprise 2.0 Definizione Wikipedia 2007 Enterprise 2.0 Il termine Enterprise 2.0 descrive un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione . Page  21
  • 22. L’Enterprise 2.0 e’ ….. Social Enterprise Open Enterprise Adaptive Enterprise • Creazione di nuovi  Flessibilità e schemi di collaborazione, riconfigurabilità nella condivisione della gestione dei processi conoscenza, gestione aziendali delle relazioni  Allargamento e apertura dei confini del Virtual workspace in termini di modalità di accesso e di attori esterni. Page  22
  • 23. L’impresa a rete •Nodi •Connessioni •Strutture •Proprietà operative Il Web 2.0 è la piattaforma abilitante Il “luogo non luogo” dove vivono le imprese… * Vedi Bibliografia Page  23
  • 24. Progettare comunita’ efficaci • Obiettivi della comunità: a che serve? • I benefici e il valore per i partecipanti • Le attività e i processi tipici in relazione al ciclo di vita • I ruoli all’interno delle comunità: chi guida, chi coordina, chi partecipa? • Le regole di partecipazione • Gli spazi reali e virtuali di esistenza • I meccanismi di integrazione con le altre componenti organizzative Page  24
  • 25. Comunita’ e Social Network Analysis Nel progettare e gestire una Comunità è impossibile prescindere dall’analisi delle reti sociali. La SNA ci aiuta a capire non solo come la rete di relazioni influenzi il comportamento on line ma anche come coltivare la Comunità per garantire la rispondenza con gli obiettivi di business La social network analysis (SNA), ovvero analisi dei reticoli sociali (a volte detta anche network theory, teoria della rete), è un ramo della network analysis. Si tratta di una recente metodologia di analisi delle relazioni sociali sviluppatasi a partire dai contributi di Jacob Levi Moreno, il fondatore della sociometria, scienza che analizza le relazioni interpersonali. Page  25
  • 26. Pattern e KPI di Network Efficaci • Connessioni tra persone accomunate per carattetistiche individuali, esigenze, obiettivi • Connessioni tra individui e gruppi differenti • Diversi percorsi tra ogni coppia di persone • Reti gerarchiche con alcuni nodi molto più importanti di altri • Non sempre connessioni dirette ma neanche un numero eccessivo di passaggi intermedi Page  26
  • 27. Pattern e KPI di Network Efficaci • Connessioni tra persone accomunate per carattetistiche individuali, esigenze, obiettivi • Connessioni tra individui e gruppi differenti • Diversi percorsi tra ogni coppia di persone • Reti gerarchiche con alcuni nodi molto più importanti di altri • Non sempre connessioni dirette ma neanche un numero eccessivo di passaggi intermedi Page  27
  • 28. La tendenza naturale delle reti Legge di gravitazione universale delle reti  Le persone simili si attirano Attrazione  Quelli che si attirano alla fine si connettono  Insieme frammentato di reti coese al proprio interno Grouping  Poco diversificate e chiuse verso l’esterno  Ottimo modo per lavorare insieme in un singolo gruppo  Pessimo modo creare innovazione, migliorarsi, Networking  scambiare idee, connettere parti diverse Page  28
  • 29. Enterprise Network – 1. Gruppi Dispersi piccoli gruppi nati dagli interessi dei singoli, generalmente disconnessi, deboli e spesso poco produttivi per l’azienda Page  29
  • 30. Enterprise Network – 2. Un solo hub fra gruppi piuttosto che sperare che gruppi dispersi si scontrino per caso, un network weaver crea di proposito delle interazioni tra di loro. Questo hub ha le competenze, l’energia e la visione per stimolare gli scambi tra i gruppi Page  30
  • 31. Enterprise Network – 3. Hub distribuiti Avere un unico hub è estremamente rischioso perchè potere e vulnerabilità sono concentrati in una sola persona. Il compito del network weaver è allora capire le necessità/competenze/interessi dei gruppi e connettere direttamente gli individui che possono aiutarsi. Vengono di fatto allevati nuovi network weaver, mentre l’hub originale diventa un network facilitator mantenendo principalmente legami dormienti verso i gruppi di partenza. Tanti hub garantiscono la scala, la robustezza, l’impatto e la portata della community Page  31
  • 32. Enterprise Network – 4. Modello Centro Periferia Superate le battaglie politiche e organizzative tra i diversi gruppi, spesso dopo anni di network weaving, alcuni dei legami deboli (in grigio nell’immagine precedente) tra persone e cluster tendono a rafforzarsi fino a portarci allo stadio finale: la struttura core- periphery. Qui esiste un nucleo di legami forti tra membri che consentono innanzitutto al gruppo di funzionare, lavorare, intraprendere azioni. Al contrario la periferia è animata da legami deboli (verso il core e verso il fuori), ma è ugualmente necessaria nel monitorare l’ambiente esterno, garantire diversità ed idee fresche. Page  32 .
  • 33. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  33
  • 34. Le dimensioni dell’impresa CLIENTI MISSIONE E VISIONE STRATEGIE PROCESSI ORGANIZZAZIONE PERSONE TECNOLOGIE COMUNICAZIONE E KM Page  34
  • 35. Le dimensioni dell’impresa CLIENTI • Chiedono esperienze e servizi, non solo prodotti  Chiedono personalizzazione dell’offerta e della relazione  Confrontano tutto e ovunque  Provano tutto  Parlano on line delle offerte, dei fornitori, dei prezzi, della loro esperienza…  …. Quali possibili soluzioni: - analizzare e progettare la customer experience - progettare le customer communities (spazi on line e fisici) - co-design - viral marketing strategies - …. Page  35
  • 36. Le dimensioni dell’impresa MISSIONE VISIONE E STRATEGIE  Web 2.0: questo sconosciuto…  Incoerenza tra strategia aziendale, visione, missione e competenze realmente esistenti (conoscenze, capacità e attitudini…)  Reattività e poca proattività  Poca Internet Presence Strategy  …. Quali possibili soluzioni: - progettare congiuntamente strategia, organizzazione e persone - valutare le opportunità del Web 2.0 - partnership, co-branding, networking, cross-linking: fare rete - Blue Ocean Strategy Page  36
  • 37. Le dimensioni dell’impresa PROCESSI • E-Process (e-commerce, e-banking, e-learning, e-payment…ecc ecc)  Responsabilità e operations distribuite nella rete  Cuncurrent processes (es. acquisto e pagamento on line, comunicazione, invio ticket…ecc ecc)  Processi di servizio: ascolto, assistenza via chat, co-browsing, tracking iter procedure/spedizioni, web-based customer service…  …. Quali possibili soluzioni: - progettare i processi partendo dal cliente - coinvolgere il cliente e i partner nei processi - progettare i servizi di caring e il service management - usabilità dei siti web e delle interfacce uomo-macchina Page  37
  • 38. Le dimensioni dell’impresa ORGANIZZAZIONE • Virtual Teams composti da “professionisti in azienda”  Strutture latenti: comunità professionali e gruppi  Indebolimento delle catene gerarchiche e degli “organigrammi”  Organizzazioni senza confini e “a rete”  Organizzazioni “knowledge-based”  ……… Quali possibili soluzioni: - analizzare e progettare le microstrutture per lo sviluppo dei “lavoratori della conoscenza” - riconoscere e sviluppare le “Knowledge Communities” e le strutture latenti - analizzare e progettare le reti partendo dal valore generato Page  38
  • 39. Le dimensioni dell’impresa PERSONE • Social and professional communities on line  On line recruiting e trasparenza  Mestieri “nuovi” privi di un ruolo professionale di riferimento (es. web presence designer, moderatore community, tutor on line…)  Sistemi di gestione delle persone logori e obsoleti (competenze, pesatura dei jobs, modelli formativi tradizionali…ecc ecc)  Ricambio generazionale e confronto tra generazioni  Multidisciplinarietà e multiculturalità, multiappartenenza  …. Quali possibili soluzioni: - allineare i modelli e i sistemi HR alla realtà - progettare ruoli professionali e percorsi di sviluppo - progettare percorsi di apprendimento con modalità emergenti - aging: facilitare la contaminazione tra generazioni e supportare il ricambio 39 generazionale nelle imprese grandi, piccole, medie… Page  39 - talent management
  • 40. Le dimensioni dell’impresa TECNOLOGIE  Web 2.0 tools  Opensource  Social Networking Applications (…Linkedin, MySpace like…)  System integration e data management/processing  …. Quali possibili soluzioni: - Sistemi aperti e interoperabilità - Soluzioni di Integrated Knowledge and Information Management - Service Oriented Architecture - Business Process Management Systems - Progetti pilota (“start simple”) Page  40
  • 41. Le dimensioni dell’impresa COMUNICAZIONE E KM • Lavoro knowledge-based diffuso nei servizi e nella produzione  Comunicazione pervasiva e multicanale  Conoscenza in rete distribuita e condivisa con l’esterno dell’impresa  Information Overload  …. Quali possibili soluzioni: - Knowledge Blogs e Knowledge Communities - eMail and Communication Policies - Filtering tools - Strategie di Comunicazione esterna ed organizzativa Page  41
  • 42. Sperimentazioni su Enterprise 2.0 Campione definitivo di 70 imprese* Sistemi informativi 63 Marketing 45 Commerciale 42 Comunicazione Interna 38 Risorse Umane 28 Customer Service 25 Ricerca e Sviluppo 17 Operations e Produzione 12 *Fonte Osservatorio Enterprise 2.0 Page  42
  • 43. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 2.0 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  43
  • 44. Modello Top Down Spinta dal Senior Management Ma… ROI MANAGEMENT CANGHE LEADERSHIP READINESS  Difficile determinare il ROI di un’attività sconosciuta CULTURE TRUST  I Senior Manager capiscono la portata INTERACTION del fenomeno web 2.0? IDENTITY Page  44
  • 45. Modello Bottom Up Spinta dai gruppi di utenti ROI Ma… MANAGEMENT CANGHE LEADERSHIP READINESS  Difficile portare avanti iniziative non legate ad obiettivi aziendali CULTURE TRUST INTERACTION IDENTITY Page  45
  • 46. Modello Tecnologico Spinta dalla tecnologia ROI Ma… MANAGEMENT CANGHE LEADERSHIP READINESS  Non vengono presi in considerazioni valori, opinioni e comportamenti CULTURE TRUST INTERACTION IDENTITY Page  46
  • 47. Modello Tecnologico Strategia top down (validazione dall’alto, partecipazione di personaggi di peso) ROI MANAGEMENT CANGHE LEADERSHIP READINESS + CULTURE Strategia bottom-up TRUST INTERACTION (cocreazione di contenuti, coinvolgimento di tutti gli stakeholders e IDENTITY degli utilizzatori finali fin dal primo giorno) Page  47
  • 48. Ma… …secondo una recente ricerca*… * Vedi bibliografia Page  48
  • 49. Principali ostacoli all’Enterprise 2.0 Enterprise 2.0: la rivoluzione che viene dal Web”, Rapporto 2008, Osservatorio Enterprise 2.0, Politecnico di Milano, marzo 2008. Page  49
  • 50. Agenda 1 Introduzione al KM 2 Dal KM 1.0 al KM 2.0 3 Web 2.0 ed Enterprise 2.0 4 Le dimensioni dell’impresa 5 Strategia di adozione Enterprise 2.0 5 Gli Strumenti dell’Enterprise 2.0 Page  50
  • 51. Soluzioni ICT per la gestione capitale intellettuale •Le tecnologie per la gestione della conoscenza costituiscono il fattore abilitante per la strategia di gestione della conoscenza. •Lo scopo delle tecnologie per la gestione del knowledge management deve essere quello di facilitare l’implementazione dei processi sottostanti. •La creazione di una adeguata soluzione richiede, oltre alla corretta definizione ed analisi delle variabili umane ed organizzative in gioco, anche l’utilizzo delle più appropriate tecnologie in grado di gestire la conoscenza nelle sue diverse forme Funzionalita’ che Permettono il Funzionalita’ in grado di Realizzarsi del Favorire la costituzione Ciclo di vita Di configurazioni Della conoscenza e organizzative Lo sfruttamento Nei processi di business Page  51
  • 52. Strumenti e forme Al fine di utilizzare in maniera efficace le ICT, che abilitano le attività di knowledge management all’interno di un’organizzazione, deve essere tenuto presente che la conoscenza si manifesta nell’organizzazione sotto forme diverse, ognuna delle quali deve essere trattata mediante appositi strumenti Rappresentata da ciò che le persone sanno ma che non possono Tacita esprimere mediante normali canali di comunicazione (asincroni e/o basati sulla scrittura). Posseduta dalle persone, è quella componente della conoscenza che Implicita non si può o non si vuole esprimere, ma di cui si è consapevoli e che si sarebbe in grado di esplicitare, formalizzare e comunicare Disponibile in forma sedimentata fuori dalle persone all’interno di Esplicita documenti, database, processi etc. Page  52
  • 53. Overview •Le tecnologie per la gestione della conoscenza attuali e future devono tenere presente che la conoscenza si genera nelle menti degli individui come una combinazione fluida di esperienze, valori, informazioni contestuali, saperi di esperti etc. e che fluisce da un individuo all’altro. •Solo una parte della conoscenza finisce con il divenire esplicita perché raccolta nei sistemi informativi nei diversi formati possibili con la particolarità che la componente strutturata risulta essere di gran lunga inferiore a quella semi e non–struttura secondo un rapporto stimato del 20% contro l’80%. Strumenti Basi di dati sistemi informativi Information retrieval Intelligenza Artificiale knowledge discovery Natural Language Processing OLAP Groupware Knowledge Acquisition Messaging Blog RSS Page  53
  • 54. Strumenti e tipo di conoscenza Page  54
  • 55. Trend utilizzo strumenti Enterprise 2.0 Page  55
  • 56. Segmentazione Strumenti Enterprise 2.0 Page  56
  • 57. Trattamento conoscenza tacita ed implicita •Knowledge Acquisition Applications Le applicazioni di knowledge acquisition sono destinate all’acquisizione e all’esplicitazione delle conoscenze tacite ed implicite possedute dalle persone operanti in un’organizzazione e alla rappresentazione in forma strutturata della conoscenza contenuta in insiemi di documenti •Communication, collaboration systems and groupware Questo tipo di tecnologie ha la finalità di favorire e facilitare il lavoro di gruppo e la socializzazione a distanza attraverso l’abilitazione di comunicazioni sincrone (quali l’instant messaging che sfrutta il paradigma peer–to–peer, le chat, la video conferenza, il voice over IP, etc.) e asincrone (e–mail, forum, blog, etc.). •Sistemi adattativi ed interfacce multimodali e multicanale Basati sull’idea di consentire all’utente di fruire dell’informazione attraverso dispositivi diversi (PC, palmari, telefoni cellulari, TV, etc.) Page  57
  • 58. Trattamento conoscenza strutturata o semi-strutturata Si stima che circa l’80% di tutta la conoscenza esplicita presente nelle organizzazioni sia in forma semi o non–strutturata: La componente strutturale del capitale intellettuale dipende fortemente dalla conoscenza semi e non–strutturata: la possibilità di accedere in maniera intelligente alle sorgenti che la contengono rivestira’ importanza sempre maggiore.nei prossimi anni. Information Retrieval Natural Language Processing Knowledge Discovery in text Il processamento del linguaggio L’Information retrieval (IR) è la Lo scopo di queste tecnologie è naturale (Natural Language tecnologia che sta alla base dei quello di estrarre, in maniera Processing – NLP) è uno dei motori di ricerca. Si occupa automatica, conoscenza da basi temi centrali legati alla gestione dell’indicizzazione e della documentali di grandi della conoscenza esplicita in ricerca di informazioni che si dimensioni formato semi o non strutturato presentano espresse in linguaggio naturale. Case Based Reasoning Document Management Funzionalità di memorizzazione, Il case based reasoning (CBR) rinvenimento,classificazione, mira ad imitare tale pubblicazione e distribuzione di comportamento documenti basate su algoritmi ed è una tecnica utilizzata per il e tecniche di information problem solving automatico che retrieval, adaptative user utilizza l’apprendimento da profiling, natural language problemi simili preesistenti processing e text mining. Page  58
  • 59. Trattamento conoscenza strutturata È, questa, l’area tecnologica dedicata principalmente al trattamento di dati e informazioni in formato strutturato; include le tecnologie dei database, dei data warehouse e dell’OLAP e le tecnologie per il knowledge discovery in database (data, web, log, usage mining, etc.). Database, DWH, Olap Knowledge discovery in data Il processamento del linguaggio L’Information retrieval (IR) è la naturale (Natural Language tecnologia che sta alla base dei Processing – NLP) è uno dei motori di ricerca. Si occupa temi centrali legati alla gestione dell’indicizzazione e della della conoscenza esplicita in ricerca di informazioni che si formato semi o non strutturato presentano espresse in linguaggio naturale. Page  59
  • 60. Tecnologie per l’estrazione ed integrazione Integrazione di sorgenti informative eterogenee L’integrazione di sorgenti operazionali interne ad una organizzazione (sistemi legacy, basi di dati, documenti, etc.) e di sorgenti informative esterne accessibili mediante reti (basi di dati, documenti HTML ed XML ed altre sorgenti semi e non-strutturate) è alla base della creazione di un ambiente integrato a supporto dei processi aziendali Wrapping crawling Le tecniche di crawling nascono dalla considerazione che gli insiemi di documenti disponibili in internet e nelle intranet hanno prevalentemente una struttura ipertestuale che può essere vantaggiosamente sfruttata ai fini della selezione dei documenti pertinenti ad un bisogno informativo. L’idea alla base delle tecniche di wrapping è quella di estrarre dai documenti, anche utilizzando le semi–strutturazione offerta dai linguaggi per il web (HTML, XML), dati e informazioni da convertire dal formato semi o non–strutturato, in un cui si presentano, in formato strutturato. Information extraction L’information extraction consiste nell’attività di localizzare uno specifico insieme di datiall’interno di documenti scritti in linguaggio naturale (formato non strutturato) e nella memorizzazione di questi dati all’interno di un database (formato strutturato) Page  60
  • 61. Tecnologie per la rappresentazione conoscenza Ontologie e knowledge representation and reasoning L’uso di ontologie per la descrizione formale della struttura concettuale di un dominio applicativo e’ un aspetto importante della rappresentazione della conoscenza nel knowledge management. Le ontologie descrivono le classi di oggetti, le loro proprietà e le relazioni, definendo la mappa della conoscenza fornita in una applicazione di knowledge management. Workflow Con il termine workflow s’intende “l’automazione di una parte o di un intero processo aziendale nel quale documenti, informazioni e compiti vengono passati da un partecipante ad un altro per ricevere qualche tipo di azione, seguendo un determinato insieme di regole” Web services e service oriented architecture La maturazione della tecnologie dei web service ha reso possibile ripensare la struttura deisistemi aziendali in termini di service oriented architecture. Una service oriented architecture consente, tra l’altro, di organizzare un sistema come uno o più gruppi di web services; riorganizzare i processi di business Agenti Gli agenti software intelligenti (intelligent software agents – ISA) sono programmi che agiscono al fianco degli utenti umani facendo carico di attività di acquisizione di informazioni laboriose e ripetitive Page  61
  • 62. Applicazioni Complesse di KM Help–desk applications e customer relationship management Tali applicazioni, di solito basate su database nei quali viene tenuta traccia dei problemi segnalati dagli utenti/clienti, sono utilizzate dal personale di supporto alla clientela per attività di problem solving Business process re–engineering Il business process re–engineering (BPR) consiste nell’analisi e nella progettazione dei workflow, rappresentativi dei processi, secondo criteri che mirano al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza misurate mediante opportuni indici di performance Decision support systems I decision support systems sono fondati su svariate tecnologie, i data warehousing, l’OLAP, il knowledge discovery, arricchiti con modelli provenienti da settori della statistica e dell’economia. E–learning Le applicazioni di e–learning stanno beneficiando dell’integrazione con tecnologie quali le ontologie e il knowledge discovery che permettono la profilazione degli utenti in base ai loro bisogni formativi ed una più efficace organizzazione dei contenuti e delle attività didattiche Page  62
  • 63. Conclusioni Fattori Vincenti  Approccio Multidisciplinare all‘implementazione di KM 2.0 in azienda che consideri tutte le dimensioni aziendali  Giusto Mix tecnologico che sia un fattore abilitante per implementazione processi sottostanti e non un elemento trainante  Partire dai bisogni formativi, informativi e sociali dell‘azienda, disegnando opportune knowledge map (esperti ed ambiti di conoscenza)  Calibrare attentamente la sponsorship manageriale e la spinta dal basso.  Start Simple – Per incentivare il „cambiamento culturale“ necessario ad un‘implementazione di successo  Definire ROI (cost savings or revenues?) per le iniziative in maniera da rendere misurabili e tangibili i benefici. Page  63
  • 64. Grazie! Domande ? Page  64