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Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
 

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    Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale Document Transcript

    • Regione Toscana – Assessorato Servizi SocialiUn mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibilità Davide Dal Maso Davide Zanoni Matteo Bina Milano, novembre 2009
    • Un mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibilitàSommarioObiettivi della ricerca e note metodologiche 3Premessa 5Evoluzione del mercato, in relazione al contesto sociale e politico 9Analisi della domanda di capitali (imprese emittenti) 16Analisi dell’offerta di capitali (investitori) 36Situazione attuale: un mercato segmentato 52Nuovo scenario: una borsa dedicata alle IFS 57La Borsa Sociale 71Appendici 80Avanzi - www.avanzi.org 2Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Obiettivi della ricerca e note metodologicheQuesto rapporto restituisce i risultati di una ricerca condotta tra i mesi di aprile e luglio2009 da Avanzi, nell’ambito di un più ampio progetto affidato a Fondazione CulturaleResponsabilità Etica dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Toscana.L’obiettivo di questo studio è verificare la fattibilità tecnica e la sostenibilità di unmercato di capitali per imprese a finalità sociale (d’ora in avanti, IFS). Si tratta di unmercato per molti aspetti comparabile a quello delle tradizionali borse finanziarie, mache se ne differenzia per il fatto che (i) i titoli negoziati sono emessi da imprese cheperseguono obiettivi dichiarati di generazione di valore sociale e che (ii) gli investitoricui si rivolge, corrispondentemente, perseguono obiettivi “misti”, di natura finanziariae sociale.A questo scopo, abbiamo strutturato il rapporto in tre sezioni distinte: • nella prima, vengono descritte le premesse di tipo ideale che hanno animato lo sforzo di ricerca, sia nella dimensione analitica sia in quella propositiva. Si dà conto dei motivi per cui oggi questa iniziativa appare opportuna e tempestiva; • nella seconda, viene analizzato il potenziale di domanda di capitale, rappresentato dalle IFS, e di offerta di capitale, rappresentato da investitori socialmente responsabili; • nella terza, infine, si definiscono le caratteristiche tecniche del mercato e si tratteggia il modello di business dei soggetti che potrebbero gestirlo, formulando una stima di conto economico di medio periodo.In appendice, sono stati riportati gli elementi essenziali di una metodologia per lavalutazione del valore sociale generato dalle imprese candidate alla quotazione.Dal punto di vista metodologico, si tratta di un lavoro basato in larga misura su deskresearch, svolto utilizzando una pluralità di fonti, di volta in volta richiamate nel testo.In diverse fasi dell’analisi, sono state realizzate varie interviste qualitative ad esperti,professionisti, operatori del settore di interesse.Una attività di supervisione generale è stata affidata ad un Comitato di Indirizzo, cheè intervenuto con commenti, suggerimenti, indicazioni nelle fasi topiche del progetto eche ha rivisto le bozze del presente documento. Un sentito ringraziamento a: • Luca Bagnoli, docente economia aziendale all’Università di Firenze, indicato da Confcooperative • Giampaolo Barbetta, docente di economia politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano • Alessandra Dal Colle e Marco Ratti, della direzione di Banca Prossima • Luca Filippa, direttore ricerca e sviluppo di Borsa Italiana • Giorgio Fiorentini, docente di economia e gestione delle aziende non profit all’Università BocconiAvanzi - www.avanzi.org 3Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • • Roberto Randazzo, avvocato e docente di diritto degli enti non profit all’Università Bocconi • Mauro Gori, responsabile attività economiche e finanziarie di Legacoop • Alessandro Messina, responsabile area retail dell’ABI • Giulio Tagliavini, docente di economia degli intermediari finanziari all’Università di Parma • Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per le Onlus • Nereo Zamaro, dirigente di ricerca presso l’IstatHanno inoltre contributo, in veste di esperto tecnico su questioni legali, ValentinaZadra, avvocato presso lo Studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton e FabrizioPlateroti, responsabile della Divisione Regolamentazione di Borsa Italiana.Avanzi - www.avanzi.org 4Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • PremessaLa Borsa Sociale (d’ora in avanti, BS) di cui andremo parlando, lo diciamo subito, ascanso di equivoci, è un mezzo, non un fine. In quanto strumento, va valutata inrelazione alla sua capacità di contribuire al raggiungimento di un obiettivo – cheperciò va dichiarato con chiarezza: attraverso la BS, noi vogliamo stimolare lacrescita di un approccio all’attività economica diverso da quello oggi prevalente.Questa affermazione può apparire presuntuosa e velleitaria o forse, piùmodestamente, ingenua. In realtà, altro non facciamo che riprendere e sviluppare intermini moderni un filone di pensiero che ha attraversato nel tempo l’evoluzione dellateoria economica e che annovera tra i propri promotori autorevolissimi Autori.Uno dei tratti fondamentali dell’approccio teorico prevalente tra gli economisti è lanetta separazione tra il ruolo dello Stato e quello dei privati. Questi soggetti operanoin due mondi paralleli, il mercato e la sfera pubblica, con la minor area disovrapposizione possibile: l’assunto è che lo Stato non debba entrare nella sferadella produzione della ricchezza, bensì debba limitarsi a provvedere allaredistribuzione di quella parte di essa che, attraverso il fisco, è destinata a finigenerali. Invece, un ruolo del tutto marginale, se non nullo, è riservato ai soggettiprivati, ed in particolare alle imprese, nella produzione di beni pubblici. Addirittura, sisostiene che sia impropria la distrazione dell’impresa dal suo obiettivo unico, cioè lacreazione di valore per gli azionisti.Da questo punto di vista, la pratica della responsabilità sociale d’impresa (in inglese,corporate social responsibility, da cui l’acronimo CSR) costituisce una forma dimitigazione degli effetti più estremi dell’applicazione del principio dello sharholdervalue. Fatto salvo il limite minimo rappresentato dal rispetto delle leggi, l’azione deimanager deve essere orientata alla massimizzazione del profitto e la scelta di andareoltre il dettato delle norme giuridicamente vincolanti si giustifica solo in tanto in quantosi ritenga che un comportamento non opportunistico produca, magari indirettamente oin un arco di tempo più diluito, un qualche vantaggio economico per l’impresa. L’ideaè, insomma, che le vacche felici diano il latte più buono. Ma la controparte, lostakeholder, non è un fine in sé; è solo lo strumento per il raggiungimento del finevero (l’interesse dell’azionista), che rimane l’unico faro del manager. La pratica dellaCSR, quindi, tempera gli aspetti più aggressivi delle politiche orientate alloshareholder value, ma non mette in discussione i principi su cui dovrebbe fondarsil’attività delle imprese.Le riserve sulla capacità di incidere realmente sui modelli di produzione, peraltro, nonmettono in discussione la valutazione complessivamente positiva sul “fenomenoCSR”. Il punto è che ci sembra utile sviluppare e promuovere proposte ulteriori, cheaiutino la crescita anche di altri modelli di impresa e di economia. In questo senso,l’iniziativa di una borsa sociale vuol essere un’operazione che punta al pluralismodelle forme di esercizio dell’attività economica. La BS non vuole la chiusura delleBorse “normali” – anzi, ne ha bisogno. Ma l’idea che esistano solo le borse così comesono concepite oggi, che non possano essercene di diverse, ci sembra unalimitazione di opportunità.La crisi finanziaria degli ultimi mesi ha offerto agli economisti, ai decisori politici e allacomunità nel suo insieme una straordinaria occasione per ripensare dei paradigmiche spesso sono stati dati per scontati.Avanzi - www.avanzi.org 5Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Nonostante la timidezza delle classi dirigenti (politici, imprenditori, studiosi e opinionleader), si insinua nella società una sensazione di disagio profondo. Che, cioè, lafinanziarizzazione del sistema, intesa come subordinazione dell’economia alleesigenze degli investitori, non produca sempre benefici collettivi; che, in altre parole,l’idea secondo cui “ciò che è bene per la General Motors è bene per il Paese” nonfunzioni sempre – soprattutto quando in realtà si intende il bene degli azionisti diGeneral Motors. Che poi questi siano, direttamente o indirettamente, i cittadini(poiché i principals cui dovrebbero rispondere gli investitori istituzionali sono isottoscrittori dei fondi comuni e dei fondi pensione), in realtà non migliora affatto lasituazione – come ha ampiamente argomentato proprio di recente Luciano Gallino1.In questo contesto, appare meno temeraria la proposta di un modello di impresadifferente, non totalmente alternativa a quella capitalistica tradizionale. La sfidarimane comunque difficile, perché occorre minare una visione preanaliticadell’economia. Parliamo di convinzioni preanalitiche in quanto la maggioranza deglioperatori della business community si è culturalmente formata secondo i dettami delleteorie che abbiamo sopra stigmatizzato e ha interiorizzato convinzioni profonde, chedeterminano il modo in cui le questioni vengono affrontate prima ancora che venganoaffrontate. Esiste, cioè, un bias culturale che compromette la possibilità diargomentare su problemi fondamentalmente nuovi, di fronte ai quali gli strumenti adisposizione appaiono del tutto inadeguati.Il primo punto da articolare consiste nella confutazione dell’idea secondo cui ilmercato sia il luogo in cui si realizzano gli spiriti animali dei soggetti economici, quelloin cui si realizzano gli egoismi. Che ciò accada, è vero. Che accada solo questo, no.In realtà, il mercato esisteva ben prima dell’affermazione dell’impresa capitalistica edha prosperato anche senza di essa. Il mercato è un’istituzione sociale prima ancorache economica, che si è realizzato in una delle fasi più creative della storiadell’Occidente. Ed è, prima di tutto, luogo di esercizio di virtù civiche e di democrazia.Ridurlo alla funzione di scambio di equivalenti corrisponde ad uno svilimento che, allafine, esprime una profonda sfiducia nell’uomo. Come l’esperienza di ciascuno puòtestimoniare, infatti, la dimensione economica rappresenta una porzione importante,ma non certo esclusiva, nella vita delle persone. Le relazioni, gli affetti, leappartenenze sono anzi spesso le determinanti fondamentali delle scelte checompiono. Anche i processi decisionali dei soggetti economici per eccellenza, leimprese, sono in larga misura orientati da fattori non economici, come hannoampiamente provato gli studi comportamentali. Nella realtà delle cose, non esiste unmercato abitato solo da homines oeconomici, soggetti perfettamente razionali eorientati esclusivamente dal raggiungimento di convenienze economiche. Èfondamentalmente falso che le persone, nella propria attività lavorativa, ricerchinosolo la soddisfazione di aspettative di ordine economico.Qui proponiamo invece l’idea, eterodossa, secondo cui anche attraverso la liberainiziativa privata, realizzata nel mercato e non ai suoi margini, si possano produrrebeni comuni. Che anche l’impresa possa creare benefici sociali, non comesottoprodotto, ma come risultato voluto e perseguito di una missione dichiarata. Eche, infine, questa idea sia perfettamente compatibile con le logiche del mercato,della concorrenza e della efficienza gestionale.Stiamo tratteggiando le caratteristiche di quella che chiameremo impresa a finalitàsociale (IFS), organizzazione che sintetizza le caratteristiche tipiche della societàcommerciale for profit ma le orienta ad un fine che non è la generazione del massimoritorno sull’investimento, bensì di valore sociale. Nell’impresa capitalista, la funzione1 Gallino L., Con i Soldi degli Altri, 2009Avanzi - www.avanzi.org 6Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • obiettivo è rappresentata dal profitto; il rispetto delle norme giuridiche ed etichecostituiscono il vincolo cui è sottoposto. Nell’IFS, è il contrario: l’obiettivo è lacreazione di valore sociale; l’equilibrio economico-finanziario è il vincolo. Questo nonsignifica, come meglio diremo oltre, che l’IFS non debba essere profittevole, anzi.L’idea della BS rappresenta una sfida per l’economia sociale prima ancora cheall’economia capitalista. È una specie di esame di maturità. Una verifica per capire lavolontà e la capacità di superare i confini di un sistema che la riduce ad un ruoloancillare, di mera supplenza delle funzioni pubbliche (nel senso di statuali).La sfida peraltro sembra essere lanciata anche dal fronte istituzionale. Le istituzioninazionali ed europee affrontano il tema dell’economia sociale con sempre maggioreattenzione. La Risoluzione del Parlamento europeo del 19 febbraio 2009 afferma che“l’economia sociale, unendo redditività e solidarietà, svolge un ruolo essenzialenell’economia europea permettendo la creazione di posti di lavoro di qualità e ilrafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale, generando capitalesociale, promuovendo la cittadinanza attiva e una visione dell’economia fatta di valoridemocratici che ponga in primo piano le persone, nonché appoggiando lo svilupposostenibile e l’innovazione sociale, ambientale e tecnologica”. Invita inoltre laCommissione “a promuovere l’economia sociale attraverso le sue nuove politiche e adifendere il concetto di fare impresa in un altro modo insito nell’economia sociale, lacui principale forza propulsiva non è la redditività economica, bensì la redditivitàsociale, in modo da tenere in debito conto le specificità dell’economia socialenell’elaborazione della legislazione”.È chiaro in questa risoluzione il pieno riconoscimento del concetto di economiasociale che si distingue dal sistema economico tradizionale per l’attenzione delleimprese alla creazione di valore sociale, ma anche dal modello non profit perl’esistenza di un’attività imprenditoriale (sia che si tratti di società commerciale che diorganizzazione in senso lato).Nell’ambito così definito a livello comunitario, si inserisce quindi l’idea progettuale diun mercato di capitali dedicato alle imprese dell’economia sociale quale strumentoper promuoverne lo sviluppo e per dare impulso ad un nuovo modello di imprenditoriaresponsabile. Nel contesto italiano, pur ritardato da un quadro giuridico incapace difar fronte tempestivamente alle istanze e necessità che emergono da questo settore,stanno comunque emergendo soggetti di impresa che mostrano una strutturaproduttiva e organizzativa del tutto simile alle imprese tradizionali, ma cheperseguono interessi collettivi diversi dall’utile privato (es. cooperative sociali). Laquestione diventa, quindi, come stimolare lo sviluppo di questa economia in misuratale da portarla ad un livello di significatività che le dia maggiore dignità ericonoscimento, senza compromettere la qualità della sua natura.Uno degli elementi, certo non l’unico, necessari a questo scopo è il raggiungimento diuna scala dimensionale sensibilmente maggiore che comporti un rafforzamentodell’attività dispersa ma incisiva delle piccole e medie imprese dell’economia sociale.In questo studio proponiamo alcune valutazioni preliminari per disegnare unostrumento utile allo scopo: un mercato dei capitali. L’idea che cercheremo disviluppare mira alla creazione di un meccanismo di incontro tra un’offerta di capitalifinanziari “responsabili” e una domanda rappresentata da imprese che abbiamochiamato IFS. Riteniamo che un simile istituto possa facilitare il perseguimentodell’obiettivo di crescita dimensionale cui facevamo sopra cenno e possa altresìcontribuire alla maturazione in senso più ampio dell’economia sociale, oggi relegataad una funzione marginale. Per riuscire nell’intento è necessario mettere a fuoco lanatura dell’impresa sociale, definirla come soggetto che appartiene al mercato e inAvanzi - www.avanzi.org 7Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • qualche modo lo ridefinisce, lo arricchisce di una dimensione, lo porta a funzionareanche per il raggiungimento di scopi sociali oltre che economici. Si tratta di un saltoculturale, di un passaggio delicato nel contesto italiano, caratterizzato da fortiresistenze nei confronti del mercato e da una netta divisione tra impresa profit eorganizzazione non profit.Avanzi - www.avanzi.org 8Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Evoluzione del mercato, in relazione al contesto sociale e politicoL’idea di un mercato di capitali per IFS può sembrare bizzarra se si ha riguardo allasituazione attuale. Lo spazio che queste organizzazioni occupano oggi è,obiettivamente, di nicchia. Sembra mancare, quindi, una delle condizioni necessarieper la sostenibilità di una borsa vera e propria, cioè la dimensione. Il nostro tentativoè andato nella direzione di immaginare la situazione che si potrà presentare traqualche anno, quando una serie di tendenze di cui oggi intravediamo solo alcuniaspetti, arriveranno a maturazione – cambiando così i fattori di competitività chedeterminano il successo delle imprese nel mercato.L’obiettivo di questo paragrafo è quello di individuare alcune di queste tendenze,cercando di meglio definire gli ambiti in cui le IFS potranno affermarsi nel prossimofuturo. Riteniamo che il crescente interesse dei cittadini (nelle diverse dimensioniattraverso cui esprimono la loro soggettività di consumatori, utenti, investitori, elettori…), delle imprese e delle istituzioni, nei confronti delle tematiche ambientali e socialideterminerà nuovi spazi di operatività per le IFS, che hanno perciò di fronte unastraordinaria opportunità di sviluppo. Sensibilità ambientale, consumo critico,dinamiche demografiche, cambiamento dei modelli di welfare sono solo alcuni deifenomeni le cui evoluzioni comporteranno influenze importanti sulla crescita di quellache, con accezione quanto mai ampia, viene definita economia sociale. Si va cioèformando un mercato, o meglio una pluralità di mercati, in forte espansione, che nonrisultano ancora adeguatamente presidiati perché i soggetti che potrebbero operarvi(quelle che noi chiamiamo IFS) non sono sufficientemente strutturate dal punto divista finanziario e operativo. Il rischio è che vengano coperti da imprese capitalistichetradizionali, il cui obiettivo di massimizzazione del profitto (che crea inevitabilmenteforti conflitti tra gli interessi degli stakeholder) le mette però in contraddizione con lanatura anche relazionale dei beni e dei servizi offerti.Definire un ambito di azione delle IFS è un esercizio complesso e potrebbe correre ilrischio di essere fuorviante, dato che queste vengono definite tali non tanto sulla basedel settore di attività quanto in base alle proprie modalità operative (mission, valoreaggiunto sociale, ecc.). Come avremo modo di argomentare, per noi IFS non è soloquella che opera, per esempio, nel campo del risparmio energetico; può esserloanche una “normale” attività produttiva o commerciale che sia esercitata conl’obiettivo di generare valore sociale: un’azienda agricola che operi in un’areacontrollata dalla criminalità organizzata cercando di sottrarsi alle logiche mafiose edoffrendo delle opportunità di promozione sociale, per esempio, potrebbe essere uncaso esemplare di IFS.È altrettanto vero, d’altra parte, che gli ambiti operativi delle imprese che più siavvicinano ad essere a finalità sociale sono prevalentemente legati a determinaticomparti e che possa quindi avere un valore esemplificativo partire dal considerareproprio quei settori particolarmente significativi per le imprese in questione.Numerosi segnali confermano la crescente attitudine “critica” dei cittadini europei neiconfronti dei modelli di consumo. Un’attitudine che si manifesta nella domanda inaumento di beni che presentino caratteristiche etiche, espresse da valori come lasostenibilità, la solidarietà, la reciprocità e la valorizzazione dei legami sociali ecomunitari. Un’ampia gamma di comportamenti che non riguarda solo le scelte diconsumo degli individui ma sempre più si riflette direttamente nella richiesta alleaziende e alle istituzioni dell’adozione di precise politiche rispettose di questi valori.Avanzi - www.avanzi.org 9Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • In tutta Europa sono in crescita tendenziale i consumi e la nascita di nuove impreseed iniziative legate, solo per fare pochi esempi, alla salvaguardia ambientale,all’agricoltura biologica, ai trasporti e all’edilizia sostenibili, alle energie rinnovabili, alriciclo di materiali, al commercio equo e solidale, ai gruppi di acquisto solidali, alturismo responsabile, alla finanza e agli investimenti sostenibili: un panoramaestremamente variegato che raccoglie al suo interno tipologie diversissime di soggettie di mercati di riferimento. Prenderemo qui in esame pertanto solo alcuni aspetti etendenze rappresentativi.La riforma dei sistemi di welfareÈ nell’ambito dei servizi alla persona e, più in generale, nel campo dell’assistenza cheè ragionevole immaginare una forte crescita del ruolo delle IFS. Si prenda il caso diun’impresa che gestisce una casa di cura o una residenza per anziani: è naturaleche, se l’obiettivo è quello di ricavare da questa attività il massimo profitto possibile,chi ne ha la responsabilità sia portato ad aumentare i ricavi, per esempio cercando dialzare le tariffe o forzando l’erogazione di prestazioni anche non necessarie; o aridurre i costi, per esempio utilizzando materiali di scarsa qualità; o a contenere irischi, per esempio evitando di accogliere ospiti con limitata capacità di reddito.Probabilmente, questa tensione finirà con l’influenzare anche la relazione con idipendenti, che potrebbero trasferire la loro insoddisfazione nel modo in cui, peresempio, si rapportano con i pazienti. E tutto questo, si badi, senza che ciò comportiuna violazione esplicita di norme di legge o contrattuali. Semplicemente, il managersarà inevitabilmente portato a privilegiare gli interessi del gruppo cui sente di doverrispondere in prima istanza, cioè gli azionisti. L’esperienza peraltro dimostra come, inuna situazione del genere, la prevenzione di comportamenti opportunistici siapossibile solo a costo di un sistema di controllo non sempre efficace e comunquemolto costoso. Solo il contenimento in origine della tensione verso il profitto puòlimitare questa deriva. Ecco che entra in gioco lo specifico delle IFS, organizzazioni incui la motivazione intrinseca è un fattore che orienta in misura determinante ilcomportamento degli operatori.Questi temi sono stati ripresi e sviluppati anche all’interno del recente Libro Bianco2,pubblicato a maggio 2009 dal ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, chesancisce i principi guida cui si ispirerà lo sviluppo futuro del welfare nel nostro Paese,alcuni di particolare interesse per il presente studio: la sussidiarietà “della famiglia,dell’impresa (sia non profit che for profit) e di tutti i corpi intermedi”, l’economiasociale di mercato ed il superamento della rigida distinzione tra pubblico e privato.Partendo dalle tendenze demografiche in atto, il testo considera gli scenari critici chesi prospettano per la sostenibilità della spesa sociale nel nostro Paese. Secondoquanto stimato, nel 2045 il 30% della popolazione avrà un’età maggiore di 65 annicon un ulteriore aggravio dei costi per la cura di malattie croniche, che colpendo il25% della popolazione pesano già oggi per il 70% della spesa. Dice il documento:“L’eccessivo peso del capitolo pensionistico penalizza, in particolare, la spesasanitaria […]. Nel 2050, in assenza di politiche correttive e di riequilibrio, la spesasanitaria potrebbe più che raddoppiare.” E ancora: “Occorre rivisitare, attraverso laformula della sussidiarietà quella forma di governance per cui il monopolio statalesulle decisioni di spesa sui servizi sociali ha spesso favorito gli interessi dei fornitorianziché quelli dei destinatari.” Per cui l’attore pubblico “Invece di essere il2 Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: “La vita buona nella società attiva. Librobianco sul futuro del modello sociale”, Roma, maggio 2009.Avanzi - www.avanzi.org 10Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • monopolista della erogazione è chiamato a determinare le linee guida degli interventie assicurare il controllo sulla qualità dei servizi”. Di più, “il superamento delladistinzione tra pubblico e privato attraverso il riconoscimento alle formazioni sociali diuna soggettività di rilievo pubblico anche nella programmazione dei servizi.”Il tema del superamento della distinzione pubblico – privato è ulteriormente ribadito inseguito, dove si giudica come un grave errore l’adozione di una visione del welfareche ne ha interpretato lo sviluppo “sulla contrapposizione tra pubblico e privato, oveciò che era pubblico veniva assiomaticamente associato a “morale” perché si davaper scontato che fosse finalizzato al bene comune, e il privato a “immorale” proprioper escluderne la valenza a fini sociali.”Citiamo ancora: “Per farsi carico delle persone e dei loro bisogni si rende necessario,in molti contesti, il coinvolgimento di organizzazioni diverse che cooperino, attraversola combinazione di diverse capacità e competenze, nella progettazione ed erogazionedei servizi. Si tratta di favorire, in chiave sussidiaria, lo sviluppo di reti di servizio(partecipate da operatori pubblici e privati, profit e non profit) capaci di bilanciareaspetti di competitività e di collaborazione, nella ottica di migliorare efficacia edefficienza dei servizi. L’attore pubblico, da unico erogatore di servizi, diventa ora,mediante i regimi di autorizzazione e accreditamento definiti nella legge Biagi, ilsoggetto che favorisce la crescita e lo sviluppo sul territorio del mercato dei servizi.”Un ruolo di primo piano viene quindi riconosciuto al terzo settore “ […] soggettoflessibile e particolarmente adeguato a inserirsi nella nuova organizzazione dei servizie del lavoro nell’era post-industriale […]”. Così, “Enormi, e in parte non ancoraesplorate, sono dunque le potenzialità del terzo settore, nella rifondazione del nostrosistema sociale […]”. In particolare, ruolo strategico è attribuito anche al mondocooperativo, “sintesi tra sviluppo imprenditoriale, economico e sociale […]”Insomma, un accreditamento del ruolo e dell’azione dei soggetti che già oggi sonoprotagonisti dell’economia sociale, ed un forte rimando al ruolo che il privato – siaprofit sia non profit – dovrà assumere nel welfare “sociale di mercato” prossimoventuro. Non è irragionevole immaginare, quindi, che si aprano dei vasti spazi diopportunità per nuovi operatori del sociale.I servizi pubblici localiUn altro caso che ben può rappresentare la potenzialità dello strumento di cuiparliamo è quello delle aziende di servizio pubblico locale. La fornitura di energiaelettrica, di gas, di acqua, di servizi di trasporto, e, in qualche caso, d’altro, era statagarantita nel passato dalle amministrazioni locali stesse, in prima persona.Successivamente, sono stati creati degli enti separati, ma sempre di natura pubblica,poi delle società di diritto privato. In alcune situazioni, porzioni più o meno ampie delcapitale di queste società sono state vendute a soggetti privati, finanziari o industriali,o addirittura collocate sui mercati, attraverso la quotazione in borsa. In questaevoluzione c’è una soluzione di continuità importante: mentre la trasformazione insocietà per azioni ha probabilmente reso più efficienti le strutture, agendo sullediverse procedure e sugli stili manageriali, la privatizzazione del capitale ha incisosulla missione, che è passata dal servizio al cittadino in condizioni di economicità allacreazione di valore per gli azionisti attraverso la fornitura di servizi a dei cittadini.Emblematica, da questo punto di vista, la polemica delle settimane scorse sullaqualità dei servizi di Amsa (l’azienda milanese servizi ambientali) in materia di puliziadella città. Citiamo da Il Corriere della Sera (del 13/11/09): “Per alcuni, politici eAvanzi - www.avanzi.org 11Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • tecnici, l’inizio del decadimento del servizio va fatto risalire a un passaggio preciso:l’incorporazione di Amsa nel gruppo A2A, nato il primo gennaio 2008 dalla fusione diAem Spa Milano e Asm Spa Brescia. Fino a quel momento, ricordano in azienda,l’input del Comune all’Amsa (prima con Albertini e poi all’inizio del mandato di LetiziaMoratti) era stato di chiudere il bilancio con utili modesti ma di riversare tutte leefficienze realizzate sul servizio. Ora la situazione è diversa: il Comune ha un pesoridotto nell’assetto societario, circa il 27%, e non è difficile immaginare che leindicazioni degli azionisti siano cambiate. Amsa lo scorso anno ha fatto 16 milioni dieuro di utili e la previsione per l’anno in corso è di 21. Fin qui tutto bene, se non fosseche — come non si stanca di ripetere Berlusconi — la città è sporca”. Ancora, dallastessa fonte: “Gli utili devono essere all’ultimo posto — rincara l’assessore MaurizioCadeo, che gestisce i rapporti con l’azienda di via Olgettina — prima devono esseregarantite qualità, efficienza e flessibilità”. Ci domandiamo: che cosa potranno pensaredi questa affermazione gli altri azionisti, che rappresentano la maggioranza delcapitale di una società quotata in borsa? Siamo davvero sicuri che voglianoconsiderare gli utili “all’ultimo posto” in ordine di importanza? Comunque la si veda,appare chiara la stridente contraddizione tra una missione orientata al servizio allacomunità, sia pure in condizioni di efficienza ed economicità, e una strutturasocietaria tirata verso la massimizzazione del profitto.Peraltro, anche il riferimento ai cittadini come stakeholder principali (in quanto clientie, indirettamente, azionisti), va lentamente perdendo di significatività: queste imprese,nel tentativo di sfruttare economie di scala e di scopo, si stanno consolidando,finendo così col de-territorializzarsi e col perdere il legame col cliente-proprietario. Chiconosce il settore, poi, sa come il potere delle amministrazioni locali, spesso ancorain maggioranza, non riesca a incidere davvero sulle scelte di strategia industriale unavolta che siano entrati partner che siano detentori di forte know how gestionale einteressati al massimo ritorno sul loro investimento – non avendo da render conto allecomunità di origine dell’impresa.Anche in questo caso, è evidente come questo processo di trasformazione abbiainfluito negativamente sul rapporto con la comunità locale: il modello che punta alloshareholder value non può che configgere con gli interessi dei cittadini – al di là degliequilibrismi degli amministratori e dei manager: che senso ha, per esempio,mantenere una linea di autobus per una contrada remota, la cui gestione genera unaperdita? Nessuno, se l’obiettivo è solo generare profitto; molto, se è servire unacomunità per cui quel collegamento è, magari, vitale. La domanda legittima è: chi maiinvestirebbe in una società che gestisce (anche, non solo) una linea in perdita? Larisposta: un investitore che sia interessato alla sopravvivenza di quella comunità percui l’autobus è importante e che, a fronte di questo beneficio sociale, sia disposto arinunciare ad una quota (non necessariamente a tutto) di ritorno finanziario.Va da sé che la limitazione della spinta verso il profitto da un lato deve esserecompensata da una produzione di valore sociale misurabile e, dall’altro, non devediventare un alibi per l’inefficienza gestionale. Si pone, tra l’altro, un problema dimetrca, su cui torneremo più avanti.Nuova domanda di beni e di servizi ad alto contenuto ambientale o socialeQuest’ultimo paragrafo tocca, sia pure in modo superficiale, diversi ambitidell’economia in cui la spinta all’innovazione ha prodotto i cambiamenti piùsignificativi. In verità, la trattazione sarebbe potuto essere più estesa e piùapprofondita, ma qui interessa dal conto di una linea di tendenza che si va definendoAvanzi - www.avanzi.org 12Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • in modo, a nostro avviso, molto netto. Oltre a nuovi prodotti e nuovi servizi, si vannoformando veri e propri modelli di business, che puntano a ridurre, se non risolverecompletamente, la questione del conflitto di interesse tra gli stakeholder.Il commercio equo e solidaleAttivo in Europa dagli anni ’60, il commercio equo e solidale (CES) costituisce uncaso emblematico di conciliazione delle istanze di solidarietà e giustizia e utilizzodegli strumenti del mercato. Per quanto al suo interno convivano visioni diverse sufinalità e metodologie di azione, il CES resta uno dei capisaldi del consumo critico.Il suo approccio, che riconosce all’individuo il potere di agente economico – e, nellospecifico, uno dei più potenzialmente rilevanti – e lo esorta ad utilizzarlo, rendequesta particolare attività economica (oltre che per le dimensioni che ha raggiunto)particolarmente significativa in questa sede.Una ricerca internazionale commissionata da FLO - Fairtrade Labelling Organizations(il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia del commercio equo) condottasu un campione di 14.500 persone in 15 paesi, tra cui l’Italia, ha dimostrato lacontinua crescita nella domanda di prodotti certificati del commercio equo e solidale3.Nel solo 2008 le vendite dei prodotti a marchio sono cresciute del 75% in Svezia, del45% in Inghilterra, del 24% in Austria, e del 20% in Italia, dove le vendite a valoresono stimate in 43,5 milioni di euro nel 2008 contro i 39 milioni del 2007.Il fatturato complessivo del CES in Europa ammontava nel 2005 a € 605 mln,testimonianza del riconoscimento di questo modello anche da parte di fasce diconsumatori più ampie rispetto alla cerchia dei maggiormente sensibilizzati.Ulteriore sintomo dell’importanza e della diffusione raggiunte dal CES in Europa erala penetrazione in tutti i canali della distribuzione: secondo dati del 2004 e 20054, iprodotti del CES erano presenti negli scaffali di circa 79.000 strutture, con unanettissima prevalenza della gdo (57.000), seguita dai normali esercizi commerciali(19.000) e solo in ultima posizione dalle “botteghe del mondo” (2.854) con unapresenza nelle tre tipologie di canale in 5.500 punti vendita in Italia.AmbienteL’ambiente ed i problemi ad esso collegati riscontrano una rilevanza via via crescentenell’attenzione dei cittadini europei. Secondo i dati dell’ultima rilevazione diEurobarometro su questo tema5, “l’ambiente ha un’importanza indiscutibile nella vitadei cittadini dell’Unione: il 96% degli intervistati ritiene personalmente importante laprotezione dell’ambiente (e per il 75% del campione questa è “molto importante”).L’idea di ambiente viene direttamente collegata ai problemi ambientali globali e lamaggior parte dei cittadini afferma la propria preoccupazione per i cambiamenticlimatici (57%) e l’inquinamento delle acque (42%) e dell’aria (42%). Tali sensibilità siriflettono anche nei comportamenti di consumo e stando a quanto gli intervistatihanno dichiarato, ben il 75% del campione si dichiara pronto all’acquisto di prodottirispettosi dell’ambiente anche se questi dovessero costare un po’ di più di altri privi diquesta caratteristica. Significativo anche come il 62% degli Europei considerasse nel20086 i cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale come il secondo più graveproblema che il mondo deve attualmente affrontare, preceduto solo da povertà,3 Globescan per FLO – Fairtrade Labelling Organisations, 20094 Krier, 2005, citato in Barbetta “Il commercio equo e solidale in Italia”, Milano 20065 Eurobarometer “Attitudes of European citizens towards the environment”, marzo 20086 Eurobarometer “Europeans’ attitudes towards climate change”, settembre 2008Avanzi - www.avanzi.org 13Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • mancanza di cibo e acqua potabile (68%) e che il 56% degli intervistati ritenesse cheaffrontare le tematiche ambientali potesse avere degli effetti positivi sull’economiaeuropea.Queste sensibilità si sono concretizzate nel 61% dei casi in azioni intrapresepersonalmente, mentre il 76% degli intervistati reputava che le aziende e l’industrianon stessero facendo abbastanza, un giudizio che vedeva questa categoria disoggetti ricevere i giudizi più severi dagli europei, peraltro assai critici anche neipropri confronti, dato che secondo il 67% del campione gli stessi cittadini dell’Unionenon erano sufficientemente attivi su questo fronte, mentre un maggiore impegnoavrebbe dovuto essere profuso dai governi nazionali secondo il 64% e dalle istituzionicomunitarie secondo il 54%.La sensibilità per i temi ambientali si rifletteva oltre che nelle scelte di consumo,anche in numerosi altri comportamenti della sfera privata. Tra i più diffusiprimeggiava la raccolta differenziata, seguita da risparmi di acqua ed energiadomestiche ed utilizzo di trasporti sostenibili. Il 10% si dichiarava disponibile adacquistare energia da fonti rinnovabili anche se questa dovesse costare dall’11% al30% in più, percentuale che saliva al 24% se il maggior costo si fosse limitato allaforchetta compresa tra il 6 e il 10%, per arrivare al 44% dei cittadini europei dispostiad acquistare energia da fonti rinnovabili nel caso in cui il sovrapprezzo fosse statoincluso tra l’1 ed il 5%.Una importante iniziativa in risposta a queste problematiche arriva proprio dall’UnioneEuropea. La Commissione ha infatti annunciato insieme a 800 rappresentanti delleimprese e della ricerca in Europa lo stanziamento 268 milioni di euro per progetti diricerca in tre settori del mercato importanti per favorire la ripresa economica, renderlapiù sostenibile e basata sulle conoscenze scientifiche e contribuire a raggiungere gliobiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra dell’UE e del mondo. Gli ambitiinteressati dai finanziamenti saranno l’efficienza energetica degli edifici (responsabilida soli di circa un terzo delle emissioni di CO2 dell’Unione, con un interventocomplessivo di €1 mld), le auto verdi (€1 mld) e le fabbriche del futuro (€1,2 mld), perpromuovere la competitività in particolare delle piccole e medie imprese europee alivello mondiale. L’iniziativa rientra nell’ambito del Piano Europeo di ripresaeconomica che prevede uno stanziamento complessivo di € 3,2 mld per la ricerca nelperiodo 2010-13 tramite i tre partenariati pubblico privato (Public Private Partnership),finanziati in parti uguali dalle imprese e dalla Commissione (tramite il SettimoProgramma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo), mirati a far convergere gli interessipubblici e quelli delle imprese.Energie rinnovabiliSecondo quanto pubblicato dal rapporto UNEP nel 20097, le energie rinnovabiliricevono nel mondo la maggioranza dei nuovi investimenti, contribuendo per circa il40% all incremento nella capacità di generazione installata all anno. Tra il 2004 e il2008 gli investimenti nel settore delle energie pulite sono cresciuti di oltre quattrovolte, anche se l’impatto della crisi ha fatto segnare una crescita del “solo” 5%nell’ultimo anno a fronte di un +50% di quello precedente, per un ammontarecomplessivo di $ 140 mld.La crescita degli investimenti in Europa è stata del 2%, corrispondente ad uninvestimento complessivo di $ 49,7 mld, mentre un forte rallentamento (-8%) si èregistrato negli Stati Uniti, un importante segnale di crescita è arrivato dai paesi in via7 United Nations Environmental Programme “Global Trends in Sustainable Energy Investment”, 2009Avanzi - www.avanzi.org 14Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • di sviluppo, dove gli investimenti sono cresciuti del 27 per cento, grazie soprattutto aCina ($ 15,6 mld, prevalentemente nel settore eolico), India ($ 4,1 mld) e Brasile ($10,8 mld, in prevalenza verso il bioetanolo). Incoraggiante anche la crescita del 10%,con $ 1,1 mld.Agricoltura BiologicaL’Italia è leader in Europa per superfici coltivate (oltre 1 milione di ettari, +7,5% nel2007 rispetto al 2005) ed è il quarto produttore mondiale. Nel solo 2006, si sonoaggiunte 1.175 nuove imprese, portando la crescita di operatori nel biennio 2005 -2007 al 25%8, per un fatturato complessivo di circa € 2,5 mld.Stime recenti accreditano il mercato complessivo in Europa di un ammontarecomplessivo delle vendite di circa € 13 mld nel 2006, dove in paesi come la Germaniaarriva a pesare per il 3,5% dell’intero mercato alimentare e viene distribuitoampiamente tramite i canali della grande distribuzione e dei discounts.8 Dati tratti dal rapporto "The world of organic agriculture - statistics and emerging trends 2007" elaboratodal Forschungsinstitut für biologischen Landbau e dalla Stiftung Ökologie & Landbau, 2008Avanzi - www.avanzi.org 15Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Analisi della domanda di capitali (imprese emittenti)Soggetti non profitChi sonoL’universo delle istituzioni non profit si contraddistingue per una grande eterogeneitàdi soggetti, che si differenziano tra loro per numerose caratteristiche tra le quali:forma giuridica, ambito di attività, modalità di azione, finalità, dimensioni, fonti difinanziamento. Una varietà che ne rende complesse la mappatura e la catalogazione.Una parziale definizione della materia deriva dall’intervento del legislatore, che apartire dagli anni ottanta ha proceduto ad integrare le norme vigenti con una ulterioreregolamentazione di specifiche aree del terzo settore9.Da rilevare come, nonostante questa produzione normativa ormai ventennale, e unruolo sempre crescente del terzo settore nella società italiana, continui a non esisterenel nostro Paese una disciplina organica delle istituzioni non profit.Classificazione in base alla forma giuridicaUn’ ampia base di dati sull’esteso panorama degli enti non profit operanti nel nostroPaese è quella offerta dal Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale10 (cheraccoglie dati aggiornati al 1999) e dai successivi aggiornamenti11.Il rapporto identifica cinque popolazioni istituzionali, classificandole sulla base dellaforma giuridica: • Associazioni riconosciute • Fondazioni • Associazioni non riconosciute • Comitati • Cooperative socialiA queste cinque è stata affiancata una ulteriore categoria (Altre Forme) nella qualesono stati raccolti i soggetti che in virtù del loro particolare profilo non rientravanonelle cinque precedenti.9 Possiamo citare, tra i principali interventi legislativi in materia: • Legge 49 del 1987 – cooperazione con i Paesi in Via di Sviluppo e ONG • Legge 218 del 1990 – fondazioni bancarie • Legge 266 del 1991 – organizzazioni di volontariato • Legge 381 del 1991 – cooperative sociali • Legge 383 del 2000 – associazioni di promozione sociale • DL 4 dicembre 1997 n. 460, "Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale." • DL 24 marzo 2006 n. 155, relativo alle imprese sociali,10 CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale. Dimensioni e caratteristichestrutturali delle istituzioni non profit in Italia”, Roma Giugno 200811 ISTAT “Le fondazioni in Italia. Anno 2005”, Roma , aprile 2009, “Le cooperative sociali in Italia. Anno2005”, Roma, agosto 2008, “Le organizzazioni di volontariato. Anno 2003”, Roma, ottobre 2005.Avanzi - www.avanzi.org 16Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Secondo i dati Istat, le istituzioni non profit erano, nel 2001, 235.232 ed impiegavano488.523 addetti (oltre a circa 100 mila collaboratori coordinati e continuativi), il 2,5 %dell’intera forza lavoro nazionale, per un ammontare complessivo delle entratecorrispondente a oltre 73 mila miliardi di lire (l’equivalente di circa € 37 mld).Tabella 1: Unità istituzionali nel 1999 e nel 2001 % su base % su base Tipologia N° di unità N° di addetti nazionale nazionale Dati 1999Istituzioni non profit 221.412 nd 531.926 nd Dati 2001Istituzioni non profit 235.232 5,4 488.523 2,5Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Per quanto non confrontabili direttamente con i dati aggregati del rapporto Istat,merita almeno citare le interessanti rilevazioni compiute da IRIS Network relative alleimprese sociali, che testimoniano della vitalità di un settore dinamico ed in crescita12.Il rapporto, la cui pubblicazione è attesa per la fine del 2009, dà conto di oltre 10.000imprese sociali (di cui oltre 7.300 cooperative sociali e oltre 2.600 tra fondazioni e altrisoggetti non profit): una galassia di soggetti che impiega 244.000 persone a titoloretribuito e circa 34.000 volontari, per un giro d’affari complessivo di circa € 6,4mld13.I beneficiari sono 3,3 milioni di cittadini, che usufruiscono di servizi di valore socialeprevalentemente in ambito socio assistenziale ed educativo.Ripartizione e numerosità in base alla forma giuridicaTabella 2: Caratteristiche strutturali Area Forma giuridicageografica Associazione Fondazione Associazione Comitato Coop Altre Totale riconosciuta non sociale forme riconosciutaItalia 1999 61.309 3.008 140.752 3.832 4.651 7.861 221.412Toscana 5.704 229 11.016 371 244 457 18.0201999Italia 2005 Non disp. 4.720 Non disp. Non 7.363 Non Non disp. disp. disp.Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 200812 Rapporto sull’impresa sociale in Italia, a cura di Iris Network, Coordinamento editoriale e dellericerche: Carlo Borzaga, Flaviano Zandonai. Donzelli, pubblicazione attesa per fine 200913 Il campo di indagine del rapporto è ovviamente più ampio di quanto traspaia dalla presente citazione,ed utilizza alcune delle più recenti rilevazioni Istat integrandole con stime ricavate da tassi di crescita digrandezze analoghe a quelle indagate (come ad esempio le imprese profit censite operanti in settoriaffini a quelli di azione delle imprese sociali)Avanzi - www.avanzi.org 17Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Per quanto limitati a due sole categorie di enti, merita riportare i dati delle rilevazioniIstat pubblicate nel 200714, che danno conto della crescita continua del non profit: lecooperative sociali passavano dalle 4.651 del 1999 alle 7.363 del 2005, e lefondazioni da 3.008 a 4.720.Secondo quanto rilevato nel rapporto Istat la distribuzione territoriale registrava unamaggiore concentrazione nelle regioni settentrionali, con il 51 % delle istituzioni nonprofit.Su base regionale le maggiori presenze erano in Lombardia (14,1 %) seguita daVeneto (9,5 %), Emilia Romagna (8,7 %), Piemonte (8,4 %) e Toscana (8,1 %). Leregioni con la minore presenza erano nel 1999 la Valle d’Aosta, il Molise, laBasilicata, l’Umbria e la Calabria, che contavano complessivamente per il 6% deldato nazionale.Interessante considerare il rapporto tra soggetti non profit presenti sul territorio epopolazione residente. Il dato su base nazionale registrava 38,4 istituzioni attive ogni10.000 abitanti e tendeva a confermare l’indicazione dei dati assoluti rispetto alladistribuzione regionale: 44,0 nelle regioni settentrionali, 42,3 in quelle del centro e29,4 al Sud. I dati per singole regioni indicavano invece una presenza territorialemolto maggiore in alcune delle regioni a minore densità abitativa: Trentino – AltoAdige (88,7), Valle d’Aosta (69,2), Umbria (52,0) e Friuli - Venezia Giulia (51,6).Che cosa fannoL’immagine che emergeva dalle rilevazioni Istat, dava la rappresentazione di unagalassia di soggetti polarizzata intorno al settore della Cultura, sport e ricreazione,che pesava per il 64% del totale, all’interno del quale il 40,6% delle istituzioni eradedita alle attività sportive.Con pesi relativi molto minori, seguivano poi gli altri settori: Assistenza sociale(8,7%), Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (7,1%), Istruzione e ricerca(5,3%), Sanità (4,4%), Tutela dei diritti e attività politica (3,1%), Promozione eformazione religiosa (2,7%), Sviluppo economico e coesione sociale (2,0%),Ambiente (1,5%), Cooperazione e solidarietà internazionale (0,6%), Filantropia epromozione del volontariato (0,6%).Tabella 3: Numerosità delle istituzioni per forma giuridica e settore di attivitàprevalenteSettore di attività Forma giuridica Totale prevalente Ass. non Coop. Ass. Altre Fond. riconosciut Comitato riconosciuta sociali forme eCultura, sport e 37.245 865 97.725 2.334 476 1.747 140.391ricreazioneIstruzione e 2.631 714 5.676 202 135 2.294 11.652ricerca14 ISTAT, “Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005”, Roma, 2008, e ISTAT, “Le fondazioni in Italia.Anno 2005”, Roma, 2008.Avanzi - www.avanzi.org 18Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Sanità 5.338 167 3.483 64 362 262 9.676Assistenza 6.575 773 8.073 322 2.397 1.204 19.344socialeAmbiente 1.274 15 1.738 155 66 29 3.277Sviluppo 963 82 2.281 204 692 116 4.338economico ecoesione socialeTutela dei diritti 1.578 21 4.954 170 0 120 6.842e attività politicaFilantropia e 380 147 635 59 0 25 1.246promozione delvolontariatoCooperazione e 420 36 845 90 10 30 1.433solidarietàinternazionaleReligione 1076 157 2.771 109 0 1.790 5.903Relazioni 3.608 0 11.863 75 0 105 15.651sindacali erappresentanzadi interessiAltre attività 222 31 707 48 514 138 1.660Totale 61.309 3.008 140.752 3.832 4.651 7.861 221.412La classificazione in base al settore di attività prevalente rappresentata in tabella, segue laclassificazione ICNPO (International Classification of Nonprofit Organisation)15 - Fonte: CNEL/ISTAT“Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Una volta individuati i settori maggiormente rappresentativi sotto il profilo dellanumerosità, merita indagarne ulteriormente alcune dimensioni significative nell’otticadel presente rapporto, per evidenziare quali settori e quali istituzioni abbianocaratteristiche tali da giustificarne l’accesso ad una futura Borsa Sociale.Una rappresentazione estremamente interessante si ricava prendendo inconsiderazione il peso economico ed occupazionale dei singoli settori prevalenti diattività e della media degli istituti di ogni settore. Prendendo a parametro delladimensione economica l’ammontare delle entrate, i primi quattro settori sono:Assistenza sociale (20,0% sul totale), Sanità (18,8%), Cultura, sport e ricreazione(17,4%), Istruzione e ricerca (13,5%).Un dato che indica come i maggiori flussi di entrate si concentrassero già nel 1999 inquegli ambiti (Assistenza, Sanità e Istruzione) che vedono un impegno importantedelle imprese sociali e – aspetto forse ancor più interessante - che nella prospettivadegli attuali trend nelle politiche di welfare, vedono una loro maggior presenza (pernumero e per dimensioni) nel futuro.Le istituzioni operanti in tre dei quattro settori individuati sopra, spiccano anche tra iprimi quattro settori classificati per entrate medie per istituzione: la Sanità con 1,421miliardi di lire, la Filantropia e la promozione del volontariato (1,207 miliardi),l’Istruzione e ricerca (847 milioni) e l’Assistenza sociale (756).15 Salomon, L.M., Anheier, H.K., In Search of Nonprofit sector II: the Problem of Classification, Voluntas,3, 1992)Avanzi - www.avanzi.org 19Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Se si considera il peso occupazionale, valutando ancora il dato per settore prevalentedi attività e per istituzione media, emerge come i settori che impiegano il maggiornumero di dipendenti siano ancora l’Assistenza Sociale (151.547 dipendenti, il 28,4%del totale), la Sanità (121.389, 22,8%) e l’Istruzione e ricerca (105.470, 19,8%).Tabella 4: Dimensioni dei settori di attività per entrate e per numero di dipendenti Entrate Entrate % sul Dipendenti Dipendenti % sulSettore di attività per medie per totale per medi per totale prevalente settore istituzione settore istituzioneCultura, sport e 12.718.207 91 17,4 45.155 0,32 8,4ricreazioneIstruzione e 9.864.196 847 13,5 105.470 9,05 19,8ricercaSanità 13.752.334 1.421 18,8 121.389 12,54 22,8Assistenza 14.631.395 756 20,0 151.547 7,83 28,4socialeAmbiente 342.221 104 0,5 2.264 0,69 0,4Sviluppo 2.846.097 656 3,9 26.832 6,18 5,0economico ecoesione socialeTutela dei diritti e 1.952.531 285 2,7 10.175 1,48 1,9attività politicaFilantropia e 1.504.441 1.207 2,1 476 0,38 0,08promozione delvolontariatoCooperazione e 893.881 586 1,1 908 0,63 0,1solidarietàinternazionaleReligione 1.630.444 276 2,2 11.553 1,95 2,1Relazioni 8.108.518 518 11,1 45.430 2,90 8,5sindacali erappresentanzadi interessiAltre attività 4.926.603 2.968 6,7 10.727 6,46 2,0Totale 73.116.868 330 100 531.926 2,40 99,48Fonte: elaborazioni su dati CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, RomaGiugno 2008Le risorse umaneI soggetti non profit operanti in Italia hanno raggiunto negli ultimi anni una dimensionea livello aggregato del tutto significativa anche per quanto riguarda le dimensionioccupazionali, coinvolgendo quasi 4 milioni di persone.Una prima considerazione merita di essere dedicata ad un aspetto specifico delsettore non profit, che a differenza di tutti gli altri settori vede un impegnoassolutamente rilevante di volontari. Secondo le rilevazioni Istat, nel 1999 questiAvanzi - www.avanzi.org 20Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • ammontavano a circa 3 milioni e 200 mila individui, che secondo una stimaprudenziale di un’ora dedicata al mese, hanno prodotto l’equivalente di circa 400 milagiornate lavoro al mese. Il dato è significativo, non soltanto per il valore economico,ma anche per la rappresentatività e l’alto grado di coinvolgimento del tessuto socialeche il non profit esprime.Per quanto la parte preponderante della forza lavoro fosse costituita dall’impiego divolontari, il settore già impiegava 10 anni fa quasi 532.000 dipendenti (equivalenti aquasi il 3% dell’intera occupazione nazionale) oltre a circa 98.000 tra collaboratori elavoratori distaccati o comandati.Le dimensioni occupazionali medie per singola istituzione testimoniano di un universocomposto in gran parte di soggetti di dimensioni medie e piccole con poche eccezionidi soggetti di grandi dimensioni. La media di dipendenti per istituzione era infatti nel1999 di 2,4, fatte salve importanti differenze all’interno del mondo non profit dovutenon solo a singoli soggetti di dimensioni superiori alla media, ma anche, piùorganicamente alla tipologia di istituzione. Caso emblematico di questo scostamentoerano e sono le cooperative sociali, con una media di dipendenti per soggetto di 26,2nel 1999 e di 33,1 secondo le rilevazioni del 2005 che testimoniano anche un trend dicrescita dimensionale.Tabella 5: Istituzioni per numero di persone impiegate Forma Persone impiegate Totale giuridica Dipendenti Di cui a Lavoratori Collaboratori Volontari Religiosi Obiettori tempo distaccati parziale o comandatiAssociazioni 116.553 7.312 3.523 22.745 1.107.531 27.018 14.365 1.291.735riconosciuteFondazioni 50.674 5.414 1.138 4.333 63.226 1.372 834 121.577Associazioni 102.423 10.121 9.938 39.378 1.931.550 36.432 6.779 2.126.500nonriconosciuteComitato 767 148 46 1.000 38.750 287 194 41.044Cooperative 121.894 26.345 871 7.558 19.119 560 2.995 152.997socialiAltre forme 139.615 14.175 2.030 4.926 61.009 30.379 2.621 240.580Totale 531.926 63.515 17.546 79.940 3.221.185 96.048 27.778 3.974.423Toscana 24.853 4.568 948 5.353 305.403 3.639 2.611 342.807Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Per alcune delle tipologie istituzionali in esame, si sono resi disponibili ulterioririlevamenti statistici successivi al rapporto cui fanno riferimento i dati sopra riportati, egrazie ai quali è stato possibile costruire la tabella seguente.Questa intende, oltre che dare conto dei dati più aggiornati, anche fornire un’ulterioreimmagine delle dimensioni relative ed assolute della forza lavoro coinvolta da alcuneistituzioni.Avanzi - www.avanzi.org 21Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Nel tentativo di dare un’immagine più aderente alla dimensione complessiva deiredditi complessivi distribuiti, l’esercizio di calcolo è stato svolto considerando lacategoria degli Addetti retribuiti, che include oltre ai lavoratori dipendenti (sia a tempopieno che parziale) anche i collaboratori ed i lavoratori distaccati e comandati.Tabella 6: Aggiornamenti settoriali da rilevazioni successive al 1999Tipo di istituzione e anno dei Addetti Media degli addetti Media degli addetti dati retribuiti retribuiti per istituzione retribuiti per istituzione (intero universo) rispetto alle sole istituzioni con almeno 1 dipendente (universo)Organizzazioni di volontariato 11.983 0,6 (21.021) 5,4 (2.219)(2003)Cooperative sociali (2005) 244.223 33,1 (7.363) 36,7 (7164)Di cui: • Tipo A 176.378 40,1 (4.345) 41,6 (4.240) • Tipo B 54.329 22,5 (2.419) 23 (2.368) • Miste 10.681 34 (315) 35 (304) • Consorzi 2.835 10 (284) 11,5 (248)Fondazioni (2005) 106.137 22,4 (4.720) 40,32 (2.632)Di cui: • Miste 36.730 48 (1.439) 50,4 (728) • Operative 67.608 36 (2.338) 42,4 (1.594) • Erogative 1.811 4 (943) 5,7 (314)ONG (2007)* 13.000 54,4 (239) N.d.Associazioni di promozione 11.700 82,9 (141) N.d.sociale (2007)** Dati basati su stime ISTATFonti: Elaborazione su dati: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, RomaGiugno 2008; Istat “ Le organizzazioni di volontariato in Italia. Anno 2003”, 2006; Istat “Le cooperativesociali in Italia. Anno 2005”, 2008; Istat “Le fondazioni in Italia. Anno 2005”, 2007.Per completezza, a integrazione della tabella, citiamo i dati sulle classi dimensionalidelle cooperative sociali, sempre tratti dal rapporto Istat 2008, secondo il quale il39,1% delle cooperative impiegava meno di 10 lavoratori, il 22,3% da 10 a 19, il23,0% da 20 a 49, il 14,2% da 50 a 249 ed infine l’1,4% oltre 250.Una ulteriore rappresentazione dimensionale utile a definire il profilo dei soggetti nonprofit dal punto di vista delle risorse umane è quella operata per settore prevalente diattività, già introdotta nel precedente paragrafo (dal quale riportiamo per chiarezzauna parte della griglia).Dal punto di vista delle persone complessivamente coinvolte si attesta come settoredi maggior rilievo quello legato a Cultura, sport e ricreazione (1.764.021) grazieanche alla grande partecipazione di volontari, seguito da quelli dell’Assistenza sociale(693.849), dalla Sanità (455.750) e dall’Istruzione e ricerca (254.740).Avanzi - www.avanzi.org 22Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Altro dato significativo è quello degli addetti retribuiti (dipendenti, lavoratori distaccatio comandati, collaboratori), che conferma l’ordine di classificazione che vede tra isettori di maggior peso l’Assistenza sociale (151.547 dipendenti), la Sanità (121.389)e l’Istruzione (105.470), con un numero medio di dipendenti per istituzionerispettivamente di 7,83 (Assistenza Sociale), 12,54 (Sanità) e 9,05 (Istruzione).Tabella 7: Settori di attività per numero di persone impegate Dipendenti Dipenden % Lavorator Collaborat Volontari Religio Totale per settore ti sul i ori si e soggetti Settore di total distaccati Obietto coinvolti attività medi per e o ri prevalente istituzion comanda e tiCultura, 45.155 0,32 8,4 2.318 25.422 1.677.93 15.508 1.766.339sport e 6ricreazioneIstruzione 105.470 9,05 19,8 965 17.452 114.447 17.371 255.705e ricercaSanità 121.389 12,54 22,8 1.650 5.768 318.894 9.699 457.400Assistenza 151.547 7,83 28,4 2.972 15.844 492.875 33.583 696.821socialeAmbiente 2.264 0,69 0,4 37 620 85.274 1.087 89.282Sviluppo 26.832 6,18 5,0 379 4.279 34.305 2.325 68.120economicoe coesionesocialeTutela dei 10.175 1,48 1,9 1.540 1.723 208.347 1.547diritti e 223.332attivitàpoliticaFilantropia 476 0,38 0,08 149 329 45.940 369 47263epromozione delvolontariatoCooperazio 908 0,63 0,1 154 597 34.230 1.534ne e 37.423solidarietàinternazionaleReligione 11.553 1,95 2,1 79 495 131.458 39.683 183.268Relazioni 45.430 2,90 8,5 6.884 6.967 65.757 599 125.637sindacali erappresentanza diinteressiAltre 10.727 6,46 2,0 419 444 11.722 567 23.879attivitàAvanzi - www.avanzi.org 23Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Totale 531.926 2,40 99,4 17.546 79.940 3.221.18 123.87 3.974.469 8 5 2Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Dimensioni economiche e bisogni finanziariDal punto di vista del profilo economico e finanziario al mondo del non profit facevanocapo entrate per circa € 38 mld, con una cifra media per singola istituzione di circa €170.000. Il peso economico delle singole istituzioni mostrava differenze significativein base alla forma giuridica, alla collocazione territoriale ed al settore di attività.Riguardo alla forma giuridica il peso maggiore in termini assoluti era quello delleassociazioni non riconosciute, seguite dalle associazioni riconosciute. Le duecategorie nel loro insieme pesavano per il 57,6% delle entrate ed il 56,9% delleuscite.Diverso è però lo scenario se si prendono in considerazione i dati medi per singolaistituzione. In questo caso emerge una maggiore disponibilità di risorse in capo allefondazioni, con un ammontare medio per istituto di oltre € 1,5 mln, seguite dalleistituzioni con altra forma giuridica (€ 929.000) e dalle cooperative sociali (€ 620.000).Anche in questo caso estremamente significativo è il confronto con dati piùaggiornati: secondo quanto riportato dai rapporti Istat pubblicati nel 2008,l’ammontare complessivo delle entrate delle fondazioni era cresciuto nel 2005 a €15,6 mld con una media per istituzione di circa € 3,3 mln16.Anche i dati relativi alle imprese sociali testimoniano di un tasso di crescitaestremamente rilevante. Per quanto non sia possibile fare un confronto diretto, inquanto le rilevazioni del rapporto Istat 2005 considerano il valore della produzioneinvece dei soli ricavi, merita registrare che l’ammontare complessivo di questo datoera di € 6,381 mld con un valore medio per cooperativa di € 867.000.Gli istituti censiti nel 1999 si caratterizzavano nella maggior parte dei casi per ilricorso a finanziamenti prevalentemente di origine privata (l’87,1% a fronte di un12,9% di origine pubblica), con una quota maggioritaria di fonte prevalentementepubblica solo nel caso delle cooperative sociali.Merita anche rilevare come la maggior parte delle fonti [di finanziamento] di originepubblica [derivasse][fosse rappresentata] da ricavi per contratti e/o convenzioni (76%del totale) e la maggior parte di quell[e][i] di origine privata da ricavi derivanti davendita di beni e servizi (41%) e da contributi degli aderenti (26%).Tipo di finanziamentoTavola 8: Istituzioni per dimensione economica (milioni di lire) Forma Entrate Uscite16 Op. Cit. ISTAT, 2008Avanzi - www.avanzi.org 24Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • giuridica Valori assoluti % Media per Valori assoluti % istituzione Associazioni 19.102.826 26,1 313 17.249.222 24,9 riconosciute Fondazioni 10.058.727 13,8 3.345 9.392.353 13,6 Associazioni 23.055.756 31,5 165 22.119.705 32,0 non riconosciute Comitato 425.286 0,6 112 420.549 0,6 Cooperative 5.839.091 8,0 1.257 5.767.434 8,3 sociali Altre forme 14.635.182 20,0 1.863 14.224.192 20,6 Totale 73.116.868 100,0 331 69.173.455 100,0 Toscana 3.961.902 5,4 3.773.605 5,5 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Tabella 9: Istituzioni per tipo di finanziamento Forma Finanziamento Finanziamento Totale giuridica prevalentemente pubblico prevalentemente privato Dati Dati Dati % % % assoluti assoluti assoluti Associazioni 10.221 16,7 51.088 83,3 61.309 100 riconosciute Fondazione 471 15,7 2.537 84,3 3.008 100 Associazioni 13.507 9,6 127.245 90,4 140.752 100 non riconosciute Comitato 505 13,2 3.327 86,8 3.832 100 Cooperative 2.734 58,8 1.917 41,2 4.651 100 sociali Altre forme 1.032 13,1 6.828 86,9 7.860 100 Totale 28.470 12,9 192.942 87,1 221.412 100 Toscana 2.466 13,7 15.554 86,3 18.020 100 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Tabella 10: Istituzioni per tipo di finanziamento (dettaglio) Forma Fonte pubblica Fonte privata Totalegiuridica Sussidi e Ricavi per Contributi Ricavi Donazioni Redditi Altre contributi a contratti e/o degli derivanti offerte e finanziari entrate di titolo da vendita lasciti e fonte Avanzi - www.avanzi.org 25 Idee ricerche e progetti per la sostenibilità Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • gratuito convenzioni aderenti di beni e testamenta patrimoni privata servizi ri aliAssociazio 2.100.186 4.765.244 3.489.048 5.272.779 887.119 1.177.84 1.410.60 19.102.826ni 6 3riconosciuteFondazion 1.100.613 3.145.010 430.996 1.260.787 327.687 2.721.06 1.072.56 10.058.727e 4 9Associazio 1.844.678 3.037.304 7.572.258 6.463.135 659.424 906.671 2.572.28 23.055.756ni non 7riconosciuteComitato 44.487 47.839 76.021 79.396 121.564 13.850 42.128 425.286Cooperativ 149.719 3.462.559 108.329 1.757.971 53.590 19.067 287.856 5.839.091e socialiAltre forme 1.006.825 5.664.335 503.515 4.445.648 345.015 1.076.67 1.593.17 14.635.182 3 1Totale 6.246.508 20.122.291 12.180.16 19.279.71 2.394.400 5.915.17 6.978.61 73.116.868 7 6 1 4Toscana 310.211 763.196 673.466 1.109.794 143.649 532.760 428.825 3.961.902 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Opportunità e limiti nell’accesso al mercato dei capitali La vigente normativa in tema di organizzazioni che a vario titolo vengono incluse nell’ambito del terzo settore pone precisi vincoli alle modalità di reperimento di capitali. Fatto salvo il caso delle cooperative, che grazie anche alle novità introdotte dalla riforma del diritto societario, hanno facoltà di ricorrere all’emissione di strumenti finanziari, ai soggetti regolati dalla legge sulle Onlus (incluse le cooperative sociali) o dal D.lgs. 155 del 2006 sull’impresa sociale17 è fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, comunque denominati. Tale prescrizione pone un forte vincolo alla possibilità di tali soggetti di ricorrere al mercato dei capitali per il reperimento delle risorse necessario al proprio sviluppo. Un interessante tentativo di oltrepassare questo impedimento era stato introdotto con la proposta di istituire i titoli di solidarietà, una lodevole iniziativa che non ha ancora avuto, ad oggi, la possibilità di avviarsi e per la cui trattazione rimandiamo al paragrafo ad essi dedicato. Tali limitazioni nelle possibilità di accesso al mercato dei capitali si riflettono nel ricorso prevalente all’indebitamento verso i propri soci o verso istituti di credito tradizionali quali fonti di capitali. Il finanziamento bancario 17 D. Lgs. n. 460 del 4 dicembre 1997 “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e D. Lgs. 24 marzo 2006 n.155, “Disciplina dell impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118”. Avanzi - www.avanzi.org 26 Idee ricerche e progetti per la sostenibilità Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Stando ad alcuni tra i più recenti dati disponibili, l’accesso dei diversi soggetti delterzo settore al mercato dei capitali si caratterizza in Italia per uno stretto rapportocon le istituzioni bancarie: il 77% delle organizzazioni intervistate dichiara di avereuna banca di riferimento.È quanto emerge dall’indagine svolta sul tema della finanza specializzata per il terzosettore, curata dal centro di ricerche sulla cooperazione dell’Università Cattolica diMilano18, secondo la quale circa il 60% delle organizzazioni sono pienamentesoddisfatte del proprio rapporto con le banche.Il ricorso agli istituti bancari si concretizza prevalentemente nell’utilizzo del contocorrente e nei prestiti a breve termine, mentre i soggetti intervistati dichiarano di nonsoffrire di problemi di razionamento del credito.Le politiche di indebitamento rispecchiano un atteggiamento prudente, consentitoanche dalla possibilità di finanziarsi tramite l’utilizzo degli utili accantonati ed il ricorsoalle istituzioni pubbliche. Tale atteggiamento viene in generale confermato dal bassolivello di patrimonializzazione dei soggetti del terzo settore che risulta dall’analisi deibilanci dei soggetti interpellati, con l’importante eccezione delle cooperative socialiche presentano invece la caratteristica contraria.Quanto emerge, invece, dall’incrocio delle risultanze dell’indagine con quelle di unfocus group appositamente organizzato per lo svolgimento del presente rapporto19 dàconto dell’esistenza di tre principali questioni comuni alla maggior parte dei soggettiinteressati: • Il peso dei tassi di interesse e l’esigenza di reperire capitali a tassi più favorevoli • Il livello elevato di garanzie richieste dagli istituti bancari, mediamente maggiore a quello richiesto alle imprese “profit” • I tempi lunghi di riscossione dei crediti verso la Pubblica AmministrazioneI principali utilizzi dei finanziamenti ottenuti sono legati ad investimenti indirizzatiall’acquisto di automezzi e attrezzature o alla ristrutturazione e all’acquisto diimmobili. Una ulteriore frequente motivazione delle richieste di credito (in questo casogeneralmente a breve termine) è legata a difficoltà di flussi di cassa derivate dallalunghezza nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione (fonte di una parteconsiderevole del fatturato del settore).Nonostante i vincoli normativi citati nel precedente paragrafo merita sottolineare cheun migliore accesso alle fonti di finanziamento potrebbe essere già implementabiletramite un maggiore ricorso ai consorzi fidi, uno strumento che come evidenziato18 Cesarini F. e Barbetta G.P. (a cura di) “La finanza specializzata per il terzo settore in Italia”, BancariaEditrice, Roma, 200419 Il giorno 22 maggio, si è tenuto a Firenze un Focus Group organizzato dall’Assessorato alle PoliticheSociali della Regione Toscana in collaborazione con Avanzi. L’incontro era rivolto agli operatori delsettore e mirava ad indagare le difficoltà di reperimento del credito e le possibilità di sviluppo distrumenti volti ad ampliare l’accesso al mercato dei capitali . Vi hanno preso parte 15 dirigenti dialtrettante organizzazioni del terzo settore della Toscana: Anpas Toscana, Conferenza RegionaleMisericordie Toscane, Consorzio Costa Toscana, Consorzio Metropoli, Coop. Soc. Compass, ConsorzioCo&so Firenze, Esprit, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Osservatorio sull’Economia Civiledella CCIAA di Firenze, Cesvot, Fondazione Monnalisa Onlus, Consorzio Eureka, Astir, CNA Toscana,Federsolidarietà – Confcooperative Toscana.Avanzi - www.avanzi.org 27Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • nello studio curato da Barbetta e Cesarini20, consentirebbe di diminuire le difficoltà dilamentate dai soggetti non profit nell’accesso al credito bancario.Il caso delle cooperative socialiRiteniamo utile a questo punto proporre un approfondimento sulle cooperative sociali.L’istituto della cooperativa si rende infatti particolarmente interessante nell’ambito delpresente studio, in virtù della maggiore elasticità degli strumenti volti a reperirecapitali, anche tramite l’emissione di azioni, consentita alle cooperative dal nostroordinamento, e della tipologia di attività svolta, più simile a quella delle imprese socialiqui ipotizzate rispetto a quella di altri soggetti non profit.Ci soffermeremo qui in particolare sulle cooperative sociali, una categoriamaggiormente interessante in questa sede, per la quale sono disponibili datiaggiornati al 200521.In quell’anno le cooperative sociali rilevate erano 7.363, con un incremento del 19,5%rispetto al 2003 e del 33,5% rispetto al 2001.I consorzi erano invece 284, con un incremento del 3,9% sul 2001.Il valore della produzione realizzata dal complesso delle cooperative sociali nel 2005ammontava a circa € 6,381 mld, con un valore medio per unità di € 867.000,differenziato per tipologia di cooperativa: superiore alle media per le cooperative ditipo A (€ 951.000) e inferiore per quelle di tipo B (€ 700.000). Il valore dellaproduzione dei consorzi si è invece attestato su di una media di oltre € 2 mln persoggetto.In riferimento ai costi, invece, il dato aggregato era di € 6,227 mld, con un valoremedio di € 846.000.Significativi anche i dati tendenziali, che registrano un incremento nell’attivitàeconomica del 32,2% sul fronte dei ricavi e del 33,6% su quello dei costi, rispetto aivalori rilevati soltanto due anni prima (valori ai prezzi del 2005).In termini assoluti, il complesso delle cooperative sociali può essere suddiviso sullabase dell’ammontare dei ricavi secondo le classi dimensionali della griglia seguente:Tabella 11: Classi dimensionali Importo dei ricavi (K€) Percentuale sul totale delle Percentuale sul totale dei soli cooperative (A+B) e dei consorzi consorzi< 250 44% 27,1%250 – 500 18,9% 17,3%500 – 1.000 16,9% 14,8%1.000 – 2.000 10,8% 12,0%> 2.000 9% 28,9%20 Cesarini F. e Barbetta G.P. (a cura di), 2004, op. cit21 Istat, Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005, Roma, 2007Avanzi - www.avanzi.org 28Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Fonte: elaborazione su dati Istat, Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005, Roma, 2007A differenza del panorama generale delle istituzioni non profit italiane, le fonti difinanziamento delle cooperative sociali erano di [provenienza][origine]prevalentemente pubblica. Questo è il caso infatti per il 65,9% del campione, mentreper il 34,1% dei casi queste erano di origine prevalentemente privata.La forza lavoro impegnata nelle cooperative sociali era composta da 244.000lavoratori retribuiti, dei quali 211.000 dipendenti, 32.000 con contratto dicollaborazione e circa un migliaio interinali. A questi si affiancavano 34.000 lavoratorinon retribuiti, divisi tra volontari, volontari del servizio civile e religiosi. Il 71,2 dellerisorse umane complessive era costituito da donne.Soggetti profitChi sono, quanti sono, che cosa fannoDare conto della domanda potenziale di capitali reperiti tramite il ricorso alla BorsaSociale da parte delle imprese sociali for profit è un esercizio a dir poco complesso.Una tale stima può essere azzardata sulla base di confronti e di valutazioni deiparametri della realtà oggi esistente. Faremo dunque un tentativo di raffronto conalcuni dati significativi utili a rendere meno vaghi i contorni dell’universo di riferimentodelle IFS.Valgono comunque le considerazioni di ordine qualitativo svolte nel paragrafosull’evoluzione del mercato, dove sono state individuate le categorie di impresemaggiormente vocate alla partecipazione a BS.Una prima immagine utile allo scopo è quella che dà conto del panorama delleimprese profit italiane. Questa può essere ricavata dalle rilevazioni Istat del 2006sulla loro struttura e dimensioni22. L’indagine registra l’esistenza di 4.824.991 impresein attività.Una parte significativa di queste operava negli ambiti maggiormente affini a quelliipotizzabili per le imprese a scopo sociale: 20.392 nel campo dell’istruzione, 246.399in quello della sanità e assistenza sociale e 254.501 in altri servizi pubblici, sociali epersonali. Il totale delle imprese incluse in questi tre settori contava 531.292 unità,equivalenti al 10,8% del totale.Va tenuto in considerazione l’aspetto esemplificativo del presente esercizio statistico,dato che una impresa sociale può essere attiva in qualunque settore dell’attivitàeconomica: basti pensare ad una qualunque azienda che impieghi tra i suoidipendenti una certa percentuale di lavoratori svantaggiati.Una ulteriore dimensione utile a circoscrivere ulteriormente l’universo di indagine èquello del fatturato (i dati in questo caso risalgono al 2004).22 Istat, “Struttura e dimensione delle unità locali delle imprese”, Roma, 2009Avanzi - www.avanzi.org 29Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Tabella 12: La ripartizione delle imprese italiane per fatturato (€K) Classi di fatturato Imprese Percentuale sul totale Addetti0 – 100 2.811.576 65,7% 3.761.081100 - 200 545.795 12,7% 1.325.510200 – 500 447.748 10,4% 1.786.773500 – 1.000 203.468 4,7% 1.323.3291.000 – 2.000 129.449 3,0% 1.244.9802.000 – 5.000 83.845 1,9% 1.438.985Oltre 5.000 55.994 1,3% 5.581.102Totale 4.277.875 99,7% 16.461.760Fonte: Istat, Struttura e dimensione delle imprese, Anno 2004, Roma, 2006Individuando come classe dimensionale di interesse per il presente studio quellacompresa tra € 1 e 5 mln, rileviamo come le imprese incluse in questo intervallofossero nel 2004, 213.294.A puro titolo indicativo è possibile continuare l’esercizio iniziato più sopra e operareuna ulteriore discriminazione sui dati Istat 2004 sulla base del settore di attività,individuando nella classe di fatturato specificata le imprese che operano in ambiti diattività potenzialmente affini a quello delle imprese sociali come sono state quiipotizzate. La rilevazione Istat 2004 divide l’universo delle imprese in quattro settori:Industria, Costruzioni, Commercio e alberghi, Altri servizi. Le imprese appartenentialla categoria Altri servizi che avevano realizzato un fatturato compreso tra € 1 e 5mln erano 38.455.Un ulteriore interessante esercizio di analisi è quello contenuto nel già citatoRapporto sull’impresa sociale curato da Iris Network, di prossima pubblicazione23 edal quale riportiamo un estratto:Anche in questo caso gli autori dello studio hanno preso in considerazione le aziendeprofit operanti nei settori nei quali opera la maggior parte delle aziende non profit.23 Rapporto Iris Network L’IMPRESA SOCIALE IN ITALIA, Economia e istituzioni dei beni comuni, a curadi Carlo Borzaga e Flaviano Zandonai (disponibile su www.irisnetwork.it)Avanzi - www.avanzi.org 30Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Tabella 13: Imprese e addetti, secondo il settore prevalente di attività. Anni 2001 e 2007. 2001 2007 Var % Var % Settore prevalente di attività Imprese Addetti Imprese Addetti Imprese AddettiIstruzione 14.463 50.555 18.519 71.891 28,0 42,2Sanità 196.522 363.226 225.052 438.338 14,5 20,7Ass sociale residenziale 2.307 56.736 3.705 100.997 60,6 78,0Ass sociale non residenziale 2.730 68.592 5.555 120.785 103,5 76,1Cultura, sport e ricreazione 237.017 575.126 243.180 704.779 2,6 22,5Totale 453.039 1.114.235 496.011 1.436.790 9,5 28,9Totale generale 4.185.045 15.643.272 4.475.192 17.575.843 6,9 12,4Fonte: elaborazioni degli autori su dati Istat - Archivio statistico delle imprese attive (2001e 2007) Lo studio in questo caso dà conto di un bacino di quasi 500 mila imprese appartenenti ai settori in esame attive nel 2007 che impiegavano oltre 1 milione e 400 mila addetti. Il caso inglese: le Community Interest Companies A scopo comparativo riteniamo utile proporre al pubblico italiano il caso delle Community Interest Companies (CIC). Esse costituiscono un nuovo tipo di società introdotto dal governo inglese nel 2005 con il Companies (Audit, Investigations and Community Enterprise) Act del 2004 e rivolto alle imprese che svolgano attività di tipo sociale. Le CIC sono state create con l’intenzione di dare il via ad un tipo di impresa che avesse la capacità di riempire il vuoto normativo esistente tra il mondo del non profit e un numero crescente di iniziative promosse da diversi soggetti dell’economia sociale, alla ricerca di nuovi strumenti per poter dare risposte adeguate a un contesto in rapida evoluzione. L’istituzione delle CIC dava anche una risposta all’esigenza di riconoscimento e credibilità delle imprese stesse che non desideravano avvalersi della qualifica di Charities (un istituto paragonabile alle nostre Onlus), [riguardo alla garanzia dell’][in ragione della necessità di assicurare l’]effettivo svolgimento di attività di interesse sociale, e [del]la destinazione a tali fini di utili ed incrementi di valore del capitale e del patrimonio, aprendo così la strada alla possibilità di svolgere un’attività volta alla produzione sociale senza dover sottostare ai vincoli delle istituzioni non profit. La CIC si è quindi posta come un soggetto semplice da costituire, con tutte le flessibilità e le garanzie dell’impresa tradizionale, ma con una serie di caratteristiche che ne assicurino il beneficio sociale quale fine preponderante. Avanzi - www.avanzi.org 31 Idee ricerche e progetti per la sostenibilità Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Anche nel Regno Unito come in Italia, le imprese che svolgono attività socialepossono assumere diverse forme giuridiche, registrate o meno come Onlus.Le CIC possono essere strutturate in modo che la responsabilità dei soci sia “limitedby guarantee,” o possono essere “public or private companies limited by shares”. Indeterminati casi le CIC possono pagare dividendi anche se limitati.Una charity può richiedere la conversione in CIC (previo permesso della CharityCommission) perdendo in tal modo lo status di charity riconosciuta, insieme ad unaserie di vantaggi – tra cui quelli fiscali - che lo status comporta. Una charity percontro può possedere una CIC, che è autorizzata a conferire denaro alla charitystessa.Una impresa tradizionale può invece essere costituita come CIC presentando alRegistrar of Companies la documentazione prevista, e pagando il costo diregistrazione (25£ per le imprese esistenti e 35£ per quelle di nuova costituzione).Una volta ottenuta l’approvazione del Registrar la documentazione viene passata alRegulator of Community Interest Companies che ne valuta la rispondenza ai criteri diimpatto sociale e rilascia la registrazione.Le CIC vengono identificate direttamente con le Imprese a Scopo Sociale, ed offronouna serie di possibilità che le rendono particolarmente adatte ad operare nell’ambitodell’economia sociale.Le charities inglesi devono generalmente sottostare a dei limiti nella retribuzione deipropri dirigenti, il che comporta che nella maggioranza dei casi il fondatore di unaimpresa sociale non possa sedere nel consiglio di amministrazione se desideraessere retribuito, perdendo così il controllo strategico dell’impresa in favore di unboard composto di volontari.Le CIC sono tenute ad utilizzare le proprie risorse in favore della mission per la qualevengono costituite, ed in virtù di questo vincolo la loro attività è sottoposta ad alcunerestrizioni. • Il cosiddetto “Asset Lock” prevede che le CIC non possano trasferire il proprio patrimonio o parti di esso ad un prezzo inferiore al loro prezzo di mercato, a meno che il beneficiario non sia un altro ente soggetto al medesimo vincolo. • Per i casi in cui lo statuto preveda la possibilità di distribuire dividendi, la normativa ha introdotto un “ Dividend Cap”, che sancisce un tetto massimo al di sopra del quale non è possibile remunerare gli azionisti. Un analogo tetto viene anche applicato al pagamento degli interessi sul debito, nei casi in cui il tasso di interesse venga vincolato alla performance della CIC. • I tetti posti dalla normativa vigente prevedono: un limite alla remunerazione delle azioni del 5% oltre al tasso base praticato dalla Bank of England (tasso Repo), e un ammontare massimo del totale dei dividendi pari al 35% del totale dei profitti distribuibili. • La normativa prevede anche la possibilità di distribuire dividendi oltre all’ammontare massimo previsto, in misura della capacità di remunerazione non utilizzata negli esercizi precedenti, fino a un massimo di cinque anni. Il totale dei dividendi distribuiti non deve comunque eccedere il massimo aggregato previsto per l’esercizio in corso. • Tra gli strumenti consentiti per la raccolta di capitali, è contemplato anche il ricorso al “debt with equity caracteristic”, ossia la possibilità di emettere titoli di debito il cui tasso di interesse concordato venga legato alle performanceAvanzi - www.avanzi.org 32Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • dell’impresa (con indicatori quali i profitti, il fatturato o altre voci del bilancio). Onde evitare il depauperamento dell’impresa aggirando i vincoli posti dalla norma sull’Asset Lock, il legislatore ha previsto un “Interest Cap” che limita il pagamento di interessi sui debiti legati alla performance ad un tetto massimo pari al tasso base della Bank of England aumentato del 4%. • In caso di scioglimento della CIC gli eventuali assets residui dal pagamento di costi e debiti vengono conferiti ai detentori delle quote o delle azioni in proporzione ai titoli detenuti, nella misura del valore pagato per le azioni o le quote. L’eventuale parte residua del patrimonio dovrà essere conferita a un altro ente a patrimonio vincolato.Il successo della formula è testimoniato anche dall’accoglienza riservata a questo tipodi impresa: a giugno 2009 le CIC regolarmente registrate erano 285724 con unnumero di iscrizioni al registro crescente di anno in anno:Tabella 14: Iscrizioni CIC per anno Iscrizioni approvate dal 1 luglio 2005 Iscrizioni approvate per Totale cumulato Periodo annoLuglio 2005 - Marzo 2006 208 208Aprile 2006 – Marzo 2007 637 845Aprile 2007 – Marzo 2008 814 1659Aprile 2008 – Marzo 2009 1,122 2,781Fonte: Regulator of Community Interest Companies, Aprile 2009Conclusioni: quale domanda per una Borsa Sociale?Abbiamo passato in rassegna nelle pagine precedenti alcune delle caratteristichesalienti dei soggetti profit e non profit utili a circoscrivere la possibile domanda dicapitale da parte dei soggetti possibili candidati alla quotazione presso la BorsaSociale e valutarne le dimensioni potenziali. Come già argomentato nella sezionededicata al contesto, lo scenario che si prospetta presenta alcuni elementipotenzialmente favorevoli all’espansione (sia numerica che dimensionale) delle IFS.Una crescente domanda di beni e servizi a contenuto sociale proveniente daicambiamenti in atto nel tessuto socioeconomico italiano si manifesta con evidenzasempre maggiore, come numerosi stimoli provengono dal mercato stesso, in variambiti del quale emergono evidenti segni di attenzione alla dimensione etica eambientale dei comportamenti di consumo, insieme ad una crescente sensibilità allericadute socio – ambientali dei comportamenti delle aziende.Altri stimoli provengono anche dal mondo istituzionale, sia tramite l’introduzione dinormative maggiormente attente a questi aspetti (in particolare in ambito ambientale),sia tramite la progressiva affermazione di orientamenti politici che contemplano una24 Dati tratti dal sito del Regulator of Community Interest Companies:http://www.cicregulator.gov.uk/index.shtmlAvanzi - www.avanzi.org 33Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • visione del welfare più favorevole che in passato a delegare l’erogazione di beni eservizi di carattere sociale all’intervento di soggetti privati, sia non che for profit.Non ci nascondiamo le indubbie difficoltà che anche l’economia sociale, come ognialtro settore produttivo, incontra nell’attuale periodo di crisi, e non siamo in grado diprevedere quali ne saranno le conseguenze, ma riteniamo che dall’analisi compiutaemerga comunque l’esistenza di un bacino potenziale (per numeri e per contesto)compatibile con la nascita di una Borsa Sociale.È altamente plausibile d’altronde che questa possa nascere e sostenersi, specie nellefasi iniziali, con il concorso di alcune condizioni favorevoli: 1. l’onere complessivo del processo di quotazione (sia per la prima ammissione che per il mantenimento) dovrà essere tale da garantire alle imprese emittenti la possibilità di accedere ai finanziamenti a costi comparabili a quelli del tradizionale indebitamento bancario, con tassi e modalità differenti nel caso di emissione delle diverse tipologie di titoli di debito e di rischio; 2. altro aspetto sensibile per l’accesso alla borsa è il tema del potere decisionale degli investitori, che richiede di elaborare modalità di partecipazione che salvaguardino contemporaneamente l’aspirazione di questi ad esercitare poteri di controllo e di gestione connessi all’investimento e la resistenza di molti soggetti ad aprire la compagine sociale per timore di vedere snaturati o comunque intaccati i principi fondativi dell’impresa sociale. La questione, estremamente complessa, potrebbe comporsi su diversi piani di mediazione. Un primo, ad esempio, in capo alle IFS stesse, che con iniziativa autonoma dei soggetti quotati potrebbero introdurre negli statuti clausole che sanciscano regole di governance tali da garantire le istanze di investitori e fondatori dell’IFS, esplicitando, a titolo di esempio, le finalità dell’impresa e gli strumenti per conseguirle, le regole sul profilo di responsabilità sociale a cui l’impresa debba attenersi, o ancora prevedere meccanismi di gestione del potere decisionale, con l’introduzione di strumenti di bilanciamento dei poteri. Un ulteriore piano di mediazione potrà poi essere il già auspicato intervento legislativo, che conferisca agli strumenti di investimento stessi caratteristiche tali da scongiurarne gli aspetti più speculativi: si pensi ad esempio ai già citati dividend caps e a tutti gli strumenti previsti per le CIC del Regno Unito e per diversi titoli emessi dalle cooperative nostrane; 3. come meglio argomentato in altri passaggi del presente rapporto, una questione dirimente per lo sviluppo dell’economia sociale è quella inerente alla facoltà – sotto determinati vincoli e a certe condizioni – dei soggetti non profit di distribuire utili. Tale questione, di grande complessità, coinvolge alla base il modello stesso di economia sociale e pone un’ampia serie di problematiche, ma anche alla luce degli sviluppi in atto in numerose realtà estere e in seno allo stesso Parlamento Europeo, la sua discussione non potrà essere a lungo rimandabile. Una possibile sistemazione della questione non pare nemmeno inarrivabile, potendosi adattare alle specificità del sistema italiano le esperienze già praticate altrove, ed offrire al nostro non profit strumenti di finanziamento con caratteristiche analoghe a quelli concessi alle CIC nel Regno Unito (ossia un tetto alla distribuzione di dividendi, limiti alla remunerazione del capitale,Avanzi - www.avanzi.org 34Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • vincoli alla distribuzione del patrimonio), peraltro in parte già previsti nel nostro ordinamento dalla normativa sulle cooperative. È evidente che riguardo al tema qui trattato questo sviluppo potrà comportare una evoluzione radicale del panorama di riferimento, ampliando molto significativamente le possibilità degli enti non profit di accedere a nuove risorse e al tempo stesso di ampliare in qualità e quantità il mercato dei soggetti che avranno la possibilità di ricorrere alla Borsa Sociale; 4. un ulteriore intervento legislativo di importanza determinante, dovrebbe andare nella direzione dell’incentivazione al sostegno dell’economia sociale tramite il riconoscimento di sgravi fiscali sull’investimento in titoli di imprese a scopo sociale. Tale strumento potrebbe riferirsi sia all’investimento tout court tramite il semplice acquisto dei titoli in questione, con modalità comparabili a quanto già avviene per le donazioni alle Onlus, sia alla fiscalità dei profitti derivanti dall’investimento.Avanzi - www.avanzi.org 35Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Analisi dell’offerta di capitali (investitori)Il presupposto su cui si fonda l’idea della Borsa Sociale è che, a fronte di unadomanda di capitale rappresentata dalle organizzazioni candidate alla quotazione dicui si è detto nel capitolo precedente, esista una corrispondente offerta, costituita dalrisparmio e dai patrimoni di investitori privati e istituzionali intenzionati a indirizzareparte più o meno cospicua del proprio capitale verso investimenti con obiettivi “misti”,cioè di natura economica e di natura finanziaria.Obiettivo del presente capitolo è quello di identificarli e di stimare l’ammontare chepotrebbe essere orientato verso le IFS. Allo scopo, abbiamo segmentato il mercato eabbiamo svolto una ricerca quali-quantitativa, di cui daremo conto, utilizzando fontiesistenti e somministrando una serie di interviste a soggetti qualificati.Investitori istituzionaliPur non essendo data una definizione universalmente condivisa, in generale siintendono istituzionali quei soggetti che "istituzionalmente" - e cioè per motivi inerential proprio oggetto sociale - investono grandi somme di denaro25. Tipicamente, nonusano lo strumento del debito come forma di raccolta e, in particolare, del deposito.Gli investitori istituzionali hanno la particolarità di non poter essere insolventi, inquanto scaricano il rischio sui soggetti nel cui interesse operano la gestionefinanziaria o sui mezzi propri. Per questa ragione, possono effettuare investimenticonsistenti sul mercato dei capitali.In verità, per evitare errori derivanti da doppi conteggi, occorre sempre tenere amente che in molti casi l’investitore finale, cioè il proprietario degli asset gestiti, è unapersona fisica. Quindi, quando si considera il patrimonio delle famiglie, per esempio,si include sia la quota che esse amministrano direttamente, sia quella che affidano ingestione a terzi (gli investitori istituzionali di cui sopra, per l’appunto). Ai nostri fini,tuttavia, è possibile tenere distinte le cose con un sufficiente grado di precisione.Proprio per il fatto che solitamente gestisce un patrimonio nell’interesse di terzi,l’investitore istituzionale agisce sulla base di un mandato – esplicito o implicito –dell’investitore finale (l’asset owner), che definisce le regole cui si deve attenere (nelcaso in cui non ci sia un mandato è lo stesso soggetto a dotarsi di regole che loimpegnano a comportarsi in un certo modo).Nel caso dei fondi pensione, per esempio, il mandato è quello di provvedere al piùalto livello possibile di previdenza integrativa; nel caso dei fondi comuni, quellostabilito nel regolamento, eccetera. Tipicamente, poiché l’obiettivo della gestione è dinatura finanziaria, si presume che consista nella massimizzazione del ritorno atteso,a determinate condizioni di rischio. Gli obiettivi di natura “extrafinanziaria”, comequelli ambientali o sociali, possono quindi entrare nelle valutazioni dei gestori se:25 Gli investitori istituzionali sono quelli che lo fanno “istituzionalmente” e per questo hanno menonecessità di essere tutelati rispetto agli investitori retail. Investitori istituzionali sono sicuramente i fondi ele fondazioni, insieme a banche, assicurazioni e finanziarie, In alcune giurisdizioni sono equiparati agliinvestitori istituzionali gli investitori sofisticati, i c.d. high net worth individuals (vale a dire quelli cheinvestono più di 500.000 euro). Non sono investitori istituzionali per definizione né gli enti religiosi, né legrosse corporate per cui sarebbe necessario segnalare che la definizione che si vuole utilizzare diinvestitori è quella di norma utilizzata nel diritto del mercato finanziario.Avanzi - www.avanzi.org 36Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • • il mandato li prevede esplicitamente (come nel caso dei fondi cd etici o socialmente responsabili) • si ritenga che l’integrazione di aspetti ambientali, sociali o di governance (in inglese, environment, social and governance, da cui l’acronimo ESG) non solo non penalizzino la performance finanziaria, ma anzi riducano i rischi e consentano di cogliere opportunità di mercato – sulla base del presupposto che le variabili ESG stiano diventando fattori di selezione competitiva e che quindi i soggetti che li gestiscono meglio siano anche quelli più promettenti in termini di risultati economici26.La questione della legittimità di una gestione finanziaria che tenga conto degli aspettiESG è stata a lungo dibattuta, soprattutto nei Paesi (Gran Bretagna in primo luogo) incui la pratica si è diffusa prima. Negata per lungo tempo, stigmatizzata come unaviolazione dei doveri fiduciari del gestore nei confronti dell’investitore, è stata risolta invia dottrinaria dal cd Freshfield Report27, un parere pro veritate richiesto daun’associazione di investitori ad un importante studio legale internazionale, che haconcluso:“Conventional investment analysis focuses on value, in the sense of financialperformance. […] the links between ESG factors and financial performance areincreasingly being recognised. On that basis, integrating ESG considerations into aninvestment analysis so as to more reliably predict financial performance is clearlypermissible and is arguably required in all jurisdictions.It is also arguable that ESG considerations must be integrated into an investmentdecision where a consensus (express or in certain circumstances implied) amongstthe beneficiaries mandates a particular investment strategy and may be integratedinto an investment decision where a decision-maker is required to decide between anumber of value-neutral alternatives.”In particolare, poi, con riferimento al contesto britannico, il rapporto afferma:“Where the purpose of an investment power is to generate returns, a decision-makermust always treat this purpose as the primary objective to be achieved, applying amodern portfolio approach and having regard to the interests of all of thebeneficiaries. However, the question is not a zero-sum equation of either maximisingreturns or favouring ESG issues, but of taking all relevant factors into consideration ina prudent and properly motivated investment analysis. It is not a breach of fiduciaryduties per se to have regard to ESG considerations while pursuing the purposes ofthe trust. Rather, in our opinion, it may be a breach of fiduciary duties to fail to takeaccount of ESG considerations that are relevant and to give them appropriate weight,bearing in mind that some important economic analysts and leading financialinstitutions are satisfied that a strong link between good ESG performance and goodfinancial performance exists. Further, it is also permissibile (and in somecircumstances mandatory) to integrate ESG considerations where their integrationaccords with the best interests of the beneficiaries (established via implied or express26 Sul tema dell’impatto sulla performance finanziaria dell’applicazione di pratiche di investimentoresponsabile sono stati realizzati numerosissimi studi empirici, senza peraltro arrivare a conclusionidefinitive. La pubblicazione che fa sintesi di questa letteratura è Demystifying Responsible InvestmentPerformance, – UNEP FI Asset Management Working Group, 200727 A legal framework for the integration of environmental, social and governance issues into institutionalinvestment – UNEP FI Asset Management Working Group, 2005Avanzi - www.avanzi.org 37Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • consensus) or where they act as a point of differentiation among equally attractiveinvestment alternatives”28.Un successivo, recentissimo, rapporto della stessa UNEP – FI29 va addirittura oltre earriva a sostenere che i gestori che non considerino gli aspetti ESG nelle proprieattività di servizio agli investitori istituzionali possono essere considerati colpevoli dinegligenza. Secondo il rapporto, in molti ordinamenti giuridici il concetto di duty ofcare può essere esteso fino a comprendere ogni variabile che influenzi il profilo dirischio/rendimento di un portafoglio, tra cui ci sono certamente quelle ambientali esociali.A ben vedere, tuttavia, quando l’integrazione dei parametri ESG è finalizzata allariduzione dei rischi o alla massimizzazione dei ritorni finanziari, non si realizza uncambio della natura del mandato. È un modo diverso di perseguire il medesimoobiettivo. Il problema sta solo nel provare se funzioni o meno. Ma la questione sipresenta negli stessi i termini con cui abbiamo descritto l’approccio “strumentale” allaCSR: la responsabilità sociale è una strategia più moderna per perseguire gli obiettividi sempre. Oggi vengono considerate variabili che un tempo non sembravanorilevanti (il rapporto coi dipendenti, con l’ambiente, con i fornitori, i rischi reputazionali,la fedeltà dei clienti e così via) perché oggi il mondo è cambiato e le imprese sidevono adeguare; ma lo scopo rimane il medesimo.Anche per questi motivi, con sempre maggior frequenza, anche in Italia, masoprattutto all’estero, gli investitori istituzionali applicano pratiche di investimento[socialmente] responsabile (in inglese, socially responsible investment, da cuil’acronimo SRI). Sono responsabili le pratiche in base alle quali agli obiettivi tipicidella gestione finanziaria, cioè l’ottimizzazione del rapporto tra rischio e rendimento inun dato orizzonte temporale, vengono affiancate considerazioni di natura etica,ambientale, sociale o di governance (ESG). Nato nell’ambito degli investitori religiosi,l’affermazione dell’SRI in forme paragonabili a quelle attuali si colloca a margine dellacontestazione da parte delle organizzazioni studentesche universitarie americane neiconfronti del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Vietnam; esse iniziarono acriticare l’investimento da parte delle Università (per lo più fondazioni di naturaprivata) e dei fondi pensione del personale in imprese direttamente o indirettamentecoinvolte nel conflitto. L’investimento diventa strumento di promozione delcambiamento sociale. L’uso del denaro viene considerato atto “non neutrale” e perciòpolitico, in relazione agli effetti che produce.A questo periodo risale anche la nascita, sempre negli Stati Uniti, del primo fondocomune etico, il Pioneer Fund, che gestiva gli investimenti di varie istituzioni religioseapplicando criteri di esclusione nei confronti dei titoli di imprese operanti nel settoredel tabacco, dell’alcool e del gioco d’azzardo.Il momento topico di questa fase storica è rappresentato dalla lotta al regimesegregazionista sudafricano. Di nuovo, la figura di spicco è quella di un religioso, ilreverendo Leon Sullivan, il quale, intorno alla metà degli anni ’70, riuscì a sollecitareun ampio movimento di opinione e di organizzazione dell’azionariato di alcune grandicorporations. Elaborò una serie di principi di comportamento, diventati noti col suonome, secondo i quali le imprese statunitensi operanti in Sudafrica avrebbero dovutoapplicare gli stessi principi di equità e non discriminazione vigenti nella madrepatriaanche ai lavoratori sudafricani. Al lancio di questi principi seguirono vaste operazionidi boicottaggio finanziario e massicce forme di pressione sui manager e sui board28 ibidem, pag. 10029 Fiduciary responsibility - Legal and practical aspects of integrating environmental, social andgovernance issues into institutional investment -– UNEP FI Asset Management Working Group, 2007Avanzi - www.avanzi.org 38Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • delle multinazionali americane coinvolte più o meno direttamente in pratiche diapartheid. Il movimento registrò alcune clamorose vittorie e l’approcciodell’azionariato attivo si consolidò come uno strumento di promozione e dipartecipazione civica.A partire dagli anni ’80, il fenomeno inizia a consolidarsi anche in Europa, inparticolare nel Regno Unito, Paese in cui, nel 1984, viene lanciato il fondo il FriendsProvident’s Stewardship Trust. Ma è con gli anni ’90 che la finanza socialmenteresponsabile compie un salto di qualità e si pone come un esempio reale per tutto ilmondo degli investimenti.Gli SRI hanno fatto la loro comparsa sulla scena italiana in tempi relativamenterecenti. Il primo comparto etico è stato costituito nel 1997 da una società di gestionedel risparmio del gruppo Sanpaolo IMI. L’esempio della “linea etica” è stato seguitoda diverse società di gestione che hanno a loro volta lanciato prodotti simili.I prodotti finanziari socialmente responsabili sono prodotti che favoriscono lacoesione sociale attraverso il finanziamento di progetti e di imprese che presentanoun valore aggiunto per l’uomo, la cultura e/o l’ambiente, ossia che hanno unplusvalore sociale, culturale e/o ambientale. I prodotti di risparmio solidale sonodisponibili nelle stesse forme dei prodotti di risparmio tradizionali. In base ai suoicriteri di rischio, di liquidità e di rendimento, il risparmiatore può scegliere di investire ilsuo denaro in conti di risparmio, conti a termine, in SICAV e in fondi comuni diinvestimento, assicurazioni-vita o ancora in azioni e quote sociali di organizzazionisolidali.Lo strumento più tipico attraverso cui gli SRI vengono realizzati è il cosiddettoscreening, che consiste nel selezionare i titoli da inserire in un portafoglio finanziarioattraverso l’analisi del comportamento delle società emittenti secondo criteri ESG. Laselezione viene fatta in base a dei criteri negativi (o di esclusione ) e criteri positivi (odi inclusione).Con criterio negativo si intende una condizione, o una serie di condizioni che, ove siverifichino, comportano l’esclusione della società in esame. Si tratta quindi di unalimitazione della libertà di acquisto da parte di un gestore che si impegna a noninvestire in determinate aziende e in determinati settori che presentano problematichedi ordine ESG come per esempio produzione e del commercio di armi, produzione edistribuzione del tabacco o delle biotecnologie per usi alimentari, il settore chimico epetrolifero che possono essere considerati non compatibili dal punto di vistaambientale.Non è facile definire in termini assoluti se un’impresa, un settore sono o non sonosocialmente responsabili e questa metodologia di screening per esclusione, che èrelativamente semplice, può comportare riduzioni significative dell’universo investibilee non sempre riesce a stimolare un reale cambiamento da parte delle impreseescluse.I criteri più diffusi di screening negativo riguardano: • Istanze di tipo morale come la produzione di tabacco o alcool, attività legate al gioco d’azzardo o alla pornografia, la produzione o il commercio di armamenti, l’utilizzo di energia genetica, la produzione di organismi geneticamente modificati, la pratica di test su animali per scopi medici, … • Istanze di tipo sociale come la violazione di norme di tutela dei diritti umani, il mancato rispetto della disciplina in materia di tutela del lavoro, la carenza diAvanzi - www.avanzi.org 39Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • chiare regole di corporate governance, la presenza connivente dell’impresa in paesi caratterizzati da regimi oppressivi, … • Istanze di tipo ambientale come l’inquinamento grave, la deforestazione, l’uso inefficiente dell’energia e delle risorse naturali, …Si applicano, invece, criteri positivi, quando la selezione dei titoli comprende aziendeper le quali sia prassi consolidata l applicazione di comportamenti socialmenteresponsabili, di codici etici di comportamento e di codici di corporate governance. Siparla in questi casi di approccio best in class, che si basa appunto sulla scelta diimprese che, all’interno del settore di appartenenza, si distinguono per l’elevatoprofilo ambientale o sociale anche quando il settore, nel suo complesso, è a rischiodal punto di vista della sostenibilità socio-ambientale.Si consideri ad esempio il settore della produzione di energia: l’economia dei paesiindustrializzati si basa sull’utilizzo di combustibili fossili. Dal punto di vista ambientale,si tratta indubbiamente di fonti ad altissimo impatto, che quindi dovrebbero essereescluse. Nondimeno, anche all’interno del settore energy, possono essere operati deidistinguo tra imprese che hanno avviato percorsi di ripensamento della propriastrategia rispetto ad altre, focalizzate solo sul business tradizionale.Nel caso poi di titoli del debito pubblico, si ha riguardo alla qualità delle politiche edelle prassi in materia di tutela e valorizzazione del capitale umano (diritti umani,diritti civili, partecipazione democratica, libertà …), del capitale sociale (sanità,istruzione, giustizia …) e del capitale naturale (aree protette, biodiversità, usodell’energia …).In ogni caso, soprattutto in relazione alle considerazioni svolte in introduzione, afronte del riconoscimento di un potenziale importante dell’SRI in termini dipromozione del cambiamento, ne vanno anche ammessi i limiti: l’SRI si realizzaattraverso l’investimento in titoli quotati nei grandi mercati internazionali; ciò significache è orientato verso imprese di dimensioni medio-grandi, spesso molto grandi, che,per definizione, sono le più tradizionali imprese capitalistiche. Di più, per ragionilegate alla diversificazione del rischio e alla riduzione della volatilità, la scelta dei titoliè naturalmente orientata verso i titoli a maggior capitalizzazione. Ne risulta che iportafogli SRI non sono poi così diversi da quelli “normali”. Ci si trovano i titoli dellegrandi multinazionali – al più, “depurati” da quelli meno presentabili.Un altro esempio molto chiaro è quello dei cosiddetti indici “di sostenibilità”. Si trattadi indici finanziari calcolati sulla base di panieri di titoli selezionati secondo criteri diresponsabilità sociale. Nella maggioranza dei casi, si tratta di sottoinsiemi deicostituents degli indici finanziari tradizionali. Così, il Dow Jones Sustainability è underivato del Dow Jones “tradizionale”; lo stesso vale per il FTSE4Good, e così via. E,di nuovo, l’esito di questi esercizi è l’eliminazione dei titoli peggiori dal punto di vistasociale o il soprappeso di quelli delle imprese con le performance sociali e ambientalipiù brillanti.Anche in questo caso, peraltro, non interessa tanto dimostrare l’insufficienza dell’SRI,quanto la necessità di allargare la gamma delle possibilità. L’idea delle IFS e dellaBorsa Sociale non sono alternative all’SRI; possono benissimo convivere. La crescitadell’SRISi può discutere se sia più utile modificare, magari anche di poco, le politiche e lepratiche di un’impresa che ha centinaia di migliaia di dipendenti e miliardi di fatturatopiuttosto che sostenere la nascita o la crescita di una piccola impresa radicalmentediversa. Senza prendere una posizione su questo dilemma, ci limitiamo a rilevare laAvanzi - www.avanzi.org 40Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • differenza di obiettivi e di strumenti dei due approcci e a constatare che l’SRI cosìcom’è funziona bene al primo scopo, ma è inadeguato rispetto al secondo.Le FondazioniIl primo attore su cui ci concentriamo sono le fondazioni. Secondo i più recenti datiIstat30, al 31 dicembre 2005 le fondazioni attive erano 4.720, con un trenddemografico di rapida crescita. Alla stessa data il patrimonio complessivo dellefondazioni ammontava complessivamente a € 85 mld, con un importo medio pari acirca € 18 mln per fondazione. Circa la metà del patrimonio complessivo è gestitodalle fondazioni bancarie e un altro 20% dagli enti di previdenza privatizzati. Nellefondazioni erogative risulta concentrato il 60,2% del patrimonio totale (circa € 50 mld).In particolare, interessa ai fini del nostro studio la categoria delle fondazioni di originebancaria (FOB), la cui genesi e la cui disciplina sono ben note a chi si occupa deinostri temi.Il patrimonio delle FOB a fine è stimato in quasi € 77 mld31. La struttura generaledegli investimenti si è mantenuta piuttosto stabile nel tempo dopo il completamentodella progressiva (parziale) dismissione delle partecipazioni nelle banche conferitarie.L’attivo è costituito per oltre il 95% da attività finanziare, mentre le immobilizzazionimateriali rappresentano solo l’1,9%.Obiettivi finanziari e strumenti utilizzatiCon riferimento all’attività di investimento finanziario più classica, le FOB agisconosecondo strategie di allocazione piuttosto diverse tra loro. Alcune attuano un’ampiadiversificazione, operando in tutte le classi di attivo; altre concentrano quoterelativamente significative in singole imprese. Complessivamente, infatti, circa il 16%del patrimonio è investito in “altre società”, per lo più imprese attive nel tessuto localeper la gestione di infrastrutture o servizi pubblici locali nelle comunità di riferimento.Nell’ambito delle attività finanziarie più tipiche, circa un quarto del patrimonio èinvestito nelle banche conferitarie, mentre oltre la metà in altri strumenti finanziari(azioni, obbligazioni, quote di fondi etc). In generale, si registra una riduzione dellaquota di patrimonio amministrata direttamente a favore di forme di gestione esterna:le gestioni patrimoniali pesano circa il 25% dell’attivo.Le FOB risultano particolarmente interessanti ai fini della nostra ricerca perchériassumono più di qualsiasi altro investitore istituzionale le caratteristiche di naturasociale degli obiettivi. Infatti, stabilisce il d.lgs. 19/5/99, n. 153, art. 5, “Il patrimoniodella Fondazione è totalmente vincolato al perseguimento degli scopi statutari ed ègestito in modo coerente con la natura delle Fondazioni quali enti senza scopo dilucro che operano secondo principi di trasparenza e moralità. Le Fondazioni,nell amministrare il patrimonio, osservano criteri prudenziali di rischio, in modo daconservarne il valore ed ottenerne una redditività adeguata”.Con riferimento agli aspetti di responsabilità sociale, le politiche delle FOB, con rareeccezioni, sono ispirate a quella che in letteratura viene chiamata la logica “dei duetempi”, in base alla quale la generazione e distribuzione della ricchezza rispondono alogiche sostanzialmente diverse. In parole più semplici, business is business,philantrophy is philantrophy: nella creazione del valore, si deve puntare alla30 Fonte31 Rapporto ACRI, www.acri.itAvanzi - www.avanzi.org 41Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • massimizzazione del ritorno – che poi può essere redistribuito alla collettività inmisura più o meno ampia. Questo approccio è stato realizzato nella forma piùesplicita dai grandi tycoon americani dell’ottocento e dei primi del novecento,imprenditori spietati e privi di scrupoli, ma anche munifici benefattori e generosidonatori. Anche le fondazioni nostrane sembrano voler tenere ben distinte le cose: gliinvestimenti devono tendere al profitto più ampio possibile, in modo che maggiorisiano le risorse da destinare all’attività erogatoria; come facciano le imprese in cui ipatrimoni sono investiti a produrre questa ricchezza, poco o nulla importa. Questapratica espone le FOB, è di tutta evidenza, a pesanti contraddizioni: si può sostenerela ricerca sul cancro coi proventi di investimenti in imprese che ne causano ladiffusione; si può sostenere la bonifica ambientale di un sito grazie ai dividendi diun’impresa che inquina i suoli – e così via. Queste contraddizioni non emergono neldibattito politico, neanche a livello locale, un po’ a causa del conflitto di interesse incapo agli amministratori delleFOB, che sono nominati dagli enti che poi beneficianodelle donazioni, un po’ a causa della scarsa attenzione da parte degli stakeholder,cioè dei soggetti, a partire dai media, che dovrebbero agire da “cani da guardia” degliinteressi collettivi e stimolare le FOB a comportamenti allineati con gli scopi che sonoloro propri.Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileOltre alla pratica dell’SRI, uno strumento che potrebbe ricondurre a coerenza laposizione delle FOB è quello dei cosiddetti mission-related investment. Si tratta diinvestimenti finanziari (realizzati quindi attraverso l’allocazione del patrimonio stabile,non della quota di esso dedicato all’attività erogatoria) il cui obiettivo non sia soloquello di un ritorno economico, ma anche di un ritorno sociale coerente con lamissione della fondazione.Questo tipo di investimenti è più complicato, perché, proprio per il fatto che si poneobiettivi “misti”, richiede professionalità ibride. La logica dei due tempi è relativamentesemplice, nel senso che il mestiere di chi si occupa di money in e chi si occupa dimoney out sono chiaramente distinti e rispondono a requisiti riconosciuti econsolidati. Immaginare una funzione diversa può risultare destabilizzante.Il problema più delicato è tuttavia un altro, cioè l’ammissibilità stessa di questo tipo dipratiche. Le FOB (d.lgs. 153/99, art. 2) “Perseguono esclusivamente scopi di utilitàsociale e di promozione dello sviluppo economico”, operando “nei settori ammessi e[…] in via prevalente nei settori rilevanti”; esse (art. 3 c. 1) “… perseguono i propriscopi con tutte le modalità consentite dalla loro natura giuridica”. Fin qui, nonsembrano sussistere ostacoli. Tuttavia, (art. 3 c. 2) “è esclusa […] qualsiasi forma difinanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enticon fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delleimprese strumentali, delle imprese sociali e delle cooperative sociali di cui alla legge8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni”. Ora, l’investimento in IFS cheabbiano la natura giuridica di società commerciali (quindi, teoricamente, con scopo dilucro), rientra in questo divieto? A nostro avviso, no, perché la fattispecie dovrebberientrare nella disciplina della gestione del patrimonio, il cui vincolo principale rimanequello del “perseguimento degli scopi statutari” (art. 5 c. 1), con cui la forma diinvestimento di cui parliamo non contrasta affatto. Problematica è anche la previsionecontenuta nel successivo comma 2, secondo cui “La gestione del patrimonio è svoltacon modalità organizzative interne idonee ad assicurarne la separazione dalle altreattività della Fondazione”, anche se il riferimento alla dimensione organizzativa nonsembra porre una barriera invalicabile.Avanzi - www.avanzi.org 42Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • In conclusione, appare piuttosto chiaro che il legislatore avesse in mente il modello“dei due tempi”, ma un’interpretazione estensiva, non forzata, della lettera del decretoci sembra renda plausibile la nostra ipotesi. Non c’è dubbio, tuttavia, che il punto disvolta sia di natura culturale e professionale: quello che proponiamo è un’attività cherichiede le competenze di un gestore finanziario, di un gestore di private equity e diun esperto di economia sociale.Gli enti religiosiL’analisi dell’attività di investimento degli enti religiosi è estremamente complessa, daun lato in relazione all’articolazione dei soggetti che ne fanno parte e dall’altro per lascarsa trasparenza che contraddistingue questo specifico aspetto della vita di questisoggetti.All’interno della categoria consideriamo in particolare gli istituti di vita consacrata e lesocietà di vita apostolica (ordini e congregazioni) e le diocesi. Non consideriamo,invece, le istituzioni finanziarie direttamente collegate allo Stato della Città delVaticano (lo IOR – Istituto Opere Religiose e l’Apsa – Amministrazione del Patrimoniodella Sede Apostolica).Per quanto riguarda i primi, la responsabilità della gestione finanziaria per ciascuna diqueste organizzazioni è affidata ad un/a economo/a, quasi sempre un/a religioso/a,spesso affiancato da uno o più laici. La “famiglia professionale” è organizzata nelCNEC – Centro Nazionale degli Economi di Comunità, che fornisce servizi edoccasioni di incontro e di scambio agli appartenenti alla rete. Anche le diocesi hannoovviamente degli economi, che però fanno riferimento alla CEI – ConferenzaEpiscopale Italiana.Diversamente da quanto si potrebbe essere portati a pensare, all’interno di questovariegato mondo, ciascun soggetto gode di un’ampia autonomia. Non esistonoprocessi di decisione fortemente accentrati e i punti di coordinamento, al più, offronosussidi o suggeriscono orientamenti generali, senza entrare nel merito delle sceltedelle singole organizzazioni. Forse anche per questo motivo, non è facile ricostruireuna fotografia completa della situazione e ottenere una stima attendibile delladimensione e delle caratteristiche del patrimonio da esse amministrato. A ciò siaggiunge una forma di riservatezza, di natura culturale, che porta gli enti religiosi aparlare poco e mal volentieri delle loro attività economiche.Obiettivi finanziari e strumenti utilizzatiLe politiche di gestione dei patrimoni degli enti religiosi variano ovviamente inrelazione alla loro entità e alla natura dei flussi che li alimentano. La principale fonte ètutt’ora rappresentata dalle donazioni, che però sono in costante calo negli ultimianni. Le diocesi beneficiano dei proventi del meccanismo dell’8 per mille, il cuiimporto si è stabilizzato tra € 6 e 700 mln32. Proprio per la natura di fondo rolling (cheogni anno viene utilizzato e si ricostituisce), la gestione finanziaria è orientata allaliquidità a breve; quindi, con scarsi margini di intervento in termini di allocazione suclassi di attivo rischiose e con orizzonti temporali medio-lunghi, come l’azionario.Occorre tener presente, inoltre, che una quota – anche in questo caso variabile dacaso a caso, ma in generale piuttosto pesante – del patrimonio è rappresentata da32 www.8xmille.itAvanzi - www.avanzi.org 43Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • asset immobiliari. Si tratta di cespiti dedicati in parte alle attività di culto (chiese,monasteri …), in parte all’esercizio di attività strumentali alla missione (scuole,ospedali, case di cura…), in parte a utilizzi finalizzati alla generazione di reddito(abitazioni o locali commerciali locati a terzi).In assenza di un’analisi sistematica delle prassi di investimento degli enti religiosi, cisi affida alle considerazioni degli operatori, basate su evidenze empiriche. Da esse,sembra di potersi ricavare un’indicazione di grande eterogeneità. Sono relativamentepochi gli enti religiosi che si siano dotati di un sistema di amministrazione delpatrimonio professionalmente avanzato e che abbiano stabilito processi diinvestimento strutturati. Nella maggioranza dei casi, le scelte strategiche diallocazione – e, a maggior ragione, quelle tattiche – sono affidate alla banca diriferimento o a consulenti, selezionati più per la prossimità culturale o valoriale cheper la competenza tecnica. In ogni caso, quando esista una quota sufficientementerobusta del patrimonio da dedicare ad una gestione finanziaria in senso proprio, lacomponente obbligazionaria è largamente prevalente.Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileLe considerazioni svolte sopra sulle fondazioni possono applicarsi, almeno in unacerta misura, anche agli enti religiosi. Non del tutto, ovviamente, perché per lefondazioni il patrimonio è una componente essenziale (si potrebbe arrivare a dire chela fondazione è un’organizzazione costruita attorno al patrimonio), mentre per un entereligioso è accessoria (una congregazione potrebbe benissimo esistere senza unpatrimonio – anzi, secondo alcuni dovrebbe). Nondimeno, per gli enti religiosi che unpatrimonio ce l’hanno, l’approccio basato sul concetto di mission-related investmentmantiene un suo senso. Sotto questo profilo, le esperienze più avanzate sonoregistrabili in nord America e, in forme diverse, in nord Europa.Il caso di riferimento più noto è rappresentato da ICCR (Interfaith Centre onCorporate Responsibility33), un’associazione di investitori religiosi di varie confessioniche da un lato fornisce servizi di informazione sulle politiche e le prassi diresponsabilità sociale delle imprese quotate (secondo le regole SRI di cui si è dettosopra) e coordinano le attività di azionariato attivo dei membri. Senza entrare nelmerito dei contenuti di questa vasta attività, su cui ci sarebbe molto da dire, rilevanoai nostri fini soprattutto due aspetti: innanzitutto, quello della trasparenza. Gli entireligiosi in nord America e in nord Europa non si vergognano dei denari che hanno,pubblicano bilanci chiari e intelleggibili, dichiarano le proprie politiche di investimento,si sottopongono al giudizio dei fedeli (contributori). Questa circostanza è legataindirettamente ai temi di cui trattiamo in questo rapporto, nel senso che è un pre-requisito, necessario ma non sufficiente, per ulteriori passi. Il secondo aspetto è ilriconoscimento del valore sociale dell’investimento, cioè dell’importanza diconsiderare le conseguenze sociali (e morali) dell’attività finanziaria. Da qui si puòpartire per avanzare alcune ipotesi di lavoro anche per gli enti religiosi. Di nuovo,sottolineiamo che queste considerazioni valgono solo nella misura in cui esista unpatrimonio sufficientemente grande e quindi differenziato in termini di investimento darendere sensata la proposta dell’allocazione di una parte di esso in IFS. Ove questacircostanza si realizzi, appare del tutto coerente per un ente religioso investire quotaparte delle proprie disponibilità in attività imprenditoriali orientate al perseguimento discopi coerenti coi valori che esso stesso promuove. Peraltro, se non gli enti religiosidirettamente, spesso organizzazioni che essi provengono sono gli idealtipi di IFS di33 www.iccr.orgAvanzi - www.avanzi.org 44Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • cui abbiamo parlato e parleremo – soprattutto nei settori della sanità, dell’educazione,dei servizi alla persona e così via.Tecnicamente, riteniamo che la costituzione di un veicolo di investimento dedicatoagli investitori religiosi (per esempio, un fondo) sia lo strumento ideale per canalizzaregrandi o piccole somme che potrebbero essere raccolte presso le decine e decine disoggetti che costituiscono questo universo in modo da garantirne una gestioneefficiente e coordinata.I fondi pensioneCon le riforme degli anni 90, alla previdenza obbligatoria garantita dagli enti di primopilastro, anche in Italia è stato affiancato un sistema di previdenza complementarearticolata in forme collettive (secondo) e individuali (terzo pilastro). I fondi pensione ele altre forme di previdenza complementare raccolgono il risparmio previdenziale diaderenti e iscritti e lo investono secondo approcci finanziari prudenziali, così damantenere e incrementare il patrimonio che sarà utilizzato per erogare le renditepensionistiche. Da questo punto di vista, essi sono a tutti gli effetti investitoriistituzionali – anche se non manca chi discute questa natura, ritenendoli piuttostodegli intermediari.Obiettivi finanziari e strumenti utilizzatiA fine 2008, il mercato previdenziale italiano era così strutturato34:Tabella 15: le forme di previdenza complementare in Italia Tipo di forma Numero Iscritti Patrimonio (€ mln)Fondi negoziali 41 2.043.605 14.092Fondi aperti 81 798.007 4.663Fondi preesistenti 411 677.453 35.941PIP (nuovi e 75 1.376.151 6.594vecchi) 4.853.605 61.306Fonte: www.covip.itIl modello prevalente (obbligatorio per i fondi negoziali, assai diffuso tra i pre-esistenti) è quello del mandato affidato a società di gestione.Con riferimento alle classi di attivo, la situazione è così riassumibile:Tabella 16: asset class negli investimenti delle forme di previdenza complementareTipo di forma Depositi (%) Titoli di Titoli di OICR, altre debito (%) capitale (%) attività e passività (%)34 dati tratti dalla Relazione Covip 2009Avanzi - www.avanzi.org 45Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Fondi negoziali 3,6 74,4 15,6 6,3Fondi aperti 5,9 51,3 20 22,8Fondi 5,8 63,8 9,5 20,9preesistentiPIP (nuovi) 10,8 28,2 32,1 28,9Fonte: www.covip.itVa peraltro ricordato che i FP attivati dopo la riforma sono tenuti al rispetto di limitiquantitativi per ogni asset class, fissati per decreto. Nel merito, rilevano ai nostri finidue aspetti specifici dell’investimento pensionistico:- il peso largamente maggioritario della quota di titoli del debito pubblico all’internodella categoria dei titoli di debito- la quota relativamente bassa (attorno al 2%) di azioni italiane tra i titoli di capitale.Peraltro, esse sono per lo più rappresentate da imprese a larga capitalizzazione.Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileIn ragione degli obiettivi previdenziali, i FP sono vincolati a politiche di investimentoparticolarmente prudenti. Le asset class più rischiose sono di fatto escluse. Questacircostanza peraltro rappresenta un problema di ordine politico, nel senso che con lanascita del secondo pilastro, è intervenuto un fenomeno di finanziarizzazione dellerisorse destinate alla previdenza complementare. Come tutti gli investitori istituzionali,e più di altri, i FP hanno seguito una logica di riduzione del rischio che li ha portati areplicare più o meno passivamente la composizione dei principali indici globali, neiquali il mercato italiano pesa relativamente poco. Il conferimento del TFR haulteriormente accentuato la dimensione del problema, in quanto risorse finanziarie deilavoratori italiani vengono, alla fine, indirizzate al sostegno di sistemi economicistranieri. Se a queste circostanze si aggiunge la (reale o temuta) restrizione delcredito bancario, si comprende la minaccia per il sistema economico italiano di nonriuscire a garantirsi l’accesso alle risorse finanziarie necessarie alla crescita. Moltioperatori del settore si stanno perciò interrogando su come evitare un drenaggio dirisorse che porti ad un impoverimento del sistema Italia. Da questo punto di vista,riteniamo che l’accesso alla Borsa Sociale possa rappresentare parte della soluzioneal problema, soprattutto se realizzato attraverso veicoli di investimento riservati ai FP,in modo da ridurre il rischio sia attraverso una adeguata diversificazione sia in forzadell’utilizzo di competenze professionali nella selezione degli emittenti in portafoglio.Le impreseTra gli investitori istituzionali, normalmente non vengono ricompresse le imprese.Tipicamente, infatti, esse sono prenditrici di denaro – tendono cioè a indebitarsi coimercati per finanziare l’avvio gli investimenti che poi sono destinati a generare ilplusvalore e a remunerare i prestatori (abbiano essi fornito capitale di credito o dirischio o di debito). Nondimeno, spesso le imprese dispongono di liquidità in eccessoo comunque mantengono un portafoglio di partecipazioni in società collegate al lorobusiness – per ragioni di strategia industriale o puramente finanziaria. È questo ilcaso che, ancorché marginale nel quadro complessivo che abbiamo delineato, ciAvanzi - www.avanzi.org 46Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • interessa. Immaginiamo, infatti, che alcune grandi imprese, possano valutare lapartecipazione in IFS come forma di esercizio di pratiche di CSR.Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileIn Italia operano circa 4,5 milioni di imprese; oltre il 95% ha meno di 10 addetti; solo il3,5% ne ha più di 250.Come detto, il caso qui considerato è che alcune imprese possano valutare l’acquistodi titoli emessi da IFS come elemento di una strategia di responsabilità sociale. Moltedi esse destinano parte dei propri utili a beneficenza. Si tratta di cifre che, sommate,non sono insignificanti. Secondo una ricerca IRS per il Summit della Solidarietàrealizzata nel 200535, incentrata esclusivamente sulle erogazioni liberali fiscalmentededucibili, sono state più di 34 mila (2,3% del totale) le società che hanno elargitodonazioni alle organizzazioni nonprofit; questa percentuale é aumentataprogressivamente, sia in termini di numero di imprese donatrici che di importocomplessivamente devoluto (circa € 266 mln nel 2001 – donazione media € 8000). Lagenerosità delle imprese – rapporto fra donazioni e risultato economico al lordo delleimposte – è pari allo 0,45%, che tende a crescere all’aumentare della redditività e delfatturato aziendale.Talvolta, ma non sempre, esiste un collegamento tra l’attività dell’impresa e quelladell’organizzazione beneficiata dalle erogazioni liberali. La beneficenza è motivata daldovere morale dell’impresa di contribuire al progresso della comunità in cui opera edalla quale ricava una serie di utilità che contribuiscono alla creazione del valore.L’opportunità è quindi rappresentata dal legame che si può creare tra un’impresa forprofit classica e un’IFS anche attraverso il sostegno della prima allo sviluppo dellaseconda mediante la fornitura di capitale.Nella gestione delle risorse finanziarie disponibili, in verità, la prospettivadell’investimento in IFS così come lo stiamo immaginando presenta qualche profilo diproblematicità. A seguito di una serie di interviste qualitative con alcune grandiimprese industriali italiane, abbiamo rilevato come la maggior parte di esse abbiapolicy piuttosto stringenti sull impiego di eventuali eccedenze di liquidità, che vengonoper lo più destinate esclusivamente a depositi bancari. Ciò è dovuto sia a motivi diriduzione del rischio sia all esigenza di essere liquidi in ogni momento per esigenzedi carattere industriale o finanziario. Inoltre, mentre i depositi bancari possono esserescalati dal debito (e quindi determinare un abbassamento dell indebitamento netto) ititoli di debito non consentono questa possibilità; a parità di indebitamento lordo,quindi, un’azienda che investisse le proprie liquidità in bond avrebbe unindebitamento netto maggiore rispetto ad una che tenesse la propria liquidità indepositi bancari. Il caso potrebbe essere diverso per aziende finanziarie o bancarie.Per la parte di investimento in azioni, invece, le resistenze sono legate soprattutto aglioneri amministrativi legati alla gestione della partecipazione.I fondi comuniA margine di questa disamina sugli investitori istituzionali, dedichiamo un brevecenno ai fondi comuni. Ciò non tanto perché riteniamo che quelli attuali possanodiventare operatori attivi sul futuro mercato delle IFS, quanto perché nuovi strumenti35 www.istat.itAvanzi - www.avanzi.org 47Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • di gestione collettiva del risparmio potrebbero rappresentare il veicolo ideale per ipiccoli risparmiatori. In altre parole, appare evidente che l’attuale sistema di offerta distrumenti di risparmio gestito non è pensata per l’investimento in titoli così particolaricome quelli delle IFS. Per converso, l’offerta di risparmio che ci aspettiamo esista trale famiglie italiane difficilmente potrà arrivare direttamente alla Borsa Sociale, per leovvie complessità di accesso da parte di un operatore non professionale ad unmercato finanziario, per giunta nuovo. Per questi motivi, riteniamo che ai gestori difondi comuni si apra uno spazio di opportunità interessante. Essi potrebberocanalizzare tante piccole quote di risparmio e rendere efficiente il processo diselezione degli investimenti attraverso lo sviluppo di competenze professionalispecifiche e realizzando così delle interessanti economie di scala e di scopo.Investitori privatiLe famiglieUn mercato per IFS come quello che andremo descrivendo può raggiungeredimensioni sufficienti a garantirgli la sostenibilità solo coinvolgendo il pubblico retail. Ilsettore degli istituzionali, come abbiamo visto, è relativamente piccolo in proporzioneal prodotto interno lordo, se confrontato con quello di altri Paesi. Quindi,immaginando di intercettare una piccola porzione del loro patrimonio, si arriverebbe araccogliere masse inadeguate.Al di là degli aspetti quantitativi, però, il segmento retail appare di particolareinteresse perché, rispetto a quello istituzionale è composto da soggetti più liberi diintraprendere scelte di investimento con obiettivi “misti”. Mentre, come abbiamo visto,l’istituzionale è sempre vincolato dal mandato (che, in difetto di altre indicazioni, sipresume orientato all’ottimizzazione del rapporto rischio/rendimento in un dato arcotemporale), l’investitore privato, per dir così, può fare del proprio denaro quello chevuole. Ciò non significa, ovviamente, che non tenga conto del ritorno finanziario,quanto che nulla gli impedisce di considerare anche altre dimensionidell’investimento. Non è, in sintesi, vincolato da obblighi giuridici verso terzi.Numerose ricerche, oltre all’esperienza quotidiana di ciascuno, testimoniano come trai cittadini esista una diffusa e crescente sensibilità nei confronti delle tematicheambientali e sociali. Questa attenzione si esprime anche attraverso le scelte diacquisto e di consumo e, più in generale, degli stili di vita.Come ben sanno quanti si occupano di marketing finanziario, però, le decisioni diinvestimento non seguono le medesime dinamiche che regolano l’acquisto di beni odi servizi di altra natura. Tipicamente, più i beni e i servizi sono percepiti come “vicini”,nel senso che hanno un impatto più diretto sull’esperienza intima delle persone,maggiore è l’attenzione prestata alla dimensione ambientale o sociale. Per questomotivo, i settori che per primi sono stati influenzati dalle nuove tendenze sono statiquello alimentare e quello dell’abbigliamento (desideriamo che le cose che mangiamoo ci mettiamo addosso siano sane e salubri); in seconda battuta, l’arredamento el’edilizia (l’ambiente domestico in cui viviamo), il turismo e la mobilità – e così via.La finanza viene spesso vissuta, invece, come un’attività “lontana”. Innanzitutto, disolito se ne occupano altri (la banca, l’assicurazione, il gestore …); in secondo luogo,gli effetti che provoca sono indiretti e spesso del tutto sconosciuti. Che cosa la bancafaccia dei denari che uno deposita, non è dato sapere; possono essere utilizzati perfinanziare produttori di mine antiuomo, cooperative sociali o che altro. In ogni caso, laresponsabilità per le conseguenze sociali delle scelte di investimento è molto menoAvanzi - www.avanzi.org 48Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • forte rispetto al caso, poniamo, dell’acquisto di un casco di banane o di un paio discarpe.Ma anche questo sta cambiando. Secondo una recentissima ricerca promossa dallaFondazione Culturale Responsabilità Etica il 43,6% di un campione di intervistatirappresentativo della popolazione italiana mostra una certa disponibilità ad investirein imprese sociali, anche se solo per una piccola parte del proprio risparmio; intornoal 20-30%. Ma l’11,2% del campione dichiara la disponibilità a investire almeno metàdelle proprie risorse disponibili. Il 39,7%, invece, non sembra essere disposto adindirizzare la propria scelta verso le imprese di tipo sociale36. Interessante anche ilfatto che secondo gli intervistati non vi sono differenze apprezzabili, sotto questoprofilo, tra l’investimento in imprese sociali (35,2%) o in quelle tradizionali (33%).La percezione del rischio va letta in relazione al capitale di fiducia su cui le impresesociali possono contare. L’indagine Demos fa emergere un quadro di sostanzialeequilibrio, che identifica un 27,3% di cittadini che dichiara fiducia sia nell’impresasociale che in quella tradizionale (cioè for profit); un 18,5% esprime consenso solonei confronti delle imprese sociali e quasi altrettanti (18,9%) si fida solo delle impresetradizionali. Infine, i cittadini che esprimono sfiducia nei confronti sia delle impresesociali che di quelle tradizionali sono 35,4% del campione.Si sa che questi dati vanno interpretati con prudenza, per il fatto che si registrasempre una discrasia tra il dichiarato e l’agito, soprattutto quando gli intervistati sonosollecitati su questioni di carattere etico, in relazione alle quali sembra “inopportuno”dare risposte “politicamente scorrette”. Questo bias suggerisce di non sovrastimare laportata dei risultati, che tuttavia ci sono e vanno registrati positivamente.Obiettivi finanziari e strumenti utilizzatiNel 2007, la ricchezza delle famiglie italiane ammontava a circa € 8,5 mld., tra attivitàreali (circa il 60% del totale) e finanziarie (il rimanente 40%).Queste ultime, a propria volta, sono costituite da liquidità e depositi bancari in misuradel 25% circa, da titoli pubblici italiani per il 5% circa e da altri titoli e fondi comuni perquasi la metà del totale37.In particolare, per quanto riguarda quest’ultima voce, la ripartizione precisa vede:Tabella 17: gli investimenti delle famiglie italiane Voci € mldTitoli 729titoli pubblici italiani 199obbligazioni private italiane 402 di cui: obbligazioni bancarie 351titoli esteri 127Prestiti dei soci alle cooperative 14Azioni e partecipazioni in società 756di capitali36 GLI ITALIANI E LA FINANZA ETICA, Indagine Demos & Pi per Banca Etica, 2009, non pubblicata37 Banca d’Italia, La ricchezza delle famiglie italiane – supplementi al bollettino statistico 2007Avanzi - www.avanzi.org 49Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • azioni e partecipazioni italiane 668 di cui: azioni quotate 203azioni e partecipazioni estere 88 di cui: azioni quotate 76 38Partecipazioni in quasi-società 219Fondi comuni d’investimento 264Nel corso del 2008, ovviamente, questa quota è stata intaccata dal calo dei corsiazionari.Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileAnche alla luce delle indicazioni offerte dalla ricerca sopra citata, assumiamo chel’offerta di titoli di ISS possa essere apprezzata dal pubblico dei risparmiatori privati.Soprattutto, occorre cogliere la portata del momento storico: l’offerta non solocommerciale, ma, osiamo dire, culturale, della finanza tradizionale, ha profondamentedeluso molti piccoli investitori. Il concetto di “risparmio tradito” si è affermato non solosulle pagine dei giornali, ma nell’immaginario collettivo. L’autodifesa delle istituzionifinanziarie, nella maggioranza dei casi tecnicamente fondata, non è riuscita aintaccare la sensazione di inganno che pervade i clienti. L’intervento pubblico, direttoo indiretto, a vantaggio delle banche che avevano adottato i comportamenti piùaggressivi, ha ulteriormente consolidato l’opinione che si sia finito col premiare gliopportunismi e non siano stati tutelati gli interessi dei più deboli. La reputazione delleistituzioni finanziarie nel loro insieme rimane, in generale, ai minimi (nello specifico,poi, in realtà un qualche legame fiduciario con la propria banca di riferimentoevidentemente permane). Abbiamo quindi ragione di ritenere che esista un bisognolatente di un’offerta finanziaria alternativa.Naturalmente, perché questo bisogno sia intercettato e si trasformi in una domanda,occorre che la proposta sia finanziariamente sensata e politicamente credibile. Il checostituisce, per l’appunto, l’oggetto del nostro sforzo di progettazione.Riteniamo peraltro che un aspetto che potrà caratterizzare positivamente l’offerta dititoli sociali possa essere rappresentato dalla dimensione locale. Ci riferiamo allapossibilità di investire in IFS che operino nelle comunità locali e quindi siano visibili achi le sostiene. Dicevamo sopra che l’investimento viene percepito comeun’esperienza “lontana”, di cui non si percepiscono gli effetti; l’opportunità di verificaredirettamente o quasi i risultati delle proprie scelte potrebbe da un lato creare unlegame diretto con l’attività finanziata e contribuire alla ricostruzione di un vincolofiduciario con l’intermediario che ha facilitato l’incontro; dall’altro, la gratificazionederivante dall’esperienza non mediata del beneficio sociale generato potrebbecompensare l’eventuale diminuzione del risultato finanziario espresso in termini direndimento.38 Si definiscono “quasi-società” quegli organismi senza personalità giuridica che dispongono di unacontabilità completa e il cui comportamento economico e finanziario si differenzia da quello deiproprietari. Sono comprese nell’ambito delle quasi-società non finanziarie le società in nome collettivo, inaccomandita semplice, le società semplici, le società di fatto, le imprese individuali (artigiani, agricoltori,piccoli imprenditori, liberi professionisti e comunque coloro che svolgono un’attività in proprio), purchéabbiano un numero di addetti superiore alle cinque unità (se gli addetti sono cinque o meno si parlainvece di “famiglie produttrici”).Avanzi - www.avanzi.org 50Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Va da sé che la Borsa Sociale non potrà essere un solo mercato locale né unasomma di mercati locali. Tuttavia, va tenuto conto del fatto che questa dimensioneesiste e può essere sfruttata positivamente, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppodel mercato, anche al fine di aumentare la fiducia nel meccanismo attraverso lavalorizzazione dei primi casi di successo.I privati benestantiGli individui ricchi (in inglese, high net worth individuals, da cui l’acronimo HNWI, conun patrimonio personale tra € 1 e 5 mln), molto ricchi (very HNWI, con un patrimoniopersonale tra € 5 e 10 mln) o ultraricchi (ultra HNWI, patrimonio superiore a € 10 mln)in Italia sono circa 163.000 (erano più di 200 mila nel 2007)39, appartenenti a circa600 famiglie, concentrate per lo più in Lombardia (per circa 25% della ricchezza“private” totale), Lazio (10%), Emilia Romagna, Piemonte e Veneto (attorno all’8%ciascuna). Il loro patrimonio complessivo è stimato in circa € 800 mld nel 200840,anno in cui si è registrato il primo calo dopo una crescita continua nell’ultima decade.Obiettivi finanziari e strumenti utilizzatiIn termini di asset mix, è calcolato che il 16% del patrimonio dei privati benestanti èinvestito in depositi bancari, il 49% in obbligazioni, l’8% in fondi comuni, l’8% inazioni, il 14% in gestioni patrimoniali, il 6% in prodotti assicurativi41. Gli appartenenti aquesto segmento di clientela utilizzano sia la forma dell’amministrazione diretta delpatrimonio sia, in misura crescente, quella della delega a strutture professionali(private banking o family offices).Opportunità e limiti nell’utilizzo di forme di investimento responsabileIl ruolo dei privati benestanti rileva ai nostri fini sotto un duplice profilo: in primo luogo,per l’attività filantropica; in secondo, per la propensione, soprattutto quando sonoanche imprenditori, ad investimenti ad alto rischio.Per quanto riguarda il primo aspetto, gli esempi sono innumerevoli; la storia remota erecente è costellata di casi di opere grandi e piccole realizzate grazie ai contributifilantropici di individui o famiglie benestanti. In un certo senso, l’idea è che chi abbiagoduto di grandi fortune sia in qualche misura tenuto a restituirne parte alle comunitàin cui sono vissuti.L’altro aspetto è l’interesse da parte degli HNWIs a orientare parte dei propripatrimoni verso investimenti ad alto rischio. È abbastanza tipico del comportamentodi questo segmento di clientela l’allocazione di una quota minoritaria degli asset suclassi di attivo come il private equity o addirittura il venture capital. Si tratta dioperazioni che si combinano spesso con la tradizione imprenditoriale di moltefamiglie high net worth, che hanno l’esperienza e le competenze, oltre che ladisposizione, per individuare idee di business promettenti e scommettere sul lorosuccesso.Da questo punto di vista, l’offerta della Borsa Sociale dovrebbe incontrare l’interessedi questa categoria di investitori, poiché coniuga alcuni aspetti tipici dell’approccio39 Merril Lynch e Capgemini, World Wealth Reoprt 2009, non pubblicata40 Pricewaterhousecoopers, Evoluzione del Private Banking, ottobre 2008, non pubblicata41 Banca Euromobiliare, il mercato italiano del private banking, 2008, non pubblicataAvanzi - www.avanzi.org 51Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • filantropico con quelli dell’investimento finanziario in senso stretto. Di nuovo, occorreuno sforzo per concepire una nuova forma di obiettivi “misti”. Nell’investimento nelleIFS non ci saranno né il rischio né il rendimento del private equity (in entrambi i casi,ben più alti); e probabilmente non ci sarà nemmeno la gratificazione morale di unadonazione disinteressata e completamente gratuita. C’è un po’ dell’uno e un po’dell’altro.Avanzi - www.avanzi.org 52Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Situazione attuale: un mercato segmentatoBorsa Sociale è un mercato organizzato di capitali per imprese a finalità sociale. Conquesto termine, ci riferiamo ad imprese esercitate sia in forma di società di capitali siacooperativa, che perseguono allo stesso tempo obiettivi di generazione di valoresociale e di valore economico. Le IFS non sono affatto organizzazioni non profit,quanto piuttosto imprese che offrono un dividendo misto, risultante di componentieconomiche (profitto calmierato), sociali e ambientali.La creazione della Borsa per IFS si basa su una definizione ampia della domanda dicapitali che cerca di tenere insieme imprese profit a finalità sociale e organizzazioninon profit che sono in grado di produrre anche valore economico. Questa definizionenon coincide necessariamente con quella di impresa sociale ex d.lgs. 155/06, ma siestende a tutte le realtà che a prescindere dalla natura e veste giuridica esercitanoun’attività a forte contenuto sociale e ambientale. Al momento le IFS rappresentanopiù un riferimento a cui tendere che una realtà oggettiva, ma esistono tuttavia diversisoggetti caratterizzati da un modello gestionale responsabile e dall’esercizio di attivitàspecifiche che possono in qualche modo rientrare in questa definizione.La pretesa di tenere insieme realtà molto diverse si scontra con resistenze culturali econ difficoltà “tecniche" che complicano la costruzione di un mercato unico per IFS.Le evidenze emerse sottolineano infatti l’esistenza di forti componenti identitarie cheostacolano l’idea di un mercato “misto” che includa profit e non profit. Alcuni soggetti,per esempio, rivendicano la propria natura di attori non economici nel senso diorganizzazioni che non svolgono un’attività economica ma esclusivamente sociale eper tanto non assimilabili in alcun modo alle imprese commerciali. In questo caso,l’accesso a forme dirette di finanziamento che non siano a fondo perduto non èipotizzabile, in quanto non esistono i presupposti per garantire una remunerazione ditali finanziamenti. Inoltre, non si tratta solo di un problema di profitto, quanto diorganizzazione e di gestione dell’attività secondo diversi criteri. In questi casi, sirischia, quindi, di assistere ad una auto-selezione da parte di quei soggetti che nonhanno interesse a trasformare in alcun modo la propria attività.Da un punto di vista tecnico, la questione è ancora più complicata. Oggi non esisteuna sola tipologia di attori socio-economici per le quali ipotizzare un mercato di titoliquotabili ma piuttosto una serie di imprese/organizzazioni molto diverse tra loro convincoli più o meno stringenti agli strumenti di finanziamento che possono emettere outilizzare. Questo darebbe luogo ad un mercato segmentato secondo il criterio delprofitto: da un lato le imprese for profit che possono distribuire un utile, dall’altro leorganizzazioni non a scopo di lucro. Nei paragrafi seguenti descriviamo le principalicaratteristiche di questi due segmenti.Avanzi - www.avanzi.org 53Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Figura 1: segmentazione del mercato1. imprese for profit e mercato azionarioIl primo segmento di mercato è rappresentato potenzialmente da imprese a finalitàsociale (IFS) che possono accedere al mercato del capitale inteso, in senso lato,come mercato di partecipazioni al capitale o al patrimonio. Le partecipazioni sonorapporti che attribuiscono il diritto alla ripartizione del capitale o del patrimonio equindi la qualità di socio o partecipante. Si tratta in particolare di: • Azioni e di altri titoli rappresentativi della partecipazione al capitale o al patrimonio di società per azioni e in accomandita per azioni e di altri soggetti IRES (enti commerciali e non commerciali).In tutti questi casi ci troviamo di fronte a titoli quotabili e scambiabili che offrono unrendimento legato alla capacità dell’impresa di creare valore economico. La possibiledistribuzione di un utile o di un dividendo nel caso delle società per azioni permette laquotazione di questi titoli il cui valore economico sarebbe pari il valore attualescontato dei ricavi futuri. Se un investitore decide di rivendere la propria azione diun’impresa sociale troverà un compratore disposto ad offrire il prezzo determinatodalle attese sulla redditività futura.Dei soggetti citati che potrebbero accedere al mercato offrendo partecipazioni, solouna categoria rientra in quello che viene comunemente definito terzo settore, ovverole cooperative sociali istituite dalla legge 391/1991. Il segmento in questione, relativoagli strumenti azionari e simili, sarebbe dunque composto da: • piccole e medie imprese profit a scopo sociale, che ottengono accesso al mercato solo a seguito di una valutazione rigorosa del modello gestionale e degli impatti socio-ambientali generati dall’attivitàAvanzi - www.avanzi.org 54Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • • società cooperative che svolgono attività ad alto valore sociale e cooperative sociale di categoria A e B che non abbiano previsto nello statuto il divieto alla distribuzione degli utili ai soci.Un mercato dedicato a questi soggetti rischia di non avere una dimensione minimaper la sostenibilità economica ovvero un livello di flottante sufficiente a garantireadeguati volumi di scambio e liquidità sul secondario. Il pool di imprese a finalitàsociale che potrebbero essere quotate non è certo limitato, in quanto può estendersia tutte le imprese commerciali che abbiano determinati requisiti, ammesso chetrovino conveniente il ricorso a questo tipo di finanziamento. Questo però imponeun’attenta analisi dei costi e delle opportunità nonché la predisposizione di regole difunzionamento semplici e snelle.Alle imprese commerciali si potrebbero aggiungere, a certe condizioni, le cooperativesociali e ordinarie, che potrebbero trovare nuovi strumenti per allargare la compaginesociale nel rispetto del principio mutualistico. In particolare le cooperative socialirappresentano una realtà dell’economia sociale in forte ascesa, grazie ad un assettonormativo sufficientemente flessibile a garantirne la presenza sul mercato.Secondo l Istat a fine 2005 le cooperative sociali erano 7.363 con una crescita di oltreil 30% rispetto al 2001. Queste imprese impiegano complessivamente oltre 210.000addetti retribuiti e 32.000 volontari. Inoltre rivolgono i loro servizi a oltre 3 milioni dipersone per un giro d affari pari a 6,4 miliardi di euro.Il segmento di mercato descritto non sarebbe in grado di favorire il finanziamento diimprese, organizzazioni senza scopo di lucro e tutti quei soggetti del mondo non profitche svolgono attività commerciale o non commerciale ma che sono accomunate daldivieto assoluto alla distribuzione dell’utile e/o che per forma giuridica non possonoprevedere la ripartizione del capitale. Per tutti questi soggetti, l’accesso ad unmercato di partecipazioni al capitale sociale sarebbe precluso.Date certe condizioni legislative che limitano la trasferibilità, che impongono il divietoassoluto alla remunerazione dell’investimento, che escludono naturalmente dalmercato gli enti non commerciali, non si può che spostare l’attenzione su un mercatodi titoli di debito.2. imprese non profit e mercato dei titoli di debitoUn secondo segmento del mercato dovrebbe quindi coprire le imprese e leorganizzazioni che appartengono al mondo non profit che per natura giuridica nonpossono remunerare il capitale o che non hanno una struttura di impresa tale daconsentire l’accesso al mercato - non hanno un capitale sociale ripartito in azioni. Perquesto tipo di soggetti è dunque impossibile immaginare uno scambio dipartecipazioni ma si può pensare ad altri strumenti di finanziamento tramite capitaledi debito.I titoli di debito trovano infatti minori limitazioni di tipo giuridico (in particolare la lororemunerazione non viola il divieto della distribuzione degli utili per le Imprese sociali),anche se si deve notare che gli strumenti al momento esistenti hanno dellecaratteristiche tali da renderne complessa l’emissione, soprattutto per soggetti diversidalle società.I titoli di debito danno all’investitore una remunerazione certa che può essere ancheminima o limitata ma che viene comunque corrisposta. Certo, soprattutto per impreseche non hanno solidità finanziaria, che hanno limitate prospettive di ricavo e che nonoffrono garanzie patrimoniali, il rischio che tale remunerazione non venga pagata(default) è molto elevato. Tuttavia, in linea teorica, non ci sono vincoli particolari allaloro quotazione e trasferibilità su un mercato dedicato e gestito dalla Borsa Sociale.Avanzi - www.avanzi.org 55Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • A seconda della forma giuridica assunta dall’impresa a finalità sociale e soprattuttodella dimensione della stessa, si possono individuare alcuni strumenti di debitoesistenti che potrebbero essere quotati in un mercato dedicato.Titoli obbligazionari per imprese socialiL’emissione di obbligazioni è un’operazione con la quale una società richiede almercato mezzi finanziari che si impegna a restituire ad una data scadenza;l’investitore non mette a disposizione un capitale di rischio, ma fa un finanziamento sucui esige degli interessi.Questo strumento può essere impiegato nei casi di imprese mature che hannoconsolidato il proprio business a valenza sociale e che sono in grado di garantire ilpagamento di interessi ed il rimborso del capitale ricevuto. Per natura, questoinvestimento può soddisfare esigenze di investitori sensibili ai temi sociali eambientali, ma allo stesso tempo avversi a profili di rischio troppo elevati.Le obbligazioni possono essere emesse da società per azioni, da società aresponsabilità limitata42 e da società cooperative (ordinarie e sociali).A differenza del vecchio art. 2486 c.c., infatti, che vietava alla società a responsabilitàlimitata l emissione di obbligazioni, il nuovo art. 2483 c.c. stabilisce che, se l attocostitutivo lo prevede, la società a responsabilità limitata può emettere titoli di debito[..]. La sottoscrizione di tali titoli è possibile esclusivamente da parte di investitoriprofessionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali (banche,sim, sicav, etc.) e cioè da parte di soggetti in grado di compiere un effettivavalutazione del rischio e della solvibilità della società; successivamente, leobbligazioni possono anche essere alienate a risparmiatori che non siano investitoriprofessionali, soci o non soci, ed anche dipendenti della società, tuttavia, chitrasferisce i titoli risponde della solvenza della società nei confronti degli acquirentiche non siano a loro volta investitoti professionali o soci della società.La stessa opportunità di emettere titoli obbligazionari è riconosciuta alle cooperativedall’art. 2526 che sancisce che “l’atto costitutivo può prevedere l’emissione distrumenti finanziari secondo la disciplina prevista per le società per azioni e stabiliscei diritti di amministrazione e patrimoniali attribuiti ai loro possessori e le eventualicondizioni per il trasferimento di tali strumenti”. Nelle cooperative in cui si applicano lenorme sulle società a responsabilità limitata, le obbligazioni possono esseresottoscritti solo da investitori qualificati.Occorre sottolineare che il possesso di un titolo di debito, al pari di un obbligazione,non attribuisce diritti decisionali o di amministrazione della società, ma è un prestitocontratto dalla medesima. I titoli che potrebbero essere quotati sul mercato gestitodalla Borsa Sociale sarebbero dunque strumenti emessi da società del Libro V delcodice civile che abbiano una dimensione patrimoniale significativa e che abbianoassunto la veste giuridica di Imprese sociali (d.lgs 155/2006).Al momento, questa tipologia di emissione obbligazionaria è pressoché inesistente,data la scarsa diffusione di soggetti aventi le caratteristiche indicate. Restano anchemolti dubbi circa il potenziale futuro di mercato almeno per due ragioni: • inadeguatezza dello strumento finanziario per il tipo di imprese • incompatibilità della scala dimensionale con l’istituito dell’impresa sociale (è difficile che un’impresa di medie dimensioni in grado di emettere un bond si trasformi in impresa sociale senza scopo di lucro).42 La definizione di società è contenuta nel codice civile, all 2247, secondo cui con il contratto di società due o più art.persone conferiscono beni o servizi per l esercizio in comune di un attività economica, allo scopo di dividerne gli utili.Avanzi - www.avanzi.org 56Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Tutte le altre categorie di enti non profit (diverse dalle società e dalle cooperative)devono ricorrere a strumenti di finanziamento alternativi, alcuni dei quali purtroppostentano a prendere piede, altri non sono ancora stati messi a punto.Titoli di solidarietàUn tipo di strumento di debito che è stato pensato appositamente per il finanziamentodi enti non profit è il c.d. titolo di solidarietà43, un valore mobiliare caratterizzato dalfatto che i fondi raccolti mediante emissione e offerta al pubblico devono esseredestinati obbligatoriamente ed esclusivamente al finanziamento di Onlus. Sono titoli atasso fisso non convertibili che possono essere emessi esclusivamente da banche ointermediari finanziari iscritti nell elenco speciale previsto dall 107 del Testo Unico art.Bancario.Purtroppo questi titoli non hanno ancora risposto alle esigenze di finanziamento delsettore non profit poiché non risultano ancora operativi. Le ragioni sono in partericonducibili ad aspetti tecnici (il tasso di riferimento stabilito è il Rendiob, tasso chenon viene più calcolato e comunicato dalla Banca d’Italia) ed in parte alla fattibilitàfinanziaria delle operazioniAlla luce di questo fallimento, l’Agenzia per le Onlus ha presentato al Consiglio deiMinistri una proposta di modifica dellarticolo 29 del decreto legislativo 460/1997 cheprevede: l’adozione del tasso di riferimento Euribor (più uno spread); l’ampliamentodello spettro delle organizzazioni destinatarie dei finanziamenti affiancando alle Onlusanche le altre organizzazioni non profit quali ad esempio le imprese sociali; laprevisione di società veicolo (iscritte nella sezione dell elenco generale previstadall 113 del decreto legislativo n. 385/1993) che possano effettuare operazioni di artcartolarizzazione del credito che le ONP vantano nei confronti delle amministrazionipubbliche.In attesa di sviluppi in questa direzione, resta il fatto che non esistono al momentostrumenti di debito per organizzazioni non profit (diverse dalle società e dallecooperative) che possano essere collocati e scambiati su un mercato dedicato.43 Istituiti dal decreto legislativo n.460/1997Avanzi - www.avanzi.org 57Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Nuovo scenario: una borsa dedicata alle IFSLa verifica di fattibilità di un mercato strutturato in due segmenti paralleli, l’unodedicato alle imprese profit per lo scambio di titoli di capitale, l’altro alle imprese nonprofit (imprese sociali incluse) per lo scambio di titoli di debito, ha fornito sufficientiindicazioni per considerare lo scenario di riferimento piuttosto problematico.Ceteris paribus, non sembrano esistere le condizioni per poter immaginare duesegmenti separati di un mercato dedicato alle imprese a finalità sociale. Questoperché, per quanto riguarda il primo segmento, ci troveremmo di fronte ad un mercatoazionario tradizionale rivolto a piccole e medie imprese profit con finalità socio-ambientali, cui si aggiungerebbero le cooperative sociali (pur con i limiti e lecondizioni fissate negli statuti alla trasferibilità delle azioni). In pratica, si tratterebbe diun mercato per una categoria di imprese non ancora ben definita nella suadimensione sociale (imprese profit a finalità sociale) e certamente limitata rispettoall’universo di imprese e organizzazioni dell’economia sociale.Per quanto riguarda il secondo segmento, l’offerta attuale di strumenti finanziari èmolto limitata e non adeguata a soggetti di questa natura sia in termini giuridici (leorganizzazioni diverse da società non possono emettere obbligazioni) chedimensionali. Si dovrebbero pertanto immaginare pool di enti o soggetti terzi(consorzi, associazioni di categoria, etc..) con le caratteristiche necessarieall’emissione di titoli per la raccolta di finanziamenti da destinare alle singole realtà.Ma con queste premesse, viene meno il senso di un mercato di scambio strutturatocon volumi sufficienti di contrattazioni che garantiscano liquidità agli investimenti.Ecco dunque la necessità di un nuovo scenario per la costituzione di una vera epropria borsa per IFS. Uno scenario che preveda la revisione legislativa di alcunenorme che al momento impediscono la creazione di un mercato dedicato, ma chepreveda anche la creazione di strumenti finanziari innovativi pensati appositamenteper soddisfare le esigenze di capitalizzazione delle IFS.PresuppostiIn questo nuovo scenario, il modello di Borsa Sociale si verrebbe a configurare comeun mercato di strumenti finanziari dedicati, in cui si scambiano prevalentementepartecipazioni (titoli azionari) di imprese a finalità sociale, ma non si esclude lapossibilità di quotare titoli ibridi di quasi-equity e obbligazioni convertibili.Per riuscire a realizzare un modello simile, devono essere soddisfatti alcuni requisiti.In primo luogo, è necessario che l’oggetto della transazione sia trasferibile senzaeccessive formalità ed abbia caratteristiche predefinite e standard. Restano dunqueesclusi per definizione tutti quei soggetti che non sono costituiti in forma societaria oche comunque non possono ripartire il capitale sociale in titoli liberamente trasferibilie negoziabili.In secondo luogo, l’IFS che accede al mercato deve essere in grado di distribuire deidividendi, se pur entro certi limiti. La remunerazione del capitale di rischio è elementoimprescindibile per attirare investimenti. Certo anche la performance socio-ambientale può essere un parametro sulla base del quale determinare un “prezzo” diquotazione di un titolo ma di per sé tale criterio non è sufficiente ad assicurare laAvanzi - www.avanzi.org 58Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • creazione di un mercato per un titolo in assenza di qualsiasi previsione che prevedauna (anche eventuale) remunerazione dell investitore nella IFS.Qui risiede il salto da compiere per andare oltre il concetto di no profit, almeno perquanto concerne le Imprese sociali. La normativa potrebbe infatti concepire l’idea diun utile ragionevole che offra una remunerazione al capitale investito e permettaall’impresa di crescere nel tempo grazie ad una maggiore capitalizzazione. Unacrescita non finalizzata alla massimizzazione del profitto quanto alla massimizzazionedell’utilità sociale in presenza di un vincolo di profitto, un livello minimo necessarioalla remunerazione dei fattori principali, il lavoro degli addetti e il capitale investitonell’impresa.La sfida è però trovare il modo di contenere questo meccanismo che può risultarevirtuoso solo entro certi limiti ragionevoli, solo contenendo la spinta alla ricerca delprofitto come fine in sé. È necessario immaginare degli strumenti di controllo perregolare un mercato di flussi finanziari che alimenta non tanto un settore specificoquanto una tipologia di impresa che svolge attività ad elevato contenuto sociale.Questa proposta di revisione normativa si basa sulla convinzione che l’istitutodell’Impresa sociale (d.lgs. 155/06) sia in qualche modo incompiuto: a titolo diesempio, basti pensare che se una cooperativa sociale vuole ottenere la vestegiuridica di impresa sociale deve rinunciare alla distribuzione degli utili nello statuto;lo stesso dicasi per una onlus che perderebbe i vantaggi fiscali di cui gode. Non cisono poi indicazioni chiare di quali operazioni, sempre ai sensi del d.lgs. 155/2006, siconfigurino come distribuzione indiretta di utile, soprattutto se vi rientri la distribuzionedell’incremento del valore della quota al detentore. Se la vendita sul mercato di quoteche hanno aumentato il proprio valore (anche solo per una migliore performancesociale o ambientale) si configurasse come distribuzione indiretta di utile – illegittimasecondo l’attuale sistema – non potrebbe esistere un mercato secondario per leimprese non profit.Il fatto è che l’innesto nel d. lgs. 155/2006 di parte della disciplina tipica degli enticommerciali porta con se molti dubbi in chiave interpretativa. Le due filosofieispiratrici sono diverse, in quanto nella disciplina degli enti commerciali il fine ultimo èil godimento individuale da parte dei soci dei profitti generati, nel caso delle Impresesociali l’interesse a mantenere un equilibrio economico-finanziario si deve sposarecon il perseguimento di un utile sociale. Ma il mantenimento di questo equilibrio puòessere difficile senza la capacità di aumentare il capitale e reperire da terzi mezzi difinanziamento. Questi elementi di criticità portano ad escludere il ricorso a questaveste giuridica, almeno fino a quando non verranno chiariti alcuni punti controversi.In terzo luogo, l’offerta di strumenti finanziari deve essere ampliata sino alla creazionedi prodotti innovativi pensati appositamente per soddisfare le esigenze dicapitalizzazione (e di finanziamento) delle IFS. Data la pluralità di soggetti chepotrebbero comporre la domanda di capitale, non è possibile immaginare un mercatodi scambio di semplici titoli azionari.A seconda della natura giuridica e della struttura societaria dell’impresa che accedeal mercato, si devono immaginare titoli di partecipazione con caratteristiche variabiliin termini di dividendi e diritti di voto che vadano incontro ad esigenze spessocontrapposte.Da una parte è necessario garantire le imprese sociali contro il rischio di un’eccessivae incontrollata apertura della compagine sociale e soprattutto non costringere adistribuire fuori dal circuito di impresa tutto il valore generato. Dall’altra si deve tenereAvanzi - www.avanzi.org 59Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • conto della volontà degli investitori di ottenere un rendimento se pur variabile o limita,e di prendere parte direttamente alle gestione dell’impresa.Inoltre, se l’idea è che la borsa debba svolgere anche una funzione di incubatore,ovvero di assistenza a IFS appena nate o ad altre, già solide, che intendanoaumentare la propria capitalizzazione, si dovranno offrire diverse soluzioni difinanziamento.Forme di imprese a finalità sociale quotate in Borsa Sociale Il mercato di Borsa Sociale è rivolto in particolare a tre tipologie di imprese: IFS dicapitali, IFS cooperative, IFS derivate da ONP (Libro I cod. civile).La prima componente della domanda è rappresentata da imprese a finalità socialestrutturate come società per azioni che possono accedere al mercato dellepartecipazioni al capitale. Le azioni emesse da imprese sociali devono averecaratteristiche uniformi e standardizzate e soprattutto non avere formalità di cessioneche ne impediscano il trasferimento in modo efficiente e immediato. Le quote disocietà a responsabilità limitata non sono quotabili, in quanto non sono rappresentateda titoli di credito e potenzialmente sono diverse tra di loro, dato che le caratteristichevengono decise volta per volta dai soci, e non sono scambiabili liberamente a causadelle formalità richieste per la loro cessione.Stiamo parlando dunque di piccole e medie imprese che possono ottenere accesso almercato solo a seguito di una valutazione rigorosa del modello gestionale e degliimpatti socio-ambientali generati dall’attività. Le azioni emesse da queste societàhanno un valore economico che rispecchia il valore attuale scontato dei ricavi futurima anche il valore degli impatti sociali attesi.Le IFS cooperative sono società cooperative che svolgono attività ad alto valoresociale e cooperative sociali di categoria A e B che nel proprio statuto non hannostabilito il divieto alla distribuzione degli utili ai soci. In linea di principio le cooperativesociali, istituite dalla legge 391/1991, sono enti non profit che non hanno comeobiettivo la distribuzione del reddito ai soci quanto il perseguimento dell’interessegenerale della comunità attraverso la realizzazione della missione produttiva.Tuttavia, al pari delle cooperative ordinarie, una cooperativa sociale può prevedereentro certi limiti44 la distribuzione di una quota di utili ai propri soci (art. 8, legge59/92). Nelle cooperative è prevista poi la figura del socio sovventore i cuiconferimenti sono rappresentati da azioni trasferibili e il cui trattamento in sede didistribuzione o di liquidazione degli utili può essere favorito dallo statuto(remunerazione superiore agli altri soci fino al 2%). Lo stesso trattamento spetta aipossessori delle azioni di partecipazione cooperative che possono essere emesseper finanziare progetti di sviluppo ed investimento pluriennali. Tali azioni sono offerteanche al pubblico e anch’esse garantiscono al portatore una remunerazionemaggiorata del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni dei soci dellacooperativa.Grazie a queste caratteristiche, le cooperative sociali sono l’unico soggetto del terzosettore a poter accedere direttamente al mercato azionario, almeno da un punto divista teorico.44 Le azioni delle società cooperative possono essere ammesse a condizione che l’atto costitutivo dell’emittente e/ola delibera di emissione delle azioni contenga specifiche previsioni atte a garantire la libera trasferibilità delle azioniemesse.Avanzi - www.avanzi.org 60Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Per tutto le organizzazioni senza scopo di lucro e tutte le imprese del mondo nonprofit che svolgono attività commerciale o non commerciale ma che sono accomunatedal divieto di distribuzione dell’utile, l’accesso diretto al mercato “azionario” di capitalisociale rimane precluso. Per le associazioni e le fondazioni che non sono costituite informa societaria o che comunque non possono ripartire il capitale sociale in quotealienabili e negoziabili, l’accesso è negato per definizione. Per le imprese sociali exlege invece, il divieto assoluto alla distribuzione degli utili tende ad azzerare il valoreeconomico dell’azione detenuta dall’investitore, in quanto il capitale investito nonsarebbe remunerativo. Potrebbe esserci un valore socio-ambientale che diacomunque la possibilità di vendere il titolo in un momento futuro, ma questa ipotesi ètutta da verificare. Se infatti nella fase di collocamento (mercato primario) l’esistenzadi investitori istituzionali può garantire il sostegno alle imprese che emettono azionisul mercato, pur in assenza di utile atteso, nel medio termine la probabilità dirivendere nel mercato secondario è collegata alla presenza di acquirenti interessatialla dimensione extra-economica dell’investimento.Una terza tipologia di IFS è quella che immaginiamo possa derivare da una ONP. Neldisegno che abbiamo tratteggiato, infatti, associazioni e fondazioni, pur essendo attoriimportanti dell’economa civile, rimarrebbero escluse dal mercato dei capitaliresponsabili. Una soluzione che potrebbe essere approfondita è quella della società-veicolo, cioè di un’impresa di capitali, le cui quote o azioni siano in maggioranza dellaONP. In questo quadro, la società diventa lo strumento operativo per le attivitàeconomiche promosse dall’ONP. Per non incorrere nei limiti posti all’attivitàcommerciale delle Onlus, il capitale della società potrebbe essere aperto anche allapartecipazione di altri investitori, fermo restando che opportune previsioni statutarieassicurino alla ONP il controllo sulla strategia e sulle scelte operative fondamentali.La società-veicolo così formata avrebbe le caratteristiche per accedere al mercato deicapitali, e quindi rientrare nel percorso virtuoso che abbiamo identificato per le IFS.Non c’è dubbio sul fatto che questo tipo di operazioni possa presentare profili di unacerta problematicità per le ONP più piccole: lo sforzo ed il costo per mettere in motoun processo di tale complessità, infatti, si giustifica solo nel caso di iniziative di unaconsistente portata economica. Questo ostacolo potrebbe essere superato attraversola creazione di consorzi di ONP prossime per scopo o per natura; così facendo,ciascuna, in proporzione al proprio impegno, potrebbe poi utilizzare la società-veicolocome strumento per le proprie attività e per l’approvvigionamento di capitale. Non vanascosto il rischio che si creino le condizioni, se le cose non vanno per il verso giusto,di conflitto tra le ONP partner – che potrebbero riflettersi negativamente sullagovernance e, alla fine, l’operatività della IFS di cui sono socie.Oggetto della transazioneL’oggetto della transazione potrà essere di varia natura, ma possiamo concentrarel’attenzione su tre tipologie di strumenti finanziari da cui prendere spunto: • Azioni (social equity) • Prestiti partecipativi (equity-like capital) • Titoli obbligazionari convertibili (convertible bond)Delle azioni abbiamo discusso nello scenario di riferimento. In questa sede vale lapena rimarcare alcuni elementi che possono limitare il funzionamento di un mercatoazionario, in particolare la piena trasferibilità delle partecipazioni (per alcuni enti èAvanzi - www.avanzi.org 61Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • necessario rinunciare alle clausole di limitazione della trasferibilità), la liquidità nelmercato secondario e la certezza di una remunerazione più o meno vincolata. Indettaglio i limiti che possono ostacolare l’investimento nel capitale di rischio diimprese sociali sono riconducibili ai seguenti aspetti: • incertezza dei profili rischio/rendimento; • natura giuridica che non consente il ricorso al capitale di rischio quale forma di finanziamento; • indeterminatezza della strategia di uscita a causa del rischio che la ricerca di capital gain possa compromettere gli obiettivi sociali dell’imprenditore originario e il controllo d’impresa; • costi di due diligence e di monitoraggio.L’equity-like capital indica una tipologia di strumenti finanziari particolarmenteinteressante che hanno caratteristiche sia delle azioni che dei titoli di debito. Comenelle azioni (equity), gli investitori partecipano al rischio di impresa, ad esempioricevendo il pagamento di interessi che crescono al crescere degli utili. Gli investitoriconcedono dei prestiti a lungo termine (5-7 anni), possono essere coinvolti nelleattività dell’impresa e in caso di liquidazione, i loro diritti sono subordinati a quelli deifinanziatori senior. La differenza rispetto all’equity tradizionale è che non vi ècessione di quote azionarie, fattore che supera uno dei limiti più significativiall’ingresso delle imprese sociali di medio-piccole dimensioni nei mercati dei capitali,ovvero il rischio di perdere il controllo sul valore sociale prodotto dall’attività.Uno strumento esistente di natura ibrida che potrebbe essere considerato in questomercato è rappresentato dal prestito partecipativo. Si tratta di un finanziamento per larealizzazione di programmi innovativi e di sviluppo in favore di piccole e medieimprese che possono così disporre di fonti alternative al capitale di creditotradizionale. La natura è ibrida in quanto per il rimborso del prestito non vieneapplicato un tasso fisso ma la remunerazione è collegata all andamento dell’impresa.Si tratta in pratica di un finanziamento a tasso variabile che in condizioni di bassaredditività riduce il costo degli interessi da pagare sui prestiti concessi. La finalitàprimaria è quella di rafforzare il patrimonio delle imprese e di accelerare il processo dicapitalizzazione grazie all immissione di capitale proprio attraverso apporti monetarida parte dei soci, con la sua amplificazione ed anticipazione da parte di una bancaper mezzo del capitale di credito (con il vantaggio per l impresa di ottenere sindall inizio le risorse necessarie per la sua operatività).Un’applicazione interessante può essere a favore delle cooperative sociali e dei loroconsorzi: a fronte dell’apporto di capitale fresco da parte di investitori in qualità di socisovventori, gli altri soci sottoscrivono un pari aumento di capitale e si impegnano aversarlo negli anni a venire in restituzione del prestito apportato. Ancora una voltaperò, lo strumento più essere adottato per finanziare solo i soggetti che per formagiuridica non hanno un vincolo al profitto, proprio perché la remunerazione dei prestitipartecipativi, strutturata come sopra descritto, è assimilabile ad una distribuzione diutile. Infatti, in caso di successo dell’attività o dei progetti e quindi di conseguimentodi un alto utile, parte di questo viene ridistribuito a coloro che hanno finanziatol’impresa. In caso di insuccesso dei progetti e quindi di scarsa redditività, anche gliinvestitori percepiranno una remunerazione inferiore.Le obbligazioni convertibili attribuiscono al detentore la facoltà di convertire laposizione di creditore in quella di socio dell’impresa emittente. All’atto dell’emissionedi tali obbligazioni, viene fissato il rapporto di cambio tra obbligazioni e azioni checonsente di stabilire quante azioni spettano per ogni obbligazione. In questo modo ilAvanzi - www.avanzi.org 62Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • passaggio da un fase all’altra nell’attività di imprese potrebbe essere menotraumatico, nel senso che a fronte di un investimento esterno iniziale si promettel’apertura in futuro della compagine sociale. Nel frattempo l’impresa può consolidarela propria organizzazione, il proprio business ed acquisire la dimensione di publiccompany.Struttura del mercatoBorsa Sociale è concepita come un mercato non regolamentato dedicato a IFS. Lastruttura del mercato ricalca il modello AIM Italia, ovvero il mercato alternativo diinvestimento gestito e regolamentato da Borsa Italiana S.p.a, progettato per offrire unpercorso semplice e flessibile alla quotazione, per consentire alle PMI di avereaccesso ai flussi di capitali specializzati.Il mercato si verrebbe a configurare come un MTF (Multilateral Trading Facilities),ovvero una delle tiologie di trading venues previste dalla direttiva 2004/39/CE suimercati degli strumenti finanziari, conosciuta con l acronimo inglese MiFID (Market inFinancial Instruments Directive)45.L assenza di regolamentazione riguarda il fatto che il funzionamento di tale mercato,l’ammissione dei titoli e l’accesso a tale mercato non sono assoggettati alla vigilanzadiretta della CONSOB pur dovendo essere conformi ai requisiti minimi stabiliti daCONSOB mediante proprio regolamento ai sensi dell 77-bis del Testo Unico della art.Finanza.Come dimostrato dal caso di AIM Italia, per gli MTF, esiste una certa flessibilitàregolamentare che può consentire di creare le migliori condizioni di accesso almercato dei capitali in modo rapido e a costi contenuti. I regolamenti dell’AIM Italiapossono essere un punto di partenza per un’apposita regolamentazione del MTF diborsa sociale.Ammissione alla quotazioneIl mercato è rivolto solo alle IFS, cioè a quelle imprese che risultano tali dopo unprocesso di valutazione specifica.I requisiti di ammissione, che dovranno essere regolati dal gestore del MTF,potrebbero essere i seguenti: • assenza di requisito di capitalizzazione minima (né di quota di capitale sociale sul mercato – anche se tale quota non dovrebbe essere inferiore al 10%) • assenza di requisiti relativi al numero minimo di anni di esistenza dell’IFS • non è richiesta una struttura di governo specifica (fatte salve le norme sulla natura giuridica delle imprese quotabili)45 Tale direttiva, approvata dal Parlamento e dal Consiglio Europeo il 20 aprile 2004, ha abrogato laprima direttiva 93/22/CE sui servizi di investimento, detta ISD (Investment Services Directive). In Italia ilTesto Unico della Finanza è stato modificato con il d.lgs 164 del 17 settembre 2007. Inoltre, nel mese diottobre 2007 la CONSOB ha provveduto ad aggiornare la propria regolamentazione secondaria(Regolamento Mercati ed Intermediari). Infine, a partire dal 1° novembre 2007 (data di entrata dellanormativa MiFID) tutti gli operatori sono stati chiamati ad applicare e rispettare la nuova disciplina.Avanzi - www.avanzi.org 63Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • • assenza di requisiti relativi alla predisposizione e pubblicazione di un prospetto informativo in fase di ammissione essendo l’offerta iniziale riservata a investitori qualificati • le società candidate alla quotazione devono presentare un’attestazione da parte di soggetti qualificati (di cui si dirà oltre) della sussistenza delle condizioni economico-finanziarie e di responsabilità sociale.Soggetti specializzatiNel percorso di quotazione, l’IFS è assistita da una serie di soggetti che svolgonofunzioni di accompagnamento e di garanzia.Nei più importanti mercati finanziari italiani alternativi a quello principale, ruoli eresponsabilità variano per contenuti e forme:Tabella 18: confronto MAC e AIM MAC AIMSponsor – è una banca o un’impresa NomAd (Nominated Advisor) – può essere unad investimento che: banca d’affari, un intermediario o una società che opera prevalentemente nel settore corporate• accompagna l impresa sul Mercato finance. Deve garantire la trasparenza informativa• assiste nella predisposizione della domanda di nei confronti degli investitori, deve stimolare ammissione e della scheda informativa l’attenzione da parte della società al rispetto delle regole derivanti dall’essere quotata su AIM Italia,• ricerca lo Specialista che gestisce il massimizzandone i benefici, e - più in generale - collocamento del capitale deve mantenere la qualità e la reputazione del mercato.• assiste nelladempimento degli obblighi informativi post ammissione previsti dal I principali compiti del NomAd sono: Regolamento • effettuare una due diligence adeguata per poter dichiarare che la società è appropriata per l’ammissione su AIM Italia; • gestire il processo di quotazione, coordinando il team di consulenti, definendo la tempistica e guidando la società nella redazione del documento di ammissione; • dare consulenza all’impresa, una volta quotata, circa gli adempimenti previsti dal Regolamento emittenti. Il NomAd assiste la società quotata su AIM Italia per tutto il periodo di permanenza sul mercato.Specialista – è un intermediario abilitato che, Broker – è un intermediario che partecipa ainella fase di ammissione mercati di Borsa Italiana con il compito di collocare i titoli della società sul mercato, dopo• valuta la fattibilità dell operazione e stima il aver definito con quest ultima la tipologia di prezzo di collocamento investitori target, il prezzo più adeguato e la• contatta i potenziali investitori strategia di investor relations da adottare.• organizza le presentazioni agli investitori• effettua il collocamentoe, nella fase di negoziazione sul mercato• facilita l incontro tra domanda e offerta e la formazione dei prezzi esponendo quotazioni inAvanzi - www.avanzi.org 64Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • acquisto e in vendita per controvalori minimi determinati• promuove l investimento raccogliendo e concentrando le proposte di acquisto e vendita degli investitori• produce report periodici sulla società mettendoli a disposizione degli investitori professionali che ne fanno richiestaAdvisor – sono soggetti che svolgono Specialista – ha compito di sostenere la liquiditàprofessionalmente attività di consulenza ed del titolo. Non sempre lo specialista coincide con ilassistenza in ambito economico, aziendale, broker che ha collocato i titoli in fase digiuridico o fiscale che possono affiancare lo ammissione, mentre la figura del broker e quellaSponsor nella fase di avvicinamento al mercato del NomAd possono coincidere.Qualsiasi sia il modello preferito, occorre comunque garantire che alcune funzionivengano svolte da soggetti qualificati a farlo. In particolare, ai fini del funzionamentodi BS, serve l’intervento di: 1. un soggetto che si faccia garante di fronte alla comunità degli investitori della solidità del progetto imprenditoriale; 2. un soggetto che accerti la capacità dell’impresa candidata alla quotazione di produrre valore sociale in misura sufficiente a considerarla IFS.Auspicabilmente, nel medio termine queste funzioni dovrebbero essere svolte da unmedesimo soggetto, che combini le competenze necessarie per questo duplice fine.Ciò perché riteniamo che un’unica analisi, che integri aspetti economici e socio-ambientali, sia da preferire rispetto a due sistemi paralleli di valutazione, che noncomunicano tra di loro e rimangono su piani sostanzialmente diversi. In realtà,sappiamo che la sostenibilità è la risultante delle tre dimensioni economica,ambientale e sociale – che però sono dipendenti l’una dall’altra e che richiedono, peressere misurate correttamente, un approccio sistemico.La figura cui tendere è quella di un NomAd con anche competenze socio-ambientali –quella che in altri contesti è stata chiamata SNomAd, cioè Social Nominated Advisor.Non possiamo, tuttavia, ignorare il fatto che ad oggi esistono pochissimi soggetti cheabbiano queste capacità. Esistono da un lato le agenzie di rating sociale, chetendenzialmente non si esprimono sugli aspetti di natura finanziaria, e dall’altrobanche, SIM e altre organizzazioni simili che, viceversa, sanno poco o nulla di aspettisociali e ambientali.In attesa di un progresso della situazione (che, peraltro, non dovrebbe tardare adarrivare), occorrerà immaginare sue percorsi valutativi indipendenti – e quindil’intervento di un soggetto simil-sponsor (nella versione MAC) e di un valutatoresociale. Gli uni e gli altri, in ogni caso, dovranno essere in qualche modo accreditatida PBS, al fine di assicurare che abbiano tutte le competenze e i requisiti necessari.ProcessoIn fase di ammissione, la società dovrà predisporre soltanto il documento diammissione, che riporta le informazioni utili per gli investitori relative all’attività dellasocietà, al management, agli azionisti, ai dati economico-finanziari, e soprattutto lavalutazione di responsabilità sociale del modello di gestione e di efficacia nellacreazione di valore sociale, elementi imprescindibile per qualificare un’impresa comeAvanzi - www.avanzi.org 65Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • IFS. Una volta quotata, la società non dovrà presentare i resoconti trimestrali digestione, ma solo il bilancio finanziario, il bilancio sociale e la relazione semestrale.Data la rilevanza del loro ruolo a garanzia del sistema, i soggetti che accompagnanol’IFS nel processo di quotazione dovranno essere accreditati secondo criteri precisi, eiscritti in un apposito registro. Riteniamo che questa procedura di accreditamentopossa essere posta in capo a Pro-Borsa Sociale (PBS), la società di promozione delmercato di cui si dirà più avanti – anche allo scopo di garantirle una fonte di ricavo. Isoggetti accreditati dovranno garantire la trasparenza informativa nei confronti degliinvestitori, stimolare l’attenzione da parte della società al rispetto delle regolederivanti dall’essere quotata, massimizzandone i benefici, e - più in generale -mantenere la qualità e la reputazione del mercato sociale.Un’IFS quotata dovrà rispettare una serie di adempimenti: in primo luogo lacomunicazione al mercato di informazioni rilevanti relative alla società, alla suastruttura ed attività, per consentire agli investitori di prendere decisioni diinvestimento ponderate.Il ruolo dello Sponsor è più simile nel nostro caso a quello già previsto per i mercatitradizionali. Di fatto, si tratta di una banca o, in alternativa, di una SIM, che affiancal’IFS nel processo di quotazione. Oltre ad assisterla nella scelta dello SNomAd-equivalente, e nella predisposizione della documentazione per il listino, lo Sponsorpotrebbe impegnarsi, in quanto consulente finanziario di riferimento dell’IFS, allasottoscrizione di parte del capitale in sede di offerta iniziale, in modo da facilitarne ilsuccesso.Negoziazioni e prezzo di mercatoBS è un mercato sul quale possono operare sia gli investitori istituzionali che gliinvestitori retail (questi ultimi, solo sul mercato secondario). Grazie alla borsa gliinvestitori amplieranno le loro opportunità di investimento e potranno operare ancheinvestendo in società di natura diversa da quelle presenti sui mercati regolamentati,ma con un alto potenziale di crescita.Gli investitori retail possono acquistare titoli in fase di collocamento solo se l’impresain questione deciderà di presentare a Consob il prescritto prospetto informativo,mentre possono liberamente negoziare titoli scambiati su BS attraverso il lorointermediario o la loro banca sul mercato secondario dopo la quotazione del titolo.Tutti gli investitori istituzionali possono negoziare i titoli direttamente, ove abilitati,ovvero attraverso il loro abituale intermediario e la liquidità del mercato – in termini dinumero di scambi giornalieri – sarà garantita da un operatore Specialista (così comedefinito nel modello AIM) che agirà come liquidity provider su ogni singolo titolo.Limpresa deve sempre essere assistita da uno Specialista: se l impegno viene meno,l impresa dovrà individuarne uno nuovo, pena la sospensione delle negoziazioni el esclusione dal Mercato. Lo Specialista, nella fase di negoziazione sul mercato: • facilita l incontro tra domanda e offerta e la formazione dei prezzi esponendo quotazioni in acquisto e in vendita per controvalori minimi determinati • promuove l investimento raccogliendo e concentrando le proposte di acquisto e vendita degli investitori • produce report periodici sulla società mettendoli a disposizione degli investitori professionali che ne fanno richiestaAvanzi - www.avanzi.org 66Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Gli scambi sono gestiti su una piattaforma di trading elettronica che il soggettogestore, essendo già operante nel settore dell’intermediazione, ha a disposizione,con tutte le infrastrutture necessarie connesse.Le negoziazioni avvengono mediante la modalità dell’asta, con frequenza da definire,ma tendenzialmente quotidiana.Le proposte di negoziazione immesse dagli specialisti nella fase d’asta sono ordinate,in modo automatico, per ciascuno strumento finanziario sulla base del prezzo,nonché, a parità di prezzo, in base alla priorità temporale determinata dall’orario diimmissione. Il prezzo teorico d’asta è il prezzo al quale è negoziabile il maggiorequantitativo di strumenti finanziari. L’ultimo prezzo teorico di asta è considerato validoe viene assunto come prezzo d’asta per la conclusione dei contratti.Modello di valutazione dell’impresa a finalità socialeLa creazione di BS non può prescindere da una chiara definizione della tipologia diimprese che possono esservi quotate e da una rigorosa valutazione dellaperformance economica e sociale attesa. Se l’IFS cui si rivolge questo mercatorappresenta un equilibrio virtuoso tra produzione di valore economico e creazione divalore sociale, è necessario garantire all’investitore tutte le informazioni permisurarne la performance e l’efficacia.Inoltre, per come abbiamo definito l’IFS, la valutazione deve estendersi al sistema digestione e alla capacità dell’impresa di usare in modo efficiente le risorse di cuidispone. Naturalmente questo approccio è molto restrittivo, nel senso che si riferiscead imprese strutturate con determinate caratteristiche gestionali, ma non precludel’accesso ad altri soggetti che non hanno ancora una organizzazione così strutturata.L’idea è quella di definire un idealtipo che possa essere un riferimento per la crescitae l’evoluzione di imprese che si affacciano al mercato dell’economia sociale.I criteri per regolamentare l’accesso alla BS verranno infatti definiti a partire da unmodello di valutazione delle IFS che abbiamo sviluppato a partire da alcunemetodologie di riferimento per la CSR. A seconda delle dimensioni, caratteristiche enatura giuridica, tali criteri potranno essere declinati in modo flessibile.Il modello di valutazione in questione è articolato su due livelli di analisi: 1. un’analisi del sistema di gestione, che deve essere in grado soddisfare criteri di responsabilità sociale e di efficienza economica; 2. un’analisi della produzione di valore sociale e ambientale, che deve essere coerente con la missione e proporzionato alle risorse impiegateIl sistema di gestione internaIl primo livello è assimilabile ad un’audit, ovvero ad un’analisi dei sistemi e deiprocessi interni secondo due chiavi di lettura. La prima è l’assunzione diresponsabilità nei confronti di tutti gli attori interessati all’attività di impresa(stakeholders), la seconda è l’efficienza economica nella gestione delle attività.La valutazione del sistema di gestione si articola in sei ambiti di indagine: • Profilo di impresa • Risorse umaneAvanzi - www.avanzi.org 67Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org Idee ricerche e progetti per la sostenibilità68 Avanzi - www.avanzi.org Figura 2: modalità di calcolo dello scorenatura giuridica, del settore di appartenenza e di altri valori.rilevanza dei criteri per ogni ambito di indagine. In questo modo si tiene conto dellaimpresa, viene effettuato un rapido screening per identificare le questioni chiave e lanatura giuridica dell’impresa a finalità sociale. Tuttavia prima della valutazione di ogniI sei ambiti vengono analizzati a prescindere dal settore di appartenenza e dalla ¥ §  ¡    ¥D §E ¦¤¡    DSS ¥¥ E ¦44¤ ¥¥  ¥§ ¥§ ©©   ¥¥ A    44 ¡ ¦ 9A ¦¤¡ ¦¨¨ 9 ¦¤   0( cc ) 0() ¥  ¡ § ¥%6 64 ¤¤ % ¦¤ ¥§5 ¦R ¥% ¥A §¨ ¥  I  § ¡%%%% ¦¨ ¦ ¦8a §4 ¨ ) B ¤9¦  E 9¤¢ 4 YC AA 4 ¥% § 6 0() XXXXXXXX ) 0() 0() 0() 0() 0() 0( 0() b  ¥   ¡ § ¥¥ C B   ¥ A   33 ¥   6 b9 ¥@¤¤¡¦ §¦ YCB¦ ¥9A@a ¥` 6 9 ¥% ¥% @¤¤¦ ¦%% Y¦¨¨ 9@SSa ` ¥§¥ ¥§¥ ¨¨ 2 ¦¨ ¦¦¤)¥E)8% 9¤¦ ¦% ¦3  ¥A%3 ¡¨ ¥ ¡ ¥ WB 6¨  ¨¨ ¦¨¨@) )¦¨¨ 9AA ¦©©  S 6¥¥  ¥ ¥ ¨ ¦@S) 6¥)¥¦ ¥9 ¥¦¨ 0() VVVVVVVV ) 0() 0() 0() 0() 0() 0( 0() E¤¦ 9A §¦ E@ ¥8¤¡¦ §9 ¥ ¥ ¥¦ § §¦ §¦¨ E¤¦¨¨ 9 ¦44 66E@SS 8¤¦ 9%% BB  ¦ ¥3 ¥3  §¥ §¥ ¦   ¦©© 66   ¥¥ A § ¥  ¡ § ¥ CC ¥ ¥ §  § §  ¨ ¤¡ ¤    ¡¡ ¤¡ ¤¡ ¤&&&&&  ¦33 9 § § ¦33¤¦ ¥¨ ¥¨ ¦HH)¤¤¡¡ ¨¨ GG § ¥   §% ¥   §¦ ¥9 ¦¤¦ §%¦)¥¤¤   ¦33 ¦ § § ¦33¤ ¥¨ ¥¨ §§9 U § ¥   % §¦ ¥¦ ¦¤ 9% T ) 0(   ¥ "   ¥##$" %% ¨¨%% $!! §¨ E@S) ¤ ¦% )¦ 6 ¨ ¥¨ 6 ¨ 3¥  ¥A  ¨ ¤¡ ¨ GG 0() (((((((( ) 0() 0() 0() 0() 0() 0( 0()  §§¦F¦B¦¨¨ A¦¤¡¡ ¨QP¢¨¨ ¦¤ E¨¨ ¦)¦)%% ©© ¦4FR¦B¦ ¥A¦¤ ¨QIP¢ ¦¤¡ E ¥H¦H)¥¦) ¨ ¨¨ 4 R   ¥   I §§  ¡  ¥ H H  ¥  ¥¥  ¨ ¨  ¦¤¦ § § ¦¨ ¥ ¥ 8¦ ¥ ¥ ¦F©9¦¨¨ A¦ ¥¢ ¥¡ ¥¡ %% @)¦ ¥% ¥%   3   77   B  ¥    ¥  ¥  ¥ 7  ¦3¨ 8¦ ¦F©9B¦ ¥A¦ ¥¢  ¥@)¥¦¥7 §5 §5  §4 §4 ¦)¥¥  2 ¥¥   ¨¨ 3 3 ¨¨   3¦3)  1 ) 0( ¥8  ¦ ¥ E)¥ ¦¤ 4 D¦B¦¨ ¥¦ @9%)¥8¦ ¥§¥ ¨ 22 4  3 § ¡ § C  A 6  7 6 ¥ ¦¨ ¦ ¦   § ¥ ¥¨  ¥§ ©   §¨ ¦¤¢  ¥£ ¡ Tabella 19: criteri nell’ambito “risorse umane”un punteggio secondo uno schema predefinito (vedi Scheda di valutazione).infine della sicurezza. Agli indicatori corrispondenti a ciascun criterio viene attribuitoformazione interna, della partecipazione, delle condizioni di lavoro e remunerative, eviene investigato prestando attenzione al tema delle pari opportunità, dellariguarda la responsabilità dell’impresa nei confronti dei propri dipendenti e lavoratori,da alcuni indicatori (vedi grafica). A titolo di esempio, l’ambito Risorse Umane, cheOgni ambito di indagine viene declinato in più criteri, ciascuno dei quali rappresentato Performance economica • Trasparenza • Clienti e Qualità • Ambiente •
    • 2. Risorse umane Criterio c2.1 Criterio c2.2 Criterio c2.3 I.30 I.65 I.65 Ad ogni indicatore viene assegnato un punteggio in una sc ala che va da 0 a 100, poi aggregato in una I.30 I.65 I.30 media semplic e per dare un valore a ciascun criterio I.30 I.30 I.30 (c2.1, c2.2.) Criterio Media Pesi V alori pes ati I valori dei criteri vengono a loro volta aggregati C2.1 30 20% 6 mediante una media ponderata, i cui pesi sono assegnati in funzione della rilevanza del criterio per C2.2 41 50% 21 l’impresa oggetto d’esame (settore, natur a giuridica, C2.3 53 30% 16 etc..) 43 Il Valore che si ottiene in questo modo è il punteggio dell’ambito Risorse Umane La stessa operazione viene svolta per gli altri 5 ambitiCome descritto nella grafica precedente, agli indicatori di ciascun criterio vieneattribuito un punteggio da 0 a 100, in base alle caratteristiche del sistema di gestione,che viene aggregato con media semplice per ottenere un valore unico. I criterivengono a loro volta aggregati con una media ponderata i cui pesi riflettono larilevanza del criterio per l’impresa oggetto d’esame. Se il criterio non è pertinente oapplicabile, verrà attribuito un peso pari a zero.Il valore finale che si ottiene per ogni ambito è un punteggio da 0 a 100 che puòessere interpretato in questo modo: [0] – Sistema insufficiente (l’impresa non mostra un impegno adeguato a gestire le Risorse Umane in modo responsabile) [0-30] – Sistema sufficiente (scarsa considerazione e impegno solo superficiale da parte dell’impresa) [30-65] – Sistema consolidato (il sistema di gestione considera in modo responsabile la questione) [65-100] – Sistema avanzato (l’impresa mostra un forte impegno a migliorare la performance economica e socio-ambientale grazie ad un sistema di gestione avanzato).Le principali fonti di informazione per condurre l’analisi sono rappresentate da: • documenti pubblici che sono stati prodotti dalle imprese e dagli stakeholder (Bilancio, Bilancio sociale, etc..) • interviste dirette al personale delle imprese e agli stakeholder strutturate sulla base dello schema di valutazione.Avanzi - www.avanzi.org 69Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • La produzione di valore socialeL’elemento distintivo di un’IFS è certamente la capacità di produrre valore sociale eambientale, che si misura come il cambiamento indotto nel contesto di riferimento.Come un’impresa profit viene valutata per la capacità di generare profitto così un’IFSviene valutata per il grado di efficacia nel raggiungimento di un certo scopo.“La social enterprise si configura come un processo innovativo votato esplicitamentealla creazione di valore sociale , attraverso il miglioramento di una situazione didisequilibrio sociale, e intrapreso all’interno di un’organizzazione imprenditorialedesignata a contribuire, a iniziare o determinare un cambiamento sociale”46.La performance di impresa non è più solo economica ma anche socio-ambientale,misurata su più dimensioni in modo quantitativo e prospettico. La valutazionequantitativa degli impatti che l’impresa è in grado di generare è necessaria a stimareil social return, un rendimento aggiuntivo rispetto al ritorno economico tradizionale. Ivalori numerici permettono di calcolare degli indici di ritorno sociale dell’investimentoe di riformulare il profilo rischio/rendimento su più dimensioni.La metodologia di valutazione della performance sociale si ispira alla teoria delcambiamento, ovvero al modo in cui l’organizzazione ha determinato uncambiamento nella società. Un’IFS può creare valore in modo efficiente ed efficacese utilizza al meglio i mezzi di produzione (input) e se genera dei risultati (output) chedeterminano impatti positivi per i beneficiari (diretti) e per il resto della comunità(indiretti).Per misurare l’efficienza del processo, i risultati vengono valutati in rapporto allerisorse impiegate (tempo, denaro, lavoro, materiali), mediante il calcolo di output/inputratio; per misurare l’efficacia dell’attività di impresa, gli impatti diretti e indirettivengono rapportati agli obiettivi generali.Il criterio guida è la coerenza con la missione intesa come l’identificazione di unproblema sociale e ambientale cui cercare di porre rimedio mediante l’applicazione distrumenti idonei o la produzione di determinati beni e servizi.I mezzi impiegati, i risultati e gli impatti sono espressi da indicatori che vengonomisurati e riportati ad un valore monetario tramite l’uso di proxy. A titolo di esempio,una cooperativa sociale che ha come finalità l’inserimento lavorativo di determinatisoggetti, impiega le risorse misurabili in unità di tempo o costi (affitto sale, materiali,etc.) per svolgere dei corsi di riqualificazione professionale; i risultati sono misurati dalnumero di partecipanti ai corsi, mentre gli impatti sono valutati in termini di posti dilavoro creati per i beneficiari. Per ottenere un valore monetario dell’impatto cheindica il valore totale dei benefici generati, il numero di posti di lavoro vienemoltiplicato per il costo unitario del lavoro.L’espressione degli indicatori in unità monetarie permette il calcolo di indici direndimento sociale quali il Social Return on Investment della New EconomicFoundation (NEF), espressione del rapporto tra benefici totali e valoredell’investimento.La performance sociale viene misurata dall’andamento di questi indici nel corso deglianni. I valori calcolati per un’impresa vengono confrontati con i valori indice di tutte lealtre imprese che operano nel medesimo settore in modo da ottenere un’indicazionecomparata (benchmarking).46 Perrini F. Social entrepreneurship: imprenditorialità per il cambiamento socialeAvanzi - www.avanzi.org 70Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org Idee ricerche e progetti per la sostenibilità71 Avanzi - www.avanzi.org Fase 6 – calcolo di indici di efficacia, efficienza, social returncambiamento direttamente imputabile all’attività svolta e non esito di altri processiFase 5 – valutare l’impatto effettivo anche sulla comunità, ovvero circoscrivere il Fase 4 – attribuire un valore monetario agli indicatori mediante proxyindicatori numerici (quantità)Fase 3 – calcolare l’investimento, i risultati prodotti, i benefici generati, mediantemostra le relazioni esistenti tra risorse investite, risultati e beneficiFase 2 – definire una mappa di impatto (Impact Value Chain, Clark et al., 2004) cheimpresaFase 1 – identificare la missione, gli obiettivi e i beneficiari principali dell’attività di Il processo di valutazione della performance sociale si compone di diverse fasi: Fonte: Impact Value Chain, Clark et al., 2004 d‰arh‰a—¦¦ dd ‰™—¦yda d‰arh‰a—¦¦ dd ‰™—¦yda d‰arh‰a—¦¦ dd ‰™—¦yda ‚d‰arh‰a¦y¦ dd ‰™—¦yd‰a ‚d‰arh‰a¦y¦ dd ‰™—¦yd‰a d‰arh‰a—————¦¦ dd ‰™—¦yd‰‰‰‰a ‚‰r  ‰ y d ‰— y‰ ‚d‰arh‰a¦y¦ dd ‰™—¦yd‰a tttttttt ‚‚‚‚daha¦yyyy¦†††††††† dpppppppp ™¦da———————— eeeeeeee wd‰ar$¦w ¦8x €„ƒ ¦„ ‚ƒ € ‘w ¦€‰ aw¦„ ‚ƒ 8Ea$w 9… i ¦• o ‚y ‚ w vt v ‘r t ‰ y v r ˜† ‚ ‚ i ‚‚ ¦rr „…… ‚‚diiaww¦$¦ff v ‚ †w v¦ ‚„ da¦†$w¦ l ‚…tƒ ld™ ‚9…¦t„ƒ€ ¦ d‰‰™ww 9¦„€ ‘r ‘r ‘‘¦rr hh ‚‚u˜˜ Ess ¦„$hh ¦¦¦ff u ‚E v¦w„ƒ$ ‚¦†¦w¦ ‚ vwƒ ‚†w ‚ ‚– d‰ ‰aw v ¦¦ d† ‘‚g ‘‚g ¦¦rr ¦„ƒƒ 8xx ‚f v— ‚ ‚¦f¦ v¦—„ ‚8 ‚ ¦ ‚r v¦a89¦$Yˆ ‘ w‰r x‚ † w ‚‚ $da„…… ¦¦ d† d† v t‰r ‚ – v$td‰ar„ ‚¦–¦ ‚† ‚˜ ‚$†¦ ‚E˜Y $¦tt EY’’ w¦‡„… ‚€x$¦¦9…$w t†t ‚ v¦r „… da¦$¦f ‚ ‚iw † w ‚‰† w v w‰ a¦Es $da d† w vt ‚ „ƒ ¦„ƒ  ‚ rr ‚ ‚ ‚¦„‚d a ‚ ¦„d‰‰ ‰‰aww vv kk ‚‚‰‰arr ¦¦8€ ‚x ‚x a ‚¦–¦8€ ‚ – ww xx ww¦¦tt E™¦¦tt Yff ¦†¦ E˜™—¦–¦ vY † ‚‚ ˜ — – v t w ¦y€x$i ‚‰r‘ — ‚ da‰ ¦9ƒ F t ¦ua¦q vt sr ‚ ‚ ‰ ‚ ‚‰r‘ — ‚ Es ‰ aw $f e p ad‰ ¦„ƒ  pY ¤ “iiiiE pY ¤ “E pY ¤ “E pY ¤ “E Y•••••••• jjjj¤eeeeeeee iiiiEgggggggg eeeeeeee pY j¤ “E pY j¤ “E p j “ pY j¤ “E p g f i PiEYEg e Y d d¤ dPi@“¤ Y  d¤ dPi@“¤ Y d d¤ dPi@“¤ pp dd d d i “ pppY••••• iiiii ¤””””” P@¤’’’’’ Y d d¤ dPi@“¤ p i f P@ghF de ‚Es ‰ aw $¦9‚ $¦r ‚ ‰ ‚ft ‘o t ‰ w yy vv ‚ … r i td ‰aw¦„ € ‚„…¦r„ d i¦ d‰‰ a¦„ ‚ƒ ‚ƒ €rr „¦„…… ‚‚dii ¦•• d¤ d dusY•Y•Y r ƒ v y ‚ ‚ – ‚ ‰ ‘ r – ‚ ‰ r ƒ ƒ w v w ‰ ‚‚ w ‰ † w x r ‰ – ‚ ‰ w o o t ƒ m d¤ d dusY•Y•Y r„ƒ¦ v¦y8 ‚9‚$–€ ‚E  ‰a ‘¦r¦–„‚d‰ar„ƒ9ƒ¦wQv¦wd‰a 8wd‰™†¦w€x¦r ‰a ¦–9‚d ‰™w¦o¦o¦t„ƒnm™d¤ d dusY•Y•Y „¦ww ¦8xx 9$€ll‰‰ Ess ‚‚‰‰ a ‘rr ‘rr ¦¦„da„9¦Q¦da†† 8d™¦€¦‰‰ aww vv ‚‚¦9d‰‰ ™¦¦¦„n™¤’’’’’’’’ ““““““““ uYeeeeYYˆˆˆˆˆˆˆˆ d¤ d dusY•Y•Y d¤ d dusY•eY•Y d¤ d dusY•eY•Y d  d d s • e • d¤ d dusY•eY•Y r x f y ‚ v r‰† v ir v w y † w x ‰ƒ‚ – w † ‚ ˜r ‘ y y ‘ r –‚ƒ w ‰r ‰r‘ — v md d i i d 8¦w ‘¦$t v¦9‘ 8w ¦a¦t di aE$¦9‚‰a¦8¦— vdd9$€¦¦t Ea„ ‚… ¦¦¦ ‘rr ¦¦„9¦‰ a9‚ad‰ ¦„ ‚ƒ nq¤” PE¦• Yˆ e ‘ r † ‚ f x rr tt ‘ ‚‚ … tt ƒ r x ‘ f v y t † o tt ‚ † — ‚ – w ‚ ˜ r ‚ ‚ ‰ † w ‚ m • dYpY ‘¦rda†$ ‚¦f€x$€8 ‘¦ „…¦9ƒ8r€x$ ‘¦f¦ v¦yat¦†¦o¦„ ‚¦8†¦—9‚$–€w¦¦ ‚E˜ar„ ‚ ‚d‰a†¦w$ ‚nm8• dYpY • dYpppppY • dYpY • dYY • dYY • d • dYY ww ¦d‰‰a$ww ¦€$€8ww ¦rr „¦98€$ww ¦¦tt ¦ppa¦¦¦„ƒƒ ¦ff8¦9$€¦††¦tt Ea„…… ii da¦$–– n8eeeeeeee eeeeeeee YY dp dp dp dp dp dp dp dp jjjjjjjj Figura 3: la Impact Value Chain
    • La Borsa SocialeNatura, struttura societaria e modello di governanceUna volta definita la microstruttura del mercato, si tratta ora di comprendere qualidebbano essere le caratteristiche che contraddistinguono i soggetti coinvolti nella suagestione.Come detto sopra, la disciplina di questa materia è stata profondamente innovatadalla Direttiva MiFID che, tra le altre cose, ha di fatto interrotto il monopolio delleborse sulla gestione dei mercati. Ora, accanto ad esse possono operare anche altreimprese di investimento (in Italia, banche o società di intermediazione) operanti per lagestione dei cosiddetti Sistemi Multilaterale di Negoziazione (in inglese, MultilateralTrading Facility, da cui l’acronimo MTF). Come detto, una MTF è un sistema dinegoziazione alternativo ai mercati regolamentati.Ai nostri fini, quindi, si profilano due opzioni: 1. si costituisce una nuova impresa di investimento, Borsa Sociale S.p.A., che si propone come soggetto Gestore del mercato; 2. si definisce un accordo tra un’impresa già abilitata alla gestione del mercato da un lato e una nuova società, Pro-Borsa Sociale S.p.A. (PBS), che assume l’obiettivo di promuovere la nascita e la crescita del mercato stesso.Di seguito, svilupperemo solo la seconda, poiché la prima sembra assai difficilmentepraticabile per i vincoli di natura legale, economica ed organizzativa che siporrebbero. Nonostante si tratti di un mercato “non regolamentato”, in realtà gli oneridi natura legale che sono richiesti al Gestore sono estremamente elevati e richiedonouna complessa organizzazione totalmente dedicata. Le operazioni di ammissione, diquotazione, di gestione delle transazioni e del post-trading sono infatti disciplinate inmodo rigoroso e sottoposte a vigilanza. Dato che la sostenibilità stessa del mercato,come vedremo, non si può dare per sicuramente acquisita, un’operazione complessae costosa come la nascita di una impresa di investimento ad hoc ci sembraoggettivamente temeraria. In conclusione, l’ipotesi 1 è perciò pressoché solo teorica.Dal punto di vista del governo del mercato, il modello che ci sembra più interessantee più facilmente replicabile è quello utilizzato per il lancio del Mercato Alternativo deiCapitali (MAC). In questo caso, due sono i soggetti che svolgono un ruolo: • da un lato Promac, Società di Promozione del Mercato Alternativo del Capitale S.p.A.. In particolare, Promac, che detiene la proprietà intellettuale del MAC, ne promuove lo sviluppo e la conoscenza presso imprese e investitori, fornisce supporto agli operatori del Mercato gestisce il sito internet del MAC e organizza eventi per la promozione del Mercato. Promac è partecipata da 17 soci bancari/finanziari e da 7 soci istituzionali; • dall’altro, Borsa Italiana, col compito di gestire il mercato (anche in questo caso, una MTF). Più precisamente, Borsa Italiana ha la responsabilità di ammettere le imprese alla negoziazione, di gestire le negoziazioni e vigilare sul corretto e regolare svolgimento delle operazioni.Questo meccanismo permette ai promotori del mercato di assicurare il perseguimentodegli obiettivi che si sono posti (tutelati da una serie di clausole ben definite nelrapporto con Borsa Italiana), senza doversi accollare gli oneri e i rischi collegati allaAvanzi - www.avanzi.org 72Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • creazione di una società di investimento ad hoc. Borsa Italiana, per parte propria,svolge un ruolo di fornitura di servizi del tutto coerente con il proprio core business,con limitati costi marginali e opportunità di ulteriore sviluppo.Nel caso che ci occupa, la relazione tra il promotore del mercato e il Gestore dellostesso presenta profili di particolare complessità e delicatezza, dato che gli obiettivi ela natura specifici dell’iniziativa richiedono una particolare cura degli aspetti relativiall’accesso al e alla permanenza nel mercato, la cui sopravvivenza è legata allacredibilità che riuscirà a guadagnarsi presso gli operatori.Per questo motivo, rispetto al caso del MAC, nel nostro il rapporto tra il promotore delmercato e il Gestore dovrebbe essere maggiormente sbilanciato a favore del primo. Èinfatti PBS l’organizzazione che può farsi garante di fronte al vasto mondodell’economia civile e alla società in generale della genuinità della proposta politica edel rigore con cui verrà realizzata. Anche se, tecnicamente, sarà il Gestore delmercato il soggetto con cui le IFS stringeranno i contratti che regolano la quotazione,occorrerà assicurare a PBS un ruolo e una visibilità maggiori rispetto a quelli che lederivano dalla posizione di mero soggetto promotore, riservandogli alcuni reali poteridi intervento.Va ricordato, tuttavia, che gli accordi tra PBS e il Gestore del mercato hanno pursempre natura privatistica; sono dei contratti che vincolano le Parti, ma non sonoopponibili ai terzi. Inoltre, questi accordi non potranno intervenire sulla gestionediretta delle materie riservate dalla legge alle imprese di investimento. Quindi,l’Autorità di Vigilanza guarderà sempre al Gestore del mercato come propriointerlocutore, al di là del fatto che PBS possa vantare o comunicare esplicitamenteuna sorta di “paternità” del mercato.PBS dovrà contribuire incisivamente alla definizione delle regole di quotazione (listingrules), anche se poi, tecnicamente, saranno trasferite in un atto del Gestore delmercato. Esse dovranno prevenire comportamenti opportunistici da parte degliemittenti e degli investitori, preservando il capitale di reputazione indispensabile peralimentare la fiducia degli attori coinvolti nel suo funzionamento, indispensabile per lacontinuità nel tempo dell’impresa.PBS potrà intervenire nel merito della gestione del mercato indirettamente, peresempio accreditando i soggetti specializzati nella valutazione enell’accompagnamento delle IFS alla quotazioni, e quindi verificandone lecompetenze e la credibilità, stabilendo quali metodologie debbano essere utilizzateallo scopo. Il problema che PBS dovrà affrontare e risolvere è, insomma, quello delleregole che caratterizzano questo mercato come unico e ontologicamente diversodagli altri mercati finanziari tradizionali.Per coerenza, PBS dovrà costituirsi essa stessa come IFS, ponendosi l’obiettivo disostenibilità sia in termini economici (e quindi la generazione di un plusvalore cheremuneri l’investimento dei soci) sia sociali.Pur assumendo la natura di società di capitali, per le ragioni che diremo, si daràregole statutarie che ne determinino inequivocabilmente la finalità sociale, ancheattraverso la limitazione alla distribuzione degli utili. Dovrà dar conto, come le impreseche al suo mercato saranno quotate, dei benefici sociali generati e misurare ildividendo sociale che offrirà agli azionisti e alla comunità in generale.Avanzi - www.avanzi.org 73Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Proprietà e Corporate governanceNella nostra ipotesi di lavoro, il capitale di PBS sarà suddiviso tra gruppi di azionisti,ciascuno espressione di una platea di soggetti interessati allo sviluppo del mercato. Invia preliminare, potrebbero essere identificati almeno quattro gruppi: • Amministrazioni Locali, in particolare Amministrazioni Regionali – esse sono interessate allo crescita delle IFS operanti nel proprio territorio, in quanto responsabili dello sviluppo economico e della qualità dei servizi sociali che parte di esse possono erogare alle comunità locali. Possono partecipare direttamente o, più agevolmente, attraverso le società finanziarie regionali; • Fondazioni, in particolare di origine bancaria – esse sono interessate alla crescita delle IFS operanti nel proprio territorio, in quanto soggetti la cui attività è coerente con la loro missione e possono rappresentare oggetto di investimento diretto del loro patrimonio; • Associazioni di imprese e centrali cooperative, nonché altre organizzazioni che forniscono servizi agli operatori dell’economia civile – esse sono interessate allo crescita delle IFS operanti nel proprio settore di operatività, in quanto espressione diretta del mondo imprenditoriale che si riconosce nell’idea dell’IFS; • Banche e altri operatori finanziari, in particolare di livello locale o comunque vocati al supporto dell’economia civile – esse beneficiano direttamente o indirettamente dello sviluppo economico sostenibile delle aree o nei settori di operatività.Figura 4: diritti di voto in Pro-Borsa SocialeI soggetti appartenenti a ciascuno di questi gruppi potranno differire per numero e perportata dell’investimento nel capitale di PBS. Nell’ipotesi che abbiamo formulato (eche è stata utilizzata per la stima del punto di pareggio), le quote dei soci sonodiversificate per gruppi di azionisti, ma uguali per ciascun azionista appartenente aquel gruppo. Il sistema di governo dovrà comunque garantire l’equilibrio dei poteri diciascuno gruppo, in modo da evitare il prevalere di interessi di parte.Avanzi - www.avanzi.org 74Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Figura 5: quote di capitale in Pro-Borsa SocialeLa struttura di governo societario di PBS dovrà essere disegnata, realizzata emantenuta in modo da assicurare il contemperamento tra gli interessi di PBS stessa equello dei suoi soci, in particolare gli investitori privati. Perciò, sarà segnata una nettaseparazione tra gli organi di governo, quelli di controllo e la struttura operativa, chedovrà riportare ad un Direttore Generale.Il CdA sarà solo in parte composto da rappresentanti degli azionisti; avrà una quotasignificativa (almeno un terzo) di membri indipendenti – identificati da un appositoComitato Nomine.Il Presidente del CdA sarà eletto tra i membri indipendenti.I membri del Collegio dei Revisori saranno eletti dall’Assemblea all’interno di una rosaproposta da soggetti indipendenti, quali per esempio l’Agenzia per le Onlus, il Forumdel Terzo Settore, l’Albo dei Commercialisti, l’Associazione dei Revisori Contabili.Ove queste garanzie non fossero ritenute adeguate o sufficienti, è possibileimmaginare anche un ruolo di supervisione di un Comitato esterno e indipendente,nominato dalle rappresentanze della società civile organizzata, che verifichiperiodicamente il rispetto dei principi e dei valori che hanno ispirato la nascita di PBSe la coerenza tra i risultati ottenuti e gli obiettivi dichiarati.Avanzi - www.avanzi.org 75Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Consiglio di Amministrazione Consigl Consigl Consigl iere iere iere indipen indipen indipen dente dente dente Consigl Consigl Consigl Consigl iere del iere del iere del iere del Gruppo Gruppo Gruppo Gruppo 1 2 3 4 Gruppo 1 Gruppo 1 Gruppo 1 Gruppo 1 Assemblea degli AzionistiFigura 6: macro struttura di governo in Pro-Borsa SocialeOrganizzazioneData la natura di soggetto promotore del mercato, PBS dovrà svolgere due funzioniessenziali: quella di marketing e quella di quasi-supervisione.La prima è tecnicamente meno complessa. Si tratta, essenzialmente, di sollecitare leimprese che hanno le caratteristiche per farlo, a considerare la strada dellaquotazione. L’aspetto discriminante sarà, in questo caso, la ricerca dei profiliprofessionali più adatti – cioè persone che conoscano bene sia il mondo del non profittradizionale sia quello del for profit innovativo). Dal punto di vista delle strategie edegli strumenti, occorrerà agire in diverse direzioni: • l’intervento nel territorio, attraverso eventi, presentazioni e contatti diretti con le IFS; • l’utilizzo intensivo della comunicazione, veicolata sia attraverso i media tradizionali (a partire dal web), ma anche gli strumenti di comunicazione informale e cosiddetta virale; • l’attivazione di contatti con le istituzioni, le organizzazioni imprenditoriali e i mediatori (commercialisti, avvocati, consulenti) che possano da un lato segnalare le imprese con le caratteristiche giuste e dall’altro affiancarle nel percorso di quotazione; • la creazione di un contesto complessivamente favorevole alle IFS, ivi compresa la dimensione normativa, da migliorare attraverso trasparenti attività di lobby.Particolare importanza avrà la presentazione di casi di successo, che diventeranno gliesempi cui riferirsi per sollecitare la partecipazione al mercato.Il secondo ambito di attività è, dicevamo, consiste nella quasi-supervisione delfunzionamento del mercato. Utilizziamo questa espressione perché, giuridicamente eAvanzi - www.avanzi.org 76Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • tecnicamente, l’ammissione (o la sospensione) di una società, così come tuttal’attività di compliance, rientrano tra le responsabilità del soggetto gestore, ma nonpotrà essere altri che BS a stabilire i contenuti delle listing rules e ad assicurarsi chevengano applicate con correttezza ed equità. Da questo punto di vista, è evidente chesarà BS il soggetto identificato col mercato, anche se non ne è il Gestore in sensotecnico. Si tratta di una situazione, per così dire, di responsabilità oggettiva, da cuidovrebbero discendere dei poteri di fatto. In particolare, quindi, tale funzione digaranzia sarà esplicitata attraverso: • l’aggiornamento delle regole di quotazione; • la gestione delle procedure di accreditamento degli soggetti specializzati all’assistenza e alla valutazione delle IFS; • la verifica del rispetto delle regole in tutte le fasi di funzionamento del mercato, anche attraverso il controllo della soddisfazione degli stakeholder coinvolti nell’iniziativa.Tecnicamente, queste funzioni (che ai fini della vigilanza rimangono sotto laresponsabilità del Gestore del mercato) saranno esercitate da PBP in forza di unaccordo privato tra i due, che prevederanno opportuni meccanismi di coinvolgimento.Anche per questi motivi, oltre che di funzioni specialistiche dedicate a ciascuna diqueste attività, PBS si dovrà dotare di una struttura di Audit, indipendente dalle altre,che riporti direttamente al CdA.Modello di business e prima valutazione economicaData l’aleatorietà di alcune delle variabili che abbiamo considerato e la loroimportanza ai fini di una valutazione di sostenibilità economica, non siamo nellecondizioni di definire un business plan se non con qualche margine di incertezza.Possiamo, al più, individuare le macro-voci di ricavo e di costo che determineranno lasostenibilità del mercato e l’equilibrio dei bilanci di PBS. Va sottolineato una volta dipiù che la generazione di valore economico rappresenta per le IFS, quale PBS vorràessere, un vincolo e non un obiettivo. Gli azionisti dovranno essere consapevoli che illoro intervento non ha lo scopo di incamerare dividendi.Quindi, grossolanamente: • i ricavi attesi di PBS sono rappresentati da: o una percentuale delle quote di ammissione (admission fees) e delle quote annuali (annual fees) o quote annuali accreditamento dei soggetti che affiancano l’IFS • I costi attesi sono rappresentati da o personale o sede e IT o comunicazione e marketing o overheadsIn ordine ai ricavi derivanti dalle admission e dalle annual listing fees (che sarannoesatte dal Gestore del mercato e stornate in parte a PBS in virtù degli accordi cuiAvanzi - www.avanzi.org 77Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • abbiamo fato cenno), stimiamo che il numero di IFS quotate arriverà a circa 70 nelgiro di sei anni, periodo entro il quale è previsto il punto di pareggio di bilancio.Abbiamo previsto dei costi di quotazione sensibilmente inferiori a quelli dei mercatitradizionali. Le quote sono state differenziate a seconda della dimensione dell’IFSquotata, misurata in termini di capitalizzazione, arrivando a definire tre gruppi(piccole, medie e grandi). Peraltro, il peso relativo dei costi di quotazione sul valoredell’operazione dipende in larga parte dall’ammontare del flottante: qualora l’IFSdecida di mettere sul mercato una quota poco significativa del proprio capitale,l’incidenza dei costi fissi sarà maggiore e quindi il vantaggio rispetto ad altre forme difinanziamento inferiore.Figura 7: numero di IFS quotate !"Questo numero di società ammesse appare sufficiente a garantire la copertura deicosti anche del Gestore del mercato il quale, come detto, avendo già tutte leinfrastrutture materiali e immateriali necessarie, dovrà sostenere solo costi marginali– a parte quelli tecnici e amministrativi connessi all’attivazione. Non abbiamoimmaginato ricavi per il Gestore direttamente derivanti dalle negoziazioni, che nonprevediamo essere troppo frequenti: l’investimento in IFS non ha obiettivi speculativie quindi non si giustificano operazioni intra-day.L’altra fonte di ricavo per PBS è rappresentata dalla gestione del meccanismo diaccreditamento dei soggetti specializzati nella valutazione delle IFS candidate allaquotazione. Anche in questo caso, abbiamo stimato che possano essere interessati apartecipare un numero limitato di operatori (circa 20 nell’arco dei 6 anni oggetto diAvanzi - www.avanzi.org 78Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • previsione). Naturalmente, esso è fortemente correlato al numero di IFS quotate ealla quota di mercato che riusciranno ad accaparrarsi e a mantenere i first movers.Se il numero di questi soggetti accreditati fosse inferiore alle aspettative e quindiinsufficiente a garantire adeguate entrate, potrebbe essere adottato un meccanismoche preveda il pagamento a PBS di una quota variabile in relazione al numero diattestazioni di conformità rilasciate alle IFS.In ogni caso, poiché è certo che nella fase iniziale i costi supereranno i ricavi,occorrerà utilizzare il capitale raccolto presso gli azionisti, che servirà a garantire lacopertura delle perdite per i primi anni. Riteniamo che il punto di break even possaessere raggiunto al sesto anno di attività. $ # # #Figura 8: costi e ricavi attesi per PBS nei primi 6 anni di attivitàPeraltro, la rapidità con cui sarà raggiunto il punto di pareggio può variaresignificativamente in relazione a ciascuna delle componenti di costo e di ricavo chesono state ipotizzate. Per esempio, stimiamo che, data la natura dell’iniziativa, alcuniservizi possano essere acquistati a costi ridotti: la sede potrebbe essere messa adisposizione a un canone non di mercato o addirittura a titolo gratuito, così comel’accesso ad alcuni servizi di base, come l’IT; lo stesso si può immaginare per altreforniture.In particolare, una formula che potrebbe essere adottata e che inciderebbesignificativamente sul fronte della riduzione dei costi è l’affidamento in outsourcing dialcune attività di coordinamento e di promozione. Da questo punto di vista, Avanzi,quale soggetto ideatore dell’iniziativa e candidata socia di PBS, potrebbe garantire losvolgimento delle iniziative di comunicazione e di prima organizzazione generale,contenendo i costi fissi di personale di PBS e sfruttando economie di scopo e discala, evidenti data la natura e la struttura organizzativa di Avanzi.Avanzi - www.avanzi.org 79Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • L’idea è che, comunque, nel medio periodo l’impresa debba autosostenersi e crearevalore anche economico. Sostegni diretto o indiretto sarebbero giustificabili, pena lacredibilità dell’intera operazione, solo se a termine.Al fine di incentivare la partecipazione al mercato da parte delle IFS, abbiamoimmaginato che alcuni tra i soci particolarmente coinvolti nello sviluppo dei mercati, oanche altre organizzazioni non socie che tuttavia credano nell’operazione, possanomettere a disposizione dei fondi per alleviare (tendenzialmente solo in parte) i costidiretti e indiretti che le prime IFS dovranno sostenere per la quotazione. Si tratterebbedi un contributo a fondo perduto, con una durata limitata nel tempo, con l’obiettivo dicreare l’abbrivio necessario per attivare un circolo virtuoso.Collegamenti internazionaliL’idea di un mercato italiano di capitali per imprese a finalità sociale nasce da alcuneinteressanti esperienze in ambito internazionale che hanno come obiettivo lacostruzione di mercati finanziari in grado di favorire l’investimento in attivitàeconomiche a forte valenza socio-ambientale. Queste esperienze hannocaratteristiche molto diverse fra loro ma possono essere considerate elementi di ununico mercato globale di social capital. Si tratta di piattaforme di scambio on-line o divere e proprie borse che facilitano il contatto e la transazione tra investitori e impresea finalità sociale; lo scambio può avvenire in termini di finanziamento diretto a progettispecifici o tramite l’acquisto di quote (azioni) di partecipazione al capitale di rischio.Alcune iniziative sono già in una fase avanzata di sviluppo, se non già operative, altresono ancora ad uno stadio embrionale.Esempi includono Give India (United States/India); Bovespa Social (Brazil); HelpArgentina (Argentina); Global Giving (US/UK), Connexion Colombia (Colombia);GreaterGood South Africa (South Africa), Mission Fish (US), BetterPlace (Germany);Rangde (India); Wokai (United States/China); Give Meaning (Canada); London SocialStock Exchange (UK); South Africa Social Investment Exchange (SASIX); SocialStock Exchange Asia (SSXA).L’aspetto forse più interessante di queste iniziative è il potenziale di sviluppo insitonella creazione di un mercato unico per capitali e imprese sociali, ovvero in una reteestesa di piattaforme/borse che accresca le opportunità di investimento e i volumi discambio.È quanto studiato nell’ambito del progetto GSIX – Global Social Investment Exchange– promosso dal Greater Good South Africa Trust e sostenuto dall FondazioneRockfeller, in cui Avanzi è coinvolta. Il progetto è finalizzato appunto alla definizionedi un mercato unitario che rafforzi le iniziative locali e rappresenti un soggettoistituzionale di riferimento.Il quadro di riferimento è dunque molto interessante e dinamico: almeno da un puntodi vista “macro” esistono tutti i presupposti per dare piena operatività al mercatoitaliano ancorandolo ad altri sistemi di scambio.Avanzi - www.avanzi.org 80Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • AppendiciScheda di valutazione del sistema di gestione dell’IFS Ambito Criterio Indicatore Quesiti Punteggi1. Profilo di impresa 1.1 Natura giuridica Tipo di impresa - La natura giuridicaDescrivere la tipologia di dell’impresa?impresa, l’assetto - L’oggetto sociale e ilproprietario, i principali settore di attività?connotati organizzativi e - Esiste qualche forma dioperativi. remunerazione del capitale proprio (dividendi, interessi, altro)? 1.2 Assetto societario Numero di soci - Com’è definita la proprietà? (shareholder) - Quanti sono i soci e di che tipologia (persone fisiche o giuridiche)? - Quale andamento (entrate uscite di soci) negli ultimi anni? - Quanti soci prestano lavoro? 1.3 Organi di governo Amministratori - Previsioni statutarie e deleghe agli amministratori? - Sono presenti organi di controllo? - La remunerazione degli amministratori è legata a obiettivi di efficienza ed efficacia sociale?Avanzi - www.avanzi.org 81Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Stakeholder - Esiste una mappatura dei portatori di interesse? - Esistono forme di consultazione /ascolto degli stakeholder e di integrazione delle loro opinioni nella definizione delle strategie? 1.4 Fonti di finanziamento Importi - Quali sono le principali fonti di finanziamento? - Quali sono i limiti al finanziamento privato?2. Risorse umane 2.1 Non discriminazione/Pari Politiche di selezione del - Le politiche di selezione del 100 – L’impresa segue delle lineeGestire le risorse umane in opportunità personale personale promuovono le guida scritte e comunicate a tuttamodo responsabile, pari opportunità? la struttura in cui si fa esplicitopromuovendo le pari *genere riferimento alla prevenzione delleopportunità e la crescita *razza, nazionalità diverse forme di discriminazioneprofessionale e umana. *religione nella selezione del personaleEvitare discriminazioni di *disabilitàogni genere. 65 – Linee guida generali su non discriminazione non riferite alla10 criteri selezione 30 – Consuetudine 0 – Niente di tutto ciòAvanzi - www.avanzi.org 82Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Strumenti per ridurre i rischi - Quali strumenti esistono 100 – 4 /5 strumenti di discriminazione per ridurre i rischi di discriminazione? 65 – 3 strumenti *formazione delle persone su temi legati alla 30 – 1/2 strumenti discriminazione *forme di flessibilità 0 – nessuno dell’orario per facilitare le cure parentali e le esigenze familiari in generale * servizi di assistenza per la cura dei bambini *procedure e controlli per garantire che il personale non sia discriminato nelle: opportunità di carriera, remunerazione, ... *canali dedicati tramite cui il personale che ha subito molestie o discriminazioni può riferire e procedure per verificare la sussistenza di tali comportamenti e punire i colpevoli Numero e tipo di cariche - Com’è ripartito il personale 100 – Donne/uomini >50% ricoperte dalle donne uomo/donna? - Segmentazione qualifiche e 65 – Donne/uomini>40% cariche per sesso 30 – Donne/uomini >20% 0 – <10% 2.2 Formazione Corsi di aggiornamento e - L’impresa organizza 100 – L’impresa organizzaAvanzi - www.avanzi.org 83Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • formazione iniziative di formazione iniziative di formazione che hanno interna? il doppio scopo (formazione per il - I programmi di formazione lavoro da svolgere e sviluppo hanno il solo scopo di competenze) rendere i lavoratori idonei al lavoro da svolgere o sono 65 – L’impresa organizza volti al miglioramento delle iniziative di formazione per il capacità e allo sviluppo lavoro e, a richiesta del personale? dipendente, offre qualcosa nel senso dello sviluppo del personale 30 – L’impresa organizza iniziative di formazione per il lavoro 0 – nulla Quota di personale - Qual è la percentuale di 100 – 100% del personale coinvolto personale che può partecipare a corsi di 65 – >75% del personale aggiornamento? 30 – solo alcuni, tipicamente i responsabili 0 – nessuna formazione viene elargita 2.3 Gestione partecipata Forme di gestione - Ci sono momenti di 100 – Si e si tengono con partecipata discussione collettiva o regolarità meccanismi partecipativi su temi legati alla gestione e 65 – Si ma solo su richiesta del all’organizzazione del personale lavoro?Avanzi - www.avanzi.org 84Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • 30 – Si ma solo su richiesta del management 0 – No 2.4 Condizioni di lavoro Contratti atipici - Vengono applicati e rispettati i contratti di Il punteggio fa riferimento alla % riferimento? di interinali / tempo determinato - Che tipologie di contratto sul totale e alla crescita / offrite al personale? decrescita dei contratti a tempo indeterminato. Indicare, sul totale dei contratti, il: - n° di collaborazioni coord e continuative (o simili) - n° di contratti a tempo determinato - n° di contratti interinali - n° di contratti part-time - n° di contratti a tempo indeterminato - Quanti degli interinali /contratti a tempo determinato /collaborazioni co.co.co sono stati trasformati in tempo indeterminato negli ultimi 3 anni? Valutazione del personale - Quali procedure esistono 100 – Definizione chiara e per valutare la qualità del trasparente dei ‘ruoli’ e dei lavoro svolto durante l’anno compiti legati a ciascun ruolo. dal personale? Valutazione annuale delle performance del lavoratoreAvanzi - www.avanzi.org 85Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • rispetto al ruolo assegnato. Definizione chiara e trasparente dei criteri utilizzati nella valutazione 65 – Assenza di formalizzazione nella definizione dei ruoli ma valutazioni annuali condotte sulla base di criteri definiti e trasparenti 30 – Valutazioni più o meno regolari e non formalizzate 0 – Assenza di valutazioni Meccanismi di - In caso di orari atipici, quali 100 – Meccanismi ulteriori compensazione meccanismi di rispetto a quelli previsti per legge compensazione vengono applicati ? 0 – Quanto previsto per legge * minimo per legge * voluntary flex-time schemes * additional paternity / family care leaves 2.5 Salute e sicurezza Politica di prevenzione - Politica o linee guida 100 – obiettivi quantitativi interne in tema di prevenzione degli infortuni e 65 – obiettivi qualitativi, politica delle malattie professionali? completa 30 – politica generica 0 – nulla Sistema di risk assessment - Esiste un sistema interno di 100 – si, esiste uno studio di risk assessment, monitoring valutazione dei rischi, procedure and training ? per prevenire e gestire eventualiAvanzi - www.avanzi.org 86Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • emergenze, formazione del personale e monitoraggio 65 – formazione /informazione del personale sui rischi e sulla prevenzione, monitoraggio 30 – monitoraggio 0 – nulla Infortuni e contenziosi - Ci sono stati infortuni e contenziosi in merito a salute In base al trend (in miglioramento e sicurezza ? o peggioramento viene attribuito Chiedere all’azienda di un punteggio) indicare per gli ultimi 3 anni: *n° di infortuni ultimi 3 anni e cosa è stato fatto a seguito di questi per evitarne altri * n° di giorni di assenza per malattie professionali (di durata superiore a qualche tot..) * livello di assenteismo 2.6 Qualità del sistema di Criteri remunerativi - Quali sono i criteri adottati 100 – Definizione di criteri remunerazione per la definizione della oggettivi e trasparenti remunerazione del personale? 0 – Assenza3. Ambiente 3.1 Gestione ambientale Sistema di gestione - L’impresa ha una politica 100 – L’impresa ha una politica eDefinire chiari obiettivi e ambientale ambientale dichiarata? una strategia di gestionemisure appropriate per la - Esiste una strategia per la ambientale cui sono stategestione degli impatti gestione ambientale? assegnate delle risorseAvanzi - www.avanzi.org 87Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • ambientali derivanti dalla - Sono state allocate risorseproduzione di beni e servizi per la gestione e la 65 – L’impresa ha un generico sensibilizzazione interna? impegno verso l’ambiente ma è4 criteri - Vengono fatti Acquisti priva di una strategia e misure verdi? specifiche 30 – L’impresa effettua solo acquisti verdi 0 – Nessun impegno 3.2 Trasporti sostenibili Consumo di benzina/gasolio - Sono state adottate misure 100 - L’impresa ha adottato per ridurre l’inquinamento dei misure indirizzate alla promozione mezzi privati di trasporto? del trasporto sostenibile ovvero alla riduzione delle emissioni da mezzi privati: sostituzione auto a metano (gpl), mobilità lenta, etc. 65 – L’impresa fa un uso sostenibile dei mezzi di trasporto, limitando lo spostamento di persone e merci 30 – Il personale usa di regola la bicicletta e i mezzi di trasporto pubblico per propria scelta 0 – Nessuna misura 3.3 Gestione rifiuti Rifiuti prodotti - Viene fatta la raccolta 100 – L’impresa è impegnata alla differenziata? riduzione dei rifiuti, effettua - Si promuove il riuso e il raccolta differenziata, promuove il riciclo tramite acquisto di riuso e riciclo. prodotti riciclati?Avanzi - www.avanzi.org 88Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • 65 – L’impresa effettua raccolta differenziata e smaltisce correttamente rifiuti speciali (pc, elettronica, altro) 30 – L’impresa acquista prodotti riciclati (carta, toner, etc.) 0 – Nessuna misura 3.4 Consumo di energia Energia consumata da fonti - Vengono misurati i consumi 100 – L’impresa controlla il non rinnovabili di energia? consumo di energia e/o produce - Sono state adottate misure energia rinnovabili, adotta e tecnologie per tecnologie per l’efficienza l’efficientamento energetico energetica e la riduzione dei consumi? - Si produce e consuma 65 – L’impresa adotta almeno energia da fonti rinnovabili? una delle due precedenti misure 30 – L’impresa fa informazione interna e esterna sul risparmio energetico 0 – Nessuna attenzione al temaAvanzi - www.avanzi.org 89Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • 4. Clienti e Qualità 4.1 Codice etico Codice etico - Esiste una politica per la 100 – L’impresa ha una politicaOffrire beni e servizi di prevenzione dei casi di sulla prevenzione dei casi diqualità che soddisfino i corruzione? corruzione e tale politicaclienti; mantenere buone e considera tutti gli aspetti rilevanti;stabili relazioni con clienti e Quali dei seguenti temi ha adottato strumenti idoneifornitori vengono considerati in questa politica: 65 – L’impresa ha una politica7 criteri 1. corruzione/concussione sulla prevenzione dei casi di 2. omaggi e regalie corruzione e tale politica 3. conflitto di interessi considera la maggior parte degli 4. frode aspetti rilevanti ma non ha 5. appropriazione indebita adottato strumenti 6. uso dei beni aziendali 30 – L’impresa esprime un - Quali dei seguenti generico impegno a prevenire strumenti la società ha casi di corruzione adottato per prevenire casi di corruzione: 0 – L’impresa non ha una politica 1. segnalazione non sulla prevenzione dei casi di anonima di sospette corruzione violazioni della politica 2. segnalazione anonima (casella di posta dedicata, etc.) di sospette violazione della politica 3. controlli interni 4. procedure di approvazioni per doni e regaliAvanzi - www.avanzi.org 90Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Violazioni del codice etico - Avete avuto o ancora 100 – L’impresa non ha avuto e/o sussistono cause legali? non ha contenziosi legali in corso 65 – L’impresa ha avuto causa/contenziosi risolti positivamente 30 – L’impresa è o è stata coinvolta in alcune causa legale poco significativa 0 – L’impresa è o è stata coinvolta in una causa legale significativa o in diversi cause legali poco significative. 4.2 Qualità di prodotti e Customer satisfaction - E’ attivo un sistemi di 100 – Si servizi verifica del grado di soddisfazione della 0 – No clientela? 4.3 Gestione reclami Sistema di gestione reclami - C’è un sistema semplice e 100 – L’impresa ha un sistema di accessibile per i reclami? gestione dei reclami chiaro e - Quali procedure sono state trasparente. Inoltre partecipa a adottate per la gestione dei tavoli di confronto con le reclami? associazioni dei consumatori per - La società partecipa a rendere più trasparente e chiara tavoli di confronto, gruppi di la propria offerta di prodotti e/o lavoro con le associazioni servizi dei consumatori per migliorare e rendere più 65 – L’impresa ha un sistema di trasparente la relazione con gestione dei reclami chiaro e la clientela? trasparenteAvanzi - www.avanzi.org 91Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • 30 – L’impresa ha un sistema informale di gestione dei reclami 0 – L’impresa non ha adottato alcun sistema di gestione dei reclami. Contenziosi legali - Ci sono stati contenziosi 100 – L’impresa non ha con associazioni di tutela contenziosi legali con le consumatori o simili? associazioni a tutela dei consumatori. Inoltre partecipa a tavoli di confronto con le associazioni dei consumatori 65 – L’impresa non ha contenziosi legali con le associazioni a tutela dei consumatori 30 – L’impresa ha un minore contenzioso legale con le associazioni a tutela dei consumatori 0 – L’impresa ha diversi minori contenziosi legali (o un grave contenzioso legale) con le associazioni a tutela dei consumatori. 4.4 Selezione e rapporti con i Sistema di selezione - Sono state adottate delle 100 – L’impresa ha adottato una fornitori/partner fornitori Linee guida per la selezione politica di selezione dei fornitori dei fornitori? che prende in considerazione siaAvanzi - www.avanzi.org 92Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • - Tale Linee guida criteri sociali che criteri prevedono la selezione dei ambientali, con relativi strumenti fornitori anche in base a di selezione criteri ambientali e sociali? - Quali strumenti sono stati 65 – L’impresa ha adottato una adottati per includere criteri politica di selezione dei fornitori sociali e ambientali nella che prende in considerazione selezione dei fornitori?: criteri sociali o ambientali (senza 1. questionari di auto- strumenti) valutazione dei fornitori 2. audit dei fornitori 30 – L’impresa ha adottato una 3. clausole contrattuali politica di selezione dei fornitori inserite nei contratti di che fa un generale riferimento fornitura all’adozione di criteri socio- 4. formazione dei dipendenti ambientali e non ha strumenti preposti alla selezione 0 – L’impresa non ha adottato una politica di selezione dei fornitori Numero di fornitori/partner - Quante partnership o 100 – 100% dei con rapporti di durata rapporti di fornitura essitono fornitori/partnership da più di due superiore ai 2 anni da più di due anni? anni (long-term partnership) - Quali strumenti la società ha adottato per garantire 65 – >50% dei fornitori relazioni stabili con i fornitori? 30 – >30% dei fornitori 0 – <10%5. Trasparenza 5.1 Rapporti con i mezzi di Risorse impiegate - Quali attività svolte per la 100 – L’impresa tramite unSvolgere attività di comunicazione/marketing raccolta fondi? responsabile svolge attivitàcomunicazione, promozione responsabile/fund raising - L’impresa effettua ordinaria die marketing responsabili comunicati stampa? marketing/comunicazione/raccoltaAvanzi - www.avanzi.org 93Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • - Si acquistano spazi fondi3 criteri pubblicitari? - Vengono impiegate risorse 65 – L’imprese ha solo un per attività di marketing responsabile per la responsabile? comunicazione - Avete personale dedicato? 30 – Attività solo straordinaria di comunicazione (eventi particolari, altro) 0 – Nessuna attività 5.2 Comunicazione Bilancio socio-ambientale - Esiste un sistema di 100 – L’impresa pubblica il istituzionale rendicontazione socio- bilancio socio-ambientale come ambientale? previsto dal decreto 155/2006 (se - Viene pubblicato un impresa sociale) Bilancio Sociale e/o una o secondo gli standard del GRI e relazione di missione? simili (se impresa profit) 65 – L’impresa pubblica un bilancio socio-ambientale non riferito a standard o linee guida 30 – L’impresa rendiconta sulle proprie performance socio- ambientali ma non in modo significativo 0 – L’impresa non pubblica un bilancio socio-ambientale né fornisce informazioni rilevanti sulle proprie performance socio- ambientaliAvanzi - www.avanzi.org 94Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • 5.3 Informazione ai clienti Strumenti di informazione - Esistono modalità 100 – Si, diverse e strutturare strutturate di informazione rivolta ai clienti su servizi e 65 – Si, ma non strutturate prodotti offerti? - Esiste un sito web 30 – Solo il sito web aggiornato o altre forme di comunicazione? 0 – No6. Performance 6.1 Ricavi e costi Ricavi e costi da gestione - Quale andamento di ricavi Trend 3 annieconomica caratteristica e costi negli ultimi tre anni?Gestire in modo efficiente 6.2 Attività e passività Capitale investito e fonti di - Com’è la composizionel’impresa in modo da finanziamento dello Stato Patrimoniale?garantire la continuità - Qual è il patrimoniodell’attività svolta nel lungo netto/capitale di rischioperiodo dell’imprenditore? 6.3 Indici di liquidità Current ratio (Attivo circolante/debito a breve) 6.4 Indici di redditività ROE – Return on equity (utile/mezzi propri) ROI – Return on investiment (risultato operativo/capitale investito) 6.5 Indici di indebitamento Debito/fonti di finanziamento Autofinanziamento (utile nd.+ ammortamento) 6.6 Indice di efficienza Turnover (Fatturato/capitale Trend 3 anni investito)Avanzi - www.avanzi.org 95Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
    • Ambiti e Criteri generali per la valutazione del Sistema di Gestione1. Profilo impresa/imprenditore - natura giuridica - assetto societario - organi di governo - fonti di finanziamento2. Risorse Umane - pari opportunità - formazione - gestione partecipata - condizioni di lavoro - salute e sicurezza - qualità sistema remunerazione3. Ambiente - gestione ambientale - trasporti sostenibili - gestione dei rifiuti - consumo di energia4. Clienti e qualità - codice etico - qualità di prodotti e servizi - gestione reclami - rapporti con fornitori5. Trasparenza - relazioni esterne - bilancio sociale - informazione ai clienti6. Performance economica -ricavi/ costi -attività/passività -liquidità -redditività -indebitamento -efficienzaAvanzi - www.avanzi.orgIdee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org