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    Il matrimonio in Europa Il matrimonio in Europa Document Transcript

    • "Liviu Rebreanu" School,Mioveni town, Arges county, Romania (Romania) ISTITUTO COMPRENSIVO "MARIA GRAZIA CUTULI" (Italia) "Demetrion" B Primary School of Pafos (Cipro) School Apoldu de Jos (Romania)
    • Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro? E lui rispose dicendo: Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. E insieme nella silenziosa memoria di Dio. Ma vi sia spazio nella vostra unione, E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo, Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro, Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. E siate uniti, ma non troppo vicini; Le colonne del tempio si ergono distanti, E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro. LA STORIA DEL MATRIMONIO Il matrimonio esiste fin dall'antichità in diverse forme, riflettendo i costumi e i valori di una società. La parola "matrimonio" deriva dal latino matrimonium e ha per radice " mater-tris " che significa appunto madre. In passato il matrimonio serviva al marito per prendere possesso della moglie, quasi a schiavizzarla…solo con il diritto Romano si ebbe un concetto diverso del matrimonio e diventò un accordo libero fra due persone. L’unica civiltà antica che permetteva la parità fra uomini e donne dopo il matrimonio era quella egiziana. In passato gli elementi degni di considerazione per unirsi in matrimonio erano l’appartenenza a una stessa religione, a una stessa razza, a una stessa classe sociale e naturalmente la posizione economica dei contraenti, non vi era spazio alcuno per l'amore. Solo con il Cristianesimo il matrimonio assunse il valore di sacramento, e come tale era sacro e indissolubile, con l'unico fine della procreazione.
    • Il matrimonio nei secoli antichità Presso gli Antichi Egizi donne e uomini godevano di una relativa parità nel matrimonio; è stata l'unica civiltà a favorire e permettere i rapporti tra consanguinei. La sposa egizia indossava una "tunica" di sottile strato di lino finissimo, trasparente, con acconciature o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli, cerchi d'oro, fiori. Nell'antichità si riteneva che il matrimonio servisse ad assoggettare la moglie al controllo del marito, il quale la considerava di sua proprietà. Il diritto romano fu il primo ordinamento a introdurre invece l'idea che il matrimonio fosse un libero accordo tra due persone che decidono di vivere insieme. Nell'antica Roma il matrimonio è visto come una sorta di promozione sociale per passare da una casta all'altra, valido anche per l'uomo. I matrimoni vengono combinati quando gli sposi sono ancora bambini. L'abito della sposa é di colore bianco, simbolo della sua verginità, chiusa da un nodo di Ercole che doveva essere sciolto soltanto dallo sposo. Altro accessorio molto importante era il "velo", che veniva tolto il giorno dopo la consumazione del matrimonio ed era di colore giallo zafferano, a simboleggiare il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Sui capelli, pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona formata da gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di purezza, fertilità, virilità maschile e lunga vita). La situazione cambiò radicalmente con l'avvento del cristianesimo: al matrimonio fu attribuito infatti il valore di sacramento e suo scopo primario divenne la procreazione dei figli; la sacralità dell'unione tra marito e moglie determinò inoltre l'indissolubilità del legame tra i coniugi e l'inammissibilità di ogni forma di scioglimento volontario medio Evo e rinascimento Il Medioevo fu un periodo molto cupo, il matrimonio si scisse dall'amore, infatti l'amore ebbe una natura esclusivamente spirituale, mentre il matrimonio ebbe solo un puro legame di interesse Il matrimonio nel medioevo aveva un forte valore economico e politico più che sentimentale, i potenti ed i ricchi si sposavano più per interesse o per accordi politici che per amore o sentimento, anche perché la legge del tempo era studiata appositamente perché le unioni producessero scambi di potere e denaro. Guglielmo il Maresciallo sposando Isabella di Clare, una ricca ereditiera, da militare nullatenente divenne uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra: un matrimonio sofferto ma fortemente voluto dalla di lui famiglia (egli rimase in attesa per ben 45 anni). I figli dei regnanti spesso erano già promessi sposi prima di essere concepiti: tutte le grandi famiglie europee del tempo erano imparentate (e per questo motivo lo sono ancora oggi). La cerimonia del matrimonio
    • La cerimonia del matrimonio era simile a quella del fidanzamento ma, ovviamente più solenne: era celebrata di norma nell’atrio della chiesa, gli sposi vestivano di rosso e la sposa doveva avere i capelli lunghi sciolti e coperti da un velo (entrambi gli sposi poi erano coperti da un unico velo). L’anello nuziale era scambiato e infilato al dito anulare, che "è il dito con la vena che porta direttamente al cuore". Nei matrimoni dei nobili, soprattutto dei regnanti, l’anello portava anche delle scritte, o i nomi degli sposi, o alcune cose importanti per l’uno e per l’altra. Nel momento dello scambio degli anelli c’era l’usanza tra gli invitati di prendersi a spintoni e a volte anche a schiaffoni, per non perdere la memoria di tale evento (nella maggior parte dei casi non esistevano documenti scritti). Veniva spezzata un’unica ostia e divisa tra i due sposi, che bevevano dallo stesso calice e poi accendevano un cero alla Santa Vergine. Alla fine della cerimonia, dopo essere usciti dalla chiesa accompagnati per mano dal prete, gli sposi, insieme ai parenti, entravano nel cimitero e andavano a pregare i propri morti. Sulla strada per casa parenti e amici tiravano grano agli sposi, auspicio di fertilità ed abbondanza (usanza di probabile derivazione pagana, rimasta in uso anche nelle cerimonie religiose di oggi). Poi cominciava la festa: canti, balli e ricche mangiate per giorni e giorni. Al calar del sole della prima sera, il prete benediva la stanza e il letto dove i due giovani sposi avrebbero consumato il matrimonio, anche se molte volte succedeva che dormissero separati. Il popolo ed il matrimonio Per il popolo però, il matrimonio aveva sempre quel senso di familiarità ed intimità che caratterizza l’unione d’amore di due persone: la solidarietà all’interno delle famiglie era assai forte, si condividevano con i familiari tutti i sentimenti, dall’amore all’odio. Nella maggior parte dei casi non nasceva una vera e propria famiglia perché gli sposi andavano a vivere con i genitori (normalmente dello sposo, della sposa se lei non aveva fratelli), per condividere con loro la gestione familiare e, ovviamente, la terra. C’erano delle regole ben precise da rispettare: le ragazze dovevano avere più di 12 anni e i ragazzi almeno 14, non dovevano essere parenti fino al settimo grado (anche se questa era una regola abbastanza elastica) e dovevano aver ricevuto i principali sacramenti della Chiesa. A partire dal X-XI secolo, riconoscendo nel matrimonio l'alto significato, la Chiesa lo trasforma in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità su questa istituzione, e bandisce le cerimonie civili. Nonostante ciò, il matrimonio avviene solo per motivi di denaro e di interesse, un modo per unire patrimoni e terreni. L'abito nuziale non segue regole precise: la sposa indossa il più bello che
    • la famiglia può permettersi. L'uso dello strascico, o "coda", appare solo nel XVI secolo ed é rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi. Dal modello di abito nuziale che la sposa porta si può desumere a quale classe sociale appartiene: quanto più lo strascico è lungo e decorato tanto più è sintomo di ricchezza e di prestigio sociale. Le maniche, solitamente molto attillate, costituiscono un vero e proprio tesoro per via dei suntuosi ricami e delle pietre preziose incastonate. Il primo abito da sposa documentato é quello della principessa Filippa, figlia di Enrico IV d'Inghilterra, che nel matrimonio con Erik di Danimarca nel 1406, indossò una tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia di vaio e di ermellino. Nel Rinascimento è sempre l'uomo ad essere predominante, la donna è sempre messa da parte, e i matrimoni sono sempre più un espediente per unire terreni e ricchezze. Molto diffusi gli incontri omosessuali fra uomini facoltosi e letterati, o l’abitudine di avere un’amante piuttosto che essere fedeli alla moglie. Galeazzo II e il pranzo di nozze alla corte di Milano Galeazzo II Visconti (ca. 1320-1378) Dame Nobiluomini Nel 1368, in occasione del matrimonio tra la giovane e bella milanese Violante, figlia di Galeazzo II Visconti Signore di Milano, e Lionello d’Inghilterra duca di Clarence, ebbe luogo un banchetto principesco, che fece epoca per la inusitata profusione dei cibi e la ricchezza dei doni offerti. Secondo il resoconto degli storici dell’avvenimento, le mense in realtà furono non una, bensì due. Nella prima sedeva lo sposo seduto accanto a cavalieri e nobili, fra i quali c’era anche un personaggio assai illustre, il poeta messer Francesco Petrarca . All’altra mensa, presieduta da Regina della Scala, sedevano le donne, le quali portavano in tavola i piatti alla prima mensa, cioè 50 per ciascuna portata. Le portate furono ben 18, ciascuno era inoltre duplicata, in quanto composta di due vivande, una a base di carne e un’altra a base di pesce. Ogni singola portata era corredata da un dono personale per ciascun convitato. La prima imbandigione, era costituita da due porcellini dorati che mandavano fuoco dalla bocca e da una varietà di pesce chiamato “porchetta dorata”. La seconda presentava lepri dorate con lucci. La quarta era composta di quaglie e pernici, ovviamente dorate, accompagnate da trote arrostite.
    • La nona imbandigione invece offriva, gelatine di carne e di pesce. Poi, via via, per finire con le ultime portate di giuncate, formaggi e frutta. Violante recava in dote al marito terre e denari. Ma, invero, il principe inglese godette poco di tanto ben di Dio, giacché appena tre mesi dopo il sontuoso matrimonio, lo sventurato si ammalò e nel giro di pochi giorni morì. Invito alle nozze di Lorenzo il Magnifico Lorenzo Dé Medici (1449-1492) A soli venti anni Lorenzo Dé Medici illuminò con la sua stella Firenze, dove governò con grande fermezza e larghezza di vedute guadagnandosi l'epiteto di Magnifico . Nello stesso anno furono celebrate le sue nozze con Clarice Orsini, giovane dell'aristocrazia romana. L'avvenimento fu celebrato con molti, fastosi festeggiamenti. Per l'occasione molti furono i regali offerti dal contado fiorentino e dalle città toscane. Questi avvenimenti sono narrati con ricchezza di particolari da Piero di Marco Parenti, uno degli invitati che li descrisse allo zio materno Filippo Strozzi, esule a Napoli. “Arrivarono al Palazzo di Via Larga centocinquanta vitelle, quattromila fra galline e papere, pesci, cacciagione e moltissime botti di vini "nostrali e forestieri" che Lorenzo generosamente distribuì al popolo anche prima di imbandire i veri e propri banchetti che si svolsero dalla domenica al martedì. Questi festeggiamenti fastosi sono richiesti dall'importanza della stirpe Orsini cui appartiene la sposa Clarice che fa il suo ingresso al palazzo a cavallo, accompagnata da un corteo di cavalieri. Le finestre della camera di Lorenzo sono ornate di rami d'olivo, simbolo di pace. Vengono allestiti cinque banchetti nel portico, nella loggia e nel cortile del palazzo; le tavole delle dame e quelle dei cavalieri - come vuole la regola del tempo - sono rigorosamente separate. Il tavolo della sposa si trova nella loggia e ad esso sono sedute cinquanta giovani nobildonne, mentre quelle anziane siedono all'interno del palazzo presiedute dalla madre dello sposo, Lucrezia Tornabuoni; nell'androne sono i giovani con Lorenzo e Giuliano e in altro tavolo gli anziani della città. Ma altre mense imbandite di vivande sono sistemate sia all'interno del palazzo sia sulla strada onde tutta la città - anche quella dei popolani - possa godere di questi festeggiamenti. Tutte le portate sono precedute da squilli di tromba; i portatori si fermano ai piedi dello scalone e solo a un cenno stabilito dello scalco si dirigono parte al piano superiore e parte nelle logge in modo che le vivande a un tratto si posavano in ogni luogo. Anche l'apparecchiatura della tavola è accuratissima. Circondavano il David, la famosa statua bronzea di Donatello, alte tavole ricoperte da tovaglie; agli angoli enormi bacili d'ottone con i bicchieri; così anche è apparecchiato nell'orto attorno alla fontana. Sulle tavole una grande tazza d'argento colma d'acqua per rinfrescare bicchieri e bibite. Poi eravi le saliere d'ariento, forchette e coltellerie, nappi e morselletti e mandorle confette: confettiere pe' pinocchiati. Ogni tavolo era inoltre rallegrato da danze, musiche e piccoli spettacoli. L'abbondanza e la generosità dei festeggiamenti per le nozze di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini sancirono in qualche modo la politica di relazione fra la città e la Signoria che la governava basata sulla magnificenza.
    • Zuppa Regina di La Varenne Casa Reale Valois Questa la versione della zuppa regina di La Varenne. Prepara mezzo pollo arrosto e separa la carne dalle ossa. Poi piglia delle mandorle, pestale e cuocile in un brodo buono con un rametto di rosmarino, un ciuffo di prezzemolo, un poco di limone, briciole di pane e un poco di sale. Mescola bene acciocché le mandorle non si brucino, e poi filtra tutto. Per un altro brodo, prendi le ossa del pollo arrosto, pestale in un mortaio e falle bollire con un paio di funghi. Filtrato che avrai il brodo con un telo di lino, aggiungi il pane e fai bollire ancora. Poi versa il brodo di mandorle, il sugo dell’arrosto e la carne ben battuta del pollo. Servire la zuppa regina nel piatto di portata ben calda. Petto di vitello ripieno Se vuoi fare petto di vitello ripieno, piglia il petto di un vitello, battilo e mettici una poppa di vitella e ogni sorta di buoni odori. Poi prendi quattro uova, pepe e un poco di zafferano. Mescola tutto insieme e riempi il petto con questa composizione. Mettila poi in un buon brodo di carne, copri la casseruola e fai cuocere. Maria de’ Medici e la cerimonia nuziale senza re Maria de' Medici (1573-1642) Dopo un'infanzia e un'adolescenza normali, offuscate però prima dalla morte della madre e poi da quella improvvisa e misteriosa del padre, il granduca di Toscana Francesco I, alla "tarda" età di ventisette anni Maria divenne sposa del re di Francia Enrico IV. Il matrimonio per il sovrano francese, un incallito dongiovanni che aveva ottenuto l'annullamento della sua precedente unione con Margherita di Valois, fu più un affare di stato che di cuore.
    • Maria descritta fisicamente non male, un poco paffutella, ma con occhi vivaci e un incarnato latteo, considerata la "grosse banquiére" (grossa banchiera) seconda la definizione coniata da una delle amanti del re, non ebbe un matrimonio felice anche se allietato dalla nascita di sei figli. Nel 1610, a seguito dell'assassinio del marito, Maria assunse la reggenza per conto del primogenito futuro Luigi XIII, ma quegli anni vengono ricordati come un periodo non esaltante della storia di Francia. Così già nel 1617 Luigi (neppure sedicenne) prese i pieni poteri relegando la madre in uno stato di dorata reclusione. Ritornando al matrimonio fra Maria ed Enrico, vogliamo ricordare che fu uno dei pranzi nuziali fra i più strani e scenografici della storia. Come raccontano le cronache del tempo, la cerimonia in pompa magna si tenne il 5 ottobre 1600 a Firenze in Palazzo Vecchio, ma senza il protagonista maschile che se ne stava in Francia a sdraiare ragazze sul talamo. L'organizzazione del ricevimento e del convito fu affidata a Giovanni del Maestro, maggiordomo del Granduca. Nella "Descrizione dele felicissime nozze della Cristianissima Maestà Maria", il Buonarroti tenne nota di tutti i particolari dell'apparecchiatura delle tavole, delle vivande e delle confezioni di zucchero, nonché dell'addobbo della sala. Fecero epoca soprattutto le meraviglie teatrali escogitate dal Buontalenti, e le statue di zucchero modellate dal Giambologna. "L'apparecchio supremo" delle tavole presentava un'incredibile quantità di animali in più gruppi, e la regina fu felice di vedere posta dinanzi a lei una statua sopra un cavallo raffigurante il suo sposo. Dopo la frutta calarono dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva, e al loro dileguarsi le tavole erano cambiate a vista con altre di specchi e di cristalli, che a loro volta si trasformarono in boschetti con viali, siepi e fontane, statuette di ninfe e pastorella ornate di fiori e frutta. Il maggiordomo insieme al capo cuoco avevano preparato il lauto e ricco menù che, approntato definitivamente dopo un lungo e laborioso periodo di gestazione, prevedeva fra l'altro anche queste portate. 24 piatti di freddo: "Insalate lavorate in bacini... Fragole... Castelli fatti di salame... Primo servito freddo: ...Fagiani a lanterna... Bianco magnare in fette, Torta verde alla milanese... Secondo servito caldo: ...Pasticcio a triangoli di carne battuta... Porchette ripiene... Crostata di vitella... Di cucina per dare credenza con il freddo: ...Torta di bocca di dama... Ciambellette... Latte mele in bacini... Formaggi e frutta: ...Marzolino, Ravaggiuoli, Cialdoni, Pesche in vino, Pere, Uve... Carciofi, Sedani...". età moderna Nel 600 c'e' il trionfo dell'assolutismo monarchico, l'amore e la fedeltà sono concetti molto astratti vi è molto libertinaggio, al punto che i re sostenevano che fosse sciocco essere fedeli alla moglie, meglio avere un'amante. Chi è fedele alla propria moglie viene considerato uno stupido. Ma durante il secolo, la nuova borghesia nascente comincia a rendersi conto che questo tipo di idee e di costumi è figlia soprattutto della corruzione dei ricchi. In questo secolo, segnato da profonde lacerazioni religiose, le feste diventano più intime. Si investono soldi per il corredo e la dote, e l'abito il più bello, quasi sempre usato, viene utilizzato anche dopo il matrimonio. Nel 700 finalmente il matrimonio comincia ad avere un significato diverso, con le rivoluzioni americana e francese, i popoli cercano di porre fine in modo definitivo all'arroganza dell'aristocrazia e ci si comincia a sposare per amore. Il Settecento vede nelle Rivoluzioni americana e francese il primo tentativo delle masse e dei nuovi ceti di mettere da parte definitivamente l'arroganza e i valori dell'aristocrazia. L'amore diventa importante per il matrimonio, ed entra tra i fondamentali diritti dell'uomo stabiliti dalle due rivoluzioni. In questo secolo si indossano splendide vesti dai motivi floreali; è in questo periodo che nasce il cosiddetto "stile impero" di origine francese, tagliato sotto il seno per evidenziare meno i fianchi larghi e l'addome pronunciato, realizzato con tinte pastello.
    • Ottocento L'800 con il romanticismo, il matrimonio cambiò volto, da adesso ci si sposa solo per amore. Non sposarsi significava andare incontro a dispiaceri e lutti. E' proprio nell'800 che nasce una buona parte delle tradizioni che ancor oggi conserviamo, quali l'abito bianco e lungo, i guanti, la torta nuziale il ricevimento. Il periodo del romanticismo interpreta il matrimonio come naturale destinazione dell'amore, e al tempo stesso condanna ogni forma di unione determinata da altri intenti che porterebbe a sofferenze e lutti. Tutto il secolo si dibatte tra esaltare e glorificare gli amori impossibili ed indicare una buona strada per il matrimonio d'amore. Nell'Ottocento nascono anche una buona parte delle tradizioni, come l'abito lungo e bianco, il dolce, il ricevimento, i guanti. Il bianco diventa il colore prediletto, come simbolo di purezza. Trasparente, a volte inumidito, audace, il vestito viene indossato senza corsetti né altro. Nel rito civile, invece, l'aristocrazia preferisce il nero luccicante di paillettes, oppure i colori vivi fitti di perle e lustrini. età contemporanea Oggi in Italia come nell'800 esistono ancora molte di queste usanze, come l'abito bianco, i guanti ecc… e ci si sposa per amore anche se alcuni fattori come le condizioni socio-economiche, le differenze sociali, religiose o politiche presenti, influenzano ancora le scelte delle persone. Si preferisce sposarsi più maturi spesso dopo un periodo di convivenza, si fanno meno figli, sia per un fattore economico che per una mancanza di tempo, infatti le donne sono più indipendenti lavorano fuori casa, ed hanno molto meno tempo da dedicare ai figli. Tali compiti adesso sono divisi con il marito. Nonostante molte coppie decidano di non sposarsi e di convivere, il matrimonio rimane per la maggior parte delle persone il giorno più bello della propria vita. Il Novecento è funestato da due tragiche guerre mondiali, che cambiano definitivamente, nel bene e nel male, i rapporti con gli altri e il modo di vivere. Il matrimonio diventa sempre di più qualcosa che si fa per amore e non per dovere o per interesse, anche se i matrimoni per aumentare il proprio patrimonio non spariscono del tutto. Negli anni Venti il vestito nuziale si fa più corto e si allunga il velo; interprete del nuovo stile femminile è senza dubbio Coco Chanel. A metà degli anni Trenta, il famoso matrimonio della principessa Marina di Grecia con il Duca di Kent (1934) lancia un nuovo look. La sposa indossa un abito a guaina di lamé bianco e argento, con lunghe maniche aderenti, e strascico fino a terra, in testa una tiara di diamanti con un velo di tulle lungo oltre tre metri. Con la seconda guerra mondiale si sente il dovere di rinunciare al matrimonio tradizionale. L'abito da sposa si noleggia, o si presta di famiglia in famiglia. Dopo la guerra, negli anni Cinquanta, Cristian Dior impone un'immagine femminile a vita sottile, seno alto e rotondo, gonna larga, con sottogonna, bustino aderente e ampia scollatura. Nel 1956 Grace Kelly sposa il principe Ranieri di Monaco: l'abito dell'attrice è confezionato con 25 metri di raso di seta, 25 di taffetas, cento metri di tulle e trecento metri di pizzo antico. Fino alla fine degli anni Sessanta i matrimoni rimangono cerimonie formali all'insegna della tradizione, poi con l'avvento del femminismo e con la rivoluzione sessuale l'abito non ha più uno stile preciso. Certo, la tradizione dell'abito bianco è ancora vivissima, ma ci sono spose che preferiscono legarsi all'uomo della propria vita in altri colori o con altri stili di abiti. Addirittura, vengono organizzati matrimoni particolari tematici, in costume medievale e rinascimentale La religione cattolica, quella ortodossa e quella induista considerano il matrimonio come un vincolo indissolubile e ne concedono lo scioglimento soltanto in alcuni casi eccezionali. La Chiesa cattolica, ad esempio, concede lo scioglimento del vincolo matrimoniale solo in particolari casi e dopo l'intervento del tribunale della Sacra Rota.
    • Intorno alla metà del ' 700 nelle classi inferiori le femmine si sposavano in media sui 23 anni, mentre i maschi intorno ai 26. Sullo scarto dell'età matrimoniale delle classi sociali, incidevano diversi fattori: la maggiore durata dell'istruzione e la necessità, per i cadetti, di crearsi, attraverso l'esercizio di professioni liberali, un certo reddito onde potersi permettere un matrimonio consone al proprio ceto sociale e la conduzione di una vita agiata. Nelle famiglie borghesi, l'accesso al matrimonio era severamente controllato, riservato in genere ai primogeniti ed ad età tardiva, nel tentativo di conservare intatto il patrimonio familiare vietandone la alienazione ed indirizzando i cadetti verso la carriera ecclesiastica. Nella civiltà meridionale, tale legame era confermato dalla preoccupazione costante di assicurare la continuità della famiglia e del patrimonio. Dall'interdipendenza tra l'età del matrimonio e l'età della morte si hanno diversi comportamenti demografici in vari paesi. Ad esempio, la dove l'invecchiamento era meno rilevante, al matrimonio si accedeva in età giovanile, la dove invece si viveva più a lungo, i matrimoni si celebravano in età più avanzata. L'età del matrimonio delle donne, era un fattore importante per stabilire il ciclo della loro fertilità e quindi della loro capacità riproduttiva. In genere il periodo riproduttivo è di trentacinque anni. Questa fertilità lungo l'intero periodo riproduttivo descrive una parabola che ha una fase di rapida ascesa durante la pubertà, ed ha il suo punto massimo durante il decennio tra i 20 ed i 30 anni, dopo di che declina, prima lentamente poi sempre più rapidamente finché viene raggiunta la sterilità. Le donne, quindi, sposandosi intorno ai 23 anni, si può dire che riducessero il periodo riproduttivo in media a 15 anni, tenendo anche presente che la nascita dell'ultimo figlio avveniva intorno ai 38 anni. Un altro fattore importante è l'intervallo di tempo che intercorreva tra una nascita e l'altra. Andava dai 24 ai 30 mesi e spesso dipendeva da aborti, spontanei o procurati, e dai nati morti. Bisogna anche tener presente che l'allattamento durava di norma 18 mesi, procurando amenorrea in gran parte dei casi: per circa 6 mesi nella donne ben nutrite e per 18 in quelle mal nutrite. L'allattamento costituiva, quindi, un vero e proprio contraccettivo. Infine gli intervalli tra le nascite si allungavano con il declinare della fecondità e della virilità. Si rileva, inoltre, che i ricchi avevano più figli rispetto ai poveri, certamente perchè i ricchi sposavano donne più giovani e quindi più fertili, perchè i figli venivano affidati alle balie e quindi le madri non dovevano allattare, ed infine perchè le madri erano meglio nutrite ed alloggiate. E' certo che l'alta mortalità infantile tra i poveri era causata da una scarsa alimentazione e da una cattiva igiene. Infatti una porzione più alta dei figli dei ricchi sopravviveva sino all'età adulta proprio perchè più sana. Alcune circostanze nello svolgimento del tempo non sono cambiate, la storia si ripete quasi ciclicamente. Il filo conduttore ? Quel filo é dentro di noi , dentro tutte quelle persone che nel corso della storia si sono amate e hanno saputo assumersi i propri obblighi superando le avversità della loro era. Il rito nuziale in Grecia La cerimonia nuziale in Grecia durava tre giorni: il primo era chiamato protéleia, progàmia o proaulìa eméra il secondo gàmos o télos ed il terzo epaulìa eméra
    • I riti prenuziali Nel giorno prima della festa di nozze si svolgeva un preciso rituale che comprendeva in primo luogo il sacrificio per le divinità protettrici delle nozze, Questo poteva essere in onore di Era, di Artemide delle Moire, delle Grazie gamelie, di Afrodite e, ad Atene, anche delle Divinità della stirpe,. Il momento più importante del rituale era comunque il bagno purificatore che facevano sia la sposa che lo sposo, a casa loro, con l'acqua di un fiume o di una fonte sacra . Per questo rito esisteva un vaso particolare chiamato loutrophòros , che era di forma ovoidale con il collo affilato e due anse sui fianchi. L'importanza attribuita al bagno purificatore è testimoniata anche dal fatto che c'era l'usanza di porre un loutrophòros sulla tomba di chi moriva adulto senza essersi sposato Infine a completamento di questo articolato rituale la giovane sposa dedicava ad una divinità legata alla sfera della verginità, come Artemide o Ippolito, le sue chiome la retina dei capelli, i giochi: i timpani, la palla, le bambole . Il secondo giorno della cerimonia, chiamato appunto gàmos o télos era il giorno più importante perché in esso si compiva l'ekdosis cioè la consegna della sposa, e aveva inizio la coabitazione Le fasi principali erano tre: la thòine gamikè cioè il banchetto di nozze a casa della sposa, la pompè cioè il trasferimento della sposa a casa dello sposo, i katachýsmata e gli altri riti di accoglienza nella nuova casa. Naturalmente i preparativi nella casa della sposa fervevano fin dal primo mattino: venivano infatti appese corone di ulivo e alloro alle porte e accese fiaccole profumate di incenso. È probabile, comunque, che tutti i preparativi fossero diretti dalla madre della sposa in prima persona,. Intanto una schiera di donne, perlopiù parenti e amiche, guidate dalla nymphéutria si occupava della vestizione della sposa per il banchetto nuziale.
    • Il banchetto nuziale Protagonista di questo momento importante della cerimonia è il padre della sposa che supervisiona ogni fase della sua preparazione. Sembra, inoltre, che fosse sempre lui a fare un sacrificio subito prima, secondo il rito sacro prescritto. Durante il banchetto uomini e donne erano seduti di fronte su tavole o divani separati e la sposa sedeva tra le donne velata Dalle fonti conosciamo anche il menù delle nozze che poteva comprendere pesce, vitello, maiale, porcellini, lepre, involtini, formaggio, focacce, uova, ecc. Elemento ricorrente nei diversi menù ricordati dalle fonti è la lepre, che pare fosse sacra ad Afrodite ed esaltata per la sue prestazioni sessuali e per la sua fecondità. Naturalmente non poteva mancare la torta nuziale, la plakoûs gamikòs un dolce profumato al sesamo, che, secondo la tradizione, propiziava la fecondità, poiché aveva molti germogli. Il sesamo, mescolato alla torta nuziale, era, in effetti, un elemento simbolico essenziale del rito matrimoniale nelle società elleniche. Una volta impastata e profumata la focaccia con olio mischiato a sesamo, quando tutto era pronto per la cerimonia, veniva tagliata e distribuita da una donna incinta, di buon augurio per la giovane coppia Secondo il cerimoniale bisognava, inoltre, indossare anche una corona di mirto, in onore di Afrodite. Durante il banchetto c'era probabilmente della musica e ad Atene un bambino, con entrambi i genitori in vita, andava in giro per la sala coronato di spine e frutti di quercia con in mano un cesto di pani pronunciando la formula rituale: "Ho fuggito il male, ho trovato il meglio". Le parole che accompagnavano il fanciullo sembrano esprimere la stretta relazione tra vita civilizzata e matrimonio. Il pane offerto, come prodotto della natura che appartiene soltanto all'uomo, in effetti, è segno e garanzia della vita civile. Simboleggia, inoltre, chiaramente i valori connessi alla condizione riproduttrice e domestica della donna sposata, in contrapposizione ai connotati culturali della corona di foglie di quercia, che ricorda la vicinanza della vita selvaggia. Il banchetto si concludeva con il brindisi e gli auguri agli sposi, ancora una volta da parte del padre della sposa. A questo punto della cerimonia alcuni studiosi collocano il rito dell'anakalyptèria cioè il momento in cui la sposa si toglieva il velo e riceveva i doni nuziali dallo sposo.. A seconda della condizione sociale la festa di nozze poteva essere più o meno sfarzosa, tuttavia è probabile che ad un certo punto si cominciò ad eccedere nelle spese, se Platone nelle Leggi (VI 775a-b) sente la necessità di stabilire un limite al numero degli invitati per ciascuna famiglia ed un tetto per le spese. Ateneo (VI 245a-c), invece, ci parla degli Ispettori delle donne, i gynaikonòmoi che contavano gli invitati alle feste nuziali e potevano all'occorrenza anche decidere di mandarne via qualcuno. A fare gli inviti erano i genitori degli sposi, che potevano invitare di persona parenti ed amici oppure, come risulta da alcuni papiri, inviare dei veri e propri biglietti di invito , in cui, come nelle odierne "partecipazioni" erano indicati il luogo, la data e l'ora della festa.
    • Il corteo nuziale A notte fonda c'era la pompè , il trasferimento solenne della sposa dalla casa paterna a quella dello sposo. Essa forse nei tempi più antichi aveva la forma di un rapimento e quest'usanza si conservava ancora a Sparta. Il corteo si muoveva a piedi o su un carro, dove la sposa era collocata dallo sposo o dal paraninfo, colui che la conduceva allo sposo e la proteggeva durante questo importante momento di passaggio. Ora un ruolo importante era ricoperto dalla madre dello sposo che per prima innalzava le fiaccole accese e guidava la processione Il momento doveva essere molto suggestivo, perché il corteo illuminato dalle fiaccole, al suono di flauti e cetre danzava e cantava l'imeneo. In Beozia, poi, il corteo si concludeva con un rito particolare: c'era, infatti, l'usanza di bruciare gli assi del carro per simboleggiare che la sposa non poteva più andare via I riti nella casa nuova Il terzo momento della cerimonia si svolgeva nella casa dello sposo: qui la coppia era ricevuta dai genitori dello sposo, che per prima cosa versavano sul capo della sposa fichi secchi, datteri, noci e alcune monete e le offrivano i doni di benvenuto, secondo il rito dei katachysmata. Poi la sposa mangiava una mela cotogna, come prescritto da Solone per rendere più dolce il primo abbraccio e finalmente saliva nel thàlamos, la camera nuziale. Questa era stata già precedentemente preparata, forse proprio dalla madre dello sposo, che probabilmente aveva steso anche il letto coniugale. Una volta entrati gli sposi nella camera nuziale, la porta veniva sprangata e fuori un amico dello sposo faceva la guardia, mentre le amiche della sposa battevano con le mani sulla porta e cantavano l'epitalamio Nella casa e per le strade la festa continuava per tutta la notte con canti e danze. Il terzo giorno, l'epaulìa emèra (, al mattino gli sposi ricevevano dei doni dal padre della sposa portati da una processione di parenti e amici, che era guidata da un bambino con un mantello bianco e una torcia accesa in mano. Poi, non sappiamo se in questo giorno o successivamente, lo sposo offriva un banchetto ai membri della sua fratrìa, e gli sposi facevano un sacrificio per pregare gli dei
    • di assisterli e guidarli nella nuova vita insieme. Nel corso del cerimoniale erano presenti generalmente alcuni oggetti che segnavano l'esperienza del matrimonio come evento fondamentale della vita individuale e della comunità cittadina: la padella per tostare l'orzo, usata durante il banchetto e la pompé pubblica che accompagnava gli sposi alla nuova casa; il setaccio, che un bambino teneva al fianco della donna nei riti d'integrazione al nuovo focolare; il pestello da mortaio, che veniva attaccato davanti alla camera nuziale. Ogni dettaglio, in realtà, sembrerebbe implicare il riferimento a Demetra, la dea dagli splendidi frutti e dei cereali che, donando agli uomini la conoscenza della tecnica agricola, aveva inaugurato un'età nuova, che consisteva non solo nell'applicazione delle nuove tecniche e nella conoscenza delle nuove piante, ma anche in un'organizzazione della società che poneva fine all'età arcaica Il corteo nuziale Dopo il banchetto la sposa (nymphe) deve essere condotta nella sua nuova casa. Il trasferimento della giovane dalla sua casa natale, la casa del padre, a quella del marito era anzi il momento culminante del rituale matrimoniale e quello al quale era chiamata a partecipare l’intera comunità cittadina. Giunta l’ora, ormai a sera inoltrata, la sposa viene presa per il polso dal marito ( fig. 1 ) e issata sul carro che la condurrà alla nuova dimora ( fig. 2 ). Accanto a lei sul carro sedevano il marito e il pàrochos , specie di accompagnatore della coppia scelto fra i coetanei (parenti o amici stretti) dello sposo. Il tipo di mezzo di trasporto variava a seconda delle disponibilità economiche della famiglia: si andava dal modello di lusso, un calessino di foggia arcaica trainato da pregiati cavalli, al più frequente modello di tipo “giardiniera” (carro con sedili laterali) tirato da muli o da buoi. Numerose raffigurazioni vascolari rappresentano il corteo nuziale che scortava i due sposi: giovani ragazze e ragazzi che portano doni, danzano e cantano canti di buon augurio; parenti; portatori di torce o di elementi del corredo. Torce e fiaccole sono essenziali perché questa parte del rito avviene quando ormai fuori è buio: quanta più luce si riusciva a produrre, tanto più sfarzoso e ricco risultava il matrimonio agli occhi dei concittadini. Gli strumenti suonati erano prevalentemente l’aulòs (strumento ad ancia simile al clarinetto, spesso a canna doppia), la syrinx (flauto di Pan), la kithàra (cetra), la phòrminx (lira), i cembali e i tamburelli. I canti intonati in questa occasione si
    • chiamavano “imenei” (hyménaioi) ed erano caratterizzati da accenti maliziosi e un po’ sboccati. La descrizione più antica di un corteo nuziale si trova nell’Iliade di Omero (canto XVIII, 491-496): (…) si celebravano nozze e banchetti: alla luce di fiaccole splendenti portavano le spose dalle loro stanze su alla rocca cittadina e dappertutto si alzava il canto imeneo; giovani danzatori volteggiavano e in mezzo a loro clarini e lire diffondevano il loro suono; le donne, ciascuna in piedi davanti alla porta di casa, ammiravano lo spettacolo Il corteo passa per le vie più frequentate e per l’agorà, la piazza del mercato: l’intera comunità dev’essere testimone dell’evento, grazie al quale due famiglie della città stabiliscono un solenne legame di alleanza. Le fanciulle del corteo “accompagnano la sposa con le torce, a un’ora avanzata della sera, per mostrarla a tutti” (Dione Crisostomo, Patrol. Grec. 61 pag. 104): e dalle case le donne si affacciano sulla via per veder passare la rumorosa parata. Il tumulto di musica e danze del corteo doveva creare un effetto di forte contrasto con l’atteggiamento dei protagonisti principali della cerimonia, che, come mostrano le immagini antiche, mantenevano invece pose composte e solenni. Specialmente la giovane moglie: muta, con gli occhi bassi e l’atteggiamento dimesso, essa sembra passivamente eseguire solo i movimenti che le vengono richiesti dal marito e dalla nymphéutria (una specie di damigella che la accompagna durante l’intera giornata). Sulla soglia della nuova dimora, la ragazza trova il padre e la madre dello sposo ad accoglierla. Ma la festa, a questo punto, non era ancora terminata: per i partecipanti al corteo, infatti, essa proseguiva fino a notte fonda, anche dopo che marito e moglie si erano ritirati nella camera nuziale; anzi, era consuetudine che le compagne della sposa iniziassero a battere con insistenza sulla porta che si richiudeva dietro alla coppia avviata a trascorrere la prima notte insieme. Al rumore dei colpi si aggiungeva il suono di un altro canto rituale, questa volta di tono solenne, l’epitalamio, che celebrava la bellezza della sposa, invitava i due giovani a godere dei piaceri dell’amore e pregava gli dèi protettori delle nozze di donare alla coppia felicità, prosperità e la nascita di figli legittimi. Uno degli elementi più importanti in questa simbologia del corteo nuziale è il fatto che in tutte le fasi del trasferimento la sposa, pur costituendo il centro dell’attenzione, riccamente vestita e agghindata per essere ammirata, non compie mai un movimento autonomo. Presa per il polso e trascinata, issata di peso sul carro, spinta dalla nymphéutria o sollevata dal pàrochos, la ragazza non è mai soggetto attivo del rito, ma oggetto passivo di tutto ciò che si compie intorno a lei. Per comprendere questo, dobbiamo ricordare che nella mentalità degli antichi Greci, la donna non era un soggetto autonomo, ma piuttosto un bene di cui i membri maschi della famiglia avevano il diritto di disporre. La ragazza da marito, per esempio, non poteva in alcun modo scegliere il proprio compagno di vita: era il padre che disponeva completamente della figlia e stava a lui decidere se e a chi darla in matrimonio. Dal momento in cui veniva concessa in sposa, essa passava dalla tutela del padre a quella del marito, al quale era tenuta a dimostrare (lo volesse o no) completa subordinazione e obbedienza. In nessun modo essa avrebbe potuto allontanarsi dalla sua nuova casa: ferma e inamovibile come il focolare (hestìa) che essa rappresentava, inavvicinabile da uomini estranei alla famiglia, i suoi movimenti erano confinati allo spazio circoscritto dalle mura domestiche, dalle quali poteva uscire solo per alcune occasioni rituali stabilite (alcune feste e i funerali). Andare in giro per la città non era cosa da donne per bene: schiave e prostitute, invece, non avevano un’onorabilità da preservare e si muovevano perciò senza restrizioni. Per quanto ne sappiamo, solo
    • a Sparta la condizione della donna sposata era differente e contemplava maggiore libertà di azione e di movimento: e, infatti, il comportamento delle donne spartane destava scandalo nel resto della Grecia. Non è allora un caso che nel rito matrimoniale del trasferimento dalla casa paterna a quella del marito la donna risultasse sempre ‘spostata’ o trascinata come un oggetto inerte: in questo modo si intendeva sottolineare simbolicamente che, pur essendo destinata a muoversi per cambiare casa di appartenenza, in questo movimento la sposa non aveva parte attiva; ma che, anzi, la sua funzione era quella di farsi spostare e restare dove il padre e il marito avessero deciso di installarla. Ecco, per esempio, che cosa succedeva nel rituale della Beozia, una regione della Grecia confinante con l’Attica, dopo che la sposa era stata trasportata alla casa del marito (Plutarco, Questioni romane, 29): “bruciano l’assale del carro, mostrando così che la sposa non se ne può più andare, dal momento che il mezzo di locomozione è stato distrutto”. La donna era chiamata ad incarnare la stabilità della famiglia, l’idea della permanenza e dell’isolamento che tiene la casa al riparo dalle minacce esterne. La dea che meglio rappresentava questa funzione femminile era Hestìa, il cui nome significa “focolare”: centro simbolico dello spazio domestico chiuso e protetto, la hestìa era il punto in cui la casa aveva, per così dire, le sue radici. La soglia di casa era il confine oltre il quale la donna per bene non osava andare. Al polo opposto stava il dio Hermès, dio delle transizioni, della comunicazione e del commercio, il cui moto non conosce barriere di confini né di soglie, che rappresentava invece la mobilità maschile e sovrintendeva agli scambi fra l’interno e l’esterno della casa. Il libero entrare e uscire, l’autonomia del movimento erano, nella coppia, prerogative del marito; e solo ai padri e ai mariti spettava inoltre il compito di regolare i rapporti della famiglia con l’esterno, di decidere acquisizioni o cessioni di beni, di regolare il passaggio di ospiti, di personale, di schiavi, di mogli... Si spiega così perché in alcune antiche raffigurazioni di trasferimento della sposa sia proprio il dio Hermès ad aprire la strada al corteo nuziale L'abbigliamento della sposa Non sappiamo se ci fosse un abito nuziale ben preciso prescritto dalla tradizione: le fonti, infatti, presentano diverse combinazioni di abiti e colori, il che fa pensare ad una certa libertà. Esiodo, ad esempio, quando ne La Teogonia descrive la vestizione di Pandora, che va sposa ad Epimeteo, ce la presenta con una veste bianca fermata alla vita da una cintura, un velo ed una corona d'oro, ed
    • Euripide nell' Alcesti (vv. 922 ss.) fa dire all'eroina pronta alla morte che invece degli imenei e del peplo bianco la attendono lamenti e vesti nere. Entrambi i poeti insistono, dunque, sul particolare delle vesti bianche; tuttavia il tragediografo propone anche altrove (cfr. Eur., Hel. 1087s., 1186s.) i pepli bianchi in contrapposizione a quelli neri, simboli di lutto, per le eroine che si apprestano ad affrontare una morte prematura. Inoltre Esiodo parla genericamente di esthès (eèsqh@v) "veste", mentre Euripide usa il termine pèplos (pe@plov), che designava la tunica semplice che le donne greche usavano sotto l'himation. Del tutto opposta è la testimonianza di Aristofane che nel Pluto (vv. 529 s.) allude ad un abito nuziale arricchito da un himation finemente ricamato, variopinto e forse di porpora. Il colore rosso, inoltre, torna anche in una testimonianza tarda: il romanziere Achille Tazio (Clit. II 11, 2), infatti, ci descrive la toletta di una sposa accennando ad una veste tutta rossa, con fasce dorate e ad una collana di pietre variopinte. Infine un altro romanziere, Caritone, parla di una veste milesia, un tipo di stoffa di lana molto sottile, e della corona nuziale. Se invece diamo uno sguardo ai vasi, che spesso rappresentano la preparazione della sposa, troviamo che la ragazza è di solito ricoperta da un himation riccamente ricamato, che spesso le fa anche da velo, ed ha una corona perlopiù di fiori e non dorata, come invece è attestato nelle fonti letterarie. È evidente, per concludere, che la sposa greca poteva scegliere come meglio le piaceva il suo abito nuziale; poteva infatti indossare una semplice tunica bianca o un ampio mantello variamente ricamato e colorato, una corona dorata o una intrecciata di fiori, ma nel suo abito nuziale non doveva mancare il velo, che aveva una precisa funzione rituale e che dopo le nozze veniva dedicato ad Era. Esso poteva essere corto e ricamato o poteva essere costituito dallo stesso himation drappeggiato intorno alla testa. Il velo nuziale nell’antica Grecia Le donne greche, di ogni età, quelle rare volte in cui escono di casa, hanno il capo velato. Oltre a proteggere dalla polvere, il velo salvaguarda la reputazione di chi lo indossa; esso é, cioè, segno di riservatezza, virtù che ogni donna perbene non può non possedere. O che, quantomeno, deve pubblicamente mostrare di possedere. Il velo, dunque, non è prerogativa esclusiva dell’abbigliamento della sposa, eppure gioca un ruolo di una certa rilevanza all’interno del rituale di nozze. Uno dei momenti del rito, infatti, ha il nome di anakalyptérion, lo svelamento. Racconta Ferecide di Siro, poeta vissuto nel IV sec. avanti Cristo, che, all’inizio dei tempi, il dio supremo Zeus si unì in matrimonio con Chthonia, la terra profonda. La festa di nozze durò tre giorni, al termine dei quali il dio, di fronte alla sua sposa, le sollevò il velo, sottile tessuto ricamato che egli stesso le aveva donato, e le rivolse queste parole: «Salute a te, vieni con me!». Per questo, aggiunge il poeta, «gli dei e gli uomini della terra conservano l’uso dell’anakalyptérion». E in effetti, lo svelamento fa parte del rituale diffuso in tutto il territorio greco, mentre non viene confermato da altre fonti che lo sposo pronunci contemporaneamente proprio la formula riportata da Ferecide. La sposa (nymphe) viene velata nella casa paterna dalla nymphéutria, una donna dell’entourage della famiglia d’origine, preposta ad affiancare la giovane nel corso dell’intera cerimonia. Le rappresentazioni vascolari relative al corteo nuziale mostrano la sposa velata in vario modo: ora ha il viso completamente nascosto, ora solo il capo, molto spesso è ritratta nel gesto di stringere il velo a coprire solo una metà del viso. Tale diversità ci testimonia come, a secondo della regione o del periodo storico, alcuni particolari del rituale possano variare. In questa fase del rito, il velo sembra avere, come accade in altre culture, un valore apotropaico, proprio perché è il momento in cui la sposa si trova maggiormente esposta. O subito prima del corteo nuziale, oppure già nella casa del marito - non sappiamo con certezza – ha luogo l’anakalyptérion. A svelare la giovane é, comunque, lo sposo, davanti a testimoni. Dell’ anakalyptérion non abbiamo, purtroppo, documenti iconografici. Le fonti letterarie antiche suggeriscono che il suo significato sia quello di accogliere e insieme prendere possesso. In
    • particolare, l’atto di sollevare il velo sancirebbe il possesso sul corpo della donna, attraverso la rappresentazione rituale, e perciò pubblica, di quanto poco più tardi avverrà nell'intimità del talamo. A Roma Gli Sponsalia A Roma le nozze erano solitamente precedute dagli sponsalia, cerimonia solenne con la quale si compiva la promessa di matrimonio. Come rivela lo stesso nome almeno in età arcaica gli sponsalia si effettuavano attraverso la sponsio, un impegno formale per mezzo del quale il pater familias prometteva al fidanzato la propria figlia in moglie. Questa cerimonia era, dunque, un atto solenne, fondato sulla tradizione patriarcale e caratterizzato da un preciso apparato giuridico che lo rendeva impegnativo quasi quanto il matrimonio. Gli sponsalia si svolgevano alla presenza degli aruspici e di tutti gli amici delle due famiglie che svolgevano la funzione di testimoni dell'impegno matrimoniale. Quest'ultimo era preso secondo le forme della stipulatio, in base alla quale sia il pater della donna sia il fidanzato s'impegnavano a garantire il compimento delle nozze. Presi gli accordi giuridici, c'era la consuetudine - ma non era un atto necessario - che i due fidanzati si scambiassero un bacio casto, che non offendeva le antiche tradizioni. In tal caso la cerimonia degli sponsalia era definita osculo interveniente. Seguiva, quindi, lo scambio dei doni - solitamente arredi ed abbigliamento - che costituivano il "pegno" delle future nozze, dopodiché l'uomo regalava alla fidanzata un anello, l'anulus pronubus sul quale vi sono diverse testimonianze. Quest' anello, infatti, non era un semplice regalo, bensì svolgeva una funzione simbolica ben precisa: esso era una sorta di "catena" simbolica attraverso cui lo sposo legava a sé la sposa, rivendicandone il pieno possesso. Di conseguenza, una volta infilato l'anulus al dito, la ragazza manifestava concretamente il suo impegno a rispettare il patto di fedeltà nei confronti del fidanzato. Non è un caso, infatti, che l'anulus fosse infilato al penultimo dito della mano sinistra, detto appunto anularius, da cui si credeva partisse una vena che giungeva dritta al cuore. Inizialmente, come ricorda anche Plinio il Vecchio, l'anulus doveva essere un semplicissimo cerchietto di ferro e solo in seguito fu realizzato in oro. Dopo aver firmato il contratto nuziale, nel quale erano stabiliti la natura e l'ammontare della dote della sposa e dopo aver fissato la data delle nozze, la cerimonia degli sponsalia giungeva al suo termine. Seguiva, quindi, un banchetto al quale partecipavano tutti i presenti. Il rito nuziale I matrimoni a Roma erano solitamente celebrati in estate. Estremamente superstiziosi, i Romani avevano fissato una serie di giorni e periodi dell’anno in cui era assolutamente vietato sposarsi. Più precisamente era proibito celebrare matrimoni nei giorni festivi, quando ci si doveva occupare di cose divine nei templi, nelle Calende e nelle Idi, durante i Parentalia, la festività di febbraio in onore dei parenti defunti e soprattutto nel mese di maggio, come ricorda Plutarco, che spiega anche che il periodo migliore era, invece, subito dopo le Idi di giugno, nel mese consacrato a Giunone, una delle più importanti divinità protettrici del matrimonio. Il giorno prima delle nozze la sposa era protagonista di un rito che segnava il passaggio dall’infanzia all’età adulta, durante il quale consacrava sull’altare domestico i giochi da bambina.
    • Il mattino successivo, assistita dalla pronuba, una matrona anziana e univira (l’aver avuto un solo marito era segno di buon augurio), la giovane si abbigliava secondo i dettami della tradizione e attendeva lo sposo e i suoi parenti nella casa paterna che, per l’occasione, era addobbata a festa: dalla porta e dagli stipiti pendevano corone di fiori, rami di piante sempreverdi come il mirto e l’alloro e bende colorate; nell’ingresso erano sistemati tappeti mentre, soprattutto presso le più importanti famiglie patrizie, si era soliti aprire gli armadi dove erano conservate le imagines, le maschere di cera degli antenati. A Roma si praticavano tre differenti forme di matrimonio. Il matrimonio per confarreatio era il più antico e solenne, istituito secondo la leggenda da Romolo e per questo ritenuto sacro ed inscindibile. Praticato inizialmente dai patrizi, fu poi riservato alla sola classe sacerdotale dei Flamines, ma cadde presto in disuso. Il matrimonio per coemptio era basato su una sorta di "vendita" della donna da parte del pater allo sposo che, alla presenza di cinque testimoni, pagava la simbolica cifra di un nummus. L' usus, infine, si basava sull'ininterrotta convivenza di un uomo e una donna non coniugati per un anno. Al termine di questo periodo si poteva ritenere costituito il vincolo matrimoniale. Il rito nuziale iniziava con un sacrificio augurale fatto alla presenza degli aruspici e di dieci testimoni che forse rappresentavano le dieci curie. Nel caso del matrimonio per confarreatio presenziavano anche la massima autorità religiosa della Roma pagana, il Pontifex Maximus ed il flamine di Giove, il Flamen Dialis. Risultano ancora incerti la divinità alla quale si sacrificava (Giunone o Giove Capitolino) ed il tipo di animale che veniva sacrificato, forse una pecora o un bue, meno probabilmente un maiale. Nel caso della confarreatio, l’animale era cosparso sulla fronte da una pappina di farro, con la quale si ricoprivano anche i coltelli; il farro era poi, gettato nel fuoco. Durante il sacrificio una funzione molto importante era svolta dagli aruspici che esaminavano le viscere dell’animale per trarne responsi: la cerimonia nuziale, infatti, proseguiva solo nel caso in cui gli auspici fossero favorevoli. Sempre nel matrimonio per confarreatio, a questo punto della cerimonia, gli sposi mangiavano insieme, seduti uno affianco all’altra su due sgabelli ricoperti di pelle di pecora (pellis lanata), una focaccia sempre di farro, il panis farreus. La consumazione insieme del pane era, infatti, simbolo della vita coniugale: l’alimento mangiato in comune favoriva la concordia e l’unità degli affetti. Dopo questo rito gli sposi facevano il giro dell’altare preceduti da un inserviente che portava il cumerus, il cestello con gli arredi sacri. Al sacrificio seguivano la sottoscrizione delle tabulae nuptiales, contenenti il contratto matrimoniale, e il rito della dextrarum iunctio, durante il quale la pronuba, congiungeva le destre dei due sposi. La dextrarum iunctio costituiva il momento culminante del rito nuziale: in quel momento, infatti, tra i due sposi veniva sancito il patto coniugale. i cui avanzi bruciacchiati erano poi distribuiti agli ospiti in segno di buon augurio. Al Conclusasi la cerimonia, si svolgeva il banchetto di nozze, la cosiddetta cena nuptialis, termine
    • della cena, in serata, allo spuntare di Venere avveniva la cosiddetta deductio, il trasferimento della sposa dalla casa paterna a quella maritale. Lo sposo, forse in ricordo dell’antico matrimonio per ratto, fingeva di rapire la moglie, riluttante e spaventata, strappandola dalle braccia della madre , dopodiché si formava il corteo nuziale, illuminato da fiaccole ed accompagnato da suonatori di flauto. La sposa era accompagnata da tre fanciulli tutti patrimi e matrimi, poiché ciò era ritenuto di buon auspicio: due la tenevano per mano, mentre un terzo la precedeva recando la spina alba, una fiaccola di biancospino, simbolo di fecondità, accesa presso il focolare della casa della sposa. Il corteo era composto anche da un giovane di nascita libera e nobile, denominato camillus, che recava un vaso coperto con dentro gli arnesi del lavoro femminile e da due serve che reggevano in mano il fuso e la conocchia, strumenti dell’arte della filatura. Lo sposo, nel frattempo, faceva distribuire ai fanciulli noci, simbolo di fecondità. Durante il corteo s’invocavano tutte le numerose divinità protettrici del matrimonio: oltre alle maggiori come Giove e Giunone, ai quali era attribuita l’istituzione del matrimonio, Venere, protettrice degli amori, Diana protettrice dei feti, Fides, personificazione di una delle virtutes fondamentali richieste alla matrona romana, erano, infatti, invocate anche divinità minori che dovevano favorire l’unione sessuale degli sposi. Alle preghiere si alternavano le invocazioni festose, come il grido rituale « Talasio » , sulla cui origine vi sono varie ipotesi: Livio lo ricollega ad un episodio del ratto delle Sabine, mentre Festo ne dà una spiegazione etimologica rapportandolo all'arte della filatura. Né potevano mancare i fescennini versi mordaci e spesso osceni che, accompagnati dal suono della doppia tibia, svolgevano probabilmente una funzione apotropaica, tenendo lontano il fascinus, il malocchio. Giunta sulla soglia della casa maritale la sposa ornava l'architrave della porta d'ingresso con bende di lana e la spalmava con grasso di maiale, come ricorda Servio, e rispondeva al marito che sulla soglia le domandava chi fosse, con la celebre espressione formulare "Ubi tu Gaius ego Gaia". Terminato questo rituale, due amici del marito la portavano finalmente dentro sollevandola da terra sia per evitare che inciampasse sulla soglia della sua nuova casa, poiché ciò sarebbe stato di cattivo augurio, sia, forse, per ricordare il ratto delle Sabine. In casa il marito la riceveva recando un'urna d'acqua purissima e un tizzone di fuoco (aqua et igni accipere), due elementi che probabilmente simboleggiavano la vita coniugale e, secondo Varrone, erano legati alla procreazione. Dopo questa cerimonia, si compivano le preghiere di rito e s'invocavano il Genio familiare del marito e le varie divinità. Infine, mentre il corteo si scioglieva, la pronuba accompagnava la sposa nella camera
    • nuziale, in cui si trovava il talamo che era ornato di porpora e coperto dalla toga forse come augurio di figli maschi o come segno del dominio maritale. Qui lo sposo le scioglieva la cintura virginale. Il giorno seguente la sposa, che vestiva per la prima volta abiti matronali, sacrificava ai Lari ed ai Penati e riceveva doni dal marito. Seguiva, quindi, un banchetto (repotia) riservato ai parenti degli sposi. Abbigliamento della sposa Il giorno delle nozze, lo sposo indossava la toga, limitandosi a sostituire, qualora non lo avesse già fatto durante il fidanzamento, la toga praetexta con quella virilis; invece, l'abbigliamento della sposa presentava delle caratteristiche ben precise per quanto riguarda sia la pettinatura che l'abito. Smesso, infatti, definitivamente il vestito da fanciulla, ella indossava l'abito nuziale già la sera prima delle nozze e dopo aver raccolto i capelli in una reticella rossa, così abbigliata si coricava. Il giorno successivo, i suoi capelli venivano pettinati secondo una speciale acconciatura, denominata sex crines. Essa consisteva nel dividere i capelli in sei trecce composte attorno alla fronte e tenute insieme da bende, le vittae, che la donna indossava per la prima volta proprio il giorno del matrimonio e che costituivano uno dei segni distintivi del suo nuovo status di matrona. Queste bende erano tessute secondo un preciso rituale , in base ad una tecnologia arcaica che prevedeva l'utilizzo di un telaio verticale su cui un ordito grosso, ad andamento rettilineo, prevalesse sulla trama. Completava l'acconciatura nuziale una sorta di spillone dall'impugnatura corta e dalla punta molto aguzza, simile ad una punta di lancia, denominato hasta caelibaris, il cui valore simbolico non risulta del tutto chiaro. L'abito nuziale era costituito da una semplice tunica bianca, lunga fino ai piedi, denominata tunica recta o regilla che ricordava nel taglio la stola matronale. Come per le vittae, anche la cucitura della tunica seguiva un rituale particolare poiché questa veste era ricavata da un unico pezzo di stoffa e non doveva presentare nessun tipo di orlo e di rifinitura. A questa tunica era poi applicata, in modo da renderla aderente in vita, una cintura di lana, il cingulum, che, consacrato a Giunone, una delle divinità protettrici del matrimonio, non poteva essere sciolto che dallo sposo. I capi del cingulum erano tenuti insieme da un doppio nodo denominato, come augurio di fecondità, nodus Herculeus: secondo la tradizione mitologica, infatti, l'eroe era stato padre di settanta figli. La sposa indossava, quindi, una palla color giallo zafferano che drappeggiava sulla tunica e dei calzari, i socci, dello stesso colore. L'elemento fondamentale dell'abbigliamento nuziale era, però, il flammeum, un velo che scendeva dal capo della sposa per coprirne la parte alta del volto e che, nel corso della cerimonia, veniva sollevato e teso anche sul capo dello sposo. Come si deduce dallo stesso nome, il flammeum era colore del fuoco: il rosso, infatti, da un lato, simboleggiava il pudore virginale della sposa, dall'altro, era il colore apotropaico per eccellenza. Sul flammeum era poggiata una corona intrecciata di maggiorana e verbena poi sostituita, in età imperiale, da una di mirto e fiori d'arancio.
    • Il flammeum Nel matrimonio romano è attestato l'uso del flammeum, un velo di colore arancione o giallo o rosso, in ogni caso di un colore che richiamasse la fiamma o il fuoco. La sposa completava il suo abito e la acconciatura dei capelli con questo velo che da simbolo iniziatico diverrà simbolo di pudicizia e castità. Questo vocabolo è associato al termine greco flo@ginov "fiammeggiante", derivato da flo@x "fuoco", e di cui è un calco semantico. Secondo la testimonianza di Paolo Festo la presenza del flammeum nell'abbigliamento tradizionale della sposa romana deve la sua origine alla flaminica Dialis, la moglie del flamen Dialis, sacerdote di Giove. La flaminica era solita indossare un abito e un velo color fiamma con il quale durante i sacrifici si copriva il capo. Il flammeum era considerato un segno di buon auspicio, dal momento che alla flaminica non era lecito divorziare. La valenza di questo capo di abbigliamento per la sposa romana era tale che l'atto di 'sposarsi' per la donna era detto nubere, ossia in senso proprio "velarsi, prendere il velo". Piccola storia dell’abito nuziale L' abito da sposa da sempre simboleggia il candore, la purezza. Nell' antica Grecia le spose indossavano tuniche bianche, avvolte da veli gialli e arancioni. In Cina, il colore del matrimonio è rosso, come lo è per le spose indiane. Il rosso è un colore che si dice propiziasse le nascite, già duemila anni fà la sposa si copriva con un velo rosso. Con l'avvento del Cristianesimo, il velo diventò simbolo di sottomissione a Dio e al marito. Le famiglie nobili si tramandavano veli preziosi, quasi fosse un tesoro di famiglia. Bisogna dire che a volte il velo serviva a coprire il volto della sposa che veniva data in matrimonio per motivi politici, quindi lo sposo non era tenuto a conoscerne l' identità.
    • Il riso che veniva gettato sulla testa degli sposi già in epoca pagana simboleggiava una pioggia di fertilità. I fiori d' arancio simboleggiano purezza e verginità, la tradizione vuole che lo sposo ne regali un mazzetto alla sposa legato da un nastro bianco. Lo scambio degli anelli è molto importante perchè simboleggiava la fedeltà al giuramento e venivano infilati all'anulare sinistro che è il dito collegato con la via del cuore. In alcune regioni italiane l' anello viene chiamato " vera " ossia 'fedeltà'. La tradizione vuole che sia lo sposo a conservarle fino al matrimonio per poi farle portare dai paggi sull'altare per la benedizione. Nel Medioevo, in Europa, il vestito aveva soprattutto lo scopo di preservare il corpo dal freddo, senza particolari attenzioni all'eleganza. Comparirono però a poco a poco alcuni capi che diventarono tradizionali: la lunga camisa di origine araba, le prime brache (indossate dagli uomini sotto la gonna o la cotta), i berretti delle più varie forme. Nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento si stabilizzarono alcune forme tipiche: per gli uomini il farsetto, i calzoni di maglia attillati, i vari copricapi; per le donne un abito lungo, dalla scollatura rotonda, una sopraveste senza maniche, variamente ornata e di diversi colori. Il primo abito bianco da sposa che si documenta è quello della principessa Filippa di Inghilterra nel 1406. La moda rinascimentale era molto fastosa: tipiche tra gli uomini le brache larghe e la giubba con le maniche tagliate per far intravedere la fodera; per le donne una gonna larga, il corpetto sul busto a stecche, la camicia ricamata e la ricca zimarra. In Italia, le severe disposizioni della Controriforma ispirarono costumi più severi e più semplici: tipico del '600 è il severo abito nero ravvivato solo dalla gorgiera, un enorme colletto bianco a pieghe.
    • Il secolo XVIII rappresentò il culmine dell'eleganza: paniers, redingote, gilet e culottes di seta o raso abbondantemente ornate. Dopo la Rivoluzione Francese, Giuseppina Bonaparte lanciò la linea definita Impero con il bustino a vita alta da cui scende la gonna. Da allora l'abito da sposa divenne sempre più importante, grazie anche alla Regina Vittoria che lanciò uno stile che prende il suo nome, Vittoriano: vita stretta con corpetto aderente e gonna ampia con strascico. Per tutto l'800 e i primi anni del '900 la sposa seguì la moda da sera. Intorno agli anni Trenta del XX secolo si affermò l'abito come lo intendiamo oggi: bianco, lungo, con il velo e un bouquet di fiori. Il matrimonio civile Il matrimonio civile è, per definizione, la celebrazione che garantisce automaticamente tutti gli effetti legali ed amministrativi. È la modalità di celebrazione del matrimonio scelta da coloro che non desiderano la celebrazione religiosa. Il matrimonio civile richiede una serie di formalità preliminari che hanno il fine di accertare l’effettivo stato di libertà da vincoli di precedenti matrimoni e la consapevolezza, da parte di entrambi gli interessati, di voler contrarre il matrimonio senza alcun tipo di costrizione o ricatti. La prassi per il matrimonio civile prevede che entrambi i fidanzati si rechino, almeno due/tre mesi prima del giuramento, presso l'Ufficio di stato Civile del Comune di residenza di uno dei due per firmare una formale richiesta di "pubblicazioni". Occorre portare con se l’atto di nascita, il
    • certificato di residenza, stato libero e cittadinanza. Se uno dei due contraenti è divorziato, occorre aggiungere alla lista anche la sentenza di divorzio, mentre se si è vedovi è necessario presentare la copia integrale dell'atto di morte del coniuge. In caso di matrimonio civile tra minorenni, occorre una copia autentica del decreto di ammissione al matrimonio emesso dal Tribunale per i minorenni, mentre per uno straniero occorre il certificato di capacità matrimoniale rilasciato dal Consolato o Ambasciata competente. Se tale certificato non risulta completo in tutte le sue parti, occorre anche l'atto di nascita in modello plurilingue o tradotto dallo stesso consolato. In seguito a tale richiesta, gli incaricati comunali elaborano tutto il materiale ricevuto per poi contattare personalmente i futuri sposi al fine di fissare la data del matrimonio civile. Vengono così esposte, per otto giorni,le pubblicazioni con le complete generalità dei futuri sposi e il luogo di celebrazione del matrimonio civile. Obiettivo della pubblicazione è quello di rendere nota a tutti l'intenzione dei fidanzati di contrarre matrimonio affinché chiunque abbia motivo possa opporsi, qualora sussistano impedimenti di cui costoro siano a conoscenza o altre gravi ragioni previste dalla legge. Trascorsi quattro giorni dopo il termine delle pubblicazioni, l'Ufficiale di Stato Civile, se non ha ricevuto nessuna opposizione in merito a quella coppia, rilascia il "nulla osta" al matrimonio, in cui dichiara che la celebrazione non ha impedimenti agli effetti civili. I due fidanzati, a questo punto, possono celebrare il proprio matrimonio civile entro 180 giorni dalla scadenza della pubblicazione, pena la decadenza di validità dei documenti. Il matrimonio civile in municipio, di norma viene celebrato in orario d'ufficio del comune, dal lunedì al sabato mattina. Il matrimonio civile è apparentemente meno formale di quello religioso, ma impone comunque alcune regole di forma e di buon gusto che è opportuno rispettare. Eleganza, sobrietà e semplicità dovrebbero connotare lo svolgimento del matrimonio civile che non ammette nessun ritardo da parte degli sposi, poiché nello stesso giorno vengono celebrati numerosi matrimoni. Come per il rito religioso, la sposa entra al braccio del padre, poi gli invitati si accomodano secondo la tradizione: genitori, amici e parenti dello sposo a destra, a sinistra quelli della sposa. Il rito del matrimonio civile è piuttosto breve. Dura dai quindici ai venti minuti e prevede la lettura di alcuni articoli del codice civile da parte dell’Ufficiale di Stato Civile. Questi, in dettaglio, sono: Articolo 143, Diritti e doveri reciproci dei coniugi Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Articolo 144, Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato. Articolo 147, Doveri verso i figli Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.
    • Tali articoli vengono letti anche al termine della classica cerimonia religiosa, con la sola differenza che, a declamarli, è il sacerdote officiante. Dopo aver ricevuto dagli sposi la dichiarazione di volersi prendere rispettivamente come marito e moglie, avviene lo scambio degli anelli, la firma dei registri e, in conclusione, un breve discorso augurale da parte di chi ha officiato la cerimonia. E’ prassi che il rito civile venga celebrato presso la sede di uno due Comuni in cui risiedono i promessi sposi. Alcuni Comuni mettono a disposizione, per la celebrazione dei matrimoni civili, anche ambienti suggestivi, come stanze di palazzi storici della città. Nel caso in cui le nozze vengano celebrate in un Comune diverso rispetto a quello di appartenenza, occorre inviare al comune di residenza una richiesta scritta, in cui vengono spiegate le motivazioni della scelta di celebrare il matrimonio civile in un'altra località. L'ufficio del comune consegnerà agli sposi una lettera di delega, che dovrà essere presentata nel comune scelto per la celebrazione del matrimonio. Il Matrimonio - Costituzione Art.29 1.La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. 2.Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. Art.30 1.E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. 2.Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. 3.La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. Art.31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Il Matrimonio - Requisiti Il codice civile prevede alcuni requisiti per contrarre matrimonio la cui mancanza comporta la impossibilità di contrarre matrimonio indipendentemente dalla persona dell'altro coniuge. In particolare: Maggiore età: non può contrarre matrimonio chi non abbia compiuto 18 anni. Peraltro, anche il minore di 18 anni che abbia già compiuto 16 anni, può essere ammesso a contrarre matrimonio ai sensi dell'art. 84 del codice civile qualora il Tribunale conceda l'autorizzazione previa verifica dei gravi motivi e l'accertamento della maturità psico-fisica del minorenne. Capacità di intendere e di volere: non può validamente contrarre matrimonio l'interdetto per infermità di mente. Quanto al matrimonio contratto dall'incapace naturale cioè il soggetto che sia al momento di contrarre matrimonio incapace di intendere e di volere) esso può essere impugnato a meno che vi sia stata coabitazione tra i coniugi della durata di un anno. Libertà di stato: non può contrare matrimonio chi sia già legato ad altra persona da
    • matrimonio civile o con effetti civili. Colui che contrae un secondo matrimonio, in costanza di precedente matrimonio, incorre nel reato di bigamia (diritto) Il codice civile prevede alcune situazioni che costituiscono impedimenti a contrarre matrimonio. Essi si dintinguono in impedimenti dirimenti, la cui presenza da luogo alla nullità, e impedimenti impedienti, la cui presenza obbliga a pagare un'ammenda. Sono impedimenti dirimenti: Rapporto di parentela, affinità, adozione e affiliazione tra i nubendi. Omicidio tentato o consumato di un coniuge a danno dell'altro. Sono impedimenti impedienti: Lutto vedovile Mancanza di pubblicazione La dichiarazione di nullità è meglio nota come annullamento del matrimonio. L'espressione non deve essere fraintesa, perché il matrimonio viene dichiarato nullo, cioè mai esistito e non "annullato" da un certo momento in poi, come avviene con il divrzio: ha quindi efficacia retroattiva. Le cause che possono portare all'annullamento di un matrimonio sono indicate nel Codice Civile e possono essere, tra le altre, la mancata consumazione, la scoperta di anomalie o un gravi difetti di uno degli sposi (purché esse esistessero prima dell'atto di matrimonio e fossero state celate), la mancanza dei requisiti per il matrimonio di uno dei coniugi (esempio si scopre che uno dei due era già vincolato in un altro matrimonio, oppure si scopre che i coniugi sono parenti sanguini), eccetera... IL RITO RELIGIOSO La cerimonia si svolge generalmente durante una messa nuziale, non priva di momenti emozionanti e suggestivi, tra i quali, è possibile indicare senz’altro le fasi essenziali: Prima di concedere l'autorizzazione alla celebrazione del matrimonio religioso, la Chiesa esige di verificare la preparazione, la professione di fede dei due sposi e le basi della loro scelta, ai fini di una vita matrimoniale secondo i dettami della religione.
    • A tale scopo vengono organizzati corsi detti appunto "di preparazione al matrimonio" tenuti da sacerdoti ed esperti di settori specifici, la cui frequenza è obbligatoria e gratuita. La loro durata e le modalità di svolgimento possono variare a seconda delle singole parrocchie per cui conviene attivarsi con un certo preavviso per pianificarne la partecipazione. I fidanzati possono decidere di seguire il corso in una delle parrocchie di provenienza oppure in una terza a scelta. Alla loro conclusione viene rilasciato l'attestato di frequenza che rientra tra i documenti necessari per la celebrazione religiosa. LO SVOLGIMENTO DELLA CERIMONIA Le formule predominanti, entrando in chiesa, sono tre: - lo sposo attende all'altare con i testimoni. Gli invitati: a destra quelli dello sposo, a sinistra quelli della sposa. La sposa al braccio destro del padre (o del parente più prossimo) raggiunge l'altare dove formalmente “viene concessa” al futuro sposo. - la sposa al braccio del padre raggiunge l'altare e lì aspetta lo sposo che arrivo al braccio della madre. - la sposa al braccio del padre è immediatamente seguita dallo sposo al braccio della madre. La prima formula è quella più adottata. Anche dai principi attuali. Questo non esclude una formula diversa, ad esempio gli sposi possono entrare in Chiesa insieme. Certo decade la simbologia del "passaggio" dalla famiglia originaria. E la cerimonia si costruisce di fatto attorno a simbologie. Per creare un’atmosfera suggestiva, sarebbe opportuno che ci fosse un sottofondo musicale già all’arrivo dei primi invitati. Sono quattro i momenti salienti del rito che la musica dovrebbe sottolineare: l’ingresso della sposa, l’offertorio, lo scambio degli anelli e il corteo in uscita. Saranno gli sposi a scegliere i brani, possibilmente brevi per non interrompere la celebrazione, d’accordo con gli strumentisti o i cantanti contattati. GIUNTI ALL’ALTARE, il padre affiderà idealmente la figlia al futuro genero, stringendogli la mano, e prenderà posto nel primo banco a sinistra. HA INIZIO la cerimonia vera e propria, che si svolge all’interno di una messa nuziale, con molti momenti ricchi di emozione per gli sposi e gli invitati. La recita della formula e alcuni altri momenti del rito saranno già stati "vissuti" dalla coppia durante le prove in chiesa. IL RITO Viene officiato, salvo casi particolari, all’interno della celebrazione della messa, con quattro momenti chiave: - Rinnovo delle promesse battesimali, - Liturgia del matrimonio, - Benedizione e consegna degli anelli, - Benedizione degli sposi. AL MOMENTO dello scambio degli anelli, posato il bouquet sull’inginocchiatoio, sarà la sposa a porgere la mano per prima. Nel caso non ci fossero i paggetti nel corteo nuziale, le fedi saranno custodite dallo sposo che vi avrà fatto incidere i nomi e la data delle nozze.
    • SIA al momento dello scambio delle fedi che a quello del bacio, l’applauso degli invitati sarà assolutamente da evitare, per rispettare la sacralità dell’atto e del luogo. DURANTE la firma dei registri da parte di sposi e testimoni, gli invitati potranno uscire dalla chiesa o formare il corteo nuziale d’uscita. Il neo - marito porgerà alla sposa il braccio sinistro per percorrere la navata. Il corteo seguirà lo stesso ordine dell’entrata, ma la madre di lei sarà accompagnata dal padre di lui. • Rinnovo delle promesse battesimali: gli sposi rispondono ad alcune domande loro poste dal sacerdote, quesiti che riprendono quelli già posti durante i sacramenti del battesimo, della comunione e della cresima; • Liturgia del matrimonio: il sacerdote chiede il solenne consenso agli sposi; gli sposi, quindi, recitano a turno (prima Lui, poi Lei), la nuova formula: “Io colgo te come mia/o sposa/o…”; • Benedizione e scambio degli anelli nuziali: il sacerdote benedice le fedi nuziali e gli sposi se le scambiano pronunciando la formula tradizionale: “Ricevi questo anello come segno del mio amore e della mia fedeltà…”. A questo punto, lo sposo, infila per primo la fede all’anulare sinistro della sposa, quindi tocca a lei ripetere il medesimo gesto (…); • Benedizione degli sposi e applauso: il sacerdote intona una preghiera per la nuova famiglia appena formata e, secondo un’abitudine importata dagli Stati Uniti e consolidatasi ormai anche nel nostro paese, invita generalmente i presenti a dedicare un applauso (Bonton) in segno di gioia e di gaudio per l’unione avvenuta, che ha il significato recondito di buon augurio e prosperità per la nuova coppia unita e consacrata per sempre nel nome del Signore; • Le Sacre Letture: Altro momento molto significativo della celebrazione nuziale è quello dedicato alle Sacre Letture liturgiche, da concordare preventivamente con il celebrante scegliendo tra i brani della Bibbia e del Vangelo. Tra le più suggestive, ricordiamo innanzitutto la bellissima preghiera dedicata dal San Francesco d’Assisi all’amore per la vita e per la natura che nasce e che, amorevolmente ci circonda, rendendo tutti gli esseri viventi ugualmente degni di amore e di rispetto, in quanto essenziali nella realizzazione del perfetto equilibrio naturale dell’universo: il “Cantico dei Cantici”, bellissimo cantico che gli sposi possono leggere a due voci, per renderlo ancor più suggestivo; o ancora, la Prima lettera di San Giovanni apostolo, dal titolo emblematico: “Dio è amore”; bellissima anche la scelta che cada sua latra lettura del brano del Vangelo secondo Matteo, dal titolo: “Quel che Dio ha congiunto l’uomo non (osi) separare..”. L’uscita dalla Chiesa: Al termine della cerimonia di nozze, i novelli sposi, accompagnati dai rispettivi testimoni, si ritirano con il sacerdote per la firma del registro. Nel frattempo gli invitati possono avviarsi verso l’uscita per raggiungere, in modo ordinato e soprattutto discreto, il sagrato ove potranno attendere la coppia oppure, possono aspettare gli sposi e formare il corteo nuziale in uscita; in quest’ultimo
    • caso, naturalmente, l’ordine da seguire sarà lo stesso dell’ingresso in chiesa, ma questa volta, la madre di lui, sarà accompagnata dal padre di lei. Prima di salutare gli sposi, talvolta accade che il sacerdote consegni loro un libretto con la data ed il luogo della celebrazione e tante pagine bianche che la neo coppia potrà riempire indicando, magari, i nomi dei figli che verranno e, ricordando così alla nuova famiglia che, scopo principale dell’unione religiosa, rimane innanzitutto quello della “procreazione”. In seguito, a prescindere dall’ordine scelto dagli invitati per l’uscita, il neomarito porge alla sposa il suo braccio destro e, insieme, si avviano lentamente verso l’uscita. Sul sagrato della Chiesa, al momento dell’uscita degli sposi, parenti e amici provvederanno al classico e benaugurale lancio del riso, dopodichè, seguiranno le foto di gruppo in stile neo-classico. Infine, gli sposi saluteranno gli invitati che si avvicineranno desiderosi di porger loro le consuete felicitazioni ringraziando, quindi, quelli che non parteciperanno personalmente al ricevimento di nozze. Il “valore Civile” del rito religioso: il Rito celebrato secondo i “Patti Lateranensi” (vale a dire, in base alle leggi concordatarie che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa ) Il Rito celebrato in base alle norme giuridiche -ecclesiastiche che disciplinano i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica sembrerebbe, a nostro avviso, senza dubbio la soluzione più comune tra quelle prescelte dalla maggior parte degli sposi e, tutto sommato, anche la meno “articolata” racchiudendo in sé, tutti i presupposti cristiani dell’unione spirituale dei coniugi e siglandone, contemporaneamente, anche i reciproci diritti e doveri giuridici scanditi dalla lettura degli articoli del Codice civile da parte del parroco, al momento dell’apposizione delle firme sul Registro dello Stato civile, a conclusione della cerimonia religiosa. Il parroco stesso, successivamente, si preoccuperà di trasmettere la trascrizione dell’Atto civile (entro 5 giorni dalla data del matrimonio) con tutte le annotazioni che gli sposi vorranno aggiungere come la separazione dei beni, il riconoscimento di figli o altro ancora (..). Soltanto in casi motivati da particolari ragioni, il matrimonio religioso potrà essere celebrato senza la messa solenne o alla presenza dei soli testimoni. Abito da sposa L'abito da sposa rappresenta da sempre uno degli elementi più importanti della cerimonia. Affascinante è la sua storia nelle diverse culture, nei diversi Paesi. Nell'antica Grecia le spose indossavano tuniche candide. A quel tempo il bianco simboleggiava la gioia e non verginità e purezza. Le spose romane erano invece avvolte invece da veli gialli e arancioni, mentre quelle cinesi vestivano in rosso. Il colore rosso è ancora oggi il colore nuziale delle spose indiane. Le spose longobarde vestivano solo una tunica nera, mentre le fanciulle bizantine, provenienti dalle famiglie più ricche, indossavano abiti da sposa di seta rossa impreziositi da pietre e ricami in oro. Nel Medio Evo e nel Rinascimento si era soliti scegliere abiti da sposa colorati da indossare anche in seguito, durante le feste. Il colore più usato comunque era il rosso, perché si riteneva che propiziasse le nascite.
    • La tradizione dell'abito bianco per la sposa risale all'Ottocento. Quando, nel 1854, la Chiesa riconobbe il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, ovvero che la Vergine era nata senza peccato originale, le giovani spose iniziarono a indossare abiti bianchi per onorare e invocare la protezione della Madonna. E il velo diventò così anche simbolo della sottomissione a Dio e al marito. Oggi comunque sono ben accetti abiti da sposa dalle tinte pastello o dalle nuance oro e rosa, a seconda della propria personalità, del colore della pelle e dei capelli. In alcuni modelli, le tinte chiare degli abiti vengono contrastate da finiture e nastri di colore intenso. I tessuti dell’abito da sposa, con le proprie caratteristiche, determinano soprattutto la riuscita di un modello e suggeriscono molte idee nella fase di creazione dell'abito. Con la loro consistenza più o meno corposa, infatti, riescono a modellare la silhouette della sposa. Tulle, organza e chiffon si addicono solo a linee perfette, a corpi longilinei.. Raso, mikado, cady, duchesse e velluti di seta vanno bene per le spose più in carne. In ogni modo, il tessuto va scelto in funzione del periodo, del modello scelto ma anche in base all'orario e luogo del matrimonio. Per una cerimonia che si svolge in cattedrale e di mattina, si deve indossare un abito di una certa importanza, con tessuti anche sfarzosi, in raso pesante, mikado o duchesse. Per un rito pomeridiano che si svolge in città, sono consigliabili abiti dalle linee fluide e tessuti leggeri, come il crepe de Chine, la georgette, il cady o il raso leggero. Per una messa nella chiesetta di campagna, di pomeriggio, è perfetto l’abito romantico e vaporoso, in voile, chiffon o faille. E per il matrimonio civile in municipio, l’ideale è un abito corto o un tailleur anche pantalone, nei toni del bianco, del crema, dell’avorio, dell’écru o pastello. Tanti i modelli di abiti da sposa verso cui rivolgere la propria attenzione: - Bustier: Corsetto steccato che si stringe sulla schiena con chiusura stringata, accompagnato da una gonna ampia, stile '700. - Impero: Vita alta, piccole maniche e gonne leggermente arricciate o svasate. Ideale per donne in gravidanza o per le spose che desiderano uno stile semplice. - A palloncino: Gonna stile anni '50, ampia, arricciata e gonfia, dall'orlo rimborsato o stretto da una fascia sul fondo. - Redingote: Abito con punto vita stretto e più alto rispetto al normale, gonna a teli che stringe sulla parte alta del busto, per poi allargarsi sulla pancia e fianchi. - Scivolato: Modello realizzato con tessuti morbidi che segue e addolcisce i contorni del corpo. - A sirena: Modello molto sexy che sottolinea i fianchi per poi allargarsi e terminare con un piccolo strascico. - A sottoveste: Ampio décolleté e spalline sottili, di tessuto leggero. Va completato con una stola o con una giacca leggera. - Tubino: Modello che segue le linee del corpo, con gonna dritta che cade senza stringere, in stile tailleur. - Peplo: Simile alla tunica delle donne dell'antica Grecia, è un abito lineare, arricchito da drappeggi che lo rendono particolarmente elegante.
    • - Ottocento: Bustino aderentissimo di dimensioni regolabili con gonna gonfia grazie a sottogonne in tulle con grandi volants - Linguette: Abito sobrio ed elegante, con la gonna che termina poco sopra la caviglia. Una verifica della propria persona aiuta a comprendere ciò che va valorizzato e ciò che va nascosto con l’abito da sposa. Per questo motivo, conviene sempre rivolgersi a un atelier con personale altamente specializzato in grado di dare i giusti consigli. Esistono atelier monomarca, dove è possibile trovare una vasta gamma di modelli di una certa firma, e atelier multimarca che offrono alle proprie clienti abiti da sposa di diverse firme. Il primo appuntamento in atelier serve per decidere su quale modello orientarsi. Occorrono poi almeno altre due prove per sistemare del tutto l'abito da sposa. Una volta ritirato, l'abito da sposa deve essere tolto dalla protezione in plastica, appeso a una gruccia imbottita e coperto da un telo di cotone fino al giorno delle nozze. Dopo il matrimonio, invece, va lavato accuratamente da una lavanderia professionale e riposto in una grande scatola, avvolgendolo preferibilmente con carta velina bianca che ne preservi il colore candido. Il Velo nuziale Anticamente il velo simboleggiava l’innocenza della sposa che andava protetta da eventuali influssi d spiriti maligni. Oggi molte donne continuano a optare per il velo visto il tocco di romanticismo che dona a ogni sposa. Le lunghezze sono fondamentalmente tre. Il velo più corto è quello che arriva a coprire abbondantemente le spalle e finisce all'altezza del gomito. Quello più lungo arriva fino a terra, e quello mediano arriva a coprire tutta la schiena. Corto o lungo che sia, meglio scegliere un modello che non intralci l’incedere della protagonista. Anche le forme sono varie. Il velo può essere a ruota,
    • quindi rotondo, ma può anche terminare a punta, creando un effetto più moderno. La tradizione vuole comunque che il velo sia sottile ed impalpabile, sobrio, in tulle liscio Il velo va applicato sull'acconciatura. Si può optare per un semplice pettinino da inserire tra i capelli o si può preferire un diadema, decisamente più impegnativo, che deve essere armonizzato con la pettinatura. Le tipologie di diademi sono quattro: diademi a corona, a ghirlanda, a passata, a goccia. Accessorio per il giorno del matrimonio, il velo da sposa completa e avvolge di fascino la donna che sale all’altare. Lontane nel tempo le sue origini, è stato un simbolo carico di significati nel corso della storia, mentre oggi mantiene soprattutto la sua funzione estetica e decorativa. Il velo da sposa nell’antichità Il primo Velo da Sposa risale al tempo dei Romani quando le giovani che salivano all’altare erano solite indossare il Flammeum, un velo leggero che copriva loro il volto durante la cerimonia nuziale. Il primo velo della storia fu realizzato con una sottile garza, preferibilemente rossa, ma anche arancio o gialla, a simboleggiare i colori accesi del fuoco. Il Flammeum era considerato un indumento di buon auspicio e l’importanza di tale accessorio nel rito nuziale era tale che per la donna al posto del verbo ‘sposarsi’ si usasse il verbo ‘nubere’, il cui significato è anche ‘prendere il velo, velarsi’. Nel Medioevo il Velo da sposa era fatto di tanti strati di lino sovrapposti, fissati alla testa attraverso fili d’oro e di perline. Il Velo serviva a proteggere la sposa dal malocchio e dalla mala sorte, e a nasconderla agli occhi del marito finché il rito nuziale non avesse avuto termine. In passato, e per tutto il corso della storia in cui i matrimoni sono stati combinati, lo scopo del velo da sposa è stato funzionale più che decorativo: il vero scopo del velo era quello di nascondere la sposa dalla vista del futuro marito fino a compimento della cerimonia, onde evitare che lo sposo venisse meno all’impegno preso, mandando all’aria nozze e interessi ad esse legati. Nel Rinascimento anche il velo si adeguò ad una mentalità che prevedeva sfarzi e lussi per la cerimonia nuziale: il velo divenne così un lungo strascico che avvolgeva e proteggeva la sposa; era ancora colorato e realizzato in tessuti preziosi. Nell’Ottocento fece capolino il primo abito da sposa bianco, e ad esso si coordinò anche il velo. Questo cambiamento si ebbe a causa dei principi imposti dalla Chiesa Cattolica ed al riconoscimento del bianco come colore del candore, della purezza, della verginità.
    • Il velo da sposa nel novecento È nel Novecento che si può parlare di una vera e propria moda nell’abbigliamento nuziale, di una serie di tendenze che prendono piede e si modificano di decennio in decennio. Questo vale anche per il velo da sposa, accessorio ormai inscindibile dal vestito, la cui presenza, fattezza e lunghezza dipenderanno prima da fattori storici ed economici, poi dalle tendenze della moda, fino ad arrivare al gusto personale. Negli Anni Venti il velo è un lungo strascico, spesso fatto di un unico strato, ma arricchito con preziosi ricami, bordi satinati o con una finissima plissettatura. Negli Anni Trenta, il Velo da sposa si accorcia e si adegua alle acconciature, diventate man mano più complesse e alla presenza di diademi e perle intrecciate sul capo. Più che a coprire il volto, il velo ha raggiunto la sua funzione di accessorio che spesso forma un unico con il diadema da cui parte e la capigliatura. Negli Anni Cinquanta, terminata la guerra, la moda sposa si orienta verso un ritorno al Romanticismo: tornano gonne ampie ed il velo torna lungo fino ai piedi, ad avvolgere e circondare di bianca dolcezza la futura moglie. Negli Anni Sessanta l’abito da sposa acquista quella valenza di unicità che ha ancora oggi: abito da indossare una sola volta nella vita, per la propria cerimonia nuziale. Le linee tornano alla semplicità ed il velo si adatta allo stile: decorativo sul capo della sposa, scende in forme lineari e naturali. Gli Anni Settanta sono gli anni del ritorno al colore: avorio e panna fanno il loro ingresso, così come nuovi materiali che provengono dalla moda di tutti i giorni. L’abito diventa più comodo e segue lo stile della sposa, così come il velo diventa una scelta personale di colei che lo indosserà
    • sull’altare. Gli Anni Ottanta sono gli anni dei vestiti a sirena e delle fogge molto lavorate; lo stesso dicasi anche per le acconciature, che svettano verso l’alto o somigliano a dei capolavori di scultura. Il velo si fa quindi da parte, per lasciare spazio al volto della sposa e alle ardite acconciature. Libere da matrimoni combinati, le spose degli Anni Ottanta scelgono se celarsi fino al momento del bacio o mostrarsi agli invitati. Tipologie di velo da sposa
    • Esistono diversi tipi di velo da sposa, distinti secondo la lunghezza del velo. Ecco di seguito i sei tipi principali di velo da sposa. Velo corto o velina È il velo da sposa più corto, arriva fino alle spalle e copre il volto. Ideale per chi indossa un abito corto o per una sposa di taglia minuta. Dona un’aria sbarazzina o molto elegante ed austera, a seconda dell’abito cui è coordinato e dell’età della sposa. Velo alle spalle Ideale su abiti dalle scollature ampie e generose, è il velo da sposa dell’immaginario: ben visibile, romantico e avvolgente, ma molto pratico e che non impedisce i movimenti. Velo al gomito Come uno scialle avvolge la sposa senza però imbavagliarla in un velo multistrato. Abbinabile ad abiti con scollature, indicato per le spose non tanto alte poiché dona loro eleganza senza nasconderne la silhouette. Velo classico o da Valzer Il nome rimanda all’elegante ballo liscio e tale è la funzionalità di questo velo: copre la sposa e la avvolge dalla testa ai piedi, rendendo la sua figura leggiadra, senza impedirle però di ballare con agilità, poiché il velo termina ad altezza pavimento. Effetto scenico assicurato, anche per le ballerine di Valzer non professioniste. Velo Cappella Poggia sul pavimento e forma lo strascico. A volte è rinforzato da altri sottoveli interni che donano il giusto volume. Molto elegante e imponente, consigliato su vestiti semplici e lisci. Velo Cattedrale Imponente come il suo nome, questo velo è lunghissimo. Non dovrebbe superare i tre metri, ma in ogni caso necessita della presenza di damigelle e paggetti. È maestoso, scenico, ideale per una cerimonia spettacolare. Come scegliere il velo da sposa Ovviamente il velo da sposa andrà scelto a seconda del gusto personale e, come detto sopra, dell’altezza della sposa e coordinato con il vestito. Ci sono però alcuni consigli, a metà tra tradizione, credenza popolare e superstizione, che vale la pena conoscere prima di decidere quale sarà il velo che coprirà il capo della sposa, poiché non si sa mai. Preferibilmente il velo dovrebbe essere usato, cioè donato o prestato alla sposa da una donna a lei vicina che ha avuto un matrimonio felice. La novella sposa sarò così protetta ed il suo matrimonio sarà fortunato come quello di colei da cui ha ereditato il velo. Qualora si dovesse optare per questa scelta, ricordate di portare con voi il velo prima della scelta del vestito, in modo da individuare il giusto abbinamento di colore. Se la sposa si sposa con rito civile, è in età matura o si sposa per la seconda volta, è consigliabile che indossi un cappellino invece del velo. Il cappellino sarà di paglia bianca nella stagione estiva e di velluto in quella invernale; in ogni caso una falda larga e la presenza di una veletta a coprire il viso doneranno eleganza e sobrietà. Nella scelta del velo vale la regola del contrario: il velo deve essere di un materiale diverso da quello del vestito. Se, ad esempio, il vestito è in pizzo, il velo può essere di tulle con delle rifiniture in raso o delle perline. Curiosità sul velo da sposa nel mondo Nella tradizione giapponese il velo da sposa è usato per nascondere simbolicamente la gelosia della sposa, il suo ego e il suo egoismo, qualità che non possono essere mostrate in presenza del futuro
    • marito e dei suoi parenti. Simbolicamente il velo cela delle qualità negative e fa sì che la sposa possa entrare nella nuova vita in qualità di moglie gentile ed obbediente. In passato nella tradizione nipponica vi era anche la credenza che i capelli delle donne fossero sporchi e per questo motivo andassero coperti. In Africa le spose non indossano un velo, ma un copricapo abbinato al vestito, la cui forma assomiglia molto a quella di un turbante. I colori del copricapo sono abbinati a quelli dell’abito nuziale e di solito sono colori vivaci ed allegri. L’abito tradizionale cinese è rosso, o di tonalità accese per allontanare dalla futura coppia gli spiriti maligni. Le donne indossano un elaborato copricapo (una specie di corona) dal quale nell’antichità scendeva sul viso, a coprire il volto, un velo rosso. Funzione del velo era celare il volto della sposa agli occhi degli invitati e dello sposo: l’uomo avrebbe visto per la prima volta il viso della moglie una volta divenuto suo marito, nella prima notte di nozze. In india le spose sono tradizionalmente vestite di rosso, e non è previsto che indossino un velo, sebbene spesso il saree (abito tradizionale) copre anche il capo. Accessori privilegiati per le indiane sono infatti fiori e gioielli che adornano l’abito e la sposa dalla testa ai piedi. Bouquet da sposa Il bouquet è secondo la tradizione, l'ultimo omaggio dello sposo per la sposa e chiude il ciclo del fidanzamento. L'usanza vuole che lo sposo lo faccia recapitare al mattino a casa della sposa anche se in realtà è la sposa stessa a sceglierlo in quanto deve armonizzare con il suo abito. In alcuni paesi è addirittura la suocera a regalarlo. Alla fine del ricevimento sarà lanciato a caso tra tutte le ragazze nubili: chi riuscirà ad afferrarlo dovrebbe sposarsi entro l'anno. L'usanza di ornare la sposa con i fiori è antichissima e nasce dal mondo arabo. Qui la donna che doveva sposarsi veniva ornata, il giorno delle nozze, con i fiori d'arancio, bianchi e delicati, simbolo di fertilità. L'usanza è nata come augurio per la sposa di avere una prole numerosa. Quanto alle diverse forme del bouquet da sposa, molto dipenderà dal fisico e dall’abito della cerimonia. Esistono alcune regole basilari che si consiglia di seguire.
    • Un bouquet da sposa rotondo e compatto, composto da piccoli fiori, si abbina soprattutto ad un abito corto e informale. Questo tipo di bouquet da sposa è quello che meglio si adatta a tutte le stature e figure femminili. Un bouquet da sposa aperto e voluminoso è l'ideale per un modello di vestito che non supera la caviglia e richiede una sposa snella e abbastanza alta, dal momento che questo tipo di accessorio andrebbe tenuto un po’ sotto il livello della vita. Il bouquet da sposa detto "a cascata" , con fiori a grappolo, è riservato ad un abito con strascico. Un bouquet da sposa di questo tipo attira l’attenzione verso il basso creando un effetto dimagrante. E' indicato quindi per una ragazza alta e robusta. Sconsigliato invece ad una donna di statura piccola perché, se voluminoso, potrebbe addirittura offuscare alcuni dettagli del suo abito. Il bouquet da sposa a fascio, composto da fiori dal gambo lungo, è indicato per i tailleur. Un bouquet da sposa di questo tipo va appoggiato al braccio e portato con disinvoltura da una ragazza possibilmente slanciata, dotata anche di sicurezza ed eleganza nel portamento. Quanto al significato dei fiori, i tulipani bianchi simboleggiano la dichiarazione del proprio amore alla sposa; le azalee sono la sincerità che lo sposo promette alla sposa e che le richiede in cambio; i fiori di pesco parlano di amore eterno; le roselline sono simbolo di dolcezza e di gioia; i gelsomini rappresentano l'augurio della prosperità nella vita futura; i fiori d'arancio rappresentano l'augurio della fecondità. Il bouquet da sposa va comunque scelto con molta cura ed attenzione essendo il particolare che rifinisce e perfeziona l'effetto finale dell'abito. E' lo stesso fiorista incaricato dei vari addobbi a casa e in Chiesa a prepararlo in armonia con tutta la cerimonia. Perché sia veramente perfetto inoltre, il bouquet da sposa deve possedere delle precise caratteristiche: deve poter durare tutto il giorno senza appassire; non deve sporcare/macchiare l’abito della sposa; deve essere maneggevole e non troppo pesante; deve avere un’impugnatura ben orientata per poterlo tenere in mano comodamente. La sposa che inoltre intenda personalizzare ulteriormente il suo bouquet, potrà chiedere di impreziosirlo con decorazioni come fili di perline, nastri colorati e altro, che richiamino i dettagli del suo abito. Occorrerà tuttavia tener conto della possibile variazione di prezzo. Per evitare sgradevoli sorprese, sarà bene concordare con il fiorista alcuni punti, ad esempio l'uso di fiori molto freschi che durino di più e la lavorazione singola di ogni fiore supportandone gli steli con provette di acqua che ne garantiscano la freschezza. La sposa, a fine giornata, decide poi cosa fare del bouquet. Potrà scegliere il classico "lancio" alle donne single e/o fidanzate presenti al banchetto, oppure farlo seccare per avere un ulteriore bel ricordo della giornata. Scarpe ed accessori per la sposa
    • Le parole d'ordine nella scelta degli accessori sono armonia, equilibrio ed eleganza: tutto deve essere perfettamente coordinato con il vestito da sposa, evitando eccessi e contrasti. Sarà infatti necessario che scarpe ed accessori seguano lo stesso stile scelto per l'abito da sposa, abbinandosi perfettamente, adeguandosi a toni e colori. Non è comunque vietata la variazione del colore rispetto al vestito: una sposa potrebbe infatti scegliere scarpe e accessori in tinta con i fiori del bouquet, o con dei particolari di diverso colore ricamati sull'abito. Come abbiamo detto prima, l'importante è mantenere armonia, classe ed eleganza. Le scarpe della sposa Dopo la scelta dell'abito da sposa, il passo immediatamente successivo sarà la scelta delle scarpe che lo accompagneranno, dettaglio importantissimo da non sottovalutare. Vediamo anzitutto cosa dicono le regole dell'etichetta e della tradizione a riguardo: Le scarpe devono essere comunque chiuse, qualunque sia la stagione in cui ci si sposa; Sono comunque scollate; Sono perfette se dello stesso tessuto del vestito; Se non di tessuto, devono comunque essere dello stesso colore dell'abito da sposa Devono avere un tacco basso; Non possono avere punte esagerate. In realtà oggi ci si discosta molto da quello che vuole l'etichetta, e ciò non genera più eccessivo clamore nemmeno da parte delle vecchie guardie legate alla forma. Bellissimi sono i sandali, usati anche d'inverno, con calze velate, finissime e senza cuciture. Ben vengano anche punte e tacchi alti, perfetti con abiti lunghi...perchè mai una sposa dovrebbe essere da meno rispetto alle altre invitate? Attenzione se però con il tacco si supera in altezza lo sposo... E' necessario ricordarsi sempre di stare attenti che le scarpe siano comode: la sposa passerà oltre 10 ore in piedi da protagonista, e non potrà certo permettersi un incedere traballante o zoppicante. Dettaglio da non sottovalutare è il colore della suola: questa dovrà necessariamente essere chiara, visto che in chiesa sarà visibile quando la sposa è inginocchiata. Un consiglio che diamo è quello di farvi confezionare le scarpe da sposa su misura: aiutate dall'artigiano, potrete così disegnarle esattamente come vi piacciono, dello stesso tessuto e colore del vestito, tagliate sul vostro piede, quindi più comode, ma soprattutto quasi sempre più economiche delle scarpe da sposa già confezionate! L'intimo e le calze della sposa Nell'immaginario collettivo la sposa indossa sotto l'abito da sposa della lingerie molto sexy, magari ricamata con pizzi e trasparenze. Bene...la realtà si discosta quasi sempre da questo. L'intimo da sposa deve rendere impeccabile la linea del vestito, dovrà essere funzionale e confortevole, lasciando grande libertà di movimento: reggiseno, mutandine o body dovranno essere assolutamente lisci, privi di cuciture evidenti, per non segnare l'abito della sposa. Inoltre, sarà lasciato poco spazio ai colori, persino al bianco, che potrebbe essere più “acceso” di quello del vestito e quindi evidente: da privilegiare il color carne, l'effetto nudo, assolutamente invisibile. Poichè la scollatura del vestito da sposa è uno dei punti sui quali concentrarsi nella scelta dell'abito da sposa, soprattutto per decolté abbondanti e generosi, che si vuole che l'abito valorizzi, il reggiseno dovrà essere imbottito e sostenente. Da prediligere in questi casi balconcini con ferretto, che sostengono il seno anche in assenza di bretelline: molto spesso le sarte scelgono di cucire tali reggiseni all'interno del bustino del vestito, possibilmente steccato. E' questo il motivo per cui gli atelier chiedono di portare sin dalle prime prove il reggiseno che si indosserà il giorno del matrimonio. Le mutandine dovranno essere morbide, prive di elastici che potrebbero evidenziare antiestetici “bozzetti” sui fianchi: da prediligere quindi tessuti come seta o microfibra. Gli slip dovranno inoltre essere lisci, avvolgenti e, nel caso di abiti scivolati e aderenti, sgambati, per lasciare liberi glutei e fianchi. A queste regole si
    • potrà fare eccezione nel caso si indossino gonne molto ampie e coprenti, con le quali ci si potrà concedere qualche ricamo o trasparenza. Per quanto riguarda le calze, l'etichetta suggerisce di indossarle sempre, velate e finissime, il più vicine possibile al colore dell'abito. Si dovrebbero portare anche in presenza di sandali, invisibili e senza cuciture. Per le spose d'inverno, le calze potranno essere più pesanti, ma comunque non coprenti. Le calze autoreggenti o con reggicalze, più sensuali e provocanti, saranno da preferire con abiti che segnano la vita, con i quali i collant potrebbero essere evidenti. Un suggerimento: chiedete sempre ad una cara amica di portare un paio di calze di ricambio per voi, per evitare qualsiasi inconveniente. La giarrettiera, per tradizione di colore blu, si potrà indossare solo in presenza di gonne ampie. Il nostro consiglio è quello di acquistare lingerie diversa per la prima notte di nozze, più sexy ed accattivante, da portare dopo aver tolto il vestito: per questa ci si potrà sbizzarrire con body, guepiere e baby doll. I guanti Il guanto è un accessorio molto bello per la sposa, anche se non necessario. L'etichetta li ritiene indispensabili nei matrimoni formali. Questi dovranno essere abbinati al vestito da sposa, dello stesso tessuto di questo o del velo, dello stesso colore e tonalità. Una volta raggiunto l'altare, la sposa dovrà sfilare i guanti, appoggiandoli sull'inginocchiatoio davanti al bouquet. I gioielli Le regole dell'etichetta consigliano di non adornarsi di alcun gioiello: non è concesso nemmeno l'anello di fidanzamento. Ammessi sono un paio di orecchini preziosi, non pendenti e poco vistosi, mentre al collo un leggerissimo filo d'oro o di perle, molto indicate per le spose o le madri: la leggenda narra che le perle siano nate dai raggi della luna, quindi figlie di Artemide o Lucina, che rappresenta la luna. Artemide è protettrice del matrimonio, della fertilità e del parto. Al posto dei gioielli, per adornare le braccia, le spalle o il collo si potrebbero indossare accessori dello stesso tessuto del vestito, come nastrini o, nel caso di abiti con motivi floreali, piccoli fiori o foglioline. Il cappello Le regole del galateo e dell'etichetta consentono di indossare il cappello se la cerimonia di nozze di svolge in Comune, al cospetto di un Ufficiale di Stato Civile: il velo, invece, potrà essere indossato solo per un matrimonio in Chiesa. Nella scelta del cappello, la prima regola da seguire è che il volto della sposa deve essere sempre ben visibile. Il cappello dovrà inoltre abbinarsi allo stile del vestito: una cloche, ad esempio, sarà adatta ad un abito anni '30, mentre un copricapo a tese larghe sarà perfetto per un tailleur. La borsa Il galateo e l'etichetta vietano alla sposa di portare una borsetta: nelle mani dovrà avere solo il bouquet. Se la si vuole avere, bisognerà fare attenzione all'abbinamento con il vestito, come per tutti gli altri accessori. Durante la cerimonia, comunque, per avere le mani libere, sarà necessario affidarla ad una damigella o ad un'amica, pronte a consegnarla al momento del bisogno.
    • Abito per lo sposo Nel giorno più importante della vita, è anche l'uomo che si vuole fare bello. La vanità e il senso estetico non sono esclusivamente femminili infatti...e allora non è il solo vestito da sposa ad essere protagonista, ma anche l'abito dello sposo, che dovrà apparire di fronte alla sua amata più bello che mai. La prima regola fondamentale da seguire è che ci deve essere la totale armonia tra i due sposi sull'altare: sarà quindi indispensabile regolarsi sul tipo di abito che indosserà la sposa e sul tipo di cerimonia scelta. Quando la sposa indossa un importante vestito bianco lungo, con strascico e velo, il galateo vorrebbe lo sposo vestito con Tight o Mezzo Tight se la cerimonia è prevista la mattina o nel primo pomeriggio. Per matrimoni celebrati più tardi nella giornata, saranno da indossare il Frac o la Marsina. Decisamente inadatto ad un matrimonio lo Smoking, in quanto considerato abito da gran sera. Se lo sposo ha intrapreso la carriera militare, potrà indossare l'uniforme di gala. Qualunque sia il vestito della sposa, oggi all'uomo è concessa la soluzione del classico completo tre pezzi. Padri, testimoni e fratelli seguiranno le scelte dello sposo: se questo è in tight, lo indosseranno anche loro, il frac se lo sposo è in frac, altrimenti l'abito scuro o grigio. Il tight per lo sposo Il tight è l'abito da cerimonia per eccellenza. La versione tradizionale del Tight è così composta: Tessuto in fresco lana; Giacca di colore grigio molto scuro o nero a code lunghe che sfiorano quasi il polpaccio; La giacca segna la vita e fascia i fianchi, sempre allacciata; Pantaloni rigati; Gilè grigio perla;
    • Camicia di colore bianco con collo rigido, sparato inamidato e angoli rialzati, polsini doppi chiusi da gemelli; Cravatta argento. Per un matrimonio di gran gala, si userà la cravatta a plastron fermata da una spilla con perla; Calze nere lunghe in cotone, seta o filo di Scozia; Scarpe stringate nere; Guanti di camoscio grigi; Cilindro nero; Gardenia, camelia o garofano all'occhiello. In alternativa c'è il Mezzo Tight, senza le code, nè guanti in camoscio nè il cappello a cilindro. Frac o marsina Il Frac è l'abito maschile più elegante che sia in uso. Rigorosamente vietato per cerimonie previste prima delle 18.00, ha le seguenti componenti essenziali: Giacca nera con "code di rondine" e risvolti in seta; Due file di bottoni (tre per lato, non di più) poste obliquamente alla giacca, a puro scopo ornamentale; Fazzoletto da taschino bianco, in seta; Pantaloni neri, senza piega né risvolti, con due bande di raso laterali larghe qualche millimetro che corrono lungo l'esterno della gamba per tutta la sua lunghezza; Gilè di piquet bianco operato. Per ricevimenti in Vaticano, il gilet è nero; Camicia bianca con sparato inamidato; Polsini con gemelli; Cravatta a nodo di piquet o papillon bianco; Scarpe di vernice nera; Calze nere; Guanti di capretto bianco o seta bianca; Mantello nero, di lana, cachemire, o anche seta; Cilindro di seta nera. Completo tre pezzi Il classico completo tre pezzi è ideale per tutti i tipi di situazione, sia per le cerimonie celebrate al mattino, che per quelle al pomeriggio. Con o senza gilet, un abito del genere è anche comodo in quanto riutilizzabile in futuro, in più di un'occasione formale. Per quel che riguarda il tessuto, per un matrimonio d'inverno sono adatte tutte le qualità della lana, mentre d'estate si potrà spaziare dal misto lino al fresco lana, facendo attenzione a scegliere stoffe non facilmente stropicciabili. L'etichetta vieta assolutamente le stoffe troppo sportive e gli spigati. I colori tra cui scegliere sono quelli che vanno dal blu notte al grigio scuro, e dovranno essere assolutamente tinte unite. La cravatta dovrà essere classica e della migliore qualità, di solito in seta jacquard con piccolissimi disegni, preferibilmente chiara per un matrimonio che si celebra di mattina, ad esempio grigio perlato, scura per nozze pomeridiane. Unico imperativo è che non sia chiassosa; La camicia è importantissima: bianca o avorio, con il collo rigido, lo sparato inamidato e con i polsini chiusi da gemelli. Le calze dovranno essere nere o grigio scuro, da abbinare con il vestito, in cotone o seta al ginocchio. Le scarpe saranno nere e stringate, a queste dovrà essere abbinata sia come colore che materiale
    • la cintura. Da non dimenticare il fiore all'occhiello, la bottoniera, da abbinare al bouquet della sposa. Cosa indossare e cosa no Sì all'orologio da polso, specie se è stato regalato dalla futura sposa. Nel caso si indossi il tight, elegantissimo sarà l'orologio da taschino. Sì ai gemelli da polso, che impreziosiscono la camicia. Sì ad un fermacravatta non vistoso, abbinato ai gemelli da polso per il colore dell'oro e l'eventuale classica perla. Sì al cappotto nero e di taglio classico da usare nei mesi invernali. No al cappotto durante la cerimonia. No a qualsiasi altro tipo di gioiello che non siano i gemelli e il fermacravatta Le Fedi L'usanza di portare la fede all'anulare sinistro risale addirittura all'epoca degli antichi Egizi. Essi credevano infatti di aver individuato una vena che, partendo dall'anulare sinistro, arrivasse fino al cuore: lungo questa vena pensavano che corressero i sentimenti. "Legare" l'anulare significava quindi garantirsi la fedeltà. Per incoronare e sigillare l 'unione tra gli sposi già gli antichi Romani si scambiavano anelli di ferro, per l'antica legge ebraica le fedi avevano ancor più importanza, infatti ritenevano che solo lo scambio di questi anelli fosse sufficiente a rendere legale il matrimonio. Nel Medioevo, quando non aveva ancora preso totalmente piede lo scambio degli anelli, la "fede" era di grande fattura e di pari preziosità, spesso lo sposo inanellava la sposa con tre anelli. E la sua forma sin dal passato, simbolo d’amore eterno e duraturo, rappresenta la ciclicità della vita di coppia che si rinnova giornalmente diventando sempre più forte nel tempo. Lo scambio delle fedi è il momento più solenne ed emozionante della cerimonia . È con quel gesto e con la reciproca promessa di fedeltà che la coppia di innamorati diviene una vera e propria famiglia. Le fedi nuziali, argento o oro hanno comunque il proprio valore, sacro e liturgico. In alcune regioni d'Italia è anche chiamata "vera", termine veneto-slavo, che significa fedeltà, all'interno si è soliti incidere la data del matrimonio ed il nome della Sposa in quella di lui ed il nome dello Sposo in quella di lei. La consuetudine di incidere i nomi degli sposi e la data delle nozze all'interno della vera risale al Settecento. Con il loro scambio, al centro della cerimonia sia religiosa, sia civile, la coppia stringe un patto d’amore e di fedeltà di pubblico dominio. Quindi le fedi nuziali hanno un profondo significato simbolico, perché racchiudono una promessa d'amore, ma anche una valenza estetica, perché vanno indossate per tutta la vita. Essendo un dono reciproco tra gli sposi, e bene sceglierle insieme, anche se il galateo suggerisce che sia lo sposo ad acquistarle. Le fedi nuziali classiche sono in oro bianco, giallo o rosso. Si possono scegliere fra diversi modelli:
    • La tradizione vuole che sia lo Sposo a pagarle ed a conservarle fino al momento dello scambio, ma spesso sono i testimoni a regalarle. Saranno poi i pagetti a portarle sull'altare per la benedizione. Le fedi più indossate sono la "francesina", la classica oppure la piatta. Chi preferisce qualcosa meno tradizionale può optare per un modello incrociato a più cerchi, oppure può scegliere la vera con un piccolo diamante, o addirittura con una serie di diamanti. In alcune regioni italiane (per esempio in Calabria e Sicilia) è uso che la madre dello sposo vada, il mattino delle nozze, a casa della futura nuora portandole in dono una parure di gioielli (di famiglia, o acquistati per l'occasione). È una tradizione portata in Italia dai Normanni, e che vige tuttora nei paesi di lingua tedesca. I Confetti Per tradizione, nell'antichità venivano confezionati in preziosi sacchetti di tulle, oggi in pizzo, per il giorno del matrimonio, devono essere rigorosamente di colore bianco e sempre in numero dispari di solito cinque, per rappresentare le qualità della vita che non devono mancare nella vita degli sposi: - Salute - Fertilità - Lunga vita - Felicità - Ricchezza La tradizione prevede che la coppia di sposi giri tra i tavoli dopo il taglio della torta. Lo sposo reggerà un vassoio d'argento con i confetti, la sposa li servirà agli invitati con un cucchiaio anch'esso in argento sempre in numero dispari. LE CARATTERISTICHE DEL CONFETTO Il confetto tipico è formato da un nucleo interno, detto anima, costituito da una mandorla intera, sgusciata e pelata, rivestito da strati di zucchero sovrapposti per successive bagnature. Il confetto mantiene la forma del seme di mandorla, fortemente appiattito. La superficie esterna è liscia, bianca con riflessi porcellanati. Le dimensioni ed il peso del confetto variano in funzione del calibro della mandorla impiegata. L'anima del confetto può essere costituita anche da altri ingredienti (nocciola, cannella, cioccolato, canditi vari, pistacchio, frutta secca) rivestita da strati di zucchero e o di cioccolato. Forma e dimensioni del confetto varieranno in tal caso in funzione dell'anima. Per ottenere la zuccheratura vengono utilizzate delle macchine dette bassine, esse sono delle caldaie preferibilmente in rame o acciaio, in continua rotazione, dove vengono lavorate le mandorle con lo zucchero. Le prime testimonianze sull'uso dei confetti nei festeggiamenti delle nascite e dei matrimoni,
    • risalgono al 447 a.c. presso la ricca famiglia romana dei Fabi. Dal 1500 in poi i confetti divennero la conclusione ideale di ogni grande pranzo per il loro alto prestigio e costo. Alla conoscenza di tale prodotto contribuirono i grandi nomi della letteratura sia antica che contemporanea e, fra i tanti citiamo Leopardi, Carducci, Verga e Pascoli. Assai viva è tuttora l'usanza di gettare confettini argentati e riso, da parte degli invitati, sugli sposi al termine della cerimonia quando escono dalla chiesa. La tradizione vuole che il colore dei confetti sia bianco. Ma nessuno vieta di scegliere il colore in base all'abito della sposa, accostandosi a tonalità ecrù o pastello. Durante la cerimonia, tradizione vuole che la sposa distribuisca confetti agli invitati con un cucchiaio d'argento. Lo sposo sarà al suo seguito e si occuperà di aiutarla portando i confetti un una ciotola, anch'essa d'argento. Il numero dei confetti, sia di quelli contenuti nelle bomboniere che di quelli distribuiti dallo sposo, è sempre dispari. Il numero pari, secondo credenze popolari, costituisce un cattivo augurio per gli sposi destinati a rimanere senza prole. Confezionati in preziosi sacchetti un tempo di tulle e oggi in pizzo Vanno inseriti, insieme al bigliettino con il nome degli sposi. Potete far confezionare in confetti in modo da ottenere un piccolo fiore. Oggi si può optare anche per i confetti "firmati" o intrecciati, con l'incisione colorata del nome degli sposi. Esiste una scelta vastissima circa la qualità dei confetti, soprattutto per quelli alla mandorla. Infatti, mentre nei confetti di cioccolata di buona qualità é solamente fondamentale che vi sia un'ottima cioccolata all'interno e un rivestimento di zucchero esterno con poco amido, per i confetti alla mandorla non è altrettanto semplice. E' importante la qualità dello zucchero che non deve avere il gusto dell'amido, ma é determinante il tipo di mandorla utilizzata: innanzi tutto la sua provenienza (quelle siciliane sono le più pregiate), poi bisogna verificare che sia intera e pelata, infine è migliore un confetto in cui vi sia poco zucchero e una mandorla piuttosto grande. Nella valutazione della qualità e quindi del prezzo dei confetti alla mandorla occorre sempre tenere presente che il prezzo è determinato dalla lavorazione e dalle mandorle ma non dallo zucchero, il cui costo è praticamente irrilevante. Bomboniere del matrimonio Un simbolo da destinare agli invitati, per ringraziare e omaggiarne la presenza al lieto evento, è la bomboniera del matrimonio. La bomboniera, il cui nome deriva dal francese "bon-bon" (dolcetto), nasce in Italia alla fine del XV secolo dall'usanza dei nobili di portare sempre con sé dei cofanetti ove conservare dolci e caramelle a base di zucchero, sostanza importata dalle Indie e, dal punto di vista economico, molto costosa. I meno ricchi si accontentavano di sacchetti di carta e di stoffa. E' nel 1896, con le nozze tra Vittorio Emanuele, principe di Napoli e futuro Re d'Italia, ed Elena del Montenegro che la bomboniera diventa oggetto di dono degli sposi agli invitati, proprio come ai giorni nostri. Le bomboniere del matrimonio non fanno parte unicamente della tradizione italiana. Altri Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Gran Bretagna, l'Irlanda, gli Stati Uniti, perfino l’Africa e l’ Australia, si avvicinano sempre più a questa cultura.
    • La scelta delle bomboniere del matrimonio spetta a entrambi i fidanzati. Ordinate almeno tre mesi prima della data, il numero delle bomboniere del matrimonio deve essere pari al numero di inviti distribuiti, più una piccola riserva per ogni possibile imprevisto. Oggi più che mai è ampia la varietà in commercio. Ci si può divertire nella ricerca di un oggetto che sia personalizzato o particolarmente insolito. Le classiche bomboniere da matrimonio resistono alla forte corrente delle novità: argento, cristallo Swarosvki, vetro di Murano, porcellana di Limoges. A questa lista, si aggiungono poi candele artigianali, articoli culinari e biglietti della lotteria che, per l'occasione, si trasformano in originali cadeaux. Ancora, oggetti utili tra cui orologi, bicchieri, posacenere, vasi. L'importante è che siano omaggi sobri e di buon gusto. Anche le donazioni e i gesti di generosità fanno parte del catalogo delle bomboniere del matrimonio. Pergamene e lettere di ringraziamento, da parte dell'ente che ha beneficiato di tale gesto, giungeranno nelle mani degli invitati. Per le confezioni delle bomboniere da matrimonio, meglio preferire tonalità vicine a quelle del bouquet e all'abito della sposa, oppure sacchetti in pizzo, seta o rete chiusi con un filo di rafia. Solitamente, ai parenti ed amici che hanno partecipato al rinfresco, si riservano bomboniere della stessa serie e della stessa foggia. Ai testimoni, che hanno un ruolo importante durante la cerimonia civile e/o religiosa, si regalano bomboniere più preziose, mentre alle persone che hanno partecipato alla gioia della coppia con un regalo o un telegramma, si donano sacchetti in tulle ricamato con decorazioni di fiori in stoffa. Non vi è un momento giusto per la consegna delle bomboniere del matrimonio. Sempre più coppie scelgono di fare questo dono agli invitati alla fine della giornata insieme agli ultimi saluti. La regola vuole che se ne consegni una per ogni nucleo familiare e una a testa per le coppie di fidanzati. I confetti sono un naturale complemento nella composizione della bomboniera del matrimonio. Questa tradizione risale ai tempi dei Romani, soliti nel consumare confetti confezionati con il miele per festeggiare unioni e nascite. Tracce storiche si ritrovano anche in una novella di Boccaccio e in un sonetto di Folgore di S. Giminiano, composto nel XIV secolo. La fabbricazione dei confetti classici e più conosciuti inizia a Sulmona nel XV secolo. Ancora oggi la città abruzzese è tra i maggiori produttori di confetti. Proprio qui, tra l’altro, è sorto il Museo dell'arte e della tecnologia confettiera, oggi monumento nazionale. Riguardo alla giusta quantità, generalmente si usa mettere cinque confetti in ogni bomboniera del matrimonio, ma non è obbligatorio. L'importante è che il numero rimanga dispari. Secondo la tradizione, 5 confetti rappresentano salute, fertilità, lunga vita, felicità, ricchezza; 3 confetti simboleggiano la coppia ed il primo figlio; 1 confetto simboleggia l'unicità dell'evento.
    • In ogni bomboniera va inserito, infine, un cartoncino semplice con il nome di battesimo degli sposi, mai il cognome, e la data delle nozze. Che si argento, porcellana, ceramica o di qualsiasi altro material, la bomboniera è il ricordo che gli sposi lasciano alla fine della giornata più bella della propria vita Rappresentano un significativo dono che gli sposi offrono agli invitati come ricordo del grande giorno. La tradizione le vuole classiche realizzate in cristallo, argento, limoges e soprattutto uguali per tutti, Si può scegliere tra: un porta ritratto, una scatolina, un posacenere, un oggetto di uso pratico come un cavatappi, una piccola sveglia, una minuta saliera, un'agendina, un cucchiaino da zucchero. Per i materiali affidati a: ceramica, porcellana, cristallo, argento, ma anche materiali come resine sintetiche, sughero, legno. Qualsiasi oggetto si può personalizzare con i propri nomi o iniziali e la data del matrimonio. Gli oggetti possono essere anche diversi l'uno dall'altro per incontrare i gusti di ogni invitato, purché abbiano lo stesso valore. Solo per i testimoni puoi prevedere una bomboniera più preziosa. Le bomboniere verranno confezionate tutte allo stesso modo e abbinate allo stesso sacchettino. La confezione dovrà essere particolarmente curata in modo che l'oggetto contenuto acquisti valore e possa mostrarsi a chi lo riceve come una sorpresa. Tenendo presente i colori e lo stile dell'intero evento, puoi scegliere tra scatoline, carte variopinte o monocolore, nastri di rafia o raso, fiorellini decorativi. In alternativa si potrebbero usare piccoli vasetti con erbe profumate da collocare sui tavoli come segna posti da lasciare agli ospiti. I sacchettini devono contenere oltre a i cinque confetti che simboleggiano: salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita anche un piccolo cartoncino con i soli nomi di battesimo degli sposi. Le bomboniere devono il nome al francese “bon-bon” (dolcetto), diventano di moda nel '700, quando i nobili erano soliti portare dei cofanetti per contenere dolci e caramelle. e al contrario di molte altre usanze di antiche origini che sono andate perdute, sono diventate tradizione e cultura dell’Italia di oggi, diffondendosi anche in altri paesi. Sappiamo per esempio che la tradizione delle bomboniere è molto diffusa in Grecia, ma poco in Germania, che è comunque in forte ascesa in moltissimi paesi quali il Portogallo, la Gran Bretagna, l’Irlanda, gli Stati Uniti, e perfino in Africa e in Australia. Rappresentano un significativo dono che gli sposi offrono agli invitati come ricordo del grande giorno. La tradizione le vuole classiche realizzate in cristallo, argento, limoges e soprattutto uguali per tutti, non esistono parenti e amici di serie 'B'. E' la futura sposina che si prende carico del costo, ma sono entrambi i fidanzati a sceglierla. Le bomboniere vanno ordinate tre mesi prima del matrimonio. E' bene calcolare il quantitativo necessario. Meglio se si largheggia un po', c'è sempre qualcuno che si può dimenticare. Chiedi alla famiglia dello sposo quante bomboniere servono. In ognuna va inserito il cartoncino con il nome degli sposi (prima quello della sposa, mai i cognomi) e la data di nozze. Si può scegliere tra: un porta ritratto, una scatolina, un posacenere, un oggetto di uso pratico come
    • un cavatappi, una piccola sveglia, una minuta saliera, un'agendina, un cucchiaino da zucchero. Per i materiali affidati a: ceramica, porcellana, cristallo, argento, ma anche materiali come resine sintetiche, sughero, legno. Qualsiasi oggetto si può personalizzare con i propri nomi o iniziali e la data del matrimonio. Gli oggetti possono essere anche diversi l'uno dall'altro per incontrare i gusti di ogni invitato, purché abbiano lo stesso valore. Solo per i testimoni puoi prevedere una bomboniera più preziosa. Le bomboniere verranno confezionate tutte allo stesso modo e abbinate allo stesso sacchettino. La confezione dovrà essere particolarmente curata in modo che l'oggetto contenuto acquisti valore e possa mostrarsi a chi lo riceve come una sorpresa. Tenendo presente i colori e lo stile dell'intero evento, puoi scegliere tra scatoline, carte variopinte o monocolore, nastri di rafia o raso, fiorellini decorativi. In alternativa si potrebbero usare piccoli vasetti con erbe profumate da collocare sui tavoli come segna posti da lasciare agli ospiti. I sacchettini devono contenere oltre a i cinque confetti che simboleggiano: salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita anche un piccolo cartoncino con i soli nomi di battesimo degli sposi. Le bomboniere semplici sono quelle che saranno regalate a chi ha partecipato al pranzo nuziale. Devono essere tutte uguali. Possono essere distribuiti dagli sposi a fine ricevimento, regalandone una per ogni nucleo famigliare o coppia di fidanzati. I nuovi trend della bomboniera In questi ultimi anni anche la bomboniera ha saputo rinnovarsi, rispondendo in maniera ottimale alle richieste del mercato odierno. Ecco allora le tendenze per la prossima stagione. erna e’ complicata, percio’ siamo alla ricerca di cose semplici e valori genuini. Nella bomboniera si afferma una nuova semplicita’ che rifugge dall’iper-decorativismo per giungere a un minimalismo curato e sofisticato. Ecco quindi oggetti piccoli, ricercati e pregiati, con lavorazioni manuali; ma anche oggetti di design, sobri sia nelle linee che nei colori; o, ancora, il dono eco-compatibile ed ecologically correct (come un prodotto dell’agricoltura bio, debitamente personalizzato). ETNICO. Anche la bomboniera risente il fascino di culture lontane, esotiche o primitive. Grande successo per le ispirazioni orientali, i materiali grezzi e naturali, soprattutto se coniugati con il design occidentale in quel mix multietnico che e’ la chiave di lettura del nostro mondo global. TECHNO CHIC. Il laser permette di ottenere incisioni simili a trafori e ricami dentro blocchi di cristallo come su metalli o carte e cartoncini. Nuova e originale anche la riproduzione fotografica su lastre di cristallo: una versione techno della tradizionale foto-ricordo per parenti e amici. CLASSICO-VINTAGE. Irrinunciabile classico con una punta di ironico gusto retro’: un altro trend che vede l’affermarsi di materiali preziosi come l’oro e l’argento, utilizzati per riedizioni di oggetti
    • del passato. Le bomboniere verranno confezionate tutte allo stesso modo e abbinate allo stesso sacchettino. La confezione dovrà essere particolarmente curata in modo che l'oggetto contenuto acquisti valore e possa mostrarsi a chi lo riceve come una sorpresa. Tenendo presente i colori e lo stile dell'intero even to, puoi scegliere tra scatoline, carte variopinte o monocolore, nastri di rafia o raso, fiorellini decorativi. In alternativa si potrebbero usare piccoli vasetti con erbe profumate da collocare sui tavoli come segna posti da lasciare agli ospiti. I sacchettini devono contenere oltre a i cinque confetti che simboleggiano: salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita anche un piccolo cartoncino con i soli nomi di battesimo degli sposi. Le bomboniere semplici sono quelle che saranno regalate a chi ha partecipato al pranzo nuziale. Devono essere tutte uguali. Possono essere distribuiti dagli sposi a fine ricevimento, regalandone una per ogni nucleo famigliare o coppia di fidanzati Per i testimoni scegliete un regalo più importante. nei negozi specializzati, c'è da sbizzarrirsi per la scelta. Va bene qualsiasi oggetto, purché sia di buon gusto. Puoi scegliere un tappo da spumante in argento, una tartarughina in pietra dura (è simbolo di durata del matrimonio), una cornice mignon. Rinuncia, però, alle iniziative troppo originali. La tradizione vuole la bomboniera classica, in cristallo, vetro di Murano, d'argento o in porcellana di Limoges. USANZE E TRADIZIONI Le cose che portano bene Quello che la sposa non deve mai scordare: "Something old, something new, something borrowed, something blue" Indossare qualcosa di vecchio rappresenta il legame con la propria famiglia e quindi con la vita prima del matrimonio. Solitamente la sposa porta un gioiello di famiglia oppure il velo appartenente alla madre o tramandato dalla nonna. Portare qualcosa di nuovo indica fortuna e successo per la sposa nella sua nuova vita coniugale e spesso è rappresentato dall'abito stesso, in quanto nuovo. Indossare qualcosa di prestato, in genere da un'amica felicemente sposata, ha lo scopo di portare fortuna e felicità alla coppia. Potrà essere un accessorio o un gioiello. Avere in dosso qualcosa di blu risale addirittura all'epoca biblica, nella credenza che il colore azzurro rappresentava purezza e fedeltà. Attraverso gli anni questa credenza si è evoluta: dapprima la sposa indossava abiti blu, poi ci si limitava a portare una fascia blu attorno all'abito nuziale. La tradizione vuole che la sposa porti con se il giorno del matrimonio 6 cose: - una cosa prestata: ad indicare l 'affetto delle persone care che rimangono vicine in questo passaggio dal vecchio al nuovo. - una cosa regalata: a ricordare il bene delle persone care. - una cosa blu: anticamente il colore blu era il colore che simboleggiava la purezza ed era il colore dell' abito della sposa. - una cosa vecchia: che simboleggia la vita che si lascia alle spalle e l'importanza del passato che non deve essere dimenticato nella transizione verso la nuova. - una cosa nuova: che simboleggia la nuova vita che sta per iniziare, indica tutti i nuovi traguardi e le novità che porterà con sé.
    • Non è di buon augurio per i futuri sposi vedersi prima della cerimonia. - Non bisogna dormire nella nuova casa prima del matrimonio. - Il mazzetto della sposa va regalato. - E’ buon auspicio per la sposa indossare quanto segue: qualcosa di vecchio, simbolo della tradizione; qualcosa di nuovo, simbolo della vita che inizia; qualcosa di prestato, simbolo di complicità; qualcosa di blu, come augurio di serenità e qualcosa di regalato come simbolo di amore. - Un’ usanza popolare vuole che lo sposo varchi la soglia della nuova casa con la sposa in braccio affinché quest’ultima non inciampi nel varcare l’ingresso, evitando così le avversità del fato. - Nel corso degli anni l’orario delle celebrazioni nuziali ha subito parecchi cambiamenti e condizionamenti. Nell’Ottocento, su imposizione del clero, gli sposi italiani non potevano sceglierlo poiché i matrimoni religiosi si celebravano solo di sera, in casa della sposa (seguivano balli e banchetti). Negli anni Venti iniziò la moda di sposarsi alle ore quattordici. Successivamente i francesi introdussero l’usanza di celebrare le nozze in orario antimeridiano. Le coppie reali di tutto il mondo usano celebrare le loro nozze tra le undici e le dodici del mattino. Non è di buon auspicio che la sposa confezioni da sola il suo abito nuziale. - E’ ritenuto nefasto che la sposa si guardi interamente vestita del suo abito nuziale allo specchio. Per evitare la malasorte è sufficiente omettere qualche accessorio nell’abbigliamento (guanti, scarpe, ecc). - La tradizione suggerisce di preferire un velo usato piuttosto che un velo nuovo. In particolare, se questo è appartenuto ad una donna felicemente sposata, tale fortuna viene tramandata alla novella sposa. - Recita un proverbio: “Sposa bagnata, sposa fortunata”. - Si considera fortunata la sposa che viene svegliata dal cinguettio degli uccelli o che trova un ragnetto nascosto nel vestito da sposa Gli anziani suggeriscono di far preparare il letto nuziale da ragazze non sposate. - La fanciulla fortunata che prende al volo il mazzetto che la sposa lancia tra la folla, si sposerà entro l’anno. La stessa fortuna vale per il ragazzo che riesce a recuperare la giarrettiera della sposa. - La tradizione vuole che si inseriscano cinque confetti nelle bomboniere. Ciò deriva dal fatto che cinque sono gli ingredienti per un buon matrimonio: salute, ricchezza, gioia, longevità e fertilità. Il lancio del bouquet e della giarrettiera Due delle usanze tipiche del matrimonio occidentale sono il lancio del bouquet di fuori e della giarrettiera (quest'ultimo in Italia meno diffuso del primo): la tradizione vuole che gli sposi lancino a turno i due oggetti verso gli invitati non sposati e che i prossimi a sposarsi siano (non necessariamente tra di loro) chi tra le donne nubili viene colpita dal bouquet e chi tra gli uomini celibi viene colpito dalla giarrettiera. L'usanza ha probabilmente origine nell'Europa del XIV secolo, quando si riteneva che ottenere un pezzo del vestito della sposa portasse fortuna, per cui gli invitati cercavano di procurarsene o farsene consegnare una porzione. In alcune versioni più tarde, risalenti al XVII secolo, la tradizione voleva che gli invitati celibi cercassero di impossessarsi delle giarrettiere della sposa, appena questa e lo sposo si fossero coricati sul letto nuzziale, fissandole poi al loro cappello, come segno di buona fortuna. Col tempo queste usanze si sono trasformate nel lancio degli accessori (i fiori, i guanti, la giarrettiera stessa, ecc…), anche per evitare che il vestito della sposa venisse rotto, dato che allora era uno degli abiti migliori, ma non necessariamente usato solo in occasione della cerimonia nuziale, o che lei venisse involontariamente ferita nel tentativo di uno degli invitati di impossessarsi di parte del vestito o delle giarrettiere.
    • Un bouquet di fiori. Per quello che riguarda la giarrettiera alcuni ritengono che l'indumento servisse anche a simboleggiare la verginità della sposa, come se fosse una sorta di simbolica cintura di castità portata fino a quel momento, che veniva quindi rimossa dal marito, in prospettiva della prima notte di nozze, e donata all'ospite uomo che si sarebbe sposato successivamente, che provvedeva a farla indossare alla dama che avrebbe dovuto sposarsi per prima (eventualmente quella che aveva ricevuto il bouquet) o alla sua dama (se presente). Se per quello che riguarda il lancio del bouquet di fiori la tradizione è oggi molto nota e con poche varianti, per il lancio della giarrettiera non vi è invece un rituale fisso e diffuso, anche a causa del fatto che questo tipo di indumento da alcuni decenni è ben poco utilizzato, per cui molte spose neppure non lo indossano. La versione tradizionale vuole che sia lo sposo a sfilare la giarrettiera e lanciarla (o consegnarla) ad uno degli ospiti, ma di fatto oggi sia l'atto di sfilare l'indumento che il suo lancio vengono eseguiti indifferentemente dallo sposo o dalla sposa, in tutte le quattro possibili combinazioni. Lo stesso rituale dello sfilare l'indumento assume poi versioni differenti: mentre nelle versioni più "pudiche", dove è ritenuto sconveniente che la sposa si mostri eccessivamente, la giarrettiera viene indossata poco sopra al ginocchio (o è spostata fino a quella posizione poco prima), dove veniva indossata in origine, e la sposa è seduta dando il fianco agli invitati, nelle versioni più "audaci" è invece la gonna dell'abito a venire alzata (eventualmente con l'aiuto delle damigelle), mostrando quindi le gambe, e spesso la stessa sposa è in piedi o in una posizione sopraelevata, in modo da avere la rimozione dell'indumento al centro dell'attenzione, magari dando al tutto un tocco sexy con un'adeguata musica di sottofondo. Una sposa si sfila la giarrettiera, in una foto degli anni '50. Ovviamente sono possibili versioni intermedie e variazioni sul tema, per esempio in alcune tradizioni il marito deve sfilare la giarrettiera usando i denti infilandosi sotto la gonna, in altre l'usanza viene unificata alla tradizione anglosassone dell'indossare "qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu" ("Something old and something new, Something borrowed and something blue") dove la giarrettiera diviene l'indumento blu o con ornamenti blu.
    • Nei casi in cui la sposa non indossi la giarettiera, ma si voglia ugualmente effettuare un lancio verso gli uomini celibli equivalente a quello del bouquet, viene a volte impiegato un bouquet più piccolo o un'altro oggetto praparato precedentemente alla cerimonia. In altre versioni, oltre al bouquet, invece della giarrettiera si lancia la scarpa destra della sposa, sfilata direttamente da questa o da una delle sue damigelle o testimoni. Una tradizione, diffusa principalmente nei secoli passati delle zone francofone, prevedeva che la giarrettiera invece di essere lanciata o donata intera venisse fatta a pezzi dal marito e donata a più invitati, in modo simile a quanto si fa oggi in alcune zone d'Italia con la cravatta dello sposo, che viene tagliata in piccoli pezzi e distribuita tra gli uomini invitati in cambio di una piccola donazione in denaro da dare poi agli sposi (eredità del tempo in cui ai matrimoni amici e parenti effettuavano una colletta per aiutare gli sposi ad iniziare la vita cogniugale). Nei primi anni del XIX secolo, in alcune regioni, lo sposo dava invece la giarrettiera in premio al miglio fantino della gara di equitazione che faceva parte della cerimonia nuzziale. In alcuni casi poi al posto del bouquet viene usato un mazzo di fiori sciolti, in modo che il maggior numero di invitate venga colpito, o un secondo bouquet, per mantenere quello usato per il resto della cerimonia come ricordo. Lo stesso bouquet inizialmente non era sempre composto da fiori meramente decorativi, ma, sopratutto tra le fasce di popolazione più povere, di erba o di fiori e piante commestibili (come la calendula o il finocchio), che potevano essere quindi utilizzate da chi le aveva ricevute o direttamente nel pranzo nuzziale. Per quello che riguarda le persone colpite, in alcune versioni della tradizione è previsto che l'uomo faccia indossare la giarettiera ricevuta alla donna e che poi questi effettuino un ballo insieme (anche se non sono fidanzati tra di loro), in altri casi devono solo prestarsi ad una meno impegnativa fotografia insieme. Con la diffusione del fidanzamento moderno (che rispetto al passato prevede maggiori contatti tra l'uomo e donna e una durata maggiore) e delle convivenze, in alcuni casi è ritenuto motivo di imbarazzo per le eventuali donne o uomini non fidanzati essere "colpiti" dal lancio, quando a fianco a loro sono presenti coppie già formate da tempo ma non ancora sposate, e causa di sfortuna per queste ultime, per cui i partecipanti a volte vengono ristretti alle sole coppie già fidanzate. Nel caso poi una delle partecipanti avesse la data del matrimonio già decisa e vicina, il non ricevere il bouquet potrebbe essere inteso come segno di [[smalaugurio, per cui a volte la sposa provvede a preparare un secondo bouquet o ad estrarre alcuni fiori dal primo per consegnarli direttamente alla futura sposa, in modo che simbolicamente sia lei a prendere per prima il mazzo di fiori. Musica e canzoni per la chiesa Un elemento da non trascurare mai è la musica nel matrimonio. Non c'è niente di meglio della musica per creare un'atmosfera magica durante un momento così solenne come quello delle nozze. Le sue origine vanno indietro nel tempo. Si narra che la principessa Victoria, figlia della regina Vittoria d'Inghilterra, fu la prima ad introdurre la marcia nuziale in occasione del suo matrimonio con Guglielmo di Prussia nel 1858. La musica che fa da cornice alla cerimonia, prima di tutto, deve adattarsi all'atmosfera che gli sposi vogliono creare. Ma occorre pensare anche al tipo di risvolto più spirituale che la musica da matrimonio può avere. In quel giorno così importante, infatti, la musica da matrimonio diventa un messaggio d'amore e un'intensa chiave di lettura per l'intera cerimonia. Per la scelta della musica da matrimonio, gli sposi possono rivolgersi, con il dovuto anticipo, ad agenzie specializzate e a musicisti della propria città. Da evitare infatti la possibilità di reclutare amici cantanti o organisti dilettanti e allo sbaraglio. Tra gli strumenti più gettonati, il violino, il violoncello, l'arpa e l'intramontabile organo. Articolato o meno, il programma musicale deve prevedere almeno un brano da eseguire nell'attesa della sposa e un altro pezzo, preferibilmente più toccante, da riservare allo scambio degli anelli: due momenti, in genere, vissuti nel più assoluto e imbarazzante silenzio. Cosa da non fare assolutamente è quella di distribuire un programma delle musiche del matrimonio ai presenti. Siamo
    • infatti di fronte a una celebrazione sacra e non a un concerto. Wagner, Schubert, Vivaldi, Handel e Bach, sono alcuni degli autori classici che gli sposi solitamente scelgono. I loro brani sottolineano i momenti più toccanti della cerimonia. Il galateo comunque consiglia alcuni brani "standard" da inserire tra le proprie musiche da matrimonio. La marcia nuziale di Richard Wagner accompagna l'ingresso in chiesa della sposa; la marcia nuziale di Felix Mendelssohn invece, annuncia l'uscita degli sposi dalla chiesa. Infine l'Ave Maria di Shubert è opportuno riservarla al momento in cui, terminata la funzione religiosa, sposi e testimoni sono chiamati alla firma dei documenti per formalizzare, anche ai fini civili, l'avvenuta unione in matrimonio. Una volta terminata la cerimonia sacra, ci si sposta verso il luogo scelto per il ricevimento. La musica da matrimonio ci accompagnerà anche lungo questa seconda parte della giornata. Va dunque scelta con molta cura. Al ricevimento è possibile essere un po' meno rigidi e formali riguardo la musica da matrimonio, ma sempre e comunque attenti al buon gusto. Molti locali e ristoranti, ormai consapevoli dell'importanza delle musiche da matrimonio, sono predisposti per questo tipo di intrattenimento con palchi e impianti di amplificazione. E' importante tener conto anche del momento in cui passa la musica. Al banchetto e a tavola il consiglio è di scegliere una musica soft, un sottofondo poco invadente che permetta agli invitati di conversare tra di loro senza dover alzare troppo la voce. A metà pranzo/cena, o comunque quando gli ospiti iniziano ad assentarsi tra una portata e l'altra, è bene ravvivare l’ambiente scegliendo una musica da matrimonio più vivace. Il repertorio dovrebbe comunque presentarsi abbastanza vasto per accontentare la varietà di gusti degli invitati. A fine pasto è consentito coinvolgere i vari ospiti in una festa danzante. Al via allora, ma solo se lo si ritiene veramente opportuno e ai fini del divertimento dei presenti, a balli latino americani, valzer, polka. Il tutto diretto magari da un dj esperto. L'importante, qualunque siano le scelte, è che il repertorio di musiche da matrimonio sia di buona qualità. Le parole d'ordine in questo caso sono "divertirsi ma con eleganza". Non c'è niente di meglio della musica per suscitare emozioni e creare atmosfera in un momento come il matrimonio, già di per sè ricchissimo di sentimento. Spessissimo le chiese sono dotate di un organo, e non sarà difficile, magari chiedendo suggerimento al Parroco, procurarsi chi lo suona. Una scelta diversa può essere quella di sostituire il classico suono dell'organo con la melodia dell'arpa, a cui si potrebbero alternare o accompagnare le note di violino. Non è poi difficile organizzare un trio o un quartetto d'archi, o affiancare un flauto dolce, il clavicembalo, un gruppo di chitarre. La voce femminile è sempre un complemento dolcissimo; oppure si possono invitare due voci liriche o un coro. Se frequentate abitualmente una parrocchia, una scelta sicuramente sentita e vera potrebbe essere quella di far cantare il coro della parrocchia stesso, sicuramente non composto da professionisti ma certamente più partecipi. Qualunque sia la vostra scelta, la musica dovrebbe scandire e sottolineare i momenti più significativi della cerimonia in Chiesa, in particolare: l'arrivo e l'ingresso della sposa; lo scambio degli anelli; l'offertorio; la comunione; le firme e l'uscita degli sposi. La scelta dei brani musicali da eseguire durante il rito religioso dovrà comunque adeguarsi all'impronta che avrete scelto per la vostra cerimonia. Per delle nozze in stile classico, ecco alcuni suggerimenti.
    • Entrata in chiesa della sposa: una musica solenne, allegra, che esprima l'emozione di questo momento. Wagner, Marcia nuziale del Lohengrin; Mendelssohn, Marcia nuziale; Mozart, Marcia nuziale da Le nozze di figaro; Handel, Minuetto n.2 da watermusic; Charpentier, Preludio al te Deum; Bach, Corale della cantata 147 per coro e organo; Palestrina, brani del Magnificat. Comunione: una musica dolce, melodiosa, che segni il momento di raccoglimento. Il movimento musicale più adatto è l'adagio. Albinoni, Adagio in Sol Minore (anche se in realtà in origine era stato composto come marcia funebre); Bach, Ave maria; Bach, Adagio da Toccata e Fuga in re minore; Gounod, Ave maria; Schubert, Ave Maria; Mozart, Romanza de Eine kleine Nachtmusik; Mozart, Ave verum corpus; Schumann, Sogno d'amore; Handel, Largo dal Serse. Uscita dalla chiesa: una musica vivace, allegra e gioiosa. Mendelssohn, Marcia nuziale; Mozart, Jubilate, Exultate, dalla messa K437; Vivaldi, Sonata n.6 da Il Pastor Fido; Brahms, Corale dal S. Antonio; Beethoven, Corale da Il Monte degli Ulivi; Handel, Aleluia. PROVERBI Secondo la saggezza popolare il matrimonio e' una dura prova che l'uomo deve affrontare con coraggio. E questo in ogni Paese del mondo. Lo rivelano i proverbi, di cui diamo qualche esempio: La moglie bella ti fa far da sentinella. Al mulino e alla sposa manca sempre qualche cosa. Moglie bella, cattiva massaia. Sposati e vedrai, perderai il sonno e piu' non dormirai. Ci voglion dieci orecchi per trovare una buona moglie. E' piu' facile sposarsi male che mangiare bene. Chi per amor si piglia, per rabia si scapiglia. Chi sposa il denaro prende cattiva moglie. Nel marito prudenza, nella donna pazienza. La moglie bella ti fa far da sentinella. Ci voglion dieci orecchi per trovare una buona moglie. A cuor non si comanda. Chi si marita per amore, di notte ha piacere, e di giorno ha dolore. Chi dice donna dice danno. Chi nasce è bello, chi si sposa è buono e chi muore è santo. Dio li fa e poi li accoppia. Chi s' assomiglia si piglia. Donna sposa, sposa spesa, moglie maglio. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
    • Paese che vai usanza che trovi. Se son rose fioriranno, se son spine pungeranno. Tra moglie e marito non mettere il dito. Di venere e di marte ne' si sposa ne' si parte. Sposa bagnata sposa fortunata. Moglie e buoi…dei paesi tuoi. Tra moglie e marito non mettere il dito Sposa bagnata sposa fortunata (Tutta l'Italia) ( La bella dote marita anche le donne zoppe (Veneto) ( Chi a nozze va, perde la libertà (Toscana) ( Ai buoni avvocati non mancano le liti, alle belle ragazze non mancano mariti (Umbria) ( Chi ha danaro si marita, chi è povera resta zitella ( Se vuoi bene sposa'- prendi donna della tua età (Lazio) ( Il matrimonio è come il melone: a volte esce bianco ed a volte rosso ( Il primo anno con i confetti; il secondo con i difetti; il terzo con gli schifetti (con i pugni) ( Dopo i confetti vengono i difetti. ( Il matrimonio è come una montagna: chi sale ride e chi scende piange ( Fai l'amore con la madre e sposati la figlia, perchè l'una e l'altra si assomigliano ( L'amore sempre, e sposarsi mai. (Campania) ( Figlia maritata, casa spogliata (Sicilia) Il banchetto nuziale Il banchetto nuziale è stato, in tutte le epoche e presso tutte le classi, un importante occasione nella quale ai motivi festosi puramente gastronomici se ne intrecciavano altri che di culinario avevano
    • ben poco: ostentazione di potenza e ricchezza, o comunque sforzo di affermazione sociale, elementi rituali e simbolici legati propriamente all’atto nuziale. Tuttora, più di quanto non si creda, sedendosi a tavola durante un pranzo nuziale si partecipa ad un rito. Ovviamente certi dati sono più evidenti in altre epoche quando le differenze tra i vari ceti erano molto più accentuate: accanto ai banchetti per le nozze tra case regnanti atti a dimostrare potenza e ricchezza ma allo stesso tempo passione per il lusso sfrenato, troviamo esempi di nozze tra contadini che suggellavano il loro patto di nozze con banchetti ben più modesti e lontani da sfarzo e lusso. In ogni caso, nonostante sfarzo e lusso siano tipici di ogni età, il trionfo del pranzo nuziale scenografico fu quello che si tenne nel 1600 a Palazzo Vecchio a Firenze per il matrimonio di Maria de Medici e il Re di Francia Enrico IV, che rimase nella storia soprattutto per le meraviglie teatrali escogitate dal famoso architetto Buontalenti, e per le statue di zucchero modellate dal Giambologna. Pare che, dopo la frutta, calarono dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva, ed al loro dileguarsi le tavole erano cambiate a vista con altre di specchi e di cristalli, che a loro volta si trasformarono in boschetti con valli, siepi e fontane. Al Medioevo ed al Rinascimento, epoche in cui allegorie e simbolismi la facevano da padroni in ogni momento della vita umana, risalgono molte delle usanze osservate ancora oggi durante i pranzi nuziali. Oltre al numero dei convitati, che non deve essere mai dispari, è molto importante la presenza di dolci e zuccherini, gli attuali confetti, come simbolo di un dolce e lieto futuro. Inoltre, non possono mancare alcuni frutti come la mela, simbolo della dedizione della sposa, e la melagrana, simbolo della fertilità. Devono essere in tavola anche cibi piccanti ed afrodisiaci per propiziare l’atto fisico dell’unione. In tutte le epoche, e nei limiti dei loro mezzi, come abbiamo già detto, anche la borghesia e le classi popolari hanno dato grande importanza ai banchetti nuziali. Famose, per esempio, nella tradizione popolare Italiana, le cosiddette “Panarde” Abruzzesi, consacrate alla letteratura da Edoardo Scarfoglio e che si svolgono in modo analogo ancora oggi. A loro volta, piccola nobiltà e borghesia agiata di toga e di commercio, non scherzavano. Basti ricordare il banchetto tenutosi a Verzago nel 1569 per il matrimonio di Ippolita Dugnani con il conte Ottavio Giovio, durante il quale furono servite cinque portate rispettivamente di 145, 105, 105, 140 e 110 piatti ciascuna. Il pranzo nuziale nella tradizione popolare. Il culmine della festa si raggiunge col pranzo di nozze; esso dura molte ore, con quantità e varietà di vivande veramente eccezionali, anche presso i meno abbienti. In alcune regioni gli sposi mangiano nello stesso piatto. Nella Basilicata e in Abruzzo, è consuetudine che i commensali diano offerte in danaro e oggetti d'oro agli sposi. Nell'Alta Val Tiberina, durante il pranzo, è tradizione lanciare con violenza confetti in modo da rompere qualche bicchiere: il vino sparso porta allegria, il rompersi di qualche stoviglia è chiaramente allusivo. Tradizioni simili si riscontrano anche in altre regioni. Finita la festa, gli sposi, specialmente nelle campagne, non partono, ma si ritirano per trascorrere la prima notte: e i giovani si trattengono sotto la finestra a fare la serenata. In certe zone conservative, alcuni amici degli sposi, durante la festa, preparano qualche scherzo, come per esempio: il letto matrimoniale con le lenzuola annodate, o qualche utensile domestico nascosto nel letto stesso. Secondo usi di Basilicata e di Sicilia, la mattina successiva alle nozze, la madre dello sposo, o entrambe le madri visitano gli sposi, offrono loro la colazione, e rifanno il letto per constatare i segni dell'avvenuto connubio e avere la prova della verginità della sposa; per i primi otto giorni i nuovi sposi rimangono in casa, serviti dai familiari di vitto e di camera. Un tempo, in Romagna, (e
    • in un'area vastissima anche al di là delle Alpi), dopo gli otto giorni, la sposa ritornava per altri otto giorni nella casa patema: era l'usanza cosiddetta del “rivoltaglio Il banchetto nuziale o rinfresco come viene detto, anticamente nel medioevo e anche più avanti, era un modo di festeggiare augurando felicità e d'abbondanza la nuova coppia, che creava poi una famiglia. Per questo motivo si voleva dire "faccio festa vado a nozze" perchè appunto c'e ra una stragrande abbondanza di viveri e leccornie tra cui grossi e grassi montoni, capponi,faraone e selvaggina, messa all'ingrasso mesi prima per il grande evento, ed i parenti ed amici e conoscenti si abbuffavano in gran di quantità di cibo, a volte ingurgitato con altrettante caraffe di vino rosso. Il "pranzo di nozze" simboleggia l'entrata della sposa nella sua nuova condizione: con il pasto consumato congiuntamente dai due coniugi la donna lascia la sua famiglia d'origine e diventa sposa. L’atmosfera del matrimonio, i desideri degli sposi, sono determinanti per la scelta della location. Un ricevimento di nozze si può tenere in mille luoghi diversi, l’importante è che sposi e invitati si sentano a proprio agio. E’ opportuno che la location non sia molto lontana dal luogo in cui si è svolta la cerimonia, al massimo mezz’ora di macchina. Un tempo si usava festeggiare la nuova unione in casa della famiglia della sposa, era una scelta che sottolineava il legame familiare, ma presupponeva un ricevimento con un numero limitato di invitati e una grande disponibilità di tempo per l’organizzazione. Qualunque sia la scelta, il ricevimento dovrà essere predisposto con molto anticipo ed il locale verrà prenotato con molto anticipo. Gli sposi faranno bene a scegliere e provare personalmente il menù, a controllare la qualità dei cibi e delle bevande, specialmente dei vini, ed a curare meticolosamente anche i più piccoli particolari, quali la disposizione dei tavoli, dei fiori, i posti a sedere ecc. Solo così potranno avere la certezza che tutto si svolgerà nel migliore dei modi. E' opportuno che la sera prima del ricevimento si faccia un sopralluogo per controllare che tutte le direttive concordate siano state eseguite che i fiori siano di quel colore e di quel tipo ecc. Compiti degli sposi, nell'organizzazione del ricevimento, è accertarsi anche che ci sia una precisa scansione temporale nel servizio delle portate: il servizio non deve essere affrettato ma nemmeno eccessivamente lento. Non vi dimenticate dei bambini: vi sono delle organizzazioni che si occupano proprio dell'intrattenimento con giochi e passatempi diretto da personale qualificato. Chi si sposa d i mattina offre il tradizionale pranzo. Il matrimonio celebrato di pomeriggio seguito da un rinfresco, quello celebrato nel pomeriggio tardo richiede una cena formale o un cocktail. In base al desiderio per il tuo ricevimento deciderai il tipo di location, gli allestimenti, il menù più adeguato, il tipo di servizio ai tavoli, così da creare un'atmosfera unica e personalizzata. Il menù va deciso in armonia con la stagione, mentre, per quanto riguarda l'abbinamento con i vini, segui le seguenti regole base: champagne o prosecco con gli antipasti, vino bianco leggero con i primi piatti, vino bianco secco con il pesce, vino rosso giovane con le carni bianche, rosso più corposo con le carni rosse e con cacciagione, rigorosamente vino dolce con la torta. LUOGO DI SVOLGIMENTO Si può scegliere tra ville d'epoca o moderne, castelli, casali di campagna, palazzi storici, ristoranti rinomati. Ci sono alcune regole da seguire per scegliere il posto giusto: Assicurati che ci sia spazio a sufficienza. Tieni in conto che per il ricevimento le persone devono potersi muovere agevolmente tra tavoli, sedie, musicisti. Se ci sono colonne o altri ostacoli, fai attenzione alla loro disposizione. Potrebbero impedire la vista degli sposi.
    • Inoltre che sia facile l'arrivo in auto e parcheggio, luminosità dei locali la luce mette allegria, se scegli villa o casale per ricevimento all'aperto tieni sempre presente che puoi avere brutto tempo e di disporre locali adatti all'interno con ampi spazi, evita di mettere i tuoi ospiti in sale diverse. Se il luogo lo consente (sicurezza) i fuochi artificiali sono di grande effetto, dovrai per questo rivolgerti ad una ditta specializzata ed autorizzata. Il casale: E' la soluzione ideale per gli sposi informali. Per avere un contatto con la natura immediato, libero da formalità. Il tono del matrimonio deve essere in sintonia, all'insegna della freschezza e del colore: nell'abito della sposa, nel bouquet e negli addobbi. Per il rito, perfetta una piccola pieve, possibilmente nelle vicinanze. Le musiche dovranno riproporre il medesimo carattere country . Per quanto riguarda il menù, il pranzo si tiene nell’aia, le tavolate saranno lunghe e rettangolari decorate con composizioni floreali a base di fiori di campo oppure di frutta. Le danze si protrarranno sino all’alba. La villa d’epoca: E' la soluzione per chi non vuole rinunciare alla raffinatezza di una cornice particolarmente esclusiva, pur rimanendo in città. Sale e salette, arredate e decorate con ricchezza di particolari, sono messe a disposizione per cocktail intimi o grandi feste. I tavoli per gli aperitivi sono opportunamente apparecchiati in giardino, sotto gli alberi vengono allestiti spazi di conversazione. Il banchetto si svolge all’interno, in sale impreziosite da affreschi e arredi preziosi. Inoltre può essere piacevole, a cerimonia conclusa, lasciare chiesa o municipio per raggiungere la sede del ricevimento a piedi in piccolo corteo. Il castello: E' un luogo d'eccezione per un matrimonio molto romantico. I mesi invernali, magari con la sorpresa di una leggera nevicata, sono i più suggestivi. Già il percorso per raggiungere la meta ha le sue attrattive; poi mura, torri merlate, ponti levatoi, portali, scaloni, ambienti austeri e le mura affrescate, favoriscono un’atmosfera un pò irreale, ma magica, di grande effetto.. Gli ambienti sono pieni di storia e leggende. Ravvivati dalle fiamme di grandi camini (e possibilmente anche di caloriferi in inverno), arricchiti da lunghe tavole imbandite con preziose stoviglie, menù d'ispirazione medioevale, camerieri in costume da paggi e gli sposi trasformati in castellani. Lei vestirà un abito principesco ed accoglierà gli ospiti al braccio del suo cavaliere. Un'atmosfera sicuramente un po' irreale e magica ma affascinante ed unica. Il ristorante: In città, in collina, in campagna, al lago è una soluzione che privilegia il pranzo in senso stretto, ottima soprattutto per festeggiamenti familiari o senza grandi esigenze di formalità. Talvolta si riescono ad abbinare proposte d'alta gastronomia con luoghi panoramici e interni d'atmosfera. Molti ristoranti riservano agli sposi spazi speciali, quali verande o sale elegantemente decorate. Il circolo: Spesso i circoli nelle grandi città hanno eleganti sedi particolarmente adatte a ricevimenti di nozze che affittano ai soci. La discoteca: E' riservata alle coppie giovanissime, un po' scatenate: più desiderose di divertirsi con gli amici che d'intrattenere gli ospiti. Se la festa tende a escludere nonni, parenti ed amici anziani, il momento della socialità può essere precedente: una buona cena al ristorante, per esempio.
    • Esistono anche soluzioni accoppiate ristorante/discoteca, da preferire perché garantiscono ad ognuno un dopocena su misura. In ogni caso, dove si balla, va sempre previsto un buffet. Alternativi ai locali classici, quelli dove si fa solo un certo tipo di musica: come il jazz o i ritmi latino-americani QUANDO FARLO 9-10 COLAZIONE: si può fare seduti o a buffet, anche all’aperto se la stagione lo consente. 11-12 BRUNCH: è un incrocio tra prima colazione e pranzo e anche questo si può fare seduti o a buffet. Scegliete il brunch solo se gli ospiti abitano tutti sul posto, altrimenti risulta scomodo. 12-13 PRANZO SEDUTI: Le soluzioni del problema dei posti sono diverse, in base alle esigenze degli sposi e al tipo di invitati. La disposizione casuale: è la soluzione più immediata, ma a volte genera confusione e scontento; meglio evitarla. La disposizione individuale: si assegna il posto ai singoli invitati tramite dei segnaposti; va bene se il numero dei partecipanti è limitato. La disposizione per gruppi: il galateo prevede un tavolo per gli sposi, i testimoni e i parenti stretti, che si siedono solo su un lato per non dare le spalle agli invitati. Attorno ci saranno tavole rotonde da sei, otto, dieci invitati o i tradizionali lunghi tavoloni da più persone. Più confortevoli i tavoli per piccoli gruppi che consentono meglio la conversazione. 18-22 BUFFET: in quello all’americana tutte le portate sono disposte su un tavolo: ci si serve da soli per poi andarsi a sedere. Bisogna comunque dare a tutti la possibilità di sedersi e di appoggiare il piatto. In quello all’italiana i tavoli sono apparecchiati per tutti, il servizio è al buffet, mentre i primi sono serviti al tavolo. 12-14, 18-20 COCKTAIL: adatto per un matrimonio informale nella seconda metà del pomeriggio, si svolge in piedi con un buffet salato e vari generi di bibite alcoliche e analcoliche. Per un matrimonio in campagna, il cocktail può diventare una merenda ricca che sostituirà la cena. 20-21 CENA: si può fare con un buffet, ma con i tavoli apparecchiati per tutti oppure seduti e serviti a tavola. E’ il tipo di ricevimento più importante e sontuoso. Alla cena si può abbinare anche musica e ballo e potrà allungarsi anche fino a tarda notte, interrotta magari dal classico taglio della torta nuziale IL MENU Colazione: brioches, sandwiches, pasticcini, biscotti, omelettes, pane tostato con tanti tipi di miele e marmellata, spremute, yogurt e caffè, tè e latte. La torta va tagliata subito e deve essere poco elaborata. Meglio rinunciare al brindisi con alcolici Brunch: torte salate, insalate, formaggi, salumi, salmone, piatti freddi con vivande preferibilmente da prendere con le mani. La torta nuziale può essere accompagnata dallo champagne o dallo spumante. Pranzo: le possibilità sono varie e dipendono dal budget e da chi lo prepara (che di solito vi offrirà anche più scelte). Di solito si servono due primi e due secondi, uno di carne e uno di pesce, ma non è una regola assoluta. Per esempio si può prevedere solo il pesce, offrendo a chi non lo gradisce una buona alternativa di carne (fredda o calda). La tradizionale portata di formaggio è optional. L’aperitivo potrà accompagnarsi all’antipasto che si offre in piedi all’inizio, per poi andare al tavolo e gustare seduti il primo piatto. Buffet: per il buffet all’americana ci vuole un menu classico con antipasti vari, primi e secondi ( caldi e freddi) seguiti da una grande varietà di verdure crude e cotte. Ogni pietanza è preparata in modo da essere preparata a misura di boccone per essere mangiata solo con la forchetta. Un’idea originale è il buffet con grigliata mista, di carne e pesce . Cocktail: molti antipasti e a scelta un primo, una gran scelta di vini, di cocktail analcolici e a base di champagne. Ogni pietanza è preparata in modo da essere gustata in piedi.
    • Cena: il menù è analogo a quello del pranzo seduti, meglio se in versione più leggera per non appesantire gli invitati. L’atmosfera deve essere più elegante e raffinata. LA TORTA . LE TRADIZIONI E L'ARTE DOLCIARIA DEL MATRIMONIO La torta nuziale Come ogni festa che si rispetti anche il matrimonio ha il suo momento “dolce”! Non esiste, oggigiorno, banchetto nuziale che non si concluda con la degustazione di deliziosi dolci e della Torta nuziale concepita per stupire gli occhi e per deliziare i palati! Torte e dolci allietano le tavole delle ricorrenze importanti sin dai tempi più remoti, già gli antichi romani erano soliti offrire alla giovane sposa un dolce rotondo fatto di miele e frutta, come augurio di fertilità e lo stesso facevano i greci che in occasione dei matrimoni consumavano dolcetti di sesamo e miele in segno di augurio e di fecondità. Nel Medioevo, invece, ai matrimoni dei nobili si usava preparare il Bianco Mangiare un dolce a base di farina, uova, formaggio e zenzero dal gusto molto particolare. E’ solo nei primi del novecento che la torta nuziale, come la intendiamo noi, compare sulle tavole imbandite per le nozze e vi si affaccia quasi timidamente, visto che per molto tempo la sua “esibizione” fu considerata sinonimo di scarsa raffinatezza… A partire dagli anni cinquanta la moda cambia e con essa le opinioni: la torta nuziale entra a far parte del menù della festa e da allora viene considerata come il completamento unico e irrinunciabile di ogni pranzo nuziale. Anche quando c’era poco da spendere, nelle economie povere delle zone rurali, la torta nuziale non poteva mancare a conclusione del banchetto. Erano dolci semplici, poiché gli ingredienti per confezionarli non erano economici, preparati dalle mani sapienti della mamma della sposa o dalle parenti più prossime che spesso si riunivano sin dalla settimana precedente le nozze per curare tutti i preparativi. Nella maggior parte dei casi la torta era fatta di Pan di Spagna imbevuto di Vermouth, farcito di creme e ricoperto di glassa ma non esiste regione in Italia che non abbia elaborato una o più ricette tradizionali per festeggiare il giorno delle nozze. Nell’arte dolciaria sarda, ad esempio, oltre agli amaretti, piccoli dolcetti tradizionali che non potevano mancare ai matrimoni, si usava preparare il dolce della sposa. Questo dolce dalle origini molto antiche veniva già citato in documenti del Seicento e la sua preparazione era molto lunga e delicata. La pasta fatta a base di farina, acqua, sale e strutto conteneva un ripieno di miele, nocciole, cannella e scorza d'arancia. Quello che più colpiva del dolce era l’aspetto finale: una rosa bianca che rimaneva perfettamente intatta anche dopo la cottura. A Boccassuolo, in provincia di Modena, vige ancora la tradizione della torta della Flippa: la Flippa,
    • una sorella o una parente prossima della sposa, era anticamente la responsabile della perfetta riuscita della festa. Era lei che vigilava sulla cucina, sulla vestizione della sposa, sulla scelta delle dame d'onore ma soprattutto curava i dolci: la torta della Flippa doveva essere la più bella, la più buona, e veniva servita alla fine del banchetto serale a casa dello sposo. Contravvenendo alla regola classica della non ostentazione, le torte nuziali sono, oltre agli sposi s’intende, le protagoniste dei matrimoni moderni. Esibendo un trionfo di forme e decorazioni che non ha precedenti arrivano perfino a rubare la scena, seppur per pochi secondi, alla sposa… Sotto sotto però il bravo pasticcere sa che, al di là delle forme, per celebrare la solennità del momento ci si deve affidare alla tradizione e raramente suggerirà agli sposi un dolce diverso da una millefoglie o da una torta alla panna. La torta nuziale ha un significato augurale ed è pertanto ricca di simbolismi: la sua forma circolare simboleggia la protezione celeste che gli sposi invocano sulla coppia; i vari strati, sia che siano sovrapposti l’uno sull’altro sia che siano sorretti da alzatine, formano una scala a rappresentare il cammino della vita che gli sposi percorreranno insieme; in cima le classiche figurine a rappresentare gli sposi, oppure dei cigni, simbolo del legame monogamico, o delle rose che rappresentano l’amore! Il taglio della torta è un momento importante: unendo le loro mani gli sposi sanciscono l’inizio della loro vita coniugale che, almeno per quel giorno e per quel banchetto, continua dolcemente con la distribuzione di confetti e bomboniere ai parenti. Anche la tradizione di offrire bomboniere agli invitati è molto antica e risale alla fine del ‘500. Il termine bomboniera deriva dal francese bon-bon che significa appunto piccolo dolce, si trattava infatti di piccoli oggetti in miniatura accompagnati da dolcetti che gli sposi regalavano agli invitati. Le prime bomboniere erano confezionate con materiali rari ed avevano pertanto un grande valore artistico. Col diffondersi dell’usanza si diffuse anche la tradizione di preparare le bomboniere in casa e, ancora una volta, erano le abili mani delle mamme, o quelle della sposa stessa, ad intessere piccoli fazzoletti ricamati nei quali avvolgere biscotti fatti in casa. I biscotti della sposa si preparavano in casa più di due secoli fa. Si confezionavano con un impasto di zucchero, farina, sale, olio e uova a cui si aggiungevano mandorle e noci. L’impasto veniva lavorato con cura prima di essere suddiviso in pani stretti e lunghi che venivano cotti al forno per mezz’ora. Poi si lasciavano raffreddare, si tagliavano in piccoli pezzi e si rimettevano in forno a tostare. Ancora oggi in Trentino si è soliti distribuire i cròfani piccoli dolcetti detti anche ‘confetti degli sposi’. Sono dei dolci fritti, dalla forma ovale, con all’interno un gheriglio di noce e zucchero all’esterno. Esistono varie testimonianze, anche dell’ottocento, che citano i cròfani fra i dolci distribuiti in occasione delle nozze dagli sposi a parenti e amici. La torta nuziale,si sarebbe sviluppata presso le classi benestanti dal XVII sec. L’usanza di ammucchiare i biscotti e i pasticcini portati dagli invitati per formare un cumulo, alla cui altezza corrispondeva la futura prosperita' dei coniugi, secondo una credenza si sarebbe trasformata da “montagna” sgraziata in un dolce glassato a piani, dopo la meta' del ‘600 ad opera di un cuoco francese. I canoni simbolici dell’odierna torta di matrimonio, sono nati invece alla fine dell’Ottocento nei paesi anglosassoni. La forma circolare, rappresenta la protezione celeste evocata sugli sposi, l’anello simboleggia una promessa senza fine. Le alzate che sorreggono i vari piani, o gli strati che si sovrappongono l’uno all’altro, sono una sorta di scala della vita coniugale, dove gli sposi affrontano insieme un cammino fatto di gioie e difficolta'.La torta nuziale, portata intera davanti ai festeggiati, dovrebbe avere il primo taglio iniziato dallo sposo (con la mano di lei posata sulla sua) e terminato dalla sposa. Poi la moglie dovrebbe servire il dolce al neo-marito, alla suocera, alla mamma, al suocero, al padre e ai testimoni, simboleggiando cosi' l’acquisizione del ruolo di padrona della nuova famiglia. In Italia fino alla prima meta' del ‘900 la tradizione della torta nuziale non ha destato grandi consensi, perche' i matrimoni piu' “in” dell’epoca (quelli regali o di alta rappresentanza)
    • terminavano con un semplice dessert. Ma dagli anni cinquanta questo tipo di dolce e' diventato “il simbolo” dei festeggiamenti d’ogni classe sociale. Nessuna festa e nessun evento dicasi completo se a concluderlo non ci sarà “la Signora delle feste”, la TORTA NUZIALE che per tradizione ha il compito di concludere il banchetto del giorno più importante per gli innamorati! La torta nuziale vanta una storia millenaria giacché affonda le sue origini nell’antichità. Nell’antica Roma si usava donare alla donna un dolce di miele e frutta come augurio di fertilità e di prole numerosa. Nelle civiltà del passato, i dolci votivi venivano offerti agli dei per propiziarsene il favore e regalare un dolce significava sacrificare la parte più nobile del cibo per darla agli altri. Nel matrimonio cristiano-cattolico la torta nuziale è simbolo sacrale della festa e il momento del taglio sancisce il momento della condivisione. Il cerchio, la forma circolare delle torte, simboleggia la protezione celeste evocata sugli sposi, così come l’anello rappresenta la promessa senza fine. L’alzata che sorregge le varie torte, o gli strati che si sovrappongono l’uno all’altro, sono una sorta di scala così come lo sarà la vita coniugale, un cammino fra gioie e difficoltà che gli sposi dovranno vivere e affrontare insieme. Così i cigni simboleggiano il legame monogamico, le rose l’amore, e la tavolozza piena di colore la storia già vissuta dalla coppia, quella intonsa la storia che verrà. La torta dovrà essere unica, dovrà cioè raccontare gli sposi e la loro storia. Ovviamente, per la confezione vengono usate solo materie prime di altissima qualità. La torta nuziale viene portata intera davanti ai festeggiati. Il primo taglio viene iniziato dallo sposo (con la mano di lei posata sulla sua) e terminato dalla sposa che servirà poi la prima fetta al neo-sposo , poi alla suocera, alla mamma, al suocero, al padre e ai testimoni. Saranno poi i camerieri a servire gli altri invitati. Dopo il taglio si possono servire altri dolci e frutta a volontà. Insieme alla torta viene anche il momento del brindisi. Si possono evitare i discorsi degli sposi o dei testimoni. Dopo il brindisi la sposa può fare il tradizionale 'lancio del bouquet' .
    • La lista di nozze: L’invenzione della Lista di Nozze risale ad origini piuttosto remote esattamente configurabili, all’inizio del secolo appena trascorso. Nata negli Stati Uniti dallo scaltro intuito di un intraprendente commesso di un negozio di porcellane, fu inizialmente accettata con quel pizzico di diffidenza (cui, quasi sempre, si accompagnano le idee più innovative), in quanto veniva considerato “poco elegante” che gli sposi chiedessero ai propri ospiti “un regalo specifico” di cui, peraltro, si conosceva già il prezzo piuttosto che, un regalo liberamente scelto dagli invitati. Bisogna considerare, sin dal principio, “quali” e “quanti” siano i Vantaggi nel compilare una Lista Nozze seguendo, naturalmente i criteri da noi suggeriti : - Si risparmia tempo; - Si evitano inutili doppioni; - Si risolve l’imbarazzo della scelta rendendo meno faticoso e, quindi, più piacevole l’acquisto del dono di nozze; - Si ha la possibilità di acquistare a prezzi scontati, rispetto a quelli di listino oggetti inseriti nella lista ma da nessun altro degli invitati donati; - Si ha la possibilità di usufruire di “buoni-sconto”, per acquistare pezzi non scelti dagli invitati; Una lista di nozze che possa definirsi veramente completa deve innanzitutto offrire ai vari acquirenti un’ampia gamma di possibilità e, contemporaneamente, contemplare in essa tutti gli oggetti che possono servire per l’arredamento della nuova casa degli sposi, in modo tale che, nei vari abbinamenti possibili, la stessa possa agevolmente rifletterne caratteri e personalità. Gli articoli da inserire nella Lista Nozze: Alcuni esempi di regali sono: porcellane e ceramiche per la “tavola importante”: Servizio di piatti importante; servizio da caffè; servizio da the; servizio prima colazione; burriera; marmellatiera; spaghettiera; piatti a servire; servizio cena in
    • piedi; piatto formaggio; pirofile da fuoco, da fuoco e da microonde; piatto torta; servizio pinzimonio; sottopiatti; antipastiera; caraffa thermos; servizio gelato; servizio da macedonia in cristallo o in porcellana. Cristalli da tavola: Servizio completo di bicchieri importanti; un secondo servizio di bicchieri per tutti gli usi; oliera; bicchieri da degustazione; brocche da acqua; caraffe per vino. Oggetti da tavola in acciaio inox, in lega argentata, in argento: Servizio di posate importante; candelieri in argento; calici; sottopiatti; pala torta, coppia posate per servire; coppia posate insalata, posate da pesce; sottopiatti; cestello per il pane; Per la Tavola quotidiana: Servizio di piatti (per 6/8/12 persone) in porcellana; sottopiatti in ceramica; servizio di posate per uso quotidiano; tazzine da caffè; servizio di bicchieri da acqua e da vino; pirofile da forno con supporto; oliera da 4 pezzi; formaggiera; ciotola da insalata con posate. Per la colazione: Servizio completo da colazione con zuccheriera; biscottiera; vassoio da colazione; vassoio con supporto da letto. Servizio - bar: Bottiglie da liquore; bottiglia da liquore in cristallo; secchio champagne; secchio ghiaccio con pinze; miscelatore con cucchiaio; caraffa termica; brocca con porta-ghiaccio; servizio di bicchieri per aperitivo; servizio di bicchieri per liquori; servizio di bicchieri più piccolo per liquori dolci; servizio con ciotola e mestolo per sangria; vassoio bar. Per la cucina: Batteria completa di pentole (10 pezzi, colapasta, pentola a pressione, 4 teglie di varie grandezze); set di padelle; set di mestoli in acciaio; set di cucchiai in legno; set di coltelli da cucina; set di taglieri (carne, pane, formaggio);poggia- mestoli; tagliere; servizio di piatti da portata; pesciera; caffettiera e servizio da caffè per 6 persone; bollitore e bilancia; carrello; set di barattoli da cucina (zucchero;caffè; sale grosso e sale fino; spezie varie (…); Piccoli utensili da cucina: molla spaghetti; grattugia; macinapepe; macinacaffè; coltello burro; coltello formaggio; cavatappi; schiaccianoci; olio/aceto; sale/pepe; sottopentole; vassoi di varie dimensioni e per varie vivande (…); scaldavivande da tavola; sottobicchieri. Oggettistica da arredamento: Vasi in cristallo o porcellana; posacenere; accendini da tavolo; lampade; portaombrelli o portavasi; carrello; oggettistica in vetro di Murano o in argento; orologi da parete; set da scrivania (fermacarte, portamatite, lente d’ingrandimento, porta-biglietti da visita, orologio da scrivania, raccoglitore posta urgente da tavolo). Piccoli elettrodomestici: Tostapane; affettatrice; frullatore; centrifuga; miscelatore; impastatrice; robot da cucina; mixer a mano; coltello elettrico; spremiagrumi; macchina per caffè espresso; friggitrice; gelatiera; yogurtiera; passaverdura elettrico; tritacarne; affettatrice; macchina per pop-corn; bollitore elettrico; grattugia formaggio elettrico; coltello elettrico; griglia elettrica; apriscatole elettrico; sbattitore; timer contaminati e timer per pasta; bilancia per ingredienti aspirapolvere; ferro con caldaia a vapore; ferro a vapore; ferro da viaggio; bilancia elettronica pesapersone; asciugacapelli; spazzolino da denti elettrico; idromassaggio; ventilatore ad aria calda per il bagno. Grandi elettrodomestici: Lavatrice; lavastoviglie; frigorifero; congelatore; forno a microonde; condizionatore d’aria; ventilatore da terra; ventilatore a pale per soffitto. Video e hi-fi: Televisore; videoregistratore; impianto stereo; lettore CD; porta CD da parete; porta CD da parete o a colonna; radio; radio sveglia; videocamera; lettore DVD. Valigeria: Sacca per abiti e giacche; set di valigie rigide; set di valigie in cuoio; set per bagaglio a mano (borsa, borsone, beauty – case per uomo e per donna); valigetta 24 ore; valigetta 48 ore; zaino per escursioni; cappelliera; bauli.
    • Pelletteria: Agende; portafogli; portamonete; porta assegni; porta biglietti da visita; porta documenti; borsa da lavoro. Matrimonio Europeo Si dice che "i matrimoni sono realizzati in cielo" e questo cielo è fuor di dubbio sede in Europa. Un sistema europeo di nozze è una grande occasione che è considerato essere molto sacro. In Europa i matrimoni variano da paese a paese, ma hanno la stessa convinzione. Questi matrimoni sono pianificati su grande scala con fiammeggiante modalità di molte settimane. I matrimoni seguono antiche tradizioni e pratiche. Carichi di queste tradizioni hanno visto nella ripresa riconoscimento nel corso di diversi anni, come le coppie giovani sono alla ricerca di radici più tradizionali. In genere, un matrimonio è dichiarato con umiltà nelle rispettive famiglie della sposa e dello sposo. Si Avviano i preparativi con l'aiuto di un membro della famiglia o di un wedding planner. E poi inizia la bellissima serie di credenze e tradizioni. Ad esempio, in Cecoslovacchia, gli amici della sposa devono seminare un albero nel suo cortile e mettere alcuni nastri rossi e i gusci d'uovo dipinto su di esso. Questo albero è una promessa per il suo matrimonio l'esistenza, la prosperità e la fertilità. L'albero è un simbolo della sposa lungo la vita e l'uovo significa la fecondità della coppia. La sposa si suppone che sia il seme tutti i giorni fino al giorno delle nozze. Il giorno di nozze è il giorno più bello nella vita di ogni donna. Si è fatto speciale in modi diversi. In Inghilterra, lo sposo attende la sposa di fronte alla chiesa e la sposa che arriva con il suo uomo migliore. Il miglior uomo per lo sposo pone le mani sopra la sposa con una promessa che lo sposo si prenderà cura della sposa per la sua vita. La Germania ha avviato il concetto di migliore uomo, che ora è seguita da molti paesi in Europa. In Ungheria, la sposa è presentato con un uovo, il suo arrivo alla chiesa, di benedire con la sua salute e fertilità per tutta la vita. Un pezzo di pane o una torta svolge un ruolo molto importante nell'economia europea dei matrimoni. Essa incarna la fertilità e la felicità nella vita coniugale della coppia. In Polonia, la sposa e lo sposo sono presentati con pane, sale e vino e miele dolci per la loro fiorente vita coniugale. Le Culture possono variare, ma la sensazione è la stessa. Ogni rituale, eseguito in un contesto europeo è speciale, che è caro per tutta la vita.
    • Matrimonio nell' Europa Occidentale I matrimoni celebrati in Europa possono essere considerati tra le esperienze più romantiche ed indimenticabili che si realizzano in questo continente, sinonimo di cultura, sofisticatezza, ottimo cibo e lontane radici storiche. Ogni stato possiede le sue tradizioni riguardanti il matrimonio, tradizioni che possono diventare vostre proprio nel giorno più importante della vostra vita. Celebrare un matrimonio in Europa significa vivere una tra le esperienze più romantiche ed indimenticabili in un continente che è sinonimo di cultura, ricercatezza, prelibatezze culinarie e storia antica. Ogni stato personalizza e rende unica la celebrazione del sacro vincolo del matrimonio ed è proprio tra queste varie tradizioni che potrete trovare quella più vicina a voi. Questo piccolo continente è tuttavia in grado di proporre una sorprendente varietà di aspetti culturali oltre a grandi e vivaci città, paesaggi unici dalla bellezza ancora inesplorata e molti altri luoghi imperdibili. Qualsiasi sia lo stile che stai cercando per il tuo matrimonio, lo potrai trovare tra le nostre proposte. Coloro che sognano l'intimità di una cerimonia celebrata tra le persone care potranno scegliere di sposarsi in una tranquilla locanda in stile britannico o in un castello scozzese. Una piacevole idea per l'estate è sposarsi lasciandosi accarezzare dalla brezza che scorre lungo le sponde dei laghi più caratteristici dell'Europa continentale, circondati da montagne innevate. Italia, Francia, Portogallo e Spagna vantano la presenza di meravigliose costiere e spiagge. Guardando verso l'interno scopriamo colline, montagne, grandi vallate e vigneti. Non avrete solamente la possibilità di sposarvi in una di queste fantastiche regioni ma potrete anche esplorare le varie località durante la luna di miele. Se invece cercate un altro tipo di atmosfera suggeriamo le grandi città capitali come Parigi, Roma, Berlino e Madrid solo per fare degli esempi, tutte offrono hotel di prima classe, gallerie, rinomati ristoranti e musei. Potrete comunque decidere di trascorrere il giorno del vostro matrimonio in una di queste città e poi approfondire la conoscenza della storia, della cultura ed ovviamente della vita quotidiana di questo popolo durante la luna di miele. Sia che scegliate la romantica Parigi, la bellezza alpina della Svizzera o la sofisticatezza dell'Italia, il giorno del vostro matrimonio sarà il giorno più importante della vostra vita, da ricordare per sempre.
    • Matrimonio in Polonia I matrimoni in Polonia, un paese nel cuore dell’Europa dove l’est e l’ovest s’incontrano, sono un’importante celebrazione di famiglia. Una tradizione importante nel ricevimento di un matrimonio polacco è l’offerta di pane salato e di una coppa di vino da parte dei genitori della sposa e dello sposo. Come coppia appena sposata mangerete il pane e berrete il vino. Il pane rappresenta la speranza dei vostri genitori che voi non siate mai nel bisogno. Il sale simbolizza che la vita può non essere sempre facile, ma voi dovete imparare ad affrontare i problemi che si presentano nel vostro cammino, e il vino è offerto nella speranza che non siate mai assetati e che abbiate una vita felice e molti amici. Matrimonio a Creta I matrimoni a Creta sono una grande festa. La sposa arriva in chiesa accompagnata dallo sposo, dai familiari e dagli amici. Sono presenti anche dei musicisti che suonano strumenti tradizionali cretesi, come una particolare lira ed il laouto, e recitano poetiche "mantinades". Una volta terminata la cerimonia, la festa inizia sul serio, con tanta musica tipica e festeggiamenti che vanno avanti fino alle ore piccole! Una specialità tradizionale che viene di solito offerta ai matrimoni Cretesi è il Baklavas. Questa è una pasta a strati lavorata con filamenti e ripiena di nocciole e spezie, che viene poi immersa in sciroppo di miele diluito. Esistono varietà infinite di questo dolce, che sono un delizioso e insolito accompagnamento per il vostro ricevimento di nozze.
    • Matrimonio in Croatia La figura centrale dei matrimoni, nella cultura locale è senz'altro quella della sposa, ed il rito comprende molte usanze antiche. Tra queste, una delle più comuni prevede l'impiego del comune rosmarino, che è simbolo di benvenuto, per i vostri ospiti. Dei ramoscelli di rosmarino legati con un nastrino sono appuntati all'occhiello a sinistra, al posto dei fiori, più comuni nella cultura occidentale. Il vostro ricevimento di nozze è una vera occasione per fare festa, che inizia all'arrivo degli ospiti, quando viene offerto un bicchierino di liquore locale, secondo la tradizione. Un'altra usanza molto popolare è quella del "ballo con la sposa", quando la damigella d'onore passa con un cestino dentro il quale gli invitati mettono del denaro. Essi acquisiscono così il diritto di ballare con la sposa, e quanto più denaro hanno dato, più a lungo possono ballare con lei. Nei tempi andati, questo era un modo autorevole per dar mostra della propria ricchezza ed importanza sociale. Matrimonio a Cipro Il vostro matrimonio a Cipro è garantito che sia pieno di atmosfera romantica, dato che l'isola era un tempo proprio la patria di Afrodite, la dea dell'amore. Una credenza molto popolare sull'isola vuole che se nuotate attorno allo scoglio dove è nata Afrodite, vicino a Paphos, il vostro amore durerà per tutta la vita. I matrimoni a Cipro di solito sono senza troppe formalità, e attraggono sempre molte persone che spontaneamente si sentono di parteciparvi i loro auguri di felicità. Durante la cerimonia avrete ghirlande di fiori, e naturalmente vi scambierete gli anelli. Ci sono molti alberghi a disposizione per il vostro ricevimento, che, secondo la tradizione, inizia in prima serata e va poi avanti fino a tardi! Per cominciare, i vostri ospiti vi saluteranno accogliendovi e presentandosi con un dono. Quindi tutti faranno festa con i piatti della cucina tipica, musica e balli ciprioti. IL MATRIMONIO ORTΗODOX SERVIZIO DI CIPRO Postato da: Nikos Lekkos IL SERVIZIO DI NOZZE ORTODOSSA DI CIPRO La maggior parte dei greco-ciprioti sono ortodossi, ci sono alcuni che sono cattolici. Gli sposi a volte arrivano in chiesa insieme, di solito lo sposo aspetta al di fuori della chiesa, con il bouquet della sposa. In un villaggio si arriva a piedi, ma in una città, è probabile che si arrivi in auto, a piedi gli ultimi metri. I genitori della sposa dare la sposa di distanza al di fuori della chiesa. Ospiti attendere fuori per la coppia di arrivare. La sposa, il padre di sua figlia spesso passeggiate alla chiesa. La sposa e sposo a piedi la navata insieme, le due serie di stand con i genitori della coppia. Il capo è chiamato koumera damigella, il miglior uomo, Koumbaros. Il koumbaros, tradizionalmente lo sposo del padrino, è un ospite d'onore, che partecipa alla cerimonia di nozze. Oggi, la koumbaros è molto spesso l'uomo migliore, che aiuta a coronamento della coppia, e nel cerchio di modificare tre volte. Altri partecipanti può leggere la Scrittura, tenere le candele, la
    • confezione di corone in una speciale scatola dopo la cerimonia. Per essere sicuri di una "dolce vita", uno greco sposa possono portare un pezzo di zucchero nel suo guanto sul giorno delle nozze. La maggior parte delle cose in tre, questo è il simbolo di Dio, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Servizio di fidanzamento Il sacerdote inizia con la benedizione anelli e la coppia. La causa gli anelli sono posizionati sul lato destro è perché è la mano destra di Dio, che benedice, e alla quale Cristo asceso. La Cerimonia del Sacramento del Matrimonio il sacerdote si unisce il diritto mani degli sposi, e che rimangono uniti fino alla fine della cerimonia, per significare l'unione di coppia. L'incoronazione Gli sposi indossano fasce chiamato Stefana, il Koumbaro o Koumbara inoltre svolge un ruolo intercambiabile con la corona in testa mature. Questi insieme ad anelli di nozze, che sono portati a destra, via le dita e vengono scambiati tre volte. Nel tradizionale greco-cipriota matrimoni corone sono state fatte con rami di olivo per la convinzione che attraverso questa corona la benedizione di Dio sono stati trasmessi alla coppia. Il comune di Coppa Bevono dal comune tazza tre volte, seguita dalla lettura della Epistola e il Vangelo. Il Vangelo descrive il matrimonio di Cana di Galilea, che è stata benedetta da Cristo e dove ha eseguito il suo primo miracolo. (Convertito l'acqua in vino.) Il Cerimoniale Walk Il sacerdote porterà la coppia intorno a un tavolo tabella 3 volte in cui sono collocati il Vangelo e la Croce. Il Koumbaro o passeggiate Koumbara dietro la coppia di coniugi esercita la Stefana in vigore. Spesso chiamata la danza di Isaia. La rimozione delle Corone Il sacerdote benedice la coppia. Il sacerdote poi elimina la corona e chiede a Dio di concedere alla coppia una lunga e felice vita insieme. Ha poi separa le coppie unite le mani, ricordando loro che solo Dio può separare la coppia da un altro. Con questo si conclude la cerimonia e gli sposi sono ufficialmente sposato. Durante il servizio il sacerdote dice: "la donna è la paura di suo marito" (ma in greco) la prima, sposa o sposo a mettere i loro piedi sulla cima degli altri sarà la casa, che è la teoria, la verità potrebbe essere un po ' diversi. Alcuni nifty footwork può essere assistito in questo momento. La cerimonia si compone di due parti che si sono distinte e separate le une dalle altre: Il servizio del fidanzamento e la Cerimonia del Sacramento del Matrimonio. Le candele, Lambades ogni detenuto da sposa e sposo, durante il servizio, simboleggia il calore della loro fede in Gesù Cristo e il loro vero amore gli uni per gli altri, che si impegnano a mantenere per sempre. Quando poi è matura fodera la chiesa gli ospiti sono gettarli rose con aumento. Tradizionale nozze a Cipro Postato da: Nikos Lekkos TRADIZIONALE DI NOZZE DI CIPRO - VISTA AL PASSATO Non vi è alcun dubbio circa il fatto che i matrimoni sono luminose in ogni cultura. E 'l'inizio per l'impegno del matrimonio. Questo impegno, nella cultura occidentale è una vita uno.
    • A Cipro il matrimonio è la seguente ortodossa tradizione cristiana, ma ha un sacco di elementi anche il greco antico. Creazione di una famiglia è stata la missione più importante di una persona nel corso degli ultimi secoli. Non era solo la necessità di un compagno per condividere la vita; E 'stata la necessità di mantenere il carattere greco di tutta l'isola e la società contro i tanti conquistatori dell' isola. (Veneziani, ottomani, inglesi) Il matrimonio è una lunga catena di eventi. Nessuno potrebbe rompere un anello di esso. LA PARTITA DI In quei tempi i genitori hanno il diritto e il dovere di decidere il marito o la moglie per il loro bambino. A volte non hanno nemmeno informare i loro bambini per i loro piani. I padri hanno avuto una riunione e sono state di prendere la decisione per il matrimonio. Di solito, il padre della sposa che è stata il primo passo. In altri casi vi è stata una persona speciale, di fiducia da parte della comunità, che è responsabile per il trasferimento dei messaggi tra le due famiglie. La dote ACCORDO La dote accordo è stato una sorta di contratto. In questo contratto, la moglie, il padre è stato iscritto in giù tutte le cose che egli stava per dare alla nuova coppia (casa, aziende agricole, gli animali, vestiti, e il denaro). I testimoni sono stati i locali sacerdote, l'insegnante e il presidente della comunità. Tale accordo ha avuto la forza di un basso. ASSUNZIONE Quando l'accordo tra le famiglie è stato annunciato in pubblico, la coppia è stata ufficialmente impegnati. Il periodo del fidanzamento poteva durare 1 anno. (Solo in caso di decesso in famiglia poteva durare fino a tre anni). La coppia potrebbe partecipare insieme eventi sociali. IL MATRIMONIO. Inviti. La coppia di genitori che sono stati porta in porta per invitare parenti, amici e vicini di casa per il matrimonio. Il matrimonio è stata sempre la domenica con la luna piena (in greco antico personalizzati). Matrimonio non sono stati ammessi (fino ad ora) durante i periodi di digiuno (40 giorni prima di Natale, 50 giorni prima di Pasqua, a partire dal 1 ° fino al 15 agosto). Gli ospiti weer dato una candela pane e dolci. Le persone che sono state di accettare l'invito sono stati rispondere: Ora Kali (traduzione libera: siamo desiderano un periodo felice, una buona volta). In città, il padre della ragazza ha dovuto fare tutte le spese per il matrimonio. Nelle zone agricole, a causa della povertà della gente, le spese sono state ripartite tra le due famiglie. Il matrimonio. Sabato, prima del matrimonio, i musicisti (violino e liuto giocatori) sono state andando a casa della sposa. Ci sono sette donne single riempiendo il materasso con il cotone e lana. Essi sono stati la messa quattro croci rosse sul materasso per la benedizione. Allo stesso tempo, avevano tutte le doti di vista comune. Dopo di ciò il migliore degli uomini (sempre più di uno) sono state prendendo il materasso sulle spalle e sono stati ballare con lui. Gli ospiti sono stati buttare i soldi su di esso, a sostenere la nuova coppia. Dopo aver terminato la danza sono state mettendo un neonato o un bambino sul materasso per la fortuna di avere figli. Domenica scorsa sono state preparando la coppia per il matrimonio. Lo sposo era rasato dal barbiere e vestita dai suoi amici che stavano portando i suoi abiti da ballo (la tradizionale vraka). La sposa era vestita con i suoi amici. I loro genitori sono stati loro benedizione da mettere attorno al loro corpo rosso tessili e facendo il segno della croce con esso. Hanno usato per mettere i gioielli della sposa attorno al collo. I due giovani stavano separatamente per la chiesa, ma ciascuno di essi accompagnati da musica. Qui, dopo che bacia i genitori in basso a destra ha avuto, sono stati introdotti nella chiesa. La cerimonia in chiesa è esattamente la stessa cosa fino ad ora. E 'la tradizione bizantina della chiesa ortodossa. (un nuovo articolo su questo verrà in seguito). Dopo la cerimonia i festeggiamenti sono in 3 giorni e 3 notti con abbondanza di cibo e abbondanza di danze.
    • Quando stavano andando al loro nuova casa lo sposo è stato spezzare una melagrana il primo passo. Questa azione ha carattere simbolico. Essi credevano che in questo modo il benessere dei coniugi è stato appena sicuro. Durante il matrimonio, la sposa ha dovuto fare una viziosa scherzo in alto. Questo è stato un segno che era un membro della società le donne sposate (greco antico personalizzati). Se la sposa è stata vergogno a dire che sua madre diceva ad alta voce: Say it figlia tua madre ei tuoi nonne detto molto tempo fa! Matrimonio bulgaro Tradizioni . La Bulgaria è una terra immersa nella tradizione.. Molte delle sue antiche tradizioni, compreso il suo matrimonio tradizioni, sono ancora praticati oggi, poco è cambiato da 500 anni fa. La pre-impegno e il pieno impegno riti - Ancora oggi molte coppie osservano ancora gli antichi riti così come sono state tramandate per generazioni. Anche in tempi antichi un matrimonio richiesto il consenso della sposa, cosa non vera in molte culture. Tradizionalmente, il futuro sposo avrebbe inviato il suo amico più vicino alla sua casa destinata a suo padre per chiedere la sua benedizione. Se il padre ha accettato di matrimonio avrebbe quindi chiedere sua figlia tre volte se ha intenzione di sposarsi. Se ha risposto "Sì" tutti e tre volte poi è stato considerato pre-impegnati e che il futuro sposo è stato invitato a casa. L'impegno effettivo si svolge in una vacanza o in una Domenica. Parenti e vicini di casa sono invitati e una piccola festa si svolge. È durante questo incontro che i dettagli del matrimonio sono concordati. Un accordo fatto nel corso di questo impegno è considerato festa legale e vincolante. L'impegno dura da un giorno a un anno o anche più a seconda del locale dogana. Poco prima della cerimonia di matrimonio, si svolgerà lo sposo passi di lui gli amici di uno scapolo e la sposa parte gli amici di buttare la sua parte come bene. Nei tempi antichi vi era una grande quantità di rito con le parti coinvolte, ma oggi le parti sono simili alle parti negli Stati Uniti o in Europa occidentale. Anche così, questo è un tempo per l'uomo e la donna per la loro unica offerta amici addio Pre-wedding rituals Pre-rituali di nozze La maggior parte dei matrimoni in Bulgaria svolgerà Domenica. Il precedente Giovedi sposa la madre svolge il rito di impastare il pane (pitka). L'aumento della pasta simbolizza la creazione di un nuovo nucleo familiare. Allo stesso tempo il marito a essere il miglior uomo deve fare le nozze banner. C'è una grande quantità di rituali associati al matrimonio banner. Il polo per il banner deve essere da un albero da frutto e il 6-piede-lungo palo deve essere tagliato da un unico albero con ascia ictus Una mela o una cipolla avvolta in fogli è trafitto sulla cima del palo, e tessuti a mano kerchief è legato al palo con nastri colorati, edera e stringhe di popcorn. All'inizio la mattina del matrimonio lo sposo della famiglia e gli amici si riuniscono a casa sua. I suoi amici per l'orzo e il fuoco su di lui i fucili in aria per scongiurare eventuali spiriti maligni. Questo è anche lo sposo in cui le offerte di addio ai suoi genitori e chiede per la loro benedizione. Vi è poi un corteo per il miglior uomo della casa. La processione è molto gioiosa con la danza, la musica e il canto. Lo sposo presenta il miglior uomo con il vino e uno di pollo al forno - e da quel punto in più l'uomo è la parola di legge per quanto riguarda i piani di nozze andare. La migliore donna (spesso il miglior uomo della moglie) e il miglior uomo poi condurre la processione verso la casa della sposa dove si presenti la sposa con il vino, il velo da sposa, candele e prodotti da forno dolci. Una volta che il matrimonio, la sposa arriva a casa è molto merrymaking e la sposa è bloccata in una stanza e solo i migliori donna può visitare il suo sposo e fino a che il miglior affare per l'uomo essere lasciate pollici Il miglior donna poi cerca di mettere il velo della sposa tre volte, due volte la sposa respinge il velo e si accetta solo il terzo tentativo. Infine, la sposa e sposo sono portati al di fuori, ogni azienda la fine di una lunga stoffa tessuta in cui si svolge più rituali di tenere lontano gli
    • spiriti maligni dalla coppia. Poi la prima a essere sposa lancia un piatto colmo di grano, monete e un uovo crudo sopra la sua testa. Se il piatto smashes in molti pezzi è considerata buona fortuna. La processione dalla casa della sposa alla chiesa è rumoroso e allegro. I fuochi d'artificio sono spesso fuori, non vi è il battere dei tamburi, e la processione si ferma spesso a ballare. Tuttavia, si ritiene sfortuna non sposate spose per due-a-per rispondere ad un faccia a faccia, quindi se due sposi sono le processioni per le vie tortuose che molta attenzione a non incontrare l'altro. The marriage ceremony rituals La cerimonia di matrimonio rituali Si ritiene buona fortuna per la sposa e lo sposo a ogni passo in chiesa con il loro primo piede destro. La cerimonia si è spesso piuttosto breve, ma intervallati da canzoni popolari.. A conclusione della cerimonia gli sposi e lo scambio di anelli di nozze tradizionale bacio. Una volta che il matrimonio documenti ufficiali sono firmate un altro matrimonio personalizzato è il "rafforzamento". Chiunque passi sulla altri piedi prima sarà dominare e prevedere per la nuova famiglia. The reception La reception In passato giorno ci sarebbe stato un forte e chiassoso corteo di nozze lo sposo per la casa di accoglienza per le nozze. In tempi moderni la ricezione è generalmente tenuto in un ristorante. E 'presso la reception che lo sposo della madre tradizionalmente incontra la nuova famiglia. Si prevede un lungo, bianco stoffa tessuta a mano presso la porta per la nuova coppia di coniugi di entrare e si getta nel loro percorso di fiori come simbolo di salute, felicità e la purezza nella loro nuova vita insieme. Lo sposo della madre feed sposi una dolce torta di miele e il vino e vuole una vita lunga e dolce insieme. Ha quindi in possesso di una pagnotta di pane fresco su la testa, e invita la coppia ad ogni tirare una delle estremità di essa, quale si ottiene il pezzo più grande avrà il ruolo principale nella nuova famiglia. E poi la musica e la danza inizia. Danza è una gran parte del rituale di accoglienza bulgaro nozze. In alcune parti del paese è ancora di uso comune per la sposa e sposo a ballare a ricevere la loro torta nuziale. Di tutti i paesi in Europa, pochi possono confrontare in Romania per il divertimento, l'esuberanza e nel mantenere la ricchezza delle loro nozze tradizionali costumi. Matrimonio in Grecia Il matrimonio nella chiesa greca è una cerimonia ricca di simbolismo. Portando delle candele, unirete le mani destre in segno della vostra unione. Lo scambio degli anelli simbolizza che nel vostro matrimonio una debolezza di un membro della coppia sarà bilanciata dalla forza dell’altro. Una parte importante della cerimonia nel matrimonio greco è l’incoronazione della sposa e dello sposo. Le corone - ghirlande - possono essere semplici o più ornate, e accolgono pietre semipreziose e metalli. Sono segno della gloria e dell’onore conferito a voi da Dio. Berrete dunque del vino, in memoria del miracolo fatto da Cristo quando, durante un matrimonio, convertì l’acqua in vino. Alla fine della cerimonia riceverete la benedizione. Non vengono scambiati i voti, poiché in Grecia il matrimonio è sentito come un’unione di due anime piuttosto che come un contratto.
    • Il vostro ricevimento nuziale sarà una festa molto vivace durante la quale si romperanno dei piatti sulla pista da ballo per augurarsi la buona sorte e potrete effettuare la tradizionale ‘danza dei soldi’ in cui gli invitati punteranno dei soldi sui vostri vestiti. Matrimonio in Romania C'è un vecchio proverbio rumeno che alla domanda "Che cosa significa il come rumeno?" E la risposta è "pane fresco, vino vecchio e una giovane sposa". Forse perché la vita per il popolo rumeno è stata una battaglia nel corso della storia, quando vi è motivo di celebrazione, in particolare in momenti essenziali della vita, come la nascita e il matrimonio, i rumeni sanno certamente partecipare. Un tipico matrimonio rumeno durerà tutta la notte, e in passato; la celebrazione sarebbe durata per il tempo di tre giorni e tre notti! I Rumeni si sposano in genere molto giovani, spesso le ragazze rumene iniziano la preparazione per il loro matrimonio in età molto precoce. Alcune hanno solo sei anni quando iniziano a raccogliere accessori per rendere la loro speranza reale. Nelle montagne della Romania il 29 giugno è tenuto l'annuale festa per le famiglie di giovani ragazze che arrivano insieme per mostrare i corredi delle loro figlie Un tipico rumeno Matrimonio La maggior parte dei matrimoni rumeni si svolgono in autunno, perché molti dei cibi serviti a nozze sono raccolte in quel momento e preparati a casa. Il vino è invecchiato e abbondante in autunno. Il pranzo di nozze non è completo senza il vino che è molto consumato da tutti. Non è consentito celebrare matrimoni durante i 40 giorni fino a Natale o Pasqua. I rumeni sono soprattutto i cristiani e la loro cerimonia di matrimonio è molto simile a quella del matrimonio cristiano. Essi, tuttavia, hanno più tradizioni proprie e uniche come quelle qui di seguito: • I genitori dello sposo devono chiedere il permesso dei genitori della sposa per il figlio mercoledì • Al mattino, la sposa deve tenere in braccio un bambino nella speranza che lei avrà una casa piena di bambini. • Quando gli sposi si apprestano a entrare nel loro nuova casa insieme, sono sommersi da una doccia con grano come un segno di prosperità. Il giorno favorevole per l'impegno e il matrimonio sono Giovedì e Domenica. Il calendario ortodosso rumeno vieta matrimoni in quattro Grandi Interventi: Quaresima, Avvento, San Petru e Santa Maria. I Rumeni organizzano le nozze in autunno, dopo la ripresa della coltura del vino e dell’effervescenza. Alle nozze, il pino ornato dello sposo simboleggia coraggio e la mela è il simbolo della ragazza non sposata. Tradizioni Il fascino della tradizione nei matrimoni rumeni miscela antiche tradizioni con le nuove storie d'amore. Oggi essi si trovano principalmente in campagna dove la vecchia tradizione è ancora viva.
    • Sposarsi è una delle più interessanti tradizioni familiari, in tutte le culture di tutto il mondo. Si suppone regole diverse per i diversi popoli, che possono essere di natura religiosa, economiche, legislative e di folclore I rituali del popolo rumeno sono svolti al fine di realizzare la felicità, la prosperità, l'integrazione sociale e la fecondità alla giovane coppia. Questi rituali variano da regione a regione, ma uno degli elementi comuni sono i costumi popolari che la sposa e lo sposo devono indossare e che sono pieni di simbolismo. In Moldavia, per esempio, le tradizioni delle nozze sono in conformità con la comune convinzione che una persona che non è riuscita a costruire una casa, a sollevare i bambini, a scavare un buon impianto di bene e di un albero non è riuscita nella sua vita. Questo spiega la bellezza delle case moldave, il verde della vegetazione in abbondanza e il gran numero di pozzi in quella zona. Una delle tradizioni tipicamente moldava ancora oggi conservata è quello di mostrare rispetto e di ringraziamento ai genitori inchinandosi con un gesto. Il matrimonio tradizionale è ricco di ornamenti e ha anche una forte morale. Oltre a questo, il rito è destinato a durare fino all'alba, con abbondanza di cibi e vini deliziosi, eseguendo canti e danze tradizionali . Inoltre, come un gesto simbolico, quando la festa giunge all'alba, la sposa deve tenere un bambino in braccio, al fine di garantire con una houseful dei bambini. Prima di passare la soglia della loro nuova casa, i due vengono cosparsi con una doccia di grano, nel senso che è il simbolo di una vita prospera. In Maramures (contea nel nord della Romania), il matrimonio ha molti valori e simboli in più fasi che devono essere seguite in quanto tali al fine di rispettare le antiche consuetudini. Tutto sommato, la cerimonia è molto semplice. Il primo passo è quando una persona di fiducia della famiglia si reca alla casa della sposa per proporre alla ragazza il matrimonio. La risposta positiva di solito arriva dopo aver chiesto per tre volte, allora la persona che propone, i genitori e la ragazza parlano della dote della sposa e decidono insieme la data della cerimonia di fidanzamento. Il matrimonio e l'intera cerimonia si basa su elementi simbolici, modo di vestire, i gesti, un certo ordine di eventi che deve essere pienamente rispettato. Il modo di vestire naturalmente svolge un ruolo importante per la giovane coppia e il loro desiderio è di seguire le antiche usanze. Così, la sposa deve indossare una camicia bianca e gonna, con un grembiule bianco su di esso, poi uno strato di lana senza maniche su di esso, e una cintura rossa in vita. Lo sposo deve semplicemente di indossare il tradizionale "grandi pantaloni", una camicia bianca di canapa, e la stessa senza maniche e cappotto su di loro. Vi è anche emozione durante tutta la cerimonia, specialmente durante i cosiddetti " momenti del perdono ", quando la sposa e lo sposo devono chiedere il perdono dei loro genitori per eventuali errori che hanno fatto prima di questa speciale occasione. Quando lo sposo viene a casa a della ragazza prendere la sua vergine, è di solito accompagnato dal padrino, da un altro uomo che porta una bandiera, e alcune altre persone. Ci sono alcuni rituali che devono essere eseguiti durante l'atto della proposta, e uno di essi viene effettuata da parte della madre-in-law. Si lavano le guance dello sposo e della sposa, quando la ragazza viene a casa dei suoi futuri suoceri. Questo suggerisce il fatto che la futura sposa è accolto nella sua nuova famiglia. Naturalmente ci sono alcuni post-riti del matrimonio, il che comporta alcune specifiche pratiche e credenze. Tale è l'atto eseguito di mercoledì quando la donna deve tagliare un pezzo di legno con un solo colpo, con l'aiuto di un’ ascia. Questo è creduto per garantire una facile nascita alla giovane donna. Questi sono solo alcuni esempi di elementi tradizionali di questo atto sacro e del cerimoniale. Molti di essi sono ancora conservati in questi giorni, mentre altri si perdono nella storia.
    • Il matrimonio e le nozze: La veste nuziale, il vestito, l’abito da sposa nelle tradizione popolare. In alcuni documenti napoletani del Seicento, riguardo al giorno delle nozze, si fa precisa allusione al bagno purificatore della sposa; ancora diffusa nell'Italia centrale e meridionale è l'usanza della vestizione della sposa, compiuta dalle sue sorelle o amiche. Le ragazze, che avranno collaborato comunque alla confezione del vestito della sposa, troveranno marito entro l'anno. Molto importante è anche il colore dell'abito della sposa: ora è generalmente bianco, simbolo di purità e di candore, ma in alcuni paesi del Meridione si dava preferenza alle tinte vivaci. Il colore preferito è il rosso, specialmente per il grembiule e la cintura; presso gli antichi romani, il velo rosso, chiamato “flammeum”, copriva entrambi gli sposi. L'attuale velo bianco della sposa riporta al significato dell'innocenza. Talvolta, nelle nozze di lusso, il velo è molto lungo e viene sorretto da fanciulle, pure in bianchi veli. Un altro momento caratteristico delle nozze è la partenza della sposa dalla casa paterna, che, con precisa sequenza di gesti e col canto, deve dimostrare il dolore per il distacco dai suoi familiari e dalla sua vecchia casa, anche se in cuor suo è lietissima di sposarsi, nell'abbandonare per sempre il suo vecchio nido, deve mostrarsi triste e si attacca disperatamente alla porta, al parapetto della scala e s'inginocchia a chiedere il perdono e la benedizione ai genitori. La scena è descritta anche nei canti nuziali tradizionali. Essi accompagnano lo svolgersi del rito fino alla conclusione. Arrivato lo sposo con i parenti e gli invitati, si forma il corteo, che si dirige alla chiesa. Per la formazione del corteo nuziale, la tradizione ha regole ben precise, ma diverse da luogo a luogo. Generalmente, all'andata, la sposa dà il braccio al padre, mentre lo sposo lo dà alla propria madre; la prima coppia apre il corteo, la seconda lo chiude; al ritorno, invece, i due sposi aprono il corteo a braccetto. Il corteo a cavallo è tradizione in alcuni paesi dell’Abruzzo, e ancora ben vivo in Sardegna: la sposa è aggrappata al cavallo guidato dal padre, mentre lo sposo le cavalca a fianco. In questa situazione, peculiare è la “currita di la rucca”, la corsa della conocchi; a un certo punto, la cavalcata si ferma e la sposa procede avanti per un tratto col padre, mentre la sposa fa sporgere verso la strada una conocchia ornata di cinque nastri dai vistosi colori. Due tra i migliori cavalieri, uno per la sposa, l'altro per lo sposo, partono al galoppo; vince chi prende per primo la conocchia e ha in premio uno dei nastri; la “rucca” si pone sul letto nuziale.
    • Ancora diffusa è la tradizione degli spari, con cui i partecipanti accompagnano il corteo, in segno di gioia e per tener lontani gli spiriti maligni. Un’altra usanza tipica è anche quella della parata e quella della intravata, una specie di sbarramento lungo il percorso del corteo. Qui un gruppo di giovani tende una corda, un nastro o una trave e non concede il passaggio prima che gli sposi lancino confetti o monete. Il rito vuol essere un simbolico pagamento di un dazio d’esportazione, dovuto alla comunità o al gruppo familiare, a cui lo sposo sottrae la ragazza per tutto il resto della vita. Elemento folkloristico, in Abruzzo, è dato dalla tradizione che la sposa lasci un lembo della sottana sotto il ginocchio dello sposo, in segno di legame, soggezione e fedeltà. Più diffusa è la tradizione di trarre pronostici dal grado di facilità con cui s'introduce la fede sull'anulare della sposa: se oltrepassa in modo impetuoso la seconda falange, lo sposo sarà un marito prepotente, se si attarda alla prima falange, comanderà in casa la moglie. All'uscita della chiesa, fino al luogo del rinfresco, si lanciano confetti, fiori, monete, o anche grano, o riso, o sale, sugli sposi, augurio di fecondità e abbondanza. L'accoglienza della sposa nella casa dello sposo è rappresentata dalla madre dello sposo sulla soglia, che bacia la sposa, offrendole un copricapo per giorni feriali, con allusione al lavoro che l'attende. In provincia di Arezzo la suocera, sulla porta attende la nuora, che arrivando le chiede: “Siete contenta che io entri in casa vostra?” ed essa risponde: “Entrate pure”. Il suocero, le offre un bicchiere di vinsanto. In Abruzzo, la suocera offre alla nuora un confetto con la frase tradizionale “Puzz'esse dolge come 'stu cunette”; qui, come nel Lazio, e già nella Roma antica, la sposa doveva oltrepassare la soglia senza toccarla, forse per evitare di inciamparvi, perciò lo sposo la sollevava sulle braccia deponendola in casa. Tradizioni nelle regioni italiane Abruzzo Nella cultura della regione il matrimonio, che era un rito con importanti riflessi nel contesto sociale, si presentava con una ricca varietà di episodi, che cominciava dalla scelta del partner secondo norme e regole consuetudinarie da cui difficilmente si prescindeva, continuavano con la richiesta ufficiale fatta dai genitori dello sposo ai futuri consuoceri, con il fidanzamento, durante il quale il fidanzato portava la serenata o la mattinata alla futura sposa, e con il trasporto della dote nella casa dello sposo, vissuto con partecipazione attiva soprattutto delle donne vicine alla sposa; il rito nuziale con l'incoronazione con la ghirlanda fiorita e il rito della coperta, il commovente distacco della sposa dalla casa paterna, il contrasto in cui avveniva il pagamento simbolico della sposa, la benedizione della sposa col pane e il pernottamento nella casa maritale sancivano il passaggio definitivo allo status di coniugati. Ancora oggi molti sposi chiedono di rallegrare il banchetto con suoni, musiche, riti e poesie della tradizione...cosi pure molte coppie che celebrano il giubileo....... Lo schema adattato di Matrimonio Tradizionale qui suggerito è molto generale ma accreditato. Speriamo che gli sposi abruzzesi si scordino degli orpelli dei matrimoni da telenovela (molto lontani anche dal buon senso del galateo) e si ricordino dei bei matrimoni, pieni di significato, dei loro antenati. 1-Canto della partenza (il corteo dello sposo con la complicità dei parenti della sposa le porta la serenata). In realtà non si tratta di una serenata come intendiamo noi ma una forma consolatoria o istruttiva fornita dalla collettività alla sposa in procinto di lasciare la casa paterna e affrontare una famiglia ignota... ..eeee vacce fija mie vacce cuntente caaa lloche li truve n'ata buna gende e vacce fija mia stacce nu mise ca te l'impire l'use del li paise.... 2-Complimento dello sposo nel pomeriggio si offrono rigorosamente mostaccioli e rosoli abbinati rosso e
    • giallo, bianco alla menta con i confetti (per il galateo di questa fase non entro in dettaglio ma è carino). Canto della madre della sposa. Lo sposo regala un fiore o una spilla a mazzolino di argento alla sposa. “Ti offro questo fiore in pegno del mio amore”. La suocera regala la palma di argento o la presentosa . 3-Il catenaccio (corteo nuziale: Il padre con la sposa, lo sposo con la suocera, poi tutti gli altri) 4-Benedizione degli sposi col pane, rito del mantello, svelamento e incoronazione della sposa. Trallallero. Ciambella (giro del paese in corteo con i tamburi tradizionali), Contrasto col nastro azzurro, pagamento del pedaggio e saltarella cantata. 5-La sciarra (pioggia di confetti, fiori e soldini, importante è la presenza dei bambini che li raccolgono) sulla strada del ritorno prima di entrare per il pranzo si possono anche fare gli scoppi (mortaretti). Regali agli sposi. 6-il pranzo 7-La penessella e versi di lode, declamazione virtù sposa, Brindisi cantati 8-Zinna coperta e Laccio d’amore. 9-Dopo la cena ballo (quadriglia, saltarelle e canti apotropaici Importantissima è la tavola! per il menu suggeriamo quello base ma se si vuole si può fare di molto meglio: 2 qualità di vino un montepulciano e uno leggero amabile e frizzantino per le signore, salumi, formaggi e sottoli (es. peperoncini tondi al tonno), coratella cacio e ovo, legumi, brodo con la pasta reale con prezzemolo, erbette e lesso, ravioli ricotta e òrapi (sarebbero spinaci selvatici), chitarra con le pallottine di castrato agnello al forno con patate, polpettone (rotolo) farcito, verdure cotte pizza doce confetti (i confetti li passa la sposa aiutata dallo sposo a cucchiaio) sigarette e sigari (anche per le signore sposate e le navigate), caffè e amari Il matrimonio in Calabria Rituali di Nozze Molti villaggi calabresi conservano costumi di origine greca e romana anche per quanto riguarda le pratiche e i rituali di nozze. Nell'area dell'Alto Cosentino, specie nelle zone fra San Lorenzo Bellizzi e Acri, era consuetudine che un giovane pretendente lasciasse sull'uscio della casa della fanciulla amata un grosso ceppo, segnato da un taglio di scure profondo, ma non tanto da spezzarlo, su cui venivano posti dei nastri colorati; se la famiglia della ragazza accettava la proposta, il ceppo veniva portato in casa e l'affare matrimoniale poteva dirsi concluso. Da tale usanza la fanciulla promessa sposa si definiva accoppata o inceppata, il ceppo da porre al focolare è il simbolo stesso della famiglia, il principio stesso del fuoco che una volta acceso deve essere mantenuto vivo dalla perseveranza femminile e dall'operosità dei pater familias. Ma l'usanza più antica riferita ai rituali di nozze è senz'altro quella del matrimonio per ratto, derivata direttamente dalle consuetudini spartane e latine, rivendicazione del diritto della forza e documentata dalle pinakes di Locri, tavolette votive in terracotta su cui è rappresentata la scena di Plutone che rapisce Proserpina. Del matrimonio per ratto restano solo il
    • ricordo di alcuni gesti simbolici che compiva l'uomo per mostrare alla comunità e alla famiglia della fanciulla, la sua assoluta intenzione di prendere moglie. Era uso in molti villaggi che il pretendente si avvicinasse alla ragazza nei giorni di festa, all'uscita dalla chiesa e con gesto deciso togliesse dal capo il fazzoletto che le giovani usavano durante la funzione religiosa, tagliando con un coltello i nastri dell'abito della ragazza. Questi gesti mostravano inequivocabilmente alla comunità il diritto acquisito sulla promessa sposa, tanto che la fanciulla veniva detta scapigliata o segnata, per indicare l'appartenenza al giovane che aveva compiuto il rituale. Il ricordo del matrimonio per ratto è assai vivo nelle comunità di origine albanese dove, compiuta la funzione religiosa, la sposa, attorniata dai suoi familiari, finge di non voler seguire il marito; lo sposo comincia una lotta con i suoi oppositori e si impadronisce della ragazza e vengono intonati dei canti di nozze in onore dello sposo in cui si dice: «Egli è un'aquila che scende dalle montagne e si getta fra le pernici per scegliere la più bella e per rapirla». Un'usanza esistente fino a qualche decennio fa a Rende è di diretta derivazione romana; la sposa pettina i capelli fissandoli con uno spillone detto spatina simile alla hasta caelibaris di cui parla Plutarco, simbolo delle nozze compiute con contrasto e lotta. I rituali matrimoniali comprendono anche canti e danze legati a momenti ben precisi estranei alla funzione religiosa. A Trebisacce e molti altri paesi dell'Alto Ionio era costume portare il corredo in corteo festoso dalla casa della famiglia della sposa a quella dello sposo: questa usanza è ancora viva nei paesi del Magreb e rappresenta un momento di festa per l'intera comunità. Arrivato il corredo e disposto in ordine per essere ammirato dai visitatori, le donne cantano e danzano al suono del tamburello e mentre preparano il letto agli sposi intonano, come gli antichi Greci, gli inni nuziali. L'usanza di cantare intorno al letto nuziale gli epitalami dei Greci e dei Latini veniva chiamata in Calabria “cantari lu liettu” (cantare il letto) ed erano strofe di lode alla sposa e allo sposo in cui si esprimeva soddisfazione e buon augurio. Il corredo della sposa veniva spesso accompagnato da doni di primizie e da pani lavorati. Nei casali intorno a Cosenza era uso accompagnare con pani dolci tradizionali, muccellati, tortani, culluri, mentre nella vicina Marano Marchesato il corredo era accompagnato da semi di grano e legumi, simbolo di abbondanza e di pace. A Marzi e a Mangone era abitudine cuocere un pane di straordinaria grandezza, lavoro di tutte le donne della famiglia: un'usanza simile è ancora viva nei paesi albanesi, dove i pani hanno la forma di figure zoomorfe. Il pane ha un grande valore nel rito matrimoniale, tanto che in alcuni paesi, come Civita e Frascineto, gli sposi lo debbono spezzare insieme e il giorno seguente alle nozze i pani nuziali vengono distribuiti ai parenti. Anche questa usanza ricorda il mondo classico: a Roma si celebrava il matrimonio con una focaccia, panisfarreus, mentre ad Atene, nel banchetto, il giovane portava un canestro pieno di pane e intonava un inno di auguri. Il corteo nuziale avveniva fra canti e lancio di fiori e semi: quando la sposa giungeva sulla soglia della sua nuova casa trovava ad attenderla la suocera che le offriva in dono del miele, dei semi, della seta o gli strumenti del telaio, simbolo del suo nuovo status e della sua nuova appartenenza. Prima che si perdesse completamente l'uso del costume popolare, le spose non portavano l'abito bianco, ma indossavano per le nozze il costume della festa ornandolo con abbondanza di nastri e di gioielli. Grande importanza aveva la cintura con cui la sposa legava in vita il grembiule e il nodo con cui lo annodava drappeggiandolo sul fianco sinistro, in maniera del tutto simile al nodus herculeus dell'abito nuziale delle spose latine, nodo rituale che veniva sciolto dallo sposo la notte delle nozze.
    • Da sempre considerato il giorno più bello specialmente per la sposa, il rituale del matrimonio non dura solo un giorno, perchè i preparativi iniziano molto tempo prima, a cominciare dall'elenco degli invitati, al catering, alla scelta degli anelli, ai fiori, fino a giungere alla scelta forse più bella, quella dell' abito da sposa. Dall'antichità ai giorni nostri, l'abito nuziale continua ad essere un potente e magico simbolo d'amore. E' una storia molto importante quella della “veste nuziale”, è una storia fatta di riti, sia civili che religiosi, di utensili ed accessori, di gesti e formalità da compiere; il velo, il colore come simbolo, la moda e chi l'ha ispirata... Nell'antica Roma, il velo chiamato non a caso “nubere”(velare, voleva significare sposare): veniva tolto il giorno della consumazione del matrimonio ed era di colore giallo zafferano, colore che simboleggiava il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Sui capelli che venivano pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona di gigli (simbolo di purezza), di grano (la fertilità), di rosmarino (la virilità maschile), di mirto (la lunga vita). Anche il velo, storicamente subì vicende alterne. Durante il Medioevo era un comune ornamento ed era inopportuno portarlo il giorno delle nozze. La sposa portava sui capelli lunghi e sciolti una coroncina di fiori come simbolo di virtù, un anello come pegno di promessa eterna ed una spilla simbolo di castità e purezza. Il velo non riappare più fino al XIX secolo quando nessuna sposa andava a nozze senza “velo e pizzo” nell'abito nuziale. Di origine antichissima è il “pizzo”; è stato per secoli eseguito a mano con le tecniche “a tombolo” o ad ago con fili di seta e lino. Storicamente, in quasi tutte le società il rituale del matrimonioè quello di abbellire la sposa. L'uso dello strascico o “coda”, appare solo nel XVI secolo ed è rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali di oggi. L'immaginario femminile era la fanciulla vestita di bianco, dall'innocenta immacolata, pura nell'anima che per la virtù del vero amore andava in sposa al suo uomo. Anche nella nostra realtà locale, era tradizione che la futura sposa portasse, oltre all'abito, anche la dote; quest'ultima , alcuni giorni prima del matrimonio veniva portata in processione la dote della sposa messa in bella vista in cesti di vimini, i tafareji, rette sulla testa da alcune ragazze che erano state invitate appositamente. Costituivano corredo la
    • biancheria intima tessuta in casa o con l'aiuto di una sarta, a' maistra , l'olio per il lume della lucerna, a' lumera. Il corredo comprendeva i curuni, tovaglioli di lino grosso e i stiavucchi che invece erano di lino sottile con i quali le donne legavano i pasti (solitamente costituiti da salame, olive, fagioli, peperoni o verdura ) dei mariti che durante la giornata si spostavano in campagna. ltro componente era l' aprima ,una stuoia utile per trasportare sull' aia ceci, fagioli, granturco ed erba secca ; a' saladda era un enorme sacco che serviva a custodire il grano. Il magazzino detto 'u jiusu, si trovava nella parte bassa della casa e serviva da stalla per l'asino, mentre il maiale veniva posto nel cosiddetto catoju, cioè nel sottoscala. Completavano la dote a crisara e a cirma, il primo era uno straccio per la farina, il secondo, era un sacco corto di lino che serviva a fare la spesa in occasioni come Pasqua e Natale. Altri oggetti che costituivano la dote erano: "u lavamani" accompagnato da "nu rinali", che però non si dovevano usare prima di un anno, il tempo che “Dio provvedesse a mandargli un figlio”. A tali oggetti si aggiungeva anche un tegame che sarebbe servito a bollire la gallina, in modo da dare il "brodo" alla donna che all'indomani avrebbe partorito. Consegnata la dote tutto era pronto per il grande giorno che solitamente coincideva con il mercoledì o con il sabato. Una settimana prima della celebrazione del matrimonio, in casa dello sposo e della futura sposa, si riunivano un gran numero di donne, precedentemente invitate che davano inizio alla preparazione di nacatuli e gravioli, dolci che servivano per fare i famosi fagotti da distribuire prima o dopo il matrimonio agli invitati ed ai vicini di casa, quale segno di gioia, di allegria e di amicizia. Otto giorni prima sia dall'una che dall' altra parte i genitori dei futuri sposi, passavano dalle case dei parenti e degli amici per fare l' invito che, a differenza di oggi, veniva fatto a voce. L' invito a voce aveva un rituale preciso: -“domaniedotto facimu 'i zziti, oppure s' avimu onuri facimu i zziti”- e gli invitati rispondevano: -“anuri è nostru”-. Arrivato il giorno delle nozze, i parenti, gli amici, i vicini si recano in casa dei futuri sposi a seconda dei vincoli di parentela e di amicizia. Primo a mettersi in cammino era il corteo dello sposo, in quanto doveva recarsi presso la casa della sua “promessa”a prenderla. La sposa si preparava di solito nella camera da letto. La suocera, prima di incamminarsi verso la Chiesa, raggiungeva la nuora nella stanza da letto e le infilava in una scarpa o in una calza, una o più banconote, come augurio ed auspicio di ricchezza, di prosperità e di fecondità. Quando tutto era pronto ci si incamminava verso la Chiesa, si formava un corteo, mentre dalle finestre e dai balconi le donne lanciavano sugli sposi manciate di petali di fiori, di grano e riso, o in mancanza pezzetti di carta velina colorata. Arrivati in Chiesa, il padre della ragazza, ai piedi dell'altare, consegnava la figlia allo sposo. Seguiva la celebrazione del matrimonio caratterizzata dal sarmanetto, predica che il prete rivolgeva agli sposi, e a fine cerimonia, a sponzjiata che era la benedizione che genitori, parenti ed amici praticavano sugli sposi. Prima che gli sposi uscissero dalla Chiesa, la sposa veniva indorata cioè riceveva degli orecchini, un altro anello, una catenina, a gulina, e alle volte anche una spilla. Terminata la cerimonia si riformava il corteo per andare verso la casa degli sposi, qui iniziava la festa: si distribuivano i dolci che erano stati precedentemente preparati, confetti, cioccolatini, liquori e non mancava il vino che era messo per l'occasione in apposite anfore, i cuccumi. Le donne assieme agli sposi restavano nella stanza da letto dove questi ricevevano gli auguri dagli invitati che lasciavano sul letto le buste con dentro dei soldi che costituivano il regalo. Agli invitati veniva dato u fagottu, cioè un vassoio di dolci, i parenti invece rimanevano fino a tarda ora, dopo di che anche loro lasciavano gli sposi in modo che questi potessero vivere la loro prima esperienza d' amore. In realtà non mancavano dei disturbi, ovvero il più delle volte gli amici dello sposo si intrattenevano sotto casa fino a tarda ora, e lui non poteva fare a meno di uscire fuori e restare un po' in loro compagnia portando giù dell'altro vino e dolci. All'indomani dal matrimonio la suocera, ossia la mamma dello sposo, si recava a casa loro per portare il caffè, ma in realtà questo era un modo per testare come la notte era andata e anche lo stato di verginità della nuora. Più tardi ci si incontrava con i consuoceri per organizzare il pranzo," a mangiata", con parenti ed amici. Il pranzo era costituito da pasta "zita" condita con sugo di carne di capra. Nei giorni seguenti gli sposi ricevevano ancora visite da amici e parenti i quali portavano ai giovani del grano, dell'olio e della pasta, in modo da assicurare alla nuova famiglia appena costituita
    • il pane per un anno, cioè fino a quando il nuovo raccolto non avesse consentito loro autonomia di alimentazione. In alcune regioni italiane (per esempio in Calabria e Sicilia) è uso che la madre dello sposo, il mattino delle nozze, si rechi a casa della futura nuora portandole in dono una parure di gioielli (di famiglia, o acquistati per l'occasione). È una tradizione portata in Italia dai Normanni, e che vige tuttora nei paesi di lingua tedesca. Secondo usanze ora dismesse, si diceva "accepata" la fanciulla, quando l'innamorato, per farsi intendere , posava un ceppo adorno di nastri sulla soglia di casa ; "scapellata" quella a cui il pretendente avesse strappato in pubblico il copricapo per indurre i genitori riluttanti al consenso. In San Giovanni in Fiore, alla vigilia delle nozze, la sposa riceveva il "cistiellu" (cesto) inviato dallo sposo, contenente gli abiti nuziali e una bambola di caciocavallo, adorna degli ori per la cerimonia i vocaboli del gergo matrimoniale parentela e clientela U matrimmuanu : è la combinazione del matrimonio, lo svilupparsi del fidanzamento A zzita : la sposa u zzitu : lo sposo A donna : la suocera u patriù. il suocero U iènnaru : il genero A canàta : la cognata u canàtu: il cognato U'mbasciature : colui che avanza la richiesta formale u quatràru o u guagliune : il fidanzato A quatràra o a guagliuna : la fidanzata uruffiàanu : può essere colui che "combina" il matrimonio, colui che stabilisce gli approcci o chi porta i messagi segreti. A purmisa : la promessa di matrimonio stato civile
    • 'nzuratu : sposato maritata : sposata schetta: nubile de 'nzurare : celibe cattiva : vedova cattivu : vedovo usi, abitudini, espedienti accippare, azzuccare, cippijare, zzucchjiare : strategia di sondaggio per misurare il consenso dei genitori di lei, consiste nel porre un ceppo davanti alla porta della ragazza. a'mbasciata : richiesta di matrimonio affidarsi: fidanzare cumminare : mediare il matrimonio fujiuta : prendere il volo ; scapare da casa ; espediente di matrimonio nei casi di contrarietà dei genitori scapillare : togliere il copricapo ad una ragazza per comprometterla e rendere necessario il matrimonio rito e tradizioni zitaggiu : nozze, sposalizio 'nzurare : sposarsi (detto per l'uomo) maritare : sposarsi (detto per la donna) u juarnu chi me jurai : il giorno in cui mi sposai i cumplimenti : i doni di nozze vanniaziùani : le pubblicazioni pregi e difetti spicata : che ha superato l'età del matrimonio scurruta : ragazza in qualche modo compromessa, che molto difficilmente troverà marito. 'nu buanu partitu : ragazza ben dotata, uomo o donna di buona condizione sociale. hfimminieri : donnaiolo cciau cacciatu' 'u dittèriu (nu dittu, ma nova) : l'hanno malfamata, di lei si dice che ... abbigliamento brillokko : spilla d'oro con pietre preziose janchiju: parure d'oro che la suocera porta alla ragazza cunciertu: goliera, orecchini e anello. l'oro era giallo, a bassa caratura, nei primi del secolo ; bianco nei decenni di metà secolo. lazzu: lunghissima catena d'oro che si appunatava ai brilokki o all'orologio da petto. Il panno color caffè : era usato nel costume tradizionale dalla schetta. Il panno rosso : era usato dalla maritata.
    • Maccaturu, mannile, randiellu, tovagliola: copricapo d'obbligo per le ragazze fin da giovanissima età : se toccato o tolto, si comprometteva la ragazza. corredo e arredo panname : corredo panni: i capi del corredo apprezzare: valutare il corredo, dargli un prezzo ; spetta alla suocera. nu tùaccu : un rotolo di tela del panname viertula : sacca di tela, elemento essenziale del corredo ; sarrebe servita per portare il cibo in campagna a cascia, u casciune: contenitore del corredo U fullune : è l'involucro da sistemare sotto il lenzuolo, la prima notte : serviva per la prova della verginità. U cùansu : campionatura del corredo, mandata alla madre del pretendente affinchè ne facesse una stima e ... si regolasse sull'affare. cibo e dolciumi Palli i surmuni : confetti grossi, usati il giorno del matrimonio Pasta zitta : qualità di pasta usata nel banchetto nuziale. Viscotta, panette, pizzette: biscotti fatti in casa di uso comune e offerti nei ricevimenti nuziali Mastazzòla : biscotti di miele, d'uso comune, ma obbligatori fra i dolciumi delle nozze. ANEDDOTI E ARGUZIA POPOLARE Gli aneddoti e i detti popolari, meglio di un ampio trattato, ci aiutano a riscoprire la saggezza dei nostri avi. In particolare, questi racconti costituivano il passatempo preferito dei contadini allorquando, stanchi per l'estenuante lavoro dei campi, sedevano d'estate davanti all'uscio di casa a godere il refrigerio della sera in compagnia dei vicini. A volte bastava una battuta di spirito a rallegrarli e far loro dimenticare debiti e acciacchi. Le disavventure degli innamorati formavano il boccone più appetitoso. Dalle parti di Laureana di Borrello, nella provincia di Reggio Calabria, erano singolari le stringate confidenze che si facevano subito dopo le nozze due giovani sposi, ignari l'uno dei difetti dell'altro: "Scusati se vi gabbai: cu' n'anca di lignu mi maritai!". "E jeu gabbai a vui, ca l'haju di lignu tutti e dui!". (- Scusate se v'ho gabbata: con una gamba di legno mi sono sposato! - - Ed io ho gabbato voi, avendole di legno tutte e due! -). E' da tenere presente che in quel tempo gli innamorati, nei loro incontri a casa della ragazza, stavano seduti distanti sotto gli occhi vigili dei severi genitori, senza potersi scambiare alcuna profferta d'amore e tantomeno a familiarizzare. Spassosa è anche la storiella dei promessi sposi, raccolta sempre a Laureana di Borrello: "Bona sira, dissi me' patri, se mangiati nommu 'ndi vògghiu, ma se troppu mi pregati mu li pìgghiu du' broccati!". Lo sciocco fidanzato, avvertito dal genitore di comportarsi educatamente con la ragazza e di mettersi a tavola soltanto dopo lunghe insistenze, così si presentò dai futuri suoceri: "Buona sera, mi ha pregato di dirvi mio padre, se cenate di non accettare ma, se proprio insistete, di prendere alcune forchettate!". A S. Martino di Taurianova, invece, era ben nota l'ingenua storiella delle frittelle. Si avvicinava il Natale e sulla zona imperversava il temporale. Come consuetudine, l'innamorato ('u zzitu) si era recato dalla fidanzata ('a zzita) a trascorrervi la serata. La giovane, intenta a cuocere le tradizionali frittelle ('i pittedi), si affrettò a nasconderle ancora bollenti sotto il sedere appena scorse da lontano il suo ragazzo. Questo motivo la costringeva a rimanere seduta e, quando non ne poté più, così incominciò a canticchiare:
    • "Quandu chiovi e tira ventu, oh chi malu friddu fa': cu' jè fora d''a so' casa 'u pìgghia 'a via e mu si 'ndi va'!". ("Quando piove e soffia il vento, oh che grande freddo fa: chi è lontano dalla propria casa pigli la via e se ne vada!"). L'innamorato, che aveva ben intuito l'imbarazzo in cui si era cacciata la ragazza, alla terza volta così rispose con cinica indifferenza: "No' m'importa ca chiovi e mi sculu, basta ch' 'i pitti ti frijnu 'u culu!". (- Non m'importa se piove e mi bagno, purché le frittelle ti scottino il sedere! -). Concludiamo con due "trovate" reggine. Un villano, recatosi nel capoluogo di provincia, calzava per la prima volta un paio di scarpe nuove. Non abituato a tale agio, inciampò nel marciapiede danneggiando la pelle delle stesse. Togliendosele, allora, e procedendo scalzo esclamò: "Mègghiu lu pedi ca lu scarpu!". (- E' preferibile rovinare il piede anziché la scarpa! - ). Ed ancora, sempre a Reggio, un sagrestano - quando gli anziani fedeli giungevano in chiesa per le sacre cerimonie - approfittava per rubare loro i polli, che nascondeva sotto la casacca. Il parroco, al corrente del losco affare, prima di dare inizio alle funzioni o durante le stesse, se notava qualche penna spuntare dagli indumenti dello scaccino, così lo avvertiva salmodiando: "Cumbogghiàtici li pìnduli (le penne), su' cardòli (di Cardeto) e non ci 'ntèndunu!". (- Coprite le penne, sono di Cardeto e non ci comprendono! -). Gli abitanti di quest'ultima località reggina, dediti all'agricoltura, erano senz'altro evoluti al pari degli altri, ma quelli del capoluogo ( i "cittadini") si ritenevano superiori ai "contadini". Anche se i tempi sono mutati, i "detti" ci sono stati tramandati. proverbi calabresi Ppe ra dote e ra vigna marita puru a signa. Grazie ai soldi e ai possedimenti anche la brutta riesce a sposarsi. Chine pruminte e nun mantene rimane ccu re figlie e maritare. Chi fa promesse e non le rispetta si ritrova con le figlie da maritare. Mariti e muli vuoru stare suli. Sposini e muli preferiscono la solitudine. Nu palu e nu cappieddru e se piglia na mugliere. Un palo vestito eppure riesce a trovare moglie. E' miegliu ccu nu giuvine gorire, ca ccu nu viecchiu cuntare dinari. Meglio godere con un giovane piuttosto che essere ricca accanto ad un vecchio. Chine tene a mugliera beddra sempre canta. Chi ha la moglie bella è sempre allegro. Fina a ca zita se n'arma a ru zitu le esce dr'arma. Intanto che la sposa si prepara, lo sposo arriva al limite della sopportazione. Quannu a brutta se marita, a beddra se muzzica re iirica. Quando la brutta va a nozze, la bella si dispera. 'Nsurate figliu miu e va' ta benta, ca te minti a ru travagliu de li guai. Sposati figlio mio e vai a riposarti, da oggi iniziano i tuoi grattacapi. Matrimoni e ruga e cumpari e Roma. Matrimonio con gente del posto, compari di Roma.
    • Quattru e quattr'ottu vuogliu a figliata, ottu e ottu sirici a figliama 'un ta dugnu, sirici e sirici trentadue iati affanculu tutti dui. Quattro e quattro otto voglio tua figlia, otto e otto sedici mia figlia non te la dò, sedici e sedici trentadue andate a qual paese tutti e due. U prim'annu core e core, u secundu culu e culu, u terzu vaffanculu. Il primo anno tutto amore, il secondo un po' meno, il terzo vai a qual paese. Supr' 'u mari, senza varca, coraggiusu illu si 'mmarca; e spariennu lu mantiellu, si 'nni fa 'nu guzzariellu; e lu mari si fa chinu ch'assimigli a 'nu pantanu. Nu figlia senza figli, dui figli pocu figli, tri figli giusta famiglia. Un solo figlio senza figli, due figli pochi figli, tre figli giusta famiglia. A mugliere e l'atri è ra cchiù meglia. La moglie degli altri è sempre migliore della propria. Dolure e guvitu e de mugliere assai dole e picca tene. Dolori al gomito e liti con la moglie sono dolorosi ma durano poco. Chitarre e mugliere cchiù e vatti cchiù vannu bene. Con le chitarre e le mogli più si usano le maniere forti più si ottengono buoni risultati. E corne su cumu i rienti, prima fo' male ma pue aiutanu a mangiare. Le corna sono come i denti, all'inizio fanno male dopo aiutano a mangiare. Matrimoni e viscuvati do cielu su mannati. Matrimoni e vescovati dal cielo sono scelti. Viatu chira casa chi la rarica ce trase. Beata quella casa dove c'è benessere. Te pisanu e corna? Ti danno fastidio le corna? Non sempre rire a mugliere do latru. Non è sempre allegra la moglie del ladro. L'uomine de iuornu ha d'essere voiu, de notte ha d'essere toru. L'uomo di giorno deve essere un bue, di notte un toro. Tandu poi dira, beddha, ca si' zita: doppu ottu jorni chi ti si' spusata. Puoi dire, bella, di essere sposata soltanto otto giorni dopo il matrimonio. Aguannu chi non ebbi lu maritu, pignata non nda misi e focularu. Quest'anno che non ho avuto mio marito non ho cucinato e non ho acceso il fuoco. 'A maritata è prena a la jornata. La donna sposata è gravida alla giornata. Amaru cui non ha linu e maritu, e accussì dicu si 'u maritu è malu. Infelice chi non ha lino e marito, e affermo questo anche quando il marito e' cattivo. 'A mugghiera 'e l'atri è sempa beddha. La moglie altrui è sempre più bella. Cattiva arraggiata, panza arrappata e dota mbrogghiata, si perda la nominata. Della vedova arrabbiata, della pancia rugosa e della dote imbrogliata che vada perduto anche il nome. Cui ava pocu dinari sempa cunta; cui ava beddha mugghiera sempa canta. Chi possiede pochi denari conta sempre, chi ha una bella moglie sempre canta. Cui non ava omu non ava nomu. Chi non ha marito non ha nome. Cui sa pigghiara pulici pigghia bonu maritu. Chi sa prendere pulci prende buon marito.
    • Cui si marita sta cuntentu nu jornu; cui ammazza 'u porcu sta cuntentu n'annu. Chi si sposa sta contento per una giornata, chi ammazza il maiale sta contento per un anno. Cui pe la roba na brutta si pigghia, la vita si nda va e la roba squagghia. Chi sposa una donna brutta per la roba, la vita si consuma e la roba si squaglia. Cui si marita si menta nu jugu, chi non pota rahara nu paricchiu. Chi prende moglie si mette un giogo, che non può essere trascinato da un paio di buoi. Cui si marita si menta la varda e va gridandu comu ciuccia gurda. Chi si marita si mette il basto da soma e va gridando come un'asina sazia. Cu nuddhu pozzu e cu mugghierma pozzu. Con nessuno ho potere e con mia moglie sì. Cummara de Roma, mugghiera de ruga. Comare di Roma, moglie del rione. De vennari e de marti, non si spusa e non si parta. Di venerdì e di martedì non ci si sposa e non si parte. Gutta ncignata e fimmana maritata non s'affida a nessunu. La botte incominciata e la donna maritata non si affìdano a nessuno. Mantu, umbrella e mugghiera non la mprestara cá non torna com'era. Il mantello, l'ombrello e la moglie non li prestare a nessuno perché non tornano com 'erano. Matrimoni e viscuvati su' d'o celu destinati. Il matrimonio ed il vescovato sono destinati dal cielo. Mugghiera e voi d'o paisa toi. Moglie e buoi del tuo paese. Né mulu, né mulinu, né garzuna cosentinu, né jardinu cu funtana mugghiera tropiana. Né mulo, né mulino, né servo cosentino, né giardino con fontana moglie di Tropea. Non c'è luttu senza risi, né ziti senza chianti. Non c'è lutto senza risate, né sposalizi senza pianti. Non c'è otaru senza crucia, non ce su' ziti senza vuci. Non c'è altare senza croce e non ci sono matrimoni senza discussioni. Non sugnu li donni chi non gustanu, ma sugnu li dinari chi non bastanu. Non sono le donne che non piacciono, ma sono i denari che non bastano Quandu 'a fimmana arriva a quindici anni, o 'a mariti o 'a scanni. Quando la donna compie i quindici anni o la sposi o la scanni. Sbenturata 'a maritata chi campa cu 'a socera e 'a canata. Infelice la sposina se vive con la suocera e la cognata. Si 'a fimmana non curra a prima vucia, è signu c'a canzuna non li piacia. Se la donna non viene alla prima chiamata, vuol dire che il cantare le piace. Si i corna fusseranu arvuri, tuttu mundu fussera nu voscu. Se le corna fossero alberi, tutto il mondo sarebbe un bosco. Si monacu ti fai lu mpernu attizzi, si ti mariti poi lu mpernu abbrazzi. Se ti farai monaco alimenterai l'inferno, se ti sposerai abbraccerai l'inferno. Si sapera 'a schetta quantu sapa 'a maritata, si curchera a lu lettu e facera 'a malata. Se la nubile sapesse quanto sa la donna sposata, si metterebbe a letto fingendosi ammalata. Si voi vidira na bona massara, guardala quandu fila a la lumera. Se vuoi vedere una buona massaia, guardala quando fila al lume di lucerna. Tantu mu duri, donna mia, mpalazzu pe quantu dura la niva de marzu. Tanto devi durare, suocera mia, in casa quanto dura la neve di marzo.
    • Tantu mu duri, nora mia gentila, quantu dura la niva d'aprila. Tanto devi vivere, nuora mia gentile, quanto dura la neve di aprile. Zita vasata non cangia ventura. Sposa baciata non cambia sorte. 'U dolura d'a mugghiera morta dura finc'a porta. Il dolore per la moglie morta dura finché la bara non oltrepassa la porta di casa. 'U maritu è mara, si non porta oja porta domana. Il marito è un mare, se non porta oggi porterà domani. Per concludere una poesia popolare Supr' 'u mari, senza varca, coraggiusu illu si 'mmarca; e spariennu lu mantiellu, si 'nni fa 'nu guzzariellu; e lu mari si fa chinu ch'assimigli a 'nu pantanu. Basilicata IL MATRIMONIO A MIGLIONICO NEGLI ANNI '50 La cultura e le tradizioni passate sono certamente le basi che creano le attuali società. È bene non perderle, ma portarle avanti nel tempo, se non nei fatti, ma almeno nel ricordo. È proprio quello che ci siamo proposti di fare con il nostro lavoro "Matrimonio a Miglionico negli anni '50", sotto la guida delle professoresse Lina Carozza (italiano) e Grazia Di Gioia (ed. artistica). Un lavoro duro e preciso che ci ha permesso di scoprire un mondo affascinante, fatto di tradizioni e curiosità di un periodo che non è poi molto lontano da noi e che ha visto come protagonisti anche i nostri nonni! Attraverso interviste a loro e agli altri anziani del paese, siamo riusciti a raccogliere sufficienti informazioni per iniziare il nostro lavoro e per sviluppare una raccolta ricca ed interessante sulle tradizioni. Abbiamo cominciato ad analizzare il fidanzamento e il matrimonio combinato: bisogna sapere, infatti, che l’unione tra un ragazzo ed una ragazza era spesso vincolato da motivazioni ben diverse dall’amore e che i genitori costringevano spesso i propri figli a fidanzarsi e a sposarsi per interessi economici o sociali. Le ragazze promesse in matrimonio non potevano assolutamente opporsi alla volontà familiare ed erano quindi costrette a sposare l’uomo non amato. Normalmente il matrimonio combinato avveniva in questo modo: la madre dello sposo sceglieva la ragazza per il proprio figlio, chiamava “l’ambasciatore del paese” e lo inviava a casa della ragazza per fare al padre la richiesta della mano della figlia. Il padre, esaminata la proposta, dava la risposta e, dopo aver preso la decisione, la comunicava alla propria figlia. Da quel momento in poi, ella avrebbe dovuto mantenere atteggiamenti riservati in pubblico ed a casa. Inoltre, ai giovani promessi sposi era vietato vestire abiti succinti e uscire di casa da soli, ma dovevano essere sempre accompagnati da qualcuno. Seconda tappa importantissima era quella del fidanzamento ufficiale, che avveniva prima dell’unione matrimoniale. In questa occasione, chiamata tradizionalmente “trasút’”, cioè “entrata”, le famiglie dei due fidanzati si conoscevano e, con un ricevimento fatto a casa della sposa, rendevano “ufficiale” la relazione dei figli, non solo tra di loro, ma soprattutto all’intero paese. Seguivano, allora, i contratti prematrimoniali, fatti alla presenza di un notaio. Singolare è l’esempio della “carta dei panni”, che elencava la dote che le ragazze dovevano possedere al momento del matrimonio (lenzuola, coperte, tovaglie, strofinacci, mobili, terreni, ecc.). Spesso, durante questi incontri le famiglie litigavano e la figura della mamma dello sposo emergeva per la sua arroganza e per le sue pretese, distinguendosi dalla mamma della sposa, che sembrava più remissiva e più propensa ad assecondare la consuocera, sempre possessiva nei confronti del figlio maschio. Molto spesso c’erano litigi che portavano alla rottura del fidanzamento; in quel caso, si cercavano velocemente altri sostituti, perché la mentalità del tempo non vedeva di buon occhio gli uomini e le donne non sposati. Dopo il fidanzamento si passava agli accordi per il giorno del matrimonio: inviti ed invitati,
    • festeggiamenti, pranzo. Singolare era la consegna degli inviti. I genitori degli sposi, generalmente i padri, andavano personalmente ad invitare i parenti e gli amici per ben tre volte! La prima per informare della data del giorno del matrimonio, la seconda per ricordarla e la terza per prendere la risposta dei partecipanti al matrimonio. I festeggiamenti duravano tre giorni: il primo giorno si festeggiava a casa della sposa con amici e parenti, il secondo e il terzo a casa dello sposo, sempre con amici e parenti. Ma assai singolare era anche il pranzo nuziale che prevedeva: · Zitoni al sugo di pecora; · Bollito di cicorie campestri con maiale; · Agnello arrosto con insalata; · Sospiri (dolci locali); · Tarallucci, vino e rosolio. Puglia Il matrimonio La celebrazione del matrimonio va descritta sotto un duplice aspetto: l’ufficiale e il privato. Cominciamo con il primo, evidenziando, innanzitutto, che non si celebravano le nozze in alcuni periodi dell’anno. Durante la quaresima, data la pratica dell’astinenza sotto ogni forma, nel mese di novembre, per rispetto verso i defunti, nel mese di maggio, in omaggio alla Vergine Maria. Come anche non si celebravano le nozze in tutti i giorni della settimana. Il lunedì si sposavano “chidde ca se nèrene scennute”, il martedì e il venerdì erano ritenuti giorni infausti (ancora oggi si dice: né di venere né di marte, non si sposa e non si parte), il mercoledì si sposavano i vedovi. I giorni fausti, quindi, per le nozze erano il giovedì e il sabato. Ma tutti sceglievano il sabato, dato il giorno festivo seguente. Oggi non c’è più “religione” e ci si sposa in tutti i mesi e in tutti i giorni. Fatta questa precisazione, vediamo come si svolgevano il rito civile e il rito religioso, in quanto prima dell’11 febbraio 1929 e dei Patti Lateranensi ci si sposava due volte. Distingueremo due epoche storiche; prendendo questa ultima data come punto mediano, non prima di un breve excursus storico. Con la occupazione di Roma da parte dei Bersaglieri, infatti, attraverso la Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, i rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato Italiano si interruppero. Il Papato, che pure aveva sopportato l’occupazione dello Stato Pontificio, non tollerò mai la perdita di Roma, ritenuta città sacra e “caput mundi” e, come tale, dominio esclusivo della Chiesa. Il Papa da quella data si ritirò in Vaticano e non ebbe più rapporti con il Governo italiano. Questa situazione politica si protrasse per circa sessant’anni fintanto che, salito al potere (28
    • febbraio 1922) il partito fascista, l’11 febbraio 1929 fu sottoscritta la Conciliazione tra lo Stato italiano e la Santa Sede. Negli accordi si convenne il riconoscimento del matrimonio religioso, detto concordatario, avente effetti civili. Dopo il concordatario, si è avuto il matrimonio attuale. Il parroco, o chi per lui officiante, durante la celebrazione del matrimonio è Ufficiale di stato civile, per cui il matrimonio religioso produce effetti civili. Gli sposi, alla presenza dei testimoni (anticamente detti compari d’anello) sottoscrivono tre originali dell’atto di matrimonio: per il Comune, per la Curia e per la Parrocchia. E prima del 11 febbraio 1929, cosa avveniva? Stante la rottura dei rapporti tra Papato e Governo italiano, i cattolici si sposavano due volte: al Comune per la legittimità della prole e del coniugio, in Chiesa per non vivere in peccato mortale. Il parroco, secondo le istruzioni avute dalla Curia, invitava i due giovani a sposarsi prima secondo le norme del Diritto civile e poi secondo le norme del Diritto canonico. Il motivo di questo “consiglio imposto” veniva dal timore che, una volta sposati in Chiesa, i coniugi, ormai marito e moglie davanti a Dio, trascurassero di sposarsi secondo il rito civile, con gravi ripercussioni sulla famiglia. La cerimonia al Comune avveniva in modo strettamente riservato. Assistevano i genitori e i compari d’anello, marito e moglie, molto vicini alle due famiglie. Questa cerimonia civile passava, diremmo oggi, sotto silenzio, in quanto non le si dava molta importanza, tanto che i due giovani indossavano sì abiti dafesta, ma non abiti nuziali. Pur essendo marito e moglie, tornavano alle rispettive case paterne; nessuna convivenza fino al matrimonio religioso. Il matrimonio doveva consumarsi dopo il rito religioso. Inequivocabile era l’avviso che dava il compare d’anello allo sposo: “Ehi, uagnaune ancore te vènene i pupazzère inde a la chèpe. Fatteli passè. La uagnèdde nanze tocche La festa nuziale La festa nuziale seguiva il matrimonio celebrato in Chiesa. A quello in Comune, come già ricordato, non si dava importanza alcuna. Al mattino, verso le ore otto, giungeva a casa della sposa la pettinatrice, con una borsa contenente gli attrezzi del mestiere: pettine, forbice, spazzola, ferma capelli e un ferro lungo, a forma di forcina, che, riscaldato, arricciava i capelli. Verso le ore dieci una carrozza veniva inviata alla casa della sarta, per la consegna dell’abito bianco. La carrozza per la sarta era di prammatica importanza, anche perché l’abito si stendeva sul divanetto per non farlo sgualcire. Questa consuetudine io l’ho vissuta perché mia madre all’epoca era, forse, l’unica sarta - la chiamavano la maestra - e serviva le famiglie più ricche della Città
    • Le operazioni per vestire la sposa con l’abito bianco duravano circa due ore. Verso le ore dodici ci si avviava verso la Chiesa. Se la casa era vicina alla parrocchia, il corteo procedeva in questo ordine: sposa e padre, sposo e madre, madre della prima e padre del secondo, compari di anello, parenti ed amici in coppia. Se gli sposi erano benestanti, la Messa veniva accompagnata dal canto dell’Ave Maria a suon di violino. La cerimonia religiosa poteva essere punitiva o gioiosa, tutto dipendeva da quello che avevano “combinato o non combinato” i fidanzati. Se si erano mantenuti casti ed illibati, la sposa indossava l’abito bianco e la cerimonia era secondo l’ordine di Santa Romana Chiesa, con Messa cantata. Se, invece, i giovani erano scappati di casa (se nèrene scennute) la cerimonia era umiliante e punitiva. Il matrimonio si celebrava all’alba, in parrocchia. I nubendi ascoltavano la Messa in ginocchio, avanti ad un paniere pieno di paglia, a significare che i giovani si erano resi simili alle bestie. Chissà quanti oggi meriterebbero questa umiliazione! Nessuna festa nuziale seguiva ovviamente il matrimonio. Questa consuetudine io non l’ho vissuta. Mi fu riferita da don Salvatore Maggi, canonico della Cattedrale. Scambiati gli anelli, offerti dai compari, sottoscritto l’atto di matrimonio, gli sposi uscivano dalla Chiesa sotto una pioggia di cannellini, piccoli confetti a forma cilindrica con all’interno un filo di cannella. Gli sposi, a bordo della carrozza, unitamente ai compari d’anello, si dirigevano verso la casa dello sposo, preparata per la festa. Una stanza, se abbastanza capiente, o due stanze, erano state precedentemente sgombrate di tutti i mobili. Alle pareti erano addossate due o tre file di sedie per fare accomodare gli invitati. Al centro un piccolo spazio per il ballo. Se i giovani invitati non erano molti e l’ambiente lo permetteva, il ballo era libero, ma diretto sempre dal compare d’anello, a carico del quale andava anche il compenso per i musicanti. Se i giovani invitati erano molti, il compare formava delle squadre assegnando a ciascuno un numero. Ognuno era libero di scegliersi la ragazza. Dopo circa dieci minuti di ballo, il compare ordinava: “ a posto la prima squadra, avanti la seconda”. Se si accorgeva che i giovanotti sceglievano sempre le stesse fanciulle, lasciando qualcuna un po’ bruttina senza ballo, invitava i danzatori ad invitare le ragazze trascurate. I musicanti erano suonatori di violino, chitarra, mandolino e contrabbasso. Tra un ballo e l’altro si offrivano “i cumpleminte” in canestri di vimini. Si servivano dolciumi: purece (mandorle tritate, impastate con cacao), reginette (bignè coperti di zucchero), fresèdde (taralli) e paste secche. Non mancavano ceci e fave arrostite. Il tutto annaffiato da rosoli fatti in casa e vino bianco. Successivamente si offrì anche un pezzo di pan di spagna e ancora dopo un bucconotto ricoperto di zucchero. Dopo la seconda guerra mondiale la festa nuziale divenne più sfarzosa e non si svolse più nella casa dello sposo, ma in alcune sale o saloni di case antiche. Contemporaneamente si costruirono due sale
    • per ricevimenti: la sala “Levante” nei pressi dell’Acquedotto e la sala “Quartarella”, dalle parti della Chiesa di Montecalvario. Anche il Teatro Mercadante, ove si svolse la mia festa nuziale, si affittava per sposalizi. Se la festa si protraeva oltre la mezzanotte, si offriva agli invitati un panino farcito di mortadella e provolone (u cugne) accompagnato da vino bianco e birra. Infine, è bene ricordare alcune consuetudini della festa. L’abito bianco era offerto dallo sposo, il quale in cambio otteneva una cravatta grigia (u scultine) e l’abito di colore bleu. Il mazzolino di fiori d’arancio era offerto alla sposa dal compare d’anello, ricevendo in cambio una guantiera di dolci. Le spese di “cumpleminte” si dividevano tra le due famiglie in rapporto al numero degli invitati da ciascuna delle parti IL MATRIMONIO NELLA BENECIA Tradizioni matrimoniali nel Friuli Ci sono nella vita dell'uomo dei "momenti forti". Momenti nei quali, piú che in altri si evidenziano e si manifestano i sentimenti, gli aspetti piú delicati e piú umani della persona. Allora la vera gioia coinvolge, la voglia di vivere preme e dilaga in tutto l'essere. Quali sono questi momenti? Ecco ad esempio il matrimonio con il suo costume e il suo folklore, ma ... del passato naturalmente: ché l'odierno non fa curiositá. Volendo calarci col nostro exscursus nei ricordi degli abitanti piuttosto anziani della Benecia, ecco qualche testimonianza. Era abitudine, in vista del matrimonio, da parte dello sposo, recarsi col mediatore in casa di "lei" a contrarre la dote. Talvolta poteva accadere che il padre di uno dei due si opponesse alle nozze, perché ritenesse la famiglia del richiedente non rispondente alle sue aspirazioni ... economiche. In tal caso due erano le soluzioni: Scappare assieme lontano, oppure lasciarsi per sempre. Casi rari! In genere le trattative si chiudevano con esito positivo: un mortaretto sparato in aria annunciava ció. Sbrigate, queste formalitá si fissava il giorno delle nozze: per tradizione e comoditá si sceglieva il sabato. Di conseguenza giá il giovedí precedente iniziavano i preparativi, regolati da un rituale ben preciso. S'iniziava con il trasporto della "bala" cioé del corredo, su un carro trainato da buoi. Era questo anche il momento in cui lo sposo con i suoi amici festeggiava l'addio al celibato; compito della sposa era quello di preparare per gli amici dello sposo gli "struchi" che sostituivano i confetti. Sempre in quest'occasione, lo sposo pagava la "stivanka" ai giovani del paese, perché altrimenti non gli avrebbero permesso il trasporto della bala. La tassa media della stivanka era il corrispondente di cinquanta litri di vino. Se i fidanzati erano di paesi diversi, ciascuno pagava la stivanka ai giovani del proprio paese. Seguivano i doni fra i due promessi. Lui regalava a lei il "kurdon" (il cordone dorato, a volte tramandato da madre in figlio). Talvolta assieme al kurdon le era pure regalato un largo nastro rosso, con il quale, il giorno delle nozze, ella si sarebbe cinta alla vita: era una forma di scongiuro contro le possibili emorragie del primo parto. Il venerdí, la vigilia del rito nuziale, tutti e due andavano a confessarsi: la sposa offriva al sacerdote un tovagliolo bianco nuovo. Per ció che riguarda la casa: la sorella della sposa o la migliore amica andava ad assestare il letto nuziale, a addobbare la camera matrimoniale. In genere, ai promessi, si assegnava la stanza migliore della casa. Al muro, sopra il letto, era attaccata un'immagine sacra: la Sacra Famiglia o la Madonna
    • e Gesú separati, in direzione dei rispettivi guanciali. Eccoci il giorno delle nozze. La sposa era aiutata a vestirsi dalle amiche, mentre lo sposo faceva da sé. Quando lo sposo veniva a prenderla, a volte, per scherzo, ella era nascosta in una stanza, con altre donne che impedivano allo sposo di entrare. A questo punto, lo sposo, stando al gioco, chiedeva della ragazza descrivendola, ma senza dirne il nome. Le sue amiche, fingevano di non capire: ad una ad una uscivano dalla stanza sotto il suo sguardo; per ultima appariva la sposa che, preso sotto braccio lo sposo, s'incamminava, con il seguito, verso la chiesa. Seguiva la cerimonia. Quindi partivano per il viaggio di nozze che durava alcune ore. Al ritorno, la sposa faceva il suo ingresso nella sua nuova casa per il pranzo solenne. La suocera attendeva la nuora sulla porta di casa e le consegnava il "meskul" (mescolo) e la "medla" (scopa). Seguiva, ovviamente, il pranzo nuziale al quale partecipavano i parenti piú stretti ed alcuni amici. Tutti gli invitati maschi portavano un fiore all'occhiello; per lo sposo c'era il mazzetto confezionato da "lei". Anche le donne, ma solo se nubili, avevano dei fiori tra i capelli. In quel giorno non si mangiava formaggio, ma minestra, pastasciutta gallina o tacchino. Non c'era la torta, ma gli struki e la gubana. La giornata si chiudeva con la festa di ballo. Al momento di coricarsi i familiari offrivano le chiavi alla sposa perché chiudesse la porta di casa prima di salire le scale esterne. La domenica appresso i parenti acquisiti accompagnavano a messa la sposina. Ció serviva come pubblica presentazione sia come dimostrazione di buon accordo. Il lunedí seguente, lei metteva a posto le sue cose, indi iniziava la sua vita di lavoro nella nuova famiglia. Per otto giorni, la sposa non doveva assolutamente tornare alla paterna in cui era nata e vissuta fino il giorno del matrimonio, altrimenti la gente avrebbe potuto pensare che non sarebbe stata fedele al marito e che, alla fine, sarebbe scappata da lui. Infine la prima festa di Pasqua - dopo le nozze - la madre della sposa doveva portare personalmente alla figlia la "pogaza" o "zegnanca" che consisteva in un cestino contenente pane benedetto, piatti, posate, ecc. Ufficialmente tutto era finito qui, ma iniziava ora veramente quella vita di comprensione, di mutuo aiuto, d'amore vero che si traduceva in silenziosa operositá, in nuove vite che si accendevano, in un amore purificato nella sua enfasi esterna, ma puro e profondo e solo la morte, e forse neppure la morte, poteva sopprimere. Sardegna Il giorno delle nozze la sposa indosserà una gonna a pieghe (”su manteu”), il giubbetto (”su gipponi”), il fazzoletto incrociato sul petto (”sa perr’e sera”), il grembiule (”su ventalicciu”), e verrà ammantata da un velo di lana finissima (”su
    • pannicciu e coroi”), da un fazzoletto a disegni floreali (”su macaroi mannu”) o da uno scialle con ricami in seta (”su sciallinu i sera”). Si tratta della rievocazione del matrimonio, per come si celebrava un tempo a Santadi, un piccolo paese nel sud-ovest della Sardegna, organizzata dalla pro loco che si celebra ogni prima domenica d’agosto, dal nome un pò curioso; Matrimonio Mauritanio. Il nome rievoca antiche migrazioni, probabilmente di genti che dal Nord- Africa sbarcavano in questa parte della Sardegna; il rito è comunque di derivazione sarda e pastorale, scandito da tutta una serie di tradizioni ed usanze che terminano con le madri che rompono il piatto che conteneva “sa gratzia”. Antico Sposalizio Selargino La cerimonia nuziale sarda campidanese, ricca di simboli arcaici, di gesti toccanti e misteriosi, di bellezza e cultura che si manifesta nel fasto e nel gusto degli abiti, dei gioielli e degli accessori che adornano gli sposi e i cortei maschili e femminili che fanno ala ai due nubendi. Per questa festa tutto il paese si mobilita: molte persone indossano il costume sardo, si addobbano le strade con fiori, si espongono arazzi alle finestre e si offrono dolci per strada. La sera precedente le nozze si svolge il Palio della Sposa che consiste nel trasporto del mobilio della donna, tra cui il letto nuziale, nella futura casa della coppia.La prima fase dell'antica cerimonia prevede la vestizione degli sposi che ha luogo nelle grandi e antiche case contadine di Selargius, le cosiddette pollas campidanesi. Quando gli sposi hanno indossato l'abito nuziale, si recano dai genitori per la benedizione. A questo momento sono legati una serie di antichi rituali, quale la benedizione del capo con sale e grano e la rottura di un piatto in presenza dello sposo. Lo sposalizio vero e proprio ha luogo nella chiesa parrocchiale dell'Assunta, dove viene celebrato il matrimonio secondo il rito cattolico. Gli sposi vengono accompagnati alla cerimonia da parenti e amici, dei suonatori di launeddas anticipano gli invitati. Gli sposi sono vestiti con l'antico abito nuziale sardo e vengono incatenati tra di loro alla fine della cerimonia. Si recano infine all'antica chiesa di San Giuliano, dove si scambiano la promessa, e scrivono in una pergamena un messaggio per i futuri eredi, che verrà custodito e consegnato ai figli della coppia il 25° anniversario di matrimonio. Matrimonio Mauritano Santadi Fu denominato matrimonio Mauritano con riferimento esplicito alle genti africane che sicuramente in passato per motivi vari , non ultimo il confino, sbarcarono nei porti del Sud dell'isola vicinissimi al territorio santadese. La Pro Loco di Santadi ripropone la celebrazione del rito del Matrimonio Mauritano, una pura tradizione contadina e pastorale del Sulcis, secondo le più antiche usanze tramandate da secoli. Una coppia di giovani si uniscono in matrimonio con rito religioso indossando il costume della gente del luogo, "is Maurreddus", come si suole individuare gli abitanti di Santadi e dell'intero Basso Sulcis; Il costume indossato dagli sposi è semplice, austero, bello per la sua semplice eleganza: la sposa indossa la gonna a pieghe sciolte "su manteu", il giubbetto "su gipponi", il fazzoletto incrociato sul petto "sa perr'e sera" il grembiule "su ventallicu": il tessuto usato è la seta o il broccato di seta. Il capo della sposa è coperto da un rettangolo di lana finissima color azzurro chiaro bordata tono su tono "su panniciu 'e coroi", oppure da un gran fazzoletto a disegni floreali "su mucaroi mannu", oppure da uno scialle finemente ricamato con filo di seta "su sciallinu 'e sera". La sposa indossa scarpe in tinta con l'abito, in genere della stessa stoffa, e i gioielli ricevuti in dono dallo sposo. Il costume dello sposo è prevalentemente di orbace (lana di agnello, camicia di cotone bianco, "sa camisa"; calzoni "is cracionis"; gilet "su cossu" (di seta); fazzoletto rosso (di seta) "su turbanti"; copricapo "sa berritta"; gambali "is craccias" il gilet è chiuso da monetine d'argento, la camicia da bottoncini d'oro o d'argento. Gli sposi indossano i loro costumi nelle rispettive case di
    • primo mattino quindi raggiungono su "is traccas" (carri trainati da buoi), assieme ai parenti e agli amici in corteo, la grande piazza del paese dove verrà celebrato il matrimonio. A cerimonia avvenuta la madre della sposa e il padre dello sposo offrono ai neo-sposi un bicchiere di acqua da bere e spargono su di loro e sugli invitati "sa gratzia", petali di rose, chicchi di grano, granellini di sale, monetine: un augurio di felicità, benessere, prosperità per la nuova famiglia; le madri poi rompono il piatto che conteneva "sa gratzia". Si ritorna alla casa della sposa dove avverrà il banchetto nuziale TRADIZIONI NAPOLETANE Il matrimonio porta con sé una scia di tradizioni, di usi e costumi. In Campania e soprattutto nell' entroterra napoletano si da molta importanza all' aspetto scaramantico legato al giorno delle nozze. Per le persone che vogliono stare in guardia ci sono una serie di consigli per combattere il cosiddetto "malocchio". Innanzi tutto la sposa deve indossare qualcosa di nuovo, di usato e di colore blu. Inoltre la sposa deve uscire da casa mettendo davanti il piede destro. La mamma della sposa ha I’ obbligo di rompere un piatto colmo di fiori, di riso, di monete e confetti. Se nella caduta il piatto non si rompe, significa che il matrimonio va male. La sposa deve lanciare il bouquet ad un gruppo di ragazze celibi, chi lo prende si sposerà entro l'anno. Questo vale anche per lo sposo che deve lanciare la giarrettiera della sua consorte. E' di buon auspicio inviare un pezzo di torta nuziale agli invitati non presenti alla cerimonia. La tradizione vuole che gli sposi non si vedano il giorno prima del matrimonio. Lo sposo deve mettere un paio di forbici con le punte in giù, nel taschino della giacca " per tagliare le mali lingue". Infine la cosa più importante è che lo sposo deve prendere in braccio la sposa prima di entrare nella casa coniugale. Questi sono alcuni dei tanti riti legati al vasto mondo della scaramanzia. Auguriamo Buona Fortuna!!! I Matrimoni a Sorrento e in penisola sorrentina I matrimoni In epoca romana, i matrimoni a Sorrento e dintorni erano caratterizzati dalla consuetudine da parte degli sposi di regalare noci (le famose noci di Sorrento, frutto già allora rinomato e ritenuto beneaugurante) al posto degli attuali confetti. "Pane e noce mangiare da sposa" dice infatti un antico proverbio, derivato forse proprio da questa usanza. Allora come oggi, i matrimoni hanno conservato una forte funzione sociale, ed erano ancora fino a pochi anni fa uno dei rari momenti di aggregazione per le comunità; rappresentavano un'occasione per i giovani di incontrarsi e conoscersi. Fino alla metà di questo secolo, tranne che per poche famiglie nobili e agiate, i ricevimenti di nozze venivano organizzati in casa. Intere famiglie lavoravano per preparare la festa nuziale, al pranzo partecipavano i parenti e gli amici più stretti, poi si aprivano le danze e chiunque, portando un piccolo dono agli sposi, poteva partecipare. La musica era suonata da vere e proprie orchestrine che offrivano la loro opera spesso in cambio del solo cibo. Fotogallery:
    • I ricevimenti Tra gli anni '20 e '30 cominciò a consolidarsi l'abitudine di ingaggiare uno chef a domicilio per l'occasione. Essi erano veri e propri precursori degli odierni catering. Uno dei più apprezzati fu sicuramente Peppino Gargiulo, figlio primogenito del fondatore del Ristorante "Antico Francischiello" di Massa Lubrense. Il giorno prima del matrimonio, si recava in casa degli sposi, e cucinava anche tutta la notte sulle cucine a carbone tipiche dell'epoca. Il suo ristorante, oggi locale storico d'Italia, fu tra i primi (con "'O Parrucchiano" di Sorrento) in cui si cominciarono ad organizzare banchetti e ricevimenti nuziali; i primi matrimoni vi venivano addirittura celebrati, sfruttando un locale attiguo debitamente attrezzato. L' abitudine di festeggiare le nozze al ristorante cominciò a diffondersi in pieno solo negli anni '60. Corredo Fino a non molti anni fa, era ancora in uso, 8 giorni prima del matrimonio, che il futuro sposo accompagnato dai genitori si recassea casa della sposa in presenza di un testimone (di solito il parroco), qui si esponeva la dote e se ne stilava un elenco dettagliato. Corteo nuziale La sposa arrivava in Chiesa con un picoolo corteo di parenti e amici, all'uscita i due sposi si recavano a piedi verso il luogo dei festeggiamenti, seguiti da tutti gli invitati. Durante il tragitto venivano lanciati i confetti, e i ragazzini si azzuffavano per raccoglierli. Fotogallery: I matrimoni per procura Una pratica diffusa a causa dell'emigrazione che, tra la fine dell'800 fino agli anni '50-'60 colpì l'italia, e alla quale non sfuggì la penisola sorrentina, fu quella di sposarsi per procura. Il matrimonio veniva celebrato nel paese d'origine e ivi registrato. In chiesa il sacerdote celebrava la funzione con la sposa in regolare abito bianco, mentre al posto dello sposo compariva un amico o un parente (di solito il padre); seguiva una breve festa. Quando i due sposi si ricongiungevano facevano foto da mandare ai parenti (la sposa reindossava l'abito bianco, oppure solo un simbolico velo). La prima notte di nozze La mattina successiva la prima notte, le due consuocere andavano a casa dei neo sposi portando qualcosa per la colazione. La madre di lui si recava in camera da letto per "ispezionare" le lenzuola. Se tutto era regolare, il giovane sposo faceva un regalo alla madre di lei, meritevole di aver preservato la purezza della sposa. USI NUZIALI IN SICILIA
    • L'età matrimoniale (degli futuri sposi): "Fimmina a diciottànni, o la mariti o la scànni." (proverbio) Lo sposo era "al punto giusto" verso i ventotto anni, una volta assolto il servizio militare. La conoscenza (il cosìdetto 'nguaggiu): La madre del ragazzo metteva gli occhi su una ragazza non forestiera (che singifica tutt'ora in Sicilia dello stesso paese, per non dire dello stesso quartiere) e dello stesso rango sociale. Il contatto con la madre della ragazza avveniva con una scusa qualunque e ricevuto il consenso le due donne mettevano su carta la "minuta", ovvero l'elenco della dote da dare ai rispettivi figli. La vagghiàta (o stimatùra della dote): Trattasi della revisione della minuta stilata da parte delle consuocere alla combinazione del matrimonio, che sarà rettificata su base delle possibilità economiche delle famiglie. Così il corredo della biancheria ragazza sarà composto da tre, sei, otto o dieci pezzi per ogni voce. L'estimo si effettuava nella casa della futura sposa alla vigilia delle nozze e a conteggio compiuto si decideva l'importo in unzi che il futuro sposo doveva mettere come dote. Le nozze: I matrimoni non si svolgevano mai a Maggio o Agosto, sempre di Domenica o in coincidenza di feste patronali o principali. La spiegazione per questa usanza ci da già Ovidio, che visse 2000 anni fa. Gli antichi Romani commemoravano i loro defunti prima a Maggio (quando ebbero il calendario di 10 mesi) e poi ad Agosto (quando il calendario romano fu portato a 12 mesi). L'abito della sposa non era sempre bianco. Nell'ottocento in diverse città siciliane si usavano anche altroi colori, come il vestito celeste a Terrasini o il giubbettino bianco su una sottana celeste a Milazzo. Le tradizioni legati alle nozze in Sicilia erano tantissime e diversi per luoghi: a Mazzara del Vallo si gettò frumento sugli sposi, a Modica si usava spargere del vino davanti all'uscio di casa. Al pranzo di nozze partecipavano un poeta, che declamava versi, ed i suonatori, che accompagnavano le danze. A termine della festa i sposi furono portati da tutti gli invitati , illuminati dalla luce delle fiaccole, fino a casa per rimanere finalmente soli. In molti paesi era usanza che la madre della sposa preparava il letto, svestiva la sposa e rimaneva nella stessa casa per tutta la notte per eventuali "bisogni" della sposa. La fuitina: Nel caso due giovani si piacevano e si innamoravano, per potersi sposare fra di loro, ricorrevano in molti casi alla fuitina. Ciò significa che fuggivano insieme, stabilendo prima data e luogo e aiutati spesso da una parente o amica, mettendo i genitori davanti al fatto compiuto. Il tempo "stabilito" per regola non scritta era, che i due innamorati rimaneva insieme per tre giorni, tempo sufficiente per consumare il matrimonio. Seguivano immediatamente le "nozze riparatori", ma se un giovane ci avesse ripensato si poteva considerare potenzialmente morto. Superstizioni: La Sicilia è piena di credenze per ogni fase della vita ed ogni situazione, molti riguardano le diversi fasi del matrimonio; qui un esempio: Nella casa della fidanzata si deve spazzare sempre e spesso, per evitare che due fuscelli di paglia si mettano a croce. 2° parte - MANGIAR DI NOZZE Il "Mangiar di Nozze", da sempre ed ovunque punto centrale di grande importanza della giornata del matrimonio, non e legato a specifici piatti. In ogni paese e regione usa di scegliere per questo giorno piatti tra le migliori espressioni gastronomiche della tradizione locale, combinando dei menu ricchi con piatti elaborati. Gli Antichi Romani mangiavano un minestrone di farro accompagnato da pane di farro, preparato dalle Vestali. Il farro era già alloro simbolo della fecondità per la sposa, dal quale la cerimonia della nozze prendeva il nome: "conferreatio".
    • Nei secoli il "banchetto da sposi" diventava sempre più importante, a tal punto di assumere lo stesso significato della parola "nozze". Infatti, si usava dire "fecero tante nozze" (ovvero un grande pranzo). Il primo piatto era sempre il più importante e succulento, e fra tutti non mancavano mai le arancine di riso, la pasta al forno e "i macrrùna di siti al ragù" (ovvero"maccheroni di fidanzati"). Tra i secondi di carni pochi piatti di carne bovina, più comune carne ovina e immancabile il pollame. Nei paesi di montagna si usava cucinare capretti ed agnelloni interi al forno, nel Modicano si preparavano le galline ripiene. Al primo posto la carne di maiale, presente in forma di gelatina e ragù, costate e costolette, e ovviamente salsicce di ogni misura in grande quantità. Il tutto accompagnato dai contorni di stagione, come carciofi arrostite, asparagi selvatici e caponate. La quantità dei dolci dipendeva dal ceto sociale della famiglia, partendo dei generici come cotognata, fichi secchi e mostarda fino ai dolci della stagione: cannoli di Carnevale, 'mpanatigghi nella Quaresima, la cassata della Pasqua ed i dolci natalizi, quali pignulata, nucàtuli, mustazzòla e tanti altri. Al termine del banchetto si usava ballare fino ad arrivare al taglio della torta; il significato simbolico di questo taglio da parte della sposa aiutata dallo sposo rappresenta la perdita dell'illibatezza della donna. 3° parte - ANTICHE RICETTE NUZIALI IN SICILIA Questa parte riporta dettagliatamente tante ricette per primi e secondi piatti, dolci, altre portate (contorni ed insalate) per finire ai vini "d'altri tempi". Per gli amanti della cucina tradizionale e delle ricette particolari questo libro vale oro, è una raccolta di piatti prelibati, che si preparano in parte ancora oggi nelle case siciliane per i giorni di festa e che si possono assaggiare anche in qualche trattoria sul nostro territorio. Non sto qui ad elencare tutti, ma vi do qui la mia scelta personale per un menu nuziale siciliano: - Pastizzu di cavatéddi cavàti - Cunìgghiu all'aurudùci - Bucciddàti di casa Descrizione dei piatti del menu qui sopra: 1° piatto - Pasticcio di pasta (specialità agrigentina): involucro dolce con ripieno salato di cavateddi di ragù di carne, piselli in umido, rigaglie di pollo e dadi di caciocavallo; 2° piatto - Coniglio all'agrodolce: coniglio tagliato a pezzi rosolato in olio con aceto e miele cotto unitamente ad una caponata di cipolla, sedano, olive verdi, carota, pepe e peperoncino e servito con chicchi di melagrana; personalmente preferisco accompagnare il coniglio con l'insalata d'arance (arance e cipolla tagliati a fettine, con qualche chicco di melagrana); Dolci - Buccellati di casa: biscotti farciti con fichi secchi, uva passa, mandorle tostate, noci e miele aromatizzati con cannella, vaniglia, e chiodi di garofano; I riti nuziali della Sicilia del secolo scorso sono ricchi di tradizioni più o meno scritte, di credenze tramandate di madre in figlia, di regole che non si potevano infrangere. Soprattutto nel mondo contadino, la scelta della sposa spettava alla madre dello sposo, la quale spesso all’insaputa del figlio notava nel paese una giovane che riteneva degna di essere sua nuora. Il contatto con la famiglia della ragazza era un momento delicato, giocato sul filo della diplomazia e del sottinteso: un eventuale rifiuto sarebbe stato una grave offesa. La richiesta non era mai esplicita ed era uso comune che la madre del ragazzo richiedesse un pettine da telaio in prestito, se veniva ceduto volentieri significava che il matrimonio si poteva fare. A quel punto le due donne concordavano la vagghiàta o stimatùra della dote, valutata in base alle possibilità economiche delle famiglie. Solo a conteggio compiuto i due giovani potevano incontrarsi e conoscersi in presenza di tutti i parenti della ragazza.
    • Il giorno delle nozze lo sposo partiva dalla casa della sposa circondato da amici e familiari maschi, mentre la sposa era in fondo al corteo nuziale circondata dalla madre e da altre donne. Il colore dell’abito nuziale non sempre era bianco, ma mutava colore secondo la tradizione nuziale del paese: poteva essere celeste o addirittura nero. A matrimonio celebrato il corteo di dirigeva verso la casa della famiglia della sposa, dove la nuova coppia poteva ricevere gli ospiti per il banchetto nuziale. La festa durava fino a notte inoltrata, con musiche e danze. Infine un corteo accompagnava alla luce delle fiaccole gli sposi nella loro casa per rimanere finalmente soli o quasi: in molti paesi era usanza che la madre della sposa rimanesse nella stessa casa per tutta la notte per eventuali necessità della ragazza. Ancora oggi costumi e tradizioni nuziali hanno grande importanza, soprattutto nei paesi più interni della Sicilia e nelle isole, anche se, perfino nei centri più remoti, sta prendendo sempre più piede tra gli sposi ricorrere alla lista nozze. Un mezzo che offre il vantaggio di evitare inutili doppioni o regali non graditi. Spesso risulta utile e risparmia fatica a chi deve acquistare il regalo di nozze. Michielotto è presente con i molteplici rivenditori in Sicilia per offrire una vasta possibilità di scelta tra servizi tavola, oggetti regalo, cristallerie e porcellane per la lista nozze di tutti gli sposi in Sicilia.