Aurora Ballarin

La leggendaria guerriera
-Rinascita di una deaRomanzo fantasy

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Titolo: La leggendaria guerriera – Rinascita di una dea
Autore: Aurora Ballarin
Immagine di copertina a cura dell’Autore

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In memoria di mio padre...

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Questo romanzo è opera della fantasia.
Ogni riferimento a persone, luoghi e
fatti realmente accaduti è puramente
casuale.
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-Capitolo I Prologo

La fine e l'inizio di ogni battaglia
Valle dell'epilogo
Battaglia di Undra, 10 novembre 1380

Urwen g...
passo dalla vittoria.
Il loro esercito, ancora pingue di soldati e armi era desideroso solo di
morte.
Gli occhi di Urwen c...
morta...
Per essere un elfo era ancora giovane, aveva poco più di cent'anni.
Una ragazzina per il suo popolo.
Ma che senso...
pochi minuti prima le era sembrato un destino ingrato, adesso
semplicemente, non le interessava più.
Basta piangersi addos...
morti di quella lunga e sanguinosa notte di battaglia.
Dall'altra parte del campo, anche Firion aveva dato l'ordine alla s...
Un affondo diretto partì dall'arma di Firion ed Urwen lo scansò
gettandosi a terra.
Con una gamba passò tra quelle del cug...
La spada calò dall'alto, diretta e pronta a spezzare il filo della vita
della giovane adhandel.
Ma a mezz'aria la lama si ...
Mano a mano che le parole continuavano a riempire la piana, il globo
s'ingrandiva davanti ai suoi occhi. Quando fu pronto,...
di tutto quell'odio e quella morte le fece male comunque.
Forse alla fine, nemmeno l'esercito che lei aveva guidato era pu...
Passi concitati, passi veloci e pesanti allo stesso tempo.
Tutto attorno, un vociare frenetico che qui e là sfociava in ri...
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La Leggendaria Guerriera - Rinascita di una dea (anteprima)

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Venezia 1896

Ainwen Carnelio, giovane rampolla di una delle famiglie più in vista della città, non ha mai capito la ragione del suo strano aspetto.
Cresciuta da un ammiraglio, che l'ha addestrata all'arte della spada fin da bambina e da una madre insolitamente attenta a farle apprendere la magia, la giovane passa le sue giornate divisa tra due realtà: quella diurna, la vita apparentemente normale di una ragazza della sua età; e quella notturna tra duelli, visioni di cui non conosce il significato e incubi che infestano le sue notti.
Tutto evolve all'improvviso il giorno in cui conosce il nuovo istitutore, Barahir. Un uomo enigmatico, di una bellezza unica e fin troppo interessato a lei.
Con il suo arrivo le visioni aumentano, facendosi via via più terrificanti.
Ogni volta che i loro sguardi si incrociano è come se lei vivesse l'esistenza di un'altra persona.
La mente viene travolta da ricordi non suoi e perfino la vita stessa arriva quasi a non appartenerle più, confondendosi con quella di un'altra donna di cui a malapena conosce il nome.
Fino a quando, spossata nell'animo e nelle carni decide di voler sbrogliare la matassa dei misteri di tutta una vita.
Solo un nome dalla sua parte. Un unico fievole indizio a ricollegare ogni sua visione: Urwen.
Il nome della dea degli elfi.
Il nome della donna che, cinquecento anni prima salvò il mondo dall'apocalisse...

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La Leggendaria Guerriera - Rinascita di una dea (anteprima)

  1. 1. Aurora Ballarin La leggendaria guerriera -Rinascita di una deaRomanzo fantasy 1
  2. 2. Titolo: La leggendaria guerriera – Rinascita di una dea Autore: Aurora Ballarin Immagine di copertina a cura dell’Autore © Tutti i diritti riservati all’Autore. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Autore. 2
  3. 3. In memoria di mio padre... 3
  4. 4. Questo romanzo è opera della fantasia. Ogni riferimento a persone, luoghi e fatti realmente accaduti è puramente casuale. 4
  5. 5. -Capitolo I Prologo La fine e l'inizio di ogni battaglia Valle dell'epilogo Battaglia di Undra, 10 novembre 1380 Urwen guardò la piana intrisa di sangue innocente che per leghe e leghe si stendeva davanti ai suoi occhi, mentre una disperata angoscia l'avvolgeva lentamente tra le sue spire. A terra, i corpi esanimi di migliaia di soldati disegnavano un tappeto di morte e dolore. La lunga spada della guerra, che da troppi anni gravava sulle teste della sua gente, ora che erano giunti a quell'ultima battaglia, aveva disperso tutta la loro linfa vitale. Dietro di lei, ciò che rimaneva di un esercito decimato dalle troppe battaglie combattute, attendeva solo un ordine. Il suo. Un ciuffo di capelli corvini le passò davanti al volto coprendole la vista su tutto quel dolore un istante appena. Alzò gli occhi e rivolse uno sguardo stanco alla luna, che brillava sopra le loro teste, tonda e perfetta. Lei, Urwen era l'adhandel: la custode dell'equilibrio naturale...la prescelta... E proprio lei, ora stava marciando in una guerra all'ultimo sangue contro i ribelli, contro gli assassini e i demoni; contro un'armata inespugnabile che da quasi cinquant'anni stava seminando morte e il cui unico scopo era distruggere ciò che in tanti secoli di fatiche, dolore e sudore era stato creato. Ma era giusto quello che stava facendo? Lei che doveva custodire la pace stava facendo morire uno dopo l'altro i suoi simili. E per cosa? Per una stupida vendetta? Per amore? Oppure solamente per pazzia? Spostò lo sguardo difronte a sé. Dall'altra parte di quel campo di duro e sanguinoso massacro vi era un uomo, e dietro di lui...l'armata. Un'armata pronta a reclamare la vendetta, erano loro quelli ad un 5
  6. 6. passo dalla vittoria. Il loro esercito, ancora pingue di soldati e armi era desideroso solo di morte. Gli occhi di Urwen caddero sul signore di quella guerra senza fine: nulla più di un elfo, esattamente quello che era anche lei. Scosse il capo con forza in un vano tentativo di tenere a freno i ricordi, ma quelli inesorabili e spietati le tornavano alla mente ogni qualvolta i loro sguardi si incrociavano. Osservando le poche sembianze del viso che trasparivano dai lunghi capelli neri, quasi non lo riconobbe. Il signore di quell'armata distruttiva era suo cugino Firion, ma oramai non aveva più nulla dell'essere che lei aveva amato come e più di un fratello. Al suo posto ora, vi era solo un cinico demone, pronto a ghermire la vita sua e quella di tutta la gente disperata che stava guidando alla pace. Chiuse gli occhi e per un istante rivide l'immagine del cugino così, come lei lo ricordava. I capelli dorati, riccioluti ad incorniciare il volto appena squadrato e gli occhi limpidi,verdi, dello stesso colore di quella natura di cui lei era la custode. E il sorriso, quell'espressione dolce e rassicurante, quasi indescrivibile a parole che solo a lei concedeva. Non c'era più nulla di tutto questo; troppi gli anni, troppe le battaglie e troppe le vite che erano state spezzate da quei tempi felici e ormai lontani. Aveva sperato fino all'ultimo di poterlo giustificare e quindi perdonare. Ma ora no. Ora il gesto compiuto era troppo grave anche per il suo perdono. Con il volto solcato dalle lacrime che inutilmente aveva provato a trattenere spostò lo sguardo a terra. Ai suoi piedi, Calien. Il marito, il compagno di tutta una vita. L'unica persona che avesse mai amato di un amore così travolgente da far quasi male. L'uomo che le aveva dato un figlio e la speranza per una vita di pace e felicità. E ora, quello stesso elfo giaceva ai suoi piedi con una freccia conficcata nella schiena. Una freccia, che gli si era piantata nel cuore per salvare lei. Calien l'aveva protetta, fino all'ultimo respiro. Ma in quello stesso momento, nell'attimo in cui quel maledetto dardo gli aveva morso le carni, portandolo via dal mondo, anche lei era 6
  7. 7. morta... Per essere un elfo era ancora giovane, aveva poco più di cent'anni. Una ragazzina per il suo popolo. Ma che senso poteva avere continuare a vivere e sperare, se a loro due non era stato concesso nemmeno l'ultimo addio? Calien era morto ancor prima di toccare terra e prima di cadere nell'oblio, solo un ultimo abbraccio. Un urlo disumano uscì dalle labbra di Urwen. Un urlo rivolto alla luna fredda, che impietosa era rimasta a guardare quella scena dall'alto. Perché lei in quei cinquant'anni di lotte non era mai cambiata e rimaneva immutata nel suo candore? Perché anche lei non si era macchiata del sangue che stava distruggendo il mondo? -PrincipessaLa donna si voltò, uno dei suoi soldati l'aveva chiamata e quel titolo con cui era stata incaricata la riportò in sé. Era vero, ora più che mai non poteva permettersi di dimenticarlo: lei era la legittima erede al trono degli elfi e come tale avrebbe lottato per il suo popolo, fino alla fine. Ma questa volta l'avrebbe fatto da sola... Asciugò le lacrime, strappando con rabbia quelle che ancora lottavano per scenderle dagli occhi e diede l'ordine. un ordine diverso da quello che tutti i presenti si sarebbero aspettati di sentir uscire dalla sue labbra:-Fermi!- esclamò usando il tono marziale di un vero condottiero. Dello stesso comandante che aveva unificato tutti i popoli del mondo in un unico grande esercito pronto ad affrontare l'armata demoniaca. E ora, al termine di quella sanguinosa guerra era il suo turno. Dopo cinquant'anni di lotte e agonie, sarebbe stata lei a combattere e a mettere la parola fine a quella disputa che da troppo tempo si trascinava. Uno scontro dal sapore antico. Due campioni di eserciti contrapposti che si affrontano in un ultimo scontro e il vincitore...avrebbe portato finalmente alla vittoria il suo esercito. Urwen tossì violentemente, una mano posata sopra le labbra. La colse uno spasmo poi ancora tosse, secca e tagliente. Ritrasse la mano, mentre sul volto stanco s'innalzava lentamente un sorriso rassegnato. Si guardò il palmo: era macchiato di sangue, del suo sangue... Lo sapeva già da molto tempo, stava morendo. Ma quello che fino a 7
  8. 8. pochi minuti prima le era sembrato un destino ingrato, adesso semplicemente, non le interessava più. Basta piangersi addosso, era giunto il momento di reagire! Ora la morte che a lungo aveva temuto, appariva ai suoi occhi non più come una nemica, ma come una benedizione. Una compagna a lungo attesa. Nel corpo, le restava solo l'alito di vita che le avrebbe permesso di fare ciò che doveva esser fatto:-Miei prodi! Abbassate le armi!riprese a parlare il condottiero, rivolgendosi al suo esercito:-Lo scontro fino ad ora è stato cruento. Troppo cruento- i suoi passi si muovevano pesanti e decisi sulla terra brulla:-Anche se le forze vacillano, i nostri cuori sanno che siamo nel giusto. Ma il sacrificio che vi chiederei è eccessivo- i soldati la guardavano mantenendo un rispettoso silenzio:-La battaglia a questo punto può essere risolta in un altro modo che io conosco molto bene... A tutti voi, miei sudditi e alleati, un grazie per avermi onorata della vostra lealtà e del vostro amoreSenza aggiungere altro, girò le spalle alla sua gente e s'incamminò verso valle, da sola: -Principessa dove andate?- urla scomposte si alzarono tra i soldati. Grida che lei li zittì con un solo gesto della mano: -Non chiamatemi più principessa. Io sono una di voi, lo sono sempre stata- si voltò, davanti a lei era radunata la resistenza di quel popolo coraggioso: umani, elfi, nani, alish, enle e ninfe. E tutti loro aspettavano le sue parole, pronti a dare la vita per lo scopo. Agli occhi della donna però, spiccò solo l'immagine di un esercito oramai stanco della guerra e della morte che da troppi anni incombeva sulle loro teste. Una milizia di uomini e donne che da sempre, chiedeva solo pace. E lei quell'agognata pace gliel'avrebbe data, ad ogni costo: -Questo è il mio ultimo ordine- disse Urwen con fatica, il fiato sempre più corto:-Non mi dovrete appoggiare contro Firion. Questo scontro è tra me e lui soltanto!L'esercito urlò un sì compatto e deciso al proprio condottiero: -Ora libererò voi tutti da questo flagello. Da domani ognuno riavrà la propria vita e il proprio destino. Starà a voi, d'ora in poi, decidere cosa farne del futuro...- un sorriso triste le disegnò il volto sporco di terra e polvere: -Questo sarà il mio regalo d'addio...Non aspettò la risposta dei soldati e senza più voltarsi indietro s'avviò verso l'armata nemica. Camminò lentamente, quasi volesse conferire solennità ai suoi passi, e scese la collina del suo esercito, superando i 8
  9. 9. morti di quella lunga e sanguinosa notte di battaglia. Dall'altra parte del campo, anche Firion aveva dato l'ordine alla sua armata di non intromettersi. Si era tolto il mantello e ora, coperto da quella semplice armatura che da sempre indossava quando combatteva, scese l'altura in silenzio, guardando la figura della cugina che mano a mano si faceva più chiara ai suoi occhi. Si ritrovarono faccia a faccia, nel mezzo di quel campo di battaglia brullo e desolato. Le due fazioni nemiche testimoni silenziosi di quell'ultima lotta. Firion e Urwen si osservarono per appena un momento, fin quando le parole dell'uomo non ruppero la quiete di sguardi:-E così tu credi di riuscire a sconfiggermi? Speri di porre fine alla guerra?- la sua voce era alta, stentorea:-Certo hai ragione, la guerra giungerà al termine questa stessa notte, ma non come speri tu, cugina mia. Qui da oggi e per sempre sarà un inferno in terra- aprì le braccia al cielo:-Ricordate o voi tutti qui riuniti questo giorno, poiché questa notte giungerà la vostra fine-Sta zitto!- ribatté Urwen con voce ferma. Aprì la mano, la macchia sul palmo era ormai secca ma dominava ancora la pelle. Una parola:-Elros- nulla più di un semplice sussurro uscì dalla sua bocca e in quello stesso momento, accompagnata da una sfolgorante luce azzurra apparve una lunga spada. L'anima di edron, il componente più resistente di tutto il mondo. La sua spada Elros, l'arma maledetta che solo lei era in grado di brandire. L'afferrò saldamente stringendo l'elsa fino allo spasmo:-Smettiamola con i convenevoli- riprese l'elfa sofferente:-Sono stanca ed ogni tua parola è solo una lama nel petto. Ti sei macchiato di crimini imperdonabili e sei arrivato ad uccidere quella che un tempo era la tua famiglia...ora bastaAll'udire l'accusa smossa dalla cugina, Firion sorrise bieco e spietato. Senza rispondere alla donna sfoderò la sua arma. Con un gesto secco sguainò dal fodero posto sulle spalle un lungo spadone a due mani che nell'urto seguito all'uscita dalla guaina, alzò una porzione di terra sotto i loro piedi. Un polverone di fumo e sabbia coprì tutto ciò che li circondava. Ma l'adhandel non chiuse gli occhi, al contrario, aspettò che anche l'ultimo granello di polvere si posasse al suolo e come se quello fosse il segnale che attendeva, attaccò l'avversario. Il cozzare delle spade riempì il silenzio ovattato della piana di battaglia mentre i bagliori delle loro lame, illuminavano a tratti i volti di alcune vittime di quella guerra spietata. 9
  10. 10. Un affondo diretto partì dall'arma di Firion ed Urwen lo scansò gettandosi a terra. Con una gamba passò tra quelle del cugino facendogli perdere l'equilibrio. Entrambi a terra si rialzarono quasi subito e ricominciarono quell'ultimo lungo ed estenuante scontro. Ogni attacco era intriso di rabbia. Affondi, stoccate, fendenti....una danza mortale. Non si risparmiarono in nulla, dando fondo a tutte le loro energie. Poiché era chiaro: solo uno poteva essere il vincitore. Ma né l'uno né l'altra aveva intenzione di arrendersi. Si muovevano sul campo di battaglia come duellanti perfetti. E si odiavano. Di quell'odio assoluto che solo il finire di un amore altrettanto puro e totale può dare. Nessuno avrebbe potuto dire quanto quello scontro si protrasse; persino la notte che li circondava e la luna che sovrastava le loro teste sembrava essersi fermata impedendo al sole di innalzare la nuova vita dell'alba e il risveglio della natura. Tutto era sospeso nel nulla dello scontro e nel sudore di quell'ultima battaglia. E alla fine accadde, quello che mai sarebbe dovuto accadere. L'esercito dei popoli uniti vide la propria guida, Urwen dopo un disperato fendente di Firion accasciarsi al suolo scossa da profondi tremiti. Tuttavia non fu la spada a piegarle le ginocchia, ma i freddi artigli della malattia che la stavano per ghermire. Urwen si piegò su sé stessa. Una crisi in quel momento era la cosa che più aveva sperato di non dover affrontare. Portò la mano destra al petto e strinse con forza gli abiti sino a strapparli, il tormento era talmente forte che le impediva di pensare. Il dolore, il compagno di una vita le presentò il conto. Era come se una mano, affondata nel petto, le stringesse il cuore sempre più forte e una sofferenza fisica mai provata prima, paragonabile ad una scossa elettrica le pervase il corpo. In quel momento, trovandosi al cospetto di quell'atroce agonia, capì che era questione di minuti o forse anche meno. Un ultimo attacco le era concesso. Uno solo. Firion si gettò su di lei pronto a sferrarle il colpo risolutivo, il fendente che avrebbe posto fine alla sua esistenza:-Anche gli dei sono con me, li senti cugina?- esclamò lui mentre un raggio di luna illuminava il suo volto, donandogli un incarnato pallido e diabolico: -È giunta l'ora che tu raggiunga le anime perse che ti hanno preceduta nel regno dei più10
  11. 11. La spada calò dall'alto, diretta e pronta a spezzare il filo della vita della giovane adhandel. Ma a mezz'aria la lama si fermò di colpo, nell'attimo in cui la voce fioca e rotta dal dolore di Urwen iniziava ad intonare una sommessa cantilena. Raggi perlacei scaturirono dal nulla e avvolsero Firion, incatenandolo a terra mentre l'aria lentamente, veniva pervasa di magia. Ad ogni parola che l'adhandel pronunciava, un nuovo fascio andava a bloccare i movimenti dell'elfo. Mano a mano che la nenia saliva di tono, il corpo della donna levitava nell'aria, sempre più in alto. Difronte a lei, l'armata nemica aveva già iniziato a lanciarsi verso di loro per salvare il proprio condottiero. Ma al tempo stesso, anche il suo esercito si mosse per proteggerla e per permetterle di portare a termine il suo ruolo. Sentì una voce tra i suoi urlare:-Uomini! Per Urwen e per la nostra libertà! Difendiamo il campo dagli invasori!Urwen non seppe mai chi avesse detto quelle parole ma, chiunque avesse parlato, solo una cosa era chiara: avevano ripreso a lottare. Doveva farla finita. Subito! Guardò il cugino, ben sapendo che quella sarebbe stata l'ultima volta che i loro sguardi si sarebbero potuti incrociare. Lui era in trappola, ma i suoi occhi, nonostante tutto, lanciavano ancora sguardi carichi d'odio. Prendendo in mano ciò che restava della sua vita, la donna, fece quello che doveva fare. Impugnò la spada passandone il filo tagliente sul palmo. Il sangue non tardò a scendere, ma fu una discesa lenta, straziante, forse quanto il campo di battaglia intorno a lei. Alcune gocce rimasero sospese dalla forza dell'incantesimo, unendosi lentamente una ad una. Urwen continuò a cantare; la sua voce dolce e allo stesso tempo angosciante sembrò comprimere ancora di più il sangue e da esso riuscì a crearne un globo, rosso come il più prezioso dei rubini. L'arma che le avrebbe permesso di riportare la pace su quella terra devastata da troppi anni di dolori e guerre. Inspirò a fondo e raccogliendo le energie intonò l'ultima strofa di quella lunga litania, mentre intorno a lei il clamore delle spade l'assordava. Subito dopo il canto, giunse il momento delle parole: ridondanti, secche, crudeli. Era come se da serva fosse diventata dio di quella magia che stava manovrando. 11
  12. 12. Mano a mano che le parole continuavano a riempire la piana, il globo s'ingrandiva davanti ai suoi occhi. Quando fu pronto, lo lasciò andare e quello, lentamente, inglobò l'odiato nemico al suo interno. Lo sguardo di Firion saettava di qua e di là alla ricerca di una via di scampo all'inevitabile, mentre con il corpo cercava di liberarsi dalle catene che lo costringevano all'immobilità. -Non ci riuscirai- disse Urwen con un fil di voce al cugino:-Quella, da oggi in poi sarà la tua prigione e la destinazione, cugino mio, già la sai...Firion urlò con tutta la rabbia che aveva in corpo mentre la cugina, con le mani in avanti, quasi a toccarlo, spingeva fin sotto la terra quella strana prigione di sangue. Il suolo, scosso fin dalle fondamenta si aprì in un'immensa voragine e lentamente il corpo dell'uomo iniziò a collassarvi dentro. Il calore del fuoco degli inferi investì Urwen e le fiamme alte illuminarono il suo volto impegnato in quell'ultimo sforzo. E alla fine lui fu dentro. Il terreno lentamente iniziò a richiudersi da se, pronto a sotterrare il flagello che per cinquant'anni aveva portato morte e sangue sulle loro terre. L'uomo urlò davanti all'immagine del cratere quasi chiuso:-Presto o tardi mi riprenderò ciò che è mio, Urwen! E tu allora, sarai già morta!La ragazza, ignorò le parole di Firion continuando la sua nenia mentre lentamente, la terra iniziava a richiudersi su sé stessa, disegnando sul suolo tappezzato di morte e sangue una lunga spaccatura: una cicatrice sul mondo che per anni lui aveva sporcato. Un monito per le generazioni a venire... E solo allora, quando il cratere fu chiuso, la terra cessò finalmente di tremare. In quello stesso istante, l'armata invincibile fu scossa da un unico tremito, mentre i demoni evocati dal condottiero sparivano con lui, come neve a mezzogiorno. Rimasero solo gli uomini; gli assassini che ora, difronte ai loro simili e non più in vantaggio iniziavano a darsi alla fuga. Perso Firion e senza più una guida a mostrargli la via, erano smarriti e privi di potere. L'armata delle terre unite attaccò compatta disperdendo l'esercito avversario. Urwen li guardò disillusa, non si stavano limitavano a mandare via il nemico. I suoi alleati lo stavano massacrando. Scosse il capo debolmente, sapeva che sarebbe accaduto, ma la vista 12
  13. 13. di tutto quell'odio e quella morte le fece male comunque. Forse alla fine, nemmeno l'esercito che lei aveva guidato era puro come sperava. Dopotutto era composto da uomini e donne, creature peccaminose per natura. Avrebbe voluto urlare ai suoi di smetterla e di lasciar andare quei reietti che non avevano più una ragione per cui combattere. Avrebbe voluto fargli capire che anche distruggendoli non sarebbe cambiato nulla ne, tanto meno i morti di quella lunga guerra avrebbero ottenuto la pace. Sospirò, non aveva più un briciolo di energia nemmeno per fare quello. Con gli occhi cercò i corpi delle persone che in vita aveva amato: le sue guardiane, le amiche di tutta un'esistenza. Erano là, in mezzo al campo di battaglia. I corpi passati a fil di spada giacevano coperti di terra, uno vicino all'altro come uniti in un ultimo disperato abbraccio. Loro due avevano avuto la fortuna di andarsene insieme... Lasciandosi trascinare dalla magia che ancora avvolgeva il suo corpo, fece ritorno verso la collina da cui era scesa. Tutto intorno a lei si levavano le grida di vittoria dei suoi che ora infierivano sui nemici, assetati solo di vendetta. Voleva raggiungerlo, voleva trarre l'ultimo respiro al fianco dell'uomo che amava. Fu trascinata dall'incantesimo fino ai piedi della collina, la mano continuava a sanguinare ma lei, non avvertiva nemmeno il bruciore delle ferite. Tutto il corpo sembrava insensibile al dolore. La crisi giunse improvvisa, quando ancora era lontana da Calien. La magia abbandonò il suo corpo di colpo ed ella cadde a terra con un tonfo sordo scossa dagli spasmi. Le fitte si susseguivano una dopo l'altra, sempre più forti, ma lei soffocò il dolore. Dai lati della labbra chiuse iniziò ad uscire lentamente il sangue rosso, vermiglio... Si trascinò fino al corpo del marito, alzò lo sguardo sul suo volto e la serenità che vi lesse la riappacificò donandole un effimero stato di benessere. Allungò una mano per afferrare la sua, ma non vi riuscì. Un ultimo doloroso spasmo la fece contrarre a terra, mentre una lacrima scendeva lenta sul suo volto rigando la polvere che lo copriva. Una lacrima di sangue... ** 13
  14. 14. Passi concitati, passi veloci e pesanti allo stesso tempo. Tutto attorno, un vociare frenetico che qui e là sfociava in richiami urlati:-Presto correte! La principessa è ancora viva!Altre voci chiamarono Aurora, la ninfa, l'unica che avrebbe potuto curare il loro condottiero. Presero la principessa ed insieme al marito li adagiarono su due scudi coperti da sgargianti bandiere. Urwen girò il volto con fatica mentre la ninfa le apponeva inutili incantesimi sul corpo. La vide scuotere il capo tristemente verso il suo esercito. Spostò lo sguardo, Calien era disteso al suo fianco. Lo guardò e sorrise poiché ora che era vicino a lei poteva finalmente perdersi nei suoi occhi. Ora, poteva stringere quella mano che tanto aveva amato e che, sapeva, avrebbe amato per sempre... Con quell'ultimo sorriso ancora stampato sul volto si perse nello sguardo del marito un ultima volta; solo pochi istanti, prima che l'oblio accogliesse il suo corpo. Urwen esalò il suo ultimo respiro mentre l'alba lentamente, dava nuova vita al giorno... 14

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