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Green ideas # 12 dalla lavatrice all'autobus il mondo smart è già qui
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  1. Green Ideas #12:Dalla lavatrice allautobus 
il mondo "smart" è già qui L’espressione Smart City èmolto in voga…scopriamo inun’intervista de La Stampa aCarlo Ratti, a che punto è la situazione…
  2. Carlo Ratti, ingegnere a Torino, docente al Mit, ci accompagna nelfuturo prossimoQuando ci sveglieremo nelle città intelligenti, i muri di casa sisposteranno al nostro passaggio, gli elettrodomestici ci parleranno, el’autobus verrà a prenderci al portone invece di doverlo rincorrere.L’auto si guiderà da sola, ricordando a memoria dove vogliamoandare, dove parcheggiare e quale menù ci piace, al nostroristorante preferito, per prenotarlo senza neppure telefonare.

Lanostra bici saprà fra quanti minuti comincerà a piovere, e chiprovasse a rubarla non riuscirà a svoltare l’angolo.Sceglieremo le strade da percorrere in base alle previsioni del trafficoo di quanto è pulita la loro aria, e se qualcuno si sentisse male, tuttisaprebbero in fretta dove sta e come soccorrerlo.
  3. Professor Ratti, quando ci sveglieremo in queste città?
«Oggi. Al massimo domani, perché molte cose che abbiamo descritto sonogià operative, o lo stanno diventando».

Carlo Ratti ha 41 anni e dirige il Senseable City Lab al Massachusetts Instituteof Technology, dove si progettano i centri urbani del futuro prossimo. Se ItaloCalvino fosse ancora vivo lo odierebbe, perché Ratti ha più fantasia di lui, e lesue città non sono invisibili.
Ci può spiegare cosa sono queste smart city?
«Uso l’esempio della Formula uno. Fino a qualche anno fa, per vincere eranecessaria una buona macchina e un buon pilota. Oggi è indispensabile unsistema telemetrico e decine di sensori, che mandano le informazioni in temporeale ai computer dei box.Così l’auto diventa intelligente, comunica, e permette ai tecnici di intervenireper modificarla in corsa. Ecco, le città intelligenti funzioneranno così».
  4. In quale modo?
«Ci sono due modelli concettuali. Il sistema dall’alto, che centralizza edistribuisce tutte le informazioni raccolte dai sensori, i cellulari e i varistrumenti elettronici già disseminati nelle nostre città; e quello dal basso,che si attiva attraverso le comunicazioni degli stessi cittadini. Io segnalouna buca per strada, l’amministrazione viene a ripararla».

Cominciamodal principio. Ci svegliamo la mattina, e il muro della stanza da letto sisposta per farci andare in cucina?
«Volendo sì. A Saragozza abbiamo presentato il Digital Water Pavilion,con muri di acqua che si azionano al nostro comando. È un po’ larealizzazione del sogno di Michelangelo, che colpisce il suo Mosè colmartello chiedendogli perché non parla. Ecco, adesso l’architettura èviva e gli elettrodomestici ci parlano».

Quindi il frigo ci avverte che illatte è in scadenza e bisogna consumarlo in fretta.
«Non solo. La lavastoviglie raccoglie in un chip tutte le informazioni sulconsumo di elettricità e acqua, aiutandoci a scegliere il momentomigliore per accenderla. Così risparmiamo energia ed evitiamo i picchi diconsumo, che sono come gli ingorghi nel traffico. Ad aprile presenteremoa Milano alcuni di questi elettrodomestici».
  5. Finiamo di bere il latte, buttiamo il cartone, e poi?
«Un chip segue il suo percorso. Si chiama Trash Track. Lo abbiamogià fatto a Seattle, scoprendo che una cartuccia di inchiostroaveva percorso 6.152 chilometri prima di arrivare a destinazione.Troppo, non funziona. Così invece possiamo seguire losmaltimento, snellirlo, aumentare il riciclo, ed evitare che i rifiutifiniscano in discariche illegali».

A questo punto scendiamo in strada sereni, e ci avviamo inufficio. Come?
«Prima ipotesi: prendiamo il bus. Oggi bisogna aspettarlo,inseguirlo, sperare che arrivi in tempo a destinazione. Nelle cittàintelligenti, grazie all’uso di algoritmi dinamici, l’autobus sarà “ondemand”. Verrà a cercarci dove ci troviamo e potrà prevederequando raggiungerà la nostra fermata, perché sapràesattamente come va il traffico. Questo significa usare meglio leinfrastrutture esistenti, risparmiando i soldi per ricostruirle».
  6. Ma noi preferiamo l’auto.
«Se ci piace guidare, potremo farlo per il nostro gusto, ma tutte leauto saranno autopilotate.Questo significa più sicurezza e archviazione dei sistemi arcaiciche usiamo oggi per regolare il traffico. L’auto saprà in temporeale dove ci sono gli ingorghi per evitarli, conoscerà i parcheggidove c’è posto e pagherà il pedaggio automaticamente,facendoci risparmiare anche il costo delle multe.Conoscerà l’indirizzo dei negozi dove vogliamo andare o ilristorante, che già oggi si può prenotare col sistema “open table”.Così risparmieremo un sacco di tempo e diminuiremol’inquinamento, perché la maggior parte delle emissioniavvengono proprio nei momenti morti del trasporto urbano.Niente targhe alterne, insomma, o come minimo lo sapremo congrande anticipo. Sistemi del genere esistono già in città comeSingapore o Londra, dove per entrare al centro ci sono strumentiche fanno pagare il pedaggio leggendo la targa.A Singapore poi piove spesso, ma lo fa a macchia di leopardo.Un tempo, quando arrivava il temporale, era impossibile trovareun taxi.Ora il sistema Live Singapore avvisa con cinque o dieci minuti dianticipo dove sta per piovere, così i cittadini e i guidatori di taxi, sipossono organizzare».
  7. E se siamo così ecologisti da volere la bici?
«In Danimarca abbiamo lanciato un programma chiamato CopenhagenWheel. Sono bici modificate, con la ruota posteriore che le trasforma inibridi elettrici. Ricevono tutte le informazioni sul traffico, il tempo ed altro, eregistrano la strada percorsa. Questo serve a tenere la contabilità di unsistema di miglia come quello delle linee aeree, che poi premia chi fa piùchilometri in bici. È un programma che migliora anche la salute pubblica,perché chi fa moto sta meglio, e consente alla comunità di risparmiaremolti soldi di cure».
Saremo anche più sicuri?
«Certo, perché come scriveva Jane Jacobs in “The Death and Life of GreatAmerican Cities”, ci saranno mille occhi nelle strade. Quelli dei cittadini,che potranno segnalare qualunque problema. Da questo punto di vista, lacittà più intelligente al mondo è Il Cairo, dove la primavera araba èesplosa grazie alle comunicazioni dei social media».
Non c’è il rischio che un criminale approfitti di questi sistemi?
«Sì: tutte le invenzioni umane possono essere usate per il bene o il male.L’enorme diffusione delle informazioni tra tutti, però, aumenta anche lacapacità di controllo dei singoli cittadini».
  8. Non sono sistemi che interessano anche alla politica?
«In America stiamo ridisegnando le mappe del Paese sulla base del flusso dellecomunicazioni, e anche in Gran Bretagna. Serve a riscrivere i confini delleamministrazioni, privilegiando la convenzienza per i cittadini».

E la privacy,che fine farà?
«Ne stiamo discutendo. Diventeremo una società dove è impossibiledimenticare, come prevedeva Calvino nella “Memoria del mondo”. All’originedi tutte queste azioni, però, deve sempre esserci la volontarietà del soggettoche partecipa, fornisce e riceve informazioni. Perciò preferiamo i modelli dalbasso».

Quando le vedremo, riconosceremo queste città?
«Saranno come quelle in cui viviamo, non Metropolis. Sono già quelle in cuiviviamo, solo un po’ più efficienti».
  9. Ne state costruendo di nuove?
«Sì, ma con modalità diverse. A Guadalajara, in Messico, stiamorealizzando una Ciudad Creativa Digital promossa dal governo,riqualificando un antico quartiere storico. In Russia, invece, stiamopreparando una nuova città da zero. Ne stiamo costruendo una inArabia Saudita, che diventerà un grande polo per la ricercaenergetica: hanno capito che il petrolio sta finendo, e vogliono essereall’avanguardia delle nuove fonti».
E l’Italia?
«È molto avvantaggiata, perché ha strutture urbanistiche che tutto ilmondo le invidia. Venezia, per esempio, non sarebbe mai potutadiventare una città industriale, ma sarà una smart city perché questistrumenti sono molto più leggeri. Anche Torino è all’avanguardia: cisono vari progetti già allo studio».di PAOLO MASTROLILLI, LA Stampa, 9 Settembre 2012
  10. E’ un’iniziativa www.aurive.it

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