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  • 1. politecnico di torinoi facoltà di architetturacorso di laurea in architettura[progettazione urbana e territoriale]tesi di laurea specialisticadicembre 2010infinite broadwayla lunga piazzarelatore_ _candidataAndrea Boschetti Stefania Tosocorrelatore_Pierre Alain Croset
  • 2. ai miei nonni
  • 3. infinite broadwayinfinite broadwayLa lunga piazzaINDICE7 Manhattan: città veloce VS città lenta _019 La città americana _01.1 19 Mannahatta e il ‘gridiron plan’ _01.2 33 La griglia veloce: il traffico _01.3 41 La griglia lenta: i neighborhoods _01.451 Broadway: dalle origini alla pedonalizzazione _01.5 59 La presunta morte dello spazio pubblico americano _0267 Storia dello spazio pubblico nello sviluppo di ‘Mannahatta’ _02.175 La ‘res publica’ contemporanea della Grande Mela _02.2 79 Public Space Map _02.381 Pocket Spaces _02.483 Vest Pocket Parks [Paley Park] _02.4.187 Community Gardens [6th Street and B Avenue Garden] _02.4.291 Atrii e gallerie [IBM Atrium] _02.4.395 Mercati [Zuccotti Market Park] _02.4.4 99 Neihborhood Spaces _02.5 101 Piazze aziendali [Seagram Plaza] _02.5.1105 Parchi di quartiere [High Line] _02.5.2 109 Parchi giochi [Sara Roosvelt Park] _02.5.3 113 Urban Spaces _02.6 115 Piazze urbane [Union Square] _02.6.1119 Parchi urbani [Bryant Park] _02.6.2 123 Territorial Spaces _02.7 125 Piazze a scala territoriale [Times Square] _02.7.1 129 Parchi a scala territoriale [Central Park] _02.7.2
  • 4. 03_ Infinite Broadway 13303.1_ L’utopia della griglia 13703.2_ Un’isola di isole 14503.3_ Spazio pubblico puntiforme VS spazio pubblico continuo 15303.4_ Una città pubblica orizzontale 173 03.5_ Immagini dalla Broadway 20504_ Istantanee dalla Grande Mela 21305_ Ringraziamenti 21706_ Riferimenti bibliografici 221infinite broadwayLa lunga piazzainfinite broadway
  • 5. Manhattan:città veloce VScittà lenta01
  • 6. la cittàamericanamanhattan:città veloce VScittà lenta
  • 7. la città
  • 8. Manhattan: città veloce VS città lenta11americana01.1La città americana“New York era il luogo più grandioso dell’Occidente, il cuore, il cervello,il punto focale, la sorgente principale, il pinnacolo, l’estremità, il meglio del Nuovo Mondo”Walt WhitmanNell’approccio al progetto in territorioamericano è innegabile la necessità di unaconoscenza approfondita e scevra da giudizi eschieramenti circa la cultura della pianificazionepropria del continente americano, così lontanada quella europea.La vera America, quella costruita a partiredai miraggi di una democrazia totalizzante,nasce dopo la fine del dominio inglese, la cuirottura aprì le porte alla trasformazionedel territorio americano da messain scena delle volontà europee alaboratorio per la costruzione di unanuova società.La griglia che venne applicata al territorioamericato, quella basata sulla teoria di ThomasJefferson sull’ideale del quadrato di un migliodi lato, frutto della Land Ordinance del 1785,divenne la base per la crescita delle più grandimegalopoli d ‘America.Questa griglia, essenzialmente rurale, diventòanche urbana nel momento in cui avvenivanoal suo interno suddivisioni tali da renderla untessuto più fitto e complesso. Nei decennimolte città nacquero inoltre dal ripensamentoe della rimodificazione del modello originale,attravreso mutazioni e traslazioni che fannoparte di un processo di riscrittura dellagriglia stessa ancora senza fine.Il salto di scala di queste grandi città americaneavenne nel momento in cui dalla città pianificatasulla base della griglia bidimensionale si compì ilsalto in altezza, ovvero quando la sezione dellacittà divenne indipendente dalla sua pianta:nacque la città dei grattacieli.Questa mutazione, resa possibiledall’introduzione nel mondo architettonicodelle strutture in acciaio e dall’invenzionedell’ascensore, diede vita a edifici comesoggetti indipendenti, specie nellacittà di New York, pronti a diveniretra di loro antagonisti, in un’anarchiadell’individualismo, logica ben lontana daiprincipi europei degli edifici inseriti nei contestidegli isolati e dei tessuti esistenti.La struttura urbana del grattacielo adogni modo non coinvolse solamentela città e il contesto circostante, mainfluenzò anche i sobborghi dellamiddle class, che all’improvviso si riempìdi tutte quelle funzioni e quegli spazi che nonpotevano coesistere con la città dei grattacieli.La città americana è molto cambiata rispettoalla situazione precedente la Seconda GuerraMondiale e, mentre solo cinquant’anni fa eramolto più vicina al modello europeo, oggi se nedistacca completamente. Furono le città dell’esta trascinare anche le città della costa ovest in unturbine di grattacieli, abbandonando gli isolaticompatti in stile europeo.Il cambiamento avvenuto nella configurazioneurbana, causato dal processo disuburubanizzazione avvenuto dopo laguerra, stabilì un nuovo tipo di tessuto, piùcasuale e disperso, come una vera e propriaregola e non come un’eccezione.New York è in fondo la città che più manifestaquesto atteggiamento: gli edifici costruiti negliultimi anni, infatti, riflettono la tendenzaverso una progettazione consolatoriarispetto a ragionamenti di carattere sociale e dirapporto con il contesto e il marciapiede.Inoltre, le strade, al contrario del ruolosecondario che possiedono all’interno dellacittà europea rispetto alla piazza, divengono inAmerica gli spazi pubblici dominanti.In Europa, le strade tendono a diventare deglispazi, mentre in America esse divengonosemplicemente i vuoti di separazionetra gli edifici, i pieni cioè della città.
  • 9. 12la cittàLa maggiore differenza riscontrabile tra la cittàamericana e quella europea è costituita dalladistanza che si stabilisce tra il pianoper la città e gli edifici e nella relazionetra gli edifici stessi.Nella città americana infatti gli edifici non sonoquasi mai legati al piano della città e sono spessoindipendenti tra di loro.La città suburbana, nel tentativo diesprimere un attaccamento alla dimensioneorizzontale della pianificazione, tipico dellatradizione europea, rappresenta il tentativopiù efficace di proposta di un nuovoassetto per la città americana stessa.Essa fu dunque l’ultimo capitolo nella ricercaamericana di un’identità urbana; il confrontocon la città europea fu da sempre stimolo peril fluire di idee, tra di loro anche contrastanti,come quelle di mimesi con il modelloeuropeo o di radicale distacco da esso,attraverso l’invenzione di nuovi piani urbani onuove tipologie, nel tentativo di produrre unanuova identità urbana.L’identificazione dell’America con l’Europadefinisce l’altra parte di una relazioneasimmetrica: le città diventano costruzionitridimensionali, che materializzano tali fantasie.L’America,laterravergine,comel’ambientazioneper scenari futuri, e l’Europa come una terra giàcostruita, riferimento culturale e custode dellamemoria del passato.Questo atteggiamento fatto di contraddizionie imitazioni si riflette negli edifici costruitinelle maggiori colonie americane, pensatia somiglianza dei modelli europei, macontinuamente stravolti da elementi innovatori.É nei vuoti urbani europei chel’architettura ha trovato un sito idoneo allepratiche urbane, dalle piazze pubblichealle singole strade; mentre il piano europeo è ilrisultato di una pura contingenza con il contestoe di uno scambio di relazioni tra forze politicheed economiche, al contrario il caso americanoparte da una vera e propria tabula rasa per ilpiano della città.Dopo l’indipendenza americana dal dominioinglese la ricerca di un’identità divenne un temapiù urgente; nonostante tutto, l’architetturain America non fu il generatore dinuove fantasie radicali urbane equeste ultime non vennero prodottedalla figura di architetti, ma da quelladi politici coinvolti e informati e diimprenditori.Il tentativo di stabilire un determinato ordinenella costruzione delle città americane ebbeluogo in differenti passi successivi: l’insistenzadella proposta di piani basati su di unagriglia può essere riportata indietro aduna comunanza con i piani dei coloni, ma iltentativo americano vi differisce perscala.L’invenzione di questa nuova scala viene fattarisalire ad un documento del 1765 in cui sicitava per la prima volta la regola della grigliaformata da quadrati di un miglio. Tale LandOrdinance, applicata a cominciare dal 1785,venne estesa non solo al territorio vuoto dellearee rurali ma venne utilizzata anche comemodello per la costruzione delle nuove città.In sostanza la storia della pianificazione urbanasi trova di fronte all’implementazioneamericana di un modello basato suideali filosofici europei.Tale modello a griglia si concretizza in due‘geometrie’: una quella vera e propriadell’ordine imposto a livello della planimetria;l’altra quella relativa all’immagine della cittàche ne consegue.1figura 1Pianta storica della città di Detroit
  • 10. Manhattan: città veloce VS città lenta13americana2figura 2Vista a volo d’uccello della città diPhiladelphia, che mette in risalto lastruttura a griglia1Citazioni tratte dal testo di MarioG a l d e n s o n a s , ‘ X - u r b a n i s m :architecture and the Americancity’, pubblicato da princetonArchitectural Press,New York, nel 1999Quindi contemporaneamente tale griglia agiscesia come layer appoggiato al suolo e sia comelayer che sta sotto tutta la nuova città e chececa quindi di influenzarla anche nella suaarchitettura.La città fisica prodotta dalla griglia americana sirivela molto lontana dall’esempio e dal risultatodelle griglie utilizzate nelle città europee:queste ultime, infatti, si evolvono tramitetrasformazioni e mutazioni che hanno a chefare con la città in termini di contrasto tra gliisolati compatti e le strade e le piazze, i vuotidella città.La città americana, invece, si manifestacon una sintassi di oggetti collocatisu di un piano: gli edifici e la loro soliditàdivengono il passo verso la densificazione dellagriglia. La città dei grattacieli, poi, a questestrategia sul piano bidimensionale, ne applicòun’altra, sul piano della sezione.Quello che varia dunque è non tanto la formadella città nella sua applicazione di una grigliadi base, quanto l’immagine che nederiva, costituita dall’invenzione diuna nuova configurazione urbana, chedal XX secolo in poi ebbe come protagonisti igrattacieli.Il grattacielo portò nel pianoverticale ciò che la griglia avevaportato nel piano orizzontale: lapossibilità di infinte estensioni chesono metaforicamente presenti dellaparola stessa di ‘grattacielo’. Mentrela griglia portò ordine e ritmo nelladimensione orizzontale della città, ilgrattacielo portò libertà e possibilitànella dimensione verticale, rompendola visione classica degli edifici legatiall’elemento scala.La città americana non si fonda sulla tipologia,ma sulle trasformazioni rigurdanti la suamorfologia e tipologia.Il grattacielo obbliga l’architetturaa confrontarsi con l’impossibilitàdi articolarsi con la città a livello disingolo edificio: la griglia diventa urbanae architettonica quando la sua identità dineutralità viene persa, quando il suo ordine cioèviene sovvertito.Il vuoto creato dall’assenza della cittàamericana nel discorso architettonico venneriempito dal concetto di griglia, come oppostoalla contingenza percepita che caratterizzal’elevazione dello skyline di alcune cittàamericane, come New York.Nonostante la resistenza alla città americanasia diminuita nel corso del ventesimo secolo,il modo di vedere la città americanacome un fatto non architettonico siè conservato ed è stato ribadito esottolineato non solo dai suoi critici, maanche da alcuni apparenti sostenitori,come ad esempio Camilo Sitte, critico circai moderni piani a griglia, o le Corbusier chebollò la città americana come un ‘disordinedi grattacieli e strade corridoio comeproduttori di catastrofi’ e che affermò lareale non neutralità del piano a griglia.Il disordine della città americana apre lapossibilità alla costruzione libera e slegata daogni vincolo.A tale proposito Mario Galdensonaspropone una lettura delle differenti griglie chesi sovrappongono nella città di New York, alfine di comprendere il rapporto tra il tessutoreale della città e il substrato teorico che l’hagenerata.
  • 11. 14la cittàI disegni elaborati da Galdensonas nel suo testosono focalizzati sui settori a griglia della città diNew York, che organizzano la parte meridionaledella città, appena al di sotto della grigliaimposta nel 1811.La frammentazione di griglie differentipermette di cogliere sovrapposizioni,deformazioni e cancellazioni comeeffetti multipli della collisione digriglie differenti che rappresentano tutti isuccessivi sviluppi del piano.L’obiettività dell’opposizione tra figura e suoloè stata sovvertita dalla rappresentazione dellecontinuità lineari implicate, il completamentodei frammenti di griglia e la simultanearappresentazione in due e tre dimensioni.La contrapposizione tra isolati e edifici/oggetti sifa sfocata con la scoperta dell’isolato che agisceesso stesso come oggetto.I disegni esaminano diverse rappresentazionidi New York, antecedenti al gridirondel 1811, mostrando lo sviluppo dei vari pianisotto all’applicazione del gridiron stesso.Il piano della città concentrica delprimo nucleo urbano di Manhattan èorganizzato attraverso una strada nord- sud,l’attuale Broadway, che separa duestrutture morfologiche differenti:una struttura radiale di isolati con un centrofocale situato nel nord-est e un lungo isolato,organizzato come una struttura ortogonale,identificato dalle linee di proprietà e da unapiazza aperta nel lato ovest.La Broadway, tale asse portante appunto, siallarga sul finire del nucleo per fare spazio alforte, nel suo tratto finale.La sottrazione del gridiron post-rivoluzionariorivela le principali e significative situazioniurbane che articolano la struttura formale diManhattan, le cui caratteristiche dominantisono rappresentate da:- l’open space di Central Park, incontrapposizione con il resto della città costruitanel caso dell’assenza del gridiron;- le collisioni delle griglie pre-rivoluzionarie nella punta sud dell’isola;- il sistema di strade nord-suddeterminate seguendo le linee non ortogonalidella topografia dell’isola, nell’area nord- ovest,che culminano nella griglia a diamante dellapunta nord;- la Broadway, che agisce come collegamentotra tutte queste differenti situazione urbane ele cui intersezioni con le larghe strade est-ovestproducono una ‘corona’ di spazi pubblici, comeUnion Square, Herald Square, Times Square eColumbus Circle;- ponti e tunnel, che collegano l’isola con glialtri borough e che si ammorsano nel tessutocostruito in maniera casuale.Lunghi e stretti isolati caratterizzano l’assettodel gridiron plan, con due principalieccezioni: la prima è costituita da una strisciaa est della Fifth Avenue fino alla Third Avenue,dove la madison Avenue e la Lexington Avenuedividono i lunghi isolati in altrettanti isolatiquadrati; la seconda è invece rappresentatada Upper Manhattan, dove le irregolaritàtopografiche si sono imposte sul sistema distrade frammetando il gridiron stesso.Altre eccezioni sono rappresentate ad esempiodai punti di atterraggio dei ponti:nel caso del ponte di Brooklyn, il tessuto sitrasforma inun campo disseminato da oggettisparsi. Nuovamente, la linea di resistenza cheferma la forza contraria all’ordine della griglia ècostituita dalla Broadway, vera e propriaossatura di tutta la città.3figura 3Vista a volo d’uccello della città diChicago, guardando verso ovest, del1892figura 4Disegni elaborati da MarioGaldensonas nel testo ‘X-urbanism:architecture and the Americancity’, pubblicato da princetonArchitectural Press,New York, nel 1999
  • 12. Manhattan: città veloce VS città lenta15americana4
  • 13. 16la città
  • 14. Manhattan: città veloce VS città lenta17americana
  • 15. manhattan:città veloce VScittà lentamannahattae il gridironplan
  • 16. Mannahatta e il gridiron
  • 17. Manhattan: città veloce VS città lenta2101.2Mannahatta e il ‘gridiron’ planDiscutere del tema della griglia a Manhattanè un po’ come tentare di definire la suaimpronta e assaporare la sua essenza: nonsolo accompagna la città quasi fin dalla suanascita, ma è stata, nel tempo, la fonte digiudizi critici - Le Corbusier e la sua criticaalla ‘scala’ inadeguata degli edifici - e vere eproprie teorie filosofiche - Rem Koolhaase il suo ‘Manhattanismo’ - . L’elemento chiaveche permette di leggere la città e di giudicarnel’assetto è quindi quello della scala, esplicitataproprio dal rapporto tra gli edifici, i pieni, e lagriglia, il reticolo dei vuoti.La nascita della griglia non risale ai primi annidi vita della metropoli, che per un secolorimase un piccolo villaggio dalle scarseprospettive future, dal commerciodifficoltoso e dal governo mutevole eprecario; dopo l’approdo nel 1524 da partedell’esploratore Giovanni da Verrazzanoe in seguito alla fondazione del piccoloinsediamento fortificato, il tracciato dellestrade si modificò spontaneamente, seguendoil modello pressochè tortuoso dei centristorici delle principali città europee. Nel 1621la Compagnia delle Indie Occidentali ottennel’esclusivadeidirittiditransazionecommerciale,e quindi il monopolio degli scambi commercialinelle acque dell’Hudson, e consegnò ai nuovicoloni dell’isola precise regole per lapianificazione della città, un modello,ricalcato su quello europeo, che rimasetuttavia sulla carta, per la scarsa realizzabilità,conseguenza delle dimensioni titaniche delprogetto, troppo lontano rispetto alle risorsepresenti.Vennero avviati i lavori per la costruzionedel forte, anche se di molto ridimensionatorispetto al disegno olandese, e l’espansionedel resto del villaggio si avviò spontaneamente,seguendo i sentieri indiani preesistenti1;la costruzione del Fort Amsterdam, dunque,segna l’inizio della fondazione vera e propriadella città di Nieuw Amsterdam e l’area attornoad esso rappresentò un rifugio sicuro e protetto,al di sotto del quale i terreni divennero prestosovraffollati e dal valore piuttosto alto.Rimane ancora oggi molto evidente il tracciatooriginale delle prima espansione del nucleostorico nella Downtown Manhattan odierna:molte delle strade esistenti infatti ricalcanoquasi alla perfezione i primi tracciati, prima fratutte la Broadway.Questo lungo asse, infatti, venne mantenutonei secoli sulla base di una prima via legata aisentieri degli indiani, considerata importantefin dai primi secoli di vita della città grazie allasua direzione rivolta verso le campagne inpassato presenti fuori dalle prime fortificazioni,diretta verso i possedimenti agricoli e le tenutedell’entroterra, importanti risorse per la primacolonia. L’importanza storica della Broadwayè poi testimoniata implicitamente dalla suapermanenza all’interno del reticolo,anche successivamente al Commissioners’Plan del 1811, a dimostrazione di come questavia rappresentasse un asse di fondamentaleimportanza e di frequente utilizzo per tuttala popolazione. Un’altra importante stradaappartenente al reticolo iniziale è Wall Street,che intersecando la Broadway divideva laprima colonia dal resto dell’isola ancora liberoe incontaminato, muovendosi fino alla spondadell’East River.Quando al dominio olandese seguì quelloinglese, a partire dal 1664, furono subito chiarele intenzioni di espansione oltre le mura da“Manhattan is an accumulation of disasters that never happen.”Rem Koolhaas1Della ‘Mannahatta’ dei nativid’America rimangono poche tracce,ma alcune strade sono ancorachiaramente riconducibili ai primisentieri utilizzati per spostarsi nell’isolae nelle terre che la circondano: primafra tutte la Broadway, accompagnatadalla Bowery.figura 1Mappa dei sentieri dei nativiamericani di Manhattan e dintornitratta da R.P.Bolton, ‘Indian Pathsin the great metropolis’, HeyeFoundation, New York, 19221plan
  • 18. 22Mannahatta e il gridiron4parte della colonia stessa, ormai passata altitolo di città di New York; il Dongan Charter del1696 sanciva il portere da parte del governoinglese di ampliarsi ed estendere la giurisdizionemunicipale oltre i confini originari e ponevaquindi le basi per un controllo assolutodegli spazi ancora non urbanizzati dell’isola,assicurandosi le terre non lottizzate e gli spazipubblici di tutta Manhattan.La posizione strategica di New York inbreve tempo sancì la sua supremazia rispettoagli altri insediamenti già presenti dei territoricircostanti e pose le basi per un’espansioneestesa e veloce, accelerata dal ruolo della cittàstessa nell’economia di scambi commerciali; leprime terre vuote oltre le mura vennero quindisuddivise in lotti regolari e vendutetramite aste pubbliche, senza ancoraalcun piano predefinito che potessefornire linee guida per uno sviluppo ordinatodella città, facendosi divorare dalla popolazionein rapida crescita e trascurando la necessitàdi preservare alcuni ‘angoli’ di città per lacostituzione di spazi aperti pubblici.Nella mappa del Ratzen Plan del 1767è facilmente intuibile come l’operazione disuddivisione in lotti regolari fosse già in atto,specie attorno ai terreni che circondavanola Trinity Church, già esistente, attraversoprogetti di parcellizzazione e distribuzioneinterna del lotto molto simili. In questi annicomparve anche il primo progetto peruno spazio pubblico di dimensioniquadrate all’interno del tessuto, chiamatoappunto ‘Great Square’, di proprietà di uncerto James DeLancey: tale iniziativa però nonsoppravvisse alle forti pressioni legate allanecessità di nuove entrate fiscali da parte dellamunicipalità e venne quasi subito accantonatoe dimenticato.Dopo il 1797, anno della fine della Rivoluzioneper l’indipendenza dal dominio inglese, in cuila città subì un perdita considerevole dipopolazione e una innumerevole serie didanni causati per lo più da incendi,l’assetto di New York si presentava pressochèinvariato, fatta eccezione per alcuni nuovi spaziverdi, tra cui Hudson Square, dislocatolungo l’omonimo fiume. Dalla Rivoluzionein avanti, inoltre, venne stabilito che tuttele terre non ancora urbanizzate e tutti ipossedimenti di coloro che erano rimasti fedelial vecchio governo venissero assegnati didiritto come proprietà del governocittadino; cominciò quindi un periodo disuccessivi frazionamenti di terreni, con unaregolarità sempre maggiore, stabilendo regolee dimensioni anche e soprattutto per il reticolostradale, ponendo le basi per il successivo Pianodel 1811.Agli inizi del XIX secolo l’espansione dellacittà era ancora affidata alla frammentazionecasuale e conseguente vendita a privatidella proprietà pubblica e solo la necessitàdi strade maggiormente agevoli e adatte aicommerci, su imitazione della Broadway, spinseil sindaco della città a ripensare le strategie dilottizzazione, al fine di garantire maggioreefficienza e ‘bellezza’ ai quartieri chevenivano formandosi.La situazione appariva già chiaramentedrammatica nel 1806, quando la Commissionedella giunta comunale decise di ripensare unnuovo assetto per la città intera, alposto di una semplice revisione dell’assettoviario preesistente: l’obiettivo era dunquequello di definire una volta per tutte, attraversoun gruppo di tecnici ed esperti, un piano perla città al di sopra della linea fino alla quale sifigura 2Mappa di New Amsterdam del 1660di John Wolcott Adams e I.N. PhelpsStokes, con le prime fortificazioni ele mura costruite lungo l’attuale WallStreetfigura 3Mappa di New York del 1775 di JohnMontresor prima dei grandi incendidel 1776 e del 1778figura 4Mappa raffigurante una primaproposta del Commissioners’ Plan del180723
  • 19. Manhattan: città veloce VS città lenta23planera costruito fino ad allora, l’asse est-ovestche correva sopra Washington Square, senzatemere un confronto-scontro con gliinteressi dei proprietari privati.Il piano venne quindi definitivamentepresentato al pubblico nel 1811 dallaCommissione, consapevole delle rimostranzeche avrebbe sollevato nei proprietari delle areecoinvolte: la griglia estesa a tutta l’isola ancoranon urbanizzata rappresentava una delle pochescelte possibili e idonee da intraprenderenell’intentodifornireallacittàunabase solidae funzionante per una lottizzazionevolta alla costruzione di edificiresidenziali privati, abbandonando ognischema di riferimento europeo, più legato aconsiderazioni di abbellimento della città chealla perfetta funzionalità della stessa.Quest’ultima considerazione, insieme a quelladi muoversi in un reticolo più veloce e in cuile merci potessero spostarsi agevolmente,portarono quindi alla progettazione di unagriglia di strade perpendicolari erettilinee, costituita da 12 avenues,larghe 100 piedi, e da 155 streets,ampie circa 60 piedi ciascuna,generando 2028 isolati.Tali nuove strade vennero battezzate attraversonumeri piuttosto che nomi proprio in virtù diquella carica egualitaria jeffersoniana2che portava con sé la griglia stessa. L’isolatoche si venne a formare, dunque, tipicamentedi 250 per 600 piedi3, si presentava idoneo allosfruttamento massiccio della lottizzazione afini speculativi, secondo una caratteristicaben radicata nella mentalità commerciale dellapopolazione di Manhattan.Ma il tratto più stupefacente dell’interaoperazione rimane la grande lungimiranzadel piano, che oltre un secolo prima aveva giàprevisto una forte espansione della città finoal congiungimento con il villaggio di Harlem:la Commissione, infatti, non ebbe difficoltà aignorare i tratti topografici marcati della città,quali la differenza di livello sul mare, la presenzadi piccoli rilievi interni e il contorno frastagliatostesso dell’isola, così come non esitò a ritenerela città destinata ad accogliere immigrati datutte le parti del mondo fino a moltiplicare lasua popolazione.L’unica strada che venne ‘risparmiata’dal Piano del 1811 fu la Broadway,unico sentiero che portava fino ai confini norddell’isola e unica diagonale che venne compresaall’interno del Piano, a cui venne quindiconcesso di spezzare la rigida griglia proposta.Inoltre, fin dal 1807, era previsto che nel futuropiano adottato venissero inserite numerosearee a verde pubblico, di cui la città era giàallora particolarmente carente: il nuovo Pianoprevedeva quindi la tutela di 500 acri di spazioverde, da destinare alla progettazione di parchisparsi per l’intera isola.Il maggiore di questi spazi sarebbe statodestinato a esercitazioni militari e mantenutocome possibile punto per il raduno dell’esercitoin caso di necessità: tale larga piazza,denominata ‘Parade’, avrebbe occupato l’areatra la 14th e la 34th Street e tra la Third e laSeventh Avenue. Al di là di tali poche eccezioni,il Piano non prevedeva alcuna indicazione circai contenuti della griglia stessa, a partire da quellifunzionali per arrivare a quelli volumetrici,compleetamente privo di eventuali indicatori dialtezze e destinazioni degli edifici da realizzare.Chiaramente, giudicando con occhicontemporanei il Piano del 1811, scaturisconomolteplici osservazioni circa gli aspetti negativiche esso ha portato con sé e generato in seguito:52‘Riteniamo che alcune verità sianodi per sé evidenti: che tutti gli uominisono stati creati uguali; che dal loroCreatore sono stati dotati di alcunidiritti inalienabili; che fra questi cisiano la vita, la libertà e la ricerca dellafelicità.’Jefferson ( 1743 - 1826 ) ,protagonista della stesura dellaDichiarazione d’Indipendenza e terzopresidente degli Stati Uniti d’America,fu sostenitore dell’applicazionedel principio della griglia a scalaterritoriale, come possibile principiodi colonizzaione di suolo: unagriglia di quadrati del lato di un migliopoteva infatti cosentire di distribuireuniformemente popolazionee risorse su tutto il territorioamericano, secondo una logica diegulitarismo pervaso da una simboliacarica utopica3Le dimensioni dell’isolato standardnewyorkese, tradotte in metri, sonodi circa 80 m per 180 m, per un’areatotale 14.400 m2figura 5Mappa del Commissioner’s Plan del1811 per la città di New York.
  • 20. 24Mannahatta e il gridirontralasciando l’aspetto puramente speculativoche ha portato alla definizione del piano stesso,oggi la città soffre di diverse problematichelegate alle scelte effettuate dalla Commissione,prima fra tutte la congestione del trafficostradale legata alle insufficienze del sistema agriglia.Inoltre le dimensioni della maggiorpartedegli isolati portarono alla suddivisione inlottizzazioni molto strette e lunghe,con edifici il più delle volte privi di corti internesufficientementeampiedaconsentireundoppioaffaccio e quindi una corretta ventilazione.Il risultato concreto si è tradotto in una cittàattanagliata dalle difficoltà di movimento insuperficie, legate al flusso automobilistico, eafflitta da un mercato immobiliare alla continuaricerca dello sfruttamento massimo dei lotti.Non era però prevedibile al tempo capire conanticipo quanto la città si sarebbe davveroespansa e che sarebbe diventata una dellecittà più importanti al mondo. Una delleconseguenze peggiori di tale modello fu peròla cieca ripetizione dello stesso in moltealtre città americane, che, senza porsi troppiinterrogativi, applicarono lo stesso piano quasisenza variazioni in località del tutto lontanedalle caratteristiche dell’isola di Manhattan.Il piano che quindi appariva di estremaperfezione e precisione sulla carta, nella realtànon teneva minimamente conto della geografiae topografia dell’isola, a quel momento ancoraricca di elementi naturali, rilievi, paludi e fiumi.Per comprendere oggi lo scenario davanti alquale si erano trovati i primi esploratori e cheancora persisteva nella parte a nord dell’isolaai tempi del Commissioner’s Plan si può oggifare riferimento agli studi portati avanti dal‘Mannahatta Project’ 4, che mostranoun’isola fatta di boschi, paludi, spiagge, pratie colline, tutti elementi progressivamente678figura 6-7-8Mappa di Mannahatta, dell’isolacioè di Manhattan prima dellasua colonizzazione e successivaurbanizzazione. Le immagini sonostate sviluppate dai curatori delprogetto ‘Mannahatta Project’_ www.themannahattaproject.com4Il ‘Mannahatta project’ è il frutto dellavoro, durato 8 anni, di ricerca delteam guidato da Eric Sanderson, unecologista della Wildlife ConservationSociety del Bronx e rappresenta unaricostruzione in digitale della primitivaManhattan, mettendo insieme datiambientali e storici con l’obiettivodi far conoscere ai newyorchesil’ambiente originario della loro città,ma soprattutto promuovere l’impegnoa preservare ciò che restascomparsi e distrutti dall’espansione dellacittà, ancora più in contrasto con la successivacrescita della città stessa in verticale.Si può quindi facilmente immaginare comeil piano del 1811 avesse ben ricompensatole tasche dei proprietari terrieri i cuiterreni vennero confiscati dai commissaridel piano stesso: questi ultimi, una voltaottenuti tali terreni, avviarono una massivaoperazione di spianamento delle zonecollinari e di riempimento di intere valli escaricarono tutti gli scarti sullla linea delperimetro dell’isola, ridisegnandocompletamente i contorni diManhattan, trasformata in questo modo inuna vera e propria tabula rasa.Mentre il piano si faceva lentamente realtà conil tracciamento dei lotti e la vendita speculativadelle proprietà, tra il 1832 e il 1833 nascevanole prime grandi arterie della città,Lexington Avenue e Madison Avenue;inoltre, nella foga della costruzione di ognisingolo spazio disponibile, vennero edificateanche alcune aree che erano state dal pianostesso destinate a spazio pubblico, decretandocosì la condanna per la città ad unascarsità e, in alcuni casi, quasi assenzadi spazio aperto e collettivo.Vennero poi tracciate nuove strade, chepotessero a loro volta servire nuovi isolati oquartieri, per lo più residenziali: divenne infattisempre più evidente che ogni macro quartieredella città stava assumendo caratteristichelegate a destinazioni funzionali moltoprecise e settoriali. Così, mentre laDowntown Manhattan si trasformava nelquartiere commerciale, legato agli affari,popolato da banche e da uffici, della città,contemporaneamente le aree più internecominciarono a popolarsi di immigrati da ogniparte del mondo, dividendosi principalmenteper provenienza e per ceto.
  • 21. Manhattan: città veloce VS città lenta25planLa parte di popolazione più ricca si spostavaprogressivamente verso le zone menourbanizzate e congestionate della città, verso lecampagne di quella che poi diventerà l’odiernaHarlem, lontana dai disagi e dalle difficoltàdell’altra parte di popolazione più povera emeno abbiente, ‘accolta’, quasi stipata, negliedifici in legno a quattro o cinque piani nellafascia di terreni al di sopra di Wall Street.Fu proprio a causa di una spaventosa e rapidacrescita degli abitanti che la città non fu ingrado di prevedere la gravità della situazionecirca l’assenza di spazi destinati alla collettività,sia come valvole di sfogo per la popolazionestessa che come elementi di interruzionedella monotonia della griglia. Al tempodell’elaborazione del piano del 1811, infatti, icommissariavevanoritenutosufficientilepochearee interne previste in virtù della presenzadelle coste lungo il perimetro dell’isola, consìlunga e sottile da possedere un doppio affaccio,rispettivamente sull’East River e sull’Hudson,già di per sè indice di salubrità; tale ingenuità sirivelò fatale, poichè in brevissimo tempo anchele aree costiere vennero densamente costruiteper supportare e alimentare un mercato discambi commerciali assai florido.Un esempio fra tutti può essere fatto con lanascita di Union Square: già nel 1832 essainfatti si ritrovò ad essere delle dimensioniattuali, partendo però da un piano che sullacarta aveva stabilito un enorme spazio vuotocentrale di riferimento per l’intera isola. Allostesso modo anche il famoso spiazzo dedicatoalle parate militari denominato ‘Parade’ venneben presto ridimensionate fino a coincidere conl’attuale Madison Square già all’inizio del1840.La griglia si estendeva virtualmente già su tuttal’isola, ma intorno alla metà del XIX secolo lacittà vera e propria non si estendeva molto oltredella 42nd Street, al di là della quale si potevanoscorgere solo tenute e agglomerati sparsie poco numerosi, immersi una realtàancora prettamente agricola.La preoccupazione comune al governo cittadinoe ai cittadini stessi cominciò quindi ad esserequella di vedere il poco territorio ancora nonurbanizzato rimasto sfumare in poco temposotto le pressioni speculative del mercatoimmobiliare: per questo motivo cominciarea farsi avanti alcune proposte d salvaguardiadi piccoli appezzamenti di aree naturali, damantenere e conservare come vere e proprieriserve naturali nel mezzo della futura città.Tali considerazioni però, oltre che pocorisolutive, si rivelarono anche poco lungimirantie deboli per poter essere realmente attuate.Proprio in quegli anni cominciava a farsi stradasul territorio americano una nuova corrente dipensiero 5e prese sempre più piede l’idea di unatto dimostrativo e significativo non solo versola città di New York, ma per tutto il Paese.Nel 1844 il giornalista William CullenBryant scrive un articolo sul New YorkEvening Post, lanciando l’idea di un grandeparco, panacea di tutti i mali dellacittà, nelle vicinanze dell’East River, alcentro della città; qualche tempo dopo lostesso Bryant, dall’Inghilterra, commenta lasituazione sgradevole all’interno della città,dovuta all’aumento continuo e smisurato dellapopolazione e alla conformazione della città,non pianificata e lasciata alle regoledel mercato, senza alcuna preoccupazioneper la reale condizione di vita di cittadini eforestieri.Egli, in poche parole, sollecita la città, finchèè ancora in tempo, ad attivarsi per una piùcorretta pianificazione di se stessa e per unaprogettazione più attenta agli spazi ‘di respiro’,come parchi e giardini 6.figura 9Mappa di Manhattan del 1880, in cuiviene messa in rilievo la topografiadell’isola5Il Movimento ‘City Beautiful’nacque verso la fine del XIX secolonell’America del Nord con l’obiettivodi diffondere una progettazioneurbana secondo i canoni del ‘bello’,anche attraverso atti di monumentalegrandezza, nella convinzione che ciòpotesse portare ad un maggiore sensocivico e ad una moralità più sentita6Ecco le parole che William CullenBryant scriveva circa new York nel1845: ‘The population of your city,increasing with such prodigiuosrapidity, your sultry summers, and thecorrupt atmosphere generated in hotand crowded streets, make it a causeof regret that in laying out New York,no preparation was made, while it wasyet practicable, for a range of parksand public gardens..’Citazioni e nozioni storiche tratte daltesto di Katia Piccinni, ‘LabirintoManhattan’, pubblicato daCartman, Torino, nel 20089
  • 22. 26Mannahatta e il gridironIn seguito alle dichiarazioni di Bryant, moltiartisti e scrittori sostennero l’idea del parco eportarono avanti un dibattito accesso, che nel1853 arrivò fino al Parlamento dello Stato diNew York: quest’ultimo autorizzò, spinto da talipressioni, autorizzò l’acquisto di circa 760 acridi terreno non ancora edificato, dalla Fifth allaEight Avenue e dalla 59th alla 110th Street.Nacque così Central Park, un’autentica‘Arcadia dentro la Metropoli’ 7: ancoraoggi l’unico luogo della città in cui il tempo e lospazio restano sospesi, l’unico vero baricentro egrande vuoto dell’isola.Al tempo dell’acquisto del terreno l’areasi presentava pressochè scarna, senza unavegetazione particolarmente rigogliosa,occupata talvolta da pastori coi propri greggi,che utilizzavano abusivamente il suolo perl’allevamento. Vi erano inoltre alcune primefabbriche e discariche a cielo aperto di ognisorta; l’area necessitava quindi di un ingenteimpegno di bonifica e di risistemazioneprima di poter diventare il grande parco tantoagognato dai newyorkesi.Vista la mole di lavoro necessaria, la città decisedi indire un concorso per la progettazione delparco stesso: nel 1858 fu quindi presentatoil progetto vincitore, chiamato GreenswardPlan. I progettisti, Frederick Law Olmstede Calvert Vaux, proponevano una vera epropria oasi nella città, rigogliosa e florida,con sentieri e tracciati interni quasicompletamente slegati dalla rigidagriglia prevista per lo sviluppo della cittàtutt’attorno, fatta eccezione per alcune arteriedi collegamento est-ovest.É evidente che la progettazione di Central Park,morbida distesa fatta di percorsi fluidi e areedall’andamento naturale e apparentementesenzacostrizioni,rispettoalsuointornorigidoedestremamente regolato, rettangolo circondatida altri rettangoli di ben diversa natura,rapprensenti una vera e propria ribellione alCommissioner’s Plan.Il piano definitivo per la realizzazione del parcovenne concluso nel 1871 e i lavori veri e proprivennero conclusi nel 1912, a cinquant’annidall’intuizione di Bryant.L’azione che la realizzazione di Central Parkcostituiva, soprattutto relativamente allafrattura con la griglia e il suo potere impostodall’alto, rappresenta quasi un equivalentedal basso, racchiudendo cioè in sè gli ultimitratti caratteristici di quello cheera l’aspetto e l’anima originariadell’isola: non è però corretto pensare chela progettazione del parco implicasse questiragionamenti al momento della sua nascita.La griglia infatti era ancora in larga parte in viadi realizzazione e riempiento e non era quindifacile cogliere il netto contrasto e l’mportanzache Central Park riveste oggi nella storia dellapianificazione a livello mondiale.C’è inoltre da ricordare che l’aspettoapparentemente estremamente naturalisticodel Parco non è in realtà altro che il frutto diuna sapiente modellazione del suolo, verso unaricostruzione artificiale di quel gusto romanticoper la natura e la sua imprevedibilità.Per riprendere le parole di Rem Koolhaasin ‘Delirious New York’, Central Park èanche la struttura per il tempo libero più grandedi Manhattan, ma è soprattutto l’elementotangibile del dramma che stava accadendo:la città stava per prendere definitivamentele distanze da ogni elemento naturaleprecedentemente presente per diventare lametropli più artificiale del secolo.Ma forse proprio per la sua stessa artificialità,dagli alberi trapiantati agli episodi interni10figura 10Vista dell’isola di Manhattan nel XIX secfigura 11Progetto per Central Park, 18577La definizione è tratta dal testo diMario Maffi, ‘Sotto le torri diManhattan’, edito dalla Rizzoli,Milano, nel 199811
  • 23. Manhattan: città veloce VS città lenta27planabilmente connessi, Central Park altro non èche un nuovo ‘atto di fede’, dopo la griglia,nei confronti del potere dell’uomo e della suaimmaginazione, in fondo proprio un ‘tappetoArcadico sintetico’ 8.La ripercussione che la realizzazione delparco ebbe sulla città fu però largamentepositiva: non solo per quanto riguarda ilrisultato stesso che ne scaturì, ma soprattuttoperchè diede vita ad altri parchi di notevoleimportanza, come il City Hall Park, sulla sciadi una rinnovata attenzione per il verde dellacittà.Nel corso dell’Ottocento la griglia delCommissioner’s Plan riscuote il previstosuccesso e viene quasi completamenteriempita da edifici di ogni genere; la città daquesto momento in poi subirà un secondoe nuovo fenomeno, volto allo sfruttamentomassimo delle aree a disposizione. Con ilcrescere della città, comincia a crescere anchela sua importanza e il suo ruolo nell’economiae nell’ambito culturale mondiale, tale daattirare ondate dopo ondate di immagrazione,soprattutto dall’Europa ma non solo.La griglia, quindi, da elementoprettamente bidimensionale assumeper la prima volta uno spessore, fruttodi straficazioni intense e ripetute: nasce lacittà verticale.Questa nuova città viene resa possibile graziead alcune innovazioni tecnologiche che reseroNew York una delle città più all’avanguardia delXIX secolo: dall’illuminazione a gas al serviziodi trasporto urbano con vetture a cavalli,dalla rete di approvvigionamento idrico allacostruzione di numerosi servizi pubblici comebagni e scuole, ospedali, teatri e reti per lecomunicazioni.Ma l’innovazione più poderosa e senza laquale New York non sarebbe giunta così inalto è senza dubbio quella dell’ascensore:il primo venne installato nel 1870 all’internodell’Equitable Building. Ad accompagnarequesto successo, attraverso il quale i limitidettati dall’altezza degli edfici venneroridotti notevolmente, vi fu l’invenzionedella struttura in acciaio, grazie alla qualetali limiti vennero praticamente eliminati.Ormai New York aveva la possibilità diespandersi non solo più in orizzontale maanche in verticale, con il notevole vantaggiodi ottenere così un’espansione sempre vicinaalle aree di maggior sviluppo delle attivitàcommerciali e degli scambi, la punta e il centrodell’isola appunto.Ma per poter sostenere le grandi masse dilavoratori e di abitanti che ogni giorno lacittà verticale attirava, Manhattan dovetterimodellare i proprio quartieri introducendonuovimodellicostruttivi,basatisullaTenementLaw del 1879, dalla quale nacquero i primislums della città.La densità sempre più elevata delle costruzionisui piccoli lotti della griglia - larghi 7,5 metri circae lunghi 30 - generava ambienti malsani, pocoilluminati e non sufficientemente aerati, il tuttoaggravato da strade prive di manutenzione epulizia.Mentre i grandi quartieri direzionali crescevanoin altezza e cambiavano la loro veste attraversofacciate monumentali e prospettive sceniche,i quartieri centrali si popolavano di edificiresidenziali di alto livello, occupando i lottiantistanti la Madison Avenue, la ParkAvenue e la Fifth Avenue. Agli slumsquindi toccava una posizione stretta tra i due,rimanendo compressi tra le aree più ricche ditutta la città.Fu così che i fenomeni di industrializzazione,immigrazione e urbanizzazione di finefigura 12Vista dell’isola di Manhattan del 1879 diGalt e Hoy Chamber8La deifnizione è tratta dal testo di RemKoolhaas, ‘Delirious New York’,edito dalla Thames and Hudson,Londra nel 197812
  • 24. 28Mannahatta e il gridironOttocento plasmarono per sempre la formaurbana della città e costrinsero alla rottura deilimiti geografici imposti dall’isola, per daresfogo ad una maggiore estensione sulle rivedegli altri attuali Boroughs 9della città di NewYork, grazie soprattutto alla costruzione di pontie mezzi di collegamento adeguati.Proprio in seguito alla nascita degli altriboroughs,ildistrettodiManhattanebbepercosìdire modo di concentrarsi prevalentementesulla sua maggiore vocazione, quella appuntodel commercio: diventò il centro degliaffari, simbolo di potere e benessere,il tutto pienamente riflesso e leggibile nelleprincipali arterie di spostamento.Ogni strada cominciò ad assumere un ruoloe una posizione precisi all’interno della cittàdel business: la Madison vetrina del mondopubblicitario, la Seventh Avenue icona dellamoda, la Fifth Avenue la strada dei negozi piùeleganti e chic della città, Wall Street l’alcovadel cuore degli affari e degli scambi.La città intera, dunque, diventò essa stessa unasorta di Main Street 10dell’intera nazione,esempio del successo e vetrina di imprenditoriaper tutti gli Stati Uniti. Nel tempo venneroproposti piano alternativi che prevedevanotagli del tessuto molto fitto a cui la grigliastava portando, ma nessuno di questi riuscì aconvincere della propria forza così come nel1811 aveva fatto la griglia stessa: nel 1911, adistanza di un secolo, rimanevano quindi dueuniche diagonali, la Broadway e la Bowery,sentieri indiani stranamente risparmiati esopravvissuti.Nei primi decenni della Novecento la cittàrimanevaquindisenzaalcuna definizione diuna strategia di sviluppo complessiva eagiva per parti, per singoli progetti, conl’unica prerogativa di collocarsi nel disegno dellafigura 13Schizzi a carboncini tratti daHugh Ferris, ‘Metropolis ofTomorrow’, edito da Ives Washburn,New York, nel 19299La città di New York è suddivisa,amministrativamente parlando, in5 borough che corrispondono allestoriche contee della città: theBronx, corrisponde alla conteadel Bronx; Brooklyn, corrispondealla contea di Kings; Manhattan,corrisponde alla contea di New York;Queens, corrisponde alla contea diQueens; Staten Island, corrispondealla contea di Richmond.Ogni borough ha un governo compostoda un presidente e alcuni membri dellagiunta della città, che rappresentano ilborough stesso, i cui poteri sono peròinferiori a quelli del consiglio cittadino.10Citazione tratta dal testo di KatiaPiccinni, ‘Labirinto Manhattan’,pubblicato da Cartman, Torino, nel200811La Zoning Resolution del 1916 si rivelòuna misura adottata principalmenteper consentire agli edifici di notevolidimensioni, come la costruzioneEquitable Building, di ottenere più lucee aria.12Il fenomeno dell’arretramento è dettodi ‘setback’griglia. In aggiunta, la crescita in verticale dellacittà stava gettando letteralmente nell’ombragran parte degli edifici più bassi, obbligando ilmercato immobiliare a ripensare lo sviluppo diintere aree per far fronte alla presenza impostadei nuovi colossi.Nel 1916 un nuovo dispositivo di organizzazionedel territorio prese vita: venne cioè emanato ilcodice edilizio, detto Zoning Resolution 11,costituito sostanzialmente da un mero elenco dinormeal finedi regolarel’altezza,l’allineamentoe le attività di diverse aree urbane.L’effetto pratico che questa nuovaregolamentazione sulla densità edilizia ebbefu quella di trasformare molti grattacieli in verie propri ziggurat 12, obbligando una sorta diarretramento ai piani superiori per concederemigliori prestazioni interne agli edifici stessi.In sintesi, la nuova legge disponeva unasorta di volume immaginario, per ogni lotto,tollerabile,ilmassimo volume edificabile,il cui involucro e la cui forma doveva essereappositamente studiata al fine di permetterealla luce di raggiungere le strade, al tempodavvero molto buie e dall’igiene molto carente.Letorri,dunque,dovevanoesserecostruitesullabase di arretramento, risultato dall’inclinazionedi piano di un certo angolo rispetto al pianoperpendicolare alla strada: solo quando taleinclinazione consentiva di ridurre la torreal 25% del lotto occupato a terra, allorala torre stessa poteva innalzarsi in verticale.Perquantotaleindicazionepossasembrarevoltaalla riduzione della densità e della presenzadelle torri, al contrario venne principalmenteintrodotta al fine di impedire la realizzazionedi magazzini e bassi fabbricati industriali chestava al tempo pericolosamente assediandol’elegante Fifth Avenue.Al contrario, la Zoning Resolution, stabilendo13
  • 25. Manhattan: città veloce VS città lenta29plan14figura 14Vista di Downtown Manhattan dopo lacostruzione dell’Empire State Building,193213Hugh Ferris, ‘Metropolis ofTomorrow’, edito da Ives Washburn,New York, nel 192914Per un’analisi più approfondita si puòfare riferimento al testo, ‘LowerManhattan Plan. The 1966vision for downtown NewYork’, di Ann L. Buttenwieser,PaulWillen, Carol Willis, James S. Rossant,edito da Princeton Architectural Press,New York nel 2002con preciso i districts destinati ad accogliereattività commerciali e residenziali, promosseun’intensificazione dell’attività edilizia indeterminate aree.Negli anni Venti delNovecento l’immaginedelloskyline di Manhattan, che ormai si ergeva sicurae fiera anche oltre oceano, influenzava semprepiù l’immaginario collettivo di intellettuali earchitetti, aprendo molti scenari futuristici ealimentando nuove fantasie e nuovi progettivisionari. Fra tutte, le immagini più evocativedi questo fermento e quelle che dettero piùspunti alla realtà in continua evoluzione furonoquelle elaborate da Hugh Ferris, giovanedisegnatore, che nel 1929 pubblica la raccoltadi schizzi ‘Metropolis of Tomorrow’ 13.É proprio attraverso i suoi schizzi a carboncinoche Hugh Ferris esplora le nuove possibilitàtracciate dalla Zoning Resolution del 1916,ipotizzando superfici e volumi, scolpendo inmaniera plastica i parallelepipedi di partenza,dai lati inclinati secondo le suggestioni dellanormativa. In un certo senso il suo lavororappresenta la raffigurazione della legge stessae mette in risalto i possibili risultati, spesso cupied inquietanti, della nuova città che si stavaformando.Ed è a partire dal suo lavoro che un secolo dopoRem Koolhaas definirà il ‘Manhattanismo’come la delirante teoria urbana che regola larealtà estremamente artificiale newyorkesi,sempre tesa a superare i suoi limiti in unimmaginario delirante e patologico.Le innumerevoli variabili modificaronoall’occorenza le normative precedentementeelencate nei decenni successivi, fino a quandonel 1960 vennero adottati altri emendamentiche consentirono agli edifici di non arretrare apatto di occupare il 40% del lotto di partenza.Nel 1969 vi fu un’importante svolta che portò laRegional Planning Association of NewYork a pubblicare il Piano Regionale, pianoche portò alla modifica della conformazionedell’assetto viario della città, prevedendone lacompleta ristrutturazione.Il Piano Regionale conteneva inoltre alcuni pianipiù particolareggiati relativi ad alcune precisezone della città, quali il Lower ManhattanPlan 14, commissionato nel 1966 da WilliamF.R. Ballard, presidente della City PlanningCommission.Quest’ultimo piano in particolare propose unripensamento completo della punta dell’isola,attraverso la progettazione di una zonapedonale a sud di Canal Street, attrezzata conbus elettrici ed ecologici, contorniata da un’arearesidenziale intervallata da piazze e terrazze sulmare.Con qualche modifica nacque quindi il nuovoquartiere di Battery Park City e del World TradeCenter, con l’aggiunta di un ulteriore skylinefatto di edifici alti, ma strade maggiormente ascala umana.Fu inoltre in questi anni che nacquero le areea P.O.P.S. - Privately Owned PublicSpaces -, aree cioè possedute da privati, maaperte al pubblico, che consentivano ai privati, iproprietari stessi del lotto, di aumentare di unadeterminata percentuale il volume dell’edificioda costruire sul lotto stesso; ispirata allesuggestioni delle ‘torri nel verde’ tantoproclamate da Le Corbusier in quegli anni,questa modifica aveva come scopo quellodi accrescere gli spazi aperti al pubblico aipiani terra, cercando di porre rimedioai risultati della logica speculativalegata alla griglia, che si era imposta daormai un secolo.Anche quest’ultima modifica non ebbe
  • 26. 30Mannahatta e il gridironcome risultato l’effetto sperato e contribuìalla costruzione senza sosta di grattacielimaggiormente alti, con piccoli spazi pubblici ailoro piedi, il più delle volte insufficienti e malprogettati. Il documento comunque rimase invigore fino al 2000, sempre subendo variazionie modifiche.Nel maggio del 2000 viene introdotto unostrumento maggiormente innovativo chiamatoUnified Bulk Program - ProgrammaVolumetrico Unificato -, conalsuointernoimposizioni sui limiti di altezza di tutto il tessutourbano, vincoli sui trasferimenti dei dirittiedificatori da un’area ad un’altra e alcuneforme di controllo quantitative e qualitative.In definitiva il modello della griglia, chenel caso di Manhattan ebbe un tale successo,racconta come spesso, di fronte ad un territorioinesplorato o da colonizzare e urbanizzare,risulti molto pià facile il tracciamento dilinee parallele e perpendicolari, in modo daorganizzare in maniera semplice ed efficace lebasi per una nuova città.La griglia, infatti, ha origini ben più antiche dellafondazione di New Amsterdam e può essererintracciata nella città di fondazione grecae romana e nelle prime città colonizzate dafrancesi e spagnoli.Mentre, quindi, in questi ultimi casi le cittàutilizzavano la griglia come strumento dipianificazione, nel caso americano essavenne utilizzata al fine di organizzare ladistribuzione delle terre ai coloni, iquali avrebbero edificano i loro lotti soltantonel momento da loro ritenuto maggiormenteopportuno.Tutto ciò coincide con la grandiosità dei pianiin territorio americano, pensati quindi in unmomento precedente rispetto alla realizzazionee alla progettazione degli edifici, volti allavendita di più terreni possibili.Nell’ottica poi di una crescitapotenzialmente e teoricamenteinfinita, il modello a scacchiera presentanotevoli vantaggi: senza imporre limitiall’espansione, non produce gerarchie econsente la costruzione di nuovi isolati ognivolta che se ne presenti la necessità, graziesoprattutto alla sua formazione per moduli.Per quanto riguarda il caso di New York, benpresto la presunta terra illimitata sirivelò al contrario costretta entro isuoi confini naturali di isola e il modellodella griglia dovette quindi oltrepassare lalinea delle coste per approdare sulle terrelimitrofe.Ad ogni modo, le potenzialità della griglia, dasempre evidenti alla popolazione americana,servirono per tracciare indifferentementecittà, lottizzazioni e perfino per disegnare iconfini di uno stato: nel 1785, ThomasJefferson stabilì, infatti, un reticolo daimpiegare come modello di colonizzazione perle terre dell’Ovest.Ognuna delle maglie pensate da Jeffersonconteneva 16 miglia quadrate, a lorovolta divisibili in 2, 4, 8, 16, 32, 64 parti minori.Jefferson sottolinea fin da subito il valoreetico e morale di tale operazione: la grigliainfatti rappresenta non soltanto ordine erettitudine, ma anche eguaglianza, speciefra tutti i territori d’America.Tale convinzione è confermata dal LandOrdinance Act, emanato nel 1785 dalContinental Congress, che stabilisceche ogni territorio americano vengaconcettualmente suddiviso da un’unicascacchiera: la democrazia su cui tuttigli stati d’America si reggeranno d’ora in15figura 15Una vista a volo d’uccello di LowerManhattan del 1942
  • 27. Manhattan: città veloce VS città lenta31planpoi diventa manifesta anche nel suo assettoterritoriale.Proprio secondo lo schema modulare diJefferson, le città del Nuovo Mondo non sarannopiù basate sul vecchio modello europeo fondatosu di un nucleo centrale pressochè autoritario,ma bensì su di una griglia indifferenziata e dallepossibilità illimitate.Al contrario della sua apparente rigidità, ilmodello jeffersoniano, il cosiddetto‘gridiron’, darà vita ad un modelloespansionistico estremamente elastico, prontoa sopportare su di sè le grandi trasformazioni,anche sociali, in atto.Questo potente mezzo di controllo delterritorio conquistò quindi le classi di governograzie alla sua semplicità, efficacia e capacità diadattamento.La grande contraddizione insita in quantoappena affermato nascerà però nel momentoin cui tale griglia verrà applicata alla città diManhattan: qui, l’obiettivo del controllosfocia nel risultato della totalemancanza di controllo stesso.La griglia, lontana dall’essere neutrale, sipresenta come schema puramente concettuale,l’adozione del quale conduce alla nascitadella metropoli; ogni isolato si sviluppa neltempo in maniera completamente autonomarispetto al resto della città, confinato nelle suedimensioni prestabilite, unico in un ‘sistemadi 2028 solitudini’ 15.Ogni lotto contiene in sè infinite possibilitàrelative alla sua costruzione e non può di per sècontenere alcuna indicazione circa l’edificio - oil vuoto - che accoglierà.Le uniche operazioni che la griglia porta con sè eche non essa stessa per natura non può negaresono la divisione - di se stessa in altre parti - ela moltiplicazione - la riproduzione in altezzadi tali frammenti della griglia -, le quali possonoessere impedite solamente dall’esaurirsi delcapitale.Ecco che quindi risulta quasi matematicoaffermare che il grattacielo altro non èche la conseguenza di una delle operazionifondamentali della griglia stessa, in un territoriocome quello dell’isola di Manhattan, di cui ilperimetro rappresenta una sorta di alibi.Rimane allora comprensibile il termine‘delirious’ affiancato dallo stesso Koolhaasalla città di New York: l’enorme sforzo diimposizionedellagrigliacometentativoestremodi organizzazione del suolo, fino all’ultimoisolato, viene contraddetto dall’irriverenteestrusione verso l’alto, gesto irrazionaleche renderà però New York la città piùfamosa e originale al mondo.figura 16Mappa di Chicago del 185715La definizione è tratta dal testo di RemKoolhaas, ‘Delirious New York’,edito dalla Electa, Milano nel 200116
  • 28. manhattan:città veloce VScittà lentala grigliaveloce:il traffico
  • 29. la griglia veloce:
  • 30. Manhattan: città veloce VS città lenta35il trafficoNegli anni successivi alla Zoning Resolutiondel 1916, il potenziamento infinito dellacapienza della città che ne derivò, grazieall’elevazione in altezza delle attività, siriversò interamente sulla struttura viaria,obbligando nuove riflessioni e avviando unaricerca sui possibili metodi di differenziazionedei flussi veicolari e pedonali e sulla gestionedelle tratte degli utenti.Nei suggestivi schizzi di Hugh Ferris del 1929erano già presenti alcune riflessioni circa iltema della gestione dei flussi della circolazionedei cittadini: non era infatti già allora difficileprevedere i successivi livelli di congestione chela città avrebbe raggiunto, superiori a quelli giàvisibili negli anni Trenta del Novecento.Lo stesso Ferris, dopo aver rilevato la questione,propone come soluzione lo spostamento delleprincipali arterie di traffico a livellidiversi, ‘staccandole’ per così dire dal suolo,appese alle costruzioni sui lati delle stesse.Il 1929, anno della grande crisi che portò consé una devastante depressione economica,generò una serie di riflessioni, soprattutto daparte dei membri della Regional PlanningAssociation of New York, circa le lineeguida da adottare per tenere sotto controllolo sviluppo della città, nell’intento di disporrenuove direzioni, in un certo senso piùsostenibili.In realtà, nonostante le molte contraddizioniche nutriva in sé, la ‘Cultura dellaCongestione’ che si stava configurandosempre più prepotentemente affascinava ecomunicava, in tutta la sua novità, una cittàfuturistica, piena e vitale, in cui anche la figuradel grattacielo, che in un primo momentorappresentava il ‘mostro ‘del nuovo secolo,veniva redenta e anzi elevata a possibileelemento di abbellimento della città stessa.Per una proposta più specifica e dettagliatabisogna però aspettare il pensiero di HarveyWiley Corbett, intellettuale e professorepresso la Columbia University, che riproponel’idea di spostare i flussi su più livelli, dividendoin aggiunta le diverse tipologie di traffico.Lui stesso definisce il suo modello una sorta diVenezia rivisitata, in cui le strade si rivelanoessere veri e propri canali, fatti anzichè d’acquadi flussi di traffico.In questa sua visione, gli isolati diventavano insostanza l’equivalente di vere e proprie isole; inquesto modo, però, Corbett trova l’escamotagetale da poter aumentare in maniera maggiorela capacità delle arterie veicolari, non curantedella situazione già abbastanza difficile per ipedoni e gli altri mezzi di trasporto lento.Complessivamente il quadro delle ricerchedei primi decenni del Novecento rivela comel’intenzione di risolvere la questione dellacongestione del traffico fosse in realtà alquantodebole.Un ulteriore protagonista del dibattito si rivelaessere il noto progettista Raymond Hood,il quale propose, attraverso la sua visione di‘Manhattan 1950’, una New York futuristicabasata su megastrutture metropolitaneche avrebbero consentito la gestione del trafficosenza il minimo ripensamento del sistema dellagriglia, ormai considerato non solo consolidato,ma anche pienamente condiviso.Tali strutture si manifestano in colossalioggetti dalle dimensioni titaniche,grazie alle quali gli stessi riescono aneutralizzare il traffico cittadino al loro interno,che scorre quindi frenetico nelle torri da cuiè interamente circondato. Per ogni incrociosi scorgono strutture simili a vere e propriemontagne, che lentamente degradano finoa terra, per confondersi nuovamente conl’ambiente urbano delle strade di New York.01.3La griglia veloce: il traffico“Thomas Jefferson never imagined the rush hour”Michael Sorkin
  • 31. 36la griglia veloce:La sua proposta sembra apparentementerisolvere il problema della congestione, maè facile intuire come questo risulti in realtàun nascondiglio ben escogitato per isolareil problema del traffico in un mondo quasidistaccato, parallelo, da quello reale.Il costruito quindi interviene in soccorso allestrade caotiche e ricolme, attraverso edificiimperturbabili e potenzialmente eterni; ‘...questa città è permanente; non vi è motivo percui questi edifici debbano essere sostituiti. Lastrana calma che aleggia all’esterno èassicurata dalla Grande Lobotomia’ 1.Dopo gli anni Trenta,la costruzione di un sistemadi autostrade a scorrimento velocetutt’attorno all’isola tenta di risolvereparzialmente il problema della congestione:anche in questo caso risulta evidente lasupremazia della griglia stessa che,intoccabile, rimane intatta all’interno dei confinidi Manhattan, senza essere minimamentescalfita.A conferma di questa osservazione, occorrecitare gli sforzi compiuti da Robert Moses 2,che divenne appunto famoso per la sua politicadi implementazione delle cosiddette‘expressway’ al fine di favorire un migliorcollegamento dell’isola con il resto della città eper una più facile gestione del traffico, specienelle ore di punta.A lui si deve la costruzione di alcuni ponti dicollegamento e di tutto il sistema di parkwaysdella città, nonché della costruzione delBrooklyn Battery Tunnel: grazie al potereacquisito lungo la sua presenza all’interno delgoverno della città, New York diventò semprepiù una città basata sull’automobile, una vera epropria ‘car culture’.La griglia, infatti, che fino ad allora avevafunzionato più o meno bene, non era più ingrado di reggere il peso della trasformazionedella città, che in pochi decenni aveva visto piùche raddoppiata la presenza di ampi quartieriresidenziali e commerciali, sempre più legatiagli spostamenti tramite veicoli motorizzati.Le strade, che nel secolo precedente eranorisultate davvero molto efficienti nel trasportoe spostamento di merci e persone tramitecarri e carrozze, ora si mostravano del tuttoinadeguate alla società del XX secolo.La griglia ha iniziato a lavorare meno benedurante la prima metà del secolo scorso conl’avvento delle auto a benzina e dei camion: iponti e i tunnel, che forniscono l’accesso dimassa per l’isola, cominciarono a modificarel’orientamento principale del traffico dell’isolada est-ovest a nord-sud. Le connessioni tra“quartieri alti” e “Midtown” cominciarono aintasarsi, e le vie laterali con loro. Le autostradedi Moses tentarono di risollevare il trafficoda nord e sud, ma, in ultima analisi, hannosolamente aggiunto maggior congestione aduna griglia di strade, non costruita peril movimento longitudinale.In seguito, poi, alla bocciatura dei due progettidi expressway in senso trasversale di Moses- la Lower Manhattan Expressway e la MidManhattan Expressway -, che avrebbero tagliatol’isola da sponda a sponda, Manhattan rimaneancora oggi pervasa da notevoli difficoltà dispostamento in superficie.Si può quindi dedurre che, come lo stessoPeter Marcuse afferma, dal punto di vistadella gestione del traffico, New York City si rivelaessere “one of the worst city plans of any majorcity in the developed countries of the world.”In maniera controversa le ultimeamministrazioni di governo della città hannocercato di fronteggiare questo tema, consoluzioni talvolta alquanto contrastanti,consapevoli dell’importanza di questafigura 1‘Looking Down a Future NewYork Street in 1975’: unaManhattan serena, simile ad unarivisitazione di Venezia, dopo lametamorfosi proposta da Corbett perla gestione del traffico1La citazione è tratta dal testo di RemKoolhaas, ‘Delirious New York’,edito dalla Electa, Milano nel 20012Negli anni Trenta delNovecento Robert Mosesdivenne sovrintendente peril parco e coordinatore deiprogetti di costruzione per lacittà di New York e promosseinnumerevoli progetti, altempo e successivamentemolto discussi, in particolaredal movimento capitanato dallasociologa Jane Jacobs1
  • 32. Manhattan: città veloce VS città lenta37il traffico2figura 2-3Raymond Hood, schizzi per‘Manhattan 1950’3Dal saggio scritto da Michael Sorkintratto dal testo ‘Giving Ground.The politics of propinquity’,edito da Verso, New York nel 19993problematica all’interno del funzionamentodell’organismo vitale della città.Il sindaco Giuliani, in carica dal 1994 al2001, ad esempio, come atto dimostrativo permostrare il suo impegno nella ‘lotta allacongestione’, chiuse il passaggio pedonaletra la 50th street e la Fifth e Madison Avenue,per concedere agli autoveicoli una maggiorelibertà di scorrimento. Tale libertà infatti ,secondo Giuliani, implicava un risparmionotevole di tempo, tale da renderlo una dellepossibili priorità; la separazione dei flussiinoltre è storicamente stata una decisioneconsiderata razionale, legata in un certo sensoal concetto di ‘zoning by use’.Secondo lo studioso Michael Sorkin 3, però,spesso questa forma di rallentamento edi interferenza tra i diversi sistemidi movimento genera le coordinate per unequilibrio di base del sistema urbana, senza lequali perderebbe di fascino.Oggi la velocità dei media e delleinformazioni è considerata la prioritàdella società tutta, determinata dalla scalaeconomica mondiale e dall’ordine politico,gettando nell’oblio la velocità dellavita reale, quella appunto del traffico, delleautomobili e dei pedoni.Potenzialmente, sostiene sempre Sorkin, vi è unlegame etico tra velocità e scopo, unsistema di diritti che premia o meno attraversola velocità in maniera sempre differente.La caratteristica essenziale della città è quelladi produrre ‘propinquity’, prossimità, digenerare una relazione continua tra abitantied ambiente urbano e per questo il tema deltraffico non concerne solamente una questionedi tempistiche e mobilità, ma mette in giocol’assetto sociale della città stessa.Purtroppo però oggi il tema del traffico è vistoesclusivamente dal punto di vista di problematecnologico: l’attenzione degli esperti èfocalizzata sull’invenzione di nuovi sistemi ditrasporto e sulla gestione di incroci e corsie.Lo spazio della città viene ‘affittato’ e invaso daogni sorta di infrastruttura per poter concederel’innegabile diritto di libertà di movimentoin tutta la città; ma proprio Sorkin reclama ildiritto di disassociarsi da tale libertàdi essere all’interno della logica dellavelocità.La risoluzione del problema del traffico infattipotrebbe essere portata avanti attraversol’eliminazione delle ragioni cheportano al movimento: da una parterinchiudersi nell’immobilità totale, dall’altrafare in modo che ogni quartiere contenga al suointerno tutto il necessario per una vita socialeed economica di successo.E in fondo in questo momento storico l’Americasi sta popolando di tutta una serie di nodi cheattirano il flusso: dai centri commerciali allestrip fino ai suburbs, ognuno di questi luoghi èpensato per essere un nodo di questo flusso,esplicitamente fatto di spostamenti veicolari.Essi, nel loro complesso, costituiscono quasiun ‘landscape’, un paesaggio, componibile epercepibile solo attraverso l’auto, idealizzata adoggetto di identità personale e non più di lusso.Ogni misura presa per facilitare lo scorrimentoe lo spostamento in automobile si basa su diuna politica della separazione dei flussi, poichélo spazio dell’auto predomina su tutti ed entraobbligatoriamente in conflitto con gli altri.Lagriglia jeffersoniana,sullaqualeèbasatala pianificazione del suolo americano, infatti,non genera solamente una distesa infinita diquadrati pronti per essere ‘riempiti’, ma produceinoltre innumerevoli intersezioni,che, per essere risolte dal punto di vista del
  • 33. 38la griglia veloce:traffico, necessita di molteplici negoziazioni,che in numero elevato diventano veri e propriimpedimenti.La congestione dopotutto altro non è cheun malfunzionamento di organismo vitalechiamato città, che fin dalla sua nascita portacon sé una malformazione genetica, la grigliastessa: nel momento in cui la domandasupera l’offerta, ecco che nasce la necessitàdi attraversare la città da parte a parte piùvelocemente, utilizzando i vuoti stessi che lacittà possiede - 12 avenue e 155 streets -.La forma stessa degli isolati, alquantoallungata, ha portato alla definizione di unnumero di strade longitudinali rispetto all’isolaassai scarso: gli spostamenti, legati alle attivitàprincipali della città da raggiungere,risultano quindi difficoltosi e la durata deglistessi si allunga notevolmente.La griglia dunque chiama in campo non più solola terza dimensione -l’altezza degli edifici- mauna quarta, il tempo.Secondo la ricerca di Fabio Casiroli,esposta nel testo ‘Khronopolis: cittàaccessibile, città possibile’ 4, la griglianecessita di una nuova lettura e di nuoveforme di organizzazione spaziale delmovimento capaci di potenziare al massimol’efficacia del sistema.Casiroli suddivide la città di New York, tenendoquindi in considerazione tutta la metropoli e nonsono l’isola di Manhattan, in 4 città differenti,a seconda dei 4 macro gruppi di attività che lacittà nella sua totalità svolge maggiormente: lacittà del lavoro; la città della cultura;la città dello sport ; infine, la cittàdello svago.La città del lavoro si presenta essere alprimo posto nella scala dei valori dei newyorkesie pertanto rappresenta un tassello importante,specie durante le famose rush hours -le ore dipunta, quelle del lavoro d’ufficio -, del trafficoglobale nella città, attirando utenti da tuttal’area metropolitana.Le percentuali indicano che il 30% di tali utentipreferisce giungere a lavoro in automobile,mentre un buon 54% predilige i mezzi pubblici.Una situazione inversa è invece quellarappresentata dal diagramma relativo alla cittàdello sport e dello svago, mentre quella dellacultura presenta una situazione non lontanadalla parità.Il modello proposto da Casiroli cerca didelineare i contorni di una città nella qualela localizzazione delle funzioni e l’offertadi trasporto siano tali da garantire tempi dispostamento brevi, urbani appunto, entro i 45minuti.Funzioni e connessioni rappresentano i duelayerfondamentaliattraversoiquali ripensarei flussi urbani, alla scala del quartiere, allascala urbana e a quella metropolitana.Il modello studiato da Casiroli si pone comeobiettivo quello di poter essere applicato inqualunque città e tra queste vi è anche NewYork, che, con la sua maglia ortogonale moltoparticolare, più estesa in senso longitudinaleche in senso latitudinale, richieda una soluzionead hoc.L’esercizio che viene da lui compiuto imponeche la situazione del traffico venga verificataisolato per isolato, consentendo ai mezzipubblici una circolazione bidirezionalee riservando ai veicoli privati unacircolazione a sensi unici alternati,ormai molto usuale a Manhattan.Questa dunque la soluzione per i movimentirelativi alla gestione del traffico nel quartiere,mentre gli spostamenti a scala urbana sarebberimandati al mezzo della metropolitana e quelloa scala territoriale risulterebbero infine difigura 6Diagrammi circa la percentualedi spostamenti in auto e quellain mezzo pubblico in relazioneal tipo di attività da svolgere,prodotti da Fabio Casiroli4Fabio Casiroli, ‘Khrónopolis.Città accessibile, cittàp o s s i b i l e - K h r ó n o p o l i s .Accessible city, feasible city’,edito da Idea Books, Milano,nel 20086
  • 34. Manhattan: città veloce VS città lenta39il trafficocompetenza dei mezzi ferroviari, più rivolti allaregione.La viabilità est-ovest si concentrerebbe inoltresu tre linee principali che vanno da fiume afiume, attraversandoli, da qui poi si diparteuna viabilità di carattere minore che facilitala distribuzione dei microflussi all’interno delquartiere; dall’altro lato invece la mobilità nord-sud più importante verrebbe rimandata allearterie autostradali già presenti lungo le spondedei due fiumi stessi.Le riflessioni finali che scaturiscono da talemodello sono essenzialmente rappresentatedall’importanza rivestita dai modelli ditrasporto urbano nell’ottica della diminuzionedella congestione del traffico stradale.Il problema di tali modelli è che essi risultanoessere il più delle volte modelli statici e mono-dimensionali, che non tengono conto dellacomplessità legata alla vita urbana e aglispostamenti ad essa connessi.Chiaramente il modello proposto da Casirolinecessiterebbe di una verifica praticaper comprovarne la validità, ma quello chevi è di positivo da osservare è proprio il suotentativo di fotografare una realtàestremamente dinamica come quella diNew York e allo stesso tempo di sintetizzarla inspostamenti veloci e congruenti con le attivitàpresenti, sfruttando le possibilità offertedalla griglia stessa.Ad oggi, una delle soluzioni più intraprese,accarezzata dall’amministrazione newyorkesedel sindaco Michael Bloomberg, ma ancheda quelle delle maggiori città del mondo, èquella della famosa ‘congestion charging’,ovvero la tassazione di alcune strade al finedi scoraggiarne l’utilizzo; tale tecnica in alcunicasi ha portato alla riduzione anche del 20%del traffico, ma ha acceso un dibattito circa lalegittimità di tale azione da parte del governo,considerando soprattutto la valenza e laproprietà pubblica delle strade in questione.Tale strumento è già stato utilizzato dallacittà di Londra, ma New York al momentopreferisce adottare altre tecniche, quali quelladi implementazione di sistemi di trasportoesistenti, pubblici e non, o di utilizzo di sistemialternativo di spostamento.Per questo, negli ultimi anni, nell’otticasoprattuttodiraggiungeregliobiettiviperilpianoproposto per il 2030 di una ‘GreeNYC’5, sonostate incentivate nuove forme di spostamentocome l’utilizzo della bicicletta - incentivato daun numero sempre maggiore di piste ciclabili,di aree verdi e di pezzi di strada chiusi al trafficoveicolare - o come l’introduzione di una nuovaforma di taxi-sharing - la condivisione cioèdello stesso taxi per alcuni tratti di strada,con la possibilità di divisione del prezzo delservizio -, quest’ultimo però visto ancora consguardo scettico dalla maggiorparte dei cittadininewyorkesi che sostengono di utilizzare il taxiproprio per la rapidità e libertà di spostamentoche consente.La politica americana in fondo altro non è che‘fondata non sulla fantasia generatadalla collettività, ma sul diritto diessere lasciati soli’6: ecco perchè permanenelle più grandi città d’America una logica deltrasporto molto individualista.In un certo senso Manhattan ha il privilegio,a causa della sua forma urbana - una grigliasu di un’isola molto ristretta - , di avere lanecessità di ripensare completamente il suosistema di trasporti, di gestione del traffico e diinterconnessione degli spazi urbani della città, apartire da quelli pubblici.Una nuova sfida per il XXI secolo, acui la città stessa non rinuncerà.7figura 7Diagrammi circa la modalitàdi spostamento all’internodella griglia newyorkesedel quartiere di MidtownManhattan, prodotti da FabioCasirolifigura 8Diagramma che mostra letipologia di mezzi utlizzatinelle pincipali città americaneper gli spostamenti urbani,rintracciabile sul sito http://www.infrastructurist.com/5Per maggiori informazioniconsultare il sito http://www.nyc. gov/html/greenyc/html/home/home.shtml6Citazione tradotta tratta daltesto di Michael Sorkin, ‘GivingGround. The politics ofpropinquity’, edito da Verso, NewYork nel 19998
  • 35. manhattan:città veloce VScittà lentala griglialenta:i neighborhoods
  • 36. la griglia lenta:
  • 37. Manhattan: città veloce VS città lenta43i neighborhoods01.4La griglia lenta: i neighborhoods“Nel perimetro di un solo isolato intorno a casa mia stava tuttal’avventura del mondo, nell’arco di un miglio tutti i paesi stranieri”John ReedLe mappe che potrebbero essere elaborateper la città di Manhattan sono infinite, a causao grazie alla natura variabile e dinamica dellacittà stessa, e risulta quindi complessoe ardito dare una definizione univocadella composizione dei quartieridella città e incasellarli in una mappa turisticacostruita con rigore.Proprio tale complessità d’altra parte costringead una sintesi del luogo e a mappe forzate, chevariano di anno in anno, di versione in versione.Una delle suddivisioni più popolari delle areedella città deriva dalla classificazione geograficadowntown, midtown, uptown, ormaiclassica tra le città americane, radicalmenteopposta a quella europea, basata sullaformazione della città circolare rispetto ad unnucelo storico centrale.Le città americane infatti basate su di unosviluppo lineare lungo un asse, checoincide solitamente con la ‘Main Street’,si presentano come città aperte, controquelle chiuse europee, i cui assi diventano viedi scorrimento interno, contrapposti agli assiradiali della maggiorparte delle città europee.Ecco quindi da qui la spiegazione dellasuddivisione della città in tre fasce successive,che nel caso di Manhattan sono rese piùsfaccettate dalla conformazione a isola dellacittà.Semplificando, downtown può essereconsiderata la parte meridionale dell’isola finoalla 14th Street; midtown il brano di città che vadalla 14th Street al lembo inferiore di CentralPark; uptown tutta la fetta di città che si trova aldi sopra della 59th Street 1.Per Manhattan inoltre downtown rappresenta ilnucleo originario, midtown una fascia centraledi ‘trapasso’, mentre uptown l’ultima fasciain senso cronologico di completamento deltessuto.Questa suddivisione operata a grandi linee sututta l’isola non tiene però conto delle diverserealtà compresenti delle tre fasce, che possonodunque a loro volta essere suddivise in vere eproprie comunità, ‘unità di vicinato’ - icosiddetti neighborhoods appunto-,costituiti da ritagli nel tessuto dellacittà, pressochè netti, dai confini chiari cheperò subiscono variazioni con il passare deltempo e delle politiche sociali e culturali.New York, città di individui, città dura,aspramente individualista, si rivela essereuna città fatta anche di gruppi, divillaggi, di comunità riunite assiemeda tradizioni, origini, lingua ecultura dopo la fuga oltreoceano degli annidell’immigrazione.Questi quartieri, nati storicamente nellamaggiorparte dei casi come veri e proprighetti, si sono trasformati in insiemi di vie,scorci, viste e densità specifiche, insostituibilie altamente riconoscibili di tutta l’isola: LittleItaly come Chinatown, Harlem come il CivicCenter, l’Upper West Side come l’Upper EastSide rappresentano tutti delle piccole isole2a se stanti, ben marcate da confini davveropercepibili.All’improvviso infatti le strade ‘di confine’si spaccano in due per appartenere a dueuniversi paralleli, che coesistono il più dellevolte pacificamente, in un confronto evidenteche senza negazioni o scuse si manifesta anchesotto gli occhi del più ignaro turista.Alcuni di queste strade non raramenteospitarono anche scontri e ribellioni, disordiniurbani frutto di quelle tensioni fra comunitàcheoggisembranomenoevidentimachetuttoraesistono: una storia, quella di Manhattan, fatta1Discussione tratta dal testo diMario Maffi, ‘Sotto le torri diManhattan’, Rizzoli, Milano, 19982Si fa riferimento ai contenuti delCapitolo 3 di progetto della tesi
  • 38. 44la griglia lenta:12di contrasti, talvolta anche violenti, che sonoperò oggi tratto caratteristico di una metropolisempre in movimento e sempre diverse, dallemille sfaccettature.Queste facce diversificate della città non siriflettono solo nella suddivisione dei diversiquartieri - suddivisione che negli anninon solo è diventata ufficiale, maanche formale, poiché ha determinato lanascita di molteplici associazioni e istituzioni ditutela e progettazione di interi distretti - , ma sipercepiscono anche attraverso i suoni che sidiffondono nelle strade.Il suono della città tutta si compone di diversevoci, caratterizzate da molteplici slang incontinua mutazione, derivati dalle decine dilingue parlate: irlandese, tedesco, italiano,yiddish, cantonese, arabo, spagnolo e tuttele derivazioni ancora interne a questestesse lingue. Passeggiando per la metropolirisuonano suoni ibridi e mescolanze linguisticheche riflettono la varietà di razze e culturecompresenti ormai da secoli.Le carte diffuse in sostanza non possono essereconsiderate definitive e i confini, seppurdi anno in anno ben marcati, sonolabili e provvisori e cambiano anchein virtù di motivazioni economiche edemografiche.Proprio in virtù dell’assialità verticalepredominante le suddivisioni applicate aiquartieri seguono nella maggiorparte dei casistrade trasversali intermedie che si estendonoda est a ovest, che quindi cambiano carattereman mano che attraversano neighborhoodsdifferenti.Alcuni di questi villaggi vivono ancora oggidel mito che di loro si è diffuso nei decennipassati ed è da evidenziare una progressivaomogeneizzazione degli interventi diriqualificazione, che ormai riguardano nonsolo l’isola di Manhattan, ma anche i rimanentiquattro boroughs.Ma è proprio nei quartieri in cui si colgono lecontraddizionipiùforticheèpossibileriscontraremaggiori indizi circa le differenze culturaliche popolano la città: anche e soprattutto learchitetture dei quartieri parlano del passato diquesti fazzoletti di terra, tra murales e caseggiatiin ristrutturazione, grattacieli e nuovi cantieri,case popolari e infrastrutture, residenze di lussoe uffici multipiano.Spesso inoltre alcuni di questi quartierifigura 1Mappa stampata e prodotta dallatipografia Oak Posters, della designerJenny Beorkrem, con l’obiettivo difar scaturire un maggior senso diappartenenza culturalefigura 2Mappa elaborata con tecnica astratta econfini non corrispondenti a quelli reali
  • 39. Manhattan: città veloce VS città lenta45i neighborhoods43figura 3Mappa elaborata con tecnica astratta econfini non corrispondenti a quelli reali,con indicazione delle maggiori strade diconfine tra i quartieri stessifigura 4Mappa elaborata con tecnica astratta econfini non corrispondenti a quelli reali,con individuazione dei diversi quartieritramine una nominazione più dettagliatanascondono, anche nel loro sottosuolo,una serie di abitanti considerati‘undesiderables’ per la città, che restanoquindi invisibili, chiusi nei recinti nonnecessariamenti protetti di quartieri come ilLower East Side o Harlem.Altrettanto spesso questi quartierivengono considerati non facenti partedella città stessa o da rimuovere o daconcepire come ‘errori’ della città stessa: ed èinvece porprio qui che si concentra l’anima dellacittà, è qui che si avvertono radici, storia eidentità.Identità: il riconoscere se stessi e parte di unadeterminata civiltà nella vita dei marciapiedi,delle strade, nella mescolanza delle culture e inquel senso di comunità che si coglie anche nellametropoli della solitudine - quella dei 2028isolati -, in cui tutto sembra disgregarsi.Il Lower East Side, ad esempio, divenne ilquartiere immigrato per eccellenza, il cancellod’ingresso nell’epoca in cui New York eraconsiderato il punto di approdo verso il paesedei miraggi. Le condizioni del quartiere a iniziosecolo erano sotto i minimi accettabili, mal’ambiente fervido e frizzante del quartieredivenne presto il laboratorio in cui vannoricercati gli inizi del cinema e dello spettacolopopolare, del teatro, della pittura realistaamericana e le prime sperimentazioni dellaletteratura del modernismo, il giornalismopolitico e la fotografia sociale.Tutte queste forze non rimasero confinate nelquartiere ma anzi si diffusero rapidamente oltrei confini dello stesso per arrivare ad influenzaretutta la città di New York e l’America stessa, eformare così il ‘900 conosciuto.Un esempio fra tanti, da confrontare conl’Harlem afro-americana di colore,Chinatown e Little Italy e il Village,anch’esso caratterizzato da tensioni e storiesociali, che fu testimone di esperienze come ibeats, il folk revival, e il jazz.Non rimane quindi che indugiare tra le viedi questi luoghi per comprenderne appienol’essenza ed arrendersi al fatto che ogni strada diNew York non possa essere intrappolata in unadefinizionepermanentedellesuecaratteristichee dei suoi abitanti.
  • 40. 46la griglia lenta:Il distretto finanziario, che comprende gli uffici e sede dimolte delle più importanti istituzioni finanziariedella città, tra cui il New York Stock Exchange e il FederalReserve Bank di New York, ha una popolazione residente dicirca 56.000 ab. Durante il giorno, la popolazione si dilatasino a circa 300.000 ab e i residenti sono in continua crescita,così come alcuni edifici si stanno trasformando da uffici inresidenze.Le caratteristiche del distretto sono quelle proprie deiquartieri d’affari, con una presenza alta di sedi e uffici disocietà: lo spazio pubblico infatti scarseggia e leattività presenti riguardano principalmente laristorazione a servizio degli impiegati.La via simbolo dell’area è Wall Street, antico confinedella città prima dell’espansione oltre le mura. La densitàcaratteristica è quella propria dei distretti d’affari, con edificialti e torri monofunzionali.financialdistrictciviccentertribecaIl quartiere, cuore dell’attività politica dell’intera isola, vistala presenza di City Hall, la sede municipale di NewYork, rappresenta il fulcro delle proteste e rimostranzedi tutti i gruppi e le comunità dell’isola. L’intera area siconcentra attorno al City Hall Park, che rappresentaanche l’unica strada di imbocco del ponte di Brooklyn, nellasua via pedonale.Anche se non molto ampio, il quartiere rappresenta unpunto di riferimento, anche per ciò che riguarda la mobilitàin tutta l’isola, rappresentandone un po’ il capolinea primache il sistema metropolitano si estenda al di fuori dei confinidell’isola.Tutte le funzioni giuridiche si addensano nel quartieree ne determinano la vocazione, rendendolo estremamenteconnesso al quartiere del Financial District. In questo branodi città la Broadway rappresenta la spina dorsale del tessutourbano.Risultatodelleinizialidelleparole“Triangle below CanalStreet”, questo quartiere è caratterizzato dalla presenza dinumerosi studi di vario genere alternati a residenzedi alto livello. L’antica anima industriale della zona siè velocemente convertita in edifici di pregio architettonicomano a mano che i valori degli immobili si innalzavano edora un’area ordinata e ripulita, la cui immagine riflette latipologia di abitanti presenti, per la maggiorparte bianchi eamericani.L’intera area è ormai divenuta distretto storico, con una granmoltitudine di edifici dichiarati ufficialmente landmarksdalla città.Il tessuto si fa sempre più simile alla griglia del resto dellacittà, ma presenta alcune commistioni con la rete viaria delFinancial District e una differente inclinazione derivata dallavicinanza alla costa, da cui è distanziata tramite la partefinale dell’highway che proviene dal nord dell’isola.
  • 41. Manhattan: città veloce VS città lenta47i neighborhoodschinatownsohonohoCome la maggiorparte dei quartieri popolati da cinesi nelmondo, anche questa Chinatown è in parte costituita daelementi residenziali e in parte a destinazione commerciale.Le unità residenziali sono rappresentate da edifici vari, alcunidei quali anche di cento anni fa, nei quali non è difficiletrovare condizioni di vita di basso livello, con bagniin comune e stanze prive di luce.La maggiorparte della popolazione è di origine cinese,proveniente della regione del Guandong e da HongKong, e in una fase iniziale dello sviluppo del quartiere fuprincipalmente popolato da gangsters e gruppi violenti.L’unico parco presente è Columbus Park, nato propriosopra la piccola piazza dei Five Points, luogo di leggende estorie truci e di violenza della Manhattan di inizio Ottocento.Nella prima metà dell’Ottocento, Soho, letteralmente ‘a suddella Houston’, era popolato da numerosi bar e locali,frequentati soprattutto da uomini a partire dal sabato seraal lunedì mattina. A fine del Ventesimo secolo l’area venneinvece popolata da artisti che qui potevano trovarenumerosi e ampi spazi di lavoro, ma nel tempo il processodi gentrificazione e riqualificazione di tutta downtownManhattan portò ad uno sviluppo dell’area ormai lontanodall’anima artistica originale. Per un certo periodo il governodellacittàstessadecisedisostenerel’immaginedelquartiereconsentendo la residenza effettiva solo agli artisti e alle lorofamiglie, ma non fu comunque sufficiente.Oggi infatti l’intero quartiere, specie nel suo affaccio sullaBroadway, ma anche nelle vie interne, è letteralmentepreso d’assalto dai negozi e ristoranti delle migliori marche,rappresentando il quartiere più alla moda e delloshopping.Noho, il quartiere ‘a nord di Houston’, è il villaggiodella città più composto da edifici convertiti e trasformati insplendidi loft, ad oggi tra i più cari e desiderabili di MidtownManhattan e che contribuisce così al mantenimento deiprezzi molto alti del mercato immobilire della zona.Gli edifici dell’area ricordano il passato commercialedel quartiere e il loro pregio è altamente riconosciutodalla Commissione per i beni storici della città: oggi quindi ilpaesaggio visibile al suo interno è quello di un’alternanza difacciate in marmo, mattoni a vista, ferro e terracotta.Al suo interno si trovano alcune università di prestigio e nellaparte più a sud include anche ciò che è rimasto dell’anticoquartiere di Little Italy, ormai ridotto a poche strade, benripulite e turiste che sconfinano ormai in pure vetrine.Perproteggerel’identitàdelquartiere,ociòcheneèrimasto,anche in questo caso è nata un’associazione spontanea perla sua difesa e salvaguardia.
  • 42. 48la griglia lenta:chelseagreenwichvillagegramercy‘Il Village’, così come viene chiamato questo neighborhood,si presenta come un quartiere soprattutto residenziale, perlo più abitato oggi da famiglie della upper middleclass, ma un tempo capitale bohemien dell’isola e culla delmovimento della Beat Generation.Come per gli altri quartieri della città, i lati caratteristici efolkloristici dello stesso diventarono presto la sua condannaa morte, verso la gentrificazione.La piazza più rinomata e famosa dell’intera area èWashington Square, recentemente risistemata, e fino apochi anni fa devastata dallo spaccio e dal crimine.Ancora oggi conosciuto per i suoi numerosi locali di jazz,molto animato di notte, si trasforma in una tranquilla oasiresidenziale di giorno, caratterizzata da edifici a cinque o seipiani.Popolato da artisti, oggi molto lontani da quelli cheforgiarono il quartiere di Soho, ogni strada di Chelseasi affolla di curiosi e appassionati alla ricerca dell’ultimaopera d’arte o dell’artista all’ultima moda, tra i capannonifinemente e costosamente recuperati, sotto l’ombra di unodei pochi spazi pubblici rimasti, l’highline.Nella sua parte più vicina alla costa, si trasforma nellacittà dello sport, in cui tutti i pontili e i piers sul fiumesono stati recuperati e convertiti in immensi edifici adibiti acampi al coperto e sale e palestre di allenamento.Il tutto contornato da una linea verde, attrezzataanch’essa per lo sport e il passeggio sul lungofiume, che si estende quasi ininterrottamente a partire daBattery Park City fino a qui.Conosciuto fin dal Ventesimo secolo come centro delleattività manifatturiere e della moda, condensa in meno di unmiglio quadrato la maggiorparte degli showroomsdella City e ospita i più noti brand del mondo dellamoda, nel famoso tratto della Fifth Avenue che terminanell’inizio di Central Park.Inizialmente occupato anche dalle sedi di produzione di taliprodotti manifatturieri, venne in breve tempo riconosciutocome il quartiere adatto ad ospitare edifici lussuosi ad altorendimento immobiliare e presto gli ultimi residui industrialivennero rimpiazzati con edifici appariscenti e firmati ad hocdai brand che rappresentano.Moltovicinoalleprincipalistazionidellacittà,PennsylvaniaStation e Grand Central Terminal, è il quartiere chepiù spesso ospita i primi sguardi dei visitatori stranieri e deiviaggiatori più in generale e rappresenta la più grande elussuosa vetrina della città.
  • 43. Manhattan: città veloce VS città lenta49i neighborhoodstheaterdistrictupperwestsideinwoodCollocato nella Midtown Manhattan, il Theater Districtrappresenta il simbolo più conosciuto della GrandeMela: nato come quartiere malfamato costellatoda locali a luci rosse e dimora delle prostitute,è stato progressivamente risistemato, piano piano chel’immagine di icona si faceva strada.Attraverso gli ultimi interventi di pedonalizzazionedel tratto di Broadway che attraversa il quartiere,quest’ultimo si sta progressivamente trasformando inun’area di accoglienza e intrattenimento dei turisti, sia digiorno che di notte.Motivo per cui l’area è quasi completamente priva di edificiprettamente residenziali, anche a causa dell’alta densitàdella stessa.Oggi allo stesso livello dell’Upper East Side, il quartiere nascecome ghetto per spagnoli provenienti dall’America Latina enel tempo si è trasformato nell’area più residenziale per laclasse media americana.Rigidamente ancorato alla griglia, si trova lambitosul lato del fiume dal Riverside Park, tra i parchi linearipiù ampi dell’isola, che attrezza con uno spazio pubblicomolto utilizzato l’intera comunità.Gli elementi di maggior spicco sono costituiti dal complessodel Lincoln Center e dal Museo di Scienzenaturali, attrazioni turistiche e non dell’intera area. Alconfine nord invece si colloca una delle maggiori universitàdell’isola, la Columbia University, che con il suo campuse le sue proprietà immobiliare possiede gran parte degliedifici dell’area nord del quartiere, popolandolo di studentiuniversitari.Inwood è il neighborhood più anorddell’isola di Manhattan,circondato dall’acqua su tre lati e morfologicamentecollinoso, con poche connessioni con il tessutostradale del resto di Manhattan.L’ Inwood Hill Park contiene l’ultima foresta naturaledell’isola ed è gettonatissima meta nei fine settimana.Confina a sud con Washington Heights, quartiereprevalentemente abitato da ispanici di Santo Domingo.In Washington Heights si trova il punto naturale più alto diManhattan, già sede di Fort Washington, una fortificazionecostruita per difendersi dagli Inglesi durante la RivoluzioneAmericana.La popolazione di Hamilton Heights, invece, ancora più asud, è composta da professionisti neri benestanti.Nel quartiere si trovano il City College di NY, il DanceTheatre of Harlem e The Harlem School of Arts.
  • 44. manhattan:città veloce VScittà lentabroadway:dalle origini allapedonalizzazione
  • 45. la broadway: dalle origini
  • 46. Manhattan: città veloce VS città lenta53alla pedonalizzazioneBroadway, come suggerisce il nome, è senzadubbio il più ampio viale di tutta lacittà di New York: esso infatti si sviluppanon solo per tutta la lunghezza di Manhattan,ma prosegue per un certo tratto anche nelBorough del Bronx.É inoltre, senza dubbio, una delle arteriepiù antiche della città, poiché non solorisale ad una via appartenente ai tracciatidel primo insediamento di New Amsterdam,ma deriva anche da un sentiero tra quelli giàpresenti, spontaneamente derivati dai tracciatiindiani.Il nome di Broadway è la traduzione letteralein inglese del nome olandese ‘weg Breede’,appunto ‘strada che porta al di fuori’.Quellache oggitraisuitrattipossiedequellocheospita i teatri più famosi al mondo, era in origineil ‘Trail Wickquasgeck’: questo percorsooriginariamente serpeggiava attraverso paludie rocce lungo tutta la lunghezza di Manhattan,maconl’arrivodegliolandesi,ilsentierodivenneben presto la strada principale che attraversaval’isola, dall’estrema punta meridionaleall’estrema punta settentrionale.Nella metà del XVIII secolo, parte dellaBroadway, nel tratto situato nella parte bassa diManhattan, era nota come Great George Street.Nel XVIII secolo, la Broadway arrivava fino allemura di Wall Street, ed assume il nome di PostRoad proseguendo verso est e di BloomingdaleRoad dirigendosi sul lato ovest dell’isola.Nel tardo diciannovesimo secolo la parteampliata e pavimentata di Bloomingdale Roada nord di Columbus Circle venne chiamata ‘TheBoulevard’, ma il 14 febbraio 1899 ilnome di “Broadway” venne esteso atutta la strada vecchia e nuova.Da quel giorno Broadway divenne l’arteriafondamentale della città, che attraversa tutta lalunghezza dell’isola di Manhattan, da BowlingGreen, estrema punta sud, fino all’ InwoodPark, punta settentrionale dell’isola.La sua peculiarità attuale è inoltre quella diprediligere una determinata direzioneall’interno della rete viaria dellacittà: essa, infatti, a sud di Columbus Circle,è una strada a senso unico in direzione sud,mentre a nord dello stesso diventa a più corsieper entrambi i sensi di marcia.A partire dal 2009, per volere del sindacodella città Michael Bloomberg, il trafficoveicolare è stato vietato a Times Square, tra la47th e 42nd Street, e in Herald Square tra la 35the la 33th Streets, all’interno di un programmadi pedonalizzazione di alcuni tratti delle viedi Manhattan, nell’ottica di salvaguardare lasicurezza dei cittadini, siano essi pedoni ociclisti.Broadway è quindi un vero e proprio percorsonord-sud, che corre parallelo al fiume Hudson eprecede la griglia che il Commissioner’s Plan del1811 aveva imposto a tutta l’isola; Broadway,invece, attraversa diagonalmente tuttaManhattan, e le sue intersezioni con le stradetrasversali diventano talvolta contrassegnateda ‘piazze’, in alcuni casi semplici ritagli efazzoletti di terreno -come il caso stesso diTimes Square-, che però hanno prodotto alcuneinteressanti e ardite architetture, come ilFlatiron Building.La prima parte della Broadway, se si parte dallapunta meridionale, quella che ha origine inBowling Green e che giunge fino a City Hall Park,è da sempre considerata il luogo storico per le‘ticker-tape parade’ della città, ed è spessochiamata il ‘Canyon degli Eroi’, propriodurante tali eventi.01.5La Broadway: dalle origini alla pedonalizzazione
  • 47. 54la broadway: dalle origini1figura 1Vista della Broadway verso nord , daCortlandt e Maiden Lane, New York City,1885–87, pubblicata da James J. FogertyFino al 1825 l’area residenziale della zonacorrispondente all’attuale Tribeca eraconsiderata come una delle più belle e appetibilie così anche gli spazi commerciali sullaBroadway; in seguito però il riempimento dellearee della costa con gli scarti di terra prodottitriplicarono l’area, con il risultato che ora la rivadell’Hudson si viene a trovare molto più a ovest,al di là di TriBeCa e Battery Park City.Broadway, oggi con maggiore consapevolezza diuncentinaiodiannifa,segnaanche,adesempio,il confine tra il Greenwich Village e l’EastVillage, passando per Astor Place.Allo stesso modo molti altri quartieri la vedonocome una vera e propria linea di confine: si trovaa pochi passi da lì la New York University, vicinoa Washington Square Park, che a sua volta siaccosta alla Grace Church, considerata un veroe proprio ‘turning point’ del boulvard.Da qui in poi infatti la Broadway comincia ilsuo percorso inclinato, determinandouna forma urbana caratteristica eparticolare, che si rifletterà anchenella suddivisione dei nieghborhoods.Dove la Broadway incrocia la 14th Street nasceUnion Square, la piazza centrale dell’isola,l’ombelico di molte delle linee metropolitaneche giungono da fuori isola; essa continuail suo corso diagonale uptown dalla piazzastessa, ma dal suo lato a nord-ovest. Perquesto, formalmente, Union Square è l’unicaposizione in cui la Broadway proseguediscontinuamente il suo percorsoverso la conquista dell’isola.Nella Madison Square, sulla quale si affacciail volto longilineo del Flatiron Building, laBroadway incrocia longitudinalmente la FifthAvenue e trasversalmente la 23rd Street.Alla successiva Herald Square, Broadwayincrocia invece la Sixth Avenue -la cosiddettaAvenue of the Americas-.É qui che si trova il Macy’s DepartmentStore, situato all’angolo occidentale di HeraldSquare appunto, è uno dei famosi magazzinipiù grandi al mondo, simbolo di un’era fatta diconsumismo e capitalismo di cui tutta la città èfiglia.Il famoso tratto vicino a Times Square,rappresenta la Broadway più conosciuta efamosa -e inflazionata-; nel punto in cui lastrada incrocia la Settima Avenue è la sedepreferenziale di molti teatri di Broadway, etutta l’area in generale è un crogiuolo di attivitàcommerciali, rivolti alla larga scala e ad unvasto pubblico, costituite tutt’attornoal business del teatro, del cinema edell’intrattenimento più in generale.Questa zona di Manhattan è spesso chiamataper questo motivo appunto il quartiere deiteatriola Great White Way,unsoprannomeoriginario proveniente da uno dei primi film chevennero proiettati nella zona.Proprio a causa della sua vocazionetutta l’area è tappezzata di cartellonie insegne pubblicitarie che nedimostrano l’anima dedicata alturismo e al divertimento di massa,vetrina succulenta per i grandi colossi e legrandi marche, sempre disposte ad avere unabase di appoggio nella piazza - o nello spiazzo -più famoso al mondo.Nato come quartiere a luci rosse vero e proprio,a fine degli anni Novanta Times Square èemersa come un centro turistico per famiglie,secondo un processo cosiddetto didisneyficazione che ha caratterizzatola maggiorparte degli spazi pubbliciamericani , trasformandoli in spazi omogeneie piatti.
  • 48. Manhattan: città veloce VS città lenta55alla pedonalizzazione2figura 2Disegno del 1868 tratto da EricHomberger, “The Historical Atlas of NewYork City: A Visual Celebration of Nearly400 Years of New York City’s History”,proposta per il ‘arcade railway’A sud-ovest di Central Park, la Broadwayattraversa la Eigth Avenue e sul limite sudoccidentale del parco vede la nascita di ungrande centro commerciale proprio nellarotonda del Columbus Circle.A nord dello stesso, da questo punto in poila Broadway mantiene una sezionecostante caratterizzata da un ‘mall’centrale -sono nate in seguito specificheassociazioni per la salvaguardia di tali spazie per la loro progettazione-: tali spazi,apparentemente con la sola funzione dispartitraffico, rappresentano invece non soloun contributo al verde dell’area, abbastanzascarso, ma anche utili spazi dotati di poche mapresenti panchine per la sosta.All’incrocio di Columbus Avenue e la West 65thStreet, Broadway ospita la famosa JuilliardSchool e il Lincoln Center, entrambi puntidi riferimento per il mondo delle arti e dellospettacolo raffinato, che ogni week end vedeuna folla fatta dalla popolazione benestantedella città accalcarsi davanti all’entrata dellostesso.Nel corso della sua intersezione con la 78thStreet, la Broadway che continua il suo viaggioverso il Bronx diviene la diagonale chetaglia il tessuto compatto della grigliaottocentesca e si snoda tra gli edifici lussuosidelle nuove residenze per la upper middleclass americana.Più ancora a nord, la Broadway segue lavecchia Bloomingdale Road e rappresentala spina dorsale principale della Upper WestSide, passando per il campus della ColumbiaUniversity posizionato sulla 116th Street ecosteggiando il parco di Morningside Heights.A pochi passi comincia il quartiere di Harleme di Spanish Harlem e anche in questo casola Broadway si colloca in prossimità di teatri escuole di arte, danza e musica -soprattutto jazz-, tra edifici tradizionali in brownstone e nuovipalazzi residenziali di poco pregio.La Broadway si conclude quindi nelverde dei quartieri più residenziali ea bassa densità del nord dell’isola,dopo essere partita da quelli più densie costruito della parte settentrionaledella stessa: eclettica nel suo rapporto conil contesto, la strada però rimane pressochéuguale nelle sue dimensioni e nel suo ruolo,con l’unica differenza della variazione a metàpercorso del senso di marcia.Broadway era una volta infatti una stradaa doppio senso di marcia per tutta la sualunghezza, fatto che la elevava ad arteriaportante del traffico della città in direzionenord-sud.Lo stato attuale, invece, che vede una direzioneverso sud prevalente a partire da ColumbusCircle, a partire dalla 59th Street, è frutto di unprocesso per steps, cominciato il 6 giugno 1954.Negli anni, infatti, alcune restrizioni legateal traffico delle strade adiacenti la Broadwaynel tratto di Midtown hanno implicato unrimodellamento della sezione della stessa,che quindi è diventata a senso unico da sud aColumbus Circle Herald Square (34th Street) il10 marzo 1957.Il 3 giugno 1962, poi, la Broadway è diventataa senso unico a partire dal tratto a sud di CanalStreet.Nel 14 gennaio 1966, diventa a sensounico anche il tratto da Union Squarea madison Square, completando lasua conversione a sud a partire daColumbus Circle fino all’estrema puntadell’isola.Nel mese di agosto 2008, due corsie di
  • 49. 56la broadway: dalle origini3figura 3Foto della situazione antecedente eposteriore al progetto ‘Greenlightsfor Midtown’, all’inizio del trattodella Broadway compreso tra MadisonSquare ed Herald Squarefigura 4In ordine dall’alto in basso, da sinistra adestra, alcuni brani della Broadway:01_ Bowling Green02_ City Hall Park03_ Broadway in Soho04_ Grace Church05_ NYU on Broadway06_ Madison Square07_ Herald Square08_ Lincoln Centertraffico dalla 42th alla 35th Streets sonostate prese interrotte e convertite in piazzepubbliche dall’amministrazione Bloomberg persperimentare una nuova condizionedi apertura al pubblico e di maggiorsicurezza per pedoni e ciclisti, specie neipunti più frequentato della Broadway stessa.Da maggio 2009, le porzioni di Broadwayattraverso Duffy Square, Times Squaree da Herald Square sono state quindichiuse completamente al trafficodelle automobili, ad eccezione del trafficonecessario all’ attraversamento delle strade edei viali, secondo i criteri dell’ esperimento diblocco del traffico e pedonalizzazione.I marciapiedi sono stati popolati con sedutemovibili e tavolini a disposizione di tutti ifrequentatori della strada e di coloro chevogliono concedersi un momento di pausa nellacity frenetica e sempre in movimento, per lamaggiorparte turisti ma non solo.Il Comune in seguito ha valutato taleesperimento positivamente e in seguito aisuccessiriscossidall’opinionepubblicasièdecisodi rendere permanente la modifica nelfebbraio del 2010.Ilprogettocomplessivo,chiamato‘Green lightfor Midtown’, dopo essere stato realizzatoprovvisoriamente come progetto pilota già nel2009, è stato quindi infine dichiarato proprioquesta mattina come permanente, in seguito airisultati positivi ottenuti rispetto alla miglioratascorrevolezza del traffico in MidtownManhattan, alla riduzione degli incidentiper pedoni, ciclisti e motociclisti e comeconseguenza di una forte volontà da parte dituristi e popolazione locale di ottenere maggiorispazi pubblici nella città.Il tratto della Broadway, così come è statorealizzato, è rappresentato da due corsieper il flusso ciclabile e da un percorsopedonale che si apre in diversi puntie si trasforma in piazze, o ‘plazas’-termine che richiama gli spazi che già affollanola città, meglio conosciuti come POPS - privatelyowned public spaces - -, in cui l’arredo pubblicocolorito ed eterogeneo fa da padrone.Dopo un anno di monitoraggio, si è quindidecisodiinvestiremaggioreenergiasulprogettoe questo porterà a breve ad una maggiorequalità con un nuovo design degli spazi fino adoggi considerati temporanei.Molti degli abitanti ritengono la scelta dicarattere prevalentemente turistico e assaipoco in direzione del miglioramento dellecondizioni di vita vere e proprie dei newyorkesi:ciò dipende sia dal tratto prescelto -metaquasi esclusiva dei turisti che affluiscono aorde barbariche tutti i giorni a tutte le ore delgiorno-, sia dalla conseguente sottrazione dialcuni privilegi -primo fra tutti il fatto di nonpoter essere caricati da alcun taxi davantiall’uscita di Macy’s, una della catene più grandidi abbigliamento ed accessori della città-.D’altra parte dai sondaggi effettuati dalDipartimento dei Trasporti il 74% dellapopolazione si dice favorevole a questo tipo diinterventi, al fine di restituire la cittàalle persone.
  • 50. Manhattan: città veloce VS città lenta57alla pedonalizzazione
  • 51. la presunta mortedello spaziopubblico americano02
  • 52. la presunta morte dello spazio pubblico americano6102La ‘presunta’ morte dellospazio pubblico in AmericaLospaziopubblicoe‘la sua fine’ ,perlomenopresunta, rappresentano da qualche anno untema diffuso di aspro dibattito tra i critici e glistorici dell’architettura, alcuni dei quali hannovisto nella figura dei centri commerciali un‘nuovopubblico’,basatosullalogicadelconsumoe del divertimento. Questo tipo di spazi diventasempre più di carattere ‘pseudo-pubblico’,proprio a causa della forte dipendenza dallerisorse di investimento private e dalla presenzadi un elevato grado di controllo e disorveglianza, sempre più lontano dall’ideademocratica di spazio pubblico che fin dai tempiantichi aveva caratterizzato i luoghi accessibili atutti della città1.L’affermazione provocatoria che evoca lafine dello spazio pubblico mira forse ad unariflessione circa le pratiche politichee le strategie governative attualimesse in atto al fine di esercitare un controllomateriale e sociale sugli spazi collettivi, maapre anche un dibattito circa le differenti‘visioni’ riguardanti la natura e lo scopo di unospazio pubblico, quotidianamente in conflittonella società contemporanea. Gli ultimi tragicieventi legati al terrorismo globale hanno acuitol’importanza e l’urgenza di tale dissertazione,specialmente nel continente americano, a NewYork più ancora che in altre metropoli degli StatiUniti.Sempre più scomodi sono i personaggicosiddetti ‘undesiderables’2, la pauradei quali rappresenta un sintomo di un altroproblema più profondo: la paura di ciò chenon si conosce, delle parti di città che nonsono governate da enti di fiducia o che nonappartengono alla routine quotidiana ritenutasicura. Lo spazio pubblico diventa per questefigure un rifugio, un luogo senza costrizioni,un modo per rimanere invisibili agli occhidella società formale; per altri invece è moltospesso un luogo di ricreazione e divertimento,talvolta accessibile a pochi o espressione di unadeterminata parte politica, che non è disposta asopportare il rischio di ventuali disordini.Queste visioni di spazio pubblico,completamente agli antipodi, corrispondonomolto da vicino alla distinzione di Lefebvretra spazio rappresentativo - spaziovissuto, appropriato - e rappresentazionidi spazio - spazio pianificato, controllato,ordinato -. Spesso lo spazio pubblico prendeorgine dal secondo tipo di spazio, ma nonappena la cittadinanza comincia a prendernepossesso attraverso l’utilizzo, diventa del primotipo. Inoltre gli spazi pubblici spesso sono anchespazi per la rappresentazione di se stessio di categorie intere, dove movimenti culturali opolitici possono prendere avvio.Tutto ciò spinge dunque ad affermare che glispazi pubblici rappresentano senza dubbioluoghi essenziali per lo sviluppo diuna vita democratica, al di là della merapolitica istituzionale, verso una politica dei fatti.Dall’antica agorà ad oggi, lo spazio pubblicoè sempre stato un ibrido tra politica ecommercio, ma nell’età contemporaneai soggetti pianificatori, specie nella societàamericana, hanno via via creato spazi semprepiù basati sulla volontà di una maggioresicurezza rispetto invece all’interazione sociale,sempre più verso la spettacolarizzazione el’intrattenimento rispetto al confronto.Uno dei risultati di questo tipo di pianificazioneè stato proprio quello di generare ‘spazipubblici morti’3, capaci di incoraggiare ilconsumo attraverso spazi ‘spettacolari’ pensatiper vendere e vendersi , ma incapaci digestire il bisogno di collettività senzaricorrere a ordine, sorveglianza econtrollo, nel nome di comfort e guadagno.L’obiettivo di tali strategie è proprio quello di“Going public today means going on air.”Paolo Carpignano1per un breve excursus sull’identitàdello spazio pubblico dall’antichità aoggi si rimanda al capitolo successivo2Secondo William H.White,gli ‘undesiderables’ sonorappresentati, dal punto di vistasoprattutto dei privati gestori dellaplazas di New York, non solo dasenzatetto, spacciatori e scippatori, matalvolta anche da teenagers, anziani,‘hippies’, musicisti e venditori di strada3La definizione è tratta dal testo diRichard Sennett ‘The Conscienceof the Eye: The design andsocial life of cities’, pubblicatodalla Faber and Faber, nel 1991, al cuiinterno egli sottolinea lo scarso livellodi socializzazione e socialità presentenella plazas di New York, spessocollocate frontalmente rispetto a moltifamosi edifici per uffici
  • 53. 62la presunta morte dello spazio1puntare ad una omogeneizzazione delpubblico, degli spettatori, attraverso unaprogressiva ‘disneyficazione’ dei luoghi, voltaalla creazione di spazi attentamente pianificatie pronti per essere venduti.A queste osservazioni si aggiugne la posizionedi due critici americani, Michael Sorkin eMargaret Crawford, entrambi convintiche il declino dello spazio pubblico sia statoprovocato nel tempo da una privatizzazioneselvaggia e che il costituirsi di una nuovadimensione, ‘Cyburbia’, una nuova cittàcostituita da uno spazio vasto, invisibilee concettuale in cui il classico concetto diprossimità svanisce, stia spazzando via il ruoloe l’esistenza dello spazio pubblico nella suaaccezione più fisica e concreta.Glisviluppitecnologicihannoquinditrasformatola natura dello spazio pubblico, tramutandoloin uno spazio elettronico e creando una‘nazione cibernetica’.I media oggi sono lo spazio pubblico pereccellenza, e questa è la ragione per cuilo spazio pubblico è destinato a sparire: italk shows sono diventati le nuovepiazze di discussione, comodamenteaccessibili dal proprio spazio privato. Unospazio completamente a-georgrafico, in cui iluoghi tradizionali costituiti dalle strade, dallepiazze, dai cortili e dai parchi scompaiono,per fare spazio ad una città costruita comeun ‘theme park’4, con l’intero mondoconosciuto al suo interno, simulando la vitareale e con essa i suoi rapporti sociali. ‘Ilmondo del centro commerciale - chenon rispetta alcun confine, non piùlimitato dall’imperativo del consumo- è diventato il mondo reale.’ 5‘La conseguenza universale dellecrociate verso la sicurezza totalenella città è la distruzione di qualsiasispazio veramente democratico’ : questacitazione di Davis del 1992 spiega in pochesemplici parole la preoccupazione di molticritici nel vedere la progressiva trasformazionedelle città in fortezze sorvegliate.Ma al contrario dell’esito negativo dipintoall’interno del testo ‘Variations on aTheme Park: the New AmericanCity and the end of Public Space’, laricerca che Margaret Crawford intraprendesuccessivamente tenta di ripensare i concetti di‘spazio’, di ‘pubblico’ e di ‘identità’, alla ricercadiuna risposta che provenga dagli spazidi tutti i giorni.Lo spazio cosidetto di tutti i giorni si rivela quindiessere lo spazio della vita quotidiana del singoloe della collettività: rappresenta quindi ‘loschermo attraverso il quale la societàproietta le sue luci e le sue ombre, lesue voragini e le sue superfici, il suopotere e la sua debolezza’6.Una città da osservare attraverso le ‘rotte’disegnate dai percorsi quotidiani dei cittadini,risultato dell’interazione tra l’uomo e la città;è quindi così che il concetto di ‘spazio’ siassocia irreversibilmente a quello di ‘tempo’,imponendo l’inclusione, all’interno della ricercadel significato dello spazio pubblico, dei ritmiurbani, dei ‘pattern’ generati dal tragittocasa-lavoro, dei riti del divertimento urbano edei gesti ripetitivi legati al consumo eallo scambio.La nuova esortazione rimane quella di ritornoallo spazio pubblico materiale, ad unvivere urbano più autentico, basato appuntosulla prossimità fisica e sul movimentolibero.La città in fondo altro non è chel’espressione del nostro bisogno dicollettività.figura 1La strada, uno dei spazi pubblici ancoratra i più vivi d’America4Per comprendere il nuovo mondo deicosiddetti parchi tematici risulta utilela lettura del testo ‘Variations on aTheme Park: the New AmericanCity and the end of PublicSpace’, di Michael Sorkin, pubblicatodalla Hill and Wang, New York, nel19925Citazione da Margaret Crawford in‘Variations on a Theme Park:the New American City and theend of Public Space’, di MichaelSorkin, pubblicato dalla Hill and Wang,New York, nel 19926Citazione tratta dal testo di HenryLefebvre: ‘Critique of everydaylife’, pubblicato da Verso, Londra, nel1991
  • 54. la presunta morte dello spazio pubblico americano63pubblico americano
  • 55. la presunta morte dello spazio pubblico americano6502Il problema dello spaziopubblico a ManhattanParlare di spazio pubblico a Manhattan puòsembrare quasi un ossimoro, ma in fondoaltro non è che discutere di ciò che compone ilpaesaggio degli spazi aperti.Con i loro vuoti legano le parti di città:strade, passaggi, passeggiate, boulevards,mercati, piazze, centri commerciali sotterranei,parcheggi, gallerie, ‘triangoli’, parchi, parchigiochi, waterfront, sedi di binari, tetti, colline,valli, autostrade, ponti e punti di interscambio.Sonoquestiglispazichelagentecomuneutilizzae che permettono di socializzare gli uni con glialtri: gli spazi in cui la gente si incontra, sidiverte e partecipa ad una vita comune.In fondo la città altro non è che una‘coreografia’ di spazi, un ordine almovimento attraverso il quale noi ci spostiamoe viviamo le nostre vite urbane. La strutturadel sistema degli spazi aperti ha un legameindelebile con la città e i suoi abitanti: griglie,diagonali, circoli, strade curve, ogni tipologiadi strada ha la sua influenza sulla qualità dellospostamento della popolazione nella città,determinando anche ciò che esse stesse fannoe come agiscono.A questi spazi artificiali poi si aggiungonoi luoghi naturali, che ancora ricordano leorigini del territorio su cui poi si è espansa lacittà nei secoli: ogni città è infatti nata dal suostesso ambiente naturale, dal paesaggio chela circonda o che l’ha circondata in passato,elemento questo che più di qualsiasi altrofattore ha influenzato le sue caratteristiche, lasua essenza e la sua personalità 1.Analizzare tali spazi però significa però primadi tutto associarvi il termine ‘pubblico’ ecompredere quali significati porta con sè e dadove deriva.É infatti nei primi decenni del XX secolo cheNew York sperimentò un nuovo genere di città,basata sulle necessità e sulla gratificazionedella popolazione, che a sua volta cominciavaa delinearsi con il termine di ‘massa’: undiverso concetto di ‘pubblico’ si facevastrada nella ‘città degli affari’, in cuila realizzazione di spazi collettivi andavaspostandosi verso la progettazione di nuovipiacevoli spazi per il tempo libero e perla promozione commerciale, grazie adambienti esteticamente seducenti ed efficienti.Due esempi fra tutti, quello di Central Park, ilparcopensatoperlosvagoelacircolazioneliberadel flusso di gente, e quello di Grand Central,la stazione più importante di Manhattan,una ‘mini-città autosufficiente’ per ilcosiddetto popolo vaggiante 2, una struttura‘maestosa’ e ‘sublime’.La campagna per lanciare un processo dicostruzione di ‘luoghi di comodo’ in tuttala città fece leva anche sull’osservazione delleabitudini al consumo della popolazione; moltiimprenditori, fra i quali uno dei più illustrifu Frank W. Woolworth, ‘portaronoi negozi alla gente’ 3, nelle zone e negliincroci in cui più vi era flusso di passanti. Lestrade si trasformarono quindi in un brulicaredi attività commerciali e di servizi al pubblico,volti alla seduzione e all’acquisto dellafiducia dei cittadini-compratori. Anche loskyline diventa una ‘finzione cosmetica’,una silhouette fatta di grattacieli luminosi eammalianti: la città trasforma definitivamenteil suo linguaggio per convertire ogni strada eogni spazio pubblico in un’immensa vetrina.E ancora oggi osserviamo i riflessi di questoprocesso di costruzione di un vero eproprio ‘pubblico’.“City is not so much as a landscape of open spaces.”Lawrence Halprin1Citazione tratta dal testo: ‘Urbanopen spaces’, della Cooper HewittMuseum, pubblicato da Rizzoli, NewYork, nel 19812Così venne definita l’utenza dellastazione da una delle riviste deltempo: nel 1904 un cronista del‘Railroad Gazette’ definisce lastazione di Grand Central come il luogoin cui ‘tutto è stato sacrificatoalle comodità del pubblicoviaggiante’.3‘Portare il negozio allagente’ fu proprio il motto di FrankW.Woolworth in un intervista del1913.
  • 56. storia dellospazio pubblicodi mannahattala presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 57. storia dello spazio pubblico
  • 58. la presunta morte dello spazio pubblico americano69Per poter parlare di spazio pubblico in qualsiasisua accezione bisogna avere in mente ilsignificato e la storia che questo termineporta con sè; al fine poi di poter dibattere dispazio pubblico americano è altrettantonecessario osservare l’evoluzione dello spaziopubblico europeo e la sua trasformazione oltreoceano.In una sintesi efficace è possibile ripercorrerele principale tappe attraverso le quali le diversesocietà nel tempo hanno costruito lo spazioaperto pubblico, il quale si è spesso manifestatocome un vero e proprio specchio dei tempi.La nascita e l’evoluzione dello spazio pubblicosi fonda sulla pianificazione delle antiche cittàdell’Europae,ripercorrendonelastoriaaritroso,è possibile risalire fino all’epoca degli antichigreci, passando per il Barocco, il Rinascimento el’Impero Romano, per rintracciare i primi luoghicollettivi.La culla della civiltà, la società delle poleisgreche, ha dato origine a quello che puòessere considerato il vero e proprio primospazio pubblico della storia della civiltà umana:l’acropoli, uno spazio fortificato erettosulla cima di una collina caratterizzato dafunzioni religiose, politiche e legate all’attivitàcommerciale.Durante l’evoluzione della società greca, lospazio dedicato all’’incontro quotidiano e alleriunioni formali e informali’1passa dall’acropoliall’agorà: quest’ultima si rivela essere, oltreche collocazione per il mercato, anche uno deiluoghi accessibili a tutti, non solo a coloro che altempo erano considerati cittadini.La società degli antichi romani, invece, costituìcome nucleo cittadino il foro, spazio chiuso,semi-chiusooaperto,conalsuointernofunzioni1Citazione tratta dal testo: ‘PublicSpace’, di Stephen Carr, MarkFrancis, leanne G.Rivlin, Andrew M.Stone, pubblicato dalla CambridgeUniversity Press, Cambridge, nel 19922Citazione tratta dal testo: ‘TheCity in History: Its Origins,Its Transformations, and ItsProspects’, di Lewis Mumfordpubblicato da Harcourt, Brace &World, New York, nel 19613Citazione dal testo ‘ Storia dellacittà. L’età moderna’,diDonatellaCalabi, pubblicato da Marsilio, Venezia,nel 2001miste. La differenza tra queste due civiltà e iloro spazi pubblici è visibile grazie al differenteapproccio della popolazione latina, la qualeintrodusse una vera e propria pianificazioneurbana basata sull’integrazione dello spaziopubblico all’interno delle città; questa fu inoltrecapace di comprendere l’importanza dellaqualità dei luoghi per la collettività e dellapossibilità di fare da contenitore per elementisimbolici religiosi e civici, al fine di esercitarequasi un potere di controllo sulla cittadinanza.Nei tempi buii medioevali, si ebbe un calodi attenzione per tutto ciò che riguardava lavita pubblica e le strade divennero uno deiprincipali luoghi utilizzanti dalla popolazionedellecittà,seguendoperòunalogicautilitaristicae funzionale, senza alcuna cura per il dettaglioo l’abbellimento. Fu però proprio in questi anniche lo spazio delle strade assunse un aspettopositivo, quello cioè di essere davvero apertoa tutti, poichè ogni cittadino era uguale all’altroed erano tutti uomini liberi. 2Durante il Rinascimento, le città, specie quelleitaliane, rifioriscono e spunta tra l’annoverodegli spazi pubblici urbani la figura dellapiazza, come espressione urbana di qualità aimitazione dell’eleganza classica antica e come‘organismo compiuto con criteri diregolarità e decoro’3.Le funzioni relative al commercio e allo scambiovengono invece spostate verso l’esterno delcentro storico. L’esigenza di un nuovo decorourbano e di linee prospettiche per l’espansionedelle città ebbero come conseguenza nuoviinterventi di rettificazione dei reticoli medioevalie l’invenzione dei portici nelle principali cittàeuropee.L’avvento dell’assolutismo seicentescoporta con sè, oltre alle innumerevoli guerre,alcuni importanti processi di urbanizzazione“It is difficult to design a space that will not attract people. What is remarkable ishow often this has been accomplished.”William H. Whyte02.1Storia dello spazio pubblico nello sviluppo di ‘Mannahatta’di mannahatta
  • 59. 70storia dello spazio pubblicoe molteplici interventi urbani, oltre adampliamenti, boulevards, ponti enuove maestose piazze,finoadarrivareagliottocenteschi ‘passages’ e alle diagonaliche in molte città europee tagliarono il tessutostorico compatto, per questioni igieniche esoprattutto economiche.E’ proprio in questi ultimi tre secoli che,oltreoceano, i nuovi conquistatori dalla Spagna,dall’Inghilterra e dalla Francia portano consé la tradizione dei propri spazi pubblici e liripropongono nel Nuovo Mondo: questispazi però presto si evolvono in nuovetipologie, seppur partendo dai prototipidella piazza centrale spagnola, della piazzad’armi francese e dal concetto di ‘commonland’ inglese4. Ecco quindi che alcune città delsudovest, quali New Orleans, Los Angeles eBaltimore, progettano la loro forma urbanasulla base di piazze centrali, mentre le città delnordest si rivelano contaminate dalla tradizioneinglese di introdurre nello spazio urbano ampiearee comuni, di origine militare. Alcune piazzecoloniali ancora esistono, ma la maggiorpartesono state cancellate pian piano che le cittàamericane si espandevano nel XIX secolo.L’immigrazione e la rapida urbanizzazione,nonostante l’abbondanza di terreno disponibileper l’espansione, comportano la cessione dellearee pubbliche e i piani basati sulla grigliaportano ad un processo specultativo veloce efacile. In questo contesto assume particolarerilevanza la strada, che diventa uno spaziopubblico privilegiato e che comincia ad intergirecon il contesto che ha attorno, fino al momentoin cui, intorno ai primi del Novecento, subentral’auto; l’attenzione quindi si sposta su quelloche diventerà l’elemento paesaggisticod’eccelleza per New York e non solo,il parco.Nasce quindi un ‘park movement’, analogoa quello inglese, con l’obiettivo di ‘moralizzare’i cittadini newyorkesi e con la conseguenza nondetta di aumentare i valori fondiari delle realestate. Al fine di portare a compimento il primogrande spazio pubblico americano, CentralPark, furono demoliti dal 1850 in poi moltiisolati, dalla 59esima alla 110ma strada e dallaquinta all’ottava avenue, come da progetto diLaw Olmstead e Calvert Vaux, dando così inizioalla progettazione di una serie di parchi sparsiper la città.Uno di questi è l’attuale Bryant Park, situatonella Midtown Manhattan, che nasce comenucleo verde circondato da sedute, al fine diospitare l’esposizione del 1853, e diventa dopola Seconda Guerra Civile, un vero e proprioparco pubblico, ospitando su di un lato la sedeprincipale della New York Public Library.La storia di questo spazio rappresenta moltochiaramente e sinteticamente la storia deglispazi pubblici di Manhattan: dopo i tagli neglianni sessanta dovuti alla crisi post-industriale,Bryant Park venne invaso da i cosiddetti‘undesirables’, i senzatetto e gli spacciatoridella città, e venne salvato dalla ‘Bryant ParkRestoration Corporation’,un’associazionedi carattere privato che cominciò ad occuparsidei tempi di ‘bonifica’ e della gestione del parcostesso.Come la sociologa Sharon Zukin afferma5,la strategia che venne messa in atto fuquella della cosiddetta ‘pacification bycappuccino’6, tramite la quale gli impiegatidella zona reclamarono l’utilizzo del parco inlibertà e sicurezza, sulla base di un processo dicontrollo della diversità, che a sua volta ha lesue fondamenta su di una determinata visionedi consumo della società. Questa tattica portaalla creazione di uno spazio esclusivo,figura 1Mappa storica di Central Park del 1875circa disegnata da Oscar Hinrichs4Citazione tratta dal testo: ‘Publicspace : the managementdimension’, di Matthew Carmona,Claudio de Magalhäes and LeoHammond,pubblicato da Routledge,New York, nel 20085Riferimento al testo: ‘The culturesof cities’,diSharonZukin,pubblicatoda Blackwell Publishing, Oxford, nel19956Definizione di ‘pacification bycappuccino’ data dallo studioso DavidHarvey nell’articolo intitolato ‘Ildiritto alla città’, pubblicato sullarivista ‘lettera nternazionale’:“Per descrivere la situazione attuale,la sociologa urbana Sharon Zukin haconiato l’espressione «pacificationby cappuccino» che ben descrivela tendenza recente che vorrebbeopporre alla monotonia, al grigioree all’incoerenza dell’architetturasuburbana, che domina ancoravasti tratti di territorio, una “nuovaurbanistica”, proponendo invendita a prezzi stracciativari stili di vita comunitari eraffinati, in grado di soddisfarei sogni di qualunque cittadino.”1
  • 60. la presunta morte dello spazio pubblico americano71di mannahattasenza una chiusura fisica tramite recinzioni,ma attraverso un dispositivi di controllosociale e l’utilizzo di prestabiliti simboliculturali, quali ristoranti e attività di alto livelloo la presenza di maxischermi molto costosiper la proiezione di film all’aperto. O ancorala presenza di reti wireless sponsorizzate e ildesign studiato appositamente per evitare chele panchine presenti diventino luogo di bivaccoe riposo prolungato.Il coraggioso piano basato su di una rigidagriglia proposto nel 1807 e approvato nel 1811- il Commissioners’ Plan - ha avuto quindicome conseguenza quello di massimizzare lerendite derivate dalla vendita dei terreni e diconcedere ben pochi respiri per la costruzionedi spazi pubblici e parchi, fatta eccezione per unprimo progetto di un ‘parade ground’ tra la23esima e la 24esima strada e per uno spazioper il mercato, poi sostituiti nel 1853 dall’ideadella realizzazione di Central Park.Nel frattempo però la parte più commercialedella città, quella di origine colonica, nel suddell’isola, evolve e rimpiazza i pochi spazicollettivi esistenti al tempo con luoghi legatial commercio e agli affari, quali banche ecompagnie assicurative. Le aree mercatalivengono spinte verso l’esterno e le stradesi trasformano dei principali spazi pubblici,ospitando vetrine, negozi, insegne e stores,destinati in alcuni casi a diventare famosi - èil caso del grande magazzino Macy’s nato nel1857 -.Più a nord, invece, la Midtown Manhattansi stava trasformando nel distrettodell’intrattenimento e deldivertimento, legando la sua immagineindissolubilmente ai teatri e alle promenadecommerciali: sempre più lo spazio pubbliconewyorkese si stava identificando con unospazio di carattere meramente commerciale.Nel 1916 la ‘Commission on BuildingDistricts and Restrictions’ adotta la‘New York Building Ordinance’ con l’obiettivodi riscattare proprie le strade di Manhattanche, con l’espandersi della città in verticale,ormai rappresentavano vicoli bui, privi di lucee aria e zone a rischio per la popolazione.Tale provvedimento tentava di proteggere gliinvestimenti dei grandi imprenditori, ma allostessotempovolevadimostrarsicomestrumentoafavoredellasalutedellacittadinanza:il primovero zoning d’America.Lo scarso successo dell’iniziativa però costringead un altro piano di zoning, che introduce unnuovo strumento operativo, quello legato aicosiddetti P.O.P.S. - i ‘privately ownedpublic spaces’ - , spazi aperti al pubblicocreati da investitori privati in cambio di un indicedi edificabilità maggiorato.Inizialmente di qualità insufficiente, proprioa causa del poco interesse del privato nellagestione e manutenzione di un luogo pubbliconon remunerativo, questi spazi sono catalogatiin determinate tipologie - quali ad esempiol’ ‘arcade’, la ‘plaza’, il ‘coveredpedestrian space’ o il ‘through blockgalleria’7- e, grazie al lavoro di WilliamH.Whyte8, vengono via via implementatiattraverso un design sempre più attento,dettato da alcune linee guida circa gli elementidi design, quali le alberature, le sedute, i cafè,le sculture e le fontane, proibendo l’utilizzo diquesti spazi come lotti per parcheggi o per loscarico/carico merci.Contemporaneamente agli inizi del Novecento,nelleMidtownManhattan,siandavasviluppandofigura 2Bryant Park prima del recupero daparte della ‘Bryant Park RestorationCorporation’www.bryantpark.orgfigura 3Bryant Park dopo il recupero daparte della ‘Bryant Park RestorationCorporation’www.bryantpark.orgfigura 4‘Commissioner’s Grid plan forManhattan’ del 1807, qualche annoprima della sua adozione nel 18112 3
  • 61. 72storia dello spazio pubblicoun quartiere dedicato al divertimento eall’intrattenimento, dapprima ospitando teatrie attività ludiche, evolvendosi poi in un centrocommerciale all’aria aperta: è il caso di TimesSquare, semplice incrocio dalle potenzialitàlegate alla presenza della metropolitana, che inpoco tempo diventa il sito tra i più visitati daituristi e non solo.Il piano di zoning del 1916 permette chelo slargo venga sommerso letteralmente diinsegne pubblicitarie, cambiando persempre l’immagine della ‘piazza’, che divienecosì il simbolo del mercato dinamicoamericano; Times Square diventa così unacommistione di spazio pubblico e privato allostesso tempo, uno spazio civico e commerciale.Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’interaarea subisce però un declino e perde lasua reputazione, diventando il rifugio diprostitute e spacciatori; dopo diversi tentatividi ‘rigenerazione urbana’ negli Sessanta eSettanta, finalmente nel 1992 nasce il ‘TimesSquare Business Improement District’-BID- 9che ha come obiettivo la riqualificazionee l’inserimento di nuove funzioni e nuovefonti di guadagno. Vi si trasferiscono il PlanetHollywood restaurant, il Madam Tussaud’smuseum, il Warner Bross studio tour, l’MTVstore e tante altre catene che vogliono ottenerela massima visibilità in città.Questo successo che Times Square riscuote oggigiorno è stato raggiunto passando attraversoun alto costo sociale: il controllo costante delcomportamento e dell’utilizzo dello spaziopubblico, anche e soprattutto attraverso simbolie oggetti, ha fatto sì che oggi sia ritenuto illuogo peggiore in cui un vero newyorkese possatrovarsi durante ogni ora del giorno e dellanotte.La crisi delle istituzioni pubbliche e la difficoltàdi agire di fronte ad una realtà complessa e vastacome quella newyorkese hanno costretto leautoritàaricorrereapartnership pubblico-privato per sopperire alle mancanze statali.Progressivamente gli attori protagonisti delletrasformazioni legate allo spazio pubblicosono quindi cambiati e aumentati: dalleorganizzazioni no-profit e dagli assistenceproviders ai co-manager e ai distretti creatiad hoc - i cosiddetti BID, dei quali fanno parteimpreditori e proprietari d’aree commercialiche si autotassano col fine di migliorare le areepubbliche limitrofe di cui però assumono poi ilcontrollo -, il bisogno di spazio pubblico è ormaiquasi completamente affidato a tali compagnieprivate o semi-private, senza l’esistenza dellequali però la quasi totalità dei neighborhoodscittadini si ritroverebbe oggi in avanzato stato didegrado sociale e anche economico.E’ chiaro però che la proprietà privata della areepubbliche e in generale di carattere collettivoporta con sè problematiche legate al controllosociale, alla necessità di dispositivi disicurezza e ha come conseguenza una certaomogeneità nel design degli elementiche ne fanno parte, il tutto costruendo quindiun paradosso evidente che da adito ad accesidibattiti internazionali.Ilparagonetral’epocacontemporaneaequellaincui l’Impero Romano vide una crisi profondadella sua società dopo la morte di Augusto nonè poi del tutto così azzardata: il nodo chiaverisiede nel progressivo sbilanciamento tra vitapubblica e privata.Così come nell’Età Augustea la società romanasi riempiva di riti legati alla res publica, che viavia si facevano sempre più obblighi e sempremeno venivano recepiti dalla popolazionefigura 5Garden Plaza dentro all’IBM Building aln. 590 di Madison Avenuefigura 6Times Square e le sue insegne accesea tutte le ore del giorno e della notte7Per una conoscenza approfondita e unelenco esaustivo degli spazi che fannoparte dei P.O.P.S. realizzati fino ad oggiconsultare il sito:http://www.nyc.gov/html/dcp/html/priv/priv.shtml8William H.Whyte (1917-1999) èconsiderato il mentore del programma‘Project for Public Spaces’, grazie aisuoi studi sul comportamento umanoin ambito urbano. Durante il suolavoro per la New York City PlanningCommission si incuriosì su comepotessero funzionare i nuovi spazidella città e cominciò a studiare ledinamiche dei flussi pedonali. Il suotesto di riferimento è: ‘The sociallife of small urban spaces’,Porject for public spaces, New York,19809Sito di riferimento:http://www.timessquarenyc.org/5 6
  • 62. la presunta morte dello spazio pubblico americano73di mannahattacome rituali spontanei, allo stesso modo la vitapubblica dei nostri tempi sembra sempre piùfatta di formalità e regole e sono semprepiù labili i confini tra la vita comunitaria e quellaintima.Questa sensazione comune sembra esseremolto marcata soprattutto nella societàamericana, in cui la posizione e il valoreassegnato all’aspetto della vita individualeinfluenza la percezione delle aree pubbliche.L’americano medio, infatti, per motivazioni dinatura religiosa e legate al contesto lavorativo,sembra molto più attirato dalla ‘ricercadella propria personalità’10che alla vitacollettiva: questa visione è legata in proporzioneall’abbandono degli spazi vuoti pubblici edentrambi questi aspetti hanno portato a far sìche questi ultimi siano ormai per la maggiorparte privi di significato.Nella Grande Mela i professionisti che più sonocostretti ad avere a che fare con la riflessionesullo spazio pubblico sono proprio gli architettiprotagonisti della progettazione della cittàdensa: un esempio fra tutti fu la costruzionedella Lever House da parte dell’architettoGordon Bunshaft sulla Park Avenue, il cuipiano terra è organizzato come uno spaziopubblico aperto con le stesse peculiarità di unapiazza e di un cortile allo stesso tempo, sul cuilato nord si erige una torre.Seppur risultando quindi uno spazio permeabileper i cittadini, di fatto costituisce meramenteun luogo di passaggio, uno spazio pubblico‘morto’, un luogo privo di utilizzoeffettivo, senza attività differenti e mixculturale, caratteristiche invece di uno spaziocollettivo di successo.Il paragone con lo spazio pubblico europeo,in particolare quello pre-moderno, ricco diattività, mix funzionale, significati e simboli,mette in risalto come lo spazio collettivo a NewYork abbia subito un progressivo declino, cheha costretto la città stessa a volgere verso unaprivatizzazione sempre più diffusa dello stesso,anche attraverso legislazioni ad hoc.Questo però viene anche spiegato dallastorica mancanza di finanziamenti da partedelle autorità statali, rispetto invece ai fondimessi a disposizione dalle iniziative private.Sempre di più questi luoghi, nella metropoliconsiderata l’ombelico del mondo, si allaccianoal commercio e alla rete del divertimento edell’intrattenimento globali, con l’obiettivodi massimizzare rendite e soddisfazionedell’utenza.Questo paradigma della vita contemporaneaa New York rappresenta il filtro attraverso ilquale analizzare, osservare e comprendere laGrande Mela e i suoi spazi pubblici.figura 7Immagine del cortile interno dellaLever House di Gordon Bunshaft alnumero 390 di Park Avenuefigura 8Design del porticato della hall dellaLever House di Gordon Bunshaft alnumero 390 di Park Avenuefigura 9Design del porticato della hall dellaLever House di Gordon Bunshaftal numero 390 di Park Avenue10Il pensiero qui espresso è tartto daltesto di Richard Sennett, ‘The fallof public man’, pubblicato dallaW.W.Norton, New York, nel 19927 8
  • 63. la res pubblicadella grandemelala presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 64. la res publica contemporanea
  • 65. la presunta morte dello spazio pubblico americano77E’ comune pensare che lo spazio pubblicoabbia determinate caratteristiche:solitamente è una proprietà pubblica,non privata, ed è aperta e accessibile atutti, spazio all’interno del quale nessuno puòessere escluso. Spesso, inoltre, viene associatoa qualche importante evento civico,dove una gran parte della popolazione puòconvergere al fine di celebrare o di protestare,a seconda delle esigenze del sentire comune1.Un luogo, infine, in cui poter potersi fare sentiree allo stesso tempo un luogo in cui essereascoltati.In una città poliedrica come New York City,la maggiorparte di queste caratteristichepuò venire a mancare, senza per questonegare la certezza di trovarsi di fronte ad unluogo pubblico; gli spazi pubblici si rivelanoil più delle volte poco ‘spontanei’, poichècaratterizzati da un codice di comportamentoassai poco flessibile e da precise regole,anche non dette. Uno degli esempi più evidentiche riguarda questa categoria di spazi è quellodi City Hall, lo spazio centrale sia a livellogeografico che politico della città, recintatoda un’alta cancellata per motivi di sicurezza, ilcui accesso è limitato; mentre Times Square,al contrario, è invaso da turisti e passanti, anchese altro non è che un incrocio di vie, pergiunta non esclusivamente pedonali. Vi è poiun’altra categoria di spazi pubblici che mettein discussione l’affermazione secondo la qualequesti ultimi debbano essere di proprietà di unorgano pubblico al fine di essere accessibili ecollettivi: è quella dei P.O.P.S - i ‘privatelyowned public spaces’ -, una serie di spazi,figli della ‘New York City Zoning Resolution’del 1961, più o meno ristretti, appartenentia privati che, in cambio di un aumento divolumetria sullo stesso lotto, forniscono uno1Tale definizione di spazio pubblicoè tratta dall’introduzione al testo:‘Designs on the Public: ThePrivate Lives of New York’sPublic Spaces’ di Kristine F.Miller, pubblicato dalla University ofMinnesota Press, Minneapolis, nel2007.2Per la comprensione del meccanismoe della storia della costruzione deiP.O.P.S. si rimanda al testo ‘PrivatelyOwned Public Space: The NewYork City Experience’, pubblicatodal New York City Department,alla consultazione del sito ufficialeh t t p : / / w w w. n y c . g o v / h t m l /dcp/html/priv/priv.shtml.3Citazione dal testo: ‘Designs onthe Public: The Private Livesof New York’s Public Spaces’di Kristine F. Miller, pubblicato dallaUniversity of Minnesota Press,Minneapolis, nel 20074Citazione tratta dal testo: ‘PublicSpace’, di Stephen Carr, MarkFrancis, leanne G.Rivlin, Andrew M.Stone, pubblicato dalla CambridgeUniversity Press, Cambridge, nel 1992spazio pubblico all’interno o di fronte all’edificioda essi stessi costruito2. Questi pochi esempidimostrano come il concetto di spazio pubblicosia flessibile e come i suoi limiti possanodimostrarsi in fondo labili. La condizione fisicache caratterizza gli spazi pubblici quindi raccontaassai poco circa la loro identità rispetto a quantopossono fare le ‘costellazione di idee, leazioni e l’ambiente circostante’3.Il ruolo dello spazio pubblico all’interno dellavita della comunità risulta quindi fondamentale,a prescindere dalla sua forma fisica.Le sue caratteristiche rimangono attaccate alsenso più profondo che il termine porta con sè:l’obiettivo dello spazio pubblico è costituire una‘risposta democratica e significativaai bisogni umani’4.Ne deriva un’osservazione della città complessae fatta di dettagli: New York come insieme dimicrocittà, riconoscibili e separate le unedalle altre da confini e limiti sociali, economici efisici. Lo spazio pubblico progettato, unesempio per tutti quello di Central Park, controuno spazio pubblico informale, che sisviluppa sulle strade, nei lotti -pochi- vacanti e aldifuoridifileinterminabilidinegozi:unapratica,quella che si appropria dei ‘sidewalks’, cherende differente ogni neighborhood, che sicontamina continuamente con i basamenti degliedifici e che in fondo è il simbolo di una genuinaespressione di ciò che è pubblico e democratico.Quest’ultima definizione è la chiave che puòguidare l’analisi di tutti quegli spazi della Cityche contribuiscono a fornire un supporto euno sfogo per la collettività, luoghi spesso noncanonici e comunque distanti dalla culturaeuropea, attraverso i quali però è possibileleggere l’identità, o meglio le identità,dell’eterogenea popolazione di questa città.“You can measure the health of a city by the vitality and energy of its streets and public open spaces.”William H. Whyte02.2La ‘res publica’ della Grande Meladella grande mela
  • 66. 78la res publica contemporaneaAll’interno delle città contemporanee, semprepiù dense e affollate, gli spazi pubblici sonodiventati componenti essenziali, la cui principalefunzione è quella di rappresentare utili elemential fine di costituire ambienti urbani salutari esostenibili. Con l’aumento delle ore lavorativee la riduzione delle pause dall’attività che sisvolge tutti i giorni, il bisogno di aree disfogo pubblico aumenta continuamente e lapresenza sul territorio di spazi dedicati al tempolibero aumenta notevolmente la qualità dellearee urbane.Come Tracy Metz sottolinea, all’internodel suo testo ‘FUN!Leisure and theLandscape’5, la nostra identità sociale deriva02.3Public Space Mapforse più dalle attività che svolgiamo nel nostrotempo libero che dal nostro lavoro.Riuscire quindi a proporre una classificazioneesauriente del sistema complesso dispazio pubblico presente a New York,passando attraverso l’identità dei differentineighborhoods ch ela compongono, rischiain qualsiasi modo di risultare inappropriato oparziale o comunque assai poco esauriente.Una delle classificazioni possibili potrebbequindi essere legata all’aspetto funzionale,o meglio relativo alla destinazione d’uso,degli spazi, tenendo quindi in considerazionela miriade di attività che connotano le vitequotidiane dei cittadini newyorkesi.Unapossibileclassificazione_Spazi Pubblici Naturali01_ Parchi a scala territoriale02_ Parchi a scala urbana03_Parchiascaladiquartiere04_ Parchi da ‘taschino’05_ Giardini collettiviSpazi Pubblici Artificiali01_ Centri commerciali02_ Piazze03_ Piazze aziendali04_ Atrii e gallerie05_ Parchi giochi06_ Mercati07_ MarciapiediNatural Public Space01_ Territorial parks02_ Urban parks03_ Neighborhoods parks04_ Vest pocket parks05_ Community gardensArtificial Public Space01_ Shopping malls02_ Squares03_ Plazas04_ Atrium and arcades05_ Playgrounds06_ Markets07_ Sidewalks5Citazione tratta dal testo:‘FUN!Leisure and theLandscape’, di Tracy Metz,pubblicato da NAI Publishers,Rotterdam, nel 2002natural VS artificial
  • 67. la presunta morte dello spazio pubblico americano79della grande melaUn’altra via per la suddivisione in categoriepotrebbe invece essere rappresentata dalfattore ‘naturalità’: in una città in cui laparola densità si rivela essere la caratteristicapreponderante, la presenza di elementinaturali e di suolo non mineralizzatorappresenta oggi una grande risorsa per ilgovernodelterritorionewyorkeseerappresentainoltre per i cittadini un elemento qualificante ilcontesto in cui vivono.Una terza, ma non ultima, via infine, quiproposta, può essere rappresentata daun’analisi secondo il principio della scala:la dimensione e l’importanza esercitata dailuoghi determinano la loro stessa identità e liinseriscono all’interno del territorioin scale differenti, a seconda del tipo edel livello urbano che essi influenzano e da cuisono influenzati. Non vi sono, secondo questavisione, grandi differenze tra spazi pubblicinaturali e artificiali, poichè entrambi possonoagire in maniera efficace per la comunitàe rappresentare nodi chiave del percorsoquotidiano.Le sottocategorie rimangono immutate,ma rientrano in una visione d’insiemestrategica volta all’individuazione del bacinodi utenza e dell’importanza della co-esistenzadi differenti livelli di spazio pubblicoallo stesso tempo.Classificazione proposta_Pocket spaces -Spazi a piccola scala01_ Parchi tascabili02_ Giardini collettivi03_ Atrii e gallerie04_ Mercati01_ Vest pocket parks02_ Community gardens03_ Atrium and arcades04_ MarketsNeighborhood spaces -Spazi a media scala01_ Piazze aziendali02_ Parchi a scala di quartiere03_ Parchi giochi01_ Plazas02_ Neighborhoods parks03_ PlaygroundsUrban spaces -Spazi a grande scala01_ Piazze urbane02_ Parchi urbani01_ Urban Squares02_ Urban ParksTerritorial spaces -Spazi a grandissima scala01_ Parchi a scala territoriale02_ Piazze a scala territoriale01_ Territorial Parks02_ Territorial Squaresa matter of scale
  • 68. pocket spacesla presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 69. pocket
  • 70. la presunta morte dello spazio pubblico americano8302.4.1Vest Pocket ParksI‘Vest Pocket Parks’,anchenoticomemini-parks, sono spazi urbani aperti connotati dadimensionimoltoridotte,chespessocoincidonocon un lotto vacante o più in generale conspazi racchiusi su tre lati da edifici;essi hanno come obiettivo quello di coprire ilfabbisogno di verde e di spazio pubblico nelleimmediate vicinanze e sono rivolti soprattuttoalla popolazione dell’isolato di cui fanno parte.Il nome trae origine non solo dalle dimensioniridotte di questi inserimenti, ma anche dalfatto che si presentano come ‘infilati aposteriori’ all’interno di un blocco urbano edirettamente affacciati sul nastro costituito daimarciapiedi.Essi costituiscono un utile rifugio dallaconfusione circostante della città e offronospazi per il riposo, per possibili eventi e talvoltaanche piccole aree gioco. Molte di questearee sono il risultato del lavoro di gruppi eassociazioni di quartiere, di istituzioniprivate o di fondazioni che tentano diriappropriarsi di spazi inutilizzati ai fini delmiglioramento della comunità. Inoltre tali spazispesso risultano molto più facili da realizzareche da gestire, anche a causa del successivocattivo design, dell’inutilizzo o della mancanzadi manutenzione.La possibile valenza ecologica dei parchi dataschino è ridotta a causa delle dimensioni, mala presenza puntuale di questi ultimi all’internodella griglia di Manhattan consente a ciascunabitante di avere a poca distanza dalla propriaabitazione uno spazio di sfogo che evita loro dispostarsi in auto o tramite mezzi.La principale caratteristica di questi spazi èquella di non essere stati programmatiall’interno del piano della città edi risultare quindi atti spontaneiletteralmente ‘infilati’ nelle rimanenze: la figuradei ‘giardini tascabili’ rimanda quindi a quella dipiccoli vuoti che sostengono la città densa e lepratiche sociali urbane.Nati a New York nel 1964, e descritti nel librocurato dal primo presidente della New York ParkAssociation Inc., Whitney North Seymour, Jr.1, iprimi tre giardini tascabili furono realizzati tra il1964 e il 1965; due sono ancora esistenti e adessi ne vennero aggiunti altri tre tra il 1994 e il1996, ‘infilati’ nel blocco della 128th Street diHarlem e risultavano tra loro collegati dal nastrodel marciapiede che circonda l’isolato.Proprio Harlem, come molte altre cittànordamericane, negli anni ’60 fu teatro dimolteplici lotte, i cui protagonisti erano gliafroamericani del quartiere alla conquistadei propri diritti, che esprimevano la propriaribellione contro il dominio dei bianchi e isopprusi della polizia attraverso aspre rivolte,talvolta anche di massa. In particolare a NewYork il lungo periodo di governo da parteRobert Moses, peraltro in un primo tempoprivo di cariche elettive, aveva determinatosituazioni esplosive in alcuni quartieri dellacittà; Moses, sostenendo e facendosi direttopromotore attraverso agenzie create a questoscopo, del gigantesco sviluppo del sistema pontie di autostrade (highway, parkway, expressway)che attraversano il territorio della City e delloStato di New York, aveva inoltre contribuito allacostruzione speculativa dei più grandi quartieripopolari della città.Il capitolo all’interno del testo prima citatoscritto da Julian Peterson sui ‘Vest-PocketParks in Harlem’2racconta in manieradettagliata la storia di questi primi e nuovi spazi“The midtown park may be defined as a small park - yet big enough in essenceto reaffirm the dignity of the human being.”Robert L. Zion1Whitney North Seymour, Jr., ’SmallUrban Spaces:The Philosophy,Design, Sociology and Politicsof Vest-Pocket Parks and OtherSmall Urban Spaces’, New YorkUniversity Press, New York, 19692I dati sono tratti dall’articolo del14 maggio 2010 pubblicato sulsito http://mall.lampnet.org/ di Julian R. Peterson e diGiampiero Spinelli, intitolato‘Giardini tascabili - Harlem1965: i primi pocket-park’spaces
  • 71. 84pocketpubblici utilizzati come luoghi di ricreazioneper bambini - come il ‘tot park’ oggi nonpiù esistente - , per teen-ager e per adulti:il racconto appassionato cita anche tuttol’impegno necessario alla realizzazione deipiccoli parchi, supervisionati dal comitato divolontari presieduto da Mr. Seymour e conl’impegno della Rev. Linette Williamson, dellaChrist Community Church di Harlem, da partedei singoli cittadini della comunità, volontaricostruttori e organizzatori dei lavori.Ormai la popolazione da tempo eraconsapevole del fatto che i parchi non erano piùin grado di rappresentare gli unici strumenti coni quali combattere il crimine, la delinquenza e lemalattie contagiose e con l’elezione del sindacodi New York, nel 1966, John Lindsay e delsuo commissario per i parchi Thomas P.F.Hoving, viene intrapreso un nuovo programmaverso la creazione dei ‘parchi tascabili’ appunto.Come lo stesso Hoving ebbe modo di spiegare,era ormai tempo di liberarsi delle prigionid’asfalto prodotte fino a qualche annoprima da Moses: basandosi su di un lavorodi progettazione appoggiato alle comunitàlocali, Lindsay assunse nuovi designers siaper il progetto dei nuovi parchi che per lasistemazione degli spazi esistenti, devastati dalvandalismo.Lindsay decise poi di utilizzare i giardini tascabiliper accogliere eventi pubblici, manifestazionie celebrazioni, che lui stesso chiamò‘happenings’, e ciò diede il via negli anniad altre pratiche quali lo svolgimento di picnicfestivi, celebrazioni di matrimoni, concertie proiezione di film: tali eventi proseguonotuttora ed ebbero nel tempo però comeconseguenza un progressivo deterioramentodi tali spazi, per i quali non furono e non sonoa disposizione grandi finanziamenti da partedell’ente pubblico3.Rimane comunque indubbia la valenza socialedi questi piccoli spazi, che vantano inoltrealcuni esempi di notevole qualità e cherichiedono investimenti privati ingenti per laloro manutenzione, quali ad esempio PaleyPark o Greenacre Park.1figura 1Una delle prime aree riservate a ‘VestPocket Park’ nel quartiere di Harlem.3Dati e citazioni tratti dal testo ‘TheAmerican City: what works,what doesn’t’, di Alexander Garvin,pubblicato da McGraw Hill, New York,nel 2002figura 2 - 3Greenacre Park - foto dal sitohttp://www.pps.org/2 3
  • 72. la presunta morte dello spazio pubblico americano85spacesPaley ParkPaley Park rappresenta uno dei più famosie di successo ‘vest pocket park’ diManhattan, a due passi dalla Midtown riccadi negozi e musei e dalla vita commercialefrenetica e inarrestabile della Grande Mela.Ciò nonostante questo piccolo fazzoletto riescea fornire alla popolazione, agli impiegati, ailavoratori, ai turisti e ai passanti in genere unluogo di tranquillità e spezza la routine disuoni e immagini della vita urbananewyorkese, soprattutto grazie alla famosacascata.Quest’ultima risulta essere la vera e propriaprotagonista dell’area, circondata da 17piantumazioni e da una moltitudine di sedie etavolini, che vengono continuamente spostatiproprio per godere in misura maggiore dellafonte di acqua, profumi e respiro del piccoloparco.Il suono dello scroscio dell’acqua della piccolacascata, di circa 9 metri, separa questopiccolo paradiso dal resto del frastuono dellacittà senza che però si renda necessariol’inserimento di alcuna barriera visiva o fisica traesso e il marciapiede4.Il parco fu commissionato da William Paley,che fu anche il curatore dell’intero processodi progettazione dello stesso, e completatonel 1967: i designers Zion and BreeneAssociates si occuparono del progetto deiquasi 400 metri quadrati di spazioofferto dalla S.Paley Foundation,dimostrando la facilità con pochi elementi direndere un luogo nel cuore della città una sortadi oasi di relax e pace.Spesso inoltre il parco diventa luogo perartisti di strada e musicisti, che si esibisconodi fronte all’ingresso, rendendo l’atmosferaancora più accogliente e romantica. In alcuneinterviste e all’interno dei video realizzato daWilliam H.White risulta che questo piccoloparco rappresenta ormai un punto fermo per lapopolazione, in cui parlare, discutere, rilassarsi,trascorrere le pause pranzo e fare conoscenzenuove, cosa che lo rende ormai indispensabile5.total area: 3.780 feet290feet42 feetArchitetto/Designers_ Zion and BreenCollocazione_ 5 East 53rd Street in New York CityDatazione_ 1967Dimensioni_ 13 m x 31 mSuperficie_ 400 m2Cliente_ William S. Paley Foundation4Dati e citazioni tratti dall’articolo‘In Midtown Manhattan aSmall Park Located Where thePeople Are’, di Walter F. WagnerJr., pubblicato su Architectural Record,agosto 1967, Vol 142 n.9, p117.5Riferimenti alla tesi ‘Alla ricercadelle piazze nella capitaledel grattacielo. Manhattan:un’analisi degli spazi publicicontemporanei’, di Elisa Ravazzoli,rel. Silvia Gaddoni, a.a. 2005/2006,Università degli studi di Bologna.
  • 73. pocket
  • 74. la presunta morte dello spazio pubblico americano8702.4.2Giardini collettiviNell’autunno del 1998 New York City annunciaun piano di vendita di parte di tutti quei terreninon ancora costruiti che nel tempo la cittàaveva trasformato nei cosiddetti ‘communitygardens’, giardini collettivi, mantenuti egestiti dai cittadini volontari con lo scopo diripristinare un contatto con la natura e di dotarela città di nuovi spazi verdi e di nuove oasi direlax.Tale operazione avrebbe cancellato 114 dei700 giardini esistenti, permettendo a eventualicompratori di trasformarli in appartamenti,parcheggionegozimultipiano,osemplicementefacendoli ritornare ad un stato di abbandono enoncuranza. ‘The Trust for Public Land’1,diverseassociazioninonprofit,gruppispontaneie semplici amanti dei giardini si oppongonoal piano di vendita di tali spazi, non solo perimpedirne la distruzione ma anche per renderemanifesta l’esistenza di tali oasi cittadine: larisonanza mediatica della vicenda permisequindi alle associazioni di raccogliere fondi e diacquisire parte di questi terreni vacanti, moltoimportanti per le comunità di cui fanno parte,sfogo e sostegno per la vita quotidiana deicittadini locali.Ma i rimanenti lotti, ancora parte del patrimoniodel governo, sono continuamente inbiblico tra la vendita e la cessione,soprattutto a causa dell’assenza di un vero eproprio piano volto alla loro tutela e come attispontanei non vi sono linee guida statali chestabiliscano regole.Il contributo che questi giardini offrono allacittà di New York è ormai diventato di notevoleimportanza e rappresenta l’equivalentedei ‘parchi tascabili’, gestito peròda volontari e semplici cittadini,talvolta anche inesperti: le ricadute positivedi tali spazi, quali ad esempio la riduzionedella tendenza al crimine, l’abbellimento delterritorio e la pulizia delle strade, procuranobenefici anche al governo stesso, che vede unaumento della qualità della vita, e quindi dellasoddisfazione civica,senza alcun dispendio dienergia e finanziamenti. Pertanto l’esistenzadi tali spazi consente alla città di New York difornire un’ulteriore tipologia di spaziopubblico aperto, risorsa ormai scarsa;in altre città americane la consapevolezza di talicarenze ha portato i governi locali all apresa dicoscienza e di responsabilità verso le gestionee la manutenzione, come nei casi di Boston,Chicago o Seattle.I ‘community gardens’ nascono negli anniSettanta quando i cittadini cominciano a sentireil desiderio di sbarazzarsi dei lotti vacantirimasti, completamente sommersi dai rifiutidella città, di proprietà della città stessa;le prime rivolte per l’appropriazione di tali spazinascono nei quartieri più degradati della città,come quelli del Lower East Side o dell’areadi Bedford-Stuyvesant in Brooklyn.Molti di questi lotti vennero nel tempo cedutialla città in seguito alla mancata retribuzionedelle tasse da parte dei proprietari stessi. Lecifre che riguardano questo fenomeno di lottivacanti sfiorano le 10.000 unità e ad oggi solomille di queste sono state convertite in 700giardini dalle associazioni di volontari2.Molte associazione negli anni si sono occupatedel supporto ai volontari dei communitygardens: tra queste una delle più importanti èla GreenThumb, che dal 1978 fornisce unvalido aiuto attraverso la costituzione di gruppifinalizzati all’insegnamento delle tecniche di1Il ‘Trust for Public Land’ èun’organizzazione nazionale, nonprofite per la conservazione del paesaggioche ha come obiettivo quello dipreservare il territorio, al fine dipermettere alla popolazione di goderedi parchi, giardini, aree rurali, sitistorici e spazi naturali in genere2I dati sono tratti dalla pubblicazioneda parte della ‘Trust for PublicLand’ relativa ai community gardense alla loro gestione, accessibile sul sitodell’associazione http://www.tpl.org/“It’s My Park and I Want to Make It Better.”Dennis Dugganspaces
  • 75. 88pocketgiardinaggio e di design del verde, così comequelledicostruzioneveraepropriadellestruttureall’interno di tali giardini. L’esempio che più ditutti ha fornito negli anni un valido orizzontedi successo è quello della trasformazionedi Bryant Park: allo stesso modo infatti isostenitori dei community gardens affermanodi poter ravvivare e risanare le aree attorno adessi proprio grazie alla loro esistenza e buonamanutenzione. Una delle teorie fondantil’esistenza di tali giardini consiste nell’affermarela necessità da parte dell’uomo, anche quellocittadino, di vivere circandato dalle piante, dallanatura, in un spazio particolarmente consonoallo stabilirsi di nuove relazioni, una nuovasocialità tra vicini di casa, fino a quelmomento ritenuti semplici passanti.I giardini inoltre sono uno sfondo idoneo permolteplici attività legate all’identità di quartiere:dalla semplice pachina che diventa spazioper la conversazione agli oggetti necessariall’organizzazione di matrimoni, feste, turni disorveglianza notturna, corsi di musica, esibizionie spazi per le attività del dopo-scuola, anchegli elementi presenti all’interno dei giardinilasciano trasparire i diversi usi e le differentiattività che vengono svolte quotidianamente.Non è quindi un caso osservare che il proliferaredi tali giardini riguardi soprattutto quartieridella città tra i più popolari e popolosi,spesso urbanizzati densamente attraverso alticondomini -come nel caso dell’area del LowerEast Side di Manhattan- o aree di degrado esegregazione razziale -come è stata fino a pocotempo fa l’esteso quartiere di Harlem, ancoraoggituttodariqualificareepressochèdistaccatodal resto dei servizi della città-.Qui più che in altri quartieri, in cui la logicadella speculazione ha preso il sopravventoe la riqualificazione ha spesso portato adinterventi volti allo sfruttamento terriero perun maggiore rendimento economico dei lotti3,la necessità manifestata dai cittadini è proprioquella di sentirsi padroni di alcune aree, anchese ridotte, che consentano loro di vivero unospazio aperto alternativo a quellodella strada.12figura 1 - 2Alcuni ‘community gardens’ in Harleme nel Lower East Side3Il riferimento implicito è verso lariqualificazione del quartiere delVillage e di Chelsea, nella parte ovestdell’isola, riqualificato e convertitoa spazio per artisti, i quali però conl’aumento dei costi legati agli alloggi sisono poi conseguentemente trasferitia Long Island City, a est dell’isola diManhattan.
  • 76. la presunta morte dello spazio pubblico americano89spaces6th and B gardenArchitetto/Designers_ volontari e giardinieri - Trust for Public LandCollocazione_ 6th Street & B Avenue in New York CityDatazione_ 1982Dimensioni_ 30 m x 50 mSuperficie_ 1500 m2Cliente_ 6th Street A-B Block Associationtotal area: 15.300 feet2170feet90 feetFino al periodo coloniale, il sito era occupatoda una palude di sale, fornendo riparo a diversevarietà di uccelli acquatici. Dopo essere stataoppotunamente risata, l’area, attorno al 1845,vide la comparsa dei primi edifici ad alloggi percommercianti. Con il 1890, infatti, il Lower EastSide era diventato la casa di centinaia di migliaiadi immigrati, densamente concentrati in umidiappartamenti senza luce nè aria o spazio verde.Nel 1960 il movimento verso le aree esterne allacittà dei nuclei famigliari ha iniziato a modificareil quartiere, convertendo le abitazioni in alloggiper studenti, persone a basso reddito di lavoro,e immagrati di orgine latina4.Alla fine degli anni ‘70 e primi ‘80, l’angolotra la Sixth Street e l’Avenue B si deterioròprogressivamente, lasciando edifici vuoti,usati come tiro a segno da tossicodipendenti.Vennero quindi rimossi gli edifici da sei deilotti presenti per motivi di sicurezza, estetica einutilità del terreno pieno di detriti. Vedendo ilotti vacanti come un’importante opportunitàdi ripristinare possibili aree a verde per unacomunità del tutto sovradimensionata, nel1982 una commissione dell’associazione ‘6thStreet and A-B blocks’ presentò una petizioneal comune attraverso l’associazione ‘GreenThumb’ per ottenre un contratto di locazione.Davanti alla minaccia di trasformazione deilotti in parcheggi, i membri ‘amici’ del giardinoelaborarono un piano vero e proprio di disegnodel suolo. Entro l’aprile del 1984, Green Thumbaveva emesso un contratto di locazione di unanno e i membri del Giardino cominciarono apiantare arbusti ornamentali e alberi.Negli anni il Giardino dovette affrontare diverseperipezie,controlavolontàdapartedelComunedi venedere il lotto a privati, intenzionati allarealizzazione di alloggi.Al suo interno oggi contiene un’area di attivitàdei bambini, progettata dal Children’s ResearchGroup e del ‘University Center of The CityUniversity of New York’: attualmente duecentobambini utilizzano il giardino settimanalmente.Il contributo che questo giardino offre allacomunità locale è insostituibile e rappresentainoltre una forma di espressione popolarespontanea e genuina.4Tutte le informazioni qui contenutesono tratte dal sito della comunitàstessa, che si è occupata tra lealtre cose di rintracciare i datistorici relativi al lotto, http://www.6bgarden.org/
  • 77. pocket
  • 78. la presunta morte dello spazio pubblico americano9102.4.3Atrii e GallerieIn secondo piano anche rispetto ai piccoli spazipubblici che appartengono alla categoria dei‘pocket public spaces’, la tipologia degli atriie delle gallerie si presenta come curiosa epeculiare: una categoria di spazio chiuso,ma aperto al pubblico, ancora poco noto, natocon la Zoning Resolution del 1961 che diedevita ai P.O.P.S. - Privetely Owned Public Spaces-. Molti di questi spazi sono ancora poco noti,ma da anni ormai costellano la città e offronoun riparo, assai gradito nei giorni di pioggia,anche se delimitato spesso da orari erestrizioni, a passanti, impiegati e turisti,fornendo sedute e tavolini al coperto.Alcuni di questi spazi però, associati al nome diimportanti aziende sul territorio, sono divenutipopolari e per essi sono stati investiti e vengonotuttora ingenti fondi privati, sia per il designiniziale che per la successiva manutenzione.Alcuni importanti esempi sono costituiti da:l’atrio della Trump Tower, la SonyPlaza, il Lincoln Center Atrium e l’IBMAtrium.Il primo è situato al di sotto dell’alto edificiodella Trump Tower e si presenta rivestito inmarmo rosa e adornato da elementi in ottone eda specchi: composto da una hall che si affacciadirettamente sulla Fifth Avenue e da un atrio acinque piani, l’elemento più spettacolare che locompone è costituito da una cascata, attorniatada cafè e negozi e arricchita da un piccolo pontepedonale che ne attraversa la piscina.La seconda invece, la Sony Plaza, situata a suavolta a pochi passi dall’IBM Building, si trova aipiedi del famoso edificio degli ex headquartersdella AT&T, progettato da Philip Johnson, dallaformachiaramentericonoscibile:dopounprimoprogetto di spazio pubblico più all’aperto, si optòinvece per una grande hall chiusa, riparata esoprattutto attrezzata di servizi igienici e negozi.La grande hall, alta circa sette piani contro itrentasette dell’intero edificio, ospita, doponon poche controversie, una statua chiamata‘Spirit of Communications’, la quale sembraracchiusa forzatamente all’interno dello spaziostesso. Nel progetto originale Johnson si trovacostretto dai regolamenti edilizi della ZoningResolution ad attrezzare la hall al piano terra, invista della trasformazione della stessa in spaziopubblico; di conseguenza propone di allargarela hall, sottraendo spazio aperto pubblico allotto, trasformandolo in una maggior cubaturainterna, al fine di ospitare anche una galleria pernegozi. L’ingresso venne inoltre concepito comeun’enorme arcata alta 116 piedi, fiancheggiatada aperture laterali al fine di ricreare lasensazione di un porticato1. Successivamentevennero apportate ulteriori modifiche,passando attraverso il consenso della pubblicaamministrazione come previsto dalla ZoningResolution, che ridussero lo spazio dedicatoai pedoni e implementarono quello relativo ainegozi,sostenendo l’importanza per il pubblicodi usufruire di uno spazio pubblico di maggiorqualità, seppur di dimensioni notevolmenteridotte.Il nuovo David Rubenstein Atrium pressoil Lincoln Center è uno spazio arioso ricco diluce e di musica soffusa, che comprende al suointerno anche le biglietterie per l’ingresso algrande complesso culturale; la varietà di attività,la presenza di tavolini, di una connessioneinternet e di servizi igienici arricchisce l’area conl’intento di favorire una maggiore socialità.La struttura è stata così chiamata in onoredel finanziere filantropo, e vice presidente1Citazione tratta dal testo ‘PhilipJohnson, Life and Work’, di FranzSchulze, pubblicato dalla University ofChicago Press, nel 1994spaces
  • 79. 92pocket13del Lincoln Center, David Rubenstein, inriconoscimento dei suoi 7,16 milioni di euroinvestiti. Il design riflette il resto dei materialiutilizzati in tutto il Lincoln Center e fornisceun ambiente aperto, accessibile e invitante.L’Atrium è inoltre il primo certificato LEED,porprio per essere una costruzione ‘verde’ nelcampus di Lincoln Center. Esso dispone infattidi due giardini verticali, una fontana che vada pavimento a soffitto, un muro ricoperto dischermi con le informazioni sulle prestazioni,utilizzato anche per presentazioni video,un’installazione artistica olandese e sedicicorpi illuminanti che portano la luce naturaleall’interno dell’atrio.Infine, l’ultimo, l’IBM Atrium, che si trovaaccanto alla Sony Plaza e allo spazio legato allaTrump Tower, è uno spazio chiuso, dalla vicendatravagliata, costituito da elementi comuni agliatrii con l’aggiunta però della presenza di unamodesta quantità di verde.L’esperienza dei P.O.P.S. ha innegabilmentecontribuito alla creazione di spazi che possonoormai oggi essere annoverati tra gli spazipubblici di maggior qualità, ma sorge spontaneala questione etica del considerare spazisottoposti a regole di comportamento, a orariprestabiliti e a un severo controllo di sicurezzacome spazi pubblici genuini.Certo è che l’intervento privato in molti casi hasalvato alcuni quartieri della città dall’esserecompletamente privi di ritagli urbani dedicati alriposo, alla sosta e alla socializzazione.La prerplessità ancora molto evidente,soprattutto dal punto di vista della cultura deglispazi pubblici europei, è quella di associareormai quasi obbligatoriamente l’ideadi collettività e di vitalità urbana aquella della logica del commercio edel negozio, ‘educando’ erronamentela folla di utenti al consumo o, perlo meno, all’associazione dell’ideadel consumo a quella dello stare inluogo pubblico, quasi come se questopotesse costituire il pedaggio dapagare per il suo utilizzo.2figura 1 - 2David Rubenstein Atrium nei pressi delLincoln Centerfigura 3Trump Tower Atrium
  • 80. la presunta morte dello spazio pubblico americano93spacesIBM AtriumArchitetto/Designers_ Edward Larrabee Barnes - Zion and Breen landscape architectsCollocazione_ angolo fra 57th Street e madison AvenueDatazione_ 1983Dimensioni_ 20 m x 40 mSuperficie_ 1200 m2Cliente_ The International Business Machines CorporationLavicendachecoinvolgelacostruzionedell’atrioè emblematica circa le problematiche chespesso si sono dovute affrontare proprio al finedi applicare la regolamentazione della ZoningResolution del 1961 e ben evidenzia comediversi fattori possano influire notevolmentesulla relazione tra la città e il suo governo el’iniziativa privata, sottolineando come i P.O.P.S.consentano alla cittadinanza un accesso fisicoallo spazio, ma non politico2.Quando negli anni ‘90 l’IBM cedette la torredegli uffici, assieme a questi dovette vendereanche lo spaizo pubblico sottostante; Mr.Minskoff, l’acquirente, poco dopo decise ditrasformare l’atrio in uno spazio espositivo peropere d’arte contemporanea. Questa fu unadelle discussioni più accese circa tale tipologiadi spazio pubblico, poichè tale decisionecomportò il cambiamento di quello che eraconsiderato fino a quel momento uno deglispazi di maggior successo della città, graziesoprattutto alla presenza di diverse piante dibambù, di notevole altezza, elementi esotici eper questo altamente caratterizzanti di questa‘oasi in una giungla di grattacieli’. Furono glistessi designers che si occuparono del progettodi Paley Park, Zion e Breen, a ideare una selva inuno spazio interno, composta da venti cespuglidi piante di bambù e largamente apprezzata edutilizzata proprio per il suo aspetto riflessivoe selvaggio; il risultato particolarmente felicederiva anche dal fatto che i progettisti siappoggiarono alla consulenza del ‘public spaceguru of Manhattan’ William H.White3.In seguito ad un compromesso, il complessodelle piante di bambù venne notevolmentediradato e ciò modificò per sempre l’atmosfera.Le conseguenze di questo evento resero noteal pubblico come in fondo l’IBM Atrium nonpotesse essere considerato un vero e propriospazio pubblico: la legislazione che dovevaproteggerlo non fu in grado di garantire aicittadini l’esistenza di uno spazio perfettamentefunzionante, di fronte alle pressioni deiproprietari privati.Come può un programma di creazionedi spazio pubblico non comprederenel proprio iter il coinvolgimento deicittadini - o per lo meno del loro puntodi vista- ?2 - 3Dati e racconto storico tratti dal testo‘Designs on the Public: ThePrivate Lives of New York’sPublic Spaces’ di Kristine F.Miller, pubblicato dalla University ofMinnesota Press, Minneapolis, nel2007
  • 81. pocket
  • 82. la presunta morte dello spazio pubblico americano9502.4.4MercatiUno spazio alternativo ma che racchiudeun’interessante carica di condivisione edi interazione tra i cittadini newyorkesi èrappresentata dai mercati: a volte itineranti,altre volte localizzati in luoghi ben definitie riconoscibili della città, questi ultimirappresentano un luogo informale diincontro e socializzazione e offrono laloro attività a favore della rivitalizzazione dialcune aree, specie quelle che si collocanoa nord dell’isola o nei quartieri del Bronx, delQueens e di Brooklyn.Settimanalmente forniscono uno spazioaperto a tutti, seppur legato alla logicadel commercio, in grado di raccogliereutenti provenienti da diverse aree della cittàe facilitando l’interazione. Spesso infatti imercati vengono organizzati in spazi attrezzatidella città, piazze che durante l’assenza diquesti rimangono comunque spazio pubblico adisposizione di tutti; altre volte invece vengonoconvertiti vasti parcheggi in mercati del finesettimana, al cui interno si stabilisce un vero eproprio universo di scambi e baratti stimolantie dinamici.Le due principali tipologie di mercati presentiin Manhattan sono costituite dai cosiddetti‘Flea Markets’ e dai ‘Green Markets’:entrambe le categorie in un primo tempo pocoistituzionalizzate godono oggi di riconoscimentiufficiali, soprattutto grazie alla costituzione divere e proprie associazioni a garanziadella loro esistenza e in promozionee diffusione della conoscenza deglistessi.I primi, i ‘Flea Markets’, rappresentano verie propri mercatini delle pulci, luoghicaratteristici sovraffollati di oggettie curiosi, in cerca di rarità o semplicementedi ottimi affari; uno dei più famosi tra questi, il‘Hell’s Kitchen Flea Market’1, si collocaal 112 West della 25th Street (tra la 6a e la 7aAvenue) e rimane aperto per tutto il week end,all’interno di un antico garage, costuituendouna piazza, in cui migliaia di aspiranti acquirentipasseggiano sorseggiando caffè, aspettandodi incontrare anime affini o semplicemente dicondividere qualche storia metropolitana con iveterani del mercato.Nel secondo caso, invece, i ‘Green Markets’sono veri mercati all’aperto principalmenteortofrutticoli, che si collocano però neipunti più strategici della città, connotandolie fornendo loro un ulteriore forte elementoidentitario.L’associazione ‘Green Markets’ è statafondata nel 1976 con la duplice missionedi promuovere l’agricoltura regionale,privilegiando la formazione di aziende dipiccole dimensioni prevalentemente agestione familiare,econtemporaneamentequella di assicurare ai cittadini newyorkesil’accesso diretto a cibi più freschi e genuini,alimentando proprio lo sviluppo e l’agricolturadella regione e non quella estera.Ciò consente dunque ai produttori di ortaggie agli allevatori di proporre i loro prodottigiornalieri agli abitanti della City; i principaliacquirenti che quotidianamente visitano talimercati sono proprio alcuni dei più famosi chefdella città, che si recano appositamente neipunti selezionati in cui tali mercati si svolgono,al fine di assicurare ai loro clienti prodotti dimiglior qualità.Il tutto ebbe inizio con 12 contadini appostatiin un parcheggio all’angolo tra la 59th Street1Tutte le informazioni relativeall’associazione del Flea Market sonopresenti sul sito http://www.hellskitchenfleamarket.com/spaces
  • 83. 96pockete la 2nd Avenue; oggi invece la rete si ènotevolmente espansa ed è diventata la retepiù complessa e vasta del Paese, grazieai suoi 51 mercati, forniti da oltre 200aziende, che a loro volta coltivano ben 30 milaettari di terreni.Il lato positivo di tale tendenza si trova dunquenell’aspetto educativo e salutaredell’esperienza: da un lato dunque i piùgiovani e i meno giovani allo stesso tempocomprendono l’importanza e la ricchezza dirisorse che il resto della regione fuori dallaGrande Mela possiede e dall’altro si cerca dimigliorare la qualità culinaria dei cibi americani.Ogni mercato poi possiede caratteristiche eprodotti differenti, a partire dalle dimensionidello stesso: vi sono mercati presenti un sologiorno alla settimana e altri ormai quasi stabilicome quello ormai famosissimo di UnionSquare, presente quattro giorni alla settimana,con ben 80 produttori presenti.A prescindere dalla dimensione comunque,ogni mercato cerca di rappresentare untassello importante per la comunitàe un punto di riferimento, anche dalpunto di vista sociale: tali mercati infattirappresentano ormai un punto di ritrovotra vicini di casa e non, i cui scambiare duechiacchiere, scambiarsi ricette e consigli,assistere a dimostrazioni di cucina, parlare conchef o apprendere dagli agricoltori locali. Inoltrenuove associazioni si sono sviluppate attorno aqueste attività proprio con l’obiettivo, in verospirito newyorkese, di migliorarne le prestazionie i servizi, trasformandolo in un vero e propriobusiness.Ogni ‘green market’ risulta quindi schedato el’elenco dei mercati presenti e degli agricoltoriè accessibile al pubblico tramite il sito relativoall’associazione GrowNYC2.figura 1Foto scattata nel famoso Green Marketdi Union Squarefigura 2Mappa dei principali Green Marketsdella città2Il sito in questione è http://www.grownyc.org/ourmarkets. Piùin generale l’associazione GrowNYC èun’associazione no-profit che si occupadi generare programmi ambientali alfine di trasformare le comunità, isolatoper isolato, migliorandone la qualitàdella vita e con l’obiettivo di garantireun ambiente più sano e pulito per legenerazioni future12
  • 84. la presunta morte dello spazio pubblico americano97spacesZuccotti Market ParkArchitetto/Designers_ Cooper, Robertson & PartnersCollocazione_ angolo fra Broadway e Liberty StreetDatazione_ 1960 - rinnovo design: 2006Dimensioni_ 35 m x 90 mSuperficie_ 3100 m2Cliente_ Brookfield PropertiesZuccotti Park, in precedenza chiamata LibertyPlaza Park, è una piccola piazza di circa33.000 piedi quadrati (3.100 m2), nella LowerManhattan a New York City.Situata tra Broadway e la Liberty Street, checonduce direttamente a Ground Zero, è diproprietà della Brookfield Properties; ilparco è stato realizzato alla fine del 1960.Inbrevetempocomunqueèdiventatopopolare,grazie alla sua posizione in mezzo ai grattacieli,come rifugio e uno dei pochi spazi pubblicidella Downtown Manhattan.In seguito agli attacchi dell’11 settembre,il parco/piazza ha subito un intervento diriqualificazione, visti i danni riportati dai detriti.L’1 giugno 2006, il parco ha riaperto dopo unacompleta ristrutturazione costata ben 5,78milioni di euro, su progetto della Cooper,Robertson & Partners. In seguito è statoribattezzato Zuccotti Park in onore di JohnZuccotti, il presidente di Brookfield Properties,che ha quindi investito risorse private perla riqualificazione dello spazio pubblico inquestione.Attualmente, il parco è caratterizzato da unagrande varietà di alberi, da marciapiedi ingranito, tavoli e posti a sedere, ed illuminatoda luci lineari posizionate diagonalmente,dall’effetto particolare. Il parco ospita anchedue sculture: una denominata ‘Joie de Vivre’in acciaio rosso di Mark di Suvero e un’altrachiamata ‘Double Check’, che rappresenta unuomo d’affari di bronzo, seduto su una panchina,opera di John Seward Johnson.Una volta posto sotto il World Trade Center,dopo un trasferimento, il Green Market diLiberty Plaza continua a servire famiglie,pendolari e visitatori che si trovano nel distrettofinanziario. ‘Red Jacket Orchards’ offre fruttidi bosco, succhi di frutta e prodotti di sidro dispecialità, Meredith’s Bread invece pane fresco,crostate, marmellate e torte salate, mentre vi èuna grande scelta di prodotti presso le aziendeagricole Migliorelli.total area: 33.000 feet2270 feet83feet
  • 85. neighborhoodspacesla presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 86. neighborhood
  • 87. la presunta morte dello spazio pubblico americano10102.5.1Piazze aziendaliDopo il nuovo piano di zoning del 1961,la città di New York tentò di incrementare ilnumero dei suoi spazi pubblici, attraverso laconcessione di 10 piedi quadrati di superficiecommerciale in cambio di un solo metroquadro di spazio pubblico, costruito e gestitodall’investitore privato stesso: nascono icosiddetti P.O.P.S. - Private OwnedPublic Spaces -, fazzoletti di terra chelegalmente sono di proprietà privata, ma cherisultano gratuitamente accessibili al pubblico.In totale, dal 1972, vengono construiti secondoquesto meccanismo 82 acri di suolodestinato a spazio pubblico, tra i più carial mondo, ma tuttora ad essere effettivamenteutilizzati restano in pochi; alcuni di questi spazi,infatti, vedono nel tempo un successo rilevante,legato soprattutto all’utilizzo degli stessi daparte di impiegati e lavoratori in genere, cheaffollano i pochi piedi quadrati specialmentenelle ore della breve pausa pranzo americana.Altri invece subiscono rapidamente un declinoe diventano semplicemente luoghi attraverso iquali camminare, diretti verso un’altra meta.William H.White1, nei suoi studi circa lavita sociale presente per le strade newyorkesi,analizza il ruolo e i meccanismi socialipresenti all’interno delle cosiddette ‘plazas’,studiando non solo i movimenti dei flussi difruitori delle stesse, grazie a registrazioni epostazioni privilegiate per l’osservazione, maanche indagando in prima persona attraversodialoghi e questionari diretti.Ciò che risulta dalle sue rivoluzionarie indagini èl’emergeredideterminatecaratteristichepropriedi questi spazi, capaci di attirare l’attenzionee l’utilizzo quotidiano dei cittadini, verso lacostituzione di un design di successo; dallesedute alle diagonali più battute, dalla formaagli elementi di ombreggiamento, dal numerodi gradini presenti alla possibilità di organizzarsiin gruppi o di rimanere in disparte o a presenzadi sedie non fisse. E ancora la presenza dialtri preziosi elementi quali l’illuminazione, laventilazione, le alberature e i giochi d’acquae la posizione di venditori di strada legati alladistribuzione di cibarie e bevande. Gli studicondotti da White riportano le carenze deglispazi costruiti fino ad allora e divengono cosìin breve tempo utili linee guida per laNew York City Planning Commission,fornendo ai progettisti dello spazio pubblicodei P.O.P.S. riferimenti e dati, sintetizzati spessoin diagrammi, al fine di applicare alla realtà leosservazioni relative alle soluzioni più efficacifino a quel momento progettate e realizzate inNew York.Recentemente, inoltre, la ricerca portata avantidal professore Jerold Hayden2ha tentatodi definire e valutare i successi e gli insuccessiottenuti dalle 503 aree a P.O.P.S. della città,situate in 320 edifici, al fine di raggiungereuna conclusione circa le conseguenze di taleoperazione, che dura ormai da cinquant’anni.Queste aree nacquero infatti come ‘piccolestanze’ il cui obiettivo era proprio quello difornire luce, aria e verde a quartieri residenzialie commerciali ad altà densità della città.I P.O.P.S. sono costituiti da differenti tipologiedi spazio, ma tra tutte le categorie sono senzadubbio predominanti le piazze, dette‘aziendali’ proprio per il loro collegamentocon la presenza di edifici destinati ad uffici.Una delle osservazioni che derivano dal lavorodi Hayden è proprio quella di cominciarea considerare questi spazi non comesingoli punti dispersi nella grigliadi Manhattan, ma come una vera epropria rete, catalogata in un database,anch’esso accessibile al pubblico, al fine di poter1Riferimento al testo di William H.Whyte, ‘The Social life of SmallUrban Urban Spaces’, pubblicatodalla Project for Public Spaces, NewYork, nel 19802Jerold Hayden, professoreassociato di pianificazione urbana adHarvard, del New York’s Departmentof City Planning e della Municipal ArtSociety, autore del testo ‘Privatelyowned public space: the NewYork City experience’, pubblicatodalla New York City Department of CityPlanning, the Municipal Art Society ofNew York, New York, nel 2000“A network of urban places that one day has an impact on the city as dramatic as Central Park.”Jerold Kaydenspaces
  • 88. 102neighborhoodfacilmente individuare lo spazio pubblico piùvicino.La definizione di una plaza standardriportata da Hayden stesso recita così: deveessere un’area aperta, continua, di almeno230 o 250 metri quadrati di ampiezza, conprofondità non inferiore ai 3 metri ed estesa peralmeno 15 metri. Il 70% degli edifici costruitidal 1966 al 1975 e che usufruirono del bonussi dotarono di plazas: il costo di realizzazioneal tempo infatti era modesto e in cambio siotteneva un ritorno d’immagine ed economico,legato al bonus appunto, notevole. Tali plazasvengono in un secondo tempo differenziatein base alla destinazione di utenza a cui sonorivolte: nascono quindi le categorie di plazas,urban plazas e residential plazas. Leprime non richiedono particolari dettagli neldesign delle stesse, mentre le seconde devonorispecchiare canoni più elevati, quali ad esempiol’orientamento, le sedute e le alberature.Le ultime invece, le residential plaza, hannocome finalità quella di invogliare un numeromaggiore della popolazione, proponendosicome ‘belle stanze all’aperto’ e pretendonodunque il posizionamento di un arredo urbanodi qualità e legato alla funzione residenziale.Ad oggi la maggiorparte dell’opinione pubblicacontinua a ritenere che questi spazi non sianostati capaci di donare alla città un apportosignificativo, se non in alcuni casi, come quelload esempio di Lincoln Plaza - in figura -.Ed è proprio l’attenzione al design ripostadal progettista M.Paul Friedberg a salvare lareputazione di questa piaaza: come lo stessoNew York Times afferma, infatti, in un articolodel settembre 2007, l’identità del luogocoincide con la presenza di determinati oggettidi arredo urbano, quali l’inserimento di unapiccola cascata d’acqua e il trattamento dellesuperfici a mattone a vista. Senza questi ultimila plaza non avrebbe più lo stesso significatoormai ‘storico’ attribuitogli dalla popolazioneche quotidianamente vi fa visita.Sipuòquindiaffermarechelapresenzadiquestepiccole porzioni di spazio pubblico disseminatein Manhattan abbia nel tempo migliorato laqualità dello spazio pubblico complessivo,costituendo ormai una memoria storica delsecolo appena trascorso e fornendo soprattuttoconcretamente luoghi di sosta e per ilriposo gratuiti, alquanto scarseggianti incittà: certo è che spesso le plazas sono stateassociate alla commercializzazione sia di mercivere e proprie e sia dell’immagine del privatocostruttore, quasi una sorta di pubblicitàimplicita dello stesso.Infine, molti di coloro che svilupparono talispazi grazie al bonus plaza applicarono neltempo a tali spazi dispositivi di esclusionesociale, attraverso la disposizione e il controllodella sicurezza dell’area; quest’ultimo aspetto,quello cioè della sicurezza in ambito pubblico,si è particolarmente acuito in seguito agli eventilegati all 9/11 e ha causato e causa tuttora unasorta di ‘grande fratello urbano’ generalizzato ediffuso, presente quindi anche all’interno delleplazas, gestite e sotto la responsabilità di privati.1 23figura 1Intervento di riqualificazione di unlotto adibito a parcheggio in Dumbofigura 2Lincoln Plaza, uno tra i P.O.P.S. piùapprezzati della cittàfigura 3Simbolo della rete dei P.O.P.S., affissoall’entrata e all’uscita degli spazipubblici della città
  • 89. la presunta morte dello spazio pubblico americano103spacesSeagram PlazaArchitetto/Designers_ Ludwig Mies van der RoheCollocazione_ 375 Park AvenueDatazione_ 1958Dimensioni_ 30 m x 60 mSuperficie_ 1800 m2Cliente_ Seagram CompanyIl Seagram Building, e la Lever House chelo precede di sei anni e si erge in fronte adesso, si colloca sulla Park Avenue ed è forse ilprogetto che impostò maggiormente lo stilearchitettonico per i successivi grattacieli diNew York. La sagoma del Seagram si stagliaproprio su quella Park Avenue consideratapoco adatta al passeggio3e vista come ‘lacompiuta realizzazione della città die grattacielipreconizzata da Le Corbusier’4.MiesvanderRohedecisefindasubitodi definireuno spazio urbano aperto di fronte all’edificio eaffrontòilproblemadeldislivellotralaLexingtone la Park Avenue tramite l’inserimento di alcunigradini, che staccano quindi la piazza dal restodel contesto in maniera pacata ed elegante.Nei suoi schizzi datati al 1955 infatti le idee circala piazza sono già molto chiare: pavimentazionea lastroni, alberi disposti lateralmente, bassimuri perpendicolari alla Avenue che separanola plaza dalle strade e alcune sculture. I murilaterali in particolare divennero nel tempo lesedute informali della piazza, che altrimentisarebbe rimasta sprovvista di qualunquearredo. Ad ogni modo la decisione di progettareuna plaza da parte di Mies van der Rohesegue la scia intrapresa dagli esperimentidel Rockefeller Center e della LeverHouse stessa, ma rappresenta comunqueun prototipo di spazio che fu poi nei decennisuccessivi largamente motivo di ispirazione.Il Seagram Building è stato anche il sito di uncomplesso studio da parte di William H.Whyte, il sociologo americano che analizzòi risultati delle conseguenze della ZoningResolution, di cui il Seagram approfittò.Il film, prodotto in collaborazione con laMunicipal Art Society di New York, registrai modelli di socializzazione quotidiana dellepersone intorno alla piazza e mostra l’effettivoutilizzo dello spazio, forse anche più vario diquello originariamente pensato dall’architetto.La plaza del Seagram rimane comunque unodegli spazi pubblici di maggior successodi Manhattan.3La stessa Jane Jacobs sostienein un articolo intitolato ‘Downtownis for people’ del 1958: ‘La gentenon parcheggia per Park Avenue..Gli impiegati degli uffici e i visitatoriche continuamente affollano questiedifici preferiscono, di solito, passareper Lexington o Madison. Dando perscontato che il cliente ha sempreragione, è chiaro che Lexington eMadison devono avere qualcosa chePark Avenue non ha.’4Tratto da Vincent Scully, ‘The deathof the street’ in ‘Perspecta’ del1963
  • 90. neighborhood
  • 91. la presunta morte dello spazio pubblico americano10502.5.2Parchi di quartiereAi cosiddetti ‘parchi di quartiere’, chegeneralmente variano in dimensioni fino a 30ettari, appartengono tutti quegli spazi verdiall’interno della City che dal punto di vistasociale si pongono come riferimento alla scaladel quartiere, sostenendone lo sviluppo ecostituendone un’area di sfogo naturalistica dinotevole importanza.I parchi a scala di quartiere più estesi dal puntodi vista puramente dimensionale venneroinoltre realizzati nei quartieri di Manhattan incui, a partire dagli anni ‘60, si concentrarono imaggiori sforzi di recupero e riqualificazione,quali ad esempio Harlem e il Lower East Side1.Essi possono offrire una vasta gamma distrutture ricreative,chespessorispondonoalle caratteristiche demografiche e culturali deiquartieri in cui sono inseriti, con possibilità diinterazione con la natura.Nella maggiorparte dei casi tali parchipossiedono infatti un’area gioco abbastanzaestesa, protetta da apposite recinzioni,capace spesso di costituire un’isola felice a séstante. Un altro tratto peculiare dei parchi diquartiere è quello di possedere un’area più omeno vasta per la ricreazione, costituita da unmanto erboso liscio che, nelle giornatedi sole, accoglie la totalità della popolazionedel quartiere, quasi a trasformarlo in unestensione dell’abitazione.Inoltre una delle maggiori attività preferite dainewyorkesi è proprio quella di poter praticareattività sportive nel proprio parco di quartiere,contando soprattutto sulla sicurezza esulla sorveglianza garantita dal bacinodi utenza di ‘vicini di casa’, fattore nontrascurabile in una città estesa e multiculturalecome New York.Molti di questi parchi subiscono i disagi e ledifficoltà dovute alla scarsità di investimenti daparte degli enti pubblici, ma possono contaresu numerose e attive associazioni diquartiere, sempre pronte a schierarsi in difesadel proprio rifugio verde. Molti di questi gruppisi uniscono in vere e proprie ampie coalizioniper sostenere la manutenzione del verde e percontribuire alla gestione, in compartecipazionecon il governo cittadino.Spesso circondato su quattro lati dalle stradedi maggior servizio al quartiere, il sito di talecategoria di parco si presenta largamenteaccessibile per mezzo di percorsi, mezzi ditrasporto pubblici e ampi marciapiedi.I residenti, i gruppi comunitari e i giovani localiimmaginano il parco come meta vibrante,cuore e anima del loro quartiere, in cui trovareispirazione quotidiana attraverso la cultura e lastoria della loro comunità2.Vi sono diversi esempi esplicativi della posizionee della rilevanza di tale categoria e molti aiutanoa comprendere la distanza dimensionale chevi è rispetto ai ‘parchi tascabili’ e la distanzad’azione rispetto invece ai parchi urbani.É il caso del Tompkins Square Park, untassello importante che mostra tutte le faccedi una metropoli che si è formata in pochisecoli accavallando popoli provenienti da tuttoil mondo. Inserito in un quartiere multietnico,in parte devastato dagli interventi di ediliziapopolare massicci, il sito venne originariamentedonato dalla famiglia degli Stuyvesant allacittà, con la promessa che sarebbe divenutouno spazio pubblico. Ci vollero numerosiinvestimenti prima che l’area venisse bonificatae riqualificata, ma nel 1834 aprì le sue porteper la prima volta e l’anno successivo dotò1Il riferimento è diretto ai parchirispettivamente di Marcus Garvey Park-Harlem- e di Tompkins Square Park-Lower East Side-2Tratto dal sito www.pps.org‘Parks are the outward visible symbol of democracy.’Robert Mosesspaces
  • 92. 106neighborhood1figura 1Gramercy Park visto dai cancelliche lo delimitano2Tratto dall’articolo ‘The UltimateNeighborhood Park’ pubblicatodal New York Times di Seth Kugel delluglio 2006figura 2 - 3Tompkins Square Park2 3il perimetro di una recinzione in ghisa. Fu inseguito teatro di diverse manifestazionie punto di riferimento per le proteste deicittadini appartenenti alle classi più povere edisagiate e ancora in tempi recenti è stato losfondo per dimostrazioni e situazioni diconflitto tra polizia e manifestanti -in particolare nelle rimostranze deglianni ‘60 contro la guerra in Vietnam-.Il parco a quel tempo era una zona ad altacriminalità, che conteneva accampamenti disenzatetto e luoghi per lo spaccio di drogaillegale e per l’uso di eroina. Negli ultimi annil’intero quartiere ha subito un processodi ‘gentrification’ e anche il parco si èprogressivamente sbarazzato dei cosiddetti‘undesiderables’ e oggi, con i suoi parchi giochie campi da basket, campi da pallamano e scacchiall’aperto, il parco attrae giovani famiglie,studenti, anziani e cani - vista la notevole area aloro riservata - da tutto il quartiere.Se nel caso di Tompkins Square Park, il pubbliconel senso più ampio del termine diventaprotagonista della storia e della vita dello stesso,un altro parco, più a nord, il Gramercy Park,rispecchia le tematiche del quartiere di cuifa parte, Midtown Manhattan. Circondato daedifici adibiti ad abitazioni di lusso, ristoranti,alberghi, il piccolo parco rimane confinato nellasua ‘prigione metallica’, mantenendo tutto ciòche è estraneo al di fuori e consentendo solo airesidenti in zona di accedervi2.Il Parco, in co-proprietà dei residenti che abitanoall’interno dei confini del distretto storico, èuno degli unici due parchi privati della città,poichè di fatto preclude ad una larga fetta dellapopolazione l’utilizzo della sua area e rimane ungesto di abbellimento in uno dei quartieri daltenore di vita più alto della città.Ecco quindi che il parco di quartiere altro nonè che uno spazio naturale a tale scala, cheriflette la comunità del quartiere stesso, nesubisce l’influenza e tenta di dare una rispostaalle esigenze, senza però per questo riuscirenell’intento di costituire un spazio realmentepubblico.
  • 93. la presunta morte dello spazio pubblico americano107spacesHigh LineArchitetto/Designers_ James Corner Field Operations + Diller Scofidio + RenfroCollocazione_ MeatPacking districtDatazione_ 2004Dimensioni_ 15 m x 1.8 KmSuperficie_ 27.000 m2Cliente_ Friends of the High Line and the City of New YorkLa High Line è stata costruita nel 1930,come parte di un imponente progettodi infrastrutture pubblico-privatodenominato ‘West Side Improvement’, cheaveva come obiettivo quello di trasferire il flussodelle merci a 10 metri di altezza al di sopra deltraffico stradale.‘Friends of the High Line’,un’associazionesenza scopo di lucro, nasce nel 1999, nelmomento in cui la struttura minacciava diessere demolita; in collaborazione con la Cittàdi New York l’associazione lavorò molto al finedi preservare e mantenere la struttura come unparco pubblico elevato.Il progetto di recupero e riqualificazione haottenuto il sostegno del Comune nel 2002: laparte sud dell’infrastruttura è stato donataal Comune dalla CSX Transportation Inc. nel2005. Il team di progettazione di paesaggisti,James Corner Field Operations, congli architetti Diller Scofidio + Renfro,ha studiato la ri-creazione di un ambiente daicaratteri naturalistici insieme ad un team diesperti in orticoltura, ingegneria, sicurezza,manutenzione, arte pubblica e altre discipline.La costruzione del parco iniziò nel 2006.Gran parte della prima sezione della High Lineè situata nel Meatpacking District, l’anticoquartiere dei macelli e dei laboratori dilavorazione della carne che usufruivano dellapresenza dei treni merci sopraelevati per gestirematerie prime e prodotti finiti.Negli ultimi decenni, il MeatpackingDistrict ha visto una trasformazione fortunadi tutta l’area in un quartiere per il divertimento,con numerosi ristoranti, discoteche, studidi design e fotografia, e boutique di moda.L’High Line, vero e proprio oggetto lineare daldesign accattivante, si inserisce nella logica delquartiere in maniera un po’ distaccata, attirandospesso e volentieri curiosi. Lo spazio è statopredisposto per la sosta e per il riposo, ma ilpercorso nel complesso, con poche stazioni pergiungere a livello del terreno, rimane un eventoisolato nel bel mezzo di un quartiere occupa infaccendo mondane e festaiole3.3Tratto dal sito dell’associazionehttp://www.thehighline.org/
  • 94. neighborhood
  • 95. la presunta morte dello spazio pubblico americano10902.5.3Parchi giochiNonostanteilNewYorkCityDepartmentofParksand Recreation abbia fin dal diciannovesimosecolo fornito la più ampia gamma possibiledi opportunità ricreative per la città, il primoplayground entrò ufficialmente a fare partedi un’area all’interno di un parco solamentenel 1903 con l’apertura di Seward Park, ilprimo parco comunale del paese attrezzato conun’area giochi permanente.Attraverso i significativi cambiamenti in oltreun secolo, nelle attrezzature e nell’aspettodei campi da gioco di New York City, i progettidi palyground si sono evoluti in manieracostante, mantenendo il ruolo essenziale chei parchi gioco possiedono nella vitalità deiquartieri urbani e continuando ad esercitare uninfluenza particolare sullo sviluppo fisico e lasocializzazione dei bambini della città.DaiprimidelNovecento,dunque,ilDipartimentoha lavorato sodo per fornire spazi di gioco chepotessero corrispondere alle esigenze disviluppo e alle differenti richiestedi residenti e visitatori, anche della piùpiccola porzione di Manhattan.Oggi il ‘Parks Department’ si occupa dellamanutenzione di circa mille campi da giocoin tutta la città, nei pressi delle scuole, neiparchi di grandi dimensioni o situati in modoindipendente, che variano nel formato easpetto.Durante il mandato di Robert Moses ilnumero di campi da gioco in città crebbe da119 a 777 e molti di questi impianti vennerocostruiti durante la Depressione attraversoprogrammi di assistenza federale. Fu proprioin questi anni che si inserirono gli elementi chenel tempo divennero i tratti caratteristicidei parchi da gioco, quali le panchinein calcestruzzo e legno, le distese di asfaltoadornata con sabbiere e perfino i semplicicestini della spazzatura1.Le azioni intraprese da Moses subironocomunque una dura critica, poichè, nonostantel’aumento del numero dei playgrounds stessi, laqualitàdellerealizzazionielalocalizzazionedeglistessi rifletteva pienamente le priorità politichedi Moses e con esse la mancanza di interessenello sviluppo qualitativo di aree pubbliche nonremunerative2.Negli anni ‘60 un’importante innovazionevenne adattata ai parchi giochi, riprendendouna tipologia tipicamente inglese e scandinava,in cui i bambini vengono lasciati liberi di giocarein lotti vacanti, depositi a cielo aperto, spessocon materiale da costruzione in eccesso. A NewYork tale esempio viene tradotto in progetti pernuovestrutturediarrampicata,passerelle,cordeo pneumatici come altalene. L’architetto autoredi questi nuovi elemtni è Richard Dattner,progettista di numerosi parchi giochi, comealcuni presenti in Central Park e nel ManhattanHighbridge Park. Tali parchi giochi presero ilnome di ‘adventure playgrounds’.Successivamente dal 1980, molti dei progettistidi parchi giochi del Parks Department hannotentato di dare una risposta alla culturalocale, alla geografia e alla storia dei quartieriin cui i playgrounds veniveno inseriti, spessoincludendo elementi in relazione con il nome ola posizione: ad esempio il J. Wright HoodPark a Manhattan, le attrezzature da giocosono state progettate per assomigliare alGeorge Washington Bridge, che è visibile dalpunto di vista più elevato del parco lungo ilfiume Hudson.1Riferimento al testo ‘Robert Mosesand the modern city : thetransformation of New York’, diHilary Ballon, pubblicato dalla Norton& Company, New York, nel 20072La maggior fonte di letteratura criticacirca l’opera di Moses può essererintracciata nel lavoro della sociologaJane Jacobs.‘If we would have our citizens contented and law-abiding, we mustnot sow the seeds of discontent in childhood by denying childrentheir birthright of play.’Theodore Roosevelt, Playground Association of Americaspaces
  • 96. 110neighborhood1Recentemente i parchi giochi sono diventatiuno dei punti cardine delle ‘battaglie’ diquartiere circa la difesa dello spazio pubblico ela garanzia, soprattutto per i più piccoli e nellearee più disagiate, di un luogo di sfogo, chepossa incanalare energie verso la pratica disport o l’educazione alla socialità.Sono inoltre nate nuove e molteplici iniziativevolte alla stimolazione della fantasia deipiù piccoli, attente alla qualità del divertimento,e basate sull’organizzazione di eventi estivi enon, fondamentali per il buon funzionamentodel fattore ricreazione di un quartiere. Unadi queste nuove iniziative, ad esempio, èquella dell’ideazione di un ‘ImmaginationPlayground’, basato su di uno spazio ideatoe progettato dall’architetto David Rockwelle finanziato dal Dipartimento: l’idea consistenella progettazione di spazi flessibili e dedicatial ‘gioco libero’, ritenuto uno degli elementiessenziali per la creazioni di menti brillanti ecapaci di risolvere futuri problemi.Accessibili a tutti, ma spesso frequentati daicittadini del quartiere in cui si trovano, nellamaggiorparte dei casi i playgrounds si trovanocostretti alla recinzione, sia per motivi tecnicilegati al pericolo delle strade che li circondanoe sia per questioni di sicurezza e controllo daparte degli adulti.L’esistenza di questi spazi pubblici a scaladi quartiere consente anche ad una città didimensioni notevoli e densa come Manhattandi adottare atteggiamenti educativitipici dei piccoli sobborghi, senzadover rinunciare alla vita metropolitana eanzi godendo della mescolanza etnica eculturale caratteristica.A tale proposito, nel 1967 venne lanciato unesperimento nel parco della famosa UnionSquare, chiamato “Check–a–Child”playground, progettato da RichardDattner, della durata di qualche giorno,a riprova del fatto anche nel baricentro diManhattan fosse possibile lasciare i propri figli,sotto sorveglianza di addetti, per andare a farequalche ora di shopping in Midtown3.Negli ultimi anni, infine, i playgrounds sonodiventati veicolo di messaggi sempre piùimportantidalpuntodivistaeducativo,arrivandoanche ad ospitare opere d’arte significative: è ilcaso del ‘Crack is Wack Playground’, cheprende appunto il nome dai murales presenti alsuo interno del celebre artista Keith Haring, daitoni accessi e giovanili, prodotti nel tentativodi mandare un messaggio serio contro la drogaverso le nuove generazioni.Così, mentre New York continua a cresceree ad espandersi, la progettazione dei parchigiochi continua nella sua evoluzione: il sindacoBloomberg ha infatti recentemente promessol’apertura di 290 cortili delle scuole neiquartieri meno abbienti, attraverso l’impiegodi 79 milioni di euro di fondi cittadini, proprioal fine di fornire una maggiore dotazione diplayground pubblici.2figura 1Giochi d’acqua nella torrida estatenewyorkese, dove i playgroundsdiventano luoghi di relax e riposofigura 2Crack Is Wack Playground, al cuiinterno di trova due murales di KeithHaring3Fonte:http://www.nycgovparks.org/facilities/playgrounds/
  • 97. la presunta morte dello spazio pubblico americano111spacesSara Roosevelt PlaygroundsArchitetto/Designers_ volontari e membri dell’associazioneCollocazione_ Lower East Side, da Houston Street a Canal streetDatazione_ 1934Dimensioni_ 60 m x 900 mSuperficie_ 54.000 m2Cliente_ City of New YorkSara Delano Roosevelt Park è un parco di circa7,8 acri -32.000 m2- situato nel Lower EastSide; intitolato a Sara Roosevelt, la madre delpresidenteFranklinDelanoRoosevelt,siestendeper una lunghezza di quasi un chilometro,andando a lambire il quartiere di Chinatown.Attualmente il parco è gestito e mantenutodal New York City Department of Parks andRecreation.Aperto nel 1934, venne originariamenteacquisito dal Comune nel 1929 allo scopo diampliare l’area tra Chrystie e Streets Forsytheattraversolacostruzione di alloggiabasso costo,ma l’idea fu poi accantonata e si fece largol’ipotesi della costruzione di ‘campi dagioco e luoghi di riposo per mamme ebambini’. Nel 1934 tale progetto costituiva ilpiù grande parco mai realizzato nel Lower EastSide, fatta eccezione per Tompkins Square Park.Quattro strade vennero chiuse parzialmente-Hester, Broome, Rivington e Stanton Street-per ospitare sette distinte aree di gioco congiochi separati per maschi e femmine,oltre a due piscine per bambini, una pista dipattinaggio e un perimetro di panchine e alberiombreggianti.Ilparcostessoèunmanifestoallamulticulturalitàe alla presenza di molteplici etnie nel quartieree fornisce uno spazio pubblico dinamico ad unodei quartieri più ricchi di immagrati di tuttaManhattan. Nel discorso di apertura del parcostesso, Harry H. Schlacht, fondatore della ‘EastSide Home News’, proclamò ‘la nascita di unnuovo Lower East Side’.Recentemente definito dal New YorkDepartment of Parks and Recreation ‘un trattoscintillante di verde nel mare di cemento,asfalto, ed edifici’, il Sara Roosevelt è davverouno spazio ricco di attività e il suo design hasubito nel tempo le modifiche delle attivitàquotidiane spontanee proprie dellacultura d’origine degli immigrati delposto. Si pensi ad esempio che la domenicamattina quasi tutti i playgrounds si riempionodi praticanti di tai chi, riuniti in folti gruppi divicini di casa.
  • 98. urbanspacesla presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 99. urban
  • 100. la presunta morte dello spazio pubblico americano11502.6.1Piazze urbane‘The southern part of the square has become the equivalent of theSpanish steps in Rome, where people just gather together. There isno better place for people-watching.’Mitchell MossAlla voce piazza corrisponde un immaginariocomune legato alle culture di tutto il mondo: èsenza dubbio uno tra gli elementi che più hannomodificato le città europee e non e nell’ultimosecolo è stato riscoperto come uno strumentoefficace per accendere l’innescarsi di pratiche disocializzazione. Spazio pubblico d’eccellenza, lapiazza americana assume per certi versi alcunedelle caratteristiche storiche europee, quali lapresenza di un disegno interno di dettaglio e dilandmark, ma si modifica soprattutto nelle suerelazioni con il contesto, non più aulico e nonnecessariamente chiuso da edifici.Le principali piazze newyokesi degne di questonome sono rappresentate da quegli spazipubblici che costituiscono essi stessi i nodidi una rete a scala urbana ormai storica eimmodificabile; luoghi dunque che ‘parlano’a tutta l’isola, che attirano turisti, visitatorie passanti da tutti i punti della città e cheimplicano una rete di servizi e di trasporti incostante aggiornamento.La posizione strategica in cui le piazze urbanenewyorkesi si collano consente loro di nonnecessitare di attività specifiche al loro interno,poichè spesso possono godere di un contestoricco e dinamico, di cui esse costituiscono ilperno ‘vuoto’. É il caso di Union Square,Madison Square, Washington Square, City HallSquare e di piazze ridotte ma pur sempre a scalaurbana come Herald Square o Federal Plaza,che devono la loro fama alla loro collocazionee soprattutto alle attività che hanno visto fioriresui loro bordi.Washington Square porta con sè alcunereminescenze europee, a partire dalla presenzadell’Arco, dalla forma della piazza stessa finoalla grande fontana centrale: prima terrenoagricolo, poi cimitero, nel 1826 la Città acquistail terreno e lo trasformò in uno spazio per paratemilitari. Le strade attorno divennero quindi trale più desiderate zone residenziali della città e,quando qualche decennio dopo, il campo venneconvertito in parco, l’area acquisto maggiorpregioevalore.Nel1889vennecostruitol’arco,il parco si espanse, si costruì la fontana e tuttal’area acquistò maggior fascino e decorourbano.Quando però Robert Moses nel 1934 tenta diproporre un completo rimodellamento dell’areachecomprendevaperòun’arteriadiscorrimentonel mezzo come prosecuzione della FifthAvenue, si avviò una protesta durata sette annicapitanata da Jane Jacobs e da ShirleyHayes1. La controproposta di questi ultimifinalizzata alla creazione di un’ampia piazzapavimentata centrale ebbe la meglio e dal 1959Washington Square Park è rimasta chiusa altraffico, spezzando la circolazione dellagriglia.Sempre all’attenzione del governo cittadino,oggi la piazza è sempre sotto continuamanutenzione e curata da diversi progetti diabbellimento; completamente circondata dagliedifici della NYU - New York University - , èormai parte integrante della vita studentesca diallievi da tutto il mondo.Tale vicenda mette in luce come le grandi piazzeurbane di New York siano state spesso il fruttodi un’ardua conquista da parte di tutti icittadini di uno spazio pubblico dalle dimensionimaggiori e di come siano poi servite da sfondoper le principali manifestazioni, come cassa dirisonanza urbana.Una storia analoga appartiene invece aMadison Square, anch’essa in un primo1La vicenda è narrata all’interno delfamoso testo ‘The Death and Lifeof Great American Cities’ di JaneJacobsspaces
  • 101. 116urbantempocampoperparate,poiconvertitoapiazza,accostata alla grande arteria di scorrimento cheè la Broadway; nel 1847 apre anche il parco el’intervento successivo di riqualificazione vieneprogettato da William Grant e da Ignatz Pilat,allievi di Frederick Law Olmstead.Gli elementi chiave che compongono le piazzeurbane sono costituiti quindi dalla presenza dielementi di decoro e dalla compresenza di unapavimentazione e un parco che insieme miranoa creare un luogo tra il naturale e l’artificiale;ma una nuova generazione di spazi, fatta diritagli e di intersezioni, scompagina le regolesopra descritte e genera piazze a scala urbanaa partire da piccoli fazzoletti di terreno,con la sola fortuna di appartenere a distrettivitali e dinamici, ricchi di attrattive.É il caso di Herald Square, situataall’intersezione tra la Broadway e la SixthAvenue, è costituita da un triangolo sul qualesi è formata una piccola piazza, arricchitada uno storico orologio e da una serie dialberature. Insieme alla Greely Square, lapiazza speculare anch’essa derivata dal ritagliodell’intersezione delle due strade, dal 1992Herald Square è sotto la gestione della 34thStreet Partnership, uno dei tanti BusinessImprovement District (BID) sparsi per lacittà, che opera in circa 31 isolati circostanti.Quest’ultima si occupa della gestione relativaalla sicurezza, della pulizia -dopo essere perfinoriuscita a dotare la piazza di servizi pubblici, unararità in Manhattan-, della manutenzione delverde e organizza eventi.Questa forma di finanziamento delle piazze èormai divenuta l’unica sostenibile in grado dimantenere questi spazi utilizzabli e in perfettasicurezza; per Madison Square allo stessomodo si parla della Madison Square ParkConservancy, una partnership tra pubblico-privato costituita per occuparsi di tutelare ognimodifica o accadimento nella piazza stessa e lostesso può essere detto di Union Square, gestitadalla Union Square Partnership, a suavolta composta dal BID - Business ImprovementDistrict- e dall’ LDC -Local DevelopmentCorporation-. Tali sforzi però consentono aqueste proprietà pubbliche di sopravvivere enon solo: consentono loro di rappresentarealcune tra le migliori piazze d’America2.12 3figura 1Madison Square2Secono la classifica stilatadall’organizzazione non -profit PPS -Project for Public Spaces, cone sede eNew Yorkfigura 2 - 3Herald Square nella sua nuovarisistemazione grazie al progettodi pedonalizzazione di un trattodella Broadway, chimato ‘BroadwayBoulevard’
  • 102. la presunta morte dello spazio pubblico americano117spacesUnion SquareArchitetto/Designers_ progetto iniziale di Frederick Law Olmsted and Calvert Vaux - Michael Van Valkenburgh Associates + Architecture Research OfficeCollocazione_ 14th Street e 17th StreetDatazione_ 1815Dimensioni_ 110 m x 225 mSuperficie_ 25.000 m2Cliente_ City of New YorkUnion Square rappresenta una delle piazzeurbanepiùconosciutediNewYork,proprioperilsuodefinirsidinamica e attiva,neltrambustodella vita metropolitana, e non un rifugio dallaCity. Si colloca, infatti, in uno degli incrocifondamentali dell’isola, rappresentandonequasi un baricentro: oggi giorno circa 35milioni di persone3passano per la suafermata della metropolitana, facendone unodei punti della rete più congestionati e quindipiù sorvegliati.Fin dal Commissioners’ Plan del 1811 lo slargofu ritenuto strategico e quindi venne subitoconvertito in ‘common land’, di proprietàquindi della città, e nel tempo venne abbellitoattraverso la costruzione di una fontana el’inserimento di un parco. Nel 1872 vennerochiamati i progettisti di Central Park FrederickLaw Olmsted e Calvert Vaux per larisistemazione del verde. Come e forse piùdelle altre piazze urbane, Union Square harappresentato nell’ultimo secolo il principalepuntodiincontrodeicittadinipermanifestazionie dimostrazioni, o anche solo per permetterea gruppi e associazioni di potersi ritrovarepubblicamente.Nel 2008 Michael Van ValkenburghAssociates e l’Architecture ResearchOffice completano la risistemazione dell’areanord della piazza, che include un parco giochi,una piccola piazza e alcuni padiglioni esistentida riqualificare, tenendo anche conto del GreenMarket che nel frattempo si è stabilito proprionella parte nord di Union Square.Dopo essere stata dichiarata ‘NationalHistoric Landmark’ nel 1997, la piazza èdivenuto per alcuni mesi, in seguito all’attaccodel 9/11, luogo di sfogo per i cittadini, chene hanno fatto un vero e proprio mausoleotemporaneo in ricordo delle vittime.Ilfuturodellapiazzaècostantementemonitoratoe pianificato da due importanti associazioni, laUnion Square Partnership, promotricedello sviluppo econimico della stessa, e laUnion Square Community Coalition,che invece si occupa di preservare le volontàoriginali relative alla progettazione della piazzae del parco4.3Dati tratti dall’articolo ‘Union SquarePark: Developing Public GatheringSpaces’, di Heather Ruszczyk e EmilyGrigg-Salto4Informazioni prese dai siti ufficialidella Union Square Partnership www.unionsquarenyc.org e dal New YorkDepartment for Parks and Recreation
  • 103. urban
  • 104. la presunta morte dello spazio pubblico americano11902.6.2Parchi urbaniIl sistema di quelli che possono essereconsiderati parchi a scala urbana, la cuiinfluenza cioè è risentita in tutta l’isola e icui usufruitori provengono da ogni angolo diManhattan, risulta essere un sistema fatto dipoche grandi aree verdi, collocate però nei puntipiù strategici della città e sparsi da nord a sud intutta Manhattan. Alcune di queste, in gran partecollocate nella Downtown per motivi storici,risalgono al XVII secolo e sono sopravvisute neisecoli grazie alla loro peculiarità di grandi aree disvago e di incontro; man mano che il concetto dilandscape si faceva sempre più forte, speciedopo la realizzazione di Central Park, molteenergie vennero impiegate nell’abbellimento,nella decorazione e nella progettazionedell’impianto di questi spazi e questo li rendeancora oggi punti di riferimento per i flussidegli spostamenti urbani. Ognuno di tali parchiesercita quindi una forte attrattiva per turisti enon, grazie anche ad una specifica identitàche li differenzia marcatamente.La grande importanza che questi spazihanno ottenuto negli ultimi decenni li hatrasformati profondamente, anche attraversomodificazioni apparentemente nonmateriali, come l’installazione di retiwireless per la connessione internet e per lacomunicazione istantanea; tali dispositivi infattihanno reso i parchi urbani delle vere e proprieestensioni dell’ambiente casalingo, fornendosoprattutto nei mesi estivi, delle stanze acielo aperto, in cui non solo rilassarsi esvolgere attività sportive, ma anche studiare,incontrarsi, trascorrere il tempo dopo unagiornata di lavoro o organizzare un evento.Oltre ai parchi che si accostano alle piazze piùfamose dell’isola, quali Union Square, MadisonSquare, Washington Square e City Hall, vi sonoaltri parchi a scala urbana che contribuisconoa stabilire una rete da nord a sud, se noncontinua per lo meno connessa dal serviziometropolitano e dalle relazioni tra i diversineighborhood.A riprova di ciò, due sono i parchi urbaniche occupano la testa e la coda dell’isola:Battery Park e Inwood Hill Park, ilprimo estramamente turistico ed il secondoestramamente più selvaggio. Entrambiracchiudono in se stessi le caratteristiche deiparchi urbani rispettivamente del sud e delnord dell’isola.Il primo, infatti, si presenta come uno spazioaperto dal design ricco e dettagliatoda molti elementi di decoro e arricchito dallapresenza di edifici: nato come promenade nelXVII secolo, divenne un parco pubblico veroe proprio due secoli più tardi, ospitando nonsolo edifici storici, tra cui il Castle Clinton, maanche plurimi monumenti e lapidi. Con i suoi 25acri rappresenta il parco più ampio dellaDowntown Manhattan e, con i suoi pratie le sue stazioni di collegamento con le isole,attira più di quattro milioni di persone all’anno.Per far sì che non vada perduta la ricchessadel paesaggio di Battery Park, ritenuto comeil più antico della città, è nata anche in questocaso un’associazione non-profit, la BatteryConservancy, che ogni anno non solo sipreoccupa della manutenzione e della pulizia,ma riprogetta anche nuovi utilizzi dell’area e deiedifici e attività che contiene.Proprio la presenza di Battery Park, inconcomitanza con il progressivo degradodell’areadeipiers1aovestdellostesso,hafornito1Il sistema dei Piers è costituito dauna serie di pontili, ormai quasitutti in disuso, un tempo legatial commercio via mare e oggi infase di riqualificazione, per lo piùattravreso interventi puntuali. I Pierscostituiscono la maggiorparte delwaterfront di Manhattan e, una voltariconvertiti, possono ospitare nuovispazi pubblici, nuove attività - ChelseaPiers- o nuovi quartieri residenziali-come nel caso del Battery City Park-spaces
  • 105. 120urbanl’elemento propulsore per la riqualifica delwaterfront sud-occidentale, dando vita ad unlembo artificiale di residenze nel parco, sotto laguidaetuteladelpaesaggiodellaBattery ParkCity Conservancy, l’ennesima associazionesenza scopo di lucro, principalmente compostada residenti e commercianti della zona.Diametralmente opposto, invece, l’InwoodHill Park si trova nella punta più a norddell’isola ed è un parco pubblico a tuttigli effetti: di proprietà e sotto la gestione emanutezione della municipalità di New York, ilparco rimane l’ultima foresta e palude salatadella città. Prima del 1916, anno della suaacquisizione da parte del Dipartimento per iParchi, l’area era occupata da case di campagnae istituzioni filantropiche; in seguito, dopo lacessione delle aree, gli edifici vennero demolitiper esaltare maggiormente la natura sevaggiadelluogo,daquelmomentoinpoiadisposizionedi tutti i cittadini di Manhattan, a testimonianzastorica di un paesaggio newyorkese ormaicompletamente scomparso.Così oggi, insieme ad una fitta rete di sentierie percorsi, la foresta possiede anche una foltaschiera di specie animali selvatici ed uccelli,della cui tutela si occupano i cosiddetti ParkRangers, cosa che rende Inwood Hill il luogoideale in cui praticare uno degli sport preferitidai newyokesi, il ‘bird watching’.Dall’altro lato però anche l’Inwood Hill Parknon rinuncia alle comodità del relax piùcomuni e si fanno spazio tra gli arbusti le areeper picnic, per barbecue, i parchi giochi perbambini e le aree riservate ai cani: le stesseattività si inseguono lungo i parchi della città,ma attirano bacini di utenza a scale differenti.Ecco che il parco urbano diventa il parco delladomenica, il parco dei turisti e dei cittadini1 2distanti anche più di qualche chilometro, di tutticoloro disposti a muoversi pur di godere delpaesaggio e delle attività di queste aree verdi,essenza vitale della metropoli, anche se nonancora in grado di competere completamentecon la scala della città, fatta di uno skylineverticale denso e inafferabile.Quest’ultima tipologia di parco rappresenta,infine, un modello di parco urbano assai diffusonell’area nord dell’isola, le cui trasformazionetardive hanno permesso la conservazione dispazi aperti di maggiori dimensioni,quali il Fort Tryon Park, l’HighbridgePark, fino al S.Nicholas Park e alMorningside Park, poco al di sopra delquartiere di Harlem.Tale situazione è spiegata non solo da fattori dicarattere temporale rispetto alle trasformazioniurbane della città, ma tengono conto anchedell’aspetto sociale delle stesse: i quartieripopolari più vasti infatti si trovano nell’areaa nord di Central Park e il parco urbano dinotevoli dimensioni è storicamente semprestato ritenuto un’ottima valvola di sfogoper la popolazione, spesso poco soddisfattadella sistemazione nel proprio quartiere. Lalogica del consumo e del commercio poco hatoccato queste aree, che rimangono quindiincontaminate e che proprio per questa loropeculiarità attirano visitatori da tutta la città,con il solo scopo di conoscere una realtà menoartificiale o di staccare completamente la spina.figura 1Battery Parkfigura 2Inwood Hill Park
  • 106. la presunta morte dello spazio pubblico americano121spacesBryant ParkArchitetto/Designers_ progetto sotto la guida di Robert Moses - successiva ridisegno di Lynden MillerCollocazione_ 40th Street e 42nd StreetDatazione_ 1847Dimensioni_ 150 m x 130 mSuperficie_ 19.500 m²Cliente_ City of New YorkIl Parco nasce nel 1847 sotto il nome diReservoir Square, per la presenza diserbatoio di dimensioni notevoli, in seguitosostituito dal Crystal Palace in occasione di unamostra inernazionale di architettura. Dopo lacostruzione della New York Public Librarynel 1911 si decise di accostarvi un parco veroproprio: Bryant Park.Fin da subito poco curato e infestato daprostitute, spacciatori di droga e senzatetto, ilparco situato in uno dei quartieri più importantidella città divenne una vera e propria piaga2.Tutti intuivano che il parco con il progetto giustosi sarebbe trasformato “da una discarica sterilein uno dei luoghi più attraenti e di respiro dellacittà”3. Ad aggravare la già instabile situazionesubentrò l’intervento di riqualificazione portatoavanti nel 1934 da Robert Moses: l’idea diMoses, valida in generale anche per gli altriparchidellacittà,eraquelladitrasformareBryantPark in un ‘santuario del riposo’, facendoperò un luogo di esclusione e inaccessibile,erigendo alti muri di confine e recinzioni diferro. L’intervento fu un totale insuccesso e leviolenze e gli omicidi aumentarono.Il Parco venne così chiuso e riaperto solamentedopo l’intervento di definitiva riqualificazioneportato avanti dalla Rockefeller BrothersFundation, sostenuto dalle ricerche delsociologo W.H.White: il parco riconquistò icittadini, aprendo molteplici nuovi accessi einserendo centinaia di sedie e tavolini movibili.Perintraprendereilavorifunecessariocostituirediverseassociazioniingradodiraccogliereifondinecessari, quali ad esempio la BPRC - BryantPark Restoration Corporation- e il cosiddettoBID - il Bryant Park Improvement District-.Bryant Park risulta appartenere, ma ancora oggirimane interamente gestito da un’associazionenon-profit privata, la Bryant ParkCorporation. Questo tipo di atteggiamentoda parte del governo della città è stato alungo criticato -Zukin, Fainstein, Carr- secondoprospettive spesso ideologiche, quali lamancanza di eterogeneità tra gli utenti dovutaall’immagine voluta dal privato che si occupadella gestione o la presenza di attività privatea ridosso della piazza, attività non spontaneee legate alla logica del consumo. Viene dachiedersi però quanto New York sia basata suvalori di proprietà pubblica e quantosu quelli della proprietà privata.2Citazione tratta dal testo ‘Bryant Park,an out-of-town experience’, di Goldberg,pubblicato sul New York Times nel 19923Citazione tratta da ciò che scrisse il NewYork Times nel 1928 circa Bryant Park.
  • 107. territorialspacesla presuntamorte dellospazio pubblicoamericano
  • 108. territorial
  • 109. la presunta morte dello spazio pubblico americano12502.7.1Piazze a scala territoriale‘Times Square quickly became New York’s agora, a place to gatherto await great tidings and to celebrate them, whether a WorldSeries or a presidential election’James TraubDi tutte le piazze viste fino ad ora, quelle chequi vengono considerate a scala territorialerappresentano proprio quegli spazi checostituiscono icone e un veri e proprilandmark, riconosciuti in tutto il mondo.La categoria delle piazze territoriali, adogni modo, non è stilata in base ad aspettidimensionali delle stesse, ma piuttosto è legataa considerazioni circa l’influenza che questispazi esercitano sulla società che li circonda:non si tratta nemmeno quindi di affermaredunque che le piazze a scala territorialeattirano utilizzatori da tutti i quartieri dell’isolae da molte altre località dello stato di New York- e degli altri stati nel mondo-.Si fa infatti riferimento all’influenzaculturale e immaginifica che questiluoghi hanno posseduto e possiedono tuttora:tali piazze hanno contribuito a diffondere peril globo intero un’idea di quello che la grandemetropoli americana poteva rappresentare,tentando non solo di fornire un’identità a sestessi, ma anche di costruirne una per la cittàdi New York.Sono i luoghi delle cartoline, i punti nevralgicidella metropoli, quelli di maggiore affollamentoin gran parte turistico: sono proprio queglispazi in cui il vero newyorkese non vorrebbemai ritrovarsi nelle cosiddette rush hours!Non è quindi difficile da intuire come questepiazzeascalaterritorialesianoperlopiùformateda incroci o semplici spiazzi o ancorapiccoli ritagli all’interno della fittagriglia newyorkese: gli esempi più eclatantisono rappresentati dal frequentatissima TimesSquare, presa letteralmente d’assalto ognigiorno da migliaia di turisti da tutto il mondo,quasi come fosse una meta di pellegrinaggio;il tratto di strada di fronte al Federall Hall,il santuario della borsa, all’interno del qualesi può seguire in diretta il collasso o il decollodell’economia mondiale, e anche luogoperennemente sotto stretta sorveglianza; einfine la Rockfeller Plaza, che da semplicepiazza di quartiere quale potrebbe essere,viste le sue esigue dimensioni, è stata elettaad un livello superiore, sempre tenendo inconsiderazione l’enorme successo riscosso datale spazio e la ripercussione mediatica cheha in tutto il mondo, acuita soprattutto sotto ilperiodo natalizio.Le piazze territoriali partono quindi dall’essereritenute frutto di espressioni peculiari e localidella cultura newyorkese, ma è forse doverosocominciare a considerarle invece come glispazi che più hanno subito l’influenza delletrasformazioni profonde che hanno investitol’America -e che quindi ne hanno modificatola cultura-, manifesti della culturapopolare americana materializzatisinella città più conosciuta e forse menorappresentativa di tutti gli States.spaces
  • 110. 126territorialTimes SquareArchitetto/Designers_ -Collocazione_ 42nd Street e 47th StreetDatazione_ 1904Dimensioni_ 25 m x 490 mSuperficie_ 12.250 m²Cliente_ City of New YorkQuello che all’apparenza, dal punto di vistaformale, altro non è che un ritaglio fra unincrocio di strade, si è nel tempo tramutatonell’epicentro della città e del mondo intero:Times Square, il cui nome d’origine era LongAcre Square, altro non è che l’incarnazionedei mutamenti avvenuti nella societàamericana, e non solo, nell’ultimo secoloe proprio per questo non può non essereconsiderata una piazza influenzata e cheinfluenza tutto il territorio dello stato di NewYork.Contrariamente a quanto comunemente siritiene, Times Square non accadde per casocome conseguenza della costruzione di alcuniimportanti edifici, tra cui la sede del New YorkTimes, da cui prende il nome, nel 1905; essafu letteralmente inventata1: le circostanzee l’ambiente che favorirono la sua nascitapossono essere rintracciate nella prima culturaconsumistica degli anni ‘20 e ‘30, in quel fervorederivato dall’accelerazione della produzionestandardizzata e dallo sviluppo freneticodi un’industria pubblicitaria, dellospettacolo e dell’intrattenimento. Inaggiunta, già dalla fine dell’Ottocento, New Yorkera divenuta il fulcro del mercato nazionale eun nodo importante di quello internazionale:importante centro per gli scambi e gli affari,Manhattan nel 1904 si dota presto di una reteferroviaria e metropolitana efficiente,che passa proprio attraverso Times Square,così vicina all’allora nuova stazione ferroviariadi Gran Central, anch’essa sulla 42th Street.Così come Herald Square si stava specializzandonei grandi magazzini al dettaglio, prendendoanch’essa il nome dalla sede del giornale ‘NewYork Herald’, così Times Square si trova nelcuore del quartiere dello spettacolo,che a fine Ottocento si era spostato dalla vicinaUnion Square in cerca di maggiori spazi a prezziinferiori. Specchio dunque di un quartierenuovo, una ragnatela che si diramava in tutte ledirezioni a partire dall’incrocio tra la Broadwaye la 42th Street appunto.Nei primi anni del Novecento infatti il teatrosi dimostrò essere un vero e proprio sistemaeconomico molto redditizio e trovò in quegli1Citazione tratta dal testo ‘New York.Le origini di un mito’, di Wil-liam R. Taylor, pubblicato da Marsilio,Milano, nel 1994
  • 111. la presunta morte dello spazio pubblico americano127spacesanniimprenditoriprontiadinvestirvi,nonsenzauna buona percentuale di rischio: ben presto,infatti, la crisi del 1929 svuota 4 teatri su5 e costringe tutti coloro che avevano puntatotutto sul quartiere dei teatri -chiamato al tempoappunto ‘Broadway’- a ricercare una soluzionecapace di costruire una ‘città della città’, unarealtà parallela remunerativa, legata al piaceree al divertimento. Comincia quindi il degradodell’intero quartiere, che converte i teatriin cinema legati all’ambito pornografico, checostruisce nuovi e appariscenti bordelli e chepermette una prostituzione quasi legalizzatasui marciapiedi attorno a Times Square,trasformandosiinunquartiere a luci rosse.Questa ‘economia semipubblica del vizio e deldivertimento’ venne tollerata, pur non senzapassare inosservata, proprio perchè parteintegrante dei finanziamenti degli apparati dicontrollo e politici della città, che ricevevanoparte dei profitti.Quandòperòiprimisegnidellanascitadelbuoncostume e dell’introduzione della donnanella società, a partire dal suo ingresso neicentri commerciali fino alla sua comparsa neglispazi pubblici, apparvero le convenzioni socialivennero messe in crisi e fu necessaria unariqualificazione dell’intero quartiere.La svolta però si ebbe solamente all’inizio deglianni ‘80 quando alcuni sindaci decisero di‘ripulire’ il quartiere, più che altro spinti dallapressionedelnuovoboomeconomicoedediliziodella città: Rudolph Giuliani2aumentò lasicurezza, impose la chiusura dei cinema edei teatri pornografici, scacciò gli spacciatorie optò per una vocazione maggiormenteturistica per tutta l’area, favorendo l’aperturadi grandi magazzini, la diffuzione di neon,insegne dalle dimensioni titanichee maxischermi, quasi a mettere la piazzastessa in rete e in comunicazione con il restodel mondo.Il più grande miglioramento è senza dubbiodovuto all’investimento da parte della WaltDisney Corporation di circa otto milioni didollari; tale coinvolgimento, unito ai risultatioggi visibili, portò al soprannome che alcunicritici - Zukin, 1995 - affibiarono alla piazza,considerata la nuova ‘Disneyland’.Dal 1992 in avanti subentra la gestione delquartiere da parte della Times SquareAlliance, precedentemente chiamata ‘TimesSquare Business Improvement District’ - iBID, associazioni non profit coivolte in tutte legrandi trasformazioni e gestioni dei maggiorispazi pubblici di new York, come visto finora-: essa rappresenta una coalizione formatatra il governo cittadino e gli imprenditorilocali, volta al miglioramento della qualitàdel commercio e della pulizia del quartiere.Senza leggere fra le righe, non è difficile intuirecome questa trasformazione abbia attiratoinvestimenti notevoli da parti di grosse aziendemultinazionali e come abbia definitivamentetrasformato lo slargo in un grande cartellopubblicitario.Il 26 febbraio del 2009, il sindaco MichaelBloomberg con un grande annuncio dichiaradi voler costituire una nuova plaza temporaneacompletamente dedicata ai pedoni sia in TimesSquare che in Herald Square, collegate le unealle altre da un percorso pedonale e ciclabile,affiancato alle corsie di traffico, a sua voltanotevolmente ridotto. Il progetto, chiamato‘Green lights for Midtown’ ha riscossoun enorme successo3, non senza qualchepolemica.2Rudolph Giuliani fu sindaco di NewYork dal 1994 fino al 20023Il successo riscosso è comunqueaccompagnato da diverse critiche,che vedono la mossa strategicadi Bloomberg come un’azionedemagogica e che consideranola pedonalizzazione del tratto unpagliativo non sufficiente alla riduzionedella congestione di cui è afflitta lacittà. Alcuni residenti inoltre ritengonol’intervento un ulteriore modo perattirare turisti e non percepiscono unreale contributo allo spazio pubblicodella città
  • 112. territorial
  • 113. la presunta morte dello spazio pubblico americano12902.7.2Parchi a scala territorialeNegli ultimi anni il bisogno impellente daparte della città di New York di adottare nuovemisure ed escogitare nuove strategie per unaNew York ‘più verde’ - secondo il mottodel piano strategico per lo sviluppo della cittàda attuare entro il 2030 annunciato dal sindacoBloomberg - ha reso evidente la necessità di unripensamento delle risorse disponibilie così ha avviato una ri-progettazione delsistema dei waterfront: il porposito è cioèquello di creare un sistema fatto di grandiparchi a scala territoriale capace di fornire allacittà una risposta al fabbisogno di aree verdi edi respiro, anche in senso ecologico.Ecco che a Central Park, lo storico progettoche rivoluzionò e rafforzò allo stesso tempo lagriglia, si unisce un filo unico attorno alla lineadelle spiagge, che , senza interruzioni, avvolgel’isola grazie a nuovi collegamenti tra i parchiche attualmente si affacciano sul fiume. Lalinea continua dei waterfront, non ancoracompletamente realizzata, prevede soprattuttonella parte sud-orientale dell’isola una serie dinuovi progetti per la riqualificazione delsistema dei Piers; tali progetti puntanosulla possibilità di ricavare nuovi spazi pubblici,attraverso la costituzione di piattaformeartificiali e di aree per la pratica sportiva e iltempo libero, sull’esempio di quelle realizzatesulla sponda occidentale, lungo i Chelsea Piers.Risulta evidente quindi la costituzione di unsistema principalmente composto da duegrandi parchi a scala territoriale: Central Park, ilvasto manto erboso di Manhattan, consideratoil grande giardino della città, contrappostoe allo stesso tempo affiancato da un lungospazio lineare, formato a sua volta da parchiminori, talvolta a scala urbana, altre a scala delquartiere.L’idea complessiva rimane quella di un insiemedi parchi a scala territoriale, che diventanospazi complessi, sia nella comprensionedella loro organizzazione che nella gestionepratica e sociale ad essi interna: ecco perchènegli ultimi decenni si è dovuto assistere aduna ‘rimodellazione’ dell’ideale originaleche i parchi a grande scala portavano con sé.L’utopia di una democrazia totale, di unliberalismo incondizionato, concretizzata dalprogetto di Olmsted e Vaux, è diventata oggiassai scomoda e inconciliabile con la società,anch’essa apparentemente democratica: lospazio, una volta aperto e accessibile a tutti, èai nostri giorni regolamentato e suddivisodi ‘stanze’, più facilmente controllabili,arricchito da numerosi campi da gioco perdisporre di attività pre-organizzate1.Ciò che gli organi di controllo vedono consempre maggior frequenza è l’immagine diun parco da dover difendere dal pubblico,piuttosto che un elemento costituito proprio dalsuo coincidere con la gente, fatto per divenireil simbolo della collettività per eccellenza. Difronte alle sempre più pesanti minacce derivatedall’inquinamento e dal vandalismo, la sceltaquasi obbligata è stata dunque quella di inserireall’interno di questi sistemi verdi complessiuna ferrea regolamentazione, diverse barrieree di opporvi un pianificazione del paesaggioscrupolosa e dettagliata, lasciando sempremeno respiro allo spazio non progettato2.Nell’idea originale del progetto pensato daOlmsted e Vaux per Central Park, infatti,coloro in pericolo e in fuga dalle malattiedella città - inquinamento, abitazioni malsane,sovraffollamento e malattie - erano proprio inewyorkesi che avrebbero dovuto trovare nelvasto parco un rifugio e più ancora un antidoto,una cura.1É sempre più frequente oggi aggirarsiper Central Park e trovarsi circondatida cartelli ‘Keep off the grass’ o damessaggi di divieto2Per assaporare una teoria affineall’idea di una progettazione che seguale esigenze dell’ecosistema si rimandaagli scritti di Gilles Clèmentfigura 1Sistema dei parchi a scala territorialeformato dall’unione di Central Park edella riqualificazione dei waterfrontspaces
  • 114. 130territorialCentral ParkArchitetto/Designers_ Frederick Law Olmsted and Calvert VauxCollocazione_ 59th Street e 110th StreetDatazione_ 1857Dimensioni_ 850 m x 4000 mSuperficie_ 3.100.000 m²Cliente_ City of New YorkPrima della realizzazione di Central Park, la cittàpossedeva solamente piccoli spazi verdi con alloro interno banali attraversamenti pedonali,senza che questi solleticassero l’immaginazionedei cittadini3: non si parlava certamente deibenefici legati alle aree naturali della città,poichè nessuna era grande abbastanza dastimolare la sensazione che la città ne avesse unreale vantaggio. Con i suoi 340 acri, CentralParkstabilìdunqueuna nuova scala, quellaterritoriale, che venne battuta due anni piùtardi solo dal Fairmount Park di Filadelfia.Dopo aver bocciato altre precedenti proposte4,finalmente il governo della città accetta l’ideadi costruire un ampio spazio aperto a nord dell59th Street affidando i lavori al sopraintendentefrederick Law Olmsted, fino ad alloracoltivatore, giornalista ed editore; quest’ultimonon solo ebbe il merito del progetto del parco,ma fece anche in modo da svincolare l’iterdella realizzazione dalla morsa dei politici dellacittà, abituati fino a quel momento a metterele mani su tutti gli interventi della New Yorkottocentesca.Il progetto di Olmsted e Vaux, intitolato‘Greensward’5, vedeva il parco come un’operad’arte totale, che doveva essere veicolo diconcetti legati alla virtuosità della natura. Nellamente di Olmsted, infatti, esso non dovevaessere ricolmo di dettagli, monumenti e statue,non doveva anzi contenere alcun elemento chericordasse valori culturali prestabiliti.Il parco doveva offire ai cittadini appartenenti aqualsiasi classe e condizione una visione elevatadella civiltà, slegata all’idea semplicisticaamericana fino ad allora legata agli elementinaturali: un parco capace di correggere gliatteggiamenti causa di disordine sociale, con laconvinzione che un’adegua proettazione deglispazi in cui l’uomo vive potessero influenzarnele azioni sociali6.Quando Olmsted elaborò la sua primapianta, solamente il 10% degli abitanti dellapopolazione di New York viveva al di sopradella 40th Street: il parco quindi altro nonera che un’area verde suburbana in unterritorio ancora quasi rurale e risultavacosì molto lontano da quelli che allora eranoi quartieri più poveri della città, i primi cheavrebbero dovuto beneficiare degli influssi3‘There was no place within the citylimits in which it was pleasant to walk,or ride, or drive, or stroll’ , ClarenceCook, 18694Era stato infatti proposta qualche annoprima la realizzazione di un parcolungo l’East River, su di un tratto diterreno di proprietà di John Jones,ma venne giudicato troppo esteso etroppo costoso5Il termine sta ad indicare un mantoerboso6In fondo quest’idea non è poi cosìlontana dalla teoria proposta un secolodopo da William H.White attraverso lostudio del design degli spazi pubblici diManhattan
  • 115. la presunta morte dello spazio pubblico americano131spacespositivi del parco stesso. Central Park vennecomunque realizzato e aperto del 1858, nonsenza polemiche; i riformisti, che in quelmomento andavano proclamando l’importanzadei parchi giochi, soprattutto nelle vicinanzedi aree povere e degradate, obbligarono lacittà ad inserire del progretto anche alcuniplaygrounds.Quando il progetto venne realizzato nonci si era ancora resi conto dello sforzomonetario che la città avrebbe dovutosostenere e nei primi decenni del Novecentoil parco ritrovava già in stato di abbandono.Fino agli anni ‘60 Central Park, e con esso tuttii parchi del sistema del verde sotto la proprietàdel governo cittadino privo di fondi,rimase una distesa verde, ricolma di rifiuti adogni angolo, dall’arredo urbano danneggiatoe privo di un’adeguata manutenzione.Grazie alla fondazione della Central ParkConservancy nel 1980 da parte di ElizabethBarlow Rogers7, il parco ricevette 150 milionidi dollari da enti, privati e famiglie altolocatedella città e venne trattato come un’istituzioneculturale vera e propria.Questa vicenda rappresentò la prima verariflessione relativa ai finanziamenti della cittàe stabilì il successo della prima partnershippubblico - privato, che da questo momentoin avanti diventò la forma di finanziamento,gestione e manutenzione prediletta dellospazio pubblico newyorkese.Ancora oggi la Central Park Conservancy è stataincaricata di occuparsi della manutenzionedel parco, viste le gravi difficoltà economichedel Parks Department, e lo spettro di unapossibile privatizzazione spinge molticritici ad affermare con vigore la necessità dapartedellacittà-epiùingeneraledituttelecittàamericane - di togliere la proprietà degli spaziaperti pubblici dalla mani del governo cittadino,lontano dai sicuri retaggi di una democraziaormai in bilico. Quello che è certo, però, è chenel momento in cui tali spazi a scala territorialecadono facilmente nel degrado, i primi abitantia farne la spesa sono quelli appartenenti allefasce sociali più basse, disperate poi a tal puntoda rappresentare un problema di cui la societàintera non può altrettanto facilmente disfarsi.7Il commissario del Dipartimento deiParchi, Henry J.Stern, definì ElizabethB.Rogers ‘the woman who savedCentral Park in the 20th Century’
  • 116. infinitebroadway03
  • 117. infinite
  • 118. infinite broadway13503Infinite BroadwaybroadwayLa Broadway, il sentiero indiano che portavafuori Mannahatta già prima della nascita dellastessa colonia olandese, è rimasta nei secolil’unico segno tangibile dell’orografiadell’isola prima che venisse completamenteappiattita dal Commissioner’s Plan del 1811.E proprio per questo rimane l’unico elementoautentico, e ancora oggi visibile, che rimandaalla storia pre-moderna della cittàe dell’America tutta: anche se ormaiquasi tutta l’architettura e l’urbanisticadell’isola possono essere considerate storiche,nonostante la maggiorparte dei lotti siano incontinua trasformazione, la via diagonale puòessere davvero considerata la spina dorsale che,anche se non influenzò in modo particolare ilpiano del 1811, rimase per lo meno invariatafino ai giorni nostri.L’importanza che essa riveste dunque nellaforma e nell’identità della città è indiscutibile eproprio per questo proporre un progetto dirinnovo e riqualificazione urbana chela riguardi significa dover fare i conticon la storia della città, fin dalle sueorigini, comprese quelle scarsamente note.Le trasformazioni che stanno investendo alcunibrevi ‘brani’ della stessa negli ultimi anni, però,non sono la rivelazione della comprensione delruolo fondamentale della Broadwaynel tessuto della griglia, quantol’emergere di un’esigenza evidente di nuovispazi di respiro e di carattere pubblico dellacittà, ormai congestionata non solo dal trafficoautomobilistico ma anche e soprattutto daquello pedonale.New York, invasa ogni anno da nuovi residentie da orde di turisti sente la necessita diriportare alcuni spazi alla città: ecco perchéuna della ultime iniziative del governo delsindaco Bloomberg ha riguardato proprio lapedonalizzazione di un tratto dellaBroadway, nel Theater District, includendoanche la famosissima Times Square, che dasemplice incrocio di strade trafficatissime èdiventata oggi una piccola piazza, colonizzata daturisti da ogni parte del mondo e accuratamenteesclusa dai percorsi dei residenti newyorkesi.Il progetto per una nuova Broadway si inseriscedunque in un panorama già attivo e sensibileal tema dello spazio pubblico: proporre quindiuna lunga piazza che attraversi tuttaManhattan significainprimoluogoprogettareuno spazio pubblico accessibile a tuttia scala urbana, che metta in relazione eforse anche in conflitto tutte le molteplici animedella città.La caratteristica infatti che più interessa e rendeil progetto innovativo è quella di proporre unospazio pubblico continuo lineare che metta inconnessione le differenti culture dei quartieriche attraversa: Manhattan è infattiun’isola di isole, di tradizioni diverse e dispazio collettivi molto differenti, legati ai singolineighborhoods.Un’idea dunque di città lenta, in fortecontrasto con la velocità attuale dei ritmiquotidiani percepiti proprio a partire dallestrade, che riporti un’attenzione, forse anchetutta europea, sul tema dello spaziopubblico, che negli ultimi anni in America èstato da più autori dichiarato come ‘morto’.La convinzione che il progetto vuole esprimereè proprio quella dell’importanza, specie nellemetropoli, di riflettere circa la maggioresigenza dell’essere umano: lo ‘starein società’ e il recupero di uno stile divita lento, in un certo senso più naturale esostenibile, che combatta lo spazio virtuale eprivo di contenuti che sembra oggi colonizzarela nostra civiltà.
  • 119. l’utopia dellagrigliainfinitebroadway
  • 120. l’utopia
  • 121. infinite broadway139della griglia03.1L’utopia della grigliaQuando Thomas Jefferson enumerava lecaratteristiche positive che uno schema a grigliapoteva avere, specie per la colonizzazione el’urbanizzazione del Nuovo Mondo, non avevacerto in mente un’applicazione così alla regolae così estesa come quella che poi è avvenutanei secoli successivi: certo è che l’applicazionedi tale modello implicava la fede incondizionatain quello che si era trasformato in un vero eproprio credo.A partire quindi dalla filosofiadell’egualitarismo, la griglia era ritenuta ilmetodo migliore per l’organizzazione del Paeseintero,cercandodiporre sullo stesso pianola costruzione di città e campagna, dinuclei urbani e nuclei rurali; l’obiettivo infatti eraquello di enfatizzare, attraverso la ripetizionedella figura geometrica del quadrato per unnumero infinito di volte, come città e campagnapotessero equivalersi ed essere progettate epensate allo stesso modo.In particolare, però, per Manhattan fu bendiverso: la città dello stupore e delle meravigliesiconcretizzabenoltrelerigideprogrammazioniterritoriali e intraprende una scalata verso ilcielo, che, come dirà Rem Koolhaas, corrispondeal delirio di New York.“La sua moltiplicazione all’infinitodella Cultura della CongestioneTotale”, il motore a scoppio di New York,l’ingranaggio che fa muovere ogni giornola macchina spettacolare di Manhattan, hatrascinato gli ideali della griglia verso i suoistessi antipodi: la città che sale e predominasulla campagna e sulla bassa densità, portandoall’eccesso la moltiplicazione dei volumisull’asse verticale.New York si ribella, assume un propriocarattere e si fa beffe persino del celeberrimoLe Corbusier: New York è mossa da una forzaintrinseca, dal suo presuntuoso fascino che larende improgettabile, ma creatrice di se stessa.La griglia che all’inizio era, nella concezione delsuo promulgatore, una macchina di uguaglianzasociale e formale, a Manhattan si trasformae si converte in una macchina per lacostruzione infinita.Ma, del resto, questo non può stupire: fin daiprimi scritti legati al Commisioner’s Plan del1811 le intenzioni dei progettisti della grigliasono chiari nel far coincidere i principali scopidella stessa con quelli di natura economicae speculativa, nell’ottica di garantire allacittà una dinamicità economica senzaprecedenti.Quello che non era stato previsto dai pensatoridel piano fu però la capacità di Manhattan diattrarre masse di immigranti da tutte le partidel mondo e di accoglierle diventandonetemporaneamente la nuova patria:il risultato fu nel tempo una miscellanea diidentità differenti a stretto contatto, compressein poche vie, che col tempo divennero veri epropri quartieri pressoché indipendenti macapaci di fare parte di un tutto.Ogni quartiere si trasforma in un clone dellapatria lontana e con sé porta le tracce di unacultura lontana da quella che poi sarà la culturaamericana, ma che invece oggi sono le originimultirazziali e multietniche della Grande Mela.Paradossalmente l’omogeneità prodottadalla griglia, il tentativo di rendere ugualii diversi punti ad essa appartenenti e l’‘appiattimento’ forzato dell’isola per ottenerlae realizzarla hanno prodotto una vera e propriadegenerazione che ha portato la città a fondarsisu di una terza dimensione, l’altezza, e sulladiversità culturale.Da qui l’importanza, nel contesto attuale, di unprogettocheripercorrainteramentela diagonale
  • 122. 140l’utopiae che attraversi tutti i ‘neighborhoods’ dellacittà, riscoprendoli come in un racconto.Uno spazio pubblico progettato a partiredalla griglia: non da quella astratta impostanel tempo a tutti gli Stati d’America, quasia tavolino, ma quella reale, quella che hadeterminato la città stessa , le cui strade sonoveri e propri confini per i quartieri all’internodell’isola.La particolarità della Broadway è quindi quelladi interrompere costantemente la griglia,generando non solo nuove e differentiviste e scorci, solitamente monotoni nelresto delle intersezioni di strade perpendicolari,ma consente anche una diversa mobilità trai quartieri e nella città, collegando nord e sud inun’unica soluzione.Quest’ultima peculiarità mette in gioco ilconfronto tra quartieri non solo moltodiversi tra loro, ma con storie ecaratteristiche sociali ed economichemolto differenti tra loro.Infatti la stessa sezione della strada presentaminime variazioni da chilometro a chilometro:lunga 21 chilometri circa, essa ospitanella parte più alta della città uno spartitrafficoverde, unico elemento che la contraddistinguedal tratto sud della stessa.La Broadway offre quindi pressoché la stessafaccia a tutti i neighborhoods, dal FinancialDistrict al Parco di Inwood, attraversandoattività differenti e densità a volteanche molto contrastanti: l’operazioneche rappresenta un progetto per la Broadwayè prima di tutto sociale e culturale, un’azioneconsapevole che punta ad una riqualificazionedell’intera isola.In questo senso il concetto utopico originarioinsito nel sistema della griglia non soloviene rispettato, ma amplificato eportato all’eccesso, in piena logica del‘Manhattanismo’, imponendo attraverso ilprogetto una riequilibrazione delle forzesociali ed economiche dell’isola.Tale trasformazione è già in atto ed è possibileaffermare che l’aumento dei valori immobiliarirappresenti un passaggio obbligato per tutti iquartieri dell’isola, tenendo in considerazionel’aumento di popolazione e di appetibilità ditutti i quartieri, che stanno progressivamentesubendo una riqualificazione diffusa e unabbellimento puntuale degli spazi aperti edell’aspetto esteriore degli edifici.In quest’ottica proporre un progetto checoordini tale processo inevitabile consenteun controllo mai utilizzato nellapianificazione della città,voltounicamentead assicurare la presenza di un numero dispazi pubblici sufficienti, un’infrastrutturapubblica continua capace di fornireil fabbisogno di spazio collettivo, lacarenza o la progettazione povera ed errata deiquali rappresenta la principale piaga di alcunidei neighborhoods più disagiati.Non bisogna comunque dimenticare chel’applicazione della griglia su tuttoil suolo dell’isola operata dal pianodel 1811 non è in alcun modo legataagli ideali che la griglia astrattaproposta dal quarto presidente degli StatiUniti, Thomas Jefferson appunto, portava consé: dalla maglia quadrata infatti sipassò una maglia rettangolare voltaalla massimizzazione del rendimentopossibile, ricavabile dalla vendita di interiisolati, successivamente divisi in una quantitàdi lotti interni talvolta irragionevole.figura 1Applicazione astratta dellagriglia all’attuale suddivisione‘a tavolino’ dei confini degliStati Uniti d’America1
  • 123. infinite broadway141della grigliafigura 2L’isola e il Borough diManhattan, simbolicamentericorperta da una griglia amaglia quadrata come quellaproposta dal presidenteJefferson, attraversata dallaBroadwayfigura 3L’isola e la griglia reale ad essaapplicata con il piano del 1811figura 4La Contea di New York, checomprende al suo interno i5 boroughs: Bronx, Queens,Brooklyn, Staten Island eManhattan42 3
  • 124. 142l’utopiafigura 5Evoluzione della costruzionedella Broadway in relazioneall’espansione della cittàfigura 6Individuazionedei13 neighborhoodsche la Broadway taglia eattraversa lungo i suoi 21chilometri1Citazione tratta dal testo di Mario Maffi,‘Sotto le torri di Manhattan’,Rizzoli, Milano, 1998La storia della Broadway, così intrecciata conl’evoluzione della città stessa, dimostra come lasceltadiquestadiagonalecomeprincipalestradapubblica della città sia non solo giustificata,ma voluta e ricca di significato: da grandearteria di scorrimento si trasforma inuna spina dorsale di spazio pubblicocapacedicontenerenonsolotutteleprerogativegià proprie dei grandi sistemi continui presentinell’isola - come Central Park, ad esempio -,ma anche di presentare nuove caratteristichelegate ai singoli neighborhoods, alle realtà localiche attraversa.I piccoli spazi oggi presenti in maniera diffusanella Grande Mela non verranno per questosostituiti o messi in ombra dal grandeboulevard della Broadway, ma alcontrario quest’ultimo rapprenta una sortadi vetrina dei quartieri stessi, una porta diinvito all’esplorazione del mondo che pulsa esi muove tra le vie della fitta maglia della griglia.Ogni quartiere porta con sé un’animadifferente; nell’analisi della città condotta percapire come i diversi tratti della Broadwaydovessero caratterizzarsi in base ai differentineighbohoods, proprio questi ultimi sono statisuddivisi in gruppi principali in modo tale dapoter stabilire una sorta di mappatura delle 13miglia di cui è costituita la Broadway stessa.In questo modo, si tenta di riportare attraversoil progetto una sorta di parità d’attenzionefra quartieri ‘ricchi’ e quartieri‘poveri’, producendo una vision che ben siadatti sia ai quartieri a bassa densità del norddell’isola, per la maggiorparte caratterizzatida edifici bassi e grandi spazi aperti vuoti, siache ben si amalgami con i quartieri del sud odel centro dell’isola, formati per lo più da isolatiad elevata densità e composti da edifici alti,centro delle attività più redditizie e relative alcommercio di tutta Manhattan.InfondoManhattanaltrononècheunacittà divillaggi e la via preferenziale per evidenziarloè proprio costituita dalla Broadway, attraversola quale diverrà sempre più facile muoversi alfine di ‘to go slummig’1- ‘andare pervillaggi’ - , se la politica di abbellimento eomogeneizzazione culturale attualmente in attosubirà una battuta di arresto.5
  • 125. infinite broadway143della griglia6
  • 126. un’isola diisoleinfinitebroadway
  • 127. un’isola
  • 128. infinite broadway147di isole03.2Un’isola di isoleE’ ormai noto che l’intera isola di Manhattan siacostituita da una moltitudine di identitàculturali, sociali ed econimichedifferenti, capace di interagire e convivere,ma perfettamente isolate le une dallealtre.Ma ciò che forse accentua maggiormente l’ideae la percezione fisica di queste microrealtàé la presenza di quartieri ad alto contenutoproblematico, che storicamente hannocostituito un rifugio per le fasce meno abbientidi immigrati soprattutto provenienti da Africae Cina: sono infatti proprio le realtà presenti inquartieri come il Lower East Side, il GreenwichVillage o Harlem con le loro ‘tensionicomunitarie’ a rappresentare ancora di piùl’idea di New York cosmopolita, più ancora chela Fifth Avenue o Times Square.Questi cosiddetti villaggi dentro la metropolinon furono solo -e alcuni continuano adesserlo- luoghi di abbrutimento edegrado fisico e morale, ma col temporappresentarono anche nuclei dinamici everi e propri laboratori sociali .Proprio questa effervescenza, dai tratti spessoforti e violenti, ha prodotto molte forme dispazio e di variazioni urbane, a partiredalla rielaborazione dell’utilizzo degli spazipubblici ufficiali pensati dal governo, fino allaproduzione di spazio pubblico ritagliatosu misura per la comunità - ad esempionel Lower East Side sono recentemente nati icommunity gardens e in Harlem alcuni tetti degliedifici sono stati trasformati in veri e propri ortiper la popolazione -.Il progetto di una Broadway pensata come unospazio pubblico lineare continuo porterebbedunque ad arricchire soprattutto lo scenariodi questi quartieri, da sempre abituati acombattere le carenze della progettazionefigura 1Manhattan, un’isola di isole collegate dauna Broadway astratta e rettilinea1
  • 129. 148un’isolada parte del governo di spazi idonei per lecomunità.L’aspetto culturale dell’intero progettoemerge in maniera ancora più forte poichèla Broadway viene pensata come una stripcompletamente pedonale - che consentein alcuni punti, ogni 5 isolati, l’attraversamentocarrabile ai veicoli provenienti dalle vie dellagriglia - : un brano di città lenta in fortecontrapposizione con la città veloce,quella conosciuta da tutti, sempre più virtualee tecnologica.La città veloce si fonda su spazi pubblicilegati ad una circolazione veloce, aglispostamenti rapidi che avvengono sotto lasuperficie urbana, ed è arrichita ogni giornodi più dalle innovazioni tecnologiche, come ipunti wi-fi distribuiti a spot nello spazio aperto.Questi sono solo alcuni elementi che lacaratterizzano, ma sono rappresentativi dellacittà che non si ferma, che non ha bisogno dispazi pubblici di ampio respiro, che si appoggiaai servizi efficienti che la metropoli sa offrire:essa si trova concentrata soprattutto nellaparte sud e in quella centrale dell’isola, proprionei quartieri più abbienti e più noti di tuttaManhattan.La città lenta, invece, è quella che emergedagli spazi aperti pubblici - parchi, giardini e altrispazi legati alle attività più ‘naturali’ dell’isola- e da quelli invece a scala di quartiere, prontiad accogliere le pause quotidiane dei cittadinifrenetici, addobbate il più delle volte contavolini e sedie movibili; il tutto arricchito da unulteriore elemento contrastante con la culturaamericana e di derivazione appunto europea,il mercato, che sempre più sta prendendopiede anche nella Grande Mela, quasi a riprovadella necessità di un ritorno ai ritmi lenti e alfigura 2Manhattan, un’isola di isole compostada istituzioni culturali, spazi aperti e aread’influenza della metropolitanafigura 3La città velocefigura 4La città lenta2
  • 130. infinite broadway149di isole3 4
  • 131. 150un’isola56
  • 132. infinite broadway151di isolecontatto con le risorse della terra.La Broadway pedonale e lenta siinserisce quindi in una città prettamente veloce,dai ritmi inarrestabili, e trova l’occasione perpotenziarne gli ambiti lenti, generando unvero e proprio sistema lento dellacity.Infatti insieme a Central Park, il luogo pereccellenza concepito per il riposo e lo svagodi tutti i cittadini di qualsiasi categoria sociale,e all’anello delle cosiddette ‘shorelines’,ovvero della costa, il sistema dello spazioaperto continuo di grandi dimensione si chiude:insieme questi tre elementi costituisconoprogettualmente il fabbisogno della città diaree aperte di sfogo e disegnano un paesaggiofatto di elementi naturali e di piazze, tutte voltealla determinazione di un nuovo ritmo,un tempo lento di vivere lo spaziourbano.Tale sistema, la cui complessità sta soprattuttonella relazione tra i suoi elementi, influenzainevitabilmente i neighborhoodsche attraversa: così come Central Park, purrappresentando uno spazioaperto riconosciutoe utilizzato a scala territoriale, esercita un’areadi influenza sui principali quartieri limitrofi -Upper East Side, Upper West Side, Harlem eMidtown Manhattan - , allo stesso modo la lineacostiera, fatta di parchi lineari solitamente ad unlivello inferiore rispetto alla città, tiene assiemeanche i quartieri più periferici mettendoli inconnessione con i quartieri più lussuosi, comeil Financial District.In questa visione di progetto, la Broadwaytrova il suo punto di inizio e di fineproprio nel sistema delle coste e unsuo perno centrale in Central Park: lasuainfluenza si estende al resto dei neighborhoodssolo parzialmente toccati dagli altri dueelementi e garantisce una connessione tra norde sud e dei tre sistemi contemporaneamente.Gli effetti che l’introduzione di una diagonalepedonale e attrezzata a spazio pubblico puòavere sono innanzitutto sociali e culturali,poichè permetterebbe anche ai quartieriche fino ad oggi hanno vissuto nell’ombra diproporre una loro ‘vetrina’ sulla Broadwaystessa e partire dallo spazio lì proposto pergarantire una riqualificazione capillare.Ma non sono da escludere anche ricadutedi tipo economico, che sarebbero capacidi permettere anche ai quartieri attualmentein svantaggio, il più delle volte periferici, dientrare a far parte di una logica economica piùfavore; in aggiunta il progetto di una Broadwaymolto radicata nel locale e che propone unospazio pubblico legato al quartiere portacon sé inevitabilmente un ‘revival’ delleregolamentazioni che consentono losviluppo dei P.O.P.S. a Manhattan.Tale disposizione degli anni Settanta concesseuna maggiorazione di diritti edificatori in cambiodi costruzione e gestione di nuovi spazi pubblici,meccanismo che oggi, specie nei quartieridepressi, consentirebbe, a fronte diun aumento di volumetria comunquedestinata ad avvenire, di attrezzaturegli stessi con nuovi spazi urbani perla collettività, capaci di migliorare la qualitàurbana, verso una visione di città più sostenibile,anche dal punto di vista umano.7figura 5Il sistema dei tre grandi spazi aperticontinui: Il sistema delle coste, quello diCentral Park e quello progettuale dellaBroadwayfigura 6I tre sistemi e i neighborhoods cheinfluenzanofigura 7GlieffetticheilprogettodiunaBroadwaylenta e pedonale potrebbero apportarealla città di Manhattan
  • 133. spazio pubblicopuntiformevsspazio pubblicocontinuoinfinitebroadway
  • 134. spazio pubblico puntiforme
  • 135. infinite broadway155VS spazio pubblico continuo03.3Spazio pubblico puntiforme VS spazio pubblico continuoLo sviluppo urbanistico dell’isola, improntato almassimorendimentopossibilegrazieallavenditadegli isolati della griglia, non ha permessonei secoli una progettazione del suoloimprontata alla conservazione di spazivuoti nella città.Tale mancanza ha oggi delle ripercussionimolto evidenti e gravi: la mancanza di spazipubblici aperti e non di dimensioni importantie uno skyline molto denso.Queste sono però, ormai da decenni, le verecaratteristiche della metropoli di New Yorke come tali la configurano e la rendono perquesto una delle città più conosciute ericonosciute al mondo.Proprio tale mancanza, tuttavia, ha fatto sìche i pochi spazi collettivi aperti distribuitiper tutta l’isola assumessero nel tempo dellecaratteristiche e un’importanza all’internodella routine quotidiana dei cittadini enorme esono oggi un vero esempio di luoghi diaggregazione sociali e di spazi urbanifunzionanti e riconosciuti attraversoprecise identità.Escludendo dunque i sistemi di Central Park equello dell’anello formato dalle coste, ormaiquasi completamente riqualificate o in viadi ‘ristrutturazione’, questi microspazidisseminati per la città sono il puntodi riferimento per la cittadinanza,non solo per i nuclei familiari, ma anche esoprattutto per i businessmen, i giovani e gli‘undesiderable’ della società.Ogni neighborhood, inoltre, esprimeesplicitamente attraverso la progettazionegovernativa o quella dal basso l’anima delquartiere, sia attraverso le attrezzaturecontenute in tali spazi, sia attraverso l’usoche di essi viene fatto: oggi la consepevolezzadell’importanza della presenza di tali spaziè sempre più forte, non solo tra le autoritàcittadine, ma soprattutto tra le comunità,a tal punto da aver generato e contribuitoalla formazione di vere e proprieassociazioni di tutela dei parchi, deigiardini, delle piazze e via dicendo.Queste ultime possono essere sia di naturaufficiale e chiaramente riconosciute dagli entiappartenenti alla municipalità, con alcunipoteri decisionali di quartiere in quartiere,ma si possono anche configurare comeassociazioni spontanee dal basso,senza particolari strumenti di attuazione, macon un potere di intermediazione notevole tracittadino e classe politica.Il progetto di una Broadway pedonale ecompletamente pubblica, intrisa di spazidedicati alla collettività, deve perciò tenereconto della moltitudine di piccoli spazi,per lo più interstiziali, se si escludono lemaggiori piazze della città, a cui la Broadwaystessa non intende andare a sostituirsi.É invece fondamentale cogliere lacomplementarietà del progetto, chenecessariamente non solo dovrà possederecontenuti nuovi rispetto a ciò che è già presenteall’interno dei neighborhoods, ma che dovràancheinteragire con la struttura urbanaformata da tali spazi puntiformi, inmodo tale da organizzare una rete sul territoriodi spazi attivi e dinamici per la collettività.La Broadway dunque si presenterà comeuna spina dorsale pubblica e lenta,pronta al collegamento e al contattocon tutti gli altri spazi dei quartieri:la sua diagonalità infatti consente un facilespostamento trasversale alla stessa strada esul suo cammino incrocia già differenti spazipubblici importanti, quali Union Square,
  • 136. 156spazio pubblico puntiformeMadison Square e Times Square, solo per citarei più famosi.Dal punto di vista quantitativo, lo spaziopubblico esistente, quello più rappresentativodella città, costituisce circa una cifra pari a 373mila metri quadrati rispetto ai circa 3 milionidi metri quadrati di spazio pubblico totaleesistente.La Broadway andrebbe ad aggiungere circala stessa quantità di spazio pubblico a quellogià esistente, provvedendo quindi ad unraddoppio dello stesso e fornendo alla cittàun notevole strumento di supporto ai quartierisoprattutto dal punto di vista sociale.Al contrario di quanto si potrebbe pensare,l’aspetto dimensionale non è in questo casorelativo: il contrasto infatti tra i grandi spazipubblici di cui è fornita o sarebbe fornitain futuro la città - attraverso lo spazio dellaBroadway, di Central Park e delle coste - e ipiccoli spazi interstiziali è fondamentale percogliere l’apporto innovativo del progetto.La Broadway e la sua pedonalizzazioneconsentirebbero infatti un percorsocontinuo lungo 21 chilometriattraverso una successione didifferenti spazi pubblici gli uni legatiagli altri di differente entità rispetto allostesso tipo di spazi dissemintai per l’isola.Una catalogazione dei maggiori spazidi successo e un’analisi di tutte le lorocaratteristiche, da quelle dimensionali a quellesocio-culturali del neighborhood di riferimento,risulta fondamentale al fine di proporre unprogetto che localmente possa esserenon solo compreso e condiviso, maanche e soprattutto funzionante dalpunto di vista urbano e umano.
  • 137. infinite broadway157VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20091 1 2 3 average price for an apartment$ 1.977.000
  • 138. 158spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20091 1 2 3 average price for an apartment$ 1.977.000
  • 139. infinite broadway159VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20090 0 0 0 average price for an apartment$ 3.178.200
  • 140. 160spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20091 1 2 1 average price for an apartment$ 1.535.000
  • 141. infinite broadway161VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20090 1 0 0 average price for an apartment$ 3.372.800
  • 142. 162spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20090 0 0 0 average price for an apartment$ 4.473.000
  • 143. infinite broadway163VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20092 2 0 0 average price for an apartment$ 3.062.000
  • 144. 164spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20095 2 4 1 average price for an apartment$ 2.458.000
  • 145. infinite broadway165VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20091 1 1 1 average price for an apartment$ 3.158.800
  • 146. 166spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20092 0 1 0 average price for an apartment$ 1.885.000
  • 147. infinite broadway167VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20091 1 1 0 average price for an apartment$1.525.000
  • 148. 168spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 20094 2 5 5 average price for an apartment$ 1.847.000
  • 149. infinite broadway169VS spazio pubblico continuoquality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 200911 9 7 2 average price for an apartment$ 599.000
  • 150. 170spazio pubblico puntiformequality of lifenumber of treesnumber of murders2006 2007 2008 200914 6 7 3 average price for an apartment$ 520.000
  • 151. infinite broadway171VS spazio pubblico continuo
  • 152. una cittàpubblicaorizzontaleinfinitebroadway
  • 153. una città pubblica
  • 154. infinite broadway175orizzontale03.4Una città pubblica orizzontaleL’idea di una Broadway pedonale e lenta,pensata come uno spazio pubblico linearecontinuo, rimanda ad una vision che vede lospazio occupato dalla stessa come un volumevuoto: considerare quindi lo spazio apertocome un vero e proprio volume da utilizzareconsente di portare avanti la convinzione chelo spazio aperto, in particolar modo quellopubblico, necessiti di un progetto e di un’ideaispiratrice tanto quanto quello chiuso, costruito.Il volume occupato dalla Broadway,infatti, non interagisce unicamente con ledirezioni sul piano bidimensionale della griglia,ma possiede una vera e propria altezzache le consente di relazionarsi con gli edifici e ledensità dei quartieri che la circondano.Ecco quindi appropriata l’immagine di unvolume ‘sdraiato’ sulle traccia dellaBroadway stessa, il cui disegno esterno edinterno dipende dalla griglia che lo circonda,quasi come a riflettere i quartieri tutt’attorno.Pensare quindi ad un volume, e alle relative‘stanze’ in esso contenute, sdraiato su sestesso significa lavorare per sezioni, per vistee per ambienti tridimensionali, riportando lospazio pubblico ad un progetto più accurato,definito e ispirato.É in fondo una logica, quella di ragionare pervolumi, che rimanda subito allo stesso criteriocheispiròilpianodel1811,anchesequest’ultimoebbe esiti di natura maggiormente speculativaed economica: in questo caso invece lo stessoprincipio viene considerato un modo perassicurare allo spazio pubblico un progettoattento ai rapporti con le identità chelo circondano e un modo per riportarefigura 1Una ‘vision’ per la Broadway:un volume sdraiato sulla traccia dellastessa, disegnato dalla griglia reale dellacittà1
  • 155. 176una città pubblical’attenzione verso uno spazio concretoe tangibile, non abbandonato a se stesso,come spesso accadde per molti spazi perifericipubblici della città, senza per questo imporreuna progettazione dall’alto.L’ideadi‘scolpire’ il volume immaginariosistemato sulla Broadway, scolpendoquindi il volume del progetto stesso, deriva dallasuggestione provocata dagli schizzi illustrativi diHugh Ferris, prodotti in seguito alle nuoveleggi sugli edifici della Zoning Resolutiondel 1916, la quale prevedeva edifici la cuiforma esteriore appariva simile a ziggurat.Ecco che le sue rappresentazioni mostranocome la superficie di un edificio potesse essereplasticamente scolpita in modo tale dapoter ottenere il volume desiderato e unasagoma adatta alle nuove normative allo stessotempo.L’ispirazione giunge quindi da un tipo dimodellazione dello spazio in base aciò che lo circonda e si fa particolarmenteadatto per la ‘scultura’ della Broadway,spazio pubblico che deve inserirsi a livello localein un contesto già ricco e definito, grazie aduna capcità di modellarsi attraverso ciò che lacirconda.La Broadway risulterà quindi scolpita, percosì dire, e influenzata dalla griglia reale,sul piano della planimetria e dellasuddivisione degli spazi, e dai basamentidegli edifici sul piano delle suefacciate laterali, quelle cioè di quel volumeimmaginario che è possibile disegnare sullatraccia della strada stessa.Mentre i disegni di Hugh Ferris si ispiravanoall’idea di una città veloce, frenetica e semprein movimento alla conquista anche del cielo, laBroadway così scolpita tenta la costruzione diuno spazio lento, lo spazio della cittàcollettiva.Tale operazione, proprio per la sua naturadiagrammatica, sintetica e ideale, èapplicabile a tutto l’assetto della Broadway eanzi proprio da tale proporzione e lunghezzatrae la sua forza maggiore: tramite l’ideadella scultura dello spazio infatti è possibilecogliere l’infinita variazione dellaBroadway lungo i suoi 21 chilometri,grazie alla quantità e alla varietà dineighborhoods attraversati e alle diversedensità che si ritrovano ad accumularsi ai suoimargini laterali.Pur quindi sostenendo l’applicabilità delconcept iniziale a tutta la lunghezza dellafigura 2Genesi della vision per laBroadway: il volume coricato vienemodellato su tutti i lati, sia dalla grigliareale della città che dai basamenti degliedifici laterali esistenti, secondo unprocessocherichiamadavicinoglischizzidi Hugh Ferris per la concretizzazione deipropositi delle nuove leggi sugli edificidegli anni Venti2
  • 156. infinite broadway177orizzontaleBroadwayedichiarandochelaforzadelprogettoè insita proprio in tale applicazione continua elineare,ènecessariolostudio approfonditodi uno dei 13 brani precedentementeindividuati, al fine di rappresentare nel concretoil progetto degli spazi che andranno a definirequesto nuovo spazio pubblico lento e continuo.Tale approfondimento è stato effettuato peril primo dei neighborhoods attraversati dallabroadway stessa, il Financial District,per una serie di motivazioni; in primis, per lasua posizione di ‘testa’ rispetto allaspina della Broadway, poichè rappresentail primo nucleo storico fondato nel 1613dalla compagnia olandese da cui l’arteria stessaprese vita; in secondo luogo per il ruolo cheriveste ancora oggi di nucleo degli affari edell’immagine rappresentativa dellacittà.Il Financial District è infatti la sede della Borsa diNewYorked èquinacquein fondo la vocazionedella città per gli affari, dai primi scambi finoalle ultime transazioni mondiali.Tutto questo inoltre è stato messo in crisiormai quasi un decennio fa con l’attaccoterroristico dell’11 settembre 2001,che ha fatto vacillare le fondamenta non solodelle torri gemelle che ha colpito, ma anchedella cultura americana stessa e in particolaredella città di New York; ecco quindi che l’attaccosubito proprio in prima linea da questoquartiere pone delle questioni anche dinatura sociale ed etica, specie nellaricostruzione dell’intera area, che dopola sua distruzione è stata vista come l’unicapossibilità di ottenere una piccola area a spazioaperto pubblico, così carente in questo primotratto dell’isola.Il Financial District si presenta come untessuto fitto e dominato dai grattacieli,prettamente a destinazione commerciale eterziaria, con vocazione dirigenziale rispettoalle attività di tutta l’isola: è però uno deipochi quartieri della città che nonvenne completamente rigidamenteorganizzato secondo la griglia del1811 poichè portava con sé già allorail reticolo del primo nucleo sull’isola.Ilreticolo stradale si presenta quindi organizzatosecondo una trama più diversificata ecomplessa rispetto alla griglia successiva, anchese molte strade furono nel tempo rettificate.La Broadway, in questo caso, costituiscerealmente laspina dorsale del quartiereeservefigura 3Il quartiere del FinancialDistrict: posizionamento all’internodell’isola; pieni, griglia della rete stradale,rete dei vuoti più importanti; tessuto edimensioni; rapporti tra il vuoto dellaBroadway e gli elementi di maggiorrilievo presenti nell’area3
  • 157. 178una città pubblicada punto di orientamento per gli spostamential suo interno: essa connette inoltre i punti piùimportanti dell’intera area, dalla Trinity Churchalla S.Paul’s Church, con i rispettivi churchyard,dalla brosa al World Trade Center, da BowlingGreen al parco della City Hall.Tutti questi elementi caratteristici dell’area e ifili stessi degli edifici rappresentano elementiportanti per la definizione dellospazio tridimensionale costituito dalvuoto della Broadway: quest’ultimo infattirisulta letteralmente disegnato dalla grigliaformata dai fili dei basamenti degli edificie dal reticolo stradale presente, che ritagliavere e proprie ‘stanze’ di progetto, nonsolo a partire dal piano del suolo, maanche estendendosi ad alcuni spazisopraelevati, pensati per essere collocatinella parte alta degli edifici di maggioreimportanza presenti nell’area.Il vuoto quindi viene consideratofigura 4Modello di studio: la Broadwayviene rappresentata come un spaziotridimensionale con il suo spessore,come un vero e proprio volume che sisnoda in mezzo agli edifici del FinancialDistrict.Lospaziodellastessaèdisegnatodallagrigliarealeformatadellareteviariae dal filo degli edifici stessi4
  • 158. infinite broadway179orizzontalealla stregua di un vero e propriopieno, la cui progettazione non è dunquerimandata ad un semplice allestimento delleattrezzature finalizzate al disegno dello spaziopubblico, come solitamente avviene neglispazi contemporanei, ma si fonda su unostudio accurato delle prospettive e degli spazipercepiti.L’operazione inoltre viene radicalmenteadottata per tutti gli edifici e gli spazi apertifacenti parte del contorno della Broadway,senza esclusione, anche se vengono tenuti inconsiderazione maggiore gli edifici che ormaipossono essere classificati come edifici storicie per questo ad essi è riservato un trattamentomeno invasivo, di tutela e di potenziamento delpaesaggio e delle viste già presenti oggi.La griglia quindi qui proposta non è ancorala griglia reale e netta, quella cioè delCommisioner’s Plan del 1811, che si ritrovainvece dalla Houston Street in poi, ma è la
  • 159. 180una città pubblicagriglia dei fili degli edifici che si affaccianodirettamente sulla Broadway e delle maggioriarterie che portano ai nuclei degli affari delquartiere, come Wall Street o Fulton Street.In tale modo quindi si viene a determinare unacittà alternativa a quella verticale,quella conosciuta a livello mondiale, quellacioè dei grattacieli: una città fatta di basamenti,di attività brulicanti al piano del suolo, dimarciapiedi e di commercio informale, distreet vendors e di collegamenti con la retemetropolitana della città.Una vera e propria città orizzontale,contenuta nella città verticale, delineata apartire dalla città esistente, dalle sue attività edal sua dinamicità: un progetto quindi che nonvuole negare tutto quello che ad oggi rendeNew York un simbolo di fertilità e di dinamismolavorativo e non, e che anzi desidera accoglieretali caratteristiche e potenziarle, affiancandoviun’attrezzatura lineare per uno spazio piùlento, più a misura d’uomo, proprio sull’unicaarteria lenta rimasta invariatanell’assetto urbano di Manhattan.Immaginare la città verticale fluttuante,quasi staccata, rispetto a quella orizzontale èun’operazione radicale che ha come obiettivoquello di prendere in considerazionesolo la vita dei marciapiedi, quella deipiani terra cioè, visibile dal passante, dal turistae dall’abitante: i basamenti diventano quindi ilprincipale elemento identificativo del carattereche ciascun brano della Broadway assumerànelle sue tredici miglia.Il quartiere oggetto dello studio è un quartieredi carattere dirigenziale e presenta quindiedifici molto alti, a tal punto da contenereal suo interno alcune strade definite vere epropri ‘canyon’.Si tratta per lo più di costruzioni adibitead uffici ed attività dirigenziali, qualisedi di banche o di società importanti, specienell’area attorno alla borsa.Gli spazi aperti dell’area limitrofa alla sedestradale della Broadway non sono di grandidimensioni, ma rappresentano alcuni punti diriferimento per tutto il quartiere: uno di questiè proprio il punto iniziale della Broadwaystessa, Bowling Green, situato poco primadi Battey Park.Quest’ultimo altro non è che l’antico punto diappordodituttele imbarcazioni chegiungevanofinalmente nel Nuovo Mondo e fu in un primotempo occupato da un forte a difesa della nuovacittà che stava sorgendo: oggi Fort Washingtonaltro non è che una attrazioni turistiche delparco che è stato costruito proprio sulla puntadell’isola.Bowling Green, invece, è una piccola area verdedi forma circolare, anche questa dalle originiantiche e considerata la vera culla dellacittà, situata all’imbocco della Broadway,e molto fotografata per via di una sculturaraffiguarante un toro ‘che carica’ dell’artistaitaliano Arturo Di Modica. Punto ricco distoria, rappresenta anche una delle pochearee verdi del quartiere, unita ai cimiteri dellaTrinity Church e della S. Paul’s Church, aperti alpubblico ma davvero poco frequentati.figura 5Modello di studio: la Broadwayviene rappresentata come un spaziotridimensionale con il suo spessore,come un vero e proprio volume che sisnoda in mezzo agli edifici del FinancialDistrict.Lospaziodellastessaèdisegnatodallagrigliarealeformatadellareteviariae dal filo degli edifici stessifigura 6Layer di progetto: schema delrapporto tra pieni e vuoti nel trattodi Broadway del Financial District;diagramma rappresentativo delcoinvolgimento delle attività dei pianiterra nel progetto; schema della grigliagenerata dai fili dei basamenti degliedifici5
  • 160. infinite broadway181orizzontaleAl termine invece del tratto della Broadway nelquartiere del Financial District si trova inveceun’altra area verde molto importante, il parcodella City Hall, la sede della municipalità diNew York.Il parco da sempre costituisce un luogo dirappresentanza e di denuncia dei problemi e deidibattiti principali della città, proprio per il suolegame con la sede del municipio ed è anche unpunto strategico della rete metropolitana delquartiere.Se si escludono gli spazi delle coste, come laBattery Park City Esplanade o l’area del SouthStreet Seaport, gli altri spazi pubblici dell’interaarea si riducono a due piccole piazze l’una difronte all’altra: la piccola piazza di ZuccottiPark, popolata da qualche filare di alberi e daun mercato ortofrutticolo, e la piccola piazza adessa antistante.La scarsità di spazio pubblico di questa parte dicittà è dovuta principalmente alla concetrazionedi molte attività slegate da quella residenzialee alle sue origine più antiche, che la portanoa presentarsi come il nucleo storico di tuttaManhattan.L’introduzione di una griglia dettata dai fili deibasements vuole significare non solo un ritornoagli ideali della griglia jeffersoniana,ma anche l’applicazione di un sistemaortogonale che possa dare vita ad unaserie di stanze direttamente rapportate conil contesto e con la sua trama già così fitta econsolidata.6
  • 161. 182una città pubblicaLa linea dei basamenti, tracciata secondo lacomposizione architettonica degliedifici stessi, che spesso a sua voltarispecchia la funzione da essi ospitata aulica omeno, costruisce quasi un nuovo paesaggio,un ‘landscape’ articolato tra le altezzedei piani terra e dei mezzanini, in unacorsa lineare e nel tentativo di una definizionedei basamenti stessi.Questo paesaggio di una nuova città orizzontalesi lascia interrompere dagli scorci delle vielimitrofe, dai pochi vuoti che si affacciano sullaBroadway quasi ad interromperla, in modo taleche gli stessi vuoti possano agganciarsi per cosìdire al boulevard lento della Broadway stessa.Questo tipo di approccio al progettodello spazio pubblico consente cheesso venga applicato ad ogni tipodi quartiere, che sia esso compostoesclusivamente da edifici alti di pregio o chesia invece costituito da bassi caseggiati dipoco valore, poichè si sofferma ed utilizzaesclusivamente le attività o meno presenti neibaamenti degli stessi.figura 7Basements come nuovelandscape: le altezze dei basamentirappresentano una nuova linead’orizzonte per il progetto, che sirelaziona soprattutto con le attività deipiani terra7
  • 162. infinite broadway183orizzontaleIl vuoto si articola quindi muovendosi sul pianoed entrando o ‘facendo uscire’ i diversi elementidei basements che incontra sul suo cammino.Il progetto considera quindi le attivitàattualmente presenti nel quartierema sulla base di una forma dei basamentiche invece appartiene alle architetture giàconsolidate degli stessi: il progetto dunquedovrà essere flessibile abbastanza daconsiderare eventuali cambiamenti di funzionedegli stessi basements in modo tale da sapersiadattare alla realtà estremamente dinamicadella città di New York.Le attività presenti spaziano da quelle legatealla ristorazione a quelle destinate ad uffici esedi di importanti banche o istituzioni; a questesi affiancano le sedi dei principali gestori dicatene di ristorazione per fornire alla quantitàinnumerevole di impiegati che quotidianamenteaffolla il quartiere un adeguato servizio diristoro.La sequenza quasi ininterrotta e alternata ditali attività presenta solo in un due casi dueeccezioni: quelle cioè legate alle attività religiosedelle due chiese presenti.figura 8Attività dei basements: leattività presenti nei basamenti degliedifici variano tra attività legate a sediistituzionali, bancarie o uffici e attività direstorazione solo raramente interrotteda alcune eccezioni e da alcuni negozi diabbigliamento
  • 163. 184una città pubblica8
  • 164. infinite broadway185orizzontale
  • 165. 186una città pubblica9Il boulevard Broadway diventa quindi unastriscia lunga 21 chilometri e larga circa 20 metriche si insinua tra i basamenti degli edifici e neviene influenzata.Allo stesso tempo, la possibilità di influenzaree farsi influenzare dai basements produceun moto del suolo della stessa che,per accogliere le nuove attività e le nuovecaratteristiche previste per lo spazio pubblico diprogetto, si sposta talvolta verso l’alto talvoltaverso il basso, suggerendo nuovi spazi e nuovemodalità di utilizzo degli stessi.Il nuovo ‘landscape’ è dunque formato nonsolo dai tratti della Broadway a livello 0, maanche da nuovi spazi a livello +1 e -1,che, assieme ai basements e alle loro attività,producono uno spazio nuovo e sempre invariazione, che a ciascun movimento delsuolo propone nuove atmosfere e destinazionidifferenti, quasi sottopaesaggi.Lo spazio pubblico continuo che si viene a crearein questo nuovo paesaggio dovrà rispecchiareuna città lenta, in contrasto con quella freneticae veloce oggi presenta: per fare questo vengonoadottati cinque materiali, in forma dicinque differenti layer, che rimandanoagli spazi pubblici già presenti sul suolo diManhattan.Da uno studio approfondito delle tipologie dispazio pubblico attualmente presenti nella cittàemergono alcune tipologie innovative,che rappresentano delle icone dellospazio collettivo di New York e che perquesto possono essere implementate e portateall’eccesso proprio nella loro trasposizione nellaBroadway.Questetipologiesonorappresentateda:piazze[plazas], parchi [parchi], mercati[markets], passaggi coperti [arcades]e tetti [rooftops].Questi elementi, in parte già presenti neltessuto, vengono qui rielaborati e ridisegnatie soprattutto vengono pensati per esseretrattati consecutivamente, in una sequenza di‘stanze’ appunto, su livelli differenti, associatiai rispettivi materiali.Tali layer sono stati selezionati sulla base diun’analisi a scala territoriale e per questovengono proposti in maniera estesa a tutto ilsistema della Broadway: proprio per questo inogni quartiere tali tipologie cambierannoe si connoteranno differentementecon attrezzature, elementi e rapporticon i basamenti differenti, senzamai cambiare però la loro identitàsociale e soprattutto il livello acui appartengono e a cui vengonoassociati.figura 9Un nuovo paesaggio: il suolo dellaBroadway si muove sui diversi livelli,ognuno dei quali è associato a diverse‘stanze’ dello spazio pubblico
  • 166. infinite broadway187orizzontale10figura 10Materiali del nuovo paesaggio per unospazio pubblico lento: i diversi layer delprogetto vengono caratterizzati da una destinazionefunzionale, che porta con sé una precisa identità.Piazze [plazas]Stanze ribassate adibite a piccole piazze non solo perrisaltare spazi aulici antistanti, ma anche per ampliarespiazzi già esistenti e amplificarli o per connettere daun lato all’altro la stradaParchi [parchi]Aree verdi di piccole o medie dimensioni a livellodel suolo collocate in prossimità di edifici simbolicio come pause/stacchi di suolo mineralizzato tra unastanza e l’altra della stradaMercati [markets]Piattaforme rialzate che accolgono mercati quotidianio settimanali, caratterizzati da prodotti freschiprovenienti da tutti i distretti di New York, sollevatadal livello del suolo come a richiamare l’antica agoràPassaggi coperti [arcades]‘Stanze’ coperte, poste solitamente in prossimità dellestazioni metropolitane o dei luoghi di interscambio,che facilitano il collegamento dalla strada lenta aimezzi di trasporto veloce, tavolta con volumi a piùpianiTetti [rooftops]Spazi pubblici inseriti agli ultimi piani degli edificiprivati, accessibili al pubblico a partire dalla stradasottostante, legati o meno alle attività contenutenell’edificio stesso
  • 167. 188una città pubblica1112
  • 168. infinite broadway189orizzontale13Ai cinque layer di progetto viene quindiassociato un movimento del suolodella Broadway stessa: le piazze sonopensate per essere leggermente scavate;i mercati si trovano rialzati rispetto alcamminamento continuo; i parchi seguono latopografia del suolo attuale; i passaggi copertisi collocano ad altezze differenti da terra e siconcretizzano in terrazze o in semplici gallerie;gli spazi pubblici collocati agli ultimi livelli degliedifici sono invece connessi a distanza con laBroadway sottostante.A sua volta, ognuno di questi materiali diprogetto affronta in maniera differente ilrapporto con il contesto, quello deibasamenti appunto, che lo circonda. Tre sono lepossibili reazioni che esso genera:_ una situazione di contiguità, che vede lospazio pubblico lambire gli edifici circostanti inun rapporto di continuità e confronto diretto;_ una situazione di sottrazione, in cui aivolumi dei piani terra vengono detratti alcunispazi che si aprono allo spazio collettivo dellaBroadway o che semplicemente ne ospitanoalcune funzioni;_un’ultima situazione di addizione di spazie/o volumi, in aggiunta a quelli degli edifici, siaa livello del piano terra che ai livelli soprastantiIn aggiunta a questi processi di formazionedei volumi dello spazio della Broadway, siaggiungono considerazioni circa i mezzidi trasporto che consentiranno unmovimento lento al di sopra dellaBroadway, in aggiunta e in supporto delmovimento veloce già esistente reso possibiledal sistema di metropolitana.Queste due operazioni unite assiemerappresentano il processo digenerazione dello spazio collettivoche la Broadway ospita: la flessibilità chequeste due azioni di progetto implica graziealla loro astrazione e solidità concettualeporta ad affermare che il modello propostopuò facilmente adattarsi ad ogni tratto dellaBroadway.Ogni ‘brano’ della Broadway, infatti, possiedecaratteristiche molto differenti e per questomotivo le logiche che generano i suoistessi spazi variano da neighborhooda neighborhood: è possibile dire dunqueche non tutti i quartieri possono necessitaredegli stessi materiali di progetto e della stessaquantità di questi ultimi e che le tecnicheattraverso le quali tali layer si ‘attaccano’ alcontesto sono scelte in base alle caratteristichedegli edifici e delle attività presenti, anche questivariabili secondo la densità del quartiere stesso.Questa flessibilità conduce inoltrealla produzione di uno spazio linearecomplessivo estremamente vario edoriginale, che ben si amalgama col tessutosul quale va ad agire, pur nella radicalità dettatadalla lunghezza della Broadway stessa.Solo per questioni di tempo, viene qui affrontatoil progetto dettagliato di un unico quartiere, ilFinancial District appunto.figura 11Processo di generazionedello spazio della Broadway:ragionamenti spaziali del rapporto tramateriali e contestofigura 12Processo di generazionedello spazio della Broadway:ragionamenti spaziali del rapporto tramateriali e mezzi di spostamento lentoe velocefigura 13Processo di generazionedello spazio della Broadway:diagramma rappresentante la logica diindividuazione degli spazi a seconda deidifferenti neighborhoodsfigura 14Lo spazio della Broadway neltratto del Financial District:vista assonometrica della Broadway edegli spazi pubblici ad essa appartenentisuddivisi per layer
  • 169. 190una città pubblica14
  • 170. infinite broadway191orizzontale
  • 171. 192una città pubblica
  • 172. infinite broadway193orizzontale
  • 173. 194una città pubblica
  • 174. infinite broadway195orizzontale
  • 175. 196una città pubblica
  • 176. infinite broadway197orizzontale
  • 177. 198una città pubblica
  • 178. infinite broadway199orizzontaleLe sezioni della Broadway dimostrano comel’alternanza di spazi non solo adibiti a funzionidifferenti, ma strutturati secondo forme urbanediverse, generi una continua variazione deltema dello spazio pubblico, con l’obiettivo peròdi mantenerlo lento e scorrevole allo stessotempo.A tal fine sono stati predisposti camminamenticontinui per tutta la lunghezza del quartiere,che evitano e aggirano i dislivelli, e sono statiridotti al minimo gli ostacoli tra un elementoe l’altro e sono state preferite visuali di ampiorespiro. Questo tratto di Broadway richiamal’immagine del ‘canyon’ - nelle vicinanze di WallStreet si trova appunto la strada denominata‘canyon of heroes’ - : il progetto, quasi divoratodalle dimensioni degli edifici che lo circondano,risulta più chiaro nelle visuali ad altezzauomo, così come percepito dal suolo, poichèestremamente radicato ad esso.Le altezze dunque quasi spariscono, si velano diuna trasparenza concettuale che sostienela nuova città orizzontale pubblica che si vienea delineare.figura 15Lo spazio della Broadway neltratto del Financial District:vista a volo d’uccello del ‘canyon’del Financial District, con gli edificisoprastanti i basements in trasparenzafigura 16Lo spazio della Broadway neltratto del Financial District:spaccati longitudinali e trasversalidel tratto del Financial District, conparticolare attenzione alla connessionecon il sistema di metropolitana15
  • 179. 200una città pubblica16
  • 180. infinite broadway201orizzontale
  • 181. 202una città pubblicaplazasmarketscontiguity additionsubtractionacquavolumi aggiuntipiattaformed’affacciospazio scavatoscalinatepiattaformerampecontiguitypiattaformerialzaterampescalinate di collegamentopassaggirampe ampiedi collegamentocon altri layer
  • 182. infinite broadway203orizzontalearcadesparkslivellisovrappostiaggettiterrazze copertureleggerespazi agalleriacontiguity addition subtractionvolumi scavaticontiguity additionsubtractionvolumi aggiuntiviali alberatipendiisentieri inpendenzaaree a prato
  • 183. immagini dallabroadwayinfinitebroadway
  • 184. immagini dalla
  • 185. broadway
  • 186. immagini dalla
  • 187. broadway
  • 188. istantaneedella grande mela
  • 189. 214
  • 190. istantanee dalla grande mela215
  • 191. riferimentibibliografici
  • 192. 222Public spaces in America and New York- Jane Jacobs, The death and life of great american cities, Random House, New York, 1961- William H. Whyte, The Social life of Small Urban Urban Spaces, Project for Public Spaces, New York, 1980- Cooper Hewitt Museum, Urban open spaces, Rizzoli, New York, 1981 - Richard F. Shepard, Broadway: From the Battery to the Bronx, Harry N. Abrams, New York, 1988- William H. Whyte, City, rediscovering the center, Anchor Books Doubleday, New York, 1990- Michael Sorkin, Variations on a theme park : the new American city and the end of public space, Hill andWang , New York, 1992 - Richard Sennett, The fall of public man, W.W.Norton, New York, 1992- Jon Lang, Urban design : the american experience, Van Nostrand Reinhold, New York, 1994- Don Mitchell, The End of the Public Space? People’s Park, Definitions of the Public, and Democracy ,Blackwell Publishers, Cambridge, 1995- Sharon Zukin, The cultures of cities, Blackwell Publishing, Oxford, 1995- Michael Sorkin, Traffic in Democracy , Universidad de Las Palmas de Gran Canaria, Las Palmas, 1999- Chase John, Margaret Crawford and John Kaliski, Everyday Urbanism, Monacelli Press, New York, 1999 - Robert Wojtowicz, Sidewalk Critic: Lewis Mumford’s Writings on New York, Princeton Architectural Press, New York, 2000- Kayden Jerold S, Privately owned public space: the New York City experience, the New York City Department of CityPlanning, the Municipal Art Society of New York, New York, 2000- David J. Smiley, Sprawl and public space : redressing The Mall, National Endowment for the arts, Washington, DC, 2002- Zaira Dato Toscano, Frank O. Gery per il Waterfront di Lower Manhattan : il progetto di modifica in una cittàsull’acqua, Gangemi, Roma, 2002- Zoë Ryan, The Good Life:New Public Spaces For Recreation, Princeton Architectural Press, New York, 2006- Kristine F. Miller, Designs on the Public: The Private Lives of New York’s Public Spaces , University of MinnesotaPress, Minneapolis, 2007- Matthew Carmona, Claudio de Magalhäes and Leo Hammond, Public space : the management dimension, Routledge, NewYork, 2008- Rem Koolhaas, Delirious New York : un manifesto retroattivo per Manhattan, Electa, Milano, 2009- Michael Sorkin, Twenty minutes in Manhattan, New York, 2009Squares in America- Zuker Paul, Town and Square. From agorà to the Village Green, Columbia University Press, New York, 1959- Favole Paolo, Squares in contemporary architecture , The Netherlands: Architectura & Natura press, 1995 Green spaces in America- Olmsted Frederik Law, Landscape architect, 1822-1903, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1970- Cranz Galen, The politics of park design: a history of urban parks in America, MIT Press, Cambridge, 1982 - Thompson William, The rebirth of New York City’s Bryant Park , D.C. Spacemaker Press, Washington, 1997- Setha Low, Dana Taplin, Susanne Scheld, Rethinking urban parks. Public space and cultural diversity, University ofTexas press, Austin, 2005
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