Cl v al area di progetto

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Cl v al area di progetto

  1. 1. ITAS D’ ANNUNZIO AREA DI PROGETTO V AL A.S. 2011-2012“Chiesa e Stato, religione, scienza e società nell’Italia moderna e contemporanea”
  2. 2. DOTTRINA SOCIALE E POLITICA Fin dai tempi più remoti la Chiesa è sempre stata coinvolta nella vita sociale. Sonostati molti i papi a riprendere la questione nel corso della storia, in primis Pio IX ilquale, con il Non expedit, aveva di fatto proibito ai cattolici di partecipare alla vitapolitica. Papa Leone XIII con la Rerum Novarum del 15 maggio del 1891 avevaincoraggiato i cattolici ad assumere un ruolo attivo in ambito sociale in modo daporre un argine alla diffusione delle dottrine socialiste. Con la salita al sogliopontificio di papa Pio X i cattolici furono sollecitati a creare alleanze a livelloamministrativo con i liberali moderati. All‘inizio del nuovo secolo stavano quindi crescendo nel mondo cattolico nuoviorientamenti, che si allontanavano dall‘impostazione di carattere essenzialmentecaritativo che caratterizzava l‘azione sociale dei cattolici. La Chiesa quindi, vollepartecipare attivamente alla vita politica assumendo un ruolo attivo e autonomo. PioXI respinse il comunismo come prassi e dottrina contraria alla visione cristiana,criticò il corporativismo fascista, ma non condannò il socialismo democratico. Inoltrenel 1937 con Divini Redemptoris egli mise in evidenza gli errori del comunismo ateonel momento in cui negava Dio, l‘anima immortale e la vita futura. Successivamentenel 1963 con il Pacem in Terris di Giovanni XXIII spicca il concetto dicollaborazione politica; il papa, infatti, affermò che non bisogna confondere errorecon errante. In seguito papa Paolo VI ebbe un ruolo rilevante in quanto distinse diversisocialismi; in primo luogo il “socialismo utopistico‖ che ebbe origine nei primidecenni del XIX secolo e propose una soluzione alla questione sociale, fondata quasiesclusivamente su idee astratte. In secondo luogo, il sindacalismo che nacque nelprimo Ottocento in Inghilterra e provocò la reazione all‘isolamento degli operai inseguito all‘abolizione delle precedenti associazioni. In Italia quest‘ultimo arrivòintorno al 1890 e subì due evoluzioni: la prima passò dalla fase dell‘illegalità per lasoppressione delle organizzazioni professionali a quella di tolleranza ericonoscimento giuridico, la seconda da società di mutuo soccorso assunse semprepiù carattere di organizzazione di resistenza al capitalismo e di rappresentanza delleclassi operaie nella stipulazione di contratti di lavoro. Il comunismo i cui principifondamentali si ritrovano nel ―Manifesto del partito comunista‖ nel 1848, si rifà alproletariato di classe di contro al dominio borghese. Questo si identifica nel leaderKarl Marx il quale si oppose allo stato liberale e borghese e si allontanò dalsentimento religioso. All‘interno del panorama storico appena descritto si configura la Dottrina sociale epolitica della Chiesa. Questa rappresenta il pensiero cristiano incentrato sulla gestionedella vita pubblica all‘interno di uno stato. Essa non intende in nessun modoprivilegiare un determinato partito, semplicemente invita il governo, che ha in mano 2
  3. 3. le redini del popolo, ad agire in modo equilibrato, prestando attenzione a coloro chene hanno più bisogno. La Chiesa esorta i politici a seguire alcune regole, la piùimportante tra esse è il riconoscimento della libertà di un uomo, che deve poterprogettare la sua esistenza senza vincoli che glielo impediscano. La Dottrina, infatti,individua nella socialità l‘elemento fondamentale dello sviluppo della personalità delsingolo e se viene a mancare il rispetto di tale principio, la politica automaticamentesi tramuta in totalitarismo. Tuttavia la Chiesa non vuole in nessun modo tutelare unpartito, bensì interviene nel momento in cui il sistema governativo agisce nonprendendo in considerazione i valori morali. Alla base di questo documento redatto dall‘istituzione religiosa, ci sono però varifattori di natura storica, che durante l‘Ottocento hanno fatto scaturire la reazione degliecclesiastici. Il progresso tecnico e l‘affermazione della borghesia hanno prodotto unaumento del benessere delle classi dominanti e contemporaneamente lo sfruttamentodegli operai, che oppressi dalla miseria, conducono una vita molto difficile. Questoprocesso può essere riassunto con il termine di liberalismo economico ed evidenzia laseparazione tra morale, quindi il rispetto per l‘uomo, e l‘idea capitalistica diquest‘ultimo, che viene considerato non in quanto essere umano, ma comeingranaggio per lo sviluppo del sistema economico all‘interno della società. A questoproposito la Chiesa, di fronte ad una vasta e sempre più grave condizione di miseria,intervenne inizialmente condividendo i valori borghesi, ma in seguito si rese conto disbagliare e lo dimostrò tramite la stesura della Rerum Novarum, documento che sioccupa di tutelare i diritti dell‘uomo. La Rerum Novarum, pubblicata nel 1891, è la prima enciclica sociale in sensomoderno. In essa il Papa affrontò i temi del lavoro e del salario, delle nuoveideologie, della proprietà privata e dei ruoli dello Stato, del diritto di associazione deilavoratori e dei diritti della famiglia. La Rerum Novarum ha avuto il merito, tra laltro,di impostare la Dottrina Sociale della Chiesa nel suo complesso, dando forma ai suoiprincipi fondamentali, che sono tutti presenti anche se non esplicitamente espressi.Questo documento ebbe origine con l‘intenzione di criticare le illusioni delsocialismo e gli abusi del capitalismo e, dunque, per tutelare gli operai contro lemanovre dell‘assenteismo statale a favore dei ricchi nel corso della seconda metàdell‘800. Questo periodo storico manifestò un esponenziale sviluppo industriale edeconomico degli stati. Lo sfruttamento della manodopera era molto diffuso a favoredegli imprenditori che si arricchivano considerando l‘operaio uno strumento di lavoropiuttosto che un individuo. Ciò determinò un interesse della Chiesa per le questionisociali ed inoltre un primo passo di conciliazione tra Stato e Chiesa. Il diritto allaproprietà privata è uno tra i punti più importanti temi trattati nell‘enciclica. In questocontesto l‘uomo è posto al centro di ogni cosa e di ogni attività. Viene rivalutata ladignità del lavoro poiché è attività dell‘uomo nonché un suo bene. L‘essere umano,attraverso il lavoro, può trasformare la natura e realizza se stesso a favore di un buonsviluppo della società nazionale e familiare. Il lavoro dunque è necessario perprocurarsi ciò che è utile alla vita di ogni singolo individuo. L‘enciclica promuovendo 3
  4. 4. quest‘idea si pose come alternativa alla dottrina socialista che impediva al lavoratoredi investire il proprio guadagno; secondo l‘enciclica limitando la libertà si limitano ildiritto e la speranza dell‘uomo che non potendo migliorare il proprio stato sociale èinfelice e succube del lavoro stesso. E‘ bene evidenziare comunque che l‘intenzionedella Chiesa non era quella di aderire ad un partito politico piuttosto che un altro, mail suo obiettivo era quello di evidenziare l‘importanza della morale e del rispettoreciproco tra le persone. Nella Rerum Novarum è dedicato inoltre spazio anche al valore della famiglia,descritta come piccola società domestica, anteriore a ogni civile società e per questomotivo con diritti e obbligazioni indipendenti dallo stato. Viene specificato che èconsiderato errore grande e dannoso l‘intervento dello Stato nelle dinamiche familiaripoiché queste dipendono per legge inviolabile al capofamiglia e, solo nel caso questonon sia in grado di gestire quanto possiede è ammesso l‘intervento dello stato. Perquanto riguarda la proprietà privata questa è definita diritto di natura poiché risultatodel privilegio di ragione e intelligenza che l‘uomo possiede e che lo distingue dalbruto. L‘uomo inoltre è da sempre stato contemporaneamente ―homo politicus‖ e ―homoreligiosus‖. Per questa ragione la questione sul rapporto, e di conseguenza anche laseparazione, fra la religione (o meglio la Chiesa) e la politica è tuttora attuale. Lapolitica e la religione sono da sempre interdipendenti; in diversi periodi storici infattila Chiesa dominò in campo politico, intervenendo nelle decisioni in manierasostanziale. La domanda che ci dobbiamo porre è: Quanto la Chiesa può e deveessere presente nelle attività politiche? Il ruolo della Chiesa è religioso non politico e/o economico, tuttavia la sua missione religiosa non si limita a diffondere il Vangelo,ma include il rinnovamento e il progresso di tutto il mondo. Questa ―missione‖ dellaChiesa giustifica l‘attività politica fornendo ―una fonte d‘impegno, una direzione eforza per stabilire e consolidare la comunità degli uomini secondo la legge di Dio‖.La Chiesa deve trasmettere i valori etici che arricchiscono una nazione, perciò deveessere, costruttiva e innovativa portando ―la luce e la salute‖ in un ambente troppospesso corrotto. Questa, ideologicamente, quindi potrebbe fungere da punto dicontatto dove le persone di differenti punti di vista politici e morali si riuniscono perparlare, per dissentire con rispetto, per scoprire insieme le cause delle loro differenzecercando di trovare un‘intesa comune, imparando gli uni dagli altri. Nello stato contemporaneo i cittadini partecipano al governo del paese attraverso ilvoto. La maggior parte di questi appartiene a partiti politici, movimenti, sindacati ealtre organizzazioni simili che si basano sulle varie dottrine politiche e diversi puntidi vista. Queste organizzazioni cercano di ‗ordinare‘ la vita sociale secondo leconvinzioni politiche dei loro membri, avendo come uno degli obiettivi mantenere oriformare il potere nello stato. Esercitando poteri conferiti a loro dal voto popolaredurante le elezioni, le organizzazioni politiche hanno di conseguenza potere nelcampo esecutivo e legislativo. La presenza nella società di diverse, talvolta opposteconvinzioni politiche e di interessi discordanti genera lotta politica ,che viene 4
  5. 5. condotta sia con metodi legittimi e moralmente giustificati e che con metodi a voltein contraddizione con le norme e la morale cristiana. La Chiesa, secondo il comandamento di Dio, ha il compito di mostrare interesseper lunità dei suoi figli e di occuparsi del mantenimento della pace e dell‘armonianella società. ―Reddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo‖. Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Questo è un celebre detto attribuito a Gesù e riportato nei vangeli sinottici, cheviene interpretato variamente e considerato un insegnamento sull‘obbedienza alleautorità civili. In conclusione la politica e la Chiesa non saranno mai―completamente‖ separate, nonostante svolgano il loro ruolo cercando di nonoccuparsi del compito che non le appartiene. Esse comunque continuano da sempreinfluenzarsi essendo indispensabili per l‘uomo e la sua presenza nella società. Chiara Frausin Sara Furlan Giada Roncolato Vedrana Starcevic IL SENSO CRISTIANO DEL LAVORO Il tema del lavoro viene affrontato nelle Sacre Scritture e successivamente anche ipapi, attraverso le loro encicliche, hanno espresso la loro posizione in merito. «Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra,soggiogatela». In queste parole, tratte dal libro della Genesi 1,28, è racchiusa laconcezione cristiana del lavoro; l‘uomo ha ricevuto la terra da Dio Creatore e la devesfruttare con intelligenza, in modo da usufruire dei suoi beni positivamente. Il lavoroquindi rappresenta, nella visione biblica, un dovere morale, anche se esso non vieneconsiderato l‘unica dimensione dell‘attività umana, che deve essere integrata dallapreghiera e dal riposo; per questo motivo il lavoro non deve assorbire tutte le energie,ma deve lasciare spazio allo svago, alla famiglia. Il lavoro è visto come unostrumento di crescita e maturazione per l‘uomo: infatti, anche Cristo stesso durante isuoi anni a Nazareth lavorò come carpentiere. Inoltre, l‘apostolo Paolo si vantava diguadagnarsi da vivere con la propria attività. Nelle sue lettere egli esorta i cristiani alavorare onestamente e con impegno, facendone un uso morale; per questo motivoegli scrive: «Chi non vuol lavorare neppure mangi» 2Ts 3, 10. L‘enciclica Rerum Novarum di Leone XIII la prima a trattare la questionesociale divenne modello per le altre encicliche sociali. La Chiesa sentì la necessità diaffrontare il tema del lavoro in quanto, nel corso dell‘Ottocento, si erano fortementeinaspriti i rapporti tra borghesia e proletariato e quest‘ultimo, poiché lavorava inpessime condizioni, chiese maggiori diritti per tutelarsi. Il pontefice si rivolge al socialismo e ha il coraggio di denunciare le intollerabilicondizioni di vita degli operai, causate dal modello capitalistico dell‘Ottocento; 5
  6. 6. infatti, la classe operaia, che in questo periodo vive in una situazione di miseria esfruttamento da parte dei padroni, si lascia coinvolgere dall‘ideale di rivoluzione. La Chiesa, finora alleata con la borghesia dominante, si schiera dalla parte dei piùpoveri della sua epoca cercando di concedere loro più diritti per una vita migliore.Inoltre ricerca le cause del malessere sociale e le individua nel rifiuto della fede enella progressiva laicizzazione. In questo processo i valori vengono stravoltigiungendo al pensiero che l‘industria e il capitale siano il fine e l‘uomo il mezzo. La Rerum Novarum, dunque, difende la dignità dei lavoratori dal capitalismoliberale e dal socialismo marxista anche se considera le disuguaglianze socialiinevitabili: «togliere dal mondo le disparità sociali è cosa impossibile».(14) La Chiesa, in contrasto all‘ideologia socialista, difende il diritto alla proprietàprivata con cui l‘uomo può conquistare la libertà, l‘autonomia e la responsabilità. Chinon ha proprietà può ottenerle con il lavoro, in modo da procurarsi i beniindispensabili per sé e per la propria famiglia. Questo è un diritto che rientra nel Benecomune che lo Stato ha il compito di realizzare; Leone XIII afferma, però, che essodeve intervenire entro certi limiti con delle leggi che possano contribuire al benesseredi tutta la società. «Il Governo deve intervenire nella difesa della proprietà privata non solo deicapitalisti ma anche degli operai e deve tutelare i lavoratori garantendo un salarioequo permettendo a tutti di mantenere se stesso e la propria famiglia. Il giustoguadagno, inoltre, può essere utilizzato dal cittadino per poter acquistare unaproprietà raggiungendo la propria indipendenza» (35). La Rerum Novarum condanna il lavoro minorile e quello delle donne, considerate«per natura per i lavori domestici» (33). Bisogna dunque tener conto del tipo dilavoro, dell‘età e delle condizioni degli operai. Oltretutto, papa Leone XIII affermache c‘è la necessità di introdurre il riposo festivo «consacrato dalla religione» (32). Il lavoro, dunque, è personale, per cui è proprietà dell‘operaio, ma è anchenecessario poiché è l‘unico mezzo che l‘uomo ha per vivere. Con questa enciclica la Chiesa cerca quindi di assumere un ruolo attivo nellatrasformazione della società; il messaggio papale, infatti, invita i cristiani adassociarsi per condividere, comunicare e collaborare. Lo Stato non può impedire o vietare la nascita di queste associazioni, ma puòsolamente opporsi a quelle che danneggiano il bene comune, come quelleanticristiane che basano la loro lotta per la giustizia sulla violenza e sullo sciopero adoltranza. Il pontefice suggerisce la formazione di società confessionali, ma,esprimendosi nel documento in forma interrogativa, non trova una soluzione,lasciando il discorso in sospeso; tuttavia l‘apertura di Leone XIII consentirà la nascitadi sindacati di orientamento cristiano e delle società di mutuo soccorso. Nell‘enciclica il papa ha un atteggiamento paternalista ed evangelico che risultapoco adatto ai cambiamenti radicali della società. Per esporre le sue idee e le sueproposte utilizza il metodo deduttivo, non l‘analisi, partendo da concetti astratti, dallanatura delle cose, per dedurre i principi e i criteri. 6
  7. 7. Nella Rerum Novarum viene inoltre trattato il rapporto che intercorre tra lafamiglia e la vita economica, che è particolarmente significativo e si basaprincipalmente sul lavoro domestico, poiché da lungo tempo la casa viene considerataun centro di vita e produzione. La famiglia costituisce uno dei più importanti termini di riferimento, secondo iquali deve essere formato lordine socio-etico del lavoro umano; tale diritto si fondasulla relazione che intercorre tra la persona e il suo diritto a possedere il frutto delproprio lavoro e riguarda non solo il singolo come individuo, ma anche comemembro di una famiglia. Inoltre il lavoro è essenziale perché rende possibile lafondazione di una famiglia e condiziona anche il processo di sviluppo di una persona. La famiglia può offrire un contributo alla realtà del lavoro educando al senso dellavoro tramite sostegni di fronte alle scelte professionali o mediante le grandi risorsedi solidarietà che essa possiede. Per tutelare questo rapporto tra famiglia e lavoro, un elemento da apprezzare esalvaguardare è il salario familiare, ossia un salario sufficiente a mantenere e a farvivere dignitosamente la famiglia. Nel rapporto tra famiglia e lavoro, una speciale attenzione va riservata al lavorodella donna in famiglia, il cosiddetto lavoro di cura; la donna deve essere socialmentericonosciuta e valorizzata, anche mediante un corrispettivo economico almeno pari aquello di altri lavori. Un‘altra enciclica significativa è la Laborem Exercens di Giovanni Paolo II del1981 scritta in occasione del novantesimo anniversario della Rerum Novarum. Il papascrive che «La Chiesa è convinta che il lavoro costituisca una dimensionefondamentale dell’esistenza dell’uomo sulla Terra» (4), per questo motivo gli uominidovrebbero revisionare il senso del lavoro, che implica una più equa ridistribuzionedel reddito, della ricchezza e del lavoro stesso per far sì che vi sia occupazione pertutti. «Il lavoro è un bene per l’uomo perché mediante il lavoro egli non solo trasformala natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomoe anzi, in un certo senso, diventa più uomo» (9). Queste parole chiariscono che la rinuncia del lavoro è un vero e proprio peccatocontro Dio, in quanto l‘uomo lavorando può migliorare la sua esistenza sulla Terra edare sostentamento a se stesso e ai suoi familiari. L‘atteggiamento del cristiano difronte al mondo deve essere, quindi, essenzialmente attivo. Nell‘enciclica Giovanni Paolo II riprende il concetto biblico del lavoro: infatti, egliscrive che «l’uomo, mediante il suo lavoro, partecipa all’opera del Creatore e, in uncerto senso, continua a svilupparla e la completa» (n. 25). A tal proposito è famosa la frase di Madre Teresa di Calcutta «Io sono come unapiccola matita nelle Sue mani, nient‘altro. E‘ Lui che pensa, è Lui che scrive». Per Giovanni Paolo II il problema del lavoro è la chiave della questione sociale; loè soprattutto per il suo carattere soggettivo e personalistico, ma anche per la suarelazione con la famiglia, la nazione e la società umana. Intorno al lavoro si crea cosìuna solidarietà umana che abbraccia passato e presente ed allo stesso tempo è apertaal futuro. 7
  8. 8. Nellepoca dellindustrializzazione la solidarietà si è formata attraverso le classioperaie, opposte ai datori di lavoro, per le condizioni in cui si trovavanogeneralmente i lavoratori, e ha generato la lotta di classe; il lavoro e il capitaledevono invece essere associati in nuove forme di partecipazione, con la conseguenteammissione alluso e alla proprietà dei beni della terra in misura adeguata alla dignitàdi ogni uomo per il principio della destinazione universale dei beni. Il lavoro è inteso come unattività transitiva, cioè tale che, prendendo inizio nelsoggetto umano, è indirizzata verso un oggetto esterno, suppone cioè uno specificodominio delluomo sulla terra e a sua volta conferma e sviluppa questo dominio. Aquesto proposito laffermazione posta allinizio della Bibbia «soggiogate la terra» haun ruolo centrale: indica, infatti, tutte le risorse che la terra nasconde in sé e che,mediante lattività cosciente delluomo, possono essere scoperte e da luiopportunamente usate. Il lavoro, quindi, è una delle caratteristiche che distinguono luomo dalle altrecreature, la cui attività, connessa al mantenimento della vita, non può considerarsilavoro; solo luomo ne è capace e solo luomo lo compie. Così il lavoro porta dentrodi sé un particolare segno delluomo e dellumanità che determina la sua qualificainteriore e ne costituisce la sua stessa natura. «Il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nelle condizionipresenti nellumanità, offrono al cristiano e ad ogni uomo, che è chiamato a seguireDio, la possibilità di partecipare nellamore allopera che Cristo è venuto a compiere». Il messaggio, che nellultima parte dellenciclica Laborem Excersens GiovanniPaolo II dona ai cattolici del mondo, è quello di considerare e vivere il lavoro comeunoccasione tramite la quale è possibile avvicinarsi a Dio. La Chiesa, come ricorda ilpontefice, considera suo dovere coltivare la spiritualità del lavoro, perché è unattivitàalla quale luomo partecipa in modo personale e specifico; il lavoro è quindi prima ditutto espressione dellassociazione delluomo allopera creatrice di Dio, nonché unionealla figura di Cristo che ha fatto esperienza del lavoro e a cui ha dato dignità. Inoltreluomo deve imitare Dio sia lavorando che riposando, dato che Egli ha volutopresentargli la sua opera creatrice sotto forma del lavoro e del riposo. Questultimoperò non deve essere inteso in senso riduttivo, come mera sospensione della faticaumana. «Esso deve lasciare uno spazio interiore, nel quale luomo, diventando sempre piùciò che per volontà di Dio deve essere, si prepara a quel riposo che il Signore riservaai suoi servi ed amici». Si tratta quindi di un riposo che manda alla rigenerazione spirituale delluomo. Giuseppe Colombo Federica Crasnich Jessica Formoso Giorgio Poian Elena Vittor 8
  9. 9. LA LIBERTA’ EDUCATIVA Sempre più spesso nella nostra società si riscontrano comportamenti maleducati edincivili, soprattutto da parte dei più giovani, che a volte portano addirittura aconseguenze gravi. In questi casi, allora, sorge spontanea la domanda ―Ma dove èfinita l‘educazione?‖. In realtà, prima di domandarsi la causa della mancanza dieducazione da parte delle nuove generazione ed additare le famiglie comeresponsabili, è necessario capire cosa sia veramente l‘Educazione. Prendendo in considerazione la Lettera alle famiglie di Giovanni Paolo II emergeche l‘educazione si basa su due principi fondamentali: il primo secondo il qualel‘uomo è chiamato a vivere nella libertà e nell‘amore, il secondo che sostiene larealizzazione dell‘uomo attraverso il dono sincero di sé. Tale educazione si puòconseguire solo attraverso una reciproca comunione basata su un rapporto profondotra educatore ed educando che permette la partecipazione di entrambi alla verità eall‘amore. Come sostengono gli articoli 26,3 della Dichiarazione Universale dei Dirittidell’Uomo, 30 della Costituzione Italiana e nel documento del Concilio Vaticano II,Gravissimum Educationis, il compito di educatore spetta in primo luogo alla famiglia,la quale necessita, però, di un saldo supporto da parte della Scuola, della Chiesa, dellasocietà e dei mass-media. L‘obiettivo finale è quello di ottenere un‘educazione totaletramite lo sviluppo della personalità dell‘individuo in tutti i suoi aspetti al fine diconferirle un carattere critico e indipendente. Alla famiglia spetta il compito di trasmettere al ragazzo «i contenuti e i valori checompongono nel suo insieme la cultura di una data nazione», anche se ciò può venirea mancare nel momento in cui si manifesta una difficoltà di dialogo tra le generazioniadulte ed i giovani quali portatori di aspirazioni, di rinnovamento, ma anche diinsicurezza per l‘avvenire. Questa situazione può portare spesso a gravi conflitti,rotture e atteggiamenti rinunciatari soprattutto da parte delle nuove generazioni, iquali incidono, quindi, negativamente sulla loro educazione, ostacolandol‘acquisizione di valori e il riconoscimento di un‘autorità nella figura dei genitori. Per ciò che concerne il ruolo che la Chiesa ha assunto in ambito sociale, emerge lafigura di Don Bosco, un contadino artigiano diventato prete, che creò il ―sistemapreventivo‖ nell‘educazione dei giovani ed il movimento salesiano che opera oggi intutto il mondo. Secondo il suo punto di vista, l‘educazione non è il ―risolvereproblemi‖, ma mettersi in gioco per condividere la vita e cercare il bene dell‘altronell‘Amore e nella Verità. Per quanto riguarda il contributo alla società, egli siimpegnò nella costruzione dell‘Italia unita facendo crescere persone veramente adultenella vita e nella fede. Don Bosco insistette molto sull‘―assoluta moralità‖ deimaestri, sostenendo, infatti, che solo un maestro che vive i valori di cui parla ècredibile. Inoltre egli non si limitò a teorizzare tali concetti, ma si impegnò anche a 9
  10. 10. metterli in pratica al fine di migliorare l‘aspetto educativo della società. Tra idocumenti più importanti lasciatici da Don Bosco ricordiamo la ―Stipula dei Contrattidi Lavoro d‘Apprendistato‖, la quale tratta della problematica inerente ai ragazzi checrescono e diventano uomini imparando un mestiere e concentra la sua attenzione sulfatto che essi non sono né servi né strumenti inanimati. In particolare, sostiene ildocumento, un contratto di lavoro affronta diverse questioni fondamentali come adesempio l‘attenzione per la mole di lavoro, per l‘effettivo insegnamento dell‘arte, peril salario e per le ferie. Si nota quindi l‘importanza che Don Bosco attribuì allapersona piuttosto che al gruppo. Lisa Facchinetti Roberta Petullà Alessandra Sain Consuelo Tessarin DIRITTI E DOVERI ―In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio cheogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera;e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente esimultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali,inviolabili, inalienabili.‖ (5) - Pacem in terris, Papa Giovanni XXIII La religione cristiana tratta fin dalla sua nascita problematiche etiche e sociali,offrendosi sempre, nello specifico, di riflettere sui doveri e sui diritti del cristianoall‘interno della comunità a cui appartiene. Tuttavia, negli ultimi due secoli, a causadei relativi cambiamenti socio-economici, la Chiesa ha stabilito di valorizzare iprincipi religiosi rendendo l‘insegnamento più dinamico: nel corso della storia,infatti, si sono succedute fasi che hanno portato ad una visione critica dei principi delCristianesimo, e rispetto a tutto ciò la Chiesa ha sempre dovuto prendere posizione.Per questo la dottrina cristiana è considerata metastorica, poiché i suoi insegnamentipossono essere applicati ad ogni epoca; inoltre la Chiesa non assume alcun punto divista riguardo all‘uomo ma pone l‘accento sul rapporto tra l‘uomo e Dio. Così, diventa chiaro che l‘uomo, in quanto essere razionale e dotato di intelletto,possiede alcuni valori universali, ovvero non contestabili o giudicabili, e tra questi idiritti propri e di conseguenza degli altri, che sono insiti e propri della stessa naturaumana. Ma la Chiesa, assodato che i diritti appartengono alla dignità umana, trovaun‘altra ragione più profonda: la dignità dell‘uomo si basa sulla vocazione di esserefiglio di Dio, in quanto sostiene che Cristo ha rifondato la dignità e i diritti umani alfine di privilegiare l‘interlocuzione con Dio. Il riconoscimento di tali diritti è estraneoal contesto storico e geografico, in quanto crea le basi comuni della convivenzasociale; ma i diritti naturali sono inevitabilmente collegati ai doveri: nella stessa 10
  11. 11. persona un diritto specifico equivale al relativo dovere di un‘altra persona dirispettare quel diritto, in quanto appartiene non solo al singolo individuo ma a tuttal‘umanità. Perciò non basta affermare un diritto per renderlo universale, ma ènecessario che tutti aiutino a creare e a garantire effettive condizioni sociali,economiche e politiche grazie alle quali tale diritto possa venir riconosciuto erispettato. Il contributo più significativo a riguardo è datato 11 aprile 1963: in questa dataviene pubblicata lenciclica Pacem in terris, due mesi prima della morte del suoautore Giovanni XXIII. Questa enciclica suscitò subito viva attenzione,poiché fu laprima enciclica rivolta non solo ai cattolici, bensì a "tutti gli uomini di buonavolontà‖; essa rappresentò un evento storico e diede nuovo impulso alla dottrina dellaChiesa sulla pace. La situazione internazionale dellepoca era dominata dalla minaccia nucleareprovocata dalla guerra fredda, che vedeva partecipi le due grandi potenze Stati Uniti eUrss, e fu proprio grazie (o perlomeno questa ebbe grande importanza) all‘enciclicaPacem in terris e all‘affermazione in essa dell‘universalità del valore della pace, che ileader Kennedy e Krusciov rinunciarono allo scontro. Ne è prova la stessa struttura dell‘enciclica: uno dei elementi più innovativi èinfatti la categoria dei "segni dei tempi", indicante quei fatti e quei fenomeni checontraddistinguono e caratterizzano le diverse epoche che lumanità attraversa. Essisono una specie di ponte tra la Chiesa e lumanità intera, che permettono di vedere letrasformazioni sociali e politiche in unottica più evangelica. Lapice di tuttalenciclica è, infine, nella distinzione tra i "movimenti storici e finalità economiche,sociali, culturali e politiche" e le ideologie, "false dottrine filosofiche sulla natura,lorigine e il destino delluniverso e delluomo". Queste righe aprono al Vaticano unospazio alle relazioni con i Paesi dellEst e con i movimenti marxisti che stanno oltre lacortina di ferro. La pace per Giovanni XXIII non è soltanto uno stato di relazioni tra paesi mainteressa tutti i rapporti tra gli uomini; per questo egli esamina anche i dirittidelluomo, il disarmo e identifica nella verità, la giustizia, lamore e la libertà lecondizioni essenziali per la pace. La prima parte dell‘enciclica (in tutto ve ne sono cinque), tratta ―L‘ordine tra gliesseri umani‖, dove vengono definiti i differenti diritti e gli equivalenti doveri delsingolo all‘interno di una comunità, elencati e specificatamente trattati in un contestouniversale, oltre che evangelico. Tra i diritti fondamentali vengono ricordati il diritto ad un tenore di vita dignitoso,quantomeno nelle sue necessità essenziali, ―al rispetto della sua persona, […], allalibertà e alla ricerca del vero‖, alla formazione culturale come professionale e allavoro, dove questo sia tutelato e garantito nelle norme della giustizia ed equità. Vi èpoi un punto di fondamentale importanza, soprattutto per l‘attualità del suocontenuto: 11
  12. 12. ―Gli esseri umani hanno il diritto alla libertà nella scelta del proprio stato; e quindiil diritto di creare una famiglia, in parità di diritti e di doveri fra uomo e donna; comepure il diritto di seguire la vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa.” (9) Così, come si hanno diritti di equità in ambito economico e sociale, questi devonoessere garantiti anche nell‘ambito politico e giuridico, poiché “l’uomo, come tale[…], è e deve essere e rimanere il soggetto, il fondamento e il fine [della vitasociale]”. Ma ciò non può valere se non vi vengono associati, nel modo più stretto, idoveri impliciti che ogni diritto reclama per essere attuabile all‘interno di una societàdi molti, perché “la convivenza fra gli esseri umani, oltre che ordinata, è necessarioche sia per essi feconda di bene. Ciò postula che essi riconoscano e rispettino i lorovicendevoli diritti ed adempiano i rispettivi doveri […].” Ma l‘aspetto fondamentale è che i doveri possono essere validi solo in un contestodi appresi valori morali e spirituali, e pertanto ―nella verità, nella giustizia,nell’amore e nella libertà‖; ancora più importante è il messaggio di Giovanni XXIIIche vede il momento storico maturo proprio per la realizzazione di un mondoegualitario di diritti e doveri reciproci e rispettati. Nella seconda parte, sul rapporto tra uomo e autorità, quest‘ultima viene definitacome data per natura, e quindi da Dio, oltre che necessaria ad una adeguataregolazione della società ―per il raggiungimento di un fine comune‖, ossia laconcretizzazione dei diritti-doveri degli uomini. Ma ciò è possibile soltanto sel‘autorità è ―postulata dall’ordine morale‖ e attua essa stessa nel rispetto della dignitàumana e al fine del bene comune. Questi “sono tenuti ad attuarlo nel riconoscimentoe nel rispetto dei suoi elementi essenziali e secondo contenuti postulati dallesituazioni storiche.” Il bene comune, che varia in base a gruppo etnico e momento storico, ma persistenell‘essere un “oggetto essenzialmente correlativo alla natura umana”, si identificaprincipalmente nella realizzazione come dei bisogni materiali, così di quelli spiritualidel singolo in relazione alla società di cui è parte integrante. "Tutelare l’intangibile campo dei diritti della persona umana e renderle agevole ilcompito dei suoi doveri vuol essere ufficio essenziale di ogni pubblico potere",cosicché quest‘ultimo deve non solo tutelare i diritti, ma anche contribuire a crearequella società dove adempiere i rispettivi diritti e doveri sia reso possibile e diventiaddirittura naturale, dove questo sia esteso a tutti gli individui per rispettivi meriti ecaratteristiche. Per fare ciò, la comunità umana ha bisogno non solo diun‘organizzazione giuridico-politica, ma anche, cosa fondamentale, di unasuddivisione dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario che si limitino in modoreciproco. E‘ altresì necessario che il singolo si renda partecipe della vita pubblica alfine di rendere l‘ambiente della pubblica amministrazione sempre rinnovato e adattoalle esigenze della società per la quale opera. Infine, riguardo l‘anno 1963, ma ancoraattuale, è il dato di fatto che: ― gli esseri umani, nell‘epoca moderna, hanno acquistato una coscienza più vivadella propria dignità: coscienza che, mentre li sospinge a prendere parte attiva alla 12
  13. 13. vita pubblica, esige pure che i diritti della persona — diritti inalienabili e inviolabili— siano riaffermati negli ordinamenti giuridici positivi; ed esige inoltre che i poteripubblici siano formati con procedimenti stabiliti da norme costituzionali, edesercitino le loro specifiche funzioni nell‘ambito di quadri giuridici.‖ La terza e quarta parte trattano rispettivamente i rapporti fra le comunità politicheed i rapporti degli esseri umani e delle comunità politiche con la comunità mondiale. Bisogna innanzitutto riconoscere che le comunità politiche, le une rispetto allealtre, sono soggette di diritti e di doveri; i rapporti tra le comunità politiche sonoregolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà, secondola stessa legge morale che regola i rapporti fra i singoli esseri umani. Le persone cherappresentano le comunità politiche non possono venire meno alla propria dignità néalla legge morale al fine di operare per il bene comune. "L’ordine tra le comunità politiche ha da essere innalzato sulla rupe incrollabile eimmutabile della legge morale, manifestata dal Creatore stesso per mezzo dell’ordinenaturale e da lui scolpita nei cuori degli uomini con caratteri incancellabili…”. Nella Pacem in terris Giovanni XXIII presenta la "verità" come punto iniziale cheregola i rapporti fra le comunità politiche, le quali possono differire tre loro nel gradodi cultura e civiltà o di sviluppo economico, ma hanno ognuna il diritto all‘esistenza eal proprio sviluppo secondo le sue possibilità. Inoltre viene sottolineato come non cisiano esseri umani superiori od inferiori per natura, ma tutti gli esseri umani sonouguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politichesuperiori o inferiori per natura. Il secondo punto tramite cui si regolano tali rapporti è dato dalla "giustizia"secondo cui, qualora nascessero contrasti d‘interessi, essi andrebbero risolti con lareciproca comprensione. È inoltre evidente, o almeno dovrebbe esserlo per tutti, che irapporti fra le comunità politiche, come quelli fra i singoli esseri umani, vannoregolati non facendo ricorso alla forza delle armi, ma alla luce della ragione; e cioènella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante. Quest‘ultima comporta che lecomunità politiche economicamente sviluppate instaurino rapporti di multiformecooperazione con le comunità politiche in via di sviluppo economico (da ―Mater etmagistra‖). Per quanto riguarda i rapporti esseri umani - comunità politiche rispetto allacomunità mondiale, lenciclica afferma che lo sviluppo della comunità e delleeconomie nazionali è pressoché impossibile senza unapertura alleconomia mondiale.Date le premesse, è inevitabile ed indispensabile la creazione di poteri, al momentoinesistenti a motivo di una loro deficienza strutturale, che siano in grado di operare inmodo efficiente su piano mondiale; ciò riguarda in ultima analisi anche ilraggiungimento del bene comune universale. Per questi motivi anche i poteri pubblici della comunità mondiale devono proporsicome obiettivo fondamentale il riconoscimento, il rispetto, la tutela e la promozionedei diritti della persona. 13
  14. 14. ―I poteri pubblici della comunità mondiale non hanno lo scopo di limitare la sferadi azione ai poteri pubblici delle singole comunità politiche e tanto meno di sostituirsiad essi; hanno invece lo scopo di contribuire alla creazione, su piano mondiale, di unambiente nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i rispettivicittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri,esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza‖. Si auspica infine che l‘ONU, che segna un passo importante nel cammino versol‘organizzazione giuridico-politica della comunità mondiale, si adegui sempre più allavastità e nobiltà dei suoi compiti sia nelle strutture che nei mezzi, per adempiere atutti quei compiti necessari al conseguimento della pace internazionale. Sono passati quasi cinquant‘anni da quando l‘enciclica è stata pubblicata; la guerrafredda è finita, il Muro di Berlino è crollato, insieme a molti altri muri costruiti daideologie troppo chiuse in sé stesse. Il mondo sta cambiando, ora come non mai,dall‘economia alla politica, a livello sia di paese singolo (come succede in Africa), siadi comunità internazionali, come l‘Unione Europea. Eppure, molti dei messaggidell‘enciclica di papa Giovanni XXIII rimangono tutt‘ora attuali ed auspicabili,poiché non raggiunti come obiettivi, seppur recepiti. Ed è molto interessante notare come, sebbene il contesto storico sia variato, ilmessaggio fondamentale del valore universale che la pace detiene è rimasto fisso edimmutato, come forse il più alto che l‘umanità detenga e che si deve impegnare arispettare e conservare. Anna Andreeva Giulia Ianniello Enrico Gerin Emsada Mehic Thomas Pirona DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO Il riconoscimento dei diritti della persona è antico e collegato alla formulazione eal rispetto delle leggi. L‘idea di diritto alla vita esteso a ogni individuo,indipendentemente dalla condizione economica, sociale e culturale, basato quindi sulprincipio che tutti gli uomini sono uguali poiché dotati di ragione, nasce nel XVIIIsecolo, portato dalla cultura dell‘Illuminismo. Infatti in seguito all‘industrializzazionee quindi al rafforzamento della classe borghese, per la quale la libertà aveva unagrande importanza, ebbe inizio un periodo storico illuminato dalla ragione, la qualedoveva essere libera da pregiudizi. La luce, simbolo di questa corrente culturale, eraun elemento tradizionale dell‘iconografia cristiana, simboleggiava la divinità e ilbene: dei principi morali religiosi vennero quindi adottati da un movimento laico ocontrario al ruolo conservatore della Chiesa. Le libertà di cui gli uomini hanno dirittodi godere, però, perché non sfocino in sopraffazioni di alcuni uomini su altri, hanno 14
  15. 15. bisogno di essere limitate dalle leggi, perciò importante era l‘istituzione dello Statoche le facesse rispettare. I diritti considerati innati erano quelli alla vita e alla libertà,che portarono poi alla formulazione di molti altri. Una delle prime costituzioni basate su questi principi fu la Dichiarazione deiDiritti americana (dichiarazione d‘indipendenza dalla Gran Bretagna) del 1776, chepartiva appunto dal presupposto che tutti gli uomini nascono uguali, sviluppando poi idiritti di vita, libertà, felicità, sicurezza, ecc. Da questa prese spunto la Dichiarazionedei Diritti dell’Uomo e del Cittadino che fu approvata durante la RivoluzioneFrancese, il 26 agosto 1789, e che portava gli ideali di libertà, uguaglianza efratellanza, i tre principali diritti. Altri furono aggiunti con la Costituzione dell‘anno I,del 24 giugno 1793; questa non entrò mai in vigore ma ebbe una grande importanzaideologica in Francia come all‘estero. Una formalizzazione ufficiale e con valenza mondiale di questi diritti inalienabilifu fatta però solo il 10 dicembre 1948 a New York dall‘Assemblea Generale delleNazioni Unite: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Questa necessità siebbe in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale erano state commesseatrocità nei confronti dell‘umanità, a causa del disconoscimento e del disprezzo deidiritti umani. Essi sono da allora protetti da norme giuridiche, basate su condizioniformulate in modo che siano tutelati, per quanto possibile, il rispetto dell‘individuo edella sua dignità. Alla base della Dichiarazione stanno alcuni presupposti ideologici e culturali: 1. L‘unicità di ogni uomo che, libero e uguale agli altri, possiede dei diritti inerenti alla sua natura; questi diritti gli devono essere riconosciuti e non gli vengono attribuiti da nessuno, essendo già connaturati a lui. 2. La libertà come condizione di sviluppo della persona e della società in cui vive. 3. La famiglia come nucleo fondante la società e soggetto di educazione dei figli. (art. 16 - 155). 4. La socialità della persone umana che si apre agli altri offrendo e ricevendo aiuto e, nello stesso tempo, contribuendo ad edificare la società. Dunque il punto di partenza è la dignità dell‘uomo (art. 29 – 153). Questi punti tematici sono essenziali per il rispetto e la realizzazione dei dirittiumani stessi, poiché costituiscono la base di questo importantissimo documento. Essi,assieme ad altri aspetti della vita umana, sono stati, prima analizzati e poi raggruppatiin degli articoli, i quali nel complesso formano l‘intero testo della Dichiarazione edora ne prenderemo in considerazione alcuni particolarmente rilevanti, che riguardanoi presupposti della loro creazione, comparandoli ad un testo religioso, per poterevidenziarne somiglianze e differenze. 1. Il primo presupposto è indicato immediatamente nel primo articolo della Dichiarazione, dimostrandone così l‘incredibile importanza. «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotatidi ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»(articolo 1 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo). 15
  16. 16. Anche la Chiesa prende la sua posizione al riguardo e anch‘essa ritiene che ildiritto alla vita e della libertà siano quelli che più di tutti sono intrinsechi nell‘uomostesso, poiché gli appartengo perfino dalla nascita. Ecco qui una citazione: ―La promozione della dignità umana implica anzitutto laffermazionedellinviolabile diritto alla vita, dal concepimento sino alla morte naturale, il primo tratutti e condizione per tutti gli altri diritti della persona. […] Il riconoscimentoeffettivo del diritto alla libertà di coscienza e alla libertà religiosa è uno dei beni piùalti e dei doveri più gravi di ogni popolo che voglia veramente assicurare il bene dellapersona e della società.‖1 2. Il secondo punto mette in evidenza la possibilità di sviluppo per l‘uomo all‘interno della società: infatti nell‘articolo 25 della Dichiarazione, esso è espresso esplicitamente, lasciando trasparire le condizioni indispensabile che un uomo dovrebbe avere, affinché possa costruirsi una vita propria, avendo il diritto di lavorare, di avere una giusta retribuzione per la propria attività, ad organizzarsi in sindacati, ecc. ―Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e ilbenessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo allalimentazione, alvestiario, allabitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha dirittoalla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia oin ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendentidalla sua volontà.[…]‖2 La Chiesa, nel Compendio esprime in maniera ridotta gli stesse considerazioni fattenell‘articolo 25, ma in ogni caso ne riconosce l‘importanza. «[…] il diritto amaturare la propria intelligenza e la propria libertà nella ricerca e nella conoscenzadella verità; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra ed aricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari[…]» (art. 155). Il terzotema affrontato è quello riguardante il nucleo famigliare, il quale deve assicurareserenità al suo interno e di conseguenza anche alla società stessa, poiché essa èformata da tutti i gruppi famigliari, inoltre la famiglia deve essere il frutto della liberadecisione dei coniugi.1 Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, art. 5532 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art 25 16
  17. 17. La Dichiarazione Universale afferma che ―Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia,senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali dirittiriguardo al matrimonio, durante il matrimonio e allatto del suo scioglimento. Ilmatrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuriconiugi. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto adessere protetta dalla società e dallo Stato.‖ (art. 16) Il parere della Chiesa coincide con quello della Dichiarazione, sottolineandoneperò maggiormente gli aspetti morali e quindi anche i comportamenti da attuare. Giovanni Paolo II ne ha tracciato un elenco nellenciclica Centesimus annus : ―il diritto alla vita, di cui è parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore dellamadre dopo essere stati generati; il diritto a vivere in una famiglia unita e in unambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità; [...] il diritto afondare liberamente una famiglia e ad accogliere ed educare i figli, esercitandoresponsabilmente la propria sessualità. Fonte e sintesi di questi diritti è, in un certosenso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fedeed in conformità alla trascendente dignità della propria persona‖come affermato nell‘art. 155 del Compendio della dottrina sociale della Chiesa. 3. L‘obiettivo dell‘articolo 29, il quale riflette le idee del quarto presupposto, deve essere quello di perseguire il pieno sviluppo della personalità, promuovere il rispetto, la tolleranza, la comprensione a l‘amicizia tra i popoli. Inoltre deve essere permesso all‘individuo di fruire della vita culturale e artistica delle varie comunità. ―Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile illibero e pieno sviluppo della sua personalità. Nellesercizio dei suoi diritti e delle suelibertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilitedalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà deglialtri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dellordine pubblico e delbenessere generale in una società democratica. Questi diritti e queste libertà nonpossono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delleNazioni Unite.‖3 La Chiesa tende, ovviamente, a trattare prevalentemente dei diritti dell‘uomo inambito religioso, per esempio nell‘articolo 153 de Compendio viene riconosciuta la3 Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, art 29 17
  18. 18. dignità umana, ma in funzione di un atto puramente religioso, ovvero dal dono che ciè stato fatto da Dio e che, solo lui come tale, poteva regalarci. ―La radice dei diritti delluomo, infatti, è da ricercare nella dignità che appartienead ogni essere umano. Tale dignità, connaturale alla vita umana e uguale in ognipersona, si coglie e si comprende anzitutto con la ragione. Il fondamento naturale deidiritti appare ancora più solido se, alla luce soprannaturale, si considera che la dignitàumana, dopo essere stata donata da Dio ed essere stata profondamente ferita dalpeccato, fu assunta e redenta da Gesù Cristo mediante la Sua incarnazione, morte erisurrezione.‖4 Fino ad ora sono stati approvati numerosi documenti contro la discriminazione, ilgenocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l‘umanità, la schiavitù, la tratta degliesseri umani, il lavoro forzato, la difesa dei diritti degli stranieri, dei rifugiati, degliapolidi, dei lavoratori, della donne, dei bambini, delle famiglie, dei combattenti, deiprigionieri, ecc. Alla Dichiarazione hanno seguito numerosi incontri, trattati,conferenze, che hanno cercato di verificare fino a che punto questi diritti fosserosalvaguardati e soprattutto hanno creato nuove garanzie per tutelare queste libertàfondamentali. Greta Braidotti Piera Fattor Martina Mori4 Compendio della dottrina sociale della Chiesa, art. 153 18
  19. 19. 19
  20. 20. L’ETICA E LA FILOSOFIACOME NASCE LETICA?La riflessione filosofica sulletica comincia in Grecia nel V secolo a.C. Con i Sofisti eSocrate e si sviluppa nellopera di Platone. Tuttavia è Aristotele a usare per primo ilsostantivo ―ethos‖ il cui significato è abitudine. Secondo Aristotele il fondatoredelletica come scienza è Socrate in quanto fu il primo a cercare delle definizionigenerali delle virtù etiche. Infatti il termine virtù con Socrate si riferisce alladisposizione dellanimo umano a compiere il bene e a condurre una vita virtuosa.Egli sostiene che alla base di questa ci sia la conoscenza, poiché quando si ècompreso che il bene è il vero fine della vita è la scelta di una condotta moralmentebuona.Letica è già parte della filosofia che si occupa del comportamento umano, cioèlinsieme dei principi che ispirano un determinato codice di comportamento.Tali criteri dellagire morale si suddividono in: criterio dellutile, criterio di Platone,ossia quello che comprende i valori oggettivi, universali e immutabili, e criterio diAristotele, che individua la razionalità come criterio di orientamento pratico.Se non fosse possibile individuare dei principi etici universali, non sarebbe possibileragionare in termini di bene e male e ognuno dovrebbe decidere di volta in voltacome comportarsi. Tali riflessioni inducono spontaneamente a ricercare le definizionidi tali concetti, impresa rivelatasi non semplice.Fin dalle origini infatti luomo si è interrogato su cosa sia il male e quale sia la suanatura; nel corso dei secoli ha poi cercato di darsi delle risposte elaborando varieteorie. Prendendo in considerazione quelle cristiane è possibile distinguere due modidi concepire lidea di male: il primo oppone il male in relazione al bene, il secondo loconsidera invece come unentità a sé stante.Nel caso della prima teoria, originatasi già durante il Medioevo, il male viene presoin considerazione dal punto di vista di opposto del bene, dunque la sua definizionefinisce per dipendere da quella di questultimo facendo sì che la parola ―male‖ assumeil significato di diminuzione o assenza di bene. Questa concezione di male da un latofornisce unidea chiara di cosa sia il male stesso, ma dallaltro lo fa dipendere dalbene, lo priva cioè di unesistenza propria in quanto se non ci fosse il bene nonesisterebbe neanche il male; questa chiave di lettura si rivela perciò inefficace al finedi dare una definizione di tale concetto. E necessario pertanto ricercare unaltrapossibile spiegazione allidea di male prendendo in considerazione una teoriaelaborata dal Cristianesimo moderno e contemporaneo. Questa visione conferisce almale un significato autonomo che lo rende parte di una realtà positiva in quanto esisteindipendentemente dagli altri enti, assume cioè un ruolo di ―posto‖ (dal greco―positum‖) e non di ―opposto‖. In questo senso si può affermare che il malecostituisca assieme al bene una sorta di dualismo morale regolato dagli stessi due 20
  21. 21. principi indipendenti, bene e male appunto, i quali sono in eterna lotta fra loro. Benee male perciò non dipendono luno dallaltro, bensì dal libero arbitrio, costituentedella libertà umana e si manifestano perciò in base alle scelte delluomo.Questa visione presuppone però un percorso razionale alla definizione delletica.Questo spiega il motivo per cui sia i filosofi più antichi come Platone e Aristotele, maanche quelli più recenti come Cartesio, Kant o Hegel, si limitassero ad unaconsiderazione dell‘etica e della morale strettamente legata alla dimensione razionale.Tale modello viene messo in discussione da filosofi come Schopenhauer,Kierkegaard, Nietzsche, Heidegger. Nietzsche, per esempio, ritiene che l‘etica nellasua forma razionale sia responsabile dell‘occultamento della vera essenza dell‘uomo,cioè il dionisiaco, e Kierkegaard addirittura avverte come necessario un superamentodell‘etica in direzione di una dimensione religiosa che lega il singolo al divino in unamodalità tale da apparire eticamente paradossale e scandalosa ma che sola puògarantire quella realizzazione esistenziale che risulta preclusa alla dimensione eticacome si era venuta storicamente e tradizionalmente affermando.Questi filosofi quindi rifiutano l‘idea secondo cui la razionalità garantisca alleticauna qualche autosufficienza e ne ricercano perciò la ridefinizione o il superamento.LETICA SECONDO I FILOSOFI DEL NOVECENTOSCHOPENHAUERSecondo il filosofo Schopenhauer una duratura liberazione dai mali della volontà puòderivare dalla morale, che consente di oltrepassare le manifestazioni fenomenichedella volontà rendendo luomo consapevole delle dolorose conseguenze a cui essaconduce ed implica un impegno pratico a favore del prossimo. A tal proposito ilfilosofo indica due modi per trascendere la realtà fenomenica liberandosi così daldolore: nel primo caso luomo cessa di considerare se stesso come individuocontrapposto ad altri e comincia ad operare in modo da far convergere il proprio Io equello dei suoi simili, riconoscendo la sua volontà come espressione della volontàuniversale che accomuna tutti gli esseri. Tale obiettivo può essere conseguitolimitandosi a non compiere azioni che possano ledere la volontà degli altri: si ha cosìlaffermazione della virtù della giustizia, che si realizza nel diritto. La seconda via perconseguire tale obiettivo può essere intrapresa attraverso la carità, cioè la volontà difare del bene al prossimo: tale virtù comporta un sentimento di compassione che puònascere solo in colui che, riconoscendo il proprio dolore come analogo a quello deglialtri, supera legoismo.La virtù della giustizia e della carità si limitano a negare la volontà individualeeliminando il conflitto tra uomo e uomo.KIERKEGAARDPer Kierkegaard letica corrisponde ad una delle tre fasi della vita umana, inparticolare egli pone la fase etica tra quella estetica e quella religiosa. 21
  22. 22. Per accedere alla fase etica, sostiene il filosofo, è necessario passare attraverso ilsenso di disperazione prodotto dalla superficialità caratterizzante la vita estetica. Ladisperazione, infatti, pone luomo davanti ad una scelta che lo responsabilizza e lo faaccedere dunque allo stadio etico. La responsabilità è, infatti, uno degli elementicaratterizzanti la fase etica ed è simbolizzata dalla figura del marito quale emblemadel soggetto che sottomette la propria individualità alle regole della famiglia e dellasocietà. La vita etica si rispecchia quindi nel modello di vita borghese in cui lepriorità sono il matrimonio, la famiglia e il lavoro che costituiscono così laquotidianità dellindividuo borghese. Il rischio di questa quotidianità caratterizzante lafase etica è la caduta nel conformismo che conduce al pentimento e al senso di colpacausati da una vita incentrata sul proprio Io.NIETZSCHEDurante la seconda fase della vita di Nietzsche, definita Illuministico-critica, ilfilosofo si occupa dellopera di decostruzione della morale, la quale implica unanalisidella tradizione morale dellOccidente, della quale il filosofo ricerca le origini.In particolare egli paragona le norme della morale tradizionale ad una maschera,dietro a cui luomo nasconde la sua natura, caratterizzata dalla debolezza e dallamediocrità.Nietzsche, adottando il metodo genealogico, si occupa dellorigine psicologica deicomportamenti etici e dei valori morali e ciò gli permette di individuare due tipi dimorale: quella ―degli schiavi‖ e quella ―dei signori‖.La prima è definita morale del risentimento, prodotta, secondo la sua teoria, dauomini mediocri, incapaci e repressi. Secondo Nietzsche, infatti, questi uomini,consapevoli della propria impossibilità di essere eroici, predicano l‘umiltà, la povertà,l‘obbedienza, la rassegnazione e l‘ascetismo, ossia tutti i principi meschini e tipici diuna società conformista e omologata. A questi valori, però, Nietzsche contrapponequelli su cui si fonda la ―morale dei signori‖, tipica del mondo classico ed espressionedell‘aristocrazia. Secondo la visione nietzscheana l‘eliminazione di questa morale èstata provocata dall‘avvento della religione ebraico-cristiana. La morale del coraggio,della forza e dell‘orgoglio viene, infatti, sostituita da quella dell‘umiltà edell‘obbedienza. In particolare Nietzsche attribuisce agli ebrei la colpa di questosovvertimento dei valori, in quanto li considera un popolo con una maggiorevocazione sacerdotale rispetto alle altre religioni.In seguito questi valori sono stati introiettati di Romani attraverso la diffusione delCristianesimo e ciò ha permesso alla ―morale degli schiavi‖ di diventare ilfondamento della cultura occidentale. A ciò contribuisce anche il Cristianesimo, ilquale impone il senso di colpa e del peccato creando così una massa di personerepresse che, a causa della loro frustrazione, si sono rivelate spesso dispotiche eaggressive.HEIDEGGERSecondo Heidegger l‘esistenza dell‘uomo non è fissa, immobile, predeterminata, ma 22
  23. 23. è possibilità e libertà, quindi l‘uomo può trascendere la contingenza. Taleprogettualità costitutiva dell‘uomo può trovare realizzazione in due modi differenti,uno autentico e uno in autentico.L‘esistenza in autentica è la situazione in cui la pre-comprensione del mondo checaratterizza l‘esserci diventa adesione acritica e spontanea ad un certo contestostorico-sociale, all‘opinione accettata da tutti, alla modalità comune di intendere lecose e di rapportarsi ad esse. Tale situazione comporta un decadimento dell‘uomo almodo di essere delle cose, cioè una sua rinuncia alla scelta e alla libertà conl‘inevitabile caduta del soggetto nella deiezione, ossia nella banalità del quotidiano.Il passaggio dall‘esistenza in autentica a quella autentica è conseguibile attraverso ilsentimento dell‘angoscia che rende l‘uomo consapevole del nulla su cui è fondata lapropria esistenza. Infatti la vita autentica è la forma di esistenza in cui l‘uomo siriconosce come essere per la morte, accettando così la propria finitezza. Soloscegliendo di anticipare la morte l‘uomo può condurre la propria esistenza nella pienacoscienza che il suo orizzonte di vita è limitato e riesce quindi a non disperdersi nelvuoto dell‘esistenza deietta. Lisa Facchinetti Roberta Petullà Alessandra Sain Consuelo Tessarin LA FECONDAZIONE ASSISTITA La capacità di riprodursi è fondamentale per gli esseri umani: uno dei più profondidesideri umani, infatti, è quello della riproduzione e dell‘accudimento dei figli. Sicomprende dunque perché gli uomini hanno da sempre tentato di combatterel‘infertilità utilizzando qualsiasi espediente (formule, riti magici, offerte propiziatorie,preghiere religiose…), fino a che i progressi della ricerca medico- scientifica nonhanno consentito la messa a punto dei trattamenti moderni, come ad esempio lafecondazione assistita. Questa si divide in fecondazione assistita intra-corporea (o invivo), in cui l‘intervento tecnico sostituisce solo l‘atto sessuale, poiché il seme vieneintrodotto nel corpo della donna prima di essere fecondato; e fecondazione assistitaextra-corporea (o in vitro), in cui oltre all‘atto sessuale si rimpiazza anche l‘unionedei gameti (la cellula uovo femminile e lo spermatozoo maschile), dato che il semeviene fecondato in provetta e solo successivamente trasferito nel corpo della donna. Ciascuna di queste due forme può essere definita omologa, se entrambi i gametiprovengono dalla coppia che richiede l‘intervento, o eterologa, quando almeno unodei due gameti proviene da una persona esterna alla coppia. 23
  24. 24. L‘utilizzo di queste moderne tecniche di concepimento però ha sollevato moltiproblemi morali posti sulla basa dell‘etica della sacralità della vita. Se si crede infattiche la vita sia un dono di Dio e come tale sia sacra, cioè intoccabile, allora vienespontaneo pensare che l‘uomo non abbia il diritto di appropriarsi del processoriproduttivo. Secondo la dottrina cattolica, nel matrimonio l‘atto sessuale e la procreazione sonoinscindibili, quindi è chiaro che la fecondazione assistita viene vista come qualcosache spazza questa unità, poiché consente di avere figli senza avere rapporti sessuali.Chiunque sostenga questa opinione è convinto che un figlio sia un dono e chebisogna rassegnarsi se non arriva. Chi invece sostiene l‘etica della qualità della vita,ritiene che il controllo del processo riproduttivo sia lecito e rappresenti un progressoper la società. Un altro problema e punto di distanza delle due prospettive etiche riguarda laproduzione in eccesso di embrioni necessari per il funzionamento della fecondazionein vitro che sono destinati a morire e che potrebbero essere utilizzati nella ricerca.Innanzitutto il termine embrione designa lorganismo che si forma dal momento delsuo annidamento nellutero materno, allo stadio di circa 100-120 cellule (dopo duemesi di vita viene definito feto). La difficoltà sta nello stabilire se questo possa essereconsiderato un essere umano; secondo la fede cristiana lo è, mentre il pensiero laicopone la formazione dell‘individuo in uno stadio successivo a quello embrionale. In Italia la legge che serve a regolare la fecondazione assistita fu approvata nel2004. Essa presenta ambiguità, e alcuni punti furono in seguito modificati o dichiaratiillegittimi. Come espresso nell‘art. 1, essa consente la procreazione medicalmenteassistita al fine di venire incontro a quei problemi di sterilità o infertilità, peròsecondo alcune condizioni previste dalla legge. Innanzi tutto questa opzione deve essere presa in considerazione solamente nelcaso in cui non ci siano altre soluzioni possibili per risolvere i problemi di sterilità oinfertilità; inoltre è vietato il ricorso a tecniche di fecondazione assistita di tipoeterologo, che quindi prevedono la provenienza di almeno un gamete da un donatore,una persona esterna alla coppia (art.4). La legge consente di sottoporsi a tecniche difecondazione artificiale a coppie coniugate o di fatto, di sesso diverso, maggiorenni ein età fertile; esclude perciò omosessuali, single e donne in età avanzata (art.5). Fupoi estesa anche a coppie affette da patologie geneticamente trasmissibili. Il Capo VI della legge indica le misure di tutela dell‘embrione. Vieta qualsiasisperimentazione su embrioni umani, specifica poi che ricerche cliniche e sperimentalisono consentite solo se volte alla salute dell‘embrione stesso. È vietata perciò la crio-conservazione, ma allo stesso tempo viene vietata anche la soppressione di embrioni,Infatti nella legge n. 194 del 22 maggio 1978 è espressamente dichiarato che lo Stato―tutela la vita umana dal suo inizio‖. La crio-conservazione è comunque consentita,per breve tempo, nel caso in cui gli embrioni prodotti, che non devono comunque 24
  25. 25. essere superiori a tre, non possano essere immediatamente impiantati per problemi disalute della donna, imprevisti al momento della fecondazione. Ci furono negli anni seguenti alcune modifiche alla legge: a tutela della donna siconsiderò incostituzionale impiantare tutti gli embrioni prodotti, si aprì così ilproblema della possibilità di crio-conservazione di embrioni in sovrannumero. Questiembrioni possono rimanere congelati fino a cinque anni, dopodiché vengonosoppressi, violando il diritto alla vita sancito dalla Costituzione. Per risolvere questoproblema fu deciso che gli embrioni in sovrannumero possono essere congelati solose c‘è un‘intenzione della coppia di impiantarli poi entro i cinque anni. Fu anchepensata la congelazione dei gameti per unirli poi al momento dell‘impianto, maquesta tecnica non presenta risultati soddisfacenti. Inoltre in Italia sono vietate leindagini prenatali sull‘embrione per vedere se questo presenta difetti genetici: questaè una delle cause per cui molte coppie italiane si rivolgono a strutture estere. Questi problemi di bioetica vengono poi affrontati in maniera differente da ognicredo religioso. La Religione Cristiana afferma che Dio ha legato il concepimento a una coppiaformata da un uomo e una donna, che si uniscono in un atto fisico ma soprattuttospirituale, al fine di procreare. Questa unione non deve essere spezzata. Inoltre,l‘uomo non si deve sostituire a Dio nel processo riproduttivo, violando il principiodella sacralità della vita. Tutto ciò, sommato al problema della conservazione degliembrioni in sovrannumero, potenziali esseri umani, porta al rifiuto da parte dellaChiesa Cattolica di ogni tipo di fecondazione artificiale o donazioni, escludendoquella omologa in rari casi. È inoltre un modo per rifiutare la strumentalizzazione delfiglio, che non deve essere prodotto ma generato. La Chiesa Protestante, riguardoquesti temi, accetta tutte queste pratiche per coppie eterosessuali, rifiutandosolamente, assieme a Chiesa Cattolica, Ortodossa, Ebraismo e Islam, l‘affittodell‘utero a pagamento. Chiesa Ortodossa, Ebraismo e Islam rifiutano qualsiasitecnica eterologa e donazione. Per quanto riguarda l‘inseminazione post mortem,ovvero conseguente alla morte del padre, essa è rifiutata da Chiesa Cattolica eProtestante in quanto creerebbe un orfano. Per quanto riguarda le religioni orientali Induismo, Confucianesimo e Buddhismo,la prima condanna la pratica, perché non ritiene lecito manipolare la natura e crearedisordine nella creazione di Dio, mentre le altre due lasciano la decisione al singoloindividuo. L’ABORTO Un altro problema molto discusso nella nostra società è quello dell‘aborto. Inpassato l‘atteggiamento nei confronti dell‘aborto rivelava in realtà la presenza di unadoppia morale: considerato immorale e condannato dalla legge, veniva peròlargamente praticato in modo clandestino. A partire dal anni ‘60 del secolo scorso sicominciò a parlare apertamente della legittimità dell‘aborto, fino a giungere, in molti 25
  26. 26. paesi, alla sua legalizzazione. Ma le discussioni relative alla sua liceità sono ancoraoggi più che mai vive. Discutere di aborto significa porre la questione fondamentaledell‘inizio della vita umana. Il frutto del concepimento è un essere umano, ed èdinamicamente orientato a diventare una persona umana, caratterizzata da unacoordinazione interna delle attività cellulari e molecolari. Questa coordinazioneindica che l‘embrione umano, anche nelle precocissime fasi, ovvero quando vieneancora considerato pre-embrione, non è un semplice aggregato di celluleontologicamente distinte, ma un ―individuo‖, e come tale è caratterizzato anche dauna continuità che, dalla fusione dei due gameti, origina una nuova vita, un nuovociclo vitale. Anche la stessa vita psichica inizia al momento del concepimento.Questodimostrerebbe quanto la vita prenatale incida nei suoi diversi aspetti in manieraconsiderevole sul successivo sviluppo dell‘essere umano. Molti popoli orientali sonotalmente consapevoli di queste influenze da far partire l‘età di un bambino non dalmomento della nascita, ma da quello del concepimento. Il bambino prima di nascere èormai considerato un essere umano dotato di capacità sensoriali e motorie, che glipermettono di mettersi in relazione direttamente con la madre e anche con il mondoesterno. Il feto può, quindi, gioire ma anche soffrire oltre che apprendere e ricordare.Le esaltanti scoperte sulle raffinate capacità del feto da una parte ci entusiasmano madall‘altra ci pongono seri compiti di protezione e tutela della sua salute. Dunque ilproblema etico si pone non solo all‘inizio della vita, ma anche intorno al concetto dipersona: non è sufficiente sapere quando inizia la vita dell‘embrione, ma piuttostoquando l‘embrione diventa una persona. Va da sé che la scienza non può stabilire se equando la vita o la persona possono essere definite tali; questo sarà il compitodell‘etica, della psicologia e del diritto. Al di là o la al di qua di queste condizioni siporrà la possibilità o meno di praticare l‘aborto, che sarà o meno interruzione dellavita (o dell‘esistenza di una persona). Analizziamo ora il problema dal punto di vista degli scienziati, i quali concordanonell‘individuare l‘inizio dell‘esistenza umana intorno al 14°-16° giorno quando, conla formazione dell‘asse cranico, l‘embrione diventa un‘entità distinta. Tuttaviaesistono diversi punti di vista scientifici: 1.non esiste un momento in cui la vita ha inizio, i gameti sono vivi comequalunque altro organismo. 2.con la fecondazione, quando i patrimoni genetici dei due genitori si fondono,dunque dopo circa 10 ore. 3.dopo 14 giorni; si definisce fase pre-embrionale il periodo precedente, perchéfino a che non si impianta nell‘utero, non si sa che cosa ne sarà dell‘embrione, se peresempio darà vita a due o più gemelli. 4.dopo 27 settimane, col manifestarsi dell‘attività cerebrale. 5.dopo 25 settimane, quando il feto può vivere separato dalla madre. 26
  27. 27. 6.al momento della nascita, quando subentra la capacità di riconoscere il sé dal nonsé. Nonostante le ricerche scientifiche per individuare il punto esatto da cui far partirela vita di una persona, non si è ancora giunti ad una verità universale, ma, anche sequest‘ultima non dovesse esistere, è necessario portare avanti la discussione sulladefinizione di persona, per decidere in modo più oggettivo possibile sulla legittimitàdell‘aborto. Attualmente è possibile distinguere due concezioni di persona: 1. la concezione funzionalistica, secondo la quale una persona esiste solo semanifesta qualità o funzioni, come il pensiero e l‘autocoscienza, che possiamochiamare razionalità o anima. In questo caso l‘embrione, almeno fino a gravidanzaavanzata, non è una persona. Essa è alla base della posizione, condivisa da molti laici,che considera il processo riproduttivo come un progetto, finalizzato alla creazione diun nuovo individuo. Solo quando si sviluppano le strutture cerebrali (4°-6° mese) eappaiono nuove funzioni come sensibilità e capacità di movimento, il feto diventauna persona, non prima. 2. la concezione sostanzialista (o personalismo ontologico), secondo la quale unapersona è tale anche se non esercita queste funzioni. Lo è per ―natura‖, perchél‘anima o la razionalità sono presenti nella sua sostanza anche quando non simanifestano. Dunque anche l‘embrione è una persona. A questo va aggiunta un‘altra considerazione che potremmo definire di carattere―giuridico‖ (nel senso che riguarda i diritti di chi ancora non è nato): l‘aborto vienepraticato in base a una decisione presa sul feto da altri. Dunque la vita del fetodipende dalla decisione della volontà altrui e spesso questa scelta è derivata daulteriori problemi, già presenti nel nucleo famigliare. Effettivamente vi sono alcunefamiglie che scelgono di praticare l‘aborto ―forzatamente‖, nel senso che ci possonoessere situazioni già molto gravi, come difficoltà economiche, fondati timori per lapropria salute e quella del bambino, situazioni di violenza, abbandono scolastico,ecc., le quali inducono a fare una scelta così drastica. Per questo motivo la condannadell‘aborto dovrebbe trasformarsi solamente in una decisione volontaria su basemorale, rimuovendo quelle cause che, come quelle elencate precedentemente,possono influenzare la scelta dei genitori. Perciò all‘aborto si potrebbero proporrevere e reali alternative, colmando i vuoti nel campo dell‘istruzione, dell‘educazione,della comprensione e dell‘accoglienza; inoltre la medicina può fare moltissimo percorreggere malformazioni e intervenire su malattie del nascituro. La società dovrebbegarantire tutela alla madre in difficoltà economiche e assistenza per i bambini appenanati con gravi handicap, ma purtroppo la carenza di sostegni sociali giustifica unascelta che si rivela un dramma anche per la donna stessa che vi ricorre. Dal 22 maggio 1978, con le Norme per la tutela sociale della maternità esull’interruzione volontaria della gravidanza, in Italia è legale l‘aborto. Prima dellaformulazione di queste leggi l‘aborto veniva considerato un grave reato, per il quale 27
  28. 28. erano previste sanzioni severe, esplicate nel Titolo X del Libro II del Codice Penale:l‘aborto di una donna consenziente prevedeva infatti la reclusione da un minimo didue a un massimo di cinque anni per lei e per eventuali ―complici‖. Ci fuconseguentemente un graduale aumento di tolleranza, e nel 1975 fu accettato l‘abortoin caso di grave pericolo per la vita della donna, fino ad arrivare a queste leggi. Esse,valide ancora oggi, affermano che l‘aborto è possibile fino ai 90 giorni per motivieconomici, sociali, familiari, di salute, ecc; dopo i tre mesi esso è consentito invecesolamente quando la donna si trova a rischio di morte o quando è accertata una gravemalformazione del feto. Queste leggi furono ideate comunque con la speranza didiminuire i casi di aborto, dando alle donne in difficoltà un aiuto e sostegno sociale, esoprattutto di fermare gli aborti clandestini. Le prese di posizione morale rispetto aquesta legge sono state poi differenti. I biologi, per esempio, sanno che ciò checaratterizza l‘individuo è il suo patrimonio genetico, ed esso si forma al momentodell‘unione dei nuclei dei due gameti, con la fecondazione. Queste informazionicontenute nel Dna costituiscono infatti il programma di sviluppo dell‘embrione,indicano quello che sarà il futuro individuo. La Religione Cristiana vede l‘aborto come la soppressione di una vita umana, ecome un atto contro il volere di Dio. La Chiesa Cattolica condanna l‘abortovolontario in ogni caso, quella Ortodossa lo accetta in caso di pericolo di vita per lamadre, mentre la Chiesa Protestante lo ammette. Per quanto riguarda l‘Islam la posizione non è chiara, in quanto nel Corano non cisono espliciti riferimenti sul tema; l‘unica sicurezza che esso dà è che l‘anima vieneinfusa durante il centoventesimo giorno, di conseguenza l‘aborto è consentito entro iquattro mesi, e deve essere sempre motivato da situazione grave nella salute delladonna o stupro. Esso viene comunque scoraggiato in quanto avere molti figli èobbligo morale. Nell‘ Ebraismo avere figli è una benedizione di Dio e compito dell‘uomo, diconseguenza l‘aborto è consentito solo in caso di pericolo per la madre, erecentemente è stato esteso anche in caso di malformazione del nascituro, violenzacarnale e incesto. Esso è comunque consentito fino al quarantesimo giorno, quando ilfeto viene considerato una persona. Il Confucianesimo condanna l‘aborto come crimine nei confronti dello spirito delnascituro; il Buddhismo lo accetta in caso di pericolo per la madre o il bambino, maanche in tal caso lo sconsiglia, promettendo una reincarnazione felice per la madreche si sacrifica; l‘Induismo, che considera il feto dotato di coscienza, ammette solol‘aborto terapeutico Braidotti Fattor Mori 28
  29. 29. LA PENA DI MORTE A partire dal periodo storico in cui gli uomini iniziarono ad costruire la loro vitaaspirando alla formazione di una società giusta e organizzata, la pena venne utilizzatacome metodo per punire chiunque si fosse opposto all‘obiettivo di creare tale società. Il concetto di pena, dunque, nasce proprio con listituzione della società. Essa siconfigura come giusta punizione per chi infrange le regole dettate dallautoritàcostituita e si presenta innanzitutto come "legge del taglione", secondo cui è giustoinfliggere al reo lo stesso male da questi provocato. Nel corso dei secoli l‘argomento venne più volte preso in considerazione e leriflessioni in merito portarono, almeno per alcuni Stati, a rivalutare le posizioniprecedentemente favorevoli al riguardo. Prima di passare ad un‘analisi storica dell‘evoluzione del concetto di pena dimorte, è opportuno considerarne la posizione attuale di vari Stati a partire dall‘ eventodel 2007. Quell‘anno viene ricordato come un anno importante nel percorso abolizionista.Un anno cominciato in modo brutale con ancora negli occhi le immagini trasmessein tutto il mondo dell‘esecuzione di Saddam Hussein, avvenuta sul finire del 2006, eterminato il 18 dicembre con il voto dell‘Assemblea generale delle Nazioni Unite. Successivamente a questo avvenimento, la maggioranza dei paesi del mondo haabolito la pena di morte: 104 sono stati i favorevoli alla risoluzione, 29 gli astenuti e54 i contrari. Dati ancora più recenti dimostrano che la metà dei paesi del mondo haabolito la pena di morte di diritto o de facto. Tra questi 72 paesi hanno abolito la penadi morte per tutti i reati, 13 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati tranneper quelli eccezionali e per quelli commessi in tempo di guerra 21 paesi si possonoconsiderare abolizionisti de facto: mantengono, quindi, la pena di morte, ma noneseguono condanne a morte da più di dieci anni. In totale 106 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica mentre89 paesi mantengono la pena di morte, ma il numero dei paesi che eseguonocondanne a morte è sempre più esiguo ogni anno. Questo è stato motivo di soddisfazione per Amnesty International e per tutti coloroche si sono impegnati al fine di ottenere questo risultato. Ciò ha determinato unimportante riconoscimento della tendenza mondiale verso l‘abolizione, o comunque,verso la messa in discussione della sua applicazione. Il dato fornito fa notare però che persistono diversi paesi contrari alla pena dimorte o non del tutto favorevoli; in molti di questi infatti è prevista la pena capitaleper reati considerati gravi, tra cui l‘omicidio, mentre altri ritengono possibile la penadi morte anche per l‘esecuzione di altri crimini violenti tra cui rapina,stupro o reatilegati al traffico di droga. . Dal punto di vista storico la pena di morte, inizialmente, era presente in tutti gliordinamenti antichi. La pena capitale era prevista nella polis dellantica Grecia, adAtene nacque una concezione della pena non meramente vendicativa, bensì confinalità educativa, non certo verso il reo ma verso linsieme della società. Nellantica 29
  30. 30. Roma il diritto penale pubblico prevedeva la pena di morte per lalto tradimento e pergli atti sacrileghi. Accanto a questo, si trovava un diritto penale privato che lasciavaspazio a forme di vendetta privata per certi tipi di delitti contro singoli individui.Durante il principato e limpero, il ricorso alla pena di morte aumentò, soprattutto infunzione persecutoria contro il diffondersi della religione cristiana. Il problema della liceità della pena di morte, quindi, non è mai stato tale fino alsecolo XVIII; costituisce un oggetto di discussione solo da un lasso di temporelativamente breve. La pena di morte era considerata un mezzo per infliggere alcriminale il massimo delle sofferenze, trasformandosi spesso in un supplizio per ilcondannato. I sostenitori affermavano che tale condanna doveva diventare esemplaree assolvere a una funzione preventiva in modo tale che, chiunque fosse intenzionato acompiere azioni illegali, doveva essere consapevole della punizione che lo aspettava. La discussione sull‘effettiva validità di praticare la pena di morte, invece, iniziò apartire dal 1764 quando Cesare Beccaria, influenzato dalle idee umanitariedell‘Illuminismo francese, pubblicò l‘opuscolo ―Dei delitti e delle pene‖ nel qualesosteneva l‘idea della pena come un correttivo. La società, dunque, attraverso lacondanna e le pene sancite, doveva cercare di recuperare il colpevole in modo taleche riflettesse sul danno sociale arrecato e potesse tornare a reinserirsi nella societàcome elemento non più negativo, ma utile. Dopo il periodo napoleonico il movimentoabolizionista crebbe in tutta Europa e molti stati abolirono la pena di morte. Sul piano religioso la posizione oggi ampiamente sostenuta, rispetto a questoargomento, invece può essere rappresentata dagli episodi contenuti nelle SacreScritture che evidenziano quanto la cultura cristiana sia sempre stata contraria allapena capitale. Nella Bibbia Caino uccise il fratello Abele e Dio in questa situazionemise l‘omicida di fronte alle sue responsabilità, ma vietò a chiunque di uccidere lostesso Caino. E‘ interessante tenere in considerazione, rispetto a questo avvenimento,il commento di Giovanni Paolo II : ― Neppure l‘omicida perde la sua dignitàpersonale e Dio stesso se ne fa garante. Ed è proprio qui che si manifesta ilparadossale mistero della misericordiosa giustizia di Dio‖ (da Evangelium Vitae,n.9). Nel Vangelo si evidenzia l‘episodio di una donna lapidata per adulterio, crudeltà acui Gesù cercò di mettere fine affermando che ―solo chi è senza peccato può scagliarela prima pietra‖. Basandosi su queste riflessioni, papa Giovanni Paolo II si pose, inuno dei suoi frequenti appelli, contro stati che ancora al giorno d‘oggi praticano lapena di morte con l‘obiettivo di estirpare da qualunque società moderna l‘idea dieliminare i problemi attraverso questi mezzi. Egli affermò infatti:‖La società modernapossiede gli strumenti per proteggersi,senza negare ai criminali la possibilità diravvedersi…la pena di morte e crudele e inutile‖. Anche grazie alle predicazioni dipapa Giovanni Paolo II, dunque, la riflessione attuale sulla pena di morte muovedall‘idea che quest‘ultima non sia un adeguato metodo di difesa della società controla delinquenza.. Dal punto di vista etico il dibattito si articola sulla questione se la pena di morte siagiusta o utile. I sostenitori della pena capitale chiaramente affermano che questa ègiusta poiché utile mentre chi ne chiede l‘abolizione afferma, sostenuta dall‘ideologiacristiana, che questa sarebbe ingiusta anche se fosse utile perché viola il diritto alla 30
  31. 31. vita e il diritto a non essere torturati. L‘idea che la pena di morte non serva a molto èin parte dimostrabile da studi e ricerche fatti, ad esempio negli Stati Uniti, dove, inalcuni stati in cui è prevista la pena di morte, il numero degli omicidi è più alto chenegli stati in cui questa è stata abolita. Negli Usa la pena capitale è prevista in 37 Stati su 50 e dal governo federale. Alivello mondiale, gli Stati Uniti sono secondi solo alla Cina nel numero di condanne amorte inflitte ogni anno, e fino allo scorso marzo erano uno dei pochi Paesi chepermettevano la pena capitale per reati commessi da minorenni: una pratica che laCorte Suprema ha dichiarato incostituzionale. I criteri di applicabilità della pena e imetodi di esecuzione sono decisi Stato per Stato. In linea di massima, tutti gli Statiche prevedono la pena di morte contano l‘omicidio tra i reati punibili in questo modo,ma ci aggiungono varie aggravanti. Alcuni Stati in teoria puniscono con la pena di morte reati come lo stupro diminorenni sotto i 12 anni, la rapina aggravata, il dirottamento di aerei. A livellofederale sono teoricamente punibili con la pena capitale anche il tradimento dellapatria e lo spionaggio. Dal momento della condanna all‘effettiva esecuzione possono passare anchedecenni: mentre il detenuto è rinchiuso nel death row ovvero ―braccio della morte‖, ilsuo processo può venire riaperto, a volte anche rovesciato completamente per lacomparsa di nuove prove.Per quanto riguarda i metodi di esecuzione, è prassi ormai utilizzare l‘iniezione letale,prevista in 37 Stati su 38. Il secondo metodo più utilizzato è la sedia elettrica, non piùmolto in uso rispetto agli anni passati.Teoricamente, alcuni Stati prevedono l‘impiccagione, la fucilazione e l‘uccisione inuna camera a gas, ma dal 1976 a oggi l‘iniezione letale è stata usata nell‘80% dei casie la sedia elettrica per un altro 18%. L‘ultima esecuzione mediante sedia elettricarisale al maggio 2004, l‘ultima volta che fu usata la camera a gas fu nel 1999 e gliultimi detenuti giustiziati mediante l‘impiccagione e la fucilazione risalgono algennaio 1996.Incrociando i dati delle condanne a morte e delle esecuzioni con quelli degli omicidinegli Usa, si scopre che la pena di morte viene inflitta in meno casi di quelli che sipensa: negli ultimi 30 anni la media è stata di un‘esecuzione ogni 700 omicidicommessi. Benchè il numero dei Paesi che prevedono la pena di morte sia dunque ancoramolto alto, come constatato precedentemente, si può notare che la tendenza adabolirla è ormai consolidata. Nel 2005 le Nazioni Unite dichiarano che l‘abolizionedella pena di morte è essenziale anche perché, in paesi come proprio gli Stati Uniti,essa è spesso praticata con frequenza anche come strumento di discriminazione; sicorre infatti il rischio di mettere a morte un innocente che non ha le possibilitàeconomiche per una difesa adeguata. A volte risulta sorprendente, infatti, come unpopolo all‘ avanguardia da molti punti di vista, possa concepire che centinaia dipersone ogni anno vengano giustiziate con modalità spesso efferate . Certo è, da tutto ciò traspare che, probabilmente, eliminando il singolo , non sielimina il problema o il male causato. 31
  32. 32. Cercare di porvi rimedio tendendo ad un‘ ideale di giustizia è dimostrazioned‘intelligenza all‘interno di una società e può aiutare a sperare in un futuro migliore.Lo Stato, che agisce razionalmente, ha un ruolo fondamentale e in quanto garantedella giustizia, non deve mettersi sullo stesso piano di chi si macchia di criminiorribili. Riflettendo con attenzione, le stesse leggi, nate con scopo di fungere damoderatrici della condotta degli uomini e espressioni della pubblica volontà ,commetterebbero un crimine esse stesse se ordinerebbero un pubblico assassinio.Considerando che la personalità di ogni individuo è profondamente segnatadallambiente circostante, dagli eventi che si trova costretto ad affrontare e daglieventuali disturbi mentali che lo affliggono,come può quindi la società, attraverso leproprie leggi, ritenere la sua morte indispensabile pur essendo, in un certo senso,corresponsabile di ciò che egli ha compiuto? Beccaria ha affermato che la pena di morte non è altro che "la guerra della nazionecontro un cittadino, perchè giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere"(Dei delitti e delle pene, paragrafo sulla Pena di morte). Bisogna affrontare il problema in altro modo: cercare di intervenire alla radicedella questione, ponendo sempre l‘attenzione sul valore del recupero della dignitàdella persona come necessità prioritaria. All‘interno di questa logica non serve a nullacolpire i singoli uomini perchè essi sono soltanto la dimostrazione di un male ormaipresente da troppo tempo nella nostra società. Purtroppo è comodo per alcuni sistemi politici agire a favore della pena di morte,infatti senza troppa fatica si riesce a dare, per esempio, anche attraverso i mass-mediaunimmagine , seppur falsata, di funzionalità dello Stato dove la punizione può avereun ruolo esemplare con l‘illusione di distogliere da gravi reati. Lesperienza di molti dimostra che "lultimo supplizio non ha mai distolti gliuomini determinati dalloffendere la società"; infatti i criminali, prodotti della nostrasocietà, vissuti probabilmente in condizioni precarie, non hanno assolutamente pauradella morte o addirittura, distorti dalla passione o dal fanatismo o dallideologia, nonvi pensano. A conclusione di queste riflessioni forse non è altro che unillusione la convinzionedi alcuni di fare giustizia mantenendo ancora in vigore questa pena? Pensiamoci come individui, come protagonisti di una collettività, come cittadini diun mondo che aspira sempre più ad essere globalizzato anche all‘ insegna di valoricomuni importanti nel rispetto della dignità umana. Frausin Furlan Roncolato Starcevic 32
  33. 33. L’UOMO E GLI ANIMALIIl rapporto tra uomini e animali è sempre stato storicamente importante. Da quandogli antenati più remoti dell‘Homo sapiens sapiens si sono eretti e hanno iniziato acamminare su due gambe, utilizzare bastoni appuntiti per cacciare e conciare pelli dianimali per coprirsi dal freddo, ma soprattutto da quando le tribù nomadi sonodiventate stazionarie ed hanno iniziato a coltivare vegetali ed allevare bestiame,l‘uomo si è considerato superiore a qualsiasi altro abitante di questo pianeta, epertanto libero di usufruirne secondo il suo bisogno o piacere. John Aspinall,fondatore di uno zoo nel sud dell‘Inghilterra, disse che ―la santità della vita umana èla sofisticheria più pericolosa mai propagata dalla filosofia, ed è anche fin tropporadicata, perché sottintende la non-santità di tutte le specie che non sono umane‖. Ilmessaggio è chiaro, e oggigiorno fin troppo comprovato da fatti che ci circondanoogni giorno: animali su cui si prova l‘efficacia delle creme di bellezza, animalicostretti a condizioni impensabili in allevamenti intensivi, zoo e circhi, per nonparlare di quelli tenuti in gabbia per esperimenti e ricerche scientifiche dei piùsvariati generi.Ora, il discorso si fa molto delicato nel momento in cui si entra in un campo tuttoramolto dibattuto e sul quale non vi è una visione comunemente condivisa, per esempioriguardo quanti e quali sono i diritti degli animali, e quali invece i limiti entro i qualil‘uomo può agire su di essi, dati gli strumenti di cui dispone. E, nel momento in cuil‘uomo riconosce la sua superiorità, fondamentalmente basata sulle sue capacitàintellettive, riconosce anche la responsabilità che egli ha, in quanto ―superiore‖, neiconfronti non solo della sua specie, quindi l‘umanità, ma anche dei vari ambienti incui essa si trova a vivere, oltre che delle altre specie con le quali deve interagire inquanto parte del complesso sistema naturale.Organizzazioni come il WWF o PETA, sebbene molto conosciute e rispettabili nelleloro iniziative, sono pur sempre insufficienti a risolvere problemi così massicci estoricamente consolidati (tra l‘altro fino a poco tempo fa nemmeno considerati qualiproblemi, considerazione già di per sé controversa), quali quelli presenti nel rapportotra uomo e animali. E‘ pur sempre vero, però, che vi è sicuramente una maggioreattenzione per il mondo animale oggigiorno, il che permette di nutrire qualche debolesperanza per un futuro sviluppo nel rispetto delle altre specie.Per quanto riguarda i circhi, per esempio, la crescente disaffezione del pubblico,prevalentemente costituito dai bambini, e l‘offerta di intrattenimenti alternativi,denota una maggiore sensibilità animalista; negli ultimi anni, infatti, l‘uso deglianimali negli spettacoli circensi (leoni, tigri, elefanti, cavalli ma anche dromedari,zebre, canguri, rettili, pappagalli, gorilla scimpanzé, foche e addirittura squali epinguini) è posto sotto accusa poiché ritenuta una manifestazione di violenza. Glianimali dei circhi, infatti, non hanno nulla in comune con i loro simili che vivono innatura: completamente snaturalizzati, privati nel modo più violento delle loroesigenze biologiche ed etologiche, ridotti ad automi e ridicolizzati per il nostro 33

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