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Modelli Comunicativi
una breve panoramica dei principali modelli di comunicazione...
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- Slide 1: Le regole della comunicazione
Una carrellata dei principali modelli comunicativi
Antonio Tresca, 2006
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- Slide 2: Definizioni
• “La comunicazione è chi dice, che cosa, a chi, per mezzo di quali
canali, con quali effetti” (H. Lasswell)
• “La comunicazione è il processo tramite il quale l’informazione
viene scambiata tra individui attraverso un sistema comune di
segnali, segni o comportamenti” (D. Bernstein)
Ciascuna delle due definizioni implica che:
• La comunicazione avvenga tra persone (anche l’azienda è fatta da persone);
• L’emittente riconosca il ricevente, ricercando un terreno comune di dialogo;
• La comunicazione non riguarda solo i messaggi pubblicitari o istituzionali, ma
l’intero modo con cui il soggetto emittente si relaziona con i vari tipi di
audience.
• Il tutto sia basato su uno scambio, informazione in cambio di un feedback;
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- Slide 3: Il modello base di personalità/identità/immagine
Soggetto A Soggetto B
“Emittente” “Ricevente”
Personalità = Identità = insieme dei Immagine = è la
somma totale segnali o indizi inviati dalla percezione che B
delle personalità dell’emittente. (ricevente) ha di A
caratteristiche È l’insieme di mezzi di cui (emittente), in base alla
individuali l’emittente si serve per personalità e all’identità
proiettare all’esterno la sua trasmesse da A.
personalità.
• Le aziende, i prodotti, le organizzazioni, esattamente come le persone,
possiedono una personalità, è inevitabile. Altrettanto inevitabile è il fatto che
questa personalità venga proiettata all’esterno. L’identità è l’insieme dei mezzi
usati per proiettarla. L’immagine invece non è creata da chi trasmette (A) ma
da chi riceve (B) ed è la conseguenza di ogni segnale inviato.
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- Slide 4: Il Modello di Shannon e Weaver (1949)
Segnale Messaggio
Messaggio Segnale
ricevuto ricevuto
Sorgente Trasmettitore Canale Ricevitore
Destinatario
Rumore
Come funziona
• La Sorgente emette un messaggio che viene trasformato da un trasmettitore in
un segnale ed inviato attraverso un canale. Attraverso questo canale il segnale
giunge in un ricevitore che lo ri-trasforma in messaggio che raggiunge il
Destinatario. Il rumore è costituito dalle interferenze che si possono
manifestare in prossimità dei canali di trasmissione.
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- Slide 5: Il Modello di Shannon e Weaver
Pro Contro
• Semplicità: pur essendo un modello • I concetti di trasmettitore e ricevitore
pensato per macchine può adattarsi alla appaiono poco adatti a descrivere il
comunicazione umana; processo di trasformazione del pensiero
preverbale in pensiero verbalizzato;
• Considera la comunicazione come
• Assenza
scambio di feedback, l’evento
comunicativo non è inserito in un
• Distingue tra messaggio e segnale, cioè
percorso circolare:
tra contenuto ed espressione;
• Il destinatario non ha un ruolo attivo
• Individua gli elementi necessari della
comunicazione;
• È il primo modello che considera la
comunicazione una sostanza immateriale,
non più legati a supporti tangibili
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- Slide 6: Il modello di Jakobson (1956)
Contesto
(Funzione referenziale)
Messaggio
(Funzione poetica)
Destinatario
Mittente
(Funzione conativa)
(Funzione emotiva) Contatto o canale
(Funzione fàtica)
Codice
(Funzione metalinguistica)
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- Slide 7: Il modello di Jakobson (1956)
Gli elementi del processo comunicativo
• Mittente: colui che inizia la comunicazione, trasmettendo il messaggio orientandolo verso qualcuno;
• Destinatario: riceve il messaggio inviato dal mittente. Per comprenderlo deve interpretarlo mediante
un’attività di decodifica;
• Messaggio: si definisce come insieme di informazioni dotate di una certa struttura, secondo regole
prestabilite che variano da codice a codice. Può essere costituito da frasi, segni grafici, suoni,
immagini o gesti.
• Codice: è l’insieme di costrutti dotati di senso che permettono l’attività comunicativa. In termini più
semplici è il linguaggio, inteso come insieme di frasi, parole, fonemi che consentono al destinatario di
interpretare il messaggio;
• Contatto o canale: apparato fisico o connessione psicologica usato per dare il via alla
comunicazione e trasmettere il messaggio;
• Contesto: l’insieme delle condizioni in cui la comunicazione si situa. Fanno parte del contesto gli
oggetti a cui il messaggio fa riferimento
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- Slide 8: Il modello di Jakobson (1956)
Le funzioni comunicative
1. Funzione emotiva (o espressiva): L’attenzione è posta sull’atteggiamento del soggetto emittente
nei confronti del contenuto della conversazione. Corrisponde alla possibilità che ogni mittente ha di
esprimere la propria personalità, il proprio stato d’animo, i propri sentimenti all’interno della
comunicazione.
2. Funzione fatica: ha lo scopo di stabilire, mantenere, verificare o interrompere la comunicazione. Per
esempio espressioni come: “fate attenzione!” oppure: “mi capisci?”
3. Funzione poetica: è una funzione che pone l’attenzione sulle caratteristiche interne del messaggio,
ad esempio la sua organizzazione e coerenza. Tende, come per la poesia, a valorizzare specifici
elementi formali quali il ritmo, la rima, la ridondanza di tratti, la ricercatezza delle parole, ecc.
4. Funzione metalinguistica: si realizza quando gli interlocutori verificano se stanno usando lo stesso
codice (linguaggio). Un esempio di comunicazione metalinguistica è la frase: “Potresti ripetere per
favore?”, ossia la richiesta di riformulazione di un messaggio al fine di comprendere nel miglior modo
possibile la comunicazione.
5. Funzione referenziale: è la funzione che permette di proiettare la realtà esterna nel discorso.
L’ancoraggio alla realtà avviene per mezzo di specifici strumenti linguistici quali avverbi di spazio,
pronomi personali e tempi dei verbi.
6. Funzione conativa: quando il messaggio inviato dal mittente intende modificare il comportamento
del destinatario. Rientrano in questa categoria la richiesta di aiuto, la persuasione, il suggerimento e il
comando.
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- Slide 9: Il modello di Jakobson (1956)
Contesto ed interpretazione
• Il processo interpretativo dell’attività linguistica dei partecipanti alla comunicazione parte dall’analisi
delle intenzioni. Ogni messaggio possiede sempre una specifica intenzione. A tal proposito si
distinguono due tipi di intenzione:
• Intenzione primaria: l’effetto che il mittente vuole esercitare sul destinatario;
• Intenzione secondaria: il modo in cui il destinatario riconosce l’intenzione del mittente
aderendo (o rifiutando) a modo suo.
• Per quanto abile sia il mittente, il messaggio non viene mai inteso nella sua globalità: è possibile che
il mittente non riesca a trasferire tutto ciò che vuole, oppure può verificarsi che il destinatario
recepisca solo una parte del messaggio. In sostanza ciò che viene effettivamente comunicato sta
nell’area di intercomprensione, dove pensieri e mezzi linguistici degli interlocutori si sovrappongono
ed è possibile una soddisfacente comprensione.
Pensieri, intenzioni e
Pensieri, intenzioni e mezzi linguistici del
mezzi linguistici del destinatario
mittente
Area di intercomprensione
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- Slide 10: Il modello di Jakobson (1956)
Pro Contro
• L’informazione passa da un individuo
• Sottolinea il ruolo attivo del
all’altro senza alcuna deformazione. Il
destinatario;
messaggio viene trasportato da un polo
• Necessità di condivisione del codice di comunicazione all’altro senza
(linguaggio) comune; modificare la propria natura;
• Precisa che l’attività linguistica possiede • Così descritto il messaggio sembra non
essere influenzato dal contenuto e
sempre una specifica intenzione;
dalla reazione del destinatario;
• Introduce il concetto di area di
•È adatto alla comunicazione
intercomprensione. Non tutto quanto
impersonale. Non ha avuto grande
comunicato nel messaggio del mittente
successo nel caso di interazione tra
viene recepito dal destinatario.
individui;
• È un modello estremamente generico.
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- Slide 11: Il modello del circuito seduttivo (U. Volli)
• È un modello derivato direttamente dalle teorie di Jakobson ed introdotto da Ugo Volli.
Viene applicato per l’analisi dei discorsi pubblicitari e della moda.
• Secondo Volli, la comunicazione seduttiva possiede le seguenti caratteristiche:
• L’emittente è particolarmente esposto e visibile
• Il ricevente è sottoposto ad una notevole pressione
• Il momento del contatto viene enfatizzato
• Il messaggio subisce una forte elaborazione
2. Contatto
Linea di visibilità
(Funzione fàtica)
4. Destinatario
1. Mittente
(Funzione conativa)
(Funzione emotiva)
3. Messaggio
(Funzione poetica)
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- Slide 12: Il modello del circuito seduttivo (U. Volli)
• I principi su cui si basa il circuito seduttivo sono:
• La visibilità dell’emittente e del messaggio
• La corrispondenza di ideali, stile, immagini proposti dal mittente con quelli
del destinatario.
• Come funziona:
• Il messaggio è rivolto a modicare o indurre un comportamento d’acquisto da
parte dei consumatori (funzione conativa)
• Per indurre l’acquisto è necessario creare consenso proponendo uno stile
proprio, esclusivo, spesso emozionale (funzione espressiva)
• Il messaggio elaborato dal mittente deve quindi essere coerente con gli stili
proposti (funzione poetica)
• Oltre al messaggio pubblicitario si pongono in essere un’infinità di
manifestazioni collaterali quali: organizzazione di eventi, aperture
straordinarie, feste, giochi a premi, artisti di strada, ecc. (funzione fatica)
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- Slide 13: Il modello di Watzlawick (1965)
• Il modello di Paul Watzlawick partendo dalle basi teoriche dei modelli precedenti,
introduce il concetto fondamentale di comunicazione come interazione tra individui.
• Inoltre egli delinea un confine ben preciso tra discipline che studiano:
• sistemi chiusi (ad es. un singolo individuo, una singolo ambiente);
• sistemi aperti (ossia fenomeni inseriti in un flusso di scambi e di rapporti). La
comunicazione è un sistema aperto
• Il modello è composto da 5 assiomi fondamentali:
1. Non si può non comunicare;
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione;
3. La natura di una relazione dipende dalla sequenza di comunicazioni tra i
comunicanti;
4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello
analogico
5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a
seconda che si basino sull’uguaglianza o sulla differenza
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- Slide 14: Il modello di Watzlawick (1965)
1. Non si può non comunicare
• Questo assioma sottolinea l’aspetto e la natura sociale e relazionale della
comunicazione: anche l’isolamento, il non rispondere, il silenzio, il non agire è in
sé una forma di comunicazione che viene recepita ed interpretata dagli altri in
modo preciso
• Non esiste allora un comportamento che non sia comunicativo.
• Esempi:
• Sul treno un viaggiatore sta leggendo comodamente il suo giornale. Il posto
a fianco è libero. Poco dopo quel posto viene occupato da un signore che
comincia a fare conversazione, parlando di tutto: del tempo, della partita,
delle tasse, ecc. ma il primo viaggiatore non gli dà retta. Si comporta come
se quel signore non si stesse rivolgendo a lui. Anche se non ha parlato,
dopo un po’ il signore chiacchierone capisce e smette di disturbare.
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- Slide 15: Il modello di Watzlawick (1965)
1. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di
relazione;
• L’aspetto di contenuto si riferisce alle informazioni che gli interlocutori si scambiano
sull’oggetto della loro comunicazione intenzionale (utilizzando il linguaggio verbale)
• L’aspetto di relazione si riferisce alle informazioni che si scambiano sulle loro
persone, su come si vivono, su cosa uno rappresenta per l’altro (utilizzando il
linguaggio non verbale).
• L’aspetto di relazione non è l’oggetto della comunicazione, ossia l’argomento di ciò di
cui si parla, ma ne costituisce lo sfondo, lo scenario comportamentale, ed influisce
molto sul contenuto;
• I messaggi di relazione sono di 3 tipi:
• Di conferma: (“per me tu vali”)
• Di rifiuto: (“per me tu non vali”)
• Di disconferma: (“per me tu non esisti”)
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- Slide 16: Il modello di Watzlawick (1965)
1. La natura di una relazione dipende dalla sequenza di
comunicazioni tra i comunicanti;
• Il concetto fondamentale di questo assioma è quello di feed-back o retroazione. La
sequenza delle interazioni tra due individui non è mai di tipo lineare ma circolare,
essendo ogni successivo messaggio influenzato dalla reazione del destinatario.
Messaggio
Il feedback consente di adattare
i successivi messaggi alle
Mittente Destinatario
caratteristiche dell’ambiente,
del contesto o dell’interlocutore
Feedback
• Esistono due tipi di feedback:
• Feedback negativo (omeostasi): caratterizza lo stato stazionario delle cose.
Nulla cambia rispetto a prima, è fondamentale per l’equilibrio dei sistemi;
• Feedback positivo: causa variazione degli equilibri precedenti, mutemanto delle
relazioni e delle gerarchie.
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- Slide 17: Il modello di Watzlawick (1965)
1. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che
con quello analogico
• il modello numerico è quello riconducibile ad un linguaggio, composto da convenzioni e
regole di cui ci si serve per nominare un oggetto, un dato o una relazione;
• Il modello analogico si riferisce a tutto ciò che viene rappresentato mediante immagini
anziché con parole. la relazione tra l’oggetto e la sua rappresentazione analogica
(immagine) si fonda su criteri di somiglianza.
• Nelle relazioni tra persone la comunicazione analogica coincide con la comunicazione
non verbale: movimenti del corpo, gestualità, espressione della faccia, tono della voce,
ritmo delle frasi, tatto, odore, prossimità ecc.
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- Slide 18: Il modello di Watzlawick (1965)
1. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o
complementari a seconda che si basino sull’uguaglianza o sulla
differenza
• Secondo questo assioma tutti gli scambi di comunicazione si possono distinguere in
due grandi categorie:
• Interazioni simmetriche: basate su modelli in cui l’interlocutore rispecchia il
comportamento dell’altro (uguaglianza, minimizzazione delle differenze)
• Interazioni complementari: fondate su modelli in cui l’interlocutore completa il
comportamento dell’altro (diversità, massimizzazione delle differenze)
• Saper leggere i processi comunicativi in questa chiave consente di “metacomunicare”
cioè di saper riconoscere le regole del gioco a prescindere da ogni considerazione sulla
intenzionalità o consapevolezza dei comunicanti.
• In definitiva ogni individuo non comunica, ma partecipa ad una o più comunicazioni
diventandone parte integrante.
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