Rassegna Cinematogtrafica Privacy

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Rassegna Cinematogtrafica Privacy

  1. 1. ------ Privacy ----- Rassegna Cinematografica … 1° Concorso Cinematografico per Corti Privacy città di Cagliari. … A cura di Associazione Tutela Privacy ONLUS Cineclub Cagliari Società Umanitari Cineteca Sarda … Dal 13 marzo 2009 al 20 marzo 2009 L’appuntamento è presso la sala della Società Umanitaria – Cineteca Sarda in viale Trieste 118-126, Cagliari, alle ore 20,30. … Costo biglietto euro 3.00
  2. 2. C osto tessera 10.00 per 4 eventi … Titoli … (The Net) Un film di Irwin Winkler. Con The Net - Intrappolata nella rete Sandra Bullock, Jeremy Northam, Dennis Miller, Diane Baker. Genere Thriller, colore 118 minuti. - Produzione USA 1995. A Los Angeles lavora, in solitudine, Angela Bennett, asso del modem e strapagata cacciatrice di virus nei sistemi computerizzati poco protetti. Dopo aver messo gli occhi su un misterioso prototipo di programma, diventa la
  3. 3. vittima di un complotto criminale. Prodotto e diretto da Winkler, produttore con 12 premi Oscar al suo attivo, è il 1° techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la Bullock che ha grinta, grazia e sessappiglio, qualità che l'hanno resa una star di prima fila nel cinema hollywoodiano degli anni '90, soltanto il contesto informatico è interessante. Red Road Un film di Andrea Arnold. Con Kate Dickie, Tony Curran, Martin Compston, Natalie Press, Andrew Armour, Paul Higgins. Genere Drammatico, colore 90 minuti. - Produzione Gran Bretagna, Danimarca 2006. - Distribuzione Fandango - [Uscita nelle sale venerdì 30 marzo 2007] Jackie è una giovane donna con un segreto che da tempo le impedisce di vivere compiutamente. Impiegata come operatrice in un centro di sorveglianza nella periferia di Glasgow, osserva scorrere la vita anonima degli altri attraverso le telecamere a circuito chiuso. Strade, vie, negozi, cortili, finestre, il suo occhio arriva dappertutto, a soccorrere una donna aggredita, a sorridere di un uomo e il suo cane, a spiare una domestica, a vigilare sulla sicurezza di quella piccola comunità. Un giorno tra i volti anonimi riconosce un uomo che risveglia in lei un doloroso rimosso. Ossessionata da Clyde comincia a indagare e a osservare la sua vita misera, spesa tra un appartamento fatiscente e un pub fumoso. Lo pedinerà fino a provocare un incontro, alla ricerca disperata di una spiegazione che la liberi dai sensi di colpa e dal passato. Lars von Trier ci ha abituati alle sue dichiarazioni di intenti, ai dogmi, ai “voti di castità”, agli impedimenti (Le cinque variazioni), perennemente alla ricerca di un cinema contro, in grado di opporsi alla prassi delle produzioni dominanti. Darsi delle regole per comunicare è il pensiero che ha ispirato anche Red Road, primo di una trilogia intitolata Advance Party. Il progetto, prodotto dalla Zentropa di von Trier, dalla Sigma Film dello scozzese Gillian Berrei e dalla produttrice danese Sisse Graum Jorgensen, stabilisce delle regole pratiche: riprese in digitale, tre città scozzesi, una compagnia stabile di attori che conservano lo stesso ruolo, un gruppo di personaggi per tre registi esordienti. Rompe il ghiaccio Andrea Arnold, la regista premio Oscar 2004 per il cortometraggio Wasp. In un quartiere malfamato di Glasgow la regista ambienta la sua opera metacinematografica dove non accade quasi nulla e tutto ciò che conta è già avvenuto fuori campo, conservato, come i nastri del centro di sorveglianza, nell’archivio della memoria. La protagonista, bloccata nel passato e incapace di vivere il presente, sopravvive in un limbo tecnologico da cui osserva inosservata lo scorrere della vita. Sarà la vista di Clyde, che incarna un passato mai risolto, a spingerla in strada, diventando oggetto dello sguardo. Il film della Arnold, vincitore a Cannes 2006 del Premio della Giuria, riflette sul sistema di controllo delle società moderne e sul primato dello sguardo della macchina su quello dell’uomo. Al contempo funziona come uno psicodramma che permette alla protagonista di sperimentare invece di osservare, di smettere di rimandare e di superare l’instabilità emotiva. Jackie abbandonerà le telecamere per accedere alla vita e offrirsi finalmente al suo
  4. 4. sguardo benevolo. Perché se la vita nasconde le insidie osservate dai monitor, promette anche il premio più grande di tutti: la libertà dalle catene che ciascuno si costruisce da sé. Nemico pubblico (Enemy of the State) Un film di Tony Scott. Con Jon Voight, Gene Hackman, Jason Robards, Will Smith, Scott Caan. Genere Thriller, colore 130 minuti. - Produzione USA 1998. Giovane avvocato di colore (W. Smith) entra in possesso, per caso e senza saperlo, di una videocassetta che incrimina come mandante di un omicidio politico un alto dirigente (J. Voight) della NSA (National Security Agency), più potente, segreta e costosa della CIA (Central Intelligence Agency). Per neutralizzarlo, gli uomini della NSA “deviata” imbottiscono l'ignaro avvocato di cimici sofisticate, lo diffamano, gli fanno perdere casa, moglie, lavoro, finché, con l'aiuto di un misterioso ex agente (G. Hackman) dei servizi segreti, la vittima parte alla riscossa. Sulla scia di Crimini invisibili (1997), la sceneggiatura di David Marconi è ispirata a un'inchiesta (dicembre 1995) del Baltimore Sun. Sembra un thriller di fantapolitica, ma non lo è: dove non coincide con la realtà del controllo telematico, è verosimile. È forse il miglior film di T. Scott che l'ha diretto ad alta velocità senza risparmiarsi nelle sequenze spettacolari. Il suo vero autore, però, è lo sceneggiatore che nel finale recupera la vicenda sindacale della mafia italoamericana enunciata nell'avvio. G. Hackman entra in scena nell'ultima mezz'ora. Look Un film di Adam Rifkin con Rhys Coiro, Hayes MacArthur, Giuseppe Andrews, Spencer Redford, Jennifer Fontaine, Heather Hogan, Jamie McShane, Sebastian Feldman. Genere Drammatico produzione USA, 2007 Durata 98 minuti circa. Il regista: «Negli Usa 30 milioni di telecamere catturano l’immagine di un americano 200 volte al giorno» WASHINGTON - «Trenta milioni di telecamere di sorveglianza negli Stati Uniti catturano l’immagine di un americano medio almeno 200 volte al giorno». È questa la frase di lancio,
  5. 5. che suona come un vero e proprio allarme sociale, di Look, il provocatorio film di Adam Rifkin, uscito negli Usa il 14 dicembre, in cui si rivelano i pericoli per la privacy insiti nel sempre più frequente e invadente voyeurismo elettronico autorizzato. Banche, strade, supermercati, autovelox e molti altri obiettivi digitali sono pronti a rilevare ogni movimento anche nelle città europee, ma in molti Stati americani, come l’Iowa, si arriva anche ad eccessi, denuncia il filmmaker, spesso sconosciuti alle stesse vittime, come la registrazione all’interno di cabine di prova dei negozi di abbigliamento o nei bagni pubblici. Senza contare che oltre a scorrere sotto gli occhi degli addetti alle sicurezza, le azioni degli inconsapevoli attori, finiscono spesso su Internet. TUTTO INIZIA PER UNA MULTA - L’idea del film è venuta al regista quando ha ricevuto una multa per essere passato con il rosso: nella foto allegata appariva mentre era intento a cantare a squarciagola una canzone. Così Rifkin si è messo alla ricerca dei luoghi reali in cui ambientare il suo film e ha sostituito le vere telecamere di sicurezza con videocamere ad alta definizione, in grado però di riprendere in maniera nascosta. A questo punto ha messo in scena le sue storie, affidate ad attori professionisti: un insegnante che cerca di essere un buon marito, il direttore di un negozio che utilizza il magazzino in maniera impropria, un avvocato alle prese con un problema sessuale, e due fratelli che cercano di rovinare la giornata a dei perfetti sconosciuti. Nel tentativo di far riflettere il pubblico sulla minaccia costante cui la privacy è sottoposta, Rifkin non ha rinunciato alla provocazione di fare entrare nel film come comparse le persone che per caso venivano inquadrate. E con un’operazione definita di «guerriglia cinematografica», ha girato molte scene, come quella di sesso nel parcheggio di una scuola media, senza avvertire nessuno. In ascolto - The Listening (The Listening) Un film di Giacomo Martelli. Con Michael Parks, Maya Sansa, Andrea Tidona, James Parks, Matt Patresi, Vincent Riotta. Genere Giallo, colore 105 minuti. - Produzione Italia, Gran Bretagna 2006. - [Uscita nelle sale venerdì 28 aprile 2006]
  6. 6. La pratica delle intercettazioni su larga scala procede tranquilla nel più grande centro d'ascolto del mondo, in Inghilterra, sotto il controllo dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA). A rivoluzionarne la portata tecnologica giunge Ashe, spietato rappresentante della Wendell-Cranshaw Technologies, azienda privata che ha sviluppato un software satellitare capace di intercettare e registrare qualsiasi conversazione che avvenga nei pressi di un telefono di terra o cellulare, anche se spento. Per poterlo vendere alla cifra esorbitante che costa, però, il software deve rimanere segreto, affinché nessuno ne scopra i limiti. E invece accade che Francesca Savelli, a Roma, entri casualmente in possesso di una valigetta contenente i progetti del programma. Creduta una spia industriale, viene braccata dalla Wendell-Cranshaw con l'aiuto dell'NSA, ma a difenderla c'è proprio un agente di alto rango del servizio segreto, Wagley, che a Roma ha da anni un conto in sospeso. Il primo pregio, macroscopico, di questo atipico film italiano di spionaggio è tanto banale quanto stranamente fuori moda di questi tempi: l'attualità. Sebbene non esattamente un instant movie, perché discretamente connotato anche come thriller fine a sé stesso, il debutto di Giacomo Martelli ha infatti prima l'acume di scoprire una quot;piegaquot; nel nostro sistema, poi il coraggio di denunciarla a viso aperto. Questa piega si chiama Echelon, un sistema per l'intercettazione di telecomunicazioni che permette all'intelligence americana di tenere sotto controllo praticamente ogni individuo del mondo, e di mandare a benedire ogni dissertazione sul concetto di privacy. Badate bene: il film è fantaspionaggio, Echelon no. Esiste, eccome. E, messo al centro del film, gli conferisce una carica di inquietudine estremamente efficace, sostenuta meravigliosamente da un Michael Parks eccelso come sempre, al cui fianco Maya Sansa purtroppo scompare. Nero Bifamiliare Un film di Federico Zampaglione. Con Claudia Gerini, Luca Lionello, Emilio De Marchi, Anna Marcello, Max Giusti, Cinzia Leone, Yari Gugliucci, Gianfranco Barra, Remo Remotti, Ilaria Cramerotti, Adriano Giannini, Ernesto Mahieux. Genere Commedia, colore 90 minuti. - Produzione Italia 2006. - Distribuzione Moviemax - [Uscita nelle sale venerdì 13 aprile 2007] Nera commedia metropolitana. Marina e Vittorio, sono giovani, belli, felici e innamorati. Hanno tutto. Compresa una villetta bi-familiare in un quartiere elegante. Attorno a loro orbita uno strano vicinato. E soprattutto la coppia
  7. 7. formata dal rumeno Slatko e dall'ambigua Bruna. Un giorno il ridente e super ammobiliato appartamento di Marina e Vittorio viene svaligiato e la colpa di tutto viene velocemente addossata sui vicini. In un'ossessiva sete di vendetta e giustizia, la situazione presto degenera in un turbinio che rasenta la follia. Esordio alla regia per Federico Zampaglione, cantante e leader dell'ormai storica (dopo quasi vent'anni di attività) band pop-rock Tiromancino. Come già aveva fatto Ligabue con Radiofreccia, un altro musicista decide di mettersi dietro alla macchina da presa per intraprendere un viaggio non più nei ritmi sonori ma in quelli strettamente cinematografici. E anche in questo caso la prova sembra ottimamente superata. Il film è infatti ben girato, con un tocco del tutto personale, colorato e spontaneo, e, soprattutto, cosa che spesso manca nel cinema italiano, ha buon ritmo, tensione, pathos, genuinità. Mantenendo sempre alto il livello sia narrativo che visivo. Zampaglione riesce ad alternare vari toni, mescolando grottesco con drammatico, noir con comico, creando un'opera che ha sì il sapore un po' acerbo dell'esordio ma che lascia profondamente intuire non solo un gran senso cinematografico, ma anche una buona conoscenza della settima arte, con omaggi, più o meno voluti, a tanti grandi del cinema italiano e non solo: su tutti Lamberto Bava, che probabilmente non a caso era stato il regista del videoclip dei Tiromancino L'amore impossibile. Nel cast la compagna e musa di Zampaglione Claudia Gerini affiancata da valenti caratteristi: dall'ultraottantenne Remo Remotti alla partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux. La colonna sonora, neanche a dirlo, è firmata dai Tiromancino. Un amalgama fresco e intelligente, che scorre fluido come un film davvero fatto bene. Forse, magari, una promessa. Le vite degli altri (Das Leben der Anderen) Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert, Matthias Brenner. Genere Drammatico, colore 137 minuti. - Produzione Germania 2006. - Distribuzione 01 Distribution - [Uscita nelle sale venerdì 6 aprile 2007] Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo. Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero. Ma l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione. All'epoca dei fatti, quando le Germanie erano due e un muro lungo 46 km attraversava le strade e il cuore dei tedeschi, il regista Florian Henckel von Donnersmarck era poco più che un bambino. Per questa ragione ha riempito il suo film dei dettagli che colpirono il fanciullo che era allora. L'incoscienza e la paura diffuse nella sua
  8. 8. preziosa opera prima sono quelle di un'infanzia dotata di un eccellente spirito di osservazione. La riflessione e l'interesse per il comportamento della popolazione, degli artisti e degli intellettuali nei confronti del regime comunista appartengono invece a uno sguardo adulto e documentato sulla materia. Ricordi personali e documenti raccolti rievocano sullo schermo gli ultimi anni di un sistema che finirà per implodere e abbattere il Muro. La stretta sorveglianza, le perquisizioni, gli interrogatori, la prigionia, la limitazione di ogni forma di espressione e l'impossibilità di essere o pensarsi felici sono problemi troppo grandi per un bambino. Le vite degli altri ha così il filo conduttore ideale nel personaggio dell'agente della Stasi, nascosto in uno scantinato a pochi isolati dall'appartamento della coppia protagonista. È lui, la spia, il singolare deus ex machina che non interviene dall'alto, come nella tragedia greca, ma opera dal basso, chiuso tra le pareti dell'ideologia abbattuta dalla bellezza dell'uomo e dalla sua arte. Personaggio dolente e civilissimo, ideologo del regime che in un momento imprecisato del suo incarico si trasforma in oppositore. Il quot;metodoquot; della sorveglianza diventa per lui fonte di disinganno e di sofferenza, perchè lo costringe a entrare nella vita degli altri, che si ingegnano per conservarsi vivi o per andare fino in fondo con le loro idee. Gerd Wiesler contribuisce alla riuscita dello quot;spettacoloquot; con suggerimenti, correzioni (alle azioni della polizia), aggiustamenti (dei resoconti di polizia) e note di regia che se non avranno il plauso dei superiori avranno quello dei sorvegliati. quot;Attoriquot; che recitano la vita ai microfoni della Stasi e nella cuffia stereo dei suoi funzionari. La vita quotidiana fatta di paure ed espedienti è restituita da una fotografia cupa e bruna, tinte monocromatiche che avvolgono i personaggi decisi a sopravvivere, a compromettersi e a resistere. La Stasi aveva un esercito di infiltrati, duecentomila collaboratori, Donnersmarck ne ha scelto uno e lo ha drammatizzato con la prova matura e sorprendente di Ulrich Mühe. Il drammaturgo quot;spiatoquot; è invece Sebastian Koch, l'ufficiale riabilitato di Black Book, intellettuale quot;resistentequot; per salvare l'anima del teatro e della Germania. Perchè un film che racconta una storia in buona parte già nota senza aggiungere poi molto a quello che si sa raccoglie ottime critiche e premi di qualità? Ogniqualvolta ci si trova davanti a questo scenario forse conviene porsi la domanda. E le risposte possono essere tante: il regista esordiente von Donnesmark ha confezionato una storia che ci ha toccato un po' tutti quanti (tutti, credo, ricordano il giorno della caduta del Muro di Berlino), ha portato lo sguardo nel sancta sanctorum del potere (quello vero, che si fonda sulla capacità di ricatto e che è uguale in tutto il mondo), ha scandagliato un tema - quello della violazione sistematica della privacy - che in Italia, dallo scandalo delle intercettazioni Telecom a Vallettopoli è più che mai attuale. Il regista è abile a rappresentare il grigiore e la povertà materiale oltre che spirituale (la creatività repressa) di un intero sistema, gli attori sono più che adeguati (solo Martina Gedeck appare in qualche scena sopra le righe), la storia ha uno sviluppo lineare e drammatico, senza strizzare l'occhio più di tanto al pubblico occidentale. Uniche pecche, l'estremizzazione della figura della spia ravveduta (non solo buona, ma troppo buona, più letteraria che reale), il personaggio del romanziere troppo quot;pulitoquot;, quasi immacolato, il finale che soddisfa lo spettatore e lascia aperta una porta alla speranza ma sembra troppo lontano dall'esperienza quotidiana.
  9. 9. Ospiti delle serate: Federico Zampaglione regista del Film nero bifamiliare Mauro Paissan membro dell’Autorità Garante Privacy Xxxxx yyyyy responsabile privacy google Eeeeeee ttttttttt consulente privacy Conclude Dott………… …………………………. Anche o oppure in sostituzione o aggiunta….. Oscure presenze a Cold Creek [Cold Creek Manor, USA/Canada, 2003, , durata 118'] Regia di Mike Figgis Con Dennis Quaid, Sharon Stone, Stephen Dorff, Juliette Lewis, Kristen Stewart, Ryan Wilson, Dana Eskelson La recensione di FilmTv di Pier Maria Bocchi Tra stereotipi e moralismo un thriller prevedibile. Diretto da un invisibile Mike Figgis Scoria di quel (breve) sottogenere del thriller, l’invasion-of-privacy movie, che aveva dato alcuni frutti - per la maggior parte pessimi- agli inizi degli anni ‘90, e di cui forse il migliore resta Uno sconosciuto alla porta di Schlesinger, Oscure presenze a Cold Creek ne mantiene senza ritegno tutti gli stereotipi e il moralismo istituzionale. La coppia Quaid e Stone (appassita), con relativa prole, decide di abbandonare l’isteria della metropoli, e se ne va ad abitare in una villona in campagna, che era stata teatro di violenze. L’ex proprietario burino Dorff, dopo aver trascorso qualche tempo in prigione, ritorna; i coniugi, impietositi, gli danno lavoro come tuttofare. Indovinate gli sviluppi. Il film si può guardare a occhi chiusi: tanto si sa esattamente cosa accade. Il guaio è che si tratta di una prevedibilità meno che ordinaria. Figgis, che già non è un grande autore, è del tutto invisibile. La suspense è precotta, di quelle da freezer e da scongelare al momento opportuno. Gli attori caricano la recitazione e sgranano gli occhioni, e arrivano sino alla fine. In confronto, Abuso di potere di Kaplan (il cui ricordo non è atroce) è una finesse di Siodmak.
  10. 10. Uno sconosciuto alla porta Indebitati per l'acquisto e la ristrutturazione di una vecchia casa in stile vittoriano di San Francisco, due giovani coniugi ne affittano una parte alla “persona sbagliata”: l'inquilino è un imbroglione d'alto bordo che conosce bene la legge e sa raggirare il prossimo, ma anche uno psicopatico di contorta e malefica intelligenza. La prima parte, analitica e descrittiva, è un esempio di arte del tenere lo spettatore sulla corda. La seconda scopre le carte, conducendo l'azione fino al convulso, grandguignolesco, finale. M. Griffith è ammirevole nella ragionevolezza e nell'energia, M. Modine nell'esasperazione e nell'incontrollata violenza, M. Keaton nella sinistra e melliflua malvagità. Breve apparizione di T. Hedren, madre di M. Griffith. Scritto da Daniel Pyne. Io credo in ogni caso che 4 film siano sufficienti da mandare o tutti in una settimana oppure per un mese uno alla settimana ma non mi sembra idoneo allo scopo e poi è troppo dispersivo. Sponsor della manifestazione:
  11. 11. Nota……….Gli sponsor sono solo casuali e non corrispondono a verità sono solo immagini che avevo nel computer….. radio sintony media partner ………….. questo si è vero… Provincia di Cagliari Col patrocinio di Un isola in Comune di festival Cagliari Regione Sardegna CSV Sardegna ensi Solidale

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