• Share
  • Email
  • Embed
  • Like
  • Save
  • Private Content
Primo Contatto
 

Primo Contatto

on

  • 6,398 views

La pelle

La pelle

Statistics

Views

Total Views
6,398
Views on SlideShare
6,359
Embed Views
39

Actions

Likes
0
Downloads
18
Comments
0

5 Embeds 39

http://bayblogart.blogspot.com 16
http://www.slideshare.net 13
http://bayblogart.blogspot.it 7
http://static.slidesharecdn.com 2
http://bayblogart.blogspot.ch 1

Accessibility

Upload Details

Uploaded via as Microsoft PowerPoint

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

    Primo Contatto Primo Contatto Presentation Transcript

    • Primo contatto: la pelle Herpes labialis Ogni anno ritornano scabbia foruncoli Le ustioni psoriasi Bambini farfalla tatuaggi
    • Ogni anno ritornano... Chi? Ma i pidocchi ! Ogni anno, con l'inizio dell'anno scolastico, si ripresenta il problema. Che cosa fare ? Va detto innanzitutto che i pidocchi non vengono per carenza di igiene, anzi. Il contagio Ma allora, come si prendono ? Frequentando luoghi e persone infestate dal parassita . Anche se il pidocchio non salta,si sposta molto rapidamente da un ospite all'altro, di testa in testa, alla ricerca di capelli, sui quali si aggrappa saldamente grazie alle sue 3 paia di zampe munite di uncini , Si nutre in seguito di sangue utilizzando la sua "bocca, munita di un rostro dentato e di 3 stiletti perforatori !
    • Una vita da pidocchio
      • Un pidocchio vive all'incirca un mese. A partire dal dodicesimo giorno dalla nascita comincia a deporre una decina di uova al giorno, che si fissano al capello grazie ad una tenace colla organica.
      • Dopo 7 giorni, l'uovo si dischiude, dando alla luce un nuovo pidocchio.
    • Le sue abitudini
      • Il pidocchio è molto "fedele"  al suo ospite, visto che gli fornisce il nutrimento. Ogni pidocchio adulto si nutre ben 5 volte al giorno ! Inoltre ama il caldo, ragion per cui si annida in particolare nelle zone calde e umide come la nuca e dietro alle orecchie. Se abbandona l'ospite, può sopravvivere da due a tre giorni su foulards, cappellini, abiti, "peluches", poltrone e appoggiatesta.
      • Il pidocchio della testa non trasmette malattie, tuttavia la sua presenza causa notevoli disagi, anche a livello di vita sociale. 
    • Che cosa fare ?
      • La prima cosa è verificare se effettivamente esiste un'infestazione. La persona colpita soffre di prurito intenso al cuoio capelluto, soprattutto nella regione della nuca. Il numero di pidocchi  in vita non supera in genere la quindicina di esemplari. La conferma della loro presenza è data dalle lendini , ossia dalle uova, che assomigliano a squame di forfora che però, a differenza di quest'ultima, non si eliminano spazzolando i capelli. Sono infatti saldamente incollate alla base del capello
    • Che cosa usare ?
      • A livello preventivo si possono utilizzare:
      • shampo al catrame repellente
      • Come cura, si raccomanda:
      • Trattare con shampo curativo (lasciar agir 5 minuti, massaggiando fino alla radice del capello, ripetere lo shampo, risciacquare, pettinare col pettinino fine). Il trattamento va ripetuto, per sicurezza, dopo 8 giorni , per eliminare eventuali parassiti sopravvissuti nelle uova. Non usare l'asciugacapelli (irritazione del cuoio capelluto), evitare il bagno in piscina (il cloro inattiva il prodotto). Se si vuole, il giorno successivo si possono lavare i capelli con acqua e aceto (due parti di acqua, una parte di aceto): aiuta a staccare le uova con il pettinino.
      • Altre raccomandazioni generali:
      • trattare immediatamente l'interessato (-a) e fare un trattamento preventivo presso i familiari. Segnalare un infestazione anche al docente di classe
      • lavare gli indumenti a 60 gradi oppure lasciar per più di 24 ore in un sacchetto nel congelatore (p.es. animali di peluche), oppure per più di 3 giorni in un sacco di plastica.
    • Acari
      • Non si vedono, non si sentono, non pungono, ma sono con noi a migliaia, a milioni. Sono gli Acari della polvere, una delle principali cause di allergia respiratoria Che la polvere di casa contenesse allergeni che causano l'asma fu suggerito per la prima volta nel 1921. Tuttavia, la relazione fra acari ed allergia alla polvere di casa venne stabilita in modo definitivo solo nel periodo dal 1962 al 1969 grazie agli studi di Voorhorst, Spieksma-Boezeman M.I.A. e Spieksman F.Th.M.
    • Gli acari sono piccoli artropodi, appartenenti a diverse specie. Le specie che sono in modo particolare correlate all'asma sono collettivamente chiamate "acari della polvere di casa", poichè hanno il loro habitat permanente nell'ambiente domestico . Le loro dimensioni sono di circa 200-300 micron, cioè all'incirca 1/4 di millimetro, per cui non possono essere visti ad occhio nudo, ma soltanto con una forte lente di ingrandimento o, meglio, al microscopio. Il maschio è leggermente più piccolo della femmina. L'aspetto più sorprendente ed esteticamente piacevole della pelle è la presenza di un disegno scolpito che assomiglia a quello delle impronte digitali. L'acaro della polvere è privo di una vera testa; la parte anteriore del corpo o gnatosoma funge da apparato buccale, oltre ad avere funzioni di presa e sensoriali L'intero ciclo da uovo ad adulto si compie in 2-3 settimane. Gli adulti hanno una vita media di 2-4 mesi (circa 80 giorni per i maschi e 160 giorni per le femmine di dermatofagoidi); durante questo periodo di vita hanno uno o due accoppiamenti, dopo i quali la femmina depone complessivamente 20-50 uova. Gli acari sono fra gli esseri viventi più antichi sulla terra; essi possono vivere e crescere in ambienti differenti come le piante, i fiori, gli animali, l'uomo, la terra, sui laghi e sull'acqua salata, nelle case e nei rifiuti organici, nei materassi, nei libri etc.
    • Distribuzione  
      •     Gli acari si sviluppano in quei luoghi della casa che forniscono loro una sorgente di cibo e riparo, come i tappeti e i materassi.La struttura fibrosa e cellulare di questi ambienti permette agli acari di accumulare acqua e ridurne le perdite
        •                 
        • La dieta degli acari consiste di - scaglie di pelle umana -funghi che crescono sulla pelle umana -muffe -corpi e frammenti di insetti (ad es. scarafaggi) -granuli pollinici-batteri-polvere domestica che contiene quanto sopra
    • Prevenzione  
      •           La profilassi ambientale resta il caposaldo della battaglia all'allergia agli Acari. Un'accurata bonifica igienico-ambientale deve comprendere: aerazione frequente degli ambienti in modo da ridurre l'umidità al di sotto del 50%; rimozione accurata della polvere dai pavimenti e dai mobili con aspiratore elettrico munito di microfilitri che ne evitino la successiva dispersione e panno umido (ottimale sarebbe l'eliminazione di tappeti e moquette); rimozione di tendaggi pesanti e loro sostituzione con tende lavabili; eliminazione di altri ricettacoli di povere (scaffali di libri, giocattoli di péluche, ecc). Non va infine dimenticato che anche gli animali domestici possono essere portatori di Acari.
    • Particolare attenzione va posta al letto. Queste le cinque regole d'oro per limitare la convivenza notturna con i silenziosi "ragnetti":
        • 1)Sostituzione dei materassi e dei cuscini di lana o di piume con altri in gommapiuma o poliuretano da rinnovare comunque ogni 2-3 anni;
        • 2) Rivestimento dei materassi e dei cuscini con "federe" anti-Acaro in cotone a trama spessa e pellicola sintetica;
        • 3) Esposizione all'aria e al sole di materassi, cuscini e biancheria;
        • 4) Pulizia della superficie esterna dei materassi e dei cuscini, in particolare in corrispondenza delle cuciture dove maggiore è la concentrazione degli Acari;
        • 5) Lavaggio frequente, anche bisettimanale, ad alta temperatura di tutta la biancheria da letto.
    • La scabbia La scabbia è una malattia infettiva contagiosa che colpisce la pelle. Un tempo legata a situazioni di povertà e scarsa igiene, la scabbia può colpire oggi persone di ogni ceto sociale, indipendentemente dall’igiene personale. Da che cosa è provocata La scabbia è provocata da un parassita (sarcoptes scabiei), un acaro invisibile ad occhio nudo, che scava cunicoli sotto la cute umana, dove depone le sue uova, da cui in alcuni giorni si sviluppano i parassiti adulti. Come si manifesta Il sintomo principale della scabbia è il PRURITO, che inizia dopo un periodo variabile da 2 a 6 settimane dal contatto con l’acaro. Il prurito aumenta di intensità la notte, in quanto il calore del letto incrementa l’attività degli acari. Come si trasmette La scabbia si trasmette per contatto con la cute della persona affetta e/o con la biancheria del letto e gli indumenti contaminati. Come si Cura La scabbia non è una malattia grave, ma non guarisce senza adeguato trattamento. La cura consiste nell’applicazione sulla cute di farmaci antiparassitari: sono in commercio prodotti sottoforma di lozione o crema, da usare secondo prescrizione medica. È fondamentale, qualunque sia il prodotto prescelto, praticare il bagno o la doccia prima di ogni applicazione e sostituire la biancheria personale e del letto dopo ogni applicazione.
    • I foruncoli
      • Il foruncolo è causato da un'infiammazione superficiale dei follicoli cutanei.
      • Si presenta con una parte centrale di tessuto necrotico circondata
      • da un infiltrato nodulare duro e doloroso.
      • Le cause
      • Nella pelle sono presenti numerosi pori, a loro volta collegati alle ghiandole che producono il sebo, una sostanza grassa e untuosa. L'adipe in esso presente esercita un'azione protettiva nei confronti della pelle coprendola con uno strato sottile che ha anche la funzione di nutrire, idratare, lubrificare e rendere più elastica la cute.
      • Può accadere che il grasso in eccesso vada ad ostruire i pori, interagendo con i batteri presenti sulla cute. Si genera così una risposta infiammatoria con la conseguente formazione del foruncolo o pustola.
      • Occorre precisare che non sempre l'ostruzione dei pori evolve in foruncolo. Ad esempio se la mistura di grasso e germi prende contatto con l'aria si formano i punti neri a causa di una reazione chimica di pigmentazione. Le sedi più esposte sono quelle in cui la cute è più grassa e particolarmente ricca di ghiandole sebacee, come il collo e il viso e il dorso.
      • Durante la pubertà , a causa dell'aumento dei livelli ormonali, le ghiandole sebacee aumentano la quota di sebo prodotto. In particolare, mentre gli estrogeni hanno effetti protettivi nei confronti dell'acne, gli androgeni stimolano l'iperattività delle ghiandole sebacee .
    • FORUNCOLI: ALCUNI CONSIGLI UTILI
      • Evitare di schiacciare o spremere i foruncoli: in questo modo il materiale che esce può trasmettere l'infezione ai pori circostanti causando la formazione di nuovi foruncoli
      • Per lo stesso motivo è bene evitare di grattare o toccare la zona interessata anche in presenza di prurito (le mani
      • sono particolarmente ricche di batteri e possono peggiorare l'infezione);
      • Mantenere una buona igiene personale, lavarsi il viso 2-3 volte al giorno, senza esagerare con i lavaggi.
      • Un'eccessiva pulizia cutanea rischia di seccare la pelle stimolandola ad aumentare untuosità e foruncoli.
      • I detergenti puliscono i pori in profondità facilitando l'eliminazione del grasso ed impedendo che questo li ostruisca e li infetti
      • Per una corretta igiene cutanea è sufficiente utilizzare acqua e sapone; nei casi più gravi o particolari è bene utilizzare prodotti specifici sotto consiglio di un medico specializzato (dermatologo).
      • I prodotti impiegati non devono essere aggressivi, per non seccare eccessivamente la pelle. E' buona regola sperimentare gli eventuali effetti collaterali di una nuova crema con un'applicazione di prova sul braccio
      • Evitare creme e cosmetici grassi, o a base d'olio perché possono aumentare l'untuosità
      • della pelle e favorire la proliferazione dei foruncoli.
      • Dopo essersi lavati asciugarsi con delicatezza, senza strofinare ma tamponando con un soffice asciugamano
      • Lavare i capelli con regolarità poiché tra essi si accumulano batteri. Per lo stesso motivo è bene evitare
      • di coprire i foruncoli con i capelli poiché i batteri in essi presenti possono aumentare il rischio di infezione.
      • L'esercizio fisico e la sudorazione favoriscono l'apertura dei pori e l'eliminazione di tossine, in questo modo si ostacola la proliferazione dei foruncoli.
      • Evitare o diminuire lo stress, sia fisico che psichico e curare l'alimentazione, in questo modo
      • si eliminano alcuni fattori di rischio che concorrono alla formazione dei foruncoli.
      • Due fattori principali influenzano la comparsa dei foruncoli: l'ereditarietà della patologia e l'equilibrio ormonale. Pertanto in alcuni soggetti, nonostante il rispetto dei consigli riportati in questo articolo, i foruncoli possono comunque comparire con una certa frequenza.
    • Herpes labialis
    • Herpes labialis
      • Il virus responsabile dell’herpes labialis, E' un parassita perfetto . Per lo piu' vive bene con chi lo ospita, senza provocargli grossi guai. Colpisce, ripresentandosi anche diverse volte durante l’anno, almeno dieci milioni di italiani. Ma nella maggior parte dei casi, è presente sempre nell’organismo dell’ospite, in particolare nei gangli nervosi, dove sta rintanato spesso senza dare alcun fastidio. Pronto pero' a scatenarsi, cogliendo gli stati di "debolezza" psicofisica del suo ignaro padrone di casa e a dare il via alle tipiche lesioni.
      La prima regola importante per difendersi dalle recidive di herpes labialis e' conoscere il "proprio" nemico perche' i sintomi soggettivi sono cosi' specifici e "personali", che ognuno arriva quasi a "conoscere" le modalita' di presentazione del "suo" virus.  
    • Le ustioni
      • Sono una lesione della pelle provacata da un'esposizione ad un calore intenso , o ad un contatto con un agente chimico . Si distingono tre gradi di bruciature :
      • > bruciature del 1o grado (=ustioni lievi): quando l'epiderma è l'unico ad essere toccato. Ad esempio un colpo di sole
      • > bruciature del 2o grado (=ustioni moderate) : sono dette superficiali quando l'epiderma e una parte del derma sono toccati, e profonde quando la totalità dell'epiderma e del derma è distrutta. Questo genere di bruciature richiede le cure di un medico .
      • > bruciature del 3o grado (=ustioni gravi) : Si tratta di una carbonizzazione della pelle, dove l'epiderma, il derma, sicchè lo strato sottocutaneo sono distrutti. A questo stadio, i trattamenti di un medico diventano indispensabili.
      • Osservazione urgente : Attenzione (nei casi di bruciature del 3o grado) non dare mai da bere o medicine alla vittima durante l'attesa dei soccorsi. Inoltre, orientate il ferito sul lato non bruciato e distendetelo.
    • Prime cure Il primo riflesso da avere dopo una bruciatura del 1o grado è di raffreddarla al più presto possibilmente usando acqua fredda (circa 15°C) a leggera per 10 -15 minuti . Poi, pulire la piaga al siero fisiologico o con un sapone anitsettico . Disinfettare con ipoclorito di sodio o con clorexidina sotto forma diluita. Dopo, seccare la bruciatura tamponando bene la ferita. Finalmente, applicare sulla piaga un topico protettore e cicatrizzante come l' argento- sulfadiazina o il cloroseolo e ricoprirla con una garza che non aderisca alla piaga. Si consiglia di cambiare la medicazione ogni 2 giorni In caso di bruciature del primo grado e del secondo grado e dopo avere passato la ferita sotto acqua, averla pulita e applicato un disinfettante, l'utilizzazione di pomata a base di aloe vera può rivelarsi molto utile come cicatrizzante, disinfettante e soprattutto come idratante .
    • I bambini farfalla
      • Essere abbracciati, giocare, mangiare. Atti normali, ma non per quanti soffrono di Epidermolisi bollosa (EB), patologia che colpisce in Italia un bambino ogni 82.000 nuovi nati (la media mondiale è uno su 17.000), per un totale di 850 persone l’anno, il che ne fa una malattia rara.
      • Nel nome i sui segni particolari: epidermolisi significa rottura della pelle, ma anche delle mucose; bollosa si riferisce alla tendenza a formare bolle e vesciche, dovute a traumi o frizioni anche minimi, che si riempiono di siero. Già alla nascita, infatti, chi ne è affetto presenta spesso bolle e lacerazioni che guariranno solo dopo mesi di ricovero. Ed è proprio per la delicatezza della pelle — che ricorda quella delle ali di una farfalla — e delle mucose che l’EB è detta anche “sindrome dei bambini farfalla”. Basta un minimo contatto per creare danni talmente gravi da impedire anche il solo camminare o mangiare, con le conseguenze psicologiche del caso.
      • Per tutta la vita, poi, devono fare i conti con continue medicazioni, bendaggi, terapie antibiotiche per combattere eventuali infezioni delle ferite, ricostruzione delle mani (che tendono a chiudersi impedendo l’uso delle dita), oltre che con il rischio di tumori della pelle (in genere dopo i 30 anni). Nei casi più gravi, può condurre alla morte. Si tratta infatti di una malattia epidermica suddivisa in tre tipologie: simplex, giunzionale e distrofica. A causarle i suoi 20 sottotipi sono fattori genetici ereditari diversi, il che complica lo studio di una terapia.
      • Due le modalità di trasmissione: dominante, cioè da un genitore malato (50 per cento di probabilità), o recessiva, da entrambi i genitori portatori sani (25 per cento di probabilità). In rarissimi casi, il difetto genetico può insorgere senza ragioni evidenti. Oggi le speranze per i “bambini farfalla” aumentano grazie alla ricerca. A cominciare dal primo trapianto al mondo di pelle geneticamente modificata su un malato di EB giunzionale, eseguito con successo, nel 2005, dall’equipe del professor Michele De luca dell’Università di Modena, città dove è sorto il nuovo Centro di medicina rigenerativa
      • in Italia interessa circa 850 persone: la loro pelle e le loro mucose sonofragili come le ali di una farfalla.
    • La psoriasi
      • La psoriasi è una malattia cronica della pelle, non contagiosa, caratterizzata dalla presenza di placche rosse, di varia forma e grandezza (da pochi millimetri a svariati centimetri), con bordi ben definiti e ricoperte parzialmente o totalmente da squame secche biancastre o argentate, molto brillanti.  
      •  
      • Le placche, facilmente asportabili per grattamento, lasciano una superficie sottostante rossa, facilmente sanguinante. L'estensione dell'interessamento cutaneo può variare da aree localizzate di modeste dimensioni (gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, a volte anche le unghie), fino al coinvolgimento di tutta la superficie corporea.  Possono essere colpite dalla malattia anche le articolazioni, le unghie e le mucose. Le varianti cliniche sono numerose. 
      • L’evoluzione è imprevedibile e la malattia subisce spontaneamente fasi di riacutizzazione, miglioramento e talvolta anche persistenti remissioni. Peggiora in autunno, è stazionaria in inverno, tende a riacutizzarsi in primavera e migliora in estate (anche senza esporsi al sole). 
    • La psoriasi
      • La psoriasi interessa circa il 2-4% della popolazione, colpisce indifferentemente uomini e donne, ma più frequentemente insorge in età giovanile. La causa è sconosciuta pur essendo noti alcuni fattori scatenanti; spesso la patologia si riscontra in altre persone della famiglia e questo depone a favore di un’eziologia di tipo genetico. 
      •   Compito principale della pelle è quello di proteggere gli organi interni dalla disidratazione, dalle infezioni, dalle lesioni e dagli sbalzi di temperatura. Inoltre, essendo un organo sensoriale, avverte gli stimoli dolorosi, tattili, di pressione, calore, freddo e via dicendo. L’epidermide è formata da 4-5 strati sovrapposti che rappresentano dal basso verso l’alto una evoluzione maturativa dello strato basale. In parole semplici, le cellule (cheratinociti) nascono alla base, si moltiplicano e "migrano" verso la superficie, dove si sfaldano con il lavaggio, i traumi, lo sfregamento dei tessuti o anche spontaneamente. Grazie a questo ciclo di maturazione, della durata complessiva di 28 giorni, la superficie corporea subisce un continuo rinnovamento. Negli anziani il ciclo è molto più lento. Di contro, nella psoriasi risulta molto più veloce, completandosi in 4-5 giorni anziché in 28. In altre parole si riscontra un notevole aumento della produzione di nuove cellule cutanee rispetto all'immutata eliminazione di quelle vecchie.  
      •  
    • tatuaggi
      • Il tatuaggio (dal polinesiano tatau ) è sia una tecnica di decorazione (più spesso di pittura) corporale dell'uomo, sia la decorazione con tale tecnica prodotta. Tradizionalmente la decorazione è destinata a durare permanentemente, ma in tempi recenti sono state inventate tecniche per realizzare tatuaggi temporanei. Nella sua forma più diffusa, la tecnica consiste nell'incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o nell'eseguire punture con l'introduzione di sostanze coloranti nelle ferite.
      Più o meno grandi, con o senza scritta, i tatuaggi tradizionali durano per sempre, ma con il passare degli anni si schiariscono se non sono eseguiti da un professionista; non provocano in genere effetti collaterali, raramente però si possono verificare delle allergie alle sostanze coloranti usate. In ogni caso è sempre preferibile il ricorso ad esperti che operino in ambienti adatti, in condizioni igieniche ottimali ed utilizzino strumentazione monouso, dal momento che in caso contrario esiste il rischio di contrarre per infezioni anche assai gravi, fra le quali sono l' epatite B e C, il tetano , l' AIDS , la lebbra e le infezioni cutanee da stafilococco. In letteratura sono riportati casi di correlazione statistica fra l'esecuzione di un tatuaggio ed il manifestarsi di una sarcoidosi ovvero di uno pseudolinfoma. Si tratta peraltro di eventi rarissimi .