Corso Resp 12 Lezione Sicurezza

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Corso Resp 12 Lezione Sicurezza

  1. 1. Sicurezza in azienda
  2. 2. Costituzione italiana <ul><li>Art. 32: la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo </li></ul><ul><li>Art. 35: la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme </li></ul><ul><li>Art. 38: i lavoratori hanno diritto che siano assicurati mezzi adeguati in caso di infortunio </li></ul>
  3. 3. Codice civile <ul><li>Art. 2087: l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa, le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori. </li></ul>
  4. 4. Codice penale <ul><li>Art. 437: Rimozione di cautele contro infortuni sul lavoro </li></ul><ul><li>Art. 451: omissione colposa di cautele </li></ul><ul><li>Art. 590: lesioni personali colpose </li></ul>
  5. 5. Statuto dei lavoratori <ul><li>Art. 9: i lavoratori hanno diritto a controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni </li></ul>
  6. 6. Norme in materia di prevenzione infortuni <ul><li>DPR 547: norme per la prevenzione degli infortuni </li></ul><ul><li>DPR 303: norme generali per l’igiene sul lavoro </li></ul><ul><li>DL 277: norme per il miglioramento della protezione dai rischi </li></ul>
  7. 7. DL 626/94 (adesso DL 81/08) <ul><li>Recepisce alcune direttive comunitarie </li></ul><ul><ul><li>Luoghi di lavoro </li></ul></ul><ul><ul><li>Attrezzature di lavoro </li></ul></ul><ul><ul><li>Dispositivi di protezione individuali </li></ul></ul><ul><ul><li>Agenti cancerogeni </li></ul></ul><ul><ul><li>videoterminali </li></ul></ul>
  8. 8. Ex DL 626/94: ruolo del lavoratore Il D.Lgs. 626/94(adesso D.Lgs 81/08) attribuisce ai lavoratori un ruolo di notevole importanza nella organizzazione e realizzazione della sicurezza Sufficiente preparazione di base su problemi legati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro aiutano il lavoratore a raggiungere velocemente quel ruolo attivo e diretto che il decreto vuole realizzare
  9. 9. Ex 626/94: figure di riferimento <ul><li>Datore di lavoro </li></ul><ul><li>Lavoratore subordinato </li></ul><ul><li>Servizio di prevenzione e protezione dai rischi </li></ul><ul><li>Medico competente </li></ul>
  10. 10. Servizio di prevenzione e protezione dai rischi <ul><li>Datore di lavoro </li></ul><ul><li>Responsabile del servizio di protezione e prevenzione </li></ul><ul><li>Rappresentante dei lavoratori </li></ul><ul><li>Medico competente </li></ul><ul><li>Addetti alle emergenze </li></ul>
  11. 11. Figure di riferimento <ul><li>Dirigente: assomma in se poteri, funzioni e responsabilità. E’ il sostituto del datore di lavoro </li></ul><ul><li>Preposto: ha funzioni di controllo e sorveglianza con ridotti poteri organizzativi e disciplinari </li></ul>
  12. 12. Modello gerarchico rigido
  13. 13. Prevenzione partecipata
  14. 14. Misure generali di tutela <ul><li>Art. 3 </li></ul><ul><ul><li>Valutazione dei rischi </li></ul></ul><ul><ul><li>Eliminazione dei rischi (progresso tecnico) </li></ul></ul><ul><ul><li>Riduzione dei rischi alla fonte </li></ul></ul><ul><ul><li>Programma della prevenzione </li></ul></ul><ul><ul><li>Sostituzione di ciò che è pericoloso </li></ul></ul>
  15. 15. Misure generali di tutela <ul><li>Art. 3 </li></ul><ul><ul><li>Priorità alla protezione collettiva </li></ul></ul><ul><ul><li>Limitazione del n° di lavoratori esposti </li></ul></ul><ul><ul><li>Utilizzo minimo di agenti chimici, biologici, ecc. </li></ul></ul><ul><ul><li>Controllo sanitario dei lavoratori </li></ul></ul><ul><ul><li>Allontanamento dei lavoratori per rischi connessi allo stato di salute </li></ul></ul>
  16. 16. Misure generali di tutela <ul><ul><li>Misure igieniche </li></ul></ul><ul><ul><li>Misure di emergenza </li></ul></ul><ul><ul><li>Uso di segnali di avvertimento </li></ul></ul><ul><ul><li>Manutenzione </li></ul></ul><ul><ul><li>Informazione e formazione </li></ul></ul><ul><ul><li>Istruzioni adeguate ai lavoratori </li></ul></ul>
  17. 17. Obblighi del datore <ul><li>Il datore è tenuto all’osservanza delle misure generali di tutela </li></ul><ul><li>Il datore deve elaborare un documento di valutazione dei rischi </li></ul>
  18. 18. Obblighi del datore <ul><li>Datore di lavoro </li></ul>Organizzazione Nomina responsabile e lavoratori Spp - Medico competente adotta disposizioni, documenta e coordina Valutazione rischi compie la valutazione sotto la sua responsabilità Informazione e formazione Informa e forma i lavoratori Realizzazione Deve operare per rendere effettiva la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, intervenendo sugli impianti per eliminare o ridurre i rischi, fornendo mezzi di protezione Consultazione : deve consultare il Rls per coinvolgere i lavoratori sui temi della sicurezza
  19. 19. Riunioni periodiche “ convocate con almeno cinque giorni lavorativi di preavviso e su un ordine del giorno scritto” “ dalla riunione viene redatto verbale” Accordo Interconfederale 22/6/1995 La convocazione può essere richiesta anche dal rls, quando ve ne siano i motivi Almeno un incontro l’anno Valenza istituzionale quindi la presenza delle figure obbligatorie deve essere completa
  20. 20. Valutazione dei rischi <ul><li>Relazione sulla valutazione dei rischi e criteri utilizzati </li></ul><ul><li>Misure e attrezzature per la prevenzione </li></ul><ul><li>Programma di attuazione delle misure </li></ul>
  21. 21. Valutazione del rischio <ul><li>La valutazione del rischio ( D. Lgs 626/94 ) va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive e operative, che devono essere attuate per giungere ad una stima del rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione allo svolgimento delle lavorazioni. </li></ul><ul><li>La valutazione del rischio è pertanto un’operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro. </li></ul>
  22. 22. Valutazione del rischio <ul><li>l’identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo; </li></ul><ul><li>l’individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione in relazione allo svolgimento delle lavorazioni; </li></ul><ul><li>la stima dell’entità dei rischi di esposizione connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate. </li></ul>
  23. 23. Valutazione del rischio <ul><li>Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati: - assenza di rischio di esposizione; - presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa; - presenza di un rischio di esposizione. </li></ul>
  24. 24. Valutazione del rischio <ul><li>Nel primo caso (assenza di rischio di esposizione) non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso (presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa) la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso (presenza di un rischio di esposizione) si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’ art. 4 del D. Lgs 626/94. </li></ul>
  25. 25. Valutazione del rischio <ul><li>I rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie: </li></ul><ul><li>Rischi di natura infortunistica </li></ul><ul><li>Rischi di natura igienico-ambientale </li></ul><ul><li>Rischi di tipo trasversale </li></ul>
  26. 26. Insalubrità LAVORO Fatica fisica Posizioni Intensità Durata Incidenti Organizzazione lavoro Stress psicologico
  27. 27. Insalubrità AMBIENTE Fatt. fisici-meccanici Microclima Illuminazione Rumore Vibrazioni Radiazioni ionizzanti e non Fatt. chimici Gas, vapori Fumi Polveri Sostanze tossiche con attività acuta o cronica Incidenti Fatt. biologici Allergeni Microrganismi
  28. 28. Rischi di natura infortunistica <ul><li>I rischi infortunistici sono dovuti a: </li></ul><ul><li>Strutture </li></ul><ul><li>Macchine </li></ul><ul><li>Impianti elettrici </li></ul><ul><li>Sostanze pericolose </li></ul><ul><li>Incendio-Esplosioni </li></ul>
  29. 29. Rischi infortunistici: Carenze strutturali dell’ambiente di lavoro <ul><ul><li>altezza dell’ambiente </li></ul></ul><ul><ul><li>superficie dell’ambiente </li></ul></ul><ul><ul><li>volume dell’ambiente </li></ul></ul><ul><ul><li>illuminazione (normale o in emergenza) </li></ul></ul><ul><ul><li>pavimenti (lisci o sconnessi) </li></ul></ul><ul><ul><li>pareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura) </li></ul></ul><ul><ul><li>solai (tenuta) </li></ul></ul><ul><ul><li>soppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata) </li></ul></ul><ul><ul><li>botole (visibili e con chiusura a sicurezza) </li></ul></ul><ul><ul><li>uscite (in numero sufficiente in funzione del personale) </li></ul></ul><ul><ul><li>porte (in numero sufficiente in funzione del personale </li></ul></ul><ul><ul><li>locali sotterranei (dimensioni, ricambi d’aria) </li></ul></ul>
  30. 30. Rischi infortunistici: Manipolazione di sostanze pericolose <ul><ul><ul><li>Sostanze infiammabili </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Sostanze corrosive </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Sostanze comburenti </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Sostanze esplosive </li></ul></ul></ul>
  31. 31. Rischi infortunistici: Carenze degli impianti <ul><ul><ul><li>protezione degli organi di avviamento </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione degli organi di trasmissione </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione degli organi di lavoro </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione degli organi di comando </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Macchine con marchio CE (Rif. Direttiva Macchine 89/392 CEE ) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Macchine prive di marchio CE (Rif. Al DPR 547/55 ) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione nell’uso di apparecchi di sollevamento </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione nell’uso di ascensori e montacarichi </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione nell’uso di apparecchi a pressione (bombole, circuiti) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>protezione nell’accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili </li></ul></ul></ul>
  32. 32. Rischi infortunistici: Carenze di sicurezza elettrica <ul><ul><ul><li>Idoneità del progetto </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Idoneità d’uso </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Impianti a sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o esplosione </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Impianti speciali a caratteristiche di ridondanza </li></ul></ul></ul>
  33. 33. Rischi infortunistici: Rischi da incendio e esplosione <ul><ul><ul><li>Presenza di materiali infiammabili d’uso </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Presenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e di aerazione) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Presenza di depositi di materiali infiammabili(caratteristiche strutturali di ventilazione d i ricambi di aria) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Carenza di sistemi anti-incendio </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Carenza di segnaletica di sicurezza </li></ul></ul></ul>
  34. 34. Rischi di natura igienico-ambientale <ul><li>Dovuti a: </li></ul><ul><li>Agenti chimici </li></ul><ul><li>Agenti fisici </li></ul><ul><li>Agenti biologici </li></ul>
  35. 35. Rischi igienici-ambientali: Agenti chimici <ul><li>Rischi di esposizione connessi con l’impiego di sostanze chimiche, tossiche o nocive in relazione a: </li></ul><ul><ul><ul><li>Ingestione </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>contagio cutaneo </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>inalazione di polveri, fumi, nebbie, gas, vapori </li></ul></ul></ul>
  36. 36. Rischi igienici ambientali: Agenti fisici <ul><li>Rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l’organismo: </li></ul><ul><ul><ul><li>Rumore </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Vibrazioni </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>radiazioni non ionizzanti (sorgenti di microonde, radiazioni UV, luce laser) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>microclima (temperatura, umidità, condizionamento, ventilazione, calore) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>illuminazione </li></ul></ul></ul>
  37. 37. Rischi igienici-ambientali: Agenti biologici <ul><li>Rischi connessi con l’esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microrganismi patogeni e/o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell’ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione: </li></ul><ul><ul><ul><li>Emissione involontaria (emissione di polveri organiche, impianti di condizionamento </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Emissione incontrollata (impianti di depurazione) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Trattamento o manipolazione volontaria, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in vitro o in vivo </li></ul></ul></ul>
  38. 38. Rischi trasversali <ul><li>I rischi trasversali sono individuabili nel rapporto tra l’operatore e l’organizzazione del lavoro. Tale rapporto è inserito in un quadro di compatibilità e interazioni di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo. </li></ul><ul><li>Comprendono: </li></ul><ul><li>Organizzazione del lavoro </li></ul><ul><li>Fattori psicologici </li></ul><ul><li>Fattori ergonomici </li></ul><ul><li>Condizioni di lavoro difficili </li></ul>
  39. 39. Rischi trasversali: Organizzazione del lavoro <ul><ul><ul><li>Processi di lavoro usuranti (lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro notturno) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Pianificazione degli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute: programmi di controllo e monitoraggio </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Procedure adeguate per far fronte agli incidenti e a situazioni di emergenza </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Movimentazione manuale dei carichi </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Lavoro ai video terminali. </li></ul></ul></ul>
  40. 40. Rischi trasversali: Fattori psicologici <ul><ul><ul><li>Intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Complessità delle mansioni e carenza di controllo </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Reattività anomala a condizioni di emergenza </li></ul></ul></ul>
  41. 41. Rischi trasversali: Condizioni di lavoro difficili <ul><ul><ul><li>Lavoro con animali </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Condizioni climatiche esasperate </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro . </li></ul></ul></ul>
  42. 42. Obblighi dei lavoratori <ul><li>Il lavoratore è responsabile della propria sicurezza e salute e deve: </li></ul><ul><ul><li>Osservare le disposizioni e istruzioni impartite </li></ul></ul><ul><ul><li>Utilizzare correttamente i macchinari, gli utensili, le sostanze, ecc. </li></ul></ul>
  43. 43. Obblighi dei lavoratori <ul><li>Utilizzare correttamente i DPI </li></ul><ul><li>Segnalare al datore e ai preposti </li></ul><ul><li>Non rimuovere o modificare le protezioni </li></ul><ul><li>Sottoporsi ai controlli sanitari </li></ul><ul><li>Contribuire all’adempimento degli obblighi </li></ul>
  44. 44. Rappresentante dei lavoratori <ul><li>È eletto in tutte le aziende (direttamente o tramite le rappresentanze sindacali) </li></ul><ul><li>Accede ai luoghi di lavoro </li></ul><ul><li>È consultato preventivamente per: </li></ul><ul><ul><li>Valutazione dei rischi </li></ul></ul><ul><ul><li>Prevenzione </li></ul></ul><ul><ul><li>Formazione </li></ul></ul><ul><ul><li>Designazione degli addetti </li></ul></ul>
  45. 45. Rappresentante dei lavoratori <ul><li>Riceve informazioni sulla valutazione dei rischi </li></ul><ul><li>Riceve formazione adeguata </li></ul><ul><li>Partecipa alla riunione periodica del servizio di sicurezza </li></ul>
  46. 46. Rischio <ul><li>È il prodotto di una PROBABILITà CHE SI VERIFICHI IL DANNO per una ENTITà DEL DANNO </li></ul>
  47. 47. Cos’è il rischio
  48. 48. Gestione del rischio
  49. 49. Documento di valutazione dei rischi <ul><li>Individuazione dei DPI; </li></ul><ul><li>Definizione del programma di formazione; </li></ul><ul><li>Definizione del programma di sorveglianza sanitaria </li></ul>
  50. 50. Documento di valutazione dei rischi E' compito dell'analista scegliere il grado di disaggregazione necessario (eventualmente limitandosi al livello dell'attività) per l'individuazione dei pericoli e dei danni connessi ad una data mansione. Elemento Descrizione Mansione Individua un insieme di compiti (attività) da svolgere per il raggiungimento di un obiettivo operativo completo in sè (es.: esecuzione di un test). Attività E' una parte della mansione, intendendo con ciò ogni singolo compito. Attività unitaria E' una parte della attività, intendendo con ciò ogni singola operazione che compie l’operatore.
  51. 51. Analisi del rischio <ul><li>La mappatura dei rischi a livello globale avviene attraverso la matrice di rischio, che permette di combinare le probabilità (che si verifichi l’evento considerato) e la gravità (delle prevedibili conseguenze) in modo indicizzato (indice di criticità). </li></ul><ul><li>Indice di Criticità = Indice di gravità + Indice di probabilità – 1 </li></ul><ul><li>Matrice di rischio </li></ul>
  52. 52. Analisi del rischio <ul><li>L'analisi dei rischi permette di associare ad ogni danno, corrispondente ad un pericolo, una valutazione circa la gravità del danno stesso e la probabilità che si verifichi, è possibile procedere alla classificazione dei rischi in termini relativi, distinguendo in rischi elevati, accettabili o trascurabili (o comunque in fasce di livello di rischio) facilitando quindi il processo decisionale. </li></ul>
  53. 53. Definizione di evento
  54. 54. Sicurezza
  55. 55. Sicurezza
  56. 56. Errori umani e di sistema
  57. 57. Definizione di prodotto sicuro. <ul><li>E’ definito “SICURO” il prodotto che, in condizioni di uso normale o ragionevolmente prevedibile, compresa la durata, non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto o considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone. </li></ul>
  58. 58. Sorveglianza sanitaria <ul><li>Certifica l’idoneità sanitaria a svolgere il lavoro </li></ul><ul><li>Viene ripetuta con una periodicità stabilita dalla legge </li></ul><ul><li>Al lavoratore deve essere rilasciata copia degli accertamenti </li></ul>
  59. 59. SORVEGLIANZA SANITARIA <ul><li>E’ effettuata dal MEDICO COMPETENTE (art. 16 e 17 D.Lgs. 626/94 e s.m.i.), a cura e spese del Datore di Lavoro; </li></ul><ul><li>Si articola in: </li></ul><ul><li>a) Visita medica preventiva ; </li></ul><ul><li>b) Visite mediche periodiche . </li></ul><ul><li>Le suddette visite sono integrate da esami ed accertamenti (previsti per legge o stabiliti dal Medico Competente) e sono sempre concluse da un Giudizio di Idoneità alla mansione specifica. </li></ul>
  60. 60. Medico competente <ul><li>E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che: </li></ul><ul><li>deve conoscere l’ambiente di lavoro; </li></ul><ul><li>deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio; </li></ul><ul><li>deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale; </li></ul><ul><li>deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla </li></ul><ul><li>valutazione dei rischi, all’individuazione delle </li></ul><ul><li>misure di prevenzione, all’informazione e alla </li></ul><ul><li>formazione dei lavoratori, all’organizzazione del </li></ul><ul><li>pronto soccorso. </li></ul>
  61. 61. Medico competente <ul><li>E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che: </li></ul><ul><li>deve conoscere l’ambiente di lavoro; </li></ul><ul><li>deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio; </li></ul><ul><li>deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale; </li></ul><ul><li>deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla </li></ul><ul><li>valutazione dei rischi, all’individuazione delle </li></ul><ul><li>misure di prevenzione, all’informazione e alla </li></ul><ul><li>formazione dei lavoratori, all’organizzazione del </li></ul><ul><li>pronto soccorso. </li></ul>
  62. 62. GIUDIZIO DI IDONEITA’ <ul><li>deve informare il lavoratore sugli accertamenti a cui viene sottoposto, sui risultati degli stessi e sul giudizio di idoneità. A richiesta del lavoratore, deve fornire copia degli accertamenti effettuati; </li></ul><ul><li>deve informare il datore di lavoro DEL GIUDIZIO DI IDONEITA’. </li></ul>
  63. 63. ASL <ul><li>Il Servizio Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della ASL può inoltre con proprio provvedimento (disposizione) imporre la sorveglianza sanitaria per altre lavorazioni che siano soggette all’assicurazione contro le malattie professionali, quando tali lavorazioni siano ritenute pericolose per la salute ovvero vi sia presenza di agenti chimici pericolosi oppure sia utile in relazione alle situazioni di lavoro, ai CC.NN.LL vigenti nell’unità produttiva e sentiti i Rappresentanti dei Lavoratori e dell’Azienda. </li></ul>
  64. 64. Operatori VDT
  65. 65. Operatori VDT
  66. 66. Operatori VDT
  67. 67. Operatori VDT
  68. 68. Note sulle caratteristiche VDT
  69. 69. Definizioni relative al VDT <ul><li>Videoterminale: schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di visualizzazione utilizzato </li></ul>
  70. 70. Definizioni relative al VDT <ul><li>Posto di lavoro: l’insieme che comprende le attrezzature munite di VDT che comprende tastiera, accessori opzionali, telefono modem, stampante, sedia, piano di lavoro, nonché l’ambiente immediatamente circostante </li></ul>
  71. 71. Definizioni relative al VDT <ul><li>Lavoratore: colui che utilizza il posto di lavoro con VDT </li></ul>
  72. 72. Analisi rischi per VDT <ul><li>Il datore analizza i rischi relativi a: </li></ul><ul><ul><li>Rischi per la vista e gli occhi </li></ul></ul><ul><ul><li>Postura e affaticamento fisico e mentale </li></ul></ul><ul><ul><li>Condizioni ergonomiche e di igiene ambientale </li></ul></ul>
  73. 73. Misure di prevenzione <ul><li>Adeguata ventilazione </li></ul><ul><li>Adeguata illuminazione </li></ul><ul><li>Sorveglianza sanitaria </li></ul><ul><li>Formazione einformazione </li></ul><ul><li>Organizzazione del lavoro </li></ul><ul><li>interruzioni </li></ul>
  74. 74. Interruzioni <ul><li>Il lavoratore ha diritto a pause di15’ ogni 120’ comprese nell’orario di lavoro e non cumulabili </li></ul><ul><li>Le pause vanno intese come attività differenti </li></ul>
  75. 75. Tipi di lavoro VDT: immissione dati <ul><li>Mani sulla tastiera </li></ul><ul><li>Sguardo sul testo da digitare </li></ul><ul><li>Posizione forzata </li></ul><ul><li>Sforzo sulla muscolatura di tendini e braccia </li></ul>
  76. 76. Tipi di lavoro VDT: dialogo <ul><li>Sguardo rivolto allo schermo </li></ul><ul><li>Minore fatica visiva </li></ul><ul><li>Maggiore concentrazione e stress </li></ul><ul><li>Minore tendenza a assumere una posizione forzata </li></ul>
  77. 77. Disturbi dei lavoratori VDT <ul><li>Mal di schiena, dolori alla nuca, bruciore agli occhi, lacrimazione </li></ul><ul><li>Dolori alle spalle, alla schiena, alle braccia e alle mani </li></ul>
  78. 78. Disturbi dei lavoratori VDT <ul><li>Disturbi agli occhi: </li></ul><ul><ul><li>Maggior sforzo di adattamento </li></ul></ul><ul><ul><li>Abbagliamento </li></ul></ul><ul><ul><li>Sfarfallamento dei caratteri </li></ul></ul><ul><ul><li>Caratteri non nitidi </li></ul></ul>
  79. 79. Prescrizioni minime <ul><li>Caratteri </li></ul><ul><ul><li>Caratteri definiti </li></ul></ul><ul><ul><li>Caratteri di grandezza sufficiente </li></ul></ul><ul><ul><li>Spazio adeguato tra linee di testo </li></ul></ul>
  80. 80. Prescrizioni minime <ul><li>Immagine </li></ul><ul><ul><li>Stabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Esente da sfarfallamento </li></ul></ul>
  81. 81. Prescrizioni minime <ul><li>Schermo </li></ul><ul><ul><li>Orientabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Inclinabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Antiriflessi e riverberi </li></ul></ul><ul><ul><li>Schermo antiradiazione </li></ul></ul>
  82. 82. Prescrizioni minime <ul><li>Tastiera </li></ul><ul><ul><li>Inclinabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Separata dallo schermo </li></ul></ul><ul><ul><li>Superficie opaca antiriflesso </li></ul></ul><ul><ul><li>Simboli sui tasti con contrasto </li></ul></ul>
  83. 83. Prescrizioni minime <ul><li>Piano di lavoro </li></ul><ul><ul><li>Superficie poco riflettente </li></ul></ul><ul><ul><li>Di dimensioni sufficienti </li></ul></ul><ul><ul><li>Con disposizione flessibile di schermo e tastiera </li></ul></ul><ul><ul><li>Supporto per documenti stabile e regolabile </li></ul></ul>
  84. 84. Prescrizioni minime <ul><li>Sedile di lavoro </li></ul><ul><ul><li>Stabile </li></ul></ul><ul><ul><li>Permette libertà di movimento </li></ul></ul><ul><ul><li>Permette una posizione comoda </li></ul></ul><ul><ul><li>Schienale regolabile </li></ul></ul>
  85. 85. Prescrizioni minime <ul><li>Posto di lavoro </li></ul><ul><ul><li>Di dimensioni adeguate </li></ul></ul><ul><ul><li>Consente agevoli cambiamenti di posizione </li></ul></ul>
  86. 86. Prescrizioni minime <ul><li>Illuminazione </li></ul><ul><ul><li>Illuminazione sufficiente </li></ul></ul><ul><ul><li>Contrasto appropriato con lo schermo </li></ul></ul><ul><ul><li>Finestre evitano riflessi con lo schermo </li></ul></ul><ul><ul><li>Dotate di dispositivi di copertura adeguati </li></ul></ul>
  87. 87. Prescrizioni minime <ul><li>Il rumore non deve perturbare l’ambiente </li></ul><ul><li>Il calore prodotto non deve essere eccessivo </li></ul>
  88. 88. Consigli <ul><li>Controlli periodici </li></ul><ul><li>Riposare la vista (guardare fuori dalla finestra) </li></ul><ul><li>Evitare di fumare al VDT </li></ul><ul><li>Attenzione agli effetti di ansiolitici, tranquillanti, sonniferi, ecc. </li></ul>
  89. 89. Consigli <ul><li>Schiena eretta </li></ul><ul><li>Distanza dallo schermo tra i 50 e i 90 cm </li></ul><ul><li>Monitor leggermente più basso dell’altezza dello sguardo </li></ul>
  90. 90. Movimentazione carichi <ul><li>Negli Stati Uniti il low-back pain determina una media di 28,6 giorni di assenza per malattia ogni 100 lavoratori; le patologie del rachide sono la principale causa di limitazione lavorativa nelle persone con meno di 45 anni e gli indennizzi per patologie professionali della colonna assorbono il 33% dei costi totali di indennizzo. </li></ul><ul><li>In Italia, le sindromi artrosiche sono, secondo ripetute indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le affezioni croniche di gran lunga più diffuse. </li></ul>
  91. 91. Movimentazione carichi
  92. 92. Movimentazione carichi <ul><li>I ndividuazione dei compiti che comportano una movimentazione manuale potenzialmente a rischio </li></ul><ul><li>M eccanizzazione dei processi in cui vi sia movimentazione di carichi per eliminare il rischio </li></ul><ul><li>A usiliazione degli stessi processi , laddove ciò non sia possibile, e/o l’adozione di adeguate misure organizzative per il massimo contenimento del rischio </li></ul><ul><li>U so condizionato della forza manuale. In quest’ultimo caso si tratta prima di valutare l’esistenza e l’entità del rischio e di adottare le eventuali misure per il suo contenimento </li></ul><ul><li>S orveglianza sanitaria (accertamenti sanitari preventivi e periodici) dei lavoratori addetti ad attività di movimentazione manuale </li></ul><ul><li>I nformazione e la formazione degli stessi lavoratori </li></ul>
  93. 93. Movimentazione manuale carichi
  94. 94. Movimentazione manuale carichi
  95. 95. Ambiente e MMC
  96. 96. MMC: problemi del lavoratore
  97. 97. MMC: movimentazione corretta
  98. 98. MMC: elementi da considerare
  99. 99. MMC <ul><li>Applicazione di tecniche di valutazione del rischio connesso alla movimentazione dei carichi, mediante modalità derivabili dalla letteratura e da linee guida internazionali, che tengono conto dei riferimenti indicati nel D.Lgs 626/94 Titolo V. </li></ul><ul><li>Esempio Metodo di NIOSH: </li></ul><ul><li>applicabile ad azioni di sollevamento, con la possibilità di individuare il cosiddetto “limite di peso raccomandato” attraverso un’equazione che a partire da un massimo peso ideale sollevabile in condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di elementi sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi fattori di demoltiplicazione. E’ quindi possibile ricavare l’indice sintetico di rischio sulla base del quale definire le misure di adeguamento. </li></ul>Analisi delle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi con rischi, tra l’altro, di lesioni dorso-lombari
  100. 100. Caratteristiche dell’ambiente
  101. 101. Lavori elettrici in sicurezza Non si può operare se non è assicurata UNA DOPPIA PROTEZIONE ISOLANTE I guanti isolanti, prima del loro impiego, devono essere verificati a vista e gonfiati per accertarsi che non vi siano lacerature
  102. 102. Rumore <ul><li>Il Rumore è un suono percepito come sensazione sgradevole. </li></ul><ul><li>Effetti : dipendono principalmente dall’intensità del rumore e dalla durata dell’esposizione. </li></ul><ul><li>A livello uditivo l’esposizione a rumore elevato per tempi prolungati può determinare l’insorgenza di ipoacusia neurosensoriale bilaterale . </li></ul><ul><li>Gli effetti extrauditivi, quali quelli sull’apparato digerente, sul cuore e sul sistema nervoso centrale, sono meno conosciuti e la reale capacità del rumore di causare malattie a carico di tali organi è controversa. </li></ul><ul><li>In edilizia le principali fonti di rumore sono: macchine per il movimento terra; betoniere; seghe circolari; compressori; gruppi elettrogeni; martelli e scalpelli demolitori; mole flessibili ecc. </li></ul>
  103. 103. Normativa sul rumore
  104. 104. Rumore nell’ambiente di lavoro
  105. 105. Misura del rumore
  106. 106. Obblighi del datore di lavoro
  107. 107. Rumore: Obblighi del datore di lavoro
  108. 108. Rumore: Prescrizioni
  109. 109. Segnali di pericolo                         Vietato fumare o usare fiamme libere                         Divieto di spegnere con acqua                         Divieto di accesso alle persone non autorizzate                         Vietato fumare
  110. 110. Segnali di avvertimento                         Materiale infiammabile o alta temperatura                         Pericolo generico                         Sostanze corrosive                         Sostanze velenose
  111. 111. Segnali di prescrizione Protezione obbligatoria degli occhi Guanti di protezione obbligatoria Protezione obbligatoria dell’udito Protezione obbligatoria delle vie respiratorie                                                                                                
  112. 112. Tutela delle lavoratrici madri <ul><li>Ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs 151/2001 il datore di lavoro è tenuto ad attuare una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento sul posto di lavoro con riferimento ai rischi particolari legati alla presenza di agenti e condizioni di lavoro. </li></ul>
  113. 113. Pari opportunità: Legge n.1204 del 30 dicembre 1971 <ul><li>Finalità </li></ul><ul><li>Introdurre elementi di tutela </li></ul><ul><li>a favore delle lavoratrici madri </li></ul><ul><li>Lavoratrici interessate </li></ul><ul><li>Divieto di licenziamento </li></ul><ul><li>Esonero da determinati lavori </li></ul><ul><li>Astensione obbligatoria </li></ul><ul><li>Astensione facoltativa </li></ul><ul><li>Sostituzione lavoratrici assenti </li></ul><ul><li>Riposi giornalieri </li></ul>
  114. 114. Pari opportunità:Legge n.903 del 9 dicembre 1977 <ul><li>Finalità </li></ul><ul><li>Introdurre elementi di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro </li></ul><ul><li>Recepimento: </li></ul><ul><li>artt.3 e 37 Costituzione italiana </li></ul><ul><li>art.119 Trattato di Roma </li></ul><ul><li>Direttive comunitarie anni ’70 – ‘80 </li></ul>
  115. 115. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977 <ul><li>Parità di retribuzione per prestazioni uguali o di pari valore </li></ul><ul><li>Parità nell’accesso al lavoro, all’orientamento, alla formazione, all’aggiornamento professionale </li></ul><ul><li>Parità nell’attribuzione delle qualifiche, delle mansioni e nell’avanzamento di carriera </li></ul><ul><li>Diritto di rappresentare l’impresa </li></ul>
  116. 116. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977 <ul><li>… inoltre </li></ul><ul><li>Divieto di lavoro notturno </li></ul><ul><li>Astensione obbligatoria delle lavoratrici per adozione/affidamento preadottivo </li></ul><ul><li>Astensione, in alternativa e date certe condizioni, per il padre lavoratore, anche se adottivo/affidatario </li></ul>
  117. 117. Decreto legislativo 2 feb. 02 n. 25
  118. 118. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - I <ul><li>Nella definizione di agente chimico si intende qualsiasi cosa sia esso sostanza o preparato di natura chimica che rappresenta un pericolo per il lavoratore; pertanto rientrano all'interno del campo di applicazione di questo decreto anche quelle sostanze già prese in considerazione dalla Legge italiana come il piombo e le sostanze cancerogene in generale, (tuttavia il presente decreto non sostituisce le disposizioni specifiche in materia di agenti cancerogeni presenti nel Titolo VII della 626, ma le integra), sia quelle sostanze che pur non essendo pericolose per loro stessa definizione possono comunque rappresentare un pericolo in determinate condizioni, come ad esempio l'acqua bollente o l'azoto liquido; </li></ul>
  119. 119. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - II La produzione, la manipolazione e lo stoccaggio di sostanze chimiche comporta una serie di rischi potenziali da esposizione che possiamo definire Rischio chimico. Possiamo distinguerli in due grandi campi, che spesso sono contemporaneamente presenti nei luoghi di lavoro:
  120. 120. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - III rischi per la sicurezza e rischi acuti: esplosione, incendio, ustioni chimiche, lesioni oculari da contatto, avvelenamento, asfissia; rischi per la salute dovuti all'esposizione cronica a sostanze tossiche o nocive: malattie professionali quali per esempio silicosi, bronchite cronica, tumori.
  121. 121. Rischio chimico: Definizioni
  122. 122. Rischio chimico: Definizioni
  123. 123. Rischio chimico
  124. 124. Rischio chimico
  125. 125. Rischio chimico: valutazione
  126. 126. Sorveglianza sanitaria
  127. 127. Monitoraggio biologico
  128. 128. Cos’è l’amianto
  129. 129. Cos’è l’amianto
  130. 130. Perché è pericoloso
  131. 131. Perché è pericoloso
  132. 132. Perché è pericoloso
  133. 133. Quali malattie può provocare
  134. 134. Dove è stato utilizzato
  135. 135. Dove è stato utilizzato
  136. 136. L’amianto a casa
  137. 137. Cosa fare?
  138. 138. RISCHIO VIBRAZIONI <ul><li>Le vibrazioni sono causate sia da strumenti vibranti manuali che da macchine operatrici. Le prime, a frequenza elevata, interessano il segmento mano-braccio-spalla; le seconde, a frequenza bassa, interessano il corpo intero. </li></ul><ul><li>La “ Malattia da strumenti vibranti ” è causata dal microtrauma ripetuto del segmento mano-braccio. Ci sono concause o fattori scatenanti quali: il freddo, postura e contratture muscolari, peso e forma dello strumento. Le manifestazioni principali sono rappresentate da: fenomeno di Raynaud secondario , artropatie , malattia di Dupuytren. </li></ul>
  139. 139. RISCHIO VIBRAZIONI <ul><li>I danni causati dalle vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, per la guida di macchine operatrici, sono rappresentati essenzialmente dall’ artrosi precoce della colonna vertebrale dorso-lombare . Le possibili misure di prevenzione vanno dalla scelta di strumenti meno pesanti e con minor frequenza di colpi, all’adozione di sedili ergonomici, alla riduzione del tempo di esposizione avvicendando le lavorazioni fra i vari lavoratori esposti. </li></ul>
  140. 140. RISCHIO VIBRAZIONI
  141. 141. Rischio polveri <ul><li>Nelle aziende sono spesso presenti polveri miste di varia composizione che comprendono polveri di silicati contenute nella sabbia o pietrisco usati per il calcestruzzo e polvere di gesso o di calce. Si tratta di polveri a basso o nullo contenuto di silice libera cristallina. Si producono per azioni meccaniche quali lavori di demolizione, manipolazione di materiali polverulenti o friabili. </li></ul>
  142. 142. Rischio polveri <ul><li>Lavori di saldatura con produzione di fumi si effettuano in genere nei lavori di carpenteria in ferro e di idraulica. </li></ul><ul><li>Polveri e fumi determinano patologie acute e croniche di tipo irritativo a carico delle vie respiratorie e dei polmoni. Patologie più specifiche possono determinarsi in relazione alla presenza nei fumi e nelle polveri di particolari agenti chimici. La presenza di silice cristallina può essere causa di quadri di fibrosi polmonare (forme iniziali di silicosi). </li></ul><ul><li>Le misure di prevenzione consistono nell’utilizzo di sistemi di aspirazione (saldatura), di utensili a bassa velocità, nella bagnatura dei materiali, e nell’adozione di dispositivi di protezione individuale . </li></ul>
  143. 143. La programmazione della Gestione della Sicurezza nel Sistema di Gestione Aziendale (OHSAS 18001)
  144. 144. <ul><li>Perché sul lavoro, anche dopo l’entrata in vigore della 626/94, si continua a morire tutti i giorni? </li></ul>
  145. 145. Rispondere a questa domanda non è facile ma è comunque un dovere: <ul><li>Morale </li></ul><ul><li>Giuridico </li></ul>
  146. 146. Art. 41 Costituzione <ul><li>L’iniziativa privata economica è libera. </li></ul><ul><li>Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla: </li></ul><ul><ul><ul><li>sicurezza , </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>alla libertà, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>alla dignità umana… .- </li></ul></ul></ul>
  147. 147. Art. 2087 c.c. <ul><li>L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica , sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. </li></ul><ul><li>Miglioramento Continuo ! </li></ul>
  148. 148. <ul><li>I datori di lavoro , i dirigenti e i preposti che esercitano , dirigono o sovraintendono all'attività indicate all’art. 1, devono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze : </li></ul><ul><li>a) attuare le misure di igiene previste nel presente decreto; </li></ul><ul><li>b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni demeritanti dai rischi predetti; </li></ul><ul><li>c) fornire ai lavoratori i necessari mezzi di protezione; </li></ul><ul><li>d) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di igiene ed usino i mezzi di protezione messi a loro disposizione. </li></ul>Normativa degli anni 50 DPR 547/55: DPR 303/56: <ul><li>I datori di lavoro , i dirigenti ed i preposti che eserciscono , dirigono o sovraintendono alle attività indicate all’art. 1, devono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze : </li></ul><ul><li>a) attuare le misure di sicurezza previste dal presente decreto; </li></ul><ul><li>b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza le norme essenziali di prevenzione mediante affissione, negli ambienti di lavoro, di estratti delle presenti norme o nei casi in cui non sia possibile l’affissione, con altri mezzi; </li></ul><ul><li>c) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di sicurezza ed usino i mezzi di protezione messi a loro disposizione. </li></ul>
  149. 149. Art. 4 del D. Lgs. 626/94 <ul><li>il datore di lavoro: </li></ul><ul><li>comma 2 lett. c) :... programma le misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; </li></ul><ul><li>comma 5 lett. b) . .. aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione ; </li></ul>
  150. 150. HOSAS 18001 Politica di SSL Pianificazione Implementazione ed attività Controllo ed azioni correttive Riesame della Direzione Continuità del Miglioramento
  151. 151. COMPARAZIONE <ul><li>Norme Giuridiche </li></ul><ul><li>Norme Volontarie </li></ul>
  152. 152. Norme Giuridiche <ul><li>547/55 303/56 277/91 494/96 </li></ul>626/94
  153. 153. Norme Volontarie <ul><li>ISO 9000 ISO 14000 </li></ul>OHSAS 18001
  154. 154. Valutazione dei rischi <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 4 comma 1 : il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività, valuta , nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari. </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.3.1: l’organizzazione dovrà stabilire e mantenere delle procedure per </li></ul><ul><ul><li>l’identificazione dei rischi </li></ul></ul><ul><ul><li>la valutazione dei rischi e </li></ul></ul><ul><ul><li>l’implementazione delle necessarie misure di controllo . </li></ul></ul><ul><li>Queste dovranno includere: </li></ul><ul><ul><li>le attività di routine e le attività straordinarie ; </li></ul></ul><ul><ul><li>le attività di tutto il personale che ha accesso al luogo di lavoro (inclusi fornitori e visitatori ); </li></ul></ul><ul><ul><li>le strutture del luogo di lavoro, siano esse fornite dall’organizzazione o da altri. </li></ul></ul><ul><li>--> </li></ul>
  155. 155. Valutazione dei rischi <ul><li>4.3.2.: l’organizzazione dovrà stabilire e mantenere delle procedure per identificare e conformarsi ai requisiti legislativi e agli altri requisiti di SSL che sono applicabili. </li></ul>
  156. 156. Struttura e Responsabilità <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 4 comma 4 lett. a ): il datore di lavoro designa il responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione….; </li></ul><ul><li>art. 4 comma 4 lett. b ):designa gli addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione….; </li></ul><ul><li>art. 8 comma 2 : il datore di lavoro designa….. tra cui il Responsabile del Servizio in possesso di attitudini e capacità adeguate … . </li></ul><ul><li>Art. 9 comma 4 : il Servizio di Prevenzione e Protezione è utilizzato dal datore di lavoro . </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.4.1 : I ruoli , le responsabilità e le autorità del personale che </li></ul><ul><ul><li>gestisce , </li></ul></ul><ul><ul><li>esegue e </li></ul></ul><ul><ul><li>verifica </li></ul></ul><ul><li>attività che influenzano i rischi di SSL delle attività, delle strutture e dei processi dell’organizzazione devono essere definite, documentate e comunicate al fine di facilitare la gestione della SSL. --> </li></ul>
  157. 157. <ul><li>La responsabilità ultima per la salute e sicurezza sul lavoro resta dell’Alta Direzione . </li></ul><ul><li>L’organizzazione dovrà designare un membro dell’Alta Direzione (ad esempio in una grande organizzazione, un componente del Consiglio di Amministrazione o del Comitato Esecutivo ) con la specifica responsabilità di assicurare che il sistema di gestione della SSL sia propriamente implementato in modo conforme ai requisiti in tutte le sedi e in tutte le sfere di attività dell’organizzazione. </li></ul>Struttura e Responsabilità
  158. 158. Struttura e Responsabilità <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 5 comma 1 : ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.4.1 : tutti quelli che hanno responsabilità di gestione dovranno dimostrare il loro impegno per la continuità del miglioramento della prestazione di SSL. </li></ul>
  159. 159. Informazione Formazione Addestramento <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 21 comma 1 : il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva un’adeguata informazione su i rischi …, sulle misure di protezione adottate …, sulle procedure di pronto soccorso , lotta antincendio ed evacuazione dei lavoratori.. . </li></ul><ul><li>Art. 22 comma 1 : il datore di lavoro… assicura che ciascun lavoratore… riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di sicurezza e di salute con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni . </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.4.2 : Il personale dovrà essere competente per svolgere i compiti che possono avere un impatto sulla SSL nel luogo di lavoro. La competenza dovrà essere definita in termini di adeguata </li></ul><ul><ul><ul><li>istruzione , </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>formazione e/o </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>esperienza . </li></ul></ul></ul>
  160. 160. Informazione Formazione Addestramento <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art.38 comma 1 lett.b) : i lavoratori incaricati dell’uso delle attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari, ricevono un addestramento adeguato e specifico che li metta in grado di usare tali attrezzature in modo idoneo e sicuro anche in relazione ai rischi causati ad altre persone. </li></ul><ul><li>art 43, comma 5 : in ogni caso l’addestramento è indispensabile </li></ul><ul><li>a) per ogni DPI che ai sensi dl D. Lgs. 475/92, appartenga alla terza categoria; </li></ul><ul><li>b) per i dispositivi di protezione dell’udito . </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.4.2 : l’organizzazione dovrà definire e mantenere delle procedure per assicurare che il personale che lavora ad ogni funzione e livello sia consapevole </li></ul><ul><ul><li>dell’importanza della conformità alla politica, alle procedure di SSL e ai requisiti del sistema di gestione della SSL; </li></ul></ul><ul><ul><li>delle conseguenze effettive o potenziali per la SSL delle loro attività e dei benefici per la SSL del miglioramento delle prestazioni personali; </li></ul></ul><ul><ul><li>dei propri ruoli e responsabilità nel perseguire la conformità alla politica, alle procedure di SSL e ai requisiti del sistema di gestione della SSL, inclusi la predisposizione di ogni cosa per le emergenze ed i requisiti di risposta; </li></ul></ul><ul><ul><li>delle conseguenze potenziali dello scostamento dalle specifiche procedure operative. </li></ul></ul>
  161. 161. Consultazione e comunicazione <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 7 comma 1 lett. b) : il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all’interno dell’azienda , ovvero dell’unità produttiva, ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, fornisce agli stessi dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.4.3 : l’organizzazione dovrà avere delle procedure per assicurare che le informazioni relative alla SSL siano comunicate al/dal personale e alle/dalle altre parti interessate . </li></ul><ul><li>Il coinvolgimento del personale e le disposizioni relative alle consultazioni dovranno essere documentate e le parti interessate dovranno essere informate . </li></ul>
  162. 162. Riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi / Riesame della Direzione <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 11 comma 1: nelle aziende, ovvero unità produttive, che occupano più di 15 dipendenti , il datore di lavoro, direttamente o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, indice almeno una volta all’anno una riunione cui partecipano </li></ul><ul><li>a) il datore di lavoro o un suo rappresentante; </li></ul><ul><li>b) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi; </li></ul><ul><li>c) il M.C. ove previsto; </li></ul><ul><li>d) il rappresentante per la sicurezza. </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.6 : l’Alta Direzione dell’organizzazione dovrà riesaminare il sistema di gestione della SSL ad intervalli da essa prestabiliti per assicurare la sua continua adeguatezza ed efficacia . </li></ul><ul><li>Il processo di riesame da parte dell’Alta Direzione dovrà assicurare che siano state raccolte tutte le informazioni necessarie perché la Direzione possa svolgere la sua valutazione. </li></ul><ul><li>Questo Riesame dovrà essere documentato . </li></ul>
  163. 163. Riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi / Riesame della Direzione <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 11 comma 2 : nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti: </li></ul><ul><li>a) il documento (di valutazione dei rischi), di cui all’art. 4, commi 2 e 3 ; </li></ul><ul><li>b) l’idoneità dei mezzi di protezione individuale ; </li></ul><ul><li>c) i programmi di informazione e formazione dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute. </li></ul><ul><li>art. 17 comma 1 lett. g) : (..il M.C.) comunica, in occasione delle riunioni di cui all’art. 11, ai rappresentanti per la sicurezza, i risultati anonimi collettivi degli accertamenti clinici e strumentali effettuati e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati. </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.6 : Il riesame della direzione dovrà valutare anche la possibile necessità di cambiamenti </li></ul><ul><ul><li>nella politica , </li></ul></ul><ul><ul><li>negli obiettivi e </li></ul></ul><ul><ul><li>negli altri elementi del sistema di gestione della SSL alla luce dei risultati </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>degli audit del sistema di gestione della SSL; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>del mutare delle circostanze ; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dell’impegno per la continuità del miglioramento . </li></ul></ul></ul>
  164. 164. OHSAS 18001 <ul><li>3.11sistema di gestione : parte del sistema complessivo di gestione che facilita la gestione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro associati al business dell’organizzazione . Include la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, le responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse necessarie per sviluppare , implementare , raggiungere , riesaminare e mantenere la politica dell’organizzazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro . </li></ul>626
  165. 165. Pianificazione <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>?????? </li></ul><ul><li>…… i DPI? Li ho distribuiti , ma tanto non li usa nessuno! </li></ul><ul><li>… .. se si sta a guardare tutto , non si lavora più ! </li></ul><ul><li>…… è tutto a posto, è venuto l’ingegnere ha detto che va bene! </li></ul><ul><li>…… ha tutto il commercialista !!!!!!!!!!! </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>4.3.4: l’organizzazione dovrà stabilire e mantenere un programma di SSL per raggiungere i suoi obiettivi. Questo programma dovrà includere la documentazione: </li></ul><ul><li>delle responsabilità e delle autorità definite per il raggiungimento degli obiettivi nelle relative funzioni e ai relativi livelli dell’organizzazione; </li></ul><ul><li>i mezzi con cui ed i tempi entro cui gli obiettivi devono essere raggiunti. </li></ul>
  166. 166. <ul><li>Amare un sistema di gestione di SSL è eccessivo!!! </li></ul><ul><li>Volerlo è invece indispensabile . </li></ul>
  167. 167. Approccio mentale <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>Imposizione </li></ul><ul><li>Tassa </li></ul><ul><li>Inutile </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>Scelta </li></ul><ul><li>Investimento </li></ul><ul><li>Utile </li></ul>
  168. 168. Verifica <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>art. 11 </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>audits </li></ul><ul><li>riesame della direzione </li></ul>
  169. 169. Documentazione <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>documento di valutazione </li></ul><ul><li>verbalizzazione RR art. 11 </li></ul><ul><li>registro infortuni </li></ul><ul><li>registri vari ( alcuni dei quali non ancora ben definiti a causa del ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi) </li></ul><ul><li>FRAMMENTARIA E NON SUFFICIENTE </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>manuale </li></ul><ul><li>procedure </li></ul><ul><li>istruzioni operative </li></ul><ul><li>verbalizzazione degli audits </li></ul><ul><li>verbalizzazione delle N.C. </li></ul><ul><li>verbalizzazione delle A.C. </li></ul><ul><li>verbalizzazione del riesame della direzione </li></ul><ul><li>MOLTO IMPEGNATIVA ED ESAURIENTE </li></ul>
  170. 170. Comportamenti <ul><li>D. Lgs. 626/94 </li></ul><ul><li>Non incide a sufficienza </li></ul><ul><li>OHSAS 18001 </li></ul><ul><li>Incide profondamente </li></ul>
  171. 171. Conclusioni <ul><li>Perché la 626, che comunque rivolge la propria attenzione molto più agli uomini , rispetto alla normativa degli anni ‘50, non è ancora riuscita ad incidere sui comportamenti? </li></ul>
  172. 172. Conclusioni <ul><li>I successi o gli insuccessi, difficilmente derivano da un’unica causa ed io credo che sarebbe possibile fare un lungo elenco di concause esterne alla 626 che ne hanno provocato il parziale fallimento: </li></ul><ul><li>impreparazione culturale </li></ul><ul><li>mancanza di professionisti esperti e/o comunque certificati </li></ul><ul><li>inadeguatezza delle strutture </li></ul><ul><li>applicazione spesso più formale che sostanziale (vedi Monitoraggio 626) </li></ul><ul><li>ecc.. </li></ul>
  173. 173. Conclusioni <ul><li>Ma vi sono alcune cause intrinseche alla 626 che hanno limitato i risultati che ci si aspettava e che sono: </li></ul><ul><li>la documentazione inadeguata; </li></ul><ul><li>una formazione troppo generica e teorica; </li></ul><ul><li>un addestramento appena accennato; </li></ul><ul><li>ma soprattutto manca quasi completamente la verifica del Sistema messo in atto. </li></ul>
  174. 174. Conclusioni <ul><li>Ma nonostante ciò, si può senz’altro dire che la 626 non solo non è stata inutile , ma anzi è stata fondamentale ! </li></ul>
  175. 175. Conclusioni <ul><li>Non credo che saremmo qui oggi a parlare di sistemi di gestione di SSL , addirittura da integrare con quelli di Ambiente e Qualità , se la 626 non avesse fatto da ariete nello sfondare il muro di indifferenza che aveva ricoperto tutta la normativa antinfortunistica precedente. </li></ul>
  176. 176. Conclusioni <ul><li>Certo il sistema messo in piedi dalla 626 è un sistema incompleto che va integrato. </li></ul><ul><li>Credo che tale integrazione con le OHSAS 18001 non solo sia possibile, ma anzi sia naturale e doverosa per tutti gli imprenditori che, indipendentemente dalla tipologia e dalle dimensioni delle proprie imprese , vogliano adottare, nel rispetto dell’art. 2087 del codice civile: </li></ul><ul><li>“ ... le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.” </li></ul><ul><li>(Si.Ge. P.I.) </li></ul><ul><li>Sistema di Gestione per la Prevenzione Integrata </li></ul>
  177. 177. Conclusioni <ul><li>Ma in realtà nessuna azienda sia in grado di costruire un buon sistema di gestione della Qualità, se non coordinandolo ed integrandolo con quelli relativi all’Ambiente e alla Sicurezza dei Lavoratori. </li></ul>
  178. 178. Qualità e normativa <ul><li>Documenti Normativi </li></ul><ul><li>Sistemi Qualità </li></ul><ul><li>Industria e Marcatura CE </li></ul><ul><li>Ricerca </li></ul><ul><li>Conclusioni </li></ul>
  179. 179. Direttiva macchine
  180. 180. Direttiva macchine
  181. 181. Direttiva macchine
  182. 182. Direttiva macchine
  183. 183. Direttiva macchine
  184. 184. Direttiva macchine
  185. 185. Direttiva macchine
  186. 186. CE Definire lo Stato dell’Arte nei rispettivi settori di competenza sulla base delle attuali tecnologie e conoscenze Esempio: Direttiva CEE 84/539 Esempio: L.46/90 Esempio: Apposizione Marchi di Qualità Documenti Normativi Finalità ed Uso Finalità Facoltativo Cogente Volontario In quanto la sua applicazione è resa obbligatoria da precise disposizioni di Legge Nei casi in cui la Legge lo prevede come condizione sufficiente ma non esclusiva per poter dimostrare la necessaria rispondenza alla Regola o Stato dell’Arte o ai Requisiti essenziali (Direttive CEE) In quanto la rispondenza alla normativa rappresenta una garanzia interna all’azienda e/o un fattore strategico di competitività Uso
  187. 187. Norme di Prodotto /Impianto <ul><li>Costruzione </li></ul><ul><li>Sicurezza </li></ul><ul><li>Prestazioni </li></ul><ul><li>Standard dimensionali e di interfaccia </li></ul>Norme di Sistema <ul><li>Qualità (ISO 9000) </li></ul><ul><li>Ambiente (EN 14000) </li></ul>Norme di Processo <ul><li>Misurazione e controllo dei processi industriali </li></ul><ul><li>Metodi di prova e di misura </li></ul><ul><li>Tecnologie di fabbricazione (norme di uso generale) </li></ul><ul><li>Sistemi di automazione industriale (applicazioni informatiche nell’industria) </li></ul>Documenti Normativi Tipologia CE
  188. 188. Documenti Normativi Iter per la pubblicazione delle Norme CEI CE
  189. 189. Obiettivi primari da raggiungere (es. per un’automobile: consumi ridotti, bassa rumorosità, comfort di guida, design, ecc.) Rispondenza fra le prestazioni qualificanti dichiarate (o implicitamente promesse o previste) e quelle effettive Livello delle prestazioni qualificanti Sistemi Qualità Concetti e definizioni principali CE Prestazioni qualificanti Qualità Eccellenza
  190. 190. Elaborazione di un Manuale della Qualità in cui vengono raccolti i documenti riguardanti la Gestione della Qualità dell’azienda; in particolare debbono essere analizzati e descritti in modo chiaro ed esaustivo tutti gli argomenti trattati nei rispettivi punti facenti parte di questo elenco. Definizione di specifiche procedure tecniche e gestionali per l’ organizzazione , la gestione ed i controlli delle varie attività operative riguardanti la progettazione e realizzazione del prodotto o servizio oggetto dell’attività e le conseguenti verifiche finali . Pianificazione ed effettuazione di appositi audit atti a verificare l’adeguatezza e la corretta applicazione delle procedure tecniche e gestionali contenute nel Manuale della Qualità. Verifica dell’adeguatezza delle risorse umane (organigramma), strumentali (attrezzature) ed ambientali (locali) in relazione a quanto riportato nella Politica della Qualità. Definizione del settore operativo dell’Azienda Individuazioni delle prestazioni qualificanti e dei conseguenti obiettivi primari da raggiungere, a questo si dà il nome di: “ Politica della Qualità ” Definizione ed attuazione del Riesame della Direzione sulla base dei risultati degli audit sia per quanto attiene le non conformità riscontrate, l’adozione di azioni correttive ed eventuali interventi migliorativi . Predisposizione di un adeguato sistema di formazione ed informazione di tutti i soggetti (ai vari livelli) coinvolti nel S.Q. in relazione alle specifiche competenze ed attribuzioni. Sistemi Qualità Schema tipico per la realizzazione di un S.Q. CE
  191. 191. Qualità del prodotto o servizio Soddisfazione nel lavoro/carriera Risultati dell'investimento Continue opportunità di lavoro Sistemi Qualità Aspettative ed esigenze tipiche dei gruppi coinvolti in un S.Q. CE Gruppi principali coinvolti Aspettative o esigenze tipiche Clienti/Utenti Dipendenti Proprietari Subfornitori
  192. 192. Sistemi Qualità Sistema Qualità Italia CE Organismi internazionali (EA - CEN - CENELEC - ISO - IEC)
  193. 193. Industria e Marcatura CE Obiettivi dell’Unione Europea CE Realizzare un grande mercato garantendo la libera circolazione di persone, capitali, merci e servizi. Preservare la sicurezza e la salute dei lavoratori, la sicurezza e la protezione dell’ambiente e dei consumatori
  194. 194. Industria e Marcatura CE Direttive Europee Relative alla sicurezza e alla salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente CE Direttive Sociali Che coinvolgono l’uso e lo smaltimento dei prodotti e quindi primariamente destinate agli utilizzatori (es. Direttiva 89/391 recepita in Italia dalla L.626/94 relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori) Direttive di Prodotto Mirate alla libera circolazione dei prodotti e destinate quindi ai costruttori degli stessi Direttive di Prodotto Antecedenti il “Nuovo Approccio ” (anni 60-70) Direttive di Prodotto “Nuovo Approccio ”
  195. 195. Industria e Marcatura CE Direttive di Prodotto Antecedenti il “Nuovo Approccio” CE Definizione dettagliata dei requisiti tecnici per ogni singolo prodotto Difficoltà di codificare in modo unitario specifiche tecniche disparate e pertanto campo di applicazione limitato Imbuto della decisione finale , in quanto richiesta votazione unanime in seno al Consiglio CE e pertanto tempi di elaborazione ultradecennali Rapida obsolescenza ed estrema rigidità del contenuto tecnico in quanto facente parte integrante della Direttiva stessa Difficoltà in merito all’interpretazione autentica dei dettami e dell’estensione della legge (ad es. non viene definito il ruolo dell’Organismo Notificato).
  196. 196. Industria e Marcatura CE Direttive di Prodotto “Nuovo Approccio” Principali atti preparatori CE Moduli Decisione 93/465 Relativa alle procedure di valutazione della conformità : dal controllo interno di fabbricazione (Mod.A) all’utilizzo di un sistema qualità completo ed approvato (Mod.H) in relazione alla criticità (pericolosità) del prodotto. Nuovo Approccio Risoluzione del 7/5/85 1) Vasto campo di applicazione . 2) Libera circolazione garantita ai prodotti rispondenti ai requisiti essenziali definiti nelle singole Direttive. 3) Interpretazione tecnica dei requisiti essenziali demandata alle norme armonizzate (CEN/CENELEC). 4) Presunzione di conformità (ai requisiti essenziali) per i prodotti conformi alle norme armonizzate . 5) Dimostrazione della conformità attuata tramite procedure specifiche detti “ Moduli ” (da A ad H), indicati nelle singole Direttive in relazione livello di pericolosità dei prodotti trattati. 6) Apposizione (sul prodotto) della marcatura CE che attesta la rispondenza a tutte le Direttive Comunitarie ad esso applicabili. Norme Direttiva 89/189 Che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle procedure tecniche
  197. 197. Industria e Marcatura CE Centro CESVIT-CE.TA.CE. (CEntro TAratura e CErtificazione) CESVIT Agenzia per l’Alta Tecnologia S.p.A . CE Università degli studi di Firenze Provincia di Firenze Regione Toscana Camera di Commercio di Firenze Comune di Firenze Ente Cassa di Risparmio di Firenze Associazione Industriali della Provincia di Firenze Promolavoro Azionisti CE.TA.CE. CEntro TAratura e CErtificazione. CQ-WARE Software Engineering S.I.R. Servizi Innovazione e Ricerca Servizi
  198. 198. CE.TA.CE. Industria e Marcatura CE Centro CESVIT-CE.TA.CE. (CEntro TAratura e CErtificazione) <ul><li>Altre attività: rilascio di rapporti di prova su base normativa o di capitolato relativi </li></ul><ul><li>a: prove elettriche , prove meccaniche , prove climatiche e prove EMC . </li></ul>Altre attività: tarature non convenzionate di temperatura da - 30 °C a 500 °C, tarature di sistemi per la verifica degli impianti secondo la corrispondente normativa. CE Laboratorio Prove Laboratorio Metrologico Organismo notificato Direttiva CEE 73/23 (Direttiva Bassa Tensione) Relazioni ed Attestati di conformità ai requisiti essenziali ovvero rispondenza alle relative Norme Armonizzate per i prodotti elettrici funzionanti a tensioni comprese fra 50 e 1000 V in c.a. e 75 e 1500 in c.c. Organismo notificato Direttiva CEE 89/392 (Direttiva Macchine) Certificazione CE per i dispositivi di sicurezza utilizzati per la protezione delle persone contro i rischi meccanici sulle macchine. Organismo Competente Direttiva CEE 89/336 (Direttiva EMC) Relazioni ed Attestati di conformità ai requisiti essenziali per i seguenti apparati: ricevitori di radiodiffusione sonora e televisiva; apparecchiature industriali; apparecchiature scientifiche; apparecchiature di tecnologia dell'informazione; elettrodomestici ed apparecchiature elettroniche per uso domestico; apparecchi didattici elettronici; apparecchiature per illuminazione e lampade fluorescenti. Centro SIT 56/E Frequenza Intervallo di tempo Tensione continua Tensione alternata Corrente alternata Corrente continua Resistenza in c.c. Potenza attiva
  199. 199. Strutture Universitarie Normative di Sistema (ISO 9000 e EN14000) <ul><li>definizione degli obiettivi che il laboratorio si prefigge (es.:definire ed ottimizzare le modalità di accesso agli studenti per le esercitazioni, fornire un adeguato supporto in termini di risorse umane e strumentali ai laureandi, gestire e custodire adeguatamente la strumentazione assegnata, stabilire le modalità di interfaccia con l'esterno sia in relazione alle attività conto terzi che ai semplici fornitori, adeguato livello formativo del personale addetto alle varie attività del laboratorio); </li></ul><ul><li>definizione catalogazione e descrizione delle risorse impiegate (es.: locali, impianti, attrezzature, strumentazione, ecc.); </li></ul><ul><li>definizione della struttura organizzativa del personale addetto al Laboratorio con esplicitazione dei ruoli e delle competenze; </li></ul><ul><li>definizione delle modalità di accesso ai servizi del Laboratorio (studenti, laureandi, dottorandi, personale docente e non docente, esterni); </li></ul><ul><li>definizione e strutturazione delle interfacce del Laboratorio (es.: direzione, unità amministrativa, altri laboratori interni ed esterni); </li></ul>Esempio di applicazione di un S.Q. per un Laboratorio didattico Universitario <ul><li>definizione delle procedure per la gestione dei beni (es.: acquisto, accettazione, inventario, messa in funzione, manutenzione ordinaria e straordinaria, dismissione e smaltimento); </li></ul><ul><li>definizione delle procedure per gli audit interni, il riesame della Direzione e la gestione della formazione del personale. </li></ul>CE Organizzazione e gestione di una struttura Universitaria (Istituto o singolo Laboratorio)
  200. 200. Normative di Prodotto/Impianto (CEI-UNI-EN-ISO) Strutture Universitarie Esempio di correlazione fra oggetto della ricerca e Normativa di Prodotto/Impianto Titolo: impiego delle reti elettriche di potenza per la trasmissione dati Normative di Prodotto/Impianto riguardanti le caratteristiche costruttive ed elettriche dei cavi ed i protocolli di trasmissione dati e quelle relative alle reti elettriche di potenza Normative di Prodotto/Impianto riguardanti la sicurezza elettrica e compatibilità elettromagnetica degli apparati e degli impianti Ricerca (per la parte strumentale si veda la diapositiva successiva) CE Acquisizione dei riferimenti riguardanti le attuali conoscenze sull’argomento oggetto della ricerca <ul><li>Attuale Stato dell’Arte in merito a: </li></ul><ul><li>reti di telecomunicazione; </li></ul><ul><li>segnali e protocolli per la trasmissione dei dati; </li></ul><ul><li>reti elettriche di potenza. </li></ul>Attuale Stato dell’Arte in merito agli aspetti di sicurezza elettrica e compatibilità elettromagnetica relativi sia alle caratteristiche degli Impianti/Apparati esistenti che a quelli realizzati a seguito della ricerca.
  201. 201. Norme di Processo (Metodi di prova,standard metrologici,misura e taratura) Strutture Universitarie L.I.S.N. Line Impedance Stabilization Network Norma CISPR 16: Specifiche dei metodi e degli apparati di misura delle perturbazioni radioelettriche e di immunità alle perturbazioni radioelettriche Esempio di correlazione fra oggetto della ricerca e Normativa di Prodotto/Impianto Titolo: impiego delle reti elettriche di potenza per la trasmissione dati CE Misurazioni e verifiche strumentali Verifiche sperimentali su rete elettriche di potenza
  202. 202. Conclusioni Risulta evidente, per quanto detto, che la conoscenza e la corretta applicazione della Normativa è di fondamentale importanza sia nel settore della produzione che in quello della ricerca. Una maggiore diffusione , conoscenza e corretta applicazione della Normativa determinerebbe sicuramente notevoli vantaggi derivanti da una migliore organizzazione e gestione delle varie attività, con prodotti e/o servizi risultanti ottimizzati per le reali esigenze degli utenti, riduzione degli sprechi e accrescimento del benessere e della salute collettiva . Gli ostacoli per una maggiore diffusione ed applicazione della Normativa sono dovuti principalmente a questi fattori: - elevato costo ; - difficile reperibilità ; - difficoltà applicative dovute alla scarsa propensione a modificare abitudini, metodi di lavoro e standard costruttivi.

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