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9 Richiami Di Chimica

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    9 Richiami Di Chimica 9 Richiami Di Chimica Presentation Transcript

    • Bonifiche - Richiami di fisica e chimica
    • P = 4 kg  9,8 m/s 2 = 39 N P = 4 kg  1,6 m/s 2 = 6,4 N S ulla Luna il peso di un corpo è circa sei volte inferiore che sulla Terra: la forza di gravità diminuisce a mano a mano che ci si allontana dal centro della Terra.
      • Grandezze fisiche: definizioni operative Massa e Peso
    • La pressione è il rapporto fra la forza F che agisce perpendicolarmente a una superficie e l’area s della superficie stessa p = F / s L’unità di misura nel SI è il pascal (Pa), dove 1 Pa = 1 N/m 2 = 1  kg  m –1  s –2
      • Grandezze fisiche: definizioni operative Pressione
    • La pressione dei gas si misura con il manometro. La pressione atmosferica si misura con il barometro.
      • Grandezze fisiche: definizioni operative Pressione
    • La densit à (kg/m 3 ) di un corpo è il rapporto fra la sua massa e il suo volume: d = m / V m = d  V V = m/d
      • Grandezze fisiche: definizioni operative Densità
    • La misura della temperatura viene effettuata dai termometri. I termometri possono essere graduate secondo diverse scale termometriche. Le più usate sono: • scala Celsius (°C) • scala Kelvin (K) T (K) = t (°C) + 273,15 t (°C) = T (K) - 273,15 3. Grandezze fisiche: definizioni operative Calore e Temperatura
    • Il calore è energia che passa da un corpo a temperatura maggiore a uno a temperatura minore, e dipende dalla quantità di materia che viene coinvolta. 3. Grandezze fisiche: definizioni operative Calore e Temperatura
      • I mattoni della materia Elementi e composti
    • Gli elementi a oggi conosciuti sono 118: • 92 sono presenti in natura* • 26 sono stati scoperti** *più che altro sotto forma di composti e raramente nella forma elementare ** nel corso di ricerche sull’energia atomica oppure con reazioni nucleari 4. I mattoni della materia Gli elementi
    • La classificazione degli elementi oggi utilizzata è stata proposta dal russo Dmitrij Mendeleev nel 1869. Mendeleev classificò gli elementi in base alle loro proprietà chimiche e fisiche, ordinandoli in una struttura detta tavola periodica .
      • I mattoni della materia La classificazione degli elementi
    • 4. I mattoni della materia La classificazione degli elementi
    • 4. I mattoni della materia Il numero atomico I nuclei di atomi diversi presentano diversa carica positiva, quindi contengono un diverso numero di protoni. Il numero di protoni presenti nel nucleo di un atomo è detto numero atomico (Z). Se l’atomo è neutro il numero dei protoni è uguale al numero degli elettroni.
    • 4. I mattoni della materia Il numero atomico Il numero atomico è caratteristico di ogni elemento ed è la grandezza fondamentale che lo identifica. Moseley dimostrò sperimentalmente che la posizione degli elementi nella tavola periodica dipende dal numero di cariche positive presenti nel nucleo, ovvero dal numero di protoni.
    • 4. I mattoni della materia Il numero di massa Le masse atomiche relative degli elementi sono circa il doppio del valore del loro numero atomico. Oltre ai protoni, nel nucleo ci sono altre particelle: i neutroni . neutroni + protoni = nucleoni Numero di nucleoni = numero di massa Il numero di massa (A) è uguale alla somma del numero di protoni (Z) e del numero di neutroni ( n° ) contenuti nel nucleo A = Z + n ° Conoscendo il numero atomico e il numero di massa di un elemento si può calcolare il numero di neutroni contenuti nel suo nucleo: n ° = A - Z
    • Stati fisici della materia
    • Temperatura di fusione
      • E' la temperatura alla quale avviene il passaggi odi un corpo dallo stato solido allo stato liquido, alla pressione atmosferica. Una sostanza solida a temperatura ambiente è, generalmente, meno reattiva di una sostanza liquida o gassosa.
    • Temperatura di ebollizione
      • E' la temperatura alla quale avviene in maniera rapida e tumultuosa il passaggio dallo stato liquido allo stato gassoso.
      • Se rammentiamo che la combustione è una reazione che avviene allo stato gassoso ci rendiamo subito conto che per un liquido combustibile quanto più alto è il punto di ebollizione tanto minore è il pericolo per l'uomo e l'ambiente poiché è minore la tendenza della sostanza a passare in fase aeriforme, che ne facilita la dispersione e la reattività.
    • Tensione di vapore
      • Il fenomeno della evaporazione consiste nel passaggio dallo stato liquido a quello di vapore e si manifesta con abbandono del liquido da parte di alcune particelle.
      • Il processo avviene soltanto in superficie e non all'interno della massa ed è tanto più intenso quanto più alta è la temperatura.
      • Non tutte le particelle che si staccano dalla superficie del liquido se ne allontanano definitivamente, molte di esse vi ricadono.
      • La superficie di un liquido non è qualcosa di fisso e immobile, è piuttosto un sistema dinamico, in cui evaporazione e condensazione avvengono contemporaneamente.
      • Le molecole evaporate danno luogo ad una pressione parziale, detta tensione di vapore.
    • Punto di infiammabilità
      • E' la più bassa temperatura alla quale un liquido combustibile emette vapori in quantità tali da formare con l'aria una miscela che si accende in presenza di un innesco.
    • Combustione
      • La combustione è una reazione chimica nella quale un combustibile, sostanza ossidabile, reagisce con un comburente, sostanza ossidante, liberando energia, in genere sotto forma di calore.
      • In chimica, ossidazione vuol dire semplicemente perdita di elettroni, riduzione vuol dire acquisto di elettroni.
      • Pertanto i combustibili perdono elettroni, cioè si ossidano, i comburenti acquistano elettroni, cioè si riducono.
      • Nelle reazioni di combustione i reagenti hanno più energia dei prodotti di reazione e la differenza tra i due valori di energia è pari al calore emesso.
    • Calori di combustione Reazione Energia liberata (MJ / Kg) H2+0,5 O2  H2O Idrogeno 142 CH4 + O2  CO2+H2O Metano 55 C8H18 + 12,5 O2  8CO2 + 9 H2O Benzina 48 Mg + 0,5 O2  MgO Magnesio 24,5 CH4+4F2  CF4 + 4HF Fluoro 104,5 CH4 + 4Cl2  4HCl Cloro 27
    • Propagazione della combustione
      • Si faccia riferimento ad una miscela combustibile - comburente in fase gassosa nella quale un punto venga portato, da un innesco, alla temperatura necessaria all'inizio della reazione. La propagazione della fiamma da quel punto può aver luogo con la velocità a cui il calore sviluppato dalla combustione riesce a portare alla temperatura necessaria le zone vicine.
    • Campo di infiammabilità
      • La fiamma può propagarsi solo entro un ben determinato intervallo di rapporti di miscela: gli estremi di questo intervallo si definiscono limite inferiore e limite superiore di infiammabilità.
      • L'ampiezza del campo di infiammabilità dei combustibili dipende dalla loro reattività e risulta funzione della pressione e della temperatura.
      • Di solito si fa riferimento alle condizioni normali, cioè alla pressione di 1 atmosfera ed alla temperatura di 0°C.
    • Campo di infiammabilità
    • Infiammabilità: classificazione
      • ) i combustibili liquidi si suddividono in:
      • - Liquidi infiammabili (Categoria A) punto di infiammabilità < 21°C
      • -  Liquidi combustibili (Categoria B) punto di infiammabità compreso tra 21°C e 65°C
      • -  Oli minerali (Categoria C) suddivisi in:
      • -         Oli combustibili punto inf. Tra 65°C e 125°C
      •     Oli lubrificanti punto inf > 125°C
    • Temperatura di accensione
      • E' la più bassa temperatura che deve raggiungere una sostanza combustibile perché possa accendersi spontaneamente e bruciare senza che si somministri ulteriore calore.
    • Temperatura di accensione Sostanza Temperatura di accensione in °C Acetilene 300 Acetone 540 Benzina 250 Fosforo giallo 280 Gasolio 220 Idrogeno 560 Pentano 420 Ossido di carbonio 610
    • Peso specifico
      • E' definito come rapporto tra il peso della sostanza allo stato liquido e quello di un ugual volume di acqua a pressione e temperatura ambiente.
      Sostanza Pesospecifico relativo all'acqua Acetone 0,79 Benzina 0,70 Gasolio 0,82 Pentano 0,62 Nitrobenzolo 1,20
    • Peso specifico
      • Questa grandezza risulta utile, fra l'altro, per individuare il mezzo di estinzione pi efficace nel caso di incendio da combustibili liquidi. Se per esempio il combustibile ha densità inferiore all'acqua (<=1) deve essere preferito l'uso di schiumogeni; l'impiego di acqua, non consentirebbe la &quot;copertura&quot; del liquido che galleggerebbe continuando a bruciare.
    • Densità di vapore
      • E' definita come rapporto tra il peso della sostanza della sostanza allo stato di vapore e quello di un ugual volume di aria a pressione e temperatura ambiente. Essa fornisce informazioni sul destino dei gas o vapori dopo l'emissione accidentale: e se maggiore di 1 gas o vapori tendono a rimanere stratificati in prossimità del suolo, se inferiore a 1 gas e vapori salgono verso l'alto.
    • Potere calorifico
      • Si definisce potere calorifico di un combustibile la quantità di calore sviluppata dalla combustione completa dell'unità di massa o di volume del combustibile stesso.
      • Esso si esprime im MJ/Kg (megajoule al Chilogrammo) per i combustibili liquidi o solidi ed in MJ/Nm3 (megajoule al Normal metro cubo) per i combustibili gassosi.
      • Il potere calorifico si distingue in superiore o inferiore a seconda che viene considerato o meno il calore di condensazione del vapore acqueo presente nei prodotti della combustione.
    • Scala cromatica delle T
    • Classificazione per proprietà fisico-chimiche
      • Sostanze inerti
      • Sostanze combustibili
      • Sostanze comburenti
      • Sostanze fortemente reattive
      • Sostanze tossiche
      • Sostanze irritanti
      • Sostanze asfissianti
      • Sostanze polverose
      • Sostanze corrosive
    • Sostanze inerti
      • Una sostanza detta neutra o inerte se non partecipa a nessuna reazione chimica e pertanto non infiammabile, n comburente, n tossica.
      • Il pericolo per l'uomo, associabile ad esempio ad un gas inerte, l'asfissia.
      • Infatti se questo fosse presente in un ambiente in quantità tali da ridurre il tenore di ossigeno dell'aria al 18% darebbe luogo a difficoltà di respirazione.
      • I gas inerti si conservano allo stato compresso o liquefatto.
    • Sostanza combustibile
      • Ogni combustibile ha, nei confronti della combustione, un'attitudine propria e un proprio comportamento che in relazione a ciascun comburente sono definiti dalle grandezze viste sopra:
      • -          temperatura d'autoaccensione;
      • -          campo d'infiammabilità;
      • -          campo di esplosività;
      • -          ecc.
    • Sostanze comburente
      • Il ruolo e il comportamento di un gas comburente nella combustione definito dalle stesse grandezze fisiche descritte per il combustibile.
      • Un gas comburente partecipa alla combustione, la attiva e la mantiene anche in assenza di aria.
      • Il più noto e diffuso comburente l'ossigeno dell'aria; altri comburenti a base d'ossigeno sono il protossido di azoto N 2 O, il biossido di azoto NO 2 , l'ossido di azoto NO.
      • Nella categoria dei comburenti rientrano anche gli alogeni (fluoro e cloro) e quindi le sostanze capaci di liberarli.
      • I gas comburenti sono ordinariamente conservati compressi liquefatti.
    • Sostanze fortemente reattive
      • La trasformazione di una sostanza fortemente reattiva o instabile ha spesso luogo con manifestazioni pi o meno rapide: l'innalzamento di pressione, il rilascio termico, lo scoppio del contenitore, ecc.
      • I gas fortemente reattivi sono conservati in contenitori predisposti in modo da prevenire o da impedire le azioni suscettibili di causare l'instabilità del gas.
      • Le modalità di conservazione tendono ad evitare il coinvolgimento di contenitori in incidenti di qualsiasi natura e ad attenuare la reattivitàà del gas regolando i valori delle proprietà chimico-fisiche con l'impiego di sostanze inibitrici, di catalizzatori e di solventi liquidi.
    • Sostanze tossiche
      • Tra le sostanza con carattere tossico non sono presenti solo i gas, ma anche le polveri, fumi, nebbie ed aerosol che possono presentare un alto grado di rischio per la salute dell'uomo a causa della azione tossicologica.
      • Tali sostanze possono penetrare nell'organismo per inalazione (le vie respiratorie costituiscono senza dubbio il percorso più rapido e diretto) assorbimento cutaneo o per via gastrointestinale..
      • Gli effetti dei disturbi possono essere locali o generali, temporanei o permanenti.
    • Sostenza tossiche
      • Gli aeriformi, in considerazione dell'azione che svolgono, possono essere classificati in:
      • - irritanti;
      • - asfissianti;
      • - narcotici;
      • - veleni;
      • - tossici;
      • - allergizzanti.
    • Sostanze irritanti
      • Gli irritanti attaccano le mucose e, principalmente, l'apparato respiratorio.
      • Se solubili in acqua si arrestano al primo tratto dell'apparato respiratorio assorbiti dall'umidità presente in questa zona. Gas di questo tipo sono, ad esempio, l'ammoniaca e l'anidride solforica.
      • Gli irritanti moderatamente solubili o insolubili tendono a penetrare all'interno dell'apparato respiratorio sino ad attaccare gli alveoli polmonari. Presentano un simile comportamento, fra gli altri, gli Alogeni, l'Ozono, il Pentacloruro di Fosforo, il Tricloruro di Fosforo, l'Ossido di azoto, il Fosgene.
    • Sostanze asfissianti
      • Gli asfissianti interferiscono con i processi di scambio di ossigeno che si sviluppano nell'organismo umano.
      • Gli &quot;asfissianti semplici&quot; sottraggono l'ossigeno necessario alla respirazione e sono anche noti come &quot;soffocanti&quot; (anidride carbonica, idrogeno, azoto, metano, ecc.); il loro effetto dannoso si elimina rimuovendo la causa.
      • Gli asfissianti chimici (ossido di carbonio, acido cianidrico, anilina, nitrobenzene, nitrito di sodio, acido solfidrico) agiscono a livello dei trasportatori di ossigeno danneggiandoli in modo stabile; il loro effetto non può quindi essere eliminato facilmente.
    • Sostanze tossiche
      • I narcotici deprimono l'attività del sistema nervoso centrale e procurano incoscienza.
      • Allergizzanti : provocano fenomeni di allergia varia in considerazione anche del grado di sensibilità del soggetto esposto.
      • I veleni compromettono e distruggono gli organi interni del corpo umano. Gli effetti vanno dall'irritazione, all'infiammazione, alla necrosi del tessuto, alla paralisi e alla morte dell'individuo.
    • Sostanze tossiche
      • I Tossici (ad es. diclorobenzolo) agiscono sul sistema nervoso centrale, sul sistema emopoietico e su determinati organi (p.es. fegato, milza, reni, ecc.) alterandone il funzionamento. Possono essere caratterizzati anche da azione teratogena (ad es. fenoli clorurati) (alterazione di un evento evolutivo tipico del feto), cancerogena (ad es. anilina) (determina un significativo aumento del tasso di tumori maligni nell'uomo) o mutagena (ad es. ammine aromatiche) (modificazioni a carico del materiale genetico responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari).
    • Sostanze tossiche
      • Gli effetti tossici sono ovviamente legati al tempo di esposizione ed al grado di tossicità della sostanza.
      • La pericolosità di talune sostanze viene sovente indicata con la grandezza &quot;dose letale&quot;, che è la quantità di sostanza tossica espressa in milligrammi, per chilogrammo di peso corporeo, che provoca in una data popolazione di cavie una prefissata percentuale di decessi (per es. il 50%); se la somministrazione è effettuata per inalazione la concentrazione letale è indicata con l'acronimo CL; se la somministrazione è eseguita per assorbimento cutaneo la dose letale sarà indicata sempre con DL.
    • Classificazione sostanze tossiche
    • Sostanze polverose
      • L'azione fisica prevalente è quella meccanica che provoca processi irritativi acuti, subacuti o cronici a carico dell'apparato respiratorio con riniti, faringiti, bronchiti o broncopolmoniti.
      • Essa può manifestarsi anche sulla pelle e sugli occhi dando origine a eritemi, dermatiti, congiuntiviti, ecc.
      • A questa categoria appartengono le polveri silicee e le polveri di amianto.
      • Polvere ad azione chimica locale (p. es. le polveri caustiche) o generale (es. la polvere di piombo, di nichel, di cobalto, ecc) sono invece capaci di produrre delle reazioni tossiche patologiche in varie parti dell'organismo (saturnismo).
    • Sostanze polverose
      • Tra le polveri ad azione infettante si annoverano quelle industriali dei residui animali, fra le allergizzanti, in primo luogo le polveri di cemento.
      • Le polveri ad azione radioattiva infine sono quelle che si producono durante la lavorazione di sostanze radioattive che attaccano distruggendo le cellule degli organi interessati.
    • Sostanze corrosive
      • Le sostanze corrosive, la maggior parte delle quali sono anche tossiche, hanno una spiccata tendenza ad aggredire i tessuti del corpo umano ed i materiali pi diffusamente impiegati per la realizzazione di manufatti (es. metalli, tessuti, ecc.). L'effetto aggressivo si manifesta prevalentemente e più fortemente in presenza di umidità; invece allo stato anidro molti gas perdono tali effetti corrosivi.
      • I gas corrosivi producono sui tessuti del corpo umano un'azione distruttiva.
      • Tale azione sull'epidermide si manifesta con scottature che talvolta compaiono in un tempo differito rispetto a quello del contatto.
    • Esplosivi
      • Una sostanza è considerata esplosiva se per riscaldamento, urto o sfregamento si decompone violentemente sviluppando volumi di gas notevolmente maggiori del suo volume iniziale con effetti termici, luminosi e meccanici. Un esplosivo può consistere di una sola sostanza a composizione chimica ben definita (per es. trinitrotoluene) od essere un miscuglio di due o più sostanze non tutte necessariamente esplosive(per es. polvere nera).
    • Esplosivi
      • La maggior parte degli esplosivi contiene ossigeno, idrogeno e carbonio; fanno eccezione gli azotidrati dei metalli pesanti che, pur essendo spiccatamente esplosivi non contengono né idrogeno, né ossigeno, né carbonio; la loro reazione esplosiva consiste nella demolizione della molecola con liberazione dei singoli elementi costituenti.
      • Esistono grandi differenze nella velocità di decomposizione dei vari esplosivi, dovute non soltanto alla natura chimica ma anche alla maniera in cui viene provocata l'esplosione ed alle condizioni nelle quali essa avviene.
    • Esplosivi
      • La velocità della reazione esplosiva, anche se quest'ultima è praticamente istantanea, presenta però valori molto diversi dando luogo a diverse forme di esplosione, con effetti diversi.
      • Sostanzialmente queste forme possono raggrupparsi sotto due categorie:
      • -         deflagrazioni (durata della reazione dell'ordine del secondo);
      • detonazioni (durata della reazione dell'ordine del decimillesimo di secondo).
    • Esplosione di polveri
      • Quando i solidi combustibili ( ma non solo) sono finemente polverizzati si comportano come i gas combustibili
      • La polverizzazione infatti aumenta la superficie esposta all'aria e quindi suscettibile di reazione.
      • Una nube di polveri combustibili si può assimilare ad una miscela di gas infiammabili, tanto più pericolosa tanto più piccola è la dimensione delle particelle.
      • Il fumo è costituito da piccolissime particelle solide o liquide, nebbie o vapori condensati. Le particelle solide sono costituite da catrami, particelle di carbonio ed altre sostanze incombuste presenti specie quando la combustione avviene in mancanza di ossigeno e vengono trascinate dai gas caldi della combustione e costituiscono il fumo. Salvo casi particolari, quali ad esempio la combustione è spessissimo in quantità tale da impedire la visibilità.
      • Le particelle liquide sono costituite essenzialmente da vapore d'acqua che si forma per evaporazione dell'umidità dei combustibili, ma soprattutto dalla combustione dell'idrogeno. Tale vapore d'acqua, quando i fumi si raffreddano al di sotto dei 100°C, condensa e dà luogo a fumi bianchi. I residui solidi, costituiti da incombusti e ceneri, hanno invece il colore nero.
    • Identificazione delle sostanze pericolose
      • Una grande varietà di effetti tossici può derivare dall’esposizione a sostanze pericolose che vanno dalla modifiche biochimiche, fisiologiche e patologiche fino alla morte.
      • L’obiettivo degli studi è rappresentato dalla individuazione del livello più basso di effetti, definito &quot;effetto critico&quot;, mediante studi epidemiologici sulla popolazione umana e da studi di laboratorio su animali; altri studi di supporto sono quelli che riguardano gli effetti metabolici e la farmacocinetica, nonché le colture in vitro
    • Identificazione delle sostanze pericolose
      • Le vie di esposizione ad un determinato composto sono molto importanti e in caso di effetto tossico per una via di esposizione si considera il composto tossico anche per le altre vie, salvo dimostrazione del contrario con appositi studi.
    • Identificazione delle sostanze pericolose
      • La lunghezza dell’esposizione viene attentamente considerata per quanto riguarda gli effetti cronici; infatti si è dimostrato che, in seguito ad effetti di accumulo di composti nell’organismo, si hanno risposte anche per composti per i quali alte concentrazioni di breve durata non avevano manifestato evidenze di conseguenze.
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • Iniziali osservazioni empiriche rilevano che ad un incremento di composti tossici corrisponde una risposta costituita da aumento di effetti tossici.
      • Una distinzione comune del comportamento delle sostanze si riferisce alla risposta con un &quot;effetto soglia&quot; per i composti non cancerogeni e ad un ipotizzato &quot;effetto non soglia&quot; per quelli cancerogeni.
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • Per quanto riguarda i composti non cancerogeni, si può quindi definire un livello di effetti negativi non osservati (NOAEL), che può essere più correttamente considerato come il più alto livello di dose sperimentale di un composto in cui non si osserva un effetto statisticamente o biologicamente significativo di frequenza o importanza di effetti in un gruppo di individui esposti comparato ad un idoneo gruppo di individui di controllo.
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • I valori di NOAEL vengono utilizzati per derivare la dose di riferimento giornaliera RfD (mg/kg/giorno) che può essere assunta senza che si manifestino apprezzabili rischi o effetti negativi durante l’intera vita umana; il valore di RfD si ottiene dividendo il NOAEL per alcuni coefficienti da 1 a 10000 in relazione principalmente alle conoscenze disponibili (U.S. Environmental Protection Agency, 1993).
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • Per quanto riguarda i composti di tipo cancerogeno, non essendo presente un effetto-soglia, si ammette che una dose infinitesima di esposizione al composto possa provocare effetti dannosi per la salute umana.
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • Sulla base di un modello lineare di interpolazione dei dati dose-risposta si adotta, come riferimento per l’indicazione del potere cancerogeno di una sostanza, la pendenza della retta per basse concentrazioni definita dal parametro &quot;fattore di pendenza&quot; SF (Slope Factor) ed espresso in (mg/kg/giorno)-1; esso esprime l’entità del rischio di cancro per unità di dose.
    • Sostanze cancerogene e non cancerogene
    • Valutazione del rapporto dose/risposta
      • Poiché per alcuni composti si hanno a disposizione valutazioni incerte circa gli effetti di tossicità o una concomitanza di effetti, è possibile trovare in letteratura sia i valori di RfD che quelli di SF.
    • Valutazione dell’esposizione
      • Questa fase della valutazione di rischio considera le principali vie di esposizione ad una determinata sostanza possono essere considerate nell’assunzione mediante acqua potabile, inalazione, contatto dermico, ingestione diretta di suolo o mediante la catena alimentare (vegetali e animali).
    • Valutazione dell’esposizione
      • L’esposizione E viene definita come la condizione in cui &quot;un composto chimico viene a contatto con il limite esterno di un essere umano&quot; (U.S. Environmental Protection Agency, 1992) e può essere descritto in due fasi: contatto (esposizione del limite) ed entrata (attraversamento del limite).
    • Valutazione dell’esposizione
      • La procedura per arrivare alla valutazione dell’esposizione consiste nelle seguenti operazioni:
      • definizione dei percorsi di esposizione;
      • determinazione del mezzo con cui avviene il trasporto di contaminanti;
      • individuazione delle concentrazioni di contaminanti;
      • definizione del tempo di esposizione (frequenza e durata);
      • identificazione della popolazione esposta (età, sesso, peso, etc.).
    • Valutazione dell’esposizione
      • L’esposizione ad una determinata sostanza non cancerogena viene calcolata in termini di dose media giornaliera ADD ed espressa in termini di mg/kg/giorno.
      • Essa dipende dai seguenti parametri: concentrazione del composto, aliquota di assunzione, durata dell’esposizione, peso corporeo dell’individuo e tempo di esposizione.
    • Valutazione dell’esposizione
      • Per i composti cancerogeni, in cui si ottiene un valore di probabilità, si utilizza un altro indicatore, definito dose giornaliera media per la durata della vita (LADD in mg/kg/giorno), che si ottiene considerando al posto del tempo di esposizione la durata media della vita umana.