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2 Sicurezza

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  • 1. Normativa italiana i materia di sicurezza
  • 2. Costituzione italiana
    • Art. 32: la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo
    • Art. 35: la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme
    • Art. 38: i lavoratori hanno diritto che siano assicurati mezzi adeguati in caso di infortunio
  • 3. Codice civile
    • Art. 2087: l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa, le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori.
  • 4. Codice penale
    • Art. 437: Rimozione di cautele contro infortuni sul lavoro
    • Art. 451: omissione colposa di cautele
    • Art. 590: lesioni personali colpose
  • 5. Statuto dei lavoratori
    • Art. 9: i lavoratori hanno diritto a controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni
  • 6. Norme in materia di prevenzione infortuni
    • DPR 547: norme per la prevenzione degli infortuni
    • DPR 303: norme generali per l’igiene sul lavoro
    • DL 277: norme per il miglioramento della protezione dai rischi
  • 7. DL 626/94
    • Recepisce alcune direttive comunitarie
      • Luoghi di lavoro
      • Attrezzature di lavoro
      • Dispositivi di protezione individuali
      • Agenti cancerogeni
      • videoterminali
  • 8. DL 626/94: ruolo del lavoratore Il D.Lgs. 626/94 attribuisce ai lavoratori un ruolo di notevole importanza nella organizzazione e realizzazione della sicurezza Sufficiente preparazione di base su problemi legati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro aiutano il lavoratore a raggiungere velocemente quel ruolo attivo e diretto che il decreto vuole realizzare
  • 9. 626/94: figure di riferimento
    • Datore di lavoro
    • Lavoratore subordinato
    • Servizio di prevenzione e protezione dai rischi
    • Medico competente
  • 10. Servizio di prevenzione e protezione dai rischi
    • Datore di lavoro
    • Responsabile del servizio di protezione e prevenzione
    • Rappresentante dei lavoratori
    • Medico competente
    • Addetti alle emergenze
  • 11. Figure di riferimento
    • Dirigente: assomma in se poteri, funzioni e responsabilità. E’ il sostituto del datore di lavoro
    • Preposto: ha funzioni di controllo e sorveglianza con ridotti poteri organizzativi e disciplinari
  • 12. Modello gerarchico rigido
  • 13. Prevenzione partecipata
  • 14. Misure generali di tutela
    • Art. 3
      • Valutazione dei rischi
      • Eliminazione dei rischi (progresso tecnico)
      • Riduzione dei rischi alla fonte
      • Programma della prevenzione
      • Sostituzione di ciò che è pericoloso
  • 15. Misure generali di tutela
    • Art. 3
      • Priorità alla protezione collettiva
      • Limitazione del n° di lavoratori esposti
      • Utilizzo minimo di agenti chimici, biologici, ecc.
      • Controllo sanitario dei lavoratori
      • Allontanamento dei lavoratori per rischi connessi allo stato di salute
  • 16. Misure generali di tutela
      • Misure igieniche
      • Misure di emergenza
      • Uso di segnali di avvertimento
      • Manutenzione
      • Informazione e formazione
      • Istruzioni adeguate ai lavoratori
  • 17. Obblighi del datore
    • Il datore è tenuto all’osservanza delle misure generali di tutela
    • Il datore deve elaborare un documento di valutazione dei rischi
  • 18. Obblighi del datore
    • Datore di lavoro
    Organizzazione Nomina responsabile e lavoratori Spp - Medico competente adotta disposizioni, documenta e coordina Valutazione rischi compie la valutazione sotto la sua responsabilità Informazione e formazione Informa e forma i lavoratori Realizzazione Deve operare per rendere effettiva la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, intervenendo sugli impianti per eliminare o ridurre i rischi, fornendo mezzi di protezione Consultazione : deve consultare il Rls per coinvolgere i lavoratori sui temi della sicurezza
  • 19. Riunioni periodiche “ convocate con almeno cinque giorni lavorativi di preavviso e su un ordine del giorno scritto” “ dalla riunione viene redatto verbale” Accordo Interconfederale 22/6/1995 La convocazione può essere richiesta anche dal rls, quando ve ne siano i motivi Almeno un incontro l’anno Valenza istituzionale quindi la presenza delle figure obbligatorie deve essere completa
  • 20. Valutazione dei rischi
    • Relazione sulla valutazione dei rischi e criteri utilizzati
    • Misure e attrezzature per la prevenzione
    • Programma di attuazione delle misure
  • 21. Valutazione del rischio
    • La valutazione del rischio ( D. Lgs 626/94 ) va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive e operative, che devono essere attuate per giungere ad una stima del rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione allo svolgimento delle lavorazioni.
    • La valutazione del rischio è pertanto un’operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro.
  • 22. Valutazione del rischio
    • l’identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo;
    • l’individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione in relazione allo svolgimento delle lavorazioni;
    • la stima dell’entità dei rischi di esposizione connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate.
  • 23. Valutazione del rischio
    • Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati: - assenza di rischio di esposizione; - presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa; - presenza di un rischio di esposizione.
  • 24. Valutazione del rischio
    • Nel primo caso (assenza di rischio di esposizione) non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso (presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa) la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso (presenza di un rischio di esposizione) si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’ art. 4 del D. Lgs 626/94.
  • 25. Valutazione del rischio
    • I rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:
    • Rischi di natura infortunistica
    • Rischi di natura igienico-ambientale
    • Rischi di tipo trasversale
  • 26. Insalubrità LAVORO Fatica fisica Posizioni Intensità Durata Incidenti Organizzazione lavoro Stress psicologico
  • 27. Insalubrità AMBIENTE Fatt. fisici-meccanici Microclima Illuminazione Rumore Vibrazioni Radiazioni ionizzanti e non Fatt. chimici Gas, vapori Fumi Polveri Sostanze tossiche con attività acuta o cronica Incidenti Fatt. biologici Allergeni Microrganismi
  • 28. Rischi di natura infortunistica
    • I rischi infortunistici sono dovuti a:
    • Strutture
    • Macchine
    • Impianti elettrici
    • Sostanze pericolose
    • Incendio-Esplosioni
  • 29. Rischi infortunistici: Carenze strutturali dell’ambiente di lavoro
      • altezza dell’ambiente
      • superficie dell’ambiente
      • volume dell’ambiente
      • illuminazione (normale o in emergenza)
      • pavimenti (lisci o sconnessi)
      • pareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura)
      • solai (tenuta)
      • soppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata)
      • botole (visibili e con chiusura a sicurezza)
      • uscite (in numero sufficiente in funzione del personale)
      • porte (in numero sufficiente in funzione del personale
      • locali sotterranei (dimensioni, ricambi d’aria)
  • 30. Rischi infortunistici: Manipolazione di sostanze pericolose
        • Sostanze infiammabili
        • Sostanze corrosive
        • Sostanze comburenti
        • Sostanze esplosive
  • 31. Rischi infortunistici: Carenze degli impianti
        • protezione degli organi di avviamento
        • protezione degli organi di trasmissione
        • protezione degli organi di lavoro
        • protezione degli organi di comando
        • Macchine con marchio CE (Rif. Direttiva Macchine 89/392 CEE )
        • Macchine prive di marchio CE (Rif. Al DPR 547/55 )
        • protezione nell’uso di apparecchi di sollevamento
        • protezione nell’uso di ascensori e montacarichi
        • protezione nell’uso di apparecchi a pressione (bombole, circuiti)
        • protezione nell’accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili
  • 32. Rischi infortunistici: Carenze di sicurezza elettrica
        • Idoneità del progetto
        • Idoneità d’uso
        • Impianti a sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o esplosione
        • Impianti speciali a caratteristiche di ridondanza
  • 33. Rischi infortunistici: Rischi da incendio e esplosione
        • Presenza di materiali infiammabili d’uso
        • Presenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e di aerazione)
        • Presenza di depositi di materiali infiammabili(caratteristiche strutturali di ventilazione d i ricambi di aria)
        • Carenza di sistemi anti-incendio
        • Carenza di segnaletica di sicurezza
  • 34. Rischi di natura igienico-ambientale
    • Dovuti a:
    • Agenti chimici
    • Agenti fisici
    • Agenti biologici
  • 35. Rischi igienici-ambientali: Agenti chimici
    • Rischi di esposizione connessi con l’impiego di sostanze chimiche, tossiche o nocive in relazione a:
        • Ingestione
        • contagio cutaneo
        • inalazione di polveri, fumi, nebbie, gas, vapori
  • 36. Rischi igienici ambientali: Agenti fisici
    • Rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l’organismo:
        • Rumore
        • Vibrazioni
        • radiazioni non ionizzanti (sorgenti di microonde, radiazioni UV, luce laser)
        • microclima (temperatura, umidità, condizionamento, ventilazione, calore)
        • illuminazione
  • 37. Rischi igienici-ambientali: Agenti biologici
    • Rischi connessi con l’esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microrganismi patogeni e/o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell’ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione:
        • Emissione involontaria (emissione di polveri organiche, impianti di condizionamento
        • Emissione incontrollata (impianti di depurazione)
        • Trattamento o manipolazione volontaria, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in vitro o in vivo
  • 38. Rischi trasversali
    • I rischi trasversali sono individuabili nel rapporto tra l’operatore e l’organizzazione del lavoro. Tale rapporto è inserito in un quadro di compatibilità e interazioni di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo.
    • Comprendono:
    • Organizzazione del lavoro
    • Fattori psicologici
    • Fattori ergonomici
    • Condizioni di lavoro difficili
  • 39. Rischi trasversali: Organizzazione del lavoro
        • Processi di lavoro usuranti (lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro notturno)
        • Pianificazione degli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute: programmi di controllo e monitoraggio
        • Manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza
        • Procedure adeguate per far fronte agli incidenti e a situazioni di emergenza
        • Movimentazione manuale dei carichi
        • Lavoro ai video terminali.
  • 40. Rischi trasversali: Fattori psicologici
        • Intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro
        • Carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità
        • Complessità delle mansioni e carenza di controllo
        • Reattività anomala a condizioni di emergenza
  • 41. Rischi trasversali: Condizioni di lavoro difficili
        • Lavoro con animali
        • Condizioni climatiche esasperate
        • Ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro .
  • 42. Obblighi dei lavoratori
    • Il lavoratore è responsabile della propria sicurezza e salute e deve:
      • Osservare le disposizioni e istruzioni impartite
      • Utilizzare correttamente i macchinari, gli utensili, le sostanze, ecc.
  • 43. Obblighi dei lavoratori
    • Utilizzare correttamente i DPI
    • Segnalare al datore e ai preposti
    • Non rimuovere o modificare le protezioni
    • Sottoporsi ai controlli sanitari
    • Contribuire all’adempimento degli obblighi
  • 44. Rappresentante dei lavoratori
    • È eletto in tutte le aziende (direttamente o tramite le rappresentanze sindacali)
    • Accede ai luoghi di lavoro
    • È consultato preventivamente per:
      • Valutazione dei rischi
      • Prevenzione
      • Formazione
      • Designazione degli addetti
  • 45. Rappresentante dei lavoratori
    • Riceve informazioni sulla valutazione dei rischi
    • Riceve formazione adeguata
    • Partecipa alla riunione periodica del servizio di sicurezza
  • 46. Rischio
    • È il prodotto di una PROBABILITà CHE SI VERIFICHI IL DANNO per una ENTITà DEL DANNO
  • 47. Cos’è il rischio
  • 48. Gestione del rischio
  • 49. Documento di valutazione dei rischi
    • Individuazione dei DPI;
    • Definizione del programma di formazione;
    • Definizione del programma di sorveglianza sanitaria
  • 50. Documento di valutazione dei rischi E' compito dell'analista scegliere il grado di disaggregazione necessario (eventualmente limitandosi al livello dell'attività) per l'individuazione dei pericoli e dei danni connessi ad una data mansione. Elemento Descrizione Mansione Individua un insieme di compiti (attività) da svolgere per il raggiungimento di un obiettivo operativo completo in sè (es.: esecuzione di un test). Attività E' una parte della mansione, intendendo con ciò ogni singolo compito. Attività unitaria E' una parte della attività, intendendo con ciò ogni singola operazione che compie l’operatore.
  • 51. Analisi del rischio
    • La mappatura dei rischi a livello globale avviene attraverso la matrice di rischio, che permette di combinare le probabilità (che si verifichi l’evento considerato) e la gravità (delle prevedibili conseguenze) in modo indicizzato (indice di criticità).
    • Indice di Criticità = Indice di gravità + Indice di probabilità – 1
    • Matrice di rischio
  • 52. Analisi del rischio
    • L'analisi dei rischi permette di associare ad ogni danno, corrispondente ad un pericolo, una valutazione circa la gravità del danno stesso e la probabilità che si verifichi, è possibile procedere alla classificazione dei rischi in termini relativi, distinguendo in rischi elevati, accettabili o trascurabili (o comunque in fasce di livello di rischio) facilitando quindi il processo decisionale.
  • 53. Definizione di evento
  • 54. Sicurezza
  • 55. Sicurezza
  • 56. Errori umani e di sistema
  • 57. Definizione di prodotto sicuro.
    • E’ definito “SICURO” il prodotto che, in condizioni di uso normale o ragionevolmente prevedibile, compresa la durata, non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto o considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone.
  • 58. Sorveglianza sanitaria
    • Certifica l’idoneità sanitaria a svolgere il lavoro
    • Viene ripetuta con una periodicità stabilita dalla legge
    • Al lavoratore deve essere rilasciata copia degli accertamenti
  • 59. SORVEGLIANZA SANITARIA
    • E’ effettuata dal MEDICO COMPETENTE (art. 16 e 17 D.Lgs. 626/94 e s.m.i.), a cura e spese del Datore di Lavoro;
    • Si articola in:
    • a) Visita medica preventiva ;
    • b) Visite mediche periodiche .
    • Le suddette visite sono integrate da esami ed accertamenti (previsti per legge o stabiliti dal Medico Competente) e sono sempre concluse da un Giudizio di Idoneità alla mansione specifica.
  • 60. Medico competente
    • E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che:
    • deve conoscere l’ambiente di lavoro;
    • deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio;
    • deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale;
    • deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla
    • valutazione dei rischi, all’individuazione delle
    • misure di prevenzione, all’informazione e alla
    • formazione dei lavoratori, all’organizzazione del
    • pronto soccorso.
  • 61. Medico competente
    • E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che:
    • deve conoscere l’ambiente di lavoro;
    • deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio;
    • deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale;
    • deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla
    • valutazione dei rischi, all’individuazione delle
    • misure di prevenzione, all’informazione e alla
    • formazione dei lavoratori, all’organizzazione del
    • pronto soccorso.
  • 62. GIUDIZIO DI IDONEITA’
    • deve informare il lavoratore sugli accertamenti a cui viene sottoposto, sui risultati degli stessi e sul giudizio di idoneità. A richiesta del lavoratore, deve fornire copia degli accertamenti effettuati;
    • deve informare il datore di lavoro DEL GIUDIZIO DI IDONEITA’.
  • 63. ASL
    • Il Servizio Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della ASL può inoltre con proprio provvedimento (disposizione) imporre la sorveglianza sanitaria per altre lavorazioni che siano soggette all’assicurazione contro le malattie professionali, quando tali lavorazioni siano ritenute pericolose per la salute ovvero vi sia presenza di agenti chimici pericolosi oppure sia utile in relazione alle situazioni di lavoro, ai CC.NN.LL vigenti nell’unità produttiva e sentiti i Rappresentanti dei Lavoratori e dell’Azienda.
  • 64. Operatori VDT
  • 65. Operatori VDT
  • 66. Operatori VDT
  • 67. Operatori VDT
  • 68. Note sulle caratteristiche VDT
  • 69. Definizioni relative al VDT
    • Videoterminale: schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di visualizzazione utilizzato
  • 70. Definizioni relative al VDT
    • Posto di lavoro: l’insieme che comprende le attrezzature munite di VDT che comprende tastiera, accessori opzionali, telefono modem, stampante, sedia, piano di lavoro, nonché l’ambiente immediatamente circostante
  • 71. Definizioni relative al VDT
    • Lavoratore: colui che utilizza il posto di lavoro con VDT
  • 72. Analisi rischi per VDT
    • Il datore analizza i rischi relativi a:
      • Rischi per la vista e gli occhi
      • Postura e affaticamento fisico e mentale
      • Condizioni ergonomiche e di igiene ambientale
  • 73. Misure di prevenzione
    • Adeguata ventilazione
    • Adeguata illuminazione
    • Sorveglianza sanitaria
    • Formazione einformazione
    • Organizzazione del lavoro
    • interruzioni
  • 74. Interruzioni
    • Il lavoratore ha diritto a pause di15’ ogni 120’ comprese nell’orario di lavoro e non cumulabili
    • Le pause vanno intese come attività differenti
  • 75. Tipi di lavoro VDT: immissione dati
    • Mani sulla tastiera
    • Sguardo sul testo da digitare
    • Posizione forzata
    • Sforzo sulla muscolatura di tendini e braccia
  • 76. Tipi di lavoro VDT: dialogo
    • Sguardo rivolto allo schermo
    • Minore fatica visiva
    • Maggiore concentrazione e stress
    • Minore tendenza a assumere una posizione forzata
  • 77. Disturbi dei lavoratori VDT
    • Mal di schiena, dolori alla nuca, bruciore agli occhi, lacrimazione
    • Dolori alle spalle, alla schiena, alle braccia e alle mani
  • 78. Disturbi dei lavoratori VDT
    • Disturbi agli occhi:
      • Maggior sforzo di adattamento
      • Abbagliamento
      • Sfarfallamento dei caratteri
      • Caratteri non nitidi
  • 79. Prescrizioni minime
    • Caratteri
      • Caratteri definiti
      • Caratteri di grandezza sufficiente
      • Spazio adeguato tra linee di testo
  • 80. Prescrizioni minime
    • Immagine
      • Stabile
      • Esente da sfarfallamento
  • 81. Prescrizioni minime
    • Schermo
      • Orientabile
      • Inclinabile
      • Antiriflessi e riverberi
      • Schermo antiradiazione
  • 82. Prescrizioni minime
    • Tastiera
      • Inclinabile
      • Separata dallo schermo
      • Superficie opaca antiriflesso
      • Simboli sui tasti con contrasto
  • 83. Prescrizioni minime
    • Piano di lavoro
      • Superficie poco riflettente
      • Di dimensioni sufficienti
      • Con disposizione flessibile di schermo e tastiera
      • Supporto per documenti stabile e regolabile
  • 84. Prescrizioni minime
    • Sedile di lavoro
      • Stabile
      • Permette libertà di movimento
      • Permette una posizione comoda
      • Schienale regolabile
  • 85. Prescrizioni minime
    • Posto di lavoro
      • Di dimensioni adeguate
      • Consente agevoli cambiamenti di posizione
  • 86. Prescrizioni minime
    • Illuminazione
      • Illuminazione sufficiente
      • Contrasto appropriato con lo schermo
      • Finestre evitano riflessi con lo schermo
      • Dotate di dispositivi di copertura adeguati
  • 87. Prescrizioni minime
    • Il rumore non deve perturbare l’ambiente
    • Il calore prodotto non deve essere eccessivo
  • 88. Consigli
    • Controlli periodici
    • Riposare la vista (guardare fuori dalla finestra)
    • Evitare di fumare al VDT
    • Attenzione agli effetti di ansiolitici, tranquillanti, sonniferi, ecc.
  • 89. Consigli
    • Schiena eretta
    • Distanza dallo schermo tra i 50 e i 90 cm
    • Monitor leggermente più basso dell’altezza dello sguardo
  • 90. Movimentazione carichi
    • Negli Stati Uniti il low-back pain determina una media di 28,6 giorni di assenza per malattia ogni 100 lavoratori; le patologie del rachide sono la principale causa di limitazione lavorativa nelle persone con meno di 45 anni e gli indennizzi per patologie professionali della colonna assorbono il 33% dei costi totali di indennizzo.
    • In Italia, le sindromi artrosiche sono, secondo ripetute indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le affezioni croniche di gran lunga più diffuse.
  • 91. Movimentazione carichi
  • 92. Movimentazione carichi
    • I ndividuazione dei compiti che comportano una movimentazione manuale potenzialmente a rischio
    • M eccanizzazione dei processi in cui vi sia movimentazione di carichi per eliminare il rischio
    • A usiliazione degli stessi processi , laddove ciò non sia possibile, e/o l’adozione di adeguate misure organizzative per il massimo contenimento del rischio
    • U so condizionato della forza manuale. In quest’ultimo caso si tratta prima di valutare l’esistenza e l’entità del rischio e di adottare le eventuali misure per il suo contenimento
    • S orveglianza sanitaria (accertamenti sanitari preventivi e periodici) dei lavoratori addetti ad attività di movimentazione manuale
    • I nformazione e la formazione degli stessi lavoratori
  • 93. Movimentazione manuale carichi
  • 94. Movimentazione manuale carichi
  • 95. Ambiente e MMC
  • 96. MMC: problemi del lavoratore
  • 97. MMC: movimentazione corretta
  • 98. MMC: elementi da considerare
  • 99. MMC
    • Applicazione di tecniche di valutazione del rischio connesso alla movimentazione dei carichi, mediante modalità derivabili dalla letteratura e da linee guida internazionali, che tengono conto dei riferimenti indicati nel D.Lgs 626/94 Titolo V.
    • Esempio Metodo di NIOSH:
    • applicabile ad azioni di sollevamento, con la possibilità di individuare il cosiddetto “limite di peso raccomandato” attraverso un’equazione che a partire da un massimo peso ideale sollevabile in condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di elementi sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi fattori di demoltiplicazione. E’ quindi possibile ricavare l’indice sintetico di rischio sulla base del quale definire le misure di adeguamento.
    Analisi delle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi con rischi, tra l’altro, di lesioni dorso-lombari
  • 100. Caratteristiche dell’ambiente
  • 101. Lavori elettrici in sicurezza Non si può operare se non è assicurata UNA DOPPIA PROTEZIONE ISOLANTE I guanti isolanti, prima del loro impiego, devono essere verificati a vista e gonfiati per accertarsi che non vi siano lacerature
  • 102. Rumore
    • Il Rumore è un suono percepito come sensazione sgradevole.
    • Effetti : dipendono principalmente dall’intensità del rumore e dalla durata dell’esposizione.
    • A livello uditivo l’esposizione a rumore elevato per tempi prolungati può determinare l’insorgenza di ipoacusia neurosensoriale bilaterale .
    • Gli effetti extrauditivi, quali quelli sull’apparato digerente, sul cuore e sul sistema nervoso centrale, sono meno conosciuti e la reale capacità del rumore di causare malattie a carico di tali organi è controversa.
    • In edilizia le principali fonti di rumore sono: macchine per il movimento terra; betoniere; seghe circolari; compressori; gruppi elettrogeni; martelli e scalpelli demolitori; mole flessibili ecc.
  • 103. Normativa sul rumore
  • 104. Rumore nell’ambiente di lavoro
  • 105. Misura del rumore
  • 106. Obblighi del datore di lavoro
  • 107. Rumore: Obblighi del datore di lavoro
  • 108. Rumore: Prescrizioni
  • 109. Segnali di pericolo                         Vietato fumare o usare fiamme libere                         Divieto di spegnere con acqua                         Divieto di accesso alle persone non autorizzate                         Vietato fumare
  • 110. Segnali di avvertimento                         Materiale infiammabile o alta temperatura                         Pericolo generico                         Sostanze corrosive                         Sostanze velenose
  • 111. Segnali di prescrizione Protezione obbligatoria degli occhi Guanti di protezione obbligatoria Protezione obbligatoria dell’udito Protezione obbligatoria delle vie respiratorie                                                                                                
  • 112. Tutela delle lavoratrici madri
    • Ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs 151/2001 il datore di lavoro è tenuto ad attuare una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento sul posto di lavoro con riferimento ai rischi particolari legati alla presenza di agenti e condizioni di lavoro.
  • 113. Pari opportunità: Legge n.1204 del 30 dicembre 1971
    • Finalità
    • Introdurre elementi di tutela
    • a favore delle lavoratrici madri
    • Lavoratrici interessate
    • Divieto di licenziamento
    • Esonero da determinati lavori
    • Astensione obbligatoria
    • Astensione facoltativa
    • Sostituzione lavoratrici assenti
    • Riposi giornalieri
  • 114. Pari opportunità:Legge n.903 del 9 dicembre 1977
    • Finalità
    • Introdurre elementi di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro
    • Recepimento:
    • artt.3 e 37 Costituzione italiana
    • art.119 Trattato di Roma
    • Direttive comunitarie anni ’70 – ‘80
  • 115. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977
    • Parità di retribuzione per prestazioni uguali o di pari valore
    • Parità nell’accesso al lavoro, all’orientamento, alla formazione, all’aggiornamento professionale
    • Parità nell’attribuzione delle qualifiche, delle mansioni e nell’avanzamento di carriera
    • Diritto di rappresentare l’impresa
  • 116. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977
    • … inoltre
    • Divieto di lavoro notturno
    • Astensione obbligatoria delle lavoratrici per adozione/affidamento preadottivo
    • Astensione, in alternativa e date certe condizioni, per il padre lavoratore, anche se adottivo/affidatario
  • 117. Decreto legislativo 2 feb. 02 n. 25
  • 118. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - I
    • Nella definizione di agente chimico si intende qualsiasi cosa sia esso sostanza o preparato di natura chimica che rappresenta un pericolo per il lavoratore; pertanto rientrano all'interno del campo di applicazione di questo decreto anche quelle sostanze già prese in considerazione dalla Legge italiana come il piombo e le sostanze cancerogene in generale, (tuttavia il presente decreto non sostituisce le disposizioni specifiche in materia di agenti cancerogeni presenti nel Titolo VII della 626, ma le integra), sia quelle sostanze che pur non essendo pericolose per loro stessa definizione possono comunque rappresentare un pericolo in determinate condizioni, come ad esempio l'acqua bollente o l'azoto liquido;
  • 119. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - II La produzione, la manipolazione e lo stoccaggio di sostanze chimiche comporta una serie di rischi potenziali da esposizione che possiamo definire Rischio chimico. Possiamo distinguerli in due grandi campi, che spesso sono contemporaneamente presenti nei luoghi di lavoro:
  • 120. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - III rischi per la sicurezza e rischi acuti: esplosione, incendio, ustioni chimiche, lesioni oculari da contatto, avvelenamento, asfissia; rischi per la salute dovuti all'esposizione cronica a sostanze tossiche o nocive: malattie professionali quali per esempio silicosi, bronchite cronica, tumori.
  • 121. Rischio chimico: Definizioni
  • 122. Rischio chimico: Definizioni
  • 123. Rischio chimico
  • 124. Rischio chimico
  • 125. Rischio chimico: valutazione
  • 126. Sorveglianza sanitaria
  • 127. Monitoraggio biologico
  • 128. Cos’è l’amianto
  • 129. Cos’è l’amianto
  • 130. Perché è pericoloso
  • 131. Perché è pericoloso
  • 132. Perché è pericoloso
  • 133. Quali malattie può provocare
  • 134. Dove è stato utilizzato
  • 135. Dove è stato utilizzato
  • 136. L’amianto a casa
  • 137. Cosa fare?
  • 138. RISCHIO VIBRAZIONI
    • Le vibrazioni sono causate sia da strumenti vibranti manuali che da macchine operatrici. Le prime, a frequenza elevata, interessano il segmento mano-braccio-spalla; le seconde, a frequenza bassa, interessano il corpo intero.
    • La “ Malattia da strumenti vibranti ” è causata dal microtrauma ripetuto del segmento mano-braccio. Ci sono concause o fattori scatenanti quali: il freddo, postura e contratture muscolari, peso e forma dello strumento. Le manifestazioni principali sono rappresentate da: fenomeno di Raynaud secondario , artropatie , malattia di Dupuytren.
  • 139. RISCHIO VIBRAZIONI
    • I danni causati dalle vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, per la guida di macchine operatrici, sono rappresentati essenzialmente dall’ artrosi precoce della colonna vertebrale dorso-lombare . Le possibili misure di prevenzione vanno dalla scelta di strumenti meno pesanti e con minor frequenza di colpi, all’adozione di sedili ergonomici, alla riduzione del tempo di esposizione avvicendando le lavorazioni fra i vari lavoratori esposti.
  • 140. RISCHIO VIBRAZIONI
  • 141. Rischio polveri
    • Nelle aziende sono spesso presenti polveri miste di varia composizione che comprendono polveri di silicati contenute nella sabbia o pietrisco usati per il calcestruzzo e polvere di gesso o di calce. Si tratta di polveri a basso o nullo contenuto di silice libera cristallina. Si producono per azioni meccaniche quali lavori di demolizione, manipolazione di materiali polverulenti o friabili.
  • 142. Rischio polveri
    • Lavori di saldatura con produzione di fumi si effettuano in genere nei lavori di carpenteria in ferro e di idraulica.
    • Polveri e fumi determinano patologie acute e croniche di tipo irritativo a carico delle vie respiratorie e dei polmoni. Patologie più specifiche possono determinarsi in relazione alla presenza nei fumi e nelle polveri di particolari agenti chimici. La presenza di silice cristallina può essere causa di quadri di fibrosi polmonare (forme iniziali di silicosi).
    • Le misure di prevenzione consistono nell’utilizzo di sistemi di aspirazione (saldatura), di utensili a bassa velocità, nella bagnatura dei materiali, e nell’adozione di dispositivi di protezione individuale .