Atti del Convegno di Studi  Parco archeologiconaturale dell’Inviolata,le ragioni di una tutela                       a cur...
INDICEPremessa                                                      pag.    1Presentazione del Comune di Guidonia Montecel...
In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
ciazione locale non avrebbe avuto la capacità economica di arrivare alla pubblica-zione.     Con ogni probabilità, l’assen...
In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
grado, di differente estrazione territoriale, dando la possibilità ai docenti ed airagazzi di lavorare sullampio territori...
Convegno di studi            Parco regionale  archeologico naturale dellInviolata,        le ragioni di una tutela        ...
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In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
ad Est dellallineamento Olevano-Antrodoco, ed il bacino pelagico Umbro-Marchigiano, di cui i Monti Cornicolani ed i Monti ...
ed in quella albana poi, entrambi luogo dincontro delle principali discontinuità tet-toniche: NW-SE e NE-SW (anche NS per ...
Caratteri sismotettonici      I caratteri sismotettonici di un territorio, sebbene in apparenza non diretta-mente correlat...
fino allarea di Monte Mario. Questa risulta costituita da una zona di taglio com-posta da segmenti en-échelon con cinemati...
Landamento di questi ultimi due fossi, a direzione circa E-W, è probabilmen-te condizionato da cause strutturali. Verosimi...
Caratteri idrogeologici     Larea è caratterizzata dalla presenza di terreni vulcanici a media e bassa per-meabilità prove...
In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
ai 10.000 anni fa                                                                     circa, la frequen-                  ...
troppo spuntata (Fig. 7), con i bordi rettilinei, le alette, ilpeduncolo per limmanicatura e tutta la superficie completa-...
Proprio ai margini del                                                          Parco, nel 1930, esisteva un              ...
rispettivamente le anse (manici)nn. 7-8 e 10.      Alle Caprine non potevanomancare, vista la continuità di fre-quentazion...
Fig. 13squadrati ecc.) fa pensare allesistenza di un centro urbano; secondo Lorenzo eStefania Quilici si tratterebbe di Fi...
Fig. 15                                               questa era una zona ad alta den-                                    ...
24     Fig. 17
"Torre di Monte delSorbo" è, secondo latten-ta analisi di J. Coste, laTorraccia dellInviolata,chiamata così perchéprossima...
Ci sono alcune ville, di cui una importantissima, quella della Triade, e diver-si sepolcri lungo la strada antica che nei ...
In: Atti del Convegno di Studi      “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela”    ...
santi collinari più scoscesi che proprio per la loro asperità hanno permesso la con-servazione di ambienti caratterizzati ...
diversi tipi di vegetazione, che saranno illustrati in queste pagine secondo il crite-rio del crescente grado di naturalit...
le sinantropiche vengono suddivise in apofite, specie indigene viventi spontanea-mente in ambienti disturbati, ed antropof...
sempervirens), il gelso (Morus nigra) e molte altre ancora. Analogamente a quan-to accade con il gelso, usato talvolta per...
veti si osservano tipicamente, oltre ad alcu-ne di quelle già citate (Veronica persica,Portulaca oleracea, Solanum nigrum)...
breve, come varie specie di trifoglio (Trifolium sp. pl.) e di erba medica (Medicagosp. pl.), Geranium molle, Plantago lan...
ra, Sambucus ebulus, S. nigra, Typhalatifolia, Urtica dioica, Dipsacus fullo-num. Numerose le felci presenti, rappre-senta...
dellarea, cioè della vegetazione che un tempo doveva ricoprirla in gran parte. Lostrato arboreo di questi boschi, governat...
noi ormai dimenticata ma di origini antichissime (v. ad es. VIRGILIO, Georgiche,II, 221, 354-361, 367-370). Questo partico...
alcaloidi entrambe le specie sono predate, come molte altre solanacee, dai grossibruchi dei lepidotteri sfingidi ed in par...
Fig. 18 - Narcissus tazettae Anacamptis pyramidalis (Fig. 19), specie abbastanza diffuse nel Lazio ma pro-tette, come quas...
sono mai state condotte ricerche specifiche sulla fauna, e chele informazioni qui riportate derivano esclusivamente daosse...
umidi, come lusignolo di fiume (Cettia cetti) e la gallinella dacqua (Gallinulachloropus). Questultima, osservata nel Foss...
in numero sempre più elevato.     Come abbiamo già accennatolerpetofauna è costituita da ben 10specie diverse, 4 di Anfibi...
elevata qualità ambientale, essendo particolar-mente sensibile allinquinamento organico. Siosserva con facilità al Fosso d...
Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)
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Parco Archeologico dell'Inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)
Le ragioni di una tutela
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Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)

  1. 1. Atti del Convegno di Studi Parco archeologiconaturale dell’Inviolata,le ragioni di una tutela a cura di Umberto Calamita Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003
  2. 2. INDICEPremessa pag. 1Presentazione del Comune di Guidonia Montecelio pag. 3Presentazione del LEA provinciale di Tivoli pag. 5Programma del Convegno di Studi pag. 7Parco regionale dell’Inviolata: inquadramento geomorfologico pag. 9L’Inviolata dalla preistoria alla storia pag. 17Cenni sull’Ambiente Naturale del Parco Naturale-Archeologicodell’Inviolata e delle Tenute storiche di Guidonia Montecelio pag. 27Il Catasto Storico dell’Inviolata pag. 57Parco dell’Inviolata: scenari per il futuro pag. 63Il Parco Naturale-Archeologico dell’Inviolata:una realtà da costruire pag. 69Valle dell’Aniene e degrado ambientale pag. 87La Riperimetrazione dei Parchi regionali pag. 95Il Paesaggio della Campagna Romana pag. 101Dall’Abbandono al Riuso pag. 107Appendice pag. 111
  3. 3. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Una premessa Il Convegno di studi “Parco archeologico naturale dellInviolata,le ragioni di una tutela” si è svolto sabato 25 gennaio 2003 a Guidonia, con la par-tecipazione di un pubblico numeroso, attento, interessato al tema. Sono passati piùdi due anni da allora, ma le ragioni di quella tutela, se vogliamo, sono ancora piùforti e sentite dalla cittadinanza e, soprattutto, dalla parte più sensibile di essa, l’as-sociazionismo, il volontariato. Dal Convegno ad oggi infatti, sono accadute cose che hanno da una partecomplicato il percorso istitutivo del Parco, dall’altra hanno chiarito le posizionidegli attori in campo. Andiamo per ordine: dopo diversi tentativi di ridimensiona-re il già modesto perimetro del Parco regionale (500 ettari circa), il Consiglio dellaRegione Lazio ha approvato a maggioranza, nel febbraio 2005, la riduzione deiconfini, portando l’estensione totale a soli 350 ettari circa. D’altra parte, il Consiglio comunale di Guidonia - ma soprattutto la sua mag-gioranza di centro destra, al potere fino al gennaio di quest’anno - ha fatto poco onulla per impedire il ridimensionamento del Parco, ma non ha fatto proprio un belniente per chiudere l’odiosa discarica dell’Inviolata, già inserita nel perimetro delParco. Eppure, stando alle dichiarazioni preelettorali di cinque anni fa, obiettiviqualificanti degli schieramenti politici erano proprio la chiusura degli invasi per irifiuti solidi urbani e la difesa dell’ambiente. Ma il disinteresse per il Parco regionale e gli evidenti interessi verso gli ambi-ti più direttamente “produttivi”, come la discarica ed i terreni ora svincolati, hannorecentemente rivelato alla cittadinanza che il rispetto per l’ambiente, per i neces-sari spazi verdi, per la salute della popolazione, sono davvero secondari. Eppure, buoni ultimi, anche i politici guidoniani si dovranno accorgere che lesfide vincenti del secolo appena iniziato si giocano non sulla costruzione dell’ano-nima palazzina (vanto del mercato immobiliare locale), ma sullo sviluppo sosteni-bile, non sul profitto individuale, ma sulla responsabilità collettiva, sulla condivi-sione delle scelte, sulla compartecipazione alle decisioni del potere. Questa pubblicazione degli Atti del Convegno di studi riguardante il Parcodell’Inviolata vede la luce dopo due anni, anche perché - è utile ricordarlo e noncerto come giustificazione a difesa - per circa venti mesi l’Amministrazione comu-nale di Guidonia Montecelio ha tenuto nel cassetto la richiesta di un contributofinanziario per la stampa del libro, ignorandola, ben sapendo che una piccola asso- 1
  4. 4. ciazione locale non avrebbe avuto la capacità economica di arrivare alla pubblica-zione. Con ogni probabilità, l’assenza colpevole del Comune di GuidoniaMontecelio, nominato dal 1996 gestore del Parco dell’Inviolata, rivela che non c’èalcuna intenzione da parte dell’istituzione locale di attivare tale gestione, nomi-nando l’Ente parco ed iniziando gli studi del Piano d’Assetto. Il Convegno di dueanni fa ha voluto colmare l’assenza di tale Piano e, di fatto, condizionare le futu-re Amministrazioni municipali della Città dell’Aria. La nuova Amministrazione comunale, insediatasi quest’anno, ha mostratofinora attenzione rispetto ai problemi ambientali del territorio. Ci si attende ora chepossano seguirne atti concreti. E’ grazie così alla sensibilità della Provincia di Roma (ufficio di presidenza)e del Laboratorio provinciale di Informazione ed Educazione ambientale di Tivoliche la stampa è stata resa possibile. Di ciò l’Associazione Amici dell’Inviolata èparticolarmente grata, interpretando anche una necessità ormai improcrastinabile:quella di pubblicare dati informativi scientifici, didattici, politici, economici, sto-rici su un’area protetta misconosciuta e bistrattata dalla politica localistica legataagli interessi individuali. Un ultimo ringraziamento va alle associazioni ambientaliste del territorio edai soci dell’Associazione Amici dell’Inviolata, che hanno tutti fortemente volutoquesta pubblicazione. Associazione culturale onlus Amici dell’Inviolata settembre 2005 2
  5. 5. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003Presentazione del Comune di Guidonia Montecelio Elaborare un testo di presentazione della pubblicazione curata dall’associa-zione Amici dell’Inviolata sul Parco regionale dell’Inviolata di Guidonia non ècerto semplice, se si considera il fatto, non secondario, che l’attualeAmministrazione comunale si è insediata da pochi giorni. Ma, ormai da molti anni, tutto il mondo politico-amministrativo e quello –soprattutto – dell’associazionismo ambientalista cittadino hanno posto le proble-matiche dell’area dell’Inviolata tra le maggiori sfide nella gestione del territoriocomunale. La nuova Amministrazione di centro-sinistra non può quindi esimersidal pronunciarsi su questa tematica, anche tenendo conto del fatto che il Comuneè stato nominato ente gestore dell’area protetta regionale e che, entro tempi brevie certi, si addiverrà alla redazione d’un Piano d’Assetto come previsto dalla legge. E’ noto che il nostro territorio ha avuto uno sviluppo urbanistico, economi-co, sociale che non ha uguali nella provincia di Roma. L’espansione demograficacaotica, spesso non regolata, mancante della parallela crescita dei servizi al citta-dino ha fatto sì che, accanto a questo incremento di residenze, sia comparso unampio e profondo degrado ambientale. Il Parco regionale, istituito nel 1996, nonha ancora avuto una sua consacrazione ufficiale nella vita amministrativa e quoti-diana dei cittadini di Guidonia Montecelio. Sia la presenza della discarica regio-nale all’interno dei suoi confini (tenuto conto che il Consiglio regionale sta perdecidere modifiche perimetrali), sia il fatto che la quasi totalità dell’estensione del-l’area protetta è ascrivibile a proprietà privata, ne hanno frenato la fruizione pub-blica. Eppure, se è vero quanto detto sopra a proposito della veloce e caoticaespansione antropica nel nostro comune, si rende oggi più che mai necessariopoter conservare questo polmone verde, dare ai nostri cittadini una occasione disviluppo qualitativo accordando gli interessi privati con quelli collettivi, nonchépreservare la salute dei residenti e dare infine consapevolezza di appartenere ad unterritorio ricco di storia, uno degli ultimi bellissimi lembi della CampagnaRomana. La poca coesione culturale e la mancanza di comuni tradizioni storichetra i cittadini neo residenti può trovare proprio sulle tematiche della tutela ambien-tale nuova linfa per un’inversione di tendenza. Per questo, il libro degli Atti delConvegno sul Parco dell’Inviolata va – e utilmente – proprio in questa direzione. Arturo Giura Assessore all’Ambiente del Comune di Guidonia Montecelio 3
  6. 6. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Presentazione del LEA provinciale di Tivoli Il Laboratorio territoriale provinciale di Informazione ed EducazioneAmbientale (L.E.A.) di Tivoli nasce come parte di una rete di sette strutture(Anzio, Cave, Civitavecchia, Mentana, Ostia, Roma e Tivoli) che la Provincia diRoma ha costituito nel 1999 aderendo al Programma di intervento per linforma-zione e leducazione ambientale (INFEA) del Ministero dellAmbiente. Dopo cinque anni di lavoro, i LEA della Provincia di Roma hanno comincia-to a veder riconosciuto il proprio ruolo sul territorio provinciale e regionale, con-solidando i rapporti con i loro interlocutori privilegiati (istituti scolastici, associa-zioni ed enti locali), riuscendo al contempo a dare un apporto tangibile alla rifles-sione intavolata a livello nazionale su strategie, metodologie, finalità deiLaboratori ambientali. Queste strutture hanno il compito di offrire uno stimolo ed un coordinamentoalle iniziative territoriali che riguardano leducazione ambientale e leducazionealla sostenibilità, con il preciso intento di monitorare e riunire le realtà che, a variotitolo (scuole, enti, associazioni, aziende) lavorano nel settore ambientale. Il LEA Tivoli in particolare, con un comprensorio che abbraccia quarantaset-te Comuni, tre Parchi naturali regionali, una Riserva naturale provinciale, dueComunità montane, ha lambizione di lavorare per accrescere il livello di consape-volezza della cittadinanza rispetto alle tematiche che riguardano lambiente e leproblematiche relative allo sviluppo sostenibile. Per far questo giunge utile il con-tributo che viene dal connubio fra il ruolo istituzionale del Laboratorio, dotazionedellAmministrazione provinciale di Roma, e le energie che provengono dalleassociazioni ambientaliste cui è affidata la gestione. Tra le principali attività svolte dal Laboratorio ci sono la gestione di una bancadati costantemente aggiornata, che contiene informazioni sui progetti e sui diver-si soggetti che allinterno del comprensorio della Valle dellAniene lavorano nelsettore ambientale; è attivo poi uno sportello informativo sullofferta di educazio-ne ambientale, con una serie di servizi di consulenza e tutoraggio alla realizzazio-ne di interventi specifici; il Laboratorio ha allestito inoltre una fornita mediateca atema ambientale e realizza ogni anno percorsi di formazione riservati ai docentidelle scuole ed agli operatori di educazione ambientale. Fra le esperienze più significative cè il Progetto pilota sul Fiume Aniene, ilquale nel corso di diversi anni ha messo in connessione scuole di diverso ordine e 5
  7. 7. grado, di differente estrazione territoriale, dando la possibilità ai docenti ed airagazzi di lavorare sullampio territorio che si affaccia sullAniene. Unesperienzaimportante per ragionare sulla ricchezza dellambiente naturale, sullutilizzo di unarisorsa come lacqua per la crescita e lo sviluppo del territorio. Il Fiume Anienerappresenta altresì un elemento comune che unifica le popolazioni che vivono nel-lampia valle che va dai confini dellAbruzzo sino alle porte di Roma. Il LEA dunque è struttura che per sua natura si rivolge al territorio ed è sem-pre pronta ad accogliere le istanze che i diversi attori, siano essi enti pubblici osoggetti privati, di volta in volta presentano. Il LEA Tivoli, fra le sue attività istituzionali, riconosce il compito di diffonde-re informazioni che contribuiscano a sviluppare una rinnovata conoscenza del ter-ritorio locale, delle sue peculiarità, delle potenzialità e delle ipotesi di sviluppocompatibile con la conservazione delle risorse e dellambiente. Oggi, lopportunità offerta dallAssociazione Amici dellInviolata e dagli altriorganizzatori del convegno "Parco archeologico-naturale dellInviolata, le ragionidi una tutela" ci permette di partecipare alla realizzazione di una pubblicazione cheintende dare elementi di conoscenza rispetto ad unimportante area verde sitaallinterno del Comune di Guidonia Montecelio. Il Comune più popoloso del comprensorio del LEA Tivoli appare purtroppoanche come quello con i maggiori problemi ambientali, legati ad uno sviluppotumultuoso, allimpatto delle notevoli attività industriali, allurbanizzazione nonsempre coerente e "sostenibile". Il Laboratorio, cosciente del fatto che il Parco Naturale RegionaledellInviolata è da considerarsi come una delle poche aree verdi di pregio del ter-ritorio del Comune di Guidonia Montecelio, ha deciso di contribuire alla realizza-zione di questo volume auspicando lo sviluppo di una maggiore sensibilità dei cit-tadini e delle istituzioni riguardo le problematiche legate alla tutela dellambiente. Laboratorio territoriale provinciale di Informazione ed Educazione Ambientale (L.E.A.) di Tivoli Via dei Sosii, 18 - 00019 Tivoli (c/o WWF sezione Valle dell’Aniene e Monti Lucretili) tel. 0774 313476 fax 0774 313614 e-mail: leativoli@provincia.roma.it 6
  8. 8. Convegno di studi Parco regionale archeologico naturale dellInviolata, le ragioni di una tutela Sabato 25 gennaio 2003, dalle ore 15.00 alle ore 20.00 presso la Sala comunale della Cultura, piazza Bernardini (Guidonia)Relazioni:Inquadramento geomorfologico (dott.ssa Elena Bunone, Coop. soc. EcoRisorse)Presenze archeologiche (dott.ssa Maria Sperandio, dott.ssa Maria Teresa Petrara, Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus, Sez. Cornicolana)Elementi naturali del Parco (prof. Marco Giardini)Catasto storico dellInviolata (arch. Franca Lopes)La legge regionale 22/96, problematiche e prospettive di gestione (dott.Umberto Calamita)Dal Parco dellInviolata al Parco dei Casali storici di Guidonia (dott. Zaccaria Mari)La fruizione del Parco da parte delle comunità scolastiche (dott.ssa Margherita Valenti, Consorzio scuole 33° Distretto)LEA, educazione ambientale, territorio (dott.ssa Annalisa Bunone, LEA Tivoli)La Valle dellAniene e il degrado ambientale (ing. Massimiliano Ammannito, WWF)I Parchi del Lazio: unoccasione per valorizzare il territorio. Riqualificare, non riperimetrare (dott. Mauro Veronesi, responsabile Territorio e Ambiente urba- no, Legambiente Lazio)Il paesaggio della Campagna romana (prof. Carlo Boldrighini, Italia Nostra)I casali dellInviolata, dallabbandono al riuso (arch. Mauro Artipoli) Seguirà un dibattito aperto al pubblico Al Convegno ha dato adesione la Provincia di Roma, Assessorato allAmbiente 7
  9. 9. 8
  10. 10. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Parco regionale dell’Inviolata: inquadramento geomorfologico Elena BunoneLocalizzazione del Parco Naturale Archeologico dellInviolata Larea in esame è situata ad Est dellinsediamento metropolitano di Roma erisulta geograficamente delimitata a Nord dai Monti Cornicolani, ad Est dalBacino delle Acque Albule, a Sud dal Fiume Aniene e ad Ovest dallarco collina-re Formello-Tor de Sordi-Castell’Arcione (Foglio n°150, I° Quadrante, TavolettaNE della Carta Geologica dItalia a scala 1:100.000). In particolare il perimetro incui ricade il Parco Naturale Archeologicio dellInviolata coincide, nel settore set-tentrionale, con il Fosso Capaldo; mentre quello meridionale si spinge fino allabi-tato di "Marco Simone Vecchio" e la "Strada Vecchia di Montecelio".Inquadramento geologico Levoluzione paleogeografica dellarea risulta fortemente controllata dalle fasitettoniche succedutesi dal Lias inf.-medio fino allOlocene. Il dominio di piat-taforma epicontinentale a sedimentazione carbonatica che ha portato alla deposi-zione del Calcare Massiccio viene smembrato da una fase tettonica disgiuntiva chea partire dalLias inf.-medio portaallindivi-duazione didue unitàpaleogeo-grafiche dif-ferenti: lapiattaformacarbonaticaepioceanicaLaziale-Abruzzese,affiorante 9
  11. 11. ad Est dellallineamento Olevano-Antrodoco, ed il bacino pelagico Umbro-Marchigiano, di cui i Monti Cornicolani ed i Monti Lucretili rappresentano la pro-paggine meridionale. Un terzo dominio, interposto tra i primi due, si individuavalungo la scarpata di raccordo come dominio di transizione ed è caratterizzato dal-labbondante presenza di materiale detritico. Tale dominio risulta rappresentatodalle successioni sedimentarie presenti sui Monti Tiburtini, Prenestini e Ruffi. Nel bacino pelagico la sequenza calcareo-silico-marnosa si depone finoallElveziano, a questa fa seguito il flysch sinorogenico della sequenza marnoso-are-nacea relazionato alle fasi parossistiche di costruzione della catena appenninica. In concomitanza con linizio delle fasi estensionali legate allapertura del baci-no tirrenico si ha un nuovo ciclo deposizionale che, per tutto il Pliocene, porta alladeposizione di argille, sabbie e calcareniti (Unità di Monte Vaticano) in bacini adandamento appenninico in progressivo ampliamento verso NE, dislocati trasver-salmente da faglie listriche con direzione N40E. Tale unità, osservabile lungo ilcorso della via Palombarese, funge da substrato per tutte le formazioni affiorantidallarea metropolitana romana al settore appenninico. Nel Pleistocene inferiore si assiste ad ulteriori oscillazioni del livello marinoche permettono di identificare altri due cicli deposizionali legati principalmente avariazioni eustatiche, a testimonianza di una progressiva diminuzione della pro-fondità del bacino fino allinstaurazione di un ambiente deposizionale di tipo con-tinentale fluvio-palustre. Nel Pleistocene medio-superiore, intorno a 0.8 Ma, si assiste allinizio dellat-tività vulcanica nei distretti laziali. I movimenti distensivi susseguitisi a partire dalPliocene avevano facilitato il convogliamento dei magmi nellarea sabatina prima, 10
  12. 12. ed in quella albana poi, entrambi luogo dincontro delle principali discontinuità tet-toniche: NW-SE e NE-SW (anche NS per larea albana). Il forte abbassamento dellivello del mare ha rappresentato quindi lo stimolo necessario per lo "stappamen-to" della camera magmatica. Lattività fortemente esplosiva dei distretti vulcanici determina a questo puntoun notevole sconvolgimento del paesaggio con deviazione del corso del Tevere,già fortemente condizionato dalla tettonica, e dei principali affluenti e il riempi-mento di paleovalli. Ai processi di messa in posto dei prodotti vulcanici si sovrap-pongono la tettonica e le fasi erosive legate alle regressioni della linea di costa. Contemporaneamente allinizio dellattività vulcanica si ha la formazione delBacino delle Acque Albule che poggia direttamente sul substrato argilloso. Lagenesi risulta probabilmente collegata alla risalita di fluidi idrotermali lungo unadiscontinuità ad andamento regionale con direzione NS. Linterazione fra i varisegmenti del lineamento tettonico con movimento di tipo trascorrente destro hapermesso la formazione di unarea subsidente (bacino di pull-apart) allinterno delquale si è avuta la deposizione. Tale bacino, di importanza mondiale per estensio-ne e spessore, è costituito da travertini di consistenza litoide sormontati da spesso-ri variabili di un sabbione calcareo concrezionario. Lassetto geologico dellarea in esame è fortemente condizionato dalla storiaevolutiva che ha interessato tutta lItalia centrale, in particolare dalle fasi estensio-nali Plio-Pleistoceniche, legate allapertura del bacino tirrenico. Nel settore investigato la successione litostratigrafica risulta, essere costituitada depositi vulcanici, provenienti dal distretto dei Colli Albani, sormontati damateriale eluvio-colluviale con spessore maggiore verso il centro della valle echiusi al tetto da un sottile strato di suolo e depositi alluvianali. Le facies dei ter-reni riferibili a tali depositi sono costituite dal basso verso lalto da:- tufi coerenti a matrice sabbiosa con lapilli, aggregati di pomici e idrossidi di ferrocon intercalati un livello di piroclastiti alterate di colore marrone a matrice limo-so-argillosa e scheletro scoriaceo avente uno spessore di circa 3 m.- coltre eluvio-colluviale costituita da tufiti sabbioso-limose debolmente argillose.- alluvioni attuali rappresentate da argille, limi e sabbie. Lo studio dei rapporti stratigrafici ha messo in evidenza nella zona centrale leformazioni vulcaniche più recenti, Tufi litoidi e Pozzolane, mentre in affioramen-to nei settori sia settentrionale che meridionale sono presenti alla stessa quota idepositi relativi al Tufo grigio della Storta. Tale situazione verosimilmente sotto-linea la presenza di discontinuità tettoniche ad andamento antiappenninico in cor-rispondenza del Fosso Capaldo e del Fosso dellInviolata. Le suddette considerazioni dovrebbe comunque essere supportate da indaginidi campagna di maggior dettaglio (almeno a scala 1:10.000) e di un’area più vastarispetto a quella del Parco per permettere una più definita ricostruzione paleogeo-grafica. 11
  13. 13. Caratteri sismotettonici I caratteri sismotettonici di un territorio, sebbene in apparenza non diretta-mente correlati alle finalità e le destinazioni duso di unarea protetta, sono tuttaviaimportanti per un più completo ed esauriente inquadramento territoriale, anche inrelazione ai dati geologici e strutturali, tanto più importante quando esso confinacon aree densamente popolate o dove si concentrano importanti interessi economi-ci e commerciali. A tal proposito sembra opportuno ricordare che la pianificazio-ne di unarea protetta non può prescindere da un attento studio e programmazionedelle aree ad essa limitrofe quali zone "cuscinetto" tra settori di utilizzo tantodiverso. Larea studiata ricade allinterno del Comune di Guidonia Montecelio classifi-cato come sismico (grado di sismicità S=9) e compreso nellelenco dellAllegato 2(Appendice 1: elenco dei comuni ad elevato rischio sismico) dellOrdinanza n.2788 del 12 giugno 1998 della Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento della Protezione Civile). Tutta larea a ridosso della fascia appenni-nica, dalla bassa Sabina ai Castelli Romani fino quasi al litorale romano, ricadeallinterno della zona 31 della zonazione sismogenetica del territorio italiano pro-posta dal GNDT (Scandone et al., 1991). La zona oggetto di studio risulta compresa tra due lineamenti tettonici regio-nali con cinematismi leggermente differenti, attivi già dal Pleistocene medio-supe-riore: ad ovest la zona di taglio sabina si estende dalla Piana di Rieti per circa 60km verso Sud passando per lalveo del Fiume Tevere fino allarea di Monte Mario;ad est un altro lineamento tettonico si estende per circa 30 km dai MontiCornicolani passando per il bacino Pantano-Borghese fin quasi a ridosso deiCastelli Romani. A tale lineamento, che risulta composto da una zona di taglio con direzioneNS e movimento trascorrente destro, sono associati sistemi di faglia attivi già dalPleistocene medio-superiore; ad esso è associata la formazione di zone subsidenticon geometrie tipo pull-apart (Bacino delle Acque Albule) dovute allinterazionetra i vari segmenti che costituiscono la zona di taglio. A questo sistema di faglie èassociato il terremoto avvenuto il 24 aprile 1901 nella parte pedemontana deiMonti Lucretili, con epicentro nel territorio di Palombara Sabina, disastroso perCretone e Stazzano; tale sisma ha prodotto intensità massime intorno allVIII°MSC con risentimenti del V°-VI° MSC nella zona di Mentana e del V° MSC nellazona di Montecelio. Nei primi mesi del 2000 un ulteriore evento sismico con epicentro nei comu-ni di Rocca Canterano e Cervara di Roma (Monti Simbruini) e magnitudo circa 3,5ha prodotto lievi risentimenti lungo tutta la valle dellAniene fino ai quartieri dellaperiferia orientale della città di Roma. Ad ovest è presente unaltra struttura sismogenetica a carattere regionale, concinematismi leggermente differenti (zona di taglio sabina) che si estende dallaPiana di Rieti per circa 60 km verso Sud passando per lalveo del Fiume Tevere 12
  14. 14. fino allarea di Monte Mario. Questa risulta costituita da una zona di taglio com-posta da segmenti en-échelon con cinematica transtensiva destrale a direzioneN20E, a cui si associa un complesso sistema deformativo di strutture fragili e dut-tili. Lultimo evento sismico di una certa rilevanza associato a questa struttura è ilterremoto di Rieti del 28 giugno 1898 con intensità (Io) stimata intorno allVIII°MCS che ha prodotto risentimenti nella zona di Mentana e di Tivoli intorno al IV°MCS. Infine unaltra zona sismogenetica vicina allarea in questione è quella deiColli Albani. Si tratta di un vulcano in fase di quiescenza che genera eventi dibassa magnitudo i quali si manifestano sotto forma di sciame sismico. LaCampagna Romana raramente è stata interessata da risentimenti superiori al VIgrado MCS. Nellintervallo di tempo tra maggio e settembre 2001 il territorio del Comunedi Guidonia Montecelio è stato interessato da un periodo sismico, legato ad unaserie di microsismi la cui sorgente è superficiale rispetto ai terremoti classici del-larea. Gli eventi principali della sequenza sono stati: 22 giugno, Md=2.5; 13 luglioM=2.6 e 25 agosto M=2.7. Tale fenomeno è tuttora oggetto di studio da parte delCentro Nazionale Terremoti dellINGV.Caratteri geomorfologici Levoluzione geomorfologica dellarea in esame è il risultato delle fasi erosi-ve che, a causa delle variazioni eustatiche del livello del mare, si sono succeduteper tutto il Quaternario, determinando ulteriori modificazioni rispetto a quelle giàprodotte dallattività vulcanica e mettendo alla luce il substrato sedimentario. Il Parco dellInviolata si trova allinterno di un area collinare; la quota più altaè ubicata a circa 120 m s.l.m. in corrispondenza della zona del "QuartodellInviolatella" per poi declinare dolcemente fino circa quota 50 m in prossimitàdelle aste fluviali, che segnano grosso modo i confini del Parco stesso. La morfologia dellarea appena descritta ricalca la natura litologica del sub-strato, infatti essa è il risultato del diverso grado di consistenza delle formazionipresenti in funzione dei fenomeni erosivi, per lo più di tipo lineare ed areale, chesi sono succeduti per tutto il Quaternario. I dossi sono costituiti da sedimenti vul-canici (tufo litoide, pozzolane e tufo grigio) che presentano buone caratteristichegeotecniche e quindi una maggiore resistenza allerosione, mentre i versanti e lezone adiacenti ai fossi, costituite da sabbie, sabbie argillose e argille sabbiose,hanno subito, date le mediocri caratteristiche geotecniche di questi terreni, unmaggior grado di erosione. Lidrografia superficiale risulta abbastanza organizzata; il disegno della reteidrografica generale è di tipo dendritico; lasta principale è rappresentata dal Fossodi Santa Lucia che alla confluenza con il Fosso dellInviolata diventa Fosso diMarco Simone, tributario di destra del Fiume Aniene e per il quale risultano tribu-tari di sinistra il Fosso Capaldo e il Fosso dellInviolata. 13
  15. 15. Landamento di questi ultimi due fossi, a direzione circa E-W, è probabilmen-te condizionato da cause strutturali. Verosimilmente i settori settentrionale e meri-dionale del Parco hanno subito un sollevamento relativo rispetto alla porzione cen-trale dellarea; questo ha fatto sì che si impostassero fenomeni di erosione seletti-va in seguito alla differente energia potenziale che si andò a determinare. Per taleragione nelle zone rialzate settentrionale e meridionale mancano i depositi vulca-nici più recenti e affiorano direttamente i depositi relativi al Tufo Grigio dellaStorta. La natura dei terreni affioranti, prevalentemente poco permeabile e la penden-za, permettono un discreto ruscellamento delle acque di precipitazione e favo-riscono il drenaggio verso il Fosso dellInviolata e secondariamente verso quellodi Marco Simone, i quali, in occasione di eventi meteorici consistenti, aumentanonotevolmente la loro portata, normalmente modesta. Non si rilevano fenomeni gravitativi particolarmente pericolosi, quelli presen-ti sono infatti relativi a movimenti di terra superficiali che coinvolgono solo i ter-reni eluvio-colluviali e la parte sommitale dei versanti; questi possono essere clas-sificati come soliflusso e fenomeni di reptazione causando quindi una perdita disuolo che potrebbe essere tamponata nei casi più evidenti con modesti interventitecnici, quali quelli dingegneria naturalistica, finalizzati soprattutto alla difesa deiversanti in frana. 14
  16. 16. Caratteri idrogeologici Larea è caratterizzata dalla presenza di terreni vulcanici a media e bassa per-meabilità provenienti dal distretto dei Colli Albani. Tali terreni influenzano lidro-grafia superficiale che risulta quindi relativamente sviluppata anche se in partemodificata dagli interventi antropici con opere di canalizzazione. Gli elementiidrologici principali di superficie sono rappresentati dai Fossi dellInviolata e diMarco Simone (che a valle della zona prende il nome di Fosso di Pratolungo) e delFosso Capaldo. Tali corsi dacqua scorrono su di un letto impermeabile rappresentato daidepositi argillosi plio-pleistocenici che rappresentano anche la base della faldaidrica. I terreni vulcanici che poggiano sulle argille plio-quaternarie rappresentanoil serbatoio di una potente falda idrica il cui livello piezometrico è influenzato daquello del F. Aniene e dei suoi affluenti. Tale falda non presenta emergenze nellazona in questione, tuttavia più a sud (Ventriglia 1990) alimenta limportante sor-gente dellAcqua Felice (280 l/sec). La falda in questione presenta una quota pie-zometrica media compresa tra 100 e 25 m s.l.m. con una direzione di flusso gene-ralmernte NE-SW ed un gradiente idraulico pari a circa 0,01 (Ventriglia 1990).Nellarea di studio sono presenti le sorgenti di Marco Simone e dellInviolataentrambe a bassa portata (circa 1 l/sec) e che drenano i depositi alluvionali deiprincipali corsi dacqua. Per quanto riguarda la vulnerabilità allinquinamento delle falde acquifere, èda notare che la discarica dellInviolata si trova sui terreni argilloso-sabbiosi plio-pleistocenici alla testata del Fosso Capaldo. Nonostante i terreni siano relativa-mente impermeabili, la presenza del Fosso va tenuta in considerazione, ai fini dievitare la diffusione del percolato della discarica. Inoltre, essendo la zona a voca-zione agricola, occorre considerare anche il possibile inquinamento dato da erbi-cidi, pesticidi e fertilizzanti usati nelle coltivazioni.BibliografiaAA.VV . 1965 - Carta Geologica dItalia - Foglio 150 "Roma" - con relative note esplicative Servizio Geologico dItalia.C.N.R., 1985 - Catalogo dei terremoti italiani dallanno 1000 al 1980.DE RITA et a.,1988 - Carta geologica del complesso Vulcanico dei Colli Albani C.N.R. PROGET- TO FINALIZZATO GEODINAMICA.VENTRIGLIA, U., 1990 - Idrogeologia della Provincia di Roma. IV vol. "Regione orientale". 15
  17. 17. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 LInviolata dalla preistoria alla storia Maria Sperandio e M. Teresa Petrara Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus sez. Cornicolana La zona che ci interessa (Fig. 1) è costituita dal settore di Campagna Romanaincluso nel 1937 nel Comune di Guidonia Montecelio; di essa fanno parte le basse colline dellInviolata che qui vedia- Fig. 1 mo in primo piano sullo sfondo dei Monti Lucretili, ai piedi dei quali sorgono le alture coniche dei Cornicolani: da sinistra S. Angelo Romano (m 400), Poggio Cesi (m 410) e Montecelio (m 390) con il vicino Monte Albano. Lintera regione, dalle pendi- ci montane alle aree collinari sinoalla pianura che comprende il Parco, è stata frequentata fin dalla preistoria.LInviolata, che riconosciamo dal suo monumento più famoso, la Torraccia (Fig. 2), è stata oggetto di pluridecennali ricogni- zioni fatte dal Gruppo Archeologico Latino, che vi ha rinvenuto molti oggetti di selce, fra cui raschiatoi e punte di tipo musteriano, utensili diffusi Fig. 3 nel Paleolitico Fig. 2 medio (Fig. 3).Che gruppi di cacciatori e raccoglitori paleoliticifrequentassero la nostra zona era noto già dalla seconda metà dellOttocento: nel 1866 labate monticellese Carlo Rusconi segnalò e fece conoscere a Giuseppe Ponzi, membro dellAccademia dei Lincei, limportante sito preisto- rico del Fosso del Cupo (Fig. 4), che restituì molti fossili di grandi mammiferi e alcuni strumenti di selce. Fig. 4 Nella fase successiva del Paleolitico superiore, dai 30.000 17
  18. 18. ai 10.000 anni fa circa, la frequen- tazione si inten- sifica. La Fig. 5 mostra utensili trovati proprio nel nostro Parco e nelle immedia- te vicinanze: la lamella n. 2, troncata apposi- tamente e ritoc- cata, il nucleo n. 3 e la lama n. 4, da Colle Lepre.Fig. 5 Il paesaggio dellInviolata, oggidisegnato dalla millenaria presenza delle coltivazioni e dei pascoli, era alloradominato da distese boschive e da un reticolo idrografico più esteso, importanterichiamo per la selvaggina e per la sussistenza della specie umana. La successiva faseneolitica, molto più evoluta tecnologicamente (lavorazione particolare della pietra,invenzione della ceramica), vede lintroduzione di forme di economia produttiva(agricoltura e allevamento) e la conseguente nascita di insediamenti stabili,anchessi documentati nellarea circostante il Parco. La presenza dellossidiana pro-veniente forse dalle isole vulcaniche dellarcipelago pontino, rinvenuta a Setteville(Fig. 6) e a Sud di Guidonia, in loc. Caprine, ci dimostra che a quel tempo si cono-sceva ormai la navigazione. Con le successive età dei metalli larte di lavorare la selce non si perde, anzisi raffina ulte-riormente.Siamo ormainellEneoliticoo età del Rame(III millennioa. C.): cinque-cento metri adOvest dellaTorraccia in uncampo arato èstata trovataquesta bellacuspide, pur- Fig. 6 18
  19. 19. troppo spuntata (Fig. 7), con i bordi rettilinei, le alette, ilpeduncolo per limmanicatura e tutta la superficie completa-mente lavorata. Nelletà del Bronzo il nostro territorio era attraversato dapercorsi a breve raggio delle popolazioni appenniniche (IImillennio a. C.), che si dedicavano alla pastorizia e quindi aveva-no la necessità di condurre le loro greggi, a seconda della stagione,in pianura o in montagna. Dalla Tiburtina si dirigeva versoNord-Est questa via di transumanza (Fig. 8), che raggiunge-va le pendici dellodierno Montecelio e proseguiva versoNord seguendo più o meno il percorso della provinciale 28bis (ex 48). Come questo, molti tratturi sono stati poi sosti-tuiti dai tracciati delle vie che ancora oggi percorriamo e si Fig. 7possono ricostruire dai resti di accampamenti che si rinvengono lungo di essi. Laceramica tipica della civiltà appenninica è caratterizzata da motivi decorativi geo-metrici (spirali, zig-zag, bande puntinate e lisce, ecc.). Abbiamo un esempio cospi-cuo di tali insediamenti pastorali allinterno del Parco, lungo il fosso dellInviolata(Fig. 9). Fig. 8 19
  20. 20. Proprio ai margini del Parco, nel 1930, esisteva un villaggio di capanne che ricordano da vicino quelle preistoriche, costruite da pastori che praticavano ancora la transumanza. Siamo nella zona delle Caprine, presso il monu- mento al gen. Guidoni, prossimi al luogo in cui, nel 1991, furono fatti grandi sbancamenti per la costru- zione di alcuni palazzi.Fig. 9 Dalla terra setacciata, masoprattutto dagli scavi eseguiti dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio, è emersaunarea importantissima, nella quale è testimoniata ogni fase di frequentazione, dalPaleolitico superiore finale (11.000 anni da oggi) fino al termine delletà delBronzo (circa 1000 anni a. C.). NellAntiquarium di Montecelio sono esposti frammenti della ceramica più anti-ca, quella neolitica, che reca decorazioni praticate con bastoncini, punteruoli (Fig.10, n. 2); si poteva anche imprimere sulla superficie del vaso lorlo di una conchi-glia, del genere Cardium, e riempire i solchi con pasta bianca, in modo che, unavolta cotto il vaso, risaltasse meglio il disegno (Fig. 10, nn. 1, 4). Più rara la deco-razione dipinta (Fig. 10, n. 3). Alla successiva età del Rame riportano i frammen-ti nn. 5 e 6, decorati a squame e reticolo, a quella del Bronzo medio e recente Fig.10 20
  21. 21. rispettivamente le anse (manici)nn. 7-8 e 10. Alle Caprine non potevanomancare, vista la continuità di fre-quentazione in età appenninica, iresti di una capanna delletà delBronzo medio: sul fondo, identifi-cato grazie ai buchi dei pali nelterreno e ad aree di terra bruciata,dove erano vari focolari, si rinven-nero molti frammenti ceramici conla tipica decorazione geometrica abande puntinate, simili al fram- Fig. 11mento n. 9 della Fig. 10. Come legenti neolitiche, anche i pastori delletà del Bronzo non smettono di lavorare laselce; alle Caprine sono state trovate molte punte di freccia, insieme a strumenti diosso, utilizzato largamente per fabbricare punteruoli e pugnali. Siamo ormai al X secolo a. C. Lultima sorpresa nel sito delle Caprine ci èriservata da una necropoli protovillanoviana con tombe a pozzetto, che testimonia-no il rito dellincinerazione. Il cadavere veniva bruciato e i suoi resti, posti entrounurna di terracotta e accompagnati dal corredo, erano collocati in un grande dolioo in una cavità rivestita di lastre di travertino; lapertura veniva poi protetta conuno o più strati di pietre. Il corredo era costituito di vasi piccoli o miniaturizzati,arnesi per filare e tessere (fusi, fuseruole, rocchetti), ornamenti, offerte di cibo. Questa necropoli è interessante perché dimostra laffinità culturale delle gentiche vivevano qui con le popolazioni latine che nello stesso periodo abitavano suiColli Albani e a Roma: significativo il ritrovamento di più urne a capanna con laporticina mobile, talvolta preceduta, come in questo caso, da un piccolo portico(Fig. 10, n. 11; Fig. 11). Infine, un salto allestremità occidentale del Parco dellInviolata, nella zona diMarco Simone. Questa bella collina, ancora quasi intatta (Fig. 12), conserva tralaltro i resti di un insediamento fortificato medioevale, il Castrum Sancti Honesti,nei cui pressi è stato trovato vario materiale di età orientalizzante e arcaica (seco-li VII-VI a. C.). Labbondanza dei reperti (vasi di uso quotidiano, rocchetti, massi Fig. 12 21
  22. 22. Fig. 13squadrati ecc.) fa pensare allesistenza di un centro urbano; secondo Lorenzo eStefania Quilici si tratterebbe di Ficulea, una delle città arcaiche che insieme aCorniculum e a molte altre sparì a causa dellavanzata di Roma. Sono ancora numerosi e importanti i monumenti di epoca storica visibili nellazona dellInviolata. In questa panoramica si notano la Torraccia e un muro conapertura ad arco, unico resto del castrum di Monte del Sorbo (Fig. 13): è il pae-saggio tipico della Campagna Romana, dove fino al primo dopoguerra spiccavanosolo i ruderi antichi e le torri medioevali, spesso inserite nei casali di epoca suc-cessiva. Il nome "Inviolata" deriva dal potente monastero femminile di S. Maria invia Lata (tratto urbano della Flaminia) cui la tenuta apparteneva. In età romanaFig. 14 22
  23. 23. Fig. 15 questa era una zona ad alta den- sità insediativa, data la vicinan- za dellUrbe; ogni altura era occupata da una villa rustica, cioè da una fattoria, spesso comprendente anche la residen- za del proprietario. Nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1547, commentata dal Boccamazza e redatta ad uso dei cacciatori, come indica la didascalia "la caccia delle testine" (la testina è lo strato superficiale del travertino), sono evidenti le due principali arterie che attraversando la campagna portavano verso Montecelio durante il Medio Evo e il Rinascimento (Fig. 14). A Sud, in alto, è evidenziato inrosso il tracciato della Via Vecchia di Montecelio (attuale via 28 bis); a Nord, inblu, la via Palombarese, cioè lantica Monticellana. Ledificio indicato nella carta comeFig. 16 23
  24. 24. 24 Fig. 17
  25. 25. "Torre di Monte delSorbo" è, secondo latten-ta analisi di J. Coste, laTorraccia dellInviolata,chiamata così perchéprossima al castrum. La prima strada,antica quanto la viaTiburtina, venne comequesta pavimentata inetà repubblicana; indi-viduata agli inizi delNovecento da ThomasAshby, fu in seguitoillustrata passo passo da Fig. 18don Celestino Piccolini, che la denominò Tiburtino-Cornicolana. Al bivio del Forno, cioè a Settecamini, si stacca tuttora la 28 bis, puntandodiritta verso Montecelio; della sua pavimentazione medioevale e moderna, a pic-coli selci di pietra, rifatta più volte nei secoli passati, rimane soltanto il tratto neipressi di Tor Mastorta chiamato "Selciatella" (Fig. 15). Il selciato, ancora perfetta-mente riconoscibile e quasi intatto, dovrebbe essere oggetto di attenzione da partedi chi si prefigge di tutelare le testimonianze del passato, mentre esiste un proget-to che minaccia di distruggerlo: è stata infatti già ventilata più volte la possibilitàdi riattivare questo tratto per alleggerire il traffico sulla "48". Negli ultimi anni,inoltre, i bordi della strada sono stati disseminati di scarichi e rifiuti di ogni gene-re, mai rimossi. A Setteville la costruzione della nuova chiesa ha portato ad una interessantescoperta: più di due metri sotto il piano di campagna attuale è stato rinvenuto unbasolato antico perfettamente conservato, da Eugenio Moscetti attribuito proprioalla Tiburtino-Cornicolana, che si pensava, e alcuni lo sostengono tuttora, si stac-casse dalla Tiburtina a Settecamini. E una strada abbastanza grande, larga più di3 metri, con i bordi di rinfianco in pietra bianca mentre il pavimento è di basalto.In più punti si possono osservare i solchi lasciati dalle ruote dei carri (Fig. 16). La "48" attuale ha subito una grande trasformazione negli ultimi decenni; èstata raddoppiata e i lavori di allargamento hanno rivelato lesistenza di diverseantichità. Purtroppo nei suoi pressi si era impiantata una mega-discarica per rifiu-ti urbani e ciò ha portato alla nascita dellassociazione "Amici dellInviolata" e alla costi-tuzione del "Presidio", che hanno cercato in tutti i modi di contrastarne lespansioneper risanare questo lembo di Campagna Romana. Nella cartina del Parco dellInviolata, opera di E. Moscetti (Fig. 17), sono indi-cati i principali monumenti: da notare lalta densità archeologica esistente allinter-no del nostro Parco, meritevole di integrale tutela. 25
  26. 26. Ci sono alcune ville, di cui una importantissima, quella della Triade, e diver-si sepolcri lungo la strada antica che nei pressi della Torraccia diverge dallattualee punta verso Tor Mastorta. I più importanti, entrambi di età adrianea, sono laTorraccia stessa, sepolcro con cella a croce greca, e il mausoleo sotterraneo diMonte dellIncastro, bellambiente circolare coperto a cupola ancora rivestita dimosaico come le absidi delle due nicchie ai lati dellentrata (Fig. 18). Del Catasto Alessandrino (1660) fa parte limportante mappa di Pilo Rotto,una delle tre "ville" altomedioevali che si trovavano nella zona dellInviolata; lealtre due erano Monte del Sorbo e Torricella, corrispondenti al castrum di Montedel Sorbo e alla Torraccia. Questultima, soprelevata e usata come torre nellXIsecolo, venne ricostruita nella prima metà del secolo successivo dallabbadessaMaria del monastero di S. Maria in via Lata. Nel 1548 è descritta dal Boccamazzacome una torre rotonda con paramento a fasce alternate di pietra bianca e nera;verso la fine del secolo la Torricella comincia ad essere smantellata e le sue pietrevengono vendute a due scalpellini per 100 scudi. Nel citato Catasto Alessandrino"il fabbricato, ridotto a semplice rudere, diventerà la Torraccia che conosciamooggi, la quale costituisce uno dei più suggestivi ruderi della Campagna Romana"(J. Coste).Nota - Quando non indicato diversamente, la documentazione fotografica provie-ne dallarchivio del Gruppo Archeologico Latino "Latium Vetus", SezioneCornicolana. 26
  27. 27. In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Cenni sull’Ambiente Naturale del ParcoArcheologico-Naturale dell’Inviolata e delle Tenute storiche di Guidonia Montecelio Marco GiardiniIntroduzione Uno sguardo superficiale al territorio del Parco dell’Inviolata non lascia nep-pure immaginare che possa trattarsi di un’area di notevole interesse naturalistico,come è stato messo in luce solo pochi anni fa (GIARDINI, 1996a). Si tratta infat-ti di un’area che per le sue dolci ondulazioni collinari (Fig. 1), la fertilità del ter-reno e labbondanza dacqua è stata frequentata e sfruttata dall’uomo fin dalla prei-storia, ed ancora oggi vi è coltivata tutta la superficie lavorabile. Il gradevole paesaggio dell’area dellInviolata, che ben rappresenta quello tipi-co della Campagna Romana, è un paesaggio in parte costruito, la cui morfologiaderiva cioè anche dalle attività delluomo, che ne ha smussato molte delle asperi-tà. Tuttavia, malgrado lelevato livello di antropizzazione, il Parco dellInviolatamostra negli angoli più nascosti morfologie ben più aspre, come forre, fossi e ver- Fig 1 - Il paesaggio dell’Inviolata 27
  28. 28. santi collinari più scoscesi che proprio per la loro asperità hanno permesso la con-servazione di ambienti caratterizzati ancora oggi da una elevata naturalità. Si trat-ta talvolta di ambienti la cui integrità, proprio per il contesto in cui si trovano, èveramente sorprendente, tanto da ospitare anche specie particolarmente sensibilialle alterazioni ambientali. Gli studi finora condotti nel Parco hanno evidenziatonel complesso la presenza di una vegetazione diversificata ed una considerevolericchezza sia dal punto di vista floristico che faunistico, considerato che sono statecensite nellarea circa 240 specie vegetali e quasi 50 specie di vertebrati (tra anfi-bi, rettili, uccelli e mammiferi), tra le quali anche diverse specie rare e protette. In questo lavoro sono riportate anche alcune informazioni sulle aree contigueal Parco dellInviolata che sono state incluse nella proposta di ampliamento delParco stesso presentata alla Commissione ambiente della Regione nel 1998, com-prendenti a nord le tenute di Pilo Rotto e Tor Mastorta e a sud quelle di Tor deSordi e CastellArcione. Similmente allarea compresa nellattuale perimetro delParco entrambe le aree di ampliamento, sia quella settentrionale che quella meri-dionale, mostrano un paesaggio dolcemente ondulato e fortemente antropizzato,caratterizzato da unintensa attività agricola e di allevamento. Gran parte della lorosuperficie è interessata da colture stagionali a frumento, mais, erba medica ecc.,con aree lasciate incolte per il pascolo ed in minor misura coltivazioni arboree,soprattutto vasti uliveti. I dati qui riportati derivano in grandissima parte da osservazioni effettuatefino al 1997. Poche sono le informazioni raccolte in tempi più recenti, soprattuttoa causa del fatto che larea del Parco è stata rigidamente preclusa al pubblico. Ungran numero di cartelli è stato posto lungo i confini dellarea protetta ad indicareil divieto assoluto di accesso, che non è consentito neanche a seguito di richiesteufficiali. Nella primavera del 2000, tra le manifestazioni organizzate in occasionedei festeggiamenti per il millenario di Montecelio, erano state programmate visiteguidate in alcune delle aree di maggior interesse naturalistico del Comune diGuidonia Montecelio. Tra queste non poteva mancare il Parco dellInviolata,unica, piccola area protetta di uno dei comuni più grandi e urbanizzati del Lazio.Proprio per evitare problemi, e a scanso di equivoci, lautorizzazione per laccessoal Parco era stata richiesta al proprietario dellarea dallo stesso Comune diGuidonia Montecelio (che, lo ricordiamo, è lente gestore del Parco), ma lautoriz-zazione, anche in questo caso, è stata categoricamente negata e la prevista escur-sione, per la quale era stata anche pubblicata una guida (GIARDINI, 2000a), nonsi è potuta effettuare. E evidente pertanto che lo studio dellambiente naturale del-larea non può considerarsi concluso, e non si può quindi escludere che possa riser-vare ancora piacevoli sorprese.Caratteristiche vegetazionali Le numerose specie di piante vascolari presenti nellarea considerata sidispongono a formare insiemi di piante diversi tra loro, sono cioè riconducibili a 28
  29. 29. diversi tipi di vegetazione, che saranno illustrati in queste pagine secondo il crite-rio del crescente grado di naturalità e della maggiore complessità, iniziando cioèdai coltivi fino ad arrivare ai tipi vegetazionali naturali più evoluti e maturi, comead es. la vegetazione legata agli ambienti umidi e quella forestale, presenti in gene-re nelle aree più difficili ed articolate ma proprio per questo meglio conservate dalpunto di vista naturalistico. La presenza di diversi tipi vegetazionali rende varie-gato, gradevole ed interessante lambiente del Parco.I coltivi La maggior parte della superficie dellareaprotetta e delle aree agricole circostanti è interes-sata da colture erbacee stagionali; quelle più diffu-se e praticate sono quelle di frumento (Triticumaestivum, Fig. 2), erba medica (Medicago sativa) emais (Zea mays). Sono ovviamente presenti anchecolture arboree, in particolare quella dellolivo(Olea europaea). Uno degli oliveto più vasti, unaparte del quale è ben visibile anche percorrendo lavia provinciale 28 bis (ex 48), occupa unampiasuperficie del Parco dellInviolata. A ridosso dellavia Tiburtina, allaltezza della basilica di S.Sinforosa, si può invece osservare, nellestensionemeridionale del Parco, un esteso mandorleto, vera e Fig. 2 Triticum aestivumpropria rarità dalle nostre parti. Infatti mentre in Italiameridionale, Puglia e Sicilia in particolare, questo tipo di coltivazione arborea èancora oggi diffusa, nel Lazio è poco frequente, anche se mandorli isolati o inbrevi filari si osservano spesso nei terreni con colture arboree miste.La vegetazione sinantropica Trattandosi di unarea intensamente coltivata non sorprende il fatto che sianoabbondantissime le cosiddette specie sinantropiche (note anche come emerofite).Si definiscono sinantropiche le specie legate allazione volontaria o involontariadelluomo, che generalmente modifica la loro naturale distribuzione estendendola(QUEZEL et al., 1990). Questa definizione ha evidentemente un significato moltoampio, venendo ad includere specie con esigenze ecologiche e provenienza anchemolto diverse accomunate dal solo fatto di essere in qualche modo favorite dalleattività umane. Le specie sinantropiche, costituite per lo più da piante erbacee,sono quindi ben rappresentate negli ambienti fortemente antropizzati. Si tratta dispecie nitrofile e ruderali, cioè di quelle specie che vegetano nelle aree pascolatee sui margini delle strade, resistenti al calpestio o comunque favorite dal disturbocontinuo. Vi sono incluse anche le specie esotiche, quelle ornamentali e quelle chesi accompagnano normalmente alle specie coltivate. A seconda della loro origine 29
  30. 30. le sinantropiche vengono suddivise in apofite, specie indigene viventi spontanea-mente in ambienti disturbati, ed antropofite, specie non indigene, volontariamenteo involontariamente introdotte. Queste ultime a loro volta possono essere distintein archeofite (introdotte prima della scoperta dellAmerica) e neofite (introdottedopo la scoperta dellAmerica).Le specie ornamentali Tra i taxa sinantropici possono essere inclusi quelli coltivati a scopo ornamen-tale, come ad es. i quattro stupendi tigli (Tilia x vulgaris) isolati osservabili a nonmolta distanza dai casali dellInviolata (Fig. 3). Sempre nei loro pressi si osserva-no anche lalbero da rosari (Melia azedarach) e il pino domestico (Pinus pinea).Melia azedarach è una specie esotica di provenienza asiatica (Himalaya e Cina)che deve il suo nome ai grossi semi sferoidali dotati di cinque solchi che veniva-no adoperati per fare rosari e collane. Il pino domestico, o pino da pinoli, puressendo uno degli elementi maggiormente caratterizzanti del paesaggio centro-ita-lico e soprattutto di Roma e dintorni (solo per fare un esempio si chiama i "Pini diRoma" una delle più famose opere sinfoniche di Ottorino Respighi), non è unaspecie spontanea, ma probabilmente introdotta in epoca romana. Ad ogni modo,anche allInviolata e nelle adiacenti tenute storiche guidoniane, il pino domesticocontribuisce con la sua inconfondibile silhouette a mantenere vivo il gradevole paesaggio della Campagna Romana, oggi tuttavia pesante- mente danneg- giato dalla pre- senza della bre- tella autostradale e, soprattutto, da quella della discarica, che ha raggiunto ormai dimensioni inac- cettabili e che deve essere chiu- Fig. 3 - Tilia x vulgaris sa nel più brevetempo possibile. Le specie ornamentali osservabili nei dintorni dei vari castelli e casali pre-senti allInviolata e nelle tenute circostanti sono nel complesso piuttosto numerose.Tra le più frequenti, accanto a quelle già citate, possiamo ricordare i cipressi(Cupressus sempervirens e C. arizonica), leucalipto (Eucaliptus camaldulensis) eloleandro (Nerium oleander), ma vi si possono osservare anche lalloro (Laurusnobilis), la mimosa (Acacia dealbata), il leccio (Quercus ilex), il bosso (Buxus 30
  31. 31. sempervirens), il gelso (Morus nigra) e molte altre ancora. Analogamente a quan-to accade con il gelso, usato talvolta per le alberature stradali allinterno delle tenu-te (ad es. a Tor de Sordi), può capitare di vedere alberature costruite con altri albe-ri da frutto, come ad es. il mandorlo (Prunus dulcis) e il noce (Juglans regia, ades. a Tor Mastorta). Molto ben costruito e di notevole bellezza, anche se attualmen-te poco curato, è il viale di accesso a CastellArcione, fiancheggiato da filari di benquattro diverse specie. Partendo dallesterno verso la sede stradale vi si possonoinfatti rilevare una lunga siepe di bosso, un filare di alti pini domestici, uno di vec-chi e maestosi lecci ed infine, proprio a ridosso della strada, un filare di coloratioleandri. Solo intravisti allinterno del cortile, dato che anche qui la scarsa dispo-nibilità dei residenti non ha consentito unosservazione di maggior dettaglio, alcu-ni bellissimi esemplari di magnolia (Magnolia grandiflora).Le specie infestanti dei coltivi Si tratta di specie spesso estranee alla flora originaria di unacerta regione, giunte in epoche diverse da differenti paesi al segui-to delle principali colture e, di conseguenza, agli spostamenti(migrazioni, espansioni) dei popoli. Si distinguono in archeofite, Fig. 4introdotte con le colture più antiche (es. il frumento), e neofite, Legousia specu-giunte dopo il 15° secolo con le nuove colture diffuse dopo la sco- lum-venerisperta dellAmerica (es. il mais). Fondamentali studi sulla flora infestante dei colti-vi sono stati effettuati in Italia da Giovanni G. Lorenzoni, che si è occupato dellar-gomento, soprattutto della vegetazione infestante dei campi di mais, per lungotempo lavorando un po in tutta la nostra penisola (v. ad es. LORENZONI, 1962;1967; LORENZONI, CHIESURA LORENZONI, 1979). Numerose le specie presenti nellarea considerata. Tra quelle tipiche delle col-tivazioni, soprattutto cerealicole, si possono citare specie talvolta vistose e dallegradevolissime fioriture, come Gladiolus italicus, Delphinium halteratum,Papaver rhoeas, Legousia speculum-veneris (Fig. 4), Coleostephus myconis ed altre di minori dimensioni ma non meno belle, come Anagallis arvensis, Viola arvensis, Veronica persica, Centaurea calcitrapa, C. solsti- tialis e Ajuga chamaepitys (Fig. 5). Sono invece frequenti nelle colture di mais Kickxia spuria, alcune specie di Amaranthus, Portulaca oleracea, Persicaria lapathifolia, Euphorbia helio- scopia, Mercurialis annua, Fig. 5 - Ajuga chamaepitys Solanum nigrum ecc. Negli oli- 31
  32. 32. veti si osservano tipicamente, oltre ad alcu-ne di quelle già citate (Veronica persica,Portulaca oleracea, Solanum nigrum),anche specie come Stellaria media,Leopoldia comosa, Bellevalia romana ecc.Le specie nitrofile e ruderali Per quanto riguarda larea romana unbreve elenco di specie tipiche degli incolti,dei pascoli e dei margini stradali, è fornitoda MONTELUCCI (1984) in un lavoro nelquale sono sinteticamente descritte le prin-cipali fitocenosi del territorio laziale. Lespecie in questione sono state riunite in ungruppo che lAutore definisce come elemen-ti costituenti la "vegetazione della steppa Fig. 6 - Convolvulus arvensisantropica". BLASI e PIGNATTI (1984)descrivono in un breve lavoro di tipo fitosociologico la vegetazione degli ambien-ti calpestati di Roma, riconoscendo alcune associazioni appartenenti tutte alla clas-se Plantaginetea majoris Tx. et Presg. in Tx. 50 em. Oberd. et al. 67. Tra le specie ruderali e nitrofile presenti nellarea esaminata, tipiche dei mar-gini di strada e degli ambienti calpestati, si possono citare ad es. Convolvulusarvensis (Fig. 6), Centaurea calcitrapa, Cichorium intybus (lottima cicoria),Coleostephus myconis, Cynodon dactylon (la nota gramigna, che con i suoi stolo-ni riesce ad insinuarsi ovunque), Lolium perenne, Daucus carota e Foeniculumvulgare (rispettivamente carota e finocchio selvatici), Inula viscosa, Malva sylve-stris, Plantago major, P. lanceolata, Portulaca oleracea, Rumex crispus, Verbenaofficinalis, Tribulus terrestris, Urtica dioica, Xanthium spinosum ed alcune speciedei generi Amaranthus e Chenopodium. Abbondante in varie parti dellarea consi-derata è il cardo mariano (Silybum marianum), specie commestibile schiettamen-te nitrofila e tipica degli ambienti concimati, soprattutto dal pascolo ovino. A que-ste si possono aggiungere Sambucus nigra e S. ebulus, nonché alcune specie eso-tiche arboree ormai naturalizzate ed ampiamente diffuse in Italia, come lailanto(Ailanthus altissima) e la robinia (Robinia pseudoacacia).Le specie degli incolti e dei campi abbandonati Questi ambienti sono dotati di una flora più ricca rispetto a quella dei campicoltivati. In essi si sviluppa una vegetazione costituita per lo più da specie annua-li e dominata da graminacee. Tra queste spicca, per la sua vistosità e per laspettosimile a quello del frumento, Dasypyrum villosum, graminacea alta anche più diun metro, cui si associano frequentemente Dactylis glomerata ed Elytrigia repens.Oltre alle graminacee vi si possono osservare molte piccole piante a ciclo vitale 32
  33. 33. breve, come varie specie di trifoglio (Trifolium sp. pl.) e di erba medica (Medicagosp. pl.), Geranium molle, Plantago lanceolata, Sherardia arvensis, Sanguisorbaminor e numerose altre.Gli olmeti ruderali Altro aspetto della vegetazione sinantropica è costituita dai piccoli frammen-ti di olmeti ruderali che si possono ancora osservare in diversi punti dellarea con-siderata, come ad es. in alcune zone a ridosso della via Tiburtina. Essi costituisco-no un particolarissimo ambiente, importante forse più dal punto di vista storico chenaturalistico, che si osserva ormai sempre più raramente in Italia. Si tratta di untipo di vegetazione costituita da specie banali, ma particolare perché legata al vec-chio mondo contadino, in cui lolmo (Ulmus minor) era immancabilmente presen-te lungo strade e stradine di campagna e nei dintorni delle fattorie. Questi peculia-ri aspetti vegetazionali, una volta ben più diffusi, sono oggi quasi introvabilisoprattutto per due motivi: il primo consiste nella distruzione diretta di questo tipodi ambienti marginali, poco o nulla considerati; il secondo motivo di distruzione èinvece riconducibile a cause naturali, ed in particolare alla grafiosi, una malattiaprovocata da un fungo parassita (Graphium ulmi) che ha causato negli ultimidecenni una consistente diminuzione delle popolazioni di olmo comune. Gli olme-ti presenti sulla via Tiburtina ospitano varie altre specie, sia arbustive che erbacee,come ad es. Prunus spinosa, Hedera helix, Arum italicum e Cyclamen hederifo-lium, che in autunno tappezza letteralmente il terreno. Spesso purtroppo lolmo èsostituito dalla immancabile robinia (Robinia pseudacacia), specie arborea infe-stante originaria dellAmerica settentrionale introdotta in Italia allinizio del 600,o dallailanto (Ailanthus altissima), proveniente invece dalla Cina.Vegetazione igrofila e ripariale Nellarea, e soprattutto in quella del Parco, è ben rappresen-tata la vegetazione igrofila o ripariale, costituita da quelle spe- cie che si sono adattate a vivere nei luoghi umidi e sulle rive dei laghi e dei corsi dac- qua. Sugli argini dei vari fossi che solcano la superficie del Parco si osservano rigo- gliosi esemplari di salici (Salix alba) e pioppi (Populus nigra) accompagnati da Fig. 7 maestose farnie (Quercus robur), dalle Quercus robur ghiande caratterizzate dal lungo e vistoso Fig. 8 peduncolo (Fig. 7). Al di sotto delle loro chiome si possono Epilobium hirsutum osservare Arundo donax, Bryonia dioica, Carex pendula, Epilobium hirsutum (Fig. 8), Cyperus longus, Equisetum tel-mateja, Petasites hybridus, Calystegia sepium, Humulus lupulus (il luppolo, Fig.9), Clematis vitalba, Phragmites australis, Ranunculus sp. pl., Solanum dulcama- 33
  34. 34. ra, Sambucus ebulus, S. nigra, Typhalatifolia, Urtica dioica, Dipsacus fullo-num. Numerose le felci presenti, rappre-sentate da diverse specie: Pteridiumaquilinum, Asplenium trichomanes,Polystichum setiferum, Phyllitis scolo-pendrium subsp. scolopendrium, moltodiffusa, e la bellissima e meno diffusacapelvenere (Adiantum capillus-vene-ris). Anche tra le specie degli ambientiumidi sono presenti taxa aventi anches-si uno spiccato carattere di ruderalità onitrofilia, come ad es. Calystegiasepium, Clematis vitalba, Equisetum tel-mateja, Sambucus ebulus, S. nigra, Fig. 9 Humulus lupulusUrtica dioica e Rubus ulmifolius.Le siepi e i cespuglieti Tra le siepi che costeggiano le strade, soprattutto dellInviolata, si possonoosservare numerose specie che possono essere considerate elementi della vegeta- zione naturale dellarea, dei residui, veri e propri relitti, dello- riginaria vegetazione boschiva. Tra queste abbiamo già citato il sambuco (Sambucus nigra), il rovo (Rubus ulmifolius) e il pru- gnolo (Prunus spinosa), ai quali è possibile aggiungere levoni- Fig. 10 mo (Euonymus europaeus), la vitalba (Clematis vitalba), la Crataegus roverella (Quercus pubescens), il corniolo sanguinello (Cornus monogyna sanguinea), lolmo (Ulmus minor), il biancospino (Crataegus monogyna, Fig. 10), il fico (Ficus carica), la robbia selvatica(Rubia peregrina), il ligustro (Ligustrum vulgare), ledera (Hedera helix), laspara-go pungente (Asparagus acutifolius). La loro presenza è di grande importanza dalpunto di vista ecologico. Questi elementi infatti, se fossero lasciati loro il tempo elo spazio necessari, sarebbero le pedine fondamentali per la ricostituzione dellavegetazione forestale.Vegetazione boschiva Questultima è osservabile solo nel ParcodellInviolata ed esclusivamente in alcuni piccoli lembi dibosco relegati in massima parte nelle zone maggiormente Fig. 11acclivi. La loro esistenza permette ancora oggi, sebbene la Quercus cerrisfrequentazione e lo sfruttamento di questi terreni siano di antichissima data, diosservare direttamente alcuni degli elementi costituenti la vegetazione naturale 34
  35. 35. dellarea, cioè della vegetazione che un tempo doveva ricoprirla in gran parte. Lostrato arboreo di questi boschi, governati a ceduo composto, è costituito soprattut-to da querce, per lo più cerro (Quercus cerris, Fig. 11) e farnia (Q. robur), questul-tima particolarmente abbondante nei pressi dei corsi dacqua. Questo tipo di bosco,una volta diffuso in tutte le regioni pianeggianti della penisola, è ormai sempre piùraro (uno dei lembi più estesi è ancora oggi osservabile ad es.nella Selva di Sabaudia, nel Parco Nazionale del Circeo).Alle querce si accompagnano lacero oppio (Acer campestre),lolmo (Ulmus minor), il nocciolo (Corylus avellana). Lostrato arbustivo è formato da Cornus sanguinea, Crataegusmonogyna, Euonymus europaeus, Ligustrum vulgare. Suirami di queste fanerofite si avvolgono i fusti di alcune specielianose o rampicanti, come Clematis vitalba, C. flammula,Hedera helix, Rubia peregrina, Smilax aspera (Fig. 12),Tamus communis e anche, abbastanza frequente in qualcheframmento di bosco, Vitis vinifera (la vite). Nel sottobosco si Fig. 12possono osservare Arum italicum, Asparagus acutifolius, Smilax asperaPrunus spinosa, Ruscus aculeatus ecc. Una passeggiata lungo il Fosso del Cupo,nellampliamento settentrionale del parco, consente agevolmente di osservare tuttigli elementi del bosco planiziale a farnia (Quercus robur). Oltre a quest’ultimo,Acer campestre, Corylus avellana, Cornus sanguinea, Euonimus europaeus,Ligustrum vulgare, Hedera helix, Clematis vitalba ecc., tutte già citate, vi si pos-sono incontrare bellissimi esemplari di carpino bianco (Carpinus betulus), unodegli elementi più caratteristici di tali boschi, che non era stato invece osservatoallinterno dellattuale perimetro del Parco. I boschi dellInviolata sono oggi piuttosto degradati, aperti, ospitanti spessoelementi tipici di ambienti diversi (degli incolti, dei coltivi, dei luoghi umidi),estranei a quello boschivo. Tali elementi sono ossertvabili in ragione della limita-ta estensione di questi boschi, i quali, del tutto isolati e circondati dai coltivi, bor-dati dai fossi, privati completamente del mantello, non riescono ad arginare leintrusioni di piante proprie di altri ambienti, oltre che per i tagli (autorizzati e non)cui sono sottoposti. Un lembo di vegetazione forestale situato tra il grande uliveto e viadellInviolata mostra invece caratteristiche veramente peculiari. Vi si osserva infat-ti, insieme alla maggior parte delle specie arboree ed arbustive già citate in prece-denza, una eccezionale presenza di Ulmus minor (olmo) e Vitis vinifera (vite), que-stultima frequentemente arrampicata proprio sui tronchi o tra i rami degli olmi. Lagrande diffusione di Ulmus e Vitis è, ancora una volta, la testimonianza di attivitàantropiche. Si tratta infatti con ogni probabilità di ciò che rimane di un vecchiovigneto con tutori di olmo; il vigneto, una volta abbandonato, è stato rapidamenterioccupato da numerose specie vegetali spontanee che hanno portato alla ricostitu-zione del bosco. Luso dellolmo come tutore della vite è una pratica colturale da 35
  36. 36. noi ormai dimenticata ma di origini antichissime (v. ad es. VIRGILIO, Georgiche,II, 221, 354-361, 367-370). Questo particolare lembo di bosco, quale testimonian-za di una pratica agricola ormai scomparsa, assume pertantoanche un certo valore storico. In uno dei rami laterali del Fosso dellInviolata infine, instazione rupestre, si possono osservare anche alcuni elementitermofili mediterranei, come il leccio (Quercus ilex) ed il tino(Viburnum tinus, Fig. 13). Altre specie termofile, come lemediterranee fillirea (Phillyrea latifolia) e corbezzolo(Arbutus unedo) e lorientale marruca (Paliurus spina-christi),si rinvengono nellarea in maniera estremamente sporadica. Fig. 13Note floristiche Viburnum tinus Anche dal punto di vista floristico larea considerata riveste un certo interes-se. Nella sola area del Parco sono stati infatti determinati circa 240 taxa di piantevascolari appartenenti a 75 famiglie (v. elenco), che sono tuttavia da considerare solo una parte del suo ancora ricco patri- monio floristico. Tra le specie osservate ve ne sono alcune sicuramente degne di nota. Di notevole interesse ad es., oltre che di grande bellezza per i suoi fiori vistosi ed i suoi particolari frutti, è la presenza di Datura ferox (stramonio spi- nosissimo, Fig. 14), una delle tre specie di Datura presenti in Italia. Si tratta di una specie originaria della Cina segnala- Fig. 14 Datura ferox ta da PIGNATTI (1982) per tre sole regio- ni italiane (Lazio, Umbria e Sardegna) ed in tutte consideratararissima. Datura ferox è una specie spontaneizzata, cioè sfuggita a coltivazione,presente nel Lazio, dove è specie rara (ANZALONE, 1984), in pochissime locali-tà tutte nei dintorni di Roma (B. Anzalone, comunicazione personale). Nellarea siosserva anche la congenere Daturastramonium (stramonio comune), spe-cie originaria dellAmerica tropicale,ben più diffusa in Italia. Entrambe lespecie, fino a pochi anni fa, eranocomuni allInviolata. Oggi la loro dif-fusione sarebbe da verificare, consi-derato che negli ultimi anni sono stateriutilizzate tutte le aree coltivabili delParco. Malgrado siano tossiche per lapresenza nei loro tessuti di diversi Fig. 15 - Bruco di Acherontia atropos su Datura 36
  37. 37. alcaloidi entrambe le specie sono predate, come molte altre solanacee, dai grossibruchi dei lepidotteri sfingidi ed in particolare dai bruchi della sfinge testa di morto (Acherontia atropos, Fig. 15). Altra pianta degna di menzione è Imperata cylindrica (Fig. 16), segnalata fin dal 1941 da MONTELUCCI "sulla via dallInviolata a Settecamini". Questa specie, il cui popolamento è stato quasi del tutto distrutto probabilmente in seguito allallargamento della strada, è oggi osservabile solo in alcuni brevissimi tratti della provinciale 28 bis (ex 48), posti sullattuale confine meri- dionale del Parco. Tali popolamenti residui di Imperata cylin- drica sono oggi in grave pericolo proprio perché si trovano in Fig. 16 una posizione che li rende estremamente vulnerabili. Questa Imperata cylindrica bella graminacea, caratterizzata da una candida infiorescenza piumosa (da cui il nome volgare di codino bianco), è pococomune nel Lazio (ANZALONE, 1996) ed è una delle specie protette dallattualelegislazione regionale (L. R. 19/9/1974 n° 61). Anche Lathrea squamaria (latreacomune, Fig. 17) è specie poco comune nel Lazio (ANZALONE, 1996). Osservataanchessa allinterno del Parco, è una scrofulariacea a fioritura primaverile dalla-spetto piuttosto singolare. Tutta la pianta infatti, per la completa assenza di cloro-filla nei suoi tessuti, assume una colorazione rosea o bianco-giallastra. La latrea èuna pianta parassita dalle foglie carnosette che vive a spese di diverse latifoglie arboree e cespugliose. AllInviolata, nel fosso omonimo, ne sono stati osservati diversi esemplari tutti alla base di alcu- ni individui di Acer campestre. Per la loro indubbia bellezza merita- no di essere ricordate anche Narcissus tazetta (narciso nostrale, tazzetta) e Anemone coronaria (anemone dei fio- rai). Si tratta di due specie molto visto- se, localmente copiose in passato, che si stanno gradualmente rarefacendo e che andrebbero pertanto tutelate (ANZALONE, 1995). Anche allInviolata sono entrambe piuttosto rare; la prima si può osservare con bel- lissimi esemplari anche nei campi di frumento che costeggiano la strada pro- vinciale 28bis (Fig. 18). Sempre allInviolata sono state rinve- nute anche diverse specie di orchidee Fig. 17 - Lathrea squamaria spontanee, tra le quali Orchis purpurea 37
  38. 38. Fig. 18 - Narcissus tazettae Anacamptis pyramidalis (Fig. 19), specie abbastanza diffuse nel Lazio ma pro-tette, come quasi tutte le Orchidaceae della flora italiana, in base al regolamentoCEE 338/97.Cenni faunistici Le sorprese maggiori su questa area apparentemente degradata derivano peròsoprattutto dallosservazione di specie animali la cui presenza risulta essere talvol-ta veramente inaspettata. Nella sola Inviolata infatti sono state osservate oltre 30specie di Uccelli, sicuramente meno di quelle che realmente frequentano larea, masoprattutto ben 10 specie tra Anfibi e Rettili, e diverse specie di Mammiferi (v.elenco faunistico). Questi dati sono tanto più significativi se si considera che non 38
  39. 39. sono mai state condotte ricerche specifiche sulla fauna, e chele informazioni qui riportate derivano esclusivamente daosservazioni del tutto fortuite effettuate nel corso delle erbo-rizzazioni. I dati riguardanti i Mammiferi sono piuttosto scarsi, inparticolare per quel che riguarda i numerosi micromammife-ri che sicuramente frequentano la zona (Insettivori, Chirotterie Roditori), e il cui studio richiede tecniche particolari e lin-tervento di specialisti. I pochi dati disponibili derivano dalla-nalisi di alcune borre di rapaci notturni raccolte dallo scriven-te nei pressi dei casali dellInviolata. I resti ossei di mammife- Anacamptis19 Fig. pyrami-ri in esse rinvenuti sono stati attribuiti a due specie di piccoli dalisroditori: larvicola di Savi (Microtus savii) e una specie nonidentificata di topo selvatico (Apodemus sp.) (C. Battisti, comunicazione persona-le). Nellarea inoltre sono sicuramente presenti la volpe (Vulpes vulpes), moltocomune, la talpa romana (Talpa romana), della quale si possono osservare i carat-teristici monticelli di terra, e listrice (Hystrix cristata), specie protetta che fre-quenta i residui di vegetazione forestale del parco la cui presenza è stata accertatamediante il rinvenimento di inconfondibili aculei (Fig. 20). La maggior parte delle specie di Uccelli osservate è tipica degli ambienti aper-ti, colture cerealicole, coltivi arborati, incolti, pascoli aridi, garighe, margini dibosco. Sono tuttavia diverse le specie la cui presenza nellarea suscita una certameraviglia. Sono state infatti osservate alcune delle specie più belle, esotiche evariopinte dellavifauna italiana, come ad esempio lupupa (Upupa epops), masoprattutto il coloratissimo gruccione (Merops apiaster) e il giallo rigogolo(Oriolus oriolus), due specie la cui osservazione ha costituito davvero una piace-vole sorpresa. Larea è frequentata anche da alcuni rapaci, come il gheppio (Falcotinnunculus), visibile con elevata frequenza, ed il nibbio bruno (Milvus migrans),osservabile solo sporadicamente. Tra i rapaci notturni sono invece comuni la civet-ta (Athene noctua) e il barbagianni (Tito alba), che fanno strage soprattutto di pic-coli mammiferi. Frequentano larea anche diverse specie legate agli ambienti Fig. 20 - Aculeo di istrice 39
  40. 40. umidi, come lusignolo di fiume (Cettia cetti) e la gallinella dacqua (Gallinulachloropus). Questultima, osservata nel Fosso del Cupo, allinterno dellarea diampliamento settentrionale del Parco, utilizza con ogni probabilità lintera rete difossi presente nellarea. Un cenno particolare merita il gabbiano reale mediterraneo (Larus cachin-nans), una specie la cui osservazione in questarea non è del tutto insolita, consi-derata la breve distanza del Tevere e dellAniene e la presenza dei laghi della pianadelle Acque Albule. Si tratta di una specie che, anche se sporadicamente, frequen-ta da sempre questarea, ma la cui attuale abbondante presenza ha davvero poco dinaturale. Questi uccelli infatti frequentano in numero sempre maggiore la semprepiù vasta discarica dellInviolata, che è, lo ricordiamo, la seconda del Lazio. Eormai uno spettacolo consueto e deprimente, osservare stormi di gabbiani reali chevolteggiano come impazziti sui rifiuti che vengono scaricati dai camion o ridistri-buiti da altri mezzi sulla superficie della discarica stessa, come è facile osservarliin grandi stormi sui fertili campi circostanti, ove formano ampie macchie bianchenel terreno (Fig. 21). Se seguire il volo di un gabbiano genera di solito una piace-vole sensazione di calma e di libertà, la vista dei gabbiani che si gettano sui rifiu-ti della discarica suscita solo una grande amarezza, oltre ad un profondo senso divergogna, di sporcizia e di schiavitù. Il gabbiano reale è uno degli uccelli dotati dimaggiore plasticità ecologica, un vero campione di adattabilità che ha colonizza-to da decenni le discariche di tutta lEuropa, la cui distribuzione e consistenzaattuali sono in larga misura proprio il risultato dellaumento delle risorse trofichedi origine antropica. Si suppone che localmente "possa causare danni ad attivitàproduttive, problemi di conservazione per altre specie ornitiche e, ove presentecon alte concentrazioni in zone edificate o industriali, desta preoccupazioni dicarattere sanitario per laccumulo di deiezioni e per la trasmissione di agenti pato-geni" (BACCETTI, 2003). Altri uccelli favoriti dalla presenza della discarica sonole cornacchie grigie, anche queste osservabili con frequenza sempre maggiore ed Fig. 21 - Uno stormo di gabbiani nei pressi della discarica dell’Inviolata 40
  41. 41. in numero sempre più elevato. Come abbiamo già accennatolerpetofauna è costituita da ben 10specie diverse, 4 di Anfibi e 6 diRettili, un numero sicuramentedegno di rispetto per unarea cosìantropizzata e di modesta superfi-cie. Nove delle specie presentisono incluse nellelenco delle spe-cie protette dalla L. R. n° 18 del 5- Fig. 22 - Natrix natrix4-1988 ("Tutela di alcune speciedella fauna minore"), solo le rane verdi (Rana bergeri + Rana kl. hispanica) ne sono escluse. Tra i rettili presenti allInviolata sono comuni la lucertola campe- stre (Podarcis sicula), la lucertola muraiola (P. muralis), la luscengola (Chalcides chalcides) e il ramarro occidentale (Lacerta bilineata). Sono presenti anche alcuni ser- penti, come il biacco Fig. 23 - Bufo viridis(Coluber viridiflavus), il piùcomune, e la natrice dal col-lare (Natrix natrix, Fig. 22).Tra le varie specie di anfibiosservate è opportuno citarealmeno la presenza del rosposmeraldino (Bufo viridis,Fig. 23), che allInviolatasembra essere addirittura più Fig. 24 - Rana italicadiffuso del rospo comune (Bufo bufo), e della rana appenninica (Rana italica, Fig.24). La presenza di questultima specie in unarea come quella in oggetto è quantomai interessante per almeno due motivi. Il primo è di carattere zoogeografico, datoche si tratta di una rana endemica dellItalia peninsulare, mentre il secondo è tipoecologico. La rana appenninica è infatti una specie la cui presenza è indice di una 41
  42. 42. elevata qualità ambientale, essendo particolar-mente sensibile allinquinamento organico. Siosserva con facilità al Fosso dellInviolata, cheè senza dubbio il corso dacqua più integrodella zona. Lindicazione fornita da Rana itali-ca, non è tra laltro isolata, essendo infatti con-fermata dalla presenza di unaltra specieanchessa molto sensibile ad ogni forma di Fig. 25 - Potamon fluvialisinquinamento: il granchio di fiume (Potamon flu-viatilis, Fig. 25). Sia questultimo che la rana appenninica vivono in ambienti conacque limpide e ben ossigenate, ed il loro rinvenimento ha destato anche in chiscrive una notevole meraviglia. La loro presenza è una delle migliori testimonian-ze del fatto che in alcuni angoli allinterno del Parco si trovano ancora ambientisorprendentemente ben conservati. Unaltra testimonianza dellottimo grado di conservazione di alcuni degliambienti umidi della zona è costituita dai fontanili dellInviolata, letteralmentebrulicanti di vita. Vi si osservano infatti larve ed adulti di numerosi insetti acqua-tici (tra i quali Nepa cinerea, notonette, libellule ecc.), piccoli crostacei, sanguisu-ghe, piccoli molluschi. Tra questi ultimi è da segnalare Ancylus fluviatilis (patelladacqua dolce), dalla caratteristica conchiglia conica, patelliforme. Pur trattandosidi una specie abbastanza comune, la sua presenza è interessante perché, essendopiuttosto esigente rispetto alla concentrazione di ossigeno disciolto, è indicativa,anch’essa, di acque non inquinate. E a proposito dei fontanili voglio aprire una breve parentesi per lanciare unappello a loro favore. Fino a qualche decennio fa infatti erano ovunque pieni divita, ed ospitavano piante ed animali di grandissimo interesse, molti dei quali pur-troppo sono oggi in rapida rarefazione. Rane, grossi coleotteri acquatici, gastero-podi, crostacei ed innumerevoli altri piccoli animali popolavano una volta questiparticolari ambienti. Il distacco sempre più marcato della maggior parte delle per-sone dalle campagne e dagli ambienti naturali fa sì che venga percepita come spor-cizia qualsiasi cosa venga a trovarsi nei fontanili, e la mania della drastica, totale"ripulitura" cui sono sottoposti dalle amministrazioni locali ha provocato e provo-ca tuttora enormi danni dal punto di vista naturalistico. Le continue ripuliture, lim-mondizia che spesso viene buttata al loro interno, i detersivi usati per il lavaggiodelle automobili, hanno fatto sì che questi interessantissimi ambienti siano ormaiin gran parte completamente privi di vita. La presenza allInviolata di fontaniliancora in buono stato di conservazione e ricchi di vita è certamente un altro ele-mento da tenere in considerazione sia dal punto di vista della tutela che da quellodella fruizione di questarea.Considerazioni conclusive 42

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