• Save
Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)

on

  • 1,585 views

Parco Archeologico dell'Inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)

Parco Archeologico dell'Inviolata - Guidonia Montecelio (Roma)
Le ragioni di una tutela
[source: http://www.aniene.net]

Statistics

Views

Total Views
1,585
Views on SlideShare
1,585
Embed Views
0

Actions

Likes
0
Downloads
0
Comments
0

0 Embeds 0

No embeds

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma) Guidonia - Parco Archeologico dell'inviolata - Guidonia Montecelio (Roma) Document Transcript

  • Atti del Convegno di Studi Parco archeologiconaturale dell’Inviolata,le ragioni di una tutela a cura di Umberto Calamita Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003
  • INDICEPremessa pag. 1Presentazione del Comune di Guidonia Montecelio pag. 3Presentazione del LEA provinciale di Tivoli pag. 5Programma del Convegno di Studi pag. 7Parco regionale dell’Inviolata: inquadramento geomorfologico pag. 9L’Inviolata dalla preistoria alla storia pag. 17Cenni sull’Ambiente Naturale del Parco Naturale-Archeologicodell’Inviolata e delle Tenute storiche di Guidonia Montecelio pag. 27Il Catasto Storico dell’Inviolata pag. 57Parco dell’Inviolata: scenari per il futuro pag. 63Il Parco Naturale-Archeologico dell’Inviolata:una realtà da costruire pag. 69Valle dell’Aniene e degrado ambientale pag. 87La Riperimetrazione dei Parchi regionali pag. 95Il Paesaggio della Campagna Romana pag. 101Dall’Abbandono al Riuso pag. 107Appendice pag. 111
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Una premessa Il Convegno di studi “Parco archeologico naturale dellInviolata,le ragioni di una tutela” si è svolto sabato 25 gennaio 2003 a Guidonia, con la par-tecipazione di un pubblico numeroso, attento, interessato al tema. Sono passati piùdi due anni da allora, ma le ragioni di quella tutela, se vogliamo, sono ancora piùforti e sentite dalla cittadinanza e, soprattutto, dalla parte più sensibile di essa, l’as-sociazionismo, il volontariato. Dal Convegno ad oggi infatti, sono accadute cose che hanno da una partecomplicato il percorso istitutivo del Parco, dall’altra hanno chiarito le posizionidegli attori in campo. Andiamo per ordine: dopo diversi tentativi di ridimensiona-re il già modesto perimetro del Parco regionale (500 ettari circa), il Consiglio dellaRegione Lazio ha approvato a maggioranza, nel febbraio 2005, la riduzione deiconfini, portando l’estensione totale a soli 350 ettari circa. D’altra parte, il Consiglio comunale di Guidonia - ma soprattutto la sua mag-gioranza di centro destra, al potere fino al gennaio di quest’anno - ha fatto poco onulla per impedire il ridimensionamento del Parco, ma non ha fatto proprio un belniente per chiudere l’odiosa discarica dell’Inviolata, già inserita nel perimetro delParco. Eppure, stando alle dichiarazioni preelettorali di cinque anni fa, obiettiviqualificanti degli schieramenti politici erano proprio la chiusura degli invasi per irifiuti solidi urbani e la difesa dell’ambiente. Ma il disinteresse per il Parco regionale e gli evidenti interessi verso gli ambi-ti più direttamente “produttivi”, come la discarica ed i terreni ora svincolati, hannorecentemente rivelato alla cittadinanza che il rispetto per l’ambiente, per i neces-sari spazi verdi, per la salute della popolazione, sono davvero secondari. Eppure, buoni ultimi, anche i politici guidoniani si dovranno accorgere che lesfide vincenti del secolo appena iniziato si giocano non sulla costruzione dell’ano-nima palazzina (vanto del mercato immobiliare locale), ma sullo sviluppo sosteni-bile, non sul profitto individuale, ma sulla responsabilità collettiva, sulla condivi-sione delle scelte, sulla compartecipazione alle decisioni del potere. Questa pubblicazione degli Atti del Convegno di studi riguardante il Parcodell’Inviolata vede la luce dopo due anni, anche perché - è utile ricordarlo e noncerto come giustificazione a difesa - per circa venti mesi l’Amministrazione comu-nale di Guidonia Montecelio ha tenuto nel cassetto la richiesta di un contributofinanziario per la stampa del libro, ignorandola, ben sapendo che una piccola asso- 1
  • ciazione locale non avrebbe avuto la capacità economica di arrivare alla pubblica-zione. Con ogni probabilità, l’assenza colpevole del Comune di GuidoniaMontecelio, nominato dal 1996 gestore del Parco dell’Inviolata, rivela che non c’èalcuna intenzione da parte dell’istituzione locale di attivare tale gestione, nomi-nando l’Ente parco ed iniziando gli studi del Piano d’Assetto. Il Convegno di dueanni fa ha voluto colmare l’assenza di tale Piano e, di fatto, condizionare le futu-re Amministrazioni municipali della Città dell’Aria. La nuova Amministrazione comunale, insediatasi quest’anno, ha mostratofinora attenzione rispetto ai problemi ambientali del territorio. Ci si attende ora chepossano seguirne atti concreti. E’ grazie così alla sensibilità della Provincia di Roma (ufficio di presidenza)e del Laboratorio provinciale di Informazione ed Educazione ambientale di Tivoliche la stampa è stata resa possibile. Di ciò l’Associazione Amici dell’Inviolata èparticolarmente grata, interpretando anche una necessità ormai improcrastinabile:quella di pubblicare dati informativi scientifici, didattici, politici, economici, sto-rici su un’area protetta misconosciuta e bistrattata dalla politica localistica legataagli interessi individuali. Un ultimo ringraziamento va alle associazioni ambientaliste del territorio edai soci dell’Associazione Amici dell’Inviolata, che hanno tutti fortemente volutoquesta pubblicazione. Associazione culturale onlus Amici dell’Inviolata settembre 2005 2
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003Presentazione del Comune di Guidonia Montecelio Elaborare un testo di presentazione della pubblicazione curata dall’associa-zione Amici dell’Inviolata sul Parco regionale dell’Inviolata di Guidonia non ècerto semplice, se si considera il fatto, non secondario, che l’attualeAmministrazione comunale si è insediata da pochi giorni. Ma, ormai da molti anni, tutto il mondo politico-amministrativo e quello –soprattutto – dell’associazionismo ambientalista cittadino hanno posto le proble-matiche dell’area dell’Inviolata tra le maggiori sfide nella gestione del territoriocomunale. La nuova Amministrazione di centro-sinistra non può quindi esimersidal pronunciarsi su questa tematica, anche tenendo conto del fatto che il Comuneè stato nominato ente gestore dell’area protetta regionale e che, entro tempi brevie certi, si addiverrà alla redazione d’un Piano d’Assetto come previsto dalla legge. E’ noto che il nostro territorio ha avuto uno sviluppo urbanistico, economi-co, sociale che non ha uguali nella provincia di Roma. L’espansione demograficacaotica, spesso non regolata, mancante della parallela crescita dei servizi al citta-dino ha fatto sì che, accanto a questo incremento di residenze, sia comparso unampio e profondo degrado ambientale. Il Parco regionale, istituito nel 1996, nonha ancora avuto una sua consacrazione ufficiale nella vita amministrativa e quoti-diana dei cittadini di Guidonia Montecelio. Sia la presenza della discarica regio-nale all’interno dei suoi confini (tenuto conto che il Consiglio regionale sta perdecidere modifiche perimetrali), sia il fatto che la quasi totalità dell’estensione del-l’area protetta è ascrivibile a proprietà privata, ne hanno frenato la fruizione pub-blica. Eppure, se è vero quanto detto sopra a proposito della veloce e caoticaespansione antropica nel nostro comune, si rende oggi più che mai necessariopoter conservare questo polmone verde, dare ai nostri cittadini una occasione disviluppo qualitativo accordando gli interessi privati con quelli collettivi, nonchépreservare la salute dei residenti e dare infine consapevolezza di appartenere ad unterritorio ricco di storia, uno degli ultimi bellissimi lembi della CampagnaRomana. La poca coesione culturale e la mancanza di comuni tradizioni storichetra i cittadini neo residenti può trovare proprio sulle tematiche della tutela ambien-tale nuova linfa per un’inversione di tendenza. Per questo, il libro degli Atti delConvegno sul Parco dell’Inviolata va – e utilmente – proprio in questa direzione. Arturo Giura Assessore all’Ambiente del Comune di Guidonia Montecelio 3
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Presentazione del LEA provinciale di Tivoli Il Laboratorio territoriale provinciale di Informazione ed EducazioneAmbientale (L.E.A.) di Tivoli nasce come parte di una rete di sette strutture(Anzio, Cave, Civitavecchia, Mentana, Ostia, Roma e Tivoli) che la Provincia diRoma ha costituito nel 1999 aderendo al Programma di intervento per linforma-zione e leducazione ambientale (INFEA) del Ministero dellAmbiente. Dopo cinque anni di lavoro, i LEA della Provincia di Roma hanno comincia-to a veder riconosciuto il proprio ruolo sul territorio provinciale e regionale, con-solidando i rapporti con i loro interlocutori privilegiati (istituti scolastici, associa-zioni ed enti locali), riuscendo al contempo a dare un apporto tangibile alla rifles-sione intavolata a livello nazionale su strategie, metodologie, finalità deiLaboratori ambientali. Queste strutture hanno il compito di offrire uno stimolo ed un coordinamentoalle iniziative territoriali che riguardano leducazione ambientale e leducazionealla sostenibilità, con il preciso intento di monitorare e riunire le realtà che, a variotitolo (scuole, enti, associazioni, aziende) lavorano nel settore ambientale. Il LEA Tivoli in particolare, con un comprensorio che abbraccia quarantaset-te Comuni, tre Parchi naturali regionali, una Riserva naturale provinciale, dueComunità montane, ha lambizione di lavorare per accrescere il livello di consape-volezza della cittadinanza rispetto alle tematiche che riguardano lambiente e leproblematiche relative allo sviluppo sostenibile. Per far questo giunge utile il con-tributo che viene dal connubio fra il ruolo istituzionale del Laboratorio, dotazionedellAmministrazione provinciale di Roma, e le energie che provengono dalleassociazioni ambientaliste cui è affidata la gestione. Tra le principali attività svolte dal Laboratorio ci sono la gestione di una bancadati costantemente aggiornata, che contiene informazioni sui progetti e sui diver-si soggetti che allinterno del comprensorio della Valle dellAniene lavorano nelsettore ambientale; è attivo poi uno sportello informativo sullofferta di educazio-ne ambientale, con una serie di servizi di consulenza e tutoraggio alla realizzazio-ne di interventi specifici; il Laboratorio ha allestito inoltre una fornita mediateca atema ambientale e realizza ogni anno percorsi di formazione riservati ai docentidelle scuole ed agli operatori di educazione ambientale. Fra le esperienze più significative cè il Progetto pilota sul Fiume Aniene, ilquale nel corso di diversi anni ha messo in connessione scuole di diverso ordine e 5
  • grado, di differente estrazione territoriale, dando la possibilità ai docenti ed airagazzi di lavorare sullampio territorio che si affaccia sullAniene. Unesperienzaimportante per ragionare sulla ricchezza dellambiente naturale, sullutilizzo di unarisorsa come lacqua per la crescita e lo sviluppo del territorio. Il Fiume Anienerappresenta altresì un elemento comune che unifica le popolazioni che vivono nel-lampia valle che va dai confini dellAbruzzo sino alle porte di Roma. Il LEA dunque è struttura che per sua natura si rivolge al territorio ed è sem-pre pronta ad accogliere le istanze che i diversi attori, siano essi enti pubblici osoggetti privati, di volta in volta presentano. Il LEA Tivoli, fra le sue attività istituzionali, riconosce il compito di diffonde-re informazioni che contribuiscano a sviluppare una rinnovata conoscenza del ter-ritorio locale, delle sue peculiarità, delle potenzialità e delle ipotesi di sviluppocompatibile con la conservazione delle risorse e dellambiente. Oggi, lopportunità offerta dallAssociazione Amici dellInviolata e dagli altriorganizzatori del convegno "Parco archeologico-naturale dellInviolata, le ragionidi una tutela" ci permette di partecipare alla realizzazione di una pubblicazione cheintende dare elementi di conoscenza rispetto ad unimportante area verde sitaallinterno del Comune di Guidonia Montecelio. Il Comune più popoloso del comprensorio del LEA Tivoli appare purtroppoanche come quello con i maggiori problemi ambientali, legati ad uno sviluppotumultuoso, allimpatto delle notevoli attività industriali, allurbanizzazione nonsempre coerente e "sostenibile". Il Laboratorio, cosciente del fatto che il Parco Naturale RegionaledellInviolata è da considerarsi come una delle poche aree verdi di pregio del ter-ritorio del Comune di Guidonia Montecelio, ha deciso di contribuire alla realizza-zione di questo volume auspicando lo sviluppo di una maggiore sensibilità dei cit-tadini e delle istituzioni riguardo le problematiche legate alla tutela dellambiente. Laboratorio territoriale provinciale di Informazione ed Educazione Ambientale (L.E.A.) di Tivoli Via dei Sosii, 18 - 00019 Tivoli (c/o WWF sezione Valle dell’Aniene e Monti Lucretili) tel. 0774 313476 fax 0774 313614 e-mail: leativoli@provincia.roma.it 6
  • Convegno di studi Parco regionale archeologico naturale dellInviolata, le ragioni di una tutela Sabato 25 gennaio 2003, dalle ore 15.00 alle ore 20.00 presso la Sala comunale della Cultura, piazza Bernardini (Guidonia)Relazioni:Inquadramento geomorfologico (dott.ssa Elena Bunone, Coop. soc. EcoRisorse)Presenze archeologiche (dott.ssa Maria Sperandio, dott.ssa Maria Teresa Petrara, Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus, Sez. Cornicolana)Elementi naturali del Parco (prof. Marco Giardini)Catasto storico dellInviolata (arch. Franca Lopes)La legge regionale 22/96, problematiche e prospettive di gestione (dott.Umberto Calamita)Dal Parco dellInviolata al Parco dei Casali storici di Guidonia (dott. Zaccaria Mari)La fruizione del Parco da parte delle comunità scolastiche (dott.ssa Margherita Valenti, Consorzio scuole 33° Distretto)LEA, educazione ambientale, territorio (dott.ssa Annalisa Bunone, LEA Tivoli)La Valle dellAniene e il degrado ambientale (ing. Massimiliano Ammannito, WWF)I Parchi del Lazio: unoccasione per valorizzare il territorio. Riqualificare, non riperimetrare (dott. Mauro Veronesi, responsabile Territorio e Ambiente urba- no, Legambiente Lazio)Il paesaggio della Campagna romana (prof. Carlo Boldrighini, Italia Nostra)I casali dellInviolata, dallabbandono al riuso (arch. Mauro Artipoli) Seguirà un dibattito aperto al pubblico Al Convegno ha dato adesione la Provincia di Roma, Assessorato allAmbiente 7
  • 8
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Parco regionale dell’Inviolata: inquadramento geomorfologico Elena BunoneLocalizzazione del Parco Naturale Archeologico dellInviolata Larea in esame è situata ad Est dellinsediamento metropolitano di Roma erisulta geograficamente delimitata a Nord dai Monti Cornicolani, ad Est dalBacino delle Acque Albule, a Sud dal Fiume Aniene e ad Ovest dallarco collina-re Formello-Tor de Sordi-Castell’Arcione (Foglio n°150, I° Quadrante, TavolettaNE della Carta Geologica dItalia a scala 1:100.000). In particolare il perimetro incui ricade il Parco Naturale Archeologicio dellInviolata coincide, nel settore set-tentrionale, con il Fosso Capaldo; mentre quello meridionale si spinge fino allabi-tato di "Marco Simone Vecchio" e la "Strada Vecchia di Montecelio".Inquadramento geologico Levoluzione paleogeografica dellarea risulta fortemente controllata dalle fasitettoniche succedutesi dal Lias inf.-medio fino allOlocene. Il dominio di piat-taforma epicontinentale a sedimentazione carbonatica che ha portato alla deposi-zione del Calcare Massiccio viene smembrato da una fase tettonica disgiuntiva chea partire dalLias inf.-medio portaallindivi-duazione didue unitàpaleogeo-grafiche dif-ferenti: lapiattaformacarbonaticaepioceanicaLaziale-Abruzzese,affiorante 9
  • ad Est dellallineamento Olevano-Antrodoco, ed il bacino pelagico Umbro-Marchigiano, di cui i Monti Cornicolani ed i Monti Lucretili rappresentano la pro-paggine meridionale. Un terzo dominio, interposto tra i primi due, si individuavalungo la scarpata di raccordo come dominio di transizione ed è caratterizzato dal-labbondante presenza di materiale detritico. Tale dominio risulta rappresentatodalle successioni sedimentarie presenti sui Monti Tiburtini, Prenestini e Ruffi. Nel bacino pelagico la sequenza calcareo-silico-marnosa si depone finoallElveziano, a questa fa seguito il flysch sinorogenico della sequenza marnoso-are-nacea relazionato alle fasi parossistiche di costruzione della catena appenninica. In concomitanza con linizio delle fasi estensionali legate allapertura del baci-no tirrenico si ha un nuovo ciclo deposizionale che, per tutto il Pliocene, porta alladeposizione di argille, sabbie e calcareniti (Unità di Monte Vaticano) in bacini adandamento appenninico in progressivo ampliamento verso NE, dislocati trasver-salmente da faglie listriche con direzione N40E. Tale unità, osservabile lungo ilcorso della via Palombarese, funge da substrato per tutte le formazioni affiorantidallarea metropolitana romana al settore appenninico. Nel Pleistocene inferiore si assiste ad ulteriori oscillazioni del livello marinoche permettono di identificare altri due cicli deposizionali legati principalmente avariazioni eustatiche, a testimonianza di una progressiva diminuzione della pro-fondità del bacino fino allinstaurazione di un ambiente deposizionale di tipo con-tinentale fluvio-palustre. Nel Pleistocene medio-superiore, intorno a 0.8 Ma, si assiste allinizio dellat-tività vulcanica nei distretti laziali. I movimenti distensivi susseguitisi a partire dalPliocene avevano facilitato il convogliamento dei magmi nellarea sabatina prima, 10
  • ed in quella albana poi, entrambi luogo dincontro delle principali discontinuità tet-toniche: NW-SE e NE-SW (anche NS per larea albana). Il forte abbassamento dellivello del mare ha rappresentato quindi lo stimolo necessario per lo "stappamen-to" della camera magmatica. Lattività fortemente esplosiva dei distretti vulcanici determina a questo puntoun notevole sconvolgimento del paesaggio con deviazione del corso del Tevere,già fortemente condizionato dalla tettonica, e dei principali affluenti e il riempi-mento di paleovalli. Ai processi di messa in posto dei prodotti vulcanici si sovrap-pongono la tettonica e le fasi erosive legate alle regressioni della linea di costa. Contemporaneamente allinizio dellattività vulcanica si ha la formazione delBacino delle Acque Albule che poggia direttamente sul substrato argilloso. Lagenesi risulta probabilmente collegata alla risalita di fluidi idrotermali lungo unadiscontinuità ad andamento regionale con direzione NS. Linterazione fra i varisegmenti del lineamento tettonico con movimento di tipo trascorrente destro hapermesso la formazione di unarea subsidente (bacino di pull-apart) allinterno delquale si è avuta la deposizione. Tale bacino, di importanza mondiale per estensio-ne e spessore, è costituito da travertini di consistenza litoide sormontati da spesso-ri variabili di un sabbione calcareo concrezionario. Lassetto geologico dellarea in esame è fortemente condizionato dalla storiaevolutiva che ha interessato tutta lItalia centrale, in particolare dalle fasi estensio-nali Plio-Pleistoceniche, legate allapertura del bacino tirrenico. Nel settore investigato la successione litostratigrafica risulta, essere costituitada depositi vulcanici, provenienti dal distretto dei Colli Albani, sormontati damateriale eluvio-colluviale con spessore maggiore verso il centro della valle echiusi al tetto da un sottile strato di suolo e depositi alluvianali. Le facies dei ter-reni riferibili a tali depositi sono costituite dal basso verso lalto da:- tufi coerenti a matrice sabbiosa con lapilli, aggregati di pomici e idrossidi di ferrocon intercalati un livello di piroclastiti alterate di colore marrone a matrice limo-so-argillosa e scheletro scoriaceo avente uno spessore di circa 3 m.- coltre eluvio-colluviale costituita da tufiti sabbioso-limose debolmente argillose.- alluvioni attuali rappresentate da argille, limi e sabbie. Lo studio dei rapporti stratigrafici ha messo in evidenza nella zona centrale leformazioni vulcaniche più recenti, Tufi litoidi e Pozzolane, mentre in affioramen-to nei settori sia settentrionale che meridionale sono presenti alla stessa quota idepositi relativi al Tufo grigio della Storta. Tale situazione verosimilmente sotto-linea la presenza di discontinuità tettoniche ad andamento antiappenninico in cor-rispondenza del Fosso Capaldo e del Fosso dellInviolata. Le suddette considerazioni dovrebbe comunque essere supportate da indaginidi campagna di maggior dettaglio (almeno a scala 1:10.000) e di un’area più vastarispetto a quella del Parco per permettere una più definita ricostruzione paleogeo-grafica. 11
  • Caratteri sismotettonici I caratteri sismotettonici di un territorio, sebbene in apparenza non diretta-mente correlati alle finalità e le destinazioni duso di unarea protetta, sono tuttaviaimportanti per un più completo ed esauriente inquadramento territoriale, anche inrelazione ai dati geologici e strutturali, tanto più importante quando esso confinacon aree densamente popolate o dove si concentrano importanti interessi economi-ci e commerciali. A tal proposito sembra opportuno ricordare che la pianificazio-ne di unarea protetta non può prescindere da un attento studio e programmazionedelle aree ad essa limitrofe quali zone "cuscinetto" tra settori di utilizzo tantodiverso. Larea studiata ricade allinterno del Comune di Guidonia Montecelio classifi-cato come sismico (grado di sismicità S=9) e compreso nellelenco dellAllegato 2(Appendice 1: elenco dei comuni ad elevato rischio sismico) dellOrdinanza n.2788 del 12 giugno 1998 della Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento della Protezione Civile). Tutta larea a ridosso della fascia appenni-nica, dalla bassa Sabina ai Castelli Romani fino quasi al litorale romano, ricadeallinterno della zona 31 della zonazione sismogenetica del territorio italiano pro-posta dal GNDT (Scandone et al., 1991). La zona oggetto di studio risulta compresa tra due lineamenti tettonici regio-nali con cinematismi leggermente differenti, attivi già dal Pleistocene medio-supe-riore: ad ovest la zona di taglio sabina si estende dalla Piana di Rieti per circa 60km verso Sud passando per lalveo del Fiume Tevere fino allarea di Monte Mario;ad est un altro lineamento tettonico si estende per circa 30 km dai MontiCornicolani passando per il bacino Pantano-Borghese fin quasi a ridosso deiCastelli Romani. A tale lineamento, che risulta composto da una zona di taglio con direzioneNS e movimento trascorrente destro, sono associati sistemi di faglia attivi già dalPleistocene medio-superiore; ad esso è associata la formazione di zone subsidenticon geometrie tipo pull-apart (Bacino delle Acque Albule) dovute allinterazionetra i vari segmenti che costituiscono la zona di taglio. A questo sistema di faglie èassociato il terremoto avvenuto il 24 aprile 1901 nella parte pedemontana deiMonti Lucretili, con epicentro nel territorio di Palombara Sabina, disastroso perCretone e Stazzano; tale sisma ha prodotto intensità massime intorno allVIII°MSC con risentimenti del V°-VI° MSC nella zona di Mentana e del V° MSC nellazona di Montecelio. Nei primi mesi del 2000 un ulteriore evento sismico con epicentro nei comu-ni di Rocca Canterano e Cervara di Roma (Monti Simbruini) e magnitudo circa 3,5ha prodotto lievi risentimenti lungo tutta la valle dellAniene fino ai quartieri dellaperiferia orientale della città di Roma. Ad ovest è presente unaltra struttura sismogenetica a carattere regionale, concinematismi leggermente differenti (zona di taglio sabina) che si estende dallaPiana di Rieti per circa 60 km verso Sud passando per lalveo del Fiume Tevere 12
  • fino allarea di Monte Mario. Questa risulta costituita da una zona di taglio com-posta da segmenti en-échelon con cinematica transtensiva destrale a direzioneN20E, a cui si associa un complesso sistema deformativo di strutture fragili e dut-tili. Lultimo evento sismico di una certa rilevanza associato a questa struttura è ilterremoto di Rieti del 28 giugno 1898 con intensità (Io) stimata intorno allVIII°MCS che ha prodotto risentimenti nella zona di Mentana e di Tivoli intorno al IV°MCS. Infine unaltra zona sismogenetica vicina allarea in questione è quella deiColli Albani. Si tratta di un vulcano in fase di quiescenza che genera eventi dibassa magnitudo i quali si manifestano sotto forma di sciame sismico. LaCampagna Romana raramente è stata interessata da risentimenti superiori al VIgrado MCS. Nellintervallo di tempo tra maggio e settembre 2001 il territorio del Comunedi Guidonia Montecelio è stato interessato da un periodo sismico, legato ad unaserie di microsismi la cui sorgente è superficiale rispetto ai terremoti classici del-larea. Gli eventi principali della sequenza sono stati: 22 giugno, Md=2.5; 13 luglioM=2.6 e 25 agosto M=2.7. Tale fenomeno è tuttora oggetto di studio da parte delCentro Nazionale Terremoti dellINGV.Caratteri geomorfologici Levoluzione geomorfologica dellarea in esame è il risultato delle fasi erosi-ve che, a causa delle variazioni eustatiche del livello del mare, si sono succeduteper tutto il Quaternario, determinando ulteriori modificazioni rispetto a quelle giàprodotte dallattività vulcanica e mettendo alla luce il substrato sedimentario. Il Parco dellInviolata si trova allinterno di un area collinare; la quota più altaè ubicata a circa 120 m s.l.m. in corrispondenza della zona del "QuartodellInviolatella" per poi declinare dolcemente fino circa quota 50 m in prossimitàdelle aste fluviali, che segnano grosso modo i confini del Parco stesso. La morfologia dellarea appena descritta ricalca la natura litologica del sub-strato, infatti essa è il risultato del diverso grado di consistenza delle formazionipresenti in funzione dei fenomeni erosivi, per lo più di tipo lineare ed areale, chesi sono succeduti per tutto il Quaternario. I dossi sono costituiti da sedimenti vul-canici (tufo litoide, pozzolane e tufo grigio) che presentano buone caratteristichegeotecniche e quindi una maggiore resistenza allerosione, mentre i versanti e lezone adiacenti ai fossi, costituite da sabbie, sabbie argillose e argille sabbiose,hanno subito, date le mediocri caratteristiche geotecniche di questi terreni, unmaggior grado di erosione. Lidrografia superficiale risulta abbastanza organizzata; il disegno della reteidrografica generale è di tipo dendritico; lasta principale è rappresentata dal Fossodi Santa Lucia che alla confluenza con il Fosso dellInviolata diventa Fosso diMarco Simone, tributario di destra del Fiume Aniene e per il quale risultano tribu-tari di sinistra il Fosso Capaldo e il Fosso dellInviolata. 13
  • Landamento di questi ultimi due fossi, a direzione circa E-W, è probabilmen-te condizionato da cause strutturali. Verosimilmente i settori settentrionale e meri-dionale del Parco hanno subito un sollevamento relativo rispetto alla porzione cen-trale dellarea; questo ha fatto sì che si impostassero fenomeni di erosione seletti-va in seguito alla differente energia potenziale che si andò a determinare. Per taleragione nelle zone rialzate settentrionale e meridionale mancano i depositi vulca-nici più recenti e affiorano direttamente i depositi relativi al Tufo Grigio dellaStorta. La natura dei terreni affioranti, prevalentemente poco permeabile e la penden-za, permettono un discreto ruscellamento delle acque di precipitazione e favo-riscono il drenaggio verso il Fosso dellInviolata e secondariamente verso quellodi Marco Simone, i quali, in occasione di eventi meteorici consistenti, aumentanonotevolmente la loro portata, normalmente modesta. Non si rilevano fenomeni gravitativi particolarmente pericolosi, quelli presen-ti sono infatti relativi a movimenti di terra superficiali che coinvolgono solo i ter-reni eluvio-colluviali e la parte sommitale dei versanti; questi possono essere clas-sificati come soliflusso e fenomeni di reptazione causando quindi una perdita disuolo che potrebbe essere tamponata nei casi più evidenti con modesti interventitecnici, quali quelli dingegneria naturalistica, finalizzati soprattutto alla difesa deiversanti in frana. 14
  • Caratteri idrogeologici Larea è caratterizzata dalla presenza di terreni vulcanici a media e bassa per-meabilità provenienti dal distretto dei Colli Albani. Tali terreni influenzano lidro-grafia superficiale che risulta quindi relativamente sviluppata anche se in partemodificata dagli interventi antropici con opere di canalizzazione. Gli elementiidrologici principali di superficie sono rappresentati dai Fossi dellInviolata e diMarco Simone (che a valle della zona prende il nome di Fosso di Pratolungo) e delFosso Capaldo. Tali corsi dacqua scorrono su di un letto impermeabile rappresentato daidepositi argillosi plio-pleistocenici che rappresentano anche la base della faldaidrica. I terreni vulcanici che poggiano sulle argille plio-quaternarie rappresentanoil serbatoio di una potente falda idrica il cui livello piezometrico è influenzato daquello del F. Aniene e dei suoi affluenti. Tale falda non presenta emergenze nellazona in questione, tuttavia più a sud (Ventriglia 1990) alimenta limportante sor-gente dellAcqua Felice (280 l/sec). La falda in questione presenta una quota pie-zometrica media compresa tra 100 e 25 m s.l.m. con una direzione di flusso gene-ralmernte NE-SW ed un gradiente idraulico pari a circa 0,01 (Ventriglia 1990).Nellarea di studio sono presenti le sorgenti di Marco Simone e dellInviolataentrambe a bassa portata (circa 1 l/sec) e che drenano i depositi alluvionali deiprincipali corsi dacqua. Per quanto riguarda la vulnerabilità allinquinamento delle falde acquifere, èda notare che la discarica dellInviolata si trova sui terreni argilloso-sabbiosi plio-pleistocenici alla testata del Fosso Capaldo. Nonostante i terreni siano relativa-mente impermeabili, la presenza del Fosso va tenuta in considerazione, ai fini dievitare la diffusione del percolato della discarica. Inoltre, essendo la zona a voca-zione agricola, occorre considerare anche il possibile inquinamento dato da erbi-cidi, pesticidi e fertilizzanti usati nelle coltivazioni.BibliografiaAA.VV . 1965 - Carta Geologica dItalia - Foglio 150 "Roma" - con relative note esplicative Servizio Geologico dItalia.C.N.R., 1985 - Catalogo dei terremoti italiani dallanno 1000 al 1980.DE RITA et a.,1988 - Carta geologica del complesso Vulcanico dei Colli Albani C.N.R. PROGET- TO FINALIZZATO GEODINAMICA.VENTRIGLIA, U., 1990 - Idrogeologia della Provincia di Roma. IV vol. "Regione orientale". 15
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 LInviolata dalla preistoria alla storia Maria Sperandio e M. Teresa Petrara Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus sez. Cornicolana La zona che ci interessa (Fig. 1) è costituita dal settore di Campagna Romanaincluso nel 1937 nel Comune di Guidonia Montecelio; di essa fanno parte le basse colline dellInviolata che qui vedia- Fig. 1 mo in primo piano sullo sfondo dei Monti Lucretili, ai piedi dei quali sorgono le alture coniche dei Cornicolani: da sinistra S. Angelo Romano (m 400), Poggio Cesi (m 410) e Montecelio (m 390) con il vicino Monte Albano. Lintera regione, dalle pendi- ci montane alle aree collinari sinoalla pianura che comprende il Parco, è stata frequentata fin dalla preistoria.LInviolata, che riconosciamo dal suo monumento più famoso, la Torraccia (Fig. 2), è stata oggetto di pluridecennali ricogni- zioni fatte dal Gruppo Archeologico Latino, che vi ha rinvenuto molti oggetti di selce, fra cui raschiatoi e punte di tipo musteriano, utensili diffusi Fig. 3 nel Paleolitico Fig. 2 medio (Fig. 3).Che gruppi di cacciatori e raccoglitori paleoliticifrequentassero la nostra zona era noto già dalla seconda metà dellOttocento: nel 1866 labate monticellese Carlo Rusconi segnalò e fece conoscere a Giuseppe Ponzi, membro dellAccademia dei Lincei, limportante sito preisto- rico del Fosso del Cupo (Fig. 4), che restituì molti fossili di grandi mammiferi e alcuni strumenti di selce. Fig. 4 Nella fase successiva del Paleolitico superiore, dai 30.000 17
  • ai 10.000 anni fa circa, la frequen- tazione si inten- sifica. La Fig. 5 mostra utensili trovati proprio nel nostro Parco e nelle immedia- te vicinanze: la lamella n. 2, troncata apposi- tamente e ritoc- cata, il nucleo n. 3 e la lama n. 4, da Colle Lepre.Fig. 5 Il paesaggio dellInviolata, oggidisegnato dalla millenaria presenza delle coltivazioni e dei pascoli, era alloradominato da distese boschive e da un reticolo idrografico più esteso, importanterichiamo per la selvaggina e per la sussistenza della specie umana. La successiva faseneolitica, molto più evoluta tecnologicamente (lavorazione particolare della pietra,invenzione della ceramica), vede lintroduzione di forme di economia produttiva(agricoltura e allevamento) e la conseguente nascita di insediamenti stabili,anchessi documentati nellarea circostante il Parco. La presenza dellossidiana pro-veniente forse dalle isole vulcaniche dellarcipelago pontino, rinvenuta a Setteville(Fig. 6) e a Sud di Guidonia, in loc. Caprine, ci dimostra che a quel tempo si cono-sceva ormai la navigazione. Con le successive età dei metalli larte di lavorare la selce non si perde, anzisi raffina ulte-riormente.Siamo ormainellEneoliticoo età del Rame(III millennioa. C.): cinque-cento metri adOvest dellaTorraccia in uncampo arato èstata trovataquesta bellacuspide, pur- Fig. 6 18
  • troppo spuntata (Fig. 7), con i bordi rettilinei, le alette, ilpeduncolo per limmanicatura e tutta la superficie completa-mente lavorata. Nelletà del Bronzo il nostro territorio era attraversato dapercorsi a breve raggio delle popolazioni appenniniche (IImillennio a. C.), che si dedicavano alla pastorizia e quindi aveva-no la necessità di condurre le loro greggi, a seconda della stagione,in pianura o in montagna. Dalla Tiburtina si dirigeva versoNord-Est questa via di transumanza (Fig. 8), che raggiunge-va le pendici dellodierno Montecelio e proseguiva versoNord seguendo più o meno il percorso della provinciale 28bis (ex 48). Come questo, molti tratturi sono stati poi sosti-tuiti dai tracciati delle vie che ancora oggi percorriamo e si Fig. 7possono ricostruire dai resti di accampamenti che si rinvengono lungo di essi. Laceramica tipica della civiltà appenninica è caratterizzata da motivi decorativi geo-metrici (spirali, zig-zag, bande puntinate e lisce, ecc.). Abbiamo un esempio cospi-cuo di tali insediamenti pastorali allinterno del Parco, lungo il fosso dellInviolata(Fig. 9). Fig. 8 19
  • Proprio ai margini del Parco, nel 1930, esisteva un villaggio di capanne che ricordano da vicino quelle preistoriche, costruite da pastori che praticavano ancora la transumanza. Siamo nella zona delle Caprine, presso il monu- mento al gen. Guidoni, prossimi al luogo in cui, nel 1991, furono fatti grandi sbancamenti per la costru- zione di alcuni palazzi.Fig. 9 Dalla terra setacciata, masoprattutto dagli scavi eseguiti dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio, è emersaunarea importantissima, nella quale è testimoniata ogni fase di frequentazione, dalPaleolitico superiore finale (11.000 anni da oggi) fino al termine delletà delBronzo (circa 1000 anni a. C.). NellAntiquarium di Montecelio sono esposti frammenti della ceramica più anti-ca, quella neolitica, che reca decorazioni praticate con bastoncini, punteruoli (Fig.10, n. 2); si poteva anche imprimere sulla superficie del vaso lorlo di una conchi-glia, del genere Cardium, e riempire i solchi con pasta bianca, in modo che, unavolta cotto il vaso, risaltasse meglio il disegno (Fig. 10, nn. 1, 4). Più rara la deco-razione dipinta (Fig. 10, n. 3). Alla successiva età del Rame riportano i frammen-ti nn. 5 e 6, decorati a squame e reticolo, a quella del Bronzo medio e recente Fig.10 20
  • rispettivamente le anse (manici)nn. 7-8 e 10. Alle Caprine non potevanomancare, vista la continuità di fre-quentazione in età appenninica, iresti di una capanna delletà delBronzo medio: sul fondo, identifi-cato grazie ai buchi dei pali nelterreno e ad aree di terra bruciata,dove erano vari focolari, si rinven-nero molti frammenti ceramici conla tipica decorazione geometrica abande puntinate, simili al fram- Fig. 11mento n. 9 della Fig. 10. Come legenti neolitiche, anche i pastori delletà del Bronzo non smettono di lavorare laselce; alle Caprine sono state trovate molte punte di freccia, insieme a strumenti diosso, utilizzato largamente per fabbricare punteruoli e pugnali. Siamo ormai al X secolo a. C. Lultima sorpresa nel sito delle Caprine ci èriservata da una necropoli protovillanoviana con tombe a pozzetto, che testimonia-no il rito dellincinerazione. Il cadavere veniva bruciato e i suoi resti, posti entrounurna di terracotta e accompagnati dal corredo, erano collocati in un grande dolioo in una cavità rivestita di lastre di travertino; lapertura veniva poi protetta conuno o più strati di pietre. Il corredo era costituito di vasi piccoli o miniaturizzati,arnesi per filare e tessere (fusi, fuseruole, rocchetti), ornamenti, offerte di cibo. Questa necropoli è interessante perché dimostra laffinità culturale delle gentiche vivevano qui con le popolazioni latine che nello stesso periodo abitavano suiColli Albani e a Roma: significativo il ritrovamento di più urne a capanna con laporticina mobile, talvolta preceduta, come in questo caso, da un piccolo portico(Fig. 10, n. 11; Fig. 11). Infine, un salto allestremità occidentale del Parco dellInviolata, nella zona diMarco Simone. Questa bella collina, ancora quasi intatta (Fig. 12), conserva tralaltro i resti di un insediamento fortificato medioevale, il Castrum Sancti Honesti,nei cui pressi è stato trovato vario materiale di età orientalizzante e arcaica (seco-li VII-VI a. C.). Labbondanza dei reperti (vasi di uso quotidiano, rocchetti, massi Fig. 12 21
  • Fig. 13squadrati ecc.) fa pensare allesistenza di un centro urbano; secondo Lorenzo eStefania Quilici si tratterebbe di Ficulea, una delle città arcaiche che insieme aCorniculum e a molte altre sparì a causa dellavanzata di Roma. Sono ancora numerosi e importanti i monumenti di epoca storica visibili nellazona dellInviolata. In questa panoramica si notano la Torraccia e un muro conapertura ad arco, unico resto del castrum di Monte del Sorbo (Fig. 13): è il pae-saggio tipico della Campagna Romana, dove fino al primo dopoguerra spiccavanosolo i ruderi antichi e le torri medioevali, spesso inserite nei casali di epoca suc-cessiva. Il nome "Inviolata" deriva dal potente monastero femminile di S. Maria invia Lata (tratto urbano della Flaminia) cui la tenuta apparteneva. In età romanaFig. 14 22
  • Fig. 15 questa era una zona ad alta den- sità insediativa, data la vicinan- za dellUrbe; ogni altura era occupata da una villa rustica, cioè da una fattoria, spesso comprendente anche la residen- za del proprietario. Nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1547, commentata dal Boccamazza e redatta ad uso dei cacciatori, come indica la didascalia "la caccia delle testine" (la testina è lo strato superficiale del travertino), sono evidenti le due principali arterie che attraversando la campagna portavano verso Montecelio durante il Medio Evo e il Rinascimento (Fig. 14). A Sud, in alto, è evidenziato inrosso il tracciato della Via Vecchia di Montecelio (attuale via 28 bis); a Nord, inblu, la via Palombarese, cioè lantica Monticellana. Ledificio indicato nella carta comeFig. 16 23
  • 24 Fig. 17
  • "Torre di Monte delSorbo" è, secondo latten-ta analisi di J. Coste, laTorraccia dellInviolata,chiamata così perchéprossima al castrum. La prima strada,antica quanto la viaTiburtina, venne comequesta pavimentata inetà repubblicana; indi-viduata agli inizi delNovecento da ThomasAshby, fu in seguitoillustrata passo passo da Fig. 18don Celestino Piccolini, che la denominò Tiburtino-Cornicolana. Al bivio del Forno, cioè a Settecamini, si stacca tuttora la 28 bis, puntandodiritta verso Montecelio; della sua pavimentazione medioevale e moderna, a pic-coli selci di pietra, rifatta più volte nei secoli passati, rimane soltanto il tratto neipressi di Tor Mastorta chiamato "Selciatella" (Fig. 15). Il selciato, ancora perfetta-mente riconoscibile e quasi intatto, dovrebbe essere oggetto di attenzione da partedi chi si prefigge di tutelare le testimonianze del passato, mentre esiste un proget-to che minaccia di distruggerlo: è stata infatti già ventilata più volte la possibilitàdi riattivare questo tratto per alleggerire il traffico sulla "48". Negli ultimi anni,inoltre, i bordi della strada sono stati disseminati di scarichi e rifiuti di ogni gene-re, mai rimossi. A Setteville la costruzione della nuova chiesa ha portato ad una interessantescoperta: più di due metri sotto il piano di campagna attuale è stato rinvenuto unbasolato antico perfettamente conservato, da Eugenio Moscetti attribuito proprioalla Tiburtino-Cornicolana, che si pensava, e alcuni lo sostengono tuttora, si stac-casse dalla Tiburtina a Settecamini. E una strada abbastanza grande, larga più di3 metri, con i bordi di rinfianco in pietra bianca mentre il pavimento è di basalto.In più punti si possono osservare i solchi lasciati dalle ruote dei carri (Fig. 16). La "48" attuale ha subito una grande trasformazione negli ultimi decenni; èstata raddoppiata e i lavori di allargamento hanno rivelato lesistenza di diverseantichità. Purtroppo nei suoi pressi si era impiantata una mega-discarica per rifiu-ti urbani e ciò ha portato alla nascita dellassociazione "Amici dellInviolata" e alla costi-tuzione del "Presidio", che hanno cercato in tutti i modi di contrastarne lespansioneper risanare questo lembo di Campagna Romana. Nella cartina del Parco dellInviolata, opera di E. Moscetti (Fig. 17), sono indi-cati i principali monumenti: da notare lalta densità archeologica esistente allinter-no del nostro Parco, meritevole di integrale tutela. 25
  • Ci sono alcune ville, di cui una importantissima, quella della Triade, e diver-si sepolcri lungo la strada antica che nei pressi della Torraccia diverge dallattualee punta verso Tor Mastorta. I più importanti, entrambi di età adrianea, sono laTorraccia stessa, sepolcro con cella a croce greca, e il mausoleo sotterraneo diMonte dellIncastro, bellambiente circolare coperto a cupola ancora rivestita dimosaico come le absidi delle due nicchie ai lati dellentrata (Fig. 18). Del Catasto Alessandrino (1660) fa parte limportante mappa di Pilo Rotto,una delle tre "ville" altomedioevali che si trovavano nella zona dellInviolata; lealtre due erano Monte del Sorbo e Torricella, corrispondenti al castrum di Montedel Sorbo e alla Torraccia. Questultima, soprelevata e usata come torre nellXIsecolo, venne ricostruita nella prima metà del secolo successivo dallabbadessaMaria del monastero di S. Maria in via Lata. Nel 1548 è descritta dal Boccamazzacome una torre rotonda con paramento a fasce alternate di pietra bianca e nera;verso la fine del secolo la Torricella comincia ad essere smantellata e le sue pietrevengono vendute a due scalpellini per 100 scudi. Nel citato Catasto Alessandrino"il fabbricato, ridotto a semplice rudere, diventerà la Torraccia che conosciamooggi, la quale costituisce uno dei più suggestivi ruderi della Campagna Romana"(J. Coste).Nota - Quando non indicato diversamente, la documentazione fotografica provie-ne dallarchivio del Gruppo Archeologico Latino "Latium Vetus", SezioneCornicolana. 26
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Cenni sull’Ambiente Naturale del ParcoArcheologico-Naturale dell’Inviolata e delle Tenute storiche di Guidonia Montecelio Marco GiardiniIntroduzione Uno sguardo superficiale al territorio del Parco dell’Inviolata non lascia nep-pure immaginare che possa trattarsi di un’area di notevole interesse naturalistico,come è stato messo in luce solo pochi anni fa (GIARDINI, 1996a). Si tratta infat-ti di un’area che per le sue dolci ondulazioni collinari (Fig. 1), la fertilità del ter-reno e labbondanza dacqua è stata frequentata e sfruttata dall’uomo fin dalla prei-storia, ed ancora oggi vi è coltivata tutta la superficie lavorabile. Il gradevole paesaggio dell’area dellInviolata, che ben rappresenta quello tipi-co della Campagna Romana, è un paesaggio in parte costruito, la cui morfologiaderiva cioè anche dalle attività delluomo, che ne ha smussato molte delle asperi-tà. Tuttavia, malgrado lelevato livello di antropizzazione, il Parco dellInviolatamostra negli angoli più nascosti morfologie ben più aspre, come forre, fossi e ver- Fig 1 - Il paesaggio dell’Inviolata 27
  • santi collinari più scoscesi che proprio per la loro asperità hanno permesso la con-servazione di ambienti caratterizzati ancora oggi da una elevata naturalità. Si trat-ta talvolta di ambienti la cui integrità, proprio per il contesto in cui si trovano, èveramente sorprendente, tanto da ospitare anche specie particolarmente sensibilialle alterazioni ambientali. Gli studi finora condotti nel Parco hanno evidenziatonel complesso la presenza di una vegetazione diversificata ed una considerevolericchezza sia dal punto di vista floristico che faunistico, considerato che sono statecensite nellarea circa 240 specie vegetali e quasi 50 specie di vertebrati (tra anfi-bi, rettili, uccelli e mammiferi), tra le quali anche diverse specie rare e protette. In questo lavoro sono riportate anche alcune informazioni sulle aree contigueal Parco dellInviolata che sono state incluse nella proposta di ampliamento delParco stesso presentata alla Commissione ambiente della Regione nel 1998, com-prendenti a nord le tenute di Pilo Rotto e Tor Mastorta e a sud quelle di Tor deSordi e CastellArcione. Similmente allarea compresa nellattuale perimetro delParco entrambe le aree di ampliamento, sia quella settentrionale che quella meri-dionale, mostrano un paesaggio dolcemente ondulato e fortemente antropizzato,caratterizzato da unintensa attività agricola e di allevamento. Gran parte della lorosuperficie è interessata da colture stagionali a frumento, mais, erba medica ecc.,con aree lasciate incolte per il pascolo ed in minor misura coltivazioni arboree,soprattutto vasti uliveti. I dati qui riportati derivano in grandissima parte da osservazioni effettuatefino al 1997. Poche sono le informazioni raccolte in tempi più recenti, soprattuttoa causa del fatto che larea del Parco è stata rigidamente preclusa al pubblico. Ungran numero di cartelli è stato posto lungo i confini dellarea protetta ad indicareil divieto assoluto di accesso, che non è consentito neanche a seguito di richiesteufficiali. Nella primavera del 2000, tra le manifestazioni organizzate in occasionedei festeggiamenti per il millenario di Montecelio, erano state programmate visiteguidate in alcune delle aree di maggior interesse naturalistico del Comune diGuidonia Montecelio. Tra queste non poteva mancare il Parco dellInviolata,unica, piccola area protetta di uno dei comuni più grandi e urbanizzati del Lazio.Proprio per evitare problemi, e a scanso di equivoci, lautorizzazione per laccessoal Parco era stata richiesta al proprietario dellarea dallo stesso Comune diGuidonia Montecelio (che, lo ricordiamo, è lente gestore del Parco), ma lautoriz-zazione, anche in questo caso, è stata categoricamente negata e la prevista escur-sione, per la quale era stata anche pubblicata una guida (GIARDINI, 2000a), nonsi è potuta effettuare. E evidente pertanto che lo studio dellambiente naturale del-larea non può considerarsi concluso, e non si può quindi escludere che possa riser-vare ancora piacevoli sorprese.Caratteristiche vegetazionali Le numerose specie di piante vascolari presenti nellarea considerata sidispongono a formare insiemi di piante diversi tra loro, sono cioè riconducibili a 28
  • diversi tipi di vegetazione, che saranno illustrati in queste pagine secondo il crite-rio del crescente grado di naturalità e della maggiore complessità, iniziando cioèdai coltivi fino ad arrivare ai tipi vegetazionali naturali più evoluti e maturi, comead es. la vegetazione legata agli ambienti umidi e quella forestale, presenti in gene-re nelle aree più difficili ed articolate ma proprio per questo meglio conservate dalpunto di vista naturalistico. La presenza di diversi tipi vegetazionali rende varie-gato, gradevole ed interessante lambiente del Parco.I coltivi La maggior parte della superficie dellareaprotetta e delle aree agricole circostanti è interes-sata da colture erbacee stagionali; quelle più diffu-se e praticate sono quelle di frumento (Triticumaestivum, Fig. 2), erba medica (Medicago sativa) emais (Zea mays). Sono ovviamente presenti anchecolture arboree, in particolare quella dellolivo(Olea europaea). Uno degli oliveto più vasti, unaparte del quale è ben visibile anche percorrendo lavia provinciale 28 bis (ex 48), occupa unampiasuperficie del Parco dellInviolata. A ridosso dellavia Tiburtina, allaltezza della basilica di S.Sinforosa, si può invece osservare, nellestensionemeridionale del Parco, un esteso mandorleto, vera e Fig. 2 Triticum aestivumpropria rarità dalle nostre parti. Infatti mentre in Italiameridionale, Puglia e Sicilia in particolare, questo tipo di coltivazione arborea èancora oggi diffusa, nel Lazio è poco frequente, anche se mandorli isolati o inbrevi filari si osservano spesso nei terreni con colture arboree miste.La vegetazione sinantropica Trattandosi di unarea intensamente coltivata non sorprende il fatto che sianoabbondantissime le cosiddette specie sinantropiche (note anche come emerofite).Si definiscono sinantropiche le specie legate allazione volontaria o involontariadelluomo, che generalmente modifica la loro naturale distribuzione estendendola(QUEZEL et al., 1990). Questa definizione ha evidentemente un significato moltoampio, venendo ad includere specie con esigenze ecologiche e provenienza anchemolto diverse accomunate dal solo fatto di essere in qualche modo favorite dalleattività umane. Le specie sinantropiche, costituite per lo più da piante erbacee,sono quindi ben rappresentate negli ambienti fortemente antropizzati. Si tratta dispecie nitrofile e ruderali, cioè di quelle specie che vegetano nelle aree pascolatee sui margini delle strade, resistenti al calpestio o comunque favorite dal disturbocontinuo. Vi sono incluse anche le specie esotiche, quelle ornamentali e quelle chesi accompagnano normalmente alle specie coltivate. A seconda della loro origine 29
  • le sinantropiche vengono suddivise in apofite, specie indigene viventi spontanea-mente in ambienti disturbati, ed antropofite, specie non indigene, volontariamenteo involontariamente introdotte. Queste ultime a loro volta possono essere distintein archeofite (introdotte prima della scoperta dellAmerica) e neofite (introdottedopo la scoperta dellAmerica).Le specie ornamentali Tra i taxa sinantropici possono essere inclusi quelli coltivati a scopo ornamen-tale, come ad es. i quattro stupendi tigli (Tilia x vulgaris) isolati osservabili a nonmolta distanza dai casali dellInviolata (Fig. 3). Sempre nei loro pressi si osserva-no anche lalbero da rosari (Melia azedarach) e il pino domestico (Pinus pinea).Melia azedarach è una specie esotica di provenienza asiatica (Himalaya e Cina)che deve il suo nome ai grossi semi sferoidali dotati di cinque solchi che veniva-no adoperati per fare rosari e collane. Il pino domestico, o pino da pinoli, puressendo uno degli elementi maggiormente caratterizzanti del paesaggio centro-ita-lico e soprattutto di Roma e dintorni (solo per fare un esempio si chiama i "Pini diRoma" una delle più famose opere sinfoniche di Ottorino Respighi), non è unaspecie spontanea, ma probabilmente introdotta in epoca romana. Ad ogni modo,anche allInviolata e nelle adiacenti tenute storiche guidoniane, il pino domesticocontribuisce con la sua inconfondibile silhouette a mantenere vivo il gradevole paesaggio della Campagna Romana, oggi tuttavia pesante- mente danneg- giato dalla pre- senza della bre- tella autostradale e, soprattutto, da quella della discarica, che ha raggiunto ormai dimensioni inac- cettabili e che deve essere chiu- Fig. 3 - Tilia x vulgaris sa nel più brevetempo possibile. Le specie ornamentali osservabili nei dintorni dei vari castelli e casali pre-senti allInviolata e nelle tenute circostanti sono nel complesso piuttosto numerose.Tra le più frequenti, accanto a quelle già citate, possiamo ricordare i cipressi(Cupressus sempervirens e C. arizonica), leucalipto (Eucaliptus camaldulensis) eloleandro (Nerium oleander), ma vi si possono osservare anche lalloro (Laurusnobilis), la mimosa (Acacia dealbata), il leccio (Quercus ilex), il bosso (Buxus 30
  • sempervirens), il gelso (Morus nigra) e molte altre ancora. Analogamente a quan-to accade con il gelso, usato talvolta per le alberature stradali allinterno delle tenu-te (ad es. a Tor de Sordi), può capitare di vedere alberature costruite con altri albe-ri da frutto, come ad es. il mandorlo (Prunus dulcis) e il noce (Juglans regia, ades. a Tor Mastorta). Molto ben costruito e di notevole bellezza, anche se attualmen-te poco curato, è il viale di accesso a CastellArcione, fiancheggiato da filari di benquattro diverse specie. Partendo dallesterno verso la sede stradale vi si possonoinfatti rilevare una lunga siepe di bosso, un filare di alti pini domestici, uno di vec-chi e maestosi lecci ed infine, proprio a ridosso della strada, un filare di coloratioleandri. Solo intravisti allinterno del cortile, dato che anche qui la scarsa dispo-nibilità dei residenti non ha consentito unosservazione di maggior dettaglio, alcu-ni bellissimi esemplari di magnolia (Magnolia grandiflora).Le specie infestanti dei coltivi Si tratta di specie spesso estranee alla flora originaria di unacerta regione, giunte in epoche diverse da differenti paesi al segui-to delle principali colture e, di conseguenza, agli spostamenti(migrazioni, espansioni) dei popoli. Si distinguono in archeofite, Fig. 4introdotte con le colture più antiche (es. il frumento), e neofite, Legousia specu-giunte dopo il 15° secolo con le nuove colture diffuse dopo la sco- lum-venerisperta dellAmerica (es. il mais). Fondamentali studi sulla flora infestante dei colti-vi sono stati effettuati in Italia da Giovanni G. Lorenzoni, che si è occupato dellar-gomento, soprattutto della vegetazione infestante dei campi di mais, per lungotempo lavorando un po in tutta la nostra penisola (v. ad es. LORENZONI, 1962;1967; LORENZONI, CHIESURA LORENZONI, 1979). Numerose le specie presenti nellarea considerata. Tra quelle tipiche delle col-tivazioni, soprattutto cerealicole, si possono citare specie talvolta vistose e dallegradevolissime fioriture, come Gladiolus italicus, Delphinium halteratum,Papaver rhoeas, Legousia speculum-veneris (Fig. 4), Coleostephus myconis ed altre di minori dimensioni ma non meno belle, come Anagallis arvensis, Viola arvensis, Veronica persica, Centaurea calcitrapa, C. solsti- tialis e Ajuga chamaepitys (Fig. 5). Sono invece frequenti nelle colture di mais Kickxia spuria, alcune specie di Amaranthus, Portulaca oleracea, Persicaria lapathifolia, Euphorbia helio- scopia, Mercurialis annua, Fig. 5 - Ajuga chamaepitys Solanum nigrum ecc. Negli oli- 31
  • veti si osservano tipicamente, oltre ad alcu-ne di quelle già citate (Veronica persica,Portulaca oleracea, Solanum nigrum),anche specie come Stellaria media,Leopoldia comosa, Bellevalia romana ecc.Le specie nitrofile e ruderali Per quanto riguarda larea romana unbreve elenco di specie tipiche degli incolti,dei pascoli e dei margini stradali, è fornitoda MONTELUCCI (1984) in un lavoro nelquale sono sinteticamente descritte le prin-cipali fitocenosi del territorio laziale. Lespecie in questione sono state riunite in ungruppo che lAutore definisce come elemen-ti costituenti la "vegetazione della steppa Fig. 6 - Convolvulus arvensisantropica". BLASI e PIGNATTI (1984)descrivono in un breve lavoro di tipo fitosociologico la vegetazione degli ambien-ti calpestati di Roma, riconoscendo alcune associazioni appartenenti tutte alla clas-se Plantaginetea majoris Tx. et Presg. in Tx. 50 em. Oberd. et al. 67. Tra le specie ruderali e nitrofile presenti nellarea esaminata, tipiche dei mar-gini di strada e degli ambienti calpestati, si possono citare ad es. Convolvulusarvensis (Fig. 6), Centaurea calcitrapa, Cichorium intybus (lottima cicoria),Coleostephus myconis, Cynodon dactylon (la nota gramigna, che con i suoi stolo-ni riesce ad insinuarsi ovunque), Lolium perenne, Daucus carota e Foeniculumvulgare (rispettivamente carota e finocchio selvatici), Inula viscosa, Malva sylve-stris, Plantago major, P. lanceolata, Portulaca oleracea, Rumex crispus, Verbenaofficinalis, Tribulus terrestris, Urtica dioica, Xanthium spinosum ed alcune speciedei generi Amaranthus e Chenopodium. Abbondante in varie parti dellarea consi-derata è il cardo mariano (Silybum marianum), specie commestibile schiettamen-te nitrofila e tipica degli ambienti concimati, soprattutto dal pascolo ovino. A que-ste si possono aggiungere Sambucus nigra e S. ebulus, nonché alcune specie eso-tiche arboree ormai naturalizzate ed ampiamente diffuse in Italia, come lailanto(Ailanthus altissima) e la robinia (Robinia pseudoacacia).Le specie degli incolti e dei campi abbandonati Questi ambienti sono dotati di una flora più ricca rispetto a quella dei campicoltivati. In essi si sviluppa una vegetazione costituita per lo più da specie annua-li e dominata da graminacee. Tra queste spicca, per la sua vistosità e per laspettosimile a quello del frumento, Dasypyrum villosum, graminacea alta anche più diun metro, cui si associano frequentemente Dactylis glomerata ed Elytrigia repens.Oltre alle graminacee vi si possono osservare molte piccole piante a ciclo vitale 32
  • breve, come varie specie di trifoglio (Trifolium sp. pl.) e di erba medica (Medicagosp. pl.), Geranium molle, Plantago lanceolata, Sherardia arvensis, Sanguisorbaminor e numerose altre.Gli olmeti ruderali Altro aspetto della vegetazione sinantropica è costituita dai piccoli frammen-ti di olmeti ruderali che si possono ancora osservare in diversi punti dellarea con-siderata, come ad es. in alcune zone a ridosso della via Tiburtina. Essi costituisco-no un particolarissimo ambiente, importante forse più dal punto di vista storico chenaturalistico, che si osserva ormai sempre più raramente in Italia. Si tratta di untipo di vegetazione costituita da specie banali, ma particolare perché legata al vec-chio mondo contadino, in cui lolmo (Ulmus minor) era immancabilmente presen-te lungo strade e stradine di campagna e nei dintorni delle fattorie. Questi peculia-ri aspetti vegetazionali, una volta ben più diffusi, sono oggi quasi introvabilisoprattutto per due motivi: il primo consiste nella distruzione diretta di questo tipodi ambienti marginali, poco o nulla considerati; il secondo motivo di distruzione èinvece riconducibile a cause naturali, ed in particolare alla grafiosi, una malattiaprovocata da un fungo parassita (Graphium ulmi) che ha causato negli ultimidecenni una consistente diminuzione delle popolazioni di olmo comune. Gli olme-ti presenti sulla via Tiburtina ospitano varie altre specie, sia arbustive che erbacee,come ad es. Prunus spinosa, Hedera helix, Arum italicum e Cyclamen hederifo-lium, che in autunno tappezza letteralmente il terreno. Spesso purtroppo lolmo èsostituito dalla immancabile robinia (Robinia pseudacacia), specie arborea infe-stante originaria dellAmerica settentrionale introdotta in Italia allinizio del 600,o dallailanto (Ailanthus altissima), proveniente invece dalla Cina.Vegetazione igrofila e ripariale Nellarea, e soprattutto in quella del Parco, è ben rappresen-tata la vegetazione igrofila o ripariale, costituita da quelle spe- cie che si sono adattate a vivere nei luoghi umidi e sulle rive dei laghi e dei corsi dac- qua. Sugli argini dei vari fossi che solcano la superficie del Parco si osservano rigo- gliosi esemplari di salici (Salix alba) e pioppi (Populus nigra) accompagnati da Fig. 7 maestose farnie (Quercus robur), dalle Quercus robur ghiande caratterizzate dal lungo e vistoso Fig. 8 peduncolo (Fig. 7). Al di sotto delle loro chiome si possono Epilobium hirsutum osservare Arundo donax, Bryonia dioica, Carex pendula, Epilobium hirsutum (Fig. 8), Cyperus longus, Equisetum tel-mateja, Petasites hybridus, Calystegia sepium, Humulus lupulus (il luppolo, Fig.9), Clematis vitalba, Phragmites australis, Ranunculus sp. pl., Solanum dulcama- 33
  • ra, Sambucus ebulus, S. nigra, Typhalatifolia, Urtica dioica, Dipsacus fullo-num. Numerose le felci presenti, rappre-sentate da diverse specie: Pteridiumaquilinum, Asplenium trichomanes,Polystichum setiferum, Phyllitis scolo-pendrium subsp. scolopendrium, moltodiffusa, e la bellissima e meno diffusacapelvenere (Adiantum capillus-vene-ris). Anche tra le specie degli ambientiumidi sono presenti taxa aventi anches-si uno spiccato carattere di ruderalità onitrofilia, come ad es. Calystegiasepium, Clematis vitalba, Equisetum tel-mateja, Sambucus ebulus, S. nigra, Fig. 9 Humulus lupulusUrtica dioica e Rubus ulmifolius.Le siepi e i cespuglieti Tra le siepi che costeggiano le strade, soprattutto dellInviolata, si possonoosservare numerose specie che possono essere considerate elementi della vegeta- zione naturale dellarea, dei residui, veri e propri relitti, dello- riginaria vegetazione boschiva. Tra queste abbiamo già citato il sambuco (Sambucus nigra), il rovo (Rubus ulmifolius) e il pru- gnolo (Prunus spinosa), ai quali è possibile aggiungere levoni- Fig. 10 mo (Euonymus europaeus), la vitalba (Clematis vitalba), la Crataegus roverella (Quercus pubescens), il corniolo sanguinello (Cornus monogyna sanguinea), lolmo (Ulmus minor), il biancospino (Crataegus monogyna, Fig. 10), il fico (Ficus carica), la robbia selvatica(Rubia peregrina), il ligustro (Ligustrum vulgare), ledera (Hedera helix), laspara-go pungente (Asparagus acutifolius). La loro presenza è di grande importanza dalpunto di vista ecologico. Questi elementi infatti, se fossero lasciati loro il tempo elo spazio necessari, sarebbero le pedine fondamentali per la ricostituzione dellavegetazione forestale.Vegetazione boschiva Questultima è osservabile solo nel ParcodellInviolata ed esclusivamente in alcuni piccoli lembi dibosco relegati in massima parte nelle zone maggiormente Fig. 11acclivi. La loro esistenza permette ancora oggi, sebbene la Quercus cerrisfrequentazione e lo sfruttamento di questi terreni siano di antichissima data, diosservare direttamente alcuni degli elementi costituenti la vegetazione naturale 34
  • dellarea, cioè della vegetazione che un tempo doveva ricoprirla in gran parte. Lostrato arboreo di questi boschi, governati a ceduo composto, è costituito soprattut-to da querce, per lo più cerro (Quercus cerris, Fig. 11) e farnia (Q. robur), questul-tima particolarmente abbondante nei pressi dei corsi dacqua. Questo tipo di bosco,una volta diffuso in tutte le regioni pianeggianti della penisola, è ormai sempre piùraro (uno dei lembi più estesi è ancora oggi osservabile ad es.nella Selva di Sabaudia, nel Parco Nazionale del Circeo).Alle querce si accompagnano lacero oppio (Acer campestre),lolmo (Ulmus minor), il nocciolo (Corylus avellana). Lostrato arbustivo è formato da Cornus sanguinea, Crataegusmonogyna, Euonymus europaeus, Ligustrum vulgare. Suirami di queste fanerofite si avvolgono i fusti di alcune specielianose o rampicanti, come Clematis vitalba, C. flammula,Hedera helix, Rubia peregrina, Smilax aspera (Fig. 12),Tamus communis e anche, abbastanza frequente in qualcheframmento di bosco, Vitis vinifera (la vite). Nel sottobosco si Fig. 12possono osservare Arum italicum, Asparagus acutifolius, Smilax asperaPrunus spinosa, Ruscus aculeatus ecc. Una passeggiata lungo il Fosso del Cupo,nellampliamento settentrionale del parco, consente agevolmente di osservare tuttigli elementi del bosco planiziale a farnia (Quercus robur). Oltre a quest’ultimo,Acer campestre, Corylus avellana, Cornus sanguinea, Euonimus europaeus,Ligustrum vulgare, Hedera helix, Clematis vitalba ecc., tutte già citate, vi si pos-sono incontrare bellissimi esemplari di carpino bianco (Carpinus betulus), unodegli elementi più caratteristici di tali boschi, che non era stato invece osservatoallinterno dellattuale perimetro del Parco. I boschi dellInviolata sono oggi piuttosto degradati, aperti, ospitanti spessoelementi tipici di ambienti diversi (degli incolti, dei coltivi, dei luoghi umidi),estranei a quello boschivo. Tali elementi sono ossertvabili in ragione della limita-ta estensione di questi boschi, i quali, del tutto isolati e circondati dai coltivi, bor-dati dai fossi, privati completamente del mantello, non riescono ad arginare leintrusioni di piante proprie di altri ambienti, oltre che per i tagli (autorizzati e non)cui sono sottoposti. Un lembo di vegetazione forestale situato tra il grande uliveto e viadellInviolata mostra invece caratteristiche veramente peculiari. Vi si osserva infat-ti, insieme alla maggior parte delle specie arboree ed arbustive già citate in prece-denza, una eccezionale presenza di Ulmus minor (olmo) e Vitis vinifera (vite), que-stultima frequentemente arrampicata proprio sui tronchi o tra i rami degli olmi. Lagrande diffusione di Ulmus e Vitis è, ancora una volta, la testimonianza di attivitàantropiche. Si tratta infatti con ogni probabilità di ciò che rimane di un vecchiovigneto con tutori di olmo; il vigneto, una volta abbandonato, è stato rapidamenterioccupato da numerose specie vegetali spontanee che hanno portato alla ricostitu-zione del bosco. Luso dellolmo come tutore della vite è una pratica colturale da 35
  • noi ormai dimenticata ma di origini antichissime (v. ad es. VIRGILIO, Georgiche,II, 221, 354-361, 367-370). Questo particolare lembo di bosco, quale testimonian-za di una pratica agricola ormai scomparsa, assume pertantoanche un certo valore storico. In uno dei rami laterali del Fosso dellInviolata infine, instazione rupestre, si possono osservare anche alcuni elementitermofili mediterranei, come il leccio (Quercus ilex) ed il tino(Viburnum tinus, Fig. 13). Altre specie termofile, come lemediterranee fillirea (Phillyrea latifolia) e corbezzolo(Arbutus unedo) e lorientale marruca (Paliurus spina-christi),si rinvengono nellarea in maniera estremamente sporadica. Fig. 13Note floristiche Viburnum tinus Anche dal punto di vista floristico larea considerata riveste un certo interes-se. Nella sola area del Parco sono stati infatti determinati circa 240 taxa di piantevascolari appartenenti a 75 famiglie (v. elenco), che sono tuttavia da considerare solo una parte del suo ancora ricco patri- monio floristico. Tra le specie osservate ve ne sono alcune sicuramente degne di nota. Di notevole interesse ad es., oltre che di grande bellezza per i suoi fiori vistosi ed i suoi particolari frutti, è la presenza di Datura ferox (stramonio spi- nosissimo, Fig. 14), una delle tre specie di Datura presenti in Italia. Si tratta di una specie originaria della Cina segnala- Fig. 14 Datura ferox ta da PIGNATTI (1982) per tre sole regio- ni italiane (Lazio, Umbria e Sardegna) ed in tutte consideratararissima. Datura ferox è una specie spontaneizzata, cioè sfuggita a coltivazione,presente nel Lazio, dove è specie rara (ANZALONE, 1984), in pochissime locali-tà tutte nei dintorni di Roma (B. Anzalone, comunicazione personale). Nellarea siosserva anche la congenere Daturastramonium (stramonio comune), spe-cie originaria dellAmerica tropicale,ben più diffusa in Italia. Entrambe lespecie, fino a pochi anni fa, eranocomuni allInviolata. Oggi la loro dif-fusione sarebbe da verificare, consi-derato che negli ultimi anni sono stateriutilizzate tutte le aree coltivabili delParco. Malgrado siano tossiche per lapresenza nei loro tessuti di diversi Fig. 15 - Bruco di Acherontia atropos su Datura 36
  • alcaloidi entrambe le specie sono predate, come molte altre solanacee, dai grossibruchi dei lepidotteri sfingidi ed in particolare dai bruchi della sfinge testa di morto (Acherontia atropos, Fig. 15). Altra pianta degna di menzione è Imperata cylindrica (Fig. 16), segnalata fin dal 1941 da MONTELUCCI "sulla via dallInviolata a Settecamini". Questa specie, il cui popolamento è stato quasi del tutto distrutto probabilmente in seguito allallargamento della strada, è oggi osservabile solo in alcuni brevissimi tratti della provinciale 28 bis (ex 48), posti sullattuale confine meri- dionale del Parco. Tali popolamenti residui di Imperata cylin- drica sono oggi in grave pericolo proprio perché si trovano in Fig. 16 una posizione che li rende estremamente vulnerabili. Questa Imperata cylindrica bella graminacea, caratterizzata da una candida infiorescenza piumosa (da cui il nome volgare di codino bianco), è pococomune nel Lazio (ANZALONE, 1996) ed è una delle specie protette dallattualelegislazione regionale (L. R. 19/9/1974 n° 61). Anche Lathrea squamaria (latreacomune, Fig. 17) è specie poco comune nel Lazio (ANZALONE, 1996). Osservataanchessa allinterno del Parco, è una scrofulariacea a fioritura primaverile dalla-spetto piuttosto singolare. Tutta la pianta infatti, per la completa assenza di cloro-filla nei suoi tessuti, assume una colorazione rosea o bianco-giallastra. La latrea èuna pianta parassita dalle foglie carnosette che vive a spese di diverse latifoglie arboree e cespugliose. AllInviolata, nel fosso omonimo, ne sono stati osservati diversi esemplari tutti alla base di alcu- ni individui di Acer campestre. Per la loro indubbia bellezza merita- no di essere ricordate anche Narcissus tazetta (narciso nostrale, tazzetta) e Anemone coronaria (anemone dei fio- rai). Si tratta di due specie molto visto- se, localmente copiose in passato, che si stanno gradualmente rarefacendo e che andrebbero pertanto tutelate (ANZALONE, 1995). Anche allInviolata sono entrambe piuttosto rare; la prima si può osservare con bel- lissimi esemplari anche nei campi di frumento che costeggiano la strada pro- vinciale 28bis (Fig. 18). Sempre allInviolata sono state rinve- nute anche diverse specie di orchidee Fig. 17 - Lathrea squamaria spontanee, tra le quali Orchis purpurea 37
  • Fig. 18 - Narcissus tazettae Anacamptis pyramidalis (Fig. 19), specie abbastanza diffuse nel Lazio ma pro-tette, come quasi tutte le Orchidaceae della flora italiana, in base al regolamentoCEE 338/97.Cenni faunistici Le sorprese maggiori su questa area apparentemente degradata derivano peròsoprattutto dallosservazione di specie animali la cui presenza risulta essere talvol-ta veramente inaspettata. Nella sola Inviolata infatti sono state osservate oltre 30specie di Uccelli, sicuramente meno di quelle che realmente frequentano larea, masoprattutto ben 10 specie tra Anfibi e Rettili, e diverse specie di Mammiferi (v.elenco faunistico). Questi dati sono tanto più significativi se si considera che non 38
  • sono mai state condotte ricerche specifiche sulla fauna, e chele informazioni qui riportate derivano esclusivamente daosservazioni del tutto fortuite effettuate nel corso delle erbo-rizzazioni. I dati riguardanti i Mammiferi sono piuttosto scarsi, inparticolare per quel che riguarda i numerosi micromammife-ri che sicuramente frequentano la zona (Insettivori, Chirotterie Roditori), e il cui studio richiede tecniche particolari e lin-tervento di specialisti. I pochi dati disponibili derivano dalla-nalisi di alcune borre di rapaci notturni raccolte dallo scriven-te nei pressi dei casali dellInviolata. I resti ossei di mammife- Anacamptis19 Fig. pyrami-ri in esse rinvenuti sono stati attribuiti a due specie di piccoli dalisroditori: larvicola di Savi (Microtus savii) e una specie nonidentificata di topo selvatico (Apodemus sp.) (C. Battisti, comunicazione persona-le). Nellarea inoltre sono sicuramente presenti la volpe (Vulpes vulpes), moltocomune, la talpa romana (Talpa romana), della quale si possono osservare i carat-teristici monticelli di terra, e listrice (Hystrix cristata), specie protetta che fre-quenta i residui di vegetazione forestale del parco la cui presenza è stata accertatamediante il rinvenimento di inconfondibili aculei (Fig. 20). La maggior parte delle specie di Uccelli osservate è tipica degli ambienti aper-ti, colture cerealicole, coltivi arborati, incolti, pascoli aridi, garighe, margini dibosco. Sono tuttavia diverse le specie la cui presenza nellarea suscita una certameraviglia. Sono state infatti osservate alcune delle specie più belle, esotiche evariopinte dellavifauna italiana, come ad esempio lupupa (Upupa epops), masoprattutto il coloratissimo gruccione (Merops apiaster) e il giallo rigogolo(Oriolus oriolus), due specie la cui osservazione ha costituito davvero una piace-vole sorpresa. Larea è frequentata anche da alcuni rapaci, come il gheppio (Falcotinnunculus), visibile con elevata frequenza, ed il nibbio bruno (Milvus migrans),osservabile solo sporadicamente. Tra i rapaci notturni sono invece comuni la civet-ta (Athene noctua) e il barbagianni (Tito alba), che fanno strage soprattutto di pic-coli mammiferi. Frequentano larea anche diverse specie legate agli ambienti Fig. 20 - Aculeo di istrice 39
  • umidi, come lusignolo di fiume (Cettia cetti) e la gallinella dacqua (Gallinulachloropus). Questultima, osservata nel Fosso del Cupo, allinterno dellarea diampliamento settentrionale del Parco, utilizza con ogni probabilità lintera rete difossi presente nellarea. Un cenno particolare merita il gabbiano reale mediterraneo (Larus cachin-nans), una specie la cui osservazione in questarea non è del tutto insolita, consi-derata la breve distanza del Tevere e dellAniene e la presenza dei laghi della pianadelle Acque Albule. Si tratta di una specie che, anche se sporadicamente, frequen-ta da sempre questarea, ma la cui attuale abbondante presenza ha davvero poco dinaturale. Questi uccelli infatti frequentano in numero sempre maggiore la semprepiù vasta discarica dellInviolata, che è, lo ricordiamo, la seconda del Lazio. Eormai uno spettacolo consueto e deprimente, osservare stormi di gabbiani reali chevolteggiano come impazziti sui rifiuti che vengono scaricati dai camion o ridistri-buiti da altri mezzi sulla superficie della discarica stessa, come è facile osservarliin grandi stormi sui fertili campi circostanti, ove formano ampie macchie bianchenel terreno (Fig. 21). Se seguire il volo di un gabbiano genera di solito una piace-vole sensazione di calma e di libertà, la vista dei gabbiani che si gettano sui rifiu-ti della discarica suscita solo una grande amarezza, oltre ad un profondo senso divergogna, di sporcizia e di schiavitù. Il gabbiano reale è uno degli uccelli dotati dimaggiore plasticità ecologica, un vero campione di adattabilità che ha colonizza-to da decenni le discariche di tutta lEuropa, la cui distribuzione e consistenzaattuali sono in larga misura proprio il risultato dellaumento delle risorse trofichedi origine antropica. Si suppone che localmente "possa causare danni ad attivitàproduttive, problemi di conservazione per altre specie ornitiche e, ove presentecon alte concentrazioni in zone edificate o industriali, desta preoccupazioni dicarattere sanitario per laccumulo di deiezioni e per la trasmissione di agenti pato-geni" (BACCETTI, 2003). Altri uccelli favoriti dalla presenza della discarica sonole cornacchie grigie, anche queste osservabili con frequenza sempre maggiore ed Fig. 21 - Uno stormo di gabbiani nei pressi della discarica dell’Inviolata 40
  • in numero sempre più elevato. Come abbiamo già accennatolerpetofauna è costituita da ben 10specie diverse, 4 di Anfibi e 6 diRettili, un numero sicuramentedegno di rispetto per unarea cosìantropizzata e di modesta superfi-cie. Nove delle specie presentisono incluse nellelenco delle spe-cie protette dalla L. R. n° 18 del 5- Fig. 22 - Natrix natrix4-1988 ("Tutela di alcune speciedella fauna minore"), solo le rane verdi (Rana bergeri + Rana kl. hispanica) ne sono escluse. Tra i rettili presenti allInviolata sono comuni la lucertola campe- stre (Podarcis sicula), la lucertola muraiola (P. muralis), la luscengola (Chalcides chalcides) e il ramarro occidentale (Lacerta bilineata). Sono presenti anche alcuni ser- penti, come il biacco Fig. 23 - Bufo viridis(Coluber viridiflavus), il piùcomune, e la natrice dal col-lare (Natrix natrix, Fig. 22).Tra le varie specie di anfibiosservate è opportuno citarealmeno la presenza del rosposmeraldino (Bufo viridis,Fig. 23), che allInviolatasembra essere addirittura più Fig. 24 - Rana italicadiffuso del rospo comune (Bufo bufo), e della rana appenninica (Rana italica, Fig.24). La presenza di questultima specie in unarea come quella in oggetto è quantomai interessante per almeno due motivi. Il primo è di carattere zoogeografico, datoche si tratta di una rana endemica dellItalia peninsulare, mentre il secondo è tipoecologico. La rana appenninica è infatti una specie la cui presenza è indice di una 41
  • elevata qualità ambientale, essendo particolar-mente sensibile allinquinamento organico. Siosserva con facilità al Fosso dellInviolata, cheè senza dubbio il corso dacqua più integrodella zona. Lindicazione fornita da Rana itali-ca, non è tra laltro isolata, essendo infatti con-fermata dalla presenza di unaltra specieanchessa molto sensibile ad ogni forma di Fig. 25 - Potamon fluvialisinquinamento: il granchio di fiume (Potamon flu-viatilis, Fig. 25). Sia questultimo che la rana appenninica vivono in ambienti conacque limpide e ben ossigenate, ed il loro rinvenimento ha destato anche in chiscrive una notevole meraviglia. La loro presenza è una delle migliori testimonian-ze del fatto che in alcuni angoli allinterno del Parco si trovano ancora ambientisorprendentemente ben conservati. Unaltra testimonianza dellottimo grado di conservazione di alcuni degliambienti umidi della zona è costituita dai fontanili dellInviolata, letteralmentebrulicanti di vita. Vi si osservano infatti larve ed adulti di numerosi insetti acqua-tici (tra i quali Nepa cinerea, notonette, libellule ecc.), piccoli crostacei, sanguisu-ghe, piccoli molluschi. Tra questi ultimi è da segnalare Ancylus fluviatilis (patelladacqua dolce), dalla caratteristica conchiglia conica, patelliforme. Pur trattandosidi una specie abbastanza comune, la sua presenza è interessante perché, essendopiuttosto esigente rispetto alla concentrazione di ossigeno disciolto, è indicativa,anch’essa, di acque non inquinate. E a proposito dei fontanili voglio aprire una breve parentesi per lanciare unappello a loro favore. Fino a qualche decennio fa infatti erano ovunque pieni divita, ed ospitavano piante ed animali di grandissimo interesse, molti dei quali pur-troppo sono oggi in rapida rarefazione. Rane, grossi coleotteri acquatici, gastero-podi, crostacei ed innumerevoli altri piccoli animali popolavano una volta questiparticolari ambienti. Il distacco sempre più marcato della maggior parte delle per-sone dalle campagne e dagli ambienti naturali fa sì che venga percepita come spor-cizia qualsiasi cosa venga a trovarsi nei fontanili, e la mania della drastica, totale"ripulitura" cui sono sottoposti dalle amministrazioni locali ha provocato e provo-ca tuttora enormi danni dal punto di vista naturalistico. Le continue ripuliture, lim-mondizia che spesso viene buttata al loro interno, i detersivi usati per il lavaggiodelle automobili, hanno fatto sì che questi interessantissimi ambienti siano ormaiin gran parte completamente privi di vita. La presenza allInviolata di fontaniliancora in buono stato di conservazione e ricchi di vita è certamente un altro ele-mento da tenere in considerazione sia dal punto di vista della tutela che da quellodella fruizione di questarea.Considerazioni conclusive 42
  • La presenza nel Parco dellInviolata di lembi di vegetazione boschiva è digrande importanza ai fini della ricostruzione della vegetazione naturale delle areedi pianura del territorio guidoniano. I boschi dellInviolata infatti sono moltodiversi da quelli dei vicini colli Cornicolani (Montecelio, S. Angelo Romano ePoggio Cesi), ancora oggi abbastanza ben conservati ed anche ben conosciuti, neiquali sono molto diffusi numerosi elementi termofili, in particolare mediterranei ebalcanico-orientali (MONTELUCCI, 1941; GIARDINI, 1996b; 2000a; 2000b),che sono invece rari nellarea del Parco. I boschi dellInviolata si presentano comecenosi caducifoglie mesofile piuttosto degradate ma non prive di interesse; essimostrano, soprattutto per la presenza di Quercus robur, aspetti caratteristici diboschi planiziali che dovevano avere ben altra diffusione nel passato, e che sonooggi osservabili, ma ormai sempre più rari, in altre aree della costa (MONTELUC-CI, 1976-77, pag. 65). Interessante è anche il lembo di bosco a Ulmus e Vitis di cuisi è parlato in precedenza, testimonianza davvero originale di una pratica agricoladi antichissima origine attualmente in disuso. Lambiente naturale del Parco dellInviolata mostra chiaramente le caratteristi-che di unarea in cui limpatto antropico in passato è stato, ed è ancora oggi, moltopesante. Malgrado ciò la natura dellInviolata mostra molteplici elementi di inte-resse, a cominciare da una considerevole ricchezza floristica, che vede la presen-za anche di specie rare e protette dallattuale legislazione regionale (Imperatacylindrica) e da regolamenti comunitari (le orchidee spontanee). La forte antropiz-zazione dellarea è evidenziata dallelevato numero di specie sinantropiche, la cuicospicua presenza non è comunque negativa. Le specie ruderali in particolarediventano nettamente dominanti già 2-3 anni dopo leventuale abbandono dei col-tivi, ma questo ambiente, che è costituito non solo da specie strettamente ruderalima anche dalle specie meno esigenti della flora spontanea, non ha una vita moltolunga. Infatti quando il disturbo continuo, che è condizione fondamentale per laloro diffusione, viene a cessare, le specie della vegetazione naturale dellarea tor-nano ad avere il sopravvento sulle ruderali, e la vegetazione evolve verso situazio-ni aperte di tipo prativo oppure verso boscaglie che portano col tempo alla ricosti-tuzione del bosco. Da tutto ciò, usando le parole di LORENZONI (1987), appareevidente <<limportanza dei luoghi ruderali non solo come "banca dei semi", cioècome luogo di riserva di vegetali tra i più disparati, oltre a quelli tipici, ma anchedi condensazione, di riunione di elementi utili per una ricostituzione delle forma-zioni-climax potenziali della regione>>. Malgrado tutto, le buone condizioni ambientali dellInviolata sono testimonia-te soprattutto dalla presenza di un cospicuo numero di specie animali.Particolarmente interessanti quelle legate agli ambienti umidi, sempre più rari emalridotti, alcune delle quali indicatrici di acque ancora pulite e ben ossigenate. Sitenga presente che la maggior parte delle specie animali osservate è tutelata daapposite leggi, quali ad es. la L.R. n. 18 del 5 aprile 1988 ("Tutela di alcune spe-cie della fauna minore") e la L. n° 503/1981 ("Convenzione relativa alla conserva- 43
  • zione della vita selvatica e dellambiente naturale in Europa", meglio nota comeConvenzione di Berna). Lambiente naturale del Parco dellInviolata si presenta quindi come unambiente sorprendentemente ricco e vario, sicuramente degno di interesse anchedal punto di vista naturalistico oltre che storico-archeologico, sebbene uno sguar-do superficiale o una visita fugace non lo lascino pensare neanche lontanamente.Limpronta lasciata dalluomo in questarea sembra infatti talmente pesante da nonlasciare spazio allidea che essa possa ospitare elementi naturali di un qualche inte-resse. Si tratta invece di unarea che malgrado lindubbio, elevatissimo impattoantropico, che è allorigine tra laltro di un gradevolissimo paesaggio, è riuscita aconservare nei suoi angoli più nascosti un notevole patrimonio floristico-vegeta-zionale e faunistico. Si tratta quindi di unarea che merita la massima attenzione ecertamente unadeguata tutela. Anche lampliamento del Parco che prevede l’inclusione delle limitrofe tenu-te storiche guidoniane avrebbe una notevole importanza naturalistica. La nuovaarea protetta verrebbe infatti ad includere alcuni degli ultimi residui di olmetiruderali, ad offrire maggiori garanzie di tutela per i popolamenti di Imperata e dialtre specie, di sopravvivenza per gli animali acquatici che sfruttano lintera rete difossi presente nellarea e di controllo per linquinamento dei fossi stessi. Vi sono poi altri ordini di motivi che rendono non solo la tutela dellareadellInviolata ma lestensione stessa del Parco una vera e propria necessità. Uno diquesti motivi è ancora di carattere prettamente scientifico. Si tenga infatti presen-te che popolazioni di piante o animali troppo isolate tra loro tendono comunque ascomparire: unarea protetta come quella dellInviolata (meno di 400 ettari inseguito allultimo taglio effettuato dalla Regione) non è di per sé sufficiente agarantire la tutela delle popolazioni, soprattutto animali, che in essa vivono, sia perla sua scarsa estensione che, soprattutto, per lisolamento in cui essa potrebbe veni-re a trovarsi. Da questo punto di vista lampliamento dovrebbe considerarsi asso-lutamente necessario, soprattutto allo scopo di favorire la realizzazione di reti eco-logiche tra le aree protette a nord-est di Roma che consentano adeguati scambigenetici tra popolazioni e la cui realizzazione è allo studio ormai da diversi annida parte dei tecnici della Provincia di Roma (v. ad es. BATTISTI, 1999; BATTI-STI et al., 1999; BATTISTI et al., 2000). Laltro motivo che rende assolutamente improrogabile e necessaria la conser-vazione di unarea come quella dellInviolata e delle tenute storiche guidoniane èinvece di carattere ecologico e sociale. Quello del comune di Guidonia-Montecelioè infatti un territorio troppo intensamente, oltre che caoticamente, urbanizzato, edè inoltre fortemente industrializzato e pesantemente inquinato. Guidonia, anzi, iguidoniani (tranne, forse, qualcuno che ne trarrebbe direttamente vantaggio), nonhanno davvero bisogno di veder aumentare ulteriormente il numero dei residenti,come qualche politico locale vorrebbe o vorrebbe dare ad intendere, ma, al contra-rio, hanno bisogno di aree verdi che possano garantire loro un minimo di vivibili- 44
  • tà in questo comune urbanisticamente così malridotto e privo di servizi. La classepolitica guidoniana non è mai riuscita ad apprezzare i beni ambientali e culturalidi cui dispone, tanto che anche i progetti mascherati come di "recupero" e/o "valo-rizzazione" che di tanto in tanto fanno la loro comparsa in questarea si rivelanoessere nella maggior parte dei casi soltanto il pretesto per continuare a spargereove possibile altro cemento ed altro asfalto. La tutela dellInviolata e delle aree limitrofe è quindi quanto mai necessaria,per linteresse storico ed archeologico, per quello naturalistico, per il ruolo ecolo-gico che svolge e per quello sociale che potrebbe svolgere se il Parco fosse effet-tivamente fruibile dalla popolazione. La sua presenza servirebbe anche semplice-mente a ricordare, soprattutto ai più giovani, che nel territorio comunale, per quan-to antropizzato, sono presenti aree naturali di grande interesse ed a mostrare lorola faccia di una Guidonia ormai quasi del tutto scomparsa. In questo senso la frui-bilità del Parco verrebbe ad avere anche un forte valore educativo, perché la scar-sa sensibilità naturalistica di molti trae spesso origine da una scarsa o nulla cono-scenza degli ambienti naturali del territorio in cui essi vivono, dei quali spesso nonsospettano neanche lesistenza. E evidente che non si può rispettare o tenere inconsiderazione ciò che non si conosce; ciò che non si conosce genera piuttostosentimenti di avversione o quantomeno di sospetto e diffidenza. Ma a Guidonia,oggi, cè bisogno daltro.BibliografiaANZALONE B., 1984. Prodromo della Flora Romana. Elenco preliminare delle piante vascolari spontanee del Lazio. Regione Lazio, Roma.ANZALONE B., 1994. Prodromo della flora romana (Elenco preliminare delle piante vascolari spontanee del Lazio) (Aggiornamento) Parte 1a Pteridophyta, Gymnospermae, Angiospermae Dicotyledones. Ann. Bot. (Roma), 52: 1-81.ANZALONE B., 1995. Le piante da proteggere nella provincia di Roma. In: AA.VV., Uomo, natu- ra e territorio. Seconda edizione. Assessorato allAmbiente, Provincia di Roma.ANZALONE B., 1996. Prodromo della flora romana (Elenco preliminare delle piante vascolari spontanee del Lazio) (Aggiornamento) Parte 2a Angiospermae Monocotyledones. Ann. Bot. (Roma), 54: 7-47.BACCETTI N., 2003. Gabbiano reale mediterraneo (Larus cachinnans Pallas, 1811). In: SPA-GNE- SI M., SERRA L. (a cura di), 2003. Uccelli dItalia. Quaderni di Conservazione della Natura, 16. Ministero Ambiente, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.BATTISTI C., 1999. Aspetti faunistici nella pianificazione delle reti ecologiche in provincia di Roma: alcune considerazioni. Workshop "reti e corridoi ecologici per gli interventi di conser- vazione e salvaguardia della natura in ambiente urbano e suburbano". Catania, 1-3 ottobre 1999, pp. 49-52.BATTISTI C., BUSCEMI A., CIGNINI B., GUIDI A., PANZARASA S., REBECCHINI A., TUC- CINARDI P., 1999. Continuità ecologica e gestionale tra riserve naturali. Unipotesi di lavo- ro in aree agricole suburbane della provincia di Roma. Workshop "reti e corridoi ecologici per gli interventi di conservazione e salvaguardia della natura in ambiente urbano e suburbano". Catania, 1-3 ottobre 1999, pp. 54.BATTISTI C., GUIDI A., PANZARASA S., 2000. Reti ecologiche: un caso di studio. Urbanistica Dossier, 30: 27-37. 45
  • BLASI C., PIGNATTI S., 1984. La vegetazione degli ambienti calpestati della città di Roma. Studi sul Territorio, Ann. Bot. (Roma), 2: 11-16.BOLOGNA M. A., CAPULA M., CARPANETO G. M., 2000. Anfibi e rettili del Lazio. Fratelli Palombi Editori, Roma. 160 pp.GIARDINI M., 1996a. Appunti sulla flora e la fauna del Parco dellInviolata. Annali dellAssocia- zione Nomentana di Storia ed Archeologia, 2: 43-46 (con una tavola fuori testo a colori).GIARDINI M., 1996b. Boschi dei Monti Cornicolani. In: DINELLI A., GUARRERA P. M. (a cura di). Ambienti di particolare interesse naturalistico del Lazio. Censimento del patrimonio vege tale del Lazio: quaderno n° 2. Dipartimento di Biologia Vegetale Università di Roma "La Sapienza", Assessorato alla Cultura Regione Lazio. pp. 137-142.GIARDINI M., 2000a. Poggio Cesi, Le Carpeneta, Parco naturale-archeologico dellInviolata (Roma): guida agli aspetti naturali. Comune di Guidonia-Montecelio, Assessorato Servizi alla Persona, Associazione Alpinistica "La Cordata", 24 pp.GIARDINI M., 2000b. Note botaniche su Poggio Cesi (Monti Cornicolani). Comune di SantAnge- lo Romano; G.A.L. Sabino, Tiburtino, Cornicolano, Prenestino; Provincia di Roma, Ass.to Ambiente. 121 pagg.LORENZONI G. G., 1962. Le vegetazioni infestanti del Mais. Maydica, 7(2): 35-48, 1962.LORENZONI G. G., 1967. La vegetazione infestante del Mais nel Lazio e in Campania. Maydica, anno 12, quaderno n° 7.LORENZONI G. G., 1987. Ambienti ruderali padani. In: AA. VV., Conoscere la natura dItalia. Istituto Geografico De Agostini, Novara.LORENZONI G. G., CHIESURA LORENZONI F., 1967. La vegetazione infestante le colture segetali della pianura bergamasca (Lombardia - Italia settentrionale). Not. Fitosoc. Ital., 15: 91-98.MESCHINI E., FRUGIS S. (Eds.), 1993. Atlante degli uccelli nidificanti in Italia. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, 20: 1-344.MONTELUCCI G., 1941. La vegetazione dei dintorni di Guidonia. In: CARELLA V., Note geolo- giche e storiche sul territorio cornicolano. Min. Aeron. Stabil. Fotomecc., Roma.MONTELUCCI G., 1976-77. Lineamenti della vegetazione del Lazio. Ann. Bot. (Roma), 35-36: 1- 107.MONTELUCCI G., 1984. Principali fitocenosi del territorio laziale. Studi sul Territorio, Ann. Bot. (Roma), 2: 11-16 (pubblicazione postuma).PIGNATTI S., 1982. Flora dItalia. Edagricole, Bologna.QUEZEL P., BARBERO M. BONIN G., LOISEL R., 1990. Recent plant invasion in the Circum-Mediterranean region. In: DI CASTRI F., HANSEN A. J., DEBUSSCHE M. (eds.),Biological Invasion in Europe and the Mediterranean Basin, 51-60. Kluwer AcademicPublishers.SPAGNESI M., DE MARINIS A. M., (a cura di), 2002. Mammiferi dItalia. Quad. Cons. Natura, 14. Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica.ELENCO FLORISTICOElenco dei taxa vegetali finora osservati allinterno del perimetro del Parco dellInviolata.Famiglie e singoli taxa sono ordinati secondo ANZALONE (1994, 1996).PTERIDOPHYTAEquisetaceaeEquisetum telmateja Ehrh.Adiantaceae 46
  • Adiantum capillus-veneris L.HypolepidaceaePteridium aquilinum (L.) Kuhn subsp. aquilinumAspleniaceaeAsplenium onopteris L.Asplenium trichomanes L.Phyllitis scolopendrium (L.) Newm. subsp. scolopendriumAspidiaceaePolystichum setiferum (Forssk.) T. Moore ex WoynarGYMNOSPERMAEPinaceaePinus pinea L.CupressaceaeCupressus sempervirens L.ANGIOSPERMAEDicotyledonesSalicaceaeSalix alba L.Populus nigra L.CorylaceaeCarpinus orientalis MillerCorylus avellana L.FagaceaeQuercus ilex L.Quercus cerris L.Quercus robur L.Quercus pubescens Willd.UlmaceaeUlmus minor MillerCeltis australis L.MoraceaeFicus carica L.Humulus lupulus L.UrticaceaeUrtica dioica L.Parietaria officinalis L.Aristolochiaceae 47
  • Aristolochia rotunda L.PolygonaceaePolygonum romanum Jacq. subsp. romanumPersicaria lapathifolia (L.) S.F. GrayPersicaria maculosa S.F. GrayRumex crispus L.ChenopodiaceaeChenopodium sp. pl.AmaranthaceaeAmaranthus sp. pl.PortulacaceaePortulaca oleracea L. subsp. oleraceaCaryophyllaceaeStellaria media (L.) Vill.Silene flos-cuculi (L.) Greuter et BurdetSilene sp. pl.RanunculaceaeDelphinium halteratum Sm.Consolida regalis S. F. GrayAnemone apennina L.Anemone coronaria L.Clematis flammula L.Clematis vitalba L.Ranunculus ficaria L.Ranunculus sp. pl.Thalictrum aquilegifolium L.GuttiferaeHypericum perforatum L.PapaveraceaePapaver rhoeas L.Papaver hybridum L.Chelidonium majus L.Fumaria officinalis L. subsp. officinalisFumaria sp.CruciferaeAlliaria petiolata (Bieb.) Cavara et GrandeBunias erucago L.Raphanus raphanistrum L. subsp. raphanistrumResedaceaeReseda phyteuma L. subsp. phyteuma 48
  • CrassulaceaeUmbilicus cfr. rupestris (Salisb.) DandySedum cepaea L.RosaceaeRubus ulmifolius SchottRosa canina L.Agrimonia eupatoria L.Sanguisorba minor Scop. subsp. muricata Briq.Pyrus pyraster Burgsd.Pyrus amygdaliformis Vill.Crategus laevigata (Poiret) DC.Crataegus monogyna Jacq. subsp. monogynaPrunus spinosa L.LeguminosaeSpartium junceum L.Robinia pseudoacacia L.Vicia parviflora Cav.Vicia sativa L. cfr. sativaVicia melanops Sm.Vicia bithynica (L.) L.Lathyrus setifolius L.Lathyrus aphaca L.Pisum sativum L. subsp. elatiusOnonis spinosa L.Melilotus altissimus Thuill.Medicago sativa L.Medicago sp.Trifolium repens L.Trifolium incarnatum L.OxalidaceaeOxalis corniculata L.GeraniaceaeGeranium molle L. subsp. molleZygophyllaceaeTribulus terrestris L.EuphorbiaceaeChrozophora tinctoria (L.) A. Juss.Mercurialis annua L.Euphorbia helioscopia L.Euphorbia amygdaloides L.SimaroubaceaeAilanthus altissima (Miller) Swingle 49
  • MeliaceaeMelia azedarach L.AceraceaeAcer campestre L.CelastraceaeEvonymus europaeus L.RhamnaceaePaliurus spina-christi MillerVitaceaeVitis vinifera L.TiliaceaeTilia x vulgaris HeyneMalvaceaeMalva sylvestris L.Lavatera punctata All.Althaea cannabina L.ViolaceaeViola reichenbachiana Jordan ex BoreauViola arvensis MurrayCistaceaeHelianthemum sp.CucurbitaceaeEcballium elaterium (L.) A. RichardBryonia dioica Jacq.OnagraceaeEpilobium hirsutum L.CornaceaeCornus sanguinea L. subsp. sanguineaCornus mas L.AraliaceaeHedera helix L.UmbelliferaeEryngium campestre L.Foeniculum vulgare MillerAmmi majus L.Tordylium apulum L. 50
  • Daucus carota L.EricaceaeArbutus unedo L.PrimulaceaeCyclamen hederifolium AitonCyclamen repandum Sm.Anagallis arvensis L.OleaceaeFraxinus ornus L.Ligustrum vulgare L.Olea europaea L. subsp. europaeaPhillyrea latifolia L.GentianaceaeCentaurium pulchellum (Swartz) DruceBlackstonia perfoliata (L.) HudsonApocynaceaeVinca minor L.RubiaceaeSherardia arvensis L.Galium cfr. aparine L.Cruciata laevipes OpizRubia peregrina L.ConvolvulaceaeCalystegia sepium (L.) R. Br.Convolvulus arvensis L.BoraginaceaeHeliotropium europaeum L.Lithospermum purpurocaeruleum L.Echium italicum L. subsp. italicumEchium cfr. vulgare L.Symphytum bulbosum C. SchimperAnchusa hybrida Ten.Anchusa italica Retz.Borago officinalis L.Cynoglossum creticum MillerVerbenaceaeVerbena officinalis L.LabiataeAjuga reptans L.Ajuga chamaepitys (L.) Schreber subsp. chamaepitys 51
  • Teucrium chamaedrys L. subsp. chamaedrysSideritis romana L.Lamium maculatum L.Lamium bifidum Cyr.Lamium amplexicaule L.Stachys heraclea All.Prunella laciniata (L.) L.Satureja calamintha (L.) ScheeleOriganum vulgare L. subsp. vulgareMentha pulegium L.Mentha cfr. longifolia (L.) HudsonSolanaceaeSolanum nigrum L.Solanum dulcamara L.Datura stramonium L.Datura ferox L.ScrophulariaceaeVerbascum thapsus L. subsp. thapsusVerbascum sinuatum L.Verbascum blattaria L.Misopates orontium (L.) Rafin.Linaria vulgaris MillerKickxia spuria (L.) Dumort.Veronica persica PoiretVeronica anagallis-aquatica L.Odontites verna (Bellardi) Dumort subsp. serotina (Dumort.) Corb.Parentucellia viscosa (L.) CaruelLathraea squamaria L.OrobanchaceaeOrobanche sp. pl.PlantaginaceaePlantago major L.Plantago lanceolata L.CaprifoliaceaeSambucus ebulus L.Sambucus nigra L.Viburnum tinus L. subsp. tinusLonicera caprifolium L.Lonicera etrusca G. SantiValerianaceaeValerianella sp.DipsacaceaeDipsacus fullonum L. 52
  • CampanulaceaeLegousia speculum-veneris (L.) ChaixCompositaeSolidago virga-aurea L. subsp. virga-aureaConyza bonariensis (L.) Cronq.Conyza albida Willd.Bellis annua L. subsp. annuaBellis perennis L.Inula conyza DC.Inula viscosa (L.) AitonPulicaria dysenterica (L.) Bernh.Helianthus annuus L.Xanthium spinosum L.Chamaemelum nobile (L.) All.Chrysanthemum segetum L.Coleostephus myconis (L.) Reichenb. fil.Petasites hybridus (L.) Gaertner, B. Meyer et Scherb.Senecio erraticus Bertol. subsp. erraticusArctium cfr. lappa L.Carduus nutans L. subsp. nutansSilybum marianum (L.) GaertnerCentaurea calcitrapa L.Centaurea solstitialis L. subsp. solstitialisCentaurea alba L. subsp. deusta (Ten.) NymanCarlina corymbosa L. subsp. corymbosaCichorium intybus L.MonocotyledonesLiliaceaeOrnithogalum umbellatum L.Ornithogalum sp.Bellevalia romana (L.) Reichenb.Leopoldia comosa (L.) Parl.Allium sp. pl.Asparagus acutifolius L.Ruscus aculeatus L.Smilax aspera L.AmaryllidaceaeNarcissus tazetta L. subsp. tazettaDioscoreaceaeTamus communis L.IridaceaeGladiolus italicus MillerJuncaceae 53
  • Juncus cfr. inflexus L.GramineaeBriza maxima L.Dactylis glomerata L. subsp. glomerataLolium perenne L.Bromus diandrus RothHordeum murinum L. subsp. leporinum (Link) ArcangeliElytrigia repens (L.) NevskiDasypyrum villosum (L.) P. CandargyTriticum aestivum L.Avena barbata Pott. ex LinkAira cupaniana Guss.Phragmites australis (Cavill.) Steudel subsp. australisArundo donax L.Arundo plinii TurraCynodon dactylon (L.) Pers.Setaria viridis (L.) Beauv. subsp. viridisImperata cylindrica (L.) RaeuschelZea mays L.AraceaeArum italicum MillerTyphaceaeTypha latifolia L.CyperaceaeCyperus longus L. ssp. longusCyperus fuscus L.Carex pendula HudsonCarex sp. pl.OrchidaceaePlatanthera sp.Orchis purpurea HudsonAnacamptis pyramidalis (L.) L.C.M. RichardELENCO FAUNISTICOElenco, in ordine alfabetico, delle specie di vertebrati osservate allinterno dellattuale perimetro delParco dellInviolata. Nomenclatura secondo BOLOGNA et al., 2000 (Anfibi e Rettili), MESCHI-NI, FRUGIS, 1993 (Uccelli) e SPAGNESI, DE MARINIS, 2002 (Mammiferi).Anfibirana appenninica (Rana italica)rane verdi (Rana bergeri + Rana kl. hispanica)rospo comune (Bufo bufo)rospo smeraldino (Bufo viridis)Rettili 54
  • biacco (Coluber viridiflavus)lucertola campestre (Podarcis sicula)lucertola muraiola (Podarcis muralis)luscengola (Chalcides chalcides)natrice dal collare (Natrix natrix)ramarro occidentale (Lacerta bilineata)Uccelliaverla piccola (Lanius collurio)ballerina bianca (Motacilla alba)barbagianni (Tyto alba)beccamoschino (Cisticola juncidis)cappellaccia (Galerida cristata)cardellino (Carduelis carduelis)civetta (Athene noctua)codibugnolo (Aegithalos caudatus)cornacchia grigia (Corvus corone cornix)cuculo (Cuculus canorus)fringuello (Fringilla coelebs)gabbiano reale mediterraneo (Larus cachinnans)gheppio (Falco tinnunculus)gruccione (Merops apiaster)merlo (Turdus merula)nibbio bruno (Milvus migrans)passera dItalia (Passer italiae)passera mattugia (Passer montanus)pettirosso (Erithacus rubecula)pigliamosche (Muscicapa striata)rigogolo (Oriolus oriolus)rondine (Hirundo rustica)rondone (Apus apus)saltimpalo (Saxicola torquata)scricciolo (Troglodytes troglodytes)storno (Sturnus vulgaris)strillozzo (Emberiza calandra)tortora comune (Streptopelia turtur)upupa (Upupa epops)usignolo (Luscinia megarhynchos)usignolo di fiume (Cettia cetti)verdone (Carduelis chloris)verzellino (Serinus serinus)zigolo (Emberiza sp.)Mammiferiarvicola di Savi (Microtus savii)istrice (Hystrix cristata)talpa romana (Talpa romana)topo selvatico (Apodemus sp.)volpe (Vulpes vulpes) 55
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Il Catasto Storico dellInviolata Franca Lopes Con questa documentazione fotografica catastale della zona dellInviolata,relativa allarco di tempo che va dal 1600 ad oggi, abbiamo l’opportunità di con-siderare alcuni elementi che possono concorrere a chiarire e ad arricchire la tema-tica su cui stiamo discutendo. In primo luogo si evidenzia la continuità che c’è stata nella destinazione-voca-zione agricola, particolare, della zona. Essa costituisce una premessa vincolanteper le prospettive che si aprono a questo parco, la cui radicata fisionomia è trac-ciata da secoli di produzione agricola Mi riallaccio a quanto dice Zaccaria Mari: effettivamente le proprietà chericadono in questa zona sono molto poche; il che denota appunto il fatto che lanotevole estensione delle stesse ha favorito continuità nel territorio, cosa che è Mappa dell’area dell’Inviolata dal Catasto Alessandrino 57
  • 58 Casale di Marco Simone (dal Catasto Alessandrino)
  • sempre stata un elemento positivo per lo sviluppo dellagricoltura.Coltivazioni estensive, pascolo, qualche zona boschiva, hanno coperto interamen-te ettari ed ettari di campagna, disegnata dall’accenno di colline e da lunghi fossi,che hanno rifornito di acqua campi e greggi. Continuità che non è circoscritta solo alla zona in esame, ma si propaga da everso Roma. Poiché, da chi mi ha preceduto, è stata descritta la zona in epoca romana emedioevale, mi ricollego subito al Catasto Alessandrino (forse il primo a potersidefinire tale, in quanto raccolta codificata, documentata e dichiarata anche dai pro-prietari, di tutte le proprietà esistenti nella zona dellAgro Romano). LInviolata risulta da questo Catasto - e questo è un altro elemento che sotto-lineiamo - allinterno del cosiddetto Agro Romano e quindi con una strettissimadipendenza dallUrbe (non a caso il catasto era stato promosso e varato proprio dalPapa, da cui il nome, sotto la cui giurisdizione ricadeva tutta questa zona). Il Catasto Alessandrino risale al 1600 circa e, come vediamo dalle carte, (pur-troppo le proiezioni non sono molto chiare perché sono riproduzioni di riproduzio-ni), ci sono solo cinque o sei proprietà: Castell’Arcione, Pilo Rotto, Monte delSorbo, Marco Simone, Inviolata ecc. Successivamente nel Catasto Gregoriano, che risale al diciannovesimo seco-lo, queste proprietà si parcellizzano leggermente. Nelle dichiarazioni catastali, chesono vere e proprie dichiarazioni di reddito relativo a questi possedimenti, si avva-lora la redditività di questi territori dal punto di vista agricolo. In esse troviamo delle descrizioni molto dettagliate. Per ognuna di questetenute, ad es. quella di Marco Simone, con la zona di S. Eusebio e Pedica Crocedel Principe Borghese, il Catasto Gregoriano descrive sia le proprietà, che lecostruzioni e il tipo di coltivazione. In questo caso “grano concio e pulito al greg-ge annuale”. Oppure altrove pascolo, pascolo con cespugli di ginestre, poco boscoceduo e poco alto fusto. E così, in modo molto preciso, tenuta per tenuta, noi sappiamo che in questazona tra i1 1600 e il 1800 il tipo di coltivazione va cambiando e diventa una col-tivazione di tipo estensivo: seminativo, grano, a modifica dellagricoltura prece-dente. Ogni dichiarazione catastale ci comunica la presenza certa, all’interno di que-ste tenute, di un fontanile (un fatto che avvalora il discorso della grande capacitàidrica a sostegno dell’alta produttività dell’agricoltura di questa zona). Sonosegnalati anche i reperti archeologici che vengono definiti “ruderi” o “anticaglie”,probabilmente in base alla loro visibilità sul territorio o al periodo storico di appar-tenenza. Non mancano inoltre riferimenti, abbastanza interessanti, all’esistenza diosterie e di stazioni di posta dell’epoca, a testimoniare che in questa vasta zonadovevano esservi punti che offrivano ristoro e riposo a chi percorreva le strade checonsentivano l’attraversamento della zona e che evidentemente erano piuttostotransitate. 59
  • Passando quindi da questi catasti antichi al catasto odierno, del quale perovvie ragioni non possiamo qui mostrare le mappe, possiamo riferire che lanalisicatastale oggi rileva ancora una scarsa parcellizzazione delle proprietà in questoterritorio della zona dellInviolata, e così dicendo mi riferisco ancora di più alla (dal Catasto Gregoriano) Mappa dell’area dell’Inviolata 60
  • zona dell’ampliamento proposto, che non alla zona del Parco così come è defini-to adesso. Continuità quindi che ancora oggi permane all’interno dell’Inviolata econ Roma, come una delle ultime propaggini di Agro Romano. Riguardo a questa distribuzione delle proprietà nel Parco, c’è una osservazio-ne che dobbiamo fare, che costituisce un altro degli elementi che intendiamo por-tare alla discussione. Non essendo questa zona di demanio, proprietà pubblica, non sono previsti usicivici e quindi vincoli per particolari servizi alla popolazione; tutta la zona risultaripartita in proprietà private. A questo proposito si sente troppo spesso dire e atorto, che un parco composto tutto da proprietà private, o non ha quasi ragione diesistere o inevitabilmente porta all’esproprio. Questo è un equivoco su cui bisognadiscutere e che dobbiamo chiarire. Se crediamo che l’esproprio sia un fattore sempre vincolato all’istituzione diun parco, allora dovremmo dedurne che nel caso di parchi molto più vasti di quel-lo dell’Inviolata siano stati espropriati interi paesi. L’istituzione di un parco signi-fica solo che la zona che ricade entro i suoi confini è soggetta a vincoli di destina-zione, di uso. Nel caso dell’Inviolata il Parco non modificherebbe in nulla la situazioneattuale per quanto riguarda la destinazione agricola. Del tutto particolare rimane ilproblema della discarica e dei fattori che abbiamo già stigmatizzato. Il Parco garantirebbe quindi una continuità nella salvaguardia delle caratteri-stiche vocazionali storiche della zona. 61
  • 62 Tenuta di Tor Mastorta (dal Catasto Gregoriano)
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Parco dell’Inviolata: scenari per il futuro Umberto Calamita Presidente dell’Associazione Amici dell’Inviolata La legge 22/96 ha istituito il Parco regionale dellInviolata di Guidonia con uniter lungo e contrastato, che ha visto opposizioni anche susseguenti allapprovazio-ne. La difficoltà è data soprattutto dagli interessi in gioco. Le varieAmministrazioni di Guidonia, in questi anni, hanno fatto poco o nulla per creare ilParco. Solo alcuni esponenti politici, a livello personale, si sono adoperati per lap-provazione. Il Parco, composto da unarea di circa 500 ettari, tutela una delle poche zoneverdi di questo territorio, disseminato di preesistenze archeologiche (ville, cister-ne, mausolei, ecc.), che scomparirebbero se si desse il via libera alla cementifica-zione già progettata e depositata negli uffici comunali. E da molti anni che archeo-logi e Soprintendenza del Lazio lavorano per questa tutela, insieme ai naturalisti,agli ambientalisti, ai cittadini sensibili a queste problematiche. Il Parco dellInviolata, a regime, può portare qualche posto di lavoro, occasio-ni di svago positivo per la cittadinanza, non intralcia le attività agricole ma le valo- La bretella autostradale Fiano-San Cesareo attraversa il Parco dell’Inviolata 63
  • Il recupero del biogas all’interno della discarica regionale dell’Inviolatarizza, tutela i reperti archeologici e le bellezze naturali, porta vantaggi economicilegati al turismo, fa affluire investimenti e contributi di Regione, Provincia,Comunità europea. Non è necessario espropriare larghi settori dellarea adibita aparco, ma solo piccoli camminamenti ed un paio di immobili da adibire a centrovisite, amministrazione e piccolo museo (un immobile è già di proprietà pubblica). Nodo fondamentale, per il futuro del Parco regionale, è quello relativo alla suagestione. Essa spetta, come da legge, al Comune di Guidonia Montecelio,Assessorato all’Ambiente. Ma sarà necessario che lente gestionario, dopo avervagliato i precedenti modelli di gestione (esistono già numerosi parchi regionali intutta la Penisola) e sulla base della specifica normativa, assicuri quanto prima ilfunzionamento, curandone non solo laspetto economico ma garantendo innanzi-tutto il conseguimento delle finalità previste. Il Parco è essenzialmente archeolo-gico, immerso in una cornice agricolo-naturale e, come tale, ha bisogno di compe-tenze necessarie alla sua fruibilità. Nellente gestionario sarà importante la presenza di amministratori e di tecni-ci esperti in discipline archeologiche e botaniche, di architetti e biologi. A questoproposito, sarà interessante stimolare il Comune ad usufruire dellausilio direttodelle associazioni culturali del territorio, che potranno apportare un fondamentalecontributo di idee per far vivere il Parco. E urgente quindi la nomina del Comitatodi gestione, fatte le dovute convenzioni tra Comune e Regione, per giungere allaformulazione del Piano dAssetto, cui seguiranno gli strumenti attuativi. Giovaricordare agli amministratori comunali che le competenze necessarie (amministra-tori e tecnici) non devono necessariamente scaturire dalle chiuse stanze della poli-tica, ma possono essere cercate e trovate facilmente tra le associazioni culturali dibase e tra gli esperti messi a disposizione dagli uffici competenti di Provincia e 64
  • Regione. Il Comune di Guidonia non è certo abituato a tutelare fette del suo terri-torio e sente il Parco regionale come qualcosa di "esterno". Il Comune "subisce" ilParco. Gli atti relativi allistituzione sono in forte ritardo sulle previsioni di legge.La Regione Lazio ha votato nel 96 allunanimità lallargamento dei confini delParco a 1200 ettari circa, al fine di impedire ulteriori speculazioni fondiarie ed edi-lizie. Il Comune di Guidonia (evidentemente più "sensibile") si è guardato bene dalvotare lampliamento. Vorrebbe, al contrario, ridurre il perimetro, così come pro-posto anche dalla Giunta regionale del Lazio recentemente. In tal modo sarebberosvincolate aree interessanti per vari motivi: la zona della discarica potrebbe cosìessere ampliata o subire comunque trasformazioni (prima negate dagli stessi arti-coli della legge istitutiva del Parco); potrebbero essere costruite unuscita dallA1e le strade di accesso, in una fascia di terreni prima sottoposti a vincolo; potrebbe-ro essere destinate da uso agricolo e protetto ad uso edilizio, dopo variante al Prgcomunale, le rimanenti aree svincolate. I cittadini di Guidonia - e segnatamente quelli di Setteville nord, MarcoSimone, Colle Fiorito, oltre a quelli della vicina frazione di Santa Lucia di FonteNuova - riuniti in associazioni, hanno fortemente voluto il Parco archeologico- La collina artificiale dei rifiuti ha modificato il paesaggio dell’area dell’Inviolatanaturale ed hanno lottato anni per averlo. Innanzitutto perché sentono un bisognofisico di avere un polmone verde; poi perché vogliono tutelare la memoria storicadi zona; infine perché vogliono farla finita con una delle maggiori fonti di rischioper la salute e lambiente del territorio, la discarica per rifiuti solidi urbani di viadellInviolata. Per fruire infatti del Parco regionale e delle sue bellezze naturali e storiche è 65
  • L’antica strada per Montecelio attraversa il Parconecessario rimuovere non solo le opposizioni preconcette ed interessate, masoprattutto la megadiscarica e gli altri interessi speculativi connessi. Quasi500mila tonnellate allanno di rifiuti, portati da circa 50 Comuni del Lazio oltreche da enti pubblici e privati, causano danni allambiente ed alle persone. Questadiscarica è nata in modo illegittimo, quindi ha avuto autorizzazioni parziali ed invia provvisoria, dettate unicamente da interessi mascherati da situazione di "emer-genza". Eppure, come si sa, la sua ubicazione è inadatta (meno di 200 metri dal-lautostrada, vicina a luoghi abitati, in mezzo a preesistenze archeologiche, ecc.);ha sparso per anni i suoi liquami nel terreno circostante ed intriso laria di gasvenefici; ha moltiplicato, nel tempo, i suoi spazi e il suo volume daffari; ha crea-to colline artificiali che deturpano lambiente. Il futuro del Parco è segnato anche da questa presenza condizionante. Secondola legge regionale, la discarica avrebbe dovuto smettere di operare ad invasi col-mati (quelli già autorizzati), ma le conseguenze della sua attività si vedranno e sisentiranno per oltre un decennio, secondo gli esperti. Per questo motivo, il Parcosubirà un ritardo enorme nel suo decollo pieno. I visitatori potranno vedere di cosaè stata capace la stupidità delluomo. Nel centro visite ipotizzato potrebbe essere importante dedicare una mostrapermanente alla storia della discarica ed al recupero ambientale della sua area.Tutto il quadrante orientale del Parco porterà il segno dello scempio perpetratocontro lambiente e la storia. Il recupero dellarea della discarica (se non saràampliata ulteriormente, ma abbandonata) sarà una grande scommessa per gli entilocali e per i cittadini, ma soprattutto per lavvenire del Parco: piante autoctoneaccanto a specie utili per il disinquinamento e per assorbire gli odori nauseabondisi rendono necessarie fin da ora. Come appare da fonti giornalistiche, il gestore della discarica ha fatto richie- 66
  • sta per aprire un quinto invaso. Se lassessore regionale allAmbiente (o ilCommissario straordinario per la gestione dei rifiuti del Lazio, in carica dai tempidel Giubileo) firmerà tale autorizzazione, anche solo per motivi di necessità edurgenza ed in via provvisoria, andrà ora non solo contro la legge sul Parco ma,oggettivamente, contro le aspettative ed i bisogni dei cittadini della zona. Il Comune di Guidonia non può vedere il problema-Parco e quello relativoalla discarica in funzione meramente economica. Come già affermato anni fa dalConsiglio regionale e da quello provinciale, i cittadini di questo territorio hannopagato a sufficienza i danni arrecati allambiente e, purtroppo, ne patiranno anco-ra per anni, anche a discarica chiusa. Essi vanno in qualche modo risarciti e pre-sto. La questione salute è infatti legata a filo doppio allinquinamento. Lo studiodellOsservatorio epidemiologico della Regione Lazio su questarea, pubblicato nel‘97, è fortemente limitato, ma già abbastanza allarmante. E necessario che siapprofondisca e che le autorità comunali, provinciali e regionali effettuino unmonitoraggio continuo della salute dei cittadini e delle fonti di rischio ambientale. L’Associazione Amici dell’Inviolata ha voluto e difeso quest’area protetta, maciò non significa che sia necessariamente a favore delle aree protette. Anzi. Ildiscorso non è semplice e va chiarito con calma. Un territorio di particolare interesse e pregio è, di norma, amato e tutelato daicittadini che gli abitano intorno. Non c’è alcun motivo, in questo caso, di attivarestrumenti vincolistici particolari, né di dover lottare per affermare il diritto alla suaconservazione. Ben altra situazione si prospetta invece nel caso di un’area, che, pur di pregio,viene assediata da interessi speculativi che non tengono conto della sua vocazionee vogliono invece modificarne la destinazione d’uso naturale. E’ qui che si rendenecessario attivare lo strumento del vincolo urbanistico, paesaggistico, archeolo-gico. L’area a nord-est di Roma, stretta tra il Tevere e l’Aniene, è densa di tesorinaturali e storici. La Campagna romana e la vicinanza alla Città eterna l’hannocostellata di habitat interessanti e di resti diffusi sull’intero territorio. Ma la capi-tale, con i suoi prezzi abitativi decisamente alti anche per le masse di impiegati chesi vanno proletarizzando, spinge verso il suo hinterland centinaia di migliaia dipersone e di nuovi residenti. L’espansione maggiore, in provincia di Roma, è proprio registrata nel nord-est, con il boom edilizio a Guidonia, a Mentana, a Fonte Nuova, a Monterotondo.Le zone di campagna, ma perfino i fossi, le aree un tempo malsane, le parti di ter-ritorio mal esposte al sole, i lati inquinati delle grandi vie di collegamento strada-le vengono presi d’assedio dalla rapida e rapace espansione edilizia. La politica del mattone, il business fondiario, i cambi di destinazione d’usodei terreni sono diventati il pane quotidiano del profitto “prendi i soldi e scappa”.Anche perché non è certo un bel vivere quello in aree in cui sono carenti le infra-strutture e sono quasi del tutto assenti - nelle zone di nuova espansione - i servizi 67
  • primari. E ci si lamenta poi del poco attaccamento dei nuovi residenti in questearee, nonché della mancanza d’identità collettiva... A Guidonia Montecelio, ma anche in tutto il nord-est dell’hinterland romano,è questa la situazione che di fatto ha costretto ad attivare il vincolo su circa 500ettari di territorio, ma la difficoltà di vincolarne altri e, anzi, la proposta di ridurrei confini del Parco dell’Inviolata fanno capire quanti interessi siano in ballo. Stessodiscorso vale soprattutto per la vicina Riserva naturale di Nomentum, nata nel1997 su proposta di associazioni locali preoccupate per l’assalto al territorio por-tato avanti da politici e costruttori senza scrupoli. Eppure l’area a nord-est di Roma è, ripetiamo, densa di tesori naturali e stori-ci che potrebbero da soli valorizzare l’economia locale e portare quel valoreaggiunto di cui hanno bisogno i suoi abitanti. Unire insieme il grande Parco regio-nale dei Monti Lucretili, le Riserve naturali di Monte Catillo, Macchia diGattaceca e Nomentum, il Parco dell’Inviolata, il Sito di Interesse Comunitario(SIC) di Poggio Cesi e di Sant’Angelo Romano, il Sic dei Travertini di Bagni diTivoli potrebbe diventare un’occasione enorme di sviluppo qualitativo dell’areaintera. Un grande corridoio ecologico ed una vera e propria rete con grandi preesi-stenze archeologiche al suo interno non avrebbero bisogno di vincoli di tutela, inquanto di per sé ed esplicitamente portatori di sviluppo sostenibile per tutti gli abi-tanti (ricettività turistica, prodotti agricoli di qualità, rispetto per la storia e le tra-dizioni locali): è solo un’utopia? Noi dell’Associazione Amici dell’Inviolata siamo pronti a lottare per questo,anzi lo facciamo da almeno una decina di anni... 68
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Il Parco naturale-archeologico dell’Inviolata: una realtà da costruire* Zaccaria MariDa "Parco dellInviolata" a "Parco dei Casali Storici" Non intendo soffermarmi nello specifico sulle problematiche archeologiche,sui singoli monumenti o rinvenimenti, cercherò invece di tracciare un quadrogenerale sulle prospettive del Parco e su quello che bisogna mettere in pratica perattivarlo. Oggi, infatti, esso esiste solo sulla carta, è un parco "virtuale"; ha unadelimitazione, ma non è ancora una struttura operante. Si potrebbe definire unoscrigno, un forziere che racchiude in sé grandi potenzialità, ma il suo percorso divita deve ancora iniziare. Illustrerò innanzitutto la proposta di ampliamento. La carta alla Fig. 1 mostra,entro la linea a tratteggio, come si presenta oggi il "Parco naturale-archeologicodellInviolata", istituito il 20 giugno 1996 (Legge Regionale n. 22) con unesten-sione di 450 ettari (Fig. 2). I suoi limiti Nord e Sud sono la via dellInviolata e laprovinciale 28 bis. Il fulcro, quello individuato nella proposta originaria e recepi-to dalla legge istitutiva, è costituito dai casali dellInviolata, situati quasi al centro(Fig. 3), toponimo da cui deriva la denominazione più appropriata per il Parco. Nel 1998 è stata avanzata una proposta di ampliamento che triplica la zona datutelare, portandola da 450 a 1500 ettari. A partire dal nucleo iniziale, il Parco siestenderebbe verso Sud sino alla via Tiburtina; a Nord arriverebbe quasi alla viaPalombarese; il limite occidentale verso Roma si attesterebbe allincirca sulla stes-sa linea, quello orientale invece viene traslato verso Guidonia. Ne risulterebbe cosìun rettangolo di km 4 x 4 ca. Quasi tutta larea attuale ricadeva nel Medioevo inquella che è oggi la tenuta dellInviolata, se si attua lampliamento quindi il nomedel Parco dovrà cambiare. I promotori hanno pensato di denominarlo "Parcoarcheologico-naturale dei Casali Storici di Guidonia-Montecelio", in quanto entroil suo perimetro sarebbero comprese altre quattro tenute storicamente moltoimportanti. A tal proposito va considerato che fino al XVIII secolo il termine"casale" non designava solo ledificio rustico, ma era sinonimo di latifondo agri-colo. Di tali tenute di origine medioevale sarebbe troppo lungo rievocare qui lastoria patrimoniale, essendo più volte passate di mano. I nuovi limiti sono: 69
  • 1. a Sud la tenuta di CastellArcione, che si divideva in CastellArcione Maffei(verso Setteville) e CastellArcione Borghese (verso Martellona-Albuccione); 2. a Sud-Est la tenuta di Tor dei Sordi; 3. a Nord-Est (verso Guidonia) la tenuta di Tor Mastorta, lungo lantica viadenominata Selciatella della Torre; 4. a Nord e Nord-Ovest, lungo la via dei Pichini e la Palombarese, la tenuta di PROPOSTA DI AMPLIAMENTO PARCO NATURALE ARCHEOLOGICO DELL’INVIOLATA PROPOSTA DI AMPLIAMENTO Fig. 1 - Carta con lestensione dellattuale Parco dellInviolata e con i nuovi limiti secondo la proposta di amplia- meno (riduzione da base IGM scala 1:25.000, F. 150, Settecamini, IV N.E. e Tivoli, I N.O.) 70
  • Pilo Rotto con i fondi di Capaldo e Capaldino. Il Parco così ampliato verrebbe ad abbracciare praticamente tutta la zona ine-dificata che si estende tra Guidonia e Setteville in senso Est-Ovest e tra laPalombarese e la Tiburtina in senso Nord-Sud. Il paesaggio, discosto dalle grandiurbanizzazioni, è ancora quello agricolo, pur essendo in atto fenomeni di diffusoabusivismo strisciante. Il reticolo viario che attraversa larea, tranne la bretellaautostradale Fiano-S. Cesareo, è tuttora compatibile con le esigenze di tutela di unparco, perché costituito da strade sterrate o campestri anche se carreggiabili.Lodierno assetto delle colture è quasi interamente arativo, con pochissimo arbo-reto, qualche oliveto impiantato di recente e limitate zone di macchia risalenti ad Fig. 2 - Veduta della tenuta dellInviolata con al centro gli omonimi casali. Sullo sfondo, i Monti Lucretilietà medioevale o addirittura romana, che si conservano sui pendii più acclivi o suicostoni lungo i fossi. Il paesaggio, caratterizzato da dolci ondulazioni collinari, è quello tipico dellaCampagna Romana, risultato di alterne vicende di sfruttamento del suolo: dalleintensissime pratiche agricole di epoca romana, alla nuova espansione del bosco Fig. 3 - Veduta dei casali dellInviolata (1980 ca.) 71
  • Fig. 4 - Il casale di Tor Mastortain età medioevale, al regime misto (agricoltura e pascolo) dei secoli scorsi, aipesanti dissodamenti per facilitare colture seminative, effettuati prima e dopo lul-tima guerra. Osserviamo più in dettaglio come si presenta oggi una delle tenute storiche,quella di Tor Mastorta: al centro si trova il casale che include come di consueto ilnucleo monumentale corrispondente alla torre medioevale (Fig. 4). Il nome "TorMastorta" è la corruzione di Turris Magistri Oddonis: nella seconda metà del 300infatti il proprietario era il Magister Oddo Capocci, da cui "Mastro Oddo". La torreera molto più elevata e, come molte torri dei tempi bassi innalzate in aperta cam-pagna, aveva insieme funzione di difesa e di controllo sul fondo agricolo, ma eraanche simbolo di potere e punto di riferimento giurisdizionale. Una volta abbassa-ta di due piani, in epoca rinascimentale, le fu aggiunto il coronamento ad archetti(Fig. 5). La torre e il recinto di questa (turris e redimen), realizzati in una muratura ablocchetti a forma di parallelepipedo allineati su piani di posa regolari, costituiva-no la struttura caratteristica del centro direttore in queste grandi tenute; tutto il rac-colto veniva infatti ammassato nella residenza del gestore (che episodicamente eraanche residenza del proprietario), per poi venir conteggiato e stimato, quindi da lìpartiva per la vendita. Al nucleo originario vennero aggiunti vari corpi di fabbricain epoche posteriori, poiché latifondi come quello di Tor Mastorta sono stati colti-vati e utilizzati per il pascolo senza interruzione fino ad oggi. La dinamica di trasformazione edilizia di Tor dei Sordi (che oggi si vedebenissimo dalla bretella Fiano-S. Cesareo) è la medesima. Al centro sorge la torre(sec. XIII), che in origine era molto più alta; lo spazio tra questa e il recinto è statocoperto con un tetto e trasformato in casale (Fig. 6). Molto più distante si svilup-pa il muro di cinta del fondo, tagliato dallautostrada. CastellArcione è al centro dellomonimo latifondo che si trova lungo la via 72
  • Tiburtina (Figg. 7-8). Natoanchesso nel XIII secolo comeabitato fortificato (castrum),decadde abbastanza presto a casa-le agricolo. Simile sorte hannosubìto tutti i castelli dellaCampagna Romana dove non siverificarono nel tardo Medioevole condizioni politico-economi-che atte a garantire la loro soprav-vivenza fino ad oggi, come inve-ce è accaduto per i castra piùdistanti dallUrbe. Fig. 5 - Casale di Tor Mastorta: particolare dellaI giacimenti culturali torre medioevale Nella carta alla Fig. 9, relativa alperiodo preromano, sono riportati gli abitati del Lazio antico più vicini alla nostrazona: riconosciamo Ficulea, Nomentum, Corniculum, Tibur. Nellestremo lemboOvest del Parco, in loc. Marco Simone Vecchio, lungo la via Palombarese, è statoindividuato un villaggio protostorico-arcaico (IX-V sec. a. C.), di cui si ignora ilnome, in seguito rioccupato nel Medioevo (Castrum Sancti Honesti); lo si è volu-to identificare con Ficulea, la quale invece doveva sorgere ancora più ad Ovest,lungo la via Nomentana, nei fondi della Cesarina. Fig. 6 - Il casale di Tor dei Sordi 73
  • Fig. 7 - Veduta di CastellArcione dopo i restauri della prima metà del Novecento Fin da età medio-repubblicana (IV-III sec. a. C.) il territorio che ci interessa,compreso fra Roma e i primi rilievi montuosi verso Est (Monti Tiburtini ePrenestini), è sempre stato intensamente sfruttato dal punto di vista agricolo infunzione dellUrbe, perché tutti i piccoli centri intermedi scomparvero presto e inepoca romana la prima città importante che si incontrava uscendo da Roma, fra il Fig. 8 - La torre di CastellArcione dopo i restauri della prima metà del Novecento 74
  • Tevere e lAniene, era Tibur. LInviolata e le tenute confinanti sono comprese inquesta fascia che ha sullo sfondo i "Monti Cornicolani" (toponimo antico corri-spondente alle attuali alture di Montecelio, Poggio Cesi e S. Angelo Romano), nonancora montagne, ma colline vicinissime ai monti Lucretili. Questa vasta pianuracostituiva il grande polmone agricolo di Roma antica, una città che raggiunse unmilione di abitanti e che aveva bisogno di un hinterland coltivato di 30-50 chilo-metri di raggio. La carta alla Fig. 10 permette di avere unidea della densità abitativa nel terri-torio intorno alla metropoli e conseguentemente di immaginare come doveva Fig. 9 - I centri del Latium vetus a Nord-Est di Roma. Il quadrato indica lestensione del Parcoapparire il paesaggio. Oggi le tenute si presentano quali desolate estensioni di ter-reno, ma in epoca romana non era così. I siti campiti a tratteggio corrispondonociascuno a una villa rustica, cioè ad una fattoria che coltivava un fondo di circa30-40 ettari; le fattorie distavano tra loro più o meno 500 metri. Tali siti si inten-sificano proprio nellarea del Parco, si diradano invece nella limitrofa zona versoEst, quella delle Acque Albule, la grande platea di travertino a Bagni di Tivolimeno adatta allagricoltura. Il suolo dellInviolata e delle tenute vicine, argilloso o di origine vulcanica,con tufi e pozzolane, solcato da una microidrografia formata di fossi e rigagnoli,era il più congeniale alle coltivazioni e ciò spiega il fitto popolamento. Il paesag-gio che vediamo oggi, inabitato, fatto di estesi campi arati per colture stagionali 75
  • (Fig. 11), con soltanto qualche casale, in antico era contrassegnato quasi su ognicollinetta da una villa rustica, intorno alla quale si praticavano colture intensive.Il guadagno maggiore derivava da colture pregiate come vigneto, oliveto, frutteto,i cui prodotti, oltre che al fabbisogno interno della villa, erano destinati principal-Fig. 10 - Larea del "Parco archeologico-naturale dei Casali Storici di Guidonia Montecelio" con indicate lepresenze archeologiche. In particolare, i siti a tratteggio indicano le fattorie (villae rusticae), i pallini i sepol-cri. Al centro, verso Ovest, è il villaggio di Marco Simone Vecchio (riduzione da base IGM scala 1:25.000, F.150, Settecamini, IV N.E. e Tivoli, I N.O.) 76
  • Fig. 11 - I terreni lungo la via 28 bis fra Tor dei Sordi e CastellArcionemente alla vendita sul grande mercato dellUrbe. Scarsa era la produzione di grano,che Roma antica preferiva importare in maggiore quantità a prezzi più economicidalla Sicilia o dallEgitto, mentre solo nelle villae più vicine alla città prevalevanogli ortaggi. Le ville romane necessitavano di uninfrastruttura fondamentale, che ne garan-tiva il funzionamento, cioè di una rete viaria ramificata ed efficiente, perché nel-lantichità il trasporto dei prodotti agricoli avveniva essenzialmente con veicoli oanimali da soma. Lungo la Tiburtino-Cornicolana, che attraversa lInviolata indirezione di Montecelio (Fig. 12), si concentravano gli insediamenti più importan-ti, di cui si riconosce ancora oggi il contesto topografico: grandi ville con relativetombe dei proprietari, come il mausoleo sotterraneo di Monte dellIncastro, di etàadrianea, a pianta circolare coperta a cupola e lungo corridoio di accesso (Fig. 13),o come la Torraccia dellInviolata (cosiddetta perché trasformata in torre durante ilMedioevo), risalente alla fine del I-inizi II sec. d. C., che aveva pianta stellare, unacamera sepolcrale al centro e una serie di nicchie a corona, in parte abusivamentescavate negli anni 70 e 80 (Figg. 14-15). In quellepoca furono devastati i principali siti archeologici della tenuta e fudanneggiata anche la villa nelloliveto (Fig. 16), da cui agli inizi degli anni 90 iclandestini trafugarono il gruppo scultoreo noto come "Triade Capitolina" oggi alMuseo Archeologico di Palestrina (Fig. 17). Un cenno va fatto alla particolare posizione della villa romana i cui resti siconservano nel letto del fosso dellInviolata; il muro di sostegno a blocchi squa-drati di tufo risulta costruito proprio lungo il corso dacqua, che in una delle fasi ditrasformazione della villa venne addirittura convogliato entro un cunicolo anti-stante (Figg. 18-19). Oggi di un tessuto archeologico così capillare cosa rimane? Molto è interrato,molto è stato distrutto, i ruderi emergenti sono di difficile visibilità a causa della 77
  • Fig. 12 - Il tracciato della via Tiburtino-Cornicolana presso il fosso dellInviolatavegetazione. Una volta istituito lente di gestione del Parco, redatto il piano das-setto e decisi i finanziamenti, dovrà essere attivato un piano di recupero e valoriz-zazione dalle ampie prospettive. Recentemente è stata invece avanzata la propostadi ridurre larea del Parco da 450 a 250 ettari, concentrati intorno ai casalidellInviolata, perché si sostiene che è sufficiente preservare solo i siti più impor-tanti, come la villa lungo il fosso, la Torraccia e pochi altri monumenti ricadentitutti in tale ristretta perimetrazione.Interventi operativi e prospettive culturali Lampliamento del Parco da 450 a 1500 ettari risponde invece a precise ragio-ni storico-culturali e di tutela. Nella rivista ufficiale del Ministero per i Beni e leAttività Culturali è pubblicato un contributo incentrato sulla definizione dellecaratteristiche di un parco archeologico (B. Conticello, "A proposito del problemadei parchi archeologici", in Bollettino di Archeologia, nn. 13-15, 1992, pp. 291-295). Lo spunto è nato dalla proliferazione, soprattutto in Italia meridionale, di Fig. 13 - Pianta e sezione del mausoleo di Monte dellIncastro, nella tenuta dellInviolata, lungo la via 28 bis 78
  • Fig. 14 - Pianta della Torraccia dellInviolata (in nero le parti emergenti dal suolo)parchi archeologico-naturalistici con cui si intendono preservare aree molto este-se; i resti delle città greche, ad esempio, abbracciano un vasto territorio, spessoprivo di rovine emergenti, ma facente comunque parte del contesto della città, peril quale sono inadeguati i vincoli archeologici tradizionali apposti in base alla notaLegge 1089 del 1939, che è stata ideata per tutelare singoli monumenti o comples-si dai limiti ben definiti. Se ci si pone quindi nellottica di voler conservare un lembo di territorio conspecifica identità storica, che si presenta ai nostri occhi innanzitutto come "paesag-gio storico", va da sé che larea di un parco non si può estendere o ridurre a piaci-mento. Per una zona come quella dellInviolata, dove le presenze archeologiche 79
  • disperse ma ravvici- nate si contano a deci- ne, così come per la- rea di una città della Magna Grecia, è impensabile apporre una serie di vincoli parziali; si ha bisogno di un vincolo generale che abbracci il tutto. Altri esempi ci sono offerti a Roma dal Fig. 15 - Torraccia dellInviolata: lato opposto alla via 28 bis "Parco degli Acquedotti", nel cuoredel quartiere Tuscolano, e dal "Parco della Caffarella", afferente al grande ParcodellAppia Antica. Le caratteristichedi un parco così inte-so sono riassumibiliin: 1. densità e con-tiguità delle presenzearcheologiche; 2. omogeneità eforte rilievo della-spetto archeologico epaesaggistico; 3. assenza di Fig. 16 - Resti della cisterna della "Villa della Triade"urbanizzazione e di zone degradate. Nella proposta di amplia- mento del Parco dellInviolata tali requisiti sono ampiamente pre- senti. Il territorio non è urbanizza- to, il paesaggio costituisce un notevole esempio dellimmagine storica dellAgro Romano e i siti archeologici sono vicini e nume- rosi. Tale contesto è giunto fino aFig. 17 - La "Triade Capitolina" dalla tenuta dellInviolata noi non perché abbia beneficiato(Museo Archeologico Nazionale di Palestrina) in passato di interventi mirati alla 80
  • Fig. 18 - Il terrazzamento della villa lungo il Fosso dellInviolata nella I e nella II fasesua tutela e valorizzazione, avendo - al contrario - ricevuto gravi ferite come la-pertura della discarica o la costruzione della bretella autostradale; recentemente siè anche ventilato il progetto di asfaltare la via dellInviolata, eventualità la qualesarebbe una vera iattura per le conseguenze immediate che apporterebbe, qualidegrado e abusivismo. Larea si è fortunatamente preservata perché si trova ad unacerta distanza da Roma, oltre la periferia della capitale, e perché non è stata anco-ra risucchiata nellurbanizzazione che si incentra su Guidonia. Questi però sono gliultimi anni per poter intervenire e bisogna farlo immediatamente! Concludo con una domanda. Qual è oggi la situazione del Parco? Abbiamouno strumento legislativo rappresentato dalla Legge regionale istitutiva, cui ora siaggiunge la propostadi ampliamento che,se recepita, portereb-be a tutelare tutta lagrande area nonancora costruita chesi estende fra il limitedel Comune di Romae la città di Guidonia. Perché tale areadovrebbe essere con-servata? Anche senon avesse alcunarilevanza storica, sefosse un lembo dicampagna americana Fig. 19 - Cunicolo scavato nel tufo presso la villa lungo il Fosso dellInviolata 81
  • Fig. 20 - Casali dellInviolata: abitazione rurale a due pianicon solo erba e sassi, si dovrebbe ugualmente tutelare perché si trova tra lestremaperiferia Est di Roma e i quartieri periferici di Guidonia-Montecelio e Mentana eperché costituisce il naturale polmone verde per una popolazione di centinaia dimigliaia di unità. La prossima primavera ci si rechi a visitare il "Parco degliAcquedotti" al Tuscolano, dove è possibile ammirare uno dei più monumentaliacquedotti romani, ben conservato, quello dellAcqua Claudia, con le arcate alte 30metri; oppure si raggiunga il "Parco della Caffarella", nel quartiere Appio-Latino,affollatissimo nei giorni di bel tempo. Sarà possibile allora rendersi conto di cosasignifichi offrire alla gente che vive in quartieri così popolosi una zona verde tantoattraente dal punto di vista culturale. Il "Parco della Caffarella" non è molto dissi- Fig. 21 - Casali dellInviolata: abitazione rurale con stalle al piano seminterrato 82
  • mile da quello dellInviolata, sia perché è nato da pochi anni e gli interventi direcupero dei beni culturali sono tuttora in corso, sia perché la problematica archeo-logica è similare. Che cosa si deve mettere in atto quindi a breve termine per far finalmentedecollare il Parco dellInviolata? La risposta è: individuare gli accessi e i percor-si, come piste ciclabili e stradine per raggiungere i principali punti di interesse(attualmente infatti il Parco non è percorribile, essendo i terreni in gran parte col-tivati), realizzare il centro-accoglienza per i visitatori, creare punti sosta e di risto-ro, segnaletica etc. Tale struttura logistica, naturalmente, dovrebbe incentrarsi suicasali dellInviolata (Figg. 20-21). La seconda fase, importantissima, che devesvolgersi parallelamente alla prima, è linformazione di carattere culturale. Lantichità ci ha lasciato resti materiali, in base ai quali noi possiamo ricostrui-re il paesaggio. Come si presentava la zona in quel tempo? Dove correva la stradaantica, dove si estendeva la villa rustica, dove si ergeva il sepolcro? Tutto questova fatto conoscere, in forma chiara e semplice, ai visitatori attraverso un efficaceapparato didattico. Inoltre è opportuno lallestimento di un museo di reperti, cheillustri le fasi storiche e le dinamiche di insediamento del Parco. Lultimo, ma non meno importante, intervento da attuare è il recupero dei beniarcheologici e architettonici. Per recupero si intendono sostanzialmente due cose:scavo archeologico delle strutture interrate, restauro strutturale di quelle emergen-ti. Il programma di restauri è importantissimo e deve iniziare non appena il Parcoabbia cominciato a funzionare dal punto di vista istituzionale. Come accennato,quasi tutte le presenze archeologiche oggi sono difficilmente apprezzabili: adesempio il lungo muro di terrazzamento della principale villa romana della tenutadi Tor Mastorta è quasi interamente sommerso da un laghetto artificiale (Fig. 22);la cinta muraria, ben conservata, di CastellArcione è completamente ricoperta difitta vegetazione (Fig. 23); il portale bugnato secentesco del casale di Tor Mastortarischia di crollare (Fig. 24). I restauri sono altresì necessari per mettere i siti e imonumenti in condizioni di sicurezza, requisito indispensabile onde poterne auto-rizzare la visita. Concludendo, bisogna affermare a chiare lettere che, nonostante il Parco siastato istituito da vari anni, tutto deve essere ancora esperito, sia a livello di inter-venti di recupero e valorizzazione, sia a livello conoscitivo e di informazione. Eproprio partendo da questa consapevolezza è stato organizzato il convegno di oggi,il cui scopo era presentare ai cittadini qualcosa di veramente prezioso che abbia-mo, ma di cui quasi ignoriamo lesistenza.* Il presente testo deriva dalla registrazione dellintervento tenuto al Convegno di studi. Si è pre-ferito mantenere allesposizione il tono discorsivo, poiché, più che presentare una dettagliata trat-tazione storico-archeologica (per la quale si rinvia alla bibliografia specifica), lintento era quellodi far conoscere la situazione attuale del Parco e di spiegare le motivazioni della proposta diampliamento. 83
  • Fig. 22 - Terrazzamento della villa di Tor Mastorta Fig. 23 - Cinta muraria con torrette di CastellArcioneFig. 24 - Portale bugnato di Tor Mastorta 84
  • BibliografiaZ. MARI, Tibur, pars tertia, "Forma Italiae", Regio I, vol. XVII, Firenze 1983.E. MOSCETTI, "Proposta di un parco archeologico-naturale in Guidonia Montecelio", in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e dArte LXIV, 1991, pp. 139-179.L. QUILICI, S. QUILICI GIGLI, Ficulea, Roma 1993.Z. MARI, "Caratteri geologici, morfologico-paesaggistici, storico-paesaggistici", in E. MOSCET- TI, Z. MARI, M. GIARDINI, "Il parco naturale-archeologico dellInviolata in Guidonia- Montecelio", in Annali. Associazione Nomentana di Storia e Archeologia 1, 1996, pp. 38-43.J. COSTE, in Il Lazio tra antichità e Medioevo. Studi in memoria di Jean Coste, a cura di Z. Mari, M. T. Petrara, M. Sperandio, Roma 1999, pp. 40-55, 68-69, 77-79 (sul Castrum Sancti Honesti).Z. MARI, "Scoperte archeologiche nel territorio tiburtino e nella Valle dellAniene (VI)", in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e dArte LXXIV, 2001, pp. 45-48 (sulla Villa della Triade Capitolina; con bibl. precedente).Z. MARI, in A. La Regina, Lexicon topographicum Urbis Romae. Suburbium, a cura di V. Fiocchi Nicolai, M. G. Granino Cecere, Z. Mari, Roma 2004, s. v. Ficulensis ager, Ficulensis via, pp. 248-250, nn. 330-331 (su Ficulea).Referenze di foto e immaginiFigg. 1, 9: elaborazione Z. Mari; Figg. 2-3, 5, 12-16, 18-19, 22: da Tibur, pars tertia; Figg. 4, 6, 8,17, 24: Archivio fotografico Sezione Cornicolana del Gruppo Archeologico Latino; Figg. 7, 11, 20-21, 23: Archivio fotografico Z. Mari; Fig. 10: da Tibur, pars tertia e Ficulea. 85
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Valle dellAniene e degrado ambientale Il degrado ambientale nellarea ad Est di Roma, il ruolo del Parco dellInviolata e le ragioni della sua tutela, le azioni necessarie per un effettivo funzionamento di questa area protetta Massimiliano Ammannito, WWF In questo mio breve intervento vorrei cercare di fornire a tutti i partecipanti aquesta giornata una visione panoramica, necessariamente sintetica e schematicadel degrado ambientale che si sta diffondendo nel territorio della bassa valledellAniene, e del ruolo che in questo quadro vengono a giocare le aree protette,ed in particolare il Parco dellInviolata per comprendere alcune delle ragioni dellasua tutela, per poi chiudere questa breve esposizione su quali siano le azioni neces-sarie affinchè il Parco possa svolgere questi compiti ed assolvere le sue funzioni. Lobiettivo di questo mio intervento è chiarire come, oltre a problematiche di L’ex centro militare di trasmissioni sul versante orientale del Parco 87
  • L’ex scuola rurale sul versante orientale del Parcocarattere specifico, lInviolata sia oggi interessata da vicende che si inquadrano inun panorama più ampio. Non è infatti possibile affrontare le problematiche di que-sta area protetta, prescindendo da uno sguardo di insieme su cosa succede alcunichilometri più lontano. Nel fornire questo sguardo dinsieme mi riallaccerò ai validi interventi deirelatori che mi hanno preceduto, che hanno opportunamente messo a fuoco unaserie di problematiche specifiche. Larea di Guidonia, dellInviolata e della bassa Valle dellAniene si trova nelquadrante est di Roma, dove sono presenti alcune criticità ambientali che potrem-mo definire "storiche", nel senso di presenti ed operanti da numerosi anni, tra cuila discarica dellInviolata, le cementerie di Guidonia, le cave di travertino, solo percitarne alcune. La situazione ambientale di questo comprensorio è andata peggiorando nelcorso degli anni perché si è assistito ad uno spostamento dei servizi pesanti neces-sari a soddisfare le esigenze della Capitale nellarea ad est di Roma sostanzialmen-te lungo due direttrici principali:§ larea tra la Tiburtina e lAutostrada Roma-LAquila (A24)§ la zona compresa tra la provinciale 28 bis (ex 48) e la Palombarese Il primo di questi assi (larea inclusa tra la Tiburtina e lAutostrada A 24) èinteressato dal progetto per la realizzazione di un grosso interporto-piattaformalogistica destinato alla movimentazione delle merci per il mercato romano, contutto levidente traffico pesante connesso, recentemente rilanciato con lapprova- 88
  • zione del PRUSST (Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibiledel Territorio) dellAsse Tiburtino. Ci sono poi i due progetti per la realizzazionedi discariche di Rifiuti Solidi Urbani o Impianti di preselezione dei rifiuti, uno neipressi del complesso archeologico di Villa Adriana (inclusa dallUNESCO nelle-lenco dei beni patrimonio mondiale dellumanità) e laltra nella zona di CastelMadama, fortunatamente entrambe bloccate grazie alla mobilitazione di migliaiadi cittadini. Cè infine la costruzione dei Mercati Generali nella zona diLunghezza, che hanno rimpiazzato quelli una volta presenti in zona Ostiense. Si ètrattato di una sorta di "espulsione" da parte del tessuto urbano della città di Romadi un "oggetto" incompatibile con accettabili standard di qualità della vita, un"oggetto" riposizionato in unaltra porzione di territorio, dove evidentemente lat-tenzione delle Amministrazioni per quegli stessi standard si posiziona ad un livel-lo inferiore. Il secondo degli assi sopra ricordati, che si trova più vicino a Guidonia, è inte-ressato da realtà operanti e progetti per future installazioni dal non trascurabileimpatto ambientale: la discarica dellInviolata (su cui abbiamo ascoltato la relazio-ne di Umberto Calamita) e riguardo la quale continuano ad inseguirsi voci (nonancora confermate) sulla possibile realizzazione di un impianto per lincenerimen-to dei rifiuti; il progetto della Buzzi-Unicem-EOn di realizzare una grande centra-le termoelettrica (800 MW) che sta procedendo nel suo iter di approvazione; infi-ne il problema Chimeco (già affrontato da Giuliano Santoboni nellintervento dipresentazione del convegno). Non è difficile immaginare il peggioramento degli standard ambientali (equindi di qualità della vita per i cittadini) che si avrebbe qualora si considerasserogli effetti cumulativi degli impatti ambientali di questi singoli progetti ed attivitàin corso. Ma se questi mega-progetti e impianti sono solo una delle facce della meda-glia del degrado ambientale di questo nostro territorio. Le aree un tempo agricoleposte ad Est di Roma, sono state interessate a partire dagli anni 80 da unurbaniz-zazione strisciante in gran parte realizzata al di fuori di qualsiasi logica di pianifi-cazione e che ha comportato il massacro delle grandi zone agricole del nostro ter-ritorio. Si sono conservate solo alcune grandi aree per il fatto di essere grandi pro-prietà fondiarie; il resto, parcellizzato in piccole proprietà agricole, è stato pesan-temente edificato sia per scopi civili che industriali. Il quadro dinsieme che ne esce è tremendo: aree urbanizzate senza rispettodelle norme e regolamentazioni tese ad assicurare agli abitanti accettabili indici diqualità della vita, un sistema viario ed infrastrutturale carente, costi sulla colletti-vità per la realizzazione di opere di urbanizzazione e la gestione di servizi in areedestinate ad altro scopo dalla pianificazione urbanistica. Purtroppo questa tenden-za è tuttaltro che in declino, ma anzi, attraverso una sempre maggiore deregola-mentazione e un sempre maggiorelassismo il timore di molti è che la situazionepossa semmai peggiorare. 89
  • A fronte del quadro appena delineato (in maniera sommaria e senza pretesa dicompletezza), non stupisce che gli indici ambientali di questo territorio siano cosìbassi. Basti pensare per un momento alla qualità delle acque nella nostra zona. Ifiumi e i torrenti sono una sorta di cartina di tornasole per il territorio, alcuni stu-diosi li hanno paragonati ai reni del territorio, visto che si fanno carico degli sca-richi di un territorio. Non sorprende quindi che quando il territorio viene duramen-te colpito, essi siano i primi a risentirne. Ebbene, lo stato miserando dei fossi nellecampagne di Tivoli e Guidonia, ridotti in molti casi a collettori fognari, è sotto gliocchi di tutti. La stessa qualità delle acque dellAniene (ancora accettabile nella zona diCastel Madama) peggiora drasticamente allaltezza di Tivoli e sempre più mentreci si avvicina a Roma. Anche linquinamento dellaria, fortunatamente lontano dailivelli romani, comincia a destare inquietudine, soprattutto con riferimento ai com-posti direttamente legati alle attività industriali. Naturalmente questi indiciambientali hanno spesso uninfluenza diretta sugli indici di qualità della vita piùdirettamente percepiti dai cittadini. A questa analisi strettamente ambientale mi sembra assolutamente necessariofar seguire una seconda serie di considerazioni, di carattere più generale, cultura-le. Quello che mi preme sottolineare è che la politica territoriale che oggi vieneportata avanti nel nostro territorio, con unurbanizzazione ed uninfrastrutturizza-zione spinta sta facendo perdere al nostro comprensorio i suoi elementi caratteriz-zanti e significativi, col rischio di trasformarlo in tempi brevi in una degradataappendice delle borgate romane. Adattarsi allo schema che vuole larea a Est dellaCapitale nullaltro che un ricettacolo di servizi pesanti significa rinunciare a valo-rizzare quelle che sono le caratteristiche storiche-paesaggistiche-culturali edambientali di questo territorio. Tra gli esempi di progetti riguardanti in nostro territorio che ho poco fa ricor-dato la vicenda dellinterporto di Bagni di Tivoli si presta magnificamente ad illu-strare questa incompatibilità. Il progetto prevede di realizzare nelle immediatevicinanze dellattuale stabilimento termale di Bagni di Tivoli un interporto-piatta-forma logistica destinato a supportare la movimentazione di merci sullarea roma-na. Chiunque si sia un minimo interessato a questioni connesse alla logistica dellemerci sa che gli interporti diventano dei punti nodali per il traffico di camion e tir(merci spostate su lunghe distanze) oltre che furgoni e camioncini (movimentazio-ne locale). Inoltre questa distesa di piazzali, strade e capannoni, verrebbe realizzata sul-lunica area dove le terme possono ancora espandersi (verso il fiume Aniene). Nonbisogna essere grandi esperti di turismo per capire che nessuno andrebbe mai invilleggiatura in uno stabilimento termale circondato da asfalto, traffico di camion,rumore, inquinamento ecc… Eppure questa ovvia considerazione sembra esseredel tutto sfuggita alle Amministrazioni della zona. Da un lato si parla di interpor-to e dallaltro si continua a parlare di Parco Termale per i Comuni di Guidonia e 90
  • 91 Quadro Assetto P.R.U.S.S.T. Asse Tiburtino: Ambiti di Programmazione. Sono particolarmente preoccupanti alcuni interventi proposti, tra cui spiccano quello all’interno del Parco regionale dell’Inviolata di Guidonia e quello infrastrutturale all’interno del S.I.C. dei Travertini di Bagni di Tivoli (neanche menzionato nella mappa del PRUSST), accanto alla piattaforma logistica.
  • Tivoli, senza minimamente soffermarsi sullincompatibilità delle due proposte. Partendo da questo quadro vorrei adesso affrontare molto rapidamente ilsecondo tema a cui avevo fatto riferimento allinizio del mio intervento. Ossiaquale ruolo si trovano a svolgere le aree protette. Ebbene, lo dico subito, si trova-no a svolgere una funzione che non gli competerebbe per loro stessa natura. I par-chi nascono infatti per tutelare delle aree con specifiche caratteristiche naturali oculturali di pregio, non nascono quindi con intenti principalmente urbanistici. Eppure, nel nostro comprensorio, i parchi sono chiamati a diventare una sortadi bastione, baluardo contro il degrado strisciante del territorio, uno scudo per pro-teggere aree che le Amministrazioni con altri e più propri strumenti dovrebberoadeguatamente gestire e valorizzare. Ed il Parco Archeologico-Naturale RegionaledellInviolata è senza dubbio il primo degli esempi che vengono alla mente di que-sta funzione "impropria" svolta dei parchi nel nostro comprensorio. Abbiamo ormai posto sul tappeto gli elementi sufficienti per poter conclude-re il filo di alcuni ragionamenti portati avanti nel corso di questa giornata sulleragioni della tutela del Parco dellInviolata. Anzitutto il Parco dellInviolata tutela una porzione di territorio con delle inte-ressanti peculiarità paesaggistiche, delle vestigia archeologiche significative(come illustrato nellintervento di Zaccaria Mari) ed alcuni, sebbene minori, spun-ti di interesse naturalistico. Con riferimento agli aspetti più prettamente naturalistici, è bene evidenziarecome questa area protetta sia parte di una rete più ampia di aree protette che insie-me a corridoi fluviali ed alle residue zona agricole dovrebbero costituire lossatu-ra di quella rete ecologica ad Est di Roma necessaria per superare la frammenta-rietà delle aree protette la conservazione ottimale del patrimonio naturalistico.Considerate isolatamente, infatti, le aree naturali protette perdono parte del propriosignificato, che riacquistano invece in un discorso di logica di rete. Il Parco dellInviolata, inoltre, rappresenta una sorta di "presidio" per sottrar-re una porzione del territorio di Guidonia al degrado ambientale ed allurbanizza-zione senza principi che ha già pesantemente interessato gran parte delle aree adEst di Roma, ed oggi costituisce un ostacolo ad alcuni progetti devastanti cheriguardano larea (ed ecco spiegate le pressioni per la sua riduzione o eliminazio-ne). In questo senso e riallacciandomi allintervento che mi ha preceduto, lesisten-za stessa del Parco dellInviolata può rappresentare unopportunità per una svoltaculturale nel modo di amministrare. La pubblica Amministrazione può fare di que-starea protetta una vetrina per un possibile modello alternativo di sviluppo. Modello che non si basa sul massacro sistematico del territorio così comeabbiamo visto avvenire nel passato recente, ma che parte dai temi della sostenibi-lità, del rispetto, della relazione stretta tra uomo e risorse naturali. Questo approc-cio è tanto più facile allintero di unarea protetta di quanto non lo sia fuori, nonsolo perché questa zona ha delle dimensioni limitate, ma anche perché i vincoliterritoriali che il parco appone sul territorio spingono in quella strada, perché 92
  • numerose esperienze a cui fare riferimento già esistono, perché leggi e finanzia-menti dedicati alle aree protette rendono questa ipotesi interessante. In ultimo, non certo in ordine di importanza, cè un motivo di cultura demo-cratica (in senso lato) che spinge a battersi per la tutela del Parco dellInviolata.Questo motivo è dato dal fatto che listituzione di questa area protetta è stata ilrisultato di anni di battaglie da parte dei cittadini di Guidonia. La classe politicalocale e regionale ha quindi un obbligo morale a rispettare questa decisa volontàdelle cittadinanza. Resta a questo punto aperta la domanda su cosa sia necessario perché il ParcodellInviolata possa assolvere alle proprie funzioni. I relatori che mi seguirannoapprofondiranno senza dubbio questo problema, a me preme in chiusura di questointervento sottolineare due punti che mi sembrano centrali: § Il blocco dei tentativi di riduzione della superficie del Parco. Affinché ilParco dellInviolata possa svolgere una funzione di freno al degrado ambientaledel territorio è necessario che sia respinta la legge regionale che prevede la ridu-zione del parco e la sua riclassificazione (che implica un allentamento di vincolisul territorio) e che il Consiglio comunale di Guidonia revochi lordine del giornoin cui chiede la riduzione del Parco. Vale inoltra la pena di riflettere sul fatto chelunico punto relativo al Parco dellInviolata su cui si dibatte da anni sia quellodella riduzione della sua estensione. Mi sembra evidente che su queste basi sia dif-ficile lavorare a proposte di gestione e valorizzazione che abbiano un minino disenso e che richiedono un certo numero di anni per portare i propri frutti. Su que-sto punto, però, vorrei sottolineare il fatto che i cittadini di Guidonia hanno inmano uno strumento di pressione adeguato. Negli ultimi tempi, infatti, la Regione Lazio non basa le sue proposte di ripe-rimetrazione su parametri oggettivi o studi scientifici (come sarebbe logico atten-dersi in un tema dallelevato profilo scientifico come quello delle Aree Protette),ma sulla logica aberrante del solo consenso elettorale. Si fanno le riperimetrazio-ni dove si pensa, con questi provvedimenti, di poter raccogliere voti. Una fortemobilitazione dei cittadini di Guidonia contro la riperimetrazione del ParcodellInviolata rappresenta quindi uno strumento di pressione efficace. § La scelta di un soggetto gestore capace. Questa esigenza nasce dalla consta-tazione di un fatto incontrovertibile: lattuale soggetto gestore non gestisce. Ilrisultato è che nulla viene fatto nel Parco per assicurare una corretta gestione, perstimolarne la fruizione, per contrastare fenomeni di degrado incipiente, per pro-muovere interventi di recupero. Perpetuandosi questa situazione il ParcodellInviolata non potrà mai funzionare, decollare o realizzare nulla di concreto. Soluzioni se ne possono delineate tante: si può fare riferimento ai modelli diRoma-Natura, si può chiedere laffidamento a soggetti come lAssessoratoallAmbiente della Provincia di Roma, che già sono strutturati e gestiscono diver- 93
  • se aree protette, ci si possono inventare ulteriori forme. Quello che assolutamentenon può essere ammesso è il protrarsi della situazione gestionale attuale, perchéabbiamo visto che produce, da quando è stato istituito il Parco ad oggi, un nulla difatto e quindi va necessariamente cambiata. Ringrazio tutti gli intervenuti per la pazienza con cui mi avete ascoltato espero di aver portato qualche elemento interessante alla discussione di questoggi. 94
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 La Riperimetrazione dei Parchi Regionali Mauro Veronesi Responsabile Territorio/Ambiente Urbano di Legambiente Lazio Vorrei fare un ragionamento su due versanti, quello delle aree protette diRoma e quello del sistema ambientale della Regione. Molto brevemente, il siste-ma ambientale delle aree protette di Roma ha un titolo: I parchi nella città, questoperché secondo uno studio prodotto dall’assessorato alle politiche del territorio delComune di Roma, sono 1.238.889 i cittadini romani che risiedono in un raggioareale compreso in cinquecento metri dal perimetro di uno dei parchi urbani eregionali che compongono il sistema dei parchi romani. La ruota verde della capi-tale di Roma si estende per 40.000 ettari ed è formata dai quattordici parchi urba-ni gestiti da Roma Natura, dai due parchi regionali gestiti dagli enti preposti ossiadal Parco di Vejo e dal Parco dell’Appia Antica, per la parte riguardante il territo-rio di Roma. La discarica dell’Inviolata condiziona la vita del Parco ed ha un pesante impatto sul paesaggio 95
  • Le discariche abusive sono una costante nei parchi e nei sottopassi autostradali Però quella cifra, 1.238.889, significa che quasi il 50% del totale dei citta-dini romani risiedono all’interno di quel perimetro territoriale. Si consideri chequella cifra è di poco inferiore al totale dei residenti della città di Milano. Quandosi dice risiedono, intendiamo risiedono legalmente, non parliamo di case abusivenei parchi, parliamo di edilizia legale. Per completare il censimento possiamo dire che insieme a quei 1.238.889cittadini, alberga e convive il vivente non umano rappresentato da 1300 specie diflora spontanea, 190 specie arboree, 75 specie di uccelli nidificanti, 39 specie diuccelli svernanti, 13 specie di uccelli in sosta temporanea, 15 specie di rettili, 6specie di anfibi e 5000 specie di insetti. Segni questi di una ricchezza di biodiver-sità dell’area romana che persiste nonostante altissimi livelli di urbanizzazione, diantropizzazione del territorio. Inoltre tra il vivente umano e il vivente non umanosi inserisce il sistema ecologico diffuso rappresentato da 6000 siti, attualmentecensiti, di interesse storico, archeologico e ambientale, in gran parte situati in quel-l’autentico scrigno biologico che è l’agro romano. Ora questo permette di fare un primo brevissimo ragionamento: questinumeri danno anche alcune indicazioni. Nell’esperienza romana, infatti, fare ilPiano d’assetto di un parco vuol dire misurarsi direttamente più con le patologieurbane proprie di una metropoli che con un parco come siamo abituati a pensarlo.E questo perché la ruota verde dei parchi romani, avvolge e circonda la città con-solidata, la città moderna, e la città di ultima generazione, penetrando e interrom-pendo con andamento in gran parte anulare gli spazi della città urbanizzata, frap-ponendo così preziose pause biologiche all’insostenibile peso rappresentato dallapressione antropica della città dell’abitare e delle funzioni, come sono gli attuali700 milioni di metri cubi edificabili dal ‘65 ad oggi. Questo è il portato edilizio diRoma: 700 milioni di metri cubi. Se poi ci mettiamo quelli abusivi, sono 760milioni di metri cubi. 96
  • Questo livello di antropizzazione, consumo di suolo raggiunto dal territo-rio romano, testimoniato anche dall’alto numero di cittadini romani che risiedonoall’interno di quella fascia areale quantificata in 500 metri, fa sì che il Piano d’as-setto di un’area protetta assuma e subisca più il profilo, l’impianto di un vero eproprio Piano regolatore e questo perché la distinzione fra città della natura e cittàantropizzata è ormai ampiamente impalpabile, non possiamo separare l’una dal-l’altra, anzi la sfida è proprio quella della convivenza: questa è la vera sfida nel-l’esperienza di Roma. Per questo diventa decisiva l’interazione con le scelte chefarà il nuovo piano regolatore, per tre motivi: - la legge regionale 29/97 istitutiva delle aree protette, pur ribadendo lasuperiorità normativa del Piano d’assetto dei parchi sui Piani regolatori deiComuni, contemporaneamente e a nostro avviso contraddittoriamente, fornisceagli enti chiamati alla redazione dei Piani d’assetto, un quadro normativo in mate-ria di risoluzioni da adottare, la cui rigida determinazione in zone di riserva inte-grale, in zona di riserva generale, zona di protezione, zona di promozione econo-mica e sociale, si rivela del tutto insufficiente, inadeguata ai fini della pianificazio-ne di aree protette che risultano incastonate tra la città e le sue patologie. - Il secondo motivo risiede nel fatto che soltanto quella interazione tra scel-te del piano del parco/scelte del piano di Roma, permette a quella che si è defini-ta rete ecologica cittadina, di essere strumento di copianificazione del disegno diriorganizzazione territoriale dell’intera trama urbana e di essere quindi, la rete eco-logica cittadina, una delle grandi invarianti del nuovo piano di Roma. - In terzo luogo, perché, contemporaneamente, soltanto quell’interazionepermette di evitare che il processo di redazione dei Piani d’assetto, tuttora in corsoper molti dei parchi urbani e regionali, si riduca dal punto di vista disciplinare, aduna pigra codificazione tecnico normativa dei propri filologici perimetri, con ilrischio così di pianificare non più parchi urbani, ma “enclavi” verdi incapaci dicontrastare e condizionare le strategie di impianto del nuovo strumento urbanisti-co. Se abbiamo chiamato questa breve riflessione sui parchi urbani di Roma Iparchi della città, potremmo invece definire il ragionamento sul sistema ambien-tale regionale del Lazio, con un diverso titolo, opposto e cioè, a livello regionalesono le città che sono nei parchi. Il sistema ambientale regionale del Lazio, leggeregionale permettendo, attualmente assomma a 200.000 ettari, e se quindi nellacittà di Roma sono i parchi ad irrompere nella città, nella regione e nella provin-cia possiamo constatare il fenomeno opposto, sono le città ad irrompere nel siste-ma ambientale dei parchi. Si pensi che sono ben 130 i Comuni della Regione Lazioche ricadono parzialmente o totalmente all’interno del sistema regionale dei par-chi e delle aree protette. Se consideriamo che la Regione Lazio comprende in totale 367 Comuni,possiamo dire che un terzo dei Comuni laziali è ospitato oppure è immediatamen-te contermine ad un’area protetta. Il luogo, la città in cui siamo, rientra esattamen- 97
  • te in questo tipo di casistica dal punto di vista urbanistico. Questi 130 Comuniassommano, escludendo il Comune di Roma, una popolazione complessiva chepossiamo stimare in quasi un milione e 300.000 residenti. Poiché il totale residen-ti della Regione Lazio, continuando ad escludere la Capitale, è poco più di … resi-denti, se ne deduce che ben il 40% della popolazione della Regione Lazio, vive inpromiscuità positiva con un parco o con un’area protetta: questa promiscuità posi-tiva fa sì che per i cittadini della Regione Lazio residenti in questi Comuni, unparco sia qualcosa in più di un’area protetta normata da leggi statali, provinciali,regionali, nazionali. Per questi cittadini un parco è casa propria. Inoltre vorrei aggiungere che ben 98 Comuni, il 75% del totale di questi130, risultano, secondo il censimento ISTAT del 2001, avere una popolazione resi-dente inferiore alle 10.000 unità. È questo il gruppo di Comuni che forma su scalaregionale quel piccolo grande Lazio appartenente a quella piccola grande Italia datempo oggetto di proposte, studi e di iniziative anche legislative, vedi la leggeapprovata due giorni fa alla camera da parte di Legambiente, legge prossimamen-te in discussione al Senato. Per questi Comuni, la politica delle aree protette e leeconomie soggiacenti, turismo, accoglienza, prodotti tipici, valorizzazioneambientale e archeologica, è assolutamente decisiva, infatti lo scarto economico diqueste micro, ma anche macro, comunità urbane, è legato soltanto ad un forterilancio delle politiche basate sul trascinamento indotto dall’effetto parco; è inol-tre questa la conferma della specificità nazionale dei nostri parchi. I nostri parchisono disseminati da comunità urbane, nei nostri parchi convivono valori naturali-stici, valori ambientali e anche i valori costitutivi propri di quelle comunità che noiandiamo a chiamare il popolo dei parchi. Si tratta di capire fino in fondo che siamo lontani dal modello dei parchiamericani, nei quali domina la natura ed è quasi del tutto assente la cultura, anzi,viceversa, è proprio quel formidabile intreccio sincretico tra natura e cultura a faredei nostri parchi regionali un eccezionale volano di sperimentazione per politicheche contestualmente sappiano valorizzare questi territori e sappiano insiemeriscattare queste comunità urbane da un destino fatto di abbandono, degrado,depauperamento, caduta verticale degli indici demografici e quindi abbandono eimpoverimento del territorio. Fuori da ciò - e qui veniamo proprio alla storia urbanistica di questoComune - fuori da questa virtuosa prospettiva, per questi Comuni si prospetta untriste destino, che è quello di assurgere a ruolo di nuove periferie abitative metro-politane per i cittadini della Capitale e di altri luoghi, capoluoghi di Provincia biso-gnosi della prima casa, processo già ora largamente in corso in specie nella fasciadi Comuni ricadenti nel primo hinterland metropolitano. 314.000 cittadini romaninegli ultimi 10 anni hanno lasciato Roma e sono andati ad abitare in provincia: èuna quota pari al numero di residenti della città di Bologna. Questi territori sono stati oggetto di un processo urbanistico che di fatto liha trasformati nella seconda periferia della capitale, con un impoverimento secco 98
  • La discarica dell’Inviolata ha modificato il paesaggiodelle caratteristiche proprie di queste comunità. Inoltre è stato calcolato che se iComuni della Regione Lazio applicassero in toto le previsioni urbanistiche previ-ste dai vigenti Piani regolatori, ebbene in tale sciagurato caso, se i sindaci impaz-zissero tutti insieme, tutti e 377, e applicassero in toto le previsioni edificatoriepreviste dagli attuali piani, noi avremmo un raddoppio secco della popolazionedella Regione Lazio, da 5 a 10 milioni di residenti, una cifra assolutamente irrea-le e fuori da qualsiasi previsione demografica. Un processo di raddoppio di questogenere non si è mai visto in nessuna storia dell’umanità, neanche per i grandi pro-cessi di nomadismo dei popoli antichi. Per questo, quando sentiamo parlare da parte della Regione Lazio, dellepolitiche dei parchi soltanto in termini di nuova perimetrazione o in termini dideterminazione dei filologici “perimetri di carta”, come è il caso dell’Inviolata, ciallarmiamo e preoccupiamo profondamente, perché ferma restando la nostradisponibilità a rivedere la legge 29/97 (nessuna legge è immortale, tutte le leggipossono essere riviste), quel che non si capisce è perché si debba partire dalla que-stione dei perimetri che è l’ultima delle questioni. La prima delle questioni è: qualeidea del territorio? Quale idea di sviluppo per i Comuni che stanno in questo ter-ritorio? Quale idea di uso del territorio stesso? Infatti, prima della pratica dellosperimentar-facendo, modificando un aforisma ormai noto a Roma in materiaurbanistica, il famoso pianificar-facendo, la Regione applica invece lo sperimetrar-facendo, logica vorrebbe, logica scientifica e non politica, che si intrecciasseroquattro invarianti poste a monte e non a valle della questione dei perimetri. Questequattro invarianti sono: l’attività agricola, l’unità di paesaggio regionale, la valo-rizzazione archeologica e la rete ecologica nazionale ricadente nell’ambito regio-nale. Concludiamo dicendo che affrontare la questione dei parchi regionali apartire dai perimetri vuol dire ricalcare la sorte di quel tale che, volendo impararead andare a cavallo, cominciò a praticare la presunta pratica equestre acquistandoil frustino. 99
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Il Paesaggio della Campagna Romana Carlo Boldrighini, Italia Nostra Nel mio intervento allargheremo lo sguardo dal Parco dellInviolata a tutta la-rea orientale della Campagna Romana. Ricordo che, oltre al Parco dellInviolata,le uniche altre aree protette di quel che fu la Campagna Romana sono il Parco di Nomentum e i parchi di Roma, soprattutto il Parco dellAppia. E cer- tamente un po poco per un paesaggio così famo- so, che, si può dire, è in qualche modo all origine della storia del concetto stesso di paesaggio. Infatti, se vogliamo fare un po di storia, il concetto di paesaggio non è molto antico, si può dire che ha quattro secoli o poco più. La cultura paesaggistica è nata infatti nel tardo Rinascimento e soprattut- to si è espressa, sia nelle arti figurative che in let- teratura, tra il Seicento e il Novecento. Il paesag- gio è concepito come un insieme di natura e di opere lasciate dalla sto- ria, e si ritiene che un profondo legame sussista Le imponenti strutture del Ponte Lupo (Acquedotto Aqua Marcia) presso S. Vittorino tra elementi naturali e 101
  • opere umane. Anche nelletà antica cè stata sensibilità per il paesaggio, basti pen-sare a Virgilio, però non è nata una specifica cultura paesaggistica. Una cultura specifica del paesaggio compare dunque nel tardo Cinquecento.Lelemento umano, le testimonianze della storia, sono considerate, come si dice-va, parte integrante del paesaggio e quindi lItalia, che possiede una storia antica,visibile negli edifici e nelle rovine, viene vista come la terra per eccellenza delpaesaggio. LItalia, e in particolare la Campagna Romana, che ricorda le origini diRoma, e quindi la principale delle vicende storiche nella concezione di allora. Chivisita, nei principali musei europei, le sale dedicate alla pittura dei secoli daldiciassettesimo in poi, vedrà sicuramente molti paesaggi, e tra di essi non pochi sutemi, reali o fantastici, della Campagna Romana. C è stata perfino, tra la finedellOttocento e gli inizi del Novecento, unassociazione di pittori paesaggisticidedicata interamente alla Campagna Romana: i "25 della Campagna Romana", dipoco posteriori a Roesler Franz, di cui erano in un certo senso seguaci. Il nome piùnoto è forse quello di Onorato Carlandi. Ma che cosa rimane oggi di questi paesaggi tanto famosi? Non molto, ma, seeccettuiamo lAppia Antica, il Parco degli Acquedotti e pochi altri luoghi neiCastelli e nelle vicinanze di Roma, quasi tutto quel che rimane della campagna sitrova nella nostra zona, nella fascia pedemontana orientale, tra la Salaria e laCasilina, dove è situato anche il Parco dellInviolata. Una breve rassegna dei luoghi più famosi potrebbe iniziare dallacropoli diTivoli, con i templi e le cascate, che ha tanto attirato lattenzione degli artisti, daottenere il singolare primato di essere il tema più riprodotto al mondo in dipinti estampe. Un altro punto di Tivoli molto citato dagli artisti sono le strutture del tem-pio dErcole, che dominano la valle dellAniene. Era il più grande dei templi tardo-repubblicani e conterrebbe una volta e mezzo il Colosseo. Dopo più di un secolodi uso industriale ha bisogno di restauro, che finalmente sembra imminente. Nel territorio di Tivoli si trovano altri due luoghi molto famosi, ora però nonpiù fruibili per i fini culturali o turistici, perché fortemente degradati da interven-ti disordinati e distruttivi. LAcquoria, così detta dallantica sorgente curativa detta"Aqua aurea", a cui era legato un culto arcaico della acque, come testimoniato dauna necropoli del IX-X sec. a.C., è stata oggetto di un intervento di "sistemazio-ne" da parte dell’ENEL, che ha fatto sparire lantica sorgente, recando danno allestrutture archeologiche, e abbandonando poi larea ai rovi e alle discariche "spon-tanee". Ancora più triste la vicenda di Ponte Lucano. Il complesso del ponte romanoe del mausoleo dei Plautii è uno dei luoghi più celebri della Campagna Romana,famosissimo nellantichità, nel Medioevo, nel Rinascimento, anche per gli echistorici che il mausoleo evoca: la conquista della Britannia, la congiura controNerone, le persecuzioni contro i Cristiani. E citato da numerosissimi viaggiatoridi tutti i paesi. Di fronte al mausoleo sono miracolosamente sopravvissute alcunebellissime iscrizioni. Quella del figlio di Aulo Plauzio è lunica iscrizione che 102
  • La torre dell’Acqua Ramenga, caratteristico rudere in territorio di S. Gregorioricordi la spedizione in Britannia, ed è di grande importanza storica. Ecco in breve le vicende recenti. Nelletà industriale il fiume è stato ristretto,per cui dei cinque o più archi del ponte se ne vedono ora tre. Ma il peggio è arrri-vato negli anni Ottanta, quando si è cominciato a costruire, soprattutto abusiva-mente, nellarea di esondazione del fiume, restringendo così il suo alveo. In con-seguenza di ciò è in corso la realizzazione di un progetto idraulico che mette ilmausoleo tra un argine di 5 metri e il fiume. Il progetto è talmente deleterio da aversuscitato vaste proteste a Tivoli, città solitamente indifferente. Veniamo ora ai lembi di territorio rimasti ancora più o meno intoccati dallamassiccia urbanizzazione, in cui meglio si conserva il paesaggio storico. I tratti dipaesaggio agricolo ancora presenti sono per lo più estesi uliveti (la viticolturainvece è in forte declino, perché richiede maggiore organizzazione). Ogni tanto tragli ulivi si vede qualche quercia secolare, più raramente qualche filare di quercelungo unantica strada. Una volta le querce erano apprezzate grazie all’esistenza diallevamenti di maiali, ma recentemente stanno scomparendo perché i maiali nonsi allevano più. Tra simili paesaggi apparivano una volta i caratteristici borghi, dei qualipochissimi hanno conservato laspetto storico. Uno dei più intatti è sicuramente S.Gregorio da Sassola, che ancora offre al visitatore una visuale suggestiva. Il terri-torio di S. Gregorio, con qualche tratto dei comuni vicini, incluso il saliente di S.Vittorino, che fa parte del comune di Roma, e gli oliveti di Tivoli, rappresentaforse il lembo superstite della Campagna Romana di maggiori dimensioni rimasto 103
  • in buono stato. Qui i rari visitatori possono ancora vedere sorgere dalla campagnaruderi di monumenti antichi di notevole rilevanza, spesso riprodotti in quadri edipinti. Dico rari visitatori, perché a causa dellassoluta mancanza di qualsiasi pro-mozione, attualmente i turisti sono anche meno che nellOttocento. Tra i più imponenti troviamo i ruderi dei grandi acquedotti di Roma. Ad esem-pio il ponte Lupo, nel saliente di S. Vittorino, è la più grossa opera di ingegneriaromana: le strutture murarie sono lunghe centinaia di metri, il ponte è largo unaventina di metri ed è percorso da una strada antica. Attualmente è pochissimo visi-tato, ed è ormai, da quando è diminuita lagricoltura, completamente ricoperto divegetazione. È previsto un progetto di restauro che però non viene finanziato per-ché il ponte non è considerato "turistico", ma di questo passo crollerà prima didiventarlo. Altro imponente rudere di acquedotto è il ponte S. Pietro in comune diS. Gregorio, anchesso enorme, lungo una novantina di metri ed alto circa 25 metri.Archi di acquedotti nella campagna sono ben visibili nei comuni di Tivoli e diCastel Madama nella zona degli Arci, area molto bella dal punto di vista paesag-gistico. Ma pochi metri più in là si vedono orrendi capannoni industriali costruitidi recente. Oltre ai ruderi degli acquedotti, notevoli sono le strutture delle grandi villeresidenziali, in particolare quelli delle residenze principesche nelle vicinanze diTivoli, come le ville c.d. di Cassio, di Bruto, dei Vibii Vari, di Quintilio Varo etc.Oggi è praticamente impossibile visitarle. Solo la Villa Adriana è valorizzata turi-sticamente, ed è tra i monumenti più visitati dItalia, anche se pochi sanno che ilparco archeologico attuale comprende solo una metà della villa: laltra metà è diproprietà privata, non scavata, non visitabile, destinata allabusivismo. Pur non essendo vasta, la Campagna Romana presenta spesso elementi loca-li del tutto caratteristici che acquistano rilevanza paesaggistica. Un esempio sonole siepi di Styrax, caratteristiche dellarea cornicolana e tiburtina, e che danno, omeglio davano, perché ne sono rimaste ben poche, toni suggestivi alla campagnanei vari periodi dellanno. Le poche siepi rimaste a Marcellina e a Palombara ven-gono mantenute male o per niente, mentre molte sono state completamente elimi-nate. Eppure sono un elemento paesaggistico unico, che non esiste in nessun altroluogo. Come ultimo esempio veniamo ad uno dei luoghi più famosi, vicinissimo anoi, le sorgenti delle Acque Albule. Qui sarebbe avvenuto il famoso vaticiniodescritto nellEneide, in un bosco sacro con fumanti sorgenti sulfuree. Posto tal-mente noto nellantichità che è riportato anche nella tavola Peutingeriana, una delleprime carte geografiche. Si tratta dei laghi Regina e Colonnelle che costituisconole sorgenti principali, presso le cui sponde sono i resti delle terme antiche dette diZenobia, dal nome della ricchissima e sfortunata regina prigioniera in questi luo-ghi. La situazione in cui versano le sorgenti è talmente assurda che sembra fruttodi una politica demenziale. Ci sono scheletri di costruzioni che arrivano a pochis- 104
  • sima distanza, e tutti i progetti che si sono fatti erano talmente brutali che si sonoinfranti contro i vincoli minimi che difendono le sorgenti. Questi ultimi però nonimpediscono ora un grave fenomeno: lescavazione del travertino nelle immediatevicinanze a livelli inferiori anche di decine di metri rispetto alla falda (in violazio-ne delle leggi in materia) ha prodotto una forte diminuzione del livello dei laghi eprobabilmente un cambiamento della qualità dellacqua. Le Acque Albule finisco-no, e a quanto pare nessuno se ne accorge. Qualcuno si domanderà: comè possibile che la Campagna Romana finisca inquesto modo nonostante le grandi potenzialità di sviluppo che porterebbe la suacorretta valorizzazione? Purtroppo, non cè mai stato un progetto decente di tutelao di valorizzazione che sia riuscito a muovere le forze politiche. Ma anche dalpunto di vista culturale ci sono state gravi carenze. Addirittura dalle guide turisti-che è quasi scomparso il termine "Campagna Romana". Non si trovano indicazio-ni su luoghi caratteristici della Campagna Romana. E vero che le potenzialità disviluppo turistico e culturale sono in parte andate perdute a causa dello sviluppourbanistico, tuttavia non si capisce perché di quello che rimane sembra che nessu-no se ne occupi. Cè stata, è vero, in passato, una notevole eccezione: il fondatore di ItaliaNostra, Zanotti Bianco, sollevò il problema della Campagna Romana negli anniCinquanta e entrò anche in polemica con il governo De Gasperi. Ma da allora nonsi è più ripresentato in termini concreti, nonostante limpegno di persone come lar-chitetto Calzolari e gli sforzi delle associazioni ambientaliste. Queste ultime(Italia Nostra, WWF ed altri) hanno presentato con insistenza studi, progetti emostre per la tutela dellAgro Tiburtino-Prenestino. Cè stata anche ladesione didiversi Comuni, e qualche anno fa ne è scaturito uno studio commissionato dallaProvincia all architetto urbanista Imbesi. Ma poi tutto è finito nel nulla, per lin-differenza e incompetenza delle amministrazion, se ancora possiamo chiamarlecon questo nome. Comunque cè ancora qualcosa da difendere e noi cerchiamo di farlo.Chiunque vuol darci una mano è il benvenuto. 105
  • In: Atti del Convegno di Studi “Parco archeologico naturale dell’Inviolata di Guidonia, le ragioni di una tutela” Guidonia, Sala comunale della Cultura, 25 gennaio 2003 Dall’Abbandono al Riuso Ipotesi di recupero urbanistico-produttivo dei Casali dell’Inviolata (Tesi di laurea) Mauro Artipoli Coordinatore Vincenzo Giorgi Il progetto qui presentato si prefigge di recuperare i luoghi storicidell’Inviolata, che non hanno più la loro connotazione produttiva originaria, quel-la agricola, con un intervento che metta in evidenza le qualità dei luoghi e risultiallo stesso modo economicamente conveniente. Il paesaggio rurale, stravolto dall’abbandono produttivo e ancor più dal-l’ingombrante discarica a cielo aperto - estranea allo scenario dei Cornicolani, deiLucretili che separano terra e cielo, dei casali e del centro abitato di Tivoli chechiude verso est la vista -, esige una riqualificazione che restituisca dignità e salu-brità ai luoghi. La riconversione produttiva dovrà pas-sare per una ristrutturazione completa dei casa-li agricoli, che presentano pregevoli caratteri-stiche architettoniche, rendendoli funzional-mente compatibili con le nuove destinazioni,anche tramite un ampliamento connettivo, chesia di basso impatto visivo.Dall’abbandono al riuso L’intervento si concentra sulla ristrutturazione dei casali che dominano 107
  • l’altura di una collina. L’ampliamento, oltre a essere contenitore per nuove destinazioni, dovrà connettere i casali, divenire quindi una unica unità edili- zia, articolata fra le varie funzioni. Nelle priorità del progetto ci sono: - le emergenze paesaggistiche; - all’interno degli edifici progettati si aprono squarci visivi nel muro che La Triade Capitolina improvvisamente inducono il fruitore a focalizzare prima la “Torraccia dell’Inviolata”, poi il paesaggiorurale ed infine le alture dei monti;- la valorizzazione del patrimonio archeologico, in particolare il ritrovamento inloco della “Triade Capitolina”, e quindi un museo che contenga i ritrovamentiarcheologici dell’hinterland. Scopo dell’intervento è migliorare la proposta culturale comunale renden-do il centro autofinanziabile, inserendo funzioni remunerative, un ristorante percerimonie, un locale notturno, una sala conferenze utilizzabile anche come teatro. Si La Torraccia dell’Inviolata nel paesaggio rurale 108
  • è cercato di avere nell’intervento di ampliamento il minimo impattovisivo, quindi si è scelto di nascondere i nuoviambienti ad un piano ipogeo, cioè sotterraneo. La pre- senza della nuova costruzione con- nettiva esce allo scoperto sola- mente in corri-spondenza della grande vetrata del ristorante-bar,poi ci sono le torri verticali che escono dal terre- no con forme pla- stiche e che conten- gono ascensori e bagni, infine un impluvium inposizione baricentrica che mette in comunicazio-ne verticalmente esterno e sottosuolo. Ipotizzando di rimuovere prima il terreno sovrastante e poiil solaio di copertura si possono vedere tutti inuovi ambienti e la struttura connettiva fra i varicasali. 109
  • Nell’ottica della ristrutturazione dei casali è di primo piano l’inserimento del museo archeologico all’interno dell’ex vaccheria. Un percorso espositivo all’inter-no dell’edificio porta il visitatore a fareun tuffo nel passato, fra i vari ritrova-menti archeologici. Gli espositori si intrecciano con l’architettura, divenendo loro stessi parte della struttura muraria, ad esempio le vetrine si estendono fra pavimento e sof- fitto, una ricostruzione di un tempio in plexiglass squarcia in verticale la muratu-ra continuando anche nell’interrato. Duequinte inclinate in vetro acidato filtrano lericostruzioni dei siti archeologici e dannocontinuità longitudinale all’ambiente. Il pezzo più importante della colle- zione sarà la “Triade Capitolina”, ritrova- to in loco, che si spera potrà dare dignità e lustro agli abitanti di questi splendidi luoghi. 110
  • APPENDICE del comune di Guidonia-Montecelio. 3. Entro il termine di novanta giorni dalla data del suo insediamento, l’ente parco provvede REGIONE LAZIO all’apposizione di cartelli segnaletici perimetra- LR 20 GIUGNO 1996, N.22 li con la scritta: “Regione Lazio - sistema delle aree protette - parco naturale-archeologico ISTITUZIONE DEL PARCO dell’Inviolata” ed un simbolo proprio e caratte- NATURALE-ARCHEOLOGICO ristico del parco stesso. DELL’INVIOLATA IN GUIDONIA-MONTECELIO Art. 4. Gestione. 1. La gestione del parco dell’Inviolata è affida-Art. 1. Istituzione e classificazione. ta al comune di Guidonia-Montecelio.1. E’ istituito il parco naturale-archeologico 2. Al fine di svolgere in modo coordinato le fun-regionale dell’Inviolata, di seguito denominato zioni e il servizio affidato, la Regione stipula“Parco dell’Inviolata” ai sensi della LR 28 con il comune di Guidonia-Montecelio appositanovembre 1977, n.46 e della legge del 6 dicem- convenzione che stabilisca i fini, la durata, lebre 1991, n.394. forme di consultazione dei due contraenti, i loro2. Il parco dell’Inviolata è classificato di inte- rapporti finanziari ed i reciproci obblighi eresse regionale ed è inserito nel sistema dei par- garanzie.chi e delle riserve naturali del Lazio, nonché 3. Il comune di Guidonia-Montecelio provvedenell’elenco ufficiale delle aree naturali protette alla gestione del parco o a mezzo di aziendaai sensi degli articoli 3 e 5 della legge n.394 del speciale, o attraverso le altre forme di gestione1991. previste dall’articolo 22, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n.142. Devono comunque esse-Art. 2. Finalità. re rappresentate le competenze in materia di1. Il parco dell’Inviolata è istituito al fine di gestione e di tutela dei beni archeologici, cultu-tutelare e valorizzare i beni ambientali e cultu- rali e ambientali.rali del comprensorio. In particolare gli obietti- 4. Lo statuto dell’azienda definisce e disciplinavi dell’azione di tutela e valorizzazione sono: il personale necessario calcolato in ragione dela) la preservazione e la ricostituzione dell’am- direttore e di un massimo di sei addetti tecnici ebiente naturale e la valorizzazione degli aspetti amministrativi. Il personale necessario alla vigi-botanici, faunistici e paesaggistici dell’area, a lanza viene nominato guardia particolare giura-scopi culturali, didattici, scientifici e ricreativi; ta ai sensi e secondo le procedure previste dal-b) la valorizzazione delle presenze archeologi- l’articolo 138 del testo unico di pubblica sicu-che e monumentali e dei complessi storico-arti- rezza e dell’articolo 221 del codice di procedu-stico, d’intesa con le autorità dello Stato prepo- ra penale.ste alla tutela di tali beni; 5. Il personale è assunto mediante concorsoc) la programmazione e la vigilanza dell’assetto pubblico per titoli ed esami da bandirsi entro ilterritoriale; termine di dodici mesi dalla data di entrata ind) la promozione dell’occupazione anche attra- vigore della presente legge. Fino all’espleta-verso la valorizzazione delle forme associative mento dei concorsi l’ente gestore si avvale didel volontariato culturale e ambientale che da personale comandato dalla Regione o da altrianni è impegnato nel territorio. enti pubblici ai sensi dell’articolo 24, comma 3, della legge n.394 del 1991.Art. 3. Perimetrazione. 6. In caso di inadempienza o irregolarità di1. Il parco dell’Inviolata è delimitato dai confi- gestione da parte dell’ente gestore, la Regioneni provvisori riprodotti nella cartografia nomina, entro novanta giorni dalla rilevazione1:25.000 contenuti nell’allegato A che costitui- dell’inadempienza, un commissario ad acta.sce parte integrante della presente legge.2. L’area del parco è ricompresa nel territorio Art. 5. Regolamento di attuazione. 111
  • 1. Entro il termine di sei mesi dalla data di prio;entrata in vigore della presente legge, l’ente d) gli interventi per la manutenzione ed ilgestore predispone il regolamento di attuazione restauro dei monumenti già oggi parzialmentedel parco, in conformità ai principi di cui all’ar- visibili, quali la Torraccia ed il Mausoleo diticolo 11 della legge n.394 del 1991 e tenuto Monte dell’Incastro, nonché quelli per la gra-conto dell’articolo 22, comma 6, della stessa duale estensione degli scavi con la valorizzazio-legge. ne anche dei resti medioevali;2. Il regolamento, corredato da un piano genera- e) la realizzazione del museo storico-didatticole di assetto territoriale, è elaborato in collabo- per la diffusione delle conoscenze del parco nelrazione con il comitato tecnico-scientifico per suo duplice aspetto naturale e archeologico;l’ambiente, istituito dall’articolo 13 della LR 18 f) la ristrutturazione dei casali dell’Inviolata pernovembre 1991, n.74. la creazione di infrastrutture del parco;3. Entro novanta giorni dalla data di trasmissio- g) la creazione di sentieri pedonali e ciclabiline da parte del Comune, il regolamento di attua- che colleghino la zona dei casali e fra loro i sitizione è approvato dalla Giunta regionale, senti- e i punti panoramici di maggiore interesse delto il parere delle competenti commissioni con- parco, quali Monte dell’Incastro, Monte delsiliari permanenti. Sorbo, Quarto del Campanile, Marco Simone4. Il regolamento, oltre a quanto previsto dal- Vecchio, Laghetto di Torma Storta;l’articolo 11 della legge n.394 del 1991, stabili- h) gli interventi necessari alla bonifica dellasce: discarica regionale dei rifiuti, denominataa) la disciplina dell’organizzazione di appro- dell’Inviolata, secondo le modalità fissate dal-priate misure e servizi per promuovere la frui- l’articolo 34 della LR 22 maggio 1995, n.38;zione del parco da parte di soggetti disabili; i) le aree e le strutture da destinare alla fruizio-b) i giorni della settimana, non inferiori a due e ne pubblica per fini di turismo sociale (maneg-non superiori a cinque in cui permettere l’acces- gi, pesca sportiva nel laghetto di Torma Stortaso del pubblico ai “sentieri natura”. ed altro). 3. Il comune può per particolari motivi e senti-Art. 6. Piano dell’area. to l’Assessorato regionale all’ambiente disporre1. Il piano dell’area è adottato dall’ente gestore la chiusura temporanea al pubblico delle areeai sensi dell’articolo 25 della legge 394 del suddette.1991. Entro novanta giorni dalla data di tra- 4. Il comune può stabilire che il pubblico acce-smissione da parte del comune, il piano dell’a- da alle aree attrezzate del parco dietro paga-rea è approvato dalla Giunta regionale, sentito il mento di una somma il cui ammontare è stabili-parere delle competenti commissioni consiliari to di concerto con l’Assessorato regionalepermanenti. all’ambiente, al fine di concorrere al finanzia-2. Il piano dell’area, ha valore di piano paesisti- mento della gestione del parco stesso.co e di piano urbanistico e sostituisce i piani 5. Sono previste particolari esenzioni e facilita-urbanistici ed i piani territoriali o urbanistici di zioni per le visite a scopo didattico e di ricercaqualsiasi livello e tenendo conto delle particola- scientifica.rità dell’ambiente e della finalità del parcodell’Inviolata indica: Art. 7. Divieti.a) la perimetrazione definitiva; 1. Nel territorio del parco dell’Inviolata sonob) le aree da destinare a riserva generale orien- vietati:tata, in cui attuare i programmi di rimboschi- a) la caccia e l’uccellagione;mento e di ripristino delle caratteristiche degli b) la realizzazione di impianti di smaltimentoecosistemi preesistenti; dei rifiuti;c) la definizione di precisi vincoli d’uso tali da c) l’abbandono dei cani ed altri animali;garantire la conservazione dei valori delle pree- d)l’apposizione di cartelli pubblicitari e lo svol-sistenze archeologiche e l’indicazione delle gimento di attività pubblicitarie non connessearee da sottoporre prioritariamente ad espro- all’attività del parco stesso; 112
  • e) i cambiamenti di coltura e i movimenti di ter- c) effettuare la raccolta e l’utilizzazione dellereno non esplicitamente autorizzati dall’ente specie vegetali spontanee con le modalità chegestore ed al solo fine di eventuali lavori di sono indicate dal regolamento di attuazione eripristino ambientale, secondo modalità da sta- ferme restando le disposizioni statali e regiona-bilire sentito il parere del Comitato tecnico- li in materia;scientifico per l’ambiente; d) esercitare le attività silvocolturali secondo lef) l’apertura di cave e comunque l’esercizio modalità previste nel regolamento di attuazio-delle attività estrattive; ne;g) la circolazione e la sosta dei mezzi motoriz- e) svolgere attività di turismo sociale nelle areezati, fatta eccezione per i mezzi di servizio del individuate dal piano dell’area;parco, per i mezzi di enti ed organismi pubblici f) effettuare interventi di rimboschimento conper lo svolgimento di compiti di istituto e per i specie autoctone.mezzi necessari allo svolgimento delle attivitàsilvocolturali, muniti di apposita autorizzazione Art. 9. Boschi cedui ed indennizzi.rilasciata a titolo gratuito dall’ente gestore; 1. L’utilizzazione dei boschi cedui di proprietàh) l’apertura di nuove strade o piste di penetra- privata è subordinata al rilascio di appositezione; autorizzazioni da parte dell’ente gestore.i) i campeggi, i bivacchi e l’accensione di fuo- 2. Parte dei fondi destinati alla gestione delchi al di fuori delle aree destinate a tali scopi. E’ parco dell’Inviolata è utilizzata per gli inden-fatta eccezione per i fuochi connessi ad attività nizzi dei mancati o dei ritardati o dei diminuitiproduttive, quali quelle agricole e forestali e nel redditi derivanti dalle norme sulla utilizzazionerispetto delle vigenti norme in materia; del patrimonio boschivo ed agricolo del parcol) l’esecuzione di qualsiasi opera edilizia e di stesso, prima e dopo l’entrata in vigore delurbanizzazione, fatta eccezione per opere di piano di assestamento forestale, nonché per gliinteresse pubblico riguardanti impianti di addu- indennizzi dei danni causati da animali selvati-zione idrica, igienico-sanitari, previo parere ci, non corrispondenti con altra normativafavorevole delle strutture regionali competenti nazionale e regionale.in materia di aree protette e di valutazione d’im- 3. L’ente gestore indica annualmente nel bilan-patto ambientale (VIA) e per manufatti di com- cio di previsione le somme necessarie agliprovata necessità per le attività agricole, com- indennizzi facendo riferimento a:patibili con la tutela ambientale e paesistica. E’ a) piano di assestamento forestale;fatta altresì eccezione per la realizzazione di un b) disposizioni contenute nel regolamento dieventuale svincolo autostradale sulla bretella attuazione;A24 per il miglioramento della mobilità nell’a- c) stime effettuate in base a sopralluoghi e com-rea Guidonia-Mentana previo parere favorevole piute dall’Assessorato regionale all’ambiente edelle competenti strutture regionali. dall’ente gestore. 4. All’erogazione degli indennizzi può provve-Art. 8. Deroghe. dere la Giunta regionale secondo la procedura1. Nel territorio del parco dell’Inviolata è con- di cui alla LR 2 settembre 1974, n.43, attingen-sentito: do ai fondi previsti nel capitolo di bilancioa) catturare specie animali selvatiche solo a regionale n.52418.scopo di ricerca scientifica, nonché per ricom-porre squilibri ecologici secondo le modalità e Art. 10. Gestione dei servizi.da parte degli enti previsti dall’articolo 4, 1. L’ente gestore è autorizzato a stipulare con-comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n.157; venzioni, sentito l’Assessorato regionaleb) reintrodurre specie animali selvatiche autoc- all’ambiente, con enti pubblici, con organismitone a scopo sperimentale, secondo un piano di ricerca, con organismi a base associativa, perorganico redatto dall’ente gestore sentito il la gestione dei servizi turistici e dei serviziComitato tecnico-scientifico per l’ambiente e generali necessari o utili alla conduzione ordi-l’Assessorato regionale all’ambiente; naria e straordinaria della riserva naturale, 113
  • esclusa la vigilanza. rifiuti, la discarica regionale denominata dell’Inviolata può rimanere in esercizio finoArt. 11. Sanzioni. all’esaurimento degli invasi e dei relativi volu-1. Per le sanzioni amministrative relative alle mi già autorizzati.violazioni dei vincoli, dei divieti od all’inosser-vanza delle prescrizioni contenute nella presen-te legge e nel regolamento di attuazione delparco dell’Inviolata, si osservano le disposizio-ni contenute nella legge del 24 novembre 1981,n.689 e nella LR del 5 luglio 1994, n.30.2. La sanzione minima amministrativa applica-bile è stabilita nella misura di lire 50.000 (cin-quantamila), quella massima in lire 2.000.000(due milioni); la sanzione è raddoppiata in casodi recidività.3. Le violazioni sono accertate, oltre che dalpersonale dipendente del parco dell’Inviolata,anche dagli organi di polizia urbana e rurale, dalcorpo forestale dello stato, dagli ufficiali edagenti di polizia giudiziaria, nonché dagli orga-ni competenti per la salvaguardia dei beniarcheologici e ambientali.Art. 12. Finanziamenti.1. Per la realizzazione del parco dell’Inviolata èautorizzata per l’anno finanziario 1996 la spesacomplessiva di lire 100.000.000 (cento milio-ni).2. La copertura finanziaria dell’onere, di cui alcomma 1 è assicurata dalla legge di bilancio peril 1996 mediante utilizzo dello stanziamentoiscritto al capitolo n.52205.3. Le spese di investimento saranno determina-te sulla base dei progetti presentati dall’entegestore entro il 30 giugno di ogni anno nei limi-ti degli stanziamenti del capitolo n.52207 delbilancio regionale relativo all’anno finanziariosuccessivo.4. Le somme di cui ai commi 1, 2 e 3 non sonosostitutive di altri finanziamenti da parte delMinistero per i Beni culturali, del comune diGuidonia-Montecelio e di altri enti pubblici eprivati.Art. 13. Disposizione transitoria.1. Al fine di prevenire situazioni di emergenzaambientale e consentire l’individuazione, nel-l’ambito dei piani provinciali redatti ai sensidell’articolo 7 della LR n.38 del 1995, di unidoneo sito alternativo in cui far confluire i 114
  • Indagini epidemiologiche nei Comuni di Guidonia-Montecelio, Mentana e Tivoli a cura dellOsservatorio Epidemiologico Regionale del Lazio (Roma, gennaio 1997): sintesi dello studio Le indagini sono basate su dati di mortalità, desunti da anagrafe comunale e Unità sanitarialocale, aggregati per piccole aree geografiche in modo di avere maggiore omogeneità. Come misu-ra di esposizione al rischio per la salute è infatti usata la residenza. Lipotesi di studio dellOER èrappresentata dallaumentata incidenza di tumori in unarea in cui sono presenti da tempo impiantiindustriali. Le principali fonti dinquinamento di zona sono, secondo lOER, quattro: a) Cementeria Unicem (nata alla fine degli anni 30 e ampliata negli anni 60), che produce6.000 tonn. al giorno di cemento, con presenza di polveri in aria e combustibili inquinanti. b) Discarica dellInviolata (dal 1977) con un carico di rifiuti di 1.000 tonn. al giorno, con pre-senza di percolato, biogas e fanghi. c) Industria di gomme Pirelli (dal 1945) con pericoli di inquinamento atmosferico. d) Impianto di trattamento Sibilla srl (dalla fine anni 80) con possibile inquinamento dellefalde acquifere. Lindagine riguarda le cause di mortalità degli anni 1987-93. Ci sono stati 2429 casi di mortea Guidonia, 1235 a Mentana, 2803 a Tivoli, registrati dalla Usl e trasmessi allOER. In generale, lamortalità nei tre Comuni è uguale allatteso (cioè la media regionale), ma per Guidonia si riscontraun eccesso nel totale di morti tra gli uomini, un eccesso di mortalità tra le donne per diabete mel-lito, un eccesso di mortalità tra gli uomini per malattie dellapparato respiratorio e per i disturbi del-lapparato circolatorio. Per Mentana si osservano più morti dellatteso per diabete mellito tra gli uomini e più mortiper le malattie dellapparato respiratorio per entrambi i sessi. Per Tivoli cè una mortalità più altaper il tumore allesofago tra gli uomini e per i disturbi circolatori dellencefalo tra entrambi i sessicome per le malattie dellapparato respiratorio. Lo studio dellOER, sui casi di reticolosarcomi e linfosarcomi nelle donne di Guidonia, ritie-ne opportuna unindagine più approfondita. Nella seconda parte dellindagine, vengono controllati i casi di mortalità per tumori malignidel tessuto linfoematopoietico correlati direttamente con le zone più esposte ai rischi ambientali.Dai risultati vengono ipotizzati, tra laltro, rischi di mortalità per linfosarcomi man mano che ci siavvicini al cementificio Unicem e per leucemie man mano che si viva in prossimità con lindustriaPirelli. Per tutti i linfomi è ipotizzato il rischio di malattia correlato alla distanza di residenza dalcementificio per chi vi abita da più di 20 anni. Anche per i linfosarcomi aumenta il rischio per chiabiti da più di 20 anni presso le cementerie Unicem (entro un raggio di 3,5 km.). In conclusione, lo studio dellOER mette in evidenza solo leccesso di linfosarcomi a Guidonia(per le donne) ed arriva a metterlo in correlazione con lesistenza del cementificio, con la distanzada esso (inversamente proporzionale al rischio), con la durata di residenza (direttamente proporzio-nale al rischio). Le donne sono più esposte, forse perché più stabili sul luogo di residenza. Le emissioni in aria da parte dellUnicem sono soprattutto silicee, ma le combustioni usate(metano, carbone, pneumatici e olii pesanti) possono essere anchesse fattori dinquinamento e dirischio sanitario. Siccome non ci sono a disposizione dati certi sul rapporto tra combustione edinquinamento atmosferico, lo studio si limita ad auspicare un continuo monitoraggio ed unazionedi sorveglianza epidemiologica sulla popolazione residente. 115
  • Considerazioni dellAss.ne Amici dellInviolata Lo studio dellOER non menziona tutte le altre possibili fonti dinquinamento: Chimeco srl(sequestrata perché inquinava), cave e lavorazioni di travertino, innumerevoli piccole aziende chi-miche. Anche se allinizio dello studio vengono nominate come fonti di rischio, la discaricadellInviolata e la Sibilla srl (tratta i fanghi tossici e nocivi) non sono più menzionate nellindagineperché ritenute "troppo giovani" come insediamenti. Eppure sono numerose le denunce dei cittadi-ni contro queste fonti di inquinamento. Un altro limite dello studio dellOER è rappresentato dai dati utilizzati, che sono riguardantiunicamente le morti dall87 al 93, mentre non sono analizzati i casi di malattia, pur grave, riscon-trati e denunciati nella zona in oggetto. Mancano inoltre i dati sulle morti da tumore alla tiroide,alla faringe, alle corde vocali, che, a parere dei medici di zona, sono frequenti e sicuramente supe-riori alla media del Lazio. A dare informazioni allOER, da parte dellUsl RM/G, sono stati i dirigenti della stessa Usl(vengono ringraziati per il loro contributo), tra i quali cè chi relazionò più volte, tra l87 ed il 90,le autorità preposte alle autorizzazioni circa la positiva localizzazione della discarica per rsudellInviolata di Guidonia, negando qualsiasi rischio ambientale e sanitario. Tale contributo puòesser ritenuto, a dir poco, "di parte". Ci sono contraddizioni continue nello studio dellOER, il quale riconosce più volte leccessodi talune mortalità collegandole alle fonti di rischio, salvo poi dichiarare che non cè nulla di sicu-ro nel metodo usato per lindagine o nella correlazione tra inquinamento e rischio sanitario... I medici del territorio danno lallarme sanità Ecco il testo integrale del documento letto, il 19 dicembre 1996, durante il Convegno sui pro-blemi dello smaltimento dei rifiuti nel Comune di Guidonia-Montecelio, tenutosi presso il cinemaImperiale: "Il grave dissesto ambientale del Comune di Guidonia-Montecelio e le possibili implicazionisullo stato di salute dei cittadini inducono i medici, sulla base delle loro esperienze sul territorio,a manifestare il loro fermo atteggiamento in proposito. Al sindaco del Comune di Guidonia-Montecelio, alla Giunta comunale, al Consiglio comu-nale n.54 medici del Comune di Guidonia-Montecelio invitano i suddetti responsabili a sollecita-re la chiusura della discarica sita in questo Comune ed a rifiutare linstallazione di nuovi impian-ti di smaltimento dei rifiuti; si esprime preoccupazione per laumento di determinate patologie. Siinformano inoltre che è intenzione dei medici operanti sul territorio produrre a breve termine datistatistici già acquisiti ed altri in via di rilevazione sistematica, riguardanti le patologie connesseai fattori di rischio ambientale presenti sul territorio". Lo affermano i tecnici incaricati dalla Pretura di Tivoli "La discarica dellInviolata ha inquinato lambiente" Su denuncia per inquinamento, da parte di un cittadino di Santa Lucia di Mentana, contro lesocietà che hanno avuto in gestione la discarica dellInviolata di Guidonia (Ecologica srl ed EcoItalia 87 srl), è in corso da tempo un procedimento penale presso la Pretura di Tivoli, sezionedistaccata del tribunale di Roma. Nelludienza del 5 ottobre 94, il pretore di Tivoli ha dato inca-rico a tre periti (prof. Claudio Botrè, magg. gen. Gianfranco Pecci e dott. Francesco Rosso) di veri- 116
  • ficare se ci fosse stato inquinamento nella discarica stessa. I tre tecnici, il 30 gennaio 95, hanno depositato il loro elaborato che afferma, tra laltro, cheil terreno ove è ubicata la discarica è idoneo dal punto di vista geologico, ma troppo vicino (200metri soltanto) allautostrada A1; che i pozzi di monitoraggio presenti non sono idonei; che dall89al 92 non è stato mai prelevato il percolato prodotto dai rifiuti scaricati; che linquinamento nel ter-reno è giunto ad almeno 18 metri sotto la discarica; che ci possono essere stati frequenti mescola-menti dellidrogeno solforato già presente in loco (le Acque Albule sono ad un solo chilometro inlinea daria) con i gas prodotti dai rifiuti; che gli stessi biogas, almeno fino al 94, non sono maistati bruciati e che quindi si sono pericolosamente liberati nellaria; che ci sono periodi dellannosenza movimenti daria e quindi con sostanziali possibilità di inquinamento atmosferico per le zonecircostanti larea a nord-ovest della discarica (tutte abitate). "Larea individuata per linstallazione della discarica non è delle più idonee ad assicurarelassenza di emissioni maleodoranti" hanno sentenziato i tre tecnici nella loro perizia. Da tale stu-dio si evince inoltre che le emissioni maggiori nellatmosfera da parte dei rifiuti solidi urbani depo-sitati negli invasi dellInviolata riguardano il metano e lanidride carbonica, accompagnati da unaumento di temperatura (fino a 50°). "Ci sono anche simultanee possibili ed imprevedibili reazio-ni chimiche, esoterme od esplosive" affermano, tra laltro, i tre tecnici. Alla variabilità dei ventinella zona o a periodi di scarsa ventilazione e di intensa illuminazione solare, possono seguire"effetti molto negativi a causa di reazioni fotochimiche nelle quali sono coinvolti i gas emessi dalladiscarica ed altri presenti nellambiente circostante". Tra le emissioni nellaria, "più che probabili", ci sono i mercaptani, come letilmercaptano edil metilmercaptano, composti particolarmente maleodoranti e risultato di reazioni tra idrocarburi (oaltre sostanze fuoriuscenti dalla discarica) ed idrogeno solforato già presente in zona. "Lintrinseca tossicità dellidrogeno solforato è assai elevata, paragonabile a quella dellaci-do cianidrico" hanno scritto i periti. Le reazioni fotochimiche di interazione con lidrogeno solfo-rato sono avvenute in misura maggiore nel periodo 89-94, quando cioè non si bruciavano i biogasprodotti nella discarica. "E vero - dichiarano i tre tecnici - che studi recenti hanno messo in rela-zione la presenza di particolari odori con il comportamento umano. Sembra infatti possibile unin-terazione diretta tra stimoli olfattivi e sistema limbico cerebrale". Linquinamento atmosferico a Guidonia Montecelio E stata pubblicata, nel BUR del Lazio del 20 settembre 2003, la Deliberazione della Giuntaregionale n.767 relativa alla valutazione preliminare della qualità dellaria nel territorio regionale.Il fine è quello di individuare i centri del Lazio che superano le soglie consentite per le emissionidi biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), benzene, particolato fine (PM10), ossido dicarbonio (CO) e piombo. Per ciò che riguarda il benzene, il territorio di Guidonia Montecelio è giudicato ad alta criti-cità (viene subito dopo Roma nella classifica). Quanto al biossido di azoto ed allossido di carbo-nio, a Guidonia si rilevano tassi molto alti ma non critici. Può invece essere giudicata preoccupan-te lemissione del particolato PM10 nellatmosfera sovrastante il territorio di Guidonia Montecelio,con un tasso inferiore solo a quello di Roma. Nella classificazione regionale (da 1 a 4), il Comunedi Guidonia occupa il 2° posto. La Regione Lazio raccomanda quindi allAgenzia Regionale Protezione Ambiente di proce-dere a monitoraggi riguardanti il PM10 e predisporre piani dazione relativamente agli agenti inqui-nanti, individuando altresì nei sindaci dei Comuni interessati le autorità competenti alla gestionedelle situazioni di rischio ambientale. Guidonia Montecelio è valutato essere un territorio in cui ivalori degli inquinanti benzene e PM10 sono superiori ai limiti previsti, per cui devono essere pre-disposti piani dazione. 117
  • E’ da notare che la Regione Lazio,pubblicò, il 15 novembre 1994, i risultati dello studio suiComuni ritenuti a rischio di inquinamento atmosferico ed espresse l’auspicio che leAmministrazioni comunali - tra cui spiccava Guidonia Montecelio - attuassero politiche di inver-sione di tendenza rispetto ai dati negativi evidenziati. Da volantini a cura dellAssociazione culturale onlus "Amici dellInviolata" Lettera aperta ai cittadini di Guidonia Montecelio (2004)PREMESSA Perché una "lettera aperta"? La situazione politica, culturale, sociale ed economica che il ter-ritorio di Guidonia Montecelio (e le sue più immediate vicinanze) si trova a vivere impone unmomento di riflessione collettiva, che alcune associazioni locali e taluni comitati di cittadini hannodeciso di avviare, usufruendo degli spazi che, in epoca elettorale (le votazioni per il Parlamentoeuropeo sono alle porte), si aprono alla discussione. La ormai cronica mancanza di vero dibattito sulla vivibilità del territorio di GuidoniaMontecelio, sottoposto a stress ambientale e a rischio per la salute dei suoi cittadini, accanto ad unsostanziale disinteresse del ceto politico per questi problemi, ha stimolato i firmatari di questa "let-tera aperta" a rivolgersi direttamente ai residenti di questarea per porre alla loro attenzione alcuneproblematiche giudicate centrali, rivendicando così un ruolo sociale propositivo - oltre che critico- per il mondo associativo del territorio.SINTESI DEI PROBLEMI Come tutti sanno, nellarea tiburtina cè unaltissima concentrazione di insediamenti industria-li (cave di travertino, cementerie, fabbriche chimiche, impianti per la lavorazione dei rifiuti tossi-ci e nocivi ecc.), a cui è stato proposto recentemente di sommare una megacentrale termoelettrica,giudicata molto pericolosa proprio perché si andrebbe ad aggiungere ad un lotto industriale giàsquilibrato. Laumento rapido ed incontrollabile del numero dei cittadini, favorito da una politica comu-nale molto "indulgente" verso il business edilizio, ha creato una situazione territoriale di espansio-ne delle costruzioni per residenza, disordinata e - punto dolente maggiore - mancante spesso deiservizi primari (strade, acqua, luce, fognature ecc.). Tra le carenze del territorio, la maggiore è forsequella degli spazi verdi attrezzati o comunque fruibili dalla cittadinanza. Il Parco regionale natura-le archeologico dellInviolata (costituito nel giugno 96) non è mai stato "consegnato" ai cittadinied è anzi in predicato di riduzione del 50% della sua già minima estensione. Inoltre, proprio espo-nenti politici comunali prevedono nellarea contigua allInviolata, tra statale Tiburtina e provincia-le 23 bis, un ulteriore maxi insediamento edilizio residenziale. Il rischio per la salute è, a questo punto, evidente, tanto che da anni i dati della ASL edellOsservatorio epidemiologico regionale hanno messo in luce lincremento continuo di gravipatologie nellarea di Guidonia, con punte ben più alte della media regionale. A ciò si somma lal-larme inquinamento venuto dalla Regione Lazio, per ciò che riguarda laria che si respira, con pre-senza di benzene, CO2 e polveri ben al di sopra del tollerabile. Le stesse Amministrazioni comu-nali, al di là delle buone intenzioni, non hanno voluto né saputo avviare quelle che, in tempi recen-ti, sono state chiamate "buone pratiche", fondate sulla trasparenza nella gestione amministrativa,sulla condivisione delle decisioni, sullapertura alla partecipazione collettiva, sui forum pubbliciriservati alle varie problematiche che emergono dal territorio. Lassenza di "radici" culturali, di tradizioni (il discorso non vale naturalmente perMontecelio), di interesse per la conservazione e la valorizzazione del territorio aggravano lo stress 118
  • ambientale e psicologico della popolazione residente. Conseguenze immediate di questa situazio-ne sono il disagio sociale e lemarginazione, in quanto il tessuto culturale e sociale non è proposi-tivo né ricettivo delle istanze dei cittadini. Tra questi emergono necessariamente, come categoriepiù a rischio, i bambini, gli anziani, chi resta a casa per gran parte della giornata, i disoccupati. Guidonia Montecelio è, oggi, una squallida città-dormitorio.QUALCHE RISPOSTA E QUALCHE CONSIGLIO DAL MONDO ASSOCIA-TIVO Affrontare il discorso sullo sviluppo sostenibile significa, a questo punto, mettere in discus-sione lassetto sociale, economico e culturale del territorio, fermando innanzitutto la dissennata econtroproducente espansione demografica e riducendo il "peso" degli insediamenti industriali(chiusure, bonifiche, riduzione emissioni nocive o pericolose ecc.). Mettere in funzione le "buone pratiche" amministrative e la trasparenza dogni atto pubblicodiventa quindi fattore di sviluppo condiviso. Da qui sembra utile avviare un costante monitoraggioambientale e sulla salute dei cittadini, insieme ad un "osservatorio del territorio" con la partecipa-zione dei comitati e delle associazioni, finalizzato sia al rispetto e alla valorizzazione delle areeagricole e di quelle verdi del territorio, sia al recupero delle fasce sociali più a rischio. Su queste tematiche i firmatari della presente "lettera aperta" invitano la popolazione a pro-nunciarsi ed a condizionare, col voto e con la partecipazione attiva, la vita sociale, politica, cultu-rale ed economica del nostro territorio.Hanno sottoscritto la LETTERA APERTA: Circolo Legambiente Guidonia, WWF Sezione Anienee Monti Lucretili, VirtualMondo, Comitato Bloccacentrale, Associazione Amici dellInviolata,Associazione Umanista di volontariato Atlantide, Comitato Cittadini Case Rosse, GruppoArcheologico Latino Sezione Cornicolana, AlterMusiculture, Comitato Cittadini Casal Bianco,Circolo Legambiente Tivoli, CESAS. La Giunta della Regione Lazio ha deliberato il "taglio" di 18000 ettari di Parchi Naturali nel Lazio per estendere le aree dove praticare la caccia e nuove lottizzazioni. Il Parco dellInviolata, istituito nel giugno ‘96 e non ancora operativo a causa della discarica,non è stato risparmiato! E programmata la sua riduzione da 538 a 250 ettari circa. Si tratta di un vero e proprio tentativo di scippo della legge regionale del ‘96 ottenuta dopoanni di battaglie dei cittadini e degli ambientalisti contro la discarica, per la protezione e valoriz-zazione dei beni archeologici, naturali e paesaggistici presenti in tutta larea dellInviolata . Lo scippo è maturato attraverso quasi cinque anni di immobilismo delle istituzioni locali chenon hanno mai provveduto alla chiusura della discarica e alla nomina dellEnte di Gestione delParco e sua perimetrazione. Il consiglio Comunale di Guidonia ha poi votato allunanimità per larealizzazione di "grandi opere" del territorio dellInviolata, un provvedimento che di fatto ha aper-to le porte alla riduzione del parco decisa dalla maggioranza negli ultimi mesi Gli attuali amministratori hanno preferito ignorare che lo sviluppo del Parco nella sua inte-rezza renderebbe possibile lutilizzo collettivo di un "polmone" verde di grande qualità ed un gene-rale miglioramento della vivibilità per i cittadini di Guidonia. In cambio, vengono offerti:-- uno svincolo autostradale sulla via di Casal Bianco, con aumento di rumorosità, traffico pesan-te e smog;-- un fantomatico e piccolissimo ospedale, elitario e gestito dallUniversità di Roma per fini diricerca; 119
  • -- un dedalo di nuove strade camionabili, cioè una colata di asfalto sui campi intorno allInviolata;-- al posto dellodiata discarica dei rifiuti solidi urbani un inceneritore con recupero di energia, cheemetterebbe altri veleni in atmosfera;-- nuove "cascate"di cemento, vanto e gioia dei costruttori locali. VOGLIAMO CHE IL PARCO DELLINVIOLATA NON VENGA RIDOTTO! DEVE ESSERE APERTO ALLA CITTADINANZA! LA QUALITÀ DELLA VITA NEL TERRITORIO DEVE ESSERE MIGLIORATA! NON VOGLIAMO DISCARICHE, INCENERITORI E SVINCOLI AUTOSTRADALI, NE’ COLATE DI ASFALTO E CEMENTO AL POSTO DEL VERDE! Cittadini di Guidonia unitevi alla nostra protesta! Faremo sentire al Comune ed alla Regione Lazio la nostra determinazione a non barattare lossigeno promesso per nuove promesse ! Sabato 16 Novembre 2002, ore 11.30 Girotondo intorno al Comune COMITATO DIFESA DEL PARCO DELLINVIOLATA(Centro Umanista EraOra, Associazione Amici dell’Inviolata, WWF, Italia Nostra, Legambiente, Verdi Guidonia, Il Presidio, AlterMusiculture, Gruppo Archeologico Latino Cornicolano, Comitato promotore Riserva Boschi Monti Cornicolani, Associazione PAN Nomentum) Piccola storia di un disastro ambientale (1986-1999)febbraio 1986: il Centro WWF Guidonia, nato alla fine del 1984, inizia una raccolta di firme peruna petizione popolare contro l’installazione a Guidonia, in località Inviolata, dell’inceneritore pre-visto dal Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.marzo 1986: si raccolgono intorno al WWF tutte le realtà sociali e ambientaliste del territorio (dalDACOR a Legambiente, dal Gruppo Archeologico di Montecelio alla FIGC, dai Comitati di quar-tiere al periodico locale Tendenze), che daranno vita nel febbraio del 1987 al CEAG (ComitatoEcologico Ambientale Guidonia), comitato cittadino che si propone come organismo di coordina-mento.maggio 1986: le oltre 7000 firme raccolte vengono presentate all’Assessore ai Lavori Pubblicidella Regione, on. G. C. Gallenzi, il quale comunica che nella nuova bozza del Piano sono stateraccolte molte delle indicazioni avanzate dai movimenti ambientalisti e che il previsto incenerito-re non sarà realizzato.2 marzo 1987: il responsabile ambiente della Usl RM/25, Vladimiro Perretta, relaziona in pocherighe al suo sindaco Giovan Battista Lombardozzi che la località Inviolata, dove è in attività unapiccola discarica abusiva, è il sito più idoneo per ubicarvi una discarica per rsu.23 aprile 1987: lo stesso Perretta, richiestone, afferma per iscritto al suo sindaco Lombardozzi chelInviolata è il sito più opportuno di tutto il territorio di Guidonia per ospitarvi una discarica per rsua causa del suo “ottimo regime anemometrico”.1987: cominciano le lotte dei cittadini di Guidonia e di Santa Lucia di Mentana per la chiusura 120
  • della discarica dellInviolata, che ospita da quellanno i rifiuti di un numero sempre maggiore diComuni del Lazio.agosto 1987: il CEAG invia a Sindaco di Guidonia, Ministero Ambiente, Regione Lazio, Provinciadi Roma, Sindaci bacino 8, USL RM 24-25-26-27 un Documento d’azione politica riferito allaproblematica della raccolta, smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e dell’Impatto Ambientale nelComune di Guidonia Montecelio.10 gennaio 1988: convegno pubblico al Cinema di Guidonia, organizzato dal CEAG con il patro-cinio dell’Ass.to Ambiente della Provincia di Roma, dal titolo Impatto ambientale dell’impianto ditrattamento dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.) sul territorio di Guidonia.luglio 1988: il CEAG invia al Presidente della Regione Lazio, on. Landi, una nota allo scopo dimettere in evidenza i problemi sollevati dall’ordinanza del 21 giugno 1988 n° 369, che, nel Pianoregionale dei rifiuti, indica il comune di Guidonia Montecelio come comune Capo-bacino del baci-no n° 8, nel cui ambito territoriale dovrebbe essere realizzata una discarica da 220 t/g.aprile 1989: viene pubblicato dal CEAG il Quaderno di sensibilizzazione ambientale, con il qualesi fa il punto della situazione ambientale guidoniana e si avanzano alcune proposte per il suomiglioramento.settembre 1992: due operai della Chimeco, stabilimento che tratta i rifiuti tossici e nocivi situatolungo la Tiburtina, vengono arrestati dai CC di Tivoli perché intenti a scaricare liquami direttamen-te nella rete fognante. Lo stabilimento viene sequestrato.15 novembre 1994: pubblicati dalla Regione Lazio i dati di uno studio sui Comuni soggetti adinquinamento atmosferico. Tra essi, Guidonia Montecelio.30 gennaio 1995: tre periti, nominati dal pretore di Tivoli, consegnano i risultati del proprio studiosullinquinamento atmosferico nellarea dellInviolata di Guidonia, ammettendone lesistenza.primavera 1995: allarme tumori lanciato da un medico di base di Santa Lucia di Mentana sul quo-tidiano Il Tempo.dicembre 1995-gennaio 1996: i cittadini di Guidonia riuniti nel Comitato Il Presidio occupano per50 giorni circa limbocco della Via dellInviolata per protestare contro i pericoli per la salute rap-presentati dalla discarica dellInviolata.20 giugno 1996: il Consiglio della Regione Lazio approva listituzione del Parco archeologiconaturalistico dellInviolata di Guidonia, pur autorizzando la continuazione dellattività della disca-rica per rsu al suo interno, almeno "fino ad esaurimento degli invasi".settembre 1996: il capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma, Mario Cioni, denuncia la pioggiadi granellini di polveri nei pressi dello stabilimento Unicem di Guidonia, soprattutto nelle ore not-turne.24 ottobre 1996: dai silos posti sotto sequestro nello stabilimento Chimeco sulla Tiburtina, fuorie-scono liquami per 6.000 litri. Si teme un disastro ecologico, anche perché nessuno sa come ferma-re le sostanze tossiche e nocive che i silos pieni di crepe lasciano filtrare.19 dicembre 1996: 54 medici di base del territorio di Guidonia Montecelio attestano, durante unconvegno pubblico organizzato dal Comune al Cinema Imperiale sul problema dello smaltimentodei rifiuti, che sono in crescita determinate gravi patologie, collegabili con individuate fonti dirischio.gennaio 1997: diviene di pubblico dominio lo studio dellOsservatorio epidemiologico dellaRegione Lazio sulla mortalità, nel territorio di Guidonia-Tivoli-Mentana negli anni 87-93, dovu-ta a gravi malattie e collegabile alle fonti di rischio ambientale. Vi si afferma, tra laltro, che manmano ci si avvicina allUnicem crescono i rischi di tumore e che nel cementificio si bruciano olipesanti, pneumatici, carbone.aprile 1997: i rifiuti tossici sparsi per terra, alla Chimeco sotto sequestro da cinque anni, non sonoancora stati recuperati né larea è stata sottoposta a bonifica. Cè un contenzioso legale tra vecchioproprietario, nuovo proprietario e Regione Lazio.aprile 1997: vengono denunciate dagli abitanti della località Pichini di Guidonia le continue piog- 121
  • ge di granellini di polveri scure, provenienti con ogni probabilità dallo stabilimento Unicem. Lepolveri vengono analizzate dalla Asl di Guidonia. I dirigenti Unicem smentiscono possa trattarsi dimateriali nocivi.maggio 1997: viene posto sotto sequestro un camion che, proveniente dalla provincia di Padova,trasportava rifiuti tossici da bruciare nei forni dellUnicem. Il mezzo è stato bloccato prima di oltre-passare i cancelli dello stabilimento. Il carico è stato poi rispedito a nord.8 maggio 1997: convegno pubblico, organizzato dal Comitato di cittadini Il Presidio, su Ambientee salute a Guidonia Montecelio: realtà attuale e prospettive.23 giugno 1997: convegno pubblico, organizzato dal Comune di Guidonia Montecelio, sui risulta-ti dello studio dellOsservatorio epidemiologico regionale ed intitolato Dalla ricezione al monito-raggio.6 luglio 1997: lassociazione Amici dellInviolata, con una segnalazione alla Provincia di Roma,manifesta la trasformazione ambientale verificatasi nellarea della discarica dellInviolata, dovutaagli accumuli di rsu ben al di sopra delle quote di livello originarie della zona e di quelle dei pro-getti approvati dalla Regione.8 luglio 1997: lassociazione Amici dellInviolata invia una lettera alle autorità sanitarie locali perconoscere se, dopo tutta la serie di convegni, studi e le aumentate preoccupazioni dei cittadini, iresponsabili della salute pubblica si siano adoperati - e come - per monitorare le fonti di rischioambientale ed i residenti dellarea guidoniana.30 luglio 1997: il Codacons, a nome dei cittadini di Guidonia, presenta un esposto alla Procuradella Repubblica di Roma, contro le autorità regionali, provinciali, comunali e sanitarie locali perdiversi reati, tra cui il disastro ambientale, omissioni ed abusi dufficio, favoreggiamento.8 agosto 1997: il direttore sanitario della Usl RM/G di Tivoli, dottor Carmine Cavallotti, rispondeallassociazione Amici dellInviolata, di aver attivato il dirigente del Dipartimento Prevenzionedella Usl RM/G, dottor Francesco Blasetti, al fine di tutelare il "cittadino utente".14 agosto 1997: il dirigente del Dipartimento II della Provincia di Roma - Servizio Controlli eSanzioni, dottor Antonio Collareta, attesta, nella risposta alla segnalazione dellassociazione AmicidellInviolata, che le quote di livello raggiunte dai rifiuti portati in discarica hanno superato lequote massime previste ed autorizzate.17 ottobre 1997: la Giunta regionale del Lazio autorizza il gestore della discarica dellInviolata,EcoItalia 87 srl, ad ospitare altre centinaia di migliaia di tonnellate di rsu nei suoi invasi, "riem-piendo gli spazi residui della discarica".3 novembre 1997: tre tecnici della Provincia di Roma, Dipartimento II, si recano in discarica edattestano numerose omissioni: mancanza di impermeabilizzazione di parti del settore n.3, concre-ta possibilità che acque contaminate e percolato defluiscano nel fosso posto al di fuori del perime-tro della discarica, inquinando anche la falda idrica sottostante.febbraio 1998: lassociazione Amici dellInviolata, il Comitato di cittadini Il Presidio ed ilCodacons nazionale ricorrono al Tar del Lazio contro lOrdinanza della Regione che autorizza ilconferimento di nuovi volumi di rifiuti allInviolata, nonostante la legge sullistituzione del Parcoarcheologico e naturalistico non lo permetta. La sospensiva degli effetti dellOrdinanza non vieneaccordata dai giudici del Tar, in quanto - come affermato dagli avvocati della Regione - "la disca-rica chiuderà da un momento allaltro".giugno 1998: nasce il Coordinamento Libere Associazioni e Comitati di Guidonia (CLAC), cheriunisce circa dieci piccole situazioni aggregative di cittadini che intervengono sul territorio in variambiti.24 giugno 1998: il CLAC segnala a Provincia di Roma e Procura della Repubblica che, attestata lavolontà di proseguire il conferimento di rsu allInviolata da parte della Regione Lazio e aumentateancora le quote di livello degli invasi della discarica, è ipotizzabile il reato continuato di disastroambientale.30 luglio 1998: il CLAC invia un esposto a Prefetto di Roma, Procura della Repubblica e Ministero 122
  • dellAmbiente, in cui, esaminata la situazione venutasi a creare negli anni intorno ai problemi dellatutela della salute dei cittadini e dellinquinamento ambientale a Guidonia, chiedono se sia censu-rabile il comportamento del Primo Cittadino, responsabile della salute pubblica ma ritenuto pocoattento a tali problematiche.25 gennaio 1999: la nuova Giunta provinciale delibera di prorogare almeno fino al 30 settembre1999 lattività della discarica dellInviolata di Guidonia, ospitando i rifiuti di 56 Comuni dellaProvincia. Crescono le proteste popolari.febbraio 1999: il CLAC invia un esposto ai ministri dellAmbiente, degli Interni, di Grazia eGiustizia e dei Beni culturali, per sollecitarli ad intervenire a favore della chiusura della discaricadellInviolata e per tutelare la salute dei cittadini di Guidonia e lambiente.13 febbraio 1999: alcuni cittadini di due associazioni facenti parte del CLAC hanno riscontrato ildistaccamento franoso di unintera parete della discarica dellInviolata, segnalandolo prontamentealla Provincia di Roma, ai CC del Noe, ai Vigili urbani ed al sindaco di Guidonia Montecelio. Losmottamento è dovuto, probabilmente, alle piogge ed al carico eccessivo dei rifiuti.16 febbraio 1999: durante unaudizione della Commissione Ambiente del Comune di GuidoniaMontecelio di fronte alla Commissione Ambiente della Provincia di Roma ed allAssessoreallAmbiente provinciale, il dirigente del Dipartimento II, dottor Collareta, afferma che le quote dilivello raggiunte dagli accumuli di rsu sono eccessive ed il loro peso ha causato la rovinosa franadel 13 febbraio scorso.9 marzo 1999: i cittadini di Guidonia Montecelio lanciano una colletta pubblica e presentano ricor-so al Tar del Lazio contro la deliberazione della Giunta provinciale che porta al 30 settembre 1999il termine di proroga dellattività della discarica dellInviolata. Al ricorso aderiscono anche il Wwfnazionale ed il Comune di Guidonia Montecelio.28 aprile 1999: il Tar del Lazio respinge listanza di sospensione della deliberazione della Giuntaprovinciale, presentata dai cittadini, in quanto "allo stato sono prevalenti le esigenze di tutela degliinteressi pubblici" portate avanti dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio. I cittadini deci-dono di inoltrare ricorso al Consiglio di Stato.maggio 1999: termina il lavoro preventivo di bonifica effettuato dalla Chimeco srl nellarea inte-ressata dallinquinamento verificatosi nel 96 e che aveva causato il sequestro degli impianti. Il peri-colo, negli anni seguenti, continua però ad incombere sul territorio.28 luglio 1999: cinque associazioni locali presentano un atto stragiudiziale di comunicazione e dif-fida al presidente della Regione Lazio ed al presidente della Provincia di Roma, tendente ad pro-vocare la chiusura della discarica per rsu dellInviolata, in quanto esaurita, in quanto costituenteminaccia per la salute dei cittadini, in quanto autorizzata solo da ordinanze contingenti e "straordi-narie" divenute, da oltre dieci anni, "ordinarie".30 settembre 1999: viene organizzata, da un gruppo di otto associazioni locali, una manifestazio-ne pubblica a via dellInviolata, per protestare contro il prosieguo dellattività della discarica per rsudeciso dalla Regione Lazio. Alla manifestazione partecipa lintero Consiglio comunale di GuidoniaMontecelio.7 dicembre 1999: otto associazioni locali inviano una diffida alla Commissione speciale rifiuti delLazio, insediata presso la Regione, col fine di riconsiderare la situazione della discaricadellInviolata ed avviarne la chiusura.18 novembre 2000: lAssociazione Amici dell’Inviolata scrive ai dirigenti provinciali per segnala-re lesaurimento degli invasi della discarica per rsu dellInviolata e chiedendo un sopralluogo.9 gennaio 2001: il Consiglio comunale di Guidonia Montecelio delibera un odg per creare unnuovo assetto viario nella zona dellInviolata, che prevede di asfaltare strade bianche allinterno delParco regionale. Il 25 gennaio, lAssociazione scrive lettere di protesta alle varie autorità locali.Nel 2003, varie associazioni locali prendono più volte liniziativa per respingere la proposta dellaGiunta regionale di ridimensionamento della perimetrazione del Parco dellInviolata. Comitati edassociazioni del territorio organizzano manifestazioni e convegni finalizzati al rifiuto della costru- 123
  • zione duna grande centrale termoelettrica in Guidonia.2004: viene temporaneamente occupata l’aula consiliare da volontari ambientalisti locali, duranteil Consiglio comunale di Guidonia Montecelio, per protesta contro l’approvazione della costruzio-ne d’una “clinica d’eccellenza” all’interno del perimetro del Parco dell’Inviolata. L’aula vienesgombrata con l’intervento dei CC, chiamati dal presidente del Consiglio, Osvaldo Sperandio.19 febbraio 2005: viene organizzato un grande corteo a Guidonia, in difesa dellambiente, da ungruppo di associazioni e comitati del territorio. Lobiettivo è manifestare la preoccupazione dei cit-tadini per laumento delle polveri sottili (pm10) e delle malattie legate al degrado ambientale, lariperimetrazione del Parco dellInviolata, la minaccia di nuovi impianti industriali a Guidonia. Giù le mani dal Parco dell’Inviolata! (2004) Il Consiglio comunale di Guidonia Montecelio continua a proporre delibere contrarie allatanto conclamata intenzione di ridare credibilità alle istituzioni e vivibilità al territorio degradatodella Città dellaria. Nella seduta di venerdì 28 novembre, allodg del Consiglio cittadino, infatti,campeggiavano le proposte di fornire Guidonia di un "centro di eccellenza per trapianti e prontosoccorso" e di "localizzare, nel proprio territorio, lattività di preselezione e trattamento di RSU amezzo di apposito impianto funzionante secondo le migliori tecnologie disponibili"(comprenden-te la sistemazione della viabilità di servizio). Entrambe le proposte localizzano clinica ed impian-to nellarea dellattuale Parco regionale dellInviolata. Non solo è da rilevare lennesima illegittimità di decisioni consiliari che vengono prese inbarba alla tuttora vigente legge regionale 20/96, istitutiva del Parco dellInviolata, ma le due pro-poste sono ancora una volta stridenti con la volontà dei cittadini e le pubbliche dichiarazioni deipolitici locali di dotare il territorio di Guidonia di condizioni migliori di vivibilità "in armonia conlambiente preesistente". Viene citato, ad esempio, nella proposta di delibera relativa al nuovoimpianto di preselezione e trattamento dei rifiuti, il Piano provinciale del 1998, che individuavaGuidonia come possibile sito per un impianto, senza menzionare che nello stesso Piano si afferma-va che il Consiglio provinciale, data la situazione di estremo disagio vissuto nellarea interessata etenendo conto del lungo sacrificio compiuto dalla cittadinanza di Guidonia, consigliava di non ubi-care in tale territorio ulteriori impianti. Politici guidoniani, basta con le bugie ed i giochi delle tre carte! I cittadini di Guidonia, icomitati e le associazioni che hanno come obiettivi qualificanti la vivibilità del territorio comuna-le e delle sue immediate vicinanze, la tutela della salute pubblica e la conservazione degli ultimilembi di "naturalità" del territorio stesso ribadiscono la volontà di lotta fino al raggiungimento deiseguenti obiettivi qualificanti e necessari: - la chiusura della inquinante e degradante discarica dellInviolata, - lampliamento del perimetro del Parco, ladozione del Piano dAssetto del Parco e laperturadellarea protetta alla pubblica fruizione, - il rigetto di qualsiasi ipotesi di costruzione di impianti allInviolata, - il disinquinamento del territorio comunale oberato da una serie infinita di minacce alla salu-te, - la rapida conclusione dellindagine epidemiologica sulle condizioni di salute dei cittadini, - infine, il rifiuto della proposta di insediamento di una centrale termoelettrica in Guidonia.Associazione culturale onlus Comitato cittadinoAmici dellInviolata Bloccacentrale 124
  • Curriculum dell’Associazione culturale onlus archeologica ambientalistica "Amici dell’Inviolata" LAssociazione culturale archeologica ambientalistica Amici dellInviolata, costituitasi uffi-cialmente il 7 novembre 1996, è erede della decennale attività di lotta dei cittadini volta alla dife-sa ed alla valorizzazione del territorio circostante la discarica per rsu dellInviolata di Guidonia esi avvale della presenza, al suo interno, di professionisti: archeologi, architetti, biologi, naturalisti,geologi e giornalisti già noti per studi ed interventi sullarea del Parco dellInviolata. Presidenteonorario dellAssociazione è stata la dr.ssa Anna Maria Reggiani, soprintendente archeologico delLazio. Il 20 giugno 1996 il Consiglio della Regione Lazio ha approvato listituzione del Parcoarcheologico naturalistico dellInviolata di Guidonia (L.R. 22/96), pur autorizzando nello stessotesto la continuazione dellattività della discarica per rsu al suo interno, almeno "fino ad esaurimen-to degli invasi". In quanto proponente, nel 1996, la costituzione del Parco Regionale dellInviolata,lAssociazione è stata più volte invitata come parte nella Conferenza dei Servizi della CommissioneUrbanistica e Ambiente della Regione Lazio. Il 19 dicembre 1996, lAssociazione partecipa ad un convegno pubblico organizzato dalComune di Guidonia al Cinema Imperiale sul problema dello smaltimento dei rifiuti, denunciandoil fatto che sono in crescita determinate gravi patologie nel territorio, collegabili con individuatefonti di rischio. Nel gennaio 1997, diviene di pubblico dominio lo studio dellOsservatorio epidemiologicodella Regione Lazio sulla mortalità, nel territorio di Guidonia-Tivoli-Mentana negli anni 87-93,dovuta a gravi malattie e collegabile alle fonti di rischio ambientale. Vi si afferma, tra laltro, cheman mano ci si avvicina allUnicem crescono i rischi di tumore e che nel cementificio si brucianooli pesanti, pneumatici, carbone. LAssociazione pubblica articoli sui giornali locali e redige volan-tini su questa tematica. L8 maggio 1997, al convegno pubblico, organizzato dal Comitato di cittadini Il Presidio, suAmbiente e salute a Guidonia Montecelio: realtà attuale e prospettive, lAssociazione AmicidellInviolata interviene con una relazione sulla nocività della discarica per rsu e sui compiti delComune per la gestione del Parco regionale. Il 23 giugno 1997, al convegno pubblico, organizzato dal Comune di Guidonia Montecelio,sui risultati dello studio dellOsservatorio epidemiologico regionale ed intitolato Dalla ricezione almonitoraggio, lAssociazione interviene chiedendo il continuo monitoraggio della popolazione perla difesa della salute. Il 6 luglio 1997, lAssociazione Amici dellInviolata, con una segnalazione alla Provincia diRoma, manifesta la trasformazione ambientale verificatasi nellarea della discarica dellInviolata,dovuta agli accumuli di rsu ben al di sopra delle quote di livello originarie della zona e di quelledei progetti approvati dalla Regione. L8 luglio 1997, lAssociazione Amici dellInviolata invia una lettera alle autorità sanitarielocali per conoscere se, dopo tutta la serie di convegni, studi e le aumentate preoccupazioni dei cit-tadini, i responsabili della salute pubblica si siano adoperati - e come - per monitorare le fonti dirischio ambientale ed i residenti dellarea guidoniana. Il 30 luglio 1997, lAssociazione Amici dellInviolata presenta alla Regione Lazio la propostadi ampliamento del perimetro del Parco regionale dellInviolata (da 450 ettari a circa 1500), corre-data delle relazioni dellarcheologo dott. Zaccaria Mari e del botanico dott. Marco Giardini,entrambi membri dellAssociazione. Sempre lo stesso giorno, il Codacons, a nome dei cittadini di Guidonia e dellAssociazioneAmici dellInviolata, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, contro le autori-tà regionali, provinciali, comunali e sanitarie locali per diversi reati, tra cui il disastro ambientale, 125
  • omissioni ed abusi dufficio, favoreggiamento. L8 agosto 1997 il direttore sanitario della Usl RM/G di Tivoli, dottor Carmine Cavallotti,risponde allAssociazione Amici dellInviolata, di aver attivato il dirigente del DipartimentoPrevenzione della Usl RM/G, dottor Francesco Blasetti, al fine di tutelare il "cittadino utente". Il 14 agosto 1997, il dirigente del Dipartimento II della Provincia di Roma - Servizio Controllie Sanzioni, dottor Antonio Collareta, attesta, nella risposta alla segnalazione dellAssociazioneAmici dellInviolata, che le quote di livello raggiunte dai rifiuti portati in discarica hanno superatole quote massime previste ed autorizzate. Il 17 ottobre 1997, la Giunta regionale del Lazio autorizza il gestore della discaricadellInviolata, EcoItalia 87 srl, ad ospitare altre centinaia di migliaia di tonnellate di rsu nei suoiinvasi, "riempiendo gli spazi residui della discarica". LAssociazione protesta vivacemente,inviando lettere a varie autorità. Il 3 novembre 1997, tre tecnici della Provincia di Roma, Dipartimento II, si recano in disca-rica ed attestano numerose omissioni: mancanza di impermeabilizzazione di parti del settore n.3,concreta possibilità che acque contaminate e percolato defluiscano nel fosso posto al di fuori delperimetro della discarica, inquinando anche la falda idrica sottostante. Nel febbraio 1998, lAssociazione Amici dellInviolata, il Comitato di cittadini Il Presidio edil Codacons nazionale ricorrono al Tar del Lazio contro lOrdinanza della Regione che autorizza ilconferimento di nuovi volumi di rifiuti allInviolata, nonostante la legge sullistituzione del Parcoarcheologico e naturalistico non lo permetta. La sospensiva degli effetti dellOrdinanza non vieneaccordata dai giudici del Tar, in quanto - come affermato dagli avvocati della Regione - "la disca-rica chiuderà da un momento allaltro". Il 21 maggio 1998, lAssociazione Amici dellInviolata e la Cooperativa sociale EcoRisorseredigono un progetto per partecipare al bando pubblico, pubblicato nel settembre 1997,dellAssessorato allAmbiente della Provincia di Roma per un finanziamento di lire 50milioni peril Comune di Guidonia Montecelio, da assegnarsi ad uno studio redatto con finalità di "incentiva-re le possibilità di sviluppo delloccupazione nel campo ambientale, salvaguardare, valorizzare ediffondere la conoscenza del Parco Naturale Archeologico Regionale dellInviolata...". Nel giugno 1998, nasce il Coordinamento Libere Associazioni e Comitati di Guidonia(CLAC), che riunisce circa dieci piccole situazioni aggregative di cittadini (tra cui lAssociazioneAmici dellInviolata) che intervengono sul territorio in vari àmbiti. Il 24 giugno 1998, il CLAC segnala alla Provincia di Roma ed alla Procura della Repubblicache, attestata la volontà di proseguire il conferimento di rsu allInviolata da parte della RegioneLazio e aumentate ancora le quote di livello degli invasi della discarica, è ipotizzabile il reato con-tinuato di disastro ambientale. Il 30 luglio 1998, il CLAC invia un esposto a Prefetto di Roma, Procura della Repubblica eMinistero dellAmbiente, in cui, esaminata la situazione venutasi a creare negli anni intorno ai pro-blemi della tutela della salute dei cittadini e dellinquinamento ambientale a Guidonia, chiedono sesia censurabile il comportamento del Primo Cittadino, responsabile della salute pubblica ma rite-nuto poco attento a tali problematiche. Il 10 ottobre 1998, lAssociazione Amici dellInviolata ed il CLAC inviano una lettera allaRegione Lazio in cui si lamenta la totale inadempienza del Comune di Guidonia Montecelio nellagestione del Parco regionale e si chiede di affidarne la gestione ad un Commissario prefettizio(come disposto dalla legge istitutiva 22/96) o alla Provincia di Roma. Il 18 dicembre 1998, lAssociazione Amici dellInviolata e la Cooperativa sociale EcoRisorsepresentano al dirigente dellUfficio tecnico Ambiente provinciale, ing. Massimo Signoretti, unostudio intitolato Indagini preliminari relative alla conoscenza del territorio del Parco regionaledellInviolata e contenente relazioni storiche, naturalistiche, geologiche, archeologiche e catastalidellarea del Parco regionale, al fine di ottenere un finanziamento. Il 25 gennaio 1999, la nuova Giunta provinciale delibera di prorogare almeno fino al 30 set- 126
  • tembre 1999 lattività della discarica dellInviolata di Guidonia, ospitando i rifiuti di 56 Comunidella Provincia. Crescono le proteste popolari. LAssociazione Amici dellInviolata redige volanti-ni in merito ed invia lettere di protesta a varie autorità ed un esposto ai ministri dellAmbiente, degliInterni, di Grazia e Giustizia e dei Beni culturali, per sollecitarli ad intervenire a favore della chiu-sura della discarica dellInviolata e per tutelare la salute dei cittadini di Guidonia e lambiente. A febbraio 1999, lassessore allAmbiente del Comune di Guidonia Montecelio fa sapere invia informale allAssociazione Amici dellInviolata ed alla Cooperativa EcoRisorse di aver preferi-to al loro progetto quello presentato dai tecnici dellENEA della Casaccia, per il bando provincia-le finanziato con 50milioni di lire per uno studio sul Parco dellInviolata, nonostante il bando stes-so prescriva la preferenza per lo studio redatto da soggetti locali e nonostante il progetto dellENEAsia stato presentato alcuni mesi dopo quello dellAssociazione e della Cooperativa. L8 febbraio 1999, il Consiglio comunale di Guidonia Montecelio adotta una delibera (redat-ta dallAssociazione Amici dellInviolata e firmata da tutti i capigruppo consiliari) in materia dirifiuti, di tutela del territorio e della salute dei cittadini. Il 13 febbraio 1999, alcuni cittadini di due associazioni facenti parte del CLAC (Comitato cit-tadino Il Presidio ed Associazione Amici dellInviolata) hanno riscontrato lo staccamento franosodi unintera parete della discarica dellInviolata, segnalandolo prontamente alla Provincia di Roma,ai CC del Noe, ai Vigili urbani ed al sindaco di Guidonia Montecelio. Lo smottamento è dovuto,probabilmente, alle piogge ed al carico eccessivo dei rifiuti. Il 16 febbraio 1999, durante unaudizione della Commissione Ambiente del Comune diGuidonia Montecelio di fronte alla Commissione Ambiente della Provincia di Roma edallAssessore allAmbiente provinciale, il dirigente del Dipartimento II, dottor Collareta, ha affer-mato che le quote di livello raggiunte dagli accumuli di rsu sono eccessive ed il loro peso ha cau-sato la rovinosa frana del 13 febbraio scorso. LAssociazione Amici dellInviolata è invitata uffi-cialmente allaudizione e relaziona sulla situazione nel territorio di Guidonia, evidenziando leomissioni della Giunta comunale. Il 9 marzo 1999, i cittadini di Guidonia Montecelio e lAssociazione Amici dellInviolata lan-ciano una colletta pubblica e presentano ricorso al Tar del Lazio contro la deliberazione dellaGiunta provinciale che porta al 30 settembre 1999 il termine di proroga dellattività della discaricadellInviolata. Al ricorso aderiscono anche il Wwf nazionale ed il Comune di Guidonia Montecelio. Il 28 aprile 1999, il Tar del Lazio respinge listanza di sospensione della deliberazione dellaGiunta provinciale, presentata dai cittadini, in quanto "allo stato sono prevalenti le esigenze di tute-la degli interessi pubblici" portate avanti dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio. Il 31 maggio 1999, si tiene, nei locali della sms Garibaldi di Setteville di Guidonia, il conve-gno dal titolo Parco regionale archeologico naturalistico dellInviolata di Guidonia: proposte diampliamento dellarea vincolata e di fruizione per i cittadini, organizzato dallAssociazione AmicidellInviolata. Vi partecipano rappresentanti delle associazioni locali e delle istituzioni comunali eregionali. Il 28 luglio 1999, lAssociazione Amici dellInviolata, insieme ad altre quattro associazionilocali, presenta un atto stragiudiziale di comunicazione e diffida al presidente della Regione Lazioed al presidente della Provincia di Roma, tendente ad provocare la chiusura della discarica per rsudellInviolata, in quanto esaurita, in quanto costituente minaccia per la salute dei cittadini, in quan-to autorizzata solo da ordinanze contingenti e "straordinarie" divenute, da oltre dieci anni, "ordina-rie". Il 30 settembre 1999, viene organizzata dallAssociazione Amici dellInviolata, insieme adaltre sette associazioni locali, una manifestazione pubblica in via dellInviolata, per protestare con-tro il prosieguo dellattività della discarica per rsu deciso dalla Regione Lazio. Alla manifestazio-ne partecipa lintero Consiglio comunale di Guidonia Montecelio. Nellautunno 1999, lAssociazione partecipa al bando pubblico provinciale Vivere il Verde1999, presentando un progetto per la conoscenza del Parco regionale dellInviolata e per la sua frui- 127
  • zione, rivolta particolarmente al mondo scolastico. Tale progetto risulta, nella graduatoria ufficia-le, il primo degli esclusi dal finanziamento. Il 7 dicembre 1999, lAssociazione Amici dellInviolata, insieme ad altre sette associazionilocali, invia una diffida alla Commissione speciale rifiuti del Lazio, insediata presso la Regione,col fine di riconsiderare la situazione della discarica dellInviolata ed avviarne la chiusura. L8 maggio 2000, lAssociazione Amici dellInviolata e la Cooperativa EcoRisorse presenta-no formale ricorso alle autorità provinciali avverso lassegnazione della somma di lire 50milioni(erogati dalla Provincia di Roma, Assessorato allAmbiente) allENEA per uno studio sul ParcodellInviolata. Il 23 dicembre 2000, in occasione del decennale dellattività della sezione WWF di Tivoli-Valle dellAniene, lAssociazione Amici dellInviolata partecipa al convegno pubblico tenuto pres-so la casa comunale di Tivoli. Viene svolta una relazione sulla situazione dei rifiuti e della salutepubblica nel territorio di Guidonia. Il 18 novembre 2000, lAssociazione scrive ai dirigenti provinciali per segnalare lesaurimen-to degli invasi della discarica per rsu dellInviolata e chiedendo un sopralluogo. Il 9 gennaio 2001, il Consiglio comunale di Guidonia Montecelio delibera un odg per creareun nuovo assetto viario nella zona dellInviolata che prevede di asfaltare strade bianche allinternodel Parco regionale. Il 25 gennaio, lAssociazione scrive lettere di protesta alle varie autorità. Il 5 febbraio 2001, lAssociazione Amici dellInviolata decide di presentare un progetto, nel-lambito della manifestazione provinciale Vivere il Verde 2001, tendente alla conoscenza del Parcoregionale dellInviolata ed alla sua pubblica fruizione. Collaborano al progetto varie associazioni,quattro istituti scolastici ed una cooperativa sociale. Nel settembre 2002, lAssociazione Amici dellInviolata partecipa, in collaborazione col LEAprovinciale di Tivoli e con il Comune di Guidonia Montecelio, allorganizzazione del Corso diFormazione Compostiamoci bene!, rivolto alle scuole del territorio comunale di Guidonia sui rifiu-ti delle mense scolastiche. Il 25 gennaio 2003, presso la Sala comunale della Cultura in Guidonia, lAssociazione AmicidellInviolata organizza il Convegno di Studi sul Parco regionale dellInviolata, con la partecipa-zione di studiosi, ambientalisti, il LEA di Tivoli, il Distretto scolastico 33° ed il sindaco diGuidonia Montecelio. Nel 2003, lAssociazione prende più volte liniziativa per respingere la proposta della Giuntaregionale di ridimensionamento della perimetrazione del Parco dellInviolata. Partecipa inoltre, tragli organizzatori (comitati ed associazioni del territorio), alle manifestazioni ed ai convegni fina-lizzati al rifiuto della costruzione duna grande centrale termoelettrica in Guidonia. Nel novembre 2003, lAssociazione Amici dellInviolata partecipa al Convegno su Salute eAmbiente nel territorio di Guidonia, tenutosi nella Sala del Consiglio comunale, con una relazionesullo stato ambientale territoriale. Nel marzo 2004, lAssociazione è chiamata a tenere lezioni sullo stato dellambiente nel ter-ritorio di Guidonia, presso il liceo scientifico Majorana e lIC Don Milani, nellambito del concor-so provinciale La scuola nel e per il territorio, a cui il liceo Majorana ha partecipato e vinto conun progetto di informazione sullambiente guidoniano. Nel febbraio 2005, viene organizzato un grande corteo a Guidonia, in difesa dellambiente,da un gruppo di associazioni e comitati del territorio, tra cui il Circolo di Legambiente e gli AmicidellInviolata. Lobiettivo è manifestare la preoccupazione dei cittadini per laumento delle polverisottili (pm10) e delle malattie legate al degrado ambientale, la riperimetrazione del ParcodellInviolata, la minaccia di nuovi impianti industriali a Guidonia. Dal settembre 2000 lAssociazione gestisce il Laboratorio provinciale di informazione, for-mazione ed educazione ambientale di Tivoli insieme al WWF sezione di Tivoli Valle dellAniene eMonti Lucretili (capofila), Legambiente circolo di Tivoli, Italia Nostra sezione Aniene e MontiLucretili, avendo vinto il bando di concorso della Provincia di Roma. 128
  • Stampato presso: Grafica Ripoli Editrice snc di Ernesto Paoloni Via Paterno - Zona artigianale 00010 Villa Adriana, Tivoli (Roma)
  • Elaborazione grafica e impaginazione:Marisa Pagliardi e Umberto Calamitacon la collaborazione di Marco GiardiniIn copertina: Foto grande: la Torraccia dell’Inviolata Foto piccole (in senso orario): esemplari di Tillia x vulgaris, i casalidell’Inviolata, Rana italica, Anacamptis pyramidalis Se non diversamente specificato, le foto riportate in ciascun contribu-to sono da attribuire ai rispettivi autori o all’Associazione Amicidell’Inviolata. La responsabilità di quanto affermato nella presente pubblicazione èda ricondursi agli autori dei singoli contributi.