Ambiente - Alberi notevoli della provincia di Roma

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Censimento grandi alberi della provincia di Roma

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Ambiente - Alberi notevoli della provincia di Roma

  1. 1. PROGETTO CENSIMENTO GRANDI ALBERI DELLA PROVINCIA DI ROMA Testi e foto di alcune delle più significative piante censite
  2. 2. Leccio grande di Villa Doria Pamphilj Specie: leccio (Quercus ilex L.) Circonferenza del tronco: 480 cm. Altezza: 13 mt. Età stimata: circa 300 anni Comune: Albano Laziale Dov’è: l’albero si trova nel centro di Albano Laziale, all’interno del parco pubblico di Villa Doria Pamphilj. Questo grande leccio dal portamento elegante lo si incontra poco oltre l’ingresso principale, nei pressi sono state collocate delle panchine che ospitano le numerose persone che si fermano a riposare all’ombra di questo patriarca arboreo. Com’è: si tratta di un enorme leccio dalla chioma molto espansa e dal fusto rastremato; il tronco principale presenta delle evidenti costolature che si sviluppano in senso verticale e leggermente a spirale. Purtroppo il suo stato sanitario non è buono in quanto il tronco è cavo e sono evidenti i danni provocati dagli insetti parassiti e da malattie fungine. L’acuirsi delle infestazioni di insetti che scavano gallerie nel legno (xilofagi) è una caratteristica riscontrata negli ultimi decenni anche in altre specie di quercia, in particolare nelle zone del centro e sud Italia, fenomeno rispetto al quale sarebbe opportuno approfondire le gli studi e le ricerche al fine di individuarne le cause.
  3. 3. Tasso di Campagnano Specie: tasso (Taxus baccata L.) Circonferenza del tronco: 372 cm. (misurata al colletto) Altezza: circa 8 mt. Età stimata: secolare Comune: Campagnano Dov’è: la pianta si trova in un parco pubblico, presso la Piazza Regina Elena, nel centro storico di Campagnano. Fa parte degli alberi ornamentali messi a dimora in questa area e fa bella mostra di se all’interno di una grande aiuola, situata proprio presso l’ingresso dei giardini. Com’è: La pianta ha una forma molto armoniosa, caratterizzata dal tronco suddiviso in sette fusti che si aprono a raggiera fin dalla base, ragion per cui la misura della circonferenza è stata presa al colletto, nel punto più stretto, appena sopra alle radici affioranti che forma una sorta di piedistallo. La chioma ha la forma di una piramide rovesciata, è larga e regolare, di grande pregio estetico. Anche lo stato sanitario sembra essere buono.
  4. 4. Ciliegio canino del Monte Semprevisa Specie: ciliegio canino (Prunus mahaleb L.) Circonferenza del tronco: 201 cm. Altezza: circa 7 mt. Età stimata: secolare Comune: Carpineto Romano Dov’è: questo ciliegio vegeta lungo la strada che da Pian della Faggeta conduce al Monte Sempreviva, su uno sperone roccioso posto al margine della strada stessa, a circa 800 metri di altitudine. Com’è: l’identificazione di questa specie, non comune, lascia qualche incertezza dal momento che alla fine del mese di maggio, quando è stata censita, non erano evidenti tutti i caratteri morfologici che consentono una classificazione certa. I testi di botanica descrivono questa specie come poco longeva e caratterizzata da uno sviluppo modesto, di arbusto o piccolo albero. Questo esemplare invece appare assai vigoroso e di dimensioni assai superiori a quelle medie indicate per la specie, nonostante vegeti praticamente sulla roccia nuda. Pertanto il suo valore va individuato soprattutto per la rarità botanica, cui si aggiunge un bel portamento, caratterizzato dall’ampia chioma formata da tre rami principali che si dipartono da un breve fusto che nasce quasi incastonato fra grossi massi calcarei.
  5. 5. Sughera di Cerveteri Specie: quercia da sughero (Quercus suber L.) Circonferenza del tronco: 480 cm. Altezza: mt. 13 Età stimata: secolare Comune: Cerveteri Dov’è: in comune di Cerveteri, in località Sasso, lungo la Via Furbara-Sasso (SP 2/c) al km. 6,500 vive questa bella sughera, visibile a pochi metri dalla strada, in basso, subito a ridosso della scarpata stradale, all’interno di un campo recintato con rete metallica. Com’è: si tratta di una bella pianta, caratterizzata da un robusto tronco che si suddivide in due branche principali divaricate che danno origine ad un’ampia chioma arrotondata. La parte basale del fusto testimonia che dall’albero, in un recente passato, è stata asportata la corteccia, forse per utilizzarne il sughero; in questa zona, conosciuta anche come Pratoni di Furbara, le querce da sughero sono abbastanza diffuse e formano sovente piccoli boschetti che probabilmente erano alla base dell’attività agricola e forestale destinata alla produzione di questa risorsa naturale.
  6. 6. Castagno di Civitella San Paolo Specie: castagno (Castanea sativa Miller) Circonferenza del tronco: 480 cm. Altezza: 6 mt. Età stimata: secolare Comune: Civitella San Paolo Dov’è: la pianta fa parte di un castagneto che si incontra lungo la strada che da Sant’Oreste conduce a Civitella San Paolo. L’albero è ben visibile per la sua enorme ceppaia e cresce sul lato sinistro, proprio a ridosso della strada. Sullo sfondo si può ammirare il Monte Soratte, che con la sua caratteristica forma a cono è visibile da molto lontano. Com’è: si tratta di una vecchia ceppaia, dalla quale si dipartono numerosi polloni che ormai hanno raggiunto dimensioni consistenti, ma non è facile determinarne l’età. Probabilmente in passato era un enorme castagno che è stato tagliato così che dalle radici si sono sviluppati nuovi polloni che hanno sostituito il fusto originario. Nel Lazio, così come in molte altre zone d’Italia, numerose patologie ed in particolare il cosiddetto “cancro del castagno” hanno decimato i castagneti da frutto, costringendo i pochi agricoltori rimasti legati a questa coltura, a radicali interventi di taglio e potatura per asportare le parti morte e secche e rinnovare la vegetazione.
  7. 7. Quercia del Cancellone Specie: roverella (Quercus pubescens Willd.) Circonferenza del tronco: 605 cm. Altezza: 28 mt. Età stimata: plurisecolare Comune: Frascati Dov’è: l’albero è facilmente individuabile alla periferia di Frascati, in via Francesco Borromini, all’interno di un area agricola delimitata da un muro di recinzione. Il podere in passato faceva parte dei possedimenti della vicina Villa Falconieri. Il gigante verde vegeta proprio a ridosso di una struttura in muratura che costituiva il portale di uno dei grandi cancelli di ingresso al parco della villa. Attualmente, nel podere adiacente è stato impiantato un uliveto. Com’è: proprio in virtù della sua posizione, è localmente conosciuta come “Quercia del Cancellone”; si tratta di un vero e proprio patriarca arboreo, dalle dimensioni colossali, probabilmente una delle querce più grandi di tutto il Lazio. Il fusto è breve e cresce fortemente inclinato, per poi dividersi in tre grossi rami uno dei quali, fino a qualche anno fa, si allungava in senso quasi orizzontale attraversando la luce del portale del cancello spingendo le sue foglie fin sopra alla strada. Proprio per evitare che creasse pregiudizio alla sicurezza di quanti si trovassero a transitare in quella via, quel ramo è stato reciso per tutta la parte che sporgeva all’esterno del cancello. Per sostenere i grossi rami sono stati costruiti un paio di pilastri in cemento. Nonostante lo sviluppo irregolare dei rami del primo palco la pianta presenta una bellissima chioma, regolare e perfettamente armonica, con i rami secondari si ergono assurgenti verso il cielo fino a quasi trenta metri di altezza. Nella parte basale del tronco vi è una zona nella quale la corteccia si è in parte staccata, lasciando scoperto il legno sul quale sono visibili attacchi fungini e gallerie di insetti: un segnale preoccupante sulla salute della grande quercia.
  8. 8. Robinia di Gavignano Specie: robinia (Robinia pseudoacacia L.) Circonferenza del tronco: 452 cm. Altezza: 9 mt. Età stimata: secolare Comune: Gavignano Dov’è: nel comune di Gavignano, in Contrada Meo, nei pressi della Fonte Meo, dove sgorga un’acqua minerale di grande qualità che viene ancora oggi imbottigliata, vegeta questa bella robinia, una delle più grandi della zona e l’unica fino ad oggi censita dall’Associazione Patriarchi in provincia di Roma che possa entrare nel novero delle piante monumentali. La pianta si trova in mezzo a un campo agricolo, ai margini di questo vi sono altre vetuste robinie ma di dimensioni inferiori. Com’è: La conformazione dell’albero denota la notevole età di questo esemplare, condizione insolita nel nostro paese, dove questa specie, di origine nordamericana, non manifesta particolare longevità. Le condizioni sanitarie appaiono discrete, anche se la pianta è stata capitozzata, ha qualche ramo secondario secco e la corteccia, oltre alle caratteristiche e prominenti costolature, presenta anche irregolarità e rigonfiamenti alla base del tronco.
  9. 9. Leccio di Genzano Specie: leccio (Quercus ilex L.) Circonferenza del tronco: 453 cm. Altezza: 5 mt. Età stimata: 250 anni Comune: Genzano Dov’è: a Genzano, presso il piazzale San Francesco, nello splendido parco, situato all’interno del convento delle Piccole Sorelle dell’Assunzione. Com’è: si tratta di uno dei più bei lecci d’Italia, sia per il luogo in cui cresce che per la sua forma, molto particolare, in quanto ha una chioma assai ampia ma un’altezza modesta. I robusti rami si allargano a raggiera, tanto che l’albero ricorda nell’aspetto una grande ruota. Lo sviluppo dei rami è in senso orizzontale, tanto che il Corpo Forestale dello Stato, nel timore che per il peso potessero stroncarsi, ha provveduto a puntellare tutta l’impalcatura con dei pali di castagno. Il religioso silenzio di questo luogo di culto, induce a soffermarsi nella meditazione e viene naturale interrompere ogni altra attività e rimanere qualche minuto in contemplazione del patriarca arboreo. La pianta viene periodicamente controllata e accudita da un giardiniere e anche le suore Sorelle dell’Assunzione hanno cura e rispetto del grande leccio che, nonostante la veneranda età, sembra godere ancora di ottima salute. Il convento ha una lunga storia che risale a secoli fa e gode della vista sul sottostante lago di Nemi.
  10. 10. Pino solitario Specie: pino domestico (Pinus pinea L.) Circonferenza del tronco: 480 cm. Altezza: 27 mt. Età stimata: circa 240 anni Comune: Grottaferrata Dov’è: questo enorme pino lo si incontra presso la frazione di Sant’Anna, a pochi chilometri da Grottaferrata in direzione di Marino. La pianta cresce isolata in un campo, a pochi metri dalla carreggiata stradale a breve distanza dalla piccola frazione nella quale ha sede un casa di cura. Com’è: l’albero è senz’altro uno degli esemplari più belli di questa specie in Italia. Il pino domestico presenta infatti la caratteristica chioma ad ombrello e il nostro “Solitario” sfoggia un aspetto che sembra progettato al computer. L’enorme chioma è folta e quasi perfettamente circolare, bombata ed armoniosa, con un diametro di circa trenta metri, tant’è che la pianta, osservata da lontano, pur avendo un’altezza di 27 metri, appare più larga che alta. La posizione e lo splendido isolamento, con la vista che spazia per chilometri verso Roma, conferiscono a quest’albero un grande pregio paesaggistico. La determinazione dell’età è frutto di un calcolo approssimativo, possibile grazie alle misure effettuate da Valido Capodarca nel 1994, quando il fusto era di circa 450 cm. Ciò significa che negli ultimi trent’anni vi è stato un accrescimento medio di circa 2 cm. all’anno. Dividendo l’attuale circonferenza (cm. 480) per l’accrescimento medio si ricavano appunto 240 anni.
  11. 11. Quercia di Guidonia Specie: roverella (Quercus pubescens Willd.) Circonferenza del tronco: 583 cm. Altezza: 18 mt. Età stimata: circa 200 anni Comune: Guidonia Montecelio Dov’è: la grande quercia vegeta in comune di Guidonia-Montecelio, in via Maremmana Inferiore, in prossimità dell’incrocio con Via del Cannetaccio, vicino ad una casa cantoniera avente civico n. 34. L’albero è situato al margine di ex coltivi in vicinanza di una baracca e di alcune costruzioni. Com’è: si tratta di una delle più grandi roverelle della zona, purtroppo sembra essere in totale abbandono e mostra segnali di senescenza. Nonostante la veneranda età questa roverella presenta ancora condizioni sanitarie discrete; sono visibili alcuni rami secchi, il tronco è possente ed evidenzia grandi protuberanze che rendono non facile l’esatta misurazione della circonferenza. I rami sono sinuosi e contorti, quasi disordinati, ciò nonostante la chioma appare di forma abbastanza regolare, ampia e rotondeggiante. L’edera ed altri rampicanti avvolgono in parte il fusto e il primo palco dei rami.
  12. 12. Olivo di Palombara Sabina Specie: olivo (Olea europaea L.) Circonferenza del tronco: 897 cm. Altezza: 6,4 mt. Età stimata: 1000 anni Comune: Palombara Sabina Dov’è: a Palombara Sabina, in via San Francesco, non molto lontano dal cimitero del paese, in prossimità di un incrocio è stata allestita una piccola area recintata all’interno della quale vegeta enorme olivo simile a una scultura di un abile artista. Com’è: E’ il grande olivo di Palombara, senz’altro uno dei più vecchi e monumentali olivi della provincia di Roma e di tutto il Lazio. Il suo stato sanitario è discreto se consideriamo i tanti secoli di vita, mentre il suo stato vegetativo è certamente buono, al punto che produce ancora ogni anno alcuni quintali di olive della varietà “Olivastrone” simile al selvatico ma di dimensioni superiori. Il suo fusto è fortemente fessurato, cariato e scavato proprio come una scultura.
  13. 13. Quercia del Vivaro Specie: roverella (Quercus pubescens Willd.) Circonferenza del tronco: 458 cm. Altezza: n.d. mt. Età stimata: maggiore di 100 anni Comune: Rocca di Papa Dov’è: questa grande roverella vegeta in località Vivaro, nel comune di Rocca di Papa. L’albero si trova isolato in un ampio prato a margine di Via di Rocca Priora, poco lontano dal centro equestre. Com’è: L’area del Vivaro è un luogo molto frequentato dai romani, soprattutto nei fine settimana primaverili ed estivi, in quanto è ricca di prati e di aree attrezzate dove poter fare pic nic in tranquillità a breve distanza dalla grande città. Vi sono anche molte querce secolari sotto le quali i romani allestiscono vere e proprie tavole imbandite. Quella descritta è solo una delle belle e grandi querce di questa zona. Si tratta di una roverella dal portamento maestoso; il suo stato sanitario e vegetativo appare buono e questo fattore ci lascia sperare che il grande albero possa vivere ancora per molti anni.
  14. 14. Roverella di Prato Favale Specie: roverella (Quercus pubescens Willd.) Circonferenza del tronco: 500 cm. Altezza: 18 mt. Età stimata: maggiore di 300 anni Comune: San Polo dei Cavalieri Dov’è: in località Prato Favale, raggiungibile per una stretta strada asfaltata che si si prende presso l’abitato di Marcellina cresce questa monumentale roverella, una delle querce più grandi della Provincia. Com’è: eccezionale roverella, caratterizzata da un grosso tronco, fortemente rastremato alla base, che si sviluppa in un piccola depressione di Prato Favale, uno dei caratteristici prati carsici dei Monti Lucretili. La chioma è regolare, arrotondata ed assai ampia, il diametro è di oltre venti metri tant’è che la grande quercia, osservata da una certa distanza, appare più larga che alta. I rami più bassi sono in parte mancanti, al loro posto sono rimasti rigonfiamenti e cicatrici che conferiscono all’albero un aspetto vetusto. La quercia ha un elevato pregio estetico e può considerarsi fra le più belle dell’intera regione.
  15. 15. Faggione di Monte Gennaro Specie: faggio (Fagus selvatica L.) Circonferenza del tronco: 620 cm. Altezza: 18 mt. Età stimata: maggiore di 300 anni Comune: San Polo dei Cavalieri Dov’è: questo grande albero fa parte di un bosco monumentale che ricopre i versanti dei rilievi che circondano la località nota come Pratone di Monte Gennaro. Per raggiungere il luogo occorre percorrere i sentieri che da Prato Favale conducono ai Pratoni attraverso la Valle Cavalera. Com’è: questo patriarca arboreo ha un aspetto monumentale, caratterizzato da un enorme tronco dalla forma irregolare e dal quale si sviluppa una grande e folta chioma. Le possenti radici sono affioranti e ricoperte di muschi. Il grande fusto si divide a qualche metro da terra in tre grosse branche che presentano rigonfiamenti assai singolari. Queste strane forme che anche altri grandi faggi assumono sono in parte determinate dal calpestio degli animali che pascolano nella zona. L’altopiano è infatti da secoli utilizzato per l’allevamento allo stato brado di bovini e cavalli.
  16. 16. Carpino bianco - Campo di Segni Specie: carpino bianco (Carpinus betulus L.) Circonferenza del tronco: 478 cm. Altezza: 20 mt. Età stimata: maggiore di 200 anni Comune: Segni Dov’è: per vedere questo bel carpino occorre raggiungere il Campo di Segni; qui giunti è possibile parcheggiare l’auto nelle vicinanze di un laghetto, per poi seguire un sentiero in leggera pendenza che si inoltra nel fitto bosco. Dopo aver percorso circa 300-400 metri ci si trova davanti questo enorme carpino bianco che, ad un occhio inesperto, è facilmente scambiabile per un faggio, visto che in questa zona ve ne sono tanti e pure di grandi dimensioni. Com’è: si tratta di uno dei più grandi carpini bianchi del Lazio ed è facilmente individuabile per la presenza di muschi e licheni sul suo tronco, al punto che sembra quasi sia stato dipinto dall’uomo. La conformazione del tronco è unica per la presenza di scanalature singolari e la chioma ha un aspetto irregolare dovuto ai suoi rami contorti. La pianta ha un grande valore scientifico perché è assai raro che esemplari di questa specie raggiungano età e sviluppo considerevoli, come è invece il caso di questo esemplare.
  17. 17. Acerone di Monte Autore Specie: acero di monte (Acer pseudoplatanus L.) Circonferenza del tronco: 456 cm. Altezza: 26 mt. Età stimata: maggiore di 200 anni Comune: Vallepietra Dov’è: per trovare questa pianta occorre giungere in località Le Vedute, zona panoramica raggiungibile tramite una sconnessa strada sterrata che sale da Campo dell’Osso. Qui giunti occorre prendere un sentiero che conduce al Santuario della Santissima Trinità. Il grande acero si trova poco lontano dal sentiero a circa 600 metri dalle Vedute. Com’è: la pianta ha un bel portamento, con il fusto assai sviluppato in altezza che si presenta un po’ sinuoso; purtroppo il suo stato sanitario appare mediocre: vi è una grande ferita con callo di cicatrizzazione al piede, alcuni rami sono in parte secchi e/o danneggiati. Anche l’aspetto vegetativo non è ottimale e la pianta denota uno stato di sofferenza.
  18. 18. Bagolaro di Silvestri Specie: bagolaro (Celtis australis L.) Circonferenza del tronco: cm. 505 Altezza: m. 18,6 Età stimata: circa 150 anni Comune: Nerola Dov’è: l’albero vegeta in località Silvestri, nella corte di una moderna casa rurale oggi adibita ad azienda agrituristica alla quale ha dato il nome: Azienda Agrituristica Il Bagolaro. La località è agevolmente raggiungibile dalla SS4 Salaria, uscendo a Borgo Quinzio (circa al km. 41) e seguendo le indicazioni per Nerola; qualche centinaio di metri dopo aver superato il cartello indicante il comune, si svolta a destra per la località Ferrari e si segue la segnaletica per l’azienda. I proprietari accolgono con ospitalità le persone che si recano a visitare il patriarca arboreo. Com’è: si tratta di un albero veramente eccezionale, probabilmente il maggior esemplare ancora vivente di questa specie nel Lazio; primato che gli deriva dopo la morte di quello denominato “Il Ciucciupicchiu”, in comune di Sant’Angelo Romano e il forte decadimento del bagolaro di San Vincenzo in Comune di Patrica (FR). Anche l’esemplare di Nerola accusa qualche acciacco, alcuni rami secchi sono stati recisi o troncati alla base, il fusto è interessato da fessurazioni che lasciano intendere una estesa cavità interna e fenomeni di carie del legno. Ciò nonostante il vigore vegetativo è ancora ottimale, sì che la pianta allarga notevolmente la sua chioma, che sul lato maggiore raggiunge un diametro di 23 metri. Il robusto tronco è leggermente rastremato alla base e si sviluppa con una lieve inclinazione, compatto e regolare fino a circa 2,5 metri dal suolo poi ampiamente ramificato. Probabilmente per effetto del peso notevole dei rami il tronco tende a suddividersi in più porzioni e a spaccarsi longitudinalmente, onde evitare ciò i proprietari hanno provveduto a farlo cingere con una fascia metallica a circa 2 metri da terra che avvolge il tronco per intero. Non è chiaramente percepibile se l’albero sia costituito da un solo fusto o se invece trattasi di una vecchia ceppaia dalla quale sono concresciuti più polloni separati fra loro, che poi successivamente si sono saldati l’uno all’altro per approssimazione durante la fase di accrescimento.
  19. 19. Fico di San Bonaventura Specie: fico (Ficus carica L.) Circonferenza del tronco: cm. 280 Altezza: m. 9 Età stimata: secolare Comune: Canale Monterano Dov’è: il luogo ove vegeta questo vecchio fico è oltremodo originale, ci troviamo infatti nell’area archeologica di Monterano antica, in Comune di Canale Monterano. La pianta è radicata all’interno della navata centrale della Chiesa di San Bonaventura, con le radici che affondano tra le vecchie pietre di un rialzo che probabilmente ospitava un altare. Com’è: questo vecchio fico presenta dimensioni insolite per la specie che, unite all’aspetto vetusto, fanno ritenere che la pianta abbia un’età veneranda, superiore al secolo. Il tronco della pianta è contorto e fessurato, con alcune parti ormai morte e che la fanno sembrare una scultura; il soffitto della chiesa è crollato da tempo immemorabile e l’albero sviluppa i suoi rami verso l’alto alla ricerca della luce. L’eccezionalità di questo patriarca verde è però data dal contesto ambientale e dall’insolita cornice dei ruderi della chiesa. Il luogo è assai suggestivo, si tratta di una intera città fondata dagli etruschi verso il IV secolo a.c. poi successivamente assoggettata dai romani. Per quasi duemila anni la città ha superato i secoli senza drammatiche vicissitudini giungendo alle soglie del XIX secolo quando, a seguito di un conflitto con la vicina Tolfa, fu distrutta per volontà dell’esercito francese e definitivamente abbandonata nel 1800. L’intero complesso archeologico e fra i più interessanti di tutto l’alto Lazio e vale sicuramente una gita di un giorno.
  20. 20. Pino di Lanuvio Specie: pino domestico (Pinus pinea L.) Circonferenza del tronco: cm. 340 Altezza: m. 17 circa Età stimata: secolare Comune: Lanuvio Dov’è: la pianta si trova in un parco pubblico, in passato appartenente alla villa Sforza Cesarini, nel centro di Lanuvio, proprio nell’area archeologica dedicata a Giunone. L’albero è situato proprio vicino all’ingresso al parco e con la sua imponenza sembra voler accogliere i cittadini di Lanuvio che vogliono trascorrere qualche ora di svago e relax nel loro parco cittadino. Com’è: La pianta ha una forma molto armoniosa, caratterizzata dal tronco slanciato e la tipica chioma ad ombrello. I grandi pini sono numerosi in Provincia di Roma, sia nella capitale che in tutta la fascia costiera e sui rilievi vulcanici della regione, specie in prossimità dei grandi laghi. L’esemplare qui descritto non si caratterizza tanto per le dimensioni, che sono notevoli ma non eccezionali per la specie, quanto per il luogo molto suggestivo dove cresce, proprio vicino al viale d’ingresso all’area archeologica e dove ancora sono visibili i resti del tempio dedicato alla dea Giunone. In questo parco pubblico si trova anche la biblioteca comunale. L’area verde è molto frequentata dai cittadini di Lanuvio, ma anche dai turisti stranieri che giungono sui Colli Albani.
  21. 21. La Quercia appoggiata Specie: Roverella (Quercus pubescens Willd.) Circonferenza del tronco: cm. 412 Altezza: m. 15 Età stimata: oltre 150 anni Comune: Tolfa Dov’è: per vedere questa strana quercia occorre percorrere la Strada provinciale 3/b che da Tolfa conduce a Santa Severa, giunti in prossimità del km. 8,000 la strada compie alcuni tornanti e al km. 7,600 oltrepassa un rio (ponte): siamo arrivati. La località è nota come “Lo Stazzone”, dal nome di un vecchio edificio che sorge lì vicino. Poco prima del ponte, su entrambi i lati della strada vi sono cancelli e staccionate in legno che delimitano le zone a pascolo. Lasciata l’auto, a piedi, ci si inoltra per il largo sentiero che risale verso monte costeggiando il corso d’acqua, dopo circa 250 metri saremo ai piedi della quercia. Com’è: la bella roverella, pur sfoggiando dimensioni non comuni, sfigurerebbe al cospetto dei veri giganti della sua specie, tuttavia la pianta gode di un indubbio valore estetico, esaltato dallo stupendo contesto ambientale della zona. Il tronco cresce con notevole inclinazione e si suddivide in due grosse branche principali dalle quali si sviluppano nodosi rami che salgono verticalmente verso il cielo. Sia il fusto che i rami sono caratterizzati da numerosi rigonfiamenti mammellari, sorta di bubboni costituiti dai tessuti che la pianta ha prodotto al fine di riparare le ferite subite in corrispondenza di rami rotti o recisi. Ai piedi dell’albero anche le grosse radici superficiali evidenziano delle callosità e dei rigonfiamenti, dovute probabilmente al calpestio del bestiame al pascolo, soprattutto bovini e cavalli che qui vivono allo stato brado. Il fusto, alla base, ha un’ampia cavità che lascia intravvedere il degrado del legno. Tutto l’albero, con la sua inclinazione, sovrasta un carpino che cresce lì vicino al quale è letteralmente appoggiato. A circa 50 metri vegeta un’altra bella roverella, di dimensioni decisamente inferiori ma dal bel portamento, altri alberi interessanti si trovano più a valle, lungo il greto del Rio Fiume nei pressi di un centro ippico che organizza anche escursioni a cavallo nella zona.
  22. 22. Sughera dei Fienili Specie: quercia da sughero (Quercus suber L.) Circonferenza del tronco: cm. 382 Altezza: m. 15 Età stimata: secolare Comune: Velletri Dov’è: questa bella ed elegante sughera si trova in via Fienili, in prossimità della ferrovia Roma - Napoli. L’albero vegeta isolato su un piccolo poggio, in una zona panoramica molto bella della campagna romana dalla quale si vede sullo sfondo la cittadina di Velletri e, ancor più in lontananza, i colli Albani. Com’è: le dimensioni di questa sughera non sono straordinarie ma la sua conformazione elegante e soprattutto la sua posizione ne fanno un albero di grande effetto paesaggistico. La sughera si caratterizza per la particolare corteccia, costituita da uno spesso strato suberoso che ricopre il tronco e le ramificazioni maggiori; nelle piante sottoposte a coltivazione e raccolta del sughero, questa corteccia viene asportata generalmente ogni dieci/quindici anni e le piante sottoposte a questa pratica sono facilmente individuabili per l’aspetto che assumono i fusti decorticati, la cui superficie diviene liscia e di un colore rosso mattone vivo. Nel caso di questo esemplare la mancata asportazione della corteccia la rende ancor più bella perché sanissima e integra.

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