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Gianluigi Viscusi, Isaiah Berlin, libertà e pluralismo dei valori

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  • 1. IsaiahBerlin, libertà e pluralismo dei valori
    Gianluigi Viscusi
    viscusi@disco.unimib.it
  • 2. IsaiahBerlin, libertà e pluralismo dei valori
    Gianluigi Viscusi
    viscusi@disco.unimib.it
  • 3. Agenda
    Due concetti di libertà
    Determinismo e libero arbitrio (27 aprile)
    Pluralismo dei valori (12 maggio)
    La libertà dopo Berlin (Mario Ricciardi – 19 maggio)
  • 4. Agenda
    Due concetti di libertà
    Determinismo e libero arbitrio (27 aprile)
    Pluralismo dei valori (12 maggio)
    La libertà dopo Berlin (Mario Ricciardi – 19 maggio)
  • 5. Bibliografia
    Berlin, I. (1958,1969, 1997) Twoconcepts of liberty in Hardy, H. (ed.) Liberty, Oxford University Press, 2002 (Due concetti di libertà in Libertà, edizione italiana a cura di Mario Ricciardi, Feltrinelli, Milano, 2010, pp. 169-222)
    Berlin, I. (1969) Introductionin Hardy, H. (ed.) Liberty, Oxford University Press, 2002 (Introduzione in Libertà, edizione italiana a cura di Mario Ricciardi, Feltrinelli, Milano, 2010, pp. 3-56)
  • 6. Fini e mezzi
    “Se gli uomini non si fossero mai trovati in disaccordo sui fini della vita, se i nostri antenati fossero rimasti, indisturbati, nel giardino dell’Eden, gli studi ai quali è dedicata la cattedra Chichele di Teoria sociale e politica difficilmente avrebbero potuto essere concepiti; questi studi, infatti, nascono dalla discordia, e su essa prosperano” (p.169)
    “Dove c’è accordo sui fini, le sole questioni che restano aperte riguardano i mezzi e non sono quindi politiche – possono cioè essere risolte da esperti o anche da macchine, come le controversie tra ingegneri o tra medici. Ecco perché coloro che ripongono la propria fede in qualche grandioso fenomeno che cambierà il mondo…devono per forza credere che tutti i problemi politici e morali potranno essere trasformati in problemi tecnologici” (p. 169)
    “Ogni concezione della libertà deriva da una qualche idea di io, di persona, di uomo” (p.184)
  • 7. Ubbidienza e coercizione
    Perche dovrei (o qualcuno dovrebbe) ubbidire ad altri?
    Perché non dovrei vivere come voglio?
    Devo ubbidire?
    Se disubbidisco, posso essere costretto? Da chi e in quale misura e in nome di che cosa e a che scopo?
  • 8. Due concezioni
    Liberta positiva (di)
    Da chi sono governato?
    Che cosa, o chi, è la fonte del controllo o dell’interferenza che può indurre qualcuno a fare, o a essere, questo invece di quello?
    Libertà negativa (da)
    Che cosa sono libero di fare ed essere?
    Qual è l’area entro cui si permette o si dovrebbe permettere al soggetto di fare o essere ciò che è capace di essere e fare, senza interferenze da parte di altre persone?
  • 9. Due desideri?
    Il desiderio di governarmi da me o comunque di partecipare al processo da cui deve essere controllata la mia vita
    Il desiderio di disporre di uno spazio di azione libera
  • 10.
  • 11. Libertà negativa
    “La sola libertà degna di questo nome è quella di perseguire il nostro bene a modo nostro” (Mill, 1859)
    “La libertà del luccio è la morte dei pesci piccoli” (Tawney, 1931)
    Coercizione e non-interferenza (la forma ‘classica’)
    Pubblico e privato
    Legge e volontà di fare
  • 12. Domande
    Che cosa significa la libertà per coloro che non possono farne uso?
    Qual è il suo valore, se non vi sono condizioni adeguate per utilizzarla?
    Quale deve essere lo spazio minimo di libertà personale cui non si può rinunciare?
  • 13. Carattere valutativo dei giudizi
    La misura della propria libertà sembra dipendere da
    Numero di possibilità che mi sono aperte
    Facilità o difficoltà di realizzare ciascuna di queste possibilità
    Importanza relativa che dati il mio carattere e la mia situazione, queste possibilità hanno, l’una rispetto all’altra, nel mio piano di vita
    Misura in cui possono essere chiuse o aperte da atti umani intenzionali
    Valore che assegna non solo l’agente ma il sentimento generale della società in cui vive
    Bisogna integrare queste grandezze e ricavare una conclusione che sarà imprecisa, discutibile e
  • 14.
  • 15. Libertà positiva
    Voglio che la mia vita e le mie decisioni dipendano da me stesso e non da forze esterne di nessun tipo
    Voglio essere lo strumento dei miei atti di volontà e non di quelli altrui
    Voglio essere un soggetto, non un oggetto
    Voglio essere qualcuno, non nessuno
    Voglio essere un agente che decide
  • 16. L’io diviso: il desiderio di autodirezione
    La negazione di sé come indipendenza
    La realizzazione di sé come totale identificazione con un principio o un ideale
  • 17. Libertà come governo razionale di sé
    “Io possiedo ragione e volontà, concepisco i miei obiettivi e desidero perseguirli; ma se mi si impedisce di raggiungerli, non mi sento più padrone della situazione. Posso esserne impedito dalle leggi della natura, da fatti accidentali, dalle attività dell’uomo o dalle conseguenze spesso involontarie delle istituzioni umane…Cosa devo fare per non esserne schiacciato? Devo liberarmi dei desideri che so di non poter soddisfare.” (p. 185)
    “Io voglio essere signore del mio regno, ma la sua frontiera è lunga e insicura: la accorcio per ridurre o eliminare l’area di vulnerabilità.” (p.185)
    “come se avessi compiuto una ritirata strategica in una cittadella interiore – la mia ragione, la mia anima, il io ‘noumenico’” (p. 185)
  • 18. La cittadella interiore
    “Un uomo saggio, anche se schiavo, è in libertà, e da ciò segue che anche se regna, uno stolto è in schiavitù” (Sant’Ambrogio cit. da Berlin, 1958,1969, 1997, nota 21 p. 186)
    “Nessuno può costringermi a essere felice a suo modo…Il paternalismo è il peggior dispotismo che si possa immaginare” (Kant cit. da Berlin, 1958,1969, 1997, p. 187)
    Libertà come autonomia
    Libertà come eliminazione dei desideri
    Libertà come indipendenza dalla causalità (naturale)
    Libertà come resistenza e controllo dei desideri
    Libertà come obbedienza alla legge che ci si impone
  • 19. Nota
    La “cittadella interiore” indebolisce la definizione di Mill della libertà negativa come capacità di fare ciò che si desidera
  • 20.
  • 21. La realizzazione di sé
    “Le passioni, i pregiudizi, le paure, le nevrosi scaturiscono dall’ignoranza e prendono la forma di miti e illusioni” (p.192)
    “Siamo ridotti in schiavitù da despoti – istituzioni, credenze o nevrosi – che possono essere deposti solo analizzandoli e comprendendoli” (p.192)
    Uso della ragione critica
    Comprendere cosa è necessario e cosa è contingente
    Capire perché le cose debbano essere come devono essere significa volere che lo siano
    Autodirezione e autocontrollo
  • 22.
  • 23. Individuo e società
    “Io voglio essere libero di vivere come mi ordina la mia volontà razionale (il mio ‘vero io’), ma lo stesso vale anche per gli altri: come posso evitare le collisioni con le loro volontà? Dov’è il confine che divide i miei diritti (razionalmente determinati) dai diritti identici degli altri?” (p. 195)
    “Il problema della libertà politica può essere risolto istituendo un ordinamento giusto che dia a ognuno tutta la libertà a cui un essere razionale ha diritto” (p. 195)
    Un’unica vera soluzione a ciascun problema morale o politico
    Ogni verità può essere scoperta da qualunque pensatore razionale
    Ogni verità può essere dimostrata con chiarezza e accettata da tutti gli attori razionali
    Due verità non possono essere logicamente incompatibili
    La volontà di dominio è sintomo di irrazionalità che può essere spiegata e curata con metodi razionali
    La libertà coincide con la legge, l’autonomia con l’autorità
  • 24. Libertà e status
    “L’essenza della nozione di libertà, sia nel senso ‘positivo’ sia in quello negativo sta nel tenere a debita distanza qualcosa o qualcuno…Il desiderio di riconoscimento è un desiderio di qualcosa di diverso: di unità, di più intima comprensione, di integrazione degli interessi, di una vita di reciproca dipendenza e sacrificio comune” (p.209)
    “E’ solo la confusione del desiderio di libertà con questa aspirazione profonda e universale allo status e al riconoscimento, ulteriormente aggravata dall’identificazione con la nozione di autogoverno sociale, dove l’io da liberare non è più quello individuale ma ‘il tutto sociale’, che rende possibile che gli uomini, mentre si sottomettono a all’autorità di oligarchi e dittatori, affermino che questa sottomissione, in un certo senso, li rende liberi” (p. 209)
    “…Non si corre il pericolo di chiamare qualunque miglioramento (visto con favore dall’interessato) della condizione di un essere umano ‘aumento di libertà’”
  • 25.
  • 26. Libertà e sovranità
    “Bisogna creare una società in cui devono esistere dei confini della libertà che a nessuno può essere consentito di valicare” (p. 215)
    “Ciò che queste regole…avranno in comune sarà il fatto di essere accettati così ampiamente, e radicati così profondamente nella natura effettiva degli uomini, quale si è sviluppata nel corso della storia, da risultare ormai parte essenziale di ciò che intendiamo per ‘normale essere umano’” (p.215)
    “Nessun potere può essere considerato assoluto e solo i diritti possono esserlo” (p.215)
    La rivoluzione francese come eruzione del desiderio di libertà “positiva”, di autodirezione collettiva
    Libertà come possesso da parte di tutti i membri a pieno titolo della società, di una quota di potere pubblico che ha facoltà di interferire con ogni aspetto della vita di ciascun cittadino (Rousseau)
  • 27. Libertà e scelta tra valori
    “Quest’antica fede riposa sulla convinzione che tutti i valori positivi in cui gli uomini hanno creduto debbano in ultima analisi essere compatibili e forse persino implicarsi l’un l’altro” (p.217)
    “Rendersi conto della validità relativa delle proprie convinzioni, eppure difenderle senza indietreggiare, è ciò che distingue un uomo civile da un barbaro” (Schumpeter, 1943, cit. p.222)
    Critica del monismo e della fede in un’armonia finale
    Molteplicità e incompatibilità dei fini
    Necessità di scegliere tra esigenze assolute
    Libertà di scelta
    Libertà come fine in sé
  • 28. “Da un legno storto, come è quello di cui l’uomo è fatto, non può uscire nulla di interamente dritto”