Esperimento ed Apprendimento scientifico

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PON Scuola Media Zumbini di Cosenza

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Esperimento ed Apprendimento scientifico

  1. 1. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Anno 2010/2011 Esperimento ed Apprendimento Scientifico Liceo Scientifico “E. Fermi” di Cosenza PON C-1-FSE-2010 Dirigente Scolastico Prof.ssa Alba Carbone Esperto esterno: Prof. Andrea Checchetti Tutor: Prof.ssa Maddalena Nicoletti
  2. 2. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini” di Cosenza PON C-1-FSE-2010 Esperimento ed Apprendimento Scientifico Dirigente Scolastico Prof. Prof.ssa Alba Carbone Esperto esterno: Prof. Andrea Checchetti Tutor: Prof.ssa Maddalena Nicoletti I corsisti: Ajello Francesco Alfano Giuseppe Calderaro Elena Cambrea Rosario Corraro Ercole Costabile Giacomo De Lorenzo Grazia Geranio Giovanni Gervasi Elisabetta Gugliotta Andrea Lirangi Riccardo Maio Lorenza Mazza Maria Rosaria Muto Lara Pascuzzo Eleonora Pisciotta Elisa Prokopchuck Marya Ruffolo Ilaria Sblendido Alessia Scarlato Carmine Spadafora Alessio Stumpo Irma Tinto Eleonora Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 2
  3. 3. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Il Progetto Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 3
  4. 4. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Con questo progetto PON la Scuola Media “B. Zumbini” di Cosenza ha inteso sviluppare un percorso didattico – laboratoriale, realizzando alcune esperienze di chimica, denominato “Esperimento ed apprendimento scientifico". Il progetto, rivolto agli alunni delle seconde classi, ha avuto come obiettivo principale quello di rafforzare in ingresso e approfondire in uscita le competenze attraverso l’attività di laboratorio per sperimentare nuovi percorsi strutturati sia per i contenuti ma soprattutto per le metodologie. Con l’aiuto della tutor, prof.ssa Nicoletti, si sono individuati una serie di contenuti e sulla base delle scelte fatte si è cercato di mettere a confronto le conoscenze e le esperienze dei corsisti con l’ausilio della didattica laboratoriale che mette al centro della formazione il laboratorio scientifico, luogo per eccellenza del saper fare. Sulla base della proposta del Piano Nazionale Insegnare Scienze Sperimentali il corso si è posto come finalità quella di avvicinare gli alunni alla Scienza e in particolare alla Chimica nella maniera più coinvolgente possibile, attraverso esperimenti, alcuni spettacolari, per poi promuovere la riflessione coniugando le conoscenze e le abilità apprese a scuola con le problematiche della vita di tutti i giorni. Non a caso le attività di laboratorio hanno riguardato argomenti come la chimica dell’acqua, dell’ambiente, degli alimenti, dei materiali, della vita. Obiettivi generali: Mettere a punto attività e relativa documentazione rispondente alle esigenze didattiche delle scuole secondarie di I grado. Contribuire con l’utilizzo del laboratorio scientifico al recupero e allapprofondimento del curriculum scolastico per passare dal sapere al saper fare. L’attività di formazione degli alunni ha previsto la realizzazione di una serie di fasi operative 1. Approfondimenti teorico-pratici propedeutici allo svolgimento dellattività laboratoriali 2. Utilizzo delle strumentazioni scientifiche disponibili nella scuola 3. Realizzazione di una serie di esperimenti a carattere scientifico- tecnologico documentando le attività per inserirle nelle unità didattiche della programmazione di Chimica. Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 4
  5. 5. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Esperienze di laboratorio o Liquidi immiscibili, emulsioni e soluzioni Obiettivi: Comprendere il concetto di solubilità, soluzione e miscuglio eterogeneo. o Trasformazione fisiche e chimiche Obiettivo: comprendere quando avviene una reazione chimica mediante la formazione di un solido, il cambio di colore, un’effervescenza mediante un aumento o una diminuzione di temperatura. o Formazione di precipitati Obiettivo: Preparare soluzioni di Sali e verificare la formazione di prodotti insolubili nei solventi utilizzati. o Indicatori naturali e pH Obiettivi: Preparazione di soluzioni - Utilizzo degli Indicatori - Confidenza con il pH delle soluzioni. o Reazioni acido-base Obiettivo: individuare il carattere acido o basico di soluzioni ottenute per reazione tra un acido e una base. o Preparazione di un sapone Obiettivo: Comprendere le modalità di preparazione del sapone e conoscere la reazione che sta dietro il processo di saponificazione. o Estrazione del DNA da un frutto Obiettivo: utilizzo delle principali tecniche di separazione per separare il DNA di un frutto. Si sono svolti 9 incontri di cui 7 di tre ore laboratoriali, che sono stati cronologicamente distinti in: 1. Microlezione 2. Indagine sperimentale 3. Interpretazione dei risultati e 2 di due ore per introdurre il corso e svolgere un test d’ingresso e una verifica finale. Infine è importante ricordare che le attività di laboratorio sono state valutate relativamente a: 1. Conoscenze di base dei principi analitici 2. Capacità organizzativa dei corsisti nel progettare e realizzare un’analisi 3. Capacità di registrare i dati sperimentali ottenuti dall’esperimento 4. Validità dei risultati ottenuti Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 5
  6. 6. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 L’insieme delle prove ha stimolato l’interesse e la partecipazione degli studenti trattando argomenti che possono considerarsi sicuramente un approfondimento dei contenuti curriculari, ma allo stesso tempo l’indispensabile legame per avviare un confronto con situazioni reali, ampliando così il loro orizzonte culturale. Il livello di conoscenze, competenze e abilità, acquisite dai corsisti, è stato monitorato attraverso un test d’ingresso, una prova in itinere e una prova finale, gli esiti della quale hanno evidenziato il rafforzamento delle abilità, il conseguimento dei saperi e le competenze previste. I corsisti si sono mostrati soddisfatti dell’esperienza maturata durante il corso, partecipando al dialogo educativo, e, opportunamente guidati, realizzando tutta la serie di esperimenti proposti per ogni tematica. Per la realizzazione del progetto sono state utilizzate le seguenti metodologie: - presentazione dell’attività laboratoriale - cooperative learning - problem solving Sono stati raggiunti i seguenti risultati: Conoscenza delle specifiche procedure di laboratorio Consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza Capacità di gestire le relazioni di gruppo. Si ringrazia la Scuola, il Dirigente Scolastico, prof.ssa Alba Carbone, il tutor, la prof.ssa Maddalena Nicoletti, per la collaborazione mostrata per tutta la durata del corso. Cosenza 13/06/2011 Prof. Andrea Checchetti Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 6
  7. 7. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 La didattica laboratoriale Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 7
  8. 8. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 I risultati degli ultimi rapporti OCSE-PISA dei nostri studenti dimostrano quanto i modelli di trasmissione del sapere scientifico non siano più sufficienti e quanto sia impellente mettere in campo nuove pratiche, nuovi modelli, nuovi curricoli della conoscenza scientifica e tecnologica a partire dalla scuola dell’obbligo. La messa in opera di questo progetto PON della scuola media “B. Zumbini” di Cosenza ha centrato una serie di obiettivi fondamentali per stimolare il rapporto che ogni studente instaura con il sapere scientifico al fine di valorizzare il laboratorio come il luogo senza il quale non c’è apprendimento, lo spazio nel quale lo studente è in grado di scoprire e costruire la propria visione del mondo e della realtà che lo circonda. In questa direzione si è cercato nell’ambito del progetto di far incontrare due visioni di concepire il laboratorio: da un lato come spazio-tempo di verifica delle leggi, officina per acquisire abilità del misurare e dall’altro come terreno fertile per sviluppare un pensiero critico, capace di fondere le abilità manuali con quelle mentali per creare le giuste sinergie tra il pensare e l’agire, in modo da condividere teorie e concetti con l’elaborazione e il procedere sperimentale. La didattica laboratoriale costituisce dunque uno strumento di forte innovazione che il Piano ISS ha introdotto nella filiera formativa che va dalla scuola primaria a quella secondaria di secondo grado. Utilizzare la didattica laboratoriale significa guidare processi di auto- apprendimento quali l’analisi, l’osservazione, il confronto, la ricerca di diversi itinerari possibili nella soluzione di un problema che consentono così agli studenti di diventare i protagonisti, attori di un processo in cui acquisiscono competenze. In quest’ottica l’attività di laboratorio promuove la discussione, la riflessione, il ragionamento. Scienze e laboratorio dunque come momento d’incontro per apprendere insieme le strategie necessarie, gli strumenti utili per risolvere un problema. Di seguito alcune tra le schede di laboratorio realizzate dagli alunni che hanno partecipato al corso Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 8
  9. 9. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Schede di laboratorio Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 9
  10. 10. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 CAMBIAMENTO DI COLORE PER AGITAZIONE EFFETTO: Una soluzione incolore, contenuta in un pallone tappato, assume un’intensa colorazione blu quando il pallone viene agitato vigorosamente. PRINCIPIO: Subito dopo il mescolamento dei reattivi, il colorante è lentamente ridotto a una forma incolore dal glucosio, in soluzione alcalina. La vigorosa agitazione della soluzione facilita il suo mescolamento con lossigeno atmosferico che ossida velocemente lindicatore, ripristinando la colorazione iniziale. MATERIALE - 1 beuta da 250 ml con tappo a smeriglio OCCORRENTE: REATTIVI: - Soluzione di KOH: sciogliere 13 g di KOH in 500 ml di acqua; - Glucosio - Soluzione acquosa allo 0,1% di blu di metilene. PROCEDURA: Si sciolgono 10 g di glucosio in 500 ml della soluzione di KOH, aggiungendo 8 ml della soluzione di blu di metilene. Si tappa la beuta e si omogeneizza la miscela che ha una colorazione blu e la si pone sul banco delle dimostrazioni, evitando di muoverla ulteriormente. Entro una decina di minuti, lindicatore si sarà trasformato nella forma ridotta. La soluzione incolore si agita vigorosamente fino a quando non si colori in blu. Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 10
  11. 11. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 11
  12. 12. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 DOVE SI POSIZIONA IL GHIACCIO? EFFETTO: Il cubetto di ghiaccio si ferma sulla superficie di separazione tra olio ed acqua. Pian piano comincia a sciogliersi. Inizialmente le gocce dacqua che si formano restano intorno al cubetto, perché non riescono a penetrare allinterno dello strato dolio. Solo quando si è raccolta una quantità dacqua sufficiente, questa scende nellacqua del bicchiere, colorandola. PRINCIPIO: Il ghiaccio è meno denso dellacqua ma più denso dellolio, ecco perché si ferma tra olio ed acqua. Acqua ed olio sono due liquidi con caratteristiche molto diverse tra loro, per cui le goccioline dacqua colorata che si formano quando il ghiaccio si scioglie, anche se sono più dense dellolio, tendono a restare attaccate al cubetto. Solo quando si raccoglie una quantità dacqua sufficiente predomina la forza di gravità e lacqua colorata attraversa lo strato dolio, unendosi allacqua sottostante. MATERIALE Un beaker grande OCCORRENTE: REATTIVI: - olio - colorante, - un cubetto di ghiaccio PROCEDURA: Si versano 100 ml dacqua in un beaker e si aggiungono, lentamente, 100 ml dolio. S’inserisce poi con cautela un cubetto di ghiaccio colorato nellolio. Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 12
  13. 13. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 13
  14. 14. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 ACCENDI FUOCO E SPEGNI FUOCO EFFETTO: Il bastoncino igniscente riprende a bruciare nella beuta AF grazie all’ossigeno che permette dunque la combustione, mentre la fiamma viene spenta nella beuta SF a causa della presenza della CO2 PRINCIPIO: Beuta AF Il contatto lievito - acqua ossigenata (H2O2) provoca la formazione del gas ossigeno. Lacqua ossigenata infatti è un veleno per le tutte le cellule, comprese quelle dei lieviti, che si difendono trasformandola in composti innocui (acqua e ossigeno) per mezzo di enzimi, chiamati enzimi della perossidasi. Il gas ossigeno (O2) è un comburente che aiuta a bruciare. Beuta SF Nella beuta avviene una reazione chimica, con produzione di anidride carbonica e di un sale chiamato sodio acetato, che rimane in soluzione. - Lanidride carbonica (CO2) è un gas inodore, incolore e più pesante dellaria: per questo rimane intrappolato allinterno della bottiglietta. Questo gas non è né comburente e né combustibile, quindi la sua unica funzione è quella di soffocare la combustione e quindi far spegnere il bastoncino. MATERIALE - 2 beute, OCCORRENTE: - Bastoncini in legno per spiedini, di tipo sottile, lunghi 20 cm 1 - Accendino - cucchiaino - beakers di piccola dimensione REATTIVI: - 1 cubetto di lievito di birra fresco e pressato, del peso di 25 g - Bicarbonato di sodio - Aceto bianco - Acqua ossigenata PROCEDURA: ATTENZIONE: lesperimento deve essere eseguito su un piano di lavoro privo di oggetti infiammabili Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 14
  15. 15. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Si posizionano sul banco degli esperimenti le 2 beute allineate e distanziate (10 cm circa). Si riempie la prima beuta (denominata Accendi Fuoco, AF) di acqua ossigenata fino a 1/3 (1 beaker di piccole dimensioni pieno). Si versano nella beuta AF 5 g di cubetto di lievito di birra precedentemente sbriciolato. Si copre con un tappo per almeno 10 minuti agitando con leggeri movimenti rotatori di tanto in tanto. Si introducono nella seconda beuta (denominata Spegni fuoco, SF) 3 cucchiaini colmi di bicarbonato di sodio e successivamente 40 ml di aceto bianco, poco per volta, per evitare la fuoriuscita immediata della schiuma effervescente dovuta alla formazione del gas anidride carbonica. Si accende la punta di un bastoncino in legno e si spegne la fiamma quando si forma una punta ignescente ( una piccola brace). A questo punto si introduce il bastoncino prima nella beuta AF e successivamente nella beuta SF e si osservano i risultati. Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 15
  16. 16. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 16
  17. 17. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 MISURA DEL PH EFFETTO: L’individuazione della natura chimica di una soluzione sconosciuta è possibile con l’uso degli indicatori, particolari sostanze che indicano, con il cambiamento del colore (viraggio), se una soluzione è acida o basica. PRINCIPIO: L’acidità o la basicità di una soluzione è data dal pH. La valutazione del pH si basa sulla concentrazione di ioni idrogeno (H+) presenti in una soluzione. Le soluzioni neutre hanno pH = 7 e cioè concentrazione di [OH-] = [H+]. Invece quando [H+] > [OH-] la soluzione è acida e il pH è < 7, viceversa quando [H+] < [OH-] la soluzione è basica e il pH è > 7. MATERIALE - beakers OCCORRENT - cartina al tornasole E: - indicatore universale - bacchette di vetro - spatole REATTIVI: - Acido cloridrico - idrossido di sodio - bicarbonato di sodio - aceto o limone - acqua PROCEDURA: Versare la stessa quantità di acqua nei beakers, successivamente aggiungere nel primo beaker 5 gocce di acido cloridrico, nel secondo 5 gocce di aceto (o limone), nel terzo una punta di spatola di bicarbonato, nel quarto una punta di spatola di idrossido di sodio e nella quinta lasciare solo acqua. Immergere la punta della bacchetta di vetro nelle soluzioni appena ottenute e con la punta bagnata toccare il bordo dell’indicatore (va utilizzato ogni volta un pezzo di carta pulito). Confrontare la colorazione assunta dall’indicatore con la scala di gradazioni riportata sulla confezione. A ogni colore corrisponde un valore di pH. Riportare a parte il valore del pH e conservare il pezzetto di carta utilizzato. Tramite la differenza di colore si evidenzia il Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 17
  18. 18. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 cambiamento di pH. Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 18
  19. 19. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 SEPARAZIONE DEI PIGMENTI DELLE FOGLIE VERDI DI SPINACI MEDIANTE CROMATOGRAFIA SU CARTA EFFETTO: Utilizzando la tecnica cromatografica è stato possibile separare i diversi pigmenti colorati. Si osserva che si ottengono quattro bande diversamente colorate ed esattamente andando dal basso verso lalto: la clorofilla B (verde chiaro), la clorofilla A (verde scuro), la xantofilla (gialla). il beta carotene (giallo arancio). PRINCIPIO: Il principio fondamentale su cui si basa la cromatografia è quello di far assorbire la miscela in esame, sciolta in un opportuno solvente, su particolari substrati che hanno la capacità di trattenere in modo diverso i vari componenti della miscela, che saranno poi trascinati via da un opportuno solvente (eluente) con velocità distinta permettendone la separazione. MATERIALE - mortaio e pestello OCCORRENTE: - beaker e cilindri - carta per cromatografia (in alternativa carta da disegno ruvido) - pipetta Pasteur REATTIVI: - foglie di spinaci - alcool etilico - carbonato di calcio - etere di petrolio - acetone PROCEDURA: ATTENZIONE: lesperimento deve essere eseguito su un piano di lavoro privo di oggetti infiammabili. Si tagliano a pezzetti le foglie di spinaci, si introducono nel mortaio e si riducono in poltiglia con l’aiuto del pestello. Si aggiungono nel mortaio circa 5 ml di alcool etilico (prelevato con una pipetta) e si continua a pestare fino a che il liquido si presenta di colore verde intenso (l’alcool etilico estrae i pigmenti delle foglie). Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 19
  20. 20. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Si aggiunge un pizzico di carbonato di calcio per neutralizzare le sostanze acide estratte dalle foglie che, altrimenti, tendono a scolorire i pigmenti. Si prepara una striscia di carta per cromatografia (di dimensioni adatte al cilindro che si utilizzerà). Con una pipetta Pasteur si preleva una goccia del liquido verde estratto dalla poltiglia di spinaci e la si deposita sulla striscia di carta, a circa 2 cm dal bordo; si lascia asciugare all’aria per allontanare il solvente. Si prepara la miscela eluente da utilizzare per la cromatografia, costituito da etere di petrolio e acetone (prelevati rispettivamente con un cilindro graduato e con una pipetta) in rapporto 9:1. Si pone il liquido così ottenuto in un cilindro (o altro contenitore adeguato allo scopo), fino all’altezza di circa 1 cm dal fondo. Si sistema la striscia di carta con l’estratto degli spinaci all’interno del cilindro, in posizione verticale, in modo che “peschi” appena nel liquido (la sostanza depositata deve rimanere al di sopra del liquido); e si chiude il cilindro. Il liquido, salendo per capillarità lungo la striscia di carta, provoca la separazione dei pigmenti presenti. Si estrae il cromatogramma così ottenuto e si osserva la separazione dei pigmenti Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 20
  21. 21. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 21
  22. 22. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 PREPARAZIONE DI UN SAPONE EFFETTO: Durante l’agitazione, il sapone cambierà colore e consistenza, diventando sempre più cremoso. Dopo un certo tempo, togliendo il frullatore e facendo colare un po di miscela, si osserva che resta in superficie per qualche secondo prima di affondare. Questo è il segnale che la reazione è avvenuta. PRINCIPIO: La reazione da cui si ottiene il sapone è detta saponificazione. Tale reazione avviene tra un grasso (o olio) e una base (per esempio idrossido di sodio). Quindi il sapone è un sale sodico di un acido grasso. MATERIALE - Due beakers da 250 ml OCCORRENT - Una pirofila da 500 ml E: - Un cilindro graduato da 100 ml - Due beute da 100 ml - Una bacchetta di vetro - Spatoline - Un coltello - Una molletta reggi oggetti - Fornello elettrico - Bilancia REATTIVI: - 15 g di burro - 10 g di idrossido di sodio (NaOH) - 100 ml di alcool etilico (95°) - Colorante per alimenti - Aromi PROCEDURA: Sciogliere 15 g di burro a bagnomaria. Mescolare continuamente per evitare surriscaldamento. Mescolare 10 g di idrossido di sodio (NaOH) in 100 ml di alcool. L’idrossido Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 22
  23. 23. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 di sodio (NaOH) non si scioglie completamente ma si deposita sul fondo. Aggiungere la soluzione al burro fuso, versando anche la parte non disciolta. Mescolare continuamente mantenendo a ebollizione il bagnomaria per 15 minuti. A questo punto, si possono aggiungere al composto il colorante e gli aromi. Dopo 15 minuti togliere dal bagnomaria e lasciare raffreddare fino a completa solidificazione. N.B. Conviene utilizzare un agitatore Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 23
  24. 24. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 ESTRAZIONE DEL DNA DELLA FRUTTA EFFETTO: Le membrane cellulari sono costituite da molecole ricche di grassi che si sciolgono usando del detersivo liquido. Si usa anche un po di sale che ha la funzione di facilitare leliminazione delle proteine su cui è avvolto il DNA. La banana resa poltiglia è riscaldata a 60°C per accelerare e favorire il processo di demolizione delle membrane cellulari e quelle del loro nucleo per liberare il DNA. La permanenza a questa temperatura per lungo tempo, comincia però a degradare ugualmente il DNA frammentandolo. Questa è la ragione per cui, dopo 15 minuti, bisogna raffreddare la poltiglia e filtrare il liquido ricco di DNA, separandolo dai residui cellulari e dagli altri tessuti del frutto. Allinterfaccia fra lalcool e il filtrato si osserva una sostanza bianchiccia. Si tratta del DNA della banana. PRINCIPIO: Il DNA è contenuto nel nucleo delle cellule della banana. Per liberarlo, è necessario demolire le membrane cellulari e quelle del nucleo. Per ottenere un DNA più puro usiamo il succo di ananas che ha al suo interno la bromelina capace di demolire le proteine negli amminoacidi e di facilitarne leliminazione. L’aggiunta di alcool alla soluzione, rende visibile il DNA, poiché in esso precipita e diventa visibile. MATERIALE - bilancia digitale OCCORRENT - mortaio e pestello E: - siringa da 10 ml - provette - beakers di diversa dimensione - riscaldatore/agitatore - termometro - colino REATTIVI: - 100 g di banana - 3 g di sale da cucina - succo d’ananas - ghiaccio - acqua distillata Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 24
  25. 25. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 - 10 cc di detersivo liquido per piatti - alcool etilico PROCEDURA: Si prepara una soluzione salina di NaCl con 80 cc di acqua distillata e 3 g di sale in un beaker da 100 cc; si aggiungono 10 ml di detersivo prelevati con una siringa e si porta la soluzione a volume di 100 ml. Si riducono a poltiglia 100 g di una banana e si introducono in un beaker da 200 ml a cui si aggiunge la soluzione salina d’estrazione. Si pone il beaker a bagnomaria controllando che la temperatura non superi i 60°C e si agita la miscela per 15 minuti dopodiché si pone per 5 minuti il beaker in acqua ghiacciata. Si filtra con un colino e si versano in una provetta 5 ml di soluzione filtrata a cui si aggiunge 1 ml di succo di ananas; Si attende 2 - 3 minuti per lasciare il tempo alla bromelina presente nel succo di ananas di agire. Infine si aggiunge lentamente nella provetta un volume, equivalente alla soluzione, di alcool etilico freddo, evitando che si mescoli con il filtrato. Il DNA precipita e diventa visibile Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 25
  26. 26. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 26
  27. 27. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Indice analitico Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 27
  28. 28. Esperimento ed Apprendimento Scientifico Anno 2010/2011 Il progetto pag. 3 La didattica laboratoriale pag. 7 Le schede di laboratorio pag. 9 Indice analitico pag. 27 Scuola Media “B. Zumbini“ di Cosenza Pagina 28

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