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Ricordanze Leopardiane

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Transcript

  • 1. Ricordanze leopardiane La magia dei ricordi che si affollano e si sovrappongono alle nitide immagini del presente generano la poesia
  • 2. Giacomo Leopardi
  • 3. Ricordare il passato, anche se doloroso è sempre fonte di piacere È pure una bella illusione quella degli anniversari (Zibaldone,60,1819) Le rimembranze sono piacevolissime e poeticissime … siccome le impressioni, così le ricordanze della fanciullezza in qualunque età, sono più vive e piacevoli che quelle di qualunque altra età … anche le ricordanze di immagini e di cose che nella fanciullezza ci erano dolorose o spaventose (Zibaldone,25 ottobre 1821)
  • 4. Alla luna O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l’anno, sovra questo colle io venia pien d’angoscia a rimirarti: e tu pendevi allor su quella selva siccome or fai, che tutta la rischiari. Ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci il tuo volto apparia, che travagliosa era mia vita: ed è, ne cangia stile, o mia diletta luna. E pur mi giova la ricordanza, e il noverar l’etate del mio dolore. Oh come grato occorre nel tempo giovanil, quando ancor lungo la speme e breve ha la memoria il corso, il rimembrar delle passate cose, ancor che triste, e che l’affanno duri!
  • 5. Leopardi parla alla luna e le ricorda che anche l’anno prima era salito su quel colle con gli occhi velati dal pianto. Dopo un anno nulla è cambiato, il suo animo è ancora ricolmo di sofferenza, eppure ricordare nel presente il dolore di allora gli reca sollievo.
  • 6. La poesia restituisce piacere quando suggerisce l’idea dell’infinito, e suggerisce l’idea dell’infinito quando propone immagini e espressioni vaghe e indefinite. Ricordare luoghi, persone, immagini significa ricostruire con la mente e con il sentimento una dimensione perduta: è una ricostruzione vaga e indefinita e per questo produce piacere.
  • 7. donzelletta lontano Sovraumani silenzi profondo Viali odorati Vaghe stelle antico vecchierella Interminati spazi ultimo Profondissima quiete garzoncello
  • 8. sedendo lontanando mirando danzando sussurrando
  • 9. Rimembri Il rimembrar delle passate cose O Silvia mia O graziosa luna Mi sovvien Io mi rammento O mia diletta luna Cara compagna dell’età mia nova
  • 10. Affiora il ricordo di … Silvia rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?
  • 11. Ritornano suoni, immagini, profumi … Sonavan le quiete stanze e le vie d’intorno, al tuo perpetuo canto, allor che all’opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno
  • 12. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno (A Silvia, 26-27)
  • 13. Si rivive piacevolmente la senzazione di quel momento passato Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato!
  • 14. Le ricordanze Recanati, 1829 Ritornare a Recanati dopo, alcuni anni di assenza,dispone l’animo del poeta ad altri ricordi e nei versi de Le ricordanze sfilano serene le immagini del passato: Vaghe stelle dell’orsa, io non credea Tornare ancor per uso a contemplarvi Sul paterno giardino scintillanti, E ragionar con voi dalle finestre Di questo albergo ove abitai fanciullo, E delle gioie mie vidi la fine. Quate immagini un tempo … Allora che tacito, seduto in verde zolla Delle sere io solea passar gran parte …
  • 15. Allora che tacito, seduto in verde zolla, delle sere io solea passare gran parte mirando il cielo, ed ascoltando il canto della rana rimota alla campagna!
  • 16. E la lucciola errava appo le siepi E in su l’aiuole, sussurrando al vento i viali odorati, e di cipressi Là nella selva; e sotto al patrio tetto sonavan voci alterne, e le tranquille opre dei servi. E che pensieri immensi, che dolci sogni…
  • 17. O Nerina! E di te forse non odo questi luoghi parlar? Caduta forse dal mio pensier sei tu? Dove sei gita, che qui sola di te la ricordanza trovo, dolcezza mia? Più non ti vede questa Terra natal: quella finestra ond’eri usata favellarmi, ed onde mesto riluce delle stelle il raggio, è deserta. Ove sei, che più non odo la tua voce sonar … Altro tempo. I giorni tuoi furo, mio dolce amor. Passasti … Ma rapida passasti…
  • 18. fine Costanza Puppo