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Fotogiornalismo e videogiornalismo 2 lezione
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Fotogiornalismo e videogiornalismo 2 lezione

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  • 20/05/10
  • 20/05/10

Fotogiornalismo e videogiornalismo 2 lezione Presentation Transcript

  • 1. L ’ immagine fotografica tra linguaggio e tecnologia A cura di Andrea Cerase Luca De Bernardis
  • 2. I contenuti del seminario
    • Il linguaggio
    • La “verità” e il potere dell’immagine fotogiornalistica
    • Storia del fotogiornalismo
    • L'immagine fotogiornalistica come linguaggio e il ruolo delle agenzie
    • Il mercato dell'immagine
    • L’immagine tra memoria e attualità
    • Gli aspetti etici e deontologici
    • La tecnologia
    • La pellicola e i sensori
    • Fotocamera e obiettivi
    • Studio delle lenti e introduzione al concetto di dell'immagine
    • Diaframma e profondità di
    • Tempi ed Esposizione (sistema matriciale / zonale
    • Temperatura colore, bilanciamento del bianco, cenni sul flash
  • 3. Il potere paradigmatico dell’immagine
    • L’immagine è una dimensione centrale delle forme di produzione culturale proprie della società contemporanea
    • L’immagine è un elemento costitutivo nei linguaggi dei media informativi: televisione, internet, giornali non possono nemmeno essere concepiti senza le immagini. Essa rappresenta un codice tipico della modernità.
    • Essa esercita un ruolo fondamentale nei processi di costruzione della realtà sociale: la possibilità di elaborare e diffondere immagini della realtà ed è una forma di potere caratteristica della nostra epoca.
    • Molti autori hanno espresso una critica radicale contro l’immagine: primato dell’apparenza sulla realtà, sostituzione dell’emotività dell’immagine al logos razionale del libro, manipolazione delle masse: è davvero giustificata questa posizione apocalittica?
    • Alcuni personaggi storici hanno fatto della propria immagine un elemento centrale nella loro influenza pubblica: John F. Kennedy, Papa Giovanni Paolo II, Osama Bin Laden, Lady Diana Spencer
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  • 4. Homo videns e altre apocalissi
    • « Il video sta trasformando l'homo sapiens prodotto dalla cultura scritta inhomo videns. Vedere senza capire, in una vita inutile, in un vivere che è solo ammazzare il tempo. L'immagine non si vede in cinese, arabo o in inglese.L'immagine si vede e basta. Avere troppa scelta ci fa scoppiare di scelta; essere inondati di messaggi ci ammazza di messaggi. La televisione eccelle in una cosa: intrattiene, svaga, diverte. Come dicevo, coltiva l'homo videns. Informazione non è conoscenza. L'informazione non fa capire. Si può essere informatissimi di molte cose, e anche così non capirle. La televisione dà meno informazioni di qualsiasi altro strumento di informazione. Più una tesi è sballata, più viene reclamizzata e diffusa. Le menti vuote si specializzano in estremismo intellettuale». Non basta? «Una fotografia mente se è frutto di un fotomontaggio. La televisione degli eventi, quando arriva allo spettatore, è tutta un fotomontaggio. La televisione crea una folla solitaria […] «Il sapere è logos, non è pathos. Il vuoto comunica il vuoto». (Carlo Sartori, Homo Videns, 2000)
    • « Siamo immersi nella confusione dei linguaggi e delle immagini. ... Non posso più credere a quello che vedo, e domani sarà così anche per gli altri. Diventeremo obiettori di coscienza di quello che vediamo. Finiremo con lo spegnere la televisione. ... A mio parere tutto si giocherà, anzi tutto già si gioca, sulla carta stampata. Torna la forza del testo. Si deve leggere ».
    • Paul Virilio, Internazionale del 4 aprile 2003
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  • 5. La visibilità come chiave di volta del potere
    • In “ Mezzi di Comunicazione e Modernità di J.B. Thompson affronta un tema cruciale per capire le società contemporanee: la trasformazione del concetto di visibilità
    • Oggi i potenti ci sembrano come personaggi familiari, talvolta ci sembra di conoscerli quasi come amici, possiamo chiamarli per nome ma quasi certamente non li incontreremo mai dal vivo
    • Ciascuno di noi sa che questo tipo di rapporto col potere mediato dall’immagine audiovisiva ci accomuna a milioni di altri individui
    • Nell’epoca precedente all’avvento dei media, i volti dei leader politici erano conosciuti solo a piccoli gruppi di individui ad essi vicini (corti)
    • La visibilità in pubblico dei potenti era limitata e si manifestava spesso in rituali di esaltazione del potere (incoronazioni, matrimoni, cerimonie)
    • Oggi la gestione della propria immagine in pubblico, e dunque della visibilità è una competenza chiave per tutti i potenti
    • Il potere è costantemente sotto l’occhio dei media, che avvicinano i potenti all’uomo comune sfruttando la visibilità per creare consenso
    • Talvolta la visibilità può generare effetti boomerang (scandali, gaffes etc)
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  • 6. La problematica “verità” dell’immagine
    • La caratteristica forse più rilevante delle immagini veicolate dai media e il motivo principale dell’interesse degli studiosi è il loro enorme potere di veridizione
    • Le immagini sono dei potenti agenti di certificazione e validazione della realtà sociale
    • Come S. Tommaso, siamo più disposti a credere a ciò che siamo in grado di vedere (effetti di realtà)
    • Ma le immagini mostrate dai media non sono la realtà, ma la riproduzione di alcuni suoi aspetti, selezionati in modo più o meno arbitrario dall’operatore / giornalista e filtrati dal mezzo tecnico
    • Per sottrarsi alla legittima critica di parzialità o di scarsa obiettività, i giornalisti spesso ricorrono all’espediente retorico delle immagini veicolate dai media come fedele specchio della realtà
    • Una simile posizione, stante le attuali conoscenze sui media e sul loro funzionamento, e la loro diffusione nelle élites culturali della società appare difficilmente sostenibile
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  • 7. La verità? Solo una questione di punti di vista
    • “ No Picture Tells the Truth. The Best Do Better Than That” (Daniel Okrent, Public Editor del New York Times)
    • "There is no such thing as inaccuracy in a photograph. All photographs are accurate. None of them is the truth." (Richard Avedon, fotografo di moda)
    • Uno spot per una recente campagna del quotidiano inglese the Guardian :
  • 8. La realtà vivificata dall’immagine
    • Perché le immagini foto e videogiornalistiche ci appaiono come fedeli riproduzioni della realtà?
    • Le immagini ci sembrano del tutto spontanee e naturali, quasi come se il nostro occhio potesse esplorare direttamente ed autonomamente la scena entro cui si svolge un evento di rilevanza giornalistica
    • La semplice presenza di una macchina fotografica o di una telecamera accesa e in registrazione ci lascia immaginare che ciò che riprende sia vero e im- mediato
    • Ecco perché la presenza di un giornalista in stand-up sul posto contribuisce a rendere l’esperienza più reale
    • La possibilità di vedere l’immagine e ascoltare la voce dei protagonisti di una notizia fa sembrare la notizia più autentica
    • Il pubblico postula più o meno esplicitamente che il giornalista visuale sia ispirato da una tensione al vero e dall’ideologia professionale del distacco, dell’obiettività e della imparzialità: ma davvero funziona così?
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  • 9. L’immagine che inganna
    • 9 aprile 2003: le immagini di una enorme folla festante per l’abbattimento della statua di Saddam Hussein a Baghdad fanno il giro del mondo: testimoni indipendenti mostrano come la folla in realtà non fosse così numerosa e nemmeno così entusiasta
    • 23 dicembre 1989: a Timisoara, generali ribelli al dittatore Ceausescu prelevano 14 corpi da un obitorio e li spacciano come vittime della repressione del regime, scatenando in tutto il mondo un’ondata di indignazione in tutto il mondo
    • “ La forza di veridicità dell’immagine ne rende la menzogna più efficace e quindi più pericolosa” (C. Sartori, 2000)
    • “ Occorre essere consapevoli che quella fotografica è la più efficace delle bugie” (W. Eugene Smith)
    • “ Le immagini “hanno lo stesso tipo di autorità che ieri aveva la parola stampata. Sembrano del tutto vere. Ci figuriamo che arrivino fino a noi senza intromissioni umane e sono per la mente il cibo più facile” (W.Lippman, 1922)
    • Secondo Arturo Benedetti “la fotografia è il fotografo”: ciò implica la presa di coscienza che ogni singola immagine sia sempre socialmente situata.
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  • 10.
    • Un possibile modello interpretativo (rielaborazione da Gerbner, 1957):
    • L’immagine fotogiornalistica è frutto di un processo di selezione: oggettività della “scena”  ideologia giornalistica  selezione dell’inquadratura e dei parametri di ripresa  scelta delle immagini tecnicamente valide  scelta ideologica sulle immagini effettivamente pubblicate
    La selezione: processo di ri-costruzione della realtà
  • 11. Una via d’uscita. Le tre C: curiosità, creatività, concretezza
    • Come diceva Ryszsard Kapuszisnky “il cinico non è adatto a questo mestiere”: fare il giornalista significa avere una profonda curiosità per la realtà sociale, voglia di analizzarla in profondità e di parlarne attraverso gli strumenti tecnici ed intellettuali che si è stati capaci di costruire. Ma il giornalismo letterario è davvero una soluzione?
    • Il foto o videogiornalista non può prescindere da un punto di ripresa, sta ai singoli individuare un proprio punto in cui piazzare la propria fotocamera o videocamera o accontentarsi di un pass al collo e di un posto assegnato dietro ad una transenna
    • Non esiste mai un solo modo obbligato per raccontare una notizia: le nostre scelte chiamano in causa direttamente la nostra responsabilità individuale
    • La progressiva differenziazione dei pubblici e dell’offerta può creare condizioni favorevoli per sperimentare nuovi formati e linguaggi del giornalismo per immagini
    • La realizzazione di una buona idea richiede un atteggiamento pragmatico senza rinunciare all’immaginazione, la capacità di darsi obiettivi raggiungibili e concreti, una buona capacità di cogliere gli elementi in grado di valorizzarla sul mercato
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