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L'economia contemporanea e la crisi internazionale
 

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    L'economia contemporanea e la crisi internazionale L'economia contemporanea e la crisi internazionale Presentation Transcript

    • L’ECONOMIA CONTEMPORANEAE LA CRISI INTERNAZIONALE Amedeo Lepore L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’evoluzione del sistema industriale L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Quale modello economico per il XXIsecolo? Miles e SnowMiles e Snow (R. E. Miles, C. C. Snow, Twenty-first centurycareers, in M. B. Arthur, D. M. Rousseau, (a cura di),TheBoundaryless Career: A New Employment Principle for a NewOrganizational Era, Oxford, Oxford University Press, 1996,pp.97-115) sostengono che: - ogni tipo di organizzazione stabilisce competenze essenziali (core competence), professioni necessarie, struttura e governo delle carriere; - nel XXI secolo l’organizzazione sarà minimale, pochi imprenditori di se stessi, capaci di svolgere una molteplicità di ruoli e iniziative. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Industria: quattro grandi ondateMiles e Snow (in La carriera senza confine) individuano quattro grandi ondate nella storia dell’industria: 1.  Industrializzazione originaria 2.  Fordismo. Dalla metà dell’Ottocento al 1970 3.  Fine XX secolo: epoca postfordista 4.  Inizio XXI secolo: impresa minima L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Il fordismo.Dalla metà dell’Ottocento al 1970È il periodo classico, culminato nel fordismo.I principi guida dell’impresa sono: a.  Produrre ogni cosa da sé b.  Migliorare attraverso progressivi ingrandimenti c.  Gestire il processo produttivo mediante regole e procedure amministrative L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Il postfordismo. Fine XX secoloComincia negli ultimi decenni del XX secolo.I principi guida delle imprese sono:-  produrre solo ciò che si è capaci di fare al meglio ed esternalizzare il resto;-  migliorare attraverso lo sviluppo di una rete collaborativa di fornitori, clienti, partner;-  i lavoratori definiscono i progressi di carriera assieme ai datori di lavoro. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • XXI secolo: l’organizzazione minimaleÈ prevedibile ora la tendenza ad eliminare ogni tipo di gerarchia.Le imprese, in particolare quelle di servizi professionali, avranno organizzazione minima, con il solo compito di facilitare l’attività di piccoli gruppi di professionisti-imprenditori. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • XXI secolo: l’organizzazione minimaleQuesti gruppi non dipenderanno da un capo, ma coordineranno autonomamente il lavoro. Saranno legati a mini-imprese, i cui principi guida saranno: -  essere capaci di fare ogni cosa, in ogni luogo, in ogni tempo; -  migliorare grazie a un mix di competizione e collaborazione; -  autogestirsi mediante l’incessante creazione di conoscenza e affidamento di responsabilità (da cui derivano fortissimi carichi di lavoro, fino a 15 ore giornaliere). L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’organizzazione di network Una tipica impresa di 12-15 professionisti Project manager Cliente principale (Es. Telecom Australia) ALLEANZA ALLEANZA INTERNA ESTERNA Partner di Joint-venture (Es. Toshiba) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • La situazione economica dell’Italia L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’Italia e il contesto economico mondiale 6 PIL Mondiale PIL Area Euro 5 PIL Italia 4 3% a/a 2 1 0 -1 Previsioni RPP 2008 dal 2007 -2 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia italiana: sviluppi e prospettive 3,0 1,0% a/a -1,0 PIL var.% a/a Consumi privati Investimenti fissi lordi Esportazioni nette -3,0 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 Previsioni RPP 2008 dal 2007 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • I consumi privati: confronti europei 6 6 5 France EMU 5 Germany Italy 4 4% year-on-year % year-on-year 3 3 2 2 1 1 0 0 -1 -1 -2 -2 1Q92 1Q93 1Q94 1Q95 1Q96 1Q97 1Q98 1Q99 1Q00 1Q01 1Q02 1Q03 1Q04 1Q05 1Q06 1Q07 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Export performance (beni e servizi) (1985=100)14 140 120 Italy France 100 Germany United Kingdom 80 USA Japan Total 60 OECD 40 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
    • Costi unitari del lavoro relativi (1995=100)15 160 140 120 100 80 60 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 Italy France Germany United Kingdom Spain USA Japan Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
    • Deflatori del PIL (1990=100)16 170 160 150 140 Italy 130 Euro-area 120 USA United 110 Kingdom Japan 100 90 80 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
    • Principali indicatori delle imprese manifatturiere italiane per classi di addetti17 70000 60000 50000 40000 30000 20000 10000 0 Valore aggiunto per Retribuzione lorda per Investimenti per addetto dipendente addetto 1-9 10-19 20-99 100-249 250+ Fonte: ISTAT, Rapporto Annuale (2002)
    • Il rallentamento dell’economia italiana 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011PIL (DPEF, giugno 2007) 0,1 1,9 2,0 1,9 1,7 1,8 1,8PIL (settembre 2007) 0,1 1,9 1,9 1,5 1,6 1,7 1,8importazioni 0,5 4,3 1,8 2,5 3,1 3,3 3,4consumi famiglie 0,6 1,5 2,0 1,8 1,8 1,8 1,8spesa della PA e ISP 1,5 -0,3 1,6 0,3 0,0 0,0 0,0investimenti -0,5 2,3 2,4 1,6 1,8 2,1 2,3esportazioni -0,5 5,3 2,0 2,8 3,5 3,8 4,1LAVOROTasso di disoccupazione 7,7 6,8 6,0 5,7 5,5 5,4 5,2Tasso di occupazione 57,4 58,4 58,9 59,3 59,8 60,3 60,8 Tasso di crescita del PIL: §  2007 dal 2% all’1,9% §  2008 dall’1,9% all’1,5% L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Il rallentamento tendenziale della crescita (1950-2004)Ritmo di crescita dell’economia italiana nel secondo dopoguerra(tassi di variazione medi annui, prezzi costanti) PIL in PPA PIL pro-capite Investim. Lordi 1950-73 5,6 4,9 6,6 1973-2004 2,1 1,9 1,4 1950-63 6,4 5,8 9,3 1963-73 4,4 3,8 3,4 1973-90 2,8 2,4 1,5 1990-2004 1,4 1,3 1,4
    • 1946 - 51 1951 - 63 1963 - 73 1973 - 92Prodotto interno 8,4 5,4 4,8 2,7lordoInvestimenti lordi 7,7 9,3 3,5 1,7Esportazioni n. d. * 13,1 11,1 5,0* Dato non disponibileFonteISTAT. Per il periodo 1946 - 51 si tratta di stime approssimative. I dati del1992 sono stime previsionali di fonte ministero del Bilancio e della Programmazioneeconomica e ministero del Tesoro (1992). L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia italiana nel XXI secoloLe fragilità strutturali del sistema produttivo italiano: Il rallentamento della produttività del lavoro.I punti di forza: La capacità di innovare e la competitività internazionale delle imprese italiane. ¨  L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Cosa è accaduto¨  Occorre guardare al passato recente se si vuole comprendere ciò che sta avvenendo oggi.¨  Negli ultimi anni una serie di cambiamenti (shock) hanno mutato in modo radicale lo scenario dell’economia mondiale e dell’economia italiana.
    • L’economia globale¨  Shock a livello mondiale:1.  La globalizzazione. Non solo il mercato del lavoro (immigrazione), ma anche i mercati dei beni e quelli finanziari (prima la crisi dei titoli dotcom e oggi quella dei mutui subprime).2.  La rivoluzione dell’information and communication technology (ICT): cambia non solo cosa ma anche come si produce, l’organizzazione dei processi produttivi.
    • L’economia globale sotto stress¨  In particolare, due shock hanno colpito tra il 2007 e il 2008 l’economia mondiale:1.  La crisi dei mercati finanziari, iniziata ad agosto 2007.2.  Shock ai prezzi delle materie prime e dell’energia, ancora alti.
    • Il contributo alla crescita
    • Cosa è avvenuto in Europa …¨  Shock che hanno cambiato le “regole del gioco” (le istituzioni):1.  Politica monetaria. La perdita della sovranità monetaria. BCE e entrata in vigore dell’euro dal 1999.2.  Politica fiscale. Vincoli stringenti imposti al bilancio pubblico (Patto di Stabilità e Crescita) (poco spazio per una politica fiscale espansiva)
    • … e in Italia¨  I cambiamenti del mercato del lavoro. Nuove forme per il contratto di lavoro (contratti atipici e lavoro temporaneo).¨  Vantaggi e svantaggi. Hanno permesso l’ingresso sul mercato del lavoro di nuove forze e consentito una crescita occupazionale senza precedenti. Ma anche l’emergere di forme di lavoro precario.
    • Un problema strutturale: la produttività del lavoro¨  Nei decenni trascorsi la crescita italiana è stata sostenuta poco dalla crescita occupazionale e molto dall’aumento della produttività. Oggi invece assistiamo ad un ribaltamento dei ruoli di queste due variabili nel processo di crescita.¨  Nel passato il tasso di crescita dell’occupazione era basso mentre era alto quello della produttività del lavoro; negli ultimi anni, viceversa, la crescita dell’occupazione si è fatta vigorosa mentre si è quasi azzerata la crescita della produttività.
    • Un problema strutturale: la produttività del lavoro¨  1980-2006: La produttività del lavoro cresce ad un ritmo dell’1.4 %. Da suddividere tra una crescita media (1,7%) del Pil e dell’occupazione (0,3%).¨  Due fasi. 1980-1995 : Crescita della produttività del lavoro (2,2%), da ricondurre alla dinamica del Pil(2%) e alla flessione registrata dell’occupazione (-0,2%).¨  1996-2006: Forte rallentamento produttività del lavoro (0,4%) per la ripresa dell’occupazione (0,9%) e alla crescita più contenuta del Pil (1,3 %).
    • 6% Produttività5% Pil  4% Occupazione3%2%1%0% 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008-­‐1%-­‐2%-­‐3%-­‐4%
    • Perché la produttività rallenta¨  Molte cause. Secondo alcuni l’entrata in vigore dell’euro. Struttura produttiva (95% piccole imprese). O il modello di specializzazione produttiva italiano (made in Italy). Globalizzazione. Oppure la scarsità di infrastrutture.¨  Perché a partire dalla metà degli anni 90?¨  Le riforme del mercato del lavoro.
    • Riforme del mercato del lavoro¨  Liberalizzazione delle norme contrattuali per il mercato del lavoro¨  Nuovi occupati: forme di lavoro a tempo determinato, contratti di lavoro atipici¨  Riduzione dell’EPL (maggiore riduzione tra tutti i paesi OECD) per il lavoro temporaneoPiù Flex Minor costo lavoro Più occup.
    • Cosa è avvenuto¨  Maggiore flessibilità: le imprese verso l’occupazione a bassa specializzazione¨  Nessun incentivo all’adozione delle nuove tecnologie e delle nuove forme di organizzazione della produzione (ICT)¨  Senza liberalizzazioni nel mercato dei beni, investimento per l’ampliamento produttivo piuttosto che per il cambiamento¨  Risultato: una dinamica del Pil contenuta anche se accompagnata da aumenti dell’occupazione¨  La stasi della produttività inevitabile
    • Tasso  di  crescita  del  rapporto  capitale-­‐lavoro.  Anni  1981-­‐2006.   Fonte:  elaborazione  su  dati  Istat6%5% media  1981-­‐1994:  3.4%4%3% media  1995-­‐2006:  1.2%2%1%0% 1980 1985 1990 1995 2000 2005-­‐1%
    • Quello che abbiamo visto1.  Deterioramento del quadro macroeconomico italiano.2.  Riduzione dei tassi di crescita del Pil e della produzione industriale.3.  Caduta della produttività del lavoro e totale dei fattori.
    • Una distinzione importante¨  Questi andamenti riguardano tutta l’economia: il sistema economico, può nascondere al proprio interno andamenti contrastanti.¨  Distinguiamo tra due settori:1.  Uno comprende le imprese la cui produzione è rivolta alle esportazioni;2.  L’altro quelle che producono per l’interno.
    • Imprese che esportano¨  Le imprese aperte al commercio internazionale: forte domanda proveniente dall’estero in forte espansione - economie emergenti come Brasile, Russia, India e Cina (i paesi BRIC).¨  Si sono profondamente ristrutturate e hanno investito molto.
    • Cosa hanno fatto le imprese che esportano1.  Trasformazione del modello di specializzazioneDal made in Italy (beni di consumo per la casa e per la persona), ai beni di investimento, come le macchine e gli apparecchi meccanici (settori a forte crescita della domanda mondiale).
    • Strategie adottate2.  Strategie per il made in Italy Maggiore concorrenza a livello internazionale (Cina, India) Upgrading qualitativoSpostamento verso l’alto della gamma qualitativa dei prodotti esportati, prezzi più elevati
    • Strategie adottate¨  Spostamento all’estero delle produzioni a più basso valore aggiunto (quelle a più alta intensità di lavoro), sfruttando forme di internazionalizzazione produttiva.¨  Strategie di internazionalizzazione. Non solo esportazione di beni e servizi, ma anche acquisizione di accordi di collaborazione con partner esteri, partecipazione al capitale di imprese estere, delocalizzazione di molte fasi del processo produttivo all’estero.
    • Le forme di internazionalizzazione Nell’ambito internazionale, l’impresa può adottare diverse forme di internazionalizzazione: - l’internazionalizzazione commerciale - l’internazionalizzazione produttiva - l’internazionalizzazione degli approvvigionamenti - l’internazionalizzazione della ricerca e sviluppo - l’internazionalizzazione finanziaria ¨  L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Il contesto di riferimento 45¨  Il processo di spostamento dell’asse economico mondiale verso l’Asia, che si è accelerato fortemente nel periodo 2002-2007, pone nuove domande sul processo di posizionamento dell’economia italiana nelle dinamiche di integrazione internazionale.¨  La tradizionale attenzione politica e recenti discorsi strategici dei governo italiano sottolineano il ruolo geopolitico acquisito dai Paesi Terzi del Mediterraneo (PTM) in quanto passaggio dei traffici tra l’Europa e le emergenti potenze asiatiche. In questo scenario, l’Italia sarebbe posizionata in modo da trarne particolare beneficio.
    • Il dualismo italiano L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • La mappatura delle provinceitaliane in base alle caratteristichedel ciclo economico La dinamica del PIL: una economia “pro-ciclica” L’economia contemporanea e la crisi internazionale 47
    • L’economia del mondo contemporaneo e ilprocesso di globalizzazione L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • La contrazione del mondo 1500-1840 1850-1930 1950s 1960s
    • La contrazione del mondo I L’orizzonte si riduce Anno Popolazione Tempo (milioni) (anni) 1804 1,000 1927 2,000 123 1960 3,000 33 1974 4,000 14 1987 5,000 13 1999 6,000 12
    • La contrazione del mondo II Anno Anni per penetrare nel d’invenzione 25% del mercatoElettricità per uso familiare 1873 46Telefono 1875 35Radio 1906 22Televisione 1925 26PC 1975 15Tel. cellulare 1983 13Internet 1991 7
    • La contrazione del mondo III La diffusione delle tecnologie. Numero di anni (dall’inizio a 50 milioni di utenti)
    • I divari nello sviluppo economico:popolazione e PNL
    • I divari nello sviluppo economico: il redditonazionale lordo (GNI per capita)
    • I divari nello sviluppo economico: il prodottonazionale lordo (GNP per capita)
    • Una concezione di sviluppo più ampia:Amartya Sen (Indice di Sviluppo Umano - HDI)
    • La diffusione dei sistemi di mercato
    • La diffusione della democrazia
    • Countries’ Relative Political Riskiness(Fonte: Griffin and Pustay, International Business, 4th ed., Prentice Hall, 2005)
    • La malnutrizione, un’altra dimensione della povertà.Percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni, sottopeso
    • Il reddito pro capite nel secolo scorso; alcuni paesi¨  Levels of real GDP/person ($1990 international) 1900 1950 1996 UK 4593 6847 17326 USA 4114 9617 23719 West Germany 3134 4281 19622 Brazil 704 1673 5346 China 652 537 2653 India 625 597 1643 Japan 1135 1873 19582 Russia 1218 2834 4120 Africa 500 830 1220 Crafts,1999
    • La crescita del reddito¨  Growth of Gdp per capita (average annual percentage chages) 1500-1 1820-1900 1900-2000 1870-1900 1900-1950 1950-2000 820 - - OECD 1,2 2,0 1,5 1,3 2,6 Non OECD O,4 1,6 0,7 0,7 2,4 Eastern O,7 1,2 0,8 1,3 1,2 Europe Latin O,6 1,6 1,2 1,7 1,5 America Asia O,2 1,8 0,5 0,1 3,5 Africa O,4 1,0 0,1 1,0 1,0 World 0,04 O,8 1,9 1,2 1,1 2,5 Fonte:Boltho, Toniolo(1999)
    • La crescita nelle economie pianificate Tassi di crescita del reddito procapite URSS Cina 1870-1913 O,9( solo 1870-1913 0,6 Russia) 1928-40 3,8 1913-36 0,8 1950-70 3,4 1950-70 2,9 Fonte: Boltho,Toniolo(1999)
    • Reddito pro-capite Reddito pro-capite 25000 UK USA 20000 WG 15000 Brasile 10000 Cina India 5000 Giappone 0 Russia 1900 1950 1996 Africa elaborazioni su Crafts (1999)
    • Tassi di crescita del reddito: i diversi paesi.. Tassi di crescita del reddito 10 8 1870-1913 6 ) 1913-50 4 1950-73 1973-96 2 0 -2 e a a a le a A G UK on di r ic n i US i ss W as Ci In pp Af Ru Br ia G elaborazioni su Crafts (1999
    • Tassi di crescita del reddito: i diversi periodi Tassi di crescita del reddito UK 10 USA 8 WG 6 Brasile 4 Cina 2 India 0 Giappone -2 1870- 1913-50 1950-73 1973-96 Russia 1913 Africa elaborazioni su Crafts (1999)
    • Catching up?Divergenza nel reddito pro capite fino ai primi anni ’80,modesta convergenza dopo.Catching up in linving standards, 1820-1992 Coeff di N di paesi lnYi,t t1820-1900Tutti i paesi 26 O,97* 6,8Solo oecd 17 0,42 1,61900-1992Tutti i paesi 47 0,17 1,2Solo oecd 22 -0,74* -5,51900-1950Tutti i paesi 47 0,31 1,6Solo oecd 22 0,09 0,31950-1992Tutti i paesi 133 0,12 0,6Solo oecd 22 -1,43* -6.0 Nota:il segno negativo del coeff. Indica convergenza. Fonte: Boltho Toniolo(1999 )
    • 500 1000 1500 2000 2500 0 19 50 19 52 19 54 19 56 19 58 19 60 19 62 19 64 19 66 19 68 19 70 19 72 19 74Scambi di merci 19 76 (1950 = 100) 19 78 19 80 19 82 PRODUZIONE E SCAMBI MONDIALI DI MERCI 19 84Produzione di merci 19 86 19 88 19 90 19 92 19 94 19 96 19 98 20 00
    • RAPPORTO TRA IL VOLUME DEGLI SCAMBI E DELLA PRODUZIONE MONDIALI (1950 = 100)45040035030025020015010050 50 52 54 56 58 60 62 64 66 68 70 72 74 76 78 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 Fonte: OMC Agricoltura Industria estrattiva Manufatti Merci
    • SCAMBI E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI (valori in dollari USA - 1970 = 100)12000100008000600040002000 0 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 Fonte: FMI e UNCTAD Investim enti diretti esteri (afflussi + deflussi) Scam bi di beni e servizi (esportazioni + im portazioni)
    • I tassi di crescita annuali delle esportazioni Annual Growth rates of Exports 70% 60% Growth World 50% Growth PVD Growth OCDE 40% 30% 20% 10% 0% 49 52 55 58 61 64 67 70 73 76 79 82 85 88 91 94 97 00 03 -10% 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 -20%
    • Dinamica: le esportazioni mondiali crescono piùrapidamente del PIL mondiale (1960-2000) 30 25 world exports (% GDP) 20 15 10 5 0 1960 1970 1980 1990 2000
    • Dinamica: il PIL mondiale cresce più rapidamentedella popolazione mondiale (1960-2000) 500 GDP 400 index (1960 = 100) 300 population 200 100 0 1960 1970 1980 1990 2000
    • Dinamica: il commercio mondiale cresce piùrapidamente della produzione mondiale •  Produzione mondiale •  Commercio mondiale •  1981-1990: 2.8% •  1981-1990: 4.5% •  1992: 1.7% •  1992: 5.7% •  1994: 2.9 % •  1994: 10.5% •  1996: 3.2% •  1996: 5.5% •  1998: 2.5% •  1998: 7 %Fonte: ONU, 1998
    • Dazi doganali medi nei paesi industriali 50 40% 40 30 20 15% 10 4.5% 0 Dopoguerra anni 60 anni 90Fonte: WTO
    • Dazi doganali medi di importazione dei maggiori PVSFonte: WTO
    • La crescita nel mondo (1950-1995) Annual Average Growth Rate of GDP per Capita Growth Ratio of GDP per Share of capita at end to World Population, 1998 beginning More developed 2.7 3.1 20 Less Developed: 2.5 2.9 80 China 3.8 5.0 21 India 2.2 2.5 17 Rest of Asia 3.7 4.6 21 Latin America 1.6 1.9 9 Northern Africa 2.1 2.4 2 Sub-Saharan Africa 0.5 1.2 11 Source: Richard Easterlin, “The Worldwide Standard of Living Since 1800”, Journal of Economic Perspectives, 2000.
    • Miracoli e disastri della crescita(1960-1990) Annual Average Growth Rate of GDP per Worker 1960-1990 Miracles Growth Disasters Growth Korea 6.1 Ghana -0.3 Botswana 5.9 Venezuala -0.5 Hong Kong 5.8 Mozambique -0.7 Taiwan 5.8 Nicaragua -0.7 Singapore 5.4 Mauritania -0.8 Japan 5.2 Zambia -0.8 Malta 4.8 Mali -1.0 Cyprus 4.4 Madagascar -1.3 Seychelles 4.4 Chad -1.7 Lesotho 4.4 Guyana -2.1 Note: Figures for Botswana and Malta based on 1960-1989. Source: Jonathan Temple, “The New Growth Evidence”, Journal of Economic Literature, 1999.
    • Caratteristiche socio-economiche dei paesi piùglobalizzati rispetto a quelli meno globalizzati
    • Il reddito individuale mondiale e l’ineguaglianzanel consumo
    • La globalizzazione (I)L’apertura dei mercati è stata caratterizzata da una grande crescita del commercio.  Evoluzione del commercio come % del PIL. 70 60 50 percent 40 30 20 10 0 70 73 76 79 82 85 88 91 94 97 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 year
    • La globalizzazione (II)L’aumento è generalizzato... 80 70 60 Percentage trade in GDP 50 Brazil China 40 Germany India Italy 30 Mexico Spain 20 United States 10 0 75 77 79 81 83 85 87 89 91 93 95 97 99 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19
    • La globalizzazione (III)…e ha luogo fondamentalmente nelle manifatture. 250 200 Index 1990 = 100 150 Agriculture Manufacturing 100 50 0 1970 1973 1976 1979 1982 1985 1988 1991 1994 1997 2000 year
    • La globalizzazione (IV)Relazione tra commercio agricultura e industria. 2 1,8 1,6 1,4 1,2 Brazil Ratio 1 China Germany 0,8 India Italy 0,6 Mexico Spain 0,4 USA 0,2 0 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 Year
    • Le origini e l’evoluzione della globalizzazione
    • Una rassegna sintetica dei tassi di crescita World US UK Jap 1820- 0.6 1.3 1.2 0.1 1870 1870- 1.3 1.8 1.0 1.4 1913 1913- 0.9 1.6 0.8 0.9 1950 1950- 2.9 2.4 2.5 8.0 1973 1973- 1.2 1.4 1.4 3.0 1992
    • La crescita media annuale del PIL pro capite mondiale
    • L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’economia dei paesi emergenti L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • I “PAESI IN TRANSIZIONE” Insieme di stati ex comunisti dell’Est europeo:q  paesi che hanno avviato la transizioneq  paesi che hanno una transizione bloccataq  la RussiaDifferenze: aree di antica industrializzazione, precedente al regimecomunista (Repubblica Ceca, regioni polacche) e aree rurali (Romania,Bulgaria)Caratteri comuni: sforzo di dialogo con l’occidente europeo (costituitoda stati regioni) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • I “PAESI CHE HANNO AVVIATO LATRANSIZIONE” Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia e LituaniaCaratteri comuni:q  sforzo di dialogo con l’occidente europeo e specialmente con laGermaniaq  ristrutturazione delle industrie (meccanica, alimentare)q  bassa inflazione con poche eccezioniq  elevati investimenti esteri L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • LA TRANSIZIONE BLOCCATA NELLA PENISOLABALCANICA Limiti alla transizione verso un’economia di mercato: q  mancanza di una preesistente base industriale q  presenza di un settore agricolo con eccessi di m.o. e bassa redditività q  instabilità politica e conflitti etnici Vantaggi verso la transizione: Ø  basso costo della m.o. che attrae investimenti esteri Ø  governi tolleranti verso le industrie inquinanti L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • RUSSIA Caratteri: Ø  ricchezza di risorse minerarie, agricole ed energetiche Ø  riconversione dell’apparato industriale militare Ø  opportunità di sviluppo per il settore della microelettronica e dell’informatica Limiti: v  limitato mercato interno v  spinte politiche non definitivamente equilibrate L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • MEDIO ORIENTE(ARABIA SAUDITA, BAHREIN, EMIRATI ARABI, IRAN, IRAQ, KUWAIT,OMAN, QATAR)Ø  ricchezza di risorse energeticheØ  gli oleodotti accrescono l’importanza dei luoghiØ  area di accoglienza di immigrati pachistani, indiani, filippiniNon è solo l’economia a determinare l’importanza di un’area L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Tigri Asiatiche (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerata crescita economica ma recente rallentamentoØ  crescita provocata dall’apertura ai mercati e dal peso delle industrietecnologicamente avanzate volte alle esportazioniØ forti investimenti esteriØ  modello dirigistico delle economie nazionali che rassicura gli investitoriØ  basso costo della moØ  crisi finanziaria per il forte indebitamento delle imprese industriali e per ilcoinvolgimento delle banche, oltre che per le rivendicazioni sinda.Ø  passaggio nel 1997 di Hong Kong alla Cina e pressione cinese anche per ilpassaggio di Taiwan L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Tigri Asiatiche (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerato sviluppo ma recente rallentamentoØ  sviluppo provocato dall’apertura ai mercati e dal peso delle industrietecnologicamente avanzate volte alle esportazioniØ forti investimenti esteriØ  modello dirigistico delle economie nazionali che rassicura gli investitoriØ  basso costo della moØ  crisi finanziaria per il forte indebitamento delle imprese industriali e per ilcoinvolgimento delle banche, oltre che per le rivendicazioni sinda.Ø  passaggio nel 1997 di Hong Kong alla Cina e pressione cinese anche per ilpassaggio di Taiwan L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Corea del SudØ  nel dopoguerra dall’economia agricola si passa a quella industrialegrazie a un forte e pervasivo intervento dello statoØ lo stato offre a privati finanziamenti, incentivi fiscali, commessepubbliche e protezioni doganaliØ  presenza degli chaebol, grandi imprese oligopolisticheØ  mo non sindacalizzata e a basso costo, che oggi rivendica un ruolo nonsolo come lavoratori ma anche come consumatori TaiwanNonostante l’interscambio con la Cina sia elevato questo stato rischia didiventare una regione cinese, ricca ma dipendente L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • CinaØ  la transizione verso un’economia di mercato comporta laliquidazione di moltissime imprese pubbliche col rischio direazioni socialiØ Vi sono diverse realtà: quella industriale del Nord-Est(tessile, siderurgico, trasporti); quella costiera più dinamicadel Centro-Sud (Hong Kong e Shanghai) dove si hanno moltiinvestimenti esteri; quella continentale ancora agricola;quella di Taiwan.Ø  la quota di popolazione dedita all’agricoltura è ancoramolto elevataØ  il reddito pro capite è molto basso da non sorreggere unbuon mercato interno, ma è prevedibile una sua espansione L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • IndonesiaØ  gigante demografico con una struttura industriale debole chesoffre le congiunture avverseØ  forti esportazioni di prodotti manifatturieri, nonostante ilpeso dell’occupazione agricola Filippine v  industria nascente rivolta al mercato interno L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • IndiaØ  gigante demografico che emerge come mercato piuttosto che come produttore,tranne per le zone di Bombay e di BangaloreØ  molti dei suoi abitanti vivono al di sotto della sogli di povertàØ  la maggior parte della popolazione è dedita all’agricoltura Brasilev  il Sud-Est e l’area di San Paolo sono le più vivaciv  il Nord-Est è poverov  dallo sfruttamento delle risorse agricole –minerarie (canna da zucchero, oro,diamanti, caffè) si è passati ad una solida base industriale (trasporti e componentistica)grazie agli investimenti esteriv  immense aree a verde a rischio di degradov  le aree urbane presentano caratteristiche comuni nell’America Latina: espansione delsettore finanziario, dei servizi e di alcune imprese a scapito di altri settori L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • I PAESI IN VIA DI SVILUPPO (PVS)Negli anni ‘90:q  ritmi di crescita superiori ai paesi industrializzatiq  sfruttamento della divisione internazionale del lavoroq  offerta di mo a basso costoAlcune aree restano escluse dalla ripresa economica:ü  l’Africa (eccetto Egitto e pochi altri stati)ü buona parte dell’America Latina (eccetto quei paesi aderenti ad accordi commerciali:il Messico al NAFTA (con Canada e USA); Argentina Uruguay Paraguay Brasile e Cile alMercosur) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • LE STRATEGIE DEI PVSIn passato:q  modelli di sviluppo protezionisticiq  richiesta di aiuti internazionaliq  stabilizzazione dei prezzi delle materie primeq  attacchi alle multinazionali ritenute predatrici di risorseOggi:Ø  apertura dei mercati alla globalizzazioneØ  accoglimento di capitali esteriØ  attrazione di imprese transnazionaliØ  maggior peso del ruolo del privato rispetto al pubblico L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • LE STRATEGIE DEI PVS PER DIVENIRE PIÙ COMPETITIVIv  riduzione esasperata dei salari al limite di provocare disordini socialiv  riduzione delle tasse per le imprese esterev  riduzione dello stato socialev  riduzione dei controlli ambientaliMa questi paesi devono fare i conti con l’economia finanziaria globaleche provoca crisi valutarie e speculazioni L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONEv  sul commercio dei beni di consumov  sul mercato dei capitaliv  nonostante i flussi di emigranti il mercato del lavoro è menoglobalizzabilev  aumenta la disoccupazione con poche eccezioni mondiali, perchési incorpora più tecnica e capitale che lavoro nel prodotto L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • LE STRATEGIE DEI PAESI INDUSTRIALIZZATIv  deregulation esasperata dei mercati dei capitali e dei beniv  deregulation del mercato del lavoro per aumentarne la flessibilitàv  assoluto rilievo del settore privato ma nell’Europa Occidentale si tenta diq  conservare lo stato socialeq  tutelare il lavoratore e le figure più deboliSi delinea una contrapposizione tra l’economia americana e un’economia“alternativa” (prevalentemente europea) per l’egemonia mondiale, a cuinon saranno estranei i pvs anche per l’incognita demografica (in India eCina) Prof. Carmelo Maria Porto 121
    • Dinamismo di crescita dei paesi industriali rispetto a quelli in via di sviluppo OCDE EMCsFonte: IMF
    • La crescita della produzione manifatturiera nei paesi dinuova industrializzazione (1963-2002)a 1994; b 1995; c 1996; d 1998Fonte: Dicken (1998, Table 2.3; 2003, Table 3.6); UNIDO, www.unido.org/geostat; World Bank (2004), WorldDevelopment Indicators 04, The World Bank, Washington, Table 4.1.
    • OCSE e PVS: quote di commercio, popolazione e PIL 80 70 60 50 OECD 40 LDCs 30 20 10 0 Trade Population GDP Fonte: IMF/WEO
    • Commercio internazionale - PVS I paesi che si sono aperti al commercio estero sono quelli che hanno avuto le performance migliori Rapporto apertura/crescita
    • Ratios di apertura del commercio (XGS/GDP%)350% France= 25% Brazil= 16% India= 14%300% USA= 9%250%200%150%100%50% 0% China Hongkong Singapour Taiwan Korea Malaysia Philippines Thailand Indonesia
    • I nuovi globalizzatori: crescita del PIL pro capite al procedere dell’integrazione6% Cina Corea del Sud Hong Kong 5.0% India Singapore4% Taiwan 3.5% 2.9%2% 1.4%0% 1960s 1970s 1980s 1990s
    • Cina, India, Giappone: quote % del PIL globale China= 13% Japan= 7% India= 6%
    • Il PIL pro capite in quattro paesi (1820-2000)Fonte: A. Maddison, Monitoring the World Economy 1820-1992, Paris, Organization for Economic Cooperation andDevelopment, 1995
    • L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • L’inatteso recupero asiatico Produzione industriale dei paesi ¨  Uno degli aspetti cruciali emergenti della prima parte del decennio deè rappresentata15.0 dalla forza del ciclo delle12.0 economie asiatiche. 9.0 ¨  Si ricordi che nel ’97-’98 tutto il sud est asiatico era stato 6.0 investito da una grave crisi. 3.0 ¨  La chiave di volta sta nell’abbattimento delle 0.0 barriere commerciali e-3.0 nell’ingresso della Cina nel Wto.-6.0 98 00 02 04 06 ¨  Con l’ascesa del gigante var % tendenziali cinese il termine GLOBALIZZAZIONE acquisisce un diverso significato. 131
    • La crescita dei paesi emergenti spostagli equilibri della crescita globale Il Pil mondiale Il Pil mondiale6 Emergenti Economie avanzate 95 84 7 63 52 4 31 2 10 80 85 90 95 00 05 0 80 85 90 95 00 05 Var. % medie annue Var. % medie annue 132
    • L’ascesa della Cina Le quote di mercato Giappone Stati Uniti ¨  Crescita del Pil intorno al 10 per cento. Germania Cina ¨  Forte crescita della produttività14.0 ¨  Spostamento della popolazione dalle campagne verso la città12.0 (industrializzazione) ¨  Alto tasso di risparmio (politiche di10.0 abbassamento della natalità). ¨  Forte avanzo delle partite correnti 8.0 ¨  La Cina gioca un ruolo centrale quale assemblatore dei manufatti prodotti in 6.0 tutto il sud est asiatico ¨  Il Giappone rafforza la competitività cinese svolgendo un ruolo di fornitore 4.0 di tecnologia. 2.0 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07Esportazioni in dollari in % del commercio mondiale, 133 m.m di 12 termini
    • La politica del cambio dei paesi asiatici ¨  L’avanzo delle partite correnti cinesi Riserve valutarie (ma non solo) genera spinte per un Cina Giappone apprezzamento delle loro valute sul1500 dollaro. Queste vengono contrastate dalle autorità monetarie cinesi che1200 mantengono una politica di cambio (quasi) fisso sul dollaro.900 ¨  E’ questo un caso abbastanza peculiare. Di solito è la valuta di600 riferimento ad apprezzarsi. ¨  La fragilità del sistema bancario300 domestico e il bisogno di sostenere lo sviluppo export-led del 0 manifatturiero hanno spinto le 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 autorità cinesi a contrastare Mld di dollari l’indebolimento del dollaro tramite un forte aumento delle riserve. 134
    • Lo yen debole, i carry trades e la politica anti-deflazione della Bank of Japan BA SIC D ISCO UNT & LOA N RA TE - MIDDLE R ATE7 FR OM 7/12/90 TO 7/12/07 MON TH LY Cambio reale bilaterale yen dollaro Cambio yen dollaro6 160 110 1505 100 1404 90 130 80 1203 70 1102 100 601 90 50 90 92 94 96 98 00 02 04 06 800 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 1990 1994 1998 2002 20 basato sui prezzi al consumo, Indice gen 07 = 100 Sour c D AT ASTR EA M e: 135
    • Il boom del petrolio e dei prezzi delle materie prime ¨  La crescita dei paesi emergenti si è tradotta in un Prezzo del petrolio forte impulso alla domanda150 di materie prime. ¨  I prezzi delle materie prime120 sono cresciuto molto nel corso degli ultimi anni90 ¨  La delocalizzazione ha aumentato l’elasticità della domanda di petrolio rispetto60 alla crescita del prodotto globale. media 74-85 media 86 - 0530 ¨  Si pone un problema di sostenibilità ambientale 0 dello sviluppo asiatico 70 75 80 85 90 95 00 05 Quotazioni in dollari; 136
    • Petrolio: prezzo nominale e reale Prezzo reale del petrolio 160 140 120 100 80 media 74-85 60 40 media 86 - 04 20 0 70 75 80 85 90 95 00 05 Quotazioni in dollari, deflazionate con lindice dei prezzi al consumo Usa e livello medio dei due sottoperiodi 137
    • Il prezzo del petrolio: fondamentali efinanza¨  Il trend degli ultimi anni ¤  Effetto finanziario – le materie prime entrano nei portafogli degli hedge funds ¤  Mismatch domanda (effetto Cina) – offerta (bassi investimenti d’inizio decennio)¨  Le tendenze dei prossimi anni ¤  Dal punto di vista dei fondamentali di domanda-offerta i prezzi dovrebbero restare elevati ¤  Dal punto di vista del peso della finanza, è finita la fase liquidità abbondante e a buon mercato e questo porterà a minore pressione dei fondi sui mercati delle commodities 138
    • Non c’è pressione dal lato dell’offerta Produzione mondiale di petrolio ¨  Ritardi negli investimenti –75000 elasticità dell’offerta ai prezzi700006500060000 95 97 99 01 03 05 07 mgl di barili al giorno 139
    • Si è ridotta la capacità di suasionda parte dei paesi occidentali Usa - Quota sulla produzione Russia -Quota sulla produzione mondiale di greggio mondiale di greggio 12.0 14.0 11.0 13.0 10.0 12.0 9.0 11.0 8.0 10.0 7.0 9.0 6.0 8.0 95 97 99 01 03 05 07 95 97 99 01 03 05 07 140
    • Nel lungo periodo la domanda cinesecrescerà ancora molto Consumi di petrolio Consumi pro-capite di petrolio120.0 120100.0 100 80.0 80 60.0 60 40.0 40 20.0 20 0.0 0 Cina Usa Giap Ger Fra ita Cina Usa Giap Ger Fra ita Indice Usa = 100 Indice Usa = 100 141
    • Lo spostamento del baricentro economico del MondoPrevisione della distribuzione della produzione mondiale nel 2010
    • La crescita di CINA e INDIA puo’ ¨  mettere a dura prova settori non marginali del nostro sistema produttivo (es. tessile, calzaturiero); ¨  diventare, però, la grande opportunità per il sistema logistico – portuale italiano; ¨  far rinascere il Mediterraneo che potrebbe trasformarsi nell’epicentro di controllo dei traffici e della logistica europea.
    • Maggiori detentori esteri di titoli del Tesoro americano Hong Kong LussemburgoPaesi caraibici sedi di ist finanz Brasile Paesi esportatori di petrolio Regno Unito Cina Giappone 0 100 200 300 400 500 600 700 miliardi di dollari a settembre 2007 144
    • L’avvicendamento dei leader globali US leadership Dutch decline British empire Northern Italy Netherlands Belgium 1500 1600 1750 1820 1900Fonte: A. Maddison
    • La crisi finanziaria (ed economica)internazionale L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • ECONOMIA MONDIALE la peggiore crisi dal dopoguerraØ  All’origine squilibri macroeconomici (Cina, Usa, sovrabbondanza di risparmio, liquidità); nel precipitare degli eventi, la correzione di questa lontana causa si è “persa”; l’uscita dalla recessione non sarà il ritorno a un periodo di stabilità; vecchi e nuovi squilibri da cui rientrare (eccessi di liquidità e peggioramento finanze pubbliche)Ø  Nuove priorità: normalizzare mercati finanziari, stimolare la domanda aggregata; obiettivi interrelati Ø  Misure comuni per realizzare gli obiettivi di normalizzazione creditizio/finanziaria e sostegno domanda aggregata Ø  Normalizzazione finanziaria, condizione necessaria per assicurare l’efficacia delle misure di sostegno della domandaØ  Grandfather’s recession (fine ‘800-inizio ‘900), con due differenze: globalizzazione più intensa di allora; politica economica consapevole dell’importanza di agire contro il ciclo negativoØ  Dimensione internazionale della crisi richiede politiche quanto più collettive e concertate tra i principali attori
    • Una economia è considerata in “declino” quando assistiamo aduna diminuzione del tasso di crescita potenziale.Per misurare il “declino” o lo “sviluppo” dobbiamo analizzare:- la dinamica del PIL;- le dinamiche della produttività del lavoro (rapporto tra ilprodotto e il numero di lavoratori impiegati nella produzione);- le quote di mercato delle esportazioni.Il permanere in uno stato di declino è una situazione molto piùgrave di quella congiunturale. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Ricorrenza delle crisi Le crisi ci sono sempre state: non ci può essere economia di mercato senza le crisi. I capitalismi e i sistemi finanziari sono instabili …149 •  I Bardi e i Peruzzi fallirono tra il 1343 e il 1346 perché Eduardo III non ripagò i suoi debiti •  I fallimenti delle banche in Italia e negli USA nell’Ottocento (cfr. la prossima slide!) e all’inizio del Novecento •  Le crisi bancarie durante la Grande Depressione degli anni Trenta, in USA, Italia (la nascita dell’IRI), Germania, Austria •  Dal 1945 al 1970 fase di stabilità bancaria, ma le crisi sono esplose successivamente
    • 150
    • Ricorrenza delle crisi151 Secondo la WB, da fine anni settanta al 2002 ci sono state 117 crisi bancarie sistemiche in 93 paesi e 51 crisi minori, in 45 paesi. Alcuni esempi (molto diversi tra loro): ¨  saving and loans americane (anni Ottanta) ¨  banche scandinave (primi anni Novanta) ¨  sistema bancario meridionale italiano (metà anni ‘90) ¨  Giappone e altre banche asiatiche (anni ’90)
    • Ricorrenza delle crisi152 Caratteristiche delle crisi (Reinhart e Rogoff) Prima delle crisi: crescita dei prestiti bancari, ovvero ¨  dei debiti delle imprese, aumento dei prezzi delle azioni e delle case (evidenza di herd behavior e di “esuberanza irrazionale”/Shiller) ¨ Quando scoppia la crisi: brusca decelerazione dei prestiti, caduta della Borsa e dei prezzi delle case ¨ Le difficoltà di famiglie e imprese a loro volta si ripercuotono sulle banche
    • Ricorrenza delle crisi153 Fattori che ricorrono nella crisi di oggi: - indebitamento eccessivo: non delle imprese!, delle famiglie - cfr. paper Jappelli -  crollo dei prezzi di Borsa in tutto il mondo (-49% in Italia nel 2008) -  crollo dei prezzi delle case in alcuni paesi, dopo anni di forte crescita - fallimenti e salvataggi pubblici delle banche (Northern Rock, Bearn Stearns, Lehman Brothers, AIG etc.)
    • Le novità della crisi in corso154 A metà 2007 uno shock cambia le opportunità di profitto in un settore dell’economia: aumentano le insolvenze sui mutui subprime, ma dare la colpa della crisi ai mutui subprime è come dare la colpa della I^ guerra mondiale all’attentato di Sarajevo C’erano squilibri di fondo negli USA (Roubini e altri) ¨  Triplo deficit – pubblico, di bilancia commerciale e delle famiglie – finanziato dal resto del mondo ¨  Dopo il 2000 tassi di interesse bassi hanno alimentato la domanda di prestiti. I politici hanno favorito l’accesso al credito delle famiglie (l’obiettivo di “una casa per tutti”), contribuendo all’abbassamento delle regole ¨  L’aumento eccessivo del credito è stato favorito dalla crescita dei prezzi delle case, aumentando la disponibilità di garanzie per le banche
    • Le novità della crisi in corso155 L’intepretazione di Roubini era in buona parte giusta, ma ci aspettavamo un aggiustamento diverso (come insegnano i manuali di macro e molti casi del passato): svalutazione del dollaro, riequilibrio commerciale americano, inflazione in crescita, aumento da parte della FED dei tassi di interesse, decelerazione ordinata del credito e del debito delle famiglie, riduzione contenuta dei prezzi delle case Insomma si pensava: a una classico ciclo negativo americano, con ripercussioni sugli altri paesi via commercio internazionale (minori esportazioni negli USA), senza crolli delle banche, salvataggi pubblici, ricapitalizzazioni, garanzie pubbliche …
    • Le novità della crisi in corso156
    • Le novità della crisi in corso157 C’erano squilibri di fondo nell’economia mondiale, ma quattro novità li hanno trasformati in una recessione mondiale (cfr. Blanchard, 2008; Brunnermeier, 2008; Gorton, 2008). Possiamo chiamarli meccanismi propagatori o amplificatori della crisi
    • Le novità della crisi in corso158 Novità 1: la crisi dell’interbancario Dall’agosto del 2007 le banche non si prestano fondi o lo fanno a prezzi elevati. L’interbancario era da anni diventato un canale di finanziamento indispensabile per banche con difficoltà di raccolta retail Due spiegazioni del blocco dell’interbancario a) percezione di un elevato rischio di controparte b) paura che la liquidità possa servire in futuro alla banca offerente Sull’interbancario è in atto un run alla Diamond e Dybvig: tutti domandano liquidità (cfr. Rochet) Le banche centrali hanno ampliato l’offerta di liquidità, rendendo più favorevoli le condizioni di accesso per il sistema bancario: la situazione è oggi migliorata.
    • Le novità della crisi in corso159 Novità 2: è la globalizzazione, bellezza! L’impatto sistemico è analogo solo alla crisi degli anni Trenta Dagli anni settanta le crisi bancarie (cfr. la slide precedente) avevano avuto effetti sistemici in un paese, ma senza spillovers su altri paesi. Forse le uniche eccezioni sono state le crisi bancarie asiatiche, con esternalità da un paese all’altro, legate anche al canale del cambio Le difficoltà contemporanee di banche americane, inglesi, tedesche etc. sono una novità assoluta Un effetto panico ha investito i titoli bancari, coinvolgendo i titoli degli altri settori e facendo crollare le Borse
    • Le novità della crisi in corso160 Novità 3: cartolarizzazioni L’aumento delle insolvenze sui mutui subprime, in corrispondenza della diminuzione dei prezzi delle case, è stato il detonatore della crisi I mutui erano stati cartolarizzati. Società veicolo avevano acquisito i mutui, emettendo obbligazioni (asset backed securities). A loro volta le ABS erano state cartolarizzate, dando luogo a nuove passività, ad esempio collateralized debt obligations (CDOs), moltiplicando i titoli con rating AAA in circolazione
    • Le novità della crisi in corso161 Novità 3: le cartolarizzazioni (segue) Dal 2007 il mercato ha perso fiducia negli strumenti finanziari legati alle cartolarizzazioni: sono titoli con rating elevati ma da mesi impossibili da liquidare La diversificazione del rischio in teoria raggiunta con le cartolarizzazioni si è rivelata illusoria (Rajan): spesso il rischio continuava a gravare sulle banche
    • Le novità della crisi in corso162 Novità 4: soffrono di più le banche di investimento ¨  Sono in particolare difficoltà le banche di investimento: negli USA quelle sopravvissute hanno chiesto di diventare banche commerciali ¨  Le banche di investimento erano poco regolamentate ¨  L’ipotesi era che le loro attività, diversamente dai prestiti bancari, potessero essere sempre dismesse e che le loro passività (carta commerciale, obbligazioni a breve termine) potessero essere sempre raccolte sul mercato ¨  L’indebitamento delle banche di investimento era molto elevato: Adrian e Shin: correlazione tra leverage e prezzi asset. C’erano banche con attivi pari a 50 volte il patrimonio.
    • Perché le banche italiane soffrono meno?163 I. Il sistema bancario è meno internazionalizzato di quello di altri paesi II. L’innovazione finanziaria è in Italia meno diffusa che negli Usa o UK (no MEW) III.Le banche italiane sono più prudenti e le attività di banca di investimento sono limitate: maggiore importanza del margine di interesse nel c/e IV. Le fonti di raccolta bancaria sono stabili V. Il diritto italiano è più rigido di quello anglosassone: ciò spiega anche il punto (ii). VI. La vigilanza ha agito prontamente (chi parla è in evidente conflitto di interesse …); non c’è un sistema bancario ombra VII.L’indebitamento delle famiglie è contenuto e i prezzi delle case sono cresciuti meno che in altri paesi
    • La congiuntura creditizia164 Il tasso di crescita dei prestiti bancari sta decelerando … … a causa di fattori di offerta e di domanda Il rallentamento è più forte per i prestiti alle famiglie, in particolare per i mutui per acquisto abitazioni, che venivano da anni di forte crescita, e minore per i prestiti alle imprese Una buona notizia: negli ultimi mesi i tassi di interesse bancari sui prestiti sono diminuiti, a seguito delle riduzioni dei tassi ufficiali.
    • La congiuntura creditizia165 Prestiti bancari ai residenti in Italia (variazioni percentuali sui 12 mesi) 16 16 14 14 12 12 10 10 8 8 6 6 4 4 Totale "altri residenti": corretto per leffetto delle cartolarizzazioni (dal 2004) 2 Totale "altri residenti": non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni 2 Famiglie: non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni 0 0 Società non finanziarie: non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni -2 -2 2003 2004 2005 2006 2007 2008
    • La congiuntura creditizia166 Tassi di interesse bancari sui prestiti in euro: nuove operazioni (valori percentuali) 11 11 10 10 9 9 Famiglie: per acquisto abitazioni (TAEG) 8 8 Famiglie: credito al consumo (TAEG) 7 Società non finanziarie (totale) 7 6 6 5 5 4 4 3 3 2 2 2003 2004 2005 2006 2007 2008
    • Questioni per la discussione167 Che deve fare la regolamentazione? Che legami ci sono tra ciclo finanziario ed economia reale? Occorre intervenire sulla remunerazione dei managers? I vari capitalismi daranno risposte diverse alla crisi? Ci sono tendenze comuni?
    • Crisi finanziarie: numero di casi
    • Probabilità di crisi finanziaria
    • Le ultime notizie sulla crisiLa Banca centrale europea rileva un «grave rallentamento» dellattivitàeconomica, sia a livello globale sia nellarea euro, che ha trovato confermenei dati delle indagini preliminari dei primi mesi del 2009. Tanto che i tecnicidella Bce hanno effettuato una revisione al ribasso molto marcata sulle loroprevisioni per leconomia dellUnione monetaria: per questanno si attendonouna recessione del Pil che si attesterà tra il 3,2 e il 2,2 per cento. Per il 2010prevedono una «ripresa graduale» con un andamento del Pil tra il meno 0,7 oe il più 0,7 per cento. Previsioni riferite dal presidente della Bce, Jean-ClaudeTrichet, durante la conferenza stampa a seguito del consiglio direttivo.Nettamente riviste al ribasso anche le stime sullinflazione: i tecnici della Bceprevedono questanno una crescita media dei prezzi al consumo nellareaeuro che si limiterà tra lo 0,1 e lo 0,7 per cento, ha proseguito Trichet. Per il2010 tra lo 0,6 e l1,4 per cento. Peraltro il numero uno della Bce ha avvertitoche «non è escluso che linflazione segni livelli negativi» nel corso deiprossimi mesi. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Il mercato immobiliare statunitense 2300 1800 US Housing Starts (LHS) 2200 1700 US Housing Starts, 3m mavg. (LHS) 2100 US New Home Sales (RHS) 1600 US New Home Sales, 3m mavg. (RHS) 2000 1500 1900 1400unit unit 1800 1300 1700 1200 1600 1100 1500 1000 1400 900 1300 800 May-98 May-99 May-00 May-01 May-02 May-03 May-04 May-05 May-06 May-07 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Bolla immobiliare ¨  Troppa finanza nell’immobiliare – Cartolarizzazione dei mutui e ruolo delle agenzie di rating ¨  Boom dei prezzi delle case ¨  Overinvestment nel settore delle costruzioni ¨  Scoppio della bolla immobiliare ¨  Perdite sugli strumenti finanziari legati al real estate Usa - Investimenti residenziali Stati Uniti - Vendite di nuove case Usa - Prezzi reali degli immobili unifamiliari 170 1400 5.5 160 1200 5.0 150 1000 4.5 140 800 4.0 130 3.5 120 600 110 400 3.0 98 00 02 04 06 08 100 2.5 98 99 00 01 02 03 04 05 06 17208 07 Media mobile di tre termini; migliaia di unità, 98 00 02 04 06 08 Indice dei prezzi delle case unifamiliari; annualizzate A prezzi costanti; in % del Pil deflazionato con i prezzi al consumo; 1983 = 100
    • ..... Prezzi delle case in termini reali: 1998-2006 10 7.5 5 2.5 0 -2.5 -5 Sviz Svez Ita Aust Uk Ger Fra Irl Jap Spa Finl Olan N Zel Cor Nor Usa Can Dan var % medie annue; elaborazioni Ref su dati Ocse 173
    • Crisi bancaria¨  Perdite nei bilanci delle banche Usa - Tassi dinteresse¨  Crisi di fiducia e collasso del mercato Interbanc a 3 mesi Fed funds interbancario 6.0¨  Crollo delle banche in borsa e fallimenti 5.0 bancari¨  Dimensione globale della crisi bancaria 4.0 3.0 I prezzi delle banche quotate I profitti delle banche 2.0 Area euro Tassi dinteresse Area euro Usa Area euro Usa 1.0 Euribor a 3 mesi tasso repo 160 6.0 140 03 04 05 06 07 08 140 120 120 5.0 100 100 4.0 80 80 60 3.0 40 174 60 20 2.0 0 40 gen-06 gen-07 gen-08 1.0 gen-06 gen-07 gen-08
    • Principali canali di propagazione della crisi in atto"   Boom dei corsi delle commodities ⇒ inflazione"   Deterioramento del clima delle aspettative ⇒ domanda"   Minore disponibilità di credito al settore privato ⇒ liquidità"   Difficoltà ad isolare con precisione gli effetti della crisi finanziaria "   presenza di concause nella determinazione del ciclo economico "   tempi di propagazione degli effetti differenziati nel tempo e nello spazio "   componente emotiva legata alle reazioni rispetto alle notizie dei mercati "   rallentamento significativo già dalla seconda metà del 2009… ? L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Le prospettive economiche L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • ECONOMIA MONDIALE: PROSPETTIVE Quali ipotesi a base della previsione? Incertezza per novità della crisi, interrogativi su impatto misure per normalizzare mercati finanziari e sostenere domanda. Si sceglie uno scenario centrale, dove però rischi negativi superano i positivi: misure di sostegno iniziano ad avere effetto sul ciclo nella II metà del 2009, con un’efficacia maggiore negli USA che in Europa   2008 2009 2010Brent - prezzo in $ 97,3 43,3 59,5 var % +33,8 -55,5 +37,4Prezzo in $ alimentari (var.%) +33,4 -21,5 +2,0Prezzo in $ altri prodotti (var.%) -6,3 -35,5 +6,3 Tassi di interesse ufficiali (fine anno) - Federal Reserve 0-0,25 0,25 1,00- BCE 2,50 1,00 1,25Cambio dollaro/euro 1,47 1,32 1,32
    • ECONOMIA MONDIALE: PROSPETTIVE prodotto e commercio cadono quest’anno; ripresa inizia a vedersi tra fine 2009 e inizio 2010, con più lentezza in Europa 2008 2009 2010 PIL MONDO 3,0 -0,4 3,1- Stati Uniti 0,8 -2,3 1,5- Giappone -0,7 -4,1 0,8- Area euro 0,7 -2,5 0,7- Asia escluso Giappone 6,7 3,2 7,0- Medio Oriente 6,4 3,5 4,6- America Latina 4,6 -0,4 2,7- Europa centro orientale 5,1 -1,5 2,2Commercio mondiale 2,9 -4,9 3,9
    • Quando il PIL dei paesi emergenti supererà quello delle economie avanzate (2000-2050)Fonte: Goldman Sachcs, Dreaming with BRICs: the path to 2050, in “Global economics paper”, n. 99, 2003
    • ECONOMIA ITALIANA NELLA RECESSIONEcome nell’area euro, la recessione si è approfondita in Q4-08, lasciando una significativa ereditànegativa (-1,8%) al 2009Dal lato della domanda, la caduta di fine 2008 è stata determinata da¨  Flessione esportazioni, penalizzate da recessione tedesca e frenata paesi emergenti¨  Calo investimenti, per incertezze domanda e inasprimento credito¨  Decumulo scorte, per riduzione del livello “desiderato” a fronte della cattiva e incerta congiuntura¨  Riduzione consumi, per calo beni durevoli che ha più che compensato andamenti un po’ più tonici nelle altre componentiDal lato dell’offerta¨  Manifattura subisce in pieno l’impatto della crisi tramite il canale delle esportazioni e del credito più difficile¨  Si contraggono anche i serviziProsepettiva a breve¨  Ancora recessione ma meno virulenta, perché…
    • INDICAZIONI DI INIZIO 2009 spunti di miglioramento nella fiducia delle famiglie C L IM A   D I   F ID U C IA   D E I   C O N S U M A T O R I   C L IM A   D I   F ID U C IA   D E I   C O N S U M A T O R I   ( i nd i c i   d e s t a g i o na l i z z a t i   b a s e   19 8 0 = 10 0 ) ( i nd i c i   d e s t a g i o na l i z z a t i     b a s e   19 8 0 = 10 0 )13 5 12 512 5 115 11510 5 95 10 5 85 95 75 65 85 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Quad ro  eco no mico Ind ice  g enerale S ituaz io ne  c o rrente S ituaz io ne  f utura S ituaz io ne  p ers o nale Ind ice  g enerale P REZZI A C Q U IS T I   E   R IS P A R M IO                                                                           ( s a l d i   p o nd e r a t i   d e s t a g i o na l i z z a t i ) ( s a ld i   p o n d e r a t i   d e s t a g io n a liz z a t i)16 0 10 0 -­‐10 014 0 80 -­‐3 0 -­‐2 0 6012 0 -­‐50 40 -­‐4 010 0 -­‐70 20 -­‐6 080 -­‐9 0 060 -­‐110 -­‐8 0 -­‐2 040 -­‐4 0 -­‐13 0 -­‐10 0 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 200920 -­‐6 0 C o nvenienz a  b eni  d urevo li  ( s cala  s n) 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 P o s s ib ilità  f utura  d el  ris p armio  ( s cala  d s ) G iud iz i    ( s cala  s n) A ttes e  ( s cala  d s ) S ituaz io ne  eco no mica  d ella  f amig lia
    • INDICAZIONI DI INIZIO 2009ma prevalgono i segnali negativi: manifattura ancora in recessione; inchieste ai minimi storici GIUDIZI SUGLI ORDINI INTERNI PER GIUDIZI SUGLI ORDINI ESTERI PER DESTINAZIONE ECONOM ICA DESTINAZIONE ECONOM ICA ( s a l d i   d es t a g i o n al i z z at i ) ( s a l d i   d es t a g i o n al i z z at i ) 20 20 10 10 0 0 -­‐ 10 -­‐ 10 -­‐ 2 0 -­‐ 2 0 -­‐ 3 0 -­‐ 3 0 -­‐ 4 0 -­‐ 4 0 -­‐ 50 -­‐ 50 -­‐ 6 0 -­‐ 6 0 -­‐ 70 -­‐ 70 -­‐ 8 0 -­‐ 8 0 2 00 0 2 0 01 2 00 2 2 0 03 20 0 4 2 0 05 20 0 6 2 0 07 20 0 8 2 0 09 2 00 0 2 0 01 2 00 2 2 0 03 20 0 4 2 0 05 20 0 6 2 0 07 20 0 8 2 0 09 Inv es t iment o C o ns umo Int ermedi Inves t iment o C o ns umo Int ermed i SCORTE DI PRODOTTI FINITI A T T E S E   S U L L A   P R OD U Z IO N E   P E R   ( C i c l o   t r e nd ) D E S T IN A Z IO N E   E C O N O M IC A ( s a ld i   d e s t ag i o na l i z z a t i ) 18 40 16 30 14 20 12 10 10 8 0 6 -­‐10 4 -­‐ 20 2 -­‐ 30 0 -­‐ 40 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2000 2001 2 00 2 2003 2004 2 00 5 2 0 06 2007 2 00 8 2 0 09 Inves timenti C ons umi Intermedi Inv es timento C o nsumo Intermedi
    • INDICAZIONI DI INIZIO 2009si accentuano i fenomeni di razionamento del credito alle imprese industriali RAZIONAMENTO DEL CREDITO: RIFIUTO DELLA BANCA E DEL CLIENTE 7 6 5 4 Rifiuto del cliente 3 Rifiuto della banca 2 1 0dic 8 no 8 ge 8 8 09 lug 8 ag 8 ap 8 se 8 09 m 08 giu 8 0 t-0 -0 -0 t-0 -0 -0 0 -0 v- b- o- n- r- ar ag ot fem
    • INDICAZIONI DI INIZIO 2009recessione industriale mai così diffusa, prosegue in Q1-09(e probabilmente in Q2-09) INDICE DIFFUSIONE PRODUZIONE INDUSTRIALE 1,00 103 0,90 101 0,80 99 0,70 97 0,60 95 0,50 93 . 0,40 91 0,30 89 0,20 87 0,10 85 - 83 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2004 2005 2006 2007 2008 2009 interno estero totale dati  destagionalizzati ciclo-­‐trend
    • INDICAZIONI DI INIZIO 2009segnali di accentuata debolezza anche negli altri settori DOMANDA NELLE IMPRESE DI SERVIZI ORDINI E PREZZI NELLE COSTRUZIONI 60 50 25 15 50 40 10 20 30 40 5 20 30 15 10 0 20 0 -­‐5 10 10 -­‐10 0 -­‐10 -­‐20 5-­‐10 -­‐30 -­‐15-­‐20 -­‐40 0 -­‐20 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2004 2005 2006 2007 2008 Tendenze Livello  (scala  a  destra) P rezzi Ordini(scala  di  destra)
    • CRONOLOGIA CICLO ITALIANOil PIL prende a cadere in Q3-09, ma la contrazione è iniziata prima, nell’estate del 2007;sono passati finora 18 mesi…superata la durata del 74-75 (14 mesi) e quella media dellerecessioni italiane (16 mesi) Indicatore sintetico coincidente e fasi di contrazione
    • PROSPETTIVE DELL’ITALIAdopo molti anni, allineamento alle dinamiche europee: ciò avviene, in uno scenario “al ribasso”non tanto per più forti capacità strutturali italiane, quanto per maggiore inerzia europeaMotivi di minore esposizione italiana ai focolai della crisiØ  Assenza di una vera e propria bolla immobiliare da cui rientrareØ  Bilanci bancari meno gravidi di titoli tossici (anche tenendo conto dell’esposizione verso Europa dell’Est)Ø  Minore indebitamento famiglie italiane rispetto ai paesi europeiMotivi di maggiore esposizioneØ  Minore possibilità di azione nel campo della politica fiscale, per i vincoli del debito pubblicoØ  Elevato peso manifattura diviene, come in Germania, fattore di amplificazione degli effetti della recessione, perché la caduta del commercio mondiale colpisce la trasformazioneØ  Collegamento con economia tedesca, in forte regressoPerò è anche vero cheØ  L’essere parte di un’area integrata consente di attingere agli spillover degli stimoli adottati dai paesi in condizioni migliori di finanza pubblicaØ  Ruolo manifattura può divenire motivo di relativo vantaggio quando la ripresa partirà; il recupero del ciclo globale prenderà infatti avvio dal rafforzamento degli scambi industrialiØ  Quando Germania ripartirà, positivi riflessi sull’Italia
    • PREVISIONE ITALIA 2009-10 Pil -2,6 quest’anno (70% dovuto a trascinamento), +0,4 nel 2010¨  Evoluzione condizionata dall’eredità sfavorevole del 2008 e PRODOTTO INTERNO LORDO dall’ulteriore caduta di inizio 2009¨  L’Italia prende a stabilizzarsi nel 332.000 II semestre per interruzione calo domanda mondiale ed effetti 327.000 1,4 -­‐0,9 benefici da riduzione dell’inflazione su redditi famiglie 322.000¨  Ciclo scorte potrebbe dare sbalzi 1,9 al profilo congiunturale nel II semestre 2009, a correzione di 317.000 reazioni “eccessive” tra la fine del 1,4 0,7 -­‐2,6 0,4 2008 e inizio 2009 312.000¨  Nel 2010, superamento dei fattori di incertezza che frenano spesa interna e accelerazione del 307.000 commercio mondiale danno 2004 2005 2006 2007 2008* 2009** 2010** luogo a lento processo di ripresa
    • PREVISIONE ITALIA 2009-10 consumi, redditi personali, investimenti, esportazioni CONSUMI DELLE FAMIGLIE REDDITI E CONSUMI DELLE FAMIGLIE194.000 6,0 1,5 5,0191.400 -0,5 4,0188.800 0,4 1,1 -0,8 3,0186.200 2,0 0,9 1,0183.600 0,0 0,7 2007 2008* 2009* 2010*181.000 2004 2005 2006 2007 2008* 2009* 2010* R eddito  lo rdo  d is po nibile S pes a  d elle  f a m ig lie INVESTIMENTI FISSI LORDI ESPORTAZIONI DI BENI E SERVIZI71.000 10 2 .50 0 0,869.200 2,7 -1,7 9 8 .0 0 0 4,5 -1,867.400 1,2 9 3 .50 0 9 5 . 00 0 9 2 . 00 0 6,5 8 9 . 00 0 1,6 8 6 . 00 0 8 3 . 00 0 8 0. 00 0 7 7 . 00 0 7 4 . 00 065.600 8 9 .0 0 0 2 002 2 003 2 004 2 005 2 006 2 007 * 2 008 * 1,9 1,8 -6,7 3,8 0,4 8 4 .50 063.800 -5,7 8 0 .0 0 062.000 2004 2005 2006 2007 2008* 2009* 2010* 2004 2005 2006 2007 2008* 2009* 2010*
    • PREVISIONE ITALIA 2009-10 mercato del lavoro: la recessione investe soprattutto l’industria. Parte dell’impatto attutito dalla CIG: le ULA calano più delle teste. Avvio di un miglioramento a metà 2010 in risposta al recupero ciclico; tasso di disoccupazione si riporta ai livelli del 2002-03 Occupazione Retribuzioni pro-capite 2008 2009 2010 2008 2009 2010Industria (ULA) -0,9 -6,4 -0,8Servizi (ULA) 1,2 -0,4 0,4 Industria 4,4 1,5 2,4TOTALE (ULA) 0,4 -2,2 0,0 Servizi 4,2 1,7 1,9TOTALE (teste) 0,9 -1,0 0,2Tasso disoccupazione 6,8 8,1 8,5 TOTALE 4,3 1,7 2,0
    • PREVISIONE ITALIA 2009-10inflazione in forte discesa a inizio 2009, per effetti diretti e indiretti caduta prezzi energetici;continuerà a calare nei prossimi mesi fin sotto l’1% prima dell’estate; dall’autunno, dinamicatendenziale dovrebbe tornare a salire ; a 0,3 divario con area euro nel 2009 e 2010 2008 2009 2010 PREZZI AL CONSUMOPrezzi al consumo 3,3 0,9 2,0 4,80 --alimentari 5,3 1,7 1,8 3,3 4,00 --energetici 10,5 -7,3 6,4 3,20 --core inflation 2,0 1,5 1,5 2,0 2,1Prezzi al consumo 3,5 0,9 2,0 2,40 1,8 2,0(armonizzato) 1,60 0,9 0,80Prezzi al consumo 3,3 0,6 1,7area euro 0,00 2005 2006 2007 2008 2009* 2010*
    • PREVISIONE ITALIA 2009-10: ciclo sfavorevole condiziona la finanza pubblica 2008 2009 2010 Deficit/PIL -2,7 -4,0 -3,9 Avanzo primario/PIL 2,4 0,8 1,1 Debito/PIL 106,0 110,3 111,8•  Data la sensibilità dei conti pubblici italiani al ciclo economico, peggioramentodel disavanzo nel biennio 2009-10•  L’aumento del deficit 2009 risente di riduzione entrate complessive, cuicontribuisce un minor prelievo sulle imprese, e dell’aumento delle spese indottodalle misure per contrastare gli effetti della crisi sulle famiglie più svantaggiate,oltre che di maggiori spese per investimenti•  Nel 2010, moderata ripresa ed effetti della manovra triennale di stabilizzazionefinanza pubblica consentono frenata crescita indebitamento; corretto per il ciclo ildisavanzo si riduce
    • I dati di Angus Maddison L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • I dati di Angus Maddison¨  PIL mondiale pro capite.¨  Crescita del PIL pro capite mondiale (in termini reali) - XI- XX secolo.¨  PIL pro capite (dollari 1990 in PPA).¨  PIL pro capite (1990$s).¨  Popolazione mondiale.¨  Produzione e popolazione mondiale.¨  La varietà delle esperienze di crescita.¨  Tassi di crescita e investimento.¨  Crescita del PIL pro capite (in termini reali) - 1870-2000.
    • Maddison data GROWTH EXPLOSION60005000 World GDP Per Capita4000300020001000 0 500 1000 1500
    • La crescita del PIL pro capite mondiale(in termini reali) 1000 P 800 D G l a 600 e R a t i p 400 a C r e P 200 n i h t w 0 o r G -200 11th 12th 13th 14th 15th 16th 17th 18th 19th 20th
    • Il PIL pro capite(dollari 1990 in PPA)Anno 0 1000 1500 1820 1995Mondo $425 $420 $545 $675 $5,188 - Occidente $439 $406 $624 $1,149 $19,990 Europa 450 400 670 1,269 17,456 US 400 400 400 1,233 22,933 Japan 400 425 525 675 19,720 - Resto del M $423 $424 $532 $594 $2,971 Altri Europa 400 400 597 803 5,147 Latin America 400 415 415 671 5,031 Cina 450 450 600 600 2,653 Altri Asia 425 425 525 560 2,768 Africa 400 400 400 400 1,221 Fonte: A. Maddison, Monitoring the World Economy, 1995
    • Il PIL pro capite ($ 1990)Maddison dataArea 1 1000 1820 1998W. Europe $450 $400 $1,230 $17,920W. Off $400 $400 $1,200 $26,150Japan $400 $420 $670 $20,410Lat. Am. $400 $400 $665 $5,800E. Europe $400 $400 $670 $4,350Asia (Jap.) $450 $450 $575 $2,940Africa $420 $420 $420 $1,370World $444 $436 $667 $5,708
    • La popolazione mondialeMaddison dataArea 1 1000 1820 1998W. Europe 25 25 133 388W. Off 1 2 11 323Japan 3 8 31 126Lat. Am. 6 11 21 508E. Europe 9 14 91 412Asia (Jap.) 171 175 679 3390Africa 17 33 74 360World 232 268 1040 5907
    • La varietà delle esperienze di crescita
    • I tassi di crescita e investimento ( a ) G r o wt h R a t e 1 9 6 0 –1991 ( b ) I n v e s t m e n t 1 9 6 0 – 1991 South Korea South Korea Singapore Singapore Japan Japan Israel Israel Canada Canada Brazil Brazil West Germany West Germany Mexico MexicoUnited Kingdom United Kingdom Nigeria Nigeria United States United States India India Bangladesh Bangladesh Chile Chile Rwanda Rwanda 0 1 2 3 4 5 6 7 0 10 20 30 40 Growth Rate (percent) Investment (percent of GDP)
    • La crescita del PIL pro capite (in termini reali) Growth Rate (percent per year) 4.0 3.5 3.0 2.5 2.0 1.5 1.0 0 1 870 – 1 890 – 1 910 – 1 930 – 1 950 – 1 970 – 1 990 – 1890 1910 1930 1950 1970 1990 2000
    • La situazione del commercio mondiale L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Mappa dei paesi partecipanti al WTO L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali ¤  Ilsistema GATT-WTO proibisce l’introduzione di: n  sussidi all’esportazione (eccetto che per i prodotti agricoli) n  contingentamenti delle importazioni (eccetto il caso in cui un improvviso aumento delle importazioni minacci i produttori domestici) n  dazi (ogni nuovo dazio o incremento di un dazio esistente deve essere controbilanciato da riduzioni in altri dazi volte a compensare i paesi esportatori danneggiati) ¤  Round commerciale n  Un vasto numero di paesi si incontra per negoziare un insieme di riduzioni tariffarie nonché altre misure per la liberalizzaizone degli scambi.
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali ¤  Dal 1947 ad oggi, hanno avuto luogo otto round commerciali: n  i primi cinque hanno assunto la forma di negoziati bilaterali “paralleli” (per esempio, Germania con Francia e Italia). n  il sesto accordo commerciale multilaterale, noto come Kennedy Round, venne completato nel 1967: n  comportava una riduzione generalizzata del 50% su tutti i dazi vigenti da parte dei paesi industrializzati, eccezion fatta per alcuni specifici settori industriali in cui i dazi rimasero immutati n  complessivamente, il Kennedy Round comportò una riduzione media dei dazi del 35% circa.
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali n  Il cosiddetto Tokyo round (conclusosi nel 1979) comportò: n  la riduzione ulteriore dei dazi n  nuovi codici per controllare la proliferazione di barriere non tariffarie, quali ad esempio le VER. n  Unottavo round di negoziati, il cosiddetto Uruguay Round, si è concluso nel 1994.
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali ¨  L’Uruguay Round ¤  I suoi risultati maggiori sono stati: n  la liberalizzazione degli scambi n  alcune riforme amministrative ¨  Liberalizzazione commerciale ¤  Il dazio medio imposto dai paesi avanzati si è ridotto di quasi il 40%. n  Ancora più significativo della riduzione complessiva dei dazi è l’accordo per liberalizzare il commercio in due settori molto importanti: l’agricoltura e l’abbigliamento. ¨  Dal GATT al OMC ¤  Molti dei dibattiti che hanno ruotato intorno all’Uruguay Round riguardano la creazione dell’OMC.
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali ¤  Quanto è diverso l’OMC dal GATT? n  Il GATT era un accordo provvisorio, mentre l’OMC è un’organizzazione internazionale a pieno titolo. n  Il GATT trovava applicazione solo in materia di commercio di beni, mentre l’OMC ha incluso anche regole sul commercio di servizi (l’Accordo Generale sul Commercio in Servizi (GATS)) e sull’applicazione internazionale dei diritti di proprietà intellettuale. n  L’OMC ha una nuova procedura di risoluzione delle dispute, concepita per ridurre il tempo in cui si perviene al giudizio.
    • Politiche commerciali e negoziatiinternazionali ¨  Costi e benefici ¤  L’impatto economico dell’Uruguay Round è difficile da stimare. n  Ciònonostante, le stime del GATT e dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo indicano un beneficio per l’economia mondiale quantificato in 200 miliardi di dollari all’anno, una volta che l’accordo sarà pienamente in vigore. n  Gli economisti tendono a ritenere troppo basse queste stime. n  I costi dell’Uruguay Round graveranno su gruppi ben organizzati, mentre i suoi benefici saranno ampiamente diffusi tra la popolazone.
    • Principi del GATT-WTO (I) ¨  No ad accordi commerciali preferenziali ¤  I paesi stipulano accordi commerciali preferenziali attraverso i quali riducono i loro dazi reciprocamente, ma non nei confronti del resto del mondo. ¤  Il GATT-OMC, attraverso il principio della “nazione più favorita” (MFN), proibisce accordi siffatti. n  La costituzione di un accordo commerciale preferenziale è permessa solo se conduce al libero scambio tra i paesi firmatari dell’accordo.
    • Principi del GATT-WTO (II)COMMERCIO SENZA DISCRIMINAZIONI:Principio di non discriminazione (deriva dalla clausola MFN):se si applicano condizioni favorevoli di tassazione su un prodottoproveniente da una delle parti contraenti (cosi si chiamano gli Statiche hanno firmato il Gatt), tali condizioni vanno estese a tutti i Paesifirmatari del Gatt(Principio del trattamento generalizzato della nazione più favorita, MFN)Principio del trattamento nazionale: un prodotto estero una voltaimportato deve avere condizioni di vendita pari a quella di unprodotto simile di origine locale (tasse, tributi, norme, trasporti, etc.).
    • Clausola di salvaguardia:I paesi membri possono invocare un’azione di salvaguardia (restrizione temporaneaall’import) per proteggere una specifica industria nazionale da un incremento di importazionidi ogni prodotto che causa, o minaccia di causare, seri danni all’industriaLe misure di salvaguardia possono essere applicate solo dopo un’accurata verifica condottadalle autorità competenti e seguendo ben definite procedure (trasparenza – pubblicazionedella procedure – e coinvolgimento delle parti).In particolare "serious injury" significa un significativo e complessivo deteroriamento dellaposizione dell’industria nazionale. Nel determinare se la “serious injury” è presente, leautorità devono valutare tutti i fattori rilevanti sulle condizioni dell’industria. I fattori chedevono essere analizzati sono l’ammontare assoluto e relativo dell’aumento delleimportazioni, la quota di mercato conquistata dall’aumento delle importazioni, i cambiamentidel livello di vendite, produzione, produttività, capacità, utilizzazione, profitti, perdite,occupazione, dell’industria nazionale.Possono concretizzarsi in misure temporanee max 4 anni (innalzamento dei dazi all’import,quote di importazione)
    • La Clausola di salvaguardia è invocabile in ambito WTO ad esempioin caso di DUMPING che crei una serious injury:DUMPING: è in generale un pratica di prezzo predatoria. Nelcommercio internazionale si concretizza nell’azione di vendere suimercati internazionali ad un prezzo inferiore a quello che si praticasul mercato interno o addirittura ad un prezzo inferiore al costo diproduzione.Il Dumping può essere:-  Naturale: deriva da curve di domanda con elasticità diversa neidiversi mercati (più elastica nel caso del mercato estero)-  Sporadico: i mercati sono segmentati “naturalmente” e l’impresatenta di acquisire posizioni concorrenziali sul mercato esterorinunciando a max i profitti o accettando perdite compensate daextraprofitti sul mercato domestico – ad esempio perchè gode diposizione dominante)
    • Dumping Costo, C, e prezzo, P 3PDOM MC 2 1PFOR DFOR = MRFOR DDOM MRDOM QDOM Q Quantità prodotte e domandate, QVendite domestiche Esportazioni Produzione totale
    • WTO: Il dumping è una strategia con cui i prodotti di un Paese sonoimmessi in commercio in un altro Paese ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto (Gatt 1994).Si può ottenere la possibilità di imporre contromisure(countervailing measures) se:1. Il dumping sia dimostrato e quantificato, confrontando ilprezzo allesportazione con il prezzo nel mercato interno delpaese esportatore.2. Dimostri che il dumping sia causa di un danno (injury).Le misure possono concretizzarsi ad esempio nella possibiità diimporre tariffe che riportino il prezzo delle merci esportate allivello di prezzo praticato domesticamente
    • La teoria della coda lunga L’economia contemporanea e la crisi internazionale
    • Dal “fordismo” al “toyotismo”•  Nelle economie sviluppate di mercato il sistema della catena di montaggio, tipico del "fordismo", viene sempre più sostituito da sistemi «flessibili» di montaggio modulari a rete, come quelli introdotti dallindustria automobilistica giapponese Toyota (da qui il termine "toyotismo").•  Nelle fabbriche dei paesi in via di sviluppo, inseriti nella produzione internazionale integrata, il lavoro continua a svolgersi quasi esclusivamente secondo il sistema fordista della rigida sequenzialità delle operazioni.
    • La Toyota
    • Il sistema post-fordista è più efficiente Role of IT within and between firms; logistics revolution
    • Interazioni commerciali nell’economia mondiale North 3 (4) Austral America Asia 6 (1) 4 3 (4) 3 (3) 3 (3) 1 Latin West Middle 1 (1) Europe 1 (1) America East & North 1 28 Africa 4 (5) 1 (1) 2 (3) 1 (2) 1 (2) Sub-Sahara East Europe Africa & C. Asia East Asia 1 & Pacific 1 South Asia Exports in direction closed arrow (Exports in direction open arrow) Intra-regional exports
    • Purchasing Power (US$) Global population (m) >$20,000 75-100 1 $1,500-$20,000 2 1,500-1,750 $1,500 3 4,000 <$1,500 4= ?
    • La società della conoscenza Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual CapitalConverged people: Converged Converged content, dataSocial networking, Blogs, Wikis, communications: & applications:Personas, Knowledge communities VOIP, advanced collaboration, RSS, Widgets, Situational Digital Assistants, RSS Applications, Dashboards, Online Media Analysis Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital Intellectual Capital
    • Fonte: http://xkcd.com/256/