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L’ECONOMIA CONTEMPORANEAE LA CRISI INTERNAZIONALE                     Amedeo Lepore   L’economia contemporanea e la crisi ...
L’evoluzione del sistema industriale          L’economia contemporanea e la crisi internazionale
Quale modello economico per il XXIsecolo? Miles e SnowMiles e Snow (R. E. Miles, C. C. Snow, Twenty-first centurycareers, ...
Industria: quattro grandi ondateMiles e Snow (in La carriera senza confine) individuano    quattro grandi ondate nella sto...
Il fordismo.Dalla metà dell’Ottocento al 1970È il periodo classico, culminato nel fordismo.I principi guida dell’impresa s...
Il postfordismo. Fine XX secoloComincia negli ultimi decenni del XX secolo.I principi guida delle imprese sono:-  produrre...
XXI secolo: l’organizzazione minimaleÈ prevedibile ora la tendenza ad eliminare ogni tipo    di gerarchia.Le imprese, in p...
XXI secolo: l’organizzazione minimaleQuesti gruppi non dipenderanno da un capo, ma   coordineranno autonomamente il lavoro...
L’organizzazione di network                             Una tipica impresa di 12-15                             profession...
La situazione economica dell’Italia          L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’Italia e il contesto economico mondiale        6                     PIL Mondiale                     PIL Area Euro     ...
L’economia italiana: sviluppi e prospettive        3,0        1,0% a/a        -1,0                                        ...
I consumi privati: confronti europei                 6                                                                    ...
Export performance (beni e servizi)     (1985=100)14      140      120                                                    ...
Costi unitari del lavoro relativi (1995=100)15     160     140     120     100      80      60           86   87   88     ...
Deflatori del PIL     (1990=100)16      170      160      150      140                                                    ...
Principali indicatori delle imprese manifatturiere     italiane per classi di addetti17      70000      60000      50000  ...
Il rallentamento dell’economia italiana                                 2005      2006   2007   2008   2009   2010   2011P...
Il rallentamento tendenziale della crescita                                                    (1950-2004)Ritmo di crescit...
1946 - 51 1951 - 63 1963 - 73 1973 - 92Prodotto interno                8,4           5,4           4,8           2,7lordoI...
L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’economia italiana nel XXI secoloLe fragilità strutturali del sistema produttivo italiano:        Il rallentamento della ...
Cosa è accaduto¨  Occorre guardare al passato recente se si vuole    comprendere ciò che sta avvenendo oggi.¨  Negli ult...
L’economia globale¨    Shock a livello mondiale:1.    La globalizzazione. Non solo il mercato del lavoro      (immigrazio...
L’economia globale sotto stress¨    In particolare, due shock hanno colpito tra il 2007 e      il 2008 l’economia mondial...
Il contributo alla crescita
Cosa è avvenuto                     in Europa …¨    Shock che hanno cambiato le “regole del gioco” (le      istituzioni):...
… e in Italia¨    I cambiamenti del mercato del lavoro. Nuove      forme per il contratto di lavoro (contratti atipici e ...
Un problema strutturale:          la produttività del lavoro¨  Nei decenni trascorsi la crescita italiana è stata    sost...
Un problema strutturale:        la produttività del lavoro¨  1980-2006: La produttività del lavoro cresce ad un    ritmo ...
6%                                                      Produttività5%                                                    ...
Perché la produttività rallenta¨    Molte cause. Secondo alcuni l’entrata in vigore      dell’euro. Struttura produttiva ...
Riforme del mercato del lavoro¨  Liberalizzazione delle norme contrattuali per il    mercato del lavoro¨  Nuovi occupati...
Cosa è avvenuto¨    Maggiore flessibilità: le imprese verso l’occupazione a bassa      specializzazione¨    Nessun incen...
Tasso	  di	  crescita	  del	  rapporto	  capitale-­‐lavoro.	  Anni	  1981-­‐2006.	                                        ...
Quello che abbiamo visto1.    Deterioramento del quadro macroeconomico      italiano.2.    Riduzione dei tassi di crescita...
Una distinzione importante¨  Questi andamenti riguardano tutta l’economia: il    sistema economico, può nascondere al pro...
Imprese che esportano¨  Le imprese aperte al commercio internazionale:    forte domanda proveniente dall’estero in forte ...
Cosa hanno fatto le imprese             che esportano1.  Trasformazione del modello di specializzazioneDal made in Italy (...
Strategie adottate2.    Strategie per il made in Italy      Maggiore concorrenza a livello internazionale      (Cina, Indi...
Strategie adottate¨    Spostamento all’estero delle produzioni a più basso      valore aggiunto (quelle a più alta intens...
Le forme di internazionalizzazione Nell’ambito internazionale, l’impresa può adottare diverse forme di internazionalizzazi...
Il contesto di riferimento 45¨    Il processo di spostamento dell’asse economico mondiale      verso l’Asia, che si è acc...
Il dualismo italiano           L’economia contemporanea e la crisi internazionale
La mappatura delle provinceitaliane in base alle caratteristichedel ciclo economico         La dinamica del PIL:      una ...
L’economia del mondo contemporaneo e ilprocesso di globalizzazione         L’economia contemporanea e la crisi internazion...
La contrazione del mondo                1500-1840                    1850-1930                                1950s       ...
La contrazione del mondo I   L’orizzonte si riduce      Anno      Popolazione   Tempo                  (milioni)   (anni) ...
La contrazione del mondo II                                Anno           Anni per penetrare nel                          ...
La contrazione del mondo III  La diffusione delle tecnologie. Numero di anni          (dall’inizio a 50 milioni di utenti)
I divari nello sviluppo economico:popolazione e PNL
I divari nello sviluppo economico: il redditonazionale lordo (GNI per capita)
I divari nello sviluppo economico: il prodottonazionale lordo (GNP per capita)
Una concezione di sviluppo più ampia:Amartya Sen (Indice di Sviluppo Umano - HDI)
La diffusione dei sistemi di mercato
La diffusione della democrazia
Countries’ Relative Political Riskiness(Fonte: Griffin and Pustay, International Business, 4th ed., Prentice Hall, 2005)
La malnutrizione, un’altra dimensione della povertà.Percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni, sottopeso
Il reddito pro capite nel secolo scorso; alcuni paesi¨    Levels of real GDP/person ($1990 international)                ...
La crescita del reddito¨           Growth of Gdp per capita (average annual percentage chages)                    1500-1 ...
La crescita nelle economie pianificate   Tassi di crescita del reddito procapite                          URSS            ...
Reddito pro-capite                              Reddito pro-capite         25000                                          ...
Tassi di crescita del reddito: i diversi paesi..                           Tassi di crescita del reddito 10 8             ...
Tassi di crescita del reddito: i diversi periodi                     Tassi di crescita del reddito                        ...
Catching up?Divergenza nel reddito pro capite fino ai primi anni ’80,modesta convergenza dopo.Catching up in linving stand...
500                                       1000                                              1500                          ...
RAPPORTO TRA IL VOLUME DEGLI SCAMBI E DELLA PRODUZIONE MONDIALI                                                           ...
SCAMBI E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI                                           (valori in dollari USA - 1970 = 100)1200010...
I tassi di crescita annuali delle esportazioni                                 Annual Growth rates of Exports  70%  60%   ...
Dinamica: le esportazioni mondiali crescono piùrapidamente del PIL mondiale (1960-2000)                            30     ...
Dinamica: il PIL mondiale cresce più rapidamentedella popolazione mondiale (1960-2000)                      500           ...
Dinamica: il commercio mondiale cresce piùrapidamente della produzione mondiale •  Produzione mondiale   •  Commercio mond...
Dazi doganali medi nei paesi industriali         50                    40%         40         30         20               ...
Dazi doganali medi di importazione    dei maggiori PVSFonte: WTO
La crescita nel mondo (1950-1995)  Annual Average Growth Rate of GDP per Capita                          Growth           ...
Miracoli e disastri della crescita(1960-1990)    Annual Average Growth Rate of GDP per Worker 1960-1990    Miracles       ...
Caratteristiche socio-economiche dei paesi piùglobalizzati rispetto a quelli meno globalizzati
Il reddito individuale mondiale e l’ineguaglianzanel consumo
La globalizzazione (I)L’apertura dei mercati è stata caratterizzata da una grande crescita del commercio.  Evoluzione del...
La globalizzazione (II)L’aumento è generalizzato...                                       80                              ...
La globalizzazione (III)…e ha luogo fondamentalmente nelle manifatture.                              250                  ...
La globalizzazione (IV)Relazione tra commercio agricultura e industria.                         2                        1...
Le origini e l’evoluzione della globalizzazione
Una rassegna sintetica dei tassi di crescita                World   US    UK      Jap        1820-    0.6    1.3   1.2    ...
La crescita media annuale del PIL pro capite mondiale
L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’economia dei paesi emergenti         L’economia contemporanea e la crisi internazionale
I “PAESI IN TRANSIZIONE”            Insieme di stati ex comunisti dell’Est europeo:q  paesi che hanno avviato la transizi...
I “PAESI CHE HANNO AVVIATO LATRANSIZIONE”    Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Estonia,                     ...
LA TRANSIZIONE BLOCCATA NELLA PENISOLABALCANICA Limiti alla transizione verso un’economia di mercato: q  mancanza di una ...
RUSSIA         Caratteri:         Ø  ricchezza di risorse minerarie, agricole ed         energetiche         Ø  riconver...
MEDIO ORIENTE(ARABIA SAUDITA, BAHREIN, EMIRATI ARABI, IRAN, IRAQ, KUWAIT,OMAN, QATAR)Ø  ricchezza di risorse energeticheØ...
Tigri Asiatiche       (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerata crescita economica ma recente ...
Tigri Asiatiche       (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerato sviluppo ma recente rallentame...
Corea del SudØ  nel dopoguerra dall’economia agricola si passa a quella industrialegrazie a un forte e pervasivo interven...
CinaØ  la transizione verso un’economia di mercato comporta laliquidazione di moltissime imprese pubbliche col rischio di...
IndonesiaØ  gigante demografico con una struttura industriale debole chesoffre le congiunture avverseØ  forti esportazio...
IndiaØ  gigante demografico che emerge come mercato piuttosto che come produttore,tranne per le zone di Bombay e di Banga...
I PAESI IN VIA DI SVILUPPO (PVS)Negli anni ‘90:q    ritmi di crescita superiori ai paesi industrializzatiq    sfruttamen...
LE STRATEGIE DEI PVSIn passato:q  modelli di sviluppo protezionisticiq  richiesta di aiuti internazionaliq  stabilizzaz...
LE STRATEGIE DEI PVS PER DIVENIRE PIÙ      COMPETITIVIv  riduzione esasperata dei salari al limite di provocare disordini...
EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONEv  sul commercio dei beni di consumov  sul mercato dei capitaliv  nonostante i flussi di e...
LE STRATEGIE DEI PAESI INDUSTRIALIZZATIv  deregulation esasperata dei mercati dei capitali e dei beniv  deregulation del...
Dinamismo di crescita dei paesi industriali         rispetto a quelli in via di sviluppo                                  ...
La crescita della produzione manifatturiera nei paesi dinuova industrializzazione (1963-2002)a 1994; b 1995; c 1996; d 199...
OCSE e PVS: quote di commercio, popolazione e PIL   80   70   60   50                          OECD   40                  ...
Commercio internazionale - PVS I paesi che si sono aperti al commercio estero sono quelli che hanno avuto le performance m...
Ratios di apertura del commercio (XGS/GDP%)350%                                                                          F...
I nuovi globalizzatori: crescita del PIL     pro capite al procedere dell’integrazione6%         Cina         Corea del Su...
Cina, India, Giappone: quote % del PIL globale                                         China= 13%                         ...
Il PIL pro capite in quattro paesi (1820-2000)Fonte: A. Maddison, Monitoring the World Economy 1820-1992, Paris, Organizat...
L’economia contemporanea e la crisi internazionale
L’inatteso recupero asiatico            Produzione industriale dei paesi   ¨    Uno degli aspetti cruciali               ...
La crescita dei paesi emergenti spostagli equilibri della crescita globale               Il Pil mondiale                  ...
L’ascesa della Cina                 Le quote di mercato            Giappone                    Stati Uniti                ...
La politica del cambio dei paesi         asiatici                                            ¨    L’avanzo delle partite ...
Lo yen debole, i carry trades e la politica           anti-deflazione della Bank of Japan        BA SIC D ISCO UNT & LOA N...
Il boom del petrolio e dei prezzi delle      materie prime                                                                ...
Petrolio: prezzo nominale e reale                                                       Prezzo reale del petrolio  160  14...
Il prezzo del petrolio: fondamentali efinanza¨    Il trend degli ultimi anni      ¤  Effetto finanziario – le materie pr...
Non c’è pressione dal lato dell’offerta        Produzione mondiale di petrolio                                            ...
Si è ridotta la capacità di suasionda parte dei paesi occidentali             Usa - Quota sulla produzione                ...
Nel lungo periodo la domanda cinesecrescerà ancora molto               Consumi di petrolio                        Consumi ...
Lo spostamento del baricentro economico del MondoPrevisione della distribuzione della produzione mondiale nel 2010
La crescita di CINA e INDIA puo’ ¨    mettere a dura prova settori non marginali del nostro sistema produttivo       (es....
Maggiori detentori esteri di titoli del Tesoro                              americano                      Hong Kong      ...
L’avvicendamento dei leader globali                                                                   US leadership       ...
La crisi finanziaria (ed economica)internazionale          L’economia contemporanea e la crisi internazionale
ECONOMIA MONDIALE      la peggiore crisi dal dopoguerraØ    All’origine squilibri macroeconomici (Cina, Usa, sovrabbondan...
Una economia è considerata in “declino” quando assistiamo aduna diminuzione del tasso di crescita potenziale.Per misurare ...
Ricorrenza delle crisi  Le crisi ci sono sempre state: non ci può essere economia di mercato senza le crisi. I capitalismi...
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Ricorrenza delle crisi151      Secondo la WB, da fine anni settanta al 2002 ci sono state      117 crisi bancarie sistemic...
Ricorrenza delle crisi152      Caratteristiche delle crisi (Reinhart e Rogoff)        Prima delle crisi: crescita dei pres...
Ricorrenza delle crisi153           Fattori che ricorrono nella crisi di oggi:      - indebitamento eccessivo: non delle i...
Le novità della crisi in corso154        A metà 2007 uno shock cambia le opportunità di profitto in un settore        dell...
Le novità della crisi in corso155       L’intepretazione di Roubini era in buona parte giusta, ma ci      aspettavamo un a...
Le novità della crisi in corso156
Le novità della crisi in corso157        C’erano squilibri di fondo nell’economia mondiale,        ma quattro novità li ha...
Le novità della crisi in corso158                       Novità 1: la crisi dell’interbancario      Dall’agosto del 2007 le...
Le novità della crisi in corso159                  Novità 2: è la globalizzazione, bellezza!        L’impatto sistemico è ...
Le novità della crisi in corso160                      Novità 3: cartolarizzazioni         L’aumento delle insolvenze sui ...
Le novità della crisi in corso161               Novità 3: le cartolarizzazioni (segue)        Dal 2007 il mercato ha perso...
Le novità della crisi in corso162                        Novità 4: soffrono di più le banche di investimento      ¨    So...
Perché le banche italiane soffrono meno?163      I.    Il sistema bancario è meno internazionalizzato di quello di altri  ...
La congiuntura creditizia164         Il tasso di crescita dei prestiti bancari sta        decelerando …        … a causa d...
La congiuntura creditizia165                                        Prestiti bancari ai residenti in Italia               ...
L'economia contemporanea e la crisi internazionale
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Transcript of "L'economia contemporanea e la crisi internazionale"

  1. 1. L’ECONOMIA CONTEMPORANEAE LA CRISI INTERNAZIONALE Amedeo Lepore L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  2. 2. L’evoluzione del sistema industriale L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  3. 3. Quale modello economico per il XXIsecolo? Miles e SnowMiles e Snow (R. E. Miles, C. C. Snow, Twenty-first centurycareers, in M. B. Arthur, D. M. Rousseau, (a cura di),TheBoundaryless Career: A New Employment Principle for a NewOrganizational Era, Oxford, Oxford University Press, 1996,pp.97-115) sostengono che: - ogni tipo di organizzazione stabilisce competenze essenziali (core competence), professioni necessarie, struttura e governo delle carriere; - nel XXI secolo l’organizzazione sarà minimale, pochi imprenditori di se stessi, capaci di svolgere una molteplicità di ruoli e iniziative. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  4. 4. Industria: quattro grandi ondateMiles e Snow (in La carriera senza confine) individuano quattro grandi ondate nella storia dell’industria: 1.  Industrializzazione originaria 2.  Fordismo. Dalla metà dell’Ottocento al 1970 3.  Fine XX secolo: epoca postfordista 4.  Inizio XXI secolo: impresa minima L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  5. 5. Il fordismo.Dalla metà dell’Ottocento al 1970È il periodo classico, culminato nel fordismo.I principi guida dell’impresa sono: a.  Produrre ogni cosa da sé b.  Migliorare attraverso progressivi ingrandimenti c.  Gestire il processo produttivo mediante regole e procedure amministrative L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  6. 6. Il postfordismo. Fine XX secoloComincia negli ultimi decenni del XX secolo.I principi guida delle imprese sono:-  produrre solo ciò che si è capaci di fare al meglio ed esternalizzare il resto;-  migliorare attraverso lo sviluppo di una rete collaborativa di fornitori, clienti, partner;-  i lavoratori definiscono i progressi di carriera assieme ai datori di lavoro. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  7. 7. XXI secolo: l’organizzazione minimaleÈ prevedibile ora la tendenza ad eliminare ogni tipo di gerarchia.Le imprese, in particolare quelle di servizi professionali, avranno organizzazione minima, con il solo compito di facilitare l’attività di piccoli gruppi di professionisti-imprenditori. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  8. 8. XXI secolo: l’organizzazione minimaleQuesti gruppi non dipenderanno da un capo, ma coordineranno autonomamente il lavoro. Saranno legati a mini-imprese, i cui principi guida saranno: -  essere capaci di fare ogni cosa, in ogni luogo, in ogni tempo; -  migliorare grazie a un mix di competizione e collaborazione; -  autogestirsi mediante l’incessante creazione di conoscenza e affidamento di responsabilità (da cui derivano fortissimi carichi di lavoro, fino a 15 ore giornaliere). L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  9. 9. L’organizzazione di network Una tipica impresa di 12-15 professionisti Project manager Cliente principale (Es. Telecom Australia) ALLEANZA ALLEANZA INTERNA ESTERNA Partner di Joint-venture (Es. Toshiba) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  10. 10. La situazione economica dell’Italia L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  11. 11. L’Italia e il contesto economico mondiale 6 PIL Mondiale PIL Area Euro 5 PIL Italia 4 3% a/a 2 1 0 -1 Previsioni RPP 2008 dal 2007 -2 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  12. 12. L’economia italiana: sviluppi e prospettive 3,0 1,0% a/a -1,0 PIL var.% a/a Consumi privati Investimenti fissi lordi Esportazioni nette -3,0 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 Previsioni RPP 2008 dal 2007 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  13. 13. I consumi privati: confronti europei 6 6 5 France EMU 5 Germany Italy 4 4% year-on-year % year-on-year 3 3 2 2 1 1 0 0 -1 -1 -2 -2 1Q92 1Q93 1Q94 1Q95 1Q96 1Q97 1Q98 1Q99 1Q00 1Q01 1Q02 1Q03 1Q04 1Q05 1Q06 1Q07 L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  14. 14. Export performance (beni e servizi) (1985=100)14 140 120 Italy France 100 Germany United Kingdom 80 USA Japan Total 60 OECD 40 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
  15. 15. Costi unitari del lavoro relativi (1995=100)15 160 140 120 100 80 60 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 Italy France Germany United Kingdom Spain USA Japan Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
  16. 16. Deflatori del PIL (1990=100)16 170 160 150 140 Italy 130 Euro-area 120 USA United 110 Kingdom Japan 100 90 80 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 Fonte: Economic Outlook n°76, OECD (2005)
  17. 17. Principali indicatori delle imprese manifatturiere italiane per classi di addetti17 70000 60000 50000 40000 30000 20000 10000 0 Valore aggiunto per Retribuzione lorda per Investimenti per addetto dipendente addetto 1-9 10-19 20-99 100-249 250+ Fonte: ISTAT, Rapporto Annuale (2002)
  18. 18. Il rallentamento dell’economia italiana 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011PIL (DPEF, giugno 2007) 0,1 1,9 2,0 1,9 1,7 1,8 1,8PIL (settembre 2007) 0,1 1,9 1,9 1,5 1,6 1,7 1,8importazioni 0,5 4,3 1,8 2,5 3,1 3,3 3,4consumi famiglie 0,6 1,5 2,0 1,8 1,8 1,8 1,8spesa della PA e ISP 1,5 -0,3 1,6 0,3 0,0 0,0 0,0investimenti -0,5 2,3 2,4 1,6 1,8 2,1 2,3esportazioni -0,5 5,3 2,0 2,8 3,5 3,8 4,1LAVOROTasso di disoccupazione 7,7 6,8 6,0 5,7 5,5 5,4 5,2Tasso di occupazione 57,4 58,4 58,9 59,3 59,8 60,3 60,8 Tasso di crescita del PIL: §  2007 dal 2% all’1,9% §  2008 dall’1,9% all’1,5% L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  19. 19. Il rallentamento tendenziale della crescita (1950-2004)Ritmo di crescita dell’economia italiana nel secondo dopoguerra(tassi di variazione medi annui, prezzi costanti) PIL in PPA PIL pro-capite Investim. Lordi 1950-73 5,6 4,9 6,6 1973-2004 2,1 1,9 1,4 1950-63 6,4 5,8 9,3 1963-73 4,4 3,8 3,4 1973-90 2,8 2,4 1,5 1990-2004 1,4 1,3 1,4
  20. 20. 1946 - 51 1951 - 63 1963 - 73 1973 - 92Prodotto interno 8,4 5,4 4,8 2,7lordoInvestimenti lordi 7,7 9,3 3,5 1,7Esportazioni n. d. * 13,1 11,1 5,0* Dato non disponibileFonteISTAT. Per il periodo 1946 - 51 si tratta di stime approssimative. I dati del1992 sono stime previsionali di fonte ministero del Bilancio e della Programmazioneeconomica e ministero del Tesoro (1992). L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  21. 21. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  22. 22. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  23. 23. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  24. 24. L’economia italiana nel XXI secoloLe fragilità strutturali del sistema produttivo italiano: Il rallentamento della produttività del lavoro.I punti di forza: La capacità di innovare e la competitività internazionale delle imprese italiane. ¨  L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  25. 25. Cosa è accaduto¨  Occorre guardare al passato recente se si vuole comprendere ciò che sta avvenendo oggi.¨  Negli ultimi anni una serie di cambiamenti (shock) hanno mutato in modo radicale lo scenario dell’economia mondiale e dell’economia italiana.
  26. 26. L’economia globale¨  Shock a livello mondiale:1.  La globalizzazione. Non solo il mercato del lavoro (immigrazione), ma anche i mercati dei beni e quelli finanziari (prima la crisi dei titoli dotcom e oggi quella dei mutui subprime).2.  La rivoluzione dell’information and communication technology (ICT): cambia non solo cosa ma anche come si produce, l’organizzazione dei processi produttivi.
  27. 27. L’economia globale sotto stress¨  In particolare, due shock hanno colpito tra il 2007 e il 2008 l’economia mondiale:1.  La crisi dei mercati finanziari, iniziata ad agosto 2007.2.  Shock ai prezzi delle materie prime e dell’energia, ancora alti.
  28. 28. Il contributo alla crescita
  29. 29. Cosa è avvenuto in Europa …¨  Shock che hanno cambiato le “regole del gioco” (le istituzioni):1.  Politica monetaria. La perdita della sovranità monetaria. BCE e entrata in vigore dell’euro dal 1999.2.  Politica fiscale. Vincoli stringenti imposti al bilancio pubblico (Patto di Stabilità e Crescita) (poco spazio per una politica fiscale espansiva)
  30. 30. … e in Italia¨  I cambiamenti del mercato del lavoro. Nuove forme per il contratto di lavoro (contratti atipici e lavoro temporaneo).¨  Vantaggi e svantaggi. Hanno permesso l’ingresso sul mercato del lavoro di nuove forze e consentito una crescita occupazionale senza precedenti. Ma anche l’emergere di forme di lavoro precario.
  31. 31. Un problema strutturale: la produttività del lavoro¨  Nei decenni trascorsi la crescita italiana è stata sostenuta poco dalla crescita occupazionale e molto dall’aumento della produttività. Oggi invece assistiamo ad un ribaltamento dei ruoli di queste due variabili nel processo di crescita.¨  Nel passato il tasso di crescita dell’occupazione era basso mentre era alto quello della produttività del lavoro; negli ultimi anni, viceversa, la crescita dell’occupazione si è fatta vigorosa mentre si è quasi azzerata la crescita della produttività.
  32. 32. Un problema strutturale: la produttività del lavoro¨  1980-2006: La produttività del lavoro cresce ad un ritmo dell’1.4 %. Da suddividere tra una crescita media (1,7%) del Pil e dell’occupazione (0,3%).¨  Due fasi. 1980-1995 : Crescita della produttività del lavoro (2,2%), da ricondurre alla dinamica del Pil(2%) e alla flessione registrata dell’occupazione (-0,2%).¨  1996-2006: Forte rallentamento produttività del lavoro (0,4%) per la ripresa dell’occupazione (0,9%) e alla crescita più contenuta del Pil (1,3 %).
  33. 33. 6% Produttività5% Pil  4% Occupazione3%2%1%0% 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008-­‐1%-­‐2%-­‐3%-­‐4%
  34. 34. Perché la produttività rallenta¨  Molte cause. Secondo alcuni l’entrata in vigore dell’euro. Struttura produttiva (95% piccole imprese). O il modello di specializzazione produttiva italiano (made in Italy). Globalizzazione. Oppure la scarsità di infrastrutture.¨  Perché a partire dalla metà degli anni 90?¨  Le riforme del mercato del lavoro.
  35. 35. Riforme del mercato del lavoro¨  Liberalizzazione delle norme contrattuali per il mercato del lavoro¨  Nuovi occupati: forme di lavoro a tempo determinato, contratti di lavoro atipici¨  Riduzione dell’EPL (maggiore riduzione tra tutti i paesi OECD) per il lavoro temporaneoPiù Flex Minor costo lavoro Più occup.
  36. 36. Cosa è avvenuto¨  Maggiore flessibilità: le imprese verso l’occupazione a bassa specializzazione¨  Nessun incentivo all’adozione delle nuove tecnologie e delle nuove forme di organizzazione della produzione (ICT)¨  Senza liberalizzazioni nel mercato dei beni, investimento per l’ampliamento produttivo piuttosto che per il cambiamento¨  Risultato: una dinamica del Pil contenuta anche se accompagnata da aumenti dell’occupazione¨  La stasi della produttività inevitabile
  37. 37. Tasso  di  crescita  del  rapporto  capitale-­‐lavoro.  Anni  1981-­‐2006.   Fonte:  elaborazione  su  dati  Istat6%5% media  1981-­‐1994:  3.4%4%3% media  1995-­‐2006:  1.2%2%1%0% 1980 1985 1990 1995 2000 2005-­‐1%
  38. 38. Quello che abbiamo visto1.  Deterioramento del quadro macroeconomico italiano.2.  Riduzione dei tassi di crescita del Pil e della produzione industriale.3.  Caduta della produttività del lavoro e totale dei fattori.
  39. 39. Una distinzione importante¨  Questi andamenti riguardano tutta l’economia: il sistema economico, può nascondere al proprio interno andamenti contrastanti.¨  Distinguiamo tra due settori:1.  Uno comprende le imprese la cui produzione è rivolta alle esportazioni;2.  L’altro quelle che producono per l’interno.
  40. 40. Imprese che esportano¨  Le imprese aperte al commercio internazionale: forte domanda proveniente dall’estero in forte espansione - economie emergenti come Brasile, Russia, India e Cina (i paesi BRIC).¨  Si sono profondamente ristrutturate e hanno investito molto.
  41. 41. Cosa hanno fatto le imprese che esportano1.  Trasformazione del modello di specializzazioneDal made in Italy (beni di consumo per la casa e per la persona), ai beni di investimento, come le macchine e gli apparecchi meccanici (settori a forte crescita della domanda mondiale).
  42. 42. Strategie adottate2.  Strategie per il made in Italy Maggiore concorrenza a livello internazionale (Cina, India) Upgrading qualitativoSpostamento verso l’alto della gamma qualitativa dei prodotti esportati, prezzi più elevati
  43. 43. Strategie adottate¨  Spostamento all’estero delle produzioni a più basso valore aggiunto (quelle a più alta intensità di lavoro), sfruttando forme di internazionalizzazione produttiva.¨  Strategie di internazionalizzazione. Non solo esportazione di beni e servizi, ma anche acquisizione di accordi di collaborazione con partner esteri, partecipazione al capitale di imprese estere, delocalizzazione di molte fasi del processo produttivo all’estero.
  44. 44. Le forme di internazionalizzazione Nell’ambito internazionale, l’impresa può adottare diverse forme di internazionalizzazione: - l’internazionalizzazione commerciale - l’internazionalizzazione produttiva - l’internazionalizzazione degli approvvigionamenti - l’internazionalizzazione della ricerca e sviluppo - l’internazionalizzazione finanziaria ¨  L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  45. 45. Il contesto di riferimento 45¨  Il processo di spostamento dell’asse economico mondiale verso l’Asia, che si è accelerato fortemente nel periodo 2002-2007, pone nuove domande sul processo di posizionamento dell’economia italiana nelle dinamiche di integrazione internazionale.¨  La tradizionale attenzione politica e recenti discorsi strategici dei governo italiano sottolineano il ruolo geopolitico acquisito dai Paesi Terzi del Mediterraneo (PTM) in quanto passaggio dei traffici tra l’Europa e le emergenti potenze asiatiche. In questo scenario, l’Italia sarebbe posizionata in modo da trarne particolare beneficio.
  46. 46. Il dualismo italiano L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  47. 47. La mappatura delle provinceitaliane in base alle caratteristichedel ciclo economico La dinamica del PIL: una economia “pro-ciclica” L’economia contemporanea e la crisi internazionale 47
  48. 48. L’economia del mondo contemporaneo e ilprocesso di globalizzazione L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  49. 49. La contrazione del mondo 1500-1840 1850-1930 1950s 1960s
  50. 50. La contrazione del mondo I L’orizzonte si riduce Anno Popolazione Tempo (milioni) (anni) 1804 1,000 1927 2,000 123 1960 3,000 33 1974 4,000 14 1987 5,000 13 1999 6,000 12
  51. 51. La contrazione del mondo II Anno Anni per penetrare nel d’invenzione 25% del mercatoElettricità per uso familiare 1873 46Telefono 1875 35Radio 1906 22Televisione 1925 26PC 1975 15Tel. cellulare 1983 13Internet 1991 7
  52. 52. La contrazione del mondo III La diffusione delle tecnologie. Numero di anni (dall’inizio a 50 milioni di utenti)
  53. 53. I divari nello sviluppo economico:popolazione e PNL
  54. 54. I divari nello sviluppo economico: il redditonazionale lordo (GNI per capita)
  55. 55. I divari nello sviluppo economico: il prodottonazionale lordo (GNP per capita)
  56. 56. Una concezione di sviluppo più ampia:Amartya Sen (Indice di Sviluppo Umano - HDI)
  57. 57. La diffusione dei sistemi di mercato
  58. 58. La diffusione della democrazia
  59. 59. Countries’ Relative Political Riskiness(Fonte: Griffin and Pustay, International Business, 4th ed., Prentice Hall, 2005)
  60. 60. La malnutrizione, un’altra dimensione della povertà.Percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni, sottopeso
  61. 61. Il reddito pro capite nel secolo scorso; alcuni paesi¨  Levels of real GDP/person ($1990 international) 1900 1950 1996 UK 4593 6847 17326 USA 4114 9617 23719 West Germany 3134 4281 19622 Brazil 704 1673 5346 China 652 537 2653 India 625 597 1643 Japan 1135 1873 19582 Russia 1218 2834 4120 Africa 500 830 1220 Crafts,1999
  62. 62. La crescita del reddito¨  Growth of Gdp per capita (average annual percentage chages) 1500-1 1820-1900 1900-2000 1870-1900 1900-1950 1950-2000 820 - - OECD 1,2 2,0 1,5 1,3 2,6 Non OECD O,4 1,6 0,7 0,7 2,4 Eastern O,7 1,2 0,8 1,3 1,2 Europe Latin O,6 1,6 1,2 1,7 1,5 America Asia O,2 1,8 0,5 0,1 3,5 Africa O,4 1,0 0,1 1,0 1,0 World 0,04 O,8 1,9 1,2 1,1 2,5 Fonte:Boltho, Toniolo(1999)
  63. 63. La crescita nelle economie pianificate Tassi di crescita del reddito procapite URSS Cina 1870-1913 O,9( solo 1870-1913 0,6 Russia) 1928-40 3,8 1913-36 0,8 1950-70 3,4 1950-70 2,9 Fonte: Boltho,Toniolo(1999)
  64. 64. Reddito pro-capite Reddito pro-capite 25000 UK USA 20000 WG 15000 Brasile 10000 Cina India 5000 Giappone 0 Russia 1900 1950 1996 Africa elaborazioni su Crafts (1999)
  65. 65. Tassi di crescita del reddito: i diversi paesi.. Tassi di crescita del reddito 10 8 1870-1913 6 ) 1913-50 4 1950-73 1973-96 2 0 -2 e a a a le a A G UK on di r ic n i US i ss W as Ci In pp Af Ru Br ia G elaborazioni su Crafts (1999
  66. 66. Tassi di crescita del reddito: i diversi periodi Tassi di crescita del reddito UK 10 USA 8 WG 6 Brasile 4 Cina 2 India 0 Giappone -2 1870- 1913-50 1950-73 1973-96 Russia 1913 Africa elaborazioni su Crafts (1999)
  67. 67. Catching up?Divergenza nel reddito pro capite fino ai primi anni ’80,modesta convergenza dopo.Catching up in linving standards, 1820-1992 Coeff di N di paesi lnYi,t t1820-1900Tutti i paesi 26 O,97* 6,8Solo oecd 17 0,42 1,61900-1992Tutti i paesi 47 0,17 1,2Solo oecd 22 -0,74* -5,51900-1950Tutti i paesi 47 0,31 1,6Solo oecd 22 0,09 0,31950-1992Tutti i paesi 133 0,12 0,6Solo oecd 22 -1,43* -6.0 Nota:il segno negativo del coeff. Indica convergenza. Fonte: Boltho Toniolo(1999 )
  68. 68. 500 1000 1500 2000 2500 0 19 50 19 52 19 54 19 56 19 58 19 60 19 62 19 64 19 66 19 68 19 70 19 72 19 74Scambi di merci 19 76 (1950 = 100) 19 78 19 80 19 82 PRODUZIONE E SCAMBI MONDIALI DI MERCI 19 84Produzione di merci 19 86 19 88 19 90 19 92 19 94 19 96 19 98 20 00
  69. 69. RAPPORTO TRA IL VOLUME DEGLI SCAMBI E DELLA PRODUZIONE MONDIALI (1950 = 100)45040035030025020015010050 50 52 54 56 58 60 62 64 66 68 70 72 74 76 78 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 Fonte: OMC Agricoltura Industria estrattiva Manufatti Merci
  70. 70. SCAMBI E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI (valori in dollari USA - 1970 = 100)12000100008000600040002000 0 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 Fonte: FMI e UNCTAD Investim enti diretti esteri (afflussi + deflussi) Scam bi di beni e servizi (esportazioni + im portazioni)
  71. 71. I tassi di crescita annuali delle esportazioni Annual Growth rates of Exports 70% 60% Growth World 50% Growth PVD Growth OCDE 40% 30% 20% 10% 0% 49 52 55 58 61 64 67 70 73 76 79 82 85 88 91 94 97 00 03 -10% 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 -20%
  72. 72. Dinamica: le esportazioni mondiali crescono piùrapidamente del PIL mondiale (1960-2000) 30 25 world exports (% GDP) 20 15 10 5 0 1960 1970 1980 1990 2000
  73. 73. Dinamica: il PIL mondiale cresce più rapidamentedella popolazione mondiale (1960-2000) 500 GDP 400 index (1960 = 100) 300 population 200 100 0 1960 1970 1980 1990 2000
  74. 74. Dinamica: il commercio mondiale cresce piùrapidamente della produzione mondiale •  Produzione mondiale •  Commercio mondiale •  1981-1990: 2.8% •  1981-1990: 4.5% •  1992: 1.7% •  1992: 5.7% •  1994: 2.9 % •  1994: 10.5% •  1996: 3.2% •  1996: 5.5% •  1998: 2.5% •  1998: 7 %Fonte: ONU, 1998
  75. 75. Dazi doganali medi nei paesi industriali 50 40% 40 30 20 15% 10 4.5% 0 Dopoguerra anni 60 anni 90Fonte: WTO
  76. 76. Dazi doganali medi di importazione dei maggiori PVSFonte: WTO
  77. 77. La crescita nel mondo (1950-1995) Annual Average Growth Rate of GDP per Capita Growth Ratio of GDP per Share of capita at end to World Population, 1998 beginning More developed 2.7 3.1 20 Less Developed: 2.5 2.9 80 China 3.8 5.0 21 India 2.2 2.5 17 Rest of Asia 3.7 4.6 21 Latin America 1.6 1.9 9 Northern Africa 2.1 2.4 2 Sub-Saharan Africa 0.5 1.2 11 Source: Richard Easterlin, “The Worldwide Standard of Living Since 1800”, Journal of Economic Perspectives, 2000.
  78. 78. Miracoli e disastri della crescita(1960-1990) Annual Average Growth Rate of GDP per Worker 1960-1990 Miracles Growth Disasters Growth Korea 6.1 Ghana -0.3 Botswana 5.9 Venezuala -0.5 Hong Kong 5.8 Mozambique -0.7 Taiwan 5.8 Nicaragua -0.7 Singapore 5.4 Mauritania -0.8 Japan 5.2 Zambia -0.8 Malta 4.8 Mali -1.0 Cyprus 4.4 Madagascar -1.3 Seychelles 4.4 Chad -1.7 Lesotho 4.4 Guyana -2.1 Note: Figures for Botswana and Malta based on 1960-1989. Source: Jonathan Temple, “The New Growth Evidence”, Journal of Economic Literature, 1999.
  79. 79. Caratteristiche socio-economiche dei paesi piùglobalizzati rispetto a quelli meno globalizzati
  80. 80. Il reddito individuale mondiale e l’ineguaglianzanel consumo
  81. 81. La globalizzazione (I)L’apertura dei mercati è stata caratterizzata da una grande crescita del commercio.  Evoluzione del commercio come % del PIL. 70 60 50 percent 40 30 20 10 0 70 73 76 79 82 85 88 91 94 97 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 year
  82. 82. La globalizzazione (II)L’aumento è generalizzato... 80 70 60 Percentage trade in GDP 50 Brazil China 40 Germany India Italy 30 Mexico Spain 20 United States 10 0 75 77 79 81 83 85 87 89 91 93 95 97 99 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19
  83. 83. La globalizzazione (III)…e ha luogo fondamentalmente nelle manifatture. 250 200 Index 1990 = 100 150 Agriculture Manufacturing 100 50 0 1970 1973 1976 1979 1982 1985 1988 1991 1994 1997 2000 year
  84. 84. La globalizzazione (IV)Relazione tra commercio agricultura e industria. 2 1,8 1,6 1,4 1,2 Brazil Ratio 1 China Germany 0,8 India Italy 0,6 Mexico Spain 0,4 USA 0,2 0 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 00 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 Year
  85. 85. Le origini e l’evoluzione della globalizzazione
  86. 86. Una rassegna sintetica dei tassi di crescita World US UK Jap 1820- 0.6 1.3 1.2 0.1 1870 1870- 1.3 1.8 1.0 1.4 1913 1913- 0.9 1.6 0.8 0.9 1950 1950- 2.9 2.4 2.5 8.0 1973 1973- 1.2 1.4 1.4 3.0 1992
  87. 87. La crescita media annuale del PIL pro capite mondiale
  88. 88. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  89. 89. L’economia dei paesi emergenti L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  90. 90. I “PAESI IN TRANSIZIONE” Insieme di stati ex comunisti dell’Est europeo:q  paesi che hanno avviato la transizioneq  paesi che hanno una transizione bloccataq  la RussiaDifferenze: aree di antica industrializzazione, precedente al regimecomunista (Repubblica Ceca, regioni polacche) e aree rurali (Romania,Bulgaria)Caratteri comuni: sforzo di dialogo con l’occidente europeo (costituitoda stati regioni) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  91. 91. I “PAESI CHE HANNO AVVIATO LATRANSIZIONE” Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia e LituaniaCaratteri comuni:q  sforzo di dialogo con l’occidente europeo e specialmente con laGermaniaq  ristrutturazione delle industrie (meccanica, alimentare)q  bassa inflazione con poche eccezioniq  elevati investimenti esteri L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  92. 92. LA TRANSIZIONE BLOCCATA NELLA PENISOLABALCANICA Limiti alla transizione verso un’economia di mercato: q  mancanza di una preesistente base industriale q  presenza di un settore agricolo con eccessi di m.o. e bassa redditività q  instabilità politica e conflitti etnici Vantaggi verso la transizione: Ø  basso costo della m.o. che attrae investimenti esteri Ø  governi tolleranti verso le industrie inquinanti L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  93. 93. RUSSIA Caratteri: Ø  ricchezza di risorse minerarie, agricole ed energetiche Ø  riconversione dell’apparato industriale militare Ø  opportunità di sviluppo per il settore della microelettronica e dell’informatica Limiti: v  limitato mercato interno v  spinte politiche non definitivamente equilibrate L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  94. 94. MEDIO ORIENTE(ARABIA SAUDITA, BAHREIN, EMIRATI ARABI, IRAN, IRAQ, KUWAIT,OMAN, QATAR)Ø  ricchezza di risorse energeticheØ  gli oleodotti accrescono l’importanza dei luoghiØ  area di accoglienza di immigrati pachistani, indiani, filippiniNon è solo l’economia a determinare l’importanza di un’area L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  95. 95. Tigri Asiatiche (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerata crescita economica ma recente rallentamentoØ  crescita provocata dall’apertura ai mercati e dal peso delle industrietecnologicamente avanzate volte alle esportazioniØ forti investimenti esteriØ  modello dirigistico delle economie nazionali che rassicura gli investitoriØ  basso costo della moØ  crisi finanziaria per il forte indebitamento delle imprese industriali e per ilcoinvolgimento delle banche, oltre che per le rivendicazioni sinda.Ø  passaggio nel 1997 di Hong Kong alla Cina e pressione cinese anche per ilpassaggio di Taiwan L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  96. 96. Tigri Asiatiche (Hong Kong, Taiwan, Singapore, Corea del Sud)Caratteri:Ø  accelerato sviluppo ma recente rallentamentoØ  sviluppo provocato dall’apertura ai mercati e dal peso delle industrietecnologicamente avanzate volte alle esportazioniØ forti investimenti esteriØ  modello dirigistico delle economie nazionali che rassicura gli investitoriØ  basso costo della moØ  crisi finanziaria per il forte indebitamento delle imprese industriali e per ilcoinvolgimento delle banche, oltre che per le rivendicazioni sinda.Ø  passaggio nel 1997 di Hong Kong alla Cina e pressione cinese anche per ilpassaggio di Taiwan L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  97. 97. Corea del SudØ  nel dopoguerra dall’economia agricola si passa a quella industrialegrazie a un forte e pervasivo intervento dello statoØ lo stato offre a privati finanziamenti, incentivi fiscali, commessepubbliche e protezioni doganaliØ  presenza degli chaebol, grandi imprese oligopolisticheØ  mo non sindacalizzata e a basso costo, che oggi rivendica un ruolo nonsolo come lavoratori ma anche come consumatori TaiwanNonostante l’interscambio con la Cina sia elevato questo stato rischia didiventare una regione cinese, ricca ma dipendente L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  98. 98. CinaØ  la transizione verso un’economia di mercato comporta laliquidazione di moltissime imprese pubbliche col rischio direazioni socialiØ Vi sono diverse realtà: quella industriale del Nord-Est(tessile, siderurgico, trasporti); quella costiera più dinamicadel Centro-Sud (Hong Kong e Shanghai) dove si hanno moltiinvestimenti esteri; quella continentale ancora agricola;quella di Taiwan.Ø  la quota di popolazione dedita all’agricoltura è ancoramolto elevataØ  il reddito pro capite è molto basso da non sorreggere unbuon mercato interno, ma è prevedibile una sua espansione L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  99. 99. IndonesiaØ  gigante demografico con una struttura industriale debole chesoffre le congiunture avverseØ  forti esportazioni di prodotti manifatturieri, nonostante ilpeso dell’occupazione agricola Filippine v  industria nascente rivolta al mercato interno L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  100. 100. IndiaØ  gigante demografico che emerge come mercato piuttosto che come produttore,tranne per le zone di Bombay e di BangaloreØ  molti dei suoi abitanti vivono al di sotto della sogli di povertàØ  la maggior parte della popolazione è dedita all’agricoltura Brasilev  il Sud-Est e l’area di San Paolo sono le più vivaciv  il Nord-Est è poverov  dallo sfruttamento delle risorse agricole –minerarie (canna da zucchero, oro,diamanti, caffè) si è passati ad una solida base industriale (trasporti e componentistica)grazie agli investimenti esteriv  immense aree a verde a rischio di degradov  le aree urbane presentano caratteristiche comuni nell’America Latina: espansione delsettore finanziario, dei servizi e di alcune imprese a scapito di altri settori L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  101. 101. I PAESI IN VIA DI SVILUPPO (PVS)Negli anni ‘90:q  ritmi di crescita superiori ai paesi industrializzatiq  sfruttamento della divisione internazionale del lavoroq  offerta di mo a basso costoAlcune aree restano escluse dalla ripresa economica:ü  l’Africa (eccetto Egitto e pochi altri stati)ü buona parte dell’America Latina (eccetto quei paesi aderenti ad accordi commerciali:il Messico al NAFTA (con Canada e USA); Argentina Uruguay Paraguay Brasile e Cile alMercosur) L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  102. 102. LE STRATEGIE DEI PVSIn passato:q  modelli di sviluppo protezionisticiq  richiesta di aiuti internazionaliq  stabilizzazione dei prezzi delle materie primeq  attacchi alle multinazionali ritenute predatrici di risorseOggi:Ø  apertura dei mercati alla globalizzazioneØ  accoglimento di capitali esteriØ  attrazione di imprese transnazionaliØ  maggior peso del ruolo del privato rispetto al pubblico L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  103. 103. LE STRATEGIE DEI PVS PER DIVENIRE PIÙ COMPETITIVIv  riduzione esasperata dei salari al limite di provocare disordini socialiv  riduzione delle tasse per le imprese esterev  riduzione dello stato socialev  riduzione dei controlli ambientaliMa questi paesi devono fare i conti con l’economia finanziaria globaleche provoca crisi valutarie e speculazioni L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  104. 104. EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONEv  sul commercio dei beni di consumov  sul mercato dei capitaliv  nonostante i flussi di emigranti il mercato del lavoro è menoglobalizzabilev  aumenta la disoccupazione con poche eccezioni mondiali, perchési incorpora più tecnica e capitale che lavoro nel prodotto L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  105. 105. LE STRATEGIE DEI PAESI INDUSTRIALIZZATIv  deregulation esasperata dei mercati dei capitali e dei beniv  deregulation del mercato del lavoro per aumentarne la flessibilitàv  assoluto rilievo del settore privato ma nell’Europa Occidentale si tenta diq  conservare lo stato socialeq  tutelare il lavoratore e le figure più deboliSi delinea una contrapposizione tra l’economia americana e un’economia“alternativa” (prevalentemente europea) per l’egemonia mondiale, a cuinon saranno estranei i pvs anche per l’incognita demografica (in India eCina) Prof. Carmelo Maria Porto 121
  106. 106. Dinamismo di crescita dei paesi industriali rispetto a quelli in via di sviluppo OCDE EMCsFonte: IMF
  107. 107. La crescita della produzione manifatturiera nei paesi dinuova industrializzazione (1963-2002)a 1994; b 1995; c 1996; d 1998Fonte: Dicken (1998, Table 2.3; 2003, Table 3.6); UNIDO, www.unido.org/geostat; World Bank (2004), WorldDevelopment Indicators 04, The World Bank, Washington, Table 4.1.
  108. 108. OCSE e PVS: quote di commercio, popolazione e PIL 80 70 60 50 OECD 40 LDCs 30 20 10 0 Trade Population GDP Fonte: IMF/WEO
  109. 109. Commercio internazionale - PVS I paesi che si sono aperti al commercio estero sono quelli che hanno avuto le performance migliori Rapporto apertura/crescita
  110. 110. Ratios di apertura del commercio (XGS/GDP%)350% France= 25% Brazil= 16% India= 14%300% USA= 9%250%200%150%100%50% 0% China Hongkong Singapour Taiwan Korea Malaysia Philippines Thailand Indonesia
  111. 111. I nuovi globalizzatori: crescita del PIL pro capite al procedere dell’integrazione6% Cina Corea del Sud Hong Kong 5.0% India Singapore4% Taiwan 3.5% 2.9%2% 1.4%0% 1960s 1970s 1980s 1990s
  112. 112. Cina, India, Giappone: quote % del PIL globale China= 13% Japan= 7% India= 6%
  113. 113. Il PIL pro capite in quattro paesi (1820-2000)Fonte: A. Maddison, Monitoring the World Economy 1820-1992, Paris, Organization for Economic Cooperation andDevelopment, 1995
  114. 114. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  115. 115. L’inatteso recupero asiatico Produzione industriale dei paesi ¨  Uno degli aspetti cruciali emergenti della prima parte del decennio deè rappresentata15.0 dalla forza del ciclo delle12.0 economie asiatiche. 9.0 ¨  Si ricordi che nel ’97-’98 tutto il sud est asiatico era stato 6.0 investito da una grave crisi. 3.0 ¨  La chiave di volta sta nell’abbattimento delle 0.0 barriere commerciali e-3.0 nell’ingresso della Cina nel Wto.-6.0 98 00 02 04 06 ¨  Con l’ascesa del gigante var % tendenziali cinese il termine GLOBALIZZAZIONE acquisisce un diverso significato. 131
  116. 116. La crescita dei paesi emergenti spostagli equilibri della crescita globale Il Pil mondiale Il Pil mondiale6 Emergenti Economie avanzate 95 84 7 63 52 4 31 2 10 80 85 90 95 00 05 0 80 85 90 95 00 05 Var. % medie annue Var. % medie annue 132
  117. 117. L’ascesa della Cina Le quote di mercato Giappone Stati Uniti ¨  Crescita del Pil intorno al 10 per cento. Germania Cina ¨  Forte crescita della produttività14.0 ¨  Spostamento della popolazione dalle campagne verso la città12.0 (industrializzazione) ¨  Alto tasso di risparmio (politiche di10.0 abbassamento della natalità). ¨  Forte avanzo delle partite correnti 8.0 ¨  La Cina gioca un ruolo centrale quale assemblatore dei manufatti prodotti in 6.0 tutto il sud est asiatico ¨  Il Giappone rafforza la competitività cinese svolgendo un ruolo di fornitore 4.0 di tecnologia. 2.0 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07Esportazioni in dollari in % del commercio mondiale, 133 m.m di 12 termini
  118. 118. La politica del cambio dei paesi asiatici ¨  L’avanzo delle partite correnti cinesi Riserve valutarie (ma non solo) genera spinte per un Cina Giappone apprezzamento delle loro valute sul1500 dollaro. Queste vengono contrastate dalle autorità monetarie cinesi che1200 mantengono una politica di cambio (quasi) fisso sul dollaro.900 ¨  E’ questo un caso abbastanza peculiare. Di solito è la valuta di600 riferimento ad apprezzarsi. ¨  La fragilità del sistema bancario300 domestico e il bisogno di sostenere lo sviluppo export-led del 0 manifatturiero hanno spinto le 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 autorità cinesi a contrastare Mld di dollari l’indebolimento del dollaro tramite un forte aumento delle riserve. 134
  119. 119. Lo yen debole, i carry trades e la politica anti-deflazione della Bank of Japan BA SIC D ISCO UNT & LOA N RA TE - MIDDLE R ATE7 FR OM 7/12/90 TO 7/12/07 MON TH LY Cambio reale bilaterale yen dollaro Cambio yen dollaro6 160 110 1505 100 1404 90 130 80 1203 70 1102 100 601 90 50 90 92 94 96 98 00 02 04 06 800 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 1990 1994 1998 2002 20 basato sui prezzi al consumo, Indice gen 07 = 100 Sour c D AT ASTR EA M e: 135
  120. 120. Il boom del petrolio e dei prezzi delle materie prime ¨  La crescita dei paesi emergenti si è tradotta in un Prezzo del petrolio forte impulso alla domanda150 di materie prime. ¨  I prezzi delle materie prime120 sono cresciuto molto nel corso degli ultimi anni90 ¨  La delocalizzazione ha aumentato l’elasticità della domanda di petrolio rispetto60 alla crescita del prodotto globale. media 74-85 media 86 - 0530 ¨  Si pone un problema di sostenibilità ambientale 0 dello sviluppo asiatico 70 75 80 85 90 95 00 05 Quotazioni in dollari; 136
  121. 121. Petrolio: prezzo nominale e reale Prezzo reale del petrolio 160 140 120 100 80 media 74-85 60 40 media 86 - 04 20 0 70 75 80 85 90 95 00 05 Quotazioni in dollari, deflazionate con lindice dei prezzi al consumo Usa e livello medio dei due sottoperiodi 137
  122. 122. Il prezzo del petrolio: fondamentali efinanza¨  Il trend degli ultimi anni ¤  Effetto finanziario – le materie prime entrano nei portafogli degli hedge funds ¤  Mismatch domanda (effetto Cina) – offerta (bassi investimenti d’inizio decennio)¨  Le tendenze dei prossimi anni ¤  Dal punto di vista dei fondamentali di domanda-offerta i prezzi dovrebbero restare elevati ¤  Dal punto di vista del peso della finanza, è finita la fase liquidità abbondante e a buon mercato e questo porterà a minore pressione dei fondi sui mercati delle commodities 138
  123. 123. Non c’è pressione dal lato dell’offerta Produzione mondiale di petrolio ¨  Ritardi negli investimenti –75000 elasticità dell’offerta ai prezzi700006500060000 95 97 99 01 03 05 07 mgl di barili al giorno 139
  124. 124. Si è ridotta la capacità di suasionda parte dei paesi occidentali Usa - Quota sulla produzione Russia -Quota sulla produzione mondiale di greggio mondiale di greggio 12.0 14.0 11.0 13.0 10.0 12.0 9.0 11.0 8.0 10.0 7.0 9.0 6.0 8.0 95 97 99 01 03 05 07 95 97 99 01 03 05 07 140
  125. 125. Nel lungo periodo la domanda cinesecrescerà ancora molto Consumi di petrolio Consumi pro-capite di petrolio120.0 120100.0 100 80.0 80 60.0 60 40.0 40 20.0 20 0.0 0 Cina Usa Giap Ger Fra ita Cina Usa Giap Ger Fra ita Indice Usa = 100 Indice Usa = 100 141
  126. 126. Lo spostamento del baricentro economico del MondoPrevisione della distribuzione della produzione mondiale nel 2010
  127. 127. La crescita di CINA e INDIA puo’ ¨  mettere a dura prova settori non marginali del nostro sistema produttivo (es. tessile, calzaturiero); ¨  diventare, però, la grande opportunità per il sistema logistico – portuale italiano; ¨  far rinascere il Mediterraneo che potrebbe trasformarsi nell’epicentro di controllo dei traffici e della logistica europea.
  128. 128. Maggiori detentori esteri di titoli del Tesoro americano Hong Kong LussemburgoPaesi caraibici sedi di ist finanz Brasile Paesi esportatori di petrolio Regno Unito Cina Giappone 0 100 200 300 400 500 600 700 miliardi di dollari a settembre 2007 144
  129. 129. L’avvicendamento dei leader globali US leadership Dutch decline British empire Northern Italy Netherlands Belgium 1500 1600 1750 1820 1900Fonte: A. Maddison
  130. 130. La crisi finanziaria (ed economica)internazionale L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  131. 131. ECONOMIA MONDIALE la peggiore crisi dal dopoguerraØ  All’origine squilibri macroeconomici (Cina, Usa, sovrabbondanza di risparmio, liquidità); nel precipitare degli eventi, la correzione di questa lontana causa si è “persa”; l’uscita dalla recessione non sarà il ritorno a un periodo di stabilità; vecchi e nuovi squilibri da cui rientrare (eccessi di liquidità e peggioramento finanze pubbliche)Ø  Nuove priorità: normalizzare mercati finanziari, stimolare la domanda aggregata; obiettivi interrelati Ø  Misure comuni per realizzare gli obiettivi di normalizzazione creditizio/finanziaria e sostegno domanda aggregata Ø  Normalizzazione finanziaria, condizione necessaria per assicurare l’efficacia delle misure di sostegno della domandaØ  Grandfather’s recession (fine ‘800-inizio ‘900), con due differenze: globalizzazione più intensa di allora; politica economica consapevole dell’importanza di agire contro il ciclo negativoØ  Dimensione internazionale della crisi richiede politiche quanto più collettive e concertate tra i principali attori
  132. 132. Una economia è considerata in “declino” quando assistiamo aduna diminuzione del tasso di crescita potenziale.Per misurare il “declino” o lo “sviluppo” dobbiamo analizzare:- la dinamica del PIL;- le dinamiche della produttività del lavoro (rapporto tra ilprodotto e il numero di lavoratori impiegati nella produzione);- le quote di mercato delle esportazioni.Il permanere in uno stato di declino è una situazione molto piùgrave di quella congiunturale. L’economia contemporanea e la crisi internazionale
  133. 133. Ricorrenza delle crisi Le crisi ci sono sempre state: non ci può essere economia di mercato senza le crisi. I capitalismi e i sistemi finanziari sono instabili …149 •  I Bardi e i Peruzzi fallirono tra il 1343 e il 1346 perché Eduardo III non ripagò i suoi debiti •  I fallimenti delle banche in Italia e negli USA nell’Ottocento (cfr. la prossima slide!) e all’inizio del Novecento •  Le crisi bancarie durante la Grande Depressione degli anni Trenta, in USA, Italia (la nascita dell’IRI), Germania, Austria •  Dal 1945 al 1970 fase di stabilità bancaria, ma le crisi sono esplose successivamente
  134. 134. 150
  135. 135. Ricorrenza delle crisi151 Secondo la WB, da fine anni settanta al 2002 ci sono state 117 crisi bancarie sistemiche in 93 paesi e 51 crisi minori, in 45 paesi. Alcuni esempi (molto diversi tra loro): ¨  saving and loans americane (anni Ottanta) ¨  banche scandinave (primi anni Novanta) ¨  sistema bancario meridionale italiano (metà anni ‘90) ¨  Giappone e altre banche asiatiche (anni ’90)
  136. 136. Ricorrenza delle crisi152 Caratteristiche delle crisi (Reinhart e Rogoff) Prima delle crisi: crescita dei prestiti bancari, ovvero ¨  dei debiti delle imprese, aumento dei prezzi delle azioni e delle case (evidenza di herd behavior e di “esuberanza irrazionale”/Shiller) ¨ Quando scoppia la crisi: brusca decelerazione dei prestiti, caduta della Borsa e dei prezzi delle case ¨ Le difficoltà di famiglie e imprese a loro volta si ripercuotono sulle banche
  137. 137. Ricorrenza delle crisi153 Fattori che ricorrono nella crisi di oggi: - indebitamento eccessivo: non delle imprese!, delle famiglie - cfr. paper Jappelli -  crollo dei prezzi di Borsa in tutto il mondo (-49% in Italia nel 2008) -  crollo dei prezzi delle case in alcuni paesi, dopo anni di forte crescita - fallimenti e salvataggi pubblici delle banche (Northern Rock, Bearn Stearns, Lehman Brothers, AIG etc.)
  138. 138. Le novità della crisi in corso154 A metà 2007 uno shock cambia le opportunità di profitto in un settore dell’economia: aumentano le insolvenze sui mutui subprime, ma dare la colpa della crisi ai mutui subprime è come dare la colpa della I^ guerra mondiale all’attentato di Sarajevo C’erano squilibri di fondo negli USA (Roubini e altri) ¨  Triplo deficit – pubblico, di bilancia commerciale e delle famiglie – finanziato dal resto del mondo ¨  Dopo il 2000 tassi di interesse bassi hanno alimentato la domanda di prestiti. I politici hanno favorito l’accesso al credito delle famiglie (l’obiettivo di “una casa per tutti”), contribuendo all’abbassamento delle regole ¨  L’aumento eccessivo del credito è stato favorito dalla crescita dei prezzi delle case, aumentando la disponibilità di garanzie per le banche
  139. 139. Le novità della crisi in corso155 L’intepretazione di Roubini era in buona parte giusta, ma ci aspettavamo un aggiustamento diverso (come insegnano i manuali di macro e molti casi del passato): svalutazione del dollaro, riequilibrio commerciale americano, inflazione in crescita, aumento da parte della FED dei tassi di interesse, decelerazione ordinata del credito e del debito delle famiglie, riduzione contenuta dei prezzi delle case Insomma si pensava: a una classico ciclo negativo americano, con ripercussioni sugli altri paesi via commercio internazionale (minori esportazioni negli USA), senza crolli delle banche, salvataggi pubblici, ricapitalizzazioni, garanzie pubbliche …
  140. 140. Le novità della crisi in corso156
  141. 141. Le novità della crisi in corso157 C’erano squilibri di fondo nell’economia mondiale, ma quattro novità li hanno trasformati in una recessione mondiale (cfr. Blanchard, 2008; Brunnermeier, 2008; Gorton, 2008). Possiamo chiamarli meccanismi propagatori o amplificatori della crisi
  142. 142. Le novità della crisi in corso158 Novità 1: la crisi dell’interbancario Dall’agosto del 2007 le banche non si prestano fondi o lo fanno a prezzi elevati. L’interbancario era da anni diventato un canale di finanziamento indispensabile per banche con difficoltà di raccolta retail Due spiegazioni del blocco dell’interbancario a) percezione di un elevato rischio di controparte b) paura che la liquidità possa servire in futuro alla banca offerente Sull’interbancario è in atto un run alla Diamond e Dybvig: tutti domandano liquidità (cfr. Rochet) Le banche centrali hanno ampliato l’offerta di liquidità, rendendo più favorevoli le condizioni di accesso per il sistema bancario: la situazione è oggi migliorata.
  143. 143. Le novità della crisi in corso159 Novità 2: è la globalizzazione, bellezza! L’impatto sistemico è analogo solo alla crisi degli anni Trenta Dagli anni settanta le crisi bancarie (cfr. la slide precedente) avevano avuto effetti sistemici in un paese, ma senza spillovers su altri paesi. Forse le uniche eccezioni sono state le crisi bancarie asiatiche, con esternalità da un paese all’altro, legate anche al canale del cambio Le difficoltà contemporanee di banche americane, inglesi, tedesche etc. sono una novità assoluta Un effetto panico ha investito i titoli bancari, coinvolgendo i titoli degli altri settori e facendo crollare le Borse
  144. 144. Le novità della crisi in corso160 Novità 3: cartolarizzazioni L’aumento delle insolvenze sui mutui subprime, in corrispondenza della diminuzione dei prezzi delle case, è stato il detonatore della crisi I mutui erano stati cartolarizzati. Società veicolo avevano acquisito i mutui, emettendo obbligazioni (asset backed securities). A loro volta le ABS erano state cartolarizzate, dando luogo a nuove passività, ad esempio collateralized debt obligations (CDOs), moltiplicando i titoli con rating AAA in circolazione
  145. 145. Le novità della crisi in corso161 Novità 3: le cartolarizzazioni (segue) Dal 2007 il mercato ha perso fiducia negli strumenti finanziari legati alle cartolarizzazioni: sono titoli con rating elevati ma da mesi impossibili da liquidare La diversificazione del rischio in teoria raggiunta con le cartolarizzazioni si è rivelata illusoria (Rajan): spesso il rischio continuava a gravare sulle banche
  146. 146. Le novità della crisi in corso162 Novità 4: soffrono di più le banche di investimento ¨  Sono in particolare difficoltà le banche di investimento: negli USA quelle sopravvissute hanno chiesto di diventare banche commerciali ¨  Le banche di investimento erano poco regolamentate ¨  L’ipotesi era che le loro attività, diversamente dai prestiti bancari, potessero essere sempre dismesse e che le loro passività (carta commerciale, obbligazioni a breve termine) potessero essere sempre raccolte sul mercato ¨  L’indebitamento delle banche di investimento era molto elevato: Adrian e Shin: correlazione tra leverage e prezzi asset. C’erano banche con attivi pari a 50 volte il patrimonio.
  147. 147. Perché le banche italiane soffrono meno?163 I. Il sistema bancario è meno internazionalizzato di quello di altri paesi II. L’innovazione finanziaria è in Italia meno diffusa che negli Usa o UK (no MEW) III.Le banche italiane sono più prudenti e le attività di banca di investimento sono limitate: maggiore importanza del margine di interesse nel c/e IV. Le fonti di raccolta bancaria sono stabili V. Il diritto italiano è più rigido di quello anglosassone: ciò spiega anche il punto (ii). VI. La vigilanza ha agito prontamente (chi parla è in evidente conflitto di interesse …); non c’è un sistema bancario ombra VII.L’indebitamento delle famiglie è contenuto e i prezzi delle case sono cresciuti meno che in altri paesi
  148. 148. La congiuntura creditizia164 Il tasso di crescita dei prestiti bancari sta decelerando … … a causa di fattori di offerta e di domanda Il rallentamento è più forte per i prestiti alle famiglie, in particolare per i mutui per acquisto abitazioni, che venivano da anni di forte crescita, e minore per i prestiti alle imprese Una buona notizia: negli ultimi mesi i tassi di interesse bancari sui prestiti sono diminuiti, a seguito delle riduzioni dei tassi ufficiali.
  149. 149. La congiuntura creditizia165 Prestiti bancari ai residenti in Italia (variazioni percentuali sui 12 mesi) 16 16 14 14 12 12 10 10 8 8 6 6 4 4 Totale "altri residenti": corretto per leffetto delle cartolarizzazioni (dal 2004) 2 Totale "altri residenti": non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni 2 Famiglie: non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni 0 0 Società non finanziarie: non corretto per leffetto delle cartolarizzazioni -2 -2 2003 2004 2005 2006 2007 2008
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