Oltre la crisi, un modello di comunità

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L’esperienza dei Sistemi di scambio locale non
monetari e delle Banche del tempo.
di Paolo Coluccia (http://digilander.libero.it/paolocoluccia - e-mail paconet@libero.it)
Lezione Magistrale al Convegno “Altrementi Festival”, Repubblica di San Marino,
22-24 gennaio 2010 a cura dell’Associazione Culturale “Don Chisciotte”.
"Le società hanno progredito nella misura in cui esse stesse, i loro sottogruppi e, infine, i loro individui, hanno saputo rendere stabili i loro rapporti, donare, ricevere e, infine, ricambiare!" (Marcel Mauss)

La filosofia della Banca del tempo si basa sull’azione di reciprocità generalizzata e sui
principi della simmetria e dello scambio sociale, per il raggiungimento della solidarietà.
Cos’è la reciprocità generalizzata o, più semplicemente, indiretta? Si dà a qualcuno, per
ricevere da qualcun altro. Si scambiano così, senza l’intermediazione del denaro, beni,
servizi e sapere. L’azione è necessariamente locale. Lo strumento è un’associazione senza
fini di lucro che in Italia ha preso il nome di Banca del tempo. Il fine è la solidarietà tra i
soci e di questi verso la comunità d'appartenenza.
Tutti hanno la possibilità di dare e chiunque ha bisogno dell’altro per ricevere. Il
comportamento individuale è il dare, il ricevere e il ricambiare. È uno scambio tra
equivalenti, ma non di mercato, dove lo scambio segue la contrattazione diretta (qualcuno
cede la merce in cambio del denaro di qualcun altro).
In un sistema di reciprocità si dà a qualcuno per ricevere da qualcun altro in tempi e modi
differenti. Al posto del contratto c'è il patto. Non è nemmeno assimilabile al baratto, come
confusamente molti sottintendono, perché anche il baratto si svolge frontalmente tra gli
equivalenti: si dà un oggetto in cambio di un altro d’uguale valore, d'uso o convenzionale
non importa, sempre a seguito di contrattazione.

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Oltre la crisi, un modello di comunità

  1. 1. Oltre la crisi, un modello di comunità. L’esperienza dei Sistemi di scambio locale non monetari e delle Banche del tempo.di Paolo Coluccia (http://digilander.libero.it/paolocoluccia - e-mail paconet@libero.it) Lezione Magistrale al Convegno “Altrementi Festival”, Repubblica di San Marino, 22-24 gennaio 2010 a cura dell’Associazione Culturale “Don Chisciotte”. "Le società hanno progredito nella misura in cui esse stesse, i loro sottogruppi e, infine, i loro individui, hanno saputo rendere stabili i loro rapporti, donare, ricevere e, infine, ricambiare!" (Marcel Mauss)AbstractLa filosofia della Banca del tempo si basa sull’azione di reciprocità generalizzata e suiprincipi della simmetria e dello scambio sociale, per il raggiungimento della solidarietà.Cos’è la reciprocità generalizzata o, più semplicemente, indiretta? Si dà a qualcuno, perricevere da qualcun altro. Si scambiano così, senza l’intermediazione del denaro, beni,servizi e sapere. L’azione è necessariamente locale. Lo strumento è un’associazione senzafini di lucro che in Italia ha preso il nome di Banca del tempo. Il fine è la solidarietà tra isoci e di questi verso la comunità dappartenenza.Tutti hanno la possibilità di dare e chiunque ha bisogno dell’altro per ricevere. Ilcomportamento individuale è il dare, il ricevere e il ricambiare. È uno scambio traequivalenti, ma non di mercato, dove lo scambio segue la contrattazione diretta (qualcunocede la merce in cambio del denaro di qualcun altro).In un sistema di reciprocità si dà a qualcuno per ricevere da qualcun altro in tempi e modidifferenti. Al posto del contratto cè il patto. Non è nemmeno assimilabile al baratto, comeconfusamente molti sottintendono, perché anche il baratto si svolge frontalmente tra gliequivalenti: si dà un oggetto in cambio di un altro d’uguale valore, duso o convenzionalenon importa, sempre a seguito di contrattazione. 1
  2. 2. 1. Introduzione: Reciprocità, simmetria e scambio sociale Tratterò dell’esperienza della Banca del tempo e dei Sistemi discambio locale non monetari (ovvero del modello LETS) nellaprospettiva della ricercazione, in quanto ritengo che non esista azionesenza ricerca e ricerca senza azione. La filosofia della Banca del tempo si basa sull’azionedi reciprocità generalizzata e sui principi della simmetriae dello scambio sociale, per il raggiungimento dellasolidarietà. Cos’è la reciprocità generalizzata o, più semplicemente, indiretta? Si dàa qualcuno, per ricevere da qualcun altro. Si scambiano così, senzal’intermediazione del denaro, beni, servizi e sapere. L’azione ènecessariamente locale. Lo strumento è un’associazione senza fini di lucroche in Italia ha preso il nome di Banca del tempo. Il fine è la solidarietà tra isoci e di questi verso la comunità d’appartenenza. Tutti hanno la possibilitàdi dare e chiunque ha bisogno dell’altro per ricevere. Il comportamentoindividuale è il dare, il ricevere e il ricambiare. È uno scambio traequivalenti, ma non di mercato, dove lo scambio segue la contrattazionediretta (qualcuno cede la merce in cambio del denaro di qualcun altro). In unsistema di reciprocità si dà a qualcuno per ricevere da qualcun altro in tempie modi differenti. Al posto del contratto c’è il patto. Non è nemmenoassimilabile al baratto, come confusamente molti sottintendono, perchéanche il baratto si svolge frontalmente tra gli equivalenti: si dà un oggetto incambio di un altro d’uguale valore, d’uso o convenzionale non importa,sempre a seguito di contrattazione. «Il principio del baratto dipende per lasua efficacia dal modello di mercato», ha spiegato Polanyi ne La Grandetrasformazione (1974). La simmetria è un principio fondamentale in questi rapportiinterindividuali. Si manifesta: a) nella produzione e nell’uso dell’informazione – tutti contribuiscono acreare il circuito informativo di ciò che si dà e di ciò che si riceve (bollettinoofferte-richieste); b) nella parità sostanziale degli individui in rapporto alla prestazioneofferta nel sistema (un’ora dell’imbianchino vale quanto un’ora dell’espertoinformatico); c) nel pareggio a saldo di tutti i conti individuali, in dare o in avere,considerato che tutti partono con un conto zero (quando qualcuno riceve 2
  3. 3. s’indebita mentre chi ha dato s’accredita di ore di tempo o di unità locali diconto). Lo scambio sociale consiste nella relazione di ego verso alter,finalizzata alla solidarietà del noi, al legame sociale (condivisione), allacomunicazione (azione-comune). La dimensione umana della reciprocitàinstaura un nuovo settore sociale: quello della spontaneità e del dono. Non sivuole soppiantare lo stato o il mercato, - questo è importante, anche se non ètutto e regola gli scambi della maggior parte degli individui - ma si cerca diimmettere nel sistema sociale un’innovazione basata sui fondamentiantropologici e culturali del dono. «Le società hanno progredito nella misurain cui esse stesse, i loro sottogruppi e, infine, i loro individui, hanno saputorendere stabili i loro rapporti, donare, ricevere e, infine, ricambiare!»(Mauss, 2002). 3
  4. 4. 2.La costruzione del paradigma: come nasce unaBanca del tempo Come nasce una Banca del tempo? Metti insieme 10-15 persone,consegna loro un pezzo di carta e una penna e chiedi di scrivere, oltre aipropri dati, ciò che sanno fare o ciò che vogliono dare o che vorrebberoricevere. Aggrega le offerte e le richieste su un foglio più grande, fannediverse copie e consegna una a testa. Ora l’informazione è comune: tuttidispongono dei nomi, dei numeri di telefono, delle attività, delledisponibilità e dei bisogni di ciascuno. Una Banca del tempo autonoma eautogestita come un sistema di reciprocità indiretta nasce proprio così.Decolla quando realmente si comincia a chiedere e ad offrire. Alla fine diogni prestazione si stacca un tagliando dove si attesta il valore del bene, delservizio o del sapere ricevuto. Si conteggia in ore o utilizzando un’unità diconto convenzionale e locale. Un gruppo di amministrazione coordina leattività, anima l’associazione, aggiorna i conti, cura la redazione periodicadel bollettino offerte-richieste, predispone gli strumenti minimi difunzionamento, presenta i nuovi entrati nel gruppo, convoca riunioniperiodiche. Si agisce nella massima parità e trasparenza. Chi fa il furbo ocerca di approfittarsi prima o dopo viene scoperto e non ha vita facile.Sembra tutto molto semplice, ma vi assicuro che dopo anni di attività direttae di analisi di varie esperienze nazionali ed internazionali, non è propriocosì. Sembra proprio una bella idea: purtroppo nella pratica succede di tutto,anche l’imprevedibile. Gli strumenti principali per far funzionare una Banca del tempo sono: 1. L’Atto costitutivo, lo Statuto e il Regolamento (rappresentano rispettivamente l’intenzione dei membri ad associarsi, lo scopo sociale da raggiungere e lo strumento normativo interno da seguire per il conseguimento dei fini sociali previsti); 2. Il Gruppo di amministrazione (un certo numero di membri democraticamente eletti che si fa carico di far funzionare la Bdt – promozione, accettazione di nuovi iscritti, aggiornamento dei dati, contabilità, bilancio, convocazione incontri periodici ecc.); 3. Il Coordinatore (svolge la sua azione promotrice all’interno e all’esterno, rappresentando di fatto la Bdt); 4. La Scheda di adesione (contiene bisogni e capacità e rappresenta il primo strumento di conoscenza dell’associato e nella sua prima compilazione non bisogna lasciare sola la persona, ma occorre aiutarla a trovare le ragioni di fondo della reciprocità, anche 4
  5. 5. perché non sempre uno sa che cosa è capace di offrire e di che cosa può aver bisogno);5. Il Bollettino offerte-richieste (rappresenta la gestione dell’informazione a rete – con trasparenza e democrazia – mediante il quale l’informazione è comune, in quanto deve circolare tra gli associati della Bdt, un valido strumento d’interazione e di relazione sociale tra i membri);6. L’Unità di conto (tempo o moneta fittizia e simbolica locale, che non rappresentano un’alternativa al mercato e al denaro, ma un’innovazione sociale, in quanto spesso il valore di una determinata prestazione può non “aver prezzo” o non trovare piena corrispondenza nell’economia quotidiana).7. L’Assegno-tempo o l’Attestazione di reciprocità (è compilato dal ricevente la prestazione e consta di due o tre tagliandi – uno per il ricevente, uno per il donante e, se c’è un terzo, per la Bdt che cura la contabilità generale);8. La Scheda di contabilità individuale/generale (quando il tagliando dell’assegno è recapitato alla Bdt, questa lo registra sulla scheda individuale dell’associato, il cui conto segue strettamente la partita doppia – credito/debito – mediante cui è possibile avere sempre in chiaro la situazione generale di tutti i membri della Bdt);9. Il Software di gestione (quando i membri sono numerosi e gli scambi si moltiplicano, conviene utilizzare un software specifico di gestione della Bdt o almeno una serie di fogli Excel);10. L’Assicurazione (non è un argomento da trascurare, perché qualcuno può fare o farsi male. Come per le associazioni di volontariato – Legge 266/90 – alcune compagnie di assicurazione hanno previsto una polizza poco costosa per ogni associato); 5
  6. 6. Un po’ di storia, le esperienze in Europa e nel 3.mondo Questi sistemi di scambio locale si diffusero nel mondo con motivazionie modelli differenti, anche se è unanimemente riconosciuto che il sistemainiziale e trainante è stato il sistema LETS di M. Linton, elaborato inCanada sulle ceneri di un’esperienza analoga fallita per ingenuità e perinesperienza dei promotori. Nel 1975 si organizzarono in Canada i LETSystem (Local EchangeTrading System), che utilizzarono monete locali riferite alla valutanazionale, al dollaro o al tempo inteso come ora di lavoro. Dal 1985 i LETS,dopo qualche clamoroso fallimento e qualche affinamento tecnico-contabilee con l’apertura della gestione e dell’organizzazione agli aderenti, si sonodiffusi rapidamente in Europa (Inghilterra, Germania, Francia, Belgio,Scozia, Italia ecc.) e nel mondo (Argentina, Messico, Venezuela, Brasile,Australia, Senegal ecc.). In Inghilterra si cercò in qualche modo di arginare le difficoltà causatedalle politiche tatcheriane. La parola lets, oltre che il significatodell’acronimo, può significare provocatoriamente anche ‘Lasciatecelo fare!’.Interessante un’esperienza denominata “Mental-Lets”, rivolta alreinserimento sociale di persone con disturbi psichici. In Francia oltre ai SEL (Système d’Echange Locaux), orientati in sensoecologico ed anti utilitarista, si sono organizzati RERS (Réseau d’EchangeRéciproque de Savoir - Rete di scambio reciproco di sapere) e Troc-Temps(Baratto di tempo). Interessante la Route des SEL, organizzazione nazionaledi ospitalità per viaggiatori aderenti ai SEL che permette il pernotto gratuitopresso le famiglie che vi aderiscono. In Germania ci sono state diverse configurazioni di sistemi di scambio:i Tauschringe (Cerchi di scambio), i Talents (sistema Talenti), le Zeitbörse(Borse del tempo). Singolare il motto dei Tauschringe: ‘Vai, anche senzamarchi!’. In Belgio è stata testimoniata la presenza e la sperimentazione di SEL edi LETS: quest’ultimo acronimo, a differenza di quello inglese riferito alloscambio commerciale ed economico, significa soprattutto ‘Locale Scambiodi Talenti e di Servizi’, dove per talenti s’intendono le capacità personalicreative dell’individuo. Numerosi i Lets che sono apparsi in Irlanda. In Spagna e Portogallooperano Lets e Banche del tempo (quest’ultime molto istituzionalizzate). 6
  7. 7. In Olanda è stato attivo un gruppo che divulga e sostiene i sistemi discambio locale: Aktie-Strohalm. Questa associazione ha organizzato aStrasburgo nel 1998 un Seminario Internazionale Lets con il fine disviluppare questi sistemi non monetari nelle nazioni dell’Est dell’Europa.Oggi la divulgazione si è fatta ancora più ampia e punta decisamente sualternative economiche. Nel 1991 ad Ithaca (New York) partì un sistema orientato a controllaregli effetti negativi dell’economia di mercato. Si stamparono le Ore diIthaca, monete locali multicolorate dipinte su carta filogranata o su canapatessuta a mano con inchiostro termico, alle quali si è dato un corso legaleparallelo. Alcuni bar, ristoranti e cinema ancora accettano le Ithaca-Hours.Questo contante rispetta l’ambiente, non è speculativo e crea lavoro econsumo responsabile. In Argentina, sempre agli inizi degli anni 90, si formarono i Clubs deTrueque (Clubs di scambio) riuniti successivamente in un progetto dicomunicazione denominato Red de Trueque. Con queste associazioni sitentò di rilanciare il dinamismo economico perduto dalle comunità neglianni ’80 dominati dalla dittatura. Purtroppo, di recente ci sono stati grossiproblemi nella gestione dei creditos (moneta sociale del Trueque), chehanno invaso la società argentina e sud-americana, per abusi di emissionecompiuti da organizzazioni malavitose. Presenza di Club de Trueque anchein altri Paesi dell’America Latina e in Messico. L’Australia ha contato il sistema Lets più numeroso per numerod’iscritti (si parla di 1800 aderenti) e di famiglie coinvolte nello scambio: ilBlue Mountain. Ma le notizie sono molto superficiali, a parte un tour diconferenze in Europa di una sua animatrice, Gil Jordan, verso la metà deglianni ‘90. In Senegal sono nati i SEC (Systèmes d’Echange Communautaire). Siprefiggevano non tanto di generare legame sociale (l’Africa ne ha davendere) ma di dinamizzare gli scambi economici, la reciprocità e l’auto-aiuto, mediante reti locali e gruppi di vicinato e di prossimità, con unaparticolare attenzione alle persone svantaggiate. Ultimamente M. Linton ha spostato il suo campo d’azione in Giapponedove sta stimolando, tra tanti problemi e preoccupazioni, sistemi di scambiobasati sulla moneta sociale. Ne sono sorti di diverso genere, anche sullaspinta di un programma televisivo (su questi temi vedi i documenti posti inappendice ai miei libri pubblicati negli anni 2001, 2002, 2003). 7
  8. 8. 4. Le Banche del tempo in Italia: i modelli In Italia il fenomeno delle Banche del tempo e dei sistemi locali discambio non monetario che generano altruismo reciproco generalizzato èstato ed è molto differenziato. Possiamo distinguere, in modo moltoapprossimativo, tre modelli di Banca del tempo: - la Bdt organizzata, finanziata e gestita dal Comune, a seguito dideliberazione della giunta comunale, con un funzionario pubblico che fal’animatore, il coordinatore e il segretario dell’esperienza. Questo modello,sviluppatosi in molte città italiane del centro-nord, vede nella Bdt unservizio pubblico da fornire al cittadino, qualificato come utente o cliente,che per le sue necessità si rivolge ad uno sportello, stacca degli assegni perle prestazioni, s’accredita o s’indebita per le prestazioni date o ricevute,riceve il suo bravo estratto conto periodico…, proprio come avvienenell’immaginario economico e monetario del sistema bancario, solo che alposto delle monete in queste organizzazioni si deposita e si conteggia iltempo. - la Bdt che nasce all’interno di un’associazione, di una cooperativa o di un’organizzazione sindacale (Arci, Misericordie, Mag, Auser ecc.). Questi gruppi già costituiti e funzionanti fanno muovere (a mo’ di balie) i primi passi alla neonata iniziativa sociale. In positivo, si lascia alla fine che la Bdt proceda con le proprie gambe e che si apra alla comunità; in negativo, può avvenire che il rapporto ideologico di fondo crei dipendenza, perduri allinfinito e che il sistema rimanga chiuso ed individualizzato all’ambiente sociale. - la Bdt come sistema autonomo, autofinanziato e autogestito che nasce su iniziativa di alcuni individui ampiamente motivati, spesso carburati ideologicamente (in senso politico, ambientalista, solidaristico ecc.), che si riuniscono ed elaborano un progetto di azione comune, che si autofinanziano e che si autonormano con uno statuto ed un regolamento e con degli strumenti semplici di informazione e di contabilità, per favorire e per registrare gli scambi di reciprocità generalizzata. Non nascondo una certa simpatia per questo modello, pur con qualche riserva. Infatti, il substrato ideologico, se per un verso fa da collante, dall’altro può isolare il gruppo dalla comunità. Inoltre, quando le controversie non si ricompongono facilmente si rischia l’implosione del sistema. Se dobbiamo rappresentare in percentuale le Banche del Tempo in Italiapossiamo indicare che al primo e al secondo modello (ove la presenzadell’Ente locale sia preponderante) appartiene il 60% dei casi; le esperienzerimanenti del secondo modello, prive di un sostegno decisivo sia pure 8
  9. 9. parziale del Comune rappresentano il 30%; al terzo modello appartiene ilrimanente 10%. Le percentuali però non indicano un successo indiscusso nell’uno onell’altro modello. Le buone e le cattive esperienze si possono riscontrarein ciascuno dei tre modelli. Un principio fondamentale accomuna tutte le Banche deltempo: la volontà di alcune persone che interagiscono mediante la praticadella reciprocità indiretta, per il raggiungimento di un beneficio sociale edeconomico e per la crescita della comunità. Nelle esperienze in cui mancaquesta base comune diventa molto difficile mettere in pratica una Banca deltempo. In generale si riscontrano eccessi di burocrazia e di procedure,come pure forti motivazioni individuali o ideologiche. Tutto ciò puògenerare dipendenza e isolamento. Spesso si organizzano moltepliciiniziative culturali, ma altrettanto spesso si dimentica l’idea originaria chesta alla base della Bdt, che è la pratica dello scambio e la cultura dellareciprocità tra gli associati. Non si può dire quale modello sia il migliore daseguire, perché ogni gruppo di persone che intendano promuovere unaBanca del tempo deve fare i conti con le proprie esigenze e con la realtàsociale, economica e culturale di appartenenza. Quando si è tentato di omogeneizzare un modello ritenendolo valido pertutte le esperienze, queste sono quasi sempre miseramente fallite. Peggioancora quando, privi d’idee personali e di conoscenza adeguata della propriarealtà, si è copiato pedissequamente un modello: in questo caso non si è mairegistrato il benché minimo successo. 9
  10. 10. 5. Leggi e contesti socio-culturali È stata emanata qualche anno fa una Legge dello Stato (Legge 8 marzo2000, n. 53 contenente Disposizioni per il sostegno della maternità e dellapaternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamentodei tempi delle città) che tenta di stimolare la nascita di Banche del tempo. Art. 27 (Banche dei tempi) 1. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche dei tempi”. 2. Gli enti locali, per favorire e sostenere le banche dei tempi, possono disporre a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle banche dei tempi e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale. Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle banche dei tempi e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali. Come tutte le leggi in materia di legislazione sociale, tale normadisciplina (o almeno cerca di disciplinare) e istituzionalizza, lo spaziod’azione pubblico, che è cosa ben diversa dallo spazio comune. In seno all’associazione sindacale CGIL è sorto verso la metà degli anni‘90 un osservatorio (Tempomat) delle Banche del tempo, che ha censito,registrato e stimolato la nascita di queste associazioni. Ha funzionato finoal 2002, poi ha passato le sue attività principali (sito internet, softwaregestionale Bdt e settore formazione) a persone e gruppi di lavoro in diverseparti d’Italia. Oggi c’è un’Associazione nazionale di Bdt (non di tutte,però!), vari coordinamenti provinciali e persone singole, come chi vi parla,che continuano a divulgare e a promuovere l’idea di Banca del tempofondata sull’azione di reciprocità. La regione Emilia-Romagna ha svolto e svolge un ruolo propositivo edivulgativo, soprattutto nell’ambito delle politiche sociali, curandol’informazione delle iniziative locali, la bibliografia e le pubblicazioniinerenti le Bdt e i Sistemi di scambio e sostenendo un progetto di Banca 10
  11. 11. del tempo-on-line. Ma anche altri Enti locali, ai vari livelli, hanno cercato di sostenere con mezzi finanziari e divulgativi queste associazioni. Spesso, però, lo sforzo non è stato ripagato e parecchie esperienze sono rimaste a livello di progetto, si sono arenate dopo i primi tempi o sono diventate delle scatole vuote. Non sono mancate e non mancano, comunque, Bdt attive ed interessanti lungo tutta la penisola italiana. Il mondo della ricerca universitaria non è stato a guardare. Numerosele tesi di laurea, nelle più disparate facoltà e discipline (Sociologia,Antropologia, Giurisprudenza, Servizi sociali, Scienze della formazione,Economia ecc.), e i dottorati di ricerca, in università prestigiose, come laSapienza, la Bicocca ecc. Deludente invece l’intervento frettoloso dei giornalisti, soprattutto diquelli della carta patinata, che hanno ricalcato nelle loro pagine una lungaserie di luoghi comuni, senza riuscire a cogliere gli aspetti significanti equalificanti di questi sodalizi. Inutile dire che è mancato l’approfondimento,a parte qualche rara eccezione, come la rubrica Diario dell’Unità (1996) oqualche trasmissione televisiva (Speciale TG1, 1997) o radiofonica (Gr2-cultura e I misteri della notte-Gr2, 2001, 2002) della RAI. 11
  12. 12. 6.Un caso paradigmatico (l’esperienza diretta di chivi parla) A Martano (LE), il comune dove vivo all’estremo sud della Puglia,l’esperienza di Banca del tempo autorganizzata e autogestitanell’associazione ASSEM (Associazione per lo Sviluppo Sociale edEconomico di Martano), a cui ho partecipato e che ho animato, è partitaverso la fine del 1996. All’inizio il sistema era molto simile ad un LETS,infatti venne denominato Sistema di Scambio Locale (SSL), e fu finalizzatoalla fondazione di relazioni d’aiuto sociali ed economiche (reciproche edindirette) tra gli aderenti, mediante un sistema non-monetario. Il richiamoeconomicistico in alcuni aderenti è stato predominante. Si utilizzava unaunità locale fittizia per conteggiare gli scambi: il mistόs, rapportato alla lira,(un mistόs = una lira) (dal gríco – antica lingua locale – che significa‘soldo’: ‘Vali quanto un soldo!’ nel linguaggio popolare martanese significaancora ‘non conti nulla!’). Dopo qualche mese, nella primavera-estate del1997, il sistema di scambio non monetario si è evoluto. L’idea di fondo èdiventata il dono, quello libero, riconducibile al triplice comportamento deldare, del ricevere e del ricambiare, così felicemente descritto da MarcelMauss (2002). Con la trasformazione del SSL in SRI (Sistema diReciprocità Indiretta) si passò ad un rapporto con il tempo (base oggettiva:un’ora = 10 mistόs) e al grado di riconoscenza e di libertà del gesto deldonante percepito dal ricevente (su base soggettiva: valutazione libera). Neè venuto fuori un modo di quantificare completamente estraneo alla logicaeconomica, sia essa onerosa (di mercato) che temporale (delle BdT ingenerale). Anche la registrazione della prestazione non avveniva conassegni-tempo (usati nelle Bdt), ma con attestazioni di dono che il riceventerilasciava alla fine della prestazione. Non erano depositate ore come inmolte Bdt e i soci non erano clienti del sistema ma fruitori del loro sistema.L’associazione garantiva che l’informazione fosse trasparente, comune.Tutti i soci potevano conoscere in qualsiasi momento la propria e l’altruisituazione di conto. Anche l’ASSEM (come organizzazione associativa) eraun socio del sistema (anche se un socio impersonale e virtuale), cheaccorpava sul suo conto le quote tessera in mistόs (50 mistόs per socio) cheservivano per gestire il sistema in modo completamente non-monetario, perla tenuta della contabilità, per la redazione del bollettino cerca-trova, per ilrecapito della posta ai soci ecc. Nel sistema è transitato di tutto: verdurespontanee, ortaggi biologici, trasporto di cose e persone, aiuto allo studio,piccole manutenzioni, consigli estetici, lavori al computer, attività di cucito, 12
  13. 13. artistiche, sportive, lavori di giardinaggio, cibi, torte ecc. Ma è transitatasoprattutto tanta socialità, promozione sociale e comunicazione. C’è stato un notevole interesse per l’esperienza da parte di mass-media locali e nazionali. Alcune tesi di laurea discusse in varie facoltàuniversitarie italiane hanno trattato quest’esperienza associativa di scambiolocale. I risultati previsti dall’idea-progetto dell’ASSEM erano: 1) la presenzadi un sistema di scambio non monetario; 2) una rete tra associazioni; 3)una comunità interagente ed associata, partecipativa, capace diprogrammare lo sviluppo locale; 4) la presenza di gruppi tematici eterritoriali dinamici e propositivi; 5) la costituzione di un fondo non-monetario di partecipazione allo sviluppo locale, alimentato con percentualiprelevate sul volume annuale degli scambi da destinare alla comunità. I risultati ottenuti sono stati il sistema non-monetario e la costituzionedi alcuni gruppi di base tematici e territoriali, purtroppo non tutti dinamici.Non sono nate reti tra associazioni ed è stato complicatissimo spiegare ilconcetto di comunità interagente e associativa, cioè partecipativa. Ci sonostate alcune riunioni con altri gruppi, con associazioni e conl’Amministrazione comunale, per spiegare l’idea-progetto e per attivare unarete, ma non si sono viste concrete convergenze e tutto è rimasto nel vago enel provvisorio, soprattutto la costituzione del fondo di partecipazione allosviluppo locale. Possiamo affermare che l’idea-progetto dell’Assem ha semprenavigato in acque difficili e a volte anche controcorrente. Inoltre, non haavuto un impatto significativo sul territorio e sulla popolazione. Anche tragli stessi soci ci sono state attese, motivazioni, approcci e dinamichedifferenti e discordanti. Non è mancato, come in ogni buona famiglia, loscontro e il diverbio, la lite e la chiacchiera. Ci sono stati momenti buoni,altri difficili, altri dolorosi, altri entusiasmanti. Ma tanti sono stati iproblemi e i momenti di difficoltà dovuti a fraintendimenti, incomprensioni,polemiche che ne hanno rallentato cospicuamente l’attività nel 2000, fino aveder cessare totalmente gli scambi tra i soci nel 2001. (Per unapprofondimento complessivo dell’esperienza si può visitare il mio sitoInternet http://digilander.libero.it/paolocoluccia e leggere la seconda partedel mio libro del 2002). Dove più, dove meno, difficoltà e problematiche compaiono in tutte leesperienze finora conosciute in Italia e nel mondo. Forse un po’ tuttiabbiamo anticipato ‘i tempi’ o sbagliato in molte cose! Ma non bisognaabbattersi! Al contrario, occorre stimolare le esperienze a continuare e aricrearsi, anche seguendo le derive e i nuovi orientamenti sociali e culturali. 13
  14. 14. 7. L’innovazione sociale La Banca del tempo può essere considerata un’innovazione sociale. Èun termometro sociale con cui è possibile misurare la promozione di sé, lacittadinanza attiva, la solidarietà, la capacità di progettazione dellacomunità d’appartenenza, nella coesione sociale e nella salvaguardiadelle diversità individuali, psicologiche e culturali. È difficile inquadrare le Bdt e i Sistemi di scambio locale non monetari.Ma proprio per questo la Bdt è un’innovazione socio-culturale edeconomica. La sua azione sociale è molto complessa ed articolata, al limitedell’irrazionale. Non ha niente a che vedere con il volontariato, né con lagratuità, l’assistenzialismo, la filantropia. La Bdt non ha niente in comunecon il baratto, che altro non è che un mercato vero e proprio tra equivalenti,privo dell’intermediazione del denaro. Difficile infine il suo rapporto conil settore pubblico (spazio pubblico), in quanto lo spazio d’azione dellaBdt è lo spazio comune, fondato sulla condivisione e sulla reciprocità. La modernità ha teorizzato e legittimato nel suo progetto socio-economico lo spazio d’azione pubblico e lo spazio d’azione privato.Esiste, infatti, il diritto pubblico e il diritto privato. Manca totalmente (oquasi) la teorizzazione dello spazio comune (etimo di cum munus, condono), del diritto comune, della comunità, luogo consacrato, fondamentale edeterminante, al legame sociale, alla solidarietà, generatore di capitalesociale, da cui tutto discende (mercato, società, cultura, famiglia,istituzioni…) e non il contrario, come spesso si pensa o come moltieconomisti contemporanei vogliono farci credere. La Bdt può essere considerata una chance per poter ancora vivereinsieme, liberi, uguali e diversi (Touraine, 1998). Ma è anche uno stimoloall’autorganizzazione: non si può ancora credere che possa essere lasocietà (una pura astrazione concettuale!) ad organizzarsi, in quantopossono farlo solo gli individui, qualora ne sentano la necessità, il bisogno etrovino la giusta volontà. È un viaggio cominciato oltre diecimila anni fa,nel neolitico, che non si è mai interrotto e che è destinato a continuare fino ache la specie umana non si estinguerà. E le istituzioni e le organizzazionisociali, se ci credono, possono accompagnare questi movimenti,collaborando e operando nella complementarietà, ma mai prevaricandocon arroganza e paternalismo intriso di subalternità. Anche questomodo di vedere le cose può essere un’importante innovazione sociale, pernon dire una scommessa. 14
  15. 15. 8. Difficoltà e speranze: uno scenario possibile Queste esperienze di scambio locale non monetario sono state intravistenel 1999 in un importante documento di lavoro di un gruppo di studiosioperanti nel Nucleo Valutazioni Prospettive, gruppo di saggi in seno allaPresidenza della Commissione Europea, che complessivamente disegnacinque probabili scenari europei nell’anno 2010. In uno di questi scenari,il secondo, definito I cento fiori, purtroppo caratterizzato dal un «equilibrioinstabile», dove «la distribuzione sempre più disomogenea della ricchezza,la proliferazione della criminalità internazionale e la moltiplicazione deipiccoli conflitti regionali stanno destabilizzando il sistema mondiale, chetuttavia continua a reggere alla meno peggio», poiché «prigionieri dimentalità e modalità operative arcaiche, gli apparati amministrativi e isistemi politici delle capitali non sono riusciti a tenere il passo con questifenomeni di micro-rinascimento e hanno lentamente perso il contatto colmondo reale», considerato che «l’immobilismo delle gerarchie, lospezzettamento delle competenze e l’eccessiva fiducia nella scienza avevanogettato i semi di un diffuso disimpegno», «in un’epoca in cui le società sifacevano sempre più complesse, il progresso tecnologico sempre più rapidoe le esigenze individuali sempre più differenziate, le burocrazie rimanevanorigide e incapaci di adeguarsi a situazioni sempre eterogenee», e «la classepolitica si rivelò intrinsecamente incapace di rispondere al grande disagio,oscillando tra immobilismo e demagogia», le Banche del tempo, insieme acento micro-iniziative innovative, fanno capolino nella società europea, inquanto, per fronteggiare la crisi politica, economica, sociale e culturaledeterminatasi nel quinquennio 2000-2005, «l’opinione pubblica mostrò unforte spirito d’iniziativa: nacquero centinaia di gruppi civici». Pertanto «siassiste in questo periodo all’ascesa di collettività locali dinamiche comequelle odierne», si osserva nel documento futuribile. «È ormai raro –continua lo studio – trovare un comune o un quartiere che non abbia lapropria valuta e una banca del tempo in cui scambiare lezioni private,attività culturali e ogni tipo di servizi alla persona (come ripetizioni,assistenza a bambini e anziani e collaborazioni familiari). Le associazionilocali, spesso gestite da donne, pensionati o neolaureati, si sono moltiplicatee di fatto trasformate in piccole imprese. Gran parte di queste opera in modoinformale, senza preoccuparsi di registrarsi presso le autorità competenti odi pagare le imposte. Alcune, con l’aiuto delle autorità locali, svolgono unruolo importante nell’erogazione di piccoli prestiti ai privati e alle impresecon problemi immediati di liquidità. Altre hanno istituito ‘casse comuni’per finanziare reti di sostegno economico e, se necessario, persino offrire 15
  16. 16. borse di studio o di riqualificazione professionale. Le più avanzate possonoanche erogare prestazioni sociali. Altrove sono nate nuove forme diaggregazione sindacale per difendere i diritti dei cittadini in generale oltre aquelli dei lavoratori. La stragrande maggioranza di queste strutture locali èrimasta molto aperta al mondo esterno. Sfruttando tutte le possibilitàdell’informatica (senza la quale molte di loro non sarebbero mai nate) hannoinstaurato comunicazioni, partnership e scambi di esperienze a livellointernazionale non soltanto all’interno dell’UE ma anche con contropartinell’Europa orientale, nel Mediterraneo e in Africa». Nessuno di noi si augura uno scenario possibile della società europeanell’immediato futuro fondato sul paradigma dell’equilibrio instabile,anche se in sostanza è quello che stiamo vivendo oggi) ma in ogni casooccorre non farsi trovare impreparati, in quanto, per dirlo in sensometaforico, o se si preannuncia il temporale o se le previsioni prevedonoottimisticamente il cielo sereno e il sole splendente, non costa nullaportarsi nello zaino il parapioggia ben piegato, che, se indossato con il beltempo fa scoppiare dalle risate i passanti, ma se estratto al momento giusto eall’inizio di un violento temporale può farci passare per persone previdentied intelligenti. E le Banche del tempo sono quasi la stessa cosa. 16
  17. 17. 9. Emergenza di tre nozioni sociologiche Intervento, azione, ricerca, coinvolgimento: quattro termini nonobbligatoriamente in sequenza ordinata. Il problema sta nellaconcettualizzazione e generalizzazione di un’azione sociale complessa checoinvolga l’io, l’altro e il mondo. Emerge il tema della coscienza che, comeha osservato Francisco Varela, non sta nella testa. La coscienza è un fattore,un processo emergente e richiede la coesistenza di un corpo (il cervello), diun mondo e degli altri. In questa visione la coscienza appartiene ad unorganismo incessantemente coinvolto in cicli interattivi ricorrenti. Emerge una nuova terminologia sociologica, dunque, come esigenza digeneralizzazione dei termini e dei simboli, in quanto ogni modellod’intervento non può non definirsi che in un rinnovato processo digeneralizzazione e di rideterminazione continua e indipendente di atti,inerente gli ambiti, le persone, i gruppi e le istituzioni. Lungi da ideologie,programmi e pianificazioni, la sfida dei nostri tempi sta nel cogliere il sensodella realtà, caotica e indecifrabile, rappresentata da aspettative e speranzeindividuali, di gruppi e di società. L’identità è una specie d’interfaccia, è un collegamento di se stessi conil mondo e con gli altri, che non si può localizzare o materializzare in uncerto posto del corpo o in qualche gruppo di neuroni del cervello. Essa,infatti, esiste solo come codice, come pattern relazionale. La cosaimportante è che, una volta emersa, l’identità ha effetti sul mondo e sullasocietà, ha continue ricadute locali e dispone di una forza dinamica. Nessundualismo cartesiano, pertanto, tra res cogitans/res extensa, nessunriduzionismo e, di conseguenza, nessun determinismo. L’identità, collegataallo stato di coscienza (io-altro-mondo), è un fenomeno complesso e cometutti i fenomeni complessi, funziona in modo non lineare ed imprevedibile. Nel pensiero di Marcel Bolle de Bal emergono tre nuove nozionisociologiche: reliance, deliance, liance (rileanza, delianza, leanza). Tretermini intraducibili, in verità. Cerchiamo di spiegarne i contenutiessenziali. La reliance è ontologicamente legata ai concetti di deliance edi liance, come concetto a-posteriori, bisogno psico-sociale, rispostaall’isolamento. Rileanza sociale come ricerca di legami funzionali, dunque,comunione umana, lo status di sentirsi collegati. Anche idee e cose possonoessere collegate, ma qui ci s’interessa della persona umana, che deverappresentare almeno uno dei poli da legare. Azione: atto di collegare.Status: risultato dell’atto. Dunque, creazione o ri-creazione di legami: a)rileanza tra una persona ed elementi naturali; b) rileanza tra unapersona e l’umanità; c) rileanza tra una persona e le istanze della sua 17
  18. 18. personalità; d) rileanza tra due o più attori sociali collettivi, fatti dipersone che rappresentano le istituzioni. Dimensione non solopsicologica, ma anche sociologica della rileanza, perché l’atto di ri-collegare implica un sistema mediatore: produzione di relazioni socialimediatizzate e complementari, tramite sistemi di segni e di istanze sociali. La rileanza non può esistere senza istanze mediatrici: compito delsociologo è quello di comprendere le dinamiche del tessuto sociale e dellasua tessitura, per stabilizzare legami sociali complementari, legamidisgiunti, o entrambi. Vocazione e orientamento della ricerca in senso psico-sociologico. Rileanza a sé/Rileanza al mondo: identità, fraternità-solidarietà, cittadinanza. Complessità: questo termine esprimeun’emergenza del sistema sociale globale, stanco di divisioni eparticolarismi. La rileanza come indispensabile concetto-cerniera:approccio sociologico, psicologico, filosofico. I casi concreti di processi dirileanza che falliscono dimostrano ed insegnano la profondità dello stato didelianza in cui versa la società umana moderna. Le basi della delianza sono le seguenti: dividere per dominare (inpolitica, in scienza, in economia, nella produzione ecc.); razionalitàstrumentale e semplificante (analisi estremizzata delle parti, mentre sfuggeil tutto). In sociologia pertanto si notano quattro spaccature: 1) tra ricercapura e ricerca applicata; 2) tra ricercatore e strutture sociali studiate; 3)tra progettisti ed esecutori della ricerca; 4) psicologico-interna allapersona stessa del ricercatore. Sono queste paradossalmente lerazionalizzazioni che slegano: dagli altri, dalla terra, dal cielo. Carenzedi rileanza come: a) delianza socioeconomica (lavoro minacciato); b)delianza sociotecnica (lavoro ‘razionalizzato’); c) delianza socio-psicologica (lavoratore isolato); delianza socio-organizzativa (potereesploso); e) delianza socio-culturale (solidarietà dislocate). La ‘ri-leanza’suppone l’esistenza preliminare di una ‘de-lianza’ e questa uno stato di‘pre-delianza’ che definiamo con ‘leanza’, fenomeno di partenza, difusione, ma non più raggiungibile (per es. feto-madre). Si va alla ricerca di una società ragionevole fondata sulla relianza.Strumenti: ragione complessa e nuove alleanze scientifiche per evitaredelianze intellettuali e delianze esistenziali. Tre punti euristici fondamentali:a) la delianza paradigma della modernità; b) la rileanza paradigma dellapost-modernità (l’impulso che spinge a ricercarsi, ad unirsi, l’idealecomunitario, la società vitale, il vivere insieme); c) delianza/rileanzaparadigma duale della iper-modernità (iper-complessità), ovvero sintesiindissociabile, ontologia insuperabile, coppia duale: giorno/notte, 18
  19. 19. amore/odio, centro/periferia, divieto/trasgressione, vita/morte, yin/yang ecc.Quest’insieme forse spiega meglio la società contemporanea. E, allora, la leanza che cos’è? Uno stato di fusione primaria, come ilfeto fuso e fondente con la madre, nel contempo fisico e psichico, destinatoa dividersi. La nascita, pertanto è fine di un mondo/creazione di un mondo.Doppio choc, libertà dai legami che legano, desiderio di fondersinuovamente. All’inizio c’è sempre una separazione, come le tenebredalla luce; poi la speranza di ritrovare qualcosa che unisca, che ciriunisca. La rileanza non abolirà la separazione, ma la trasformerà: metteràin relazione, passando dall’azione disgiunta (delianza) ad un’azionecongiunta (lianza), però condivisa e conviviale, premessa di un’azionecomune, ovvero di una vera comunic-azione sociale (azione-comune). Su questa linea di pensiero e nella prospettiva della ricercazione sitenta scandalosamente una trasformazione e una ridefinizione dello schemaAGIL: da adaptation, goal, integration, latency (organizzazione, obiettivo,norma, valori) ad amicizia, gioia, impegno, lealtà (incontro con alter, vitabuona, concretezza, dignità). Ha osservato Nestor Garcia Canclini (1998):«La sociologia, la psicologia e le scienze dell’informazione e dellacomunicazione di massa hanno contribuito notevolmente a ‘secolarizzare’,‘pianificare’ e ‘modernizzare’ le relazioni sociali. Alleate con le industrie econ i nuovi movimenti sociali, fecero sì che la versione struttural-funzionalista dell’opposizione tradizione-modernità diventasse il nucleo delsenso comune. Di fronte alle società rurali rette da un’economia disussistenza e da valori arcaici, predicavano i vantaggi delle relazioni di tipourbano, competitive, dominate dalla libera scelta individuale. La politica‘sviluppista’ diede impulso a questa visione ideologica e scientifica e la usòper creare consenso intorno al suo progetto modernizzatore presso le nuovegenerazioni di politici, professionisti e studenti». E ancora: «Le scienzesociali contribuiscono a questa difficoltà utilizzando differenti scale diosservazione. L’antropologo arriva alla città a piedi, il sociologo inmacchina e per l’autostrada principale, lo studioso della comunicazionein aereo. Ognuno registra quello che può, costruisce una visione diversa, equindi parziale. C’è una quarta prospettiva, quella dello storico, che nonconsiste nell’entrare ma piuttosto nell’uscire dalla città, dal suo centroantico verso bordi contemporanei. Ma il centro della città attuale non è piùnel passato». Eppure, c’è una quinta prospettiva: la nostra. Noi viviamo eagiamo nella nostra città. E forse è proprio questo il senso dellaricercazione condivisa e conviviale. 19
  20. 20. Conclusione: Reti sociali, ricerc-azione e trame dipossibilità È innegabile il valore della rete. Qualcuno lo ha calcolato V=n(n-1), doven è il numero di nodi. La rete è un moltiplicatore formidabile di possibilità edi chances. Ma non basta! Può essere anche uno strumento perverso.Occorre andare oltre. Lungo questa linea di ricerca e di azione ho avuto modo di riscoprire ilpensiero di Ivan Illich, che s’inserisce a pieno titolo nella prospettiva dellaricerc-azione, scevra da pianificazioni, programmi e manipolazioniideologiche e sociali, spesso camuffate da reti: «Vorrei – egli dice – cheavessimo a disposizione un’altra parola per designare le nostre strutturereticolari intese a permettere un accesso reciproco, una parola che facessemeno pensare all’intrappolamento, che fosse meno degradata dall’usocorrente e che suggerisse meglio il fatto che qualunque ordinamento diquesto tipo comporta aspetti legali, organizzativi e tecnici» (Illich, 1972). Anziché parlare di reti, dunque, occorrerebbe parlare di trame dipossibilità da ricercare insieme, liberandosi dei facilitatori, degli esperti, deimanager e dei professionisti/dirigenti. Passare dagli imbuti didattici alletrame didattiche, alla vita attiva, alle trame di possibilità, allo scambio dicapacità, alla disoccupazione felice, al tempo liberato e allo svago (scholé),con una rivoluzione culturale dell’istruzione e con la rifondazione dellostrumento conviviale. Quattro sono le libertà fondamentali: 1) liberare l’accesso alle cose; 2)liberare la trasmissione delle capacità; 3) liberare le risorse critiche ecreative della gente; 4) liberare l’individuo dall’obbligo di adattare leproprie aspettative. Dice Illich: «Se vogliamo un futuro desiderabile,dovremo scegliere decisamente una vita d’azione anziché una vita diconsumi, dovremo inventare una maniera di vivere che ci consenta di esserespontanei, indipendenti e tuttavia in stretto rapporto con gli altri. [...] Ilfuturo dipende dalla nostra capacità di scegliere istituzioni chefavoriscano una vita attiva, più che dall’elaborazione di nuove ideologiee tecnologie» (1972). __________________ 20
  21. 21. Riferimenti bibliograficiBolle de Bal M. (2007), Reliance, deliance, liance: emergenza di tre nozioni sociologiche,in «M@GM@. Rivista elettronica di Scienze umane e sociali», tr. it. di Paolo Coluccia,vol. 5 n. 1 marzo 2007.Canclini N. G. (1998), Culture ibride, Guerini, Milano.Castells M. (2002, La nascita della società in rete, Università Bocconi, Milano.Coluccia P. (2001), La Banca del tempo, Bollati Boringhieri, Torino.Idem (2002), La cultura della reciprocità, Arianna, Casalecchio (BO).Idem (2003), Il tempo non è denaro, BFS, Pisa.Illich I. (1972), Descolarizzare la società, Mondadori, Milano.Idem (1974), La Convivialità, Mondadori, Milano.Maturana H./Varela F. (1999), L’albero della conoscenza, Garzanti, Milano.Mauss M. (2002), Saggio sul dono, Einaudi, Torino.Nucleo Valutazioni Prospettive (1999), Scenari Europa 2010. Cinque futuri possibili perl’Europa, Commissione Europea, Bruxelles.Touraine M. (1998), Libertà, uguaglianza, diversità: si può vivere insieme?, Il Saggiatore,Milano. 21
  22. 22. Breve nota bio-bibliografica di Paolo COLUCCIA (http://digilander.libero.it/paolocoluccia) Dottore in Pedagogia, osservatore socio-economico indipendente e saggista, ad unaformazione psicopedagogica e filosofica associa una buona conoscenza della legislazionesociale e del lavoro. Proveniente dai ruoli del Ministero del Lavoro e della P. S., lavora inun Centro per l’Impiego della Provincia di Lecce, dove si occupa di dinamiche istituzionalie legislative, di rilevazioni statistiche e d’orientamento ad adolescenti, giovani, gruppi edimprese. Si è interessato di Sistemi di scambio locale non monetario e di Banche del tempo,intravisti come spazi sociali d’interazione e di comunicazione sociale, su cui ha scritto varilibri, come La Banca del tempo (Bollati Boringhieri, Torino 2001, Introduzione di SergeLatouche), La cultura della reciprocità (Edizioni Arianna, Casalecchio 2002), Il tempo...non è denaro! (BFS, Pisa 2003), e vari saggi e articoli pubblicati su riviste e siti internet, inparticolare Monete locali per il bene comune. Lo spirito del SEL, nel volume collettivoProcesso alla globalizzazione curato da Teddy Goldsmith, con prefazione di SergeLatouche, Edizioni Arianna, Casalecchio 2002. Il suo ultimo lavoro è la traduzione in lingua italiana, con un’introduzione ed unapostfazione, del Rapporto al Ministro per l’economia solidale francese scritto da PatrickViveret nel 2001/2002: Ripensare la ricchezza. Dalla tirannia del PIL alle nuove forme dieconomia sociale, edizioni TerrediMezzo/Altreconomia, Milano 2005. L’elenco completodelle sue pubblicazioni è sul suo sito internet. Presente a convegni nazionali e internazionali, è stato in particolare relatore nellaboratorio Riappropriarsi del denaro durante il ‘Colloquio internazionale sul dopo-sviluppo – Disfare lo sviluppo, rifare il mondo’, UNESCO, Parigi 2002 e ha introdotto ilSeminario sulle Reti di economia solidale durante l’European Social Forum di Firenze nelnovembre del 2002. Ha, inoltre, partecipato come relatore alle giornate conclusive delForum Per una ripartizione egualitaria del tempo organizzato dall’Instituto Andaluz de laMuyer, Junta de Andalucia (Espana), Granada, 12 e 13 dicembre 2002. Dal 2003 al 2007 ha fatto parte del Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerchesull’Utopia dell’Università di Lecce, composto di filosofi, storici e ricercatori in scienzeumane e sociali, e del Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza, nato nellostesso Centro. Collabora come saggista e traduttore con “M@GM@. Rivista elettronica di scienzeumane e sociali” (www.analisiqualitativa.com), con direzione a Catania e con vari sitiinternet impegnati nelle scienze umane e sociali. Ha collaborato con la rivista “Meridione”(Napoli), con “Il Consapevole”, del gruppo Macro Edizioni (Forlì), con la “Rivista di StudiUtopici” (Lecce) e con “Areté”, quadrimestrale dell’Agenzia per le ONLUS (Milano). È in corrispondenza con l’Istituto di Terapia Cognitiva di Santiago del Cile (fondato daH. Maturana), il cui attuale direttore è Alfredo Ruiz, del quale ha tradotto in italianonumerosi saggi e conferenze, pubblicati nella casa ed. virtuale Lilliput-on-line (inhttp://digilander.libero.it/paolocoluccia. 22

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