Educazione

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Breve panoramica sul tema dell'educazione.

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  • 1. Definizione di educazione
    • L'essere umano possiede tutte le premesse per diventare una persona equilibrata, matura, creativa, socialmente integrata. Per questo necessita di un percorso relazionale progressivo stabile e lungo dove le potenzialità evolutive si attualizzino gradualmente.
    • Etimologia : due possibili origini del termine educare a) forma intensiva del verbo edere che vuol dire "alimentare" b) derivazione di educere ossia "tirare fuori".
  • 2. Consapevolezza e libertà nel processo educativo
    • Due aspetti del processo educativo sono particolarmente significativi : la consapevolezza dell'educatore e la volontà dell'educando.
    • La consapevolezza dell'educatore assume una doppia fisionomia: una relativa all'atto e l'altra relativa alla persona che lo compie .
    • La volontà di partecipare o meno al processo educativo da parte dell'educando: ossia riguarda la libertà quale presupposto imprescindibile di ogni persona
  • 3. La consapevolezza dell'atto educativo
    • E’ necessaria una forte e costante consapevolezza dell'educatore rispetto alle iniziative, attività e cure che stimolano e orientano il processoeducativo.
    • Nulla è neutro.
    • Qualsivoglia posizione si assuma, sia quella di non assumere posizioni che esternare “naturalmente” la propria è una posizione assunta che pesa sul percorso di crescita.
    1^
  • 4. La consapevolezza dell'atto educativo
    • La riflessione teorica ha creato un'area chiamata della metodologia educativa, che si occupa dei modi di trasmissione dei contenuti dell'apprendimento e di tutte le altre componenti che mirano alla formazione dell'individuo.
    • E’ necessaria una profonda ad accurata analisi del funzionamento del sistema educante: luoghi, oggetti, tempi, attività, persone, esperienze correlati alle varie fasi dell'età evolutiva e agli obiettivi.
    • Tutto ciò, non può fare a meno di progettualità e di verifica.
    2^
  • 5. La consapevolezza della persona educatore
    • L’educatore, come ogni professionista, deve "possedere" fortemente il proprio strumento di lavoro: lo deve conoscere alla perfezione, lo deve saper ben manovrare, lo deve amare e curare.
    • Lo strumento di lavoro dell'educatore è se stesso.
    • Un educatore dovrà pertanto sapere chi è, che cosa vuole, quali siano i suoi perché, le sue paure; dovrà conoscere a fondo i suoi paradigmi, i suoi valori di riferimento, i suoi modelli; dovrà saper valutare i suoi limiti e le sue motivazioni, dovrà sapere manutenersi.
    1^
  • 6. La consapevolezza della persona educatore
    • Un educatore non può essere soltanto un passivo trasmettitore di cultura ma deve anche rielaborare attivamente la cultura e la relazione che vive, educando di fatto se stesso. La sua cultura e la sua comprensione dell'altro non devono mai essere statiche, altrimenti egli inizierà a rimproverare ai bambini il difetto che non corregge dentro di sè. Per autoeducarsi occorre conoscere sé stessi, in parte valutando e considerando criticamente le proprie azioni ed in parte considerando attivamente il giudizio degli altri.
    2^
  • 7. La libertà : presupposto imprescindibile di ogni persona
    • Ogni persona è situata ossia è vincolata da coordinate spazio-temporali, ma è anche capace di oltrepassarle;
    • l'uomo, cresciuto alla luce di una serie di norme implicite ed esplicite è in grado di averne consapevolezza e di cambiarle;
    • ogni persona è un'insieme in continua ridefinizione di sé, di quanto e di quanti lo circondano.
    • La libertà si presenta nelle due forme di libertas exercitii che è la libertà di fare o di non fare e di libertas specificationis che rappresenta la libertà di fare una o un'altra cosa;
    • nella sostanza del modello che proponiamo, la personalità non può svilupparsi appieno senza che l'individuo scelga consapevolmente di seguire le proprie strade.
  • 8. L'idea di bambino
    • Infante deriva dalla voce " in-fari " e significa "colui che non è capace di parlare". L'infanzia pertanto è l'insieme di coloro che sono senza parole.
    • Bambino deriva dal termine " bambo " ossia "sciocco " che nel suo significato originario riporta a " difettoso nella parola ".
    • I bambini pertanto rappresentano l'insieme di coloro che non possiedono parole.
    • Intorno al cucciolo dell'uomo, fin dalle origini della società e dei linguaggi, si alza un muro di silenzio.
    1^
  • 9. L'idea di bambino
    • La vita di una persona inizia nello svantaggio di essere considerata senza voce, inintellegibile, impossibilitata a parlare di sé e per sé.
    • L'allevamento del bambino è marchiato dall'afasia ed allora occorre occuparsi di lui; ma occuparsi origina dal latino " ob-capere " ossia " catturare " e tutta la relazione con il bambino è connotata da un'occupazione da parte dell'adulto che ne diviene padrone, interprete, responsabile, curatore, formatore.
    • L'unica "vera" verità del bambino è l'adulto che ne parla.
    2^
  • 10. L'importanza del quotidiano
    • La competenza sociale dei bambini dipende in larga misura, dal grado in cui gli adulti riescono a rendere loro familiare e prevedibile la realtà di tutti i giorni, attraverso la ripetitività dei gesti e delle sequenze di azioni. In questo modo, infatti, il bambino - come ogni altra persona - controlla la realtà acquisendo stabilità e sicurezza attraverso la costruzione di significati socialmente condivisi.
    • Il bambino impara l'uso delle parole, dei gesti, dei comportamenti ecc. propri e degli altri, nei vari contesti in cui si esprimono e soprattutto, impara le regole d'uso.
    • Questo apprendimento è esplicito ed implicito
    1^
  • 11. L'importanza del quotidiano
    • Da qui l’attenzione :
    • al clima familiare, inteso come riproduzione costante dei ritmi della vita di ogni giorno;
    • alla stabilità delle figure adulte di riferimento;
    • alla ricerca costante di una modalità di relazione che si leghi strettamente alla routine giornaliera.
    • E’ importante che la progettualità e la prassi educativa, ruotino 'attorno ai fatti concreti e costanti della vita di tutti i giorni, quali il mangiare, le pulizie personali, l'abbigliamento, il tempo libero, la richiesta di tenerezza, l'andare a letto, le esplosioni d'ira, la salute ecc.
    2^
  • 12. Lavorare per progetti
    • Lavorare per progetti : inserire nell'operatività una finalità, consapevole, esplicitata e condivisa;
    • correlare l'organizzazione dei contenuti, dei tempi e degli strumenti agli obiettivi, alle risorse ed ai contesti.
    • Un progetto si presenta come un percorso contestualizzato e fianlizzato che:
      • richiede del tempo per esere realizzato;
      • necessita di una gerarchia nelle azioni ed una scala di priorità negli obiettivi;
      • valuta le risorse e le capacità disponibili e quelle da vitalizzare e/o reperire;
      • possiede in itinere momenti (e meccanismi) di verifica in grado di valutare, e se necessario, correggere gli elementi fondamentali che determinano lo svolgersi del progetto stesso.
    1^
  • 13. Lavorare per progetti Un buon progetto deve essere:
    • A . Coerente :
    • deve poter essere scomposto in fasi;
    • deve essere strutturalmente completo e pertanto prevedere: contenuti, tempi, azioni, riunioni, risorse, priorità, costi, difficoltà, obiettivi e verifiche;
    • deve essere organico, ossia non deve contenere salti temporali o di livello logico;
    • deve aver esplicitato un'inizio, un termine ed un risultato
    • B. Mirato :
    • deve avere un obiettivo ben individuato, enucleato e definito collettivamente da tutta l'equipe e da essa coaptato;
    • l'obiettivo finale deve prevedere subobiettivi a breve, medio e lungo termine;
    • l'obiettivo può essere riferito anche ad un gruppo di bambini nel qual caso deve essere correlato e compatibile con gli obiettivi relativi a ciascuno dei bambini.
    2^
  • 14. Lavorare per progetti Un buon progetto deve essere:
    • C . Duttile:
    • deve prevedere la possibilità di un cambiamento anche radicale sia dei presupposti, che dei metodi, che dei risultati;
    • deve avere dei parametri indicatori del percorso;
    • deve prevedere che l'errore non paralizzi il progetto (il lavoro per progetti).
    • D. Verificato
    3^
  • 15. ELENCO INDICATORI DI VERIFICA
    • Indicare alcuni elementi sui quali misurare i cambiamenti specifici per ogni progetto.
    • Socialità, Gioco individuale, Rapporto con l'adulto, Gusto al divertimento, Autonomia, Gioco di gruppo, Creatività,
    • Responsabilità, Tolleranza alle frustrazioni, Serenità, Fantasia, Rapporto con le regole ………
    1^
  • 16. ELENCO INDICATORI DI VERIFICA
    • Per ogni voce individuare una scala di punteggio da 1 a 10, sommare i punti dati dagli educatori e dividerli per il numero degli stessi. Questo permetterà di verificare anche graficamente l'andamento del progetto sul bambino.
    • Per ogni educatore è altresì consigliato individui 2/3 motivi concreti che hanno determinato il punteggio.
    • Es.: creatività 8 disegna usando più colori rispetto a prima, disegna anche senza soggetto comincia a voler "mischiare" i vestiti.
    • Es.: gioco in gruppo 3 se vede i bambini in gruppo non si avvicina se l'educatore organizza un'attività con 3/4 bambini si isola, dopo poco lo si trova spesso solo con un camioncino in un angolo della stanza
    2^