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               UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRENTO
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                           FACOLT A ...
Indice




Introduzione                                                                                       vii


1   L’...
1.8   Obiettivi della tesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31


2    L’approccio Ope...
3.3.5   Centro ricerche Microsoft . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71

    3.4   Le imprese . . . . . ....
iv
Elenco delle figure



 1.1   Le esigenze nel dettaglio (Shapiro e Varian, 1999) . . . . . . . . . . . . . . . . . .   8

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1.14 Addetti alla R&S per settore istituzionale - Provincia di Trento (Servizio Statistica,
          2008) . . . . . . . ...
Elenco delle tabelle



 1.1   Imprese innovatrici e spesa sostenuta per l’innovazione, per regione - anni 2002 e
       2...
viii
Introduzione



In un contesto economico caratterizzato dal mercato globale e dalla competizione, dalla crescente
diffusio...
duplice scopo di approfittare della messa in comune del pool di conoscenza e di instaurare rapporti
di mercato condividendo...
sottolinea le caratteristiche e i principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di tale modello. L’inno-
vazione di territor...
xii
Capitolo       1
L’innovazione

Le sfide dell’attuale congiuntura economica pongono al centro il tema della ricerca e innov...
1. L’innovazione


    L’invenzione consiste nella messa a punto di una conoscenza a carattere prevalentemente scien-
    ...
1. L’innovazione                1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese


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1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese                    1. L’innovazione


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1.2 Piccole e medie imprese                                                                              1. L’innovazione
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1. L’innovazione                                                                                 1.2 Piccole e medie impre...
1.3 Elementi critici per l’innovazione                                                  1. L’innovazione


continua cresci...
1. L’innovazione                                                                  1.3 Elementi critici per l’innovazione

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1.3 Elementi critici per l’innovazione                                                                   1. L’innovazione
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1. L’innovazione                                                                     1.3 Elementi critici per l’innovazion...
1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione                                            1. L’innovazione


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1. L’innovazione                                                   1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione


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1.5 L’innovazione del territorio                                                           1. L’innovazione


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1.5 L’innovazione del territorio                                                          1. L’innovazione


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1.6 Il contesto europeo e nazionale                                                     1. L’innovazione


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Open Innovation in Trentino?Un'analisi preliminare

  1. 1. ` UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRENTO ` FACOLT A DI E CONOMIA C ORSO DI L AUREA IN N ET-E CONOMY. T ECNOLOGIA E MANAGEMENT DELL’ INFORMAZIONE E DELLA CONOSCENZA Open Innovation in Trentino? Un’analisi preliminare Relatore Laureando Roberta Cuel Alessandro Trentin Correlatore Matricola Carlo Rizzi 126134 A NNO ACCADEMICO (2008-2009)
  2. 2. Indice Introduzione vii 1 L’innovazione 1 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese . . . . 3 1.2 Piccole e medie imprese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10 1.3 Elementi critici per l’innovazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12 1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 1.4.1 Closed Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 1.4.2 Open Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 1.5 L’innovazione del territorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 1.5.1 I Distretti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 1.5.2 I Parchi Scientifici e Tecnologici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 1.6 Il contesto europeo e nazionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 1.6.1 Europa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22 1.6.2 Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 1.7 La situazione in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 i
  3. 3. 1.8 Obiettivi della tesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 2 L’approccio Open Innovation 33 2.1 Perch` si parla di Open Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33 e 2.2 Il modello Open Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35 2.2.1 Caratteristiche Open Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36 2.2.2 Impatti dell’Open Innovation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 2.3 Open Innovation e Regional Innovation System . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46 2.3.1 Regional Innovation System . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47 3 La Provincia Autonoma di Trento 51 3.1 Il contesto economico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 3.2 Piani di sviluppo provinciale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54 3.2.1 Legge provinciale n◦ 6 del 13/12/1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56 3.2.2 Legge provinciale n◦ 14 del 2/08/2005 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57 3.2.3 Il fondo unico per la ricerca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 3.2.4 Il sistema degli incentivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 3.2.5 Iniziative promosse in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61 3.2.6 Il Programma Operativo FESR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64 3.3 Il sistema della ricerca in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67 3.3.1 L’universit` degli studi di Trento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67 a 3.3.2 Fondazione Bruno Kessler . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68 3.3.3 Fondazione Edmund Mach . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69 3.3.4 Distretto Tecnologico Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70 ii
  4. 4. 3.3.5 Centro ricerche Microsoft . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71 3.4 Le imprese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71 3.4.1 La situazione in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72 3.5 Agenzie dell’innovazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 3.5.1 Trentino Sviluppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 3.5.2 Incubatori di impresa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77 3.5.3 Informatica Trentina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79 3.5.4 Tecnofin Trentina S.p.A. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79 3.5.5 Trentino Network S.r.l. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80 3.6 Open Innovation in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80 4 Conclusioni 89 Acronimi 92 Bibliografia 95 iii
  5. 5. iv
  6. 6. Elenco delle figure 1.1 Le esigenze nel dettaglio (Shapiro e Varian, 1999) . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8 1.2 Ripartizione per classe di ampiezza dell’impresa, anno 2003 (EUROSTAT, 2008) . 10 1.3 Le soglie per la piccola e media impresa (Commissione delle Comunit` europee, a 2001) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 1.4 Suddivisione del numero delle persone occupate per classe di ampiezza dell’im- presa, anno 2003 (EUROSTAT, 2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12 1.5 Closed Innovation (Chesbrough, 2003) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 1.6 Open Innovation (Chesbrough, 2003) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 1.7 Rapporto tra investimenti IT e competitivit` del Paese . . . . . . . . . . . . . . . . 22 a 1.8 Spesa per R&S totale sostenuta dalle imprese in relazione al PIL nei Paesi Ue (anno 2004) (Eurostat, 2007) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 1.9 Brevetti nei paesi Ue - anni 1999 e 2004 (Eurostat, 2007) . . . . . . . . . . . . . . 24 1.10 Imprese che hanno introdotto innovazioni tecnologiche nei paesi Ue - anni 2002 e 2004 (valori %) (Eurostat, 2007) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24 1.11 Spesa per R&S in relazione al PIL (anno 2005) (ISTAT, 2008) . . . . . . . . . . . 26 1.12 Brevetti per regione (anno 2002) (ISTAT, 2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 1.13 Spesa per R&S intra-muros per settore istituzionale – provincia di Trento (Servizio Statistica, 2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 v
  7. 7. 1.14 Addetti alla R&S per settore istituzionale - Provincia di Trento (Servizio Statistica, 2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 1.15 Incidenza della spesa R&S su PIL (anni 2005-2006) (Margherita Dei Tos, 2008) . . 31 2.1 Open Innovation (Chesbrough, 2003) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36 2.2 ` L’ambiente di Business e mutato (Chesbrough, 2006) . . . . . . . . . . . . . . . . 43 2.3 Tools per la protezione della propriet` intellettuale (Sullivan, 1998) . . . . . . . . . 45 a 3.1 Distribuzione della popolazione residente in Provincia di Trento per classi di am- piezza demografica dei Comuni (censimento 2001) . . . . . . . . . . . . . . . . . 52 3.2 La performance dei Comuni trentini come proposti da una classificazione del Piano di Sviluppo Provinciale (PSP) per la XIII legislatura . . . . . . . . . . . . . . . . . 53 3.3 Numero delle imprese per classe dimensionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73 3.4 La situazione economica del Trentino come descritta dal PSP della XIII legislatura: “Un sistema sostanzialmente forte con alcune situazioni di crisi” . . . . . . . . . . 74 3.5 Imprese con almeno 10 addetti per tipologia di connessione e dotazioni tecnologiche 75 vi
  8. 8. Elenco delle tabelle 1.1 Imprese innovatrici e spesa sostenuta per l’innovazione, per regione - anni 2002 e 2004 (valori %) (ISTAT, 2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.1 Differenze tra closed/open innovation (Chesbrough, 2003) . . . . . . . . . . . . . 41 2.2 Tools per la protezione della propriet` intellettuale (Birgitte Andersen, 2008) . . . 44 a vii
  9. 9. viii
  10. 10. Introduzione In un contesto economico caratterizzato dal mercato globale e dalla competizione, dalla crescente diffusione di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e dove la conoscenza ` ` non e mai stata cos` distribuita, la sfida principale delle aziende e quella di sopravvivere attraverso ı ` l’innovazione. Il divario tra piccole e grandi imprese, durante il corso degli anni, e via via cresciuto, introducendo difficolt` e problematiche soprattutto per le piccole e medie imprese, incapaci di a alimentare e quindi di sostenere in maniera attenta ed efficace i propri processi di innovazione. Tale distribuzione di conoscenza risulta essere ineguale, favorendo ed accentuando la disparit` di a opportunit` tra luoghi e regioni. a ` Il meccanismo innovativo e, a sua volta, in forte evoluzione e sta rapidamente adattandosi al ` nuovo contesto globale mentre, allo stesso tempo, ne e uno dei principali fattori di mutamento. Si possono distinguere due modelli di innovazione e crescita. Il “modello tradizionale” prevede che le imprese investano risorse in ricerca e sviluppo, i cui risultati sono gelosamente conservati e protetti, e utilizzi almeno parte di questi risultati per accrescere la produttivit` e la crescita. L’efficacia del a meccanismo, a parit` di investimento in R&S, dipende, tra l’altro, dalla disponibilit` e dalla qualit` a a a del capitale umano, da strumenti finanziari adeguati (come il venture capital) e da un rapporto fecondo tra sistema di ricerca e universit` , sostegno pubblico diretto e indiretto e sistema delle a imprese. A questo modello di innovazione se ne sta affiancando un altro, basato sulla globalizzazione delle catene del valore e dell’innovazione e sulla cosiddetta innovazione aperta (Open Innovation). Le caratteristiche principali di questo nuovo modello d’innovazione riguardano la frammentazione e la delocalizzazione non pi` soltanto di segmenti dei processi di produzione ma anche dei processi u di R&S. Attirati da fattori quali la disponibilit` di capitale umano di alta qualit` a basso costo, un a a numero crescente di imprese dei paesi avanzati trasferiscono nei nuovi paesi emergenti compo- nenti importanti dei loro processi d’innovazione. L’innovazione aperta si collega in parte a questo processo. Nella Open Innovation le imprese condividono con altre imprese i loro sforzi di R&S al ix
  11. 11. duplice scopo di approfittare della messa in comune del pool di conoscenza e di instaurare rapporti di mercato condividendo gli sforzi d’innovazione con le altre imprese. L’apertura significa poter accedere ad un enorme bacino di soluzioni provenienti da ricercatori e innovatori presenti in ogni parte del pianeta. ` Anche i luoghi contano perch´ ognuno e un insieme unico di competenze, esperienze, legami, e linguaggi, capitale sociale. E’ la dipendenza da questo contesto che rende un territorio pi` o meno u aperto all’innovazione. L’ambiente definisce anche il tipo d’innovazione in cui quel determinato territorio pu` rendere maggiormente. Non ci sono pi` alte barriere a dividere scienza e tecnolo- o u gia, produttori e consumatori, pubblico e privato. Nel nuovo paradigma anche l’utente partecipa all’attivit` di ricerca e sviluppo; le invenzioni sono il prodotto di un’attivit` molto pi` collettiva a a u e partecipata che in passato; i ruoli del settore pubblico e privato sono fissati una volta per tutte e quindi immutabili, in base al principio che al privato spetta agire quando c’` un mercato ed al e pubblico intervenire quando il mercato difetta in domanda e/o offerta. ` La scelta del livello di analisi della regione e dovuto alla rilevanza dei sistemi regionali di innovazione anche sotto il profilo del trasferimento tecnologico. Il problema di collegare il livello locale dell’innovazione alla dimensione globale risulta importante, poich´ rappresenta uno step e necessario verso l’adozione di un modello d’innovazione aperta. In effetti non basta seguire e adottare i principi guida di un modello per utilizzarlo nella maniera migliore; occorre studiare delle policies adeguate, in grado di coinvolgere l’intera azienda, attore o rete che sia. Tra le politiche di sviluppo industriale che hanno interessato l’Italia nel corso degli ultimi de- cenni, in relazione anche a interventi attuati a livello internazionale ed europeo, rientra la creazione dei Centri per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico. Le iniziative sia in Europa che in Ita- lia hanno visto le Regioni, in ragione della loro crescente autonomia istituzionale e del loro ruolo come sistemi locali di innovazione (Regional Innovation Systems), come soggetto intermediario qualificato per l’elaborazione e l’implementazione di politiche per il trasferimento tecnologico. ` L’obiettivo della tesi e quello di analizzare il Trentino secondo una prospettiva di Open Innova- tion. Per fare questo, nella prima parte della tesi si presenteranno i driver principali per lo sviluppo e l’innovazione di prodotti e servizi, e la cosiddetta open innovation, mentre nella seconda parte si analizzer` la struttura del sistema di ricerca e innovazione del Trentino. a Nella parte iniziale della tesi, viene delineata la situazione e le azioni intraprese a sostegno dell’innovazione, concentrando l’attenzione sulle difficolt` che le piccole e medie imprese devono a affrontare per poter sviluppare efficacemente processi innovativi. Vengono quindi analizzati due differenti modelli teorici per l’innovazione; il modello tradizionale e il modello ad innovazione aperta, quest’ultimo al centro di numerosi studi da parte dell’autore Henry Chesbrough, il quale ne x
  12. 12. sottolinea le caratteristiche e i principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di tale modello. L’inno- vazione di territorio pu` rappresentare l’anello di congiunzione tra l’approccio teorico dell’Open o Innovation e la sua reale attuazione e applicazione; alcuni esempi sono delineati nei Distretti re- gionali e nei Parchi Scientifici e Tecnologici. Attraverso l’ausilio di grafici e tabelle, in particolare sono risultate importanti alcune ricerche promosse dall’Ufficio Statistico delle Comunit` Europee a (Eurostat) e dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT); vengono analizzate le situazioni presenti in Europa, Italia e Trentino, allo scopo di verificare e quindi di misurare il livello d’innovazione presenti nei vari territori, attraverso indicatori quali per esempio la spesa per la ricerca e sviluppo in relazione al PIL e la percentuale di brevetti per regione. L’Italia, all’interno del contesto europeo, assume un ruolo secondario per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dopo un’analisi teorica del modello ad innovazione aperta, l’elaborato prosegue con l’intro- duzione dei sistemi regionali d’innovazione, in inglese Regional Innovation Systems. La loro im- ` portanza risiede nel fatto che al loro interno e possibile creare dei collegamenti tra i diversi attori, per esempio Centri di Ricerca e Universit` , e dove soprattutto le piccole e medie imprese possono a ` collaborare tra loro e quindi dove e possibile creare innovazione. Tra gli autori di spicco interessati ai sistemi regionali di innovazione, troviamo i lavori di Philippe Cooke. Il documento prosegue infine con l’analisi della Provincia Autonoma di Trento. I Piani di sviluppo provinciale e gli attori presenti sul territorio ci aiutano a capire se all’interno di una a o ` realt` , come pu` essere in questo caso quella del Trentino, e possibile implementare un modello d’innovazione aperta, dove caratteristiche come la collaborazione e la condivisione permettono l’acquisizione e lo scambio di conoscenza tra i diversi attori del sistema. xi
  13. 13. xii
  14. 14. Capitolo 1 L’innovazione Le sfide dell’attuale congiuntura economica pongono al centro il tema della ricerca e innova- zione; secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), esse contribuiscono a creare occupazione, offrire prosperit` e a garantire la qualit` della vita. a a Tra le priorit` dell’Unione europea, la politica di ricerca e sviluppo e la competitivit` assumono a a un ruolo delicato all’interno delle strategie comunitarie (OECD, 2008). Nelle pagine del manua- le “OECD Information Technology Outlook“, la ricerca, insieme all’istruzione e all’innovazione, costituiscono il “triangolo della conoscenza“ che deve consentire all’Europa di preservare il suo dinamismo economico e il proprio modello sociale. Si pu` citare, come esempio, il settimo pro- o gramma quadro di ricerca1 (2007-2013), il quale risponde ai bisogni di miglioramento delle spazio europeo2 relativo alla ricerca dell’industria e delle politiche europee e mira a porre la conoscenza al servizio del dinamismo economico e del progresso sociale e ambientale, nonch´ a favorire gli e investimenti nazionali per poter raggiungere l’obiettivo del 3% del PIL riferita alla spesa per la ricerca e sviluppo (Commissione delle Comunit` europee, 2005). a In tema d’innovazione, la letteratura fa necessario riferimento agli studi di Joseph Alois Schum- peter, noto economista austriaco della prima met` del 1900. Egli argu` che la crescita in un’econo- a ı mia di imprese private era dovuta ai profitti attesi dagli imprenditori. La prima fondamentale de- finizione introdotta da Schumpeter riguarda la distinzione tra invenzione, innovazione e diffusione (Shumpeter, 2002). 1 Istituiti nel 1994, i programmi quadro, di natura pluriennale, comprendono programmi specifici per settori diversi come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’ambiente, la biotecnologia, l’energia (ivi compresa l’energia nucleare), i trasporti e la mobilit` dei ricercatori a 2 Lo spazio europeo della ricerca riunisce i vari mezzi di cui dispone la Comunit` per meglio coordinare le attivit` a a di ricerca e innovazione a livello degli Stati membri e dell’Unione europea 1
  15. 15. 1. L’innovazione L’invenzione consiste nella messa a punto di una conoscenza a carattere prevalentemente scien- ` tifico, che e potenzialmente utile da un punto di vista economico. Per esempio si pu` parlare di o ` nuova idea, nuova scoperta scientifica o novit` tecnologica che non e stata ancora realizzata tec- a ` nicamente e materialmente. L’innovazione, invece, e un atto che pu` essere definito economico, e o consiste nella messa a punto di un nuovo modo di agire direttamente nel sistema economico. Da ` ` questo punto di vista, la distinzione e di tipo utilitaristico e motivazionale: l’invenzione e messa a punto da qualcuno che ha un interesse prevalente nella ricerca scientifica, l’innovazione parte dall’azione di qualcuno che ha uno scopo esclusivamente economico. Per esempio, l’innovazione pu` riguardare la progettazione, la realizzazione fisica e la commercializzazione dell’invenzione. o La terza definizione introdotta da Schumpeter riguarda la diffusione: la diffusione definisce l’arco di tempo nel corso del quale tutti i potenziali utilizzatori, siano essi consumatori finali o imprese che usano beni intermedi o beni capitali, acquistano un bene nuovo, o, quantomeno, considerano esplicitamente l’ipotesi di fare ricorso ad un bene nuovo. Essa quindi si riferisce alla rilevanza eco- nomica che l’innovazione acquista nel tempo nel sistema economico. Ad esempio, si pu` parlare o di diffusione come processo in cui l’innovazione viene imitata e adottata da altre imprese. Queste considerazioni sottintendono una seconda distinzione, ancor pi` impegnativa, tra scienza e tecno- u logia, laddove si definisce la prima come un insieme di conoscenze messe a punto con lo scopo ` di incrementare lo stock stesso di conoscenze. La tecnologia e invece definita come l’insieme di conoscenze utili nel processo di produzione e nell’uso del bene stesso (Shumpeter, 2002). Come tale la tecnologia consiste in pratiche e procedure che consentono di produrre e usare beni capaci di accrescere il vantaggio economico. In merito al tema dell’innovazione, l’autore Eric Von Hippel (2005), all’interno del libro De- mocratizing Innovation, introduce un nuovo “processo“ di innovazione, guidato dall’utente e in contrasto con quello tradizionale in cui prodotti e servizi sono sviluppati dalle case produttrici e secondo approcci chiusi e meccanismi di protezione come copyright, brevetti, Digital Rights Ma- nagement, utilizzati per evitare ai competitor di trarre vantaggio dalle innovazioni originali. Egli dimostra come gli utenti “lead“3 sappiano precedere la stessa azienda riguardo alle innovazioni delle tecnologie e ai trend del mercato; per questo motivo, essi rappresentano una risorsa preziosa per la ricerca e sviluppo, e vengono sempre pi` consultati dalle aziende all’avanguardia (prima, u non dopo aver sviluppato il prodotto) e integrati nei processi di progettazione. Quando l’autore afferma che l’innovazione si sta democratizzando, vuole asserire che gli utenti – sia consumatori individuali che imprese - stanno vedendo crescere la loro abilit` d’innovare per loro stessi. Gli a utenti che innovano possono sviluppare loro stessi quello che desiderano, piuttosto che affidarsi alle case produttrici che agiscono per loro, spesso in maniera imperfetta. Inoltre, gli utenti singoli non devono sviluppare tutto per conto loro, ma possono beneficiare delle innovazioni sviluppate e ` liberamente condivise da altri. Questo trend e visibile sia per quanto riguarda prodotti nel campo 3 condividono la propria conoscenza e partecipano allo sviluppo di nuovi prodotti/processi 2
  16. 16. 1. L’innovazione 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese dell’informazione come software, sia per quanto riguarda prodotti fisici. Si pu` quindi affermare o che l’innovazione pu` essere rappresentata al centro di due poli differenti: da un lato si trova la o ricerca e sviluppo, che compete alla realizzazione del prodotto/servizio; dall’altra troviamo invece i “lead“ user, i quali collaborano invece all’idea del prodotto/servizio. Chi fa innovazione, intende quindi sviluppare nuove applicazioni di conoscenze maturate al suo interno o all’esterno al fine di migliorare l’efficacia e l’efficienza aziendale, in termini di in- cremento delle vendite o di razionalizzazione dei costi. Ci` significa immettere sul mercato nuovi o prodotti e servizi, rivedere i propri processi produttivi: in questo caso si parla di innovazione di prodotto e di processo. Joseph Schumpeter, nell’opera “The theory of economic development“ ha definito l’innova- zione di prodotto come “The introduction of a new good - that is, one with which consumers are not yet familiar – or a new quality of a good” e l’innovazione di processo come “The introduction of a new method of production, that is, one not yet tested by experience in the branch of mani- facture concerned. . . (or) a new way of handling a commodity commercially” (Shumpeter, 1982). ` L’innovazione di prodotto rappresenta una linfa vitale per le imprese ed e pertanto indispensabile per la sopravvivenza delle stesse nel medio e lungo termine (Shapiro e Varian, 1999). Da una parte, i consumatori hanno accesso ad un numero di informazioni sui prodotti considerevolmente pi` ampio rispetto al passato e questo li rende pi` sofisticati, informati e consapevoli nel momento u u dell’acquisto. Dall’altra parte, i prodotti stanno diventando meno differenziati perch´ le organizza- e zioni hanno gi` pronta e facilmente usufruibile la tecnologia necessaria per lanciare nuovi prodotti a rapidamente e con poche differenze in termini di qualit` rispetto ai concorrenti. Il processo che sta a alla base dello sviluppo di nuovi prodotti deve tenere in considerazione tre fattori fondamentali: ` 1. il grado in cui questo prodotto e nuovo; 2. l’opportunit` legata al rischio di sviluppo; a 3. l’incremento di costi che questo sviluppo pu` comportare. o 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese L’innovazione di processo richiede invece cambiamenti strutturali maggiori rispetto all’innovazio- ne di prodotto, visto che consentono una crescita dell’efficienza nella produzione di un prodotto o di un servizio. E’ necessario che la gestione dell’impresa avvenga attraverso un approccio sistemi- co di processi interrelati tra loro, volti al perseguimento di un fine comune aziendale. Un esempio 3
  17. 17. 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese 1. L’innovazione di innovazione del processo risulta essere il concetto di Business Process Reengineering. Il Busi- ` ness Process Reengineering e un ripensamento globale e radicale dei processi aziendali finalizzato ad ottenere dei miglioramenti sostanziali in tutte le fasi del processo e nelle aree di performance: costi, qualit` , servizio e tempestivit` . In definitiva, l’innovazione di processo pu` elevare enorme- a a o mente le prestazioni aziendali avvalendosi di un approccio rivoluzionario teso a cogliere appieno le sinergie offerte dall’Information and Communication Technology e dalla gestione delle risorse umane (Valerio e Camussone, 2008). In un contesto economico caratterizzato dalla competizione globale, da mercati dinamici ed a` internazionalizzati, la principale sfida per la nostra societ` e innovare. Per poter essere competiti- vo, un’impresa, una regione, o un qualunque altro soggetto, deve risultare pi` efficace in termini u di ricerca e innovazione, di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, di imprendito- rialit` , di concorrenza, di istruzione e formazione (OECD, 2009). Ne deriva che il percorso da a intraprendere riguarder` necessariamente diversi attori, quali gli imprenditori, i ricercatori, gli in- a segnanti, gli studenti, i lavoratori, i cittadini. L’innovazione risulta essere un processo complesso: l’innovazione costa, comporta dei rischi, legati per esempio a fallimenti e non sempre garantisce la possibilit` di difendere un vantaggio acquisito. Fino a pochi anni fa, la competitivit` era assicurata a a dalla presenza, sul territorio, di grandi imprese capaci di entrare nel business della produzione di massa e di accrescere rapidamente le proprie dimensioni, sulla scorta della riduzione dei costi e dei prezzi di prodotti standardizzati, associati a grandi o grandissimi volumi. Ora che la situazione ` a livello globale e fortemente mutata, con l’esplosione e lo sviluppo di nuove realt` , come per a esempio la Cina e i Paesi dell’est Europa, questa leadership sta venendo a mancare, con conse- guenze negative che ricadono innanzitutto sulle piccole e medie imprese e a cascata su tutte le altre (EUROSTAT, 2008). A supporto di tali considerazioni, i capi di Stato o di governo europei, in occasione del Con- siglio europeo di Lisbona4 (marzo 2000), hanno avviato una strategia detta “di Lisbona“ con lo scopo di fare dell’Unione europea (UE) l’economia pi` competitiva del mondo e di pervenire alla u piena occupazione entro il 2010 (George Gelauff and Arjan M. Lejour, 2006). Sviluppata nel corso di diversi Consigli europei successivi a quello di Lisbona, questa strategia ha fissato per l’Europa l’obiettivo di conseguire “l’economia della conoscenza pi` competitiva e pi` dinamica al mondo“. u u Si fonda su tre pilastri: • un pilastro economico che deve preparare la transizione verso un’economia competitiva, ` dinamica e fondata sulla conoscenza. L’accento e posto sulla necessit` di adattarsi conti- a nuamente alle evoluzioni della societ` dell’informazione e sulle iniziative da incoraggiare in a materia di ricerca e di sviluppo; 4 Raccomandazione 2005/601/CE del Consiglio relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri. 4
  18. 18. 1. L’innovazione 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese • un pilastro sociale che deve consentire di modernizzare il modello sociale europeo grazie all’investimento nelle risorse umane e alla lotta contro l’esclusione sociale. Gli Stati membri sono invitati a investire nell’istruzione e nella formazione e a condurre una politica attiva per l’occupazione onde agevolare il passaggio all’economia della conoscenza; • un pilastro ambientale aggiunto in occasione del Consiglio europeo di G¨ teborg nel giugno o 2001 e che attira l’attenzione sul fatto che la crescita economica va dissociata dall’utilizza- zione delle risorse naturali. Con riferimento al libro pubblicato dalla Commissione Europea dal titolo “The new Lisbon Strategy“, (George Gelauff and Arjan M. Lejour, 2006), si pu` dire che all’interno della strategia o le tecnologie ICT costituiscono fattori di produttivit` capaci di accrescere la produttivit` del lavoro a a e del capitale e quindi di fornire nelle varie attivit` economiche un maggior valore aggiunto a a parit` di fattori ed una migliore qualit` della vita per i consumatori. L’importanza dell’ICT per a a lo sviluppo dell’Europa, permette ai singoli Paesi di “affrontare“ la competitivit` dell’Europa, la a ` quale e la somma delle competitivit` dei singoli paesi, e di “lanciare“ la sfida a realt` emergenti a a ` come la Cina e la Corea. Essenziale e sottolineare che non bastano gli investimenti nell’ICT per aumentare la crescita, ma occorrono piuttosto politiche per la diffusione dell’ICT supportate da progetti di misure complementari per favorire l’uso dell’ICT (ad esempio per la formazione dei lavoratori). Gli obiettivi fondamentali, dettati dalla strategia di Lisbona, per il 2010 sono (George Gelauff and Arjan M. Lejour, 2006): • creare e consolidare un unico spazio informativo europeo, in grado di formare un mercato trasparente dell’economia digitale in cui possano entrare anche tutti i consumatori europei; • rafforzare l’innovazione e gli investimenti nella ricerca ICT; • promuovere l’inclusione, i pubblici servizi e la qualit` della vita mediante la societ` dell’in- a a formazione. ` All’interno della strategia di Lisbona, e possibile trovare una serie di proposte, strumenti, rivolti a favorire l’attuazione degli obiettivi proposti dall’Unione europea. Tra di esse, lo Small Business Act, un pacchetto di proposte per le microimprese e le piccole e medie imprese varato dalla Com- missione Europea con l’obiettivo di creare una corsia preferenziale per le PMI, mettendo le loro esigenze al primo posto della politica comunitaria ed evidenziando le principali sfide che interes- sano le PMI, proponendo nuove iniziative per rafforzare la loro capacit` di affermarsi sul mercato, a ` crescere e creare posti di lavoro (Commissione delle Comunit` europee, 2005). L’obiettivo e conti- a nuare a ridurre gli aiuti controversi alle imprese d’´ lite nazionali e che inducono a distorsioni della e 5
  19. 19. 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese 1. L’innovazione concorrenza, sostenendo invece misure che contribuiscano concretamente a promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro. Dato che il potenziale maggiore per la creazione di nuovi posti di lavoro e la crescita risiede nelle PMI europee, le ditte pi` piccole saranno le prime a beneficiare di u questo approccio. Le microimprese, piccole e medie imprese (PMI) svolgono un ruolo centrale nell’economia eu- ropea. I mutamenti strutturali nell’economia negli ultimi vent’anni hanno dato opportunit` nuove a alle PMI che sono spesso imprese flessibili, adattabili e dinamiche. Rispetto alle grandi aziende, sono avvantaggiate nei mercati di nicchia, in quelli limitati geograficamente o nelle produzioni a bassi volumi o specializzate. Le PMI sono tra le pi` importanti fonti di competenze imprendito- u riali, d’innovazione e di occupazione; costituiscono il motore dell’economia europea e sono una fonte essenziale di lavoro, generando spirito imprenditoriale e innovazione nell’UE. Nell’Unione europea allargata composta da 255 paesi, circa 23 milioni di PMI forniscono intorno a 75 milioni di posti di lavoro e rappresentano il 99 per cento di tutte le imprese (EUROSTAT, 2008). Nonostante l’importanza che le PMI assumono all’interno dell’Unione europea, su di loro gra- ` vano oneri legislativi e amministrativi sproporzionati, la loro crescita e ostacolata dalla pressione crescente della concorrenza combinata con le imperfezioni del mercato, come per esempio per lo scarso accesso al credito, in particolare all’inizio della fase di avvio, alla ricerca, all’innovazione e alle reti e catene di fornitura (EUROSTAT, 2002). La limitatezza delle risorse pu` ridurre a sua o ` volta l’accesso alle nuove tecnologie o all’innovazione stessa. Il sostegno alle PMI e pertanto una delle priorit` della Commissione Europea per conseguire la crescita economica, la creazione di a posti di lavoro, la coesione economica e sociale e favorire la competitivit` . a Lo “Small Business Act“, come sostiene la comunicazione della Commissione delle Comu- nit` europee (2008), per l’Europa propone un partenariato tra l’UE e gli Stati membri allo scopo a di aiutare le PMI. Un complesso di dieci principi comuni dovrebbe guidare le politiche sia a li- vello comunitario sia a livello nazionale. Esso mira a migliorare l’approccio globale allo spirito imprenditoriale, al fine di ancorare irreversibilmente il principio “Pensare anzitutto in piccolo“ nei processi decisionali - dalla formulazione delle norme al pubblico servizio - e a promuovere la crescita delle PMI aiutandole ad affrontare i problemi che continuano a ostacolarne lo sviluppo. Il nome simbolico di “Act” dato all’iniziativa sottolinea la volont` di riconoscere il ruolo centra- a le delle PMI nell’economia europea e, per la prima volta, di attivare un quadro politico articolato, a livello UE e di singolo Stato membro, grazie a: • una serie di 10 principi per guidare la formulazione e l’attuazione delle politiche sia a livello 5 Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Li- tuania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria 6
  20. 20. 1. L’innovazione 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese o` UE che degli Stati membri. Ci` e essenziale per creare un contesto omogeneo per le PMI in tutta l’UE e per migliorare la struttura amministrativa e giuridica, consentendo a queste imprese di sfruttare appieno il proprio potenziale di crescita e creazione di posti di lavoro; • un ambizioso pacchetto di nuovi provvedimenti concreti e di ampia portata tra cui quattro proposte di legge che traducono questi principi in azione sia a livello dell’UE che degli Stati membri; • una serie di nuove proposte legislative ispirate al principio “Pensare anzitutto in piccolo”, tra ` le quali e possibile citare il “regolamento sull’esenzione generale per categoria riguardo agli aiuti di Stato“6 e una direttiva sulle aliquote di IVA ridotte7 . Se si sposta l’attenzione al contesto nazionale, l’impresa italiana sta vivendo oggi un momento par- ticolarmente delicato. Congiuntura economica, globalizzazione dei mercati, concorrenza di Paesi emergenti, contesto fiscale difficile e un ridotto accesso al credito rendono estremamente fatico- si e incerti il futuro e la crescita di molte aziende italiane, impreparate ad affrontare un livello di competizione cos` elevato. Nel report “OECD Factbook 2009: Economic, Environmental and ı Social Statistics“ si pu` comprendere come l’Italia stia attraversando per l’appunto una fase di dif- o ficolt` . Nello specifico, per il caso italiano emerge la figura di un Paese che, seppure le statistiche a lo etichettino ancora come sesta economia mondiale, si colloca inaspettatamente solo alla ventesi- ma posizione nella graduatoria delle stime dei risultati del prodotto interno lordo (PIL) pro capite (OECD, 2009). Attraverso l’innovazione le aziende italiane possono quindi fare fronte alla concorrenza preser- a ` vando la marginalit` e i profitti, riducendo i costi e incrementando la produttivit` . E necessario, a quindi, che l’imprenditore intervenga per migliorare non solo i processi di produzione, ma anche tutti i processi di gestione dell’azienda, cui l’innovazione pu` offrire un contributo enorme in ter- o mini di maggiore integrazione, maggiore efficienza e flessibilit` , minori costi e, di conseguenza, a recupero e incremento del profitto. Nel dettaglio, la figura 1.1 individua cinque principali esigenze alle quali le aziende devono fare riferimento in maniera tale da contribuire in modo positivo alla gestione del proprio business aziendale (Shapiro e Varian, 1999). Nello specifico, sviluppare Know-how per: • la necessit` di incrementare il business a 6 tale regolamento (General Block Exemption Regulation on State Aids - GBER) esenter` dalla notifica preventiva a alcune categorie di aiuti di Stato, gi` affrontate da regolamenti vigenti, nel campo degli aiuti alle PMI, alla formazione a professionale, all’occupazione e alla R&S nonch´ degli aiuti regionali e, forse, anche di nuove categorie di aiuti. Il e nuovo regolamento semplificher` e armonizzer` le attuali norme sulle PMI e aumenter` l’intensit` degli aiuti agli a a a a investimenti destinati a queste imprese 7 tale direttiva offrir` agli Stati membri la possibilit` di applicare aliquote di IVA ridotte, soprattutto per servizi a a locali, forniti principalmente da PMI 7
  21. 21. 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese 1. L’innovazione • la necessit` di migliorare la produttivit` a a • la necessit` di ridurre i costi a • la necessit` di proteggere i dati e la propriet` intellettuale a a • la necessit` di accedere agli strumenti di credito e ai finanziamenti a Figura 1.1: Le esigenze nel dettaglio (Shapiro e Varian, 1999) Parallelamente al periodo di crisi, la pervasivit` delle telecomunicazioni ha assunto notevole a a ` dimensioni. In questo caso, il termine “pervasivit` “ e riferita in prima istanza al fatto che le tec- nologie dell’informazione sono presenti in molti momenti della vita quotidiana. Tali tecnologie ed apparecchiature tecniche permettono di abbattere i costi e di conseguenza i prezzi, rendendo la comunicazione utilizzabile in molti settori (Confindustria, 2009). Da un lato quindi la contrazione dei prezzi fa contrarre il business, dall’altro l’estensione del business ad altri ambiti apre nuove ` opportunit` . Si tratta di settori in cui e difficile pensare di presidiare l’intera catena del valore, a dall’ideazione alla commercializzazione, di un nuovo prodotto/servizio, mentre sembrano pi` op- u portuni approcci collaborativi che sfruttino i punti di forza specifici di ogni attore. Il quadro di riferimento quindi si fa pi` complesso e, in risposta a questo maggiore grado di complessit` , anche u a la R&S deve evolvere. 8
  22. 22. 1. L’innovazione 1.1 Azioni europee a supporto dell’innovazione e delle piccole e medie imprese ` Nella letteratura economica il ruolo degli investimenti in ricerca e sviluppo e generalmente ri- conosciuto come molto rilevante. Secondo il OECD (2002), si intende “il lavoro creativo condotto su base sistematica per l’aumento del patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche e per l’uti- lizzo di questo patrimonio di conoscenze nella realizzazione di nuove applicazioni“. Non esistono per` metodi univoci per quantificare l’entit` degli effetti degli investimenti in ricerca e sviluppo. o a La complessit` deriva in primo luogo dal fatto che il modello tradizionale del processo innova- a tivo, di tipo lineare, ricerca di base - ricerca applicata - innovazione, non tiene conto delle forti interazioni che avvengono tra le diversi fasi. Tuttavia emergono dagli studi pi` recenti, valuta- u zioni convergenti circa l’effetto positivo degli investimenti in conoscenza (istruzione, formazione e Ricerca e sviluppo (R&S)) sulla competitivit` e sulla crescita nelle economie industrializzate. a L’investimento in Ricerca e sviluppo rappresenta un asset cruciale in tutti i settori ad alto impatto tecnologico: per questo molte aziende nel mondo hanno un loro centro di ricerca e considerano l’innovazione un fattore critico di successo per l’affermazione del proprio ruolo sul mercato. Si ` pu` affermare che il settore ricerca e sviluppo e divenuto uno strumento per individuare i punti o di forza e di debolezza relativi alle tecnologie e quindi a fornire indicazioni su come superarne i problemi relativi al loro uso e sfruttamento; una “strategia“ che permette alle aziende di “pensare“ al di fuori degli schemi ordinari, il che vuol dire creare innovazione e concentrare i propri sforzi nella creazione di nuovi prodotti e servizi. ` L’obiettivo quindi di una ricerca orientata all’innovazione e quello di individuare con forte an- ticipo le opportunit` offerte dalle nuove tecnologie, la possibilit` di controllare gli sviluppi verso a a gli interessi specifici dell’azienda, e mitigare le minacce legate al possibile cambiamento dell’am- biente di riferimento, mettendo l’impresa nella condizione di posizionarsi nel ruolo ritenuto di maggiore vantaggio sui mercati di riferimento e supportare il conseguente investimento strategico ` (Shumpeter, 2002). L’oggetto delle attivit` di ricerca e sviluppo, fondamentalmente, e orientato a: a • identificare i punti chiave per lo sviluppo dei sistemi nel settore ICT; • creare nuove opportunit` di business in differenti mercati grazie ai risultati ottenuti dalla a ricerca e sviluppo e all’introduzione di processi/prodotti innovativi; 9
  23. 23. 1.2 Piccole e medie imprese 1. L’innovazione 1.2 Piccole e medie imprese Le microimprese e le piccole e medie imprese8 rappresentano oggi pi` del 99 per cento9 (fig. u 1.2) delle imprese, forniscono il 60-70 per cento dell’occupazione e generano una larga parte dei nuovi posti di lavoro nelle economie dei paesi dell’OCSE, contribuendo in maniera sostanziale al raggiungimento degli obiettivi comunitari di aumento della crescita dei posti di lavoro. Il valore ` delle PMI per un’Europa economicamente competitiva, pertanto, e sconfinato. La definizione ufficiale che l’UE d` delle microimprese e piccole e medie imprese, (Commissione delle Comunit` a a europee, 2001), si basa sul numero di dipendenti (inferiore a 250) e sul fatto che sono indipendenti dalle aziende pi` grandi. Inoltre, il loro fatturato annuo non pu` superare i 50 milioni di euro e u o il loro bilancio patrimoniale annuale non pu` oltrepassare i 43 milioni di euro. Tale definizione e o ` fondamentale per stabilire quali aziende possono beneficiare dei programmi UE rivolti alle PMI e di determinate politiche, ad esempio in materia di regole di concorrenza proprie alle PMI. Figura 1.2: Ripartizione per classe di ampiezza dell’impresa, anno 2003 (EUROSTAT, 2008) La nuova raccomandazione della Commissione delle Comunit` europee relativa alla definizio- a ne delle microimprese e piccole e medie imprese, 2001, sancisce delle nuove soglie per identificare univocamente tali categorie d’imprese. Come si osserva dalla figura 1.3, i parametri di riferimento sono il numero di addetti effettivi all’interno dell’azienda, il fatturato annuo e il totale di bilancio 8 secondo l’articolo 1 della Commissione delle Comunit` europee, (2001), “si considera impresa ogni entit` che, a a indipendentemente dalla sua forma giuridica, eserciti un’attivit` economica. In particolare sono considerate tali le a entit` che esercitino un’attivit` artigianale o altre attivit` a titolo individuale o familiare, le societ` di persone o le a a a a associazioni che esercitino un’attivit` economica“ a 9 91,50% microimprese, 7,30% piccole imprese e 1,10% medio imprese 10
  24. 24. 1. L’innovazione 1.2 Piccole e medie imprese annuo. Mentre risulta obbligatorio il rispetto della soglia relativa al numero di addetti, una PMI pu` scegliere di rispettare il criterio del fatturato o il criterio del totale di bilancio. In questo modo o si garantisce che le microimprese e le piccole e medie imprese attive in diversi settori di attivit` a 10 economica siano trattate in modo equo . Dalla figura 1.3 si possono distinguere tre categorie di PMI a secondo della loro dimensione: le microimprese hanno meno di 10 dipendenti, le piccole imprese contano da 10 a 49 dipendenti e le medie imprese hanno da 50 a 249 dipendenti. La stra- o ` grande maggioranza delle PMI europee, per` , e molto pi` piccola: questo significa che reperire u ` risorse, siano esse finanziarie, cognitive o tecniche, e spesso un compito arduo. Le grandi aziende possono permettersi di mantenere dipartimenti interi per stare al passo con gli ultimi sviluppi tec- nologici, tenere d’occhio la concorrenza, attirare finanziamenti e dipendenti qualificati assicurando l’ottemperanza di tutte le norme pertinenti. Nelle PMI, invece, questo genere di compiti pu` rien- o trare tra le infinite mansioni di un unico dipendente o addirittura essere completamente tralasciato. Figura 1.3: Le soglie per la piccola e media impresa (Commissione delle Comunit` europee, 2001) a Le PMI hanno un ruolo importantissimo nella crescita economica dei peasi dell’OCSE, in quanto creatrici di gran parte dei nuovi posti di lavoro (fig. 1.4). Mentre da un lato le grandi ` imprese riducono e subappaltano varie attivit` , dall’altro il peso delle PMI nell’economia e in a 10 per esempio, il fatturato delle imprese commerciali risulta essere pi` alto rispetto a quelle del settore manifatturiero u 11
  25. 25. 1.3 Elementi critici per l’innovazione 1. L’innovazione continua crescita. Le PMI predominano nell’importante branca dei servizi strategici alla imprese, inclusi quelli dei software e dell’elaborazione di informazioni, della ricerca e dello sviluppo, del marketing, della gestione aziendale, e delle risorse umane. La tendenza crescente delle maggiori industrie manifatturiere a subappaltare alcune attivit` , unita all’introduzione di nuove tecnologie a che hanno permesso alle PMI di guadagnare nuove fette di mercato, ha condotto, in questi ultimi anni, a una crescita annuale del 10% dei servizi ad alto contenuto di conoscenza. Secondo alcuni dati statistici (EUROSTAT, 2002), circa il 30-60% delle microimprese e piccole e medie imprese appartenenti all’area OCSE sono definite innovative in senso lato. Sebbene, rispetto alla grandi imprese, dispongano di minori mezzi per la ricerca e sviluppo, possiedono maggiori mezzi di innovazione, quali ad esempio la creazione e il ridisegno (reengineering) di prodotti o servizi capaci di rispondere alle esigenze di nuovi mercati, di nuovi approcci organizzativi per accrescere la produttivit` , o lo sviluppo di nuove tecniche per aumentare le vendite. a +,-./,01.232'(4"' !"#$%&' 5,1265267' *!#"%&' 8,--/92'(%4:"'5,1265267' +25,2';%4!:"'5,1265267' <.=65,'!;%>'5,1265267' !%#$%&' ($#)%&' Figura 1.4: Suddivisione del numero delle persone occupate per classe di ampiezza dell’impresa, anno 2003 (EUROSTAT, 2008) ` Da questo paragrafo e quindi intuibile l’apporto fondamentale che le PMI danno all’innova- zione, sia come uno degli attori principali, sia come motore centrale per la promozione e la ri- definizione di prodotti e processi. Inoltre, da tenere ben presente la sua realt` ampiamente diffusa a all’interno dei mercati. 1.3 Elementi critici per l’innovazione L’economia globale, ed in particolare il settore delle PMI, evidenzia specifici punti di forza e di debolezza che richiedono l’attuazione di adeguate politiche. Con l’avvento delle nuove tecnologie 12
  26. 26. 1. L’innovazione 1.3 Elementi critici per l’innovazione ` e della globalizzazione si e ridotta l’importanza delle economie di scala in molte attivit` , mentre si a sono rafforzate le capacit` potenziali delle piccole imprese. Tuttavia, molti dei problemi tradizio- a nali ai quali le PMI devono far fronte – mancanza di finanziamenti, difficolt` di sfruttamento della a tecnologia, capacit` manageriali limitate, scarsa produttivit` , vincoli normativi – si aggravano in a a un sistema globalizzato e in un ambiente dominato dalla tecnologia e dall’innovazione. I principali punti di forza delle PMI sono (EUROSTAT, 2008): Tempi di reazione brevi: viste le dimensioni ridotte, le PMI sono in grado di cogliere un’idea, oltre che di svilupparla e realizzarla in tempi relativamente brevi. Una base di conoscenza solida e aperta a rispondere in maniera ottimale ai notevoli cambiamenti sia esterni che in- terni all’azienda stessa rende l’innovazione per l’appunto il driver principale per l’adozione di azioni e di policy in grado di proporre cambiamenti ottenendo piani industriali e strategici di successo, e di conseguenza limitando i problemi legati al rischio di fallimenti aziendali. Il lasso di tempo time-to-market rimane cos` breve. ı Iter decisionali diretti e brevi: le PMI sono solitamente dirette dai titolari e possono cos` contare ı su processi decisionali brevi, anche e soprattutto adottando un framework generale basato sull’innovazione all’interno delle aziende. Motivazione diretta: l’esperienza dimostra che il successo delle innovazioni dipende dal coinvol- gimento di persone motivate e influenti. Strutture vantaggiose: visti i costi overhead11 di produzione esigui, per lanciare le loro innova- zioni le microimprese e le piccole e medie imprese di solito devono sostenere costi pi` bassi u rispetto alle grandi imprese concorrenti. Orientamento ai clienti: le PMI sono tecnologicamente specializzate e fortemente incentrate sui propri acquirenti; questo fa s` che risultino pi` vicine ai clienti e che ne conoscano meglio le ı u esigenze. L’UE ha affrontato persistenti e ben note lacune del mercato che limitano l’accesso delle PMI al credito, alla ricerca, all’innovazione e alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e che ostacolano il loro sviluppo; tali attivit` hanno agito da incentivo. a I principali limiti allo sviluppo e all’innovazione delle PMI sono (Commissione delle Comunit` a europee, 2005): 11 detti anche costi indiretti di produzione, sono associabili all’attivit` produttiva nel suo complesso, ma non alla a singola unit` di prodotto; vengono suddivisi in costi indiretti fissi che non variano al variare della produzione (affitti, a assicurazione, ammortamenti) e costi indiretti variabili (manutenzione, controllo qualit` , supervisione, energia) a 13
  27. 27. 1.3 Elementi critici per l’innovazione 1. L’innovazione Credito: le PMI sono accomunate da fattori limitativi quali la carenza di mezzi finanziari e un ` accesso limitato alle opportune fonti di finanziamento; il budget a disposizione e scarso; manca di conseguenza il fiato per realizzare innovazioni ad ampio raggio temporale. Accesso a ricerca e innovazione: le piccole imprese dispongono spesso di insufficienti collabo- ratori specializzati in grado di realizzare le innovazioni. Legislazione e regolamenti: le PMI ricevono insufficienti informazioni e le conoscenze metodi- che sono troppo frammentarie. Accesso ai network: le piccole imprese sono slegate dal resto delle altri imprese, soprattutto per mancanza di adeguati strumenti di ICT. ` Il credito e un aspetto decisivo per innovare, ma soprattutto, per creare, ampliare e sviluppare una PMI. La Commissione, Commissione delle Comunit` europee (2005), propone un aumento a significativo dell’attuale sostegno finanziario alle microimprese e le piccole e medie imprese in seno al programma quadro per la competitivit` e l’innovazione (CIP)12 . Per le PMI innovative e a a ` crescita rapida e pronto un nuovo strumento per capitali di rischio che ne stimoler` l’espansione, a creando ulteriori capacit` di prestito e opportunit` di finanziamenti. La Commissione presenter` a a a una comunicazione sul modello europeo di finanziamento della crescita per permettere maggiori sinergie tra gli Stati membri e la comunit` finanziaria, eliminare gli ostacoli residui al mercato a interno dei servizi finanziari e individuare efficienti ed efficaci forme di cooperazione tra pubblico e privato per superare le lacune del mercato. ` L’innovazione permanente e essenziale allo sviluppo durevole delle imprese. Tuttavia, nono- stante i loro importanti contributi all’innovazione, le PMI incontrano spesso difficolt` ad usare i ri- a sultati dell’innovazione e della ricerca e nel fare buon uso dei Diritti di propriet` intelletuale (DPI). a L’UE intende accrescere la capacit` di innovazione e di ricerca delle microimprese e piccole e a medie imprese e il volume del loro transfer tecnologico, riconoscendo che qualsiasi tipo di PMI pu` approfittare del progresso tecnologico. La Commissione cercher` quindi di incrementare la o a 12 Il Consiglio europeo di Lisbona di marzo 2000 ha fissato l’obiettivo di far diventare l’Europa l’economia pi` u competitiva e dinamica basata sulla conoscenza entro il 2010. Ponendo sempre e con forza la competitivit` al centro a dell’agenda politica europea, il processo di Lisbona, rafforzato, punta a rendere l’Europa un luogo dove convenga maggiormente investire, sostenendo l’iniziativa imprenditoriale e creando un ambiente produttivo in cui la capacit` di a ` innovazione possa crescere e svilupparsi. Al fine di centrare a pieno gli obiettivi di Lisbona, si e cercato con grande cu- ra di garantire coerenza e sinergie fra tutte le azioni realizzate a livello comunitario nel campo dell’innovazione e della competitivit` . A seguito delle raccomandazioni del Consiglio europeo di primavera 2003, la Commissione Europea ha a deciso di presentare una proposta per l’attuazione di un Programma quadro per la Competitivit` e l’Innovazione (CIP) a destinato a diventare la principale base giuridica che raggruppa tutte le azioni comunitarie nel campo dell’innovazione e della competitivit` . a 14
  28. 28. 1. L’innovazione 1.3 Elementi critici per l’innovazione partecipazione dalle PMI in seno all’iniziativa Europa INNOVA13 e di sostenere le PMI nel campo specifico dei DPI attraverso le reti comunitarie di aiuto alle imprese. La Commissione Europea vuole inoltre intervenire nel campo legislativo, in maniera tale da semplificare regole e procedure al fine di promuovere la partecipazione delle PMI al 7◦ programma quadro14 e continuer` a controllare i progressi in questo campo. La Commissione incoragger` a a e faciliter` la partecipazione delle PMI ai progetti di cooperazione nell’ambito dei vari settori a tematici e alle azioni specifiche rivolte alle PMI e alle loro organizzazioni. Promuovere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), l’apprendimento elettronico, adeguati collegamenti e meccanismi di technology transfer15 e il commercio elettroni- co sono altrettanti elementi che migliorano i processi innovativi delle PMI e quindi ne aumentano la competitivit` . La Commissione continuer` a sostenere il collegamento tra i responsabili politici a a in questo campo attraverso la rete per PMI eBusiness Support Network16 , incoragger` ulteriormen- a te gli scambi e la diffusione di pratiche esemplari, sosterr` la formazione di consulenti per PMI e a stimoler` la cooperazione tra fornitori di ICT e PMI; tutto ci` permetter` un aumento del flusso di a o a informazioni, con un conseguente incremento delle idee e delle pratiche a favore dell’innovazione. Il CIP finanzier` dal canto suo l’applicazione di soluzioni ICT a favore delle PMI. a Queste iniziative, seppur importanti e fondamentali per un sostegno concreto allo sviluppo e alla competitivit` delle piccole e medie imprese, affrontano un ulteriore problema, legato alla a mancanza e quindi alla necessit` , da parte delle PMI17 , di collaboratori specializzati in grado di a contribuire attivamente alla creazione di innovazioni. Risulta essere un presupposto chiave per le imprese che vogliono creare e alimentare i propri centri di ricerca e sviluppo, la disponibilit`a ad inserire al proprio interno persone qualificate, disponibili a condividere le loro conoscenze ed a o ` abilit` . Tale meccanismo pu` sembrare certamente complicato; alle imprese non e sufficiente ac- quisire know-how esterno. Se questo non viene correttamente “metabolizzato“ e inserito all’interno dell’azienda stessa, diventer` una risorsa inutile, poich´ mal sfruttata, e al tempo stesso dannosa, a e 13 ` Europa INNOVA e un’iniziativa per i professionisti sostenuta dalla Commissione Europea nell’ambito del Sesto programma quadro. Gli obiettivi fondamentali dell’iniziativa rientrano nell’orientamento politico della priorit` del a 6PQ “Strutturare lo spazio europeo della ricerca”. Pi` specificamente, Europa INNOVA aspira ad informare, assistere, u mobilitare e collegare in rete le parti interessate al settore delle innovazioni imprenditoriali come i cittadini europei, i dirigenti d’azienda, i decisori politici, i responsabili dei cluster, gli investitori e le associazioni interessate. 14 ` Il Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico e il programma di ricerca UE per il periodo dal 2007 al 2013 e il programma di ricerca a finanziamento pubblico singolo pi` grande al mondo. Il 7◦ programma u ` quadro e progettato per contribuire alla strategia dell’Unione europea per la crescita, l’occupazione e la qualit` della a vita. 15 processo mediante il quale tecnologia, conoscenza, e/o informazione sviluppata in un’organizzazione, in un’area, ` o per un preciso obiettivo, e applicata ed utilizzata in un altra organizzazione, area o per un altro obiettivo (International Association of Science and Technology Parks, 2008) 16 la Commissione Europea ha messo a disposizione delle imprese un nuovo strumento online per l’autodiagnosi delle competenze di eBusiness e delle proprie specifiche esigenze ICT 17 si osservi le considerazioni effettuate sui problemi delle PMI 15
  29. 29. 1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione 1. L’innovazione perch´ l’utilizzo di collaboratori esterni richiede costi aggiuntivi. Ci` che le imprese devono at- e o ` tuare, e il ricorso ad un framework teorico capace di alimentare e di sostenere le proprie capacit` a di innovare; un modello, implementato a livello aziendale e con caratteristiche di territorialit` , pu` a o rappresentare una soluzione importante. Si parla di “territorio“ come un possibile livello di intera- zione tra i vari attori, dove la prossimit` , la vicinanza, uniti ad un modello di innovazione aperto a presente in azienda, possono costituire le chiavi di successo per le piccole e medie imprese impe- gnate in un contesto dove innovare, all’interno di un contesto gi` ripetuto pi` volte all’interno di a u questo paragrafo, risulta essere sinonimo di successo. 1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione I modelli teorici rappresentano strumenti attraverso cui indagare la cultura dell’innovazione esi- stente nelle imprese; si trasformano le idee innovative in veri e propri strumenti concreti. 1.4.1 Closed Innovation Fino agli inizi degli anni ’90, i processi di sviluppo e di creazione di nuovi prodotti/processi av- venivano per la maggior parte delle volte all’interno dei confini aziendali (fig.1.5). Nel modello Figura 1.5: Closed Innovation (Chesbrough, 2003) tradizionale di closed innovation il laboratorio di ricerca conduce le attivit` al proprio interno, a riducendo al minimo gli scambi di know-how e soluzioni, o il partnering con soggetti esterni. No- nostante i successi e i traguardi raggiunti attraverso l’uso di questo modello, una serie di fattori ne minarono le basi. Il pi` importante riguarda il considerevole aumento della quantit` di cono- u a scenza presente al di fuori delle varie aziende, conseguenza di un incremento di specializzazione 16
  30. 30. 1. L’innovazione 1.4 Alcuni modelli teorici per l’innovazione e di scolarizzazione avvenuta tra i lavoratori. In aggiunta a questo, quando un dipendente veniva lincenziato, o pi` semplicemente cambiava lavoro, la propria knowldege veniva persa e quindi tra- u sferita ad un’altra azienda. Il secondo fattore di rilevante importanza riguarda il sorgere di venture capital, spin-offs, le quali permettevano un ulteriore incremento dello sviluppo di nuovi prodotti e processi all’esterno dell’azienda, e una condivisione ed uso delle idee migliore. Il risultato di questi cambiamenti fu che le aziende iniziarono a studiare altre vie per incrementare l’efficienza dei propri processi produttivi; per esempio, iniziarono ad effettuare ricerche all’esterno dei propri confini aziendali per individuare nuove idee e tecnologie ma soprattutto capirono che la collabora- zione con fornitori e concorrenti poteva portare dei vantaggi per quanto riguarda il valore percepito ` dal cliente. Risulta quindi chiaro, che l’innovazione e un fattore che non pu` essere gestito in ma- o niera interna ed isolata: oggi sviluppare nuovi prodotti o processi significa dover gestire tutta la catena del valore: dai fornitori, ai clienti, dagli esperti di tecnologia a quelli di brevetti, ai fornitori di conoscenze e di know-how specifico. 1.4.2 Open Innovation Il termine innovazione aperta (Open Innovation in letteratura) si riferisce ad un nuovo processo che si sta affermando quale modello innovativo per le attivit` di ricerca e sviluppo. Esso si contrappone a al modello tradizionale detto innovazione chiusa (Closed Innovation). Il paradigma dell’innova- zione aperta induce ad un cambio significativo di prospettiva che stravolge il tradizionale modo di “fare innovazione”: si passa dalla ricerca e sviluppo svolta internamente all’azienda e solo da sog- getti interni alla connessione e sviluppo, che si fonda proprio sul coinvolgimento di attori esterni nelle attivit` di innovazione (fig.1.6). Grazie al modello di innovazione aperta, secondo Chesbrou- a Figura 1.6: Open Innovation (Chesbrough, 2003) ` gh (2003), e possibile avere all’interno dell’azienda un incremento di conoscenza, perch´ sempre e 17
  31. 31. 1.5 L’innovazione del territorio 1. L’innovazione u u u ` pi` fondata sulla conoscenza esterna all’azienda pi` ricca e pi` varia. Ed e proprio quest’ultimo aspetto il pilastro su cui si fonda il paradigma dell’innovazione aperta. Esso consiste nel coinvol- gere nelle attivit` di ricerca e sviluppo attori esterni all’azienda, quali universit` e centri di ricerca, a a clienti, fornitori, consulenti, ecc., attori che raramente in passato venivano coinvolti, ma che pos- sono giocare un ruolo importante nelle attivit` di innovazione. All’interno dell’azienda si svolge il a compito non facile di connessione della conoscenza che quindi viene internalizzata e ricombinata. ` L’innovazione aperta e il paradigma dell’apertura nel senso pi` ampio del termine rivolto anche u alla realizzazione condivisa e partecipata dell’innovazione con attori esterni. Il nuovo modo di svolgere le attivit` di ricerca e sviluppo interessa tanto le piccole aziende quanto le grandi perch´ a e ` e vitale per entrambe ridurre i tempi e i costi di un investimento tecnologico in un ambiente che si evolve con una rapidit` tale che risulta difficile da seguire contando solo sulle forze interne all’a- a zienda. In pi` molto spesso l’innovazione richiede l’utilizzo di tecnologie riferite a diversi campi u della scienza e richiede anche l’integrazione di conoscenze diverse e specialistiche. Secondo diversi autori, Chesbrough e altri (2006); Chesbrough (2003), gli effetti osservati grazie all’utilizzo di un modello di innovazione aperta sono stati quelli di: • consentire un’unione tra il modello imprenditoriale e quello accademico; • permettere un ampliamento del know-how personale e di quello aziendale; • trovare soluzioni innovative attraverso investimenti a rischio nullo; • sfruttare conoscenze esterne a disposizione; • permettere l’implementazione di una strada verso la risoluzione di problemi nell’ambito della R&S. 1.5 L’innovazione del territorio Il processo di sviluppo socio-economico di un territorio e la sua competitivit` dimostrano di di- a pendere sempre meno da fattori tradizionali quali la disponibilit` di materie prime, il capitale a e il lavoro, mentre sempre pi` forte diventa l’influenza dei fattori connessi con l’introduzione di u innovazioni nei sistemi produttivi, nei servizi e in generale nella societ` . La globalizzazione dell’e- a conomia e l’avvento delle nuove tecnologie stanno anche rendendo meno determinanti altri fattori come la posizione geografica e la tradizione commerciale, ampliando cos` il fronte della concor- ı renza, che diventa internazionale, e la competizione, che richiede ancora innovazione. L’elemento chiave del successo competitivo di un Paese, ossia la capacit` di controllare ed indirizzare l’in- a ` u ` novazione tecnologica, non e pi` raggiungibile dalla singola impresa, ma e, in misura sempre pi` u 18
  32. 32. 1. L’innovazione 1.5 L’innovazione del territorio ` crescente, il prodotto di quella che e stata definita “esternalit` del sistema”, ossia lo sforzo con- a giunto e mirato di tutti gli operatori economici, istituzionali e culturali di un’area (Sancin, 2005). ` Il tessuto industriale e caratterizzato prevalentemente da piccole e medie imprese, che non sono in grado di finanziare divisioni di ricerca e sviluppo, ma che, allo stesso tempo, per sopravvivere nel mercato globale, necessitano di una certa capacit` di sviluppo tecnologico. Ecco quindi che a il paradigma della connessione e sviluppo risulta fondamentale per le aziende del territorio regio- nale, poich´ si pongono le basi per un processo di innovazione attraverso un’integrazione tra la e produzione di conoscenza esterna e la ricezione della stessa da parte delle imprese, permettendo in tal modo la diffusione di conoscenza organizzata. Questo paragrafo affronta il tema dalla radice, mettendo in evidenza come il processo di svilup- po socio-economico di un territorio e la sua competitivit` dimostrino di dipendere sempre meno dai a fattori tradizionali (materie prime, capitale e lavoro) e sempre di pi` dall’innovazione che diventa il u fattore chiave o, come viene definito dall’autore, il vero motore dello sviluppo. Importante appare individuare anche alcune ricadute indirette che riguardano l’incremento di attivit` produttive sul a territorio, la creazione di nuove imprese, lo sviluppo del livello scientifico e culturale e l’aumento dell’attrattivit` e della visibilit` della citt` e di una pi` vasta area territoriale e, pi` in generale, a a a u u un contributo all’aumento della qualit` della vita. In quest’ambito, due esempi possono aiutare a a capire l’importanza del territorio, locale o globale che sia, come fulcro per le attivit` connesse a all’innovazione e chiaramente alla ricerca e sviluppo. 1.5.1 I Distretti Secondo alcuni autori, tra cui citiamo Pier Carlo Palermo, (Palermo, 2004), le nuove vie all’in- ternazionalizzazione, alla globalizzazione dei mercati e alla ricerca, cambiano le configurazioni aziendali dello spazio economico e organizzativo. A seguito di questi cambiamenti, le nuove re- lazioni che si intrecciano tra ambiente interno all’impresa e ambiente esterno portano anche alla trasformazione del territorio di localizzazione, nel senso di fargli svolgere funzioni di cerniera e di raccordo tra spazio economico e spazio organizzativo. Il distretto industriale pu` essere considera- o ` to il primo stadio di questo processo di valorizzazione territoriale. Un’area-distretto e caratterizzata da un insieme di piccole e medie imprese, generalmente (ma non sempre) specializzate per fasi di lavorazione, che operano in un rapporto di cooperazione reciproca e sinergia, ma anche di concor- renza condividendo aspetti culturali, professionalit` , etiche comportamentali e regole del gioco. Il a luogo preciso dove tali piccole e medie imprese andranno a localizzarsi dipender` da molti fattori a ` e contingenze storiche, ma un requisito, quasi ovvio, e che le regioni geografiche in cui emergono distretti devono fornire quelle strutture in grado di sostenere la costruzione e la riproduzione delle reti che, cambiando rapidamente, svolgono le svariate competenze che il distretto richiede. Da 19
  33. 33. 1.5 L’innovazione del territorio 1. L’innovazione esse derivano strutture organizzative tipiche di aree territoriali innovative, quali i centri di collega- mento industriale e trasferimento tecnologico, gli incubatori di nuove imprese e i centri di impresa e innovazione. Queste strutture, a loro volta, elevano il grado di funzionalit` di un territorio che a raggiunge lo stadio pi` maturo della sua valorizzazione con la presenza di poli tecnologici e Parchi u ` scientifici. In tutte si e man mano evidenziata la forte connotazione di organizzazioni aperte alla reciproca relazione con il territorio circostante (connessione della citt` con le imprese e le univer- a sit` insediate) ma, al tempo stesso, la capacit` di superare i confini territoriali tramite relazioni con a a soggetti non presenti nello spazio limitrofo. Due esempi: all’interno della Silicon Valley sono state sviluppate un insieme di pratiche tra loro coerenti che permettono agli ingegneri di parlare di lavoro con persone che hanno ruoli simili in imprese diverse, fornendo la base per lo sviluppo di relazioni generative a livello individuale i cui benefici affluiscono anche alle imprese per cui lavorano. In Emilia, la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) spesso organizza riunioni in cui gli imprenditori possono venire a conoscenza gli uni dagli altri di nuovi mercati e di opportunit` per a ` nuovi prodotti; man mano che questa organizzazione e cresciuta e che le competenze produttive rappresentate in Emilia si sono moltiplicate, i suoi amministratori si sono trasformati in broker, in grado di mettere assieme imprenditori le cui competenze possono essere combinate per produrre. 1.5.2 I Parchi Scientifici e Tecnologici I Parchi Scientifici e Tecnologici (PST) possono rappresentare una forma evoluta di interazione tra realt` accademiche ed economico-sociali. Spesso si presentano come sistemi innovativi, che a offrono servizi reali in favore di istituzioni di ricerca e imprese, per favorire lo sviluppo dell’in- novazione e in genere la competitivit` di un territorio. Come sottolinea e descrive Paolo Sancin, a autore del documento “R&S, innovazione tecnologica e sviluppo del territorio: il ruolo dei Par- ` chi scientifici“, uno degli scopi principali dei parchi scientifici e quello relativo alla promozione o riconversione di un territorio (i Parchi come politiche di sviluppo economico-sociale dei territori attraverso la prevalente, ma non esclusiva utilizzazione dell’innovazione scientifica e tecnologi- ca): attrarre imprese innovative, sostenere e sviluppare imprese locali, valorizzazione immobiliare, sviluppo urbanistico, ecc. Lo sviluppo di un’area territoriale esige un’accelerazione dei processi di diffusione di innovazione e la ricerca di modalit` di organizzazione dei canali per la mobilit` a a della conoscenza e delle tecnologie nel territorio. Il PST pu` rappresentare un’efficace soluzio- o ne potenziale al problema, se si caratterizza come Sistema di cooperazione organizzata fra una pluralit` eterogenea di soggetti per promuovere e diffondere nuove attivit` e nuove imprese sul a a territorio, ovvero come referente di mercato nell’accesso/utilizzo di tecnologia e di servizi di tutti gli altri attori/soggetti coinvolti nel processo innovativo, quali: Universit` , Organismi di ricerca, a Imprese (locali, nazionali, internazionali), Istituzioni di Governo (locale, nazionale), Istituti finan- ziari, contesto territoriale (Sancin, 2005). In questa ottica il PST pu` essere caratterizzato come o 20
  34. 34. 1. L’innovazione 1.6 Il contesto europeo e nazionale Sistema innovativo territoriale, interpretabile come l’insieme organizzato dei soggetti e dei pro- cessi concorrenti ad organizzare sul territorio flussi innovativi a sostegno della competitivit` delle a imprese e dello sviluppo dei sistemi territoriali. Dalla sinergia tra PST e territorio possono crearsi presupposti, fattori e risorse necessarie affinch´ un’area locale possa raggiungere uno status com- e petitivo, sostenibile in termini socio-economici, mediante l’attivazione di processi di diffusione e trasferimento tecnologico. I cambiamenti attesi dai PST e conseguentemente le caratteristiche dello sviluppo territoriale sono di natura rilevante, pervasiva e radicale (nuovi prodotti e processi, ma anche nuovi contesti strutturali, nuove regole, valori, comportamenti ecc.), cio` vere e pro- e prie morfogenesi territoriali. Essi agiscono principalmente a favore del territorio con lo scopo di accrescerne le potenzialit` di sviluppo. a 1.6 Il contesto europeo e nazionale Nella societ` attuale, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione entrano in gioco per a aiutare le varie imprese ad innovare, costituendo di fatto un fattore strategico per l’impresa: infatti, esse costituiscono uno strumento fondamentale di supporto per qualsiasi strategia d’innovazione di prodotto o di processo (Eurostat, 2007). Dopo aver affrontato le scelte strategiche di base (quan- do, come e che tipo di innovazione implementare) e aver conseguentemente strutturato gli assetti organizzativi interni, l’imprenditore si trova di fronte alla necessit` di dotarsi di sistemi di gestione a e reporting nonch´ di architetture tecnologiche di sostegno ai processi innovativi. In senso ancora e pi` ampio, un corretto governo delle tecnologie ICT costituisce, di per s´ , uno degli elementi pi` u e u significativi della cos` detta “innovazione organizzativa”. La pervasivit` di queste tecnologie al- ı a l’interno di ogni area e funzione aziendale rende sempre pi` necessaria una corretta pianificazione u e gestione dei sistemi informativi. Se fino a qualche decennio fa l’impatto dell’ICT in azienda si limitava alle aree di gestione amministrativa e finanziaria, oggi, per esempio, le piattaforme in- tegrate (ERP), i sistemi di supporto alle decisioni, gli applicativi per la gestione della Customer Relationship Management (CRM) e i sistemi di pianificazione e gestione della produzione, ren- dono le leve di gestione di queste tecnologie imprescindibilmente legate ad ogni scelta di assetto organizzativo. Utilizzare correttamente le tecnologie dell’informazione e della comunicazione equivale dun- que a fare scelte di innovazione organizzativa e gestionale. Se poi si riflette sul fatto che, sempre pi` spesso, nuove soluzioni ICT possono comportare non solo il miglioramento incrementale di u ` prodotti o servizi esistenti ma l’apertura di nuovi mercati e nuovi modelli di business, e chiaro che l’impatto dirompente sull’innovazione di queste tecnologie si manifesta in tutti i suoi effetti. Nonostante il mercato dell’ICT negli ultimi anni abbia attraversato un momento di crisi contin- 21
  35. 35. 1.6 Il contesto europeo e nazionale 1. L’innovazione gente, secondo le stime dell’European Information Technology Observatory (EITO), una delle pi` u ` autorevoli organizzazioni che monitorano l’evoluzione del settore, a partire dal 2004 e iniziata una nuova fase di crescita significativa. La ripresa del settore ICT costituisce un significativo driver per l’evoluzione economica dei Paesi europei che sapranno puntare decisamente su queste tecnologie: ` e infatti dimostrata una relazione direttamente proporzionale tra investimenti in ICT e competitivit`a ` globale dei sistemi nazionali (fig. 1.7). Come si evince dalla figura, maggiore e la spesa da parte di Figura 1.7: Rapporto tra investimenti IT e competitivit` del Paese a (Eurostat, 2007) un Paese nel settore dell’Information Technology e maggiore sar` il suo ranking di competitivit` , a a ovvero avr` pi` possibilit` nel ritagliarsi uno spazio all’interno dei mercati mondiali, con i propri a u a prodotti e servizi. L’Italia, come si pu` facilmente notare, occupa una posizione non propriamente o ottimale. Gli indicatori che saranno presentati nelle sezioni successive sono: • l’incidenza della spesa per ricerca e sviluppo sul PIL; • il numero di brevetti per milione di abitanti; • la quota di imprese innovatrici sul totale; 1.6.1 Europa ` Analizzando l’Italia nel contesto europeo, e possibile notare una situazione complessiva non del tutto favorevole ed incoraggiante. Come sostiene l’analisi effettuata dalla Commissione Europea 22

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