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Alessio Brotto Portfolio - 2011-2012
 

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Mi ha rattristato leggere che Newsweek – magazine americano che ha accompagnato i miei viaggi di pendolare per anni – porrà fine alla sua edizione cartacea il 31 dicembre di quest'anno. ...

Mi ha rattristato leggere che Newsweek – magazine americano che ha accompagnato i miei viaggi di pendolare per anni – porrà fine alla sua edizione cartacea il 31 dicembre di quest'anno. Purtroppo, la chiusura del giornale riflette la realtà che viviamo oggi di molti media tradizionali che cercano di sopravvivere in un futuro sempre più incerto. In questi anni che ho lavorato in uno degli editori più grandi al mondo ho imparato una cosa che nulla può essere salvato dalla digitalizzazione e nessun brand è sacro: anche il Financial Times o Newsweek.

I media che un tempo erano visti come potenti hanno dovuto reinventarsi al fine di adattarsi al contesto attuale. Newsweek purtroppo non ha trovato un pubblico di nicchia e come lo stesso Life chiude i battenti sperando di ritrovare linfa su tablet e online.
Ironia della sorte, i brand commerciali hanno colto l’occasione e lanciato i loro contenuti per la creazione e comunicazione del loro messaggio. In ambito legale abbiamo visto come comunicare può determinare una esposizione delle proprie capacità laddove non si pensava fino a pochi anni fa.

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    Alessio Brotto Portfolio - 2011-2012 Alessio Brotto Portfolio - 2011-2012 Document Transcript

    • 2013: una nuova alba per gli NPL in Italia? - Alessio Brotto, esperto di comunicazioneL’Europa che era stata immaginata da Jean Monnet e Robert Schuman sembra ormai lontana non solo nel tempo maanche nei contenuti. Alle svariate crisi finanziarie ed economiche che si sono succedute negli ultimi anni, si è aggiuntaquest’ultima di Cipro. In Italia, il governo Monti ha varato una serie di riforme volte a restaurare crescita e stabilitàfinanziaria; ciononostante il PIL italiano ha fatto registrate una contrazione per il sesto trimestre consecutivo. Allarecessione si aggiunge poi l’incertezza politica emersa dalle elezioni politiche e le previsioni di un ulteriore calo delcredito (0,5% nel corso del 2013 secondo E&Y), a differenza di quanto avverra in Francia, Germania e Olanda, dove eprevista una crescita media del credito compresa tra l1% e il 2,5%.Chiaro indicatore dellattuale situazione di crisi è l’aumento dello stock di crediti deteriorati (i.e., crediti scaduti,ristrutturati, incagli e sofferenze) indicati in gergo come non-performing loans (NPL) che le banche e le finanziarie inEuropa hanno accumulato in questi anni. I principali fattori che guidano l’incremento dei volumi di NPL sono lacontrazione del prodotto interno lordo (PIL) per quanto riguarda le imprese e l’incremento del tasso di disoccupazioneper quanto riguarda i consumatori. Il sistema bancario italiano non è però ancora sul livello cipriota. Il sistema bancariodell’isola mediterrannea è seduto infatti su assets per 152 miliardi di euro (otto volte e mezzo Il suo PIL, di soli 17.8miliardi) di cui 23 miliardi sono NPL (vale a dire il 127% del PIL). La situazione si complica se a questo si aggiungonoi 26 miliardi di euro provenienti dalla Russia.In Italia lo stock di NPL bancari lordi (intendendo le sole sofferenze bancarie) ha raggiunto i € 122 mld a novembre2012, portando il rapporto tra NPL bancari netti e il totale crediti verso la clientela al 3,8%. Anche in Europa si assistead un trend similare con il peggioramento della qualità del credito e con gli NPL che nel 2012 secondo PwC valgonocomplessivamente €1 trilione. Secondo una stima di PwC, la Francia è stata in grado di contenere l’aumento di NPL adun tasso più contenuto rispetto agli altri partner europei (CAGR dal 2008 +20%).In un tale contesto, i principali investitori nazionali ed esteri stanno guardando con forte interesse all’evoluzione delmercato italiano degli NPL e secondo un recente sondaggio di Deloitte più del 50% delle banche intervistate haconcluso almeno un’operazione di cessione di portafogli di NPL negli ultimi tre anni.Secondo quanto segnalato dagli operatori del settore, peraltro, in Italia un più ampio processo di dismissione di NPL daparte delle banche (c.d. "delevereging") sembrerebbe essere stato in passato frenato dalla differenza di aspettative diprezzo tra le banche (venditrici) e gli investitori (acquirenti). Sembrerebbe però che anche per effetto degliaccontamenti effettuati dalle banche soprattutto a fine 2012 e di un crescente interesse per questo tipo di asset classmanifestato anche da parte di investitori meno speculativi (rispetto ai tradizionali hedge funds), il cosidetto "bid-askgap" possa man mano assottigliarsi promuovendo al contempo un processo di delevereging delle banche italiane che nerafforzi la competitività internazionale. A tal riguardo, segnala Antonella Pagano partner di PwC, diversi investitori chenel corso degli ultimi 12-18 mesi sono stati concentrati sul mercato spagnolo stanno ora manifestando particolareinteresse per il mercato italiano.Trovato l’accordo sul pricing con i venditori, gli investitori interessati al mercato italiano degli NPL (specialmente inew comers) dovranno confrontarsi con alcuni fattori di natura legale e fiscale tipici di queste operazioni. Dal punto divista legale, ad esempio, come segnala Domenico Gentile, avvocato dello studio Allen & Overy, il primo tema è dinatura regolamentare: lattività di acquisto di crediti in Italia è riservata a banche e intermediari finanziari debitamenteautorizzati in quanto rientra nellambito dellattività di concessione di finanziamenti. Lo strumento chiave per il mercatodegli NPL in Italia rimane quello della cartolarizzazione dei crediti che offre un quadro giuridico e fiscale – quellointrodotto dalla legge sulla cartolarizzazione n. 130/1999 – che fornisce risposte ormai collaudate ai principali rischigiuridici e fiscali di queste operazioni.Come osserva Norman Pepe, avvocato della city di Londra, uno degli scopi della legge 130/1999 al tempo della suaintroduzione era quello di prevedere una disciplina di favore per le operazioni di cartolarizzazione in modo da agevolarel’ingresso di players internazionali nel mercato italiano, anche in risposta alla crescente necessità (allora come ora) diagevolare la dismissione di ingenti volumi di sofferenze accumulati dal sistema bancario. Secondo lo schema dellacartolarizzazione, i crediti sono acquistati da una società ad hoc (c.d. veicolo) che finanzia lacquisto degli stessiattraverso lemissione di titoli asset-b acked sottoscritti dagli investitori aventi diversi profili di rischio e il cui rimborsoera legato agli incassi ed ai recuperi dei crediti acquisiti.
    • Sebbene nel recente passato questa tecnica sia stata fortemente criticata nel contesto delle operazioni sui mutui sub-prime ed additata come uno dei fattori scatenanti della crisi dei mercati finanziari e del fallimento di Lehman Brothers,il ricorso allo strumento della cartolarizzazione rimane una forma di finanziamento imprescindibile per il settorebancario e per l’acquisizione di portafogli NPL da parte di soggetti esteri.Vista la situazione attuale del sistema bancario italiano è auspicabile, quindi, ed a questo punto anche ragionevoleattendersi alla luce delle evoluzioni e delle convergenze in corso tra gli operatori del mercato, un nuovo trend al ricorsodelle operazioni di cartolarizzazione di crediti NPL nei prossimi mesi. Questo consentirebbe alle banche non solo diliberarsi di una parte di asset problematici (la cui gestione è oltretutto particolarmente onerosa) ottenendo unimportanteiniezione di liquidità utile per questioni interne di bilancio, ma permetterebbe altresì al sistema bancario di aver adisposizione maggiori risorse da utilizzare come impieghi per dare ossigeno al mercato, e finanziare, nel caso specificodellItalia, il tessuto delle PMI che sostiene leconomia del Paese e che attraversa – come ormai riconosciuto da tutti – ilmomento di maggiore difficoltà dal dopoguerra ad oggi.
    • E se gli studi legali si comportassero come un brand? - Alessio BrottoMi ha rattristato leggere che Newsweek – magazine americano che ha accompagnato i miei viaggi di pendolare per anni– porrà fine alla sua edizione cartacea il 31 dicembre di questanno. Purtroppo, la chiusura del giornale riflette la realtàche viviamo oggi di molti media tradizionali che cercano di sopravvivere in un futuro sempre più incerto. In questi anniche ho lavorato in uno degli editori più grandi al mondo ho imparato una cosa che nulla può essere salvato dalladigitalizzazione e nessun brand è sacro: anche il Financial Times o Newsweek.I media che un tempo erano visti come potenti hanno dovuto reinventarsi al fine di adattarsi al contesto attuale.Newsweek purtroppo non ha trovato un pubblico di nicchia e come lo stesso Life chiude i battenti sperando di ritrovarelinfa su tablet e online.Ironia della sorte, i brand commerciali hanno colto l’occasione e lanciato i loro contenuti per la creazione ecomunicazione del loro messaggio. In ambito legale abbiamo visto come comunicare può determinare una esposizionedelle proprie capacità laddove non si pensava fino a pochi anni fa.Chi avrebbe mai immaginato che un avvocato potesse comunicare in tempi rapidi ai clienti o potenziali le nuoveimplementazioni fiscali? Venti anni fa lo studio legale era un’istituzione da adorare e temere, inconcepibile sarebbestato prevedere che avvocati di grido si mettessero a scrivere un blog o postare su twitter i loro commenti che oggi sonodiventati una risorsa per gli stessi clienti ma anche una destinazione per marketing e comunicazione. In un incontro conRuggero Gambarota, socio in Labruna Mazziotti Segni, ha ammesso l’importanza della comunicazione e come ilproprio brand sia oggi sempre di più legato al contenuto di qualità prodotto nei diversi canali di comunicazione. Lospirito imprenditoriale di alcuni studi hanno seguito appunto queste regole usate dai brand più innovativi.Questo può sembrare poco rispetto alle problematiche già affrontate dagli studi più intraprendenti, ma ladigitalizzazione dell’informazione sta cambiando il modo di esercitare la professione.Alla domanda esistenziale su come può uno studio legale comportarsi come un marchio di successo abbiamo risposto in3 modi:1) In inglese si dice thinking outside the boxes e cioè pensare al di fuori dei soliti schemi mentali. Internet ha eliminatoil divario tra i vari media. Questa è una grande opportunità di sperimentare. Sono stato colpito personalmente da alcuniavvocati americani come Mike Dakin in Clifford Chance che il suggerimento e ormai di andare oltre a tutto, alle onderadio ai blog, ai podcast, video e foto. Il marketing e thought leaders in CC addestrano i loro avvocati a diventare ‘abilinarratori digitali’ creando il contenuto che viene ripreso dalle maggiori fonti di informazione.2) creare partnership pubblicitarie. Ripensare la presenza online non attraverso la pubblicità ma alla presenza online.Sebbene banner e pop-up costituiscono la stragrande maggioranza di annunci che vediamo su Internet, vale la pena diinvestire in partnership reciprocamente vantaggiose.3) fare quello che si sa fare meglio.Questo è un banale suggerimento che però risulta sempre più vero e un brand commerciale come P&G ci insegna che èil momento per reinventarsi e trovare la propria niche e chiedersi: ‘che cosa vuole il mondo da noi?’ Per ritornare alnostro esempio dei media, la risposta del New Yorker è un giornalismo che s’avvicina alla poesia meticolosamentestudiato ben scritto come le 10.000 parole di Seymour Hirsch. Il New Yorker sa che cè un pubblico per questo e si èadattato nell’offrire lo stesso contenuto ai podcast, eventi live, blog e applicazioni per iPad utilizzando spesso vignetteumoristiche.Il mondo legale sta cambiando ogni giorno e la sopravvivenza non è garantita per nessuno, Dewey LeBoeuf insegna.Gli studi inglesi sembrano aver recepito l’insegnamento. Come sarà il futuro di quelli italiani? Seguiranno le orme delNew Yorker oppure dovranno seguire la mesta fine del Newsweek? Anche Tina Brown e le copertine controverse nonpotevano cambiare il destino della rivista. Tuttavia, come gli esempi precedenti hanno dimostrato, le transizioni possoessere dolorose ma anche vincenti, l’importante è il contenuto che permette di guadagnare audience e quindi quote dimercato.
    • SEO: la nuova avventura degli studi legali - Alessio BrottoQualche mese fa, su questa pubblicazione, ho scritto su come i social media stanno entrando lentamente nellacultura professionale (cfr: Può uno studio di avvocati utilizzare Twitter?) . Nuovi usi e abitudini come quelladel blogging sembrano aggiungersi alle pratiche quotidiane degli studi con lo scopo ultimo di esprimerepareri su questioni legali e porsi sul mercato come ‘thought leader’.Marilyn Stowe (http://www.marilynstowe.co.uk/) è un esempio di blog di successo sul diritto di famiglia. Icontenuti web di qualità hanno elevato la visibilità di Marilyn online e la sua reputazione, facendo crescere ilsuo pubblico e elevando la propria posizione nelle ricerche su Google. Uno studio legale deve far fronte adelle rigidità proprie della professione legale, ma linformalità del blog può riavvicinare il clientepotenziale. Gli studi legali più avventurosi (es: A&O, Clifford Chance e Hogan Lovells) hanno cosìabbracciato le nuove tecnologie: Blogs, Facebook, Linkedin, Twitter, YouTube.Esplorando questo mondo, ritroviamo la presenza di grandi studi e non. È il caso di Mulberry Finch che si èritagliato uno spazio tutto suo attraverso le novità sull’immigrazione pubblicate sul loro blog e apparire cosìprimi nei motori di ricerca. Se la tua impresa, per esempio, ha delle problematiche concernentil’immigrazione, Mulberry Finch apparirà nelle tue ricerche in Google. Come fanno notare anche questipionieristici studi legali, i twitter sono limitati a poche parole, ma permettono di convogliare utenti elettori ai blog e ai diversi social media, diventando uno degli strumenti per una buona campagna sulweb.Molti professionisti stanno cercando di attuare questo passaggio on-line e si rendono conto che un fallimentoin tal senso è un fallimento ad adattarsi ai cambiamenti del mercato globale.Alessandro Reggiani, giovane ingegnere informatico ha avuto la brillante idea di fondare nel 2007 Primi suimotori.La società si occupa del posizionamento delle società clienti sui motori di ricerca utilizzando principalmenteun software che prende in considerazione lindicizzazione sui motori fondamentale per la visibilità del sitointernet.Il Search Engine Optimization (SEO) – il posizionamento della propria società ai primi posti nellericerche – è un sistema cresciuto del 17% solo nell’ultimo anno. Secondo le stime di Boston Consulting, trai Paesi del G-20 la crescita di internet tocchera il 8-10% nel 2016 per un totale di 4200 triliardi di dollari enello stesso periodo le imprese che ne beneficeranno maggiormente saranno le PMI che avranno investito neiservizi online. In particolare, analizzando solo il canale dell’advertising online, ZenithOptimedia (PublicisGroupe) ha stimato che a livello globale la crescità sarà del 15.7% solo nel 2012.Primi sui Motori è stato uno dei pionieri nel mercato italiano del SEO. Aver raggiunto capillarmente ilterritorio attraverso la sua rete di distribuzione è uno dei maggiori fattori di successo. I numeri sono chiari:crescita del 18% tra 2010 e 2011 per un valore della produzione pari a 11.52 milioni di euro e un EBITDA di2.30 milioni di euro e una crescita del 45% per lo stesso periodo.
    • Propensione anglosassone per i piccoli studi legali italiani - Alessio Brotto, MCIPR MergermarketGli attori del mondo legale italiano si dimostrano sempre di più inclini a osservare il mondo oltralpe e addiritturaoltremanica. Negli ultimi mesi si è discusso sugli effetti che le liberalizzazioni in Italia e soprattutto in Inghilterraattraverso la Tesco Law hanno e stanno apportando alla professione legale. Il decreto Cresci-Italia ha gettato in Italia lebasi per questa nuova era. Per gli ordini professionali si va verso una piena liberalizzazione delle tariffe. Questeliberalizzazioni sono un processo che sembra essersi accelerato durante i primi mesi del governo Monti. Passi utili sonostati fatti, ma sembra che molti altri passi restano a fare per portare il mondo italiano al passo con l’Europa. Grazieall’incontro con l’avvocato Cominotto presidente di AL- assistenza legale, è possibile delineare le caratteristiche delprimo vero studio italiano con ‘propensione anglosassone’.La situazione attuale e il futuro del mercato legale italianoIl mercato legale italiano è in grande crisi. Gli avvocati scontano il costo di una fortissima impopolarità. La legge sullamediazione ne è un esempio eclatante. Oggi lo studio legale tradizionale di piccole e medie dimensioni è pococompetitivo per la difficoltà di attrarre nuova clientela in un mercato che offre meno lavoro a causa della crisi e deicambiamenti legislativi. Il grande studio ha certamente una maggiore capacità di attrarre nuovi mandati ma ha dei costidi gestione troppo alti in un momento in cui anche le grosse società ogni anno diminuiscono il budget per le speselegali. Il mercato italiano nei prossimi anni è destinato a cambiare radicalmente, solo una piccola parte degli studiattuali sarà ancora operativa tra dieci anni. Si assisterà ad un fenomeno di globalizzazione già avvenuto per quasi tuttigli altri settori economici: la maggioranza del mercato legale verrà divisa tra pochi studi con nomi molto noti, rimarràuna piccola parte di mercato che si divideranno tutti gli altri studi con grande difficoltà. Gli studi italiani sarannosempre meno e lasceranno il posto a studi stranieri che creeranno strutture globali sostituendo i nomi italiani con marchianglosassoni, anche se ultimamente si è assistito al processo inverso con Dewey LeBoeuf che è stato sostituito daGrimaldi, marchio rimasto dormant per qualche mese.La "visione" del mercato legale nel prossimo annoBisognerebbe al più presto emanare il regolamento che dia la possibilità agli studi italiani di essere partecipati daicapitali esterni pur mantenendo in mano ai professionisti la maggioranza delle quote sociali. Se questo non avverrà inpoco tempo, molti dei nostri studi cambieranno pelle diventando parte degli studi Inglesi e degli altri stati checoncederanno l’accesso ai soci di capitale. Si verificherà quello che è già accaduto per molte aziende-eccellenze chesono state acquisite da marchi esteri con maggiore capacità finanziaria.La propensione anglosassone degli studi italianiIn Italia la lezione inglese è stata recepita dagli avvocati di strada denominati così per gli sportelli aperti a tutte le ore indiverse città. Questi avvocati forniscono assistenza a tutta la clientela privata e alle piccole e medie aziende. InInghilterra l’iniziativa di questi avvocati ha colto maggiore interesse rispetto all’Italia sempre più restia all’innovazione.Ciononostante, alcuni studi italiani hanno recepito la lezione inglese e sono stati inseriti nella classifica di “InnovativeLawyers 2011”: Portolano e Cavallo hanno ottenuto il 17 posto nel 2011.Qual è la differenza tra il sistema UK e quello italiano? é linefficienza del sistema che porta lItalia ad avere unnumero così elevato di avvocati ben 230 mila secondo le ultime stime?Ciò che porta ad avere un numero così elevato di avvocati in Italia è l’alto indice di disoccupazione del nostro Paese,unito ad una limitata mobilità del mercato del lavoro dovuta ad una legislazione particolarmente tutelante per ilavoratori. Mentre in altri Stati è facile per un laureato in legge trovare un lavoro alternativo, in Italia certamente è piùdifficile.
    • In mancanza dell’obbligo di stipulare contratti che regolamentino i rapporti tra professionisti, il mercato del lavoro neglistudi legali è caratterizzato da una maggiore flessibilità rispetto all’impiego “classico”, che si traduce in maggiorefacilità di reperire un posto di lavoro.
    • Finanza e Etica: Code of Business ConductAlessio Brotto, MCIPR Financial Times Group, Mergermarket 08 maggio 2012Un’istituzione finanziaria senza etica è un rebus di improbabile soluzione. In tempi di crisi occupazionale sembrasempre più importante che la classe dirigente europea e internazionale affermi e costruisca una condotta eticamentegiusta e onesta.La comunità finanziaria si pone delle domande dopo il terremoto che ha generato Greg Smith ex-Goldman Sachs con lesue dichiarazioni sulla banca americana. Dopo aver lasciato il suo posto dirigenziale, ha descritto la sua esperienza in uneditoriale pubblicato sul New York Times (http://www.nytimes.com/2012/03/14/opinion/why-i-am-leaving-goldman-sachs.html?_r=3).Interpellato sullo stesso tema, anche Lynn Turner ex-economista alla SEC, esprime la sua opinione sul sistemafinanziario ormai in cerca di un codice di autoregolamentazione. Fra le varie iniziative di autodisciplina, John Wilcox,presidente di Sodali, ha introdotto il Code of Business Conduct che sta risquotendo ottimi consensi tra gli operatori delsettore. Il codice vuole reintrodurre l’etica nella finanza e evitare conflitti di interesse come quelli sorti ai tempi diStephen Friedman alla FED e a Goldman.I recenti scandali che hanno coinvolto Goldman non sono casi sporadici che si limitano a una sola banca, basti pensareall’esempio di un altro direttore James Johnson, ex CEO di Fannie implicato in uno scandalo quando Obama lo volevaincludere nella sua squadra. John Wilcox nel suo Codice ha voluto fortemente un paragrafo fondamentale sul conflittod’interessi, perchè proprio la reputazione, deve essere a cuore di ogni società finanziaria.Mai come nei periodi di transizione si assiste al sorgere di fenomeni nuovi che si presentano, al contempo, come cause eindicatori dei mutamenti in atto. Goldman Sachs è da sempre considerata come la più importante banca d’investimentoal mondo e le parole di Greg Smith che descrive la banca come tossica e distruttiva hanno mosso il palazzo. Invece, leiniziative come il codice, vogliono far ritornare l’integrità e lo spirito di umiltà nel settore finanziario. John Wilcoxvorrebbe che questo documento così fondamentale per ristabilire la fiducia dei clienti fosse implementato in un codicedi autodisciplina approvato dal Comitato per la Corporate Governance delle società. La governance delle società inquesto senso può recepire il codice, ma varierà in base all’industry e alla regione, basti pensare alle complicazioni datedalla corruzione nei mercati in via di sviluppo soprattutto in Oil&Gas e Healthcare.Infine, un altro paragrafo importante del codice è la riservatezza. Sodali ci tiene a poter mantenere le informazioni degliinvestitori in totale sicurezza proprio quando invece si legge dalla stampa che alcuni proxy servers sono stati coinvoltiin fuga di notizie riservate in cambio di denaro. Ovviamente le diverse giurisdizioni hanno già indicato quello che lesocietà devono e non devono pubblicare o regolamentare. Il sistema americano, anglosassone e italiano sonosicuramente in momenti diversi della loro evoluzione e solamente nei mesi successivi sapremo cosa sarà introdotto nellaregolamentazione vigente.
    • L’M&A italiano parla sempre più stranieroAlessio Brotto, ACIPR Financial Times Group, MergermarketCome riportato da Deal Driver – il recente rapporto sull’M&A di mergermarket – l’Italia emerge da un periodo didifficoltà ma con investitori e mercati interessati ancora alla nostra eccellenza nell’Industrial & Chemicals e nel TMT. Il2012 dimostrerà se ci siamo sbagliati. Il 2011 si è invece concluso con l’entrata di E-Land Co.Ltd operatore sudcoreanonel mercato italiano acquisendo la rete di negozi Coccinelle da Mosaicon SpA. Questa tendenza di investimenti stranierisi ha avuta durante tutto il 2011, soprattutto con investitori d’oltralpe come LVMH, BNP Paribas and Lactalis. L’M&Aitaliano parla sempre più straniero e delle 308 operazioni annunciate nel 2011, solo 173 sono operazioni domestiche, 89Europee e 46 extraeuropee.Prove tecniche di ripresa. Nonostante un clima macroeconomico particolarmente complesso con le liberalizzazioni inatto, spread e volatilità dei mercati il mondo dell’M&A italiano sembra essere comunque dinamico. Nel 2011, sonostate concluse operazioni per quasi 26 miliardi di euro contro gli oltre 50 miliardi del 2010, ma a controbilanciare questidati sono le operazioni concluse, 308 contro le 296 del 2010. Rispetto ai trend in atto a livello internazionale esoprattutto nel nord Europa, il mercato italiano è ancora in ritardo, ma qualcosa si muove. Una serie di elementicongiunturali condizionano però negativamente la ripresa. Mancanza di debito, equity markets sui minimi e scenarioeconomico quantomeno volatile, frenano pesantemente la ripartenza dell’M&A, sembrano dire gli advisors finanziarimilanesi.Quando si parla di straniero, non si tratta solo di Bulgari e di Parmalat, ma anche di marchi storici del fashion italianocome Ferrè, acquisito dal Fondo Sovrano degli Emirati Arabi Uniti (UAE) e Belstaff rilevata dagli austriaci di Labelus,e nel comparto industriale, Ansaldo Trasmissioni & Distribuzioni, acquisita dai giapponesi della Toshiba Corporation.Nonostante la crescita dimensionale sia invocata da più parti come una priorità nazionale, nella realtà il capitalismoitaliano continua a rimanere attestato su posizioni difensive. A parte la pattuglia dei soliti noti, si fa fatica a creare deipoli aggreganti, in grado di competere con i grandi player globali.Per gli advisor legali è stato un anno difficile e i soliti studi legali – Gianni, Bonelli e Chiomenti – hanno dominato lascena. Gli studi internazionali, hanno invece potuto dire la loro in occasione delle acquisizioni di Moncler, Bulgari eTirrenia. Nonostante il mondo finanziario milanese non sia particolarmente brillante e i premi medi pagati ai venditorisia del 4,05%, le fee sembrano in netto calo rispetto ai rendimenti record di pochi anni fa, due studi legali internazionalihanno deciso di investire in Italia. Negli ultimi mesi dell’anno, infatti, K&L Gates e White & Case. La concorrenza èaumentata anche negli IPO sempre più rari con Salvatore Ferragamo quotato a Piazza Affari (344 milioni di Euro) eseguito da Gianni Origoni. Altre società invece hanno deciso di procedere al loro listing in altre borse come per il casoPrada. Rimane ancora sostanzialmente ferma l’attività M&A tra banche, assicurazioni e servizi finanziari. Appena 20operazioni concluse, ma per lo più il valore totale di ogni operazione è inferiore ai 36 milioni di euro, se escludiamo le 4più grandi. Infatti, tra le più grandi ricordiamo Findomestic comprata per il 25% da BNP Paribas per 629m di euro,BNL Vita (51%) comprata da Cardif Assicurazioni per 325m di euro e Bipiemme Vita (81%) comprata da Covea per243m di euro. Il settore evidentemente è penalizzato sia da elementi di rischio paese sia di rischio controparte.Segnali incoraggianti dai fondi di Private Equity che sono tornati ad investire sul mercato italiano con acquisizioni indiverse settori produttivi. In particolare: il fondo americano First Reserve Corporation ha acquisito il 45% di AnsaldoEnergia per circa 1 miliardo di Euro; Investindustrial e Palladio sono entrate nel capitale di SNAI per 200 milioni diEuro; il fondo francese Eurazeo ha acquisito Moncler (400 milioni di Euro).Le attuali condizioni di mercato e le difficoltà in cui si trovano molte aziende, soprattutto del middle market nonlasciano intravedere previsioni particolarmente ottimistiche per quanto riguarda gli investimenti dei grandi fondieuropei e americani nel mercato italiano. In sintesi, il 2011 conferma la tendenza in atto ormai già da un paio d’anni diun paese sempre più “preda” di acquisizioni straniere. Questo trend si accentuerà anche nei prossimi anni secondo iprincipali studi.
    • I fondi di Private Equity si confermano attivi sul mercato italiano con 55 operazioni, circa il 20% del totale delleoperazioni. L’attenzione di questi investitori si è concentrata su imprese di dimensioni medio-piccole e sempre nelconsumer e tutti gli operatori intervistati dicono di essere interessati a operazioni opportunistiche. In questo compartol’operazione più rilevante è stata l’acquisizione di Coin da parte di BC Partners per 1397 milioni. La relativa“giovinezza” del mercato e il suo orientamento alle piccole medie imprese, elementi distintivi dell’industria del PrivateEquity in Italia, hanno permesso di arginare gli effetti della crisi nel nostro Paese, che anche nel 2011 è stato in grado siattrarre l’attenzione sia di fondi domestici che di caratura internazionale.
    • L’attività degli studi legali nelle operazioni di fusione e acquisizioneAlessio Brotto, ACIPR Financial Times Group, MergermarketNel 2011, l’attività italiana delle operazioni di fusione e acquisizione è stata dominata dagli investitori francesi e inglesi.Anche quest’anno Mergermarket ha pubblicato la classifica finale sull’attività degli studi legali che non smentisce leattese e sul podio registrano ancora la loro presenza Bonelli, secondo per valore di operazioni, e Gianni Origoni,secondo per numero di deals. A vincere entrambe le classifiche è invece Chiomenti sedendo al tavolo delle trattative diBulgari EUR 3,861m, Coin EUR 1,397m e Snai EUR 521m. Le due classifiche sono lo specchio dei tempi di unmercato dai piccoli valori d’acquisto, se escludiamo le rarità (Parmalat e Bulgari ndr). Lavorare su grandi deals paga elo sa bene lo studio legale De Gregorio che, partecipando all’operazione di Finmeccanica e First Reserve Corporationper l’acquisizione di Ansaldo Energia SpA, ottiene il 23° posto superando ben più grandi studi. Lo studio Pedersoli neha fatto le spese che nelle due classifiche ha ottenuto completamente due risultati diversi. Lavorando su 12 operazioniper un valore totale di 1304m, occupa il 22° posto nella classifica di valore e il 5° per numero totale di deals.In termini consuntivi, nel 2011 sono state portate a termine 307 operazioni contro le 296 del 2010, per un valorecomplessivo molto deludente di € 25691m contro i 59444m del 2010. Imputato principale a questo calo è la difficoltànel reperire liquidità da parte delle società, facendo rimandare molte operazioni. Consumer e prodotti industriali sono isettori che hanno registrato una maggiore dinamicità con le acquisizioni di Ansaldo, Bormioli e Microtecnica. A parte legrandi acquisizioni di Parmalat, Bulgari e Findomestic compiute dai gruppi francesi, altre nazioni hanno contribuito alle91 operazioni crossborder per un valore totale di 15256m di euro. Se dal computo escludiamo Francia, Inghilterra, StatiUniti e Germania, spuntano anche altre prestigiose realtà dell’est Europa come DT Vyhybkarna a strojirna, società dellaRepubblica Ceca specializzata nelle infrastrutture ferroviarie che ha acquisito la fonderia di Bari per 45m di euro.Seppure in ottica prospettica le previsioni per il 2012 non sono rosee, il settore dell’automotive sembra essereestremamente dinamico e gli operatori del settore credono in un ulteriore consolidamento. In borsa, Fiat sta avendo unrevival soprattutto grazie alle indiscrezioni sulle trattative intavolate con PSA per la fusione dei due marchi.Indiscrezioni In una intervista a Marchionne, Fiat sembrerebbe accogliere anche un terzo partner che si andrebbeaggiungere a Chrysler. LAD ha aggiunto che il gruppo è aperto al consolidamento del settore e punta a creare in Europaun produttore di auto stile Volkswagen necessario per raggiungere gli obiettivi di vendite 2014.L’export Italiano per poter competere globalmente continuerà il proprio consolidamento soprattutto nel consumer,creando conglomerati che potranno offrire servizi sempre più competitivi ai paesi in via di sviluppo o BRICS. A questigrandi gruppi, si andranno però ad aggiungere le reti di piccoli imprenditori di eccellenza come il nuovo progetto/rete diSolofra nella pelletteria o come il distretto ceramico di Sassuolo che rappresentano maggiormente l’anima imprenditricedella PMI italiana.
    • Può uno studio di avvocati utilizzare Twitter?Alessio Brotto, ACIPR Financial Times Group, Mergermarket (Lex24)Oggi tutti sembrano postare i propri commenti sui Social Networks, ma un avvocato può veramente trarne beneficio?Siamo andati a incontrare alcuni studi inglesi e scoperto che Clifford Chance tra le magic circle utilizza Twitterattivamente. Altri studi, invece, hanno optato per un approccio antitetico: un manager di Norton Rose ci dice che la loroscelta di ricorrere a twitter è frenata dalla presenza capillare su tutto il territorio di tutte le loro practice. L’uso dei socialmedia quindi, sembra scoraggiare tutti quegli studi concentrati maggiormente su un territorio, perché si rischia così dinon riuscire a coinvolgere gli utenti giusti. La verità è che alcune organizzazioni non trovano ancora utile l’uso di alcuniSocial Media e non si ritiene ancora necessario fornire risorse a questo mondo ancora inesorabilmente sconosciuto ediversificato. Barbara Olivieri, responsabile marketing e comunicazione di Gianni Origoni Grippo & Partners, ci hainfatti confermato che Twitter non è al momento nei loro programmi, anche se, lo studio è presente attivamente sulinkedin, piattaforma da loro prediletta. “Linkedin ha sicuramente un interfaccia più professionale di facebook elinkedin è più specifico alle nostre necessità, diverse da quelle di altri istituzioni” - aggiunge.Una delle maggiori riserve che vengono avanzate dagli studi legali è quello di una mancanza di spazio: 160 caratterisono pochi per comunicare ed è difficile farlo per tutte le pratiche legali fornendo una copertura adeguata. Chi fa uso ditwitter tra gli studi, solitamente, si concentra su alcune aree legali e solo occasionalmente si rivolge ad altri temifornendo il codice della legge e il rimando al sito istituzionale per ulteriori chiarimenti.Nel Regno Unito, il dibattito sembra essere incentrato ora tra avvocati, consulenti di marketing e social media. Ilmaggior dilemma ruota sulla necessità dei grandi studi di coprire tutte le practice e fornire allo stesso tempo unmessaggio puntuale e esaustivo. Per gli studi di piccole dimensioni, invece, sembra che la discussione non si poneneppure e il social media viene affidato al marketing tra le altre mille necessità. Recentemente, infatti, su The Lawyersono stati pubblicati i risultati di un sondaggio della agenzia Intendance che indica come gli studi legali nel RegnoUnito usano Twitter. Dal sondaggio è emerso che A&O è lo studio che utilizza nel migliore dei modi Twitter. DLAPiper segue secondo e Eversheds terzo, non tanto distante. Alcuni commenti ritengono che le grandi aziende o serviziprofessionali non possono utilizzare Twitter perchè hanno un’entità senza volto e non possono impegnarsi attivamente arispondere a tutte le domande e perplessità. Ciononostante, società come Kodak e Vodafone utilizzano Twitter per illoro servizio alla clientela e da questo ne traggono indicazioni utili per migliorare i prodotti e fornire sempre di piùservizi inerenti alle richieste del mercato.Il servizio alla clientela è sicuramente uno dei punti forti del social network. Si indirizza in pochi secondi e raccoglie leinformazioni in un formato semplice. Le aziende che decidono di non usare Twitter cadono nell’errore di credere cheimpegnarsi in una narrazione o trovare dei commenti nocivi online si possono trasformare in pericolo per il brand.Freshfields segue l’approccio di aziende come BT decidendo che è importante ascoltare l’utente, creando uno strumentoche trasforma i commenti online in positivi. Questo è sicuramente un valido argomento per mostrare come la paura diricevere critiche possa trasformarsi in opportunità. Vodafone ha creato così diversi account twitter a differenza dellanazione a cui si riferisce. Gli studi professionali potrebbero agire nella stessa maniera e creare diversi canali ognunolegato alla propria practice e offrire un servizio puntuale ai propri clienti o potenziali. Twitter è un veicolo editoriale,ma anche come notato dalle grandi società, può fornire aiuto alla clientela e rafforzare il brand dellazienda.Si scopre così che nel Regno Unito, sempre usando il sondaggio di Intendance, Twitter è usato sempre di più dalleboutique piuttosto che dai grandi studi legali - non perché sono più coinvolti, ma perché hanno necessariamenteperseguito una prospettiva personalizzata: limitandosi al tipo di lavoro che offrono e alle piazze in cui lo offrono. InItalia siamo ancora agli albori, ma credo che i tempi siano maturi per uno studio pioniere che decide di fornire dellerisorse per i social media, tutti gli altri studi seguiranno.
    • Piccoli studi crescono: il Legal M&AAlessio Brotto, ACIPR Financial Times Group, Mergermarket, (Lex24)Periodicamente le classifiche dell’M&A scatenano discussioni tra gli addetti ai lavori sull’attendibilità diqueste classifiche e su come vengano determinate. Anche questo trimestre Mergermarket, una divisione delFinancial Times, ha raccolto e pubblicato la classifica dell’attività dei consulenti legali e finanziari. Nei primi 9mesi dell’anno, gli studi del cosiddetto Magic Circle hanno dominato la scena dell’M&A europea occupando iprimi posti della classifica. In Italia, invece, Clifford Chance si è aggiudicato solo il quinto posto con 12deals contro i soliti primi della classe: Chiomenti (28), Gianni Origoni Grippo (23) e dUrso Gatti eBianchi (18).Prendendo in esame le classifiche europee, Linklaters raggiunge la vetta della classifica per numero dideals conclusi (161) con un valore complessivo di $ 164.9bn prima di Freshfields, Clifford Chance, Allen &Overy e DLA Piper. Freshfields, invece, detiene la prima posizione per valore con $ 184.7bn e 158 dealscompletati. In Italia, invece, gli studi del magic circle non dominano come altrove e devono farsi spazio in unmercato italiano decisamente competitivo. Sullivan & Cromwell si affaccia ai primi posti della classifica pervolume grazie alle 3 mega operazioni concluse come advisor di Parmalat (€3210m) e Chrysler (€871m).In Italia, le classifiche per valore e volume riflettono in grandi linee il mondo dell’M&A.La crisi degli ultimi mesi ha sicuramente rallentato il mondo dell’M&A in Italia, ma le poche grandi operazioniconcluse dai grandi gruppi industriali non hanno modificato la classifica per valore che non differisce di moltoda quella per volume e Chiomenti, Bonelli e Gianni si sono spartiti i primi posti con Sullivan & Cromwell cheha giocato la parte dell’outsider. Nel complesso in Italia sono state annunciate 285 operazioni per pocomeno di 30 miliardi di dollari con un premio medio pagato ai venditori del 4,05%.In questo panorama, l’Italia sembra sempre di più terra di conquista. I primi acquirenti di società italiane sonoi francesi, con investimenti per 12 miliardi da inizio anno. E francesi sono due delle prime quattro banche piùattive nel settore, vale a dire Crédit Agricole, al primo posto, e Société Générale, al quarto, con una quota dimercato complessiva che, per controvalore, arriva al 47%. Le due società, insieme, hanno gestito operazioniper 14 miliardi di dollari.Se, invece, prendiamo in considerazione le differenti aree industriali, Industrial products and services è statoil settore più dinamico con ben 36 operazioni concluse, nell’olimpo: Ansaldo (€1073m), Bormioli (€336m),Microtecnica (€330m) e Savio Macchine Tessili (€300m). Gli studi consulenti di queste operazioni sono isoliti studi di prima fascia con l’eccezione dello Studio Legale Pavesi Gitti Verzoni (consulenti di BancoPopolare nella vendita di Bormioli Rocco) e dello Studio Legale de Gregorio (consulenti delle banche nellacessione di Ansaldo Electric Drives).Come abbiamo detto, le classifiche scatenano discussioni e spesso ci si chiede se queste ultime non servinopiù che altro alle banche o ai grandi studi legali per promuovere il proprio business o determinarne le propriestrategie anche alla luce di espansioni oltre confine. Non è nuova la propensione internazionale diChiomenti, recente è l’ingresso nell’ufficio di Londra di un terzo socio proveniente da Olswang, MichaelBenster. La sede della City può così nuovamente contare sulla presenza di due soci inglesi (ChristopherMullen affianca Benster). I mercati sono molto incerti ma si ha la percezione che i grandi studi voglianoconsolidare la propria posizione per non perdere terreno sulla concorrenza e prepararsi a catturare nuovimercati non appena raggiunta la fiducia necessaria.
    • OSSERVATORIO DI DIRITTO INGLESEIl panorama dell’M&A nel primo semestre 2011. Le operazioni crossborder: opportunità o perdita diimprenditorialità?Alessio Brotto, ACIPR Financial Times Group (Mergermarket)Il biennio 2009-2010 sembra definitivamente messo alle spalle e l’attività della prima parte dell’anno ha datoavvio a una nuova rinascita dell’attività di M&A con rispettivamente 135 operazioni concluse contro le116 dello stesso periodo nel 2010 e con un valore totale di 18574 milioni di euro contro un valore disoli 6402 milioni del 2010. Questo emerge chiaramente dai dati pubblicati recentemente da mergermarketsull’attività dell’M&A in Italia per la prima parte del 2011.Bonelli Erede Pappalardo si è aggiudicato il primo posto della classifica degli studi legali per valore, bissandoil risultato dell’anno scorso. Invece, Gianni, Origoni e Chiomenti hanno vinto la classifica per numero dioperazioni (precisamente 15 per entrambi gli studi).Bonelli ha partecipato a diverse operazioni crossborder ed è stato l’advisor legale prediletto dalle societàitaliane acquisite dalle transalpine con la sola eccezione di Parmalat. Bulgari, GDF Suez Energia Italia, BNPParibas nel deal con Findomestic e Eurazeo nel acquisizione di Moncler sono stati tutti clienti seguiti daBonelli.Il panorama dell’M&A tra Regno Unito e Italia non differisce di molto. Nel solo mese di maggio sono stateannunciate 3 operazioni di società italiane acquisite da fondi di investimento britannici: la più recente quelladi Bormioli Rocco acquisita da Vision Capital fondo d’investimento del Regno unito.Vision Capital ha acquisito il 95.4% della società italiana per una consideration di 336 milioni di euro.La grande esperienza nel manifatturiero del fondo permetterà a Bormioli di rafforzare la sua posizione epianificare una strategia di crescita. Bormioli è stata seguita nella consulenza legale da Bonelli e CliffordChance. Un’altro fondo d’investimento britannico, BC Partner, è stato il bidder di Gruppo Coin (seguito daGianni Origoni e da Legance) acquisito per il 69.3% per un valore totale di 1397 milioni di euro. Una terzaacquisizione annunciate nel mese di maggio segue lo stesso schema, il fondo Terra Firma Capital Partnersha acquisito Sorgenia. Il fondo d’investimento ha acquisito 13 impianti fotovoltaici da Sorgenia Solar.Queste operazioni di M&A crossborder, se valutate dal punto di vista strategico e non speculativo, sonoun’alternativa di globalizzazione e di crescita all’interno di un gruppo più grande e globale che innesca unprocesso di ‘mercato delle sinergie’ fra diversi Paesi.La critica italiana a queste acquisizioni si basa sulla momentanea incapacità a rivalutare il nostro tessutoimprenditoriale delle PMI in un quadro internazionale.In questa nuova prospettiva di mercato i compratori francesi e inglesi sono interessati all’espansione dei loromercati attraverso marchi di design italiano, apportando però la loro expertise finanziaria.Il “sistema paese” Italia con questa immissione di conoscenza e capitale può finalmente ovviare allamancanza cronica delle piattaforme industriali e ponendosi così come parte di poli aggreganti a livellosettoriale e di crescere a livello internazionale.Cfr. Legal Adviser League Table by Value - H1 2011; Legal Adviser League Table by Volume- H1 2011 (FONTE MERGERMARKET) : clicca qui
    • OSSERVATORIO DI DIRITTO INGLESELa “Tesco Law”: come cambia il mercato legale nel Regno UnitoAlessio Brotto, ACIPR, associate member of the Chartered Institute of Public Relations nel Regno Unito,PhD in Humanities, MA in Communications (Lex24)Nel Regno Unito, nella patria della rivoluzione industriale, è stato presentato e approvato un nuovo decretoche potrebbe cambiare la faccia del mondo legale per sempre. Il nuovo Robin Hood si chiama alternativebusiness structures (ABSs) e permette a non avvocati di essere proprietari dello studio. Questa legge èanche chiamata ‘Tesco Law’ dal nome della famosa catena di supermercati inglese. Il nuovo provvedimentopermetterà un aumento della concorrenza e numerosi nuovi operatori forniranno servizi legali a prezziscontati.Questo cambiamento radicale rappresenta un’importante modifica delle restrizioni di proprietà stretta sulleimprese legali e dal 6 ottobre di quest’anno non saranno più solo gli avvocati ad aver la possibilità a investirenegli studi legali. Questa nuova legge porterà investimenti in alcuni studi legali che saranno in grado dimuoversi sul mercato azionario. Secondo l’amministratore delegato della Law Society - Des Hudson - glistudi legali acquisiranno un ruolo quasi bancario e, con l’accesso al denaro di altre persone, diventerannodegli obiettivi accattivanti per il crimine organizzato. I legislatori difendono la legge e promettono che l’ABSsavrà lo scopo di promuovere competizione e innovazione in un mercato dove entrambi sono carenti.Immaginiamo per un attimo di essere in attesa di pagare alla cassa del vostro supermercato preferito eimprovvisamente vi trovate anche a riflettere sul vostro immediato futuro. Il vostro partner vi ha tradito, manon volete affrontare le esose spese dell’avvocato. Invece, in questo supermercato, vi trovate alla cassa trala spesa di 50 euro, un volantino sull’assicurazione del cane e un’altro sui servizi legali offerti da Tesco. Alpensiero di un divorzio da poche sterline la vostra vita futura cambia radicamente.Supponiamo che in questo racconto ci sia un pizzico di verità e che i grandi studi legali incomincino apreoccuparsi della concorrenza. Quale sarà il nuovo panorama legale che si presenterà presto alle entratedei nostri supermercati? Se ci basiamo solamente sulle classiche teorie economiche di Adam Smith, laconcorrenza non può che essere positiva e quindi la domanda e l’offerta regolereranno il mercato. Èampiamente accettato in Inghilterra che questo nuovo capitolo della storia economica e legale inglese sia unmomento non di preoccupazione, ma di opportunità.Lopportunità sta nel prendere coscienza del proprio mercato e della propria presenza a livello globaleespandendo i propri confini regionali, unendo le forze con altri operatori legali in modo da offrire maggioriservizi di qualità in una località e espandere cosi la propria rete di influenza e di collaborazione. Il mondolegale più tradizionale ha sollevato qualche preoccupazione e accanto a studi legali di qualità, ci saranno orastudi alle prime armi sotto forma di franchising. Nella nuova costellazione, si inseriscono ora altre iniziativecome HighStreetLawyer.com, Face2Face, avvocati porta a porta e siti di confronto d’avvocati.Personalmente sono affascinato dalla libertà concorrenziale del mondo anglosassone, della dinamicità edella loro continua imprenditorialità. Questa rivoluzione sarà attuabile in Italia? L’ordine italiano è pronto peraccogliere alcuni cambiamenti e accettare l’innovazione anglosassone? Le riforme degli albi professionali deiprecedenti governi si sono arenate troppo presto. Il tentativo della riforma dei farmacisti voleva creare unmercato concorrenziale, ma è fallita.Gli albi professionali italiani sembrano too big to fail proprio come si dice da queste parti: le banche che sonotroppo grandi non possono essere fatte fallire. Gli ordini italiani difenderanno le regole ferree d’inclusione e ladeontologia. La ‘Tesco Law’ in Italia sarebbe forse un terremoto!
    • UNIONE FISCALEIl Piano Marshall EuropeoAlessio Brotto, Financial Times Group (Lex24)A giudicare dall’accordo raggiunto a Bruxelles dai leader della zona euro, i leader dellEurozona promettonodi fare tutto il possibile per salvare lEuro; di parere opposto sono i numerosi detrattori della moneta unica aldi qua della Manica. Il giorno in cui lEuropa ha intrapreso la strada per la creazione di un Superstato, sonoincominciati i problemi. Ai progetti non hanno corrisposto le azioni, ogni proposta di unione politica o fiscale èstata politicamente bocciata dalle nazioni che devono guidare l’unione. La struttura politica e istituzionaledella zona Euro non ha così avuto la forza di progettare un’autorità fiscale creando un coordinamentosovranazionale.L’unione fiscale può essere lunica risposta per la stabilità politica e sociale di Paesi come l’Italia, possibilitàche potrebbe richiedere una perdita di sovranità fiscale e indurre il Paese in anni di austerity imposti dall’alto.Sembra in questa direzione che la locomotiva tedesca abbia ripreso a camminare. Il pacchetto previsto perla Grecia è costituito da una serie di misure che allevia lonere del debito e migliora la portata del fondo disalvataggio. Il pacchetto in dettaglio rivela immediatamente difficoltà e ambiguità, sia politiche cheeconomiche. La creazione di questo fondo prevede bassi tassi di interesse per le nazioni con un alto debito,la minaccia, però, è quella di tamponare ma non risolvere il problema e ritrovare la crisi del debito peggioread un certo punto nel futuro.Laccordo è un ‘Piano Marshall europeo’ per ripristinare la competitività della Grecia e di tutte le altre zone indifficoltà. Questo nuovo piano sembra riferirsi alla fornitura di ‘eccezionale assistenza tecnica per aiutare laGrecia a realizzare le sue riforme’. In altre parole, qualcun altro sarà a capo delle istituzioni greche perovviare alla corruzione e gestire la nuova fase della democrazia greca. Essenzialmente il pacchetto propostoalla Grecia è una totale cambiamento di rotta rispetto al passato: collettivizzazione dei debiti e accettazionedi un default programmato. Sarà possibile un simile approccio per gli altri paesi denominati Piigs? In questomodo il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) ha nuovi poteri per intervenire sui mercatiobbligazionari dellarea delleuro – Italia e Spagna comprese – dove gli spread si erano allargativertiginosamente nelle ultime settimane.A questo passo, l’unione d’intenti potrebbe portare a un profilo fiscale comune. George Soros intervistato alFinancial Times, ha suggerito che gli architetti della zona Euro erano a conoscenza che senza una politicaeconomica comune il sistema sarebbe condannato. LEuro è una valuta incompleta con una banca centrale,ma senza un Tesoro. La volontà politica potrebbe essere chiamata a breve a ovviare a questa mancanza. Econ la crisi attuale, questo tipo di volontà politica potrebbe semplicemente emergere. È quello che Soroschiama gli ingredienti di un ‘piano B’ che potrebbe creare quello che porterebbe ha una unione fiscale.Lelite europea ha bisogno di tornare ai principi che hanno guidato la creazione del’Euro, riconoscendo chela nostra comprensione della realtà è intrinsecamente imperfetta. Una società aperta e solidale come quellaeuropea dovrebbe essere in grado di mobilitare una maggioranza silenziosa pro-europa e sostituire così ilconcetto di nazione creato nell’Ottocento, gli statisti e pensatori dovranno così cercare una soluzioneeuropea che sostituisca quella nazionale. Gli ‘Europei’ dovranno così surclassare i finlandesi o gli anti-europei di Inghilterra e altrove. Solo allora, un’unione fiscale e/o politica sarà possibile.
    • MERCATI FINANZIARIRischio calcolato: investire in oroAlessio Brotto, Financial Times Group (Lex24)I recenti eventi dei mercati finanziari hanno enfatizzato il valore dell’oro e la sua tangibilità in un mercatosempre più volatile lasciando gli investitori curiosi di questa commodity. Il recente aumento del prezzodell’oro e le dinamiche che hanno esposto la nostra fragile economia, fanno si di riconsiderare questacommodity come strumento di investimento da inserire nel paniere di ogni investitore.L’attribuzione all’oro del termine di “bene rifugio a lungo periodo” è ormai acclamata sia per il risparmiopersonale che per il portafoglio d’investimento.Sono ormai secoli, in particolare durante i periodi di stress finanziario, che l’oro ha dimostrato agli investitoriuna protezione certa del capitale, garantendo il rischio di default diffuso sui mercati finanziari ed offrendo agliinvestitori una valida assicurazione contro i movimenti estremi del mercato.Nella recente crisi, sono altresì venuti a confermarsi i motivi di quanto sopra affermato, e come previsto si èulteriormente rinnovato l’interesse dell’ oro come asset class da parte di Family Office Managers e Fondi.Abbiamo incontrato Franco Mignemi e Carlos Sanchez della Orwell Capital di Londra, un asset managerspecializzata in prodotti che hanno come sottostante questa commodity, e siamo venuti a conoscenza di unprodotto assolutamente innovativo in termini finanziari ma che si può definire l’uovo di colombo.Orwell, infatti, ha creato un fondo d’investimento con lo scopo di offrire questo investimento speculativo,senza essere influenzato da nessun fattore finanziario.In pratica, ci spiega Carlos Sanchez, il nostro il nostro fondo guadagna sullo spread percentuale di ognitransazione d’importazione d’oro tra il West Africa e l’Europa, rispetto al prezzo di listino dell’LBMA. Il fondofissa i prezzi dell’oro ai produttori che detengono il rischio associato alla transazione e agli acquirenti.Assumendo che vengano compiute due transazioni per settimana con una media del 1.96% di guadagno sulcapitale investito, il profitto corrisponde a YTD del 26.23%.Se consideriamo che il rischio è decisamente inferiore agli altri strumenti di investimenti come i derivati o altriprodotti complessi strutturati, il fondo permette un periodo più breve di investimento – solo un anno rispetto i5 e 10 anni del classico Private Equity – nessun market risk e business risk, completamente assicurato.L’oro ha retto bene nella debolezza generale dei mercati negli ultimi mesi, mercati che hanno avutodrammatiche oscillazioni di prezzo. In questi ultimi mesi lo spread tra il valore dell’oro e le azioni delleminiere è aumentato e per gli investitori nelle commodity è stata una delle grandi sfide. Tuttavia, il nuovofondo che Orwell ci ha presentato, promette ottimi ricavi con basso rischio e si presenta come strumentochiaro e tangibile lontano anni luce dai derivati che hanno messo sotto sopra il nostro sistema finanziario.Durante il pre-launch – ci conferma Franco Mignemi – abbiamo raccolto le opinioni delle Banched’Investimento che attribuiscono un alto rating al fondo, classificandolo in molti casi un “Industrial Fund”ovvero un fondo che non raccoglie tecniche finanziarie per il suo trading, ma normalissime tecniche dibusiness a cui siamo abituati giornalmente.Negli ultimi 20 anni, gli investitori si sono ritrovati davanti a fondi quasi impossibili da comprendere o conleverage altissimi e non sempre spiegati nel dettaglio. Oggi, l’investitore – continua Carlos Sanchez –necessita di comprendere a fondo lo strumento in cui sta investendo. Vuole capire dove e come sono
    • impiegati i suoi soldi, quali sono i reali rischi ed avere una chiara visione del massimo impatto che il fondopuò avere in una crisi finanziaria.Con Kerdos abbiamo tentato di risolvere il tutto offrendo un prodotto fiscalmente appetibile, ma soprattuttopienamente comprensibile all’investitore. Il fondo non risente delle oscillazioni dell’oro, tantomeno delle crisidi liquidità, avendo come sole costanti lo spread ed il capitale investito.Siamo quindi all’opposto di ogni logica finanziaria che ha caratterizzato i fondi in campo nonché’ i Gold ETFche potrebbero rivelarsi, se utilizzati con alto leverage o non allocati pienamente, la prossima bollafinanziaria.Il mercato al rialzo dell’oro in atto è un segnale preoccupante per leconomia globale ed una chiaradimostrazione della mancanza di fiducia nella politica. Il mondo deve affrontare alcuni importanti problemi,che necessitano correzioni e aggiustamenti nel sistema monetario globale. Nonostante questa instabilità,una diversificazione nelle forme d’investimento e quindi in Kerdos potrebbe avere un senso.Nellattuale situazione, gli investitori dovrebbero essere confortati che esiste ancora un modo per ottenere uninvestimento chiaro e redditizio.Se, come mi aspetto, la prossima fase di questo mercato include un’esposizione nei titoli minerari doro, dalpunto di vista degli investimenti il Kerdos è destinato a replicarsi in diverse altre forme e commodity.Il momento dell’oro è allora arrivato attraverso strutture come quella analizzata, dove gli investitori attraversoquesti nuovi veicoli possono avere quelle sicurezze che cercano ma non trovano dalle istituzioni politiche efinanziarie.
    • Il caso Luxottica – Un esempio di eccellenza italiana alla conquista internazionaleA cura di Alessio Brotto – Financial Times (Mergermarket)All’inizio dell’anno, l’amministratore delegato di Luxottica Andrea Guerra ha ribadito in un’intervista che il trend delleproprie acquisizioni continuerà anche negli anni a venire. La propria strategia non vuole stravolgere la società, ma bensìmirano a migliorare la propria rete di distribuzione in modo da rafforzare il proprio posizionamento attraverso il‘placement’ capillare di marchi oramai affermati. Nel retail, dopo l’acquisizione del 2007 della sudafricana SunglassesHut, Luxottica ha scelto di utilizzare questo marchio per la distribuzione dei marchi a livello internazionale. Lobiettivostrategico di Luxottica è ora abbastanza chiaro e cioè quello di effettuare ‘operazioni di respiro strategico: non congrandi investimenti finanziari ma con buoni ritorni’. Non ci sono in mente grandi acquisizioni o joint venture ma, comeha sottolineato Andrea Guerra, è nella nostra storia il non stare mai fermi perchè nel nostro dna è stampata la crescita.Lacquisizione di Tecnol annunciata il 1 dicembre per 110 milioni di euro, consentirà a Luxottica anche di miglioraresensibilmente il livello di servizio offerto a quei clienti finora esclusi dalla distribuzione. La società brasilianapermetterà a Luxottica di migliorare la copertura del mercato brasiliano, portandolo così allo stesso livello di eccellenzadi quello italiano, francese o statunitense. L’acquisizione permetterà di distribuire maggiormente i prodotti con laproduzione locale e la riduzione dei tempi di consegna di un terzo con indubbi benefici date le caratteristiche delmercato brasiliano e le complessità legate allimportazione.A parte Tecnol, quest’anno Luxottica ha potuto entrare in altri tre mercati con l’acquisizione di altre 3 società. Il 5agosto, il management ha annunciato l’acquisizione per 20 milioni di euro dell’israeliana Erroca, acquisizionestrategicamente importante per la distribuzione dei propri marchi. Erroca è considerata oggi una delle catene di occhialida sole più grandi e di maggior successo a livello internazionale. I piani di espansione sono attraverso il successo delconcept: franchising, marche di estrema qualità, ampia gamma di prodotti e l’infrastruttura di distribuzione capillare. Inprecedenza, in febbraio, sono state invece concluse altre 2 operazioni importanti per l’espansione in America e inNuova Zelanda. L’acquisizione di Stanza gafas del sol, annunciata il 17 febbraio per 17 milioni di euro, dà a Luxotticanuova visibilità in Messico. La strategia successiva sarà quella di attuare un rebranding del marchio e assumere così ilnome di Sunglass Hut già presente in paesi come Regno Unito, Irlanda, Australia e Stati Uniti. Infatti, la crescita diSunglass Hut nell’ultimo anno è stata guidata anche dalla continua crescita nella distribuzione degli occhiali da sole,specialmente Oakley e Ray-Ban e solo negli Stati Uniti è stata del 18%. Dello stesso genere, l’acquisizione dellaneozelandese MySight Vision Specialists Group ha lo scopo di migliorare la distribuzione dei marchi di Luxottica.In definitiva, Luxottica può essere un chiaro insegnamento agli imprenditori italiani. Traiamo allora dalla strategia diLuxottica una chiara visione e dismettiamo l’abito della società familiare che deve essere per forza acquisità perespandere il proprio raggio di influenza. Piuttosto, lasciamo che sia il design italiano a vincere da solo accettando evincendo le sfide del futuro, aumentando la propria competitività in un mercato globale sempre più selettivo.
    • Bulgari, Parmalat e Findomestic, i transalpini fanno shopping in ItaliaA cura di Alessio Brotto – Financial Times (Mergermarket)L’attività di M&A si risolleva grazie agli investimenti stranieriNei primi 9 mesi dell’anno gli operatori italiani hanno compiuto 109 operazioni di M&A per un valore totale di 7084milioni di euro contro le 126 operazioni compiute nello stesso periodo nel 2010 per un controvalore totale di 23281m. Inumeri sono abbastanza chiari e dimostrano un sostanziale rallentamento dell’attività di M&A in Italia. Se, invece,prendiamo in esame i valori assoluti delle operazioni crossborder con gli operatori stranieri che hanno investito nellostesso periodo sul suolo italiano le statistiche dimostrano un panorama completamente diverso. Le operazioni per iprimi nove mesi dell’anno sono state 267 per un valore complessivo di 26508m contro i 237 deals e un valore totale di29938m per lo stesso periodo nel 2010.Questi dati dimostrano che l’Italia è al momento un territorio di conquista per l’investitore straniero, ne sono unesempio le operazioni concluse nella prima parte dell’anno. Nel solo mese di maggio sono state annunciate 3 operazionidi società italiane acquisite da fondi di investimento britannici, una fra tutte quella di Bormioli Rocco acquisita daVision Capital fondo d’investimento del Regno Unito. Non appena l’acquisizione è stata annunciata da Vision Capital,Bormioli Rocco ha scelto una squadra di bookrunner rendendo pubblica l’intenzione di emettere un prestitoobbligazionario riservato ad investitori istituzionali. In questo caso, si parla di bond da 250 milioni che serviranno afinanziare a lungo termine molte linee concesse dalla JP Morgan. L’intera cifra servirà per lacquisizione del gruppoattivo nel settore del packaging industriale.Se prendiamo in considerazione le maggiori dieci transazioni per valore di quest’anno scopriamo un trend interessanteche contraddice totalmente il luogo comune di mancanza di investimenti stranieri in Italia. Bulgari e Parmalat sono statecomprate da Louis Vuitton e Lactalis per 3861m e 3210m rispettivamente, portando in Italia investimenti francesi. DalRegno Unito, invece, sono arrivati i soldi di BC Partners che ha acquisito il 69.3% del Gruppo Coin. I maggioriinvestimenti sono arrivati dal comparto industriale francese, rafforzando la presenza francese in Italia dopo leacquisizioni da parte dei gruppi finanziari come BNP Paribas (Findomestic 25% stake). Ad aggiungersi a questasinergia italofrancese sono AXA Private Equity e Fondi Italiani per le infrastrutture, i due fondi di investimento consede in Francia e Italia, hanno annunciato il 6 giugno l’acquisizione di G6 Retegas per un valore di 772m. G6 Retegasaveva generato ricavi di 160m di euro e EBITDA di 83m per l’anno finanziario 2010.Gli operatori francesi hanno quindi permesso di mitigare il calo complessivo delle transazioni effettuate dagli investitoristranieri e non in Italia, confermando un ruolo attivo e importante in Italia. I settori industriali di maggior interesse sonostati i prodotti e servizi industriali con 32 deals e un valore complessivo di 2288m tra le quali Bormioli Rocco (336m),
    • Ansaldo (1073m), Microtecnica (330m) e Savio Macchine Tessili (300m). Nonostante i servizi industriali sia il settorepiù attivo di questo 2011, sono altri due settori che registrano il maggior valore totale: Consumer: Foods per un valoretotale di 4549m con 13 deals e Consumer: Other per un valore di 4280m e 18 deals.Questi investimenti stranieri in territorio italiano sembrano però un canto del cigno e le prospettive di sviluppo in Italianon hanno un outlook positivo. La politica non ha potuto dare fiducia ai mercati e la recente declassazione del debitopubblico da parte di Standard and Poors ne è una sua conseguenza. Quali saranno le prospettive per chi vorrà venire ainvestire ancora in Italia se la situazione politica e economica non si stabilizza e se gli indici di crescita non daranno unsegno di miglioramento. Il 2012 sarà sicuramente un importante banco di prova per il sistema Italia.
    • Seat – nuove strategie di espansione e M&AA cura di Alessio Brotto – Financial Times (Mergermarket)Anche nel primo semestre 2011 come nello stesso periodo nel 2010, Seat PG ha registrato ricavi in calo, scarseprestazioni e crollo del margine operativo lordo. Negli ultimo due anni, il gruppo ha riorganizzato le sue attività dandomaggior rilievo al business on line e questo è chiaro nella crescente rilevanza dei ricavi online sul totale lordo.I crescenti ricavi online però riesce solo parzialmente a compensare i mancati ricavi del comparto della carta stampata. Iricavi del gruppo nel primo semestre sono stati di €433m, 6,4% in calo rispetto al 2010 (EUR 463m). LEBITDArettificato è stato pari a 163m contro i 150m del primo semestre 2010. La società si sta ora concentrando sul mercatointerno italiano, dove punta a posizionarsi come la ‘società Internet locale’.Dopo una lunga e complicata ristrutturazione, Seat punta ora al rilancio delle proprie attività. La posizione di cassa dellasocietà è attualmente liquida e la scadenza del debito è fissata per il biennio 2012-13, lazienda ha €52m di cedolaannuale. Alla fine di settembre, Seat ha presentato una proposta di ristrutturazione per i creditori senior. Allinizio diottobre è stato presentato un piano al comitato, di modo da proporre così la conversione della maggior parte dei titolisubordinati in azioni.I multipli sono relativamente bassi (3.0x-3.5x) se comparati con quelli dei suoi concorrenti europei (Yell, Eniro e PagesJaunes) al momento EV/Ebitda di 3.5x. Questi risultati però non rappresentano fedelmente il gruppo Seat che a quantoredditività e crescita ha dimostrato grandi potenzialità tra gli stessi suoi pari. Con questo outlook, Seat potrebbe anchelanciarsi in una nuova strategia di espansione. Infatti, potrebbero nascere nei prossimi mesi delle opportunità nell’M&Asoprattutto quando Seat ha deciso di entrare nel mercato del couponing in partnership con Glamoo, società italianapionieristica nell’e-commerce. Mentre Glamoo fornisce nuovi servizi innovativi, Seat PG potrà fornire la sua forzavendita di circa 500.000 clienti italiani. Garantirà la presenza di un ampio e differenziato pool di aziende in tutta Italia,ampliando la propria offerta. Glamoo fornirà laccesso a una piattaforma tecnologica innovativa, consentirà alle aziendedi creare offerte in base alla disponibilità dei loro prodotti e servizi, soprattutto per il mercato crescente deglismartphone.Sia il couponing che il canale mobile si stanno dimostrando strumenti sempre più strategici per lo sviluppo delcommercio elettronico in Italia. Il numero di persone che fanno acquisti tramite lo smartphone è in costante aumento,così come il volume delle vendite di prodotti e servizi sociali guidato dal commercio online. Un servizio di alta qualitàcomune che unisce questi due fattori con la geo-localizzazione degli utenti sarà certamente accolto con entusiasmo dalmercato e Seat con Glamoo saranno i primi ad acquisire importanti fette di mercato.
    • Il consolidamento nelle telecomunicazioni in Europa sembra ad un momento cruciale e Telecom Italia vuoleesserci - a cura di Alessio Brotto – Financial Times (Mergermarket)Il consolidamento nelle telecomunicazioni in Europa sembra ad un momento cruciale e Telecom Italia vuole esserci.Franco Bernabe, in una delle sue recenti interviste, ha ammesso che nel processo di consolidamento del settore,vogliono essere vincenti. Nell’intervista chiarisce che l’acquisizione avrà luogo quest’anno ma al momento non c’ènessun dossier sul tavolo anche se ci sono stati rumours nel recente passato al riguardo di un interessamento di 3 Italia,la società mobile di proprietà di Hutchison Whampoa anche se la proprietà sembra richiedere almeno 5 miliardi di euro.L’amministratore delegato si è rifiutato di commentare.Se in Europa il consolidamento del settore delle telecomunicazioni è una scelta obbligata, l’entrata nei mercati BRICS èurgente. In Brasile, Telecom ha aumentato la propria presenza in luglio acquisendo, dalla Companhia Brasiliana deEnergia, AES Atimus attraverso la controllata brasiliana TIM Celular SA, società che offre servizi per la rete cellulare.La società ha un enterprise value di BRL 1.6bn (EUR 711.6m).In questa fase di consolidamento, Telecom Italia ha l’appoggio degli azionisti e soprattutto di Mediobanca. AlbertoNagel, amministratore delegato della banca italiana ha infatti dichiarato in una recente intervista che il colosso dellatelecomunicazione italiana deve crescere organicamente attraverso acquisizioni. Il suggerimento fornito a Telecom èindicato come strada obbligata per il settore e per qualsiasi altra società che vuole create valore attraverso operazioniordinarie o misure straordinarie, quindi la crescita deve nascere da uno sviluppo organico non da piani di sviluppo mada delle operazioni opportunistiche che si avvantaggiano dalla situazione dell’M&A attuale.Negli ultimi mesi, la stampa specializzata ha accostato Telecom Italia a Metroweb come una delle società più appetibiliper l’azienda di Piazza Affari. Metroweb, società controllata da Stirling Square, sembra quindi una delle più papabili.Rumors hanno anche accostato Metroweb a Wind, Axa Infrastructure, Clessidra, e Antin Infrastructure Partners. Ilconsorzio F2i e Telecom Italia potrebbe però essere in vantaggio dopo aver modificato la loro offerta più vicino allarichiesta iniziale. La fonte ha ammesso l’esistenza di un’offerta che si aggira sui 450 milioni di euro, mentre la richiestasembra aggirarsi sui 500 milioni di euro. Nella discussioni tra il compratore e venditore c’è da considerare che StirlingSquare detiene il 76.55%, mentre A2A il resto.Nel processo di consolidamento, Telecom Italia guarda anche alle cessioni ora indicate come non-core. Hanno cedutoLoquendo in agosto, il braccio tecnologico specializzato nella tecnologia del riconoscimento vocale, al gruppoamericano Nuance. Il valore della cessione è complessivo di 53 milioni di euro che ha generato circa 45 milioni diplusvalenza per il consolidato del colosso italiano delle telecomunicazioni. Sempre secondo una nota di Telecom, lacessione «si inserisce nel processo di razionalizzazione del portafoglio delle partecipazioni» e di «focalizzazione nelcore business» di Telecom stessa.