Teologia e PsichiatriaDalla distanza alla collaborazione
Lo spirito con cui la teologia              affronta il dibattito• Negli ultimi decenni la teologia si è confrontata con d...
Lo spirito … 2• Anche se non ha che pochi decenni, questo cammino aperto e costruttivo  ha inevitabilmente portato la teol...
I. Teologia e mente• La teologia non ha un suo discorso sul cervello e sul suo  funzionamento• La teologia ha invece una s...
I. 1. L’anima• Il primo elemento tradizionalmente indicato nellanima è  ereditato dal mondo greco ed è la convinzione che ...
L’anima e il cristianesimo• Nonostante il suo legame con lanima interiore e spirituale, il  cristianesimo - con lincarnazi...
MORTE DELL’ANIMA?• Questa posizione greco - cristiana viene oggi contestata, fino a  parlare di morte dell’anima.• Con la ...
I. 2. La relazione con il Dio vivente• Il secondo elemento dell’antropologia cristiana viene dalla Bibbia  ed è indicato c...
La definizione di Tommaso• Tommaso definisce l’uomo come sostanza intelligente o  anima razionale, ma non cade nello spiri...
Le indicazioni della teologia 1• Quindi la teologia ha sempre• valorizzato lintelligenza come garanzia e baluardo di un um...
Le indicazioni della teologia 2• In questo senso, il cervello non è pensabile - teologicamente - come una  realtà definita...
Le indicazioni della teologia 3• La persona è più del suo cervello e questo, pur importante anche per le  dinamiche spirit...
Le indicazione della teologia 4• È Eddington (EDDINGTON 1935, 9-11 ) nella sua descrizione dei due  tavoliquanto, in fondo...
Le indicazioni della teologia 5•   Questa veloce presentazione permette di capire latteggiamento proprio della    teologia...
II. Teologia e dibattiti moderni•   Che cosa ha imparato la teologia?•   1. che lelaborazione di un processo conoscitivo n...
Confronto filosofia teologia• Confronti storici precedenti della teologia: filosofia, psicologia e  psicanalisi.• In filos...
Confronto con la psicologia•   Mettendo a fuoco il concreto divenire della persona, queste scienze hanno chiarito    vuoi ...
Confronto con la psicanalisi• Con Freud, la psicanalisi ha visto lautocoscienza non come dato  originario ma come il risul...
E con la neurofisiologia? 1• il confronto con i dati della neurofisiologia cerebrale ha una sua specificità.• Bisogna pren...
E con la neurofisiologia? 2• Disattendere questi interrogativi sarebbe disonesto e nessun  uomo di scienza può accettarlo;...
Le prospettive 1•   La teologia non discute i dati ma vuole interrogarli a fondo.•    Se collochiamo questo problema su un...
Prospettive 2•  A questo scopo, appartengono al patrimonio teologico alcune prime  puntualizzazioni sulla unità e differen...
Prospettive 3• Per questo la mente umana va pensata come quella realtà  spirituale che si comprende come relativa al corpo...
Prospettive 4• La realtà materiale e le dinamiche cerebrali appaiono coefficienti  diversi ma indispensabili dellattuarsi ...
• In una simile prospettiva, il cervello non può essere analizzato e  compreso come indipendente ed a se stante ma solo al...
Conclusioni• Provando ad applicare questi criteri, si può dire che lunità della  conoscenza comporta insieme una interpret...
Conclusioni• In questo senso una nuova organizzazione cerebrale non  rappresenta solo un punto di equilibrio della rete ne...
Conclusioni•   Ne viene una concezione duale del processo conoscitivo e della identità personale che, rifacendosi allanima...
Conclusioni• Mi sembra che solo la convinzione che in tutte le operazioni è insito un  movimento di autotrascendenza che f...
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Michele Aramini

  1. 1. Teologia e PsichiatriaDalla distanza alla collaborazione
  2. 2. Lo spirito con cui la teologia affronta il dibattito• Negli ultimi decenni la teologia si è confrontata con diverse problematiche essenziali:• Ermeneutica (Gadamer)• Sociologica ((Habermas)• Epistemologica (Popper) Presentandosi come scienza della fede, la teologia si è trovata - in questi dibattiti - a dover fondare la propria identità e motivare il proprio statuto di sapere critico della fede; ne è venuto un ampio sforzo teso a garantire alla teologia una fondazione teoretica, una metodologia di ricerca ed un apparato concettuale coerenti da una parte con il carattere storico della rivelazione cristiana e dallaltra con il dibattito critico delle scienze.
  3. 3. Lo spirito … 2• Anche se non ha che pochi decenni, questo cammino aperto e costruttivo ha inevitabilmente portato la teologia ad affrontare temi inconsueti.• Il dibattito con le diverse teorie di neurofisiologia della mente si colloca su questo sfondo; per il teologo si tratta di misurarsi con i profondi cambiamenti in atto nella immagine del mondo e delluomo: ovviamente, non si tratta solo di recepire quanto le scienze affermano ma di aprire con loro un proficuo confronto.• Per il teologo, infatti, la legittimazione di una conclusione dovrà sempre essere una legittimazione teologica e non una resa sotto la spada di Damocle della espulsione dall’arengo della modernità.
  4. 4. I. Teologia e mente• La teologia non ha un suo discorso sul cervello e sul suo funzionamento• La teologia ha invece una sua prospettiva circa la persona e la sua coscienza intelligente e libera• Esistono diversi modelli interpretativi della persona umana, che convergono su due elementi essenziali:
  5. 5. I. 1. L’anima• Il primo elemento tradizionalmente indicato nellanima è ereditato dal mondo greco ed è la convinzione che la persona umana ha un centro che regola i nessi strutturali delle parti con lintero;• è lunità dellintero a dare senso alle parti ed a costituire linsieme multiforme della persona come un unico organismo e, solo in rapporto a questa unità strutturante, le singole parti trovano il loro senso.
  6. 6. L’anima e il cristianesimo• Nonostante il suo legame con lanima interiore e spirituale, il cristianesimo - con lincarnazione di Cristo - porrà le basi per un superamento di questo spiritualismo assoluto• e per una concezione dello spirituale come realtà umana che opera nel corpo e si esprime attraverso la realtà materiale. Saranno le scelte dellepoca moderna.
  7. 7. MORTE DELL’ANIMA?• Questa posizione greco - cristiana viene oggi contestata, fino a parlare di morte dell’anima.• Con la conseguente riduzione delle funzioni spirituali a qualcosa di fisico o di chimico (BARRETT 1987; GALIMBERTI 1987).• Tale riduzione è inaccettabile sia nel contenuto sia nel metodo:• Nel contenuto perché è incapace di comprendere il significato della spiritualità umana• Nel metodo perché si assolutizza il cervello dimenticando che esso è parte di una realtà più ampia e unitaria che è l’uomo.
  8. 8. I. 2. La relazione con il Dio vivente• Il secondo elemento dell’antropologia cristiana viene dalla Bibbia ed è indicato con leb – cuore o ruah – spirito. Si tratta della relazione con Dio. Perciò la tradizione cristiana ha concepito la ratio in termini processuali: essa si costituisce in rapporto a quella Verità al cui servizio sta.• In poche parole, la mente non è una realtà completa in se stessa e quasi isolabile da tutto il resto ma - per usare questo linguaggio – è una "facoltà", una facoltà dellanima rivolta a Dio, somma Verità e sommo bene.• Una simile prospettiva processuale non permette di considerare la mente e, men che meno, il cervello come realtà irrelate: essi rimandano oltre se stessi, ad una totalità di senso, alla Verità.
  9. 9. La definizione di Tommaso• Tommaso definisce l’uomo come sostanza intelligente o anima razionale, ma non cade nello spiritualismo che concepisce l’intelligenza come superiore o staccata da ogni altro aspetto dell’uomo.• Egli afferma che la materia corporea è come co-principio metafisico in grado di permettere lautodispiegamento della intelligenza. In tal modo afferma una profonda relazione tra lintelletto e la realtà materiale che, pur fuori delluomo, appartiene al processo del comprendere.
  10. 10. Le indicazioni della teologia 1• Quindi la teologia ha sempre• valorizzato lintelligenza come garanzia e baluardo di un umano colto in chiave di autotrascendenza• e, da Tommaso in poi, ha integrato anche la corporeità materiale allinterno del suo progetto.• Il suo problema è stato ed è la relazione tra la dimensione universale di una intelligenza alla ricerca di senso e la concretezza della figura storica di Gesù, nel quale riconosce lanticipazione di questo senso ultimo; di conseguenza, il suo compito è quello di dar vita ad una circolarità di fede e ragione tale da fondare un sapere critico e scientifico.
  11. 11. Le indicazioni della teologia 2• In questo senso, il cervello non è pensabile - teologicamente - come una realtà definita e conchiusa, come lo strumento di una ragione totalizzante, indipendente da Dio e padrona del senso della vita e delle cose;• non è nemmeno pensabile come una realtà materiale, indagabile nelle sue componenti neurochimiche e frammentabile a piacere sotto la spinta delle scoperte scientifiche:• in quanto "organismo" unitario, la persona non rimanda ad un hardware cerebrale ma ad un senso comprensivo di tutti gli aspetti della vita che nella coscienza trova il luogo del suo concreto darsi.
  12. 12. Le indicazioni della teologia 3• La persona è più del suo cervello e questo, pur importante anche per le dinamiche spirituali, non è sufficiente a spiegarne tutti gli aspetti.• Nello stesso senso, levidenza della verità non può essere ridotta ad una "evidenza sperimentale," di stampo positivista, incapace di un rimando umano ad una ulteriorità che la sorpassi.• La persona, insomma, comprende una pluralità di dimensioni che non possono essere dimenticate od emarginate, senza esserne impoverita.• In una parola, la pluralità dei livelli di conoscenza intenzionale e conscia e la loro articolazione nei diversi ambiti di significato mette in evidenza come in tutte le operazioni sia insito un movimento di autotrascendimento che conduce logicamente, anche se non necessariamente, ad un bisogno di assoluto. È quanto B. Lonergan ha provato a mostrare nelle sue opere (1961, 1975, 1993).
  13. 13. Le indicazione della teologia 4• È Eddington (EDDINGTON 1935, 9-11 ) nella sua descrizione dei due tavoliquanto, in fondo, richiama anche : uno solido e rotondo, con una superficie liscia, e laltro come un ammasso di elettroni. Solo una consapevolezza dei diversi livelli della realtà permette di arrivare a conclusioni riportabili ad un autentico sapere.• Al di là delle differenze tra i diversi autori, la teologia insiste su una concezione aperta e processuale della mente che rappresenta il criterio ultimo della dignità e della identità personale; una simile visione approda ad una concezione dellintelligenza come attività aperta, da verificare continuamente nelle sue dinamiche e nei suoi esiti.
  14. 14. Le indicazioni della teologia 5• Questa veloce presentazione permette di capire latteggiamento proprio della teologia:• essa guarda al cervello come allambito di processi neurofisiologici nei quali prende corpo una determinata forma di appropriazione della realtà, nei quali prendono forma dinamiche esistenziali ed autotrascendenti che permettono una costruzione dellumano e gli danno volto come ricerca di senso, quel senso che la fede indica in Cristo. Quindi per il teologo - lattività intelligente della "mente" è una attività aperta coinvolta nella costruzione dellumano perché ne fa strutturalmente parte; ridurla ad una semplice sommatoria dei processi neuronali sarebbe un interpretarla riduttivamente.• Quello che questo dibattito ripropone è una ripresa della questione epistemologica dal punto di vista della neurofisiologia della mente.
  15. 15. II. Teologia e dibattiti moderni• Che cosa ha imparato la teologia?• 1. che lelaborazione di un processo conoscitivo non è mai una fotografia della realtà: un metodo insegna sempre a selezionare ciò che è importante ed a tralasciare ciò che è irrilevante, insegna a distinguere tra fatti significativi e realtà trascurabili. Ciò che diciamo essere essenziale è tale, cioè essenziale, per la costruzione di una determinata teoria interpretativa; non è detto che lo sia sempre in realtà.• Un processo conoscitivo ha una struttura euristica che procede per ipotesi e verifiche e che, per il suo carattere probabilistico, rappresenta un progressivo e significativo avvicinamento alla struttura del reale. In altre parole, ogni scienza è portatrice di dati, di indicazioni, di risultati che anticipano una comprensione completa; con questi dati, e con le teorie che li interpretano, tutte le altre branchie del sapere dovranno bene o male fare i conti. Ma le teorie non sono mai assolute, e restano sempre discutibili.
  16. 16. Confronto filosofia teologia• Confronti storici precedenti della teologia: filosofia, psicologia e psicanalisi.• In filosofia ci si è confrontati con Cartesio e la su proposta di risolvere la mente in una rappresentazione del mondo che comprende il soggetto e nella quale non ha posto la realtà materiale.• La teologia non ha mai accolto questa rappresentazione, in quanto la coscienza intelligente è strutturalmente aperta al mondo e a Dio.
  17. 17. Confronto con la psicologia• Mettendo a fuoco il concreto divenire della persona, queste scienze hanno chiarito vuoi la storicità del soggetto intelligente vuoi il carattere secondo e non originario della autocoscienza. Intesa come risultato di una interazione con i dati della vita e della storia, la coscienza si costituisce in base ai suoi processi e, per non dissolversi in un puro divenire, dovrà comporre la sua storicità con la sua stabilità.• Vi provvederanno le nozioni del «sé» e dell«io». Questa autocoscienza, plasmata dalla storia e dalla vita, è al tempo stesso portatrice di una intenzionalità che si autocostruisce; la teologia vi ha colto la base di una responsabilità che qualifica la persona di fronte a sé ed agli altri e, soprattutto, di fronte a Dio.•
  18. 18. Confronto con la psicanalisi• Con Freud, la psicanalisi ha visto lautocoscienza non come dato originario ma come il risultato di un conflitto tra le potenze istintuali della persona e la pressione condizionante della società: ne è venuta una grande attenzione alla dialettica di conscio e inconscio, di intenzionale e non-intenzionale.• La teologia ha rifiutato di risolvere la coscienza intelligente e libera in questo solo conflitto e, pur riconoscendone la serietà, ha provato ad inserire queste dinamiche in un contesto più vasto che mantenesse ragione alla intenzionalità dellagire umano ed alla libertà della persona.
  19. 19. E con la neurofisiologia? 1• il confronto con i dati della neurofisiologia cerebrale ha una sua specificità.• Bisogna prendere atto, al riguardo, che la neurofisiologia mette sul tappeto un insieme di dati, di osservazioni, di indicazioni che non possono venir disattesi e che non ho la preparazione per dibattere e verificare. Come osservavo prima, però, ritengo che questi dati – per formulare una teoria completa ed organica - vengano necessariamente uniti ad altri concetti;• in questo modo lo studio del cervello in un quadro di funzionamento neuronale giunge a porre interrogativi basilari circa la vita, la coscienza, lintenzionalità e la libertà.
  20. 20. E con la neurofisiologia? 2• Disattendere questi interrogativi sarebbe disonesto e nessun uomo di scienza può accettarlo;• assumerli senza distinguere tra dati e concezioni generali che danno loro una inquadratura plausibile sarebbe ingenuo.• La gravita della sfida è evidente ma questo non è una buona ragione per evitarla;• la consapevolezza che, una volta che queste interpretazioni fossero accolte, lenfasi sulla libertà e sulla responsabilità non avrebbe più alcun senso e questi stessi valori dovrebbero venir lasciati alla immediatezza popolare del linguaggio comune, esige dagli scienziati grande attenzione e impegno critico ma non deve condurre ad abbandonare il proprio particolare e limitato percorso di ricerca della verità.
  21. 21. Le prospettive 1• La teologia non discute i dati ma vuole interrogarli a fondo.• Se collochiamo questo problema su uno fondo storico più ampio, possiamo dire che la teologia vi ha colto il nodo dellintreccio tra spirito e materia, due concetti spesso utilizzati nel linguaggio cristiano e del magistero ma che questo ultimo non ha mai definito nel loro specifico contenuto.• La stessa teologia, che nella spiegazione della persona ha abbandonato il primato di uno spirito ed ha provato ad integrare il valore della corporeità, non può non avvertire questa sfida come una occasione opportuna per precisare il suo quadro di pensiero e la sua più generale concezione della vita e della libertà.• Ogni comprensione della vita umana portata avanti a scapito della sua concretezza materiale non renderebbe ragione né alla tradizione cristiana né a quella integrazione di livelli diversi che, sola, permette di avvicinarsi meglio alla realtà.
  22. 22. Prospettive 2• A questo scopo, appartengono al patrimonio teologico alcune prime puntualizzazioni sulla unità e differenza tra spirito e materia; sorte per chiarire il senso dellunità dellanima umana - tradizionalmente creata da Dio - non solo con il corpo ma con la totalità personale di una vita che nasce dai genitori, possono essere di qualche utilità per pensare globalmente anche i dati riguardanti il cervello (RAHNER 1984a, 29-84; 1984b, 119-137; 1984c, 139-150; 1969).• La prima cosa è mantenere una basilare distinzione tra la spiritualità di Dio e quella delluomo; mentre quella divina è fondamento di tutto quanto esiste ed in questo senso è presente al mondo intero quella umana comporta una insopprimibile relazione alla corporeità.• Se questo è vero, si dovrà riconoscere che lunità umana di spirito e materia, di intenzionalità e corporeità, di mente e cervello esige una intima rapportabilità di queste realtà: pensate come due realtà del tutto disparate, non sarebbero in grado di costituire una vera realtà (RAHNER 1989).
  23. 23. Prospettive 3• Per questo la mente umana va pensata come quella realtà spirituale che si comprende come relativa al corpo mentre, viceversa, il cervello umano va pensato come quella realtà corporea che si comprende come relativa alla dimensione spirituale del soggetto.• La singolarità del composto umano non permette di interpretare il senso personale del corpo umano attraverso una identificazione funzionale con le dinamiche similari degli animali o la composizione chimica di altri esseri viventi;• per rispettare la singolarità umana, lanalogia andrà sempre composta con la differenza.• La teologia come la filosofia e come la scienza dovranno tenerne conto. Cogliere la loro differenza senza cogliere insieme la loro profonda relazione, significa trascurare un aspetto decisivo sia dellantropologia sia di quel conoscere che parte sempre dalla realtà materiale e sensibile.
  24. 24. Prospettive 4• La realtà materiale e le dinamiche cerebrali appaiono coefficienti diversi ma indispensabili dellattuarsi dello stesso soggetto spirituale.• Per questo lunità della conoscenza ci porta a ritenere che ogni enunciato sulle sue parti e sulla loro attuazione comprenda, in una certa misura, lessenza stessa della conoscenza così che,• se da una parte è legittimo risalire dalle dinamiche cerebrali alla natura del conoscere, dallaltra è altrettanto legittimo retrocedere dal tutto al significato dei singoli aspetti.
  25. 25. • In una simile prospettiva, il cervello non può essere analizzato e compreso come indipendente ed a se stante ma solo allinterno della globalità della vita personale.• Infine, la teologia introduce lincontro tra la ricerca umana di senso e la pienezza di senso anticipata dalla fede come un incontro che non può mai lasciare indifferente la ragione.• È proprio della teologia collegare questa dimensione cognitiva della pienezza del senso non solo alla intelligenza ma anche alla decisione, ad un impegno cioè di libertà.• Là dove la Verità è una persona e non una categoria generale del pensiero, la verità non può essere accolta che nella libertà di una positiva scelta.• Si intuisce così meglio il carattere di scandalo e di follia che la fede possiede sempre e che la teologa non può che ribadire; levidenza simbolica della fede si fonda su dei "segni" più che su delle "prove" e questi segni, palesi agli occhi di tutti, risultano suscettibili di diverse interpretazioni.
  26. 26. Conclusioni• Provando ad applicare questi criteri, si può dire che lunità della conoscenza comporta insieme una interpretazione "corporea" del pensiero ed una "intenzionale" del cervello:• nella misura in cui ogni elemento è considerato nella sua totalità, il tutto rappresenta un fattore di compiutezza per ciascuna delle sue parti.• Come la distinzione non deve impedire la totalità così la permanenza dellio cosciente non deve impedire il mutamento.• Si arriva a questo risultato non già identificando stato fisico e stato mentale ma integrando entrambi in una dimensione più alta in cui il lavoro cerebrale si apre a quella intenzionalità conoscitiva che rappresenta un perfezionamento della persona.
  27. 27. Conclusioni• In questo senso una nuova organizzazione cerebrale non rappresenta solo un punto di equilibrio della rete neurale ma, come base di una ulteriore funzione intenzionale, rimanda ad un perfezionamento dello spirito e non a qualcosa che avviene a fianco ed indipendentemente da esso (BASTI 1991).• È un poco quanto lantica scolastica, sia pure in una forma ontologicamente costringente, indicava con il processo di eductio e potentia materiae.
  28. 28. Conclusioni• Ne viene una concezione duale del processo conoscitivo e della identità personale che, rifacendosi allanima e al corpo, allo spirito e alla materia, alla libertà, al soggetto ed alle sue dinamiche, offre le basi per integrare in modo più ampio ma più vero mente e cervello.• La materia, il corpo e, quindi, il cervello - indispensabili per pensare la vita - sono il dato di base di un insieme superiore.• Un teologo fatica a comprendere la mancanza di attenzione a questi diversi livelli di conoscenza e di realtà, fatica a comprendere come la riconduzione di forme di vita complessa a basi neurofisiologiche comuni spieghi effettivamente unità e diversità, stabilità e cambiamento intesi in quella forma ricca e multiforme che si da nellambito della vita.• Al riguardo il triplice schema di Popper sui tre mondi di oggetti risulta del tutto formale e, per questo, largamente inadeguato per comprendere veramente la realtà del mondo.• Mondo 1 o degli oggetti e delle relazioni di tipo fisico; mondo 2 o dei processi di pensiero e delle relazioni di tipo psicologico; mondo 3 o dei prodotti del pensiero e delle relazioni di tipo logico. Si vedano POPPER- ECCLES (1987); POPPER (1987, 1974).•
  29. 29. Conclusioni• Mi sembra che solo la convinzione che in tutte le operazioni è insito un movimento di autotrascendenza che fa avanzare la coscienza verso livelli più alti, sviluppando così il dato materiale in un modo intenzionale, renda davvero ragione alla realtà.• Spero che queste riflessioni, presentate dallinterno del sapere teologico, possano favorire uno base di scambio fruttuoso. Il conoscere va considerato come un processo materiale e spirituale nel quale il cervello e la mente interagiscono in un quadro antropologico che fa della rete neurale la base per una intenzionalità e, perciò, per una responsabilità e per unetica.• Perché considerare questa molteplicità di livelli come affermazioni spurie invece che come un contributo per una migliore comprensione della persona e per un più efficace dialogo tra scienza e teologia?

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