Castello Di Lombardia

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Castello Di Lombardia

  1. 1. Castello di Lombardia<br />
  2. 2. Storia del castello<br />.<br />La città di Enna, fu sin dall&apos;antichità, legata soprattutto al ruolo militare e di controllo territoriale che la sua particolare posizione le conferiva, dall&apos;alto dell&apos;altipiano calcareo sul quale sorge la struttura storica dell&apos;abitato, si dominano le valli circostanti e tutto il centro dell&apos;isola di Sicilia con vedute a trecentosessanta gradi, la distanza verticale tra il fondovalle e la sommità dello stesso altipiano consente poi un controllo diretto anche di tiro delle vie di accesso alla cima e quindi all&apos;abitato.Delle strutture urbane monumentali e difensive della antichità classica non ci è pervenuta alcuna traccia leggibile ed ascrivibile con sicurezza, tranne i resti delle necropoli del Pisciotto, o le nuove scoperte operate all&apos;interno del Castello di Lombardia ma non ancora pubblicate.Prime notizie riguardanti le fortificazioni ennesi, evidentemente non riferibili alle opere che ammiriamo oggi, ma al Castrum del quale non ci è dato di conoscere l&apos;ubicazione precisa, le abbiamo con la &quot;Geografia&quot; di Strabone, infatti lo studioso asiatico, nel 17 a. C., menziona il Castrum Hennensis come fulcro della linea forte che allora correva tra Siracusa, maggiore città dell&apos;isola, ed Erice, caposaldo della costa lilibetana<br />
  3. 3. La predominanza del settore militare è, riscontrabile nella diffusione del nuovo nome di Henna, Castrum Hennae, ovverossia il Castello di Henna, laddove diviene maggiore il ruolo culturale delle fortificazioni poste sul sito della famosa ma declinata città rispetto alla città stessa. Le fortificazioni romano bizantine potrebbero invece collocarsi in un Castrum posto dove oggi sorge la Torre di Federico. L&apos;ipotesi che ne potrebbe venire corroborata è quella di una cittadella fortificata ma essenzialmente dedita alle attività abitative sulla zona di Est dell&apos;altipiano, circondata da alcuni piccoli nuclei abitativi sempre interni al perimetro delle rupi che guardano le valli, e gemellata da un luogo forte posto verso la punta di Sud Ovest dell&apos;altipiano. Con l&apos;entrata degli arabi il toponimo bizantino di Castrum Hennae venne variato nell&apos;assonante Qasr Jani, dal significato intrinseco ancora oscuro. In età normanna il castello di Enna è documentato già nel 1145, quando si parla delle decime&quot;de balio et de Lombardia que sunt de cappella castelli&quot;. Il toponimo &quot;Lombardia&quot; risale quindi all&apos; età normanna ed è dovuto senza dubbio allo stanziamento di una colonia nord-italiana ad Enna ed in particolare nell&apos;area prossima al castello.<br />
  4. 4. Struttura:<br />Dall&apos;esame comparato delle aperture superstiti e dei resti delle altre strutture similari del castello, risalta subito la quasi totale organicità delle scelte architettoniche che fa ricondurre il progetto del castello ad un anonimo ma certamente unico, Maestro del Lombardia.La struttura basa la sua difendibilità intanto sulla posizione arroccata sulla cima rocciosa della cuspide Est dell&apos;altipiano ennese, qui il basamento roccioso fu intagliato sino a ricavare una alta muratura a barbacane, utilissima alla difesa piombante della base del castello e, evidentemente del tutto inattaccabile da una eventuale opera di mina delle muraglie.Le mura chiudono poi una serie di circuiti modulati secondo diverse linee di difesa sempre più strette e sempre più vicine alla zona chiave del castello stesso, il Maschio. <br />La prima cinta, va probabilmente immaginata come una blanda cortina muraria che doveva contenere anche la Rupe di Cerere, utilissima al controllo delle vallata del Dittaino. Di questa cortina, ci rimangono alcuni lembi oggi seppelliti sotto la strada che porta alla stessa Rupe con due torrette <br />
  5. 5. Rocca di Cerere <br />Particolare della rocca di Cerere: fonte<br />
  6. 6. Più interna stava la cortina muraria che segue l&apos;andamento del roccione calcareo tagliato a scarpa, quella, in parole povere, che viene oggi identificata come la cortina esterna del castello. Su questa cortina si aprivano le entrate. La prima a Sud, ancora esistente, munita di una rampa gradonata percorribile anche a cavallo e chiusa da una porta con arcata esterna a sesto acuto, rimbotto e arcata interna a tutto sesto.Un&apos;altra porta si apre verso la zona della rocca di Cerere, anche questa costruita secondo lo stesso modulo del doppio arco con rimbotto ed anche questa controllata da una torre aggettante dalla cortina muraria e da un camminamento di ronda.<br /> L&apos;entrata principale avveniva invece attraverso una grande porta posta al centro del fronte Ovest del castello, dove oggi è posta la villetta del monumento ai caduti, tale porta, in genere tenuta chiusa, era munita di un sistema con rampa esterna e ponte levatoio, come si può vedere da alcune antiche rappresentazioni e come ci ricorda la tradizione della processione pasquale detta del ponte. Complessivamente il sistema di entrata al castello dal suo lato prospiciente la città, avveniva o dalla porta minore con la rampa e poi attraverso il piccolo cortile del fronte, o attraverso il ponte levatoio e quindi attraverso il cortiletto stesso.<br />
  7. 7. Sotto quello che sino a un paio di anni fa era l&apos;impiantito del palcoscenico teatrale si apre una lunga cavità artificiale che alla luce delle ultime campagne di scavo sembra essere la cella segreta di un tempio dedicato alle divinità KtonieE&apos; questa una vasta galleria con pavimentazione a rampa discendente ed imboccatura ad imbuto, del tutto ricavata nella viva roccia verso una sala sotterranea con loculi per lampade e pinakoi, una sorta di sepolcro gigantesco ed una vasca di raccolta dell&apos;acqua a probabile uso lustrale. Questo cunicolo ha tagliato anche un pozzo verticale controllabile dalla muratura soprastante poi utilizzato per il posizionamento del paranco. Sempre all&apos;interno del cunicolo compare un complesso sistema di raccolta delle acque piovane che venivano poi immesse in una canaletta esterna che portava l&apos;acqua sino ad un abbeveratoio che doveva essere posto all&apos;angolo di Nord Ovest del castello ove oggi è una piccola fontanella.<br />
  8. 8. Esterno del castello …<br />Vista del castello dalla rupe di Cerere<br />
  9. 9. Interni del castello …<br />
  10. 10. Particolari della struttura del castello<br />
  11. 11. La torre pisana<br />La Torre Pisana , detta anche Torre delle Aquile si impone fra le 6 sopravvissute delle 20 torri sveve della Cittadella come la più alta, bella e meglio conservata. La Torre Pisana alta 16.25 m col muro rivolto a nord di 11.25 m nel cui fondo si trova una piccola fossa della profondità di 4.50 m e larga quanto il busto di un uomo, tale fossa è chiamata “fossa dei dannati”. La Torre è detta Pisana dai Pisani che avrebbero fatto parte dell’esercito dei Normanni, alcuni dei quali presidiavano il castello. Intagliata nella parte interna del muro nord vi è una scalinata ripidissima per la quale si giunge sulla torre. Dentro la stessa vi sono numerose stanze, cioè la Regia Aule e i gabinetti, le camere domicilio dei principi e sovrani; non mancano alloggi dei soldati e delle truppe. Vi sono infatti dispense, magazzini e molte altre officine per le truppe presiediate. Nel muro occidentale vi è un porta detta della “Catena Murata” ed una camera che funziono da carcere criminale. La muraglia esterna al castello finisce verso sud in una torre che è il primo dei tre atri del Castello. Il primo atrio, in cui è presente un bel’orto ed un pozzo di acqua dolcissima. Per la porta della Catena si entra nel secondo atrio del castello. Nell’angolo sud si notano le fondamenta di una chiesa dedicata a Maddalena. Verso nord, dopo l’altra torretta rovinata vi è la profonda fossa di San Martino.<br />
  12. 12. La Torre di Federico II<br />La Torre di Federico II rappresenta, assieme al maestoso Castello di Lombardia, il maggiore simbolo architettonico della città di Enna, nonché il suo più imponente baluardo militare dell&apos;età medievale. Essa fa parte del complesso militare chiamato Castello Vecchio, di cui oggi si hanno alcuni resti. La Torre di Federico II, uno dei maggiori monumenti federiciani conservatisi nel territorio italiano, secondo tradizione fu un&apos;opera di Riccardo da Lentini e residenza estiva dell&apos;imperatore svevo, prediletta dal sovrano durante le sue permanenze in Sicilia. Le sue origini, secondo recenti studi, risalgono alla metà del XIII secolo, ovvero all&apos;età manfrediana, fattore quest&apos;ultimo che avvalora la tesi che a volerla e ad abitarvi fu il Federico svevo piuttosto che l&apos;omonimo aragonese.Altro argomento a sostegno dell&apos;origine sveva del monumento è l&apos;inconfondibile impianto geometrico che caratterizza gli altri castelli di Federico II di Svevia, di cui la Torre di Enna è un mirabile esempio a detta di numerosi esperti. La Torre di Federico, svettante com&apos;è in cima a un dosso verdeggiante sull&apos;altopiano della città di Enna, a oltre 950 m d&apos;altitudine e a poche centinaia di metri dal centro geografico esatto della Sicilia, ha rivestito in passato una funzione di primissimo piano come punto di riferimento geotedico per tutta l&apos;Isola. <br />
  13. 13. Fonti storiche accertano che gli antichi astronomi abbiano disegnato proprio dalla cima della Torre ennese, alta 24 metri, il sistema viario siciliano nonché la suddivisione amministrativa vigente nel medioevo, nelle tre &quot;valli&quot;. Un altro aspetto carico di significato simbolico che aleggia sulla severa struttura, riguarda la disposizione delle sue feritoie, che, assumendo un tracciato a croce latina, rappresenterebbero ciascuna antichi Castelli e rovine della Sicilia. Né è casuale la forma ottagonale, cioè derivante dalla rotazione di un quadrato che, appunto, rappresenta la rosa dei venti. Nel Medioevo la Torre di Federico rappresentava, assieme al Castello di Lombardia, il maggiore baluardo difensivo dell&apos;allora Castrogiovanni, città che, grazie all&apos;antichissima fortezza erettavi tremila anni orsono dai Sicani, l&apos;attuale Castello, fu definita dai Romani l&apos; Urbs Inexpugnabilis.<br />Sia il Castello che la Torre erano le &quot;vedette&quot; l&apos;uno del settore orientale della mitica città imprendibile dell&apos;epoca, l&apos;altra di quello occidentale, all&apos;epoca disabitato.<br />A collegarli fu attiva per lunghi secoli una suggestiva galleria scavata nella roccia sotto la città, che, avendo ingresso al Castello di Lombardia, sbuca sul dosso sul quale si eleva la Torre: una funzione militare d&apos;indiscutibile rilievo, cui subentrò, nel 1943, quella di rifugio ideale e al limite del leggendario per il popolo ennese che cercava rifugio dai bombardamenti alleati. Ma la Torre era soprattutto una residenza estiva per l&apos;imperatore, che ivi convocò il primo Parlamento Siciliano.<br />
  14. 14. Creato da:<br />Bonanno Federica<br />Conti Nibali Stefano<br />Maccarrone Giuseppe<br />Pafumi Maria Carmela<br />Russo Concetta<br />

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