IL NATURALISTA Anno 1 numero 3
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IL NATURALISTA Anno 1 numero 3 IL NATURALISTA Anno 1 numero 3 Document Transcript

  • Il naturalistaRIVISTA DELLASOCIETÀ GDNGLI ALBERI NELLA STORIA A N N O 1 N U M E R O 3 E S T A T E 2 0 1 1DEI GIAR- DINISPESSO LANATURAPUÒ ESSEREUSATA PERCREARESTUPENDEOPERED’ARTE ... E’ final- mente In questo numero: stato ap- provato I nostri amici: gerarchia casalinga lo statuto Stanno scomparendo: la tigre del Bengala ufficiale della as- Cara pianta, tu mi aiuti a respirare: le piante, spesso ignorate sociazion da noi, possono essere valide alleate per la nostra salute. e Le foreste primarie: alcune foreste sono così vaste da essere delle risorse indispensabili per la vita sulla terra; e se qualcosa causasse la loro scomparsa?
  • Editoriale PAGINA 2 Carissimi soci e lettori, cui peraltro è partita sto strano mondo e in Bentornati dalle vacanze l‟idea di questo numero, occasione dell‟anno in- estive! è molto riduttivo, perché ternazionale delle fore- anche le piante sono af- ste, vi invito caldamente Sperando che vi siate fascinanti creature da a leggere gli articoli di divertiti e rilassati sono salvaguardare. Purtrop- questa edizione. lieto di introdurvi questo po però le piante sono Concludo dando il ben- numero della rivista. spesso ignorate da am- venuto nella associazio- Questo è però un nume-Bosco canadese bientalisti e naturalisti, ne a Martino Manca, ro particolare, come pre- forse perché meno accat- Fabio Mazza e Fiammet-(P. Klausner, 2009) sto sicuramente capirete. tivanti e interessanti di ta Carolini e ringrazian- Di solito infatti gli arti- quanto non lo sia do Eleonora Mentaschi, coli di questa rivista par- un‟elegante ghepardo in Cinzia Callegaro, Paolo lano e trattano principal- corsa. Carniti e Antonella Ger- mente di animali e temi riguardanti questi, ma Ma in verità il mondo vasini che sempre mi BENTORNATI ciò, come mi ha fatto vegetale se conosciuto è aiutano per la redazione DALLE VACANZE assai appassionante. Per di questa rivista. notare la socia protettri- ESTIVE! introdurvi quindi a que- ce Marina Rimazza, da Alessandro P. Carniti L’ animale in copertina Nome volgare: Stam- Distribuzione:Arco becco delle Alpi alpino (Italia, Francia, Foto scattata da Ales- Nome scientifico: Ca- Svizzera, Austria) sandro Paolo Carniti, pra ibex obex Alimentazione: vege- nel parco naturale di Famiglia: Bovidi tali. Contamines Montjoie, LO STAMBECCO Ordine: Ungulati Peso: 60-117 Kg Col du Bonhomme. Classe: Mammiferi Lunghezza: 149-171 Habitat: boschi di co- Stato di conservazio- nifere e alpeggi monta- ne: Rischio minimo. ni. IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 3 SOMMARIOGLI ARTICOLI RUBRICHE-Cara pianta, tu mi aiu-ti a respirareCome le piante possono aiutarci a vi- G Editoriale Legislazionevere bene nella nostra dimora … I nostri amiciTesto e foto a cura di M. Rimazza La rubrica sugli animali dome- sticiGli alberi nella storiadei giardini Stanno scompa-Spesso la natura può essere usata per rendo Dcreare opere d‟arte … La rubrica sulle specie selvati-Testo a cura di Nadia Fagioli che che si stanno estinguendo-Le foreste primarieLe più grandi foreste del mondo sonogli ultimi “polmoni” per il nostro pia-neta … purtroppo innumerevoli mi-nacce rischiano di farle sparire persempre.Testo di A.P.Carniti foto prese dallarete internet. Con la collaborazione Nscientifica di A. Gervasini e P. Carniti View slide
  • PAGINA 4 Legislazione Ecco a voi uno statuto sociale, che dopo rielaborazioni, correzioni, scontri di idee e tante altre cose, dovrebbe essere quello definitivo.da oggi, per Certo questo non cambierà di molto la vita nella società, ma almenoapprovazione del grazie a questo regolamento abbiamo un riferimento su cui basarci e su cui basare la nostra identità di associazione. Una parola ancheConsiglio sul cambiamento di nome: da oggi, per approvazione del ConsiglioDirettivo, ci Direttivo, ci chiamiamo Giovani Guardiani Della Natura (La sigla è invece la stessa: GDN). Questo perché come ricorderete, altre socie-chiamiamo tà e aziende avevano nomi simili e per necessità abbiamo aggiuntoGiovani Guardiani un “Giovani” al nostro nome.Della Natura (Lasigla è invece la ARTICOLI FONDAMENTALIstessa: GDN). Art. 1) Scopo della Società dei Giovani Guardiani Della Natura (GDN) è quella di riunire in un gruppo unito e coeso gli amanti di quella Natura che è la nostra stessa casa. Scopo dell‟associazione è quello di tutelare l‟ambiente naturale, i suoi esseri viventi e le sue infinite meraviglie. Art. 2) Ogni socio della Società dei Giovani Guardiani Della Natura è tenuto a non uccidere animali o piante senza alcun motivo, e deve anche cercare di evitare che degli animali o piante siano uccisi senza motivo da non soci. Ogni socio deve inoltre cercare di aiutare animali in difficoltà o in pericolo di vita. Per ogni salvataggio deve essere mandato un picco- lo rapporto al presidente della sezione di appartenenza. Questi deciderà se si può premiare il salvatore con un riconoscimento. Art.3) La rivista ufficiale della società è “Il Naturalista”, redatto dal pre- sidente della società, che e pubblicata il 30 settembre, il 30 dicembre, il 30 marzo e il 30 giugno di ogni anno. Art. 4) L‟ anno sociale ha inizio il 1°Marzo, data corrispondente o co- munque vicina all‟inizio della primavera, la stagione in cui la Natura si risveglia dopo il lungo periodo invernale. I SOCI Art. 5) La società è composta da guardie, guardiani e soci adulti protet- tori. I primi sono piccoli amanti delle meraviglie naturali (bambini o po- co di più); i secondi, i guardiani, sono il vero corpo operativo della so- cietà e sono ragazzi con l‟intenzione e la volontà di difendere il patrimo- nio naturale; i terzi sono adulti che, dal momento che non hanno a dispo- sizione molto tempo per operare attivamente nella società, sono comun- que membri importanti della associazione che appoggiano e sorreggono IL NATURALISTA View slide
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 5l‟operato degli altri soci.Art 6) Hanno il grado di guardia tutti i nuovi arruolati che hanno una età compresa tra gli zero e gliundici anni Quando la guardia raggiunge l‟età per diventare guardiano (11 anni), questa deve esserepresentata al presidente della società che giudicherà con mezzi a sua libera scelta se la guardia puòpassare al livello di guardiano. Ogni guardia ha diritto a ricevere la rivista e la spilla della società epuò partecipare ai progetti di ricerca e conservazione della società.Art. 7) Si può entrare nella associazione come guardiani dagli 11 ai 21 anni. Chi è socio da prima delraggiungimento dei 21 anni può rimanere guardiano fino ai 30 anni. I guardiani possono concorrerealle cariche sociali e hanno diritto alla spilla di società al ricevimento della rivista.Art.8) I soci adulti protettori sono soci entrati nella società dopo i 21 anni d’età o guardiani che han-no passato i 30 anni. Non possono accedere alle cariche sociali nei limiti dello statuto. Possono co-munque aiutare, collaborare, consigliare, ricoprire qualunque carica speciale. CARICHEArt. 9) Il presidente della società, eletto da tutti i guardiani ogni anno, rappresenta la società, approva il reclutamento di nuove guardie, approva la promozione delle guardie a guardiani, è capo redattoredella rivista della società, nomina i capo-guardia e può emettere decreti di ogni sorta ma che non va-dano contro lo statuto che rimangono in pieno vigore fino alla fine del suo mandato. Tutti i guardiani sono eletti a questa carica.Art. 10) Il vicepresidente ha gli stessi poteri del presidente tranne quello di emettere decreti vinco-lanti fino alla fine della sua carica. E‟ scelto dal presidente con suo decreto, resta in carica fino aquando viene deposto dal presidente o lo stesso termina l‟anno di carica.Art. 11) Il rappresentante dei soci è eletto annualmente dai guardiani. Ha il diritto di veto sulle deci-sioni del consiglio direttivo che ritiene lesive per i soci e funge da tramite tra i soci e il consiglio o ilpresidente della societàArt. 12) Il capo-guardia è eletto annualmente delle guardie. Ha gli stessi diritti dei guardiani ma nonpuò accedere alle cariche. Insegna alle guardie a rispettare e ad apprezzare il mondo naturale e a co-noscere i regolamenti. Ha diritto di veto sui decreti del consiglio e del presidente ritenuti lesivi per leguardie.Art. 13) Il direttore esecutivo è eletto dai membri del consiglio dei soci, ma non è obbligatorio eleg-gerlo. Questi fa parte del consiglio direttivo e si occupa di supervisionare i vari progetti della societàe fa in modo che questi siano portati avanti. Rimane in carica per un anno.Art. 14) I direttori responsabili sono a capo di un certo progetto di ricerca e/conservazione e si preoc-cupano di gestire le azioni che sono collegate a questo progetto. Il fondatore di un certo progetto neprende la direzione o può delegarla a qualcun altro; in altri casi sarà il consiglio direttivo a eleggereil direttore per un certo progetto. Una persona può dirigere più progetti insieme. CONSIGLIO DIRETTIVOArt. 15) Il consiglio direttivo è composto dal presidente di società, dal vice-presidente ,dal rappre-sentante dei soci e facoltativamente da un direttore esecutivo. Il consiglio direttivo può deciderel‟espulsione di un socio e eventuali modifiche dello statuto; inoltre si consulta per prendere le deci-sioni più importanti e gravose.
  • PAGINA 6 RICONOSCIMENTI E PUNIZIONI Art. 16) Per salvataggi e partecipazioni a progetti il presidente di società può assegnare ai soci vari riconoscimenti: Nastro azzurro: per aver salvato invertebrati o per piccoli interventi. Nastro verde: vale due nastri azzurri e viene dato per la partecipazione a pro- grammi e operazioni della società. Nastro rosso: vale due nastri azzurri e viene dato per un salvataggio finito male di un rettile, anfibio, uccello o mammifero quando il socio premiato ha cercato in tutti i modi di evitare la drastica fine dell‟operazione. Stella di bronzo: vale due nastri azzurri e viene data per interventi di mag- giore importanza o per altro per decisione del presidente. Stella d‟argento: vale due stelle di bronzo e viene data per il salvataggio di animali come anfibi e rettili o per altro per decisone del presidente. Stella d‟oro: è il massimo fregio della società, vale due stelle d‟argento e vie- ne conferito quando ad essere salvati sono stati vertebrati come uccelli e mammiferi o per altro per decisione del presidente. Art 17) Ogni trasgressione a un articolo può essere punita per decisione del pre- sidente di sezione di cui il colpevole fa parte con un Nastro nero. Quando un guardiano totalizza tre nastri neri, il consiglio direttivo può decidere di espeller- lo dalla società. Un nastro nero viene tolto solo se il punito ottiene una stella di bronzo, che verrà cancellata assieme al nastro nero. Nel caso il punito abbia già vari riconoscimenti, gli verrà tolto quello più alto che ha secondo la scala detta- ta nello statuto. Nel caso un socio trasgredisse l‟articolo 2, il consiglio direttivo dovrà immediatamente decidere se espellerlo o no. Art. 18) Le spille di cui si fregiano i soci sono: Spilla di società: è portata da tutti i soci e raffigura il logo della società Spilla della stella d‟oro: è portata dai soci che sono stati fregiati del ricono- scimento della stella d‟oro per decisione del presidente della società. E‟ composta da una stella gialla a cinque punte su sfondo marrone. Spilla onorifica: E‟ conferita per iniziativa e decisione del consiglio dei soci a persone che hanno svolto un ruolo importante nell‟evoluzione della società: per esempio ex presidenti di società e sezioni molto abili duran- te la carica, fondatori di nuove sezioni, promotori di progetti di ricerca e/ o conservazione. Si compone di un planisfero nero su sfondo blu. Lo sfondo è rosso per gli esterni a cui viene dato il titolo di “socio onorario” Spilla presidenziale: E’ portata dal solo presidente di società, è unica e viene passata di presidente in presidente. E‟ composta dal logo della società ma con lo sfondo rosso. Spilla commemorativa: Spilla conferita ai partecipanti a un progetto di con- servazione e/o ricerca importante. IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 7 Stanno scomparendo TIGRE DEL BENGALA Nome scientifico: Famiglia: Felini Ordine: Carnivori Classe: Mammiferi Habitat: mangrovie- ti, foreste pluviali tropicali, foreste monsoniche tropicali foreste temperate, foreste di conifere. Distribuzione: India, Nepal Alimentazione: bu- fali, conigli, cervi, capre, cinghiali, gaur (Specie di di buoi) Peso: fino a 630 Kg Lunghezza: fino a 4.6 m Stato di conserva- zione: In pericoloLe culture antiche vedevano la tigre come una divinità e diceva che fosse“uno spirito inquieto che può comparire in diverse forme”.Purtroppo questi animali sono stati sradicati dalla faccia della terra, uccisiper la passione della caccia o per paura o per denaro. In alcuni paesi asiaticiinoltre le ossa ed altre parti del corpo della tigre sono usati come medicinali,e questo fa sì che vari bracconieri le uccidano illegalmente per poi venderneil corpo in nero alle industrie farmaceutiche.Animali solitari, le tigre vivono e vanno a caccia da sole, ad eccezione delbreve periodo dell‟accoppiamento e di quello passato dalla madre con i cuc-cioli. Le tigri adulte controllano un ampio territorio, che nel caso di alcunimaschi può essere anche di centinaia di chilometri. Le tigri che vivono interritori confinanti si conoscono fra loro e talvolta si dividono le prede. Pos- -Testo di A. P. Car-sono però nascere sanguinose lotte se compare una tigre sconosciuta o se una nititigre tenta di rubare cibo all‟altra. -Foto prese da www.ngm.comAnche se spesso attaccano l‟uomo e sono altamente nocive per il bestiame,se la tigre dovesse per sempre sparire credo che tutti, sia noi occidentali che icontadini autoctoni, saremmo dispiaciuti della perdita del misterioso e leg-giadro spirito sanguinario dell‟India. Alessandro Paolo Carniti
  • PAGINA 8 I nostri amici LA GERARCHIA CASALINGASecondo quanto scoperto sulle sue origini, il cane è attualmente considerato una sotto—specie del lupo. Perquesto motivo può essere utile studiare il comportamento dei lupi per comprendere il comportamento del canedomestico.A questo proposito devo specificare che questo non è del tutto corretto e, nel campo dell‟etologia, si discutemolto delle similitudini tra lupo e cani. Il cane infatti è stato sottoposto dall‟uomo ad una forte selezione geneti-ca che ha prodotto un grandissimo numero di razze differenti. I cani domestici, inoltre, vivono a stretto contattocon l‟uomo e questo ha inevitabilmente prodotto dei comportamenti specifici che non ritroviamo nel lupo. Te-nendo conto delle debite considerazioni, lo studio del lupo può comunque aiutarci, come vedremo in seguito.I lupi, come i cani, sono animali sociali che vivono in branco. Il branco è una sorta di grande famiglia compo-sta da entrambi i sessi. Il branco si muove, caccia e si ciba insieme. Gli accoppiamenti avvengono all‟internodel branco e tutti i componenti cooperano per la difesa e la crescita dei cuccioli.All’interno del branco esiste una gerarchia, cioè ci sono soggetti dominanti e soggetti sottomessi secondouna scala gerarchica.Il “capo branco” o “leader” o “individuo alfa” è il soggetto a cui tutti gli altri sono sottomessi, cui tutti fannoriferimento e che prende le decisioni per il branco intero. Lui è il primo ad avere accesso a tutte le risorse: ilcibo, il luogo di riposo, le femmine. Dopo di lui, a scala, ci sono tutti gli altri, fino al più subordinato.La gerarchia non è rigida, ma può cambiare col tempo. Maschi e femmine tendono ad avere gerarchie separate.I soggetti dominanti hanno accesso secondo un ordine preciso alle risorse e tendono sempre ad instigare le atti-vità del gruppo. Generalmente sono i lupi più adulti e più forti. I sottomessi, in ordine, accederanno solo in se-guito alle risorse. Il più subordinato, che potrebbe essere il più giovane o il meno forte, è l‟ultimo.Ci sono soggetti che hanno un temperamento dominante e tendono sempre a voler raggiungere il “rango” piùelevato. Può capitare che questi soggetti, una volta maturi, riescano a risalire la scala gerarchica e a diventaredominanti.Scott e Fuller (1965) hanno dimostrato che i cuccioli che abbiano avuto contatti con l‟uomo prima delle 12-14settimane di vita, considereranno i loro proprietari come componenti del proprio branco. Alcuni di questi caniconsidereranno quindi a formare una relazione di dominanza/sottomissione con i componenti umani del branco.Comprendere come si comporta un cane leader è essenziale per comprendere come comportarci con il nostrocane. Infatti per il cane noi dobbiamo essere il suo branco, dobbiamo creare la giusta scala gerarchica. Que-sto, anche se è sempre vero, lo è in particolar modo per quei proprietari che notano nel loro cane una spiccatatendenza ad essere dominanti nei loro confronti.Questo però non significa essere più forti di lui, più cattivi o più aggressivi. Un vero capo branco infatti,non ricorre praticamente mai alla violenza: sono il suo comportamento generale, gli atteggiamenti neiconfronti delle risorse ed il linguaggio de l corpo a dimostrarlo. Se siamo violenti con un cane, se lo sgri-diamo fisicamente o se continuiamo a gridare contro di lui non capirà mai che siamo i leader cui affidar-si, ma solo ad avere paura e a voler scappare da noi.Dobbiamo dimostrare al cane che siamo i leader e che lui deve far riferimento a noi per qualsiasi cosa, che puòfidarsi di noi come capobranco: In una famiglia il cane deve essere il soggetto più subordinato IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 9mentre le persone devono essere tutte considerate un gradino più alto nella scala gerarchica. Questo permette anoi di poter controllare il cane, ma anche al cane di sentirsi più tranquillo e sereno. I cani infatti hanno bisognodi un leader, un soggetto che decida per loro, un individuo di cui possano ciecamente fidarsi, a cui possano rife-rirsi in ogni momento, questo li rende meno insicuri ed ansiosi. E questo leader dobbiamo essere noi.Analizziamo allora come si comporta un leader. Il capo branco:A) Mangia per primoB) Cammina davanti a tutti, è il primo a passare attraverso porte, recinti ecc.C) Decide lui quando è il momento di andare a caccia, quando è il momento di riposare o quando giocareD) Dorme più in alto degli altri, per tenere sotto controllo il territorioE) Ha accesso per primo alle femmineUna volta compresi questi punti fondamentali siamo in grado di applicarli al cane, in modo tale da stabili-re la giusta gerarchia:A) Il cane deve sempre mangiare per ultimo, dopo che la famiglia ha terminato. Questo perché se lo facessi- mo mangiare prima lui percepirebbe se stesso come il leader che ha accesso per primo al cibo e noi come i subordinati che mangiano dopo di lui.B) Il cane deve essere l‟ultimo a passare porte, cancelli, ecc. Per lo stesso motivo sopra descritto.C) Dobbiamo essere noi a decidere i tempi di gioco, riposo e alimentazione. Il leader del branco, come detto in precedenza, decide quando andare a caccia, quando riposare, ecc. Il leader prende l‟iniziativa: il subor- dinata, ad esempio, deve attendere che esso decida di giocare con lui, altrimenti dovrà attendere. Così dob- biamo essere noi a voler iniziare il gioco con il nostro cane. Se il cane viene e cerca un contatto per gioca- re, noi dobbiamo ignorarlo un momento. Non bisogna sgridarlo, semplicemente rimanere indifferenti ai suoi tentativi di richiamare la nostra attenzione. Quando se ne sarà andato, allora prenderemo la pallina e lo inviteremo a giocare. Sono passati pochi minuti, ma il cane percepisce che siamo noi a decidere quando giocare o meno.D) Il cane non deve dormire nel letto, ma sempre in una posizione più bassa della nostra. Siamo noi che rima- nendo più in alto, controlliamo la situazione e ci prendiamo cura del branco.Queste indicazioni andrebbero applicate sempre, anche se bisogna considerare il tipo di carattere di ogni cane.Infatti è soprattutto con i cani più dominanti che queste regole diventano essenziali. Non tutti i cani sono por-tati ad essere dominanti. Alcuni possono assumere atteggiamenti sottomessi in alcune situazioni (ad esempio neicorsi di addestramento) ed in altre situazioni dimostrarsi dominanti (ad esempio a casa).I proprietari di cani dominanti, devono portare molta attenzione nel mantenere chiara la scala gerarchica, per nonessere sopraffatti dal cane e poterlo gestire in modo tranquillo. Eleonora Mentaschi
  • PAGINA 10 GLI ARTICOLI Cara pianta, tu mi aiuti a respirare Atmosfera pesante, aria irrespirabile…quando si parla di inquina- mento atmosferico, solitamente si pensa agli agglomerati urbani sorti attorno a grandi fabbriche, si pensa a grandi ed affollati luoghi pub- blici, si pensa allo smog urbano. Quasi mai il pensiero si rivolge all‟inquinamento rilevabile all‟interno di ogni singola casa. Ciascuno di noi, a fine giornata, rientra nella propria abitazione convinto di la- sciarsi alle spalle il tanto e troppo inquinamento che ci circonda ogni giorno. Ma siamo sicuri che l‟aria che respiriamo a casa nostra sia leggera, pura e non inquinata? Tutti, da tempo, siamo vittime di inquinanti chimici provenienti dai vari materiali da costruzione, dai tanti apparecchi vari, mobili,stufe, etc.Immagine di una Accurati studi scientifici, hanno contribuito a scoprire che nella no- Dracena stra “home sweet home”, non siamo per nulla al riparo! Negli anni ‟80, la NASA condusse studi sulla qualità dell‟aria nelle stazioni spa- ziali abitate, constatando che talune piante avevano la capacità di as- sorbire gli inquinanti presenti nell‟atmosfera. In Francia, il “Centre Scientifique et Technique du Batiment”, la Facoltà di Farmacia di Lille e il “Laboratoire Physico-chimie des Processus de Combustione t de l‟Atmosphère (PC2A) de l‟Université des Sciences et Technolo- gies di Lille, hanno condotto congiuntamente uno studio sull‟argomento con il programma Phyt‟air. (Programma di ricerca sulla fattibilità della bio-sorveglianza dell‟aria all‟interno degli edifi- ci attraverso le piante). Gli studi internazionali non cessano di prose- guire perché ogni pianta è in grado di disinquinare l‟atmosfera di- ventando senza dubbio un prezioso e necessario aiuto all‟essere uma- no aiutandolo nella sua funzione primaria, la respirazione! Le piante verdi arricchiscono l‟aria di ossigeno vitale ed assorbono l‟anidride carbonica che può rivelarsi tossica in forti concentrazioni (dal 7%).In ogni locale della casa possono essere messe “piante”, camere da letto comprese. Malgrado una credenza diffusa, l‟emissione di anidride carbonica delle piante da interno è assai trascurabile rispetto alla quantità di ossigeno rilasciata durante il giorno. I ricercatori hanno dimostrato la funzione purificante di diverse piante sugli inquinanti IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 11dissolti nell‟aria. Non si tratta di un semplice assorbimento, ma di un vero e proprioprocesso messo in atto da quasi tutte le piante.Ma quali piante e in quale stanza della casa, per aiutare la nostra respirazione?Si suggeriscono: cactus (contro le radiazioni elettromagnetiche), aglaonema (contro ilbenzene), ficus elastica (assorbimento della formaldeide), spatifilio (contro il benzene,lo xilene, la formaldeide, l‟ammoniaca)…piante adatte in un ufficio e nel bagno.Ficus Benjamina, Aglaonema, Dracena “Warneckei”, Gerbera, Raphis (contro tutti i tipidi inquinamento provocati da moquette, colle, tende lavate a secco, fumo di sigaretta,mobili in truciolato)…piante adatte alla camera da letto di adulti.Felce di Boston, Clorofito, Dracena, (contro tutti i tipi di inquinamento provocati damoquette, cera, vernice) e Spatifilio (contro benzene, xilene, formaldeide, ammoniaca)…piante adatte alla camera da letto di bambini.Dracena, Anturium, Raphis, Ficus Benjamina, Spatifilio…piante adatte in cucina.Ficus Benjamina, Dracena, Palma da dattero, Filodendro, Sansevieria, Dracena, Po-tos,Clorofito, Aglaonema, Spatifilio…piante adatte in soggiorno.Insomma come da sopra, per ogni locale della casa, si potrà trovare una pianta da collo-care la cui scelta dipenderà dallo spazio a disposizione, dal gusto personale, da quantosi vuole spendere per l‟acquisto della pianta stessa.La Palma d‟oro contro tutte le categorie di inquinanti (fatta eccezione per il monossidodi carbonio) va sicuramente allo Spatifilio.Ad oggi non si è in grado di sapere quante piante occorrano per raggiungere lo scopo didisinquinamento totale all‟interno di un appartamento, né se debbano essere sostituite econ quale frequenza, ma la presenza di qualche pianta fra quelle suggerite abbellirà co-munque le nostre case e contribuirà, senza dubbio alcuno, a migliorare la nostra sensa-zione di benessere e ci aiuterà a respirare meglio!P.S. Caro “Il Naturalista”, ricordati di dare sempre spazio al mondo vegetale, come faicon tanta bravura con quello animale, perché molte specie sono in pericolo di estinzio-ne…impegnamoci a salvaguardare il patrimonio vegetale, tutti, anche assieme a GDN! Marina Rimazza
  • PAGINA 12 In queste pagine: SOPRA: Immagini di Ficus ACCANTO IN ALTO: Immagine di Spatifilio ACCANTO IN BASSO: Immagine di Felce di Boston (Foto prese da siti web) IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 13
  • PAGINA 14 Gli alberi nella storia dei giardini L‟uomo ha sempre subito il fascino dell‟albero, questo dispensatore di ombra e di quiete, che forse ha colpito la sua fantasia sia perché supera di tanto la durata“L’uomo ha della sua esistenza sia per l‟impressione di forza che offre il suo possente tron-sempre subito co; a cui però non vanno disgiunte né la poesia che scaturisce dal canto degliil fascino uccelli ospiti fra le sue fronde né la gratitudine per essere talvolta generoso di cibo e di protezione.dell’albero,questo dispen- Certo la prima manifestazione dell‟uomo nei riguardi degli alberi fu quella di rispetto religioso, comune d‟altra parte a tutte le cose che venivano divinizzate,satore di om- come testimoniano i boschi sacri presso i Greci, i Romani, i Galli e i Germani .bra e di quiete I primi consacrarono la quercia la sommo Giove e il frassino a Poseidone. La…” quercia fu sacra anche alle popolazioni celtiche e a quelle germaniche che la dedicarono a Thor. Che anche l‟uomo moderno avverta ancora qualcosa di arcano e di nobile nell‟albero ce lo indica però la loro scelta quali testimoni dell‟estremo sacrifi- cio dei combattenti nei „ Parchi della Rimembranza‟. Dall‟antichità abbiamo notizie di giardini egizi a disposizione regolare di quelli assiro-babilonesi pensili con viali rettilinei di quelli greci di tipo più naturale con alberi a gruppi e aiuole di fiori. Maggiori notizie si hanno sui giardini ro- mani il cui fulcro era rappresentato da un piazzale con fontane e viali perpendi- colari di cipressi, pini, lecci, palme, olivi, tigli insieme a siepi di rosmarino, mirto e bosso con gruppi di agrifogli e lauri. Fin da molti secoli avanti Cristo il giardino cinese, era in fiore con la sua strut- tura irregolare; gli elementi che lo costituivano erano assai complessi; in essi si sfruttavano sapientemente le acque le rocce le grotte e boschetti. Gli alberi era- no i pruni da fiore gli aceri nani le magnolie, le camelie, i bambù, le ortensie etc.. Il giardino giapponese estremamente allusivo e simbolico con conifere nane. Nel giardino islamico grande importanza rivestiva l‟acqua (vedi l‟Alhambra a Granata) che serviva a mitigare la temperatura nei numerosi cortili. Nel Medioevo i giardini si rinserrarono fra le mura dei castelli e dei monasteri con piante da frutto. Nel rinascimento abbiamo il giardino all‟italiana caratterizzato da rigorosità geometrica siepi di sempreverdi, pergolati , labirinti e alberi dalla chioma rego- lare. Gli alberi formavano gruppi con finalità „costruttive‟. Lo stile rigoroso del giardino all‟italiana fu ripreso e rielaborato in Francia per merito del grande Le Notre che inserì l‟importante elemento della prospettiva. Il giardino all‟inglese pittorico o naturale cerca di adeguarsi al paesaggio circo- IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 15-stante, si abbandona la simmetria e si da importanza ai prati verdi ben curati, viali ad andamento sinu-oso. Gli alberi isolati erano di grande sviluppo e i boschetti a contorno irregolare composti di solito dauna stessa specie.Nel nostro secolo è da notare la diffusione dei giardini pubblici cittadini a scapito di quelli privati as-solvendo funzioni sociali in quanto disponibili per tutti i cittadini.La scelta delle piante in un giardino dipende dalle caratteristiche peculiari: una latifoglia ombreggiadurante la stagione calda, ma è spoglia d‟inverno mentre le conifere non sono piante da ombra peròmantengono il loro effetto decorativo. Anche le consociazioni fra alberi e arbusti dovranno essere scel-te con cura al fine di evitare contrasti di forme e di colori. Inoltre è importante scegliere le specie inbase al loro futuro sviluppo se un giardino è di limitata superficie.Per concludere l‟albero ha sempre occupato una parte molto importante nella vita dell‟uomo e possia-mo senza dubbio aggiungere che l‟uomo non potrebbe esistere senza gli alberi Nadia Fagioli
  • PAGINA 16 Le foreste primarie Alberi, eleganti ed imponenti, ma per noi non sono altro che decorazioni delle vie cittadine. Infatti non bisogna assolutamente scordare il ruolo primario che gli alberi e tutte le altre piante svolgono nel ciclo della vita sul nostro pianete: noi tutti sappiamo che le piante, attraverso la fotosintesi clorofilliana, immettono nell‟atmosfera terrestre l‟ossigeno che ci permette di vivere. Naturalmente non grazie ai due alberi dei parchi cittadini l‟ossigeno necessario per far vivere mi- liardi di esseri viventi continua ad essere prodotto né per mezzo di boschi e fore- ste dalla piccola estensione; così proprio per questo, sono di vitale importanza le grandi foreste della Terra, le cosiddette “Foreste primarie”. Le foreste primarie della Terra costituiscono il “polmone verde” del nostro pia- neta; esse sono la nostra riserva di ossigeno, e inoltre regolano la temperatura, impediscono i processi di smottamento del terreno, e riducono la quantità di bi- ossido di carbonio (CO2) che viene rilasciato nell’atmosfera, fissandolo attraver- so il processo della fotosintesi. Insomma, esse permettono di mantenere l‟equilibrio dell‟ecosistema necessario alla vita del nostro pianeta. E‟ per tutti questi motivi che la loro riduzione, che negli ultimi decenni ha avuto un‟accelerazione incontrollata, causa serie preoccupazioni per il corretto equili- brio dell‟ecosistema Terra e rientra tra i grandi danni ambientali causati dall‟uomo. Le grandi foreste mondiali sono: Foreste del Nord America: tra il Canada meridionale e gli Stati Uniti, si esten- dono vaste zone boschive, in cui vive circa il 28% del totale di alberi nel mondo. In queste foreste boreali, di conifere e latifoglie, vivono molte ani- mali e vegetali e grandi mammiferi come lupi, alci, cervi e orsi bruni, sicu- ramente simboli di queste foreste e animali emblemi di tutto il Nord Ameri- ca. Purtroppo però in questa zona alcune aree non sono collegate tra loro, e gli animali non possono per questo muoversi liberamente sul territorio se- condo le proprie necessità. Inoltre ogni anno 10 mila chilometri quadrati di foresta vengono abbattuti in questa immensa zona. IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 17Foreste del Cile: In questo paese me-ridionale ci sono vaste foreste di arau-caria, che ospitano varie tribù di popo-li indios e vari animali. Qui abita an-che un timido e poco famoso animale:il cervo delle Ande (Hippocamelusbisulcus), diffuso solamente nelle fo-reste della parte meridionale delle An-de.Foreste del Pacifico: situate sulle co-ste dell‟oceano pacifico e sulle grandiisole come Borneo, Nuova Guinea …)variegate e immense, queste forestesono l‟habitat di migliaia di specie vegetali (Tra cui più di 2000 specie di orchidee). Qui abitano an-che varie specie di scimmie, di cui una, l‟orangutang (Pongo pygmeus) è un nostro stretto parente.Foreste dell’Europa: le grandi foreste europee ospitano solo il 3 % del quantitativo di alberi nelmondo e si trovano tra la Scandinavia e la Russia. Abitate da antichi popoli che allevano renne, que-ste foreste sono continuamente minacciate dall‟industria del legno.Foresta dell’Amazzonia: la foresta amazzonica è sicuramente la più grande foresta del mondo: lamaggior parte del territorio che ricopre non è mai stato esplorato e nasconde dentro di sé migliaia dispecie vegetali e animali, in gran parte sconosciuti. Ci sono note 60.000 specie vegetali, 1000 di uc-celli e 300 di mammiferi (Di cui il più famoso è sicuramente il giaguaro) e ancora molte di più di in-setti e artropodi in generale. Questa estensione di territorio purtroppo però favorisce anche contrab-bando di qualunquecosa su sconosciutevie nella foresta eovviamente il disbo-scamento intensivo,spesso praticato ille-galmente. In appenatre decenni, sono statidistrutti più di 55 mi-lioni di ettari di fore-sta.Foreste pluviali a-fricane: Di questeimmense foreste plu-viali purtroppo abbia-mo già perso l‟85 %.Anche qui il legnameviene illegalmente
  • PAGINA 18 (Almeno nella maggior parte dei casi) prelevato, minacciando la vita di mol- te specie animali e vegetali tra cui lo scimpanzé, il gorilla e il timido elefante delle foreste, da poco riconosciuto specie a sé stante (Loxodonta cyclotis) Foreste della Siberia: Sebbene se ne senta parlare poco la foresta siberiana è la più vasto zona boschiva del mondo intero, abi- tata da fantastiche creature adattate per so- pravvivere ai rigidi inverni russi, come la tigre siberiana, l‟orso dell‟ Himalaia o il cervo muschiato. Quali sono le principali minacce per la sopravvivenza delle foreste primarie? Deforestazione: l‟avanzata umana per prelevare legno, costruire campi col- tivati, abitazioni, strade, ecc. causa il disboscamento e quindi la morte di piante, la distruzione di habitat per gli animali e il rimpicciolimento delle foreste stesse. Effetto serra: più appropriatamente “aumento dell‟effetto serra”, è dovuto all‟innalzamento della concentrazione nell‟aria dei cosiddetti “gas ser- ra” (Anidride carbonica, vapore acqueo, metano … ) e causa l‟innalzamento della temperatura media della Terra. L‟aumento di anidride carbonica è cau- sato principalmente dalla combustione dei combustibili fossili per il traffico aereo e veicolare e per la produzione di energia. L‟aumento della temperatu- ra terrestre è nocivo per le piante e gli animali delle foreste perché sono spe- cie abituare a vivere a una determinata temperatura che, se alterata, causa una modificazione del loto bioritmo. Piogge acide: la pioggia naturale senza inquinamento è debolmente acida a causa della presenza di CO2 , disciolta nella pioggia stessa. L’impiego di combustibili (legno, carbone, petrolio e gas) dà luogo a inquinanti come os- sidi di zolfo (SOx ) e ossidi di azoto (NOx ), che si trasformano nell’aria in acido solforico (H2SO4 ) e acido nitrico (HNO3) che sono acidi minerali forti che innalzano l‟acidità della pioggia. Le piogge acide hanno un effetto disa- stroso sul suolo e sulla vegetazione delle foreste. L‟aumento di acidità del IL NATURALISTA
  • ANNO 1 NUMERO 3 PAGINA 19terreno (cioè abbassamento del pH) può compromettere l‟attività dei molti processi microbiologiciche vi hanno luogo. Il terreno si impoverisce di calcio, magnesio, potassio, sodio, utili elementi perle piante. Il meccanismo di aggressione delle piogge acide sulla vegetazione è sia diretto che indiret-to: diretto, attraverso il fogliame che, esposto direttamente alle precipitazioni subisce modificazioniquali rallentamento della crescita, ingiallimento e precoce caduta; indiretto, attraverso la modifica-zione della composizione del terreno. Infatti nel suolo si libera lo ione alluminio che può sostituire ilcalcio causando una diminuzione dell‟apporto di nutrimento; le piante si indeboliscono diventandopiù esposte all‟attacco di insetti, parassiti e varie malattie.Per questi tre motivi le foreste e i loro animali stanno scomparendo. Non più di un quinto delle fore-ste originarie del pianeta è rimasto intatto. E‟ opportuno ricordare che molte specie di animali e ve-getali vengono fatte estinguere prima ancora di essere state scoperte! Se si continua di questo passo,si può stimare che nel giro di 20 anni circa le foreste primarie saranno dimezzate, con orribili conse-guenze!!! Alessandro Paolo Carniti
  • La rivista “Il Naturalista” esce ogni tre mesi e ed è la rivista sociale della associa- GDN zione GDN, società ambientalistica che riunisce amanti, soprattutto giovani, della natura Guardiani Della Natura REDAZIONEPresidente: A. P. Carniti Capo-redattore: Alessandro P. CarnitiVice-presidente: G. Ronzani Responsabili rubriche: Eleonora Mentaschi,Rappresentante dei soci P. Pastorino Guglielmo Ronzani Correttrice bozze: Cinzia CallegaroE-mail: alessandrop,carniti@fastwebnet.it Consulenza scientifica: Antonella Gervasini, Alessandro P. Carniti“Mai dubitare che un piccolo Responsabile grafica e impaginazione:gruppo di persone possa cambiare A.P.Carnitiil mondo, perché è l’unica cosa cheè sempre successa” GDN Per i più piccoli Una famiglia di orsi, famigliola di orsi ave- primo ma una talpa composta da orso va viveri per l’inverno gli tirò una zampata Grizzly, orsa bruna, la ma nessun riparo. sul muso. madre e la figlia or- I castori si offrirono Dopo una lotta con setta bianca, aveva per ospitarli, ma la un porcospino e una trovato durante loro casetta di legno con un lupo la fami- l’estate un bel posto era troppo piccola. glia orsi trovò una ta- per passare l’inverno, Chiesero ad un gufo na adatta a loro. vicino al fiume e vici- ma questi disse che Questa tana era stata no a dove passavano le uniche tane vuote costruita da un grup- i salmoni. Ma alla fine che conosceva si tro- po di ambientalisti dell’estate una inon- vano sugli alberi. che aveva saputo dazione distrusse tut- Dopo un po’ di tempo dell’allagamento di te la loro caverna, videro una bella buca alcune tane per orsi. anche se portò sulla accogliente: orso Cecilia Paola Carniti terraferma molti sal- Grizzly ci entrò per moni morti. Per ciò la