Living planet report 2012
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Lanciata dallo Spazio l’edizione 2012 del ‘Living Planet Report’, l’indagine biennale del WWF sulla salute della Terra illustrata in orbita dall’astronauta dell’ESA, André Kuipers.

Lanciata dallo Spazio l’edizione 2012 del ‘Living Planet Report’, l’indagine biennale del WWF sulla salute della Terra illustrata in orbita dall’astronauta dell’ESA, André Kuipers.
Le cifre: meno 30% di biodiversità in circa 40 anni, fino a -60% nei Tropici. In 1 anno consumiamo nel mondo le risorse di 1 Pianeta e mezzo; in Italia di 2,5 Pianeti ogni anno

Siamo talmente avidi che in un anno ‘divoriamo’ le risorse naturali di un Pianeta e mezzo (in parole povere utilizziamo risorse oltre la capacità che i sistemi naturali hanno di rigenerarle attraverso i loro cicli vitali). Una voracità che ha provocato, solo fra il 1970 e il 2008, la perdita del 30% di biodiversità a livello globale con punte del 60% nei Tropici, tra le aree geografiche più colpite del mondo. Un trend di sovrasfruttamento confermato anche dai dati sull’impronta ecologica degli ultimi anni: nel 2008, infatti, a fronte di una biocapacità (cioè della capacità che i sistemi naturali hanno di produrre risorse biologiche utilizzabili dagli esseri umani) della Terra di 12 miliardi di ettari globali (Gha) , corrispondenti ad una ‘porzione’ pro capite media di 1,8 gha – che nel 1961 era di 3,2 ettari globale, quasi il triplo - si è registrata un’impronta ecologica umana di 18,2 miliardi di gha complessivi per una quota procapite di 2,7 gha. In Italia superiamo addirittura la media mondiale con un consumo annuale di ben 2,5 Pianeti e una quota pro capite di 4,5 gha. http://bit.ly/JRAlVB

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    Living planet report 2012 Living planet report 2012 Document Transcript

    • QUESTO RAPPORTO È STATO PRODOTTO IN COLLABORAZIONE CON: I2012Living PlanetReport 2012Biodiversità, biocapacitàe scelte migliori
    • WWFIl WWF è una delle più grandi organizzazioni mondiali indipendenti per la con-servazione della natura, con oltre 5 milioni di soci e una rete globale attiva in oltre100 paesi. La missione del WWF è arrestare il degrado dell’ambiente naturale delnostro Pianeta e creare un mondo dove l’uomo possa vivere in armonia con la na-tura, tutelando la biodiversità, garantendo un utilizzo sostenibile delle risorse nat-urali rinnovabili e promuovendo la riduzione dell’inquinamento e degli sprechi.Zoological Society of LondonFondata nel 1862, la Zoological Society of London (ZSL) è un’organizzazione inter-nazionale scientifica dedita alla conservazione della natura e all’educazione am-bientale. La sua missione è ottenere e promuovere la conservazione delle specieanimali e dei loro habitat a livello mondiale. La ZSL dirige il Giardino Zoologico diLondra e il Parco di Whipsnade, fa ricerca scientifica nell’Istituto di Zoologia e par-tecipa in modo attivo nel campo della conservazione della natura a livello mondiale.Global Footprint NetworkIl Global Footprint Network promuove la scienza della sostenibilità lavorandosull’Impronta ecologica, uno strumento che consente di misurare la sostenibil-ità. Insieme ai suoi partner, questo network opera per migliorare e implementarequesta scienza coordinando la ricerca, sviluppando standard metodologici e forn-endo a coloro che devono prendere delle decisioni resoconti sulle risorse naturaliper aiutare l’economia umana a operare all’interno dei limiti ecologici della Terra.Agenzia Spaziale EuropeaL’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è la porta di accesso allo spazio per l’Europa.La sua missione consiste nello sviluppo delle capacità spaziali europee e nellagaranzia che gli investimenti effettuati per la conquista dello spazio continuinoa produrre vantaggi e ricadute positive per tutti i cittadini europei e del mondo.L’ESA è un’organizzazione internazionale a cui appartengono 19 stati membri.Coordinando le risorse finanziarie e intellettuali dei suoi membri, l’Agenzia ri-esce a intraprendere programmi e attività che vanno ben oltre le possibilità deisingoli paesi. I diversi programmi dell’ESA sono finalizzati ad approfondire leconoscenze sulla Terra, lo spazio che la circonda, il sistema solare e l’universo.WWF International Global Footprint NetworkAvenue du Mont-Blanc 312 Clay Street, Suite 3001196 Gland, Switzerland Oakland, California 94607, USAwww.panda.org www.footprintnetwork.orgWWF Italia European Space AgencyVia Po, 25/c ESA HQ Mario-Nikis00198 Roma, Italia 8-10 rue Mario Nikiswww.wwf.it 75738 Paris Cedex 15 FranceInstitute of ZoologyZoological Society of LondonRegent’s Park, London NW1 4RY, UK LOGO FSCwww.zsl.org/indicatorswww.livingplanetindex.org
    • IndiceIntroduzioneMantenere vivo il Pianeta vivente, di Jim Leape 4Essere protagonisti del cambiamento, di Adriano Paolella 6Il futuro è nelle nostre mani, di Gianfranco Bologna 8Agenzia Spaziale Europea: La Terra dallo spazio 10La Terra necessita di uno spazio maggiore, di André Kuipers 117 miliardi di aspettative, un Pianeta 12Il Living Planet Report 2012 in breve 16Capitolo 1: Lo stato del Pianeta 18Tenere sotto controllo la biodiversità globale 22L’Indice del Pianeta vivente 24L’Impronta ecologica 40Popolazione, sviluppo e urbanizzazione  56L’Impronta idrica 66Capitolo 2: perché occuparsene 72Collegare biodiversità, servizi ecosistemici e persone 74Le foreste 78I fiumi a scorrimento libero 86Gli oceani 88La lotta per la terra 92Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? 94Gli impatti dei cambiamenti climatici 96L’utilizzo degli scenari 102Progettare l’Impronta ecologica fino al 2050 104Modellazione del capitale naturale a Sumatra 105Il modello delle Foreste viventi 106Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente 108Conclusioni128Allegati: Note tecniche e tabelle dati 130Allegato 1: L’Indice del Pianeta vivente 132Allegato 2: L’Indice dell’Impronta ecologica 138Allegato 3: Glossario e abbreviazioni 150Bibliografia 157
    • A cura diRedattore capo: Monique Grooten.Redazione: Rosamunde Almond and Richard McLellan.Team editoriale: Nigel Dudley, Emma Duncan, Natasja Oerlemansand Sue Stolton.Revisori esterniWilliam F. Laurance, FAAAS (Distinguished Research Professor andAustralian Laureate, Centre for Tropical Environmental and SustainabilityScience (TESS) and School of Marine and Tropical Biology, James CookUniversity, Cairns, Australia; and Prince Bernhard Chair for InternationalNature Conservation, Utrecht University, Utrecht, the Netherlands).Pita Verweij (Copernicus Institute of Sustainable Development, Facultyof Geosciences, Utrecht University, the Netherlands).Zoological Society of London (ZSL):Louise McRae and Ben Collen (gruppi direttivi: Indice del Pianeta vivente);con Stefanie Deinet, Peter Hill, Jonathan Loh, Jonathan E. M. Baille andVictoria Price.Global Footprint Network (GFN):Gemma Cranston (gruppo direttivo: Impronta ecologica); con MathisWackernagel, Michael Borucke, Alessandro Galli, Kyle Gracey, KatsunoriIha, Joy Larson, Scott Mattoon, David Moore, Juan Carlos Morales andPati Poblete.WWF:Neil Burgess, Antje Ahrends, Nirmal Bhagabati, Brendan Fisher, EmilyMcKenzie and Kirsten Schuyt (servizi ecosistemici); Jessica Battle (marino);Carina Borgstrom-Hansson (città); Ashok Chapagain (Impronta idrica);Bart Wickel and Lifeng Li (acque dolci); Elaine Geyer-Allely (popolazionee sviluppo); Rod Taylor and Therese Tepe (foreste); Nicholas Sundt(cambiamenti climatici).Un ringraziamento speciale per l’ulteriore revisione e i contributiva a: Naikoa Aguilar-Amuchastegui, Keith Allott, Jason Anderson, VictorAnderson, Simon Anstey, Alberto Arroyo-Schnell, Mike Baltzer, Adam Barlow,Eugenio Barrios, Andreas Baumueller, Karin Bilo, Gianfranco Bologna, BruceCabale, Sandra Charity, Boping Chen, Sarah Christie, Jason Clay, Carol Day,Adrian Dellecker, Kristina Van Dexter, Cristina Eghenter, Wendy Elliott,Helen Fox, Neva Frecheville, Erik Gerritsen, Aimee Gonzales, Johan van deGronden, May Guerraoui, Lasse Gustavsson, Pablo Gutman, Chris Hails, RayHilborn, Reinier Hille Ris Lambers, Richard Holland, Jeff Hutchings, ColbyLoucks, Andrea Kohl, Jim Leape, Lou Leonard, Aimee Leslie, Jonathan Loh,Imke Luebbeke, Gretchen Lyons, László Máthé, Anne Meikle, Sergy Moroz,Sally Nicolson, Stuart Orr, Anouk Pasquier, Helen Pitman, Mark Powell,Gerry Ryan, Anke Schulmeister, Alfred Schumm, Claudia Schweizer,Stephan Singer, Samantha Smith, Gerald Steindlegger, Paul Sunters,Jon Taylor, Michele Thieme, Samuel Turvey, Niall Watson, George White,Luke Wreford, Julia Young and Natascha Zwaal.European Space Agency:Robert Meisner (gruppo direttivo); with Rosita Suenson, Bernhard vonWeyhe, Nadia Imbert-Vier, Roberto LoVerde and Chiara Solimini.Edizione italiana a cura di: Eva Alessi, Gianfranco BolognaCoordinamento editoriale: Emanuela PietrobelliTraduzione: Patrizia ZarattiImpaginazione: Letré - Roma
    • Living PlanetReport 2012Biodiversità, biocapacitàe scelte migliori~
    • Mantenere vivoil Pianeta viventeNoi tutti ben conosciamo la cruda serie di grafici sulle emissioni di © WWF-Canon / www.ateliermamco.comcarbonio, la deforestazione, la carenza di risorse idriche e la pescaeccessiva che illustra nel dettaglio le modalità con cui stiamo indebo-lendo le risorse e la resilienza della Terra. Questa edizione 2012 delLiving Planet Report ci racconta il risultato di tutto ciò – la pressionecomplessiva che esercitiamo sul Pianeta e il conseguente declino del-lo stato di salute di quelle foreste, fiumi e oceani che rendono possi-bile la nostra esistenza.Viviamo come se avessimo un altro Pianeta a nostra disposizione.Utilizziamo il 50% in più delle risorse che la Terra può fornire e, senon cambieremo il corso delle cose, questa percentuale sarà destinataad aumentare rapidamente – entro il 2030, anche due Pianeti nonsaranno più sufficientiTuttavia, abbiamo l’opportunità di scegliere. Possiamo creare un fu-turo prospero, che fornisca risorse alimentari, idriche ed energeticheai 9, o forse 10, miliardi di persone che abiteranno il Pianeta nel 2050.Siamo in grado di produrre il cibo necessario senza incrementarel’Impronta dell’agricoltura – senza distruggere altre foreste o utiliz-zare una maggiore quantità di acqua o sostanze chimiche. Le soluzio-ni si trovano nella riduzione dei rifiuti, che attualmente sono costitu-iti in gran parte dagli alimenti che produciamo; in un miglioramentodell’utilizzo delle sementi e delle tecniche di coltivazione; nel renderenuovamente produttivi i terreni degradati; nel cambiare le abitudinialimentari - in particolare, nel ridurre il consumo di carne nei paesiad alto reddito.Siamo in grado di assicurare un approvvigionamento idrico sufficien-te a soddisfare le nostre esigenze preservando, allo stesso tempo, lasalute di fiumi, laghi e zone umide da cui le stesse risorse idriche pro-vengono. Tecniche d’irrigazione più intelligenti e una migliore piani-ficazione possono, per esempio, contribuire a un utilizzo più efficien-te di tali risorse. È, soprattutto, necessario mettere a punto regimi digestione delle risorse idriche che coinvolgano un maggior numero diattori e che gestiscano i bacini fluviali quali sistemi viventi complessie ricchi di diversità quali sono.Siamo in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico per mez-zo di fonti pulite e abbondanti, quali l’eolico e il solare. Il principaleimperativo resta, però, quello di sfruttare meglio l’energia che utiliz-WWF Living Planet Report 2012 pagina 4
    • 20 ANNI DOPO ziamo: aumentare l’efficienza di edifici, autoveicoli e fabbriche può L’EPOCALE EARTH dimezzare la quantità totale di energia impiegata. Se impareremo a risparmiare, sarà possibile soddisfare le nostre esigenze grazie alle SUMMIT, energie rinnovabili, a patto, però, di inserire queste tecnologie nelle CI TROVIAMO DAVANTI economie e porre fine ai 700 miliardi di dollari di sussidi che ci ten- A UN’OPPORTUNITÀ gono legati a petrolio e carbone. CRUCIALE PER FARE A giugno 2012 le nazioni del mondo, le imprese e un’ampia rappre-IL PUNTO SUL PERCORSO sentanza della società civile si riuniranno a Rio de Janeiro per la Con- INTRAPRESO  ferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile. Venti anni dopo l’epocale DAL MONDO E SU QUALE Earth Summit, questo appuntamento rappresenta un’opportunità FUTURO vogliamo cruciale per fare il punto su dove sta andando il mondo e su quale futuro vogliamo. Questo evento può e deve rappresentare, per i governi, il punto di partenza di un nuovo percorso verso la sostenibilità. Costituisce, inoltre, un’opportunità unica per implementare le alleanze: governi di regioni come il Bacino del Congo o l’Artico che si uniscono per ge- stire le risorse condivise; città che competono e si ispirano l’un l’altra per la riduzione delle emissioni di carbonio e la creazione di spazi urbani più vivibili; aziende concorrenti sul mercato che uniscono le forze per rendere sostenibili le proprie catene di approvvigionamento e offrire prodotti che aiutino i clienti a utilizzare una minore quantità di risorse; fondi pensionistici e fondi sovrani d’investimento che in- vestono in professioni ecocompatibili. Queste soluzioni, insieme alle altre contenute in questa edizione del Living Planet Report, dimostrano come tutti dobbiamo contribuire a mantenere vivo e vitale il nostro Pianeta – conciliando ciò con un’e- qua gestione delle risorse alimentari, idriche ed energetiche e preser- vando gli ecosistemi che sostengono la vita sulla Terra. Jim Leape Direttore Generale WWF Internazionale Introduzione pagina 5
    • ESSERE PROTAGONISTIdel CaMBIAMENTOIn qualunque data si voglia porre il momento dell’acquisizione © WWFItalia/M. Valerio“politica” dell’esistenza di un problema ambientale, si voglia il 1972anno della Dichiarazione di Stoccolma o il 1992 Conferenza di Rio,da allora ad oggi le condizioni ambientali e sociali del pianeta sonopeggiorate.Da anni, grazie anche al linguaggio divulgativo utilizzato da moltiricercatori, c’è una piena consapevolezza della profonda alterazionedegli equilibri ecologici e degli enormi rischi che l’umanità staaffrontando, è inoltre disponibile una gigantesca mole di elaborazioniscientifiche ed al contempo si può attingere ad un significativo bagagliodi soluzioni già sperimentate e immediatamente praticabili.Nonostante ciò l’uso delle conoscenze, soluzioni e strumentazionidisponibili, nonostante in sé siano efficaci, non si è dimostratorisolutivo.Ad esempio l’approfondimento delle conoscenze, la predisposizionee l’uso di modelli previsionali e di indicatori per il monitoraggiosono rimasti di pertinenza di nicchie di tecnici e di amministratori,e la possente innovazione tecnologica ha affiancato e non sostituitole soluzioni precedentemente adottate (all’aumento della quantità dienergia da fonti rinnovabili corrisponde un incremento dell’uso deicombustibili fossili anche ricorrendo a forme di estrazione, qualequello per le sabbie bituminose, con impatti ancora più consistentidi quelle dei tradizionali pozzi). Anche la ricerca dell’efficienza diprocessi e prodotti, che ha aumentato la qualità di alcune merci, nelbilancio complessivo è stata resa marginale dall’aumento dei consumie dalla diffusione di prodotti di bassa qualità ambientale e sociale.Infine la maggiore sensibilità ambientale delle istituzioni non si èconcretizzata in un effettivo ripensamento delle politiche; infatti anchein presenza di una crisi economica mondiale che mette in dubbio queiparametri, quali lo sviluppo materiale, fin qui ritenuti intoccabili, igoverni rincorrono comunque l’aumento del PIL perseguendo cosìuna incongruità non solo economica (non è possibile l’aumento deiconsumi quando si concentra troppo la ricchezza e si impoverisconofasce sempre più estese di popolazione) ma anche ambientale (non èpossibile consumare più della quantità delle risorse esistenti).Si può dunque dire che, nonostante la disponibilità di strumentazionidi enorme potenzialità, l’aumento della conoscenza e delle capacitàtecniche, l’aiuto di tecnologie a minor impatto, l’efficienza dei prodottie delle merci, la sensibilità delle istituzioni le condizioni del pianetasono peggiorate.WWF Living Planet Report 2012 pagina 6
    • Utilizzare al meglio Sembra quindi che oltre a predisporre ed utilizzare nuove gli strumenti strumentazioni sia necessario modificare le modalità con cui esse si mettono in pratica. L’elemento mancante, e che forse con la sua conoscitivi assenza invalida tutte le iniziative, è la partecipazione delle comunità e tecnologici nei principali processi decisionali. disponibili Un certo numero di decisioni, quelle più profonde, quelle che per ricomporre maggiormente delineano il futuro, non sono di pertinenza delle comunità e spesso nemmeno delle loro rappresentanze istituzionali. un sistema Dal costo dei cereali, a quello dei carburanti, alla speculazione in cui le comunità finanziaria solo per citare tre elementi sui quali si confrontano tutte le prendono possesso politiche nazionali non sono governati né dalle comunità, né dai lorodel proprio futuro. rappresentanti. Eppure queste decisioni hanno effetti destrutturanti nell’ambiente e sulle comunità intendendo con questo termine non solo l’insieme di individui ma anche la capacità produttive delle stesse e quindi il tessuto imprenditoriale in esse presente. Forse questo è il nodo della questione. Il rafforzamento della governance internazionale dell’ambiente, anche oggetto della prossima Conferenza di Rio + 20, seppure motivata e ragionevole, non riuscirà a risolvere i problemi se non inserita in un diverso contesto operativo dove governi nazionali ed istituzioni internazionali pongono attenzione a coloro che essi dovrebbero rappresentare e da cui, invece, sono sempre più distanti. Forse con la partecipazione attiva, con l’autonomia delle comunità, con la gestione diretta delle risorse si potrebbero ridurre i consumi e la crescita demografica, aumentare la qualità delle merci, diffondere le migliori tecnologie. Si potrebbero utilizzare al meglio gli strumenti conoscitivi e tecnologici disponibili, si potrebbe ricomporre un sistema in cui le comunità prendono possesso del proprio futuro e consapevolmente lo delineano. Quanto contenuto nel Living Planet Report va in questa direzione. Fornire elementi conoscitivi e ipotesi di intervento attraverso i quali, con consapevolezza e lucidità, esercitare una pressione sui governi per obbligarli a scegliere percorsi sostenibili e per recuperare quella autonomia decisionale delle comunità che, coordinata in una visione complessiva, sola può conservare e riqualificare l’ambiente, garantire occupazione, promuovere un benessere diffuso. Adriano Paolella Direttore Generale WWF Italia Introduzione pagina 7
    • IL FUTUROè nelle nostre maniSe i nostri modelli di produzione e consumo delle risorse naturali,se i nostri impatti sugli ecosistemi e la biodiversità e se le modalitàdi gestione delle nostre economie, centrate sulla continua crescitamateriale e quantitativa, continueranno senza essere profondamentemodificati e reindirizzati, l’intera umanità si troverà ad affrontarelivelli senza precedenti di distruzione e degrado.I trend attuali con i quali continuiamo a gestire la complessarelazione tra i sistemi naturali e quelli sociali, sono oggi chiaramenteinsostenibili per il futuro. è bene che tutti siamo consapevoli chequeste affermazioni non si basano su delle opinioni personali.La comunità scientifica internazionale che, da decenni, studiala dinamica dei sistemi naturali ed i suoi cambiamenti globali,analizzando e registrando l’impatto che l’attività umana esercita sudi essi, ha dimostrato che l’intervento umano sui sistemi naturalidel Pianeta è paragonabile alle grandi forze geologiche che hannomodificato e plasmato da sempre la nostra Terra, nei suoi 4.5 miliardidi anni di esistenza.Non è quindi un caso che, sin dal 2000, il premio Nobel per lachimica, Paul Crutzen, ha proposto di definire Antropocene il periodogeologico che va dalla Rivoluzione Industriale ad oggi, un piccolobattito di ciglia nella storia della Terra, proprio a dimostrazione delruolo dominante e pervasivo ormai esercitato dalla specie umana. Ilconcetto di Antropocene è stato richiamato persino nelle copertine dimagazine di fama internazionale, come “The Economist” e “Time”.E a fine marzo 2012 la comunità scientifica che si occupa deicambiamenti globali, l’autorevole Earth System Science Partnership(ESSP), nell’ambito della più grande organizzazione scientificamondiale, l’International Council for Science (ICSU), ha realizzatouna grande conferenza dal titolo “Planet Under Pressure”, durante laquale è stato fatto il punto delle conoscenze sin qui acquisite.La conferenza si è conclusa con uno “State of the Planet Declaration”,dove si sottolinea che il funzionamento del sistema Terra, grazie alquale è stata possibile la civilizzazione umana, è oggi a rischio. Senzaazioni urgenti la disponibilità di acqua, di cibo, di biodiversità e di altrerisorse fondamentali, sarà sempre più a rischio e ciò intensificherà lecrisi economiche, ecologiche e sociali, creando le potenzialità per ilverificarsi di emergenze umanitarie su scala globale.Ecco perché sono necessarie risposte immediate e concrete per avviarele società umane sulla strada della sostenibilità. Il “Living PlanetReport” del WWF ci dimostra quanto sia importante che tutti noiWWF Living Planet Report 2012 pagina 8
    • Sono necessarie possiamo diventare protagonisti di un cambiamento effettivo, nella risposte immediate prospettiva di un solo Pianeta (One Planet Perspective). Dobbiamo tutti avere ben chiara la consapevolezza dei limiti biofisici e concrete per del nostro Pianeta rispetto alla nostra continua pressione, come avviare le società brillantemente e pionieristicamente, aveva indicato il Club di Romaumane sulla strada nel 1972, con il primo rapporto sui limiti della crescita (“The Limitsdella sostenibilità. to Growth”), più che mai con una popolazione mondiale che ha già sorpassato i 7 miliardi di abitanti e che nel 2050, secondo le Nazioni Unite, sarà di 9,3 miliardi. Applicare la sostenibilità vuol dire, in pratica, che tutti noi, istituzioni, imprese, società civile, dobbiamo imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta. Il WWF, con questo Rapporto e le sue attività concrete in tutto il mondo, contribuisce a indicare la strada per far sì che questo cambiamento diventi realtà. E noi tutti dobbiamo essere protagonisti del cambiamento. Gianfranco Bologna Direttore scientifico WWF Italia Introduzione pagina 9
    • Agenzia Spaziale Europea: La Terra dallo spazio Quest’anno un nuovo partner ha contribuito alla produzione del Living Planet Report, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), impegnata ad arricchi- re le conoscenze sulla Terra, sull’ambiente che la circonda nello spazio, sul nostro sistema solare e sull’universo, a beneficio del Pianeta e dei suoi abitanti. Coordinato dal consiglio direttivo dei Programmi di osservazione della Terra, un crescente numero di satelliti fornisce un flusso costante di infor- mazioni che consentono di comprendere e analizzare lo stato del Pianeta, tenendo sotto controllo i cambiamenti. L’ESA si è dedicata all’osservazione della Terra dallo spazio sin dal lancio del primo satellite meteorologico, nel 1977. Sebbene continui a mettere a punto satelliti in campo meteorologico, attualmente la sua attenzione si è spostata sul comprendere i meccanismi di funzionamento del sistema Terra e su come l’attività umana influenzi i processi naturali. I satelliti offrono un pratico mezzo d’osservazione e controllo della Terra nel suo insieme. A bordo dei veicoli spaziali, strumenti sensibili raccolgo- no dati precisi volti a svelare le complessità del nostro Pianeta e a seguire le mutazioni nel loro avvenire, soprattutto quelle associate agli effetti dei cambiamenti climatici. Oltre ad apportare benefici alla ricerca europea, ciò fornisce a coloro che devono prendere decisioni le informazioni necessarie per fare fronte ai cambiamenti climatici, garantire un futuro sostenibile e rispondere ai di- sastri naturali e causati dall’attività umana. ERS and Envisat, le missioni chiave dell’ESA, hanno rivelato nuovi scena- ri su molti aspetti del Pianeta. Queste missioni, ognuna corredata di ap- propriate strumentazioni, hanno consentito una comprensione migliore dell’inquinamento atmosferico e dei buchi dell’ozono, redatto una mappa dell’innalzamento del livello e della temperatura della superficie del mare, tenuto sotto controllo i cambiamenti dei ghiacci artici e registrato le desti- nazioni d’uso del territorio. Le missioni Earth Explorer hanno affrontato pressanti questioni scien- tifiche quali la gravità terrestre, i mutamenti nello spessore dei ghiacci, il ciclo idrico, i campi magnetici, il ruolo delle nuvole del bilanciamento dell’energia terrestre e il ciclo del carbonio. Parallelamente, l’ESA ha messo a punto una serie di missioni chiamate Sentinels, finalizzate alla fornitura di servizi per il Programma europeo di monitoraggio della Terra (GMES). I dati sono stati utilizzati in una vasta gamma di applicazioni per la gestione dell’ambiente, come il monitoraggio della biodiversità, delle risorse naturali, della qualità dell’aria, della diffu- sione di idrocarburi e delle ceneri vulcaniche, nonché per sostenere le mis- sioni per gli aiuti umanitari e di risposta alle emergenze in caso di disastri.WWF Living Planet Report 2012 pagina 10
    • La Terra necessitadi uno spazio maggiore!Guardare fuori dall’oblò e ammirare la Terra dallo spazio è normale © André Kuipers / ESAper un astronauta come me. Nonostante ciò, mi sento privilegiato.PromISSe rappresenta la mia seconda missione nello spazio. Que-sta volta, rimarrò nella Stazione spaziale internazionale per 5 mesi,un tempo molto diverso dagli 11 giorni della mia prima missione nel2004. Tuttavia, quegli 11 giorni nello spazio cambiarono la mia vita.Guardare la Terra dallo spazio fornisce un punto di vista unico. Il no-stro Pianeta è un luogo molto bello e molto fragile, protetto solo da unsottilissimo strato di atmosfera, essenziale per la vita. Le grandi fore-ste sembrano molto piccole e spariscono dalla vista in pochi attimi. Èstata proprio questa prospettiva che mi ha consentito di comprenderemolte cose e mi ha spinto a diventare un ambasciatore del WWF.L’Agenzia Spaziale Europea sta portando avanti delle ricerche che for-niscano informazioni sulla salute del nostro Pianeta. Alcune minaccerisultano visibili a occhio nudo, mentre altre vengono tradotte in cifreche raffigurano come, dove e perché il nostro mondo stia cambiando.Ciò che io ho visto dallo spazio si riflette in questo rapporto.In questa nona edizione del Living Planet Report, ancora una volta gliIndici più importanti mostrano come il Pianeta sia sottoposto a pres-sioni insostenibili. Ora noi sappiamo che la domanda di risorse natu-rali quali pesce, legname e cibo stia aumentando rapidamente fino aun livello difficilmente reintegrabile in maniera sostenibile.Tutto ciò che è importante per me e che amo si trova su questo unicoPianeta.Questo Pianeta è la mia casa, la casa della mia famiglia, dei miei amicie di altri 7 miliardi di persone, ma anche di bellissime foreste, monta-gne, savane, oceani, laghi e fiumi, nonché di tutte le specie viventi. Ilnostro Pianeta è stupendo, ma anche molto fragile.Noi abbiamo la capacità di salvare la nostra casa, di proteggere il no-stro Pianeta. Non solo a nostro beneficio, ma soprattutto per le gene-razioni future. Noi possediamo la soluzione. Ognuno di noi può con-tribuire operando le scelte migliori nel modo di governare, produrre econsumare. Sta a noi prenderci cura del nostro Pianeta.André KuipersAstronauta, Agenzia Spaziale Europea Introduzione pagina 11
    • 7 miliardi di aspettative,un PianetaNella vasta immensità dell’universo, un sottile strato di vita circon- L’INDICEda un Pianeta. Su di esso, milioni di specie prosperano, delimitate inbasso dalla roccia e in alto dallo spazio. Insieme, esse formano gli eco- DEL PIANETAsistemi e gli habitat che noi conosciamo come pianeta Terra e che for- VIVENTE CONTINUAniscono una moltitudine di servizi ecosistemici dai quali dipendono A MOSTRARE UNl’umanità e tutte le forme di vita. DECLINO GLOBALETuttavia, la crescente domanda antropica di risorse esercita pressioni DI CIRCA IL 30%terribili sulla biodiversità. Ciò minaccia la continuità della fornituradei servizi ecosistemici, mettendo così a rischio non solo la biodiver- DAL 1970sità, ma anche la sicurezza, la salute e il benessere futuri della nostrastessa specie.Questa nona edizione del Living Planet Report documenta i muta-menti dello stato della biodiversità, degli ecosistemi e della domandaantropica sulle risorse naturali ed esplora le implicazioni di tali mu-tamenti per la biodiversità e le società umane. Il rapporto evidenziacome sia ancora possibile invertire i trend attuali operando sceltemigliori che pongano la Natura al centro delle economie, dei modelliaziendali e degli stili di vita.Il capitolo 1 presenta lo stato del Pianeta sulla base di tre indicatoricomplementari. L’Indice del Pianeta vivente, basato sui dati di un nu-mero di popolazioni di specie superiore a quello precedente, continuaa indicare un declino del 30% della salute della biodiversità, dal 1970ad oggi (fig. 1). Questo trend viene osservato negli ecosistemi terrestri,di acque dolci e marini, ma è maggiore per le specie di acqua dolce, lecui popolazioni mostrano una decrescita media del 37%. L’Indice delleacque dolci tropicali ha subito un declino ancora superiore, arrivandoal 70%. In generale, dal 1970 l’Indice tropicale globale è diminuito del60%. Di contro, nello stesso periodo l’Indice delle regioni temperateè aumentato del 30%. Tuttavia, ciò non significa necessariamente chela biodiversità delle zone temperate si trovi in uno stato migliore diquella delle zone tropicali, in quanto l’Indice temperato nasconde gra-vi perdite storiche precedenti l’inizio dell’analisi.L’Impronta ecologica mostra un trend consistente di sovraconsumo(fig. 2). Nel 2008, l’anno più recente per il quale siano disponibili dati,l’Impronta superava la biocapacità della Terra – la superficie realmen-te disponibile per la produzione di risorse rinnovabili e l’assorbimentodelle emissioni di CO2 – di oltre il 50%. L’Impronta del carbonio co-stituisce il fattore più significativo che determina il “superamento deilimiti ecologici” – terminologia utilizzata per descrivere il momento incui a livello globale l’Impronta ecologica supera la biocapacità.WWF Living Planet Report 2012 pagina 12
    • Fig. 1: Indice del 2Pianeta vivente(WWF / ZSL, 2012) Valore dell’indice (1970 = 1)Legenda Indice globale del pianeta vivente 1 Limiti di confidenza 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 AnnoFig. 2: Impronta 2ecologica globale(Global FootprintNetwork, 2011) Numero di Pianeti Terra 1 0 1961 1970 1980 1990 2000 2008 Anno Una nuova analisi dei trend di consumo dei paesi BRIICS (Brasile, Russia, India, Indonesia, Cina, Sudafrica) e di gruppi a livelli diversi di reddito e sviluppo, insieme ai trend di urbanizzazione e di popola- zione, ha evidenziato un preoccupante potenziale di un ulteriore in- cremento dell’Impronta umana nel futuro. L’Impronta idrica della produzione offre una seconda indicazione della domanda antropica sulle risorse rinnovabili. Per la prima volta, questo rapporto include l’analisi della disponibilità idrica, nel corso dell’anno, nei principali fiumi del mondo. Tale analisi ha mostrato come, nel mondo, 2,7 miliardi di persone vivano lungo bacini idrici che almeno un mese l’anno subiscono carenze idriche gravi. Il cap. 2 evidenzia i collegamenti fra biodiversità, servizi ecosistemi- ci e persone. Gli impatti dell’attività umana su tre ecosistemi – fore- ste, acque dolci e marino – vengono esaminati più dettagliatamente, Introduzione pagina 13
    • insieme a un’analisi specifica dei servizi ecosistemici da essi forniti.Vengono, inoltre, prese in esame le pressioni sulle risorse naturali, tracui quelle di interesse commerciale sui terreni agricoli nei Paesi in viadi sviluppo.Il Living Planet Report offre una visione dello stato di salute del Pia-neta. Il WWF guarda al di là dei dati scientifici per comprendere leaspettative, gli sforzi, le richieste e i contributi dell’umanità che stan-no causando tali cambiamenti sulla Terra. In questa edizione del Li-ving Planet Report, l’agricoltrice keniota Margaret Wanjiru Mundia ci UN PASSO AVANTIaiuta a fare ciò. Margaret verrà presentata nel capitolo 2. In contrastocon questo punto di vista, le straordinarie immagini dell’ESA. I GOVERNI E LE IMPRESEIl capitolo 3 analizza ciò che potrebbe riservarci il futuro. Vengono HANNO INIZIATO Apresi in esame i possibili effetti dei cambiamenti climatici e vengono IMPEGNARSI PERpresentati diversi scenari, compreso quello dell’Impronta ecologica. MITIGARE TALI RISCHIQueste analisi indicano che portare avanti uno scenario BAU avràgravi, potenzialmente catastrofiche, conseguenze. In particolare, i PROMUOVENDOcontinui incrementi delle emissioni di gas a effetto serra porteranno L’ENERGIA RINNOVABILEa un aumento irreversibile della temperatura media di oltre 2°C, chesconvolgerà gravemente il funzionamento di quasi tutti gli ecosistemimondiali e influenzerà drammaticamente lo sviluppo e il benessereumano.Chiaramente, l’attuale modello di sviluppo, che si basa su sempremaggiori consumi e fa affidamento sui combustibili fossili, unito a unapopolazione in continua crescita e a una scarsa gestione complessivadelle risorse naturali, risulta insostenibile. Molti paesi e popolazionistanno già facendo fronte a diverse problematiche connesse alla per-dita di biodiversità, al degrado dei servizi ecosistemici e ai cambia-menti climatici. Fra essi: la scarsità di risorse alimentari, idriche edenergetiche; l’aumentata vulnerabilità nei confronti dei disastri na-turali; i rischi per la salute; le migrazioni di popolazioni e i conflittiper le risorse. Tali rischi ricadono in maniera sproporzionata sullepopolazioni più povere, benché esse contribuiscano in misura minoreall’Impronta ecologica dell’umanità.Sebbene la tecnologia possa essere utilizzata per sostituire alcuni ser-vizi ecosistemici e per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici,in uno scenario BAU (Business As Usual) questi rischi potranno soloaumentare e diffondersi sempre più. Le economie emergenti corronoil pericolo di non riuscire a realizzare la propria aspirazione a stan-dard di vita più elevati, mentre i paesi e le comunità ad alto redditorischiano di veder intaccato il proprio benessere.Governi e imprese più lungimiranti hanno iniziato un percorso di ri-duzione di tali rischi, per esempio promuovendo le energie rinnovabi-li, l’efficienza delle risorse, le produzioni più ecocompatibili e i modellidi sviluppo inclusivi dal punto di vista sociale. Tuttavia, i trend e situa-zioni evidenziati in questo rapporto mostrano come molti degli attualitentativi si rivelino insufficienti.WWF Living Planet Report 2012 pagina 14
    • Come fare, quindi, per invertire il declino della biodiversità, riportare l’Impronta ecologica nei limiti del Pianeta e ridurre realmente i cam- biamenti climatici antropogenici contrastandone gli impatti dannosi? Come ottenere questi risultati garantendo, contemporaneamente, a un sempre maggiore numero di persone un accesso equo a risorse na- turali, alimentari, idriche ed energetiche? Il capitolo 3 offre alcune soluzioni già a portata di mano: futuri sce- nari alternativi, basati su modelli differenti di consumi alimentari in grado di arrestare la deforestazione e il degrado delle foreste, costitu- iscono alcune delle opzioni già disponibili per ridurre il superamen- to dei limiti ecologici e prevenire i pericolosi cambiamenti climatici. Tali tematiche vengono poi approfondite nel capitolo 4, che illustra la prospettiva One Planet del WWF per una gestione del capitale na- turale - biodiversità, ecosistemi e servizi ecosistemici – entro i limiti ecologici della Terra. Oltre agli impegni su larga scala per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi, questa prospettiva esplora le scelte migliori, lungo l’intero sistema di produzione e consumi, per la salvaguardia del ca- pitale naturale, da sostenere reindirizzando i flussi finanziari e con politiche di gestione delle risorse più eque. L’implementazione di questo cambiamento costituirà una grande sfida, che comporterà de- cisioni e compromessi difficili. Tuttavia, i nostri scenari dimostrano come sia ancora possibile ridurre l’Impronta ecologica e i trend dei cambiamenti climatici utilizzando le attuali conoscenze e tecnologie e avviando un percorso verso società umane sane, sostenibili ed eque. The Living Planet Report e Rio +20 20 anni fa, quando i leader mondiali si incontrarono a Rio de Ja-TUTTI I 193 STATI neiro, furono messi a punto alcuni degli accordi internazionaliMEMBRI più importanti per fare fronte alle sfide che il nostro Pianeta do-DELLE NAZIONI UNITE veva affrontare. Fra le altre iniziative, furono sottoscritte la Con-SI SONO IMPEGNATI, venzione sulla Diversità Biologica e la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e fu avviata la procedu-CON GLI OBIETTIVI ra di creazione della Convenzione contro la Desertificazione. IlDI SVILUPPO messaggio basilare del meeting fu rinforzato dall’impegno di tuttiDEL MILLENNIO, i 193 stati membri delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di SviluppoA PORRE FINE del Millennio – eliminare la povertà, proteggere la biodiversità e ridurre le emissioni dei gas a effetto serra. A giugno 2012, nel cor-ALLA POVERTÀ, so di Rio +20 verranno valutati gli avvenimenti di questi 20 anniPROTEGGERE e verranno individuate le nuove azioni da intraprendere per fareLA BIODIVERSITÀ fronte alle problematiche urgenti di sicurezza ambientale, equitàE RIDURRE LE EMISSIONI e gestione delle risorse. Il Living Planet Report contiene informa-DI GAS SERRA zioni importanti per questo summit cruciale e ai delegati verrà offerta la possibilità di leggere un riassunto speciale del rapporto per la conferenza (www.panda.org/lpr). Introduzione pagina 15
    • Il Living Planet Report 2012in breveCapitolo 1: Lo stato del PianetaIn tutto il mondo la biodiversità è diminuita • l’Indice del Pianeta vivente globale è diminuito quasi del 30% fra il 1970 e il 2008; • nello stesso periodo, l’Indice tropicale globale è diminuito del 60%; • l’Indice temperato globale è aumentato del 31%; tuttavia, ciò na- sconde gravi perdite storiche precedenti al 1970; • gli Indici terrestre, delle acque dolci e marino globali sono dimi- nuiti, con l’Indice delle acque dolci che ha subito la diminuzione maggiore, del 37%; • l’Indice delle acque dolci tropicali ha subito un declino ancora maggiore, pari al 70%.La domanda antropica sul Pianeta supera l’offerta • nel 2008, l’Impronta ecologica dell’umanità ha superato la bioca- pacità della Terra di oltre il 50%; • negli ultimi decenni, l’Impronta di carbonio ha influito pesante- mente su questo superamento dei limiti ecologici; • la biocapacità pro capite è diminuita da 3,2 ettari globali (gha) del 1961 a 1,8 gha pro capite nel 2008, sebbene, nello stesso pe- riodo, la biocapacità totale mondiale sia aumentata; • il continuo incremento dei trend di consumo nei paesi ad alto reddito del mondo e in quelli BRIICS, insieme a una crescita de- mografica ininterrotta, mostra segnali d’allarme relativi a ulterio- ri, futuri aumenti delle Impronte.Molti bacini fluviali si trovano in una situazione di carenzaidrica • l’analisi della carenza idrica su base mensile rivela che molti ba- cini fluviali, la cui fornitura su base annua sembra sufficiente, si trovano attualmente in una condizione di sovrasfruttamento, che ostacola le principali funzioni ecosistemiche; • nel mondo, 2,7 miliardi di persone vivono nei pressi di bacini idrici che almeno 1 mese l’anno subiscono carenze idriche gravi.Capitolo 2: Perché occuparseneLa nostra ricchezza, la nostra salute e il nostro benesseredipendono dai servizi ecosistemici • molte aree ad alta biodiversità forniscono anche importanti ser- vizi ecosistemici come lo stoccaggio del carbonio, legna da arde- re, acqua dolce e stock ittici; le attività umane influiscono sulla fornitura continuata di tali servizi;WWF Living Planet Report 2012 pagina 16
    • • attualmente la deforestazione e il degrado forestale sono respon- sabili di circa il 20% delle emissioni antropogeniche globali di CO2, incluse le perdite dai terreni forestali; • solo un terzo dei fiumi del mondo, la cui lunghezza supera 1.000 km, scorre liberamente e senza dighe sul letto principale; • un aumento dello sforzo di pesca mondiale in mare di circa 5 vol- te, dai 19 milioni di tonnellate del 1950 agli 87 milioni di tonnel- late del 2005, ha causato il sovrasfruttamento di molti stock ittici; • frequenza e complessità delle competizioni per l’utilizzo della ter- ra aumenteranno col crescere della domanda antropica; in tutto il mondo in via di sviluppo si sta verificando una corsa senza pre- cedenti, da parte di investitori esterni, a garantirsi l’accesso ai territori per future produzioni di alimenti e combustibili; • la perdita di biodiversità e dei relativi servizi ecosistemi- ci colpisce in particolare le popolazioni povere, la cui so- pravvivenza dipende più direttamente da tali servizi.Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro?Gli scenari presentano una vasta gamma di possibili alter-native future • negli ultimi decenni abbiamo assistito a un riscaldamento clima- tico come mai si è verificato nei precedenti 400 anni; • limitare il riscaldamento medio globale sotto i 2°C rispetto ai li- velli pre-industriali richiederà probabilmente una riduzione delle emissioni di oltre l’80% rispetto al picco previsto; se le emissioni continueranno ad aumentare, probabilmente entro il 2040 alcu- ne grandi regioni sperimenteranno un aumento di oltre 2°C della temperatura media annuale; • la diminuzione dell’Indice del Pianeta vivente e l’aumento dell’Impronta ecologica evidenziano la necessità di politiche più sostenibili; gli scenari possono essere d’aiuto nel compiere scelte più informate per il futuro; • gli scenari evidenziano l’importanza della conservazione della biodiversità nella protezione dei servizi ecosistemici.Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta viventeEsistono soluzioni per vivere nei limiti di un solo Pianeta • il capitale naturale – la biodiversità, gli ecosistemi e i servizi eco- sistemici – deve essere preservato e, ove necessario, ripristinato, come fondamento delle economie e delle società umane; • la prospettiva One Planet del WWF propone soluzioni per gestire, governare e condividere il capitale naturale entro i limiti ecologici del Pianeta; • vengono evidenziate 16 “scelte migliori” dalla prospettiva globale One Planet, indicando gli obiettivi prioritari per la realizzazione di questi scopi. Introduzione pagina 17
    • Capitolo 1: Lo statodel Pianeta~L’immagine mostra la meticolosa pianificazione delle coltivazioni nel-le comunità autonome di Aragona (ovest) e Catalogna, nel nord-estdella Spagna. È possibile osservare la crescita di molte colture, fracui grano, orzo, frutta e verdure. La forma circolare di molti campiindica l’impiego di un’irrigazione a pivot centrale: un pozzo scavato alcentro di ogni cerchio fornisce acqua a una serie rotante di irrigatoria pioggia. design note: Check for gutter and re- peat image if necessary
    • © KARI
    • L’Indice del Pianeta viventeL’Indice del Pianeta vivente riflette i cambiamenti di stato dellabiodiversità del Pianeta, utilizzando i trend delle dimensioni dipopolazione delle specie vertebrate di differenti biomi e regioniper calcolare le variazioni medie delle loro dimensioni nel tempo.Include i dati di oltre 9.000 diversi modelli di monitoraggio dellepopolazioni selvatiche, raccolti con molteplici strumenti - dal con-teggio del numero di individui alle foto con fotocamere nascoste,alla sorveglianza di nidi e all’analisi della presenza di tracce.Immagine principale: Ricercatore e orso polare, Svalbard, Norvegia.Di seguito: i ranger applicano un anello di riconoscimento a un piccolodi Sula fosca.Fotografia da fotocamera nascosta del rinoceronte di Sumatra, Borneo.Applicazione di un dispositivo d’identificazione a uno squalo balena,Donsol, Sorsogon, Filippine. © Jurgen Freund / WWF-Canon © WWF-Malaysia / Raymond Alfred © Jurgen Freund / WWF-Canon
    • © Jon Aars / Norwegian Polar Institute / WWF-Canon
    • Tenere sotto controllo la biodiversità globale Data la complessità della biodiversità globale, risulta estremamente difficile fornirne un quadro completo dello stato di salute generale. Tuttavia, in maniera simile a un Indice del mercato azionario, che mi- sura lo stato del mercato tracciando i cambiamenti relativi alla capi- talizzazione di alcune imprese selezionate, le variazioni delle dimen- sioni (ovvero nel numero totale di individui di una data popolazione) delle specie selezionate possono essere impiegate come un indicatore importante dello stato ecologico del Pianeta. L’Indice del Pianeta vivente mostra come, nel 2008, in tutto il Pianeta le popolazioni di vertebrati siano diminuite in media di un terzo ri- spetto al 1970 (fig. 3). Ciò sulla base dei trend di 9.014 popolazioni di 2.688 specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci - un numero Fig. 3: Indice del molto più elevato delle precedenti edizioni del Living Planet Report Pianeta vivente globale L’Indice mostra un declino (WWF, 2006b; 2008b; 2010a). di circa il 30% dal 1970 al 2008, sulla base di 9.014 popolazioni di 2.688 specie di uccelli, mammiferi, anfibi, rettili e pesci. In questa figura e in tutte le figure 2.0 dell’Indice del Pianeta vivente, è mostrata anche la banda di variabilità associata all’indice.Valore dell’indice (1970 = 1) Questa banda rappresenta il 95% dell’intervallo di confidenza: più è larga 1.0 -28% la banda, più è variabile questa misura (WWF/ZSL, 2012). Legenda Indice del pianeta vivente globale Limiti di confidenza 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 22
    • LPI GLOBALE LPI Temperato terrestre Tropicale LPI Temperato marino terrestre LPI delle acque Tropicale Temperato dolci terrestre marino Tropicale Temperato marino d’acqua Specie dolce 1 Tropicale d’acqua Specie dolce Popolazione 2 1 Specie Popolazione 3 2 Specie 3Fig. 4: Trasformare Ogni popolazione dell’Indice del Pianeta vivente è classificata in basei trend di una alla localizzazione (regione temperata o tropicale) e all’ambiente prin-popolazione nell’Indicedel Pianeta vivente cipale in cui vive, sia esso un sistema terrestre, marino o di acqua dol- ce. Tali classificazioni risultano specifiche per ciascuna popolazione piuttosto che per la specie e, di conseguenza, alcune specie sono in- cluse in più di un Indice. Per esempio, le specie con popolazioni di acqua dolce e marine, come il salmone, o le specie migratrici presenti nelle zone sia tropicali sia temperate vengono registrate separatamen- te. Nessuna popolazione è stata conteggiata due volte. Questi gruppi comprendono gli Indici temperato e tropicale e quelli terrestre, di ac- que dolci e marino, che insieme servono a calcolare l’Indice del Pia- neta vivente globale (fig. 4). L’Indice temperato contiene un numero maggiore di popolazioni rispetto a quello tropicale. Di conseguenza, per evitare di influenzare l’Indice globale a favore dei trend di popola- zione nelle zone temperate, nell’Indice globale è stato assegnato ugua- le peso agli Indici tropicale e temperato (maggiori dettagli sull’argo- LE POPOLAZIONI mento si trovano nell’Allegato 1). DI VERTEBRATI Inoltre, ogni popolazione di specie terrestre e d’acqua dolce è stata classificata in un reame, in base alla sua localizzazione geografica. Gli DEL LPI GLOBALE Indici dei reami sono stati calcolati assegnando ugual peso a ogni spe- SONO DIMINUITE, cie, con l’eccezione del reame Paleartico dove, per la prima volta in MEDIAMENTE questa analisi, a ogni famiglia è stato assegnato ugual peso. Ciò allo DI UN TERZO scopo di ridurre l’errore sistematico relativo alle specie di uccelli, per le quali è disponibile un numero maggiore di dati rispetto ad altre spe- TRA IL 1970 E IL 2008 cie che occupano lo stesso reame. Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 23
    • L’Indice del Pianeta viventeL’Indice del Pianeta vivente è un indicatore composito che misura levariazioni di dimensione delle popolazioni di specie selvatiche, alloscopo di indicare i trend nello stato generale della biodiversità glo-bale. I trend di una particolare popolazione mostrano unicamentecosa accade a una specie all’interno di una data area. Allo scopo dicreare un Indice valido vengono raccolti dati dettagliati su tutte lepopolazioni e specie possibili nel mondo. Nel periodo in cui sono sta-te monitorate, alcune popolazioni sono aumentate e altre diminuite.In media, tuttavia, le diminuzioni sono state superiori agli aumenti,cosicché l’Indice mostra un declino globale. Fig. 5: Tonno rosso (Thunnus thynnus), 60,000 Oceano Atlantico occidentale Sin dagli anni ’70, livelli di pesca non sostenibili Stock di biomassa hanno causato una catastrofica diminuzione di (tonnellate) questa popolazione. Dato l’alto valore commercia- le del tonno rosso, le pressioni dell’attività di pesca sono continuate e, di conseguenza, la specie è ora a rischio estinzione. Nota: dati dell’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT), in Safina and Klinger, 2008. 0 1971 2004 Fig. 6: Lontra (Lutra lutra), Danimarca 450 Dopo aver subito una grave diminuzione della popolazione negli anni ’60 e ’70, grazie a un mi- Numero di lontre glioramento nella qualità delle acque e al control- lo dello sfruttamento si è assistito a una ripresa, dal 1984 al 2004, in Danimarca e in diverse altre nazioni. Nota: dati da Normander et al., 2009. 0 1984 2004 Fig. 7: Albatro urlatore (Diomedea exulans), 1,800 Bird Island, South Georgia, Oceano Atlanti- Dimensioni della popolazione co meridionale (in coppie riproduttrici) Questa popolazione ha subito un rapido declino dal 1972. Si pensa che la causa primaria di questa dimi- nuzione sia attribuibile alla morte da cattura acci- dentale (bycatch) con gli attrezzi da pesca denomina- ti palangari. Allo scopo di proteggere questa specie sono state proposte la progettazione e l’implemen- tazione di attrezzature adatte ad evitare il bycatch. Nota: basato su dati inediti dal programma di mo- nitoraggio a lungo termine British Antarctic Survey 0 1972 2010 2012.WWF Living Planet Report 2012 pagina 24
    • © naturepl.com / Doug Perrine / WWF-CanonSilhouette di un sub e un pesce vela atlantico (Istiophorus albicans) visti da sotto, mentre attacca unbanco di sardine spagnole / sardina dorata / sardina europea / alaccia (Sardinella aurita) nella Penisoladello Yucatan, Messico, Mar dei Caraibi.
    • Indici del Pianeta vivente tropicale e temperato L’Indice del Pianeta vivente tropicale è diminuito di poco più del 60% Fig. 8: Indici del Pianeta dal 1970 al 2008, mentre, nello stesso periodo, quello temperato è vivente tropicale e temperato aumentato del 31% (fig. 8). Questa differenza si riscontra per mam- L’Indice tropicale è miferi, uccelli, anfibi e pesci, per le specie terrestri, marine e d’acqua calcolato sulla base dei dolce (figg. 9-11) e in tutti i reami biogeografici tropicali e temperati dati delle popolazioni terrestri e tropicali dei (figg. 16-20). reami Afrotropicale, A causa della mancanza di dati pubblicati prima del 1970, risulta im- Indopacifico e Neotropicale possibile registrare le variazioni storiche della biodiversità nell’In- e dalle popolazioni marine fra i Tropici del Cancro e dice del Pianeta vivente e, di conseguenza, tutti gli Indici sono stati del Capricorno. L’Indice impostati sul valore uguale a 1 al 1970. Tuttavia, come descritto più temperato è calcolato dettagliatamente nelle pagine seguenti, si sono verificate variazioni sulla base dei dati delle popolazioni terrestri e considerevoli nei trend di popolazione, sia fra le singole specie sia fra d’acqua dolce dei reami specie che condividono gli stessi vasti habitat. Paleartico e Neartico e dalle popolazioni di specie marine 2.0 a nord o a sud dei tropici. L’Indice tropicale globale +31% mostra una diminuzione diValore dell’indice (1970 = 1) oltre il 60% fra il 1970 e il 2008. Nello stesso periodo, l’Indice temperato globale è aumentato di circa il 31% 1.0 (WWF/ZSL, 2012). -61% Legenda Indice del pianeta vivente temperato Limiti di confidenza 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Indice del pianeta Anno vivente tropicale Limiti di confidenza I recenti aumenti medi nella popolazione non implicano necessaria- mente che gli ecosistemi temperati si trovino in uno stato migliore di quelli tropicali. Il trend dell’Indice del Pianeta vivente temperato osservato rappresenta il risultato di quattro fenomeni interconnessi: una linea di base recente; le differenze di andamento fra i gruppi tas- sonomici; gli importanti successi nel campo della conservazione; la recente e relativa stabilità delle popolazioni di specie. Se l’Indice tem- perato si estendesse indietro nei secoli, invece che nei decenni passati, probabilmente mostrerebbe una diminuzione sul lungo termine della stessa entità di quella dell’Indice tropicale registrata negli ultimi anni. Di contro, un Indice tropicale a lungo termine probabilmente mostre- rebbe, prima del 1970, un tasso di variazioni più lento. Negli ultimi anni, le popolazioni di alcune specie temperate sono au- mentate grazie agli sforzi di conservazione. Fra queste, la fauna or- nitica delle zone umide statunitensi (BirdLife International, 2008), WWF Living Planet Report 2012 pagina 26
    • gli uccelli nidificanti del Regno Unito, gli uccelli marini e gli uccelli svernanti (Defra, 2010), e alcune popolazioni di cetacei, come la popo- lazione delle balene boreali (Balaena mysticetus) dell’Artico occiden- tale che è passata, con la proibizione della caccia a scopo commerciale, dai 1.000-3.000 individui fino a 10.545 individui del 2001 (Angliss and Outlaw, 2006).Fig. 9: Indice del Pianetavivente terrestre(a) L’Indice terrestre globale Indice del Pianeta vivente terrestremostra una diminuzione del L’Indice del Pianeta vivente terrestre globale è diminuito del 25% fra25% fra il 1970 e il 2008; (b) il 1970 e il 2008 (fig. 9a). L’Indice terrestre comprende 3.770 popola-l’Indice temperato terrestre zioni appartenenti a 1.432 specie di uccelli, mammiferi, anfibi e rettilimostra un aumento di circail 5%, mentre quello tropicale che vivono in una vasta gamma di habitat temperati e tropicali, fra cuiterrestre un declino di circa foreste, pascoli e zone aride. L’Indice tropicale terrestre è diminuito diil 44% (WWF/ZSL, 2012). quasi il 45%, mentre quello temperato terrestre è aumentato di circa il 5% (fig. 9b).Legenda 2.0 Indice terrestre globale Valori dell’indice (1970 = 1) Limiti di confidenza -25% 1.0 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno 2.0Legenda Indice temperato Valori dell’indice (1970 = 1) terrestre +5% Limiti di confidenza Indice tropicale 1.0 terrestre Limiti di confidenza -44% 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 27
    • L’Indice del Pianeta vivente marino L’Indice del Pianeta vivente marino è diminuito di oltre il 20% fra il 1970 e il 2008 (fig. 10a). L’Indice marino comprende 2.395 popolazio- ni appartenenti a 675 specie di pesci, uccelli marini, tartarughe marine e mammiferi marini presenti negli ecosistemi marini oceanici, costieri e delle barriere coralline temperate e tropicali. Circa la metà delle spe- cie incluse nella definizione di questo Indice viene utilizzata a scopo commerciale. Gli ecosistemi marini mostrano la maggiore discrepanza fra le spe- cie delle zone tropicali e quelle delle zone temperate: l’Indice marino tropicale mostra una diminuzione di circa il 60% fra il 1970 e il 2008, mentre quello temperato un aumento di circa il 50% (fig. 10b). Tutta- via, esistono prove del fatto che, negli ultimi secoli, all’interno delle specie marine e costiere delle zone temperate si siano verificate forti decrescite a lungo termine (Lotze et al., 2006; Thurstan et al., 2010) e Fig. 11: L’Indice del Pianeta vivente marino (a) L’Indice marino globale 2.0 mostra una diminuzione di circa il 22% fra il 1970 e il 2008; (b) l’Indice marino temperato mostra unValori dell’indice (1970 = 1) aumento di circa il 53%, mentre quello marino -22% tropicale un declino di circa il 62% (WWF/ZSL, 2012).. 1.0 Legenda 10a Indice marino globale Limiti di confidenza 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno +53% 2.0Valori dell’indice (1970 = 1) Legenda 10b 1.0 -62% Indice marino temperato Limiti di confidenza Indice marino tropicale 0.0 Limiti di confidenza 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 28
    • che, quindi, nel 1970 l’Indice marino delle zone temperate sia partito da una base molto inferiore rispetto a quella delle zone tropicali. Di conseguenza, l’aumento relativo delle popolazioni marine delle zone temperate, verificatosi da allora, rappresenta probabilmente una leg- gera ripresa da tali depressioni storiche. Indice del Pianeta vivente delle acque dolci Il declino dell’Indice del Pianeta vivente delle acque dolci è stato su- periore a quello di tutti gli altri biomi. L’Indice comprende 2.849 po- polazioni appartenenti a 737 specie di uccelli, pesci, rettili, anfibi e mammiferi presenti nelle zone umide, nei laghi e nei fiumi d’acqua dolce temperati e tropicali. Complessivamente, l’Indice delle acque dolci globale è diminuito del 37% fra il 1970 e il 2008 (fig. 11a). L’In- dice delle acque dolci tropicali è diminuito del 70%, la percentualeFig. 11: L’Indice del maggiore fra quelle degli Indici dei diversi biomi, mentre l’Indice dellePianeta vivente delleacque dolci acque dolci temperate è aumentato di circa il 35% (fig. 11b).(a) L’Indice delle acque 2.0dolci globale mostra unadiminuzione del 37% fra il1970 e il 2008; (b) l’Indice Valori dell’indice (1970 = 1)delle acque dolci temperatemostra un aumento dicirca il 36%, mentre quellodelle acque dolci tropicaliun declino di circa il 70% 1.0(WWF/ZSL, 2012).Legenda 11a Indice globale delle acque dolci -37% Limiti di confidenza 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno 2.0 +36% Valore dell’indice (1970 = 1)Legenda 11b 1.0 Indice delle acque dolci temperate Limiti di confidenza -70% Indice delle acque dolci tropicali Limiti di confidenza 0.0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 29
    • Trend di popolazione esemplificativi -70% 2 Indice del pianeta vivente per le tigri (1980-2010) Valori dell’indice (1980 = 1) 1 5000 Tigre del Bengala (popolazione indiana) 0 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 Anno 0 1970 1990 2010 •• •• • •• • • • • •• • • • • • •• •• Tigre Malese 625 (1997-98) 500 • 300 • 1996 1997 1998 1999 1200 Tigre di Sumatra 0 1970 1978 2007 2010WWF Living Planet Report 2012 pagina 30
    • Studio di un caso concreto: le tigri I numeri riguardanti le tigri (Panthera tigris) sono da sempre stati bassi. L’Indice del Pianeta vivente indica per le tigri una rapida diminuzione nelle popolazioni: in media, una decrescita del 70% negli ultimi 30 anni. Obbligate a lottare per il territorio in alcune tra le regio- ni con la maggiore densità di popolazione della Terra, il •• • ••• numero delle tigri è diminuito fino al 7 % rispetto alla popolazione originaria (Sanderson et al., 2006). Le tigri •••• • sono classificate come Endangered (specie minacciate) •• nella Lista Rossa delle specie animali e vegetali a rischio120 di estinzione della IUCN (IUCN, 2011) e le stime del •• Tigre dell’Amur Piano globale per il Recupero della tigre indicano che Russia 60 (16 siti) sono sopravvissute solamente 3.200-3.500 tigri adulte Cina allo stato selvatico (Global Tiger Initiative, 2011). (1 sit0) La specie è a rischio estinzione a causa del bracconag- 0 1970 1990 2010 gio, delle uccisioni per ritorsione, della perdita di habi- tat e della scarsità di prede. Le più drastiche riduzioni nel numero di esemplari, riportate negli ultimi anni, sono avvenute al di fuori delle aree protette (Walston et al., 2010). Nelle aree in cui l’impegno per la conser- vazione è stato più intenso, le popolazioni risultano più stabili. Molte organizzazioni per la conservazione, fra cui WWF e ZSL, stanno concentrando i propri sforzi su- gli ultimi e più importanti habitat, nel tentativo di in- vertire il drammatico declino in tempi stretti. Obiettivo complessivo di questo impegno globale è raddoppiare la popolazione di tigri selvatiche fino ad almeno 6.000 esemplari entro il 2022. Siti monitorati Aree prioritarie per la conservazione Distribuzione attuale Fig. 12: Trend, distribuzione e priorità di conservazione delle popolazioni di tigre (a) Attuale distribuzione della tigre e recenti trend di popolazione. Le aree colorate indicano: l’estensione attuale (verde chiaro) (IUCN, 2011) e le aree prioritarie di conservazione (verde scuro); i cerchi rossi mostrano il valore centrale di ogni popolazione monitorata (il periodo di tempo e l’area di ricerca variano da studio a studio; i valori centrali a Sumatra, in Malesia e in Cina meridionale rappre- sentano le sottospecie controllo monitorate in siti diversi), e i grafici mostrano le variazioni di popolazione di cinque sottospecie di tigri. Le due linee dei trend dei calcoli relativi alla tigre del Bengala in India mostrano i risultati di due diversi metodi di studio; (b) Indice del Pianeta vivente per le tigri. L’Indice mostra la variazione media nelle dimensioni di 43 popolazioni dal 1980 al 2010 (a ognuna delle sei sottospecie è stato assegnato ugual peso). Il punto di partenza è fissato su un valore uguale a 1 nel 1980, a causa della mancanza di dati sulle popolazioni negli anni ’70 (WWF / ZSL, 2012). Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 31
    • Studio di un caso concreto: i delfini di fiumeLe popolazioni di cetacei d’acqua dolce sono in rapida diminuzione.Questi delfini e focene vivono in alcuni dei fiumi più grandi del mon-do, fra cui Gange, Indu, Yangtze, Mekong e Rio delle Amazzoni, che,si calcola, ospitino anche il 15% delle popolazioni umane del Pianeta.Lo sviluppo di infrastrutture come dighe, argini e sbarramenti, lacattura accidentale nelle reti da pesca, la collisione con barche, il so-vrasfruttamento degli stock ittici e l’inquinamento costituiscono tuttifattori che, negli ultimi 30 anni, hanno contribuito a un rapido declinodi molte popolazioni di delfini (ovvero i delfini che vivono solamentein fiumi e laghi), fino alla probabile estinzione di una specie, il delfinodel fiume Yangtze o baiji (Lipotes vexillifer) (Turvey et al., 2007; Fig.13). Anche le popolazioni di Orcella asiatica (Orcaella brevirostris),presenti in habitat sia marini sia di acqua dolce, sono diminuite. Iltrend in aumento della popolazione dei delfini del fiume Indu (Plata-nista minor) potrebbe essere dovuto a una ripresa dovuta alla proibi-zione della caccia o a un’immigrazione di delfini dalle zone circostanti(Braulik, 2006); tuttavia, sono necessarie maggiori informazioni inmateria e su tutte le specie di cetacei di acqua dolce allo scopo di rag-giungere una maggiore comprensione del loro stato complessivo. Leattuali conoscenze indicano la necessità di un’azione urgente, volta aprevenire l’estinzione di questi animali, tanto carismatici quanto an-cora sconosciuti.È NECESSARIA UN’AZIONE URGENTEPER EVITARE CHE QUESTI ANIMALICOSÌ AFFASCINANTI E MISTERIOSISI ESTINGUANOWWF Living Planet Report 2012 pagina 32
    • Trend di popolazione esemplificativi 500 500 Platanista dell’Indo Lipote 250 250 0 0 1970 1980 1990 2000 1970 1980 1990 2000 2010 3000 30 6000 1500 Platanista del Gange Focena dello Yangtze 20 3000 0 10 1980 1990 2000 2010 0 1980 1990 2000 2010 300 Orcella 50 0 1992 1998 2004 2010 2016 8 Inia 4 Gange Fig. 13: Trend e distribuzione delle Indu popolazioni di cetacei d’acqua dolce 0 1998 2000 2002 Distribuzione attuale Yangtze dei trend di specie e di popolazione per sei specie Mekong di cetacei d’acqua dolce. L’area colorata indica la distribuzione attuale Rio delle (IUCN, 2011) e i grafici mostrano i trend di Amazzoni popolazione esemplificativi di ogni specie. Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 33
    • Studio di un caso concreto: il merluzzo atlantico 74% Esiste una vasta documentazione sulla rapida diminuzione degli stock di merluzzo atlantico (Gadus morhua) (oer es., Roberts 2007). Questa specie è stata sovrasfruttata per diversi secoli in quanto oggetto di un commercio mondiale molto intenso (Thurstan et al., 2010). L’ impor- il merluzzo tanza economica ne ha comportato, rispetto ad altre specie, però una atlantico maggiore disponibilità di informazioni che ha consentito di far risalire fino agli anni ’60 il trend delle popolazioni. I dati storici di alcune aree ha subito sono persino precedenti: per esempio, la raccolta di dati nello Scotian una riduzione media Shelf, Nuova Scozia, Canada, risale al 1800. L’Indice del Pianeta vivente per il merluzzo atlantico mostra come, del 74% negli ultimi negli ultimi 50 anni, le popolazioni siano diminuite in media del 74% 50 anni (fig. 14b). Le perdite maggiori si sono verificate nell’Atlantico nordoc- cidentale. La biomassa dello stock dello scozzese Shelf ammonta a meno del 3% rispetto ai livelli preindustriali (Rosenberg et al., 2005 e fig. 14). Molte valutazioni delle variazioni dell’abbondanza dello stock ittico non tengono conto dei dati storici a lungo termine. Al contrario, ciò risulta estremamente importante, in quanto la pesca commerciale viene praticata da centinaia di anni (Rosenberg et al., 2005) e la co- noscenza di queste basi storiche può fornire un supporto nel fissare appropriati obiettivi di ripristino. Una volta le specie come il merluzzo erano molto più abbondanti; i tentativi di ripristinare questi stock itti- ci devono quindi riflettere il loro stato originario, non quello di tempi più recenti. Fig. 14a: Indice del Pianeta vivente per il merluzzo atlantico 2 L’Indice mostra le variazioni medie nelle dimensioni di 25 stock, fra il 1960 e il 2010. La linea diValore dell’indice (1970 = 1) base è fissata su un valore di 1 nel 1960 e il valore finale nel 2010 è di 0,26, il che indica una diminuzione 1 media del 74% (WWF/ZSL, 2012). -74% Legenda Indice del pianeta vivente del merluzzo atlantico Limiti di confidenza 0 1960 1965 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 34
    • Trend di popolazione Fig. 14b Trend di popolazione del merluzzo atlantico (a) Distribuzione del merluzzo atlantico e tasso di variazione della popolazione. L’area In declino colorata in viola denota la probabilità di occorrenza nella sua area di distribuzione (creato con AquaMaps: Aquamaps, 2010); i cerchi indicano il valore centrale di ciascun Stabile stock monitorato con la colorazione che indica il tasso di variazione. La lunghezza delle serie cronologiche varia da 11 a 50 anni, fra il 1960 e il 2010. In aumento Andando indietro nel tempoProbabilità dioccorrenza 1,400 Alta : 1 1,200 Biomassa (1000 m) Bassa : 0 800 400 0 1850 1900 1970 2000 Fig. 14c: Calcoli relativi alla biomassa del merluzzo atlantico sullo Shelf della Nuova Scozia Il punto e la linea tratteggiata blu mostrano la stima dello stock nel 1852 e l’area colorata azzurra i limiti di confidenza; la linea nera tratteggiata rappresenta la capacità di carico di questo ecosistema marino stimata in base agli ultimi dati del XX° secolo; la linea blu continua a destra indica le stime totali di biomassa dal 1970 al 2000 per il merluzzo adulto, molto lontane dai picchi storici (figura riprodotta sulla base di Rosenberg et al., 2005 e di comunicazioni personali con Andrew Rosenberg e Karen Alexander). Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 35
    • Reami biogeograficiI trend di biodiversità a livello regionale possono fornireun’idea dello stato delle popolazioni animali nelle diverseparti del mondo.Le popolazioni terrestri e d’acqua dolce sono state assegnate a cinquereami biogeografici (fig. 15), tre dei quali tropicali (Indopacifico, Afro-tropicale e Neotropicale) e due temperati (Paleartico e Neartico). L’In-dice del Pianeta vivente include popolazioni di specie dell’Antarticosebbene, a causa della scarsità di dati provenienti da questa regione,non sia ancora possibile calcolare un Indice esclusivo per questa area.I reami temperati mostrano trend stabili, mentre quelli tropicali unrapido declino. Gli Indici Paleartico e Neartico presentano piccole va-riazioni fra il 1970 e il 2008 (figg. 16 e 17). Per il Neartico ciò è in partedovuto a un’efficace azione di protezione e conservazione dell’ambien-te sin dal 1970. Nel reame Paleartico, singole popolazioni si trovanoin differenti condizioni: alcune, come la fauna degli ucceli marini equella invernale di uccelli acquatici, sono aumentate (per esempio,alcune popolazioni di uccelli selvatici del Regno Unito: Defra, 2010),mentre altre, come l’antilope saiga (Saiga tatarica) (Milner-Gullandet al., 2001) e gli anfibi della Spagna centrale (Bosch and Martinez-Solano, 2006), hanno subito una diminuzione su larga scala. Il trenddegli uccelli acquatici potrebbe essere in parte dovuto a una miglioreprotezione dell’ambiente a partire dal 1970. Tuttavia, poiché dall’Eu-ropa provengono molti più dati rispetto all’Asia settentrionale, i trenddei singoli paesi potrebbero fornire un quadro diverso.Di contro, l’Indice Afrotropicale è diminuito del 38%, quello Neotro-picale del 50% e quello Indopacifico del 64% (figg. 18, 19 e 20). Talidiminuzioni riflettono perdite su larga scala di foresta e di altri habitatverificatesi in questi reami a causa delle attività di taglio, della crescitademografica e dello sviluppo agricolo, industriale e urbano (Craigie etal., 2010; Norris et al., 2010; MEA, 2005; FAO, 2005; Hansen et al.,2008). Fra il 1990 e il 2005 la copertura forestale tropicale è dimi-nuita più rapidamente nell’Asia sudorientale, con una perdita annuacalcolata intorno allo 0,6-0,8% (FAO, 2005; Hansen et al., 2008). Ildeclino dell’Indice Neotropicale riflette inoltre la drammatica dimi-nuzione del numero di anfibi, causata in molti casi dalla diffusione diuna micosi.WWF Living Planet Report 2012 pagina 36
    • © Michel Roggo / WWF-CanonRiserva forestale del Rio Negro, Amazzonia, Brasile. Foresta pluviale durante la stagione delle piogge.Veduta aerea della vegetazione sommersa.
    • Trend di biodiversità nel mondo Cos’è un reame biogeografico? I reami biogeografici sono regioni caratterizzate da insiemi distin- ti di specie. Rappresentano le grandi aree della superficie terre- stre separate dalle principali barriere alla migrazione di piante e animali – oceani, ampi deserti e alte catene montuose – in cui le specie terrestri si sono evolute in un isolamento relativo per lunghi periodi di tempo. Fig. 15: Reami biogeografici nel mondo NEARCTICO PALEARCTICO Tropico del Cancro INDO-PACIFICO AFROTROPICALE Tropico del Capricorno NEOTROPICALE ANTARTICOWWF Living Planet Report 2012 pagina 38
    • 2 2 -6% +6% Fig. 16: Indice del Pianeta Fig. 17: Indice del Pianeta vivente Neartico. vivente PalearticoValori dell’indice (1970 = 1) Valori dell’indice (1970 = 1) 1 1 0 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno Anno 2 -50% Fig. 18: Indice del Pianeta vivente Neotropicale Valori dell’indice (1970 = 1) 1 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno 2 Fig. 19: Indice del Pianeta vivente Afrotropicale -38% Valori dell’indice (1970 = 1) INDO-PACIFICO 1 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno 2 Fig. 20: Indice del Pianeta vivente Indopacifico -64% Valori dell’indice (1970 = 1) 1 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 39
    • L’Impronta ecologicaL’Impronta ecologica misura la domanda antropica nei confron-ti della biosfera, paragonando i consumi umani con la capacitàrigenerativa della Terra - la biocapacità. Si ottiene calcolandola superficie necessaria per produrre le risorse che le personeconsumano, quella occupata da infrastrutture e quella di fore-sta necessaria per sequestrare la CO2 non assorbita dagli oceani(vedere Galli et al., 2007; Kitzes et al., 2009 and Wackernagel etal., 2002).L’illuminazione notturna della città di Chicago comporta un consumodi grandi quantità di elettricità, Illinois, Stati Uniti.
    • © National Geographic Stock / Jim Richardson / WWF-Canon
    • Misurare la domanda antropica I Calcoli dell’Impronta nazionale (NFA) contabilizzano le risorse di ogni singolo paese, che insieme formano l’Impronta ecologica globale. Comprendono le colture e gli stock ittici per l’alimentazione umana e altri usi, il legname, i pascoli e le coltivazioni per i mangimi animali. Attualmente, le emissioni di CO2 rappresentano l’unico prodotto di scarto considerato nel calcolo (fig. 21). La biocapacità misura la capacità della natura di produrre risorse rinnovabili, fornire territori per le aree edificabili e offrire servizi di assorbimento dei rifiuti, come l’assorbimento di CO2. La biocapacità agisce come punto di rifermento ecologico a cui paragonare l’Impron- ta ecologica. L’Impronta ecologica non include direttamente l’utilizzo di risorse idriche; tuttavia, ciò è intrinseco nella biocapacità, in quanto la scarsità, o l’inquinamento, delle risorse idriche influiscono diret- Fig. 21: Impronta ecologica globale tamente sulla disponibilità e sullo stato della biocapacità stessa. Im- per componente, pronta ecologica e biocapacità sono espresse in una unità chiamata 1961 - 2008 ettaro globale (gha) – 1 gha rappresenta la biocapacità produttiva di La componente principale dell’Impronta ecologica 1 ettaro di superficie con la produttività media mondiale. Nel 2008, è l’Impronta di carbonio la biocapacità totale della Terra ammontava a 12,0 miliardi di gha o (55%). A livello nazionale, 1,8 gha pro capite, mentre l’Impronta ecologica dell’umanità a 18,2 in un quarto dei paesi inclusi nel calcolo miliardi di gha o 2,7 gha pro capite. Tale discrepanza indica che la l’Impronta di carbonio Terra impiega 1 anno e mezzo per rigenerare completamente le risorse rappresenta oltre metà rinnovabili che l’umanità utilizza in solo 1 anno. dell’Impronta ecologica. L’Impronta di carbonio 2 costituisce la componente principale in circa laImpronta ecologica (numero di pianeti) metà dei paesi per cui è stata calcolata l’Impronta ecologica (Global Footprint Network, 2011). Legenda 1 Aree edificate Zone di pesca Foreste Pascoli Colture 0 Carbonio 1961 1970 1980 1990 2000 2008 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 42
    • Esplorare l’Impronta ecologicaOgni attività umana utilizza territori o zone dipesca biologicamente produttive. L’Improntaecologica rappresenta la somma di queste superfici,indipendentemente dalla loro collocazione sul Pianeta.(Figura 22).Impronta dicarbonioLa superficie di terreno forestalein grado di assorbire le emissionidi CO2 derivanti dalla combustionedei combustibili fossili, esclusa lapercentuale assorbita dagli oceani. Impronta deiImpronta pascolidelle terre La superficie di pascolicoltivate utilizzata per l’allevamento di bestiame destinatoLa superficie di terre alla produzione di carne,coltivate utilizzata per la prodotti caseari,coltivazione dei raccolti per pellame e lana.cibo e fibre destinati al consumoumano, nonché per i mangimianimali, biocombustibili e gomma.Impronta delle foreste Impronta dei Impronta delleLa superficie di foresta necessaria terreni edificati zone di pescaa fornire polpa, prodotti del legno La superficie di territorio La superficie marina e die legna da ardere. coperta da infrastrutture acqua dolce che serve a umane, fra cui quelle soddisfare la domanda umana per i trasporti, abitazioni, di pesce e frutti di mare basata strutture industriali sui dati sulla pesca e bacini di riserva delle singole specie.Fig. 22 : Esplorare per energia idroelettrica.l’Impronta ecologica Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 43
    • Il reale significato del superamento dei limiti La domanda antropica annua nei confronti della biosfera ha superato, sin dagli anni ’70, la quantità che la biosfera stessa riesce a rigenerare 1 ANNO E MEZZO in un anno. Questo “superamento dei limiti ecologici” ha continuato a crescere di anno in anno, raggiungendo un deficit del 50% nel 2008. Ciò significa che la Terra necessita di 1 anno e mezzo per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzate dall’umanità in 1 anno e per assorbire la PER GENERARE CO2 prodotta. Come è possibile se la Terra è una sola? Così come è possibile ritirare LE RISORSE denaro da un conto corrente in un tempo minore di quello impiegato RINNOVABILI dalla stessa quantità di denaro per produrre interessi, le risorse rinno- UTILIZZATE vabili possono essere utilizzate più velocemente di quanto impieghi- no per rigenerarsi. Tuttavia, analogamente all’andare in rosso su un NEL 2008 conto corrente, nello stesso modo si esauriscono le risorse. Allo stato attuale, nel momento in cui ciò accade la specie umana è in grado di cambiare la propria fonte di approvvigionamento; tuttavia, agli attuali livelli di consumo, anche le altre fonti esauriranno le risorse – anzi alcuni ecosistemi arriveranno al collasso ancora prima di terminare totalmente le proprie risorse. Le conseguenze dell’eccesso di gas a effetto nell’atmosfera, che non riescono ad essere assorbiti dalla vegetazione, sono già visibili - l’au- mento dei livelli di CO2 sta causando l’innalzamento delle temperature medie globali, i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani. Di contro, tali impatti costituiscono un ulteriore fattore di stress per la biodiversità, gli ecosistemi e le risorse da cui noi stessi dipendiamo. 3.5 3Ettari globali pro capite 2.5 SORPASSO 2 1.5 BIOCAPACITÀ = Area x Bioproduttività (OFFERTA) 1 IMPRONTA ECOLOGICA = Populazione x Consumo x Intesità 0.5 (DOMANDA) pro capite dell’impronta 0 1961 1970 1980 1990 2000 2008 Anno Fig. 23: Trend dell’Impronta ecologica e biocapacità pro capite fra il 1961 e il 2008 Il declino della biocapacità pro capite è dovuto principalmente a un aumento della popolazione mondiale. Un numero maggiore di persone deve condividere le risorse della Terra. L’aumento della produttività della Terra non è sufficiente a compensare la domanda della popolazione in continua crescita (Global Footprint Network, 2011). WWF Living Planet Report 2012 pagina 44
    • Biocapacità e trend dell’Impronta ecologica L’Impronta ecologica si basa sulle abitudini dei consumatori e sull’ef- ficienza con cui merci e servizi vengono prodotti. Il crescente deficit di biocapacità – definito come l’utilizzo, da parte di una popolazione, di una quantità di biocapacità maggiore di quella che può essere fornita e rigenerata in un anno – è causato dagli elevati livelli di consumi,Fig. 24: Fattori che continuano ad aumentare più rapidamente dei miglioramenti nelche influenzano campo dell’efficienza (Impronta antropica sempre maggiore) connessil’Impronta ecologica ela biocapacità (Global con una crescita demografica più veloce della capacità della biosferaFootprint Network, 2011). (riduzione della biocapacità pro capite). Fattori di biocapacità Area bioproduttiva: la superficie dispo- nibile di coltivazioni, pascoli, zone di pesca e foreste. Bioproduttività per ettaro: la produtti- vità di un’area può variare annualmente e dipende da fattori quali il tipo di ecosiste- ma, la gestione e le condizioni, le pratiche agricole e la situazione climatica. È possibi- le incrementare la produttività per ottenere Fattori dell’Impronta ecologica una biocapacità maggiore, ma solitamente Crescita demografica: il crescente nu- ciò comporta un aumento dell’Impronta mero di consumatori rappresenta un im- ecologica. Per esempio, pratiche agricole ad portante fattore di aumento dell’Impron- alta intensità energetica e con largo impiego ta globale. Si prevede che la popolazione di fertilizzanti possono aumentare il quanti- umana raggiungerà i 7,8-10,9 miliardi di tativo dei raccolti, ma richiedono maggiori persone entro il 2050, con una stima media input esterni e generano una quantità supe- di poco più di 9,3 miliardi (UN, 2010). Le riore di output, tra cui le emissioni di CO2. dimensioni di una popolazione influiscono anche sulla biocapacità disponibile a livello pro capite. Consumo pro capite di beni e servizi: popolazioni diverse consumano differenti quantità di beni e servizi, principalmente sulla base del proprio livello di reddito. Intensità dell’Impronta: l’efficienza con cui le risorse naturali vengono trasfor- mate in beni e servizi influisce sulle dimen- sioni dell’Impronta di ogni prodotto consu- mato. Ciò differisce da paese a paese. Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 45
    • Tracciare una mappa dell’Impronta ecologicaNegli anni, i trend nazionali dell’Impronta ecologica sono cambiati Fig. 25: Variazioni dell’Impronta ecologicae, in genere, sono aumentati. La fig. 25 mostra l’Impronta ecologica pro capitemedia pro capite per paese nel 1961 (quando hanno avuto inizio i Mappa mondialecalcoli dell’Impronta nazionale) e nel 2008. dell’Impronta ecologica nazionale pro capite nel 1961 (a) e nel 2008 (b) (Global Footprint Network, 2011).1961 Gha pro capite <1 1-2 2-3 3-5 5-8 Dati insufficientiWWF Living Planet Report 2012 pagina 46
    • Paesi diversi possiedono Impronte diverse L’Impronta ecologica di un individuo varia significativamente in base a diversi fattori, fra cui il paese di residenza, la quantità di beni e servizi che consuma, le risorse utilizzate e i materiali di scarto prodotti per la fornitura di tali beni e servizi. Per esem- pio, se tutta l’umanità vivesse come l’indonesiano medio, per 12 rigenerare la domanda antropica annua di risorse verrebbero utilizzati solo due terzi della biocapacità del Pianeta; se vives- se come l’argentino medio, non basterebbe mezzo Pianeta in più; se vivesse come lo statunitense medio, sarebbero necessari quattro pianeti. 10 LegendaImpronta ecologica - Numero di ettari globali pro capite richiesto Fig. 26: Impronta ecologica per paese e Aree edificate pro capite, 2008 8 Questo confronto Zone di pesca comprende tutti i paesi con Foreste una popolazione superiore Pascoli a 1 milione di persone, per i Colture quali siano disponibili i dati completi (Global Footprint Carbonio Network, 2011). 6 4 2 0 USA Qatar Kuwait Emirati Arabi Uniti Danimarca Belgio Australia Canada Paesi Bassi Irlanda Finlandia Singapore Svezia Oman Mongolia Macedonia Austria Repubblica Ceca Slovenia Uruguay Svizzera Grecia Francia Norvegia Spagna Estonia Regno Unito Slovacchia Repubblica Ceca Germania Mauritius Italia Federazione Russa Lituania Turkmenistan Nuova Zelanda Croazia Giappone Kazakistan Portogallo Arabia Saudita Bielorussia Israele Lettonia Polonia Malesia Ungheria Bulgaria Messico Cile Ucraina Libia Venezuela Paraguay Panama Brasile Mauritania Libano Botswana Romania Bosnia e Erzegovina Argentina Papua Nuova Guinea Iran Bolivia Sudafrica Serbia Turchia Costa Rica Tailandia Ecuador Giordania Cina Moldavia Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 47
    • Quanto influiscono i singoli individui sull’Impronta di un paese? Le dimensioni dell’Impronta ecologica di un individuo dipendono dal livello di sviluppo e benessere e, in parte, dalle sue scelte alimentari, dai prodotti che acquista e dalla quantità di viaggi che compie. Tut- tavia, anche le scelte operate da governi e imprese influiscono signi- ficativamente sull’Impronta ecologica. Per esempio, generalmente i singoli individui non esercitano un controllo diretto sull’Impronta de- rivante dalla quantità di terreni edificati. Lo stesso vale per le modalità di produzione dell’energia elettrica o l’entità della produzione agricola di un paese. Questa componente “ereditata” dell’Impronta ecologica può essere però influenzata tramite meccanismi come l’impegno poli- tico, la tecnologia e l’innovazione ecocompatibili e altre azioni mirate a un cambiamento sociale su larga scala. Di conseguenza, i governi e le imprese possiedono un ruolo importante nella riduzione dell’Impron- ta ecologica di un singolo individuo. SE OGNI PERSONA VIVESSE SECONDO LO STILE DI VITA DI UNO STATUNITENSE MEDIO, PER RIGENERARE LA DOMANDA ANTROPICA ANNUALE SULLA NATURA SAREBBERO NECESSARI 4 PIANETI TERRA L’impronta ecologica media mondiale pro capite ammontava a 2,7 gha nel 2008 Egitto Namibia Perù El Salvador Azerbaijan Myanmar Cuba Ciad Mali Uzbekistan Gabon Albania Colombia Guatemala Tunisia Ghana Armenia Honduras Jamaica Guinea Algeria Sudan Uganda Nicaragua Senegal Burkina Faso Siria Swaziland Somalia Nigeria Georgia Iraq Gambia Vietnam Repubblica Domenicana Repubblica Centrafricana Benin Morocco Laos Kirghizistan Liberia Sri Lanka Tanzania Cambogia Zimbabwe Madagascar Etiopia Sierra Leone Indonesia Guinea-Bissau Camerun Congo Lesotho Togo Filippine Kenia Tagikistan Angola Yemen India Burundi Zambia Mozambico Malawi Nepal Timor Est Congo Pakistan Ruanda Bangladesh Eritrea Haiti Afghanistan PalestinaRep. Dem. Popolare di Corea Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 48
    • 2008 Gha pro capite <1 2-3 5-8 Dati insufficientiWWF Living Planet Report 2012 pagina 49
    • Fig. 27: Biocapacitàtotale per paese nel2008I dati sono espressi inettari globali (GlobalFootprint Network, 2011).Legenda > 1.000 milioni 100 - 1.000 milioni 10 - 100 milioni < 10 milioni Dati insufficientiTracciare una mappadella biocapacitàLa biocapacità prende in considerazione le areebiologicamente produttive disponibili nel mon-do e la loro produttività. La fig. 27 mostra labiocapacità totale disponibile in ogni paese delmondo; la fig. 28 i dieci paesi con la maggiorebiocapacità. Le nazioni con un’elevata bioca-pacità pro capite, come Gabon, Bolivia e Cana-da, possiedono estese aree forestali. Anche laquantità di pascoli costituisce un fattore chiavenel calcolo della biocapacità, come nel caso diMongolia e Australia. L’elevata biocapacità procapite di questi grandi paesi è attribuibile anchealle dimensioni relativamente piccole delle loropopolazioni.WWF Living Planet Report 2012 pagina 50
    • Diversi paesi, diverse biocapacità Molti paesi con un’elevata biocapacità non possiedono un’Im- pronta nazionale altrettanto elevata. Per esempio, la Bolivia possiede un’Impronta pro capite di 2,6 gha e una biocapacità pro capite di 18 gha. Tuttavia, la possibilità di esportare tale bio- capacità e utilizzarla in altri paesi si rivela di scarso valore. Per 30 esempio, l’Impronta ecologica di un cittadino degli Emirati Ara- bi Uniti (UAE) ammonta a 8,9 gha, ma nel Paese sono disponi- bili solo 0,6 gha di biocapacità pro capite. I residenti degli UAE, di conseguenza, per soddisfare la propria domanda dipendono dalle risorse di altre nazioni. Mano a mano che le risorse dimi- 25 nuiscono, la competizione aumenta e la disparità fra paesi ricchi e paesi poveri di risorse comporterà probabilmente implicazioni geopolitiche. Fig. 29: Biocapacità Legenda pro capite nel 2008Numero complessivo di ettari pro capite disponibili 20 per paese Aree edificate Questo confronto comprende tutti i paesi Zone di pesca con una popolazione Foreste superiore a 1 milione di Pascoli persone, per i quali siano disponibili i dati completi Colture 15 (Global Footprint Network, 2011). 4 2 0 USA Gabon Bolivia Mongolia Canada Australia Congo Finlandia Paraguay Nuova Zelanda Uruguay Brasile Svezia Estonia Namibia Argentina Repubblica Centrafricana Lettonia Federazione Russa Norvegia Mauritania Danimarca Lituania Colombia Perù Botswana Cile Papua Nuova Guinea Kazakistan Irlanda Guinea-Bissau Bielorussia Austria Turkmenistan Ciad Francia Angola Bulgaria Liberia Guinea Croazia Slovacchia Ungheria Repubblica Ceca Panama Slovenia Malesia Sudan Nicaragua Romania Zambia Mali Ucraina Mozambico Oman Polonia Honduras Germania Camerun Costa d’Avorio Sierra Leone Laos Bosnia e Erzegovina Costa Rica Grecia Macedonia Eritrea Spagna Messico Madagascar Myanmar Ecuador Qatar Congo Venezuela
    • Serbia Senegal Burkina Faso Somalia Regno Unito Belgio Moldavia Kirghizistan Indonesia Turchia Portogallo Ghana Sudafrica Svizzera Tailandia Georgia Gambia Italia Nigeria Vietnam Guatemala Paesi Bassi Tanzania Cambogia Benin Swaziland Tunisia Uzbekistan Albania Cina Timo Est Iran Lesotho Uganda Armenia Repubblica di Corea Footprint Network, 2011). Fig. 28: Le 10 maggiori Azerbaijan Zimbabwe Cuba India, Indonesia e Cina (Global Nel 2008 dieci paesi detenevano Marocco Togo oltre il 60% della biocapacità totale della Terra. Fra di essi, cinque delle sei nazioni BRIICS: Brasile, Russia, Malawi biocapacità nazionali nel 2008 Libia Egitto Arabia Saudita Ethiopia Emirati Arabi Uniti El SalvadorRep. Dem. Popolare di Corea Filippine Yemen Giappone Siria Algeria Mauritius Tagikistan Repubblica Domenicana Nepal Kenya Ruanda Resto del mondo Repubblica Democratica del Congo Argentina Indonesia Australia Canada India Federazione Russa Stati Uniti d’America Cina Brasile India Sri Lanka Burundi La biocapacità media mondiale pro capite ammontava a 1,8 gha nel 2008 Kuwait Bangladesh Afghanistan 1.6% 7.9% 2.4% 2.6% 2.6% 4.2% 9.9% 4.8% 9.8% Pakistan 15.4% 38.8% Libano Giamaica Haiti Israele Iraq Giordania Palestina Singapore
    • WWF Living Planet Report 2012 pagina 53
    • Economie emergenti: i paesi BRIICSLa rapida crescita economica di Brasile, Russia, India, Indonesia,Cina e Sudafrica – il cosiddetto gruppo BRIICS – merita un’atten- LE ECONOMIE BRIICSzione particolare relativamente a Impronta ecologica e pressione SONO IN RAPIDAsulla biocapacità. Nei paesi BRIICS, un’alta crescita demografica e ESPANSIONE -un innalzamento dei consumi medi pro capite contribuiscono a una LA SFIDA CONSISTEtrasformazione economica. Di conseguenza, le economie BRIICSstanno crescendo più rapidamente di quelle dei paesi ad alto reddito. NELLA LOROTale aumento porterà importanti benefici sociali in queste nazioni. REALIZZAZIONELa sfida consiste nel far sì che ciò avvenga in maniera sostenibile. IN MANIERALa figura 30 evidenzia i trend di consumo dei paesi BRIICS, mo- SOSTENIBILEstrando l’Impronta ecologica associata alla spesa diretta di un indi-viduo o residente medio (anche nota come “consumi delle famiglie”)divise in cinque categorie: alimentazione, alloggio, trasporti, beni eservizi. (Maggiori informazioni sui modelli di Matrice usi-consumidel suolo, o CLUM, Consumption Land Use Matrix, su cui si basanoqueste cifre sono presenti in appendice ). La componente dell’Im-pronta dei cittadini dei paesi BRIICS a basso reddito associata allespese dirette per l’alimentazione risulta maggiore di quella associataad altre categorie. In Brasile, India e Indonesia l’alimentazione as-sorbe oltre il 50% dell’Impronta totale delle famiglie. Il rimanente èdiviso, in maniera quasi uguale, fra beni, trasporti e alloggio. Manoa mano che i paesi BRIICS diventeranno più ricchi e l’Improntaecologica media aumenterà, i modelli di consumo assomiglierannosempre più a quelli dei paesi ad alto reddito. Sudafrica e Cina, peresempio, si stanno spostando verso una ripartizione uguale per tuttele categorie di consumo, indice questo di industrializzazione e au-mento del reddito.India = 12% Indonesia = 15.7% Cina = 29.6% Sud Africa = 36%WWF Living Planet Report 2012 pagina 54
    • Fig. 30: Suddivisionedell’Impronta ecologicadomestica pro capitenel 2008 nei paesiBRIICS, riportata comepercentuale degli USA,sulla base dell’Improntaecologica associataalle spese diretteper alimentazione,manutenzione efunzionamento della casa,trasporto personale, benie servizi (Global FootprintNetwork, 2011).Suddivisione pro capitedell’impronta ecologica Cibo Abitazioni Trasporti Beni Servizi USA =100% Russia = 61.2% Brasile = 40.8% Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 55
    • Popolazione, sviluppo eurbanizzazioneLa continua crescita demografica eserciterà un chiaro impattosulla biodiversità e sulle dimensioni dell’Impronta ecologica glo-bale. Tuttavia, l’impatto della popolazione sullo stato del Pianetanon è dovuto solo al numero di individui: il consumo di beni eservizi del singolo unitamente alle risorse utilizzate e alle materiedi scarto prodotte dalla filiera produttiva di quei beni e servizi,avranno un ruolo cruciale. Le pagine seguenti approfondisconoi collegamenti esistenti fra dinamiche di popolazione, Improntaecologica e biodiversità.Nanjing Road, Shanghai, China.
    • © Susetta Bozzi / WWF-China
    • Popolazione, sviluppoe urbanizzazione Fig. 31: Crescita demografica regionale e globale fra il 1950 e il 2100 Popolazione calcolata per regione, variante media fra il 1950 e il 2011 (UNFPA, 2011). Nel 2011 la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi. Sulla base del tasso di natalità previsto, nel XXI° secolo l’Asia continuerà 12,000,000 ad essere la regione più popolosa, sebbene l’Africa avanzerà a causa della 10,000,000 triplicazione della propriaNumero di persone (migliaia) popolazione, che passerà 8,000,000 da 1 miliardo del 2011 a 3,6 miliardi del 2100. La popolazione africana è 6,000,000 cresciuta del 2,3% annuo, più del doppio della 4,000,000 velocità di quella asiatica (1% annuo). Si calcola che il tasso di crescita 2,000,000 demografica rallenterà dopo il 2050. In questa 0 figura l’Asia comprende il Medio Oriente, mentre 50 60 70 80 90 00 10 20 30 40 50 60 70 80 90 00 l’Oceania viene illustrata 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 20 20 20 20 20 21 Anno separatamente.Popolazione, reddito e Impronta ecologica Legenda OceaniaSu scala mondiale, dal 1961 sia la popolazione sia l’Impronta media America del Nordpro capite sono aumentate. Tuttavia, il contributo relativo di cia- America Latina escun componente all’incremento generale dell’Impronta ecologica Caraibivaria da regione a regione (fig. 33). EuropaFra il 1961 e il 2008, l’aumento maggiore dell’Impronta pro capite Asiasi è verificato nell’Unione Europea e in Medio Oriente/Asia Centra- Africale con, rispettivamente, 1,2 e 1,1 gha pro capite. Anche se in Ame-rica del Nord l’aumento è stato inferiore (0,6 gha pro capite), nellostesso periodo questa regione ha mantenuto l’Impronta regionalepiù alta (7,1 gha pro capite).WWF Living Planet Report 2012 pagina 58
    • Nella regione Asia-Pacifico, l’Impronta è cresciuta di 0,6 gha pro ca- pite, ma, dato ancora più significativo, la popolazione è raddoppiata passando da 1,6 miliardi del 1961 a 3,7 miliardi del 2008. Analoga- mente in Africa, nello stesso periodo, sebbene l’Impronta media pro capite sia diminuita di 0,07 gha pro capite, il rapido aumento demo- grafico ha portato all’aumento dell’’Impronta complessiva del PaeseFig. 32:Raggruppamenti che è triplicata rispetto al valore del 1961.geografici globali 8 Impronta ecologica (gha pro capite) 1961Fig. 33: L’Improntaecologica per gruppigeografici, 1961 - 2008Variazioni dell’Improntamedia pro capite e della 4popolazione in ogni regione Biocapacità disponibile pro capite nel 1961 (3.2 gha)del mondo (fig. 32). L’areaall’interno di ogni barrarappresenta l’Improntatotale di ogni regione(Global Footprint Network,2011). 0 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000Legenda Popolazione (milioni) America del Nord UE 8 2008 Altri paesi europei Impronta ecologica (gha pro capite) America Latina Medio oriente/ Asia centrale Asia-Pacifico Africa 4 Biocapacità disponibile pro capite nel 2008 (1.8 gha) 0 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000 Popolazione (milioni) Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 59
    • A differenze di reddito corrispondono Impronte diverse L’Impronta ecologica pro capite delle nazioni ad alto reddito fa sem- brare piccola quella dei paesi a basso e medio reddito. Storicamente, gli incrementi più rapidi dell’Impronta pro capite si sono verificati nei paesi ad alto reddito. La principale causa di ciò risiede nell’aumento della componente relativa all’Impronta del carbonio nell’Impronta ecologica pro capite – cresciuta fino a 1,6 volte fra il 1961 e il 1970. Fig. 34: Paesi compresi nelle categorie ad alto, Di contro, nelle nazioni a medio e basso reddito, la domanda antropi- medio e basso reddito ca di risorse è stata inferiore alla biocapacità media pro capite dispo- nibile nel mondo; ciò fino al 2006, quando anche nei paesi a medio Legenda reddito ha superato questo valore. Reddito alto Le nazioni a reddito medio comprendono molte delle economie emer- Reddito medio genti, fra cui i paesi BRIICS: Brasile, Russia, India, Indonesia, Cina e Reddito basso Sudafrica. In generale, dal 1961 la popolazione è più che raddoppiata, mentre l’Impronta pro capite è aumentata del 65%, soprattutto a cau- sa dell’aumentata industrializzazione. Benché in alcuni paesi si assista L’IMPRONTA ECOLOGICA a un rallentamento della crescita demografica, in un prossimo futuro DEI PAESI ulteriori aumenti di popolazione, insieme a un incremento dei modelli di consumo della classe media delle economie emergenti, potrebbero A BASSO REDDITO accrescere l’Impronta globale dell’umanità in maniera drammatica. DAL 1961 Oggigiorno i cittadini dei paesi a basso reddito possiedono, in media, È AUMENTATA un’Impronta inferiore a quella che avevano nel 1961 – una riduzio- DEL 323% A CAUSA ne di 0,01 gha pro capite. Tuttavia, la rapida crescita demografica di DELLA RAPIDA questi paesi (4,3 volte dal 1961) ha portato, a partire dal 1961, a un incremento complessivo del 323% dell’Impronta ecologica totale delle CRESCITA nazioni a basso reddito. DEMOGRAFICA 7 Fig. 35: Variazioni pro capite dell’Impronta ecologica nei paesiImpronta ecologica (gha pro capite) 6 ad alto, medio e basso reddito dal 1961 al 2008 5 La linea nera tratteggiata rappresenta la biocapacità 4 media mondiale nel 2008 (Global Footprint Network, 3 2011). Legenda 2 Reddito alto 1 Reddito medio Reddito basso 0 1961 1970 1980 1990 2000 2008 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 60
    • L’Indice del Pianeta vivente mostra come il declino della biodiversità sia maggiore nei paesi a basso reddito. Le analisi illustrate preceden- temente nel rapporto indicano forti differenze geografiche nella per- dita di biodiversità, in particolare fra le regioni tropicali e temperate. Allo scopo di dimostrare come tali differenze non siano solo di natura geografica o biofisica, i dati delle popolazioni delle specie (eccetto che delle popolazioni marine di acque internazionali) sono stati divisi in tre categorie di reddito nazionale (vedere “Categorie di reddito nazio- L’INDICE DEL nali” nel glossario). Per i paesi ad alto reddito l’Indice del Pianeta vivente mostra un au- PIANETA VIVENTE mento del 7% fra il 1970 e il 2008 (fig. 36). Ciò probabilmente è dovuto PER I PAESI a diversi fattori, non ultimo dei quali il fatto che tali nazioni siano in A BASSO REDDITO grado di acquistare e importare risorse dai paesi a reddito inferiore, de- È DIMINUITO gradando la biodiversità di questi luoghi e, contemporaneamente, man- DEL 60% tenendo inalterati la biodiversità e gli ecosistemi della propria regione. In netto contrasto, l’Indice dei paesi a medio reddito è diminuito del 31% e, dato ancora più allarmante, quello dei paesi a basso reddito del 60%. Il trend delle nazioni a basso reddito risulta potenzialmente catastrofico e non solo per la biodiversità, ma anche per gli abitanti di questi paesi. Anche se tutti dipendiamo dalla biodiversità che fornisce servizi ecosistemici e beni naturali, l’impatto del degrado ambienta- le viene avvertito più direttamente dalle popolazioni più povere del mondo e, in particolare, dalle popolazioni rurali e dalle comunità fo- restali e costiere. Private dell’accesso all’acqua potabile, alla terra eFig. 36: L’Indice del dell’adeguata fornitura di alimenti, combustibili e materiali, le popo-Pianeta vivente per lazioni più vulnerabili non riescono a uscire dallo stato di povertà e acategorie di redditonazionale raggiungere la prosperità.L’Indice mostra, fra il 1970e il 2008, un aumento del7% nei paesi ad alto reddito,una diminuzione del 31% 2in quelli a medio reddito edel 60% in quelli a bassoreddito. (WWF/ZSL, 2012). Valori dell’indice (1970 = 1)Legenda Reddito alto 1 +7% Reddito medio Reddito basso -31% Limiti di confidenza -60% 0 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2008 Anno Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 61
    • Espansione urbana e incremento delle ImpronteAttualmente, oltre il 50% della popolazione mondiale vive in aree 5urbane. Si prevede che tale cifra aumenterà a causa della rapidaurbanizzazione mondiale che ha luogo soprattutto in Asia e Africa. popolazione urbana (%) 4 Tasso di crescita della 4.19%Generalmente all’urbanizzazione corrisponde un innalzamentodel reddito che, a sua volta, comporta un incremento delle Im- 3pronte ecologiche e, in particolare, un aumento delle emissioni dicarbonio (Poumanyvong e Kaneko, 2010). Per esempio, l’Impron- 2 1.98%ta ecologica media di un abitante di Pechino è quasi tripla rispetto 1.56% 1.37%alla media cinese (Hubacek et al., 2009). 1 1.16%In generale, le popolazioni urbanizzate sono responsabili di oltre 0il 70% delle emissioni di CO2 dovute a combustibili fossili. Tut- <1 1-2.5 2.5-5 5-10 >10tavia, una buona pianificazione urbana può ridurre le emissioni Dimensione della cittàdirette di carbonio, grazie a una corretta gestione della quantità edella disponibilità dei trasporti pubblici. Per esempio, le emissioni Fig. 37: Tassi previstipro capite della città di New York sono inferiori del 30% rispetto d’incrementoalla media degli Stati Uniti (Dodman, 2009). demografico urbano,Secondo i calcoli, la popolazione urbana mondiale raddoppierà, suddivisi secondo le dimensioni dellaarrivando a 6 miliardi entro il 2050 (UNFPA, 2007) e, nei pros- città (2009-2025)simi trent’anni, in tutto il mondo 350mila miliardi di dollari ver- Fonte: Divisione delleranno investiti in infrastrutture urbane e usanze commerciali. Se Nazioni Unite sulla popolazione; analisi Booztali investimenti avverranno in uno scenario BAU, in soli 30 anni & Company (WWF, 2010b).tale crescita urbana utilizzerà oltre metà del budget del carboniodell’umanità per i prossimi 90 anni (WWF, 2010b; Höhne andMoltmann, 2009). CANADA REGNO UNITO 26.3 54 PAESI BAS 80% 90% 13.3 81% Lo sviluppo delle piccole città BELGIO 10.2 97% USA LONDRA Attualmente, oltre il 60% dei cittadini del mondo vive in cen- 12 FRANCE tri urbani con meno di 1 milione di abitanti (UNFPA, 2007). 246.2 NEW YORK 21.8 46.9 77% La fig. 37 dimostra come la parte maggiore dell’incremento LOS 81% urbano avverrà non nelle megalopoli già note come Pechi- ANGELES SPAGNA 17.9 33.6 no, Londra, Los Angeles, Città del Messico e Mumbai (tutte 77% metropoli con oltre 10 milioni di abitanti) ma al contrario, MESSICO 84.392 MAROCC essa avrà luogo in città più piccole (con meno di 1 milione di 77% 19.4 60% residenti). Per esempio, la popolazione di Gaborone, la ca- CITTÀ pitale del Botswana, è cresciuta dai 17.700 abitanti del 1971 CITY 22.1 IVORY COAST GHANA 8.6 11.3 VENEZUELA agli oltre 186.000 del 2007 e si prevede che entro il 2020 26 49% 94% supererà i 500.000. COLOMBIA 34.3 73% BRASILE 162.6 PERÙ RIO DE 21.0 JANEIRO 85% 12.2 73% SAN PAOLO CILE 20.4 14.6 88% ARGENTINA 35.6 90% BUENOS AIRES 13.5WWF Living Planet Report 2012 pagina 62
    • NEL 2050 DUE TERZI DELLE PERSONE VIVRANNO IN CITTÀ (ONU, 2009) POPOLAZIONE URBANA ODIERNA: 3.307.905.000 Legenda Fig. 38: Numero di residenti delle città del mondo nel 2010 e percentuale di popolazione Città con oltre 10 Nei paesi sviluppati, la percentuale di persone che vivono nelle città è superiore al 70% milioni di persone e, spesso, all’85%. La più grande popolazione urbana del mondo si trova negli Sta- (aree urbane maggiori) ti Uniti (246 milioni). Tuttavia, sebbene in Cina la percentuale di persone che vivono Prevalenza urbana in città sia inferiore al 50%, il numero totale di cittadini è superiore (559 milioni). In 75% o oltre India, tale numero ammonta a 329 milioni (Divisione delle Nazioni Unite sulla popo- lazione). (Figura redatta dal World Business Council for Sustainable Development, in Prevalenza urbana WBCSD, 2012 sulla base dei dati della Divisione delle Nazioni Unite sulla popolazione, 50 - 74% UN, 2010). Urbana 0 - 49% FED. RUSSA FED. RUSSA SVEZIA 103.6 MOSCA 13.4 SVEZIA 103.6 MOSCA 13.4 7.6 REGNO UNITO73% 7.6 73% PECHINO PECHINOSSI POLONIA 54 PAESI BASSI POLONIA 12.7 12.7 90% 13.3 SHANGHAI SHANGHAI 23.9 81% 23.9 17.3 UCRAINA 62% UCRAINA 17.3 62% GERMANIA 30.9 BELGIO 10.2 GERMANIA 30.9 62 62 68% GUANDONG GUANDONG 97% REP. 68% LONDRA 12 REP. CECA CECA 7.3 7.3 IA75% 7.4 IA75% 7.4 FRANCE CINA CINA ROMANIA ROMANIA 11.6 KAZAKH- 11.6 KAZAKH-NEW YORK 54 ISTANBUL46.9 STAN 54 ISTANBUL STAN REP. DEM. 11.7 REP. DEM. 11.7 8.6 21.8 ITALIA 77% TEHERAN ITALIA 8.6 TEHERAN POP. COREA POP. COREA TURCHIA 559.2 REP. COREA559.2 UZBEKISTAN 12.1 UZBEKISTAN 14.1 14.1 12.1 39.6 39.6 10.1 62% 62% GIAPPONE GIAPPONE 10.1 68% TURCHIA 68% 37% 37% REP. COREA SPAGNA 51.1 IRAN AFGHAN- 51.1 IRAN AFGHAN- 39.0 84.7 39.0 84.7 42% 42% 66% ISTAN ISTAN 33.6 48.4 81% 81% 66% 68% 77% 48.4 7.8 68% 7.8 CAIRO 68% CAIRO 68% 15.9 SIRIA IRAQ PAKISTAN 15.9 SIRIA IRAQ PAKISTAN SEUL SEUL OSAKA OSAKA TUNISIA 10.2 51% 20.3 59.3 TUNISIA 10.2 51% 20.3 67% 59.3 VIETNAM 23.2 16.6 TOKYO VIETNAM 23.2 16.6 TOKYO CO ALGERIA 67% MAROCCO ALGERIA 22.0 EGITTO 19.4 22.0 36%EGITTO 36% 23.3 33.4 23.3 33.4 33.1 60% ARABIA KARACHI 33.1 ARABIA SAUDITA MYANMAR KARACHI 27% MYANMAR 27% SAUDITA LAGOS 43% 20.9 LAGOS 14.8 43% 20.9 14.8 16.5 FILIPPINE MANILA 16.5 FILIPPINE 10.0 81% 10.0 81% 32% 32% MANILA TAILANDIA NIGERIA NIGERIA BANGLADESH TAILANDIA 55 BANGLADESH 55 INDIA INDIA SUDAN ETIOPIA IVORY SUDAN ETIOPIA 21.5 15.4 21.5 15.4 16.3 38.2 38.2 16.3 COAST GHANA 68.6 13 64% 64% ENEZUELA 68.6 13 33% 33% 43% 16% 8.6 11.3 43% 16% 26% 26% 329.3 49% 26 94% 50% CONGO 20.2 KENYA 7.6 50% NUOVA DELHI CONGO 20.2 329.3 KENYA 7.6 DACCA 13.8 NUOVA DELHI MALESIA 18.1 DACCA 13.8 MALESIA 18.1 69% 29% 69% 29% 33% 33% TANZANIA INDONESIA TANZANIA CAMERUN 9.5 9.9 25% 21.1 CAMERUN 9.5 9.9 25% 21.1 CALCUTTA 15.5 INDONESIA CALCUTTA 15.5 114.1 ANGOLA 114.1 ANGOLA BRASILE 9.3 MOZAM- MUMBAI 9.3 MOZAM- BICO MUMBAI 50% BICO 162.6 RIO DE JANEIRO 21.3 21.3 50% SUD AFRICA SUD AFRICA 85% 12.2 28.6 28.6 GIACARTA GIACARTA 60% PAOLO 60% 14.9 AUSTRALIA 14.9 AUSTRALIA SAN 18.3 18.3 20.4 89% 89% ENTINA35.690% BUENOS AIRES 13.5 Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 63
    • Impronta ecologica e sviluppo sostenibile Un elevato livello di sviluppo richiede un elevato livello di consu- mi? Attualmente, l’indicatore di sviluppo più utilizzato è l’Indice di sviluppo umano (Human Development Index - HDI) del Pro- gramma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations De- velopment Programme, UNDP) che, riunendo reddito pro capite, aspettativa di vita e livello culturale, mette a confronto i paesi sul- la base dei propri livelli di sviluppo economico e sociale (UNDP, 2009. Per l’ultimo aggiornamento del rapporto vedere UNDP, 2011). L’HDI medio mondiale è aumentato del 41% dal 1970, in- cremento che riflette i grandi miglioramenti nei settori relativi all’aspettativa di vita, all’accesso alla scolarizzazione, all’alfabetiz- zazione e al reddito. Alcuni paesi a basso reddito sono in grado di accrescere i propri HDI a una velocità relativamente alta, sia perché questi risultano abbastanza bassi sia perché possono rapidamente capitalizzare molti progressi realizzabili. Tuttavia, alcune nazioni a basso red- dito rimangono bloccate sui propri attuali livelli di HDI (per esem- Fig. 39: L’Impronta pio, lo Zimbabwe). Tendenzialmente, le economie di transizione ecologica di ogni paese innalzano maggiormente i propri HDI. La fig. 39 mostra l’HDI di nel 2008 a confronto ogni paese paragonato alla sua Impronta ecologica. con l’Indice di sviluppo umano Come tutte le medie, l’HDI nasconde le disparità di sviluppo uma- Il colore dei punti, indicanti no dei singoli paesi e non prende in considerazione altre importan- i singoli paesi, si basa ti variabili, come le disuguaglianze. sulla regione geografica mentre le dimensioni sulla popolazione. Il colore di sfondo, in questa figura e nella fig. 40, indica le soglie HDI per un livello di sviluppo umano basso, medio, alto e molto alto, in base a UNDP, 2010 (Global 12 Footprint Network, 2011). Sviluppo umano medio Sviluppo umanoo alto Sviluppo umano molto alto HDI Sviluppo umano basso 10 Impronta ecologica (gha pro capite) S m Legenda 8 America del nord 6 UE Altri paesi europei 4 America Latina Medio Oriente/ Asia Centrale Biocapacità media mondiale pro capite nel 2008 2 Soddisfa i criteri minimi di sostenibilità Asia-Pacifico 0 Africa0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 Indice di sviluppo umano (HDI) WWF Living Planet Report 2012 pagina 64
    • Sviluppo nei limiti di un Pianeta Una nuova versione dell’HDI, messo a punto per lo Human Deve- lopment Report 2011, consente a questo Indice di tenere conto delle modalità di distribuzione delle conquiste nei settori sanitario, di scola- rizzazione e di reddito (UNDP, 2011). Questa nuova versione dell’Indi- ce – chiamata Indice di sviluppo umano corretto per le disuguaglianze (IHDI, Inequality adjusted Human Developed Index) – offre una mi- sura dello sviluppo umano che tiene conto delle diseguaglianze sociali. In condizioni di perfetta uguaglianza, l’IHDI è uguale all’HDI; a un aumento delle diseguaglianze, l’IHDI diventa inferiore all’HDI. In tal senso, l’IHDI rappresenta l’attuale livello di sviluppo umano, mentre l’HDI un Indice del potenziale sviluppo umano raggiungibile in as- senza di disuguaglianze. L’IHDI “sconta” il valore medio di ogni di- mensione in base al livello di disuguaglianza. I paesi con un livello di sviluppo umano basso, generalmente, tendono ad avere maggiori disuguaglianze in più dimensioni e, di conseguenza, le perdite nello sviluppo umano risultano più elevate. La perdita media di HDI dovuta alla disuguaglianza si aggira intorno al 23% - l’HDI globale di 0,682 nel 2011 scende così a 0,525. Qual è il significato della relazione fra l’Impronta ecologica e questo nuovo indice? Mettere in collegamento l’Impronta ecologica con l’IH-Fig. 40: Confronto tra DI rafforza la conclusione che la maggior parte dei paesi ad alto IHDIl’Impronta ecologicadei paesi, nel 2008, abbiano migliorato il benessere dei propri cittadini a spese di un au-e l’Indice di sviluppo mento dell’Impronta. Le nazioni a più basso IHDI, che lottano per ac-umano corretto per la crescere i propri livelli di sviluppo, possiedono un’Impronta inferiore,diseguaglianzaL’IHDI tiene conto delle ma anche livelli di disuguaglianze superiori, che rendono i loro obietti-disuguaglianze in ciascuna vi di sviluppo più difficili da raggiungere. È necessario, quindi, un im-delle tre dimensioni pegno concordato e collettivo che fornisca ai paesi lo spazio ambienta-dell’HDI – scolarizzazione,aspettativa di vita e reddito le necessario al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.pro capite - diminuendoil valore medio di ogni 12 Sviluppo umano medio Sviluppo umano alto Sviluppo umano molto alto IHDI Sviluppodimensione in base allivello di disuguaglianza. umano basso 10Di conseguenza, anche Impronta ecologica (gha pro capite)se l’aspetto generale diquesto grafico è uguale 8a quello della fig. 39,molti paesi hanno subitouno spostamento verso 6sinistra. Nei paesi con unlivello di sviluppo umanobasso, generalmente la 4disuguaglianza è maggiorein più dimensioni e, diconseguenza, risultano Biocapacità media mondiale pro capite nel 2008 2maggiori le perdite del Soddisfa i criteri minoriloro valore HDI (Global di sostenibilitàFootprint Network, 2011). 0 0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 Indice di sviluppo umano corretto per la diseguaglianza Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 65
    • © Istockphoto.com / WWF-CanadaL’Impronta idricaL’Impronta idrica costituisce un indicatore globale dell’impiegodiretto e indiretto di acqua dolce. L’acqua dolce merita particolareattenzione proprio a causa della sua scarsità; infatti, costituiscesolo il 2,5% delle risorse idriche del Pianeta, di cui il 70% è impri-gionata nei ghiacci e nelle nevi delle regioni montane, dell’Artico edell’Antartico. Mentre l’Impronta ecologica calcola la quantità dibiocapacità (ettari globali) necessaria a sostenere una popolazio-ne, l’Impronta idrica di produzione rappresenta il volume di ac-qua dolce (in metri cubi per anno, m3/y) utilizzato, direttamenteo indirettamente, per produrre beni e servizi.In un’azienda agricola, i raccolti vengono irrigati per mezzo di un’appo-sita apparecchiatura d’irrigazione a pioggia.
    • L’Impronta idrica L’Impronta idrica globale media, fra il 1996 e il 2005, ha superato i 9.000 miliardi di m3 annui, con la produzione agricola responsabile del 92% del valore totale. Sebbene invisibile, l’acqua piovana imma- gazzinata nel suolo (Impronta idrica verde) costituisce la componen- te maggiore dell’Impronta idrica (74%), mentre le risorse idriche blu rappresentano l’11% (Hoekstra and Mekonnen, 2012). L’Impronta idrica può essere rappresentata da un numero singolo, o scomposta nelle diverse componenti (fig. 41). Fig. 41: Tre modalità di presentazione dell’Impronta idrica (a) in totale e suddivisa nelle sue tre componenti; (b) calcolata per aree specifiche, come, per esempio, un bacino fluviale; (c) calcolata durante diversi periodi dell’anno (adattamento da Chapagain A.K. and Tickner, 2011; dati dell’Impronta idrica globale da Hoekstra and Mekonnen, 2012). a. Impronta idrica totale della produzione globale (9.087 miliardi m3/yr) Impronta idrica verde: l’acqua piovana che evapora durante la produzione di beni; nel caso dei prodotti agricoli, l’acqua pio- vana immagazzinata nel suolo che evapora dalle coltivazioni. Impronta idrica blu: l’acqua dolce prelevata dalla superficie o 11% 11% 74% dalle falde acquifere, utilizzata per scopi domestici, industriali 74% o agricoli e non restituita; nel caso dei prodotti agricoli, prin- 15% 15% cipalmente l’acqua per l’irrigazione che evapora dalle colture. Impronta idrica grigia: l’acqua necessaria a diluire gli agen- ti inquinanti, rilasciati durante i processi di produzione in modo tale che la qualità delle risorse idriche ambientali ri- manga al di sopra degli standard di qualità idrica prefissati. b. È possibile calcolare l’Impronta idrica di diversi luoghi (per esempio x, y, z) L’Impronta idrica e le sue componenti variano a secon- da della posizione geografica. Tali posizioni geografiche possono essere misurate a li- x y z vello regionale, nazionale o di singoli bacini fluviali. c. È ora possibile calcolare l’Impronta idrica relativa a diversi periodi dell’annoMilioni di m3 di acqua/anno All’interno di ogni singola posizione geografica è possi- bile calcolare le componenti dell’Impronta stagione per stagione o mese per mese (fig. 44). Primavera Estate Autunno Inverno WWF Living Planet Report 2012 pagina 68
    • L’Impronta idrica blu confrontata con la disponibilità di risorse idriche blu ALMENO 2,7 MILIARDI 2,7 miliardi di persone vivono in bacini fluviali che sono sottoposti DI PERSONE VIVONO a gravi carenze idriche per almeno 1 mese l’anno. Al fine di fornire un’analisi più dettagliata della disponibilità e della domanda di risor- IN BACINI FLUVIALI se idriche, uno studio recente (Hoekstra et al., 2012 ) ha analizzato CHE SPERIMENTANO l’Impronta idrica blu mensile di 405 importanti bacini fluviali, in cui UNA GRAVE risiede il 65% della popolazione mondiale. È stato adottato un approc- CARENZA IDRICA cio preventivo basato sui flussi naturali (il flusso del bacino calcolato prima di un qualsiasi prelievo idrico) e le presunte esigenze ambien- ALMENO tali di flusso (la quantità di acqua necessaria a preservare l’integrità 1 MESE L’ANNO degli ecosistemi di acqua dolce) che si suppone corrisponda all’80% del naturale deflusso mensile (Richter et al., 2011). Se oltre il 20% del flusso naturale viene utilizzato dalla specie umana, l’Impronta idrica blu è maggiore della quantità di acqua blu disponi- bile e quello che accade è che si verifica una situazione di stress idrico. La figura 42 mostra il numero di mesi dell’anno in cui, dal 1996 al 2005, la carenza di risorse idriche blu ha superato il 100% nei prin- cipali bacini fluviali del mondo; ciò significa che, durante quei mesi, oltre il 20% del flusso naturale è stato utilizzato dalle persone. > 100% 12 10 - 11 8-9 6-7 Fig. 42: Carenza delle risorse idriche blu in 405 bacini fluviali fra 4-5 il 1996 e il 2005 Mesi in cui 2-3 Il colore blu scuro indica i bacini fluviali in cui oltre il 20% dell’acqua dispo- la carenza di nibile viene utilizzata durante tutto il corso dell’anno. Alcune di queste aree si 1risorse idriche trovano nelle zone più aride del mondo (come l’entroterra australiano), ma > 100% 0 anche altre (come gli Stati Uniti occidentali) soffrono di carenza idrica, alla luce delle significative quantità di acqua di questi bacini che vengono utiliz- nessun dato zate a scopo agricolo (Hoekstra et al., 2012). Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 69
    • La carenza idrica dipende dalla quantità di acqua disponibile e dai li-velli di consumo di un bacino fluviale, non solo dalle dimensioni asso-lute dell’Impronta idrica blu. Per esempio, sebbene a febbraio o marzol’Impronta idrica blu dei bacini fluviali dell’Europa dell’Est e dell’Asianon sia particolarmente elevata, questi fiumi (compresi Dniepr, Don,Volga, Ural, Ob, Balkhash e Amur) sperimentano una grave carenzaidrica in quanto il loro flusso in quei mesi è particolarmente basso(fig. 43).L’approvvigionamento idrico a scopo industriale e domestico risente Fig. 43: Carenza idrica neidelle alterazioni del flusso idrico. Nei bacini fluviali dei fiumi Yangtzè principali bacini fluviali del mondo a febbraio ee Tarim della Cina, la carenza idrica più grave si verifica all’inizio della giugnoprimavera, quando il deflusso è scarso e la domanda di acqua per l’ir- La colorazione blu chiarorigazione alta. I bacini fluviali dell’Orange e del Limpopo (Sudafrica) indica uno stato di carenza idrica basso, ovvero che isono sottoposti a carenza idrica a settembre e ottobre, mentre il Mis- presunti requisiti ambientalisissippi (USA) ad agosto e settembre, quando l’Impronta idrica blu di flusso non risultanoè maggiore e il deflusso molto basso (Hoekstra et al., 2012). Risulta compromessi e l’alterazione del deflusso mensile risultaquindi indispensabile un meccanismo di attenta ripartizione delle ri- leggera o nulla; la colorazionesorse idriche che prenda in considerazione gli attuali e futuri utilizzi blu acceso, indica unaidrici e le esigenze ambientali su base mensile e non su base media carenza idrica moderata (per es., l’Impronta idricaannuale. blu ammonta al 20-30% del flusso naturale) e i requisiti ambientali di flusso non sono completamente soddisfatti; il blu scuro denota una carenzaFebbraio idrica significativa (l’Impronta idrica blu assorbe il 30-40% del flusso naturale); il colore viola indica una carenza idrica grave (l’Impronta idrica blu assorbe oltre il 40% del flusso naturale). Le differenze di carenza idrica nei due mesi indicati evidenziano l’importanza di conoscenze su base mensile (Hoekstra et al., 2012).Giugno Carenza idrica blu >2 1 - 1.5 1.5 - 2 0.5 - 1 0.25 - 0.5 Gravità della carenza 0 - 0.25 idrica blu nessun datoWWF Living Planet Report 2012 pagina 70
    • Solo recentemente il Water Footprint Network è stato in grado di cal- colare, per la prima volta, l’Impronta idrica blu ad risoluzione spaziale elevata (a intervalli di 5 minuti, ovvero una griglia di circa 9x9 km all’e- quatore che decresce gradualmente verso i poli) su base mensile. Que- sti dati sulla disponibilità delle risorse idriche nel corso dell’anno e a livello del singolo bacino idrico offrono a chi pianifica e a chi utilizza le risorse idriche un importante strumento di programmazione finalizza- to a utilizzare nel miglior modo possibile questa risorsa rinnovabile vi- tale. Di seguito, un esempio; maggior dettagli in Hoekstra et al., 2012.) Bacino del fiume Tigri-Eufrate Questo bacino fluviale si estende in 4 paesi: Turchia, Siria, Iraq e Iran. Quasi tutto il flusso dei due fiumi nasce negli altopiani delle zone set- tentrionale e orientale in Turchia, Iraq e Iran. Le precipitazioni piovose sono limitate ai mesi invernali, da ottobre ad aprile, e le piene si veri- ficano da marzo a maggio – quando la neve sugli altipiani si scioglie. La tipica stagione di secca va da giugno a dicembre. Il bacino fluviale sperimenta gravi carenze idriche per cinque mesi l’anno (da giugno a ottobre). La maggior parte dell’Impronta idrica blu (52%) è dovuta all’evaporazione dell’acqua per l’irrigazione delle colture di grano, orzo e cotone. 12000Legenda Ruscellamento 10000 Oltre il 40% Milioni di m3 / mese 30 - 40% 8000 20 - 30% 6000 0 - 20% Impronta idrica blu 4000 2000 0 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Mese Fig. 44: Carenza idrica nel corso dell’anno nei due bacini fluviali scelti (media mensile per il periodo 1996-2005) Questo grafico mostra la disponibilità e l’impiego di acqua blu nei fiumi Tigri-Eufrate fra il 1996 e il 2005. Il flusso del fiume è diviso in quattro zone – verde, blu acceso, blu scuro e bianco – sulla base delle presunte esigenze ambientali di flusso. L’Impronta idrica blu effettiva è indicata dalla linea rossa. Quando tale linea ricade nella zona ver- de, la carenza idrica è bassa, ovvero corrisponde alla quota ambientale. Se la linea si sposta nell’area blu acceso, blu scuro o bianca, la carenza idrica in quei mesi dell’anno diventa rispettivamente moderata, significativa o grave. Capitolo 1: Lo stato del Pianeta pagina 71
    • Capitolo 2: perchéoccuparsene~Un’immagine satellitare mostra la punta settentrionale a forma di cuoredella metà occidentale del grande lago d’Aral (o lago d’Aral meridiona-le) dell’Asia centrale. Il lago d’Aral, una volta uno dei 4 maggiori baciniidrici interni del mondo, negli ultimi 50 anni ha visto le sue dimensioniridursi rapidamente a causa della deviazione, a scopo di irrigazione,dei fiumi che lo alimentano. Nel 2005, è stata costruita una diga fra lesezioni settentrionale e meridionale del lago, per migliorare la gestioneidrica e riparare il disastro ambientale di natura antropica. Questa digaha fatto sì che il fiume alimentasse l’Aral settentrionale, favorendo cosìla sua ripresa. Il problema nel complesso non è stato risolto, in quantosi prevede che la sezione meridionale si prosciugherà completamenteentro il 2020. L’area biancastra che circonda il bacino lacustre è unavasta pianura salina, chiamata ora Deserto di Aralkum, che ha preso ilposto del lago evaporato. Il deserto copre circa 40.000 km2 di terrenoarido formato da sale bianco e minerali. Ogni anno, violente tempe-ste di sabbia sollevano almeno 150.000 tonnellate di sale e sabbiadall’Aralkum, trasportandole per centinaia di chilometri, causando gra-vi problemi di salute alle popolazioni locali e rendendo gli inverni dellaregione più freddi e le estati roventi. design note: Check for gutter and re- peat image if necessary
    • © USGS
    • CoLLEGARE biodiversità,servizi ecosistemicie PERSONE Fattori causaliLa biodiversità è vitale per la salute e l’esistenza umana.Gli organismi viventi - piante, animali e microrganismi- formano complesse reti interconnesse di ecosistemi ehabitat che, a loro volta, forniscono una miriade di servi- Cause indirettezi ecosistemici dai quali dipendono tutte le forme di vita.Sebbene la tecnologia sia in grado di sostituire alcuni diquesti servizi e far fronte al loro degrado, molti altri risul-tano insostituibili.Comprendere le interazioni fra biodiversità, servizi ecosi-stemici ed esseri umani risulta quindi fondamentale perinvertire i trend illustrati nel capitolo 1 ed intraprenderele scelte migliori presentate nel capitolo 4, salvaguardan- Pressioni dirette sulla biodiversitàdo così la sicurezza, la salute e il benessere futuri dellesocietà umane.Tutte le attività umane utilizzano i servizi ecosistemici,ma possono anche esercitare pressioni sulla biodiversità e sugli ecosistemiche è alla base di tali sistemi.Recenti analisi scientifiche (Naidoo et al., 2008; Larsenet al., 2011; Strassburg et al., 2010) mostrano una cor-rispondenza misurabile fra servizi ecosistemici e bio-diversità, mentre analisi globali, come il rapporto The Stato della biodiversitàEconomics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB), ilMillennium Ecosystem Assessment (MEA) e il RapportoStern sottolineano come l’umanità dipenda totalmente daecosistemi ben funzionanti per i servizi essenziali (Millen-nium Ecosystem Assessment, 2005a; b; c; Stern, 2006;TEEB, 2010). Servizi ecosistemici Fig. 45: Interconnessioni fra esseri umani, biodiversità, salute degli ecosistemi e fornitura dei servizi ecosistemici.WWF Living Planet Report 2012 pagina 74
    • Popolazione Consumi Efficienza delle risorseAttività agricole Caccia Urbanizzazione e Utilizzo delle Energia e e forestali e pesca attività industriali risorse idriche trasporti Sovrasfruttamento InquinamentoPerdita, alterazione Specie Cambiamenti e frammentazione invasive climatici dell’habitat Terrestre D’acqua dolce Marino I benefici che le persone traggono dagli ecosistemi Servizi di regolazioneServizi di • filtraggio dell’acqua Serviziapprovvigionamento • decomposizione dei Servizi di culturali • alimenti prodotti di scarto • regolazione del clima supporto • arricchimento • medicine • impollinazione dei • svago • legname raccolti • ciclo dei nutrienti • estetico • fibre • controllo di alcune • fotosintesi • esperienze • bioenergia patologie umane • formazione del suolo spirituali Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 75
    • WWF Living Planet Report 2012 pagina 76
    • La storia di Margaret © WWF-Canon / Simon RawlesPer gli abitanti delle regioni industrializzate e urbane “la natura”è un luogo da visitare. Il cibo proviene dai negozi e l’acqua dal ru-binetto. Tuttavia, un gran numero della popolazione del Pianetavive un collegamento più diretto con la natura e i suoi servizi. Leopportunità di sussistenza di Margaret Wanjiru Mundia, agricol-trice del Kenia centrale, dipendono direttamente dall’ambientenaturale che la circonda. Eppure, le sue necessità sono uguali aquelle degli abitanti di una città, e tutte queste necessità originanoproprio da ciò che la natura offre. La comprensione delle sfide edelle speranze di Margaret può contribuire a capire più a fondodavanti a quali rischi e opportunità si trovi il nostro Pianeta? Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 77
    • Foreste: stoccaggio delcarbonio e climaIl servizio di stoccaggio del carbonio, offerto dalle foreste in tutto il Fig. 46: Schemimondo, risulta indispensabile per la stabilizzazione del clima. La regionali di biomassaquantità di carbonio sequestrato nelle diverse foreste varia: le foreste forestale di superficie nelle foreste tropicalitropicali ne immagazzinano una quantità maggiore – secondo i più La mappa illustra glirecenti calcoli, la sola biomassa al di sopra del suolo ne conserva 247 schemi regionali e fornisceGt C (Chave et al., 2008; Lewis et al., 2009; Mahli et al., 2006; UNEP, calcoli metodologicamente comparabili della biomassa2010), ovvero cinque volte le attuali emissioni globali di carbonio, am- forestale al di sopra del suolomontanti a 47 Gt all’anno (UNEP, 2010). Quasi metà di questo car- (circa 2000) in 75 paesibonio al di sopra del suolo si trova nelle foreste dell’America Latina, tropicali (Saatchi et al., 2011). (Saatchi et al., 2011).il 26% in Asia e il 25% in Africa (Saatchi et al., 2011) (vedere fig. 46).Anche le vaste foreste boreali settentrionali di conifere e latifoglie rive- Biomassa di superficiestono un ruolo importante nello stoccaggio del carbonio (Potapov et al., (Mg/ha)2008). Le foreste delle zone temperate sono state decimate nei secoli, 0 - 25ma ora si stanno diffondendo in Europa e negli Stati Uniti, dando vita 26 - 50così a nuovi siti di stoccaggio (FAO, 2010a). In alcune parti del mondo, 51 - 75le foreste crescono sulle torbiere, dove la quantità di carbonio presente 76 - 100nel suolo può essere superiore a quella nelle foreste (Malhi et al., 1999). 101 - 150Riconoscendo l’importanza delle foreste nella stabilizzazione del cli- 151 - 200ma, l’UNFCCC (La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cam- 201 - 250biamenti Climatici) ha avviato le negoziazioni per un meccanismochiamato REDD+(Reducing Emissions from Degradation and Defo- 251 - 300restation, cioè riduzione delle emissioni da degrado e deforestazione), 301 - 350volto a fare fronte ad alcuni degli impatti sopra descritti. Se si arriverà 351 - 400a un accordo, il REDD+ offrirà ai paesi in via di sviluppo forti incentivi >400DEFORESTAZIONE E DEGRADO FORESTALECAUSANO I CAMBIAMENTI CLIMATICICHE, A LORO VOLTA, POSSONO DANNEGGIARELE FORESTE E I SERVIZI DA ESSE FORNITIWWF Living Planet Report 2012 pagina 78
    • a preservare le loro foreste, salvaguardando la perdita di biodiversità, garantendo la sopravvivenza delle popolazioni che da esse dipendono e investendo in percorsi a basse emissioni di carbonio per uno svilup- po sostenibile (WWF, 2011c). Il meccanismo REDD+ proposto deve contenere importanti elementi di salvaguardia volti a garantire che lo stoccaggio del carbonio non costituisca un pericolo per la biodiversità e che il sostentamento delle popolazioni non venga compromesso dal- le azioni del REDD+. Le azioni di conservazione per preservare il carbonio nelle foreste com- prendono: evitare la frammentazione forestale; prevenire la conver- sione delle antiche foreste naturali e semi-naturali in impianti indu- striali, agricoli e piantagioni; incoraggiare un utilizzo sostenibile e una gestione responsabile delle foreste; conservare le foreste all’interno di aree protette; migliorare la connettività fra le foreste; gestire gli eventi naturali di disturbo, quali gli incendi; prevenire e, quando necessario, controllare le specie invasive; rallentare i cambiamenti climatici. Ridurre il degrado, evitare perdite (?) e deforestazione Sfide REDD nello scenario BAU RidurreCopertura forestale DR Congo la deforestazione Suriname Bolivia Continuare l’opera Brasile di conservazione Camerun e riforestazione(?) Indonesia Papua Nuova Guinea India Costa Rica Fase 1 Fase 2 Fase 3 Foreste con Forest frontiers Stabilizzazione disturbo lieve della copertura forestale (mosaici agricolo-forestali) Fasi di transizione della foresta Fig. 47: Un modello generalizzato di transizione forestale che evidenzia alcune sfide associate al REDD+ nei diversi paesi Questa immagine presenta un modello empirico di variazione nel tempo della co- pertura forestale in risposta allo sviluppo economico. Inoltre, evidenzia alcune sfide REDD+, a cominciare dall’esigenza di ridurre degrado forestale e deforestazione nelle prime fasi della transizione forestale (Fase 1) e, ancora più importante, mano a mano che la deforestazione procede (Fase 2). A seguito della deforestazione, la copertura forestale tende a ricrescere, o viene ripiantata, e i benefici per il clima derivano soprat- tutto da una conservazione continua, dall’implementazione degli stock di carbonio e da rimboschimento e riforestazione (Fase 3). (Modificato da Wertz-Kanounnikoff and Kongphan-apira, 2009. Notare che Meyfroidt e Lambin, 2011, contestano che le tran- sizioni forestali seguano percorsi generici. Essi affermano che i paesi non seguono schemi regolari di variazioni nella copertura forestale e che è possibile identificare solo pochi e generici percorsi. Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 79
    • Combinare carbonio e biodiversitàLe foreste del Pianeta vengono tagliate e degradate da varie attivitàantropiche, rilasciando così nell’atmosfera gas a effetto serra, soprat-tutto CO2. Ogni anno in tutto il mondo, dal 2000 al 2010, sono andatipersi circa 13 milioni di ettari di foresta (FAO, 2010a). Attualmente, ladeforestazione e il degrado forestale rappresentano fino al 20% delleemissioni antropogeniche globali di CO2, la terza maggiore fonte diemissione dopo il carbone ed il petrolio (IPCC, 2007a). Ciò rende laconservazione delle foreste una strategia fondamentale nell’impegnoglobale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.Individuare le aree di valore dal punto di vista della biodiversità e deiservizi ecosistemici può essere d’aiuto nell’identificazione delle zone incui è importante un’azione di conservazione per lo sviluppo delle socie-tà e delle economie. Nel caso dello stoccaggio del carbonio, Strassburget al., 2010 hanno utilizzato insiemi di dati globali sulla biodiversitàterrestre e sullo stoccaggio del carbonio per classificare e studiare lepotenziali sinergie di una gestione finalizzata alla conservazione sia delcarbonio sia della biodiversità. L’esistenza di un forte collegamento frastock di carbonio e ricchezza delle specie suggerisce che tali sinergiesiano alte, ma distribuite irregolarmente. Molte aree di alto valore aifini della biodiversità potrebbero essere protette da politiche di gestionedel carbonio, mentre altre potrebbero ricevere ulteriori finanziamentigrazie ai loro stock di carbonio. Tuttavia, non tutte le regioni di eleva-to valore ai fini della biodiversità trarrebbero beneficio da un’azione diconservazione incentrata sul carbonio e, anzi, in alcune un’implementa-zione della conservazione forestale del carbonio che non tenesse contodella biodiversità comporterebbe un ulteriore aumento della pressione.Tali studi presentano importanti implicazioni a livello delle politiche. In-fatti, forniscono linee guida relativamente ai luoghi in cui è necessariosostenere servizi ecosistemici e biodiversità per l’importanza di tali servi-zi ai fini di uno sviluppo sociale ed economico. Più specificatamente, con-servare il contenuto di carbonio delle foreste tropicali e operare per ridur-re la deforestazione e il degrado forestale rappresentano tra le principalistrategie globali dell’UNFCCC e del suo meccanismo di policy REDD+. Definizione di deforestazione e degrado Il WWF utilizza la seguente definizione di degrado: “la foresta seconda- ria che, a causa di attività antropiche, ha perso la struttura, la funzione, la composizione o la produzione delle specie, normalmente associata alla ti- pologia forestale prevista per quei luoghi. Il degrado porta quindi a una di- minuzione della fornitura di beni e servizi da quell’area e al mantenimento di una biodiversità limitata”. (Fonte: Convenzione sulla diversità biologica) Esistono differenti calcoli della percentuale di contributo della defore- stazione e del degrado alle emissioni di CO2: per esempio, 20% (IPCC, 2007); 12% delle emissioni antropogeniche totali di CO2 e 15% compreso il degrado delle torbiere (van der Werf et al., 2009).WWF Living Planet Report 2012 pagina 80
    • © Roger Leguen / WWF-CanonForesta Matécho vicino Saül, nel centro della Guiana Francese. La distribuzione degli alberi indica lapresenza di vecchi e nuovi fattori di disturbo. I vuoti verranno colmati mano a mano che nuovi alberi,come quelli in primo piano, cresceranno.
    • Foreste: fornitura dicombustibile ligneo 75%Oltre ai servizi di regolazione del clima, le foreste del Pianeta offronoimportanti servizi di approvvigionamento a miliardi di persone; fraquesti la fornitura di combustibile, legname, fibre, alimenti e medi-cine. Per esempio, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo lamodalità più usata dalle persone per cucinare e riscaldarsi è la com- ASIA E AFRICAbustione di biomasse lignee provenienti dall’ambiente circostante. INSIEMELe due regioni più strettamente dipendenti dal combustibile ligneo COPRONO IL 75%sono Asia e Africa che, insieme, totalizzano il 75% dell’utilizzo globale DELL’IMPIEGO(World Resources Institute, 2011). GLOBALEIn Africa, l’80-90% dell’energia rurale deriva dal combustibile ligneoraccolto in un raggio di pochi chilometri dalle abitazioni (Chomitz DI COMBUSTIBILEet al., 2007). Oltre il 70% della popolazione urbana utilizza la legna LIGNEOda ardere, soprattutto carbone da legna, per cucinare (DeFries et al.,2010; Mwampamba, 2007; WWF, 2011b). Fra gli abitanti delle città,la popolarità del carbone da legna come combustibile derivante dallegno è in aumento. Prodotti da boschi e foreste naturali e trasportatiin città per la vendita, milioni di tonnellate di carbone entrano ognianno nelle città dei paesi in via di sviluppo. La maggior parte di questaproduzione di carbone da legna risulta non sostenibile (Ahrends et al.,2010) e porta a deforestazione e degrado forestale, a ulteriori emissio-ni di CO2 con conseguenti cambiamenti climatici e a una significativaperdita di biodiversità. Sebbene il legno possa costituire una fonte rin-novabile, l’ingente domanda, associata alla crescita demografica, staavendo un grave impatto sulle foreste di tutto il continente.Studio di un caso concreto: l’impatto delcombustibile ligneo sulla biodiversitàIl degrado forestale si sta espandendo a ondate dalle principali cittàafricane, portando a un significativo degrado e a una perdita di biodi-versità forestali.In Tanzania, per esempio, in soli 14 anni l’attività di taglio si è espansaper 120 km da Dar es Salaam, distruggendo tutti gli alberi da legnopregiato entro i 200 km dalla città. Questa prima ondata di degradoè stata seguita da una seconda, che ha rimosso il legname di valoremedio, e da una terza, che ha consumato la biomassa lignea rimanenteper la produzione di carbone da legna.Avanzando dalla città a una velocità di 9 km l’anno, queste ondate didegrado hanno esercitato un grave impatto sulla biodiversità e sui ser-vizi ecosistemici. La foresta intorno alla città contiene il 70% in meno diWWF Living Planet Report 2012 pagina 82
    • specie arboree (fig. 49) e ogni suo ettaro immagazzina il 90% in meno di carbonio rispetto a quelle distanti 200 km (Ahrends et al., 2010). La progressiva rimozione di alberi pregiati e la crescente distanza rag- giunta per individuare nuove forniture indicano uno scenario di “abbat- timento del valore del legname” simile a ciò che avviene con l’impoveri- mento delle catene alimentari negli oceani. La mancanza di alternative valide al carbone da legna e la crescente domanda di legname da co- struzione indicano che, in assenza di fonti sostenibili di combustibile, il degrado forestale continuerà a espandersi dalle città africane.Fig. 48: Ondate didegrado forestalediffusesi da Dar esSalaam fra il 1991e il 2005 1991 2005Mappa delle ondate didegrado causate sullaforesta, nell’area di studio, DES DESnel 1991 e nel 2005. Inquesto periodo di tempo, la ondata di carbonecombustione del carbone dalegna si è estesa per 30 kmda Dar es Salaam, mentre il ondata di legnametaglio del legname di valore di pregiomedio per 160 km. medio-bassoLegenda Utilizzo delle foreste per la combustione del carbone Taglio di legname di pregio medio/basso Taglio di legname di ondata di legname pregio alto pregiato 40KmFig. 49: Impatto del 30taglio di legname sullabiodiversità intorno aDar es Salaam Livello di biodiversitàIn questo grafico vieneillustrato l’impatto sullabiodiversità, indicato dalfatto che la ricchezza delle 15specie aumenta mano amano che ci si allontanada Dar es Salaam, in zonein cui la foresta subiscein misura minore gli effettidel taglio per la produzionedi carbone da legna(Ahrends et al., 2010). 0 0 100 200 220 Distanza da Dar es Salaam (km) Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 83
    • Energia da bruciare © WWF-Canon / Simon RawlesMargaret occupa una posizione interessante nell’ambito dell’uti-lizzo di energia. Come altri 2,7 miliardi di persone, cucina e riscal-da l’acqua con legna e carbone da legna. Ha piantato degli alberinella sua proprietà per assicurarsi una fonte di legna da ardere.Inoltre, Margaret possiede un piccolo pannello solare che le con-sente di leggere la Bibbia e caricare il suo telefono cellulare..Nei paesi in via di sviluppo, l’energia rinnovabile può superare icombustibili fossili nello stesso modo in cui la telefonia mobile hasuperato quella fissa, fornendo alle persone come Margaret unasicurezza energetica e ambienti privi di fumo e, quindi, più salubrie riducendo le pressioni sulle foreste circostanti?
    • FIUMI a scorrimento libero: l’impatto delle infrastrutture Gli ecosistemi d’acqua dolce ricoprono circa l’1% della superficie del- Su circa 177 fiumi la Terra e ospitano circa il 10% di tutte le specie animali conosciute (Abramovitz, 1996; McAllister et al., 1997). In virtù della propria po- con una lunghezza sizione nel paesaggio, questi ecosistemi collegano i biomi terrestri e superiore ai 1.000 km, marini costieri, fornendo servizi vitali per la salute e la stabilità delle solo un terzo comunità umane, fra cui gli stock ittici, le risorse idriche per uso do- continua a scorrere mestico e agricolo, la regolazione dei flussi idrogeologici, la naviga- liberamente zione e il commercio, il controllo dell’inquinamento e i servizi di de- tossificazione (Millennium Ecosystem Assessment, 2005c). Tuttavia, numerose pressioni, come il cambiamento d’uso dei terreni, l’impie- go di risorse idriche, lo sviluppo di infrastrutture, l’inquinamento e i cambiamenti climatici globali, agendo isolatamente e sinergicamente, stanno influendo sulla salute di fiumi e laghi del Pianeta. Il rapido sviluppo delle strutture di gestione delle risorse idriche – come dighe, argini, fossati e canali di scolo – ha ridotto enormemente il numero di fiumi con flussi di acqua totalmente liberi. Su circa 177 fiumi con una lunghezza superiore ai 1.000 km, solo un terzo conti- nua a scorrere liberamente, senza dighe sull’alveo principale (WWF, 2006a). Sebbene, da un lato, tali infrastrutture portino chiaramente dei benefici, come l’energia idroelettrica o l’irrigazione, dall’altro spes- so comportano un costo nascosto per gli ecosistemi acquatici e la vasta gamma di servizi ecosistemici da essi forniti. Allo scopo di preservare la salute dei processi naturali offerti dagli ecosistemi d’acqua dolce - fra cui il trasporto di sedimenti e di nu- Fig. 50: Trend del trienti, vitale per i coltivatori delle zone dei delta e delle aree golenali; numero di fiumi a la connettività che facilita le migrazioni di specie, indispensabile per scorrimento libero, l’attività di pesca nelle acque interne; e lo stoccaggio delle acque di con una lunghezza superiore a 1.000 km, piena, essenziale per le città a valle – occorre che venga riconosciuta nel mondo l’importanza dei flussi di acqua libera e che la progettazione di infra- Trend da prima del 1900 strutture tenga conto delle esigenze dell’intero bacino. a oggi e previsioni fino al 2020 (linea), a paragoneNuemro di grandi fiumi a scorrimento libero con il numero di fiumi su cui sono state, nel tempo, 175 20 costruite dighe (barre) 150 (WWF, 2006a). 125 15 Legenda Numero di fiumi sbarrati 100 10 Fiumi sbarrati 75 Numero di fiumi a 50 5 scorrimento libero 25 0 0 <1900 ’10 ’30 ’50 ’70 ’90 previsioni 2006-2020 WWF Living Planet Report 2012 pagina 86
    • © Michel Gunther / WWF-CanonIl fiume Yangtze ospita alcuni degli scenari naturali più spettacolari della Cina e una serie di canyon – legole di Qutang, Wuxia e Xiling – conosciuti collettivamente come Sanxia o le Tre Gole. Con un corso lun-go 6.380 km, l’imponente Yangtze costituisce il più lungo fiume cinese e il terzo al mondo per lunghezza,dopo il Rio delle Amazzoni in Sud America e il Nilo in Africa. Rappresenta anche la culla dell’anticacivilizzazione cinese.
    • Oceani: fonte di cibo,energia e materialiGli oceani del Pianeta forniscono servizi vitali per miliardi di persone,ma sono minacciati da sovrasfruttamento, emissioni di gas a effettoserra e inquinamento. Gli oceani forniscono pesce e altri frutti di mare,che costituiscono la principale fonte di proteine per miliardi di perso-ne, oltre ad alghe e piante marine utilizzate nella produzione di alimen-ti, sostanze chimiche, energia e materiali da costruzione. Gli habitat a partiremarini come mangrovie, paludi costiere e barriere coralline, formano DALLA RIVOLUZIONEuna protezione indispensabile contro tempeste e tsunami, stoccando INDUSTRIALEanche considerevoli quantitativi di carbonio. Alcuni ambienti, in spe-cial modo le barriere coralline, rappresentano un sostegno per l’im- L’ACIDITÀportante industria del turismo. Le onde, i venti e le correnti offrono un DEGLI OCEANIpotenziale considerevole per la creazione di energia sostenibile. Tali È AUMENTATAservizi possiedono un immenso valore in termini di produzione diretta DEL 30%di alimenti, fornitura di reddito e prevenzione di perdite e danneggia-menti di beni, territori, vite umane e attività economiche.Tuttavia, negli ultimi 100 anni, l’utilizzo del mare e dei suoi servizi èandato crescendo in molteplici campi, dalle attività di pesca e acqua-coltura al turismo e alla navigazione, dall’estrazione di petrolio e gasalle attività minerarie sottomarine.Attività di pesca: impatti sugli ecosistemi mariniL’aumento dell’attività di pesca ha avuto conseguenze drammatiche perl’ambiente marino. Fra il 1950 e il 2005, le attività di pesca industrialesi sono estese dalle acque costiere dell’Atlantico del nord e del Pacificonordoccidentale verso i mari extraterritoriali e l’emisfero meridionale.Migliori tecnologie di pesca consentono la pesca a strascico in altomare, la pesca con reti da circuizione e col palangaro in acque profon-de, raggiungendo così popolazioni ittiche che vivono a lungo, matura-no tardi e risultano molto sensibili al prelievo eccessivo. Un terzo de-gli oceani del mondo e due terzi delle piattaforme continentalivengono attualmente sottoposti a sfruttamento per l’attività di pesca;solo le acque non accessibili, nell’Artico e nell’Antartico, rimangonorelativamente non utilizzate.Un aumento dell’attività di pesca mon-diale di circa 5 volte, dai 19 milioni di tonnellate del 1950 agli 87 mi-lioni di tonnellate del 2005 (Swartz et al., 2010), ha causato il sovra-sfruttamento di molti stock ittici (FAO, 2010b). In alcune aree glistock ittici sono arrivati al collasso, come nel caso dei merluzzi deiGrand Banks del Newfoundland (FAO, 2010b). I tassi di cattura dialcune specie di grandi predatori – come marlin, tonno e pescespada– sono diminuiti enormemente negli ultimi 50 anni, soprattutto nelleWWF Living Planet Report 2012 pagina 88
    • aree costiere dell’Atlantico del nord e del Pacifico settentrionale (Tremblay-Boyer et al., 2011). Lo stesso trend ininterrotto si applica anche a squali e altre specie marine; ciò provoca impatti sulla crescita delle alghe e la salute dei coralli. La pesca mirata dei grandi predatori ha modificato intere comunità ecologiche, con un crescente aumento dei piccoli animali marini nelle posizioni inferiori nella catena alimentare, come conseguenza della sparizione delle specie superiori. 1950 1950 1950 2006 2006Legenda Prelievo di almeno il 10% del PPR Prelievo di almeno il 20% del PPR Prelievo di almeno il 30% del PPRPPR è il valore che descriveil quantitativo totaledi cibo che un pescenecessita per crescerein una data regione. Fig. 51: L’espansione e l’impatto delle flotte pescherecce mondiali nel 1950 (a) e nel 2006 (b) Le mappe mostrano l’espansione geografica delle flotte pescherecce mondiali dal 1950 al 2006 (ultimo anno per cui sono disponibili dati). Dal 1950, l’area di azione di queste flot- te è decuplicata. Nel 2006, 100 milioni km2, circa un terzo della superficie degli oceani, avevano già subito gravi impatti dall’attività di pesca. Allo scopo di misurare l’intensità dell’attività di pesca in queste zone, Swartz et al., (2010) hanno utilizzato la quantità di risorse ittiche portata a terra in ogni paese per calcolare il tasso di produzione primaria (PPR) di ogni regione degli oceani. Il valore del PPR descrive la quantità totale di cibo necessaria a un pesce per crescere in una data regione. Nelle aree colorate di blu, la flotta ha prelevato almeno il 10% di tale energia. Il colore arancione indica un prelievo di almeno il 20%, mentre il rosso del 30%; in questo modo si evidenziano le aree di pesca intensiva e di potenziale sovrasfruttamento. Il WWF e Sea Around Us hanno collabo- rato nell’ambito di un progetto volto a produrre una mappa animata di tali variazioni nel tempo, nonché dell’espansione della flotta peschereccia dell’Unione Europea; vedere http://www.wwf.eu/fisheries/cfp_reform/external_dimension/ Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 89
    • Dare per ricevereDato che la competizione per il territorio aumenta sempre più,diventa unicamente una questione di aumentare l’efficienza eprevenire gli impatti negativi sull’ambiente naturale. In molti casiesistono soluzioni vantaggiose sia per le persone sia per la natura.Ad aprile 2010, Margaret ha dato una svolta alla propria fattoriaimplementando le fondamentali misure di conservazione per ilmiglioramento del suolo e la ritenzione d’acqua. Il suo raccoltoè aumentato, mentre è diminuito il deflusso nel fiume Turasha.I suoi vicini lo hanno notato e hanno adottato gli stessi cambia-menti sui propri terreni. Aumentando la produttività, con le stes-se aziende agricole è possibile sostentare un numero maggiore dipersone. Margaret, un’agricoltrice virtualmente priva di garanzie,ha colto l’opportunità per cambiare lo stato delle cose. È tempoche anche altri si dimostrino così coraggiosi. design note: Check for gutter and re- peat image if necessary
    • © WWF-Canon / Simon Rawles
    • La lotta per la terra:pressioni competitiveE pressione commercialesul territorioLe decisioni in materia di utilizzo del territorio risultano invariabil- LE POPOLAZIONImente complesse, coinvolgendo molti attori con differenti priorità. I PIÙ POVEREterreni produttivi possono essere richiesti contemporaneamente dallecomunità (per esempio, terre natie e siti sacri) o per la produzione E VULNERABILIalimentare, per i prodotti forestali, per la conservazione della biodi- SUBISCONOversità, per lo sviluppo urbano o per lo stoccaggio del carbonio. La MAGGIORMENTEdomanda di energie rinnovabili aggiunge poi un’ulteriore dimensione LE CONSEGUENZEcon l’impiego della terra per la produzione di materie prime bioener- DI SCELTE SBAGLIATEgetiche. La situazione viene complicata ancora di più dall’interdipen-denza fra la produzione e il consumo di risorse chiave come alimenti, IN MATERIA DI UTILIZZOfibre, energia e acqua. L’agricoltura richiede terreni, acqua ed energia; DEL SUOLOl’estrazione e la distribuzione di acqua richiede energia; la produzio-ne di energia richiede spesso acqua (World Economic Forum, 2011).Tutti necessitano dei servizi ecosistemici e una singola decisione inmateria di utilizzo del territorio può influire sulla fornitura di moltie diversi servizi. Inoltre, sono le popolazioni più povere e vulnerabili,le stesse che hanno meno potere di influenzare le decisioni, a subireprincipalmente le conseguenze di scelte sbagliate in materia.Frequenza e complessità delle competizioni per l’utilizzo della terraaumenteranno col crescere della domanda antropicaLa lotta per la terra: alimenti e combustibileIn tutto il mondo in via di sviluppo, investitori esterni lottano per ga- UN’AREArantirsi l’accesso ai terreni agricoli per le future produzioni alimenta- DELLE DIMENSIONIri. Da metà degli anni 2000, si calcola che nelle operazioni commer-ciali per l’assegnazione delle terre sia stata trasferita una superficie DELL’EUROPAdi territorio pari quasi all’Europa occidentale (fig. 53). La più recen- OCCIDENTALEte corsa ai terreni agricoli è stata scatenata dalla crisi alimentare del È STATA OGGETTO2007/2008, ma le cause di pressione a lungo termine comprendono DI ASSEGNAZIONIla crescita demografica, l’aumento dei consumi da parte di una mino- DI TERRITORIranza mondiale della popolazione e la domanda sul mercato di cibo,biocombustibili, materie prime e legname (Anseeuw et al., 2012). DA METÀ DEL 2000Una ricerca recente mostra che, in tutto il mondo, le acquisizioni diterra approvate o in fase di negoziazione ammontano a un totale di203 milioni di ettari: 134 milioni di ettari si trovano in Africa; 43 inWWF Living Planet Report 2012 pagina 92
    • Asia e 19 in America Latina. Di queste, transazioni commerciali per 71 milioni di ettari presentano situazioni di incrocio, confermando così le dimensioni senza precedenti della corsa al territorio del decennio passato (Anseeuw et al., 2012). Spesso tali operazioni sono rivolte ai territori migliori. In tal modo, le popolazioni rurali più povere vengono spogliate della terra e delle risorse idriche che possiedono per diritto consuetudinario. Molti casi dimostra- no come le risorse basilari delle esistenze rurali vengano ridotte significa- tivamente dalla perdita di accesso a pascoli, foreste e terreni paludosi di norma detenuti come proprietà comuni. Le popolazioni povere pagano un costo sproporzionato a paragone dei pochi benefici, soprattutto a cau- sa di una cattiva amministrazione. La corsa per il territorio sta portando anche a una conversione incontrollata degli ecosistemi naturali, con re- lative perdite di servizi ecosistemici e biodiversità (Anseeuw et al., 2012). Studio di un caso concreto: Papua Nuova Guinea 5,2 milioni Negli ultimi cinque anni, in Papua Nuova Guinea 5,2 milioni di ettari di territorio sono stati acquisiti con contratti d’affitto a lungo termi- DI ETTARI ne – definiti Special Agricultural and Business Leases (SABL). Queste DI TERRITORIO IN acquisizioni riguardano il 15% della superficie del Paese. Quasi tutti questi contratti d’affitto sono stati assegnati a investitori stranieri oPAPUA NUOVA GUINEA multinazionali – soprattutto per le attività di taglio o per piantagioniSONO STATI ACQUISITI di palme da olio. In base ai SABL esistenti, circa 2 milioni di ettari CON CONTRATTI di foresta verranno disboscati legalmente. In alcuni casi, i contratti D’AFFITTO d’affitto sembrano essere stati assegnati senza il libero e precedente consenso della maggior parte dei proprietari tradizionali, requisito A LUNGO TERMINE giuridico in Papua Nuova Guinea. In risposta alle sempre maggiori proteste nazionali e internazionali, il governo ha dichiarato una mora- toria temporanea sui SABL, ma ciò costituisce solo un breve sollievo da una delle più gravi e immediate minacce alle foreste e alla biodiver- sità del Paese (Laurance, 2012, in press). La rapidità dei cambiamenti dimostrata da questo esempio eviden- zia una sfida urgente: interrompere le operazioni di espropriazione e assegnazione di terre che non siano realmente d’interesse pubblico; riconoscere giuridicamente i diritti delle popolazioni rurali povere; adottare modelli più equi, che assegnino un ruolo chiave agli attuali utilizzatori dei territori (Anseeuw et al., 2012). La Matrice della terra La Matrice della terra (Land Matrix) è un database online pubblico sui contratti di affitto delle terre di ampie dimensioni. È facilitato da un partenariato di organizzazioni e si prefigge l’obiettivo di promuo- vere la trasparenza e la rendicontazione sulle decisioni prese sulle ter- re e i relativi investimenti. Land Matrix mira a creare un osservatorio permanente al quale ogni utente possa contribuire con informazioni. www.landportal.info/landmatrix Capitolo 2: Perché dobbiamo prendercene cura pagina 93
    • Capitolo 3: Cosa ci riservail futuro?~Il Sole tramonta sulla Terra nella fotografia di un astronauta, scattatadalla Stazione spaziale internazionale.
    • © ESA / T. Reiter
    • Gli impatti emergentidell’aumento di emissionidei gas a effetto serraDurante il primo decennio del XXI secolo le temperature medie globalidi superficie sono state di 0,8°C superiori a quelle del primo decenniodel secolo precedente e il riscaldamento maggiore ha avuto luogo negliultimi 30 anni. Secondo il National Research Council (NRC) delle Acca-demie nazionali degli Stati Uniti “Gli ultimi decenni sono stati più caldidi qualsiasi altro periodo comparabile negli ultimi 400 anni e, forse,negli ultimi 1.000 o più anni” (National Research Council, 2010). NEL 2010La causa principale di questo trend di riscaldamento globale a lungo LE EMISSIONItermine risiede nel continuo aumento delle concentrazioni atmosfe- DI CO2 DAriche di gas a effetto serra, soprattutto anidride carbonica (CO2) deri- COMBUSTIBILIvante dall’impiego di combustibili fossili. Ulteriori, piccole quantità digas a effetto serra provengono dalla deforestazione e da altri cambia- FOSSILImenti nell’utilizzo e nei cambiamenti di uso del suolo. Le emissioni di HANNO RAGGIUNTOCO2 da combustibili fossili sono in continuo aumento sin dalla Rivo- IL LIVELLO PIÙ ALTOluzione industriale (metà del 1700); negli anni ’50, la concentrazione NELLA STORIAatmosferica di CO2 era passata da 284 parti per milione (ppm) deilivelli pre-industriali a 300 ppm – il livello più alto raggiunto in al-meno 800.000 anni (Luthi et al., 2008). Nel 2010 le emissioni di CO2da combustibili fossili hanno raggiunto il livello più alto nella storia:9,1 miliardi di tonnellate di carbonio (Oak Ridge National Laboratory,2011); anche le concentrazioni atmosferiche hanno toccato le 388,5ppm (e 390,5 ppm nel 2011) (NOAA/ESRL).“NON ESISTONO DUBBI SUL RISCALDAMENTO DEL SISTEMACLIMATICO... LA MAGGIOR PARTE DELL’INCREMENTOOSSERVATO DELLE TEMPERATURE MEDIE MONDIALI DALLAMETÀ DEL XX SECOLO È molto PROBABILMENTE DOVUTaALL’AUMENTO DELLE CONCENTRAZIONI DI GAS A EFFETTOSERRA ANTROPOGENICI... NEGLI ULTIMI TRENT’ANNIIL RISCALDAMENTO DI ORIGINE ANTROPICA HA INFLUENZATOSIGNIFICATIVAMENTE, SU SCALA GLOBALE, I CAMBIAMENTIOSSERVATI IN MOLTI SISTEMI FISICI E BIOLOGICI” (IPCC 2007a).WWF Living Planet Report 2012 pagina 96
    • Il riscaldamento degli oceani I livelli di anidride carbonica sarebbero ancora superiori, se non fosse per il fatto che circa un quarto della CO2 viene assorbito da foreste e pascoli del mondo e un altro quarto dagli oceani. In conseguenza di ciò, l’acidità degli oceani è aumentata del 30% rispetto ai livelli pre-in- dustriali. Contemporaneamente, gli oceani hanno assorbito l’80-90% del riscaldamento causato dall’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra, con conseguente innalzamento delle loro temperature (National Research Council, 2010). La temperatura della superficie del mare influisce su una serie di variabili climatiche, fra cui tempe- ratura e umidità dell’acqua, precipitazioni, circolazione atmosferica e caratteristiche delle tempeste. Il riscaldamento degli oceani ne provo- ca l’espansione, che influisce per il 50-60% sull’innalzamento osserva- to da metà del secolo XIX (National Research Council, 2010). Nel XX secolo, la velocità d’innalzamento del livello degli oceani è aumentata – 2,1 mm all’anno – come mai è avvenuto in 2.000 anni (Kemp et al., 2011). Il continuo aumento delle temperature di atmosfera e oceani sta al- terando gli schemi meteorologici mondiali. Le temperature più fred- de vengono sempre più allontanate da quelle più calde. Le ondate di calore diventano sempre più comuni e intense. I quadri delle preci- pitazioni stanno cambiando e sempre più frequentemente si verifica- no precipitazioni intense. Anche la gravità e la frequenza delle siccità subiscono variazioni. I percorsi e l’intensità delle tempeste stanno cambiando, compreso un aumento d’intensità delle tempeste tropicali nell’oceano Atlantico settentrionale (IPCC, 2007a). Impatti sulla biodiversità Nel 2007 l’IPCC ha concluso con “very high confidence” (una confi- denza molto elevata) che “il recente riscaldamento sta influenzando fortemente i sistemi biologici terrestri” e ha affermato con “high con- fidence” (con elevata confidenza) che “i cambiamenti osservati nei si- stemi ecologici marino e di acqua dolce sono associati all’incremento della temperatura dell’acqua e alle relative variazioni nella copertura IL VOLUME di ghiaccio, nella salinità, nei livelli di ossigeno e nella circolazione” DEL GHIACCIO (IPCC, 2007a).DEL MARE ARTICO Alcuni degli impatti più gravi e importanti risultano evidenti nell’Arti-È SCESO A LIVELLI co, dove il riscaldamento è stato particolarmente pronunciato (vedereRECORD NEL 2011 il box successivo). L’Artico comprende una vasta quantità di ghiaccio terrestre (concentrata in Groenlandia), come avviene in Antartico e in altre regioni con i ghiacciai, come l’Himalaya. L’aumento delle tem- perature sta restringendo la quantità di ghiaccio – rilasciando enormi quantità di acqua dolce negli oceani e contribuendo così all’innalza- mento del livello dei mari (National Research Council, 2010). Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 97
    • Gli impatti alle latitudini più settentrionali, incluso l’Artico, destanoparticolari preoccupazioni. Il deperimento della foresta boreale e ildisgelo del permafrost e dei depositi di metano potrebbero rilasciaregrandi quantità di gas a effetto serra. Ugualmente, siccità più frequen-ti e gravi nella regione amazzonica – come quelle verificatesi due voltenell’ultimo decennio (2005 e 2010) – potrebbero spostare il carboniocontenuto nelle foreste amazzoniche nell’atmosfera (vedere box se-guente) (Davidson et al., 2012; Lewis et al., 2011; Ma et al., 2012; Xiaoet al., 2011; Schuur and Abbott, 2011). L’Artico si sta riscaldando velocemente e il ghiaccio marino sta subendo un rapido declino Nell’Artico si sta assistendo a un rapido aumento delle temperature sin dagli ultimi anni ’70, con un picco nel 2011 (fig. 52). Il riscalda- mento sta causando un rapido declino del ghiaccio marino artico, la cui estensione, in base alle registrazioni satellitari, ha raggiunto nel settembre 2011 un’estensione minima, seconda solo a quella re- gistrata nel 2007. Nello stesso tempo, nel 2011 il volume del ghiac- cio marino artico ha subito una riduzione senza precedenti. Tale declino è il più consistente degli ultimi 1.450 anni (Kinnard et al., 2011). La rapida diminuzione del ghiaccio marino ha influenzato negativamente l’esistenza delle popolazioni che vivono e lavorano nell’Artico, nonché fauna e flora selvatiche. Questo declino, insie- me all’innalzamento delle temperature della superficie marina, in- fluisce anche sui pattern meteorologici che vanno dall’Artico alle medie latitudini (USGCRP, 2009; Jaiser et al., 2012). 2.5 Fig. 52: Trend della temperatura 2.0 di superficie nell’Artico 1.5 Temperatura della superficie 1.0 0.5 0.0 -0.5 -1.0 -1.5 -2.0 1880 2011 AnnoWWF Living Planet Report 2012 pagina 98
    • Siccità estreme in Amazzonia Gli scienziati sono preoccupati che i cambiamenti climatici pos- sano portare a condizioni di sempre crescente aridità (associate all’intensificarsi delle siccità estreme) in Amazzonia, che causereb- bero il rilascio del carbonio dalle foreste della regione all’atmosfera (Davidson et al., 2012; Lewis et al., 2011; Zhao e Running, 2010). Questo pericolo è stato messo in evidenza nel 2005, quando una gravissima siccità si è abbattuta sull’Amazzonia, con conseguenze così devastanti che il governo ha dichiarato lo stato di emergenzaLE DUE RECENTI SICCITÀ per la maggior parte dell’area. La siccità ha portato a una massic- IN AMAZZONIA cia emissione di carbonio, 0,8-2,6 gigatonnellate (miliardi di ton- DIMOSTRANO nellate), nell’atmosfera, paragonabili alle emissioni globali di CO2 UN MECCANISMO da combustibili fossili del 2005 (7,4 gigatonnellate di carbonio). (Lewis et al., 2011). IN BASE AL QUALE Nel 2009, il WWF ha inserito la possibilità di un aumento della LE FORESTE TROPICALI frequenza delle siccità estreme in Amazzonia, e del relativo deperi- DEL SUD AMERICA, mento forestale, fra i “punti critici di non ritorno” (Tipping point) PUR RIMANENDO che potrebbero essere oltrepassati nei prossimi decenni nell’ambi- to dei cambiamenti climatici, con “impatti significativi entro la pri- INTATTE, POTREBBERO ma metà di questo secolo” (Lenton et al., 2009). L’anno successivo CAMBIARE RUOLO, (2010), un’altra gravissima siccità ha colpito la regione, causan- PASSANDO do questa volta emissioni ancora maggiori, calcolate fra 1,2 e 3,4 DAL SEQUESTRARE gigatonnellate di carbonio. “Le due recenti siccità in Amazzonia L’ECCESSO DI CO2 dimostrano un meccanismo in base al quale le foreste tropicali dell’America del sud, pur rimanendo intatte, potrebbero cambia- NELL’ATMOSFERA re ruolo, passando dal sequestrare l’eccesso di anidride carbonica AD ACCELERARE nell’atmosfera ad accelerare il fenomeno” hanno affermato i ricer- IL FENOMENO catori nel numero di Science del 4 febbraio 2011. “Se tali siccità dovessero continuare, l’epoca in cui le foreste amazzoniche intatte attutivano l’incremento di anidride carbonica nell’atmosfera po- trebbe terminare definitivamente”. (Lewis et al., 2011). Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 99
    • Una questione di gradi: impatti futuri delleemissioni di CO2Nel 2007, l’IPCC ha previsto un riscaldamento di circa 0,2°C per de-cennio nei successivi venti anni, con un conseguente riscaldamento“sempre più legato a specifici scenari di emissioni” (IPCC 2007a). Nel2011, il NRC ha evidenziato che limitare il riscaldamento medio globalea 2°C al di sopra dei livelli pre-industriali richiederebbe concentrazio-ni di CO2 in atmosfera stabilizzate intorno ai 430 ppm. La stabilizza-zione delle concentrazioni “per un secolo o quasi” a quel livello – o suun qualsiasi livello – richiederà una riduzione delle emissioni inferioredi oltre l’80% rispetto ai picchi, ma il NRC afferma che “per mantene-re tali concentrazioni stabili a lungo termine sarebbero necessarieriduzioni anche maggiori” (National Research Council, 2011).Dato che le concentrazioni superano già i 390 ppm e le emissioni han-no raggiunto livelli record, probabilmente a lungo termine il riscal-damento supererà i 2ºC, a meno che non venga intrapresa, prima del2020, una repentina e duratura riduzione delle emissioni di almenol’80% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2050. Se le emissioni conti-nueranno ad aumentare, probabilmente entro il 2040 alcune grandiregioni supereranno l’aumento di 2ºC delle temperature medie an-nue. Negli scenari di emissioni “BAU” è probabile che, entro il 2060o anche prima, si raggiunga un riscaldamento globale di 2ºC e le tem-perature continuino a crescere anche molto dopo quella data (Joshi etal., 2011; Rogelj et al., 2011).“IL MONDO STA ENTRANDO IN UNA NUOVA ERA, A VOLTEDENOMINATA ANTROPOCENE, IN CUI LE ATTIVITÀUMANE CONTROLLERANNO AMPIAMENTE L’EVOLUZIONEAMBIENTALE SULLA TERRA. IN QUESTO SECOLOLE EMISSIONI DI CARBONIO DETERMINERANNOLE DIMENSIONI DEGLI EVENTUALI IMPATTI E PERSINOSE L’ANTROPOCENE RISULTERÀ in UN CAMBIAMENTOA BREVE TERMINE E RELATIVAMENTE MINORE O UNADEVIAZIONE ESTREMA DELLA DURATA DI CENTINAIADI ANNI” (National Research Council, 2011).WWF Living Planet Report 2012 pagina 100
    • L’IPCC HA CONCLUSO CHE, DURANTE QUESTO SECOLO, “ÈMOLTO PROBABILE che AUMENTi LA FREQUENZADI ONDATE DI CALORE ECCESSIVO E PESANTIPRECIPITAZIONI” E CHE “È PROBABILE che L’INTENSITÀDEI FUTURI CICLONI TROPICALI (TIFONI E URAGANI)AUMENTERÀ, CON punte della velocità del vento inaumento e precipitazioni più forti” (IPCC, 2007a).Le sempre crescenti temperature globali e concentrazioni atmosferi-che di CO2 comporteranno cambiamenti che causeranno perturbazio-ni gravi a oceani e clima. Nel marzo 2012 i ricercatori hanno lanciatol’allarme su come “l’attuale tasso di emissioni di CO2 (principalmen-te da combustibili fossili) può causare cambiamenti geochimici deglioceani di tale sinergia e vastità da non avere precedenti negli ultimi300 milioni di anni della storia terrestre, accrescendo la possibilità dientrare in un ambito inesplorato di modificazioni dell’ecosistema ma-rino” (Honisch et al., 2012). Entro il 2100, il livello dei mari potrebbeaumentare di 0,75-1,9 m al di sopra dei livelli del 1990 (Vermeer eRahmstorf, 2009).L’IPCC descrive in termini chiari e con estrema certezza le implica-zioni per gli ecosistemi: “Durante questo secolo, se le emissioni di gasa effetto serra e altre alterazioni continueranno alla velocità attuale osuperiore, la resilienza di molti ecosistemi (la loro capacità di adattar-si naturalmente) potrebbe essere superata da una combinazione senzaprecedenti di cambiamenti del clima e problematiche associate (inon-dazioni, siccità, incendi incontrollati, invasioni di insetti, acidificazio-ne degli oceani) insieme ad altri rilevanti fattori globali di cambia-mento (in special modo, variazioni d’uso del territorio, inquinamentoe sovrasfruttamento delle risorse)…” (IPCC, 2007c).Questi e altri impatti su sistemi e settori sono riassunti nella fig. 55rispetto a un range di aumenti medi globali di temperatura, parago-nati alle temperature del 1980-1999 (già di 0,5°C superiori ai livellipre-industriali). Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 101
    • Cosa ci riserva il futuro?L’utilizzo degli scenariGli scenari costituiscono strumenti di pianificazione per la creazione GLI SCENARIdi diversi modelli circa l’aspetto futuro del mondo. Vengono utilizzatiper accrescere la comprensione delle conseguenze future delle azioni POSSONO ESSEREodierne, a fronte di una serie di risultati possibili. UTILIZZATIGli scenari non costituiscono previsioni o profezie, essi rappresentano PER APPROFONDIREsemplicemente una gamma di alternative future. Il loro scopo non è LA COMPRENSIONEillustrare gli sviluppi preferibili o indesiderati, ma descrivere i futuri DELLE MODALITÀpossibili. Possono essere utilizzati per approfondire la comprensionedelle modalità con cui i sistemi evolvono, si sviluppano, si comportano CON CUI I SISTEMIe interagiscono, nonché i potenziali impatti di specifiche politiche. SI EVOLVONO,L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha prodotto al- SI SVILUPPANO,cuni scenari che contrappongono gli impatti climatici di un futuro con SI COMPORTANOuna crescita economica lenta e basata sulle tecnologie tradizionali a E INTERAGISCONOun futuro con un elevato sviluppo economico e una rapida diffusionedi nuove e più efficienti tecnologie. Come si può vedere nella fig. 53,in questi due scenari la temperatura futura globale aumenta e gli im-patti dei cambiamenti climatici risultano estremamente diversi. Nellostesso modo, gli scenari possono indicare le possibili variazioni futuredell’Impronta ecologica e della fornitura di servizi ecosistemici, evi-denziando le scelte necessarie per garantire un’esistenza sostenibile.Fig. 53 (accanto): Esempi dei previsti impatti globali dei cambiamenti cli-matici (e del livello dei mari e delle concentrazioni di anidride carbonica,dove significativi) associati a diversi aumenti della temperatura mediaglobale di superficie nel 21° secolo (IPCC 2007c)Le linee continue collegano gli impatti, quelle tratteggiate con le frecce indicano gliimpatti che continuano mano a mano che la temperatura aumenta. Le voci sonoposizionate in modo tale che la parte sinistra del testo indichi l’insorgere di un datoimpatto. Le voci relative alle quantità per stress idrico e inondazioni rappresentanogli ulteriori impatti dei cambiamenti climatici relativamente alle condizioni previstenegli scenari A1FI, A2, B1 e B2 dello Special Report on Emissions Scenarios (SRES)(per maggiori informazioni su tali scenari, vedere IPCC, 2007a; per le fonti utilizzateper creare questa immagine, vedere IPCC, 2007c). Queste stime non comprendono gliadattamenti ai cambiamenti climatici. Tutte le voci provengono da studi pubblicati,riportati nei capitoli relativi all’Assessment IPCC. Tutte le dichiarazioni presentanoalti livelli di confidenza.1 Significativo indica oltre il 40%2 Basato sul tasso medio di innalzamento del livello dei mari di 4,2 mm/anno dal 2000al 2080WWF Living Planet Report 2012 pagina 102
    • Variazione della temperatura media globale, anni 1980-1999 (°C) 0 1 2 3 4 5ºC Incremento delle risorse idriche disponibili negli umidi tropici e ad alte latitudini RISORSE Diminuzione delle risorse idriche e aumento delle siccità alle latitudini intermedie e a quelle basse semi-aride IDRICHE Centinaia di milioni di persone esposte a uno stress idrico accentuato Fino al 30% delle specie Estinzioni significative1 esposto a un sempre maggiore rischio estinzione in tutto il mondo Aumento del fenomeno La maggior parte dei coralli Diffusa mortalità del corallo ECO di sbiancamento dei coralli colpita dal fenomeno di sbiancamento Biosfera terrestre incline a una fonte di carbonio SISTEMI ~15% ~40% degli ecosistemi coinvolti Sempre maggiori cambiamenti nelle varietà di specie e rischio incendi Cambiamenti negli ecosistemi dovuti all’indebolimento della circolazione meridionale capovolta Complessi impatti locali sulle piccole proprietà e sull’agricoltura e la pesca di sussistenza RISORSE Tendenza alla diminuzione della Diminuzione della produttività produttività dei cereali a basse latitudini di tutti i cereali a basse latitudinis ALIMENTARI Tendenza all’aumento di produttività Diminuzione della produttività dei cereali di alcuni cereali a medie e alte latitudini in alcune regioni Incremento dei danni causati da inondazioni e tempeste ZONE Perdita di circa il 30% delle zone umide costiere del mondo2 COSTIERE Milioni di persone esposte ogni anno a inondazioni costiere Aumento di patologie legate a malnutrizione, diarree, problemi cardiorespiratori e infezioni Aumento della morbosità e della mortalità dovute a ondate di calore, inondazioni e siccità SALUTE Variazioni nella distribuzione di alcuni vettori di malattie Carico significativo sui servizi sanitariCapitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 103 0 1 2 3 4 5ºC Variazione della temperatura media globale, anni 1980-1999 (°C)
    • progettare l’Impronta ecologica fino al 2050 Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimenta- zione e l’agricoltura), entro il 2050 la domanda di alimenti, mangimi e fibre potrebbe aumentare del 70% (FAO, 2009). Ciò presenta conside- revoli implicazioni per l’utilizzo del suolo e per gli ecosistemi naturali, nonché per le dimensioni dell’Impronta ecologica umana. Il Calcolatore dello scenario dell’Impronta utilizza i dati dell’Impronta fra il 1961 e il 2008 come punto di partenza per prevedere le dimensio- ni di ogni componente dell’Impronta nel 2015, 2030 e 2050 (Moore et al., 2012; WBCSD, 2010). Il calcolatore utilizza i dati e le proiezioni di altri modelli di scenario di popolazione, utilizzo del territorio, pro- duttività della terra, utilizzo dell’energia, regime alimentare e cam- biamenti climatici e li traduce nei corrispondenti trend nell’Impronta ecologica e nella biocapacità. I dati e i parametri impiegati nello sce- nario BAU (Business As Usual) sono inclusi nella legenda della figura sottostante. Lo scenario BAU dell’Impronta ecologica antropica mostra una sem- pre maggiore pressione sul Pianeta. Entro il 2050 l’umanità necessite- rà dell’equivalente di 2,9 pianeti per sostenere le ipotesi BAU (fig. 54). 3 Fig. 54: Scenario BAU dell’Impronta ecologica dal 2009 al 2050 Il calcolatore dello scenarioImpronta ecologica (numero di pianeti Terra) dell’Impronta ecologica 2 utilizza i trend dal 1961 al 2008 per creare un percorso possibile fino al 2050. Legenda 1 Aree edificate Zone di pesca Foreste Pascoli Colture Carbonio 0 1961 1970 1980 1990 2000 2008 2015 2030 2050 Anno WWF Living Planet Report 2012 pagina 104
    • Modellazione del capitale naturale a Sumatra Gli scenari possono contribuire a delineare le scelte in cui un investimento sul capitale naturale può migliorare lo sviluppo umano e la conservazione. Un nuovo software, chiamato InVEST e messo a punto dal WWF insie-Fig. 55: me ad altri partner, permette il confronto tra importanti aree di con-Sovrapposizione tra le servazione degli ecosistemi e l’approvvigionamento dei servizi ecosi-aree di conservazione stemici. Ciò consente una migliore integrazione di tali servizi nel lavoroe i servizi ecosistemici(stoccaggio del carbonio operativo del WWF e dei suoi partner.e prevenzione InVEST è stato recentemente utilizzato a Sumatra, Indonesia, per redi-dell’erosione) a gere una mappa della compresenza nel paesaggio di aree significativeSumatra, Indonesia per la conservazione della tigre, lo stoccaggio di carbonio terrestre e laLe mappe illustrano lasovrapposizione fra i prevenzione dell’erosione del suolo. Nelle torbiere orientali, gli habitatterritori delle tigri (contorni di alta qualità delle tigri coincidono con gli stock di carbonio. Nellerossi) e le aree ad alta montagne della parte occidentale dell’isola, i pendii coperti da foresteritenzione dei sedimenti(prevenzione dell’erosione racchiudono habitat delle tigri e una significativa riduzione dell’erosio-e del deflusso) e (b) lo ne, contribuendo inoltre a fornire acqua pulita agli utilizzatori a valle.stoccaggio del carbonio, Sono state eseguite una mappatura e una quantificazione dei servizinella regione centraledi Sumatra nel 2008 ecosistemici per due futuri scenari alternativi nella regione centrale di(Bhagabati et al., 2012). Sumatra: uno scenario “verde” di utilizzo sostenibile del territorio e uno “BAU”, rappresentante i progetti di utilizzo del territorio proposti dal go- verno indonesiano. I risultati di InVEST hanno dimostrato che lo scena-Mappa a destra (a) rio “verde” porterebbe a livelli di qualità superiori di habitat e servizi ri- Scenari della spetto a quello governativo. La variazione nella distribuzione dei servizi e conservazione della tigre nel loro previsto cambiamento risulta considerevole in tutto il territorio.Ritenzione totale dei I governi locali stanno utilizzando tali risultati per ordinare per prioritàsedimenti (stima annuale) e orientare i meccanismi delle politiche, come i progetti di conservazione alta del carbonio forestale e dei bacini idrogeografici, allo scopo di migliorare bassa sia la conservazione delle specie selvatiche sia il benessere umano. a) Ritenzione totale dei sedimenti b) Stoccaggio del carbonioMappa a sinistra (b) Scenari della conservazione della tigreStoccaggio del carbonio(tonnellate / ha) 1 - 50 50 - 200 200 - 1.000 > 1.000 Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 105
    • Il modello delle Foreste Viventi Il modello delle Foreste Viventi, messo a punto dal WWF insieme all’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), viene utilizzato per calcolare la perdita della superficie forestale e altri cam- biamenti nell’utilizzo del suolo in diversi scenari (WWF, 2011a; b; c). Partendo dallo scenario di riferimento (a) “Do Nothing” (“non fare nul- la”), le proiezioni del modello variano se vengono adottate misure volte a contenere la deforestazione e il degrado forestale e a incrementare l’azione di conservazione della biodiversità. Sono stati messi a punto diversi scenari per la riduzione della perdita e del degrado forestali: (b) (b) scenario Target - Zero Net Deforestation and Forest Degradation (ZNDD – vedere definizione nel glossario) entro il 2020 e manteni- Fig. 56: Comparazione fra la grave mento di questo livello all’infinito; (c) scenario Target Delayed (“Tar- deforestazione dello get rallentato”) – ZNDD entro il 2030 e mantenimento di questo livello scenario Do Nothing, all’infinito; (d) scenario Half Measures (“misure a metà”) – il grave quella dello scenario Target, quella dello tasso di deforestazione diminuisce di almeno il 50% rispetto a quello di scenario Target riferimento entro il 2020 e questo livello viene mantenuto all’infinito. Delayed e quella dello Lo scenario Target è stato utilizzato per valutare i costi e i benefici di scenario Half Measures La figura mostra la una azione rapida, volta ad arrestare la deforestazione e il degrado ri- deforestazione cumulativa spetto allo scenario Do Nothing (vedere fig. 56). A paragone dello sce- fra il 2010 e il 2050. Nello nario Target non intraprendere alcuna azione, ritardare o intraprende- scenario Do Nothing, l’area deforestata è più ampia re misure parziali porterà a un’ulteriore perdita forestale, a cui saranno della somma dell’attuale associati emissioni di gas ad effetto serra (Greenhouse Gases, GHG), copertura forestale di gli impatti irreversibili sulla biodiversità e il declino dei servizi ecosi- Repubblica Democratica del Congo, Perù e Papua stemici (per un’ulteriore analisi, vedere WWF, 2011a; b; c; per ulteriori Nuova Guinea (WWF, informazioni sul modello, vedere Strassburg et al., 2012). 2011a). 250 232 MILIONI DI ETTARI 139 DO NOTHING 200 MILIONI DI ETTARI 150 HALF MEASURESMilioni di ha TARGET DELAYED 124.7 100 MILIONI DI ETTARI 55.5 50 TARGET MILIONI DI ETTARI 0 2010 2020 2030 2040 2050 Anno Perdita forestale WWF Living Planet Report 2012 pagina 106
    • Scenari di cambiamenti nella biodiversità: modellazione della disponibilità futura di habitat per le tigri La specie più rappresentativa dell’Asia, la tigre (Panthera tigris) e le sue foreste non rimangono estranee ai cambiamenti. Nell’ultimo seco- lo, il numero delle tigri libere è sceso da 100.000 a circa 3.200 – 3.500 individui (Global Tiger Initiative, 2011), mentre le foreste asiatiche sono diminuite di oltre il 70% in metà dei paesi di questa regione (Lau- rance, 2007). Cosa riserva il futuro per le foreste e le tigri asiatiche? Le previsioni di cambiamento forestale con il modello delle Foreste Viventi Do Nothing indicano che 332.207 km2 (quasi il 42%) dell’habi- tat nei territori adatti alla presenza della tigre individuati dal WWF (i WWF Tiger Landscapes) subiranno un declino della copertura foresta- le, di cui 50.708 km2 che arriveranno allo 0-10% di copertura forestale (fig. 57). L’Asia ha l’opportunità di fare fronte alla deforestazione intra- prendendo azioni mirate alla conservazione delle foreste in cui vive la tigre. Fra le altre: uno sviluppo ben pianificato; decisioni politiche che tengano conto dei benefici forniti da queste foreste; investimenti sulle foreste e sulle tigri da parte dei paesi che tengono fede agli impegni esi-Fig. 57: La copertura stenti per la conservazione della tigre. Data la velocità con cui stannoforestale nel 2000 e sparendo foreste e tigri, diventa essenziale un’azione immediata.quella prevista per il2050 CoperturaIl Modello della foresta forestalevivente è stato impiegato nel 2000per valutare i cambiamentidella copertura forestalefra il 2000 e il 2050 neipaesi che ospitano la tigre.Secondo le previsionibasate sui trend passati,l’habitat a disposizione delletigri diminuirà. Questaprevisione non tiene contodelle politiche nazionalie locali per la protezionedelle risorse forestali(per maggiori dettagli sulmodello alla base di questemappe, vedere Strassburg Previsioniet al., 2012). di copertura forestaleCopertura forestale % per il 2050 1 - 10 10 - 20 20 - 40 40 - 60 60 - 80 80 - 100 Capitolo 3: Cosa ci riserva il futuro? pagina 107
    • Capitolo 4: Le sceltemigliori per un Pianetavivente~Immagine satellitare di una fioritura di fitoplancton nel mare di Barents,al largo delle coste del punto continentale più settentrionale d’Europa,Cape Nordkinn. Il fitoplancton galleggiante evidenzia i vortici delle cor-renti oceaniche con spettacolari sfumature di blu e verde. Questi mi-croscopici organismi marini che galleggiano su, o vicino, la superficiedi oceani e mari, sono chiamati “pascoli marini” perché costituisconola base della catena alimentare oceanica. Il fitoplancton è in gradodi trasformare composti inorganici come acqua, azoto e carbonio incomplessi materiali organici. Grazie alla loro capacità di “digestione”di tali composti, si pensa che essi rimuovano dall’atmosfera una quan-tità di anidride carbonica paragonabile a quella rimossa dalle pianteterrestri e, di conseguenza, influiscano significativamente sul clima.Inoltre, sono sensibili ai cambiamenti ambientali e, quindi, risultanofondamentali il loro monitoraggio e inserimento nei calcoli sui futuricambiamenti climatici.
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    • La prospettiva One PlanetLa gran parte delle persone desidera essenzialmente la stessa cosa: LA PROSPETTIVAuna vita in cui le loro esigenze vengono soddisfatte; sicurezza e salute; ONE PLANET DEL WWFessere in grado di approfondire i propri interessi e realizzare i propripotenziali; aumentare il benessere. Accanto alle aspirazioni personali PROPONE DI GESTIRE,queste persone ricevono il supporto dei 193 stati membri delle Nazio- AMMINISTRAREni Unite che, in base a diversi accordi internazionali, si sono impegna- E CONDIVIDERE ILti a mettere fine alla povertà, garantire la fornitura di acqua potabile, CAPITALE NATURALEproteggere la biodiversità e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. NEI LIMITI ECOLOGICI DELLA TERRAI trend e le analisi illustrati in questo rapporto indicano che, in unoscenario BAU, tali aspirazioni e impegni diventeranno sempre più dif-ficili da realizzare.Allo scopo di invertire il declino dell’Indice del Pianeta vivente, di ri- Fig. 58: La prospettiva One Planetportare l’Impronta ecologica nei limiti di un Pianeta, di evitare i peri- La figura centrale riflette lecolosi cambiamenti climatici e di raggiungere uno sviluppo sostenibile scelte migliori per gestire,è necessario porre alla base di economie, modelli commerciali e stili utilizzare e condividere le risorse naturali neidi vita una realtà fondamentale: il capitale naturale della Terra – la limiti di un Pianeta,biodiversità, gli ecosistemi e i servizi ecosistemici – è limitato. garantendo la sicurezzaLa prospettiva One Planet del WWF propone soluzioni per gestire, delle risorse alimentari, idriche ed energetiche. Ungovernare e condividere il capitale naturale nei limiti ecologici della riorientamento dei flussiTerra. Oltre a salvaguardare e ripristinare questo capitale naturale, il finanziari e una gestioneWWF richiede le scelte migliori lungo tutto il sistema di produzione e equa delle risorse risultano fattori essenziali.consumi, sostenute da un riorientamento dei flussi finanziari e da unapiù equa gestione delle risorse. Tutto ciò, e molto altro, è necessarioper disaccoppiare lo sviluppo umano dai consumi non sostenibili (al-lontanarsi dai beni ad elevato consumo di materiali ed energia), perevitare le emissioni di gas a effetto serra, per conservare l’integritàdegli ecosistemi e per promuovere una crescita e uno sviluppo a favoredelle popolazioni più povere (fig. 58).La prospettiva One Planet ci ricorda che le nostre scelte sono alta-mente interdipendenti. La conservazione del capitale naturale, peresempio, influirà sulle decisioni e sui possibili risultati derivanti dallemodalità di produzione e consumo. In maniera simile, i flussi finan-ziari e le modalità di governance determineranno ampiamente se lescelte in materia di produzione e consumo contribuiranno realmentealla conservazione della biodiversità, all’integrità degli ecosistemi e,da ultimo, a garantire a tutti risorse alimentari, idriche ed energetiche.Questo capitolo evidenzia le prime 16 azioni prioritarie necessarie pervivere nei limiti di un Pianeta. L’implementazione di questo cambia-mento costituirà una grande sfida. Tutti noi ci troviamo davanti a scel-te e compromessi scomodi, ma solo adottando decisioni coraggiose einformate sarà possibile garantire società umane sane, sostenibili edeque, ora e in futuro.WWF Living Planet Report 2012 pagina 110
    • LE SCELTE MIGLIORI IN BASE ALLA PROSPETTIVA ONE PLANET € ¥ $ Preservare il capitale naturale Riorientare Gestione • Ripristinare gli ecosistemi e i servizi ecosistemici danneggiati i flussi equa • Arrestare la perdita degli habitat prioritari • Ampliare notevolmente la rete mondiale finanziari delle risorse delle aree protette Assegnare un valore Migliorare la produzione Condividere le risorse alla natura • Ridurre significativamente le immissioni e i disponibili materiali di scarto nei sistemi di produzioneTenere conto dei costi • Gestire in maniera sostenibile le risorse ambientali e sociali Compiere scelte eque • Incrementare la produzione di energia e informate dal punto rinnovabile Sostenere di vista ambientale e ricompensare la conservazione,la gestione sostenibile Consumare in maniera saggia Misurare il successo “oltre il PIL” delle risorse • Adottare stili di vita con una bassa Impronta e l’innovazione • Modificare i modelli di consumo energetico • Promuovere modelli di consumo sani INTEGRITÀ DEGLI SICUREZZA ECOSISTEMI DELLE RISORSE CONSERVAZIONE ALIMENTARI, IDRICHE DELLA BIODIVERSITÀ ED ENERGETICHE Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 111
    • Condividere e ancora condividereUn visitatore della fattoria di Margaret riceverà un tè dolce col lat-te e un’abbondante porzione di patate, fagioli e verdure. Inoltre,Margaret condividerà il suo tempo e le sue conoscenze, insiemealla sua gioiosa risata. Condividere ci arricchisce. Fa sentire bene.Mentre riusciamo a comprendere ciò a livello personale, tendiamoa dimenticarlo quando dobbiamo prendere decisioni sulla distri-buzione delle risorse. Quando teniamo a mente cosa conta vera-mente, siamo anche in grado di dare importanza a ciò che accade.
    • © WWF-Canon / Simon Rawles
    • Preservare il capitalenaturale GLI IMPEGNI DEVONOIl capitale naturale – la biodiversità, gli ecosistemi e i servizi ecosiste- ESSERE INCENTRATImici – deve essere preservato e ripristinato come fondamento delle SULLA PROTEZIONEeconomie e delle società umane. L’impegno deve incentrarsi partico-larmente sul proteggere e ripristinare i processi ecologici fondamen- E IL RIPRISTINOtali, necessari per la sicurezza delle risorse alimentari, idriche ed DEI PROCESSI ECOLOGICIenergetiche, nonché per favorire la resilienza e l’adattamento ai cam- FONDAMENTALI,biamenti climatici. La pluralità di specie e habitat della Terra deve NECESSARIessere preservata per il loro valore intrinseco. PER LA SICUREZZAi. Ampliare notevolmente la rete mondiale delle aree ALIMENTARE,protette DELLE RISORSE IDRICHE • proteggere il 20 % delle aree terrestri, d’acqua dolce e marine ED ENERGETICA, NONCHÉ rappresentative, fra cui quelle significative per i processi ecologici PER LA RESILIENZA necessari alla biodiversità, alla sicurezza delle risorse alimentari, E L’ADATTAMENTO AI idriche ed energetiche e alla resilienza e all’adattamento ai cam- biamenti climatici; CAMBIAMENTI CLIMATICI Arrestare il degrado forestale e la deforestazione Il raggiungimento del livello Zero Net Deforestation and Degrada- tion (ZNDD) non solo arresterà la scomparsa della biodiversità e dei servizi ecosistemici collegati alle foreste, ma eliminerà anche la seconda più importante fonte di emissioni antropogeniche di gas a effetto serra. Date le dimensioni e l’urgenza di tali minacce, il WWF promuove il raggiungimento del livello ZNDD entro il 2020. Il WWF definisce il livello ZNDD come: nessuna perdita forestale a causa della deforestazione e nessun declino della qualità forestale a causa del degrado; inoltre, sottolinea che: (a) è necessario preserva- re la maggior parte delle foreste naturali – il tasso annuo di perdita delle foreste naturali o semi-naturali deve scendere quasi a zero; (b) qualsiasi perdita o degrado grave delle foreste naturali incontami- nate deve essere compensato dal ripristino di un’area equivalente di foresta compatibile dal punto di vista sociale e ambientale. Il modello Foreste Viventi del WWF giudica possibile raggiungere il livello ZNDD entro il 2020 e avvisa che maggiore sarà il tempo impiegato per raggiungere questo obiettivo, maggiori saranno le difficoltà di arrestare la perdita forestale. Saranno necessari impor- tanti cambiamenti nell’utilizzo del suolo e delle risorse; le implica- zioni e le opzioni di ciò vengono approfondite nel rapporto Living Forests Report del WWF (WWF, 2011a; b; c).WWF Living Planet Report 2012 pagina 114
    • • implementare adeguati meccanismi di finanziamento per una ge- stione efficiente delle aree protette.ii. Arrestare la perdita degli habitat prioritari • entro il 2020, raggiungere il livello Zero Net Deforestation and Degradation e mantenerlo; • interrompere la frammentazione dei sistemi naturali di acqua dolce; • aumentare la superficie delle aree marine protette gestite efficien- temente dal 5% ad almeno il 20%. iii. Ripristinare gli ecosistemi e i servizi ecosistemi- ci danneggiati • dare priorità al ripristino degli ecosistemi e dei servizi ecosiste- mici necessari per la sicurezza delle risorse alimentari, idriche ed energetiche e per la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Riserve idriche: garantire le risorse idriche a persone e natura La Mexican National Water Commission (CONAGUA), con il sup- porto del WWF e della Fundacion Gonzalo Río Arronte, sta ope- rando per la gestione degli ecosistemi di acqua dolce. Nel 2011 è stato approvato uno standard ambientale nazionale dei flussi e 189 bacini sono stati identificati come “riserve idriche”: bacini idrografici con un elevato livello di ricchezza biologica e una di- sponibilità di acqua relativamente alta. Tali bacini costituiscono l’obiettivo principale del National Water Reserves Program (CO- NAGUA, 2011), mirato alla creazione delle condizioni adatte a sal- vaguardare il regime naturale dei flussi che sostiene gli ecosistemi critici, garantisce i servizi da essi supportati e preserva la capacità di protezione dai rischi di incertezze climatiche e carenze idriche. Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 115
    • Migliorare la produzioneSistemi di produzione efficienti contribuiscono ad abbassare l’Improntaecologica dell’umanità e a riportarla nei limiti ecologici, riducendo la do-manda antropica di risorse idriche, territorio, energia e altre risorse natu- SISTEMI DI PRODUZIONErali. Ciò risulta particolarmente urgente alla luce della sempre maggiore EFFICIENTIcrescita demografica e dell’esigenza di soddisfare le necessità delle popo- CONTRIBUISCONOlazioni povere del mondo. Tali sistemi devono gestire cibo, fibre, energia A RIDURREe risorse idriche in maniera integrata, garantendo che la sostenibilità nonsia più opzionale, ma intrinseca a ogni bene, prodotto e processo. L’IMPRONTA ECOLOGICA DELL’UMANITÀ ENTROiv. Ridurre significativamente le immissioni e i mate- I LIMITI ECOLOGICIriali di scarto nei sistemi di produzione • incrementare l’efficienza dell’intera filiera agroalimentare; • massimizzare l’efficienza energetica, idrica e dei materiali; • massimizzare i processi di riciclo e recupero; • minimizzare le emissioni di gas a effetto serra. Un nuovo paradigma energetico Affinché il riscaldamento globale rimanga al di sotto dei 2°C, evitando così pericolosi cambiamenti climatici, entro il 2050 le emissioni globali di gas a effetto serra dovranno essere ridotte a una percentuale non maggiore dell’80% rispetto ai livelli del 1990. Il settore energetico gioca un ruolo cruciale nel raggiungimento di questo obiettivo. L’Energy Report del WWF presenta uno dei percor- si possibili per il conseguimento di un sistema energetico efficace dal punto di vista dei costi, basato interamente sull’energia rinnovabile (WWF, 2011d). Il rapporto tratta diverse e importanti problematiche e sfide – politiche, economiche, ambientali e sociali – che devono essere affrontate per realizzare questa visione energetica e minimizzare l’im- patto di un incremento nell’utilizzo della bioenergia. Better cotton in Pakistan Il Pakistan è il terzo produttore al mondo di cotone e questa attività con- tribuisce al 55% dei suoi utili esteri. Attualmente, in Pakistan 40.000 agricoltori coltivano cotone con il supporto dell’iniziativa Better Cotton – un programma avviato da WWF e IKEA nel 2006 per ridurre i gravi im- patti ambientali legati alla produzione tradizionale di cotone. Nel 2010, 170.000 ettari di cotone hanno impiegato il 40% in meno di fertilizzanti chimici, il 47% in meno di pesticidi e il 37% in meno di acqua. La biodiver- sità non è stata l’unica beneficiaria. Anche se i raccolti sono rimasti ugua- li, il reddito dei coltivatori è aumentato del 15% e le condizioni di lavoro sono significativamente migliorate. L’iniziativa ha ottenuto il sostegno di Levi Strauss and Co, H&M, Adidas e Marks & Spencer (WWF, 2003).WWF Living Planet Report 2012 pagina 116
    • v. Gestire in maniera sostenibile le risorse • eliminare l’attività di pesca eccessiva delle flotte commerciali, fra cui la cattura accidentale (bycatch) di organismi non-target; • eliminare la captazione eccessiva dell’acqua; • implementare politiche di sicurezza per la qualità dell’acqua; • ridurre al minimo le ulteriori conversioni di habitat, massimiz- zando l’utilizzo sostenibile dei suoli produttivi per mezzo di un aumento della selezione genetica, l’adozione di migliori pratiche, l’incremento dell’efficienza, il miglioramento dello stato organico del suolo e il ripristino di territori degradati. vi. Incrementare la produzione di energia rinnovabile • aumentare la percentuale di energie rinnovabili sostenibili nel mix energetico globale, fino a raggiungere almeno il 40% entro il 2030 e il 100% entro il 2050; • aumentare la percentuale di energia rinnovabile nel mix ener- getico totale e gestire la domanda energetica in maniera ambi- ziosa, specialmente nei settori con limitate opzioni rinnovabili, che possiedono maggiori possibilità di dipendere dalla bioenergia (fra questi, i settori dell’aviazione, della navigazione e quello delle applicazioni industriali ad alto calore).La certificazione in CileAttualmente il Cile possiede una delle economie più forti dell’AmericaLatina e le stime indicano che entro il 2020 potrebbe soddisfare i criteriOCSE per i paesi sviluppati. Rifornisce l’8% del mercato mondiale dellapolpa e della carta. Di conseguenza, allo scopo di evitare gravi impattiambientali e l’esaurimento delle sue risorse naturali, sono necessariescelte fondamentali che trasformino il settore forestale e consentanoal Cile di continuare a fornire tali materiali prime con modalità più so-stenibili dal punto di vista ambientale e sociale. L’incremento della ri-chiesta mondiale di carta certificata FSC (Forest Stewardship Council)contribuisce a questa trasformazione. Il WWF sta operando in strettacollaborazione con il settore forestale e il governo del Cile per rafforzaree ampliare la portata della certificazione FSC.Sviluppi simili si stanno verificando negli oceani e nei laghi cileni. IlCile, infatti, è un importante esportatore di prodotti ittici: rifornisce cir-ca il 30% del mercato mondiale del salmone, il 13% di quello del mer-cato mondiale di mangime per pesci di acquacoltura e il 3% del mer-cato mondiale del pesce bianco. La certificazione Marine StewardshipCouncil (MSC) costituisce un meccanismo importante per fare fronte alsovrasfruttamento degli stock ittici cileni e per un’attività di pesca soste-nibile dal punto di vista ambientale ed economico. Recentemente, la pe-sca del nasello del Cile è entrata per prima nel processo di certificazioneMSC. L’industria del salmone cilena sta collaborando con il WWF allamessa a punto degli standard Aquaculture Stewardship Council (ASC)per l’allevamento sostenibile del salmone. Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 117
    • Consumare in maniera saggiaVivere nei limiti ecologici della Terra richiede anche modelli di con-sumo globali in equilibrio con la biocapacità del Pianeta. Ridurre L‘ATTENZIONEl’Impronta ecologica – e in particolare quella del carbonio - del-le popolazioni ad alto reddito deve essere l’obiettivo primario. Un A BREVE TERMINEcambiamento nei modelli alimentari e una riduzione degli alimenti DEVE INCENTRARSIsprecati dalle popolazioni più ricche rappresentano dei fattori cru- SU UNA DRASTICAciali, così come le soluzioni per un’Impronta “ ridotta ed equa”, che RIDUZIONEconsentano ai paesi in via di sviluppo e alle economie emergenti di DELL’IMPRONTAsoddisfare le esigenze e i diritti umani, riducendo il consumo dellerisorse naturali. ECOLOGICA DELLE POPOLAZIONIvii. Modificare i modelli di consumo energetico AD ALTO REDDITO • entro il 2050, ridurre la domanda energetica del 15% rispetto ai livelli del 2005; • aumentare la percentuale di elettricità prodotta da energie rin- novabili, fino a coprire tutto il fabbisogno energetico mondiale totale entro il 2050; • fornire energia sostenibile a tutti nelle aree non collegate alla rete. Gli impatti delle scelte alimentari La tipologia e la quantità di cibi con i quali si alimentano le persone che vivono nei paesi ad alto reddito hanno già impatti globali sui cambiamenti climatici, sull’utilizzo del territorio e del mare, sulla disponibilità e sulla quantità delle risorse idriche, sulla biodiver- sità e sull’equità sociale. Gli scenari futuri per il raggiungimento del livello ZNDD e del 100% di energie rinnovabili dipendono dai cambiamenti nei regimi alimentari. In particolare, il consumo di carni rosse e dei prodotti caseari e lo spreco totale di cibo nei paesi sviluppati devono diminuire drasticamente, allo scopo di liberare terreni per aumentare la produzione di bioenergia senza creare ca- renza di disponibilità alimentari. Tale cambiamento risulta neces- sario anche per fornire a ogni abitante del Pianeta una dieta con livelli proteici sani. L’ottenimento di queste modifiche dei regimi alimentari richiederà la cooperazione di una vasta gamma di atto- ri, fra cui l’industria alimentare, i governi, le istituzioni sanitarie (come l’OMS), i gruppi di consumatori e i singoli individui.WWF Living Planet Report 2012 pagina 118
    • viii. Promuovere modelli di consumo sani • bilanciare l’apporto proteico pro capite, come consigliato dall’Or- ganizzazione mondiale della sanità (OMS); • ridurre al minimo lo spreco di cibo da parte dei venditori e dei consumatori nei paesi a medio e alto reddito.ix. Adottare stili di vita con una bassa Impronta • ridurre al minimo il consumo e lo spreco di risorse da parte delle persone ad alto reddito; • massimizzare la quota di mercato dei prodotti sostenibili certi- ficati; • trasformare le aree urbane in città “intelligenti” con soluzioni a bassa Impronta per soddisfare le esigenze di risorse abitative, ali- mentari, idriche, energetiche e di mobilità. Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 119
    • © WWF-Canon / Simon RawlesA sufficienza per tuttiNella fattoria di Margaret non si spreca nulla. Tuttavia, per unapopolazione che si sta rapidamente urbanizzando, coltivare da solail proprio cibo può non essere possibile. I consumatori possono in-formarsi sul luogo di origine e sui metodi di produzione dei proprialimenti. Informandosi e dimostrando un impegno a favore dellasostenibilità, ognuno di noi può contribuire a spingere i rivenditorial dettaglio a migliorare l’efficienza della loro catena di fornitura.Un insieme di scelte migliori può contribuire alla lotta contro lafame e la povertà e, nel contempo, a conservare la natura.
    • Riorientare i flussi finanziari € ¥ $In troppi casi, il sovrasfruttamento a breve termine delle risorse e ildanneggiamento o la distruzione degli ecosistemi risultano una gran-de fonte di profitti per pochi attori, mentre i benefici a lungo terminedel proteggere, mantenere e investire nei capitali naturali vengono va-lutati economicamente in maniera errata, o non valutati affatto. Come I FLUSSI FINANZIARIrisultato, l’importanza della biodiversità e dei servizi ecosistemici vie- RIORIENTATIne sottovalutata negli accordi economici e politici. Di conseguenza, SOSTENGONOreindirizzare i flussi finanziari a supporto della conservazione e di unagestione sostenibile degli ecosistemi diventa una condizione indispen- LA CONSERVAZIONEsabile per preservare il capitale naturale e operare migliori scelte di E UNA GESTIONEproduzione e consumo, garantendo così che tali carichi non passino SOSTENIBILEalle generazioni future. DEGLI ECOSISTEMIx. Assegnare un valore alla natura • implementare un sistema omnicomprensivo e universalmente accettato per misurare il valore economico e non-economico del capitale naturale; • integrare a pieno tale valore nelle politiche e nei processi decisio- nali tradizionali dello sviluppo economico. Il settore finanziario sostenibile L’International Finance Corporation (IFC), il settore privato del gruppo della Banca mondiale, riferisce di profitti superiori dell’11% per le imprese che dimostrino standard ambientali e sociali. Inclu- dendo la sostenibilità nelle loro condizioni per prestiti e investi- menti, le istituzioni finanziarie possono contribuire ad alzare gli standard dei mercati critici. Fra gli incentivi importanti, la riduzio- ne dei costi derivante da un uso sostenibile delle risorse, l’evitare rischi per la reputazione e un accesso migliore ai mercati. Il WWF coopera con le principali istituzioni finanziarie, come l’IFC, per mettere a punto nuovi strumenti e servizi di gestione del rischio. Gli standard di resa IFC, comprendenti standard credibili come MSC e FSC, vengono ora adottati da 70 istituzioni finanziarie del mondo. Sotto la guida del WWF, la Rabobank – il più grande isti- tuto di finanziamenti agricoli del mondo – ha inserito condizioni di sostenibilità simili nei suoi investimenti.WWF Living Planet Report 2012 pagina 122
    • xi. Tenere conto dei costi ambientali e sociali • integrare i costi ambientali e sociali di produzione e consumo a lungo termine nei bilanci aziendali e nazionali standard e nelle metodologie di rendicontazione; • garantire che tali costi siano rispecchiati dal prezzo di mercato di tutti i beni e prodotti e nelle valutazioni di impatto ambientale.xii. Sostenere e premiare la conservazione, la gestionesostenibile delle risorse e l’innovazione • eliminare tutti i sussidi che mettono a repentaglio l’utilizzo so- stenibile delle risorse e la conservazione, in particolare quelli che sostengono l’impiego di combustibili fossili e le pratiche agricole, forestali e di pesca non sostenibili; • mettere a punto/implementare nuovi meccanismi finanziari, che riorientino gli investimenti pubblici e privati verso pratiche so- stenibili, e nuove tecnologie per la sostenibilità e fornire nuovi e ulteriori finanziamenti per la conservazione e il ripristino del capitale naturale; • migliorare le politiche di incremento degli investimenti e di im- piego su larga scala di innovazioni e tecnologie che rendano pos- sibile uno sviluppo sostenibile nei settori privato e pubblico. Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 123
    • La gestione equadelle risorseUna gestione equa delle risorse costituisce la seconda condizione UNA GESTIONE EQUAessenziale per ridurre e condividere il nostro utilizzo delle stesse, ri- DELLE RISORSEmanendo entro la capacità rigenerativa di un solo Pianeta. Oltre agli COSTITUISCEimpegni di riduzione dell’Impronta delle popolazioni ad alto reddito UNA CONDIZIONE(vedere il capitolo “Consumare in maniera saggia”), è necessario an-che migliorare gli standard sanitari ed educativi e creare piani efficaci ESSENZIALEdi sviluppo economico. Tali piani devono essere inseriti in un quadro PER RIDURREpolitico e giuridico che fornisca un accesso equo alle risorse alimen- E CONDIVIDEREtari, idriche ed energetiche ed essere sostenute da processi omnicom- IL NOSTRO UTILIZZOprensivi per un utilizzo del territorio gestito in maniera sostenibile.Inoltre, una gestione equa delle risorse richiede un cambiamento delle DELLE STESSEdefinizioni di benessere e successo, che dovrà includere la salute per-sonale, sociale e ambientale. Città come punti chiave della soluzione per un’economia One Planet Anche se una situazione di stallo politico può interrompere un’a- zione razionale, le principali città stanno già comprendendo i be- nefici condivisi legati a una riduzione dell’Impronta, al benessere sociale e alla resilienza economica. Earth Hour City Challenge del WWF invita le città a dare il buon esempio al mondo con i loro pia- ni per l’impiego al 100% di risorse rinnovabili e l’adozione di stili di vita One Planet. Mentre l’Earth Hour raccoglie le richieste pres- santi del pubblico per un’azione politica globale, l’Earth Hour City Challenge aiuta i governi locali a comprendere i benefici sociali, economici ed ecologici della creazione di soluzioni One Planet (per alloggi, energia, mobilità, cibo, ecc.) insieme ai loro cittadini e alle imprese. I candidati City Challenge vengono sostenuti nel riferire i risultati conseguiti, gli impegni e i piani d’azione. Si incoraggia la partecipazione pubblica e le pratiche migliori delle città finaliste di tutti i paesi vengono documentate e condivise internazionalmente. Una giuria internazionale di esperti premia la città che ha intra- preso le azioni più stimolanti, ambiziose e credibili con il titolo di “Capitale Earth Hour dell’anno”. Per maggiori informazioni: http://www.earthhour.org/WWF Living Planet Report 2012 pagina 124
    • xiii. Condividere le risorse disponibili • implementare una gestione delle risorse naturali fondata su pro- cessi omnicomprensivi e su una vasta partecipazione delle comu- nità che da tali risorse dipendono; • minimizzare l’Impronta delle popolazioni e delle aree urbane ad alto reddito (vedere “Consumare in maniera saggia”); • promuovere la transizione verso città sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico e ridurre gli impatti diretti delle aree urbane sul territorio e sulle risorse idriche, limitando l’espansio- ne urbana incontrollata, promuovendo l’agricoltura urbana e una gestione sostenibile dei materiali di rifiuto (acqua). xiv. Compiere scelte eque e consapevoli dal punto di vista ambientale • implementare le politiche e gli strumenti per analizzare, risolvere e gestire le pressioni competitive in materia di utilizzo del territo- rio e delle risorse idriche. GLI INVESTIMENTI xv. Misurare il successo “oltre il PIL” IN INFRASTRUTTURE • includere gli indici sociali e ambientali fra gli indicatori nazionali che misurano e ricompensano il successo; URBANE EFFICIENTI • implementare politiche economiche dotate di obiettivi e indicato- DAL PUNTO DI VISTA ri che misurino gli impatti della gestione economica del capitale ENERGETICO E NEI naturale e del benessere umano. SERVIZI ECOSISTEMICI RISULTANO ESSENZIALI xvi. Popolazione sostenibile • integrare chiaramente nelle politiche di pianificazione nazionale PER GARANTIRE le dinamiche di popolazione (dimensioni, tasso di crescita, com-CIBO, ACQUA ED ENERGIA posizione, posizione e flussi migratori) e i trend di consumo pro A MILIARDI DI PERSONE capite, allo scopo di contribuire a un migliore equilibrio fra popo- lazione e risorse disponibili; • garantire l’accesso universale a servizi e informazioni sulla salute riproduttiva sensibili alle specificità di genere, ridurre la morta- lità infantile e sostenere l’emancipazione femminile aumentando le possibilità di accesso all’educazione e al mondo del lavoro. Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 125
    • Individuare percorsi alternativiUna volta intrapreso un percorso, accorgersi di altre possibilitàpuò risultare difficile. Si è tentati di pensare che quella attuale sial’unica strada possibile. Tuttavia, ciò è vero raramente. Per decen-ni Margaret ha coltivato la sua terra e cresciuto due figli pensandoche le loro vite sarebbero state uguali alla sua. Eppure, grazie allasua volontà di cambiare, ha aperto la strada per nuove opportuni-tà per la generazione futura. Grazie al suo nuovo reddito manderàsuo figlio a studiare informatica. La nostra adattabilità e creativitàpossono portare l’umanità su percorsi migliori. design note: Check for gutter and re- peat image if necessary
    • © WWF-Canon / Simon Rawles
    • CONCLUSIONI:AZIONI DI LEADER CHE HANNO ISPIRATO IL MONDOSEMBRA SEMPRE IMPOSSIBILEFINO A QUANDO NON VIENE FATTONelson Mandela I PIÙ INDIFESI HANNO BISOGNO DI SOLUZIONI che vengano DA TE; LE GENERAZIONI FUTURE HANNO BISOGNO DELla tua eredità visionaria CHRISTIANA FIGUERESC’È QUALCOSA DENTRO DI MECHE MI DICE CHEC’È UN PROBLEMA ECHE DEVO AGIRE.ALLORA, IO FACCIOQUALCOSA PER RISOLVERLO.Wangari MaathaiWWF Living Planet Report 2012 pagina 128
    • dobbiamo essere il cambiamento CHE vogliamo vedere nel MONDO Mahatma Gandhi SVILUPPO SOSTENIBILE È UN CONCETTO DI DISCIPLINA. SIGNIFICA CHE L’UMANITÀ DEVE RENDERSI GARANTE DEL FATTO CHE SODDISFARE LE NECESSITÀ ATTUALI NON COMPROMETTa LA CAPACITÀ DELLE FUTUREGENERAZIONI DI SODDISFARE LE proprie ESIGENZE Gro Harlem Brundtland NON SI PUÒ RISOLVERE UN PROBLEMA CON LA STESSA MENTALITÀ CHE L’HA GENERATO. È NECESSARIO IMPARARE A GUARDARE IL MONDO IN MODO DIVERSO Albert Einstein Capitolo 4: Le scelte migliori per un Pianeta vivente pagina 129
    • Allegato: Note tecniche etabelle dati~Photo: Un uragano visto dalla Stazione spaziale internazionale
    • © ESA / T. Reiter
    • Allegato 1:l’Indice del Pianeta viventeCos’è l’Indice del Pianeta vivente?L’Indice del Pianeta vivente misura i trend di un vasto numero di po-polazioni di specie nello stesso modo in cui un indice del mercato azio-nario traccia il valore di un insieme di azioni o l’indice dei prezzi divendita al dettaglio traccia il costo di un paniere di beni di consumo.I dati utilizzati nel mettere a punto l’Indice sono serie temporali delledimensioni di popolazione, di densità, dell’abbondanza o misure indi-rette dell’abbondanza. Per esempio, il numero di nidi o di coppie ripro-duttrici registrato può essere utilizzato al posto di un conteggio direttodella popolazione. L’Indice del Pianeta vivente contiene attualmente lostato delle popolazioni fra il 1970 e il 2008.Quante specie e popolazioni rientrano nell’Indice delPianeta vivente 2012?L’Indice del Pianeta vivente si basa sui trend di 9.014 popolazionidi 2.688 specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci ditutto il mondo. Ciò rappresenta un aumento significativo di dati ri-spetto ai precedenti Living Planet Report, che consente una visione mol-to più chiara dello stato delle specie di vertebrati del mondo che, a lorovolta, costituiscono un indicatore delle condizioni del capitale naturale.Quali componenti dell’Indice del Pianeta vivente sonoincluse nel Living Planet Report (LPR) 2012?Il Living Planet Report 2012 comprende le componenti dell’Indice delPianeta vivente utili per rispecchiare i trend in: 1. Tropicale e temperato L’Indice della zona tropicale prende in esame le popolazioni di specie terrestri e d’acqua dolce presenti nei reami Afrotro- picale, Indopacifico e Neotropicale e le popolazioni di specie marine della zona fra i Tropici del Cancro e del Capricorno. L’Indice della zona temperata include le popolazioni di specie ter- restri e d’acqua dolce dei reami Paleartico e Neartico e le popola- zioni di specie marine a nord o a sud dei tropici. 2. Sistemi – d’acqua dolce, marino e terrestre Questa classificazione si basa sul sistema in cui la popolazione è stata monitorata e in cui si trova abitualmente. Alcune specie, come il salmone del Pacifico, sono presenti sia negli ambienti d’acqua dolce sia in quelli marini e, di conseguenza, è possibile che popolazioni diverse della stessa specie siano state incluse in Indici differenti.WWF Living Planet Report 2012 pagina 132
    • 3. Reami biogeografici - Afrotropicale, Neotropicale, Pale- artico, Neartico e Indo-Pacifico I reami biogeografici abbinano le regioni geografiche ai pattern di distribuzione storica ed evolutiva di piante e animali terrestri. Rap- presentano le grandi aree della superficie terrestre separate dalle principali barriere alla migrazione di piante e animali – oceani, ampi deserti e alte catene montuose – in cui le specie terrestri si sono evolute in un isolamento relativo per lunghi periodi di tempo.Trend dell’Indice del Pianeta viventeQuali sono i trend principali dell’ultimo Indice delPianeta vivente?L’Indice del Pianeta vivente globale è diminuito del 28% fra il 1970 eil 2008.L’Indice dimostra come il declino di biodiversità sia stato molto piùgrave nelle regioni tropicali, dove l’Indice mostra una diminuzionemedia del 60%, piuttosto che nelle regioni temperate, dove si eranoverificate perdite significative di biodiversità già prima del 1970. Leregioni temperate presentano un incremento medio del 30% dell’In-dice; tuttavia, tale media nasconde perdite nelle singole specie o re-gioni in cui lo stato della conservazione è peggiorato. Inoltre, l’Indicetemperato parte da una linea di base inferiore a quella dell’Indice tro-picale nel 1970, in quanto il declino maggiore nelle zone temperateè avvenuto prima di questa data. L’Indice del Pianeta vivente è statocalcolato anche per sistemi e reami biogeografici, offrendo così un’im-magine molto più chiara dello stato della biodiversità mondiale.Fra il 1970 e il 2008 le specie temperate hanno mo-strato un incremento generale – in particolare se pa-ragonate alle specie tropicali. Come si spiega?Una spiegazione risiede nel fatto che dal 1970 la maggior parte delledistruzioni di habitat ha avuto luogo ai tropici. Tuttavia ciò non si-gnifica necessariamente che la biodiversità delle regioni temperate sitrovi in uno stato migliore di quello dei tropici. L’Indice del Pianetavivente presenta solo i trend dal 1970, mentre nelle regioni temperatemolte alterazioni e distruzioni di habitat si sono verificate prima diquesta data. Se fossero disponibili i dati, un Indice dal 1900 al 1970potrebbe mostrare un declino delle regioni temperate uguale a quellodelle regioni tropicali dal 1970 al 2008. Altre cause della diminuzionedelle popolazioni di specie selvatiche, che possono aver avuto un for-te impatto sui tropici dal 1970, risiedono nel sovrasfruttamento dellespecie e nell’introduzione di specie invasive aliene. Ancora una volta èimportante ricordare che questi fattori di perdita di biodiversità nonsono limitati ai tropici, ma sono stati rilevati in tali zone dopo il 1970,mentre nelle regioni temperate questi processi si verificano da un pe-riodo di tempo superiore. Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 133
    • N. di specie Variazione in Limite di confidenza del 95% nell’Indice percentuale Inferiore Superiore 1970 - 2008 Totale Globale 2688 -28% -38% -18% Temperato 1518 31% 19% 44% Tropicale 1354 -61% -70% -49% Terrestre Globale 1432 -25% -34% -13% Temperato 757 5% -3% 15% Tropicale 725 -44% -55% -30% D’acqua dolce Globale 737 -37% -49% -21% Temperato 436 36% 11% 67% Tropicale 386 -70% -80% -57% Marino Globale 675 -22% -44% 6% Temperato 438 53% 27% 85% Tropicale 287 -62% -78% -32% Reami biogeografici Afrotropicale 250 -38% -57% -12% Indo-Pacifico 384 -64% -73% -51% Neotropicale 515 -50% -69% -21% Neartico 684 -6% -16% 6% Paleartico 535 6% -7% 17% Per reddito nazionale Reddito alto 1732 7% -1% 17% Reddito medio 1205 -31% -42% -19% Reddito basso 204 -60% -72% -40% Tabella 1: Trend degli Indici del Pianeta vivente fra il 1970 e il 2008, con un limite di confidenza del 95%. Le categorie di reddito si basano sulle classificazioni in base al reddito della Banca Mondiale (2008). I numeri positivi indicano un incremento, quelli negativi una diminuzione.WWF Living Planet Report 2012 pagina 134
    • Perché il numero totale di specie degli Indici del Pia-neta vivente marino, d’acqua dolce e terrestre è supe-riore a quello dell’Indice globale?La ragione di ciò sta nel fatto che il sistema a cui viene attribuita la po-polazione dipende dal luogo in cui si trova la popolazione stessa e nonda quello in cui la specie generalmente vive. Ciò significa che alcunespecie, come il salmone del Pacifico, possono includere popolazionimarine e d’acqua dolce, a seconda del punto in cui si trovano nel lorociclo migratorio. Ciò effettivamente porta a un “conteggio doppio” delnumero di specie (ma non di popolazione), in quanto esse entrano frale componenti degli Indici del Pianeta vivente marino e d’acqua dolce,mentre appaiono una sola volta nel conteggio globale delle specie.Casi come questo vengono minimizzati con una serie di domande pre-cedenti l’assegnazione della popolazione a un sistema: 1. in quale sistema la specie trascorre la maggior parte del tempo? 2. a quale sistema principalmente si affida la specie per la sua sopravvivenza? 3. in quale sistema la specie si riproduce? 4. in quale sistema la specie è maggiormente minacciata?Esistono casi limite veramente difficili da classificare. Per esempio, aquale sistema naturale assegnare una specie di uccelli marina che tra-scorre la maggior parte del suo tempo sul mare (dove risulta a rischioper la pesca col palangaro), ma si riproduce sulla terraferma (dovesubisce l’impatto della predazione di uova ad opera dei ratti)? Tali casivengono affrontati singolarmente e risolti includendo alcune specie inpiù di un sistema naturale e dando vita così alle differenze nei totaliviste nella Tabella 1.Le specie estinte vengono incluse nell’Indice del Pia-neta vivente?Può accadere, anche se, per fortuna, raramente. Per esempio, il lipo-te o baiji – o delfino dello Yangtze – viene ora considerato estinto(in base a una ricerca che nel 2006 non riuscì a trovare neanche unesemplare nel fiume Yangtze). Si pensa che la principale causa sia lamorte accidentale causata dalle attrezzature per la pesca, largamenteimpiegate nell’ecosistema dello Yangtze. In ogni caso, la mancanza dievidenze non costituisce prova dell’assenza - i biologi normalmenteconsiderano prova dell’estinzione la scomparsa per 50 anni.Quale ruolo hanno ricoperto i cambiamenti climati-ci nel declino generale delle specie, soprattutto perquanto riguarda i trend recenti?È probabile che i cambiamenti climatici abbiano causato un declino del-le popolazioni di alcune specie, in particolare di quelle degli ecosistemivulnerabili come la barriera corallina, gli ambienti montani e l’Artico, Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 135
    • ma l’Indice del Pianeta vivente misura unicamente i trend medi dellepopolazioni di specie. Non sono state analizzate le cause che sono all’o-rigine dei trend nelle popolazioni di specie. Negli ultimi 30 anni, la prin-cipale causa del declino della popolazione di specie selvatiche è stata laperdita o l’alterazione dell’habitat. Tuttavia, nei prossimi 30 anni pro-babilmente i cambiamenti climatici rappresenteranno il fattore che piùinfluenzerà i trend di popolazione, essendo esso stesso causa di perditae alterazione dell’habitat.Calcolo dell’Indice del Pianeta viventeDa dove provengono i dati utilizzati per calcolarel’Indice del Pianeta vivente?Tutti i dati utilizzati nel mettere a punto l’Indice sono serie temporalidelle dimensioni di popolazione, di densità, dell’abbondanza o misureindirette dell’abbondanza. I dati sulle popolazioni di specie utilizzatiper calcolare l’Indice vengono raccolti da diverse fonti. Abbiamo rac-colto informazioni sulle serie cronologiche per le specie di vertebratidalla letteratura scientifica pubblicata, dai database online (per esem-pio, il NERC Centre for Population Biology [Global Population Dyna-mics Database], il Pan-European Common Bird Monitoring Scheme)e dalla cosidetta letteratura “grigia”, cioè quella non convenzionale. Idati vengono inclusi solo se sono disponibili le misure delle dimensio-ni della popolazione per almeno due anni e informazioni sul metododi raccolta dati, sulle unità di misura adottate e sulla posizione geogra-fica della popolazione. I dati devono essere stati raccolti utilizzando lostesso metodo sulla stessa popolazione tramite serie cronologiche e lafonte deve risultare tracciabile e corredata di riferimenti.Il periodo coperto dall’Indice va dal 1970 al 2008. L’anno 2008 è statoscelto come anno “limite” dell’Indice in quanto i dati disponibili nonrisultano sufficienti per calcolare Indici validi per il periodo 2009-2011. Attualmente, si stanno aggiungendo dati ai database, proprioallo scopo di consentire il calcolo dell’Indice di quegli anni.Come viene calcolato l’Indice del Pianeta vivente?L’Indice del Pianeta vivente si basa sui trend di popolazione in 2.600specie di vertebrati di tutto il mondo. I dati sulle popolazioni di specieper due o più anni, dal 1970, sono stati raccolti da una vasta gamma difonti pubblicate e inseriti nel database dell’Indice. In alcuni casi, i datiin nostro possesso riguardano più di una popolazione di una singolaspecie. Per ogni popolazione viene calcolato il tasso di variazione daun anno all’altro. Se sono disponibili dati di pochi anni non consecu-tivi, si presume l’esistenza di un tasso annuo costante di variazionenella popolazione fra ogni anno dei dati. Dove sono disponibili i datidi molti anni (consecutivi o no), è stata tracciata una curva fra i puntidi rilevamento dei dati utilizzando un metodo statistico chiamato Mo-WWF Living Planet Report 2012 pagina 136
    • dello additivo generale. In presenza di più di un trend di popolazioneper una singola specie, per ogni anno viene calcolato il tasso medio divariazione fra tutte le popolazioni. Si calcola poi il tasso medio di va-riazione di anno in anno fra tutte le specie. L’Indice viene fissato ugua-le a 1 nel 1970 e il tasso medio di variazione della popolazione vieneimpiegato per calcolare il valore dell’Indice in ogni anno successivo.Dettagli tecnici sui calcoliI punti di rilevamento annuali dei dati sono stati interpolati per seriecronologiche con sei o più punti di rilevamento dei dati, utilizzando ilmodello additivo generale o presumendo un tasso di variazione annuocostante per le serie cronologiche con meno di sei punti di rilevamentodei dati. Prima, viene calcolato il tasso medio di variazione fra tutte lepopolazioni di una specie, poi fra tutte le specie e infine viene calcola-to il tasso medio di variazione in ogni anno fra tutte le specie. I tassimedi di variazione annui di anni successivi sono stati aggregati perprodurre un Indice, fissando uguale a 1 il valore dell’Indice nel 1970.I dettagli di ogni metodologia utilizzata per ciascuna componentedell’Indice sono descritti di seguito: a. LPI del sistema Ogni specie viene classificata come terrestre, d’acqua dolce o ma- rina, in base all’ecosistema naturale da cui principalmente dipen- de per la sopravvivenza e la riproduzione. Gli Indici dei sistemi terrestri, marini e d’acqua dolce sono stati aggregati assegnando ugual peso alle specie temperate e tropicali in ogni sistema: per ogni sistema sono stati calcolati prima un Indice tropicale e uno temperato, in seguito aggregati a creare un Indice di sistema. b. LPI dei reami Ogni popolazione di specie presente nel database LPI è stata as- segnata a un reame in base alla sua collocazione geografica. Gli Indici dei reami sono stati calcolati assegnando ugual peso a ogni specie, ad eccezione del reame Paleartico, in cui sono state aggre- gate famiglie con lo stesso peso. Ciò è stato fatto perché il volume dei dati delle serie temporali disponibili per gli uccelli presenti in questo reame supera ampiamente l’insieme di quelli di tutte le altre specie. I dati provenienti da Indo-Malesia, Australasia e Oceania si sono dimostrati insufficienti per calcolare gli Indici di questi reami; di conseguenza, sono stati riuniti in un super-rea- me, denominato Indo-Pacifico.Com’è cambiato l’Indice del Pianeta vivente dalLiving Planet Report 2010?Nel complesso, i risultati sono molto simili agli LPI del Living PlanetReport 2010. Mano a mano che vengono aggiunti altri dati, si notanoripetutamente gli stessi schemi di trend di popolazione a livello globa- Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 137
    • le. Il capitolo seguente illustra dettagliatamente le variazioni nei dati dal Living Planet Report 2010. Incrementi nel database LPI Le dimensioni degli insiemi di dati sono aumentate del 13% dal Living Planet Report 2010 (vedere fig. 60). Dato che all’Indice vengono con- tinuamente aggiunte popolazioni, il trend medio di ogni Indice cam- bia. Di conseguenza, i dati del 2012 possono mostrare delle differenze nei dettagli rispetto ad alcuni Indici del 2010, ma la traiettoria com- plessiva dei trend rimane pressappoco invariata. A paragone del 2010 sono presenti: • il 6% in più di specie e il 13% in più di popolazioni nell’Indice del Pianeta vivente globale; • il 7% in più di specie terrestri e il 19% in più di popolazioni terrestri; • il 6% in più di specie marine e il 18% in più di popolazioni marine; • il 3% in più di specie d’acqua dolce e il 4% in più di popolazioni d’acqua dolce. Tali variazioni hanno ampliato anche la gamma dei dati fra diverse regioni e differenti taxa. Esiste un maggior equilibrio fra le specie tro- picali e quelle temperate – per esempio, attualmente le specie tropi- cali rappresentano il 47% delle specie dell’Indice, a paragone del 41% nel 2010. Inoltre, ogni taxa è rappresentato in maniera migliore – per esempio, le specie di rettili sono aumentate al 39%. Questo tipo di in- cremento dei dati generalmente accresce la validità degli Indici, pro- ducendo trend più regolari. Variazioni nella metodologia Il metodo impiegato per calcolare l’Indice del Pianeta vivente è rimasto invariato dal 2008 (vedere Collen et al., 2009 per maggiori dettagli). 10000 9000Numero di popolazioni 8000 7000 6000 Living Planet Living Planet Living Planet Living Planet Report 2006 Report 2008 Report 2010 Report 2012 5000 1.313 specie 1.686 specie 2.544 specie 2.688 specie 4000 Fig. 59: Il numero complessivo di serie 3000 cronologiche della popolazione nel 2000 0 6 06 06 06 07 07 07 08 08 08 08 09 09 09 09 10 10 10 11 11 11 11 database dell’Indice del ar Giu Set Dic Apr ug Ott en ag go ov ar Giu Set Dic Apr ug Ott eb ag go ov Pianeta vivente M L G M A N M L F M A N WWF Living Planet Report 2012 pagina 138
    • Allegato 2: L’Improntaecologica: le domande piùfrequentiCome viene calcolata l’Impronta ecologica?L’Impronta ecologica misura l’ammontare di superficie terrestre emarina, produttiva dal punto di vista biologico, necessaria a fornirele risorse che un individuo, una popolazione o un’attività consuma ead assorbire i prodotti di scarto generati, utilizzando le tecnologie e imetodi prevalenti di gestione delle risorse. Quest’area viene misuratain ettari globali (ettari con la produttività biologica media mondiale).I calcoli dell’Impronta utilizzano fattori di resa per equiparare la pro-duttività biologica di un paese alle medie mondiali (es. tonnellate digrano per ettaro UK vs ettaro medio mondiale) e fattori equivalentiper tenere conto delle differenze nella produttività media mondialefra i tipi di terreno (es. terreno forestale medio mondiale vs terreno dacoltura medio mondiale).I risultati dei calcoli delle Impronte e della biocapacità delle nazionivengono prodotti annualmente dal Global Footprint Network. I gover-ni nazionali sono invitati a collaborare, allo scopo di migliorare i datie la metodologia utilizzata per i Calcoli dell’Impronta Nazionale. At-tualmente, la Svizzera ha completato una sua revisione ufficiale mentreBelgio, Ecuador, Finlandia, Germania, Irlanda, Giappone ed EmiratiArabi Uniti hanno sottoposto a revisione parziale, o stanno ancora ri-vedendo, i loro calcoli. La continua messa a punto metodologica deiCalcoli dell’Impronta Nazionale è supervisionata da un comitato uf-ficiale di revisione. Un documento dettagliato sul metodo e copie diesempi di fogli di calcolo sono scaricabili da www.footprintnetwork.orgL’analisi dell’Impronta può essere condotta su ogni scala. L’esigenzadi standardizzare le applicazioni dell’Impronta nelle dimensioni sub-nazionali, per aumentare la comparabilità dei diversi studi longitudi-nalmente, viene sempre più riconosciuta. I metodi e gli approcci per ilcalcolo delle Impronte di municipalità, organizzazioni e prodotti sonoattualmente allineati per mezzo di un’iniziativa mondiale per gli stan-dard dell’Impronta ecologica. Per maggiori informazioni sugli stan-dard dell’Impronta ecologica, vedere www.footprintstandards.org Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 139
    • Cosa è incluso nell’Impronta ecologica? E cosa ne è escluso?Per evitare di sovrastimare la domanda antropica sulla natura, l’Im-pronta ecologica comprende solo quegli aspetti del consumo di risorsee della produzione di materiali di scarto per i quali la Terra possiedauna capacità rigenerativa e dei quali esistano dati che consentano diesprimere questa domanda in termini di area produttiva. Per esempio,le emissioni tossiche non vengono conteggiate nell’Impronta ecologica.Neanche i prelievi di acqua dolce lo sono, mentre l’energia utilizzataper pompare o trattare le acque lo è.I calcoli dell’Impronta ecologica forniscono un’immagine delle passatedomanda e disponibilità delle risorse. Non predicono il futuro. Di con-seguenza, anche se l’Impronta non calcola le perdite future causate daldegrado in corso negli ecosistemi, se tale degrado dovesse persistere sirifletterà nei calcoli futuri come una perdita di biocapacità.Inoltre, i calcoli dell’Impronta non indicano l’intensità d’utilizzo di un’a-rea biologicamente produttiva. Come misura biofisica, non valutano nep-pure le essenziali dimensioni sociali ed economiche della sostenibilità.Come viene considerato il commercio internazionale?I Calcoli dell’Impronta Nazionale calcolano l’Impronta ecologica associa-ta ai consumi totali di ogni paese sommando le Impronte delle sue impor-tazioni e della sua produzione e sottraendo quelle delle esportazioni. Ciòsignifica che l’utilizzo di risorse e le emissioni associati alla produzione diun’automobile in Giappone, poi venduta e utilizzata in India, contribui-ranno all’Impronta dei consumi indiana e non a quella giapponese.Le Impronte dei consumi nazionali possono risultare distorte se le ri-sorse utilizzate e i materiali di scarto generati, durante la produzionedelle merci da esportazione, non sono documentati a fondo per ognipaese. Ciò può influenzare significativamente le Impronte di paesi conampi flussi commerciali per quanto riguarda le economie totali. Tutta-via, non influisce sull’Impronta globale totale.L’Impronta ecologica come calcola l’impiego dei com-bustibili fossili?I combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas naturale, vengo-no estratti dalla crosta terrestre e non sono considerati rinnovabili intempi ecologici. Quando questi combustibili bruciano emettono ani-dride carbonica (CO2) nell’atmosfera. Esistono due metodi di stoccag-gio dell’anidride carbonica: la cattura tecnologica di queste emissioni,come l’iniezione in pozzi profondi, o il sequestro naturale. Il sequestronaturale si verifica quando gli ecosistemi assorbono CO2 immagazzi-nandola in biomasse esistenti, come gli alberi, o nel suolo.L’Impronta del carbonio viene calcolata valutando la quantità di cattu-ra naturale necessaria a mantenere costante la concentrazione di CO2nell’atmosfera. Dopo aver sottratto la CO2 assorbita dagli oceani, l’Im-WWF Living Planet Report 2012 pagina 140
    • pronta ecologica calcola l’area necessaria ad assorbire e mantenere il car-bonio rimanente sulla base della velocità di cattura media delle foreste delPianeta. Anche l’anidride carbonica catturata con mezzi artificiali dovreb-be essere sottratta all’Impronta ecologica totale, ma attualmente questaquantità è trascurabile. Nel 2008, 1 ettaro globale poteva assorbire l’ani-dride carbonica emessa dalla combustione di circa 1.450 litri di benzina.Calcolare le emissioni di carbonio in termini di area bioproduttiva equi-valente non implica che la cattura del carbonio da parte delle biomassecostituisca la chiave per risolvere i cambiamenti climatici mondiali.Piuttosto l’opposto: dimostra che la biosfera possiede una capacità in-sufficiente di sequestrare gli attuali livelli di emissioni antropogenichedi CO2. Il contributo delle emissioni di anidride carbonica all’Impron-ta ecologica totale si basa sul calcolo della produzione forestale mediamondiale. Questa capacità di cattura può variare nel tempo. Quandouna foresta diventa matura, il suo tasso di cattura dell’anidride carbo-nica si avvicina a zero. Se queste foreste subiscono un degrado o ven-gono abbattute, diventano emettitori puri di CO2.Le emissioni di carbonio derivanti da fonti diverse dalla combustionedei combustibili fossili vengono attualmente incorporate nei Calcolidell’Impronta Nazionale a livello globale, che comprendono le emis-sioni derivanti dal degassamento di gas in petrolio e dalla produzionedi gas naturale, dall’emissione di carbonio delle reazioni chimiche du-rante la produzione di cemento e dagli incendi delle foreste tropicali.L’Impronta ecologica come calcola le emissioni di car-bonio assorbite dagli oceani rispetto a quelle assorbi-te dalle foreste?I Calcoli dell’Impronta nazionale misurano l’Impronta del carbonio con-siderando la cattura da parte di oceani e foreste del mondo. I valori re-lativi all’assorbimento da parte degli oceani sono tratti da Khatiwala etal., 2009 (rif: Khatiwala, S. et al., 2009. Reconstruction of the history ofanthropogenic CO2 concentrations in the ocean. Nature 462, 346-350)e utilizzati con le emissioni antropogeniche di carbonio prese da CDIAC(CDIAC, 2011). Esiste un assorbimento percentuale relativamente co-stante per gli oceani, che varia fra il 28 e il 35% nel periodo 1961-2008.La CO2 rimanente deve essere catturata dal suolo. A causa della limitatadisponibilità di dati su larga scala, attualmente il calcolo presume il tassodi cattura medio mondiale per l’assorbimento del carbonio nelle foreste.Di conseguenza, l’Impronta del carbonio è una misura della superficie diterreno forestale medio mondiale necessaria a catturare le emissioni dianidride carbonica che non vengono assorbite dagli oceani.L’Impronta ecologica prende in considerazione altre specie?L’Impronta ecologica mette a confronto la domanda antropica sullabiodiversità con la capacità del mondo naturale di soddisfarla. Di con-seguenza, costituisce un indicatore della pressione dell’umanità sugli Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 141
    • ecosistemi locali e mondiali. Nel 2008, la domanda antropica ha supe-rato la velocità di rigenerazione della biosfera di oltre il 50%. Questosuperamento dei limiti causa una distruzione degli ecosistemi e fa sìche i serbatoi naturali siano saturi. Questo stress ecosistemico ha unimpatto negativo sulla biodiversità. Tuttavia, l’Impronta non misuradirettamente questi impatti finali, ne specifica l’entità della riduzionedel superamento necessaria a evitare gli impatti negativi.L’Impronta ecologica specifica in cosa consista un uti-lizzo “equo” o “corretto” delle risorse?L’Impronta documenta gli accadimenti del passato. Può descriverequantitativamente le risorse ecologiche utilizzate da un individuo ouna popolazione, ma non quali risorse dovrebbero essere utilizzate.L’allocazione delle risorse spetta alla politica, sulla base di convinzionisociali relative al concetto di equità. Anche se il calcolo dell’Improntapuò determinare la biocapacità media disponibile pro capite, non sta-bilisce come questa biocapacità debba essere distribuita fra gli indivi-dui o le nazioni. Fornisce piuttosto un contesto a tali dibattiti.Qual’è l’importanza dell’Impronta ecologica se è pos-sibile aumentare la fornitura di risorse rinnovabili emigliorare i progressi tecnologici che possono rallen-tare l’esaurimento delle fonti non rinnovabili?L’Impronta ecologica misura lo stato attuale dell’impiego di risorse edella produzione di materiali di scarto. Pone la seguente domanda: inun dato anno, la domanda antropica sugli ecosistemi ha superato lacapacità degli ecosistemi stessi di soddisfare tale domanda? L’analisidell’Impronta riflette gli aumenti di produttività delle risorse rinnova-bili e le innovazioni tecnologiche (per esempio, se l’industria cartariaraddoppia l’efficienza generale nella produzione di carta, l’Improntaper tonnellata di carta si dimezzerà). I Calcoli dell’Impronta ecologicarilevano questi cambiamenti quando essi avvengono e determinanofino a che punto tali innovazioni riescono a mantenere la domanda an-tropica nei limiti della capacità degli ecosistemi del Pianeta. Se, graziea progressi tecnologici o ad altri fattori, la fornitura ecologica aumentasufficientemente e la domanda antropica si riduce, i Calcoli dell’Im-pronta mostreranno tale variazione sotto forma di eliminazione delsuperamento dei limiti globale. Per ulteriori informazioni su: attualemetodologia dell’Impronta ecologica, fonti dei dati, presupposti e ri-sultati, visitare il sito: www.footprintnetwork.org/atlasPer maggiori informazioni sull’Impronta ecologica a livello globale:(Butchart et al., 2010; Global Footprint Network, 2010; GTZ, 2010;Kitzes et al., 2009; Kitzes et al., 2008) a livello regionale e naziona-le: (Ewing et al., 2009; Global Footprint Network, 2008; WWF, 2007;2008a) e per maggiori informazioni sulla metodologia impiegata percalcolare l’Impronta ecologica: (Ewing B. et al., 2009; Galli et al., 2007).WWF Living Planet Report 2012 pagina 142
    • Annex: Technical notes and data tables page 143
    • Tabella 2: Tabella di dati dell’Impronta ecologica. Nota: la popolazione mondiale comprende paesi non inclusi nella tabella, che annovera dati sull’Impronta per i paesi con una popolazione superiore a 1 milione di abitanti. Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni) Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite) Mondo 6,739.6 0.59 0.21 0.26 0.10 1.47 0.06 2.70 0.57 0.23 0.76 0.16 0.06 1.78 Paesi ad alto 1,037.0 1.03 0.31 0.58 0.19 3.38 0.11 5.60 0.98 0.28 1.17 0.51 0.11 3.05 reddito Paesi a medio 4,394.1 0.53 0.17 0.19 0.10 0.85 0.07 1.92 0.49 0.21 0.78 0.16 0.07 1.72 reddito Paesi a basso 1,297.5 0.47 0.12 0.23 0.06 0.18 0.07 1.14 0.46 0.21 0.31 0.09 0.07 1.14 reddito Africa 975.5 0.51 0.23 0.29 0.07 0.29 0.06 1.45 0.46 0.41 0.48 0.11 0.06 1.52 Algeria 34.4 0.51 0.35 0.13 0.02 0.62 0.02 1.65 0.19 0.31 0.02 0.01 0.02 0.56 Angola 18.0 0.36 0.14 0.13 0.11 0.09 0.06 0.89 0.29 1.66 0.72 0.25 0.06 2.98 Benin 8.4 0.55 0.06 0.31 0.10 0.30 0.04 1.36 0.46 0.04 0.41 0.03 0.04 0.98 Botswana 2.0 0.42 1.22 0.18 0.01 0.93 0.07 2.84 0.17 2.58 0.65 0.28 0.07 3.76 Burkina Faso 15.5 0.84 0.19 0.35 0.01 0.06 0.08 1.53 0.83 0.18 0.27 0.00 0.08 1.37 Burundi 7.9 0.26 0.07 0.45 0.01 0.02 0.04 0.85 0.24 0.15 0.01 0.01 0.04 0.45 Camerun 18.8 0.48 0.12 0.27 0.06 0.11 0.05 1.09 0.52 0.11 1.08 0.11 0.05 1.87 Repubblica 4.2 0.37 0.62 0.30 0.01 0.03 0.04 1.36 0.32 0.62 7.38 0.00 0.04 8.35 Centrafricana Ciad 10.7 0.64 0.87 0.29 0.01 0.01 0.08 1.89 0.60 1.36 1.05 0.09 0.08 3.17 Congo 3.8 0.26 0.11 0.48 0.07 0.12 0.03 1.08 0.14 3.51 8.07 0.44 0.03 12.20 Rep. democratica 62.5 0.15 0.02 0.50 0.01 0.03 0.05 0.76 0.13 0.28 2.60 0.05 0.05 3.10 del Congo Egitto 78.3 0.66 0.07 0.16 0.03 0.96 0.18 2.06 0.45 0.00 0.00 0.02 0.18 0.65 Eritrea 4.9 0.16 0.23 0.20 0.01 0.03 0.03 0.66 0.09 0.23 0.10 1.01 0.03 1.47 Etiopia 79.4 0.41 0.13 0.50 0.00 0.04 0.06 1.13 0.36 0.13 0.05 0.05 0.06 0.65 Gabon 1.5 0.48 0.22 0.96 0.12 0.00 0.03 1.81 0.24 4.11 20.94 3.41 0.03 28.72 Gambia 1.6 0.72 0.15 0.21 0.09 0.20 0.05 1.41 0.43 0.07 0.21 0.39 0.05 1.15 Ghana 23.3 0.58 0.10 0.61 0.17 0.21 0.07 1.74 0.70 0.28 0.17 0.06 0.07 1.28 Guinea 9.6 0.65 0.33 0.51 0.04 0.10 0.08 1.72 0.65 0.91 0.76 0.52 0.08 2.93 Guinea-Bissau 1.5 0.35 0.42 0.19 0.03 0.07 0.05 1.10 0.47 0.41 0.39 2.08 0.05 3.40WWF Living Planet Report 2012 pagina 144
    • Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni)Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite)Kenya 38.5 0.20 0.27 0.28 0.06 0.11 0.03 0.95 0.19 0.27 0.02 0.02 0.03 0.53Lesotho 2.1 0.19 0.49 0.37 0.00 0.01 0.01 1.07 0.08 0.72 0.00 0.00 0.01 0.81Liberia 3.7 0.31 0.03 0.75 0.02 0.12 0.05 1.28 0.21 0.71 1.66 0.33 0.05 2.95Libia 6.2 0.65 0.54 0.12 0.04 1.82 0.02 3.19 0.15 0.23 0.02 0.24 0.02 0.66Madagascar 19.5 0.30 0.39 0.27 0.08 0.06 0.06 1.16 0.27 1.50 0.89 0.19 0.06 2.92Malawi 14.0 0.46 0.04 0.17 0.01 0.05 0.05 0.78 0.44 0.09 0.03 0.06 0.05 0.67Mali 14.5 0.74 0.75 0.16 0.03 0.10 0.10 1.86 0.76 0.73 0.64 0.05 0.10 2.29Mauritania 3.3 0.43 1.79 0.20 0.10 0.30 0.05 2.86 0.12 3.40 0.06 1.60 0.05 5.21Mauritius 1.3 0.60 0.54 0.12 1.88 1.41 0.00 4.55 0.17 0.00 0.01 0.38 0.00 0.56Marocco 31.3 0.60 0.21 0.06 0.05 0.37 0.03 1.32 0.30 0.18 0.09 0.10 0.03 0.70Mozambico 22.3 0.26 0.04 0.32 0.03 0.08 0.05 0.78 0.22 1.09 0.68 0.16 0.05 2.21Namibia 2.2 0.43 1.05 0.14 0.00 0.38 0.03 2.03 0.21 1.67 0.37 4.90 0.03 7.18Nigeria 150.7 0.81 0.10 0.21 0.10 0.15 0.07 1.44 0.84 0.17 0.02 0.02 0.07 1.12Ruanda 10.0 0.40 0.06 0.15 0.01 0.05 0.04 0.71 0.40 0.06 0.01 0.01 0.04 0.52Senegal 11.8 0.69 0.27 0.23 0.08 0.21 0.04 1.53 0.43 0.21 0.53 0.19 0.04 1.40Sierra Leone 5.6 0.32 0.15 0.39 0.13 0.06 0.09 1.13 0.86 0.38 0.19 0.19 0.09 1.71Somalia 8.9 0.18 0.66 0.50 0.02 0.04 0.04 1.44 0.08 0.65 0.26 0.33 0.04 1.36Sudafrica 49.3 0.42 0.19 0.31 0.08 1.57 0.03 2.59 0.32 0.62 0.02 0.22 0.03 1.21Sudan 41.4 0.47 0.82 0.21 0.00 0.09 0.03 1.63 0.42 0.81 0.94 0.14 0.03 2.34Swaziland 1.2 0.40 0.53 0.11 0.00 0.33 0.07 1.45 0.29 0.55 0.05 0.01 0.07 0.97Repubblica unita 42.3 0.36 0.36 0.24 0.09 0.08 0.06 1.19 0.37 0.39 0.13 0.07 0.06 1.02di TanzaniaTogo 5.8 0.41 0.11 0.31 0.05 0.13 0.03 1.03 0.44 0.14 0.04 0.02 0.03 0.67Tunisia 10.2 0.65 0.12 0.21 0.10 0.66 0.03 1.76 0.53 0.09 0.05 0.25 0.03 0.96Uganda 31.3 0.53 0.15 0.54 0.23 0.06 0.05 1.57 0.52 0.17 0.02 0.05 0.05 0.81Zambia 12.4 0.18 0.18 0.35 0.01 0.10 0.02 0.84 0.07 1.08 1.11 0.03 0.02 2.31Zimbabwe 12.5 0.24 0.35 0.30 0.00 0.25 0.02 1.17 0.18 0.35 0.14 0.01 0.02 0.72       Medio Oriente/ 383.7 0.60 0.20 0.12 0.04 1.44 0.06 2.47 0.39 0.22 0.12 0.13 0.06 0.92Asia centraleAfghanistan 29.8 0.24 0.20 0.06 0.00 0.01 0.02 0.54 0.16 0.20 0.02 0.00 0.02 0.40Armenia 3.1 0.58 0.39 0.08 0.01 0.61 0.06 1.73 0.31 0.27 0.07 0.02 0.06 0.72Azerbaijan 8.9 0.59 0.26 0.10 0.01 0.96 0.04 1.97 0.34 0.21 0.10 0.02 0.04 0.72 Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 145
    • Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni) Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite)Georgia 4.4 0.44 0.30 0.11 0.07 0.48 0.04 1.43 0.15 0.36 0.57 0.05 0.04 1.17Iran 72.3 0.55 0.13 0.05 0.10 1.77 0.06 2.66 0.36 0.08 0.07 0.28 0.06 0.84Iraq 29.8 0.33 0.09 0.01 0.00 0.96 0.02 1.42 0.14 0.02 0.05 0.01 0.02 0.24Israele 7.1 0.86 0.36 0.33 0.01 2.33 0.06 3.96 0.17 0.01 0.03 0.01 0.06 0.29Giordania 5.8 0.66 0.41 0.18 0.05 0.74 0.09 2.13 0.09 0.02 0.03 0.00 0.09 0.24Kazakistan 15.7 0.76 0.25 0.12 0.02 2.95 0.04 4.14 1.13 2.01 0.24 0.06 0.04 3.48Kuwait 2.5 0.80 0.64 0.23 0.29 7.70 0.07 9.72 0.01 0.01 0.00 0.32 0.07 0.43Kyrgyzstan 5.2 0.55 0.16 0.08 0.01 0.41 0.07 1.29 0.43 0.68 0.09 0.06 0.07 1.33Libano 4.2 0.66 0.48 0.28 0.05 1.33 0.05 2.85 0.22 0.05 0.06 0.01 0.05 0.39Territori Palestinesi 3.8 0.33 0.05 0.00 0.00 0.09 0.00 0.46 0.11 0.02 0.00 0.00 0.00 0.13OccupatiOman 2.6 0.74 1.04 0.16 0.37 3.27 0.11 5.69 0.09 0.07 0.00 1.92 0.11 2.20Qatar 1.4 0.91 1.12 0.17 0.46 8.91 0.11 11.68 0.03 0.00 0.00 1.91 0.11 2.05Arabia Saudita 26.2 0.80 0.36 0.26 0.06 2.44 0.07 3.99 0.18 0.13 0.07 0.21 0.07 0.65Siria 19.7 0.48 0.16 0.05 0.01 0.71 0.04 1.45 0.37 0.11 0.04 0.00 0.04 0.57Tajikistan 6.7 0.42 0.17 0.02 0.00 0.21 0.08 0.90 0.29 0.17 0.01 0.01 0.08 0.56Turchia 70.9 0.92 0.08 0.28 0.03 1.17 0.07 2.55 0.74 0.13 0.32 0.05 0.07 1.31Turkmenistan 4.9 0.93 0.54 0.01 0.01 2.37 0.13 3.98 0.89 2.01 0.02 0.14 0.13 3.19Emirati Arabi Uniti 8.1 0.77 1.06 0.37 0.25 5.97 0.03 8.44 0.05 0.00 0.07 0.49 0.03 0.64Uzbekistan 26.8 0.54 0.09 0.03 0.00 1.09 0.07 1.82 0.53 0.21 0.06 0.03 0.07 0.91Yemen 22.6 0.29 0.18 0.03 0.00 0.32 0.05 0.87 0.13 0.13 0.04 0.25 0.05 0.60       Asia-Pacifico 3,729.6 0.46 0.07 0.15 0.11 0.76 0.07 1.63 0.40 0.09 0.18 0.12 0.07 0.86Australia 21.5 1.61 1.11 1.16 0.10 2.68 0.03 6.68 2.14 6.16 2.55 3.69 0.03 14.57Bangladesh 145.5 0.33 0.01 0.08 0.02 0.15 0.07 0.66 0.28 0.00 0.00 0.06 0.07 0.42Cambogia 13.8 0.52 0.04 0.25 0.07 0.27 0.05 1.19 0.51 0.11 0.21 0.13 0.05 1.01Cina 1,358.8 0.52 0.13 0.14 0.10 1.15 0.09 2.13 0.38 0.11 0.22 0.07 0.09 0.87India 1,190.9 0.37 0.00 0.12 0.02 0.31 0.05 0.87 0.38 0.00 0.02 0.03 0.05 0.48Indonesia 235.0 0.44 0.04 0.16 0.20 0.23 0.07 1.13 0.47 0.06 0.32 0.41 0.07 1.32Giappone 126.5 0.50 0.15 0.24 0.39 2.83 0.06 4.17 0.11 0.00 0.34 0.07 0.06 0.59Corea del nord 24.1 0.33 0.01 0.14 0.02 0.75 0.06 1.31 0.27 0.00 0.23 0.07 0.06 0.62 Corea del sud 47.7 0.73 0.18 0.23 0.47 2.93 0.07 4.62 0.18 0.00 0.09 0.38 0.07 0.72 Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 146
    • Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni)Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite)Laos 6.0 0.56 0.14 0.39 0.01 0.08 0.13 1.30 0.57 0.18 0.73 0.04 0.13 1.65Malaysia 27.5 0.61 0.26 0.47 0.46 2.02 0.08 3.90 0.85 0.01 0.70 0.86 0.08 2.50Mongolia 2.7 0.28 3.97 0.13 0.00 1.13 0.01 5.53 0.08 8.93 6.16 0.15 0.01 15.33Myanmar 47.3 1.09 0.01 0.34 0.28 0.08 0.14 1.94 1.11 0.01 0.64 0.32 0.14 2.22Nepal 28.9 0.36 0.05 0.20 0.00 0.07 0.09 0.76 0.34 0.04 0.06 0.00 0.09 0.53Nuova Zelanda 4.3 0.72 0.00 1.21 0.75 1.56 0.06 4.31 0.22 2.91 4.91 2.09 0.06 10.19Pakistan 167.4 0.35 0.01 0.09 0.01 0.24 0.05 0.75 0.30 0.00 0.01 0.04 0.05 0.40Papua Nuova 6.5 0.31 0.18 0.38 0.81 0.84 0.16 2.68 0.43 0.04 2.45 0.59 0.16 3.67GuineaFilippine 90.2 0.45 0.07 0.09 0.32 0.00 0.06 0.98 0.37 0.02 0.10 0.07 0.06 0.62Singapore 4.8 0.52 0.92 0.31 0.15 4.20 0.00 6.10 0.00 0.00 0.00 0.02 0.00 0.02Sri Lanka 20.5 0.36 0.07 0.15 0.28 0.29 0.06 1.21 0.30 0.02 0.04 0.05 0.06 0.46Tailandia 68.3 0.57 0.05 0.16 0.67 0.89 0.07 2.41 0.73 0.01 0.22 0.14 0.07 1.17Timor-Leste 1.1 0.24 0.07 0.05 0.02 0.05 0.04 0.47 0.20 0.06 0.56 0.00 0.04 0.86Vietnam 86.0 0.52 0.02 0.18 0.12 0.43 0.12 1.39 0.59 0.01 0.16 0.22 0.12 1.09       America Latina 576.8 0.64 0.67 0.39 0.12 0.80 0.08 2.70 0.80 0.80 3.60 0.31 0.08 5.60Argentina 39.7 0.80 0.62 0.28 0.13 0.77 0.12 2.71 2.88 1.72 0.71 1.69 0.12 7.12Bolivia 9.6 0.44 1.58 0.17 0.01 0.35 0.06 2.61 0.59 2.41 15.26 0.06 0.06 18.39Brasile 191.5 0.80 0.95 0.55 0.05 0.48 0.10 2.93 1.09 1.03 7.25 0.16 0.10 9.63Cile 16.8 0.55 0.33 0.91 0.62 0.73 0.09 3.24 0.32 0.47 2.12 0.73 0.09 3.74Colombia 45.0 0.38 0.72 0.14 0.03 0.43 0.11 1.80 0.29 1.22 2.23 0.04 0.11 3.89Costa Rica 4.5 0.37 0.24 0.81 0.05 0.93 0.11 2.52 0.43 0.33 0.62 0.10 0.11 1.60Cuba 11.3 0.71 0.22 0.11 0.06 0.79 0.02 1.90 0.26 0.08 0.21 0.14 0.02 0.71Republica 9.7 0.39 0.14 0.12 0.08 0.65 0.04 1.42 0.20 0.12 0.17 0.01 0.04 0.54DominicanaEcuador 14.1 0.36 0.34 0.23 0.75 0.62 0.07 2.37 0.39 0.33 1.21 0.17 0.07 2.18El Salvador 6.1 0.53 0.31 0.41 0.14 0.57 0.04 1.99 0.31 0.11 0.05 0.11 0.04 0.62Guatemala 13.7 0.42 0.23 0.56 0.04 0.47 0.06 1.78 0.39 0.19 0.38 0.04 0.06 1.07Haiti 9.7 0.29 0.06 0.10 0.02 0.09 0.03 0.60 0.22 0.03 0.01 0.01 0.03 0.31Honduras 7.3 0.29 0.33 0.55 0.03 0.48 0.06 1.73 0.37 0.29 1.03 0.23 0.06 1.97Giamaica 2.7 0.41 0.30 0.22 0.12 0.63 0.04 1.72 0.14 0.00 0.10 0.05 0.04 0.33Messico 110.6 0.74 0.40 0.32 0.09 1.69 0.06 3.30 0.49 0.25 0.49 0.14 0.06 1.42 WWF Living Planet Report 2012 pagina 147
    • Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni) Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite) Nicaragua 5.6 0.36 0.33 0.43 0.07 0.33 0.04 1.56 0.41 0.58 0.80 0.50 0.04 2.33 Panama 3.4 0.45 0.54 0.21 0.78 0.96 0.04 2.97 0.21 0.49 1.33 0.61 0.04 2.67 Paraguay 6.2 0.50 1.06 0.84 0.01 0.48 0.11 2.99 2.05 2.35 6.36 0.06 0.11 10.92 Peru 28.5 0.50 0.50 0.20 0.45 0.30 0.08 2.03 0.35 0.50 2.65 0.24 0.08 3.82 Uruguay 3.3 0.84 2.98 0.37 0.11 0.67 0.11 5.08 1.31 5.25 1.12 2.24 0.11 10.03 Venezuela 28.1 0.48 0.88 0.17 0.12 1.32 0.05 3.02 0.20 0.61 1.84 0.30 0.05 3.00         America del nord 338.4 1.13 0.22 0.85 0.10 4.75 0.07 7.12 1.66 0.26 2.22 0.75 0.07 4.95 Canada 33.3 1.49 0.42 0.74 0.10 3.63 0.05 6.43 2.81 0.23 8.27 3.55 0.05 14.92 USA 305.0 1.09 0.19 0.86 0.09 4.87 0.07 7.19 1.53 0.26 1.56 0.44 0.07 3.86         UE 497.1 1.13 0.34 0.53 0.14 2.42 0.16 4.72 0.91 0.13 0.77 0.27 0.16 2.24 Austria 8.3 1.08 0.22 0.62 0.03 3.05 0.28 5.29 0.87 0.15 2.04 0.00 0.28 3.34 Belgio 10.6 1.82 0.95 0.47 0.17 3.26 0.45 7.11 0.46 0.11 0.28 0.05 0.45 1.33 Bulgaria 7.6 0.95 0.21 0.51 0.03 1.68 0.17 3.56 1.19 0.18 1.01 0.09 0.17 2.65 Repubblica Ceca 10.4 1.17 0.19 0.83 0.02 2.89 0.17 5.27 1.17 0.12 1.21 0.00 0.17 2.68 Danimarca 5.5 2.77 0.70 1.21 0.78 2.54 0.26 8.25 2.40 0.03 0.27 1.85 0.26 4.81 Estonia 1.3 0.83 0.07 1.60 0.15 1.93 0.15 4.73 0.79 0.36 3.32 4.11 0.15 8.73 Finlandia 5.3 1.11 0.19 0.40 0.27 4.15 0.10 6.21 0.95 0.00 8.64 2.50 0.10 12.19 Francia 62.1 1.25 0.39 0.60 0.18 2.24 0.25 4.91 1.47 0.24 0.87 0.16 0.25 2.99 Germania 82.5 1.18 0.26 0.43 0.01 2.49 0.20 4.57 0.95 0.09 0.64 0.08 0.20 1.95 Grecia 11.3 1.26 0.53 0.38 0.13 2.53 0.11 4.92 1.03 0.09 0.14 0.22 0.11 1.59 Ungheria 10.0 1.29 0.03 0.44 0.01 1.63 0.18 3.59 1.82 0.10 0.58 0.01 0.18 2.68 Irlanda 4.4 1.26 0.47 0.53 0.04 3.75 0.16 6.22 0.59 0.79 0.24 1.64 0.16 3.41 Italia 59.9 1.03 0.40 0.46 0.14 2.39 0.10 4.52 0.62 0.06 0.30 0.06 0.10 1.15 Lettonia 2.3 0.79 0.10 1.25 0.26 1.48 0.07 3.95 0.98 0.66 3.03 1.88 0.07 6.63 Lituania 3.4 1.05 0.13 1.02 0.39 1.59 0.20 4.38 1.43 0.75 1.67 0.27 0.20 4.32 Paesi Bassi 16.5 1.30 1.09 0.54 0.10 3.14 0.16 6.34 0.30 0.06 0.08 0.44 0.16 1.03 Polonia 38.2 0.98 0.04 0.75 0.07 2.01 0.08 3.94 0.99 0.12 0.71 0.10 0.08 2.00 Portogallo 10.6 0.96 0.00 0.14 0.95 2.01 0.05 4.12 0.29 0.24 0.64 0.07 0.05 1.29 Romania 21.6 0.92 0.13 0.35 0.04 1.23 0.16 2.84 0.93 0.16 1.00 0.09 0.16 2.33WWF Living Planet Report 2012 pagina 148
    • Popolazione Coltivazioni Coltivazioni Biocapacità Impronta Carbonio ecologica (milioni)Paese/Regione di pesca di pesca edificati edificati Foreste Foreste Terreni Terreni Pascoli Pascoli totale totale Zone Zone Impronta ecologica 2008 (gha pro capite) Biocapacità 2008 (gha pro capite)Slovacchia 5.4 1.07 0.25 0.86 0.02 2.28 0.18 4.66 1.00 0.08 1.60 0.00 0.18 2.86Slovenia 2.0 0.94 0.25 0.61 0.04 3.22 0.15 5.21 0.37 0.23 1.84 0.00 0.15 2.59Spagna 45.1 1.26 0.31 0.35 0.38 2.39 0.06 4.74 0.98 0.11 0.25 0.06 0.06 1.46Svezia 9.2 0.97 0.47 0.99 0.17 3.00 0.10 5.71 0.64 0.04 6.36 2.38 0.10 9.51Regno Unito 61.5 0.88 0.45 0.53 0.06 2.65 0.15 4.71 0.49 0.10 0.11 0.50 0.15 1.34       Altri paesi europei 239.3 1.05 0.16 0.40 0.17 2.23 0.05 4.05 1.01 0.27 2.82 0.73 0.05 4.88Albania 3.2 0.71 0.21 0.09 0.02 0.71 0.06 1.81 0.41 0.13 0.20 0.08 0.06 0.88Bielorussia 9.7 1.41 0.02 0.42 0.07 1.98 0.08 3.99 1.38 0.31 1.61 0.02 0.08 3.40Bosnia ed 3.8 0.78 0.22 0.48 0.04 1.16 0.05 2.74 0.41 0.26 0.91 0.00 0.05 1.64HerzegovinaCroazia 4.4 1.02 0.13 0.66 0.07 1.89 0.43 4.19 0.87 0.17 1.14 0.32 0.43 2.92Macedonia 2.1 0.79 0.21 0.33 0.07 3.87 0.09 5.36 0.53 0.22 0.70 0.01 0.09 1.55Moldavia 3.6 1.01 0.09 0.11 0.06 0.77 0.06 2.10 1.11 0.07 0.09 0.01 0.06 1.33Norvegia 4.8 1.05 0.13 0.66 1.27 1.58 0.08 4.77 0.36 0.02 3.18 1.75 0.08 5.40Russia 143.2 1.05 0.20 0.47 0.09 2.55 0.04 4.40 0.94 0.34 4.22 1.08 0.04 6.62Serbia 9.8 0.87 0.06 0.34 0.05 1.25 0.00 2.57 0.95 0.07 0.39 0.00 0.00 1.41Svizzera 7.6 0.76 0.28 0.55 0.06 3.26 0.10 5.01 0.21 0.15 0.73 0.01 0.10 1.20Ucraina 46.0 1.14 0.03 0.17 0.11 1.68 0.07 3.19 1.49 0.13 0.41 0.13 0.07 2.23 Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 149
    • Allegato 3: Glossario dei termini e delleabbreviazioni utilizzate nel rapporto Biocapacità La capacità degli ecosistemi di produrre risorse biologiche utilizzabili dagli esseri umani e di assorbire i materiali di rifiuto generati dagli esseri umani utilizzando gli attuali modelli di gestione e le tecnologie estrattive. La bio- capacità si misura in ettari globali (Global Footprint Network, 2012). Deficit di La differenza fra la biocapacità e l’Impronta ecologica di una regione o un biocapacità paese. Un deficit di biocapacità si verifica quando l’Impronta di una popo- lazione supera la biocapacità dell’area disponibile per quella popolazione. Di contro, un residuo di biocapacità si verifica quando la biocapacità di una regione supera l’Impronta della sua popolazione. Un deficit di biocapaci- tà regionale o nazionale comporta che la regione importi biocapacità con il commercio o liquidando i beni ecologici regionali. Un deficit di biocapaci- tà globale non può essere compensato con il commercio e, di conseguenza, equivale a un superamento dei limiti ecologici. Biocapacità Si calcola dividendo il numero di ettari globali (gha) produttivi disponibili pro capite per il numero di persone che vivono sul Pianeta in un dato anno. Biodiversità Abbreviazione per diversità biologica. È la variabilità esistente fra gli or- ganismi viventi, gli ecosistemi terresti, marini e acquatici, e i complessi ecologici di cui fanno parte; comprende la diversità all’interno delle spe- cie, fra specie e degli ecosistemi (CBD e UNEP). Bioma Una parte significativa dell’ambiente vivente di una particolare regione, caratterizzata da una vegetazione che la contraddistingue e mantenuta dalle condizioni climatiche locali. Budget La temperatura media globale non deve aumentare oltre i 2°C rispetto ai di carbonio livelli pre-industriali, onde evitare cambiamenti climatici pericolosi (mol- te parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici accettaro- no questo obiettivo quando fu dichiarato per la prima volta, nel 1995. È necessaria, però, una revisione che porti il limite a 1,5°C, prevista per il 2013-15). L’obiettivo 2°C può essere definito come il budget di carbonio globale. Allo scopo di ottenere una possibilità reale (superiore al 50%) di prevenire un aumento di tale portata, è necessario limitare le emissioni globali cumulative di carbonio all’equivalente di 870 gigatonnellate di CO2 fra il 2009 e il 2100 (Höhne e Moltmann, 2009). Impronta La domanda nei confronti della biocapacità richiesta per sequestrare (tramite del carbonio fotosintesi) le emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalla combustio- ne di combustibili fossili. Anche se i combustibili fossili vengono estratti dalla crosta terrestre e non possono essere rigenerati in una scala temporale umana, il loro utilizzo richiede i servizi ecologici per evitare l’accumulo nell’atmosfe- ra della CO2 derivante. Di conseguenza, l’Impronta ecologica include la bioca pacità, generalmente di foreste intatte, necessaria ad assorbire la percentualeWWF Living Planet Report 2012 pagina 150
    • di CO2 fossile non catturata dagli oceani (Global Footprint Network, 2012). Esistono diversi calcolatori che utilizzano il termine “Impronta di carbo- nio”, ma molti di essi calcolano unicamente le tonnellate di carbonio o le tonnellate di carbonio per euro, invece della domanda nei confronti dell’a- rea bioproduttiva.Il modello CLUM Il modello CLUM presentato nel capitolo 1 rappresenta l’Impronta ecolo- (Consumption gica dei consumi e contiene tre componenti principali. La prima compo-Land Use Matrix) nente riguarda il consumo a breve termine pagato dai singoli (anche noto – Matrice come “domestico” o “HH”). Questa componente comprende gli alimenti, usi-consumi la manutenzione e gestione dell’abitazione, i trasporti, le merci e i servizi. del suolo La seconda componente riguarda il consumo pagato dal governo (chiama- to “governativo”) e contiene le spese per i consumi a breve termine, come i servizi pubblici, la scuola pubblica, le politiche e il governo e la difesa. La terza componente riguarda il consumo per i beni a lungo termine (“inve- stimento lordo fisso”), che può essere pagato dalle famiglie (per es., una nuova abitazione), dalle aziende (per es. nuove strutture e macchinari) o dai governi (per es., le infrastrutture per i trasporti). Queste tre com- ponenti sommate equivalgono all’Impronta ecologica totale per nazione. Categorie I paesi sono stati assegnati alle categorie ad alto, a medio o a basso reddito sul- di reddito la base delle soglie di reddito della Banca mondiale. La Banca mondiale classi- nazionali fica le economie sulla base del Reddito nazionale lordo 2007 annuo pro capite. Questo è calcolato dividendo il Reddito nazionale lordo di ogni paese (conver- tito in dollari statunitensi con il metodo World Bank Atlas) con la popolazione a metà anno (per maggiori informazioni vedere The World Bank, 2012). Le categorie sono: Reddito basso: RNL pro capite ≤935 dollari. Reddito medio: RNL pro capite 936-11.455 dollari (riunisce le categorie di reddito medio inferiore e superiore della Banca Mondiale). Reddito alto: RNL pro capite ≥11.456 dollari. Impronta Il calcolo dell’area terrestre o marina, biologicamente produttiva, richiesta ecologica da un singolo, una popolazione o un’attività per produrre tutte le risorse che consuma e per assorbire i materiali di scarto che genera, utilizzando le co- muni tecnologie e pratiche di gestione delle risorse. L’Impronta ecologica si misura in ettari globali. Dato che le attività commerciali avvengono su scala globale, l’Impronta di un individuo o di un paese comprende territori o mari di tutto il mondo. Spesso ci si riferisce all’Impronta ecologica utilizzando solo il termine Impronta (Global Footprint Network, 2012). L’Impronta Questo scenario BAU si fonda sui seguenti presupposti: (a) popolazione ecologica: mondiale di 9,3 miliardi di individui entro il 2050 (UN, 2010 Medium scenari futuri variant); (b) domanda totale di energia doppia rispetto ai livelli del 2005 (IEA Business as Usual from IEA, 2008); (c) sempre maggiore dipenden- za dal carbone per la generazione di elettricità, dal 45% del 2005 al 60% entro il 2050 (IEA Business as Usual); (d) incremento del 12% dell’appor- to calorico pro capite, con un aumento della quantità derivante da carne, latte e prodotti caseari e una diminuzione di quella da cereali e pesce (FAO Agriculture Towards 2030/2050 FAO, 2006); (e) colture e raccolti fore- stali costanti rispetto alle cifre del 2005; (f) aumento dei mangimi vegetali Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 151
    • L’Impronta per animali (FAO Agriculture Towards 2030/2050, FAO, 2006); (g) in- ecologica: crementi di concentrazioni di anidride carbonica e metano nell’atmosfera scenari futuri collegati. Gli scenari alimentari ed energetici sono stati associati alle pre- (continua) visioni dell’IPCC (IPCC, 2007b) e a un modello attitudinale del territorio (Global Agro-Ecological Zones – GAEZ) allo scopo di calcolare le variazioni dell’area e l’attitudine del territorio alla coltivazione (Fischer et al., 2008). Ecosistema Un complesso dinamico di comunità di piante, animali e microrganismi e del loro ambiente non vivente che interagisce come un’unità funzionale. Servizi Il Millennium Ecosystem Assessment ha distinto i servizi che contribui- ecosistemici scono al benessere umano in servizi di supporto, di approvvigionamento, di regolazione e culturali (Millennium Ecosystem Assessment, 2005a; b). Tali servizi sono definiti nei seguenti quattro gruppi: Servizi di Beni ottenuti direttamente dagli ecosistemi (es. alimenti, medicine, legna-approvvigionamento me, fibre e bioenergia). Servizi I benefici ottenuti dalla regolazione dei processi naturali (es. filtraggio di regolazione dell’acqua, decomposizione dei prodotti di scarto, regolazione del clima, impollinazione dei raccolti, regolazione di alcune patologie umane). Servizi La regolazione delle funzioni e dei processi ecologici basilari necessari alla di supporto fornitura di tutti gli altri servizi ecosistemici (es. ciclo dei nutrienti, foto- sintesi, formazione del suolo). Servizi culturali I benefici psicologici ed emozionali derivanti dalla relazione fra il genere umano e gli ecosistemi (es. attività ricreative culturali, estetiche e spirituali). Ettaro globale Area di produttività ponderata utilizzata per misurare sia la biocapacità (gha) della Terra sia la domanda sulla biocapacità (l’Impronta ecologica). L’etta- ro globale è equiparato alla produttività media di un’area di superficie ter- restre o marina biologicamente produttiva in un dato anno. Dato che di- versi tipi di suolo possiedono una differente produttività, un ettaro globale di coltura, per esempio, occuperà un’area materialmente inferiore a quella di un meno produttivo pascolo, in quanto è necessaria una superficie di pascolo maggiore per fornire la stessa biocapacità di un ettaro di coltura. Poiché la biocapacità mondiale varia leggermente di anno in anno, il valo- re di un gha può cambiare annualmente (Global Footprint Network, 2012). Sviluppo Lo sviluppo umano è un processo di “ampliamento” delle scelte. Tale am- umano pliamento si ottiene espandendo le capacità e le funzionalità dell’essere umano. A qualsiasi livello, esistono tre obiettivi essenziali per lo sviluppo umano: vivere a lungo e in salute; ricevere un’educazione sufficiente; possedere uno standard di vita accettabile. In assenza di queste possibi- lità di base, molte scelte non sono disponibili e molte opportunità riman- gono inaccessibili. Tuttavia, l’ambito dello sviluppo umano si estende ul- teriormente: le aree fondamentali di scelta che possiedono un elevato valore per le persone si estendono dalle opportunità politiche, economi- che e sociali di creatività e produttività al rispetto di se stessi, l’emancipa- zione e il senso di appartenenza a una comunità.WWF Living Planet Report 2012 pagina 152
    • Il concetto di sviluppo umano risulta quindi olistico, in quanto pone le persone al centro di tutti gli aspetti del processo di sviluppo. (Fonte: pagina web Human Development Report). Indice dello L’HDI è un Indice riassuntivo composito che misura i risultati medi di un sviluppo umano paese in tre aspetti basilari dello sviluppo umano: salute, educazione e (HDI) standard di vita accettabile. L’HDI è formato da tre componenti: 1. salute: aspettativa di vita alla nascita (numero di anni che un neonato vivrà se i modelli di mortalità prevalenti al momento della nascita rimarranno invariati per tutta la vita del bambino); 2. educazione: combinazione del tasso di alfabetizzazione dell’adulto con il tasso lordo di scolarizzazione primaria, secondaria e terziaria; 3. standard di vita: PIL pro capite (parità di potere d’acquisto in dollari). (Fonte: pagina web Human Development Report). Indice L’IHDI misura il livello di sviluppo umano delle persone in una società chedi sviluppo umano tiene conto delle disuguaglianze. In condizioni di perfetta uguaglianza, l’IH- corretto per la DI è uguale all’HDI; a un aumento della disuguaglianze, l’IHDI diventa in- disuguaglianza feriore all’HDI. In tal senso, l’IHDI rappresenta l’attuale livello di sviluppo (IHDI) umano (tenendo conto della disuguaglianza), mentre l’HDI un Indice del potenziale sviluppo umano raggiungibile in assenza di disuguaglianza. L’IH- DI tiene conto della disuguaglianza nelle dimensioni dell’HDI diminuendo il valore medio di ogni dimensione in base al livello di disuguaglianza. La perdita media di HDI dovuta alla disuguaglianza si aggira intorno al 23% - l’HDI globale, che era di 0,682 nel 2011, tenendo conto delle disu- guaglianze scende così a 0,525. Nei paesi con un livello di sviluppo umano inferiore, generalmente la disuguaglianza è maggiore in più dimensioni e, di conseguenza, maggiori risultano le perdite di sviluppo umano. Questa nuova versione dell’HDI è stata messa a punto per lo Human Development Report 2011 (UNDP, 2011) e, al momento della pubbli- cazione, è stato applicato a 134 paesi. Per la definizione e per maggiori informazioni, vedere la homepage dell’IHDI. L’Indice del L’Indice del Pianeta vivente (LPI) riflette i cambiamenti nella salute de- Pianeta vivente gli ecosistemi del Pianeta, tracciando i trend di circa 9.000 popolazioni (LPI) di specie di animali vertebrati. In maniera simile a un Indice del merca- to azionario, che traccia il valore nel tempo di alcune azioni sotto forma dell’insieme delle loro fluttuazioni giornaliere, l’Indice del Pianeta vivente calcola il tasso annuale dei cambiamenti di ciascuna popolazione di specie presente (esempi di popolazioni sono mostrati nelle figg. 4-6). L’Indice cal- cola poi i cambiamenti medi annuali di tutte le popolazioni dal 1970, anno in cui ha avuto inizio la raccolta dei dati, fino al 2008, l’ultimo anno per cui i dati sono disponibili (Collen et al., 2009; fare riferimento all’Appendice 1 per maggiori dettagli). National Comitato scientifico dei consulenti del Global Footprint Network che Accounts Review mettono a punto e approvano le raccomandazioni per le modifiche meto- Committee dologiche nei Calcoli dell’Impronta ecologica (Global Footprint Network, 2012). Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 153
    • Calcoli L’insieme di dati che calcola le Impronte e le biocapacità del mondo e di cir- dell’Impronta ca 150 nazioni, dal 1961 ad oggi (generalmente a intervalli di tre anni dovuti nazionale alla disponibilità dei dati). La messa a punto, il mantenimento e l’aggiorna- mento dei Calcoli dell’Impronta nazionale sono coordinati dal Global Foot- print Network e dai suoi oltre 70 partner (Global Footprint Network, 2012). Capitale naturale Il capitale naturale può essere definito come l’insieme delle risorse, delle materie prime e dei cicli naturali presenti sulla Terra. L’analisi dell’Im- pronta prende in considerazione una componente chiave: il capitale natu- rale di supporto della vita o, in breve, il capitale ecologico. Questo capitale viene definito come lo stock di beni ecologici capaci di produrre in manie- ra continuativa beni e servizi. Le funzioni principali includono la produ- zione di risorse (come il pesce, il legname o i cereali), l’assimilazione dei materiali di scarto (come l’assorbimento di CO2 o la decomposizione dei liquami) e i servizi di supporto alla vita (come la protezione dai raggi UV, la biodiversità, il filtraggio delle acque o la stabilità climatica). Superamento Un superamento globale dei limiti si verifica quando la domanda dell’u- dei limiti manità sul mondo naturale supera la capacità rigenerativa o le capacità di (Overshoot) approvvigionamento della biosfera. Il superamento dei limiti porta all’e- saurimento del capitale naturale della Terra e all’accumulo di materiali di scarto. A livello globale, i deficit di biodiversità e il superamento dei limiti coincidono, in quanto non ha luogo un’importazione netta di risorse nel Pianeta. Il superamento locale dei limiti si verifica quando un ecosistema locale viene sfruttato più rapidamente della sua capacità rigenerativa (Global Footprint Network, 2012). Sviluppo Uno sviluppo che soddisfi le esigenze del presente senza compromettere la sostenibile capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie necessità. Acqua virtuale Il “contenuto virtuale d’acqua” di un prodotto equivale alla sua Impronta idrica. L’Impronta idrica di un prodotto (un bene, una merce o un servi- zio) è il volume di acqua dolce utilizzata per generare quel prodotto, misu- rata nel luogo in cui esso viene realmente prodotto. Equivale alla somma di acqua utilizzata nelle varie fasi della filiera di produzione. Impronta idrica L’Impronta idrica di un singolo, una comunità o un’azienda è definita come il volume totale d’acqua dolce utilizzato per produrre i beni e servizi con- sumati dal singolo o dalla comunità, o prodotti dall’azienda. L’Impronta idrica di una nazione è definita come la quantità totale di acqua utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione. ZNDD Il WWF definisce il livello ZNDD (Zero Net Deforestation and Forest Degra- dation) come: nessuna perdita forestale a causa della deforestazione e nes- sun declino della qualità forestale a causa del degrado; inoltre, sottolinea che: (a) è necessario preservare la maggior parte delle foreste naturali – il tasso annuo di perdita delle foreste naturali o semi-naturali deve scendere quasi a zero; (b) qualsiasi perdita o degrado grave delle foreste naturali in- contaminate deve essere compensato dal ripristino di un’area equivalente di foresta con valori equivalenti da un punto di vista sociale e ambientale.WWF Living Planet Report 2012 pagina 154
    • Elenco delle abbreviazioni ASC Aquaculture Stewardship Council BRIICS Brasile, Russia, India, Indonesia, Cina e Sudafrica CBD Convenzione sulla diversità biologica CLUM Matrice usi-consumi del suolo CONAGUA Commissione nazionale messicana per l’acqua (Comisión Nacional del Agu) EF Impronta ecologica EFR Rapporto sull’Impronta ecologica ESA Agenzia Spaziale Europea ESRI Environmental Systems Research Institute FAO Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura FSC Forest Stewardship Council GAM Modello additivo generalizzato GAEZ Zone agroecologiche globali PIL Prodotto interno lordo Gha Ettari globali GHG Gas a effetto serra GNI Reddito nazionale lordo HDI Indice dello sviluppo umano ICCAT International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas IEA Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) IFC International Finance Corporation IHDI Indice di sviluppo umano corretto per la diseguaglianza IIASA International Institute for Applied Systems Analysis IPCC International Panel on Climate Change IUCN International Union for the Conservation of Nature MEA Millennium Ecosystem Assessment MSC Marine Stewardship Council LPI Indice del Pianeta vivente LPR Living Planet Report OECD Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico REDD Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale TEEB The Economics of Ecosystems and Biodiversity TOE Tonnellate di equivalente di petrolio UNDP Programma di sviluppo delle Nazioni Unite UNFCCC Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici UNFPA Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione WBCSD World Business Council for Sustainable Development WF Impronta idrica WHO Organizzazione mondiale della sanità WMO Organizzazione Meteorologica mondiale WWF World Wide Fund for Nature ZNDD Zero Net Deforestation and Forest Degradation ZSL Zoological Society London Allegato: Note tecniche e tabelle dati pagina 155
    • © ESA Immagine satellitare delle Isole Canarie con eccezionali formazioni nuvolose, create dai “vortici di Von Karman”, al largo della costa africana (a destra) nell’Oceano Atlantico. Tali vortici, il cui nome è stato dato dall’ingegnere aeronautico Theodore von Karman, vengono formati a partire dai flussi di aria che si creano intorno a qualsiasi oggetto che si trova lungo la loro rotta al fine di separare e creare correnti lungo la propria scia. Le spirali che vanno in senso orario e antiorario presenti nell’immagine sono causate dall’incontro tra le correnti di vento provenienti da Nord lungo l’Atlantico e l’arcipelago stesso. Le isole sono (da sinistra a destra): El Hierro, La Palma, La Gomera, Tenerife, Gran Canaria, Fuerteventura e Lanzarote.WWF Living Planet Report 2012 pagina 156
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    • WWF WORLDWIDE NETWORKUffici WWF Laos Associati WWFArmenia Madagascar Fundación Vida Silvestre (Argentina)Azerbaijan Malesia Fundación Natura (Ecuador)Australia Mauritania Pasaules Dabas Fonds (Latvia)Austria Messico Nigerian Conservation FoundationBelgio Mongolia (Nigeria)Belize MozambicoBhutan Namibia AltroBolivia Nepal Emirate Wildlife Society (UAE)Brasile Paesi Bassi Maggio 2012Bulgaria Nuova ZelandaCambogia NorvegiaCamerun Pakistan Dettagli sulla pubblicazioneCanada Panama Pubblicato a maggio 2012 da WWF - WorldRepubblica Centroafricana Papua Nuova Guinea Wide Fund for Nature (ex-World WildlifeCile Paraguay Fund), Gland, Svizzera. Qualsiasi riproduzione,Cina Perù totale o parziale, di questa pubblicazione deveColombia Filippine riportare il titolo e la casa editrice summenzio-Costa Rica Polonia nata come proprietaria dei diritti.Repubblica democratica Romania Citazioni consigliate:del Congo Russia WWF 2012. Living Planet Report 2012.Danimarca Senegal WWF International, Gland, Switzerland.Ecuador Singapore Testo e immagini: WWF 2012Finlandia Isole Solomon Tutti i diritti riservatiFiji SudafricaFrancia Spagna La riproduzione di questa pubblicazione a finiGabon Suriname educativi o non commerciali è autorizzata senzaGambia Svezia bisogno del permesso scritto da parte del pro- prietario dei diritti d’autore. Tuttavia, il WWFGeorgia Svizzera richiede di essere messo al corrente con unaGermania Tanzania comunicazione scritta precedente. La riprodu-Ghana Tailandia zione di questa pubblicazione a scopo di venditaGrecia Tunisia o altri fini commerciali è proibita senza prece- dente permesso scritto da parte del proprietarioGuatemala Turchia dei diritti d’autore.Guyana UgandaHonduras Emirati Arabi Uniti Il materiale e le designazioni geografiche con-Hong Kong Regno Unito tenuti in questo rapporto non implicano l’e-Ungheria Stati Uniti d’America spressione di una qualsiasi opinione da parte del WWF riguardo il regime governativo di unIndia Vietnam paese, un territorio o un’area, o in materia diIndonesia Zambia delimitazione di frontiere o confini.concerningItalia Zimbabwe the delimitation of its frontiers or boundaries.GiapponeKenyaWWF Living Planet Report 2012 pagina 164
    • Indice del Pianeta viventeGli autori ringraziano le seguenti organizzazioni e persone per aver messo a disposizione idati in loro possesso nella compilazione dell’Indice del Pianeta vivente:Richard Gregory, Petr Vorisek e l’European Bird Census Council per i dati dal Pan-Eu-ropean Common Bird Monitoring scheme; il Global Population Dynamics Database delCentre for Population Biology, Imperial College London; Derek Pomeroy, Betty Lutaayaed Herbert Tushabe per i dati dal National Biodiversity Database, Makerere University In-stitute of Environment and Natural Resources, Uganda; Kristin Thorsrud Teien e JorgenRanders, WWF Norvegia; Pere Tomas-Vives, Christian Perennou, Driss Ezzine de Blas,Patrick Grillas e Thomas Galewski, Tour du Valat, Camargue, France; David Junor e Ale-xis Morgan, WWF Canada e tutti coloro che hanno contribuito ai dati dell’LPI del Canada;Miguel Angel Nuñez Herrero e Juan Diego López Giraldo, the Environmental VolunteerProgramme in Natural Areas of Murcia Region, Spain; Mike Gill del CBMP, ChristophZockler dell’UNEP-WCMC e tutti coloro che hanno contribuito ai dati dell’ASTI report(www.asti.is); Arjan Berkhuysen, WWF Paesi Bassi e tutti coloro che hanno contribuito aidati dell’LPI sui sistemi delle zone d’estuario mondiali. Per l’elenco completo di coloro chehanno fornito contributi si veda www.livingplanetindex.orgImpronta ecologicaGli autori ringraziano i seguenti governi nazionali per la collaborazione nelle ricerche vol-te a migliorare la qualità dei Calcoli nazionali sull’Impronta: Svizzera, Emirati Arabi Uniti,Regno Unito, Finlandia, Germania, Irlanda, Giappone, Belgio, Lussemburgo, Indonesiaed Ecuador.La maggior parte delle ricerche di questo rapporto non sarebbe stata possibile senza il ge-neroso supporto di: Avina Stiftung, Foundation for Global Community, Funding Exchan-ge, MAVA - Fondation pour la Protection de la Nature, Mental Insight Foundation, SkollFoundation, Stiftung ProCare, The Winslow Foundation; Flora Family Foundation; KarlMayer Foundation; Zayed International Prize for the Environment; VIVA Trust; Envi-ronment Agency – Abu Dhabi; Dr. Med Arthur e Estella Hirzel-Callegari Stiftung; DanielaSchlettwein-Gsell; Oliver e Bea Wackernagel; Marie-Christine Wackernagel-Burckhardt;Ader B. Gandi; Sarosh Kumana; Terry e Mary Vogt e molti altri singoli donatori.Vorremmo infine ringraziare le 77 organizzazioni partner del Global Footprint Network eil Global Footprint Network National Accounts Committee per il loro contributo al raffor-zamento dei calcoli delle Impronte nazionali.Agenzia Spaziale EuropeaLe attività dell’ESA si dividono in due categorie: “obbligatorie” e “opzionali”. I programmiche rientrano nel General Budget e nel Science Programme budget sono “obbligatori” ecomprendono le attività basilari dell’agenzia (studi sui progetti futuri, ricerca tecnologi-ca, investimenti tecnici condivisi, sistemi d’informazione e programmi d’addestramento).Tutti gli stati membri contribuiscono a questi programmi in base al loro PIL. I programmirestanti, quelli “opzionali”, coinvolgono solo alcuni membri, che sono liberi di decidere illoro livello di coinvolgimento.I programmi opzionali riguardano tematiche come l’osservazione della Terra, le telecomu-nicazioni, la navigazione satellitare e i trasporti spaziali. In modo simile, anche la Stazionespaziale internazionale e le ricerche sulla microgravità ricevono i finanziamenti tramitecontributi volontari.Ulteriori ringraziamentiSi ringrazia particolarmente lo staff di WWF-US, WWF-UK, WWF-Netherlands eWWF-International per i preziosi contributi, soprattutto nella fase di revisione di que-sto rapporto.
    • Living Planet Report 2012 L IVING PL BIODIVERSITÀ ANET REPORT 2012 La biodiversità, gli ecosistemi eBIOCAPACITÀ i servizi ecosistemici – il nostro capitale naturale – devono essere preservati come fondamenta delLa Terra necessita di 1,5 benessere di tutti.anni per rigenerare le risorserinnovabili utilizzate dallesocietà umane e per assorbirela CO2 di scarto che esseproducono in un anno. EQUA CONDIVISIONE SCELTE MIGLIORI Un’equa gestione delle risorse risulta essenziale per ridurre e condividere l’utilizzo delle Vivere nei limiti ecologici risorse da parte dell’umanità. richiede schemi di consumo e produzione globali in equilibrio con la biocapacità della Terra. Perché siamo qui. Per fermare il degrado del pianeta e costruire un futuro in cui l’uomo INT possa vivere in armonia con la natura. wwf.it WWF.ORG© 1986 Panda symbol WWF – World Wide Fund For Nature (Formerly World Wildlife Fund)© 1986 Panda symbol WWF – World Wide® “WWF” è un Marchio Registrato WWF® “WWF” is a WWF Registered Trademark. WWF, Avenue du Mont-Blanc, 1196 Gland,Switzerland – Tel. +41 22 364 9111; Fax. +41 22 364 0332. Per ulteriori informazioni sul © NASALiving Planet Report, visitare il sito web: panda.org/lpr