Premetto che considero una piaga, per il fumetto popolare americano, l'abuso di statagemmi (o meglio mezzucci) narrativi quali universi paralleli, viaggi nel tempo e stravaganze di tal fatta. Questi espedienti ammorbano la vita degli X Men sin dai tempi di Dyas of Future Past, dove però Claremont e Byrne l'avevano risolta con classe e discrezione.
Anche il prologo dell'Era di Apocalisse risulta quanto meno pacchiano: un viaggio indietro nel tempo di Legione, folle figlio di Xavier che nel tentativo di uccidere Magneto finisce per assassinare il genitore; il cristallo M'kraan che cristallizza tutta la realtà...
In un mondo dove Xavier, morto, non ha potuto addestrare giovani mutanti l'immortale En Sabah Nur, alias Apocalisse, ha avuto buon gioco nel sottomettere l'intero Nord America e nello sterminare gran parte della popolazione civile in campi di concentramento. Il suo credo, la "legge del più forte", è portata alle più estreme conseguenze, ma rimangono dei paladini alla causa dell'umanità: gli X Men addestrati e riuniti da un Magneto che, in questa realtà, lotta per il sogno di integrazione genetica propugnato da Xavier.
L'atmosfera è cupa come non mai, gli eventi spesso eccessivi ma assolutamente giustificati dal clima di terrore e disperazione che si respira sotto il guanto di ferro di Apocalisse.
Di gran livello il lavoro di scrittori quali Lobdell, Loeb, Nicieza (giusto per citarne alcuni) e di disegnatori in ottima forma, tra cui spiccano i Kubert e uno Ian Churchill in una forma a mio avviso smagliante.
Che si tratti di una delle saghe più importanti degli ultimi anche risulta chiaro anche dal "Ritorno all'Era di Apocalisse" (per la verità assai meno intenso e interessante del suo predecessore) proposto dalla Marvel per festeggiare i dieci anni dell'evento.
Qualche nota sul confezionamento: l'intera saga è raccolta in quattro corposi volumi di cui il primo consta di qualche racconto autoconclusivo, di una miniserie e di un prologo tutt'altro che imprescindibili per la comprensione degli avvenimenti. Il cuore del racconto si sviluppa negli imperdibili volumi 2, 3 e 4, ma se avete qualche soldino da parte e siete collezionisti con la C maiuscola dubito vi farete sfuggire anche il primo tomo.
Insomma, secondo la mia umile opinione si tratta di uno dei lavori più interessanti degli anni '90, che va assaporato per la drammatica parentesi che rappresenta più che per il suo apporto a una continuity mutante assai barcollante e priva di idee realmente innovative. less
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